III. ANNO. Sabato 22 Lnglio 1848. M 40. Popolazione di Trieste secondo culto. Nel precedente numero abbiamo dato alcune indt-cazioni sul numero del popolo di Trieste, secondo patria politica, le quali indicazioni servono anche a mostrare facilmente a quanto ascenda il numero della popolazione mobile di Trieste, di quale numero sia la popolazione stabile. Sulle quali cifre a quelli che potessero farne le meraviglie diremo, che li invitiamo a sostituirne di piu vere traendole da elementi credibili, e diremo ancora che dal 1813 in cui la popolazione indigena era la principale, fino al di d' oggi. corsero 35 anni, nei quali gli indigeni si aumentarono, nascendo figli di questa patria, cio che non era del tempo anteriore, per cause che facilmente si mo-strano-a čhi ricordi la confinazione politica del tempo anteriore nel quale il Timavo e la Lussandra erano i confini deli' Impero Austriaco. II popolo nasce e si forma, e progredisce, adonta che certe nozioni tratte dal 1750 sieno rimaste nella mente di alcuni e tanto pili radicate quanto che trovano apparenle prova in istituzioni che si fanno durare; come se dal secolo passato al secolo presente non si fosse formato cangiamento nelle proporzioni. Ci accadde spesse volte di udire trovandoci in altre provincie come il cattolicismo in questa citta o ceda ad altri culti, o di poco vi preceda; e questa credenza che trovammo assai propagata, perche gli individui addetti a quel tale culto, sono anche addetti a quella tale oc-cupazione di vita, sembra confermata da instituzioni esi-stenti; perche a modo di esempio gli Israeliti hanno tre o quattro templi, i greci due, tre gli evangelici protestanti, riformati ed anglicani, mentre i cattolici fino a due anni or sono non contavano che &'ue parrocchie, elero scarsissimo, tutto straniero alla citta, per la mas-sima parte di altra lingua che quella del popolo, per cui dagli indigeni non veniva ne poteva volersi calcolato come membro della famiglia triestina; mentre ognuna di queste comunita religiose aveva proprio cimitero, e ve ne aveva perfino uno pei militari, i cattolici della citta non ne avevano fino al 1820 alcuno, ed i morti per quanto potevano capire ponevansi intorno al duomo in ispazio ristrettissimo; gli altri......non sappiamo dove. Ma tutte le calcolazioni vaghe tratte da simpatie od antipatie, da interesse o da pregiudizi cedono alla verita delle nu-merazioni fatte per pubblica autorita, e sebbene annual-mente fatte di pubblica ragione, troppo spesso o non cu-rate, o dimenticate. Or ecco il popolo di Trieste diviso secondo culto nell'anno decorso: di culto Mosaico erano..... 3077 della Chiesa Greca, Orientale e Serblica 1487 di Protestanti.........551 di Riformati.........284 di Anglicani.........153 ~5552 I cattolici erano: Duomo....................10000 S. Maria Maggiore............15400 S. Maria del Soecorso..........4200 S. Antonio..................32800 Ospitale ..........1000 Časa dei Poveri e Lazzaretti . . . 400 Ville...........11000 __74800 Cronaca municipale. Nel farci a raccogliere le ■ notizie di avvenimenti principali che riguardano il municipio di Trieste, non fu altra mira che quella di consegnare alla storia contem-poranea interna alcuni momenti, e per le libere osserva-zioni raccolte dai parlari del popolo fare avvertiti quelli che tengono il timone delle cose triestine, e dirigono i destini presenti e futuri di questa citta, del giudizio forse non spregevole di alcuni. Eravamo giunti fino a quel riordinamento del nostro governo municipale, che fu in-carico della Commissione provvisoria e che fu veramente costituente e lo e tuttora; ma il leale nostro dire sulla Costituzione del municipio non che piacere a tutti fu argomento di tali parlari, che non curandosi di esaminare fino dove arrivi il desiderio e le speranze di alcuni, ne quale fine sia quello che altri si proposero, abbiamo deposto la penna. Pur& non taceremo su atto che per molti riguardi desta attenzione. Rileviamo che la Commissione abbia chiesto che Trieste e f annessovi territorio fossero riconosciuti come corpo politico e stato da se, domanda che venne rimessa alla prossima dieta. In verita cio non ci pare vero. Conosciamo un' epoca nella quale si faceva distin-zione politica fra citta, e territorio annesso; e fu quel tempo in cui P agro colonico cioe la citta colle con-trade suburbane formava Comune da se, e questo Comune aveva il dominio di se medesimo; questo Comgne poi aveva la giurisdizione su altre ville fuori del Comune di Trieste, ville che erano Comuni obbedienti, tri— butari soggetti alla giudicatura ed al potere politico del Comune urbano. Oueste ville si dicevano cumulativa-mente Districtus che precisamente va tradotto @ebietf) da distringere che e comandare, dipendenze, ed anche territorio. Sappiamo che questo reggime cesso eol 1.° gen-naro 1812, nel quale tempo si formo un solo Comune con eguale partecipazione di tutti i cittadini fossero urbani o rustici; sappiamo che questa ricognizione di eguali diritti in tutti gli uomini del Comune, confermata dal codice austriaco attivato eol 1." ottobre 1815 prese talmente radice che i rustici non vollero rinunciarvi; sappiamo che dopo il 1814 e per molti anni piu tardi, si volle far rivivere 1' antica condizione che distingueva citta da distretto, o da giurisdizione, e per molti anni il Magistrato porto il titolo Magistrato della citta e delle sue dipendenze, ma sappiamo altresi che corse pericolo di vedere le ville staccarsi da Trieste per fare Comuni da se, e che nel 1838 cesso in forza di legge Sovrana tale distinzione, facendosi di tutto il territorio compresa la citta, un Comune solo ed indiviso, per cui cessd la cosa ed il nome di dipendenze, di territorio annesso, e simili cose del medio evo; e dal 1838 in poi il Comune si alzo al rango di Municipalita perfetta, come tale ri-conosciuta ed intitolata anche in carte imperiali. Le giu-risdizioni, le dipendenze, si danno e si tolgono per de-creti amministrativi, siccome avvenne di parte del distretto di Trieste nel secolo XV, i Comuni si formano e si dividono in forza di legge soltanto. Se i principi di pubblico diritto della Commissione fossero giusti, 1' opi-nione di coloro che negarono essere compresa la citta di Trieste nella Confederazione Germanica, sarebbe esatta perche la legge che 1' aggregava dice ©ebietfo ber ©taDt 2rie(t eseludendo con cio la citta; interpretazione che se fu voluta da qualcuno prima del 1838, dopo quest' epoca sarebbe stata ridicola. Ne fa meraviglia se il Ministero rimise una domanda che implicitamenfe avrebbe alterato lo stato legittimo del Comune, alla prossima legislatura. Fa meraviglia che la Commissione consideri 1' unita del Comune di Trieste siccome cosa di fatto; lo era di fatto dal 1.° gennaio 1812impoi; lo era di diritto anche dopo questa epoca, ad onta dei pensamenti e dei fatti delle autorita amministrative; e cio fu solennemente confermato da ripetute decisioni, e dalla legge Sovrana del 1838 stampata e ristampata. Sull' Emporio e sul Porto franco di Trieste. Dal tempo in cui Carlo VI alzava Trieste ad Emporio e Porto franco, e meglio dal di che Napoleone to-glieva la prima delle due condizioni, e da quando si comincio a temere che Trieste noi ridivenisse piu, tanti si furono i parlari sul Porto franco di Trieste, che una parola di piu non andrebbe ad accrescerne il volume, anche in questi giorni, nei quali movendosi guerra ad ogni cosa che abbia nome di privilegio, si teme o si spera che il Porto franco sia per essere tolto. I tempi non sono in vero propizt a serivere qua!cosa negli argomenti della giornata, perche il meno che potrebbe suecedere ali' autore sarebbe di vedersi di bel giorno a sua insa-puta, attaccata la coda di stoppia, senza calcolare le con-tumelie, le ire, le fersorate, cui andrebbe incontro, per parte degli avversi al Porto franco. Tutti questi pericoli, e quello anche di chiudersi la via a divenire ministro, o deputato al Parlamento, o Provinciale, o Municipale non impediranno di dirne qualche cosa. Sino da quando Trieste erasi data alla Časa d'Austria, avevano i nostri desiderio e speranza di vedere concorrere in questa citta i commerci di terra e di mare per vantaggio di se medesima, e per le provincie cisda-nubiane per le quali sembrava destinata ad essere di porto precipuo. Trieste ne aveva tutta la volonta, e per quanto stava in Iei usava di ogni modo che potesse, ma Trieste non bastava da se sola per alzarsi ad emporio, aveva bisogno del suo Principe, aveva bisogno delle altre provincie, aveva bisogno degli stati esteri coi quali avrebbe trattato affari. Trieste aveva bensi il governo di se medesima, ma anche il Principe aveva i suoi diritti e fra questi il diritto di percepire il dazio del quarantesimo che era il due e mezzo per cento su tutte le merci che giungevano tanto per la via di mare, che per la via di terra, eocet-tuati alcuni generi destinati al consumo degli abitanti medesimi. Costituiva quaesto dazio la rendita maggiore del Principe, giacche la corrisponsione di cento orne di vino bianco, la quale rappresentava P imposta fondiaria, gli articoli di privativa non erano gran cosa. II quaran-tesimo sulle merci si riconosceva per dovuto, quando le merci arrivano nel porto, che era appendice anzi parte della citta, perche si riguardavano come introdotte per 1' atto deli' arrivo, meglio ancora se sulle navi si faeesse commercio o per vendita o per baratto. Ouesti diritti che costituivano la principal rendita del Principe erano talmente consacrati dal tempo e dai pensamenti abitudi-nari che nessuno avrebbe ardito di supporre che le cose potessero essere altrimenti. Nei moviinenti delle merci che seguivano per la via di terra, quelle che venivano dal Carnio o da altre provincie interne, fuggivano il con-tato della citta, e delle dogane che stavano a Ftinlfenberg ed a Cattinara come punti esterni del territorio urbano, e recavansi direttamente alla fiera di Capodistria per farvi cambio con prodotti istriani, perche quella fiera era Iranca. Si ricorse alla forza, r mercatanti forestieri si co-strinsero di venire a Trieste, ed essi tentavano di delu-dere anche i mezzi di costringimento; si fecero guerre con Capodistria o piuttosto colla Repubblica Veneta cui obbediva Capodistria, e non si ottenne che effetto me-schino. Colle altre provincie si avviarono ralažioni amiche-v«li, il Principe che era pur Principe di quelle provincie desiderava che i traffici si avviassero a questo suo porto per comune vantaggio, il Carnio, Gorizia, la Carintia medesima mostraronsi propensi per concentrare i loro mo-vimenti in Trieste, le strade di Caporeto, e di Lubiana furono preseritte, pure non si ottenne che effetto me-schino; P interesse privato, le abitudini, le simpatie, le gelosie da provincia a provincia deludevano le misure di Governo. Cogli esteri ebbe Trieste trattati e concessioni fa-vorevoli, con Napoli, con Sicilia, colle Spagne, ebbe agevolezze, il Principe poggiava il commercio di Trieste, pure non si ebbero che effetti meschini; un continuo chiedere, un continuo lamentarsi senza risultati, che anzi come pii i tempi s' avanzavano piu le condizioni mer-cantili scemavano. E ne era cagione che le menti vedevano bensi la possibilita, la convenienza di un emporio, ma nOn sape-vano o potevano valutare gli elementi necessari a forniarlo o riconoscendoli, non avevano il coraggio di darvi quei modi che occorrevano. Iinperciocche il Mare Adriatico presentavasi bensi ali' ocehio di qualunque come modo di facile comunicazione con provincie transmarine che altro mezzo non avrebbero si di leggeri potuto sostitui-re, la via di mare era pronta, ma questa via poteva fare capo in altro punto che non Trieste, e 1' infuriare di venti, e P asperita dei monti, e la poverta del suolo, e dei popoli che separano Trieste da provincie abbondevoli di prodotti;'-la stessa scarsezza di terreno intorno Trieste che da agio a formazione di maggiore citta, additava altro sito nell'intimo seno deli'Adriatico. Fu questo in antico Aquileja, ricca d' acque, di terre, di mite clima, che ve-deva aprirsi facili vie oltre Alpe attraverso belle pianu-re, e vallate aperte; Parte poteva supplire il difetto di porto naturale come difatti lo suppli in modo veramente regale. Fu poi Venezia dominatrice dell'Adriatico e grandis-simo incentivo ai commerci dava 1' estesa fertilissima pia-nura del Po, ricca di citta popolose, industri alle quali era aperta la via pei fiumi; grandissimo allettamento dava la citta medesima, maravigliosa per opere d' arte, pel governo civi|e, p.er le industrie, per la sapienza, per la piacevolezza del vivere, le quali cose compensavano di gran lungo il non facile approdo. Venezia, ammirata dalle nazioni sosteneva il commercio, come elemento di stato, il dominio delle spiaggie istriane e dalmate garantiva a lei il dominio della navigazione. Venezia era in tale condizione da non temere rivale fino a che la sapienza di governo non giungesse a si, che le inferiori di altro luogo .venissero compensate a modo di stare a fronte di lei. I mezzi adoperati fino al cadere del secolo XVII tor-narono tutti frustranei; fino ai tempi di Carlo VI Venezia era padrona del commereio e della navigazione dell'A-driatico, e con mezzi di governo si la manteneva che ad altre citta appena concedeva qualche bricciola, perche non perissero d' inedia, e questa bricciola non venne a tutte accordata nemmeno delle proprie suddite, alle altre fu lasciato cio che non era possibile di togliere. Carlo VI seguendo i consigli del celebratissimo Principe Eugenio penso a Trieste, non gia a motivo di predilezione per questa citta, ne per fare cosa grata a questa, ma per promuovere come ei lo dice nelle sue Patenti il Commercio generale dei suoi Stati, rivolse lo sguardo*ai porti di mare, non a Trieste soltanto, ma al-tresi a Fiume, ed aila costa croatica, e se preferi Trieste ad altra citta egli e perche Trieste soltanto mostrava miglior attitudine di confronto ad altri porti di mare. Ed ecco i modi che egli uso. Dapprima penso soltanto ad un Emporio, che fosse provveduto di marina; invito tutti indistintamente i mer-cadanti, i manufatturieri di tutte le nazioni a fissarsi nel Litorale, promettendo liberta di commercio, sicurezza, tolleranza, csenzione da carichi personali, comodita per depositi ed opifizl; con cio ei pensava aH' Emporio. Nella impossibilita di avere propria marina, che la scarsezza e 1' importuosita delle spiaggie non concedevano grande, invito esteri offerendo la bandiera imperiale ed arcidu-cale, offerendo difesa sui mare contro qualunque aggres-sione fosse anche P aggressore un potentato; il che spe-cialmente riferivasi ai Veneti. Cio di Trieste; nell'interno delle provincie, ecci-tava le industrie produttrici, ed i commerci per avviarle a Trieste; nell'estero conchiudeva col Sultano la pace di Passaroviz, nella quale si stipulava reciprocita di commerci conveniva di mandare Consoli Austriaci negli scali di Levante, di accettare Consoli Turchi nei porti austriaci. Ouesti modi, cioe la liberta illimitata data ad ognuno di traflicare, Pesenzione da carichi personali, la facilita di avere terre e čase, la tolleranza religiosa, furono ri-guardati per certissimi a creare 1'Emporio; pure la cosa non ando si facile come forse si penso; imperciocche 1' Imperatore ricorse anche al mezzo di societa, di quella Compagnia Orientale la quale s' ebbe tanti privilegi ed agevolezze, che essa sola assorbiva tutto il commercio. Pure la societa non pote durare, alzo in Trieste le prime čase della citta nuova, fece il primo navale, coslrusse i primi bastimenti, imprese le prime spedizioni coll'estero, ma non pote durare, ne avvio 1'Emporio; i mezzi adoperati non eran quelli che si esigevano dalle condizioni pecu-liari di Trieste o deli'Adriatico, mai comprese, mai giu-dicate da lontano. Carlo VI non fu bene certo se il Porto franco potesse dare vita ali' Emporio; pochi giorni dopo avere rinnovato 1' invito per formare 1' Emporio, tentava il modo del Porto-franco nel 1719 ma provvisoriamente, ed- insieme aila Compagnia Orientale, sperando forse che questa seconda avrebbe realizzato cio che egli si propose. Ouesto Porto-franco non in altro consistette se non che nel permet-tere che le navi giungessero in porto, fingendo per ri-guardo al quarantesimo che non vi fossero giunte; per-mettendo che da nave a nave, da citta a nave si facesse commercio ali' ingrosso, come se le navi non fossero in porto; assegnando terreno e Iocali nei quali si potessero riporre e levare le merci, fingendo come non fossero stale mai introdotte. E questo modo torno efficace, le merci dal di fuori giunsero, le merci giunte ripartirono, cominciarono gli affari, 1' Emporio comincio a formarsi, il solo Porto franco gli dava vita, piu che tutte le altre concessioni che divennero secondarie, indifferenti e che poi cessarono in gran parte, perche non erano piu che mezzi transitori. . Or ecco come era questo Porto franco. Quella sacca di mare che oggidi chiamasi sacchetta, che formava il Porto deli' antica cittž romana, che fu e si disse il Porto delle navi o Porto esferno di Trieste dei tempi medi e recenti, fu dichiarata franca, le navi potevano entrare e sortire senza pagare il quarantesimo per le merci im-portate od esportate, non andavano pero esenti le navi da quegli altri tributi che propriamente ilon erano di commercio. In fondo a quegta sacca v' era una salina, gia proprieta del Convento di Monache di Trieste; que-sta si comper6 dali'Imperatore e vi si fabbricarono dei magazzini per depositarvi le merci scaricate dai navigli e che non destinavansi ad introdurre in Trieste, e che a piacimento potevano di nuovo estrarsi; e questi magazzini dicevansi egualmente il Porto franco; per le merci dei magazzini pagavasi un tenue affitto. II governo di questo Porto franco era poggiato interamente alla doga-na; la giurisdizione civile e politica al Capitano di Trieste, che e quanto dire al Governatore. Le discipline erano: II deposito delle mercanzie pud farsi nel Porto-franco, ed anche in qualche magazzino privato, nel quale ultimo caso sotto sorveglianza della dogana; le merci destinate a consumo o ad introduzione pagano il quaran-Osservazioni meteorologiche fatte in Parenzo all'ai Mese di j tešimo; le merci giunte da terra sottostanno al dazio, Sono esclusi dal Porto franco i seguenti generi, ferro, acciaio, rame, raercurio, tabacco, šale, specchi, vetri, senza speciale licenza. Entro il Porto franco si poteva fare commercio e permuta, pero soltanto ali' ingrosso, era permesso il commercio da nave a nave. Gli esteri hanno piena liberta di trafficare nei Porti franchi, non possono molestarsi per debiti contratti altrove, non possono essere puniti per delitti altrove commessi. In prossimo numero mostreremo come il Porto-franco, divenuto mezzo precipuo alla formazione dell'Em-porio prendesse migliore sviluppo e forma. (Art. c