ANNO X Capodistria, 16 Dicembre 1876 N. 24 Oli -j:r:p ti afa 01 Ingo fi. ~ea »lt>: LA » o i ,hl&-òet' ».».<_ note'uV («WBt, fi DFI I ISTRIA • « i uin wanwll' ,M •;«} «èltìW'Xt io «Ù9«ri tnab Miriam. - Ma V c iiins ini sh * :<;!> — Pinguente — Portole — Pola — Quarnero — Quieto — Rovigno. 1872 e 1873. Notizie e Documenti per la conoscenza delle cose istriane, nel giornale "La Provincia „. ((apodistria : tip. Tondelli. — ora Trieste — [Stab. tp. Appolonio e Caprin. *) Sono Note e Prospetti satistici — Atti pubblici — estratti — indicazioni — regesti sopra svariate materie riferentisi all'Istria, tatti dell'Archivio Generale Veneto detto dei Frari, d.1 Museo Civico, e dalla Marciana di Venezia. 1873. Fonti per la storia dell'Istria negli Ar-c'ivii di Venezia, nell'opera intitolata — Il Re-go Archivio generale di Venezia, compilato, dietro icarico ministeriale, per la Esposizione Universale di *) Ed ora Stab. tip. B. Apollonio — Capodistria. 1952 u7> Vienna, — da pag. 334-352. (Venezia: Tip. Narato-vich, 1873). (iContinua) 1) Estratto dal Congrcs International d' Anthropologie et d'Arehéologie préhistoriques. Compte rendu de la c intuirne sessior. à Bologne, 187 i ; avec planches etfigures intercalées dina le teste. Bologne : Imprimerle Tava et Garagnani, au progrès, 1873 (un voi. di pag. 543). Nel Bapport sur l' Exposition Itahenne d'Anthropologie et d' Archeologie préhistorignea pag. 485-518, leggesi (a pig. 490491): . - "Pour complóter la classe des restes prehi&toriqoea de 1* Italie du nord, se présentaient les belles haches eh pietre pciie trouvées dans l'Istria et possédés par M. Thomas Luciani de Venise (rectius d'Albona, domiciliato da alcuni anni a Venezia). Leur forme est celle que d' ordinaire on rencontre dans de partila objets de la mème epoque, qu' on tire en grande quantité de toute la Péninsule. Le Jury pourtant ne peut s'abstenir de faire observer que dans la petite collection de M. Luciani on voyait une haclie en piene polie, tirée d' Altona (errore per Albona) laquelle, quoique gàtée du coté du tràhchant, dépassait grande-ment par son volume tnutes les hach»s plus volumineuses des autres collections, et entrait en concurrence pour la beauté avec la hache du mont Gualandeo de la province de Pérouse de la quelle on parlera plus loin. (Un disegno di questa bell'arma è accompagnato all'opuscolo presente). A pag. 504 trovasi : — "Un autre bijou de 1' Exposition se remarquaifc dans la petite collection de M. Guardabassi. C'e-tait une hache en pierre polie, trouvée sur le mont Gualandeo prés de Pérouse. qui dépassait par son volume toutes les autres qui liguraient a l'Exposition, à l'exception de celle trouvée à Altona (Albona), et que nous avons déjà mentionnée.„ 11 rapporto è in data di Bologna, ottobre, 1871, ed,è segnato: I giurati — .G. Giuscardi, G. Nicolucci, G. Ponzi, C. Regnoli. L. Pigoiini rela'ore. COEEISPONDEHZE Pisino li 6 Dicembre tviìiho ofbnè'^i jiiiodJÀ ?5'on«htóT olaci ajì.tij;K .69 ? Talvolta avviene di leggere o di udire qualshe osservazione così ammodo, da ricordarsene mai sempre. Molti anni addietro ebbi a leggere: "Non è l'errore, cioè il pensar male, che disonori ; ma il non aver forza di pensare,,. E me ne ricordo spesso. Ciò adduco a giustificazione, se tratto tratto vengo con qualche articoletto, a voler far scambio d'idee; e se badando all' intento, non presto attenzione alla forma : pella quale, devo confessare, dovrei per difetto di prontezza d'ingegno, affaticare più che non convenga, pel poto conto che si fa d'un articoletto ; ed in fine farei sempie i conti senza il proto. Riparlerò di cose d'enologia, perchè l'argomento ha per noi troppo interesse, e perchè ci vorrebbe molb discutere, per conchiudere alcun che di pratico; tanto più che dopo l'esistenza qui della stazione enologici, molti si trovano nell'errore di sperar che le cose andranno da sè. Intesi più volte dire dai forestieri, che non è à meravigliarsi se qui l'agricoltura non fa i voluti progressi, quando non abbiamo neppure una scuola agrari;. Teoria per eccellenza ; ma che in rapporto alle condizioii del paese potrebbe paragonarsi per molte cose al metod» di quel pedagogo che insegnava ai fanciulli tutti i movimenti da doversi fare colle mandibole, colla linga e le labbra per pronunciare le lettere dell'alfabet, mentre basta imitare il suono all' atto. Però fu concri-tato il nostro fabbisogno, ad una stazione sperimentab di viticoltura e di enologia; dopo aver compreso cb qui la coltura delle viti è lontana dal corrispondere i «h^iboofiO 7 07 7. k un metodo razionale, e che non si conosce il modo di fabbricare vino d'esportazione, che dovrebbe essere la risorsa precipua del paese. Si fece il concetto di dover produrre vino buono a caratteri costanti, da poterlo presentare in commercio con nome proprio, e di confezionarlo con istudio, onde corrisponda sempre in qualità, al nome sotto il quale venne fatto conoscere; quindi la necessità di stabilimenti che lavorino con metodo uniforme; — credendo per giunta, che da ogni uve, coll'ajuto di composizioni chimiche si possa ottenere qual vino sì voglia. Io pure pensava che basti mandare la materia greggia in fabbrica; e se non tutto in uno stabilimento centrale, doversi istituire per maggior opportunità almeno una fabbrica per distretto. Se non che, provai la grande disillusione dopo aver letti i precetti giustissimi nell'opuscolo del D.r Carpenè, dai quali si apprende, che quando l'uva si ammacca e schiaccia ; quando giunge alla tinaia, pesta, e riscaldata dal sole, ciocché accade per lungo viaggio, per ritardata pigiatura, — l'uva comincia a fermentare e subisce di già un alterazione tale, per cui se anche si verrà a fare un vino discreto ad usanza del paese, non lo si farà pel-l'estero consumo, buono, a caratteri costanti, portante nome proprio in commercio. I sopraccennati incovenienti cui va soggetta la nostra uva sono uno scoglio insuperabile qui in Provincia, sinché non si cambi radicalmente il sistema di coltura. L'Istria può produrre molto vino; eppure dal vecchio catasto si rileva che sopra una superficie di 860,000 jugeri, ve n'è 60,000 di terreno improduttivo ; la metà del rimanente, cioè 400,000 senza coltura dell'uomo, lasciati a produzione d'erba, cioè pascolivi (tra cui 55,000 di prativi); 220,000 di boschi; il residuo soltanto, utilizzato dall'opera assidua dell'uomo: eoa 80,000 d'arativo nudo, 66,000 arativo vitato, 16,500 vigne, 18,000 viti assieme ad olivi. Veggasi la tabella nel Giorn. V Istria anno I. pag. 166-167. Ma per venire ad un risultato statistico più favorevole all' area dei vitati, escludo i distretti di Castelnovo, Volosca e le Isole; e ciò non pertanto appena un settimo di tutta la superficie risulta terreno cou viti, e di questo, un settimo soltanto, di vigna assoluta; che poi complessivamente ripartito tra i 49 mila e più censiti, si darebbe per ciascheduno in media un jugero e due terzi di terreno vitato purchessia. I risultati del nuovo catasto si sapranno a suo tempo, ritengo però che si troveranno ora molto di più frazionate le particelle e molti di più i proprietari o censiti, e non grande di differenza nelle estensioni di terreno vitato, preso in vista quello che fu abbandonato e l'altro che fu piantato con viti posteriormente. Con questi dati intendo dimostrare quante e quali siano nel territorio le interruzioni tra particelle vitate e frapposti terreni incolti o di altra coltura, quindi le distanze considerevoli delle medesime dai casali, che poi col sistema di piatagioni a corsi radi per entro gli arativi, s'aumenta vieppiù l'estensione e l'inopportunità; nelle quali condizioni non si può fare il rac colto delle uve altrimenti che nel modo come lo si fa di presente. Nei paesi vinicoli che meritano questo nome vi ha la casa di campagna e d'attorno a questa tutto vigna fitta a palo secco, di maniera che si possono trasportare, se occorre nei cesti le uve in cantina e tosto confezionare il vino; ma se noi vorremmo trasportare l'uva, una o più ore lontano altrimenti che su carri, anderemmo incontro i rr * a spese incompossibili col tornaconto, se anche si potesse in qualche modo evitare l'altro inconveniente di dover rimaneggiare l'uva per le porzioni coi coloni, con che viene già sul campo metà schiacciata. — Per fare quel vino che sempre si spera di poter fare; e che deve molto ben riescire per dare il voluto compenso, ci vuole cambiare di pianta il nostro sistema agricolo e procurarsi le tante indispensabili e costose opportunità; cose che possono effettuare pochi. Per noi altri intanto sono persuaso che si debbano diffondere le buone regole enologiche come le insegna il sullodato D.r Carpenè, ed avviare l'industria vinicola istriana per quanto lo consentano le condizioni del paese, riformando queste con insistenza finché si avranno buone cantine private; ed a ciò potrà ben giovarci la nostra stazione «sperimentale. Questa provincia è onninamente decentralizzata per distretti ; ed una istituzione provinciale nel ramo agrario, quanto più ampia, tanto più ridonderebbe di decoro verso gli estrani, ed otterrebbe l'approvazione dei teoretici, i quali non vedono più in là dell' istituzione per se stessa; ma nel caso nostro si deve prendere in riflesso l'azione immediata che dessa possa esercitare per entro tutti i distretti ; bisogna farla figliare. Dovrebbesi perciò almeno in tre altri luoghi della provincia fare uu piccolo vigneto a palo secco, dove si possa insegnare tutto il processo della coltivazione; a patto però che si trovino possidenti volonterosi di cedere gratuitamente uu pezzetto di terreno per fare il vigneto, ai quali dal fondo provinciale si dovre bbero abbonare pella piantagione e pella coltura soltanto quelle spese fatte in più della solita usanza del paese, lasciando poi ad essi uva e terreno di libera loro proprietà. Tale istruzione darebbe frutti con poca spesa, trattandosi di dover fare del bene per forza. Altra cosa sarebbe con un orto plantario figliale alla stazione. In questo caso non si tratta di dare esempi da imitarsi dai singoli agricoltori, ma piuttosto di ricavar piante per propagarle, e di allevarne delle grandi in proporzionato numero onde avere frutti a prova di qualità, di produzione e di esito ; e perciò r orto dovrebbe avere già la superficie di un jugero, quindi non se ne potrebbe fare forse più di uno. Esposi queste osservazioni non già per promuovere polemica, ma per dar adito a pensare su quest'interessante argomento prima della buona stagione in cui s'incomincerà a far lavori in campagna. j •'/ • .. tal-) ■ . Lodi, decembre. .•:-«> : ' ■!■'■ :iii'i<) ibii>iui!pnflii->aiéiioZ A compenso delle presenti miserie, e a conforto dell' animo per tanti burattini, e specie, per certi pantaloni in calze rosse e nere, che vedemmo testé montare sulle scene, torniamo con la mente al passato e parliamo di morti. Tra le note sopra i Castellieri dell' Istria trovo scritto nel num. 22 — „ Se come ritiensi generalmente, la lingua dell' Istria era pelasgo-tracica, noi possiamo trovare delle analogie nel dialetto celtico degli Albanesi, i diretti discendenti dell' antica razza, la cui lingua ha fornito derivazione a molti nomi propri degli antichi Elleni. „ — In questa intricata questione delle lingue antiche, che è una matassa arruffata alla quale non si trovò ancora il bandolo, e forse non si troverà mai, convien tener conto di tutte le opinioni. Fauriel nella sua erudita opera—Dante et les origines de la langue et de litterature italiennes. opina che i Veneti fossero tribù illiriche che parlassero un antico illirico, e che un avanzo di tale razza e lingua sia secondo ogni probabilità r Albanese. Gli Albanesi adunque in questa ipotesi non ■ sarebbero Celti ma Veneti. Continuando la sua dotta disquisizione sugli antichi popoli d' Italia, e venendo agli lberi cbe prima di popolare l'Iberia, presero stanza in Italia d' onde furono cacciati dagli Etruschi* l'autore trova molti nomi Iberici tuttora tra noi. Dice che i Liguri erano tribù affini agli lberi, e che nomi iberici-liguri in I-talia sono Asta, che in Basco significa oggidì rocca, Iria, popolo, Licka città, Duria l'attuale Dora, Stura fiume tra roccie, TJvona, acqua buona, Urbiuo, Lam-bro, Arsia. Che Arsia sia nome liguro-ibero, lo dice Fauriel senza addurne le prove; ed io me ne lavo le mani. Anche si noti che Liguri viene da Ili popolo, gor monte, dunque Liguri popoli montanari. E gli Slavi, che sono da jeri sul nostro suolo, non mi vengano fuori con le loro ridicole derivazioni di Gorizia. Pod-goria ecc. ecc. Bisogna salire più in su molto in su: finché si arriva a un punto di partenza comune. E farsi belli di qualche nome di derivazione pseudo-slata, e pretendere perciò alla conquista di mezzo il mondo senza attendere al movimento antico e al ceppo dei vari rami, le sono cose da far ridere i sassi. Ma lasciamo questo ingrato e nojoso argomonto e r erudizione linguistica, dove è così facile pescar granchi e guadagnarsi la nomèa di omenoni e passiamo ad altro. Alla risciàquatina data dal sig. G. allo Schizzo del Loewenthal con molto brio e dottrina nello stesso numero della Provincia, se mi permettete, farò qualche appunto. Poveri noi se il qubque in provincia sua si a-vesse a prendere alla lettera. Capisco il parlar coverto dell' autore dell' articolo, lodo 1* intenzione, ma con le debite restrizioni. Accettiamo onorevolmente l'opera altrui e rettifichiamola se erronea. Il signor G. nega che i Piranesi donassero quadri alla galleria di Vienna. Ma il signor Loewenthal potrebbe rispondere : C' era c non c'era una rappresentanza comunale? E se questa lasciò fare, di chi la colpa ? E furono proprio i signori che donarono con la speranza di diventar notili, come si prova dalle lettere originali dello Steffa-aeo, che io posseggo e di cui ho stampato copia nella Provincia, quando, vattelapesca. Comprendo che la carità patria ci spinge a nascondere certe vergogne, sinò i un punto però : la verità loda Dio, dice il proverbio e in certi casi è un memento ai vivi perchè non si linnovino gli spropositi dei nostri vecchi. Adunque a noi, non esageriamo troppo le glorie lassate, non nascondiamo i nostri torti: remedia me-lius adliibébit cui nota quae nocent fuerint dice il flosofo : il lasciar fare, la fiamma istriana non ci rim-jroverano solo i tedeschi : si leggano le relazioni dei Provveditori veneti a Pola testé stampate, « si vedrà 1 accusa già pronunziata dagli Illustrissimi di san Harco, i quali a dirla schietta, negli ultimi due secoli, ci fiaccona furono a noi maestri, anzi rettori magnifici. Per la stessa 'ragione non parmi si possa del tutto approvare il rimpròvero fatto a quel buon te-cesco per] tanti nomi di uomini illustri lasciati nella penna. Se diamo il nome di illustrissimi a tutti quelli che misero insieme qualche trattateli o stamparono qualche predicozzo, corriamo pericolo di regalare a tutte le terre istriane i settantasette letterati di Portole. Che il Vascotti, per esempio, fosso esemplare religioso passi, ma che fosse orator sacro illustre non si è mai sentito dire fuori di Gorizia o d'Isola, meno che meno poi scrittore terso ed elegante, se le sue prose sono una roba stucchevole e gonfia in uno stile che arieggia il seicento. La parca e debita lode ai morti sia scuola ai vivi, e gli ecciti a meritare veramente della patria con opere largamente immaginate, e di utile alla patria comune. Permettete a me triestino, e perciò istriano, senza la nojosa velleità di originario della capitale, questa franca parola, e ascrivetela all' amor vivissimo che porto lontano alla diletta penisola. Sì, è una casa uu po' vecchia la nostra, ma alla fin fine non ci si sta male. Tiriamo pur fuori pel sospirato giorno di festa, e spolveriamo ogni tauto i quadri dei nostri bravi antenati, e non sono pochi per Iddio! e di buon pennello per giunta ; ma certe facce scialbe, certe celebrità da ospedale (non dico di mandarle al rigattiere addirittura) si lascino in pace in qualche remoto angolo della casa: di farli primeggiare cou gli altri in sala non abbiamo punto bisogno. ' : l'i '•'!!'.'IH' /Hll In «-ill.ll'.JlK I .i«W8 i bn n»'i ttb h«i > r,troa aI ;i««i jìjitj Dal Veneto, dicembre 1876 -flinv m- q (.l';vj,: i -,. •• [> ••/oisihm'! * Iu questi giorni tornò a galla piucchemai l'importante questione della pena capitale. A Torino, la Corte di appello, confermò il voto già spiegato nel 1869, che cioè quella pena si conservi limitata ai soli reati più gravi. Le Corti di Ancona, di Cagliari e di Sassari si pronunziarono per l'assoluto mantenimento. Che direbbe il grande Beccaria 'propugnatore instancabile dell' abolizione, se ritornasse in vita ? Temo che riterebbe un' ironia, la bella statua innalzatagli da poco tempo a Milano. Finora peraltro quattordici Collegii giudiziarii hanno risposto sostenendone la necessità, e dodici l'abolizione. Da ciò si comprende benissimo che v'ha finalmente una tendenza spiccata per togliere questo retaggio medioevale, e speriamo che tra non molto l'abolizione in tutta Italia sarà un fatto compiuto. Fra breve vedrete il resoconto del Congresso ginnastico romano, ove leggerete con vero compiacimento come l'Italia negli studi ginnici occupi il quarto posto ; cioè subito dopo l'Inghilterra e prima della Francia. Qui pioggie continue ; ma se dobbiamo stare alle predizioni del Gautier, la seconda metà del dicembre sarà meno piovosa, compiendosi le fasi lunari in media a 36° del meridiano elettro magnetico. Le pioggie, secondo lo stesso astronomo, ritorneranno più spesse negli ultimi del dicembre, e nei primi dell'anno novello, che vi auguro felice, più felice di quello che sta per andarsene. Finisco col darvi la notizia dell' erezione di un grandioso monumento al duca di Galliera, che si allogherà all'ormai celebre Monteverde, e col recarvi la seguente bella iscrizione fatta scolpire in Santa Croce, nel panteon nazionale, alla memoria di quell'illustre idraulico ed uomo di stato, che iu Pietro Paleocapa. PIETRO PALEOCAPA Onore di Venezia e dell' Italia Neil' idraulica e nell' ingegneria Fra i primi del suo tempo Degno di sodare il suo nome Alle più grandi imprese del secolo Il passaggio sotterraneo delle Alpi Ed il canale di Suez Con lui la scienza italiana Entrò nei Consigli del Re Vittorio Emanuel» Ausiliatrice di quella politica Che liberò e costituì la Nazione. | OuotSiìJB i ij-.'.'. ! iHid OTJvj 6i® i! i)« ;oU:7h<{ 11 comune di Firenze Nel MDCCCLXXVI. 010£1 I' Il - ~ • - IGINIO UGO TARCHETTI j. ajjx #*:.hjrx.i;è;-. jiJffltvmm vbpIxx'fpiìsfiitci 0v-l> Commemorazione del Prof. Oscarre nob. de Hassek Iginio Ugo Tarchetti nacque, se la memoria nou m'inganna, nel 1841 in un borgo del circondario d'Alessandria. Appartenne ad una famiglia agiata ma sven-turatissima, e poco dopo compito il tirocinio universitario, entrò nell'amministrazione militare, da cui, dopo essere giunto al grado di sottocommissario di guerra, uscì per dedicarsi alla sola letteratura, verso la quale si sentiva potentemente inclinato fino dagli anni più teneri. '■"•'■• ;__ Chi crede che l'ingegno prenda quella forma che gli viene imposta dalle prime disposizioni dell'animo e dal modo con cui il mondo estrinseco gli si presenta dinanzi nei primi anui della vita, comprenderà di leggieri che sfortunatissime essendo le condizioni della sua famiglia, il Tarchetti, giovane di nobilissimo cuore, non potè far a meno anch'egli di sentirsi preso già dai primi momenti della sua esistenza, da quella melanconia profonda, che lo accompagnò sino alla tomba, e che più che mai rivelasi nei suoi scritti. Come il Leopardi non vide l'universo che nel-l'impronta del dolore, e si travagliò per tutta la sua vita nell' interrogare questo inesplicabile mistero, che sembra dato in retaggio all' uomo colla nascita, così il Tarchetti non contemplò l'esistenza che attraverso questa lugubre lente. Non è mestieri quindi di premettere già da quest' OTa ch'egli auzichè poeta oggettivo, riuscì soggettivo persino là, dove l'individualità nelle nature di tempra comune, suol sparire dinanzi all' universalità. Perciò trovò persino nell'amore il lato misterioso, quell'arcano e muto dolore che sfugge ai più, perchè la maggioranza degli uomini appunto si ferma alla corteccia e non suole addentrarsi in quegl'intimi precordi dell'anima, che l'uomo può scrutare da sè solo, ma mai scoprire agli altri. Paolina ossia Misteri del Coperto Figini, è il racconto con cui il Tarchetti esordì nella sua carriera letteraria. Questo romanzo in cui intreccio, colorito e stile, tutto mostrava una nuova piega di questo genere letterario, non ebbe però alcun successo per la solita inerzia della critica, la quale molte volte lascia prepon- derare la tacita invidia e non'potendo dir nulla si vendica degl' ingegni ancor giovani con un sepolcrale silenzio sui loro lavori. Ed in certa parte d'Europa questa critica prevale pur troppo ora più che mai, specialmente dacché molti non scrivono più per ispirazione, ma per progetto, ed altri poi hanno ogni buona ragione di temere quegl' ingegni che educati alla scuola del dolore, e giovani d' anni, hanno il baldo ardire della gioventù, e seguendo l'impulso del cuore non transigono facilmente su quei principii che professano. Senouchè la critica, almeno col Tarchetti, sbagliò addirittura i suoi calcoli, giacché appena egli ebbe pubblicato i Drammi della vita militare, coloro che sanno apprezzare il vero ingegnò, anche senza il soccorso di qualche letterato invidioso, lo salutarono poeta vero e pensatore profondissimo. I Drammi della vita militare fecero infatti il giro di tutta la penisola italiana e vennero letti con tale aridità, |ehe il nome del Tarchetti corse d' allora in poi per le bocche di tutti. E il Dall'Ongaro in una critica di questo lavoro, asserì ben a ragione che la descrizione della battaglia della Cernaia del Tarchetti, gli sembrava migliore nientemeno di quella di Waterloo di Vittore Hugo. In quest' opera che suscitò tante discussioni nella critica italiana, si trovano senza dubbio delle idee che possono essere chiamate strane specialmente da quei tanti che non ammettono che le solite forme tipiche della società, ma nondimeno questo libro ha tanta profondità di pensiero, una melanconia sì attraente, un complesso sì armonioso di luce e di ombre da far risaltar ad ogni pagina l'ingegno veramente grande del poeta. Si potrà accusarlo di aver delle idee strane, talor anche grottesche, si potrà rimproverargli di aver abusato talora un po' troppo di una tavolozza esuberantemente ricca di colori, e taluni, educati alla scuola delle forme convenzionali, potranno rinfacciargli anche di aver veduto tutto oltre la lugubre leute delle sue proprie afflizioni, de'suoi disinganni, della propria infelicità e di aver quindi caricate un po' troppo le tinte fosche della vita, ma uiuno però potrà negare che questo libro non sia scritto dal poeta col sangue più puro del uo cuore e sotto l'impulso de'sentimenti più santi. Una febbre aidentissima di operare s'impossessò quel tempo del povero Tarchetti. Sembrava che ueli'jinfelice presentisse quasi la prossimità della sua orte precoce, e volesse affidare alla carta le ef-ioni del suo gran cuore, le creazioni della sua men-prodigiosa per lasciare un monumento di sé alle lontane generazioni. Nacquero così l'amore nell'arte i Bozzetti umoristici, i Fatali, la Storia d'una gamba, La lettera U, L'innamorato della montagna e così lia. Tutti lavori di pregio, pieni di vera e nuovissima loesia, e ricchi di peregrine ed originalissime idee. Ma il Tarchetti aveva avuta uua grande sventu-i, un amore infelice, ed egli, anima piena di passione, ndava consumandosi appoco appoco, come fiore che eclinato lo stelo in sul far della sera, dopo forse polii giorni di vita appassisce e muore. Dopo aver sorriso amaramente nei Bozzetti umo-'istici, volle forse cantare un'ultima elegia a sé stesso, ìlio proprie disillusioni, alla morte e a quella vita futura il4di là della tomba, nella quale egli sperava ancor )ieno di fiducia, e scrisse Fosca, romanzo originalissimo in cui ci rivelò un mondo affatto nuovo, un lato latto sconosciuto della poesia. Come quando nel! at- traversare un' ampia catena di montagne brulle e nuda di ogni vegetazione, e nel giungere ad una gola, ci sentiamo profondamente scossi se d'un tratto ci troviamo dinanzi la vista incantevole di un lago o di un piano alquanto ondulato, su cui i riflessi del sole facciano gli scherzi più pittoreschi d' ombra e di luce, così prendendo in mano la Fosca, noi ci sentiamo trasportati da uu istante all'altro in un mondo forse presentito, ma che però non ci potevamo precisare, ed i cui contorni svanivano quindi dinanzi ai nostri occhi, nel modo stesso che spariscono appoco appoco durante il giorno i ricordi d' un sogno notturno. Pochi seppero descrivere la natura come fece il Tarchetti nella sua Fosca, pochi compresero come lui l'inno d'amore ch'essa ci fa talora sentire perfino nel ritrovo più melanconico, e pochi infine ne seppero comprendere meglio gli splendori, i sospiri, il mormorio, il silenzio solenne, in breve il soffio di Dio attraverso tutti i fenomeni e le creature animate dall' universo. Fosca è il compendio di tutti i sentimenti, di tutta le emozioni, di tutti gli errori perfino d'una grande 0 generosa intelligenza. La sua attrattiva maggiore, ciè che ottenne a questo romanzo il bel successo eh'ebbe, riposa nell' accento pieno di verità, che non si poteva disconoscere, in quel suono della voce che va al cuore, perchè parte dal cuore. Nel medesimo tempo questa parola simpatica esprime la verità di cui la società ha più bisogno, nel suono mesto in cui si fa sentire, essa proclama, senza parlare in nome d'una chiesa, l'immortalità dell' anima umana. Pochi poeti compresero finora come il Tarchetti il detto di madama di StaSl : "cercate la Divinità nella natura e l'infinito nell'amore !„ (Continua) hi Notizio La Giunta provinciale nella seduta 20 novembre p. p. ha deliberato allo scopo di conseguire utt computo più equo e conveniente a favore dei fondi provinciale e di esonero delle addizionali loro spettanti sugli incassi arretrati per pubbliche imposte dirette nei sensi di anteriori decreti giuntali, di delegare presso l'i. r. direzione di finanza iu Trieste, il Direttore del Dipartinento contabile provinciale, coli'iucarico di offrire tu,ti quegli schiarimenti che si rendessero necessari a iiconoscere gli ostacoli per un accordo sul modo di conteggio dei suddetti arretrati. Ls Giunta accordava alla podesteria di Grisignana 1' anticipazione del fondo provinciale fino alla concorrenza di f. 4000 onde far fronte alle spese di costruzione ddla strada conducente in Valle, verso interesse del 5 p. °/o 6 refondibile a mezzo dell'addizionale del 35 p °/< alle dirette, compresi gli aumenti straordinarj dello Stato, che viene imposta nel comune censuario di Grisijnana in seguito al deliberato 30 ottobre della Rappresentanza Comunale, e per la durata di anni cinque a principiare dal 1° Gennajo 1877 sino al 1881 inclusivi Avendo l'i. r. ministero di agricoltura accordato per l'amo in corso 1876-77 a Luigi Vascon,per lo studio enobgico a Klosterneuburg un sussidio straordinario di f. 300, gli viene sospeso il pagamento delle ultime t:e rate sullo stipendio provinciale di f. 400. 1956 f: « che gli era stato frattanto accordato col decreto 19 ottobre p. p. Oiljl/YO ; ! (':". ---*— La sera del 1° m. c. ebbe luogo in Trieste, nella Sala della Minerva, l'inaugurazione dei busti marmorei di Dall' Ongaro, Gazzóletti e Somma. Alla bella solennità letteraria e patriotica fu gentilmente invitata la direzione di questo periodico, che si fece rappresentare dall' egregio avvocato Girolamo dottor Yidacovich. titìJfliiBfc booqija owijijft wBWsii'JvqB (ws o&rew (p» La deputazione veneta di storia patria ha nominato a socii corrispondenti gli egregi signori Carlo Kunz direttore del Museo di Trieste, Attilio Hortis bibliotecario di quella città, e Angelo abate Marsick nostro concittadino. oiìgsnr 9'iyjiityiaftio') ,.>_..,•/ ■ ;( ..;«'! jb Òfft»-il '"l'i '• ' '' Mtnififl ''liìfr «tlftmiltli 'infilici!) ftl ® ÌHSd-'ii't'I I.IJIIJ Sopra ricerca della Società agraria triestina, il Consiglio aderì in massima, che venga collocato nel centro del pineto di Chiadino, che si sta riducendo a pubblico passeggio, e precisamente nel giardino farmaceutico, ivi di recente creato, un busto raffigurale la effigie dell' illustre triestino, il defunto jBartolomeo ' Biasoletto, fregiato di analoga iscrizione. La stessa Società agraria distribuì nel giorno 3 del mese corrente i premii, conferiti colle elargizioni dello Stato, pel buon allevamento dei bovini, e per la riduzione dei terreni improduttivi a prati. mu&isun il» or vi» fi ii.t".^.i'ddi.m ^g itoilyiw rapili il» Gli scritti di Pasquale Besenglii degli Ughi Il professore di lingua e letteratura italiaia nell'i. r. Scuola Reale Superiore di Pirano, Nobile Oscar-re de Hassek, ci prega di ringraziare pubblicamente in suo nome tanto l'illustre storico friulano, smatore conte Prospero degli Antonini, quanto il chiarissimo Don Antonio Cicuto, parroco di Bagnarola in Friuli ed i signori prof. Vincenzo de Castro e Conte Stefano Rota per le gentili indicazioni e cortesi consigli datigli riguardo alla ristampa delle opere besenghiane, di cui il prof, de Hassek s' è ora incaricato. Ci consta che il professore ha già fatto una bella raccolta di cose edite ed inedite del Besenghi, e che s'egli attende ancor un po', prima di ordinare gli scritti che si trovano in sue mani, non lo fa che nella speranza di giungere sulle tracce di qualche altro pregevole maioscrit-to. Infine egli ci prega di far conoscere ai nostri let-* tori e a quelli specialmente cui può star a cuore codesta edizione completa delle opere del Besenghi, eh'egli sarebbe desideroso di ottenere a prestito per un po' di tempo un'edizione di scritti del poeta isolano colla data (forse apocrifa) di Filadelfia del 1828, di cui qualche esemplare dovrebbe ancora esistere. Il 29 del mese decorso e precisamente nel giorno di mercoledì alle IO. 40 pomeridiane ebbe luogo l'ultimo viaggio della Malleposta da Trieste a PolaT ed al mezzodì del successivo 30 mese stesso di giovedì ebbe luogo l'ultimo viaggio della Malleposta da Fola a Trieste. Pel trasporto poi dei passeggeri, delle corrispondenze, e degli articoli di Diligenza fu attivata una corsa celere col seguente ORARIO Partenza da Trieste alle 10.40. pom. „ da Pisino alle 5. — pom. arrivo a Pisino alle 10. 35 ant. arrivo a Trieste alle 4.40. ant. Prezzi Da Trieste a Capodistria e viceversa fior." 1.26 Da Capodistria a Buje „ » » 1-62 Da Buje a Visinada „ „ » 1-02 Da Visinada a Pisino „ „ „ 1.62 I treni della ferrovia Divazza-Pola furono utilizzati pel trasporto dei gruppi e di altri trasmessi a destinazione di Cosina, Cernicale, Matteria, Castelnovo. Vodice, Pinguente, Rozzo, Bolliuno, Pisino, Galligna-na, Pedena, Albona, Canfanaro, Rovigno, San Lorenzo, Gimino, San Vincenti, Dignano, Carnizza, Barbana, Fasana e Pola. _ Notizie bibliografiche istriane [ TdtifiJ ,'inaiprs5i»r ansu »«.''' " J-|'-"' H -J r* Abbiamo sott'occhio il fascicolo III .dal volum a quarto di quell' importante periodico trimestrale che è l'Archeografo Triestino, edito per cura della Società del Gabinetto di Minerva. Esso contiene: l.o Ventinove documenti riguardanti le trattative di vendita del Contado di Pisino in Istria, tratti dall'Archivio di Stato di Venezia (1640-1644), a cura del nostro amico cav: Tomaso Luciani. 2.® La continuazione dei documenti risguardanti la storia di Trieste e dei Walsee, pubblicati e illustrati dal dotto e laboriosissimo bibliotecario triestino cav. Attilio D.r Hortis. 3.° Un bozzetto archeologico a dichiarazione di un passo di Erodoto, dettato con vivacità giovanile dal Nestore degli archeologi dell' Impero Austro Ungarico sig. A. de Steinbiichel-Rheinwall, e 4.0 — Sotto la intitolazione "Annunzi bibliografici, ' a) La descrizione volgarizzata e compendiata di un prezioso dittico di avorio, recentemente acquistato dal Museo di antichità di Trieste, descrizione pubblicata dal dottissimo archeologo D.T Pietro Pervanogln nella Gazzetta archeologica di Berlino - (Nuova serie voi. VIII 1876) Il dittico, ceduto al Museo dagli eredi del compianto Conservatore Kandler, e probabilissimamente di provenienza istriana. b) Una revista critica della Bibliografia statutaria e storica italiana, compilata dal conte Luigi Manzoni di Lugo, voi. I. — Leggi Municipali (Parte prima.) — Bologna presso Gaetano Romagnoli 1876 ecc. L'egregio critico (A. H.), largita ampia e ben meritata lode al coraggioso e diligente bibliografo, lo avverte, in quanto alle cose nostre, — che agli Statuti Municipali da lui registrati va aggiunto quello di Albona (versione italo-albonese della prima metà del secolo XV) pubblicato nell' Arheografo Triestino del 1870, e che il Saggio di Bibliografia Istriana non è già opera del defunto bibliotecario della Alarciana, Ab. Giuseppe Valentinelli, ma bensì dell'Avv. prof. Carlo D.r Corubi, che lo compilò con cura affettuosa e diligenza straordinaria. c) Gl'indici delle memorie e dei documenti pubblicati nelle più recenti dispense dell' Archivio storico italiano (Firenze,) del Giornale Ligustico di Archeologia Storia e belle Arti, (Genova), dell' Archivio Veneto (Venezia), e della Bei'«e Historique ecc. (Parigi). •in • I'hL MjjfMim ti ó i,--.!'/I i-.ita<»j£ I documenti pubblicati dal Luciani sul ;Contado di Pisino "furono tratti dalle grandi serie segnate — Senato terra, — Senato Corti, — Dispacci Germania, — Dispacci Miinster, — e sono deliberazioni e commissioni del Senato, informazioni private e pubbliche, suppliche, e sopra tutto brani delle lunghe e importantissime corrispondenze di Taddeo Vico e Giovanni Giustinian, Secretano e Residente il primo, Ambasciatore il secondo presso Sua Maestà Cesarea (Ferdinando III) in Vienna, nonché brani dei dispacci di Alvise Contarini Ambasciatore e Mediatore in nome della Repubblica nel famoso Congresso di Mùnster. — Essi abbracciano il periodo corso dai 21 Luglio 1640, ai 5 Agosto 1644, e disposti ia ordine cronologico, mettono in piena luce e il fatto principale e molte sue curiose precedenze e concomitanze». Da cotesti documenti ricavansi principalmente due fatti essenziali, che non ci accadde finora d'incontrare toccati, uè nel Codice diplomatico istriano, uè nelle molte altro pubblicazioni del compianto nostro Kandler, che accumulò pure ed elaborò tanto e sì prezioso materiale per la storia dell' Istria. I due fatti consistono in ciò: I. Che in detta epoca (1640-1644), trattarono per l'acquisto del Contado di Pisino parecchi nobili e principi italiani, e precisamente : La duchessa Spinola genovese, Vedova di Gio. Batta Spinola detto Bachione, duca di S. Pietro in Galatina nel regno di Napoli, e sorella del famoso Mar-jchese Ambrogio Spinola Generale di Sua Maestà Cattolica. II principe Paolo Giordano Orsini di Bracciano. Ili principe Borghese di Roma. Il nob. Stefano Balbi ricco negoziante di Genova dimorante in Milano e il cugino di lui Bartolomeo Balbi pure di Genova. II Che la Repubblica di Venezia, dopo aver aspirato lungamente ed inutilmente al possesso del detto Contado di Pisino, quando più tardi l'Imperatore Ferdinan-nando III, mediante il suo confidente e Ministro Co. di Trautmansdorf glielo offerì, senza alcuna riserva, compreso perfino l'alto dominio e coli' impegno di far concorrere l'assenso di tutta la Casa, et di Sua Maestà Cattolica ancora, la Repubblica, diciamo, invece di farne essa l'acquisto per conto pubblico, si contentò di favorire un contratto privato di pegno, (compra-vendita con diritto di ricupera), a favore dei conti Flangini ricchi negozianti Veneziani. Ora che Venezia non abbia colto la quasi insperata occasiona di acquistare colla proprietà anche la sovranità di quel Contado è tanto più sorprendente quanto che in addietro, come si disse, l'aveva lungamente desiderata e cercata, ed era pienamente conscia della importanza che aveva per lei quel territorio; che, non fosse altro, i pubblici Rappresentanti nell' Istria, Podestà, Capitani, Conti, Provveditori, glielo rammentavano spesso., yi'j y-jv! oilsscu "In fatti l'essere il Contado di Pisino, che è un bel tratto mediterraneo dell'Istria, in mano di altra Potenza, mentre essa ne possedeva la costa marittima, teneva il paese tutto in agitazione continua, aveva dato motivo a più guerre, e aveva costato al governo ed ai sudditi, a Venezia ed all' Istria, tesori di denaro, di umiliazioni, di sangue.,, "Giovano certo ad iscusar la Repubblica la scarsezza del denaro, il timore di destare gelosie, le guerre pendenti o imminenti, gl'impegni presi, i pericoli che allora la tenevano altrove rivolta: tuttavia l'acquisto di quel territorio, internato com'era nei suoi domini e tanto prossimo alle sue marine, l'avrebbe compensata bastevolmente dei sacrifici a ciò richiesti, e la stessa insistenza nobilmente cortese dell'Imperatore avrebbe dovuto allettarla ed inspirarle maggiore fiducia nelle proprie risorse.» "Comunque sia, da questo fatto ne derivarono danni gravi allo stato della Repubblica, e più gravi ancora alla provincia deil' Istria, chè essendo essa, ad onta delle molte varietà di suolo una unità geografica, i' unità della legge e del reggimento avrebbe certamente giovato al migliore sviluppo del suo vitale organismo.,, "La sua divisione innaturale è stata, come ogni divisione, causa di debolezza, chè anche cessate fra stato e stato le ostilità di campo e le guerre di gabinetto^ essa fu nell'interno del paese cagione permanente di gare perniciose, di interminabili litigi, di aperti scandali, d'implacabili discordie, di violenze sfrenate, e, per necessaria conseguenza, di sbilanci economici rovinosi, e di demoralizzazione profonda.» „Lo storico dell'Istria dovrà minutamente occuparsi di queste particolarità della vita provinciale, per ispiegare certe strane anomalie e certi dolorosi fenomeni morali, delle quali e dei quali sono sparite appena ai nostri giorni le ultime tracce.» Fin qui il Luciani. Ma giacché abbiamo riportato tanta parte della breve prefazione che fece precedere ai documenti, riproduremo anche una nota riferentesi alla famiglia Rabatta e che ci pare particolarmente interessante ; eccola : "Mentre un Conte Rabatta era in Venezia Ambasciatore di Sua Maestà Cesarea, un altro Conte Rabatta era Capitano di Gorizia e Amministratore di Gradisca. — I Rabatta venuti di Toscana ai servigi di Carlo V come uomini di guerra, furono poi sempre attac-catissimi alla Casa d'Austria. Giuseppe Rabatta è celebre come Vicedomino della Carniola e come Commissario Arciducale a Segna : là perseguitò a morte gli Eretici, qui gli Uscochi ; ma in una rivolta di questi fu ucciso. Un altro Rabatta, Michele di nome, Signore di Canale e Barone, è registrato dal Kandler nel 1625 tra i Capitani di Pisino. — I fasti della famiglia Rabatta s'intrecciano spesso coi fasti della regione istriana, od anzi di tutta la Giulia; e perciò gioverebbe particolarmente illustrarla.» Riproducendo questa nota noi non possiamo non rivolgere il pensiero all'egregio nostro concittadino Don Angelo Ularsich, dacché riteniamo che nel copioso materiale storico da lui con mirabile diligenza raccolto, ci sia già di che appagare il giusto desiderio espresso qui dal Luciani! — La Provincia si farà un pregio di accogliere, al caso, nelle sue pagine e lo spoglio delle notizie e l'estratto dei documenti che meglio potessero valere allo scopo accennato, nu a euo ,our<;I i. OffilooO I; 1 r'ia ni" . ,uffizi il Pubblicazioni OJBi» svo/ii ,£uarjfl03 onoiSMi^inn Trini osasq ji ». LA GAZZETTA DEI TRIBUNALI Col prossimo Gennaio si apre in Trieste l'abbonamento all' undecima annata, della Gazzetta dei Tribunali. Sono inalterate le condizioni, inalterato ^indirizzo di questo periodico, ed è ferino il proposito di migliorarlo nelle parti tuttavia manchevoli. Il prezzo dell'abbouamento è di fior. 6 perTrie-ste, di fior. 6.80 per le provincie, di franchi effettivi 18 per l'estero. Esso è obbligatorio per un anno e va pagato anticipatamente, però anche di semestre, in aemestre. Secondo le consuetudini di tutti i giornali legali, Chi non disdetta l'associazione entro la prima metà del Dicembre, s'intenderà che voglia continuare l'abbonamento anche pel nuovo anno. Nuovi abbonati vogliano spedire a tempo la scheda di associazione, perchè si possa stabilire con certezza la edizione della nuova annata. Sorti dieci anni or sono, senza alcuna mira d'interesse, i direttori si propongono d'incominciare anche il secondo decennio colla stessa fiduciosa alacrità, collo stesso disinteressato intendimento di soddisfare ai legittimi desideri ed ai bisogni dei giuristi delle provincie italiane dell'Austria, dai quali s' attendono collaborazione ed appoggio. „.#bl]0u<1#'•!' rtT f ~ ■ Paolo Tedeschi — L'amico del maestro, ossia Elementi di Pedagogìa e Didattica. Lodi. Costantino Dell'Avo, Tipografo editore 1876. Nel fascicolo del mese di Ottobre p. p, della Rivista Europea si trova inserito un cenno critico di Paolo Tedeschi sul bel volume Notizie Storiche di Pola. _______ ! Mente e Cuore, fase. XII. Trieste tip. di L. Herrmanstorfer, Coli' anno novello uscirà in formato maggiore e con carta di lusso. Abbouamento inalterato. Bei Cerchi infernali di Dante, per Federico de Gravisi (istriano). Napoli, tipografia editrice, già del Fibreno via del Nilo 26, — 1876. omtii tk viiHjjSMW £Ì : SÌ ^JimbbiA '; ì»p .!,-.'■«[ ilg Cose locali ■ La signora contessa Maria Totto, vedova Cornelio, domiciliata a Venezia, largì al Civico Spedale l'importo di fiorini 100. - L'abate Giovanni Revelante fu nominato direttore di questo Istituto Magistrale. "El moroso de la nona,, recitato a Capodistria la sera del 9 dicembre dalla compagnia Moro-Lin È la storia di una famiglia di gondolieri veneziani : il padre, Momolo, con una moglie di seconde nozze, con due giovani figli, Nane e Marietta, e con in casa sua madre, la nonna Rosa, una vecchietta di 75 anni, ancora con tutto il vigore di una mente retta, di un buon senso sano e robusto. La Marietta, angelo di candore, ama un giovane, modello di giovanile onestà. Egli vorrebbe sposarla, ma non osa affrontare la collera di uno zio che gli tien luogo di padre, un capitano di mare, buono ma burbero e violento. Nonna Rosa è la confidente della nipote. Anch' ella a 15 anni avea amato un giovane di condizione diversa dalla sua, e fu un amore contrariato dalle rispettive famiglie, per cui i due amanti lottarono, soffersero, e il giovane tentò persino di uccidersi; poi "ella si rassegnò, sposò un uomo della sua classe, e fu ottima moglie e ottima madre, com'è ottima nonna, tanto da interessarsi per la giovane. E il caso la favorisce. Un accidente conduce in casa sua lo zio dell' amante che smarrì un portafoglio con 600 lire nella gondola di Momolo. Questo è trovato dal figlio Nane che sentiva il dovere di restituirlo subito, se la matrigna, a dir vero poco scrupolosa, non lo consigliava ad aspettare per vedere come andasse la cosa. Da qui una scena violenta in casa di Momolo, che non sa niente del portafoglio e il vecchio zio che lo reclama. Ma al momento di andarsene lo zio declina il suo nome; è niente meno che Bortolo Ga-vagni, l'amante dei 15 anni di Nonna Rosa. E la vècchia da ci<5 trae SrgoWStìto a sperare. Fa venire in casa il vecchio Bortolo, e ha con lui una scena di amorosi ricordi, scena che s'intreccia coi preparativi per la regata, e le vicende di essa, e si scioglie colla re-stituzioue del portafoglio e il matrimonio dei due amanti. Questo è il semplicissimo 'argomento, di cni il Gallina ha fatto un vero capo d'opera in due atti, capo d'opera per la condotta e pai dialogo, per la verità del colorito, e per la tranquilla armonia delle tinte. Anche P esecuzione, fu maravigliosamente buona, quale ci attendevamo dalla distinta compagnia, capitanata dal Moro-Lin, che udimmo per più sere l'anno scorso. Impareggiabili le due donne che sostennero le parti della matrigna e della nonna. — II pubblico nostro applaudì ad ogni scena e con vero entusiasmo alla scena del portafoglio tra la matrigna e Nane, a quella dei ricordi amorosi tra nonna Rosa e Bortolo, ed alla descrizione della regata fatta da Momolo. - Avviso ai bachicultori Presso il sottoscritto trovasi in vendita seme bachi, selezionato al microscopio, cellulare ed industriale della più bella razza nostrana a bozzolo giallo. Prezzi f. 6.v.a il cellulare — f. 4 l'industriale, per ogni oncia da 25 grammi. Capodistria, decembre 1876. Giuseppe Gravisi direttore dell'Osservatorio bacologico tu! win iilib Ui>