ANNO IV. Capodistria, 16 Maggio 4870. N. 10. c GIORNALE DEGLI INTERESSI CIVILI, ECONOMICI ED INISTRATIVI cìijISIY DELL'ISTRIA. Esce il 1 ed il 16 d'ogni mese. ASSOCI VZIOX'Ii per mi anno f.ni 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente; gli altri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione, — Pagamenti anticipati. — Un numero separato soldi 15. escursioni per l' istria. La prefazione ad un'opera statistica inedita*) che un magistrato scriveva sull'Istria da lui lungamente retta, e che per gentilezza della sua vedova riparò nell' Archivio provinciale, incomincia colle seguenti parole: « Il circolo dell' Istria di cui trattano le presenti Notizie ha questa particolarità che tra le singole parti di cui esso si compone, v' ha sotto molteplici riguardi una diversità sì marcata, che qualora si volesse discorrerne soltanto in complesso, l'assunto propostomi d'illustrarlo, non potrebbe convenientemente ed appieno venire esaurito. » Gli è perciò che egli dopo avere dedicato un terzo dell' intiera opera alla descrizione generale della provincia, scende poi a parlare d'ogni singolo distretto della medesima e ad esporne le condizioni. Così fece pure 1' anonimo autore dell' altra interessante e più ampia opera statistica sull' Istria stampata nell' anno 1863 dal Lloyd austriaco, che, come fu detto altravolta in questo Giornale, ove venisse pubblicato in italiano, potrebbe, ad onta di alcuni difetti ed erronee valutazioni, riuscire lettura gradita e profittevole, dacché un' opera di tal genere, dobbiamo confessarlo con rossore, non fu ancora tentata da alcuno tra noi **). Nè altrimenti potranno fare coloro che in appresso s'accingeranno a descrivere l'Istria, qualora intendano presentarne un quadro esatto e tale, che il lettore possa formarsene un giusto e chiaro concetto. *) \otizen in historisoh — statistiscb — tòpographisch — ad-ministativer Beziehung iiber deli Istrianer kreis 1842, del Capitano circolare dell'Istria Federico Bar. de Grimseliitz. ") Oi questo libro venne fatta una traduzione italiana dui Sigr. Vincenzo de Gravisi, e da lui donata alla tipografia editrice a condizione che veuga data alle stampe, eioectiè ancora 'non p seguito. Da questa diversità di condizioni, fisiche, economiche, etnografiche e civili, per cui il nostro paese si divide, dirò così, in molti quadretti differenti di disegno e colorito, derivano gli assai discordi e perfino gli opposti giudizii, che ne fecero e fanno non soltanto stranieri, ma perfino gì' indigeni stessi, che non hanno occasione o volonterosità di visitarla e studiarla in ogni sua parte. Chi proclama l'I-stria una bellissima regione di mite clima, di fertile suolo, diligentemente Coltivato, con popolazione «.vegliata e colta, attiva ed industriosa ; altri ne deplora il suolo sassoso ed arido, la siccità, gì' impetuosi venti boreali, lo sfibrante scirocco, il basso grado di civiltà nelle campagne, le depresse condizioni agricole, la mancanza di spirito in lustriate e commerciale. Hanno sotto aspetti diversi ragione gli uni e gli altri. I contrapposti presso di noi si scorgono non solo fra le parti lontane, ma si toccano tra distretto e distretto, e spesso tra i luoghi contermini. Qual differenza p. e. fra il carsico distretto giudiziario di Castelnuovo, rigido di clima, dominato dalla bora, in gran parte nudo di terreno, composto tutto di villaggi ordinariamente a capanne, nel quale non potè sorgere una sola borgata, e dove non v' è ceto civile O o / — e tra il limitrofo distretto di Yolosca, eoli' ;it-tiva ed imlustre sua popolazione rurale e marittima, colle borgate pulite, coi terreni faticosamente e bene coltivati a viti a fruttiferi a olivi, co'suoi poetici boschetti di lauri, coi suoi rinomati castani, colle amene sue spiagge abbondanti di navigli? Potrei qui lungamente trattenermi a far confronti, e mostrare le differenze spiccate tra regioni e luoghi, ma ciò m' arresterebbe con troppo lunga sosta nelle mie escursioni, che mi preme di proseguire, e dalle quali forse il lettore potrà raccoglie- re almeno in parte queste dissomiglianze, essendoché mi sono appunto deciso di esporle possibilmente per distretti. Continuo intanto la mia peregrinazione, che mi porta con piacere nel distretto di Tirano, siccome quello clic non soltanto non teme confronti con qualsiasi altro, ma clic anzi pel complesso delle sue condizioni io reputo il migliore di tutti. Imperocché qui trovate unite e bene sviluppate tre importanti sorgenti di prosperità, 1' agricoltura cioè, l'industria salina e la navigazione, nè scorgete quei forti contrapposti in paesaggio, coltivazione, civiltà e costumanze, che vi colpiscono sgradevolmente altrove. Quest' è tra tutti i distretti dell' Istria il più piccolo, ciò non pertanto sulla breve sua superficie di leghe quadrate 1 yl0 vive una popolazione che, giusta 1' anagrafe ecclesiastica, arriva oggidì a 16,450 anime, mentre quello di Rovigno con oltre leghe 3 t/lQ ne conta 15,549, e 1' altro di Parcnzo sopra 1' area di leghe 3 »/ia tocca appena 9462 abitanti. Dati più precisi ci darà la nuova anagrafe governativa testé assunta. In ogni caso quest' è il distretto meglio popolato della provincia, e che ha il minor numero di slavi i quali non oltrepassano le 2500 anime, ( in qual riguardo soltanto quello di Rovigno può essergli uguale. ) Esso può dirsi distretto litorale per eccellenza, poiché spingendosi con due promontorii nel mare, nessun altro della penisola ha sì prossime alla spiaggia tutte le parti di territorio ond' è composto. Più eminentemente litorani dopo quello di Pirano sono i distretti di Pola e Yolosca, quest'ultimo ha però anche, al disopra di Castua, un territorio interno. Tutti gli altri distretti al mare hanno una zona più o meno ampia che progredendo verso l'interno ritraggo a misura che s' allontana dalla costa condizioni più somiglianti al medesimo, sicché si può attribuirgliela, o almeno qualificarla territorio che partecipa di interno e di spiaggia. L'Istria litorana vuol essere veduta e percorsa in duplice senso, per mare e per terra. Il viaggio marittimo ti offre l'aspetto della bella sua costa, ad ogni tratto svariata ed ottimamente accidentata; alta da Trieste a Salvore, poi sino al Quarnero degradante dolcemente dall' interno al mare, indi sempre più elevantesi aspra e ripida sino al confine di Fiume, ora svolgendosi in spiaggie distese, ora appuntandosi in promonto-lii là bassi qua cadenti precipiti, od insinuandosi in ampie baje, lunghi canali, numerosi e vaghi seni, e porti sicuri, ed ornata di frequenti cittadelle e. borgate pittorescamente situate, con altri più lontani paeselli che si disegnano vagamente nel grazioso panorama. Un vaporetto giornaliero agevola presentemente una gita per mare da Trieste e Capodistria a Pirano. Andiamoci. A differenza di Capodistria che giace dolcemente distesa in una baja, Pirano veduta dal mare ti si presenta, dirò così, seduta su un promontorio, appoggiata colla schiena al monte fittamente verde d'ulivi e viti, incoronata il capo di antico merlato castello, e stendendo i piedi allargati nel mare; per cui severamente bello e romantico no risulta il suo aspetto. Ma per conoscerne ed apprezzare il territorio, convien percorrerlo per le strade che vi mettono da Capodistria e da Buje. Io scelgo pertanto ora la prima di queste, che lambe sin oltre Isola il mare. Costruita non sono molti anni, solida e larga, ha l'inconveniente che non fu provveduto a guarentirla su questo tronco con un muro a scarpa, dalla parte dei ripidissimi colli al cui piede fu tagliata; sicché la terra, o meglio, il denudato tassello e gli strati di pietra che ne formano l'ossatura non sfranino, come avviene di continuo, specialmente a' tempi di dirotte pioggie, ed ingombrino talvolta la strada, esponendo anche col precipitare delle pietre a pericolo i passanti. Ecco Isola, che anticamente chiamata Alieto, deriva l'odierno nome dall' essere stata un isolotto, poscia congiunto alla terraferma, come lo era in origine Capodistria, e forse ancora qualche altra città dell'Istria. Gentile assai ti si presenta la campagna d'Isola di cui ammiri la diligente e saggia coltivazione, e gli sforzi assidui degli agricoltori per ridonarle quella copia d'ulivi che l'adornavano ed il freddo distrusse nel decorso decennio, e le viti perite in seguito alla invasione della crittogama, che davano le famose ribolle. Se prima di questi flagelli essa sembrava un giardino, fra poco ritornerà a rallegrarsi dell' antica beltà e floridezza. Poco esteso è il comune d'Isola misurando la sua superficie soli 3900 jugeri circa; piana affatto ne è una buona parte ed in questa è sita la cittaduola, il resto specialmente verso Pirano è a colline; il territorio ha in confine un filone che l'abbraccia, il quale se anziché essere coperto di bosco ceduo, lo fosse d'alberi d'alto fusto, accrescerebbe d'assai la vaghezza del panorama. Questo piccolo territorio alimenta oltre 4000 abitanti, poca parte de'quali vive dalla_pesca e navigazione. Il viaggiatore rimane gradevolmente sorpreso dal trovarvi vicino all'ingresso del paese, cosa ben rara in Istria, una bella e ricca fontana, ombreggiata da alberi, brulicante di donne che vengono ad attingere la limpida e fresca acqua, ed a mondare nell' aggiuntovi lavatojo le biancherie. Chi visita il duomo proverà non lieve soddisfazione al trovarvi dipinti del Palma, del Santacroce ed altri insigni pittori, ma nessun cólto istriano tralascia di passare innanzi al palazzo in cui vide la luce quel forte ingegno di Pasquale Besenghi degli Ughi, che il cholèra del 1849 immaturamente rapì alla gloria sua e della patria, poiché tutti i suoi scritti inediti, tra' quali un poema, una storia della rivoluzione di Grecia, che egli vide sui luoghi in compagnia del Byron, altra storia del Friuli cui dedicò lunghi anni di studio, andarono in modo misterioso smarriti. Conforta solo la speranza, che non siano irreparabilmente perduti. L'archeologo s'informi dai campagnuoli dei siti ove trovar sua messe, ma non tralasci di ascendere il monte Castellier, nè di visitare il seno di S. Simone, che gli offrirà coi molti suoi avanzi d'antichità sufficiente materia di studio. Continuo il mio viaggio alla volta di Pirano, per la strada che abbandonato il piano s'inerpica serpeggiando per le colline con acclivii e discese fastidiose, cui sarebbe stato agevole evitare. Ma di ciò terremo parola più tardi. I,'ARCHIVIO DIPLOMATICO DI TRIESTE. (Continuazione dell'Elenco manoso, vedi K. 9j Legislazione, Amministrazione, Economia pubblica ecc. Mriatico. (Navigazione libera dell') Raccolta di alti diversi italiani e latini. In foglio, pag. 287 ma-noscr., e 4 slamp. Con nota del Dr. Kandler. Mona. Copia di documenti. 20 pezzi, pag. 52 in foglio Ita! e lai. Irrenghi o Condanne Criminali di Capodistria dal 1577 al 1579. Frammenti in pergamena, testo ilal. pag. 104 in fogl. [rgnuni. Relazione sulle condizioni dell'Istria già Veneta al viceré d'Italia etc. Copia in fogl. ili pag. 108, con nota del Dr. Kandler. (Stampata in parte nella Porta Orientale anno II. e III.) nomo Stetlner Gius. Andr. Della Giustizia dei diritti Austriaci Carniolici sull'Istria. Autografo di pag. l ì in foglio. (Slamp. Archeogr. Triesl. I Serie Voi. Ili 1831). Giorno ( Orniteo Lusanio P. A,)..Sopra le monete dei Vescovi di Trieste. In foglio, pag 85 in colonna e 72 piene. Manoscritto che servì alla stampa. (Trieste 1788). Capodistria. (Lamentazioni del Comune di) Sulla limitazione della Salificazione. Pag. 20 in lògl. Di data incerta però posteriore al 1721. Carli Gianrinaldo. Del Governo, Magistrati, Tributi della Provincia dell'Islria. Pag. 26 in fogl. (Slam-palo a Venezia 1760). Toedus Bononiae inituin inter Pontificem, Caes. Mai e-iusdem fratrem, Vcnetoset Ducem Mediolani sub die 23 Decemb. 1529. Pag. 572 in fogl. Giustiziali dell'ex. Repubblica di Venezia dal 726 al 1788, colla descrizione dei loro delitti. Estratto dalle Carle del Cons. dei Dieci. Pag. 125 in 4 picc. Grado. Due rapporti ofliz. sulle Saline da farsi. 1806. Pag. 9. in fogl. Leggi del primo Governo Austriaco in Lilia; aggiunte alcune pubblicazioni del Governo Italico. Raccolta di manoscritti e stampali con nota del Dr. Kandler. Pag. 90 ms. e pag. 542 stamp. in foglio. Lex Romana Utinensis. Estrallo con prefazione del Dr. Kandler. Testo Ialino. Pag. 52 di colonna in foglio. Marie gol a della Confralerna della Natività di Maria nella chiesa di S. Silvestro in Venezia 1532. In 4 gr. pag. 27 in pergamena, pag. 18 in Carla. Scritto in diverse epoche, con caratteri diversi e due miniature. Mona. Terminazioni e decreti di genere amministrativo e militare, dal 1695 al 1698 e 1702. Pag. 846 in 4 picc. Moschettila Girolamo. Relazione sullo stalo di Aqui-leja e proposta per migliorarne le condizioni. Copia credula in mano dell'autore. Pag. 15 di colon. in fogl. Maggia. (Consiglio Comunale di) Quaderno dall'8 Marzo 1808 al 7 Novcmb. 1813, pag. 42 in fogl. Maggia. Instrumenti Capitolari del 1427. Testo latino, in pergamena, pag. 104 in 4. Scrittura gotica corsiva minuta. Maggia, lustramenti della Chiesa. Testo parte ilal. e parte lat. Pag. 184 in foglio. Maggia. (Registro Ducali e Privilegi concessi alla Co-munilà di) dal 1387 al 1829. Pag. 210 in foglio gr. Testo italiano c latino. Novak. P. S. Diplomalarium celeberrimi et anliquiss. Monast. IL M. V. de Silticio etc. Pag. 99 in fogl- g'1- Officii e Magistrali falli per lo Ecc. Cons. de X - Per . Io Ecc. Pregadi. Per lo Maggior Conselio; con nota del Dr. Cumano. Pag. 204 in 32. Per li Rev. Padri delle Scuole pie di Capodistria, con-tro le Scuole pie di Pola. Raccolta alti diversi. Pag. 70 in foglio picc. Portole. Frammento di terminazioni, ducali etc. dall' anno 1367 al 1501. Testo ita! Scrittura netta corsiva. In pergamena pag. 20 in fogl. Prontuario, alfabetico del Diritto Romano Civile e Cnn. In pergamena, pag. 436 in 4 picc. Testo Ialino ; scrittura minulisssima corsiva gotica. Manca del frontispizio. Scussa Vinc. Can. Prompluarium Nolarum et Glossa-rum in Decretalibus eie. etc. Cum Indice verbo-rum. Autografo, pag. 486 in 4. Stadion Conte Francesco. Autografi in cose Municipali. Anni 1844-1843. Tedesco pag. 19 di colonna in fogl. gr. Sulle Sicure dell'Istria. Relazione al Capitanato Circolare di Trieste del 1817. Pag. 28 di Colonna in fogl. gr. ___ jooti «;.v,iiv/ o oj.s'i Dieta i'RoViJicialb Istriana. Parenzo, maggio. (?) Giacché mi assunsi di dare in succinto un' idea della operosità della nostra Dieta, e dei rilevanti affari da lei e-sauriti nella passata sessione, debbo aggiugner ancor poche cose, che serviranno di chiusa a quanto venni dettando a varj intervalli su tale proposito. Se qualcuno se ne infastidirà, starà in suo arbitrio, dopo lettone il titolo, di passarci sopra, ma dal canto mio trovo doveroso ed opportuno di completare una relazione, che per quanto poco valga, accenna nullameno a fatti, di cui è bene tutti abbiano una qualche contezza, per apprezzare, se non altro, le rette intenzioni di quelli cui la pubblica fiducia chiamava a promuovere e tutelare gl'interessi della patria. La Die-1a nel trattare le varie proposte di leggi che emanarono dal potere governativo, e nel deliberare intorno ad esse, usò sempre del suo diritto con assoluta indipendenza, e se da un canto non uscì dai limiti di una certa moderazione, dall'altro tenne alla in ogni circostanza la bandiera della propria nazionalità, e ilei progresso. E ad essa si terrà stretta tenacemente, Gnchè i «lubbii eventi che si agitano e rimescolano nel caos, non le recidano i nervi e non la travolgano nelle torbide onde dell' oblìo. Dirò pertanto che attrasse una particolare attenzione la legge sull'uso e la condotta delle aque e le opere di difesa contro le stesse, e che il Comitato ch'ebbe incarico di studiarne le minutissime parti, l'accolse quasi per intero, nella persuasione eh'ella Barellilo per sovvenire ad ogni più difficile esigenza. Era tempo iufatti «•he si provvedesse a tale bisogna, di cui non s'aveano che norme generali dessunte dal jus comune, nella maggior parte do' casi, applicate, stante la vaiielà e singolarità delle circostanze, «•un arbitraria ermeneutica. Alla legge dell' impero 50 maggio 4809 IV. 121, che 'non contiene che canoni di principio, tien «Jietro la succitata provinciale, che n'è in certo modo il ragionato commento. Le molteplici disposizioni ne chiariscono il troppo arido concetto, e servono senza dubbio a distrecciare le j>iù difficili questioni, massime ove avvenga di conciliare le ragioni de'privati, basate sul diritto, con quelle del publico pro-redenti da scopi di utilità. Sarebbe arduo divisare a gran tratti 1utte le particolarità abbracciate dulie varie sezioni della legge, che vertono sulla qualità giuridica delle aque. sul loro uso. e deviamento, sulle opere di difesa, sui consorzi, sulle contravvenzioni e pene, sulle autorità giudicanti, e sulla procedura; e mi limiterò invece ad osservare coli'egregio Relatore, che la leg-ge supplisce ad un difetto della nostra legislazione, la quale a differenza degli altri stati, non avea alcuna speciale disposizione in questa materia. Pure non tornerà sgradito che rechi qui iì testo dei §§ 27 e 36,«• siccome quelli che in parti-cidar modo provvedono alle peculiari condizioni ed ai bisogni della nostra provincia, il più degli anni assetata, per gli ardori del sole e la conseguente siccità. § 27. Affine di promuovere un uso proficuo delle aque o di rimuoverne gli effetti nocivi, quand'anche non si verifichino gli estremi dell' espropriazione a termini del % 563 del cod. civile, si potrà ordinare in via amministrativa: a. che colui cui appartiene un.'aqua privala corrente abbia a cederla verso congrua indennità ad altri i quali siano in grado di utilizzarla, se egli stesso non ne abbisogna, 0 non ne fa uso nemmeno entro un dato termine da stabilirsi dall' Autorità a seconda delle circostanze ; b. che i possessori di beni immobili abbiano a permettere l'istituzione di servitù sul loro possesso verso una congrua indennità, affinchè l'aqua altrui venga condolla da un luogo all'albo per il loro fondo, e su questo si eseguiscano le opere occorrenti per tale aquedotlo. J possessori possono però esimersi dall' assumere codesta servitù, cedendo verso una congrua indennità la superficie di terreno occorrente per l'erezione dell' aquedotlo e delle opere relative. Se poi l'aquedottn impedisse il possessore di utilizzare convenientemente il proprio terreno, questo dovrà essere re-luito per intero a di lui richiesta. § 36. Contrade abitate e comuni, che sono sufficientemente provvisti di aqua, hanno a seconda del loro bisogno il diritto di espropriare verso conveniente indennizzazione da rilevarsi a termini del § 37 le aque private ed i diritti di terzi dell'uso delle medesime in quanto che non ne abbisognino gli aventi diritto per gli eguali scopi. Altre due leggi d' iniziativa governamentale passarono al vaglio del Comitato agrario, cioè Cuna sulla tutela degli uccelli utili all' agricoltura, e l' altra sulla tutela dell' agricoltura contro 1 danni degl' insetti'. II Comitato si trovò in qualche imbarazzo per raccomandarle alla Camera, giacché nel mentre stesso che ne riconosceva t' importanza e l' utilità, non poteva disconoscere clie ne sarebbe stata illusoria, e per avventura impossibile l' applicazione. Far leggi perchè restino lettera morta, è ipocrisìa boriosa. Pur troppo ce ne ha d'avanzo, che fauno stupenda mostra sulla carta, e che in pratica non mandano alito di vita. Piassoniigliano allo città dipinte iu tela, che l'imperatrice Caterina delle Tiussie, viaggiando in Crimea, credeva, o fingeva di creder vere. Il Comitato, vedendo che quali veniano messe innanzi non sarebbero mai state osservate, stava per proporne senz'altro la rejezione; ma pur pensando che ridotte a l'orma più conveniente potevano tornar vantaggiose all'agricolinra. si addossò il non lieve incarico di rimpastarle, e togliendo le e-sagerate esigenze, le difficili condizioni, le irragionevoli responsabilità da parte degli organi esecutori, si fece a rappresentarle in guisa che trovassero Be non annuenti piena, almeno non sgarbata ripulsa. La tutela degli uccelli insettivori, è co-a che data da poco. ma che t' autorità di egregii osservatori in argomento di agronomia la rende degna della più seria attenzione. Non sarà senza interesse pe' miei lettori che qui rechi uno squarcio della bella relazione con cui venia raccomandata la legge all'accettazione della Camera. « Per poco che si consideri quali danni possono recare alle derrate campestri uno sviluppo alquanto straordinario di qualche insetto microscopico, facilmente potrà persuadersi della necessità di porre un argine al suo sviluppo, ed il solo eli» sembra facile e sicuro si ò quello di proteggere la conservazione dei soli esseri della natura che di quelli si nutrono. » « Si è calcolato da un dotto francese che nell'anno 1855 in un solo dipartimento dell' Est della Francia la quasi microscopica secidonia ha distrutto per quattro milioni di franchi di cereali; che dal 1828 al 1838 la sola pirale della vite, da noi 'fortunatamente quasi sconosciuta, nei due dipartimenti di Macon e del Bajolese ha recalo danni per 31 milioni e mezzo di franchi. Il dolio agricoltore Foullon sei anni addietro ha preso a raso presso Versailles 20 bacelline di solza ; numerò in esse 504 granella delle quali appena 290 erano sane, — tutte le altre erano bucate. Fu facile calcolare che la raccolta di quel campo il quale avea dato uua rendita di 2700 franchi, ne avrebbe dato 4500 se le granella fossero state tutte sane. E senza dilungarsi ulteriormente a lutti è noto il danno che reca alle viti ■ tortiglioni, ed è noto ugualmente come presso ai caseggiati dove abitano ed arrivano i passeri, le vili non sono attaccate dai tortiglioni, ri — Per riguardo poi alla legge concernente la tutela della coltura agraria contro i danni dei bruchi e di altri insetti nocivi, il Comitato si limitò a ridurre obbligatorie alcune pratiche già usate in molli distretti dai più solerli agricoltori. Ha trovato in principalità di rendere obbligatoria la raccolta e la distribuzione dei tortiglioni (Attelabus Racchus) come pratica da unitissimi usala, e per generale convincimento ritenula utilissima, e la quale finalmente essendo di facile esecuzione, va a salvare il prodotto del vino, prodotto principale della provincia. Altre leggi furono pure discusse, emendate, e volale, e novereremo quella sulla permuta dei terreni; I'altra riguarda alla coudanna, e all'inquisizione penale'di un Deputato; una terza che accenna a riforme del Regolamento provinciale e Regolamento elettorale ; una ancora per la regolazione dei rapporti di diritlo del personale insegnante presso le scuole popolari; ed altra sulla rifusione delle spese ospitalizie da parte dei Comuni al fondo provinciale. — E con qnesto dò fine alle mie povere corrispondenze, rimettendo il benigno lettore, se ama più particolareggiate notizie, agli atti della Dieta, quantunque mi rifugga P animo dal consigliarlo a prender in mano quel libro, che non può immaginarsi più sconcio per gli spropositi tipografici che lo deturpano, cosi che talvolta pare che gli oratori abbiano parlato iu turco. I PODERETTI - SCUOLA Ordinali secondo il sistema Peslulozzi-Fellemberg. 1/ intelligenza ed il sapere sono il primo e principalissimo capitale dei coltivatori. 1/ uomo, se dotto, può supplire in mille cose alla scarsezza e deficienza degli altri capitali. Ottavi ìi' intelligenza ed il lavoro posson far molto anche con poco denaro. — ... è render un cattivo servizio il dar denaro a chi non sa diriger bene la propria industria, 0 a chi non sa far conti.'... Che importa l'aver terra, acqua e concimi, se malgrado tutte le migliori condizioni noi non sappiamo usarne, se ignoriamo ciò che chiamasi il saper fure ? Cantoni Il modello e l'esempio più di lutto insegano l'uomo all'imitazione. — Presso i contadini persuadono assai più i falli che 1 raziocini. L'autore Chiunque non è affatto digiuno d'economia rurale conoscerà che per ottenere qualunque produzione agraria abbisogna il concorso simultaneo dei seguenti tre fattori, cioè: l'intelligenza, il lavoro ed i capitali. Il chiarissimo professore agronomo Oliavi Giuseppi Antonio, già disse al riguardo: " Il più im- portante dei capitali è infin dei conti l'intellettuale. L'agricoltura è l'uomo, principalmente l'uomo. Essa adunque è tale e quale di questo sono l'istruzione e l'educazione. Onde si dice che l'uomo tanto può quanto sa. Per l'esercizio dell'agricoltura l'uomo è tanto supcriore agli altri capitali produttori quanto l'anima è superiore al corpo. „ Lasciando a parte gli altri due fattori di produzione, cioè il lavoro ed i capitali materiali, tarò qualche parola sul capitale intellettuale, e propriamente sul grado di deperita stazionarietà in cui trovasi tuttora l'istruzione agraria nelle popolazioni a-gricole, sulle dannosissime conseguenze che derivano dalla gran scarsità del capitale intellettuale, e sul come attuare provvedimenti veramente economici, efficaci e dovunque suscettibili d'applicazione, per istruire il più presto possibile le classi agricole nelle principali regole pratiche d'agricoltura: le quali regole sono assolutamente necessarie a seguirsi e praticarsi per poter ricavare col minor impiego di tempo e di spese il maggior possibile fruito, sì lordo che netto, che posson dare le nostre terre. , La necessità d'istruire i contadini nelle principali regole tecnico-pratiche d'agricoltura localct è talmente conosciuta e sentita ai dì nostri, che non fa bisogno di molte parole per dimostrarlo E se si prendessero in attento esame le discussioni, le proposte, i tentativi, che già da oltre un ventennio si fecero e si fanno continuamente nei congressi agrari e nei scientifici per abbattere il quadrilatero dell'ignoranza nelle popolazioni campagnuole, si potrebb'essere indotti facilmente a credere o supporre un'istruzione agraria un pò avanzata nei braccianti campestri. Ma.... i fatti, pur troppo sgraziatamente, ci dimostrano il contrario: e non può esser nè succeder altrimenti, perchè anche in giornata, sebbene si sappia che la gran maggioranza delle popolazioni campagnuole è tuttora analfabeta: sebbene si conosca quanto sia grande e pericolosa alla società la loro ignoranza e miseria, tuttavia non si pensa a ricorrere ed attuare quei mezzi d'istruzione veramente efficaci ed attissimi a dimostrare e far apprender con frutto le principali verità agricole agli stessi analfabeti non meno che ai letterati; e però bisogna necessariamente conchiudere che, malgrado le tante ampollose parolone.... (tranne pochissime eccezioni) sinora vi sia stato e vi sia tuttora più prestigio che realtà in ciò che concerne l'applicazione pratica delle proposte e dei tentativi suddetti, stantechè il lutto giaccia (deplorevole a dirsi) nel limbo dei pii desideri (1). Infatti è bensì vero che in questi tempi circolano in gran quantità buoni libri e giornali d'agricoltura in cui son esposti i più utili e necessari ammaestramenti dell'arte agricola, e le più utili e radicali innovazioni necessarie ad introdursi nel nostro sistema di coltivazione; ma è pur vero altresì che nessuno, o quasi nessuno si dà premura d'esporre praticamente coi fatti sulle pagine dei campi quelle radicali innovazioni stesse che, ben attuate, solleverebbero la nostra (1) Vedasi ciò che ne dicono al riguardo gli espertissimi a-gronomi, professore Cantoni Gaetana, nel suo almanacco agrario pel 1868, anno I; ed il professore Ottavi Giusepp' Antonio di Casale, nel suo accreditato Giornale d'agricoltura pratica: Il Coltivatore del 15 gennaio 1868. agricoltura da quel fatale stato di deperita stazionarietà in cui giace tuttora, e prestamente la porterebbero a quel maggior grado di prosperità di cui è senza dubbio suscettibile è pur vero insomma che libri e giornali restano dimenticati e derelitti nei polverosi Scaffali delle pubbliche e delle private librerie, e quindi di nessun aiuto all'agricoltura pratica; e le radicali riforme ivi esposte, sebben di facile ed economica attuazione e dettate da penna esperta per scienza ed esperienza e veramente applicabili ai casi nostri, pure vi giacciono lettera morta, senz'esser tradotte in latti nemmeno da quegli agricoltori possidenti non mancanti di mezzi, e che pur vorrebbero erigersi a campioni di progresso agrario. Al considerare poi i molti e gravi errori e pregiudizi dell'empirismo consuetudinario tuttora vigenti e sacri delle nostre campagne, e pur troppo fomentati dalle aberrazioni della scienza e dalla noncuranza di chi potrebbe e dovrebbe smascherarli e combatterli colla logica incontrastabile dei fatti; al considerare le ostinate resistenze che oppone il moderno re-trogredume alla regolare e sollecita diffusione dei più utili trovati della scienza e dell'esperienza, ancorché la stessa esperienza pratica abbia già dimostrato coi fatti che ci sta il maggior tornaconto privato e sociale; al considerare che quasi dovunque si vedono tuttora attuati e seguiti certi modi d'avvicendamenti agrari che son in aperta contradizione Coi più sani principi tecnico-agrari, avvicendamenti condannati a quattro polmoni dai nostri più autorevoli maestri d'economia rurale, e lo sarebbero stati anche dal padre Crescenzio, se tali avvicendamenti fossero stali seguiti allorquando scrisse d'agricoltura quest' antico agronomo; al considerare le tante discrepanze fra gli agronomi, i tanli contrasti fra il libro di questi ed il campo del pratico coltivatore, non si può a meno dal conchiudere che con ragione e verità un esperto agronomo ed economista già ebbe ad esclamare: Chi mai potrebbe credere che, a fronte di tanta luce di scienza agraria, e nei tempi delle universali ed agricole esposizioni, delle associazioni e dei congressi agrari, e poderi modelli, e cattedre ambulanti, c libri e giornali agrari circolanti in gran quantità, ecc.... l'agricoltura nella gran maggioranza degli a-ralori sia tuttora il parto ingrato della miseria dell'ignoranza?!! Eppure così è, lo si riconosca ad o-nore del vero. Qui forse qualche ottimista, che ami pascersi d'illusioni con danno proprio ed altrui, mi taccerà d'esagerazione.... Ma non illudiamoci, che la logica ilei fatti è la più veritiera e convincente anche presso coloro che non sanno o non vogliono conoscer la verità. Sì è un fatto dimostrato dall'inesorabile statistica che la patria Italia, la terra del pane, con suolo e clima sì atti alla cereali — coltura, ora non produce pane a sufficienza pei propri abitatori ; e che quindi, dopo aver sostenute guerre sanguinose per liberarsi dello straniero dominio, colla nostra indolenza ed ignoranza nelle cose d'agricoltura, eh'è la primissima e principal fonte di ricchezze patrie, ci manteniamo poi tuttora tributari per più di cento milioni all'anno che paghiamo puntualmente in oro ai lUtssi, ai Turchi... che ci spediscono più di sei milioni d'ettolitri di cereali (tal'è l'eccedenza dell'importazione sull'esportazione) per salvar dalla fame gli agricoli abitatori d'Italia!! (I) è un fatto, che, ad onta di detto ingente tributo, anche in giornata i cereali scarseggiano sui nostri mercati, (alludesi al triennio 1865-1867) e prova ne sia il permanente caro prezzo del pane, già salito a centesimi 50 e più al chilo; è un fatto che in Italia vi son estese provincie (fra le quali s'annoveri pur l'ubertosa Lombardia) in cui, non pur le carni, ma il pane di frumento è cibo di lusso!, dei quali moltissimi braccianti campeslri devon patirne la più barbara, la più inumana, la più assoluta astinenza (2); epperò essi son ridotti, con grave danno della loro preziosa salute, a dovere assopire gli stimoli della fame con un panac-eio, che, falli i debiti confronti, lo si troverebbe certamente molto inferiore a quello che si dà agli stessi galeotti ed ai condannati agli ergastoli! con ragione dunque l'egregio economista Jacini già ebbe adire: Nei territori più poveri, che son i più estesi e numerosi, H cibo del contadino inspira la più profonda compassione ; e perciò la pellagra miete numerose vittime (3). Se poi i possidenti avessero a fare e pubblicare un sunto annuale di tutti quei loro coloni che non giungono a poter raccoglier ogni anno fitto e semenza ora del frumento ora della segale, e che perciò questi ultimi non posson pagar tuli'il fitto, o son ridotti a dover comprar le sementi; se si avesse ad esporre complessivamente la quantità dei cereali che molti possidenti devon distribuire ai loro coloni per salvarli dalla faine.... oh! allora sì che potremmo formarci qualche idea un pò giusta dello stato di deperita stazionarietà in cui giace la nostra agricoltura ; e ci persuaderemmo ancora esser vero anche l'asserto che, nell'agricola Italia, la produzione cereale, ch'è la più importante, tende a diminuire in confronto al passato. Tutti questi fatti son sintomi di progresso o di regresso agrario? Al buonsenso del lettore il giudicarne. Quello ch'è certo si è che le tristi condizioni dell'agricoltura patria son già arrivate a tal punto d'esacerbazione che non poterono sfuggire neppure agli occhi dei Governo. Il quale se ne preoccupò e già mostrò vivo desiderio d'approfittar della pace p r rimediare ad un tale stato di cose ormai divenuto insopportabile. Ed a fine di provvedere ad un sì urgente bisogno, dietro impulso governativo, s'istituirono regolarmente i molti Comizi agrari che ora può già contare l'Italia. Anch'io fui nominato rappresentante comunale all'onorevole Comizio agrario del circondario di Como; però, mentre mando un fraterno saluto agli altri miei colleghi, al considerare la tri- fi) Chi abbisognasse (ti migliori schiarimenti su questi umilianti fatti potrebbe osservar i dati statistici esposti nel citato Almanacco agrario, ed il tìultel/ino del Coltivatore di Casale Monferrato dei giorni 17 e 24 febbraio 1868 numeri 18 e 19. e la Circolare sulla produzione del frumento in data 18 ottobre 1867 N. 12551 del Ministero d'agricoltura. (2) Filopanti. Vedasi il Giornale d'Agricoltura degli .4-grofili Italiani pubblicato a Bologna per cura dell'agronomo Botter, dei giorni 15 e 5' dicembre 18(56: non che l'assennata Memoria Sullo stato materiale e morale dei contadini Lombardi dell' e-sperto economista, Ercole Ferrari: ed il Bullettino dell' agricoltura 1869, N. 20. 22, 25, 31, 37 pag. 95. 95, 110, 134. 135 162, 194.... (3) Vedasi. La Proprietà fondiaria e te Popohizioni agricole in Lombardia edizione terza, pagina 258 dell'egregio agronomo ed economista Jacini. sic situazione dell'agricoltura pall ia, dichiaro sin d'ora che mi vergognerei, se, facendo parte d'una sì u-tilissiina e filantropica istituzione, le cose dell'agricoltura avessero a continuare nel ruinoso andamento sopra esposto, e se, a fronte del continuo aumentarsi delle miserie pubbliche e private, ce ne stassimo lì colle mani in mano, piegando neghinosi il dorso ai fatali colpi dell'avversa fortuna, senza darci alcuna premura d'effettuare alcuno di quei provvedimenti che la scienza e la esperienza già ci additarono siccome i più economici, ed insieme i più atti ed efficaci a far rifiorire prontamente l'agricoltura patria, e così coli"aumentare e render meno incerte le patrie fonti di ricchezze si arroccherebbe gran sollievo alle pubbliche e private indigenze Se tutti quei moltissimi poverelli, che, a motivo dello stato di deperimento in cui giace tuttora la nostra agricoltura, ora son ridotti nel segreto delle loro case a lottar colla più squallida miseria, eolla fame, manifestassero le molte privazioni che devon sopportare, e ci facessero sentire i loro giusti lamenti perchè l'importantissima questione del pane u buon merculo è si malamente curata ai dì nostri, chi mai si potrebbe incolparne se non la nostra inerzia ed imperizia e noncuranza nelle cose d'agricoltura? No, non si potrebbe incolparne le mal'annate perchè quel bravissimo agronomo, Don Rebo, ne'suoi aurei Segreti (V Agricoltura, già insegnò che: pei bravi coltivatori non vi sono mail'annate; non le cattive stagioni, perchè i principali generi alimentari (frumento, segale, ecc.) la Provvidenza li dotò d'una gran forza naturale a resistere gagliardamente alla siccità ed alle prolungale pioggie e, se coltivali a dovere, danno e posson dar sempre abbondanti raccolti : ciò mi fu già provato più volte dall'esperienza pratica nei molt'an-ni che studio praticamente l'arie nutrice nelle pagine dei campi. (Continua) Dal chiarissimo ed egregio Cav. Kandler ci vengono direttamente i seguenti suoi dettati, h' quali diamo ili buon animo luogo nelle colonne di questo periodico, siccome non estraneo a raccogliere lutto ciò che può servire ad illustrare la patria storia. La Red. Trieste, li 24 marzo 1S70. Il Conservatore Imperiale pel Litorale All'indila I'odestariu di Trieste. 11 vallo romano sul dorso della Giulia seconda da Aidussina a Fiume è monumento memorabilissimo e di grave importanza, unico sulle Alpi da Nizza, o più veramente da Monaco fino all' intimo seno del Carnero. Nè i valli di Dacia, nè quelli d'Inghilterra, nè il vallo tedesco, nè il Caucaseo risalgono a tempi sì antichi. Imperciocché i valli di Dacia sono dei tempi di Trajano 107 d. C., quelli d'Inghilterra HO, il tedesco più tardo ancora, 276; mentre il vallo sulla Giulia esisteva nel 48 quando Cesare fu ucciso da Bruto. I valli si costruivano contro nemici esterni; nel 54 a. C. i Giapidi erano domati e distrutti, e nel 128 furono cacciali al di là della Giulia, perchè avevano suscitato li Istriani a ribellarsi. Al vallo tergestino è una strada militare che correva parallela al vallo testimonio delle conquiste fatte dai Romani contro i Giapidi dopo la seconda guerra punica; presidio e difesa dell" antica Venezia romana contro le scorrerie dei ferocissimi Giapidi. La prima notizia scritta risale a'tempi di Re Bela d' Ungheria; per le stampe fu annunciato dal Mar-silli bolognese, che conobbe soltanto 1' estremità presso Fiume, a torto creduto confine fra l'Impero d' 0-riente e l'Impero d' Occidente, nei tempi che il colosso romano fu scisso in due. Lo annunciò il Valvas-sor, che conobbe breve tratto presso Obcrlaibach, e ripetendo la nomenclatura del volgo rurale lo disse il Muro dei Pagani, ma non seppe cosa fosse. Esaminalo dal Hitzinger decano di Adelsberg, in varie sue parti più prossime al monte Re o Nanos, fu descritto e segnato in tolta la sua lunghezza dallo scrivente e ripetute volle. E noto ai boscaiuoli sul Montalbia-no, ai villici di Feistriz e di Ravignano a Siller Ta-bor, rotto in più luoghi da cercatesori — noto ai classici romani e nella storia delle guerre di Teodosio contro i tiranni che usurpavano l'Impero. E come a Wallsend in Inghilterra fu stazione marittima militare, e a credersi che altrettanto avvenisse in Fiume, ove l'odierno scoglietto, ora colmato dai diluvii del Tarsia, era ottimo porto al capo meridionale del vallo. Al di qua della strada stanno disposte tre castella maggiori, stazioni invernali delle guarnigioni, e fra queste a distanze misurate, castello secondario. Questo memorabilissimo vallo, che in tutta la sua lunghezza slava in giurisdizione militare della colonia romana di Trieste, e durava ancora presidiato a tempi d'Imperator Giustiniano, custodito da corpo militare che avea nome NVMpItVS TERGEST1INVS, non fu ancora riconosciuto e studiato iu tutte le sue parli, nè illustrato nei suoi dettagli come lùrono il vallo tedesco, e sopra tutto il vallo inglese, per opera di Società archeologica, con piante, disegni delle castella che lo presiedevano, coi disegni dei marmi sculli e scritti che si cercarono e che si rinvennero. I castelli e castellari che ancor durano, le cisterne, le armi gli utensili che vi si trovano dànno speranza che il vallo Tcrgeslino sulla Giulia non sia per essere da meno dei valli inglesi che sono da Carlisle a AValisenil 1" uno, da Edimburgo a Grcenock 1' altro, opera dell' Imperatore Adriano che vi adoperò due legioni e due vessillazioni. Ed è a capo del vallo romano sul Monte Re che stanno ancora le mura tronche del Castello di P1RVM, dal quale è libera la vista ad Aquileia da un lato, ad Emona e Laibach dall'altro; ambedue insigni colonie romane, quella a presidio della valle Padana contro irruzione di esterni, questa a freno della Panonia. È nel Castello di Piro, che Decimo Bruto, uno degli uccisori del dittatore Giulio Cesare, soggiacque a morte violenta. ( 48 a. C. ) Il vallo tergestino è veramente monumento storico dell' antica Roma, della quale Trieste fu antica colonia della lteppubbìica Romana anteriore alle Sii— lane ed alle Augustec. La rilevazione particolareggiata e generale, la descrizione, la illustrazione del vallo e dei suoi parziali monumenti, riescirebbero senz'altro a sommo onore di Trieste, che con tanta lode si è slanciata sulle vie del- ]a civiltà, mediante instituzioni, e scienze, e lettere dal che certo non sarà per regredire. Ad eseguire siffatta esplorazione ed esecuzione, tre cose occorrono : direzione virtuale, esecuzione materiale, denari. Quanto alla prima mi offro di prestarmi, non sulla faccia del luogo, che vecchio e inabile alla fatica corporea, ho già da un paio d' anni dato addio a quel classico suolo, a quei monti, a quelle valli — in persona e sul luogo. Ma 1' intelletto, la memoria, la penna ho vivide — a mio credere. Darci le indicazioni occorrenti, anche le carte topografiche, le memorie raccolte in iscritto, e quelle notizie che ritrassi da bocca altrui, e che non valsi a riconoscere. Le Porte di ferro, per le quali Antenore coi Veneti, superate le sorgenti del limavo soprano, scese nella pianura fra il limavo sottano ed i Colli Euganei occupando quello, ed altri popoli nemici al nome, hanno bisogno di essere rivedute e segnate; ed è per quelle porte che i Mongoli sarebbero venuti a devastare P Italia, se a Grobaico non fossero stati rotti e disfatti dagli Ungheri nel 1273. Ivi presso stanno le rovine di Terstenik, che prese tal nome per ess-re stato l'estremo castello degli antichi Tergestini, coinè le altre porte di ferro stanno sul dorso del monte Trstl al di sopra di Iianziano sul Frigido; e presso Trieste il colle che desterminava i Tergestini dai Monocaleni ha nome di Terstenik. E varchi detti Porte di ferro (dui cancelli di chiusura) sono altrove ed anche sul dorso del Caucaso verso il Caspio (Dcr-bent ) vedute insieme al vallo da Pietro il Grande, quando espugnò quella regione contro i Persiani. Mi venne detto or è qualche anno, che presso alle porte di ferro, stia inscrizione in parte guasta, ma non la ho potuta trovare. Ora mi giunge notizia che veramente esista e fu veduta da Commissione di ricognizione, suppongo per occasione di regolazione di servitù boschiva fra il latifondo di Schneeberg, or di un Principe prussiano, e quei villici fruenti il bosco. Di più non mi fu dato di sapere. Questa epigrafe fa sperare che sia monumentale e storica. La parte materiale dovrebbe poggiarsi ad ingegnere che parli lo slavo, robusto, e non digiuno allatto dell'antica architettura militare. La lingua è necessaria perchè quei villici sono diffidenti per indole e per quistioni colla ex-Signoria. Le Potestà giurisdi-centi entro il Litorale si presteranno a mia diretta ricerca, nè credo che per le forestiere vi sarà contrarietà; certo no dalle croate. L'ingegnere dovrebbe a-vere persone di servigio. Credo che 1' operato non e-sigerebbe più di 15 giorni Quanto alla dispendiosità, l'ingegnere potrà ben meglio di me computarla. Altrove, siccome in Inghilterra, in Francia, questi dispendi si sostengono da Associazioni, per soscrizione di doviziosi, ed in parte da Comuni. Il Conservatore in lieta speranza ed in tutta fiducia si rivolge al Magnifico sig. Podestà, per lo conservatorio delle antichità tergestine, il cui agro moderno è ristrettissimo ; ma il romano entro il quale devono farsi ricerche, abbracciava quanti sono territori tra Fiumicello e Salvore, tra il mare e Lupoglau, e la Giulia ed il Nanos, S. Croce e Sagrado. itiSi In tutta stima. 10IM-.D2 Devotissimo Kandler. Trieste, 15 aprile 1870. 3 r Il Conservalore Imperiale Al sig. Francesco Sbisà da Parenzo Salute. V arelta votiva che Vossignoria ha ricuperato dalle rovine di S. Pietro di Sorna l'abbia cara, perchè monumento in più aspetti memorabile per Parenzo. là epiteti dati a Giove di eterno e di augusto o sacro -non sono del tutto nuovi, però non frequenti a quel nume che presiedeva al mondo pagano. Quel Lucrezio Vittore che l'alzava in soddisfacimento di voli, accresce la serie delle genti romane, abitanti posscssionati della colonia azziaca di Parenzo, che già era Comune di cittadini romani al pari di Egida e di Nesazio, ma senza forma e gius politico di colonia. E certo alla colonia condottavi da Augusto dopo la battaglia d' Azzio. per cui ebbe titolo di Giulia, come l'ebbe Pola rinnovata e forse Trieste, deve Parenzo il suo splendore, per cui potè collocarsi fra Trieste durata militare, Pola divenuta mercantile, conservandosi all' intutto civile. Che se Parenzo dovette contentarsi di modesto teatro al par di Trieste, non ebbe Parenzo fra i suoi, liberta astuta, ricca come fu la polense Ce-nide che fu amanza di Vespasiano e dominatrice di lui. Il foro di Parenzo coi templi gemini, le porte, il faro ri atto dai Veneziani, il Campo Marzo, le strade, I' Agro colonico ampio, le assicurano rango e posizione nobile nella penisola Quella cappelletta che consacrata a culto cristiano sotto 1' invocazione di Pietro di Sorna e che aveva contiguo bagno per le abluzioni devote, stava nel sito di antico tempietto, uno di quelli che si alzavano ai ter min! dell'acro colonico, a custodia, an he materiale di questo, come si posero cappelletto ai confini, ai trifinii, ai quadrifinii, e se ne faceva periodica perlustrazione. Il termine dell' agro colonico era ivi presso alla punta di S. Pietro; altro deve esserne stato a S. Giovanni di Cervaria, alla Massa che era patrimonio della famiglia imperiale venuto in lei dal patrimonio delli Antonii, di quel Marco Antonio che fu Triumviro Costituente, famoso per li amori con Cleopatra e che si diè morte per questa. Quel bellissimo seno che dicono tiralo, cui sovrastava il tempiettlo di Giove, e che ricorda i seni di Istria laudati dal segretario di Re Teodorico, mostra ai margini costruzioni or sotto pelo d'acqua, che lo decoravano, e potem no nella giovinezza nostra vedervi pavimenti a mosaico, trarvi cotti con bolli impressi, e qualche pezzo di bronzo lavorato. Faccia, o Signore che quell'areUa. in origine ri-dossala alle pareti esterne del tempietto, duri sicura ed accessibile ai visitatori di Parenzo, raccolga e custodisca quanto Le accadesse di ricuperare dal suolo e dal Brulo, di antiche cose, che cos. f icendo concorrerà al decoro ed alla fama di qu.-st" Istria, niuravi-gliosa, degnissiin;i di riporsi nell'antico splendido seggio. Kandler. ///OVt . OPT/// r//m • AIA XI// Z//////0 . AET.E// /////,/0 .. AVGV// //////ORET1V/MZ .011 :i rdli.I \l!Z ollu/'Ii Ili .'1 ioa Ù .'iJinJe ///TOH EX/////// //////O POSY//////