ANNO IV. Capodistria, 16 Giugno 1870. N. 12, GIORNALE DEGLI INTERESSI CIVILI, ECONOMICI ED AMMINISTRATIVI DELL'ISTRIA. Rsee il 1 ed il 16 d'ogni mese. ASS0C14ZI0.\E per un anno» f.ni 3; semestre e quadri-mesi re in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Reda/Jone Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente; gli altri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione, — Pagamenti anticipati. — Un numero separato soldi 15. Escursioni per l'Istria Dal ridente territorio d'Isola si passa a quello pittoresco di Pirano, che è tra i meglio coltivati dell'Istria. Esso, meno la valle di Siciole, è montuoso tutto; ma ti desta meraviglia il vedere i fianchi di quelli alti e ripidissimi colli tutti in fina coltura dalla vetta al mare in cui cadono precipitati, e tagliati in infinite linee di scaglioni formati da muricciuoli e banchine erbose (così dette coronali), che sostengono le vaneggie coperte di olivi e viti e ortaglie, con sì sapiente distribuzione et uniforme regolarità, che diresti averne un ingegnere fatto il disegno quando que colli arenarii erano ancora coperti di bosco, e dovevano venire posti a coltura. Qui non v' accade di vedere, come altroyfe in gran parte dei colli di suolo tasselloso denudamenti e insolcature e squarciamenti prodotti dalle pioggie che trasportarono la terra a deeubitare nelle valli, ed a perdersi nei torrenti dei burroni; i ripiani sono tutti perfettamente o-rizzontali, e ad ogni tratto scoli dell'acque fatti con grande avvedutezza, i quali mentre raccolgono dall'alto al basso le acque delle laterali campagne d'uno o più proprietarii, la terra' si deposita in vaschette, eosidetti pozzali, che di tratto in tratto intersecano il ripido aquaro o canale-. Qui dunque non ìscorgi contrapposti di tratti squa-lidi e ameni ; i monti serbano tutta la loro terra che non conosce altro strumento rurale che la eccellente zappa quadrata, o la vanga; sicché il complesso dell'agro montano piranese è un fitto bosco di ulivi, viti, fruttiferi; stupenda poi la Valle di Siciole egregiamente messa a vigne, ad alberi da frutto, a canneti, e difesa con una rete di argini e fosse dalle acque della impetuosa Dra-gogna, che un tempo nelle piene vi recava danno- ì si allagamenti. In una parola, Pirano possiede un territorio che mostra quanto possa la pertinacia del lavoro, e la molta intelligenza a vincere tante difficoltà che presentano il movimento del. suolo, e la sua natura poco benigna. La nostra provincia non vanta un tratto di costa sì lunga, qual si'è quello dalla Punta grossa di Muggia alla Punta di Salvore, tutta senza interruzioni coltivata, quantunque altre parti abbiano un suolo, per condizioni topografiche e produttività, più felice. Piacerai ancora notare a lode dei signori Piranesi, che essi da buoni massai passano una parte dell'anno nelle loro tenute, ove hanno buone abitazioni, fornite di quanto occorre al vivere comodo e civile. Ed i Piranesi furono più solleciti in Istria ad adottare la solforazione delle viti, in ffuisachè mentre in tutta la provincia la critto-giuria distruggeva Fuva e le vigne, quelle di Pirano si mantennero, dando ogni anno copiosa quantità di prodotto sano. Qui alla punta di Salvore avvenne nel!' anno 1177 la famosa battaglia navale in cui il Doge Sebastiano Ziani con 30 galere distrusse la squadra di Federico Barbarossa forte di 75 galere napoletane e siciliane e fece prigioniero suo figlio Ottone che la comandava. Il fatto offrì argomento a Paolo Veronese per un insigne grande dipinto, che per solleci'tazionè di quel barone Stefaneo che alla prima occupazione dell'Istria era venuto ad organizzarla, fu dai Piranesi donato alla gallerìa imperiale in Vienna, dove seppe far passare anche da altri luoghi dell'Istria delle eccellenti pitture. Erano tempi quelli in cui un desiderio espresso da persona altolocata si riteneva comando, ed obbligo la premura d'adempirlo, per ingraziarsi il potere. JIpd Mfik Pirano è luogo antichissimo, come altri fra r,oi in grande numero, e tale, che in questo riguardo l'Istria figura distintamente, ma a tempi romani non sembra avere avuto l'importanza che acquistarono Egida, l'odierna Capodistria, Parenzo e Pola, a motivo della ristrettezza del suo agro naturale, il quale giusta Kandler formava parte dell'agro colonico di Capodistria. Altrimenti fu nel medio evo, e successivamente. Pirano si sviluppò meglio allora, mostrandosi sempre valorosa, energica ed attiva sì in terra che in mare. Questa è la città clie conserva più puro l'antico sangue istro-romano, non essendo andata soggetta alle devastazioni che le guerre, le pesti, la malaria operarono nelle altre nostre città litorane ; simile in ciò a Rovigno, ove però la popolazione, cui l'energico carattere e la forte attività preservò sana in quei secoli in cui le altre città vicine della eosta scemarono di abitanti e quasi li perdettero affatto, si accresceva con profughi d'altri circostanti ed anche di lontani paesi, che ivi trovavano aperto e sicuro asilo. Ond'è che Pirano ha mantenuto ben pronunciato l'originario tipo degli abitanti, che sono tuttora una schiatta robusta, di bei lineamenti, intelligente, buona ed operosa. Un vivo senso di compiacenza mi riempiva F anima incontrando agricoltori Piranesi, fra quali dei vecchi, con sulla schiena un brentone sostenuto in ispalla da un legno, orizzontale mobile a mo' di lungo manico, salire con faccia tranquilla faticosamente la ripida erta tra la città ed il cimitero, per recare concime nelle loro scaglionate campagne, e travagliarvi indefessi, oppure scorgendoli maschi e femmine lavorare, spigliati e destri, sotto i cocenti soli di giugno e luglio nelle saline (in che li emulano i Capodistriani), e vedendone i marinai solcare ardimentosi ed esperti il golfo colle numerose loro turche. L'ereditata loro religiosità appare dalle molte chiese assai bene tenute e frequentate, e nelle quali trovi dei buoni dipinti. Senonchè desta meraviglia al forastiero che visita l'antico batistero di san Giovanni attiguo al duomo, il trovarvi un gruppo in legno rappresentante Cristo moribondo, con ai lati sua madre e l'apostolo diletto, di cui non vidi una figura peggiore, potendogli star a paro soltanto 51 gigantesco brutto crocefisso della chiesa di San-sego presso Lussino. Cristo non è già in croce, ma conficcato coi piedi sur un tronco, che alle reni gli si biforca a guisa d'ipsilon, ed all' estremità di questi rami ha inchiodate le braccia; le dita special- mente quelle de' piedi, s'aduncano a guisa d'artigli; il corpo tutto rappresenta un uomo consunto che non abbia che pelle ed ossa, le costole spiccano enormemente; è insomma un lavoro grossolano che incute ribrezzo, sebbene recentemente s'è pensato a diminuirlo dipingendolo a nuovo. In verità che si dovrebbe sostituirvene un altro, per non ispaventare donne e fanciulli forestieri alla sua vista inaspettata. C Continua) Società enologica Triestina. L'alito dei nuovi tempi venne finalmente a sgranchiare anche le nostre membra, ed ora ei anima un risveglio di operosità che è la più trionfante risposta alle accuse che addossavano a nostra infingardaggine la miseria delle condizioni nostre morali ed economiche. Ecco che facciamo, adesso che ci si lascia fare. Moviamo passi piccoli e peritosi, ma come a-vrebbe ad essere altrimenti se sino a ieri ci permettevano di camminare appena tanto quanto occorreva per andare alla chiesa od al caffè, a udire la predica 0 a leggere i giornali che Vienna ci permetteva di leggere, se era sistema di governo di serrarci nei nostri poveri borghi e di non lasciarci portare lo sguardo oltre ai singoli orizzonti dei nostri campanili, se non potevamo mai adunarci, e accordarci, per 1 comuni interessi, senza che ogni più innocente nostro passo fosse poliziescamente spiato, e senza che un pretore qualunque ci venisse a rimandare quasi"* tanti congiurati alle nostre case? Adesso volens nolens siamo maggiorenni, e qualche cosa ci apparteniamo. In uno dei passati numeri abbiamo riprodotto un confortante articolo di un giornale di Venezia a proposito dell' Associazione marittima istriana, la quale vi veniva predetta elemento principalistimo della prosperità commerciale dell'Istria. Orbene, ecco presentemente avviarsi un'altra associazione, ehe diventerà senza dubbio elemento principalissimo della prosperità agricola dell'Istria, cioè ['Associazione enologica triestina. Chi di noi istriani mancò mai di magnificare l'ambrosia dei nostri vini, chi non ripete col buon Rapicelo Non mihi se Euganei jactent. campique Falerni, Nec sua Crctaci mireutur vina Coloni: eccettera, eccettera ? Le sono esagerazioni perdonabili al naturale e lodevole affetto che portiamo tutti al nostro paese. Ma quello che non è perdonabile è questo, che poi noi ci rimaniamo sempiternamente a rendere ai nòstri vini il solo interessato omaggio delle nostre ge nerose bevute, e non ci curiamo affatto di meritarceli, mettendovi attorno quelle diligenti attenzioni che a cosa cara e preziosa si convengono: nel secolo XIX noi beviamo i nostri vini tali quali li bevevano i nostri padri Romani, anzi tali quali li tracannavano gli autotoni, traci o grecanici ch'essi fossero. Eppure tutti riconoscono che a lavorarli amorosamente essi acquisterebbero mille doppi di virtù. « 1.0 studio sulla viticultura e vinificazione istriana è lutto da cominciare » fu detto con piena verità dalla competente Società agraria istriana. Tutti infatti riconoscono che l'Istria e regione vinifera per eccellenza, non essendoci assolutamente altra coltura la quale risponda alle condizioni del nostro suolo e del nostro clima meglio della coltura della vite, e la quale più riccamente vi compenserebbe l'impiego del lavoro e del capitale; tutti riconoscono che noi potremmo produrre almeno tre volte tanto vino quanto oggi ne produciamo, e che nella viticoltura noi adoperiamo con un empirismo semibarbaro, senza cercare alla vite i terreni e le esposizioni più adattate, senza badare a scegliere e a conservare buoni vitigni e a studiare i migliori metodi d'impianto e di tenitura ; tutti riconoscono che dopo tante lodi ai vini istriani, il tipo di vino istriano ancora non esiste; tutti riconoscono insomma la necessità di completare con l'arte e con la scienza i beneficii della natura. Ma quando poi si tratta di porci seriamente all'opera, ecco che l'asino ci casca sotto. Perciò niente poteva arrivare di più opportuno e di più desiderato di un'istituzione la quale, con l'unione delle forze, si accingesse a compiere ciò cui l'iniziativa dei singoli non s'arrischiava di tentare od avrebbe tentalo con esito meno efficace e meno e-steso. Dall'invito del Comitato organizzatore della Società enologica triestina, pubblicato nel N. 8 di questo giornale, i nostri lettori avranno rilevato come gli scopi di cotesta Società abbraccina tutte quelle operazioni che sono indispensabili a favorire efficacemente la nostra produzione vinifera. Essi si occupano della parte agricola e dell'industriale, e della commerciale, proponendosi di estendere e migliorare la coltivazione della vite, per avere molte e buone uve, di perfezionare i metodi di vinificazione, per trasformare le buone uve in ottimi vini, e finalmente di trovare nuovi sbocchi di smercio per vendere i vini aumentati e migliorati Sono funzioni diverse che si completano vicendevolmente: senza aumentare e migliorare il vino, sarebbe impossibile e sarebbe inutile il trovargli un mercato di vendita più ampio, e sarebbe inutile l'aumentare e il migliorare un prodotto che non si saprebbe poi a cui vendere. Gli è per questo che anche la scuola enologica istriana, la quale sembra verrà fondata per iniziativa della benemerita Società agraria istriana, dovrà cercare il suo complemento nella Società enologica triestina. Imperciocché non è certo danno, anzi è buono, che, contemporaneamente all'associazione triestina, sorga questa scuola enologica con parte degli stessi intenti di quella: il campo è sì vasto, e sì vergine, che c'è lavoro per tutti. Ma da quanto Sopra fu osservalo appare manifesto che la scuola enologica da per sè riescirébbe misura monca, siccome quella che manca della funzione commerciale condizione indispensabile all'operosità delie funzioni agricola ed industriale. E la parte commerciale, a cui sarebbe meglio affidata che ad una Società enologica residente a Trieste, maestra di commerci? Il favore con cui la benefica istituzione è stata notoriamente accolta ed appoggiata qui in Istria rende superflua qualunque ulteriore nostra parola di raccomandazione. Sarebbe stato fatto ben curioso, a non dire altro, che avessero avuto a vederci voltare le spalle a chi ci venne ad invitare con fraterna e disinteressata premura a lavorare insieme al vantaggio del nostro paese. Ci limitiamo quindi a mettere a cuore dei Municipii istriani perchè essi vogliano fare efficace adesione alla Società enologica non solo influendo moralmente presso i cittadini, e specialmente presso i possidenti agricoli, che abbiano ad entrare nella patriottica associazione, ma entrandovi essi stessi, giacché non c'è pitocco Comune a cui le modalità del pagamento non facciano possibile di partecipare alla Società almeno con un'azione. X I PODERETTI - SCUOLA Ordinali giusta il sistema Pestalozzi - Fellemberg. (Continuuzione vedi N. iO.J Dopo che l' Autore del presente articolo giunse a dimostrare che malgrado le Società agrarie, i Congressi, le esposizioni, i giornali, la patria agricoltura giace in condizioni, che non sono certamente le migliori, e le popolazioni campagnuole non sono sollevate per quanto si sia fatto e si faccia, dal tirannico ed ignominioso giogo dell'ignoranza, continua a dire: Per diffondere al più presto possibile e con frutto la necessarissima istruzione agraria nelle popolazioni campagnuole, tutt'i maestri a'economia rurale, con alla testa l'esimio agronomo Cosimo ltidolfi, son d'accordo nello stabilire che il miglior, anzi quasi unico mezzo a conseguirne l'intento è quello d'ammaestrarle, persuaderle, convincerle colla logica incontrastabile dei fatti parlanti; che presso i contadini persuadono assai più, i fatti che i raziocini-, che insomma il modello e l'esempio piti di lutto insligano l'uomo all' imitazione ; ed io son persuaso che nessuno tra chi ben conosce l'indole e le tendenze dei contadini vorrà esser d'opposto parere. Se dunque è vero, com'è verissimo, che, nelle attuali circostanze, il modello e Vesempio, cioè la scuola dei fatti, sono il miglior mezzo veramente efficace per ammaestrar ed indurre il contadino a far meglio; e se è vero ancora che si voglia proprio istruirlo nelle principali regole tecnico pratiche dell'arte sua, si dovrebbero veder attuati i detti mezzi che già da più anni si predicano necessari a conseguirne l'intento. Ma ai di nostri, da noi si vede forse effettuata qualche cosa d'interessante che valga almeno ad attirar l'attenzione de gli agricoltori possidenti o coloni?... Oh! lo si contèssi pure ad onore del vero, si conosce bensì il gran bisogno dell'istruzione agraria pel contadino, ma intanto (tranne poche eccezioni^ si tira innanzi così con quel maledetto far niente di quanto necessita per raggiungerne l'intento! E si avrà a dire poi che si vuol davvero il fine da chi trascura i mezzi necessari a conseguirlo? Sarebbe menzognera goffaggine l'asserirlo. No, non illudiamoci su questo punto perchè di somma importanza per l'agricoltura patria. Fintantoché a combatter l'ignoranza e le sue funestissime conseguenze ci limiteremo a proporre efficaci provvedimenti soltanto colle più belle ma vuote pa- l'olone, provvedimenti, che poi a nulla giovano perchè non vengono mai alluati, anche l'ignoranza se ne riderà di noi, e continuerà, ahi! chissà lino a quando! ad esser la principalissiina causa della squallida miseria e ruiiia dell'agricoltura e degli agricoltori. Su via dunque, se vogliamo davvero farla finita con questa maledetta ignoranza e giovare all'agricoltura patria, ricordiamoci che le sole ampollose parolone non bastano dove ci voglion più latti che parole. Accorriamo premurosi all'agricoltura, giusta l'esortazione di Borie, come si corre ad una casa invasa dal fuoco: volgiamo all'arte nutrice le nostre sollecitudini con quel grado di positivismo che ben le si conviene. Risolviamoci una volta ad attuare efficaci provvedimenti tendenti a far sì che vengano tradotti in fatti e seguiti quei savi ammaestramenti agrari già insegnati, e che tuttora, s'insegnano dai buoni maestri d'economia rurale, dei quali non manchiamo; facciamo che tutte quelle radicali innovazioni suscettibili d'essi r applicate con tornaconto ai casi nostri, ed atte ben anco a smascherare e confutar l'errore, non istiano più sotterrate nei fascicoli delle pubbliche e private librerie, ma vengano esposte coi falli nelle pagine dei campi; adoperiamoci insomma a tutl'uo-jijo per sottrai' al più presto possibile le popolazioni campestri dall'ignominoso e dannosissimo giogo dell'ignoranza, e con ciò faremo certamente grand" opera di patria carità, opera sommamente utile ai possidenti, ai coloni, all'intera Società. Istruzione adunque istruzione! È questo il primissimo e principaiissimo provvedimento, senza del quale non sarà giammaPpossibile operar efficacemente l'urgentissimo ristauramenlo dell'agricoltura patria. Istruzione pratica d'agricoltura locale ripeto, è questa la grand'opera rigeneratrice, al più preslo compimento della quale e Governo, e provincia, e possidenti, e coloni tutti tutti dobbiamo concordemente cooperare. Ed io, stante l'esposte considerazioni, desiderando presentar la mia pietra pel grand" edificio, e contribuire, secondo le mie deboli forze, al comincia-mento ed anche, al compimento della grande opera, intendo perciò istituire un poderelto inodello, in cui venga dato l'esempio vivo e parlante della vera agricoltura intensiva, e del come quest'arte nutrice possa esser fiorente anche in mano ad agricoltori poveri. Son molte l'innovazioni e le radicali riforme pratiche necessarie ad introdursi nell'attuale sistema di coltura, ma per intanto intenderei rivolger i miei speciali studi tecnico-pratico-agrari ai seguenti punti principali, cioè: a) La cereali-coltura regolata secondo le leggi dell'igiene e del tornaconto privato-sociale. b) La produzione della maggior e migliore possibile quantità di concimi pure regolata in modo più conforme all'igiene ed al tornaconto. c) Esporre coi fatti (ben inteso anche colle necessarie dilucidazioni tecnico-agrarie) ed introdurre un nuovo e miglior sistema pratico di bachicoltura, in cui entreranno le migliori e più radicali riforme pratiche tendenti a farla rifiorire come lo era prima della dominante atrofia dei bigatti. d) Come ottenere la maggior e migliore possibile quantità di foraggi, quali altri foraggi annuali o biennali, oltre al consueto trifoglio, convenga mag- giormente coltivare nei terreni ostinili, e come ricavar il maggior possibile guadagno dal bestiame e) L'albericoltora (cioè viticoltura, gelsicoltura, olivicoltura ecc. ecc.) a seconda delle speciali condizioni, bisogni ed esigenze dell'agricoltura focale. f) Qualora vi sia terra vergine da utilizzare, e-sporre coi fatti pratici il modo migliore e più vantaggioso di approfiltarne, giusta le migliori regole tecnico-pratiche già insegnate al riguardo dal chiarissimo agronomo prof. Ottavi Giuseppi Antonio, di Cosale. g) L'apicoltura (ora trascuratissima da noi) promovendola a quel maggior grado di sviluppo di cui è sicuramente suscettibile anche nei terreni asciutti, ordinando le produzioni dei campi e dei boschi in modo di dar pascolo a circa tre sciami d'api ogni ettaro d'aratorio. h) L'orticoltura (pure neglettissima in campagna) in ciò che riguarda la produzione di quegli erbaggi che vegetano benissimo anche nei terreni asciutti, anzi vi riescon più saporiti, i quali erbaggi entrano in larga porzione a comporre i magrissimi cibi di poveri braccianti campestri. i) Esporre coi fatti il miglior sistema di rotazione agraria, che sia veramente nella maggior e miglior possibile consonanza colle speciali qualità fisico -chimiche dei terreni asciutti, ed anche colle condizioni igienico-economiche dei coltivatori, tanto sotlo l'aspetto tecnico, come anche dal lato pratico; e che tale sistema di rotazione sia suscettibile d'esser seguito col maggior possibile profitto tanto nei campi dei massari, come anche in quei dei più poveri e piccoli pigionanti, qualunque sia il fitto ch'essi (massari e pigionanti) pagano. j) Essendo il manco di combustibile una delle grandi miserie di moltissimi braccianti campestri, e-sporre il come provveder in modo economico e sufficiente a tale necessità; il che si può far in tre mòdi cioè: I. Coli'aumentar e migliorare la coltura, ossia la produzione del combustibile. 2. Coli'introdurre nuovi e migliori apparati caloriferi poco costosi, e quindi suscettibili d'esser provveduti anche dai poveri contadini, coi quali caloriferi si possano scaldar e cuocer i cibi e le bevande sì pegli uomini ehe 'pel bestiame ecc. col minor possibile consumo di legna. o. Coli'insegnar ai contadini il miglior sistema di prepararsi i loro cibi, il qual sistema presenti maggiori vantaggi tanto dal lato igienico, come anche riguardo al minor possibile consumo di legna. Non v'ha dubbio che le dette produzioni interessano più di tutte l'altre l'agricoltura dei terreni asciutti_____Tulte le premure adunque del poderetlo-modella saran rivolte ad esporre coi fatti il come si possa notabilmente migliorare, aumentare e render meno incerte le sudette produzioni: son queste le mire principali de'miei speciali studi tecnico-pratico-agrari : spero perciò che tutt'i benveggenti in materia converranno meco sulla necessità e convenienza di volger ad esse le più accurate diligenze, i più attenti studi onde raggiungerne l'intento nel miglior modo ed al più presto possibile; essendo evidentissimo che soltanto ciò è quanto può operar efficacemente l'urgentissimo ristauramento dell'agricoltura nei terreni asciutti. (Continua) Pirano, giugno. (O. C.) Riprendo la mia corrispondenza rimasta da lungo abbandonata in seguito ad impedimenti continuati. Veramente parlandovi di cose nostre particolari, si offriranno in seguilo, e speriamo anzi in un avvenire prossimo, argomenti d'importanza cittadina che addimanderanno qualche pagina di posto del nostro patrio giornale. Per ora questi, come di consueto, vogliono essere maturati in indagini e calcoli accurati, rimanendo massima incontrastabile, che in imprese concernenti utile e decoro cittadino e sviluppo industriale, sia un metodo erroneo quello di fare precipitosamente succedere l'esecuzione all'idea, anzicchè ponderarla daddovero, per modo che l'ottima riuscita dell'opera coroni l'altezza del pensiero. Lasciamo per tanto ad altra epoca d'intrattenerci di cose materiali; per oggi non potrei darvi segno di vita dopo il mio lungo silenzio che col parlarvi di principj morali. La nostra Pirano vedrà in uno dei prossimi giorni istituita qui una società di mutuo soccorso. Simili istituzioni ohe sorgono in varie città a lode e trionfo dei tempi moderni, formano seni' altro un invilo a nobile imitazione. E Pirano non volle trasandarne l'esempio di città connazionali e consorelle, e lasciare in non cale una massima reclamata dal progresso. Il tilolo a cui s'informano siffatte associazioni è la più bella raccomandazione, ed è la più onorifica testimonianza delle medesime. Esse sono il primo eccitamento alla più santa destinazione dell'umanità— il lavoro; esse costituiscono il farmaco profilattico contro temute rivalità delle classi accademiche, artigiane, operaie; esse intimano il bando alla umiliante servilità, e riducono a chimera l'orgoglio di certi opulenti, die si cullano sui lavori del povero, il quale ne'suoi giorni di malattia, o di bisogno deve avvilirsi collo stendere la mano all'accettazione dell'elemosina. Noi non potremo adunque che tessere encomi a quelli che se ne costituirono a promotori ; e siccome in queste creazioni sociali a prima direttiva vi è sempre un'intima magnanimità d'intendimenti, vogliamo ritenere indicato di qui non nominare persone note per rara modestia, e che non inclinano certamente a mercar-si ampollose frasi di riconoscimento pubblicate per le stampe. Io per me dichiaro di gustare la più sincera compiacenza con questi miei concittadini, che in buon numero accorsero al programma d'invito ad una tale socielà, per cui e promotori ed aderenti al progetto si trovarono bentosto concordi coi più saldi vincoli in un concetto tanto generoso. E la società di Mutuo Soccorso non fu appena proposta, che \enne di già composta da considerevole numero di adetti; e se questa non venne formalmente cosliluita alcuni mesi precedentemen-le. lo si deve attribuire al tempo che si esigeva per la compilàzio" ne e per l'approvazione dello statuto col quale la stessa dev'essere regolata. Tributiamo plauso perciò ai promotori di questa.associazione, i quali dalla lezione dei tempi ne trassero motivo improntato da affetto e da beneficenza. Per questa noi vediamo gettati novelli pernii di unione e di armonia cittadina : questi non saranno sparsi su sterile terreno, ma fruttificheranno ubertosamente, e l'esperienza attendibile non può che assicurarne il successo. Conoscersi, associarsi, ajutarci scambievolmente; ecco il più sublime dettame della civiltà. Tanto meglio poi se la tendenza di affratellamento si diffonda tra città e città di questa povera Hoslra Istria, la quale vede talvolta le belle prerogative della sua* nazionalità «onforme alla sua plaga geografica ed al suo cielo i- UI taliano, messe a repentaglio non tanto pe' suoi confini, che per certe velleità di alcuni corifei non nostri. Pirano offre l'esempio, e ci sia permesso il vanto di questa iniziativa, colle sue gite di piacere per mare laddove la stagione lo permetta. E qui io vo'passando ad altro argomento; ina premisi fin da bel principio che per oggi io non intendo parlare che di principj morali. Epperciò le visite reciproche tra città e città comprovinciali, abbellite dall'impronta del divertimento, produrranno certamente influenze le più benefiche. Nelle attuali nostre congiunture il conoscersi ed amicarsi fra comprovinciali è la più saggia politica che seguire si possa, è il più bel pegno che si possa rendere ai sacri diritti ed obblighi della nazionalità nostra. Queste visite tra fratelli comprovinciali che corrono sotto la speciosa denominazione di gite di piacere, vorrei vederle fre-<[uenti e ripetute fra le nostre città istriane. Eppure basta il volerlo; l'effettuazione non è difficile nè tampoco di soverchio dispendiosa. Insomma la civiltà e le preziose conseguenze di questa si consolideranno nella piccola nostra provincia dallo stringerci in intimi legami sociali scevri da egoismo e da municipalismo. Le sorti prospere realizzino questo mio voto ; io però nel chiudere questa mia ho il presagio che così anche addiveria. Il monopolio del Sale Nei foglio settimanale agrario del sig. Jechl di Praga si legge quanto segue,- La società agraria della Corintia ha diretto al Consiglio dell'Impero una petizione per l'abolizione del monopolio del sale con sostituzione di una corrispondente imposta sul consumo, e noi la riproduciamo siccome d'altissimo interesse, perchè altre società ne seguano l'esempio, e perchè il Governo si convinca alla fine della necessità di togliere un monopolio, che non solo torna a sommo scapito di tutto l'impero ma che è altresì indegno de'nostri tempi. Accedendo a questo modo di vedere, porgiamo a'nostri lettori il tenore della detta petizione, il quale basta per sè a racconmndarlo alla seria attenzione tanto degli economisti che de'publicisti. L'esperienza ha dimostrato, così la petizione, che lo Stato ove si è condotto da economo, banchiere, fabbricante o possidente di stabilimenti industriali e montanistici, ha sempre ottenuto minori rendite che i privati della stessa categoria. Ella è poi una anomalia, che il popolo debba pagare imposte per collocare il governo nella situazione di mettersi con quel mezzo in concorrenza con chi paga l'imposte, e di fare dei guadagni alle loro spese coli'obbligare per soprappiù l'inerme consumatore di comprare da lui a prezzi imposti; imperocché il monopolio distrugge gli effetti della libera concorrenza, non usa la diligenza, l'economia, la speculazione nella sua azienda, e aumenta inutilmente ii valore del prodotto con degli ingiustificabili trasporti Se questo è i! carattere d'ogni monopolio, il monopolio del sale riesce tanto più pesante e più pregiudizievole agli interessi dell'economia, colpendo lino dei principali e più indispensabili articoli della vita. II monopalio d sale è una specie d'imposta testatico che colpisce maggiormente il povero che il benestante, ed è pe rciò ingiusta. Egli è di danno all'agricoltura e ad una innumerevole quantità d'industrie, e reca in cau:$a di ciò allo stato una perdita di più milioni in •confronto di quelli che ricava dal medesimo, facendo astrazione dall'incarimento del più indispensabile condimento. Austria è oggidì Vunico Stato civilizzato che si lunga il monopolio del sale, avendo la slessa Russia rinunziato al medesimo. La Russia ha perfino tolto, pochi anni fa, il monopolio dell'acquavite, sebbene rendesse quasi un terzo di tutti i redditi dello Stato. Se quindi un monopolio è di ostacolo allo sviluppo del commercio e dell'industria, se influisce sinistramente sulla salute di persone e animali, e se distribuisce ingiustamente gli aggravj, allora nessuna ragione in contràrio può paralizzare l'imperioso dovere di toglierlo. Così la pensarono tutti quegli stati che conobbero i veri interessi dei popoli, a segno che non si perita a sostenere, servire la tassazione del sale a barometro per giudicare il grado delle liberali istituzioni di uno stato, è della coscienza che hanno le popolazioni della propria libertà. Eccone le prove storiche. Quando nel 1825 gl'Inglesi tolsero il monopolio del sale, la persuasione dell'utilità di questo passo era, in grazia dei principj professati da Adamo Smith nel suo „ wealth of nations " e da David Ilume nella sua history of England " divenuta sì profonda, che fu abolito senza surrogalo di altre imposte, in conseguenza di che il sale còsta oggidì in quel paese, secondo la finezza e le nostre misure, da 48 soldi a fior. 5i/s il centin. Gran chiasso si fece allora da parte dei finanziari, perchè la repentina abolizione del monopolio del sale portò nel bilancio un taglio di 9 milioni di lire sterline; si gridò presagendo il fallimento dello stalo in causa dell'immenso debito pubblico che gravitava sovr'esso: ina l'Inghilterra, coli'avere abolito tutti i monopoli, tutti i dazj di protezione, e le imposte sugli articoli di prima necessità ha non solo superato le crisi, ma ha aumentato i proprj introiti a segno da poter sostenere le più dispendiose guerre, e, come si vede questi giorni, da fare civanzi che la misero in istato di ribassare perfino le pubbliche imposte. Del pari fu cassato il monopolio del sale in Francia, con sostituzione di una imposta di consumo che viene pagata nelle esportazioni di alcuni prodotti derivanti dal sale. Qui troviamo letteralmente avverato ciò che si disse di sopra, che cioè il grado del liberalismo di un governo sta in proporzione inversa eoi prezzi del sale, imperocché la restaurazione del .1814 innalzò l'imposta sid sale a 50 centesimi per Kilo. Nel J84G la Cantera dei Deputati la diminuì a 10; il convento nazionale del 1848 la elevò a legge, mentre l'impero nel 1862 la portò nuovamente a centesimi 20. La Prussia, la Confederazione germ. del Nord, e la lega doganale hanno egualmente abolito questo monopolio, e non si pretende altra imposta che pel sale da consumo nell'importare di 2 Rthlr. —f. 5.50. E sotto queste condizioni possiamo noi concorrere con quei paesi se si tagliano le vene all'agri- coltura. alle industrie, alle arti,all'economia pubblicai Noi dobbiamo dimagrire, confortandoci al pensiero, essere l'Austria uno dei paesi più ricchi di sale che siano nel mondo! noi immiserire alla frase possedere l'Austria delle innumerevoli fonti di risorsa! Come può in fatti aumentare il suo patriottismo il li-torano nel dover pagare il suo sale, che gli è indispensabile pel suo benessere fisico e borsuale, di qua del confine, a fi. 7—8, mentre il suo vicino di là della linea lo ritira alla metà? Come può raffermarsi il patriottismo austriaco, se il governo dissipa il dono celeste delle sue saline cedendolo all'estero, alla Baviera, alla Russia ed alla Turchia pel prezzo di costo, mentre lascia patire di fame i proprj figli alla mensa sì riccamente dotata dalla natura? L'aura liberale che da qualche anno spira, ha bensì agitato alquanto anche la questione del sale in seno del Consiglio dell'impero, ma l'incubo che per secoli teneva sospesa su noi la verga del pedagogo, oppresse gli organi governativi e la maggioranza stessa dell' allo consesso a segno che sebbene alcune autorevoli voci si fossero alzate per porre al nudo l'insania economica del monopolio del sale, ne derivò una mezza misura, da noi proverbiale, la quale da un lato non servì ad alcun giovamento, e dall'altro non potè che essere pregiudicevole. La matematica insegna che se da una quantità infinita si diffalca una quantità minima, il resultato rimane sempre lo stesso, ossia con altre parole, che se un peso intollerabile si diminuisce di un quanto troppo piccolo, resta sempre intollerabile. Ciò vale appunto della infelice misura di avere ridotto il sale da cucina dai fi. 10 ai fi. 7 per centin. e levato il favore accordato all'agricoltura ed alle industrie. Chi è con ciò favorito è l'agiato il quale per lì. 7 può avere una quantità di sale che poteva pagare prima con fi. 10; ma il povero, il quale non poteva pagare 10, non può nemmeno pagare 7; ed è un fatto che vi ha ancora oggidì dei distretti nell'Era — e Riesen-gebirge in Boemia, ove i poveri abitanti adocchiano gelosi il benestante cui è dato poter mangiare le patate condite col sale; l'agricoltura poi, le arti, le industrie sono quasi eseluse intieramente dalla possibilità di ritirare la quantità di sale loro tanto necessaria. Se quindi il ministro di finanza Dr. Brestel nell' esporre il Budget del 1870 lamentava che la rendita del sale sia andata in diminuzione, e richiamava su ciò la particolare attenzione di coloro ehe difendono il principio: chela riduzione del prezzo attiverà un aumento di consumo, quindi un aumento di rendita : questo fatto non dimostra l'erroneità dell'or detto principio, ma sibbene l'erronea applicazione e la male intesa esecuzione del medesimo. In Berna fu ribassato nel 1854 il prezzo del sale di Ve , e già dopo 6 anni la rendita era salita alla cifra di prima in grazia dell'aumentato consumo. Nel Baden fu diminuito il prezzo nel 1855, ed in Wùrt-tenberg nel 1854 dai 4 ai 5 soldi per libbra, e già nel primo anno il consumo aumentò del 16, e in Wiirttemberg in pochi anni del 28-29 per cento. In Inghilterra, dato il sale libero nel 1823, il consumo se ne è aumentato del triplo in pochi anni. Così in • Francia, ove nel 1845 si pagava il sale da cucina a 6 centesimi la libbra, il consumo importava 15 libbre a testa per anno, ma questa quantità salì a libbre 16 fmo dal 18'i8, essendo stato ribassato il prezzo dai 30 ai 10 tranelli per Kilo. (Continua) L' Associazione Marittima Istriana apre col giorno d'oggi le ascrizioni per l'emissione di altre 2000 Azioni, gli assuntori delie quali avranno già diritto agli utili risultanti dal secondo Bilancio che si chiuderà col 31 dicembre 1871. Ai possessori delle già emesse 2000 Azioni verrà data la preferenza alla soscrizione per quelle di seconda emissione il cui pagamento sarà da effettuarsi in tre rate, di cui la prima con fior. 40 più fior, t per tasse e bolli al primo settembre p. v., la seconda con Cor. 30 al primo del successivo dicembre, e l'ultima pure di fior. 30 verso consegna della relativa cartella al primo marzo 1871. I fogli di soscrizione sono ostensibili : in Trieste nell' Ufficio dell'Associazione, Piazza dei Negozianti N. 2 terzo piano, e al Tergesteo scala prima piano nobile. Capodistria presso il Signor Piicolò de Madonizza. Pirano » li Signori Fratelli Bartolo. Parenzo » il Signor Marchese Gian Paolo de Polesini. Rovigno » il Signor G. A. Capitano Costantini. Atbona » il Signor T. Luciani. Poh » li Signori Nicolò Rizzi e Giovanni Fabbro. Alla Spettabile Redazione della „ Provincia " Capodistria Lamentandosi in una corrispondenza da /'ola. riportata nell' ultimo N. del Giornule „ La Provincia^ " che il progetto della ferrovia istriana sembri trascurato, e dovendo io perciò ritenere che la pubblicazione fatta dalla Giunta prov. a mezzo dell' Osservatore Triestino del dispaccio dell' Eccelsa presidenza luogotenenziale 11 Maggio a. <\ N. 836 risguardante ' la ferrovia stessa, non fu sufficiente a divulgare dovunque lo stadio in cui trovasi l'oggetto, mi pregio d'interessare codesta Spettabile Redazione a voler compiacersi di riportare per cortesìa nel prossimo numero del suo riputalo Giornale il dispaccio succitato, di cui unisco copia l'arenzo 8 Giugno 1870 D. V1DULICH Trieste 11 Maggio 1870. Illustrissimo Signore! Avendo Vossignoria Illustrissima, in unione al Signor Deputato alla Dieta dell'Impero Dr. Orazio Colouibuni, chiesto con supplica del 1-4 Marzo -1870 fregiata dalla sovrana segnatura, che ancora nel corso dell'attuale sessione del Consiglio dell'Impero venga presentato per la tratlazione costituzionale un progetto di legge per una ferrovia attraverso l'Istria; l i. r. Ministero pel commercio, in base alla sovrana autorizzazione 25 Aprile 1870, mi ha incaricato con dispaccio 4 Maggio coi r. N. 8350 — 1732 di partecipare a Vossignoria Illustrissima che il Governo dello Stato non disconosce minimamente l'importanza di comprendere l'Istria nella rete ferroviaria, e si darà tutta la premura di predisporre, affinchè appena che sarà riunito il Consiglio dell'Impero, venga preso di mira di assicurare la costruzione di un simile ferroviario. Nel disimpegnarmi di siffatto incarico, prevengo pure Vossignria lllustrissfhia essere già stata disposta la revisione tecnico-militare delle linee ferroviarie istriane in progetto, ed esserne stato diretto avviso alla Giunta provinciale di Parenzo. Accolga, Signor Capitano provinciale, l'assicurazione della mia distinta stima e considerazione. Pel Luogotenente F1PLER m. p. All'Illustrissimo Signore Francesco Vidulich, Capitano provinciale dell' Istria e Membro della Carnei a dei Deputati alla Dieta dell' Impero in ÌParenzo BIBLIOGRAFIA. i Scritti Politici di Giuseppe La Farina raccolti e publicati da Ausonio Franchi. Milano, Salvi e C. 1870. Due Yol. Uno delli spettacoli più notevoli e degni d'i-mitazione, che noi abbiamo veduto in questi ultimi decennj così copiosi di diserzioni e di voltafaccia, di tradimenti e di pusillanimità, si è la costante e calda amicizia, che legò con vincolo saldissimo due delli ingegni più originali e robusti dell' epoca nostra, Ausonio Franchi e Giuseppe La Farina, e che, nata nelle angustie dell'esilio, cementata da una crescente reciproca estimazione, si mantenne inconcussa; malgrado i dissensi profondi, che nel campo della politica militante separavano i due uomini, e malgrado che non mancassero i zelanti a stuzzicare tra essi, se pur fosse stato possibile, il fuoco della discordia. In questi tempi, nei quali pare sia diventato regola che chi pensa come noi sulle quistioni della politica quotidiana sia per lo meno un briccone, riesce per verità meravigliosa cotesta fratellanza di un monarchico con un republicano, e la mente dell'osservatore si riposa con compiacenza nella contemplazione di uno spettacolo, che ci rinverdisce nel cuore la fiducia che l'uomo sia in fondo migliore di quello, che le sue passioni lo fanno. A cotesta nobile amicizia, la quale si perpetuò anche dopo la morte del La Farina, noi dobbiamo la publicazione delli scritti di lui intrapresa da Ausonio Franchi. Cominciata, come i nostri lettori sanno, coli' Epistolario, che al raccoglitore valse un Srocesso non sappiamo se più assurdo o disonesta a parte del deputato Crispi, essa prosegue ora colli Scritti politici e si chiuderà forse con alcuni delli Scritti letterari. La operosità del La Farina fu piuttosto unica che rara : nell' emigrazione, tra le cospirazioni, tra le lotte politiche egli trovava tuttora tempo da scrivere opere di lunga lena, storie di pa-recchj volumi, che sono -ancora oggi in pregio presso li studiosi, e che a lui fornivano onesto modo di sostentare sè e la famiglia. E frammezzo a cotesto lavoro, che avrebbe spezzato qualunque altra più vigorosa energia, gli uscivano dalla penna cotesti scrittarelli minori, che la memore pietà dell1 amico lia voluto ora raccogliere, e che ci illustrano la mente del politico, come \ Epistolario ci aveva fatto manifesto l'animo dell' uorflo e del cittadino. Noi lo abbiamo detto, parlando dell' Epistolario e lo ripetiamo qui : il La Farina, è uno dei caratteri più belli, più intieri, più originali, più degni (t'essere proposti a imitazione, che la rivoluzione italiana, eosì feconda di simpatiche e generose apparizioni, presenti. Il La Farina, come magnificamente lo definisce Ausonio Franchi, » fu un singo-•5 lare e perfetto contemperamento di fortezza e di bontà; v onesto nel fondo dell'animo amò l'Italia d'un affetto ardente, operoso, instancabile; dotato di lucidissimo ingegno e di molta erudizione, dedicò l'una e l'altro alla causa nazionale, che era diventata lo scopo della sua vita ; desideroso prima che d'altro, di giovare alla patria, non fu di nessun partito e fu amico di tutti, fondò quel grande partito, che si rannodò intorno alla Società Nazionale da lui istituita con Manin e Pallavicini sotto li auspiqj di Cavour nel 1856; mente pratica per eccellenza, comprese che la politica è un mezzo, e non uno scopo, un'arte e non una scienza; e perciò se ne valse in mille guise, a seconda che i tempi richiedevano, per avvicinarsi al suo ideale, che egli aveva formulato nel celebre motto : Indipendenza, unificazione e Casa Savoja. Lavoratore d'una instancabile operosità, non ci fu modo di esplicazione della umana attività clic egli non ponesse a servizio della patria. Letterato, giornalista, soldato, diplomatico, uomo di stato, cospiratore, la patria fu sempre in cima de' suoi pensieri. Aveva cominciato di poco più che 20 anni a Messina nel 1838 e terminò collo spegnersi della vita a Torino nel 1863. Esempio u-nico di quella costanza eroica inspirata alla fede più sincera, che feconda i miracoli della potenza umana. Dal 1856, conosciuto da Cavour, fu suo collaboratore assiduo nell'opera che il gran Conte maturava a beneficio d'Italia ; ogni matina d'estate e d'inverno, narra egli stèsso, una porticina segreta accoglieva sulle 5 ore il rifugiato siciliano, e fino alle 10 e alle 11 egli e il maestro rimanevano rinchiusi studiando e cospirando. E quando la guerra scoppiò, il cospiratore sì fece ancora soldato ; e l'anno appresso fu in Sicilia, ove non gli mancarono amarezze e delusioni. Ma l'animo suo era troppo saldamente temprato per dar retta all'aura popolare. Conscio della propria rettitudine, profondamente convinto della bontà della causa, che. sosteneva, il La "Farina non badò mai nè a destra, nà a sinistra, ma procedette guardando diritto innanzi a se, e fu perciò chiamato retrivo d'alti impazienti, demagogo dai paurosi. Ma la posterità, che per lui è già incominciata, farà ben altro giudizio delle opere sue, e lo collocherà tra li uomini più schiettamente beneme- ■ riti per la bontà dell'animo, per l'altezza dell'ingegno, per la integrità del carattere. Questi è l'uomo, di cui Ausonio Franchi va raccogliendo li scritti, persuaso di erigergli meglio che con bronzo e marmi un monumento imperituro, che lo raccomanderà alla venerazione delli Italiani. Nei due volumi testé publicati tu vedi infatti riflettersi quella sua indole ferma e serena, quel suo giudizio lucido e sicuro, quel suo temperamento equanime, quella sua costanza incrollabile ne' principi congiunta con una meravigliosa duttilità nelle applicazioni. Li scritti, che qui troviamo, sono estratti da giornali, opuscoli, discorsi politici, e misurano il periodo di tempo, che corse dal 1847 al 1863, periodo più che ogni altro burrascoso e mutevole. Ma la incalzante sequela delli avvenimenti non scuoteva le convinzioni del La Farina; dai primi articoli dell' Alba, usciti dalla penna del giovane bollente, quando tutta Italia si destava coli'entusiasmo della fede alla rivoluzione, fino alli ultimi discorsi detti nel Parlamento italiano dall'uomo di stato incanutito svilii affari è sempre lo stesso principio, che predomina, sempre li stessi convincimenti, che si manifestano e si difendono. Quanti in quest'epoca di Girella emeriti e non emeriti potrebbero dire altrettanto di sè ? L'opera, che annunciamo, si raccommanda anche per un' altro verso. Composta di scritti dettati dì per dì, secondo che recavano li avvenimenti, essa ci fa passare dinnanzi quasi in una specie di panorama la storia italiana dell'ultimo ventennio, e ce la ricorda con quel linguaggio caldo e appassionato, che solo l'attualità dei fatti sa destare a chi ne ragiona, e che lo storico posteriore invano cercherebbe di assimilarsi. Noi assisteremo cosi alle prime riforme concesse in Toscana net 1847, alla insurrezione siciliana, all'allargarsi dei moti romani, alla difesa disperata delle Sicilie contro la preponderanza del Borbone; e poi dopo un'intervallo di tempo, che risponde al soggiorno fatto dal La Farina a Parigi, vediamo sorgere e formarsi la Società Nazionale, sentiamo i primi fremiti di guerra percorrere l'Italia, ci compiacciamo al trionfò dell' idea nazionale e applaudiamo alla fondazione del Regno dT Italia. Noi dunque non sapremmo abbastanza consigliare ai nostri giovani la lettura di questo libro. Noi pensiamo che il nostro paese abbia uopo di animi forti e caratteri risoluti ora più che mai; e perciò crediamo che nessun'esemplare si possa proporre alla gioventù istriana migliore che quello di Giuseppe La Farina. Meditando le opere di lui, essa apprenderà a non disperar mai delle sorti della patria, a sagriti care tutto al di lei benessere, a lavorare continuamente e con ogni modo nell'intento di accrescerne la prosperità — che nel caso nòstro si direbbe più esattamente: scemarne le sventure. v.