Annunciamo che 1'Avvocato Dr. Pietro Kandler non fa piu parte della Procura di Stato in affari di stampa, come secondo sostituto, essendone stato sollevato con Decreto dell'Eccelso Ministero di Giustizia dei 27 Gennaro 1849 N. 4887-69-1. M. Sulla citta nuova o Teresiana di Trieste. Accennammo nel precedente numero che Carlo VI per disporre la nuova citta di Trieste, avesse comperato dai privati i fondi delle saline per interrirli, e rivenderli ad uso di costruzioni urbane. Lo stesso Imperatore non bene certo della futura condizione della nuova citta mer-cantile, aveva con decreto imperiale del 6 giugno 1736 data approvazione ad un piano sottopostogli, e frattanto sottoposta la nuova citta aH' autorita del Capitano civile e militare togliendola aH' autorita naturale del Magistrato e delle Cariche municipali; cio provvisoriamente. Ouesta giurisdizione sembrava emanazione del diritto di doininio diretto sulla citta nuova, secondo i principi predominanti del diritto pubblico d'al!ora; poiche per la Cittanova si era aperto un libro fondiario, formato un distretto che dicevano Camerate. II libro fondiario ebbe a cessare colla formazione delle Tavole provinciali, ad ordine deli' Imperatrice Ma-ria Teresa, nelle quali si compresero senza distinzione alcuna, tutte le realita della citta di Trieste, fossero della nuova oppure della vecchia, fossero di alto dominio co-munale, privato oppure camerale. II censo fondiario che pagasi delle realita urbane passo per contratto civile dall'Erario camerale nell Erario municipale; la giurisdizione venne ricuperata dal comune in quell'anno mede-simo nel quale fu dichiarata Teresiana la Citta nuova, cioe a dire nel 1749. Di quest' anno si hanno notizie, che la nuova citta non era che un borgo, e che aveva anche il nome di borgo, il che va inteso delle poche čase che si trova-vano collocate tra la porta di Triborgo ed il canale, lungo 1' attuale Corso, e nel sito deli' Arsenale, ora Tea-tro e palazzo di Governo. Le giurisdizioni su questa nuova citta, trattenute al Municipio inlerinalmente da Carlo VI, stavano a cuore della citta antica, meno forse per 1' importanza che allora avevano, di quello che per non vedere entro il territorio di Trieste formarsi altro corpo politico. II comune aveva nel 1745 prestato ali'Erario della Imperatrice un' importo di f. 20,000, esso offeri di ri-nunciare a questo credito, qualora le giurisdizioni fossero state date a chi naturalmente le avrebbe avute. Un brandello di carta, pero autorevole, e che diamo qui sotto, registra la proposizione fatta in Consiglio dei Pre-gadi di Trieste nel di 8 maržo del 1749. La proposta venne adotlata ad unanimita, anzi pregato il Capitano che presiedeva al Consiglio di accompagnare favorevol-mente i roti e le proposte, e le giuste suppliche innanzi C Augustissima Sovrana Imperatrice Regina. La domanda venne esaudita, la giurisdizione camerale sul nuovo borgo cesso; il terreno per le nuove costruzioni fu dichiarato Citta ed insignita col nome di TERESIANA in onore di Maria Teresa. Nel di 8 Maržo 1749 Trieste nella Sala del Comune dei Pregadi congregato ecc. u Li Ecc. Illuslrissimi Signori Bar. Giudice Cesareo Regio, Giudici e Rettori, propongono a questi Nobili Consegli dhe vedendosi questa Citta sempre piu angu-stiata con li abusi, et inconvenienti, che s' incontrono negli abitanti, e possessionati nel Borgo novo ultima-mente eretto, e fabbricato sul fondo delle saline, ricu-sando li Ostieri di pagare il Dazio del Vino prescritto dalla legge statutaria, oitre altre introduzioni clandestine de vini forestieri in grave danno, e pregiudicio de' vini paesani per contrabbando, facendo ciascheduno la prov-j vista a proprio arbitrio, e talento senza la minima insi-•nuazione, e pagamento de' dritti anco aH' Erario Regio pure per le altre merci di qualita diversa, cadendo il tutto in disordine, e confusione. E non potendo il pubblico Magistrato presentemente valersi deli' authoritft con-feritagli dal patrio Statutu; per essere ad inlerim gli nuovi abitanti rimessi sotto la giurisdizione deli' illustris-simo Officio Capitaniale con che anco resta non meno privata la Citta della sua giurisdizione Civile, e Crimina-le, che di statuto se gli compete. Laonde per riacquistare 1' antico Gius, e si per esigere li pubblici dritti, de' vini, et altro che cola s' introduce, quanto per 1' amministra-zione di giustizia sopra delti abitanti, e possessionati; sarebbero di sentimento che in nome di questo Pubblico, si dovesse con ben fondato umilissimo Memoriale supplicare la Clemenza deli' Augustissima Sovrana, accio si degnasse Graziosamente lasciare esso Borgo et Abi-tanti nel medesimo sotto la Giurisdizione della citla e nel modo e forma che viene esercitata nella citla stessa, con offerire percid alla prelibata Maesla Sua li f. 20/m. d' impreslito, stategli avanti pochi anni anteci-pati. Persuadendosi Sue Signorie Illustrissime, che in simil guisa, non solo nulla si perderebbe, ma potrebbesi sperare ancora qualche augmento a pubblico beneficio; ogni qualvolta levati gli abusi sopraccennati, si venis-sero ad esigere li diritti, che venghono corrisposti dagli Abitanti nella Citta medesima; E pero si consulli. „ Antlchita. Al Dr. Costantino Cuma.no Vi rendo grazie distinte per la leggenda di quel Calpetano che copiaste in Ispagna, e che direi nostro, per 1' affezione o stima che gli professo la plebe urbana di Trieste, spinta fino aJ alzargli statua equestre metal-lica nel Campidoglio antico. Allorquando il nostro ino-numento usci alla luce, pochi materiali aveva su cui porre mano, che voi sapete quanta abbondanza vi sia di su-pelletlili letterarie. Mi faceste dono gratissimo nel pormi a parte di quel monumento spagnuolo che tanto giova a compiere il noslro, mancante in qualche verso; perche io m' attendo che un giorno o 1' altro si farcia un' indirizzo, per avere permesso ad un' auto da fe di ogni cosa che odori di lettere, figuratevi poi di cose antiche, ed in latino. Allorquando la supplii e ne trassi il senso, procurai di raffazzonare quanlo aveva a disposizione; ora vi mando il lapidario che ho di Trieste, nel quale vedrete le leggende, i pensieri, i pentimenti, gli errori, le cori ezioni che mi occorsero; traetene quell' uso che sapete e polete, meglio di quello che io valga. Vi rispondo piu abbasso sul contenuto della gentile voslra lettera; perche altro desiderio prevale di ricam-biarvi cioe con qualche notizia di cose antiche; non raccolle da me, ma tratte da libro che non vi e ignoto, e che nella parte delle antiche leggende desidereroi piu esalto; intendo occuparvi di uno spagnuolo, di quel Tra-jano del principio del secondo secolo, il quale non deve risuonare discaro a noi per le memorie che lascio in Aquileja, per la formazione della antica flotta Aquilejese o se meglio vi piace, Gradense, ed il quale altri-titoli ancora deve avere alla gratitudine degli antichi nostri, la quale sara svelata dalla scoperla di monumenti che si andra facendo, se a Dio piace. II professore abbate Muchar di Gratz, che si fe' tanto benemerito delle cose letterarie col suo Norico Romano, e meglio colla sua storia della Stiria che va uscendo, non ha tralascialo di unire ai documenti che pubblica, le antiche inscrizioni rinvenute in quella provincia; ma rincresce che nel pubblicarle non siasi fatto carico della verseggialura che pure e di tanto momenlo alla intelligenza, e le abbia accetlate in quella Iezione che fun no a lui trasmesse. Di che io non intendo fare a lui rimprovero, sapendo bene che in opera si laboriosa come e la sua, e non destinala essenzialmente alle an-tichita, esso non poteva assumersi anche il carico di ri-vedere e riscontrare le leggende; io esprimo un desiderio, tanto maggiore, quantocche le lapidi della Stiria ollrono bellissimi materiali alla conoscenza delle antiche condi-zioni; meglio di quel!o che lo si pensi a primo aspetto. Anzi, vi si trovano e memorie di avvenimenti, e note croniche che invano cercheremmo altrove; le inscrizioni ipatiche vi sono frequenti, e spesso avviene che i nomi dei consoli accennati, non si riscontrino nei fasti. Non ignoro che parecchie di quelle inscrizioni furono mandate al Conte Bartolomeo Borghesi a S. Marino e so che egli, sebbene principe di a»tiquari (quelIo stesso che insulta-rono recentemente, se crediamo alle notizie stampate); non pote trarsi d' iinpaccio come egli sa sempre, per le viziose Iezioni delle leggende che a lui furono mandate. Imperciocche le lettere in nesso sono di uso frequente, e cio che e peggio, i quadratari ignari della lingua latina vi commisero quei farfalloni, di cui non dobiamo mara-vigliarci noi che nel nostro Duomo, sulla memoria di un Vescovo celebrato, del quale nessuno ignorava il ti-tolo suo di Vescovo e Conte, Ieggiamo inciso VNIES in luogo di COMES. Nel terzo tomo, adunque. delle sue storie, il Muchar registra alcune leggende o novellamente venute alla luce, od altentamente riscontrate; fra queste la se-guente che io divido in versi a piacimento, e rettifico, come a me sembra dovrebbe essere scritta C • CORNELIVS • C • F P O M P • DE RT • VERVS (RT in nesso~) VET • LEG • ll • ADI • P • F DVCT • C • V • T • P • MISSION • AGR fi • MILIT * B • COS • ANNOR • L H • S • E TEST • FIER • IVS • HERES C • BILLIENT1VS • VITALIS • F • C (NTI in nesso) Fu questi il conduttore della colonia di Pettau, incaricato della distribuzione dei terreni ai nuovi coloni, siccome lo esprimo no le parole DVCTOR • MISSIONE ■ AGRARIA, incaricoto cioe di levare la proprieta dei migliori terreni, di scompartirli secondo cei te misurazioni, delle quali spero tra breve, potervi tenere parola; e di darli a chi non ne aveva, in premio di guerra. II luogo ove fu licuperata P inscrizione non lascia dubbio che la colonia fosse Pettau; tanto meno quanto che da altre leggende si mostra veramente colonia; il nome e accennato dalle sigle C • V • T • P. Le quali si ripetono in altre inscrizioni ancora; di una sola si registra nelle stampe C • V • F • P, in altra C-V-I-P, siccome in altre stampate per P addietro C V • ET ■ P, ma io penso che sui marini stia T oppure T • R in nesso preso poi un E T o per una F. Le piu lapidi ve-rificale segnano C • V • T • P. Le quali sigle da me si leggono Colonia Vlpia Trajana Poetovium. Ed io ben la čredo di Uipio Trajano, imperciocche Plinio non ne fa cenno parlando della Pannonia, siccome di Colonia; di Trajano e noto, che condusse nella Dacia parecchie coloriie che da lui si dissero Ulpiae Trajanae; ned e fuor di ragione che domata la Dacia dasse premio ai suoi soldati con terreni in regioni non lontane da quella, e formasse un baluardo deli'impero in sito im-portanlissimo per fisica posizione, e per le strade che naturalmente vi ricorrevano. Anche fra noi si credette una colonia Ulpia in Parenzo, e corrono le notizie per le slarnpe, ma fu un farfallone dello Stancovich, che non si curo di leggere il marmo sul quale sta a lettere oneiali 1VLIA, e sarebbe stata cosa in vero stranissiina; ma ai confini del Norico, la cosa non fa sorpresa. La distribuzione deli' impero romano in provincie, alterando 1' antica condizione, attribuita gencralmente ad Adriano puo supporsi ascritta in parte a Trajano, e que-sta lapida confermerebbe 1' opinione. Un contine fu pošto alla San sottraendo Lubiana alla Pannonia, e dura ancora la memoria di Trajano nel nome di quei monti che dicono Trajanaberg; di Pettau sta registrato negli iti-nerari transis l'ontem, intras Paimoniarn e sarebbe stato ottimo presidio della Pannonia e conlro. La flotta Gradense, queste memorie durate di confini, collimano colla condotta di coloni in Pettau per attribuire a Trajano, la novella distribuzione deli' impero nelle parti ol-tre Alpe. Ed eccovi amico carissimo, un DVCTOR * COLO-NIAE ■ VLPIAE • TRAIANAE • POETOVIONIS • MISSIO-NE • AGRARIA che non ritroverete si facilmente in altre lapidi; e se la conoscenza di cio vi facesse piacere, io mi rallegrerei nel cambiare le leggende di Spagna che mi favoriste, con altra di citta non senza celebrila nel tempo antico. Della quale Petovione seppi che beli' ar-ticolo fosse scritto in certo giornale, or sono sett' anni, in cui 1' antica sua condizione veniva spiegata, ma era in Ungherese, e restai quindi a bocca asciutta. Quelle poche cose che ho raccollo di lei, segnano a dovizia DECVRION1, DVVMVIR1, QVINQVENNALI, ED1LI, PRE-FETTI degli Artieri, DVVMVIRI, AVGVRI, collegio grande dei LARI e delle IMMAGINl degli Augusti, collegio della GIOVENTV, e quei molti offici i quali senza altro atte-sterebbero come P antico sistema di Reggimento Munici-pale vi fosse trasportato, con tutte quelle cariche che furono il prodotto di grande sapienza, e che senz' altro attesterebbero la presenza di una colonia in quella parte. E cariche provinciali abbondano, perche in Petovione resiedeva il Preside della Pannonia superiore, con tutta la sua corte civile, quindi TABVLARI, ESATTORI, PROCVRATORI, PRESIDI, e la caterva di liberti e di servi che espilavano le provincie. II Borghesi sulla fede di inscrizione mandata a lui in cattivo apugrafo, credette di vedere un' officina monetaria, ed un Nummulatore, ma voi che abbondate di nuinmi romani giudicate se ci sta la MONETA o zecca; che io ritengo il nummulatore non pili di Cassiere della Pannonia. E giacche feci menzione di flotta Aquilejese, non deporro la penna senza dirvi di una Classe Pannonia che sembra avere avuto il titolo di Flavia, di un Trierarea della quale rimane memoria in voto sciolto a Giove. Vi trascrivo P inscrizione come e rettificata, perche la uniate a quella di Marini I • O • M L • IVLIms MAXIMVs TRIERARCHA (TRIE in nesso) C • F • PAN NONICAE V • S • L • M Rimarrebbe che vi dicessi qualcosa di quel condut-tore della Colonia Petoviense che militd due volte, cioe fece due capitolazioni, e della legione II Adjutrice, ma non ho sott'occhio le memorie di questa legione, ne saprei dirvi se abbia preso parte nella guerra dacica. Bellissime notizie delle legioni si hanno in un' opera dello Stein, e meglio dal Borghesi nelle osservazioni su questa; ma non le ho a mano. E per ritornare al nostro Calpetano vi mando no-vellamente P apografo coi supplementi. C • CALPETANO RANT10 QVIRINAL/ V A L E RIO • P • F • P O M P • FESTO IIII • VIR • VI AR • CVRAND • T R • MIL LEG • VI • VICTR ■ OVAESTORI • SEF/ilO EQV\T • ROMANOR • TR • PLEB • PRAEF • LEG ■ XV APOLU ■ AVGVST • LEG • PRO PRAET • EX -S C- PRO V SICIIJAE • COS ■ DONATO • AB • IMPER4T0jRE ZMSTIS • P VRI S • IIII • VEXILLIS • IIII • CO ROM S IIII • VALLARI • MVRALI • CLASSICA * A VREA CFRATORI • ALVEI • TIBERIS • ET • R1PARVM PONTIF • LEG • AVG • PRO • PR • PR0VINCL4E jP.INNONIAE ET PROVINCZ4E HISPANIAE PATRONO PLEBS • VRB ANA Volenlieri soscriverei al vostro sospetto che il COS non esprima la carica di Console ordinario o suffetto, tacciuta nella lapide spagnuola; ma piuttosto P offici o di Rettore di Provincia che dissero Consolare; mi trattiene il farlo la anticipazione che dovrebbe darsi a cariche tali crea-te da Trajano od Adriano, il quale ricompose P impero; ma non e in questa ricomposizione che la Sicilia ebbe Consolari, sibbene negli ordinamenti di Diocleziano; la Sicilia continuo ad essere governata da Legati Propre-tori cui sottostavano due que.stori, che anche allora fu quell' isola scompartita in tre, come vediamo durare per la fisica sua configurazione. E nemmeno soscriverei al sospetto che dovesse dire Consulari Potestate, dacche non sarebbe stata espressa colle sigle COS; ne v'era d'altronde bisogno di siffatta autorita, dacche la Preto-ria era sufficiente. Manca e vero il suo nome nella serie ipatica, ed e bene a deplorarsi che il Borghesi abbia abbandonato il pensiero di pubblicare i lavori suoi di tanti anni e con si ricca dovizie di materiali; ma non e a sorprendersi che di lui come Console sufietto manchi notizia, dacche ve ne furono tanti, fu si scaduta quella carica, che quelli del principio deli' anno non servono piu che per segna-re le note croniche. Del resto sono pronto di sotto-mettermi a giudizio migliore. Le cariche nelle antiche inscrizioni si pongono sem-pre in quell' ordine, nel quale le ebbe la persona ono-rata, non gia secondo la importanza loro; dalla lapida tergestina si vede che Calpetano prima di essere Gover-natore della Spagna ebbe altri onori ed officl. Se que-sti vengono taciuti nella lapida spagnuola, vi prego di fare attenzione che in Ispagna quella lapida fu scritta ad onore di tre Augusti, non di Calpetano, il quale non vi compariva che nell'officio allora tenuto, taciuti li pre-cedenli suoi onori; in Trieste la lapida fu tutta ad onore di Calpetano, e nessun titolo doveva mancare. La lapida spagnuola, altre cose contiene, che voi pratico della lingua celtica potete trarre facilmente, a de-coro ed illustrazione delle cose nostre antiche; dacche il sospetto che ebbi, or sono parecchi anni, che i Celti tenessero le nostre montagne, oggidi si e convertito per me in certezza, tanti argomenti ne ebbi. Una nazione estesissima dai monti della Giapidia al mare Allanlico, occupo Dalinazia, gran parte d' Italia, Galia, Iberia, Britannia, sulla quale facilmente s' innesto la lingua ed il nome latino diffusi dai romani, pero le traccie deli' antica condizione non isparirono, ancor e possibile risalire a tempi piu remoti delle conquiste romane, e riconoscere le antiche condizioni e 1' antica civilta, non forse deielta come il si pensa. Voi, che lo potete, fatelo, che non isprecherele il tempo, e ne avrete corona immortale. Oh come leggendo i nomi di quei popoli, desunti da fisiche condizioni come dovrebbe essere in tempi di inferiore civilta, mi prese dolore di non potervi leggere addentro. Quell' AO - BRIGENSES che mi dite dedursi dal Ponte sull' Aci/ua, mi richiama il TIM-AO nostro, quelli EOVAESI mi ricordano l'EQWM di Dalmazia, gli altri EQVVM d'Italia, dei quali null'altro so ali'infuori che indicavano luoghi in pianura, di che io dubito fortemente. Quel OVAROVERNI mi ricorda i nomi frequentissimi nelle Alpi dal Montebalbo al monte Re o Nanos, di Quer, di Quar, di Corno dato a torrenti, di Ouargnenti, di Oueri dato a localita, ed e in queste Alpi che vanno cercati quei QVARQVENI che Plinio colloca fra i mon-tanari a noi vicini, e che sembrano si affini di nome a quelli di Spagna; si dicessero quelli di Plinio QVAR-0VERNI, o OVARGNENI, come potrebbe supporsi per errore di Ammanuensi. Voi che sapete, mettete mano in siffatta messe, in-tatta ancora, fatelo per carita di patria. — Addio. P. Kandler. Sulla Costituzione del Litorale nel 1814. (Continuazione — Vedi numeri 6 e 7.) Ma questo Consiglio non ebbe mai vita, come le 23 frazioni comunali non fecero mai conto di previsione, ne resero mai conto di cio che fecero, prova che la legge o non era destinata ad entrare in vita pratica, o ne fu riconosciuta la impraticabilita. Difatti gli interessi virtuali, gli interessi della civilta urbana e del progresso in una cilta di tanto conto, sarebbero stati rappresentati da 48 contadini di confronto a 2 cittadini, e supponendo che i capi delle contrade e delle ville avrebbero avuto accesso al Consiglio, 31 voti sarebbero stati in mano deli' amministrazione ed aggiuntivi gli assessori (allora erano tre) 34 sopra 76. Ma non fu nulla di tutto que-sto; Trieste fu comune di nome, 1'amministrazione virtuale fu tutta in mano del Governo provinciale, potendo il Magistrato da lui nominato disporre fino ali' importo di fiorini cinque (5), anzi fu tanto il suo agire, che il popolo postergava affatto 1'autorita municipale; e non fu infrequente la lagnanza che dando tutta la sua attenzione al comune di Trieste, lasciasse gli altri 400 comuni in troppo potere delle autorita locali, accontentan-dosi per questi delle relazioni scritte, quasi non dubitando che il potere dia la scienza, il giuramento d' offizio 1' infallibilita. II quale sistema se a molti piacque per facilita di piegare 1' animo allrui alle proprie velleita a causa di sconoscenza delle persone e cose, per la credenza di passarne inosservato, o pel disprezzo in che si aveva la pubblica opinione; spiacque a parecchi che amore di giustizia e della patria spingevano a desiderare migliore sistema. Lode sia pertanto a quelli che fattisi superiori alle ire dei polenti, alle risate della moltitudine, agli scherni ed alle calunnie, osarono chiedere altamente, non gia co-slituzione, non gia liberta di pensiero o di parola, non gia eguaglianza di diritti o delle nazionalita, osarono di chiedere che Trieste fosse comune deli' infima categoria, che avesse soltanto compartecipazione e conoscenza del-1' amministrazione del suo peculio privato, che sapesse come andavano i suoi danari, perche le sue čase ve-nissero alienate, che sapesse dei suoi affari qualcosa non tulto di quanto sapevano quelli che su lei speculavano. Non diremo oggi i nomi di quelli che si fecero a chiedere cio, li teniamo registrali per consegnarli a tempo tranquilli alla storia; bensi diremo che Ferdinando I il benigno, 1' autore delle liberta Austriache ridava a Trieste nel 1838 il reggimento a comune, e la toglieva dalla condizione umiliante nella quale fu per ventiquat-tro anni.