A Nr XXVIII. Capodistria, 1 Gennaio 1894. N. 1 LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1° ed il lfi d'ogni mese. ASSOCIAZIONE jier un anno fior. 3: semestre e qua-Iri^uRtre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Centenari Istriani <>94. Rodualdo, duca del Friuli, sopraffatto da Ans-fredo si rifuggia in Istria, donde parte verso Ravenna e Pavia per fare i suoi lagni al re Cuniberto. 1094 In quest'anno Udalrico, patriara d'Aquileia, copre la carica di marchese d'Istria. 1194. Guido de Mugla vassallo del conte d'Istria, Mainardo. 1194. Li 5 Ottobre. Mainardo, conte d'Istria della Casa di Gorizia, ingiunge a' suoi vassalli di difendere Pietro, vescovo di Parenzo nella riscossione delle decime di Rovigno. All'atto, fatto presso il lago Sigurana tra Pisino e S. Pietro in Selve assistevano l'abate di Santa Petronilla, fra Gerusaleme, fra Martino abbate dei Benedettini, S. Pietro in Selve, ser Martino de Vrsone, merico in Due-Castelli, ser Albino de Babbo, gastaldione in Montona. 1194. Parenzo li 15 novembre. Bertoldo, marchese d'Istria della Casa di Merenia, obbliga con sentenza odierna il comune di Parenzo di contribuirei pro futuris tempòribus al proprio vescovo la quarta del frumento ed il ventesimo del vino alla Chiesa parentina. Alla sentenza assistevano Prodrano vescovo di Pola. -Olderico vescovo di Cittanova, Almerico gastaldione di Parenzo, Giovanni di Bertoldo, Tolomesio e Giovanni Maleosse rettori di Parenzo. 1194. Li 18 dicembre. Rettore di Capodistria ser Almerico, consenziente il Comune, autorizza il vescovo de tempore di avvocare a sé le vigne ove i lavoratori non contribuissero a debito tempo la decima del vino, e di esigere da quei del territorio il doppio della decima dovutagli, ove non vi avessero soddisfatto fin li due febbraio. 1294. La santa Casa di Tersatto parte a Loretto ; il Conte Nicolò Frangipani vi sostituisce una piccola Cappella. 1294. Martino della Torre copre il posto di Capitano del popolo in Pola. Articoli comunicati d' intere»»e generale «i «tampano gratuitamente. — -Lettere e denaro franco alla Redaiion», — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. 1294. Morino Zorzi podestà di Pirano. li!94. Fra Graziadio copre la carica di Vescovo in Parenzo. 1294. Raimondo, patriarca di Aquileia, investe Almerico del fu domino Dietmare da Pirano degli aviti feudi, situati presso la Chiesa di S. Odorico nella contrada Inzulum tra il fiume Argaone, oggidì Dragogna, ed il Carso di Pirano. 1394. Parenzo li 11 Gennaio. Bonifacio vescovo "dichiara certo Doncio del fu Bertolino da Parenzo , decaduto dai suoi feudi in seguito alle sue cattive azioni, e Ciò in forza di deliberazione presa nella Curia dei vassalli. 1294. Treviso 14 Gennaio. Odorico, Signore di Moni iano, rinnova ad Almerico, tìglio di Detemaro Elìà da Pirano, l'investitura dei territori di Parezago Cellola e Valle Siziole, posti tra Sizòlo. ed Albusano. 1294. Sabato (i Febbraio. Il Comune di Pirano delega Supano del fu Giovanni Stachina per recarsi dal vicario capitolare di Capodistria in sede cacante per la istallazione degli antichi feudi. 1294. Li G Febbraio, compariscono quali giudici della Terra di Pirano Nicolò Ruffo, Engeldo Papo-ni, Marquado Picca e Bonifacio de Apollonio. 1294. Il vescovo di Trieste, Brisa de Toppo, combina certe questioni, insorte tra il patriarca di Aquileia ed i Signori di Prata. 1294. Venezia proibisce all'Istria di ritirare frumento dalla Venezia, dalle Marche e dalla Trevisana, lasciandole a ciò libero il Friuli. 1294. Gli abitanti della valle di Moccò si obbligano di pagare la decima del vino, collocato nella villa di Rizmagna, sia del distretto o forestiero al Signore di essa villa, e ciò inseguito a controversia, insorta tra ser Bonomo del fu Nicolò di Trieste e ser Fiorito da Capodistria. 1294. Venezia ordinali 29 Maggio, che nessuno possa interessarsi di ricevere dal vescovo «li Pola l'investitura, spettante aque' della Casa Morosini. 1294. 11 Comune di Trieste invia li 10 novembre 200 pedoni in aiuto di Giovanni de Zucula già assistite da quelli di Pietrapelosa nella guerra, mossa contro Artnico (Frangipani) «del castello di Porpeto. 1394. Fra Arrigo «le Wildenstein, vescovo di Trieste, i celebra il sinodo diocesano. 1394. Venuto Raspo nelle mani dei veneziani con- | eentransi quivi i due Pasinatici di San Lorenzo e di Grisignana, istituiti a presidio dell'Istria, dirimpetto all'Austria Signora della Carsia. 1391. Il doge Antonio V'enier approva con ducale giugno lo statolo di Capodistria. 1394. Buie 29 Giugno, Paolo conte di M onte ter rato, vescovo di Cittanova, consacra l'altare nella chiesa di S. Crorc. ] 394. Giovanni Loredan, vescovo di Capodistria, investe li 2 Agosto la famiglia de: l'agliacozzi della decima d. una ca.sa, situata nel castello di Pirano. 1494. In quest'anno l'abbazia di S. Cipriano di Murano possedeva nella diocesi di Capodistria diversi beni in Villa Cano, nella contrada Feranzan, Sermin eCasalmozo oggidi Sant'Ub'aldo, per i quali beni pagava al Capitolo del Duomo la decima con dieci quarti di frumento all'anno. 1494. Vienna li 7 Gennaio. Massimiliano re dei romani arrogatosi il diritto di eleggere 1' arcidiacono di Trieste, presenta al vescovo Acazio ed al Capitolo della cattedrale, don Giorgio Premer, perchè lo pongano al possesso. 1494. Trieste 29 Gennaio. 11 vescovo Acazio conferma si ma a malincuore e per questa sola volta, l'arcidiacono di Trieste, Don Giorgio Premer, presentato dall' Imperatore Massimiliano, e ciò perchè consideravalo un atto ledente i diritti vescovili a cui fin da tempo immemorabile spettava questa nomina. 1494. Li 24 Ottobre. Il vescovo di Capodistria, GfiP corno Valaresso commendatore perpetuo dell'Abbazia della B. V. da Rotecio nella diocesi An-tibarense, elegge fra Deodato in Priore della medesima. 1494. Il capitolo di Trieste viene ad un accordo coi Minori di S. Francesco, con cui si appianano molte differenze, cedendosi reciprocamente dei beni stabili, dei capitali-livello. 1594. In seguito a popolare tumulto i nobili di Molitoria si sottopongono alle l'azioni personali' e contemporaneamente viene creata una carica popolare, il procuratori per /'ornino. 1594. Si estingue la nobile famiglia Salo da Capodistria. 1594. Il vescovo Giovanni Ingenerici consacra li 13 Aprile la chiesa di S. Nicolò in Capodistria. 1459. Roma 3 Gttobre. Il cardinale Girolamo Mattei ordina al vescovo di Capodistria Giovanni Inge-nerio di adunare l'annuo sinodo, di proibire la lingua illirica nella celebrazione della Santa Messa di educare i chierici in iscuola non permettendogli le scarse rendite di avere un seminario. 1594. 11 consiglio di Dignano delibera li 11 Dicembre di voler procedere contro l'abuso invalso nel capitolo e che esigeva le decime dei grani con misura colma, e quella degli animali non nati entro il raggio della giurisdizione locale. 1 1594. Seguono 1« piraterie degli Uscocchi. I 1594. FI consiglio d' Isola, forte dei suoi diritti, >i I ..elegge a parroco don Simone Muratto. il quale mori nel Novembre 17 07. 1694. Si trasporta l'antico ghetto in Trieste, dalla piazzetta Trainier presso la piazza del Rosario. 1694. Il consiglio di Parenzo ricorre indarno al veneto senato contro l'uso delle Zanfarde indossate dal capitolo. lf>94. Fra Ireneo della Croce dona li 28 Luglio al Municigio di Trieste la prima parte delle sue istorie, chi4 venne stampata nell'anno 1698 a spese dello stesso Comune. 1694. Li 29 ottobre. Girolamo Caotorta, capitano di Raspo col domicilio in Pinguente accoglie con tutti gli onori Gian Francesce Müller, vescovo di Trieste, venuto a visitare la terra di Pinguente che gli era soggetta negli affari spirituali. 1794. Con odierna Ducale 11 Giugno viene sopresso il convento dei Serviti in Isola ed incamerati i beni. 1794. Pio VI trasferisce Sigismondo Antonio conte de Hohenvartx dalla sede vescovile di Trieste a quella di S. Ipolito nell'Austria. 1794. Il castello di Valle fa fondere le sue campane in Venezia. Capodistria, li 3 novembre 93. Trutti dagli annali di D. A. M. ------ ---------------- INDICE DELLE CAUTE DI RASPO TAVOLA ALFABETICA DEI NOMI E DELLE COSE Più NOTABILI*) (Continuazione vedi n. 8 anno XXIV e seg.) Ag> està Almerigo, avvocato, 165 XXIV. Alberto Giovanni, podestà, 129 XXIY. Argenta Francesco, cancelliere capitanale, 16(> XXVII. Armi e munizioni del capitanato, 129 XXl\ , o XXV, 187 XXV, 156 XXVI. - Armi inutili rimandate a Venezia, 188 xxv. — Divieto di portare armi, 53 xxvn. — Divieto di portarne di notte, 165XX"\ li. Artico, fabbro - ferraio di Tarcento. 165 XX \ I Badoer Antonio, conte, 129 XXIV. Bando, divieto di ospitare persone colpite di. 188XXN . — Convenzione della Signoria col duca di Ferrara circa il trattamento dei banditi, 165XX\ I. Barbana, prete Giacomo di. 67 XXIV. Barbarigu Giambattista, podestà. 109 XXVII. — Iacopo, tempo che il governo del capitanato, 180 xxv. Barbaro Pietro, podestà, 98 e 129 XXIV. Barbo Francesco, 82 XXVI. — Marcantonio, podestà, 67 XXIV. — Pietro, podestà, 129 XXIV. Jìembo David, assume il governo del capitanato, 180 i — Giovanni F., podestà, 165 XXIV. XXV. — Stato delle munizioni alla sua venuta a I Cella, contradanai territorio di Pinguente, 19 e 98 XX \ . Pinguente, ivi. — Proclama di lui, ivi. — Gli \ Celti Giampietro, precettore a Pinguente. 53 XXVII. nasce uu figliuolo, 187 XXV. — E poi un altro, 188 XXV. — S/ridationes lustramento)-um ece„ 11 XXXVI. — Pignori)m. ivi. Civiliu/n, Ex-tr aordinar io rum, Extimationes, Instrumentorum, Testarne» lomu i. ivi. -- Processi civili e criminali, 28, 20, 36, 11. 81, 82 01 e (»2 XXVI. Benenatis Gerolamo, cancelliere capitanale, 91 e 117 XXIV. Beni incolti, investiture nei territori di Parenzo, Pola. Rovigno e Valle, 73 e 74 XXIV. Ber g od ez, villa, 3 XXV. Berlinu, fattucchiera condannata alla, 37 XXI11. — Divieto di erigere nella villn di Verch la, 53 XX VII. Binile, vietata l' esportazione delle, 1N7 XX V. Blata, contrada del territorio di Pinguente, 19 XXV. Bollare il ladro, 150 XXVII. Bon Gerolamo, tempo che ebbe il governo ilei capitanato, 2 XXV. • Bondulmier Bernardo, capitano ili Raspo. Atti civili. 60,61 e 37 XXIV. Atti criminali, 68 e 73 XXIV. — Denuntiarum, 61 XXIV. — l'amnorum d ((tornili, 68 XXIV. — Extimationes damnorum, ini. Bono aio Pietro, vescovo triestino, approva vendita j di stabile a Rozzo. 91 XXV. — Approva pena inflitta al cappellano di Racizze, 164 XXV. Bori esistenti nel capitanato di Raspo, 180 XXV. — Lo stesso per l'anno 1560, 109 XXVII. Bì-ugodit) Iacopo, conte, 129, XXIV. — . Lodovico, podestà, 11 XXV. Buie, divieto ai capitani di Raspo di gravare" con spese soverchie il comune di. 147 XXIV. Burlo Collarino, triestino. — Suoi crediti a Pinguente, 171 XXVI. Carda, della lepre riservata a] capitano, 165 XXVII. Calce, divieto di asportare calce dalla fornace del comune. 187 XXV. Ca lasa. contrada di Pinguente, 19 XXV. Cantonis, contrada di Pinguente, 19 XXV. Capodistria, lite con Pirano. 67 XXIV. — Lite con Muggia, 02 XXVI. — La galea di Capodistria viene armata, 113 XXVI. Capuano Marcello,' vice capitano di Trieste, 82 XXVI. Carne, prezzo (Iella, 62 XXV. Carratlada. disposizioni circa la 75 XXV. —- Lo stesso per gli XXVI. — Troppo gravosa pei glie ut e. 16"> e 166 XXVII. — tiva. 166 XXVII. Numero dei 1560. 109 XXVII. Castel bianco, contrada det territorio di Rozzo, 01 XXV Castelliti.wo, importanza di esso, 13. 62 XXV e 165 XXVII - Difesa ili esso, 51, 61. 02 XXV. Catturo, padre Andrea di, predica a Pinguente. 21 xxvii. t'aliar er i. a Pinguente. Loro disposizioni circa il transito delle vie, 75 XXV e 86 XXVII. Pongono i termini nei campi. 81 XXVI. Cuneo Francesco, podestà. 120 XXIV . — Gerolamo, podestà, lOti XXV. Cerilo, contrada nel territorio di Pinguente 19 XXV. Cicogna Francesco, podestà, 108 XXVI. Cisterna, del capitano a Pinguente. 12 XXVI. C i vran Andrea, provveditore, 147 XXI V. Colmo, sentenza in materia di pascoli tra Colmo e Rozzo, i2 XXV. —Nomina dei preti ili. 16 XXVI. — Elezione del pievano,. 64 XXVII. — Fazioni a cui erano tenuti gli abitanti ili, 12 XXVI. Colta, per pagare i debiti il comune di Pinguente impone una, 166 XXVII. Confraternite (scole) pinguentine. Loro condizioni, 84 XXV. strazione contrarre XXVII. (Continua) — Terminazione loro, 75 XXV. spese senza licenza relativa all' atnmini-Divieto ai gastaldi di del capitano, 165 C. V. — Portole distribuzione della, anni 1550 ecc., 92 ■ il Comune di Pin-Terni inazione rela-neir anno 2nI" otìzie 11 giornale ufficiale "L'osservatore Triestino, del dicembre p. p. ha pubblicata la notificazione della i. r. luogotenenza, con la quale viene fissata il giorno 15 gennaio corrente in Parenzo, la elezione suppletoria di due deputati della dieta provinciale, nel collegio elettorale del grande possesso fondiario, in sostituzione dei due dimissionari avv. Antonio Scampicchio e conte Guido Berich. In seguito al deliberato della giunta provinciale in merito alla progettata ferrovia locale Trieste-Parenao-Canfanaro pubblicato nel X. 621 del 9 Dicembre dell' Istria. e riportato nell'ultimo numero della Provincia, l'onor. signor Podestà ili Buje dott. Silvestro Venier convocava iu quella città il giorno 17 corr. le deputazioni di tutti i Comuni interessati per concertarsi intorno ad un'eventuale azione comune nella importantissima bisogna. Prendevano parte alla convocazione, eh' era pubblica, tutte le deputazioni comunali invitatevi, meno quelle d'Isola, Dolina e Paugnano, l'ingegnere Cav. Buzzi quale consulente tecnico ed uu delegato della giunta provinciale Dopo lunga ed esauriente discussione fu, con mirabile concordia, preso a unanimità di voti il partito di presentare alle rispettive rappresentanze comunali il seguente ordine del giorno. «La Rappresentanza Comunale di..... . . , plaudendo al publicato operato della giunta provinciale in merito al progetto ili costruzione della ferrovia Trieste-Parenzo-L'aufanaro, si dichiara disposta a sostenere tutti i pesi previsti che in linea «li pubbliche imposte ne possono derivare al comune, e t'a voto che l'opera sia compiuta più presto possibile, pronta ad assumere a carico del medesimo anche aggravi maggiori, se per metà sostenuti dal fondo provinciale, purché non superino il massimo contributo di fior. 400.000. «Viene esternato il desiderio che i comuui di Cittanova e di ('mago siano aggruppati ai distretti meno interessati di Parenzo, Pirano e Capodistria, addossandosi la differenza proporzionatamente secondo la ri- partizione fatta dalla Giunta provinciale, vale a dire con una metà al gruppo del distretto di Montoua e del rimanente distretto di Buje e coli' altra metà all' altro gruppo,,. Tale ordine del giorno verrà dalle rappresentanze comunali che l'accelerano presentato alla dieta nella prossima sua sessione. Tra il plauso generale veniva infine votato un ringraziamento al dott. Veuier per le zelanti e patriottiche sue prestazioni a pro del progetto ferroviario che sta per essere risoluto. * * * Ci consta che 1'on avv. Venier, presidente della nostra società politica, interessò vivamente i signori intervenuti alla adunanza di Buje perchè vogliano sollecitare le rispettive rappresentanze comunali a pronunciarsi contrarie al trasporto del tribunale circolare da Roviguo a Pola. Notiamo che fra i convenuti all'adunanza c'erano parecchi podestà di comuni appartenenti al raggio giurisdizionale del detto tribunale, e che tutti hanno promesso di adoperarsi all' uopo. (L' Istria) In relazione al qui annunziato deliberato nel congresso di Buje, la rappresentanza comunale di Capo-distria ha votato nella seduta del 30 Decembre p. p. il seguente ordine del giorno : „La rappreseutuuza comunale, convinta che la progettata ferrovia Trieste-Parenzo-Canfanaro apporterebbe notevoli vantaggi al comune locale di Capodistria, non meno che al resto della Provincia ; ' persuasa che l'impegni richiesti al Comune non oltrepassino le sue forze economiche e possano sopportarsi senza alterazione dei futuri bilanci ; nella fiducia che 1' Eccelsa Dieta accoglierà le proposte dell' Inclita Giunta provinciale, pubblicate nel N. 621 a. c. del giornale L'Istria e che l'Imperiale governo accetterà le conseguenze offerte, assumendosi la costruzione e l'esercizio della ferrovia progettata, fa voti che l'opera sia quanto prima compiuta e delibera: I. Il comune locale di Capodistria s'impegna in via di massima di contribuire al fondo provinciale per il periodo di cinquaut' anni uua quota proporzionale sull'importo che la Provincia antecipasse per 1'acquisto di azioni fondazionali della ferrovia Trieste-Parenzo-Canfanaro, purché 1' antecipazione non superi i 700,000 fiorini e venga sostenuta per metà dal fondo provinciale e per 1' altra metà, con un quarto dai distretti giudiziari di Montona e Buje eccettuati i comuni locali di Umago e Cittanova, e coli'altro quarto dai distretti giudiziari di Parenzo, Pirano e Capodistria assieme ai comuni di Umago e Cittanova in base alla prescrizione erariale d'imposta. II. L'impegno ad I s'intende subordinato alla condizione che, spirato il termine di cinqnant' anni, prestabilito per 1' ammortizzazione del prestito, da contarsi dal fondo provinciale, il Comune locale di Capodistria acquisti la libera proprietà e disponibilità di un numero di azioni della detta ferrovia, corrispondente all'importo capitale contribuito e che a suo favore ne vengano li- quidati i rispettivi eventuali utili fin dal momento iu cui sie'uo emesse le dette azioni. III. Il Comune si obbliga pure in via di massima di cedere gratuitamente spazi di fondi comunali, se necessari alla costruzione della progettata ferrovia, senza pregiudizio dei diritti acquisiti da terzi e di pubblici interessi, esprimendo il desiderio che la stazione Capodistria sia situata possibilmente nel puuto più vicino alla città. Domenica 12 dicembre è seguito a Isola il solenne insediamento del novello parroco M. R. Don Francesco Muiesan. Si può dire che in tal giorno tutta Isola fosse iu moto, e che la festa assumesse un carattere di spiccata solennità, alla quale parteciparono molti cittadini di Capodistria e di Pirano. All' ultimo momento appena in tempo per inserirla subito ci pervenne la triste notizia della morte avvenuta in Trieste l'altro giorno dell'ottimo comprovinciale Giovanni Battista Barsan aggiunto bibliotecario. Alla desolata famiglia le nostre più sentite condoglianze. _ --------- O o se locali Già da parecchi anni la direzione della "Società di mutuo soccorso fra gli artieri ed operai di Capodistria,, ; allarmata dal soverchio numero di soci d'età avanzata di confronto ai giovani, aveva proposta una riforma dell'art. 5 del suo statuto in modo dalimitare l'età legale per essere accolti nella società dail4ai 40 anni, invece che dai 16 ai 50; ma mai si era potuto raccogliere il voluto numero della metà dei soci in un congresso generale per far votare la proposta riforma. Finalmente nel congresso del 26 dicembre pp. i soci presenti in città in occasione delle feste natalizie intervennero numerosi, e accolsero la progettata necessaria riforma, e parecchie altre che la direzione ha creduto bene di presentare loro. Se non che il commissario governativo che assisteva al congresso ha dichiarato a nome del governo, che le riforme non potranno essere approvate, basandosi su certe istruzioni del cessato ministero dell' interno alle i. r. autorità perchè influiscano onde le società operaie di mutuo soccorso vogliano uniformare i loro statuti a quelli per le "Casse distrettuali degl'ammalati, di istituzione governativa, generali per tutto l'impero. Ora quantunque spiegabile e giusta tino a uu certo punto la disposizione ministeriale ili rapporto con la generalità delle società operaie in tutta la monarchia, non troviamo giusto che la si debba applicare senza eccezione a tutte le società; e non troviamo logico che in armonia a quella disposizione — che non impone la riforma entro un dato limite di tempo, ma permette che sussistano propri statuti come di questa nostra e di molte altre società — le autorità competenti rifiutino l'approvazione di parziali mo- D Reazioni dei vigenti statuti anche quando questa Hoditicazioni, come nel caso nostro sono inspirate Bel migliore andamento economico e morale della Hcietà stessa. ■ Per cui ci lusinghiamo le deliberate riforme ot-■ranno la sanzione governativa, e potranno essere in ■leve applicate. Intanto la direzione della società studierà la rima generale dello statuto, per vedere quanto possa »nvenire negli interessi generali della nostra classe egli artieri ed operai, l'uniformare la vecchia e utile jcietà alle casse distrettuali degli ammalati. [-----ÄiKÄ------ Appunti bibliografici 6, Agnelli. Il principato civile dei Papi secondo ! le dottrine politico-religiose di Dante Allighieri. ' (Uno studio nel giornale dantesco diretto da Gr. L. Passerini. Anno I Quaderno IV e YI. Roma- Venezia. Leo S. Olschki. Editore 1893). Ai tempi dei tempi, in un istituto scolastico lei Veneto, un fraticello veniva ogni tanto a lare gli esercizi spirituali per tenere in rigo i igliuoli. Predicando, così a braccia avea per internare: Andiamo innanzi.... andiamo pure, e lo ipeteva con una certa flessione della voce nasale ia far addormentare, seduta stante, anche chi pa-isse l'insonnia. Una volta, dopo un'ora e mezza ii quella cantafera, quando proprio tutti non ne wtevano più, e lo davano a divedere con frequenti starnuti e stropicciare di piedi, il vescovo, santo uomo ed esperto del mondo, in sul più bello di mi — andiamo innanzi, gli tagliò la parola in tocca esclamando: Padre, Padre, basta, si affatica invano. Lettori carissimi, anche io mi trovo da quindici anni a tenervi il sermone ; e temo forte di avervi seccato parecchio; e mi pare di sentirmi susnrrare all' orecchio : basta, basta, Ser Appuntino, ti affatichi invano. Perciò, riveriti lettori, io era già disposto a finirla, e tale pure l'intenzione del principale, se non che per diverse ragioni all'ultima ora si è disposto altrimenti ; ed eccomi quindi ancor qui, disposto a mandar innanzi il carro finché non trovi una tocca. Ed ora per inaugurare il nuovo anno cominciamo nel nome santo di Dante. In provincia, lo si è detto altra volta, abbiamo il fenomeno di un maestro poeta che traduce Virgilio; a Lodi ci vive •m umile maestro di sordomuti, che potrebbe dare dei punti a più d'un professore, e manda per le stampe eruditi studi sulla Divina Commedia. Dopo ;in' opera di polso, edita lo scorso anno, recente- mente l'Agnelli ha stampato nel Giornale Dantesco ') uno studio del titolo: Il Principato civile dei Papi secondo le dottrine politico-religiose di Dante, e volto a confutare uno scritto di monsignor Giacomo Poletto, professore nell'università pontificia, il quale, erudito dantofilo del resto, si sforzava di dimostrare come il grande Ghibellino non fosse contrario al dominio temporale del Papa. Il tentativo non è nuovo, e noti sono gli arzigogoli della Civiltà cattolica tra il 1866 e il 1870 quando più ferveva la questione che ebbe la soluzione pratica a Porta Pia, qualmente a tutti è noto. L'Agnelli entra in argomento subito, e prova con passi danteschi che „sebbene il poeta non dica con parole vere espresse che il temporale principato dei papi costituiva una scissione nell' imperiale autorità, pure si arguisce dal nesso logico delle sue dottrine politiche che questo era veramente il suo sentimento." Ed aggiunge subito, venendo anche alle particolarità „non potersi negare che Dante condannasse assolutamente nei papi l'autorità civile sopra un territorio anche limitato : basterebbero a provarlo alcuni luoghi del poema, ove precisamente si accenna al temporale dominio." Citati vari passi l'Agnelli si trattiene alla terzina dell' Inferno Canto primo : Di quell'umile Italia fìa salute. Per cui mori la vergine Cammilla, Eurialo, e Turno, e Niso di ferute: Per umile Italia la maggior parte dei commentatori, e il buon senso del lettore prima, intendono la bassa Italia, l'Italia laziale dove più potente era la Lupa, cioè il Guelfismo. Ed è evidente: quegli eroi non combatterono per l'Italia tutta ma pel Lazio. E invano si arrabattano i temporalisti per dimostrare che la morte di quegli eroi ebbe uu fine universale, cioè la fondazione dell'impero; perchè allora il poeta non avrebbe accennato all'Italia e tanto meno all' umile Italia che dell' impero non era che piccola parte. Aggiungi l'altra circostanza importantissima che Eurialo e Niso combatterono in favore di Enea, fondatore lontano dell' Imperio, ma non certo Turno e Cammilla, che, nemici di Enea, combatterono contro di lui per impedirgli fino in germe la fondazione dell' impero, e la conquista del Lazio. Necessario è adunque conchiudere che il veltro dovea combat- ') 11 Giornale Dantesco diretto da G. I. Passerini si publica a Venezia ogni mese, in quaderni di oltre 40 pagine in 8° grande. Il prezzo dell'abbonamento annuale per l'Italia è di venti lire, e di ventidue per l'estero. Per abbonarsi dirigersi a Leo S. Olschki in Venezia — San Marco 71. Utilissima pubblicazione per tutti i Dantofili e pei professori dei Licei. tere la lupa, e snidarla da quel temporale possesso che secondo la gran mente di Dante era esiziale all' impero ed alla religione. A queste ragioni dell'Agnelli mi sia lecito aggiungere le mie. Il veltro dovea venire dall' Italia settentrionale, secondo il verso : E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro. „I due Feltri indicati da Dante, nota il Tommaseo, sono l'uno Feltre città del Friuli, l'altro Monte-feltro in Romagna; ed in questo spazio erano i Ghibellini più ardenti. " II veltro adunque dall' Italia settentrionale dovea muovere a salute dell'Italia limile, meridionale; di qui non si scappa, ed è evidente l'antitesi. E non mi venga fuori l'incolore e freddo Scartazzini, il quale pur troppo ha oggi tanta' voce in capitolo, a notare col Boccaccio che qui non ci si capisce niente. Le parole di Dante, giovi rammentarlo, sono di necessità vaghe, sibilline, come è proprio di ogni profezia, ed il vero senso si ha a rilevare dall' assieme, dall'idea di Dante che qua e là si manifesta in una potente unità in tutto il poema. Il Veltro, il Dax del Purgatorio, assomiglia al Principe del Mac-chia velli ; è l'espressione d'un desiderio, la speranza d'un aiuto, di un personaggio che tutti aspettano, pronti ad accoglierlo da qualunque parte venga. Potrà concretasi per un momento; svanite le speranze in Can Grande, in Arrigo, nel Borgia, in un Medici, rimane sempre l'ideale; al tempo il realizzarlo. Ma il veltro di Dante non s'intende, se non è a dovere interpretata anche la lupa. Coloro che le tre fiere del primo canto spiegano solo in senso morale pei tre vizi : lussuria, superbia, avarizia, non possono intendere la mente di Dante. Certo il Rossetti e la sua scuola andò troppo oltre nelle interpretazioni politiche; ma tra i due estremi ci corre, e che Dante, secondo il gusto del tempo, si piacesse di allegorie doppie è evidente. Basterà qualche esempio. Se la lupa non significa che l'avarizia, niente altro che l'avarizia, mi spieghino un pò i temporalisti la seguente contraddizione. Dante ritorna nella selva del vizio, perchè ha paura oblia lonza, del leone, ma più che tutto della lupa, precisamente di quella che gli „fa tremar R vene e i polsi." Dante adunque sarebbe stato lussurioso, superbo, ma più . che mai avaro. Ma Dante stesso sinceramente si confessa macchiato dal primo vizio; e P infedeltà alla moglie gli ricordano gli spiriti nel Purgatorio mormorando „...e non so fbi' Geutucca;" ed ì massi che gravitano sulle spalle dei superbi gli par già di sentire ad dosso, ma non una parola in tutto il poema crii sia confessione del peccato d" avarizia. Dunque levil dentemente la lupa ha anche un significato politico è 1' avarizia della curia che fa perdere al poeta li speranza di raggiungere la meta; quell' avarizia, per cui tutti i chercuti si trovano alla sinistra ne cerchio dei prodighi e degli avari, sotto la guarda di Pluto maledetto lupo, parola non buttata là 1 caso, ma con l'intenzione di spiegare il significata della sorella lupa di cui nel primo canto. Ancora un' osservazione. Della fiera fatale si dice nel primo canto : „Molti son gli animali a cui s'ammoglia."' Quali sono di grazia questi animali a cui si unisca la lupa? Per appagare i vizi, la lussuria speciali mente, ci vogliono denari; e gli avari, si sa, si tengono sul tirato. Ma a questo si ammoglia fa riscontro il puttaneggiar coi re dell' avara corte di Roma (Inf. XIX; e i drudi suoi feroci - (Purgatorio XXH); perciò è chiaro che anche qui ha luogo- l'interpretazione politica. Da, quanto si I detto, e da moltissimi altri passi di Dante giova conchiudere che il veltro non ha già a menar colpi all'aria, ma deve andar dritto a ferire la lupa; edj essere così salute dell'umile Italia, dove più chej in altro luogo quella fiera avea dominio,' e ad impedire poi particolarmente le mire di Papa Bruii' facio, qui volebat sib-i duri totani Tusciam, edj avea tentato di estendere il suo dominio anche! sulla Toscana, come da studi recenti. Tornando all'Agnelli dirò che con vigorosa e! serrata argomentazione, ad una ad una abbatte le; ragioni del Poletto desunte dal libro de Monarchia in favore della sua tesi, e conchiude: Dante] non ammise la necessità di una sovranità tempo-i rale nei papi su Roma quale guarentigia della] loro indipendenza e libertà nell'esercizio del su-] premo apostolato. Poteva sì dare l'imperatore l'usci di una sostanza temporale a sussidio Iella chiesa^ e dei poveri di Cristo: ma non uu vero principato! civile. Rimane una domanda da fare. Poiché tanto è difficile dimostrare con Dante ; alia mano la necessità del temporale dominio, an-jj z ich è sforzare così il senso -li tutto il p mina, efl obbligare il poeta a dire il contrario di quantcl risulta ila tanti passi della Divina Commedia, e dal" concetto fondamentale del poema, non sarebbe stato! più logico dire addirittura che il fiero ghibellino, traviato dallo spirito di parte, ha commesso mi errore? Non furono forse più logici i Gesuiti.« andò tentarono eoi Bettinelli di stornare gl'itami dal culto di Dante; non più logico quel cariale che avrebbe voluto violarne il sepolcro e trderue al vento le ceneri ! »Se non che oggi «e oggi, dopo il risveglio degli studi danteschi, l'ammirazione di tutto il mondo civile al grande età internazionale, l'opera, se anche gradita al-iutransigenza rozza e fanatica, avrebbe suscitato vunque il disprezzo. Grande arte della vita è Vigare secondo il vento; ed ecco così sorti in esti ultimi tempi i dantofili d'occasione. Spiace 'Agnelli, e a noi pure, si possa credere che tra lesti si trovi il Poletto, il quale, dotato di un Jl'iiigegiio, per obbligo d'ufficio ha tentato di lucilia-re l'inconciliabile; il Poletto, in altri capili del suo libro, lodevolmente oggettivo ed im-irtiale. Questa temperanza ed equanimità nel ittare così ardente questione è altro merito del -Agnelli. Anche in ciò l'Agnelli è veramente lestro ; maestro nel nobile senso della parola, sai più di moltissimi che non paghi del loro «to, per le note vie arrivarono a sdottoreggiare ile cattedre, conquistarono il titolo di professore non sono nè l'uno nè l'altro. SCOPO Cavalli. Reliquie ladine raccolte in Maggia d' Istria, con appendice sul dialetto terge-itino. Trieste, Caprili 1S93. Il Cavalli, m' affretto a dirlo, dopo varie ìerriglie, è sceso in mezzo all' arena, ed ha tallito la testa al toro lui, e così finito lo spettali«!. Fuor di metafora nella nota questione per esistenza dei volgari ladini a Trieste ed a uggia il Cavalli ha scritto un libro eccellente e in tale copia di documenti da convincere i più tri avversari, il mio signor me compreso. Il libro comincia con una vivace narrazione ii modi tenuti dall'autore per far cantare i vecchi pluggia, e sentire il vernacolo ladino nelle loro •ielle. Finita la storia dei testi, esamina rapida-tìite il frutto che se ne ricava, e mette in ri-evo i caratteri principali del volgare ladino di Uggia, in tutto conformi al giudizio già espresso A grande maestro ed autore dei Saggi ladini, Ascoli. Seguono i testi e I il lessico. K prima le «grafie degli ultimi parlanti l'antico muggese, stiate dai vecchi medesimi conversando col Cavalli, [non Solo queste singolari e semplici biografie tino un valore linguistico, ma sto per dire stoto e di stile. Quei buoni vecchietti si animano Scontando i casi della loro semplice vita, e la arolrt esce naturale, efficace dalla loro bocca. Il vecchio marinaio ci fa con due parole im quadro dei tre annegati, meglio di molti realisti: La sua morosa ripescata con una garüza nei capelli; el màmul, po i i a catd sul punta! del ronk in sek, kun t'un bras maria dai can (pag. 2(>). A pro-, posito di questo ronko il Cavalli nota eli': tale parola gli rammenta ronceglam ronca (onde il friulano roncée). A me rammenta pure i Ronchi per luoghi incolti comune a tutta Italia, e „dove lo Carrarese ronca" (Dante, Inferno XX). Cristoforo Tiepolo racconta dei tempi dei Francesi quando. „Caudislra no udéa rinderse ai franséis, ke i gavégna fata una bateria provizória a semedéta'' ; e della caduta ili Napoleone, ricordata nella canzone popolare (pag. 31): Kuànt l'è zìi a móska, lad plùì fret ke j èra. /' a pierdü la bandirl a e la so sovranità, sii r itola de V èrbe a sant' élena; a rivedèrse, o fèmina, kuànt ke 'l sèil ura. Ma sopra tutte bellissima la descrizione di Maddalena Frausin della regata corsa a Trieste nel 1844 dalle donne di Mugghi, e in cui vinse il primo premio la barca guidata dalla Frausin stessa. Quanto sentimento, che squisito, dico quasi, senso artistico nella povera cieca alla quale un mese dopo dolevano gli occhi „de tant guardar fès dola ke jéra la bandièra" (pag. 43)!! Soggetto degno veramente d'un quadro, (la povera cieca intendiamoci, non lo spettacolo stesso) e di una poesia popolare; così schietta vi manifesta la marinara la gioia del trionfo, e con quel linguaggio che è uno presso lutti i [topoli del mezzogiorno! A queste biografie tengono dietro le tradizioni storiche, le superstizioni e leggende, costumi, mestieri, lavori agricoli, nomi locali, fenomeni atmosferici e astronomici, corpo umano, nomi d' animali, nomi di piante, briciole, proverbi e modi di dire: tutto un magazzino di cose insomma da arricchire la raccolta delle tradizioni italiane del De Gubernatis, e al quale additiamo questo prezioso contributo di Trieste e di Muggia. Tra i nomi locali trovo a pagina 109 pilori per tabernacolo secondo la parlata dei vecchi Bor-toloni e Tiepolo. Il Cavalli aggiunge che anche a Trieste c'erano due piloni (con la variante del m caratteristica del volgare tergestino) l'uno in valle Sau Giovanni, l'altro presso Grignauo: testimonio quindi della esistenza di un volgare ladino parlato anche nel territorio prima della venata degli slavi che occupano ora quelle campagne. In quanto al piìon di Muggia, in penitenza delle vecchie peccata, mi è grato additare al Cavalli la voce piìon viva anche oggi: viva cioè nel 1800; come ho udito co' miei orecchi. Trovandomi in quell'anno nella quaresima a Muggia, faceva regolarmente in ogni giornata di bel tempo la mia passeggiata fino al Pilon, una cappelletta dedicata al crocefisso in un'amena valletta, ad un chilometro circa dalla città, appiè del monte che divide il territorio mugghino da quel di Oltra e di Capodistria. Di questa cappelletta cadeva la festa in una domenica di quaresima, e la si celebrava a spese dei zagos dei cherichetti al servizio della parrocchiale. Anzi ci ho ricamato sopra una novella con tipi studiati dal vero, intitolata il Pilone dei Cristo, e l'ho stampata nel 1860 o giù di lì in un giornale educativo diretto da un maestro israelita, il signor Tedeschi. Ultimi vengono in questa raccolta di reliquie ladine i Saggi del 1846 ed i canti popolari, contributo eccellente anche questo per le tradizioni italiane. Di questi canti ne ho trovati molti simili alle cantilene lombarde, come il seguente : fame la nana e fame e fame el son grani, mina el min Iteri, Ite te va indiirmensdint; te va indurmensdint a pouf a póuk home li lèni vérdi sóra el fóuck ; li Uni verdi Ice no fà mai fldma; nòna, mio ben, 1:e ti ze de sant' dna, e de sant' dna e de santa maria nana mio ben he ti že la kulónba mia. Così è ricco questo filone d'acqua che va via-filtrando nel sottosuolo italiano fino ai piedi dell'Alpe Giulia. Ed ora dell' appendice concernente il dialetto tergestino. Per tergestino. s'intende il vecchio parlare di Trieste, da non confondersi col triestino moderno. Che il dialetto tergestino, già simile all'aquilejese secondo la sentenza di Dante: Aqui-lejenses et Istrianos cribremus. qui ces fastü crudeliter accentuando eructant; e tale riconosciuto dal celebre Muzio, dal vescovo Tomasini. e recentemente dall'Ascoli, dal Cavalli, dal Hortis, abbia molto affinità col friulano, oggi non si può negare e mi arrendo pienamente alle conclusioni del Cavalli. Agli argoménti già addotti egli aggiunge in quest' opera nuovi cimeli e molte testimonianze di j persone viventi. Da questo studio appare ciliar che moltissimi vocaboli creduti erroneamente 1 importazione slava sono invece d' origine netta la dina. Tali klòèe, bolle di sapone; plànka, piastrl ecc.... gariz, romajuolo ecc. ecc. E vivi sono an cori oggi in stagnaco, lamio, rukula, e nelle desinenzi diminutive, vezzeggiative in uza ed uz.: mastelui videluz come ho sentito anche io da ragazzo it famiglia. Rammentano il friulano alcuni nomi né femminile: la monte, la late. Nei nomi locali, cos tenaci, ricca la messe anche oggi. Tali: Montuzza crosada, gruzulis, ciarbola, baudarin. In quanti a Baudarin la mutazione in Val di rivo è recen tissinia. Fino al 1846, circa, in detta via si leg' geva da per tutto Contrada Baudarin. Anzi c abitava mio fratello, e da Portogruaro, scrivendo a miei, dirigeva sempre la lettera in Contrada Bau darin. Meravigliandomi della nuova lezione, ne da mandai al Kandier che mi parlò un' ora sbuffando sbuffando, dell'antico tergestino: così avessi io iip profittato della lezione. Ma come e quando si spensi questo benedetto ladino? I/ esistenza del tergestim è un' assioma oggi ; ma è poi proprio pienamentj provato che tale esistesse anche ai tempi del Mai nati ? O almeno in quale misura? Non sarebbe pe avventura in parte tuttora sub judice la questioni che chiameremo : Cameraro - Zenatti e Dialoghi Mai nati? Ma di ciò altra volta e con più agio, auch per ispiegare le ragioni del mio nuovo modo I vedere che non è un volgar voltafaccia. P. T. j -——----1 PUBBLICAZIONI Archeografo triestino edito per cura della So cietà del Gabinetto di Minerva. Nuova serie volura XIX Fascicolo 1, Geuuaio e Giugno 1893. Trieste Caprin 1893. Contiene: Cacali i Jacopo. Reliquie ladine raccolte in Muggia d'Istria con appendice dello stesso autori sul dialetto tergestino. Rossetti dott. Domenico. Delle saline di Trieste Documenti, continuazione. ■loppi dott. Vicennio. Appendice ai „Document goriziani". Morteani prof. Luigi. Storia di Montona con appendice e documenti (continuazione). Manzano (conte di) Francesco. Ricordo storico biografico e genealogico della nobile famiglia de' Ni<*o] letti di Cividale. Lorenzutti dott. Lorenzo. Relazione, della i.xxxm annata della Society/ di Minerva. Ne parleremo.