L' ASS0G1AZI0NZ per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 26 Agosto 1848, M 49. Si/j nor Redattore ! Lessi nell'articolo "Sulla nazionalita del popolo di Trieste „ del suo foglio l Istria N.° 45-46: "Delle altre religioni, i greci usano la liturgia in greco che non e ne 1* antico, ne il moderno; „ La lingua della liturgia che s'uffizia nelle chiese di rito Grec.' Orientale, e la greca antica. Tre differenti liturgie esistono di precetto; e non d'uso, per la chiesa greca; 1' una scritta da S. Giovanni Crisostomo, che e la liturgia comune, 1' altra da S. Basilio, che s' uffizia nelle feste solenni, e la terza da S. Giacobo Adelfoteo, che si celebra due volte ali' anno. Dei menzionati scrittori 1'ultimo fu contemporaneo di N. S. Gesu Cristo, e gli altri due vissero nel 350—400, in conseguenza la loro lingua, a mio debil credere, non potrebbe esser altra che la greca antica, e se lei vuole accertarsene legga qua-lunque delle tre suddette liturgie, e vedra che effettiva-mente la lingua e la greca antica; se poi lei per lingua greca antica intende la lingua degli autori classici, allora dovrebbe spiegarsi meglio. Prego di far inserire queste succinte parole nel prossimo numero del predetto suo foglio, per dilucida-zione del vero. Trieste, 19 agosto 1848. Un Greco-Triestino. Avvertiamo 1' anonimo che ci invio la lettera anzi-detta, di averla ricevuta in tempo che non permetteva d' inserirla nel numero precedente. Allorquando dissimo del greco antico abbiamo in-teso del classico letterale e fu sbadataggine il non avver-tire che quella voce poteva far nascere equivoco; e me-ritamente 1' anonimo ne fa correzione. E sarebbe nostro desiderio che qualcuno dei serblici volesse schiarire con altrettanta precisione e dottrina la lingua usata dalla chiesa Serblica nelle cose di rito. Air anonimo rendiamo grazie; desso sembra sospet— tare che P avvertirci degli errori nei quali incappiamo, ci riesca spiacevole, o malgradita la persona che ce ne avverte; noi P assicuriamo che e tutto 1' opposto. Mo-strandosi dotto delle cose di chiesa, lo preghiamo a vo-lerci indicare un modo di fargli pervenire alcune doman-de; modo che possa mantenere il segreto della persona che sembra desiderare- Cosa pensassero alcuni del Consiglio di Trieste del 1846 sulla Municipalita. {Preambulo di jirogetlo di Regolamento disciplinare adottato dal Consiglio). La parte presa da questo spettabile Consiglio di redigere un regolamento interno il quale serva di guida e di norma ai suoi ordinari provvedimenti, non ad altro certamente e diretta se non a mcttere in azione regolare lo statuto organico; a porlo in azione tale che il debito poggiato dalla Sovrana volonta a questo consiglio, venga soddisfatto in modo che gli effetti corrispondano anche alla Sovrana volonta e sieno i migliori ed i piu pronti. Nessuno vorra certamente pensare che P esercizio di quel carico che la legge addossa al Consiglio municipale, sia lasciato ali' arbitrio delle persone che il Consiglio compongono; imperciocche siffatti arbitri come non sono tollerati in Austria in nessunramo di pubblica amministrazione, cosi non potrebbero nemmeno tollerarsi nel servigio dei Comuni. Amano in vero i tempi presenti, di vedere imperate dalla legge scritta le mosse anche nel minimo loro det-taglio, e precettata ogni cosa che fare la si debba, e del modo come fare la si debba, e pronta domanda e quella di precise instituzioni, e pronta scusa ne e il difetto; ma se la legge dovesse anche dare cio che propriamente appartiene alla scienza della cosa medesima; non occor-rerebbero uomini per far andare la pubblica amministrazione, non si esigerebbe da chi 6 chiamato a servire il pubblico, e le prove di sapere, e le prove di pratica soste-nuta, e la facilita e destrezza nell' esercizio delle mansioni. II Regolamento dato al Consiglio municipale di Trieste non e essenzialmente che un Regolamento organico, ed a ragione, perche la legge deve con norme positive segnare la conformazione del corpo che crea; la legge n6 da, ne puo dare la scienza; nemmeno la dove assegna al corpo per sommi capi, le attribuzioni. Le quali sono espresse nella legge non gia per preci-sare la via che deve essere battuta, ma per fissare P in-dole del corpo che la legge crea, affinche sconoscendo la propria natura non vaghi in mansioni che sono altrui, e cio facendo non scomponga quelP armonia che š ne-cessaria e che puo provenire soltanto dali'esercizio dei poteri entro i limiti a ciascun corpo segnati. II Regolamento organico nell'assegnare le attribuzioni del corpo, esige che ciaschedun consigliere abbia cognizioni neces-sarie a fungere il carico di consigliere; quali sieno le cognizioni necessarie nello statuto noi si dice, esse appartengono alla vita privata civile nella quale devono acquisirsi, per esercitarle poi nel servigio comunale; al-lorquando una persona viene chiamata a sedere nel Consiglio deve gia avere queste qualificazioni, possederle prima di essere fatto consigliere municipale; la legge non le attribuisce, od impartisce, ma ne chiede soltanto 1' esercizio. L' amministrazione pubblica in qualunque siasi ramo anche nel militare medesimo, non e un esercizio di imperiosita, ma 1' applicazione della scienza ac-quisita colla intelligenza e colla pratica. Nel proporre il regolamento interno per li pro-cedimenti del Consiglio, potrebbesi addirittura scendere al deltaglio, senza ricorrere allo statuto organico, delle quali non sono piu che pratica applicazione; senza rimon-tare ai principi di reggimento comunale i quali servono a comprendere lo statuto; non sarebbe cio necessario, perche il Consiglio non ne ha bisogno; ma il si fara per rendere ragione delle proposizioni, per giustificarle se appariscono non certe o non convenienti; per dare mezzo a quelli stessi che diversamente ne pensassero, di sosti-tuire in armonia al complesso le singole modificazioni, e pero si chiede indulgenza se nel trattare 1' argomento si diparte da lontano. Lo stato e suddiviso in ultime frazioni in comuni; ognuna delle quali forma aggregazione di persone che vivono sopra territorio aeterminato, e che pel vivere comune hanno contatti vicendevoli, e quindi bisogno di comune reggimento, per la sicurezza, per la prosperita individuale. Di questi contatti altri sono comuni a tutti gli abitanti della monarchia, altri sono propri a tutti gli abitanti di una provincia; altri sono peculiari di un comune soltanto. La legge fissa i limiti di ciascheduna di queste categorie e con ragione, perche alcuni interessi sono di necessita senza i quali non sarebbe possibile 1' esistenza nella societa, quali la giustizia puniliva, la giustizia civile, la sicurezza pubblica, 1' educazione alta, 1' educazione elementare indispensabile a tutti, la salubrita pubblica; altri sebbene non sieno di necessita sono di cenvenienza provinciale; altri per ultimo sono lasciati a cadaun comune, che riguardano piu davvicino. Spetta in vero al principe soltanto 1' amministrazione dello stato intero e quindi anche delle singole frazioni, perche ogni amministrazione pubblica parte da poteri, ed i poteri spettano soltanto al principe, ma cio non iinpedisce che 1' esercizio di questi poteri possa affidarsi a persone subordinate al principe, le quali amministrando in di lui nome, hanno obbligo verso il principe e rispon-sabilita deli' esercizio dei poteri affidati. L' esigere dalla previdenza del governo pubblico che intenda anche agli interessi che sono peculiari di ciaschedun comune, e richiedere piu che ragionevolmente si possa, perche il principe ha diritto di esigere la coo-perazione attiva dei suddetli nel promuovere il pubblico bene, maggiore diritto per quelle cose nelle quali egli pu6 con ragione ripromettersi dai sudditi piu facile e piu precisa conoscenza delle necessita locali e dei modi piu pronti e piu adatti per supplirvi; con tanta maggiore ragione egli pud richiedere cio, quantoche le condizioni di tutti i comuni non essendo eguali, non possono adat-tarsi a tutti eguali modi, ne con dispositive generali per tutto lo stato, per tutta una provincia ,puo provvedersi. | Dal che ne viene che il principe puo poggiare ad un comune 1' amministrazione di se medesimo e questo in-carico e frutto di fiducia nella lealta del comune medesimo. Ogni comune e come si disse aggregazione di persone che abitano sopra determinato territorio, costituenti persona morale, legata per quei vincoli che nascono ap-punto dal coabitare una medesima terra. Allorquando il principe appoggia ad un comune 1' amministrazione di se medesima negli interessi che sono di comune; egli intende poggiata 1'amministraziine allo stesso comune, alla persona morale che lo compone. La quale perche appunto composta di tante persone, quanti sono gli individui capaci della pienezza dei diritti di cittadino e di uomo, impossibile sarebbe che si muova e pensi ed operi in si grande massa, e ne viene quindi di necessita che vi abbia un collegio il quale sia rinve-stito della rappresentanza del comune, e composto in modo che sia possibile e conveniente di provvedere agli interessi. E questo quel corpo che dicesi dappertutto consiglio, piu o meno numeroso, secondo le condizioni del comune, secondo 1' importanza stessa degli affari. I comuni non sono corpi ne associazioni civili, non si ap-partiene ad un comune in forza del Codice civile, ne per diritto privato di successione o di eredita. Come i comuni si compongono in forza di legge politica, come le qualita di comunista si acquistano e perdono in forza di legge politica, cosi la rappresentanza del Comune si forma in virtu di politico ordinamento, che dal diritto privato e del tutto diverso. Ed a cio provvede appunto il regolamento organico del comune di Trieste, e quelle disposi-zioni sono tali che sul modo col quale i membri del Consiglio vengono scelti non vi possono essere dubbiezze. Per tale organismo quella attivita che sarebbe ed e del comune intiero, si concentra per 1' esercizio nel Consiglio municipale il quale per lo comune e chiamato a significare la volonta del comune, non gia come procuratore farebbe pel suo mandante, ma sibbene, se il pa-ragone regge, come farebbe il curatore per persona che e iinpedita per qualsiasi causa a manifestare la propria volonta. Dal che ne viene che il Consiglio ha debito di agire nell' interesse deli' intero comune, non nell' interesse delle persone che lo compongono, le quali in Trieste starebbero come 40 ad 80,000; che e debito di prendere conoscenza non della propria individualita, ma dalle bi-sogna di tutto intero il comune, sia citta, sia campagna; ne viene che il diritto del Consiglio di manifestare la propria volonta, e conseguenza necessaria del debito di provvedere agli interessi del comune. E percio appunto che essendo il Consiglio chiamato ad agire dietro scienza delle condizioni e dei bisogni dei comunisti tutti ed a manifestare con religiosa co-scienziosita le proprie volonta; egli e per questo duplice motivo che il Regolamento organico ali' articolo 5 esige nei Consiglieri comunali siccome essenziali e precipue qualita, che godano la fiducia pubblica cioe della gene-ralita dei membri del Comune, che stiano in fama di uomini probi e di uomini capaci a sostenere le mansioni di Consiglieri comunali. Oueste tre condizioni sono essenziali indispcnsabili, a segno che senza queste non si possa divenire consigliere; tace la legge se perdendole si perda anche la qualita di Consigliere, ma non vi e bisogno che la legge pronunci per la perdila di qualita le quali dovendosi pre-sumere bene riconosciute prima deli' ammissione al carico di Consigliere, non si puo presumere che vadano facil-mente perdute; non sembra pero dubbio che mancando quella fiducia pubblica, quella farna di onesta, quella farna di attitudine al munere di consigliere, non abbia anche a cessare un officio per conto di persone che non godono la fiducia dei loro rappresentati. Certamente la mancanza di tali qualita non permettendo che si conservi quel-1' armonia che tra comunisti e rappresentanti deve neces-sariamente regnare, e senza la quale il consiglio medesi-mo non potrebbe disimpegnare le mansioni di cui e incaricato, avrebbero siffatti membri debito di religione e di sudditanza, di, ritirarsi dal carico. L' amministrazione dei comuni appoggiata ai comuni medesimi, come ha bisogno di un collegio che sia inter-prete della volonta del comune, e che ne costituisce 1' anima, ha duopo altresi di persone o di collegio che si faccia esecutore della volonta, e ne costituisca per cosi dire le braccia del comune. Ouesti due poteri, que-ste due incombenze sono distinte, sono di indole diversa, e naturalmente a due diverse persone morali, una delle quali puo anche essere persona lisica, devono spet-tare. Ei sarebbe contrario alle attribuzioni del Consiglio se deli' esecuzione si occupasse, ne direttamente, ne di regola mediante singoli membri; perche ne verrebbe con cio grandemente sminuita quella pubblica estimazione che il comune intero deve avere, se il solo sospetto potesse concepire che 1' esecuzione delle cose deliberate possa essere se non arbitraria almeno assai libera, se potesse sospettarte che la presenza in consiglio di persone che sarebbero tenute a rispondere di loro operati, possa fare meno libera la votazione del Consiglio. E di regola in-compatibile perche ogni persona incaricata di esecuzione viene necessariamente sottoposta a controllerie a sogge-zioni, delle quali o un Consigliere municipale manca onninamente ed e percio piu facile che čada sotto il fa-cile sospetto, od assoggettandosi a controllerie siffatte, mancherebbe alla propria posizione la quale deve essere tenuta integra quanto piu e possibile, ne lo sarebbe, se sedesse in quello stesso Consiglio che delle sue opera-zioni deve giudicare. Ogni Consigliere ha debito natu-rale e positivo di concorrere a tutto potere per mante-nere il decoro di quel corpo che ha la rappresentanza del comune, e mancherebbe a se medesimo se nella propria persona non rispettasse e preservasse la dignita deli' intero Comune. Non e altrettanto del corpo amministrante, il quale naturalmente non sarebbe chiamato di prendere parte alla manifestazione della volonta del comune; se la legge positiva non lo abilitasse, ed e percio che volano per diritto di carica. La quale cosa non e nuova, altrettanto essendosi sempre costumato in Trieste per secoli, quando 1' antico consiglio esisteva nel quale votavano i funzio-narii, fino a che durassero in carica, e cessavano usciti che fossero, senza riguardo a tempo. Altrettanto osser-vasi nelli comuni del Litorale, ove il podesta, sebbene nominato dali' Autorita, sebbene organo della politica autorita, vola in Consiglio per diritto di carica. Ed e appunto che il diritto di votare provenendo dalla carica e non dalla rappresentanza, la legge organica ammette che il Consiglio si possa legittiinamente congregare, anche se le cariche in časi determinati non prendono parte al Consiglio; ed e appunto per cio che la legge nel frequente parlare del Consiglio e della rappresentanza del comune, parla dei 40 membri come del corpo che esercita la rappresentanza del comune. E la votazione e la precedenza di votazione attri-buite al corpo amministrante, hanno loro fondamento in cio che la educazione ministeriale e la pratica fanno in esso maggiore la prudenza e 1' esperienza per cui non solo hanno diritto ma obbligo altresi di dirigere coi sa-pere il Consiglio medesimo, e di precedere nel rilevare gli interessi ed i bisogni del comune, che meglio sono a portata di conoscere, e di provvedere ai mezzi adatti che meglio sono in grado, per 1'esperienza amministra-tiva, d i giudicare. La natura medesima di corpo morale che e propria del Consiglio esige che la legge organica provveda non solo alla aggregazione dei membri, ma alla congregazione in forma che si possa riguardarlo per costituito; e quindi e necessaria la fissazione del numero di quanti occorrano a formare il collegio costituito il quale a 30 e fissato dallo statuto; provvede alla presidenza, senza la quale non vi ha collegio qualsiasi, ne vi sarebbe chi mantenga la disciplina, provvede ali' ordine ed al diritto preferente di relazione senza il quale ,non sarebbe il dibattimento che tumultuario. Provvede ali' ordine della votazione, provvede al secretariato senza il quale non vi sarebbe sicurezza della sincera registrazione dei dibattimenti e dei voti, senza il quale non si avrebbe la prova perenne dei dibattimenti medesimi. La legge siccome legge organica non accenna che i sommi capi dai quali 1' indole del corpo si conosce, e per i quali differenzia da altre simili instituzioni, ma il dettaglio lascia a quegli ordina-menti che sono naturali, che sono necessarie deduzioni e conseguenze e completamento dei primi, e che a con-vertirli in disposizioni positive basta la volonta di quei medesimi che sono chiamati a seguirli, dacche qualunque ei sieno, purche sieno entro i limiti fissati dalla legge, non porlerebbero mai a risultato diverso da quello che il principe ebbe in mente allorche chiamava in vita il Consiglio comunale. Ouali attribuzioni sieno del Consiglio comunale, quali oggetti sieno stati poggiati in amministrazione al comune, il solo principio puo fissare. Dalle maggiori alle minime attribuzioni, dali' esercizio del potere penale fino alla semplice amministrazione del peculio, tutto puo dal Principe poggiarsi, ma non tutto con eguale carico, con eguale attivita. Imperciocche se il Principe appoggia ad un comune 1'amministrazione giudiziaria, la penale o la politica, o quale altra pubblica, 1'esercizio soltanto di queste facolta viene poggiato, non mai il diritto di provvedere per regolamenti od ordinamenti a questo ramo di servigio, del quale la parte disponitrice e sempre riser-vala ali'esercizio diretto del Principe; ai comuni non viene concessa che P esecuzione materiale dei provvedi-menti che da il principe. E questa esecuzione materiale richiedendo nelle persone che devono attendervi partico-lari cognizioni e qualificazioni, 1' azione dei comuni in questo ramo di pubblico potere consiste nel provvedervi a propria cura e dispendio. Nelle cose di amministrazione comunale e ali' in-contro conceduto ai comuni il potere di provvedimento; non provvedono solo ali' amministrazione materiale, ma 1'amministrazione e regolata dalla volonta del comune entro le attribuzioni segnate dalle leggi e dagli ordina-menti generali; il Principe lascia ai comuni il provvedere alle cose loro nei modi prescritti dalle leggi. Ed e percio che il Principe nel Regolamento orga-nico pel comune di Trieste, ben conoscendo 1' antichis-sima concessione in virtu della quale al comune di Trieste e poggiata 1' amministrazione politica di I Istanza e la giudicatura dei reati minori, ben avendo presente che 1' esercizio di tale potere esecutivo non da altri puo esercitarsi che dagli organi amministrativi, ha espressa-mente pronunciato che il Magistrato di Trieste il quale era ed e 1'amministrazione economica del comune, con-serva le attribuzioni di autorita politica; ma espressa-mente ha dichiarato che la rappresentanza del comune la quale per indole sua e chiamata ad esercitare volonta, rimanga estranea alle cose di reggimento politico, perche non ispettanti alla di lei sfera. La legge organica concreta con tutta precisione le due incombenze del Consiglio municipale di Trieste, l'una che e quella di intendere alla amministrazione delle cose che sono di proprieta del comune qua!unque sia la loro provenienza, sia cioe che provengano da diritto civile privato o da diritto pubblico, che ambi si comprendono sotto parola patrimonio in senso latissimo; che non vada intesa in quel ristretto di Cui intende il Codice civile lo mostra la pratica, e gli ordinamenti espliciti dei comuni istriani, i quali anzicche sottrarre i beni comunali, e gli altri proventi dalle attribuzioni dei Consigli, espressa-mente Ii aggiudicano. Ouesta mansione del Consiglio si e quella d' eco-nomia di un buon padre di famiglia, che regola i dispendi cogli introiti, che delle proprie fortune trae il miglior utile possibile e regola i dispendi nel modo piu conve-niente, provvede al migliore risultato vantaggioso dei dispendi medesimi; amplissimo argomento questo suscet-tibile spesso di belle misure prudenziali; ma che spesso non eccederebbe l' intelligenza mediocre di probo uomo, ne sarebbe indispensabilmente poggiato ai comuni, se non avessero con cio il modo di provvedere ali' altro incarico loro assai piu nobile, assai piu dignitoso, perche proprio soltanto delle rappresentanze comunali ed a lei riservato. E questa nobile mansione si e quella di provvedere al benessere deli' intero comune; di provvedere a quella generale prosperita che singoli privati o non possono promuovere, o non ne hanno debito, e spesso non la volonta; meno in tempi avari nei quali la previdenza degli uomini e inclinata a concentrarsi negli individui soltanto, e quand' anche volesse beneficare la generalita, non sempre lo potrebbe con bel giovamento per la conoscenza parziale delle condizioni del comune, per la scarsa pratica delle cose, che pubbliche devono essere. Naturale inchiesta si e, in che poi consista il benessere di un comune per poter conoscere con quali modi il si possa raggiungere, e per giudicare quale sia questa nobile missione che hanno i Consigli comunali. E qui occorre di venire al benessere che e di tutto intero lo stato, per venire a precisare quella parte che e di ogni comune, a che ad ogni comune incombe. Oltre alla sicurezza delle persone, oltre alla si-curezza degli averi, oltre alla sicurezza dei diritti civili e di quelli che dipendono dalla condizione di cittadino, e da quelle altre condizioni che sono subordinate a quella di cittadino, come di professioni di arti; le quali sicu-rezze sono demandate alle leggi ed ai provvedimenti generali dello stato, e per le quali i comuni non hanno certamente ingerenza ; oltre queste che sono necessita di societa umana vi sono^o possono dallo stato dichiararsi di pubblico benessere generale, instituzioni od opere, le quali per le peculiari circostanze di una nazione, per le vedute generali del pubblico governo interessano la generalita. Tali sono p. e. 1' educazione sublime, indispen-sabile per 1' esercizio di certe professioni, quali sono in termine lato le universita ed accadeinie, 1' educazione media dei licei senza la quale non sarebbe che imperfetta la coltura, 1' educazione infnna, della quale non puo di-spensarsi il piu infimo della societa; gli stabilimenti sa-nitari per certe malattie, siccome mania, peste ecc., gli stabilimenti di pieta di certa categoria, siccome gli orfa-notrofi; le opere che ali'intero stato servono, siccome i porti che dichiarati sono dello stato; le strade ferrate, le strade commerciali, ed altri oggetti di tal fatta che non occorre enumerare. Le cose della religione dominante, i provvedimenti del culto esterno e della gerarchia, sono di benessere generale, e percio gli episcopati, i capitoli, le parocchie, richiamano 1' attenzione del pubblico governo generale. L' azione dei Comuni non e tolta anche in questi rami di pubblico benessere. Un governo benevolo, sag-gio, conosce benissimo che le disposizioni generali possono abbisognare di modificazioni a seconda delle peculiari condizioni dei luoghi ove devono attivarsi, conosce che la disposizione benefica pel generale, pud per circostanze locali divenire se non dannosa, facilmente meno utile; il pubblico governo che sinceramente vuole il bene della generalita dei sudditi, e possibilmente di ogni sin-golo individuo, ha diritto di esigere che i comuni lo rendano attento se quel tale provvedimento ottiene anche gli effetti che se ne ripromettono; i comuni hanno dovere di renderne avvertito il governo del principe; non gia in quelli provvedimenti che sono di necessita, ma in quelli che sono di volonta per promovere il benessere, CSara cantinuato)