L' ASS0C1AZI0NE per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 8 Gennaro 1848. jjg AVVERTIMENTO. L' indice per le prime due annate deli' Istria si sta stampando e verra distribuito la settimana prossima. Strenna triestina pel 1848. Ecco un libro da dono di capo d'anno per gentili damine, che sorte a cura di persona domiciliata in Trie-ste; ecco un libro che porta in fronte il nome di quest'in-clita citta in segno che e destinata per essa. Non di-remo del merito delle composizioni raccolte, che ne ha dato ^iudizio nell' Osservatore Triestino del 31 passato il D.r Yalussi, e noi lo rispettiamo; ma diremo invece un poco di bene, ed anche un poco.... non di male, che non sapremrao dirne al vero, ma qualche ghiribizzo che ci frulla pel capo. II merito di quest' operetta e dovuto al Sig. Came-roni, e noi lo lodiamo moltissimo pel proponimento, mantenuto con costanza da dieci anni, che Trieste dia anche in siffatte gentilezze, che i costumi odierni esigono qualcosa di adatto a toccare la sensibilita delle nostre damine. Non puo sconoscersi il merito di portare in-sieme si svariati componimenti e da vari autori; e non dubitiamo che la via da lui aperta non sara abbandona-ta, che la difficolta sta nell' aprirla e nel perseverare, facile sara il continuare—le nostre Signorine, abituate ad avere ogni anno una Strenna, non vorranno farne a meno. Egli e ben vero che la citta non ha ancora nu-mero tale di popolo di far si che le Strenne dieno com-penso, o mezzi di farle ancor piu di lusso di quello si e fatto; e che fuori di Trieste poco anzi nulla puo calcolarsi, e da quest' anno impoi anzi meno; ma la cosa verra col tempo, perche Trieste procede in ogni cosa, e non si rimane stazionaria. Se avessimo ad esternare desideri, ne diremmo due; l'uno che la Strenna fosse preceduta da un calen-dario, 1'altro che toccasse qualche argomento patrio. Non intendiamo mica un calendario come quelli che si attaccano ai muri, e che registrano santi, in serie che non sappiamo ove tolta. Ogni diocesi ha il proprio calendario, il quale diversifica dal calendario comune ap-punto per la commemorazione di santi che spesso hanno importanza per noi. Per esempio, nel mese di gennaio dei nostri calendari, vidimo commemorato S. Pietro Orseolo, ma cio vale per la diocesi di Capodistria, perche in Trieste e la commemorazione di S. Ilario, al quale tanto e dovuta la propagazione del cristianesimo fra noi nel ter-zo secolo; ne vidimo, per esempio, fatta menzione deli'in— dulgenza plenaria pel giorno del S. Nome di Gesu: di altri mesi non vogliamo parlare. Succede frequentemente che nascano equivoci per gli onomastici, perche la visi-tante ha il calendario di Vienna, la visitata il calendario di Milano, nessuna ha poi il calendario di Trieste, che e 1' unico il quale valga in tutta la diocesi. Pur troppo le feste dei nostri santi ed altre solennita o grazie di chiesa sono fra noi frequentemente propagate per tradizione od a voce. II calendario triestino viene ogni anno pubblicato per le starnpe, ma in latino che e la lingua della chiesa, e rimane ignoto a quelli che non sono di chiesa, e che pensano essere tutti i calendari eguali. Le Signore poi sono quelle che avvertono nelle famiglie. La citta va disponendosi a formare una sola famiglia non di chiesa soltanto, ma civile; i novelli gia riconoscono questa per loro patria, e sarebbe tempo di avvertirli di quanto hanno religiosamente di comune. L' altro desiderio di avere qualche argomento patrio, ci seinbra anche giovevole a tener vivi i vincoli comuni che ci uniscono. Ma ne deli' uno, ne deli' altro intendiamo che sieno piu che desideri, nostri soltanto; conosciarao che il se-condo sarebbe unito a qualche difficolta; ma li manife-stiamo perche il Sig. Cameroni si convinca che abbiamo letto il suo libro. Annuario marittimo del Lloyd Austriaco. Contemporaneamente alla Strenna Triestina usci pel primo deli' anno 1848, 1' Annuario marittimo, quella per le signorine, questo per gli uomini, non di ogni classe, ma di molte assai; dacche non i soli marittimi, non i soli viaggiatori, non i soli commercianti, ma quelli che vogliono giudicare delle condizioni nostre marittirne e com-merciali, che vogliono giudicare delle condizioni locali, ed indagarne le cause dello stazionamento o dello scemare o del crescere, vi trovano ottimi materiali. Non penseran-no cosi quelli che credono doversi dare soltanto diletti ali' umana famiglia anche coi prodotti della penna; non penseranno cosl quelli cui fa noia il cercare materiali, il porli di confronto, il trarne argomentazioni che possano ridondare di vantaggio; non penserebbero cosi i noslri vecchi, che riputavano lo scrivere siccorae oziosita o distrazione, o che riguardavano ogni divulgazione ad altrui intelligenza siccome mezzo a rovinare i propri affari, si-mili in ci6 ai fanciulli che temono manifestare cio che fanno, o ad ammalato che schiva il narrare come si sen-ta per tema che si svelino i peccati di sua gioventu. Ogni ramo di agire e di sapere sente tosto o tardi la necessita di usare dei mezzi di diffondere le conoscenze e di trarre vantaggio dalla comune intelligenza; e come altrove e necessita di occuparsi di cose piacevoli, perche le utili non lasciano desideri, cosi fra noi e necessita di occuparsi degli interessi materiali, dei quali ab-biamo bisogno per sostentare la vita, attendendo che giun-ga il giorno in cui, fatti agiati come altrove, potremo ad altro rivolgere la mente; 1'operare e diretto 11 ove vi ha il bisogno. L'Annuario che esce alla luce, e annunciato come prima annata; cio fa conoscere che ogni anno ne uscira uno, e come i Giornali del Lloyd hanno saputo progre-dire e salire in celebrita, altrettanto avverra deU'Annua-rio; e non dubitiamo che 1' Annuario medesimo disporra il pubblico a sentirne il bisogno e 1' utilita, appunto come i piroscafi hanno fatto conoscere la necessita e 1' uti-le delle mutue comunicazioni. Quindi plaudendo al divi-sainento, non esigerassi nel primo saggio cio che sara appena il frutto d' esperienza da un lato e di aggradi-mento dali' altro. Non diremo dei vantaggi che il pubblico marittimo e mercantile puo trarre da questa pubblicazione, nella quale vi sono notizie sui calendari, ed il corso dei piroscafi, e que!lo delle poste e dei procacci; sui stradali soliti e sulle strade ferrate; e la distinta di tutti i navi-gli austriaci a vela quadra, e dei piroscafi e le indica-zioni sui llusso e riflusso del mare nella rada di Trieste, e le notizie sui L!oyd e gli indizi meteorologici tratti dalla pratica del popolo, depositata in detli tradizionali; ed il sistema delle contumacie per la peste orientale; ma indicheremo piuttosto quelle deduzioni che si possono fare da qualcuna delle notizie date. Per eseinpio, il ve-dere in un circolo che da 34 anni ha la stessa ammini-strazione, abbondante la costruzione marittima in quelle parti che sono le meno protette da naturale ricchezza, siccome ai Lussini che conta 33 navigli costrutti in quei cantieri, Cherso 8, la costa deli' Istria da sei secoli au-striaca 7; mentre sulla costa occidentale per tanti titoli piu ricca, Rovigno conta 6 navigli, Capodistria 4, e questi per la massima parte, costrutti da stranieri a questi por-ti, ci e prova che non le condizioni amministrative, co-muni a tutto il circolo, sieno cagione che 1'industria navale non possa prosperare, ma che altre cause debbansi cercare, perche si tenga aliena alle attivita deli' em-porio triestino, il quale e un fatto compiuto che voglia o non voglia non puo distruggersi. II prospetto della marina indicante di ogni navi-glio, il luogo di costruzione, il genere di fodera, la por-tata, il proprietario, il capitano, ci pare bellissimo materiale; vi faremmo volentieri delle considerazioni, ma ne abbiamo le notizie sufficienti, ne ci azzardiamo di dire piu che in termini generali, essere Trieste centro precipuo, seguire Venezia, occupare Fiurne pošto rag-guardevole, la sponda orientale deli' Adriatico annodarsi ali' einporio triestino, non per effetto di imperiosita, ma di conoscenza delle condizioni economiche. Volentieri faremmo delle considerazioni sui nomi che si impongo-no ai navigli, destinazione di nomi che nella generalita svela, senza forse volonta, cose che oggidl non vogliamo discorrere. Negli anni successivi non sarebbc forse mal a pro-posito di aggiungervi la storia della marina nostra, non gia dai tempi romani, ma dali' epoca della fonda-zione dell'emporio; le vicende storiche darebbero spie-gaziono del come sia giunta allo stadio d' oggidl, e da queste vicende potrebbe dedursi quale stabilita di vincolo 1' unisca ali' emporio di Trieste. Le notizie sullo stabilimento del LIoyd Austriaco bastano per far conoscere 1' organismo e lo stato posi-tivo; ma non sarebbe fuor di proposito di discorrere della influenza che esercita sulla pubblica materiale prosperita, uno stabilimento il quale fa' muovere 31 bastimenti a vapore, ha un personale di 1200; uno stabilimento che pone in contatto le regioni piu remote, che ravvicina provincie e le unisce ad una citta, cjuasi a centro di movimento; che nella citta medesima ove risiede e occasione a ravvici-namento di persone e di pensamenli, che si e fatto au-tore e propagatore di letteratura mercantile, non peranco veduta o sospettata, quale influenza abbia sulle menti di una giovane citta, che va appena a comporsi in famiglia, che va appena ad adottare propria vita. E quan-tunque il tempo sia da qualcuno giudicato preinaturo, ! pure il ragg-io di attivita mosso dal Lloyd e si attaccato a cardine tisso, e si esteso, si pronto il movimento che fino da ora potrebbesi dire molto, e facili sarebbero le profezie, perche deduzioni pressoche immancabili di elementi certi. Abbiamo letto con piacere i proverbi maritlimi del professore Tonello, parendoci assai sicuro il modo di venire a conoscenza della verita per 1' esperienza di secoli conservata dalla tradizione. Vi sono in' ogni ramo di scibile due sapienze, 1' una della seuola, I' altra della vita; deli'una e depositario e cultore il corpo dei dotti, deli'altra e depositario e cultore il pop olo, e queste due sapienze variano assai per indole e per effetti. Imper-ciocche la sapienza che diremmo dotta sforza la mente a rilevare la ragione di ogni cosa fino a toccare il limite oltre il quale e la sapienza di Dio e non deli' uo-mo, e quando 1' uorno tenta varcarlo, si avvolge in te-nebre tali da non iscorgere nemmeno quella luce che 1'ha guidato fino al confme; la dottrina corre pericolo di aberrare in ipotesi ed in sistemi, ed e custodita sol-tanto in quel grado, con quel salire e decrescere, nel quale si trova la civilta pubblica di un popolo. Non cosi 1' altra, perche piu umile si accontenta di raccogliere fatti, piu costante perche non facilmente sedotta da ipotesi; piu duratura perche si conserva nel popolo anche quando cade in quella che dicono barbarie, piu certa perche tratta da esperienza di secoli. E la sapienza del popolo e assai estesa, e vi hanno pochi rami dello scibile che non sieno abbracciati. Oueste due sapienze dovrebbero mutuamente pre-starsi soccorso, ma spesso cio non avviene; perche il dotto črede talvolta al di sotto della propria dignita lo scendere fra il volgo, e preferisce dettare i suoi canoni seduto comodamente al tavolo e pei soli dotti; il popolo e diffidente dei dotli perche vedendoli speculare al tavolo li ritiene per sognatori, ed e di loro che intende quando dice la pratica val piu che la grammatica. II che esprime appunto la mutua posizione dei due saperi, la superiorita che 1' uno pretende sull' altro, ed il pen-sare del popolo che ritiene se per snpiente, dotti gli al-tri, ai quali spesso nega assolutamente il sapere. Noi chiederemmo volentieri a tutti quelli che hanno frequen-tato le scuole, sia alte sia basse, sia volgari sia titola-te, se dalla dottrina avuta ne trassero piu che un lume per appropriarsi la sapienza, ed applicarla alla vita pratica; lume spesso appannato, spesso superbo ed intolle-rante di ogni altro; chiederemmo quale sia il sapere di quelli che dichiarati addottrinati, credettero anche di sa-per tutto, e chiusero in quel di il libro e le orecchie. Lodevole divisamento parve a noi quelIo del pro-fessore Tonello di raccogliere la sapienza popolare sull'a-ria e sul mare per rispetto alla sicurezza del navigare, sapienza sciolta in canoni come e appunto delle leggi e degli aforismi medici, vestita in forma di versi, siccome e delle antichissime leggi; lodevole il pensamento di trarre o conferma o notizia di questa sapienza, non solo dalla bocca del popolo, ma anche dai libri degli antichi che la tramandarono; di quegli antichi che senza tanta pro-fusione di academie, di universita, di licei e di che so io, ebbero tanta sapienza in ogni cosa che es-senzialmente interessava la loro vita, e con ben minore fatica di noi, che dopo lavorato per apprendere la dottrina, dobbiaino lavorare per distruggerne gran parte, a fine di sostituirvi il sapere. Ma un desiderio esporremo al professore. Ogni provincia fisica, venendo costituita appunto dalla materiale sua configurazione di monti, ed ognuna essendo in contatto con altra di diverse condizioni fisiche, ne viene che i canoni generali possano subire talvolta delle mo-dificazioni, e che la configurazione peculiare di una provincia mostri fenomeni, che sono indicazioni certissime delle future condizioni atmosferiche. Noi sappiamo di certa scienza che le sommita del Monte Maggiore, del Nanos, del Nevoso ed altreaneora; che le vallate deli'al-tipiano del Carso, e gli ingressi delle Caverne, che le vallate inferiori, danno appariscenze di non dubbia con-seguenza; che altre moltissime ve ne sono; e che da queste se ne trassero proverbi, dei quali si dira che sieno conlidati ormai a poehe persone forse piu ai ter-rigeni che ai marini (parliamo di Trieste), e che appunto per essere particolari di questa provincia non hanno quell' interesse per la navigazione, come le generali. Di queste vorrernmo pregarlo a farne raccolta, siccome materiale di sapienza; non le trovera vestite in versi, ma sara grandissimo giovamento allo studio della nostra ter-ra, che ha gia cominciato, e che progredisce; non man-chera, speriamo, agio ne tempo di darvi poi la forma. Prendiamo felice augurio dalla comparsa dell'An-nuario; siflatte cose non naseono repentinamente, ne cre- scono belle e fatte, conviene anzi lasciare che crescano non selvatiche, ma spontanee sebbene curate. Abbiamo veduto trasportarsi in queste regioni rose d' altri paesi, e la eoltivazione piu attenta, piii sollecita, piu dispen-diosa non valse a fare che allignassero; abbiamo veduto trasportarne altre con grande dispendio e cura, presero radice, ma ogni cura fu inutile, divennero come le rose nostrane; abbiamo veduto pigliare le nostre rose selvatiche, trascurate, ignorate, trasportarle in giardino e poca attenzione, poca cura, poco aiuto bastarono a fare che crescessero belle e rigogliose. Auguriamo ali'Annuario lunga vita, e sempre mi-gliore aumento; ne dubitiatno che il proponimento di al-largare le basi, che nel primo anno sono traccie, avra il suo effetto. Vorrernmo dire qualcosa sulla venusta tipografica di quest' operetta e della Strenna triestina, e di altre opere uscite dai torclii, ma la Tipografia ricusa di stam-pare cio che vorrernmo dire, e quindi per ora se ne staremo zitti. Dell'Ordine serafico di qualche provincia, e di alcuni conventi francescani d' Istria del P. C. " L' archeologia, non men che 1 a filologia, — seri-veva non ha guari un filosofo — ben lungi dali' essere una scienza sterile o morta, e viva e fecondissima, perche oltre al rinnovare il passato, giova a preparare l'av-venire delle nazioni. Imperciocche la risurrezione eru-dita de' monumenti nazionali porta seco il ristauro delle idee patrie, congiunge le eta traseorse eolle future, ser-ve come di tessera e di taglia ricordatrice ai popoli ri-sorgituri, destandone e alimentandone le speranze eolla sveglia e coll'esca delle memorie. Per questp verso le ruine sono spesso il ritrovo delle generazioni disperse, e la coscienza superstite delle genti dome ed abbattute; le quali dissipate ed oppresse dalla forza e dalla violen-za, e talvolta spogliate perfino del nome e della lingua, vivono aneora per qualche guisa e perennano nei monumenti dei loro avi „. Da questo brano si seorge che conto debbasi fare delle anticaglie. Gli ordini religiosi, si benemeriti della religione, delle lettere, delle setenze, delle arti, deli' agricoltura, deli' industria, e del commercio, hanno grand' importanza per la storia; che i cenobi furono asili di virtu, -nidi di pieta, archivi di preziosi documenti, ricettacoli di eru-dizione, focolari di dottrina, donde partirono quelle be-nefiche fiamme, che fugarono le sparse tenebre del me-dio evo ed illuminarono il mondo. Nell'istriana provincia, in questa piccola lingua di terra ebbero stanza vari istituti inonastici d' ambidue i sessi. Farebbe cosa non tanto grata e lodevole, ma eziandio utile e meritoria chi potesse compilarne la storia dalla loro origine fino alla nostra eta; poiche cotale storia ecclesiastica conferirebbe non poco a spiegare le condizioni morali e materiali deiristria nei tempi andati. Ma dove raccapezzare gli elementi? come trovar il bandolo di si intricata matassa? come mettersi in cammino e progredire nel buio di si fitta notte, senza romper la navicella allo scoglio dell'er-rore. Gran parte della storia delle corporazioni reli-giose, che dimorarono in Istria, giace sepolta sotto le ruine dei loro chiostri. Potendo disseppellirla, si trarreb-be gran profitto. Noi confessiamo ingenuamente di non poter prestare cio che da pochi assennati, giudiziosi e caldi di patria carita ardentemente si desidera. La storia non si succia dalle dita, non si cava dali' immaginativa, ma dalle fonti genuine, e senza queste, riguardo ai tempi preteriti, si scrivono non fatti, ma opinioni, baggia-nate, fanfaluche, fantasime, che divertono, non istruisco-no. Abbiamo pescato in vasto mare, e cio che ci venne fatto di pigliare daremo di buon grado, onde spargere qualche raggio di luce, il quale forse servira di scorta ad ulteriori ricerche. Diremo succintamente della fon-dazione, propagazione, gerarcliia e divisione deli' Ordine serafico, di alcune provincie francescane, e di alcuni conventi istriani spettanli alt una od ali' altra di <]ueste provincie, pregando i lettori ad accogliere benignamente le notizie che siamo per dare. L' Ordine serafico ebbe origine e nome da quel Francesco, il quale sorti i suoi natali in Assisi, colla vasta sua mente, da luce superna illuminata, comprese meglio che verun altro filosofo i bisogni del suo tempo, e non meno coi precetti che coll' esempio confuse que' superbi novatori, che sotto la larva d' imitare la poverta del divino Redentore e degli Apostoli, la cattolica chiesa travagliavano. Distaccato dai beni fugaci, largo di limo-sine ai poverelli, intento al ben operare, tendente ali' a-pice della cristiana perfezione, al principiare del secolo XIII gitto nel suolo natio la semente, onde allefico, pul-lulo e crebbe quell' albero che stese i suoi rami, onusti di frutta, pel mondo a benefizio degli uomini. Ne gli venne meno la protezione della santa Sede apostolica; che Innocenzo III nel 1220 a viva jvoce, ed Onorio III nel 1219 con autentico documento si compiacquero di approvare la regola, che il Santo prescriveva ai suoi commilitoni. Non contento di aver uno stuolo d' imitatori in Italia, ando in Ispagna, in Portogallo ed in Francia, e per ogni dove fu accolto con tanta ammirazione, con tanta riverenza, con tanto amore, che non solo s' ebbe molti seguaci ma eziandio čase per albergarli. L'Ordine si diffuse con tale celerita in tutte le regioni d' Europa, che nel 1219 al capitolo generale celebrato in Assisi comparvero oltre 5000 Francescani i quali per umilta si nominavano Minori, ed alla fine del secolo XIII si nu-meravano nella chiesa latina piu che 1000 cenobi eretli in Italia, in Ispagna, in Portogallo, in Francia, in Ger-mania, in Austria, nella Carniola, nella Croazia, nell'Un-gheria, nella Bosnia, in Dalmazia, nella Liburnia, nell'I-stria ecc. Una societa senza rettori rassomiglia ad una nave senza timoniere lasciata in balia d' imperversanti flutti, che alla perfine rompe a qualche scoglio e nau-fraga. A ben reggere la numerosa famiglia, che milita-va sotto la bandiera del serafico Palriarca, successiva-mente si čred una gerarcliia, cioe il generala/o, il vi-carialo, il provincialato, la custodia, la guardianeria. A tutto 1' Ordine, fin dal suo esordio, fu con giurisdizio-ne universale proposto un Superiore col titolo di Mini-stro generale affinche salutevolmente influir potesse in tutti i membri del formato corpo. Piu tardi il Capo, im-mediatamente o mediatainente scelse alcuni uomini savi e prudenti, onde facessero le sue veci in varie regioni d'Europa, e questi furon nominati Vicari generali. Dopo i Vicari generali oceupavano pošlo elevato i Provinciali, che ordinariamente esercitavano la loro giurisdizione nei conventi di una o piu provincie politicamente divise. Se i cenobi al potere di un Provinciale soggetti erano dis-persi in varie provincie discoste 1' una dali' altra, la re-ligiosa provincia si suddividea in custodia; quindi ai Provinciali nella gerarchia della serafica religione succedeano i Custodi. Finalmente ad ogni cenobio presiedea un guardiano. I religiosi di un convento obbedivano al guardiano, i guardiani al custode, i custodi al provinciale, i provinciali al vicario generale, ed i vicari generali al ministro generale. Cosi fu organato 1' ordine di S. Francesco d'Assisi: il ministro generale fu la fonte e rimase il centro. II serafico Patriarca, filosofo, santo avente il cuore segregato da tutte quelle cose che i piu degli uomini amano con tanta intensita di alfetto e cercano con tanta avidita, affinche i suoi figliuoli, sciolti dai lacci dei beni terreni, intendessero piii facilmente alle cose di spirito, e con minor rammarichio abbandonassero questa bassa dimora, pose per fondamento del suo ordine la povertai Gia nei primordi della serafica religione i Frati Minori erano divisi di opinione in riguardo al possesso delle cose temporali, potissimamente dei beni immobili, che altri diceano non poter i seguaci del patriarca de'poveri posseder certe cose temporali, altri ostinatamente difen-deano non esser interdetto il possesso delle cose ne-cessarie ai bisogni della vita presente ed alla cultura dello spirito e del cuore: ossia i primi stavano per la rigorosa, e quasi direi eccessiva osservanza della regola; i secondi per un' osservanza piu benigna e piu larga. Ouelli che zelavano la rigida osservanza della regola fu-rono chiamati Zelatori, Rigidi, Spiriluali; e quelli che teneano il contrario fu imposto P obbrobrioso nome di Rilassali e Sensuali. Indarno i sommi pontefici Innocenzo IV 1' anno del Signore 1245, e Nicolo III nel 1279 tentarono di sopire le nate liti e di riunire i discordanti, dichiarando con emesse bolle che i Minori poteano avere per proprio uso fondi, čase, suppellettili, libri ecc., e riservando alla santa Sede apostolica il diritto di pro-prieta, di modo che non fosse loro lecito di alienare le cose spettanti ai cenobi, senza 1' intervento della ponti-ficia autorita. (Sara continualo.)