ORGANO DELL’UNIONE SOCIALISTA DEI LAVORATORI Anno Vili. - No. 43S Redazione e Amministrazione CAPODISTRIA Via Santorio tl » tei. Ul Prezzo din 10 lire 20 ABBONAMENTI: Annuo din. 420, semestrale din 220 trimestrale din. 110 Spedizione in c. c. p. IL MEMBRO DEL CONSIGLIO ESECUTIVO FRANC LESKOŠEK ALLA TANJUG IL TRAFFICO COMMERCIALE e le sue notevoli lacune „cortese rito'' In un colloquio con un redattore della Tanjug, il compagno Leskošek, membro del Consiglio Esecutivo Federale ha esposto alcuni problemi del nostro commercio, con particolare riguardo ad alcuni fenomeni negativi registrarti in quesito campo. Hi notevoli risultati da noi raggiunti — ha detto Leskošek — c’impongono una strenua e costante azione per reprimere ed eliminare tali fenomeni, poiché lo standard di vita dipende notevolmente da un regolare o irregolare commercio, meglio dire dal grado della morale socialista degli uomini d'affari.» Vi sono azioni òhe non assumono solo una caratteristica speculativa, ma sono addirittura in contras’o con le idiistposìziotìi legali vigenti e creano una serie di lacune nel rifornimento dei consumatori. Prendiamo ad esempio l’uso invalso presso alcuni grossisti e produttori di richiedere il pagamen'o anticipato delle merci , di largo consumo, in particular modo dei viveri. In questo modo il detentore delle merci perviene ad un doppio credito: quello bancario te quello commerciale, i cui interessi poi si riversano sul consumatore. . Inoltre non tutte le ditte commerciali sono in grado di effettuare pagamenti anticipati, per cui in alcune zone, fornite da queste ditte, si registra la mancanza di determinati articoli. L’aspetto negativo di tale questione ass'ume una importanza non solo strettamente commerciale, ma anche politica quando si consideri che i pagamenti anticipati vengono richiesti, tra l'altro, dai nostri zuccherifici ed oleifici per due generi indispensabili alia popolazione, quali sono gli olii e lo zucchero. In con.rasto con il principio dell’unitarietà del mercato nazionale vi sono dei tentativi di localizzare e limitare il commercio di determinati articoli. Lo zuccherificio di Zre-njanin, ha recentemente avvertito tube le ditte interessate che, d'ordine delie autorità superiori, non può procedere alla vendita dello zucchero al di fuori dei .erritorio della Serbia. Altrettanto ha fatto lo zuccherilicio di Belgrado, dietro un più o meno ipotetico ordine del Comi ato popolare locale. Caratteristico è l’esempio del sale, venuto a mancare in larghe zone delia Jugoslavia. Secondo i rappresentanti delle ditte commerciali le cause vanno addebita.e alla Saline di Birano che, dopo aver stornato tutti i contratti di compravendi a per il 1955, hanno concluso, i nuovi contratti solo con alcuni grossis.i. Questi hanno proceduto alia distribuzione dei saie a proprio arbitrio e convenienza, trascurando del tutto alcune zone, che ne hanno denunciato la mancanza. Tra le cause che generano artificiosamente il rialzo dei prezzi, il compagno Leskošek, ha indicato l’incrociarsi dei trasporti merci. Significativo a tale riguardo è l’esempio del materiale edile. Sembra impossibile che alcune imprese sio- A ROMA SI VUOLE la decadenza di Trieste? Non c’è partito o uomo politico a Trieste che osi dichiararsi contrario alla Zona franca, essendo questa un’esigenza inderogabile, senti'a da tutta la popolazione che solo coni vede la via d’uscita dalla grave crisi in cui versa l’economìa disila città. Potrebbe sembrare che s*u questo problema esista la piena unanimità di in'enti e d’azione. Invece non è così, sebbene nßisspno abbia il coraggio dii confessarlo per tema d’inimicarsi l’opiniome pubblica: la Zona franca non. va a genio’soprattutto agli ambienti della grande industria e ai monopolisti del commercio, ; quali ora dettano legge all’economia triestina facendo a proprio arbìtrio il bello e il brutto tempo, sempre a favore dei propri interessi. Ma ancor più grave è ohe a spalleggiare la categoria privilegiata stia il Governo di Roma. Di-ven-amiente non sarebbe comprensibile il motivo del procrastinare all’infini'o le conclusioni dell’apposita commissione, nominata appunto per presentare una concreta proposta per la soluzione del problema, proposta che, visto l’andazzo delle cose, è probabile non venga mai fatta dèfinitivamen'e. Probabilmente si vuol trascinare alle lunghe nella speranza che i triestini dimentichino o, perlomeno, si adattino all’idea di non veder realizzate le proprie aspirazioni senza dover, ascrivere una colpa a nessuno. Tale supposizione ci sembra pienamente giustificata, tenendo conto .della ■ relazione presentata dalla commissione, e riportata — guarda il. caso — dal giornale romano «Il Globo», organo degli industriali e molto vicino agli ambienti governativi! L’afiermazione, contenuta nella relazione, che la situazione economica dr Trie® e, con l’introduzione. della Zona franca, peggiorerebbe con un ulteriore aumento della disoccupazione (già eira vi sono 20 mila senza lavoro), fatto non corrispondente ai modesti benefici dell abolizione della dogana sul tenore di vita della città, • evidentemente non vale. Vana sarebbe la polemica con le ■conclusioni tratte dalla commissione governativa — se queste corrispondono a quanto ha scritto «Il Globo» — sugli svantaggi o vantaggi della Zona franca, dal momento che è palese come le ragioni che hanno determinato quelle pessimistiche conclusioini traggano origine esclusivamente da. motivi politici. Per dimostrarlo basti constatare che il «leitmotiv» delle tesi in opposizione alla Zona franca è la noiosa ripetizione del, parere, che questa, o quella concessione impedirebbe un controllo governativo lefficace. E’ evidente che si tratta qui del timore che la Zona franca risvegli tendenze autonomiste, o separatiste (che però rimarranno in potenza, perchè naturali, semmai più. marcate appunto perchè compresse!), in grado di rinvigorire le forze economiche, e quindi politiche,- centrifughe. Che sia così basti a dimostrarlo anche il fallimento .della Conferen-za^er il porto di Trieste, tenutasi nell’ultimo scorcio del 1955 in esecuzione del Memorandum londinese, le cui conclusioni furono dettate appunto ’dal medesimo timore.- di veder minacciate, con una qualsiasi partecipazione dei paesi del. retroterra .naturale al risollevamento deWeconomia triestina, le posizioni politiche dell’Italia. Tale assurdo politico (non essendo poìiiisamente giustificato il ti- more del circoli romani, vista la garanzia degli strumenti internazionali a s’alvaguardare gli interessi italiani) ha portato naturalmen e, nelle conclusioni della commissione, anche all’assurdo econòmico: legare più strettamente l’economia triestina a quella nazionale, calpestando ogni legge e ogni principio di sana economia; il che equivale condannare irrimediabilmente alla decadenza la città adriatica, con risultati pratici diametralmente opposti alle intenzioni e la cui portata non è per ora esattamente valutabile, ma che, in ogni caso, certamente non convengono ad alcuno, ai triestini non mieno che allTta-■ lia. vene, come la «Savinja» di Celje, acquistino il legname in Bornia, mentre, nello stesso tempo, imprese bosniache o croate acquistano il legname sloveno o, addiritura, in Slovenist il lesnamlp proveniente dalla Bosnia. Tali viaggi interser cani hanno assunto proporzioni sempre più vaste e sono più frequenti, su tratti più brevi. Succede che una segheria situata nei pres’si di un bosco acquista il legname a cento chilometri di distanza dove c’è un’al’ra segheria che acquista il legname nei pressi della prima. Analogamente succede con altro materiale edile. Il cemento di Trbovlje viene spedito nelle località più lontane della nazione, mentre le imprese vicine alla fabbrica lo acquistano in altri cen’ri. Ma i viaggi inutili sono solo un elemento che spinge al rialzo dei prezzi. Un ruolo analogo viene svolto anche dai mediatori superflui, dall’inutile catena di ditte commerciali che s’inseriscono tra il produ.tore ed il consumatone. E’ nato che alcune agenzie del Sanato eUettuano addirittura la vendita dei grassi provenienti dall’es'portazione, e mentre qua e là tale merce manca queste agenzie, in qualsiasi momento, ne dispongono a vagoni. Benché i raceoliti di ■ fagioli in Jugoslavia siano in media buoni gli accordi tra L’agenzia di Belgrado ed alcune altre, hanno creato una richiesta ar-tuiciosa di tale prodotto, allo scopo di o.tenisre prezzi più alti e maggiori utili. L’imballaggio rappresenta poi un problema particolare, poiché molte fabbriche di articoli di largo consumo adoperano un imballaggio non cornsponuente aile esigenze dei consumatori. Nelle 'iabbricne «kui-pin», «Kamnik» ie an quaicne altea ia conserva di pomodoro viene messa in scatole da 5 kg. auliicienti ad una famiglia per un anno, mentre, l’aper.ura delta scatola stessa provoca ij deterioramento del contenuto. Coloro che agiscono in questo modo pensano sono ad un proprio ipotetico rendiconto, fin organi statali pero agiranno con severna sempre maggiore con.ro runrùòraiuà, la speculazione e il «rendiconto» si rivolgerà contro i suoi promotori. Sareobe comunque più dnmocimico ohe gli organi della gestione operaia tossero i primi a regolare i conti con tali . elementi eliminandoli dai posti di responsabilità nella nostra economia. Lo scambio di messaggi Bulganin —Eisenhower ed i colloqui anglo-americani di Washington hanno fatto dire a qualche commentatore che alla «diplomazia della grinta dura», che caratterizzò il periodo della guerra fredda succedette «la diplomazia del sorriso», del periodo ginevrino, mentre staremmo attraversando ora una fase di «diplomazia del cortese rifiutato». Infatti nei messaggi scambiatisi, sia il Primo ministro sovietico, sia il Presidente americano sono stati «larghi» di cortesie, ma «stretti» di concessioni. Offerte di amicizia, di riconoscimento della necessità della reciproca amicizia, anche sfoggio di sentimenti amichevoli, di buona volontà fin che si vuole, ma... e carattere interlocutorio e nulla più. Non è molto, ma neanche poco, in quanto se i messaggi indicano che il dialogo è in corso, la «diplomazia della cortesia», benché contempli rifiuti, dimostra che nè a Mosca, nè a Washington si desidera interromperlo. Certo il periodo ginevrino, con i suoi sorrisi, rappresenta il metodo più accettabile agli uomini amanti della pace. Però, al momento degli incontri di Ginevra si ebbe la sensazione che la Conferenza soffrisse di scarsa preparazione, pur abbondando di buona volontà. Infatti, si mantenne sul generico fino a che discussero i quattro Capi di stato e si incagliò non appena si incontrarono L quattro Ministri degli e-steri per discutere concretamente. Con il senno del poi qualcuno disse che la conferenza mancò di preparazione diplomatica, ossia di un dialogo preliminare. Se così fu, prendiamo atto del fatto che oggi il dialogo esiste. Speriamo, dunque, che esso dia i suoi frutti, anche se, come direbbe la logica, tali frutti siana -da attendersi almeno dopo le elezioni americane del prossimo novembre. Ad ogni modo la «diplomazia dei cortese rifiuto» è sempre preferibile a quella della «grinta dura» che porta certe cancellerie a scherzare troppo con l’arte di «rasentare la guerra» con il gingillo della bomba «H». Anche le conversazioni fra Eden e Selwyn Lloyd, da una parte ed Eisenhower e Dulles dall’altra, tutto sommato, sembrano essersi svolte ajl’ins.egna delia »diplomazia del cortese rifiuto«, malgrado siano state conversazioni condotte fra «amici» e malgrado Eden abbia voluto definirle «memorabili». A conclusione dei colloqui di Washington è stato emesso un comunicato comune ed una dichiarazione congiunta. Quest’ultima non poteva essere che vaga in quanto diretta a dimostrare che Stati Uniti e Gran Bretagna navigano di conserva nel vasto mare deila politica internazionale irto di scogli. Il comunicato ufficiale avreooe dovuto invece (per il ca- IL VIAGGIO IN ALGERIA prima fatica di Guy-Mollet A meno di una settimana dalla sua investitura aii'Assemuiea nazionale n nuovo primo ministro francese, Guy Moliet, anroma direttamente n piu scottante problema ai governo cne attenne i sociamemocratici francesi in veste di ministri. responsaoni. Ai suo arrivo in Algeria egn si sara subito accorto cne n proorema algerino, piu cne un pro oiema ctei rapporti tra r rancia ed Algeria, è una questione nazionale e sociaie. Ed una tam ìnequivocaoiie impostazione del prooiema gii è stata omertà dane organizzazioni cne raggruppano gii elementi più retrivi in i resiuenti xrancesi in Algeria. 1 comm ed i granai finanzieri interessati alle miniere di testati, ai vigneti ed al commercio den Algeria nuotano di riconoscere, e di ricevere, il generale Catroux quale Resiliente. E non si può certo dire cne le accoglienze da loro riservate alio stesso primo ministro siano da definirsi entusiastiche. Secondo i colonialisti dell’Algeria il generare Catroux ha gravi torti. Due pero’ sono per costoro di capitale importanza, imperdonabili. Il generate Catroux eDoe il torto di essere stato lungimirante in Indocina, consigliando al Governo francese (anni prima del disastro di Dien Bien Phu) di giungere ad una soluzione pacifica del conflitto a mezzo di trattative dirette con il governo di Ho Chi Mihn. Il governo non ascolto’ Catroux e dovette, piu’ tardi, pentirsene amaramente per rincalzare degli avvenimenti eie fecero perdere difinitivamente l’Indocina ana Francia. Altro torto di Catroux agli occhi dei coioniaiisti francesi: il 20 agosto 1953 Catroux critico’ aspramente il colpo di testa di Bidault e Laniel, che ordinarono la deposizione del sultano marocchino Ben Yussef. Bidault e Laniel non ascoltarono il vecchio generale e . .. due anni dòpo il Governo di Parigi dovette invitare Catroux a recarsi nel Madagascar per invitare il deposto Ben Yussef a voiersi degnare di ritornare sul trono di Rabat, essendo la sua restaurazione riconosciuta come il primo passo per ristabilire l’ordine nel Marocco. Ben Yussef torno’ e l’indipendenza marocchina dalla Francia è ormai solo questione di tempo e di formalità. Sia in Indocina che in Marocco gli ammonimenti del generale Catroux, se ascoltati, avrebbero evitato lo spargimento di tanto sangue e lo sperpero di infinite centinaia di miliardi di franchi pagati dai contribuenti francesi. La Francia avrebbe ancora in Indocina ed in Marocco delle popolazioni amiche. Invece... Ad Algeri i colonialisti accusano Catroux di essere il »liquidatore dell’Impero francese«, che viene liquidato, invece proprio dalla cupidigia di facili guadagni rattere conclusivo dei negoziati su problemi concreti) essere più concreto. Tutto ciò che se ne può trarre è una serie di «cortesi rifiuti». Cortese «no» del Dipartimento dì stato alle pressioni del Foreigne Office per l’adesione degli Stati Uniti al Patto di Bagdad. Sei milioni di e-brei americani sono troppo importanti nelle elezioni di novembre perchè Eisenhower desideri allie-nar^eli! D’altra parte gli interessi petroliferi americani nel Medio O-riente sono troppo vasti perchè gli Stati Uniti possano rinunciare alle restanti simpatie arabe con il prendere troppo aperta posizione nel conflitto arabo-israeliano o con un appoggio alle politica inglese nel Medio Oriente. D’altra parte Eden ha certamente opposto un altrettanto «cortese rifiuto» ad ogni indiretta richiesta di «coordinare» nel Medio Oriente la politica petrolifera dei trust dei due paesi. La ragione del rifiuto è evidente se si considera la forza finanziaria delle compagnie americane e la relativa debolezza di quelle inglesi costrette a difendere con le armi di un qualsiasi sultano di Mascate i loro interessi petroliferi nell’oasi di Bu-raimi. Anche nei problemi dell’Estremo Oriente si sono registrati almeno due «cortesi rifiuti»: quello britannico all’ invito di associarsi alla politica americana di maggiore intransigenza verso Pekino e quello americano alle pressanti richieste britanniche di un allentamento dell’embargo commerciale contro la Cina Popolare. Il guaio è che in quel settore gli interessi britannici sono ormai prettamente commerciali (non perdere mercati) mentre quelli americani sono solo finanziari (dominio dei mercati) e strategici. Cosi . .. «cortesi» sì, ma sia dal-l’una come dall’altra parte riservati. Idem per ciò che riguarda la intensificazione della collaborazione atomica fra i due paesi e la limitazione degli esperimenti termonucleari. Da Londra Mac Millan ha avvertito che la Gran Bretagna corre pericolo di inflazione per mancanza di divise estere e perciò non può spendere ... senza giudizio. Gli USA, invece, spendere possono ’ e, in certo qual modo, la politica delle spese governative favorisce l’economia americana. Ne consegue il logico desiderio britannico di «collaborare» dove c’è troppo da spendere» e di cessare, o diminuire, esperimenti troppo dipendiosi che non servono ad altro che ad infestare l’atmosfera senza far marciare una solo centrale elettrica. Gli USA, invece, oltre a poter spendere hanno una strategia che, in periodo elettorale, nessuno vuole abbandonare. Così la «diplomazia del cortese rifiuto» ha giocato anche nelle conversazioni di Washington, in attesa che i tempi maturino per più aperti sorrisi. IN CONTINUA ASCESA GLI SCAMBI JUGO-CECOSLOVACCHI La sede del!Amministrazione Generale di Algeri dei coloni e dei colonialisti che non rappresentano, certo, l’elite morale e politica francese. Le prese di posizione dei colonialisti francesi di Algeria sono un prodromo delle difficoltà che attendono il leader socialista Guy Moliet nelle vesti di Primo ministro. I suoi impegni di fronte all’Assemblea nazionale per la questione algerina sono chiari, anche se i minimi, oggi, imposti daiia situazione: riportare la pace in quei territorio atricaao, non con la forza, ma con le riforme sociali ed amministrative e attraverso negoziati con i rappresentanti liberamente eietti sia dai nove milioni di mussulmani che dal milione di francesi di Algeria. Enunciando questo suo programma martedì scorso, Guy Moliet ha ottenuto una sculacciarne maggioranza parlamentare, non certo dovuta alla sua visione della soluzione del problema algerino, ma soltanto perchè da esso accettata. Bisogna ora vedere se taie maggioranza resterà attorno a Moliet il giorno in cui alle parole egli farà seguire i fatti. Per Guy Moliet e per il suo programma hanno votato i comunisti (151 deputati) affermando di apprezzarlo. Se però in Algeria i fatti non seguissero alle parole i 420 »si« diventerebbero automatica-mente solo 369 e i 71 »nò« di martedì salirebbero a 222. Senza contare che anche parte dei radicali di Mendes-France potrebbero passare dal »si« al »nò«. Con tutto ciò Guy Moliet avrebbe ancora una, maggioranza, ma... prigioniero a destra con tutte le conseguenze immobilistiche che hanno travagliato il paese con Faure. Se, invece, alle parole in Algeria (e sui problemi sociali interni francesi) Moliet farà seguire i fatti, allora serebbero i voti dei demo-cristiani di Bidault e Laniel, degli indipendenti, a passare dal »si« al »nò« e Moliet si troverebbe ad avere una maggioranza impegnativa, formata da radical-socialisti, socialisti e comunisti: la classica maggioranza da Fronte Popolare che si troverebbe divisa, però, il giorne in cui Moliet desse alla sua politica estera una colorazione troppo atlantista, dimenticando la sua enunciazione di martedì scorso che, in sostanza, riassumeva la sua politica estera nella necessità di trattare, sempre e con tutti, per la soluzione dei problemi internazionali controversi. In merito alle trattative jugoslavo-cecoslovacche, attualmente in corso a Praga fra le delegazioni dei due paesi, nei circoli economici belgradesi si è del parere che gli attuali raporti commerciali rappresentino soltanto l’inizio di una normalizzazione degli scambi. Si rileva, in proposito, resistenza di condi-’ zioni favorevoli per un ampliamento degli scambi di merci, nonostante i notevoli mutamenti avvenuti nelle economie dei due passi negli anni del dopoguerra. Nel periodo tra le due guerre mondiali, gli scambi tra Jugoslavia e Cecoslovacchia erano molto intensi. Il mercato cecoslovacco assorbiva circa un sesto delle esportazioni jugoslave, che avevano su quel mercato un carattere prevalentemente agricolo. Nel 1936, ad esempio, erano stati esportati in Cecoslovacchia oltre quattromila vagoni di cereali, 120 mila suini, 3.309 tonnellate di grassi, 1.950 tonnellate di uova, tabacco, pelli e frutta L’importazione jugoslava dalla Cecoslovacchia era, allora, orientata in prevalenza alle materie prime per l’industria nazionale di rielaborazione, specie quella tessile. La maggior parte di tale importazione era costituita dal cotone e da tessuti di lana, mentre i prodotti dell’industria chimica (colori, carta, coche, vetro ecc.), vagoni merci e binari venivano importati soltanto in minor quantità. Anche il notevole volume degli scambi dell’anteguerra poggiava sulla complementarietà delle due economie. Tale complementarietà oggi non è più tanto esplicita. In seguito al forte sviluppo dell’industriq e ad una stasi relativa nella produzione agricola, i prodotti industriali assumono nella nostra esportazione di anno in anno un posto sempre più significativo. D’altra parte l’industria cecoslovacca, nonostante il favorevole sviluppo di numerosi rami economici, ha registrato tali sproporzioni, specie nello sviluppo dell’industria leggera e dell’agricoltura, da mantenersi appena al livello dell’anteguerra. Perciò l’importazione dei prodotti, che nell’ante- guerra rappresentava circa il 18 %, è salita al 29 %. Contemporaneamente, notevoli variazioni sono avvenute anche nella direzione delle esportazioni cecoslovacche : gli scambi commerciali con le nazioni occidentali sono stati ridotti del 30 % in rapporto a quelli prebellici, mentre la partecipazione dei paesi dell’Europa Orientale é della Cina al commercio estero cecoslovacco è salita, dall’ 11 % del 1937, al 78 % del 1953. - Le esportazioni jugoslave ver^ò la Cecoslovacchia, indicate con Sprezzi correnti, ammontavano,, nel 1931 a 743 milioni, nel 1937 a 4.493 milioni e le importazioni, • rispettivamente a 872 e 580 milioni di dinari. Nel 1948 la Jugoslavia ha importato dalla Cecoslovacchia merci per complessivi 2.648- milioni, esportando per un valore'Si 2.413 milioni di dinari. Negli anni successivi gii scambi commerciali tra i due paesi si riducevano al minimo dimodoché, ad esempio, nel 1954 il valore delle esportazioni jugoslave ammontava a 332 miloni dinari. Con il ripristino degli scambi commerciali e con la firma dei relativi accordi, avvenuta nel febbraio del 1955 a Belgrado, il volume degli affari registra un notevole aumento. Le esportazioni jugoslave per la Cecoslovacchia hanno raggiunte, nel 1955, l’importo di 2.063 milioni e le importazioni 2.072 milioni. Però il valore delle merci vendute alla Cecoslovacchia ha rappresentato te scorso anno soltanto il 2,7 % delle esportazioni jugoslave, dunque una percentuale di gran lunga inferiore a quella prebellica. Si considera che l’ampliamento delle relazioni commerciali, prevista dal suaccennato accordo nell’importo di 27 milioni di dollari, incontra delle difficoltà obiettive. Tra queste figure, oltre alle differenze esistenti nei regimi commerciali dei due paesi, anche una pianificazione troppo ristretta da parte degli economisti cecoslovacchi con i conseguenti ritardi nelle forniture e difficoltà analoghe. (Jugopress) In base al protocollo sui colloqui econimici jugo-sovietici, svoltisi il 1. setftemore 1955, è stato firmato la scorsa settimana a Mosca l’accordo sulla concessione di un prestito alla Jugoslavia e sui crediti commerciali. Il prestito, nell’importo di 30 milioni di dollari, sarà concesso in valute a cambio libero, rispettivamente in oro, per una durata di dieci anni all’interesse annuo del 2°/o. La Jugoslavia potrà prelevare tale prestito in una volta sola, oppuro a rate sino al 1958, usandolo a proprio giudizio. I crediti commerciali del valore complessivo di 54 milioni di dolari saranno, invece, adoperati per il pagamento acquisti effettuali nell’Unione Sovietica nel periodo 1956-58. Il credito verrà rimborsato entro un periodo di dieci anni ad iniziare dàl 1. gennaio 1959 con un interesse del 2%. L’accordo é stato firmato dal Governatore della Banca Nazionale della RPFJ, Vojin Gu-zin per la Jugoslavia e dal Ministro sovietico per il commercio estero, I. G. Kaganov. 7 GIORNI LA DELEGAZIONE JUGOSLAVA A MOSCA IL PRESTITO SOVIETICO ed i crediti commerciali Alla consueta conferenza stampa presso la Segretaria agli affari esteri della RPFJ il portavoce, Branko Drašković ha 'fatto alcune importanti precisazioni sulle insistenti voci, apparse nella stampa occidentale, riguardanti un preteso traffico di armi attraverso la Jugoslavia e diretto all’Egitto. >>E’ noto — egli ha detto — che la armi hanno transitato e ancor sempre transitano da uno stato all’altro, attraversando un terzo. Fino a Che .vivrà tale uso il Governo jugoslavo deciderà a proprio giudizio. Tale questione dovrebbe essere risolta con accordi internazionali. Comunque posso affermare che spedizioni di armi, transitanti per la Jugoslavia, non sono avvenute.« Drašković ha inoltre smentito le notizie su pretese trattative tra le Germania di Pankov e la Jugoslavia per stabilire rapporti diplomatici tra i due paesi. Ha confermato che le trattative economiche con il Governo di Bonn incontrano qualche difficoltà, però si spera nella loro rapida rimmozione. COLLOQUI ANGLO-AMERICANI Si sono conclusi mercoledì sera a Washington i colloqui fra il Primo ministro britannico Eden e il Presidente americano Eisenhower. Il comunicato ufficiale nella sua voluta genericità denuncia il carattere interlocutorio della conversazione che si sono praticamente limitate ad uno scambio di punti di vista sulla situazione internazionale e sulla politica estera dei due paesi. Sostanzialmente il comunicato non dice nulla di nuovo in merito ai problemi che sono stati oggetto di esame. Per quanto riguarda il Medio Oriente ci si limita ad una semplice riconferma della dichiarazione anglo-franco-americana del 1950 circa l’equilibrio di forze fra Arabi ed Israele e a una platonica benevolenza americana verso il patto di Bagdad, che tanto stà a cuore alla diplomazia britannica. Nulla di concreto anche per un eventuale riconoscimento internazionale del Governo di Pechino, come passo preliminare per l’ammissione della Cina all’ONU. Malgrado i desiderata britannici l’embargo contro la Cina verrà mantenuto. Circa l’energia atomica e lo scambio di informazioni ed esperienze di carattere nucleare nulla ha potuto la diplomazia britannica contro le posizioni isolazioniste dei trust americani, che coadiuvano con il governo di Washington nelle ’ ricerche e nelle applicazioni militari dell’energia termo-nucleare. Per quanto riguarda poi i problemi europei, e in particolare quello tedesco, il comunicato si limita a dichiarare che i due paesi si adopereranno per la soluzione della questione della riunificazione della Germania. Il carattere interlocutorio dei colloqui anglo-americani di Washington, lasciando le cose al punto di prima, ha mancato di portare l’atteso contributo. Si profila così la necessità che i colloqui vengano ripresi con meno preoccupazioni particolaristiche e magari su scaia più vasta al servizio delia vera politica di pace, che nel comunicato congiunto le due parti dicono di auspicare. IL CONGRESSO DEL Xs P. S.D.I. A, Milano ha concluso i suoi laceri sabato scorso il decimo congresso del Partito social-democratico italiano. Anche se la mozione di centro, votata con una striminzita maggioranza, parla di programmi sociali e di tutela degli interessi dei lavoratori, il congresso in sostanza non ha detto nulla di nuovo per quanto concerne il problema principale non -solo della social-democrazia, ma dell’intera vita politica italiana, e cioè l’apertura verso il Partito socialista nenniano e verso i Comunisti. Questa posizione, oltre che nociva alla sviluppo delle forze democratiche nel paese, è anche assurda, perchè non è certo con i voti delle destre democristiana e liberale che possono passare in parlamento quelle misure progressiste in campo .economico e sociaie dene quali i ministri sociai-uemocratici vantano una duoDia paternità, sia nel programma futuro dei governo, sia nei lavoro da questo già svolto. Fortunatamente, però ai congresso di Milano si è fatta sentire coraggiosa la voce delia sinistra dei partito. Essa na auspicato una politica nuova: liberare il governo aau'ipoteca coniindustna^e del partito lioerale, accettare un preciso impegno nei irartito socialista italiano su un programma ai rinnovamento ecoinomco-sociaie in senso socialista, tavonre, nena distensione, un processo grauuaie di intergrazione europea. E’ questa l’unica politica che la sociai-uemocrazia Banana può far propria, senza correre il risente di diventare completamente un cieco ’ strumento delia ues.ra democristiana, o di ridursi ad una sterile opposizione. Ultime notizie Il consiglio di tutela dell’ ONU inaugura oggi la sua 17esima sessione. Esaminerà la situazione in alcuni territori africani. L’assemblea generale dell’ONU ha infatti incaricato il consiglio di tutela di adoperarsi per un rapido sviluppo e la creazione delle condizioni per concedere l’autonomia al Tangani-ca, sotto amministrazione britannica, al Togo, amministrato dalla Francia e al Camerun britannico e francese. L’ex segretario generale del partito nazionalista tunisino Neo De-stour, Salah Ben Jusef, scomparso da Tunisi il 28 gennaio scorso, è giunto ieri a Tripoli dove ha chiesto asilo politico alle autorità libiche. Salah Ben Jusef è il principale avversario politico del presidente del Neo Destour, Hàbib Burgiba, che chiede la piena indi-pendenza della Tunisia a la sua alleanza con l’Egitto e la Lega araba. * Il partito comunista giapponese ha invitato il partito socialista ad un’azione comune per dar vita ad un movimento popolare a favore di una sollecita e positiva conclusione dei negoziati sovietico-nipponici in ■ corso a Londra per la normalizzazione dei rapporti fra i due paesi. La direzione del partito socialista risponderà all’invito dei comunisti entro la settimana. i i • i. ifci.-i.-r I FONDI CREDITIZI DEI COMUNI ANGELO GENTILINI RIMEDIO alla crisi degli alloggi Nel porgere l’estremo saluto ad Angelo Gentilini non possiamo non ricordare, noi che Gli fummo più vicini, il Suo forte carattere e le Sue doti di lavoratore. Era questo ciò che soprattuto lo faceva apprezzare, e la Sua improvvisa perdita lascia certo un profondo e generale rimpianto. Angelo Gentilini era nato 62 anni fa a Udine, dove fu conosciuto e stimato come un sincero democratico. A Gorizia, dove trascorse quindi gran parte della Sua vita, quanti Lo conobbero ne apprezzarono la bontà d’animo e la singolare intelligenza. Nel corso della Lotta di Liberazione collaborò con il movimento partigiano, contribuendo in grande misura all’affratellamento della popolazione democratica italiana e slovena. Per questa Sua opera, sostenuta da alti ideali, dovette subire persecuzioni e angherie, e tuttavia mai venne meno il Suo apporto alla causa democratica. Dopo la Liberazione continuò a dare le proprie migliori energie al successo della stampa progressista italiana e slovena. Fu, via via, redattore del «Soški tednik», del «Fronte Unico», de «La voce del Popolo» e de «Il lavoratore». Nel 1948, quando «La Nostra Lotta» riprese le pubblicazioni a Capodistria, ne divenne redattore distinguen- dosi per operoso fervore e vivida vena di polemista. A Capodistria e a Portorose, dove abitava, seppe accattivarsi, come sempre nella Sua vita, simpatie e amicizie. Ed ancora nei Suoi ultimi giorni l’attività Sua era poliedrica. Il male lo colse al Suo tavolo di lavoro, instancabile. Oltre al Suo lavoro presso «La nostra lotta», Angelo Gentelini dedicava la maggior parte del tempo libero ai programmi di Radio Ca-podistria, alla redazione de «L’informatore agricolo» e alla Società Storiografica, del cui comitato direttivo era membro. La Sua scomparsa lascia largo rimpianto tra la popolazione, i colleghi e i numerosi amici. Le esequie si sono svolte venerdì scorso al Cimitero di Capodistria. Il feretro del Defunto, portato a spalla dai Suoi colleghi di lavoro, è stato accompagnato all’ultima dimora da numerosi cittadini, famigliar!, amici e compagni. La redazione de «La nostra lotta», le redazioni di Radio Capodistria e l’Associazione giornalisti della Slovenia, direttamente colpite dalla perdita, invitano a ricordare nel compagno, collega, nell’amico scomparso un democratico di alti ideali e un lavoratore instancabile, porgendo nello stesso tempo ai famigliari dell’Estinto le più sentite condoglianze. I NOSTRI COLLETTIVI DI LAVORO SENZA CONCORRENZA i liquori della „Fasana" Qualità e prezzi le ragioni del successo FASANA, 3 — Una volata di otto chilometri sul nastro asfaltato Pola—Fasana, con ai due lati la bella campagna, ovattata da un manto di beve. Sulla strada, della pulizia s’è incaricata la bora, arrivata con febbraio a spazzare, fischiando, ogni cosa. Questione di cinque minuti di paesaggio, e quindi l’amena visione della simpatica Fasana ci si para dinnanzi con un marcato abito di mare. Fra i primi edifici del luogo, uno dei più grandi reca su una intera facciata la reclame della fabbrica liquori e distilleria che fu già di Marini. È la nostra mèta. Siamo venuti a Fasana, infatti, con lo scopo di visitare la sede di questa fabbrica, i cui prodotti sinceramente vanno conquistando zone di mercato sempre più vaste e si distinguono per qualità nell’Istria, nel Litorale croato, in quello sloveno ed in parte della Slovenia stessa. Al contrario di certe imprese che esercitano la propria funzione produttiva nella zona, Fasana fornisce«, liquori, bibite e sciroppi ben preparati e gustosamente presentati. L’attività di questa fabbrica è stata definita dai clienti e dall’ispezione sanitaria un vero modello. Per questo la visitiamo, oggi. «Vedo con piacere che qualche volta anche i giornalisti si ricordano di noi, che siamo un pò fuori mano. Siete tra i primi a venire a scrivere del nostro collettivo. Pertanto maggiormente benvenuti!». La gentile accoglienza ci viene fatta da un’altrettanto gentile persona, il direttore Udovičić. Effettivamente, visitanto i pochi ambienti della «Fasana» ci meravigliamo di trovarla molto più piccola di quel che ci aspettavamo. — Tutto qui? — chiediamo al »compagno Udovičić. — Tutto — conferma questi con un sorriso — e quando l’ho avuta in consegna era ancora più piccola. Contava cinque sole operaie, contro le 25—30 attuali. E, a dire il vero, nessuno si aspetterebbe di vederci lavorare con mezzi così modesti. Nel 1954 qui si producevano solamente sei tipi di sciroppi e 15 specie di liquori. Oggi ne produciamo 29 tipi, fra i quali il vermouth, uno speciale cognac all’uovo ed un riuscitissimo marsala.» A questo marcato progresso la «Fasana» è giunta grazie ai non ■ grandi investimenti, che hanno valso a migliorare i reparti e le attrezzature. A causa di altri problemi finanziari più impellenti, la fabbrica non ha avuto un aiuto suf-ficente a realizzare il 30 % in più, come era nelle intenzioni. Se nel 1956 il bilancio distrettuale comprenderà appieno le necessità della piccola, ma attivissima azienda, questa potrà entrare in possesso di una nuova e più adatta sede (sempre a Fasana, nell’ex fabbrica sardine) ed addirittura raddoppiare la produzione, impiegando altre quaranta persone, in maggior parte donne. Si potrebbe con questo avere la distilleria, fabbrica liquori e d’alcool, in modo da non farsi arrivare quest’ultimo da Zagabria, Sisak o Fiume mentre le varie essenze ed estratti sono addirittura importati dall’Italia e dalla Bulgaria. Passando senza fretta tra mastodontiche botti, alambicchi, stive di bottiglie di tutti i tipi, operaie che applicano le colorate etichette sui ricipienti appena riempiti, tra effusioni e profumi di liquori e sciroppi, chiediamo al dinamico Udovičić se ha qualche progetto che, realizzato, porterebbe l’azienda a dare un buon contributo alla vita autonoma del distretto. Il direttore ci ha risposto che senz’altro questa possibilità esiste. E con i 16 milioni impiegati per rimodernare la fabbrica, potranno essere realizzati tutti i propositi che questo ingegnoso e pratico dirigente ha preparato e studiato. — Finora — ha detto — produciamo tre tipi di grappe: quella di vinacce, quella di prugne e quella di ginepro. Ma quanto di più si potrebbe produrre, sfruttando tutte le possibilità latenti nella nostra zona? Cento vagoni di ginepro possono es- » sere raccolti in Istria e parte in Slovenia. 2700 ettari di «planika» crescono nel Distretto di Pola ed attorno alla città stessa, ma la maggior parte di questa ricchezza va perduta. Su 80 vagoni di fichi prodotti dall’Istria, 40 vanno sprecati. Tutto ciò potrebbe essere evitato con una migliore organizzazione, con un alambicco ed un apparato di distillazione, che potrebbero «lavorare» 150 quintali di prodotto in 24 ore . . .» Una pronta soluzione del problema dei trasporti, in quanto la vecchia 110 non può bastare, e la fabbrica liquori di Fasana metterà ancora terreno tra se stessa e le imprese concorrenti. Diciamo ancora, poiché già adesso, contro il 35—40 per cento di zucchero contenuto negli ottimi prodotti fasanesi può appena concorrere — da lontano — la fabbrica «Učka» di Fiume, con il 22 %.Delle altre aziende del tipo in Istria, neanche parlare. Basti dire che appena della metà possono venir soddisfatte le richieste che da ogni parte pervengono a Fasana, in particolare per la sua specialità di cognac all’uovo e di amaro medicinale. Non c’è che dire. La ricca tradizione, iniziata nel lontano 1897, viene continuata a meraviglia nella piccola fabbrica liquori di Fasana, v Romano Farina Brutale assassinio a Semedella CAPODISTRIa; 5 — Semedella è stata teatro di un orribile fatto di sangue, avvenuto verso la mezzanotte di giovedì. Il venticinquenne Stu-lič Jože ha assassinato, servendosi di un comune coltello da cucina, il proprio amico Hrvatin Jože di anni 34, da Capodistria. I due si erano trovati nella casa della sorella del Hrvatin dove avevano trascorso assieme quasi tutta la serata. Fra la vittima e l’uccisore nasceva un diverbio di non grave entità per futili motivi. Sembra che la causa iniziale di tale diverbio sia stato il rifiuto del Hrvatin di cantare assieme allo Stulič. Quindi nulla lasciava presagire il grave fatto di sangue svoltosi più tardi. Lo Stulič lasciava per primo la casa ospitante. Alle 23.45 si accomiatava dalla sorella anche il Hrvatin, ignaro dell’atroce destino. All'angolo della casa era ad attenderlo in agguato 10 Stulič, armato di un lungo ed affilato coltello che si avventava con foga sanguinaria sul povero Hrvatin stilettandolo per tre volte alla schiena. 11 colpito cadeva a terra esamine, mentre l’assassino lo colpiva nuovamente al petto altre cinque volte, provocandone la morte. L’assassino è stato subito arrestato. L’orrendo delitto, che per i precedenti del padre dello Stulič sembra confermare la tesi sulla criminalità ereditaria del soggetto ha provocato una profonda impressione nell'opinione pubblica locale. Il delitto ha fatto sollevare voci anche contro certi ben individuati gruppi di giovinastri che, normalmente nelle serate del sabato e della domenica, girano per i nostri locali pubblici, cercando in ogni modo di attaccar briga e disturbare la tranquillità dei pacifici cittadini. Si chiede un’azione più energica e severa da parte degli organi della Difesa Popolare nei confronti dei pericolosi individui. CAPODISTRIA, 3 — Il problema degli alloggi è una tara di cui ce ne occupammo già a più riprese. Il fenomeno d’inurbamento, con le distruzioni della guerra che l’hanno acutizzato, sta all’drigine di ogni difficoltà. In particolare a Capodistria, dove l’aumentata attività economica in ogni campo, in ispecie industriale e edilizio, ha richiamato lavoratori da ogni parte della Slovenia anche per riempire il vuoto lasciato da quella parte della popolazione che ha creduto meglio andarsene. Rimedio efficace e radicale al sentito bisogno di alloggi (decenti, poiché le esigenze della gente sono logicamente aumentate) sarebbe uno solo: costruire e ancora costruire, fino a coprire le necessità. Ma ciò è legato a spese enormi, indipendentemente dal fatto che il costo delle costruzioni da noi è sempre troppo alto, di fronte alle quali il pubblico bilancio può far poco, mentre l’iniziativa privata è nulla 0 quasi. Quale via d’uscita da quest’inco-moda situazione sono sorti i Fondi creditizi per gli alloggi, che stanno effettivamente facendo fronte, perlomeno, alle necessità più urgenti. Ora, per la situazione specifica in cui si trovano Capodistria e le altre località della costa nord e occidentale dell’Istria in genere, il Comitato amministrativo del Fondo alloggi distrettuale ha presentato ad una delle ultime riunioni del Consiglio economico una proposta tendente a costituire, accanto ai Fondi creditizi comunali — stabiliti dalla legge sui contributi alla costruzione di alloggi — anehe un Fondo distrettuale per gli alloggi e 1 servizi comunali, incaricato di raccogliere i mezzi finanziari previsti nel piano sociale di quest’anno. La proposta è stata motivata con il fatto che, come sopre detto, la situazione specifica di Capodistria e delle altre località costiere vicine lo richiede inderogabilmente. Sempre secondo tale proposta si tratta di prevedere — oltre ai contributi normali, fissati per legge — altre dotazioni e contributi. La proposta è stata accettata per quanto riguarda la formazione dei fondi creditizi per gli alloggi presso i Comuni, mentre la formazione del corrispondente fondo distrettuale sarà discussa e, con ogni probabilità, decisa con l’approvazione del piano sociale di quest’anno. Inoltre, il Consiglio economico ha deciso di assicurare, dai fondi normali del primo quadrimestre i mezzi necessari per portare a termine le costruzioni di alloggi, iniziatesi nel 1955 e non ancora concluse. In base alla legge sui contributi per gli alloggi (Boll. Uff. RFPJ n. 57/55) le organizzazioni economiche, le istituzioni, gli organi amministrativi statali, le organizzazioni sociali e cooperativistiche, come pure altri enti o persone che impiegano mano d’opera salariata devono contribuire al fondo normale nella misura del 10 % delle retribuzioni, pensioni e altri emolumenti, che in base alle disposizioni vigenti vengono considerati alla stregua di retribuzioni. Con questi contributi si formeranno presso i Comuni i fondi creditizi per la costruzione di alloggi, quali enti giuridici. Oltre al 10 % sopra menzionato si potranno raccogliere altri mezzi, stabiliti per disposizioni speciali. Da questi fondi creditizi comunali si assegneranno crediti per la costruzione di nuovi alloggi, per am- Ilirska Bistrica epicentio dtl terremoto CAPODISTRIA, 5 — La città era immenrsa nel sono quando, nelle prime ore del mattino di martedì scorso un boato seguito da una scossa di notevole durata fece tremare le case. Il tepore del letto fu però più forte del timore di una eventuale ripetizione del fenomeno, per cui il tutto s’era concluso in quella scossa, per noi qui a Capodistria, senza gravi conseguenze. Più tardi si apprese che non erano state poche invece le persone u-scite dalle case nel timore del peggio. Contemporaneamente cominciarono a giungere particolari più precisi sul terremoto. L’epicentro della scossa tellurica e-ra a Ilirska Bistrica, ed ha provocato non lievi danni, oltre che nel capoluogo del Comune, anche nei villaggi di Topolca, Topole e Jasen. In questi villaggi, come anche a Ilirska Bistrica risulta danneggiato circa il 75 "/« delle case, delle quali per il 25 % abbastanza gravemente. Molti e-difici hanno dovuto essere sgomberati perchè pericolanti. I danni sono stati aggravati da una nuova scossa tellurica con epicentro nuovamente a Ilirska Bistrica, avvenuta nel pomeriggio del 3 febbraio alle ore 14.42. Comunque nemmeno questa volta si sono registrati crolli o vittime umane. Il terremoto del primo febbraio ha provocato due parti prematuri a Trieste, però anche questi conclusisi felicemente. In Istria un po’ di paura soltanto. pliamenti e riparazioni alle coope-' rative edilizie, alle organizzazioni economiche, alle collettività di alloggi, agli enti e istituzioni, a unità politico-territoriali e cittadini, in •base alle cui retribuzioni viene versato il contributo stabilito dalla legge per il fondo alloggi. Le condizioni e i criteri di assegnazione dei crediti verranno ancora stabiliti dal Consiglio esecutivo federale. Intanto, i Comitati popolari comunali sono tenuti a formare i «fondi creditizi per la costruzione di case d’abitazione», nominando i rispettivi Comitati amministrativi. Istruzioni più dettagliate al riguardo verranno emesse per disposizione del Consiglio esecutivo federale a suo tempo. PROGETTI UTILI VALDOLTRA TRASFORMAZIONE RADICALE della zona turistica di Ancorano Le rovine del castello di Momiano CAPODISTRIA 4 — La particolare posizione geografica, come anche il suo clima, rendono la zona di Capodistria particolarmente adatta allo sviluppo del turismo. Tale importante ramo della nostra economia viveva, sinora, principalmente del cosiddetto turismo escursionistico, mentre esistono possibilità per dar avvio anche al turismo vero e proprio. Capodistria, come città, con tendenza a svilupparsi industrialmente può offrire da questo lato ben poche cose. Vi è però la zona, che va da Ancarano a Punta Grossa che, con la costruzione di alcuni nuovi obiettivi e con il riadattamento di quelli esistenti, potrebbe diventare in breve volger d’anni il centro turistico del nuovo Comune capodistrano ed accogliere, oltre ai gitanti triestini e locali, ospiti dall’interno del paese e dall’estero. Tale possibilità viene attentamente vagliata dagli organi del potere popolare. Recentemente il Consiglio per il turismo del Comitato popolare comunale di Capodistria ha esaminato un progetto presentato dall’architetto Zavadnik per la trasformazione della zona compresa tra l’attuale bagno pubblico di San Nicolò e la strada che da Ancarano porta a Punta Grossa, secondo il quale l’attuale strada che porta al bagno verrebbe spostata ad occidente, e ad una cinquantina di metri dalla strada principale, poco prima dell’ex monastero, si dipartirebbe in due direzioni: una verso l’attuale ristorante e l’altra verso il posto riservato ai campeggi. „ j Le attuali casette «week-end» verrebbero spostate, previo opportuno adattamento del terreno a terrazze, sui declivi che ora sovrastano lo spazio riservato al campeggio, mentre al loro posto sorgerebbero 34 nuove casette «week-end» in muratura, dotate di 2—4 letti, veranda, lavandino, doccia, e gabinetto. La disposizione delle cabine non sarebbe più parallela alla spiaggia, ma perpendicolare, mentre i campi sportivi verrebbero spostati nello spiazzo tra la strada principale e quella che dall’ex monastero porterebbe al ristorante. A nord dell’ex monastero, nelle immediate vicinanze del futuro crocevia è prevista la costruzione di un grande caffè che avrebbe nello stesso tempo le funzioni di ritrovo, mentre l’attuale bar-ristorante servirebbe esclusivamente a questo scopo. Su entrambe le diramazioni della strada verrebbero costruiti capaci posteggi per automezzi. Giù, al mare, verrebbe poi costruito un frangi onde che dovrebbe avere la funzione di trattenere la sabbia, im pedendo contemporaneamente l’afflusso di altri detriti. Alle due estremità del bagno è prevista la costruzione di due piccoli porticcioli: uno occidentale più grande, al quale attraccherebbero motoscafi e yacht, e uno orientale per i natanti più piccoli. L’attuale molo dovrebbe essere compieta-mente rinnovato in cemento. L’attuazione completa del progetto è prevista entro un termine di tre anni. I primi lavori potrebbero iniziarsi già quest’anno, in partico-lar modo quelli per la canalizzazione, la cui mancanza rappresenta già ora uno dei più gravi problemi per la «Turist» di Ancarano. Naturalmente, prima di iniziare i lavori, il progetto deve essere ancora approvato dal Comitato popolare comunale e da quello Distrettuale secondo la disponibilità dei mezzi finanziari. A lavori finiti, la capacità della zona verrebbe portata dagli attuali 200 a oltre 500 letti. Problemi del traffico noi Capodistriano CAPODISTRIA, 4 — Per la mancanza di collegamenti ferroviari il traffico stradale nel distretto assume una particolare importanza e una intensità notevole evidente in special modo durante i mesi estivi, quando ai mezzi di trasporto locali si aggiungono quelli turistici. Allora anche le linee automobilistiche regolari, gestite da imprese di Capodistria, Umago, Lubiana, Gorizia, Fiume e Trieste vengono intensificate : solo per Lubiana partono giornalmente al minimo dieci grandi autODus, mentre per Porcorose e Pirano si hanno 29 partenze giornaliere. In Slovenia solo Lubiana registra un maggior traffico. Analogamente avviene anche col traffico' merci, spinto ad una costante ascesa da sempre nuove e maggiori attività industriali. Alcuni dati statistici ci potranno dare il migliore quadro di tale traffico. Nel 1955 la strada Škofije—Capodistria— —Sicciole ha sopportato un carico medio giornaliero di 1.672 tonnellate, quella Trieste—Fiume 1.707 tonnellate, la Planina—Postojna— —Razdrto 1.925 tonnellate, la Postojna—Ribnica 2.050 e la Divača— —Kozina—Bivio del Risano 2.777 tonnellate. Il 2 agosto dello scorso anno gli organi della difesa stradale hanno registrato sulla strada Portorose—Pirano il passaggio di 873 macchine, tra Capodistria e Isola 1.559, e tra Bivio del Risano—Capodistria ben 2.764. Risulta quindi che il maggior carico viene sopportato dalla strada Capodistria—Bivio del Risano—Ko zina, che è la via principale che collega il Distretto di Capodistria con il retroterra e, nello stesso tempo, arteria di collegamento con Trieste, Fiume e la altre località turistiche istriane. Nello stesso giorno del 1955 al Bivio del Risano è transitata, quindi, ogni due minuti una macchina, e tra queste, non piccolo era il numero dei grossi autopullman e degli autocarri. Questi pochi dati statistici parlano con molta evidenza della necessità di una rapida conclusione dei lavori sulla strada Risano—Senožeče. In marzo le elezioni deirUSL a Capodistria CAPODISTRIA, 5 — Nel marzo prossimo si svolgeramo le elezioni nelle organizzazioni di base dell’Unione socialista in tutto ii distretto. In preparazione a dette elezioni si stanno svolgendo i preparativi per le Assemblee annuali, che si svolgeranno nel corso di questo mese, durante le quali i membri dell’Unione socialista esamineranno il lavoro compiuto nello scorso anno e i problemi politici, economici e sociali più attuali. IN BREVE Qua e là per l’Istria POLA — La settimana scorsa, alla presenza di Milan Stepić, membro della Segreteria dei sindacati della RP di Croazia, si è tenuta a Pola l’assemblea costitutiva del nuovo Consigliò sindacale distrettuale. A presidente è stato eletto nuovamente Josip Vrbanac ed a segretario Ivan Rakié. All’assemblea straordinaria delle società vigili del fuoco volontari per l’Istria, tenutasi a Pola, è stato constatato che le unità anti-incendio durante il 1955 sono intervenute sul territorio deU’Istria in 91 casi. I danni, provocati dagli incendi ammontano a 5,700 mila dinari, mentre il pronto intervento dei vigili del fuoco volontari ha salvato dalla distruzione beni per oltre 20 milioni di dinari di valore. Ha luogo a Pola, presso la scuola di aviazione dell’«Aero-club», un corso, che dura già da due mesi, nel quale accanto all’insegnamento teorico si sviluppa una attività pratica molto proficua. Il cor-so durerà per tutta la stagione invernale e, alla fine, i frequentatori si decideranno o per il paracadutismo o per il pilotaggio. Dei 32 frequentatori, 12 sono femmine. * — Per la difesa della musica popolare, lo sviluppo della cultura e dell’arte musicale fra ogni ceto della popolazione sono state costituite a Pola la società degli «Amici della musica» e l’Unione dei musicisti. Di queste due nuove organizzazioni culturali sono stati già formati i comitati promotori che prepareranno le assemblee costitutive. * In base alla decisione presa dal Comitato Popolare del distretto di Fola, l’istruzione dei giovani premilitari nel territorio deU’Istria si svolgerà quest’anno in accampamenti. Così, il campeggio centrale dovrebbe sorgere a Fasana, presso Pola, e qui converranno, a turni di 15 giorni, tutti i giovani premilitari, meno quelli del comune di Buie, Umago e Cittanova. ROVIGNO — Un nuovo impianto per la produzione di cartonaggi (importato dalla Germania Orientale) sta per essere montato alla Fabbrica Tabacchi e, si prevede, entrerà in funzione il primo maggio prossimo, occupando in piena produzione ben 300 donne. Oltre le scatole per sigarette, il reparto produrrà ogni tipo di imballaggi in cartone. BRIONI — Domenca scorsa, il complesso del Teatro del popolo di Pola ha presentato nell’isola la commedi «Siamo tutti uomini» di F. Hadžič. Alla rappresentazione hanno presenziato Edvard Kardelj con la consorte, il dottor Vladimir Bakarié ed altri alti funzionari i quali si sono congratulati con il direttore del Teatro, Milenko Paravić, per il successo della rappresentazione. CAPODISTRIA. — L’impresa Elek-tro-Koper informa gli utenti che per disposizione della Segreteria per l’economia della R. P. della Slovenia, vengono ripristinate le limitazioni all’erogazione dell’energia elettrica. L’erogazione viene sospesa quotidiana-dalle ore 8 alle 12 e dalle 14.30 alle 16.30. * In base al secondo capoverso dell’articolo 8. della Legge sull’elezione degli organi di gestione sociale negli istituti per l’assicurazione sociale, la Commissione del C. P. D. di Capodistria ha deciso che le elezioni per gli organi direttivi dell’Istituto per le Assicurazioni Sociali di Capodistria abbiano luogo il 20 e 21 febbraio corrente. E’ stato inaugurato domenica il nuovo albergo «Galeb» (ex Alle Bandie- POLA, febbraio — La venticinquenne Albina Poldrugovac è stata condannata dal Tribunale Distrettuale a due anni di carcere duro in quanto si era data negli ultimi tempi all’esercizio di una serie continuata di furti con scasso nelle abitazioni. Ad esempio, nel rione di Montegrande, e precisamente al numero 2, è riuscita a »prelevare» dalla cucina di Giovanni Maretić, 15 mila dinari, dopo aver divelto un’imposta. Dalla cameretta di tale Vilma Trost (via Promontore 49) ha sottratto oggetti di vestiario, penetrando dal vano dalla finestra. — Sugar Franjo, 2G-enne, studente di medicina, da Gimino, imputato di aver provocato una grave disgrazia al bambino Dušan Medančić, di anni due, per mancanza di naturale cautela, dettatagli anche dalla sua posizione professionale, è comparso dinanzi al Tribunale circondariale, n reato dello studente sarebbe quello di aver gettato da lontano alla ragazzina Maria Medančić un grosso ago da pantofole, nell’intento di restituirglielo, datò che da essa lo aveva preso a prestito. Somma disgrazia voile che l’ago andasse a conficcarsi proprio nella pupilla sinistra del piccolo Dušan, che stava giocando, provocandogli la perdita dell’occhio. L’imputato è stato condannato a 9 mesi di reclusione con la condizionale di un anno. re). Numerosissimo il pubblico accorso ad affollare i nuovi locali, allietati da una buona orchestra e da un ottimo servizio. * ALBONA — il Comitato centrale della società «Nostra infanzia» è riuscita ad inviare oltre 25 mila libri ai Comitati comunali del territorio istriano nel corso della campagna organizzata per la raccolta di libri per bimbi. Non termina qui l’azione della società, in quanto suo scopo è di fornire ogni villaggio di una piccola biblioteca infantile. PISINO — Ha avuto luogo recentemente a Pisino, su iniziativa del comitato comunale dell’USL, la riunione dei lavoratori culturali di Pisino. Nel corso della riunione, si è deciso, tra l’altro, di trasformare i locali, finora occupati dal Club dei lavoratori culturali, in sede sindacale. DIGNANO — E’ stata fondata a Tignano una società artisticó-culturale alla quale è stato posto il nome di «Budućnost». Nell’attivo della società sono un’orchestrina di strumenti a plettro, una sezione filodrammatica, una folcloristica e una sezione per scacchisti. Telefoni e numeri POLA, febbraio. — Non si può dire che sia trascorso poco tempo da quando i giornali della regione cominciarono a pubblicare colorati reportages sul lavoro delle poste e telegrafi, descrivendo le delizie che gli utenti proveranno quando sarà introdotta la nuova centrale automatica. Fino ad oggi, di centrali automatiche nemmeno l’ombra, a Pola. Ma noi, benché amanti della praticità delle cose di ogni giorno, non siamo affetti da modernismo a tutti i costi, e quindi comprendiamo che i mezzi finanziari non sono abbondanti e eh», pertanto, la «Automatica» l’avremo quando sarà possibile .. . In compenso però, al posto della centrale automatica abbiamo il piacere di doverci servire di un elenco telefonico urbano, edito nel 1953. che richiede l’aiuto di un avvocato o di uno specialista di rebus per trovare un numero esatto. A dire il vero, nemmeno il grande elenco della Croazia porta tutti i numeri aggiornati, ma è comprensibile che questo non possa venir ristampato troppo spesso, mentre quello urbano. che conta una decina di paginette della peggior carta riteniamo debba venir aggiornato di tanto in tanto con nuove aggiunte. Con tutti i mutamenti succedutisi a Pola in due anni, il nostro elenco dovrebbe già oggi passare al Museo. RADIO CAPODISTRIA MARTEDÌ’, 7 — Ore 6: Musica del mattino — 6.15: Notiziario — 6.30: Ca-lendarletto e musica del mattino — 12 e 12.45: Musica per voi — 12.30: Notiziario — 12.40: Problemi d’attualità — 16.10: Ritratti musicali: L’opera nazionale jugoslava e il compositore Jakov Gotovac — 17: Nostro paese — 17.15: Palcoscenico musicale — 17.40: Notiziario — 17.55: Intermezzo musicale — 22.15: Suonano per voi: Bernard Drukker, trio Jackson, The Kilima havaiana 'e l’orchestra Holshuysen — 22.30: Notiziario — 22.45: Ritratto sinfonico di Irving Berlin — 23.15 Musica da ballo — 23.45: Ultime notizie — 23.50: Musica per la buona notte. MERCOLEDÌ’, 8 — Ore 6t Musica del mattino — 6.15: Notiziario — 6.30: Calendarietto e musica del mattino — 11: L’angolo del ragazzi — 12.10: Canzoni friulane e tridentine — 12.30: Notiziario — 12.40: Problemi d’attualità — 12.15: Musica leggera e annunci — 13: Trenta minuti con Beniamino Gigli — 16.10 Ritmi e canzoni — 18.30: Radioscena — 17: Mosaico musicale — 17.40: Notiziario — 17.55: Intermezzo musicale — 22.15: Suonano per voi: L’orchestra Paul Westen — 22.30: Notiziario — 22.45: Concerto operistico. Arie dal «Rigoletto», «Lucia di Lam-mermoor» e «Lacme» — 23.15: Musica da ballo — 23.45: Ultime notizie — 23.50: Musica per la buona notte. GIOVEDÌ’, 9 — Ore 6: Musica del mattino — 6.15: Notiziario — 6,30: Calendarietto e musica dei mattino — 12 e 12.45: Musica per voi — 12.30: Notiziario — 12.40: Problemi d’attualità — 16.10: Concerto del giovedì: Frammenti dal balletto «Il lago dei cigni» di Čajkovski e musica di Josip Stol-cer — 17: Dal mondo del lavoro — 17.15: Melodie di Morton Gould — 17.40: Notiziario — 17.55: Intermezzo musicale — 22.15: Suonano per voi: Il pianista Erroll Garnel — 22.30: Notiziario — 22.45: I classici immortali, esegue l’orchestra Mantovani — 23.15: Musica da ballo — 23.45: Ultime notizie — 23.50: Musica per la buona not» te. VENERDÌ’, 10 — Ore 6: Musica del mattino — 6.15: Notiziario — 6.30: Calendarietto e musica del mattino — 12 e 12.45: Musica per voi — 12.30: Notiziario — 12.40: Problemi d’attualità — 16.10: Arie, duetti e cori in microsolco — 17: Corrispondenza — 17.10; Finestra musicale — 17.40: Notiziario — 17.55: Intermezzo musicale — 22.15: Ritmi e canzoni — 22.30: Notiziario — 22.45: Suona la pianista Damiana Bratuž — 23.15: Musica da ballo — 23.45: Ultime notìzie — 23.50: Musica per la buona notte. SABATO, 11 — Ore 6: Musica dei mattino — 6.15: Notiziario — 6.30: Calendarietto e musica del mattino — 12 e 12.45: Musica per voi — 12.30: Notiziario — 12.40: Problemi d’attualità — 16.10: Canzoni di tutti i gironi — 16.30: Gioielli musicali — 17: La comune — 17.20: Melodie da operette — 17.40: Notiziario — 17.55: Intermezzo musicale — 22.15: Suonano per voi — 22.30: Notiziario — 22.45: Musica da ballo — 23.45: Ultime notizie — 23.50: Musica per la buona notte. BINGBAZIAMENTO Colpiti profondamente dalla perdita del buon padre Franc Škerlavaj ringraziamo sentitamente tutti coloro che l’hanno accompagnato aH’ultima dimora e donato omaggi floreali, in particolare i medici curanti degli ospedali di Jesenice e Capodistria, il collettivo con la direzione del cementificio «15 settembre» di Anhovo e la direzione di Radio Capodistria. Gli addolorati figli e congiunti Capodistria, Anhovo 1. febbraio 1956. Il Circolo Italiano di Cultura di Pirano annuncia la morte di Gentilini Angelo Giornalista suo attivo e compianto membro avvenuta il 2 febbraio u.s. a Isola Il piatto di lenticchie In omaggio alla memoria ili Gentilini Angelo abbiamo pensato di pubblicare uno dei suoi scritti più significativi. Riteniamo sia questo il modo migliore di ricordarlo degnamente. Angelo Gentilini non era membro del Partito comunista, benché possedesse tutte le doti morali e politiche per divenirlo, ma era legato profondamente alla causa della classe operaia, al cui servizio • pose la sua penna di giornalista, rendendo il silo linguaggio comprensibile alla gente più semplice con un calore e una forza di convinzione ben rari, come balza evidente dall’articolo, risalente all’Immediato dopoguerra qui riprodotto. E’ un appello ai lavoratori triestini a non farsi trarre nell’inganno da fallaci allettamenti, scaturito dalla sua esperienza di democratico e onesto cittadino. Da qualche mese stiamo qui assistendo ad una campagna dii stampa reazionaria davvero impressionante e che supera, in slancio ed impudenza, ogni concorrenza dei giornali italiani collegati in materia ed alla cui azione, instigatrice e Bobinatrice, isono da attribuirsi : tentativi di neo fascismo, scoperti e smascherati in varie regioni della penisola. ■ cb'i'j 1-àuliMt Tale amara constatazione non può meravigliare, poiché, molte volte, le vicende e le situazioni storiche si ripetono. Chi ha seguito il sorgere e lo sviluppo del fascismo nella Regione Giulia, trova molti punti di contatto fra. la predisposizione al-T«evento» di allora e di oggi. Qui il terreno era stato già ben preparato e coltivato attraverso la scuola irredentistica e nazionalista del «Piccolo di Trieste» di modo che i semi sparsi dalle teorie di Corra-dini e di Federzoni hanno subito attecchito e germogliato rigogliose piante, le cui messi vennero raccolte dal fascismo, quando questi, lamentando i mancati frutti della vittoria, fece sue le rivendicazioni del nazionalismo, incorporandone pustulati ed uomini. La Venezia Giulia, con i suoi a-spetti politici e la sua particolare situazione non ancora definita, divenne, per un’ aliquota di questi malcontenti avventurieri, il campo ideale d’azione. Qui, per decenni, il «Piccolo» a-veva agitato con effetto lo spauracchio del «più grave pericolo per l’Italia», ossia gli «Slavi». Tutte cose, come ognun vede, da fare inorridire al solo pensiero! Infatti lo stesso «Piccolo», quando redenta Trieste dall’Italia, constatò che i governi di questa non elimi-vano gii Slavi, i quali continuavano a vivere e vestir panni come prima, per nulla osteggiati dal «Lavoratore» e dai suoi aderenti, invocò a gran voce «un governo forte, molto più forte, molto più consapevole delia sua autorità di quelli che si erano succeduti daiTarmi.s'tizio in poi». Lo storico del «Piccolo»!1) celebrando i risultati ottenuti dal giornale con la dimostrata azione irredentista e prefascista, così concludeva: «Perciò s’ebbe nella Venezia Giulia, più prestò e più completamente che nelle altre provincie d’Italia, una collaborazione spontanea e quasi istintiva della parie più soda della popolazione all’energica reazione di giovani che si pronunciò nel movimento fascista». E non poteva essere altrimenti, quando si consideri che la parte più .«soda» della popolazione va intesa in quella capitalistica, armatoriale, bancaria, assicurativa. Ora, dopo 25 anni di tribolazioni e di martirio, attraverso queU’espe-rimento criminale, dopo una guerra di massacri, di sterminio e di rovine irreparabili, dopo aver condotto la Nazione alla disfatta, dopo un conflitto universale che ha causato 22 milioni di vittime, siamo di nuovo da capo, qui nella Regione Giulia, come prima e peggio di prima. Precisamente così, poiché sono i reazionari di oggi, quegli stessi di ieri che hanno tradito e rinnegato ignobilmente i frutti della vittoria del 1918. Allora si era proclamato che qui doveva essere «apportato un più alto e civile tenone di vita italiana e che queste genti sarebbero state redente dall’altrui servaggio». Oggi, dopo quanto è successo per caus’a loro e con amare, durissime conseguenze per noi, sono essi, proprio essi che hanno 'l’impudenza di volere accampare e valorizzare, a Seguito di una clamorosa sconfitta, i frutti di quella vittoria, immemori che al vomito ritornano i cani. Lteredità e '3 continuazione del «Piccolo» è stata' assunta, utilizzando lo stesso personale, da la «Voce Libera» e intorno- a questo astro maggiore roteano gli altri astri, tutti noti e cogniti. Essi perseguono con gli stessi metodi e ritrovati di an tempo i medesimi scopi. Ora sono divenute di moda le foibe, che avrebbero ingoiato le vittime di assassini e massacri, invertendo disinvoltamente posizioni e responsabilità. Ora si agita, attraverso la stampa neofascista, lo spauracchio della bomba atomica e di altri esplosivi, inservibili praticamente, ma che dovrebbero ugualmente sgomentare nelle loro legittime, pretese e «(ritti, nelle laro sacrosante rivendicazioni le maisse lavoratrici. Ora si propone, il saluto scambievole di «Venezia Giulia» con la risposta «italiana», e ciò dopo i «saluti fascisti», dopo il «saluto al duce», dopo il fatidico «vinceremo», e dopo il melodioso e nostalgico «heil Hitler». Ora le giovani generazioni studentesche sono mobilitate e inquadrate come ajlora, con le stesse i-dealità, contro i medesimi obiettivi. Le loro bocche, esercitate a scandire ritmicamente l'invocazione al-l’«adorato nume», ora, col medesimo esercizio labiale, partono, nelle piazze e nelle vie d’Italia, in guerre contro la Jugoslavia di Tito, fieri della . esclusività nell’uso della bomba atomica (americana!). Ora, e qui ita cosa acquista una particolare importanza, si cerca di ottenere la disgregazione nei sindacati, e la discordia fra le masse lavoratrici, le uniche che, solidal: e compatte, possono opporre una barriera granitica ed insormontabile al cammino della reazione. Ora si tenta il colpo' maestro, sfruttando la situazione di disagio in cui versa la massa operaia per allettarla con effimere provvidenze e condizioni di favore, fatte a chi vuol abboccare all’amo per afferrare la ghiotta esca. Ora viene offerto il profumata piatto di lenticchie per chi è di- sposto a cedere i diritti della propria primogenitura, soddisfacendo la ghiottoneria del momento. Compagni lavoratori, staile ben in guardia e vigilate, poiché i piatti di lenticchie, qui nella Regione Giulia non mancheranno: è stato indetto un prestito a quello scopo! Ricordatevi che dopo le lenticchie vi verrà propinato, per la digestione, l’olio di ricino, e, se non basta, agirà nuovamente sulle vostre schiene il manganello! Esperimenti del genere ne avete già fatti, quindi non potrete accampare domami neppure la buona fede. 11! Tlf ' " (Gange) •O) Silvio Benco, n. d.r. LA COLATA IL FILM JUGOSLAVO PIU’ ATTESO DELL’ANNO LA "PRIMA,, al "Balkan,, DI "HANKA,, di Zagabria (Nostra corrispondenza) ZAGABRIA, gennaio — «Hanka» è un film che detiene finora il primato del più morbosamente atteso lavoro cinematografico da noi prodotto. La is’ua lavorazione si è protrat a forse un pò troppo, per questioni di carattere obiettivo e principalmente perchè il regista Slavko Vorkapic ha cercato in tutti i modi di uniform are, secondo il suo modo divedere, all’arte cinematografica i differenti caratteri dei protagonisti. Vorkapic è un jugoslavo che vive ed opera a Hollywood e se, Corse alle volte, si allontana simbolicamente dal tema trattato, si aggiudica alla fine una pjerfezione d'alto rango nella conoscenza del Suo mestiere. La «prima» di «Hanka» al cinema «Balkan» di Zagabria ha segnato un affollamento vistosissimo, tanto che si è dovuto ricorrere al servizio d’ordine per . . . mantenere in vita i cristalli dalle vetrine circostanti. Allanizio del film centinaia di «portoghesi» si assiepavano in PROBLEMI DEL MONDO PARADOSSI NEL WIET NANI terra inquieta e senza pace Nel garbuglio delle contraddizioni rimane a quel popolo la speranza di raggiungere la libertà Affacciandosi, sia pure con il ricordo, alle rive del Fiume Rosso che per oltre sette anni fu insanguinato dalla lotta dei popoli indocinesi per la loro indipendenza e la loro unità, ci si trova subito sperduti in un dedalo di contraddizioni. Oseremmo dire che la situazione in questa lontana penisola dell’Asia Sud Orientale appariva più chiara allorché divampava la lotta armata del come appaia oggi a 19 mesi di distanza dalla Conferenza ginevrina, che pose fine alla guerra in quel lontano paese asiatico. Da Cap Saint Jacques i battaglioni dell’esercito metropolitano e coloniale francese prendono imbarco per lasciare questa terra dove, dopo 70 anni, é stata ammainata la bandiera del colonialismo. Per ogni soldato straniero che lascia il paese si annoda, si direbbe, un nuovò filo per la tessitura della bandiera dell’indipendenza nazionale. Così appaiono le cose ai lume della logica e della distanza. Non così appaiono, invece, nelle brume che avvolgono il Fiume Rosso in questa stagione. Infatti, a poche decine di chilometri da Saygon le brume ed il silenzio operoso delle risaie vengono rotti ad intermittenza dal boato dei cannoni americani, i cui tiri vengono diretti da ufficiali americani (altrettanto stranieri di quelli francesi) contro le formazioni del generale Ba Cut che operano, con circa diecimila uomini, fra Saygon e la frontiera della Cambogia. Quei boati dicono che l’indipendenza del Viet Nam, come complesso nazionale, è ancora affidata ai cannoni. E non ai cannoni, che il popolo ha strappato ai colonialisti, bensì a quelli che il governo «nazionale» di Ngo Diem chiede (con relativi ufficiali, dollari ed ordini) ad un governo straniero per dominare il Viet Nam meridionale e portare «pace» su quei rombi. Come, ancora venti mesi fa, i francesi volevano porta- re la stessa pace sul rombo dei cannoni fusi nelle acciaierie di Francia. Contraddizione, dunque, in nome dell’indipendenza, fra i soldati stranieri che lasciano il Viet Nam ed i cannoni stranieri che continuano a tuonare agli ordini di ufficiali stranieri. E la contraddizone non è sola. Vi è quella fra lo spirito tenacemente nazionale ed unitario dei popoli del Viet Nam, del Nord e del Sud, e la divisione del paese al diciassettesimo parallelo, decisa nel luglio 1954 della conferenza di Ginevra per partare la pace in Indocina. Certo un paese senza guerre e guerriglie, anche se diviso temporaneamente è preferibile ad un paese segmentato da settori di operazione, sacche strategiche e guerra endemica. Ma l’unità desiderata da tutti e sancita dalla conferenza di Ginevra, non sembra prossima per il Viet Nam. Non sembra prossima perchè, per il primo ministro del Viet Nam Meridionale (Ngo Diem, un Sing Man Rhee in formato morale ancora più ridotto) l’unità si potrebbe ottenere solo con la guerra vittoriosa contro le truppe del Viet Nam del Nord. Guerra possibile, dati gli Ngo Diem e gli ufficiali e i cannoni stranieri, ma con poche probabilità di vittoria. Perciò, Ngo Diem tenta solo di mantenere il paese diviso per governare sul suo pezzetto e rifiuta di prendere quei contatti, che la conferenza Tìi Ginevra stabilì in vista di elezioi?’ per riunificare il paese, alle quali si richiama, dal Viet Nam del Nord (il Viet Minh) il vecchio combattente anticolonialista Ho Chi Minh. Egli ha dalla sua parte le decisioni di Ginevra ma, altra contraddizione, non quelle di tutte le grandi potenze, che a Ginevra posero la loro firma come garanzia dell’unità dej^ Viet Nam. Così nella volontà delle popolazioni, nelle dichiarazioni dei due governi di Saygon e di Hanoi, nelle «deci- sioni» delle grandi potenze l’unità del Viet Nam é l’obiettivo principale per ottenere la pace per i popoli che abitano la penisola indocinese. Sì, ma . . . nella realtà le contraddizioni fanno di questa unità una Fata Morgana le cui visioni vengono fugate dal rumore e dalle rovine che, nel Viet Nam diviso, provocano ancora, a pochi chilometri da Saygon, i cannoni stranieri. Questi cannoni ed i loro esperti artiglieri giunti da oltre Pacifico, rappresentano un’altra contraddizione. Essi si trovano a seminare rovine per appoggiare le forze che si oppongono al governo del Vie-Minh. Insomma, quei cannoni hanno la funzione di assicurare le posizioni^ dei governanti «anticomunisti» del Viet ed invece (ironia delle contraddizioni!!) mandano i loro proiettili contro le forze delle sette religiose dei Bin Xu Yen e degli Hoa Hao, comandate dal ge nerale Ba Cut, noto come il più accerrimo «anticomunista» dell’ intera Indocina!. Anticomunista sì, ma nazionalista, per il quale l’indipendenza del paese è minacciata da qualsiasi ufficiale straniero, indipendente dalla uniforme che indossa. E poiché il nazionalismo di Ba Cut si richiama alla necessità di unificare il paese senza supervisioni straniere egli viene aiutato (con uomini è materiali) dal comunista Ho Chi Minh. Insomma, nel groviglio di contraddizioni, portate dallo straniero in Indocina, si ha praticamente, la risultante che chi ci tiene all’indipendenza all’unità del paese, a Nord o a Sud della fittizia linea di demarcazione del diciasettesimo parallelo, si batte contro lo straniero, mentre i cannoni «anticomunisti» di oltre Pacifico maciullano gli «anticomunisti» del Viet Nam, colpevoli di voler essere vietnamiti al disopra delle divergenze e dei contrasti ideologici o religiosi. Ma nel mazzo delle contraddizio- IL CERCHIO Un pomeriggio, al Parco, egli si imbattè in Sandro Beardmore, il quale fu stupito di trovarlo tanto di buon umore. — E così? e così? ispettore — gli domandò. — E questo, affare come va? Siamo vicini a vederne la fine? — Sì, una fine c’è: la mia — rispose sorridendo. Certo, Sandro non ignorava le voci che correvano; tuttavia fu dolorosamente colpito di riceverne la. conferma dallo stesso interessato. — Oh, ma lei certo non può andarsene — disse vivamente. Lei ha nelle mani tutte le fila. Sarebbe un grave errore 11 dispensarla dal servizio proprio in questo momento, a meno che non abbiano abbandonato ogni speranza di catturare quegli assassini. Parr avrebbe potuto dire che questa speranza l’avevano abbandonata già da un pezzo; ma non gli garbava discutere dell’operato dei suoi superiori, perciò cambiò discorso. Sandro stava per recarsi nella sua casa di campagna. Non vi era più stato fin dalla morte di suo padre ed ora ci andava per rivedere certi contratti con i suoi mezzadri. —■ Lei va in campagna? *— ripetè Parr. — Solo? — Solo — affermò Sandro; e poi, come se indovinasse i pensieri del suo interlocutore, aggiunse cordialmente: — Vuole venire anche lei? Ma forse lei ha ancora il «Cerhio Rosso» che la trattiene in città . . .? Parr accettò di buon grado l’invito di Sandro Beardmore. Chiese altri due giorni di licenza e, prima di partire, mandò un biglietto a Yale per fargli sapere dove andava. In calce vi aggiunse questoproscritto: E* possibile che sorgano circostanze che richiedano la mia presenza in città. In questo caso, non esiti a mandarmi a chiamare. In vista di questo proscritto, non può a meno di apparire piuttosto strana la condotta dell’ispettore Parr nei giorni che seguirono. Arrivati alla piccola stazione, Sandro e Parr fecero in vettura le tre miglia che separavano la ferrovia dalla bella villa che era stata la delizia di Mattia Beardmore. Il maggiordomo di Sandro, che li aveva preceduti per disporre quanto occorreva alla breve permanenza del suo padrone, non appena vide l’ispettore sulla soglia di casa, gli consegnò un telegramma. — E’ molto che è giunto? — chiese Parr. — E’ arrivato appena cinque minuti fa — rispose il maggiordomo — l’ha portato un ciclista che veniva dalla stazione. Il telegramma era firmato «Yale» e diceva: Novità importantissime; ritorni subito a Londra. Quando l’ebbe letto, Parr, senza una parola, lo passò al giovanotto. — E lei,' senza dubbio, deve andare? — domandò Sandro, sinceramente dispiaciuto. — Il male è che non ci sono treni prima delle 21 . . . — Non andrò — disse risolutamente Parr. — Non c’è nulla al mondo che possa indurmi a fare un altro viaggio in ferrovia quest’oggi. Bisognerà che attendano. Sandro rinunciò a capire il contengo dell’ispettore di fronte a questa urgente chiamata; ma, tutto considerato, era ben contento di non •perderne la compagnia, almeno per quella prima notte in quella villa deserta, che gli pareva nascondere un fantasma in ogni angolo. Parr -esaminava ancora il telegramma e arricciava il naso. Poi disse: — Devono averlo spedito mezz’ora dopo la nostra partenza dalla stazione . . . C’è il telefono qui? Sandro glielo indicò. L’ispettore chiese una complicata comunicazione che ottenne solo dopo un quarto d’ora. Dall’anticamera, il giovanotto poteva udire la sua voce all’apparecchio. — Come avevo sospettato — disse Parr quando ebbe finito — questo telegramma è una burla. Me l’ha detto or ora lo stesso Yale. — E lei lo aveva già indovinato? — domandò Sandro. — Subito. Quanto all’indovinaare sento che sto per diventare psicometrico anch’io — rispose Parr, allegramente. * Il mattino seguente, Parr trovò Sandro seduto vicino al fuoco, che stava leggendo un foglio sdruscito. Aveva la forma di un piccolo avviso stampato a mano. Prima ancora di conoscere il contenuto, Parr indovinò che si trattava di un messaggio del «Cerchio Rosso». Guardi qui — disse Sandro all’ispettore che entrava. — Che cosa ne dice? Abbiamo trovato una mezza dozzina di questi avvisi incollati o appesi agli alberi del viale; questo era proprio affisso sotto la mia finestra. L’ispettore lesse: Il debito di vostro padre non è ancora stato pagato. Sarete dispensato dal pagamento, se persuaderete i vostri amici, Leonardo Yale e l’ispettore Parr a desistere dalla loro attività. Sotto, a caratteri più piccoli, si leggeva: Non faremo più nessuna richiesta di denari a privati. Durante la colazione Parr non fu molto espansivo; rispondeva appena alle domande del padron di casa e il più laconicamente possibile; ma quando poi si trovarono a passeggiare per i prati, ruppe il silenzio all’improvviso: —■ Mi domando se essi sanno che lei è innamorato di Anna Drummond — mormorò. Sandro arrossì. — Vuol dire che essi sarebbero capaci di vendicarsi sopra Anna Drummond? — chiese alla sua volta. — Oh ... se servisse ai loro scopi, non esiterebbero nemmeno un secondo — rispose l'ispettore, accigliato. Si fermò, e si volse per ritornare sui suoi passi. — Questo basterà — disse. — Credevo che lei volesse andare fino alla stazione, seguendo il cammino che ha fatto Marei quella mattina. — No, desideravo solo conoscere in qual modo si è avvicinato alla casa. Per un caso curioso, le posso dare la indicazione precisa del luogo: in quel momento, Marei, mettendo un piede fuori dal sentiero, ha rovinato un cespo di rose dell’aiuola. Ecco: questo è il rosalo, o, almeno, quello che il giardiniere ha messo al suo posto. — Ecco un fatto veramente importante — disse Parr, avvicinandosi all’aiuola nella quale Marei aveva messo il piede. — Lo sapevo bene che mentiva ... Di qui non si può assolutamente vedere la terrazza: Lei lo sa, signor Beardmore, che Marei diceva di aver avuto quell’attacco al momento In cui aveva veduto suo padre che stava sul terrazzo? ni che travagliano questa terra, altre se ne possono pescare. Per esempio quelle in cui si divincola la Francia, impossibilitata dalle sue alleanze internazionali a scegliere l’amicizia di chi, nel Viet Nam, gliela offre, ed è costretta, invece ad appoggiare, di sottogamba, i «nemici» dei suoi «amici». Riguardo alle amicizie offerte, ‘ e ricercate, in Indocina basti pensare che, al Nord, Ho Chi Minh ha dato al territorio da lui governato una stabilità economica che agli interessi francesi asicura vaste possibilità di proficuo impiego nello sviluppo economico, creando oggi tutto ’ un cantiere di riforme e di lavoro. Niente. Parigi non può accettare questa stabile amicizia perchè ciò la porterebbe ad urtarsi con i più potenti «amici» in campo internazionale, quelli dei cannoni, per intenderci. Per dar retta a questi Parigi ricerca, invece, l’amicizia del governo di Ngo Diem del Viet Nam del Sud, ma questi risponde a calci metaforici, liquidando l’imperatore fantoccio Bao Day, troppo amico della Francia. Ed allora Parigi deve limitarsi ad offrire amicizia (e fondi) al generale Ba Cut, contro il quale tuonano i cannoni dei propri «amici». Nel mazzetto ancora una contraddizione (ce ne sarebbero molte, ma non possiamo dedicarvi spazio), quella delle elezioni. Nel Nord, Ho Chi Minh non fà elezioni politiche, ma ha attorno a sé il favore popolare, perché chiede elezioni generali per l’unità del Viet Nam. Intanto, si limita a far eleggere dal popolo i sindaci e le amministrazioni comunali. Al Sud, Ngo Diem fà elezioni da referendum ed ottiene ... il 600/o di astensioni con una maggioranza fittizia di pretese elezioni politiche, però non vuole le elezioni unitarie, nè quelle per le amministrazioni comunali, timoroso che i vietnamiti prevalgano. Il tempo scorre così da una contraddizione all’altra. Il paese resta diviso fra Nord e Sud, fra generali e sette, fra cannoni stranieri e fondi altrettanto stranieri, mentre su tutto sovrasta la volontà di unità e di indipendenza del popolo, già garantita con quelle decisioni di Ginevra, il cui termine di attuazione scade il 26 luglio 1956. piedi lungo le gradinate e negli angoli della s'ala. Alia line, quando la marea di spettatori ai è riversata nella nebbia deile vie, i più interessati ad analizzare quello che «nanka» concretamente rappresenta nella nostra cmematograna, hanno ponderato tra se e se, oppure discusso nei circoli, nei cane, nei ritrovi. Pareri controversi, opinioni discordanti. Ma ii nettare oena critica cinematografica jugoslava, presente al completo ana proiezione, e l unica tesi che vale e che viene condivisa unanimamemte, perche la più giusta: «Hanka» ha un difetto, ed è quello di esser stato girato troppo a lungo, con dispendio dii tempo e di . mezzi. E' vero che is,i cercava la periezione, o quasi. Ma altrettanto buoni nostri lum sono stati girati moito più razionalmente ed il successo che hanno ottenuto ha pariate di un giovanile impulso di progresso delia .nostra cmematograna. Forse hanno troppo spesso mancato nel «mestiere», nella tecnica. Se Vorkapic tosse riuscito a metter su «Hamca» nel tempo da lui stesso previsto, avrebbe creato un, epoca nella nostra storia cinematogranca. Coisi è invece un pò sceso dal livello meritato, che sarebbe ii massimo. Invero bisogna ammettere cne Vorkapic ha trattato con telice arte un tema, che altri nostri regista hanno malamente sciupato, inoltrandosi nella sempre romantica, esotica, impressionistica per tipi e protagonisti, talvolta rude vita dei vecchi tempi bosniaci. «Hanka» al pubblico piace perchè contiene in se un pizzico di commerciaii'smo, non troppo, ma abbastanza per svegliare la naturale attrattiva del realismo. Vorkapic non ha perduto alcun che del suo prestìgio e disila sua grande esperienza, acquisita lavorando a fianco dei grandi dei cinema. Ha dato alla nostra cinematogratia un trampolino oltre al quale essa potrà assurgere a mete ben più alte di quelle fin’ora raggiunte, ha dato al nostro pubblico una pellicola attraente, si è esibito in una regia che, pur non essendo un «non plus ultra», detta legge tra i nomi dei nastri direttori di produzione. In questo modo Vorkapic ci ha dato un film tra i più riusciti, seguendo abilmente led in tono narrativo-colorato la versione scenaristica di Isacco Samokovlija. Un pò «mattone» all’inizio, «Hanka» si sviluppa in seguito in modo quasi sorprendente grazie alle veramente lodevoli prestazioni degli .interpreti. Nell’atmosfera di vita zingara! forse talvolta troppo abbellita, idealizzata e perciò sfuggente dalla real.à perchè meno rozza di quello che effettivamente è) Mira Stupica fa da colonna vertebrale al film, nella parte di Ajku-na, mentre Jovan Miličevič è una sorpresa nella parte di Sejdo. Nelle sequenze in cui il quadro è invaso % '^'4® Vera Gregorič dal temperamento dettato dal sangue ribollente della regione U Stupica sta saldamente affiancata a Miličevič. La bella Vera Gregorič (durante la lavorazione del film si è sposata col figlio di Vorkapič ed è partita per l’America) è stata talvolta superficiale. Appena è riuscita a sostenere la sua parte sino alla fine. Ma forse essa è stata superata dalla completezza tecnica e soprattutto dalle esecuzioni dai due «partner». In ultima analisi «Hanka» non fa rimpiangere il dispendio, poiché segna una variante veramente determinante nel futuro del nostro cinema. Sempre se sapremo trame i dovuti insegnamenti. Ed intanto attendiamo le «prime» di altri lavori nuovi, come «I viaggiatori dello Splendid» e «La canzone dalla colubrina». Si girerà a Capodistria «La valle della pace» La «Triglav-film» di Lubiana sta aspettando l’aprile per dare il primo colpo di manovella alla ripresa di un nuovo film: «La valle della pace». Dal momento che il lavoro richiede un ambiente primaverile, il regista, France Štiglic, ha creduto opportuno aspettare la fine dell’inverno ed ha scelto, quale località per le riprese esterne, i dintorni di Capodistria. li soggetto del film è stato scritto da Ivan Ribičič, mentre della sceneggiatura . si occuperanno Vladimir Koch e France Jamnik. Secondo il regista, il film dovrebbe essere ultimato nel periodo di due mesi in modo da poter partecipare al Festival cinematografico di Pola. NOVITÀ DELL' DFUS BELGRADO, gennaio — L’UFUS quest’anno si ripromette una forte attività. Un nome nuovo viene lanciato nel campo dei registi da quest’impresa ed è Stole Jankovič, smo ora scenarista, il quale si prepara a girane «Grandi fanciulli» su proprio scenario e propria regia. Tutti i preparativi per l’inizio dei lavori attorno al film «Eppur si muove» sono a punto ed il giovane regista Joco Zivainovic si1 prepara a dare il segnale per il primo giro di manovella, mentre il simpaticamente noto Zika Mitrovič, che ha lanciato un nuovo genere leggero (tipo western) con «Lo squadrane del dr. M» in aprile comincierà il secondo episodio dello stesso film; intitolato «La trappola». Nello stesso tempo Mitrovič si prepara ad iniziane una nuova serie nel nastro cinema del dopoguerra, s'ul genere della criminalagia; il suo primo film su questo tipo s’iriiitolerà «L’ultimo binario» e tratterà un tema di furti sulle ferrovie. L’UFUS quest’anno girerà in coo-produzione con i cineasti della Birmania una ,pellicola sulla vita di Kjan Sita, l’eroe popolare di quel paese. La regia sarà di Olio Denes (fin’ora regista di documentari) e del birmano Don Be Dong ed interprete del film sarà Van Min Tain. Altra fatica di Stupica ZAGABRIA, gennaio — Il regista teatrale Bojan Stupica, uno dei migliori che possediamo, sta per iniziare la proiezione di un nuovo film, che porterà il titolo «Il pane che abbiamo mangiato». Sarà questo un tema prettamente di carattere marinaro, che si svolge sul litorale montenegrino e nel quale saranno ingaggiati solamente attori di teatro, saelti tra i migliori che ci possono dare Zagabria e Lubiana oggi. Sarà della partita Mira Siupica, consorte di Bojan, poi Emil Kuti-jaro, Juriča Dijakovic, Pero Kvr-gic, Dubravka Gali e Nifcsa Stefanini. Lo scenario è stato scritto da Vladimir Kolar, la casa produttrice è la «Lovčen film» di Titograd ed alla camera sarà ancora Franjo Vodopivec, l’uomo migliore di cui possiamo oggi disporre. ORME SBIADITE DELLA VECCHIA POLA SPESSO S’INCROCIANO le strade del male e del bene POLA, febbraio — Della via Na-scinguerra tono rimaste due case. Un ragazzino di forse dodici anni, trastulandosi sul vasto piazzale sorto dallo sgombro delle macerie delle case, distrutte dai bombardamenti del 1944, dice seriamente ad un suo coestaneo la leggenda che fu storia vera, da molti dimenticata: in questo pasto, prima delle case, c’era un cimitero. Il cimitero ci fu, infatti, fino a due-tire secoli fa, e datava dall’epaca dei Romani. A sedere sopra una delle banchine del nuovo parco di cittavecchia, di fronte al Cantiere navale, a guardare le aiuole su cui spuntavano giovani alberelli, a seguire il dondolarsi dei bimbi sulle altalene, il pensiero corre diètro ad immagini scomparse. Fanno da cinta al parco, dalla parte orientale, le mura di alcuni cortili, le grigie facciate delle case rinnovate, d’-’po essere state tagliate a fette, con la demolizione delle altre in rovina. E c’è poi, sola, ai margini de] parco, una chiesetta antica, bizantina. Qui, ricorda il pensiero, ai posto di questo parco, di queste aiuole, ove la spaziosità verde sì confonde con quella azzurra del vicino mare, c’era una volta ... si così direbbero i bambini: c’era una volta il borgo più povero di Foia, lì rione più antico, più popoloso della Cittaveochia, dalle caste decrepite. umide, addossate nelle viuzze e vicoli stretti, oscuri. Questo era, nisl cuore della città', il ghetto disi disperati, dei disoccupati, il regno delle meretrici. Tutto questo, fino a 12 anni fa. Il triste racconto si spezza con un triste bombardamento. Spesso si incrociano le strade del male e del bene! Dalla pianta topografica di Pola l’ultima guerra ha cancellato molti vicoli ed alcune strade. I loro nomi restano nel ricordo; potrebbero semmai seguire il tracciato dei viali fra le aiuole dei parchi nuovi. Sono cancellate via Abbazia, gran parte del vicolo della Bissa; non ci sono più via Tradonico, il vicolo San Nicolò, il Largo della Parta del Torchio e parte di via Garibaldi, tutte in Cittavecchia. E’ sorto un parco di 12.000 metri quadrati sulle rovine del più insalubre e malfamato quartiere della vecchia Pola. E’ venuta alla luce, evasa dalla prigione dei vecchi cortili la Basilica bizantina della Madonna del Canneto e resti della famosa santa Maria Formosa. La vecchia società delle caste poteva gloriarsi di questa ipilttoresfCa jmiisteria anche ad uso turistico. Oggi i turisti possono ammirane invece altri panorami e farsi spiegare persino dai ragazzini l'e curiosità di quesito scomparso quartiere. Il parco è ancora senza nome, tomba ai nomi di tante vie che non ci son più. Nella costruzione del nuovo parco sono venuti alla luce, dopo seco- . li, resti di edifici, romani: colonne e pavimenti, in mosaico. Gli archeologi, per conservare m«giio tali ci-,. meli, li hanno sepolti sotto la fresca terra delle aiuole. E noi che passeggiamo, calpestiamo un mondo vecchio di duemila anni: Vagabondiamo per le strade di Pola che non ci sono più. Alle spalle del Tempio di Augusto è scomparso il Vicolo al Mare. Al posto delle caste ci sono aiuole e cipressi, ed il tempio, con la vista di piazza Foro, sono visibili dalla litoranea. Così, ad onta di tutte le nostalgie, bisogna dire che Poia è più bella e Cittavecchia è più nuova. E’ scomparsa parte di via Stovagnaga che portava alla Porla omonima. Non c’è più il vicolo del Fieno. Gli urbanisti dicano che in un modo o nell’altro era questo un mondo destinato a scomparire. La guerra ha distrutto in parte anche altri rioni di Pola. Alle Baracche è rimasto solo il nome. Dalla Chiesa Marina a Valcane non ci sono nè strade nè case. E distruzioni ha portato la guerra a Monte Zaro, a Monte Paradiso. Pare che una mano di demente abbia voluto fare orribili scarabocchi sulla pianta topografica. Sono trascorsi gli anni e muta l’aspetto di Pola. Qua e là sorgono nuove case, nuovi rioni. Pola s'i va facendo una nuova topografia. Ed il vagabondaggio sulle orme sbiadite della Pola di un tempo perdonatelo ad un giornalista curioso chis ha passeggiato alcune ore sulle macerie delle vie scomparse, fra gli edifici ed i parchi nuovi. ’1.'.. . G. SCOTTI LA STORIA DI UNO CHE HA RIACQUISTATO LA MEMORIA DUE MADRI E DUE PADRI per baviere americano Jones-Monard BRICIOLE DI SCIENZA Quando il padre adottivo, il sergènte Pete Jones, lo raccoglie in m=zzo alla marea di profughi inebetiti che cercano scampo alla frontiera franco-tedésca nel gennaio deh 1945, John è sólo un pìccolo francese Senza passato. Senza passato, perchè senza memoria. Con la spensieratezza di un ragazzo di diteci anni, egli' vive resistènza pe-ricolosav.ed esaltante del1 e «mascotte;» di reggimento. Ha diritto ad una piccola uniforme di sergente G.I., alla bustina con i gradi, al-l’affe'te di’tòlt i quei soldati polverosi che inséguonó l’armata tedesca in rotta. Ha diritto alla rivista, alle ispezioni, alle teppe interminabili in jeep al rancio di fortuna e. di tanto in tanto, a un piccolo bombardaménto della Luftwaffe. A queill’epoca il suo vecchio'ricòrdo ha so’o qualche mes'e. Ma non se ne preoccupa. Rivede una bella strada fincheggiata da platani e soldati eparsi nei- campi. Due'1 Messerschmidt spezzonano l’incantevole paesaggio. Uno dei due apparecchi, sH’improvviso,- punta diritto su di lui. S'alza, corre, cade, vede un gran chiaro. Si ritrova con la testa, le gambe, le mani fasciate di bende. Gli infermieri ' dell'ospedale da campo americano gli chiedono invano il nome, il domicilio. Ha dimenticato tilfcb- Dopo qualche maire si segnala arle auterità francesi la presenza fra i G.I. di un ragazzo colpito da amnesia. I suoi compagni, i soldati, l’adorano. Lo chiamano Johnny. «Se ti chiedono da dove vieni, devi dire che ci segui dal Marocco», gli consigliano. E’ co_ì fa. Nessuno lo reclama. L’avventura continua. Al campo di Luneville il sergente maggióre Pete Jones prova una gran ■ enerezza per il ragazzo, solo al mondo. Quando si parla di metterlo in orfanotrofio, decide di ado,-tarlo. Promette a Johnny di portarlo' in America, a guerra finita. Le formalità sono lunghe. Le autori à TELLSCE1VENTE UN RAGAZZINO DI 14 ANNI, Gordon Movay ha battuto clamorosamente in una, gara di intelligenza il celebre Gilbert Harding, definito il «cervello» della televisione britannica. II fatto è avvenuto durante una trasmissione televisiva delia BBC, simile al «Lascia o raddoppia» della TV italiana, soltanto, in un certo senso, atta rovescia in quanto non è il presentatore a porre le domande, ma sono i concorrenti a interrogarlo. Per consolarsi della scottatura Gilbert Harding ha definito te domande del ragazzo piuttosto sciocche, prendendo così un’altra «gaffe». BEN 38.300 SOTO STATE LE VITTIME di incidènti stradali negli Stati Umti d’America durante lo scorso anno. Uno dei bilanci più tragici. Il Governo americano ha reso noto, infatti, che il totale dei morti registrato lo scorso anno è pari a quello del 1953 e di sole 1.669 unità Inferiore a quello del 1941, che detiene 11 record in materia. E poi ci arrabbiamo con gli autisti e i' pedoni nostrani! PER UN’ORIGINALE SCOMMESSA è finito in Tribunale certo Pietro Riva, da Merano. La posta consisteva in una ricca- somma di denaro contro l’obbligo di presentarsi in pubblico vestito da frate. Detto fatto, 11 Riva, indossato il saio, scese in istrada, se-nonchè ci si-mise dì mezzo la forza pubblica, che lo denunciò per travestimento abusivo, ma il pretore non ha ritenuto di constatare gli estremi del reato, per cui ^imputato, pienamente assolto, incassava la posta, devolvendola peraltro ai francescani di Merano, 11 cui priore aveva testimoniato a suo favore. francesi cercano invano di ritrovare la sua famùgla. Nel marzo del 1946, dal parapètto di una «Liberty», stipata di donne francesi mogli di G.I.. il piccolo Johnny scopre meravigliato la rada dì New York. Comincia la sua vita di americano. Per sei anni, dal 1946 al 1952, il gióvane americano non si pone nessun problema. Ha appena coscienza di àvler perduto la memoria, ma non ne parla. Nel 1948 ha una sorellina Wanda e, nel 1949 un’altra Shirley Anne. A scuola sembra più vecchio dei piccoli americani della sua età. A ragione gli avevano dato un armo di più. Il sergente lavora, fa tutti i mestieri, i commerci gli rendono. Quanto a Johnny, si sviluppa e ^istruisce. Nel 1949, alla scuola di Georgetown, egli è considerevolmente migliorato. E’ capitano della squadra di calcio della sua classe. Ma presto rinuncierà agli studi, attratto dall’aviazione. Nel 1952 fa uno strano sogno: una vecchia casa, bassa, tarlata, e gente umile, bambini, una campagna che non conosce e che pure riconosce. Il eogno lo turba. Per la prima volila, a diciotto anni, riflette che quando tenta di risalire il corso di? i ricordi, a partire da una certa data non si sovviene più di nulla. Non si confida a s'uo padre, ma al dentista di famiglia, che è un pò infarinato di psicanalisi. Il dentista gli spiega il sogno. «Qualcosa cerca di venir fuori dal tuo subcosciente, qualcosa che appartiene all epoca di cui non ricordi più nulla. Ma un giórno avrai uno «choc», all’improvviso, e scoprirai la tua memoria». Perciò, arruolato in aviazione e invia+o in Europa, egli aveva scritto alla Croce Rossa spiegando il suo caso, localizzando la regione dove era stato mitragliato, tra Epi-nal e Be=ancon Gli fu inviato un elenco di famiglie francesi de'l’Est che avevano perduto un bambino. Davamri a un nome, Monard, che non gli diceva nulla, riconobbe un suono famigliare: Bourg-en-Bresse. Fu così ohe. una mattina del settembre 1955, egli partì dal campo di Landist,hü), con un permesso di tre giorni in tasca, aila scoperta della prima infanzia, sparita senza lasciar traccia. Un vecchio lavatoio sulla strada da Bourg à Maqon gli fa sorgere dagli abissi della memoria un ricordo che credeva perduto per sempre. Trecento metri più lontano, sulla tabella, il nome di un villaggio gli risuonò nel cuore: Polliat. I ricordi gli affiorano, nebulosi, alla memoria. Sa che deve cambiare strada, prendere una via ciottolosa e piena di curve sulla des ra per trovarsi «a casa». Si ferma davanti a una casa nuova che non gli dice nuUa, ma in fondo alla corte riconosce una vecchia bicocca in rovina che serve ora da rimessa. Appare una piccola contadina, gli chiede chi cerca. «Dsv es'sere mia madre», pensa. Ma, a mano a mano che parla, ricordi, nomi, immagini, gli si fanno chiari nella mente: quanti! E' un’allucinaeióne. Parla, parla come in sogno. «Sono americano. Il mio nome è John Jones. Voi dovete essere la signora Monard». Le domanda se ha un figlio. Ne hà Uno, Luigi, Ohe abita in un altro villaggio. John strappa un foglio di carta, scarabocchia un nóme e glielo mostra. La signora Monard trasale. Legge «Raymond». E’ il nome dell’altro suo figlio perduto in guerra, fuggito dal riformatòrio di Bes'atijjon e mai più ritrovato. Spinto da un sentimento misterioso, Johnny non si decide a AMERICA: MECCA PER TUTTI GLI SQUATTRINATI La corona di Ranieri per i dollari di Grace «Baciala Principe, magari sulla fronte» insistevano i foto-reporters all’indirizzo' di Ranieri, il giorno in cui, al Waldorf Asteria di New York, £u annunziato il fidanzamene del principe di Monaco con l’attrice Grace Kelly; ma il Principe non la baciò. «Non abbiamo ancora deciso» disse rispondendo alle domande dei giornalisti, «non sappiamo se ci sposeremo in America ó a Mònaco». «I Principi hanno ancóra un avvenire in America» ebbe a dire recentemente un giornalista italiano. Ed infatti, questo paese ricco e romantico offre grandi possibilità agli squattrinati mobili -europei non privi di coraggio e spregiudicatezza. Evidentemente, al bel Ranieri non manca nè una cosa, nè l’altra. Al suo charme e aUa sua corona ha ceduto Grace Ki=lly, Premio Ocar e figlia di un industriale di Filadelfia. Che in qualsiasi evenienza può at'ingére ai dollari del padre. Introdotto nel mondo del film in bianco e nero da Giselle Pascal, Ranieri di Monaco conóscerà ora i miseri del technicolor grazie aila bionda Grace. Pare infatti che il principle abbia avuto sempre Sin grande rispetto per il cinema. La giomaliis a Dorothy Kilgallen,'in un suo articolo, scrisse: «Fino al cinque marzo di quest'anno Marilyn Monroe era in testa all elenco di ladies che il principe Ranieri a-vrebbé potuto esaminare come mogli probabili. Egli aveva già in mente di sposare una prosperosa ragazza americana, preferibilmente una dazzling stella del cinema, e i suoi amici sitavano preparando in antìcipo un documentato promemoria per il. suo viaggio negli Stati Uniti». Questo non è che -l’esordio. La Kilgallen continua: «Io so tutto que-_ito perchè un amico intimo di Ranieri, mi prepose, di «fare a metà del premio, nel caso che il principe fosse stato-, present ato a Marilyn Monfòe». La giornalista rifiutò sorridendo l’offerta (guadagna trenta volte la paga mensile del Gran Ciambellano di Monaco) e chiese solfano, in cambio del servigio, di avere per prima la notizia del fidanzamento. Si dice che il Principe abbia voluto «dare una lezione» al giornalista, ma poi- seppe che era una donna. La sera del fidanzamento della Kelly con Ranieri, secondo la ver sione di alcuni presenti, avvenne un piccolo incidente. Una bellissima donna dai capelli bruni e dagli oc-''chi vérdi'si "avvicinò alla coppia fe- dire di essere il figlio perduto. Appare un uomo. Anche lui è curvo, sotto il berretto, i capelli bianchi. Ha un viso duro, ma fine, la barba lunga. «Raymond? Era un furfante, quel povero ragazzo . . .» dice avvici-nnndo'i. ©uell’eppariziome ha fatto impallidire Johnny. La memoria, tutta la memoria gli ritorna d’un tra'to alla vista di suo padre. Ritrova i particolari della sua faticosa vita picco'o contadino della Bress'e. Ricorda d'es«ere sta'o un ribelle trat'ato duramente in una famiglia in cui si lavorava senza -tregua e dove non si aveva nè il tempo nè i mezzi per viziare un ragazzo imonnoriabill’. Johnny ricorda le malefatte, gli scapaccioni, i ccfitiphi e la fuga dal riforma'orio di Besanqon. A misura che li ritrova, Johnny vorrebbe cancellare questi ricordi. Ora non vuole che una cosa sola: partire, mettere ordine nel tumulto disi suoi pensieri, riflettere-. Nel novembre ritorna a Polha* e resta tre giorni con i genitori e con le sorelle Therese e Paulette d: quindici e tredici anni. Vi ritorna ancora a Natale. La madre ha pianto vedendolo arrivare nella bella u-niforme azzurra. Ma Johnny è diventato americano ed ha voglia di rivedere Georgetown, la sua mo-gliettina Janice e la cara famiglia ado tiva. Sa che diverrà pilota di linea quando avrà compiuto il servizio di leva. Ma ha ritrovato anche. insieme con i genitori di Pol-liait, la pace disilo spirito. Previsioni atmosferiche con il "cervello elettronico I BASTIONI DI DUBROVNIK L’utilazzione di un nuovo «cervello elettronico» nella determinazione dei calcoli per la previsione del tempo nelle 24 ore, permette di raggiungere risultati decisivi. li particolare più interessante di questo nuovo apparato calcolatore risiede nel fatto che esso può fornire non solo una quantità di dati, ma anche raccogliere la lunga serie di calcoli eseguiti automatica-mente su una carta metereologica, dove vengono così registrate le informazioni relative ad ogni zona. Queste carte metereologiche predicono l’andamento dei venti e la loro velocità, sia al livello del mare che alle varie quote della sovrastante atmosfera. Esse indicano anche dove si possono determinare formazioni temporalesche. Per la prima volta i metereologhi sono in condizione di produrre carte per la previsione del tempo con i calcoli basati su complese equazioni di fisica che prima non era consigliabile considerare per il tempo eccessivo richiesto nello sviluppo delle operazioni. La nuova «macchina del tempo» è adoperata dai geofisici della Sezione Previsione Dati Mc-tereologici, secondo il seguente procedimento: i palloni” sonua, dotati di strumenti, cne possono trasmettere segnali radio, raccolgono dati relativi alle temperature, alle pressioni banmetriche,. alle caratteristiche dei venti: ed altri fenor meni dell’atmosfera; tutti questi dati, ritrasmessi alla Sezione, vengono riportati su una carta del Nord America suddivisa in 600 quadratini. I dati del tempo attuale realativi a ogni quadratino sono introdotti nella «macchina del tem- /# po» insieme ad equazioni complesse. La calcolatrice elettronica fornisce successivamante, per ogni quadratino della carta, i dati ca-'ratteristici validi nelle successive 24 ore, di mezz’ora in mezz’ora. # «In qualità di medico privato della nota cantante Maria Meneghini Callas, testimonio che la cura dimagrante a base di maccheroni da me consigliatale, ha avuto effetti straordinari, permettendole di diminuire il proprio peso di ben 20 chilogrammi. I maccheroni sono di produzione Pantanella, di Roma.« Questa la frase che la celebre cantante lesse un giorno su vari giornali. L’insolita reclame era firmata dal noto medico Cazzarolli di Verona, mentre i... maccheroni sono in gran parte di proprietà del Vaticano. Infatti, il presidente della grande fabbrica di maccheroni è il principe Marcantonio Pacelli, nipote di Pio XII, e il capitale finanziario é in notevole misura, di origine vaticana. La Callas, dopo aver invitato Pacelli a smentire la reclame, lo ha denunciato al tribunale assieme al medico Cazzarolli. Quest’ultimo asserisce di aver dato la sua firma dietro richiesta del principe Pacelli, il quale desiderava particolarmente poter far uso del celebre nome della cantante. Direttore LEO FUSILLI Vicedirettore responsabile MARIO BARAK Stampato presso lo stabil, tipograf. «JADRANs CaDodistria —aa—————■■■■■■■■■■■»■■■■ HwiiwiiiMeanMiiiiWmiiHinmn nm» CONCLUSI I VII. GIOCHI OLIMPICI INVERNALI A CORTINA L U.R.S.S. IN TESTA alla classifica per nazioni Grace Kelly Staggiata, e afferrato ir principe, lo baciò con passione sulle guance. Ci fu un momente di confusione. Grace Kelly rimase ferma, Con le labbra contratte, pallida. La dlònna bruna scomparve, ai braccio di un cavaliere, e non fu più veduta. Il principe si tolse il fazzoletto dal taschino, si sfregò la guancia un paio di volte e infine disse: «E’ la prima volta che la vedo». Comunque . . . Poi parlò d’altro, mien1« un lieve rossore gli colorava le quance. Faceva molto caldo nel ball-room del Waldorf Astoria! CORTINA, 6 — Ieri pomeriggio, con un'imponente sfilata di quasi mille atleti, che rappresentavano ben 32 nazioni, si sono conclusi ufficialmente i VII. Giochi olimpici invernali, che hanno segnato il nuovo primato di participazione numerica e di nazioni rappresentate: Come era nelle previsioni, i maggiori allori sono stati colti dagli atleti sovietici, i quali sono stati i veri dominatori. Basta dare uno sguardo alla classifica ufficiosa per nazioni per rendersi conto della loro indiscussa superiorità: essi hanno vinto infatti sei medaglie d’oro, due con Grišin nel pattinaggio veloce dei 500 e 1.500 m, una con Siljkov nei 5.000 m, una con la Koz-jireva nel fondo femminile, una con la staffetta maschile 4 X 10 km e l’ultima con la squadra di hockey su ghiaccio, unica imbattuta del torneo. Oltre alle sei medaglie d’oro i sovietici hanno conquistato quattro medaglie d’argento e sei di bronzo. Ma se i russi hanno dominato la scena come squadra, un nome si è imposto su tutti, quello dell’austriaco Toni Sailer, il quale ha compiu- . to la prodigiosa impresa, mai riuscita prima a nessuno, di conquistare ben tre medaglie d’oro, nello slalom gigante, nello slalom speciale e nella discesa libera. Il ventenne austriaco di Kitzbühel passerà alla storia sportiva come il più forte e difficilmente superabile campione degli sci, degno emulo degli atleti del tipo Owens e Zato-pek. Chi più di tutti ci ha rimesso in questi giochi, oltre naturalmente agli organizzatori, che non, hanno visto appagato con un successo finanziario la loro perfetta organizzazione, sono stati i paesi scandinavi, che quest’anno hanno vinto soltanto Sei delle 24 medaglie d’oro in palio. E’ una riconferma che il dominio scandinavo negli: Sport della liève, anche sé non già liquidato, ha subito un colpo molto grave. La prova dei nostri rappresentanti, anche se non è stava vistosa, non può essere considerata del tutto negativa. Infatti, i piazzamenti dal ventesimo al trentesimo posto in gare di cinquanta e più partecipanti non possono essere ritenuti degli insuccessi. I nostri rappresentanti hanno dimostrato di equivalersi, la Zupančičeva nelle prove alpine femminili, Korđež nel fondo, Cven-kelj nelle gare alpine maschili e Zidar nel salto. In quest’ultima gara è venuto meno il nostro anziano campione Janez Polda, raggiungendo misure inferiori alle sue reali possibilità e molto peggiori di quelle ottenute in allenamento sullo stesso trampolino. Tre dei quattro titoli in palio nel pattinaggio veloce sono stati conquistati dagli atleti russi Grišin e Siljkov, i quali hanno dimostrato di non temere Oggi, concorrenza alcuna. Non sono riusciti però a superare gli scandinavi nella gara più lunga, quella dei 10.000 m, vinta dal sempre presente Eriksson. 500 metri: 1) Grišin (URSS), 2) Grach (URSS), 3) Guestvang (Norvegia). 1.500 metri: 1) Grišin (URSS), 2) Mihajlov (URSS), 3) Salonen (Finlandia). 5.000 m: 1)- Siljkov (URSS), 2) Eriksson (Svezia), 3) Gončarenko (URSS). 10.000 m: 1) Eriksson (Svezia), 2) Johannsen (Norvegia), 3) Gončarenko (URSS). Che Toni Sailer fosse telò dei più quotati pretendenti ai titoli dèlie specialità alpine era cosa scontata in precedenza. Nessuno però credeva a un’exploit che non ha l’eguale nella storia dei Giochi olimpici invernali. Nello slalom gigante ha dovuto guardarsi dai propri connazionali Mollerei- e Schuster, che hanno trasformato in trionfo la vittoria austriaca. Nello slalom i suoi più pericolosi avversari sono stati il giapponese Suharu Iga-ja e lo svedese Sollander, mentre nella discesa libera lo hanno seguito in classifica lo svizzero Felè e ancora il compatriota Molterer. Molti si attendevano che i russi contrastino il passo agli scandinavi nelle gare -del fondo, ma Hakuli-nen, Jernberg e Brenden hanno ri-confermato che in questa specialità non temono ancora rivali. I russi hanno dimostrato però di essere sulla buona strada. Fondo 15 km: 1) Brenden (Norvegia), 2) Jernberg (Svezia), 3) Kolčin (URRS). Fondo 30 km: 1) Hakulinen (Finlandia), 2) Jernberg (Svezia), 3) Kol-čin (URSS). Fondo 50 km: 1) Jernberg (Svezia), 2) Hakulinen (Finlandia), 3) Terentijev (URSS). Staffeta maschile 4x10 km: 1) UR SS, 2) Finlandia, 3) Svezia. Staffeta femminile 3x5 km: 1) Finlandia, 2) URSS, 3) Svezia. Fondo femminile 10 km: 1) Kozji-reva (URSS), 2) Erosina (URSS), 3) Edstrom (Svezia). L’ultima giornata era riservata alle gare di salto speciale sul trampolino «Italia». Si sapeva che i finlandesi erano i più accreditati per la conquista delle medaglie. Ed essi non sono venuti meno alla loro fama, classificando Hivarinen e Ka-lakorpi al primo e secondo posto, méntre, fra la sorpresa generale, la medaglia di bronzo è andata al rappresentante della Germania Orientale, Glass. Soddisfacenti le prove dei nostri Zidar, Rogelj, Polda e Gorišek, classificatisi rispettivamente al 22, 23, 24 e 47 posto. 11 dominio americano nel pattinaggio artistico data ormai da molt/ anni e non sembra possa venire almeno per il momento, attaccato, Infatti, i fratelli Jenkins, Robertson, la Allbricht e la Heiss hanno dimostrato di non avere pratica-mente rivali, conquistando ben cinque medaglie su sei nelle due gare maschili e femminili. L’unica a prendersi una medaglia di bronzo è stata l’austriaca Vendi. Grossa sorpresa, invece, nel pattinaggio a coppie, dove, in assenza degli americani, ha vinto la coppia austriaca Schwarz-Oppalt, davanti a canadesi ed ungheresi. MEDAGLIE URSS 16 (6 oro, 4 agente, 6 bronzo); Austria 11 (4, 3, 4), Svezia 10 (2, 4, 4), Finlandia 7 (3, 3, 1), Stati Uniti 7 (2, 3, 2), Svizzera 6 (3, 2, 1), Norvegia 4 (2, 1, 1), Italia 3 (1, 2, 0), Canada 3 (0, 1, 2), Germania 2 (1, 0, 1), Giappone 1 (0, 1, 0), Polonia 1 (0, 0, 1) e Ungheria 1 (0, 0, 1). CLASSIFICA PER NAZIONI 1) URSS punti 121; 2) Austria 78; 3) Finlandia 66; 4) Svezia 62; 5) Svizzera 55; 6) Stati Uniti 54; 7) Norvegia 47; 8) Italia 31; 9) Germania 24; 10) Canada 16. ■ ' Il bob olimpionico di Da Costa — Conti in azione CALCIO ha concluso la tournée asiatica La lunga, tournée asiatica della nostra ringiovanita nazionale calcistica si è conclusa domenica scorsa a Pechino, nell’ultimo incontro con la rappresentativa della capitale cinese, vinto anche questo per 3:1. Nel complesso la nazionale ha disputato in Asia dieci incontri, tutti vinti. Dopo le prime tre nette vit torie riportate in Birmania, la nazionale si è trasferita in Indonesia, dove ha vinto pure tre incontri per 7:2, 6:0 e 7:3. Da qui, prima di portarsi in Cina, i nostri giocatori hanno disputato un’incontro amichevole a Hóng-Kong, dove vinsero per 5:0. Domenica scorsa sono scesi par la prima volta nella storia in campo contro una rappresentativa cinese a Shanghay. Primo incontro e prima vittoria (4:2). Giovedì scorso secondo incontro coi Cinesi, questa volta CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO — SERIE A Guido sempre lo Fiorentino I RISULTATI Milan — Atalanta 4:1 Genoa — Bologna 2:1 Novara — Inter 2:2 Spai — Juventus 0:0 Torino — Napoli 1:4 Lazio — Padova 3:1 Lanerossi — Roma 2:0 Triestina — Sampdoria 0:0 Fiorentina — Pro Patria 4:1 LA CLASSIFICA Fiorentina 18 11 7 0 35 13 29 Milan 18 10 4 4 44 24 24 Torino 18 8 5 5 26 19 21 Juventus 18 6 9 3 19 20 21 Lanerossi 18 6 8 4 19 17 20 Sampdoria 18 8 4 6 28 26 20 Inter 18 8 3 7 29 21 19 Napoli 18 6 7 5 30 25 19 Spai 18 6 6 6 23 22 18 Padova 18 8 2 8 25 25 18 Roma 18 5 8 5 26 26 18 Lazio 18 6 5 7 26 24 17 Atalanta 18 8 1 9 36 37 17 Genoa 18 7 2 9 29 32 16 Novara 18 3 8 7 21 26 14 Triestina 18 4 6 8 10 26 14 Bologna 18 5 2 11 28 35 12 Pro Patria 18 1 5 12 16 54 7 FIORENTINA PRO PATRIA 4:1 (2:1). Vittoria della Fiorentina su una modesta, ma combattiva Pro Patria. La rete della Pro Patria è stata segnata da Cervato su calcio di punizione. Nella ripresa la superiorità viola si è ancor più accentuata. Un tiro di Segato al 3’ respinto dalla traversa veniva raccolto da Bizzarri che met eva in rete. Dopo tre minuti Virgili segnava la quarta rete. GEimOA — BOLOGNA 2:1 (0:1). Il Bologna ha giocato in stretta coper ura. Soltanto quando il Genoa, a un quarto d’ora dalla fine, si è trovato in vantaggio i petroniani hanno abbandonato la disposizione difensiva. Il Genoa ha dominato costantemente in entrambi i tempi. Gli ospiti sono andati in vantaggio al 16’ su calcio d'angolo con Piva-telli. Il Genoa ha pareggiato al 9’ della ripresa su calcio d’angolo con Corso. Al 27’ Corso ha segnato la seconda rete bolognese. LAZIO — PADOVA 3:1 (3:1). — Dodici minute sono stati sufficienti alla Lazio per far saltare il catenaccio del Padova, con una rete di Muccinelli. Costretto a giocare a-perto il Padova si è spinto all’attacco ed è riuscito a pareggiare al 42’ con Buonis'alli. Ma due minuti dopo la Lazio è tornata in vantaggio con Bettini. Al 18’ della ripresa la Lazio ha aumentato il vantaggio ancora con Bettini. MILAN -- ATALANTA 4:1 (0:0). I rosso-neri, che si sono valsi del rientro di Schiaffino, hanno legato meglio le azioni d’attacco nel secondo tempo, giungendo spesso al bersaglio. L’Atalan'a, dopo essersi ben difes'a nel primo tempo, ha dovuto cedere di fronte al gioco superiore dei campioni. Il Milan ha iniziato la marcatura al 47’con Schiaffino. Replicavano i rosso-neri al 51’ con Dal Monte. Il terzo gol è state segnato da Nordahl al 74’, ma il Milan a poco meno di un minuto dalla fine segnava ancora con Schiaffino. NOVARA — INTERNAZIONALE 2:2 (1:0). — Come vuole la tradizione l’Inter è uscita, imbattuta dal terreno novarese ma come volume di gioco gli azzurri nbvaresi hanno superato gli avversari, specie nel primo tempo. Nel primo tempo :1 Novara si portava in vantaggio al 17’ con Savioni. Al 46’ Unter su calcio d’angolo, pareggiava con Mas-sei. I novaresi andavano nuovamente in vantaggio ài 56’ con Bronèe, pure su calcio d’angolo. Nuovo pareggio dei nero-azzurri ancora con Massei al 60’. NAPOLI — TORINO 4:1 (4:0). — Il Napoli, rinfrancato e pieno d’iniziativa, ha avuto facilitato il compito affrontando un Torino .rimaneggiato. Gli. azzurri sono anda'i in vantaggio al 10’ con Vinicio, al. 16’ con Pesaola. al 22’ con Vitali. A tote minuti dalla fine del primo tempo Vinicio portava a quattro il bottino partenopeo. Al 42’. della ripresa segnava Antoniotti l’unica rete torinese. TRIESTINA — SAMPDORIA 0:0. — Con una tempesta gelida e una bora fastidiosa Triestina é Sampdoria hanno datò luogo a un bell’in-conteó. La bravura del portiere Pin ha impedito agli alabardati, nettamente superiori in entrambi i tempi, di concludere a proprio favore le sorti della partita. La Sampdoria ha giocate molte bene in difesa, ' mentre all’attacco ha svòlto temi di igioco non molto incisivi. I liguri hanno avuto la migliore occasione nel primo quarto d’ora: Rosa, smarcato da Firmani', si è lanciate versò la porte triestina, tirando da pochi passi, Sojdan, in uscita, riusciva a deviare in angoló.'Mólte occasioni dei triestini sono state sciupate banalmente. a Pechino. Nuova vittoria per 6:1. Domenica conclusione, sempre a Pechino, con la decima vittoria (3:1). In totale dieci incontri, dieci vittorie, quoziente reti 63:10. Un successo, non c’è che dire, anche se il valore delle avversarie è piuttosto modesto. Bisogna però rilevare, che almeno per quello che riguarda il calcio cinese, il nostro apprezzamento non può tenere. Basti ricordare che la rappresentativa di Pechino ha battuto mesi addietro quella moscovita per 2:1. Tutti infatti, oggi, ritengono la Cina in grado di competere da pari a pari, con uguali possibilità, anche con le migliori nazionali del mondo. Manca loro solamente un po’ di esperienza internazionale. Assimilata questa, della Cina si sentirà parlare molto. La prima volta li vedremo di scena a Melbourne. In tutti i paesi visitati, -grandi -sono state le manifestazioni di amicizia per la nostra squadra. Agli incontri hanno assistito i maggiori dirigenti politici di quei paesi. Cu ,En Lay, il premier cinese, ha assistito addirittura, in compagnia del nostro ambasciatore a Pechino Vladimir Popovič, ad ambedue gli incontri disputati nella capitale cinese. Oggi i nostri prenderanno l’aero e, via Mosca, rientreranno in Patria X risultati della tournée hanno pienamente soddisfatto i nostri tecnici, per cui non è da escludere che Tirnanié, dopo aver sentito i pareri degli accompagnatori della squadra, ricorra a qualche giovane già nel prossimo incontro con la nazionale ungherese. Questi giocatori potrebbero essere, sia il già nazionale Veselinovič, quanto Toplak, Mujič ed il sostituto di Beara, Vereš. CICLISMO Nevio Valčić alla »Calđirola« PQLA, febbraio — Nevio Valčić, il valoroso giovane ciclista di. La-varigo (villaggio in quel di Pola) ha dato questa settimana ancora una prova delle, possibilità del suo fisico, nonostante le preferenze della Federazione siano cristalizzate nella scelta dei .vari Petrovič, Varga ecc. In una gara su rulli ha battuto i compagni di squadra Matticchio, Sanzin, Geromella, Buić e . Pocari, nonché i corridori di Osijek (Do-kić, . Potkoć, Grugurić, . Irstain ed Erdes), stabilendo sui 1000 metri un tempo di 67”, pari a 78 km orari! Subito dopo la manifestazione, Nevio Valčić ha ricevuto la comunicazione che prenderà parte alla prossima Coppa Caldirola, ehe si svolgerà a Milano. Così, intatti i.ha stabilito la Federazione ciclistica jugoslava,