ORBANO DELL'UNIONE SOCIALISTA DEI LAVORATORI Amo VI* • No. 319 RidiziMS - Amminlstraiiois CAPODISTRIA Via Sartoria 26 - tal- 128 * * Martedì 3 novembre 1953 Prezzo: 5 din. - 20 lire ABBONAMENTI: T.L.T. Zona Jugoslava e R.F.P.J. annuo din. 250. somestr. din. 130 Spodlaiono in c.c-p. SOIOZIOHE DEFINITIVA Sotto la maschera di varie agenzie giornalistiche continua la ridda dei «ballons d’essay» attorno alla progettata conferenza per il problema triestino. La proposta jugoslava per la conferenza a quattro è stata accolta in linea di principio e non ha trovato opposizioni da parte del nostro Governo, nemmeno quando essa, cammin facendo, si è trasfor. mata in una progettata conferenza a cinque, che dovrebbe riunire i due paesi direttamente interessati — I-talia e Jugoslavia — ed i tre paesi che nel problema sono coinvolti, contribuendo non poco ad aggravarlo, sia nel corso della conferenza della pace che con la dichiarazione tripartita del ’48 e con quella bipartita dell’8 ottobre. Il mondo si attende che questa conferenza venga convocata. Se ciò avverrà non può ancora dirsi, in quanto una volta accettata l’idea della conferenza, da Roma, e anche dà altrove, si è dato il via a sottili attività sabotatrici consistenti nel porre condizioni preliminari e nel lanciare «ballons d’essays» contradditori, tendenti ad ottenere una conferenza condizionata in modo tale da garantire in principio i risultati almanaccati in precedenza nell’ombra di alcune cancellerie più o meno grandi. Da parte jugoslava si è ribadito che mentre non si intende porre condizioni alla conferenza, si è ben determinati a non accettare quelle che possono essere dettate natia pi transigenza aeU'imperiati-smo italiano e dei suoi amici. Detto questo, c’e da aggiungere u-na sola cosa ossia: per la popolazione del T.L.T. e per i popoli jugoslavi non ha poi eccessiva importanza il fatto ehe vi sia chi voglia comprarsi l’alleanza dell’imperialismo italiano e nemmeno interessa eccessivamente che l’onorevole Pel-la ribadisca la sua intransigenza nella sola preoccupazione di arraffare il più possibile terre altrui come titolo ohe gli consenta di trasformare il suo ministero provviso. rio in un governo più o meno stabile. Per il popolo jugoslavo e per la popolazione triestina il cosidetto ptvBlcmj di Trieste ha tren più vitale importanza di quella delle manovre più o meno diplomatiche. Ciò che in definitiva interessa i popoli jugoslavi e la popolazione democratica del T.L.T. sono cose ab. bastanza semplici delle quali sem-~ brano ostinarsi a non tener conto Roma, Londra e Washington quando per vie traverse lanciano ballons d’essay tipo, per esempio, l'ultimo della «United Press» in merito a una spartizione salomonica o drastica. Innanzitutto i popoli jugoslavi e gli abitanti del T.L.T. vogliono u. na soluzione definitiva dell’artificio, so problema e ripetono che può es. sere definitiva solo la soluzione che impedisce che a ogni stormir di foglia elettorale italiana, o allo spuntare di velleità ministeriali degli uomini politici romani, il problema di Trieste sia fatto risorgere per av-, velenare l’atmosfera nazionale e di, sturbare la loro pacifica attività. La popolazione del TX.T. ha imparato a sue spese a non fidarsi di «garanzie» diplomatiche . o cartacee, con troppa facilità violate dal 1918 ad oggi, sia nel campo delle pretese territoriali italiane che in quello dei diritti delle minoranze nazionali che sono state, o che venissero, lasciate in balia del dominio italiano. Inoltre la popolazione del T.L.T. ha ben definiti interessi economici che non vuol lasciare alla mercè delle vicissitudini politiche italiane. Come il porto di Trieste può vivere solo con rapporto del suo retroterra immediato — le due zone e la Jugoslavia — e del suo retroterra mediato, cosi il porto di Trieste è indispensabile alla vita del suo retroterra. E quando si tratta di vitali in-, teressi, nessuno può accontentarsi di garanzie cartacee o di «punti Iran, chi» troppo facilmente strozzabili da manovre politiche ed economiche romane. Perciò il popolo jugoslavo e la popolazione democratica del T.L.T. ripetono ai fabbricatori di ballons d’essay che il problema di Trieste ha bisogno di una soluzione che per essere definitiva deve tener conto di questo dato elementare. Sotto questo punto di vista non contano nulla l’intransigenza di Pella o gli ibridi compromessi. Siano la zona A e la zona B una cosa sola con U loro retroterra, etnico ed economico jugoslavo. Trieste — pur sotto sovranità italiana — venga autoaraministraia dalla sua popolazione. E il retrotterra jugoslavo abbia un proprio porto indi-pendente nel porto triestino e per il retroterra più lontano vi sia la più ampia garanzia di libertà c di facilitazioni di traffico. Tutte le altre soluzioni sarebbero aleatorie e continuerebbero a minacciare la vita economica di Trie-ste e del suo retroterra, come continuerebbero a lasciar sussistere un pericoloso focolaio d guerra nel qaale attizzerebbero i loro tizzoni sia l’imperialismo italiano, nella ricerca di trampolini di lancio, sia i malconfessati interessi di altri imperialisti. Questo focolaio deve essere spento per sempre perchè i po. poli che vivono a Trieste, e attorno a Trieste, possano essere Idi li per sempre da ogni preoccupazjune che possa nascere da manovre, d Roma o di Londra, di Washington o di. Mosca. L. V. Milovan Djilas sul problema di Trieste ad un comizio preelettorale di Maribor L'atteggiamento dal P.C.I. nei riguardi di Trieste NOI NON RICONOSCEREMO MAI PALADINO DELIA BORGHESIA me' L’iwGiuSTizift HE’ PECisiom UNILATERALI e traditore delia classe operaia I popoli della Jugoslavia socialista impediranno il mercanteggiamento con i nostri interessi nazionali II viete Presidènte del Consìglio esecutivo federale, compagno Milovan Djilas, ha parlato sabato scorso ad un comizio preelettorale a Maribor. Dopo aver accennato al cammino percorso dalla nostra classe operaia nella soluzione dei numerosi e difficili compiti per mettersi in grado di assumere il ruolo di guida nella Iqt-ta per l’emancipazione sociale e nazionale dei nostri popoli, il compagno Djlas ha detto: Quando sulla Jugoslavia si avventarono i (conquistatori fascisti, nei .podvi giorni .del crollo si paleso alle masse più larghe quello che era già noto a buona padite della classe operaia ed ai comunisti più progressisti suoi 'rappresentanti. Si palesò che le borghesie interne non soltanto non erano più to grado di difendere I’lndiipendenza nazionale bensì ehe Milovan Djilas non volevano neppure fairloi. Alla libertà nazionale aiTindipendenza statale la borghesia aveva rinunciato palesemente e per sempre. I popoli della Jugoslavia potevano essere indipendenti soltanto se to essi si trovava un’altra forza ohe li avrebbe organizzati e guidati- Non c’era, ne poteva esserci altra classe, altra forza, che la classe operaia e la sua avanguardia — i comunisti. Il compagno Djilas è passato quindi a trattare il problema triestino, alla luce dei suoi ultimi sviluppi- Sul problema triestino Con una ondata è insorto tutto il nostro paese, dai centri al villaggio più obliato del Montenegro, della Bosnia e della Macedonia : tutti sentono che si tratta del loro stesso de-stii.noj Tutto, è divenuto una cosa sola- Le differenze storiche sono passate nel retroscena. Persino vari localismi, particolarismi e repubbldca-nismi, si sono palesati come qualcosa «he vivacchia alla superficie, come residui burocratici e statali — capitalistici che non hanno radice nel profondo della classe operaia e delle masse popolari. Hanno dato risultati to lunghe lotte ideila classe operaia come parto più progressista delle masse lavora-traci dello città e dei villaggi e forza unificatrice dei popoli della Jugoslavia. Nuova, salda all’totexno, democratica e socialista, la Jugoslavia .ha cominciato a divenire realtà. Questa non è una qualche gocciolatura X'eimtraJÀtiea dall’alto. No, al contrario essa «i orca appurato con la decentralizzazione, con la autogestione e con il rispetto e libero sviluppo delle singole parti e particolarità. Il burocratismo centralista che giustificava le propria esistenza e 1® proprie misure con la preoccupazione per il complesso statale, distruggerebbe in effetti questa, in quanto la forza di una comunità non è riposta nell’unità di' un certo apparato centralizzato, bensì nell’ unità libera, non forzata e cosciente dei lavoratori comuni, unità che non si può cooiseiguire altrimenti che con lo svi" luppo democratico e la libertà delto particolarità nazionali ed altre. Queste sono esperienze preziose per l’avvenire. Il burocratismo, sia centrato, sia locale o repubblicano, mina IWiità dei lavoratori e di conseguenza la forza di resistenza del paese verso l’esterno. Il burocratismo mina il socialismo e la democrazia. Esso è il loro nemico più pèrfido. Qualora noi seguissimo la via della burocrazia i ventici burocratici che il popolo odierebbe si troverebbero prestò isolati e si piegherebbero dinanzi alla pressione esterna. Ma così, grazie appunto a questo cammino democratico, dip anzi alla decisione ingiusta ed arbitraria della Gran Bretagna e degli USA si sono travati contemporaneamente e il governo e il popolo. I governi occidentali non prevedevano tale unità del popolo nè tale unità di governo e di popolo. Essi non prevedevano una cosa e un’altra ancor più importante: ehe la Jugoslavia nella Rivoluzione, nella Lotta per la edificazione attraverso ^opposizione aÜVgtimmiisuio sovietico, si sono svolti e si svolgono anche ulteriormente processi economici1, ideologici politici e morali che trasformano i popoli della Jugoslavia e li hanno già trasformati — in una forza autocosciente che non acconsenta più ad essere trattata altrimenti che su piede di parità nei rapporti intemazionali. La posiziona semicotoniale del nostro paese viene relegata nel passato lentamente e penosamente, ma inevitabilmen-ite ... Tutto questo è anzi tutto opera della nostra classe operaia e del movimento operaio, cui e venuto a capo in un momento decisivo il compagno Tito. Senza la lotta della classe operaia e dei suoi sforzi, senza il suo sudore e sangue da noi nè ci sarebbe democrazia e socialismo, nè i popoli della Jugoslavia sarebbero uniti e uguali, nè linldipendeUti. I governi occidentali hanno in effetti previsto nemmeno, nè più ohe un’epoca intiera — e quale — nello sviluppo dei popoli della Jugoslavia. Per questo è anche comprensibile che essi abbiano applicato anche to quesito caso metodi che la vecchia Jugoslavia avrebbe dovuto accettare magari digrignando i denti. Ma uoi non dobbiamo pagare il loro «scarso spirito di orientamento». Nè dobbiamo, nè possiamo, nè vogliamo accettare questi metodi. Questo non significa che siamo contro lo accordo. No, noi siamo soltanto contro il diktat, contro gli atti compiuti e l’imposizione. Questo non va più, in quanto noi siamo un paese indipendente all’interno sufficientemente forte, — ed economicamente, e poli- ticamente e moralmente —- per difendere questa punita. Onde non ci sia confusione, necessita dire anche questo: dicendo indipendenza noi non sottindendiamo l’iisolamento dal mondo esterno. Noi siamo un paese socialista e il nostro fine è la cancellazione dei confimi e la diffusione delle nazioni. Ma appunto in base all’esperienza nostra jugoslava, noi sappiamo ohe i popoli si possono avvicinare soltanto attraverso la parità, la libertà nazionale e politica e con l’ausilio di essa. Altra via non c’è. Perciò indipendenza nel nostro linguaggio non significa oggi nuH’altro che parità, parità nei rapporti con gli altri stati. Non appena compare qualcuno per minacciare il diritto alla parità, compare anche il motto dell’indiipendenza. L’indi-pendemza è per noi soltanto una forma della lotta contro la subordinazione, l’imparità. Tale, e unicamente tale, indipendenza, rispettivamente parità, può consentire anche una collaborazione pacifica molteplice tra i popoli. Questa è la realtà. Questa è la o-diema Jugoslava. Questo è quello che noi riassumiamo così di frequente in nna parola breve, nella parola a noi più cara — Tito. Di questo debbono tener conto anche quelli in Occidente anche se non hanno voluto tenerne conto — a loro infamia « danno —■ quelli in Oriente, Il mondo progressista, democratico e socialista ha inteso che si tratta della lòtta di un piccolo paese socialista per la parità e l’indipendenza e delle vere imprese di conquista, del rinnovato imperialismo .italiano la cui alleanza e partecipazione al patto Atlantico i governi occidentali comperano con un mercanteggiamento arbitrario a danno della Jugoslavia. E per questo tale mondo si è ispirato al nostro fiaoico come nell’anno 1941 e nel 1948. La verità e la giustizia sono diventate una forza seria nel mondo, grazie alla lotta dei nostri popoli, grazie alla lotta della nostra classe operaia. Già la lotta da noi finora condotta circa Trieste ha mostrato ohe questa questione non può essere risolta senza la Jugoslavia. Qgmi «soluzione» e tentativo di «risoluzione» senza di noi è costruita sulla sabbia e può soltanto differire la risoluzione concreta e complicare tutta la questione in quanto noi non riconosceremo mai nè Tingiustizia nè decisioni unilaterali. (Segue in VI pagina) IL PROBLEMA DI TRIESTE E I RAPPORTI ITALO JUGOSLAVI La decisione dei Governi americano ed inglese dell’8 ottobre, in base alla quale, mediante iun atto unilaterale bisognerebbe annettere Trie, ste con la zona «A» all'Italia non ha incontrato soltanto l’esacerbata opposizione dea popoli jugoslavi, ma ha subito anche una logica condanna da parte dell’opinione pubblica democratica del inondo intero. Dal punto di vista morule politico tato decisione ha già subito, il pieno insuccesso. Questo fatto dimostra in maniera chiara che quj non si tratta solamente di Trieste, «he qui non si tratta soft auto della lite per un pezzetto di terra nè di una testardaggine jugoslava nella difesa dei propri interessi. Non 'ai tratta neppure soltanto dei diritti democratici elementari della popolazione jugoslava nel territorio della zona «A», che con la suddetta decisione viene lasciato pienamente-alla mercè del noto sciovinismo italiano e del terrore di snazionalizzazione, quantunque tale questiono rivesta per noi il più grande significato. Qui sono to questione cose di gran funga più 'grandi. Qui sono in questione sintomi di tendenze che non possono non preoccupare tutti coloro «he, megli attuali sfoTzà intemazionali per l’edificazione ili un sistema di edificazione collettivi! ai fimi della difesa comune dal pericolo dell’aggressione, non desiderano vedere soltanto qualche conflitto di blocchi, crai bisogna assoggettare tutti i principi della Carta dell’ONTl e 'tutti i diritti nazionali, bensì ritengono che il fine di questi sforzi dovrebbe essere la creazione dì rapporti democratici tra i popoli, l’assicurazione della loro collaborazione pacifista unicamente sulla parità ed il rispetto dei loro diritti sovrani. La politica degli atti compiuti, che s' appoggiano sulla forza, è comunque in brutale contrasto con tali aspirazioni pacifiste democratiche. Per questo la decisione dei Governi inglese di Edvard Kardelj ed americano dell’8 ottobre ha in effetti aperto una questione ohe abbraccia tratto il problema dei rapporti 'tra d popoli e gli stati, dèi metodi inella soluzione delle vertenze intemazionali e persino del sistema della sicurezza collettiva. La testarda attuazione della decisione dell’8 ottobre (getterebbe una ombra tenebrosa sugli sforzi ohe i popoli li-ri fìsti stanno ora compiendo per liquidare il pericolo dell’aggressione. Ma tale decisione non è sbagliata soltanto to linea di principio, ossia essa non arreca danno soltanto alle basi morali politiche della collaborazione dei popoli pacifisti nella (lotta contro il pericolo dell’aggressione, bensì è anche irriflessiva e nociva. Essa si allarga anzitutto ai rapporti jugoslavo-italiani e ohe si poteva c bisognava risolvere, to itale misura da trasformarla in vertenza tra la Jugoslavia e d paesi occidentali e da cominciare a minare i risultati positivi degli sforzi prodigati per la stabilizzazione della pace to questa parte dell Europa. Tato vertenza potrebbe .inoltre gettare una. luce stra- na sul Patto Atlantico, qualora le potenze occidentali continuassero a retrocedere dinanzi ai ricatti italiani. In Occidente non vedono, a quanto pare, che comperando, con territori altrui, ila fedeltà italiana nel Patto Atlantico incorrono nel pericolo idi cominciare a 'trasformare lo stesso Patto Atlantico in qualche cosa d’altro da quello che è la sua idea originaria. Qualora si prc seguisse per questa via, il Patto Atlantico oomincerebbe in effetti a manifestarsi come difensore dell’espansione imperialistica italiana bei riguardi della Jugoslavia, ossia contro un piccolo paese che non minaccia alcuno con l’aggressione. E’ indubbio ohe, qualora si prolungasse il procedimento italiano, verrebbe minata la fiducia delto Jugoslavia e di moliti altri popoli pacifisti, che il Patto Atlantico non servirà ad altri fini tranne a quelli «he sono proclamati come suoi. Per tutte queste ragioni la liquidazione della situazione, provocata da questa orisi, è anche in misura notevole la pietra di prova peT l’ac-eertamenfo degli strumenti di difesa della pace, dei quali dispongono oggi i paesi occidentali. Si tratta dei diritti della Jugoslavia, ossia di un paese amico che in due guerre è stato dalla parte dii questi alleati che oggi prendono in difesa le pretese espansionistiche italiane contro la Jugoslavia. I governi dei paesi occidentali hanno ora da decidersi se sono veramente pronti a compromettere, moralmente e politicamente, sotto la pressione dei ricatti italiani, i propri istrumenti difensivi impegnandoli nella pressione ned confronti di ran paese che (difende i propri elementari diritti nazionali. E non soltanto questo. La Jugoslavia ha oggi negli sforzi per la edificazione del sistema della sicurezza in Europa un ruolo specifico, che non è necessario soltanto ad essa, ma anche agli altri popoli europei, che si ‘oppongono all’aggressione. Questo ruolo è il risultato idi una politica amichevole utile, ohe si è manifestata nei rapporti'tra la Jugoslavia ed i paesi occidentali ned corso degli ultimi anni, con sforzi e buona volontà da ambo le parti. Tale politica ha dato risultati positivi che si sono riflessi nel consolidamento della pace in questa parte delil’Europa. Portando i propri .rapporti con la Jugoslavia in un vicolo cieco senza uscita vogliono i governi idei paesi occidentali cancellare e distruggere, sotto la pressione dei ricatti italiani, con la decisione idelT8 ottobre tutti quest risultati significativi, che sono stati conseguiti nel corso degli ultimi anni ? In altre parole, dopo il primo pessimo passo compiuto lo 8 ottobre sotto la pressione dei ricatti italiani, intendono essi fame un altro, ancor peggiore, ossia far fallire a prezzo (dell’acquisto idi problematici servigi italiani, le posizioni reali della pace, create in questa parte gell’Euroipa ? Senza esagerazione possiamo dire clic un passo itale provocherebbe una disillusione estrema non soltanto in Jugoslavia ma anche presso tutti gli uomini del mondo, ai quali premevano la pace e i rapporti democratici tra i popoli. ROMA, ottobre 1953. — Non c’era certamente bisogno di attendere gli attuali sviluppi del problema di Trieste per rendersi Conto delio sfacciato opportunismo dei capi co-minformisti e della loro politica di effettivo sostegno agli interessi della borghesia italiana, e quindi jn pratica di tradimento degli m-teressi generali e permanenti della classe lavoratrice. Tuttavia questa poläitSca si è rivelata in pieno in questi giorni con Patteggiamento assunto dai dirigenti dei P. C. I. nei confronti delia questione triestina, bolso cavallo di battaglia dell’imperialismo italiano. Ècco due esempi significativi che hanno suscitato un certo scalpore e vivadi commenti tra d membri del partito in Liguria e a Roma. A La Spezia in una riunione di partito è stata posta la domanda: «Nei caso Che Tilto occupasse Trieste e la zona A, quale dovrebbe essere l’atteggiamento dei comunisti?» Ha risposto l’imbarazzatissimo silenzio dei dirigenti della sezione e la questione è stata sottoposta all’Unità; edizione genovese, sotto forma di in vero capolavoro di gesuitismo e di malafede. Aita domanda — che dice da soia quanto siano forti i dubhi dei membri del P.C.I. nei confronti delila politica di Via delle Botteghe Oscure verso Trieste e quanto grande sia la confusione 4-deotegica creata da questa politica — si è risposto con la ridicola premessa ohe essa «appartiene ai vecchio bagaglio dellìantìcomuni&mo che tende ad offuscare il patriota smo dei comunisti», con la falsa affermazione che «il P. C. I. ha sempre sostenuto l’applicazione del trattato di pace per permettere il plebiscito» ed infine con il suggerimento di far conoscere «a tutti quanto chiara, giusta e profondamente patriottica sia sempre stata la posizione del P.C.I. verso il problema di Trieste». Mi sono trovato in un gruppo di ferrovieri comunisti di Spezia che discutevano la domanda e la risposta. Mi (limito a riferire d loro commenti: «E’ una risposta'che fa ridere — ha detto uno. Un secondo ha replicato : «c’è piuttosto da piangere invece per simili' affermazioni. Qualunque «pipitsta» avrebbe potuto dire le stesse cose» ; «In sostanza — ha detto un terzo - dovremmo fare la guerra alia Jugoslavia per dimostrare il nastro patriottismo. Nemmeno Togliatti potrà convincerci che questo è il mio dovere di comunista e di italiano». Ed ecco infine le parole di un quarto : «Tito ha minacciato di occupare la zona A solo se dovessero entrarvi le truppe italiane. Noi siamo per la pace e quindi mi pare che nostro compito è quello di impedire che Pella commetta l’irreparabile. La sua guerra ad ogni modo non può essere la nostra». Qualunque altro commento sarebbe inutile. Ma a proposito dei plebiscito, ecco l’altro esempio. I dirigenti co-rninfoiimisti divenuti ferventi so-' stenitori dd plebiscito di Pella per il T.L.T., hanno ora scoperto che I’autodecMone popolare, mezzo «democrats ssimo» nel caso di Trieste, (Segue in HI pagina)sarebbe invece antidemocratico, se fiso, ricordiamo la storia dello sviluppo che ha portato ai fatto «he sul suolo etnico jugoslavo si trovano alcune città con .maggioranza italiana, cosa che l’Italia prende oggi come argomento principale per vantare i «propri diritti» sul TLT e sulla nostra sponda adxiatica in genere. Appunto questa storia è la miglior prova quanto il suddetto argomento italiano sia debole ed insostenibile. In occasione dello stabilirsi degli slavi in queste regioni, nei secoli VI e VII le colonie romane Isolate, in genere nelle cittadine litoranee come Trieste, Muggia, Capodistria, Parano, Pola eec. sono rimaste nel mezzo del territorio slavo etnicamente compatto e sono appartenute a quelle formazioni politiche e statali alle quali apparteneva del resto il loro retroterra. Attraverso i secoli viene effettuato il normale afflusso di popolazione rurale slovena e croata in questi centri cittadini romani, particolarmente a Trieste. Ma già di buon’ora nel secolo XVI questa immigrazione naturale cade sotto il forte influsso delle lotte tra coloro «he avanzano pretese suE’Adriatico. Gli Abshungo ed i Veneziani. L’infiltrazione di slavi, particolarmente, a Trieste, procede tuttavia rapidamente: secondo la valutazione di Angelo Vivante il rapporto tra italiani e slavi nel 'comune di Trieste era verso l’anno 1750 al-1 incirca di uno. a uno. applicato all’Alto Adige. Prendendo posizione nei confronti delle richieste di plebiscito da parte della Stid-tiroler Volkspartei, redazione romana dell’Unità del 23 scorso, scopre improvvisamente che «il plebiscito non è uno strumento democratico in senso assoluto e che occorre che esso venga esercitato in condizioni democratiche e che coloro che lo sostengono e lo indicono si propongano obiettivi democratici», e aggiunge che nel caso dell’Alto Adige sarebbe antidemocratico in quanto servirebbe alla ripresa del panger-manesimo in Europa. Il punto è dunque questo. Il plebiscito per l’Alto Adige sarebbe antidemocratico. Sarebbe invece un mezzo democratico nel caso di Trieste. Giò vuol dire che il plebiscito nel T. L. T. per i capi caminformisti, secando le stesse parole dell'Unità, sarebbe esercitato in condizioni democratiche (quelle determinate dall’occupazione fascista e dalla politica della reazione irredentista) e che coloro che lo sostengono (cioè Pella, i democristiani, i monarchici, i neo-fascisti, ecc.) si proporrebbero obiettivi democratici. Tanto per essere più precisi, gli «obiettivi democratici» di Pella sarebbero pod' quelli del suo programma di governo, contro il quale i capi corrtinformiistà si sono dichiarati in parlamento, e la cui realizzazione 'all’interno sta ogni giorno di più aggravando la situazione economica e aumentando l’esercito dei disoccupati con i continui licenziamenti, mentre alTestemo ha determinato l’abtuaie situazione della questione triestina, quale primo passo della «revanche» dell’imperialismo di Roma. Una volta di più ed in questo caso in modo clamoroso, è apparso il vero volto di Togliatti e compagni : quello di sostenitori della borghesia e di traditori della classe operaia. GINEVRA — Il primo colpo di piccone per il futuro laboratorio europeo di ricerche nucleari verrà dato nella primavera (dell’anno prossimo. BUCAREST — Tredici spie dei servizi di spionaggio americano o francese, conidannate a morte, sono state giustiziate, avendo il Presidium dell’Assemblea Nazionale respinto la loro domanda dà grazia. PAN MUN JOM — Anche la sesta riunione della conferenza preliminare di Pan Mun Jom, durato un’ora', è stata infruttuosa. Infatti i cino-coreani hanno insistito affinchè venisse discussa per prima la questione della composizione della conferenza politica, mentre Arthur Dean, da parte americana, ha chiesto che si passasse agli- altri pnnli allXJrdine defi giorno: scelta della data e del luogo della conferenza. L'ALAMBICCO Di che si tratta ? Di che si tratta veramente in so-stanza quando parliamo del problema triestino'? j&i tratta, in effetti di un vecchio problema nazionale, vecchio in tette le soie forme. Questo è un problema vecchio quando I« guardi amo alla luce dei processi storici della liberatone e dell’unificazione del popOli della Jugoslavia. Qùeato è rara problema vecchio, se lo consideriamo come fase della politica imperialistica italiana nei Balcani, Nuovi sono oui soltanto dus fatti, ossia cambiata è la Jugoslavia e la sua posizione nel mondo e cambiato è il rapporto di foTze in questa parte delPEuropa a danno dell’imperialismo italiano. Sarà utile se ci soffermiamo alquanto più dettagliatamente sulle suddette forme della questione triestina in quanto l’analisi più dettagliata porrà più chiaramente in rilievo la sostanza delle attuali rivendicazioni italiane nifi TLT. Anzitutto è necessario «he, per in- Mussolini „titista"? Buon per lui che il fondatore dell’impero, oggi rievocato da Polla, sia caduto sul campo dell’onore fascista al fianco di Claretto Petacci e camuffato col cappotto teutonico. Diversamente oggi egli correrebbe il rischio di essere disprezzato e biasimato dai suoi fedeli seguaci ed ammiratori, se non cóme «rinunciatario», di certo quale «venduto», e «ti-tisto». Apprendiamo infatti da uno dei suoi più fidati amici e confidenti, dall’unico onorato col famigliare tu, anche con la doppia greca imperiale, ossia da Rino Alessi che ein una lunga conversazione» da lui avuta «con il fondatore idei fascismo, sul problema adriatico, prima ‘ohe il fascismo arrivasse al potere, .Mussolini, antirimunciatario per costituzione mentale, mostrava di non coaidiivide* re 1 opinione allora prevalente nei circoli ideila Marina militare italiana, sulla necessità del mantenimento della bandiera italiana su quella parte della Dalmazia che veniva all’Italia dal Patto di Londra». Se così si esprime oggi sulle vedute imperiali del duce Rino Alessi, che meglio e più profondamente conosceva il di lui pensiero, bisogna concludere che con la fine di Mussolini non solo non sono tramontati i sogni e le bramosie espansionistico imperiali — da lui voluti realizzare con le sue «quadrate legioni» e con l’appoggio della Wermacht di Hitler — ma che i più ampi sogni e bramosie dei circoli della Marina italiana, risalenti ad epoca anteriore alla era fascista, permangono tut-tor immutati. Infatti Pella, successore e già podestà di Mussolini, schierando le divisioni atlantiche «in piena maturità bellica» ai confini della Jugoslavia e facendo affidamento sull’appoggio delle forze anglo-americane, non solo esige q riven- dica all’Italia, potenziata dal fascismo, la zona A e la zona B, ma invoca dallo «Altissimo» — nel cui nome sono stati benedetti i labari e gagliardetti della morte, della distruzione e dello sterminio — il ripristino déll’impero di Roma e fa scendere nelle piazze e nelle vie delle italiche metropoli le giovani speranze della patria perchè, facendo Coro alle oche del Campidoglio, reclamino anche la parte defla Dalmazia tradita da Mussolini. Perciò, dati i tempi, Ise Mussolini — risuscitato grazie a S. Chiara da della sua modernizzazione e meccanizzazione. I trattori sono stati assegnati allo cooperative di produzione di Buie e Dalla ebe ne hanno ricevuti due ciascuna. Gli altri sono stati distribuiti alle cooperative di produzione di Salvore, Seghetto, Madonna del Carso, alle cooperative gene-mi! di Matterada, Grisìgnana, Mondano e Cittanova e Mie aziende a-glicole statali «Vfnoprodukt» e «Mini»». fa Popolare J ugoste va. E’ stato con-daitnato a 3 mesi eh carcere. i OCCULTAVA GENERI ALIMENTARI Il negoziante capadistriBno Son-son Virgili» è stoto condannato dal Tribunate distrettuale di Capodistria a 3 mesi dà carcere per occultamento di 'rilevanti quantità di generi 'alimentari. ABBJ affila.. seti RADIO Oggi, martedì, alte ore 11, raaUteid gote dei ragazzi 1 piccali ascoi tatari potranno gustare la trasmissione dedicata proprio a loro e nella quale apprenderanno utili nazioni sufflè grandi scoperte. Seguito, alle ore 12, musica per voi col suo programma di canzoni e dà radiomessaggi augurali fra gli ascoltatori delia nostra Radio. Affla sera, alle ore 20, sarà in onda l’operetta di F. Lehar «H tonte dà Lussemburgo». Mercoledì, alle are 12.15, sano in programma «Itinerari jugoslavi» meato Interessanti per la conoscenza degli usi, del costumi e delle fcra-diBinnà dei vari popoli e regioni del nostro Paese. Alte ore 20.30 saranno in onda aOrtszanti», ossia fi radio-giornate. Nefi’amgoto dei ragassä, in trasmissione affle ore 11.40 di giovedì, si parlerà della nostra Istria. Faranno seguito, alle oro 12.10, ritmi e canzoni. Alle ore 20 saranno trasmesse le più beile canzoni richieste ton lo scambio dei radiomessaggi .augurali. Seguiranno, affle ore 20.30, pagine scelte dei romanzo «Erano in sei» dà un noto autore tedesco, Alfred Neumann ed affle 21 un concerto operistico. Venerdì, affle ore 12, figurerà In onda una parata di orchestre. Affle ore 20 suonerà l'orchastra Conti con i suol cantanti. Seguirà, affle 20.30, la rassegna settimanale degli avvenimenti e delle lotte nel mondo del lavoro con particolare riferimento ai. problemi sàndacaili. Sabato, alle ore 11 saranno trasmessi brani di opere, seguiti, alte 11.30, da asterischi. Alte ere 20 suonerà rarchestra Angelini, seguito, affle 20.30, da «li tempo», radiogsor-mffle umoristico. Domenico, alle ore 10, sarà trasmessa te mattinata, musicale, seguito, alile 10.40, diai Teatro dei Piccali ed affle 11.20 dal programma dedicato affla danna ed alte casa. Alle ore 12 sarà trasmessa musica per voi, col suo ricco programma dà canzoni preferite dai radlnastottatari ohe si scambiano ì loro augurali. - fitti» ’ >b » L'articolo de! compagno Edvard Kardelj pubblicato da! "Sorba,, (Continua dalla I pagina) Trieste si trova nel ,punto idi transito più favorevole idal bacino danubiano all’Adriatico, attraverso ile porte tli Post litui a. Attraverso le »porte di Postumi a passa anche la ferrovia triestina più (favorevole, 1 adinra Trieste—Lubiana. La parte jugoslava il1'' traffico con il retroterra ,comprende parte maggiore del traffico ferroviario triestino pensino aìi'epoea della domiinasdome Italiana. L’irrödcm,riamo italiano non poteva essere, naturalmente, un compenso per le perdite, che sono subentrale per Trieste n«n appena ha preso a dominare su di essa l’Italia. Caratteristico è di fatto che dopo la seconda guerra mondiale, quando il rifornimento delile truppe anglo-americane e di parte dell aiuto Marshall all’Austria è stato effettuato attraverso Trieste, è stato ben presto superato anche il traffico triestino massimo registrato sotto 1 Austria. E che me »sarà di Trieste domani se essa cade nuovamente nelle mani dell’Italia? Noti è forse chiaro che allora essa se la passerà di .gran lunga »peggio di quanto se Tè passata nell’anno 1918? Ma Trieste non è collegata con il suo rit roti» r fa soltanto economicamente. E’ fatto storico che l’idea della liberazione nazionale e dell’unifi-caizione ha cominciato a mettere m moto gli sloveni a Trieste snello stesso tempo Kshe gli sloveni a Lubiana F »neil resto della Sloivenia e i rimanenti jugoslavi, più di un secolo fa-Trieste era a quel tempo il centro economico jugoslavo più forte e uno dei centri politici più attivi degli slavi del meridione. (Nello anno 1850 esce a Trieste il programma espressamente politico lidia liberazione e de.lTunificazione degli slavi del meridione con in giornale sotto il »titolo «Jadranski Slavjain». Questo è appunto il primo giornale nel meridione slavo, in e,ui escono testi in lingua sloivena, croata e slava. Allora non esisteva ancora la Jgoslavia per poterla accusare »come ispiratore »dii questo movimento. Al contrario, 1 idea che ha ispirato questo movimento, ha generato la Jugoslavia. In quel tempo lin Italia non Ic’era alcuno che esigesse ila annessione di Trieste al-l'Italia. Ma, a quanto pare, tutti questi fatiti non dicono nulla per quei »circoli in »Occidente che si sono piegati dinanzi alla politica italiana di ricatti Il loro orecchio ascolta soltanto l’altra campana, la campana dell imperialismo italiani», e le cui voci sono le stesse di ieri. el maggio dell’anno 1945 con un matura la Jugoslavia »è »stata cotta a lasciare Trieste, eli era sta-iherata dalTAnnata jugoslava. I“ delle sue relazioni al »Parlamento ìiguotr iPella ha palesato che gli aiti hanno fatto questo su cicliic-del.TItailia. Ulteriormente, alla 'erenza di Parigi, all’Italia sono i riconosciuti 900 chilometri quali di »territorio etnico jugoslavo 80.000 sloveni. E’ questo il terri- 0 del goriziano e della Benecia »ena. Inoltre, Trieste con i suoi torni e con parte »deJTIstria è sta-i»ntema»zional!.izzata »come territo-libero d,i Trieste (TLT), sotto la la delle nazioni Unite il I'll»' silica ehe è Stato strapipato alla Ju-avia cui appartiene. Pertanto, an-la conferenza d»i Parigi ha (teciso esculente a favore delTJtailia, per- 1 se prendiamo in eons id('razioni', osiddetito bilancio etnico, del quagli »alleati occidentali ci hanno iato alila Conferenza di Parigi- A questo riguardo la cosa »più interessante» è ehe, senza alcuna pres-sione ila parte jugoslava, ^maggioranza degli »italiani e degli jugoslavi italianizzati, »ehe si trovavano nelle città nel territorio della regione Giulia nel icorso degli a»nni successivi si è trasferita in Italia, »sicché nella parte jugoslava 'del territorio della regione tèi ufi a oi sono »oggi in tutto circa 20.000 italiani. 'Questi »sono nella maggioranza o»nesti cittadini e la-vo'ratotü ehe nessuno in Jugoslavia caccia dai focolari nè ai quali vengono negati i loro diritti nazionali e la pleha parità come tutti i cittadini della Jugoslavia. Si pone però la domanda »perché gli jugoslavi stano rimasti quas; al cento per cento nei loro focolari sotto la Italia mentre un così grande inumerò di Italiani ha abbandonato 1<» città che appartengono alla Jugoslavia? La risposta è molto semplice. Gli jugoslavi in Italia sono contadini sul proprio suolo autoctono oppure .intellettuali ed operai che si sono formati su questo suolo, mentre la maggior parte degli italiani nelle città ideila regione Giulia è venuta in queste regioni assieme al capitale italiano e ài potere italiano. Si capisce che tale parte, assieme a una parte dei croati e degli sloveni italianizzati, si sia anche trasferita via nel momento in cui questo potere è scomparso ed è venuta la fine ideila dominazione economica altrui in questo .territorio. Un centinaio gì anni fa anche In alcune città dalmate si parlava nella maggioranza l'italiano così come nel-rintertfo della Croazia e della Slo-venia-si padava melile singole citta nella maggioranza il 'tedesco. Del restò, alla metà idei secolo XIX anche a Luihiana si parlava prevalentemente il .tedesco nei circoli affaristici ed intellettuali. Ed oggi »tuttavia non si può trovare un uomo assennato al quale sarebbe .lecito asserire ohe gli Jugoslavi non avevano il »diritto di liberarsi e di unificarsi soltanto perchè in alcune loro città dominavano gl i stranieri. In sostanza la stessa cosa vale anche per la stessa città idi Trieste, con questa differenza che in tale città, anche tra la popolazione »parlante l’italiano, predominava sempre la tradizione a»ntiitaliana ed una possente »tendenza all’indipendènza economica e politica della città. Appena con l’afflusso di gente dall’Italia ha fatto la sua comparsa a Trieste, alla fine del secolo XIX ,anche Tir-redenitismo. L’irredentismo è in ef-tetti merce dell’imperialismo italiano importata a Trieste mentre gli irredentisti italiani difendono l’italianità a. Trieste esattamente allo stesso nnoslo in cui gli a»genti dell’im- peri a Usino italiano in Italia difendono i diritti coloniali dell »Italia in Africa. Qui non esiste alcuna differenza. Il vecchio triestino parlante 1 italiano non si sentiva (però nella maggioranza italiano», bensì in primo luogo triestino. Questa coscienza è il »prodotto naturale delle circostanze nibbi eli ve, .nelle .quali Trieste si trovava e sviluppava, ossia il prodotto del suo »collegamento economico e culturale con i dintorni ed il retroterra sloveno: La »particolare coscienza triestina e la tradizionale richiesta triestina per l’indipendenza è pertanto la risultante dell’azione di due fautori», ossia idei carattere etnico romanico, specifico della maggioranza della popolazione e »dell’inseindibile collegamento economico e culturale di questa città con il suo retroterra. Di questo hanno tenuto conto in passato Mozzimi, Cavo'iir ed altri italiani, quando hanno dichiarato che Trieste appartiene agli slavi del sud. Questo »stesso fatilo l’ha oggi nuovamente affermato anche la popolazione triestina che alle »ultime elezioni si è »dichiarata, icon quasi le metà dei voti», favorevole per Trieste indipendente. L’idea della indipendeaiiza tri-est,ina avrebbe palesemente ricevuto la magi gir» ranz a qualora non avessero diritto sii voto le persone quivi trasferitesi. In altre parole, -persino lo stesso sviluppo etnico »dèlia Trieste romanica, non si muoveva nella »direzione dell’italianità, bensì assumeva il proprio carattere specified slavo »di gran lunga più fortemente che con l’Italia. In molti articoli della propaganda irredentista la -stampa italiana parla dell’italianità della Istria, idi Fiume, delila Dalmazia e persino del Montenegro. Citeremo soltanto un esempio: Il giornale italiano «Quotidiano» (31. Vili. 1951.) sotto il titolo «Città italiane con nomi jugoslavi» dice come il Presidium della RFPJ a»hhia deciso »di modificare i nomi delle città italiane, »ehe sono attualmente oeenpaite dalla Jugoslavia e cita quindi »che verranno cambiati i nomi »di Fiume. Zara, Pola, Spalato, mentre per iSebenieo, Ragusa ed alcune altre deUTstria «italiana» non sono stati scelti ancora i nuovi nomi. »Non è casuale »ohe l’APJ sia costante oggetto di attacchi e calunnie ila parie di dirigenti .italiani civili e militari. A quesito proposito in occasione della visita della nostra delegazione militare a M asliingiton, il «»Messaggero veneto» ha p»u.bblica»to il 13. Vili. 1953. un articolo del generale Emilio Battista dal titolo: «La chiave della Vai], Padana non deve essere «lata nelle mani, di Tito.» Egli tenta dii dimostrare che la difesa »in questo settore può venire attuata con successo soltanto sul l’ex confine italo-jugoislavo, si capisce, con forze italiane. La popolazione triestina è decisa per l'indipendenza L’italia postbellica non ha dimenticato però nè i piani ,di Mussolini concernenti T Africa nè queilli »concernenti il Medio Oriente. Già in occasione della ratifica del trattato di pace ,iil conte 'Sforza dà l’indirizzo ed il contenuto, ai nuovi fini e metodi in questa »parte del Mediterraneo. Parlando delle conseguenze della guerra egli »dice »(12. V. 1947.): «Dallo che Ila perdita idei possedimenti italiani ,i»n Africa è ora realtà, tramite una stretta eollalorazione con ;il inondo arabo »noi »potremo realizzare ora una »nuova politica di »potenziamento e di «viluppo del l’influsso italiano in Africa. Sarebbe oggi una pazzia compromettere queste ampie possibilità ohe contribuiranno al consolidamento dell’influsso e che offriranno la prospettiva per un grande avvenire per il mostro paese». In mancanza della forza, che gli consentirebbe »dì imporre con »la violenza .il proprio dominio, Timperia-lismo italiano »del dopoguerra offre «buoni uffici di mediatore» tra i popoli de'» Vicino »Oriente e le potenze coloniali in Saperne Tlnghilterra. In occasiona »del suo .viaggio in Egitto nel febbraio delTanno 1953. Pacciar-di »ha dichiarato alTaigenzia Ansa : «Sono convinto che qualora si rivolgessero a noi, »noi poliremmo effettuare mn’azione utile al fine dello awic.in amento dei punti »di vista e al fine di evitare complicazioni nel Mediterameli...» •La sostanza del viaggio d,i Pacciar-di in Egitto è stata caratterizzata nel modo migliore dal «Momento Sera». Egli »scrive che l’Egitto avrà grandi necasdità p|er la difesa d|l "Suez se vorrà mantenerlo completamente in suo (potere. In questo caso, eil anche in altri campi, il Governo italiano può presuntamente porgere aiuto all’Egitto. Di particolare utilità »può essere .secondo '^asserzione del giornale, la collaborazione della forte colonia »italiana in Egitto». L’Italia ha edificato inoltre un intero .sistema per la «pacificai» conquista
  • ve»ssero continuato con simili metodi di ricatto. A tale scopo essi si sono valsi di ogni loro posizione nel sistema del »Patto Atlantico. il compagno Kardelj fa qui h* storia delle varie tappe del ricatto italiano, quindi prosegue : Non appena l’accordo Balcanico tripartito difensivo si è manifestato come fattore reale, l’Italia ufficiale ha immediatamente rivolto contro di lini i cannoni idei propri intrighi e ricatti. Alla conferenza stampa dell’ll gennaio 1953, ad Atene, De Gaisperi ha dichiarato che l’Italia si oppone all’intesa difensiva fuori della NATO: «Il Patto balcanico non pnò essere efficace senza la partecipazione dell’Italia, rispettivamente in quanto non esiste alcun accordo tra l’Italia e Jugoslavia.» Il nuovo presidente del Governo italiano, signor Pella, ha coerentemente proseguito questa politica. U modo stesso in cui si è addivenuti alla creazione di questo governo è in effetti ira nuovo ricatto ai paesi occidentali questa volita nella que- questo ai »nostri interessi gravi »colpi appunto »nei momenti più decisivi. In Occidente, a quanto pare, non comprendono ancora »del »tutto chiaramente che la Jugoslavia non apipar-itiene al mondo semìcolomiale nei Balcani. Così essi ci considerarono fino a .ieri e oggi si disabituano difficilmente da questo vecchio modo di considerare). Ma nel loro stesso imteres»se essi debbono tuttavia comprendere finalmente eh« la Jugoslavia indipendente e possente non soltanto ba ricevuto la cittadinanza »pari tra le nazioni europee, »ma pure il suo ruolo specifico è oggi necessario a tutta l’Europa ehe desidera la pace. .»Soltanto a itali »condizioni la Jugoslavia può dare il proprio contribuito — che uo»n è insignificante — ali'edificazione idi un solido sistema di sicurezza internazionale in questa parte del mondo. Se coloro che dicono »di essere nostri alleati e de,i quali siano stati effettivamente alleati in due guerre ono»ndiali, non sono in grado idi rispettare i nostri .interessi nazionali ed i nostri diritti elementari come nazione pari, in quanto sono succubi »dei ricatti dell’iimpe-riali-mo italiano», allora non »hanno ragione di attendersi da noi che seguiremo la loro logica. »Ma essi debbono qui tener conto di una conseguenza indispensabile, ovverossia ohe i ricatti italiani a 'cui essi soggiacciono scaveranno l’abisso tra loro e i popoli della Jugoslavia. Anche gli sforzi di «trovare la soluzione della questione 'triestina nella semplice applicazione ilei tratta-ito di pace, assumono incile attuali condizioni un particolare significato »politico. »Oggi si vede più chiaramente che mai in passato che il trattato di pace non ha .previsto sufficienti garanzie per l’esistenza di un tale TLT internazionalizzato quale tale trattato prevede. Tale TLT non sarebbe assolutamente idoneo ad opporsi alle tedenze espansionistiche italiane. In tal modo Trieste sarebbe fonte costante di tensione nei rapporti jugoslavo-italiani. E non »soltanto questo». Il trattato idi pace nou dà sufficiente garanzie neppure per l’ordinamento democratico interno in tale .territorio, »soggetto alla -costante in- mito stione della partecipazione italiana alla comunità difensiva europea. E . »noto ohe alcuni gruppi politici nel »Parlamento italiano collegavano direttamente »il loro appoggio al nuovo governo oppure il loro atteggiamento neutrale verso «li esso icon la condizione che il signor Pella impostasse la soluzione della questione di Trieste noi Pin (eresse delTItalia come condizione per Vingaggiamento italiano nella comunità difensiva europea. La cosa non è rimasta però soltanto alle parole. Il governo »italiano si è preoccupato idi passare i Ticatti dalle parole all’azione e di carpire così una rapida soluzione a favore dell’Italia. .Palesamenti- iinooralggia-ta dariatteggi amento dei governi occidentali e da»i successi della propria »politica »di ricatto, essa si è derisa nientemeno »che a »dimostrazioni militari all. confine jiuigoalavo. Questo era in effetti lVaut-aut» italiano ai governi accidentali. »Oggi è evidente che il fine di »tutta questa azione — di quella con le minacce al Parlamento e Idi quella con le minacce alila frontiera jugoslava era »diretto aid »indurre i governi occidentali a sostenere Fazione aggressiva unilaterale dell’Italia nei confronti il; Trieste e della zona A. Tale politica è pericolosa. Tutti debbono sapere elle la Jugoslavia non sarà mai pronta a capitolare dinanzi alle rivelili inazioni imperialistiche italiane per «»superiori interessi della pace». Questo è un ricattare la Jugoslavia e dinanzi ai Ticatti noi non retrocederemo. La Jugoslavia non ha capitolato uè .nella »guerra passata nè nell’anno 1948, nè tanto meno è »pronta a capitolare dinanzi ai ricatti delTimperialisimo italiano ehe ha pigliato legnate in tutti i continenti dove è apparso. Se non terranno con- La politica Ma che cosa significa questo atteggiamento di Togljatti? Togliatti dice in effetti al signor Pella quanto segue: «Ricattate quanto potete ed esigete quanto di più! Non è sufficiente soltanto Trieste, bisogna chiederle tutta la zona A Non è sufficiente soltanto la zona A, bisogna chiedere anche la zona B! E neppure questo è sufficiente, bisogna chiedere anche l’ultima zolla di terra che era in passato italiana» — come ha detto Nenni. Si pone la domanda se Togliatti e Nenni facciano talli diedri arazio>ni davvero soltanto perchè sono nazionalisti e aiutanti delTimiperialismo .italiano, oppure abbiano dinanzi a sè anche degli altri piani. Io non dubito menomamente òhe il eominformismo italiano si sia trasformato in caposaldo dell’imperialismo italiano e ohe il suo nazionalismo sia molto profondo». Ma questo non è tutto. L’infuocato sostegno icoiminformista al Governo italiano onde si rivolga alla politica del ricatti serve ancora ad un altro fine. Chiediamoci soltanto nuovamente dove conduca »tale politica di ricatto. Essa conduce al fatto che le aspirazioni italiane sul territorio jugoslavo, che iincomimciano con le richieste sulla zona A, si avvieranno, — qualora i governi occidentali le assecondino ulteriormente così come le hanno assecondate finora — alla trasformazione di queste »pretese in un problema insolubile sia itra l’Italia ed il Patto Atlantico che tra la Jugoslavia e le potenze occidentali. In ogni caso Togliatti e Nenni sperano sia di portare l’Italia al conflitto col Patto Atlantico che di riuscire a provocare »il conflitto tra la Jugoslavia ed i paesi occidentali. Tale aizzamento della politica di ricatto da parte di Togliatti e Nenni gerenza politica dall’esterno. L’azione dell’agen'zia »italiana a Trieste sarebbe in grado idi paralizzare tutta la vita democratica e ridurre a zero i diritti nazionali della popolazione jugosl a»va. La soluzione della semplice appl>-caizione del trattato di pace non è pertanto, nelTòdierna situazione a vantaggio della Jugoslavia nè a »vantaggio concreto del consolidamento della pace in questa parte. Non ci sorprendono pertanto molto igli attqggiamenti manifestatisi nell attuale situazione triestina. Ci sorprende soltanto una cosa e cioè il fatto ohe in Occidente tengano così poco conto dei cambiamenti obiettivi subentrati »in questa parte del mondo nel corso degli ultimi decenni e questo tanto più in quanto ciò nuoce alla fin fine soltanto a loro stessi, Con la ideieisione ldell’8 ottobre e con altri simili, essi pongono un’arma nelle mani dii 'tutti coloro che hanno interesse (di minacciare con quest’arma la Jugoslavia. Ma in prassi essi dovranno ben presto convincersi ohe le circostanze sono tanto cambiate che questa politica ha cominciato a rivolgersi contro loro stessi. Noi non chiediamo molto, ma quello che chiediamo lo riteniamo condizione indispensabile »per la reciproca fiducia e collaborazione. E questa, è, anzitutto, la necessità che »comprendano ohe con la Jugoslavia s; può collaborare soltanto solila base della parità e del rispetto dei suoi interessi nazionali e in particolare ohe comprendano ohe di questi nostri interessi bisogna che tengano conto almeno tanto quanto tengono conto »dei ricatti imperialistici italiani. Da tutti questi fatti deriva passamente che il problema del TLT — come anche il problema del »territorio jugoslavo sotto TItailia si può impostare esclusivamente soltanto come una questione insoluta ideila liberazione nazionale e nell’iuniflcazione dai popoli della Jugoslavia, ossia soltanto come problema di un residuo del dominio imperialistico straniero sulla sponda jugoslava dello Adria-itileo. Prima o dopo questo problema »do'Vrà »venir risolto in un senso democratico. Ma risolverlo in senso democratico significa annettere que»sto •territorio al paese con cui è orga- to di questo fatto in Occidente, allora essi »si assumeranno coscientemente la responsabilità di distruggere non soltanto tutte le fondamenta della sicurezza in questa parte dell’Europa, ma di provocare anche la resistenza armata ideila Jugoslavia co'ntro i tentativi id’a»ggressione italiani di arraffare la zona A. Si, la Jugoslavia è peT la pace! Si, la Jugoslàvia è pronta a dare il proprio eontributo alla sicurezza generale! Ma ricattare la Jugoslavia con il suo stesso attaccamento alla pace e con la sua stessa (prontezza a cooperare al potenziamento (delle fondamenta della sicurezza europea e internazionale in »genere, significa assolutamente non conoscere l’animo 'dell’odierna Jugoslavia. Sarebbe nefasto se qiua»lcu»no si aspettasse che sotto la .pressione di tale ricatto, la Jugoslavia rinunciasse ai propri diritti ed interessi nazionali. .Noi siamo per la soluzione (d’intesa della questio'ne triestina e 'questo significa che siamo anche per un compromesso che tutelerebbe almeno in misura minima i nostri diritti ed interessi nella zona A. Ma se qualcuno tentasse d.i imporre una soluzione con la fomza, allora con la forza noi italiano. Noi »siamo inoltre profondamen convinti che il nuovo premio, ehe governi occidentali hanno deciso dare alTlmpeirialisano tittaliauio, a monterà soltanto gli appetiti di Tespansiionismo italiano. Noi, a di il vero, non temiamo questi appet in quanto dietro al nostro confine dietro alla linea di demarcazione t la zona A e la zona B stanno i p poli uniti della Jugoslavia ed il I ro »esercito, che sapranno difende i propri interessi. Parlare però cl in tali condizioni si possa adidiveni ad una collaborazione amiebevo tra la Jugoslavia e l’Italia e più ol irrealistico. Nessuno può convincere i pope della Jugoslavia che è loro ami» colui ohe ha strappato il loro ten torio e che sviluppa praetase per Ì teriori conquiste di territorio jug slavo. La realizzazione coerciti della decisiooie délil’8 ottobre ni soltanto non .porterebbe, pertanto, rapporti d’aimicizia tra Pitali« e Jugoslavia, bensì porterebbe 1; rapport; in un completo vicolo ci co. • Appunto per questo penso che punto più debole della (difesa, do) I incontro di Londra dei tre minist il 18 ottobre, fatta dai signori Ed< e Dulles sia »proprio nella loro a serzione che la '«drastica mossa» (h 18 ottobre era indispensabile per miglioramento dei rapporti tra Jugoslavia e la Italia. E quando sig. Dulles dice ohe «. .. la questi ne fondamentale tin questa parte de l’Europa non è Trieste bensì la d fesa delTEuropa meridionale, del Turchia e dell’Italia!» allora noi do) biamo con pieno diritto porre la s» guente domanda : «Se le cose stami così, perchè allora i governi oocidei tali hanno permesso — eoo» un concussione unilaterale alle rivend eazioni italiane e a 'danno degli ii terossi ,jugoslavi che il problem triestino, che era questione dei ra] porti jugoslavo-italiani, si trasfo masse in questione acuta dei raippo ti tra la Jugoslavia e i paesi Oce dentali, il che mina appunto quag forzi difensivi dei quali il sigmi Dulles parla? Si, la nuova Jugoslavia si è sfoi zala sin dalTinizio stesso di svilu,]: pare i propri rapporti con Filali in maniera tale che fosse consentit una normale collaborazione amichi vole tra i »due stati che vivono in v cinaoiza, nel loro stesso interesse in quello del potenziamento dell sicurezza in Europa. Non la Jugi sla,via, bensì TItailia era quella pai te «he collegava questa collahorazii ne alla questione di Trieste. Ma, i quanto pare, in Occidente hanno ir teso completamente alla rovescia ' buona volontà ideila Jugoslavia. Di» to che non la Jugoslavia bensì l iti lia poneva tale questione, ii govern occidentali hanno risolto con senn «da Salomone» la questione, deci (Continua in IV pagine all9 Occidente Trieste e i rapporti Italo-Jugoslavi Cont. dalla 111. png.) endo di assoggettarsi alle condizio-i poste dali'.ÌItalia. Ma a questo ri-uardo hanno dimenticato un moie ut o sostanziale in questa faccen-a ossia che alla coopcrazione jugo-avo-italiana non si può addivenire ' anche la Jugoslavia non accetta ile condizione. Ma la Jugoslavia on ipuò e non Faccetterà in quella toma in cui la pone il [governo ita-ano e l’hanno accettata i paesi oc-Mentali. In Occidente hanno deciso di ac-iattare le condizioni italiane e non anno tenuto conto delle richieste tgosl.ave. Essi non l’hanno fatto; |erciò è stato hen presto dimostrato he il piano è costruito sulla sabbia. Nella questione di Trieste la Ju- goslavia è stata sempre pronta anche a gravi sacrifici. Lo testimonia nna serie di proposte per la soluzione della questione triestina, presentate dal governo jugoslavo. Noi abbiamo avanzato queste proposte perchè titubanti circa i nostri diritti su tutto il TILT? No, noi abbiamo operato così poiché ci sforzavamo venisse conseguito un accordo diretto tra Italia e Jugoslavia amebe al prezzo di gravi sacrifici da parte ideila Jugoslavia, in quanto unicamente tale accordo diretto consentirebbe di addivenire dopo di questo ad una sincera collaborazione jugoslavo-italiana nel cui quadro verrebbero quindi facilmente risolte altre questioni quali il problema delle minoranze nazionali ed altro. 1 e prospettive dei rapporti In tali sforzi noi non obbimo peci successo. E questo non soltanto erehè il governo italiano era innr-endevole nelle sue richieste. Ed oserà inarrendevole anzitutto perbe riceveva il sistematico appoggio ell’Ocicidente. Oggi ei troviamo dinanzi ai risulti di questa politica di appoggio inilaterale delle pretese italiane, /la, in effetti, qualora il Governo taliano non avesse tali appoggi e (ualora ’■ governi occidentali non ossero pronti a soddisfare i suoi riatti, esso già da tempo sarebbe iunto ad un accordo che assicure-elbbe contemporaneamente una col-aborazione amichevole nell’Adria li-io. E’ indubbio che la oollaboTazio-le tra Italia e Jugoslavia potrebbe liventare un fattore molto importaii-e della sicurezza dell’Europa. Il ’animino verso questa collaborazio-le non porta però lungo la linea fi-ìora seguita dalla polìtica italiana nei confronti Ideila Jugoslavia, nè ungo la linea della cessione dei palai occidentali ai ricatti italiani ed n ispecie non lungo la linea degli itti compiuti. In tali condizioni noi non possia-no essere ottimisti circa uno sviluppo positivo dei rapporti italo-jugo-ilavi. La odierna Italia è schiava, iella sua politica, dei circo]i imperialisti e nazionalisti. Noi non postiamo credere che nei circoli polititi italiani — ed anche in quelli governativi — non ci siano uomini i piali vedono che tale politica non >»rve agli interessi italiani. Ma nella generale atmosfera sciovinista essi um debbono parlare e non potranno parlare fintanto che i governi occi-ientali non dicano chiaramente di non essere pronti a tollerare all infinito la politica dei ricatti e delle estorsioni. Questa è, a nostro parere, la unija via verso una collaborazione ami-fievole jugoslavo-italiana, che deve basarsi sul rispetto reciproco., - su piede di parità degli interessi; ad essa si può addivenire — dopo 13 ottobre — soltanto tramite la solu-lionc di cornane accordo della questione triestina. Con la decisione dell’8 ottobre tut 11 ta la questione di Trieste e dei rapporti jugoslavo-italiani è incappata in un vicolo cieco. Gli appetiti italiani hanno ricevuto uno stimolo cd una promessa, ai quali vorranno difficilmente rinunciare mentre la Jugoslavia è stata messa dinanzi ad un fatto compiuto, il quale, sia per la forma che per contenuto, costituisce un grave coiaio agli interessi della Jugoslavia. Questa decisione non toglie alla Jugoslavia soltanto Trieste ma anche il territorio della zona A ehe è quasi al cento per cento etnicamente jugoslavo. Per di più, con questa decisione, tale teritorio è stato consegnato all’Italia senza garanzie serie di alcun genere per la popolazione jugoslava in questa zona e per gli interessi jugoslavi a Trieste. Detto in breve, la zona A è stata semplicemente strappata alla Jugoslavia. Nei riguardi della Jugoslavia si è in questo esempio proceduto con ili diktat e con minacce armate. I suoi diritti, fissati dal trattato di pace, sono lesi con un colpo unilaterale che è anche un colpo all’in-dipiendenza e all’onore dei ipopoli della Jugoslavia. E’ compreusibile perciò che a questo colpo noi potevamo reagire in un modo soltanto: nel modo formulato dal compagno Tito a Leslkovac ed a Skoplje. Nella Zona A sono stati attaccati i mostri diritti nazionali. Nella zona A è stato attaccato il nostro territorio. Conceder l’amministrazione civile o militare della zona A agli italiani costituisce in effetti un atto aggressivo. Se esso verrà attuato noi dovremo intraprendere misure ■ adeguate ai sensi della dichiarazione inequivocabile fatta da Tito a Leskovac ad a Skoplje. Ma, impostando la questione così noi dichiariamo nel contempo apertamente che siamo pronti a conversazioni. Dato che non desideriamo rendere tale questione dipendente soltanto dalla discussione propagandistica di disparati organi internazionali «he1 lin Iquefeto momento non possono dare risultati quali sono a tutti noi necessari, noi preferiamo piuttosto trattative con le parti interessate e l’accordo diretto persino al prezzo di nuovi sacrifici. Soltanto queste due vie sono aperte: una terza non e’è. CHE FARE ORA? 11 fermo e risoluto atteggiamento della Jugoslavia ha indotto alcuni dirigenti politici in Occidente a meditare seriamente suU’oppoirtuni-tà di una tale attuazione unilaterale della decisione, che avrebbe le più gravi conseguenze in Jugoslavia. La prima reazione dell’opinione democratica mondiale è stata l'unanime condanna di un diktat unilaterale. L’unico a non imparare nulla da tutto questo è l’irredentismo italiano. Ne parla anche l’esposizione del presidente del Governo italiano, sig. Pella, fatta il 17 ottobre 1953 al senato. Non entrerò ora nella discussione sui fatti inesatti ohe ci sono nella sua relazione, nè penso di soffermarmi a ribattere le sue asserzioni sull’esemplare politica nazionalistica dell’Itailia nel territorio dell’ex regione Ginlia. Mi soffermo ancora per un momento sull’insistenza di Pella per il plebiscito nel TLT. Non occorre essere dei politici per poter sapere in anticipo i risultati di un eventuale plebiscito nel TLT. Qui è necessario soltanto un po’ di conoscenza ideila matematica e nulla più. E’ esatto quello che il sig. Aneurin Bevan ha scritto nel-1’«Indian Express» questi giorni, dicendo che il plebiscito nella zona A è inteso a comjuistare i territori jugoslavi con d voti italiani concentrati a Trieste. Il compagno Kardelj chiarisce le ragioni obbiettive che rendono im■ possibile il plebiscito e anzi lo condannano come manifestazione del più autentico imperialismo. Quindi egli scrive : Non sairà da trascurare se òln riferimento a questo ricordiamo un’altra «minuzia», ossia il fatto che il sig. Nenni, ohe ora — tutto (pervaso dal più fervido irredentismo italiano, chiede il plebiscito nientemeno che per tutto la ex regione Giulia — che questo stesso Nenni ha fir-mato il 20 giugno 1946 a nome di Palazzo Chigi una istruzione apposita evi tam lo risolutamente ogni plebiscito in quell’epoca ma lasciando, a diire il vero, la possibilità che la applicazione di tale principio possa venir forse presa in considerazione in seguito. Ma perchè soltanto in seguito? Nenni stesso motiva questo nel più bello dei modi. «Possiamo sperare — dice Nenni nella suddetta istruzione — che le questioni che concernono gli altri confini verranno allora definitivamente risolte e che sarà pertanto definitivamente liquidato il pericolo palese che potrebbe ivi provocare l’applicazione del plebiscito!». (Diego del Castro: «Il problema di Trieste» pagine 252/253). E’ indubbio che questo «altro confine» significa appunto il Tirolo meridionale. Così stanno dunque le cose con Nenni e gli altri plebisciti. Dopo tutto questo non è affatto strano ehe l’entusiasmo per jl plebiscito che si poteva notale in un primo tempo in qualche luogo, anche fuori dei confini d’Italia sia fortemente scemato e abbia fatto posto alla ricerca di una soluzione più leale del problema di Trieste. La politica italiana è rimasta però ulteriormente sulle posizioni del ricatto. I circoli governativi italiani cercano ora di complicare le cose ossia di costringere di Patto Atlantico a porsi in difesa armata delle pretese italiane sulla zona «A». La stampa italiana lancia, a sua volta, a squarciagola agli occidentali l’appello : «Difendeteci di fronte alla Jugoslavia. Difendete i nostri bersaglieri con i vostri soldati, onde essi possano eroicamente occupare la zona A». Raramente nella storia un paese si è abbassato a un’autonmiliazione tale come quella cui hanno portato l’Italia i circoli imperialistici italiani. Si capisce che l’ingresso dello esercito italiano nella zona «A» sotto la tutela delle forze del Patto Atlantico, non sarebbe per nulla meno aggressivo senza questa tutela, anche se sarebbe ancOT più inglorioso. AI contrario, l’aggressione italiana, effettuata sotto la protezione delle forze del Patto Atlantico avrebbe conseguenze ancor più gravi per l’ulteriore sviluppa idei rapporti in questa parte del mondo. Tale tutela significherebbe in effetti, la partecipazione armata delle potenze occidentali ad una azione aggressiva antijuigosla-va. Non è necessario essere un grande (conoscitore delle cose in questa parte del mondo per comprendere che cosa questo significherebbe per gli sforzi comuni dei popoli pacifisti diretti ad edificare un saldo sistema di sicurezza internazionale in Europa. E non soltanto questo. I popoli della Jugoslavia sono stati in due •guerre alleati dei paesi, i cui governi li hanno ora in maniera così sfacciata schiaffeggiati con la loro decisione dell’8 ottobre. Se a questo ■grave errore seguisse ancora l’appoggio armato all’azione aggressiva italiana contro i nostri interessi e ili-ritti nella zona «A», l’ultimo jugoslavo valuterebbe questo come un tradimento indimenticabile. Per questo non bisogna ingannarsi; le conseguenze della proiezione armala ideile potenze occidentali all’azione aggressiva italiana nella zona «A» avrebbero effetti di lunga portata lin questa parte del mondo. In ogni caso non bisogna dimenticare ohe nel Fanno 1918 la Jugoslavia ha scelto piuttosto l’isolamento :n-temaizioinale ohe la capitolazione. Tanto meno c’è ila aspettarsi che i popoli della Jugoslavia capitolerebbero dinanzi alle richieste dell imperialismo italiano. Questo non è ora un ricatto da parte jugoslava. No, io parlo soltanto di una conseguenza inevitabile che nessuno potrebbe impedire. Sembra, però, che per alcuni cìrcoli in Italia non siano in generale importanti le conseguenze di un’eventuale azione. Per essi non è importante se con una mossa si distrugge tutto quello ehe è stato costruito per la difesa della pace e dell’indipendenza dei popoli in questa parte dell’Europa. Essi non tengono conto neppure dei fini del Patto Atlantico, bensì soltanto del loro fine strategico imperialista e cioè Findeboli-me.nto della Jugoslavia. Per questo il signor Pella minaccia le dimissioni e il pericolo del cominformismo e tlel fascismo e in Occidente si trova genite che prende queste cose sul serio e cerca ora, spaventata, il modo in cui placare i nervosi irredentisti italiani. In Occidente i diplomatici sono occupati ad inquadrare nel cerchio il problema triestino ossia cercano il modo in. cui appagare le richieste imperialistiche del governo italiano, placando contemporaneamente i popoli jugoslavi. In questo senso si odono versioni di ogni genere. Cosi, ad esempio, a Roma parlano anche della «proposta» in base alla quale gli italiani sarebbero pronti a «esaminare» la questione delle trattative, se Tito avrà ritirato .i suoi soldati dalla zona «B‘». In questo caso non ci saranno neppure soldati italiani nella izoiia «A». Tale « proposta» viene argomentata in Italia e in qualche luogo nel mondo con la necessità «li mettere l’Italia in una posizione dì parità, su piede di parità cioè con la Jugoslavia - pure «allo scopo di agevolare ulteriori trattative dirette». i€i .si aspetterebbe «he nessun uomo assennato prenda sul serio questo «ultimo sacrificio!» sul cammino del-ì"espansione italiana nei Balcani. Eppure si sono trovate anche delle teste che sostengono del tutto seriamente tale mancanza «li serietà. A questo proposito si richiamano alle argomentazioni più disparate. Necessita che sottolineiamo ancora una volta il nostro atteggiamento anche in merito a questa Questione non per via della proposta, ma della gente succube di questa versione. Qui non si può conseguire alcuna parità come l’immagina certa gente a Ramai. Nè le truppe jugoslave possono lasciare la zona «B» nè i governi del regno unito di Gran Bretagna e degli USA possono trasmettere con una decisione unilaterale all’Italia il proprio mandato d’arn-ministrazi’Otne ideila zona «A». Se si concordasse con tale «parità» la Jugoslavia acconsentirebbe che del suo territorio nazionale dispongano terze forze, ossia essa ripudierebbe pazzescamente il proprio diritto e il proprio dovere che degli interessi e dei diritti dei popoli della Jugoslavia negozi soltanto il governo ju- goslavo. Non necessita dimostrare in modo particolare che nói non possiamo e non faremo tali concessioni di capitolazione all’espansionismo italiano. Nei giornali possiamo trovare anche altre proposte. Alcuni, ad esempio, propongono ohe la zona «A» venisse consegnata all’Italia in amministrazione senza tante cerimonie, addirittura di soppiatto, so non lo si potesse pubblicamente — e senza l’ingresso formale delle sue forze armate e che le forze animate alleate o almeno una parte di esse rimanessero ulteriormente a Trieste. Noi suo editoriale del 20 ottobre il «World Teletgram» ha accompagnato questa combinazione persino con la minaccia elle «le spese per il mantenimento di tali truppe 'bisognerebbe toglierle da un fondo qualsiasi assegnato al maresciallo Tito.» Il compagno Tito ha dato recentemente una risposta chiara anche a questa formula. E’ palese che la mutata forma esteriore non cambia affatto la sostanza di questa proposta che è la decisione dell’8 ottobre soltanto alquanto «pettinata». In base al trattato di pace la zona «A» è temporaneamente amministrata dalle truppe anglo-americane e la zona B da quelle jugoslave; pertanto l’Italia non può nè occupare la zoua «A» nè amministrarla. iPerciò per noi è primaria proprio la questione stessa del-Fammiuistrazione della zona «A» da parte dell’Italia mentre la questione delle truppe è secondaria. Sostanziale è quindi la consegna di questo territorio all’Italia cosa cui non hanno diritto nè coloro che vogliono fare tale dono nè colei che lotta per ricevere tale regalo. Ecco, questa è la ragione per cui la nostra risposta a questa formula non può non essere la stessa di quella che è stata alla decisione dell’8 ottobre. La Jugoslavia è pronta a collaborare ai comuni sforzi difensivi Alcuni consigliano ohe la questione di Trieste venga risolta su una «base più vasta». Sotto l’espressione «base più vasta»» essi sottintendono e il Patto Balcanico e il Paltò Atlantico e forse qualche altro «patto»» ancora. Non voglio parlar qui della prontezza della Jugoslavia a co il ab ora re agli sforzi {'ostruttivi nelPedificazio-ue di un Baldo sistema difensivo di pace e di sicurezza in Europa, in quanto, con la propria iniziativa la Jugoslavia ha già dato un possente contributo a questi sforzi. Noi non siamo contro l’associazione regionale degli stati e del popoli ai fini de!Fortranizzazione della difesa con forze comuni. Noi stessi abbiamo «lato l’iniziativa per irai tale patto nei balcanì e siamo riusciti ad edificare assieme ai popoli ed ai governi della Grecia e della Turchia un saldo bastiono nell’imteresse. della difesa non soltanto dei Balcani e del Mediterraneo, ma anche idi tutto il mondo occidentale. Pertanto il suggerimento circa una «base più ampia» significa «he bisogna far intendere, la ragione agli italiani pretendenti territori jugoslavi, additando loro le funeste conse-iguenze, che su una «base più vasta» e in piano intemazionale, comporterebbe il loro insistere su posizioni espansionistiche e allora ei accorderemmo e saluteremmo tale iniziativa. iSe però si tratta del fatto che, approfittando della grave situazione l’Italia decidesse impossessarsi di alcune posizioni da dove potrebbe realizzare la propria posizione brillante in questa parte del mondo a danno degli altri, la nostra opinione è clic non abbia scelto il momento favorevole. Noi sappiamo che tale procedimento, risponderebbe, forse, ai principi tradizionali della polìtica italiana, ima la Jugoslavia ha in conseguenza di tale politica del suo vicino occidentale già tante esperienze amare, iche non si lascierà gettare nella nebbia mentre il radar sarà nelle mani altrui. Noi non desideriamo elle la questione triestina si trasformi in qualche mezzo di «uso generale» nei rapporti politici con la Jugoslavia. Anzi tutta la cosa „è stala portata tanto oltre che ida questione di importanza (locale è slatto creato un problema che (min acci a i rapporti internazionali del complesso, mentre ora si asserisce che tale questione, che per la sua 'sostanza è di carattere locale, è possibile risolverla soltanto «sotto una base più ampia»». Non soltanto noi non ci possiamo conciliare con questa logica, bensì dopo l’esperienza deJl’8 ottobre non possiamo avere in essa neppure una fiducia di massima. Il nostro consiglio è il seguente: «Procediamo passo p passo. Liquidiamo anzi tutto questo problema che minaccia di [provocare conseguenze più gravi. Poniamo anzi tutto la cosa al posto giusto — nello spirito del rispetto reciproco e della parità — e questo sarà un incoraggiamento pure per i passi ulteriori. Tutto il resto è in anticipo condannato alFiinsuecesso. Qui, in effetti, bisogna decidersi non tra i ricatti dei circoli espansio- nistici dell’Italia e Fesaeerbazione dei popoli della Jugoslavia, bensì .tra un compromesso ragionevole e la rovina dei risultati finora conseguiti negli sforzi per l’edificazione del sistema di sicurezza iin questa parte del mondo. Per questo la soluzione non può essere formale bensì deve essere effettiva. In ,altre parole non si tratta 'di attuare la decisione deìl’8 ottobre, bensì di conseguire un accordo stabile tra Jugoslavia ed Italia. Anche a questo riguardo Ja Jugoslavia ha già esposto il proprio punto di vista. Noi eravamo convinti — e anche oggi lo siamo più che mai — che la soluzione più giusta in questa fase sarebbe che la città di Trieste venisse internazionalizzata e che la zona «:B» e che il resto «Iella zona «A» appartenessero alla Jugoslavia in quanto questo territorio è nella stragrande maggioranza etnicamente jugoslavo e in quanti» non soltanto non è necessario a una esistenza normale della città di Trieste, ma complicherebbe perfino i snevi rapporti interni e la sua posizione internazionale. Tale proposta ha incontrato approvazione ovunque nel mondo. Se in Decidente tenessero maggiormente conto degli interassi di Trieste e meno delle richieste espansionistiche italiane, non sarebbe difficile trovare la soluzione su questa base. Ma appunto perchè desideravamo rilevare la massima prontezza a sacrifici perchè venisse conseguito un accordo con l’Italia, il compagno Tito Iva proposto «he la città di Trieste venga dichiarata città autonoma in cui il popolo si governerà da solo «olito la amministrazione dell’Italia «d il resto della zòna «A» e della zona «'B» nuovamente come unità autonoma sotto la sovranità jugoslava. Questa proposta non significa che il governo jugoslavo desiste dal »principio che è necessario che Trieste sia aperta come città libera per tutti i fabbisogni del proprio retroterra eco-inomieo e che la città debba essere amministrata dalla popolazione triestina autonoma. La sovranità italiana dovrebbe venire limitata in misura da non poter restringere queste funzioni economiche della città di Trieste. Viene con e.iò data una base sufficientemente vasta per la discussione. Possiamo discutere del carattere della autonomia, delle garanzie per la parità della popolazione italiana ed jugoslava, idei confini della città di Trieste, del modo di tutelare gli interessi della Jugoslavia e degli altri paesi nel porto eoe. La Jugoslavia ha certamente il pieno diritto: di chiedere il proprio porlo io questa parte del suo territorio nazionale onde poter sovranamente valersi di questo collegamento con Non si può salvare lotto ottobre Sulle strade della Zona A Così pure la conferenza non avrà di certo successo se si riunisse all’ombra della preoccupazione di salvare F8 ottobre — nuovamente forse con il metodo di Lloyd George che ho più sopra citato. Ricordano questo metodo le proposte, ventilate in questi giorni da alcuni giornali stranieri ossia che la conferenza a cinque deciderebbe l’attuazione della decisione idell’8 ottobre qualora i Governi jugoslavo ed italiano non si accordassero per una soluzione diversa. Io penso «he tali proposte siano pienamente irreali. Chi può pensare che il 'Governo italiano acconsentirebbe ad una soluzione che sarebbe per lui peggiore della decisione del-F8 ottobre. Chi può pensare «he la Jugoslavia darà all’Italia le concessioni dell’8 ottobre quando si sa che la Jugoslavia rigetta itale decisione appunto perchè essa è estremamente filo Itali an a. No, nna conferenza con tun tale ordine del giorno non può servire neppure da base di partenza per la concreta soluzione del problema di Trieste. Subiranno la stessa sorte tutti i itentavivi che vengono fatti nella direzione della ricerca di qualche forma esteriore più adatta per la decisione dèll’8 ottobre, onde la Jugoslavia la possa accettare. Non bisogna ingannarsi: la cosa non è soltanto nella forma bensì anche nel contenuto della decisione dell’8 ottobre. La forma ha offeso i nastri popoli, ma il contenuto li ha esacerbati e ha dato loro dolore. Per questo noi non possiamo iconei-liairci con qual si voglia decisione dell’8 ottobre. Ci sono indizi 1 quali lasciano sperare che anche coloro, che hanno in primo luogo la chiave per 'la soluzione. dii questo problema, cominciano a comprendere «he le richieste della Jugoslavia sono nell’interesise generale e di quello della Jugoslavia. Noi siamo inoltre convinti ohe anche nell’odierna Italia ci sia della gente, contraria alla pazzia espansionistica di certi circoli «li questo paese, e che sono posti in questione non soltanto i rapporti con la Jugoslavia limitrofa, ma (pure gli interessi vitali e F avvenire dell’Italia stessa. Alla fin fine gli uomini ragionevoli in Italia debbono vedere «he i piani dei loro circoli imperialistici sono tuttavia la costruzione idi castelli in aria e che una politica estera realistica e democratica potrebbe creare all’Italia amici sinceri nel mondo, ma soprattutto in Jugoslavia. In Jugoslavia non esiste l’odio contro il Sventola la bandiera slovena a Općina il resto del mondo senza il pericolo che gli esponenti dell’espansione italiana possano impedirlo, in qualche momento difficile, nell’avvenire. Noi" abbiamo cento volte ragione di «biedere un tanto perchè già ora vengono fatte da Roma minacce non soltanto a noi, ma anche agli alleati di Roma nel Patto Atlantico, che .l’Italia non permetterà che il territorio di Trieste venga utilizzato dalla Jugoslavia ed in ispecie non per l’aiuto alla Jugoslavia. Tra gli altri, lo ha dichiarato nel dicembre del-l’amno 1952 amebe l’allora ministro della difesa nazionale Pacciardi. Per chiunque desidera effettivamente che la questione triestina venga risolta con l’accordo e non con il diktat deve essere, dunque, chiaro che la proposta di Tito a Leskovac dischiude le più ampie passibilità d’accordo soltanto se quelli in Italia 'lo vogliono. E questo è appunto quello che noi dubitiamo. Ora si cercano pure varie formulazioni dell’ordine del giorno della conferenza dei cinque onde far armonizzare le richieste contradditorie d; Roma, Belgrado e dei paesi occidentali. Qui necessita, anzi tutto, sottolineare .che esiste una sostanziale differenza tra la conferenza ohe noi proponevamo e la conferenza «he e ora oggetto di consultazione tra i governi. La conferenza quadripartita che noi proponevamo bisognava che discutesse e risolvesse, soltanto come eliminare la pericolosa situazione .creata con la decisione degli USA e Gran Bretagna dell’8 ottobre di quest’anno. In essa potrebbero inoltre. venir esaminai“ anche questioni delia procedura per conversazioni successive, nelle quali si risolveroblierò le questioni più importanti. L’opinione pubblica intern azionale ed anche quella idi circoli ufficiali di alcuni stati, nostri alleati, hanno sostenuto idi tutto cuore questa iniziativa pacifista della Jugoslavia. I governi, ai quali questa nostra nota è stata inviata, non hanno ancora, a dire il vero, ufficialmente risposto. Nel frattempo si sono però incontrati a Londra i ministri degli esteri della Francia, della Gran Bretagna e della America. A quanto pare essi hanno approvato in linea di massima l’idea della conferenza, ma con carattere diverso. Si parla ora di una conferenza a cinque, che dovrebbe, risolvere la questiono nel complesso. E questo significa che la conferenza si assume il rischio di far fallire ogni successo, cosa ohe avverrà si-ruramente se il‘governo italiano non dimostra più arrendevolezza alfine di trovare una soluzione di comune accordo.. popolo italiano. Persino allora quando si parla da noi della vita dell’imperialismo italiano questa non è affatto una condanna dell’uomo comune. Al contrario, il soldato italiano si è sempre mostrato più saggio dei suoi vertici imperialistici che lo hanno condotto di avventura in avventura dalle quali il popolo italiano ha avuto soltanto danno. Questi sentimenti amichevoli del nostro paese nei confronti del popolo italiano sono una base sufficiente per poter conseguire pure rapidamente un miglioramento dei rappòrti intemazionali. Non sono però sufficienti soltanto le silenziose simpatie di alcuni circoli italiani per una soluzione realistica e ragionevole di questo problema per t rapporti di buon vicinato. Bisogna passare all’azione. Per quanto riguarda la Jugoslavia — maLgrado tutte le delusioni — è pronta a contribuire nei limiti delle sue possibilità, sopportando nuovi sacrifici, iper una soluzione proficua ed equa della questione di Trieste che dischiuderebbe la via a migliori rapporti tra la Jugoslavia e l’Italia e che sarebbe un incoraggiamento per tutti coloro per i quali la lotta per la pace e la sicurezza è il primo compito e la preoccupazione fonda-mentale. Significa elle ancora non è troppo tardi per evitare le conseguenze imprevedibili della decisione dell’8 ottobre. Ma bisogna decidersi: o cedere ulteriormente ai ricatti e alle minacce de]l’allrn porte, annientando in tal modo tutto quello ohe è stalo finora 'costruito nel consolidamento ideila sicurezza in queste regioni geografiche, o convincere quei circoli a Roma che nella loro cecità imperialistica nulla vedono tranne le proprie aspirazioni, che così non si ipiùò andare avanti e di non mettere in questione la pace e la sicurezza nel mondo. Non non siamo contrari neppure ad una conferenza tale quale immaginano i paesi occidentali, ossia dove si deciderebbe della questione controversa, in quanto in questa conferenza non si pregiudicherà Fatteg-giamento della Jugoslavia nei confronti della decisione idell’8 ottobre. Bisogna iperò guardare realisticamente alle cose. Tale conferenza contiene anche seri pericoli. Anche se si riesoe a trovare qualche formula per l’ordine del giorno accettabile per tutti i partecipanti alla conferenza, si è tuttavia ancor lontani dal fatto chic la conferenza sia anche proficua. Per di più. un insuccesso alla conferenza così com e proposta dalle potenze occidentali, può minacciare nei modo più serio Ja soluzione di tutta la questione ed inasprire tutti i rapporti ossia anche i rapporti tra la Jugoslavia ed i paesi occidentali e questo può essere soltanto di serio danno per gli interessi della pace in Europa, berciò, a mio parere, la cosa più importante è di cercare ora come poter chiarire ed avvicinare quanto più i punti di vista per mezzo di contatti diplomatici dei diversi governi interessati, Senza di questo non bisogna attendersi che la conferenza possa essere proficua. La Jugoslavia, ha chiaramente formulato le proprie proposte. E’ ora la volta .deil’altra port«- di dimostrare la propria pronteza per un accordo pacifista che potrebbe diventare 1 inizio di una nuova era nei rapporti jugoslavo-ir a li an i. Edvard Kardelj Il battaglione «P. Budiiein» durante la lotta In una intervista stampa ,;/ leader cominformista Vidal, dichiarato di essere pronto „ combattere contro l’Armata polare Jugoslava; viceversa l’Esercito Italiano sarebbe ben a to da Viđali perchè gli «permetterebbe di lottare in rondi: piu favorevoli per il TLT.» 'K L’UNANIMITÀ’ E’ RAGGIUNTA! LA NCOTRA LOTTA PAGINA 8 MABTEpi' 3 nov«wbra 1953 VOLTI NUOVI DEL CINEMA JUGOSLAVO: ANTE S0UAČ1Č SI PUÒ’ ESSERE "SCOPERTI,, ANCHE A 65 ANNI Sentirai sulla faccia inceronata il calore snervante dei riflettori, e negli orecchi il ronzio della macchina da presa, per la prima volta a SU anni suonati, beh, è una cosa che non capita tutti i giorni. E’ capitata al prof. Ante Soljaćić, il «papà» di «Kameni horizonti» (O-rizzonti di pietra»), il film ohe la Jadran-film ha sfornalo nei primi mesi del 53. Ante. Soljaćić è nato a Boi, sull’Isola di «razza, nel 189«. figlio di pescatori, ha trascorso un’infanzia assai disagiata. L'istruzione elementare l’ha avuta dai frati del monastero di Brazza. Desideroso di sapere, malgrado la penuria di mezzi materiali, ü giovane Ante ha proseguito gli studi prima a Ragusa, poi a Zagabria dove si è laureato in lettore. B’ stato per lunghi anni prò-fossore in vari ginnasi della Croazia insegnando anche lingua italiana. La sua ottima preparazione linguistica lo porta inaspettatamente, nel 1935, al delicato posto di «lettore» nel Teatro nazionale di Zagabria. (Il «lettore» ha il compito di curare la corretta pronuncia degli accenti toniei nel corso delle prime prove di lettura di ogni nuovo lavoro teatrale). «E’ stato U mio primo contatto diretto col mondo degli attori. Sono stato prima «lettore», poi direttore del complesso di prosa, insegnante di lingua e dizione alla Scuola di recitazione, e infine anche sovrintendente dei Teatro di Zagabria. Ho avuto così occasione di apprendere molto sui teatro. Ho ascoltato grandi e piccoli attori, ho visto al-l’opera grandi e piccoli registi. Ho potuto constatare quanta esteriori, tà passi per grande arte e riesca a strappare consensi di pubblico e di critica, mentre autentiche personalità artistiche passano inosservate». Dopo la liberazione Soljaćić continua a svolgere la propria opera tra attori e registi. Molte sceneggia, ture della «Jadran-film» subiscono i suoi ritocchi di esperto linguista. I registi ascoltano volontiert il suo parere. Molte battute, ad esempio, di «Bakonja fra Brne» hanno l’intonazione affettiva da lui suggerita nei corso delle riprese. La carovana cinematografica che si recò nel ’48 in Istria a girare gli esterni di «Posljednji odred» (la cui lavo-razione non è poi stata portata a termine) lo ha tra S suoi. Il proverbio delia gatta e del lardo calza a pennello al caso del nostre profes sore. Tanto va Ante alla celluloide che ei lascia lo zampino. Infatti, quando la «Jadran-film» decide di porre in lavorazione la sceneggiatura di «Orizzonti di pietra» (il cui titolo provvisorio, se ben ricordato, era «Mala»), il regista Sime Simatovié alia ricerca dei volti per il suo film ricorda l’e-spressione tristemente amara del volto di Ante Soljaćić, i suoi occhi buoni ehe parlano dj una vita tra- vagliata, E Ante Soljaćić ai vede inceronare, appiccicare un palo tu baffi e prendere di mira dall'operatore. Il provino riesce eccellente e così il nostro professore si trova non solo a dover limare la parte linguistica dei dialoghi di «Orbatimi» «Credo di si. Anzi, poiché la sua domanda mi ei fa pensare. Le confesserò che se dovessi desiderare una parte — ora che sono attore (e lo dlee con un sorriso ironico) vorrei interpretare un ruolo comico. Penso che mi ci troverei! Le acque d’un nuovo Iago artificiale stanno sommergendo un abitato, ma metteranno in moto una centrale idroelettrica di pietra», ma a mandare a memoria le battute del «padre» per ri-petere poi, truccato da contadino dalmato, davanti all'obiettivo, seni, tato dall’occhio esigente di Simatovié. «Sono rimasto assai sorpreso quando mi sono accorto di non provare difficoltà alcuna a recitare davanti ail» macchina da presa. Per me non è stato altro che a-scoltare le indicazioni del regista, rinvangare tra i miei ricordi, trovarvi uno stato d'animo analogo a quello che mi chiedeva Sime (e lo trovavo), riviverlo in me e colorarne la battuta del campione. Tutti si stupivano della facilità con cui entravo» nel personaggio, con cui trovavo »'intonazione giusta per la battuta. Ma tutto quello che succede nel film al padre di «Mala» era accaduto a mio padre e in parte anche a me, perciò non avevo bisogno di «creare» il personaggio, mi basta-va «ricordarlo». Del resto io sono convinto che qualsiasi persona intelligente, provvista di esperienza umana è in grado di recitare davanti all’obiettivo». In «Kameni horizonti» il volto di Soljaćić è stato una rivelazione e la eritrea gii ha tributato un applauso unanime. Sa d’amaro e stanco la voce di Soljaćić quando paria, eome quel suo volto triste, come il racconto delta sua vita travagliata, forse il successo è stato dovuto a questo, all’aver trovato un personaggio che gli era assai vicino nel suo ab’to fisico e psichico. Chissà se in un ruolo diverso se la sarebbe cavata altrettanto egregiamente?^. «La lavorazione di un film è una opera di perizia, pazienza, disciplina, serietà. E’ una attività faticosa, In quel lavorìo di mesi, tutto eosi spezzettato, si perde la visione del- l’insieme, si ha l’impressione d’es-sersi smarriti tra una selva di sequenze e ehe nessuno ci capisca più niente. Anche le singole scene, staccate, mute, controllate alla moviola sembrano banali, senza potenza emotiva, senza senso... «Confesso che nel corso della lavorazione aeit tua» ero pnmosfo scettico, specie riguardo la mia in, terpretaanone. 11 poco sforzo ohe mi costava la mia parte mi dava 1 impressione che non ne sarebbe uscito gradevolmente sorpreso e.., abbastanza riuscito». Soljaćić è un grande ammiratore di De Sica e della corrente neorealista, e apprezza grandemente il patrimonio culturale italiano. A suo tempo — il saperlo gU cattiverà le simpatie dei nostri lettori — egli ha tradotto la «Vita Nova» di Danto o numerosi sonetti trecenteschi. Traduzioni pubblicate e bene accolte. «C’é tanto cuore e tanta universale umanità nei film Habani. Questo forse manca più d’ogni altra cosa alle nostre pellicole. Dobbiamo cercare si uno stile nazionale, ma anche dei temi ed un linguaggio che sappiano parlare con chiarezza ed interesse della nostra anima u-mana a tutti gli uomini, »mehe. Piani per il futuro? «Ho girato una porticina In «Sinji galeb» apparso sugli schermi di Zagabria proprio in questi giorni. E se qualche regista si ricorderà ancora di me, beh, eccomi quà!» L’obbiettivo ha qui colto alcuni indigeni della Rhodesia intenti alia pesca in un modo veramente singolare l/ATTIYITA* CULTURALE PILLA MINORANZA SLOVACCA IN JUGOSLAVIA Dna oeate nomade si è inline fermata (nastra corrispondenza) Il mio ultimo viaggio in Vojvodina, la bella, piana, fertile terra del Danubio, fu per me tortuoso, ma riero di sorprese. Mi recai a Novi Sad e capitai in un villaggio tzigano, a Slana Bara, una isoletta in mezzo ai pantani, un villaggio di case nane, multicolori, fatte di terra e dì paglia. Errai fino a Temerin, un paese prettamente magiaro, sostai a Pqtrovaradin. Sulla via del ritorno, perduta la coincidenza del treno da Belgrado, /MI inchiodvlo per otto ore a Stara Pasova, una cittadella dove vivono compatti alcune migliaia di Slovacchi, gli uomini vestiti come i ciociari degli Abbruzzi-Molise e le dotine acconciale in vesti larghe pieghettate, multicolori, babucce piumate ai piedi e capelli biondi, folti, raccolti in una treccia sola. E proprio a Stara Pazova è avvenuto il mio primo incontro con gli Slovacchi in generale e con la minoranza -slovacca 'in Jugoslavia, in particolare. E come il giovane insegnante Pavia Oefera si interessò tanto di me e degli italiani in Jugoslavia, così io mi sono interessato di lui e dei suoi connazionali slovacchi che, in numero di oltre TOMO, abitano le ricche pianure della Bačka, del Banata, dello Srijem e perfino alcune località della Slavonia, misti ai Serbii ai 'Croati ed alle minoranze Ungherese e. Romena, Pozzi petroliferi a Sumećani (Zagabria) Noi italiani della Jugoslavia abbiamo, ogni anno, il «Raduno», la nostra grande lesta. A Daruvar, i Cechi festeggiano ogni autunno con la «festa della vendemmia». Anche gli Sia-vaaohi hanno la doro fasta, ogni anno in agosto, a Bački Petrovac, la città che è un pò la loro capitale. La «sagra degli Slovacchi» è una rassegna della cultura nazionale degli Slovacchi che ha remote e ricche tradizioni. Queste tradizioni, sì può dire, sono vecchia quanto .la storia stessa dei gruppi etnici slovacchi in Jugoslavia, La leggenda popolare parla delle- LA SCIENZA MODERNA al servizio dei lavoratori (Nostro servizio) Gli sforai del nostro Paese non sona rivolli soltanto a scoprire ed applicare nuovi melodi d|i |produzione e nuove macchine industriali. La meta dalle nostre opere socialiste non sarebbe mai raggiunta se ci limitassimo soltanto a conseguire una maggiore produttività del lavoro. Alla base di tutti i nostri sforzi sta l-a Cura per l'uomo. Far si che l’ionio si senta più o suo agio sul lavoro, che il lavoro stesso gli sembri più leggero, più bello, che si sento più sicuro, questa e la meta basilare degli studi e dagli sforzi condotti da una schiera di. scienziati presso lo zagabrese «Istituto per l’Igiene del lavoro■», diretto del bravo I TELESCRIVENTE dottor Brodarac, e fondato appena cinque mini nddfktro su iniziativa del presidente dell’ Accademia jugoslava delle Scienze^ e delle Arti (Zagabria) dottor Andrija Štampar, noto studioso dei problemi della medicina sociale. Il fine dell’Istituto è fondamentalmente lo 1st lutto sperimentale, GU esperimenti seguono un tema profondamente umano, rendere al lavoratore il lavoro più confortevole, attraente e senza pericoli, renderà DAGLI ANNUNCI tnatrimototel den gtomnade francese «Nord — Ma, Uno: nOäMhatorio, buone referenze, sposerebbe ragazza frigida veritot-tobrentssetenns». * QUANDO si recano a un appuntamento galante, gli studenti del-runìversòtù di Durham devono indossare fa veste accademica: è un regaftamento, vecchio di almeno eunt’armi, rispefl/veraito in questi Stomi. Se non rispetteranno questa regola, e precisato nei regolamento, ««ptteteate appartenente all’Univer-aità avrà il diritto di battere sulla spalla dello studente e di rimandarlo a casa» . * LETTO sutla porta della cattedrale di Meto: «Avviso ai signori late'.. I sagnori ladri sodio avvertiti che tutti gài aggetti preziosi con tenuti in questa cattedrale ogni sera sono messi ai sicura E’ dunque inutile che essi esercdtftno di loro talento nel forzare le serrature, ciò farebbe loro perdere del tempo e causerebbe imitiMS dami aita chiesa. LI ringrssSMrra in antic pio dì a-m veduto tener conto di questo avvertimento». Un caratteristico angolo' d’Ancarano, nei pressi di Capodqrtrta * Il la vita più sicura e più bella, proteggerla da infortuni. Il pensiero degli studiasi è corso ai minatori dì mercurio di ldria. E’ un esempio. La miniera esiste da secoli, ila secoli gli uomini in essa muoiono avvelenati dall’argento vivo. Gli studiosi si sono messi alto-pera, nell Istituto Zagabre.se, per forgiare le armi scientifiche per combattere il nemica dei minatori. Attraverso complicate anditi, oggi, nel corso delledificazione socialista, per la prima volta nella storia, sono stati «scoperti i metodi per difendere l’uomo da questo pericolo. E ad ldria non si muore come prima. E’ un esempio, abbiamo detto. Ma potremmo portare altri esempi ricordando l’apporlo scientifico dell’Istituto per la difesa della salute e il miglioramento delle condizioni di lavoro nella miniera di piombo di Mežica,, nella ferriera di Sisak, nei grandi Complessi industriali di Jesenice, alla «Jugovimil» a Čakovec, Celje, Karlovac, come pure nella miniera e ferriera di Varei, a Krule-vac, Lubiana e in decine, di altri giganti della metallurgia. Una trentina di noti studiosi, medici, chimici e tecnici, sono al servizio di milioni di operai. Il lavoro di questi uomini della scienza si basa sulla psicologia e fisiologia del lavoro, patologia e clinica (stazione per la latta contro le malattie professionali). Lottano, alcuni esperti, in particolare, per risolvere il problema del-V avvelenamento nell’industria, ed altri si occupano della difesa igieni-co-tecnico del lavoro. Sono giovani quadri, i laioratori dell’Istituto, ma lavorima con ardore intenso. Risultato del loro lavoro sono numerose opere finora pubblicate, di cui alcune hanno trovato vasta eco anche all’estero. Spesso membri deWIstituto hanno partecipato e partecipano a Congressi intemazionali, raramente come osservatori, spesso come conferenzieri. Ai corsi della Scuola per la salute popolare di Zagabria, presto le facoltà di Medicina, Veterinaria, tecnica deW Università, tengono conferenze e lezioni gli esperti dell’Istituto. All’Istituto si rivolgono per consigli e con problemi insoluti collettivi di tutto il paese: i minatori delle saline cui il sale rode il corpo da decenni, FaElektrobosna» di Jajce, la miniera di Kreka, i palombari della «Brodospas», ecc. Ad ogni domanda si dà ima risposta. E sono risposte o'te solo la scienza .può dare. C. SCOTTI roe slovacco Janoiit, lina specie di taidwcco, che fu impiccata per essere insorto eontro lo schiavismo. Nell’antica patria degli slovacchi, ancora all’inizio del 1700 regnava la prepotenza o la tirannia del feudalismo. Quando i Turchi, rovinato l’Impero della Mezzaluna, abbandonarono le pianure, della Vojvodina, per iniziativa ed ordine di Maria Teresa — dopo l’anno 1740 — cominciarono allora ad emigrare dalla Slovacchia centrale e. Meridionale verso la piamira danubiana, masse enormi e disorganizzate di poveri contadini. Al sud — alla verde pianura! Corsero i starvi della gleba slovacchi verso te terre promesse., verso ringnoto. Ciunsero quaggiù senza capi eivili. militari o religiosi; spontaneamente, popolo solo, senza pane. I ricchi, i capi, i preti, gli uomini di cultura restarono nelle vecchie terre. «Gli emigrati — dicono le vecchie cronache — tutti i propri averi sulle spalle portarono». Spessa vagabondarono, nomadi in continua lotta con la natura avara e selvaggia. Fino a quando i nuovi signori locali, imponendo te leggi ungariche — « Bački Petrovac si conserva dal 1773 un documento giuridico che prescrive gii obblighi ai contadini — non imposero loro limiti, balzelli e la frusta del patere. Gli slovacchi portarono seca libri che nessuno sapeva leggere e um feda religiosa — t evangelica — che non veniva sopportata, dopo essere stata perseguitala eome eretica. Dopo Li rivoluzione del 1848, le condizioni di vita migliorano e la discriminazione, religiosa viene proibita. Cli Slovacchi organizsano le proprie parrocchie e chiamano presso di se insegnanti e preti della Slovacchia. La prima società letteraria e le prima antologia dei poeti slovacchi jugoslavi furono creazioni di Juraj Rohanji, all’inizio del dicianovesimo secolo. Jur Ribaj scriva i primi libri dedicati ai contadini slovacchi- Povoj Jožef šafarike in questo periodo uno scienziato di fama europea, Mikal Godra poeta e linguista, Mikal Bosi, Matej Ambroži, Jan Steklo, Stefan Leiha ed altri sono uomini di cultura, sorti fra gli slovacchi jugoslavi a Novi Sad- Vrbas, Kovačiča, Arac, Petrovac, Stara Pazova Bački Petrovac diviene il focolaio della cultura sslovacca in Jugoslavin. Vengano qui fondata varie società e create una scuola settennale ed una biblioteca. Sia nel campo culturale che politico gli Slovacchi collaborano costantemente eoa i Serbi. Poeti e scrittori slovacchi fioriscono numerosi in Jugoslavia fra le due guerre mondiali. A Petrovac si comincia a tenere spettacoli teatrali, a Novi Sad si pubblicano i giornali. 1 contrasti, quando sorgono, e le lotte quando scoppiano, sono fra la classe dirigente belgradese da una parte e il movimento progressista che si sviluppa anche fra gli Slovacchi - ACCADE NELLA «BIMILLENARIA . . ... a accadrà » Trieste, già piena di li soe čupati, se verrà data via Ubera all'imperialismo italiano Hanno il pr oprio giornale polititi» gli Siovaoahi, «Narodna jednola». stampano varie riviste, libri di testo, me. A Petrovac vengono costruiti il nuovo ginnasio e la tipografia. Tut. Invia molte iniziative vengono stroncate. Il problema nazionale resta insoluto e gli slovacchi devono lottare, attraverso la loro «Matica slovačka», cho dal 1932 getta le basi per l’ulteriore sviluppo dalla cultura naznnal \ della minoranza slovacca. Intanto si rafforza il movimento operaia. Nella seconda guerra mondiale anche gli slovacchi in Jugoslavia, come tutti gli altri popoli del neutro Paese, hanno largamente partecipato alk insurrezione ed alla Lotta di liberazione, Oltre 7000 combattenti e .3000 caduti sono il bilancio di questo contributo. La minoranza slovacca va orgogliosa dalla Brigata d’assalto «Janoiikoe delle compagnie partigia-ne slovacche, battutesi nello Srem ed in Vojvodina. Jankoè Melik è l’Eroe popolare caduto, che ha dato la minoranza slovacca. Come hanno preso parte alla lotta, così oggi gli slovacchi prendono parte alla vita culturale, politica ed economica del nostro Paese socialista. Come noi italiani, come i Magiari, i cechi, gli schipetari e le. «lire minoranze. Juraj Spevak è stato deputato al parlamento federale testi sciolto. Un nuovo candidato slovacco è già in lista per le prossime elezioni. Rappresentanti slovacchi sono audio negli altri organi repubblicani, regionali, e loculi. ____________GIACOMO SCOTTI Ttatro francese a Zagabria (Dal nastro corrispondente) U Sfi, ifl e 28 ottobre al teatro «Komedija» da Zagabria si è recitato in francese. Gradito ospite della capitala croata, un gruppo di diplomandi dei r Conserv teoaxe ira-franai d’Art dramat-que» di Parigi ha presentato tjre comedi» di Moderne (Le preziose ridicole, il misantropo e h »»alato immaginario, una di Marivaux, là guaco dftU’aroor* « dea casa» e im atto unte di B» Musset, Un capriccio). Teatro raaurito tutte e tre 1» sere I non pochi teatmfili rimasti »enea biglietto, amareggiati, hanno constatato con animosità che «s# gii spettacoli a fossero dati ai Teatro Grande dov» ci sono 400 pesti di più clie «d cKoraodija», un pcötiißtoo a «edere lo avrebbero rimediato «sai purea. Si son sentati dare da qualche bollo spirito — provvisto di biglietto naturaJm«*te — urta risposta eh# ha tetto il gite dì mena Zagabria, che aloè era più che naturale che ah» Comodi» iranoais venendo da noi si esibisce meUtodificto «MB» «Comedie ca-gabrienns»! li pubblico (membri del Consolato francese, francesi residenti a Zagabria per motivi di lavoro, universttari delia facoltà di lettere « uomini te cultura) ha accolto con entusiasmo le prestatemi degli ospiti e li ha applauditi sinceramente, soddisfattissimo. Sono stari spettacoli »lindi»), per dirla iti gergo te palcoscenico, meticolosamente precisi, impero abili nell» regia, nella dizione, nella ca-nstteriaaaritsna del personaggi, tre serate che a bucar diritto andranno segnate in caratteri maiuscoli sulla Säst* non piccola degli scambi cultura® tra Francia • Jugoslavia, e. d. L'ORFANO «Compagno Direttore, mi voglia scusare per essermi preso il permesso di scriverle e forse distoglierLa da altre occupazioni più utili, ma La prego di dare un’occhiata a ...». Questo è l’inizio della lettera ohe fri po Rota, studente dei Liceo Combi dl Capodlstria, ci indirizza pregandoci di esaminare la sua prima novella. Naturalmente, caro Bota, naturalmente. Lettere, anzi richieste come La tua non possono ohe farei placare. Vogliamo credere eh* il ritegno che si cela in quel «dtctogiierLa da altre occupazioni» sia soltante »a omaggio alla forma della buona educazione, perchè devi sapere che prò-prie queste è U nostro compito: conversare con i lettori. Se poi il lettore è studente, studente ohe ha dalla vena, tanto meglio. Ci viene un’idea: aprire le colonne del nostro giornale tela ooUabo. razione di studenti, operai, impiega-ti, di sblunque insomma ne abbia voglia. Non che finora avessimo fat-to il contrario, no; solo ohe non a-vevamo invitato espressamente i lettori alla «conversazione» di cui saprà. La tua ietterà ec no fomiaoe ora l’oooaaione. Dunque, noi atten. diamo. Da questo numero apriamo una nuova rnbriehetta: «Qui il pub. blieo». Oggi passa la tua novella, do. mani... chissà. Coloro i quali avevano provato per il passato (ee no cono) e si sono visti cestinare gli scritti, non si perdano d’animo, riprovino. Si sfonino di far meglio o saranno compensati con la pubblicazione. E l’onorario! E’ nel nostra costume. Qualche breve consiglio, ora, a Bota. Evidentemente tn hai scritto «L’orfano» sotto l’influenza di libri tela De Amieis, se non proprio di questo scrittore. Lascia stare; cara meglio le tne letture e consigliati, e-vcntualmente, con i tnoi professori. Fai particolare attenzione alla Lingua e usa termini dei quali conosci perfettamente il significato; procura di essere conteso, chiaro, senza cercare svolazzi e ghirigori. E atten-to sopratutto alla logica! Un esempio: al quarto capoverso del tua scritto ai Legge «.... o non avevano spiccioli... o non avevano denari con se». E’ ovvio: o l'uno a l’altro. Nello stesso capoverso, poi, sortri «naturalmente», termine ehe si ritrova nel capo verso ehe segue. Ciò poteva essere evitato con un po’ di attenzione. Quindi, attento, leggi s rileggi le frasi più volte, ecc.... Infine, perchè un tema eosi tragico? D’accordo che la vita ha anche lati triste, dolorosi, tuttavia ei sembra ehe alla tua età potrebbe esser vista sotto tetri «petti. Frova ancora; provando si migliora. Hai vista intanto che «L’orfano» è pas. sat«? Una sera d'estate. Là citte era immersa to «toafa che da vari storte aveva fatto perdere La speranza dì un po’ «li refrigerio. Le vte brulicavano di gente; ohi andava te cinema, ohi a fare quattro passi. O-perte e artigiani tornavano a casa stanchi della farina quotidiana. Sui tramvai non c’era posto neanche In piedi e ad agni fermata la gente faceva ressa per salirvi. Sbalordito da questo continuo ramano, accecato dai continui bagheri delle automobili, Franco tastami-. Dava lentamente. Dei resto, non *-v«va dove andare; nessuno l’attsm-deva né stava in ansia per Lui se ritardava. Attratto dall# luci invitanti «itela diverse venute dm negasi u xagas«j vi ei saffetrmavà. Fané, ooim, panettoni e to mazao una grande torta con su scritto «Auguri per fa-rago-atos facevano bella mostra to una pasticceria. Franco cercò dì ricordar# Lui torta volta ohe ne aveva assaggiata una fatta; forse mal, pannò. Era orfano da diverte anni, 1 suoi genitori erano morti to campo di conoentramento, aveva vissuto per poco più dì .sai anni con ima ria ohe Lo aveva accolto per compassione. Poi anche lei era morta e ü rugano dovette allora «arare chiedendo te passanti ì'elemosina. Fissando conttouaänente la vetrina. Franco frugò nelle tasche cercando qualche moneta... 22... 24 lire. Neanche per un tozzo «il panel Tutta qui là giornata. Nessuno dava trulla, o non avevano spicchili, o no» volevano, o non avevano denaro con sé. Allora, per placare la fame cto# continuamente gli rodeva lo stomaco, pensò di stendere ancora la mano te passanti. Aveva appetìa allungato la mano verso un uomo dai capelli castani « (Concinna in TI pagina) II LA LAMPADAdiALADINO-12 1 qua il pubblico ! I BISÜLTATI CAMPIONATO REPUBBLICANO SLOVENO Jesenice — Domžale 4-0 Branik — Krim 2-3 Pirano — Železničar (N.G.) 4-3 Odred B — Slovan 2-3 Aurora — Postumia (non disputata) CENTRO CALCIO POLA Avijatićar — Buie 0-3 Dignano — Cittanova 4-3 Jadran — Pismo i-i Rudar B — Kovigno 1-4 Verteneglio — Scoglio Olivi (nori uisp.) Umago— Elektra (non đisp.) Eiekira — Avijatićar 1-0 (rie.) SOTTOLEGA DI FIUME Orient — Naprijed 5-0 Abbazia — Rudar 1-4 Torpedo — Hidroelektra 6-0 Albona — Nehaj 1-1 Mladost —- Crikvenica 1-2 Borac — Jedinstvo 1-6 Scoglio Olivi — 3 Maggio 5-3 LEGA INTERREPUBBLICANA Quarnero — Lokomotiva 3-0 Tekstilae — Lubiana Metalac — Split Segesta — Kladivar Korotan — Sloboda 0-1 3-0 1-1 5-4 Isola — Slaven (non disputata) CAMPIONATO JUGOSLAVO I. Lega Odred — Sarajevo 0-1 Vojvodina — Proleter 4-0 Rabotnički — Partizan 0-8 II. LEGA Napredak — Šibenik Branik — Zagreb Velež — Lovčen Budućnost — Mačva Željezničar — Borac CAMPIONATO ITALIANO Serie A Atalanta — Legnano Genoa — Torino Inter — Milan Juventus — Udinese Lazio — Palermo Napoli — Sampdoria Novara — Fiorentina Spai — Bologna Triestina — Roma 1-0 1- 3 2- 1 1-2 5-0 4-1 1-1 3-0 1-0 3-0 1-1 0-0 0-0 2-3 LE CLASSIFICHE CAMPIONATO REPUBBLICANO SLOVENO Branik Pirano Krim Slovan Postojna železničar (NG) Jesenice Aurora Domžale Odred B 6 4 0 2 14:12 8 5 3 1 1 12:7 7 531 1.15:11 7 5 3 11 8:6 7 4 2 0 2 8:6 4 5 1 2 2 8:8 4 5203 10:10 4 3 111 5:3 3 5005 4:21 0 6222 14:12 6 (fuori concorso) CENTRO CALCIO POLA Jadran Rovigno Pisino Scoglio O. B, Verteneglio Dignano Umago Buie Rudar B Elektra Cittanova Avijatićar 5 4 6 4 5 3 4 3 5 3 6 3 4 2 6 2 6 1 5 1 6 0 4 0 0 18:6 9 23:13 9 15:3 8 16:5 7 16:13 6 8:14 6 11:10 8:8 9:18 5:13 12:28 5:16 SOTTOLEGA FIUME Orient 7 4 3 U 16 6 11 Crikvenica 7 5 1 I 20 .12 ii Jedinstvo 7 5 1 1 19 13 11 Rudar 7 4 2 i 21 .14 10 Abbazia 7 4 1 2 17 .10 9 Torpedo 7 3 1 3 16 .14 7 Scoglio. Olivi 7 3 1 3 15 17 .7 Mladost 7 3 0 4 18 14 6 Albona 6 2 1 3 9 10 5 Borac 6 2 0 4 7 16 4 Nehaj 6 1 2 3 5 18 4 Naprijed 6 1 1 4 11 16 3 Hidroelektra 5 0 2 3 5 13 2 3 Maggio 6 0 1 5 13 21 1 LEGA INTERREPUBBLICANA Tekstilae Split Slaven Kladivar Quarnero Lubiana Sloboda Segesta Metal ac Lokomotiva Korotan Isola 7 4 2 7 2 4 6 3 2 7 2 4 2 2 2 2 2 3 1 0 :8 10 :9 8 :7 :6 :8 :6 :14 :7 :10 :16 6 :16 2 :11 0 CAMPIONATO JUGOSLAVO I. Lega Partizan 10 7 1 2 32:-4 15 C. Zvezda 9 6 2 1 18:7 14 Vojvodina 10 6 2 2 32:15 14 Hajduk 9 7 0 2 19:11 14' Dinamo 9 6 1 2 21:8 13 Spartak 9 5 0 4 18:18 10 Proleter 10 3 4 3 15:20 10 Sarajevo 10 4 0 6 8:17 8 Vardar 9 234 14:14 7 B.S 9 3 1 5 17:17 7 jokomotiva 9 1 3 5 14:17 5 Radnički 9 1 3 5 10:17 5 Odreg 10 2 1 7 13:27 5 Rabotnički 10 2 1 7 10:39 5 II. LEGA Velež 10, Mačva, Zagreb 9, Budućnost 7, Lovčen 6, Željezničar, Napredak, Šibenik 4, Borac 3, Branik 2. CAMPIONATO Serie ITALIANO A Inter 8 6 2 0 18:7 14 Napoli 8 5 2 1 18:6 12 Juventus 8 5 2 1 14:7 12 Fiorentina 8 4 3 1 10:5 11 Roma 8 2 5 1 13:8 9 Milan 8 3 3 2 15:11 9 Bologna 8 3 3 2 12:11 9 Sampdoria 8 3 2 3 11:10 8 Novara 8 2 4 2 7:7 8 Spai 8 2 4 2 11:12 8 Genoa 8 2 3 3 9:13 7 Triestina 8 2 2 4 10:15 6 Lazio 8 2 2 4 8:12 6 Torino 8 1 4 3 8:14 6 Atalanta 8 1 3 4 13:17 5 Palermo 8 2 1 5 11:18 5 Udinese 8 1 3 4 7:15 S Legnano 8 0 4 4 10:18 4 SALINE PIRANO - ŽELEZNIČAR (N. GORIZIA) ~4-2 Ha sfolgorato SI quintetto piranese Pignatari evita un collasso maggiore IfflPERHIIiTO m SOLIDE SISI il cmiiTi isTiiin u timi PIRANO : Fomasaro,. Rosso, Sal-vestrind, Duriine, Contento, Ernestini, Dapretto, Segala, Pieruzzi, Bonifacio, Santomarco. ŽELEZNIČAR: Pignatari, ‘Mozetič, Sušrnel, Gulin, Krajnik, Žibernih, Bajt, Gorjan, Marijah, Ušaj, Marhič. II Pirano ha offerto ai suoi sostenitori una prova più che ìnerite-vole del massimo elogio. La squadra mai ha ingranato bene come contro 10 železničar ed ha dato tanto filo da torcere alla difesa avversaria. Tutti indistintamente hanno giocato bene, tranne qualche tentennamento in difesa, dove gli avversari, molto pericolosi nelle azioni di contropiede, sono riusciti un paio di volte a creare delle screpolature, forse anche per la troppa sicurezza che i piraneai avevano nella vittoria. Ohi ha brillato sopra gli altri, è stato però il pericolosissimo Pieruzzi, vero centroattacco di sfondamento, onnipresente in tutte le azioni di attacco e creatore di situazioni che solo la prontezza dei terzini1 e portiere avversario potevano sventare in extremis. Pie ruzzi si è trovato pronto su ogni pallone, è sempre u-scito vittorioso nei duelli diretti con l’avversario ed ha segnato pure una rete di testa, rete che ha mandato in visibilio i numerosi spettatori presenti. Dopo Pieruzzi merita ia citazione Santomarco, ala pericolosa ed incisiva, oltre che veloce, che ha legato a perfezione con il suo reparto. Sempre a posto Segala, 11 quale ha però la cattiva abitudine di insistere troppo nel dribbling, oggi considerato inopportuno da tutti i migliori tecnici calcistici. Migliore di Segala è stato questa volta Bonifacio, instancabile coordinatore deU’attacco e deciso nelle azioni conclusive, autore di due bellissime reti. Eccellente pure Dapretto, che è stato di grande aiuto ai compagni attaccanti. Regolare il rendimento degli altri reparti, che hanno però sulla coscienza ambedue le reti subite, la prima per colpa di Fomasaro, intempestivamente uscito dai pali, la seconda per colpa 'di Dudine e della difesa tutta, che non è stata tempestiva nel chiudere la via della rete agli avversari su azione non molto 'pericolosa. Degli avversari il migliore è stato il bravo portiere Pignatari, il quale ha sventato almeno una mezza dozzina dii azioni da rete e parato qualche dozzina di tiri uno più insidioso deU’aitro. Forti colpitori e tempisti i terzini, i quali difettano però nei gioco di assieme. Pericolose le due ali, che hanno messo più di una volita lo scompiglio nell’area piranese con le loro veloci e pericolose puntate in contropiede. Senza pecca i'operato dell'arbitro Ddbeirlet di Lubiana, che è stato sempre pronto nelle decisioni ed ha stroncato sul nascere ogni tentativo di gioco pericoloso. La partita ha avuto un volto solo con il Pirano proteso all’attacco per tutti i 90’. Nei primi minuti i lo-cali hanno sbagliato più di una opportunità di passare in vantaggio, sciupando occasioni facili per il troppo nervosismo. La prima rete è arrivata appena dopo 14’ di predominano piranese, su azione di Santo-marco ii quale, giunto sulla linea di fondo, effettuava un preciso passaggio al centro, dove si trovava appostato Segala. Tiro al volo secco e preciso con la palla che sii infila nell’amgolino alto, alla sinistra del portiere che non accenna nemmeno la parata. Il Pirano insiste all’attacco, ma è lo železničar che, in una azione di contropiede, rimette le sorti in parità al 16’. Fugge Gorjan per il centro del campo, attirando fuori dai pali l’ingenuo Fomasaro, indi passa la palla a Bajt, il quale non ha difficoltà ad infilare nella porta sguarnita. Allo scadere del tempo il Pirano passa nuovamente in vantaggio con Bonifacio, il quale riceve il pallone su respinta in mischia di Pignatari ed infila di precisione la porta avversaria. Il volto ideila partita non cambia neppure nella ripresa. Tutti gli attaccanti piranesi sbagliano più di una occcasione favorevole, tuttavia al 13’ fanno nuovamente centro. Bonifacio viene a trovarsi in possesso della palla nei pressi della bandierina del calcio d’angolo, da dove effettua un tiro a candela sotto la porta. Ivi si trova Pieruzzi, pressato da due avversari. Tutti e tre saltano, Pieruzzi'ha la meglio ed infila di precisione la palla, che sbatte sotto la traversa e finisce in rete. Al 20’ quarta rete del Pirano con Bonifacio,' il quale, ricevuto un dosato pallone da Dapretto, lo insacca imparabilmente. Al 30’ gli ospiti passano per la seconda volta per uno sbaglio di Dudine il quale lascia libero Markič, che realizza a porta vuota, essendo nel frattempo For-nasaro uscito e scontrato con Contento. Pressione del Pirano, ma risultato immutato sino alla fine. F. AURORA - ISOLA 2-1 UN PAREGGIO SAREBBE STATO PIU’ EQUO CAMPIONATO ITALIANOD! CALCIO .SERIF A UM ALTRO, SCATTO DELLMER Il prodigio della, Triestina L’Atalanta ha cessato di essere il fanalino di coda, spostando a tale posto iil suo diretto avversario di domenica. Essa ha segnato non molto dopo l’inizio ed è stata superiore durante tutto l’incontro. Messa così al sicuro la vittoria, ha giocato con la tranquillità necessaria per tradurre in reti la superiorità collettiva ed individuale. Le reti sono state segnate da Rasmusen al 7’ del I. tempo, da Annovazzi al 24’ e da Rasmusen al 43’. Nella ripresa al 24’ su centro dall’estrema destra del -tarzirfo Rota, Annovazzi segna la quarta rete con' un preciso colpo di testa. Alla mezz’ora Manzardo su azione di contropiede sfugge ai difensori atalantini, stringe sul goal e batte Albani con un forte sotto ia traversa. La partita tra il Genoa e il Torino è stata disturbata da un vento piuttosto teso da nord «he nel I. tempo ha favorito il Genoa e nel II. il Torino. 11 Genoa dopo sedi 10 minuti è stato privato dell’apporto di Serantomi. II centroavanti rosso-blu per imo strappo è rimasto per ■tutta la partita confinato all’ala destra inutilizzato. Il Genoa è andato in vantaggio al 9’ su calcio d’angolo tirato da Carapellese e raccolto da Benike, il Torino ha pareggiato al 27’ con Giovetti su passaggio idi Sentimenti III. Nel II. tempo' il Genoa ha attaccato più a lungo sciupando alcune belle occasioni. L’Internazionale ha risolto a proprio favore il derby con una tripletta di Niers che giocava la sua prima gara dii quesito campionato. Dopo un primo tempo equilibrato conclusosi a reti inviolate, d nero-azzurri nella ripresa si sono .assicurati il successo nel giro di 10 minuti con un paio di reti. Il Milan ha tentato di reagire portandosi con decisione all’attacco, ma si è trovato di fronte ad uria difesa efficace con un Vezzi pronto nelle uscite. Anzi, quasi alla mezz’ora ha subito la terza rete. Beraldi, infortunato nella ripresa, non ha controllato Skoglund ed è andato all’ala destra. Ed ecco de reti: al 3’ della ripresa un tiro di Niers è parato e respinto da Buffon. Niers riprende il pallone e calcia decisamente in rete. Al 10’ passaggio rii Mazza ad Armano ohe tira decisamente. La palla respinta da un difensore viene ripresa da Niers che segna il secondo punto. Al 28’ Bergamaschi commette un fallo in area ai danni di Skoglund. L’arfbitro concede ili rigare che Niers trasforma in rete. Juventus — Udinese 1-0. La Juventus ha giocato un ottimo I. tempo ed un finale piuttosto disordinato. Ciò è forse dovuto al fatto iche al 15’ della ripresa i torinesi hanno giocato in dieci per un infortunio a Oppezzo. Il mediano juventino scontratosi con Mozzambi ha dovuto uscire dal campo per rientrare inutiliaaalbile all’ala destra. Il gal ibiamco-nero è stato segnato al 40’ del I. tempo da Ricagni, che a veva raccolto il pallone sfuggito alla presa del pontiere udinese Puccioru su tiro di Maccinellì. La Lazio ha coito un facile successo su un Palermo assai vulnerabile e indifeso a causa di un infortunio del portiere Pan dibene che si è fratturata lina mano nei primi minuti di gioco in uno scontro con Bivoio. La superiorità laziale è dimostrata anche dalle cinque traverse colpite dagli avanti bianco lazzurri. Il Nappi! ha (pareggiato con la Sampdoria. Nel I. tempo costante supremazia offensiva dei partenopei ben controllata dagli avversari. Nella ripresa gioco più deciso da parte di entrambe le squadre. Al 14’ l’arbitro concede un rigore per un fallo ai danni di Baldini. Lo realizza lo stesso Baldini. Il Napoli raggiunge il pareggio al 30’ per merito di Formantin su azione Jepsom —Pesaola. Negli ultimi minuti di gioco i liguri tengono validamente fronte alì’iirnpetuoso serrate del Napoli e riescono a conservare il pareggio. La Fiorentina deve il pareggio con il Novara alia grande giornata della sua difesa e alte parate di Costagliela ii quale nei primo tempo ha neutralizzato tre pericolosi tiri di' Marzani. L’attacco dei Novara, grazie all’apporto del rientrante Mignoli e dalla inclusione di Savioni ha svolto ottimo azioni. Ai 29’ dpi II. tempo uria rete delta fiorentina segnata da Green è stata annullata per fuori gioco dello stesso Green. con due goal al passivo neii primi 45 minuti di gioco la Triestina è riuscita ad impedire alla Roma di portarsi via l'intera posta grazie ad un gioco impetuoso che ha permesso di colmare la distanza e di sfiorare anche ila vittoria. Comunque il verdetto pari, è equo e conferma le belle qualità tecniche dell’undici giallo-rosso e la tenacia degli alabardati. Il primo goal è di Pandolfimi che al 12’ realizza su tiro di punizione. AI 43’ Perissinotto raddoppia concludendo una magnifica azione Venturi-Giallì. „Impetuosa ripresa delia Triestina ed al 13’ (Celilo devia in porta una frecciata di Lueentlini. Al 28’ su perfetta, intesa Rossetti — Ispiro, Curii consegue il pareggio con un tiro imparabile. AURORA: Dobrigna, Perini, Vat-toivani, Orlati, Zeitto, Carini, Gregorič (Della Valle) Ramami, Noribedo, Favellio, Sanfim (Tu rčinova). ISOLA: Russigmam, Giami, Delise, VascoIto-, Pugliese, Gruber, Ulcigrai, Za.ro li, ZaTo ILI, (Degase), Benvenuti, Degrassi. Arbitro: Kravanja. Segnalinee : Janowski e Sabadin di (.alpini Istria. Marcatori: Al 20’ idei primo tempo Fa vento per, l’Aurora ed al 27’ del I tempo Degrasei dell’Isola su rigore. Al 29’ della ripresa, Pugliese (Isola) autorete. In luogo delfineontro di campionato per la lega interrepubblieana tra l’Isola e lo Slaven di Borovo, rinviato a causa del mancato arrivo della squadra ospite, i numerosi spettatori isolani hanno assistito al confronto amichevole tra la squadra locale e l’Aurora idi Capodistria, conclusosi con l’imprevisto risultato di 2-1 in favore dei cap-odistriani. A dire il vere, un pareggio sarebbe stato più equo, poiché le squadre si sono equivalse. Di gioco se n’è visto solamente nei primi trenta minuti del pruno tempo, il seguito è stato tutto un batti ribatti, senza capo nè eodai, salvo qualohe sporadica azione, intessuita, volta a volta, dai quintetti attaccanti contrapposti. L’Isola ha avuto contro la dea bendata, poiché numerosi tiri dei suoi aventi isono finiti, magari di poco, a lato, e i •. • segnalinee, su segnalazione dei quali sono state annullate due reti, lid anche una disgraziata autorete si è aggiunta alla serie degli accidenti «he hanno battuto la squadra isolana. Delle due squadre, l’Aurora ha dimostrato di essere un .po’ più assestata nei suoi reparti, specie (nella mediana, òhe è stata in parte. 1 artefice del successo capodlstriano. L Isola, invece, perdura nella serie di incontri negativi. E’ proprio la disdetta che si accanisce contro questa squadra. Ha iimipressionato favorevolmente, oltre a; noti Benvenuti, Zaro Il e Deigrassi, patre la giovane recluta Vascritto, «he, dopo urn timido inizio, ha svolto un ottimo lavoro. Dell’Aurora, invece, l’aia sinistra Saritin non ha isvoIlo il suo ruolo, giocando una partita piuttosto grigia. Migliore il sostituto, Della Valle. La gara s’inizia con attacchi alterni e (già nei primi minuti i dive portieri sono chiamati al -lavoro. Ambedue le squadre praticano un gioco veloce, con pregevoli aizioni. Al 5’, Dobrigna salva di pugno su forte tiro di Deigrassi. Al 13’ Gruber smista a Žaro II; costui, imtrawisto Ulcigrai, gli allunga un prezioso pallone, «he viene stangato imparabilmente in rete. L’arbitro sta per convalidare il punto, ma JanovÀi segnala un fuori gioco, («he noi non abbiamo rilevato), quindi goal negato fra le proteste degli isolani. Al 20’, su p asaggio di .Sani i n, Favento realizza da pochi piassi. Seguono rabbiosi attacchi isolani, ohe però rimangano senza esito. Al 27’ Invento tocca imaiwertiitameuite in area con BUIE - AVIAZIONE 3-0 Tutto nei primo tempo Mancati due calci di rigore BUIE: Radovič, Vukovič, Pesek, Ho nett i, li n rt olili, Gianolla, Vascolto, Desanti, Mitrovič, Lonizarič, Puser. AVIJATIČAR: Ma.tujič, Toput, Žepič, Stefanovič, Topovič, Denič. But-koivič, Valentič, Ružič, Karbomčič, Dj uro. Dopo la vittoria sulle riserve dell’Ansia, i ragazzi di Vase otto sono andati a -guadagnarsi due preziosi punti in classifica sul campo degli avieri polesa»!. Non era questo un’avvearaairo di eccezionale levatura, Io si vede anche dalla classifica, ma nonostante ciò i buiesi hanno dimostrato che il loro attacco cornine i a finalmente aid ingranare e che potrà dare qualche serio grattacapo anche ad avversari di maggior valore. La vittoria buiese è stata guadagnata tutta nel I. tempo, quando Fundici di Vascoito ha svolto effettivamente un gioco di squadra. Il largo margine di vantaggio, conseguito allo scader idei 45 minuti, ha permesso po i a loro idi sbizzarrirsi in un inconcludente gioco individuale, a nostro avviso, sbagliato, «e consideriamo la non lieve differenza reti, accumulata già dalle altre squadre partecipanti al campionato, differenti eh*, alla aem dai odiati, potrà «me» re un notevole peso. E primo a trasformare in rete la netta supremazia buiese, è Puser, il quale, intercettato un passaggio di Mitrovič, da sedici metri, battè Ma-tujič. Ai 20’ Desanti allunga sulla sinistra, Vascotto accorre e, da dieci metri, infila nella rete degli avieri. Al 30’ Tupot s’azzarda a fermare il pallone con la mano entro il limite e 'l’arbitro concede la massima punizione, che Bonetti trasforma in goal. Otto minuti più tardi, è Vukovi? ad effettuare nella propria area un fallo di mano. 11 calcio di rigore, concesso dall’arbitro, viene però sprecato da Valentič. Nella ripresa, il gioco dei buiesi scende di tono, ma gli avieri non possono e non sanno ugualmente imporsi, per cui si hanno fasi alterne con frequenti spostamenti della palla sotto entrambe le ponte. Al 12 l’arbitro concede nuovamente la massima punizione a favore dei buiesi, ma questa volta Bonetti colpisce il palo. 'L’ultimo episodio di cronaca, degno di rilievo, lo si ha al 22 quando il pallone, dopo esser arrivato con una veloce azione a quattro metri dalla porta di Matujič, viene calciato eròe la traversa da Vaat^Attt, ^ le mani la sfera idi1 cuoio. Fischio, dischetto bianco e riigorp, tramutato in rete da Degrassi. Dopo questo pareggio, il gioco diventa spezzettato e sino alla fine del. tempo non si hanno azioni degne di rilievo. Nella ripresa, il gioco 'cambia di tono. Al 26’ Pugliese, nell’intento rii rinviare un pallone indirizzato nelle rete isolana, devia la sfera, che finisce imparabilmente in rete. Trascorrono due minuti ed ecco Ulcigrai in azione e rete, ma anche questa annullata, su segnalazione del segnalinee Sabadin. Non avevamo visto il fuori gioco, ma le persone che si trovavano sulla linea dei terzini hanno dichiaralo che in realtà l’of-side c’era. Disappunto isolano, proteste, parole grosse tra giocatori e segnalinee, ma tutto finisce così, ed anche la partita sul risultato sopra detto. SA Pola, 2. — Siamo giunti ormai alla sesta giornata idei Campionato istriano. L’iniziativa del Centro Calcio di Pola, organizzatore del campionato in corso, è senz’altro da lodare, infatti dirigenti ed arbitri si danno da fare affinchè il campionato, che ha avuto un buon inizio, abbia pure un lieto fine. Se diamo un’occhiata alla classifica, è lo «Jadram» di Paremzo che guida dopo la V. giornata, a solo un punto dalle prossime contedemti Pisino, Uljanik JI e Rovigno. Senz’altro — sino alla fine del girone di andata — si avranno dei cambiamenti di classifica, poiché altre squadre aspirano alle posizioni di testa. Ad ogni modo, secondo il parere dei tecnici, la compagine di Paremzo, è una delle migliori del campionato, sia tecnicamente che in assieme- Infatti ha -vinto tutte le partite finora giocate. Pertanto, è da prevedere -che difficilmente - -paxentini si lascieranno involare la posizione che occupano in classifica. Del distretto di Buie la migliore squadra è senz’altro quella -dei capoluogo e si può -affermare che, con un pò di fortuna, saprà sena’ altro portarsi iin una -posizione migliore. La più combattiva delle squadre è il Verteneglio. Infatti, a giudicare dalle ultime partite, essi sono stati sfortunati, ma si può esser certi «he in seguito il loro attacco saprà cogliere quelle buone occasioni che si sono lasciate sfumare nelle prime partite. Non possiamo dire altrettanto degli uimaghesi, «he, sebbene abbiano una posizione idi «entro, sono quelli «he, in fatto di disciplina, lasciamo più a desiderare. Altro esempio idi scorrettezza sul -terrena !di gioco, è dato dall’undici dell’Ele'kitra di Pola, il quale, sebbene si trovi a quota zero, può darsi non resti a fare da fanalino idi -coda- Anche da parte dei delegati alle partite si devono lamentare certe maineheivolezze idi carattere negativo. Infatti, in molti «saia si è verificato La domenica calcistica iugoslava I/ HAJDUK FINALISTA DELLA COPPA JUGOSLAVIA L’Odred incappa in una nuova sconfitta a casa propria Le semifinali della «Coppa Jugoslavia», che hanno visto opposte l’Hajlduk e la Crvena zvezda a Spalato, la Dinamo e il ®SK a Zagabria, hanno dato luogo a diue incontri emozionantissimi, le cui vicende hanno elettrizzato la passione degli sportivi, offrendo loro uno spettacolo cui ben di rado si può assistere -nelle arene calcistiche. I.’Hajduk è riuscito * superare con un netto scarto di reti la Crvena zvezda, ma la vittoria spalatina non é stata facile quanto il punteggio di 4 a 2 potrebbe fario sembrare. Gii uomini di Matošič hanno dovuto sudare infatti 1« proverbiali setto camicie per rimontare uno svantaggio iniziale di ben due retti e imporsi soltanto nei tempi supplementari con due prodezze personali di Vuka». E con questa vittoria l’Haijdiuk è entrato in finale e affronterà prossima» mente la vincente fra la Dinamo e il BSE, -il cui confronto è terminato in parità e dovrà essere -pertanto ripetuto. Nel -nuovo stadio di Zagabria la Dinamo e il BSK si sono divise la posta, dopo una gara avvincente * tirata a -pieno ritmo per tutta la durata dei tempi regolamentari « di quelli supplementari. Le squadre sono rimaste sull’l a 1, nonostante i -venti rigori concessi dal-l’anbitro in base al regolamento vi- QUAK! - LOKOMOTIVA 3-0 FIUME, 2 — Allo Stadio di Can-trida, la Quarnero, impegnata nel derby con la Lokomotiva, ha vinto facilmente Iliincontro per 3 ia 0. Hanno segnato per i quarnerini, nel I. -tempo, Giurimi e nella ripresa -per 2 volte Zidarič. Ha diretto ia partita ,l’arbitro Guardiamčič di Lubiana davanti a 1500 spettatori. La Quarnero, ohe ha letteralmente dominato -in campo, avrebbe potuto ottenere ima vittoria dal punteggio maggiore «se la -sua 'ala sinistra Drakuiic non avesse sbagliato due facilissime occasioni. D’altro canto, la Lokomotiva ha giocato gii ultimi imihuti del I. tempo, e quasi tutta la ripresa, in dieci uomini per una «contusione patita da Hast che aveva dovuto abbandonare il terreno di gioco. Skilj an, pai, ai 32’ del I. tempo, calciava a lato un facile pallone. gente per definire il vincitoT* e realizzati in numero pari dai -tiratori seek; delle due squadre. L’oscurità • uin’-imeomprenisiome sulle modalità dello spicco dei rigori, hanno impedito la conclusione regolare de.1-l'incontro, per cui molto probabilmente questo verrà annullato * sarà ripetuto. La domenica -calcistica della massima divisione nazionale ha visto svolgersi tre «oli incontri valevoli ai fini del cmapi-onato. L’Odrdd di Lubiana è incappato ancora una volta in -una «confitta in casa propria ed a opera dei Sarajevo, lasciando profondamente amareggiati i propri sostenitori. E’ infatti veramente imoompremsl-bile coline -inai l’Odxed, che pur «onta su un organico idi prim’ondine, non possa dare al suo gioco ita suffieente e costante rendimento. E sì che le eue ultime prestazioni contro il BSK e la Crvena izvezida, avevamo fatto intendere (die la «risi- iniziale era «tata superata e che mn nuovo periodo di attesa si sarebbe verificato. La sconfitta di domenica -ha riportato il -pessimismo e lo sconforto fra gli aportivi luhiamesi, «he si «tanno chiedendo quale sarebbe il rimedio per sanare la situazione in casa del-l’Odre-d. Un problema, come si vede, arduo peT cui la risposta non è facile. Ritornando all’incontro, è doveroso dire innanzitutto ohe la colpa della sconfìtta ricade eslcusivameute sull’attacco che ha rivelato un gioco distratto e privo di consistenza, con assoluta mancanza idi attitudine alla manovra d’assieme e all’efficacia del gioco. -Le individualità degli avanti odreidini, pur notevoli prese com« singoli, sono perdute in un marasma generale di tutta la linea, che ha finito per demoralizzare tutta la squadra. E’ merito delle sue retrovie se il punteggio è Stato mantenuto nei limiti idei minimo scarto che, d’altronde, avrebbe potuto essere colmato se Belcer non avesse sciupato precipitosamente un rigore. In ultima analisi, la vittoria dell’undici bosniaco è stata pienamente meritata per avere ì suoi nomini dimostrato un -impegno ed nn gioco d’assieme, specialmente all’attaicco, di gran lunga superiore a quello degli atleti di Ognjanov. LWaW dttmnova m ihta ut# nel campionato istriano «he questi siano poco obiettivi nelle relazioni di -partita. Parteggiano per uno o altro club, non mandano le relazioni in tempo al Centro Calcio, e, oltre a questo, non prendono in considerazione le punizioni inflitti« è agli arbitri -e dalla commiaaiome di disciplina. Così si ha il caso del giocatore Armando Pavat del Ciittamova che, sebbene espulso dal campo due volte, continua a giocare senza ohe il delegato alla partita premia i provvedimenti necessari. Tutto ciò non ponta ceni tarnende .ad un migliorameli-to del campionato. La commissione di disciplina non ha avuto un gran che da fare, ad ogni modo sono state inflitte delle punizioni: Mario Giiaichin (Dignano) ammonizione solenne, Claudio Bia-siol {'Dignano) nn mese di squalifica, rientro in gioco il 5. II. 1953. Buona l’i-niziativa dei dirigenti del Dignano, che. per ragioni d’indisciplina del loro giocatore Michele -Cicada, lo hanno punito con due mesi di sospensione. -Uin altro fattore, che i dirigenti del Di-gnano e del Verteneglio devono prendere in considerazione, sono i loro terreni di gioco, irregolamentari a fangosi, pieni di buebe, sui -quali i giocatori ai trovano in difficoltà. Con un pò idi buona volontà, da parte idei dirigenti ed atleti, si potrebbero evitare quesiti inconvenienti. E. K Il discorso di M. Djilas (Continua dalla 1 pagina) In Oocklemite ipensamo ora forse, che co*I tempo le «passioni isi plaohe-ratninq». Le mostre passioni può placarle soltanto la .'giustizia e il rieo* no-seimeinjto ideila parità.