ORO ANO DELL'UNIONE SOCIALISTA DEI LAVORATORI Anno 71* ■ No. 316 Redazione - Amministrazione CAPODISTRIA Via Santorio 26 - tei- 128 * Martedì 13 ottobre 1953 Prezzo: 5 din. - 20 lire ARBONAMENTI: T.L.T. Zona Jugoslava e R.F.P.J. annuo din. 250. semestr. din. 130 Spadlnlona in c. c p- IL nostro fermo atteggiamento nellgjparolg del Presidente della Repubblica USEREMO TUTTI MEZZI per impedire aggressione Si è celebrato sabato a Lesikovac il Decimo anniversario della coati-lu/io ne dèlie unità partigiano serbomorave. Al raduno ail quale ha partecipato un'immensa folla, ha parlato ili Presidente della repubblica Maresciallo Tito. Dopi; aver sottolineato rini.fiorlanle ruolo dei reparti partigiani; serbo-moravi nella lotta popolare d'i ildiberazliorae, il Maresciallo Tito ha delineato la posizione jugoslava in merito alla decisione dei governi di Grarabretagma e degli Sitati Uniti di ce der e Panimi-lustrazione della Zona A del TLT àlPIitailda. Tito ha detto: «Compagni e Compagne, permettete che vi parli oggi di un problema che certamente ricorderete, di un problema del quale abbiamo già molto parlato*, [ma che purtroppo ha assunto un carattere del tutto nuovo, carattere che nessuno di noi nè tutto il mondo avrebbe potuto immaginare. Parlerò di Trieste. Compagni e compagne, voi conoscete tutto lo sviluppo di questa questione dalla fine della guerra ad oggi. Voi sapete bene che Trieste venne liberata dalle nostre truppe. AI TRIESTINI Un’atmosfera d’incubo regna sulla città. Persino la stampa irredentista .«parla di perplessità dei triestini cercando di attribuirla all’ansia per i fratelli della zona «B». I triestini in realtà’-.sono terrorizzati dal ventilato arrivo nella loro città dell’Italia con tutte le disastrose conseguenze economiche che 'un simile cambiamento comporterebbe.'I primi sintomi si possono già rilevare con il licenziamento di alcune migliaia di dipendenti del G. M. A. Altre migliaia .sono disoccupati già allo stato potenziale, tra i quali gli appartenenti alla Polizia Civile che, essendo composta nella .maggior parte di elementi locali, non incontrerà certamente la fiducia dei potenti di Roma, i quali devono ristemare chi il proprio cugino o amico per smaltire la sovraeccedenza delle «belle famiglie italiane» «del Meridione. Ma l’arbitrio di Londra e Washington colpirebbe particolarmente i lavoratori, il grande emporio portuale mestino che, separato dal suo retroterra, perde le linfe naturali che gli davano vita. E, con l’emporio, sono condannati a un graduale deperimento tutte le attività connesse, i cantieri navali e tutti i commerci che dal traffico portuale traevano vita. Questo preoccupa enormemente i triestini. Anche coloro che facevano dell’irredentismo per conservare il posto in un qualsiasi ufficio, dove il caporione aveva un’altisonante o un modesto nome nella democristianeria locale, oppure che facevano dell’ir. redentismo così per «chic» in contrapposizione all’indipendentismo e al socialismo degli ambienti operai, ceTti che l’Italia non sarebbe mai venuta, non nascondono oggi il proprio malumore e la propria apprensione. Per impedire però che un simile guaio avvenga, non sono sufficenti, apprensioni e dichiarazioni platoniche. I triestini facciano sentire alto, in ipiazza il proprio grido di protesta, la propria volontà di non voler morire .d’inedia nelle braccia di quella che per loro è stata sempre una matrigna, generosa di promesse, ma parca di fatti e .di doni che non può dare. Scendano in piazza i lavoratori di Trieste, anche contro la 'volontà di quella direzione che d>er l’ennesima volta, e oggi in modo palese, ha mostrato il suo volto, quello .dei traditori. Voi sapete che per Trieste e per la sua liberazione hanno combattuto e versato il loro sangue tutti i nostri popoli. Voi sapete che i nostri fratelli in Istria per più di vent’annì hanno sofferto, sotto un indicibile terrore, tutti i possibili tentativi di distruzione deg/H occupatori fasc\f-st\ù Questi amministratori fascisti non erano, nelle loro aspirazioni, molto peggiori di quelli che oggi si trovano a Roma, quando si tratta degli interessi del nostro Paese e ilei nostri popoli. Nel 1945 siamo stati costretti ad abbandonare Trieste per evitare uno scontro con quelli con i qual', i eravamo alleati nella guerra di liberazione. Noi allora eravamo del tutto soli, abbandonati a noi stessi. E’ comprensibile che mai la soluzione di allora abbia incontrato il nostro gradimento. Ci dissero allora che Trieste era necessaria alle forze alleate come base per il rifornimento dei fronti e per l'ulteriore avanzata in Austria e in Germania. Va bene, ma se allora siamo stati costretti ad abbandonare Trieste per permettere un più facile rifornimento delle truppe alleate ed il fruttuoso sviluppo della guerra, ognuno si chiede perchè più tardi, questa base doveva essere strappata dalla Jugoslavia e si doveva creare un cosiddetto Territorio Libero di Trieste sotto amministrazione alleata. Questo accadde perchè allora nessuno al mondo, e neppure gli alleati ebbero il coraggio morale di consegnare in quel momento Trieste e tutta la Zona A agli italiani. Poiché gli italiani erari o i nostri ed i loro nemici, poiché gli italiani hanno combattuto fino all’estremo delle forze, finché non hanno capitolato, finché non sono stati sconfitti. Nell’ultima fase, quando il nazifascismo era già disfatto, soltanto allora essi hanno dato un immaginario contributo a questa- grande lotta. E per questo la creazione del TLT doveva essere la prima tappa per la consegna del territorio, sfruttando il trattato di pace che, anche la Jugoslavia ha firmato. La Jugoslavia ha firmato perchè non voleva apparire. un fattore contrario allo stabilimento della pace in questa parte d’Europa. E Comprensibile che noi non si abbia acconsentito per sempre, Abbiamo acconsentito temporaneamente nella convinzione che si sarebbe giunti •un giorno ad una giusta soluzione e Che un giorno si sarebbero giustamente valutate le giuste richieste del nostro Paese, dei nostri popoli, delle vittime che i nostri popoli hanno sacrificato nella lotta contro il comune nemico. E si giunse cosi al momento in cui le grandi potenze non poterono accordarsi sulla persona del governatore, e si giunse poi al momento in cui gli alleati occidentali per tanti motivi che in genere tornavano loro utili hanno pubblicato la dichiara- zione tripartita allo scopo di contribuire alla vittoria elettorale dell’ex presidente del governo italiano De Gasperi. Si. In luogo di risolvere i problemi economico-sociali interni, hanno deciso di cedere all’Italia un pezzo di terra slovena intrisa di sangue, inclusa Trieste. Compagni, non abbiamo riconosciuto la dichiarazione tripartita poiché si trattava di un atto unilaterale che noi non abbiamo potuto accettare. Il precedente governo italiano e quello attuale sventolano continuamente questa dichiarazióne tripartita chiedendo la sua applicazione. Quando gli alleati si resero conto che questa faccenda non poteva essere risolta senza il nostro consenso e che noi questo Consenso mai avremo dato, hanno fatto un’altra cosa: hanno realizzato parzialmente questa dichiarazione tripartita, concedendo allltalia il diritto di prendersi Trieste e la zona A, concedendo all’Italia gli stessi diritti che abbiamo noi per l’amministrazione ed affermando che questa è soltanto una soluzione provvisoria. Ho detto in primo luogo alle potenze Occidentali che nessuno ha il diritto di porre noi e VItalia sulla stessa piattaforma. Noi abbiamo combattuto contro VItalia, contro il fascismo, contro coloro con i quali erano in guerra anche gli alleati. Noi riconosciamo agli alleati il diritto di occupare la zona A e di rimanervi. Essi però non hanno il diritto di porre l’Italia come decapatore nella nostra terra, non hanno il diritto di porre occupatori neppur su un palmo del nostro Paese, di porre come occupatore colui che fu loro e nostro nemico nella scorsa guerra. Noi quest atto non lo riconosciamo e glielo abbiamo detto. Penso che il nostro popolo mai ha detto un «no» cosi chiaro e forte come durante le spontanee dimostrazioni e manifestazioni di ieri l’altro. Compagni e compagne, siamo stati posti improvvisamente di fronte ad un fatto compiuto. Ma per noi non è finita. Mentre vi parlo soppeso ogni mia parola e desidererei che questo comprendessero anche coloro che finora non hanno voluto comprenderlo, che comprendessero cioè che io parlo molto seriamente, che io parlo a nome di 17 milioni di fieri cittadini di uno stato socialista. Compagni e compagne, il nostro Paese si è trovato molte volte faccia a faccia con situazioni molto gravi. Devo dirvi che anche oggi ci troviamo di fronte ad una situazione molto delicata. Si tratta del nostro stesso interesse, dobbiamo affrontarla. Anche questa volta lo dobbiamo poiché non possiamo più credere ad alcuno, e dobbiamo contare soltanto sulla nostra forza, sulla nostra risolutezza, sulla nostra dignità e sul nostro diritto. I A Okroglica ho parlato molto seriamente; sembra però che in occidente abbiano capito male se hanno pensato che io facessi solo della propaganda di fronte a 300 mila persone. Io ho detto ciò che pensa tutto il nostro popolo. Ho specificato molto chiaramente che noi riterremo l’ingresso delle truppe italiane nella zona A un atto di aggressione rivolto contro il nostro Paese, (queste parole del Maresciallo Tito sono staile annoile dalla follila con un frenetico applauso) Soppesando ogni parola, io oggi da questa tribuna — ha proseguito il Marescialli o Tito — dichiarro che ciò che ho detto a Okroglica vale anche oggi e che anche oggi abbiamo lo Per terra e per mare le unità dell’Armata Jugoslava stesso atteggiamento e che adotteremo le misure adeguate per realizzare ciò che abbiamo detto. Compagni. e compagne, la nostra pazienza è giunta agli estremi. Per anni e anni abbiamo fatto tutto quello che era possibile perchè si giungesse ad una qualche soluzione che non danneggiasse troppo i nostri interesi e che ciò nonostante realizzasse una situazione sopporta bile, in questa parte d’Europa. Ab biamo presentato varie proposte, ac consentendo anche a sacrifici. Ab biamo voluto che il problema venisse risolto d’accordo insieme con noi. Se essi esigono dei sacrifici da noi, siano questi richiesti anche all’altra parte, e che questi sacrifici. siano stati chiesti soltanto a una parte è dimostrato dal fatto che tutto il nostro popolo ha risposto indignato, mentre dall’altra parte gridano e si rallegrano. Abbiamo proposto anche la spartizione. Abbiamo però chiesto per noi tutti i dintorni sloveni, Servala e Zaule e tutta quella zona che è abitata da sloveni, dato che Trieste città viene considerata prevalentemente italiana. E sia pur cosi, se ormai nel mondo ciò si accetta per vero, senza considerare il fatto che Trieste si trova in territorio etnicamente nostro. Abbiamo chiesto il .condominio Non lo •hanno preso neppur in considerazione, e quindi non ne hanno neppur discusso. Ho proposto l’internazionalizzazione di Trieste e l’annessione alla Jugoslavia di tutto il resto del territorio libero poiché in esso vivono in stragrande maggioranza sloveni. Neanche questa proposta hanno voluto prendere in esame. Compagni e compagne, a tutto questo essi hanno fatto orecchie da mercante. Hanno continuato ad agire secondo il proprio arbitrio e che cosa hanno /atto? Hanno fatto ciò che con questo atto essi stessi non desideravano ottenere. Non desideravano cioè che questo loro atto portasse ad un peggioramento dei rapporti fra noi e l’Italia e si indebolisse cosi il fronte contro l’aggressione, quel fronte che essi dicono, aver qui il suo punto più debole, quel fronte contro l’aggressione che va realizzandosi in Europa. Io ho detto che le loro previsioni non erano esatte, che la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata con conseguenze imprevedibili. Che fare oggi, trovandoci di fronte a questa situazione? Il nostro popolo ha pronunciato la sua parola; ha detto «non. Il nostro popolo è indignato. Abbiamo deciso di difendere i nostri interessi in base alla Carta dell’ONU e abbiamo il diritto di ricorrere a tutti i mezzi, che questa Carta prevede, inclusa anche la forza armata se sarà necessario, in difesa della pace, poiché il diritto è della nostra parte. Essi hanno violato il trattato di pace e noi abbiamo il diritto di insorgere contro questa violazione, contro la lesione dei nostri interessi. Compagni e compagne, io vorrei che ciò venisse preso molto sul serio perchè cosi noi non possiamo andare avanti. Noi e-sigiamo il ritiro di questa loro decisione che è assurda e che merita la condanna di ogni persona o-nesla. E, più che incomprensibile, è assurdo che si soddisfino gli appetiti dell'imperialismo italiano a scapito di un piccolo Paese che ha versato tanto e tanto sangue per la causa comune. Se avessero voluto ottenere una qualche normalizzazione, non avrebbero dovuto allora agire come hanno agito. Non hanno chie- : sto neppure il nostro parere, su tutto ciò. Hanno semplicemente agito pensando che noi avremo un po’ alzato la voce e che poi tutto sarebbe tornato normale. No! Debbo dirvi, compagni e compagne, che quando nelle strade di Belgrado, Zagabria e delle altre nostre città il popolo ha dato sfogo alla sua indignazione e ha espresso la sua opposizione, abbiamo deciso di inviare le nostre | truppe in zona B per rafforzare le unità già li dislocate. Ho detto ciò che abbiamo fatto aggiungendo che adotteremo ulteriori misure in que- ... sono venute a rafforza re i presidi della Zona B Non pennelleremo che rimperialismo italiano si estenda contro diinol sto senso per difendere ivi i nostri interessi. Abbiamo il diritto di far questo in base alla Carta delle Nazionif Unite. Non permetteremo che l’imperialismo italiano si estenda contro di noi e ci strappi nuovamente palmo per palmo la nostra terra. Abbiamo fatto questo poiché siamo decisi ad andare fino in fon- Dopo la dichiarazione degli alleati, il presidente del governo italiano Pella ha dichiarato che questa è la prima fase nella realizzazione dei suoi intendimenti di conquista. Ciò significa, compagni e compagne, che anche per queste dichiarazioni, fatte dal signor Pella non senza l’approvazione o almeno il loro tacito consenso, le misure che abbiamo adottate e che adotteremo sono pienamente giustificate. Si tratta di misure delle quali abbiamo già parlato. E nessuno al mondo ha voluto ascoltarci. Che cosa dice Pella nel suo ultimo discorso alla Camera? Egli ha affermato che l’accettazione da parte dell’Italia delVtfimministraziane della zona A e di Trieste non significa una rinuncia alle rivendicazioni italiane su tutto il territorio, ossia anche sulla zona B. e, per di più, che il comunicato dei governi americano e britannico nè per forma nè per contenuto pregiudica in alcun modo il riconoscimento della legittimità dei diritti delt'Italia a tutto il territorio, cioè anche alla zona B. Non pregiudica dunque la possibilità per il governo italiano di proseguire nel senso della realizzazione delle sue rivendicazioni anche nelle forme più dure. La decisione degli alleati non è in Contraddizione con la dichiarazione tripartita e ad essa il governo italiano continua a richiamarsi. Questa decisione pone in essere una certa qual regolazione di fatto, di carattere provvisorio. A me, compagni e compagne, i signori che mi hanno consegnato il memoriale hanno detto che esso non è in relazione alcuna con la dichiarazione tripartita, che si tratta di una soluzione che, probqbilmente, sarà duratura e che il signor Pella avrebbe fatto, probabilmente, qualche dichiarazione sui diritti della minoranza slovena ecc. E invece il signor Pella ha detto ciò che io ho prima citato a loro saputa e, probabilmente, con il loro consenso. Non abbiamo forse noi agito giustamente, reagendo tempestivamente per non lasciarci cogliere di sorpresa? Déoidendo di dare la zona A all’Italia, essi hanno di fatto realizzato una parte della dichiarazione tripartita e Pella dichiara apertamente: «La seconda parte la realizzeremo più tardili. La stampa italiana afferma d’altro canto che è necessario distruggere il trattato di pace e pone nuovamente il problema dellTstria ecc. Chi ha preparato questa zuppa? L’hanno preparata i nostri alleati. Noi però non siamo più disposti a tollerare questo spregio dei nostri interessi, degli interessi del nostro Paese e dei nostri popoli, Non ave te voluto accettare le nostre propo ste. Non avete voluto neppur sentir ne parlare. Avete adottato una de visione unilaterale. Ora entriamo noi in azione e lo facciamo poiché è nell’interesse della difesa del nostro Paese e dei nostri diritti. E’ comprensibile che io non escluda la possibilità che se ci penseranno bene, ritirino questa loro decisione e che si inizi a risolvere questo problema in maniera più sensata, in maniera più giusta. Non siamo degli attacca- brighe: Ci troviamo in una fase tale del nostro sviluppo, dell’unità dei nostri popoli e del nostro Paese -e il nostro popolo si avvede della sua forza, si rende Conto dei suoi diritti — da non poter permettere che \ci si prenda gioco di noi e che si agisca come si agiva un tempo. Qualcuno può forse dire in occidente: «guardate un po’ come sono e andate poi ad aiutarli-». Va bene, noi ringraziamo per l’aiuto ricevuto. L’abbiamo detto cento volte. Ma per questo aiuto noi non possiamo vendere il nostro Paese. E glielo abbiamo detto. Per il loro aiuto non possiamo vendere il nostro paese intriso di sangue. Se qualcuno pensa che noi dobiamo sacrificare ciò che storicamente, nazionalmente e sotto ogni altro riguardo è nostro, allora sappia che noi rinunciamo a qualsiasi aiuto. Lo dico chiaramente e penso che tutto il nostro popolo sia d’accordo. Prima la nostra dignità, la difesa dei nostri interessi, il che è più importante, poi viene lutto il resto. Abbiamo attraversato già numerose difficili giornate, compieta-mente soli, isolati, abbandonati a noi stessi. Abbiamo già provato cosa significhi soffrire. Abbiamo combattuto affamati, scalzi e nudi. Abbiamo strappato con i pugni e con i denti le armi all’occupatore e abbiamo vinto. Abbiamo ottenuto la nostra libertà e la nostra indipendenza. Non permetteremo neppure oggi che cì si ricatti. Non affermo che questo qualcuno l’abbia detto. Ancora nessuno Fha detto. Ma sono trapelate già delle voci e perciò proclamo già in anticipo che il ricatto con noi non ha successo. Compagni e compagne, quando abbiamo affermato che saremmo andati insieme con i nostri alleati occidentali nelle questioni concernenti l’aggressione e la salvaguardia della pace, non abbiamo fatto della propaganda. Del pari non sono stati propaganda nè i nostri discorsi ne i nostri scritti. Abbiamo invece sinceramente pensato e lo pensiamo anche oggi che questo è necessarioi. Non siamo andati con loro perchè ci dessero degli aiuti. Siamo andati perchè lo abbiamo ritenuto nel nostro interesse, perchè eravamo esposti a pressioni dall’altra parte. A noi interessa sopratutto la pace. Sia pace e noi siamo pronti per altri 20 anni a lavorare, a sacrificarci per edificare un migliore avvenire. Ma non ci lasceremo mai ricattare. Può darsi che qualcuno pensi che questo sia già un sintomo di un nostro sentirci più liberi. Da qualsiasi parte vengano le pressioni, noi non permetteremo che qualcuno le sfrutti per realizzare i suoi obiettivi. Siamo in grado di rispondere a tutti e risponderemo: Via le mani dalla nostra terra, via le mani dalla nostra terra intrisa di sangue! Se proprio lo volete, eccoci, noi siamo qui. Avete avuto l’occasione di vedere il nostro popolo fiero, forte, cosciente di quello che vuole, che compie sforzi incredibili. Volete essere suoi amici o volete perdere la sua amicizia? E da questo non siete lontani. Con questa decisione avete macchiato questa amicizia. Avete macchiato l’amicizia dei nostri popoli e infuso nei loro cuori il dubbio sulla giustezza delle vostre intenzioni. Questo voglio dirvi ancora. Riparate a quello che avete fatto finché non sia troppo tardi, poiché può accadere fra poco che non potrete più farlo, se continuerete sulla via che avete intrapreso. Compagni e compagne, vorrei ancora dirvi che io già da tempo sono giunto alla constatazione che l’Italia ha per disgrazia sempre dei dirigenti che la conducono in una direzione sbagliata, la conducono verso dì noi e non con mano amica tesa, ma col coltello dietro la schiena. Sono giunto alla convinzione che il problema della collaborazione con VItalia — in particolare il problema della col- laborazione militare — è ancora molto lontano, se essi continueranno con azioni come quelle che hanno già iniziato. Mi sono convinto che VItalia, con si fatti dirigenti, sia una specie di continuo avversario al quale dobbiamo guardare sempre con occhio vigile, poiché non si peritano dal dire e scrivere spudoratamente che essi nella scorsa guerra hanno assolto da noi una missione civilizzatrice, poiché noi popoli jugoslavi siamo orde barbariche, che un popolo civile, come essi si definiscono, deve illuminare e condurre sulla giusta via. Non osino mai più venir da noi con questi metodi illuministici, si tolgano dalla testa questi metodi civilizzatori e comincino a riflettere se non sarebbe meglio — dato che siamo vicini, dato che già da secoli siamo qui e che qui rimarremo, e che noi neppur sognamo di cacciarli via — trovare una qual-ohe via comune, disputare e constatare se tutto ciò abbia senso o nò. Noi siamo disposti, siamo sempre pronti a tendere la mano della conciliazione, come abbiamo già piu volte dimostrato. Se però essi comincieranno a parlare, come ora pensano, di una loro missione civilizzatrice e a guardare nuovamente con avidità alla terra che abbiamo loro già strappato una volta per impadronirsene di nuovo, allora non possiamo far altro che cominciare nuovamente ad affilare le nostre armi. Spero però che occasioni come quelle che essi ebbero nella trascorsa guerra mondiale non le avranno mai più- Anche allora, quando in tutta Europa dominavano le tenebre delle violenze fasciste, la Jugoslavaia fu l’unica oasi dove con il fucile in pugno si combatteva contro Voccu-patore. Il popolo è rimasto sulla sua terra e non si è piegato dinanzi al-l’occupalore. Anche nella situazione attuale il nostro popolo non si è la- (Coni. in IV. pag.) Nel Buiese e Capodistriano continuano le proteste La mozione delllssemblea distrettuale di Buie Sabato scorso si è svolte a Buie l’Assemblea del Comitato Popolare distrettuale, durante la quale i delegati dei due corpi hanno discusso la relazione dell’attività svolta dal consiglio social-sanitario fatta dal compagno Giurgević Ivan e trattato sul bilancio di investimenti, per il 1954, per migliorare il servizio sanitario del distretto. 11 progetto presentato prevede fra l'altro l’investimento di 71 milioni di dinari per la costruzione della casa distrettuale di salute 'ad Umago e 27 milioni per il suo arredamento nonché altri investimenti minori per un totale complessivo di 109 milioni di dinari. In seguito sono state presentate alcune proposte di decreti riferenti-si ai vari campi della vita sociale. Concludendo i suoi lavori l’assemblea ha approvato all’unanimità l’invio di una mozione all’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso il Consiglio Esecutivo della Repubblica Popolare Jugoslava, formulata come segue : «Noi rappresentanti del Comitato Popolare del distretto di Buie, riuniti in seduta del due consigli, ed in seguito all'Iniqua ed unilaterale decisione degli Stati Uniti e dell’Inghilterra in merito a Trieste, protestiamo energicamente per questo inqualificabile atto e richiediamo ohe vengano difesi gli interessi etnici ed economici della Jugoslavia. Con sdegno rigettiamo questa ingiusta decisione presa proprio dagli alleati a fianco dei quali lottammo contro il fascismo. Dopo 8 anni dalla conclusione del conflitto, gli alleati hanno scordato queste lotta comune ed ora hanno risolto il problema di Trieste svalutando il sangue dei nostri Caduti e dei nastri diritti etnici ed economici sulla zona A del Territorio di Trieste, favorendo cosi le mire espansionistiche ed aggressive degli italiani. Chiediamo perciò all’organiizzazione delle Nazióni Unite che il problema di Trieste venga risolto obiettivamente e giustamente secondo le proposte presentate dal nostro governo. I delegati del C. P.D. di Buie. Nei collettivi dii lavoro delia cit-ta/dina di Pfrano, sono stati tenuti sabato numerosi comizi dà protesta per la decisione unilaterale degli anglo-americani dii consegnare Trieste e la zona A all’Italia. In detti comizi gli operai barano espresso la loro indignazione per questo inqua-, litica hi le atto, ed barano inviato numerose mozioni di protesta all Gou-. .sigli o esecutivo federale, in cui chiedono un energico intervento del nostro Governo affinchè tale iniqua decisione venga revocata. Altre mo-zSonà sono state da essi inviate alla VUJNA di Capodiistrfia, raomdhè agli operai delle fabbriche dà Trieste, invitandoli ad insorgere contro la cricca traditrice di Viđali ed a scendere in lotta per il trionfo deli loro diritti. Il Comitato Popolare Comunale di Pirarao si è riunito nel pomeriggio in seduta straordinaria, per trattare la situazione venutasi a creare dopo l’amniuncSo della dichiarazione degli alleati. Alla riunione, in cui i delegati hanno espresso il loro sdegno per l’operato delle potenze occidentali, asaitevano, come ospiti, i rappresentanti dell’Armata Popolare e della unità desila Marina. In conclusione alla riunione sono state inviate delile risoluzioni di protesta nelle quali si chiede che le potenze imperialistiche dell’occidente revochino riti qu al ilioa b ile dedisione. Analoghe risoluzioni dii solidarietà sono state inviate ai comuni di Sgomito e Re-peuitabor. Alle ore 17, nel cinema Garibaldi, di è riunita una grande massa di popolo, alila quale hanno parlato il (Cont. lin II pag ) Nelle piazze e nelle vie “REVOCATE L'INIQUA DECISIONE! . f« (Continua dalla I. pag.) compagno Tomasin Plinio ad altri oratori spiegando gli ultimi sviluppi della situazione attuale, in riflesso al discorso tenuto nella giornata dal compagno Tito. Non appena sabato sii è sparsa la voce del discorso del compagno Tito e delle risolute parole con crai ha accennato alle misure intraprese per difendere gli interessi della popolazione di Trieste e della zona A, i cittladiind di Buie sono scesi nelle A Sicciole ESCE IL PRIMO CARBONE Sabato scorso, alle ore 16 del pomeriggio, sono stati estratti i primi vagoncini dii antracite dalla riattivata miniera idi Sicciole. Il collettivo, dopo anni idi sforzi, è riuscito a vuotare le gallerie; di ben 3 milioni di metri cubi d’acqua, ed a riparare i danni subiti dalle installazioni, ohe sono rimaste sommerse per altre 7 anni. Inizialmente, la produzione della miniera sarà bassa, ma nel prossimo anno, secondo i calcoli dei tecnici, dovrebbero venir estratte circa 20 mila tonnellate di .antracite. Alla manifestazione, promossa per l’occasione, ha assistito anche il compagno Jože Borštnar, delegato detla R.P. della Slovenia. I minar tori hanno inviato pure un telegramma al compagno Tito, nel quale si dicono pronti ad impugnare le armi per la difesa dei diritti della popolazione del territorio. ALTI UFFICIALI A CAP0D1STR1A Il Comandante .della zona militare di Zagabria, colonnello generale Rosta Nadj, che si trova a Capodi. stria ha ispezionato i reparti dell’Armata Popolare Jugoslava. A Ca-poddstria si trova pure il viceammiraglio della marina, da guerra. Josip Cenni. Da quanto si apprende, i reparti dell’Armata Popolare Jugoslava e le unità della marina da guerra giunti nella nostra zona, sono stati accolti con entusiasmo dalla popolazione delle varie località, che ha offerto loro doni e fiori1. Anche le maestranze di collettivi di lavoro, tramite delegazioni, hanno dimostrato il loro affetto alle unità della marina con omaggi floreali e doni. vie e piazze a manifestare i loro sentimenti e la loro fede nel socialismo e nella Jugoslavia di Tito. Alle ore 17 circa oltre un migliaio dii cittadini si sono raccolti nella .piazza Ulto, ove hanno .preso la parola i compagni Medica e Agarìni-s. Cortei hanno poi percorso le vie del centro al cauto degli inni della lotta e ripetendo la parola d’ordine ; «Dateci le armi, Tri oste non sarà mai italiana ! » Analoghe manifestazioni si sono svolte in altre località della zona. Gli operali del conservificio Ampe-lea e doM’Impresa commerciale cittadina di Isola, nei comizi di protesta tenuti nell’mtcmo dei collettivi, hanno inviato alcune mozioni al Consiglio ' Esecutivo federale in cui ribadiscono la loro fiducia nel compagno Tito e nella Jugoslavia, chiedendo che il nostro Governo prenda le misure ritenute necessarie per la tutela dei diritti e degli interessi della popolazione di Trieste e dtegli sloveni della zona A. I lavoratori della «Delanglade » hanno inviato una risoluzione alle maestranze dell conserfiivicio «Salvador» di Trieste. Analoghe risoluzioni sono state inviate pure dagli operai dell’Edilit di Isola. Nel pomeriggio di domenica a Grisignama si è anche riunita una numerosa folla per protestare contro l’atto arbitrario perpetrato dai governi anglo-americano ai danni di Trieste. A Castagna, paese che nella Lotta popolare di Liberazione si è maggiormente sacrificato, 200 persone si sono recate presso il monumento che ricorda i caduti nella LPL per esprimere il proprio sdegno per l’inqualifioabile azione delle potenze occi.le.nta!.i. La popolazione ha espresso il proprio riconoscimento al compagno Tito e al Consiglio Esecutivo per il fermo atteggiamento assunto nei confronti (lei problema di Trieste. Ad Umago, domenica sera, una folla di oltre 1500 persone ha improvvisato una manifestazione, durante la quale, a più riprese, i manifestanti hanno chiesto armi. Ad iniziativa di un gruppo di giovani, nella sede delia locale cooperativa sono state aperte le iscrizioni per i volontari. In qualche minuto si formava dinanzi alla sede della cooperativa stessa una lunga fila di giovani ed anziani, membri deU’USPL, contadini, operai, italiani e croati che chiedevano di essere arruolati per combattere contro gli imperialisti italiani. Anche a Castel venere, dopo la chiusura della manifestazione, sono state iniziate le iscrizioni. In meno dii un’ora, 70 persane hanno ap- posto la loro firma per entrare nelle formazioni volontarie deli’APJ. Isola proletaria e rivoluzionaria, già da quattro giorni scende in piazza par manifestare la sua indignazione contro le potenze occidentali, che in assoluto sprezzo al dirit-. to delle genti, hanno, con la loro iniqua decisione, dato nuovo ossigeno ai fascisti di ieri e di oggi, che sono al governo in Italia. Presso le organizzazione dell’Unione combattenti oltre 1400 persone hanno chiesto di essere arruolate volontarie, per la difesa del nostro suolo. C#?ONAćH£TTI Venerdì in Piazza Tito a Capo distria Un viaggio net mondo delie parole menza suono I SORDOMUTI NON SONO PIU1 le VITTIME..SEGNATE da DIO" Salendo quel ripido sentiero che dalla strada costiera Pìrano—Portorose porta alla località «Casa Rossa» non gì aspettavamo di vedere delle cose destinate a rimanere impresse per molto tempo nella nostra memoria e nel nostro animo. Credevamo in cuor nostro di effettuare la solita viisita di prammatica a qualche istituto educativo, ed avevamo nella mente ormai pronte' le solite belle frasi da sfoderare in simili occasioni. Già al varcare il piccolo cancello d’acceis-so, tutte queste intenzioni caddero per istinto, vinte da un’ilmpondera-bile sensazione che neppure ora riusciamo a definire. Sul piccolo spiazzo in terra battuta, antistante all’educatorio, i piccoli stavano giocando allegramente, e pur senza udire suoni fa-migliiari al nostro orecchio, percepimmo subito un vivo chiacchierio, un intrecciarsi di richiami, tra questi bambini anelanti di quella che è una delle più belle espressioni della vita: l'a parola. I piccoli ci guardavano con aria interrogativa ed in noi si faceva strada quello strano senso di imbarazzo che colpisce l’uomo di fronte ad un suo simile minorato dalla natura. Ben presto venimmo tolti però da questo goffo attaggaamento, dal sorriso di un assistente ed entrammo inconsapevoli nel meraviglioso mondo, creato ed aimato dal compagno Rupnik, direttore del-l’Is tiltulto. Sintomi negativi e problemi DELLA NOSTRA ECONOMIA lassiamo in primo luogo alla legislazione che regola le questioni e-conomiche e che è in tutto e per tutto analoga a quella vigente negli altri distretti della Jugoslavia. Non è nostro compito trattare come essa isi presenta, accenniamo solo, di sfuggita, che essa ha qualche vuoto che proprio ora tende ad essere colmato. Riteniamo doveroso invece soffermare! su un’altro argomento di più palpitante attualità ed interesse ossia quello della attuazione e della chiarificazione delle leggi in vigore nonché quello dello studio e della discussione delle leggi ora in fase di progetti e che attendono l’avallo dell’opinione pubblica per essere poi sanzionate dal parlamento. L’importanza delle nostre leggi e-eonomiche non è rappresentata tanto dal loro contenuto, quanto dallo spirito rivoluzionario che ha ispirato i legislatori neiTemanarle e che ha una tendenza fondamentale, quella di consolidare il nostro ordinamento socialista e di pari passo eliminare le vecchie forme e tendenze dell’ordinamento capitalista o oapitaiiiisto-statale. . L’attuazione delle leggi secondo lo spirito che le informa sarebbe possibile se le stesse fossero ben comprese dalle genti lavoratoci, dai produttori diretti che per la loro stessa mentalità sono rivoluzionari. Purtroppo non succede così. La conoscenza delle leggi si limita a una ristretta cerchia di persone, portate per lo più a trarne interpretazioni esclusivamente teeniciste e talvolta a violare lo spirito e la lettera delle leggi,, oppure a ricercare le lacune e le formule non chiare per interpretarle con lo spirito dell’interesse particolaristico della propria azienda o collettivo. Gli occultamenti nei bilanci conclusivi, fatti da alcune aziende e la multiforme applicazione della legislazione del lavoro, sono solo alcuni aspetti negativi di' questi sintomi e delia mancata conoscenza delle leggi da parte dei più larghi strati della popolazione. Proprio ora che sono stati pubblicati i progetti delle nuove leggi economiche si rende indispensabile non solo un’opera di chiarificazione dei progetti stessi, ma una fattiva opera di partecipazione delle masse alla stesura delle Wmm Nella campagne ferve il raccolto dell« OÖW leggi stesse. Non solo delle leggi, ma talvolta anche dei problemi economici concreti la popolazione è tenuta affi’o-curo„ sebbene gli elettori siano sempre pronti a dare il loro contributo per la soluzione di questi problemi che li toccano più da vicino e che per loro hanno una notevole importanza. Sull’erezione di una fontana pel paese, ad esempio, decide molto spesso un gruppo di persone, le solite, benché a un’opera simile sia interessata (e possa dare il proprio contributo) tutta la popolazione del villaggio. Le assemblee degli elettori vengono convocate solo di raro, di solito quando sano in discussione questioni programmatiche di massima importanza, mentre non s’informano gli elettori sull’attuazione o meno di singoffi punti del programma e su altre questioni di maggior interesse. Sarebbe questo il compito dei rappresentanti popolari, eletti negli organi del potere che pur devono rendere conto agli elettori del lavoro svolto da loro, dagli organismi dei quali fanno parte e mantenere -in questo modo uno stretto contatto con gli elettori. L’autonomia delle aziende è stata concepita, sia dalle stesse che dagli organi superiori, come libertà assoluta di agire a proprio arbitrio. Benché non esista la passibilità di intervenire con metodi coercitivi contro singoli arbitru, gli organi economici e dei potere possono u-gu affiliente impedire tali atti mantenendo un contatto più intimo con gli organi della gestione operaia, consolidando il potere di questi organi proprio attraverso la lotta contro singole deviazioni, sia degli organi stessi, ma più spesso del personale esecutivo delle aziende. Allo stato attuale delle cose, tale contatto comincia appena a sentirsi, mentre dovrebbe essere costante e ben solido. Negli ulttmi tempi si è alquanto trascurato il rafforzamento del settore socialista dell’economia e particolarmente la questione della sua penetrazione, non coercitiva, in tutti i rami della nostra vita economica. Ciò è andato obiettivamente a beneficio degli elementi capitalisti, spesso con l’aiuto ed il beneplacito di aziende socialiste, che hanno approfittato per trarne grandi profitti, sia elevando i prezzi delle prestazioni che occultando i propri u-itiffi reali agli organi del fisco. Il settore socialista dovrebbe essere sempre presente in ogni ramo dell’economia per svolgere il suo ruolo moderatore dei prezzi e di conseguenza dei prodotti. Comunque, i sintomi più negativi si manifestano nel campo degli investimenti. Alle costruzioni e alle opere si passa senza una seria preparazione di modo ohe iniziando i lavori avvengono soste che influiscono negativamente sul costo e infine ritardano la messa in funzione delle opere stesse. 'fi! Semplice di aspetto e di parola, modesto nella sua instancabile opera umanitaria, egli ha saputo darci in un palo d’ore un quadro pieno di sentimento e dati positivi che certamente noi non sapremmo ritrasmettere affi nostri lettori. L’idea di quest’istituto trova le sue origini già nel periodo della guerra di liberazione, quando a Lubiana si programmò di formare — finite le ostilità — degli istituti rieducativi per sordomuti. Nel giugno del 45 si pensò a Trieste, ma i tempi purtroppo non erano maturi. Più tardi i piani caddero su Gorizia, ma per l’ostruzionismo deiTelemento italiano, anche qui i bimbi sloveni dovettero rinunciare alla speranza di un proprio istituto. La tenacia del compagno Rupnik non conobbe però ostacoli e sei anni fa nella Villa Virginia a San Lorenzo di Portorose, venne fondato l’attuale educatorio per sordomuti. Ma quella, in effetti, fu una fucina di molteplici idee, poiché tra quelle mura nacque pure il ginnasio, il liceo e la scuola per i ciechi.- Ivi pure venne redatto un accurato censimento dei bimbi mentalmente tardivi: oggi quest’ultima fatica dà i suoi frutti poiché per essi verrà presto istituita una sezione speciale con sede nella ex scuola italiana e slovena. Ci parve doveroso a questo punto rilevare come la località di Porto-rose fosse — a nostro avviso — un posto ideale. La risposta fu un cortese sorriso poiché l’idea era completamente errata. I piccoli sordomuti infatti, hanno bisogno per la loro completa rieducazione di tutti i rumori, di tutte le sensazioni, anche le più impercettibili, offerte dalla Città. Date le circostanze, gli insegnanti dell’istituto suppliscono a queste necessità tenendo 1 bambini continuamente occupati, portandoli al cinema, a teatro, nel musei. Tutto ciò però è ancora molto poco. Per quanto riguarda il sistema educativo, ffl compagno Rupnik ci ha fornito degli utili ragguagli storici. Pino al secolo XVIII i sordomuti erano considerati dei «segnati da Dio». Di veri e propri ospizi •non ce n’erano se si fa eccezione di un istituto religioso, fondato nel 1770 da un abate francese. Se qualche guarigione vi avveniva, era senz'altro passata per miracolo. Otto anni più tardi, ih Germania veniva fondato un’altro educatorio da un certo Samuel Heinecke. Oltre che per il primato, questi due istituti resteranno nella storia per la diff erenza dei loro sistemi di inse- gnamento. Mentre nell’educatorio francese sì istruiva i sordomuti nella tecnica del gesto per farsi intendere, in quello tedesco si -tendeva alla rieducazione fisica, sino ad ottenere l'articolazione — per quanto imperfetta — della paròla. Nel 1881 si tenne a Milano un congresso di pedagoghi che, dopo lunghe discussioni, approvarono come giusto ed umano il sistema Heinecke. Fu così che tutti gli istituti idei mondo adottarono questo sistema. Al bambino venne da allora imposto un allenamento continuo, sopratutto nella respirazione e nello sveltimento dei gesti. La voce appassionata dei direttore ci f aceva dimenticare il passare del tempo: una corsa continua da nozione in nozione, da tecnica in tecnica, una ginnastica per il cervello molto ardua. Poi finalmente la rivelazione più importante. Nell’educatorio di Portorose si sono ormai abbandonati tutti i sistemi vecchi per adottare la più moderna delle tecniche a disposizione dell’uomo: l’elettronica. Munito di un audiometro — il più moderno e perfetto in tutta la Jugoslavia — il compagno Rupnik è ormai in grado di determinare esattamente lo stato di sordità dell’alunno all’atto della sua entrata nella scuola. Sulla base di questi diagrammi, rilevati a periodi stabiliti; la rieducazione può venir ormai condotta con sicurezza scientifica. Non è qui il caso di spiegare il funzionamento di questo meraviglioso strumento, basti solo sapere che, grazie alle sue indicazioni, oggi si è potuto accertare che i casi di sordità assòluta sono rarissimi. Finita la disquisizione, il direttore ha voluto dimostrarci praticamente la veridicità delle sue parole. Abbiamo così potuto assistere ad una prova audiologica di piccoli, o-spitati da appena un mese. Non possiamo descrivere la commossa sensazione provata ai vedere quei vistai, incorniciati dalla cuffia telefonica, irradiarsi di un sorriso di gioia al «sentire» le parole dell'insegnante. Suoni ancora confusi u-sciivano da quelle piccole labbra, ma erano i segni inconfondibili della guarigione ormai vicina. Un senso di meraviglia Ci ha destato pure la visita al piccolo laboratorio manuale, sistemato nella cucina dello stabile. Tutta una serie di lavori che attestano le perfette qualità intellettive di questi bambini, che appena un secolo fa erano considerati allo stesso livello dei deficenti. Messo al vaglio degli elettori della prima unità elettorale di Capodistria lo schema del piano sociale presentato dal comune, è -compieta-mente crollato. Respinto nella sua totalità. Non perchè in esso non figurino opere la culi attuazione si presenta impellente, ma’perchè l’orientamento fondamentale del piano secondo li parere degli elettori, è sbagliato. Tale erroneo indirizzo è stato figurativamente espresso da un elettore con la seguente frase: «Il piano è bello e buono, però non tiene conto-di quello che metteremo in pancia». Dittarti, come abbiamo accennato nello scorso numero, in linea di massima Si prevede ila costruzione di opere improduttive, quali gli alloggi, l’asfaltatura di Strade 0 piazze, canalizzatone, acquedotto, autogarage pubblico, bagni, la tribuna allo stadio, lavanderia. giardini, ecc. eco. tutte cose, di certo, necessarie «ma — ha rilevato l’elettore compagno Beltram — che non danno lavoro stabile alla gente e che non producono». Ed è cominciata la sfilza delle controproposte. I compagni Petek, Perini, Žnidaršič, Abram, Suhadolnik, Bordon, Turnher ed altri si sino avvicendati nella discussione alla ricerca di una soluzione più confacente alle necessità vitali! dei capodistriami. Petek: -— Al consiglio economico della Banca d’Istria era già in discussione la proposta per la costruzione dii una piccola fabbrica di scarpe di lusso. Era stata respinta, probabilmente perchè allora il mercato nazionale non disponeva di pelli dì qualità. Oggi tale proposta può essere nuovamente attuale. Si darebbe a turn trentina di persone pane e lavoro e si avrebbe un prodotto. Beltram — Bordon: — «E’ pietoso guardare quel tratto di bonifica ta completo abbandono che costeggia a nord la strada per Cairn-pel Salara. Il comune, proprietario della terra, studi un metodo per rendere utile quel vasto complesso di terreni». Perini : — «Possiamo, per ora, camminare anche su strade non asf altate. Al posto di queste, ta u-no o due anni, si potrebbero ricuperare tutti gli investimenti fatti nel vallone del Risano e della Cornalunga per la tratta dei cefali. E poi perchè nel vallone di Semedel-la non tri cala qualche migliaio di tronchi per la coltivazione delie o-striche? Trieste e gli altri mercati richiedono questo prodotta». Abram : — «Le industrie si sviluppano, per cui abbisognano di spazio ed è pertanto giusto che escano dagli augusti limiti della città. La prospettiva di Capodistria la vedo nel turismo. Il piano proposto tiene conto di questo, ma fino a un certo punto, senza darci una chiara visione della prospettiva futura. Propongo una nuova compilazione del piano ta questo senso». Tutti il discutami sono rimasti concordi nella constatazione che gli elaboratori del piano nella sua compilazione, hanno cominciato dalla coda, cioè senza tener conto delle entrate, per cui molte opere ta esso previste possono essere semplicemente dei castelli ta laria. Severe critiche soho state mosse ai prezzi delle prestazioni artigiane per cui sono state formulate proposte di aprire alcuni' negozi artigiani sociali Critiche sono state mosse anche alla stampa «die paria dei progetti in discussione come di cose ormai concluse e di attuazione garantita, traendo in inganno l'opinione pubblica. ISOLA A Cedole, in casa di Korenika Giordano e di Flego Anna è nato il piccolo Claudio, mentre a Isola è morto l’agricoltore Breč Karlo di anni 35 e Sorgo Matteo, agricoltore, di anni 82. L’elettricista Bacci Michele ha convogliato a noase la casalinga Kr-mac Rosa. Analogamente ha fatto l’oste Amaroso Silvano con la casalinga Babič Ardenia. Il quarantenne Sosič Lodov&co, da Giusterna, è caduto durante il lavoro, fratturandosi due costole. Un’altra caduta quella della pira-nese Glossi Giorgina di 62 anni che si è fratturata l'avambraccio sinistro. L’allenamento di calcio ha procurato una ferita lacero contusa allo studente isolano Vascotto Giorgio di anni 17 .La capodffistria-na Burita Maria di anni 38, camminando, si è fratturata il maleolo destro, li suo concittadino tredicenne Brajnik Remigio si è fratturato, ta una caduta, l’avambraccio sinistro. Di un incidente ciclistico è rimasto vittima il quaramtottenne Grando Antonio di Gažon che ha riportato alcune ferite lacero-contuse al capo e commozione cerebrale. Isabella Teston, studentessa, di anni 16, si è .invece fratturata ta palestra il dito mignolo della mano sinistra. PIKANO E’ nata Venturini Ondina di Mario e Frani Renata. Sono morti: Spanto Innocente, bracciante di anni 79 e Bullo Vittorio, pescatore, di annoi 80. BUIE L’Ufficio anagrafico, come il solito, registra quasi esclusivamente nascite e precisamente quella di Visitata Silvana di Giuseppe e Antonini Rosalia, di Kosiovič Bruno di Romano e Bassanese Jolanda; di Mitrovič Liliana di Boris e Golia Graziella; di Jelčič Elda di Antonio e Button Giovanna. CITTANOVA Si registra il decesso dì due agricoltori : Sinkovič Giovanni di 85 anni e Baldas Giovanni, di anni 87. L’operaio Beltrame Antonio ha sposato la casalinga Dodič Lucia di anni 53. CAPOD ISTRIA Nati: Bxec Renato di Ivan e Benčič Angela; Montanič Mirella di Montante Silvana; Jerman Paolo idi Jerman Anna; Krmac Marino di Luciano e Debexnardi Aurelia; Baboš Bogdan di Vilijem e Kavre-čič Aurelia ; Babič Ljubo dl Oskar e Olenlk Lidia; Hrvatin Igor di Silvan e Koren Paula; Koren Edi di Peter e Miklaučič Anna; Scoja Elda di Mirko e Jerman Ilia; Radin Nada di Roman e Mršnik Franka; Grdina Vinko di Jože e Ivančič Jolanda ; Bernardi Claudia di Vincenzo e Kieva Marija; Slavec Dušan e Slavec Tatjana di Slavec Marija. Morti : Marchesau. Giuseppe,, di 47 anni, pescatore. Matrimoni : Cupin Silverio, impiegato, con Martelanc Nevenka studentessa ; Brajnik Angelo, falegname, con Bonin Adelina, casalinga; Stanco Rodolfo, bangio, con Riosa Anna, commessa. LETTERE ALLA REDAZIONE Dalla direzione della MA-NA riceviamo e pubblichiamo : «In mento a quanto comunicato nell’edizione dal 6 ottobre c. a. n. 315 nell’articolo «Dal taccuino del-l’Ispettotre commerciale», dal quale risulta un donno di diin. 100.000 per incuria nella ni anipolazione delle merci, teniamo a precisare: Durante Disperi one eseguita nel nostro magazzino fdafi’ls|pettore commerciale, presente pure un dirigente del-l azicmia, è stato fatto notare che la marmellata nella quantità di kg 170 si trovava a disposizione del fornitore. LTspiettore commerciale durante l’ispezione ebbe conferma telefonica da parte del fornitore. Per quanto riguarda la pancetta il deterioramento non si riduce a kg 30, ohe Fispettore ha rilevato dalla cartoteca del magazzino, ma solamente a qualche chilo. Il deterioramento delle caramelle e dei biscotti si riduce ad un leggero assorbimento di umidità, naturale nel luogo in cui si vive. Volendo anche svendere questa merce il danno si ridurrebbe, diminuendo il prezzo di vendita, a din. 5.500. Della marmellata, dei biscoti e dei bomboni sono stati mandati dei campioni allieti trito Igienico - Sanitario per le analisi ed i certificati in nostro possesso sono negativi: da ciò deriva che la merce è commestibile. Sii 'osserva che nel piano dei conti Idellle aziende commerciaM vi è pure il conto 430—cali, rotture, avarie, e se questa voice è stata introdotta ri vede che il legislatore ha previsto l’impossibilità che la merce possa essere messa in vendita nella quantità acquistata dal gerente, ed è impossibile che in una impresa non ri verifichi qualche guasto, anche adoperando la massima cautela nella manipolazione della merce. Fatto sta però che il fatto ridu-centesi a ben poca cosa è stato molto ingrandito ed anche discusso nelle unità elettorali. L’Azienda MA-NA ha accolto sempre gli ispettori favorevolmente, perchè da persone esperte In una singola materia c’è sempre qualcosa da 'imparare, ma quando le ispezioni danno questi risultati ed in simile modo vengono presentati alla stampa, non si può lasciare passare la cosa sotto silenzio ed i lettori ne traggano le concJrasioni ed i commenti che desiderano». La Direzione Alla I. Unità elettorale di Capodistria RESPINTO LO SCHEMA DEL PIANO SOCIALE RADIO Oggi, martedì, alle ore 11, i ragazzi potranno ascoltare iti programma ad essi dedicato dalla nostra Radio. Alle ore 12 saranno invece accontentati i radioamatori che si scambiano, iattraverso l’etere, i messaggi augurali intramezzati dalle canzoni e dai brani musicali da essi preferiti. Sempre oggi alle ore 20, gli armanti della musica operistica potranno gustare la trasmissione de «La Traviata» di G. Verdi Domata, mercoledì, alle ore 12 saranno ta onda ritmi e canzoni cui faranno seguito, alle ore 12.15, «I-tinerari jugoslavi» molto interessanti ed istruttivi per la conoscenza degli usi, dei costumai e delle tradizioni dei nostri popoli e delle varne nostre regioni. Alle ore 20.30 sarà trasmesso il radiogtamale. Giovedì, alle ore 11.40, sarà nuovamente ta onda l’angolo dei rar gazai per gli alunni delle nostre scuole. Seguirà, alle ore 12.10, ima parata di orchestre. Alle ore 20 sar ranno trasmesse le più belle canzoni richieste dagli ascoltatori delia nostra Radio ohe nel contempo metterà ta onda anche i loro radiomessaggi augurali. Faranno seguito, alle ore 21.00, alcune pagine scelte di un noto scrittore. Dalle ore 22 alle 23 tutti (potranno ballare, anoche tra le pareti domestiche, con la musica da ballo trasmessa dalla nostra Rar dio. Venerdì alle ore 20, suonerà l’orchestra di Pietro Rizza coi suoi noti cantanti. Seguirà, alle 20.30, la rassegna settimanale degli avvenimenti del mondo del lavoro. CINEMA Nella corrente settimana si proiettano nei nostri cinema i seguenti films: «L’affare deile Trinidad» è un film tessuto intorno alla morte di un uomo, ritenuto da prima suicida, ed invece soppresso per ragioni sentimentali. La famosa Rita Hayworth è, naturalmente, il pomo della discordia. Siccome nel film appare sotto le vesti di una ballerina, vedremo la vicenda svolgersi nei più svariati cabarets, dove là musica si alterna alle revolverate. , Il secondo film, «Cinque dita» è tratto del libro «Operazione Cicero» che Michael Wilson scrisse su una clamorosa azione spionistica dei tedeschi in Turchia. Il fatto, veramente accaduto al tempo dell’ul-' rima guerra, nella neutrale Ankara, mise i tedeschi a conoscenza di importanti segreti diplomatici. Tut tavia essi non poterono servirsene perchè già allo stremo: per strana ironìa della sorte quei documenti, svelando una insospetta potenza alleata, suonava come una loro condanna. Il film americano «Paola» tratte invece deila pietosa v^icenda di un bimbo investito da una auto, con- dotta dalla signora di questo nome. Il bimbo è sordo e la investi trice lo adotta. Qui s’tatesse una delicata vicenda di comprensione e generosità umane che il film mesce a darci completamente laddove la realizzazione è più felice. Del film inglese «I racconti di: Hoffmann» a colori, abbiamo già ta precedenza accennato ai suoi pregi. E’ stato processato recentemente dal Tribunale Popolare circondariale di Capodilsfcria il trentatreen-ne Grzinič Kristian, abitante a Flesso, imputato di vari furti con scasso, da lui compiuti dal novembre del 1952 ai primi mesi del 1953 nella zona circonvicina. Il Grzinič, approfittando del fatto che 11 saltaaroio Petronio Bortolo si trovava assente da casa per ragioni di lavoro, penetrava nella di lui abitazione, sita a Fiesso 352, servendosi di un grimaldello, ed asportava vari capi di biancheria, vestiario, eoe. Effettuando ta tal modo diversi colpi ladreschi, egli realizzava parecchie decine di migliaia di dinari. Più tardi, sempre a Fiesso, sfondava con una scure una finestra dell'abitazione di certo Piccoli Lorenzo, asportando diversi oggetti, e ripeteva una prodezza del genere anche nella casa di Rotar Giovanni. Però un bel giorno sorsero dei sospetti sulle scorribande notturne del Grzinič. Effettuata una perquisizione ta casa sua, venivano alla luce diversi oggetti di provenienza furtiva, che i tre danneggiati riconoscevano di loro proprietà. In base a queste prove, l’indiziato veniva arrestato e rinviato a giudizio. L’imputato ha ammesso ì fatti, adduoendo a sua discolpa, di essere stato indotto ai furti dalle sue precarie condizioni economiche. E’ stato condanato a due anni AUTISTI IMPREVIDENTI Due autisti imiprevidenti e precisamente Dikorió Ivan e Dradine Libero, i quali il 16 agosto scorso, trasgredendo le norme regolanti E traffico stradale, hanno cagionato uno scontro delle macchine da loro guidate, sono stati condannati E primo a due mesi ed U secondo ad un mese di carcere con tratti i benefici di legge, dal Tribunale distrettuale di Bui». INSERVIENTE DISONESTA Tale Jugovič Darinka, addetta all’impresa alberghiera «Jadran» di Umago, è stata condannata dal tribunale dì Buie a 20” giorni di carcere. La Jugovič aveva sottratto da una acri vani a delPUffieio direzionalo la «amina di 2 mila! dinari. ThACRE, ASCOLTAMI. DIMANI IL &VL-TAMC RICEVE li. POPOLO RCl AVO P«LAi20. VA ANCHE TU CON VN J lKecalo e ouepicli lAmmmm kKANO DI FATIMA-n^al^^P1^ CHE C09A v'1/pi 6VCNh ^DDKNA? OR a ASCOLTE. Èfàmmmibo le IDE ' richieste. UH. AH. «PESTA' STRAC - ) ISM ClCHtì CHE CHIEDE UMIK IM VpMncipe^H PER. IL FIELIO- Vi 6RAROE SCIA \TI PORTO UM 1 Idomo tu Iti chieooWR |euo patina) tssH E'CERTA' «MENTE POZZA OPPURE P£ ÌTHPeWM{Mlo\ (fwryWfrT- >T0, ifyfipi kit. 6IUI.HPTUO HE LIO t‘«v SAI Enee. IL AtAAUO É^jettfENTE SEME, Ti PICO 0 PCNNR. CHE AttOfrtlÉ MOV HO Hlì VE»uro Ciò'... kn Italia. (Contìnua nel prossima namero.) ta sottolineato ohe tutti gli impianti e montaggi sono stati realizzati in base a progetti ideati dia tecnici della stessa fabbrica. Parti di impianti, come le caldaie di reazione, raffreddatori ecc. sono state costruite nelle officine della fabbrica medesima. Nel corso dell’anno 1953 entreranno in funzione ancora il reparto «inorganico I» per la produzione di sali inorganici e il reparto «inorganico II» per la produzione di preparati chimici da laboratorio. U reparto «inorganico III» funzionerà nel corso del 1954. Nel corso degli ultimi anni la «Pliva» è riuscita a produrre centinaia di nuove e svariatissime specie di medicinali che le hanno consentito lo sviluppo del raggio di esportazione. Va ricordato che, fino alla liberazione, la Jugoslavia non possedeva una produzione farmaceutica nazionale sufficiente al fabbisogno interno, senza parlare di esportazione. Oggi la nostra industria di medicinali, in primo luogo la «Pliva» zagabrese, produce tanto da bastare al mercato interno e da ' esportare. T Alcuni' medicinali non vengono ancora prodotti per l’assoluta mancanza di materie prime considerate rare sullo stesso mercato estero). » Riuscire a produrre nuovi medicinali è l’intento, lo sforzo continuo . e lo scopo degli, studi compiuti dagli specialisti della «Pliva» nel vasto e ben attrezzato Istituto scientifico di ricerche. Questo istituto rappresenta uno dei reparti più importanti della fabbrica. Nei laboratori si esaminano le materie prime, i semilavorati ed i medicinali finiti : si perfezionano i trattamenti produttivi e la qualità dei prodotti. Gli specialisti dei laboratorio ricerche tengono conferenze scientifiche al collettivo nel quadro degli sforzi per l’elevamento professionale delle maestranze. Le conferenze non restano senza successo. Così, ad e-sempio, quando settimane addietro lo sepeialista Radovan Damaska ha parlato di nuovi preparati nelle cure terapeutiche adoperati all’estero, si è discussa subito la possibilità di introdurre alcuni di questi preparati nel programma idi produzione della fabbrica. * Il successo della produzione dei ■medicinali è condizionato alle capacità professionali delle maestranze. A tale scopo alla «Pliva» si tengono ogni anno corsi di specializ- zazione. Grazie a ciò il collettivo ha creato i suoli quadri di laboratorio, in particolare i quadri della produzione sintetica. H suucesso della «Pliva» è dovuto al suo collettivo. Prima di lasciare la fabbrica trascriviamo, dal libro dei visitatori, quanto ha scritto G. E. Dann, docente alTUndversità di Kiel (Germania) vicepresidente della Società Intemazionale e dell’Accademia intemazionale per la storia delle farmacie, il quale ha visitato la fabbrica il 4 giugno c. a.: «Sono molto impressionato considerando i vostri sforzi per l’edificazione e lo sviluppo e per i successi già ottenuti alla «Pliva» e in tutto il Paese». «Il farmacista — tecnologo può qui molto imparare» ha aggiunto il dott. Herman Caetsch 'di Wolfsberg (Austria) che ha visitato la fabbrica il 10 giugno c. a. Sì, tutti possano qui imparare qualcosa. E dall’estero uomini di scienza amici sono venuti qui per vedere e imparare. Se non altro hanno appreso che da noi c’è una grande volontà di costruire l’avvenire con le nostre mani. GIACOMO SCOTTI La Russia — stando alle conclamate asserzioni degli organi della stampa cominformista —avrebbe finalmente raggiunto, anche se dopo ben 18 anni, l’obiettivo di produzione cerealicola che, nel vaticinio di Stalin (espresso in un suo discorso de lontano 1935) i bravi agricoltori sovietici avrebbero dovuto toccare in non più di tre o quattro anni. Ma la cifra che ci fornisce la truccta statistica sovietica — 1 miliardo e 311 milioni di quintali di cereali — è ben lungi dal corrispondere alla realtà e sopratutto a-gli intendimenti dello scomparso semidio. Egli aveva fissato questo punto di arrivo per il piano di sviluppo agrario perchè una simile produzione significava — per la popolazione russa di allora (1939), e cioè 170 milioni .di abitanti — una spettanza individuale annua di prodotti cerealicoli pari a 757 chilogrammi. Ora, anche immaginando che i dati siano veri, questa aliquota «pro capite» (che è solo virtuale in quanto include i cereali a mangimi e il quantitativo per l’esportazione ) verrebbe oggi ad essere molto inferiore, in considerazione del fatto che la popolazione è salita a circa 210 milioni: non si avrebbero quindi 757 kg. di cereali a testa bensì 625. In altri termini, per avere lo stesso consumo individuale, la produzione totale dovrebbe oggi essere di 1 miliardo e 590 milioni di quintali; come dire che il limite deir«elastico» piano «quadriennale — ventennale» dovrebbe aumentare di altri 280 milioni di quintali. Ma questa è solo una parte della confutazione alle affermazioni del Cremlino. La cosa più importante è che i dati non rispecchiano affatto la realtà. A parte le notizie riferite dai molti profughi d’oitre sipario, le stesse fonti cominformi-ste spesso affermano che i conteggi circa la produzione agraria della Russia sono quanto di più sbagliato ci possa essere nelle operazioni concernenti i raccolti : «... Le persone preposte ad controlli sono inesperte e superficiali... Anche funzionari del governo e capi di kolkhoz si lasciano spesso trarre in inganno da agricoltori «reazionari» quando non si lasciano addirittura convincere a disobbedire alle norme di produzione in virtù di utopìstiche e superate idee sul diritto di proprietà ... I conteggi sulla produžio, ne non sono mai esatti... Molta quantità di raccolto viene lasciata sui campi o in altro modo sprecata per mano di inesperti meccanici ohe manovrano le macchine agricole...» Questo è quanto si può leggere negli organi della stampa sovietica. A parte comunque tali chiari ammissioni, molti studiosi di problemi agrari sovietici hanno potuto appurare che, per avere una cifra abbastanza aderente al vero, in merito a un «supposto» raccolto sovietico — cioè calcolato in base a previsioni puramente «biologiche», di quando la pianta è ancora nel campo e lontana dalla maturazione — occorre diminuire di circa un .terzo il totale fornito dalle autorità di Mosca. (dal nostro corrispondente) FIUME, ottobre — La stagione teatrale 1953-54 è stata inaugurata ufficialmente con una significativa cerimonia alla quale ha presenziato numeroso pubblico. Nella serata inaugurale il Presidente del C. P. C. di Fiume, compagno Edo Jardas, ha consegnato pubblicamente aU’Intendente del Teatro del Popolo di Fiume, Ferdo Delak, la pergamena su cui è riportato il decreto con cui al Teatro del Popolo di Fiume viene conferito il nome di «Teatro Ivan Z ajc», in onore del noto compc Utore croato al quale Fiume diede i natali. Dopo un breve discorso col quale è stata tratteggiata la figura dello autore dell’opera «Nicola Subic Zrinski,» di cui oggi il Teatro porta il nome, si è dato inizio al programma consistente in alcuni brani scelti deH’oratorio «H peccato originale», dramma allegorico in tre atti Questo enorme calo, che nessun Paese del mondo libero si sogna di dover imporre alle proprie cifre di produzione agraria, oltre che comprendere una certa parte di «gonfiatura» propagandistica, riassume tutti gli sprechi, gli errori volontari o involontari, le incapacità delle migliaia di commissari, di ispettori, controllori, informatori che fanno augusta corona alla elefantiaca organizzazione collettivistica imposta al recalcitrante contadino russo. E così, in conclusione, la produzione, cerealicola sovietica del 1952 sarebbe stata non già di 1.311 milioni bensì di circa 875 milioni di quintali, e la spettanza individuale verrebbe ad essere quindi ridotta da 757 a 416 chilogrammi. Di questo «successo» agrario sovietico — che per ora esiste solo sulla carta — non appare chiaro chi possa rallegrarsi: il popolo russo no di certo poiché ovviamente non ne ricava beneficio alcuno, il suo livello di vita essendo ancora al disotto di quello anteguerra; gli a-gricoitori no, perchè ne stanno facendo le spese, i capi cominformisti nemmeno perchè conoscono l’inganno, forse solo Stalin, dall’oltretomba, si rallegrerà per l’atroce beffa fatta al suo popolo d’un benessere lumeggiato al termine di irrealizzabili pianificazioni quadriennali, decennali, ventennali infinite. Effetti della disoccupazione a Trie ste : come molta gente deve «arrangiarsi» il cibo. Qualora la decisione anglo-americana dì assegnare la zona A all’Italia dovesse venir mantenuta, altre migliaia di persone dovranno arrangiarsi così INAUGURATA A FIUME la stagione teatrale del poeta S. S. Kranjčevič su musica di Ivan Zajc. Protagonisti di questo oratorio sono stati i solisti dell’opera di Fiume, Jana Pulleva, Milan Pihler e Mario Gjuranec, accompagnati dall’orchestra dell’Opera sotto la direzione del maestro Boris Fapan-dopulo, attuale direttore del complesso operistico di Fiume. Il programma è stato accolto con lusinghieri consensi e battimani dal numeroso pubblico presente. Oggi, martedì, sul palcoscenico del «Teatro Ivan Zajc,» andrà in scena una «prima» del dramma italiano, la brillante commedia «La finta ammalata» di Carlo Goldoni La regia verrà curata da Osvaldo Ramous e l’interpretazione è stata affidata a tutto il collettivo del dramma italiano, ad eccezione di Maria Piro impegnata a Zagabria per un film. br. pL LA BELLA FOTOGRAFIA B AUTE (dal nostro corrispondente) FIUME, ottobre — Dal 1. al 15 ottobre è aperta a Fiume, nella Sala delle Mostre, in Corso della Rivoluzione Popolare, la IV Mostra fotografica degli amatori fiumani, con la partecipazione di 23 espositori con 111 fotografie. La Mostra ha attratto un buon numero di visitatori, richiamati dall’alto livello, artistico delle foto. L’invito a partecipare a questa mostra fotografica non si era limitato alla sola zona di Fiume. La «Tecnica popolare» lo aveva diramato pure a fotografi dilettanti di Pola, Capodistria, Buie, Rovigno ed Abbazia, che, purtroppo, e non si conoscono le vere ragioni, non hanno nemmeno risposto all’invito. Questo silenzio non depone certamente a favore di queste località che, partecipando alla Mostra, a-vrebbero dato un quadro più com-quali la giuria ha creduto giusta-pleto dell’attività fotografica nella nostra Regione. Solamente l’ing. Gasparini di Arsia ha inviato alcune magnifico foto a una delle mente di assegnare il secondo premio. La Mostra valeva essere una rassegna del lavoro svolto, veramente notevole, tanto che il Fatoclub di Fiume darà alle stampe un catalogo con le fotografie esposte in questa e nelle precedenti mostre, dei premi che sono stati così suddi- La commissione esaminatrice, dopo aver vagliato tutte le fotografie (Continua in IV pagina) I i ALADINO-9. I RISULTATI CAMPIONATO JUGOSLAVO * I Lega Partizan — Vojvodina 4-2 Hajduk — Dinamo 1-0 Lokomotiva — Vardar 1-1 Spartak — Radnički 4-1 Rabotnički — Sarajevo 0-1 Odred — Crvena Zvezda 4-3 BSK — Proleter (non disputata) II. LEGA Napredak - — Zagreb 2-0 Šibenik — Lovčen 0-0 Branik — Mačva 0-7 Velež — Borac 4-2 Budućnost — Železničar 2-1 GEGA INTERREPUBBLICANA Kladivar — Quarnero 1-0 Lokomotiva — Isola 4-2 Korotan — Tekstilac 0-1 Sloboda — Split 1-1 Segesta — Železničar 0-1 Metalac — Slaven 2-0 CAMPIONATO ITALIANO SERIE A Bologna — Lazio 1-0 Genoa — Atalanta 1-0 Inter — Fiorentina 2-1 Juventus — Sampdoria 1-0 Spai — Legnano 3-1 Milan — Napoli 1-0 Novara — Udinese 0-0 Roma — Torino 2-2 Triestina — Palermo 1-0 CENTRO CALCIO POLA Elektra (Pola) — Verteneglio 3-4 Dignano — Rovigno 0-5 Cittanova — Arsia B 3-3 Buie — Pisino 1-1 Umago — ScoglioOlivi B 2-4 J SOTTOLEGA DI FIUME .1 Albona — Abbazia 1-2 Hidroelektra — Crikvenica (non disputata) Nehaj — Borac 1-0 (interrotta al 26’ per maltempo) Torpedo — Scoglio Olivi 3-3 Naprijed — 3 Maggio (interrotta al 7’ del I. tempo) Rudar — Jedinstvo 3-3 Mladost — Orient 1-2 Girone occidentale I REPUBBLICANO Železničar — Branik 1-2 Odred B — Krim 4-1 Slovan — Domžale 3-1 Postumia — Pirano 2-1 Aurora — Jesenice (non dispu- tata) UN PAREGGIO SAREBBE STATO PIÙ’ EQUO POSTUMIA - PIRANO 2-1 (1-1) il čamili POSTUMIA : Ostrouška, Sever, Savršnik, Kiumah, Semenič, Slivar, Peternost, Smadilo, Korpar, Dolenc, Lowko. PIRANO: Fornasaro, Salvestrini, Rosso, Contento, Duđlne, Bonifacio, Dapretìto, Segala, Fieruzzi, Muiesam, Santomarco. ARBITRO : Mikluš di Lubiana. MARCATORI: al 20’ Santomarco al 45’, Dolenc su calcio di rigore nella -ripresa, al 6’ Smadilo. Un pareggio sarebbe stato più equo, anche se il Pirano non ha giocato la sua salita partita. Infatti l'accidentalità del campo e il forte vento di nord-est hanno ostacolato il gioco-, -rendendo difficile il controllo della palla. Inoltre lo stesso giudice di gara è caduto in topiche madornali, beneficiando i locali con un Tigore che -non era tale, quando il tempo era scaduto da più di un minuto. E’ stato questo fatto che ha depresso il morale dei piranési, i quali non sono più riusciti a risollevarsi per ristabilire il risultato. Passiamo ora alle squadre. I locali non hanno per niente convinto. Come squadra, non sono-riusclti a mostrarci quel gioco d’-as-sieme ohe dovrebbe legare i vari reparti. Si sono lasciati andare a un gioco alquanto, duro,, falciando le gambe degli avversari, specialmente nell’ultima mezz’ora del secondo tempo. Anche LI Piirano ha deluso, avendo giocato soltanto dieci mi- nuti nell I. tempo, -poi si è lasciato trasportare dal gioco sconclusionato degli avversari e ha mostrato non poca -difettosità nei reparti -arretrati, -troppo lenti e poco sicuri. Anche gli attaccanti sono mancati di -vivacità, perdendo -delle facili occasioni. L’unico ad emergere dei pi-ranesi è stato Bonifacio. Per i locali, -buono il reparto arretrato. Iniziano 1 locali, che mettono in pericolo la rete piranese all’ll’ con un fonte tiro di Smadilo. Poi azioni alterne fino -al 20’, quando Da-prett-o, ricevuta la palla dalla mediana, parte dalla sinistra verso la porta. Gli si fa incontro il terzino -ohe viene superato, ma riesce ad -attaccarsi -alla maglia deU’awex-sario che, da pochi passi, tira cogliendo la traversa. -Sul rimbalzo, è però il minuscolo Santomarco che di testa insacca. Si ha quindi una breve supremazia degli ospiti che al 24’ mancano per poco un’altra occasione con Segala. Un minuto più -tardi è lo stesso portiere locale a salvare la rete con un tuffo sui piedi -dii Santomarco. Si -giunge cosi -al -famoso -calcio di rigore -concesso troppo facilmente, non essendo stato -il fallo di Rosso intenzionale, nè grave. Per di più quando ili tempo era-scaduto dà Oltre un minuto. Tirava Dolenc, pareggiando. Nella ripresa, il gioco andava -calando di tono, divenendo slegato e pesante, Riscossa dei locali nella ripresa CITTANOVA - ARSIA 3-3 ARSIA : Peršič, Koket, Lazarič, Zupič-ič, Ongaro, Alessio, Stoko-vič, Mokorovič, Božič. Breaac, Tončič. CITTANOVA: Pinter, Cadenaro, Skropeta, Sajin, Kukec, Zulič G., Pavat, Benda, Urbas, Z-ul-ič B, Da-din. MARC ATORI : Per 1 Arsi-a : Lazarič al 20’, Tončič al 21’ su calcio di rigore, e al 35’ Božič tutti nel I. tempo. Per il Oittanova hanno segnato : Benda al 30’, Urbas al 40’ su calcio -di rigore e al 42’ P-avat tutti nella ripresa. I bianco-verdi cittanovesi, messi a nuovo non solo esteticamente, ma anche ner ranghi, hanno strappato con facilatà un punto ad un’Arsia impacciata ed inconcludente. La vittoria ai ragazzi di Urbas è mancata per due errori cardinali, commessi il primo da Pinter, ohe si è lasciato sfuggire -al 20’ del I. tempo un. debole pallone calciato da Lazarič e il secondo commesso, se non erriamo, da Skropeta che del tutto inutilmente- è andato a toccare con la mano il pallone nella propria area di rigore, dando occasione a Tončič -dii trasformare- in rete la massima punizione concessa dall’arbitro. Mai come in questa partita il risultato è -Stato in contrasto con ran-damento del gioco. li risultato di 3 a 0 a favore dell’Arsia, non rispecchila difatti quella loro tenue supremazia, spe-sso interrotta da frequenti spostamenti -dei -cittano-vesi nell’area rossa. Tale leggera supremazia troverebbe il proprio e-quivalente nella indiscutibile e bella rete segnata al 35’ da Božič, su azione di contropiede, ma anche ciò viene menomato da due consecutivi falli -di mano nelTarea di rigore dei minatori che noi abbiamo registrato al 26 ’e che l’arbitro non ha visto. Credevamo -in una ripresa maggiore deli’Arsia nel Ir. tempo quan-dr passa ali’attau), mancando una facile occasione con Božič che al 4’ lancia a lato un facile pallone, ma man mano la supremazia dei bianco-verdi si fa evidente. Al lo’ Benda da favorevole -posizione manda a lato. Al 17’ Skropeta tira alto un calcio di punizione dal limite. Al 26’ una potente stoccata di Uibas viene respinta -dalTangol-o interno della traversa. Infine al 30’ Benda, da una ventina di metri di distanza, riesce -a trasformare in rete un calcio di punizione. Al 40’ per fallo di mano in area -di rigore, commesso da Tončič, l’arbitro concede la massima punizione, e U-rbas rimonta le distanze. A tre minuti dalla fine, P-avat intercetta un calcio di punizione tirato da Benda e imparabilmente segna. Mentale attuazioni dell ’ Odred ODRED: Bencik, Pelicon, Klan-čišar, Lesjak, Berginc, Zumbar, 2i-votič, Toplak, Hočevar, Hacler, Bel-cer. ; :i.l BSK: Cvetkovič,. Odanovič, Pa-idonič, Davtidovič, Vidič, Filipovič, Kovačevič, Djorgjevič, Markovič, Kaloperovič, Panič. La tanto -attesa e sospirata vittoria è stata conquistata dall’Odred idi Lubiana, il quale mercoledì ha gioiosamente sorpreso tutti i propri sostenitori per la mole di gioco svolto, per la -decisione, 1-a volontà, la instancabilità, per tutte le energie pp&se in -quella che è stata la sua migliore partita sino ad oggi. Mai infatti -avevamo visto i giocatori dell’Odred così affiatati e veloci come contro il BSK, che pure è una compagine da non sottovalutare e che, in ‘linea prettamente tecnica, è superiore all’Odred. Però mercoledì, non solo il BSK, ma quasiasi altra squadra sarebbe caduta, anche il Partizan e THajduk, -tanta era la volontà di vincere. Il risultato di 1-0 è minimo, conseguito -ai 18’ del I. -tempo, più per sbaglio della difesa avversaria che per merito di Toplak, il quale ha raccolto-idi testa e mandato in rete un pallone pervenutogli da un’avversario, ma la vittoria dell’Odred è più che meritata, netta ed indiscutibile. Tutti i giocatori meritano di essere accomunati nell’elogio. Non ci sono stati p-unti deboli nella squadra, tutti d reparti hanno funzionato a dovere, cosa che fa ben sperare per le prossime partite. Dopo la prima vittoria conseguita mercoledì contro il BSK, gli sportivi dii Lubiana si sono riconciliati con 1-a propria squadra ed hanno riempito lo stadio dell'Od-red, salutando con un battimani che non finiva i giocatori, presentatisi in campo con la grande scritta: «Morte al fascismo — Trieste non diamo», che -rispecchia la volontà di -tutti i popoli jugoslavi, che in questi giorni stanno gremendo letteralmente le strade per protestare contro l’iniquo atto degli anglo-americani. Se fragoroso e spontaneo è stato l’applauso all’inizio, non meno sono stati gli altri durante tutta la partita, che hanno sottolineato le -azioni pregevoli, oggi moltissime di ambedue le squadre. -L’Odred è partito in quarta, cogliendo di sorpresa 1-a titolata Crvena zvezda la quale, a soli 13’ di gioco, si trovava fai. svantaggio di due reti. Al io’, su tiro dii punizione da metà campo, riprendeva Toplak il quale, senza un’attimo di esitazione, -tirava forte il pallone che si insaccava imparabilmente in rete. Non si erano ancora spenti gli -applausi, che Mitič, vero giocoliere, colpiva con un forte tiro la traversa. Scampato il pericolo, l’Odred si riportava -nuovamente aU’attaceo, segnando la -seconda rete. Al 13’ Hacler riceveva il pallone -a 25 m dalla porta avversaria e faceva finta -dii voler passare la palla, cercando con gli occhi un compagno 11-■ -bero, partiva invece una saetta che si adagiava sul fondo della rete difesa da Krivokuča, -tardo nell’intervento. Malgrado la pronta riscossa, i belgradesi non riuscivano a passare. Era -ancora l’O-dred a segnare -al 12’ della ripresa, con životič che concludeva una bellissima azione, iniziata da Belcer e continuata da Toplak. Punti sul vivo e con -tre reti al passivo, gli ospiti si sono riversati nell’area dell’Odred, riuscendo al 17’ a segnare con Tomaše-vič. In un’azione di controattacco al 28’, životič portava a quattro le reti per l’Odred. Ai 33’, per sbaglio precedente di Baloer, l’un-ioo elemento negativo dell’Odred) Stankovič realizzava la seconda rete per l’Odred. Protesi all’attacco, i giocatori della Crvena zvezda segnavano ancora al 38’ con Tala destra Ve-selinov. Emozionanti gli ultimi minuti. Tutti si aspettavano il pareggio. La difesa ha contenuto però la pressione sino al trillo di chiusura, dato dall’arbitro Pudubski. Dopo l’incontro, la folla si è riversata nelle strade ed ha inscenato una dimostrazione contro il tentativo di consegnare Trieste nelle grinfie dell ’imperialismo italiano. ODRED : Bencik, -Pelicon, Klanöi-šar, žumbar, Lesjak, Berginc, životič, Toplak, Hočevah, Hacler, Belcer. ORVENA ZVEZDA: Krivokuča, Stankovič, Zekovič, Zlatkovič, Spa-pič, Cokič, Sijakovič, Mitič, Toma-ševiič, Kostič, Veselinov. r. specialmente per gli ospiti che dovevano far -acrobazie per mantenere intatte le gambe. Ai 6’ abbiamo la rete definitiva, scaturita da una mischia in area piranese. Il pallone schizzava fra le gambe dei giocatori e poi usciva dalla mischia, and-àndo a fermarsi -a due metri di Smadilo, ji quale non indugiava a saettare in rete, battendo il portiere sulla sinistra. I piranési cercavano -di riorganizzare il gioco, spingendosi ripetutamente sotto l’area di Ostrouška, ma non riuscivano a concludere, data -Timprecdsìone dei loro attaccanti. del centre calcio Il primo morvenufore a vira inizio il campionato del centro calicio di Capo distri a. Ciò è stato deciso nell’nil-tima rkmioaie della segreteria alla qiuialle partecipavamo i dirigenti dei vari sodalizi sportivi. Hanno dato la loro adesione si-noira le seigiuenitii società: Aurora, Pirano, Stella Rossa, Dekani, l’Isola (che pairtecdiperà prolbabilmente con due squadre), la Stil e, probabilmente, una squadra di Villanova. Il campionato si svolgerà come i precedenti, cioè con un girone di andata te ritorno. Il campionato giovanile verrà invece giocato id prossimo mese di marzo. Il discorso di Tito SCOGLIO OLIYI - UMAGO 4-2 UMAGO : Zuigm-aiz;, Bertok, Len a-r-ihizzi, Lascbizza, Gixalda, Bose, Gi-raldi II, Koslovié, Bemnii-3, Lenarđuz-z-i II, Dots. SCOGLIO OLIV-I : Puniš, Dunda, Gušv an, Loren »in, Begonie, Tie-polo, Golub, Cicada, Pavkovič, Martinovič, Buie. Presente mwmeroso pubblico, il campo di Umago ha visto domenica una notevole partita per Io spi-rliit-o a-goraist-ieo e la decisione ohe animava ambo le squadre : quella locale e quella dello Scoglio Olivi di Po-la. L’incontro era reso interes-sa-nite d-ail fallito che le due formazioni si contendevamo il primo posto in classifica nel campionato del. Centro calcio d-i Po-la. Al fisoliii-o d-elTairh-if-ro, lo Scoglio Olivi si imiposess-a della palla e dà luogo a una serie di belle azioni, a stento contenute dai locali. Il bel gio-eo degli Oisp-i-ti è compensato al 13’ con una rete realizzata da Pavkovič. Rimesso il pallone al centro, sono stavolta gli umaghes-i, al 14’, a insaccare la rete avversaria con un fonte tiro dii Doz. -1 a 1, la partita si rivela interessante. Da ambo le parti la si tira a tutto fi-a-tio. Alle azioni si susseguono le azioni, p-iù o memo lei idi. ma sempre generose per combattività. Fra le due squadre c’è equi--Lihr-io ; difficile far-e pro-nostici. I -goal ohe radono uno al 20 , segnato da Gollub per lo Scoglio Oli-vii, e l’altro al 22’, realizzato da Giratali II per BUmago, confermano l’equilibrio. Pai al 35’ un pallone ben servito a Lorenz in e da questi mandato in rete, assicura il vantaggio ai poiosi. Tuttavia gli uroaghesi sono deciso a battersi, oltre che per il. pareggio-, addirittura per la vittoria. E ve- ramente le sorti dell-a partita sono incerte, p-oichè l’-Uima,-g-o non ha perso nulla della sua prestanza ed aggressività. AITiinizio -dell, -secondo tempo lo fanno chiaramente capire le sue calate nella metà campt) avversaria. Qui comincia urna danza eh,, porta per oltre 20 mi-muti la firma esclusiva dell’Uma-go. L’avversario si difende -a denti stretti e il giooo si fa pesante, falloso. I giocatori mandano alTortiche la cavalleria sportiva, gli sgambetti sii fanno frequenti, vola qualche pugno, peraltro subito iso-lato dal pronto intervento dell’arbitro. Il pubblico intanto tifa a più non posso, mima-ocia-mdo ad o-gmi istante l’invasi pine del campo. La partita prosegue così piena di ,-incidenti dii modesto rilievo. Sono questi salvare più volte la rete dello -Scoglio Olivo. -Del resto i polesi sono anche protetti dalla dea Fortuna : all’8’ Lemardiuizzi sbaglia un facilissimo pallone, a tre metri dalla -porta; due puniaiomii dal limite dell’area dii rigore sono sparate a vanvera, Tutto sommato, l’U-mago poteva aspirare benissimo al pareggio. Non avendolo raggiunto quando imponeva il proprio gio-co, doveva -inevitabilmente perdere ancora peggio verso la fine, quando era ormai esaurito. E infatti negli ultimi minuti di gioco l’ini-zia-liva ritorna allo Scoglio Olivi. Pavkovič, su rigore, porta la partita a questo risultato definitivo : 4 a 2. Il gigantesco portiere dello Scoglio Olivi si è pliù -volte guadagnato Tappi anso del pubblico e merita una citazione particolare. Calci d’-an-gotlo: 2 per TUmago, 5 -per lo Scoglio 03-ivi. Arbitro Ignjatov di Po-la. Verteneglio - Elektra 4-3 MARCATORI : Per il Verteneglio : al 12’ Smilovič su -rigore aill’8 al 22’ e al 40’ del II tempo- segnava Gnezda I. Per TElektra : nel I. tempo al 31’ Travezič isu rigore; nel lì tempo al 3’ autogol dii Sajin e al 36’ segnava Miksič. Calci d’-angolo 7 -a 0 a favore del Verteneglio. NOTE: tempo asciutto e freddo con 200 -spettatori circa. ARBITRO: Faso di Pota, non troppo preciso. VERTENEGLIO : Fernetta I, Ber-nardis, Barmaibà, Spitz, Sajin, Starman, Gnezda I, Pavlečevič, Gnezda II, Smilovič, Femetti II. ELEKTRA: Osanič, Šegom, Bu-sletta, Farina, Ljubič, Radulovič, Zudivic, Miksič, Travesič, Scattar. Inizio veloce di ambedue le squadre, con leggera superiorità dei polesi ohe giocano in favore del vento. Al 10’ -bella occasione di Starman che manda il pallone a lato da -pochi metri. Al 12’ mischia sotto porta polese, fallo di mano del mediano Ljubič e T-aibdltro concede Amichevole di pallacanestro Pirono-Postumia 39-32 PIRANO—POSTUMIA 39-32 (17-14) Pira-no: Novak (6), Strah (6), Do-Jjak (8), Setina, Gomcilja (4), Bizjake (15). POSTUMIA: Jordan (4), Markočič, Bajc, Miklavčič, Vidin (24), To-ščar, Kadelja. Bočjačic (4). Nella partita amichevole, disputatasi a Postumia, è uscito vincitore il Pirano, dopo una lotta accesa e cavalieresca. Gli ospiti hanno dimostrato una maggior preparazione tecnica e più -sicurezza nelle fasi conclusive. I locali, invece, sono apparsi alquanto slegati e hanno potuto contenere il risultato ned limiti dovuti soltanto per la prestazione di Vidin, in giornata felice. -> ..... ....... .. Buie-Pisino 1-1 (0-1) E’ stala una partita equilibrata, non priva -di combattività, ma scarsa di spunti tecnici. Sebbene il Pišimo riesca a portarsi iln vantaggio già al 1’ di gioco i buiesi non scendono di tono e spesso si partano sotto porta póstoota. La prima rete è scaturita da una «gaffe» di R&-dovčič, il portiere del Bùie, al quale è sfuggito di mano, rimbalzando in rete, un pallone di Bibič lanciato da fuori urea. Sino alla fine del I. tempo non si hanno azioni degne di rilievo. Al 13’ della ripresa V-asoatto intercetta un passaggio -di Lonzarič e, da una distanza di 15 metri, manda il pallone nell’angolo sinistro del portiere celeste -portando gii amar ranto al pareggio. AI 25’ della ripresa, Lonzarič, precipitando troppo, da una distanza di cinque metri e in posizione favorevolissima, calcia debolmente il pallone nelle mani del portiere pisinoto. Un’analoga occasione viene sprecata negli ultimi minuti čH gioco dalla mezza destra pisinota. la massima punizione realizzata da Smilovič. Al 25’, Travesič perde una buona occasione. Nuovamente al 30’, bella 'azione d’attacco polese, senza risultato. Al 31’ fallo di mano della difesa ospite. Rigore concesso daU’arbitro e realizzato da Travesič. Il gioco si fa più pesante. Al 37’ P&vlečič tira da -pochi metri, ma il portiere palese salva in extremis. Corner in favore degli ospiti, mischia sotto porta, ma Farina rimanda in gioco. -Si susseguono azioni di poca entità sino alla fine dell I. tempo. Nella ripresa, già al 3’ primo goal in favore dei polesi per autorete di Sajn. AI 7’ forte tiro di Gnezda, rimando -del portiere, rimétte nuovamente Gnezda I che isegna il più bel goal della partita. Al 22’ segnava nuovamente Gnezda, dopo una bella azione della linea d’attacco; al 36’ mischia -sotto porta verte-.negliese e Miksič realizza il pareggio. Siamo a 5’ dalla fine, bella a-zione di Gnezda I che dribla i terzini, scavalca il portiere e segna il goal delia vittoria. Al 1’ della fine l’arbitro concede un rigore a favore dei polesi, inutili le proteste dei vertenegliesi. Tira Travesič, ma Fernetti magnificamente para. (Continua dalla I. pag.) sciato piegare. Questo atteggiamento italiano desta in me una certa preoccupazione. Desidererei Nie fosse. diverso, desidererei che fosse più pacifico, ma il loro atteggiamento non è quello della conciliazione. In Italia si va continuamente dicendo che se non ottengono quello che chiedono avranno la meglio i fascisti o i cominformisli. Ma quale differenza v’è fra loro, se al parlamento hanno votato unanimi una mozione? Quale differenza v’è fra fascisti e cominformisti, se tutti parlano lo stesso linguaggio quando si tratta delle loro aspirazioni imperialiste? Quale differenza vi è, ad esempio, tra Nenni c De Gasperi? Tienili loda Pella perchè impostato così meravigliosamente le richieste dell’Italia su tutta VIstria e. ha detto di avere lo stesso atteggiamento del governo italiano in merito all’indizione di un plebiscito per tutta l’Istria. Noi non rileviamo differenza alcuna fra loro e neppure essi ne fanno. Compagni e compagne, proclamo che le prospettive non sono delle migliori. Se gli uomini che possono influire sulle stesse, guarderanno diversamente al nostro Paese e crederanno alle nostre sincere aspirazioni e non permetteranno che si mercanteggi a nostro danno e diranno apertamente agli italiani, senza badare se sono loro alleati, senza badare che essi fanno parte del patto atlantico : non avete ragione, e cercate di accordarvi in qualche modo con gli jugoslavi, noi siamo sempre disposti a cercare una via comune nella soluzione del problema di Trieste. Parlo seriamente. Abbiamo fatto tutta una serie di proposte. Permettetemi di dire ancora questo : o condominio o niente. Pella sì richiama al problema del plebiscito. Abbiamo detto perchè non vogliamo il plebiscito. Cd mancherebbe altro: Trieste ha 350 mila e più abitanti, mentre tutto il retroterra è scarsamente abitato. E per ciò vorrebbero impadronirsi di tutto il territorio che va fino al Nevoso. Si capisce et’>e se il plebiscito venisse fatto a Trieste e separatamente in zona A e in zona B allora si vedrebbe quali sarebbero i suoi risultati. Ritengo che ci sia ancora una via d’uscita e propongo di differire un po’ la questione affinchè il tempo raffreddi telò che oggi v’è fra noi e di trovare altre vie per una qualche collaborazione. E risolviamo il problema in questo modo: si costituiscano due unità autonome, la zona B con tutto il retroterra di Trieste, cioè la zona A che è abitata esclusivamente da sloveni. Sto questa unità autonoma sotto sovranità jugoslava, diciamo per dieci o più anni e sia la sola città di Trieste altrettanto costituita in unità autonoma sotto sovranità italiana. Nessuno naturalmente dovrebbe avere il diritto di snazionalizzare questo o quello. Questa sarebbe una soluzione sopportabile. Sarebbe una soluzione che tutto il mondo potrebbe comprendere e che potrebbe comprendere anche il nostro popolo, malgrado che essa non sia giusta, poiché non soddisfa tutti i nostri interessi, in quanto essa ci costa gravissimi sacrifici. Questa è l’ultima dimostrazione della nostra buona volontà e riteniamo che questa proposta sia degna di essere presa in esame e che su di essa si cominci a trattare. Sia dunque questa una via verso le soluzione. Io non ho altre nuove proposte, non posso nè voglio farne più. Se si passerà oltre anche a questa ultima nostra proposta, come si è passati oltre alle precedenti, ciò significherà allora che essi non vogliono la pace in questa parte d Europa, significherà che essi non vogliono la nostra amicizia, significherà che essi non vogliono rispettare i nostri interessi, ma al contrario che agiscono con tutte le loro forze per soddisfare le aspirazioni dell’imperialismo italiano. Questa è la mia risposta. ULTIMA ORA Nuova nota della Jugoslavia Il Sottosegretario di stato agli e- col trattato di pace e significano steri, Aleš Bebler, ha convocato og. gi l’ambasciatore di Gran Bretagna, Sir Iwo Mallet e l’incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense Woodruff Wallnar, ai quali ha consegnato una nota in cui si propone la convocazione di una conferenza dei rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia e Jugoslavia per l’esame delle possibilità di eliminare una situazione che potrebbe minacciare la pace. Una nota di identico contenuto è stata consegnata al ministro d’Italia a Belgrado Vanni d’Archirafi. Nella nota jugoslava è detto: «In relazione alla nota del governo jugoslavo del 9 ottobre scorso ai governi del Regno Unito di Gran Bretagna e degli Stati Uniti, e in relazione alla accettazione da parte del Governo della repubblica italiana della decisione dei governi degli Stati Uniti e di Gran Bretagna, il Governo jugoslavo ritiene necessario attirare urgentemente l’attenzione su quanto segue: 1. — Il trattato di pace con l’Italia riconosce alla Jugoslavia un par. ticolare interesse a Trieste e in tutto il territorio libero, nominandola uno dei mandatari di questo territorio. Inoltre la zona A del TLT è parte integrante di un territorio et-Trieste, isola etnicamente mista. Trieste inoltre è sorta ed è necessaria come porto per il retroterra del quale la Jugoslavia è la parte immediata e la più importante. La decisione dei governi statunitense e britannico e la sua accettazione da parte del governo della repubblica italiana, sono in contraddizione UN ERRORE DI TATTICA COSTA LA VITTORIA Lokomotiva - Isola 4-2 (1-2) Fiume. 11. — L’Isola ha commesso u-n grave errore che gli è costato la partita. Infatti, lanciatasi l’Isola •di scatto nel primo tempo, ha conseguito ili vantaggio dii 2 reitli a una. Nella ripireisa ha preferito chiudersi in difesa. E questa tatica è stata nettamente sflavoTev-olle alla bella compagine isolana, la quale, premuta dalla Lokomotiva, -non ha resistito ed ha dovuto alzare bandiera bianca. Errore tattico questo che è costato nimoontro alil’I-sola la quale nel primo tempo si era mossa agevolmente. mettendo in mostra -alcune azioni veramente da mannaie. Sujbi" to al 1’ TLsola va in vantaggio. Ni-kolniikov esce e rimanda un insidioso pallone che però va a sbattere naia schiena -di Kolakovič. Soprag-ginnige Giamnli che insacca agevol-mnte. Segue una pericolosa azione al 9’ della Lokomotiva, ma il tiro finale dii H-o-st v*iene brillantemente parato da Moscolin. Al 16’ Depase Il perde una bèlla occasione per segnare. Si rifà però al 31’, quando lo stesso Depase II porta a due le reti per gli isolani. Al 37’ Mar a člič diimimuiisce le distanze con un tiro dia venti metri e al 42’ Benvenuti I salva sul limite dèlia porta un pallone ohe sembrava ormai in rete. La ripresa vede subito alTattacco la Lokomotiva ed al primo minuto Moscolin para magmlìióamente un tiro di Skill)am. Al 5’ Chiveflla avanza e centra verso Kohax che riprende di tegta e segna. Bella parata di N-ikolnikov al 12’, su tiro di Zaro ed al 28’ Mitrovič segna la terza rete per i fiumani su passaggio di Pan-tdič. AI 38’, Miračič sbaglia a porta vuota. Al 42’ SkUjan porta a quattro i goal per la Lokomotiva. Ottimo Taihitraiggio di Grošelj di Lubiana. ISOLA: Moscolin, Delise, Benvenuti I, Benvenuti II, Pugliese, Gruber, Gianni, Ullcdgraii, Depase I, Zaro, Depase II. Lokomotiva: Nikolnikov, GhiveUa, Jadro, Mitrovič, Kolakovič, Gredel, Host, Pautelič, KohiaT, Skiljan, Ma-račič. I migliori in campo sono stati per Tilsoila: Moscolin, Pugliese e Dep-ase I, Eno a tanto che non è stato contuso da un calcio di Ghivella ; della ‘Lokomotiva: Kolakovič. Pantčlič e Maračič. UNGHERIA AUSTRIA 3-2 Oltre 65 mila spettatori hanno assistito al Prater aUUncontro tra la rappresentativa austriaca e quella ungherese, vinto da quest’ulttma perciò una lesione dei diritti e degli interessi nazionali della Jugoslavia; esse significano un disporre arbitrariamente dei diritti e degli interessi nazionali jugoslavi, significano l’imposizione di una decisione ad un paese sovrano, in un problema che per esso è di vitale interesse. Nello stesso tempo esse significano la distruzione dei principi fondamentali della parità di diritti fra stati sovrani, sanciti nella Carta delle Nazioni Unite. 2. — La summenzionata decisione e la sua accettazione da parte dell’Italia sono in relazione diretta con le dimostrazioni militari che il governo italiano sta facendo alla frontiera della Jugoslavia dalla fine dell’agosto scorso. Il governo jugoslavo deve guardare all’esercizio di questa pressione aggressiva, con incidenti e con violazioni dello spa. zio aereo jugoslavo, alla luce delle dichiarazioni del governo italiano e dei suoi rappresentanti, stando alle quali, l’applicazione della summenzionata decisione significa soltanto un primo passo verso ulteriori pretese italiane sul territorio jugoslavo. Nè può essere ignorato il fatto che queste dichiarazioni e queste richieste provengono da rappresentanti ufficiali di quello stato che in un recente passato per uguali pretèse territoriali ha attaccato la Jugoslavia con le sue forze armate. Perciò il Governo jugoslavo dovrebbe, da parte sua, considerare l’attuazione di detta decisione come ad un passaggio alle azioni aggressive aperte da parte della Repubblica Italiana. E’ senza dubbio dovere e diritto della Jugoslavia difendere i propri diritti e gli interessi na-zionali con tutti i mezzi di cui dispone per la propria difesa. 3. — L’imposizione di decisioni su questioni che ledono l’interesse vitale della Jugoslavia e che minacciano la sua integrità e la sua indipendenza nonché l’intensificarsi delle pressioni aggressive da parte della Repubblica Italiana, hanno creato, secondo il parere del Governo della Repubblica Popolare Federativa Jugoslava, una situazione tale che, qualora queste decisioni venissero attuate, minaccerebbe-ro il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Il Governo jugoslavo ha ritenuto necessario informare della situazione subentrata il segretario generale delle Nazioni Unite. 4. —• Frattanto, il governo della Jugoslavia, cosciente degli impegni che gli derivano dalla Carta dell’O-NU, ritiene in primo luogo suo compito, in base all’articolo 33 di detta Carta, di proporre ai governi degli Stati Uniti, di Granbretagna e Ita. Ila delle trattative dirette. Il governo jugoslavo ritiene che allo seo-po sarebbe più opportuna la convocazione di una conferenza dei rappresentanti di detti governi e del governo jugoslavo. Questa conferen- per 3-2. li gioco delle due squadre è stata piuttosto falloso e duro, più • za avrebbe all’ordine del giorno l’e. che di tecnica calcistica Si è trat- same dene possibilità di levitare tato di uno scambio di colpi bassi. L’ariiitro, lo svizzero Baumfoerger, non ha saputo tenere in pugno le redini dell'incontro. Le reti sono state segnate per l’Austria al 55’ da Happel ed all’85 da Wagner. Per l’Ungheria, al 57 da Csardas, al 65. ed al 74 da Hidegkutt. PUGILATO La rappresentativa pugilistica jugoslava ha Ottenuto una delle sue più smaglianti vittorie, dopo la seconda guerra mondiale, battendo per 11—9, la squadra delila Germania occidentale, ritenuta ima delle più forti d’Europa. una situazione che potrebbe minacciare la pace. Il Governo della Jugoslavia avanza questa sua proposta come molto urgente, rilevando che la conferenza proposta sarebbe un controsenso, se nel frattempo venisse attuata la decisione dei governi di Granbretagna e Stati U-niti dell’8 ottobre 1953. Direttore LEO li FUSILLI Vicedirettore responsabile MARIO BARAK Stampato presso lo stabil, tipograf. «JADRAN» Capodistria PnbbHoasione autorinata CAMPIONATO REPUBBLICANO Girone occidentale Branik 5 4 0 1 12: 9 8 Pirano 5 3 1 1 11: 6 7 Slovan 5 3 1 1 8: 6 7 Železničar NG 5 2 2 1 9: 5 6 Odred B 5 l t 12:10 5 Postojna 5 Ì l 2 10: 9 5 Krim 5 2 L 13:13 5 Aurora 4 1 1 2 6: 7 3 Jesenice 4 L 0 i 6:10 2 CAMPIONATO Dl I. LEGA* Hajduk 8 7 0 1 17: 7 14 Crv. zvezda 8 5 2 1 15: 7 12 Dinamo 8 5 1 2 16: 7 11 Partizan 8 5 1 2 20:12 11 Vojvodina 8 4 2 2 24:14 10 Spartak 8 5 0 3 17:16 10 Vardar 8 2 3 3 14:12 7 Proleter 7 2 3 2 12:14 7 BSK 7 3 0 4 16:13 6 Radnički 8 1 3 4 9:13 5 Odred 8 2 1 5 11:21 5 Rabotnički 8 2 1 5 9:26 5 Sarajevo 8 2 0 6 5:17 3 Lokomotiva 8 0 3 5 9:15 3 II. LEGA Velež 8, Budućnost 6, Mačva e Zagreb 5, Lovčen .Šibenik 4, Zeu lezničar, Borac Napredak e Bra. nik 2. 1 LEGA INTERREPUBBLICANA Lokomotiva 4 3 0 I 12 8 6 Tekstilac 4 2 2 0 7 5 6 Split 4 1 3 0 11 5 5 Kladivar 4 13 0 5 4 5 Slaven 4 2 116 5 5 Sloboda 4 12 1 8 6 4 Metalac 4 12 17 6 4 Železničar 4 12 14 4 4 Quarnero 4 112 5 7 3 Segesta 3 10 2 2 5 2 Korotan 2 0 0 2 0 7 0 Isola 3 0 0 3 11 0 0 1 CAMPIONATO ITALIANO SERIE A Inter 5 4 10 11:4 9 Napoli 5 3 11 12:5 7 Fiorentina 5 3 11 8:4 7 Juventus 5 3 11 8:4 7 Bologna 5 3 11 9:7 7 Roma 5221 10:5 6 Milan 5 2 2 1 8:4 6 Novara 5 2 2 1 6:4 6 Spal 5 2 12 10:11 5 Sampdoria 5 2 1 2 5:7 5 Triestina 5 2 1 2 6:9 5 Torino 5 1 2 2 4:7 4 Genoa 5 1 2 2 6:11 4 Palermo 5 113 8:10 3 Legnano 5032 7:10 3 Lazio 5 113 4:7 3 Udinese 5 0 2 3 3:11 2 Atalanta 5 0 1 4 5:12 1