AMO IV. Capodistria, 16 Febbrajo 1870. N. 4. LA PROVINCIA GIORNALE DEGLI INTERESSI GITILI, ECONOMICI ED AI1IINISTRJT1VI DELL'ISTRIA. Esce it 1 e stri; forare a disegno carta, cartone; piegare, frastagliare carta; modellare argilla; imparare nel modo più semplice e più breve il di-segno i.neare, ed insieme gli elementi della geometria. E e< 11 sì molteplici occupazioni Froebel si prefigge di coi durre gradatamente l'intelligenza all'astrazione; sviluppare il carattere; suscitare lino dalia più tenera età le tendenze speciali che rivelano l'ingegno e determinano la vocazione; mercè le attrattive della natura ed i piaceri morali abituare le classi operaie ai cullo delle gioie domestiche, allontanandole dalle soddisfazioni sensuali e grossolane; sviluppare il senso artistico, perchè il bello è lo splendore del buono. Pisino, febbrajo. (A. G.) Il Gemizio agrario di Pisino ebbe in dono dal Signor Carlo M. Camusa fiorini ottanta per l'acquisto d'un microscopio destinalo agli esami in ogge.li dì bacologia. Non a tutti i luoghi, specialmente alle ville, o per l'una ragione o per l'altra, potrà forse riuscir facile di provvedersi d'un microscopio, ma che questo sia indispensabile, gli è un fatto. Chi in attesa d'uno specifico contro la malattia de'bachi non si adatta per intanto agli insegnamenti della scienza, ed a quanto suggerisce la pratica di privati e d'istituti che con tanto impegno ne fanno studio, dovrà fórse per mollo tempo ancora provar de'disinganni in questo ramo d'economia, Oggidì a cagion d'esempio chi vuol avere prodotto dalle vili convien che s'adatti a fare le solforazioni, briga questa a cui non era abituato ne'tempi andati; così anche riguardo la produzione de'bozzoli converrà prestarsi con quelle certe cure che per dir il vero ora devono riescire incomode a chi era avvezzo di prendere disposizioni alla grossa ed a procedere con tutta materialità, e non pertanto otteneva soddisfacenti risultali. In allora era altresì cosa facile provvedersi la semente da chi l'aveva confezionata senza soverchi disturbi. 1 confezionatori prima della maialila erano subordinali agli allevatori; però dopo la malattia salirono a tanto che dallo zelo e dalla probità loro si faceva dipendere il buon esilo della produzione. Ma per quanto essi confezionatori di pien proposilo facessero del loro meglio per stabilirsi in opinione, l'empirismo non valse; e coloro che, salva la buona intenzione, la pretendono a confezionatori di semente sana, per quanto possono trovar fede appresso i credenzoni ai quali le accidentali e talvolta replicate buone riuscite di leggieri convincono, dalla scienza però non polranno ottenere giammai assoluzione. In proposito alle cose sopradelte va raccomandato di leggere e di ponderare l'assennato articolo del signor Pasqualis, riportato nei N. 23 e 24 del Giornale ,5Alti e Memorie dell'i, r. società agraria di Gorizia nel dicembre 1869." Non ci si scappa. La classe intelligente ed agiata dovrà sneghitlirsi per poter far calcolo d'una rendila certa dalla bachicoltura e dovrà applicatisi continuatamente se vorrà conservarsela. Epperó lino a tanto che le cose avessero a cambiarsi (parlo sempre della razza gialla nostrana) ogni allevatore dovrebbe a sicurezza del fallo proprio confezionarsi la semente pel suo piccolo bisogno, e precisamente col sistema cellulare; e chi ne fàccia industria estesa dovrebbe confezionarsi di tal modo un pajo d'onde, e poi da queste, osservando il metodo d'isolamento, l'anno dopo allevare una partita di bozzoli, e se corrisponde, destinarla tutta per semente nell'anno successivo, e cosi via, disponendo per rinnovare il ciclo di rigenerale riproduzioni. E soltanto chi avrà dimostralo d'aver operalo in siffatta maniera, potrà legittimare le sue sementi, senz'essere ancor responsabile del risultato che può dipendere da fortuite circostanze. Ogni altro li telo, di provenienze, di plaghe boreali, di condizioni eccezionali, ecc. sono ciauciafruscole che ormai dovrebbero aver sciupala la credulità della buona gente. le scuole dei pezzenti in inghilterra (Dalla Perseveranza.) La carità è sempre una virtù d'assai difficile applicazione, ina se poi intendiamo parlare di quell'insieme di soccorsi morali e materiali che la società versa sui proprii figli derelitti, la carità è un istrumento, un' arma di una natura così pericolosa, che spesso produce il male che è chiamata a riparare. , E una fatalità congenita delle istituzioni pie, la cui esistenza non dipende dallo zelo privato, quella di somigliare a certi alberi rigogliosissimi di fronde, il cui frutto non paga le cure di chi li piantò. La carità, per essere feconda, deve lottare per vivere, e l'abbondanza de' mezzi le deve venire quasi premio dei servigi resi all' umanità ed in proporzione di essi. Scopo precipuo della beneficenza deve essere il distruggere le cause della povertà, più che il recar sollievo momentaneo ai bisognosi, alleviando così l'imposta già tanto gravosa che la mendicità preleva ogni anno sul pubblico reddito. in Inghilterra la carità è una vera istituzione nazionale. Ognuno concorre forzatamente a mantenere i poveri, a favor dei quali si paga una lassa diretta. Le immense somme così raccolte, non .sempre prudentemente erogate, hanno suscitalo i poveri volontarii, più che sussidiati i veri indigenti, e ciò fino a pochi anni or sono, fino a quando cioè, la società privata, ricca di intelligenza e generosa di consigli più che di danaro, asssunse il difficile incarico di segnare la via alla beneficenza ufficiale. Esiste nei grandi centri inglesi una specie di casta che non è quella de' poveri, come non è quella de'delinquenti. Questa è una associ zione che non può denominarsi diversamente che dei cenciosi. Essi sono fanciulli dai primi anni dell' infanzia allo schiudersi dell' adolescenza. Giunti che siano al decimoquinto anno, la loro sorte può dirsi decisa. Se qualche insegnamento caritatevole non giunse in tempo a mansuefare quelle selvagge nature, la prigione, la deportazione, spesso peggior destino ancora, son loro riservati. Non è dunque esagerato l'affermare che la vasta famiglia dei cenciosi è il vivajo di quegli infelici che popolano gli ergastoli del Kegno Unito. Analizziamo di quali elementi si compone la variopinta e orribile turba di quei vagabondi. I figliuoli dei delinquenti abituali forniscono il maggior contingente. Le loro famiglie sono esempio sempre, spesso incentivo, ad ogni vizio. L' ozio, la ubriachezza, il piccolo ladroneccio di ogni istante, purché propizio, 1' oscenità della parola e in moiti casi il cinismo degli atti, essendo lo spettacolo abituale offerto a quegli esseri teneri ancora, la loro mente ben tosto perde quella istintiva ritrosia al mal fare, che sussiste nel cuore come un pallido raggio della primitiva purezza della umana famiglia. La gente di mal' afFare s' adopra a cavar profitto dalla propria prole spingendola all' accattonaggio e poco a poco la inizia alle mille arti del tagliaborse. Se il terreno non è abbastanza propizio, cioè, se la giovine prole non è ancora sufficientemente pervertita o non riesce a portar qualche soldo a casa, frutto delle sue tenebrose industrie, la famiglia la scaccia, l'abbandona, affidando al caso ed al bisogno il compimento di quella educazione di vizio. In un paese Come l'Inghilterra, ove a difetto di vera moralità le apparenze acquistano un immenso valore, i figli illegittimi generalmente rejetti come prove v iventi di errori passati, divengono anch' essi reclute abituali della mendicità. II numero minore consta di quei pochi nati fatti per la Corte d'Assise e di quegli infelicissimi cui mancarono ambo i genitori e di cui nessuno seppe o volle incaricarsi. Omettendo di parlare di molt'altre città inglesi, la sola Londra possiede più centinaja di mìgliaja di pezzenti, i quali, sino a pochi anni or sono, non venivano raccolti nè istruiti, se non dopoché una colpa più grave delle tante altre commesse gli dava in mano alla polizia, Non serve l'osservare quanto difettoso fosse questo sistema, giacche, nessun peg-gior consiglio può prevalere su quello di lasciar commettere il male che si può prevenire. Diversi tentativi individuali in Southampton, A-berdeen ed Edimburgo furono fatti allo scopo di salvare i fanc'ulli abbandonati e servirono di punto di partenza alle attuali " Associazioni di carità per la redenzione dei pezzenti. „ Non sarà difficile il concepire come le scuole gratuite o a buon mercato alle quali sogliono concorrere i figli delle classi operaje, non possano ammettere i pezzenti di cui ci occupiamo. Ancorché la beata ignoranza de'primi anni preservi i figli dei paria inglesi dalla profonda corruzione de' parenti loro, nullameno l'abitudine del vagabondaggio, la giornaliera insinuazione del vizio e della miseria volontaria, compartono loro una precoce perversità che troverebbe facilmente un'eco nel cuore e nella mente de'loro compagni di scuola. I genitori di questi non si adatterebbero a saper la loro prole in a-bituale contatto con quei delinquenti in miniatura. Ciò basta per indurre i direttoli delle scuole slesse a rifiutarsi ad ammetterli. Se una scuola speciale non fosse stata fondata, ove que'poveretti abbandonati potessero migliorare sè stessi senza contaminare gli altri, le dolorose condizioni di alcuni anni fa, si sarebbero continuate per loro chi sa fin quando. I tentativi isolati di cui abbiamo teste parlato, sono rimasti pressoché infruttuosi, perchè dipendevano dallo zelo di singole persone, che non potevano giovarsi dell' esperienza altrui, ma lo spirito di associazione delle forze venne a compiere anche in questo caso i miracoli di successo che produce giorna'mente in ogni umana intrapresa. Ci si domanderà con qual mezzo si può indurre un fanciullo semi-selvaggio, avido di libertà, intollerante di comando, a frequentare la scuola ? Per rispondere a ciò racconteremo in breve, quello che avvenne nella città di Portsmouth, che può dirsi la culla delle scuole speciali che abbiamo chiamate dal vocabolo inglese liagged Scliools, " Scuole dei pezzenti. „ Un povero calzolajo per nome John Pounds, non avendo famiglia, adottò un fanciullo, ma ben tosto s'avvide, che un'esistènza isolata e monotona, riusciva di peso alla vivace indole del suo protetto. Quella generosa natura del Pounds pensò come potesse far del bene al bambinello di cui avéa assunta la cura e l'educazione e in pari tempo giovare anche ad altri. Nel miserabile quartiere ch'egli occupava, in una delle parti più luride della città cominciò ad attirare colla promessa d'una merenda frugale come la sua, quei bambini che scorgeva dalla sua finestri-na, sdrajati mezzo nudi sul limitare delle case del vicinato. Questi cenciosi compagni del suo favorito aumentarono d'assai: il buon uomo aveva in sè quel magnetismo delia carità che fa fare la conquista d'un cuore, con uno sguardo, con un sorriso. Ben presto questa scuola da lui improvvisata produsse il suo effetto; e siccome avviene per solito, col successo le crebbero i mezzi e i protettori che si attribuirono la maggior parte degli encomj della cittadinanza. Sic vos non vobis, eie. ciosi le prime nezìoni di morale, d'insegnar loro il leggere, lo scrivere, il conteggiare, ma loro inse-segnava anche il suo mestiere e quando si facevano grandicelli, li metteva a posto, come fattorini. Egli ebbe così la consolazione di aver fatto dono al suo paese di centinaja di utili ed onesti cittadini. L'assenza dalle pubbliche vie di tanti fanciulli che le ingombravano prima dell'aprirsi della scuola di Pounds, diede nell'occhio. Le Autorità di pubblica sicurezza, dietro una inchiesta statistica sullo stato morale della popolazione, constatarono una diminuzione di delitti, soprattutto fra i giovinetti dai dieci ai quindici anni. V'ha di più: quei bambini che avevano una famiglia, per quanto perversa essa fosse, vi rientravano la .sera e vi esercitavano un'azione benefica indiretta, se non su ogni membro di essa, almeno sul cuor della madre che anche in mezzo agli abissi del vizio, conserva quasi sempre intatta la corda dell'alletto pe'suoi nati. Quante volie all'udir quelle vocine ripetere gli inni della scuola, al veder que' visi amati oscurarsi al proferire d'una parola di violenza o di ribellione contro il destino, quante volte ripetiamo, quel cuor di madre subì la rigenerazione dell' amore e per suo mezzo tutto un nido si risanò moralmente, flianzi oggetto di orrore e forse di terrore pe' vicini ! Questa, ci si dirà, è poesia. Egli è un fatto che la poesia e uno di que'fiori di cui l'Errico Vi-talis diceva: Che sì repente ora vivete. Ogni terreno lo nutre codesto fiore, e desso alligna nella vita, più che non torni acconcio a chi vuol tutto ridurre a cifra. Ma veniamo ai numeri, e vediamo se l'aritmetica non darà in questo caso la mano alla poesia. Un sacerdote scozzese ("Mac Gregor), che dedica la sua vita a queste istituzioni di carità, modellate sull' esempio di quella di Portsmouth, ha stabilito un calcolo comparativo, fra le spese nelle quali la Società incorre per educare 800 giovinetti e renderli utili a sè ed al paese, e la somma impiegata per mantenere negli ergastoli e ne'bagni (lei Regno altrettante esistenze abbandonate all' aprirsi della virilità alle loro perverse tendenze. Nel primo caso la spesa è di 6,000 lire sterline (150,000 franchi), nel secondo caso si erogano 100,000 lire sterline (8,500,000 franchi). La ciò risulta evidentemente che l'educazione delle classi inferiori, considerata come rimedio preventivo, e d'assai più economica, di quel che lo sia la punizione dei delitti commessi. 1 mezzi di cui il Pounds aveva saputo giovarsi, ispirato dalla sua carità, suggerirono quelli di chi attualmente dispone l'Associazione pia per l'istruzione dei pezzenti. II fornire ai bambini un cibo sano e nutriente, dopo molle prove, riuscì il mezzo più efficace ad attirarli alla scuola e a farli continuare nel proposito di frequentarla g ornalmente. Gli stessi rigori dell'inverno sono utili sussidiarli dello zelo della carità cittadina, perchè dessi servono a far preferire ai giovani vagabondi, la dolce temperatura della stufa, alle amare carezze del borea e alla timidità della nebbiosa atmosfera. Le seduzioni della stufa e la dolce cura de'docenti (volontarii per la massima parte) vincono la ritrosia dei fanciulli per la reclusione, e prima che la siale ritorni v'è tempo sufficiente a far breccia in que'poveri cuori che non aspellano che il soffio dell'amore altrui per ripagar d'amore. Ad aiutare la carità privata si combinano anco le leggi di polizia. L'accat naggio è per se una colpa. Il bambino che vien sorpreso nella via mendicando, e immediatamente condotto alla poli/,a, e quivi interrogato sulla sua famiglia. Questa vien tosto studirta hilus et in cute, e se i mezzi di cui essa dispone sembrano sufficienti, la si può ex ufficio obbligare a mandare la di lei prole ad una scuola a pagamento (penny school). Per mettere in chiaro la vera condizione economica dei parenti, questi son messi nella necessità di scegliere in modo ineluttabile, fra l'essere intieramente separati dai loro figliuoli, o il provvedere alla loro istruzione. Questo sistema ha il vantaggio di escludere dalla llagged Schools tulli quegli allievi che avendo mezzi pi r essere istruiti altrove, priverebbero di soccorso tanti altri, di loro più poveri e bisognosi. Un altro elemento indispensabile per compiere questa redenzione alla quale si mira è la distruzione delle abitudini d'ozio e di ignavia, che sono il risultato delle prime impressioni ricevute, le più difficili a sradicare. Sotto la forma di passatempo da principio, poi con una autorevole ins steriza che deve il più possibile velare un assoluto comando, si abitua a poco a poco il bambino ad un lavoro manuale. ti prodotto di queslo lavoro, nullo dapprima, diventa sufficiente in un pajo d'anni per sopperire in parte alle spese dell'istituto. Il bambino ne è consapevole, cosicché quel lavoro gli diventa meno gravoso e coll'ajuto dell'immaginazione giovanile esso acquista agli' occhi della scolaresca l'importanza d'una occupazione che tende a renderlo indipendente dal soccorso altrui. Una certa fierezza, un grado moderato d'amor proprio, sono una molla potente nella vita e senza di essa non v'è bassezza alla quale non si possa discendere. E vera carità dunque quella esercitata con quel pratico insegnamento, die insinuando l'abitudine dell'attività, inocula il sentimento della propria dignità. 11 piegar quelle nature cosi indomabili al primo avvicinarle all'ano* del lavoro ed all'ambizione del l'ar bene, riesce generalmente assai più facile di quello che si potr bbe supporre. Se la suprema volontà che regge ogni cosa, non riservasse tale consolazione a coloro che si danno l'arduo compilo di educare i rifiuti dell'umana famiglia, chi mai si sobbarcherebbe a quella fatica? Da quelle labbra giovanili che sembra non dovrebbero lasciar sfuggire che parole d'affetto, escono le contumelie tutte, proprie dei derelitti e dei re-jetli. Ina bambina in piena scuola, alla maestra che le parlava di Dio e dell'amore che ognuno deve provare per chi ammonisce e consiglia, disse con uno sguajato riso: " Che m'importa di Dio, che m'importa di voi? Dio non m'ha mai dato pane, e voi non v'amo! „ — " Ed io, invece, rispose la maes'ra, vi voglio tanto bene, che ogni giorno faccio dieci miglia per venirvi ad insegnare ad obbedire a Dio e ad essere buona. „ La bambina stupì a tanta dolcezza di rimprovero, e da quel giorno i di lei progressi furono così rapidi, cbe ora essa è una delle assistenti (monitor) che aiuta la maestra a tener in freno la vivace brigata. Da questo esempio si può rilevare cbe per coprire i posti di docenti, in queste scuole, bisogna averne proprio la vocazione. Un istruttore pagato può eccezionalmente avere una cosi alla idea dei dovere, che lo spinga ad adempire perfettamente al proprio mandato, ma è più facile trovare nel d -sinteressar! ento di un apostolato gratuito que'generosi e fermi propositi, che vincono gli ostacoli d'ogni maniera e quella fede nell'avvenire che " muove le montagne. „ Questa é una delle cause che danno a codeste scuole un carattere affatto privato. L'influenza diretta ed il diretto aiuto del Governo o del Comune, sembrano raffreddare la carità de'contributori, e dietro moltissime prove quei due corpi morali, si sono prudentemente risolti a limitare il loro intervento ad u-na sovvenzione di danaro ove richiesta dai bisogni espressi dell'istituto e ad una sovvenzione severa sulla istruzione data alia scolaresca, la quale istruzione (leve essere almeno eguale a quella delle scuole, a pagamento. Ciò allo scopo di impedire che per una malintesa economia i fanciulli vengano mandati ad una calliva scuola gratuita p uttostochè ad una buona, comunque meschinamente retribuita. (Continua) BIBLIOGRAFIA. Fra i vari quesiti dati a sciogliere in un' accademia ad un certo cotale che si spacciava per e-stemporaneo, si fu questo : Poniamo che s' avessero a bruciare tutti quanti i libri, un solo eccettuato, diteci un po', quale salvereste voi dalle fiamme? E il mattugiolo d' un estemporaneo lì pronto colla sua brava risposta: Gua', io non mi ci confonderei io, salverei il lunario senz' altro, e ciò per sapere almeno in che giorno io mi trovi. E Sesto Cajo Baccelli, che fu quel bizzarro poeta che tutti sanno, anche lui dava un gran pregio al lunario. Ecco coni' ei canticcliiaya in proposito, mettendo piè innanzi piede su per la d Ice salita del Parnaso. a Gran libro è questo! Noi sappiam di qui Quando abbi a ni festa, e quando si digiuna, Quando è .«.aliato e quando è venerdì: Si conosco» le fasi della luna, Le stagioni dell' anno e i dì del mese „ . .. Se poi amassimo dilungarci su codesto argomento e volessimo porre in sodo tutti i vantaggi e le utilità di questo Jibriccino dalla vita d' un anno, ne avremmo sin domattina; ma il troppo stroppia e il buon vino no:i vuol frasca. Laonde, persuasi che quel po' che ci venne detto basti allo scopo, non ne facciamo altro; e, smettendo i preamboli, dal lunario in generale, scendiamo a quel di Capodistria in partici. lare. L' origine e lo scopo di questa pubblicazione sono ormai conosciuti ; non di meno il ritornarvi sopra può avere i suoi vantaggi. Già il ripetere le cose buone giova sempre e qui, nel caso nòstro, gioverà, speriamo, a invogliare altri a seguir l'esempio di Capodistria c i compilatori stessi, ripen-1 sanilo a quello cbe hanno fatto e a quel che rimane dn fare, si animeranno al lavoro e più spediti tenderanno alla meta. È a sapersi adunque che, or sono tre anni, alcuni giovani deila città .di Medusa, ritornati dagli studi universitari allo scoglio natio, un bri giorno, si adunarono e tennero sottosopra questo discorso: E noi che si farà ora? In mezzo a questo movimento incessante d'idee, a questo continuo avvicendarsi di fatti, in mezzo a questa vita di pensieri e di azioni, ci contenteremo di assistere spettatori suìli scanni della platea, o faremo come quei curiosi che s' affollano intorno alle stazioni della ferrovia a guardare con occhi come pan tondi i treni che volano loro dinanzi? No davvero. La nostra e-tà, i nostri principj, le nostre abitudini vogliono a-zione e azione costante che tenda ad uno scopo generoso. Ogni uomo è tenuto a migliorare sè stesso e gli altri, a purificare 1' ambiente in cui si trova, a procurare, secondo le proprie forze, e coli' esempio e colla parola, e, caso mai, collo scritto, 1' altrui benessere morale e materiale. Ed a ciò non è punto necessario essere ministri, deputati, scrittori iti cartello, insomma baccalari di prim' ordine. Quel po' di cognizioni che la nostra fortuna ci ha concesso di acquistare mettiamolo a disposizione dei poveri diavoli che ne sono privi. Non è presunzione questa, è sacro dovere. Rispetto poi ai mezzi di giovare a'truì ve ne hanno parecchi. Per esempio, avvicinare il popolo, framniischiavirsi con lui e studiarlo nelle sue abitudini, ne' suoi discorsi, ne' suoi costumi. Scoperte le menzogne, tra le solite domande: come, vanno le campagne? che vi sembra ilei lempo ? bel bello introdurre qualche opportuna osservazione, rifarsi alla larga, battere con prudenza e moderazione i pregiudizi e S'1 errori, mettergli soil' occhio ue' rimedi e via discorrendo. Ed é, certo, bonissimo metodo cotesto, ma egli ha il solito inconveniente, che basandosi unicamente sulle parole, queste tosto o tardi se le porla via il venti-, e a noi il tempo manca a ripicchiare. Ci vorrebbe dunque un po' di nero sul bianco. E siccome i libri, per quanto belli, non possono avvisare ai bisogni particolari di ogni paese, così noi, che si conosce i nostri polli, dovremmo ingegnarci a scrivere qualcosa in proposito, senza montar sui trampoli, s' intendo, ma ii alla buona, e, come si dice, col cuoi-in mano. E qui uno, ch'era capitato fresco fresco dallo studio della medicina, a paragonare il popolano al malato d'oftalmia e proporre di procedere con cautela appunto come si usa con siffatti ammalati; oggi, diceva, si rimuove una cortina, domani un'altra, poi si apre una impannata, finche 1' occhio, riavvezzato alla luce, non solo non prova fastidio a mirarla, ma dilata la pupilla per coglierla piena e vivace. Quindi, accordatisi sullo scopo e sui mezzi e divise le parti, si sciolsero; e Saturno non aveva peranco segnato il primo dì del 1868 che il lavoro dei nostri giovani, sotto la modèsta vesticciola di lunario, era diffuso fra il popolo di Capodistria. Il popolo, gli fece buon viso e la stampa che quando vuole può fare tanto bene, rivedendogli le bucce, dopo rilevate le mende e additati i rimedi, ne tributava ai compilatori le dovute Iodi. Venne il 69 e il lunario riapparve più in sesto e più rimpannucciato di prima. Venne il 70 e i giovani, te- naci nel loro proposito, ci diedero il ferzo frutto del loro studio e della loro buo na volontà. Ora tocca fi noi parlare di questa terza annata, e lo facciamo volentieri in quantochè vi abbiamo trovato del buono. Riguardo poi ai difetti notati li esporremo francamente, primo perchè la verità vuol essere confessala, secondariamente perchè 1' adulazione oltr' essere un male in sè, nuoce ben più che le critiche pedantesche dei più severi aristarchi. Dopo le consuete indicazioni dei giorni, dei mesi, delle fasi della luna, eccellerà, vengono gli articoli che or passeremo ì revemente in rivista, li primo che ci si presenta è intitolato Tempo medio a mezzodì vero, che spiega la differenza che corre fra gli orologi e la meridiana nel segnar le ore. La causa della differenza è spiegata brevemente e chiaramente, e a chi terrà a memoria la tabella regolatrice non gli accadrà quel che a molti, i quali, data un'occhiata alla meridiana e un'altra alì'oriuolo del taschino e visto che non combinano, borbottano fra i denti: maledetti orologi, non vanno mai bene. Interessante è l'altro sulle nostre campagne. I vantaggi che risultano dal nuovo metodo di specializzare l'agricoltura sono molto opportunemente messi in rilievo, e quantunque limitato sia stalo (.lo spazio concesso all'autore nel lunario, ei seppe con tutto ciò acconciarvisi, così, che ci resta ben poco a desiderare in argomento. Se lo pongano bene addentro nella niente i nostri agricoltori, affinchè, per attenersi all'inveterato sistema di pretendere siniul-tantamente ogni maniera di prodotti da un campo, non si avveri a loro carico il proverbio chi troppo abbraccia nulla stringe. Segue poi un articolo in dialetto ad illustrare il proverbio istriano un soldo sparagna, un soldo vadagnà. il pensiero d'illustrare i proverbi popolari è felice; anzi saria nostro desiderio che l'autore continuasse su questo argomento, e ogn' anno ne porgesse qualcuno, tanto più che u-na raccolta di proverbi della nostra provincia manca e con ciò e'verrebbe ad agevolare sì importante lavoro; però sarebbe ottima cosa eli'eì facesse meglio spiegare l'adagio profittando di tutto quello che ha relazione col soggetto e introducendo analoghi fatti e sentenze. Lo Strafforello gli può servire di scorta in questo. Circa al dialetto noi vogliamo supporre che l'autore lo abbia usato per farsi meglio intendere e va bene; tuttavia ci permetteremo d'osservare che il dialetto che si parla a Capodistria non è po'poi tanto lontano dalla lingua scritta che per essere compresi sia necessario usar quello. Si scriva la lingua pura, e schietta, si scriva in istile veramente popolare, e allora si sarà intesi anche dall'idiota. Vengono poi 1' effemeridi di Pirano, paziente lavoro ed opportuno a far conoscere i più importanti avvenimenti storici di quella città. Ma qui ci avvediamo che a ire avanti su questo piede arrischiamo di far più grande la cornice del quadro, ci è quindi giocoforza tagliar corto e spicciarsi. Di molto inteiesse è l'altro articolo dal titolo le donazioni. 11 mal vezzo di spropriarsf prima dell'ora a favore dei figli è una piaga così perniciosa che meritava davvero mostrarla nella sua brutta nudità, e noi stringiamo cordialmente la mano all'autore che tanto nettamente ce l'ha messa sott'occhio, e desideriamo che chi e in tempo ne approfitti. Altra piaga si è il buttarsi perdutamente al vino ed al :i'?i:t8"jio iq .ut gioco nelle bettole come si addimostra nel raccontino clie fa seguito alle donazioni. Le notizie sloriche tornano proficue ma son alquanto affastellate. Piuttosto che mettere insieme fatti e fatti sarebbe meglio delineare quadri o bozzetti storici. II popolo ne guadagnerebbe due cotanti. Per esempio, la l.a età è tracciata con troppa furia, onde siamo certi che il popolo, lettala, ne saprà poco. Conveniamo anche noi che quella è un epoca in-e ria e pressoché mitica, però in questo caso è mestieri scegliere 1' opinione più autorevole e probabile e dirla poi recisamente. L'autore faccia dei quadretti storici e vedrà con che gusto li leggerà il popolo. Al quale bisogna parlai e il suo linguaggio e non quello dei libri di erudizione, spezzargli il pane a voler che lo appettisca e gii faccia buon prò. In somma le notizie sloriche sono belle e buone ma vanno esposte sott'altro aspetto. In generale a noi pare che i compilatori siano sulla buona via e gli esortiamo a perseverare in quella. Procurino di stud are con maggior larghezza di vertute e con più acuta osservazione il popolo col quale convivono, e sappiano coglierlo nelle sue or generose cr basse manifestazioni. A volte un detto, un gesto di lui, massimamente nella passione, ci svelano i più strani fenomeni morali. Allarghino il campo dello studio e non sia condizione, arte o mestiere che prima o poi non abbia la sua pagina. E fra gl'individui dello stesso mestiere, sotto l'apparenza uguale e monotona., accade di trovare differenze e varietà degne di noia. Giova studiare anche il linguaggio del paese, che non è vero quel che vanno sbraitando i pedanti che tutla la lingua sia ne'classici. Il fondo d'ogni dialetto italico tiene del comune colla vera lingua nazionale. »5Ìi rinnovino gli idiotismi e i provincialismi e si e-difichi sullo strato comune, in tal modo si otterrà ima lingua viva, piacevole e veramente popolare. Tutti gli articoli poi del lunario lasciano desiderare maggiore purezza e castigatezza di lingua, più disinvoltura e maestria nel maneggio, maggior naturalezza e vivacità di stile, e i due racconti più degli altri. Per otti nere queste qualità fa d'uopo tenersi in continuo esercizio. Nello scrivere si verifica quel che venne detto all'Azeglio della piitura: Si /a adagio e male, si fa adagio e bene, si fa presto e male, si fa presto e bene. Nel racconto le donazioni manca l'intonazione locale. Se l'autore non ci dicesse che la scena è in Capodistria non sarebbe sì facile indovinarlo. Quel vento, quella neve, quelle pellicce ci trasportano addirittura a Pietroburgo. L'altro racconto è deturpato da due frasi che fanno ai pugni colle più «■lementari regole di estetica, e neanche l'esempio «lei De Amicis lo salva dalla critica. Nel lunario ci parve anche di scorgere un tuono troppo serio. La serietà è un metodo che annoja. Gioverebbe quindi impiacevolire qua e là gli argomenti. II castigat ridendo mores di Orazio, ossia il pizzicotto morale è qualche volta la man di Dio, che con certa gente a ire sempre colle belle belline, o, come si dice, coli'erba in mano, ci si rimette le pezze e l'unguento. J. C. --- COSE LOCALI. ringraziamento. I Compilatori del" Lunario per il popolo di Capodistria an. III. 1870, dopo smaltitane l'edizione e qui e altrove in provincia, e nella vicina Trieste, dove s'ebbe cortese accoglienza, fecero tenere alla Direzione dell'Asilo infantile liorini 25. CO, di nello introito, pei quali essa Direzione porge loro le grazie più vive e sentite, siccome meritamente dovute a giovani egregi che si mettono con amore sulla via del fare, e che mentre impiegano l'ingegno a spargere in mezzo al popolo utili ammaestramenti, aprono il cuore alle sante gioie della carità. reclamo. Due piccoli battelli a vapore il Capodistria, e il Minerva fanno genialmente la traversata, quello esclusivamente da Capodistria a Trieste, l'altro pure sino a Trieste, movendo però da Pirano, e non facendo che toccare questo porto. Il Minerva va dritto pe' fatti suoi con ordine e regolarità. 11 Capodislria invece per una stupida gelosia, ed una gara più stupida ancora, altera a suo beneplacito l'orario, perchè mentre annunzia la partenza per le sette e mezzo, si stacca invece dalla riva alle otto, e, se occorre, anco più tardi, cioè quando approda il Minerva, che giunge da Pirano. L'oriuolo del Capodislria è il belvedere di Rivalunga, cioè si dà il primo fischio quando si vede spuntare di là il fuma-juolo del Minerva, e finché non arriva, non si scioglie il canape, ed i passeggeri devono aspettare, e godersi i freschi. Preghiamo dunque il Sig. Slrudtboff di ammonire il suo Capitano, e di non permettere che per rivalità insensate, sia si maltrattato il pubblico servigio. VARIETA'. Il decalogo ni Tommaso Jefferson. 1. Non aspettate a far domani quello che potete far oggi. 2. Non incomodate mai un'altro per cose che possiate fare voi slesso. o. Non ispendete mai il denaro prima di averlo in mano. 4. Non comprate mai ciò che non vi abbisogna col pretesto del buon mercato; per voi è ancora troppo caro. 5. L'orgoglio vi costa più caro della fame, della sete e del freddo. 6. Non vi pentite mai di aver mangiato poco. 7. Non vi sembri mai arduo ciò che fate volontariamente. 8. Quanti dispiaceri vi sono costate certe sventure che non vi sono mai accadute. 9. Prendete cosa dal lato più facile. dO. Prima di parlare, quando siete in collera, contale fino a dieci, e fino a cento quando siete sulle furie.