ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICÜRAZIONI DELLA R. UITIVERSITA DI PADOVA Diretto dal Prof. R. PELLEGRINI m D[LLE mu DI PERfEiniEIITO DEILII FIIEOLTfl MEDIEO - [HIRURGiCIl Do\h MARIO DIANA FATOLOGIA DEL LflVORO MINERARIO Osservazioni sul bacino dell'Arsa TIPOGEAFIA DEL SBMINAßlO DI PADOVi - 1938 -XVI // 130538 I giacimenti sotterranei di carbone incassati tra rocce nelle viscere della terra sono raggiungibili attraverso pozzi vertical! e gallerie orizzontali che dagli stessi si dipartono e che dovrebbe-ro essere ben murale ed impalcate con cura per resistere alia pressioiie della terra soprastante. Coi-ridoi, protetti nella stessa maniera, congiungono le gallerie con le camere di escavo dove si effettua Pestrazione del carbone. Nelle miniere dell'Arsa, la profondita degli ultimi livelli di lavoro oltrepassa i 300 metri sotto il livello del mare e la lun-ghezza delle gallerie e di oltre 150 Km. Vi si accede attraverso due soli pozzi interni, vicini uno aU'altro, al limite di due im-bocchi che si congiungono prima di arrivare ai pozzi. Gli imbocchi, specie di stretti tunnel a fondo cieco sono lunghi circa 1 Km. (15 minuti di cammino). Un nuovo pozzo esterno e stato aperto recentemente e tra breve entrerä in fun-zione. Nei profondi ambienti sotterranei le condizioni d'esistenza dei lavoratori sulle quali e necessario invigilare e che bisogna igienicamente regolare sono in generale molto anormali e disa-giate. L'aria atmosferica e, come e noto, una miscela di 21 volumi di ossigeno e di 79 d'azoto a cui sono associati quantita varia-bili di vapore acqueo, piccole quantita di anidride carbonica (0,04 - 0,05%) pulviscolo atmosferico ed altri gas. L'aria d'espirazione contiene ancora il 17% di ossigeno ed il 4-5% d'anidride carbonica e circa 79% d'azoto oltre a piccole quantita di vapor acqueo. Se la percentuale di ossigeno nell'aria scende al 17-18% la permanenza e penosa e non puo essere sopportata a lungo. Se il tenore d'ossigeno arriva al 14% insorgono spesso verti-gini, tachicardia, ronzii d'orecchio e talvolta cefalea. Pochi in-dividui sfuggono a questi sintomi quando il tasso dell'ossigeno scende al 10% (sia detto per incidenza che I'esposizione in ambiente il cui tenore d'ossigeno sia superiore al normale puö pro-vocare sintomi d'irritazione polmonare. A questo riguardo L. Smith ha rilevato che i suddetti sintomi non appariscono che do-po 48 ore d'esposizione e in un'atmosfera contenente circa r80% di ossigeno). Scendendo la percentuale di ossigeno al 16% le flamme si spengono e la loro estinzione avvisa sulla pericolosita delFam-bientc. L'atmosfera di miniera differisce notevolmente da quella esterna. Essa e a maggior temperatura ed in rapporto alia profondita dei livelli. In media partendo da 10" a 15-20 metri di profondita la temperatura aumenta di 3° ogni 100 metri ma questi valori presentano a detta degli sperimentatori, grandi differenze da regione a regione, da terreno a terreno e per circostanze locali. Nella Miniera di Carpano (Arsia) la temperatura e molto alta e durante I'inverno gli operai escono dal pozzo madidi di sudore e con maglia e camicia bagnate, pronti a prendere le autocorriere chiuse da tele impermeabili all'acqua ma non alle correnti d'aria fredda. Osservazioni precise sulla temperatura, non sono mai state fatte nella Miniera di Arsia. In tutte le miniere I'aria e povera d'ossigeno a causa del-la respirazione degli uomini ed eventualmente degli animali (nella nostra Miniera non si fa uso di animali da traino), della combustione delle lampade, deJl'alterazione dei legnami d'armatura che assorbono ossigeno sviluppando CO2 ed H2O. In media la percentuale di ossigeno scende al 14-20%. Al di sotto di questi limiti sarebbe indispensabile, per intuitive ra-gioni, che si prendessero provvedimenti. L'azoto, la cui quantita puö aumentare sia in conseguen-za della variazione nella percentuale degJi altri gas, sia per emanazioni provenienti dalle rocce delle miniere di carbone, pur non essendo nocivo, impolverisce I'aria di miniera diluen-done I'ossigeno. L'aria delle miniere profonde come qnella delFArsa e mol-to ricca d'umidita prodotta, nell'ambiente ad alta temperatura, dall'evaporazione delle acqiie d'infiltrazione. In aria secca e possibile resistere a lavorare fino a temperature prossime ai 50°; in aria umida all'opposto il lavoro e giä penoso tra i 25 ed i 30° ed ai 35° sopravvengono traspirazione profusa, senso di sfinimento con pericolo di congestioni cerebrali, sintomi che presentano caratteri similari a quelli del colpo di ca-lore. In queste condizioni sono abbastanza frequenti le polmoniti da raffreddamenti improvvisi. Trattando dell' an-chilostomiasi diremo come il parassita trovi nell' ambiente calmo umi do della minier a il suo habitat ideale. Al 35° col termometro asciutto ed al 31° col termometro bagnato il lavoro dovrebbe essere proibito e solo in casi eccezionali consentito coll'obbligo di alternare a 20-30 minuti di lavoro eguali periodi di riposo. In miniera e specialmente in quella dell'Arsa che e mal ven-tilata la situazione e aggravata dal contenuto in polveri prove-nienti dai complessi lavori a cui sono sottoposti il carbone e la roccia (abbattimento, cernita, carico, trasporto, ecc.). I gas che possono intossicare l'aria delle miniere sono nu-merosi. Si e detto che la percentuale normale dell'anidride carbo-nica e del 0,04-0,05%; percentuali del 2% provocano grave malessere, del 5-6%, provocando lo spegnimento delle lampade, preavvisano I'asflssia che si manifesta quando il tasso raggiun-geil 7-8%. II gas essendo piu denso dell'aria tende a stratificarsi nei punti piu bassi formando delle sacche che ne aggravano il pericolo in caso di malore con caduta a terra. Essa e quasi ino-dora ed insapora. Nel 1920 Hill avrebbe constatato che una dose del 3% di anidride carbonica fa aumentare del 100% la ventilazione pol-monare, che una dose del 5% I'aumenta del 300% e che una dose del 10% non puo essere sopportata piu di un minuto per-che provoca cefalea, traspirazione, disturbi di vista e tremori. Al contrario nel 1921 I'Ufficio delle Miniere degli Stati Uni-ti d'America avrebbe constatato che le stesse dosi di CO2 nelPa- ria sono meglio tollerate, che una percentuale del 7,2% non da che un aumento del 200% nella ventilazione polmonare e che una percentuale del 10% non provoca i fenomeni descritti da Hill che dopo circa 10 minuti d'inalazione. A meglio comprendere la diversita delle osservazioni ritengo che sia necessario prendere in considerazione oltre che al contenuto in CO2 anche altri molteplici fattori. Intossicazioni gravi e sovente mortali sono provocate dal-I'ossido di carbonio (CO). Nell'atmosfera non se ne trovano che minime traccie. E veleno potentissimo che, come e noto, viene fissato dai corpuscoli rossi del sangue. Un assorbimento di 500 cc. produce grave malore e 850 cc. danno la morte ad un organismo adulto e rohusto. L'Ufficio delle Miniere degli Stati Uniti ha segnalato un caso ove 0,2-0,3% d'ossido di carbonio fu sufficiente a dare la morte ad un canarino mentre che le persone presenti non presentarono alcun sintomo d'intolleranza. Una dose pero di 0,006 milligrammi per litro d'aria (0,6%) ha giä effetti no-civi. Un grado piu elevato di temperatura e d'umidila favori-sce I'assorbimento del gas. E tanto piu pericoloso in quanto non ha odore e permette la combustione delle lampade. Oltre ai canarini molto sensibili in genere ai gas tossici si usano teuere nell'ambiente pericoloso, per segnale, delle cavie in gab-bia che sotto tenori del 0,4-0,5% cadono in malore dopo 2-3 ore. In Arsia, credo, non s'usano questi sistemi, ne altri. La fonte principale del CO nelle miniere e I'incendio sot-terraneo delle ((coltivazioni» di carbone. Molte volte il peri-colo sussiste nei gas di esplosione delle mine. Bisognerebbe percio rendere obbligatorio I'uso di esplosi-vi che non danno che quantitä irrilevanti di CO nei prodotti dell'esplosione e dovrebbe stabilirsi rigorosamente per norma la proibizione di tornare nei cantieri, dopo il brillamento delle mine, se non dopo la completa evacuazione dei fumi. II metano, CH^, detto gas di palude, e il principale com-ponente del piu temibile gas di miniera, il grisou. Ž noto che il grisou e quasi sempre presente nelle miniere di carbone, che si sviluppa tanto per accumulazione lenta, quanto per sprigio-namento rapido (a soffione) per una 0 piu spaccature od istaii- taneo con crollo e proiezione di pareti di carbone simili ad esplo-sione. Piu leggero dell'aria s'accumula, di solito, nelle parti basse delle gallerie, in siti dove il gas s'insacca, nelle camere senza uscita. H gas che in condizioni speciali brucia lentamente e senza fiamma si accende quando una sorgente di calore di temperatura superiore a 650° viene a trovarsi in una miscela di aria-grisou (dal 6 al 16%). Le cause principali di accensione del grisou sono la pre senz^ di flamme nude, il cattivo stato delle lampade di sicxirez za, il tiro delle mine. Nelle miniere dell'Arsa erano in uso sino al 1936 le lampade ad acetilene capaci di assicurare la mi gliore illuminazione in miniera (V. nistagmo) ma molto peri colose come tutte quelle a fiamma nuda. Nel 1936 in cui e com parso, si dice per la prima volta, il grisou si e iniziata I'intro duzione delle lampade di sicurezza adoperate, per intanto, nei punti ritenuti pericolosi. Le lampade di sicurezza ad olio o a benzina hanno pareti fatte d'un ingraticolato di filo metallico finissimo che riman gono, in huone condizioni, sempre fredde. Di piü queste lam pade hanno il vantaggio di segnalare la presenza del grisou al la dose del 1-2% per un aspetto caratteristico che prende la loro fiamma. I colpi di mina sono pericolosi perche possono provocare una compressione ed un riscaldamento deU'aria di modo che an-che con tasso sotto il 6% si possono avere infiammazioni ed esplosioni. In caso d'infiammazione sono da evitarsi anche tutte le cause di agitazione o di scuotimento d'aria (movimenti di operai e di macchine) per impedire per quanto e possibile la propagazione delle fiamme. Una causa a cui non e facile porre riparo e I'aumento di temperatura e I'incendio spontaneo per soprariscaldamento del carbone. Una causa, infine, capace di produrre gravissimi effetti e la presenza di polveri di carbone, polveri che sollevate dal-I'esplosione del grisou o giä sospese nell'aria a loro volta esplodono. I gas di combustione del grisou sono costituiti dall'anidri- de carbonica (4-7%), daH'ossido di carbonio (0,5-1,5%), dal-l'azoto (80-85%) e dall'ossigeno (12-17%). La quantitä d'ossido di carbonio e piü elevata quando do-po Fesplosione non arriva sul luogo dell'accideiite una quantitä sufficiente di ossigeno per Fintera combustione della miscela gassosa. Teoricamente la combustione del metano e dell'aria non dovrebbe formare, secondo Lewin, ossido di carbonio che si presenta, come lo si rileva in pratica, quando la polvere di carbone interviene nell'esplosione. A diminuire i pericoli derivanti dalla presenza del grisou ed a prevenire le catastrofi oltre a rendere obbligatoria anche in Italia la lampäda di sicurezza, al miglioramento dei sistemi di ventilazione, alle norme di coltivazione tendenti ad eliminare accumuli di gas, aH'uso di apparecchi elettrici speciali e degli esplosivi di sicurezza, all'istruzione dei minatori, bisognereb-be imporre il periodico prelevamento, per l'analisi, di campio-ni d'aria e la ricerca del grisou nell'atmosfera dei vari punti di lavoro coll'adozione obbligatoria di grisumetri portatili o di quelli fissi a seconda delle circostanze. Nella nostra miniera non funzionano che alcuni grisumetri portatili. L'etano (C2H6) e l'etilene (C2H4) possono anche, beuche raramente, viziare, in condizioni normali, l'aria delle miniere. Molto spesso essi si trovano dopo le esplosioni e gli incendi. In certe miniere della Nuova Galles del Sud, At Linson, nel 1923, ha rilevato la presenza di una miscela di parecchi gas (anidride carbonica, ossido di carbonio, metano, azoto, idro-geno) ch'egli chiama gas del fondo (bottons gas) e che si di-stende a strati sul suolo, come un liquido. Ma fortunatamente questo gas e rapidamente spazzato, dove esse esistono, dalle correnti della ventilazione. Occasionalmente sacche d'idrogeno solforato possono viziare l'aria delle gallerie. Gli operai s'accorgono facilmente della presenza del gas — che puö anche essere prodotto dalle deto-nazione degli esplosivi — al suo odore caratteristico. Quando l'idroge no solforato e mischiato con un volume d'aria 7 volte superiore provoca delle violente esplosioni. L'escavo a mano si effettua per mezzo di picconi, di pale. di cunei e mazze. Oggi questi pesanti arnesi sono stati in parte rimpiazzati con mezzi meccanici (macchine escavatrici, mac-chine intagliatrici). Ma generalmente si impiegano gli esplosi-vi nei fori di mina eseguiti a mano (trivelle, mazza e fioretto) oppure con macchine perforatrici. Nella miniera delFArsa i fori neile rocce si fanno coi mar-telli perforatori adatti a piccole sezioni, che sono di peso ridot-to, tanto da poter essere sostenuti dall'operaio senza necessita di colonne di fissaggio e che consentono risparmio di esplosivi e rapidita d'avanzamento. La carica dei fori consiste in polvere da mina (dinamite o altri esplosivi) che viene accesa con cordone detonante o elet-tricamente. Una prima cernita grossolana del carhone dal materiale sterile avviene nelle miniere stesse. Successivamente viene caricato nei vagonetti che, nella nostra, gli spingitori fanno arrivare sino alia base dell'inclinata e dove vengono fatti salire elettricamente per mezzo di cavi sino al livello del poz-zo. Al pozzo vengono caricati nelle gabhie che Ii alzano alia luce. Dalla superficie il carhone viene trasportato al lavaggio. In Arsia nelle stesse gahbie all'inizio dei turni di lavoro vengono trasportati anche gli uomini sospendendo per il tempo ne-cessario il carico dei vagoni. Giunti alia base del pozzo i mina-tori dell'Arsa per raggiungere le gallerie e le camere d'estrazio-ne ed i livelii inferiori debbono percorrere a piedi piani ed in-clinate impiegando per arrivare sul posto anche due ore. La Miniera dell'Arsa che occupava nei 1920 un media di 1805 operai con una produzione di 107.100 tonnellate e salita sino ad occupare nei 1936 una media di 4767 operai con 725.610 tonnellate di produzione e nei 1937 6370 operai, in media, produssero 900.000 tonnellate di carbone. L'incremen-to della Miniera rendeva necessario, per intuitive ragioni, un agglomerate urbano in prossimita della stessa. Sorse cosi il villaggio operaio, lungo la troppo stretta val-le del torrente Carpano, gola che durante la stagione fredda ed umida mal s'adatta alia penetrazione dei raggi solari. La casa operaia tipo e costituita da 4 appartamenti distri-buiti in due piani. L'acqua potabile e Tilluminazione elettrica sono istallati in ogni abitazione. E stata costruita una vasta re- te di fognature. Non sono stati costmiti i bagni per i minatori. II villaggio puo ospitare una piccola parte delle maestranze oc-cupate, gli altri abitano nei Comuni viciniori o in quelli piü lontani da dove arrivano ad ogni turno con le autocorriere dai centri distauti sino a 30 Km., ch'essi molte volte debbono rag-giungere a piedi o in bicicletta dai casolari sparsi. Tra le infezioni che possono colpire i minatori, la piü im-pcrtante e l'anchilostomiasi o anemia dei minatori. Le uova del verme si sviluppano in parte nelPintestino del-I'uomo (prima e limitata segmentazione cbe da loro 1'aspetto di una morula) ed uscite con le feci debbono godere per svilup-parsi di una temperatura adatta (1'optimum sta tra i 28-33°) e di presenza d'aria e d'umiditä. Per nierito di studiosi italiani (Graziadei, Perroncito, Boz-zolo) la malattia, scoperta per la prima volta dal Dubini nel 1838, fu riconosciuta nel 1879 quale causa dell'anemia che col-pi quasi tutti gli addetti alle opere di escavazione della galleria del Gottardo e che ne decimö gran parte di essi e gli altri ri-dusse in pessime condizioni. L'avere perö l'anchilostoma nel-I'intestino non determina sempre 1'anemia. A questo riguardo si e trovato tra gli affetti da anchilostomiasi nelle miniere il 25, il 15 od anche solo il 5% di anemici. Messi i medici, special-mente gli stranieri, sull'avviso da questa scoperta, poterono fa-cilmente svelare la causa di certe anemie tra i minatori fran-cesi, belgi e tedeschi. Se il contagio avviene tra il sesso femminile le conseguenze deU'anchiloslomiasi sono particolarmente gravi. II primo caso constatato nelle miniere tedesche (distr. di Bonne) data dal 1885 e l'infezione si sviluppo in tal modo che nel 1902 divenne quasi generale. Difatti l'esame medico di tutti i lavoratori della miniera rilevö 17161 portatori di vermi. All'jnizio del 1905 perö la frequenza dei casi di anchilostomiasi era diminuita del 95% e recentemente lo e del 99,3% grazie alle misure energiche di profilassi adottate (esame micro-scopico delle feci, isolamento dei minatori infetti, proibizione del lavoro sotterraneo ai minatori infetti, sterilizzazione delle feci contenenti uova, trasporto rapido dei bottini). Ma la lotta non deve svolgersi solamente contro il verme ma deve essere estesa all'ambiente dove esso trova le migliori condizioni di svi-luppo, nell'ambiente, cioe, del sottosuolo. In generale nelle miniere a larghe gallerie, ben ventilate e secche il male e lieve o non esiste. Epidemie di anchilostomiasi sono state constatate un po' dappertutto nelle miniere di carbone. In Italia, culla del male in Europa e dove sino a qualche anno fä la malattia era epidemica in molte provincie (il verme s'e adattato a vivere benis-simo sulla superficie), si sono avuti nel 1934 n. 1204 casi dennn-ciati e nel 1935 n. 826 casi. Recentemente S. Doubrow riferi sulle ricercbe da lui ef-fettuate, in compagnia di altri, e sni risultati da loro ottenuti che secondo una circolare del Ministro dei Lavori Pubblici Fran-cese, d. d. 25-11-1938, avrebbe « bouleverse les idees qu'on se faisait anterieurement de cette maladie». II Doubrow asserisce che sino al 1926, data della sua prete-sa scoperta, si ritenevano rari i portatori d'uova che in ogni modo venivano considerati come dei malati abbastanza gravi (« mais on regardait tons les porteurs d'oefs comme assez gravement malades »). Doubrow invece e gli altri avrebbero constatato: 1) che i portatori d'uova sono molto numerosi, il canale intestinale potendo ospitare un numero considerevole di vermi senza che lo stato generale ne soffra, senza che la capacita lavo-rativa ne risenta, senza, in una parola, che il soggetto ammali; 2) che i casi d'anchilostomiasi in cui il soggetto sia real-mente diminuito nella sua capacita lavorativa sono relativamen-te rari. Faccio osservare a questo proposito che giä nel 1910 il no-stro Pieraccini scriveva: cc Va da se che anche i portatori del-I'entozoo insidioso, per quanto a tutto rigore non siano dei malati — e non lo sono per speciali individuali forti resistenze or-ganiche o pel valore numerico e forse anche pel diverso valore biologico dei parassiti — dovranno beneficare deU'indennita d'as-sicurazione malattie, finche sterilizzati nei loro intestini, non sa-ranno riammessi al lavoro». Un po' dappertutto del resto in quel tempo (Germania, Ungheria, Bulgaria, ecc.) gli igienisti si preoccupavano di ricercare nelle Miniere i numerosi portatori- sani che consideravano giustamente rappresentare il maggior pericolo. II Doubrow afferma infine che cc Tanemie ankylo Storno si-que » com'egli la chiama, facilmente diagnosticabile in base ad un criterio clinico ed ematologico, guarisce col trattamento con-tro il verme. Ritengo perö che oltre a quello parassitario altri fattori intervengano nelle patogenesi deU'anemia. La Miniera dell'Arsa, a ricordo d'uomo, e indenne. Sus-siste perö grave pericolo ch'essa venga in breve tempo contami-nata dalla continua immigrazione di minatori, specialmente dalla vecchia Italia, che nel passato hanno lavorato in Francia, Belgio e Germania dove l'anchilostomiasi e, come s'e detto, mol-to diffusa tra i minatori. A questo riguardo sarebbe indispensabile che ogni immigrate che abbia lavorato anche per breve tempo in territorio infet-to fosse sottoposto a severo esame per evitare la temibile disse-minazione. Le legislazioni della maggior parte degli Stati Europei produttori di carbone sono a questo riguardo severissime ed im-pongono alle societä produttrici visite preventive ed altre perio-diche. Grave pericolo d'inquinamento delle acque sotterranee da parte dei portatori di germi de! tifo, dissenteria e dello stesso colera o dei malati sfuggiti alla sorveglianza medica incombe in tutte le miniere ma nella nostra in ispecie perche sprovvista d'acqua potabile, di latrine fisse e di quelle mobili. Nella Miniera dell'Arsa funzionano in qualche posto, come mi e stato rife-rito da minatori, da bottini mobili vasi vuoti di carburo che ven-gono svuotati in angoli morti della stessa miniera ed i rifiuti ri-coperti da sterile. Callositä caratteristiche alle mani, dipendenti dal genere di lavoro cui sono adibiti, sono state descritte presso i minatori picconieri e caricatori. Sülle mani ed anche sul ginocchio e sul gomito si puö sviluppare anche l'igroma dovuto alla pres-sione degli arnesi od al lavoro in posizione incomoda sul suolo o contro la parete della galleria. Molte volte l'igroma si com-plica con la suppurazione; nel caso di un igroma acuto la gua-rigione puö essere facilitata da un intervento precoce. La cosiddelta cellulite della mano, del gomito e del ginoc-cliio e una lesione infiammatoria che si forma durante il la-voro e clie e localizzata nel tessuto sottocutaneo o nelle guaine dei tendini della mano o nella borsa sierosa del gomito « del ginocchio. Alia mano la lesione arriva senza eccezione alia suppura-zione, al ginocchio ed al gomito la suppurazione ha luogo meno frequentemente. La legge inglese del 1906 integrata con I'ordinanza del Segretario di Stato del 22-V-1907 assicura gli operai contro le sole malattie professionali nettamente definite, assimilandole agli infortuni sul lavoro. A questo oggetto si e compilata una lista di malattie da lavoro ponendole in dipendenza con particolari lavorazioni. Assume cosi carattere professionale ogni malattia listata che col-pisca un operaio di una delle professioni ugualmente listate: la legge stahilisce in questo modo un rapporto riconosciuto di causa ad effetto tra professione e malattia. Nella suddetta lista sotto la designazione di lavori di mi-niera tra le malattie ed affezioni professionali sono state anno-verate (d N. 15: Infiammazione del tessuto cellulare sottocutaneo della mano (cellulite della mano); (d N. 16: Infiammazione del tessuto cellulare sottocutaneo al di sotto della rotula (cellulite del ginocchio); al N. 17: Infiammazione acuta della borsa sierosa al di sopra del gomito; al N. 18: Infiammazione del tessuto connettivale dell'arti-colazione della mano e delle guaine dei tendini (sinoviti e ten-dosinoviti). Alia mano la lesione si localizza sul palmo e sulla faccia palmare del pollice e delle dita. Non si puo d'altra parte non rilevare I'inesattezza delle denominazioni della legge inglese che definisce queste forme come celluliti sottocutanee pel solo fatto che gli strati profondi della pelle sieno attaccati precoce-mente. La malattia e costituita dall'infezione della cutis vera che s'estende in seguito al tessuto sottocutaneo. La cellulite del go- mito e definita una borsite a carico del gomito ma clinicamente ogni caso di borsite del gomito interessa pure la pelle. Sebbene queste affezioni sieno state constatate anche in miniere metallifere e piu rar amen te anche in altri mestieri, gli osservatori sono concordi nel considerarle particolari ai mina-tori di carbone. Difatti in Inghilterra dal 1908 al 1921 non si sono constatati presso gli operai che non erano minatori che 153 časi di cellulite delle mani, 8 časi del ginocchio ed 1 caso del gomito. I fattori eziologici sono: il traumatismo continuo dovuto ad una pressione, a colpi leggieri ripetuti o ad una le-sione unica ben definita e all'infezione attraverso una lesione anche minima della pelle da parte di un agente infettivo pre-sente sulla pelle o nell'organismo. I sintomi sono quelli deirinfiammazione acuta della pelle e del tessuto sottocutaneo: calore, rossore, tumefazione, dolore. In generale si arriva alla suppurazione della borsa sierosa o della guaina dei tendini. Nel caso del ginocchio e del gomito Fevoluzione della ma-lattia e generalmente benigna e senza conseguenze. La guari-gione funzionale puo avvenire in 4-6 settimane. Nel caso della mano l'infezione invade quasi sempre anche i tendini ed e causa cosi di reliquati gravissimi anatomici e funzionali. In Inghilterra, in ragione della sua frequenza, la lesione del ginocchio e stata classificata per molti anni al 11° pošto nell'elenco delle malattie indennizzate e quella della mano al III" pošto. La lesione del gomito e la sinovite del polso sono meno frequenti. E da rilevare che in Inghilterra la malattia non e in di-minuzione e cio significa che le misure preventive o non sono State prese o che esse non hanno avuto effetto. Ecco una breve statistica di časi indennizzati in Inghilterra dal 1919 al 1923. Cellulite e borsite 1919 1920 1921(1) 1922 1923 'del ginocchio 1221 1322 896 1723 2640 della mano 1109 763 806 1183 1244 del gomito 153 123 101 202 320 Infiammazione della sino- viale del polso 114 75 78 1S6 192 (1) Anno dello sciopero. Nello stesso periodo i casi in corso d'indennizzo erano in totale i seguenti: Nel 1917: 144 casi. » 1920: 125 » » 1921: 135 » » 1922: 185 » Su mille operai occupati nel sottosuolo dal 1910-1921 i casi constatati si presentavano nella seguente proposizione: Anno N. degli operai del sottosuolo Mano Cellulite Ginocciiio Gomito Sinovite del polso 1910 865485 0,89 1,31 0,09 0,11 1912 895485 1,19 1,41 0,13 0,19 1914 826661 0,97 1,93 0,20 0,22 1919 958133 1,14' 1,27 0,16 0,12 1921 924639 0,85 0,97 0,11 0, 08 In Belgio, secondo Stassen, su 30000 operai (di cui circa 27000 occupati nei lavori del sottosuolo) ci fu, una media di soli 60-70 casi di cellulite e di borsite del ginocchio, di 40 casi di cellulite e borsite del gomito e di 25 casi di cellulite della mano. La proporzione per 1000 casi sarebbe dunque di 2,04 per il ginocchio; 0.92 per la mano; 1,11 per il gomito, cifre piü elevate che per I'lnghilterra la quale per tutte le miniere presenta i seguenti indici: 1,19 per il ginocchio; 0,87 per la mano; 0,13 per il gomito. Non sono in grado di esporre dati comparativi esatti che riguardino i nostri minatori. Nel 1936 si e verificato il fenomeno di un gran numero di forme a carattere flemmonoso localizzate alle mani e, nella maggior parte dei casi, suile facce dorsali del pollice e dell'in-dice. Risparmiati quasi cornjiletamente il ginocchio ed il gomito. La localizzazione, i sintomi ed il decorso, rivestendo in molti soggetti caratteri sospetti, determinarono Tapeiitura di un procedimento penale per autolesionismo che e tuttora in corso. Favorita dal continuo attrito neirambiente polveroso, cal-do ed umido della miniera si sviluppa spesso tra i minatori sulla parte esterna dell'avambraccio e su quella interna delle co-scie un'intertrigine che Ii obbliga al riposo. In qualiinque parte del corpo puo sorgere una forma ecze-matosa, chiamata dai francesi (C gale d'eau» che vuole dire rogna d'acqua, malattia che richiama alia mente il vaiolo e si localizza sopratutto sulle mani, sul viso, sulla nuca, sulle gambe e sui piedi. Questa forma morbosa sarebbe provocata dall'acqua spor-ca che cola dalla volta e dalle pareti della miniera. In America ci fu una vera epidemia, nel 1912, che Whishart attrlbui all'ani-dride solforosa ed all'idrogeno solforato disciolti nell'acqua. Questa forma e facilmente confondibile con la scabbia. Verso la fine del 1936 ed aU'inizio del 1937 scoppio fra i minatori dell'Arsa ricoverati nelle baracche di legno, prima della costruzione del villaggio, una vera epidemia di questa malattia. Lo sfollamento dei ricoveri e Facqua ebbero ragione della malattia che molto allarme aveva sollevato tra gli operai e le autorita. Alcune forme eczematose spesso gravissime, localizzate so-pratutto sulle braccia e sulle gambe sono dovute alle larve di anchilostomiasi (mancando il verme, mai si sono verificate in Arsia). Le malattie della pelle osservate da Cavenaille presso i mi-natori di carbon fossile del Nord del Flenn si classificano come segue in rapporto alia frequenza: 1) i foruncoli dovuti sopratutto alia polvere e al sudi-ciume che turano le ghiandole sudoripare e che si manifeslano in certuni dopo 3-4 settimane di lavoro in miniera ed in allri anche dopo parecchi anni. 2) sudamine, I'intertrigine, la prurigine ecc., dovuti se-condo lo stesso osservatore all'azione irritante delle acque e della terra di miniera. Massar ha attirato I'attenzione sul pseudo foruncolo dei minatori di carbone fossile che sarel)})e favorito dalle catlive condizioni generali del soggetto, sopraccarico di lavoro, denu-trito e sudicio. Lo pseudo foruncolo si localizza di preferenza sulla faccia anteriore delle gambe, sotto la borsa sierosa pre-rotulea ma lo si osserva pure sulla faccia esterna delFavam-braccio, sul polso, nelle regioni, cioe, piu facilmente esposte agli urti piu o meno violenti. Di solito lo pseudo foruncolo si presenta unico e non da luogo a propagazione per contiguita. Guarisce facilmente colla cura chirurgica. Se la polvere si de-posita nel condotto auricolare vi produce a Jungo andare una eruzione eczematosa. Tra i minatori dell'Arsa ho avuto campo di osservare mol-te delle affezioni cutanee sopraddescritte ed ho sempre consia-tato che gli affetti erano per lo piu soggetti in cattivo stato generale, sudici nel corpo e nei vestimenti. Col migliorato tenore di vita dei zninatori, colFintrodu-zione di abiti e calzature adeguati alle necessitä e coll'istalla-zione dei bagni all'uscita delle miniere (i bagni sono obbliga-tori in Germania e di uso generale in Francia e Belgio, meno in Irighilterra) le malattie della pelle si ridurranno al minimo e con esse una notevole causa d'inabilita lavorativa. In Arsia non son stati costruiti i bagni aH'uscita dei poz-zi, ne i minatori sono forniti di vestiti da lavoro e nemmeno di scarpe impermeabili nelle gallerie spesso sott'acqua. II soggiorno prolungato nelle gallerie dove non penetra la luce del sole provoca una decolorazione della pelle ed un certo grado d'anemia che e pur favorito dall'aria viziata, stagnante, dal calore eccessivo e dall'alto grado di umidita e forse dall'azio-ne tossica di certi gas esplosivi. Ho avuto occasione di osservare negli ultimi 3-4 anni molte centinaia di minatori e quasi costan-temente ho constatato rapido impallidimento e concomitante decadimento organico. Tuttavia, secondo gli a u tori stranieri la formula sanguigna e in generale normale. II lavoro del minatore e sopratutto nocivo nelle basse gallerie, a grandi profondita, dove regna una temperatura eleva-ta. II minatore che dispone di spazio molto stretto deve da una parte lavorare col piccone o la pala o preparare i fori per le mine in posizioni le piü scomode o d'altra parte spingere con gran sforzo muscolare i vagonetti carichi su suolo ac-cidentato. M. Noss ha calcolato 1' energia spesa dai minatori inglesi misurando il consumo d'ossigeno e la forza muscolare, Secondo le sue ricerche I'aria inspirata in un minuto sarehbe per i caricatori di 32.6 litri e per i picconieri di carbone duro di 35,6 litri mentre che a riposo il consumo scenderebbe a 16,3 e meno. Per cio che concerne la forza muscolare espressa in libbre (1 libbra = 453,6 grammi) quella dei caricatori e stata di 6,3 libbre, quella degli abbattitori col piccone di 6.0, quella ri-chiesta per I'estrazione del carbone col piccone di 4,4 mentre la forza muscolare adoperata dai lavoratori di galleria e stata di 4,0 libbre e quella degli impalcatori (inquadratori) di 3.9 libbre solamente. Queste cifre ci dimostrano eloquente-mente quali sono le categoric di prestatori piü esposti alle fa-tiche di minier a ed alle sue conseguenze. Lo sforzo richiesto all'apparato respiratorio obbliga a re-spirare piü profondamente e piü frequentemente predisponen-do cosi all'enlisema. D'altra parte I'inalazione continua di polveri nell'atmosfera di miniera produce catarro bronchiale che ostacola I'ac- cesso dell'aria negli alveoli e le stesse polveri (carbone, silice, ecc.) a lungo andare sono causa di pneumoconiosi, L'enfisema si localizza dapprincipio alle parti inferiori dell'appareccliio respiratorio ma successivamente specialmente in causa di espirazioni forzate a glottide chiusa a cui il paziente e costretto sotto i colpi di tosse, si estende alle parti superiori. E' noto come per Tostacolo che interviene nel piccolo cir-colo la malattia porti, con gli anni, alia dilatazione ed alia iiJer-trofia del cuore destro. Col progresso della tecnica della ventilazione e col sistema della lavorazione umida (perforazione ad umido, inaffiamento delle camere e del materiale e del pulviscolo dopo 1' abbatti-mento) si e ottenuto di ridurre in piccole quantita le polveri. Nelle miniere di carbone e di regola I'installazione della ventilazione meccanica. La ventilazione meccanica che si fa con potenti ventilatori aspiranti e soffianti ha, oltre a quelle della polvere, lo scopo di attenuare o impedire I'azione tossica o nociva dei gas e quello di rinfrescare I'aria. Esperti xnglesi raccomandano, dopo ogni esplosione, oltre all'uso della ventilazione quello dell'acqua e non consentono la ripresa del lavoro che dopo mezz'ora. Se non viene fatto uso del getto d'acqua ma della sola ventilazione non lo consentono che dopo un' ora e dopo due ore appena se non si e usala I'acqua e se la ventilazione e stata insufficiente. Fin'ora in Arsia niente di tutto questo. Per quanto riguar-da la ventilazione essa e naturale. Gli osservatori stranieri sono unanimi nel rilevare che grazie a queste misure e notevolmente diminuita la frequenza delle malattie polmonari sopraddette le quali sono in intimo nesso causale tra di loro. Ma pur con i migliori accorgimenli e, evidentemente, im-possibile di evitare ogni contatto del mmatore con la polvere. Ecco perche I'antracosi sara sempre la particolare sua malattia professionale. Le particelle di carbone inalate sono ritenute nelle vie respiratorie per venire poi espulse sia attraverso il naso, sia con I'espettorato. Se il minatcre, pero, come succede nella maggior parte dei casi, e ammalato, sotto I'influenza delle stes- se polveri e per le variazioni di temperatura a cui e soggetto, di catarro bronchiale, la sua mucosa perde il potere di difesa delle ciglia vibratili ed allora la polvere entra nel tessuto pol-monare. Secqndo recenti esperimenti di Mavrogordato (1922-1926) le particelle di carbone entrate nei polmoni provocano la for-mazione di un gran numero di leucociti, chiamati «cellule del-la polvere » che hanno capacita d'inglobare le particelle in di-scorso. La maggior parte di queste cellule della polvere dopo es-sere passate nelle vie respiratorie vengono espettorate ma una parte si fissa nei polmoni. Avendo vita breve le cellule muoiono digerite dai liquidi organici e passano attraverso i linfatici. E restano le particelle sole. Si ritiene che anche I'abuso di bevande alcooliche possa attenuate o sopprimere I'azione delle ciglia. E purtroppo la maggior parte dei minatori sente il bisogno del vino. Dopo molti anni di duro lavoro nell'atmosfera sotterranea il minatore e obbligato a respirare in una maniera sempre piu profonda, piu forte e rapida. Oltre all'antracosi, fu osservata nei minatori la calicosi in seguito air inalazione di polveri di silice o simili. Instauratasi I'antracosi si constata che i polmoni secondo la quantita di carbone inclusa nel tessuto hanno tanto all'ester-no che al taglio un aspetto piü o meno nerastro ed una consi-stenza piu. o meno dura per la neoformazione di connettivo in seguito alia flogosi interstiziale cronica prodotta dallo stimcjlo meccanico dei corpi estranei (noduli, forniazione di induri-menti, di callosita). Allora la respirazione del minatore am-malato diventa corta, la tosse violenta ed al minimo sforzo insorge dispnea. Egli ha perduto la sua capacita lavorativa. Anche dopo molti anni dalla ottenuta pensione d'invalidita egli espettora sovente una materia mucosa, nera, nella quale si puo distin-guere dell'epitelio iniettato di particelle di carbone. Questa malattia si manifesta in generale dopo una durata di lavoro di 10 anni, raramente prima, piü spesso tra gli abbat-titori che tra gli altri operai del sottosuolo. Dalla preumoconiosi colpiti piu degli stessi abbattitori so-no i perforatori delle rocce che accompagnano i filoni. Piu la polvere e irritante, piu essa contiene particelle aguzze e piu le lesioni del tessuto polmonare sono numerose. In questi časi i polmoni contengono poca aria e presentano numerosi noduli di calcificazione. Queste modificazioni cica-triziali provocano dilatazioni delle vie bronchiali. Secondo Patschowski (1924) I'antracosi presso i minatori di Renania e di Westfalia assumeva carattere di gravita - quoad vitam - quando essa si associava alia tubercolosi, sia pure a de-corso fibrosclerotico, ed alla calicosi. Boeme che ha studiato nel 1925 la pneumoconiosi dei minatori del distretto della Ruhr insiste sopratutto sulla difficol-tä della diagnosi che puö essere facilitata daU'esame radiolo-gico specialmente quando le lesioni dell'apparato respiratorio non hanno ancora prodotto disturhi soggettivi. Su 1500 operai visitati egli ha constatato che i perforatori e gli abbattitori sono i piü colpiti. Siccome, tra questi 1500, i giovani erano i piü numerosi, egli non ha potuto rilevare che 81 casi di sclerosi polmonare in dipendenza da inalazione di polveri dei quali la metä era inabile al lavoro. L'esame radio-logico, praticato dallo stesso osservatore a 71 abbattitori di carbone occupati piii di 10 anni, ha permesso di ri-scontrare in 23 casi (il 32%) una sclerosi polmonare di mqdico grado .e solamente in 3 casi (il 4%) vera e propria pneumoconiosi. Tra altri 49 perforatori con oltre 10 anni di lavoro egli ha potuto rilevare all'esame radiologico 33 casi (il 67%) di sclerosi, dei quali 29 (il 59 %) molto gravi. AI lume di queste esperienze e lecito concludere che le so-pradette due categorie di minatori sono le piü gravemente at-taccate dalla pneumoconiosi. L'autopsia di 16 casi gravi ha rilevato nei polmoni il 27% di residuo secco, il 4,2% di ceneri, il 5,4% di carbone ed il 2,3% di silice mentre il polmone normale contiene in media il 17'% di residuo secco, il 0,7% di cenere e tracce di silice e di carbone. Oltre a cio, secondo ricerche abbastanza recenti (1922) si sono trovati nei polmoni di minatori morti dopo ave- re lavorato in niiniera per circa 10 anni, piombo, zinco e manganese nelle seguenti proporzioni: Manganese: 0.0038% (circa 90 volte inaggiore del normale); Piombo cla 0.0001 - 0.007%; Zinco da 0.00008 - 0.0011% (normale 0.00012%). Secondo il criterio anatomo-patologico la pneumoconiosi esi-ste qnando il tessuto polmonare contiene il 2% di ceneri, dal 0,7% in su di silice e dal 1,6% in sn di carbone. Non sono in grado di portare nostri dati statistici compa-rativi. La Cassa di Malattia locale non nsa tenere statistiche sa-nitarie sebbene tenga molto ben aggiornate quelle amministra-tive. Del resto sino al 1936 il numero ridotto delle maestranze non avrebbe potuto offrire largo campo d'esperienze ed il mag-gior nurnero assunto nel 1936 e negli anni successivi essendo formato per la maggior parte di giovani, nuovi alia vita di minier a, non avrebbe potuto dare di piu. Appena in quest'anno per iniziativa della Cassa di Malattia di Trieste si e istituito un Ufficio Statistico Interprovinciale a cui si e incominciato ad inviare dalle Casse associate le Cartel-le statistiche. E come per la sopra citata patologia respiratoria queste con-siderazioni valgono anche per le altre malattie a cui vanno sog-getti pill frequentemeiite i minatori e per tutte le altre di cui si dirä in appresso. La mortalita per polmonite tra i minatori che in Inghil-terra non supera la media e talora una conseguenza d'intossi-cazione d'ossido di carbonio, tal'altra conseguenza di lesione al cuore, ai vasi o alle vie respiratorie. Nei paesi dove la massa operaia viene sottoposta a regolari visite mediche anche la mor bi-mortalitä per broncopolmonite e in continua diminuzione E stata segnalata la frequenza di questa malattia in certi distret ti minerari degli Stati Uniti e in altri dell'Africa del Sud dove gli operai sono spesso esposti all'azione di gas nitrosi capaci di provocare congestione polmonare. Le statistiche compilate da Heymann e Frendenberg (Essen 1925) per la regione della Ruhr provano che la polmonite che colpisce di solito gli operai nel corso dei primi anni di la- vor o e malaltia con frequente esito letale. La mortalitä sarebbe tra di loro piü elevata che tra il resto della popolazione. La pleurite (presumibilmente quella a frigore) e piü rara ed ba una evoluzione piü favorevole della polmonite. Gli stessi studiosi non hanno potuto rilevare dati esatti sul-le bronchiti la cui diagnosi e spesso soggettiva. Del resto essa non e quasi mai mortale tra gli adulti. Per cio cbe concerne la grippe la morbilitä sarebbe eguale a quella della popolazione totale. Per quanto riguarda la tubercolosi la morbi-mortalitä dei minatori di carbone e stata sempre inferiore a quella delle altre categorie di mestiere. Nella statistica i minatori sono alia testa delle categorie meno colpite e negli anni 1890-92, 1900-02 e 1910-1912 essi seguirono gli agricoltori che sono, secondo la nota teoria del prof. Sanarelli, quando non s'inurbano, i meno colpiti. Difatti la mortalitä dei minatori per tubercolosi calcola-ta SU 1000 viventi della categoria era, secondo Collis, di una unitä mentre che pel resto degli uomini dai 15 anni in su era del 2,1%. Certi esperti inglesi sono dell'avviso che la polvere di carbone inalato eserciti una azione antisettica sul b. della tubercolosi. Haidane avrebbe constatato su animali d' esperimento che le polveri di carbone vengono piü facilmente fagocitate ed espettorate che quelle di silice. Contiene forse il carbone una sostanza capace di stimolare la fagocitosi oppure capace di agi-re contro il bacillo? O piuttosto gioca il fattore individuale per-che in Mini era non vanno che i robusti e previa visita preventiva e vi rimangono poco perche, come vedremo, in alcuni pae'-si produttori (Germania p. e.) si concede facilmente ed a qua-lunque etä, sebbene in misura proporzionata, l'assegno d'inva-liditä ? Ž alia diversitä delle rocce nei vari giacimenti minerari che si attribuisce in Inghilterra il differente comportamento della curva della morbi-mortalitä per tubercolosi. Ecco al riguardo una statistica del 1910-1912: Distretto Minerario Mortalita comparata per tutte le cause di morte t. b. c. bronch. polm. infortuni Nottingham 570 53 25 40 66 Derbyshire 591 70 39 34 73 Durham 635 70 33 54 83 Staffordshire 717 74 61 70 109 Yor. shire 758 81 45 69 117 Southwales 777 70 66 69 131 Lancashire 941 107 88 100 183 Non ho potuto rilevare esattamente i caratteri del sotto-suolo secondo le rocce .nella nostra miniera e credo che inda-gini accurate non sieno mai state fatte. Di conseguenza non si possono avanzare induzioni in relazione alia morbi-mortalita so-pra descritta. Non e il caso di insistere sull'influenza degli altri fattori di natura igienico-sociale che condizionano la frequenza della tubercolosi. Per i minatori vale sopratutto quello dell'abitazio-ne. Da questo lato la frazione dei minatori dell'Arsa che ha potuto essere alloggiata nel villaggio si trova nelle migliori con-dizioni se si prescinde dalFubicazione bassa e mal illuminata dal sole, specialmente durante la stagione freddo-umida. In Germania una inchiesta di qualche anno fä sulla frequenza della mortalita per cause generali e per tubercolosi tra i minatori affigliati alia Cassa Mineraria di Bochum (in quello Stato oltre alle Gasse regionali — Ortskrankenkassen — nelle quali si e realizzata nel miglior modo I'assicurazione ob-bligaloria coiitro tutte le malattie esistorio anche delle speciali Casse di Fabbrica tra le quali le piü importanü quelle mine-rarie). Anni N. degli affigliati Mortalitä per tbc. Polmon Bronch. Grippe altre cause tutte le cause 1910 351188 7.86 7.4 1.9 0.3 42.3 59.7 1914 388385 6.5 7.8 2.4 0.1 49.2 66.7 1916 307508 7.8 7.8 — 0.1 49.2 93.2 1918 365300 15.9 41.6 5.3 7.7 74.0 150.2 1920 - 495419 10.0 11.9 2.0 51.4 51.4 83.5 1922 545415 10.8 7.2 1.3 2.0 46.9 68.3 D'altra parte la mortalitä per etä di fronte a tutte le cause di morte ed alJa tubercolosi su 1000 affigliati e stata la segueiite: 1920 1922 E T A' tutte le caiise tbc. tutte ]e cause tbc. sino a 20 anni 70.2 13.9 48.8 10.6 » 30 » 74 11.1 54.0 13.7 » 40 » 63 5.9 49.5 7.4 » 50 » 100.6 9 94.8 10.9 al di sopra 166.3 10.2 1,54.4 10 Totale 83.5 10 68.3 10.8 Come quella inglese anche questa inchiesta ha messo in ri-lievo il fatto che la mortalita per tubercolosi e stata la piu bassa in confronto di quella riscontrata tra le altre categorie professionali e la medesima verificatasi fra gli addetti alle industrie pol-verose, Secondo Boehme la tubercolosi tra i pneumoconiosici ha un decor so molto lento, I'evoluzione rapida e molto rara. Tra gli 81 minatori sopra nominati che presentavano sclerosi polmonare lo stesso studioso non ne trovo che 15 affetti di grave forma di tubercolosi polmonare (il 19%). Tra questi 13 erano perforatori di roccia e 2 abbattitori di carbone. Sebbene non possa presentare dati statistici al riguardo la inia lunga pratica tra i tagliatori e cavatori di pietre del lembo meridionale dell'Istria (silice e calcare) mi ha dimostrato raris-sima la tubercolosi ma assai frequenti le forme polmonari di al-tra natura (catarro bronchiale; pneumoconiosi) clinicamente confondibili pero con la tubercolosi. Gli esperti stranieri h anno rilevato un aumento notevole di mortalita per the. durante e dopo la guerra, ma questo aumento, essi osservano, non e stato che apparente perche la mag-gior parte degli operai validi non ritornarono piü alle miniere e la mano d'opera fu reclutata tra gli scartati dal servizio mili-tare o tra i debilitati. In Inghilterra uno studio di Collis sulla mortalita dei minatori dai 25 ai 64 anni e dal 1910 al 1912 ha dato le seguenti cifre: cause in generale Tbc. Polmo-nite Bron-chite Infor-tuni Tutti i distretti minerari 727 76 64 51 118 Tutti i minatori validi ed invalidi 790 142 66 38 47 Secondo lo stesso studioso esiste una spiccata differenza tra la mortalita nei diversi distretti minerari anche quando le loro condizioni d'ambiente e di sistema di lavoro sono eguali. La mortalita per infortunio e elevata, un po' meno per la polmo-nite e la broncliite. Mi permetto osservare come mi sembri ine-satto parlare di mortalita per bronchite; ritengo a questo riguar-do che tra le bronchiti sieno state catalogate, presumibilmente, le bronco-polmoniti. La mortalita per tubercolosi d'entitä tanto diverse nei different] distretti e in generale relativamente bassa. L'etä media dei morti per the. e tra i 37-38 anni per i picconieri, tra i 30-31 per gli altri prestatori del sottosuolo. I picconieri sono i piü col-piti e specialmente quelli che hanno lavorato piü a lungo. La polmonite che semina nnmerosi morti predilige anch'essa i picconieri. Gli infortnni frequenti in tutte le miniere di carbone lo sono maggiormente in quelle in cui anche la mortalita per ma-lattia e piü elevata. Ecco due tabelle statistiche dimostrative al riguardo. A) Mortalita dei minatori, compresi quelli in pensione, per etä e per categoria, durante gli anni 1910-12. B) Mortalita annuale media per 1000 viventi. Categorie 15-19 a. 20-24 a. 25-34 a. 35-44 a. 45-54 a. 55-64 a. Picconieri A. 428 836 2015 2360 2713 3164 B. 3.24 ■ 3.58 4.35 6.78 13.45 35.35 Altri prestatori del sottosuolo A. 790 539 746 811 916 1113 B. 3.21 4.18 4.78 6.76 11.46 23.30 Prestatori del sopra-suolo A. 144 141 218 264 375 559 B. 2.79 4.20 4.04 5.93 10.75 22.30 La mortalitä per le piü svariate malattie tra i minatori dai 25-64 anni, in tutti i distretti e nello stesso periodo, si presenta come segue: Categoria Tbc. Polmonite Bronchite Infortuni Picconieri 80 67 60 112 Prestatori del sottosuolo 60 62 36 158 Prestatori del soprasuolo 65 59 45 65 I caricatori e gli spingitori costretti a lavorare nelle galle-rie basse che non permetLono liberi movimenti e che debbono sottostare alle piü dure fatiche vanno piü facilmente soggetti alio strapazzo corporeo che si ripercuote sopratutto sul sistema circolatorio e piü specialmente sul suo organo centrale: il cuo-re. Nasce allora uno squilibrio tra la capacita dell'organo e la prestazione ad esso imposta che si manifesta con la sua dilata-zione e con I'ipertrofia. Se preesiste o sopravviene I'alcoolismo non e raro il caso di constatare la degenerazione del miocardio. Per quanto concerne I'arteriosclerosi alcuni esperti sono d'avvi-so che essa e in rapporto con I'uso dell'alcool e del tabacco piut-tosto che col genere di lavoro faticoso la cui influenza sarebbe d'ordine secondario. All'opposto e presumibiJe che I'arteriosclerosi, localizzata o diffusa, tragga origine o sia comunque influenzata dalla persistente elevazione della pressione sanguigna del minatore, in relazione alle dure esigenze del suo lavoro e dai prodotti tossici della fatica nel noto cattivo ambiente. Abbiamo giä rilevato come la temperatura cresca a misura che si scende in miniera e come in Arsia essa non sia mai stata regolarmente prelevata. Nel distretto minerario di Pendleton in Inghilterra essa puö salire sino a 38.8° C.. Ad aumentarla con-tribuiscono anche gli uomini, gli animali, dove vi sono, le mac-chine, rilluminazione, tanto che il grado di umiditä raggiun-ge spesso il limite di saturazione corrispondente alia data temperatura. II soggiorno in queste condizioni diventa intollerabile. La traspirazione molto abbondante non puö evaporare; la funzione termoregolatrice ha delle mancanze e insorgono sintomi identi-ci a quelli del colpo di calore. L'inchiesta della Commissione Governativa inglese (1922) sulle condizioni di temperatura nel-le miniere calde e profonde, in un periodo di tre anni, ha rile-vato che la quantitä di sudore giornaliera dell'operaio cresce considerevolmente con una temperatura superiore a 21° C.. Con una temperatura media di 37° C. la quantitä media di acqua eli-minata nella miniera di Pendleton e stata di 6 litri e 78 centi-litri (6.78). All'opposto nella miniera di carbone del Paese di Calles del Sud dove regna una temperatura di 12.7 C. si conta una quantitä d'acqua di 2.10 litri in media per minatore e per giornata. La quantitä media di cloruro di sodio eliminata au-menta egualmente con la temperatura. Pendleton: 16 gr.; Paese di Galles del Sud: 12.8 gr. Nelle miniere calde d'Agecroff e di Pendleton ove la temperatura segna 36.6-38 C. e I'igrometro 28.3-30.5 si e constata-to sopratutto tra i minatori di costituzione debole degli attacchi gravi di crampi muscolari seguiti da profonda spossatezza. Que-sti crampi si localizzano ai muscoli piü affaticati (braccia, gambe, ecc.) e sono da attribuirsi alia temperatura elevata ed al la-voro troppo faticoso e ad un troppo grande consumo di acqua e, secondo Haldane, alia forte eüminazione, col sudore, di cloruro di sodio. In pratica I'operaio non attende di essere colpito dal cram-po e cessa per lo piü il suo lavoro al momento ch'egli si sente preso da vertigini o da mal di capo. £ stata raccomandata a scopo preventivo la somministra-zione di cloruro di sodio o di una miscela di cloruro di sodio al 60% e di cloruro di potassio al 40%. Nelle miniere tedesche molto meno calde non si conoscono casi di attacchi di crampi muscolari clonici che del resto potreb- bero dappertutto essere facilmente evitati riducendo Porario di lavoro a 6 ore al massimo quando nelle gallerie e sulle aree ri-servate alle macchine la temperatura fosse di 29° C., o quasi, op-pure introducendo come s'e giä detto 11 sistema dei brevi turni alternati a riposo. Le crisi di sudorazione cbe s'accompagnano a secchezza della bocca e del faringe obbligano i minatori a bere gran quantita ' d'acqua per soddisfare alia sete intensa cio che provoca sovente catarro alio stomaco ed aU'intestino. A questo riguardo ed agli effetti prolilattici contro le ma-lattie del canale gastro-enterico sarebbe desiderabile cbe in tut-te le miniere fosse obbligatoriamente installata I'acqua potabile. II raffreddamento violento, in causa degli sbalzi di temperatura prodotti da eventual! correnti d'aria in miniera, ed al-I'uscita dal pozzo, il lavoro che spesso si deve svolgere in posi-zione accoccolata o coricata addirittura sul terreno freddo, mentre si e sudati, la strada da fare per arrivare, come nel ease deiristria, alle case lontane — parte a piedi, parte nelle autocorriere giä descritte, parte in bicicletta — producono sovente manifestazioni di reumatismo muscolare. I minatori si lagnano allora di dolenzia, di stiramento e stan-chezza muscolare, sintomi che potrebbero stare, anche, in rela-zione, ritengo, alia fatica muscolare. Nell'Istria ho notato mol-te lombaggini ed ischialgie. Le cifre delle diverse societa di assicurazione tedesche pre-sentano forti oscillazioni al riguardo cio che induce a conside-rare sulle difficolta della diagnosi che quasi sempre deve basar-si su dei dati soggeltivi. II reumatismo articolare acuto di cui qualcbe autore stra-niero nega la connessione coll a professione di minatore e invece in generale, per le note condizioni ambientali, una causa di ina-bilita piü importante che negli altri gruppi professionali. Se-condo Heyman e Frenderberg e sopratutto nei primi anni del suo lavoro in miniera, quando non s'e ancora bene adattato alle speciali condizioni atmosferiche, che I'operaio e colpito dalla malattia. Le malattie dello stomaco sono abbastanza frequenti tra i minatori. Secondo gli autori stranieri esse sarebbero in parte dovute alia pressione ed alle vibrazioni che gli utensili ad aria compressa esercitano sullo stomaco e sul fegato ed in parte al-I'ingestione di polveri ed anche, come si e giä detto, alle abbon-danti ingestioni di liquidi. In generale gli esperti segnano una mortalita minima per alcoolismo cronico. E ben vero che i minatori, come tutti i la-voratori occupati in lavori pesanti, bevono il vino, appena fuo-ri delle miniere, sentono forse il bisogno del vino come quello che da loro coll'eccitamento prodotto dalle dosi mantennte nei limiti fisiologici Tillusione del ricnpero della forza ma il mina-tore alcoolizzato non e concepibile perche la sua presenza in miniera non sarebbe certamente tollerata, per ovvie ragioni, da-gli stessi suoi compagni di lavoro. Secondo statistiche inglesi del 1910-1912 la mortalita tra gli uomini dai 20 ai 65 anni per alcoolismo e secondo la pro-fessione da i valori seguenti: Professione Alcoolismo Alcool e maiattie del fegato Cause di morte in generale Minatori 3 13 727 Agricoltori 3 11 424 Lavoratori dei porti 26 43 1127 Uomini di tutte le pro-fessioni 7 23 790 Le maiattie nervöse non sono molto frequenti ad eccezione del nistagmo, diffuso sopratutto in Inghilterra, delle nevrosi traumatiche e di certi stati di ansia provocati in certuni dal ti-more degli infortuni il cui pericolo incombe in ogni momento sul minatore. Per quanto riguarda il nistagmo ritenuto oramai da tutti gli esperti una malattia professionale dei minatori, diro brevemen- te che le difettose condizioni d'illuminazione in cui si svolge il lavoro del minatore sono considerate cause necessarie e suffi-cienti per la sua insorgenza. Difatti non si riscontra nistagmo tra i minatori che pur imponendo ai muscoli del bulbo movimen-ti esagerati lavorano in condizioni di illuminazione abbastanza buone. E un fatto accertato che non esiste nistagmo nelle miniere metallifere ove si usano le lampade ad acetilene. II compianto prof. Biondi comunico che nelle miniere metallifere della Sar-degna rischiarate con le lampade ad acetilene il nistagno e ma-lattia sconosciuta. Parimenti non se lo riscontra nemmeno in Istria dove si sono usate sin'ora le lampade ad acetilene. Come in altro punto ho notato, ad Arsia, dopo la comparsa del grisou si vanno sosti-tuendo alle lampade ad acetilene quelle di sicurezza. Secondo osservatori stranieri il lavoro compiuto in galleria faciliterebbe il manifestarsi di uno stato nevrastenieo di irritazione. E ragionevole ritenere pero che il suddetto stato nevrastenieo possa rappresentare la manifestazione psichica dello strapazzo a cui va soggetto il minatore. Questa sintomatologia nervosa e caratterizzata da apatia e da esagerata impressionabi-lita, da mutabilita del carattere e da certe ossessioni come I'ago-rofobia e la claustrofobia. Ho avuto occasione di osservarne alcuni casi tra i minatori dell'Arsa. I piü non ho avuto possibilita di seguirli; ricordo di uno che miglioro col riposo tanto da poter riprendere il lavoro dopo circa un mese. Per cio che concerne i tumori Heyman e Frendenberg as-seriscono che il lavoro nelle miniere di carbone non ne aumen-ta il rischio (sembrerebbe piuttosto, secondo loro, che lo dimi-nuisca!). Su 10000 viventi morirono per tumori maligni (periodo 1920-22) 5.3 minatori (tra gli invalidi ed i validi) contro 11.4 uomini (statistica della Prussia). Secondo le statistiche della Cassa Mineraria Tedesca che si riferiscono ai soli affigliati validi (nella suddetta Cassa restano affigliati anche gli invalidi, pensionati) la morbimortalita si prö-senta durante il periodo tra il 1912 ed il 1920 con le cifre seguenti: Affigliati validi N. dei malati SU 100 affigliati N. degli in-fortuni sn 100 affigliati N. dei 1 norti per N. degli infoTtuni mortali per 100 affigliati 100 malati 100 affigliati 444.873 57.41 12.15 1.23 0.73 0.2 55.557 53.2 14.6 0.85 0.47 0.11 177.399 52.5 10.9 0.90 0.50 0.15 La stessa statistica da per le diverse cause di morbimortalitä e per 100 affigliati validi le cifre seguenti: Anno Malattie della digestione Malattie della re-spirazione Reumati- smo muscolare Nistagmo Anchilo-stomiasi 1913 (') .8 7.7 8.4 — O.Ol 1920 (') ■ 6.4 6.9 3.9 0.003 O.Ol 1921 (1) 6.4 — 0.009 0.015 1920 (2) 8.1) 5.6 3.1 — 0.02 (1) Bochum. (2) Saarbrück. Negli Stati Uniti un'inchiesta che Hyhust (1918) ha fatto nelle miniere di carbone degli Stati dell'Ohio e dell'Illinois, com-prendenti le prime 5000 lavoratori e le seconde 9000, la morta-litä annuale media dei minatori dell'Illinois e passata da 10.03 (1913) a 11.85 (1918). In quest'ultima miniera durante sei anni e mezzo (1912-1918) per le differenti cause e su un totale di 77.051 lavoratori i valori furono i seguenti (media per anno): MALATTIA Per 100 casi di morte Per 100.000 occupati Febbre tifoide 2.8 30.8 Tbc. 9.2 99.4 , Malattie nervöse 5.3 57.5 Malattie dell'appar. circol. 7.4 80.3 Polmonite 9.1 98.1 Altre malattie respiratorie 3.9 42.6 Cancro 3.8 44.1 Ž interessante rilevare che secondo questa inchiesta, la mortalitä per Tbc. colpisce sopratutto gli operai dai 25 ai 34 anni mentre la mortalitä per polmonite presenta i valori piii alti tra i 45 ed.i 54 anni. I dati che seguono relativi all'etä della raggiunta invaliditä ed alla durata del servizio in miniera possono pure illuminarci sull'entitä del deterioramento organico a cui va soggetto il mi-natore. In Germania, dove, come nota il nostro Borri ccl'assicu-razione operaia ä assunto veramente uno sviluppo sbalorditivo (e scriveva 25 anni fa!)... mentre i paesi latini, dove il diritto fu in incubazione ed ebbe il piü fragrante sboccio ecc. », Pas-segno della pensione di invaliditä e concesso ,a qualunque etä quando « l'assicnrato non sia piü in stato di guadagnare, con una occupazione in rapporto con le sue forze e la sua attitudine, tenendo conto della sua educazione professionale e del suo me-stiere anteriore, un terzo di quanto una persona della stessa pro-fessione, di una eguale educazione, sana di corpo e di spirito, puo guadagnare col suo lavoro nella medesima regione ». Milde ha calcolato che nel 1905 l'etä di invalidka fu di 56 anni per i minatori dell'Alta Slesia, 48 anni per quelli della Sar-re e di 46 anni per quelli del distretto di Bochum. La durata del servizio in miniera fu rispettivamente di 23.3, 28.30 e 22 anni. Per l'Alta Slesia l'etä media d'invaliditä fu di 40.8 anni nel 1910-12 e di 49.3 nel 1916-1920; per la Cassa di Bochum, nel 1911-13 di 43.1 (durata media del servizio: 19.4 anni) e di 45.9 anni nel 1919-21. In Germania la Cassa Mineraria di Bochum segnalö nel 1908 e nel 1910 che 1'82.5% degli infortuni professionali interessava i minatori del sottosuolo che costituiscono in Prussia circa il 75% di tutti i minatori. Gli infortuni i piü gravi sono dovuti al gri-sou ed all'esplosione di polveri di carbone, alle frane di pietre e di carbone, alio scoppio prematuro o tardivo degli esplosivi, alle infiltrazioni di acque, alia roltura dei cavi, all'apertura brusca delle gabbie, alle cadute nei pozzi morti ecc. E interessante ri levare che l'industria mineraria tedesca comporta meno pericoli di quella dei trasporti, delle costruzioni, dell'estrazione e del la voro del ferro, dell'industria dei boschi, ecc., e non meno in teressante e far risaltare che nello stesso paese l'onere dei con tributi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro grava per intero sui datori di lavoro. E evidente che il legislatore ha inteso, raggiungendo in pieno gli sperati risultati, di spingere in tal modo l'imprenditore all'attuazione di tutte le misure di prevenzione e di sicurezza che valgono a scongiurare, nel limite del possibile, gli infortuni sul lavoro. Secondo i calcoli del Dott. Frey il distretto della Sarre de-nunciö la maggior frequenza di infortuni, mentre altra volta fu-rono le miniere della Westfalia che si sono piazzate alia sommi-tä della scala. II numero degli infortuni e molto piü elevato in questi due distretti che nell'Alta Slesia perche le condizioni di lavoro sono molto piü pericolose e difficili. Secondo Lindemann, il 69% degli infortuni sono imputa-bili ai pericoli dell'industria mineraria. Per 1000 operai i casi d'iniortunio šono stati i seguenti: Distretto minerario 1909 1910 1920 1921 Westfalia 2.6 2.2 1.9 1.5 Alta Slesia 2.1 2.0 1.5 Sarre 1.3 0.9 1.0 — Secondo Heymann e Frendenberg gli infortuni colpireb-bero i minatori con una frequenza quasi pari a quella lamentata per la categoria degli operai dei trasporti, che sorpasserebbe tutte le altre categorie. I casi mortali presenterebbero la stessa proporzione. E naturale che i piü colpiti sieno i presta tori del sottosuolo e tra questi i perforatori ed i picconieri. In generale gli infortuni sono piü frequenti nei giovani lavoratori e la loro frequenza diminuisce con I'eta; la mortalita, all'opposto, aumen-ta con I'eta. Negli Stati Uniti d'America le miniere di carbone occupa-rono nel 1922 844.807 operai; tra questi il numero dei morti per infortunio fu di 1974. Nel 1923 su 846990 operai si veri-ficarono 2452 decessi per infortunio. La perdita economica emer-sa fu valutata a 241006 tonnellate di carbone nel 1922 ed a 261613 tonnellate nel 1923. I decessi per infortunio del 1922 sono stati provocati nella proporzione di 1,81 per mili one di tonnellate da franamento degli strati, nella proporzione di 0.71 da esplosioni dovute al gas delle miniere ed alle polveri, di 0.19 per effetto degli esplo-sivi. Gli infortuni del soprassuolo non figurano che con una cifra del 0,24 per milione di tonnellate. In Gran Brettagna ed Irlanda il n. degli infortuni mortali fu nel 1922 del 0.95 per 1000 occupati e nel 1911 del 1.06. Dei 1179 casi mortali constatati tra i minatori del sottosuo-lo 60 furono provocati da esplosione di grisou o di polvere, 585 da frane, 314 per causa dei mezzi di trasporto, 162 per cause diverse (1922). La tavola seguente da la media degli infortuni nelle miniere dei piu importanti paesi produttori di carbone (1901-1910). Austria Belgio Francia Gr. Bret. * Germania St. Unit i ♦ ♦ Produzione in tonnellate 14046000 25540000 38785000 274794000 134785000 389269000 N. degli operai occupati, 68288 139597 178749 890434 482132 607438 N. di vittime per milione di tonn. 5.05 5.56 7.79 4.40 1.1b 5.83 N. delle vittime per 1000 operai 1.04 1.02 1.69 1.36 2.11 3.74 (*) Nel 1922: 1-6 vittime su 1000 operai. (*) . 1922: 0'94 » • . (**) • 1922: 2-2 » » . i (**) » 1923: 2-9 %. Ecco una statistica piu recente che si riferisce alia regione della Ruhr. 1907 1910 1914 1918 1919 1920 1921 1922 Frequenza degli infortuni. su 10000 minatori 177.5 171.5 194 211.& 233.4 120.2 113.7 102 Mortalitä per infortunio su 10000 viventi 2.3 — — 2.9 — — 1.8 — Mortalitä per infortunio su 1000 minatori 1.8 2.1 2.4 3 2.2 1.9 1.7 1.8 Da ultimo gli scarsi, gravi dati che si riferiscono alle miniere dell'Arsa (1936-1937). Produzione in tonnellate 1936 725.610 1937 900.000 N. degli operai occupati 4767 5840 N. degli infortunati 2940 2550 N. delle vittime per milione di tonnellate 17.9 34.4 N. delle vittime 13 31 N. delle vittime su 1000 operai 2.81 5.3 La frequenza degli infortuni e l'alta mortalitä non si giu-stificano adducendo il motivo della maestranza improvvisata ma le radici di esse sono evidentemente affondate nella stessa mi-niera e toccano il problema della sicurezza. Giunti alia fine, descritti l'ambiente, il genere e l'organiz-zazione del lavoro in miniera e prese in esame le piü frequenti cause d'inabilitä, d'invaliditä e di morte risulta all'evidenza che questa categoria di lavoratori versa il maggior tributo sulla via insanguinata del progresso. Essi si sono conquistati attraverso miserie, dolori e lutti il diritto ad una maggior protezione della salute e della vita. I servizi di miniera debbono essere impiantati e non sola-mente sulla carta e dopo quelli di sicurezza, quegli igienici. Se ne debbono persuadere anche gli economisti che l'in-tervento medico in Miniera e il piu importante elemento atto ad assicurare non solamente la salute delle maestranze ma anche il loro miglior rendimento, fattore preponderante nel processo produttivo. Stassen ha fornito eloquenti dad a proposito. Nelle regioni provviste di dispensari minerari, organismi di lotta contro le malattie e gli infortuni, la mortalita e continua-mente discesa; da 1.8 °/oo nel 1906-1909 a 0.90 nel 19101914 al 0.3 7oo nel 1919-1925. Nelle Miniere vicine, all'oppo-sto, sfornite di dispensari, si ebbe un decesso per 1000 abitanti e per anno. La media d'interruzione del lavoro per malattia su 1000 giornate lavorative e stala di 38; nelle altre miniere, sfornite di dispensarii, di 105. Nel 1907 ogni minatore perdeva 5 giornate di lavoro per anno in seguito ad infortunio, negli anni dal 1920 al 1925 una sola. Ma I'industria mineraria, pur astraendo dagli infortuni che sono in connessione con essa, e e dovra pur sempre essere con-siderata come industria pericolosa, il genere di lavoro e I'am-biente essendo capaci di produrre malattie e tecnopatie, pro-priamente dette, con specificita di lesioni anatomo-patologiche e clinicamente ben rilevabili e nello stesso tempo industria insa-lubre in cui si rendono manifeste sintomatologie tecnopatica-mente non ben definite ma note per le loro gravi ripercussioni debilitatrici sull'organismo umano. In conclusione non si possono che caldeggiare le proposte intese a stabilire norme legislative per la riduzione delle ore lavorative ai minatori, tendenti al sanamento di una situazione di manifesta inferioritä (chi di loro arriva lavorando ai 65 anni?) di fronte alia pensione. per vecchiaia il cui limite deve venire per essi abbassato e rivolto infine ad ottenere, in omaggio a piu largo e generoso spirito previdenziale, la pensione di invalidita attraverso I'interpretazione del concetto espresso nell'articolo 61 della Legge colla dizione « le cui capacita di guadagno in occupazioni confacenti alle sue attitudini, ecc. » che porti ad identificarlo con quello dell'occupazione specifica. KIASSUNTO Ahbozzato un piano di miniera e descritte le caratteristiche di quella dell'Arsa (lung, delle gallerie: oltre 150 Km.; profon-ditä dei livelli: oltre i 300 m. sotto il livello del mare; numero e capacita dei pozzi) ho rilevato i caratteri dell'atmosfera (umidi-tä, temperatura, puhdscolo, etc.) e la loro influenza sull'orga-nismo del lavoratore (I'alta temperatura, costante nelle miniere profonde come quella dell'Arsa, quando si accompagna ad umidita d'alto grado rende il lavoro penoso a 25° - 30° C.; I'a-zione delle polveri favorisce I'insorgenza della broncHte, del-I'enfisema e provoca a lungo andare la pneumoconiosi che van-no considerate in stretto nesso eziologico e patogenetico: loro ri-percussioni sul cuore. Necessita installare in Arsia un sistema meccanico di ventilazione e uno per Finaffiamento idrico dei materiali). Enumerati i principali gas che possono intossicare I'aria di miniera sollecito anche per I'Arsa e specialmente contro il grisou che tante vittime ha giä fatto nei due ultimi anni (nel 1936 su 13 morti n. 6 per grisou; nel 1937 su 31 morti n. 18 per grisou) le misure preventive piü radicali. Considerata I'anchilostomiasi, malattia legata sopratutto al terreno di miniera, riporto una recente comunicazione del Mi-nistero dei Lavori Puhhlici Francese (1938) sull'esistenza nelle miniere di numerosi portatori sani pretesemente scoperta da studiosi francesi nel 1927; ne confuto I'originalita a favore del nostro Pieraccini. Richiamo I'attenzione sul pericolo rappresentato per la miniera dell'Arsa, sin'ora indenne, dall'immigrazione di minatori da paesi o da hacini infetti e caldeggio I'introduzione della visita preventiva obbligatoria con speciale riguardo all'anchilosto-miasi. Agli effelti della profilassi contro le malattie infettive del canale gastroenterico lamento la mancanza di un impianto d'ac- qua potabile in miniera e di un sistema igienicamente garantito per rallontanamento degli escrementi. Descritte le cellulili e le tendosinoviti della mano, le cellu-liti del gomito e del ginocchio, considerate in Inghilterra ed in altri paesi come malattie professionali dei minatori, e le piu note e frequenti malattie della pelle, rilevo a proposito della profilassi contro queste ultime, la urgente necessita dell'istitu-zione di bagni all'uscita della miniera d'Arsia e della fornitura di abiti da lavoro per salvaguardare I'igiene del corpo dei minatori. Dalle statisticbe straniere si apprende che polmonite e reu-matismo colpiscono i minatori piu delle altre categoric di lavo-ratori. La tubercolosi invece li colpisce meno se non entra in campo la silicosi che ne favorisce I'attecchimento e ne aggrava il decorso. Noto la relativa frequenza delle malattie dello stomaco che stanno in presumibile rapporto coi traumatismi continuati sulla regione gastrica per mezzo degli attrezzi meccanici del minatore. II nistagmo e sinora sconosciuto in Arsia; e questo proposito in previsione della generale sostituzione della lampada ad ace-tilene raccomando per la nostra miniera la dotazibne di una buona lampada di sicurezza capace di fornire una sufficiente il-luminazione e di impedire cosi I'insorgenza del nistagmo. Noto un certo stato nevrastenico tra i minatori (manifesta-zione psichica della fatica?). In relazione alle numerose tavole statistiche straniere non ho potuto presentare nostri dati statistici comparativi. Una sola tabella ho potuto compilare e riguarda la impressionante frequenza degli infortuni e la mortalita in dipendenza degli stessi. BIBLIOGRAFiA PieracciNi - «Le Assicurazioni Sociali c.ontro le Malattie, la Invalidilä e la Vecchiaia», Vallardi. 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