L' ASSOGIAZIOHE per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 30 Settembre 1848. M š*—58. Pubblicita delle Sedute Municipali in Trieste. Una voce corse pel pubblico e la crediamo sincera, la guale annunzia, che la Commissione Municipale provvisoria ha deliberato di aprire le porte della sua sala, e di ammettere il pubblico ad udire come vengono trattati gli affari del Comune. Questo porsi sulle vie del Iibera-Iismo, sulle vie ordinate dalla costituzione, seguite dal Parlamento costituente, non e gia dovuto al giornalismo; avevamo cantata la canzone or sono parecchi mesi, ma inutilmente, la ripigliamo nell' occasione della formazione del Consiglio Municipale, ma crediamo che la misura sia dovuta al coraggio di alcuni dei Membri della Commissione, ed alPesempio dato dalla pacifica Gorizia, che invase la sala del suo Municipio. La Dalmazia, il Litorale intero pendettero- dal maržo in poi da Trieste; fedeli ali'Austria al pari di Trieste, avevano gli occhi rivolti su questa citta, la quale poteva muovere tutta la costa, e se da qualche tempo il nome di Trieste suono ingrato, egli e perche credettero che Trieste pensasse a staccarsi dali'Austria per farsi Germanico, e volesse non gial'o-nesta e dolce libertš del proprio reggimento municipale, ma stolta e tirannica denominazione per se e per gli altri. Sia lode a quelli che amici di liberta, non lo furono meno di ques ta citta, e gli interessi suoi, e la sua condizione di precipua aila costa superiore deli'Adriatico, pre-ferirono a pensieri piu ristretti. Ouesta pubblicita come fa onore aila Commissione fara che il pubblico 1' abbia in migliore estimazione, perche sapra direttamente la verita. La pubblicazione dei dibattimenti e altra cosa neces-saria per la conoscenza degli alfari pubblici, e per P istruzione di questa citta e pili oltre ancora. Fino dali' in-stituirsi della Commissione il giorno lmo. aprile, avevamo offerto il nostro giornale, e la nostra comunqe meschina penna, per sostenere P Amministrazione nella via del giornalismo, mezzo oggidi indispensabile di pubblico governo; ma P uno e 1'altra vennero ricusati, preferendo la Commissione di fare altrimenti. Le quali cose sve-liamo, non a jattanza, ma a nostra giustificazione contro i molti che ci rimproverano di non aver fatto nulla pel Comune. Ne questa era offerta per entrare in sala, come forse si temette; abbiamo abbastanza pratica delle cose municipali, per saper vestire in forma conveniente a giornale, le succinte annotazioni di un protocollo, e per arrivare alle motivazioni quand'ancjie non tutte espresse; e cre- devamo che il ministero di Nodaro del Comune che ci e proprio fosse qualche titolo. Allora non v'erano che due fogli, il Giornale del Governo, e questo nostro. Nuovo Consiglio Municipale. Non abbiamo nuove del Consiglio Municipale. Udiamo che fra i rinunciatari vi sieno, il Dr. Cronnest A., il Dr. G. Vicentini, i Sigg. Trppeani P., Aquaroli A., Rus-coni G. A., Regensdorff C., Redaelli Giuseppe. Corre voce che ventisei degli eletti abbiano accet-tato, e che gli altri attendano non sappiamo poi cosa; corre voce di qualche condizione da apporsi ali' accetta-zione, ma non crediamo cio. Non si contrattano le mansioni, od il servigio pubblico. Frattanto la Commissione continua. - Proverbi. Nel Libro d'oro del Consiglio Municipale di Trieste deli'anno 1582, troviamo scritte alcune massime le quali erano, diremo cosi, le instruzioni ai Patrizi d'allora. Sono in latino e le dobbiamo aila gentilezza del Sig. Luigi de Jenner; sono massime dedotte dalla divina eter-na Sapienza, dalla antica filosofia, ci piace ripeterle. Temere Dio. II principio d'ogni sapienza e il timore di Dio. La pienezza della sapienza 6 in chi teme Dio. II timore di Dio rallegrera il cuore, dara letizia e gaudio nella lunghezza della vita. A chi teme Dio, non avviene male. In tutte le tue vie pensa al Signore, • ed esso dirigera i tuoi passi. Temi il Signore, e tienti lontano dal male. • Consultare bene. Non declinare ne a destra ne a sinistra, allontana il tuo piede dal male. Quelli che agiscono con consiglio, si reggono con sapienza. La volonta dei reggitori sia su labbra giuste, chi parla il giusto verra amato. I pensieri si disperdono dove non e consiglio, dove sono molti i consiglieri si rafferinano. Dove non vi e reggitore, il popolo si sfascia, dove molti i consigli ivi 6 salute. Vincerai meglio col consiglio di quelloche coll' iracondia. Gli uomini pestilenti rovinano la citta, i sapienti allon-tanano il furore. Nell'esaltazione dei giusti vi e molta gloria, regnando gli empi avviene ruina degli uomini. Non si fanno cose grandi colle forze o colla velocita del corpo, ma col consiglio, colla gravita, colla pru-denza. Vegliando, agendo, consigliando bene ogni cosa va pro-speramente. Non fare cosa alcuna senza consiglio e non ti pentirai dopo il fatto. Bene consultare e il massimo dei guadagni. Non e turpe di mutare colle cose il consiglio. Nelle consultazioni non solo deve guardarsi cio che e il piu bello, ma cio che e possibile di fare. Ouanto sei per fare, fallo con prudenza ed abbi presente il fine. Consulta lungamente. Consulta a lungo, eseguisci celeramente cio che hai de-cretato. Delibera lentamente, sollecita costantemente cio che avrai decretato. I consigli non devono precipitarsi, ma conviene procedere a modo dei vecchi. Pondera ogni cosa prima di deliberare. Si deve deliberare lungamente cio che deve adottarsi una sol volta. Consiglia prima di fare, a cio che non agisci inconsi-deratamente. Prima di cominciare consulta, quando avrai consultato maturamente, e bisogno di agire. Nel discutere consigli la precipitazione e nemica della mente, e stringe gli occhi. Non parlare temerariamente. Non parlare temerariamente, ne il tuo cuore sia veloce a proferire. Nel multiloquio non manchera il peccato, ma chi modera le proprie labbra, e prudentissimo. Cio che devi dire, pondera prima nell' animo tuo, la lingua precede facilmente il pensiero di molti. Chi custodisce la propria bocca, custodisce la propria anima, chi e sconsiderato nel parlare, prova il male. Non parlare repentinamente, questo e indizio d'insania. L' ira e la precipitazione sono cattivi consiglieri. Usa silenzio E grande virtu il guardare il silenzio. Custodisci meglio il deposito di parole, di quello che del danaro. Giova alla Patria. Devi avere riguardo piuttosto alla patria periclitante di quello che alla sicurezza privata. L'utilita pubblica deve anteporsi all'odio privato. Devi posporre il vantaggio privato al vantaggio del comune. E dolce ed onorifico il morire per la patria. Dobbiamo provvedere alle cose del comune, deposto ogni timore. Non siamo nati soltanti a noi, la patria vuole una parte della vita, altra gli amici. E del prudente il vegliare che non avvenga il male di tollerarlo fortemente se glie ne avviene. " E prossimo agli Dei chi e mosso da ragione anzi che da ira. La solerzia e la prudenza nei consigli e di maggiore im-portanza in chi regge, di quello che le forze nel combattimento. Sii giusto. La fede e il fondamento di ogni giustizia. 0 voi che giudicate la terra, »mate la giustizia. La giustizia custodisce la via deli' innocente, 1' empieta ajuta il peccatore. Chi segue giustizia e misericordia trovera vita, giustizia e gloria. La memoria del giusto sara in lode, la časa degli empi in putrefazione. La giustizia del semplice dirigera la sua via,' 1'empio crollera nella sua stessa empieta. La citta esultera pella benedizione dei giusti, verra sov-vertita per le parole deli' empio. La časa deli' empio verra distrutta, i tabernacoli dei giusti saranno in elevazione. La giustizia e P equita fanno durevoli gl' imperl. La fortitudine e oziosa, se la giustizia non 1'accompagna. Non hanno bisogno d' armi quelli che agiscono col diritto. Non si deve fare piu di quanto e equo. Giudici. Officio del giudice e seguire la verita. Non cercare di essere fatto giudice, se colla tua virtii non puoi rompere l'iniquita, affinche non abbi a temere la faccia del potente. II giudice sapiente giudichera il suo popolo, il principato del sapiente sara stabile. Chi funge magistratura deve ascoltare le cose giuste e le ingiuste. Ottimo giudice e quel!o che presto intende, e pondera-tamente giudica. Non affidare agli stolti P officio di giudice. La volonta precipitata del Giudice, e matrigna della Giustizia. Giudizio. Prima del giudizio, approntali giustizia, prima di parlare apprendi. A Dio piace piu che sia fatta giustizia e giudizio, di quello che le vittime. E meglio peccare di misericordia di quello mancare di giustizia. Non accettare doni. 1 doni accecano gli occhi dei sapienti e cangiano le pa- role dei giusti. L'accettazione dei doni, e prevaricazione di verita. L'empio accetta i doni, a fine di deviare dai sentieri della giustizia. La giustizia si viola prontamente coll' oro. Sii integro. La gloria deli'uomo e di sorpassare le cose inique. Chi cammina semplicemente, cammina contidentemente. Chi e buono cerchera grazia in Dio; chi confida nei propri pensieri, agisce empiamente. Sii Sapiente. Ogni sapienza vien da Dio. La sapienza deli' uomo splende nella sua faceia. II Signore fondo la terra colla sapienza, stabili i cieli colla prudenza. Chi e sapiente ascolta consigli. II sapiente nelle parole, fa amabile se medesimo. II sapiente e ottimo. Chi e sapiente nel cuore verra detto prudente, e chi e mite nel parlare trovera ancor di meglio. L' erudito nelle parole, trovera il bene, chi spera nel Signore e beato. La mente del giusto medita la sapienza, la bocca degli empi abbonda di male. Beate le citta che si reggono dagli amici della sapienza. Sii prudente. La sapienza riposa nel cuore del prudente, ed erudira anche gli indotti. II custode della sapienza trovera il bene. La sapienza risplendera nella faccia del prudente. 11 cuore del prudente possedera la sapienza, e le orecchie del sapiente cerca la dottrina. Sii virtuoso. II primo grado della virtu si e 1'astenersi dalle male opere, il secondo dalle male parole, il terzo dai pensieri cattivi. E buono quanto viene fatto per comando di virtu. E conveniente di essere illustre per virtu, non per sangue, I buoni schivano di far male per amore 'dejja yirtu, i cattivi per timore delle pene. Sii modesto. In ogni cosa conserva mediocrita e modestia. In tutte le cose osserva il migliore temperamenta. Fuggi ogni eccedenza in qualunque cosa. Le cose moderate, durano lungo tempo e con cio si fanno migliori. Concordia, discordia. Nuia cosa giova a rassodare il reggimento, piu che la benevolenza dei cittadini. L' Curazie sarebbe 1'agro deli'antica Egida, quell'agro su! quale aveva giurisdizione laiča il-Consiglio decurionale, e P ebbe ecclesiastica il Capitolo cattedrale. II quale Capitolo ebbe ančhe giurisdizione in Albuziano, che sen-tiamo detto Arguzan, e leggiamo scritto Obizan; la quale giurisdizione non potrebbe spiegarsi (se si vuole per-■sistere nella continuita di territorio) se non supponendo Corte d'Isola, che e Parocchia, emancipata da Isola. Quest'agro che sarebbe proprio della citta; com-prenderebbe in se il colonico e misurerebbe due legli« quadrate o 20,000 jugeri austriaci, pari a 40,000 jugeri romani alPincirca. Altra volta abbiamo manifestato il sospetto che 1'antica Egida fosse colonia romana, e che 1' agro colonico si stendesse per la valle di Costabona. L'agro colonico di Trieste fu continuato come si ha da chi ari indizi; quel!o di Capodistria sembra essere stato diversamente (e come pensiamo ) collocato sui colli che fanno cerchio alla citta, e sui quali si riscontrano fre-quenti nomi di predii romani nelle parti piu basse, e da Pomiano a Costabona abbracciando diecimila jugeri romani, all'incirca. Non sappiamo se presso Costabona si conservino nomi romani, la decima laica che pagava sarebbe a dir vero indizio contrario; pero molte cose si cangiarono dove novella razza di popolo occupo terreni senza farne come sembra l'acquisto. Ouesto sospetto che 1' agro colonico dechinasse verso Costabona potrebbe per altra via ridursi a certezza. 11 Santo Patrono di una Diocesi non veniva sempre festeg-giato di precetto in tutta la Diocesi, ma soltanto nell' agro colonico, come era ed e il caso di Trieste con S. Giusto. S. Nazario e festa di precetto per tutta la Diocesi, ma questa disposizione potrebbe essere non tanto antica, e potrebbe verificarsi come si praticasse prima. Nel festeg-giare il Santo potrebbe essere che i Pievani di qualche Chiesa abbiano esclusiva o precedenza in qualche fun-zione; le antiche leggende delle vite dei Santi potrebbero contenere indicazioni precise. II territorio entro il quale soltanto si festeggiasse qualche Santo dei piu antichi potrebbe dare norma. I sette castellieri che fanno corona a Capodistria, sembrano veramente indicare che P agro colonico fosse alPingiro della citta, un po minore delPattuale sottoco-mune di Risano, ma non escluderebbero che si estendesse anche d'altra parte. Un Santo vi ha del primo secolo della Chiesa, per nome Elio, e questo sarebbe nome di famiglia ingenua e pretta romana, sia che vi spettasse per sangue o per adozione allora assai frequente. Di quest' Elio si dice che fosse da Costabona. Cocci, monete, strumenti, idoletti sarebbero indizj, perche i romani tras-portarono da pertutto le loro pratiche;ne le popolazioni celtiche, o barbare giunsero a tanto anche nell' imitazione; le inscrizioni di persone romane sono guida si-cura, noi non ne conosciamo che una sola da presso Pomiano. Ma fosse l'agro colonico soltanto intorno Capodistria, o dilungato verso Costabona, si vede che il territorio complessivo era sufficiente a governo di comune, sufficiente alle instituzioni di chiesa e civili, presidiato da castella in ripetuto ordine, e bene disposte. Tra Pomiano e Maresego passava la strada principale che da Trieste metteva a Parenzo, altra da Pomiano mettevaper la Valle al porto di Castel Venere ora interrito, ma dove ancora si veggono le traccie deli' antica stazione dibarche. E questo agro e testimonio della condizione in cui era quella citta, condizione inferiore allora a quelle di altre nella provincia. I Patriarchi la vollero alzare e la predilessero, e ne ampliarono le giurisdizioni, ma fu prov-vedimento che non ebbe durevoli conseguenze per cause diverse. Prime Strade per 1'Emporio. La citta di Trieste offre nella sollecitudine di con-servare le memorie della propria storia, singolarissimo contrasto fra i tempi in cui esisteva soltanto come citta, ed i tempi in cui divenne emporio mercantile. lmper-ciocche durano a testimonio delle vicende e della condizione di citta le lapidi, i monumenti dei tempi antichi, i diplomi, i codici, le monete, gli edifizi, le tombe, gli stemmi dei tempi del medio Evo; le carte e le raccolte storiche di dotte persone del tempo moderno fra il 1500 ed il 1700, per modo che la civilta nel suo progredire, ed il retrocedere, le vicende, le forme di amministrazione, il diritto in ogni suo ramo, si possono facilmente riconoscere e segnare ad ammaestramento dei presenti e dei posteri. E delli stampati diremo soltanto che il corpo delle leggi municipali colle leggi addizionali fu due volte pubblicato, P ullima volta pochi anni dopo che fu proclamato il Portofranco. L' Emporio e la novella citta, fecero tutto il contrario; le stesse leggi che lo costituirono non vennero raccolte; quelle leggi che dovevano essere la guarenti-gia dei privilegi tanto discorsi, si poco conosciuti, sono piu rare a trovarsi che non le monete dei Vescovi di Trieste; delle vicende deli'Emporio niuna storia, niuna memoria, se non qualche scarso panegirico, che aperta-mente si manifesta come grattatura di orecchi per bu-scare qualche moneta. L' indole delli due corpi, fu talmente diversa che si direbbe avere voluto la citta ope-rare pubblicamente e inostrare alle generazioni future il senno che ebbe, sperandone elogio; avere voluto P emporio agire secretamente, mostrare alle generazioni future le proprie ricchezze, per evitarne il biasimo. Pure non fu cosi P operare deli' Emporio, perche anzi molta saggezza si riscontra in quelle poche cose, delle quali si puo fare, diremo cosi scoperta. Si, scoperta, perche la citta non curo fare raccolta delle cose deli' Emporio, e P Emporio non curo fare raccolta delle cose proprie; uno spirito di disprezzo per tutto cio che mostrasse sapienza cel6 a noi gli avveni-menti del secolo passato; perche la sapienza fu scam-biata colla deslrezza, con quell'arte cioe che e dei bos-solottieri. I privati ripostigli, i pubblici arcnivi non cu-' stodiscono quella supplica che i Triestini fecero ali' imperatore perche concedesse il Portofranco. Possiamo so-spettare che fosse ali' incirca quanto disse il Donadoni del quale riportammo le parole, perche i Triestini co-sturnavano allora e nei secoli precedenti di affidare la tutela dei loro interessi a chi ne avesse conoscenza unita ad ingegno, e Casimiro Donadoni fu uomo per quei tempi dotto, e vi aggiungeremo benemerito deli'Emporio. Ne fa meraviglia se ei sia dimenticato. L'Emporio non pose segno a Carlo VI (la colonna in piazza fu posta dalla citta), appena parola sulP ingresso della Borsa; non segno non parola al Principe Eugenio, ne a Maria Teresa, Madre di questa citta, ne al Zinzendorf, ne al Brigido, per cui......, ma e meglio non toccare le pubbliche di- menticanze. Ecco un documento deli' epoca in cui cominciava P Emporio; e cosa meschina, ma č dei pochissimi di quell'epoca che potemmo raccogliere; di epoca pii tar-da, non s' hanno nemmeno di questi. * Eccelso Cesareo Regyimento et Aulica Camera „ Risolto dal Sovrano Cesareo volere il stabilimento del Porto Franco in questa Citta, et 1'introdutione del commercio nel medemo fu anco gratiosamente ordinata la riparalione delle strade, et accfo tal riparatione fosse fatta con le proprie forme, e d' una larghezza propor-lionata al bisogno, sotto li 19 Agosto 1717 fu spedita a Giudici nostri antecessori la misura di tali strade, secondo la quale fossero dilatate, e slargate. »Non si manco per parte di questa citta ali'opera; e tutto che rimarcabili, e gravi fossero le spese, anzi quasi impossibili alla tenuila de Publici mezzi, si fecero le strade nella forma ordinata, comprando per stabilirla tale in diverse situationi i beni coltivati da viti de' Cittadini, tutti circondati da muraglie, che furono poi diroc-cate, e respettivamente sradicate per ridur le medeme strade alla prescritta misura di latitudine, nella quale operatione risenti questo Publico P aggravio d' una spesa eccessiva, oltre il strusio, e la fatica delle povere rebotte de sudditi, che per essere in pochissimo numero ogni otto, o dieci giorni erano impiegate; anzi, che quest'anno il' Publico fu necessitato prendere a censo L. 400, che furono spese nell' accomodamento delle suddette strade, col dar il pane quotidiano alle stesse rebotte, perche non potevano per il frequente loro impiego resistere al lavoro. »Fatto' cosi P accomodamento nella forma, e misura ordinata, credeva questa citta respirare, e di poter unlr intanto qualche mezzo per dar mano poi alla tanto im-portante, e necessaria escavatiorte del Porto comandata ' dalla Cesarea Clementia, e da cotesti Eccelsi dicasteri; ma hora il sig. Bar. Gio. Giacomo Brigido, deputato com-missario a queste strade, ci presenta altre inisure, e ci prescrive una forma d' accomodamento tutta diversa dalla gia da noi fatta, e con tanta spesa stabilita, intendendo che queste nostre strade gia riparate, si ritornino a ri-parare nelle forme et ordine che si e praticato et si va praticando nella provincia del Cragno, che ci e stato anche gratiosamente ordinato, con 1'ultimo Rescritto da cotest'Eccelsi Conseglii. »Restino cotest' Eccelsi Conseglii con umilta infor-mati, che la constitutione del fondo del Cragno e diffe-rente dal nostro, qiiello per il quale si vanno formando le strade con il novo metodo, e piano, mole e tenero,- e questo nostro per il contrario e di sua natura, duro, sodo e forte, si che non ha bisogno questo di terra e sassi battuti come quelIo, e dove non si puo divertir l'aqua, e necessario far il saliso di sasso; cosi quanto alla latitudine delle strade, e necessario da riflettere, che le strade del Territorio di questa citta, sino alli vicini monti del Carso nelle parti laterali sono quasi tutte chiuse da grosse et alte muraglie, che sostengono le terre col-tivate di' viti, olivi, et altri frutti, si che senza un gra- i vissimo danno de' particolari, o una spesa impossibile j totalmente alli mezzi publici, non puo eslendersi la la- i titudine, secondo la nova misura dataci dal signor Barone Brigido, ne escavar quelli fossi, che ci vengono indicati, da farsi alle parti di tali strade, onde e evidente, che levando al povero cittadino parte delle sue terre colti- vate, et atterrandogli le muraglie che le sostengono, sarebbe un causargli gravissimo danno, e ridurlo alla necessita; E volendo il Pubblico satisfare, e pagare il valore di tali terre e muraglie, non ha, ne puo haver mezzi da supplire. »Oltre le ^uddette per noi insuperabili difficolta, vi s' aggiunge, che questa citta nelli sudditi distretluali della medema, non ha che circa 68 carra, e sole 360 rebotte, come dalla specifica qui in \ esibita anco al sig. Barone Brigido Commissario, qual numero di rebotte si diminui-sce per P estensione de'Decani, Starsini, o siano-Came-rari. Guardiani, infermi, e simili; e le rebotte, che puono esser somministrate dalla Citta come qui in B sono sot-toposte a guardie di sanita, al lavoro di saline, alla guardia de frutti campestri per circa due mesi, a tener purgata e netta la citta, le fontane, al ristauro delle strade consorlive, delle fabbriche publiche, et a moltis-sime altre opere, et impieghi, che giornalmente occorrono, onde sarebbe contro ogni carita, e giustitia ulteriormente aggravare questi per altro miseri abitatori, che si ver-rebbero intieramente a distruggere, o disperdere contro il buon servitio Cesareo et utile publico. »Da queste nostre umili espositioni, che sono piu vere di quello le potiam rappresentare, cotest' Eccelsi Cesarei Conseglii con gratia vedranno esser impossibile a questa citta intraprendere per se sola P opera di ripa-rare, e ridurre le strade allo stato, et alla forma nova-mente ricercata;si che indispensabilmente deve esser as-sistita di rebotte, et di danaro. »Per quello riguarda le rebotte, e gia noto, che le vicine giurisditioni di-Duino, S. Servolo, e Castelnovo, in simili opere Publiche sono tenute • ad assistere questa citta, come fu in ajtre occorrenze gia conosciuto,' e con clemenza ordinato dalla Sovrana Maesta deli' Augustissi-mo; onde. hora con pari-giustizia puono esser obligate ogni settimana ripartitametfte, a .somministrare un certo numero di j-ebotte d'huominij'e carri per tal riparatione. „Pe'r quello riguarda il danaro; E pienamente noto quelIo che viene detto praticarsi presentemente nell' at-tuale accomodamento delle strade; Et e che dove P Ec-celsa Camera tiene le mude ivi fa la spesa della riparatione, ove hanno le provincie le mude ivi spendono le provincie, et ove hanno mude li particolari nelle loro giurisditioni, ivi spendono essi particolari, come il signor Principe Portia per Sanosezza, et li signori Conti Peraz per Sworzenech, in conseguenza di che, non haverido ques!a citta alcuna benche minitna esatione di strada, o di muda, non potrebbe esser obbligata alla riparatione di queste strade, ma bensi particolarmente P Eccelsa Camera, et la provincia del Cragno, que$.l'fl oltre li vecchi datii, che esigeva nella muda Cesarea in Trieste gia circa due anni, con novita non piu praticata ha introdotto in que-sta Citta P esatione del Miteldinch^' che prima esigeva nel ristretto della di Lei provincia con gravissimo ed inesplicabile danno nostro, et pregiuditio sensibilissimo de' clementissimi nostri Privilegi, esentioni, et prerogative, che habbiamo sempre goduto, contro la qual pernicibsa introdutione per le nostre miserie, et piu per la fatalita de' tempi, che hanno tenuto sconvolto il governo di que-sta citta, non ha potuto umiliar li proprii ricorsi, come intende, e vole umiliarli a' Clementissimi piedi deli' Au- gustissimo Sovrano per un proprio et giusto rimedio; Intanto e certo, che per questa nova introdutione la provincia suddetta esige annualmete piu di L. 12/m in Trieste solo, summa che trascende tutta unita 1'entrata di questo Publico aggravato di tanti salarii, censi, con-tributioni, e spese ordinarie et straordinaj-ie, appunto con 1'introdutione del novo Commercio voluta dalla Maesta Sua Cesarea, e con tanto zelo secondato dalla fedelta di questo Publico, e de'suoi Cittadini, che ridonda in utile ben grande deli' Eccelsa Camera, et deli' istessa Provincia del Cragno; onde con tutta giustizia esse devono assi-stere e contribuire il danaro necessario al riparo delle strade nella forma hora disegnata, che per noi stimiamo superfluo, et difficilissimo il farsi. „Ma perche mai in alcun tempo restino questa citta, et suoi Cittadini privi della gloria e del contento d'ha-ver concorso, et promosso per tutto il loro possibile le Clementissime intentioni Cesaree, et di cotest' Eccelsi Conseglii, dopo haver gia fatta la prima riparatione delle strade, secondo le misure ali' hora trasmesseci, et questa ultima spera come habbiamo fatto vedere al sig. Barone Andrea de Fin, al sig. Barone Giacomo Brigido deputato Commissario, al signor Consegliere Ferretti, et Pandolfo Ostereicher administratore pro tempore della Cesarea Compagnia; Offeriamo umile, e volontariamente per que-sta nova riparatione fiorini quattrocento, et un' adequata parte di rebotte de sudditi territoriali d'esser impiegati al piu dieci giorni ali' anno per cadauno per 1' opera essendo tanto poveri, et miserabili; obbligando a supplire il resto in danaro P Eccelsa Camera, et la Provincia del Cragno, et in rebotte le sopradette Giurisditioni di Duino, San Servolo, e Castelnovo tanto popolate, et ripiene de sudditi; Speriamo non solo vederci con gratia esauditi, ma con pari elemenza aggradito il nostro fervoroso zelo et oblatione, et con profondo rispetto s'umiliamo. „Dell'Eccelso Cesareo Reggimento, et Aulica Camera „Trieste li 15 ottobre 1724. „Umilissimi ossequiosissimi servitori „Li Giudici, e Hettori della Citta„. Polemica. E quando o Tedeschi formerete anche voi una Falange (in Trieste) a difesa dei vostri diritti? Cosi terminava un articolo, mandato da Trieste alla Gazzetta universale Austriaca (inserito nel Nro. 174 dei 23 settembre 1848) diretto a mostrare a lettere cu-bitali che il Procuratore civico non poteva essere eletto al Consiglio municipale, e che la proposta della sua persona era contro la legge, anzi che uccideva la legge. L'autore di quell'articolo si riprometteva che il Procuratore Civico avrebbe ricusato la nomina appunto perche chiamato per dovere di carica a vegliare per la manu-tenzione delle leggi. II Procuratore Civico si tiene in debito di rispon-dere a quest' articolo, perche il novello ordine di cose ha fatto della stampa un mezzo di governo e di difesa. E prima di tutto dira, che se ha ricusato di fare parte del Consiglio Municipale, 1' ha fatto per motivi del tutto indipendenti dalla incapacita legale di prendervi parte, motivi che a tempo manifestera anche colle stampe, se cosi lo si fosse per bramare; per ora e migliore prudenza non dirlo. Conviene credere, che 1'autore di quell'articolo non bene distingua impiegato da impiegato, e da cio si riconoscerebbe nato ed allattato col vecchio sistema, secondo il quale Paccendistuffe ed il portiere si tenevano impiegati al pari del Governatore o del Presidente della cancelleria con quel sistema, nel quale le iKormolten, |)of» befrete e le ifladjtragltdje OSerorfinungcn formavano i libri sibillini della scienza. Impiegati veramente sono quelli soltanto, ai quali viene alfidato Pesercizio di un pubblico potere, di un potere che e riservato soltanto al Principe, e che nessun altro puo esercitare; p. e. di regolare la politica estera, di regolare la politca interna, di accordare diritti, di de-cidere dei controversi, di provvedere alla sicurezza pubblica, alla prosperita, alla religione, alla milizia ecc. con potere di costringere i cittadini ali'obbedienza delle leggi, e di usare la forza per autorita loro affidata. E queste persone conservano la loro volonta, la loro vita allo Stato, giurano lunghi giuramenti, e sono provveduti per tutta la loro vita, di paga e di pensione, ne godono le loro vedove, i loro figli ecc. Questi impiegati portano spada e con ragione, perche la spada e il simbolo di poter costringere gli altri; e da questi si esige che non abbiano ad attendere altro che al pubblico servigio, che la loro vita anche privata sia morigerata, non bestem-mino, non vivano in diseordia nelle famiglie, non vadano in lupanari ed in bettole, non incontrino debiti, vadano in chiesa ed ai Santi Sacramenti, non tengano diseorsi sconci, non sieno mormoratori ecc. Ouelli che non danno alla Stato la loro persona, ma soltanto P arte loro non sono impiegati, bensi stipen-diati o salariati; p. e. un Medico, un Avvocato, un In-gegnere, Porologiajo, il campanaro, quello che batte il tamburo per gli avvisi ecc. Questi quando hanno pre-stato P opera loro, hanno fatto tutto, e possono fare il loro mestiere anche per altri, e della loro vita, e delle loro persone sono padroni, perche si puo essere buon tamburo e cattivo eristiano che cio non disturba. Sul modo di pagare questa gente vi e qualche di-versita, perche quando Giuseppe II creo la carta'degli impiegati come carta propria, e le dolcezze deli' imperare senza dare conto furono invidiate, molti vollero portare 1' uniforme dello Stato, e molti vollero godere dei bene-fizl, della paga, della pensione, degli ajuti, dei sussidi di carestia ecc., tutti volevano essere servitori dello Stato, ed anche questi si dissero impiegati; ma 1' abito come sapete non fa il monaco. Ed e perci6 che si udiva spesso perche quell'Avvocato dello Stato, quel Medico portino uniforme e spada? per terrore delle malattie e dei giudici? A tempi vecchi si distingueva spada da loga. (Sara continuato.)