ANNO XVIII. Capodistria, 1 Febbrajo 1884. N. 3. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1" ed il 1f> d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. A proposito dell'inaugurazione della SOCIETÀ POLITICA Massimo D'Azeglio, nel raccontare dell'origine e scopo dell' opera 1 miei ricordi, scrisse questa pagina, che tutti devono conoscere : uIl primo bisogno d'Italia è che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri, — perchè l'Italia, come tu*'i i ponoli non potrà divenire nazione . . .. ' £e "d; grandi, piccoli e mezzani, ognuno nella sua sferi, [non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene, od almeno il meglio che può. Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuole forza di volontà, e persuasione che il dovere si deve adempiere non perchè diverte o frutta, ma, perchè è dovere ; questa forza1, questa persuasione è quella preziosa dote che con nn solo vocabolo si chiama carattere„ . . E noi riportiamo oggi queste parole del grande Italiano, nel pensare al nostro obbligo di scrivere in articolo per l'inaugurazione della Società politica istriana. Riformiamo noi stessi, formiamo alti e forti caratteri ! — Ognuno al suo posto faccia il suo lovere; e, soprattutto, non paroloni, non dimo-itrazioni chiassose, non vanti di sacrifizi compiuti ; uè si dica sagrifizio il più facile disimpegno di palche carica, la quale porti con sè il pericolo i li un'infreddatura o la spesa di pochi quattrini ; ma ognuno lavori con perseveranza e con uno mio scopo: il bene della patria. Ogni Comune pensi a tenere ordinata la propria amministra- i rione ; procuri di mantenere la concordia tra i 1 cittadini, se hanno la fortuna di goderla; — di 1 Articoli comunicati d'interesse generale si stampano grati" ' m^nte. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un n er - separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. ; ou-ilt ue costo se loro per avven- ti ni maggiori esercitino la lf' comuni di campagna, e s dei loro interessi, sem- 1. Si incoraggino, si ivili : gabinetti di idrammatiche ed a«t di mutuo soc- -yf mmento ; dieno il i 'In previdenza ; cbè plendidissimi nel stsretto di ammirazione c u. o^uuio ocvaUuiou u xauropa. Ogni citta vada a gara nel migliorare le proprie condizioni morali e materiali. Il Comune provinciale, — la Dieta, — non manchi di ap- poggiare gli sforzi lodevoli, di prendere iniziative per favorire in tutti i modi lo spirito di associazione ed ogni miglioramento delle industrie e dei commerci. A. questo modo saremo noi i padroni in casa nostra ; e, per ottenere tutto ciò, basta che ognuno facca il proprio dovere ; — ed a fare il proprio dovre, a dirigere il lavoro di tutti, serva di ec-citanento, di guida, la Società politica, costituitasi il 14 gennajo nella patriottica Pisino. Sul congresso della Società politica ci scrive da ;isino un nostro egregio comprovinciale : Pisino 16 gennaio >' io volessi tessere tutta la storia del primo conresso della Società politica istriana, tenutosi a lìino ai 14 corrente, non potrei che ripetere quato venne pubblicato dagli altri giornali della proncia, e quanto hanno ripetuto in tutti i tuoni gli intervenuti alla radunanza dopo il loro ritorno, nei pubblici ritrovi e fra le domestiche pareti. Pisino ebbe la invidiabile sorte di accogliere una numerosa schiera di cittadini d'ogni classe, accorsi da ogni angolo dell'Istria, appartenenti alla generazione nascente, all' adulta ed a qi dia che volge all' occaso. Tutto procedette con seino e squisitissimo tatto; in modo che non è possibile immaginare nulla di meglio. E se l'accordo pieno, completo, invidiabile di quel giorno, avesse a continuare anche per 1' avvenire, egli è indubitato che le sorti della giovine società, sarebbe' e-namente assicurate. - ; Ma per giungere alla reta desider ottenere delle schiacciar)* '* ' ' jo in prima linea di viver s> fetto accordo, di tener o a cui tutti senza / Le singole persor parire di fronte J-biamo assunta -i cosa poi nuocf dispensabile r le lodi defr 'ri: specie quauao non si conoscano bene i meriti e le qualità personali di ciascuno. Così a cagione d'esempio, mentre si chiama prode archeologo chi non si è occupato d' archeologia che solo per incidenza, e si appella paziente geologo chi è dotato di tutte le virtù, meno quella della pazienza, (sono mici intimi amici) ; dall'altra si mette in dubbio la buona fede d'un milite della vefdiia guardia, che forse sarà caduto in qualche errore, che avrà qualche volta sbagliato nei mezzi, miche ha sempre combattuto nelle nostre file. Qiesta maniera di raccomandare la concordia vale iirece, a mio credere, a far nascere una freddezza singolare e produrre, almeno in me, l'effetto d una doccia d' acqua gelata. Se tutti siamo fratili e stretti ad un patto, facciamo del nostro megli per dimostrarlo e colle parole e coi fatti. Allorjsolo potremo combattere valorosamente i nostr avversari, che ci assalgono in falangi seiate, quando procederemo tutti uniti e stretti ome fratelli. Chi e senza peccato, getti la prima ptra. A. Bel museo i anticMtà in Paia. Lettera aperta al Signor Sergio. (') Caro Sergio, Laude Pompe jet, 19 Geunajo 1S84. * Approfitto di tiii giorno di vacanza e di solennità (San Bassiano protettore) per mandarti così corani populo la responsiva al tno articoluccio sulle antichità di Fola o Puola o Paula come scrivevano i Viniziaui; ma prima di tutto per dirti, che, senza avere il piacere I della personale tua conoscenza, pure ti voglio un gran bene, per moltissime ragioni intrinseche, e per la grande simpatia che mi desta il tuo nome, per via del suo I sozio Bacco il quale sempre si accompagna a Sergio I nel calendario triestino. Ed ora all' argomento. Buonissime le tue ragioni, giusti i tuoi laiu.enti*.kula dis ersioue delle antichità di Pola; ma che -mai *ti è caduto iu mente. Sergio mio dolce, di proporre così come una bagattella di dividere in due piani e di aprire delle finestre nel t:'iti pio di Augusto? Questa, perdonami, è da Bacco a non da Ser- \ i gio. Per conservare le antichità, tu vorresti alterare e ; sto per dire distruggere una delle più insigni nostre j antichità ; perchè uu tempio a due piani e con finestre I non sarebbe già un tempio, ma uu granajo! Peggio] poi, oggi come oggi, che si atterrano tutte le opere di superfetazione praticate nei secoli di boriosa ignoranza, come testé fece la Eccellenza del ministro Bac- I cell: buttando giù quei due campanili od orecchioni d'asino -dalia facciati Panteo Dunque ne touchez \ . _ '' _ A.£r •-, ''esti il tenrpfeJ | d' Augusto. In ogni altra cosa convengo teco pienamente. E ; ; qui, volgendo il discorso al aspettabile pubblico, è una | granile vergogna, dico, che l'Istria, tutta l'Istria, non abbia a Pola il suo museo : e benissimo fece perciò la Provincia a richiamare su questo argomento la j spettabile Direzione della società politica. Ho detto, tutta V Istria e lo mantengo ; perchè è ora di fluirla j da quel gretto campanilismo che ci re .de deboli e incapaci di produrre nulla ili buono e di serio che duri. I j Nelle nostre cittadnzze. nei villaggi, per le campagne i ogni tanto si scoprono lapidi, pitture murali, oggetti ^ preistorici ; e, se non prendono la via di Vienna, si sa come vanno a finire ; dunque tutto dovrebbe essere I raccolto in uti museo unico da erigersi viribus uniti $,; 1 e a soddisfazione della cittaduzza, della villa, del proprietario un apposito cartello, e magari uu pitaffio a i lettere di scatola potrebbe ricordare la, provenienza e i donatori. Sulla scelta della città non può cadere alcun dubbio; Pola è la città museo per antonomasia. Ma che c'entra iu questo argomento, dirà taluno, la società politica? Ci siamo: ed ecco, Sergio mio dolce, ddve hai mirato giustissimo, asserendo che un po' di culto al passato, e a un glorioso passato, è dovere di Ogni buon cittadino. Se mi permetti, sono anche io qui a rincarile la dose. La politica alla fiu dei fatti fini, è, o dovrebbe essere, l'arte di governare gli stati, le Provincie, le città; ed ora che quasi tutti gli stati d'Europa ') Vedi Numero antecedente. sono, o si dicono costituzionali, va da sè che questa è anche un po' arte dei singoli cittadini, perchè tutti, essendo chiamati ad eleggere i loro rappresentanti, concorrono a mandar innanzi la barca. Poi l'arte di governare è scienza vastissima e ne compreude tante altre; e ognuuo capirà subito che è ben difficile governare quel popolo il quale ha perduto la coscienza, del suo passato, ed è incurante de' suoi monumenti, delle sue glorie. Questi sono oggi assiomi ; e non vi ha forse regione in tutta Italia che non li comprenda, dovi' un po' di lume di civiltà niente niente ha vinto un piccolo emisfero di tenebre così si pensa e si opera dai buoni cittadini; e sta a vedere che solo gì'Istriani abbiauo ad essere così duri di comprendonio ? Capisco certe astensioni, cfrta politica alla Bruto, e gli iracondi silenzi e l'avvoltolarsi nel manto per non vedere e non sentire nulla; ma est modus in rebus dice il vecchio latino, ed è pur grande sapienza e politica quella di sapersi adattare al tempo, ai luoghi, alle circostanze ; e quel che poteva essere buono in un dato tempo può tornare di grande nocumento in altri momenti al paese. E poi e poi, certa politica robespierrina, iraconda, chiusa, scura, che sta sempre sul guarda a voi, impettita, abbottonata, quell' eterno sogghigno, quel brontolare sempre, quel dar dei bertoldi e dei matti o peggio a coloro che si muovono o s'ingegnano di tenere su in piedi alla meglio la casa, con una fede, fede operosa, nell' p.uima di tempi migliori, uon sarebbe, via diciamolo francamente, egoismo bello e buono velato e ricoperto a più mani di politica come il sorriso malizioso sul faccione del conte zio? Li nostra neoeretta società politica che vorrà essere soprattutto, ne sono certo, pratica, non si perderà nelle vaporose astrazioni; e con gli interessi più direttamente politici preude^. uuci-'a t.iw,'..., ' di uu museo provinciale che raccolga ie sparse reliquie del glorioso nostro passato, quale arra di un miglioro avvenire. 11 consiglio di Sergio è ottimo: — Non bisogna attendere tutto dal governo. Le città, la provincia sono tenute di aver cura da sè delle proprie memorie, come avviene in altri paesi a noi vicini. — L'aspettare tutto dal governo è vecchia miseria di popoli retti dal dispotismo. Molti pensano a Pola ai cannoni? E bene sta, faccia ognuno il suo mestiere, e noi penseremo al museo e ai canoni perchè sia ben regolato. E dove erigerlo a Pola e con quali mezzi? Il tempio d'Augusto è oscuro? Ebbene si cerchi qualche altro luogo, bene sicuro, lontano dalle caserme ed altri nuovi edifizi, nella vecchia Pola di preferenza, accanto al duomo e all' episcopio. Nou ci vuole poi tanto a chiudere un cortile, un giardinetto con uu mnro, e con un portico torno torno che difenda dalle intemperie. Al Municipio di Pola si affiderebbero in custodia gli oggetti; la Dieta iroviuciale dovrebbe tenere d'occhio il museo, proprietà della provincia e non mancherà certo qualche uomo di buona volontà che s'incaricherà di compilare un catalogo. E i mezzi ? Qui ci casca l'asino. La provincia è povera, i mezzi ristrettissimi : solita nenie. Ma non si è fatto più volte, onore la provincia, e non ha spedito largamente sussidi ai fratelli in occasioni di gravi calamità? Si è visto dunque col fatto che non siamo tauto pitocchi, e che al bisogno la carità cittadina provede. Salvare dall'innoadazione e dagli straripamenti della bar- barie tanti oggetti preziosi in provincia anche è opera santa. E non occorrono già milioni. Ecco, per esempio in provincia ci saranno mettiamo, diecimila fumatori ; facciano il sacrifizio di uno zigàro alla settimana; in capo a un anno due lire risparmiate; sono ventimila lire pel museo. Io non sò immaginare un' opera buona senza qualche sacrifizio; quel piccolo sacrifizio è un nobilissimo piacere morale. E non sono sogni questi, noi le sono utopie. Se al secolo calcolatore non piace pei i la filantropia col sacrifizio, la pratichi pure, se vuole, anche con calcolo, purché si faccia qualche cosa. A Milano, sentite questa, c'è la Società della carta straccia. Quanta carta sporca non gettiamo ogni anno fuori della finestra! Bone, a Milano, dunque si è costituita una società; la carta si vende a scopo di beneficenza e col prodotto si danno sussidi all' intelli-guta povera che nou ha mezzi di continuare le scuole. Con ) ottenuto anche qui un sussidio per due povere alli maestre che non potevano comperarsi i libri ed p « ( ' fii America, in ogni bottega di tabacco c' è accanto a<* ù 'ietto del k"1 nnqipposito cestino dove i fumatori gM i Oomu clje s> spunta coi denti prima di ; yjcjnjzzettini di tabacco, materia p.v| „ ''n anno si raccolgono mi- 1 ■ lesti perfino : altri qiialche%osa di lia il conipoi À istituzioni > mi sono accorto di filarmoniche, :a"ile pubblico. Sono ni delle Ses? c'10 u te'tocca l 0110re ..... i.-. , » campo 1'affar del mm . ^gl'ore loro ora.onviepae insistem e ba ai tT'ncipì (!c aprire una sot- tos< api l'oro noi*E mancano &uà, accanto al tuo ;taliane, le Quali formai; ""-'ite, aggiun- gi auvuo ii u-.v v„ .«/, 'fc..— .. j r. ..io due. Ed ora vattene segnato e b£.iedetto. Affftzionatissimo P. T. Ù.W da del. STORIA PATRIA li doge Obelerio e la città di Veglia „Sunt delieta tamen, quibus ignovisse veUmus." Orazio. De arte poet. v "47. L'illustre Niebhur, quando parla di quelli che fantasticando di ravvisare nella parte slava degli abitanti delli Dalmazia i discendenti degli antichi Illirii ne tratterò la falsa illazione che quest' ultimi fossero di razzi slava, esclama: „errore che quand' è entrato nella stora, non vi può essere sbandito dalla più ragionevole eviènza." (Storia rom. I. 49 della vers. ital.) Datomi da due anni in qua all'esame delle fonti per uno studio storico-critico della mia patria, ebbi più volte occasione di sincerarmi che l'illustre e dotto storco alemanno aveva detto una grande verità. Se la grande partigianeria fa dire talvolta allo storco delle cose non vere, o vendere per tali dei fatti non accertati, l'uso e l'interpretazione delle fonti, è uon di rado cagione — a volte anche involontaria, ma semre dannosa — di grandi errori. Che se poi 1' errore viene ripetuto da chi ha autorità-, allora si giura in vcrba di lui, ed uu fatto incerto, equivoco, talvolta persino falso, passa di libro iu libro, e viene fino a noi vestito dell' appareuza, di verità. Ed a proposito delle fonti, venendo ad uu fatto che più da vicino mi tocca, chi ogni po' infarinato di storia patria non sa, che per il nome antico dell'isola di Veglia si adducevauo sempre le varianti : Girattica, Cirettica, Ciriattica, Girittica, desunte dalla f^ilsa lezione: Koponawaj di qualche testo di Strabone ? Eppure quel nome, che per noi era un vero eniujna, (malgrado i Curictae di Plinio, la Koopiiua di Tolomeo) venne fino a noi come corretto, finche la Givitas Cu-rictarum della lapide trovata a Veglia nel 1861 ci fece toccare con mano che la vera lezione è Kopixtixv) quale ce la dauuo il Meineke nel testo greco di Strabene — Lipsia — 1866, e Muller e Dubner — Parigi — 1853 — lezione che deve riprodursi latinamente con Curictica, (l'isola dei Curitti) come le isole AiJ3' vi Ss? citate subito dopo si riproducono cou Liburnideo Andate ino' oggi, dopo 19 secoli, durante io ',!i la prima forma s'è, dirò così, res* «n-asi .te>eo pa, andate a dire al pubblico che la è ri no del pazzo, e si tirerà avanti come'tj'n ito lessi in uu lavoro recentissimo, e ? torità di un Mommsen, il quale ì&i' ot. lat. Ili, tr. 343, disse: r Ex supra* uo-nii, (cioè dell' esame ii alcuni pass(, ra-bone, Pliuio, Ploro, Lucano, ToIoiìk Renana, del Ravennate) appa- it insula ci: Curictas, Curictam, Curicticam . . Che molte volte poi 1' iute: .ziop * di fonti anche esatte, specie se "di stran non conoscono le circostanze di luogo, sia str^ di errori persili nossolani, lo dimostrerò cc , altro 6ll Ul V llClL ili gjliituuy. (Continua) ZE^er ricLere. Trieste, Gennaio. Nel pen'ultimo numero dell ottima "Provincia, veggo espresso il desiderio che si desse mano alla ristampa della "Biografia degli uomini illustri dell' Istria, del benemerito canonico Pietro Stancovich — Trieste, tip. Marenigh — 1828-1829. Per quanto la mia voce nou possa avere un gran peso iu questa faccenda, sia permesso a me — istriano di adozione, ma che amo la provincia come una 'era madre — dire francamente che condivido quest'opinione dell'egregio corrispondente della "Provincia,,, per molte ragioni. Fra queste ne scelgo una. Si sa che col risveglio nazionale degli Slavi meridionali, è nati in loro la bizzarra idea che anche l'Istria sia un piese slavo, non tenendo verun conto dell'antico e vero elemento istriano, — l'italiano. Questo essi lo stromlaz-zano ai quattro venti, e ove non possano riuscir! iu altro modo, falsano i documenti e la storia, serveuiosi (per meglio iiuscire nel loro intento) d'una liuguanon conosciuta dagl'Istriani, — della croata. Si senta ora cosa mi è toccato di leggere in un libro stampato a Fiume nel 1865 in croato, e che prta il titolo : Specehio di bibliografia jugoslava (sic /) per l'istruzione della gioventù, del prof. Gliubich. Si parla della stampa di libri con tipi glagolitici, (nou solo sconosciuti fra gl'Istriaui, ma credo non mai uiiti) ; fatta in Germania nel 1564 da alcuni aderenti alle dottrine di Lutero, e qui (p. 39) l'A. ha la faccia tosta di confondere coi nomi di alcuni slavi, puro sangue, che vi collaborarono, nientemeno che il nome famoso di un Pier' Faolo Vergerio il giuuiore. — Veramente 1' A. nel suo latino dice: Petra Vergerà istriàninaj ma dalla data si eruisce ch'egli allude al giuuiore, morto, come si sa, nel 1565. I lettori della "Provincia, comprenderanno ove miri questa maligna e gratuita asserzione; e siccome non esiste istriano al quale non sieuo note le varie vicende di questo illustre e dotto capodistriano, — uon fosse altro dalla citata Biografia dello Stancovich, voi. I.", p. 349 e segg. —, credo non valga la pena lo spendere neppure una parola di confutazione ; perchè questo sarebbe un dar peso a parole vuote di senso. Ognuno capisce da sè, come trovandosi in quegli anni il Vergerio in Germania, scacciato dalla sua sede perchè incolpato di eresia, abbia egli potuto, dotto coin' era, soccorrere de' suoi lumi — per quella parte che spetta l'interpretazione dei libri sacri •— quelle zucche di Bosnesi e Serbiani che il Gliubich nomina con lui; ma confondere il nome di un Pier' Paole Vergerio, senza un commento, coi collaboratori e stampatori di libri glagolitici, piuttosto che un atto di malizia, io lo direi effetto di originalità o peggio. Sarei poi curioso di sapere chi mai si fosse, e ove sortisse i natali quel Cameade che lo stesso Gliubich (op. e loc. cit.) designa col nome di Stefano Consul istriano, e pone fra i principali collaboratori ! ! . «/o„ ".ui imi..» ci d'.oa ku Stancovich ! 'y Ma io m' accorgo di audare troppo per le lunghe, e di dimenticare il mio argomento: sicché chiudo la presente, desiderando che questa ristampa della Biografia si faccia; e quanto prima, tanto meglio. I vecchi daranno volentieri una ripassata a le glorie istriane che furono ; i giovani le leggeranno cou ardore, visti questi tempi di marea ; e, se non altro, si avrà una bella occasione per regalare una copia al Gliubich, perchè !) Lo Stancovich, è vero, nulla dice nella sua Biografia di Stefano Consul (o Console) istriano, ma scrissj di lui abbastanza diffusamente il Kandler nella sua Istria, an. I. pag. 6-7: cioè vent' anni circa dopo lo Stane vich. Riassumiamo qui i punti biografici più salienti di questo Console come li troviamo nel sullodato storiografo: — Stefano Console — prete — nato a Pinguente sui primordi del 1500. Abbracciata ia Riforma ed ammogliatosi, ricoverò a Ratisbona (Baviera — 1' Augusta Tiberii dei Romani) verso il 1549. Datosi alla predicazione e allo insegnamento, non ebbe fisso domicilio. Nel 1559 recossi a Moe-tliz (Confini Croati) e nell'anno successivo a Norimberga (Baviera). Conoscitore profondo della lingua slava, s' adoprò a tradurre in italiano, sua lingua materna, parecchi libri riguardanti la Riforma, allo scopo di diffonderli fra gl' Italiani. Venne nel 15li4 inviato a Basilea (Svizzera) per procurerà lo smercio delle sue traduzioni. Ebbe a protettori il Duca Cristoforo di Viirtem-berg e il vescovo Pietro Paolo Vergerio di Capodistria. — Sue opere principali : La Confessione delle dottrine della Chiesa di Sassonia (1562); Apologia della < onfesstone (1563); Il Catechismo di Lutero (1562). Queste opere furono dal Console scritte in italiano e stampate a Tubinga (nel Wiirtemberg . II ritratto di questo istriano é inciso nell' opera : Confessione della fede presentati a Carlo V. nella Dieta di Augusta. N. d. R impari a far bibliografie, -) uà' altra al Cucnglievich, perchè vi studii il lus croato, ed un' altra al Dr. Racki perchè gì'insegni raccogliere documenti per la storia dei Iugoslavi ! G. V. Archeologìa Al dottor Antonio Scampicchio Avvocato Cugino ed Amico carissimo. in Albona (Continuazione e fine vedi N 2 a. c.) Il culto di Giano dio eminentemente italico era generalmente diffuso nell' orbe romano. Non niosì quello delle Silvane, dee minori e quindi meno apprezzate, meno conosciute. A buon conto non pare che in Istria avessero molti devoti, chè questa è la prima e la sola ara a loro dedicata, che finora sia uscita in luce da noi. Ed anche altrove sono rare. Nel voi. Ili del 0. I. L. non ne trovai che due; una nella Pannonia inferiore, a Teten (3393), ed una nella superiore, a Carnunto (4441). E nel voi. V non me ne venne sott' occhio che una, conservata nel Museo filarmonico di Verona (3303). — Mi manca il tempo di cercarle più lontano. Ma quanto ho raccolto basta a provare la rarità dei ^uìto e qumui ia maggiore importanza della scoperta albónese. Il fatto poi che fu ritrovata fra le macerie di una vecchia fabbrica alla fortezza, che è il punto più culminante della vecchia, e certo anche della più antica Albona (Alvona), non fa che accrescerne il valore per lo studio delie cose locali. Mi piacque sentire che la farete subito collocare sotto la pubblica loggia, dove, secondo il mio computo, dovrebbe essere la ventottesima lapida romana dell'agro albonese, oltre le dodici e più che si conservano in Fianona. E dire che 60 anni fa, all' epoca dello Stancovich, pur tanto benemerito, non se ne conoscevano che pochissime, e non si teneva conto che di due, quella di Vesclevesio Petronio e quella della Bespublica Albonessium. (K. 537, 528, M. Ili 3058, 3049.) — Quando si ravvicinano certe epoche e si fanno certi confronti, bisogna pure confortarsi e concludere col celebre detto di Galileo — eppur si muove. — -)Quan!o a bibliografìa riteniamo, che per ciò che spetta agi' Istriani, il Saggio di Bibliografia istriana del prof. Combi (Capodistria, Tondelli, 1864) dia scacco matto ai lavori del Gliubich ed a quanti altri di consimili ne potrebbero venire in seguito. N. d. R. Al culto delle dee Silvane, i nostri antichi preferirono, pare, quello di Silvano, dio maschio, del quale negli agri di Trieste, di Pinguente e di Albona sono note già quattro are, come puoi vedere nel K. op. c. ai n.ri 17, 480, 488 e 547, e nel C. I. L. voi. Ili 3034, voi V. 429, 524 e . . . In generale il culto del dio Silvano era abbastanza diffuso nell' orbe romano, chè lo si venerava sotto varii asper.ti e per varii titoli, come custode, cioè, delle case, dei campi, delle vie, dei limiti, dei liti, coi nomi di augusto, non solo, ma di lare, di fauno, di termine, di litorale e< \ Anch' esso aveva tempi celebrati in Roma s ' avventino e sul viminale. Ma restringiamoci all'agro di Albona e fac-vào alla buona un po'di statistica o di bilancio Cu oa dello locale. Tutto giova alla storia. , Tra iq.„ Con^ e Fianona, tra dediche e are, ^lasciar ou parte i dii mani, ne abbiamo — a ''mo padre, a Libero padre (Bacco), —■ a F >.o augusto, — alle Savane, — alle Ninfe < , — aC Hera, — b Venere lria, — a a Se it ia : iev dee e tre dii, in tutto l /e; e di q-^sre nove divinità, sette romane e due (Ica e Jeniona) preromane certo ed indi»' ne. Nel solo agro compreso tra 1' Arsa, il Monti Caldera e il Quarnaro, non è poco, mi pare. « Riflettendo poi alle varie attribuzioni, agli uffici varii di dette divinità parrebbe che allora nella nostra popolazione contasse per molto l'elemento agricolo; Silvano, Silvane, Bacco. Ma il culto di Bacco dimostrerebbe che l'agricoltura, lungi d'essere allora rozza o bambina, fosse anzi abbastanza progredita, dacché evidentemente si coltivava la vite e se ne apprezzava il prodotto (V. K. 529, M. 3046, del voi. III). Il culto dato poi alle Ninfe che presiedevano alle acque, prova d'avantaggio che la popolazione del Municipio Albonese (Bespublica Albonessium) aveva abitudini eminentemente civili ; prova categoricamente che i nostri antichi padri latini non bevevano acqua di stagni fangosi in comune cogli animali, ma volevano provveduto il paese non solo di acqua potabile, ma anche di acqua abbondante per bagni, che sono pulizia e salute. (Salineo effecto prò salute municipi — V. K. 537. M. v. III. 3047.) Ora cotesto bagno, dirai, dov' era esso ? dove ean le vigne? Il bagno cercatelo alla Cisterna, eie è veramente opera romana, e le vigne antiche certo devono essere state a Vines a Pod, vigne, a Motes, sotto Motes a Cature e in tutta i )' ampia vallata che fascia le radici del monte di Albona, e su tutti i colli che le fanno sponda e corona, colli ora detti di S. Antonio, di S. Gallo, di S. Mauro, di S. Spirito, e Berdo e giù fino ad un certo punto per le valli di Carpano, di Rabaz, di Portolungo, di S. Marina, e più oltre verso S. Fabian ecc. Ma delle vigne (vineae) e delle denominazioni latine ed italiche aurate attraverso i secoli, o storpiate e tradotte nei loro dialetti dalle popolazioni venute più tardi, e soppiantate dai nomi di santi in seguito a cappelle cristiane erette sopra antichi sacelli pagani, parleremo, se vorrai, un altro dì : proseguiamo oggi la rassegna dei vecchi dei. La dea Hera di cui l'aretta trovata ì sponde del lago, è anch'essa divinità greco-io mana, è la Giunone, la madre degli aei, 1; Nuestra Senora, le Notre Dame. y La Venere Iria dell' altra aretta trovat parimenti poco sopra il Jago d'Arsa (K. 48 M. V, 3033), che combina colla Iria Air a di Fianona serbataci nel Codice Radiar 866, M. Ili, 3032), soro anch'esse a ^ romane o greco-romane che dicansi. In quanto all' epiteto d'Iria dato a Venere, Ivandler opinò che sia derivato djl culto speciale, . o da simulacro, o da tempio celebra % che ! Venere aves', presso gì' Inatrc nnnn Liguria, a lidia Iria, a Vicus Iriae, (Voghera), e dacché 1' opinione del Kandler non fu contradetta, io credo che la si debba ritenere per buona fino a prove in contrario. Il fatto trova riscontri e conferme anche nell' uso moderno. Molti santi e molte sante li nominiamo anche noi dai luoghi dei loro santuarii più celebrati, ed anche da altre accidentalità. Così diciamo la Madonna del bosco, del monte, della scala, S. M. del giglio, la Nostra Signora de la Salette, Notre Dame de Lourdes, S. Giacomo di Compostela ecc. Veniamo alle due ultime dee, — Ica e Sentona. Il defunto Susanni, bizzarro talvolta, ma colto ed acuto ingegno, •— ritenuto che nel Codice Rediano si possa leggere IK1AE e non 1RIAE-AVG, e combinando questa coli' altra iscrizione tuttora esistente in Fianona di Ica, ha notato, — che quest' ultima (K. 548. M. III. 3031) esiste presso il fornice della ricca fontana che sgorga impetuosa dal monte — che sulla costa liburnica o flanatica, del Quarnaio havvi un paesello denominato Ika, il quale ha acqua, cosa rara, egli dice, su quella costa, — e ha notato infine che nelle prossimità di Lubiana, là dove secondo gli ultimi studi sarebbe già sorta la Emonia Saviana, esiste località detta Ika, Igg, anche questa piena di sorgive. Tutto ciò lo ha detto in una lettera aperta diretta dall' illustre amico nostro, il Capitano R. F. Burton, lettera stampata nella Provincia del 16 settembre 1879, n. 18. — Le osservazioni e deduzioni sono ingegnosamente svolte, ma non poggiano intieramente sul vero. È troppo evidente auche ad occhio profano che 1' aretta di Fianona, se anche esiste da lunghissimo tempo murata presso il fornice della famosa fontana, non è stata fatta per quel sito, e non è coeva alla costruzione del fornice stesso; come è un fatto che non solo presso il paesello di Ika, ma in altri punti di quella costa marina, ci sono delle polle d' acqua dolce o sorgive. Sono basse, sono al livello, o anche sotto il livello attuale del mare, ma ce ne sono. Il chiarissimo Dr. P. Pervanoglù poi, in una delle sue eruditissime elucubrazioni che viene da parecchi anni regalandoci nell' Archeografo Triestino, tocca anch' egli delle due divinità istriane Eia e Ica e inclina a credere che Eia possa corrispondere a Grido, ed Ica essere non altro che il nome della Ninfa Eco. — Come nel" A-eh. T"iest. voi. Vili pag. 275 e seg. il dott. Pervanoglù tocca soltanto per incidenza delle due dee, coordinando il suo accenno a concetto assai largo sull' avanzarsi di antichissime stirpi greche ed asiatiche lungo i nostri liti. Finalmente il nostro Dr. B. Benussi nel suo dottissimo studio — L'Istria sino ad Augusto — sulla fede della Grammatica celtica del Zeuss ci fa sapere, che Ica in celtico significa SaVute. Eccoti tre opinioni diverse che certo van rispettate ; ma per decidersi, gioverà forse aspettare che il tempo portando a galla nuovi elementi di studio, rechi esso novella luce in proposito. Di fianco ad Ica abbiamo Sentona, l'abbiamo nell' agro Tarsatieense (Fiume K. 555, M. Ili, 3026), e 1' abbiamo nell' agro Albonese in due siti, in Albona e a Fianona (K. 867 e Arch. storico, Roma 1881 fase. I.) : in nessun altro luogo fiuora, eh' io sappia. Ci ho pensato assai volte, ma non riesco a indovinare che attribuzioni potesse avere cotesta Sentona nella coorte dei nostri antichi dei indigeti, nella opinione delle nostre antichissime popolazioni. Forse qualche iscrizione meno laconica che sta tuttora sotterra, ma che col tempo ritornerà indubitatamente alla luce, forse, dico, ne svelerà il carattere. Per ora, e in quanto a me, stimo prudente lasciarla in pace, onde non dire spropositi, lasciarla col Melesoco nostro vicino d' oltre Arsa, intorno al quale è stato scritto dottamente parecchio, ma non è stata detta forse 1' ultima definitiva parola. Ora dagli Dei e dai Semidei (Semones Se-mihomines), passiamo agli uomini. In queste due arette non abbiamo che un solo nome, Cronius ; chè il calco mi lascia incerto sulla sigla iniziale del pronome, o nome personale. Cronius, di greca derivazione, ricorda il Saturno e i saturniali, che si dissero Cronia. Che sia stato un vecchio .Albonese, uomo naturalmente pacifico, devoto di Griano per amor della pace ; o un veterano valoroso, che, stanco di ammazzare uomini per dar gusto agli altri, fece voto al Padre Giano perchè chiuda alla fine il suo tempio famoso ? Inclinerei alla prima supposizione, perchè un milite, per quanto stanco e ristucco del suo mestiere, non nasconde mai il proprio carattere, e se ne vanta anche in faccia agli Dei. Se Cronio fosse stato un veterano, certo ce lo avrebbe fatto sapere colle solite note della legione, della coorte, del grado. Contentiamo^ dunque di sap~"" "he nc'.!a ncst.a Aìbona già romanizzata visse un tal Cronio devoto del Padre Giano, come vi fu un Volunnio Pudente devoto di Bacco, un Gemino . onino devoto di Sentona ecc. ecc. I < ronii sono rari. Li ho cercati nel ITI e nel V voi. del C. I. L. e non ne trovai che uno solo, un C. Gemello figlio di Croni da Copton città dell'Egitto, e questo in un diploma o privilegio militare dell' Imperatore Domiziano. La tavola di bronzo (di cui anche il Marini nei Frat. Arv.), è stata trovata in Tebe d' Egitto, fu trasportata in Roma, ed esiste attualmente nella Biblioteca Vaticana. Sono ben singolari le vicende e le sorti delle pietre e dei bronzi antichi. Se non che il Bullettino di Archeologia e Storia Dalmata del settembre di questo anno, pag. 129 mi svelò un altro Cronio nella interessante iscrizione che qui trascrivo nel suo pieno tenore come ci viene data dal chiarissimo Direttore del lodato periodico. Essa fu trovata poco lungi dalla sorgente del fiume Giadro, è in calcare ordinario, in lettere di stile mediocre e passò nel Museo di Spalato. Eccola. Matri magnae cognationis, Caius Turranius Cronius, | Fevir augustalis, voto suscepto, aedem et aram de sua pecunia fecit et expolivit, idemque dedicava. Una relazione tra il Cronio Albonese e il Salonitano probabilmente la ci sarà stata ; ma tra 1' Albonese e 1' Egiziano, senz' altri indizi! | che quelli abbiamo finora, sarebbe, a mio giudizio, ridicola cosa il pretendere di fissarla, e ! perciò a questo punto mi fermo. Le ulteriori induzioni ed applicazioni, se sarà il caso di farle, le farà a suo tempo, non dubito, il chiarissimo comprovinciale nostro, il dott. Bernardo Benussi, che nella sua —- Istria sjiip ad Augusto — testé pubblicata, ha rega-1 all' Istria ed a quanti sono gii studiosi . eJe cose nostre, un' opera che vale, direi quasi, | i na biblioteca. - Per quanto uno vorrà ad-• entrai J nello, studio delle cose nostre più an-ì che, col libro del Benussi alla mano potrà i ora in poi dispensarsi dall' acquisto od esame J di inulte opere greche, latine e d' altre nazioni, onere non facili a rinvenirsi talvolta nemmeno | i ile librerie venali, e rielle biblioteche pubbliche \ d qualche maggjore città. La diligenza da lui posta nel raccogliere quanto direttan ente o anche indirettamente è stato scritto dai più antichi autori intorno al ■utoòLi u paese, è più che rara, unica, come è mirabile il sottile criterio e la serenità dei giu-j dizii che in tutta la lunga e dotta elucu-| brazione campeggia. L'Istria sino ad Augusto del prof. Benussi, appena sia conosciuta, troverà largo spaccio, non vorrei dubitarlo, e in provincia e fuori, e quindi spero che dovrà farne, in tempo non lontano, una seconda edizione. — Per un tal caso però, io lo consiglierei di staccare dal ragionato racconto storico, le più delle Note, e di riunirle, di fonderle in tante dissertazioni che i servano come a dire di complemento e illustrazione al racconto stesso ; ma che stieno anche da sè e si possano leggere separatamente secondo che sì desidera vedere sciolto questo o quel dubbio, schiarito questo o quel punto della patria storia. E lo consiglierei altresì di mettere in capo a tali dissertazioni un ragiouato esame delle fosti cui attinse, uno studio comparativo delle op^re e degli autori citati, e dei loro commentatori, un giudizio, (egli è ben capace di darlo) sulla relativa loro serietà ed importanza. Che la prima edizione sia stata fatta come è latta, sta bene ; essa sarà sempre il tesoro degli eruditi, o di quelli che vogliono erudirsi, di quelli che per vedere il fondo delle cose non rifuggono da qualsiasi fatica; ma la seconda, penso, tornerebbe anche utilissima nella forma proposta, forma che non manca di lodatissimi esempi. La prima per chi studia ; la seconda per chi legge. Spero che 1' autore, alla cui molta dottrina m'inchino, non vorrà sgradire il modesto consiglio, e con questa speranza chiudo la già troppo lunga mia chiacchierata, chiedendo venia a te, e ai lettori della Provincia. Venezia dicembre 1883. T. L. I Croni, mille e mill' anni sepolti, risorgono dal terreno. Quidquid sub terra est, con quello che segue. Oggi (7 Gennaio 1884), ricevo il fase, t i j novembre del Bidlettino di Archeologia e Stori i Dalmata ; lo sfoglio appena, ed eccoti in font . alla pag. 166 un L-CARPYRNIVS CHRONIY^ . È una epigrafe finora inedita della quondam Gc -leria Pellegrini-Danieli di Zara, lodata ora sufo j più di cento anni dall' Ab. Fortis (Viagg. ;n Dalm. voi. I. pag. 16 e 17). e le cui disastro e vicende avvenute nel 1858-59, sono narrate ual Mommsen nel C. I. L. III. Lo stesso fascicolo del Bu lettino Dalmato, in altra iscrizione della stessa Galleria, mi pone sott' occhio un VIBA per YI\ a. bj non che la trasformazione della Y in B noi 1' abbiamo nello stesso nome di Albona, che in autori an- ; tichi si trova più spesso scritta Alvona. Dal Regno, Gennaio 188:i. (Nostra corrispondenza) Oggi come oggi, per dirla con uno dei vostri corrispondenti, sarebbe, sto per dire, impossibile lo incorniciare una corrispondenza dal Regno, senza incominciare, ; parlando di quell'unico argomento, che nel .Regno tiene i oggi occupati le menti e i cuori: inteudo dire il pellegrinaggio nazionale. Che volete? La politica interna, duranti le vacanze del Parlamento, tace di necessità e sonnecchia; la politica esterna, dacché siamo entrati nell'ambiente purissimo del progresso, s' è fatta cauta e sopratutto silenziosa; il Governo trova inutile di dire per quali vie proceda, e i deputati trovano inutile di domandarglielo. Cosicché nel cosiddetto campo della pu-blicità alli osservatori superficiali resta poco da mietere. Ma il fatto del pellegrinaggio, die oggi appunto compie felicemente il suo terzo e ultimo stadio, s'impone da se. S'impone, perchè, dal momento che ha saputo mettere in moto un centomila persone, diventa argomento di cronaca nazionale, piuttosto che locale: s'impone specialmeute, percliè certi tasti o bisogna lasciarli stare, o toccarli bene. E però, una volta che il pellegrinaggio era stato risoluto, diveutava dovere di ogni buon cittadino il procurare che riuscisse decorosamente. Con ciò ho già implicitamente fatto capire che non tutti trovano qui l'idea opportuna, e inen che meno necessaria. Pareva che non occorresse proprio affatto dare la prova provata che qui siamo coutenti del grande rivolgimento avvenuto dal 1859 iu poi; che lo si dovesse vedere dai fatti d'ogni giorno, e che il mettere la nazioue italiana al livello dei sedicenti pellegrini catolici equivalesse a uno sminuire da noi medesimi la considerazione, a cui abbiamo oramai diritto nel mondo. Pareva infine che tutte codeste teste, che si sarebbero fatte, tutto lo sventolìo di bandiere, che si sarebbe veduto, tutte le musiche, tutte le altre baldorie infine, che sogliono accompagnare le grandi adunata di popolo, dovessero far troppo ricordare le gazzarre del 48, quando con molta ingenuità si credeva che bastassero le dimostrazioni per far libera la patria. E le quarantottate ci costarono care assai. Con tutto ciò prevalse il parere contrario: e sarebbe stato miracolo, se non fosse accaduto così. La serietà non è merce dei nostri tempi; oggi, assai più che ai tempi del Giusti, che pur sodo ancora così vicini a noi, si può ripetere con lui che In questo secolo Vano e banchiere . . più dell'essere Conta il parere; oggi ci contentiamo di lustre, di apparenze esterne ; facciamo tabula rasa del passato, releghiamo in soffitta i ritratti dei padri e quelli dei nonni e piantiamo casa nuova. Si scalzauo le fondamenta della letteratura, dell' arte, della politica, si intona, come novità, il Jam novus saeclorum nascitur ordo : perchè il buou senso, o anche soltanto il senso comune, come argutamente distingueva quel vecchio parruccone del Manzoni, dovrebbe andare immune da questa dila-gazione del senso reale? E non sono sconfitte sue, intendo del senso commuae, quelle, che subisce ogni dì l'arte e la letteratura e la politica ? Vada todos, e chi vivrà vedrà. Così il pellegrinaggio, pomposamente detto nazionale, nato a Firenze nella mente di certi tali, cui forse sorrideva la speranza di un nastrino verde all'occhiello, trovò adesioni qua e là, e il Governo, sempre pari a se stesso, lo favoreggiò iu tutti i modi e — in fine — divenne una preoccupazione nazionale. Cosicché anche quelli, che per amore di serietà lo avevano combattuto, si videro da ultimo costretti ad appoggiarlo : giacché se pareva perfettamente inutile di dimostrare la nostra venerazione alla benedetta memoria di Vittorio Emma-nuele, — che è cosa intesa per tutti noi — sarebbe stata peggio che indecorosa il non ajutare codesta dimostrazione, quando essa era stata decisa. Ed è perciò che la nazione tutta, meno poche eccezioni, che non contano, assistette con trepidazione dapprima, cou commozione poi allo svolgersi del pellegrinaggio uei suoi tre stadj, l'ultimo dei quali si compie appunto oggi. Anche questo dunque è andato bene; il popolo italiano inopportunamente chiamato a manifestare oggi, e in condizioni difficili il suo sentimento, ha risposto come venticinque anni fa, acclamando il suo liberatore, suggellando cou una nuova affermazione il suo incrollabile volere, che l'Italia deve essere una sotto lo scettro glosioso e amato di Casa Savoja. Questo è il significato di quelle, tante processioni, che sfilarono al sacro Panteon davanti alla tomba del Gran Re, questo lo scopo, per cui da ogni parte d'Italia e delle colonie più lontane mossero a centinaja e a mil-liaja i cittadini d'oguì stato, d'ogni età, d'ogni partito, portando a gara corone e bandiere, «he deponevano riverenti sui gradini del monumento. 11 Gran Re dorme da sei anni il sonno dei giusti entro quel tempio augusto. che ricorda le glorie più fulgide dell'epoca romana: ma la sua memoria è più viva che mai nel cuore degli Italiani, i quali anche oggi, dopo venticinque anni, dopo una serie di lotte, di travagli, di delusioni ; dopo aver pagato coli' oro e col sangue il trionfo dei loro ideali ; dopo averli trovati per colpa d'uomini inferióri all'ardente aspettativa, li amano ancora oggi, come allora, e sarebbero pronti, se mai occorresse a ricominciare da capo per conquistare i beni che oggi finalmente godono, la indipendenza e la libertà. Il 9 Gennajo 1859 Vittorio Emmauuele apriva il Parlamento Subalpino, affermando che—"non era insensibile ai gridi di dolore, che da taute parti d'Italia s'alzavano verso di luir; — queste parole, che furono per lui un programma, al quale consacrò vita e corona, divennero per li Italiani, uua memoria sacra. Essi, rivendicati oggimai a unità di nazione, liberi nel loro paese come il più libero popolo di questo mondo, noii dimenticano che tanta ventura è dovuta al Gran Re, primo fra tutti quelli, che iniziarono la liberazione della patria; dopo 25 anni gli attestarono la loro riconoscenza con lo stesso entusiasmo, con cui gliel'avevano dimostrata in quei giorni indimenticabili della liberazione. Questo è il grande significato del pellegrinaggio nazionale. ILT o tisi e All' autore degli Annali — Cajo Cornelio Tacito la sua patria ha decretato un monumento. Constatiamo con vero piacere che L' Unione, palestra di ginnastica in Trieste, conta ormai il numero considerevole di 1511 soci. Il Consiglio direttivo della Esposizione permanente che ha sua sede in Trieste, ha diramato il seguente avviso : Nel mese di maggio p. v. verrà aperta la Esposizione Permanente — sì a lungo vagheggiata — nell' edilìzio comunale N. 29 di Corsìa Stadiou. Col presente vengono perciò eccitati tutti gli in-industriali, i capi d' arte ed anche i semplici operai iella città non solo, ma eziandio delle contermini pro-(incie dell' Istria e del Goriziano, a voler sollecitamente nsinuare i prodotti del loro lavoro, avvertendo che gli sponenti potranno eventualmente godere una qualche sovvenzione sugli oggetti esposti, da parte d' una Banca li credito, con cui lo scrivente sta appunto trattando. Le insinuazio- i degli oggetti da esporsi, appar isolamento, si fanno su apposite cartelle, da rimettersi oi alla cancelleria della Società operaia, dove regola-lenti e cartelle in bianco, sono a disposizione di chi e fa domanda. Il Consiglio fa assegnamento sopra un numeroso concorso di espositori, fidando nella intelligenza della classe operaia, affinchè 1' Esposizione Permanente sorta queir esito felice che sta in cima ai desideri di tutti i buoni cittadini. A sempre più estendere le cognizioni della catena delle Alpi, il ..Giornale di Udine" propone alle società alpine di Gorizia, Trieste ed Istria, indirizzandosi alla stampa di questi paesi, di voler imprendere delle gite alpine. Noi appoggiamo l'idea, perchè riteniamo che in questo modo si potranno studiare a fondo i nostri monti, i loro antichi castelli che gli „error, le laudi, i pianti copron d' un' altra età": conoscere insomma e studiare sopraluogo la storia e 1' etnografìa delle nostre regioni; illustrate in bellissime pagine dal Valussi, dal Coiz, dal Couibi, dal Kaudler, dal Luciani, dal Franceschi, dal Benussi e da altri scrittori sì paesani che forestieri. Appunti bibliografici Lv\ sin piccolo Considerazioni di F. dott. Vidulich — I arenso tipografia di Cattano Coana. Mentre la Serenissima subiva il fatale destino di tutte le cose di quaggiù, e volgeva al suo fine, affrettato e dalla fiacchezza dei su.oi reggitori e dagli avvenirne ti; su questa costa, che aveva dato per secoli gli ard ti marinari alle galere della repubblica, ferveva ancora la vita, e cento e cento prodi la avrebbero spesa per ritornare la gloria a S. Marco; di questo fervore della vita ne abbiamo una splendida prova nelle ardite imprese dei Lussignani. In quelle condizioni, senza aiuti di governi, anzi ! con uu governo fiacco per decrepitezza, uegli ultimi anni dello scorso secolo, a Lussinpiccolo. misero villaggio di pescatori, sulle roccie dell' isola dei Lus-sini, incominciava una vita nuova di operosità, ignorata da prima, ma che presto arrivò a splendidi risultati Meraviglioso fenomeno e degno di studio, in quell' epoca di depressione morale, di silenzio d' ogni industria; e non meno degno di studio è il periodo di decadenza della stessa città e delle stesse industrie in questi ultimi decenni, quando invece dappertutto si tentarono le imprese marittime con gli aiuti implorati dai governi, ed il frastuono del lavoro febbrile assorda da ogni parte, e 1' esempio di tanta oporosità è posto così facilmente sott'occhio in grazia delle facili e rapide comunicazioni. Questo studio lo abbiamo, ed è opera dell' illustre Dr. Francesco Vidulich, capitano provinciale dell' I-stria. Degno nipote di quei Vidulich e di quel Capponi che furono gli autori delle glorie di Lussinpiccolo, il Dr. Vidulich. col freddo e tranquillo criterio dell' età matura, con cuore di cittadino, ha impreso questo studio « lo ha offerto ai suoi concittadini con lo scopo di gijvare al rinnovamento delle loro ardite imprese. Per quale miracolo quel pugno di arditi marinari di Ltssiupiccolo, poterono in pochi anni sciogliere le-vele ti più lontani lidi ? È storia, ma pochi la conoscono pochi sanno che i promotori delle ardite imprese furoi» due sacerdoti ed un medico, pochi conoscono le virtù di questi veri eroi, che sagrificarono il proprio bene al bene altrui ; ma se anche molti sapessero tutto ciò, gioverebbe oggi ripeterlo spesso, perchè l'esempio giovi, e si sappia quali glorie sieno state le nostre, ed a quali glorie aspiriamo. Il giorno IO settembre 1882, Lussinpiccolo rendeva pubblica solenne onoranza ai tre illustri concittadini, che sul declino del secolo scorso ed al principio dell' attuale, colla parola e coli' azione contribuirono al prosperamento di quella città e ne sono universalmente riconosciuti gli autori. Da questo punto imprende il suo lavoro l'illustre Vidulieb, e racconta la storia delle ardite imprese, che uoi riassumeremo. 1 miseri abitatori delle isole dei Lussini, dove ogni inclemenza rendeva quasi improduttivo il suolo, nacque- , ro marinari, e tenuti iu gran conto dalla repubblica, prestarono grandi servizii col seguire da prima con piccoli legni, iu qualità di trasporti, le grandi flotte nelle acque del Levante e della Baiberìa; primi quei di Lus-singrande ai erauo distinti per valore, perizia e fedeltà. Lussiugraude ebbe vere glorie, e già nel secolo d >ci-mosettimo armò a sue spese una flottiglia nelle 1 itte tra la repubblica ed i Dalmati e gli Uscocchi ; e s ìlle galere coperte di gloria tante volte, gloria italiana fu segnalato il loro ardire e lealtà e ottennero car ihe ed onori. Liberato l'Adriatico, iu tanta parte per virtù loro, dagli Uscocchi, sotto il temuto vessillo di S. Marco incominciarono il cabotaggio che faceva caj > a Venezia, e trovarono poi impiego lucroso presso le ase commerciali di questa città, bene accolti per la mro perizia e rettitudine. Così molte famiglie, fattesi ricche, desistevano da ogni impresa; non era ancora giunto il momento delle grandi iniziative; nesu erano riservate agli abitatori di Lussinpiccolo, i quali si sentirono stimolati ad eguagliare, se non a superare, i loro vicini. Lussinpiccolo che nel 1700 contava una decina di legni costieri, ne contava 20 nel 1760; ma già nel 1794 «ettauta e dodici navi grosse; nell'ultimo triennio quadruplicò la sua marineria! e nel 1771 e nel 1785 furono tentati i primi viaggi fuori del Merli",er-raueo e poco dopo i suoi legni perconevano tutti i mari e non avevano più rivali sull'Adriatico. Or come è avvenuto sì rapido e quasi istantaneo cangiamento ? La. voce del popolo esprime di solito netta e ìon mascherata la verità, osserva l'illustre 'autore, od assicura, che la popolaz'one ne dà il merito al sacerdote Stefano Vidulich, associandosi il fratello Giovanni e Bernardo Capponi. Discendente di questi tre benemeriti, il nostro Dr. Vidulich. per distruggere ogni ombra di sospetto ch'egli possa parlare per orgoglio di famiglia, — e credo nessuno 1' avrebbe sospettato — riporta ciò che se ri.sfioro i molti e distinti illustratori della storia di Lussino, i quali sono tutti unanimi nel riconoscere le virtù rare dei Vidulich e del Capponi, d' accordo con la voce popolare che li acclama : padri della patria. *) *) Saggio di osservazioni fatte sulle isole di Cherso e di Ossero dell'abate Alberto Fortis, Venezia, 1771. — Il mare Adriatico descritto ed illustrato con notizie topografiche, idrologiche, fisiche, etnografiche e storiche, raccolte ed ordinate dal Dr. Guglielmo Meuis, consigliere di governo ; Zara, Battara, 1848. — Die Oh come si affollano alla mecte le questioni e di educazione e di economia e di governo, quando si legge la vita di questi uomini ! Noi proseguiamo il racconto ed il lettore vi faccia le sue riflessioni. Arditi ma rozzi e senza istruzione, animi fieri, efferati tra gli urli delle battaglie, senza idea di patria ma pronti a dar la v'ta per S. Marco, mossi com' erano dalla gelosia dei vicini, a che avrebbero potuto arrivare se fossero stati abbandonati alle loro passioni? Forse una guerra fratricida avrebbe spenta tanta gagliardia ! Ma fortuna volle che tra loro vivesse Don Giovanni Vidulich, sacerdote colto ma sopratutto buono, e ne comprendesse lo spirito che animava i suoi concittadini, e compresolo, dedicasse tutto sè stesso a ingentilire gli anim1 per impedire che degenerassero in ignobili e pericolose passioni, a educare la gioventù al vero amore di patria. Quest' uomo volle riuscire e riuscì; incominciò la santa missione solo, nel 1780, potè continuarla fino al 1831 e vedere realizzate le sue aspirazioni, coronate di successo le sue fatiche, e fu il premio questo che Dio gli accordò qui iu terra. Oltre che avere educati tanti giovani, questo sant' uomo ebbe il merito più grande di aver diretta l'educazione di suo fratello Stefauo, avviato al sacerdozio, perchè un giorno potesse sostituirlo nella sua missione. Intanto che Stefano era agli studi di Padova, cr-pitò a Lussinpiccolo il medico Bernardo Capponi, nostro istriano, di Barbana, coltissimo di vera e soda coli,ura acquistata nelle Università italiane; riconosciute le belle doti di quei popolaui e del loro maestro, animo generoso, s' entusiasmò dei propositi arditi che bollivano in core a quei marinai, e si unì corpo ed anima al sacerdote Giovanni Vidulich per farli trionfare. Mentre il degno sacerdote istruiva, il Capponi preparava con attività disinteressata la via agli affari ; aprì credito ai Lussignaui a Venezia, a Trieste e a Fiume. Mise insieme una società per l'acquisto di un bastimento che fu spedilo con merci iu America; ma fu inghiottito dall'Oceano! Lungi dal disanimarsi, quolli uomini forti, con uno slancio degno di esempio, non si perderono iu lamenti, ma pensarono subito al modo di provvedere a che iu casi sgraziati non tutto andasse perduto; e lì per lì senza troppe sedute uè comitati fondarono nel 1794 una società con lo scopo di assicurare i uavigli contro i danni di mare! Il medico Capponi morì nel 1834 quando la sua patria adottiva Adria und ihre kiislen von Dr. Alexander Bitter von Goracucchi, Triest, Lloyd, 1863. — Isti ien. Histori-sche, geographisce und statistiche Darstelluug der Istiischen Halbiusei uebst den Quarneriscen Inselli, Oesterreichs Roicbsrathe gewidmet, Triest, Lloyd, 1883, (autore ignoto). — Francesco Schuselka nel periodico „Reform" del 29 Dicembre 1864. — Manuale di geografia dell'Istria, compilato da Bernardo D.r Benussi, professore al civico Ginnasio superiore ili Trieste; Trieste, Capriu 1877. — Dizionario corografico dell' Italia, compilato dal prof. Amato Amati; Milano, Vallardi. — L'Istria, note storiche di Carlo de Franceschi, Parenzo 1879. — Storia dell' Isola dei Lussini di Gaspare Bonicelli, Trieste 1869. — D.r Matteo Nicolich, Sulla pubblica beneficenza e sulla riforma del pio istituto di Lussinpiccolo, Venezia 1848 e Storia dei Lussini, Coaua Rovigno 1871. era già avviata a prosperità e in tanta parte per opera sua. Ma già uel 1794, epoca da cui data la maggiore attività di Lussinpiccolo, Don Stefano Vidulich. compiuti gli studi con plauso, già membro dell' illustre accademia di Padova, ritornò in patria, lieto di poter finalmente dedicare tutte le sue forze al nobile ideale che gli fu sempre di guida; unitosi al fratello ed al medico Capponi, portò l'aiuto potente della sua ricca coltura e dell' energia giovanile, e potè ad un tempo lai-scuola ai giovanetti e dirigere l'attività degli adulti. Il nostro autore, nel riassumere il carattere di questi tre, così li scolpisce: mentre l'azione dell'uno, il Capponi, era diretta a spingere ad imprese marittime più arrischiate, quella dell' altro. Don Giovanni, ad apparecchiarli cou speciali istruzioni che meglio ne assicurassero il favorevole successo; l'ultimo, Don Stefano, sviluppava l'idea sua di formare, coi mezzi suggeriti dalle combinate azioni suddette quell' associazione più grande che Si appella la patria. Ma ci uvvediamo che di questo passo riprodurremmo qui per intiero 1' opuscolo del Dr. "Vidulich, e non è questo il nostro compito, ma soltanto di farne conoscere il valore. Àncora un cenno dunque a complemento di questa parte eh' è I1 esposizione storica de) movimento marittimo di Lussinpiccolo. Per farsi un' idea della eecellenza delle istituzioni marittime fondate, del carattere indomito di quelli uomini, che con tanta saggezza le fondarono e con tanta bravura ne approfittarono, basti dire che hanno potuto resistere all' impeto di quel turbinio spaventoso che sconvolse ogni cosa in Europa alla fine del secolo XVIII, alle disastrose vicende delle guerre napoleoniche, alle carestie memorabili del 1816; — perduti i bastimenti, fuggite in luoghi più sicuri le principali famiglie, rovinata la società di assicurazioni, incendiato 1' edilìzio alzato per le scuole ; tutto pareva perduto e spenta la fortuna di quelli isolani ; ma vivevano àncora i fratelli Vidulich, e Stefano a capo di tutti, ritornata la pace, richiamò le famiglie, ricostituì la società, fondò coi suoi beni nuove scuole, rifece tutto e con tanta sollecitudine e bravura che ben presto rifiorirono le sorti di Lussino. L'illustre autore difende dall'accusa di ingratitudine con buone ragioni i suoi concittadini, i quali appena dopo tanti anni elevarono un monumento alla memoria dei tre benefattori. L' ingratitudine non poteva aver adito nei cuori generosi dei marinari di Lussino ! Speciali circostanze politiche ed economiche impedirono le loro manifestazioni solenni che Si fecero soltanto oggi. Descrive la festa dell'inaugurazione del monumento, riportando tutti i discorsi di circostanza, e passa al secondo capitolo del suo lavoro — la decadenza di Lussinpiccolo. Le poche pagiue che abbiamo lette e rilette sono ispirate a così alti concetti di patria, sono piene di tanti severi giudizii che seguono alle accurate, amorose investigazioni, che il lettore ne resta ammirato e confortato; confortato perchè tanto amore non può rimanere infruttuoso. Le cause della decadenza di Lussinpiccolo bisogna cercarle nelle cause della floridezza; affievolite le forze potenti che crearono questo, cessò il meraviglioso spettacolo e come per mancanza di vento si fiaccarono le vele, e le baudieie di Lussino. L' indebolimento dell' amor patrio, confessa l'autore, è la causa principale ; tutte le altre sono ac- cidentali, secondarie, il cui togli mento è facile quando la causa principale sia tolta. Con pazienti ordinate indagini. l'autore, va incerca delle cause che indebolirono questo amore di patria e le trova nella difettosa educazione. ÀI santo fervore dei Vidulich, al sistema che aveva di mira unicamente lo sviluppo delle facoltà, all' effetto che 1' uomo possa compiere la sua missione che e quella di fare il miglior bene possibile, il governo che aveva condensato le sue mire nel fameso libretto der Pflicht der Unterthanen volle sostituire il suo sistema scolastico ; e se non avesse bastato vi aggiunse l'obbligo dell'istruzione in lingua tedesca, da nessuno compresa. Noi che scriviamo, e non siamo vecchi, rimpiangiamo il tempo perduto, rubatoci, in questo Ginnasio di Capodistria, quando ci si forzava ad apprendere la storia e le scienze naturali in lingua tedesca; non è inutile il ricordarlo, e i docenti disperali di riuscire, si piegarono al famoso metodo di farci studiare a memoria la pagina, che noi ripetevamo papagallescamente senza comprendere! E se tale enormezza nou ha potuto durare, forse che è mutato il sistema, forse che oggi si ha di mira lo sviluppo degli alti ideali ? l^o, per nostra disgrazia ; ed oggi ancora dobbiamo lamentare le stesse accuse che l'autore dell'opuscolo, rimprovera ai maestri di allora e al governo che 1; ispirava. "Coll'affidare la direzione dell'istruzione della gioventù a chi tende impartirla nel-1' interesse di un dato ordine di cose, e di uua determinata classe di uomini, non si può riuscire ad altro che a rendere per lo Pieno ipociiti quelli che non si fossero arrivati a rendere imbecilli,,! Sono parole del nostro capitano provinciale. Conseguenza di questo sistema educativo del governo, fu, 1'abuiamo detto, l'aftievolimento dell'amore di patria, che si sostituiva col rendere l'individuo obbediente e sommesso al potere; ed ecco che cosa avvenne: che i giovani perdettero la fiducia in sè stessi e in buona fede credettero che tutto si debba attendere dal governo. Così per la nuova generazione passava inosservata, senza ch'essa abbia saputo farne suo prò, una delle epoche più memorabili nella storia del genere umano: l'applic,azione del vapore e del telegrafo ! Quando Lussinpiccolo avrebbe potuto rinnovare la sua flotta, sostituire il vapore alla vela, con quelli ardimenti già tentati con successo dal Capponi, dai Vidulh-h, si trovò invece sulle sue rive la gioventù con F intelligenza fiaccata, asservita dal sistema scolastico eh' era la prima conseguenza del sistema politico. Mancato lo spirito di associazione, si svilupparono le gelosie, le invidie, gli odii, ognuno sulla sua tolda pensò ai casi suoi5 l'amor di patria era spento! L'autore tratta brevemente, ma con ragioni potenti, della sostituzione del vapore alla vela, non sulla teoria oramai risolta, ma della sua applicazione, a Lussinpiccolo ; e viene al confortante risultato di credere alla possibilità della trasformazione ; Lussinpiccolo conta ancora più che cento grosse navi della portata di cinquanta e più mille tonnellate, esperti capitani; cantieri ben formati. Cosa si attende? forse, come taluno si è espresso, un nuovo genio? Il genio che abbiamo ricordato ed onorato, è quello che deve guidarci anche in seguito, esclama il nostro autore. L'amore vero alla patria; esaminiamo con calillà le Cause di nostra attuale decadenza e combattiamole uniti e concordi, e lioi» è a dubitarne, in breve riguadagneremo l'antica nostra posizione. Nou creda chi non ha letto 1' opuscolo, del quale forse noi non siamo riusciti a rilevare tutti i meriti, che l'illustre autore si perda iu poetici inni alla patria, iu vani lamenti; parla di patria cou la patria in cuore e nou sulle labbra. Egli domanda al governo una scuola di educazione vera e soda, conforme all'indole dei tempi attuali, e meglio adattata ai bisogni della popolazione, e per quanto starà in lui promette la sua opera, perchè questo rimedio efficace venga prontamente apprestato. Ed è a credersi che riesca per 1' emiuente posizione che occupa. Ma la scuola uon basta, se a fianco al maestro non si fa educatrice la famiglia, ed alle famiglie rivolge le più calde esortazioni. Lussino che deve attendersi tutto dal mare, fa ! d' uopo allevi i suoi figli alla vita marittima: ma ; non perciò deve chiudere a loro 1 adito ad altre professioni, ai campi iufiniti di tutti gli studii ; nè deve j trascurare i minori cespiti di reudita come la pesca e j 1 agricoltura. Che se la natura fu avara alle terre d | Lussino, di molt' elementi, non la privò affatto della | possibilità di ricavarne una rendita. Le primizie possono trovare benis>imo uua coltura lucrosa, oggi chf i facili mezzi di trasporto le portano rapidamente t prezzi favolosi sui mercati delle grandi città del nord. Cosa nou ha caputo ta' e il celebre Cirio ? Ma perchè ogni elemento, di poca entità, possj (Imitare utile, occorre che lo spirito di associàziouf lo fecondi. „!spir:nnoci ad un largo patriottismo, l'in-teiesse pubblico si svolga tra noi più vigoroso, lo spirito di associazione fecondi le impr- j nostre, il sentimento della solidarietà fra tutti ì mbri d"1 nostro ■ paese ci tenga imiti e concordi, ? ;a patria ne verrà ! rigenerata, ritornerà in breve alla nisca floridezza, e giungerà a fissare durevolmente la sua prosperità." Così c'uiude il libro l'autore, e Dio faccia cne porti i suoi frutti. L'illustre Vidulich scrive nella sua prefazione che molta parte di amore alla patria ci sia nel dire il vero quando le giova ; egli disse il vero e adempì ad un sacio dovere; scrive ancora, che a dirlo ci voglia più grand' animo che a sentirlo, e questa massima di uno statista distinto, è giusta; se non che noi sappiamo ( he con pari grand'animo i bravi concittadini dell'autore, hanno ascoltate le verità; verità che loro stessi hanno rilevate e fatte conoscere a chi per tante qualità è fra loro distinto, e può rendersi utilissimo. Noi sappiamo che già da tempo ferve il lavoro a Lussino, e che si apparecchiano imprese degne delle tradizioni di gloria, la quale, per virtù sola dei cittadini fu continuata nelle pacifiche arditezze delle industrie marittime, e soltanto affievolita per opera di tempi sciagurati. L' illustre autore rivolse la parola ai suoi concittadini; e noi, e noi fratelli comprovinciali nou abbiamo forse bisogno di cousigli, di esortazioni, di guida ? Rispondano i lettori in cuor loro a questa domanda; noi abbiamo risposto a noi stessi e crediamo che il meglio che si possa fare si è di seguire l'esempio di Lussiu-piccolo. — Laboremus! PUBBLICAZIONI Arte del Dire. Tavole XXIV, del prof. Federico de Gravisi.— Napoli, Stabilimeuto tipografico Francesco Giannini e figli, 1884. — L' autore in questo libretto, di pag. 32. ha saputo associare i consueti ed antichi insegnamenti coi progressi fatti dall' Arte del dire, esponendo pensieri nuovi, nuove definizioni ed esempi, nel modo più semplice, conciso ed esatto. li lavoro del prof. Gravisi sarà perciò utilissimo non solo agli scolari, ma anche agi'insegnanti, pei quali diverrà un' ottima guida a seguire un metodo costante, uniforme, razionale. Le nostre vivissime congratulazioni all'autore e i nostri ringraziamenti pel dono gradito. Da Buenos Aires alle Sierre di Cordova. È un importante studio di geografia tìsica pubblicato nel Bollettino della Società Geografica Italiana, da queir illustrazione che è ormai il prof. Domenico Lovisato da Isola. Di Luciano da Lovrana, architetto del secolo XV, monografia storico - artistica dell' egregio prof. Paolo Tedeschi, pubblicata nell'Archivio Storico lombardo. Luciano Laurana. monografia storico-artistica del prof. Vitaliano Brunetti, iu risposta a quella del prof. P. Tedeschi e pubblicata nell'Annuario Dalmato 1884. Resoconto 1883 ( anno XIV ) della Società di Mutuo Soccorso di Pela, e (anuo II) di quella di Buje. Il Pompiere — cenni pratici e teorici su ir organizzazione. istruzione ed arredamento dei Corpi de' pompieri, con riguardo speciale alle istituzioni dei vigili di Pola — per G. Rodolfo Pons, ispettore dei civici pompieri già impiegato tecnico dell'I. R. marina di guerra, decorato colla croce d'oro del merito — con tavole ed illustrazioni intercalate nel testo. — Pola tipografia editrice Rocco e Bontempo, 1884. — Di questa utilissima pubblicazione ci riserviamo di scrivere in seguito; intanto ne raccomandiamo vivamente lo studio a tutte le amministrazioni comuuali. Varietà (OGGETTI ANTICHI) Annunciamo agli amatori di oggetti antichi che è in vendita a Vienna un piatto grande di raajolica, rabescato in oro, e recante l'iscrizione: Matteo Bar-| babianca vescovo di Pola (1576). Si potrebbe acquistarlo per fui. 60. Il vescovo Barbabianca fu dell' antica famiglia omonima di Capodistria, che diede alla provincia parecchi illustri, nelle armi, nelle lettere, nelle scieuze. — Nei dintorni di V'isignano furono trovali due belli oggetti antichi di bronzo: l'uno è un piatto grande, istoriato con figure mitologiche; uu vasetto 1' altro della forma di un calamaio sostenuto da tre satiri seduti. JKrrata corrige Neil' articolo: Per finirla pag. 11. linea 18 invece di „allora aggiunta all' Istria" leggasi ora aggiunta all' Istria. UAPODlòiKlA, 'A litografia ai tari*-t'norh. i'ietro AfaQOrtiZia — Anleu tiVavìtt eJit. e redmt. rtss[>*u.-i»l»U:.