ANNO XII Capodistria, 1 Luglio 1878 N. 13 LA DELL' ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Oli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. Effemeridi della città di Trieste I. 1466. . 1584. L 1783. ì. 1695. . 1809 1276 1377. 1104. 1293. 1463. e del suo Territorio Luglio — Il doge impone al podestà di Muggia, Pietro Dandolo, a non voler molestare Francesco de Basilio da Trieste, prigione fin dal 1463, nè il di lui fideiussore Antonello Apostoli di Muggia. - 5. — Il vescovo Nicolò Coret ricorre al patriarca di Aquileja, Giovanni Grimani, perchè gli venga restituita la pieve di san Canciano all'Isonzo assieme alle decime. - 1, III, 124. — Le contee di Gorizia e di Gradisca vengono unite al governo di Trieste. - 23, I, 83. — Il canonico-decano don Antonio de' Giuliani benedice la pietra fondamentale del nuovo civico palazzo, contribuendovi per la rifabbrica don Bartolomeo de' Baiardi la non indifferente somma di mille ducati. - 23, I, 290. — Il commissario d' armata del regio governo italico, Giovanni Scopoli, arriva in Trieste. — 7, num. 53. — Il vescovo Arlongo de' Visgoni investe Gi-roldo Menaschiavi del feudo d'uu molino, situato nella valle di. Moccò (Zaule) sotto la villa di Bagnòli (Bogliunss), il quale era in addietro di ser Arrigo de Lapide (de Piera?). — 5. — Il veneto senato accorda il ripatrio a Fatina ed Ettore de' Canciani. a Francesco Corno, a Bertolino Botez, a Domenico de Leo ed a Natale de' Giudici che stavano confinati a Venezia. - 10, II, 374. — Il vescovo Erinicio dona al convento di san Giorgio Maggiore di Venezia la chiesa dei santi Martiri, situata fuori delle mura di Trieste, e le annesse possessioni verso 1' annuo censo di 24 danari il dì 2 novembre. -1, I, 103. — Mosca (Corrado) della Torre accetta in Udine la propostagli podestaria di Trieste previa V osservanza di alcune condizioni. -25, XXVI, 255. — Il veneto provveditore ser Vitale Landò cinge la città di Trieste di strettissimo assedio con un corpo di 20 mila uomin.i - 1. II, 296. 4. 1546. — Il vescovo Pietro de' Bonomo muore in patria dopo avere governato la diocesi 46 anni circa. - 23, V, 292. 4. 1620. — I Padri della Compagnia di Gesù aprono l'inscrizione degli scolari, affidata che fu loro l'educazione, vi si inscrivono 99 giovani, 52 di questi appartenevano alle famiglie patrizie. - 8. 5. 1447. — Nicolò papa V conferma la nomina so- vrana di Enea Silvio Piccolomini da Siena a vescovo di Trieste. - 11, IV, 454. 5. 1487. — L'imperatore Federico notifica al doge Barbarigo di aver rimosso ser Gaspare Rauber-noiche dalla capitaneria di Trieste e da quella di Pisino ser Gaspare Rauber. - 18, XXIV, 368. 5. 1568. — L' arciduca Carlo scrive da Graz al ve- scovo Andrea Rapicio di non pubblicare la bolla in Cocna Domini, ancorché glielo a-vesse ad imporre il patriarca d'Aquileja. - 6. 6. 1499. — Il vescovo Acazio de Sobriacher scomu- nica alcuni dei canonici. - 8. 6. 1561. — Il maggiore consiglio proibisce l'intro- duzione delle uve e dei vini forastieri, punendo il giudice, negligente nel far osservare la parte, a 50 ducati di multa per ogni volta; la barca del contrabbando doveva essere affondata, 1' uva ed il vino confiscato. - 16. 7. 1256. — Il senato accorda ai Veneziani di caricar legna in qualunque tempo a Trieste e di portarle ovunque per la via di mare, purché non in luoghi proibiti. - 43, 136. 7. 1421. — Il consiglio delibera di rifondere la campana maggiore della cattedrale. - 1, II, 209. 7. 1511. —I veneti inalberano il vessillo di San Marco sul monte di San Vito nelle vicinanze di Trieste. - 2, III, 35. 7. 1619. — Il patrizio triestino, ser Annibale de' Bottoni, propone al consiglio dei Quaranta, di trattenere i due Padri Gesuiti, emigrati dalla Boemia, per l'educazione della gioventù. 7. 1620 — I Padri Gesuiti aprono scuola di grammatica sotto la direzione del padre Giambattista Posarelli. - 23, I, 93, 8. 1435. — Ducale che loda lo zelo di que' di Sfuggi», i quali avevano fermate cinque barche cariche di sale ferrarese e dirette per Trieste. - 42, 5. 8. 1466. — Il podestà di Muggia, Pietro Dandolo, promette al comune di Trieste, che si asterrebbe quindi innanzi dal recar molestia a . Francesco de' Basilio suo prigioniero di guerra, o a ser Antonello Apostoli garante del Basilio. - 5. 9. 1470. — Giorgio Rainer, vicedomino nella Carintia, è officiato di far avere delle armi a Giorgio Tschernebl, e cinque centinaia di polvere al vicedomino di Trieste, ser Giovanni Wasser-man, pei la difesa della città. - 6. 9. 1690. — Il fulmine si scarica sul castello in città ed accesi 50 barili di polvere manda in aria il baluardo, ove questa veniva conservata. - I, III, 335. 10. 1278. — Si dà principio al convento delle mona- che della Cella, dette poscia di San Benedetto, il vescovo Arlougo le esenta da ogui giurisdizione vescovile. - 3, VIII, 693. 10. 1475. — Il doge Mocenigo ordina di svincolare da ogui sequestro le rendite che il vescovo di Trieste percepiva dai sudditi veneti, soggetti alla di lui giurisdizione. - 5. 10. 1575. — La città adopra ogni precauzione, perchè niuno delle parti di Udine entri in Trieste, essendosi sviluppato male contagioso in quella città. - 16. 11. 1539. — Il maggior consiglio delibera di met- tersi ben in guardia in seguito della comparsa di milizia turca in Conegliano sul Carso e d'intorni. - 16. 11. 1551. — 11 capitano di Trieste, Giovanni de Hoyos. ordina l'imprigionamento di Cristoforo de' Belli, sospetto d'aver aizzato il popolo ad ammutinarsi, ma dopo breve tempo viene rimesso in libertà. - 8. 11. 1683. — Si scatena furioso uragano il quale ca- giona gravi danni sul territorio triestino e nel vicino Carso. - 1, III, 325. 12. 1511. — Andrea Ci vrano provveditore dei cavalleg- gieri (stradioti) e delle altre armi in Istria, domiciliato in Capodistria, minaccia di muovere contro Trieste ove non sospenda di far correre pel golfo il suo brigantino. - 5 12. 1532. — li vice-capitano Rubino Lazzarini nomina assieme ai giudici-rettori della città, ser Pietro de Lantana a console generale dei mercadanti triestini nel regno di Napoli e gli estrada la patente. - 16. 13. 1287. — I Triestini Zenone e Giustina sono mar- torizzati per la loro fede cristiana. - 14, 32. 13. 1031. — Il vescovo Adalgero assiste assieme ad altri vescovi istriani il patriarca Popone, cousacratore della basilica aquilejese. - 29, II, 30. 13. 1563. — Si scatena verso le sette ore pomeridiane un forte uragano che scradica in Silvola, iu Dasiella e in Ponzano molti alberi, la tempesta poi distrusse per tal modo la campagna da obbligare gli abitanti a ricorrere al principe. - 8. 14. 1285. — Brisa de Toppo, canonico di Cividale, ricevuto eh' ebbe la notizia di essere stato eletto a vescovo di Trieste dal capitolo ter-gestino, risponde di voler maturare bene la cosa prima di sobbarcarsi a tanto peso. - 9,21. 14. 1625. — Il principe de Eggenberg mette a disposizione dei Padri Gesuiti fiorini 33 mila per la fabbrica d'uu convento e d'una chiesa in Trieste. - 11, II, 216. 14. 1687. — Una terribile gragnuola, grossa come uova, distrugge la campagna e le vigne del territorio Triestino. - 1, III, 380. 14. 1420. — Il maggior consiglio ordina ai genitori di richiamare i loro figli cha s'erano arro-lati in esercito straniero, e li minaccia del bando se entro un mese non ripatriano. - 13,28b 15. 1371. — Il veneto senato elegge dieci provveditori perchè si portino a Trieste, si mettano in accordo col podestà, per i stabilire il sito, ove erigere il castello a marina. - 10, II, 235. SPEDIZIONE DEL CAPITANO BURTON nel paese di Midian Il dotto, ardito e infaticabile Capitano Burton ha compiuto recentemente con risultati molto soddisfacenti la nota spedizione scientifica nel paese di Midian situato sulla costa nord-est del Mar Rosso. Il Moniteur egyptien ne diede una prima interessante relazione e noi stralciamo da questa le seguenti notizie, colla certezza di fare cosa gradita ai numerosi estimatori ed amici che l'illustre viaggiatore si è procurato meritamente anche tra noi. Il corpo di spedizione capitanato dal Burton coin-ponevasi di uu Ingegnere, di un officiale d' amministrazione, di un artista-fotografo, di un Officiale e di un Sottufficiale di marina, di due Officiali di Stato maggiore, di trenta minatori coi loro capi e di venticinque soldati; è stato servito sul mare prima dal vapore avviso Mukhbir, poi dalla fregata Sennaar, e fu provveduto per l'interno di un centinaio di camelli. Partito dal Cairo ai 6 di Dicembre (1877) è rientrato a Suez ai 20 di Aprile (1878). — In tutta la lunga e difficile spedizione non ha perduto che un solo uomo, e questo di febbre. Il paese esplorato dal Capitano Burton si estende da Akabah al nord, (latitudine 29° 30'), fino a Ouadi Harnz al sud, (latitudine 35° 55') sopra una lunghezza di 215 miglia geografiche, e s'interna dalla costa cinque giornate di cammino all'incirca. Questa vasta estensione, sede un tempo di civiltà fiorente, tutta percorsa ed esplorata dal detto corpo di spedizione, è stata dal Cap. Burton distinta in tre parti, che sono: Midian del nord da Akabah a Mo'ilah — Midian del centro a l'est di Mo'ilah, — e Midian del sud da Mo'ilah fino a Ouadi Harnz. — Nell'adottare tale distinzione l'illustre Viaggiatore è stato guidato, s' intende, dalla varia natura, configurazione e condizione del suolo. Senza contare gli avanzi di numerose officine, egli ha constatato l'esistenza di trentadue città, alcune delle quali devono esser state assai popolate, nonché l'esistenza di miniere d'oro e d'argento già lavorate in antico ed ha scoperto moltissimi altri indizi di antica popolazione eminentemente civile. Egli ha scoperto inoltre tre grandi letti di zolfo, molti filoni di quarzo ! . misto ad argento e rame, tre miniere di turchesi, e vasti depositi di gesso, di salgemma, di salnitro ecc. Quindi ba riportato seco intorno a 25 tonnellate di minerali di specie diverse, una completa collezione geologica, alcune antiche iscrizioni, una bella serie di acquerelli e fotografie rappresentanti le località più rimarchevoli e infine la carta dell'intero paese. Partito da Moilah ai 19 Dicembre il Capitano diresse la prima esplorazione al nord e in capo a due giorni arrivò a Ouadi Shermah ove già l'auno precedente egli aveva adocchiato lo traccie di città distrutta e di una antica officina metallifera. Di quivi la spedizione si portò a Djebel Abiad ove si trattenne circa otto giorni. Djebel Abiad presenta un interesse particolare dacché ti sono dei grossi filoni di quarzo contenente rame ed argento. Visitati e studiati con diligenza tutti quei dintorni, si ottenne il pieno convincimento che la parte nord del Midian è tutta un distretto minerario da stare al paragone dei più ricchi d'Europa. Da Djebel Abiad la carovana, forte di cento cammelli, si diresse al nord-est e giunse ai 9 Gennaio (1878) a Mahair Schovaib ove rimase una quindicina di giorni. Ivi trovò cospicui avanzi di tombe antiche, catacombe scavate nella roccia, monete ed altri numerosi indizi di aua città altre volte grande e fiorente. Quindi volgendosi all'ovest la carovana arrivò a Makneh sul golfo di ikabah dove venne a raggiungerla il vapore Mukhbir. A Màknà come a Djebel Abiad, a due miglia tirca dal mare, si trovano dei potenti filoni di quarzo, alcuni pezzi del quale hanno dato il 15 fino il e 20 per tento di argento. L'acqua vi è in abbondanza e quindi nessun dubbio the un giorno, purché lo si voglia, potransi trarre di pivi grandi vantaggi. Il Capitano, lasciata una parte dei suoi compagni a Maknà, s'imbarcò cogli altri sul Mukhbir per visitare a dettaglio il golfo di Akabali. Egli potè constatare she la carta idrografica inglese di codesto golfo è tallente imperfetta e piena di errori da doverlasi assolutamente rettificare. La navigazione nel golfo di Akabah è pericolosa : fino da antichi tempi temuta. Il mare è cattivo, lo icque assai fonde, e il vento, a cagione delle alte mon-lagne che lo circondano, vi soffia con tale violenza Iella quale non si ha esempio in verun altro punto lei Mar Rosso. — Un giorno all'isola di liran la spedizione dovette persuadersi che la triste rinomanza fel golfo di Akabah non è punto usurpata, ma pie-lamente legittima. Senza l'energia degli Officiali di lordo, il sangue freddo dei marinai, e più ancora 1' a-iilità del macchinista, la spedizione del Midian arischiava finire con un naufragio sopra un isola deserta, fortunatamente dopo un' ora e mezza di rota fra scoli, il Mukhbir entrava al sicuro nel porto di Senafer. Due giorni dopo la spedizione rientrava in Moilah ìopo un viaggio di quasi due mesi (19 Dicembre, 13 'ebbraio). In conclusione il territorio, che il Capitano Burton ,veva un anno avanti rapidamente percorso, è stato atto riconosciuto e studiato, e quindi oltre i due grandi ' «positi di Djebel-Abiad e Maknà, dei quali è detto i« sopra, è stata constatata 1' esistenza di una miniera j i turchesi a Eynouneh, e di un ricco deposito di olfo al sud-est di Maknà. In pari tempo si è ottenuta la certezza che tutta cotesta contrada è stata altre | ulte usufruttata. j Allora il Capitano Burton prese la risoluzione I di penetrare nell'interno e d'innoltrarsi all'est per ì riconoscere fin dove si estende da cotesta parte la formazione metallifera. L'innoltrarsi però non era senza pericoli, chè le tribù che occupano la Risma (tale è il nome di quella regione), sono rinomate per la loro selvaggia ferocia. La grande catena granitica che forma per così dire la spina dorsale del Midian, e intorno alla quale sono aggruppate le miniere, è parallela alla costa e la segue ad una distanza cbe varia da una a due giornate di cammino. Essa ha delle vette assai accidentate e trarotte, alcune delle quali, p. e. la Sharr s'innalza da 6 a 7000 piedi. Al di là di cotesta catena il paese continua elevarsi e in fine riesce a una grande pianura tutta costituita di gres rosso, pianura che si chiama Risma per la ragione appunto del suo colore. Questa contrada al sud-est è contornata da precipizi insuperabili, e per arrivare dalla parte di ovest bisogna passare attraverso forre strettissime. k\VS.isma succede un paese di formazione basaltica che gì' indigeni appellano Rarich. Il Capitano Burton aveva sperato poter raggiungere la Hisma, percorrerla tutta, penetrare fino all' Harich, e girando verso il sud ritornare per 1' Ouadi-Hamz. Sfortunatamente la cosa gli è stata resa impossibile I per il malvolere dei Beduini che abitano il paese, i | Maàzehs tribù ladra e malvagia. Si aggiunga che i I Maàzehs, non soggetti al Khcdive, godono di una perfetta indipendenza. — La scorta del Capitano era troppo debole per tentare l'impresa colla forza. D'altronde la missione che S. A. il Kliédive aveva affidato al Capitano Burton essendo esclusivamente scientifica e perciò essenzialmente pacifica, lungi dal permettergli d'impegnare un conflitto, gl'imponeva anzi di evitarlo. In conseguenza la spedizione è stata costretta di retrocedere, non però senza aver passato la grande catena e aver attinto il primo lembo dell' Hisma. Respinta dai Maàzehs, prese la via del sud e dopo quattro giorni di marcia arrivò a Schutvak, l'antica Soaka di Tolommeo. Quivi trovò le rovine di due grandi città, distanti l'una dall'altra poco men di tre ore, e riunite insieme da una serie di altre rovine minori. Acquedotti di considerabile lunghezza diramati in tutte le direzioni, numerosi avanzi di forni, scorie e officine ove si lavorava il quarzo, tutto indica che cotesta contrada è stata il centro di un grande lavoro e che i suoi antichi abitanti sono stati molto avanti nella civiltà. Del resto tutti quei dintorni fino a Ziba, dove la spedizione arrivò ai 5 marzo, sono attraversati da filoni di quarzo, e presso Moilah, a un miglio dal mare, si trova un largo deposito di zolfo. In fine il Capitano Burton ha deciso di dar termine alla esplorazione del Midian del centro tentando l'ascensione della più alta montagna di quella catena, la Sharr. A 5000 piedi trovò dei bellissimi ginepri e una vegetazione quasi a dire Europea. La spedizione arrivò finalmente a Moilah agli 8 di marzo, e nei 25 giorni impiegati ha percorso più di 200 miglia in un paese affatto sconosciuto e nel quale giammai un Europeo aveavi posto piede. Approfittando della fregata Sennaar che intanto era stata spedita del Principe Hussein (il Ministro delle finanze, assai benemerito della spedizione), il Capitano Burton s'imbarcò nel piccolo porto di Sherm Yaharr, fece sosta all' imboccatura dell' Ouadi Telbeh e arrivò ai 23 Marzo all'importante porto di Wedge: quindi si recò a El-Iluura, altro porto situato circa 80 miglia più al sud, e nel quale altre volte i prodotti del Mar Rosso venivano sbarcati per proseguire a Petra col mezzo delle carovane, onde evitare il temuto golfo di AJcabah. • Ai 29 marzo poi un' ultima spedizione, guidata dal Vheik Afnan e da suo figlio Suleyman, s'internò nelle terre meridionali ove gli esploratori scoprirono una miniera d'oro, già lavorata dagli antichi, i quali in tutta la contrada meridionale lasciarono traccio della loro industria. Le rovine sono numerose per tutto e gli antichi travagli che restano ancora intatti, provano che in cotesta epoca, tanto più scarsa di mezzi d' azione, l'arte delle ricerche e del lavoro delle miniere era conosciuta ed esercitata mirabilmente. Tutto dimostra che il metallo di cotesta miniera è stato oro, chè ne sono tuttora evidenti le pagliuzze nello schisto e nel quarzo. Più la forma dei ruolini di granito, destinati evidentemente a ridurre il quarzo iu polvere impalpabile, non lasciano alcun dubbio a questo riguardo. Lo scopo di quest' ultima spedizione fu di riconoscere tutto il paese compreso tra Beda, 1' antica Bida'is di Tolommeo e YOuadi-Hamz che forma il limite tra il Midian e l'Iledjaz. — Questo scopo è stato raggiunto compiutamente. Dai 21 Marzo ai 10 Aprile la carovana percorse uu paese nel quale i filoni di quarzo tagliano il piano e le colline in tutti i sensi, e in cui si trovano per ogni dove le traccio dell' antico lavoro. Dal fin qui esposto risulta che se a Djcbel Abiad e a MaJcneh tutto è da fare e crearsi, nel paese di Wedge basta seguire le traccie dell' antico lavoro, col vantaggio immenso dei mezzi potenti che mette in mano la scienza moderna. Da Beda a Wedge tutta la contrada è conosciuta sotto il nome di Marwah (quarzo). Dopo aver visitato successivamente le città distrutte e le numerose officine che distinguono il Midian meridionale, la spedizione del Capitano Burton arrivò infine il dì 8 Aprile a wady Ilamz, vasta via naturale che congiunge la costa colla città santa di Medina. Ivi esistono tuttora le rovine di un tempio greco che per la semplicità della forma, la sobrietà dei dettagli, 1' eleganza delle linee, appartiene evidentemente all' epoca dell' arte più pura. Questo piccolo monumento, che non ha che 64 metri quadrati di superficie, richiama tutto ciò che gli antichi hanuo lasciato di più delicato, ed è sorprendente il ritrovare in pieno deserto una mina isolata ultimo avanzo di un grande popolo e di una grande civiltà scomparsa. Partito da Wedge ai 12 aprile, il corpo di spedizione dopo qualche giorno di riposo a Mo'ilah arrivò a Suez, come si disse, ai 20 dello stesso mese. E così il dotto, ardito e infaticabile Viaggiatore, che in mezzo ai suoi vasti concepimenti ha trovato ore di ozio per illustrare anche i nostri Castellieri, con quest'ultima sua esplorazione geografica ha il nobile vanto di aver ricondotto nella corrente della civiltà moderna, e giova sperare della prosperità, una vasta e ricca contrada che, sebbene da noi non tanto lontana, era tuttavia affatto ignorata. S. A. il Khédive invierà, dicesi, quanto prima alla Esposizione universale di Parigi le ricche, svariate ed interessanti collezioni portate dal Capitano Burton, perchè la scienza e P economia se ne possano giovare. — Sarà questo un nuovo atto di vera sapienza civile. X. Sulla coltura delle patate primaticcie nella nostra frovinclv La coltura delle patate primaticcie è dovunque vantaggiosa; inregola esse contengono più sostanze nutritive delle tardive, vengono a maturità iu un tempo ove l'orto offre ancora poco alla cucina, non vanno soggette alla malattia che in qualche anno fa strage delle tardive, e se l'estate non va troppo secca, si può ottenere sul medesimo campo un secondo prodotto. In Istria poi ove regnano sì frequenti siccità estive, la riuscita delle patate tardive, che sotto favorevoli condizioni danno un maggior prodotto, è molto problematica, così che la coltura delle bonorive è indicatissima. Se in qualche parte dell' Istria si sostiene che nemmeno I le primaticcie riescono, dobbiamo osservare con alquanta impertinenza che non vengono coltivate a dovere. In pochi luoghi dell' Istria il terreno è sì poco favorevole alla coltura delle patate come nel territorio di Capodistria, ma quei bravi agricoltori ed orticoltori suppliscono coli' ingegno, e col diligente lavoro ricavano una bella rendita dalle patate bonorive. Per ottenere una buona raccolta di patate bonorive bisogna provvedersi anzi tutto di buona e genuina semente, possibilmente di tale che abbia date buone prove di sè già nel nostro clima; se le proprie non sono bene riuscite, bisogna cangiare semenza e procurarsela da altra regione. Il terreno deve essere leggero, ove non è per natura, deve supplire l'arte. Se si vuol spingere la precocità, è indispensabile di piantare le patate avanti l'inverno e di ben concimarle; il concime non difetti di ammoniaca che è il più grande eccitante, e sia ricco I di kali, non sia troppo stramoso ónde non fissare I vicino al tubero di semenza troppo umida che lo può far perire. Queste cose sono state già molte volte dette, ma non nuoce il ripeterle. Desidereremmo che venissero fatte delle esperienze comparative sul modo e sull'epoca di incalzare le piante di patate che si vogliono avere molto precoci. — La teoria è questa: coli'accumulare terre intorno alla pianta di patate, si offre alle radici capillari terra nuova fruttifera, si sostituisce terra soffice a quella che va condensandosi, sotto i tuberi si garantiscono meglio i tuberi nel crescere dei cocenti raggi solari e dall'essiccazione, e finalmente si promuove la formazione di nuovi tuberi, imperocché ad ogni giuntura della pianta che viene messa iu contatto con terra fresca, cioè bastantemente umida, si forma una nuova generazione di tuberi. — Ora nella coltura di patate primaticcie si presentano i seguenti quesiti: 1°) Questa nuova generazione è dessa vantaggiosa o meno? 2°) Non converrebbe forse tralasciare questa colmatura? o 3°) scegliere un mezzo termine farla assai per tempo, imperocché la uuova generazione non può pervenire sì presto a quella grandezza e maturità della lma, dà dei tuberi non mercantili i quali torse come parassiti, impediscono l'incremento dei tuberi di lma levata. Questa ci pare una questione di molta importanza per quelli che portando a mercato tempestivamente buone patate, si fanno bene rendere ogni palmo di terra. S. NOTIZIE Sulle poesie del Giusti, scelte per le scuole dal Pomari e commentate dal Fanfani, leggesi nella Perseveranza una severa ma assennata e brillante critica del nostro comprovinciale Paolo Tedeschi, professore a Lodi. La marcia che Arrigo Boito 1* illustre autore del Mefistofele, ha scritto e dedicato alla Associazione di ginnastica triestina e che venne apprezzat a per un lavoro veramente magistrale, col consenso delchiaroautore venne pubblicata in un'elegante ed accurata edizione per piano dallo stabil. litografico-musicale di E. Anaclerio. — Il netto ricavo risultante dalla vendita, con bellissima idea, venne destinato alla Beneficenza italiana, iu vantaggio della Fondazione Vittorio Emanuele. Il prezzo di ciascuna copia è fissato a soldi 40, pari a L. it. 1 e la vendita segue presso i signori : Maria ved. Vicentini, Colombo Coen, A. Sanguinetti, A. Levi e G. Dase, che assunsero gentilmente l'incarico, nonché presso il nostro segretario nella palestra sociale. I lavori in pietra della nuova stazione ferroviaria di Trieste, che venne aperta il dì 19 decorso, furono eseguiti da artisti triestini, con materiale delle cave di Grisignana iu Istria. D'ordine del Governo marittimo vengono sottoposti a regolari disinfezioni nel Lazzaretto di Trieste, a S. Bartolomeo, i pellami provenienti da varii porti della Grecia, e ciò, onde impedire una eventuale importazione della peste bovina, che domina attualmente in Oriente. La fama incontestata acquistatasi dal Besenghi tra suoi connazionali, fa nascere in Trieste il desiderio che la via San Nicolò, abitata un tempo dal poeta i-striano, si battezzi col nome di Via Besenghi degli Ughi, o più semplicemente aggiungiamo noi, di Via Besenghi. Così accanto al Zovenzoni, al Kandler, al Rossetti e ad altri celebri comprovinciali, si udrà spesso il nome del nostro caro istriano, i. cui talenti letterarii sono ormai tanto apprezzati da parecchi esimii italiani. I concerti dell' orchestra della Scala a Parigi ebbero un immenso successo; furono replicati i Vespri siciliani, e 1' Amleto, ed applauditi gli altri pezzi entusiasticamente. Il Duca d'Aosta e Cialdini complimentarono il maestro direttore, cavaliere Franco Faccio, Pare si stia trattando per far venire quella celebre orchestra a dare qualche concerto a Trieste. Ancora un altro fra i tanti insetti nocivi alla vite, ed è la Tortrix Titana, tignuola che mena strage incredibile nei vigneti. Essa è trivoltina, e si riproduce quando l'uva è della grandezza del pisello e in allora amputa persino il manico del grappolo, e poi si riproduce l'ultima volta alla maturanza. Il solo, 1' u-nico rimedio a tanto flagello, è stringere i globetti che la tignuola fa in tutti i grappoli e pulir questi dal seccume. Così il Giornale di Udine. Dottor Alvise de Franceschi Nel mattino del 16. corr. Giugno, nella villa di Seghetto, spegnevasi placidamente, quasi lampada per mancato alimento, una nobile esistenza nella persona del D.r Alvise de Franceschi, giunto alla tardissima età d' anni 92. La rara, forse soverchia modestia del trapassato, è causa, che molti fra gli Istriani abbino ignorato e la sua dottrina ed i suoi pregi, oude è, che chi detta questi cenni, e fu a lui legato per vincoli di amicizia e di parentela, ha voluto ricordarne la vita, affinchè possa tornare d'esempio e di sprono alla giovaue generazione. Giovanetto ancora, compiuti con lode i primi studj nella città di Capodistria — prima nutrice in questi di quasi tutti gli Istriani — attese in Padova agli studj legali, e ne ottenne la laurea. Senonchè l'indole sua seria, posata, riflessiva, lo chiamava alle discipline matematiche. E difatti a quelle applicatosi a tutto uomo, e compiuto il corso regolare, veniva addottorato anche in matematica. Ed emergendo fra molti il giovane de Franceschi fu nominato dapprima Assistente, ed in seguito funse per ben due anni quale Professore Supplente alla Cattedra di Calcolo Sublime nella Università di Padova. Colà brillò anch' egli, se non stella di prima grandezza, certo di bella luce, fra quella Plejade di uomini illustri, che tanto alta levarono la fama della Università Patavina, al cadere del governo Italico. E per tacere di molti, fu in quel turno il de Franceschi amico e collega dell' astronomo Santini, non ha guari defunto, amico intimo e compagno negli studj e negli svaghi giovanili, a quel "cieco e divin raggio di mente che„ fu il Paleocopa, e sì l'uno che l'altro solea ricordaro con amore negli anni più tardi. Ma le esigenze del nuovo governo dall'una parte, e dall' altra il grande amore della sua Terra natale — sempre prepotente negli animi degli istriani — lo indussero a far ritorno, e per sempre, al suo nativo Seghetto ! Quivi continuava nei prediletti suoi studj matematici, alternati con studj letterarj e filologici, raccogliendo ed ordinando una Biblioteca, fuor di dubbio fra le più ricche ed elette della Provincia. Nelle frequenti sue gite alla città di Trieste, fu sempre ospite dell' amicissimo suo D.r Pietro Kandler, il quale in ricambio era sempre ospite festeggiato nella villa di Seghetto. Nell'auno 1850 repentino morbo rapi vagli 1' unico nipote, essendo egli rimasto celibe — ed allora assumendo le veci e 1' ufficio di padre, tutte le sue cure rivolse ai sette superstiti figliuoli in età minorenne. Assieme al fratello Giorgio — col quale visse in mirabile accordo — ebbe cura della loro educazione, vegliò solerte, perchè il largo censo avito non patisse detrimento. Ed in ricambio ebbe l'ineffabile conforto di vederli crescere prosperi e rigogliosi, a lui ossequenti, lui considerando come padre, come colonna, come gloria della famiglia. Parco di parole, riserbato ne' modi, sembrava a chi la prima volta lo abbordasse, freddo e distratto; ma colle vecchie conoscenze e cogli amici era espansivo, spesso lepidamente loquace. Da compito gentiluomo, usava schietta e larga ospitalità verso di tutti. D'una integrità di carattere, che giungeva spesso allo scrupolo ed alla diffidenza, così ponderato, così preciso preciso in tutte le sue abitudini ed in tutte le sue azioni, da farlo considerare come un compasso, o meglio come un cronometro ambulante. La sua parola non la impegnava leggermente, ma data una volta era sacrosanta, nè mai fallì a quella nella lunga sua vita. Àbborriva dalla menzogna, e non si permetteva neppure una bugìa innocente e giocosa. Religioso senza bigottismo era saldo nelle sue convinzioni e ne' suoi principj; tollerava e rispettava gli altrui. Il D.r de Franceschi sarebbe da invidiare anziché da compiangere, perchè ebbe la rara ventura di raggiungere una età longeva, libero da senili acciacchi, conservando una prodigiosa memoria delle cose più minute e più remote, una lucidità di mente da permettergli, nonagenario — come soleva fin quasi alla morte — occuparsi collo studio e colla soluzione di problemi matematici, stimato ed ossequiato dagli estranei e dai suoi. Tuttavia è sconfortante il pensiero, che l'inesorabile morte diradi la schiera non fitta degli egregj, i quali col senno, colla dottrina, colla integrità del carattere, colla vita intemerata onorano ed illustrano l'Istria nostra. Ci consoli però la speranza che la crescente generazione possa e voglia degnamente riempiere le fatali lacune. Buje, 25 giugno 1878. Francesco D.r Crevato Cose locali Il N.° 25 giugno, a. c. del periodico locale l'Unione venne sequestrato colla seguente decisione, inserta nell' Osservatore Triestino: N. 4490-490. DECISIONE In nome di S. M. l'imperatore! L'i. r. Tribunale provinciale, quale Giudizio di stampa di Trieste, deliberando sulla proposta dell'i, r. Procura di stato d. d. 12 giugno 1878, N. 12621800. DECIDE: Costituire l'articolo "Qualche cosetta si è fatta,, inserito nel periodico "l'Unione,, N. 17. d. d. Capodistria 9 giugno 1878, gli elementi del crimine previsto al § 65. litt. a. C. p.; confermarsi perciò il praticato sequestro, vietarsene l'ulteriore diffusione ed ordinarsi la distruzione degli esemplari appresi e da apprendersi, passata che sarà in giudicato la presente decisione. Trieste, 13 giugno 1878. (L® (eTOMŠ) Il senatore Francesco Magni, professore all' Università di Bologna, ideò un sistema completo di riordinamento delle Università del Regno, sistema ch'espose in una lettera diretta al commendatore Michele Coppino, exminiatro della pubblica istruzione in Italia. In essa lettera il Magni si è studiato di rimuovere la difficoltà principale, che consiste nella lesione degli interessi locali. Questi interessi ei li rispetta e li tutela, ed in ciò rivela un alto senso pratico, che è norma e ad un tempo condizione necessaria per rendere accetta e attuabile una riforma così grave, come è quella del riordinamento delle Università. Il Magni vorrebbe, per esempio, che la Università di Genova si trasformasse in un Istituto storico-etnologico-geografico, provvisto di Musei e di Biblioteca, allo scopo di studiare il globo dal punto di vista storico, etnologico, geografico, idrografico, ecc. e assistito dalla Società geografica italiana; — che le Università di Ferrara, Perugia Catania e Cagliari si convertissero in quattro grandi scuole agrarie con stazione zootecnica e scuola veterinaria ; che quelle di Siena, Camerino e Macerata si trasformassero in convitti nazionali in servizio dei rispettivi Istituti ginnasiali e liceali; che le Università di Modena e Messina si commutassero in iscuole di applicazione degl'in gegneri; che quella di Parma si trasformasse in una Scuola militare, e quella di Sardegna venisse sopressa. Comunque sia del risultamento immediato di coteste proposte del senator Magni, egli è certo, che il fatto solo dello averle avanzate, segna un gran passo verso lo scioglimento dell' importantissima questione. P. Appunti Bibliografici ©I Imfgt ®&ffii © «Gt$tóÌ all'anima di LUIGI SAMI da reggio d'emilia poeta del dolore confortato dalla speranza mnemosynon sodalis Vi sono degli uomini che in vita e in morte molto fanno parlare di sè; che le amicizie più o meno sincere ricercano, che le relazioni coi potenti ambiscono, e ne traggono vantaggio per divulgare i propri scritti e lo opere. Altri invece, sdegnosi di simili arti, fanno parte di sè stessi, amici hanno pochi e d'idee conformi; perciò non è maraviglia se la fama loro molto non suona in vita, nè in morte. La storia però registra i loro nomi; e presto o tardi giustizia è fatta. A quest'ultimi va ascritto il cav. Luigi Sani da Reggio d'Emilia mancato ai vivi dopo brevissima malattia agli otto dell'Aprile p. p.. Due mesi e più sono adunque passati dalla sua morte, molti illustri mi hauno preceduto, e tra questi il Senatore j Sciotto Pintor; molto fu scritto e degnamente nella città natale, pure non posso mancare più oltre al debito mio verso l'amico estinto, e verso la mia provincia alla quale desidero di far conoscere gli scritti e le opere di un galantuomo e di uno scrittore che onorò nou solo il suo paese, ma l'Italia tutta. Anche a ciò mi eccita il pensiero di recare, se pur tenue, un qualche conforto alla degna consorte, ai figli, ai parenti del caro defunto. Al lutto ufficiale, alle visite di condo-ì glianza, alle dimostrazioni di dolore succede dopo qualche mese il silenzio; tutti rientrano nelle loro abitudini: il mondo ha le sue esigenze. Intanto continua forse più profondo, più sentito il dolore degli intimi; più guardingo per timore di non essere agli altri molesti, e insieme ; più accetto nel presentimento dell'altrui abbandono. Ai , pochi che non misurano sulle calende il dolore, prego 1 ascritto il mio nome. Dirò adunque del galantuomo e dello scrittore. Prima del galantuomo. Marito affettuoso, ottimo padre, cit-| tadino integerrimo : ecco in poche parole il suo elogio; ! tanto più pieno, tauto più onorevole oggi che è costume fare il tiranno in famiglia e il liberale in piazza. Così per amare degnamente l'Italia, di cui salutò con gioia i nuovi ! destini, cominciò dall'amare la sua città, e dal rendersi utile al suo paese, a benefizio del quale consacrò l'ingegno : ed il cuore. Perciò fu consigliere comunale prima, poi provinciale scolastico, e, sapendo come la grandezza di una nazione si prepari nelle scuole, promosse queste ] con tutto ardore. Istituì quindi le casse di risparmio nelle scuole popolari ; fu fondatore e presidente della I Società promotrice degli asili infantili nella provincia di Reggio; e largì del proprio premi ai migliori allievi per condotta e profitto nelle scuole normali ed elementari. | C'osi fuor della scuola curando l'educazione e il ben essere del popolo, promosse scaldatoi pei poveri, assegnò premi alle famiglie popolane più lodevoli per l'ordine e la nettezza della casa, donò telai alla Iaquarel, alla casa di carità e macchine da cucire al Municipio, perchè fos- sero distribuite a sorte tra donne del popolo. Così egli sorto dalla ricca borghesia (suo padre era stato ingegnere) mostrò con 1' esempio quali siano i doveri del nuovo stato che sorge sulle rovine dell'antico, emulando la splendidezza e i modi dei gentiluomini antichi seuza averne i difetti. Non è a maravigliarsi quindi se a lui schivo d'onori e di quelle pratiche che or si ritengono necessarie per salire in fama, accadesse talvolta di essere conosciuto auche fuori della sua Reggio, come alla gentile Bassano che in unione all'egregio Ab. Jacopo Terrazzi lo volle suo rappresentante nel centenario di Dante a Firenze. Ed ora dello scrittore; del valente poeta, cioè, e del prosatore forbito. Desidero che la gioventù del mio paese sappia quale caro, gentile, e vero poeta ha perduto testé l'Italia: voglio si sappia da tutti per l'onore della nostra nazione che le più belle, e le più stimate opere non sono già le raccolte di prose e di versacci in elegante elzivir, di cui si strombetta tanto su certi giornalumi da sinagoga, e di cui gli autori si fanno essi stessi la stamburata; e prego quindi chi può a diffondere nelle famiglie e nelle scuole l'ultima raccolta degli scritti del Sani : Versi e Prose di Luigi Sani. Imola, Goleati 1877. Fu detto che il Sani assomiglia molto al Leopardi; ma è un giudizio che vuol essere accolto con molte riserve. Il nostro è il poeta del dolore sì, ma del dolore calmo, rassegnato, cristiano; è il dolore d'uomo che non si trova quaggiù al suo posto, ma che aspira all'infinito a cui crede, e che si rifugia dai disinganni, dalle noje della vita nella quiete dei campi, nella fede, nella pace della natura. Non è adunque un'imitazione servile del Leopardi; col grande poeta il Reggiano ha comune la sobrietà, la greca castigatezza, con la differenza, che mentre quello condensa da maestro l'idee, questi procede analizzando e solo ogni tanto si arresta a raccogliere le sparse fila. Il primo scolpisce, il secondo dipinge. Dipinge anche il Leopardi, specialmente nello elegìe della prima maniera, ma sono sempre quadri ad olio, pennellate sicure; il Sani invece ci regala finiti e gentili cartoni all'acquerello. Ma ha però un vantaggio sul maestro: perchè la sua speranza è infinita, trova sempre nell'Io nuove voci, nuove armonie intime dell'animo che rispondono alle armonie del creato; mentre il Leopardi ripete sempre il ritornello della vauità universale, e riesce per questo alquanto monotono. È vero che nel maestro la pittura del mondo esteruo è più ricca, più varia; ma l'effetto di questa ricchezza e varietà viene in parte scemata dalle intime note dell'anima che insiste sempre sulla medesima corda. Basta però di questo raffronto tra il Sani ed il Leopardi, di cui si è già parlato, troppo parlato in Italia. E qui per l'onore dell'amico estinto mi occorre con tutta la forza dell'animo protestare contro le inconvenienti parole scritte dal senatore Sciotto Pintor in una sua commemorazione sul Sani. Osa in questa, Sua Eccellenza, con uno stile molto discutibile, instituire un falso ed odioso confronto tra i due poeti, confondere il grande Recanatense coi moderni insatanassati poeti,; ed asserire che i versi del Leopardi non si possono leggere due volte. Voglia l'Eccellenza Sua andar persuasa che di simili spropositi troppo è se si leggono una volta sola; 6 credere che il Sani, cristiano ma tollerante e anzitutto discepolo rispettoso al maestro, con tutta la forza dell'animo indignato protesterebbe coutro il falso e per lui umiliante raffronto. Ma senz' altre disquisizioni ecco qui un sonetto del Sani quale uu saggio del suo stile: I V VIAGGIO »I NOTTE Si diradali le stelle; ecco la luna Su dall'erte salir vette montane; E torri, e case, e ville ad una ad una Sorgou dall' ombre paurose e strane. Sotto ai salci l'argentea laguna All'aere trema; a quando a quando il cane Abbaja, o voce più non odi alcuna, Tranne il suono di correnti acque lontane. Selve, capanno, ermi castelli io miro, E i rivi e i poggi e il ciel vago ; ma in core Il casale natio volgo, e sospiro : Ivi una donna e due fanciulle care Stan sulla soglia mute, e passan l'ore Il mio tardo ritorno ad aspettare. Cbe dolce e gentile malinconia spirano questi versi! E cbe forma eletta ! Quanta evidenza in quella laguna che trema all'aere! „11 cane che abbaja", poi il silenzio, il suon d'acque lontane, ecco rivelazioni di quella poesia subbiettiva, semplice, che tutti, anche i rozzi, qualche volta sentono, e non sanno esprimere a parole: poesia della quale Dante, l'Ariosto, il Manzoni furono maestri all'Italia. E chi non rammenta qui Renzo viaggiante di notte in cerca dell'Adda ? Ma il Sani, dopo aver minutamente descritto, raccoglie l'attenzione del lettore e la ferma in un punto solo del quadro. Ed ecco quindi l'unità nel vario alla chiusa del sonetto, ecco l'intimo: l'amore della casa, della famiglia ; il desiderio di rivedere i suoi che punge il cuore del viaggiatore notturno, e gli fa accelerare il passo, e appena appena avvertire alle scene della circostante natura. La chiusa del sonetto riesce perciò semplice e nuova insieme ; è una conseguenza cbe non si aspettava, ma della quale pur si ammira la convenienza e la naturalezza. Esce dal fondo dell'argomento ; la ritroviamo in noi : non è uno scoppio di bomba come nei sonetti di sospensione. Con tale arte che tutto fa e nulla scopre è condotto l'altro bellissimo sonetto — Un tramonto d'autunno. — Il sole si affretta al tramonto, la contadinella ammonta il fieno, uu'altra coglie i frutti; le fronde dell'al-berella si fanno d'oro, le viti di porpora, e intanto: Il villan che ne' campi apre l'acquaio Col piede sul vangil sosta, e d'intorno Si rivolge a mirar sera sì bella. Non sono dunque nojose descrizioni ; c' è lo studio dell'uomo, c'è l'intimo che la bellezza esterna suscita in noi; prima l'affetto di famiglia, adesso l'inconscia felicità del contadino; il Beatus ille d'Orazio; e nella varietà delle impressioni il diletto. Ancor due parole sulle prose del Sani. Forse si desidera in queste una maggior esplicazione del pensiero moderno, e minor artificio di forma. Si dirà che nello stile del Sani vi è un non so che di compassato, di finito, di uniforme che rammenta troppo il Giordani. Frequenti i superlativi, perchè più sonori con la cadenza sdrucciola; anzi sullo sdrucciolo finale scivolano, e vanno spesso a posarsi alla chiusa i periodi con certa uniforme sonorità. Ma aucbe così, come sono, le prose del Sani mostrano anzitutto un animo nobile, una rettitudine che edifica; e gioveranno di antidoto ai giovani per non scimieggiare le affettate negligenze, i periodini singhiozzi e le nebulose forme dei moderni linguai che, saltando sui trampoli, corrono il palio degli affissi e dei suffissi sull'arida campagna della Morfologia comparata. E quest'uomo egregio, in cui le doti del cuore si accompagnavano a quelle della mente non è più. E con la sua dipartita quale amico ho io perduto, e quale conforto nell'ardua via delle lettere, che lontano dai vecchi e provati amici, e privo di nuovi troppo solo e sconsolato percorro! Quello più aggrava il dolore, e quasi lo cangia in sgomento, si è l'idea di averlo repentinamente perduto, quando mi apriva le braccia come ad antico amico e fratello.— "Quanto desiderio di esserle vicino, e di parlare alla lunga e alla libera di comuni pensieri, delle comuni inclinazioni ! appena che io abbia un momento libero le riscriverò." — Così mi scriveva ai 31 marzo p. p. : otto giorni dopo era morto. Ma ora io m'accorgo di non avere alcun diritto di associare i miei privati affetti al lutto di una famiglia, di una città, di una nazione. Pure la tarda manifestazione del dolore; tarda sì ma calda e piena dopo due mesi, come di fresco evento giovi a mostrare ai lontani quale uomo fosse il lodato. E leggendo i versi del Sani voglia la gioventù del mio paese andar persuasa, che non le stracche noie e i desideri limitati, ma la dolce malinconia dell'infinito e i larghi orizzonti rendono l'uomo operoso ed utile anche quaggiù con 1' occhio della mente rivolto ad un'altissima meta. P. T. Il 1 luglio uscirà in Trieste un nuovo giornale dal titolo : II Commercio, il quale sarà quasi una continuazione del cessato periodico II Commerciante, e verrà diretto dall'egregio professore A. Gennari. Quanto sia importante per la ricca Trieste e per la nostra costa un organo che tratti di un ramo principale dell'umana attività, qual è il commercio, sorgente feconda di vera ricchezza, ognuno lo scorgerà di leggieri, e noi speriamo che il nuovo giornale del Gennari curerà con zelo indefesso anche le industrio della nostra Istria, la quale posta sul mare, è congiunta con vincoli tanto stretti alla seconda. Begina dell'Adriatico, come giustamente è in oggi appellata l'operosissima Trieste. Di fatti il programma del nuovo giornale è assai promettente: Fornire al ceto Commerciale di Trieste, del Litorale Adriatico, del Levante e di ogni paese, ove si parli o si comprenda la lingua italiana, un organo che segni giorno per giorno tutto il movimento del commercio del mondo ; svolgere e sviscerare coi sussidi della scienza e coi consigli di pratici esperimenti tutti i problemi, e tutte le quistioni che possono avere attinenza colla vita economica; — e nei riguardi particolari di Trieste, del suo commercio e della sua marina, curarne e promuoverne i vantaggi, sostenerne i diritti e farne apprezzare l'alacrità e l'intraprendenza. — Noi auguriamo al nostro confratello prospere sorti! R. Errata-corrige Provincia 16 giugno a. c. : Pag. 36, col. 2, lin. 14, invece di Besenghi leggasi Beccaria. Pag id., col. id., lin. 33, invece che una biografia, di un poeta, leggasi — che una biografia di un poeta. Pag. id., col id., lin. 34, invece di un poeta non ancora ben noto degli Italiani, leggasi di un poeta non ancora ben noto agV Italiani. Pag. id., col. id., lin. 36, invece di aneddoti curiosi di motti e di invenzioni, leggasi — di anedotti curiosi, di motti ecc.