L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. Storia del governo del Comune di Trieste. Le domande sulla storia del governo municipale di Trieste che ci vengono fatte ci persuadono a dame ri-sposta colle pubbliche stampe, tanto piu volentieri quanto che ^ssai materiali giunsero fino ai tempi nostri per di-scernere Ia cosa. Diamo la storia, non diamo un'opi-nione, la quale se volessimo manifestare prenderemmo bensi da quella cio che puo essere di giovamento oggidi, ma piu che altro prenderemmo a norma quelle condizioni che potrebbero dare sempre migliore prosperita a questa no-stra amatissima patria. Oueste condizioni non sarebbero gran fatto diverse da quelle che furono senonche quan-to che 1' emporio antico non fu in Trieste, sibbene in Aqui-Ieja; e le stesse antiche condizioni 11011 ci sembrano su-perflue o da dimenticarsi per 1' emporio di oggidi, il quale se non da altri, da noi deve essere con og°ni po-tere mantenuto. Or dunque diremo che niun monumento giunse fino a noi, ne scritto, ne d' altro genere il quale accenni ad esistenza di comune in quest' ultimo recesso deli' A-driatico, prima della conquista fattane dai Romani nell'anno 178 avanti Gesu Gristo; ed anche dopo fino ali'anno 130, nel quale, secondo nostro parere, venne fatto colonia romana. Della qual epoca noi non parleremmo, se le basi fissate inallora non fossero durate fino ai gior-ni nostri e non durassero in qualche parte tuttogiorno siccome saremo a vedere. Per la colonia trasferitavi da Roma in quell' agro due corpi si formarono P uno dei novelli venuti che ebbero parte di citta e di terreni tolti agli antichi proprie-tari; 1'altro degli antichi abitatori, e si formarono due comuni in un solo territorio, e due agri, uno il comune dominante, 1' altro il comune soggetto, siccome vi ebbero due agri, 1' uno colonico, 1' altro distrettuale. DelPa-gro colonico conosciamo P estensione, cioe quanto ter-reno vi ha dal porto di Sestiana fino a Zaule, confinato per un lato dal mare, per 1'altro dalla strada la quale da Sestiana per Prosecco, Opchiena, Trebich, calava verso Borst, Bagnoli, S. Giuseppe, e che in gran parte sus-siste ancora come strada postale. Ouesto agro colonico misurava in superficie 25,000 iugeri quadrati romani. L'agro distrettuale antico ci e noto seppure non fosse quelIo che nel mezzo tempo si disse Episcopato, e che sulPaltipiano del Carso, e sulle pendici di questo s' e-stendeva da Opchiena per S. Pietro di Madrass fino a M tt-18. Cernicall ed a Lonche verso le sorgenti del Risano. Que-sta distinziono di«terreno si mantenne con altri nomi fino ai nostri giorni, cioe di Con/rade e di Ville, seb-bene in estensione . assai minore. Cio della terra. Quanto alle persone morali, la colonia aveva P esercizio dei po-teri pubblici, tanto nel proprio agro che nel distretto ; essa sola dava il corpo dei rapprcsentanti e della am-ministrazione; il distretto era ubbidiente; quindi ne venne quella distinzione di uomini in patrizi, in cittadini, ed in distrettuali, che duro fino ai nostri giorni, e che senza accorgersene si mostra assai di frequente nei pensamenti, come si mostra nelle condizioni positive. Della colonia o del comune dominante diremo, che a lei medesima era affidato il proprio reggimento ; pero entro limiti ristretti, perche Roma lasciava alle co-lonie il nome di Repubblica, non Ia cosa. Ouesto reggimento stava, nel maneggio della propria economia, nel proyvedere alle necessita urbane, nella giudtcatura civile fino a somina determinata e piccoia, nella giudicatura di reati minori, e degli schiavi, nel provvedere alla propria sicurezza materiale mediante militi urbani, formati dal corpo di artieri, comandati da uomini di classi che si ritenevano piu alte, nel nominare le magistrature pel comune soggetto. E questo sistema duro si a lungo che i padri nostri si sovvenivano, formata la milizia urbana da artieri, ripartita in compagnie secondo le arti, e si ode ancora il grido non da tutti compreso — fora i cale-gheri — al primo udirsi lo sparo di un cannone dal mare, perche era loro debito di rispondervi, siccome corpo di artiglieri. Le giudicature oltre somma determinata, le giudi-cature dei delitti, erano dapprima dei Pretori di Roma, poi dei Presidi delle provincie, qualunque nome avessero di Proconsoli, di Correttori, di Consolari, di Procuratori od altro; Ia liberta de Comuni era nome, non cosa. II Comune che dicevasi Repubblica era rappresen-tato da cento decurioni, numero solito nelle citta che non" fossero di primo rango, e che crediamo risultato non solo di esperimento, ma fatto cosi preciso per quel numero 5 che era quasi 1' unita delle calcolazioni dei Romani (i moderni vi sostituirono il 10). I decurioni erano non ereditari, ma condannati a servire nella curia, e pian-tata una volta la colonia essi sceglievano i duum-viri per tempo annuo di loro carica, i duumviri i decurioni, cosa che oggidi sarebbe viziatura, ma che la decorrenza di molti secoli non mostro tale nei costumi di allora. Oltre i decurioni, entrarono nella curia sei de-putati dal popolo detti Seviri, chiamati in tempi moderni Capo Rioni, Capo Sestieri, e che avrebbero fatto cio che j i Tribuni del popolo facevano a Roma. Alla testa deli'amministrazione stavano i duumviri, bensi esecutori della volonta del comune, ma nello stesso tempo presidenti del Senato decurionale, ed uniči pro-ponitori di parti o come oggidi si direbbe di bili. Avevano la loro cancelleria ecc. ecc., pero come stromento di esecuzione. V'avevano i Quinquennali od i Censori che ve-gliavano ai costumi (elemento essenziale di liberta) e stimavano le sostanze; vi avevano gli edili (detti 50 an-ni fa giustizieri) per gli edifizi, per la polizia urbana, per la grascia; avevano altri offici minori; vi era il Pre-fectus juridicundo che poi si disse Pretore (e dura tuttora). Nel distretto vi erano come nell' interno della citta le vicinie, congregazioni pei bisogni materiali locali; non gia pei bisogni morali. A' tempi di Augusto avvenne cangiamento essenziale; essendo stato accordato ali' Italia superiore il di-ritto di proprio reggimento per la legge Giulia Municipa-le, Augusto volle promosso in queste parti il sistema municipale, ed attribui alle citta i territori di comuni al-pine che non avevano proprio reggimento; dal che si ebbe 1'effetto che gli agri municipali si accrebbero per modo che ne venne grande vantaggio alle citta ed agli agri medesimi, e cio che la natura aveva disposto a fisico territorio, si compose a territorio di municipio; entro il quale vi ebbero suddivisioni come di terra cosi di reggimento. Imperciocche il solo comune dominante aveva il carico di provvedere al benessere morale di tutto P a-gro municipale, ed i tempi di allora comportavano ci6, perche il comune dominante formavasi di cittadini romani, che, da Roma avevano trasportata la sapienza civile e la mantenevano viva per le relazioni continue colla madre patria; le frazioni distrettuali non provvedevano che ai propri interessi materiali indispensabili per fare che non occorreva ampiezza di territorio ne mezzi assai forti; il popolo che abitava questo territorio era rozzo e non sentiva bisogni maggiori. Per le disposizioni di Augusto, la colonia od il comune dominante di Trieste accrebbe P agro municipale che si protese fino alle al-ture di Oberlaybach verso Lubiana, fino alle alture di Člana verso Fiume, formando cosi intorno Trieste un agro naturale che fu agro amministrativo, ed agro eco-nomico. Fra i distretti dati in governo al comune dominante di Trieste, Yi furono i Catali, abitanti la vallata intorno il Timavo superiore o la Recca; i quali Catali o per condizione di suolo, o per propria civilta, o per la propagata civilta romana, la quale si apriva la via dap-pertutto, non furono contenti della condizione di distrettuali, e chiesero di partecipare colle persone e col censo (lncome Tax) al comune dominante. L' imperatore An-tonino Pio intorno il 140 annuiva al desiderio dei Catali, ed al desiderio del comune dominante, ai decurioni del quale il servigio era ormai divenuto troppo gravoso, e fu stanziato che i Catali potessero venire ammessi alla carica di edili, che fatti edili prendessero parte al Con-siglio decurionale, e per tale fatta divenissero cittadini non solo della colonia, ma di Roma medesima. Se un indizio di tempi posteriori valesse, il numero di decurioni sarebbesi portato ai 180 in luogo dei 100; ma non ci fidiamo di dare questa indicazione pili che per pro-babile. Cosi durarono le cose fino ai tempi di Costantino, il quale, fattosi a seguire le idee di Diocleziano, depresse i comuni privandoli dei redditi e facendo si grave il carico di decurioni che con gravi pene e minaccie si te-nevano al loro pošto, come i soldati alla bandiera; d'al-tra parte il poco potere che avevano i comuni veniva sopraffatto dalla intemperanza ed abuso di autorita dei Presidi della provincia, e dei Procuratori. Non abbiamo ancora abbastanza documenti per mostrare in tutta P esten-sione come fosse precisamente la cosa fra noi; monu-menti di tempi posteriori autorizzano a ritenere che Trieste insieine a tutta la penisola istriana stesse sotto un Procuratore, titolo che davasi ai Rettori di provincie minori; il Procuratore stanziava in Pola. Non sembra che le cose si cangiassero essenzial-mente durante 1' impero Bizantino, quando a tutta la provincia venne preposto un Maestro di militi, ad ogni municipio un Tribuno di militi, con poteri di quest' ul-timo non abbaslanza chiariti. II Preside, i Maestri di militi come legati deli' imperatore avevano amplissimi poteri nel giudiziario, nel penale, nel finanziario. A fre-nare 1' abuso di questi poteri si pregiudizievole ai comuni, che decaddero siccome e attestato dai monumenti sopravanzati di quella eta, si inviavano annualmente dei messi a fine di giudicare delle querimonie della provincia, ma anche fra noi sara succeduto cio che succedeva nelle provincie deli' impero romano; il Preside provinciale era potente, e dello stesso colore di lui i messi che dovevano giudicarlo; il Preside provinciale era stra-niero, stranieri i messi tutti non conoscitori dolle con-dizioni della provincia, ne apprezzatori dei desider! del popolo; quelli stessi provinciali che assistevano il Preside negli offici, piegavano al potere. Ouesto sistema durava ancora al tempo in cui la provincia nostra passo in potere di Carlo Magno, ed abbiamo prezioso documento del come allora procedessero le cose; ma poco stante cangiarono. Noteremo qui che ai tempi romani si dicevano Magistratura P autorita e-sercitata dai comuni; Po testa il potere esercitato dai Presidi delle provincie; Imperio il potere militare che esercitavasi dai Conti o Duchi che sono di antichissima origine, talvolta abbinato P impero e la potesta nella stessa persona sia del Preside che poi si disse Marche-se, sia del Duca o Conte. Pensiamo che nel tempo corso fra il 789 e P 800 seguisse lo stacco totale degli agri giurisdizionali dal comune dominante di Trieste per porre quelli sotto la totale giurisdizione del Preside e Rettore provinciale. Gia ai tempi di Giustiniano nel sesto secolo i vescovi ebbero qualche tutela dei comuni, siccome ebbero giurisdizione sulle proprie terre e sulle persone che vi di-moravano; tutela e giurisdizione che da Cario Magno impoi furono ampliate. Nell' anno 948 il re d' Italia Lotario II sottraeva Trieste alla potesta del Marchese d1 Istria, e la dava in potesta, dei vescovi di Trieste; e prima e poi ebbero i vescovi per dono dei re Lotario I, Lodovico, Berengario, Ugo, agri giurisdizionali che innanzi erano dei comuni. Ouesto dono della potesta su Trieste fatto ai vescovi, non sciolse ogni vincolo colla provincia deli'Istria, colla quale anzi molte cose di pubblico reggimento furono comuni, bensi preparo facilmente la via a totale separazio-ne come mostreremo, siccome diede campo a pretese di altri su Trieste. Durante la potesta, o dominio dei vescovi le basi non si cangiarono gran fatto, perche cio che avevano disposto i Romani fu riguardato come elemento non can-giabile essenzialmente, sia che cio provenisse per propria ambizione, o per rispetto all'antica sapienza. Ancor nel 1400 vediamo Trieste adottare provvedimenti, dicendo di volerli perche cosi li avevano gli antichi. II comune ave-va ancora il reggimento di se medesimo, ma in cose assai ristrette, cioe giustizia civile per piccole somme, per minori reati,'aveva ancora la percezione di piccoli dazi, e 1'armamento urbano; spettava al vescovo la potesta com' era in mano dei Presidi provinciali, la giu-dicatura civile, P appellazione, la giudicatura penale, il presidio militare, i dazi di introduzione e di esportazione di merci per la via di mare, ed altre percezioni, la con-ferma delle persone che dovevano esercitare la magistratura suprema municipale, e la deputazione di qualche magistrato. Veniva retta la citta da un consiglio, la magistratura urbana suprema era di tre persone, e cio pensiamo essere avvenuto perche, parificati gli abitanti della citta dominante con quelli della citta soggetta ai duumviri, fu associato e parificato il praefectus juridicundo che la citta dominante destinava aila citta soggetta. Consoli si dissero i supremi magistrati urbani. Aila meta del secolo XII i comuni ebbero fra noi maggiori larghezze di reggimento proprio, per fatto o volonta non peranco noti. Di questi tempi troviamo carica suprema municipale sotto nome di J'otesfd, e compilazione di ordina-menti municipali; ma il dominio del vescovo durava tut-tora, e se ne conosce 1'estensione che ebbe aila fine del secolo XIII. Nel quale tempo il comune di Trieste (la colonia romana rimasta sola) compero la potesta per da-naro dato a Giovanni vescovo nel 1236, e poi a Volrico nel 1253, ed a Brissa di Toppo nel 1295 che consumo 1'alienazione di pressoche tutti i diritti. La potesta dei presidi provinciali romani, dei marchesi, dei vescovi, passo in mano del comune, il quale cosi alfrancato, ebbe o prese la giurisdizione sui distretto che forse era di diritto suo il piu antico; il distretto cioe che sta fra Opchiena e le sorgenti del Risano, fra le sommita dei monti della Vena e la vallata di Zaule, di Ospo e di Gabrovizza. Per indubbi monumenti e noto il modo del reggimento di allora, delPestensione diremo che abbracciava ogni atto di governo, ma che perd il marchese ed il conte d' Istria avevano qualche non diremo diritto ma legame. V' aveva un Consiglio decurionale di 180 persone, che duravano in officio un anno solo; a funzionari potevano chiamarsi persone che non erano di consiglio, ma per diritto di carica vi prendevano parte; prendevano pošto in consiglio i sei Caporioni; la potesta risiedeva in una persona eletta dal Consiglio che sempre doveva essere forestiero, e che tenne il nome di Podesta, e nei tre Consoli che presero il nome di Giudici e Rettori (titoli che davansi anche ai tempi romani a cariche pro- vinciali; pero la giurisdizione dei Giudici e Rettori si tenne ancora ristretta, perchč la maggiore e la penale erano affidate al Potesta che 1' esercitava mediante un suo Vicario civile, e mediante un suo Giudice dei male-fici; capo della forza armata nelle fazioni di guerra era il Potesta, pero fu talvolta e poi, separato P imperium dandolo ad un capitano; spesso le due cariche si ten-nero disgiunte di officio, ma affidate aila stessa persona. Tutti gli officiali erano eletti dal Consiglio e per breve tempo la suprema magistratura urbana sceglieva a sua volta i Consiglieri. I Podesta erano poi guardati con tale gelosia di liberta, con tante strettezze di forme, che ma-nifestava il limore di vedere in altra persona che non il comune, trasferiti la potesta e l' imperio. Nel secolo XIV fu adottata, seguendo il costume generale, la cosi dptta serratura del Consiglio, cioe a dire di non chiamarvi persone il di cui padre ed avo non fossero gia stati del Consiglio. Senonche 1' isolamento di Trieste lo espose ad altri pericoli, cominciati fino dal principio del secolo XIII, la conquista cioe,— i Veneziani che non potevano alzarsi da comune a potenza dominante senza possedere le spiag-gie orientali deli'Adriatico presero e ripresero Trieste, la tennero, la perdettero, e sempre con nostro pregiudi-zio materiale; Trieste fu esposta alle ostilita e gelosie dei nemici dei Veneti; i Genovesi s' impadronirono di Trieste; la prese il Patriarca che la voleva per se; gli agri giurisdizionali or perduti, or ricuperati; per danaro ampliati, per vicende di guerra ristretli; i legami di pro-vincialiti coll'Istria sciolti con nostro e con pregiudizio della penisola che fu preda di altri; il sentimento di propria provincialita del tutto estinto, ne ancora rivive; Trieste per salvare se medesima, per sottrarsi ali' annichilamento dovette determinarsi di porre le sorti sue sotto 1' egida di potente principe, salvando le proprie liberta munici-j pali. Gia nel 1374 la Contea d'Istria, e la regione che gia era giurisdizionale della colonia romana, il territorio dei Catali, erano passati, estinta che fu la linea dei Conti d'Istria, nella Časa d'Austria affine a questa; coll' ere-ditare la Contea d' Istria ebbero anche ad ereditare certi diritti che accennammo piu sopra, ma che non sap-piamo dire quali fossero, per mancanza di sincere notizie. Ancor nel 1367 Trieste si era data aila Časa d'Au-stria, prima ancora che questa venisse in potere della Contea d' Istria, a nostro credere perche sentivano che, caduto 1' emporio di Aquileja ne potendo rifarsi, toccava a Trieste di essere 1' emporio dei paesi danubiani; tale almeno fu il pensamento dei nostri nei secoli precedenti aila creazione deli' emporio triestino per opera di Car-lo VI e meglio di Maria Teresa. Ma la volonta mani-festata fu fatale a Trieste che i Veneziani maltrattarono piu che mai. Riavuto il proprio dominio per la pace di Torino, e riconosciuta indipendente e dal Patriarca di Aqui-leja e da Venezia, pote meglio darsi alPAustria nel 1382, i Duchi della quale erano gia Conti d' Istria e Signori del Carso, e permettevano la speranza che quest' ultimo seno deli'Adriatico si avviasse ai commerci utili, chena-tura addita in queste regioni, e che la sapienza deve dirigere e mantenere. Nella quale dedizione la speranza di prosperita mercantile non era piu che speranza; non si pensava allora che anche il comraercio e le industrie potessero venire governate, e si riteneva piuttosto che fossero 1' effetto di naturali combinazioni. Ne fu ostacolo il timore di cangiare la nazionalita di lingua, come il Cantone Ticino pote serbarsi italiano, e francese quello di Ginevra, sebbene spettanti alla Confederazione Sviz-zera alla quale non vorrebbero certamente rinunciare, come la Savoia pote rimanere francese, sebbene sog-getta a principe italiano, cosi i nostri maggiori nel provvedere alla propria prosperita non temettero il sa-grificio della lingua, ne 1' ebbero a provare. Esiste 1' atto di dedizione ed i patti conchiusi fra il comune, e la časa allora ducale; atto che non sappiamo se sia stato compreso, perche la storia nostra non e gene-ralmente nota, e non bene chiare le condizioni di quei tempi i quali non solo sono remoti, ma si basano su condizioni ancor piu lontane e difficili a conoscersi, sulle condizioni cioe deli' epoca romana. Ripetiamo di quest' atto qualche passo : "Noi Leo-poldo per la Dio grazia Duca d'Austria ecc. ecc. Con-siderando le gravezze e le oppressioni palite da quella citta per la moltiplice mutazione di dominio; conside-rando che i patti e le convenzioni con cui si diede al Patriarca di Aquileja Marquardo sono stati infranti e vio-lati; considerando che per aver terre, distretti e domini in confme del territorio di Trieste, la possiamo difendere contro esterni nemiri, assai piu validamente che qualun-que altro Principe e Signore; e ricordando come alcuni dei nostri progenitori ebbero nella citta di Trieste dei buoni diritti, che in noi non immeritamente si rinnovano per successione ereditaria dichiarandoci il comune di Trieste per se e suo distretto in naturale e vero Signore, ed in principale e potente loro difensore coll' aiuto di Dio... Noi riconoscendo la placida loro obbedienza per grazioso benefizio, accettiamo i seguenti modi, arti-coli, ed osservanze ecc. ecc. „. Fra i quali patti vi ha di memorabile quello — di non vendere, obbligare, dare in enfiteusi o feudo o tras-mettere in altro modo la citta di Trieste, i suoi diritti e pertinenze a nessuna persona fisica o morale, rna di te-nerla in perpetuo unita al principato e titolo del Ducato deli'Austria — col quale patto i Triestini di allora ma-nifestavano la necessita loro di essere porto marittimo deli'Austria inferiore. Mirabile saggezza dei nostri maggiori i quali appunto nel secolo in cui furono piu che mai desiosi di indipendenza e da Venezia e da Aquileja nel secolo in cui la sostennero col sangue e colla perseveranza degna di storia, seppero antivedere cio che poi avvenne di Trieste; seppero dare possibilta ali' esistenza di un emporio che noi vediamo giovane ancora, ma che se dovesse essere ordinato con sapienza potrebbe surrogare gli altri che precedettero nell' estre-mo seno deli' Adriatico. I nostri maggiori previdero che in questo porto Italia e Germania potevano darsi la mano. Effetto di questa dedizione si fu che la potesta e 1' imperio vennero trasferiti nei Duchi d' Austria, i quali mandavano al reggimento di Trieste persona di loro scelta che in sulle prime ebbe titolo di Podesta e Capi-tano, poi di Capitano soltanto, e la quale doveva pre- stare giurainento al comune del quale esiste la formola precisa; bel monumento della lingua italiana, allora qui parlata, ed usata negli atti pubblici, dacche non per tutti gli atti si faceva uso del latino. II Capitano fu mutabile a beneplacito del Principe, esso nominava due Vicari,. 1' uno per le cause civili, 1' altro pei malefici; le liti, i reati minori che costituivano la magistratura furono la-sciati in giurisdizione del comune. II Consiglio fatto pa-trizio da nobile che era prima, oscillo pel numero dei chiamati a prendervi parte, ora fu il numero esteso, ora ristretto; pero vi erano sempre due collegi, il maggiore che arrivo anche ai 500, e che si occupava essenzial-mente della nomina alle cariche municipali, e di affari di ; maggiore momento; il minore di 40, detto dei Pregati, che si occupava della amininistrazione virtuale ordinaria; il potere esecutivo veniva dal Consiglio poggiato alla magistratura, alle cariche, ed a corninissioni. II Capitano assisteva al Consiglio od altri da lui mandato, ne po-teva tenersi Consiglio se non in presenza di questi. Di principesco veramente non era che la dogana ed il mi- , litare, ne' quali oggetti il comune non prendeva inge-i renza. La distinzione fra comune dominante e distretti * duro per tutto questo periodo; il maggior numero dei distretti si stacco volontariamente nel secolo XV da Trieste, e per ordine del principe vennero attribuite al Car-nio; pel quale distacco il territorio triestino rimane pic-colissimo. I primi cangiamenti nel sistema amministrativo vennero dali'emporio mercantile, il primo dicastero regio si fu il tribunale mercantile; la novella citta voleva fare cofnune separato, e stare sotto la giurisdizione del capitano, o del tribunale mercantile anzi che della magistratura, cosa che poi non avvenne. Fu instituita inten-denza siccome dicastero regio, uno dei tre giudici fu scelto dal governo, fu a vita, ebbe paga; ebbe titolo di giudice regio, e facilmente preminenza sugli altri dei quali divenue preside, anche di titolo, e fu il rappresen-tante del principe insieme e dei cittadini. II sistema di generalizzare proclainato da Giusep-pe II fu fatale alle instituzioni comunali; al comune di Trieste venne data triplice tutela, F una della magistratura che divenuta a vita ed a paga, si dispose a non tenersi piu per cittadina; 1' altra del capitanato circolare in- V sieme direzione di polizia, sebbene questo capitanato non avesse sotto di se che un solo comune; del governo provinciale. Le instituzioni municipali furono poste in ridicolo, ed il popolo accetto il pensiero di molti; di-vennero ben presto ridicole, ed il Consiglio fu corpo deriso; la Burocrazia prese piede sempre maggiore. Durante il governo del Conte Lovacz (dal 1803 al 1808) la giudicatura fu tolta al comune e vennero creati tribunali imperiali; si volle rialzare il Consiglio, aggre-gandovi molte persone che non erano deli' antico patri-ziato; ma non si ebbe che maggior numero di abiti rossi e di cappelli piumati a bianco, lista lunga di Consiglieri; altro principio prevaleva nelle abitudini e nelle menti; le stesse magistrature municipali facevano gara per avere, non fosse altro, il titolo di I. R. Sopravvenne col primo gennaio 1812 la Municipa-lita, secondo le leggi di Francia, della quale non par- lerenio perche instituzione nota a tutti. II corpo sociale si era ricomposto con elementi affatto diversi dali' anti-co; non piu differenza fra citta e distretto, fra contrade e ville, fra cittadino e distrettuale; fu un comune solo in tutto l'agro, tutti di eguale condizione cittadina. Restituito sul finire del 1813 l'antico dominio, non furono rimesse le instituzioni municipali. La magistratura civica prese il nome di I. R., alla testa della magistratura fu posta persona con rango, titolo e debito di Consigliere di Governo, gli assessori a vita ed a paga scelti dal Governo provinciale fra impiegati regi, abituati alla ruota degli impieghi, I pensamenti oscillarono, si volle applicare a (juesta citta il sistema adottato pel re-gno Lombardo - Veneto; non gradi cio a quelli che ne furono consultati i quali insistevano per lo ristabilimento del patriziato nella speranza che ricuperasse 1' antica vita ed attivita. Non si ebbe ne l'uno, ne 1'altro, ed il comune senza rappresentanza alcuna rimase parecchi anni aflidato al collegio della magistratura urbana che sempre piu adottate le forme di officio regio, termino coll' essere mero organo esecutorio del dicastero provinciale, e costituitosi quasi officio circolare, anzi che agire per proprie attivita si valse deli' opera di offici ausiliari, di-venuti consiglieri ed amministratori delle cose del comune. La magistratura ebbe il politico, 1' economico, e la giudicatura dei reati minori; 1' unico funzionario che avesse allora rappresentanza ed interesse municipale si era il Procuratore civico, meno per 1' officio suo, che per lž mancanza totale di altri rappresentanti del popolo. II quale officio corrispondente ali' antichissimo di Procuratore soltanto per nome, fu essenziale perche virtualmente destinato a fare le veci di Tribuno del popolo (come in altri tempi si sarebbe detto) non gia collo schiamazzo, ma colla conoscenza dei diritti in buona parte storici e tradizionali del Comune, e col linguaggio che anche in tempi di troppe restrizioni non fu del tutto tolto ai Giu-reconsulti. Le incombenze del Procuratore Civico si li-mitarono dopo 1' attivazione del Consiglio al diritto ci-vile privato, il diritto pubblico ed amministralivo fu at-tributo del Consiglio medesimo, al quale venivano am-messi i legali. La necessita di un corpo municipale fu sentita assai da vicino, e ne venne creato uno provvisorio di 14 persone, prese da tre classi, dai possidenti, dai commer-ciantie dagli avvocati, nominati dal governo provinciale; ma non formavano corpo che avesse voto risultante dalle voci dei singoli; il voto individuale non era che sug-gerimento; !a magistratura, 1' autorita superiore, facevano a piacimento loro, per le quali cose la rappresentanza fu nulla. E fu tale 1' incertezza delle cose comunali che venne mosso dubbio se il territorio di Trieste fosse un comune, o ne fossero ventiquattro, quesito risolto con sovrane decisioni; che venne mosso dubbio se la Magistratura fosse autorita di commissariato, o di circolo; tenuta di circolo da quelli che la esercitavano, non cosi da altri, venula poi nella mente del popolo si bassa, che 1'autorita municipale era tenuta a vile. Le istanze per averne rappresentanza, ebbero il loro effetto nel 1838. Una legge Sovrana componeva il Municipio formandolo di quaranta individui dei quali 30 tratti dali'ordine dei possidenti e negozianti con reddito o capitale determinato, 10 tratti dali' ordine degli insi-gniti di gradi academici, fossero legali, medici, inge-gneri e persone distinte per intelligenza ed amore delle cose di questa patria, quand' anche non avessero il senso prescritto. II Consiglio formava corpo da se, distinto dal Magistrato, con propria presidenza di titolo, e con de-liberazioni prese a maggioranza di voti, e radunavasi in collegio pieno per affari determinati e di maggiore mo-mento, in collegio di dieci per cose di ordinaria ammi-nistrazione. Non solo 1'amministrazione virtuale del comune era poggiata a questo corpo che poteva radunarsi senza intervento o presenza di persona politica, ma poteva provvedere in ogni oggetto che riguardasse il ben-essere del comune, ma anche direttamente rivolgersi aH' imperatore, ed aveva debito poi di dare parere su d'ogni oggetto a lui trasmesso dali' autorita, siccome anche avvenne. II Consiglio venne proposto la prima volta dalla cessata rappresentanza e dal Procuratore civico insieme al Magistrato; scelto dal Governo provinciale; in seguito il collegio medesimo eleggeva i propri membri che du-ravano in carica cinque anni. Gli esteri vi vennero esclusi, siccome anche quelli che non avevano stabile domicilio in Trieste; in tutti fu richiesta la attitudine ali' officio, la probita della vita, 1' integrita della fama. Le instituzioni comunali posteriori alla formazione del Consiglio vennero inodellate sulla pianta di questo, e collegate talmente che fatta societa del Comune colla Borsa, pote felicemente combinarsi che il Consiglio del Monte Civ. Coni. si componesse dei 40 Municipali e dei 40 della Borsa, mantenuto cosi 1' equilibrio fra i due soci. II Monte di pieta ed altre instituzioni si poggiarono alla base del Consiglio; alcuni rami di amministrazione per modo tale che ad esempio, certi quesiti sui dazi dove-vano decidersi dal solo Consiglio senza intervento di Magistratura. Senonche il passaggio dal vecchio sistema di niuna rappresentanza, a quello di qualche rappresentanza fu soggetto a dubbiezze di pensamenti; v' aveva chi pen-sava essere la Magistratura autorita politica, superiore al Consiglio^ altri pensava esservi nelle cose di comune eguagliata; altri essere la Magistratura semplice amministrazione, la quale se presente al Consiglio (il che non era necessario che avvenisse), votante per solo diritto di carica. Altri pensava che la Magistratura come Autorita politica fosse tutto, la rappresentanza del comune, semplice proponitrice di cose che se gradite po-tevansi approvare, e potevansi decretare altre che il Consiglio non aveva ne proposte, ne aggradite. Dei quali pensamenti ora 1' uno, ora 1' altro prevalsero secondo il variare dei tempi; la tutela sempre stretta, per modo che 1' instituzione del Consiglio non valse a cangiare che ben poco del precedente sistema, se non fosse il rnag-gior tempo adoperato nel discutere gli alfari. E sebbene sembrasse che per lo statuto organico il comune avesse il reggimento di se medesimo, pure non ebbe la no-mina dei propri funzionari fossero anche subalterni della magistratura, come era fino al 1809; bensi quelli delle novelle instituzioni. Ouesta Municipalita venne sciolta coll' editto del giorno 21 maržo 1848 e sostituitavi Commissione prov- visoria; la quale, presieduta dal Preside Cons. gov., dal Magistrato civico, fara appendice alla magistratura senza che i cittadini facciano collegio da se. La Commissione, o diremo piuttosto la Municipalita provvisoria non e sud-divisa in collegio maggiore e iniriore, ma forma un uni-ca radunanza di 19 persone; 18 delle quali si traggono oggidi da cinque categorie, 6 dai mercatanti, 6 dai pos-sidenti, 2 dai dottori di legge e di filosofia, 2 dai dot-tori di medicina o chirurgia, 2 da intelligenti e zelanti cittadini. La Commissione supplira nel disbrigo di af-fari cominciati o pendenti al difetto di Municipalita ces-sata per le vicende del giorno, e proporra la nuova legge sociale pel comune di Trieste, duratura fino a che emani la legge generale sui comuni di tutto lo Stato, che speriamo e desideriamo sia attivata fra breve. La quale legge segnera il limite fra cio che e di comune e cio che e di provincia e cio che e di stato, segnera il con-fine fra cio che e di politico e cio che e di municipale secondo le idee del giorno. Sembra a taluno che me-glio converrebbe a Trieste il conservare nel Municipio anche 1' amministrazione politica, anche la punitiva, anche 1' armamento, e vi ha anche chi spinge il pensiero fino a ricuperare cio che di giudicatura e di amministrazione venne tolto al comune, per farlo cosa di generale governo; ma vi ha di rincontro chi pensa doversi abbando-nare le antiche idee di perfetta Municipalita con pie— nezza di poteri pubblici quasi fosse provincia o stato da se, e pel timore che i propri funzionari, destinati al disbrigo degli affari politici o giudiziari, non preponderino, vorrebbe che lo stato si prenda 1' amministrazione politica e penale con quello che e di concomitanza, e lasci al comune il governo della propria economia, diremmo quasi domestica con rango di Municipalita; quand'anche per li cessanti poteri dovessero mancare i proventi che li dotano; perche alcuni pensano che lo scemamento dei poteri il di cui esercizio e regolato da leggi positive immutabili, sarebbe compensato di gran lunga dalla eman-cipazione di tutela nelle cose economiche e nelle cose di benessere materiale e morale, cose nelle quali decide soltanto la prudenza civile. Nel primo volume deli' Istria abbiamo mostrato di-scorrendo delle condizioni politiche di Trieste, come que-sta formasse provincia da se, la quale non venne punto a cessare per le condizioni amministrative attivate nel 1814; anche tutto giorno 1' Imperatore d'Austria porta fra i suoi titoli quel medesimo di Signore che per 1'atto di dedizione del 1382 gli spettava; per lungo ordine di secoli questo titolo rimase quale fu in origine, per lungo ordine di secoli e 1' omaggio e le promesse di fedelta vennero date in Trieste come a Signore se 1'Imperatore fu presente; e moltissimi viventi si sovvengono come il giuramento di fedelta venisse dato nel 1814, non gia per deputati mandati in lontana citta, non gia in mano di delegato a riceverlo, ma qui in Trieste sulla piazza dinanzi al trono cui sovrastava ritratto deli'Imperatore; anche oggi giorno Trieste appartiene alla Confederazione Germanica non gia come appendice di altra provincia, ma come citta che ha 1'autopolitia; e Trieste come membro distinto della Confederazione Germanica, al paro degli altri membri ha titolo a propria legge sociale colle forme rappresentative, illesa la fedelta che e sentita e do- vuta alla Časa d'Austria; illese le relazioni coll'impero austriaco, forma che puo benissimo conciliarsi colla costituzione generale deli' impero, la quale non sembra de-stinata a formare deli' impero un solo ed unico paese, un' identica amministrazione. La Commissione municipale che fu scelta avr& il nobile carico di provvedere non solo alle liberta municipali, ma altresi alla condizione pubblica della citta di Trieste per rispetto ali'Impero Austriaco e per rispetto alla Confederazione Germanica, ed ai desideri nan bene certi dei tempi odierni, sapra unire | la manutenzione dei pubblici diritti del comune traendone argomento dal diritto storico, e dalle condizioni diplo-matiche; sapra mantenere le condizioni deli' emporio, ed anzi volgerle alla migliore prosperita possibile. L'incon-cussa fedelta di sei secoli, mostrata nei tempi propizi come negli avversi, ha diritto di reclamare quel-le condizioni, che non furono tolte da legge, ma anneb-biate da recente sistema amministrativo, che ora va a cangiarsi. La cosa non e soltanto di grave momento, ma di urgenza; come la Guardia Nazionale e chiamata a mantenere 1' ordine, e Io fece si repentinamente, si lo-devolmente, la Commissione e chiamata a mantenere la condizione di Trieste come e di diritto per se, di convenienza per se e per 1' impero. Trieste e capo di provincia, i destini di questa dipendono da quella. Trie-' ste ha debito di provvedere anche per la provincia che sembra volersi unire ai suoi destini; pur troppo le vedute di altri tempi fecero che la provincia non avesse quel benefizio che pei tempi passati sarebbe stato im-portante; Trieste ha un territorio mercantile che si e-stende ben piu in la del Capo di Promontore; la conser-vazione, 1' aumento, la prosperita di questo territorio, sono conservazione, aumento e prosperita per Trieste, i destini della quale sono nelle mani della Commissione; il di cui operare sara giudicato dalla storia, e gli effetti sentiti da noi e dai figli nostri se saggie le mi-sure e dettate da amore e conoscenza di questa patria. La sapienza dei principi diede vita a Trieste; e la sapienza dei Cittadini chiamati a consultazioni la fecefo crescere e prosperare; oggidi cid che era sapienza di principe, e divenuto sapienza del Popolo p di chi agisce per lui. Cronaca municipale. 25 Maržo. Le elezioni per la Commissione Municipale vengono aggiornate fino a Giovedi 30 a motivo che si vuole conoscere la lista degli elettori e degli eleggibili. Si preparano le elezioni per la Commissione della Guardia Nazionale. Si tengono radunanze speciali di elettori per discorrere sulle scelte da farsi, qualcune con parole caldissime. 26 detto. Elezione della Commissione per la Guardia Nazionale, tenuta nel Teatro Mauroner con tutta re-golarita e tranquillita. II numero delle cedole di poco inferiore al numero degli elettori mostra quanto peso siasi dato a questa instituzione. Lo stesso giorno si co-mincia lo spoglio dei voti, i quali, numerosi assai, esigo-no operazione di piu giorni. La Commissione provvisoria continua nelle sue funzioni. 27 detto. Le trepidazioni crescono per la man-canza di notizie da Milano, e per le incerte dal Veneto. Le notizie dali' Istria e dal Friuli sono vaghe. 28 detto. Continuano gli spogli dei voti per la Commissione della Guardia Nazionale. II modo di elezione della Commissione Municipale viene cangiato, uno solo e il corpo clettorale formato di possidenti, di nego-zianti, di dottori in legge, medicina, chirurgia, matema-tica, fdosofia. Gli eletti dovranno appartenere alle cate-gorie gia indicate. Si tengono radunanze per concertare le elezioni; si propone da parecchi di voler esclusi tutti quelli della preesistenle Municipalita. Alcuni pensano che la Commissione novella dovra occuparsi soltanto della nuova legge elettorale, altri pensano che dovra riformare lo Statuto Sovrano che institui il Consiglio. Lo spoglio delle elezioni per la Commissione della Guardia Nazionale e consumato; vengono proclamati i Signori de Manziarly Milziade con voti . . 1398 Scandella Pietro........1374 Rittmayer Carlo........1199 Rutherford Tomaso E.......1144 Gazzoletti D r Antonio......1022 de Valentinis Co. Edoardo .... 811 Morpurgo Salomone • , • ... 805 Bassi Carlo.........720 Mauroner D.r Alessandro.....664 Porenta Francesco.......664 Favarger F. H.........610 Cozzi Ferdinando .......583 Martin Antonio........576 de Ritter Giorgio.......558 Mecksa Giorgio........551 Mauroner Carlo........529 de Manussi Giorgio.......524 Cumano D.r Costantino.....518 Bois de Chesne C. P..............516 Buschek Giovanni.......511 Gopcevich D.r G........502 Grassi C. Giulio........497 Tossich Antonio........492 Rocca D.r Mario ................463 D' Angeli Edoardo ....... 458 Le elezioni vengono accolte nella Sala con mani-festazione di malumore da parecchi per qualche eletto; nel pubblico con piacere da molti che veggono unirsi nella Commissione i vari elementi dei quali si compone la Guardia. 29 detto. Le nomine della Guardia Nazionale urbana si diffondono. Piace a parecchi di vedere come in questa Commissione che forma il centro della Nazionale tutta, vi prendano parte il Maggiore Comandante, ed il Ca-pitano anziano della Civica, che oggidi dee piuttosto dirsi territoriale. Nella stessa notte dal 28 al 29 due capitani della territoriale si yedevano servire nella urbana col fucile, da semplici militi nelle ronde e nei posti fissi, segno della fraternita e concordia che fu ed 6 e durera fra i civici e i nazionali. II Sig. Pietro Scandella triestino, e scelto a Presi-dente della Commissione, 1' avvocato D.r Ant. Gazzoletti a secretario. Udiamo con dispiacere che il Sig. Borghetti per forma non chiara di votazione non vi prenda parte. Esso ha prestato nei giorni assai difficili della prima institu-zione, e nei tempi di pericolo, validissimi servigi di consiglio e di opera. Ricorderemo di lui, come veduto a caso subbuglio di persone ed udite grida di pericolante s' aprisse la via alla voce rispettata di — largo alla Guardia — e giunto allo sgraziato che era in procinto di pe-rire vittima di sconsiderato furore di plebe, lo alzasse, lo coprisse col proprio cappello segnato colla nappa della Nazionale, dicendo — quest' uomo e in custodia della guardia; guai a chi lo tocca.—E la plebe tratta adammirazio-ne deli' atto, ed a rispetto dell'onorata insegna della Nazionale, apriva il varco, e. deposta ogni ira contro il mal-trattato, prorompeva nel grido: — Viva la Nazionale. Viene pubblicato il seguente dispaccio ministeriale in riscontro alle dichiarazioni fatte dalla Magistratura e dal Consiglio Municipale nel di 18 Maržo in occasione della promulgazione della Costituzione. A Sua Eccellenza il Sig. Altgravio di Nalili, Governatore nel Litorale. Le dimostrazioni di fedele devozione alla Časa d'Au-stria e di ferma colleganza ali'Austriaca Monarchia ma-nifestate dalla citta di Trieste anche con fatti non equi-voci, non tollerano che sia sconosciuto o pošto in dub-biezza il debito del governo di apprezzare siffatte dimostrazioni, e di conservare con pari lealta i mezzi coi quali Trieste crebbe e divenne florida. II decreto di S. M. 1' Imperatore dei 27 maržo mi offre propizia occasione, di manifestare alla citta di Trieste, che il benigno Imperatore ha accolto con soddisfazione i rendimenti di grazie del Comune e le dimostrazioni di fedele devozione negli ultimi avvenimenti. Profitto volentieri della occasione di manifestare ed autorizzo 1'Eccellenza Vostra di annunciare al Comune, che il Governo in piena ri-cognizione deli'alta importanza di questo emporio, con-vinto della necessita di non porre ostacoli al libero movimento del commercio in questa piazza, e convinto degli effetti benefici derivati dal sistema finora seguito nel porto franco di Trieste, sia alieno totalmente dalla volonta di diminuire le liberta e concessioni date; anzi abbia fermo proponimento di valutare i bisogni ulteriori di questo portofranco meritevole di splendidi destini; e di concedergli quelle instituzioni, che P intelligenza, la lealta e perseveranza dei sentimenti sono chiamate a guarentirgli. Aggradisca 1'Eccellenza Vostra 1'assicurazione della mia distinta stima. Vienna il di 27 maržo 1848. II Ministro deli' Interno Barone di Pillersdorff. La quale dichiarazione del Ministero e di conforto a quelli che veggono la salvezza della patria nelle antiche condizioni proprie ed eccezionali, e nelle nuove com-binazioni di cui si ha possibilita per le condizioni poli- tiche del mondo, e per le commerciali; ed e di prova come S. M. 1'Imperatore ed il ministro credono conci-liabili le patrie franchigie colle pubbliche liberta. 30 detto. Movimento per le elezioni della Cam-missione; si conoscono le concertazioni prese da radu-nanze parziali; il popolo non conosce quale abbia da essere la precisa incombenza della Coramissione; un indi-rizzo del franceseD.r deMoulon medico, sembra volerla municipalita; altri pensano non essere altro che una prov- visorieta che preparera lo stato provvisorio del Comune fino a legge generale per lo stato intero. II Sig. Spiridione Gopcevich con altro indirizzo a stampa persuade a ricomporre la rappresentanza del com-mercio sopra basi diverse dali' esistente. II suo proce-dere franco, sembra a parecchi piu lodevole che non il percorrere a voce. Nella Sala del Ridotto segue la votazione per ce-dola della Commissione municipale. Osservazioni meteorologiche fatte in Parenzo ali'altezza di 15 piedi austriaci sopra il livello del mare. Mese di Febbraro 18*8. i ® i 1 a J .2 © N Ora dell'osser- Termo-metro R Barometra Anemoscopio Stato iorno osser- zione Ora dell'osser- Termo-metro P Barometro Anemoscopio Stato £ © r TS vazione Gra. De-ciini Pol- lici Li- nee ID": jcimi del Cielo o= t v ^ -a vazione Gra I De-|cim j Pol I lici ILi- 1 nee De- cim del Cielo 1 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. f « t 6 f 6 0 h 0 27 27 27 9 8 8 0 6 6 L. Scirocco 0. Scirooco Levante Pioggia Nuvolo detto 16 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. f i t 8 t 6 8 2 1 27 27 27 11 11 10 5 5 9 Calma detta Levante Sereno detto detto 2 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. f 6, 0 + 7| 2 t 4| 8 127 27 28 9 10 0 3 10 4 Ciilma Tramontana Levante Sole e Nuvolo detto detto 17 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. t 7 t 9 f 8 0 0 0 27 27 27 1 10 10 111 9 9 0 Levante detto detto Semisereno Nuvolo Pioggia 3 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. i 3 T ? 1 3 6 o 8 28 28 28 3 3 3 0 0 8 G. Levante detto detto Sereuo detto detto 18 1 7 a. m. 1 2 p. m. i 10 p. m. f 7 T 9 i 6 4 1 5 1 27 27 ! 27 10 10 10 6 6 6 Calma Tramontana Levante Nuvolo Sole e Nuvolo Nuvoloso 4 1 7 a. m. | 2 p. m. 10 p. m. i 1 t 5 f 3 6 5 8 28 28 28 4 4 4 4 2 2 G. Levante Maestro G. Levante Sereno detto detto 19 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. t 3 f ' t -t 8 5 0 27 27 27 10 10 10 7 7 8 Levante Maestro Levante Nuvoloso Semisereno Sereno 5 7 a. m. 2 p. m. 10 p. m. t 1 t 5 t 3 0 0 0 28 28 28 3 3 3 6 i 2 G. Levante Calma G. 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