L' ASS0C1AZI0NE per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 2 Settembre 1848. M 50-51. Al Corrispondente che la Gazzetla Universale Austriaca tiene in Trieste. Ogniqualvolta, o Signore, vorrete dare giudizio dei discorsi pubblici che potro tenere vi prego di ascol-tarli tutti intieri, non gia una parte; ascoltate special-mente la chiusa, perche allora non vi avverra di fare giudizi temerari. Ogniqua!volta vi recherete ad ascoltare discorsi al-trui, lasciate le prevenzioni, lasciate le supposizioni; chi, e male prevenuto giudica male, ed ode non gia quello che si dice ma quello che si desidera venisse detto. Ogniqualvolta vi prendera piacere di declinare co-gnomi, guardatevi dal credere alla cieca cio che la mor-morazione, o la maldicenza va propagando; fate, se volete essere uomo, fate uso di quel discernimento che Iddio ha dato ali' uomo ed ha negato a chi si lascia af-fascinare da passioni; diffidate delle parole di uomini di partito anche se dette autorevolmente, anche se le leggeste scritte e stampate, esaminate e giudicate sempre da per voi. Non erigetevi mai a giudice delle intenzioni non manifestate; delle intenzioni interne e giudice soltanto Iddio; almeno a Dio lasciate i suoi diritti, e ricordatevi della sua legge: chi giudica sara giudicato. Non fate colpa a nessuno se ama la sua patria, perfino le bestie amano le spelonche ove sono nate; 1' amore di patria e una religione, tristo 1' uomo che ne ha due, che la cangia non per convincimento ma per convenienza, che fa ad altri rimprovero perche non la rinnega. Non toccate queste cose. Non mi vergogno di essere austriaco e triestino, e fino a che io non rechi ver-gogna alla mia patria, anche fuori di questa non la ne-ghero mai, ne diro di averne altra. P. Kandler. Sulle Decime. Ora che nel parlamento costituente fu preso ad e-same 1' argomento delle decime di gravissima importanza, speriamo che le decime nella provincia del Litorale non saranno sottoposte alla legge generale qualora questa non sia tale da poterlasi applicare ad ogni genere di decima. Imperciocche si hanno in questa provincia decime le quali sono veramente imposte reali, anzi 1'unica imposta reale negli agri tributari; imposta che era di ra-gione del Principe, che da lui venne alienata, o per li-beralita ai Vescovati ,o per compenso di guerra o di azioni degne di rimunerazione, oppure oppignorate indi vendute nelle necessita dello stato, od a dirittura ven-dute. Oueste decime erano dovute originariamente, e lo sono tuttora per titolo pubblico, il quale non viene can-giato se il percipiente sia in oggi persona privata, dacche questa privata persona non e che successore parziale del Principe; nel contribuente il titolo del debito non si e cangiato. Oueste decime non ripetono 1'origine da una primitiva concessione di fondi, che anzi i fondi sono di privata pienissima ragione. Di queste decime una quarta parte egualmente per titolo pubblico spetta al clero curato. II cangiamento nella contribuzione fondiaria non porto che la diminuzione di una quarta parte del contribuente; pero il contribuente rimase contro ragione sottoposto a doppia contribuzione fondiaria, ne sembra esservi motivo che il contribuente abbia da perseverare nel pagare due imposte per lo stesso titolo; od abbia a redimersene col proprio peculio. Altre decime, e queste pure derivanti da diritto pubblico sono le decime negli agri liberi che erano dovute agli Episcopi ed ai Capitoli; sono queste di indole identica del quartese assegnato ai parochi; ma per sin-golarita strana, in una parte della provincia le decime del clero vennero abolite, conservate nell'altra parte; il quartese conservato nell'una parte della provincia come nell'altra; abolite di rincontro le decime laiche in qual-che territorio tributario unicamente perche il percipiente era per accidente un Vescovo od un Capitolo che 1' eb-bero non per proprio diritto ma per liberalita altrui. Delle quali contraddizioni non altra ragione potrebbe ad-dursi che una sconoscenza totale deli'indole di siffatte decime. Decime dicono pure la tassa di fruizione di beni pubblici del Principe. Vi hanno poi le decime che provengono da primitiva concessione di benifondi: sia che la proprieta sia divisa tuttora, sia che la decima sia pensione; siccome vi hanno decime con carattere di pensione comprata a danaro. E queste decime sono dovute per titolo di diritto civile pri vato, e qualora la legge le colpisca non do-vrebbe che farne conversione, non gia soppressione. Oueste cose diciamo soltanto per riempire una Ia-cuna del nostro giornale; i nostri sanno benissimo come stieno queste relazioni per cui torna superfluo il dire dove sieno attivate le decime della prima specie, dove della seconda. II diploma di cittadino onorario dato al Conte Francesco de Qyulai. II foglio La Guardia Nazionale nel suo numero 16 diffidava il Magistrato che rilascio il diploma di cittadinanza onoraria al Conte Francesco de Gyulai, od il Pro-curatore civico che lo scrisse a fare di pubblica ragione il testo del diploma per soddisfare al pubblico de-siderio. Non male si appose quel foglio supponendo che il civico Procuratore sia anche il nodaro del comune, che tale in verita e la incombenza secondo officio suo; ma equivoco molto nel supporre che desso abbia dettato quel diploma; anzi sappiamo per certissima scienza che egli non fu chiamato a prendervi parte alcuna. E sappiamo di certa scienza, che pratico per lo svolgere dei diplomi di tutti i tempi come e debito suo naturale, non avrebbe preso a copiare uno di quei diplomi che vengono rila-sciati dalle Universita di Padova o di Pavia seguendo le forme del medio Evo a quelli che si proclamano non solo dotti, ma anche addottrinatori degli altri. Potemmo vedere il diploma, e per appagare il de-siderio di quelli che non 1' hanno veduto diremo, che desso e in forma di libro, scritto in pergamena, con di-segni postivi intorno e perfino nel testo stesso del diploma, fra i quali laddove si registra il nome della persona onorata, vedesi figurata la citta ed il porto di Trieste, con flotta che si avanza quasi ad espugnazione, cio che poi non avvenne. La veduta e presa dalle alture del Lazzaretto di S. Teresa. Sulla prima pagina stanno dipinte le imprese o le armi della citta di Trieste nei vari suoi tempi, P impresa piu antica che e un' alabarda di ferro naturale su seudo rosso; 1'altra delle torri colle due alabarde sporgenti; la terza colle tre fascie, rossa-bianca-rossa, e sovrap-posta alabarda; 1' ultima che e quella usata anche oggidi, coll'aquila bicipite, colle fascie rosse e bianehe, coll'a-labarda d' oro e colla corona d' oro sovrapposta. L' impresa dello seudo rosso con alabarda bianca fu in verita i' impresa della citta di Trieste, e per quanto ci e noto fino ali'anno 1464; ma non e certo che le torri fossero lo stemma del comune di Trieste; esse compariscono soltanto sulle impronte dei suggelli, e sopra una moneta triestina; pero i suggelli non sono ancora imprese. Ouesto suggello lo vedemmo adoperato in carte del secolo XV che sono fuori di Trieste; e pensiamo che lo si ado-perasse fino al tempo in cui venne fatta 1'impronta del suggello secondo 1' impresa accordata da Federico III la quale si conserva tuttora. Lo stemma secondo coi colori austriaci e coll' alabarda, dobbiamo negare che sia mai stata impresa della citta; sara stata impresa del Duca d'Austria quando voleva indicare il dominio sul comune di Trieste, ma del comune stesso non Io fu. L' asserzione che fosse questo lo stemma di Trieste fu del P. Ireneo, del Cratey, del Mainati; il Cratey lo disse concesso con diploma del 30 settembre 1382 da Graz; ina questo e il diploma di dedizione della citta, ed in questo diploma non si fa punto menzione di stemmi. Ouella buona gente confusero 1' una cosa coll'altra. Meglio informato di cio si era 1' imperatore Federico III il quale per rimunerare la fedelta dei Triestini, accordava alla citta lo stemma deli' Austria rosso, bianco, rosso, e non Io avrebbe accordato se gia nel 1382 lo fosse stato; dice di accordare il nuovo stemma in luogo di quello finora usitato, che dice essere stata 1' alabarda, e non avrebbe detto cosi, se nel 1464 i Triestini aves-sero avuto altro stemma. Per quanta diligenza avessimo usata per venire sulle traccie di un diploma che accordasse al comune di Trieste il secondo stemma, non ne potemmo avere noti-zia, ne alcun ricoglitore di patrii documenti lo accenna ; ned e verisimile che documento tale fosse tenuto si a vile da non tramandarne memoria in modo alcuno. Ed ecco il testo del diploma: Noi I. R. Magistrato Civico e Consesso Municipale della fedelissima Citta di Trieste e del suo territorio, in virtu delle faeolta impartiteci dalf Augusto Imperante Ferdinando I, Signore di Trieste, nonehe di i/uelle che temama dai nostri Concittadini, e sopra istanza di molti rispettabili abitanti di i/uesta Citta e suo portofranco, abbiamo deliberato di nominare e nominiamo /' onore-vole signor Conte Francesco Gyulai di Maros-Nemeth e Radaska Ciambella.no di S. M. I. R. A., Gran croce deir ordine Reale sassone del merito civile, Commenda-tore deli' Ongarico di S. Stefano ecc. ecc. ecc. Tenente Maresciallo Comandante Militare del Litorale austro-illirico a Cittadino onorario di questa nostra citta di Trieste che Egli ha dimostrato di amare del piu effi-cace affetto, siccome fu sollecito a manifestarlo con luminose prove di fatto ne' giorni difficili di sovrastante pericolo; per cui si volle rilasciato al Prode che bene merito di (/uesta nostra patria il presente documento solenne di sentita ed indelebile citladina riconoscenza. Dato e munito col grande nostro sigillo daW Aula del Consiglio Municipale di Trieste addi 16 giugno deli'anno 1848. muzio Tommasini Consigliere di Governo, Preside. Giusto Conti Assessore Magistratuale. Antonio Dr. Lorenziitti Consigliere Municipale. Enrico Hempter Consigliere Municipale. Diremo qualcosa del Diploma. Nuovo affatto ci sembra che un corpo pubblico, ed una Commissione parlando come persone morali dicano Noi, perche questa formola fu ed e usitata quando persone fisiche con determinato nome e cognome abbiano a parlare e vogliano indicare che non e per privata autorita ma per pubblico incarico che parlano; Noi Preside e Consiglieri si;.. Noi Magistrato e Consesso non sembra adatto. E rimarchevole come si tornino in campo le distinzioni del Medio evo, e feu-dalistiche fra citta e territorio mentre da tanti anni la legge ha secondato il desiderio dei liberali, e fatti eguali tutti i cittadini; e si dichiaro che il comune di Trieste era uno ed indiviso. Fu sorpresa il vedere che a Ferdinan-do I non si dia il titolo di Imperatore che gli compete, e solo quello di Signore di Trieste, contro la pratica usata in secoli passati, anche prima che fosse costituito 1'Impero d'Austria; e non minore sorpresa fu come il Magistrato e la Commissione Municipale pensassero di te-nere i loro poteri di aggregare cittadini dali' Imperatore; cio dice il Rettore Magnifico nel dare la laurea, ma 1' aggregare i cittadini fu sempre ed in tutti i governi i piu dispotici attributo dei Comuni. Soltanto dopo qualche ribellione di citta, nel riabilitarla, il Sovrano si riservava talvolta di nominare anche lui alcuni cittadini, pero mai esso solo; soltanto quando si vuole aggregare alla cittadinanza di citta austriaca un estero, e necessaria la autorita deli' Imperatore, perche non si puo essere cittadino di un comune senza essere cittadino deli' Impero, e soltanto 1' imperatore puo dispensare dalla cittadinanza del-1' Impero. II Conte Gyulai non era in questo caso. II Magistrato tiene invero dai cittadini il potere di aggregare altri cittadini e lo esercito da molti e molti anni; la Commissione ebbe solo poteri dal popolo di costituire il nuovo Municipio, e di provvedere agli alfari urgentis-simi del Comune non ad altro. Ma cio non importa. Sua Eccellenza il Conte de Gyulai era nostro Concittadino di afTezione prima che gli si dasse il diploma; il popolo 1'aveva fatto, 1'aveva fatto piu che ciltadino onorario (specie di cittadinanza che e usitata in qualche citta Austriaca, che fra noi non fu mai in uso, e che crediamo essere contraria ai principi della Costituzione); il popolo non ha inteso di farlo cittadino onorario, ma ha inteso di volerlo cittadino per onorare la sua persona in quel modo che meglio potevasi, giac-che il comune non ha onorificenza maggiore da olferir-gli. E questo onore il quale se veniva dato al Conte Gyulai, veniva pure dato al comune di Trieste se il Conte 1" accettava, pensiamo che non venisse gia voluto perche egli dimostro di amare del piu efficace alfetto questa citta; ma perche venutovi al governo militare in tempi difficili, di animi agitati, di passioni eccedenti, di contrasto fra monarchia e liberta, di gelosie, egli seppe mantenere intatta la fedelta ali' Imperatore ed ali' Impero, collo spirito di liberta, seppe essere superiore come a pubblico fun-zionario si conviene ai divergenli pensieri che dividevano il popolo; seppe sfuggire ogni parzialitš di nazione, in tutti vedendo cittadini austriaci; seppe conoscere la massa del popolo, spesso stortamente giudicata, perche la sua voce non traversa le anticamere; seppe essere franco e liberale di modi, cortese e benevolo; seppe riconoscere il cittadino nel plebeo come nel titolato, nel povero in-telligente come nel ricco spensierato; e queste doli che lo fecero amato nel popolo, lasciarono passare inosservato e lo stato d' assedio ed il giudizio statario, perche il potere anche sommo, in sue mani non genera timore di abuso, o di potenza dominatrice di alcuni sui piu, dei piu sopra alcuni. Ma ritorniamo al diploma dato dalla grand' aula (da costruirsi) del Consiglio Municipale (che allora non esi-steva) e chiuderemo col dire che ai posteri sara bel te-stimonio come le arti calligrafiche abbiano fatto progresso fra noi; non cosi la scienza, ed illinguaggio amministrativo, la conoscenza del nostro diritto municipale, i principi di liberta. Le titolature poi di due soscriventi sa-ranno argomento di dubbiezze, non essendo facile il combinare Consiglieri Municipali senza che vi sia Consiglio. Cosa pensassero alcuni del Consiglio di Trieste del 1846 sulla Municipalita. (Preambolo di progetto di Regolaimnto disciplinam adottato dal Consiglio). (Continuazione — Vedi il num. anteced.) Non cangia la natura di silfatti provvedimenti la circostanza che sieno dotati dali' erario, o debbano do-tarsi piuttosto dai comuni; che sieno di utilita piu pros-simamente comunale, imperciocche il principe che ha diritto di dirigere il benessere dello stato intero, ha diritto di dirigerlo anche nelli comuni singoli, quando il benessere dello stato intero si formi appunto dal benessere dei singoli comuni, come e il caso speciale delle scuole inferiori, elementari; se i dispendi sieno poi od a carico dei comuni od a carico dello stato intero, dipende dalla piu prossima partecipazione che vi hanno o comuni o provincie. Cosi per esempio un' universita e di regola di un regno intero o di provincia ancor maggiore, in ogni fcomune sarebbe troppacosa; le scuole elementari sono indispensabili a cia-schedun comune, e proporzionate al numero degli abitanti; e siccome i pubblici dispendi devono portarsi in proporzione da cadaun individuo, tanto vale che ogni comune paglii la sua quota di scuole elementari di tutto 10 stato, come se ogni comune paglii soltanto le proprie. Ma siccome il principe nel dare silfatti provvedimenti esercita il suo potere regio, al quale corrisponde 1' obbligo di obbedienza del suddito; 1'azione dei comuni non puo gia consistere nel ricusare silfatti provvedimenti , o nel non darvi adesione, che cio sarebbe con-trario alla posizione dei comuni verso lo stato e vice-versa; ma cio puo dare argomento a suppliche ed a ri-mostranze in quella forma, ed in quei modi che persona privata chiamata ad obbedienza puo fare a chi ha la maesta del potere; e siccome 1' obbedienza e in tale caso, debito, questa dove essere prestata, fino a che il provvedimento o venga tolto o modificato. Ed č di sif-fate cose che parla 1' articolo 14 dello Statuto organico, 11 quale non iinpartisce gia quella licenza che ha ognuno di pregare un altro, il quale poi ha il diritto di non vo-ler essere molestato; ma impartisce facolta di farlo; e cio e ben piu che licenza. Quel benessere pubblico che riguarda 1' individua-lita di un comune; quel benessere comunale che non e dalle leggi generali ordinato pei comuni, tutto questo benessere e poggiato aH' attivita dei comuni. Invano si cercherebbe nelle leggi e nelle ordinanze la definizione del pubblico benessere, come la defini-zione del benessere comunale; invano si cercherebbero additati in queste i modi coi quali il benessere si fonda o si promuove. Spetta il primo aila dottrina, il secondo aila prudenza, ne questa ne quella possono darsi dalla legge. Non si provera a definirlo piu che dicendo consi-stere in que!la migliore prosperita materiale, in quella migliore civilta, di cui e suscettibile un comune nelle sue condizioni reali e possibili, in quella migliore prosperita e civilta la quale 1' uomo non puo conseguire nello stato di isolamento, o nello stato di aggregazioni di famiglia soltanto o di tribu. Un esempio giovera a spiegare la cosa. La coltura dello spirito e certamente necessaria e desiderabile per promuovere il pubblico benessere, e 1'educazione ne e il modo, pero non e 1' individuo isolato solitamente in istato di tenere a proprio dispendio una scuola e seppure lo e, F educazione isolata non porta quei frutti che sono desiderati e ne-cessari; quindi la pubblica educazione e provvedimento di benessere comunale. Le condizioni di un comune non sono eguali alle condizioni di un altro; sarebbe opera perduta F insegnare la nautica ai montanari, o 1' agricol-tura agli abitanti delle lagune, la mineralogia ai pesca-tori, la pešca ai minatori, il tenere monti di pegno ove tutti i cittadini sono agiati oltre il bisogno, o banche di commercio ove non abbisogna il traffico; che spesso quanto e di benessere per un comune, e di sventura per 1' altro. Dal che ne viene che saggiamente ad ogni comune fu poggiata la cura del proprio benessere; e che ogni comune ha debito di conoscere le proprie condizioni reali e possibili per trarne quel migliore vantaggio che e mai dato di ottenere. E dico non le condizioni reali ma le possibili, perche il benessere migliore deve cercarsi nel porre a pro-fitto cio che puo essere. Citero il caso di Trieste, quan-tunque 1' oggetto che sono per dire non sia di benessere comunale, ma perche e prodotto di sapienza governativa. Dai tempi di Carlo VI impoi si posero a profitto le condizioni possibili di Trieste, e ne surse 1' emporio che vediamo. Per venti secoli antecedenti, non si trasse vantaggio che dalle condizioni reali. E non altrimenti il pubblico pensamento si esprime, dacche esige precipuamente dal Consiglio comunale che aila prosperita del comune dia mente ed opera, dacche esige che il Consiglio sia 1' anima di questo corpo sociale. Ed il nome stesso passato nella nostra lingua da altra morta, la quale vide sifFatte instituzioni, non gia esprime il consigliare che uno farebbe; ma sibbene il provvedere (consulere) ai negozi del comune. E ben il pubblico pensamento distingue le mansioni di consiglio, da quelle di opera, e mentre dal Consiglio medesimo e-sige i provvedimenti, mentre esige che si ponga a livello coi pensamenti e coi desideri che sono del giorno, non altrettanto esige che di questi provvedimenti si faccia esecutore. E la citta aila quale il Consiglio deve provvedere, e il precipuo emporio della monarchia, e il centro dei movimenti di commercio e navigazione coll' estero, e una delle perle piu belle che ornino il diadema impe-riale, e la capitale della provincia del Litorale, se non ampia di estensione, ricca almeno di irnportanza, e il punto al quale si dirige il commercio di buona parte della monarchia; austriaca e la citta aila quale sono diretti li sguardi non della provincia soltanto, ma di buona parte delli stati austriaci, e la citta il di cui nome dopo quello della capitale e di altre celebrita storiche, e forse piu che altri conosciuto in tutte le parti del mondo. Che questo benessere sia circoscritto alle cose che sono locali, che non siavi provveduto dagli ordinamenti dello stato, o che si trovi poggiato ad altro corpo speciale, non pertanto la condizione di emporio precipuo di citta di 60,000 abitanti e tale che ampio ne e il campo. Certamente il Consiglio non saprebbe corrispondere aila sua missione se, oltre di avere il sapere e la prudenza, non avesse presenti le sue attribuzioni, se non provvedesse ali' esercizio delle sue missioni in maniera che corrisponda al carico e che ne porti Feffetto. Para-gonerei lo statuto organico, anche in quella estensione che sebbene non di dispositiva espressa di legge scritta e di legge naturale, aila volonta giusta, legale deli'uomo; paragonerei il regolamento interno al corpo deli' uomo che deve dare segno esterno di sua volonta; perche i corpi morali, ottimamente paragonare si possono ai corpi lisici. Ma prima di venire a riconoscere di guelle interne discipline che devono porre in vita pratica il Regolamento organico, e indispensabile lo scorrere questo Regolamento e propriamente nel testo originale tedesco, per adattare ad ogni articolo cio che vi appartiene di mi-nori dispositive. Al testo e unito un indice indispensabile per la piu facile intelligenza e vi e unito anche un commento, che puo giovare aila cosa; e il testo ed il commento insieme a queste parole gioveranno a mo-strare la legittimita di quelle qualunque disposizioni che si propongono al Consiglio. Rclatione del Possesso preso del Capitaniato di Trieste V Anno IT06 dali' Eccellenza del Signor conte Marzio Slrasoldo ottuagesimo terzo Capitanio di Trieste, e 41.° d' Austriaci, accurratamente descritta dal Dottor Aluise Capuano. Doppo la morte di Sua Eccellenza Sig. Conte Vitto Strasoldo 82.° Capitano di Trieste, e 40.° d'Austriaci seguita la vigilia di tutti i Santi F anno 1705 stato Capitanio in questa citta sin dali' anno 1698. L' offltio Capitanale resto uacante sino al presente anno 4706, che fu dichiarato dalla Clemenza del sempre Augusto Giuseppe Primo Imperatore di questo nome per Capitanio 1' Eccellanza del Sig. Conte Martio Strasoldo, Consigliere di Stato, et Collonello delle Militie Vrbane deli' Illustris-simo Contado di Gorizia, qual Eccellenza priuatamente si porto a Trieste 1' antivigilia di tutti i Santi, che- fu appunto un giorno avanti 1' annuale della morte del suo Predecessore, et quiui trattenutosi per disporre F habita- tione del Castello alquanti giorni se ne parti per Gorizia, et ne fece poi li 28 Nouembre il solenne ingresso, che segui in questo modo. Insinuato prima cortesemente alla Citta il giorno deli'ingresso ordinarono 1' Illustrissimi signori Giudici tutta la Giouentu, accioche postasi a cauallo andasse ad incontrare dett' Eccellenza Sua, et a nome Publico la riceuesse, et complimentasse, dando tal particolar incom-benza alli nobb. signori Alesandro' Cergna, et Aluise Capuano q.m Aluise, come piu uechi, quali col seguito di molta Gioventu nobile si posero a cavallo la mattina per tempo, et usciti dalla citta credendo che Sua Eccellenza uenisse per la strada di Contouello in fretta ri-uoltarono la marchia, et furono auisati che S. E. era di gia smontata a Beluedere, Palazzo et bene deli'Illustris-simo signor Barone Ernesto deli' Argento, et che iui aspettasse 1' incontro, affrettarono il uiaggio, et appena scoperti da S. E. che staua attendendoli essa discese le scalle, et essi smontati da cavallo 1'incontrarono, com-plimentandola essi Signori a nome Publico pregando S. E. ad' escusarli, perche sul supposto che douesse capitare per la stradda di Contouello haueuano presa quella uolta, et con cio ritardato 1' incontro, essa Eccellenza Sua ag-gradi le loro espresšioni, et se ne dichiaro tenuto alla citta per P onore, che li faceva, et cosi d' accordo mon-tati nouamente in sella se neincaminarono uerso la citta, et arriuati al molino delle Monache il castello principio il. sbarro deli' artilgeria, qual seguito sino che S. E. ar-riuo al ponte di pietra, ch' e tra 1' orto delli signori Argenti, et del signor Dr. Calo. Quiui cessato il sbarro del Castello, principio la Torre di Biborgo a dar fuoco alli mascoli grandi, che dalla Citta furono ordinati, ci'o6 tre per ciascheduna Torre, che in tutto furono 18 tirri che regolatamente seguirono uno doppo 1'altro secondo che S. E. con la comitiua s'auanzaua in Citta; Fuori della porta di Biborgo al primo Arco con festoni di mirto intrecciati con diuersi colori stauano esposte P Ar-me di Sua Maesta Cesarea in mezzo, quella di S. E. alla destra, et quella della Citta alla sinistra effigiate sopra la tella in gran quadri, et alla Porta un sargente della Citta con una banda delle Cernide. Arriuata detta E. S. alla chiesa di San Pietro in Piazza grande uicino il casale delli Signori Marenzi fu riceuuta, et compli-mentata dali' Illustrissimi signori Gio. Battista Marchisetti, Slefano Conti, et Mario Burlo Giudici, et Bettori, Francesco Teodoro Bonomo, et Ignalio Prandin Prandi Pro-uisori; et finito il complimento che fu breue S. E. pro-segui il suo ingresso per la Piazza grande, doue era schierata la Milizia Vrbana con bandiera spiegata, a testa della quale era il signor Capitanio Andrea Giusto Bonomo Capitanio delle Milizie con 1' Officiali subalterni secondo il loro grado, et uicino la časa delli Signori Eredi Piccardi a dato fuoco ji tre pezzi di canonne, cioe a due sagri da dodici, et un passa volante da noue, presidendo alli Bombardieri pur ivi schierati il prefetto deli' arsenale, e proseguendo verso la Porta di Cavana col sbarro delle Torri, come fu detto di sopra, e voltando per crociata verso il castello arrivato vicino la chiesa di S. Giusto. La citta cesso lo sbarro, e la fortezza lo ripiglid sino che S. E. arrivo, e licenzio cortesemente i signori ordinati dalla citta che Pavevano accompagnato. A quest'ingresso tutte le gentili donne assai ben' addobbate stavano esposte šopra le finestre delle čase d' onde passava, et con ammirabil cortesia furono riverite da dett' E. S. con eccesso di bonta connaturale alla sua nascita. Dopo qual solenne ingresso lermatosi alcuni giorni, arrivata prima P Eccellenza signora Contessa Aurora sua consorte pur incontrata dalla gioventu, essa E. S. parti per Gratz per ricever ivi il solito giuramento da quei Eccelsi Dicasterij, et ritornato li 14 Xbre fece a-visare la citta, che per li 19 deli' istesso haverebbe pre-so il possesso della sua caricha, come segui nel modo seguente. Arrivato detto giorno, in cui la citta priva per un' anno, doveva restar graziata del Suo Ces. Rappre-sentante destino tutto giubilo P Ill.mi signori Bar. Francesco, et Andrea fratelli Fin assieme con sei altri Pa-tricij per andar a ricevere, complimentare, et compagna-re alla chiesa di S. Pietro P Ill.mo et B.mo Monsignor Gio. Francesco Miller Vescovo, et Cesareo Commissario destinato con P Ill.mo signor Conte Orfeo Strasoldo a dar il possesso, giache detto Ill.mo sig. Conte non pote di persona portarsi in questa citta a causa d' una sua indispositione, portandosi d'altra parte 1'Ill.mi signori Giudici, et Provisori col seguito di molta nobilta in Castello per dindi accompagnare S. E. alla predetta chiesa come in elfetto ali' ore 10 incirca la mattina segui, • havendt-si con detti signori Giudici anco unito P Ill.mo sig. V. Capit. Antonio Ferretti. Cosi uniti a piedi discendendo dal Castelio per la stradda grande di San Giusto, ivi dalla scalinata di detta chiesa sino al giardino d' abbasso di Monsig. Ill.mo fu ritrovata la Milizia Rustica distesa in due fille con suoi Supani, et Caporali della citta, che d'una, et P altra parte fece ala delPE. S. che prosegui il suo viaggio, et arrivata alla Piazza grande, ivi arrivo il resto delle Milizie Urbane squadronate con bandiera spiegata, et tam-buro batente, et si porto cosi alla chiesa sudetta di San Pietro, dove nel strato preparatogli sopra la scalinata deli' altare a testa deli' ordinario banco del Magistrato s'addatd, et pocco doppo il suo arrivo col seguito delli sudetti signori Baroni de Fin, et Bar. Francesco Marenzi con P altri gentilhuomini arrivo Monsig. Ill.mo Commissario, che si pose alla destra in Vornu Evangelij sopra strato separato in facia di quelIo di S. E. a tal effetto preparatogli. La chiesa era superbamente addobata di damaschi cremesi alla moda con quadri ovati pendenti sopra i me-demi, et P altare di San Pietro pur era addobato con varij quadri, et candelieri d'argento, il tutto ali'usanza, et in mezzo nella parte di sopra v' era apposta in gran quadro P arma di Cesare, alla destra in simil grandezza quella deli' Ecc.ma Časa Strasoldo, et alla sinistra in pari ordine quella della citta, et il simile era nelPintroito sopra la porta della chiesa, che pur anco era guarnita di festoni di mirto intrecciati di diversi colori, et oro cantarino, come cosi erano intrecciati li quadri delle su-dette arme, solo che in loco di mirto, v' era candido bombace. Alla parte destra deli'altare in fianco a parte del strato di Monsig. Vescovo v' era il ritratto di Sua Maesta Cesarea sotto baldachino cremese guernito con festoni di tabino cremese fregiati con franza, et merlo d' oro come si conveniva. A testa del Magistratto nel Banco ordinario presi-deva senza alcuna particolar distintione di strato il pre-detto 111.mo sig. V. Capitanio Ferretti, et a facia del me-demo 1' Ecc.ma signora Contessa Aurora Consorte di detta Sua Eccelenza che pur volse con rill.mo et R.mo Monsig. Arcidiacono di Gorizia fratello del Candidalo intervenirvi. Fu cosi dato principio alla messa, che fu celebrata pontificalmente dali' Ill.mo signor Conte Francesco pur anco fratello del Candidato, che fu la di lui prima, essendo stato fornito in qualita di Diaoono, et Sudiacono dalli Rev.mi signori Gio. Batta Francol, et Antonio Ba-jardo Canonici, et dalli Bev.mi signori Antonio Giuliani Decano, et Alessandro Dolcetti Arcidiacono vestiti con peviale, essendo sotto l'ofTertorio dal signor Francesco Pascolatto Maestro di capella cantato in forma d'Orato-rio recitativo alcune strofe in lode del Candidalo, et deli'Ecc.ma Časa Slrasolda felicitando la citta per 1'ho-nore, che gl'era fatto da Cesare d'un Prefelto cosi de-gno. In questa funtione non fu incensato, ne data la pace, che ali' Ill.mo et Rev.mo Prelato, come Cesareo Commissario rapresentante la Maesta dell'Augustissimo Principe, senz' alcun altro, mentre ubi adest Major, ces-sat minor. Terminata cosi la funtione della Messa uscirono fuori di Chiesa dett' E. S. et il Magistrato, et fermatisi avanti la Porta, ove pur era comparso il sig. Capitanio della Milizia con li suoi Offitiali Subalterni con ban-diera spiegata, et tutte le Truppe Monsignor III,mo por-tatosi ancor esso sopra la Porta della Chiesa consegno P ordini commessigli al nob. sig. Gio. Franc. Giuliani publico traduttore, a' cui in tal funtione tocca far 1' of-titio di secretario, il quale prima in lingua Germana ad alta voce li publico, poi in simil tenore, lesse la tradutione in lingua materna a commune intelligenza, finita la iet-tura Monsignor Ill.mo recito ellegante oratione in lode del Candidato, spiegando Ia sua commissione, et com-mandando in vigor della medema al Magistrato, et Popolo tutto a riconoscere per nome di Cesare detla E. S. per Bappresentante, et Capo, con 1' islessi honori, pre-rogative, et recognitioni, che hebbero li suoi antecessori, a qual effetto rivolto a detta E. S. consegno le cniavi della citta, ivi presentate da quelIo che apre, et sera, sopra bacile d' argento, quali da essa E. S. ricepute furono nell' istesso instante restituite al predetto cittadino che I' haveva ivi esibite. Terminata I'oratione da Monsig. Ill.mo et Rev.mo S. E. con molto ben aggiustati periodi lo ringratio del-1' honore, che gl' haveva fatto per commando di Sua Maesta Cesarea esibendosi pronto in ogn' altra occasione di contribuire questi favori a Sua signoria 111.ma, dichia-randosi, che come era venerato per primo prottetore Giusto il Santo, cosi esso in tutto il suo governo non havrebbe mancato di farsi conoscere in tutte le sue o-perationi giusto. Finita questa funzione fu datto fuocco alli tre ca-nonni posti in Piazza, nell' istesso luocho, che furono posti il giorno deli' entratta sopra descritta, et tutti re-intrarono in chiesa, et postisi a' suoi luochi £n dal Nob. et Ecc.mo signor D.r Giacomo Giuliani de Iabochetis a nome publico recitata assai virtuosa, et ellegante Oratione in lode deli' E. S. essendo il di lui assunto: La virtu congiunta alla nobilla de' natali, che fu in tutto e per tutto dalla virtu deli' oralore provato. Indi fu intonato il Te Deum in rendimento di gra-tie dal Bev.mo signor Decano, et solenemente cantato da'Musici della citta, sotto il quale furono sbarati 21 Mascoli grossi, et 44 piccioli, comprese le salve. Cosi terminata felicemente tutta la funzione 1'Ill.mo et Bev.mo Monsig. Commissario assieme con dett' E. S. col seguito del signor Vice Capitanio, Magistratto, et Nobilt& s' incaminarono per l'istessa strada prima fatfca, e con 1' istesso ordine, al Castello, quali giunti che furono alla chiesa di San Giusto diede fnocco a tre pezzi di canonne grosso dal baloardo del mare chiamato Leopol-do, et arrivati nella Piazza d'esso Castello, s'appresento ivi quel Presidio con li signori suoi, Tenente et Alfiere pur con bandiera spiegata et tamburo battente, al quale da Monsignor Vescovo Commissario con breve ma stu-diato discorso fu data parte deli' assuntione anco di quel Governo a S. E. et commessogli a nome di Sua Maesta a riconoscerlo per loro capo, et furono dal sig. Tenente, in un bacile d' argento esibite le chiavi a detto Monsignor Ill.mo, quale le presento, et consegno a detta E. S. che cosi subito le restitui a detto signor Tenente, dal qua!e con succosi, et brevi periodi detta E. S. re-sto felicitata, et assecurata a nome di tutto il Presidio d' una pronta obedienza, et fedelta, come si conveniva a rappresentante della Maesta di Cesare. Šalite indi le scalle del palazzo nella salla molto ben vestita d'arazi alla moderna, fu ammirata la tavola di gia preparata per il Publico Convitto, che era in que- sta forma a testa^della quale cioe in facia alla Porta fu pošto a sedere 1'Ill.mo signor Commissario, et alla di lui destra il. signor Vice Capitanio, alla sinf-stra il signor Giudice piil vechio, et cosi ordinatamente secondo il grado del Magistratto sedevan il Rev-ino Monsignor Decano Giuliani, et Rev.mo signor Canonico Antonio Bajardi, et alla sinistra 1'Ill.mi signori Francesco Bar. de Fin, et Franc. Bar. Marenzi, et Andrea pur Bar. de Fin altro Fratello, et cosi ordinatamente tutti li Consiglieri di 40 che intervenero, essendo stati secondo il solito tutti precedentemente invitati. Sua Eccellenza poi sede in faccia al Commissario nella parte inferiore della tavola havendo alla destra 1'Ill.mo e Rev.mo Monsignor Arcidiacono di Gorizia, et alla sinistra 1'Ill.mo signor Conte Francesco ambi fratel-li di detta E. S. et il resto del sito fu occupato dalli signori altri Consiglieri comitati; cosi furono godute le gratie di detta E. S. durando il Banchetto sino notte, nel tempo del quale per ogni brindisi in salute, e del-l'Augustissima Padronanza, che fu il primo, et d' altri Potentati Aleati furono sbarati tre tiri di canonne, cosi anco alli biindisi del Commissario, di Sua Eccelenza, et del Magistratto, et in tal modo fini la funzione di quel giorno, che con universal serenita applaudi alla felicita di quest' Ecc.ma Časa, dove molti preoedenti furono con-turbati da continue pioggie, et venti. • Si deve avertire, che per errore furono presontate le chiavi della citta nella descritta funzione a Sua Ec-celenza, perche non s'ebbe ali'ora alcun ceremoniale pratticato con 1'altri, ma con occasione del presente registra della Vicedominaria furono ritrovati diversi, ne s' attrova registratto, che ad alcuno fossero presentate, mentre tal presentazione si deve fare al solo Prencipe naturale come fu praticato P anno 1660 coll'Augustissi-mo Leopoldo di pia, et sempre Augusta memoria, che alli 25 di settembre felicito con la Sua Augusta presenza questa citta, al quale solamente furono da Alvise Capuano come Giudice piu vechio presentate le chiavi, et benignamente al medemo restituite. Dissapori tra Venezia e Trieste nel secolo XVII (Da manoscritto di quei tempi) Le Repubblica Veneta sempre intenta, e vigilante a beneficare li suoi sudditi, gia da quattro secoli addietro, appena sottratasi Trieste P anno 1380 dal suo dominio, e dattasi liberamente sotto la prottetione delPAugustissima Časa d'Austria P anno 1382 ha sempre procurato or con patti e convenzioni seguite in Venezia, or a forza d'ar-mi, et con altri modi politici piu fiatte alla Corte di Vienna sollecitato, non gia d' alargare li suoi confini in queste parti (perche non si puono, come P evidenza lo dimostra) ma bensi tentato, et ora tenta di distrugere le saline di Trieste, per obligare li sudditi imperiali a comprare li loro sali deli' Istria Veneta, ove in grande abbondanza si raccolgono, e cio per ingrandire li pro-prj Sudditi, e tirar coi commercio il danaro estero nel lor paese. E per primo L'anno 1463 posero li Veneti lungo e stretto as-sedio a Trieste per mare e per terra, ne quello mai le-varono, se non ad instanza, e persuasive del Sommo Pontefice Pio II Piccolomini, stato poch' anzi avanti Vescovo di Trieste, che s' impietosi di quest' afflitta citta ridotta in angustie, cosi che per liberarsi dalla guerra, furono coslretti li poveri Triestini, regnando Federico Imperatore di spedire loro Nuncij e Oratori a Venezia per trattare Capitolazioni d'un qualch'accordo, e ripor-tarono alla lor patria ccrti patti fatti a forza, e per pau-ra nel monistero di San Giorgio, tra' quali v' e quello, di non poter nrgoziare li Triestini de' proprj sali sotto penna. della testa e contrafacendo. che sij in liberta, e beneplacito del Serenissimo Prencipe, e del Ducal Dominio di distrugere le saline del territorio di Trieste. Ne qui finisce il lor disegno. L' anno 1589 memori li Veneti delle Capitolazioni, e patti sudetti, vedendo che le Capitolazioni forzose non hanno ne elfetto, ne luogo, guastano, ed elfettivamente distrugono con la forza le saline in Zaule poste sotto il Monte Longo, e sono quelle ora ridotte in pallude, quali erano de particolari Triestini, e sono appunto quelle, per le quali presentemente passa il Torrente Rosanda, e cio per venire coi tratto di tempo a capo de lor disegni, procurano ogni secolo una volta tentare la sorte d' e-sterminar totalmente queste saline imperiali, e cio si dimostra piu evidentemente nel seguente secolo con due fatti. Per primo si sa da tutti che la Časa d'Austria non abbia in altri luoghi saline fuorche in Trieste, da' Veneti sempre mai adocchiate, da che questa citta volonta-riamente si diede sotto la Časa d'Austria, procurando sempre un giorno o P altro di fondarle e distrugere a causa del Iucro, che dindi ricavarebbero dalle loro, cosi che mosso dalla commodita del sitto, e dal proprio vantaggio il Conte Nicolo Frangipani fece edificare di nuo-vo alcuni fondamenti di saline sotto Novi Castello di sua giurisditione, 20 miglia discosto da Segna sottoposto alla Corona d' Ungaria, quando li Veneti nelPagosto del 1615 con la lor armata navale, ordinata piu tosto d' andar in traccia per distrugger le saline imperiali, che disposta per 1'intrapresa deli' imminente guerra del Friuli sotto Gradišča, distrugono queste alfatto da' fondamenti, con grave danno del Conte, quali mai piu furono riedificate, da cio si desume, che non vorebbero altre saline in queste vicinanze che le loro, affine gl'altri Prencipi, e loro sudditi fossero neccessitati a prevalersi unicamente de' loro sali, de' quali n' hanno pocco esito. Da questo si passi al secondo fatto. L'istesso anno 1615 nel inese di novembre li Veneti stessi con galere per mare, e con esercito per terra di 3800 uomini s' impostano a' lor confini di Stramar avendo prima impedito, e data la caccia a pili barche triestine che conducevano sale de' particolari dalle saline della valle di Zaule alla volta di Trieste, principiano im-pensatainente con gran furia di gente a guastare le saline de' signori Cald, contigue alle sopradescritte sotto il Monte da loro distrutte P anno 1589. Ed avrebbero facilmente in quel giorno terminato a distruggere anco il rimanente de'fondamenti di tutte le saline di quella valle, quando a tempo, dalla Villa di Corgnale non fosse accorso, al primo aviso de' signori Giudici, il signor Ca-pitano Daniel Francol co' soldati tedeschi, qual appena arnvato alla Valle, si diede con tal bravura a combatte-re, che gli riesci di bersargiarli, cacciandoli vittoriosa-mente via dali' intrapreso ulterior guasto con perdita di 600 de Veneti. E chi non vede che con queste intra-prese di distrugger tante volte, e in tanti diferenti secoli le saline di Trieste non collimino li Veneti a tirare, e procurare il commercio, e traffico de proprij sali nelli suoi Stati, e Dominio. E non gia d'allargare li suoi confini, ma di servirsi con questi secondi fini del nuovo alveo, di distruggere tutte le saline ne' territorij austriaci. Vedendo finalmente li Veneti che ne 1' accordato di Capitolazioni di sopra mentovato deli' anno 1463, ne co' la forza duplicata delle lor armi nel distruggere tante volte le saline di Trieste, e del Conte Frangipani degli anni 1589 et due volte del 1615 abbino mai potuto con-seguire il loro disegno, tentarono anco a' giorni nostri sotto Leopoldo, e Giuseppe di gloriosa memoria 1' anno 1708 per mezzo del loro ambasciatore Delfino con passi civili, e memoriali pressanti far rappresentar alla Corte di Vienna il lievo de'Datij novamente imposti sopra i sali, quali tanto preme alla Repubblica per arrichir li suoi sudditi, avendo P esito delli loro, dimostrando, ch'in vigor di Capitolationi non possino li Triestini aver, ne fabricar nove saline. Ora poi si vede manifestamente che non potendo li Veneti, ne con patti e Capitolationi, ne con Armi, ne con Ambasciarie venir a capo de lor antichi giž enun-ciati disegni procurano con nuovi meditati raggiri di formar un alveo d'altra linea al Torrente Rosanda (ti-rato con loro contento per mezzo della detla nostra pallude) affine la gonfiezza dell'aque del detto Torrente dannegi col tempo, con qualche profluvio grande d'a-que, in punto di entumescenza di mare tulte le saline della Valle di Zaule, il che accordandogli senza dubio verrebbero un giorno o 1' altro tutte devastate (senza tante Capitolationi, o forze d'armi) ma semplicemente dall'impeto delle stesse aque con gravissimo danno de particolari, e della citt^i, et ali'ora li Veneli consegui-rebbero il da tanto tempo bramato, e tentato fine. Non e dunque da mai permettergli questo nuovo taglio deli'alveo, ma che scorra il Torrente per 1'antico suo letto, e si lasci libera quella pallude (benchč nulla frutti) qual'č tutta di fondo triestino como ce Io deter-mina, et disegna un soggetto de primarij Veneti, qual regeva in figura di Podesta questa nostra citta 1' anno 1324. Memoria che sta registrata ne' Statuti M. S. 1'anno 1150, in carta pecora con caratteri gottici. E questo e quel Statuto levato nel spoglio datto a Trieste da' Veneti 1'anno 1508, portato a Venezia, riavutosi poi ad instanza deli' Imperatore Massimiliano, nel quale perd (benche nel resto sij tutto intiero) non manca altro, che quella carta nel mezzo, tagliata fuori ove si tratta nel § de "Confinijs Civitatis Tergestinae„ e dice cosi: "An-„no 1324 Ind. 7.a de mense Ianuarij Potestate Nobili et „Potenti Viro D.no Michaele Iustiniano, Statuimus quod „nulla persona sit ausa piscari aliquo modo rettibus ! „spissis a Monte longo citra versus Tergestum, et etian „a Grignano citra versus Tergestum sub poena centum „solidorum parvorum pro quolibet contrafaciente, et qua-„libet vioe contrafacta,,. Se dunque dal Castello ora detto di S. Servolo fino al mare si distende questo monte veramente Longo, sotto 1'estremita de! quale, et a piedi, ha principio, et e situata con la Valle la pallude delle saline distrutle 1'anno 1589, come poi voranno usurparsi quel fondo, e far-lo loro, quando ci viene connotato per confine il Monte dal documento surriferito? Mentre niuno puo prohibire in altro Territorio cos' alcuna, come situata fuori del suo Dominio, e Distretto (come questo) perche non avrebbe diritto, essendo fuori della sua giurisditione. E cio per maggiormente dilucidare, devesi sapere: che la Valle di Zaule, o Mocho fu anco prima denominata Castilliaria, et essere tutta sottoposta a Trieste, e questa viene anco assegnata per confine da Carlo Magno alla citta di Trieste, per levare le discordie, rotture, e litti tra' popoli confinarij, circonscrivendo,li confini al senti-^re di Carlo Sigonio de Regn. Ital. lib. 4.° "Agros ter-v„minare instituit, eosque fere, aut montibus, aut palludi-„bus, aut fluminibus circumscripsit„. Concedendo in oltre alla nostra citta 1'antico armeggio delle tre torri (din-notante li tre castelli) qual conservasi duplicato in bronzo nell' Archiuio publico di Trieste, qual' inalzo sin' ali' A.° 1382 cangiato nel moderno sotto Leopoldo IX il Lodevole Duca d' Austria, nel quale manifestamente si vede il Confine indicata nell' Iscritione Gottica che 1' attorna in circonfe-renza cioe: Sistilianum. Publica. Castilliaria. Mare. certos. dat. mihi. fines. Ecco dunque tutti li Confini di Trieste: Sistilianum, la Valle di Sistiana moderno oggidi anco Confine da tramontana. Publica, li monti, e stradde publiche che conducono in Germania situate a Leuante. Castilliaria, la Valle di Zaule, Mocho, 6 Castiliaria situata uerso il meriggio fino sotto al detto Monte Longo. Mare certos dat mihi fines; uerso ponente, il Golfo.di Trieste, dal Porto del Lisonzo sin' ad' Umago, presentemente anco in« Spiritualibus sottoposto alla Diocesi, e Vescouato di Trieste. Alcune cose per riempire il foglio. Dei nostri Vescovi dnrarono nel minister o il temp o seguente: Pietro Bonomo.......anni 46 Bernardo di Cuccagna.....v 38 Antonio Goppo.........36 Giovanni Miller ......„ 28 Ursino de Bertis......„ 23 Acacio de Sobriach......„ 23 Leopoldo Petazzi......„ 20 Antonio Negri.......n 20 Volrico de Portis......„ 20 Antonio de Pereguez.....„ 19 Giac. Ferd. Gorizutti.....„ 19 Rodolfo Pedrazzani.....„ 18 Marino de Cernotis.....„ 17 Antonio Marenzi......„ 16 Pompeo Coronini......„ 15 Matteo Raunicher......„ 14 Francesco Josephich......pochi mesi Gius Ant. Delmestri.......4 mesi Giacinto Frangipani nemmeno giunse al possesso. Due Epigrammi in onore di Trieste della seconda meta del secolo decorso. Forte per adriacas, Euris comitantibus, undas Neptunus fessos, Ientus agebat equos. Ut tergestinam subito conspexerat Vrbem Sistit, et ignotis se putat ire vadiš: Miraturque novos Portus, nova Littora, et ingens Moliš Opus medio Brachia ferre scuto. Marte, inquit, Virtute tuos Germane Labores Specto; Sunt opera haec Caesare digna tuo. Nune placet Imperium Pelagi, placet aurea tali Cum Socio Adriaci regna tenere maris. Forte per adriacas, Euris comitantibus, undas Neptunus fessos, lentus agebat equos. Tergestinam antiquam, ut longe conspicit Urbem, Miraturque novam, sistit et obstupuit. Hanc ego te aspicio! fatur, quis littora, portus, Et pelago exurgens grande Salutis Opus. Ouis facere ausit tam cito tanta et talia? Terrae Vertere, et Etheris, et nostri elementa Maris? Aut Deus, aut Diva est. Sunt Diva digna Theresa Prodigni haec et sunt Caesare digno Deo Perge Henrice tuos sub Dijs perge labores, Consilijque Maris sustine Praesidium. Adria laetare, Austriaco placet aurea nobis Cum socio adriaci sceptra tenere maris.