IV. ANNO. - Sabato 31 Maržo 1849. . M 14. Della Carsia e della Piuca. Allorquando nei primo anno di questo giornaletto ci facemmo a discorrere della geografia fisica deli' Istria, jiotammo come al di la dei monti della Vena vi fossero regioni del tutto proprie, per forma, per terreno, per limiti naturali, per clima. L'una di queste regioni declina dalle pendici del Nevero verso 1'Isonzo, quasi l'acqua dovesse correre in questa direzione per gettarsi nei mare Adriatico; e cosi di fatti corre 1'acqua del Timavo supe-riore parte sopraterra, parte, e per ben dieciotto miglia, per caverne sotterranee, pero in modo che sulla super-ficie e propriamente nella vallata che rimane fra la catena dei monti di Tomai e di S. Egidio e quella che costeg-gia il Vipacco o Frigido si veggono segni, quasi altra-volta scorresse un fiume in letto incassato, mirabile in-dicazione di cio che avviene tuttora sotterra. L' altra re-gione dalle pendici del Nevoso e dal filare che lo unisce al Re, scende verso Settentrione per modo che le acque scendono verso la Sava, e vi si unisfcono di fatti, per corso che non e sempre sulla superficie del terreno, ma in gran parte sotterraneo. Questa seconda e una regione interalpina, la quale slando su terreno lato assai, pre-senta in grandi diinensioni, cio che nelle strette delle alpi si vede talvolta in piccolo; ed ha importanza fisica, e quelle tutte che ne sono conseguenti, appunto dalla sua ampiezza. Questa seconda regione la dividono comu-nemente in due, 1' alta e la bassa, traendone argomento dalla posizione fisica, e meglio da due fiumi che vi na-scono e che si perdono poi sotterra, fiumi che non ffl-cilmente si potrebbero calcolare per uno solo sebbene rotto nei corso, perche le origini esili si mostrano di-verse ed e conosciuto lo sfogo loro. -E questa regione che piega a Settentrione, e 1' altra accennata che piega ali' Isonzo sono mosse per an-tico cataclismo dai loro cardini, il terreno sembra alzato da interna forza che altra volta ed in tempi ben remoti, ha polentemente agito; nell'interno del terreno vi sono ampie cflvernosita, la di cui serie non fu peranco esplo-rata, ne si giunse a conoscere cjuelle leggi secondo le quali ha agito la forza di sovvolgimento che tanto ha qui operato, ne per certezza di fatti si conosce la causa di singolarissime appariscenze, fra le quali acque che compariscono e spariscono repentinamente; il terreno medesimo nelle parti alte, foraccliiato quasi fosse spugna inaquoso per subitaneo assorbimento di acque pluviali. Pero ognuna di queste regioni ha propria vallata P una amplissima, 1' altra minore nelle quali il terreno non e di calcare, sibbene di arenaria la qua!e facilmente dissolvesi ali' azione degli elementi, mentre la calcare, sta dure-vole quasi non avesse a sofferire alterazioni. Quella regione che dissimo interalpina ha il nome di Piuca, di cui una e superiore, 1' altra inferiore, ed ab-braccia Senosetsch, Adelsberg, Prem e Planina; gli scrit-tori delle cose del Carnio, e le ripartizioni amministrative vi comprendono anche Oberlaybach, e noi crediamo senza ragione se guardisi alle configurazioni naturali. Ma forse questo pensamento dei Carnici deriva da antichi sparti-menti politici, dei quali non intendiamo occuparci. I/ altra regione a noi piu prossima, e che dechi-nando verso 1'Isonzo ci appartiene piii da vicino, e che per altre ragioni potremmo dire noslra (intendiamo dei paesi di qua del Monte Re) ha nome di Carso. Piu dif-ficile deli' altra a riconoscerne P estensione sembra ab-bracciare precisamente il distretto di Castelnovo e di Sesana, ed estendersi fra le gole di Lippa, i Monti della Vena, il Timavo superiore e le alture fra Sesana e Se-nosechia. Altre frazioni vi apparterebbero, ma non az-zardiamo di pronunciare giudizio certo; pensiamo cioe che abbracciasse tutta la vallata del Timavo superiore, anche quelle pendici che sono al di la del Timavo, che piegano a questo e che nei ciglione della catena, la quale chiude la Piuca, hanno il naturale confine nello sparti-acque. Le confinazioni amministrative hanno preferito segni piu addottati di confine tra quali i fiumi ebbero preferenza; per cui o si abbandono qualcosa che vi ap-parteneva perche posta di la dal Fiume, o si aggiunse qualcosa che non vi perteneva per giungere fino a Fiume. Noi pensiamo che questo nome di Carso, sia propriamente indicazione della qualita di terreno, e che sia voce di lingua antica non perduta nella lingua di oggidi. Imperciocche in Trieste dassi indistintamente questa voce al terreno calcare, che forma 1' altipiano del territorio, quantunque questo terreno sia da tempi storici impoi appartenente ali' agro comunale di Trieste. In Pin-guente dicesi egualmente Carso 1' altipiano che propriamente spetta a Pinguente, e che non e frazione o parte di quella regione che dicesi Carso per eccellenza; Pirano, Umngo, dicono Carso la parte calcare dei loro territori, affatto staccate dal Carso Alpino; cosi altri luoghi; e chi volesse dilettarsi di raccogliere queste denominazioni troverebbe conferma di cio che esponetnmo anche per regioni limitrofe. La regione alpina ancor nel medio tempo dicevasi Regio Carsiae, Regio Carsica, siccome e chiaro da Diplomi che recentemente ebbimo a pubblicare in opera sullo stato politico di Trieste, questo nome non e del secolo XV soltanto, lo rinvenimmo in documenti ben piu antichi. Non taceremo un nostro sospetto, quand' anche ci avvenisse di spingerci oltre misura. Nella Tavola Teodosiana al di sopra deli' Istria ve-desi scritto a lettere distinte FL • ARSIA; poi in conti-nuazione, pure in lettere distinte, non pero si grandi come le precedenti, novellamente ARSIA • FL. A noi non sembra che ambedue queste leggende si debbano appli-care al fiume cui sembrano destinate; una ripetizione e superflua; non e poi semplice caso questa ripetizione, od errore, perche lo due leggende variano per caratteri, e variano anche per la posizione del FL che vorrebbe dire Fluvius, dacche in una e anteposto, nell' altra pos-posto al nome proprio. In un' edizione della Tavola Teodosiana lessimo distintamente KARSIA nella prima di queste leggende; e sospettiamo che fosse errore per o-bliterazione il leggervi FL inveoe di K. CARSEOLAE non e nome ignoto ali' antica geografia, e fu citta d'Italia, 1'usare la K in luogo della C, e vezzo non insolito nelle inscrizioni e nelle scritture, perfino KARTHAGO fu scritto con la K; la lingua celtica e forse in grado di spiegare il significato di questa voco applicala a terra, siccome spiego quella di CARNI. La quale indicazione di KARSIA nella Tavola Teodosiana non indicherebbe gia territorio amministralivo, politico, o come altro lo si voglia dire, di popolo, o di comune; ma segnerebbe soltanto una regione, quand'anche pel governo attribuita a municipi, od a provincia; poiche nello spartimento amministrativo deli' Impero romano, siflatti nomi ebbero soltanto significazione geo-grafica. Dal che forse venne 1' incertezza deli' estensione di questa KARSIA nostra, non diversamente dalla BVLINIA di Dalmazia che fu piccolo tratto di paese, e che non pertanlo e segnata nella Tavola. Noi pensiamo che il nome di Carso, come indicativo di qualita di terreno, fosse proprio anche di tutto il promontorio fra 1' Isonzo, il Mare, il Frigido o Vipacco, e Rodig, di questo promontorio nel quale abitavano i Monocaleni posti da Plinio fra le popolazioni illustri di queste Alpi nostre, popola-zione che dovette cedere frazione di sua terra per for-mare 1'Agro colonico di Trieste; fosse proprio di quella parte della Vena che scende verso Pinguente; ma che fosse poi quasi dato per eccellenza a quel terreno che si estende tra Rodig e Lippa, tra la Vena ed il Timavo superiore; quel terreno che e oggidi distretto di Castel-novo, e che si trovava diviso nelle pievanie di Breso-vizza, Hruschizza, forse anche Jelsliane, cioe a dire in tre pagi, o comuni rustici. Non gia che 1' estensione di questi tre pagi come erano confinati, corrisponda esattamente ali' antica KARSIA; Jelsliane non sembra appartenere. Dal quale Jelsliane noliamo, giacche il discorso ci porta, che il suo nome latino nel medio tempo fosse Elsaco, il quale ri-dotto a migliore dicitura sarebbe Elsaticum, nome che ricorda il Tarsaticum. Ouesta notizia del nome di Elsaco la dobbiamo al signor Luigi de Jenner. La KARSIA ebbe gia castello (e sarebbe stato nel centroj il quale conservava il nome e lo si diceva Karstberg (non conosciamo il nome che in tedesco) e fino a che ci venga fatto di risapere il nome che ebbe in latino, od in italiano, ci sia lecito supporre che sia traduzione in tedesco del nome proprio = Monte-Carso; e ricorderemo come in queste regioni subalpine, tutte conformate a colli, le abitazioni si preferirono per salu-brita e per sicurezza personale sulle alture, ed i nomi dati a queste furono assai frequentemente desunti dalla voce Monte coll' aggiunta di un epiteto siccome frequen-tissimi esempi abbiamo nei distretti di Parenzo e di Pola, che reputiamo inutile di registrare. Le ruine di Monte-Carso stanno presso Gollaz, ed a testimonianza di persona che le vidde or sono duecentocinquant'anni, e-rano di qualche importanza e vi si vedevano muraglie, cisterne, recinti, fossati. La KARSIA era gia data in governo del Comune di Trieste, se le giurisdizioni ecclesiastiche non ci portano a travvedere; e noi pensiamo che continuasse in suo governo, durante 1' impero romano, durante il regno gotico, durante il dominio bizatino. Nel durare della quale ul-tima dominazione vi penetrarono' forse gli Slavi, quando nel 561 si unirono ai Longobardi e ad Avari, per scor-rere queste regioni; nel 600 cominciavano li Slavi ad estendersi. E piu verosimile che vi prendessero stanza a tempi di Carlo Magno nelle spedizioni da lui imprese contro 1'Istria; e non sembra doversi porre in dubbio che appunto allora cessassero le giurisdizioni civili del Municipio di Trieste, conservate le ecclesiastiche; e che la KARSIA, come altre regioni interne, venisse in di-retta amministrazione e profitto degli Imperatori. I quali, liberali verso le chiese, per divozione, e forse anco per necessita di governo meno rozzo, assai territori diedero ai vescovi, ed il Carso si vuole donato ai Patriarchi intorno il finire del secolo XI. I Patriarchi seguendo la pratica di quei tempi diedero investita di questa Carsia a nobile famiglia, la quale sembra essere stala quella dei Conti di Duino, i quali erano, come pare, della Časa del Valsa o "VValsee. Ma queste cose hanno bisogno di migliori schiari-menti, tanto sono incerte; imperciocche Castelnovo ap-parteneva ai Conti di Gorizia e da quesli venne nel comune di Trieste per acquisto a titolo oneroso. Non diremo che le nostre sospizioni, nella spe-ranza che sieno incitamento a rintracciare la verita, od almeno a destarne il desiderio. La KARSIA si riteneva ancor dai Geografi nostri del XVI secolo come appendice deli' Istria, come si riteneva Duino; sebbene fosse a nostro avviso, appendice, non parte integrante. Nelle carte che si riferiscono alla Contea d'Istria, questa Carsia siccome anche Gutteneg non sono straniere, e si vedono come possessi che la famiglia dei Conti d' Istria si divideva. Duino era dei Patriarchi di Aquileja e quei Conti che lo possedevano, lo rilevavano dai Patriarchi, per cui non sembra potersi dire che Duino spettasse prima del 1400 alla Contea di Gorizia, come non vi pertenne in epoca posteriore. Una famiglia (un autore nostro dice che i Conti di" \Valse erano della famiglia dei Conti di Gorizia) venne investita di Duino e di tutta la Carsia, dai Patriarchi di Aquileja; questa stessa famiglia ebbe investita dai Vescovi j di Pola che ne erano baroni, di Lovrana, di Castua, di di Fiume, di Klana (pendici del Nevoso e del Maggiore verso il Quarnero) ebbe poi investita della Piucka; pel quale aggregato si formo amplo stato al pari della Con-tea d'Istria, al pari della Contea di Gorizia; stato che da un lato toccava il Golfo di Trieste, dali' altro il Quar-nero, da un terzo i Monti della Vena, dal quarto le al-ture di Oberlaybach. Fiume era stalo donato ad un Convenlo di Agostiniani, per cui non sappiamo se la carta di citta, che ebbe Fiume, sia dovuta ai Conti Valsa, od ai Monaci Agostiniani. Nelle carte del secolo XIII quando Trieste eman-cipatasi dal potere Vescovile, lottando fra Veneti e Patriarclii, cercava un podesta che fosse potente a difen-derla colle armi e colla figura sociale, i Triestini dicevano voler preferiti a loro podesta, i Conti dei Carsi, i quali non semhrano essere identici coi Conti di Gorizia, i quali sono chiamati con questo vero loro titolo, nad e noto che mai prendessero quello di Conti del Carso. Or corrono parecehi anni che avevamo sospettato 1' esistenza di uno stato fra la Contea di Gorizia, e la Contea delPIstria; questo sospetto va sempre piu confermandosi, e deside-riamo grandemente di vedere la cosa posta in luce. Dopo la guerra coi Veneti del 1508 grandi cangia-menli seguirono nelle ripartizioni amministrative in que-ste nostre regioni; Gradišča fu conquistata ed Aquileja, e se ne formo lo stato nuovo detto di Gradišča, insignito poi del titolo di Contea principesca; quel territorio di Trieste che altrevolte era posseduto da questa citta, e che ando conquistato, non ritorno piii a Trieste. Prima di quest' epoca vediamo farsi menzione in carte pubbli-clie della regione Carsica siccome di regione per la quale si emanavano disposizioni; Duino e Fiume erano porti i quali si favorivano con uniči provvedimenti; i Vescovi di Trieste avevano qualche balzello in Duino: Duino e Fiume simultaneamente passarono al Carnio, od almeno il Carnio vanto pretese- e ragioni su Fiume senza effetto, e lo considerava appendice della sua provincia, sebbene Fiume si tenesse emancipato totalmente e libera Municipalita al pari di Trieste, colla quale ebbe piu tardi e fino al tempo cioe in cui Maria Teresa volle far dono di Fiume agli Ungheresi. Avremmo debito di parlare anche della Piuca; ma ben maggiori difficolta ci consigliano a tacere, abbastan-za pericolo di biasimo avendo corso nel discorrere della KARSIA. Pure accenneremo che fu divisa in cinque pagi — Seno?jchia, Cossana, Ternova, Slavina, e Hre-novizza; dei quali diamo i nomi come oggidi usati dal-1' odierno popolo; nei quali nomi si nascondono cer-tamente parecchi antichi. Ed e memorabile come se-gnandosi dal torrente Rassa o piutlosto Arsa (nome cel-tico non insolito, e non proprio del solo fiume istriano notissiino) e dal corso del Timavo superiore una linea continuata di spartizione fra i pagi deli' antico agro, al Nord di questa linea 1' agro antico nori conservi la stessa larghezza, ma si restringa improvvi«amente, mentre per rotondita esigerebbe che Vipacco appartenesse ali' agro triestino, quando Vipacco non appartenne mai; indizio que-sto a nostro pensare, di aggiunta, \fatta dei cinque pagi, da una primiliva configurazione di agro. Ouesti pagi formarono poi altrettante pievi nella divisione ecclesiastica, incorporate poi alla mensa Capi-tolare di Trieste. Se il titolo cui furono attribuite do-vesse essere misura di loro importanza economica e rango, Slavina sarebbe la prima perche data ali' Arci-diacono. Sui poteri governativi dei Patriarclii di Ac/uileja. L' opinione di quelli, i quali credettero di ravvisare nelle costituzioni provinciali del Friuli, gli estremi di uno Stato perfetto, con propria sovranita indipendente da ogni altro potere supremo, ci parve sempre erronea as-sai, perche arrestatisi nel seinplice esercizio di fatto, sorpassarono del tutto, le origini, i modi di trasmissibi-Iita di siffatti poteri, e quella dipendenza che non ebbe mai a cessare, per cio che riguarda il Friuli. Una legge espressa, se non erriamo, di Federico Barbarossa, pronun-ciava che ogni potere di governo, per esteso che fosse, si riteneva semplicemente conferito per 1' esercizio; il potere stesso rimaneva sempre regio; il vassallo investita di poteri per quanto estesi fossero, non diveniva Principe indipendente o Sovrano; tali emancipazioni do-vevano essere espresse solenni, ed erano ben diverse da quelle formole usitate nelle solite investite. La condizione della persona investita che era una chiesa, della quale i Patriarclii figuravano amministratori; la legge che non obbligava il Patriarca di ricevere P investitura fuori del proprio ducato, e di doverla chiedere soltanto se P Imperatore si trovasse presente nel Friuli non cangiava 1' indole dei poteri Marchesali; gli stessi baroni istriani non erano tenuli di recarsi fuori di časa loro per chiedere la rinnovazione dalle investiture; ne cadevano in difetto se il Conte od il Marchese per lunghissimo tempo fosse assente. Ne poteva poi preterirsi la costanza della credenza essere il Patriarca, vassallo deli'Imperatore; il pošto che prendeva nelle diete; le pretese di caducitii esercitate; le queslioni mosse allorquando il Patriarcato cadde in potere dei Veneziani; la fellonia commessa al-lorquando i Conti di Gorizia prpsero investita della Contea dal Doge di Venezia, ed altri avvenimenti moltissimi. Nel Marchesato deli' Istria la cosa non procedette altrimenti; ne v' ebbe, per quanto sia a nostra cognizione, chi sognasse nel Marchese un Sovrano perfetto ed indipendente. Le questioni furono piuttosto interne, perche quel-1' edifizio sociale che sorse sulla base di bellissime insti-tuzioni romane, mai conosciute e guastate dalla eredita delle cariche e dalla preponderanza dei baroni, ebbe questo di proprio che i poteri centrali si vollero attribuiti alle unita che componevano la famiglia; non per desi-derio di liberta, come oggidi si pensa essere, ma per ambizione di proprio dominio. Dal che ne venne che la societa si scomponeva per lo toglimento delle insti-tuzioni e dei poteri che la tenevano unita, e risolvevasi ! in si minute frazioni, che nessuna aveva forza e sapere j di surrogare cio che erasi distrutto. Ed in cio erano mirabilmente concordi Baroni e Comuni; poiche i primi volendo rango maggiore e poteri, venivano ad emanci-parsi dal Grande Vassallo; i secondi sotto liberta inten-devano emanciparsi totalmente da ogni potere centrale; pronti poi e gli uni e gli altri ad estendere i poteri propri su altri baroni, e comuni, fosse poi sotto titolo di alleanza, di soggezione, di governo, fosse poi sotto forma baronale o municipale, che cio poco inontava. Ed e percio che si viddero baroni collegati fra loro, come volessero formare confederazione; Comuni conqui-stare altri comuni ed assoggettarli, come fossero baroni che a punta di lancia e colpi di spada acquistassero diritti; comuni collegati con baroni per opprimere comuni, o per resistere al Signore della Provincia; si viddero baroni posti in tale condizione verso 1'alto loro Signore e comuni verso il comune alto Reggitore, da poter a gran-dissima fatica riconoscere un segno, una formalita di soggezione. Cosi in questa nostra Provincia i conti d' Istria erano certamenle vassalli della Chiesa d'Aquileia; ma in azione era facile il ritenere che fossero eguali; il Vescovo di Trieste come Signore di questa citta apparleneva al Marchesato; ma e difficile il riconoscere il vincolo che li univa. I comuni urbani che erano perfette municipalita e quelli che vi si accostavano, erano certamente soggelti al Marchese; ma si davano in manibus et forciis di altro po-tentato, anche di potentato che fosse nemico del Sovrano e del Marchese; si davano e vero, salvi i diritti di que-sti, ma nelle collisioni difficile era riconoscere in cosa consistessero i diritti piu che in qualche percezione di danaro, e di questo era incerto se fosse quasi un affitto di terre, od un livello. I Baroni pretendevano nelle baro-nie loro esercitare quei poteri che si ritenevano supreini, quasi essi fossero i Governatori. Nell'Istria, al primo attivarsi del Governo Patriar-chino, queste incertezze divennero questioni; e vi fu necessita che la Maesla Imperiale si interponesse per asse-gnare ai vari corpi e figure che componevano il Marchesato le loro attribuzioni. Federico II pronunciava per 1T-stria con diploma del 1232, ed ordinava: Le citta, castella, ville, nelle quali il Patriarca ha giurisdizione, nc.n possano di propria autorita eleggere i Podesta, i Consoli e i Rettori senza 1' assenso del Patriarca. Le Citta, le Comunita, le Universita, i clerici, i laici, che sono sotto Giurisdizione del Patriarca, non possano prendere ingerenza alcuna nel Vescovato dopo morte di Vescovo, ne ingerirsi delle cose spettanti al Vescovato. Nelle giurisdizioni del Patriarca non possa da alcuno imporsi tributo, coniare moneta, concedere fiera o mercato, senza 1'assenso del Patriarca. Nessuno possa costruire molini nelle acque naviga-bili e nei fiumi senza assenso del Patriarca. Nessun Gastaldione od officiale patriarchino possa vendere le proprieta e le cose che appartengono alle re-galie del Patriarca, senza assenso di questo. Non sia lecito ai Veneti di imporre censi sulle co- muni delPIslria, ne costringerli a promettere loro fe-delta. Nessuno che soggiaccia alla giurisdizione del Patriarca di qualunque condizione, sia vassallo o sia mini-* steriale, possa fare lega con altri senza consenso del Pa-» triarca, e se la facessero, sia nulla ed irrita; e qualun-l que azzardasse resistere, sia bandito. Nelle giurisdizioni del Patriarca non sia lecito ad alcuno di costruire da nuovo, citta, castelli, borgate, senza consenso del Patriarca. La Baronia di Lupoglau. Abbiamo altra volta accennato che Lupoglau o Ma-renfels, a piedi del Monte Maggiore fosse Baronia maggiore della Contea d' Istria. Delle vicende di questa baronia sappiauso, che fosse nel medio tempo di ragione del Principe; donata nel 1110 ai Patriarchi di Aquileja, quali nel 1112 ne fecero investita ai Conti d'Istria che allora appunto si formarono stato proprio. Fino a che duro questa famiglia Lupoglau fu tenuto in appannaggio dei Conti, e cosi passo agli Austriaci. Questi ne diedero investita feudale agli Hebersteiner, dai (juali per dona-zione di donna passo nel Conte Gontiero di Herberstein (1401) divenuto poi Capitano Generale della spiaggia istriana austriaca, poi in Andrea f 1842, poi in Giorgio, morto pazzo nel 1491, sepolto in Marenfels, poi in Giovanni a tempi del quale fu il Castello assediato e preso dai Veneziani nel 1509. Del quale Giorgio dura la farna, come si sospettasse rea di inalia una vecchia di Marenfels che mori in prigione, prima ancora che venisse giustiziata pel sognato delitto di averlo fatto impazzire. Poi si vede Lupoglau (1531) in mano dei Crussich dell'eroe di Clissa, morto per mano dei Turchi nel 1537, indidisua sorella Caterina. Mahrenfels passo indi in proprieta nel 1611 del Principe Giovanni Udalrico de Eg-genberg, piu tardi Conte Principesco di Gradišča, fonda-tore del collegio Gesuitico di Trieste. Dagli Eggenberg pervenne nel 163... nel Barone Gio. Giacomo Brigido di Trieste che ne fece fedecommesso. L' ultimo dei Brigido, il Conte Paolo moriva nel 1848, lasciando due figlie soltanto da un figlio premorto. Riempitura. Nel 1436, esseudo Laas in mano del Conte di Cilli, 1' Arciduca Federico (poi fra gl' Imperatori il III) volle toglierla e raduno genti dal Carnio, dal Carso e dal-1' Istria. Gli assediati usarono astuzia ed aperte le porte quasi volessero darsi vinti, appena entrati gli Istriani, le chiusero e ne fecero macello, non risparmiandone un solo. Poi fatta sortita ruppi?o gli assedianti.