ANNO XXI. Capodistria, 16 Aprile 1887. N. 8. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA E«ce il 1* ed il 16 d'ogni mei». ASSOCIAZIONE per un anno fior. 8; «emeitr» • quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti li riceiono pieno la Redaiion». L'Istria a Kandler Come abbiamo altra volta annunziato, iniziatore il Municipio di Capodistria e col concorso di altri principali Municipi istriani, fu eseguito dal valente nostro concittadino Bartolomeo Gianelli il ritratto dell'illustre storiografo ed archeologo Dottor Pietro Kandler per offerirlo in dono alla patriottica e benemerita Società istriana di archeologia e storia patria. Ciò che poi annunziamo oggi è la consegna fatta nel giorno 28 dello scorso marzo alla predetta Società dello stesso ritratto, consegna eh' ebbe il carattere di una solennità, benché modesta, assai interessante e commovente, quando si sa che alta importanza abbiano oggi in Istria gli scritti storio grafici e archeologici di quell'istancabile e perspicace lavoratore che fu Pietro Kandler di Trieste. L'onore della consegna toccò al nostro egregio podestà Giorgio Cobol ed all' onorevole avvocato, consigliere municipale, Dottor Augusto Gallo. — E qui lasciamo la parola al periodico L'Istria, che ci dà la relazione ne' suoi particolari : «Portata la cassa (così V Istria), contenente il ritratto, al Museo provinciale, e levatone il coperchio alla presenza dei Direttori della Società storica trovantisi a Parenzo, dell' ili. Capitano prov. comm. Dott. Vidu-lich, dei signori Assessori giuntali, dell' ill.mo Podestà di Parenzo sig. Francesco Sbisà, e di qualche altro signore, il Podestà di Capodistria diede lettura della lettera colla quale il Municipio accompagnava il dono : "Spettàbile Direzione, "Ancora sullo scorcio dell' anno decorso mi cadde in animo di fare omaggio modesto alla venerata memoria dell'archeologo Dottor Pietro Kandler, il quale deve la sua fama all' illustrazione dell' Istria, come questa alla di lui profonda dottrina attinse i titoli più splendidi della sua civiltà secolare. "Affatto alieno dall' idea di rendere a quell' illustre il tributo condegno di onore, che gli sarà dedicato, quando che sia, dalla riconoscenza degl'Istriani, mi proposi unicamente di conservarne ai posteri le note sembianze, valendomi del pittore concittadino Bartolomeo Gianelli, legato al compianto archeologo da amichevole consuetudine. E pensai che il ritratto non potesse trovar Articoli comunicati d'interesse general» li stampano fra* tritamente. — Lettera • denaro franto alla Bedaiione. — Un nnmero leparato «oidi 15. — Pagamenti anticipati. posto più acconcio e cospicuo che presso cotesta benemerita Associazione, la quale con tanto onore e profitto segue le orme sapienti dello storico insigne. "Con questo mio proponimento feci capo agli egregi Podestà delle principali città e borgate istriane ; e grazie al loro nobile consentimento ed al generoso appoggio, m1 arride ora la compiacenza della meta raggiunta. Aderirono pronte con plauso e con oblazioni le città d'Albona, Buie, Capodistria, Dignano, Grisignana, Isola, Montona, Muggia, Orsera, Parenzo, Pirano, Pisino, Pola, Rovigno, Valle, Visignano e Visinada. "Onde a nome di queste nostre città sono ora lieto ed onorato di consegnare in dono a cotesta spettabile Associazione il ritratto ad olio del Dottor Pietro Kandler, entro decorosa cornice, perchè ne sia fregiata la sede sociale e riviva così sulla tela l'immagine di Lui ove ognora ammirato risuona il Suo nome. "Cotesta spettabile Presidenza si compiacerà accusarmi ricevimento del dono e gradire intanto le proteste della profonda mia stima e piena osservanza., A queste belle parole rispondeva brevemente, l1 on. Avv. Dr. Amoroso, Vice-Presidente della Società, ed in assenza del rispettivo Presidente. Riuscire il gentile pensiero del Municipio di Capodistria doppiamente gradito, anzi tutto per la larga partecipazione dei Municipi istriani che vollero in tal guisa manifestare le loro simpatie verso la novella Associazione ; ed in secondo luogo per vedere resa ben dovuta onoranza ad un uomo d'alti meriti e d'incontestata dottrina. Sarà quindi tanto più tenuta la Direzione di seguire sempre le orme sapienti di quell' infaticabile ingegno che fu Pietro Kandler, la cui non breve esistenza fu tutta dedicata a rilevare ed illustrare le sacre memorie dell' imperitura nostra civiltà italiana. Riservandosi poi di accusare in iscritto la consegna del ritratto, ringrazia sentitamente anche una volta l'ili. Podestà di Capodistria. Il quale, volgendosi quindi al collega Podestà di Parenzo, e stringendogli forte la destra con ambo le mani, disse toccanti parole sull' unione e concordia che devono, come in questo incontro, legare sempre tutti i Municipi dell' Istria ; augurio che venne gradevolmente accolto dall' onor. Sig. Sbisà, siccome quello che in quel punto rappresentava tutti gli altri Municipi della nostra provincia. Così ebbe fine la modesta ma commovente cerimonia della consegna del quadro rappresentante Pietro Kandler ; e noi non sapremmo trovare termini adatti per encomiare bastantemente il sempre illustre Municipio di Capodistria, come per lodare adeguatamente il suo benemerito Podestà; e non tanto per il dono fatto al Museo prov., quanto per la nobile e patriottica idea di "far ai passati onor„, Il Municipio di Capodistria riceveva poi dalla Direzione della Società istriana di archeologia e storia patria il seguente atto di ringraziamento : Parenzo li 6 Aprile 1887. Illustrissimo Signore, In gradito riscontro della pregiata Nota dd. 27 marzo a. c. N. 667, colla quale la Signoria Vostra Illustrissima compiacevasi di accompagnare in dono il ritratto ad olio dell1 illustre e benemerito Dottor Pietro Kandler a questo Museo archeologico provinciale, la sottoscritta Direzione, mentre non sa trovare adeguate espressioni a ringraziare debitamente, non può non sentirsene ancora grandemente edificata e commossa. Delicatissimo, invero, ed animato ad alta sapienza civile il concepimento di Vostra Signoria Illustrissima di togliere dall' oblio a noi viventi, come ai futuri, le note sembianze di quell' infaticabile indagatore e ravvi-vatore di feconde carte e di ogni sorte di monumenti antichi, quale si fu il Kandler, come fu ottimo consiglio di eternare oggi, coli'arte divina della pittura, l'umano valor di colui che ricorda, con irrefragabili e imperituri testi, l1 etnografica fisonomia di questa terra e la passata sua civiltà, mantenuta pur sempre incolume attraverso le mille peripezie di lunghi secoli. L' effigie del Kandler impertanto — come il grido de' più illustri nostri padri, che ogni giorno si sprigiona da terra a ricordarci quali fummo e quali dobbiamo mantenerci — giunge adunque opportunissima a percuotere più vivo nell' animo degli Istriani tanta parte di codesto grido ; nè sarà abbastanza encomiato Chi, onorando un grande estinto, s' avvisa a risvegliare al tempo stesso sentimenti sì elevati e generosi. La pronta partecipazione quindi di tanti cospicui Municipi istriani all' opra pietosa e patriottica, se da un canto attesta la nobil fiamma che tutti e sempre li accende, riesce d' altra parte d'inesprimibile compiacenza a questa Società di archeologia e storia patria, siccome quella che per comune consenso veniva dai medesimi reputata meritevole di accogliere e conservare il prezioso dono. Voglia perciò, Illustrissimo Signore, rendersi pronto ed efficace interprete appo tutti e ciascuno i Municipi contributori, della vivissima riconoscenza e delle più squisite azioni di grazie della Società prenominata — affermando parimenti in tutti ed in ciascuno il convincimento che dessa, forte del loro ambito appoggio, si sentirà tanto più pronta a seguire con lena costante la via fin qui tracciata, che è quella appunto cui nè primo nè solo, ma valorosissimo fra i molti, percorse il Dottor Kandler. Nè voglio dimenticare ancora i due capodistriani : il distinto pittore signor Bartolomeo Gianelli, autore dell' opra veramente artistica del quadro, e così pure il bravo intagliatore della cornice, il signor Godigna; ai quali Lo si prega di esprimere tutta 1' ammirazione, ed al primo particolarmente, per essersi tanto bene inspirato all'altissimo subbietto. Aggradisca, infine, Illustrissimo Signore, i sensi di particolare ossequio | col quale la sottoscritta Direzione si onora di raffermarsi Il Presidente II Segretario Carlo de Franceschi D.r Marco Tamaro DIGRESSIONI*) Chiesa dei ss. Vito e Modesto 13) La chiesa dei ss. Vito e Modesto, sulla quale, secondo mi assevera il Marsich, avea il diritto di patronato la nobile famiglia Ingaldea, si ergeva — v. Naldini op. c. pg. 159 (recie 165) — nel rione o Porta Busterla ed era non molto distante, secondo lo stesso Marsich, da quella di s. Margherita, eretta questa sugli archi della porta omonima — v. uv\YIstria del Kandler I 66, 67 l'articolo del Pusterla Chiese in Capodistria nel secolo XVIII pg. 270 c. I — o, come anche si disse, Nuova. Perchè Porta Busterla o Pusterla — Postierla, Postérula -— viene ad essere fra quelle Pre-toreo o Pretorio — nell'articolo altrove citato dell'issa del Kandler I 78, 79 si chiama Petronio, ma Pretorio nel recente opuscolo del Pusterla per l'ingresso del vescovo ; nel Naldini op. c. pg. 158 (recte 164) Petrorio per errore forse di stampa ; nei Libri de1 Consigli trovo scritto Peror assai di frequente, ma anche Perore, poi f'erroris, Petroria, Praetorii, e questa credo la ve,va. forma — od Ognissanti e Nuova, la quale ultima più tardi con quella del Ponte ne formò una sola nomata ancor sempre del Pont« o Ponte piccolo — v. Istria del Kandler I 78, 79 e digressione 3 fine —. Quantunque il Pusterla nel citato articolo sulle chiese e nell' opuscolo per l'ingresso del vescovo di nuovo le disgiunga e le distingua nominandole nell'opuscolo Nuova o S. Margherita e Bel Ponte o Della Muda. Più precisamente che ne' due scritti or citati, nel primo dei quali dice che nel giorno natalizio de' suoi titolari eli' era decorata di publica processione, il Pusterla mi designa per lettera il sito di questa chiesa così: "La chiesa dei ss. Vito e Modesto si ergeva in Brolo, nel punto ove questa piazza si tocca con Porta Pusterla, attigua al vescovato e alla casa Gravisi, sovra una parte dell'area occupata oggi dalla casa De Mori., E aggiunge che in essa gli abitanti della contrada Pusterla tenevano le lor vicinie. E che il vescovo forse desiderò la menzionata funzione si tenesse in questa chiesa per non esporsi, recandosi al duomo, all' aria aperta., Io poi in fondo a questa digressione vorrei raccomandare a qualche amoroso delle patrie cose di far riprodurre in litografia le due piante della città, da me accennate nella digressione 3 ed altrove, esistenti al *) Vedi i numeri 20 e 21 — La colonna di Santa Giustina ; 22, 23, 24 an. XVIII; 2, 3, 6, 7, 8, 9, 11, 13, 14, 15, 16, 20, 22, 24 an. XIX; 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 20, 21, 24 an. XX ; 1, 2, 3, 4, 6, 7 an. XXI — Digreisioni. Municipio, l'antica e la nuova. Certo farebbe opera utile e pia. Nè perderebbe i suoi denari: chè bramerebbero molti di vederle appese alle pareti delle loro stanze, eruditi e non eruditi. (Continua) Annunciamo anche noi, con vivo dolore, la morte di Drago Carlo Pòpovich, capitano mercantile, avvenuta in Roma il primo del mese scorso. Egli era padre dell' ottimo nostro amico Dottor Eugenio, triestino, avvocato e pubblicista, conosciuto da parecchi istriani perchè e a Trieste e a Capodistria dimorò a lungo. Il compianto trapassato discendeva da un' antica famiglia di uomini d'azione, fieri amatori di libertà; fu quindi d'animo aperto, leale, indipendente. Giovane, prese parte alla guerra dell'indipendenza ellenica e a Navarino con due legni di sua proprietà die' saggio del suo ardire, combattendo a fianco delle flotte francese, inglese e russa. Mantenne relazioni amichevoli con distinti personaggi, specie a Parigi, Londra, Brusselles, Anversa e nelle principali città d'Italia ; e dovunque fu apprezzato per la saldezza del suo carattere e per la squisita affabilità de' suoi modi. Ai funerali presero parte rappresentanti del Corpo diplomatico, ministri, moltissime signore e i molti triestini dimoranti in Roma, mostrando così l'alta stima che godeva il defunto e il compianto che ne seguì per la sua dipartita. All' egregio nostro amico, Dottor Eugenio, le più sincere condoglianze. Contro la peronospora Riportiamo da una corrispondenza torinese 9 aprile alla Perseveranza : Il timore che anche quest' anno si riproduca e si estenda il malanno della peronospora, tanto più che la stagione piovosa minaccia prolungarsi oltre il bisogno, ha fatto sì che Ministero, Associazioni agrarie e tecnici si occupassero per tempo della grave quistione, procurando di risolvere i dubbi rimasti in sospeso dall'annata precedente. La Commissione che il Ministro Grimaldi nominava sul cadere dell' autunno non ha potuto prendere ancora alcuna seria deliberazione in proposito, e solo in questi ultimi giorni riunivasi a Roma per esaminare i lavori presentati da viticoltori e studiosi della materia intorno al modo scientifico e pratico di combattere il mildew e di curare in ogni caso le uve che ne soffersero. Già però il Congresso di Firenze aveva posto in chiara luce la bontà del rimedio usato dai Francesi, il solfato di rame, sia liquido che con polvere, più efficace assai del latte di calce, ormai forse troppo screditato, dopo essere stato per un momento portato alle stelle. E siccome non in tutte le località riesce nella estiva stagione di somma comodità l'adoperare i liquidi cuprici per mancanza di acqua, così presso i viticoltori va diventando popolare l'uso delle polveri cupriche, composte di zolfo e di rame, sottoposte a reazione acida, perchè abbiano maggiore efficacia contro le crittogame, oidium e peronospora. Sull'innocuità poi del rimedio nel vino e in chi lo beve non è più il caso di ripetere il già detto. Per temperare la energia di queste polveri cupriche, ove si unisce allo zolfo dal 5 al 10 % il solfato di rame, il nostro Circolo enofilo fin dallo scorso anno propugnava di aggiungere il 20 % di gesso o di polvere di strada, mercè la quale, la polvere, ossia la miscela siliceo-cuprica, rimane più aderente alle foglie delle viti, ed anche i più timorosi in fatto di rimedi di tal genere non hanno più a dubitare che possano avvenire avvelenamenti, come se ne faceva correre la voce dai soliti allarmisti. Chi infine ha la possibilità di servirsi di pompe inaffiatrici a polverizzatore, come la Garolla, l'Allemandi, la Balestrazzi, la Barbera, adoperi il liquido Andoynaud, che è poi l'acqua celeste dei farmacisti, col 2 % di solfato di rame e il 2 % di ammoniaca ; farà economia di spesa e mano d' opera e andrà immune ne' suoi vigneti da qualsiasi infezione crittogamica. Ben inteso che queste medicazioni preventive si fanno dopo spuntate le prime gemme e innanzi alla fioritura; si ripetono dopo il taglio del frumento, quando i grappoli sono comparsi sui tralci e per ultimo in agosto, quando 1' uva incomincia a nereggiare. La Commissione per lo studio dei metodi intesi a combattere nel Regno d'Italia la Peronospora è così composta : Presidente — Prof. comm. Adolfo Targioni - Tozzetti, direttore della R. Stazione di entomologia agraria in Firenze. Prof. Giovanni Briosi, direttore del Regio laboratorio di crittogamia agraria in Pavia. Prof. comm. Gaetano Cantoni, direttore della R. scuola superiore d' agricoltura in Milano. Prof. Michele Carlucci, direttore della Regìa scuola di viticoltura e di etnologia di Avellino. Prof. Domizio Cavazza, direttore della Regia scuola di viticoltura e di etnologia in Alba. Prof. cav. G. B. Cerletti, segretario della Società generale dei viticultari italiani. Dott. Enrico Comboni, professore di chimica nella R. scuola di viticoltura e di etnologia in Conegliano. Prof. Orazio Comes della R. scuola superiore d'agricoltura di Portici. Dott. Giuseppe Cuboni prof, di patologia vegetale nella R. Scuola di viticoltura e di enologia in Conegliano. Conte Giuseppe di Rovaseuda, presidente del Comitato centrale ampelografico. Dott. comm. Nicola Miraglia direttore generale dell' agricoltura. Dott. Romualdo Pirotta, professore di botanica nella Regia Università di Roma. Dott. Francesco Segapeli, direttore della R. Scuola di viticoltura e di enologia in Catania. Dott. Vittorio Nazari segretario. Ed ecco l'ordine del giorno della prefata Commissione. 1. Esame del materiale raccolto dall'Amministrazione, relativamente alla diffusione presa dalla peronospora viticola nel passato anno ed ai mezzi usati per combatterla. 2. Modo più opportuno per dare conoscenza agli agricoltori dei risultati ottenutisi fin qui, in Italia ed all'Estero, dagli esperimenti dei metodi più consigliati a combattere la peronospora viticola. 3. Se e quali ulteriori studi ed esperimenti si debbano eseguire nel corrente anno. Cose locali Inatteso, e quindi più gradito, comparve nella scorsa settimana un racconto dell' egregio nostro concittadino ed amico, Dottor Domenico de Manzoni. Il titolo — che sarebbe inutile riportare perchè a quest' ora il libro sarà stato letto e in provincia e fuori con avida curiosità e giustificato interesse — è La stanzetta misteriosa. Nitida, corretta, elegante n' è la stampa, eseguita in Trieste dalla valente tipografia triestina editrice. Nel prossimo numero la recensione del nostro collaboratore prof. Paolo Tedeschi. Diciamo ora soltanto che un libro, pari a questo, lascia in tutti il desiderio di vederne uscire un altro dalla penna brillante e castigata di chi si fece conoscere per parecchi anni colto, sagace ed esperto direttore del periodico L'Unione, che ancora oggi è ricordato da tutti con simpatia ed onore. Rappresentanza comunale. Seduta 16 marzo 1887, ore 11. ant. poiché rimase deserta per difetto di numero legale la convocazione del giorno precedente. Presidenza: Il podestà sig. Giorgio Cobol; presenti 15. rappresentanti. Approvato il protocollo della seduta 12 gennaio p. p. il presidente partecipa la visita dell'illustre De Amicis alla nostra città la sera del 3 febbraio u. s. e la di lui sentita gratitudine per le affettuose accoglienze ricevute ; — 1' adesione data in via telegrafica dall' on. Avv. Gambini al recente deliberato contro l'azione partigiana della curia vescovile ; — gli atti di ringraziamento del rev.mo mons. vescovo di Parenzo-Pola per l'oblazione di f. 110 raccolti in città, a cura del Municipio, in favore di questo Convitto Diocesano e per l'abbuono del dazio comunale di consumo, accordato all'Istituto medesimo per l'anno corr. ; — la sovvenzione di f. 500 assegnata dall'inclita Giunta provinciale per provvedimenti d' acqua potabile nel villaggio di Berto-chi; — il prossimo arrivo di due potatori d'ulivi dal Pisano allo scopo di dare dei saggi di potatura in seguito a disposizione del Consiglio Agrario Provinciale ; — la ricostituzione del comitato revisore dei consuntivi comunali colla nomina dell'on. BeHussich a presidente e dell'on. Yascotti a relatore ; — la delibera per l'affittanza triennale della peschiera com. di Villisano a Nicolò Degrassi fu Sebastiano d'Isola verso 1' annuo importo di f. 41 ; — 1' assunzione in servizio provvisorio del cursore Stefano Chersa ; —• l'incendio a tempo domato la mattina del 6 febbraio p. d. nella casa al N. 1119 di Callegaria, e l'acquisto di nuovi attrezzi perla spegnimento. Deliberando sugli argomenti all'ordine del giorno al 1. punto vengono acclamati gli on. A. Marsich fu Dom. e G. Martissa-Carbonajo a fiduciari della Commissione di leva e gli on. G. Furlanich fu Matteo e P. Rasman di Matteo a sostituti. 2. punto. Si fa luogo parzialmente all'istanza di L. Poli abbuonandogli metà del debito arretrato per titolo affittanza dei fondi comunali appiedi del Belvedere prò 1884 ed 85. 3. punto. Viene approvato senza discussione il conto preventivo del civ. Asilo infantile per l'anno 1887 coli'introito di f. 1296.50 e coli'esito di f. 1298. 4. punto. Si conferisce 1' approvazione di legge al bilancio preliminare delle Scuole popolari di Capodistria prò 1887, che presenta un' entrata di f. 2106.45 ed un'uscita di f. 2110; — così pure resta approvato il preventivo della Scuola popolare di Lazzeretto per l'anno corr. per un introito di f. 382.59 ed un esito di f. 381. L'on. Vascotti vorrebbe che il Consiglio scolastico locale si rivolgesse al Consiglio scolastico provinciale perchè prescrivesse ai maestri delle scuole popolari di instillare negli allievi sentimenti di amore e di concordia reciproca fra le nazionalità differenti della Provincia. Il podestà e 1' on. Ing. Gambini trovano superfluo tale provvedimento per quanto riguarda questo Comune locale ove finora gli abitanti di Lazzeretto ed i cittadini vissero in perfetta armonia. L'on. Vascotti dichiara d'aver mirato colle sue parole a tutta la provincia e raccomanda in questi sensi il suo desiderio alla Presidenza. L'on. Ing. Gambini interpella il presidente circa 10 stadio in cui si trovano le pratiche per insediare in un' abitazione più comoda la scuola di Lazzeretto, e gli risponde esaurientemente il podestà. 5. punto. A sensi di legge la Deputazione chiede sanatoria per il sorpasso di f. 572.79 al titolo Spese per provvedimenti sanitari adottati durante l'infezione colerica dell' anno decorso. La Rappresentanza dispensa 11 presidente dal darne reso-conto e vota a pieni voti la sanatoria assieme ad atto di viva gratitudine verso 1' esecutivo e la commissione sanitaria straordinaria per le proficue e zelanti loro prestazioni nel combattere il morbo. Eletti finalmente gli on. A. Marsich fu Dom. e G. de Gravisi per la firma del verbale, il podestà chiude la seduta alle ore 12 merid. Da alcuni giorni i potatori d'ulivi Camillo Falconi e Gianni Deni di Montefoscolo nella provincia di Pisa, lavorano negli uliveti dei nostri dintorni. Come è già noto, i potatori d'ulivi del Pisano, furono fatti venire nella nostra provincia dal Consiglio agrario provinciale, allo scopo di dar saggio dei sistemi in uso nella loro patria, rinomata e per la coltura dell'ulivo e per gli olii che produce. Tutti ammirano, non diciamo la lingua, che già si sa quanto sia dolce e gentile, ma i modi cortesi di quei campagnoli, e la prestezza del lavorare. Intorno al merito del lavoro non ci azzardiamo ancora pronunciare giudizii senza avere raccolte molte opinioni dai pratici ; certo è che se non tutte le pratiche del Pisano sono applicabili da noi, molte si dovranno accettare ; e sul principio di massima, che gli ulivi nostri vanno tenuti meglio di quello che si pratica ora, tutti saranno d'accordo. L'altro giorno furono qui a vedere il lavoro dei potatori, il signor prof. Hugues direttore dell" istituto agrario provinciale, ed i signori maestri di agricoltura ambulanti, Volpi e Percauz. Bollettino statistico municipale di Marzo 1887. Anagrafe. — Nati (battezzati) 25; fanciulli 11, fanciulle 14; — Morti 24; maschi 9 (dei quali 2 carcerati), femmine 8, fanciulli 3, fanciulle 8 al di sotto di sette anni, nati morti nessuno. — Trapassati. 1. Michelich Adelaide fu Matteo, d'anni 54; Scher Tomaso fu Vincenzo, d'anni 50 — 2. Parovel Nazario fu Nazario, d'anni 83 — 4. Schergat Anna di Giovanni, d' anni 10 _ 6. Garetta Antonia fu Giacomo, d'anni 87 — 9. Gravisi Do- ralice fu Giuseppe, d'anni 64 — 12. Lonzar Nazario fn Biagio, d'anni 78 — 14. Parovel Giovanni di Andrea, d'anni 34; Pobega Maria fu Antonio, d'anni 54 — 15. Lana Lidia di Cipriano, di anni 10 — 17. Brovedan Leonardo fu Antonio, d'anni 73 — 18. T. P. (carcerato) da Cilli, d'anni 61 — 21. Manto Elena fu Bi-tuni, d' anni 78 — 22. Blasetich Antonio fu Francesco, d' anni 9 — 24. D. S. (carcerato) da Kuè nel Montenegro, d'anni 46 — 26. Busan Caterina fu Nazario, d'anni 66 — 28. Destradi Rocco fu Giacomo, d' anni 80. Più fanciulli 3, fanciulle 8 al di sotto di sette anni. — Matrimonii : 0. — Pollila. Denunzie di polizia sanitaria 2 ; per ferimento 2 ; per contravvenzione al regolamento sulla caccia 1 ; arresti per furto 5 ; per calunnia 1 — Sfrattati 12. Usciti dall' i. r. carcere 18, dei quali 5 dalmati, 3 istriani, 4 triestini, 1 goriziano, 2 tirolesi, 1 carniolo, 1 stiriano, 1 carin-tiano. — Insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 6 ; per ettolitri 59, litri 26, prezzo al litro soldi 40. — Certificati per spedizione di vino 6, per ettolitri 3, litri 0; certificati per spedizione di maglioli di viti 3 per 2100 pezzi ; di pesehi e ciliegi 1 per 9 pezzi; per trasporto di mobili 1; certificati di morale condottai; libretti di lavoro estradati 3; nulla osta per 1' estradazione del permesso di viaggio marittimo 7, per carta di legittimazione 1, per passaporto 1, per porto d'armi 2. — Animali macellati: Buoi 49 del peso di chil. 10370, con chil. 763 di sego; vacche 9 del peso di chil. 1225, con chil. 80 di sego; vitelli 32, castrati 1, agnelli 2. — Licenze di fabbrica 0 ; industriali 1 per vendita al minuto di vino e cibarie. Bollettino mensile delle malattie zimotiche Capodistria — Angina difterica : rimasti dal mese precedente 2, colpiti in marzo 10; assieme 12; guariti 6, morti 3, rimasti in cura 3. — Lazzaretto : Angina difterica, colpiti 5 ; guariti 3, morti 2. Appunti bibliografici Prose e poesie edite ed inedite di Jacopo Andrea Contento da Pirano raccolte per cura del Dr. Felice Glezer da Bovigno. Parenzo, Coana 1887. È un' opera pia, è una raccolta degli scritti di un giovane che ha lasciato desiderio di sè in quanti lo conobbero; commovente in modo speciale la memoria di un giovane al giovane amico. Questo volume adunque somiglia ai fiori necrologici che una famiglia fa raccogliere a conforto del dolore e un po' anche per legittima vanità. Ma fermi là; le opere pie, gli affetti gentili non sono sempre opere d' arte. Certo il Contento fu un ot- timo giovane, che col tempo, studiando ed ordinando le sue idee, sarebbe diventato un buon autore: questi scritti però editi ed inediti, non accrescono la fama letteraria della nostra provincia. La novella per e-sempio Amore e morte, (ha detto bene l'amico M. T. nell'/sin'a), non si può leggere senza un senso di disgusto oggi; nè mai aggiungo io. E maluccio stiamo anche nei versi: un continuo montare sui trampoli, aspirazioni vaporose, esclamazioni, proso-popeje, apostrofi. Ecco nei brani sull' Istria, che gli ammiratori passati e presenti ritengono un mezzo capolavoro, subito un' esclamazione, un salve, un gonfiar lo stile con le metafore e con le frasi fatte: — Salve o Fola, il tempo non t'invola la vetusta corona; sul naufragio dei secoli è la tua gloria galleggiante ecc. ecc. — E versi come i seguenti: — Del Coliseo Romano sì distrutto — Che inghir-landandol' d' aureo o argenteo velo — ecc. ecc. ci fanno esclamare : benedette quelle donne che bruciarono tutto per paura della polizia austriaca. Non dunque sicurezza di stile, non eleganza, e meno che meno altezza e profondità di pensieri traveduta dalla pietà dell' amico. Anche, si aveva a curare meglio la lingua dagli amici e collaboratori; per esempio, due errori di ortografia in quattro righe di prefazione vidde ed eccittare sono troppi, a dir vero. Questo si chiama parlar chiaro, senza portare barbazzale per nessuno. E non già per voglia di fare l'aristarco, ma per amore schietto alla gioventù istriana, studiosa del passato, sostenitrice del presente e vigilante 1' avvenire, alla quale il libro è dedicato. Pace ai morti, sì, ma anche luce ai vivi per Dio ! Ed io non vorrei che con questi esempi mi si sciupasse la gioventù, speranza legittima e santa del paese. Il povero Giacomo, che si presenta a modello, non fu in ultima analisi che uno spostato. Andò a Venezia per istudiare pittura; ma invece di dedicarsi tutto all' arte e rispondere così alle speranze de' suoi mecenati, si sentì invece invaso da uno strano amore della gloria letteraria, e si dedicò tutto ai libri, perdendo un tempo prezioso e guastandosi così la salute. E poi sentite che studi ! „Ritornato dal teatro alla sera, si poneva subito a scrivere il sunto della commedia o dramma sentito, aggiungendovi talvolta le proprie impressioni ! " Non è da meravigliarsi adunque se, ritornato dall' Accademia in Istria, non abbia saputo fare niente di meglio che uno sgorbio di ritratto, ed abbia quale memoria del celebre assedio del 48 riportato una pianta della città nella quale avea segnato con una linea sin dove arrivavano le bombe, come con tutta ingenuità ci raccontano i compilatori. Il povero Contento fu vittima del vaporoso, nebuloso romanticismo de' suoi tempi; e non dico del romanticismo vero e sano, quale fu definito dal Tommaseo: — "Il complesso delle idee e dei sentimenti necessari a rendere la letteratura rappresentante i propri tempi, e popolare „ — e meno che meno del robusto romanticismo del Manzoni, grande creatore di tipi e maestro del sano realismo. Rammentino i giovani specialmente che il meglio è nemico del bene, e ognuno potere essere utile alla patria nella modesta sua condizione, e che il lasciarsi trasportare da sogni di gloria ci snerva e ci fa cascare anzi tempo per via con un carico di stipa e di spine sulle spalle, allontanandoci così dalla vera strada che sarebbe stata la nostra e dal renderci utili alla famiglia e al nostro paesello, con la coscienza, morendo, di lasciare buona memoria di noi, senza la smania, ormai volgare, del ritratto e della statua. Non piccinerie, non idee grette sopra tutto : e non credano i giovani che la patria si occuperà di noi un giorno per indagare quanti metri larga e quanti alta era la camera nella quale siamo nati, e la culla di che legno formata, e quali i primi nostri balocchi e se di Norimberga o di fabbriche nazionali ecc. ecc. In ogni modo teniamo conto, lo ripeto, della pietosa intenzione. L'Istria però non difetta d'illustri morti di fama italiana ed anche testé fu degnamente rappresentata da un' opera edita a Milano, e non vi aggiungo parola. E se il sig. Glezer e soci hanno il desiderio di far rivivere anche nomi minori, potrebbero farlo benissimo, ma in altro modo però, che mi permetto di suggerire. Si dovrebbero raccogliere gli scritti migliori di autori di un dato tempo e di una data epoca, ma sempre con un intento unitario, perchè si vedesse il movimento letterario, la vita della provincia, le speranze ed i dolori. Se avessi tempo, (e questo dico non per propormi a modello, ma per eccitare gli altri a far meglio), vorrei trattare degli scrittori nostri o estranei, residenti a Trieste, tra il quarantotto ed il sessantasei, e che stettero sulla breccia, dopo spenta La Favilla, per difendere nella capitale il sentimento nazionale. Tra questi si avrebbe a rammentare l'O-planich da Parenzo, affetto, come quasi tutti gl' I-striani di quel tempo, di cormentalismo e di cam-panilite acuta, e che fu maestro di lettere per molti anni a Trieste e buon rimatore, ora dimenticato del tutto, e poi Orazio Colombani, il Tagliapietra e il Madonizza, e tra i veneti Don Giovanni Pan- ciera, G. B. Bortoloni, e Michele Buono, beli' ingegno tuttora vivo e verde, spero; e il Jàger, e 1' ottimo Girolamo Fanti, di cui il Tommaseo argutamente scrisse che "non fu creatore nè servo di nessun sistema„ — il Rachelli, l'Occioni, letterati e maestri di vaglia all' ombra del patrio mellone. E non dovrebbero dimenticarsi molte poesie inedite tuttora del Dr. Francesco Combi, che fu poeta vero e del quale rammento certi sonetti storici che non mai videro la luce. Con questi nomi opportune-mente scegliendo, si potrebbe anche oggi stampare un bel volume : queste le fronde sparte che una ben intesa carità patria dovrebbe eccitare gl'Istriani a riunire anche oggi, stimolo ai giovani a ben fare e a far meglio con saldo volere e con virilità di propositi. Monsignor Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona. Liberalismo ed equivoci. Cremona presso Maffezzoni librajo, IL edizione, 1887. Dall' Istria e da Trieste a Cremona non è il salto di Leucade. Rammento il vescovo di Trieste Rodolfo Pedrazzani dei Morandini da Robecco nella diocesi cremonese, Protonotario Apostolico e Canonico di Cremona, nominato vescovo tergestino nel 1304, ed al quale si deve il restauro dell' episcopio e del Duomo, (') ed il trasferimento di una colonia di agricoltori da Soncino nella villa vescovile di Servola. Altri tempi, altri costumi ! Monsignor Bonomelli, onore e lume dell' episcopato lombardo, ha testé stampato una dotta pastorale, che mi affretto ad additare a miei comprovinciali. Sulla breccia da molti anni, a difendere con le poche mie forze, e nei limiti delle vigenti leggi, la nostra nazionalità, ed a mostrare il progresso ed il movimento del pensiero italiano, credo mio dovere di far conoscere un nuovo indirizzo, ed una consolante tendenza del clero a nobili sentimenti di patrio amore, e che col tempo porterà certo ottimi frutti e ci indurrà alla sospirata unione delle due autorità, che è il desiderio di tutte le menti veramente forti, e dei cuori ben fatti. E Monsignor Bonomelli non è solo alla nobile opera; Monsignor Scalabrini di Piacenza, Monsignor Bersani vescovo Coadiutore di Lodi ed altri ancora sono a capo di questo movimento contro gli intransigenti ed il fariseismo di una gran parte del giornalismo, così detto cattolico. L'illustre vescovo spiega prima il significato (') Ho già scritto di questo prelato nella Provincia, nel Pungolo della Domenica (Milano, 17 agosto 1844) e nell'Archivio Lombardo dello stesso anno. della parola liberalismo, e ci vede il complesso di certi principi e di certe libertà in quanto eccedono e tendono ad eccedere la giusta misura. In ciò, ci perdoni 1' egregio prelato, tutti non saranno d' accordo con lui, perchè vi può essere un amore di libertà o di liberalismo, (non facciamo questioni di parole), che non eccede la giusta misura. Verissimo che la desinenza in ismo indica la tendenza ad eccedere; ma liberale, può essere un uomo amante della libertà ne' suoi giusti confini, e liberale si mostra davvero auche il vescovo stesso nelle pratiche applicazioni de' suoi principi. Egli stesso si affretta a dare un giusto valore alle sue parole. ^Preghiamo i lettori, scrive Monsignore, a por bene mente che noi parliamo sempre del liberalismo qual sistema politico-religioso, non inai dei liberali o delle persone cho lo professano, perchè sappiamo, (e ci è caro il riconoscerlo), che vi sono molti e-gregi uomini, i quali, professandosi teoricamente liberali, e propugnandone francamente tutti i principi, in pratica sono, non pure uomini onesti, ma ottimi cristiani." Così la difesa del sillabo, che a primo aspetto urta, e sembra avversare le conquiste della moderna civiltà, procedendo nella lettura si chiarisce. La logica stringente del Bonomelli ci ha già per metà conquistato, la moderazione sua, e il criterio nel-i^p/icare i rigorosi principi finiscono col trionfare fortemente e soavemente di noi. Così ad una ad una accettiamo le sue dottrine. Non esiste libertà assoluta di culto e di religione? Attenti, si ragiona del principio in sè, teoricamente considerato, non della sua pratica applicazione. Non esiste libertà di pensiero e di coscienza ? Il pensiero moralmente non è mai libero dinanzi alla verità, la coscienza non è mai moralmente libera dinanzi al dovere. Ma non vi ha forza materiale ed esterna che possa costringere il pensiero e la volontà; e il vescovo lo concede. Qui sta la differenza, tra la sana dottrina del vescovo che salva i principi, ma vede non essere sempre possibile la pratica applicazione di quelli, e P intolleranza, la prepotenza, il fariseismo di molti che vorrebbero d'un tratto governare il mondo con quelle teorie, dimenticando la discrezione e P umana prudenza. Liberalismo ed equivoci; qui sta la questione. Errori di qua, e di là: medius tutissimus ibis. Se anche l'illustre prelato non deduce sempre tutte le conseguenze de' suoi principi, il lettore messo sulla buona via le trova da sè. Per esempio — la separazione dello Stato dalla chiesa è ateismo sociale e legale. E sia: certo che i due poteri si esercitano sullo stesso soggetto ; dunque ci devono essere dei punti di contatto. Ma ci sono tempi nei quali questa separazione è una necessità, e la si deve ammettere in pratica per evitare danni maggiori, come si deve ammettere la libertà di culto, di stampa ecc. ecc. Certo anche il grande Cavour con la forinola famosa non intendeva di stabilire un canone universale, una regola per tutte le generazioni future ; ma un modus vivendi per vincere le gravissime difficoltà, insorte fin da quando Monsignor Franzoni Arcivescovo di Torino intimò guerra allo Stato, come tutti rammentano, per la famosa legge Siccardi, che toglieva al clero le immunità ed i diritti d'altri tempi, coi quali era impossibile creare lo stato moderno e fare l'Italia. E poiché supremo bene civile di un popolo è l'indipendenza, e nel caso concreto 1' unità, quale mezzo per ottenere quella secondo il famoso verso del Manzoni «Liberi non sarem se non siam uni" così era necessario, per evitare mali maggiori, stabilire la massima della reciproca indipendenza dello Stato e della chiesa. Di concessioni l'illustre prelato cremonese ne fa molte nella sua dotta pastorale. Tutti siamo d'accordo, la verità non può essere che una sola, è dover sacro di tutti annunziare e propagare la sola verità. „Ma quando diciamo, soggiunge egli: Qui è la verità, questa è la sola vera religione, allora sparisce l'armonia, e per gli uni è verità chiara quella che per altri è aperta menzogna" (pag. 17 ).....Ed altrove: „I principii sono sempre immutabili, scintillanti di vivissima luce come le stelle fisse nel firmamento, ma la loro attuazione in mezzo agli uomini, ed alla società civile per opera della chiesa, quante difficoltà incontra ! (pag. 18). E ci sono ben altre concessioni del dotto e pio prelato, il quale, si vede, non ha altra preoccupazione che quella del bene delle anime. Ecco parole d'oro che vogliono essere ben meditate." Non parliamo di ricchezze: le avevamo, ci furono tolte, e forse Iddio il permise, perchè non ne usavamo debitamente. Non parliamo di forze materiali che ci fanno assoluto difetto; e quando pure le avessimo qual prò? (pag. 51). Nè meno è franco il Bonomelli nel giudicare i nostri tempi. Si oda insolito e pur santo linguaggio:— «Quale è l'indole e il carattere di questa trasformazione sociale, che si va infallibilmente compiendo ? Non esitiamo a dirlo, è il movimento democratico . . Ci pare indubitato che in un tempo assai poco lontano, per l'audainento rapido delle cose, non ci sarà più in alcun luogo avanzo di despotismo" (pag. 52, 58). In ciò sta adunque la differenza tra i propugnatori ciechi del Sillabo, e gli illuminati spiriti della chiesa, tra i fanatici scrittori di una gran parte del giornalismo così detto cattolico, e la vera e santa eloquenza dei pastori come Monsignor Bo-nomelli. Altro è affermare i principi teoretici, assoluti, universali, altro è pretendere che questi si debbano subito attuare da per tutto senza tener conto delle circostanze dei tempi, delle persone, dei luoghi. E la parola del dotto prelato strappa l'applauso quando con apostolica libertà condanna le intemperanze e le prepotenze del basso clero, imbrancato tra i giornalisti a far la guerra al vescovo con la scusa di sostenere il Papa. Non ci sono nomi s'intende ; ma tra quelle righe tutti hanno saputo leggere nomi e cognomi. Ed anche nell' Istria si leggeranno con molto profitto queste pagine contro i preti giornalisti: anche da noi si bestemmia ogni giorno contro la libertà e la civiltà del paese. Oh potessimo avere anche noi un Bo-nomelli che li smascherasse ! E il danno è gravissimo così da noi, come nel Regno. Tutti siamo stati testimoni dell'esultanza dei buoni, quando pel fatto di Dogali parve per un momento che le due podestà andassero di buon accordo. Ma una parte del popolo rimase indifferente, sbalordita più che persuasa per un momento. Troppi atti contrari lo hanno già educato a mirare con indifferenza a questi alti e bassi, e a ridere col più ributtante cinismo dei due poteri; e la colpa, mi duole il dirlo, viene più dal tempio che dal palazzo del governo. Perchè lo Stato con la nota formula si è diviso dalla chiesa, lo Stato è ateo praticamente ; ma anche la chiesa in Italia si è benis simo divisa dallo Stato e si è messa di ripicco a vivere come non ci fosse alcuna autorità civile da far rispettare. Proibito l'ingresso nei funerali alla bandiera nazionale in chiesa ; proibita pure qualunque preghiera pel capo dello Stato. Ci sono molte diocesi nell' ex Lombardo - Veneto dove neppure il Venerdì Santo, (quando la chiesa, la vera chiesa nella sua divina carità prega perfino pei Pagani et prò perfidis Iudeis), si prega pel capo dello Stato, e tutti i fedeli col libro della settimana santa in mano si accorgono della scandalosa omissione. E chi ha senno ripete: Vi lagnate dello Stato ateo; ma lo avete pagato di peggiore moneta, separandovi da quello, sanzionando sugli altari, e rendendo ancor più profonda la scissura. Quanto ciò sia contrario allo spirito della vera chiesa, che pregava in tempi di persecuzione anche pe' suoi stessi persecutori, ognuno lo vede. Qual maraviglia adunque se la parte più eletta e colta della nazione, sentendosi ferita nella parte più vitale e sensibile e scorgendo mute per la prosperità nazionale, anzi con-dannatrici quelle labbra che pur seppero in altre occasioni pregare, qual maraviglia, dico, se le persone colte trascurino le cose celesti per non perdere le terrene, che pur troppo hanno più efficacia sul cuore umano, e vugliano in altro senso ripetere il detto di Tertulliano: — Sola vobis reliquimus templal Perchè questo fatale antagonismo cessi, conviene che 1' accordo sia un fatto compiuto, che le concessioni allo spirito nazionale siano costanti, e non effimere e sporadiche ; e che il nobile esempio datoci dall' illustre vescovo Cremonese e da altri, diventi un principio regolatore per tutti. Fortunata l'Italia e il mondo cattolico, se tutti seguissero P esempio datoci in questa pastorale, e nella lettera diretta al Sommo Pontefice, monumento di civile coraggio e d' alta sapienza cristiana. P. T. Una lettera di Isidoro Del Lungo Ci siamo rivolti in questi giorni al nostro egregio collaboratore, professor Paolo Tedeschi, perchè ci volesse far sapere se l'illustre Isidoro Del Lungo, nome carissimo anche agi1 Istriani, gli avesse risposto alcunché sulla sua lettera stampata nella «Provincia" del 16 marzo, sotto il titolo Questioni dantesche, la quale conteneva tra altre cose, alcune osservazioni sul soggiorno di Dante in Pola; — il sullodato professor Tedeschi, ci inviava una risposta dell' illustre Del Lungo a lui diretta, nella quale abbiamo letto cose assai lusinghiere per noi, dovute, senza dubbio, alla simpatia ch'egli porta alla nostra provincia ed alla stima che professa pel nostro comprovinciale, con cui, com' è già noto, da parecchio tempo è in corrispondenza letteraria ed artistica. Non dispiacerà al professor Tedeschi, se pur abusando della di lui gentilezza, togliamo i seguenti periodi dell' accennata risposta, i quali tornano a grande elogio dello scrittore istriano, perchè diretti da un uomo conosciuto tra i più ragguardevoli critici in materia storica, artistica e letteraria che vanti l'Italia moderna : (Ommesso) „La lettera, (così l'illustre Del Lungo), di che Ella mi ha ora nella Provincia onorato, dice cose molte e diritte ed argute. E che Dante sia stato là, per quanto si debba a molti de' viaggi attribuitigli e alle relative tradizioni municipali esser parchi di fede, il colorito così locale di quella terzina lo fa invero creder molto volentieri. — Quella osservazione sui bisticci del XIII dell'Inferno è nuova ed ingegnosa, e per me ha gran fondamento di vero. Ma di questo e dello spartimento fra' lussuriosi, intorno al quale non consento con Lei e col Fornaciai! che l'ha in questi giorni sottilmente ragionato, mi propongo di tornarle a scrivere con maggiore agio." (Ommesso) riaUo Madonna» — Aat«« (invili «dit. • rtdat. raipomabili CAP0D18TRU, Tipografia di Culo Prior».