jiiii|iiii|iiirpiii|iiiiirmjiiii|iiiijiiii|iiii| DIVAGAZ10NI COSMOLOGICHE INTORNO ALLA NATURA DEI CORPI La questione della natura dei corpi, onorevoli socii del- 1’Accademia, e questione di somma importanza, complicata e vecchia quanto e vecchia la filosofia. Non intendo di pro- mettere grandi cose colle mie parole in argomento, anzi mi affretto a dire che šaro breve e riassuntivo e che diro sol- tanto delle due ipotesi piu accreditate della moderna filosofia, che intorno ad essa questione intendono di dire il vero, mettendole spassionatamente a confronto colle recenti con- clusioni della scienza lisico -cliimica, e facendo vedere per tal modo a quale di esse dieno ragione i fatti accertati. A giustificare ^’opportunita del mio argomento, in apparenza eccessivamente vecchio, valga il riflesso, che molte sen ten ze lilosoficlie, lontanamente derivate da principii evidenti, pos- sono andar soggette a contraddizioni, a lotte ed evoluzioni per secoli e secoli, fino a che non viene a decidere la lite, con innegabile evidenza, un qualche fatto nuovo, estraneo per se stesso al campo filosofico, ma con conseguenze, che si ripercuotono in esso. Ecco perche una questione anclie antichissima si puo considerare nuova; e la nostra si ripre- senta tanto piu nuova, in quanto che di essa si occupa a modo suo anclie la cliimica, scienza eminentemente moderna. 4 # Proprio in questi ultimissimi tempi scoperte nuove ed ina- spettate nrisero sottosopra il mondo degli scienziati, che attendono allo studio dei corpi. L’ipotesi dominante šulla costituzione della materia di fronte ad essa minaccia di crollare. Ebbene, ecco un motivo di attualita, che mi spinge sempre piči a trattare proprio rjuesto argomento e ad accen- tuare la teoria aristoletica sulla natura dei corpi, come quella, che meglio d’ogni altra si addatta alla spiegazione filosoflca dei nuovi fatti. L’uomo e naturalmente portato all’osservazione, essendo 1’ intelletto fatto per la scienza e l’osservare essendo mezzo indispensabile, per acquistarla. Cio che per prima cosa attrae 1’attenzione e desta il desiderio di sapere, e il mondo sen- sibile, tanto vasto e complicato, cosi meravigliosamente vario ed ordinato, evidente ed innegabile nei fatti, misterioso molte volte nelle loro cause. La scienza, soprafatta dali’ immensita del campo, che le si parava dinanzi, un po’ alla volta si diramo per dividere il compito e diede origine a scienze distinte, e le diramazioni si sono andate moltiplicando a misura che la mente umana si addentrava nelle cose, e non abbiamo alcuna ragione di dire, che il loro numero non possa aumentare ancora. Era pero naturale che tutte le scienze partissero da un qualche principio comune, anzi da un com- plesso di principii generali, evidenti e veri per' se in via assoluta, i quali, nella osservazione dei fatti particolari, ser- vissero di guida ali’intelletto e gli prestassero come una base, sulla quale esso potesse inalzare il nobile edificio dei suoi risultati e delle sue conclusioni, senza tema che dovesse crollare per insufficienza od instabilita di fondamento. Il compito di fornire ed autenticare questi principii fondamentali fu riservato alla madre ed insieme regina delle scienze, cioe alla filosofia. Ma come ogni cosa umana presenta qualche lato debole ed imperfetto, specialmente se complicata e dif- ficile, cosi spesso lo presentano anche le scienze sperimentali, non meno che le speculative; quelle col trascendere, nella foga deile investigazioui e delle esperienze, i confini del proprio campo e coU’ofFendere la sana logica con conclusioni maggiori delle premesse; queste col contraddire tal volta, nelle intemperanze deH’apriorismo o nella indisciplinatezza deli a speculazione, alla evidenza del fatto, cadendo per tal modo le une e le altre in errore e cessando, in quella parte, di essere scienze. Per venire a noi, 1’obbietto delle scienze sperimentali e sempre il corpo nei suoi fenomeni, nelle sue proprieta quali si manifestano ai sensi, nei suoi rapporti, nelle muta- zioni e divisioni sue, quali avvengono nei tempo e nello spazio, insomma tutto cio che consegue 1’esistenza della sostanza corporea posta in una data specie. Ad esse non spetta di assorgere ad uno studio trascendentale del proprio obbietto, ne di considerare il corpo in quanto e puramente e sempli- cemente corpo, astratto da qualunque specificazione. Queste scienze pertanto, se sono eccellenti nella con- statazione e nella spiegazione prossima del fenom eno, sono impotenti quando vogliono spiegare la natura che lo pro- duce, 1’intimo e remoto perche delte cose'; poiche il deter- minare la essenza dei corpi spetta soltanto alla filosofia; la quale prendendo le mosse la, dove le altre scienze si arre- stano, col raziocinio arriva a darne adeguata nozione. Scien- ziati empirici di primo ordine confessano schiettamente questa loro impotenza e non scapitauo percio di un millesimo nella farna e nella dottrina. Ne cito un solo, 1’ illustre prof. Mosso > il cui valore tutti conoscono. Egli in un suo discorso inau- 6 gurale alTuniversita di Torino (4 nov. 1895) dice fra Taltro : «. Noi conosciamo la struttura di gruppi di atomi, ma quale sia la natura degli atomi e in qual modo si estrinsechi da essi 1’energia ed un’azione chimica, non sappiamo neppure immaginare. Le parole materia ed energia racchiudono due ipotesi che non saremo mai capaci di verificare. L’ori- gine della materia e delLeuergia rimarranno sempre un mi- stero inconoscibile. » Tra le scienze sperimentali quella che piu addentro si spinge nello studio dei fenomeni, e senza dubbio la chimica. Essa impadronendosi d’un corpo qualunque, puo modificarlo profondamente, fino a ridurlo a delle particelle minime, alle molecole, cioe, ed agli a^dmi. Se ha per mano una sostanza composta, puo mutarle radicalmente anche i caratteri spe- cifici, sciogliendola nei suoi elementi, ricomponendo questi con altri e sbalzando cosi il composto di specie in specie. Ma la chimica šara inesorabilmente confinata al campo della realta, uscendo dal quale non avra piu costrutto. Essa non puo trasportare i suoi processi nei campo speculativo •; puo aualizzare,. ma non puo astrarre ; la speculazione non e af- far suo. Quindi potra bensi modificare e dividere in mille modi il corpo, ma non potra ridurlo mai ai suoi principii primi, che non sono corpi, ma fattori di esso, non potra avere per risultato la pura materialita da una parte, e le sue proprieta dalTaltra; T isolameuto della materia pura e semplice, ridotta ad assoluto amorfisrno, e un assurdo, come e assurdo Tisolamento delle proprieta, senza un soggetto a cui possano aderire. Meno che meno potra la chimica, ana- lizzando e dividendo, procedere alTiufinito fino a distruggere il corpo. La materia e affatto indistruttibile. « Le quantita ponderabili di due sostanze che si troveranno nei diversi 1 composti ch’esse possouo formare, saranno fra loro in rap- porti razionali e commensurabili. Questo fatto, che fu per- fettamente diinostrato daH’esperienza, e la prova principale che noi invochiamo per stabilire la divisibilita limitata della materia e l’esistenza delle molecole (atomi) indivisibili » C). E di piu ancora : questo minimum quantitativo, al quale si arresta 1’analisi chimica, non šara eguale per tutti i corpi. Giacche se si riduce, per esempio, V idrogeno ad un atomo, rappresentante una inassa minima del peso di 1, riducendo al minimum altri elementi, i relativi atomi avranuo dei pesi notevolmente differenti; quello delhazoto p. es. avrebbe un peso proporzionale di 14, quello delbossigeno 16, dello zolfo 32, dello zinco 65, delbargento 108, del piombo 207 e quello delFuranio per fino 240, per dire in cifre rotonde, senza tener calcolo di decimali di poca entita. ( 2 ). Che se la chimica, dopo di aver assodato questo ed altri importantissimi fatti, cercasse di dare loro un perche gene¬ rale ed intimo, essa non lo potrebbe dare in alcun modo senza doverlo premiere a prestito dalla lilosofia. Fanno dunque male quegli scienziati (e non sono pochi) che, ridendosi delle metafisicherie filosoticlie, senza punto conoscerle, sentenziano in base ai proprii risultati sperimentali, sulla natura tran- scendentale della sostanza corporea, urtando incautamente contro le conclusioni inconcusse della sana filosofia. Questa, a differenza delle scienze sperimentali, studia la sostanza corporea neha sua intima natura e nei suoi principii primi, cioe non principii concreti e prossimi di questa o di quella 0) Regnault — Corso elementare di chimica , v, I, Introd., pag. 5. O Pel radium non pare ancora ben accertato il peso atomieo. Secondo Rungen e Precht sarebbe 257.8, quindi finora il maggiore. 8 sostanza, ma iu astratto uei principii della sostanza in quanto tale. Sicche il principio del corpo in chimica e cosa ben di- versa dal principio del corpo in fllosofia. II risultato della divisione chimica šara sempre una entita concreta reale, uu corpo, per minimo ehe sia; e quindi dovra esistere con tutte le sue proprieta speciliche ed accidentali in una determinata specie, conservando in se qualche cosa di generico, o comune con altre specie di corpi, e qualche cosa di proprio, che da essi lo distiugua. Sara dunque sempre un composto e com- posto di due elementi irriducibili, che lo conserveranno uno ed indivisibile nel suo essere specifico, nel mentre stesso che gli daranno estensione e parti; giacche in natura non e pos- sibile un corpo, per infinitesimale che sia, senza le sue di- mensioui. A questo punto, oltre il quale il chiinico non puo pro- cedere, si fara avanti il filosofo e dira: Tu hai ridotto il corpo al minimum quantitativo nelTordine della realta, cioe alTatomo. Sta bene. Ma questo minimum quantitativo e ancora una sostanza completa ed esistente, ne piu ne meno di quello che lo sia un maocimum ; non potrai quindi chiamarlo prin¬ cipio di sostanza, perclie mettere la sostanza coine principio di sostanza e un vano giocar di parole. Ed eccoci, egregi signori, delineata per tal modo la questioue e tracciati i limiti fra la scienza sperimentale e la speculativa. Prima pero di procedere oltre, faccio notare, a seanso di dannosi equivoci, che ogni vero filosofo si rallegra del progresso delle scienze flsico-chimiche e di qualunque altra; anzi desidera, anche per 1’amore della sua causa, che le loro scoperte si moltfplichino e coronino del piu felice esito le nobili fatiche degli scienziati, profondamente convinto, che un com- 9 plesso di veri ta, subordinate per natura loro a delle verita generali d’un ordine superiore, quali sono le filosoflche, non puo recare il menorao pregindizio a queste, certo anzi che dai fatti nuovi osservati ed accertati si ricavano delle contro- prove opportunissime per le conclusioni, che la vera filosofia ha for mulate mol ti secoli prima, che i fatti stessi venissero constatati, come vedremo in questa stessa questione. Cio preinesso, passiamo ad esporre a volo d’uccello le teorie principali, che la filosofia formulo intorno ai principii della sostanza corporea. Essa comincio ad occuparsi delia que- stione fino dai piu remoti tempi. Quando le tenebre della bar- barie regnavano ancora sovrane sul mondo greco latino, che fulse poi di tanta luce, nell’oriente si erano gia espresse diverse opinioni sullorigine e sulla natura del mondo senšibile, e da ihtimo la filosofia Vaisechica aveva fonnulato un sistema completo, che ha marcati accenni alPatomismo. Presso i greci prima ad occuparsi della questione fu la scuola Ionica con a capo Talete Milesio; poi la filosofia Pitagorica e la Eleatica, esternando tutte delle opinioni strane, che qui non e il caso di ripetere. Empedocle di Girgenti fu il primo a mettere in campo 1’ipotesi dei quattro elementi, terra, acqua, aria e fuoco, di cui, secondo le sue dottrine, risulterebbe composto tutto il mondo. Leucippo e Democrito furono i veri padri delPAtomismo, sistema, che messo piu tardi in oblio per pa- recchi secoli, ebbe Ponore di essere evocato a novella fiori- tura nei tempi moderni dall’abate Gassendi, da Cartesio e da Newton e dai contemperauei Dalton, Feuerbach, Moleschott, Bitchner, Wiener, Hackel, p. Secchi e da uno stuolo inter- minabile di minori ( ! ). f 1 ) L’atoraismo si suddivide in atomismo puro, o meccanico, il quale non ammette altro, che atomi estesi ed impenetrabili, e movi. 10 Aristotele, la piu vasta ed equilibrata inente greca, iusegno che alla formazione dei corpi devono concorrere due priucipii, la materia, cioe, e la forma. II suo sistema attraverso senza . iuterruzione i secoli, propugnato ed illustrato dalla scolastica, combattuto con ostinazione, 11011 meno che con insuccesso, nei tempi nuovi; presentemente ripreso in onore anche da scienziati per nulla teneri della scolastica, come sistema, che meglio di ogni altro si presta alla spiegazione di tutti i fe¬ nomeni fisico - chimici, constatati dalla esperienza. Fu escogitato un terzo sistema, chiamato dinamico, le cui prime traccie si riscontrano nella filosofla greca, special- mente nella pitagorica. Esso mette come principii di tutte le cose dei punti reali, affatto inesteši, cioe delle forze sem- plici, delle forme o entelechie, le quali si attraggono e si couglomerano in corpi, a cui danno apparenza di estensione col tenersi, per insita forza repulsiva, a debi ta distanza fra loro. II sistema ebbe il suo brillante svolginento dal Leibnitz, il quale pero sembra che non 1 ’abbia prešo sul serio ( 1 ). Per- mento; ed in atomismo chimico , il quale aggiunge agli atomi anche altre proprieta, speoialmente quella di coesione e di affinith chimiea. L’atomismo perO, sotto qualunque forma si presenti. conserva sempre la medesima viziatura organiea; per cui, messa in evidenza questa, mi sembra superfluo notare i difetti partieolari, essendo tutti piu o meno subordinati al vizio eapitale. Il tentativo, fatto dal Martin , di conciliare l’atomismo col dioa- mismo, d affatto inutile. « Gli atomi (dice egli nella Philos. špirit, de la Nature , tom. I, pa/te 2 a , c. 14) sono sostanze non solo estese, ma dotate altresl di un’attivith dinamica esterna ». Šecondo che le forze, da cui deriva quest'attivit& esterna, sono sostanziali od accidentali, il sistema deve risolversi o nel dualismo aristotelico, o nell’atomismo. ( 4 ) Diffatti il Leibnitz, scrivendo all’amico Pfaff, il quale rite- neva per uno seherzo questo sistema, cosl si esprime: « Rem acu tetigisti, et miror neminem hactenus fuisse, qui lusum hunc meum senserit; neque enim philosophorum est rem serio semper agere, qui in fingendis hypothesibus, uti bene mones, ingenii sui vires experiun- fezionato dal suo discepolo Wolf e meglio ancora dal celebre gesuita p. Boskovic, presento tuttavia sempre dei punti troppo evidentemente assurdi per potersi sostenere. Anche il Kant, lo Schelling, lo Schopenauer ed il Hartmanu architettarono un dinamismo a modo loro, ma non ebbero migliore fortuna. Volendo riassumere in siutesi e classificare le molte e varie opinioni dei filosofi, che trattano la questioue, si trova che tutte possono ridursi comodamente a tre gruppi: all’Afo- mismo , o filosofia corpuscolare, che pei corpi ammette un unico principio e questo materiale, l’atomo; al Dinamismo, che ne ammette pure un solo, ma formate; e al Dualismo, che ammette il simultaneo concorso di tutti e due i prin¬ cipu, materiale e formate. Si deve notare che i due primi hauno parecchie varianti, mentre Tultimo fu sempre coerente a se stesso, dai piu rimoti tempi dno ad oggi. Lasciando tur ». (Hai colto nel segno, e mi meraviglio che nessuno ci fu finora, il quale sospettasse essere questo un mio scherzo; dacchš non trattare sempre da senno, e proprio dei filosofi, i quali, come bene osservi, collo immaginarsi della ipotesi, esercitano le forze del proprio ingegno). Lo stesso illustre pensatore, nelPopera postuma Systema theologicum , ac- centuando di essersi molto occupato di matematica e di fisicae di aver fatti molti esperimenti, eonfessa di aver parteggiato da prima pel sistema atomistico, ma, di avere pui, dopo mature consideržizioni, fatto ritorno alla scolastica. Ed aggiunge testualmente: « Quarum me- ditationum seriem si exponere lieerot, forlassc agnoscoretur ab his, qui nondum imaginationis suae praejudiciis occupati sunt, non usque adeo confusas et ineptas osso eas cognitiones, ac illis vulgo persuasum est, qui receptorum dogmatum fastidio tenentur, et Platoni, Aristoteli, Divo Thomae aliisque summis viris tamquam pueris insultant. » (Che se mi fosse dato di esporre la sorie di queste meditazioni, forse si comprenderebbe da quelli, i quali non sono ancora soprafatti dai pre- giudizii della propria immaginazione, che quelle cognizioni non sono poi cosl confuse ed inette, come generalmente credono coloro, che hanno in fastidio le verita ricevute, ed insultano a Platone, ad Ari¬ stotele, al divino Tommaso ed agli altri sommi uomini come a tanti fanciulli). da parte il Dinamismo, che e andato perdendo sempre piii il credito ed e forse destinato a morire senza combattimenti, noi ci metteremo ad esaminare brevemente, come le circo- stanze esigono, gli altri due sistemi. Cio che ha sempre maggiormente preoccupato i filosofi nella formulazione. delle loro ipotesi, e stata la jspeciale con- dizione della sostanza corporea, la quale presenta due asp etti costantemente diversi ed ostinatamente irreducibili: la sem- plicita ed unita del soggetto e la sua estensione; 1’attivita e 1’inerzia; la composizione delEoperante e la semplicita del- 1’operazione, in una parola: la divisibilita sotto un aspetto> 1’indivisibilita sotto un altro; ai quali aspetti contraddittori, bisogna per necessita logica assegnare una ragione sufficiente, nulla essendo senza un perche. Questa ragione non potra essere il gioco di forze estrinseche, perche, senza discendere qui alla specificazione delle ragioni, tanta e tale e la varieta delle nature, delle proprieta, dei fenomeni derivanti da questo doppio modo di essere, che non si potrebbe spiegare, senza ricorrere ad un intreccio complicatissimo ed inestricabile di forze dogni genere e d’ogni portata; la quale cosa, oltre che essere ipotesi non confortata dall’esperienza, e anzi con- traria al modo di agire della natura, sempre seinplice ed economica nelle sue leggi e nei mezzi, che adopera per otte. nere i suoi fini. Essa ragione dunque con molta piu naturalezza e buon senso si dovra cercare nella natura intima del corpo stesso. E siccome 1’unita e 1’estensione e le altre proprieta nominate sono fenomeni contradditorii fra loro, non potranno derivare da un unico principio. Diremo quindi che la natura stessa del corpo deve essere formata di due elementi di ca- rattere opposto, che noi chiamiamo materia , o principio pas- sivo, e forma, o principio attivo. Il primo darebbe la ra- gione delFestensione e deli’ inerzia, il secondo delFunita e delFattivita. La materia e 1'elemento comuue, permanente, indeterminato, ma suscettibile e desideroso, per c osi dire, di qualunque determinazione; la forma invece e 1’elemento de- derminante, che specifica la natura del corpo, origiua le differenze essenziali e da la ragione intima e naturale di molti fenomeni alfatto inesplicabili senza di esso. Girando lo sguardo intorno per 1’universo sensibile, tro- viamo una infinita di sostanze di natura differentissima, che si classificano per generi e per specie. Cosi abbiamo i gas, i šali, i metalli, le piante, gli animali colle relative suddivi- sioni specifiche e numeriche, e via dicendo. Non occorrono certo meditazioni profonde per constatare che tutta questa innumerevole moltitudine di corpi ha, come sfondo comune e proprieth inalienabile, egualmente partecipata, la mate- rialita. Un gas non e una roccia, ma e materiale come lo e questa; un minerale non e un animale, ma la materia entra a costituire l’uno e l’altro. Ma perche dunque uno differisce cosi radicalmente dalfaltro ? Per il carattere di materialita non mai, poiche una qualita comune a piu esseri non e ragione di distinzione fra loro ; anzi a suo modo li identifica. Per le diverse proprieta dei corpi? Neppure, perche, alla fine dei conti, si va in cerca appunto della ragione di queste diversita. E poi le proprieta si concepiscono come emanazioni e conseguenze delle nature; anzi appunto dal loro diverso essere si conchiude al diverso essere delle so¬ stanze che le originano, con un processo induttivo famiglia- rissimo alle scienze positive e sempre fecondo di scoperte. Si dovra quindi cercare il perche delle differenze sostanziali fra corpo e corpo in un secondo principio intimo e conco- mitante la materia, principio che abbiamo gia nominato colla parola Forma. Di piu, 1’universo sensibile e in balia di un turbine in- ” cessante di vitalita, che tutto travolge tutto raodifica, tutto riforma. E questo l’ammirabile flusso e riflusso della vita cosmica, alimentata dal soffio onnipotente, che nulla lascia ristagnare, nulla perire, ma tutto ricrea e rigenera. Ora le mutazioni sostanziali/ che da ogni parte continuaraente ci appaiono, vengono a corroborare con estrema evidenza la nostra asserzione. In ogni mutamento dobbiamo ammettere un soggetto comune permanente, una proprieta che si perde, ed un’altra che sopraviene, sviluppata da cause sufficienti dalla potenzialita stessa del soggetto, quando questo e pura- raente materiale. II soggetto comune permanente e l’ele- mento materiale; le proprieta, che si soppiantano, rappre- sentano Felemento formale. Senza questi due elementi rimane inesplicabile ogni mutamento. Negare poi i mutamenti so¬ stanziali e negare la luce del sole a pieno mezzogiorno. Noi per esempio, mangiamo čarne, legurni, erbaggi, frutta e tutto quel ben di Dio, di che possiamo disporre. Chi si pen- sera di dire, che noi non siamo altro che un agglomera- mento piu o meno casuale di queste sostanze condannate a coesistere insieme dal cieco concorso delle loro forze, senza un vincolo intimo interno, che dia loro uiiita di essere ? Questi cibi durante il processo digestivo cambiano natura; essi sono dei soggetti, i quali spogliandosi delle forme che prima rivestivano, assumono la nostra, ne subiscono 1’attivita e rendendosi omogenei al nostro corpo, concorrono a costi- tuire l’unita di nostra natura, come parte materiale. La chi- mica ci da esempi senza numero di cambiamenti sostanziali. Chi li volesse negare, verrebbe a negare la chimica stessa nei suoi principii fondamentali. Da una serie infinita di prove e di controprove, di analisi e di sintesi, si ha tutto il diritto di conchiudere con queste asšerzioni assiomatiche: I a . Nelle combinazioni chimiche la materia rimane invariabile nella quantita ponderabile; II a . Le proprieta specificlie cambiano. « Quando, per es., l’acqua viene decomposta, le qualita del- l’acqua si perdono del tutto nelle qualita dei due gas estratti da quella, ed ima tal quale dose di energia viene assorbita. Quando poi l’acqua viene formata, le qnalita delTossigeno e deli' idrogeno vengono sommer.se del tutto in quelle del li- quido risultante, nel mentre che viene sprigionata la inede- sima dose di energia. Se poi 1’ossigeno e 1’idrogeno esistono come tali nell’acqua, ovvero sieno prodotti per una ignota e sconosciuta trasformazioue delle loro sostanze, la e una questione intorno a cui possiamo bensi specolare, ma rispetto alla quale nou abbiamo contezza. Tutto cio che noi sappiamo e, che il cangiamento deH’acqua in idrogeno ed ossigeno, come il cangiamento di questi due gas in acqua, non e punto accompagnato dal cangiamento del peso, e da cio noi con- cliiudiamo che in questo cangiamento il materiale e conser- vato, in altri termini, che l’acqua e i due gas sono lo stesso materiale sotto forme differenti » ( 1 ). Sono parole del chimico americauo Cooke. Gosi dunque coi due principii materia e forma spiega in succinto la natura dei coiqii il dualismo ari slo telic o,' detto anche llomorfismo. 11 filosofo atomista respinge la nostra teoria e ragiona diversamente. Egli dice che un corpo qualunque non si potra mai dividere alTinfinito, perche cio implica un assurdo, ma la divisione dovra arrivare linalmente ad una parte piccolissima oltre ogni nostra immagiuazione ed indivisibile, e questa e (*) (*) Cooke — La chimica nuova. (V. Civilta Catt., ser, X, v. III, pag. 328). 1’atomo. E fino a questo punto non c’e che (lire, quand’anche 1’indivisibile inflnitesimale si debba riporre non. piti nell’a- tomo, ma nelhelettrone. Ma qui il filosofo atomista comincia a divergere da noi, col proclamare 1’atomo unico principio del corpo in linea filosofica. Aramette una infinita di atomi omogenei fra loro in quanto alla natura, differenti solo per massa e peso. Delle forze attive imprimono loro un movi- mento, li spingono, li agitano, li conglomerano, e gli atomi, inerti e passivi, aggruppandosi fra loro danno origine ai corpi estesi e piu o meno compatti, quali noi li vediamo. Ma siccome questi corpi ci si presentano diversissimi fra loro per qualitž ed attivitd, 1’atomista si affretta a farci sapere che cio dipende dal diverso modo di aggrupparsi degli atomi, dalla loro diversa massa, dalla varia distanza fra l’uno e 1’altro, dalla disposizione, simmetria e moto, e chi piu ne ha, piu ne metta. Ogni altra ragione di diversita, non rappresentata dalla materia e dal moto, che le imprimono quelle forze, e nulla. A questo punto potremmo domandare al nostro contrad- ditore, che cosa sieno quelle tali forze. Noi intendiamo per forza una proprieta, e questa noi, come ogni uomo che non abbia smarrito il buon senso, non possiamo immaginaida senza un soggetto da cui emani e col quale faccia unita. Filosoficamente parlando, la proprieta e un accidente che non puo avere il suo essere, se non in una sostanza, la quale deve essere gih completa prima di estrinsecare le forze sue. Dunque queste forze devono emanare dalle sostanze cor- poree come loro proprieta, ed allora secondo il loro diverso essere, conchiuderemo alla diversita di natura nei corpi stessi, la quale diversita di natura non šara determinata da cio che viene dopo di essa, bensi da un comprincipio sostanziale differente dalla materia, in conforfnitd di quanto dissi sopra. « L’idea di una forza clie non fosse unita alla materia, che si librasse sopra di essa, non ha senso», e il materialista Moleschott, che lo dice. « Le forze considerate nella mec- canica e ben necessario che emanino da qualche cosa », sog- giunge il Wurtz. Ma lasciando questa pregiudiziale, riassumo contro l’ato- mista cio che ho gia detto, cioe che il suo principio non e affatto principio in filosofia, essendo che questa non si cura del principio chimico, o quantitativo, bensi del principio so- stanziale, trascendentale del corpo in genere. La quantita del corpo, non e il corpo, ma e lina proprieta necessaria, che puo essere maggiore o minore senza che la natura del corpo cangi; cosi, per. es., la quantita delLuomo non e 1’uomo e puo variare, come diffatti varia, senza clie 1’uomo cessi di essere sostanzialmente quello che e. Per conseguenza 1’atomo non šara principio del corpo in quanto tale. Abbiamo gia ve¬ duto 1’impotenza assoluta della chimica ad annientare il corpo. Si sforzi quanto sa e puo, cio che trovera in fondo ai suoi processi d’analisi šara sempre un corpuscolo esistente, quindi sempre un tutto, avente unitil di natura ed estensione quantitativa, per quanto intlnitisimale; non un principio dun- que, ma un principiato, di cui si possono e si devono ancora cer čare i principii essenziali. I nostri avversarii pertanto, lungLdallo sciogliere il problema lilosofico della costituzione del corpo, non fanno altro che trasportarlo dal corpo quantita- tivamente grande, al corpo nel suo minimum di massa, la qual cosa non pregiudica e non svisa menomamente la questione. Insisto ancora facendo notare che, come le proprieta si devono immaginare posteriori al loro soggetto, cosi per lo coutrario i suoi principii si devono supporre anteriori ad esso corae, per usare una similitudine, i pezzi, di cui si compone 1 una macchina, devono essere anteriori alla mačehi na, e po- steriori invece le sue qualitit, il suo fimzionamento. Per i principii, di cui ci occupiamo, questa anteriorita non e di tempo, quasi che potessero prima sussistere da se, e poi con- correre alla formazione del composto. Sussiste solo la sostanza completa. Si tratta dunque di una anteriorita di natura. Non potendosi avere la proprieta senza un soggetto sussistente, ne un soggetto senza i suoi principii; essendo l’esteusione una proprieta della sostanza corporea, deve presupporre il corpo e questo alla sua volta i suoi principii. L’atomo dunque non šara principio primo, appunto perche corpuscolo sussistente dotato di estensione. I primi principii del corpo secondo la definizione di Aristotile, devono essere tali, che l’uno non derivi dall’altro, perche il derivato non sarebbe piu primo; ne ambi da altre cose, perche in tal caso i principii sarebbero quelle tali cose, e che da essi tutti i corpi debbano derivare, altrimenti non sarebbero principii del corpo in quanto e corpo. Ppvono dunque questi principii essere assolutamente sem- plici ed inestesi. Ma gli atomi sono specificamente molteplici e quantitativamente estesi, dunque non sono principii primi. Inoltre se essi fossero omogenei, cioe tutti della stessa natura, come asseriscono gli atomisti puri, il loro diverso modo di unirsi, di disporsi, di muoversi ecc. non farebbe loro cambiare natura in eterno, presso a poco come se io avessi, mettiamo, una quantita di fmissimo pulvischio di creta, per quanto io lo volessi girare e rimescolare, per quanto cercassi di variare i singoli granellini nella collocazioue, nella simetria, neiraggruppamento, per quanto diverse mo- venze facessi loro subire, il totale, pur cambiando modi acci- dentali di essere, resterebbe sempre ed immutabilmente un 19 totale di natura cretacea. Quindi logicamente procedendo, ammesso 1’atomismo filosoflco, o filosofia corpuscolare, bisogna anche negare la diversita sostanziale fra corpo e corpo, bi- sogna quindi dire che fra una zucca ed un uomo non c e diversita di natura, ma solo differenza accidentale, dipendente dal diverso modo di disporsi e di muoversi degli atomi e delle inolecole; bisognera dire che un ciottolo ed un uovo di gallina hanno le identiche proprieta sostanziali e quindi come dall’uovo nasce il pulcino, cosi dal ciottolo dovrebbe nascere il ciottolino; basterebbe metterlo a covare. Ma il fatto non sta cosi. Se noi domandiamo al senso comune, perche 1’uovo dh origine al pulcino e poi il pulcino ad un altro uovo e questo ad un nuovo pulcino, e cosi via all’indeflnito con un’al- ternativa fissa ed invariabile, mentre nel ciottolo nulla di tutto cio s’e mai verificato, ne mai. si verificherti, il buon senso, ; grande ed infallibile maestro nelle cose di prima evidenza, com’e questa, rispondera, che cio deriva dal fatto, che l’uovo ha una natura ed il ciottolo ne ha un’altra ben diversa, e quindi i fenomeni dell’uovo, in quanto e uovo, sono sostanzialmente diversi dai fenomeni del ciottolo, benche l’uno e 1’altro sieno egualmente materiali. E notate, che fatti costanti ed immu- f tabili non possono avere cause incostanti e capricciose, come sono quelle tali forze, sotto 1’ influsso delle quali si sta com- binando ed evoluzionando l’immenso gregge degli atomi. E appunto dalla diversita sempre costante ed eguale dei feno¬ meni propri dei vari esseri, che noi giudichiamo delle dif- ferenze di natura fra essi ( 4 ), a tal punto, che se noi non t 1 ) Dice Dante: | Ogni forma sostanziale che setta E da materia, ed e con lei unita, Specifica virtude ha in se colletta: La qual senza operar non 6 sentita, Ne si dimostra ma’ che per effetto, Come per verdi fronde in pianta vita. (Purg. XVIII). k 20 ammettiamo quest’unico modo di constatarle e classificarle, diamo un urto fatale a tutto 1’edificio di conclusioni teoriche e pratiche, che le scienze sperimentali hanno inualzato a furia di infinite osservazioni e di infinita pazienza; togliamo ogni valore al processo induttivo, che ha condotto .a tante scoperte una piu meravigliosa ed utile delFaltra, tronchiamo, in una parola, ogni strada al progresso, alla certezza, alla scienza. Aggiungo dal punto di vista logičo, che spiegare la costante varietet di fenomeni e di operazioni nei diversi corpi colla varieta di combinazioni e di movimenti atomici e molecolari, e un errore di ragionamento, un circolo vizioso, una illu- sione, come bene la chiama il dottissimo Hirn; poiche chie- dere la ragione di quella diversita di fenomeni, non e altro, in ultima analisi, che chiedere per quale motivo quelle com¬ binazioni e quelle movenze molecolari variano secondo che sono varii i corpi. Accettando dunque Fatomismo filosohco, converra, contro la evidenza dei fatti e contro il consenso unanime, negare le dilferenze speciflche fra sostanza e sostanza ed affermare, volendo o non volendo, 1’unicita della sostanza corporea. Non mancarono, ne mancano filosofi, i quali, pur di non sconfes- sare il loro sistema, buouo e seducente fino a un certo punto, accettano senza esitazione questa logica conseguenza, schie- randosi per tale passo tra i fautori del cosi detto Monismo materialistico. Anche la chimica aveva tentato di proclamare simile uničita. Prout, basandosi sulle sue investigazioni, era giunto a formulare, a principio del secolo passato, la seguente proposizione: «1 pesi atomici di tutti i corpi semplici sono dei multipli esatti del peso atomico delFidrogeno ». Conchiu- deva quindi alFunicita di materia, facendo derivare quella, che noi chiamiamo diversita sostanziale dei corpi, dalla mag- M ..jM nnH 21 giore o minore coudensazione di questo elemento priraitivo. Ma dice il Baccioni, da cui tolgo la proposizione del Prout: « A misura che gli studi chimici sono andati progredeudo, gli equivalenti dei corpi nou furono piu considerati e rap- presentati con numeri interi, ma sibbene con decimali, i quali con logica conseguenza non sono piu multipli deH’equivalente dell’idrogeno, che e 1. Si scarto anche 1’ipotesi della con- densazione deli’ idrogeno » ( 1 ). Dopo molti rompicapi, fatiche e ricerche, che qui e inutile specificare, la chimica per conto suo conchiude col Grimaux: «11 filosofo puo discutere sul- 1’unita della materia, ma il chimico non possiede attualmente nessun mezzo per dimostrarla » ( 2 ). E cosi la scienza dei fatti getta a mare i fautori del Monismo, lasciandoli dibat- tersi neirimmenso e torbido pelago delle fantasticherie ( 3 ). ( 4 ) Baccioni Dali'alchimia alla chimica , pag'. 61. ( 2 ) Citato dal Baccioni, op. cit., pag. 69. ( 3 ) Sono lontano dall’aver toccato tutto quello che si pub dire per una completa confutazione deH’atomismo. Indotto dalla conside- razione, che i moderni, piu che alle speculazioni astratte, per quanto ragionevoli e logiche, preferiscono di stare alla constatazioni dei fatti, ometto altre considerazioni d’ordine generale, per venire proprio ai fatti. Tuttavia mi sia permesso di aggiungere qui in nota anche una osservazione, relativa a quella ipotesi dell’atomismo, generalmente accettata dagli scienziati, secondo la quale gli atomi, che si aggrup- pano a costituire i corpi, sono perfettamente isolati fra loro. Ebbene, tale fatto andrebbe rnanifestamente contro 1'assioma, parimente da tutti accettato, che, cioe, non si dh azione in distanza. E bensi vero che per evitare 1’inconveniente, la scienza ha immaginato 1'etere co- smico, il quale dovrebbe servire a collegare tutto e a stabilire i eon- tatti necessari per una mutua azione e passione. Ma si pub doman- dare come, alla sua volta, sia costituita questa sostanza, corporea essa pure di certo, per quanto tenuissima ed imponderabile. Se b composta di atomi isolati, come gli altri corpi, siamo da capo colla medesima difficolta, che sarebbe ridicoio tentar di superare col mol- tiplicare le materie imponderabili intermediarie. Se poi gli atomi delhetere non fossero isolati, avremmo che il corpo piu ditfuso sarebbe in opposizione con quanto afferma la scienza atomistica per gli altri ‘22 Ma ritorniamo a noi e continuando chiamiamo i nostri avversarii alla dura prova dei fatti. Per principio pienamente conforme alla sana mente, noi diciamo che, di piri ipotesi forraulate iutorno 'ad una medesima questione, quella si deve ritenere per vera, che da spiegazione esauriente di tutti i fenomeni che si riferiscono alla questione, e si devono ripu- diare quelle, che pur spiegandone alcuni, sono impotenti a dare ragione di altri, o peggio, si trovano in contraddizione con essi. Quale dunque delle due ipotesi, che abbiamo esposto intorno alla natura dei corpi, si trova, per questo a^petto, in condizioni migliori ? Ho gia accennato, che, calcolando la massa atomica dei diversi elementi, la troviamo costante- mente ed invariabilmente disuguale per i singoli, e che questa disuguaglianza varia da 1 a circa 240 (esattamente, secondo i chimici Tedeschi, 239,50). Dunque 1’atomo d’ idrogeno, il cui peso e uno, equivale alla duecentoquarantesima parte del- corpi, e cosl non oadrebbe sotto la sua teoria, ma sotto la nostra. Di piti, come spiegherebbero in tale caso la vibrazione coloro, che per dare appunto ragione di essa, vogliono gli atomi isolati ? Anziechd agevolarla, 1’etere non servirebbe per avventura ad impacciarla mag- giormente, togliendo quel vuoto, che si reclama perchd gli atomi possano muoversi a lbro bell’agio ? E poi, anche ammesso 1’isolamento atomico per i corpi semplici, alla natura dei quali esso non porterebbe pregiudizio, come si potrebbe plausibilmente spiegare 1’unitk di na¬ tura e di soggetto nei composti ? e sopratutto, che cosa diventerebbe 1’unitk di sensazione, 1’unitk di coscienza, 1’ unita dell’io, fenomeni tutti, che respingono assolutamente ogni interruzione ed ogni isola- mento di parti nei viventi ? Non si pud negare che 1’ipotesi abbia il suo lato bello e lusinghi percid i dotti; ma essa presenta in pari tempo, a chi vuol considerarla sotto ogni aspetto, im altro lato troppo debole ed assurdo, per essere accettabile. E con queste osservazioni io non intendo gik di sopprimere 1’etere, ne di negare il suo impor- tante ufflcio nell’ universo. Sulla sua esistenza la nostra filosofla non ha nulla, ne pro, ne contro. Dieo solamente ehe esso non serve a togliere dali’imbroglio gli atomisti per cid che riguarda 1’isolamento degli atomi. 23 1’atomo d’uraiiio, a cui il 240 si riferisce. Eppure tutti due sono egualmente iudivisibili coi preseliti processi chimici. Che cosa ne dice 1’atomismo ? Perche laterno d’uranio 11011 si puo dividere in 240 parti eguali a quello deli’ idrogeno ? Cento, pen una ragione intrinseca aH’atomo stesso, che ne unifichi in via assoluta e ne specificlii la materia. Questa ragione non puo essere la materia, perche e materia anche 1’altro atomo ed allora la stessa ragione, militando per tutti due, li metterebbe in condizioni identiche di divisibilita e di massa, contro il fatto. L’illustre scienziato Wurtz nella sua pode- rosa opera sulla Teoria atoinica cosi si esprime a questo pro- posito: « La chimica c’insegna che una molecola .(atomo). di mercurio pesa duecento volte piu di una molecola d’ idrogeno. E dunque una molecola grossa relativamente allaltra; e per¬ che sarebbe indivisibile ? Io non lo comprendo e lieppure lo pretendo .... io sono obbligato di convenire esservi in cio una difficolta: » ( 1 ). Ora cio che e inesplicabile per un chimico, il quale del resto non va a scrutare filosoficamente le cose, cio che il filosofo atomista non sa spiegare in alcun modo colla sua ipotesi, mentre pure per 1’onore della sua causa lo dovrebbe, 10 spiega benissimo la nostra teoria, ammettendo nell’atomo 11 doppio principio, materia e forma, l’uno passivo e deter- minabile, l’altro attivo e determinante, ed affermando che i due atomi in questioue, e cosi tutti gli altri, si trovano in condizioni diverse, perche, se tutti partecipano deU’elemeiito comune materia, hanno pero forma diversa. E questa forma diversa diversamente agisce sulla materia, specificandone la natura ed esigendo, per renderla possibile nell’ordine reale, un minimum assolutamente determinato di essa; il quale mi- ( 4 ) Wurtz — Teoria atomica, pag. 303. 24 niraum varia per massa secoudo la diversita della forma medesima. La mente profonda di S. Tommaso, ' sommo dot- tore della Scolastica, con geniale intuizione sciolse la diffi-^ colta parecchi secoli prima, clie la scienza sperimentale avesse agio di constatarla. ,Ecco le sue parole in proposito : « Quantunque i corpi si possano dividere alPinfinito, tut- tavia i corpi naturali si dividono fino a un certo punto, es- seudo clie per ogni forma viene determiuata la quantita secondo la sua natura » ( 1 ). II minimum di questa determi- nata quantita per i corpi composti e la molecola, per i sem- plici e 1’atomo. Come, per es., non possiatno avere un cavallo, clie di- scenda non diro ad un minimum infinitesimale, ma sempli- cemente al di sotto di una certa grandezza, pur rimanendo cavallo, ma dobbiamo ammettere per esso, perche possa essere ancora tale, un corpo minimo relativamente molto maggiore, che non un corpo minimo per un mosclierino, cosi dobbiamo mettere i minimum proporzionali pei singoli elementi, varianti a seconda della forma sostanziale dei singoli ( ž ). Passiamo ad un’altro fatto. La chimica c’insegna che (1) Qq. Dinp. Q. /V a Ve Potentia. a. I ad V. Ripete la stessa oosa in altri luoghi anoora, pei' esempio, in I Physicorum , 1. 9; in 11 Sententiarum, dist. 30, 2. 2; ecc. ( 2 ) La nuova ipotesi, giži da qualche tempo timidamente formu- lata, ma ora soltanto. proposta con insistenza, secondo la quale, gli atomi stessi si suppongono composti di sotto-atomi, od elettroni, non pimgiudica menomamente il nostro ragionamento; al piti, lo sposte- rebbe d’un passo addietro. In ogni modo rimarrebbe sempre da spie- gare la ragione, per la quale 1’analisi chimica, che riduce un dato elemento ad un atomo di una data massa, non pud ridurre alla stessa massa gli atomi degli altri elementi. La nostra teoria, in seguito alle ultime scoperte, nulla ci perde; ma se 1’ipotesi degli elettroni si do- vesse veriflcare, la teoria atomistica si vedrebbe seossa nei suoi fon- damenti stessi. Ma di questo piti tardi. due o piu elementi possono combinarsi assieme e dare ori- gine ad una sostanza composta. Ora la massa del nuovo corpo e perfettamente equivalente alla somma delle masse element ari, mentre invece le proprieta dei componenti sono sparite per dare luogo a delle proprieta specifiche affatto nuove nel composto; in altre parole: e rimasto 1’elemento materiale, fondendosi in perfetta omogeneita, ma alle due, tre o piu forme dei componenti separati, se sostituita, per la combinazione chimica, una forma unica, che unifica la materia e da un nuovo essere sostanziale al composto. « Si nota, dice il chimico francese Girardin ( 4 ), clie gli elementi si uniscono in tale modo a produrre una sostanza nuova, che in essa, cosa sorprendente ! non si trova piu alcuna delle proprieta dei componenti ». E 1’accademico Sainte Claire De- ville afferma: « La natura degli elementi si cambia necessa- riamente in seguito alla combinazione (chimica).... Cosi si puo dire che non v’ha ne ossigeno, ne zolfo, ne fosforo, ne ar- senico, almeno come noi li conosciamo, nell’acido zolforoso, nell’idrogeno fosforato e nelLidrogeno arsenioso, e si pos¬ sono fare quante ipotesi si vogliono sulla deusita nella com¬ binazione, senza ricorrere ali’ipotesi degli atomi e delle mo- lecole » ( 2 ). Ora gli atomisti piu spinti, quelli cioe che non ammet- tono diversita di natura fra gli atomi dei varii elementi, sono affatto impotenti a spiegare ragionevolmente' il feno- meno. I piu moderati, che ci tengono per quella diversita, ma insieme negano che nella combinazione chimica gli atomi cangiho natura, rimanendo nel composto tali e quali, per ( 4 ) Legons de chimie, v. I, pag. 18. ( 8 ) Compte rendu de l'Academie, 21 mai 1877, pag. 1112. »Cit. dal De Mandatu, lnstit. phil., v. II, pag. 28). cavarsi dalhimbroglio, dicono che le nuove proprieta risul- tano dal la neutralizzazione delle proprieta elementari in con- correnza fra loro. Ma se cio fosse vero, o si avrebbe la di- struzione di ogni proprieta, o un misto di esse, s e ra pr e ri- ducibile alla loro origine. Senonclie e falsa 1’una e 1’altra supposizione ; la priraa perche contraria al fatto ; la seconda perche le nuove proprieta, lungi dall’essere una somma od una riduzioue di forze concorrenti, sono invece qualche cosa di affatto nuovo e totalmente diverso dalle proprieta dei com- ponenti, come confessano i chimici. Cosi, per esempio, combi- nando nelle relative proporzioni il cloro ed il sodio, che dis- giuiiti sono sostanze venefiche, ne risulta una sostanza nuova non solo innocua, ma sommamente utile aU’uomo, cioe il šale marino. Ma qui mi piace riportare cio che, a proposito di questa neutralizzazione, scrive l’acuto filosofo Gornoldi ( d ): Che vuol dire p. es. che 1’ossigeno e 1’ idrogeno sono nel- l’acqua fatti cosi neutri, che non possono operare come. dianzi ? Non altro per certo che questo, che l’ossigeno non puo mostrarsi, colla sua operazione al di fuori, ossigeno, poiche egli ha impiegata questa operazione coli’ idrogeno; e altrettanto dicasi di questo rispetto a quello. Ma, ripiglio, o 1’ossigeno avra esaurita ogni virtu operativa coli’ idrogeno, o ne avra ritenuta una parte. Se l’ha esaurita, allora al di fuori non potra operare in nessuna manični ; se ne ha con- servato una parte, operera al di fuori come prima, ma piu debolmente ; e il medesimo dicasi deli’ idrogeno. Cio che dico di questi elementi si deve dire di tutti nelle sintesi loro. Adunque o non ci šara operazione esterna del misto, o dovra ridursi alle due operazioni degli elementi meno intense: pero 1’operazione dell’acqua šara l’identica operazione par- ( l ) La sintesi chimica , pag. 50. ziale deli’idrogeno e la identica par z ia le dall’ossig'euo. Ma non e.cosi; sono operazioni di diversissima specie, come lo sono tutte le operazioni dei composti chimici rispetto a quelle dei componenti. Per la qual cosa la parola neutralizzati , in fatto, non ha nessun valore, e ad altro non serve, che a schivare un silenzio poco caro e a servire di orpello per co- loro che in logica sono poco destri e si contentano di pa¬ role (*) ». Dunque, gli atomisti,-rigettando 1’ipotesi della ma- teria e forma, col tentare di dar una ragione ai fenomeni risultanti dalla sintesi cliimica, altro non fanno che menare il can per l’aia; anzi peggio, poiche, magari senza volerlo, ven- gono a negare le combinazioni chimiche; diffatti, essendo gli atomi, secondo essi, impotenti a cambiar natura, nella sintesi ( J ) L’ idea d’una neutralizzazione nella sintesi chimica veniva anticamente preša in due sensi, cioe per un sempliee attemperamento di proprieth, rimanendo immutati gli elementi; oppure per un com- pletamento di forme elementari imperfette. S. Tommaso, confutando la prima ipotesi contro l’arabo Avicenna, la dioe impossibile « perchd forme elementari diverse non si possono avere che in parti di materia diverse, per la quale diversita ci vogliono le dimensioni, senza di che la materia non e divisibile. Ora la materia estesa non si trova che nel corpo. Corpi diversi poi non si possono intendere in un medesimo luogo. Onde consegue che gli elementi si trovino nel corpo distinti per il sito; e cosl non c’e vera combinazione, ma solo mi- scuglio, il quale avviene per la giustaposizione di parti minime > (S. Tom. Summa theol. p. I, q. 76, a. 4, ad IV). Lo stesso sommo dottore chiama ancora piti assurda la seconda ipotesi, sostenuta dall’altro filosofo arabo, Averroe, il quale voleva che gli elementi avessero delle forme imperfette, intermedie fra le sostan- ziali, e le accidentali, e che queste coneorressero, nella combinazione chimica, a completarsi per originare cosl la forma perfetta. L’incon- veniente di questa ipotesi sta nel supporre che le essenze sieno su- scettibili del piu e del meno; p. es., che si possa dare un individuo umano piu uomo, che non un altro - stranezze, diremmo noi, da la- sciarsi a Nietzsche e a quanti altri credono modestamente di appar- tenere al bel numero dei superuomini. (Conf. De mixtione elementov. - Com. in Aristot., 1. I, lec. 24). 28 r verrebbero semplicemente giustaposti 1’uuo alFaltro, combi- nando le loro forze ed agendo reciprocamente gli uni sugli altri come tanti Soggetti completi e distinti, la quale combi- nazione per conseguenza, non sarebbe chimica e sostanziale, ma affatto accidentale e meccaniea, ed il suo risultato sarebbe un volgare miscuglio, che dovrebbe essere del tutto indipen- dente da quelle leggi costanti ed immutabili di affinita, di proporzioui determinate ecc., che la scienza sperimentale ha constatato con taiita precisione, e che noi considereremo piu sotto. E bensi vero che il Dumas, autorita tutfaltro che trascurabile in chimica, aveva a (fermato, che «le proprieta di una.combinazione dipendono meno dalla natura degli atomi, che dal loro aggruppamento e dalla loro posizione nella mole- cola »; ma quando egli tirava le sue conclusioni, la scienza non aveva detto ancora 1’ultima parola in proposito. Dumas pecco di precipitazione, e forse anche di apriorismo. Diffatti il Wurtz, nel discorso prelimiuare al suo Dizionario di chimica ( d ) afferma il rovescio. « I corpi, dice egli, che presentano una costituzione molecolare perfettamente simile e che per con¬ seguenza appartegono a uno. stesso tipo, possono differire notevolmente per le loro proprieta seguendo la natura degli elementi, che occupano nelle molecole un dato luogo. Pro- posizione importante, che segna un ritorno verso idee che sono state a principio combattute, quando si attribuiva una importanza preponderante agli aggruppamenti atomici nella manifestazione delle proprieta ». Proposizione importante, ri- petero io, per il sistema dualistico, il quale si trova in pieno accordo con uno dei piu competenti illustratori deH’atomismo chimico nel respingere 1’ipotesi delhatomismo filosofico, che pretende di spiegare i fenomeni emergenti dalle combina- ( l ) Wubtz — Diet. eU chimie , discours prilim pag. 53. 29 zioni chimiche colle variazioni di disposizione e collocazione degli atomi. Lo stesso “VVartz nello stesso discorso aggiunge ancora-; « I corpi dotati di uua costituzione simile, possono variare di proprieta secondo la natura degli elementi che racchiudono, ed anche passare da un estremo all’altro ». E altrove (*) dice : « Le variazioni nella capacita di combina- zione degli atomi sono evidentemente legate alla loro intima natura , al loro modo di essere ». Se la ristrettezza del tempo non me lo impedisse, vorrei insistere sulbassurdita di una pura e semplice giustaposizione dei varii atomi elementari nei composti chimici. Mi bastera citare anche qui 1’acutissimo e coscienzioso indagatore dei fatti atomici, il Wurtz, il quale dice: «Mi sembra difficile 1’ammettere che un composto chimico propriamente detto sia formato dalla sovraposizione pura e semplice di due mole- cole, che si sarebbero attratte come tali, e che conserve- rel)bero una specie d’individualita dopo di aver contratta questa unione» ( 2 ). Ma passiamo ad altri fatti, messi in piena evidenza dalla chimica. Come spiegherebbe il seguace della filosofia corpuscolare le leggi delhaffinita elettiva e delle pro- porzioni determinate ? Noi sappiamo che si puo fare miscuglio con corpi scelti a piacere ed in qualunque proporzione, ma sappiamo anche non potersi avere combinazione chimica fra elementi preši a casaccio. Un elemento si combina con un altro determinato di sna elezione e non con un terzo od un quarto qualunque; e per giunta in proporzioni non meno determinate ed invariabili, a seconda della natura del composto, che se ne vuole derivare. Ne l’una ne 1’altra delle due leggi possono avere una spiegazione col solo principio materiale in balia ( J ) W'URTZ — Teoria atomica, pag. 221. ( 2 ) Wurtz — L. c., pag. 227. 30 di forze ciecameate attive, come preteude il filosofo atomista. Nella sua ipotesi non si comprenderebbe piu perclie, p. es., con otto grammi di ossigeno ed uao d’idrogeno si hanno nove di acqua, e non si puo avere il medesimo risultato con un peso identico di qualunque altro elemento, messo nelle identiche condizioni e lasciato in balia delle medesime forze. Se, cambiando gli elementi, queste forze agiscono diversa- meute e producono fenomeni differenti, la ragione del fatto si deve cercare nella diversa natura degli atomi elementari, la quale diversitd di natura non si puo spiegare senza am- mettere un doppio principio intrinseco neU’atomo stesso, come piu volte dissi. Il ripetere la detta diversita dalle forze stesse sarebbe semplicemente spostare la questione, complicarla mag- giormente e non gia risolverla ( 1 ). E tanto naturale cercare (!) Gdi atomisti, ohe nella massima maggioranza professano il materialismo e 1’ateismo, si troverebbero nel piii grande degl’ imba- razzi, se dovessero, colle loro forze cieche e casuali, dare adeguata ragione della fissa ed immutabile regolarita, con clie avvengono i feno¬ meni nelTuniverSo, Questa oostante ed ammirabile regolarita proelama con troppa evidenza, cosl nell’infinitamente picoolo, come nell’infi- nitamente grande, una finalita eomplessiva, risultante da una sapien- tissima coordinazione di finalita particolari, e quindi una intelligenza e volonta suprema, ordinatrice e governatrice delFuniverso. Che cosa diventa, in faccia a tanta armonia di cose, il loro caso, cieco com- binatore di atomi, inconscio e stupido accozzatore di elementi cosl infinitamente varii e disparati? I massimi, e quindi i piii spassionati coltivatori della scienza hanno sempre altamente proclamato 1’esistenza d’un essere supremo, infinitamente sapiente, principio e fine di tutte le cose. Ldenumerarne anche i soli principali sarebbe lungo e fuori di proposito. Perii voglio citare qul a easo due autoritži, che mi caddero sotfocchio nella ricerca del materiale per questa mia lettura. L’illustre chimico Becquerel, padre e nonno di non meno illustri scienziati, facendo nell’introduzione di una sua rinomata opera, delle considera- zioni generali sulla coordinazione delle cose e sulTarmonia universale, che regna nel mondo, confessa candidamente 1’esistenza di Dio ordi- natore di tulto, e cita in conferma della sua idea un passo d’un’altro 31 r un perche a queste leggi nell’ intimo (legli atomi stessi, eguali 'del principio materiale, diversi nel formale, che non puo 11011 sembrare. sospetta 1 ’ostinazione degli aversari, i quali, pur di contraddire al dualismo aristotelico, arraffano tanto la matassa delle forze agenti sulla materia, da non capirci piu nulla essi stessi. Nello stesso itnbroglio si troverebbe 1 ’atomista se dovesse rendere ragione degl’interessanti fenomeni della cristallizza- zione, per la quale non appare meno manifesto il bisogno di un principio formale attivo a fianco della materia, per averne una spiegazione adeguata. La scienza sperimentale anclie in questo fatto, come in tanti altri, sapra dire come avvengano i fenomeni, ma non il perche, spettando alla filo- sofia la ricerca del perche. Dice 1 ’eminente trattatista dott. Tscherrnak : « La causa per cui le molecole prendono quelle . disposizioni recippoche, da cui nasce questa o quella specie di simmetria, deve esistere nelle molecole stesse. Alle molecole quindi deve essere attribuita una determinata interna struttura, per cui le forze d’attrazione e di ripulsione agiscono in date direzioni piu energicamente che in altre» ( d ). Se domandiamo alTavversario il perche di quella determinata interna struttura delle molecole, egli, con patente slogicatura, lo ricavera, come il solito, dalle forze d’attrazione e di ripulsione, le quali, somrno chimico, il Berzelius, il quale pure da analoghe considerazioni tirava la identiea conclusione e soggiungeva testualmente: «Cepen- dcnt, plus d’une fois le philosophe a vue courte a pretendu que tout etait l’oeuvre du hasard, et que le produits pouvaiont seuls se per- petuer en tant qu’ ils avaient acquis accidentellment le pouvoir de se conserver, de se perpetuer et de se propager ; mais cette philoso- phie na pas compris que ce qu'elle designe, dans la nature inerte , sous le nom de hasard, est une chose physique impossible ». (Becquerel - Des forces phijsico -chimiqu.es - Introduclion, p. 4). ( 4 ) Tschermak - Trattato di minerdlogia. Parte generale, pag. 40. viceversa, sono la conseguenza e non la causa di essa stput- tura. A maggiore illustrazione di questo punto io vorrei citare qui un tratto del celebre naturalista De Lapparent ( 2 ), ma essendo egli uno dei nostri, ometto la citazione, acconten- tandomi di dire che, come lui, cosi anche i non meno illustri scienziati Blanchard, La Vatee, Tournefort ed altri non tro- vano di poter spiegare con una teoria puramente meccanica le leggi della cristallizzazione. Potrei continuare ancora chiatnando a confronto gli atomisti su altri fatti chimici e non čhimici, e fra questi ultimi, specialinente sul fatto della vita, della sensazione, del- 1’identita clell’ io, ecc., i quali tutti luminosamente provano il dualismo dell’essere; ma -temo di abusare troppo della pa- zienza dei chiari signori, che mi ascoltano. Non voglio pero tacere, per Lassoluta novita della cosa, di un ultimo fatto, che ha portato teste lo sbalordimento e lo scompiglio nel campo della scienza sperimentale. Alludo al radium , di cui tanto parlarono e continuano a parlare le riviste ed i giornali. Suppongo vere, beninteso, le notizie che ci si forniscono in proposito, dandomene sufflciente garanzia la serieta e la ri- putazione del chimico inglese Ramsay, il quale, dopo i coniugi Curie, meglio di ogni altro si occupo del radium, di cui mise in chiaro le ultime sbalorditive proprieta. Il corrispondente lon- dinese del « Corriere della sera » (27 novembre 1903), rias- sumendo le osservazioni deli’ illustre scienziato, dice: « Esso (radium) ha gia sconvolto le teorie intorno a molte leggi, che si credevano infrangibili: Temaiiazione continua di calore senza consumo di materia e un fenomeno cosi strano, cosi contrario alle idee finora accettate, che, se le prove non fos- sero incontrovertibili, nessuno scienziato oserebbe credervi. p) De Lapparent - Cours da mineralogie , pag. 68. Malgrado tutte le ipotesi e tutte le indagini, la spiegazione del fenomeno e ancora lontana, poiche probabilmente per dare una spiegazione plausibile, bisognera rifabbricare dalle fondamenta 1’edificio della teoria sulla materia ». Ma un fenomeno ancor piii curioso e piu compromettente per la teoria atomistica lo dst il radium collo trasformarsi sotto gli occbi del chimico in un g as cbe e Vhelium, altro elemento relativamente recente. Sembrerebbe dunque cbe il postulato chimico della irriducibilit& ed immutabilita degli elementi non regga piu. Dato per vero il fatto cbe il Ramsav ci denunzia, noi ci troveremmo di fronte ad una trasforma- zione di un elemento in un altro, trasformazione sostanziale, di cui nessuna legge chimica conosciuta potrebbe dare ra- gione. Che tra il radium e 1’ helium ci sia diversita specifica C non solo accidentale, ce lo provano. le diverse loro pro- prieta e ce lo conferma 1’analisi spettrale, la quale da per il g as emanato dal radium la linea gialla caratteristica deli’he¬ lium. Anzi di piu; la stessa analisi ci da, durante la trasfor¬ mazione, una terza linea affatto nuova per gli scienziati; il che vorrebbe dire che la bizzarra emanazione ad un certo punto non e ne radium, ne helium, ma una terza sostanza diversa da tutte due. Eccoci dunque di fronte a un Proteo di nuovo genere ! Del resto questa trasformazione, non attribuibile a com- binazioni chimiche, come noi le conosciamo, ha un raffronto nei fenomeni deH’allotropismo e deli’ isomerismo, altro rompi- capo per gli atomisti. Ma quali conseguenze porterebbero nel campo delle nostre teorie i nuovi fatti ? Ecco una domanda legittima alla quale io daro per conto mio una breve risposta. Alcuni -articolisti hanno gia fantasticato, anche filosoficamente, rallegrandosi 34 con aprioristica fretta di queste novita come di un lluovo argoinento pen confortare e sostenere il monismo, 1’eternita della materia, e che so io. Chi si contenta gode, benche ci sia poco di che godere di fronte a cio che la metafisica della scuola mette in evidenza sia colla sua profonda dottrina in- torno alla teoria fondamentale delFatto e della potenza, sia con cio che dice di piu speciale a proposito di un monismo qualunque. In ogni modo ci6 non si riferisce alla nostra questione. Venendo a noi, i nuovi fatti troveranno una solu- zione facile e semplicissima, non meno che vecchia, nella nostra teoria sulla natura dei corpi. Fr a le proposizioni fon- damentali di essa, ce n’e una che dice: « La materia e in potenza a qualunque forma ». Un’altra asserisce che, date delle cause efficienti proporzionate, che influiscano su un dato corpo, queste possono mutarlo anche sostanzialmente, sviluppando colla loro azione dalla potenzialita della materia le nuove forme. Anche 1’atomo essendo materia, puo dunque contenere in potenza piu forme, e quindi, date le condizioni richieste, puo perdere quella che ha in atto, per assumerne un’altra, come sembra provato dalla mutazione del radium in helium. La chimica ha supposto finora immutabili ed ir- reducibili gli elementi, ed indivisibili gli atomi. Se i fatti la costringessero a ricredersi, la nostra teoria sui primi prin- cipii dei corpi non ci avrebbe prOprio nulla a ridire; essa rimarrebbe impregiudicata, anzi riconfermata con un fatto specialissimo, creduto impossibile. Resterebbe a vedere che cosa possano dire su questi fatti i seguaci della filosofia cor- puscolare. Ma 1’affare e troppo serio per esigere da essi una risposta pronta. Di ipotesi sopra ipotesi ce n’hanno gia d’a- vanzo per perderci la testa. Lasciamoli in pace. E lasciero finalmente in pace anche i miei cortesi uditori, IM concludendo questo mio, d’altronde gia molto compendioso riassunto della questione, la quale, giova ripeterlo, ha una importanza ben piu grande di quello che appare a prima vista, e che e tutfaltro che oziosa ed iaopportuna in tempi improntati ad un troppo disinvolto e troppo repentinamente indotto materialismo. La spiegazione puramente meccanica delLuniverso, ridotta al principio atomistico, non regge affatto alla critica e tutto Limmenso ediflcio, inalzatovi sopra, crolla destituito di un vero ed inconcussp fondamento. Noi certamente non saremo quelli, che negheremo i grandi successi della teoria atomica, come teoria sperimen- tale in chimica; ne questa alla sua volta potra mai constatare dei fatti imbarazzanti pel dualismo aristotelico. Ma per l’ato- mismo, come teoria filosoflca, la cosa corre diversamente. Confessiamo volentieri che essa e in pieno accordo con alcuni fenomeni, ma per essere giusti dobbiamo anche soggiungere che e ben lontana dallo spiegarli tutti. E non sono a dirlo i soli filosofi scolastici; lo dicono, magari a mala voglia, glj scienziati maggiormente competenti nella investigazione dei fatti chimici. II piu volte citato Wurtz nella conclusione del suo poderoso lavoro sulla teoria atomica, pur constatando con entusiasmo il parziale valore dellatomismo, scrive: « Le forze considerate nella meccanica, e ben necessario che emanino da qualche cosa e che a qualche cosa si applichino. In chi¬ mica noi supponiamo ch’esse hanuo per punti di partenza e di applicazione queste particelle impercettibili, ma limitate e deflnite, che rappresentano le proporzioni fisse secondo le quali i corpi si combinano. Queste particelle, noi le chiamiamo atomi, cercando di interpretare la nozione moderna e precisa delle proporzioni deflnite e multiple, in peso ed in volume, con un’antica ipotesi, che conserva ancora il carattere di una ipotesi, anche nella sua forma ringiovauita. Cio significa forse che questa ipotesi s’ impOne perche essa spiega tante cose in chimica ed in fisica ? Ni e ate affatto. Nella sua forma attuale essa e ben lontana dalFessere per- fetta, e se interpreta alcuni fenomeni di peso e di misura, che per v en ta sono fondamentali in chimica, lascia nelFoscu- rita altri fenomeni. Le proprieta dei corpi semplici e com- posti sono probabilmente funzione delia natura intima degli atomi, della loro forma, dei ioro modi di movimento. Ma quelle cose sono incerte, sconosciute. Ecco perche con delle nozioni imperfette sulhessenza stessa degli atomi, la teoria non prevede ne le forme delle combinazioni, ne le loro pro¬ prieta » ( J ). Analoghe recise dichiarazioni fanno anche lo Schiff, il Wiroubotf( ž ), e, per tacere di moltissimi altri, I. Hirn nel 1883 provo con esperimenti 1’assurdita della teoria cinetica, che spiega il calore col semplice moto meccauico ; e chi sa che i bizzarri fenomeni del radium non vengano a confer- mare naturalmeute e spontaneamente il' suo esperimento l Parecchi scieuziati, liberi da preoccupazioni e pregiudizii, fanno francamente ritorno al sistema dualistico. Il dott. Fredault ne diede 1’esempio fino dal 1863 col suo grande lavoro che ha pei- titolo : Fisiologia generale, nel quale a p. 124 scrive queste precise parole: «Noi ci proponiamo di ripigliare la dottrina scolastica, secondo che Leibnitz ne aveva manifestato il voto, e di esaminare successivamente la causa formale, la causa materiale, le cause efficienti e le cause finali. Questa ci sembra la sola via legittima per arrivare alla conoscenza ( 4 ) Wurtz - Teoria atomica. pag. 307. ( 2 ) Schiff - lniroduz. allo studio della cliim., pag. 86, 123, 124. — W frouboff - Philosophie positive, Main-Juin 1882; citaz. del p. De Mandato ( Instit. philos., 11, p. 34, nota). 37 delLiiomo ». Cooke, il piii grande chimico araericano, nella sua opera capitale « La nuova chimica» fa questa confes- sione: « Io ho la convinzione che la teoria atomica, la quale ha rappresentato ima parte cosi importante nella chimica moderna, non e che una impalcatura provvisoria, la quale dovra un giorno dimettersi: e coi piii eminenti fisici delLeta presente, mi sento attirato verso quel modo di concepire la natura, il quale non ammette nel cosmos, oltre 1’intelligenza, altro che due principii distinti, la materia e la forza; con- sidera la materia come omogenea ad ogni forza, come una nel suo principio, e riferisce tutta la varieta delle sostanze ad affezioni di un inedesimo substratum modificato dalLazione differente delle forze.» E queste parole delLeminente chimico, tradotte in linguaggio filosofico, indicano la sua preferenza pel sistema dualistico, secondo il quale la materia e una e comune, in potenza a tutte le forme, e che riceve le diverse determinazioni e da origine alle diverse sostanze secondo la diversita della forma che le si unisce in composizione sostan- ziale, precisamente come io mi era assunto di dimostrare con questa mia lettura. Opere priucipalmente consultate: S. Tommaso — Summa theologica. » — De mixtione elementorum. » — Q.q. Disp. Q. IV - De potentia Pesch — Institutiones philosophiae naturalis (Friburgo, 1897). De Mandato — Institutiones philosophicae (Prato, 1899). Farges — Materia e forma di fronte alte scienze moderne (Siona, 1903). » — Teoria fondamenlale delVatto e delta potema (Siena, 1900). Cornoldi — Sinlesi chimica (Roma, 1882). Eamiere — La filosofa di S. Tommaso in accordo colla scievza (Roma, 1878). Wurtz — Teoria atomica (Milano, 1879). Becquerel — Des forces phijsico - chimiques (Pariš, 1875). Baooioni — Dali’alchimia alla chimica (Torino, 1903). Eegnault — Corso elementare di chimica (Torino, 1851). T)esbeaux — Fisica moderna (Milano, 1892). Privat - Deschanel — Trattato elementare di fisica (Milano, 1902). IsIoguier — Elementi di chimica (Torino, 1900). Tschermak — Trattato di mineralogia - Parte generale (Firenze, 1892). Secchi — L’unita delte forze fisiche (Roma, 1864;. Lavtar — Prikazni v naravi Letop. Mat. Slov. (Lubiana, 1873).