L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. Brano d' un viaggio nell' Istria. Ctradotto dal /eilcsco) (Contimiazione — Vedi i n. 76-77, 78 anno II; 1 anno III.) — Vi raccontero il caso che mi e avvenulo in una lile nella quale io enlrava come garante. Dovete sapere che.... — Risparmiatevene la pena, che non ne ho curiosita al-cuna, e sono nemico di tutte le questioni forensi. Potete ben essere persuaso che non mi trovo in queste parti ne per fare lite, ne per ascoltare i vostri časi legali. — Sarebbe lecito di chiedere cosa voi ricercate ? Forse vi posso essere di giovamento in qualche cosa,.....se mai.... debolmente.... insomma comandate. — Vi diro, ma in tutta segretezza, perche non amo di fare pubblicita; vengo in traccia di tesori nascosti, ed in Istria ne abbondano. — Ah!... I'avrei giurato... appena vi ho veduto che 10 dissi tra me, ma per ben giusti riguardi non 1' ho manifestato, non sono curioso dei fatti altrui. Avete le carte o fate uso delle bacchette per scoprire il luogo ove sono, od andate dietro inspirazione? — No no, non uso bacchette, io non ci čredo; cosa volete che una bacchetta vi faccia? — Eppure io co' miei stessi occhi ho veduto cose.... cose sorprendenti. Ecco come si fa.. .Ci vogliono tre bacchette di nocciolo, ma convien saperle scegliere, e si tengono nelle due mani orizzontalmente colla punta in fuori; poi sopra queste si poggia la terza bacchetta e si va in traccia del luogo ove si ha sospetto che vi possa essere qualcosa; e se vi e sepolto danaro vedete la terza bacchetta cominciare a muoversi. Ho veduto farlo anche con un pezzo solo di legno a tre braccia e due di queste si tengono nelle mani, ed in prossimita al tesoro 11 legno tremola. — E lo trovano cosi il tesoro? — Vi diro, la cosa sebbene certissima in teoria, non e certa per 1' elFetto, giacche questi tesori hanno un genio cattivo che li custodisce, e li fa sparire appena scoperti; e qualche volta succede di peggio, per cui e necessario di esorcizzare... voi ridete? — Si rido per doppio motivo, per quel tremolare della bacchetta o delle mani, e per quel genio maligno a cui fate lo scherzo. — In verita se non avessi veduto io le cose, non le cre- derei. Ouante volte non mi e toccato di vedere tratti da sotterra vasi di pietra rotondi. od ovali, nei quali si nascondono i tesori, e spezzati che furono compariva un vaso di vetro pieno d' oro, ma rotto anche questo non rimanevano che carboni e ceneri, ed una sola monetina, talvolta un anelletto od altra bagattella, per nostra deri-sione. — La cosa e semplice, e non vi e bisogno di ricor-rere al diavolo per ispiegarla. Quei erano vasi sepol-crali; quel carbone e quelle ceneri non erano mica la burla che vi fa il diavolo, erano gli avanzi del defunto, perche dovete sapere che in antico i morti si bruciavano; quella moneta od altre cosette erano quelle medesime che si posero quando le ceneri furono collocate nel vaso; quello che vi eapparso oro, e la patina lucente che pren-de il vetro antico... in tutto cio non vi e niente di maraviglioso, ne di infernale. — Voi avete un bel dire, ma chi ha veduto le cose coi propri occhi, a chi e toccato di provare certi spa-venti, se vi foste trovato nel caso... non so se parle-reste cosi.... ma voi dunque vi attenete alle carte? — Certamente, perche queste vi dicono con tutta pre-cisione... presso la chiesa tale, al sito ove cade F om-bra del campanile al levare del sole del giorno tale, del tal mese; oppure tante passa in levante dali'angolo della chiesa; nel torrione terzo a mano sinistra contando dal....; e se altri non ha per accidente trovato prima il morto, F affare e certo certissimo. Le carte non fal-lano mai. — E voi avete avute queste carte in Grecia non e vero ? Eh gia, una volta nei tempi antichi, qui erano tutti greci, poi se ne andarono nascondendo i tesori e portando seco la notizia dove furono sepolti. Ouante volte non ho inteso raccontare che nel luogo tale v' era una capra in pietra sopra piedistallo, ed i ragazzi si divertivano a montarvi sopra ed a pitturarvi i mustacchi, quando una mattina la capra si trovo a terra, aperta, perche nell'interno era vuota, ed in quel vuoto era nascosto il tesoro; la notte era approdata una barca di greci. Ouante volte non si videro arrivare persone, chiedere della chiesetta tale e tale, e la mattina seguente ecco un gran buco fatto in fretta e sparito il forestiere. E questi sono fatti vivadio. — Certo certo. Avete vedute voi queste carte? — Io no, e sarebbe stato inutile perche io non so greco, ma ho letto le traduzioni in italiano. Cosi chiacchierando giunsimo al bivio ove doveva separarmi da questa mia conoscenza, colla quale m' era dato bel tempo. Ad onta della sua gran pratica del mon-do, e di aver tutto presentito e presaputo, egli andra ora contando la storiella del greco cercatesori. Rimasto solo colla guida, rideva questi sotto i mu-stacchi, e mi guardava facendo certi occhietti maliziosi. — Dimmi, hai cercato anche tu tesori? — Eh Signore, ho fatto quello che facevano gli altri, e ne era piu scusabile perche non aveva piu al mondo un palmo di terra. Ma presto mi sono sminchionato, perche zappa zappa, di notte, in fretta, a scuro di luna, spesso col freddo, non abbiamo mai trovato che qualche soldo matto, o qualche pietra con parole o con lavori, che nessuno sapeva spiegare, e che dicevano essere la precisa indicazione ove si trovasse il tesoro. Ed ho veduto a persone che si dicevano coraggiose e che pote-vano esserlo, rizzarsi i capelli e treinare dallo spasimo se qualche uccellaccio improvvisamente svolazzava, se passava qualche bestia scovata, o se «offio repentino di vento scuoteva con rumore le foglie. Certi amici miei volevano tentare una notte la loro sorte, e me ne ave-vano fatto parola, ma io mi vi rifiutai, perche non c' e nulla da guadagnare in queste spedizioni. Nella compa-gnia c' era anche il nonzolo della chiesa tale, e tutti insieme insistevano che il prete venisse ad esorcizzare in cotta e stola; ma questi gridava che le erano supersti-zioni, e non vi fu modo che lo persuadesse ad assistere cosa che diceva proibita. II nonzolo penso di fare lui, e presa la croce sull' asta colla quale accompagnano i mor-ti, capito con altri cinque o sei, egli doveva tener lon-tano il diavolo, mentre gli altri avrebbero zappato. Volli prendermi spasso, e fattomi un tabarro a cappuccio con pelli di agnello, mi nascosi nella chiesetta presso la quale scavavano, e quando il nonzolo barbottava non so che parole contro il diavolo, uscii improvvisamente dalle ro-vine e comparvi dinanzi a loro, non dubitando di spa-ventarli col mio soprabito. Si diedero difatti alle gambe i lavoratori mandando gemiti, ma con quel nonzolo la cosa fu diversa. Perche ritenendo di avere il diavolo innanzi a se, si die a percuotermi a colpi risoluti colla croce, dando in iscongiuri a voce, bensi tremolante, ma iraconda e sonora. II peggio per me si fu, che il ridere si era talmente impadronito di me, che non potei ricam-biare pugni per botte, dali' altra parte non voleva far male a quell' uomo del quale mi prendeva spasso e me ne andai. II di seguente mi tocco ad udire da quelli stessi la narrazione deli' avvenuto, ognuno protestava di non avere avuto paura, e tutti giuravano di avere veduto il diavolo in persona, ch' era capitato a difendere e levare il tesoro; e come egli ridesse beffardamente della fatica loro che gli die possibilta di pigliarselo, ma di un riso che non aveva nulla di umano. II nonzolo che unico fra quelli aveva mostrato coraggio, se ne stava piu quatto degli altri, perche oltre alla Iotta sostenuta in persona col diavolo, aveva avuto rabbuffi dal parroco, quando invece pel trionfo credeva di avere non piccolo merito. — E dove cercate questi tesori? — Nelle chiese antiche dimesse, e propriamente presso il sito dove stava 1' altare, fuori della chiesa nel sito che e piu prossimo ali' altare; nei luoghi di rovine, dove so- no recinti antichi, di masiere e di gromazze. Si trova qualche moneta, anche di argento, piccole, grosse, con belle figure, ma sono monete che non corrono, e ne fanno uso nei fucili da caccia; le vendiamo agli argen-tieri che tosto le fondono a scanso di interrogazioni; qualche volta se sono bucate le diamo alle nostre ra-gazze che le portano al collo ; io stesso ne ho pošto qualcuna nella cassetta della limosina. Ma di queste mo-netine ne troviamo anche nei cainpi e cjuando si dis-soda terreno novello; se ne sono trovate anche da trenta a quaranta in un mucchio poste in una pentola di terra. — Sarebbero forse di queste? (e gli moslrai un paio di monetine consolari ed imperiali romane). — Appunto - oh non valgono niente. Si trovano talvolta monete come talleri che sembrano d' oro, ma non lo sono, e inarchetti che dicono fosse moneta sotto S. Marco. No no, nessuno si e arricchito con questi tesori, e quei časi che si suppongono e si raccontano non sono mica cosi. A voi, posso dire alcune cose, perche vedo qual uomo siete, e sono certo non le ripeteretej In quei tempi che voi capite, quando un uomo si trovava avere in mano qualche danaro o qualche argenteria, che poteva dare occasione a dispiaceri colla giustizia, se ponevano in salvo. Avrete veduto che noi non abbiamo armadi ne ri-postigli; si portavano da qualche coinpare o in citta o in qualche luogo grosso, che cosi sospetli non c' erano, e quanto a visite dorniciliari, potevano ben frugare; ne donne ne ragazzi potevano chiacchierare di cose che non avevano veduto. Moriva per esempio quel tale, per dis-grazia, ed ecco per 1' altro un tesoro scoperto. Maravi-gliate? Io no; supponete che a quei tempi capitassero in mano delle gioie, degli orologi, delle posate, delle campane.... bisognava bene portarle a chi ne sapeva il valore; se fossero stali prosciutti e salami, sarebbe stalo un altro discorso. Anche il danaro conveniva talvolta depositarlo in mani sicure; talvolta lo nascondevano nel vano di un rovere o sotterra, e fortunato quello che ta-gliava quell' albero, se nascevano disgrazie a chi Jo avesse deposto. Ma io vi assicuro che dopo cessate certe sto-rielle, i tesori sono spariti, e conviene lavorare per porli insieme, seppure molti vi arrivano. Conosco assai luoghi ove si sospettano sepolti tesori, alcuni hanno maggiore altri minore celebrita e segnandoli su d' una carta come facevano quei del catasto, ne sortirebbe bellissima carta geografica. (Sara continuato.) Dell'Ordine serafico di qualche provincia, e di alcuni conventi francescani d' Istria del P. C. (Continuazione — Vedi i n. 2, 4, 5, 6.) Nei primordi deli' Ordine francescano si edifico un cenobio nella citta di Veglia, per accogliere coloro che militavano sotto le bandiere del serafico patriarca, e fu arricchito di vari privilegi da papa Nicolo IV come si ri-leva dalla bolla che comincia: Vitae perennis gloria etc. Da principio era soggetto, come tutti gli altri della cu- stodia di Arbe, al vicario bossinese, e nel secolo prete-rito passo ai Minori conventuali. (Greiderer, 1. 2, n. 293, p. 177). Siamo dolenti di non poter dir nulla deli' ori-gine e delle vicende degli altri conventi spettanti alla custodia francescana di Arbe, perche ci rnancano le fon-ti cui altignere. — La custodia d'Istria formavasi di tutti i conventi de' Francescani nella penisola- La custodia d' Istria, se-condo il Codice MS. vaticano, avea sotto di se i chio-stri di Trieste, di Capodistria, di Pirano e di Parenzo; secondo il Codice MS. aracelitano numerafva i conventi di Trieste, di Muggia, di Capodistria, di Pirano, di Parenzo, di Valle e di Pola: secondo il Codice stampato sommava i cenobi di Trieste, di Muggia, di Capodistria, di Pirano. di Parenzo, d i Ya]le_f di PoIa. ( \'adhig.. t. 9, ad an. 1399, n. Tt7 p. 172, 173). DaTčodesti cataloghi riportati dal Vadingo, sieno o no esatti, almen rileviamo che nel secolo XIV i predetti conventi esistevano e for-mavano la custodia d' Istria. Si vuole che nella provincia d' Istria i figliuoli di s. Francesco sieno succeduti ai figliuoli di s. Benedetto, che aveano molti cenobi. Si vuole che fin dai tempi deli' istituzione deli' Ordine serafico e in tutta la spiaggia, e nell' interno delle citta, e presso le residenze de'grandi baroni vi fossero conventi di Francescani. Si vuole che nel secolo XIII jabbiano avuto couvento di Minori: Trieste, Muggia, Capodistria, Parenzo, Pola7 e nel 1301 Pirano. Dando le notizie che abbiain tiovato, ci spiace di non poter indicare il con-vento, iu cui stanziava il custode d' Istria; ma siccome Giustinopoli gia nel secolo XIII era capo della provincia, forse non si audrebbe lungi dal vero inferendo, che in questa citta risedeva per sopravegghiare ali' osservanza della regola e della monastica disciplina, di cui nei ca-pitoli dovea render conto ai superiori deli' Ordine. Sap-piamo soltanto che Nicolo de Carturis del convento di S. Francesco di Trieste, quello stesso che nel 1409 sali alla cattedra triestina, fu custode. E costante tradizione dai secoli riverita, che il taumaturgo s. Antonio, mandato dal serafico patriarca a spezzare ai famelici il pane della divina parola in varie citta italiane, abbia di sua presenza giocondato le sponde del Lisonzo e la spiaggia d' Istria. Si dice in questa missione aver il Santo pria eretto in Gorizia una časa ed una chiesuola intitolata a s. Caterina ver-gine e martire, poscia essersi portato a Trieste per al-zare anche quivi 1' insegna della serafica religione. In-torno ali' origine del convento tergestino discordano gli storiografi; che il Bauzer vuole che sia stato fondato dallo stesso s. Antonio in un sobborgo della citta, altri che il Taumaturgo abbia dormito soltanto, e che il luogo sia stato convertito in chiesa sacra a s. Francesco ed a s. Antonio, aggiungendovi un cenobio. Certo e che nel secolo XIII surse in Trieste un convento destinato a do-micilio dei figliuoli di s. Francesco d' Assisi. In questo convento nel 2 febbraro 1246 alcuni membri delle piu antiche e cospicue famiglie della citta, con alla testa il p. Pellegrino, superiore de' Minori, per conservare im-macolata la nobilta del sangue formarono una confrater-nita con regola propria, costituzioni particolari, ed e-spressa proibizione di non eccedere mai il numero di 40 confratelli nobili, e di non aggregarvi veruno, che non appartenesse ad antiche ed illustri prosapie della citta di Trieste; la qual confraternita fu nel 1465 riformata dal p. Giovanni Soffi triestino, rinnovando il divieto di sorpas-sare il numero di 40 confratelli da estrarsi dalle tredici famiglie nobili che allora aveano vita in Trieste (*'). II convento di Trieste fu soggetto al custode d'Istria. Al-lorche i Francescani si divisero in Osservanti e Conventuali, ritnase ai Conventuali; e dopo che Trieste venne in potere deli' augustissima Časa d'Absburgo, pria passo alla provincia de' Minori conventuali d'Austria, poi fu dato al ministro provinciale della Stiria (**). Nella chiesa de' Frati Minori fu sepolto Guglielmo Franchi francescano, uomo per virtu e meriti distinto, pria missionario aposto-lico, poi creato vescovo in Tartaria sotto il pontificato di Clemente V, poi nel 1323 da Giovanni XXII trasfe-rito alla sede Sagonense in Corsica, poi nel 1327 in ri-compensa de' suoi sudori promosso dal medesimo pon-tefice alla cattedra episeopale di Trieste, ove nel bacio del Signore esalo lo spirito l'anno 1331. La chiesa nel 1774 fu ridotta a forma moderna, ed il convento nel 1788 venne soppresso. CBanzer,E. MS. Rer. Nor. et Foroj. 1. 5, n. 217; Vading., t. 9, ad an. 1399, n. 11; Greiderer, 1. 2, p. 239, n. 452 et p. 252, n. 480; Monum. Prov. Styr. Conv.; Mainati Memorie storiche t. 1, p. 188, t. 2, p. 304). Luca Vadingo negli Ann/di delC Ordine serafico, e Vigilio Greiderer nella sua Germania francescana narra-no, che nel secolo XIII si costrui in Trieste un mona-stero di monache francescane, nominato S. Maria del Colle. Secondo le loro relazioni essendo questo monastero esente dalla giurisdizione del vescovo, immediatamente soggetto alla santa Sede apostolica, e da questa com-inesso alla cura e direzione dei seguaci di s. Francesco, Enrico III antistite tergestino non tollerando che le monache di s. Chiara fossero esenti dali' influenza del suo episeopale potere, imbroncialo, con varie persone eccle-siastiche e civili, entro violentemente il monastero, tras-pose la toppa dalla parte anteriore della porta alla parte esteriore, onde a suo beli' agio averne adito, e levo ai Minori la direzione delle suore. Le monache e i frati indignati per la violenza del Prelato, che contravveniva alle ordinazioni papali, si richiamarono alla Santa Sede apostolica, e resero consapevole il supremo gerarca della condotta deli'antistite tergestino: per la qualcosa Boni-facio VIII con bolla che ha la data del mese di febbraro 1302, e comincia: Felicis recordationis, sotto minaccia di (*) Queste famiglie erano, Argento, Basei, Belli, Bonomi, Burfi, Cigotti, Giuliani, Leo, Padovini, Petazzi, Stelta, Tofanio, Pel-legrini. » (**) Meinorie favoriteci dal Sig. L. de Jenner tacendo affatto la di-pendenza del Convento di Trieste dalla provincia deli'Austria, ricordano invece come fino al 1668 venissero i Conventi di Trieste e di Grignano visitati dal superiore di Dalmazia; che nel 1668 il Capitano di Trieste, male comportando questa giurisdizione estera, impedi la visita; che il Provinciale di Dalmazia si volse con supplicazioni ali' imperatore ed al Pontefice sos-tenendo le ragioni per visitare anche il Convento di Gorizia; ma 1'Imperatore Leopoldo I con Risoluzione deli' agosto 1668 ed il Papa Clemente IX col Breve 18 ottobre 1668 li licenzia-rono, in conseguenza di che il Rescritto da Gratz dei 14 decembre 1688 ineorporo tutti i sopradetti Conventi alla provincia della Stiria. gravissime pene impose al vescovo di restituire ai PP. Francescani la direzione delle prefate monache, di aste-nersi da ogni ingiuria e violenza, e di portarsi entro due mesi a Roma, per rendere conto del suo portamento. II Greiderer riporta il suddetlo convento con questo titolo: Monasterium Tergestinum ad s. Mariam de Colle Cla-rissarum. (Catal. Prov. Dalmat.; Vadingt. 6, ad an. 1302, p. 14, n. 16; Greiderer, 1. 2, p. 146, n. 177.) Ne 1' Ireneo ne il Mainati fanno tnenzione di que-sto monastero, ma egli e indubbiamente quello che ebbe nome di S. Maria de Cella fondato poco dopo 1' anno 1265 nel sito ove era la chiesa di s. Cristoforo (oggidi la rotonda del castello), monastero che il vescovo Arlongo esento nel 1278 dalla giurisdizione vescovile e che nel 1282 professava la regola di s. Chiara, alla quale poi venne sostituita quella di s. Benedetto. Gli autori francescani sopracitati lessero de Colle in luogo de Cella che era il nome sincero. E questo monastero sussiste tuttodi. Si črede fermamente che il taumaturgo s. Antonio da Padova sia passato a Gorizia, da Gorizia a Trieste, da Trieste a Muggia; e siccome a Gorizia e a Trieste, cosi anche a Muggia abbia nel secolo XIII fondato un cenobio di Francescani, il quale fe' parte della custodia istriana, e nella divisione deli' Ordine serafico rimase ai Minori Conventuali. Certo e che ancora nel principio del secolo XVII sussisteva in Muggia un cenobio di Minori Conventuali con ospizio molto ben tenuto. Si del cenobio che deli' ospizio non abbiamo che la memoria. (Vading., t. 9, ad an. 1399, n. 11, p. 172, 173; Man-zuoli, Descriz. deli'Istria, p. 28.) Ouanto 1'angustia del tempo ci consentiva, nell'au-tunno teste spirato abbiam scorso cogli occhi un mano-scritto del Naldini che si conserva nell' archivio d' Isola, e ci venne fatto di leggere, che coll' assenso deli' auto-rita e dei cittadini fu in Caporlistria costruito un convento per accogliere la serafica religione; che nell' edifi-cato cenobio furono introdotti i Francescani nel 1260 sotto il governo deli' antistite Conrado; che nel 1263 Aurelia Faliera, abadessa del monastero di s. Giacomo della Paluda in Murano, diede in dono a questa famiglia religiosa un orto spazioso; linalmente che Gregorio, pa-triarca d'Aquileja, a questa stessa comunita fe' presente d'una piazza. (Naldini, MS. p. 193, 194.) — Nel seco-le XV, colle contribuzioni de' cittadini fu eretto in Capo-distria un altro cenobio pei Minori Osservanti con chiesa dedicata a s. Maria degli Angioli, come ci assicura Luca Vadingo. Nel 1529 papa ClementeVlI concesse delle in-dulgenze a coloro, che confessati e comunicati, visitas-sero la chiesa di s. Maria degli Angioli nella festa di s. Anna. Piu tardi un patrizio di detta citta, Antonio de Almerigotti, spronato da nobili e generosi sentimenti a proprie spese ristauro il cenobio, lo ridusse a forma piu ampia e pivi elegante, e fin d' allora fu intitolato alla Madre della Madre del Salvatore; il quale titolo ritiene ancor oggidi, e presta tuttora obbedienza al superiore della provincia dalmatina di s. Gerolamo. In tempi a noi vicini, allorche esisteva in Capodistria il ginnasio lalino e italiano, qualche Padre di questa religiosa comunita prese parte al pubblico insegnamento. La provincia, alla quale spetta il prefato convento, scarseggia di tironi. In questo secolo di I umi, di progressi e di vapori, in cui si levano a cielo le delizie e le agiatezze della vita ino-nastica, pochissimi per vera vocazione si risolvono di rinunziare ai piaceri del secolo per addossarsi le serafi-che lane. — (Vading., t. 13, ad an. 1464, n, 13; t. 16, p. 282, n. 39.) Nel secolo XIII esisteva un convento di Francescani nell' interno della celebre citta di.J.ola- sul colle, fra il castello e la residenza dei Sergi. Nel 1270 i Polani mai comportando la novella signoria, nera trama ordirono contro i Castropola; e giurarono di sterminarli. Ad ese-guire questo reo disegno la sera del venerdi santo, giunta la processione, cui intervenir solea ogni ordine di per-sone, alla chiesa di s. Stefano, i congiurati in due drap-pelli divisi barbaramente trucidarono i Castropola. Un sol fanciullo di questa illustre famiglia fu dalla strage scam-pato e calato con una fune nel convento dei PP. Francescani, dove un santo monaco lo accoglieva e caritate-volmente lo trafugava oltre al bosco Siana ne' suoi pos-sessi. Vuolsi che il garzone, fatto adulto e memore del beneficio ricevuto dal frate, cui dovea la conservazione de' suoi giorni, sia stato si largo di limosine al convento, che nuova chiesa magnifica pote alzare. Fatto sta che in parte del ehiostro vedesi ancor inciso in marmo lo stemma del celebre casato. (Cenni al forestiero che visita Pola del Dr. Kandler, p. 24.) Del convento di Pola il Vadingo non ha che il nome, ed il Greiderer non ne fa nemmen menzione; cio che reca veramente meravi-glia. — Nei primordi deli' Ordine Serafico aveano pure cenobio di Francescani e 1'antiea citta di Parenzo, eValle. 1 conventi di £ai'£nzo_e di Valle sono registrali nei co-dici che riporta Luca~Vadingo iiegli annali de' Minori (t. 9. ad an. 1399, n. 11, p. 172). Ad onta delle inda-gini fatte nei cronisti deli' Ordine Serafico, per ispargere qualche raggio di benefica luce sulla fondazione e sulle vicende di questi due conventi, non ci riusci di trovare se non che esistevano ed appartenevano alla custodia d' I-stria. II convento di Parenzo esisteva gia nel 1282 se il Prelato di allora per isfuggire tuinulto di popolo pote ricoverarvisi dal prossimo Episcopio. Nemmen un miglio lungi d'Albona in bella situa-zione aveavi un convento di FrancescanT con chiesa ele-gante dedicata al santo fondatore deli' Ordine, ed avente cinque altari. In origine era un ospizio fondato da Mi-chele Luciani nob. Albonese; ma poscia i Minori Conventuali lo ampliarono e lo ridussero a forma di cenobio. I Frati di questo convento aveano il giuspatronato della chiesa rurale dei ss. Vito e Modesto. Quando i fi-gliuoli di s. Francesco si divisero, il convento rimase ai Minori Conventuali; ma oggidi non sussiste piu. (Istria, n. 67—68, p. 274 col. 2.) CSara continuato.)