ANNO XVII. Capodistria, 16 Dicembre 1883. N. 24. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1" ed il 1G d'ogni mese. ASSOOIAZIONK per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — (ìli abbonamenti si ricevono presso la Kediuiou* Le mondazioni del 1882 Con questo titolo è uscita in Milano la Relazione finale della Commissione esecutiva sulla gestione a lei affidata dal Comitato milanese di soccorso ai danneggiati dalle innondazioni del 1882. La Relazione è assai lodato lavoro del chiarissimo nostro comprovinciale Avvocato Baseggio, che fungeva nella Commissione da segretario. "È certo, che negli stessi iiffari economici ed amministrativi di una piccola provincia e di poveri Comuni, occorre esercitare la intelligenza sui grandi modelli. Chi vuol essere veramente utile nelle ristrette cerchie della vita civile, non dev' essere nuovo alle palestre maggiori." — Così un nostro egregio amico rispondeva ad altri patriotti, che volevano concentrato tutto il lavoro nostro negli affari più locali e domestici, e questa saggia risposta ricordiamo ora che abbiamo letta la sullodata Relazione; e commossi da tanto slancio di carità, ammirati per la sapienza con cui la carità venne diretta dal comitato, ci siamo ora proposti di informarne il lettore ; tanto più volentieri, che la Relazione è lavoro di un nostro comprovinciale, il quale, come abbiamo detto, fungeva da segretario del Comitato, presieduto del Conte Be'.inzaghi, e composto di molte notabilità milanesi. È ancora nella memoria di tutti il disastro gravissimo da cui nell' autunno del 1882 fu colpita tanta parte della gran valle del Po ; in ogni città d'Italia ed anche qui si formarono comitati di soccorso. Milano, prima ancora che il comitato si costituisse, diede esempio della splendida carità, che è il suo vanto, inviando convogli ferroviari carichi di pane, di coperte, di fiaccole, di corde ecc. Il Comitato affidò ad una commissione esecutiva. 1' incarico di provvedere in tutti i modi che avrebbe stimati migliori, la raccolta dei fondi, e di erogare soccorsi con quei criteri che sembrassero I più opportuni fino alla concorrenza della metà della somma raccolta, dovendo 1' altra metà restare a disposizione del Comitato per ulteriori erogazioni. La Commissione, raccoltasi il 22 settembre 1882, j funzionò fino il 19 ottobre 1883, tenendo 32 sedute; e | quotidiano e di lunghe ore fu il lavoro dell' Ufficio I di presidenza nei primi mesi. J Articoli comunicati d'interesse generale li itampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. • L' azione di un comitato di soccorso in genere si può agevolmante scindere in due parti, diverse affatto tra( loro, comecché necessariamente collegate: la raccolga dei fondi e la loro erogazione. E qui 1' egregio Relatore espone come si sia riuscito a raccogliere meglio di un mezzo milione. A Milano dove il sentimento della beneficenza, è antico e splendido vanto di qnella illustre città, il comitato uon doveva che stimolare la beneficenza, facilitandole i modi di manifestarsi. La stampa vi concorse e prestò un ajuto immenso; volonterosi cittadini girarono con fogli di soscrizioni e ne distribuirono in tutti gli esercizii. Man mano che si introitarono le somme, venivano collocate allo. Cassa civica, che 7i conteggiava il 4 °/0 ; ma per quanto numerose, non bastavano le soscrizioni così fatte : e la Commissione pensò ai mezzi indiretti. Qui ci volle molto discernimento per scegliere tra le molte proposte. Fu organizzato un concerto in Brianza, e subito piovvero lire 2912: ebbero luogo serate di beneficenza in alcuui teatri. Un esercente offerse l1 intero ricavo della vendita liquori che si sarebbe fatta in una determinata sera nella sua bottiglierìa dalle otto alla mezzanotte; e subito altro esercente fece la stessa offerta. Organizzarono partite di gara la società dei Tiratori, uno spettacolo ginnico la società ginnastica, un concerto papolare un egregio professore del conservatorio musicale, e perfino il direttore di un serraglio di bestie feroci, il signor Bach, destinò alla carità mezzo introito di una rappresentazione. Il Municipio di Milano destinò 50 mila lire a beneficio degl' innondati e li pose a disposizione del comitato, ritenuto però che in quell' importo si dovessoro comptnetrare tutte le spese che il Municipio fino dal primo manifestarsi del disastro aveva sostenute per tale scopo. Una delle più cospicue famiglie della città, quella del cav. Andrea Ponti, per lenire nel più nobile modo il dolore per l'immatura perdita di un membro della sua famiglia, coli' asciugare le lagrime di altri disgraziati versò la cospicua somma di 10 mila lire; — società italiane dell'America inviarono pure il loro obolo; Nizza volle affidate al Comitato mi'anese l'erogazione delle cospicue raccolte fatte tra i suoi cittadini. Ma non soltanto in denaro affluirono le offerte: vi fu una gara di spedire coperte, indumenti, pagliericci, •medicinali, cibi; un pio sacerdote, Giovanni Ferrari, proprietà rio di un istituto di educazione femminile a Giumelle del Monte, accolse gratuitamente sei fanciulle orfane. Simili atti di carità, esclama l'egregio relatore, non si commentano, essi portano iu sè medesimi la propria lode. Un episodio veramente splendido nei fasti pur tanto ricchi della rarità milanese, fu la Passeggiata di beneficenza. Uu gruppo di giovani, che sotto le apparenze di una spensierata allegria nascondono vero spirito di abuegazione ed operosità versatile e instancabi'e, si offersero di organizzare una questua, mediante carf. che sarebbero fatti girare per la città in un dato giorno, preceduti da bandiere, musiche ; i carri furono riempiuti e scaricati quattro volte. La carità quando è op-porturnmente eccitata, può veramente dirsi inesauribile. Influiti oggetti di vestiario, cibarie, vini, denaro furono raccolti unitamente a 120 quintali di vesti. Poi si organizzarono le conferenze, delle quali an-auehe il nostro periodico tenne parola a suo tempo ; Giovanni Rizzi parlò della critica moderna; Gaetano Negri della vita e delle opere del principe Bismark; Romoaldo Bontadini del dolore e della simpatia,! il tenente Bove della Terra del fuoeo. I Organizzata una lotteria con premi, si smerciarono subito 70 mila biglietti ad una lira; gli oggetti regalati furono esposti e costituirono uu insieme di intrinseco valore, ammirabile per eleganza e finitezza di lavoro. Poi ebbe luogo il Veglione alla Scala, ed il ricavo fu devoluto per quattro quinti all'istituto dei poveri della città, per indennizzarli del danno, che ad essi avevano indirettamente recato le soscrizioni aperte sotto mille forme a favore de^li innondati. E cou quali ci ite ! j furouo spese le lire 534,81-1: 47 raccolte? Prima ancora che ne fosse autorizzata la Commissione, sapendo che bis dat qui cito dat, inviò cospicua somma alle regioni innondate, rivolgendosi prima per informazioni ai prefetti delle singole Provincie ; e poscia ai comitati provinciali costituitisi sotto la presidenza del Prefetto, e di volta iu volta che veniva spedito un assegno ne erano informati i comitati delle altre principali città per evitare duplicazioni. In quattordici riprese furono distribuito 320 mila lire. Pensò il comitato a portar sollievo ai piccoli pro-prietaii, non abbastanza poveri por essere contemplati nei soccorsi giornalieri, non abbastanza ricchi per poter da sè soli riparare i guasti dei loro campi; e sottrarli dalle ugne degli usurai, facendo loro piccoli prestiti a brevi scadenze. Ma a ciò fu provvisto dal Governo. Il comitato erogò allora le 110 mila lire che aveva a disposizione pel riattamento o ricostruzione di casolari di coloni poveri e sprovvisti di istrumenti da lavoro. Avanzarono ancora al .CDiuitato 25 mila lire, e queste le destinò ad uu fondo di previdenza, il quale gestito cou apposite norme dalla Civica ammiuistra-ziono, serva in avvenire per i primi aj.uti contro i danni di altre inuondazioni. Il comitato incassò, come abbiamo già detto, 5.34,744:47, delle quali 100 mila non provennero d'alia carità milanese, ma bisogna sapere che oltre le. raccolte dal comitato, la Cassa di Risparmio erogò, 108,599:81 lire, la Banca popolare 4000 : dal Comune e non comprese in quelle del comitato 22,853:51; raccolte dal comitato Diocesano 53.803; dal comitato Trentino 8276,37. a favore dei ricoverati alla Senavra 61,577, dalla Colletta della Regina 40,000. L'amministrazione provinciale fece venire 613 danneggiati poveri di Rovigo e li ospitò alla Senavra; e S. M. la regina aperse una soscrizione per provvederli di indumenti. Più ancora, a Milano furono venduti 5,707 biglietti a una lira per la tombola telegrafica promossa dal comitato di Roma. „Sono dunque lire 838,874: 20, che furono raccolte in questa nostra Milauo, chiude il relatore. E chi come voiiti noi, fu dalle circostanze posto nella necessità di fai —appello alla, generosità dei nostri cittadini, e 1' ha potuta sperimentare col fatto superiore alle più ardite aspettazioni, trova in questa loro così larga e pronta rispondenza, iu questa generale solidarietà del bene, il più gradito, il più completo de'compensi, dopo quello di aver fatta un' opera buona, per tutte le fatiche, le noie, le contrarietà che in tale iutrapresa possono essere occorse." Onorevole Redazione della „ Provincia" PRO PATRIA Lungi da me 1' idea di volerla spuntare in tutto, e d'imporre ad altri le mie opinioni. Ringrazio anzi il comune amico di avermi dato, con la sua pregiatissima lettera, occasione di chiarire meglio il mio pensiero, e godo di questo risveglio di studi e di questioni cortesemente trattate nel mio paese. L' amico A. B. non sa dove io abbia trovato che, oggi, come oggi, la liburnica Lovrana sia riconosciuta come un' appendice dell' Istria, e aggiunge che nessuno 1' ha mai detto o scritto. Ecco, come novelliere, e un tantino anche quale sacerdote delle sacre muse, ne ho già commessi dei peccatucci per eccesso di fantasia; ma di questi non mi pento niente affatto, anzi prego Apollo mi dia occasione di farne di nuovi. Ma come dilettante di studi storici, ci tengo a far sapere agli amici che la storia non tratto jure cervellotico come si dice, ma con la mia buona tabella. Legga adunque 1' amico A. B. il seguente brano dell' Istria: Note storiche di Carlo De Franceschi. Parenzo Tip. Coana ; l'opera più importante di storia venuta alla luce in questi ultimi anni. A pagina 429 al Capitolo — La Liburnia istriana — trovo scritto: «Quella parte dell'antica Liburnia, che, formando il pendio orientale del filone del Cal-diera o Montemaggiore, da Fianona a Castua, poi da qui piegando ad angolo retto verso oriente, arriva sino al confine di Fiume, nel medio evo veniva ritenuta appendice della Carsia ; più tardi nei diplomi sovrani, e dopo il 1500 anche nella mente degli scrittori carniolici riguardata come parte dell'Istria austriaca; sebbene, come abbiamo notato più sopra, vera Istria si calcolasse essere la contea di Pisino, siccome compresa nella penisola chiusa dalle catene del Caldiera e della Yena o Carso e dal mare, e per vari caratteri disforme da quella regione, come ap-pellavasi e tuttodì dicesi, oltramontana." Fin qui nel testo; di più segue in nota: „L' essere stata in questi ultimi quattro secoli riguardata come appendice dell' Istria, potrebbe aver fondamento in antiche tradizioni risalienti ai tempi romani. Plinio nel principio del libro III dice cbe l'Italia comprendeva anche i Veneti, Carni, Istri, Giapidi e Liburui. Questi Liburni non possono essere altri che quelli posti fra l'Arsia ed il Tarsia, al di sopra dei quali erano situati i Giapidi cisalbiani, cioè di qua dell' Albio e del vallo, e che furono aggregati all' Italia, e precisamente alla colonia di Trieste; mentre i Liburni di qua del Tarsia, almeno per riguardo della difesa del confine e della relativa amministrazione militare, devono essere stati dipendenti daìla colonia di Pola, come indicherebbe l'estensione orientale della diocesi polense sino al Tarsia, dacché la geografia ecclesiastica si conformava alla geografia politica." Fin qui il De Franceschi. È chiaro adunque j come il sole che pei Romani, i quali la sapevano ' lunga, ed erano usi di gettare sulle carte geo- • grafiche certi loro sguardi sicuri, la Liburnia istriana era un appendice dell' Istria. E che la geografia ecclesiastica, usa ad andare di un passo con la politica, considerasse la Liburnia istriana nel medio evo quale un' appendice dell' Istria lo ammettono tutti i nostri storici. ,.I Vescovi di Pola, ebbero .... estesi dominii in città, nel-l'agro colonico, oltre i confini di questo, oltre l'Arsa, oltre il Monte Maggiore perfino ; fra le altre terre e castella ebbero Castua, Veprinaz, Moschenizze, la stessa Fiume" '). Così Tomaso Luciani. E il Combi pure. Così stavano le cose adunque una volta. Che se oggi noi crediamo opportuno di cedere quella parte che è di la dal Monte Maggiore ai Croati, e per buone ragioni, non per questo intendiamo di rinunziare alle glorie passate, quando l'elemento latino e l'italiano poi, eminentemente espansivo, imponeva la sua civiltà anche al di là dai confini naturali. É una questione duplice ') Notizie storiche di Pola pag. 29. questa, e vuol essere trattata con un criterio politico e con un criterio storico. La logica a-dunque non resta offesa per nulla ; ma sarebbe offeso invece il sentimento patrio, se coi criteri dell' oggi avessi ad esaminare una questione che appartiene alla stòria. Mettiamo la cosa in concreto. Se oggi sorgesse a Castua o a Lovrana qualche signore in idi che scoprisse, poniamo un sesto continente nelle regioni polari ; e noi, dopo aver rinunziato a quell' appendice dell' Istria ce ne facessimo belli, come di una gloria nostra, allora sì tutti avrebbero diritto di confutarci prò logica. Ma non così se trattiamo delle glorie passate quando la civiltà italiana dominava più o meno su tutta la penisola istriana e sul litorale di tutto l'Adriatico. Rinunziare al passato è per noi un suicidio; è un rendere l'armi agli avversari, perchè ci portino la guerra in casa; in questo caso, sempre in buoni rapporti con la logica, noi duriamo a combattere prò patria. Sta a vedere che gì' Italiani, poniamo, non possono oggi vantarsi di Garibaldi, perchè Nizza è ceduta alla Francia? Le esigenze della politica possono essere molte ; nei paesi di confine le stirpi si confondono, prevale quella che è più civile e potente e non misura sempre col compasso il confine, specie dove la natura si è alquanto sbizzarrita. Ma sopra le esigenze della politica, le petulanti baldanze de'popoli nuovi, e la fiaccona du vecchi sta serena e tranquilla in più spirabile aria la storia. Ecco perchè ho annoverato tra i cosiddetti nostri granai 1' architetto Luciano da Lovrana. Alieno dal gonfiar vesciche, e dalla ridicola smania di veder tutto grande e sublime in paese, ho dato e darò a Luciano il titolo di grande architetto se non altro in compenso del lungo silenzio e del torto fattogli dal Vasari ; e perchè illustre architetto lo proclamarono uno ore tutti i moderni scrittori d' arte. In questo lungo distacco poi dalla patria terra, a me lontano dalle più care memorie, lasci il signor A. B. la modesta compiacenza di credere di aver rivendicato al paese una gloria istriana. Sarà, se vuoisi, un sentimentalismo un po' morboso e romantico ; ma a questi cormentalismi vanno spesso soggetti i lontani. Compatite ed amate il Tutto vostro P. T. PS. Rileggendo trovo di dover giustificare quel mio oggi come oggi. Ho adoperato il presente storico; forse era più esatto dire: oggi come oggi tutti riconoscono che la liburnica Lo-vrana fu riconosciuta ecc. ecc. . . . Ma ora aggiungo un altro argomento. Se i Croati vogliono e possono torcela padroni, s'accomodino, noi non faremo opposizione, anzi ... ; ma rebus sic stan-tibus egli è un fatto che Lovrana appartiene all' Istria in istile officiale, e quindi si può dire (o bene o male è un' altra questione) un' appendice dell' Istria. CORRISPONDENZE Cittanova, 29 novembre Chi ha voluto leggere la mia corrispondenza del numero scorso di questo periodico, si ricorderà che parlando di un quadro esistente nel nostro duomo sull'altare di sauta Lucia, io non faceva che narrare semplicemente un fatto, senza azzardare il mio giudizio su chi ne fosse 1' autore. Ora poi lo dico senza titubanza che per quanto antico sia il dipiuto, non si può in nessun modo attribuirlo al GiambellinO, esseudo questi nato nel 1426 e morto nel 1526; mentre il San Carlo, che vi è ritratto nella bella pittura del duomo, nacqne nel 1538 e morì nel 1584. Questa pittura po-trebb' essere piuttosto del secolo XVI ; e per quanto posso giudicare io, è di buon pennello. Un' altra uotraietta devo recarvi ; il Vescovo di Cittanova Stefano Leoni fu quello che innalzò l'altare di santa Lucia, come dalla seguente epigrafe. D. 0. M. SAN. LVCLE S. S. CAROLO ET. ANTON. AB. ALT. IB. EREX1T DET. PRESVL LEONI. SVO. ERE FECIT. 1765 Dalla pittura passo brevemente all' architettura. Sotto il vescovo Vielini. ini 1572, l'edilìzio della chiesa venne riformato. Si levarono ia cattedra marmorea, le ambone, e la cappella per gli oli santi. (Ranci. Ann.) Nel 1780 il vescovo Stiatico atterrò l'antico battistero per allargare l'episcopio. (De Franceschi Not. stor. p. 478) ; a questo battistero venne nel 780 rifatto il ciborio di pietra calcare dal vescovo Manricio, sopra colonne di marmo greco come dalla seguente epigrafe : BAPT1STERI0 DIGNO MARA!ORE '/// '' MAVRICIVS EPISCO POVLI. DO. SVMMO. Il Kandler nelle Vicende della Chiesa Etnouiense, pubblicate pel fausto ingresso del compianto vescovo Bortolomeo Legat, seguito a Trieste nel 1847, giudica la Chiesa Emoniense fondata nel VI secolo, epoca nella quale il vescovo Eufrasio fondava la celebre Chiesa Parentina. Il portico, il ciborio dell' altare, la cattedra marmorea, il battistero e le pitture dell' abside, che nell'ultima mia dichiarai bisantiue, tutto risponde all' Eufrasiana ; ben inteso non ne è ugnale la magnificenza dei marmi e dei mosaici: però si scorge benissimo com' era disposta ai tempi dell' impero orientale. La cripta poi ascende ad un' epoca anteriore. Neil' aprile 1874, epoca in cui fu atterrato l'episcopio che appoggiava alla facciata dell' ex cattedrale, si scorgevano traccio dell' atrio de! cortile, come venne disegnato dal Kandler (op. cit). Tra questo e le fondamenta del vescovato si distinguevano ad evidenza le sepolture di due epoche, diverse per materiale, forma, posizione e profondità. La parte più antica del vescovato (povero d'architettura) era verso le mura, sul porto, un tempo di fronte 1' atrio dolla chiesa, presso il quale furono dissotterrate iscrizioni romane, già pubblicate iu cotesto periodico. Il piano del vescovato, dopo l'atterramento, la piazza, il brolio vicino, furono nel 1874 abbassati circa due metri per ridurre piana la piazza attuale; ed in quel rivolgimento si trovarono urne, anelli, arche, ossari, ed iscrizioni, tutti oggetti degni di studio per 1' archeografo. 11 vescovato fu in più tempi ristorato ed ampliato. Il vescovo Leoni ne riparò la cappella, il Brutti la cisterna, il Manin lo rese più comodo fl609). La porta sovrapposta all' atrio aveva due finestre di pietra traforate che ricordava un rozzo stile greco; sicché si può dedurre che il portico durava fin questo tempo, e che da quest' epoca iu poi aveva per il popolo l'ingresso laterale. L'anno scorso, dopo circa 1000 anni, alla chiesa di Cittanova fu fatto 1' ingresso di fronte, colla facciata iu istile bisantino. Scoperte preistoriche Pisino, .10 Dicembre 1883. Dopo le esplorazioni preistoriche attivate a Verino*) dal prof. Moser per cura dell'I. R. accademia delle scienze di Vienna (vedi „Provincia" d. d. 1 Ottobre 1883), la benemerita nostra Giunta, con lodevole pensiero, fece continuare, per conto provinciale, gli scavi a Verino, sul campo Martincich. I risultati di questi nuovi scavi furono molto soddisfacenti ; e qui ne diamo brevi indicazioni. Le urne testé scoperte stavano infisse in buche scavate nello strato calcare, ed erano coperte da una, due e fino tre lastre di pietra, e disposte irregolarmente a breve distanza 1' una dall'altra; gli spazi tra le urne e la roccia riempiti di terra e sassi. Le urne, in origine, furono collocate ad eguale profondità; che se ora si rinvengono nella parte superiore del campo a 20 - 30 cent, di profondità, mentre nella inferiore, verso la base del colle fino a 2 metri circa, lo si deve attribuire ai livellamenti seguiti nel coltivare il campo per togliergli 1' originaria e naturale pendenza. Si rinvennero più di 70 urne, la maggior parte spezzate: ina sene hanno circa 20 più o meno *)_Su questo interessante villaggio, il Dr. Marcheset ti lesse in questi giórni a Trieste un lavoro intitolato : Le necroipoli di Verino. N. d. E. bene conservate. Varie le forme e la grandezza : alcune eli rozza altre di più fina fattura: se ne hanno con semplice disegni graffiti. Contenevano le solite ceneri ed altri umani avanzi od oggetti di bronzo: molti gli anelli e i braccialetti. In due urne v' erano oggetti di ferro. Tra le cose scoperte, meritano speciale menzione, — una cista di bronzo un po' guasta ma fornita di coperchio integro e di bel lavoro, oggetto questo assai raro; — nonché un'urna di bronzo di forma semisferica, perfettamente conservata, con ornamenti graffiti del carattere di quelli delle urne di terra. Si eseguirono disegni delle cose scoperte. Sappiamo di più che, praticati contempora- \ neamente degli scavi sui colli Pizzughi presso j Parenzo, si giunse a scoprire oggetti preistorici I ecc. ancora più interessanti di questi di Verino. Con ciò speriamo verranno gettate le basi di un Museo provinciale che potrà un giorno arricchirsi, anche per nuove esplorazioni, fra cui raccomandiamo caldamente quelle di Visaze presso Altura, il sito della antica Nesazio. Si deve pertanto tributare il meritato encomio alla nostra Giunta provinciale, ed in ispecie al signor Vice - capitano Dr. Andrea Amoroso, il quale volle farsi iniziatore di un' opera che ridonderà a vantaggio e decoro della provincia. C. I). F. Di un'iscrizione cristiana scopila in Fola Neil' ultimo numero della Provincia ho letto con vivo piacere un cenno del signor C. D. F su di un' iscrizione trovata nel clivo di San Francesco in Pola. Il signor 0. D. F. che, se stiamo alle iniziali, è ili fatto di archeologia e di storia istriana „il maestro di color che sanno" quando vorrà, farà sul luogo le opportune indagini e studi. Solo a titolo di curiosità faccio note al lettore le mie supposizioni, le quali così di lontano e pescate solo nei libri, con pochissima conoscenza del luogo, avranno certo ben poco valore. L'iscrizione fu adunque scoperta in sito attiguo al piazzale dov' è la facciata della chiesa di San Francesco, attualmente ridotta a magazzino militare ; e ricorda la dedicazione di basilica che sarebbe stata eretta in quelle vicinanze. E che basilica era questa? Scorro le pagine della storia di Pola. Non Santa Maria Formosa o del Canneto, non San Michele in Monte, non Santo Stefano, neppur San Giovanni e Felicita : chè erano tutte in altri siti. Intanto rimane fermo che l'iscrizione fu trovata sul colle del Campidoglio, vicino alla chiesa di San Francesco, eretta intorno al 1300 da un Sergio dei Castropola Signori di Pola, salvato, come vuole la tradizione, dai Francescani nella strage del 1271 '). Anzitutto è certo che i Sergi, divenuti signori di Pola abitavano nel castello sorto dove era prima il Campidoglio della Pola romana. Però abbiamo dal Kandler che 1' abitazione primitiva dei Sergii era sul Chio o clivo che guida ai Francescani, sotto al convento fabbricato come si disse dai Sergii stessi.-) Prima supposizione. Inclino a credere che la basilica de quo sorgesse dove poi furono le case dei Sergii. Forse questi la rovinarono per dar luogo alle loro case ; forse era dedicata a San Giovanni ; e i Sergii, non avendo potuto erigere un nuovo San Giovanni, perchè la nuova chiesa dovea essere dedicata a San Francesco, quasi a compenso alzarono nel chiostro una cippella a San Giovanili ; quale credo esista tuttora 3). Altra e migliore supposizione. La lapide è adunque sul Chio del Campidoglio. È noto come, dopo Costantino, si alzarono di preferenza le prime basiliche nel Campidoglio stesso sulle rovine dei tempi pagani. Così a Trieste, così a Capodistria. E non potrebbe essere questa per avventura la prima basilica cristiana di Pola, anteriore al Duomo? Il Duomo attuale è infatti dell' epoca bizantina ; fu eretto secondo il Kandler sotto il vescovo Antonio, tra gli anni 518 e 526 ; e non è improbabile che Pola avesse vescovo anteriore, ed un'altra basilica, cattedrale più antica4). Anche a Trieste vi è tradizione di una prima basilica anteriore a San Giusto ; non sul Campidoglio ma sul clivo dov' è ora la chiesa della comunità elvetica. La lapide antica cristiana scoperta apparterrebbe adunque alla prima basilica o cattedrale polense L'iscrizione giova ripeterla, è la seguente : DEDIC HVIVS BASILI CE VI t Ricorda la dedicazione della chiesa, rito antichissimo, memorato da Sant'Agostino, ed introdotto, secondo le tradizioni, da Papa Silvestro 1) Notizie storiche di Pola. Parenzo. Coana 1886 (pag. 23) 2i ltem (pag. 161). 3) Il titolo di San Giovanni non è però antico ; è più dei tempi longobardici. 4) ltem pag. 228. in Roma. Non so se di queste iscrizioni, ricordanti dedicazione di chiesa, si abbiano altri esempi; certo dei primi secoli sono molto rare. Non pare si apponessero a qualunque chiesa, come si usa oggi, ma a chiesa matrice, che il giorno della propria dedicazione (e questo è di prammatica anche oggi) imponeva festivo a tutte le chiese dipendenti. Se, come non dubito, si può de visu provare 1' antichità della lapide, il fatto dell' accennare al giorno della dedicazione, il sito vicino al Campidoglio, non sul Campidoglio, m'inducono a credere si possa attribuire alla prima basilica cristiana eretta in Pola, o di basilica civile cangiata in sacra, sul luogo dove sorsero più tardi le case dei Sergii, prima che questi ponessero le loro sedi nel castello. Con maggiore autorità, e con altri mezzi potranno dare gli archeologi sul luogo questa od altra spiegazione. P. T. Noterei le storiche Ci scrivono: In che unno è morto Aurelio Vergerlo. In ima Strenna triestina dell'anno 1841, si legge un;i novella storica intitolata Virtù e sventura, novella che tratta di un fatto accaduto ad Aurelio Vergerio ed a monsignor Sauga segretario di Papa Clemente VII (1527). In fine della novella vi sono scritte due epigrafi poste a memoria di monsignor Aurelio Vergerio, una in Koma nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, ove è tumulato, e l'altra nella cattedrale di Capodistria, sua patria, così concepita: Aurelio • Vergerio • Jacobi • F. Ho • Pon • A ■ Secr • Romae • Mortuo Dum • Id • Munus • Cuni • Summa • Omnium Laude • Et • Admiratione • Obiret 1548 S. G. Chi ci invia queste notizie, desidera sapere perchè venne posta la data 1548. mentre, secondo lui, il Vergerio è morto nell' anno 1532. Noi rispondiamo, collo Stancovich, che la data 1548 è un errore di chi ha scolpita 1' epigrafe e mandiamo il signor S. G., che ci chiede informazione, all' opera dello stesso Stancovich (Biografia, T. II pag. 77-83) e a quanto hanno scritto di Aurelio Vergerio il Muzio, 1' Ughelli, il Tiraboschi, il Ginguenè, il Bayle ecc. otizie Fu approvato lo statuto della Società politica i-striaua, e il comitato promotore, convocato in questo mese a Pisino, delibererà intorno allo misure da pren-persi per la definitiva costituzione di quella Società. I rilievi statistici del 1SS2 nelle provincie cisleitane non danno a noi motivo di stare allegri per quello che ce ne tocca. L'Istria è con Trieste, Gorizia e il Trentino fra quelle provincie dove le nascite furono in diminuzione, e 1' Istria è col Goriziano e il Trentino, di quelle dove la mortalità fu in maggior aumento. E vero che un anno non fa regola come una rondine non fa primavera. Ma intanto è statisti ca piuttosto sconfortante. La Direzione delle poste in Trieste avverte che a cominciare dal 16 novembre 1883 fino ad ulteriori disposizioni, i rimborsi di depositi di risparmio possono essere effettuati in via breve, cioè senza che venga prima spedita una disdetta all' ufficio delle casse postali di risparmio in Vienna, soltanto verso consegna della disdetta emessa secondo la prescrizione e dell' ultima conferma di ricevimento o di credito, e verso esibizione del libretto di deposito, nou solo presso la cassa dell' ufficio delle casse postali di risparmio, ma anche presso altri uffici postali a ciò destinati. Questi uffici per la nostra provincia sono : Muggiti, Capodistria, Pisino, Rovigno, Lussinpiccolo e Pola. Leggesi nell' Istria : Finalmente II castello di Lupoglavo, già nel 1110 possesso di Eurico (e. salvo errore, di Enrico V detto il Giovane) imperatore di Germania, questo antico a-vanzo del medio evo, divenne non è guari proprietà del signor Tomaso Sottocoroua di Diguano, per l'importo, a quanto dicest, di venti mila fiorini, compresi tutti i mobili ed immobili. Il giorno 5 corrente ebbe luogo in Firenze Io scoprimento della facciata di Santa Maria del Fiore. Questo duomo è una sublime creazione della pura arte italiana, ed è una splendida gloria, un vero triouto del genio. Disgraziatamente è morto l'architetto, che ispirandosi alla sublime opera di Arnolfo, di Brunellesco, di Giotto, sortì vincitore dalla difficile prova di armonizzare il nuovo diseguo coli' antica ricchezza di linee e di marmi. La posterità lamtnenterà con riconoscenza il nome dell' architetto De Fabris. Dottor GIOVANNI nob. de MANZINI Nel pomeriggio del 12 corrente moriva, sul fiore della virilità, 1' egregio nostro concittadino, — Giovanili nob. de Manzini, — dottore in legge. Inesorabile morbo avea, pur troppo, da due anni oscurata la già tanto lucida sua mente ; ma la sua tempra resistette a lungo ; onde la fine della sua mortale carriera fu un vero martirio e per esso e per la sua famiglia, desolatissima; indarno adoperante ogni sollecitudine per lenire le sue sofferenze. Uomo incrollabile negli onestissimi suoi principi, mai si lasciò scuotere da' suoi convincimenti ; — coltissimo e acutissimo ingegno, tenne con onore le principali cariche cittadine, e rifulse per sincero affetto alla sua terra natale. — A chi ebbe a richiederlo di consigli, anche tra più vecchi, prodigò tutto sè stesso, e sempre con soddisfazione e vantaggio del richiedente. Giovanni nob. de Manzini lascia quindi amplissima eredità di affetti e di esempi tra suoi molti amici e concittadini, e perenne ricordo serberanno anche di lui i comprovinciali ; perchè le belle doti dell' intelletto e del cuore, rendono degni i poveri morti di sincero e universale compianto. La Redazione e nobile esempio di attività patriottica, elemento saldissimo di concordia e di forza in tutta la provincia. Noi qui soltanto scongiuriamo i più insofferenti d'ingiustizie a non passare la misura, pur sapendo quanto debba lor riuscire diffìcile. Nel far valere le ragioni, spesso cómpito aspro ma sempre doveroso, adoprino la parola calma, schietta, dignitosa, che della ragione è il migliore attributo, e riesce sempre a trionfare. Facciamo quindi appello, e questo è il più intimo de' nostri voti, a tutti gli onesti, perchè si stringano finalmente insieme, smettendo ogni motivo di ruggine: tentino essi di scongiurare que' pericoli, che potrebbero un giorno derivare alla nostra patria; pensino alla gravissima responsabilità che può loro venire dallo starsene indifferenti o indisparte. A chi poi si lagna di sdegnosi giudizii, è necessario ricordare, che la concordia, tante volte invocata da essi e per accusare e per difendersi, non è possibile altro che tra gli uomini che rispettano sè stessi ed altrui. Così abbiamo detto brevemente 1' animo nostro ; non sappiamo se ci siamo riusciti nello scopo, ma certo l'intendimento è buono. Di questo almeno ci si voglia tener conto. Bollettino bibliografico Coi tipi di Antonio Coana in Rovigno venne pubblicata una memoria di Gr. Tromba intitolata L'igiene fisica dell ' operajo con speciale riguardo alla febbre di malaria ed al colèra. Il ricavato della vendita è a profitto della Società di mutuo soccorso di Rovigno per 1' acquisto della bandiera. Questo opuscolo trovasi ii^ vendita presso la direzione della predetta società al prezzo di soldi 50. Mente e Cuore. È questo un periodico mensile che esce a Trieste sotto la direzione del maestro dirigente Sig. Odoardo Weis e che costa fiorini 4 all' anno o fiorini uno al trimestre. L'edizione è elegantissima e le materie svolte interessanti. È un periodico superlativamente educativo, per cui lo raccomandiamo a tutte le famiglie. Itinerario Dantesco, di Antonio Maschio, gondoliere. — Venezia, tipografia Antonelli 1888 (In 8°. di pag. numerate 27.) Il bravo Maschio, il beli' esempio di gondoliere, con questa pubblicazione intende sdebitarsi " della Cose locali PAROLE TRA NOI Siamo incerti quale via prendere, e quali parole adoprare, per adempiere, — con la lusinga di non far peggio, — un cómpito difficile, e che pur da moltissimi siamo sollecitati ad accettare in questi giorni; di scrivere, cioè, per impedire guai minacciati da una discussione, che si è fatta nell' Istria da qualche settimana intorno a questioni esclusivamente cittadine. E se tentiamo la malagevole impresa, gli è soltanto perchè abbiamo 1' animo tranquillo, e perchè il nostro periodico si è tenuto quasi del tutto in disparte dalla discussione. Non si tratta oggi di mettere pace; — sarebbe facile P assunto, qualora due parti contendenti e che mirano per diverse vie al bene pubblico, fossero trascinate dalle indoli degli uomini che le compongono e dalla natura delle cose a un' acredine pericolosa ; non si tratta di mettere pace tra classi sociali; perchè anzi tra esse vi è mirabile 1' armonia, — e ne è prova evidente il contegno della Società di mutuo soccorso fra gli artieri ed operai, che si può citare come modello alle consorelle; — non si tratta infine di frenare ambizioni personali, spinte fino a volerne partecipe il pubblico, con grave suo danno. — Di ben altre condizioni si tratta, e Io sanno que' concittadini e comprovinciali, che con orgoglio ricordano la Capodistria di un giorno, — raro „ promessa che fece di dimostrare, che il Purgatorio „ del divino Poeta non è antipode a Gerusalemme, „ e quindi accertare il tempo preciso eh' egli ha „ impiegato nel suo viaggio ai tre regni immortali." Noi qui facciamo la parte di bibliografi, e annunciamo soltanto il libro del simpatico gondoliere dantofilo, lasciando ad altri la cura e il compito molto più gravi di appurare la verità intorno ad un argomento, certo non ovvio o superficiale. — Intanto è debito di cortesia congratularci anche questa volta con un gondoliere, che per sua eletta natura e per spontaneo impulso dell' animo gentile, ha saputo innalzare la sua niente a un grado di meditazioni, di studi e di critica, che a ogni modo farebbe onore non solamente a un semplice dilettante, ma anche ad un letterato che si potesse dir tale secondo le istituzioni. Gazzetta musicale di Milano. Abbiamo veduto il programma per 1' associazione di questa Gazzetta edita dal rinomato stabilimento Ricordi; elegante periodico che conta circa 40 anni di vita. Con 20 lire annue anticipate, 10 per un semestre, 5 per un trimestre, ognuno che canti o suoni acquista subito nell' ampio catalogo del sullodato stabilimento (50,000 numeri) tanta musica a sua scelta per l'importo lordo di L. 40, o 20, o 10; e rimane associato per un anno, per un semestre, o per un trimestre alla Gazzetta musicale diretta da Gr. Ricordi e compilata da S. Farina (un fascicolo elegantissimo, illustrato ogni domenica) e riceve altri tre premi di non piccolo valore, in libretti d' opera, libri, calendarii, fotografie ecc. Raccomandiamo quindi caldamente la Gazzetta del Ricordi. Varietà CALORE SOLARE Archimede, a mezzo dei suoi specchi, concentrò il calore solare ed abbruciò le navi di Marcello. Oggi il fisico Mouchot ha nuovamente ideato degli apparecchi per utilizzare direttamente il calore del sole. Nelle ricerche che ha fatto in Algeria ha potuto profittare del detto calore per cuocere alimenti, pane, distillare essenze ecc. Detto calore, specialmente nei paesi dove il sole è raramente coperto da nuvole, può essere anche usato in qualità di forza motrice. I recenti perfezionamenti fatti dall' inventore ai suoi apparecchi hanno mostrato che essi possono essere usati anche nei paesi a clima incostante. Così a Parigi ha potuto mostrare come in ogni giorno CU'UlUSiKiA, Tipografi» di Carlo l'nor». si possa utilizzare un tale calore per fare il caffè e il brodo, cuocere l'arrosto e distillare l'acquavite dal vino. Degli specchi di 20 decimetri quadrati sono sufficienti in estate per arrostire, in 22 minuti, 500 grammi di bue e cuocere in un' ora e mezzo altre vivande, per le quali, a mezzo del fuoco ordinario di legna, sarebbero necessarie tre o quattro ore. Con apparecchi più grandi si può giungere a far bollire, in 30 minuti, 75 litri d' acqua e servirsi del vapore, che, dopo due ore, raggiunge la tensione di 7 atmosfere, per far camminare, per più ore, con pressione costante di tre atmosfere una tromba idraulica Tangye, capace di elevare per ogni ora 1500 a 1800 litri d'acqua a due metri d'altezza. L' apicoltura in Francia Dalle relazioni dei prefetti al ministero di agricoltura e commercio risulta, che vi sono ora iu Francia 1,971,866 alveari; i quali produssero nel 1S82-9,948,642 chil. di mele, del valore complessivo di 14,943,895 franchi, e 2,885,749 chil. di cera del valore complessivo di 8,752,290 franchi. Così la produzione di un solo anno dà in Francia un valore totale di f. 23,69S,175. Statistica delle religioni. Le Missioni Cattoliche di Lione diedero or ora alla luce un planisfero delle credenze religiose e delle Missioni sparse sovra la superficie del globo. Ecco in succinto le cifre di questo planisfero: Monoteisti Cattolici..... 212,000,000 Cristiani Protestanti .... 124,000,000 Scismatici .... 84,000,000 Israeliti...... 7,000,000 Infedeli Maomettani . . . 200,000,000 Idolatri Bramanisti........ 163,000,000 Buddisti puri....... 7,000,000 e confuciani . . 380,000,000 e sintoisti .... 36,000,000 Pagani......... 230,000,000 Non tenendo conto dell' esigua minoranza dei liberi pensatori, degli atei ecc., risulta che i popoli cristiani contano 420 milioni, e che i credenti in un solo Dio sommano a 627 milioni, cioè meno della metà degli abitatori del globo, di guisa che ben 828 milioni di persone sono ancora pagane. I cattolici, se i dati qui riferiti non ci fanno errare, sono di soli 4 milioni superiori in numero ai cristiani che si separarono dalla Chiesa romana. i'i»tro Madonixi» — Anteo (intrisi «di». e rudit. reniwaHiikfK.