IL NEO-ENEOLITICO DEL CARSO TRIESTINO DANTE CANNARELLA S o p rin te n d e n za ai M o n u m e n ti, S ezio n e delle A n tic h itä , T rieste L’altipiano del Carso Triestino e un territorio geograficamente molto lim i­ tato perö ricco di cavitä naturali tra le quali oltre una cinquantina hanno un deposito archeologico accertato. Dal prim o scavo, eseguito alia grotta delTOrso dal M archesetti nel 1884 — che ha fatto conoscere la preistoria carsica — sono ormai passati quasi novanta anni. In questo lunghissimo periodo di tempo si sono scavate moltissime grotte ehe hanno reso copioso m ateriale paletnologico, oppure siamo costretti a dire ehe il neo-eneolitico dei nostro territorio e ancora mal conosciuto, ovvero di esso abbiam o delle idee piuttosto imprecise. II fatto ehe la ricchezza dei depositi archeologici delle nostre grotte venisse conosciuta per tempo, non ei e stato di grande vantaggio. Infatti a qualche sin- golo scavatore serio si affiancarono m olti altri ehe non avevano alcuna capacita e ehe con i loro scavi devastarono numerosi depositi. Si tenga poi presente che allora la ricerca veniva effettuata m ediante uno scavo e la raccolta di tu tti i reperti ehe venivano poi messi insieme senza tener alcun conto della diversitä degli strati intaccati. I pezzi cosi raccolti, molto spesso senza ehe fossero utiliz- zati ai fini di uno studio e della successiva pubblizacione, finivano in qualche raccolta privata, o piü spesso andavano dispersi o venduti. Fanno eccezione i m ateriali scavati dal M archesetti ehe finirono tu tti al Museo di Storia N aturale di Trieste del quale questo studioso era direttore. Ma successivamente anche questi m ateriali, spesso privi di indicazioni precise, finirono al Museo di Storia ed Arte, dove si trovano a tutto oggi, ancora in attesa di un loro riordino. Dei lavori del Moser non abbiamo invece la possibilita di esaminare i m ateriali reperiti per ehe essi finirono a Vienna o chissä dove. P er concludere oggi non possiamo avere che una vaga idea dei lavori di scavo fatti da questi prim i studiosi, e di essi possiamo vedere ben pochi m ateri­ ali. Purtroppo dobbiamo lam entare il fatto ehe i prim i studiosi ebbero la fortuna di im battersi proprio nelle grotte ehe presentavano i depositi piü ricchi ed im­ portanti del Carso Triestino. Dove poi gli scavatori occasionali non hanno portato la loro opera devastatrice ci hanno pensato i soldati durante la prim a guerra mondiale, quando numerose grotte vennero profondam ente alterate per essere transform ate in ricoveri per la truppa, o in depositi di munizioni. Infine anche le cave, particolarm ente attive sui Carso, hanno sventrato alcune grotte di in- teresse archeologico. I prim i lavori scientifici di un qualche interesse li dobbiamo al Battaglia, che perö a giudicare dai m ateriali da lui pubblicati, —• scavö poche grotte e con non m olta fortuna. Segui poi un periodo di completo abbandono, per cui tra il 1930 e il 1950 non si ha notizia di alcuna ricerca di scavo vera e propria, anche se queste continuano sem pre ad opera degli abusivi. Un nuovo interesse per la speleologia e la ricerca scientifica in genere, prom uove la costituzione in seno alia societä alpinistiche triestine di gruppi di ricerca paletnologica, ai quali dobbiamo gli scavi fatti in quest’ ultimo venten- nio. Purtroppo anche qui dobbiamo lam entare la scarsitä delle notizie puibbli- cate e del numero dei m ateriali che per una ragione o l’altra sono andati dispersi. Con ciö abbiamo descritto alcune delle difficoltä che si incontra qualora si voglia prendere in esame il neo-eneolitico carsico, sulla base degli scavi giä fatti. A queste difficoltä dobbiamo pero aggiungerne quelle di carattere natu ­ rale e ehe possono riassum ersi in una sola: la particolaritä dell’ ambiente carsico. II terreno carsico attuale e costituito dalla classica »terra rossa«, che copre a m alapena le sottostanti bancate di roccia e che nulla puö nascondere e rende quindi problematico ottenere qualche risultato anche modesto con ricerche di superficie, se non lim itatam ente per quello che riguarda l’etä dei metalli. Molte zone del nostro altipiano, specie dopo il taglio dei boschi avvenuto nel medievo, sono state dilavate e denudate; in poche altre, come nelle grandi doline, la »terra rossa«, si e invece andata accumulando in depositi dello spessore di molti m etri. Comunque gli ultim i grandi lavori di scavo condotti dalla Soprin- tendenza di Trieste sui nostri castellieri, e portati fino alia roccia di base, non hanno m ai restituito m anufatti o fram menti di ceramiche ehe potessero far pen­ sare ad un insediamento piü antico o antecedente a quello dell’etä del ferro cui i nostri castellieri appartengono. L’unica stazione neolitica di superficie e quella scoperta nel 1961 nella vallata di Zaule, in un deposito alluvionale, di cui non e mai stato reso noto le caratteristiche del deposito, ne sono stati illustrati i m ateriali rinvenuti. La mancanza di un villaggio neolitico sul Carso triestino pone giä un problema cioe sa la nostra zona era idonea a soddisfare le esigenze economiche di una comunitä agricola prim itiva. D’altro canto il villaggio avrebbe potuto in una zona che e stata successivamente dilavata per cui ogni traccia e andata esistere in una zona che e stata successivamente dilavata per cui ogni traccia e andata dispersa; oppure si potrebbe pensare che l’ipotetico villaggio fasse situato in qualche vasta dolina e quindi il successivo accumulo di terreno dilavato dai pendii circostanti abbia sepolto ogni traccia sotto m etri e m etri di »terra rossa«. Ma queste sono soltanto ipotesi che ci sembrano anche poco probabili. P er questo l’indagine archeologica deve rivolgersi esclusivamente alle grotte che perö presentano altri problemi. Le ricerche di questi ultimi tempi, condotte con criteri piü seri, anche se spesso ancora lontani da quella che e la ricerca organizzata scientificamente, hanno messo in evidenza che alia formazione di un deposito in grotta concorrono tante cause, aucune delle quali sono difficili da determ inarsi. Ad esempio ad un livello archeologico in una grotta corrisponde uno sterile in un’altra situata magari nei pressi. Funzionando la maggior parte delle nostre grotte da inghiottitoi, molto spesso porzioni rispettabili dei depositi archeologici sono state dem olite senza che questa lacuna sia oggi determ ina­ bile in modo chiaro. In una grotta abbiamo trovato che sotto ad un livello con- tenente ceramiche e m anufatti dell’etä del ferro, e’era un deposito wiirmiano con industria m usteriana. In u n ’altra grotta, tra il livello dell’etä del ferro e il deposito würm iano e’erano 8 m etri di strati. La diversitä dei depositi si riflette naturalm ente anche sulla sequenza tipo- logica dei m ateriali carsici. Manca cioe da noi la stazione vera e propria, appar- tenenie ad un determ inato periodo e ad una cultura sola, abbiamo invece il deposito ehe presenta un po’ di tutto, dal romano al mesolitico, il tutto spesso mischiato o alterato. Bisogna poi aggiungere ehe su una ventina di grotte scavate in questi ultim i anni, anche con grande impiego di mezzi, soltanto due o tre hanno restituito un soddisfacente numero di m ateriali. Negli altri casi ci si e dovuti accontentare di pochi fram m enti per lo piu atipici. Quindi si puo afferm are ehe quasi ogni caverna carsica contiene resti archeologici, ma poche sono quelle che presentano un deposito vero e proprio e tra esse ancora meno sono quelle che potrebbero essere state impiegate come abitazione um ana du­ rante il periodo neo-eneolitico. In altre parole e forse piu giusto dire ehe du­ rante questi periodi le grotte carsiche sono state frequentate piuttosto ehe abitate. Il neo-eneolitico e stato accertato sui Carso in parecchie grotte, pero tra quelle scavate di recente, soltanto poche hanno restituito m ateriali apparte- nenti a questi periodi. Uno dei depositi piu ricchi e certam ente quello della G rotta delle Gallerie ehe pero e stato scavato e riscavato a piu riprese, quasi sempre da scavatori abusivi. Anche il Battaglia, che scavö per tempo in questa grotta, ci da purtrop- po una descrizione dei m ateriali non corredata da una distinzione stratigrafica. Comunque in un recente lavoro si e potuto constatare che il deposito archeolo- gico, dopo un livello con ceramica ’Besenstrich’ e di Baden molto ricco, presen- tava due sottostanti livelli, entram bi neolitici: il prim o conteneva ceramica molto rozza, a superfici ruvide con fram m enti appartenenti a vasi a bocca qua­ drata e quadrilobata, piccole olle inicise e una pintadera; il secondo conteneva invece fram m enti di vaso a calice, con piede cavo, alcuni con le superfici lucide, incisi o graffiti, con motivi geometrici, ciose linee e triangoli. Invece alia Grotta della T artaruga abbiamo un unico livello dei neolitico, con ceram iche appartenenti a olle, ciotole e vasi a calice con piede cavo. Si e soltanto notato ehe m entre nella parte superiore dei livello prevalgono le ceramiche a superfici ruvide, in quella inferiore c’e maggior numero di cera­ miche a superfici liscie e luccide. Anche in questa grotta il deposito eneolitico e caratterizzato da pochi fram m enti di ceramica ’ Besenstrich’ e di tazze incise tipo Vučedol. I grandi lavori alia Grotta Azzurra, non hanno purtroppo restituito molte ceramiche per cui non abbiamo la possibility di nessuna valutazione tipologica. Pochi fram m enti ’ Besenstrich’ e tipo Vučedol dovrebbero segnalare 1’eneolitico. Il neolitico e invece rappresentato da fram m enti di ceramica incisa, dipinta a dai fondi cavi; sulla superficie dei livello mesolitico e’era invece un solo frammento di ceramica impressa. Maggior ricchezza di m ateriali presenta la G rotta dei Ciclami di cui pero manca ancora la pubblicazione definitiva. Anche in questa cavitä il deposito neolitico era formato da due livelli con vasi a calice e piede cavo, a un livello superiore con vasi a bocca quadrata. L’eneolitico era sempre rappresentato da ceramiche ’ Besenstrich’ e tazze incise ed incrostate tipo Vučedol. A queste che sono le caratteristiche essenziali del periodo neo-eneolitico sul Carso Triestino, si possono aggiungere ben pochi altri elementi. Negli strati inferiori dei depositi si sono trovati singoli fram m enti di ceramiche incise e graffite, tipo Matera, o impresse e qualche raro esempio di ceramics cardiale. Unitam ente ai fondi cavi si sono trovati rari fram menti di ceramica dipinta sempre pero di tipo danubiano. Altre ceramiche, specie nell’ ornato inciso, si aw icinano alia ceramica rozza di Danilo. Infine, in tutti i livelli, a questi fram m enti tipici si accompagna una categoria di ceramiche molto rozze, ornate a cordoni oppure con impressioni digitali o a unghiate, appartenenti di solito a recipienti piccoli, prive di anse oppure munite di semplici anse ad anello o a nastro, oppure a bugna. Recentemente si e pariato di un neolitico carsico, come di una cultura autonoma, divisa in due fasi, perö non abbiamo in realtä alcun elemento pre- ciso ehe ci autorizzi a pariare di una fase autonoma del neolitico carsico, come un coiflplesso caratteristiche proprie. Eventualmente soltanto nuovi scavi, spe- riamo piu fortunati di quelli finora fatti, ed uno studio accurato dei m ateriali, potranno avvalorare questa teši. A pochi elementi balcanici fanno riscontro piü numerosi quelli danubiani che perö sono sempre diluiti ed inpoveriti tra la massa delle ceramiche atipiche. Del resto alcune delle ceramiche piü tipiche, come ad esempio le coppe di Vučedol, sembrano essere frutto d’importazione piuttosto ehe un prodotto locale. Si ha quindi l’impressione ehe il territorio triestino rappresenti una zona m arginale della grande area di diffusione delle culture agricole danubiane, e comunque sia stato interessato da correnti giunte ad una fase impoverita e di attardam ento. E’ perö anche possibile sostenere che le condizioni non troppo favorevoli dei nostro altipiano non abbiano indotto i gruppi di agricoltori danu­ biani a stanziarsi con qualche insediamento duraturo perche in questo caso avremmo trovato nelle nostre grotte tracce piü copiose di quel periodo. Even- tualm ente queste correnti si sono limitate ad attraversare il Carso nella loro marcia verso occidente, limitandosi a qualche breve sosta nelle sue grotte. N eolitik in eneolitik Tržaškega krasa P lanota Tržaškega krasa, ki je geografsko močno omejeno ozemlje, odkriva ve­ liko naravnih podzem eljskih jam , med njim i je domala že 50 znanih arheoloških jam skih postaj. Večji del teh jam skih najdišč so odkrili in izkopavali že konec p rej­ šnjega in na začetku sedanjega stoletja (Karl Moser, Carlo Merchesetti), a na žalost več ali m anj z nestrokovnim i posegi tako, da o m aterialni zapuščini nimamo zadost­ nega niti znanstvenega n iti dokum entacijskega gradiva. V zadnjem času je bilo v ondotnih jam ah nekaj zanim ivih arheoloških razisko­ vanj, ki so odkrila več kam nitne industrije srednjega paleolitika in m ezolitika kot pa kulturnih ostalin neolitskega in eneolitskega obdobja. P ra v pom anjkanje keram ičnih in drugih neo- eneolitskih najdb nam da misliti, ali niso bile k raške jam e v teh časih le občasno naseljene, ne pa stalna človeška bivališča. O staline edinega neolitskega najdišča na prostem so odkrili leta 1961 v aluvialni dolini p ri Žavljah nedaleč od T rsta, a do danes še nim am o objavljene nobene doku­ m entacije o stratigrafiji in m aterialni kulturi najdišča. N ajznačilnejše jam sko najdišče na Tržaškem je brez dvom a Pečina pod Steno (Grotta delle Gallerie) v dolini Glinščice. N ajnovejša o dkritja so pokazala v jam i zanimivo stratigrafsko sliko. Eneolitska plast je vsebovala m etličasto om am entirano (’B esenstrich’) in badensko keram iko. Za plast m lajšega neolitika so značilne groba keram ika, posode s štirioglatim in štirilaputastim ustjem (vasi a bocca qu ad rata e quadrilobata), m ajhni vrči, okrašeni z vrezi in pintadere. N ižji neolitski sloj je h ra ­ nil črno glajene tulipanaste posode na nizki votli nogi; n ekatere od njih im ajo vreza­ ne črtne ornam ente. N ajnižja p last neolitskih sedim entov je vsebovala nekaj črepinj im presso keram ike. V jam i G rotta della T artaru g a pri Briščikih zastopajo neolitsko keram iko samo kelihaste kupe na votli nogiy vendar s to razliko, da se v vrhnjem delu sloja ja v ­ ljajo grobe, v spodnjem pa le finejše črno glajene posode. Za eneolitsko lončevino so značilni fragm enti metličasto grebenih posod in vučedoloidna keram ika. M nožična izkopavanja v Pečini na Leskovcu (Grotta Azzurra) pri Sam atorci so odkrila keram iko, ki je ni lahko opredeliti. Redki kosi m etličasto okrašenih in vuče- doloidnih posod naj bi pripadali eneolitiku. Za neolitski čas so značilni fragm enti vrezane in slikane keram ike in deli posod na votlih nogah; na površju mezolitskega sloja p a je tičala ena sam a črepinja im presso keram ike. Obilo m ateriala so izkopali še v Orehovi pejci (G rotta dei Ciclami) pri F ern e­ tičih. Spodnja dva sloja p redstavljata dve fazi posod n a votli nogi, v rh n ji neolitski sloj pa je hranil posode s kvadratnim ustjem. Tudi v tej jam i zastopajo eneolitik črepinje m etličasto grebene keram ike in fragm enti inkrustiranih kup vučedolskega tipa. To naj bi bile najbolj tipične značilnosti neolitskega in eneolitskega gradiva iz jam skih najdišč na Tržaškem krasu, dasi ga sprem lja še nekaj drugih tipoloških elementov. Starejšem u neolitiku iz najnižjih plasti naj bi pripadale posamezne čre­ pinje vrezane oziroma im presso-cardium keram ike in keram ika tipa M atera, m edtem ko so v rh n ji neolitski sloji hranili še ornam entirane prim erke, ki so podobni danilski keram iki. Z adnje čase je na Tržaškem govora o neki sam ostojni k u ltu ri kraškega neolitika (’il neolitico carsico’) razdeljeni v dve razvojni fazi. V endar pa zaenkrat še nim am o dovolj izkopanih dokazov o obstoju avtohtonega kraškega kulturnega kompleksa. Tudi k ar se tiče eneolitskih inkrustiranih skodel vučedolskega tipa, smemo domnevati, da so to le im portirani prim erki, ne pa domači lončarski izdelki. 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