A ' j j , štIOtfe BUON PREZZO m TUTTO IL T.L.T. Ure 20.- &eWms$M®i© tssnoriéisGQ del Territorio di Trieste Tassa postale pagaia - Abb. // Gruppo niiiiiiiiiiiiiiimimiiiiiìiiiiiiiiiiiiR La «panoramica» di dentro e fuori presenta i.n sintesi molti colori mentre S’espandono parecchi odori. Vara De Gasperi quel Gabinetto che male specula su qualche ometto (Mi sembra intendere odor... di retto!) Mentre si effettuano licenziamenti, qui non si prendono provvedimenti. (Cosa «consigliano» certi™ escrementi?) L’Italia libera, l’indipendenza. Garante unico: Harry, la scienza. (Puzza di dollari sento in partenza!) Parecchi giovani stanno a Congresso. La «Vovc libera» fa il suono ...fesso. Chi sta chiedendomi se puzza il cesso?) A Roma sfilano dei partigiani che a calci prendono certi «italiani». (Ti puzza l’alito, caro Guardiani!) Gli inglesi tremano, Bev:.n sta accorto, la barca scricchiola, lontano è il porto. Dei corvi girano. (C’è odor di morto!) La «panoramica» di dentro e fuori porge, espandendosi, parecchi odori che bene esprimono certi valori! Dulcinee llllllllllllllllllllllllltllllllllllllll 611 uomini di spinto siano normalmente malati di gotta; è invece accertato che alcuni uo-mini aff tti da gotta sono anche uomini di spirito. Un vecchio inglese, che soffriva appun-V* questa spiacevole malattia _ ricambio, ogni: volta che gli ®i chiedeva notizie della sua sa uce‘ ma,, da va una serqua di accidenti a Luigi XIV. Poi spiegava: appu,nt0 in odilo ai Re So-6’ * InShilterra aveva stipulato “n tra*tato commerciale nel Por-°gallo e allora in Inghilterra si consumarono quantità enormi di Vln° ^i Oporto. In altre paroli, qual gottoso pagava con dolorose traf'tture tutto il Porto» be-Vuto suol aniona ti i quali avevano goduto, probabilmente di una salute di ferro. . tnsomma, si, è verissimo et e rrori st pesano: -rvi sol-tanto quando si è finito di commetterne. esattamente come si nisce per pagare, quando è già rusto. un abito che si è comperato a credito. ggfM CA CEST TRIESTE ovvero COME AliDRA' A FINIRE - Imputata, alzatevi! • jvl-SivS;!; hb&kS.■ * asm iimiitiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiitiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiimiiiiniiTiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii uni BRUITO KUNTRO Eremo partiti da Trieste tronfi e pettoruti, pieni di speranze e di buoni propositi. Tra di essi c’era pure qualcuno che aveva combattuto sul serio ma che poi aveva rinnegato i principi per i quali aveva visto cadere ai suo fianco i compagni. «Allegri ragazze, si va a Roma, caput mundi e residenza di De Gasperi e Sceiba», «Con le nostre invocazioni all’Istria e aia Dalmazia chissà che successone» si dicevano l’un l’altro in treno. E presi dall’euforia vollero fare » gradassi con degli altri partigiani, autentici, sen e fedeli al loro ideale, che andavano a Roma per portare 01 figli d’Italia il saluto dei partigiani triestini. La spedizione andò male. «Ci rifaremo a Roma» pensarono i «riostri». Ma a Roma., fin dal primo momento si trovarono a disagio Cerano troppi tipi solidi e dall’aspetto risoluto. Le loro grida i-sieriche non sollevarono l’entusiasmo e gli spasimi come a Trieste. Vennero guardati dapprima come una curiosità, poi con commiserazione e infine con diffidenza. Inoltre in quel Congresso si parlava troppo di cose concrete. Non c’erano voli lirici nè singhiozzi nè patemi d’animo. Si parlava di lotta, di terra ai con- tadini, di diritti del popolo, di indipendenza del paese. Tutte cose che ai «nostri» facevano l’effetto di cavoli a merenda. Infatti la loro merenda stava sfumando. Tentarono di ristabilire la situazione quando parlò il rappre- j sentante dei partigiani jugoslavi. ' «Questa è la volta buona» pensa- : reno. «Abbiamo in serbo qual- 1 cosa che non è mai fallato». E allora incominciarono con «Pota, Zara, abbasso Tito» e roba del genere, roba che qui a Trieste si può gettare sulla piazza a palate, senza tema di saturazione. Ma dopo un poco si guardarono allibiti. Non solo la cosa non attaccava, ma dei mormorii di disapprovazione prima e di protesta poi, si levarono dappertutto e crescevano sempre più. Nel meccanismo dei «nostri» c’era qualcosa che non andava. Allora fecero una dignitosa uscita. E si trovarono fuori. Soli. Il giorno dopo tentarono di inscenare ancora una gazzarra patriottarda. Ma non se ne fece nulla. Anzi, per ragioni di ordine, fu loro vietato di entrare nella sala. Musi lunghi al ritorno. Tutto era andato a monte. Dove erano \ le belle spolmonate antijugoslave j e anticomuniste fra gli applausi | fragorosi? Dov’era la frenesia nazionalista e i volti bagnati di ; lacrime -per la Dalmazia martire? ! Cosa raccontare a quelli rimasti | a Trieste che li avevano accorre-| pugnati alla stazione col cuore \ gonfio di speranza? Che anche a ] Roma cerano gli slavi? Eh, se si fosse potuto... Ma sarebbe sta* j ta troppo grossa. Era successo invece qualcosa che i «nostri» non avevano preveduto, qualcosa di veramertte terribile. Era successo che a Roma i rnostri» avevano trovato l’Italia. E per questi rinnegati è stajo davvero un brutto incontro. RONZINANTE IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIUIIIIIIIIIIIIIIIII I nuovi doni Oro, incenso di Natale: e mitra. Gelido e magro vieti papà Natale, col volto glabro, col sorriso mesto, e versa i doni in casa dell’onesto. Apre il mantello e passa un soffio d’ale. Altro non porta a chi lo invoca e implora un po’ di fuoco, un pane, qualche panno. Che può portare dove, su lo scranno, stà assisa la Miseria gran signora? Apre il mantello e passa lieve un canto, che all’affamato e infreddolito assorto dd un delicato senso di conforto. Apre il mantello. Passa il Bimbo Santo. Frivolo e grasso vien papà Natale, col volto rubicondo ed un sorriso che spacca il volto. Qui, ben più deciso, apre il mantello, nelle calde sale. Chissà se quest’anno l’A.M. G. darà la rituale mancia al «domestico» Consiglio di Zona? «Oggi è il 25 dicembre....» dissi allegramente a Landò. «Già™ «rispose lui» .„mancane due giorni al 271» Il «Barbanera 1948» contiene tutte le profezie per l’anno venturo. Sugli affari, su! tempo, sugli amori. Predice esattamente tutte le cose salvo u-na: dove andremo a finire con questi prezzi. L’ITALIA MATA HAI CUTI Porta al riccone splendidi tacchini, salumi, dolci e vesti in pura lana; che la Miseria qui non ha la tana: cacciata fuori a forza di quattrini. Apre il mantello. Il ricco fa man bassa su quanto scorge, messo a lui davanti. E i doni sono molti, sono tanti. Passa di tutto, ma Gesù non passa. Il capo Goto, Trumanhustra si mise dapprima a piangere perchè i suol pupilli avevano abbandonato l’Italia, poi parlò: lo amo l’Italia, disse. L’Italia, paese di navigatori, di poeti, dt martiri si protende nel Mare Nostro (Sinus Amerioanus). E: a è l’erede delle gloriose repubbliche marinare (singulti patriottici). O. la terra madre di biade e del diritto! E pianse Trumanhustra e si a-sciugò gli occhi con fini batiste e proruppe: Sì, l’Italia mi è cara. La vedo circonfusa di gloria, d’alloro cingentele la fronte onusta di luce promanante dalla giustizia romana! — Roma doma, urlò il Congresso Poma! gridò Trumai -hustra in risposta, con voce stentòrea. E il Congresso si scio'"« inneggiando al Bruce (Cabot). Le parole fatidiche del capo Goto non erano nemmeno dette e reverentemente ascoltate che tutte le stazioni-radio pensavano a diffonderle ai quattro angod del mondo; esse giunsero fino alle telescriventi delle agenzie d’informazioni a Trieste; qui vennero captate e battute sui bianchi nastri di macchine frutto dell'Ingegno di un Grande della Stirpe e da lì al piombo fuse degli stereotipi della «Voce» * del •Giornale di Trieste». Ma le parole del grande filosofo, capo dei Goti, Trumanhustra stranamente suonarono agli orecchi di Don Chisciotte: Cosa, adunque, ti sembra, mio Sancho, di quelle dichiarazioni? domandò il Cavaliere. — Il diavolo si porti quel che io penso di quelle squanquacchere, disse l’asinel montato Sancho. Però, col permesso dt Vostra Signoria, io credo che esse siano state manipolate alquanto. — da che lo de-duci Sancho? chiese meravigliato il Cavaliere dei molini. — Se non soh colto son però meno tonto di un volgare furiano 'furiarne longilineus, uccello loquace della famiglia dei nazionalisti) e ben m’appongo, replicò Sancho, se dico che il capo dei Goti quella notte se la passasse in qualche taverna della capitale. E di dichiarazioni sulle biade e sui diritti lui non si è curato più di quando la vostra signora. Dulcinea del Toboos, s’interessi ari le sue mandre dii porci, ch’ella pascola con tanta semplici*»!. Sorpreso rimase il Cavaliere e sì tacque pensoso E cavalcato che ebbe, giunto nel primo paese, comperò due copte di quei giornali, per essere edotto in proposito. Trumanhustra, vi ti diceva, si era impegnato solennemente a voler rispettare la libertà e l’indipendenza del paese d’Italia. E-ra vero, le Sue truppe se ne e- rano andate, salutate con un entusiasmo maggiore di quello che le aveva accolte al loro arrivo Dicevano i due giornali che Trumanhustra avesse detto che lui era pronto a far rioccupare l’Italia dai Goti se essa venisse minacciata «sia dall’esterno che dall’interno». Qu.es' non mi và a fagiolo, disse Don Chisciotte. Che c’entra Trumanhustra con l’Italia? — Che vuole. Vostra Signoria, rispose Sancho, lei sà bene che non è la prima volta... — Si, si, si affrettò il Cavaliere, ma, tuttavia, se domani i «rossi» in Italia, avessero la maggioranza, credo che potrebbero tranquillamente fare quel lavoro che si sono ripromessi: la terra la darebbero a quelli che vi sudano sopra e le industrie a quelli che procurano ricchezze ed onori ai padroni Questo non sarebbe, per caso, motivo per Trumanhustra di dichiarare ir pericolo la libertà e l’indipendenza dell'1 lia? — Vostra Signoria mi permetta, replicò con un sorriso fur- besco il buon Sancho, Lei mi sd che chi vuole aggredire o ladroneggiare non manca di pretesti. E poi, quando ci sono t complici in casa, la cosa riesce molto più facile. Al mio paese dicono che «ladro in casa è ladro cinque volte» e «la giustizia non è di questo mondo». — Tu bestemmi, Sancho, lo interruppe impaziente il prode Cavaliere e non tieni conto dell’Autorità dello Stato. — Oh, quella poi, rispose ridendo Sancho, quella gliela regalo. Tanto più che, vede, vi è in Italia un certo Ministro degli Interni... — Forse Che tu lo consideri ladrone? Chiese stupito Don Chisciotte. — No, lui, ladro, no, è certo quello che tiene il sacco E al mio paese dicono: sacco aperto, sacco pieno. Tacque il lungo Cavaliere e ripensò lungamente alle disgraziate sorti di un paese che, lungamente occupalo da Unni e da Goti non aveva ancora la forza di liberarsi anche dei Lanzichenecchi. E, tacendo, cavalcò ancora per lungo pezzo, mediando sulla saggezza del suo scudiero, (Ai tempi di Don Chisciotte i Lanzi vestivano di nero e dicevano dì adorare la Croce con il motto «Libertas»), DULCINEO ABBONATEVI AL "DON CHISCIOTTE — Pare che da due anni a questa parte siamo governati < a regime democratico! (Dis. di Serse) Siccome tra noi e la «Voce Libera» non corrono buoni rapporti, ci vendichiamo mandandole gli auguri per le feste. La cartolina d’auguri, questa bugia con sfondo di abeti e neve. 4*#* Va bene che quest’anno abbiamo fatto i cattivi, ma farci leggere la «Cittadella-.. via!... Ho fatto vedere una copia della «Fiaccola» ad un amico. «Siamo giusti... «ha detto lui» ...del resto, che altra porche-la poteva uscire da un organo come l’Ucù?» In fondo le scatole craniche dei Consiglieri di Zona hanno ben ragione di invidiare le scatolette americane di «carne con vegetali». Perchè in queste ultime, almeno, c’è anche la carne. 3)m Chi bei otte Ji romanzo di giovane DOPO LE NOTE ASSOLUZIONI — E tu, quale Pubblico Ministero ti sei scelto? (Dis. di SERSE) BUONA GUARDIA — Ehi voi, avete l’autorizzazione? (Dis. di SERSE) IL TACCHINO: 3ivo che... SOTTO NATALE - Vorrei essere protetto; c’è un sovverrò is di WALTER) COME TRIESTE — Ci sta? — No, non cl stài IDis di WALTER) Dentro una nube rosa, che risplende della luce pacata del tramonto, c’è un gruppettino d' angeli che attende e ognuno si tien proli to a scender sulla terra in tutta fretta ad un cenno dell’ang iolo-vedetta «E allor chi scen de?» «Forza tocca a tei» «Ma neanche per so gno: ho il trentanove!» «E allora, chi ce l’ha il quarantatrè?™» Ma nessuno si muov e: e non c’è un cane, in simile frangente! che si voglia prestare gentilmente! LIBERO,, Quando, difatti, s ul nostro pianeta, ce don due amanti all' impeto cocente della passione e in estasi completa non capiscon più nie nte, angioletto vispo e ru bicondo, «Dunque a chi to cca?» Ed ecco che esitando esce dal gruppo un ti mi do angioletto: viene avanti a sghimb escio e brontolando s’indugia al parapet to, perchè gli secca di sp iccare il volo "MONDO povero (di ópirito) Roma! — Metaponto! — Cappadocia! Urlò il giovane povero (di spirito) barrendo freneticamente alle notizie che i giornali di destra davano sugli incidenti di Roma Indi, tratta con cura dalla bambagia l’effige del ministro Sceiba la assicurò su un asse innalzandola a mó di cartello. Si denudò il pitto e, cingendosi ’a testa con una corona di basisco e salu a, rumoreggiò lungamente per il corridoio. — Lo scopo di questa marcia., spiegò... è la dimostrazione dello insopprimibile diritto italico sul Gongo e adiacenze. Esiste tra noi e i pacifici oranghi delle foresti sm patto d’amore e di sangue che nessuno potrà distruggere mai. Il pacifico pitone congolese ci a-spetta. Ritorneremo Con la persuasione o con la spada/ Ciò detto salì sul balcone e minacciò di buttarsi nella via se Graz’am non fosse assolto. Alla minaccia dì un passante che alludeva ad un prossimo intervento della polizia se non avesse smesso di fare il matto, il giovane povero (di spirito) rispose ululando: — Intervengano pure! Le forze della prudenza e del ti- mor del peggio, a render sempre più malinconico il volto augusto della Patria: Noi tireremo diritto! Dopodiché si precipitò nella camera della vecchia madre paralitica per costringerla ad uscire per le vie avvolta di tricolori. Ma va la scemo... commentò la povera vecchia... cosa vuoi tricolore/ Mettiti piuttosto una maglia addosso che ti prenderai un malanno da finire al mondo di là. — La morte non esiste! — gridò allora il giovane povero (di spirito), aprendo la finestra. — Esiste la volontà di combattere e di vivere per la grandezza della Patria! Al che la vecchia, seccata dell’aria che girava tra la finestra e la porta, lo afferro per il colletto e lo rinchiuse nel cesso. — Montenero! — urlò il povero giovane, semi soffocato dalla puzza — Podgora! — Sabotino! — Che monta? Prepari pure la guerra il nemico, ci serri pure dentro una cintura di ferro Ma si ricordi il mondo che le prime cinture erniali furono opere e magistero dell’italano Aniello Mele (Napoli — Campania, Funi culi. Funicolo). Eia, Cerne del Camaro! Lucio l’aroanguardista STORIELLA 1M1HII.AIII1 C’era una volta un buon uomo chiamato Truman, come il Presidente degli Stati Uniti d’America. Ma questo buon uomo faceva l’onorato mestiere di questurino, non il presidente. Un giorno gli era capitata fra le mani una certa Italia Smith, messa in guardina per via di certi affari poco puliti. La poveretta, più disgraziata che altro per causa di certi suoi figliuoli degeneri, ave- Sbagliale più che polefe S i può credere al disinteresse di quelle moltissimi- persone che smaniano sempre per il bisogno di dar consigli al loro pros: imo. Ma bisogna anche guardarsene, perchè son gente pericolosa. La frase «Io, al tuo posto fare così» non è mai il risultato di una diretta e personale esperienza perchè, in questo caso. a meno di non es:em deli-b'ramente malvagio!, nessuno gode di far cadere altrui ne: medesimi errori eh- egli ha commessi; e allora è indicazione di leggerezza, quando non è il tentativo di realizzare un'esperienza «in corpor«3 vili». E’ giusto dire che anche coloro che li sollecitano sono almeno altrettanto riprovevoli. perchè quando si chiede consiglio, o s: è già scelto un oart’to. e In que sto caso si t nde a dividere con altrui una responsabilità che not' si ha il coraggio d'a'sume’-e da soli, o si è incanac dr ravvisare o di prende-e una decisione, e allora si pretende di camminar nella vita servendosi delle gambe degli altri In o«o’ modo, nulla al mondo è più bello che sbagliare Vorremmo eontradd’rM dando a nostra volta, un consiglio- sbagliate piò che potete, perché questo è 11 modo di arrivare finalmente nel giusto. * va dovuto scontare due anni e parecchi mesi prigione e il Truman questurino — da non con- I fondere col Truman Presidente i — aveva tentato più volte di circuirla. Anzi, era riuscito a farla sua grazie al secondogenito Gaspero (per inciso diremo che il primogenito, Benito, era morto piuttosto male dopo aver tentato in tolte le maniere di portare a completa perdizione l’infelice madre). Questo secondogenito, Gaspero aveva approfittato della condizione coatta della mamma per farsi dare il governo della casa. Ora avvenne che la signora I-talia Smith, tramite altri figlioli — molti dei quali amavano la madre di vero amore, — chiedesse la sua liberazione. Il secondo-genito Gaspero, invece, con parecchi raggiri e vari sotterfugi, tentava di farla restare ancora sotto catene (con un altro inciso diremo chg Gaspero differiva molto da Benito, il primogenito, nella fisionomia ma poco nella sostanza). Voleva farla restare ancora in catene perchè tern: va di dover rispondere del suo operato sia di fronte alla propria madre libera che di fronte ai propri fratelli. Truman il questurino, che aveva paura di perdere il possesso della bella donna, aiutava «il caro Gaspero» (com’egli lo chiamava): ma la legge è la legge ed egli dovette promettere che, finita la condanna, l’Italia (Smith) non avrebbe più avuto quei secondini a custodirla. Poiché però, parecchia gente sospettava di lui e delle sue intenzioni. Henry Truman (il questurino) fecc una cosa strabiliante: annunciò al mondo che egli «voleva un’Italia (‘’rnith) libera ed indipendente». Detto questo, la fece liberare, ma le mise ai fianco un uomo armato che doveva sorvegliarla vita naturai durante Naturalmente per proteggerla dai figli di lei che ben poco dimostravano di amare il «caro» Gaspero, cocco di Truman questurino — non Truman Presidente degli U.S.A. va a prender posto p er venire al mornh Sull’ottomana ve rde del salotto, due fidanzati stanno a far l’amore. Lieve penombra: sono quasi l’otto la mamma è dal tint ore. E* andata via dicendo : «Beh figlioli, ho fiducia di voi, vi lascio solil» Lui l’ha baciata: quella ha rovesciato la testa bionda socchiudendo gli occhi: pur lui non vede più : sembra eccitato: gli tremano i ginocch i e si fa audace, Quell a lascia fare perchè le sembra prò prio di sognare. «Presto ragazzi, m’ha/n telefonato» Grida l’angelo messo di vedetta entrando nella nube trafelato. La gente non as petta e quand’è giunta al « dunque», difilato arriva in fondo senza prender fiato!» per guadagnarsi un posto di figliolo. Il telefono squilla . «Allò? Chi .è?» domanda un angiolin o accorso tosto. «Sospesa è la parten za? Ma perchè?... Forse non c’è più po sto?...» Così tutti capiron chi Bramente ch’era successo quale he inconveniente. Com’era andata? Ecco ora si spiega: gl’innamorati, morsi dalla fiamma, avevan preso già una brutta piega, quand’ecco che la ma mma era tornata proprio s ul più bello mentre stavan per p erdere il cervello! Torna la calma d entro a! roseo limbo dove tanti angioletti hanno dimora. Però nessun vorrebbe tornar bimbo per, cominciare ancor a quest’ignobile vita della Terra dove si nasce per scannarsi in guerra. Ue coòe pin grandi di Uni Episcopo Lo Ciccio guardandosi nello specchio si sentiva estrema-mente felice. Finalmente poteva rivest’re l’uniforme, anche se non era niù quella di maresciallo della cucina truppa, ma solamente quella di un semplice P. C. Ciononostante si sentiva felice. Si provò l’elmetto, e Io specchio gli rimandò una immagine terribilmente guerriera » se ne compiaqne con sè stesso. Strabu~zò gli occhi, digr?"rin j denti rfitean-do minacciosamente il manganello imitando la carica, soddisfatto delia pnwa maodò un •»•'-»io all’immagine riflessa n»Ho specchio ed usci di casa. Ora si che era nuovamente qualcuno, e £a uatià jgiHgggeggg IN ZÌNCOGRAFIA Una volta appena entrato nella zincografia, la prima cosa a colpirmi era una grande macchina fotografica. Un uomo le girava attorno. «Me la fa una fotografia formato tessera?» non potevo trattenermi dal chiedergli. Quello non diceva di no, e nemeno sorrideva. Mi guardava storto e. continuava a lavorare facendomi comprende, re che ingombravo. Io mi mettevo in un angolo e, incuriosito, osservavo. «Cos’è quello?» chiedevo: «Zinco». «E quello?» «Acido» A che serve?» «A sensibilizzare». E™ a quale scopo?» «Così per divertimento. Quando non abbiamo nulla da fare, ci trastulliamo con gli a-cidi». E l’uomo mi fissava negli occhi, con uno sguardo non molto benevolo... \llora io dicevo buon giorno e passavo nel reparto incisori. Anche là mi fermavo per accontentare la mia curiosità. Vedevo uno che dipingeva di nero una lastra di zinco e poi la passava ad un altro che ci buttava so- pra della polvere bianca; un terzo, soffiava ia il bianco e lavava il nero. Arrischiavo qualche domanda. «Colia biscromata, tinta asfaltica, materia anticorrosiva», mi si rispondeva. Quello della farina bianca prendeva con le pinze la lastra di zinco e la cucinava sopra un fornello elettrico. Poi, improvvisamente, si metteva a sbatterla con forza, come un forsennato contro una pietra nera: «Forse s’è scottato» pensavo, «o è diventato matto o sono tutti matti quà dentro». Io mi impaurivo, e loro ridevano. Allora dicevo buona notte. Adesso invece quando vado nella zincografia dico salve, mi metto in un posto che so io, poggio le sigarette sul tavolo e parlo di donne. Di donne semi-svestite e qualche volta anche nude. Poi prima di andarmene domando come va con i «clichès». Qualcuno dice che va bene. Torno in redazione contento e dico che tutto è a posto. Piede Rapido Ue coóe piu grandi di Uni poi, e poi lui «ci sapeva fare» insomma sapeva «arrangarsi» e chissà che non ci scappasse fuo-ri nuovamente la cucina truppa. Con questi allegri pensieri infilò il portone della centrale ed andò a presentarsi al capo servizio. Destinazione guardia al «Caffè degli specchi». Mezz’ora dono Episcopo era nelle funzioni di ammin’stratore del Territorio con l’incarico specifico di allontanare I molestatori degli alleati con segnorna che si recavano al caffè. Un so'dato ubriaco u-scì e gli vomitò addosso, Io mordò e gli disse: — Fakin! — Ma E «''scorno era u-gua’m”nte felice egli e-ra finalmente P. C. MAX L’orsachiotto di Natale Come tutti sanno, il patrimonio amministrato dal Consiglio di Zona non piove dal cie.o, ma viene raggranellato, liretta per li- retta, con 1 contribuii piacevo, mente levati dalle tasche dei contr buenti, alla quale categoria abbiamo tutti la fortuna di appartenere. TI fatto che il Consiglio di Zona, imposto dal Governo Mi i. tare con i. preciso incarico di provvedere a'.la difesa del patrimonio e dei privi: eg: della borghesia triestina .abbia più volte usato di tal. fondi per degli scopi di po 1-tica faziosa, patriottarda e nazionalista, non ci mera-vigl a. Non è la prima vota che un’organismo amministrativo, specialmente quando si tratta di servi dello straniero, usa il denaro di tutta la co lettiv tà per finanziare delle lm prese che vanno a vantaggio di una classe scia, di una determinata corrente politica, di un ristretto ce- to della popoìaz one. E naturalmente tutto quanto viene fatto è sempre coperto da la maschera dei « bene pubblico » e del « senso di civismo ». Ultimo in ordine di tempo è stato lo stanziamento di 200.000 lire per « rendere più 1 eto il Natale ai nostri bimbi » Non occorre dire che .a somma è stata elargita a una so a e ben determinata corrente politica che non si sognava nemmeno che esistesse il Natale nè che esistessero bambini ma che ha voluto creare qualche cosa In contrapposizione a quanto lavoratori avevano fatto perchè tutti i bambini avessero a Natale il loro, magari modesto, dono Promotrice di tale atto che denota un « senso di civismo » veramente colos- sale è stata la signorina Monti. Per chi non io sapesse .a signorina Monti è un’arzilla vecchietta da capei.i bianchi e dallo scilinguagnolo sciolto che si distingue a. Consiglio d Zona per «amor di patria» e « spirito religio.-o ». E i suo senso del a religione è talmente forte che la s gnorina Monti non si è accontentata d; essere cri stiana ma ha voluto qual che cosa di più. ha vo:ut-essere democristiana E da buona democristiana non poteva far altro che dist n guergi per fervore di carità e per sentimenti pii e generosi. Natale è la festa re.igio sa che più delle altre ha un carattere di int mità e di uman-tà E’ quindi naturale che il nostro primo pensiero vada al bambini e che si cerchi di far tra- scorrere loro una giornata felice. Opera c£i a to valore umano e che interpreta nella maniera migliore gli insegnamenti di Cr.sto. Anche la signorina Monti ha voluto darcene la prova. Facendo stanziare LOO.OOO ire per allietare il Natale dei bimbi Ma at tenzione! Mica di tutt oh' Tnnanzitutto bisogna escili aere j bimb degli operai Poi quelli dei contati n della periferia. Si sa, i lavoratori basta pagh'no le tasse. Penseranno poi i Consig ier di Zona a distinguere fra gli aventi diritto ai benef ci e quell che hanno soltanto doveri Non per niente sono stati messi a quel posto. Ma non creda la signor! na Monti che la sua « pro- dezza », simile nel. a sostanza, se pur diversa nella forma alle « prodezze » dei suoi « pargoletti del V ale », abbia mo to effetto suì lavoratori. I loro bimbi avranno egualmente il loro dono. Provvederanno essi stes a con un ulteriore sacritelo Ma l’orsachiotto di stoppa o il giocattolo di ’egno che i nostr. bimbi riceveranno il giorno di Natale sarà assai più prezio ìo di quanto potrebbero offrire Consiglieri di Zona, con e loro del bere sul denaro pubb ico. Perchè quell’orsachiotto conterrà qualco a che non si può pagare nè con 200 mila lire, nè con un milione, nè con la signorina Monti. nè con tutto il Consiglio di Zona Conterrà la so darietà della classe operaia sempre unita, sia che si tratti di lottare contro gli oppressori. sia che si tratti di donare un orsachiotto ai propri bambini. L’Emtro Ismail Suleiman ha annunciato che l’Aga Klian comprerà la Palestina per darla agli arabi. Più o meno la stessa cosa che sta facendo Truman con l’unica differenza che questi intende tenere per sè i paesi che compera. I pidocchi — ha informato lo ‘zoologo Whitaker — possono sopravvivere agli effetti delia bomba atomica. L’avessero saputo per tempo i generali fascisti, avrebbero portato i battaglioni «M» alla vittoria. Saragat è diventato Vicepresidente dei Consiglio. De Gasperi non gli ha comunque affidato alcun portafoglio. Forse s’è ricordato della sorte toccata a quello dell’americano Antonini. I democristiani vogliono sottoporre le proclamazioni di sciopero a referendum. La D C. vuol rendere «democratica» persino la fame. L’ottantottenne deputato giapponese Ozaki. ha chiesto l’auto- rizzazione di fare «Kara Kiri», per promuovere la pacificazione degli animi. Se l avesse chiesto Sceiba, a-vrebbe assicurato l'ordine pubblico in Italia con una settimana di festeggiamenti popolari. A Roma continua la tendenza al ribasso Persino il Governo ha calato... i pantaloni. Le ossa dei defunti triestini vengono sfruttate per la fabbricazione dello zucchero. L’A. M. G. vuol rendere dolce persino la morte dei suol amministrati. Gli americani hanno lasciato l’Italia Un bel di vedremo levarsi i:.i fil di fumo... Ad Indianapolis sono nati due fratelli siamesi con una sola testa ed un solo cervello. Niente di straordinario. E* lo stesso caso di De Gasperi e un certo presidente™ CETO MEDIO crfiO.fi) A CALCI) SOVVERSIVO CHf J ,L PRIVARMI L-V °dfLLA LIBERTÀ d ^ STIMOLARTI OVVERO: DIFESA DELLA LIBERTA' (Dal «Sigaretta») fom* FOTOGRAFO INGENUO — No, continuate pure a ballare facendo finta d‘. nlente 1 (Dal «Don Basilio») Q)m C ki !i ciotte sumi Allegri ragazzi! Il Natale arriva con la celebrità. — Bujne teste! — Buone feste! — C’è poco da sfotterei — dite voi — A casa mia facciamo il cenone! — dice uno. A casa m:a facciamo un digiunone — dice l’altro POESIA Bambm cosa ci porti? Pupazzi Arlecchini? Fucili e cannoni? Che simboli ohimè. Ne abbiamo fin troppi pagliacci ed affini, e d'armi po, proprio bisogno non c’è. E che poi ci rechi? Le fauolt ancora? Ma chi mai ci crede, Bambino, oggidì? Son molto lontani quei tempi d’allora, nei quali alle fiabe ciascuno obbedì. E dolci et porti? Ma non v’ha dolcezza che valga a distrugger quel tanto d’amar, che m cuore discioglie la lunga tristezza di chi. pur sognando, non sa più sognar. VIGNETTA NATALIZIA Gesti che ha letto 1 giornali: ~~ Padre lo quest’anno non me *a sento di nascere In Palestina! 11, ecco i moccoli, da quand sono arrivati gli alleati, è Vi nica cosa che non manca. P, ciò aderite in massa alla r gnetta: MOCCOLI La moglie: — Arturo me ne occorrerebbe qualche altro... Il marito: — Porco qui« porco là., ti bastano? Sentite un po’ questa: L’altro giorno un tale amico di De Ga-speri, incontra U pio Alcide e gli dice: Per Natale contiamo di averti con noi, ci vieni? Mi spiace — si scusa Alcide... ma proprio non posso... sai Sua Santità non mi permetterebbe mai di avtrlo trasurato — Ma perbacco... esclama l’altro... in una ricorrenza del genere gli affari non c’entrano —Gli è che... spiega Alcide... non ti tratta di affari ma capirai... aNatale con t tuoi, c Pasqua con chi vuoi!». Dunque anche Roma ha provato i manganelli di Sceiba. «Niente di nuovo...» hanno commentato i romani™ «sono sempre gli stessi». Da ciò la ragione di esistere della seguente vignetta per birri, capi di birri. Intitolata: LA VIGNETTA FREDDA Milli ih] ylfllil 1 !(?< Dicono che a Natale ognuno deve compiere una buona a-zione. Come la mettiamo con la Partenza signor! del G M. A.? FAVOLA DI NATALE **a nonna: — volta i triestini™ C’erano una Natale quanta poesia, tombola con la pallina che de sotto ‘ La cali tavolo, noi che ci deviamo a raccoglierla per guardare le gambe di quel bel Pezzo di figliola che l’anno scorso pareva una bambina II Presepe. L’albero A proposito- cosa ci metteremo sull’albero quest’anno? Caramelle e arance costano troppo, mocco- iiiiiiiiitiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiim r enaaa dalla ótupidità Mi olto probabilmente, anche se ,n°n lo dicono, t bambini deb-ono essere seccatissimi della Piatta uniformità con la quale 1 «Brandi» vorrebbero Insegnare loto la vita Se t bambini oi cre-e=sero sulla parola, i migliori, 1 Piti intelligenti, deciderebbero a "eci anni, che non vale la pena d' vivere In quel mondo cosi stu-P-damente Illogico che j grand! dimostrano loro. Fortunatamente, essi non credono una parola sola * r'mandano 11 loro giudizio a più ard-. accontentandosi, per il mo-tocnto. di vivere. I! guaio è che. piti tardi, non Pld bambini avranno finito per sc’arsi infinocchiare da quelli Che R hanno preceduti e, forse Pcc rifarai in qualche modo, precideranno d’insegnare a loro vol-ta ad al,i” bambini il loro modo sicuri di averlo personalmente nventato; ed/ ecco un qual mo-1 umanità, persuasa di prò gre-dire, non fa che portare in ae-toplano la medesima stupidità che. dhei seco!’ prima, portava Tn°destamente a piedi. Quando decidi di comperarti un apparechcio radio, la tua esigenza va oltre ai limiti: consulti listini, confronti modelli, chiedi consigli a destra e a s.nistra, lo vuoi di marca, a tre onde, se possibile anche a quattro, scala parlante, occhio magico, valvola in testa ,e tante tante stazioni. Magari cento! Vorresti anche Veracruz, e Querelano, e Karacaja Tutto il mondo a portata di mano! Per due o tre giorni ti attacchi all’apparecchio e noro lò molli oiù: diventa il tuo nuovo amore! Europa, America, Asia, onde cort». cortissime, lunghissime! La tua casa si riempie di strani e assordanti rumori, e tua moglie comincia a guardare la radio con occhio ostile La pace e la serenità stanno per esser- sopraffatte da quella baraonda radiofonica Poi. per fortuna ti stanchi e la smetti. Ritorna le quiete. Un solo bottone del tuo apparecchio ti diventa familiar*": quello dei-accensione. Tutti gli altri innumerevoli aggeggi che tanto inorgoglivano, li dimentichi La lancetta ferma su Rad’o Trieste, ed è Radio Triesti- che ascolti dalle 13 alle 14 e dalle 20 alle 23 Questo è 11 tuo orario, l’orario df tutti. E allora fai la conoscenza con 1 quattro dischi logori di Radio Trieste e con i cantanti dell’orchestra O rgoll «Uomo» d’ee tua moglie. «Donna» dici tu. Fa niente. E’ difficile capire. Comunque ere- i deve trattarsi di persona debole e malaticcia ... Vieni» 11 collegamento con la Rete Aznvra: c’è un tale che si chiama Aldo Donà che non è debole e malaticcio, ma tale fa diventare chi lo ascolta. Specialmente quando biascica in francese balordi ritornelli di stupi-d’ssime canzonette... Pazienza. Questa sera c’è una specie di rivista, ci sarà il radio-presentatore. Questa del ra dio-presentatore è veramente u->a tortura: «Lei signorina come si chiama?» «Lucrezia...», Lucre zia?... Lucrezia? non sarà mica u-na parente di Lucrezia Borgia? Ah. ah. ah .... •»Cosa ci canterà signorina-» «Addio» «Perchè signorina se ne ve di già? Ah. ah»... Cosi per tutte le canzoni. Quan do la solita signorina dice che canterà. «TI amo tanto». non n’è barba di radio-presentatore che non abbia prontamente re-olicato: «Lo dica plano, signorina. che non senta mia moglie! Ah. Ah...» Umorismo triste. Poi c’è anche la compagnia d' Stock.. Stock.. Stock. I SOLITI BISTRATTATI prosa di Radio Trieste, tanto in gamba... una volta. Adesso l’attore «giovane» parla come parlava Greta Garbo quando chi ed va u-na sigaretta a Ramon Novarro. Stanco della vita insomma. E le opere? Radio Trieste regala anche opere. La «Norma» per esempio E non basta. Per allietarti gli intervalli ti combina an. che delle sorprene: niente meno che il «Marameo», cioè il grande Amulio. poeta triestino eh- una ne fa e cento ne pensa. Amulio dice di essere specializzato in parodie di libretti d’op'ra, e Radio Trieste, premurosa te li appioppa con la parodia della «Norma!» (Per quelli che non conoscono il valore di questo mara-meoidico signore, diamo qui alcuni saggi della sua arte). Sutterfly: Ella xe giaponesina lu el xe am'rican i se sposa in ’na cusina alla iuzie de un feral... Così per la «Boheme» dove il Nostro ad un certo punto d.ce: La gà ’na ziera d? candela eh però la fa più bela Cò ghe ciapà pò el futter la diventa come un cutter... Fù cosi, amico mio. che per a-scoltare la «Norma» di Bellini ti sei dovuto digerire anche quella di Do’cetti: Allora la ghe disi a eia se te voi andar nel fogo de dò figi te xe mare bela e mi’l pare: anca mi nel rogo! Questa Radio Trieste. Adesso ti tocca sorbire anctr la pubblicità... Stok... Stok... Stok... Pinguino. Z!fiotto, Upim, Saloni. Adriano. Rosetta... Come rimediare? Girando il bottone? E allora le duemila e passa petenelle annuali per lo abbonamento? Landò Al figlio della sorella di mia madre il signor Eraclito Passante PARIGI rmiimimmiiiiimmiiimimmimiiimiiiimmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiis = DEMGGRA 7ICS I | LEGGETE E 1 DIFFONDETE IL 1 "DON CHISCIOTTE,, = =HiimmmnnnmimnmmiMHiinniininnnnnnuniimnninnr Diletto mio. Ho recevuto il tuo scrìtto ed ecco che subilo mi accìngo a darti una risposta. Per non dilungarmi in prefazioni di soggetto storico e scientifico che ad altro non gioverebbero se non a dimostrare la mia immensa cultura nel campo delle scienze e della letteratura, entro immediatamente nell’argomento per il quale tu, mio cugino materno, osi manifestarmi tanto entusiasmo. MI hai parlato delle sommosse popolari che travolgono costì e istituzioni governative e governo stesso, e in proposito ti esprimi: ri poveri, gli sfruttati, t combattenti per la libertà hanno finalmente fatto sentire la loro voce, e non tra-correrà molto che il governo, conscio di essere nell’impassibilità di salvaguardare gli interessi della plutocrazia francese si sgretolerà e lascierà il pns"o a chi opera per il diritto alla vita». Ahitè, Eraclito, quanto dolore Infondono le parole tue al materno cugino, tuo. Anche tu, adunque, faresti par- te di quelli? Noi voglio minimamente pensare: se così fosse una sola ora, ne sor,o certo, non sopravviverei a tanto strazio Tu parli di coloro che lottano per il diritto alla vita; ma del diritto alla morte non parli! Perche, mio Eraclito, non pardi del diritto alla morte? O forse un democratico, oggi, pur valendo, non può morire? Ingiustizia! L’umanità dev’essere libera di vivere e di morire: perchè è inumano costringe, re a vivere un uomo sofferente per anni delle principali malattie delle vie respiratorie. Perchè ì poveri e gli sfruttati si sono uniti? Per abbattere un governo asservito alla plutocrazia; me l’hai detto tu stesso. Ora, l poveri e gli sfruttati, se vincitori, si trasformeranno in ricchi e sfruttatori. Questo, mìo Eraclito, è il più grande tradimento perpetrato ai danni dei poveri dall’astuta plutocrazia. Ragioniamo: Non dice forse il Vangelo essere più facile che un cam- Di ELGAR In noimlln ri ni chi v Un razzo rosso il cielo d’inchiostro, guito da un verde e da un altro verde. — Due verdi e uno rosso — disse l’uomo — I nostri attaccano. — Non mi importa — mormorò ! altro — sto male e perdo sangue continuamente. I due erano seduti sul fondo di una buca imbrattata di fango e di sangue. Uno aveva un elmetto di acciaio troppo grande che gli scendeva fino agli orecchi, l'altro era a capo scoperto. — Tra poco saranno qui — disse l’uomo. - Erah notte di Natale %%•£££?£ ’ non ci riuscì, e h suo mento soffocò ma an- attaccato™ disse II prl- le maniche imboccate viso ebbe una smorfia che se ci fosse stato il mo... i marinai sono fino alla spaila, insan-più assoluto silenzio matti! guinato come un macel- li sarà anche un me- l’uomo non avrebbe po- — Sono coraggiosi! — lato. Non c’erano abba- dico insieme ai nostri? — domandò il ragazzo: —Si ci sarà — — Oh mamma mia, prima che arrivino saremo morti! — Taci... disse l’uomo, o mi farai impazzire! Nell'oscurità il vento notturno faceva frusciare i cespugli pelati. Il ragazzo continuava a brontolare e lamentarsi, e si toccava con- tuto udirla già morto. La strada percorreva la vallata per un tratto assai lungo, e lungo la perchè era Intervenne un terzo. — Macché coraggiosi, matti, ti dico io, mattiI Ai fianchi della strada marciavano, curvi sotto il peso delle mi- stanza barelle. — I nostri salgono! — disse l’alpino di prima. — Questa volta ce la fanno! — Infatti sulla montagna strada _ quelli della tragliatrici, dei mortai si vedevano i lampi del. — Non mi importa — tbinamente ora la gam-disse 1 altro, un ragazzo ba, ora la testa. t*erti nn palo di alticce anche a noi poveri che andia-n paradiso potrebbero darcele! (Dis. di ERLO) che aveva una gamba quasi stroncata e una ferita alla testa — Sono ferito gravemente e la ferita è tutta la notte che mi batte! Si tastò la gamba con le mani sporche di fango. — Lasciala in pace — disse l’uomo. — Mi fa male... si lamentò il ragazzo — Oh, Cristo misericordioso. — Piantala di annoiare!™ disse l’uomo, — Chi è stato colpito di più tu o io? Infatti l’uomo sotto il nastrano militurp aveva una terribile ferita, 11 ventre squarciato. — Tu sei stato coltri-to di più™ disse il ragazzo...; ma lo non sono mai stato ferito fino ad ora. Non ci pensavo nemmeno. Non mi sono arruolato per morire. Non voglio morire! L’uomo cercò di allungare il eoi'o oer vedere nell’oscurità ma Ad un tratto si accesero dei riflettori e i fasci luminosi si mossero sopra le colline. — I riflettori™ mormorò n ragazzo™ a che servono i riflettori? — Per spaventare i soldati — disse l’uom », — Cristo... pensò il ragazzo... come se di spaventare i soldati ci fosse bisogno. Tutto fu calmo ancora per un attimo, l’uomo sentiva il sangue salirgli alla gola e una terribile p”u»s lo costrinse a rimettere, poi si udì arrivare un grosso proiettile che scoppiò vicino alla buca dei due. Poi ne arrivò nn altro che non si sentì finché non esplose, poi parve che i cannoni cominciassero il bombardamento tutti all'insieme. H ragazzo disse all’uomo qualcosa che il rumore del bombar- someggiata sostavano con i muli negli orti del. le case coloniche per parlare sottovoce di quelli che erano rimasti sul monte. Era quella l’unica via per raggiungere la quota, ove il nemico aggrappato cocciutamente alle posizioni aveva macinato un intero battaglione. Ogni tanto sulla strada scoperta cadeva un terribile colpo e gli uomini, che camminavano ai lati della strada in fila indiana, si gettava-na a terra- Lungo quel tratto gli autocarri marciavano spaziati uno dall’altro. d'assalto, e deile armi le bombe a mano aprir-automatiche, quelli che si come rapidi fiorì a dovevano ritentare il colpo fallito nella mattinata. Faceva freddo ma erano accaldati e sudavano. ■, metà del versante, x Sacr... disse li ragazzo agli uomini che lo aiutavano ad uscire dalla Alcuni sembravano buca.™ state attenti, ca-soldati altri con grandi rogne... la gamba mi occhi di fanciulli non a- rimane sul fondo. vevano di militare che l'arma. Gli autocarri passando schi-zavano fango e gli uomini erano tutti fradici x — Chi è salito lassù lacerò l’aria. Corto! Se-stamattina? — domandò guito da un altro. Lun- — Calmati... disse que-tamente quello che lo a-veva afferrato sotto le ascelle. — Voglio nn medico — disse il ragazzo. Gli uomini io adagiarono in una barella. — E lui? — domandò 11 ragazzo. G'i nomini guardarono l’uomo che giaceva IT . .. ,. , bocconi nella buca pie- "»d, fango e di sapgue, Un razzo rosso solcò il cielo d’inchiostro seguito da uno verde, e da un altro verde. Due verdi e uno rosso. un alpino. — I marinai — rispose un altro. — Solo i marinai? — Pare. — Questo si chiama far crepare la gente — disse il primo. — Lo sapevano poi che lassù a-vrebbero trovato i Foll-shimiager? — Certo no... rispose l’altro — se lo avessero saputo non avrebbero attaccato! — Si che avrebbero go! Poi come obbedendo ad un unico comando tutte le bocche da fuoco vomitarono la loro maledizione. Ai piedi del monte già crepitava il fuoco delle m’trag,latrici e de"a fucileria. Fuori dal posto di Tp hnnoìlp scari-avano i feriti al suolo nell’oscurità. Tra gomiti ed imnr-no-ir.nl. Kontinuamente 1 feriti noi scrollarono le spalle. — «Naia»! — rispose uno. — Oh Cristo... — imprecò il ragazzo... — finirà la «naia»? II drappello si allontanò tra i rumori della h-,tt«niia che si allontanava. Ne"a buca, rimase immensi,« j] corpo del morto. Povm-n Cristo, per lui 'a «m«a» era finita davvero. ALICI melio passi attraverso la cruna di un ago che un ricco varchi le Porte del Paradiso? Orbene; essendo la durata della vita di circa ottant’anni. non è forse mille volte preferibile essere poverissimi e nutrirsi di foglioline di salvia e, d’inverno, riscaldarsi col fiato, pur di poter, da morti, per tutta la durata dell’eternità, suonare trombe d’argento e chitarre incrostate di madreperla, e volare su giardini e collinette cantando inni e laudi? Ahlloro! Vincitori potranno, i vero, nutrirsi di montoni e pernici. e di setarsi con sangue di vescovi, ma nulla sanno ciò che loro riserba la Legge Divina. Ed io ti dico, cugino mio carissimo, che t ricchi, avendo ormai fra orge e baccanali e donne nude trascorsa la maggior parte della loro vita terrena, intendono, sentendo approsimarsi l’ora del trapasso trascorrere tra canti e inni e laudi e suoni di trombe e di chitarre la vita celeste per tutta la durata dell’eternità. E per ottenere ciò, roto semplice Eraclito, » ricchi si servono di alcuni amici travestiti da poveri i quali radunano le masse e le spingono alla rivoluzione. Lasciamo i ricchi al loro posto, Eraclito, permettiamo loro di succhiare il sangue ai poveri, ma domani, da morti, non potranno come i poveri, suonare trombe e chitarre, nè volare su colliriette, nè cantare inni e laudi. Nella speranza che questa mia epistola serva a fatti vedere chiaramente il doppio gioco del plutocrati, ti »aiuto e ti bacio, tuo aff.mo Egorio Bell Sceiba: — Brr™ che freddo, mi ci vorrebbe una sciarpa littorio da mettere addosso. Le recenti assoluzioni di alcuni individui imputati di o-micidio, tentala strage ed altre sciocchezzuole del genere, elargite dai tribunali della nostra allegra città, ci suggeriscono la vignetta per assolutori: TOMBOLA AL COBONEO Il poliziotto: — E’ uscito II 56? — Si per non aver compiuto atti rilevanti! A questo punto tutti si aspettano la solita battuta sulla «mangiatoia» con disegnino raffigurante il palazzo del G. M. A. Invece niente. PRESEPE 1947 Il Re Magio: — Se l'oro Io volete a 760 lire il grammo, bene sa nò ci rivolgiamo ad altri. Dopo di chè chiudiamo la bottega con il solito finalmo morale, nonché in versi: FIN ALINO MORALE Come la mucca e come l’asinelio, John Bull a destra daV’altra lo Zio Sa/n, che quadretto di pace che modello. Col lor calore Trieste scalderanl Ma il somarei che non si può tenere: prende la mucca a calci nel sedere. Buon Natale! Amici Aligi FORESTIERI A TRIESTE — Scusi, dov’è quella città dolente nella quale vi si trova l’eterno dolore e la perduta gente? — Nella «Divina Commedia» — StranoI Eppure ini avevano detto che era da queste parti«. (Dii. di ERLO) Slon Cliiò ciotte VETRINA DEI UjcmckihBiotteò cììltoìt : QUANDO LA VITA E' ROMANZO raSr n> a guardarvi, per (Dis. di SERSE) IL GRASSO: — Io amo il lavoro. Lo amo tanto che se non fosse per il freddo me ne starei qui, delle orel Ti 1111 i 11111 n i n 111111111111 ÌTTÌImìTiTÌ ìli Ì7Ì TilTìT mTiìTi ìiiiTììhtmiiin £e nobile inteloiòte stasili Mentre l’eco rumorosa dello entusiasmo dei 136 (centotren-tasei) «piselli» che annovera l’Italia. giungeva come un fastidioso ronzio al nostro orecchio, siamo saliti nell’abitazione dei neo Ministro, Vicepresidente Saragat- L’abbiamo trovato assiso in una comoda poltrona, nell’atto di comunicare telefonicamente con l’oltre Oceano. «Non disturbatemi, prego — disse il no Ministro — sto ricevendo gii ordini. «Poi aggiunse per fornire una palese prova della sua cultura classica: «Vuoisi così, colà dove si puote ciò che s; vuole, e più non dimandare». Siamo rimasti silenziosi ammirando nell’angolo più discreto della stanza, quello riservato alla meditazione, l’effigie di De Gašper:, scorniciata dallo scudo crociato. Poi cominciò accennando ai ritratto: «amor ch’a nullo amato, amor perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che come ved. ancor non m’abbandona». Il Nostro era :n vena d: citazioni dantesche, per cui, antiaccademici come siamo abbiamo cercato di intgirompere la sua ispirazione poet.ca, chiedendogli a bruciapelo: «insomma questa volta ci siamo. Gi dica qualcosa della Sua vice-presidenza». «Si sono Vicepresidente di tutto, genericamente, così... insomma vicepresidente». Sì, non lo nego, ho avuto degl, appoggi, degli aiuti, ma si trattava di aiutare l’«Umanità» ed il «Mondo nuovo». «1 fin.: sono nobili ed a me piace immensa mente essere «fine» e «nobile» Così siamo entrati nel Ministero: Io, D’Aragona, Tre... melloni. Siamo in molti, quasi tutto il partito è al Governo— e governeremo». «Ci dica qualcosa dell’altro suo incarico — abbiamo proseguito —. Si — disse Saragat — con noncuranza — sono anche Presidente del Comitato per l’Incremento negli Studi squ>:s:ta- ero rosso, ed ora non son più». Parlò in un orecchio al principale, che impallidì, e scusandosi ci disse che doveva uscire. Udimmo, mentre si allontanava, le sue parole a Calosso: «Pazienza avere la sorte Anversa, pazienza restare senza portafoglio, ma sentirsi dire che faccio 'e «fusa», proprio io, soltanto perchè mi questo no! PALO chiamo Sara gat, flmòieìmi dal sm DUE PICCIONI CON UNA FAVA Guardie! Gente! Accorrete! Hanno spaccato una vetrina, e c’han messo le mani dentro e la hanno saccheggiata. Quanti erano? E chi li ha visti? Fate luce! Sempre quest’ rapinatori! Ma quando sarà finita? Quest’uomo era fermo all’an-I golo della strada. Forse ha vi-| sto tutto. E perchè allora non è intervenuto? E’ rimasto a tremare dal freddo, batteva i denti come una cicogna, e non s’è mosso, non ha urlato. Macché, è rimasto fermo, gelato e forse, forse sorrìdeva nel buio. Ma allora faceva da palo! Certamente, si, hanno ragione, faceva da palo! Addosso, arrestatelo! Son sempre loro, questi figli di cani, gli straccioni! Di chi è questa mano pesantissima che gli è scesa sul collo? Come una maledizione gl: Secoli fa, quando i signorotti avevano sentore di pericolosi malcontenti della popolazione, davano ordine ai lo- | ro scagnozzi, dì reclutare nel- | __,, . . le file di mercenari quanti più * calata sul co,lo e Tom ha uomini vi fosse possibile. «Co- [dato un gemito e gl.: s: son pse-sl, «dicevano» avremo meno gate le ginocchia. Voleva urlare, Tom, ha anche tentato di ribellarsi. E’ un errore e lo arrestano, lo portano «m n 11 m 11 iTiTTì 111111 m 11 n n i n » m » n i » 111 > 111 n n i n 1111111 t » 11 n » ? m » i m 111 « 11 i » i m m n n n i n nTi 11 n m > i li i n f i ti m « i »m m m m i > 11 iTi n i n i i n i « i m n u 11 n n n n m » > « » iimi» mente Sociali; dovrò accudire m’ha sp.egato il Capo del Governo — al p-otenzìamento delle virtù teologali delle masse, mostrando loro come paziente-mente si possa giungere all'ossequio della legge, come non ci sia sce’.ba.... pardon scelta migliore, che l’ordine. L’ordine è una gran cosa... ne posso parlare io che ne ricevo tanti. Poi sarà necessario scindere le responsabilità e pensate che io mi sono laureato in scission:-smo all’Umversità di Roma lo scorso inverno, ricordate no? A questo punto entrò farfalleggiando il pingue Calosso. presentandosi: «Son Umberto Calosso, son lo uom de! paradosso, una volta JvJ otate: nei primi anni di- matrimonio. marito e moglie per la strada, hanno il parso e-guale, un ritmo pari; dopo qualche anno, non camminano più con lo stesso accordo, lui procede e le: sgambetta, due passi d: lei per uno di lui : alla Vigil a dell nozze d’argento non si trovano nemmeno sulla stessa lìnea. una avanti e dopo due tre pas.i l’altro, a rimorchio Tutta: la fistolosa del matrimonio è, in queste gambe che si muovono appaiate, spaiato distanti: come; sempre, il rapporto dei sessi e nel ir. vVmento delle gambe Tutti resto chiacch era anche Ec’.ea chiacchiera, dalla Mo- to se gente ostile libera e più armati a nostra disposizione....» Dicono che a Trieste ci siano più di dodicimila cerini.« I FESSI D’ORO — Hai visto, cose da matti-in Russia cambiano la mone- ì tal Poveri russi! — Si, poveri russi... Avranno un svantaggio forte adesso con questa storia, no? — Svantaggio forte? Fortissimo, fortissimo! — Sai, ho detto soltanto «forte» perchè io non m’intendo di queste cose— — Ah nemmeno io— SIGLE Uno vi dice: Se vinco alla S1SAL prendo la S1SA, vado a SIS, pronuncio un SI, e poi S—siienzio! Voi lo ascoltate, abbozzate, un sorriso così per conven en-za e poi lo salutate guardandolo brutto— Però quel giochetto di sigle vi rimane in testa. Anche voi andate in cerca di qualcuno per strappargli il sorrisetto e lo sguardo brutto— STELLE Un uomo ha portato una donna nel suo appartamento per farle vedere la sua collezione di farfalle. In cielo due stelle osservano la scena: «Attenta», dice una, sta cadendo una donna, esprimi un desiderio!» STOR.ELLINA Un americano promise un dollaro al suo figliolo a patto che dissodasse un’aiuola del giardino. 11 ragazzo accettò; chiese solo in anticipo un quarto di dollaro. Quindi mise il «quarter» sotto terra e chiamò i suoi compagni di gioco ad aiutarlo, dicendo che nell’aiuola il padre aveva seppellite moltissime monete. Tutti si dettero un gran da fare e avendo ritrovato facilmente il quarto di dollaro, ciascuno aumentò di energia alla ricerca di altre monete. Cosi l’aiuola fu dissodata in un baleno e il ragazzo guadagno tre quarti di dollaro con pochissima fatica. Ma si ritenne sfortunato: perchè i’affare fosse andato veramente bene — pensò avrei dovuto ritrovarla io la moneta! LANDÒ cere? Maledetti! E Tom ha cominciato a schiumare ad agitarsi e in quella ha avuto una visione; una cella e un letto di ferro, e parete grommosa. Corrono le cimici sui muri, e la porta si apre, si apre con gran fracasso e c’è una guardia. ! pudore con due carcerati, apparsi sulla porta. Hanno una gran marmitta, e la marmitta fuma e Tom con occhi da pazzo va verso la marmitta. reggendo la gavetta in mano come una reliquia. E dentro la marm.tta c’è una zuppa color d’oro e la zuppa fuma, carceriere la muove col mestolo: ci sono anche pezzetti di carne, e patate, e riso: Tom c: metterà il pane dentro e poi schiac-cerà le cimici sulla parete, disteso sul letto a d'gerire. Tom povero Tom! Tom s’è lasciato arrestare e non ha detto niente. Lo condanneranno per forza. ma in carcere si mangia, e si sta caldi e la strada è perico- Alla contessa F. G. La tua lesta ha il crine biondo, (un ciclista è assai s/iocondo) le tue labbra son corallo, il tuo sguardo è di cr.stallo. Ed io t’amo e guardo il mondo! E lontan razzola un gallo. Questi mirabili versi appartengono al nostro Landò; e ' senza tema di smentita possiamo affermare stano essi tra i ,piu celebri che la storia della poesia ricordi. Landò nacqué in Firenze verso il 1245 (la data precisa, essendo egli molto vecchio, non la ricorda). Fanciullo ancora, fu preso dalla passione dello studio; e per ben centodieci anni (li seguito vi si diede con tanto ardore che riuscì un prodigio di dottrina ma si rovinò la salute irreparabilmente. F. la cattiva salute, e le torture del suo corpo rachitico e malato furono una delle maggiori cause che lo spinsero a diventar poeta.. Dopo aver molto viaggiato per i suoi affari di mercante, per ambascerie e per onorevoli uffici, si stabilì a Trieste dove non poco scrisse in prosa e in versi. La sua miglior fama è affidata alla «Poesia d’amore» che ò un volume dì duecento poesie di sapore erotico e carnascialesco. Per tale opera il Landò fu giustamente chiamato il primo uomo moderno. Egli infatti, dopo il Petrarca, può essere considerato come il fondatore dell’Umanesimo, cioè di quei rinnovato studio del pensiero e dell’arte antica, per cui la civiltà medioevale cedette il posto alla civiltà moderna. Pur essendo il Landò orribilmente deforme, drm urne revoli donne, quasi Incantate dal suo magico eloquio, lo amarono e adorarono con la stessa passione con cui si ama e si adora una divinità. Molti nomi femminili della s'oria appartengono ai suoi flirt; nomi che noi abbiamo il di tacere per rispetto alla storia stessa. I versi che abbiamo riportati sono di un madrigale dedicato alla contessa F G maritata al conte R V di Valieflo-ra. Di regola i madrigali sono composti di soli endeca-'ilinbi. » di endecasillabi misti con settenari: ma non sarà di cer-., to questa mia osservazione che diminuirà la fama di cotanto noeta, fama acquistata con o-nore attraverso i secoli. _ Oerch'amo ora, non prima di esserci scusati per le nostre e-=tgue forze, di scoprire il profondo sìgnif rato dei madri- gale: «La tua testa ha il crine biondo» dice il primo verso. Ciò credo, sia semplice abbastanza a capirsi, benché il dizionario spieghi che «crine» significa peli lunghi che pendono al cavallo dal collo e dalla coda Essendo, però, la donna a cui il madrigale è dedicato completamente priva di coda, noi comprendiamo benissimo che il crine, in questo caso sta a, significare t capelli. Il secondo verso chiuso da parentesi, è una delle tante a-stuzie alle quali i poeti ricorrono perchè la rima torni In questo caso si può taci mente capire che itti ciclista qualsiasi, forse un orfano, o un nonno, o un maleducato, m quello stesso istante in cut il poeta scrive, per ragioni a noi e al poeta sconosciute, è mollo giocondo, cioè allegro, gioioso. Il terzo verso ci dc-smve essere le labbra della donna di corallo, cioè del colore del corallo. cioè rosse «I! tuo sguardo è di cristallo». I! verso indica chiaramen-‘e che lo sguardo dell’amata, essendo una normale conseguenza del suo occhio di vetro. non può essere che di cristallo. Questa è. a parer nostro. un’educatissima forma di perifrasi escogitata dal Nostro per dire senza offendere la donna amata che l’occhio di vetro di cu, lei era la sola propr’ctaria. rispecchiava, appunto come t! cristallo, le immagini che gli si mettevano dinanzi Nel penultimo verso, finalmente. il poeta dà. libero sfogo all’angoscia del suo cuore e grida: «F.d io t’amo e guardo il mondo!». Nobile sent’mento d’artista, questo: in quanto un uomo comune, amando una donna non perderebbe il suo temno in contemplazioni terracque. ma a ben altre cose si accln gerehhe F, non basta. Il noeta non si Fmita ad osservare vagamente e sunerf;c’a1m»nte il mondo. pur amando, come rafferma la sua contessa; ma osserva il monde in tutti t suoi oart’cn'ari e vede denotando di godere d5 una vista acutissima! che in lorrar.ar,za r8.7 ro'a un uccello da cort'ie: e specifica, ner evitare fatali mal’ntesi. trattarsi di itti gal io e non g’à di una gallina. Noi del «Don Chisciotte», è sunorf'uo il d rlo ri sentiamo indicibilmente fieri e onorati rti e »*a pop PO». . e 1 f»nn»-|rl:0 direttivo, un sì grande Intel lottuale. E L G A R to. (Dis di ZERGOL) tTTWi7iTÌTiin!'iim