ANNO XX. Capodistria, 16 Luglio 1886. N. 14. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti li ricevono presBO la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale ii stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. L'antico dialetto di Veglia*) Ed ora ritorniamo al lavoro del nostro Ive, elie è diviso in 8 capitoli. Nel II egli riproduce le raccolte del Dr. Cubich, sì le già edite che inedite, distinguendo l'inedite col carattere corsivo, l'edite col tondo spazieggiato. Tanto per dare ai lettori una piccola idea di questa parlata riporto qui alcuni vocaboli ; acdid aceto, avardus avaro (avarosus?) àura ora, bdud voce (Cfr. il poet. boce) blasmür, bìasmudre bestemmiare, candì ssa cinigia, catudr, catór trovare (ven. catar), ddm.no danno, desmün dimane, fdica fico, fio im fiume, gaudire godere, golàus goloso, gótta goccia, jdrba erba, jdura ora, juópa ape, li in lino, lébra lira, lóin lume, manciür mangiare e manàica mangia (cfr. il poet. manicare) mondila moneta, mùlier moglie, pduper povero, perndica pernice, póin pugno, rada ica radice, rovdina rovina, sapdun sapone, sedanti fazzoletto, siampro sempre, splóima spuma, subldr zufolare, tavidrna taverna, tidmp tempo, u'Acìo occhio, v'dìta vita, vida città, zihnt gente ecc. ecc. — Si odano ora alcune frasi e proposizioni ; En cai basilca zérme ? In quale chiesa andremo ? Blij dormér tòta la desmun. Voglio dormire tutta la mattina. Dedite al mi jómno, che me venéja des-truir a bon iura. Dite al mio uomo, che mi venga svegliare a buon' ora. La cuòrne che se maniica sant ghelaüta. La carne che si mangia è fredda. Diime (o dame) el sedami, quel el sant en scar-séla nüva. Dammi il fazzoletto, che è nella saccoccia nuova. Cipta. que el fièro en tiira. Guarda, che sarà in terra. Mi credkja che te sinte-muirt; tot tiimp que no te i vediit. Io credevo che tu fossi morto; tanto tempo che non t'ho veduto, ecc. *) Continuazione e fine; vedi il N 13 a. c. ecc. E scusino tanto i lettori di questa lingua schiava (sic!) che offese le orecchie del Giustiniani! I capit. III, IV e V contengono alcune voci raccolte dal can. Petris, dall'or defunto signor Adel-man e dal can. Celebrini ; in tutto un centinajo forse di vocaboli, che non meritavano un capitolo a parte nè il titolo di raccolte. Ben più interessante è il cap. VI, che abbraccia le raccolte del prof. Ive fatte sul luogo anni or sono, e che consistono in singole parole, nomi locali, una curiosa bibliografia dettata da un ;ainp3gnuo]o. ancora vivente, proverbi e modi di. dire, frasi e proposizioni, orazioni, canti ecc. Interessante del pari lo Spoglio fonetico (eap. VII) esteso giusta le norme della fonologia, nel quale si esaminano i diversi cambiamenti subiti dalle vocali e consonanti nel passaggio dal latino (o dall' italiano e veneto) nel dial. veglioto, il quale spoglio sta in relazione col cap. „Istria veneta e Quarnero" dell'Ascoli (Cfr. Saggi ladini) in cui il dialetto di Veglia viene raffrontato più da vicino con quelli di Rovigno e dignano coi quali ha molte analogie. Da questo Spoglio mi piace riportare poche righe nelle quali si parla dell' origine del nome Veglia, e ciò tanto più, in quanto c' entri in ballo anch' io. L' A. parlando dei riflessi del gruppo ti, dice ch'esso „segue generalmente le norme di ci: viéclo, Meli, diti .... e Vida, Veglia „la città di Veglia" ed anche genericamente „città" (onde ve-'àisun, vegliesano, veglioto), sebbene altri abbia presunto che rinvenga a Vigilia [e qui si cita un mio lavoro, che (lo dico per incidenza) non porta il mio nome] presunzione alla quale contrasta anche la ragione dell' accento." (Cfr. p. 157). Osservo in questo proposito : Se Vida è eguale a Vecla, niente di meglio ; allora l'origine di Veglia risale a vetulus—vet'lm (vec'lus) = vecchio, veglio; quasi a dire : la città vecchia, e poi, la vecchia per eccellenza; derivazione che trova riscontro in Vegla, ora sola, ora unita a Vercelli dell' antica Venezia (Cfr. Chronic, venet. = aitinole, nel T. VIII dell' Ardi. stor. ital. p. 49, 65, 86, 87, 90, 91...) Questa derivazione, se vera, ha una grande importanza storica, perchè sebbene il nome Vecla, Vegla non s'incontri che in scrittori del IX - X secolo la prima volta, tuttavia e nella Cronaca di Grado ed in quella di Aitino (Cfr. La Provincia, a. VII, N. 21) si allude al sec. VI, nel quale venne fondata la sede vescovile di Veglia; e perciò proverebbe che anche allora si parlava latino dai Vegliani. Osservo puranco, che s'io accennai alla derivazione di Veglia da Vigilia, no ne fui io il primo; ciò provenne da un vecchio e ripetuto pregiudizio storico ; vo' dire dalla falsa credenza che il doge Obelerio fosse morto nella nostra Veglia (Vigilia) e non in una Vigilia del Veneto ; ma io non soltanto ho dimostrata erronea con vari e sodi argomenti codesta credenza (Cfr. La Provincia, a. XVIII, N. 3, 5, 6, 7) ma ivi (N. 7) ho pure alluso alla derivazione probabile di Veglia da vet'lus, vec'lus confortandola di qualche esempio. Meno male poi se qualcuno derivò Veglia da Vigilia ; in ciò c' era almeno un po' di verosimiìo, di apparente ; ma che avrebbe detto il nostro bravo filologo, se avesse letto nel Vjestnik ecc. di Zagabria (a. V, p. 28) che S. Ljubich — il Muratori della Croazia (pardon ! ) com' egli peritò chiamarsi — che il Porfirogenito la disse BéxXa, quasi provenisse dal croato bekati che vale belare (sic!) prendendo così due grossi granchi a secco : primo, cioè, che una città italiana derivi dal croato ; e secondo, che il B greco si riproduca con B ital. e non piuttosto cjn V? E ancora: Se Veglia si diceva Vecla già nel VI secolo, come potè derivare questo nome dal porfiro-genitiano BéxXa = Vecla (Cfr. "Aßaps? = Avari), se il Porfirogenito scrisse il suo libro „De admin. imp." (nel quale così la chiama) nel secolo X? Gli è perciò, che persino un suo connazionale gli dà sulla voce e per l'inverosimiglianza della derivazione e per 1' anacronismo. (Cfr. Bullett. di ardi, e stor. Dahn, a Vili, N. 8, p. 145.) Allegri dunque, o Vegliani. La nostra città era in origine „una belantee voi per conseguenza altrettanti „belatori!" Che vi pare, lettori, della scienza filologica croata? Seria, affé! Ma ritorniamo al lavoro del nostro Ive. Il cap. VIII, dal titolo Varia, contiene final- mente : alcune note morfologiche, l'indice lessicale di tutte le voci adoprate nel libro - lavoro di grande pazienza ed utilità — ed alcuni cimeli rumeni raccolti nei territori di Poglizza e Dobasnizza sull'isola di Veglia. Abbiamo già detto, quando questi Rumeni siauo venuti sull'isola; ora aggiungiamo, che la somiglianza del Padre nostro di quelli di Poglizza con quelli di Valdarsa (Cfr. Ascoli, Studi critici, I, p. 75) è una prova palmare della loro comune origine. Da quanto dunque sono venuto esponendo fin qui risulta manifesto, che il lavoro dell'egregio nostro comprovinciale — il filologo Dr. A. Ive — non ha soltanto una grande importanza pei linguisti in generale e pei dialettologi in particolare; sì bene anche riesce interessante dal lato nazionale, in quanto confermi ancora una volta l'italianità dei Vegliani. — Grazie pertanto, grazie infinite, egregio sigr. professore, per il regalo fattoci; possano le di lei fatiche apportare tutto quel bene che alla sua diletta patria augura dal profondo del cuore il suo amoroso figlio Trieste 16 Giugno 1886. G. V. DIGRESSIONI*) Dello stemma di Capodistria. Ed osservai ancora qua e là per le altre pagine del Libro de' Consigli Q appiccicati con un pezzettino d'ostia dei pezzettini di carta e suvvi impressi in bianco certi segni prima più o meno indecifrabili — si direbbe sieno raschiati a bella posta perchè non si veggano — e finalmente sulla c. 29 v. anche ad occhio nudo mi apparve impressa figura simile alle descritte poco fa. Solo che qui i raggi ondeggianti sono sei, uscenti 1' un dalla fronte l'un dal mento e gli altri attorno a eguale distanza, e i fascetti de' raggi diritti formati da cinque tutti della stessa grandezza, nè vi è traccia pur qui, se ben veggo, di capelli, come non vi è d' orecchie. Ma la leggenda allo ingiro non è bene impressa, sì che a stento rilevo inferiormente le lettere VST. Esamino quindi eoa diligenza gli altri Libri dé Consigli e in quello M a c. 156 r. m'imbatto in altra di tali impronte un po' meglio conservata, sulla quale riesco a leggere TIN. Oude m'è facile compiere IVSTINOPOLIS tutt' intorno alla figura, la quale à di diametro mm. 14, l'intera impronta avendo mm. 25x25 circa. Ora penso — e non ci vuol poi tanto studio —: altro non può essere questo che il SigiUum Comunis o bollo della co.ita, menzionato nell' Inuentarium rerum et librorum offitij Synd.s o Inuentario di libri et altre cose pertinenti allo off.o del sindicato, che il predecessore consegna al nuovo cancelliere de' sindici — v. ad esempio Libro Q c. 1 r. e 24 r. e T c. 1 r. — e il *) Vedi i numeri 20 e 21 — La colonna di Santa Giustina ; 22, 23, 24 an. XVIII; 2, 3, 6, 7, 8,9, 11, 13, 14, 15, 16, 20, 22, 24 an. XIX; 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13 an. XX — Digressioni. sigillo del comune recò senza dubbio lo stemma della città, e dunque le figure di sopra negli scudi sulle prime carte dei Libri Q e T e quelle sugli scudi delle Colonne Giustiniana e della Giustizia e le tre sulla Porta della Muda altro non possono rappresentare che lo stemma di Capodistria, ma quale era più anticamente, nè dico già la Medusa odierna. Tanto più che quale stemma di Capodistria simil figura ci reca pure il Blasone Veneto del P. Cosmografo Coronelli nella tavola Blasoni dello Stato Veneto ecc., il quarto nella seconda riga: fra una folta di raggi diritti dodici ondeggianti disposti simmetricamente come nella figura sulla Colonna di santa Giustina. Osserva bene il Kandier nelle Indicazioni pg. V N. 82, Stemmi Blasonici dell'Istria: "Niun argomento diede maggiore imbarazzo di questo.....— Gli ormeggi furono accettati, dimessi, cangiati a piacimento, nei luoghi che non erano antiche città. Furono, non so se per equivoco o per bizzarria adottati stemmi di famiglie come armeggi di Comune. Così che nè agli stemmi usati, nè alle notizie che corrono puossi prestar fede, se non suffragate da indubbi antichi monumenti. Nè questo soltanto della forma, talvolta anche dei colori.» Notisi com' egli sè e gli altri metta in guardia a procedere nell' esame di simil dilicata materia con grave cautela. E nell' opuscolo per nozze, Suiti nomi dati alla città di Capodistria, già citato, prosegue a pgg. 6 sg. a dire così: "Quanto ad armeggio — di Capodistria—, non ci fu dato di vedere suggello o pietra certa, che lo recasse nei tempi anteriori al 1400 — gran peccato che nelV archivio comunale non ci sieno conservati libri più antichi! esclamo io, per entro i quali, chi sa, si troverebbe forse sigillo più antico — ; poi portò e porta la testa della Medusa coi colori bianco e celeste, ma queste crediamo cose poetiche — aggiungi, lettore, inventate dal Muzio (1499-1576) —; sospettiamo all'in-vece che nello scudo portasse la croce rossa in campo bianco, come altre città e comuni istriani in segno di avere preso la croce nell'imprese a liberazione del Santo Sepolcro, come la presero il Marchese ed il Conte d'Istria : non Trieste, non Parenzo — e perchè anche Capodistria V avrebbe non presa ? domando io —. La testa della Medusa come ormeggio, crediamo stia in relazione strettissima colle cose mitologiche, di cui ci accadrà di parlare in progresso., ( Continua) Appendice alla recensione sul Verprìo del Ferrai SECONDO ELENCO delle famiglie Capodistriane, parenti, amiche ed avverse del vescovo Pietro Paolo Vergerio, i dì cui membri, rilevati negli archivi comunali e parrochialì, vivevano nel secolo XVI con brevi cenni; compilato da Andrea Tommasich Carpaccio Vettore, celebre pittore , Benedetto di Vittore „ Vittore di Benedetto fu Vittore ') Continuazione. Vedi n. 1, 2, 4,5, 6, 7, 8, 9, 10, 11 12, a. c. Carpaccio Benedetto di Vitt, fu Ben. qm. Vitt., canonico Maria-Lucia , „ „ % „ Maria-Domen. „ „ „ Benedetto , „ „ Vincenzo Marcantonio di Benedetto fu Vittore Maria di Marcantonio fu Ben. qm. Vittore Benedetto „ , „ Anna Andrea , „ „ Maria Vincenzo . Ercole di Benedetto fu Vittore Benedetto di Ercole fu Ben. qm. Vittore Tommaso » » , Leandro di Benedetto fu Vittore Benedetto di Leandro fu Ben. qm. Vittore Maria Giuseppe Angela Natalia » » „ Antonio , , , can. Giov. Battista „ „ n Elena Nicolò di Benedetto fu Vittore Benedetto di Nicolò fu Ben. qm. Vittore Maria , ~ r! Jt Vittore Rosa Possedeva iu città una casa presso il teatro alla Bella Venezia in contrada Bracciuolo, e quella N. 178 nella contrada S. Martino sulla piazza interna del Porto, di attuale proprietà dei figli del defunto Tommaso Apollonio ; nel territorio una vasta possessione nella contrada di S. Vittore, passata in proprietà di Alessandro Saetta, Pietro Vidacovich, Alessandro Cecconi, Pellegrino Bartolomei, Vittorio Derin ed ora di Giovanni Schergat di Mare - secco (Maresego), e frazioni di Giacomo Oblach, di Biagio Cociancich fu Pietro detto Ricco, e di altri. ( Continua) ZLT otizie Il giorno 10 Luglio p. d. ebbe luogo in Capodistria l' elezione suppletoria di un deputato alla dieta provinciale nel distretto elettorale Pinguente con Isola e Muggia; erano inscritti 410 elettori, ne comparvero 64, la maggior parte di Isola, ed elessero unanimi P onor. Giacomo Babuder cav. direttore dell' i. r. ginnasio di Capodistria. Il presidente della Società Politica Istriana pubblica il seguente invito : Mi pregio di invitare i signori membri della presidenza della Società Politica Istriana all' adunanza di presidenza cbe avrà luogo a Pisiuo addì 18 Luglio alle ore 4 poni, col 'seguente ordine del giorno : I. Lettura del verbale dell' ultima seduta presidenziale ; II. Comunicazioni ; III. Nomina definitiva del cassiere e segretario per l1 anno in corso ; IV. Deliberazione su domande per sussidi ; V. Deliberazione sulla rimostranza contro lo storpiamento di nomi ; VI. Accettazione di nuovi soci ; VII. Eventuali altre proposte. 11 Consiglio agrario provinciale tenne ai 3 del corr. una seduta, il di cui protocollo verrà pubblicato nel prossimo numero dell'Issa. 11 congresso della società istriana di archeologia e storia patria ebbe luogo in Parenzo nel dì 13 m. c. Nella seduta eh' ebbe luogo in Trieste per la formazione del gruppo Pro patria risultarono eletti il Dr. A. Coffier direttore; il Dr. G. Piccoli vicedirettore; il prof. A. Costa segretario ; P. Sandrini cassiere ; 0. de Combi, Dr. A. Hortis, prof. V. Miagostovich sostituti. Rappresenteranno il gruppo all'assemblea generale i signori Dr. L. Cambon, Dr. A. Hortis, prof. C. Cristo-foliui, U. Plancher, Dr. P. Venezian. Anche a Parenzo si è formato un gruppo Pro patria ed è iu preparazione una Società di ginnastica. AVVISO di Pareuzo-Pola; e la risposta ricevutane; (vedi p. 109) — l'approvazione della Giunta provinciale per la vendita delle case erano Grisoni; — l'approvazione dell'asta per sfalcio prati di Seinedella e Campo Marzo; —la concessione di diritto di tumulazione pel tondo N. 10 del camposanto; — un atto di ringraziamento del neo-nominato aggiunto di cassa N. Gallo: — il compimonto di cinque celle di sicurezza per maniaci nel Civico ospitale, e di tre celle per ammalati di riguardo ; — la ripresa dei lavori per la cella mortuaria: — il compimento dell' ospitale sussidiario per malattie infettive ; — 1' atto di squisita carità della signora Antonietta Cadamuro Morgante che ha confezionati tutti gli effetti di biancheria per 1' ospitale sussidiario per malattie infettive ; — le misure prese dalla commissione sanitaria in seguito alle notizie di casi di colera a Trieste ; — la deliberazione della deputazione di collocare nei locali superiori del palazzo comunale, convenieutemente ridotti e nei limiti del bilancio, 1' archivio, prezioso patrimonio storico del comune ora disperso in luoghi mal sicuri ; — la circolare della direzione del Civico ospitale e dell' Asilo d'Infanzia, diretta ai concittadini per iniziativa della deputazione comunale, onde promuovere offerte sia in natura e denaro a vantaggio delle istituzioni di carità ; — 1' omaggio reso dalla direzione dell'Asilo d'Infanzia alla fondatrice Contessa Marianna Pola Grisoni, che ne fece eseguire il ritratto dal valente artista concittadino Bartolomeo Gianelli. 11 consigliere relatore Gallo presenta il conto preventivo del Comune per 1' anno 1887 ; conferma il programma della deputazione : economia rigorosa nelle spese, calcolo scrupoloso degli introiti così da ottenere un civanzo ; osserva che l'arrenda pel dazio consumo con la ditta Vicich va a spirare coli'ultimo dell'anno corrente ; che quindi le cifre corrispondenti nel conto preventivo risultano sulla base dell' azienda attuale. Il conto, posto in discussione, viene approvato con una aggiunta sull' esito di fior. 300 proposta da Babu-der onde sovvenire gl' impiegati comunali in casi d'in-furtunio o di straordinarie prestazioni : ed una aggiunta, di fior. 150 per calzature e libri a ragazzi poveri che frequentano le scuole. Nella discusione furono manifestati varii desideri, per l'istauri del selciato in molte vie, costruzioni di canali ecc. ecc. Il conto preventivo venne approvato quindi con un esito di fior. 34550, un introito di fior. 36246 ed un civanzo di fior. 1696. — e venne chiusa la seduta alle ore 10 V4 pom. Ecco il riassunto del conte preventivo : CONTO PREVENTIVO del Comune locale di Capodistria per l'anno 1887, deliberato dalla rappresentanza comunale nella seduta del 23 Giuguo 1886. ESITO. Rubrica I. Spese iV amministrazione cioè : 1. Assegno di rappresentanza al podestà..... 2. Iudenn. ai membri della deputazione com. . . . 3. Indenn. spese borsuali al rappresentante comunale di Lazzeretto 20. — 4. Salario agl'impiegati ed inservienti com. 4010. — 5. Pensioni provvigioni graziali 194. - Porto f. 4224. — Società di navigazione a vapore Istria-Trieste La sottoscritta invita i signori azionisti di voler eseguire col giorno 20 corrente, verso esibizione della ricevuta interinale, il secondo versamento del 20°/° sul-l'importo delle azioni da loro assunte e ciò a sensi dell' art. 6 dello Statuto sociale. Si partecipa inoltre, senza bisogno d' ulteriori avvisi, che il terzo versamento dovrà essere effettuato col giorno 20 Agosto p. v.. ed il quarto col giorno 20 Settembre p. v., quest' ultimo verso ritiro delle interinali e consegna delle rispettive azioni. Trieste 12 Luglio 1886. La Direzione. Cose locali lìappresentati za comunale ; seduta del 23 giugno p. d. alle ore 7 '/2 pom. presidenza del podestà G. Cobol, presenti 17 rappresentanti e quattro sostituti; commissario governativo G. Permeilo. Ordine del giorno: approvazione del protocollo di seduta 21 maggio p. s. ; — comunicazioni ufficiose; — Conto preventivo del Comune per 1' anno 1887. Approvato il protocollo, ilpodestà comunica: l'atto di ringraziamento diretto, conforme il desiderio manifestato nell'ultima seduta dalla rappresentanza al vescovo Riporto f. 4224. — 6. Stampe requisiti d' officio e cancelleria 600. — 7. Diarie e spese di viaggio in genere 150. — 8. Imposte pubbliche ed equivalenti 800. — 9. Rimunerazioni e sussidi 300. — 10. Acquisti e riparazioni mobili 100. — 11. Altre spese d' amministrazione in genere 300. — 12. Spese forensi ..... Rubrica lì. Spese per Vistruzione pubblica 3580. — Rubrica III. Beneficenza pubblica : 1. Spese per istituti comunali di pubblica beneficenza 2000. — 2. Provvedimenti ai poveri 1050. — Rubrica IV. Spese di polizia: 1. Sanitarie e iu causa epidemie 2480. — 2. Anonaria 830. — 3. Di pubblica sicurezza 2570. — 4. Di pubblica nettezza e ornato 590. — 5. Illuminazione pubblica 1740. — 6. Provvedimenti contro gl' incendi 20. — 7. Campestre 350. — Rubrica V. Spese di culto 350. — „ VI. Spese militari e di gendarmeria 505. — , VII. Spese per festività pubbliche 250. — „ VIII. Spese inerenti all'incremento ed alla conservazione del patrimonio stabile del Comune 1830 „ IX. Spese per acquisto di beni immobili „ X. Spese per costruzioni nuove 400 „ XI. Contributi e concorrenze 635 „ XII. Spese fondazionali 32 „ XIII. Interessi di capitali passivi 6764 „ XIV. Cauzioni e depositi da restituirsi . . „ XV. Capitali attivi da investirsi e precisamente : 1. in fondi pubblici . . . 2. presso privati ed altri corpi morali . . . „ XVI. Anticipazioni e prestanze 1. da darsi 350. 2. da restituirsi 300. „ XVII. Spese diverse ed imprevedute 1500. Somma degli esiti 34550. INTROITO. Rubrica I. 1. Ricavati dalla vendita di beni com. . . . 2. Affittanza, pigioni e simili 8650. II. Diritti ed utili 635. „ 111. Capitali attivi da ritirarsi ecc. ecc. . . . , IV. Interessi di capitali attivi investiti: 1. in obbligazioni e carte pubbliche di credito 600. 2. Presso privati ed altri corpi morali 244. „ V. Introiti da fondazioni e lasciti 90. „ VI. Tasse in genere 850. VII. Multe 150. „ Viti. Contributi e concorrenze 765. „ IX. Introiti derivanti da istituti comunali umanitari e di pubblica beneficenza • ■ • „ X. Rimborsi per spese militari; gendarmeria, sfratto e simili 488. 702. — Porto f. 12474. — Riporto f. 12474. — , XI. Doni e legati 50. — „ XII. Cauzioni e depositi ..... „ XIII. Rifusioni ..... „ XIV. Anticipazioni e prestanze 1. da riaversi 450. — „ XV. Addizionali ed imposte dirette : 1. addizionali alle imposte diret. 40% 8113. — 2. addizionali al dazio consumo : 150 % carni e vino 13237. — tassa di fior. 11.26 y2 per ettolitro bibite spiritose fine tassa di fior. 7.51 '/2 per ettolitro bibite spiritose inferiori tassa di fiorini 1.70 per ettolitro di birra al minuto 782. — , XVI. Introiti diversi ed impreveduti 440. — Somma introiti 36246. — Stante la sua importanza crediamo opportuno di pubblicare per intiero la lettera diretta dall' ili. e rev. Monsignor Vescovo di Parenzo - Pola, al nostro podestà e da questi comunicata alla rappresentanza cittadina nell' ultima seduta, della quale abbiamo riassunto il verbale qui sopra: III.0 signor Podestà. Per quanto il Cielo mi sarà propizio della sua assistenza e per quanto le mie deboli forze me lo permetteranno, le cure mie prime saranno mai sempre rivolte e alla conservazione e al maggior sviluppo del mio Convitto Parentino colla sede in Capodistria, poiché in esso soltanto ripongo tutte le mie speranze d' una sorte migliore per le Diocesi, il di cui reggime è stato affidatomi. Mi riesce poi di grande soddisfazione il rilevare dal suo scritto dd. 29 maggio ann. corr. N. 1236 che la città di Capodistria gli è propizia dei suoi favori e che vivamente s'interessa della sua sorte donandogli l'intiero suo appoggio. Per il che ne sian rese le più sentite grazie a codesto inclito Municipio ed all'illustre città di Capodistria. Accolga, signor Podestà, i sensi della mia più alta stima e della più verace osservanza. Parenzo, 5 Giugno 1886 FLAPP, vescovo All' ill.m0 sig. Podestà di Capodistria Ognuno conosce le invettive e le declamazioni che in questi ultimi tempi lo spettacolo del pauperismo inspirò a chi, invece di adoperarsi a sanare od a lenire questa piaga, la inacerbisce, concitando gli odii tra le diverse classi sociali, e tacciando di egoismo la nostra età che vide sorgere tanti istituti di beneficenza. È ben vero che la miseria è un fatto il quale rimonta fino alla culla dell' umana società, e che il suo albero genealogico è più antico che quello di tutti i blasoni e di tutte le aristocrazie ; ma è altresì vero che il fatto della miseria assume in oggi proporzioni meno formidabili che per lo addietro, comecché sieno ognora dolorose e lagrimevoli. Atto però di beneficenza faranno sempre i nostri concittadini, solleciti anche per lo passato ad alleviare le ristrettezze del povero, se risponderanno all' appello che in questi giorni diramavano le direzioni del Civico Ospedale e dell' Asilo Infantile, e che noi qui rechiamo, perchè improntato a'sensi di vero patriottismo: „Nobilissimo fra gli umani sentimenti è Carità, e dove abbia culto gentile, ferve emulazione feconda nel-1' alleviare in mille guise le angustie del povero. La città nostra vanta nel Civico Ospitale e Dell' Asilo Infantile due provvide istituzioni, create per impulso possente di Carità, nelle quali si specchia il cuore magnanimo dei nostri padri e si perpetua per tradizione la pietà cittadina. A favore delle benefiche fondazioni il Comune profuse ognora soccorsi morali e materiali; e non ha guari ancora col pubblico erario si allestì 1' ospitale sussidiario per malattie infettive e nel Nosocomio si adattarono le celle dei maniaci. Tuttavia le rendite patrimoniali e la ristretta economia comunale, non consentono di sopperire ad urgenti e gravi bisogni dei pii Istituti, ondo le rispettive Direzioni rivolgono validissimo appello alla carità degli abitanti, perchè devolvano al benefico scopo quel tanto che loro sopravanza. Qualsivoglia offerta in natura, comunque esigua, verrà accolta con animo gratissimo, sieno effetti dimessi di biancheria e vestiario, mobili ed arredi usati, cibarie, prodotti campestri od eventualmente oblazioni in denaro. La riconoscenza perenne delle sottoscritte e le benedizioni dei beneficati ai generosi filantropi possano accrescere in loro l'intimo e soave conforto, che prova ogni animo gentile nel faro il bene". Ecco ora le offerte in natura ed in denaro a benefìzio dei preaccennati istituti : Anteo Gravisi f. 5 — Francesco Caretti f. 5 — Giovanni Giovannini f. 3 — Stefano Gracheg f. 2 — Cap. Giovanni Jovanovich f. 5 — Luigi Spincich f. 5 — Ing. Alessandro Bratti f. 5 — Prof. Franc. Merkel f. 10 — Zaccaria Dr. Lion f. 3 — Teresa Ved. Gia-sche f. 5 —- Floriano Coradazzi f. 2 — Can. Giacomo Bonifacio f. 3 e legumi — Francesco Dragovina f. 2 — Avv. Dr. Angusto Gallo, indumenti ed effetti letterecci — Giovanni Martissa-Carbonajo, mobili e stoffa di tela — Giorgio Cobol, indumenti — Antonia Folegato, grano turco e legumi. — Pietro Pecchiar, lardo — Antonio Piz-zarello f. 5. — Antonietta Pellegrini f. 3. — Pietro Debellici! f. 1. —- Galli Giovanni s. 50 — Famiglia Longo, indumenti. — Bollettino statistico municipale di Giugno 1886. Anagrafe. — Nati (battezzati) 20; fanciulli 12, fanciulle 8; — Morti 21 ; maschi 8 (dei quali 1 carcerato), femmine 3, fanciulli 4, fanciulle 5 al di sotto di setto anni, nonché 1 maschio nato morto. — Trapassati. 5. Gennaro Giuseppe di Giuseppe, d'anni 23 — 0. Pobega Giovanna fu Matteo, d'anni 66 ; Corrado Giu- seppe di Giacomo, d'anni 18 — 10. Giardini Antonio, d'anni 35^ — 12. Gennaro Francesco di Giuseppe, d'anni 20 — 20. Babich Giovanna di Giuseppe, d'anni 24 — 22. V. P. (carcerato) da Spalato, d'unni 20 — 25. Plemenitsch Francesco da Pettau, d'anni 21 (milite dell' i. r. guarnigione) — 26. Damiani Nicolò fu Luigi, d' anni 75 ; Flego Domenica di Giovanni, d'anni 16 — 30. Monjat Leonardo fu Pietro, d'anni 67. Più fanciulli 4, fanciulle 5 al di sotto di sette anni, nonché 1 maschio nato morto.__ Matrimonii : U.Giovanni Marinai di Domenico — Angela Gorza-lini fu Francesco ; Michele Iacomin di Antonio — Maria Brajnik. di Giovanni ; 16. Riccobon Pellegrino di Giovanni — Antonia Scher di Pietro; 19. Francesco Derin fu Francesco — Maria Derin di Nazario. — Polizia. Denunzie di polizia sanitaria 8 ; di polizia agraria 3 ; per contravvenzione al regolamento sui publici mercati 2 ; per schiamazzi ed eccessi 2 ; per contravvenzione al regolamento sulla macellazione 1 ; per malizioso danneggiamento 1 ; per contravvenzione all'ora di polizia 1; per accatonaggio 3;' per illecito sbarco di spazzature 1. — Sfrattati 10. — Usciti dall'i, r. carcere 6, dei quali 1 triestino, 1 istriano, 4 dalmati. — Insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 11; per ettolitri 264 litri 14. — Certificati per spedizione di vino, 5 per ettolitri 5 litri 95. — Animali macellati. Buoi 52 del peso di chil. 13116 con chil. 791 di sego; vacche 6 del peso di chil. 877 con chil. 52 di sego; vitelli 40; castrati 51 ; agnelli 22. — Licenze di fabbrica 1. — Licenze industriali: per vendita di commestibili 1 ; per vendita di vino e cibarie 1 ; per vendita di carni macellate 1 ; per vendita di chincaglierie 1. — Mercato bozzoli : Aperto addi 15 Giugno, chiuso li 8 corrente s Boszoli di qualità nostrana od altre corrispondenti ; quantità complessiva comparsa sul mercato chil 11609,39; prezzo massimo f. 1,90 minimo f. 1 — medio f. 1,5675/>oo al chilo; Bozzoli di qualità inferiore in genere, quantità chil. 45,07 prezzo unico f. 0,46 al chilo. Bollettino mensile delle malattie zimotiche Capodistria — morbillo 1 (guarito) — Lazzeretto 0. Appunti bibliografici G. Broch. La Madre. Impressioni e note snfla educazione popolare, Trieste. Tipografia Morterra e Compagni 1886. I libri didattici, scritti alla buona e con opportuni esempi, consiglieri e predicatori, in veste da camera di morale non difettano in Italia dopo gl' illustri esempi dello Smiles. La nostra Casa del Belgiojoso — Sposa e Madre del Ricotti — Caro Nido di Giovanni De Castro; — Alfani; In casa e fuori di casa — Le gioje e le glorie del lavoro, del Mantegazza; i cari libretti del povero Magri troppo presto dimenticato — L'Amico del popolo e dei fanciulli; Anserini — Madre di uomini celebri, e molti altri libri formano già una ricca biblioteca di sana educazione popolare. Veggo ora con piacere queste nobili orme seguite nella mia patria da un bravo maestro: il Broch. Prima di tutto mi compiaccio di scorgere migliorate tanto le condizioni intellettuali e morali de' nostri maestri. Venti anni or sono, a Trieste, generale era il lamento che i maestri, meno poche eccezioni fossero di scarsa coltura a paragone delle signorine maestre che facevano prova migliore. Oggi non più così; a Trieste e nell' Istria abbiamo maestri segnalati che dettano racconti, macchiette spigliate, traducono e bene Virgilio, er scrivono buoni libri didattici, come questo del signor Broch — La Madre. M' affretto, a dire che questo libro mi fece fino dalle prime pagine un' aggradevole impressione per la buona lingua e stile; per 1' italianità del dettato. Dico questo, perchè uei maestri non più giovani fatte come sopra le debite eccezioni, si notava sempre nello stile qualche cosa di duro, di contorto, di tedesco, effetto della prima istruzione, anche in molti scritti raccomandati per la bontà intrinseca dei concetti. In venti anni la scuola triestiua-istriana ha fatto di grandi progressi; e Trieste per mezzo dei benemeriti nostri maestri ha raffermato splendidamente la sua italianità. Sotto questo aspetto il libro dell' egregie Broch nulla, o ben poco lascia a desiderare. Ciò premesso vediamo se il libro risponda a quelle esigenze dello stile didattico che sono concesse a tutte le lingue del mondo. Lo stile di sifatti libri si potrebbe benissimo assomigliare ad una placida e piena riviera che va via lenta lenta senza strepito di cascate per ampia ed eguale pianura. Se anche qualche volta 1' acqua s'imbruna sotto l'ombra di breve boscaglia, pure per la limpidezza nulla nasconde, e uscita di quel serra serra ritorna a risplendere al sole, e manda intorno quieti e sereni riflessi. Leggendo questi libri il nostro animo dolcemente riposa, e nel nostro cuore senza vampe, di subiti accendimenti e rapidi entusiasmi, nasce un modesto e tranquillo desiderio di virtù ; tanto più efficace e durevole, quanto più accolto da noi quasi inconsci, e senza fantastiche perturbazioni. Massima chiarezza adunque, brevità, lucido, ordine, opportuni esempi sono le doti principali dello stile didattico. Che tutte queste doti si trovino in grado eminente nel libretto del Broch non si può asserire; ma la buona disposizione ad ottenerlo e' è ; e questo è già qualche cosa. Quindi meglio che rilevare le buone qualità che tutti possono vedere, parmi sia opportuno mostrare le mende. Quello manca specialmente al libro è 1' unità di concetto. Molti di questi capitoli, buoni in sè, avea già scritti 1' autore per un giornaletto, come — Nel mondo Piccino ecc. e poi li ha ricuciti per formare un libro «col titolo —La Madre. — Le impressioni quindi e le note j sulla educazione popolare, prese isolatamente sono ot-Itime, ma in un libro il lettore avverte subito la man-lonza di unità, e il titolo — La Madre — ci sta qual- I«che volta come il cavolo a merenda, o almeno è tirato pei capelli. Lo stesso dicasi degli esempi, poco autorevoli, più da cronaca di giornale che da libro; e quel lebe è peggio, non calzano sempre come per esempio a Jpag. 5. Che cosa e' entrano di fatto i ratti con la poesia m amore? Il libro contiene utili e savie massime di educa- zione popolare, ma non sempre sono d' accordo con l'autore. Vuole il Broch che il letto conjugale sia diviso in due letti gemelli a debita distanza per un sentimento di decenza e castità reciproca. Anzi aggiunge — Chi può, provveda in modo che ciascuno dei con-jugi dorma in una stanza da solo. — Io sto coi vecchi, anzi con gli antichi, con gli alti tori della gente d'Omero. Peggio le due camere con 1' idea sottintesa dell' amore in scadenza come le cambiali. Le più belle ore in un felice conjugio si passano invece la sera, ricapitolando spesso le occupazioni della giornata, discutendo in intimi colloqui sull'avvenire dei figli, sulla economia della casa; ed ajutaudosi vicendevolmente nelle insonnie. Si aggiunga che il libro ha un indirizzo popolare; male adnuque suggerire al popolo anche il bisogno delle due camere : non mancherebbe altro. È errore frequente questo in molti libri didattici. Si legga per esempio — Ho una casa mia — della Guidi. La sartina, il borghese di mezze fortune devono rinunziare per sempre, leggendo quel libro, all'idea di prepararsi un nido. Ci vogliono gli armadi di mogano, i divani, le sultane, i seggioloni ecc. ecc. — adesso si fa al popolo travedere anche la beatitudine delle due camere separate. Due camere separate, eccezioni a parte, mi danno l'idea del libertinaggio, e dei matrimoni male assortiti. Anche in questioni pedagogiche non sempre sono daccordo con 1' egregio autore. Crede egli, che le buone azioni morali dipendono nella massima parte se non forse in tutto dalla costituzione fisica e dal temperamento, (pag. 68). Io sto al credo vecchio, con la scuola della dignità e personalità umana; riconosco gli impedimenti alla libertà proveniente dal temperamento, dall' educazione ma non tali da distruggere il libero arbitrio. Ai filosofi che cercano 1' origine di una buona azione in una bistecca bene digerita, il buon senso popolare contrapporrà sempre, finché la coscienza avrà voce in capitolo, il fatto di mille e mille galantuomini, mingherlini, stecchiti, affamati ma eroi del dovere per un principio superione, per un ideale parissimo, per una speranza assai più alta che il fumo delle graticole e dei camini. Senza citare Santi Padri, basterà rammentare in proposito l'idee del Mazzini e leggere un po' il martirologio civile della patria italiana. Con molte riserve si devono anche accettare le seguenti proposizioni dell' autore: — Facciamo che non esista antagonismo fra bene morale e bene morale, perchè questo è sempre collegato a quello e d' ordinario n' è posposto.....Facciamo adunque che la moralità e la virtù nou vengano messe a cimento col principio dell'esistenza: lasciamo da parte i troppo grandi ideali, e coltiviamo quei piccoli ideali che sono compresi da tutti, anche dai bambini (91). D1 accordo, se s'intenda di applicare anche nel- j I' educazione morale il grande principio della graduazione. In virtute non dantur saltus dicevano gli antichi, ed io non vorrò certo che del bambino si faccia un martire religioso o politico. Ma il dire facciamo che non esista antagonismo, fra bene materiale e bene morale, vale lo stesso come dire — facciamo che non esista educazione morale. È troppo ovvio capire come ogni dovere porta con sè l'idea di uu sacrifizio. Perchè non ha a mangiare il fanciullo le belle ciliege dell' orto del vicino, e che gli piacciono tanto ? Ma che le rubi e che se le mangi in santa pace per non mettere a cimento il principio morale col priucipio dell' esistenza. E dico il principio dell' esistenza, perchè 1' uomo non solo tende ad esistere ma ad esistere felicemente. E nel caso concreto, la felicità per quel bambino sono appunto quelle tali ciliege. E sono pur troppo note ed evidenti le triste conseguenze di questi principi nel-P educazione. Non disciplina, non ordine nella scuola, insubordinazione nella famiglia, mancanza assoluta di carattere quindi nella società. Da ciò proviene 1' anarchia, e non già del coltivare ideali iu opposizine all' interesse materiale come conchiude 1' autore. Qui non è luogo notare come questa soverchia mollezza, questo tenerume tutto moderno (reazione ai sistemi opposti della verga) portò grandissimi danni al fanciullo anche sotto 1' aspetto didattico. Frangere s' intende, ma non biascicare il pane della parola. Inutile spendere più parole; senza l'idea del sacrifizio non si dà educazione: in fondo n' è persuaso 1' autore stesso chè a pag. 131 ha scritto: Il dolore esiste nella natura e nella società. — Nella vita come nella natura tutta, non v' ha rosa senza spine. Qui è il buon senso dell' autore che parla, senza preoccupazioni di scuole e di sistemi filosofici. Si vede che 1' autore ha paura di affrontare certe questioni, e troppo si lascia influenzare dalle opinioni più in voga oggidì; e perciò segue un comodo ecletismo. Così a pagina 71 „Non v'ha impressione, e quindi neppure idea che non passi per i sensi prima di giungere al cervello. Sia l'intelletto del bambino tabida rasa, come vogliono alcuni, ed abbia il germe di qualche idea, come pretendono altri! nessuna idea arriva a svilupparsi e a prender forma d'idea, senza il concorso dei sensi Ora qui bisogna decidersi o sensisti o idealisti. Nel primo caso il maestro si schiererà cogli autoritari; e formerà lui la sagoma entro la quale deve entrare il fanciullo; seguace della scuola del Pestalozzi educherà il fanciullo secondo la natura umana in generale e le particolari tendenze dell' individuo. Pur troppo 1' ecletismo ci rende incerti nei principi saltuari nei metodi; ""CAJ'ODISIKIA, Tipogriili» di Carlo Priora. e non ci fa dare nè in tinche, nè in ceci. Ma con tutte queste altalene filosofiche io sonc certo che il signor Broch dimenticando molte astruserie della magistrale sarà poi in pratica un ottimo maestro. Lo deduco qua e là nella sua opera da molta rettitudine di giudizi, e da una fioritura di sentenze e di massime bene appropriate, da una squisitezza di sentimeato che dimostrano iu lui non spenta la fede dei nobili ideali che sempre consolarono l'umanità. Così devo dire che „il sentimento addolcisce ed eleva i conjugi. i quali si persuadono che la vita non è solo materia, e che a ben altre fonti più limpide si deve attingere per gustare la-felicità (pag. 269). Buone cose dice anche l'autore contro le goffaggini illustrate, le leggende grottesche e le trivialità dei giornaletti pei bambini; ed ottimo il capitolo-— Bambinaie e servitù. E per continuare di bene iu meglio seguiamo anche iu pedagogia la sentenza del Verdi — Tornare al— V antico; con discrezione però, i piedi sulP orme passate, sulla strada dell' esperienza, ma con lo sguardo dinanzi a noi alla meta lontana. Verrà un giorno (e non pare sia molto lontano) in cui come oggi ridiamo di Arcadi e di Secentisti, si riderà e molto della pedanteria materialistica che sembra voglia tutto invadere il campo della scienza e dell' arte. E già in arte si veg-! gono i segni di uu ritorno al passato; l'ultimo romanzo del Fogazzaro, e il suo volume di poesie Yalsonda, in cui francamente si ammette il libero arbitrio, la responsabilità umana, e la fede in Dio creatore, redentore e giudice dell' umanità, furono lodati dalla critica onesta di tutti i partiti. Ed in pedagogia non è, come forse si crede, tanto numeroso in Italia lo stuolo dei positivisti; in moltissime scuole, tiene sempre il primato il grande Roveretano, e si accolgono i testi dell' Allievo continuatore della scuola italica di Pitagora e di Vittorino da Feltre che in beli' armonia educarono le forze fisiche, intellettuali e morali, la materia e lo spirito il reale e 1' ideale : tutto 1' uomo. P. T. Dal signor maestro G. Broch, autore del libro La madre riceviamo la seguente dichiarazione, che onora la gentile modestia del suo auimo : „Mi corre obbligo di dire schiettamente, a costo di offendere un mio carissimo amico, che se nel libro (La madre) c'è alcunché di apprezzabile, lo devo agl'incoraggiamenti e alle sollecitazioni del Loro concittadino D. Manzoni, dei consigli del quale durante il mio soggiorno in Capodistria terrò sempre grata ricordanza." A stampa finita del primo foglio (la bianca) ci siamo accorti di un errore incorso a pag. Ili, uit. cap. lin. 3. Invece di antagonismo fra bene morale e bene morale, correggasi fra bene materiale ecc. Pietro Madonna — Auleo Gravisi eilit. e redat. responsabili*