ANNO Vili. Capodistria, 1 Novembre 1874 N. 21. LA PROVINCIA giornale degli interessi civili, economici, amministrativi DELL' ISTRIA, ed organo ufficiale per gli atti della Società Agraria Istriana. Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. Atti ufficiali della Società agraria istriana. CORRISPOffDEIIZE. N. 527. Il Ministero di agricoltura in Vienna, con Circolare dd. 3 corr., giunta all' ufficio delia Società agraria appena il 23, comunicava essere comparsa nei Vigneti di Klosterneuburg la temuta Phylloxera; e aver già dato ordine acciò sieno prese le più energiche misure, onde far fronte alle devastazioni del tanto temuto insetto. Il Ministero, nel partecipare un tanto, invita la nostra Società a voler inviare a quella volta, con la massima sollecitudine, persona addatta, la quale avesse a studiare da vicino la natura e l'entità del male, nonché quegli eventuali rimedi, che presentemente si dà mano ad attuare in quella stazione sperimentale. In quanto poi alle spese inerenti a tale missione, il Ministero autorizza la Società a rimborsarsi sui civanzi dei sussidj dello Stato di questo anno;— e qualora non fosse possibile una tale copertura, si riserva di stanziare un importo corrispondente. La sottofirmata presidenza, nel portare a conoscenza del paese tali fatti, fa osservare d' aver già preso alcune misure iniziali nel senso della surriferita nota ministeriale — su questo riguardo, e compatibili con 1' urgenza della cosa ; e di essere già in relazione con altre Società agrarie consorelle — per studiare e proporre uniti misure corrispondenti alla gravità del male. Non si può fare a meno poi di raccomandare ai nostri viticultori in tale congiuntura, oculatezza nel-l'importare barbatelle o tralci di viti, sia dall'estero che dalle limitrofe provincie; inquantochè difficilmente potrebbesi garantirne la sanità — senza calcolare ai rischi a cui inscientemente potrebbesi andare incontro. Rovigno 27 ottobre 1874. La Presidenza Cecon vice presidente. Pinguente, Ottobre. (ritardata). Il raccolto di quest'anno è finito. L'esito però non corrispose punto all'aspettativa. Le brinate, i venti, la graguuola, i freddi d' Agosto, scemarono l'uva per modo che il nostro Distretto, nel complesso, non raccolse che un quarto circa del prodotto. Devo però in quest' incontro lamentare la mancanza assoluta di una Legge Provinciale che regoli e fissi 1' epoca della vendemmia, essendosi da noi verificato il caso che in certe località vi si diede principio aV 9 di' Settembre ! Iu quanto ai cereali ed al granone, non c' è a muover lagno, sebbene in ispecialità di quest' ultimo si attendesse un entrata migliore. Il raccolto dei legumi e delle patate fu nullo affatto, quello delle verdure sarà scarso. In complesso se anche non si dovrà piangere la solita miseria, non si potrà nemmeno decantare un'annata ubertosa ; e in nessun caso supporla tale, da rimarginare almeno in parte le piaghe aperte nell'anno passato. Vorrei dire alcunché sui lavori ferroviarj; ma mi vi trattiene l'idea di cader forse nell' esagerato. Tante e contraddicenti sono le voci che corrono- sulle vessazioni e sulle angherie degli agenti dell'Impresa verso i subarrendatari e lavoranti; sulla gretta e sordida avarizia dell' Impresa generale, da non potersi formare un criterio sul vero stato delle cose. Disordini e gravi ne esistono indubbiamente; e lo prova 1' essersi 1' Autorità Politica ritenuta in dovere di praticare indagini, inviando sopraluogo un pubblico funzionario, allo scopo lodevole di porvi rimedio. Ma la via prescelta ci sembra la meno addatta a raggiungere lo scopo ; anzi la più opportuna a conseguire l'effetto contrario. Imperocché con chi viene designato dalla pubblica voce di vivere in continua e flagrante mala fede, con chi si suppone imporsi come compito disonesto il doloso lucro a spese del primo e più potente fattore della ricchezza, a spese cioè del lavorante; non è dato agire di fronte con tanta pubblicità e previo avvertimento ma sono preferibili quei mezzi — non sempre, ma eccezionalmente consigliabili - che sono i più addatti a conseguire efficaci effetti e scuoprire la verità. Perciò senza tema di scostarsi troppo dal vero si potrà asserire che la praticata ispezione — nel modo con cui avvenne, cioè con un certo apparato di pubblicità, previo avvertimento e concerto preso coli'Impresa — avrà indotto nel pubblico funzionario, la convinzione di una inappuntabile amministrazione sui lavori ferroviarj, ed ingenerala la certezza che le accuse del pubblico sono per lo meno estremamente esagerate. Donde la conseguenza che 1' Autorità stessa possa venir ingiustamente tacciata quale involontaria complice di inonestà e di azioni, che in caso diverso indubbiamente avrebbe punito. Ripeto però che in ciò asserire io mi riporto alle taute voci contraddienti del pubblico, senza esternare una mia particolare opinione. Però mi farò un dovere di raccogliere fatti ed informazioni, praticare indagini coscienziose ed imparziali allo scopo di inviare in proposito qualche corrispondenza alla Provincia ; ma senza fretta e senza poter precisare l'epoca in cui manterrò la mia promessa. Notizie e documenti per la conoscenza delle cose istriane. (Continuazione e fine Vedi N. 20.) A tutto questo vanno aggiunte le Memorie (iscrizioni latine) scolpite in pietra et dipinte in diversi luochi della Città di Capodistria sotto il felicissimo et memorabile Reggimento dello stesso Clarissimo sig. Nicolo Donato, Dignissimo Podestà et Capitanio, e precisamente — sopra la Loggia pubblica appresso la Camera fiscale (31 Luglio 1580) — sopra la Piazza pubblica (1 Agosto 1580) — nella Loggia nuova in Piazza (1580) — nel Fontico (1580) — e sotto la Stahia posta sopra la Porta del Consiglio (1620). Nelle Iscrizioni di Capodistria raccolte dal prof. Loser, e publicate dal Kandier (Istria 1851) non trovo che sola quest' ultima che si riferisca al nostro Donato (pag. 139.) Devo supporre perciò che le altre sieno state o distrutte o coperte di calce. Vi metto in avvertenza di ciò per ogni buon fine, chè in esse è compendiata quasi a dire la storia del breve, ma per Capodistria indimenticabile Reggimento del Donato. Da tutto insieme si capisce che Nicolò Donato amministrò assai rettamente la giustizia, che fu pio, urbano, umano, provido, generoso, e che affezionatosi a Capodistria, le continuò, anche dopo la sua dipartita, protezione e favore. Molti anni prima di essere Podestà e Capitanio di Capodistria, nel 1565, il Donato era stato Sindico nella Dalmazia insieme a Marco Diedo ; poi intorno al 1575, era stato Podestà a Vicenza; più tardi, negli anni 1590-91 fu Luogotenente della Patria del Friuli, nel 1594 Rettore di Brescia con Silvan Capello, e nel 1598 Provveditore Generale alla Sanità, per occasione di peste, in Friuli. A Brescia era stato Capitanio una seconda volta, ma senza i sussidii che presta l'Archi- vio di Venezia, non potrei precisarvene l'anno. Quando fu eletto Doge era già vecchio, e non visse più che 33 giorni, dai 5 di Aprile, agli 8 di Maggio del 1618. Dalle Eime e Prose di sopra enumerate risulta chi? il Donato: 1. aveva fondato in Capodistria il Magistrato Supremo d' appellazione di tutte le Sentenze delli Rettori deli'' Istria e perfino di (Jherso et Ossero. 2. aveva procurato ai Cittadini di Capodistria l'esenzione dal servizio nelle Cerniele. Questa esenzione, a mio giudizio, non è da considerarsi un privilegio gratuito, ma piuttosto un premio dato alla loro devozione e valore, perchè i Cittadini di Capodistria li vediamo già figurare e distinguersi per terra e per mare in tutte le guerre della Republica. 3. aveva procurato al Fontico un prestito di 2000 staia di frumento, e al Monte di pietà un prestito di 3000 ducati, e con ciò aveva liberata la Città dalla fame e dalle usure insoportàbili degli Ebrei, e consolidate queste due provide lnsti-tuzioni. 4. aveva conservato alla Città la libertà dei sali, (libera produzione e libero commercio ?) 5. aveva avviato la escavazione delle paludi dalla parte di terra ferma, paludi eh' erano divenute impedimento alla navigazione e causa d'insalubrità non solo, ma che toglievano sicurezza alla Città da quella parte. 6. aveva introdotto due Pistone, provedimento necessario e del quale la Città mancava affatto. 7. aveva instituito il Corpo o Compagnia dei Bombardieri. 8. aveva promosso la riemendazione degli Statuti. 9. aveva introdotto regole providissime contro gli abusi che si facevano nei Torchi delle olive. 10. aveva sottratto la Camera fiscale alle mani di publici espilatori, e ne aveva consolidato il buono stato. 11. aveva regolato la materia delle legna e dei vini a grande beneficio della popolazione. 12. aveva finalmente proveduto la Città di acqua. Non vi spiaccia ch'io spicchi dal Complemento del Sindico Vergerio Favonio 1' articolo che riguarda 1' acqua. In esso, voi pratico delle condizioni topografiche, geognostiche, idrografiche e igroniche locali, vedrete cose eh' io forse indovino, ma delle quali lontano dal paese non so bene rendere ragione a me stesso. Ecco le parole del Sindico suddetto, che parlava eoram populo al Rettore cessante, anche in nome del proprio Collega Giovanni Vitturi o Vittori. " Voi finalmente sete stato quello, il quale ha-vendo conosciuto per isperienza, che ne la solita fontana del ponte, nè meno alcuna altra acqua dolcj poteva supplire a' quotidiani et urgentissimi nostri bisogni, havete fatto tanto, prima con il livellare, et con il fare livellare diverse volte dove dal Monte Mario, communemente chiamato Mossomarino, discende et deriva l'acqua, che piglia il nome dal medesimo, e di poi anche con V aggiongere alla li-vellattione per conto dì prova, in questi vostri ultimi giorni, uno più presto solco che canale di acqua, che havete dimostrato et fatto toccar con mano, come agevolissimamente e con pochissima anco non meno spesa che fatica, si potrebbe introdurre nella cittadc, et unire al detto prima fonte solito, non sufficiente, il fonte che si dice abbondantissimo,,. Dalle stesse Rime e Prose risulta che la Città aveva fatto dipingere dal Tintoretto, e conservava nella sala del Consiglio, il ritratto del suo Podestà e Capitanio, e che la statua di bronzo che gli fece erigere dopo morto, fu opera dello scultore Rassa. E la circostanza che la statua fu decretata ed eretta dopo che il Doge era già morto, quando cioè nulla poteasi più sperare o temere da lui, è circostanza che va particolarmente notata, perchè (lasciate che lo dica) ridonda a gran lode ed onore del carattere degli Istriani. Dalle stesse Rime e Prose finalmente risulta, che giunta a Capodistria di notte la nuova che il Donato è stato assunto al Dogado, la Città svegliatasi diede in uno scoppio d' allegrezza, accese fuochi, ! e prolungò le feste, e le luminarie a più giorni e più notti. — "I cittadini incorrendo alle piazze, et in-■ contrandosi gli amici et li nemici insieme, deposti gli odj et le passate ingiurie, si abbracciavano caramente Vun V altro et si ridicevano V esaltazione del Donato come felicità propria....... et accesi più fuochi et più lumi in più parti della Città, si con-i vertirono le oscure tenebre della notte in chiara luce di sereno giorno„. Così Pietro Pola nella Orazione sopracitata. E il Manzuoli nella pur citata Lettera dedicatoria..... il Popolo come forsennato per consolatane di così felicissima nuova, fece di molte notti I chiaro giorno, parendoli che il dì fosse breve per : satiare un tanto giubilo. Vi trascrissi letteralmente questi due brani perchè dipingono al vivo scene che si sono rinnovate per altre cause anche ai nostri giorni, locchè mostra che il popolo nostro com' è, così fu sempre facile ad aprir ! l'animo alla gioia ed alla speranza, e prova quindi la tradizionale bontà e generosità dell'animo suo. La proclività all'entusiasmo è nobilissima dote, perchè porta a grandi fatti, chè senza entusiasmo, (percorrete la storia) nulla s'è mai fatto di grande nel mondo. Ma basta del Donato: passiamo al Dottor Cesare Barbabianca. Di lui esiste, come vi dissi una Orazione, recitata l'anno 1592, nell'occasione che l'Illustriss. Sig. Luigi Soranzo partiva dal governo di Capodistria. Essa fu recitata, secondo V antico costume della patria, in sacro luogo di splendore e di luce, dinanzi al riverito cospetto del Rettore Illustrissimo ed è una honorata fedel commemoratione del suo governo. — In essa è particolarmente ricordato — che, in | anni di miseria universale, il Soranzo fece colle sue : previdenze affluire il grano in Capodistria, — che per mantenervi l'abbondanza ha dato fuori del proprio i 5000 e più scudi, — che ha edificato un nuovo Fon-] tico di grani, stabilindolo e confermandolo con perpetue leggi et santissimi decreti, di maniera che non potrà rapace mano di Ministro procurare il suo i danno et ruina. È ricordato inoltre che per opera e j previdenza sua è stato finito il sì degno et honorato { ponte di pietra, e che ammalatosi con pericolo di vita, j il popolo dolente, desolatissimo, innalzò preci e fece ; voti all'Altissimo per la salute di lui. Anche questo, se non è storia, certo e cronaca buona a sapersi. L'altra opera del Barbabianca è un fiorito Ra-; gionamento intitolato L Assunto amoroso in difesJ delle Donne, che l'Autore, Academico Solingo, dedica e raccomanda al sig. Horatio Ruino di..... con lettera datata Capodistria 19 Giugno 1592. Se tutte le apparenze non ingannano, il Barbabianca era allora giovane, colto e dotato di spirito non solo, ma anche amante riamato di una rara bellezza eh' era stata offesa, fosse anche indirettamente, da qualche invidioso o rivale. In più luoghi del Ragionamento dice esser queste le sue prime fatiche e rivolta alla sua Bella ripete ancora "sieno questi i primi frutti dall' acerbità degli anni miei, et dagli auspicij fortunati de' nostri amori prodotti,,. In un punto nomina il Vida con queste parole : siccome il nostro Vida, famosa memoria, nella sua Filliria lo dimostra con gentil modo nella persona d' un Pastore innamorato, nel-V Atto I scena 2a., alludendo al fatto asserito dal Vida, che l'amore inalza e sublima, anche gli amanti più rozzi ed inculti, alla contemplazioae delle cose celesti. E invero anche la Filliria del Vida, a ben guardarla, pare più storia che favola. Il pastore Elpino rappresenta evidentemente l'Autore, e la Filliria, Filli-ria sarebbe l'amante crudele. Il Vida dedicandola agli Academici. Olimpici (di Vicenza), si dice novello Pastore che, desideroso d'imitare gli antichi, con grato animo sacrifica (offre) a loro queste sue primitie. La Favola è preceduta e seguita da Sonetti, da Madrigali, e da versi latini di varii Autori, fra'quali di un Gio. Paolo Cavazza di Muggia. Ed ecco quindi che anche questo stampato ci rivela un nome sfuggito al nostro sempre però benemerito Stancovich. Del Cavazza in vero non sono qui che due Madrigali, ma noi dobbiamo tener conto anche di questi. Nè qui è tutto. Il Vida nella Lettera dedicatoria data di Padova a'27 di Maggio 1585, espone che prima di far stampare la sua Favola ha voluto vederne l'effetto sulla scena, e la fece rappresentare in Capodistria. Vi ripeterò le sue precise parole perchè ci danno nomi e circostanze d'interesse speciale non solo per noi Istriani, ma anche per la storia generale delle sceniche rappresentazioni, che è a dir del Teatro in Italia. "Inanzi ch'io dovessi dedicar questa mia pastorale compositione a VV. SS. III. et Eccell..... volsi farla rappresentare sopra la scena per vedere la riuscita sua, in Capo d Histria mia Patria: Et così questo carnevale passato, a' 27 di Genaro, fu recitata sotto V honorato regimento del Clarissimo Sig. Giovanni Malipietro Degnissimo Podestà et Capitanio di quella Città, et nelli felici auspici) delli Clarissimi novi Conseglieri, il Clarissimo Signor Hieronimo Zorzi, et il Clarissimo Signor Antonio Boldù ; essendo stato l'architetto della Scena il Sig. Gio. Nicolò Gravise Cavaliere et Marchese, et prestatomi favore nel rappresentarla dall'Eccellente Signor Giacomo Zarotthi, dal dignor Giovanni Mau-rùtio, dal Signor Rimondo Pola, et dal Signor Gio. Battista Zarotthi, tutti spiriti rari et gentilissimi. „ Dello stesso Vida ci sono pure, come vi accennai, Dieci de'Cento Dubbi amorosi..... La lettura di questi dieci, (che occupano non meno di 158 carte in formato di 4.°) stanca talvolta, ma insieme fa deplorare la mancanza degli altri novanta ; chè i dubbi non löifö) sono soltanto proposti, ma discussi sotto ogni aspetto e risolti, nel che l'autore mostra vasta erudizione, acuto ingegno e pratica della vita. Però nelle ultime quattro carte del Libro ci sono conservati in una Tavola i titoli di tutti cento, come li aveva divisi ordinatamente V autore in tre libri, coli' avvertenza eh' egli ne aveva sostenute punicamente le conclusioni nell' Academia Palladia di Capodistria. La terza Operadel V'da, notata dallo Stancovich, il Sileno, non esiste in questa Comunal Biblioteca per quanto io ho potuto vedere. — Faccio questa riserva, perchè il Catalogo non è dei più ordinati e perfetti. In questo caso vi dirò anzi che il nostro Geronimo Vida, abbenchè sempre si scrivesse Giustino-politano, è confuso con Marco Geronimo Vida Cremonese, Vescovo d'Alba, l'autore degl'Inni sacri, della Cristiade, della Scaccheide ecc. ossia la Filliria e i Cento Dubbi amorosi sono registrati nel Catalogo sotto il nome di Vida Marco Geronimo Cremonese, e confusi colle altre opere di questi. Dalle cose che v'ho esposto fin qui, e dalle molte altre più note, che sarebbe soverchio ripetere, concludete pure che, se nel secolo XIV fu grande la prosperità economica di Capodistria pel commercio dei sali e dei vini, nei secoli XV e XVI si può dire di lei, eh' ebbe donne, cavalieri, armi, amori, cortesie, audaci imprese, che fu cioè in lei piena e brillante la vita letteraria, civile, cavaleresca, e che le sue donne, avvenenti, eulte, vivaci, esercitarono influenza benefica sugli uomini, abbenchè le controversie religiose avessero minacciato per qualche tempo di sconciare e quasi scalzare la sua società. Ma è tempo eh' io deponga la penna. Se in seguito troverò cosa di patrio interesse, ve lo farò sapere in altra mia. Intanto amiamoci ed inspiriamoci nella memoria onorata dei nostri avi. Treviso, settembre 1874. Affezionatissimo Vostro Tomaso Luciani. Le malattie del baco da seta. (Continuazione e fine Vedi N. 20). La malattia dei corpuscoli si può bensì prevenire impiegando all' allevamento seme immune di corpuscoli, il quale allevato fuori di contatto coi bachi ammalati non potrà giammai perire di pebrina. Questa malattia era negli anni addietro generalmente diffusa in tutta l'Europa, ed in causa della sua ereditarietà e contagiosità riesce oggidì quasi impossibile di trovare seme esente d'infezione corpuscolare. Se non che confezionando seme secondo il sistema cellulare proposto da Pasteur, si può riuscire ad ottenere un seme immune di malattia. Prima di destinare una partita di bozzoli alla riproduzione col sistema cellulare, si dovrà accertarsi se essa é adatta al confezionamento. A tal uopo si preleverà un campione di 50 a 100 bozzoli, che rappresentino in media tutta la partita. Questo campione si farà sfarfallare con calore artificiale precocemente, e sulle farfalle si eseguirà 1' esame microscopico, le quali operazioni si possono affidare all' Istituto baco- logico o ad una Stazione sericola. Se si avrà trovato che le farfalle esenti di corpuscoli sono oltre della metà, allora si potrà procedere al confezionamento ; altrimenti i bozzoli si dovranno destinare alla vendita. Si avverte poi che la partita di riproduzione non deve aver manifestato i sintomi di flaccidezza, dei quali ne verrà tenuto parola fra poco. Pel confezionamento del seme a sistema cellulare s'impiegano borsellini di garza, i quali si possono avere dalla i. r. Società agraria a fior. 4 il 1000. Col mezzo di un cilindro di legno si allargheranno i borsellini, ed in ognuno di essi, al tempo della sbozzolatura, si collocherà una coppia. Ogni sacchetto verrà poi allacciato col filo scorrevole all'apertura ed indi appeso a funicelle o ad altri sostegni. Dopo avvenuta la deposizione delle uova si fanno esaminare al microscopio le farfalle di tutti i sacchetti e si conserveranno quelli, le cui deposizioni provenivano da farfalle ritrovate immuni di corpuscoli. Le uova di queste saranno esenti dalla malattia, perchè provenienti da coppie sane. Invece i sacchetti contenenti farfalle corpuscolose si dovranno gettare via, sapendo che le uova deposte da coppie malate sono alla lor volta pure malate. La semplicità di questo metodo di confezionamento, nonché la mitezza del prezzo per gli esami microscopici delle farfalle fissato per l'Istituto bacologico e per le Stazioni sericole, permettono ad ognuno la sua pratica applicazione. La cattiva usanza del bachicoltore di acquistare il seme da industrianti semaj, i quali cercano il loro interesse facendo la maggior quantità di seme colla minima spesa possibile, è causa che il confezionamento a sistema cellulare non è ancora talmente diffuso da supplire alle esigenze dell' industria serica. Una gran parte degli allevamenti si fà con seme più o meno corpuscoloso e perciò d'incerta riuscita. Una mezza misura per assicurarsi il buon esito degli allevamenti, l'abbiamo nell'esame microscopico del seme, mediante il quale possiamo accertarci della sua sanità. L'esame microscopico ci determina il grado d'infezione, ovverosia il percento delle uova malate in un seme industriale. Più grande che è questo percento, più malato è il seme, e più si dovrà escluderlo dall' allevamento. Coli' esame microscopico noi determiniamo pure l'intensità della malattia, cioè il numero relativo dei corpuscoli contenuti in un uovo malato. Più intensa che sarà la malattia nel seme, più probabilità si avrà che i bachi nascituri periscano. Non sono rari i casi, in cui seme di un infezione anche grande, abbia dato discreto raccolto, e questi successi fecero a prima giunta dubitare dell' utilità dell' esame microscopico del seme. In questo caso però non si tenne conto dell' intensità della inferiore, cioè non si considerò che il numero relativo dei corpuscoli nelle singole uova malate era tenue. Se si avessero destinati i bozzoli raccolti da questo seme al confezionamento, s'avrebbe ottenuto un seme d'un infezione molto più intensa, il quale nel prossimo allevamento avrebbe dato un raccolto meschino o nullo. v È pure di somma importanza il non allevare seme infetto fortemente di corpuscoli, perchè questo, quand' anche non andasse a male per via della pebrina, è però talmente indebolito dall'infezione corpuscolare, che soggiace poi più facilmente alla flaccidezza e alla malattia delle gattine. La flaccidezza o malattia dei morti passi. Quanto si accennò riguardo l'ineguaglianza dei bachi, come sintomo della pebrina, vale anche per la flaccidezza, soltanto che in quest' ultima malattia l'ineguaglianza appare ancor più spiccata, massima al tempo delle mute e negli ultimi giorni che precedono la morìa dei bachi. Il baco flaccido rifiuta il cibo, perde quasi ogni movimento, emette dall'ano una materia nera viscosa e diventa floscio. La cute è d'un colorito bianco opaco, a stadio progredito di malattia gli anelli prossimi ai capo cominciano ad annerirsi. Entro 48 ore l'annerimento si è diffuso per tutto il corpo, e gli organi interni si sono dissolti in una poltiglia bruna nera, che alla minima lesione del cadavere si spande mandando un odore fetente caratteristico. La morìa avviene generalmente al momento della salita al bosco, e per solito colpisce bachi di tutta la partita, tuttavia non risparmia bachi d'altre età. Anzi in allevamenti che diventano flaccidi alla salita, si riscontrano comunemente nelle ultime mute bachi passi, però in piccolo numero. Abbenchè la flaccidezza comparisca in apparenza improvvisamente, pure le alterazioni degli organi interni del baco sono così rilevanti e di tale importanza, da non lasciar dubbio che la malattia sia insorta molto prima, sebbene non ci sia stato possibile ravvisarla con sicurezza. Quei fenomeni che noi riscontriamo nel baco flaccido, non sonò nuli'altro che le conseguenze di malattie forse per causa fra loro diverse, ma eguali negli effetti ; nel baco flaccido noi ravvisiamo i sintomi della morte ovverosia della putrefazione, e nou già quelli della malattia, ed è perciò che riesce impossibile di risanare bachi flaccidi, e che tutti iv rimedi curativi proposti rimasero infruttuosi. È in nostro potere il prevenire la malattia, evitando tutte quelle cause alle quali si attribuisce la flaccidezza, cioè: 1. Cattiva conservazione del seme durante l'inverno, facendo lo svernamento in locali umidi e sottoposti a forti sbalzi di temperatura. 2. Repentini abbassamenti di temperatura durante l'incubazione. 3. Allevamento di seme confezionato da partite flaccide. 4. Allevamento molto ritardato. 5. Accumulamento dei bachi sui gralitici e nei locali d'allevamento. 6. Nutrimento scarso; foglia umida, rugiadosa o riscaldata (fermentata). 7. Mancanza di nettezza nei locali e la trascu-ranza del giornaliero cangiamento dei letti. 8. Sbalzi repentini di temperatura, temperatura bassa (sotto i 13-15 R.) e umidità sorverchia nei locati. 9. Prossimità di allevamenti flaccidi. IO. Sopratutto imperfetta ventilazione. Si comprende facilmente che tutte queste cause possono talvolta influire isolatamente, talaltra congiungersi assieme in maniera da portare maggior nocumento al baco. Dobbiamo però avvertire, che queste cause, che nominiamo accidentali, come l'esperienza lo comprovò ripetutamente, non sono tutta volta atte ad arrecare considerevoli danni agli allevamenti. Per provocare la flaccidezza, lo cause accidentali hanno il bisogno di riunirsi alle cause che predispongono il baco alla malattia. Queste ultime cause, che diremo predisponenti, dipendono da speciali condizioni fisiche dell'organismo del baco, le quali sono ereditarie e perciò costanti in una data razza. Pur troppo noi non conosciamo perfettamente la natura delle cause predisponenti, ma siamo costretti ammetterle, allorché vediamo, come una o l'altra delle cause accidentali ne sviluppi la flaccidezza acuta distruggendo del tutto una partita, e non ne pregiudichi punto un' altra partita, abbenchè allevata a parità di tutte le condizioni esterne. La flaccidezza nou è malattia ereditaria nel modo che lo è la pebrina per via di organismi parassiti, che si conservano da anno a anno nell' uovo del baco. Essa è però ereditaria in seguito a quell'indebolimento che da partite flaccide passa da generazione a generazione, e che è una delle condizioni che provocano le cause predisponenti della flaccidezza. La flaccidezza è sommamente contagiosa, cioè si propaga con facilità da allevamenti malati ad allevamenti sani. Non occorre però che i bachi sani sieno in immediato contatto con quelli malati, per divenire alla lor volta flaccidi, è sufficiente la loro prossimità, e persino è possibile il trasporto della malattia ai bachi sani per mezzo di persone che accudiscono all'allevamento di bachi flaccidi. Allorquando si parlò della pebrina, si esposero le misure atte ad impedire in parte la propagazione della malattia. Queste misure valgono pure per la flaccidezza, e si dovrà applicarle tosto che non si avrà più alcun dubbio sulla invasione della malattia, la quale si renderà palese, come dissimo, per l'ineguaglianza dei bachi alle mute e per bachi morti passi. Onde constatare la presenza di quest' ultimi, si dovrà visitare accuratamente i letti alle mute; poiché è di preferenza in quest'epoca che il baco muore flaccido. Fino dalle prime mute si avrà la precauzione di fare scrupoloso getto di tutti i ritardatari e di tutti i bachi « che stentano a salire sulla foglia, e si procederà indi ad un ampio diradamento della partita, le quali misure saranno le prime a porre un argine alla diffusione della flaccidezza. A chiarire maggiormente l'importanza d'una profusa ventilazione della bigattiera, e per meglio avvalorare un altra misura non meno atta delle suaccennate ad arrestare la morìa, troviamo opportuno di fare una breve digressione. Più d' uno si ricorderà, che uno o l'altro allevatore, vedendo comparire la flaccidezza ne' suoi bachi e vedendo che la fulminante morìa si propagava irresistibilmente su tutto l'allevamento, prese i graticci carichi di bachi flaccidi e gettò il tutto sul letamajo. Qualcuno passato appresso vide fra i letti aleuni bachi dar segno di vita e ne ebbe compassione. In poco tempo ne raccolse parecchi e li portò a casa somministrando loro foglia fresca. Con sua somma soddisfazione vide i bachi, pochi istanti fa quasi morti, gradatamente riaversi, riprendere la vigorìa e la voracità perduta, e pochi giorni appresso salire il bosco e dare i più belli bozzoli imaginabili. Questo fatto sembra a prima giunta inverosimile, eppure di tali esempi se ne hanno potuto constatare moltissimi, ed i medesimi spargono non poca luce sur una delle principali cause della flaccidezza. I bachi iör2 gettati sul letamajo vennero all' aria pura, vennero sottratti da quell' afa soffocante, che per imperfetta aereazione e per soverchio accumulamento dei bachi si stagnava nella bigattiera, provocando forse unicamente la comparsa della malattia. All'aria non viziata i bachi non tardarono a ristabilirsi, a riprendere il perduto appetito e in mani solerte a dare in breve bozzoli, diciamolo pure, a dispetto e vergogna del primo allevatore. Quindi nel primo stadio della flaccidezza, manifestatosi nel rilassamento e nella svogliatezza dei bachi, vi è talvolta possibilità di risanamento per mezzo del trasferimento dei bachi all' aria pura. Siccome però il trasferire i bachi all'aperto non è conveniente, causa gli sbalzi di temperatura a cui potrebbero andare soggetti i medesimi, così se ne effettuerà il trasloco dal locale in cui ammalarono, ad un altro ove non si allevarono ancora bachi, cioè ove l'aria non è ancora viziata. L'esperienza comprovò ripetutamente la somma efficacia del trasloco dei bachi, poiché non pochi allevatori poterono arrestare la morìa trasferendo i bachi nel modo suddetto. Dobbiamo però bene osservare che il trasloco dei bachi riescirà solamente efficace, se effettuato tosto riconosciuti i primi sintomi della flaccidezza, e se la partita s' ammalò in seguito a condizioni eccezionali d'allevamento, come sarebbe insufficiente aereazione della bigattiera ; mentre in partite, iu cui risiedeva già nel seme la malattia, non si potrà così facilmente combatterla. Non sempre l'allevatore può disporre di locali per poter effettuare il trasloco eventualmente necessario, poiché il male scoppia proprio al momento, in cui i bachi occupano il maggior spazio possibile. Allora si dovrà almeno procurare il salutare rinnovamento dell'aria, aprendo tutte le finestre della bigattiera. È inutile osservare, che questa misura non produrrà quegli effetti che si potrebbe ottenere dall'immediato trasloco, e che talvolta potrà arrecare anzi maggior danuo ai bachi a cagione di abbassamenti di temperatura inevitabili, se l'aria esterna è fredda. -r fi bi i* M II calcino o mal del segno. Come nella malattia dei corpuscoli, anche nel calcino troviamo la causa in un organismo vegetale, cioè una specie di muffa che vegeta negli organi interni del baco cagionando rapidamente la loro distruzione. Nel primo stadio il baco affetto dal calcino ha la cute d'un colorito roseo e il corpo d'una consistenza ceracea ; poco tempo dopo morto si copre d'un pulviscolo bianco ed acquista un certo grado di durezza, che lo rende friabile. Il pulviscolo è composto di minutissimi granelli sferici, le così dette spore, che rappresentano la parte riproduttrice ossia il seme della muffa ; mentre la parte della muffa che vegeta negli organi interni del baco, nominata anche parte vegetativa, si può paragonare alle radici, al tronco, ai rami e alle foglie delle piante comuui. Il pulviscolo bianco, ovvero siano le spore d'un baco calcinato, vengono trasportate facilmente da correnti d'aria per tutto il locale d'allevamento. Le spore così diffuse essendo più pesanti dell'aria cadono sulla foglia e con questa possono giungere nello stomaco d'un baco sano, ove in breve cominciano a vegetare e cagionarne indi la morte. Si comprende facilmente, come il male sia eminentemente contagioso, ed è perciò che di solito il calcino coglie la partita intera, la quale, quand' anche in parte imbozzolata, perisce infine allo stato di crisalide. Ad impedire parzialmente la diffusione della malattia, l'allevatore dovrà applicare quelle misure che sono state indicate anche come atte ad arrestare le altre malattie contagiose, che sarebbero il diradamento dei bachi, il getto dei ritardatari e il trasporto. Il calcino non è ereditario, poiché da crisalidi calcinate non escono farfalle, e le crisalidi sane non possono venire infettate posteriormente, perchè sono difese dal fitto involucro serico del bozzolo, traverso il quale non passano le spore. Il pulviscolo o le spore di cui sono coperti i bachi calcinati, vengono trasportate, come dissimo, per tutta la bigattiera da correnti d'aria, e s'insinuano nelle fessure del pavimento e degli attrezzi, fra le canne dei graticci ed aderiscono in grande quantità anche alle pareti. Siccome poi le spore conservano da un anno all' altro la facoltà di germinare, ne seguirà, che impiegando per un susseguente allevamento attrezzi e locali in cui scoppiò il calcino, questo non tarderà a svilupparsi. La prima cura dell' allevatore sarà quindi quella di non impiegare castelli e graticci, su cui l'annata antecedente si trovavano bachi calcinati. Nel locale si dovranno imbiancare le pareti e lavare con liscivia bollente porte, finestre e pavimento. Dopo due anni si può senza pericolo impiegare di nuovo tutti gli attrezzi, poiché le spore perdendo in questo frattempo la facoltà germinatrice non sono più atte a riprodurre il malanno. La macilenza od il mal delle gattine. La macilenza non è una malattia così diffusa come le altre poc' anzi descritte, tuttavia arreca danni alle volte anche considerevoli. Essa colpisce il baco immediatamente dopo le mute, e sono di preferenza la 3a. e 4a. in cui si rende manifesta. Nei giorni che precedono la muta, la malattia si rende sospetta dalla disuguaglianza dei bachi, sintomo del resto comune a tutte le altre malattie. Superata la muta, il baco malato rifiuta affatto il cibo, la sua cute acquista un colorito terreo giallognolo, che si fa sempre più intenso, mentre nei bachi sani, che hanno superato la muta, la cute imbianchisce di giorno in giorno. Il baco si denutrisce e mano mano diventa più piccolo e si fa trasparente. La morte del baco macilente avviene con lentezza, e senza che il cadavere s'annerisca in seguito a quella putrefazione caratteristica per la flaccidezza e pel giallume. Di solito il baco malato emette dall'ano, e meno sovente dalla bocca, gran copia di un liquido più o meno trasparente, che all' aria s'imbrunisce e che insudicia bachi e foglia. Le cause della malattia non conosciamo ancora, però i bachicoltori propendono a credere, che la medesima possa venire provocata da un cattivo iberna-mento del seme e da cattivo governo nelle prime età del baco. L'unica misura capace di scemare l'intensità della macilenza consiste nel diradamento dei bachi, con che si diminuisce l'imbrattamento della foglia per mezzo dei bachi malati, chè altrimenti verrebbe rifiutata a gran danno dei sani. Inoltre si avrà cura di allontanare possibilmente i bachi avvanzati nella macilenza per diminuire ancor più l'insudiciamento della foglia ammannita. Queste precauzioni valsero più d'una volta a risanare persino bachi già affetti della malattia. La macilenza è sovente seguita dalla flaccidezza ed anzi i moderili bacologi suppongono che esista una tal quale relazione fra le due malattie. Constatato è però che in partite corpuscolose muojono del mal delle gattine di preferenza i bachi corpuscolosi. Il giallume o mal del grasso. Questa malattia si verifica comunemente nell'ultima età del baco, non escluso lo stadio di crisalide; talvolta però colpisce bachi anche nelle età antecedenti. Rare volte cagiona danni rilevanti, anzi il pratico bachicoltore pronostica dalla comparsa del giallume l'assenza d' altre malattie, e si tiene perciò sicuro del raccolto. Il baco affetto dal giallume rallenta a poco a poco nell' appetito ed infine rifiuta affatto il nutrimento. Il suo corpo, auzichè diminuire per la mancanza di nutrizione, aumenta sempre più di volume, fino a che la cute non resiste più al dilatamento, per cui lacerandosi lascia scorrere fuori un liquido lattiginoso, di colore giallo, se il baco appartiene alle razze a bozzolo giallo, di colore bianco, se a razze a bozzolo bianco o verde. Dopo la morte il baco s' annerisce, e gli organi interni di esso vanno in isfacelo trasformandosi in una nera poltiglia d'un odore fetente. Non si conoscono ancora le cause prime che provocano la malattia; tutti i bacologi convengono però, che difettosa ventilazione, temperatura bassa e soverchia umidità dell'ambiente favoriscono grandemente lo sviluppo del giallume. Non conoscendo rimedi curativi per la malattia, il bachicultore dovrà avere la precauzione di tener bene ventilata la bigattiera, massime all'ultima età, evitare abbassamenti di temperatura e di conservare un certo grado di secchezza dell' aria nel locale d' allevamento. ^NOTIZIE. La Giunta Provinciale in seguito al deliberato dietale del 5 Settembre a. c. ha discusso nella seduta del 7 Ottobre p. p. in Parenzo ed ha avanzato all'Eccelso I. R. Ministero di agricoltura il seguente progetto di Regolamento della stazione modello per la viticoltura e pel governo della cantina con annessavi Sezione pomologica, assieme alla proposta di concorrenza dello Stato nell' annua, spesa di conservazione della detta stazione, e di nomina per intanto provvisoria del Direttore della medesima. Progetto di Regolamento della stazione modello di viticoltura, e di governo della cantina, e dell'annessavi stazione pomologica. 1. Viene creata, in esecuzione del deliberato dietale 5 settembre 1874, nella città di Parenzo, a spese della provincia, in ciò sovvenzionata anche dai fondi dello Stato, una stazione modello di viticoltura, e di governo della cantina, con annessavi stazione pomo-logica. 2. Lo scopo della stazione modello di viticoltura, e di governo della cantina, consiste : а) nel confezionare vini a guisa di esperimento, secondo i migliori metodi scientifici, dalle diverse qualità di uva esistenti nella provincia d'Istria, e nel ripetere cotali esperimenti sino a tanto che dai risultati finali ottenutivi si giunga a determinare la qualità di vino, o le qualità di vini, che sono da considerarsi come tipi costanti del vino istriano, e quali fra questi tipi maggiormente si adattino al consumo locale ed al commercio di esportazione ; б) nell' esperimentare e stabilire quali fra le varie specie di vitigni meglio convengono alla coltivazione nelle diverse parti dell' Istria, avuto riguardo alle qualità del suolo, al clima ed alla situazione, e quali siano i metodi di coltivazione, più appropriati per ricavare dai vitigni le uve occorrenti alla confezione dei vini tipi istriani ; e) nel diffondere fra i viticoltori le utili cognizioni, al qual effetto varranno principalmente le conferenze enologiche da tenersi periodicamente dal direttore della stazione modello nei più importanti centri viticoli della provincia ; gli esperimenti da instituirsi in opportune località sopra fondi messi a questo scopo a disposizione dai privati : la pubblicazione dei risultati più notevoli, ottenuti nella stazione modello, e fuori, dalla coltivazione dei differenti vitigni, e dalla confezionatura dei vini da saggio; le consultazioni ai comizi agrari, la ispezione del campo e della cantina, addetti alla stazione modello e simili. Più speciali disposizioni da emanarsi in seguito dalla Giunta provinciale, regoleranno su questo proposito l'attività del direttore, e le sue relazioni all' esterno della stazione modello, nonché il modo di formare un deposito di attrezzi da cantina, oppure di costituire un ufficio di commissione dei medesimi. 3. La sessione pomologica della stazione ha il compito principale d'introdurre ed estendere in provincia la coltivazione delle frutta, e di tenere a tale scopo sempre forniti i vivai delle migliori qualità di piante. Alla stazione pomologica centrale di Parenzo, potranno essere aggiunte per deliberato dietale altre stazioni succursali, da quella immediatamente dipendenti. Neil' occasione della tenuta delle conferenze enologiche, sarà obbligo del direttore di dare anche degli indirizzi pratici di pomologia, e d'ispezionare gli orti pomologici mantenuti dai Comuni, o dai consorzi agrari, che s'incontrassero lungo il suo viaggio. Uno speciale regolamento fisserà più da vicino le norme ed i prezzi di tariffa pello smercio delle piante dai vivai della stazione centrale, e delle eventuali stazioni succursali. 4. Sarà posto a disposizione della stazione modello un edifizio coi necessari locali, come sarebbero 1' alloggio pel direttore, e pel personale di servizio, i laboratori, le cantine, ed 1 magazzini di deposito degli attrezzi. Alla stazione modello andrà altresì congiunto un apposito campo sperimentale pella coltivazione delle viti, ed un orto pomologico, entrambi di sufficiente estensione. 5. Il personale della stazione modello consiste nel direttore, in un giardiniere pomologo, e nel cantiniere. Altri servizi straordinari verranno fatti all'occorrenza eseguire da giornalieri. 6. L' emolumento annuo del direttore viene determinato in fior. 2000. Oltracciò ei riceverà dal fondo provinciale un' annua avversuale pelle spese di viaggio, la fissazione della quale viene rimessa a successivi accordi. Il direttore della stazione modello appartiene alla categoria degli impiegati provinciali, e quindi valgono anche per lui le norme generali di servizio e di pensionamento, che sono in vigore pegli altri impiegati provinciali. Il giardiniere pomologo ed il cantiniere saranno assunti in servizio mediante contratto a tempo determinato. La loro rispettiva mercede annua sarà quella che verrà di volta in volta pattuita net relativo contratto. Un regolamento interno stabilirà più dappresso i rapporti di servizio del direttore verso la Giunta provinciale, e quelli del rimanente personale verso il direttore medesimo. 7. Il direttore della stazione modello viene nominato dalla Giunta provinciale. Prima del rilascio del relativo decreto essa parteciperà 1' avvenuta nomina ai signor ministro di agricoltura pelle eventuali sue dichiarazioni intorno alla persona dell' eletto. Il giardiniere pomologo ed il cantiniere saranno nominati dalla Giunta provinciale, dietro proposta del direttore. 8. La Direzione superiore della stazione modello viene esercitata dalla Giunta provinciale. Società degli studenti italiani a Vienna. — Si è costituita la Società degli studenti italiani alle scuole superiori di Vienna, sotto la Presidenza onoraria del sig. Cav. Dr. Francesco Vidulich, capitano provinciale dell' Istria e del cav. Dr. Adolfo Musaffia, professore alla I. R. Università di Vienna. La Società ha per iscopo lo sviluppo intellettuale, 1' affratellamento ed il mutuo soccorso degli studenti italiani in Vienna. È presidente il Dr. Gregorio Spongia. Crediamo sufficiente questo semplice annunzio per raccomandare l'appoggio alla istituzione; perchè ognuno, che sia in grado di poterlo fare, si senta mosso a concorrere onde con maggiore larghezza ne sia raggiunto 1' utilissimo, nobile scopo. Lo Statuto (§ 9) accoglie come socio protettore chiunque devolve alla cassa sociale l'importo di almeno fior. 10 v. a. all' anno. Come socio fondatore (§ 10)chiunque devolve alla cassa sociale l'importo di almeno fior. 50 v. a., per una volta tanto. — Ogni socio ordinario (§ 5) studente o candidato, potrà rimanere tale fino a cinque anni dopo compiti i suoi studi. La sede della società: Vili Florianigasse 14. La Società operaia Triestina con mutuo soccorso cooperatrice, ha pubblicato il Reso-Conto sociale dell' anno V, 1° luglio 1873 al 30 giugno 1874. Gli introiti sommano a fior. 48020. 2172, dei quali, fior. 35883. 50 dai contributi settimanali e fior. 1264.46 di interessi di capitali. Gli esiti si bilanciano con un civanzo di cassa di fior. 4346. 2672 ; furono spesi fiorini 29226. 85 per sovvenzioni a 1332 soci ammalati, compreso servizio medico e medicinali, ed estesa la cura a bagni idroterapici e termali; per istruzione furono spesi fior. 2068. 16 compresi gli esborsi per il giornale della società. L'Attivo della Società arriva a fior. 40514. 14, di fronte ad un Passivo per fondo pensioni di fior. 27613. 92 per fondo addobbi di fiorini 184. 41, e per conto cassa disponibili f. 12715. 81. Il signor Destreux dell'Assemblea nazionale di Versaglia ha proposto che sia accordata la somma di Cinquecentomila lire di premio a chi riuscirà a trovare un rimedio non solo curativo, ma pratico ed efficace contro la la malattia epidemica del baco da seta. L' assemblea che ha già approvato il premio di L. 300,000 contro la philloxera, non dovrà con difficoltà approvare anche questa proposta. AVVISO. À sensi del deliberato preso nell'ultimo Congresso generale s'invitano i possessori di Azioni dell' Associazione Marittima Istriana in liquidazione a ritirare verso esibizione delle stesse per la relativa annotazione, f. 40 per Azione quale acconto di quanto sarà per risultare dopo ultimata la liquidazione. Il relativo pagamento si effettuerà in tutti i giorni feriali a datare dal 15 Novembre p. v. presso l'Ufficio della Società Piazza dei Negozianti N. 2 primo piano dalle ore 10 antimeridiane a mezzogiorno e dalle 4 alle 6 pom. Trieste 31 Ottobre 1874. Il Comitato di liquidazione.