L' ASS0G1AZI0NE per un anno antiripati f. 4. IV. ANNO. Sabato 21 Aprile 1849. M l1*—18. Dei nomi di luoghi nella Carsia e nella Pluca. La nomenclatura dei luoghi, specialmente degli a-bitati, non e opera del caso; no, non e un complesso di vaghe ed incerte volonta dei popoli che diedero i nomi alle citta, alle borgate, alle vilie, ai fiumi, ai monti; anzi la nomenclatura e una manifestazione del grado di civilta alla quale erano giunli i popoli che li diedero, e mo-numento certissimo di storia che tramanda le vicende di una regione. I popoli neirinfimo grado di civilta pigliano i nomi dalle caratteristiche materiali; per qu<'Sti ogni fiume e actjua, ogni torrente e torrente, ogni sommita š motite, ogni bassura incassata e vatle-, ogni piano e campo; ogni aggregato di čase in muro e castello, ogni aggre-gato di capanne e vitla; gli stessi nomi sono ripetuti da pertutto. Che se vuole necessita che 1'uno dali'altro sia distinto anche per epiteto; pigliano questo dalle qualita materiali, dai colori, dalTeta, dalla forma, dagli oggetti de-terminati prossimi, sia albero, sia fonte, od altro, ne cio soltanto segna il basso grado di civilta, ma questo e ma-nifestato anche quando un popolo siffatto si trasporta in regione tenuta pria da popolo piu civile, imperciocche non solo contorce i nomi per modo da trovarne significato di oggetto materiale semplicissimo e volgare; ma non sa-pendo sollevarsi a conoscenza e valutazione di altro, o-gni nome di luogo vuole a forza interpretato colle pro-prie voci, e colle proprie cognizioni, quandanche troppo semplici, e da questa interpretazione deducono le piu stramballate e ridevoli supposizioni storiche, vantando e credendo forse di aver trovato in cio la chiave univer-sale ed infallibile, come avvenne in medicina colle pa-naccee dei tempi presenti e dei tempi passati. Delle quali semplicita per non dire scempiaggini, diremo un solo e-sempio nel nome di questa citta, il quale nome per ben diecinove secoli si vede costantemente scritto sui marmi, nei testi dei classici greci e latini, negli atti della chiesa, nei diplomi dei Principi, nella stessa bocca degli in-digeni o degli acclimatizzati, e pronunciato ad un modo, nel quale la desinenza variata dallo STE in STVM altro non manifesta che un latinizzainento improprio. Pure P autorita degli scrittori classici, 1'autorita dei Con-cilii, delle bolle, dei diplomi; la testimonianza delle la-pidi, dei suggelli, delle medaglie, il consenso di mille no-vecento anni, dovrebbero cedere alla storpiatura di idioti 1 sorvenuti di altra lingua, di villici rozzissimi che dicono Terst; ed in questo nome si cerca il significato di canna palustre, cui manca il terreno maremmoso, ed in que-sta canna palustre che meglio altrove ed in qualunque sito prospera, si črede trovata 1'origine storica di una citta, si črede trovato la storia della trasmigrazione di popoli; da una canna, non esclusiva, anzi infrequente, supposta, si pretende trovare il significato del nome d'una citta, con ragione eguale a chi dicesse che le canne pa-lustri ebbero il nome dalla citta; si deducono perfino diritti. Se questo e ragionare, lo dica chi e giunto nehumano incivilimento al di la delle canne palustri, fossero anche poste a zampogna. I popoli composti a migliore civilta ed alzatisi a conoscenza di cose anche non meramente materiali, se-guirono nel dare i nomi dei luoghi norme determinate: desunsero i nomi dalle relazioni di proprieta, da perso-ne illustri, da avvenimenti degni di memoria; pero que-sto stadio e posteriore ali'altro, ed a pena potrebbe tro-varsi una regione nelle quale i nomi non diano testimonianza dei due stadi diversi. E queste testimonianze conducono alla conoscenza delli storici rivolgimenti. Se il popolo che supplanta in una regione, 1'antico, e piu colto di questo, gli antichi nomi non vengono, di solilo, mutati; quelli che sono verainente propri si con-servano senza alterazione quand' anche non sieno intelli- ' gibili al popolo novello. Cosi i romani fecero in tutto il mondo che conquistarono; e fra noi, le citta domate od accettate in dedizione serbarono i loro nomi, indecli-nati, nella lingua nobile, nella lingua pubbliea; il volgo li tradusse talvolta se giunse a comprendere 1' originaria significazione delle voci; ma la coltura del popolo romano non permise che il parlare del volgo penetrasse nel governo e nelle lettere. Cosi fra noi il nome di TERGE-STE fu trovato e cosi lasciato dai Romani, senza alterazione di suoni o di lettere, senza volerlo latinizzato col farlo desinente in VM, cosi Parentium, cosi Pola, cosi Albona, cosi Aemonia; Aegida fu dal volgo tradotta in Capris, nome questo che fu comune ai romani; ma Ca-pris non fu mai nome nobile. Di altri nomi, che nella lingua del popolo pre-ceduto portavano aggiunta al sostanziale una desinenza che ne indicasse 1'applicazione speciale; il popolo sorvenuto conservo la voce sostanziale, aggiungendovi la desinenza ^he nella lingua del popolo novello indicasse la medesima applicazione. Cosi i romani adoperarono la desinenza anum per indicare la pertinenza, qualunque ne fosse il titolo, e dissero Sempronianum, tanto il predio che apparteneva a Sempronio, come il Senatus Consulto che da lui fosse proposto, come le cose che da lui de-rivassero, dissero Romanus per indicare il cittadino di Roma. Usarono Y ensis per indicare altra relazione di mi-nor valore; romanensis sarebbe stato il domiciliato a Roma, non il cittadino; cio intendiamo comeregola sebbene la pratica si mostrasse incerla per cio che riguar-da 1'indicazione della citta, per la quale 1' anus, 1' ensis, V ates, 1' otae, V inus, furono variatamente adoperati secondo 1'indole linguistica del sostantivo. Che se il popolo sorvenuto e rozzo, e vinse soltanto, non distrusse il popolo antico, non perciii i nomi tutti furono cancellati, come non tulte le tradizioni tolte; ma spesso si approprid le tradizioni trovate, a segno da lasciare le proprie; quasi fosse destinato ad entrarenella fainiglia antica. Dei nomi fu piu frequente lo storpiarli, il cangiarne le vocali le consonanti, il raccorciarli per farne voce che avesse qualche significazione nella lingua sua propria. Cosi in queste provincie li Slavi storp-arono i nomi tutti, di Aquileja fecero Aglai, di S. Giovanni di Duino, Stuan, di Tergeste, Terst, di Muggia, Mile, di Ca-pris, Coper, di Parenzo, Porezhe, di Adignano, Vodnian, di Albona, Labin, di Pedena, Piz/ian, di Pisino, Pašen, di Gemino, Ismin, di Portole, Operto, di Arsa, Rassa ec. Cio delle voci che non intesero; che se mai i nomi pro-pri avevano qualche significato, preferirono la traduzione per cui Cittanova dissero Novigrad, Fiume, Reka, Pie-monte, Savershje, Villanova, Novasella, ed altre moltis-sime, che il registrare sarebbe troppo noioso a chi legge, ed a chi scrive. Che se il dominio della regione, non rimane nč al popolo antico, ne al popolo sorvenuto, ma e retaggio di alcuni d' una terza nazione, avviene di frequente che s'in-troduca una terza nomenclatura; o di nuova creazione o di traduzione; siccome anche e avvenuto fra noi, che tra per le reminiscenze del Medio Evo, tra per le tendenze della fine del secolo passato, si volle attivare novella nomenclatura. E queste nomenclature moderne non prendono ra-dice, od almeno non possono entrare nella lingua nobile di quel popolo, che nelle antiche nomenclature cerca le ragioni istoriche, ed in queste gli argomenti, e Pincen-tivo a sempre migliore civilta; i nomi defformati, o con-torti, o sincopati, ogni qualvolta si debbano portare nella lingua nobile, o ridurli a questa, sofFrono tali violenze che in verita muovono spesso al riso. Di che citeremo ad esempio qualche provincia italiana che fu piu esposta a cangiamenti di popolo; i nomi dellp ville, delle Castella ridotti a lezioni italiana sembrano spesso si strani, da non credere che sieno d'Italia. I nomi nel Friuli pros-simo di Basagliapenta, di Cergneu, e quegli frequentissi-mi che terminano in ac non sono certamente in forma italiana; il ridurli come spesso avviene colPaggiunla di una qualche vocale da un risultato talvolta assai ridicolo, perche la voce non e percid italiana, ne venne italianiz-zata con una vocale soltanto. Noi non diremo della necessita o della convenienza di ridurre i nomi di Iuoghi a lezione perfeita, che tale cosa non ha .dVuopo di essere raccomandata e laudata; diremo soltant^ essere caltivo testimonio di coltura se la lingua nobile usa voci del volgo, che pei suoni etero-cliti, e non intesi divengono straniere, se cosi e tolto a quelli che parlano italiano un mezzo potentissimo di per-venire alla conoscenza delle antiche condizioni alla co-noscenza delle ragioni di nomenclatura, le quali non sono spregevole deposito di sapere civile ; se per P uso di voci storpiate e volgarissime e tolta Pintelligenza delle carte del medio tempo, degli atti di chiesa e di governo, atti nei quali si uso lingua migliore; se h tolto il modo di conoscere P antica geografia, se per uso di voci volgari ne viene non soltanto il biasimo, ma derisione, ma rimprovero di niuna coltura, con tutto quello che ne consegue solitamente. Noi in tanta nebbia di cose per queste nostre regioni ci proveremo a dirne qualchecosa, affinche sia di sprone ad altri nella ricerca delle origini storiche, e deli'antica geografia. La citta che sede nella valle della Sava superiore in centro al Carnio ebbe nome di Aemona nell'antichita per fede di scrittori e di lapidi. Lubiana la dissero li Slavi del medio tempo nella lingua volgare; Labacum fu detta nelle carte del medio tempo, Labacum lo dice la chiesa di quella provincia ; chiesa che fu restituila nel 1461, e che sarebbesi detta Aemonia, se P antica chiesa fondala nei primi secoli di nostra era non fosse stata mi-serevolmente distrutta nel V o VI Secolo; Aemonia 1'a-vrebbero detta se nel 1461 la conoscenza delle antiche cose fosse stata migliore; Lubiana la dissero e la dico-no costantemente gli italiani. Gli slavi volendo trovare in questa voce un significato di loro lingua ne fecero in tempi recenti Ljubljana la diletta, e credettero trovare Porigine del nome in una a/fezione del cuore, che poi si mostra comune a tutti i popoli che hanno non dico una citta, ma anche una villa soltanto. I tedesehi la dissero Laybach, e quelli che si facessero a cercare in tale voce la ragione storica, potrebbero supporre che la citta traesse nome da ruscello, il quale avrebbe nome Lay, ma ne questo nome di ruscello esiste, e sarebbo ragionevole che ne traesse nome piuttosto dal fiume navigabile che le scorre dinanzi. Del quale poi diremo che per fede di lapidi il nome di questo fiume fu nell'antichita eguale a quello della citta, e tuttogiorno gli slavi gli danno lo stesso nome della citta, seguiti in cio dagli altri; per cui ne verrebbe piuttosto che il fiume traesse nome dalla citta, anche nel tempo medio, e nel moderno, come lo fu del-P antico. Imperciocche il consenso degli autori vuole tratto il nome di Aemona del monte Emo, quasi dicesse citta deUEmo o per somiglianza di forme dei Monti che cir-condano quella vallata della Sava, o per durevole remi-niscenza deli'antica patria; e dilficile sarebbe il trovare analogia tra un fiume ed un monte. Ouesto nome di Laibacum trovasi poi dato ad una selva nella prossimitši di Udine, nel secolo XIV; questo nome di Lubiana trovasi dato in Istria, in regioni nelle quali non si fissarono slavi dal Carnio, ma dal Montene-ro e dalla Dalmazia; questo nome trovasi nel Parmigia-no, e propriamente nel ripartimento di Borgotaro, dato a un fiume; da quel Parmigiano i di cui nomi antichi di predi sembrano o dati o tolti dali'Istria; da quel Parmigiano nel quale i Carniolici non presero stanza fissa. E Parma, e 1'Istria, e le Alpi Giulie ed il Norico, furono gia tenute dalPantichissimo popolo dei Celti, dei quali i Canii formarono tribu; e la provincia alpina intomo il primo corso della Sava, ha tuttora il nome di Carneola, della piccola Carnia, e questo nome e pienamente giu-stificato da copiosissimi indubbi monumenti. Questo nome di Labac o di Laibac, e di Lubiana potrebbe ben facil-mente essere anteriore perfino alla fondazione di Ae-mona tracica, conservato dagli indigeni nella loro lingua, eonservato anche quando fu condotta la colonia Giulia da Augusto, rimasto unico, quando distrutta la citta, cogli edifizi perdette il nome e le memorie, straniere ambedue ai Celtici. Non taceremo che Aemonia fu ritenuta dali'antichi-ta nella Pannonia, non nella Carnia; ma diremo che tutto ali' ingiro sui colli, che non pertennero mai alla Pannonia, si conservano memorie di uomini celtici, che in Lubiana medesima non mancano, e che al confine di due provincie non puo spartirsi con linea matematiea 1' una dali'altra; ai confini di popoli e di regioni vi sono sempre transizioni. Oueste desinenze in ac, malamente Iatinizate in acum come vedremo, sono frequentissime, il piano del Veneto e del Friuli ne e ripieno; ripiena la Carintia, ne ha la Stiria, ne ha la Francia, che ne diede i titoli fre-quentissimi ai suoi gentiluomini; frequenti questi nomi anche in una parte del Carnio, nella parte piu prossima alle Alpi; non insoliti sffiatti nomi nell'Istria medesima come saremmo a vedere. La Carsia ebbe la sventura di non trovare scrittori che delle cose di lei si occupassero; non intendiamo di scrittori propri, che appena potrebbe esigersi tanto da re-gione che non annovera proprie citta, e non puo spera-re di averne; da popolo che parla lingua che appena in questo secolo, la merce delle fatiche di illustri linguisti, e di buoni patriotti, s'avvia a divenire lingua nobile, da popi lo, che ebbe sacerdozio e magistrati se non d'altra na-zione, educati per essere di altra nazione e di altra civilta, educati nella storia e nelle condizioni di altre famiglie; disposti a tenere a vile la propria, inetti quindi a pro-muovere le cose del proprio paese, siccome avviene dei piu educati fuor di časa. Ouelli delle citta prossime, spaventati o dali' aspetto del suolo, o dalla dejezione degli abitanti, e piu dalla difficolta di averne materiali e di comprenderli, tagliarono corto, e forse in buona fede credettero che ne la terra, ne la famiglia, meritassero uno sguardo. E cosi difficoltarono od impedirono che altri profittando dei materiali da essi posti insieme, ne facessero edifizio. I frequenti cangiamenti nelle riparti-zioni, nelle aggiudicazioni di governo e dl chiesa; i cangiamenti nell' interno reggimento di stato e di chiesa, portarono ancor maggiori difficolta; persuaso il popolo a credere di se e della regione diversamente da quello che e. Le quali difficolta non ci spaventando, prenderemo anche questa regione ad esame, fosse anche erroneo del tutto il nostro giudicare. La Carsia, e la Piuka (ci si conceda l'uso di que-sta voce fino a che ci sia dalo di giungere a perfetta lezione) hanno tre specie di nomenclature; 1'una usata negli alti della chiesa (quei pochissimi che ci sono ri-masti) del medio tempo; P altra usata in carle laiche, e questa non sempre concorde; la terza usata dal volgo, variala pur questa. Nelle carte laiche i nomi in ach sono frequenti, Volzach, Jeltsach, Jamlach, Goreyach, Uttoglach, Mir-chiach, Ranlschach, Gorzach, Deublach, Seriach, sono nomi di localita indubbie per la loro posizione. Oueste medesime localita in altre carte, e parecchie anche nella lingua volgare si dicono Volzana, Jelsliane, Ja-miano , Gorlnno o Goriansca , Uftogliano , Merzliune , Ranziano, Grozma, Tubliano, Seriano. Citiamo queste perche 6 indubbio che il duplice nome vada riferito alla stessa localita. La chiesa nella lingua latina preferisce le desinenze in anutn ed in an/i; gli italiuni seguono queste desinenze. Le quali comecche tolte dalla lingua latina, mantenuta viva e continuata dalla chiesa, non lasciano dubbio cio che esprimono colla desinenza, sieno cioe indica-tivi della condizione di predio o di vil la, o di caseggiati, sopra nome proprio da cui si fece il derivativo, fosse questo nome, proprio di persona umana, di famiglia, d i persona morale, o di cosa materiale, o d'altra. Pren-dendo ad esempio Ranciach che si dice dai latini Ran-tianum, queste due voci hanno comun il derivativo Ran c fosse nome di gente Rantia, fosse altro, le desinenze variate appatengono certamente a due lingue di-verse che intendono di esprimere la medesima cosa, e P anum latino avrebbe perfetta traduzione nell' ach che noi riteniamo celtico , per la frequenza di que-sto finale nei nomi di paesi celtici; finale che riteniamo identico con quella di ase nelle regioni di Lom -bardia, variata soltanto pel dialetto diverso di quelle gal -liche tribu di Celti. I Romani non distrussero le lingue delle varie provincie, queste riinasero lingue, diremo cosi, provinciali, lingue volgari, durarono insieme alla latina, si fusero quando la civilta si propago mediante la lingua latina, ma nella fusione non ne sparirono le trac-cie, ne i nomi propri di Iuoghi andarono del tutto di-menticati. Anzi potrebbe dedursi che ln dove i piu nomi in ac si conservono dal popolo come e nella Carintia il celtico avesse preponderanza; P avesse il, latino dove questi medesimi nomi conservano la desinenza in ano, come e nella pianura del Friuli. La lingua volgare oggi giorno parlata nella Carsia, attribuisce ad alcune localtia nomi che a primo aspetto si mostrano sincopati, quali a rao' d'esempio Sepulle, Creplie, Storie, Serie, Tuble, Vogle, Verchoulle, Crogle, Trebich, Padrich, i quali nomi nelle carte del medio tempo, ed in altri serilti si leggono Sepulliano, Crepeliano, Satoriano, Seriano, Tubliano, Voglano, Ver-cogliano, Gregoliano, Trebaciano, Padriciano. La qua!e contrazione mostra come alli Slavi suonasse gravosa questa desinenza in ano, e 1'ommettessero del tutto ; contentandosi della radice del nome, e questa pure non sincera, ma come puo pronunciarsi da villici idiotissimi, che mai ebbero occasione di apprendere per lo studio la propria ungiuv, mf di altre