UN PREGEVOLE SARCOFAGO CRISTIANO SCOMPARSO DA AQUILEIA DURANTE L’ ULTIMA GUERRA GIOVANNI BRUSIN Museo Archeologico, Aquileia Di questi tem pi in cui m i sto scervellando nel ten tativ o di decifrare e spiegare anche i più m inuti fru sto li epigrafici di A quileia rom ana e cristiana, mi avvedo che le num erose vie principali e secondarie del suburbio, noto­ riam ente a ltre tta n te vie sepolcrali, dovevano allineare sarcofagi in grande quantità. E se D ante che sem bra essere stato anche ad A quileia nel suo andar ram ingo per l’alta Italia, m entre ricorda sì come ad A rli, ove Rodano stagna, sì com ’ a Pola presso del Quarnaro che Italia chiude e suoi term ini bagna, fanno i sepolcri tu tto il loco varo1 non v i h a compreso anche A quileia, che al riguardo non restava certo in fe­ riore ad A rles e a Pola, ciò non potè avvenire che p er la dispersione e la distruzione subita dai sarcofagi aquileiesi attrav erso i secoli specialm ente del tem po di mezzo. Il p atriarca aquileiese san Paolino della fine deH’VIII e dell’incipiente IX secolo dice nei suoi versus de destructione Aquilegiae 73 ss.1 2 Terras per om nes circum quaque venderis, nec ipsis in te est sepultis requies, proiciuntur pro venali m arm ore corpora tum b is onde ci fornisce una spiegazione indiscutibile del fenoneno lam entato. C arlo A nti3 osserva rettam en te che »crollata A quileia m aterialm ente sotto rin calzare dei b a rb a ri nel V e nel VI secolo si ridusse ad una cava di m ateriale da costruzione p e r le città che riprendevano vita o nascevano lungo l’am pio arco delle lagune fino a Venezia, m a so prattutto a fornitrice di calce finissim a da m arm o, proprio anche per la grande abbondanza di sarcofagi«. 1 Inferno, I 9, 112—115. - M. G. Poetae lat. aevi carol., Tom. I, p. 144. 3 Studi aquileiesi, 1953, pp. 121 e 122. Q uesta realtà di fatto e ra stata accertata dallo scrivente già nel 1928 quando a seguito di lavori di bonifica idraulica si dovettero eseguire sterri considerevoli in vocabolo »Ponte Rosso« di A quileia. Nei pressi cioè del Fium e di Terzo, poco più o talo ra anche meno di u n centinaio di m etri dal punto dove sorgeva l’antico ponte romano, di cui rim anevano ancora avanzi delle pile, e vi tran sitav a la via Annia, si scoprirono i resti molto m al ridotti di una quindicina di sarcofagi rom ani.4 U na indubbia conferm a della quan tità dei sarcofagi aquileiesi ce la offre anche l’area del sepolcro dei Trebii5 che, dopo l’uso della cremazione, essendo subentrato quello d ell’inum azione dei cadaveri, vi ha lasciato ben otto sarcofagi. Q uanto alle calcare che certam ente fecero scempio di infiniti sarcofagi di m arm o, chi scrive coi suoi scavi ne ha trovato fin qui una sola n e ll’am bito del porto fluviale del cità. M a sono stati specialm ente gli scheggioni o le m inute schegge con orm ai poche lettere scritte a fornirm i u n ’idea della m assa dei sarcofagi avuti d a ll’antica Aquileia. Né c’è da stupire se riflettiam o che la sepoltura vera e p ro p ria dei cadaveri — fra parentesi i C ornelii Scipioni la seguirono a Roma in ogni tem po — si diffonde a com inciare dalla m età del secondo secolo d. Cr. divenendo norm a pressoché generale agli inizi del terzo secolo. Ora stan te l’entità num erica della popolazione e le floride condizioni econo­ miche della città e dei suoi ab itan ti dediti ai lucrosi commerci e alle varie industrie, oltreché a u n ’intensa agricoltura, il m io asserto del frequente impiego di arche di m arm o p er tu tto il terzo, il qu arto e il quinto secolo, non può essere infirm ato. A nche perché ripeto i due m usei di Aquileia, l’a r­ cheologico e il cristiano, serbano parecchi avanzi di bassorilievi preziosi con scene m itiche e con figurazioni vetero- o neotestam entarie, onde appunto i sarcofagi si decoravano. S orra ho riportato il verso del planctus aquileiese di Paolino in cui il santo presule deplora e piange la dispersione persino dei m arm i fu n erari aquileiesi. Al riguardo possiam o rip o rtare purtroppo esem pi molteplici. I se­ guenti sarcofagi sono scom parsi da A quileia e in g ran parte m anca orm ai di loro ogni notizia. Eccone u n a elencazione che non ha però la pretesa di essere com pleta: CIL V 1055, 1056, 1132, 1173, 1712, 1721 ecc. Sem pre con riferim ento alla dispersione subita dal m ateriale archeologico aquileiese m eritano una m enzione particolare le due grandi arche di Ba- burius Antlnus e di T. Canius R estutus6 scoperti a G rado nel 1860 fra la basilica di St. Eufem ia e il battistero. Ma poiché questi sarcofagi sono stati tro v ati n e ll’am bito della cinta m u rata m entre anche p er i caratteri paleogra­ fici non si possono ascrivere ad u n ’età posteriore al secondo secolo d. Cr., bisogna concludere che non potevano essere collocati originarim ente n e ll’ ubicazione che tenevano all’atto della scoperta poiché le leggi delle X II Tavole sancivano espressam ente: H om inem m o rtuum in urbe ne sepelito neve urito. Essi pertanto saranno stati trasferiti qui vicino alle chiese poste nell’am bito urbano, d u ran te il quinto o il sesto secolo d. Cr. quando la citata legge rom ana non aveva più valore. 4 Not. d. scavi, 1930, p. 450 ss. 5 Nuovi m onum enti sepolcrali di Aquileia, 1941, p. 48 ss. e figg. 21 e 22. 6 CIL V 8342 e 8353. E ’ da rilevare tu tta v ia che le epigrafi dei due sarcofagi furono r i­ spettate. Circa questi due sarcofagi p er ipotesi devo n o tare ch’essi potrebbero provenire anche da Aitino. In fa tti non o stante la vicinanza di A quileia e la sua ben nota q u an tità di pietre e di m arm i fo rn iti in ispecie o in prim o luogo a G rado in tu tti i tem pi ma specialm ente nei secoli dal sesto al decim o quando essa, come rilev a anche Celso C ostantini, vive »di v ita p ropria,7 si scoprì a G rado che in funzione di ipobase della terza colonna di sin istra del Duomo giaceva rovesciata — sino all’estate 1926 — u n a grande iscrizione onoraria m arm orea che p arlava di balinea di A itino, per cui ai tem pi di E lia (571— 586) quando si costruì St. Eufem ia, si ricorse dunque ad Aitino, quale fo rn itrice di m ateriale da costruzione che può dirsi an situ tto la d ire tta progenitrice di Venezia, p rim a e più di A quileia.«8 Aquileia. Sarcofago paleocristiano di provenienza aquileiese, scomparso nel 1945 Aquileia (Oglej). Starokrščanski sarkofag, pogrešan od leta 1945 dalje Vengo ora all’argom ento più specifico di queste brevi righe che è espresso già nel titolo. Fino a pochi decenni fa si conservava nelle vicinanze di A quileia, in una villa a Tapogliano, un m agnifico sarcofago (fig.). P e r la v erità io ne venni a conoscenza com pulsando n ella biblioteca arcivescovile di U dine i codici che riportano epigrafi e m onum enti in genere di A quileia scavati nei secoli passati e fin iti in più di u n caso subito altrove, ché allo ra nel luogo non esistevano ancora musei. Così un m anoscritto di G iro­ lam o A squini (1762— 1835) precisava che il sarcofago in questione stava nella villa dei conti Pace a Tapogliano fin dal secolo XVIII. 7 Aquileia e Grado, 1916, p. 125. 8 Not. d. scavi, 1928, pp. 282—284. Si tra tta v a di una g ran d e arca anepigrafa, con due arcatelle sotto ognuna delle quali si vede u n pastore con la pecorella sulle spalle nell’iden­ tico atteggiam ento. La m ancanza dell’epigrafe si spiegherebe penso col fatto che il sarcofago era già b ell’e pronto nella bottega dello scalpellino a disposizione di u n eventuale com m ittente. Q uando poi questi si presentò la fre tta con consentì di incidere l’iscrizione e ci si sarà lim itati a disegnare e dipingere la stessa, con la conseguenza però che dopo un certo lasso di tem po le lettere scom parvero totalm ente. Che in am bedue i casi sia da scorgere il Buon Pastore di significazione cristiana o, secondo altri, il C risto e u n apostolo non è accettata da quell’em i- nente archeologo della prim a cristianità che è T heodor K lauser.9 C ertam ente però i com m ittenti o, meglio, gli acquirenti del sarcofago lo ritenevano senz’altro di significazione cristiana, ché diversam ente esso non sarebbe stato scoperto nella vasta zona cim iteriale che si stendeva tu tt’in - torno alla grande basilica p repositurale dei santi m a rtiri aquileiesi, di ori­ gine però vicentina, Felice e Fortunato, che furono vittim e della persecu­ zione dioclezianea.1 0 Senonché u n a gita alla vicina Tapogliano p er am m i­ rare il pezzo di pregiò ci riservò u n ’am ara delusione: del sarcofago non c’e ra più segno. Mi rivolsi allora alla contessa Pace e appresi con com prensibile rincrescim ento che il sarcofago era stato sì nella villa fino all’ultim a guerra. Dopo di che tru p p e alleate acquartieratesi nella stessa avevano asportato il sarcofago del quale ci m anca orm ai ogni notizia. Qui veram ente sunt lacrim ae rerum . POVZETEK Dragocen starokrščanski sarkofag iz A kvileje, k i je izginil v zadnji vojni O bravnavani sarkofag je bil izkopan v 18. stoletju n a obsežni starokrščanski nekropoli ob pokopališki baziliki svetih mučencev Feliksa in Fortunata te r shranjen do leta 1945 v vili grofov Pace di Tapogliano (Furlanija). V neurejenih razm erah ob koncu zadnje vojne je sarkofag izginil in ne vemo, kje je končal. Pom em ben je bil predvsem zaradi dvojne upodobitve Dobrega pastirja, ki ga je vsekakor treba interpretirati v krščanskem smislu, če upoštevam o mesto, kjer je bil sarkofag postavljen, to je n a starokrščanski nekropoli. 9 Jahrbuch für A ntike und Christentum , I, 1954, 5. Der Schafträger auf den Sarkophagen, pp. 37—39. Iu G. Lorenzon, La basilica dei Ss. Felice e Fortunato di Vicenza, Q uaderno n. 3 (1942), pp. 8—15. Essi erano venerati dunque tanto ad Aquileia che a Vicenza. Vedi anche G. Paschini, Storia del Friuli, I, 1934, p. 32.