a m s ' r . .0tUv^lW. LM*C YZMV LE MENTITE O C H I N I AN E I) E L M V T I O IVSTINOPOLITANO, Gon Priuilegio del Sommo Vontefice Gitilio III. & deli*, lllujlrij?. Senate Veneto , & d'altu Vrencipi. IN V IN E GI A APPRESSO GABRIEL GIOL1TO DE FERRARI E F R A T E L L I„ M D L 1. GS %CoiX& '>j'S JLOoSopitf ALLOILLVSTRISS- ET RE VERE ND I S S I MO S. H E R C O L E GONZAGA PARC. Dl MANTOVA HIERON1MO H V T I O IVSTINOPOLITANO. i c o me principa It ojficio e di ogni buonojcrittore ha utr continua cunji deratione che tielle Jcritturefue ogni detto ? & ogni c' pera P che egli recitidejcriuajta in tal modo adattata a ’tempi P a '!uc ghi, et alk perjone, che egli da ogni partefitrouihauerJemat a la debi ta comeneuolezZdjCofiijlimo io che medejimamente gli fi appartenga ? con diligenteJludio eJaminare P a cui egli habbia da intitolar (pielle opere A ii Jutgcbe tgli intende di doutr m Mar e in lucc . G htfi cornt non ogni cofa ad ogmhucmofi couienc^cofi ogniJer it tura ad ogni perfnadonarf nonfi rtchiede.Perciocht il uoltrt apprt' jentare a 'Sig. gr andi P cbe alla digni ta uojlra Jiricbiede P nopercio mi do ueuaio rimaner da tale ojjicio; cbe no come di uoi degne P ma come debite d uoi Vrencipe P / Prelato P et mio Signore P er* Signoreuirtuojijsima le m apprejento, 4 LE MENTITE ochiniane del M V T I O I V S T I K O . POLIT A NO, as A v e n d o h fempiterna prouidenzu edificuto que flo mondo nojlro uip.bile ud imugine di quetto, cbc ellugia ub eternonellu di= uinu fuu mente ft buueu f er fopru i deli unchoru ur dirom di fulire. mu per lugrojfez zu de' terreftri, er bumidi noftri ueli non potendo buuer detle cofe cbiuru cotiofcenzu, ne uuuenne, che fentendo gli mi diuerfumente du gli ultri, quefto ftudio di cercure il uero in molte purti fu diuifo:on* de ne nucquero k uurie fchnole de' pbilofopbunti. In queUu diuipcn uerumente,fi come io non bi up* A iiii LE MENTITE mo coloro, iquali hauendo akutu nuoua openione , cjudla mmdando aUe fčritture, lafaceuano al mom do manifefta; cofi non lodo quegli altri,che piu im, chc altra fi tniferb d feguitdre • percioche primiera= malte f eleggeuano quale di ejfere Stcico, er qualc Epicuteo j er quale ddla Acadcmia nuoua, et qual ddkt uecchiu, er qudle di altra fcbuola, auanti che giudiiar potcfero quale di queUe foffe la piuappro bdbile ; P ofcia, come dietro atte psdate di alcuti mae ftro fi erano pofti A caminare, cof qr.dk inf no aUd morte feguitauano ,fenzd confderare Je queUo foffe il buon camino, che colagli bauejfe a conducere,do= ue di pcruenire doueud effere la loro intentione, per cio che tofto chef erano fatti di una di quetle fette , ttoleuano che queUa foffe lantigliore,etco' denti^CT con le unghie ( come f dice ) qudla f sforzauano di mantenere per buona, Di che piufmoftrauano uo lunterof didifender que(la,oqueUaopenione,che fiudiof di inuefigar la uerita .llche fece perauuen tura che di molte cofe hebbero minor contezZA, che hauuta mn hauerebbono, quando fenzAparticula ? re affettione con fncero occhio foffero andati riguar dandoquale in ciafcund cofa haueffe hauuto nuglior difcorfo,o‘giudicio . che e/fendo la uerita una, er le menzogne molte, e da dire che in tanta diuer= fta difentcnze tuttifpoterono bene ingannarejna noti tutti poterono dire il uero . M a queflo uitio di fudiare con partialita Je fu da dannare negli anti~ : chi fecoli, er tragentili ,ndla piu baffa eta : er fra chriflianif e fcoperto tale, che piu biafmo ne meri O C H i N I 4 N $ tdno miti di queUd cflituticne di Mimi ,ccnU qu detlu fud dpojlufd; dedu mutdtion detlu fuu dottrinu : mu detlu fud nuouu dottrinu non potei quiui flundo huuer purticokr cognitione . lui ud ul cuni mefi tornuto k lAiluno trouui che ulcuni ftoifer moni, o prediche ui er dno ftdte por t ute, %?per co= fe heretiche er dno ftdte ubbrucidtetperche io non po teihduer commoditu di uederle. Etin queltempo M. Guleuzzo dd Se(fd,il qudle e hord uefcouo di Aquino,huuendo fcritto dU’Qchino dannundo k pur titu fud, er k fuu dottrinu , conforto me chegli do uefi unche io ulcunu cofu fcriuere. L d onde cercun do di huuere cofu , foprd Id quule potefti fondur k miu ftntiuru, mifu moftutu unu letteru , che egii O C H I N I A N E haued nel tempo della partitd [ud. mandata dllu M ar chefand di Pefcard ,foprd la quale io fdbriedi i miei concetti, quali apprejfo Ji uederamo : er d lui ne fcrifi.Bt egli,che no fdpeitd come njjmiderc dlle mie rdgioni,fe dd und dd und haueffe uoluto lero rijpode re,ricorfe dUe drti di quello Jpirto,che logouerna,et con und menzognd cerco di sfuggirjene, dicendo che egli queUd lettera ferittd non hduea.Md fe egli Id hd ued ferittd, o no ,fi fdrd incontdnente mdnifejlo. Or egli d me riJJ>ofe,che io lafciafiftar di impugndr lui, er Id Jud pdrtitd: er che io impugnafi Id [ud dottrind fe iopoteud : er che uedefit i fuoi Sermom cedi, ne’ qudli fi contiene Id inuioldbile ueritd . Io che per zelo deUd faiute fud, er non per dijfutar con luigli hdueud feritto , uedendo per Id fud rijpo = fld Id curd di lui ejfer dejferatd 4 lui di lui ne rimiji il penjiero. M d ejfendo io ddpoi /lato in A Lwu= gna, nel ritorno fdcendo Id uid di Bdfilea quiui in uiftundo le librdrie, er le fldmpe , er cercdndo fe coft ui hdued, chefoffe nuoud, Sni furono nomindte le prediche (come differo ) di frdte Bernardino, er me ne furono pojli in mano due uclumi, ne qudli era no cento, er quindici prediche. E tio Ji come non bduerei penfdto di trouarle quiuiper efjere in lin = gud ltdlidna, cof car o mifu che mifojfero jldte of= fertc, e~ mi corje [ubito dU’dnimo un psnfcro, che cio fojfe per diuina dijpofitione. le ccmpcrdi adun= que ; er d Milano ritoritdto mi diedi d uederle. Md non ne hebbi lette, non dico molte prediche, i na mol te righe , che io mi dccorfi di cofa, la qudc io mai LE MENTITE non bauerei imaginato s cio e cbe in crcaturd la qua le hauejje frniglianza di huomo tanta pcruerfitd do uejje dlbergare , quantd nell’Ochino mi uenne ritro = Uiti . P ercioche non haucndo egli T eJU di potere fujlentare ld fua hereticu opetuone; ud falfificando ld fcritturd, iggiungendo , mutindo , leuando , er fdlfalnente interpretando . Ld onde ifcorgendoui io tdnto ueleno , per rimedio delle fempliciperfone, le cjUdli di queUogujlando ageuolmente potrebbono ca dere in per dit ione, per pietd , er per obarit d [ono ftdto cojlretto a fcriuerne il prefente uolumemel qud le per non rijfcondere a tutte lefalfita fue di um in um (it cbe farebbe um opera di faticd injinita ) ho eletto cinquantd luoghi notabili: da' quali io [ono Ji curo, cbe ogni femplice ingegno pctrdfare drgomen to , cbe la dottrina fud per diabolica debbia ejjer ri prouatd, E t percioche neUa predica fua anqudnte= fimd egli dice cbe per riformatione della chiefa hord fa mejliero di hduer di ualorofi caudlieri : er que= Jla parola replicandofi auuifa perauuentura di ef- fer tenuto un prode caualiero > Io cduaUerefcamem te procedendo, recitero di mino in mano fedelmem te i tejli fuoi, er quindi foggiungero le mie rijfojle, dandogli altrettante mentite. Vero e cbe in piu luo ghi fotto un folo titolo mi e ccnuenuto dargliene piu di una fola; cbe egli e dl mentir ft pronto , cbe agud glia le menzogne c o le parole. M a io uoglio ejjergli di tanto cortefe, cbe queUe, cbe faranno fotto un ti to lo,intendo cbe per una [o la funo annouerate.ouan do io penfdi, cbe in luifojfe luogho d fanitd,gli fcrif O C H I N I A N E. 8 fi co cjudh modefiid,che dppreffo fi uederd : E tpro cedetti con ejjo lui come benigno medico: md ddpoi che ne untioni , ne lenitiui non bdfldno, U ferro, er il fnoco mi [dno difpcfto di ddoperare. che dltrd uid e da tenere co' peccdtori, de'qudlifi hd fperdnz et dl trd co' mdludgi ,er cflindti heretici, bit tanto bdjtdndo= mi di hduer difcorfo in quefid pdrte, per procedcn ordindtdmente qui foggiungerb U primd letterd fiu negdtd dd lui , er dimoflrero come elld c fud, er dp preffio dggiungero Id mid rijpcftd : er detto che io hdbbid dnche alcune cofe delld fecondd fud letterd defcendero dUe Mentitc , LETTER A DI F R A T E BE R» NAR DANO CAPPVCCINO A L LA EcceUentifiimd Mdrchcfimd di Pefcdvd. * T N nonpicciolo fujlidiodi mentemi truouohord qud fuori di Pirenze uenuto con dmmodi dndire d Rom d. Benchendtiticb'io fofii aui dd molti ne fo-~ itoftdto dijfiidfo : Mdintendendoogni dipiu le cofe, et il modo colqudl procedono,fono JlatopdrticoLrs mente ddDonPietro Mdrtire ,zr dd dltrimoUo perfuufo di non ui dnddre : perche non potrei fenon negdr Chrifio, o ejfer crucififfb. 1 / primo non «or= reifdre, il fecondo fi, md co Id fua grada s md qudn do lui uorrd. AndareiodUd morte uoluntdridmen- te non ho quejlo [pinto hord. D io qtwido uorrd mi LE MENTITE fapra trouarper tutto. Chrtflo m infegnopiu uolte k ftggire in E gitto,et alli Samaritani. E t cofi Pao= lo mi di/Je, che io andafi in una ultra citta qilundo in una io non era riceuuto. Dapoi che f arei io i t ita lia * predicar foftetti, ej-predicar Chrifto Mafche rato in gergo * M olte uolte bifogha bejlemiarlo per fotisfare alla fuperftition del mondo . E t non bajta , che ad ogni difgratiato bujierebbe tanimo di fcriue = re a Roma, & puntar me: er eofi prejio ritorhe = remo a i medefnni tumulti . E t fcriuendo, manco po trei dar luce d cofa alcima: Ver que(li, er altri ri- ffetti eleggo partirmi i er particolarmente pcrcke io ueggo procedono in modo, che io ho dapenfare , che uorrebbono infino efaminami , er farmi rine = gar Chrijio ,o ammdZZdvmi. Čredo che fe Paolo foffc nel mio temine,non piglicrebbe altro partito. 'Poffo dir che comepermiracolo fono pdffato per Bo logna, et non fono Jlato ritenuto per la uolunta.che ho moftrata di andare,cr per la bonta,et prudenza del Cardinal Contareno ; fi come ne ho hauuto eui* dentiindicij. Dapoi ho intefo che Pernefe dice che io fono chiamato, per che ho predicato herefia, & cofe fcandalofe.il TheatinoPuccio,etdegliallri,che non uo nominare de gliauuifi che ne ho hauutoiln modo che fe haucfi cruciftffo chrijlo non fo fe fifacejje tah to romore. io fono tale quale faV.S. er la dcttri na ft puo fapere da chi mi haudito. lmornai non pr e dicai piu riferuato ne con piti modeftia, che queflo annoi E tgia fenza udirmi mi hanno publicato per 'tiho heretico, Eopiacer che dame comincino d rifor mar O C H I N i A N E. s> mdr id chiefa. 'iengono infra v,n fr ute in Aracelr con 1’hdbito nofiro, che dl Capitclo generale ordi~ «... o gli folfe leuato Ibdbito , onde uedendo turna cammotion di me penfo fid bene cedere a tanto impe to » Vidi'ultra parte penfate fe mi e afbro per tut * ti li rijfietti, So confider drete, So brn, che’l fena fo rtpugni d Idfciir tutto , er a penfar, che ft di* ra i Chrifio hi permeffo , er uoluto che efii mi ne* cefiitino cofi d qualche buon fine . Mifarebbe fiata oltrd modo gratifiimo pdrlarui, er hdtiere il i:?n firogiudicio. Or quefid letterd dice VOchino mn efferfud ,fi torne per Id letterd fua fattd fidmpare da lui ,fi fd manifefto. M d che quella fid letterd di lui ne ho io in mano le pruoue , Ne penfi egli che io uoglid ud* ducer teftimoni di fuori; che fe egli neUe fcritture nega le teftimonianze di Dio, piu arditammte ne * gherebbe queUa de gli huomini . Ne alfietti, che io dica che la mano di lui e conofciuta , che fi come egli m tempo e fiato buon maefiro di contrafarfi , cofi direbbe che altri hduefje Id fua mano contrafdttd . Altu teftimonianzd non uoglio adducer contrd di lui, fenon queUa di lui medefimo. ilquale , anchor che in altro cafo io non lo hauefii per legittimo te * fiimonio, pur in queUo, che egli dira contrd fe fief fo auuifo che gli fipofid preftare interd fcdc. Io ho adunque la depofuion fua in fcrittura; la quale f queftd . 1» una letteu fua che egli per proemio hd prepo * fid dUefue prediche dice.lo nonuolendo negar C hri B LE MENTITE /M come non doueuo, er non hduendo ffetidl re ueldtionc ne pdrticoldre jfiirito di dnddr uoluntd * ridmente dUd morte per non tentar D/o, e/e)?/ pdr* tirmi. E t in queftd;unddre io dUd morte uoluntd = ridmente non ho quefto ftnrito hord . E t neUd ded* md fud predicd,lo non uolfi,ne doueuo tentdr D/o in dnddr uoluntdridmente dUd morte , I« quelld let ter d dice cheChriflo con Id dottrini , er con Vefempiogli hd infegndto d fuggire. in quem jldi Chriflo ne infegno piu uolte fuggire: E* in quel Id predicdche 1’huomo deecon Chrifto ritirdrfi t dfconderft , er fuggire. I« quefld rimprouerd d Chrifto 1’ejjere dnddto in Egitto,cr d Sdmdritdni-.o- in queUd 1’effer fuga gito piu uolte in Sdmdridi et neUd predicd di fopr E t loddto fu D io che egli hd publicdtd Id letterd fud fcrittd k me, non io : che fe io publicdtd Id hd uefi fono ficuro, che egli per celdr queftd con und altrd menzognd fi ricoprirebbe ,dicendo ncn hdue re d me fcritto mUd. Or nel principio di queUd letterd fud d me, egli mi dice quefte pdrole. Vin tento tuo e impugndte und letterd , neUd qudle in nome mio fi fu fcufd detta mid pdrtitd . Ef perche ho uifto, che e dd dltri fcrittd ,pero in nome mio , non fo gid con qudle dnimo . Pero fe ben io potefii rijfondere, cr replicdre d tutte le tue pdrole non m'e pdrfo ejpediente effendo fonddtd foprd il fdlfo , Queftd e (d fud fcritturd : neUd qudle come egli etpertdmente dicd il fdlfo,io mi rimettodUe tejli* tnonidnze di foprd dUegdte, m d che doueud fdrt il buono Scdppuccidto l E fi troudUd inuiluppdto fe doueud rijponderesnepotendonegdre,per quel to, che per Id letterd fud medefimd io gli dppo* neud, di effere mo fcelerdto , ricorfe dUd funti* glidrifiimd fud menzognd, fotto queUd neopren = doji come fotto und mdfcheru s non uuuifdndo per = duuenturu che dltri per tempo dlcuno gliele do* luc, «. uejfe trdr ddl uifo , Md fcritto e che Niunu cofu e O e H I N I A N E. t * copertd cbe noti fi fcopra , ne ndfcofld che non Ji n fappiu. Soprd U letterd ddunque det lui fcriiU non [o i’io debbid dire ingiuflificdtione, o in condan nagtcne deUd fud pdrtitd to fcrifiii lui nettd fot » ttldchefegue , tETtERA DEL M V T I O A t L* I C K I M 0< S E con moltd confoldtionehogidpiti di um uolti porto orecchie dUe prediche uoflre, er d ’ uoflri tdgiondmenti , hord mi fono io inolto piu doluto h A Uendo uiftd utid letterd uoflrd gid piu giotni ferittd atld non meno Vdlorofd, cbe ltlujlre Mdtchefdnd di Vefcdtd : E tinfieme fentito di queUe cofe , che dopo queUd dd Uoi fono jldte fdtte, dette, fetitte , er pit bliedte. Bel dolor mio uetdmente ne e Jldto edgio* He, il uedere che uoi bdbbidte Id religion uoflrd dbe bdndondtdiche deUd uoflrd uoce Id Itdlid priudtdfiA timdfd: Et che uoi,il qudlefoleudte altrui moflrdt 1 Id uid deUd fdlutefidte cdduto in ijldto di perditioa ne. Et e queflo non tdnto mio , qUdnto uniuerfdl do- lore i fi ccme uniuerfdle e fldto lo fcunddlo, che Uoi ddto hduete con Id uoflrd pdrtitd. Or pdrendo d me , che dd dtcuno di quefld uniuerfdlitd non deb» btd effer difdetto ilfduetldre in quefld mdteridfdceti dofi mafiimarnente qiteflo officio per zelo di chdritd, et difrdtemdle dmmonilione(ft come e uerdmente Id mid intentiohe) ho prefd in mano Id pennd per douer rifpcndere dd dlcuitd di que1le Cofe, che uoi dite iit quelld let ter d , deUd qudle io ho di foprd fdttd men* E iii I LE MENTITE tione , EU queUd riftmndo io , er ho« ecificdte , er fdtte conofcer per tdli, fe non uoleudte che eUe fofjero prefe piu per colordte fcufe, che per legitti* me edgioni . a' queUe adunque non f 'dro io dltrd ri fpofid i che non ejjendoproudte piu che eUe ft funo , O C H I N I A N E, ta non e mefliere che flbibbiano 4 riprouare. Mu uer ro k qm' capi,che dduoi fcno cfprefiper firmi, er irrefragdbili argomenti. E t 4 queUi riffon- dendo conli grdtia del Signor nojlro lefu Chriflo foerodi hduerui 4 dimojirare, chc fonomolto pitt at ti a condamarui,che 4 douerui di colpd nlcudre. Molti (dite uoi) ui hdtmo confortdto 4 non anda re 4 Romi : er nomindtc Don Pietro Martin: del qudle fdcendo uoi mentione, zrgli altri con filentio trdpdjjdndo, auuifo che fiano fldti perfone tali, cbe i nemi loro di pocd auttorita ui poteuano farfauoa re. Md quali cbe colorofi fieno fldti, ho da ricor darui, che antiucdendo Chriflo la fua paflione: er eonfortandolo Pietro 4 fuggirld, lo fcdccio da fe di cendo cbe lafua non er d diuina, ma humana pruden Zd . P er cbe ad buomo Jpirituale non fl conuiene di anidr prejjo alk openioni degli huomini terreni,di cendo V Apoftolo, che in cielo e la lero conuerfdtio- r bil. j. ne. E f poi che pur Don Pietro martire e ftdto il principal uoflro confultore, quanto hdbbiate fauia * mente fatto m figuitando il fuo parere, altro non intendo io bora di douer dire,fc non che non foquan= to debbiano effereprobabili t conflgli di quelle perfo ne,la cui dottrina alcuna uolta non fla in tuttofiata liber a di fojpitione. Ma dapoi bo intefo che Fdrnefe dice cb'io fono chia moto, p er che ho predicato herefle, er cofe fcanda* lofe. quefte fono uoflre parole. lo di cio che queUo llluftrif. er Reuerendifl. Signor e babbiddetto,o non delto di uoi non ne ho da diffutare. Ma prta B iiii LE M E N T I T E fuppongo cbe mo ftd, che per queUd cagione foflt chtamato. Or diterni, Se pr ima che fofte ftdto doa nunddto hduefte fentito, che d Ro maui foffe fiati ddta imputdtione di berefia, noti farebbe egliftdto il douere ,che fcnza djpettare ultra citatione /o/že incontanente Id corfo d moftrarui, er d giuflificar* ui f Si c ertamente che quefto farebbe ftdto il uoftro douereEtfecofi e,quantomaggiormente ui <Žo= ueuate anddre eftendo dl debito uoftro dggiunto il cd tnandamento del fuperiore ! del Principe delpopolo uoftro! & del vicdrio di lefu Chriftot Voi fete cbid tndto, er fentite che e per herefu ; er iti luogo di dp prefentdrui dl uoftro legit tirno tribunale, & di ri= fftondere > er di giuftificdrui ue ne fuggite, er col fuggir uoftro per colpeuole ui uenite d condanhare » ll che non čredo cbe uoi bauefte mdi fatto fein uoi foftfe ftdto quello Jfirito, che uoi moftrdudte,£r che dltri credeua ejjere in uoi » A' Roma fete uoi ftdto delle dltre uolte aftai:& quiui hauetepredicato con tdnto fauore, er con tanto concorfo di quel facro cotlegio de' cardinali , con quanto habbia perdUUen tur d fdtto dltro predicatore d noftrigiorni. E t hd= Uete predicato fotto quefto Pontefice: er molte uoi te fete ftdto nel fuo cojpetto. Or qudndo notafte mdi fegno, atto , ne parola meno che honoreuole , er me no che gratiofa uerfo di uoi! quando afpettafte mai dltro che honore , er efdltdtione f La dottrina uo= ftra er d riceuuta per buona dottrina: er per fini dottrina era ella dpprouata . E t uoi uniuerfalmen = te crauate amato , er riuerito ♦ Ddpoi haueuatt O C H I N I A N E. U Uoi mutdtd dottrind ? o pure erauAte in quettd con* tinudto ? Seldbdueudte mutAU ; ragioneuole cofa er A cbe di tul mutAtione uoi ne andafte a render tefiimonianza aUa parola della uerita: d ti fpcndere d chi la dottrina uoftra intendeua di ripren dere, non c' e fcufa, cbe meriti di ejfere udita: con a ciofucofu cbe non douerebbe um ben dijfojla mentc pur dubitare,fe ella ui doueffe andare o no; ma fen za alcuno indugio metterft in camino, er per lo tnezo delle tribulationi er de'flageUi farji la Jlra * t da, infieme con Paolo prendendo conforto, cbe Ji co icor.ii me abondano in noi le pafioni di Cbriflo, cofi per a^cori cbrijio abonda la noftra confolatione. N on uoglio lafciar fenza alcuna riffofla queUe uofire parole, doue dite, lo ueggo cbe procedono in modo, cbe ho da penfare cbe mi uorrebbono infino tfaminare. Le quali d me par di uedere cbe con'uni grande amaritudine di animouifiano uenute Jer it te; E t fe filamente penfandolo uoi ue ne dolete,cbe baue rejle fatto quando per uero ui foffe fiato notificato cbe cofi foffe l or quefia era una grande ingiuria, uolere efaminar uoi huomo di canuta eta, er di ap* frouata profefiione, Ma fe in uoi foffe punto di OCHINIANE. »4 queUo finrito , che douerebbe effere in per fona di cjucUd ftimi,deUiquile uoi dlcun tempo fete ftato fr a noi ,hauerefte in tutti i modi uoftri dimoflrato molto mdggiore humiltd: Eč ddk efdmindtione non foldmente non fdrefle fuggito, nul 4 queUd con Ee* fimpio di Paolo ui fdrejle di uoi flejfo fottopofta. Voipur fdpete che egli fcriue d Galati, che tre ut Gal f * nidopold conuerfm fudeffofuin H ierufalem con Vietro; er qudttordici dnni apprejjo ui torno, er co'principih Apofloli conferi il Vangelo, che egli predicdUd: er d che fine fece egli con loro queUi col Idtione l Ejjo medefimo lo dice. A ccioche periuuen tun io non correfii,o non fofii corfo 4 noto. e t che e cio t fenon effere indito dUd efmimtione l Orje egli chimdto dd Dio , er di D io eletto per uifo di elettione : E til quile er d non foldmente pieno di ffii rito di Dio,mi tutto ffiirito,dopo tantianni di Vredicitione non rifiuto di effere efmimto, per che fdrne uoi i ramrnarichi foprd un penfmento uoflro > che efaminar ui uolefferoi N on per dltro feponpera cioche fete tutto urne, er fimgue, Mi che dira che in un lucgo dite , che efmindr ui uoleuino i E t in uno altro, che per heretico ui hdueano puhlic atol fe ui uoleano efamindre , non dee effer uero che ui hd ueffero publicito per heretico: E t fe per heretico publiato ui haueano, non ui doueano uolere efami* mre . lntendete bene come nul fi conformano le uo jlreparole: Et come uoimalui iecordate con uoi medefimo. 1 1 che nonfofefi fentiffe in uoi,quando lo jfiriio , che ui gouerndfojfe ffirito di I efu Chnfio, LE MEN TITE Vedete lene quanto poco uagliano le uoflre dife fe.Et di quel fr ate JI qual dite che teneuano in Ara celi, di che uiferua il farne ntentiolie dpropofito di quefta fuga uofirajo tion lo intendo. Non ci matica nogi a di coloro, che uoglicno dir e che la tefiimo= tiianza di colui habbid piu indutto uoi ad andarue = ne, che i configli de' uoftri amid. M a io non uoglio conejjo uoi uenire in quejle pruoue. B en ui dico che cofi leggiere i me ji moftrano le Uojtre ragioni, che ejje creder mifanno, che uoi nelVanimo uojlro fen s tiuate un non fo che,che ui faceua d ubit ar e'. Che fe lauojlra antma con uiudfedefoffe[tata fondata in Chrijlo col nodo di una ferma fftranza, iofcno fi- curo che con un tale ritegno al primo fiato del mali gno jpirito non hauerefte jfiegate le uele: E t net tempefiofo mar de fi'uoi errori non ui farefte lafcia * to trajfiortare. E t per paffar piu auanti, quando anchora hauefte hauuto legittiitta cagione di non an- dare d Roma, doueuate uoi percio incontanente la = fciare italiat Renunciare la religiondi S. Vrance = fco t E t andare a nimici della fanta Romana chie * fai Non c’ era luogo in Italia ? Non c’ era luogo in chrijlianita f Non c’ era altro luogo, che Geneua i Ncnmancauano d frate Bernardino ne luogbi ne VrencipiJ quali fin che egli la fana dottrina non ha ucffe abbandonata,no hauerebbono abbadonato lui . Che farei io in ltaha i dite uoi . Che ci haueuate fat to infino aUhora ? E t perche nonci rimanere per giu ftificarui fcriuendo fe alcune cofe daalcun reo huomo ui erano appofte i voi rijfondete che fcriuendo man O C H I N I A N E r f co potrejle ddr luce d cofu dlcund . o r fenon po* tete ddr luce,perche fcriuere hord t Perckc fare ftdmpdre f Percbe imnddre dttorno te uojlre fr it ture f E tfe ddr Id potete, per che non iftdr fr d noi f Et percbe non itlumindre noi tintopiuchia rdmente, qudnto la luce uoftrd ci foffe jldtd piu uicindf Bencke quejld,chehord ui dffdticdte di ddre,non e luce,md tenebre. Ad cgni difgrd- tidto bdflerebbe Vdnimo di fcriuere 4 Rom,or puntdr me . Riconofcete , riconofcete quejle uo= ftrepdrole: Et ui rduuederete, che etle non [ono det tene edificuto (tnimo,ne fecondo U dottrind di Chn* fto. E' quejld Id pdtienzdi E’ quejld Id humiltd tdn to prediedtd, c T tdnto efdltdtd dd uoi f o pome in un punto hduete mutdto pdefe, pdnni , dottrind , et pd » role. Cgni disgrdtidto * P oco chriftidnd mi fembrd 4 me effer queftd pdrold, comeche dipiu dlienedd Chriftofentdioche fene leggononeUe dltreuojlre feritture. Et detle pdrole H dir Idfcidndo ,fe de' di fgrdtidti hdueffero feritto contrd di uoi } per uoi ferit to hduerebbono detle per fone uirtuofe, de' P rencipi, C r de'Prencipdti. Et piu confoldtione doueudte dfpcttdr dd coforo, che dfflittion dd coloro. Et fe di chrijlo iPrencipi,gliScribi^i Phdrifeidice » udno cotdnto mdle , d uoi non douerebbe effere ftd* to grdue , che i di fgrdtidti ne hduelfero det to diuoi. Anzi di cotdli duuenmenti con Pdolo infeme ne do= uerejle hduer fntito conforto, dicendo egli, che ef- , Cor + fendo mdlddetto benediccud, & fopportdudleper= fecutionipdtientemente, I /che non folmentečili «= LE MENTITE fcib egli fcntto, mn con le opere dnchord ce lo infe * gnopiu chiurmente ,cbe imprigiondto , er durd* ■ 16 inente fldgellito rendcua. gratie d D io » Con U dot trina ddunque ef con Vejempio di lui, di cui lungd=- inente ut fete dimojlrato ftudiofo, er imitdtore i ui negdjle uoi JleJ]o;et negddoui Uoi,d Chrijlo ui con fdcrdjle. E t hord rompendo il uoto, hduete Uuo- luntd uojlrd ritorndtd in uitd,cr quelld uiuificdndo fete ritortidto dd effer uojlro: Et uojlro ejfendoui fdtto d Chrijlo ui fete ritolto , E t quejlo ritorre uoi d Chriflo y che ftpuo dire che ftd dUro,fenon ne s gdrlo f volete morir per Chrijlo. Et per ui = lier uoftro negdto lo hduete . Per tenere in deticio fd uit d dlcunipochigiorni Id gid frdcidd uojlrd /po glid mortdle , hduete condutto 4 morte thonordto nome uojlro, er 1’dnimduojlrdhduetepojldin fuld uid deUd eternd ddnndtione, Veh per Dio qudle e l'dnimo O C H I N I A N E. I? Tanimo uoftro quado talhora in uoifteffo raccoglien doui ui mcttete a penfare intomo d cafi uoftrifio ne ramente no pofjo credere fenon che molto mifera fid la uojira conditione,che da conchiudere e che o buon Zelo fia jlato quello,chefrate ui ha tenuto tanto tem po j o che fot to quelle cappe, er fotto que' cappucn ci ui foffe molta ambitione, er molta uanita. Se buo no zdo alla religione ui ha ritenuto, ejfendone hord ufcitofn un punto hauete perduto tutti i digiuni,tut te le aftineze,tutte le orationi,tutte k prediche,tut te le difcipline, er tutte le altre buone opere, con le quali a Chrifto hauete feruito . E t queflo cono* fcendo uoi, er netTanimo riuolgendolo, in contumd cia con Chrijlo ritrouandoui, altro non puo effer la uit a uoflra fenon eftrema infelicitd. Se ueramen temnit a, z? ambitione e fiata la uoflra, trouan * doui hora hauer tanto tempo perduto, er fofienuto tanta pena, er atla fine effer rimafo detla fperanzd uofira ingannato, er non hauer ne con Chrifto,ne col mondo fatto alcun guadagno, c anchor da con* cludere, che molto dolcrofo debbia effere lo ftato uo ftro. Diqu'anon ci mancano diquegli,che uanno publicando,che uoi de' Z occolanti ufcifte,percioche non fofte fatto Generale i Etcke de' Cappuccini fe* te ufcito, percioche non fete ftato fatto Cardinale. M a fe uoi pure per buona uolefte approuar queftd uoflra apoftafia, direi io che o buono e ftato lo Jfiiri to che ui ha tenuto religiofo,o che buono e ftato quel lo , che di religion ui ha leuato. Di' che anchora e canfeguente che o la pajfatd, o la prefente uit a no* C LE MENTITE firi meriti di ejjer condinmti. Vno Jpirito conduf fe Chrijlo nel deferto , er uno altro nel porto in fu W4 * h+ Urim* del tempio ; L 4 onde io temo j'or te de il me deftmo non fu auuenuto 4 uoi, er che mi poa reji ftenzd hibbiite fitto contra le tentitioni. Or quello,che detto ho delli religion uojlrd,mede fimmente dico delli uojlri dottrim > la qude tin * to dd pijfito d prejente tempo in uoi fi dimoflri diuerfi,de piu non fono diuerfele dottrine degli huomini, de di diuerfe fette fanno profefione ; uoi in quelli letten uojlri ne pirlite in miniera, che i uoi jleffo non ui jipete confomire; che pri* Utimojlnte d’hiuerprediatoin ItdiiChrijlo im* fiherito, er di hduerlo beflemmiito j er poi dite di hiuer predicito riferuitmente, er con modeftu: er foggiungete che li dottrim uojlri jipoteui fipe re di chi ui hiueui udito, quelli ipprouindo, er confermindo per buom. H on uorrei io fiper di uoi come probibile pojft ejjer li dottrim di chi pr e diaChrijlo mifdento : er prediandofi cofa mfdemti, come fi pojfi fapere queUo che fotto ».C#, u queUi mifchen fimfcondii Se Lucifero in An* giolo di luce ji traformi, che fo io che fotto quelli Mifchen, doue dtri dici che ui fii Chrijlo, il prcn cipe de dimonij non ui fu celdtoi E t di quejli mafche rimenti perche non fete uoi indito k Romi 4 render ne mgione f E ti dimojlnre che fotto queUi mafche ri dtro che Chrijlo nonfoffe coperto f E t igiujlijt ar uoi jleffo, che douendolo prediar crucijijfo, er ignudo, l’hibbiite fotto mifchen mfojloi Mi che O C H I N I A N E* %8 Uro deU’bduerto beftemmidtof Sembrd d uoi chefia predicar riferudtdmente , er con modeftia il beftem midre Chrifto f Sembrd d uoi che 4 chi fd profeftio ne diportdreintorno il fuoVdngeto,or dilaudar* lo, or di mdgnificdrlo ,ficonuengd dishonordrlo , er beftcmmidrlotEt perche di quefte bejlemmie non fete uoi dnddto d renderne rdgione i Or quefte md* fchere , er quefte bejlemmie fcmo eile Id uoftrd dota trindl Se eUd e tdle, non mi mdrduiglio fe uoi da uoi ui fete fuggito: er fe elld e tdle , non ui douete dolere che dltri ui dccufi , ui citi, er ui perfeguiti : Oruoiquelld non douete dpproudr per buond, ne commcnddr Id uoftrd modeftia delpredicdre. Seue rdmente Id dottrind, che in quella letterd dllegdte per buona, e dltroche mdfchere, er dltro che bes ftemmie,orepurd er fena dottrind,perche non continudre in quelld i Etperche con nuoue feritture mddr ritrdtudo queUo che nel cojfetto di tuttd Itd liahduete prediedto ,confermdto, er rdtificdto * Che direte uoi qui i che rijponderete uoi i Se queUd dottrind er d buond, quefta e red: or fe quefld e buo na, quetld meritdud di effer conddnndtd: or uoi rd gioneuolmente fete fldtointitoldto di herefu, or do ueudte non fuggire, md confeffdndo il uoftro erro* re, riueldr Id uerd dottrind ,fgdnndre il mondofe* mr Id mdfcherd d Chrifto, or rendergli hude, CT honore. Che feperhduer prediedto Chrifto md* fefa/dto temeuate di dlcun ddnno, ifcoprendolo, er moftrdndolo ignudo di ogni uelo,di ncid dlcund non ioueudte temere. Cofi 4 uoi fi comeniud difdre, C ii LE MEN TITE 'Etfepur le uoflre non er dno benfie,fe pur non tiok udte anddre 4 Rom ,fe pur uokudte uoltdr k ffd le i tUd Itdlid , dlmeno non doueudte Idfcidre la uo* ftrd religione, non Idfcidre 1'hdbito di S . F rdnce- fco, No» col pdefe infieme mutdr Id dottrind , er di Id predicdre uno dltro Vdngelo diuerfo dd quel lo, cbe di qud predicdto bduete , qudfi come quel Chrijlo, cbe in Geneitd e conofciuto fu diuerfo dd quello ,che uiene ddordto in 'itdlid . Vulgdto prc* tierbio e, cbe altri per mutdr delo non mutddnimo, er uoi mojlrute col delo, di hduer mutdto dnimo, Cr Vdngelo. M d uno e il Signore tund e Id fede ; uno e il bdttefmo; er uno e il Vdngelo . Eč uoi il medefmo doueudte predicdre in Itdlid er fuori; A' fedeli ,er dd infideli, A' Cdtbolici, or k Lih ter dni ; Attd nobiltd, er dl pcpolo; A' preldti, er d, Preticipi > Ad ecclefiaflici, er d feculdri,A' dot * ti, er dd idioti; inftd pergdmo , er in cdft; neUe projperitd j er neUe uducrfitd i in uoce, er in ifcrit tur d ; er in fommd in ogni luogo i in ogni tempo i in ogni etdicon ogni qudlitdicon ogni feffoicon ogni condition diperfone unodoueudeffereiluojlroVdn gelo, Vil Chrijlo in cgniluogo in un medefmo mo* do Ji doueud dd uoi predicdre, Cofi ft richiedeud di fdre d uoi; et cofi hduerebbe fdtto P dolo , il qudle uoi dite cbe qudndofuffe nel uojlro effere non piglie rcbbe dltro pdrtito. Q come mdlefi puo dccommodd. Cal::.i. re j[ proceder ucftrodUo efempio di P dolo, P dolo dnio uoluntdridmente dUd eftmindticne,z sr uoi non t.co.u Iduoktcfentir nomindre, Pdolo per inclteperfecu O C H IM IA NE. 1? tioni,pey mdltifldgeUi,per catene,per prigionie noti predicb mai Chriftofe non ignudo ,er dperto,et uoi per teftimonidzd uoflrd l'hduete predicdto mdfche- rdto . P4o/o l’honordud,etglorificdudi%r uoi lo ha uete befiemmidto,Pdolo er m Giuded,%rin Gre=> cia, er in \tdlid ; er legdto, er ifciolto er pdrkm> do, er ifcriuendo infegno fempreun vangelosne ddquelloper dmbitione ,per prezzo, operpdurd fi dipdrti gidmdi ; er moj lui hduete tenuto, er tenetediuerfdmdnierd. Pd Pdolo era guaddgno la mortetet uoi dite non hduer ffirito di uoler rnorire. A' Paolo tdnto er d cdro flare in uit d (fecondo, che PWI ' u "eglifcriue a philippenfi ) qmnto la fua uit a era di gioudmento dltrui»et uoi pur che uiuidte 4 uoi mn ricufdte dinegdr Chriflo, & di ddre [cdnddlo dUo uniuerfo. Voi pur di Pdolo fdte mentione, er di Chriflo proponetegli efempij. Or uid udidmo le tioftre rd=> gioni. Pdolo mi dijje, che io dndafii di und citta in im'dltrd: er Chrijto ne infegno piu uolte fuggire in E gitto, er 4 Samdritdni. Mi pidce djfti, che uoi fe guitdtegli efempij, cr Iddottrina di chriflo, er iCor -“ di Pdolo. md uoi queUi uolete feguitdr mUd fuga, non neUe dduerfitd, er nelle perfecutioni; non mile moke fdtiche; non neUe prigionie ;non nelfelfer bdt tuto, non nell’ejfer Idpiddto; non ne' moltiperico= li di mdr e, er di terra; non neUe moke uigilie; non tteUd fdme; non nelld feteshon ne’ mclti digitmi;non M at%, nel freddo, er neU’anddre ignudo; er non in tutte cjueUe dltre cofe, di che fdpete, che Pdolo fi fuol C iti L E M E N T I T E gloridrper chrifto nella jud infirmitct : er infieme con Cbnjionon uolete prender U croce er feguitar lo. Poz di Pdolo ftppidmo noi che non fdceud un pdf jo fenz<* U diuind dijfcofitione > conciofucofd che it Signor dijje,chegli mofirerebbe queUo, che egli hd uerebbe dpdtir per lo fuo norne: et egli dnddud,pur Um, er tdceud ,fecondo che datto Spirito gli er d moflrdto. ni che ld jud non er d huntam prtidenzd, come U uoftrd,dicendouoichedd molti jete ft ato di fconfortdto di dnddre d Roma : er quelli čredo io che funo jldti huomini , er non ifpiriti celefti. El Math. » j~ e cbfijiofa portdto in Egitto ,fu per dmmonitio* loan.4. ne deli’Angjiolo . Et qudle dmmonitione hduete uoi hduuto * Do/j Vietromdrtire e ftdto V Angiolo uo* flro? Vojcid fe Chrifto dndo d Sdmdritdni, egli mol ti dUd ueritd ne conuerti : er uoi da Sdmdritdni ui M. if. j e te Ufcidto conuertire, or che direm noi, che P do to fuggi di unu in dltrd cittd, et dpprefjo preueden « do le tribuldtioni , er i cer ti tormenti , che egli do* ueud pdtire in Hierufdlem ,contr d il configlio de' fuoi piu cdri ui uolle dnddre , dicendo che er d prefto non che dd dltrojnd d morire per tefiificdre il Van* gelo deUd grdtid di D io ? Et Chrifto di Egitto, er di Sdmdrid torndto dndo in Hierufdlem dd effer cru Mitt io or KOi c ^ e hduete dd chrifto, er dd P dolo dppdrdto dfuggire , dppdrdte dnchor dd loro d ri torndre. Et V dolo feguitdndo torndte in Hierufd = lem, er predicdte il Vdngelo delld grdtid di D/o, ne ui ritengd pdurd di carcere , di tormenti , ne di morte . voz' jete fuggito in Egitto , er nelld ten d O C tt I N I A N E. a O detle tenebre ui fete nafcofto . vfcite di Egitto , er uenite con Cbrifio in N azarette, uenite nella tena detla fantita. Sete ctndato in SamarU conuertite con C hrifio i samaritani al uero vangelo; er quindi ne Ioan nite in Galilea, er fate nuoua trafmigratione j er atlafine uenite in Giudea ; uenite nella terra detli ioan. n confefiione: uenite uenite feguitando cbrifio /n H/e rufalem; date pace atl'anima uofira, er prendete l0 * 0, ** la uofira croce : er nella forza delta parola di D/o uenite a Koma, uenite atla citta detla fortezza » er predicate in uirtu detla uerita il vangelodi le» fu Cbrifio. Etfela prima dottnna uofira erafana dottrina; fe quetla lafciata hauendo, ui fentite effer fatto infermo, a quetla ritornate; riuolgeteui al ue ro medico; fcopritele uofire piagbe;confejfate il uoftro erroreicr con la medicina deda falutifera pe nitenza ritornate in fanita. Fate che piu poffa dp * preffo di uoi il zelo della uerita ,la uera cbarita , 1’arnor di D/o, er la falute detl’anima uofira che aleuno rattenimento di uergogna, di fojpetto, di fde gno,odiambitione. Etfepurconofceteche il Van* gelo,il quale bora predicate fia il uero vangelo,nott tardate piu: uenite ad illuminar noi, che fiamo in te nebre. Et fefarete uero predicatordi Cbrifio,Chri ”ue fio fara quetlo,cheui mofireracio che hauerete a dire , er che ui dara fiirito di dire , er forz* di autenticare anchor col fangue la fua uerita. Mane queftoe il uero V angela; ne quefia e fana dottrina.cbe fe quefla fofje fiata probabile dottrina, non la hauerefie tenuta tanto coperta , con diferui » C iiii L E M g N r f ¥ fe gfo di D io , conpregiudicio detle Mirne, er cott pt ricolo detla uojlra dannatione ; Ne hauerefte afpet* tato dieffere accufuto, di e/Jer cit Ato , di effer (coa me Koi dite ) perfeguitito pr ima che publicarla, Et(fe mlete dire il uero ) koi' teefe /rffčo un gr An denAufrdgio ndU dottrim di Chrijlo. Voifete rot to in ntAre con molto maggior pericolo, che non fes ce P dolo; er ton tAnto miggiore, quanto piu gr As ue čil damodeU’AnimA,chequellodelcorpo. Or in queJlo Atnpio peldgo de' uoftri errori, in quefle tempejlofe onde di herefie ejfendo la naue uojlra fom mer [a , una tAuoU fola ui e rintafu, aUa quale ui po f ■ tete Attdccare i E t fopra Ia quale ui potete faltiare. Vrendetela pudre primA che ui affoghiate. Ahi pa= dre fr Ate Bernardino (con quejlo tiome ui appello , percioche defidero di uederui tale)dppigliateui aUa tAuok dettu uerA penitenzu, aUa tauold detla uojlra fdlute dppigliateui pudre : er non lafciate che gli impetuofi foffiamenti de' maligni /piriti neUa tem = pefta detle loro tentAtioni ui fommergano nel pro » fondo. AbbrAcciate quejla fecura tauola; er non la ui lafciate ufcir detle manL A' queUa tutto accoman dateui, er imiateui al porto della uojlra falute. ffa. ft, Yfdte di mez° di coloro, er fepardteui dice il Si= Hier.jt. gnore: non ui imbrattate infra loro, che egliuiri ceuera , er fara il uoflropadre,zr uoi fareteilfuo figliuolo. 'vfcite aduiujue j ufcite. H or a e il tempo del piangere er deli'or are : hord e il tempo del fa= re ajlinenza, er del digiunare . H or a ui fi conuiene di rimettere il collo al giogo detla obedicnza,w con O C H r N I A N E. 21 uigille } er con diflipline m rar la arne uoflra * A' queflo tempo ui iouete ajfa.eger di cenere,et cin* gerui il cilicio. A' queflo uifl ruhiede di abbraccia rt la fanta pouerta per moglie,zr come uero ffofo di lei riuejlirui il durofacco. Riuefliteuene padre: er infieme con la fflofa uojlra nelle delicie di lei fo= pr a la ruuida fluora ritornateui a ripofare. R ipi- gliate la fanta jflofa uoflra, er conefjo lei ui ritor= natenel deferto : er cjuiui con Pietro amardmente Mitt u piangeteilpeccato uoflro : er con Vietro fdrete dal lafuperndbenignitd riceuuto, er confolato. Et cofi ne riufcira quel buon fine, del quale uoi f ate men* tione netta letterd uoflra : cbe fe peradietro fete ufcito detta diritta uta, hord d ejuella ritornando , er riconoflendo la grandezza del uoflro fatlo, er quanto a quella fl conuiene humiliandoui, da Dio ne confeguirete lagratia: er fara quefta uoflra ant mendatione di buono efempio a molti,- di iUuminatio ne a queUi , che detla Catholica Chiefafono aduerfa rij >• er k tutti noi di inemrrabile ccnfolatione, er di qud ne douerete faerar tanta efaltatione, quanto profonda e fiata la uoflra caduta. E t il Vicario di Chriflo il buon noftro Paflore , cbe bora ud cercan do uoi fua fmarrita pecorella, trouandouifalua dal leinfldie del lupo ,feflofamente ui racccglicra: er Lucly< in coUoalld amata fua greggia riportandoui ,fara piti letitia di bauer ricouerato uoi, che dclle nouan = tanoue, le quali datta manira non fl faranno lonta nate. Lagratia di colui, cbe e folo onnipotente , er inereato dirizzi danima uoflra infa quel čarni* LE MENTITE fio, che nel giorno dettunigenito fuo figliuolo d ha da cojlituire immaculatidauanti dl fuo tribunale, C r 'a lui, che e folo nojlro Saluatore fta fempre ho* nore, cr gloria per I efu Chrijlo nojlro Signore. Quejlae la letteralaquale iofcrifiaU’Ochino:et čredo che ad ogniuno,cbe letta la hauera potra effe- re ageuole ajfai da giudicare,cbe uero fta queUo,che datioi di fopra 'e ji ato detto . Cio e che il trouarji tgli inuiluppato, er per la lettera fua medeftmd condannato, lo indujfe a negar cjuella: che come po tcua egli difender per buona fcufa deUa fua partitd i conftgli di perfone di dannata dottrina i Come do tteua egli temere di andare d Roma ,fe non era ud* riato neUa fedetcrfein queda era uariato, perche non ne douea render ragione i Et perche abhor * rir per cofa cofi cattiua la efaminatione l Come puo flare che efaminare lo uolejfero, er che condanna = to lo haue/fero f ojtal ragione poteua egli aUegare perche non hauejfe cofi potuto farfi intendere fcri * uendo in Ualia, o in altra parte fr a Catholici, co* me egli fa tra heretici { vero e che d quejlo mi po * trebbe dire, che hauendo animo di fcriuere cofe bere tiche, non gli fi conueniua dimorar tra Catholicu 'Lafcio bora ilparlar deda difobedienza fua uerfo la fedia Apojlolica, er detto hauer gittato 1’habito di S. Erancefco; che d fuoi luoghi ne trattaremo. Ma come poteua egli difendere di non effere JI ato un ribaldo nel tempo che egli er d fr ate f o di non ef* fere effendo A poji at a f o per dir meglio di non efjen re Jlato adhora er di non effere al prefcnte ancho ® rd f Etla fud dottrind come er d buond, fe predkcu* ud Chrijlo noti Crucifijjb, md mdfcherdto i Et co= mepredicdudriferudtdmentefe befiemmidudt Quc fle, er delle dltre cofe,le qudli non uoglio hord ridir di und in und, che nelld letterd mid er dno c ontenute, 10 firingeudno in mdnierd,che in qudlunque pdrte fi foffe uoltdto ne rimaneud impdnidto. Ld onde .4 lui pdruc che foffe buonpdrtito il rkor r er e dUd menzo gnd. Ne quefto e dd fiimdre in luigrdn muncdinen* to, che hduendo (come egli confeffd ) bejlemmiato Chrijlo > er bejlemmidndolo tutto di (come dppd- rifceper le jiie feritture ) er prediedndo publi* Cdmente ld fdlfttd, non gli dee e/Jere dppojlo d bidfuno il mentire in und lettera priuatd . No« uoglio pdfjkrcon ftlentio ,che il mdlitiofo in qttel principio dello feriuer fuodme, uuol mojlrdre che quelld letterd mid poco lo premeffe per meglio colo rireldfudbugid: Mdincontrdrio diffe k me Giu~ lio Cdmillo, che effendo egli cupituto in Geneud , forfe un dtino ddpoi che io queUd gli hdueud fentto , VOchino g liele moftro,zr glienepdrlo in modo,che egli comprefe che elld lo hdueud dgrmente trafit* to. E tfecofi fldto non foffe, non i dd credere che egli dopo tdnto tempo fe ne foffe ricorddto. Et di cio bdftici dihduerrdgiotidto tdnto. Buono echefi pdr 11 deUd letterd deU’Ochino ferittd d me, ld qudle ud dttornofidmpdtdneUe fue opere. Il che primd che io d fdr mi conducd ho dd dire che Vochino in quelk fud letterd, che e regiftrdtd di foprdfd men tione del Cdrditul Contdreno, er dapoi piu chia* LEMENrirS ramentenelle fueprediche terna d parlarne uolett do che egli fi čreda, che qud uirtuoffimo Prelata 10 conjigliafje d non douereandare d Roma. lt che e una fua falfa fcufa i Atta quale ha data occafme la mor te di quel Keuerendifmo, perfuadendofi egli che ta mita non fi habbia a rifapere. Pr ate Ber= nardino arriuc d Bologna una fera che il Cardinal Contareno eraJlato afjdlito da quel male, del qua• le egli ne mori. I/ Cardinal lo riceuette ,ergU dij fe che fi andajje d ripofare ittftno atta mattina . Pot hauendolo la notte feguente la infirmita aggrauato affdi, er foUecitando ilfratepur di partirfi,fuin trodutto al letto del Cardinale, ilquale altro noti gli dijje fenonfrate Bernardino uedete come io jlo : pregate D io per me. Qu,ejie furono quante parole gli diffe queUo honoratifiimo Padre. E t io ne ho ha uuta quejla informatior.e da chi lo intrcdufje, er fu prefente al tutto. Et fono due tejlimonij uiui, er in dignitaepifcopaleconllituiti. Diche fi com* prende manifefta la menzogna di quello apojlata : 11 quale non potendo render ragione dcUa fua par ti* taj.a uorrebbe pur colorir co la auttoritl di aleuna per fona degna di ueneratione. E t tanto ho io uolu = to dime accioche da tutte le par ti la maluagita di qucllo sfratato fi comprenda. E t aUa altra lettera uenendo dico che d me haurebbe dato il core di coni fonder 1'Ochino con quella medefma non meno che fatto mi hauefii n/fondendo a quella, che fu negata da lui: anzi per quefta poteua io prouare che quella era fua,ct rimprouerargli la fua jloltitia,che quella O C H I N I A N E 1 } negtdo non ft era fdputo gud.rdd.rc di met terc in que ftd parole etfentenze d c/uette di queUd conformiico me detthduer prediedto Chrifto in mafchcraukl noti hduere ffirito di mor ir uoluntdrimenteidel fuggir con P etolo et conChriftodi utici in altn cittdidel non poter ddr lume feriuendo qudndofojJe rimafo in itd lia;dell'ejjere ftdto necefiitato ad dlcun buon fineidel Id repugnanzd del fenfo nelpdrtir fuoicr delpenfd re d queUo che di lui ft doueud dire.Lequah cofe tut te dette in und letterd,cr neU’dltrd repliedte, oltrd lobduerle iterate ne fermoni (fecondo che gid dd noi e ftdto dimoftrdto)fdnno euidentemente conofce * re, che chi luna ferittd bdued, bdued medeftmdmen te ferittd Vdltrd, Ethduerei io dnehord per lo feri ver fuo medeftmo potuto fdrgli dperto ccme egli ft publicdud fefteffoper Hipocritd. Et quanto iluitio delld Hipocrifid d D/o ftd inodio,uiene infegndto Matt.ij dd Chrifto nel uangelo,di quelloprincipdmente dan nundoft dd luigli Scribi, er i Pbdrifei. Et 1'Ochino dice che in ltalid ft e feruito delld mafeherd deU'hdbi to, er delld eftrinfecd, er dppdrente ftmtitd diuitd nel predicare ; d quefto modo confcffando, che egli non er d dentro quello, che fi moftrdud di fuori : er che und cofd infegndUd, et und dltrd credcud con non picciolo pregiudicio delle pouere dnime i in lui ddem piedofi queldettodi lefu Chrifto, cheuerrebbonodi Math ,7 quelli, i qudli ueftiti dipelli di pecore, dentro fdreb bono fiati lupi rapaci. Et che dir o che non filamen¬ te di Hipocrifid,ma di impietd dnehord ft dccufd egli pure in queftd letterd i Che dicendo, i noti delle res LE MEN TITE ligioni de fratieffere impij,et che effo cio conofcendo, pur netta rehgion fi dimoraua, come puo negdre, che per impio non fi uengd d codannaref Etfein iftato di impietd fi trouaud^come poteud feruire d D jo? No« fipuo ejfere infietne fedele, er impio. Non fi puo Math ' 6 in un tempo feruire d Dw, er dl diduolo. E t poi cheegli confeffd di hduer feruito dl diduolo, con* feffd medefimamente di hduer negdto Djo . E ttd= le effendo uuol fdrfi mdefiro nelld fchuold di I efu Chrifto. M d qudnto Id dottrpia fudeon queUddi C hriflo fi conformifie pdrole di lui d queUe di C hri flo compdrdte lo ci fdrunno incontdnente mdnifeflo. Mar.i* Chrifio dice dfuoi prediedtori ,che.qudndo portea Luc.ii. r xnno dintorno il tiome fuo non debbidno penfdre queUo, che hdbbidno d dire: e? 1'Ochino in quefid letterd fud dice che col giudicio fuo prediedndo con temperduu k poco k poco le pdrole, Vogliam noi dduque credere che lo jhinto di Chrifio foffe in quel atore, doue Id humdnd pruden^i tenetid il gouernof iSonfe lo credd dlcuno ,fdluofeegli non e priudto non filamente deUd diuind, md dnehord delld humd¬ nd prudenzd. M d qudle [pinto foffe in lui uoglio che egli medefimolo ci died. In quelld letterd fud che e per proemio pofid duanti dUe jite prediche, poi che hd parldto delld fud fugd dice quefte pdrole. Penfero che Chrifio hdbbid cofi uoluto dccioehe io non hdbbi dltre rijpetto chedUd mr itd. Q ttefte feno pdrole fue, perlequdlifi mofird che egli in prediedndo dd d,U tro che dlld ueriid hd hduuto nffetto .E tfe dd dU tro hd hduuto rijpetto , non hd hduuto nlfctto i O C H I N I A N li *4. Cbrifto, il quale e la iftejfa uerita. E t bauendo ha mto riffetto ad aitro, cbe d Cbrifto, non e da dire cbelo Jpirito dl Cbrifto habbia parlatoin lui, mi lo jpirito del diauolo, il quale efftndo contrario d Cbrifto,h d rifietto ad ogni ultra cofi fuori cbe al* la uerita. No« ucglio paffir con ftlentio quella dtra fid diabolica ftntenza, li doue eg li ftnue di hauere ilt fecreto efplicato ad dcuni qudfoffi Ufia fede. In fecreto ft ha adunque da predicar la uera feck di Cbrijlo ? E* quefia chriftiana dottrina ? E' queJlo of ficio di buonpredicatore i lo bo pdefementeparla* Iaan t8 to al mondo, dice il noflro Saluatore, gr di tufco* flo non ho parlato nuUa. N on diceua in fecreto C bri fto cofi diuerfi da queUa, cbe eglipredicaua in pa* lefe, E t quefta e la regola del predicare, cbe ci ha lafciato Cbrifto; gr l'Ochino predica in puhlico ad un modo, gr in fecreto ad mo aitro, fr a Catho* lici catholicamente i fra Luter oni Luter anefca * mente; gr ft paffiffe 4 Mo« io fino ftcuro cbe l' Al choran firebbe il fto Vangelo, Egli dice cbe le reli gioni fino impie, gr cbe la italia e fuperftitiofa, gr cbe non intendiamo la uerita :grfifta in qucUo fta* to., cbe egli dama per impio; gr con la hipocrifta fua accrefce le noftrc fiperftitioni»grfacendo pr o* feftion di predicar Cbrifto ,cbe efila uerita, non uuol dir quello ,chene finte fenonin fecreto. N on mi ft moftraua (rifionde egli) alcun modo di uiue <* re, nel quale potefti per allhord piti honorar D io, Ci par quefto modo di bonorare ,0 di dishonorar T>io l moftrandoft religiofi ejfere impio l Sottofpe* # LE MENTITE cie di funtitu ejfere bipocritu ? E t di predicdtore , cbe egli e)Jer doueu diuentur mormor utore. Ogni dl trd uid er d piu ccnueniente ud huomo di dlcuno jfi* rito,che queUd,lu quule egli bd tenutd. Cheold ope tiione cbe tiene Id Romunu cbiefd intorno le cofe del Id fede e uerd ; o uerd e quetld, cbe fi tiene dd colo* ro, cbe ddl corpo di queUd fi fono fepdrati . Se egli buueud Id noftrd per buondnon glift richiedeud di dir e in fecreto cofu, cbe non douejfe dr dir di dirlo inpdlefe. Sefentiudin contrario, doueuu poffojlo ogni nfbetto 1’hdbito gittundo, er d S. F runcefco Id fud regold renuncidndo confejfure liberumente quel Matt ' 10 lo, cbe fentiuu di Chrijlo, dcciocbe Cbrijlo bduefje dd confeffdr lui duudnti il pudre eterno . O fe pure egli non buueud queJlo ffirito di morir per colui, cbe primu e morto per lui, lufcidndo Id impietd,zr Id hipocrifid doueuu dndurfene d troudr coloro, cbe buueuuno unu medefmu fede oonluiioper dir me* glio cbe infieme con lui dattd uerd fede fi fono fepdrd ti. Et doueuu anduruiin modo,cbe ft foffc potuto conofcer,cbemuturo conftglio, etfermd deliberutio ne lo bdueffe coniutto d, partirfi dd noi, perche egli cofi fentiuu uer umente, ne uoleuu huuere unu cofu nel cuore, er dltru milu lingud. E t in quejldguift fe ben dunndbile foffe jlutu Id fud openione, non cofi dunndbile furcbbe fiutoilproceder fuo. E t fe dncbe Id uiltd deli’dnimo fuo non permetteud cbe egli fucef fe ne quejlo, ne quello, dimen doueuu rimouerfi ddl predicure per non buuer du dir con lu linguu quel= lo,cbe egli non fentiuu nel cuore, MdVeffert egli • fidto O C H I N I A N E. If fidto trd noi in quelldguifd che fi confeffd dd lui; ef tefjerfi pdrtito neUd mdnierdja quale e mdnifefld,ci tnofirdno bene che ogni dltroJpirito che queUo diDio e fidto queUo, ddl qudle egliJi e fempre IdfciUto gi vdre. Mdpercioche, nellddifefd di queftd fudpdrti td egli ud cercdndo di ndfcondereil uero fotto il ue lo di diuerft colori, io primd che dltrofdre, intenn do di trdne Id mdfcherd d queflo mdfcherdto. Nelld chiefd di Dio,ddpoi che le herefie del Lu= terdnefimobdnnocomincidtod prender forzd,frdi peccdtori e entrdtd und tdl corrutteld, che come dU tri fd qudttro pdrole dedu fcritturd, cofi inccntdnen te comincid d fdrdifegno foprdmitre,et foprd cappel li:et uuole effer chidmdto,zr mindccid che fe il P dpd non gli prouederd ,[econdo che eglifi črede meritd= re,fe ne dndrd in pur te, doue fi fdr d conofcer pertd le,che dltri fi doni di non lo hduer degmmente pri midto : er ognigiorno di quefie cofi fdtte uoci fi fen tono dnddre dttornoicr jpeffe uolte di huomini tuli, che non fono pur conofciuti fuor de domeftici pure * ti. Vochino uerdmente, il qudle er d in quefta fchuo ld,zr chencnfolumente djfiirdud dl cdrdindldto , md (per qudnto ime c peruenuto dUe orecchie ) fi ha ueudgid prepdrdtd Id fdmiglid dd Cardimle, come dmbitiofifiimo,non uoleud procurare egli quellddi gnitd, md hduerebbe uoluto efjerne fidto pregdto , dccioche il mondohdueffe creduto lui non tdntoper fud uoluntd, quanto per obedienzd effer fdlito i co= tdlgrddo per conferudrfi i queliomodold openione deUd fant itd , che gid con Id hipocrifid fi hducud dcs D LE MENTITE quifldtd. Et tardando il Pontifice dd eftltdrlo piti che eglinon hduerebbe uoluto, fi duuiso di tenere im miiierd dd gli altri diucrfd . Etdbdlo fludio qudft in fecreto comincio X femindr detle openioni be retiche,dccioche quelle fentendo il fdnto Padre, et di lui teme do, hduejje cumbidto il fuo cdppuccio grigio in m cdppeUorofdto, Md.il fuo difegnonongli riu fci.Perciocbe il pdflore, che conofce le pecore fue,et che hd ddgouerndr quellefecondo il fuogiudicio,zr non fecondo il loro dppetito, fentendo che queUo che Math. 7 j n u iji u fembraud pecord, non er d uerd pecord, md lupo fotto que’ uelli, non uolendo ddr gli dgnetli in loan i & udr ^ d ^ lnp°,s’duuis6 chc fe qucUd er d uerdpeco v d hduerebbe obedito dUd fud uoceter come fuu pe* cord d fe Id chidmo. Md Id fierd befiidfentitoil pd¬ flore , rimorfd ddUd confcienzd fud, gittdtd Id land, et moflrdto il pelo fotto quetld ndfcoJlo,fe effer lupo ft fece mdnifcftd : er ddlle cumpdgne detld greggid di lefu Chriflo dUontdndndofi ne' deferti del diauo * lo ricouero con gli dltri lupi. Et quefidein fommd Id fommd dclld uergognofd fud pdrtitd. E doued pure dnddred Koma il frdte Ochino: che fe non hd tiefje hduuto il cdppello defiderdto, non gli ftrebbe dmeno munedtd und mitrd,qudle d lui fi conueniud. O pdtienzd di Dio qudnto fe grdnde : er o giufii* tid di Dio quunto fefeuerd. Cofiuie fidtofottoquel le cdppe ( fecondo che egli medefimo fi dccufd ) lun* gdmentendfcofto in undformd, dentro coprendone und dltrd : er Id benignitd di D/o pure dffettdn* do lo chidinaud X penitenzd. Md poi che ha dl fine O C H I N I A N E. 16 ueduto, che egli chiudeudgliocchiper non uedere, C r ft turaua le oreccbie per nonudire,da lui Id grd tid fud dUontanando, er lafcidndolo in podefia del = Id foldfud mdlitid, er deUahumdnd fud prudenzd , in um inferndl precipitio di errori , di inf amid ,zt A eUddifgrdtid fualo ha Idfcidto traboccare.Bt cofi uddd,cr cofidndrd per diuin giudicioognimo che del notne fuo; er delld fud dottrind fi uorrd feruire non per honore, er glorid fud , mu per humana lau de; er per terrena ambitione. lAd io di quefia fud fuga ho parldto piu lungamente, er piu apertamen te che egli perduuentura non hauerebbe uoluto; er dffdi piu breuemente , er piu modefiamente di quel» lo, che dime potrei quando d parte d pdrte uolefii far rijfoftd d tuttd quelldfua lettera. Gid non uo» glio Idfcidr di njfiondere d queUd parte , doue egli fd und interrogdtione d me di queUo , che direi fe Antichrifiomi chiamaffe. Al che riffondo,che quan do io mi čredefii effer fotto Antichrifio; N on fldret le dedne degli anni fotto Vombrd fiud : ne uorrei Id fud grdtid, ne difidererei le fue dignitd, ne i fuoi be tieficij: ne ftarei fotto dlcuno impio habito ingdnndtt do la plebe, ne in fecreto mi farei conofcer per fuo ni mico , er in pdlefe per fuo feguace > ne predicherei con la humana prudenzd contemperando le parole ; ne direi inful pergamo cofd,che io non hauefii nel cuo ye , ma o liberamente fcoprirei queUo che io fentifii , o tacendo non direi quello che io non fentifii:cr qudtt do chnfio mi hauejje dat oJpirito di predicarlo ignu do,io fono ficuro che mi darebbe anche Jfiiritodi con D ii LE MENTITE femir col fangue le miepirole. Et cjudnio noti fof fiatto id um tinti confefione } mi libererei detla foggettione di quel ribeUo di D io in modo, che farei conofcere al mondo che io fitto lo hauefii per non ijlare fotto la tir amid del diauolo, piu che per pan ra di render ragione deda mia fede. cofi farei io fen tendomi effer fotto la forzi di Antichrifio.Et quan do per cofa, che io habbia detta, o fcritti fofi chii mato k Roma, quiui mi apprefenterei come dauan * ti dl tribunal di I efu Chriflo: ne ricuferei di efiere ifamimto. Et fe intorno alld fede hauefi detto , o fentito cofa contra queUo y chetiene 1’Apojlolica fedia (che per ignoranza potrebbe effer e che io hauefi tdlhora errato ) fenza contradittione fempre fotto* metterei la mia aUa fua openione : ne mi uorrei per * fuadere di ueder piu di quello, che hanno uiflo tanti fecoli, che hanno fcritto tanti dottori fanti, cr che hanno determinato tanti concilij. Etejjendoil fon* damento deUa noflra cognition di uerita la fede-.ad ogni human giudicio uorrei preporre la fedeiet ere der che que1la e la uera fede , la quale dalla faera apofolica fedia e approuata,cr dalla fanta uniuer * fal chiefa e per tante fuccefiionifiata tenuta, cr con fermata . qk efto farei io; cr 1’Ochino ha fatto it tutto incontrario. La onde non fiemarauigliafele mie contradiranno aUe fue fcritture; Alle quali paf fando tempo e homai di parlar di quella fua dot tri* na,detla qualeegli cotanto figloria,inuitandomi a douer uedere i fuoifermoni. E t pur qui non cifteh deremo in molte parole j ne delle cofe , le quali egti O C H I N I A N E. 1 7 Udnamente fi uanta di hauer prouate in queUi dire* mo altro ffenon che quando ne uerremo aUa efami* natione, ci uantidmo noi aUo incontro, di douer ris promrei dettifuoi, di nbuttar per fdlfe le fue te* ftimonianze,er di condannare per maluagia,per be retica,et per diabolicala fud dottrina. ll che pr im A che d fdr mi conducd per la uiadeUa dottrind di le fu chrifto , uoglio anchora che ddlle pdrole di lui cgniunone pojfa fdre uerifiimo drgcmento. E gli ddunquc pur in quejld fud letterd, ddUd qudle nott mi aUontano,figlcria che in quelle loroSindgoghe fono cntrdti tdnti, er fmguldrmente i piu nobili/fi riti . E t dpprefjo ddnnd noi che dichiamo tener Id fe de che ci hanno infegnata i noftr f>ddri, er i ncjlri preldti. Atte qualicoferijpondenau dico primierd = mentc qudnto d qlielld moltitudine di [piriti, cheegli tion dijfe mdi cofu piu uera: percioche dapoi che con trd Id Chiefd di Cbrijlo comincidrono d furger le he refie ,nonfu mdi chedd un cdpo fi uedeffero ufcir tdnte fette, er tdnte diuerfe openioni,qudnte fi ueg gono ger mogli dr ddUd fchuold di Martino, che qud le da uno Jfiirito tir ato,er quale da mio dltro,ogniti no truoud nuoue fentenzemgniuno forma nima dot trina > er ogniuno fi regola una nuoua feae. Etdi ciocon me ne puofar fede chigli ha uditi,er chi ha uifte le loro maniere: che non ui ha in A lamagna alcund citta (di quelle parlo,che daUa Komand Chiefa fi fono fmembrate ) Citta ho dettoi non ui h cio e chi i giujio per fede Ji giujlifichi per opere. Pot ft dimoftrd quale fid il modo , che hdnno da tenere i predicutori er dice cbe nel Teftamento nuouo non ce ne ha paro la. Atle qualifuefalfita fi nffonde dando lauera interpretatione al tefto da lui male interpret ato: e t fi allegano diuerfttelli della fcrittura, i quali da' fa eri D ottori in materia del purgatorio fono inter * pretati. Poi diuerfe fentenze di D ottori fi a.ddu= cono pur d quefto propoftto, moftrando cbe da gti Apoftoti ci e uenuta quefla dottrina. concludendofi al fineil medefmo per coftitutione di faeri Concilij effere Jlabilito. N ella xxvij. interpretando l’Ochino la parabo* la di queUi operatori, che dudar ono in diuerfe bore a lauorar nella uigna, er tirandola alla fua giufti * ficatione di fola fede ,fi dimoftra falfa effere la fua interpretatione. Nella xxviij.ffmoft.ra cbe 1’Ocbino recita falfa* LE M E N T I T E tnente quetleparole del Sedmo, Migliore e un ii nel k tue corti, o pulugi, er quel che fegue : er falfu* mente le apphca alk fuet intentione. tietla xxix. dall’Ochino ft mol prouure con di *> nerfe ragioni, er tefti che l’udempimento detlu leg geenellafede,doue uUegundo prencipulmente P do lo,per la teftimoniunzu di Paolo ft moftru il findeU Id legge effer Id churitd. E tft moftru unchord come da noi ft uenguno ud ojferuare i diuini precetti , de' (juali Dio dijje che non [ono muggiori delte noftre forze . Nellu xxx. 1’Ochino ftfatied di dijfutur contri Id duttoritd eccleftdfticd , dunnundo le traditioni, er cfteruutioni detlu chiefu : Alte quali cofe hereti * cumentedettedului,ftrijponde interpretundoi fti dului dUeguti contru di lui: er ft dimoftrd che nellu leggedntied Id feritiurueru foprulu chiefu , er che nellu mouu lu chiefu du uuttoritu ullu ferit * turu, er che percio unche quelle cofe, che datlu chie fu fono ordinate fenzd feritturu ft debbono c(fer= Udre. Appreffoft purlu delle traditioni eccleftufti* cbe,dimoftrundoche di quelle ne e piu uoltefuttd mentione nellu feritturu; er queUe ft ftubilifconoun choru per molte ragioni, er uuttoritu, prouundo che bebberoorigine dugli Apoftoli:er confermun do Id uuttoritu detlu Chiefu, de'prelati,er Jftetiul tnente detlu A poftolicu fediu Romuna. N ettd xxxi. introduce l'Ochino unu mouu dot * trinu, er queftu e;che ftumo eletti, er giuftifica* ti uuunti che crediamo; er d confermtione di cio uttega O C H I N I A N E. 3 j allega un tefio di Paolo a gli Rphefij mak interprt tandolo er um altro a Romani troncamente addu* cendolo. m rijpofta deUe quali cofe er l’uno chiara mente, er ueramente fi interpreta : er l'altro inte ramente fi recita, er fi dichiara .E ta queflo pr o ? pofitoft ragionano diuerfe cofe in matena della pr e dejlinatione, er del libero arbitrio , er della dim* na gratia , conchiudendo che per tejlimonianza del'p la ferittura , er per ogni ragione diuina, er burna na bifogna confejfare ,che Dio non ci falua fe noi non ci affatichiamo per la nojlra falute: er che egli non ci condatma fenon per nojlra colpa. N eUa xxxij. dijfuta 1'Ochino che la legge mo * rale per la uenuta di Chrijlo e tolta uia : er allega lucghi di Mattheo,cr di Paolo , er di P ietro,i qua li fi mofira che egli recita falfamente^ faUacemen te gli interpreta. Rt appejfo fipruouachenoi fia* mo debitori di offeruare i comandamenti della kg* ge, come comandati da Chrijlo. Rt percioche /’0 chino per approuar la fua dottrina adduce quel te* Jlo di Paolo d Timotheo,La legge non e pojla algiu Jlo } quefio luogo anchora fi dichiara, come egli fi habbia ad intendere Nella xxxiij. 1'Ochino dice che Chrijlo non ci ha datoconfigli nel vangelo, 1 1 che fi mofira mani* fefiamente effer falfo. Kella xxxiiij. dice 1’Ochino che i peccati in fe mor tali ne gli eletti fono ueniali: anzi che non fono lo* • ro imputati, ma perdonati per Chrijlo, er qui fi* ■gna un luogo di Paolo d Romani. Rtqucfta dottri - 'E LE ME N TITE ni pur con U dot trim di P uolo uiene damiti . Kelti xxxv. 1'Ochino con li duttorita dt Ete* chiel , dl Malacku, er dt Violo uuol prouire cbe Diobipromeljbdifiluum,zr cojici falui fcnzi cbe noi hibbimo id oper ir cofi ucrum per li no* Jln filute. Le audi mttoritu ccme filfamente il* legite . er filfmente interpretute ft mojim cbe jo* vo tutte contra di lui : zrncnftremo coronati fe ga glurdumente non ccmbittermo. KeUa xxxvi,l'Ochino difendedo U liberti Eum gelica dice cbe non fumo obligati ojferudre il Vin* ge/o, mi crederlo: er con cjuejlo ji mette X uolere abbittere le religioni de’fr iti Ud cjud dottrim fui con li dottrim euingelici, er con la medefum te* jhmominzidi lui primi ft mojlri ejferfdft. Pot f entn i ngionire delk ijlitutioni detle religioni , CT delti ojjeruunzi de’ uoti,et jpetidmente dl cjuel* li di pouerti, di cajliti , er di obedienzi : er j? mo jln quinto fu intia li introduttione detli uiti mo mjlia . v Itimmente percioche Erafmo Apojliti fopm Hteronimo, er fopn Agofhno ft ijfitici di tnojlmre cbet nojlri monici non binno fomigliinzd con g li intiebi , per li medefmi funti Dottori, cbe di lui fono itleg.it i ,fi prom effere it contnrio: ey li openione ftu, er gli fuoi fcritti,per fdft,cr per beretici uengono id effere riprovati . Keltu xxxvij. 1'Ochino dimu li dijlintione de’ cibi er i digiuni: er pertmto li ordimtione, er Id confuetudine detli Chieft contri lui ji difcnde,dimo ftnndoft qmnti fufempre jluta U ojfermnzi, er O C H I N I A N E. 34 U nterito de' digiuni fot to la legge , er fot to L grda tid. Confermondo la-degnita loro con k auttorita de faeri dottori. Po/ ft pdffd ddl parlar del digiuno in gener ale dl trattar deda quarefimd: er quelk fi moftrd efferepdffdtd d rtoi ddlld chiefdprimitiud,er per traditione dpojlolicd. Quindifi uiene d trattd. ve deUd dijlintione de' cibi , conchiudendofi, che bab bidmo dadigiunare,et ddfnre i nojlri digiuni, ct U qudrefmd cogli or dim riceuuti da nojlri mdggicri. N eUd xxxviij VOcbinofd und dijlintione dtdue chiefe di una Jpirituale, er di dltrd ccnfufd di buo m,er di rei dicendo che auejld puo en are nelld dot trind dtttd fede. Contraquejla dpenione f difjmtd difeildendo che k auttorita ecclefujlica e nelld chie fd uifibile , er ne preldti : er che qucjld e la chiefd, Id qudle e chiamatafanta: il che fi confermd con k dlchiaratione di auejld uoce fanta: er con k autto rita di Paolo er de' Salmi. P o? f mejiva che per tffere i preldti di nem fanta uit a non percio non ban no la apojlnlicd auttorita. Nella xxxix. l'Ochino uuole abbatter Id refiden Zd deUa dpoflolicd fedu di Roma, er allcgd un te= jlo del V angelc, tl qual f mejiva che non fd k quel propofito , ma fudetto da Chrijlo per lo di del giudido. Nelld x i. 1’Ochino con k auttorita dipietro , deli’Apocalifi, er di Agcjlino uucl mojlrare che 'ftdmo tutti ad un medefmo modo facerdoti. I l che et con le medefime, er con altre diuerfe auttorita fi mojlraejjere falfo , E ii LE M E N T I T E N elld xli. 1’Ochino dama il facrificio detla mej. fd, dleginlo m tejlo di P dol o. E t Id fuaopenionc uiene riprouatd con Id dottrind ddh legge uecchid, er ddh tuioud, con Id duttoritd de' concilij+cr de dottori [deri, er con h confuetudiue detla primiti* udChiefa. N eUd jan, egli dannala penitenzd, Id contri- iiojt?, d propommento di noti peccare, la confefiio* ne , la afjolutione, le meffe, h intercejlione de'fan¬ ti , le indulgenze , er il purgatorio: dlle qudli cofe in generale fi rtfjoonde er poi fi ferma il ragiona* mento intorno dUd intercefione de'fanti, Id quale fi dpproua per Id fcritturd: per la confuetudine del la chiefa: per la tejlimonidnzd de' concilij , er de dottori: cr per U dimojlratione de’ miracoli. con- chiudendofi che ejfendo i fanti non dltro che menihu di icfuChrifto, chi a loro ricorre per intercefione , er chi loro honora, ricorre, er honora Chrifto. . Nella xuu. dice l’OchinocheChrijlo neU’horto cddde fopra la fud faccid per uergogna di pregat per le tante Jforcitie de'peccati. 11 che finega . N ella xciiu. egli co allegargU efempij di Chri fto,CT de gli Apoftoli mol difender Id fud fuga di •ltdlid: er i medefimi efempij contra luifi ritorcono dannandolo per fcelerdto. NeUdXi.v. egli mol prouare che gli eletti fan * no di effere eletti,et dUegd un tejlo di Salamone , uno di Paolo, er uno di lob. I qudli fi interpretdno con tra di lui moflrandofi falfit effer lafua interpreta * tione, er la fua aUegatione . Pot' con altri tefti an* O C H I N I A N E. j S arord delUfcritturdfi pruoud che Id fud ejdlfit, o* ; bereticd dottrind ; =' Nettd xl\i. lOchinoper uoler mojlrdr che h Opere nojlrenon [ono di munomerito ddegd utiluo go del Sdlmo repetito nel fecondo libro de i Re. Et fidimoftrdtroncd effereUJud alkgatione, zrfjU fd eljere la fud interpretdtione. Nettd jcl.vii . 1’Ocbino difende queUd heretiect open ione che Dio nonmole che tutti fi pojfuno fxl= Udre. A Od qudle fi n/ponde co’ tejli ddegdti dd lui, er con piu dltri dnchord mojlrdndo, che Id uoluntd eh' Dio e che tutti gli huomini ccnfeguifcdno U eter - tid fdlute , er che Chrijlofu crucififjo per tutti : & chefe tutti non fi fdludno Id colpd e de’peccdtori, i qudli non uogliono ejfer fdludti. Nefl.tXL.vm. eglifdlfdmente dUegdteJlidi P do lo per uoler mojlrdr e che tutte le opere , er penfie ri de' non regenerdti in Chrijlo f'ono peccdti. Alld qudl cofd njpondendofi fi mojlrd Id contrddittione mdnifefld dede feritture ded’Ochino nettd materid del mer it dr e & del non meritdre : er fi mojlrd con Id tejlimonidnzd dedd fcritturd che dnehe dede ope= rede’ non regenerdti in Chrijlo non j'ono opere di peccdti . N elld xux. dijfiutd 1’Ochino che Dio ci hd pro tnefjo il pdrddifo fenzd dlcund ccnditione che hdh= bidmo noi dd oper dr nulld: anzi che ce lo dond ajjo lutdmentecontrd tutti i nojlri peccdti. Etcjui alle= gd tejli dedd legge,cr del Vdngelo. L d qudl dettri nd fi come e fdlfd cofi dnchord fi riproud per li tejli E iii LE MENTITE dttegMi Mt lui,cr per piu dltri inficme, mojlrdndoji che D io ci renderd fecondo queUo che opereremo. N efld cinaudntefmn, 1'Ochino ceru di ruinare il vicdridtodi Cbnjlojando dl Romano Pontefice neme di Antichrijlo. Met ndlu rijpolld per Id ferit* tur d, per tejlimonimzd de' Dot tori , per duttoa rit d di Ccncilij, cr per U pofjefiione di queUd fedid id P ietro infino dl tempo nojlro, ji mojlrdil Pdpd ejjer uero luogotenente di Chrifto in terrdicrfi ddtt nd comehereticd Id bejlemmid deU'Ochino. Pot ft trdttd delld uenuta di Antichrijlo, netld qudle /’0=» chino dnehe di moke menzogne uicne dd ejjer con * idnndto . 3 S MENTITA P RIMA* L’ O C H I N O NELLA rUDICA SECCKDA, C Onfiderando che al mondo non e cofa tanfo ne- ccffaria aJIa falutcnoftra guanto , che el ere !ere che fianio giuftificati per Chrifto. £t uifto che mol ti fuggono, & fi ritraggonoda gucftafedecomeda uno fcogliopericolof)slimo,m’e parfoefpedietemo ftrare ch’el credercche fiamo giuftificati pcr Chri- fto e cofa fecurisfima • NELLA P K E D I C A T E R Z A. Sai chi allarga la uia delcielo, chi predica opce fenza fede. Etpocodapoi. lo ho compafljone a chi da nna & perfeguita la fede d« la giuftification per Chrifto. NELLA PREDICA CL.V I N T A. Non e alcuno che fia fanto fenon per mezo della giufti- ficaciouper Chrifto. NELLA P.REDICA JESTA. DifTe Chrifto aS.Pietro, fc io non ti laueronoo haue lai par te meco. I L M V T I O. 1 s i m i l i fentenze uaffargen* do 1’Ochino per k predahe fue uolendo dare k uedere al mondo, -he la Komana Chiefa tenga,chc not da noi, er per k opere no* Jlre,et fenza Chrifto, et fenza U - fufdntiftima fede a giujliftdnamo, er ci faluiamo: E i i i i LE M E N T I T E ejche danoi uengono pcrfeguitdticoloroj qudlipre dicdno h giuftificdtion per Chriflo. il che dficuraii dofi cgh di dire, non fo cjuak poffd-effere qudli cofi sfdccidid menzognd,cbe.dd hi nonfi debbia djfettd Hebr.n re.Noifdppidmo effirc impofibile fenz O Č' II I N i A N E. 37 Seuuoicntrarealla uitdferua i comandamenti. Et m« 1 - 1 ? ih Luca il S ahat or riprende coloro che lo chiarna* . . r t r 1 Luc. 6. no Stgnor Signore, er non farmo le cofe che egli di- če. Etin Giouannici comandafe fiamoflgliuoh ii ioan.8. Abraham , che facciamo le opere di Abraham . Ef Violo ci ha llifcidtc feritto che ci habbiamo 1 - Co y - da manifefldre dinanzi al tribunal di Chriflo per fiportar, quello, che haucremo oper at o nel cor- po ,o bene,o male. Et trouando noi nelle facre lettere cmmendar la fede , quella abbracciamo col* čore: er trouando effere afedeli čomandate le ope= re d quelle cireputiamoeffere cbligati. Ne ci pare che la fede di Chriflo poffa effere in noi fe trn crc= diamo di efjer tenuti d far quello, che ci ha ccman = dat o Chriflo. E t pertanto qual predichi mcglio let fede, o coloro chepredicano la folafede,o qudli che predicano la fede er le opere, di qud mi pare che dgeuolmente fr poffa comprendere, che efifolamen* te trna parte della ferittura riceuono per buona, er V ultra dannano-.cr noi tutta la approuiamo. Et efi figloriano di credere in Chriflo, er a chrillo ere* der non uogliono.Et noi in Chriflo, et d Chriflo ere' diamo, tenendo che er in lui fl debbia credere, er che da efequir flano i fuoi fanti comandamenti. N oiper lo peceato del primo paren te erauamo triorti: er Chriflo col ftto precioflfimo fangue la* uandoeiciha rkomati in uka . Erauamo corpi pri uiti di fpirito : er Chriflo con la uirtu fua ci ha fuello per gratia ritornatoi che ifpirando al mon = dola fua fantiflima fede,chi il flato di queUa nceue L E MENTITE noti piu rimane corpo mor to, ma ntorna ad effer ui ua creatura . or fi come m un corpo ntorndo di tnorte in uita lo Jpirito /o/o e fiat o joffiaente 'a dar * gli uita, cofi non e ogli fofficiente folo 'a mantenerlo in uita . M a bijogna cbe la perfona rifufcitata pi* gli il conueniente nutrimento del cibo, delfonno ,er deU‘eferatio : er faccia detle altre natur ali operaa tioni fenza le quali iofio farebbe datlo jfiirito aban * donata. Cofi la fede fola ci ritorna come Jpirito in uita: ma in quella non pcfiiamo conferuarci fenza i facramenti detla C hiefa, er fenza le bučne opere ; etnzi mancando quetti, o quelle manca lo Jpirito, er noi ritorniamo ad efjer morti. ll mor to non puo ope vare cofa niuna . E/ noi morti a D/o, cio e auanti cbe per fede fiamo rifufcitati, non pofiiamo far ope* ra di eterna uita, E til corpo che era morto, come lo finrito e in lui ritornato, i atto a far le humane cperationi : er noi come per fede fiamo uiuificati pofiiamo d faluation nofira far detle opere fante. Voifi come atle humane opere,douendo etle effer buo ne, o ree,fi richiede che ci fia la nofira uolunta; cofi d quelli, che uoglicno uiuere in Chrifto fi conuiene che la loro uolunta concorra atle buone operationi: che fenza quetta ne D/o ci inditce atle opere fante :ne fante fono nel cofpetto di D/o quelle operationi, atle qualila uolunta nofira non confente. E t poi che Dio ci ha data quefia podefla di aprire, er di chiudere le porte del cuore alte buone ifiirationr.ci ha anchor fatto gratia che il nofiro buon uolere, er lo sforzo tiojirodibene oper are,per configuente le buča O *C H I N I A N E , 3 S ne opere nojtre fmo di merito apprejfo di lui, con tutto che eUe cofi da. lui uengano come i frutti,i quct ti ne' rami nafcono, hanno origine dalla radice : che fe i rami dal tronco jono leuati ,fuor di quello tion pojjono fruttiftcare :er il pregio loroe di rice* uer la uirtu, che daOa radice a loro ne uiene. E t fe queUa per alcuno impedimentoper lo tronco a' rami non paffa, ceffano anchora di uenire i frutti . Non altramente la uirtu del bene operare in noi uie* ne tutta da Chrijlo : ne fuor di lui pofiiamo fare operation di uita. Ben pofiamo noi con la uoa lunta nojlra ferrar la flrada aU'hmnor uiuifican* te deJla gratia fua , er rimanere rami infrut= tuofi: perciocbe lagloria nojlra e tutta in Chrijlo , er in riceuere, er in uoler riceuere la uirtu di Chri Jlo. In riceuendo ueramente con pronta uolunta la gratia fua,et in uirtu di quella operando, digiorno ingiorno andiamocrefcendo di uirtu in uirtu,er di fantita in fantitaipiu ad ognihora giuJlificandoci,et facendo cer ta la nojlra uccatione ,er eletticne. Et j Petx deUagiujlificationchrifliana ne auuien quello che Ji uede nella humana creatura , la quale tojlo che etla i nat a dictamo effer nato Vhuomo: ma non e egli per cio buomo perfetto. Anzi col tempo le tenerette membra Jlendendo, er in amile uigore, er forza prendendo diuiene membruto er gagliardo per me * zo del nutrimento, il qualein lui mantiene,er for tifica lo Jpirito , er al corpoporge accrefcimento . Tale dico e la nojlra giuJlificatione:cbe tojlo che noi lafededi lefu Chrijlo habbiamo riceuuta pofiiatno L E M E N T I T E* dire di effere riniti k D io s er Um ti d faro fon= te , er netti di ogni mdcchid bibbimo uirtu di far delle opere monde, er per confeguente d Diograte, & per Idfud grdtid d noi merit or ie; er come rimi di queU’dlbero, del quale Cbriftoe ndice i er tron co in buoni fautti continmndo ,er multipliandoa ef fo k grdtid fuu di di in di piu ti dndiimo gitijhfian' do,et dtld perfetticne duuicinindociaUd quale huont primi tton peruietie, ehe fciolto di quejle terrene fnembrd , er perfattdmente purgdto fi congiungd eterndmente er indifjblubilmente d lui , che ci giu * ftficd, er ci fdntificdeffendo eflo folo fommd giu= ftitid,fommd fdntitd,egr fommd perfetticne. Ef in quefld guifd pofiamo dire, che Id fede giuftificd in qudnto per mezo di quellddi figliuoli che eram- inodettd ird, er nimici di D io con lui farno ricon* cilidti , crfattifigliuoli detla grdtid. Pofitamo dire che ifdcrdmenti giuftificano, in qudnto per queUi delli grdtid er deUo Spirito S anto farno fatti pdr » teiipi . Ef pofiamo dir che le opere giufiificdno, in qudnto per que!le ci facciamo figliuoli obedientiimi tdndo Id obedienzd di lefu Chrifto, per Id quale ficome eglifuefdltdtofoprd tuttele creature, cofi Hoifitremo efdltdti foprd ogni Jldto di mortdlitd.Et quefid e Id uen giuftification noflrd: er in quefld mdnierd bd etld di effere infegndtd dl popolo di lefu Chrifto. Ef nonfede fold, non faramenti foli, er non opere fole ; che ne quelld, ne quelli, ne quelle fo le, er fepdratefimno il uero chriftuno. Anzi fico me dlld intera fabricd deU'hucmo non baftd ne il cor OCHINI ANE j 9 po folo, ne 1’dnimd fold ,nelo Jpirito folo, m tutti infieme dUd formation di quello e neceffdrio chefu =? nouniti,coft dUd giuflifcation nojlrd Id fede, ifd crmenti, er le opere neceffdridmente hdnno da con correre . E tqueflo uoglioio chefi intendd di colo= Ioafl - h ro, i qudli rinctti di dcqud ,er di jpirito fdnto 'd tdl regenerdtione faprduiuono : che ne' fdnciuUi, iqud li dopo il bdttefmio non drriudno dUd etd del poter oper dre,io non dubito cheejU netldfede de’ loro pro curdtori, er ml fdcrdmento fenzd dltre opere non funo riceuuti djld glorid etenu, Quefld e Id uid per Id qmlebddd edmindre thi uuol prediedre Id giufl.ificdtione dl popolo chri flidno. E* l'Ochinojl qudle no hdfdtto in tuttd Id ui td fud publied profejtione dialtro piu che dipredk cdre : er di cui io ho infinoddhord let to cento, er quindici prediche iftdmpdte , moftrd di non fipcr quello, che egli ft predichi ; ne fdquello, che d pr c diedtor chrijlidno di predkdr trd chriftidm ft con=* uengd. Perctoche o egli predied che Id fold fede giuftificd; O efdltd Id fede-.uiud. Et non ft duuede il mefchino ,chedltro e fede fold, er dltro e fede uk ud,non dltrdmente che fi fid corpo folo, er corpo ui uo. Che dicendo P dolo fede,jperdnzd, er cbdritd e/fer tre cofe, c hi dice fede fold, dice fede fenzd Jpe, rdnzd, er fenzd cbdritd . L d qude dnehord chc j Cof buomold hdbbid grdndifimd(fecondo Pdolo)egli e nuli d, er chi dice fede uiud dice fede congiuntd, ,Cor - , 3 ■con ijperdnzd , er con cbdritd. Si che oVOchino non fd quello, ch.e ft died, o fdpendolo cercd di in- LE MENTITE gannar Id pkbe. Conciofiacofi che ogniunointende che fu fcdefoU : mu non ognimo fa che fin fede ui m : er non e ueruno , che habbid nome di Ckrifiia* no , il quale non fi perfuudu di hauerla fede filet i er tol fio femplice credere fi črede per Id dottrina Ochiniana o uoglium dire Luterunu ( che in quefid purte tuttd e unu) di poterfi filuare. M. a per far pni chiaro queUo, che dettoho; che 1'Ochino non fi queUo > che d chriftiano predicar trd chrifiiani fi conuengd , D ico, che fiprd Id giuflifi * cdtione dellafede non e da far dmord con la greg = gid di Chrifto: ne dedu fede uiuu fe ne hd da parld* re nel modo,che udinuiluppandol'Ochinoichequel lo e dd fdr co’ Gentili, er congli hebrei: er quefio e cofi dd perfone che cuminuno gugliardumente aUd perfettione. Eč fe Paolo Apojiolo predied Id giufti fication delld fede ,fu conueniente d quel tempo di cofi fare, che uolendo egli conducere d Chrifto colo to , che er dno fuori dclU fua Chiefi ,fu mefiiero di giudaruegli per queUaportd. I Gentili fi confida* uano nelle uirtu morali ; gli Hebrei neUe opere del Id L egge. N egli trni, ne gli altri conofceuano co= fi piu conueneuole alla perfettione dett’huomo. ui che bifognaud d quelli mojlrdr , che erano in tene* breiar d quefti, ehelaluceerd trd loro s pur chei quelld uolejfero apr ir gli occhi . E t bifognaud mo = fr dre d Gentili, che le opere morali fenzd la fede di Chrifio erano nuUe; Er d gli Hebrei, che lepro phetie , er le figure er dno empiute in Chrifio ; er che da Chrifio doueuano (fierar filute. Quina e che O C H I N I A N E 40 Paolo efalta tanto la fede, er la gr ati a per dime » /Ir are al mondo, cbe per la fede di Chrijlo fi confc « gtiifce la gratia di poterfigli buomini faluare. A' tioi ueramente, cbe farno nella luce, cr nel regno di Chrijlo; cbe non habbiamofede fenon in Chriflo i cbemnff eriamo falute fenon da Chrijlo; et cbe fap piamo che cjual uiue in C bar it a e cogiunto con Chri fto; non tanto f ha da predicar la fede, cjuanto da dimoflrar lagrandifima gratia cbeci ha fattoilbe nignifimo padre, er Sig.nofro D io di darci pode jla di diuenir fuot fgliuoli per mezo deUa fede: er da infegnarci comehabbiamo 4 uiuerein quefta fe* de. Qui f banno dafermarei predicatori, er da tnofrare alla plebe come da' peccati guardandof,et bene operando,ha da ccnferuarf uiua la gratia , CT da fare ogni giorno maggicre accjmfto detlofpi = rito di lefu Chrifo. Ne a cjuclli, cbe banno fede ui ua, er che operano con ardente charita, er con im peto di Jpirito(ccme dice 1 'Ocbino) e neceffario pre dicar giujlification di fede: cbe fe efi fenouniti con D10> er fe lo fpirito rende teflimonianza aHo fpiri to loro , cbe fono fgliuoli di D/o, non banno bifo= gno detle predicbe dellGchino, il qu.de non ha ne fpirito, ne fede. Lo fcioccc non predicatore , ma preuaricatore ,fta fcmprc in fu gli eflremi di par la re o ad infideli ,0 4 per f tti, ne mai camina per la Uiadimezo. cheoparla 'ditta fede fola ,odcll’cpe* rare con impetodi fpirito; ne uuole che il Chrijlia * no operi ne per paura di pene, ne per ifpcranza di tnercede. Ho detto /c/occo, (re er quattro uolte loaa. r. Rom. 9 . LE ME N T I-T^E ■ fcioccocheeglie. No« dico cbe quejld non fid Idper* fettion cbriftidtiamu cbe dl trd uia bddd temrfiM prcdicando d popolo, & ditrd in rdgiondndo .cof perfetti. E t cbi mole dfcender foprd uno dtomon* te e mejliero cbe cominci ddle rddici, crche mcnti per la cofld, er cbe s’dffdtichi ,fudi , er anfi, cbe nonui faleftin cimd con unfdlto. a' pdrgoli noti fi dd incontdnente il cibo , md il Idtte, er dpprejjo de’cibi liquidi,zr moUi> er dpoco d.poco fiuiene dl pdne, er dtte dltre cofe piufode. ll Mdefiro dfi= gliuoli y checomincidnodnddredfchuold,nb mettein mdno le opere di A riflotile,ne di Pldtonc.md comin eid dd infegndr loro l’d,b,c. E tdi mdno in mano gU fd pdjfitre dde cofe mdggiori, Per fitlireal monte del Idperfettiotie piufono coloroj qudli fono dl bajjo, cbe queUi i qudli dUd fommitd fono peruenuti. Ne/= Id cdfd diCbriflopiu fonoi pdrgoli, cbe bdimo bifo gno di Utte, cheigrdndi, d qudlifi comengd il fo~ do cibo . E t neUd chrifiidndfcbuold piu fono quedi, cbe comincidno dd impdrdre, cbe coloro i quah hdti no neglifiudij fdtto dlcun profitto. Percheio uoglio dir e cbe l’oper dr e con finrito, con impeto difede,et con chdritd non e di ogni uno, md foldmente de’per* fetti, o qudfi perfetti. E t chipredicd dl popolo dec hduer rifgudrdo d queUo, cbe dl popolo fi conuengd. Et col popolo fi bd dd fdre non dltrdmente cbe co’ fdticiuUi, i qudli dppdrdno le prime let ter e. Chc fc 'd queUi fi dicejfe cbe debbdno ftudidre per dmor di dcttrind,ne fi proponejfe loro pend,ne premiojo fon ficuro cbe in pochi dnni il mondofi rimdrrebbe fen* zt O C H I N I A N E, 4* Zd lettere. Md percioche i loro maeftri hor con pre tnij ad impardregli inuitano, er hord con Id uergd gli caftiganoj fgliuoli trd da lufmghe tirati,er dd timor fofpinti ,fanno ffeffo djfai profitto: er dp* preffo come alld cognitione detle fcienze fono perue* nuti,malti di quette fifattamente fi innamordno,che Ad folo impeto di dmore d feguitdr quette fono portd ti in guifd, che per uerun mezo non ne poffono effer reuocati.Simigliantemete hdnno dd fare nelld fchuo Udi I efu Chrifloimdejlride’pdrgoli,iqudlifono i predicdtori ; che proponendo per mercede Id glo- rid eternd d coloro, i qudlifdrdnno le opere fante, er Id eternd dannatione a quelli, che opereranno in contrario, hdnno da mettergli inful camino detla fd lute. che come poifono pdffati alquanto duanti, ha- uendofatto uti habitoneUebuone operationi, dichd ritn dccefi, er di Dio innamorati fentono in fe Id uirtu di quello {pinto, per mezo del quale operd= no con tanto fuoco di umore > che quando fojferc cer ti, che non cifo/fe ne inf črno, ne paradifo non fi fd perebbono rimouer dal bcne operare: ne accidente dlcuno proffero, o contrario gli potrebbe fepardre ddlla charita di Dio, la qtidle e in chrillo I efu no= ftro Signore, Non e dannabtle (come dicono gli he= Ro -*- tetici) il bene operare per ifferanza di premio, ne per paura di pene: che per tuttd la fcritturd fono jparfefentenze, le quali con prometterci eternd mer cede dl ben fare ci inuitano : er con minaccie delle eterne pene da' uitij ci ntraggono. Ne qui mi affati chero io di cueducerne in mezo i luoghi. Ma folamtn F LE MENTITE te dir o cbe ilgran dottor Ckrifoflomo fopra la pifto la a' Thejfalonicenfi dice,cbe la anima,cbe teme le pe nedinecefitae tar da alpeccareiet cbe niuno di cjuel li,cbe hanno dinanzi 4 gli occhi le pene eterne cade* ra nelle pene eterne . E t il Beato Hieronimo teftimo nia di fe ftefJo,che egli lafcio il delicato uiuere per lo regno del cielo: et cbe ando a far penitenza nel defer to per timor deli'e ter no fupplicio. Et una fchiera di fcelerati per compiacere aUa čarne efcono efijet fon no ufcir le facre uergini de’monaferij:f jfogliano i grofipanni,et de’ delicatifiueftono ; uiuono inrifo, c t in diletto-.fi damo alfonno,er a' conuitpet a tutte le altre dilicie, er morbidezze , cbe hauer ji pojjom no. Et cofi uiuendo uogliono effer giujltficati, chia mati, eletti , er predeftinati ,infegnandoci cbe ne per ijpauento di eterne pene, ne per ijfeme d’immor tali premij non debbiamoriuolgerci al bene opera = re. M.a non e marauiglia, cbe fi come Hieronimo nel deferto haueua Chrijlo confolatore, cof hanno coloro fr a le turbe Lucifero confortatore terfico me d luipareua alcuna uolta di effer fr a gli angioli, cofi hanno coloro fempre dintorno inf ni te fchiere di dtmomj. M a abbracciamo pur noi con le braccia del cuore quefla fruttuofa fferanza er quefla falutife * ra paura,cbe quefte correggerdno le noftre mentifi fcacceranno i peccati, ferueranno 1'innocenza, er ci darannoforza ad ogni bene : er quefle hauendo, er di uirtu in uirtu procedendo ci fara data gratia diperuenire al fonuno di queUa fcala .per la quale Ge!1 lS- u.ob uide fcendere, v faliregli antflhli di Dio. 4 » O C H I N I A N E. Jtt E N T I T A *. l’0CHIS0NElIA PKEDICA I, Paolo alli Galati dice 1’huomo giuftificarfj folo per fe- *“> de,& alli Romani fenza legge,& opere. I L M V T I O. D O ppiamente mente l'Ochino in ejuefie poche parole : percioche Paolo ne a Galati, ne altro ue dice 1’huomo giujlificarfi folo perfede, nefenzA legge , er opere. Ben dice egli che 1’huomo fi giufli fica per fede, er fenza le opere deUa legge. Met gran differenza e fe altri dica perfede, o folo per fede. E t altro e dir fenza legge, er opere ; er aU tro fenza le opere deUa legge. C he quanto al giufti ficarfi per fede, o filamente per fede i modi del par tarefino diuerfi, er diuerfe lefignificaticnffi comc io in poche parole faro manifeflo. Se io dicefi, che 1’huomo uiue di pane, io non direi bugia i ma fe di= cefii che uiue folo di pane, mentirei mn altramen* te che fi facčia 1’Ochino dicendo che farno giuflif = cati folo per fede. Anche altro che pane bifogna A fuflentar 1'huomo in uita, er anche altro che fe¬ de fi rizhiede per ejfer faluo debi uiue in quefia ui = ta. Non altramente e molto differente fentimento in dir fenza legge, er opere, er fenza le opere del la legge, si come e diuerfi quando altri dica di al= trui che egli e fenza danari d’oro; o fenza or o, er fenza danari; che alprimomodo,fe benecolui non hauerane fcudi,ne formi, potra bauere or o in uer ghe , in catene , itf uafeUamenti, er in anella ; er po F ii LE M E N T J T E trd hduere de' ddndri di drgento. E t dl fecondo mo do non hduerd ne oro, ne ddndri di manierd dlcund ► No« dltrdmente dicendoffgnza legge,er opere ,fi utene d figmficar fenzd dlcund legge, er fenzd dlcu nd operama chi dice fenzd le opere delld legge ejfiri me dlcune opere fpetiali, le quali fono di quetla leg * ge, delk qudle fi ragiona, E t noi fdppidmo cbe Pdo lo pdrld detla legge Mofaicd, er che a Romani, er d Galdti egli fcriue di queUe opere, che dal Vange* lo non fono fiate riceuute, fi come era la circonci* fione,dUdquale egliper tuttele fue fcritture cer* ca di dare il bando daUd Chiefd di Chrifto . Et Id dottrina di Paolo e, che Id fede di Chriflo d Dio d riconcilid fenzd opere precedenti; ma non che ci bd* Mitt.tf. ftidlldftlute la foldfede. Et Chriflo hacomandato chei comandamenti fi hdbbiano a feruaresne p ao* lo contradice d Chriflo: anzi dice egli, che non gli *om. n. uditori detla legge ,mai facitoridi quelld faran * no giujlificdti inanzi d Dio; intendendo cofi per quefce parole de' precetti mor ali, come perqueUe di foprd i cerimoniali er cofi per quefle le opere che feguitano la fede, come per quetle le opere fenzd fe conformandofi anchora Paolo col V angela ioa di M.attheo, er con quello di Giouanni,cr con l' A= ° an pocalifi ,dicechenelgiornodel giudicio Dio ren * Apoe.i. derddciafcunofecondo te opere fue. Laondeperld Rom: i. auttorita del medefmo Paolo fi pruoua che l'Ochi- no falfamenteallega i tefli fuoi. Etiononpoffo df* faimarauiglidrmi detla peruerfita , er detla oflind tim de gli heretici , che uogliono efo non dccommo* O C H I N I A N E. 4 J idr gli intelletti loro dUdfcritturd , md tor cer quel U dUd loro uoluntd. Io fono ben ficuro che non tro uerdnnoneUd fcritturdluogo dlcuno doue fia fcrit= to che Id fede filamente ci giujlifichi ,comefi truo- Ud in contrdrio; che I dcopo Apojlolo dice cjprefjd= Iae. *. tnente che 1 ’huomo fi giujlificd per le opere, er non foldmente per U fede. vero e che Martin Luther ddnnd I dcopo, er riprende Lucd, che efdltd le ope re i er chiamandofi egli vangelijla di I efu Chrijlo dice che Id fold fede giujlificd; cr per conferma* tion delldfudfentenzdddndodlpopolo di Alama* gnd Idpifiolddi Pdolo d Romunitruduttu,ludoue Rom.* P uolo dice che fiamo giujhficuti per fede, egli ui hd dggiuntd unu uoce ,crhd detto per fold fede, con= trd Id ueritudituttii tejli. Et doue Paolo d Gdldti . t . cieo dice, Id fede, che oper d per dilettione, er egli h d riuolto , Id dilettione che oper d per fede. Et cjuefto imitutor del nuouo Vdlgelijla. hd medefimdmente corrotti due tejli di Paolo uno 4 Romam, er 1 ’dU tro d Galdti,per farji conofcer neUd fchuola del did uolo degno difcepolo di un cofi fattomaejlro ♦ M E N T I T A 3. l’oCHlNO NELLA PREDICA I. Si conie Ageo Propheta fcriffe, & cofi Paolo a Tito fo noimmonde,& confaminatetutce le opere dc gli itn Tlto ** mondi, come fono i peccatort mnanti che ijano giu ftificati. I L M V T I O. C He le opere di queUi che 4 Dto non fono recon cikati per fede jianononmonde,zr 4 Cio non F tli LE MENTITE g ute, cr per confeguente di niun merito , mn e di dubitdre •. mu fe per noti effer monds non fcno di dl* cun merito ,fdrd da ccnfejfm ddU dltrd pdrte che le monde ftdtio meritorie : er monde fdrdtmo le epe* re di coloro ,che per fede Jono fdntificdti, er Idiid- t. Cor.< fr fejij dC q UA delfdnto bdttefimo; che non bdjld aUi purifiedtion nojlrd h fede fenzd 1’dcc/ud er fenzdld Ephe.f. pdrolddi D io, E t percio diffe Pdolo deUd Chiefd pdrUndo;cbe Chriflo ft e ddto per cjuclldper fantifi cdrld mondandold nel Idtmro deU’dcqud, neUdpda rold detld uitd. L d Chiefd dduncjue in tdl modo moti ddtd opererd opere monddne, d D io grdte, er con* feguentemente di merito. Eti ijucjio modo fdrdeott chiufo contrd 1’Oehino , il qttdle del tutto intende di ddre il bundo i meriti noftri: Md di quejld cofd non ho io hord da di/putdre . Et cjtidlo che qui intendo di dir e e,chenelld dUegdtioti del tejlo di Paolo i Ti • to non [o fe io debbid pin defiderur Id bontd , o let dottrinu deU’Ochino . che li doue Pdolo dice , che irmonde fono le opere de gli immondi (fecofte dd intender quel teflo ) egli dice dnehoru che monde fo no quelle de’ mondi, or perche egli hdbbid undpdr te dtlsgdtd,zr 1’dltrd lafcidtd ftdre > Et Idfcidtd IUr queUd,ddlld qtidleld dllegdtd daluidependejonon fiprei che dirmi,fe non dicefi che egli per pur d md lignitd cofi hdbbidfdtto .per uolere d diritto cr d, torto difender Id fud openione, dccioche altri non fi tnettd d bene oper dr e, per fdr piu ricco il regno del diduolo, il gudle lo indujfe i fdr quelld dttcgdtione cofi moned. percioche uedcud, che fe egli ddduceud O C H I N I A N E. 44 in ntezo tutte qudle parole, ueniuct ad dpprouar (co me detto habbiamo ) il merito deUe buone opere . Ho detto dclU[udmaluagitd ,Vcngo hord aUd fud tgnordnzd,cr fopraquella,et foprd Idfua mdludgi td dico, c he egli mente, che Paolo fcriua f cor chi quello,che egli dice . Le pdrole[ono neUd primd d Corinthij dl terzo cdpo: doue riprende co* toro delle loro gdre,che dltri diceudno io Jono di P do lo,cr dltri io J'ono d’Apollo: er gli dmmonifce che P dolc,et Apollo non [ono dltro che miniflri di Chri fto: er che Chrifo . i il fbnddmento foprd il qud = le ogniuno hd dd fdbriedre. Et pdrldndo deUledif* cdrui foprd oro,drgento,gioie,legnd,fieno, er flipu Id ci dimofrd che pdrld deUe opere . E ttrd le dl* tre pdrole facetido mentione che ciafcuno riceuerd Id OCHI N I ANE, 46 propria mercede fecondo la fua fatica, uiene d mani fejlare la necefiita,zr il merito delle opere .Et fe in quejlo luogo fi doueffe parlar di fede,farebbe da dir che Paolo ammonifce coloro che credano non in P ao lo,cr non in Apollo,ma in Chriflo. N el quale io fo no certo di crtder meglio che l’Qchino,credendo non folamente in lui, mu anchora d hnjl che non fa cf= fo,non uolendo creder di effere obligato d far k ope * re,che da Chrijlo fono fiate comandate. Quefti po chi lucghi habbiamo noi eletti da rijfonderui in tre fole carticelle che di pcche righe e piu la pr ima pre= dica deU’Ochino.Et habbiamo(dico) eletti quejli,la = fciandone piu di altrettantfa quali da noi ji rijfode altroue. Etinquejlaprimapredicada noi ne fono fiati notati tanti(il che no faremo in alcuna altra)fo lamente p far che i lettori intendano quato debbia ef fer quel uelenojl quale e ffarfo dentroja doue infn la entrata cotanto fe ne ritruoua. Se io non mi fcfi ri flretto ad un certo numero(come fatto ho) et uokfi rilpodere ad ogni fua mezogna, no mi baflerebbe un feculo d fcriuer tdti uolumi.lo andro p inndzi toccan do folamete quelle prediche,et malte ne tralafcero an chora fenza farne metione ejjendo cllepiu molte che non farano i titoli delle mentite: et io nelkanimo mio hopropojlo di non lafciar Vultima fenza rijhojla, M E N T I T A 7. i’ochino neua p r e d t c a it, Paolo a pli Ephefij difTe;Scte faluati per la fede.Lnjua g le e dono di Dic: non per uoi ; ne per oper« uoftre, ac- p ' ‘ * cioniuno/j glorij. E E M E N T I T E I L M V T I O. M E nte Sere Ochino cbe Paolo dica qucUe pa* rok. N on dijputo qui fe la feie pa, o noti pa dono di D/o; Ma dico cbe colui falppca il tefo di Paolo: er aggiungo cbeper quello non p dimoftra la fede ejer dono di Dio, ancbor cbe comunementt cofi p intenda. Et accioche la uerita ,p Mamfefti al tePodi Paolo babbiamo dauenire. D ice adunque quel fanto Apoftolo 'a gli E phefij fcriuendo nel fes Ephe. * conio Capitolo. Pergratia fete faluati per la fede: er quePo non e da uoi. E t qui pa punto; Et appref fo feguita. lldonodi Dio non e dalle opere,accioche alcuno non p poffa gloriare:percioche noi parno ope ra fua edipcata in Chrifo lefu atte buone opere, cbe Dio ha preparate, accioche noi in quelle caminapim mo. pn qua Paolo. Or dicendo Paolo. Sete faluati per la fede, er quepo non e da uoi. ll D ono di D/d non 'e dalle opere. Et dicendo 1’Ocbino, che egli di=> te Sete faluati per la fede la quale e dono di Dio,et er non per uoi ne per opere uoftretad ogniunopuo ejferechiaro che egli confonde er falppca quel te * jlo,dandogli quel fentimento: cbe piace d lui: er non queUo, che alla intention dettApofolop conuie ne. ll cbe fe e lecitofar nella fcrittura, ogniuno po tra topo prouar per queUa quanto gli capera ned’d nimo. Et tanto mibafta di hauer dettoper cotipr * matione deda mentitad lui data. Quanto ueramen* te d queUo cbe da noi s'e aggiunto, cbe per quel te * fto non p intende queUo, che ua fonandoper le boe * che di molti:d mefembra che ogni medioere ingea O C H I N I A N E 47 gno il qual ucglia bene efaminar quede parole Jo pojfa ageuolmente comprendere. C be la fentenzd fua e tale,che D io ci bafattogratiadifaluarci per lo mezo della fede: er quefta gratia non e per meri tinofiri;che ildonoil qudle D io cifa di faluarci non e per opere, che noi habbiamo fatte auanti che per fede farno fiati incorporat: in Chrifto, ma per fola fua benignita. Che come ci debbiamo mi glo * riar di noi ,fe parno opera di lui, er fuafattura l lita egli per fede d Chrifto ci unifce accioche per me zodi luid Dio riconciliati,parno at ti d far deUe buone opere, le quali noi non poteuamofare mentre trauamofuori della gratia fua. E t effo queUe ci ha preparate dacaminar per effe, hauendoci dato po « defla da pot ere oper are d fuo bonore,zr gloria, er diuenir pgliuoli di Dio. E t e la fomma di quefta fen teza che Dio per fua fola benignita cifa dono di met terci per lo mezo detla fede infu la uia deda falute , M E N T I T A 8. l’ o c h i n o n e l l a predica II. La(To ftarepoichc ne fono picne lefcritturcfacremaf- GiI ' T ' fimele epiftole di Paolo,gia farebbe cuacuato lo fcandalo della croce come fcriflePaoIo,che il rnondo non ii fcandalizerebbe (e fi prcdicafte, che in partc fiamo giuftjficari per Chrifto.& per gratia, & in par te per noi,& per le operenoftre;Nc impugnereb becjueftaopanone. I L M V T I O. A N^i p fcandelizerebbe ogni fedel chriftiano qualhorp predicaffe che in parteparno giufti LE M E N T I T E ficuti perChriJlo,et per gr atu et in pur te per nokt per le opere noflre.Et 1 ’ochino no fu difender lu fuu openione fenon ci uppone ulcunu fulfitu. che noi non diciumo di ejjer giujlificuti in purte per Chrijlo,< 9 - per grutiu,et in purte per noi,et per le opere nojlre * Anzi du noi ji predicu lu giujiification per Chrijlo , et che fiumofutti fului per grutiu. Et che p Chrijlo , et per gr utiu lu fede cifu gr uti u D io;et che per gru tiu et per Chrijlo le opere nojlre fono futte merita rie uppreffo Dio-.et che le opere nojlre no fono tunto lojn 1 * * noflre quuto di lefuChriJlo.Et che noi du noi nonpof fiumo nullufenzu lui. Diciumo ben noi che per folu fede no ci giujlificbiumoifi come fotto lu primu menti tu hubbiumo fommuriumente et uffui chiurumente ru gionuto,munon che cigiujlifichiumo purte per C hri flo,et purte p noi,come mentitumente cercu l’Ochind Att. if. difur credere di noi.Mupu[fando d luogo di Puolo mulumente uUeguto du lui,dico che mente che Puolo purli deUe opere le quuli du' ChrijliuniJono celebru te.Egliriprenieuu coloro:che uoleuuno feruure lu circoncifone fecodo il coflume degli hebrei,lu quule noi infieme con Puolo, et infieme col Concilio de'fuii ti Apojloli duimiumo,et riprouiumo.pt che io dicu il uero,cr che 1'Ochino mentufl tejlo di Puolo ntede fmolocidimeJlru.Cheegliefcrittonel luogo dulVo chino uUeguto Se io predico unchor lu circoncifone , Sate. y. perche fono io perfeguitutol E 'adunc/ue toltouiulo fcundulo detlu croce. E t fe Puolo no huueffe conofciu to le opere effer neceffurie utiu giujlijicution nojlru , etuUu noflrufulute no huuerebbe dettoche Dio ren OCHINIANE 48 ierd ad ogniuno fecodo le opere fue. Ne che i facitori detla legge far ho giuflificati.Ne hauerid confbrtati Rora - *• i Komani con tante preghiere,aUa dilettione, all’o= Rom ^ diar it male,et d feguire il bene,atla obarita frater- na,atl'honorar l’un 1'altro, attefferfolleciti alpatir Rom.«. le tribolationuatteffere inteti alte orationi, alfouue mre alte altrui necefita,et aUo rdccogliere i forejlie ri:al perdonare a'nimici,al far bene d cbi ci offende y et atte altre cofe,che io no recito qui per fuggir la lun glnzza. N e hauerebbe fcritto a'Corintkij obe ogniu, *' *' no bduera la mercede fecodo la fua fatica : Ne obe o= j.cor. y gniuno riportera fecodo queUo che egli hauera cpe= 1 ' Cor - 9 rato nel corpo bene,o male. Ne che quale fcarfamete 4 Cor a feminera,fcarfamete mieterdiNe che l’ altruifine fa =» ra fecodo k opere fue . Ne quelle altre tate cofe in ef» faltatio detle opere le quali fe io uolefi notar di una in undfhauerti maggior fatica,che d trafcriuer tutto Taolo. P erche tato piu mi marauiglio detle tenebre, nelle quali fi troua l’Ochino,et gli altri fuoi copagni heretici:che uogliano pure flare oftinati infu la fold jide,e(fendo piu i luogbi neUa fcritturd,che farno me tio detle oper e,che queUi,cheparlano folamente deltd ftde. M E N T I T A 9. L* O C H I N O NEUA PREDICA III. Confider.mdo come la giuftification per Chrifto č inno cente,fanta,piena di Spirito,charita, & uirtu: Et che e quclla che ci libera da ogni male, & ci conduce a fom ma felicita:& tlifto dalPalrra partccomefemp e fta- ta perfeguitata , &calunniatabenche ingtuftamente (ondediflfcnoglihebreia Paolo, glj e noto che i ogni .Att.uit. loco fj contradice a juefta fetta) & particolarmcutc a tempi noftri mi e parfo debito di charita fcufjrla. LE MENTITE I L M V T I O. L ’Ocbino mente che il pdrldre deUt opere fu con trddire d.Ud fetti, deUd qudle ri/fojerogliHe* Aft.uit. breidPdoloneUultimo cupodegli AttidegliApo ■ Jloli, che in ogni luogo le fi contrddiceud. Che quel* Id, alld qudle contrddiceumno in ogni luogo gli He* ' brei erd, che Chrijlo fojfe il uero Mef id, er che in lui foffe ddempiutd Id legge er i propheti: er dd gli Apojlolifu detto d Paolo in Hierufalem printd che egli foffe prefo, come i Giudei di lui hdueudno fen* tito, che egli prediedud Id fepdrdtion dd Mofe, er chenon douednocirconciderfi,ne ferudr Id dnttcd confuetudine. E t qudndo i Giudei dpprejfo lo prefe* ro nel tempio, griddrono; quejli e quegli, che con trd il popolo, contrd Id legge, er contrd quejlo luo gopredicdndoin cidfcuttd pdrte h d dnehord condut = ti i gentili nel tempio er uioldto il fdnto luogo. Di quejle cofe dccuftudno P dolo i Giudei, er non uole * lidno che Chnjlo foffe prediedto. E t quejld er d Id fettd dUd qudle contrddiceudno. E t noi fumo tdnto lontdni ddl contrddire alld giuflifedtion per C hri* flo,che contrddicidmo dlld coloro cotrdditione. E t Id ItOffi j 7 fcidndo Mofe ,feguitidmo Chrijlo ne uoglidmo cir* conciderci in cdrne, ne ferudr Id loro confuetudine , Rom.«. E t contrd gli H ebrei prediedndo dnehor che ddgen tili■ fumo difceji drditdmente intendidmo di entrdr nel tempio i er come rdmi ineftdti* in queUd pidn ■ td, donde gli H ebrei fono fidti tdglidti, ci gloridmo che Id uirtu di Chrijlo per noi producd di glorioji frutti. E t confefidmo Chrijlo effer uero redentore, erfdU o c HI N I A N E. 4 9 er Saluator nofiro, er auuocato nojlro apprejjo Veterno pudre . E t che come benignifiimo ci ha aper ta k ftrada ul paradifi, er comegiuflifiimo rende» vd k ciafcuno fecondole fuelarghijme promeffe, E t quel ribello di Chrijloufa k fantu fcrittura noti di ultra munierd che ffiada huomo firiofi ; er non effendo egli ne hebreo,ne chrifiiuno , mole apporre a Chriftiani che fiano hebrei, M E N T 1 T A io, l’ o c h i n o nella predica II r, T 4 •>« dii predica fcde predica in prima unacofa che e ope- Ioa[] ra di Dio; dapoi predica Charita, fperanza, humjli- ta,patienza,& tutte le uirtu Chriftiaue. I L M V T I O. Q Veflo e contru Paolo,\l quale fu che fide,Jpea ranzd,o- charita fiano tre cofe, er fe fona tre debbonopoterefiare tuna dali’ultrafeparate , Et fcriuendo apprelfo Paolo d Galati dice, il frutto deUo fjnrito ueramente e charita,allegrezza, pace , patienza,perfeueranza,bcnta, benignita,manfuetu dine,c? fide . Et che bifognaua che prendeffe tanta futica ,fe poteua con dir filamente fede comprender tutte le uirtu Chrijliane f E t dicendo egli che fe ha* uera tutta k fide, non hauendo charita non e nuUa, nonfi intendechein dir fide non fi intendono tutte le uirtu f M a che diro,che, come dice lacopo, i di= Iaco ntoni hanno fide, er pur in loro non fino le uirtu Chrijliane f Pot che riffondera 1’Ochino d Cbrifto, LE MENTITE 7 - In cjiid giorno molti dir mio Signor fignore non hab burnonoiprophetatonel tuo notne* Etifcacciatii dimonii Et fatte di moke uirtut Et quejle fino pur cofi che nel notne di lui finza fede non ji debbono po ter fare. Et nondmeno , che cofi. dice egiiche ri= jponderu loro ? Che non gli conofie. Et partiteui dume oper utori di infiuitu . doue fidimojlra che non filmente chi pr edicu fede non pr edicu tutte le uirtu chrijliune , mu unchoru, che eUu puo efjere m fieme con la inicjuitu . Si che 1’Ochino mente che fot to il filo notne di fede tunte uirtu hubbiunodu effe- re infieme intefi . Mu egli come predicutor del diu uolo uu fiminundo quejiudottrinu di fede, per du¬ re a credere u' popolt, che ogniuno, che fi črede di credere, puo credere di huuere unchoru tutte le uir tu Chrijliune. Orperciocheegliperpiu inefittrle femplici unime predicu che lu fide e opera di Dio ,fi come nelle parole fue di fopru ullegute fi comprende , er cfuejlo udfpargendo dutorno, per perfuudere ul trui, che qual črede opera, qudft come in čreden ■= do ji uenguno ud udempier le opere che du Chrijlo ci fino comundute , Et uedendo io unchoru che non filamente 1’Ochmo, il quule e finzd jfiirito,zr fen- zu dottrinu, mu deUe per fone dotte, er jfirituali intorno d queUeparole di Giouanni.Quejlaecperd di Dio ,fi uunno futicando, con quello fpirito che I efu Chrijlo mi hu donuto mi sfbrzero di fare il lo¬ ro fentimento manifejlo. 6 . Scriue il Vangelijlu, che le turbe , aUe quali il filuatorehuueudato mangiure loandauano ricer- O C H I N I A N E. $o cando; er che trouito hauendolo, et egli loro rim prouerdto, che dietrogli andauano, perciocke cgli d loro hauea dato del petne, mmonendogli che do* uefjero oper dr non cibo, che uiene d meno, m a che ji conferui in uit A eter n a , differo 4 lui, che habbia* mo d fareper oper Ar le opere di D io t Et I efu rtjho fe loro cjttello che jegue : tl che io recitero latinamett te intendendo didouer prinu dichictrdr la fentcn= ZA,che interpret Ar le parole . La rifrofta di le/« Chrijlo fii adunejue. Hoc e ji opus dei , ut credatis in eum,quemmifitille. ilijual tejlo traducendofi; quejla e l'opera di Dio che uoicrediate in čolni, * eui egli ha mandato , vogliono aleuni, che egli ci ftgnificajfe che il credere in Chrijlo fta oper ar le opere di D io. I / che fe fi uorra concedere fara An* che da dir e che quado l’ Apojlolo dice di Timotheo, tCo - s * egli opera Id opera del Signore ji come anche io,non uoglid intendere altro ,fenon che egli credeua nel Signore.il chequanto fia fciocca cofa dadire ogni* mo che legge quel luogo di Paolo lo puo da fe cono fcere. M. a quanto ji abbaglino coloro io ne'l mojlre ro incontanente. E t dico in prirna che opere di Dio ft debbono chiamar queUe, le quali Dio opera. Et il credere non e opera, che d Dio skppartenga, ma e opera humana ,et ptanto non ft puochiamare opera di Dio. Anzi ejfendo la charitafomma in Dio, o pu* re ejfendo egli la ijtejfa charita,chi opa opere di cha rita, opa opere di Dio. E t hauendo il Signore di fo pr a detto alleturbe,che doueffero opar cibo,che no uie meno,ma che ft coferua in uita etenu,c da inten G ii LE MENTITE der che parlajfe detla charita, or non detla fede:per ciochequetld mila gloriadiuitaeternaci uerrame no,orqueUacifie conferuata . H auendo adunque il faluator nojlro fotto nome di quel cibo parlato deUa charita , or dcmatidando leturbe come d fare bauejferoper oper ar e opere di D io , cio e opere di obarita, non fo come fi uoglia interpret ar che C hri fto rijfondejfe loro che la fede fbfje opera di cbari- Fede. ta. Che ejjendo la lede uno habito delta mente , il Hebr ii f d confentir to intelletto alk cofe non apparen ti. O pur fecondo Paolo ,fujlanza di quetle cofe , che habbiamo afperare, er argomento di quetle,che charita non apparifcono. Etejfendola Charita unadirit = ta affettione di animo,ccnla quale amiamo D io per fe, er il profitno per Dio : er non conofcendo noi Dio fenon per fede, or-douendo daUa conofcett zaproceder loamore , non focome fi uoglia dire , che la conofcenza fia operation di amore, che non ' altro e il dire che la fede fia opera di Dio. Opera di Dio fi potrebbe anzi dire in queflo luogo che fof fe il nojlro credere : che Dio ci dejje la fede, er ci facejfe credere, mapercio non ne feguiterebbe quel lo che uuole la fetta luterana, che il creder folo bd ftdjfealld falute. Che altracofa e dire Dio equetlo che ti fa credere, or altra, non ti bifogna altro che credere. M a ne anche quefia e la interpretatio neapprobabile. Etquando Chrijlo hauejfeuoluto chefiintendeffe qudlo, che coloro intendono ,non hauerebbe in quelldnidniera rijfiofio. Conciofiaco * fache dicendo leturbe che debbiano fare per oper ar O C H I H I A N E ft le opere di D to f La diritta riffiofla era;La operet di D io e credere in colui , che egli ha mandato f er non quejla e opera di Dtp, er quetlo,che fegue. Ma ao non intefe didire il Signormoflro i efu Chri fio. Anzipredicandotuttauia, er moflrando loro que11o, che a fare haueffero , er uedendo poi che an chora domandauano che far douejfero , con quelle parole uolle dir loro , che facejjero qucllo, che egli tuttodiloroinfegnaua. Etccmeper uiadiripren = ficn diffe . q uefta e opera di Dto, moflrandofe me defnno, er ufando qud modo di parlare, che egli uso anchora quando parlando altri del tempio fatto ' per mano di huomini , effo rijfofe, diffoluete queflo ioan. 2 .' tempio, er in tre giorni tornero d riedificarlo i fi= g mfcando il tempio del corpo fuo . 1 1 medefmo mo dodi parlare adunque uso lefuChrifto benedettoal le turbe parlando detle opere . Qu.afi dicendo,o flot ti uoi mi domandate qual maniera hauete d tenere p far le opere di nioi Le opere di Dioncnpoteteuoi far fenza lui; ma per che uoi far le po fiate e di me a ftiero cheuoiloconofciate lui, er conofcendclo,cr amandolo ui trasfbrmiate in lui .Eta fine che uoi in lui ui pofiate trasformare egli ha mandato me ope ra fua , me che fono la luce, che iUumina le menti te nebrofe; acciocbe da me iUuminati crediateinme , cui egli ha mandato, er credendo per amore ui fac ciateuna ccfa medefma con me , che fono unacofa ifleffa con lui . E t quando ccn lui farete in cotal mo doincorporati, operando uoi in lui, er egli in uoi farete le opere di Dio, Q uefta adunque e opera di G iii LE MENTITE D('o, er principale opera fua, er fuo figtiuolo ♦ E/- opent fua e jlata il mandarmi in terra d pigliar čarne humana, acciocheio d io, er huomocongiim ga D io con Vhuomo, er ihuomo con D io ; er dc= cioche uoi uedendo me, er udendo me crediate in Dio, er crediate ch'io fon colui, cui egli ha manda to per uoftra falute. Quefla e la uera dichiaratio= ne di queUe parole, la quale io ho tratta non altron de, che dalla uerita della fcrittura, hauendo troua to che in queUa di quejla opera era jlato propbeta* *bac. i . t 0} dicendo Abacuch,che da D io doueua effere ope rata ima opera, la quale dal popolo non farebbe jla ta creduta, anchor che loro fbffe fiata raccontata. Laqualprophetia Paolo ne gli attide gli Apofloli dichiarache fra adempiutainlefu Chrijio. Etlepa t rolefonoquefie. Qucftaeopera di T)io,accioche uoi crediate in colui, che egli ha mandato, er non che uoi crediate, come interpretano coloro, che ac- commodano al loro fentimento le parole ; er non traggono dalle parole il uero fentimento .Vero e che ti queflo errore ha potuto dar cagione la qualita del le dittioni, che cof nel tefto greco come nel latino pojfono riceuer tuna, er 1’altra fgnificatione. E t perconfirmatione di quellecofe , che detteho ardi= fco io di dir e, che il faluator difje queUe parole ; que fia e opera di Dio, in modo tale,checcloro intefero che egli parlaua di fe, quafi come diceffe, io fono opera di Dio da lui mandata accioche mi crediate. E t cio fpruouaper la ri/pofa che fecero coloro. Qualfegno faiadunjue accioche lo uediatno, er O C H I N I A N E* $% ti credidmo ? I/ qual modo di rijponder propriamen te ft conuiene ade parole, che hauea dette Chrifto in tendendole come fdedom noii er indtra guifa noti ui ftpuo accommodare, Jtt E N T I T A 5» l’ochino nella predi ca riir* ta dottrina deliagiuftification per Chrifto e diuina: il chcefprelTe Chrifto cjuando difle colui cheuorra far lauolunta delpadrc mio conofcera cheiamia dottrina e d.i Dio. IL M V T I O. E ! T c hi nega che lagiujiificdtion per Chrifto non fta diuina i Et che non fiamo giuftifteatip Chri ftoicerto niuno difana mente. M a 1’Ochino con mA la mente predicando la gtuftification deda folaftde , ua tramettendo la giuftifteation per Chrifto quajt come non ui fta molta differenza , o che noi non rico nofciamolagratia , & ilmerito delle buone opere da I efu Chrifto, ma per hauer per adietro giapar lato di cio d baftanza , dapoi che egli uuole che lA giuftiftedtiondetta folafede er per Chrifto fta unA medeftma dico che egli mente che Chrifto in quede p A roleparldftipiu difedeche diopere. llteftodi Gio uanni al fettimo capitolo 'e quefto. I efu afceje nel tem pio, or infegnaua: er i Giudei ft marduigliauano dicendo, come fta lettere coftui non hauendo imparA to f ie/a rijftofte loro , er diffe i la mia dottrina non e mia > ma di colui che mi ha mandato. Se alcuno uor G iiii ioan.7 ioan.7. LE MENTITE rd fdrlifui uolunti conofcera detli mii dcttrini fe etti fiedi Dio,ouero fe io pirli di me. Quefle fono le pirole di Giouinni, nelle quali doue fi fia fo gnato l'Ochino, che Cbrijio fuccii menticne della giufiificitione predic iti dalui ,iononlo mi foimi gimre. Anzi di quefto tejlo non fipuo con ragion trarre che cofi infegmjfe Chrijio di farne argomen tofietiale. E tperciochenel fine fidice, Seilcuno uorrifar li uolunti di chi mi hi mandito conofce = n detli mii dottrina. Q ui e di uedere fe ti uolunti di Dio e che noi filamente crediumo ,oaltramente . *The,4 scriue Violo a Thejfalonicenft, Id uolunti di D io effier che ciguirdhmo diUi firniatione, che non fi faccia foperchiirii, ne inganno-.er che non e meftie roche egli fcriuidetiifriternachiritieffendofi ap- parato da Dio il douerfit amare infieme, Doue a me fembra che fi parli anche di altro , che di fede . E t Hebr.io iglihcbrei e fcritto , hauete meftiero dipatienza » icciocheficendoliuoluntadiDio ne riportiite li repromifione , Douefi dichiira anchori qualefii queUi patienza, di e/Jer fitti Jpettacoli diuitupe= rij, er di tribolitioni: er di effer fitti compagni de' perfeguititi, er di hauer fojlenuto li perditi de’ loro beni . Le quali cofe fono anche altro che foli t.i-etit, fede.Et p ietro ci comandi che fimno figgetti id. ogni humana creatun ,ofuRe,ofuoiluogotenen ti ; percioche cofi e li uolunti di Dio, accio che bo¬ ne operando mettiamo filentio alta ignorantu de gli , buominiimprudenti.Et anche di altro che di fede pare a me che qui fi faccia mentione , Ltper conchm O C H I N I A N E. >3 der dice Ckrifto , che Id uoluntd del pudre, che lo IoaB - bu munduto , e , che tutto quello, che egli gli hu du to efjo tion lo perdu, mu lo refufciti neU’ultimogior no, E t D/o hu duto u Chrijlo queUi, che du lui fo= Math. no fiati henedetti , er aral3(V cioche non foffero per fare dlcun peccdto, che fet= la * 4 - tc uolteil giornocddeilgiufto: er fe dimno,che i.ioan.t non hdbbiamo peccdto noi ftefti ci ingdnnidmo. p(a M<< Id fentenzd e , i peccdti non ui fdrdnno im= putdti, effendo coperti ddlle uoftre buone ope = reiilche e quanto dir per quclle farete giuftijicd= ti. E t ultimamente ft conchiude. A quefto modo dbbonddntemente ui fdrd fumminiftrdtd Id entrd- td neftetterno regno ; per uole\xi moftrdre che Id LE M E N T I T E giujlificdtion per fede ci met te infu let uk detla fdlu= te, er cjudld delle opere ci da U entrata dpertd, Ne qui ci hi Inogo di dire, che 1’Apojlolo fcriud d per fone, che g k noti hduejjero fede, che ilprincipio delU piftold e Ule, Simon P ietro feruo, cr Apo= jlolodi lefu Chrifio a coloro che hdnno confeguitA fede cofi pretiofd come noi per U giuflitid del nofiro Vio er Signor lefu chrifto, ui fu multiplicdtd k gratk, er U pdce. E tfe d coloro che hdueudno con feguitd fedepdri d queUd di P ietro le opere er dno neceffdrie, che douerdnno efjere dgli dltri ? Poi dk cendoche coloro che non cperano hdnno dimenticda to di e/ferejldtipurgdti dd’’ uecchi peccdti, mojlrct che dice di coloro che er dno giuflijicdti per fede ; er moftrd che non e uero, che qunl predicd fede predi chi tutte le uirtu chriftkne potendo quella effer fen Zd le buone opere. Si che qudnto dpertdmente /’0= chino rimdngd mentito per lo teflo dUegdto dd lui ftejjo , egli medefimo fene puo duuedere * M E N T I T A. i? l’ochino neua predica vi, Chi uaol da fegiuftificarfi fi come fcriflfclob, e limiJe a colui che uuol mondarfi col uoItarJi nel fango, & alPuccello che * forfe ihuomo piu giufio di D iof o fara 1'huomo piu puro del fuofattore{ Eccone' fcrui fuoi non bd tro nato ueritd,& negliungioli fuoi ha pofio jhdtitia. Qudnto maggiormetecoloro che hdbitano le cdfedi fdngo f che hanno terren fonddmento fdrdnno conftt maticam ddudnti dUd tignuoldl Quejlo i queUo che fi legge in lob, Ld cui fentenzd e che non debbkmo compdrdrci 4 D io: er cbe fe neglidngioli che fono puri ffiiriti fi c troudto peccdto, maggiomente fi dec troudre in noi che hdbbidmo i corpi terreflri. Et 4 queflo non bd ld Romdnd Chieft perfond che contrddicd .N efod cbe propofiito 1’ocbino hdbbid uoluto corromper quefio teflo. ll qudl qudndo be= ne ftejje fi come egli lo recitd ncn percio fdrebbe con trd k openion nofirddeUdgiufUficdtionepredicddo noi che non pofiidmo nulld fenzd Chrijio. M E N T I T A »4* l’0CHIN0 NELLA P REDI CA VI* Stephanonegli Atti pruoua ,chetutti li fanti fifono Att, 7* giuftificati per Chrifto, Sc che la uera religionee lita in lui. Ouella Donna immonda fu fanata al tat- LE MENTITE to della Embria di Chriftoad innuircheal tatto della fede ci faluiamo. Onde ne gli atti , con la fede fi purificanoi coriZacheo fu giuftificatoperche crs dette coli il publicano & tutti gli altri fanti. I L M V T I O, E Gli eilueroche tutti i funti ji fono giuJlifcuH per Cbrifto, perciochs hunno creduto in lui, er hunno obeditou fuoifunti comundumenti . Et que* ftu e lu ueru religione credere, er bene operu a re. Et quellu domu fu funutu dullu lungu infirmitu por lu folufede, er fu futtu uttu per mezo di queUu d fure opere du funu; Et noi per lu fede fiumo finu tidul peceutodi Adumo che ci ha temni lungumen* te non pure infermi,mu mor ti: et per mezo di queU lu hubbiumo ricoueruto lo /firito, er lu forzu di fure opere du uiui, er du funi , oltru che per qucl= lu Domu (Secondo Hieronimo) non ft intendequeU lo che dice l’Ochino,mu che lu chiefu per Chrijlodul le opere del fungue e jlutu liber ut u. Poi unch'io dico che per lu fede fi purificutio i cuori uccioche pofiiumo fur delle opere modeiche fenzu queUu eUe fono tutte muculute, er lorde. Et Zucheo fu giujltficuto non per lufede folu, mu per le opere unchoru . E tche fiu uero il tejlo euungelico lo ci dimoflru. per lo quu le e chiuro du comprendere che l'Ochino mente Lue ij. dicendo che lugiujlifcution di Zucheo fufolumente perche credette. Scriue L ucu. Entrundo lefu cu= tninuuu per Hierico. Et ecco uno huomo chiumuto Zucheo y er eru quefli prencipe de' publicuni,er tffo ricco, Et cercuuu di neder leju che egli foffe , er non O C H I N I I N E* 5 7 ©” non potem pcr la calca percioche era picciolo di jlatura: er correndo itmanzi monto fopra unalbe= ro Sicomoro per uederlo, hauendo egli quindi da pajfare. Er ejfendo quiui arriuato lefu alzando gli occbi lo uide: crgli diffeZacbeocala giu toflo cbe boggi bo da albergare ih cafa tua: er egli difce fe in fretta, er allegro lo raccolfe. E t uedendo cio tutti mormorauano cbe foffe ito ad aUoggiar con uti buomo peccatore. Zacheo ueramente (lando dtffi a lefu. E ccoti io do la meta de' miei beni d poueri : er fe di cofa alcuna io bo ingannato altrui io lo reti do in c/uattro cotanti. lefu dijfe d lui, boggi čfat= ta la falute d quefla cafa-: percioche anche egli e fi= gliuolo di Abraham. Quefla e labiftoria del Van ge/o: pcraiulc non e da dubitare cbe la fede noti precedeffe le opere di lui, er cbe fenza quella elle non farcbbono fiate mode: ma pur Chrijlo non difje cbe foffe faluo pr ima cbe foffe uenuto alk fante epe * r at ioni. Z acbeo era picciolo, cbe i pi:cicli,cr non i giganti fono quelli, cbe afcendono in cielo, done chi uuolJdlire bifogna cbe diucnti pargolo. E t egli di niuna cofa fi prefumeua di fe, ma difideraua di uzder lefu. difideraua di hauer cognitione detla ue* rita: il cbe non poteuafar fe non fi feparauadaUd turba delle cofe terrene, er in alto con la mente fi= lendo da quelle non fi aUontandua. E i doue afcefe egi lil d doue chrijlo baueua da paffare : er be- ne colfe egli il tempo da confeguireil defiderio fuo: cbe quando la gratia di D io cifopramene, quando lo/firito di D io con piu JfiejJc, er con piugagliar « H LE MENTITE de ifeirdtioni d fe ci chidmd debbidmoprender queU lo, er bene uftrlo in glorid di D io non pdtendo Id frdgilitd nojlrd mortdle che ftidmo fcmpre col cuo * re, er con la mente miti dUd fud uirtu. Che e det = tatu. i. t0 fo Gioutumi Bdttifld , Vercioche io uidi lo jfirito kguifd di colcmbd fcendere ddl delo, chefirimdfe foprd di lui: er io non conofceud lui: md chi mi mdti do d bdttezdre in dcqud mi difje foprd colui che uede rdi lo Spirito fcendere, er rimunere effo e colui,che bdttezz i quali pur non furono falui. Et il puhlicam i er gli altri fanti hanno non fola* Lue. i*. mente creduto, ma hanno or ato ; ft hanno battuto il petto; hanno f atto penitenzafi fono humiliatii hanno patito martirij, perfecutioni, er morte. M E N T I TA. t/ (t’oCHI#0 mella p r e d i e a vi. L'huomopercheegiufto pero fa opere giufte: Benclie Iaeo.*. perleopere come per effetti & fiufti h conofca . Il che uolfedir Iacoponclla fuaepjftola,& SaoGio- ,.ioj,j v uannifjuaudo duTechi fagiuftitia e giufto. I L M V T I O. M E nte 1’Ochino che que fanti Apofloliuoleffe* ro dir queUo che egli diet. Anzi le parole lo H ii LE IENTITE to fuondno tutto il contrario : ne c da credere cbt bduejfcro uoluntd ii dire und cofci, er che ne dice[= fero und dltra, fdluo fe non uoghdmdire che uedef fero in ifinto che l’Ocbino douejfe poi uenire dd il= lumindrlelorofcritture, lacopo dice che Abraham fu giujiificdto per le opere. er dggiunge uedete che per le opere e giujiificdto 1’huotno, er non foldmen teperldfede. Etfoggiunge che Raab fugiufiificd- ’ td per le opere, chi uuol pdrole piu chiare? o pite dperte ? cjui mn ci bifognd ne commento, ne mdejlro. c. io ,}. Et il medeftmo dico di queUe di Gioudmn. chifd Id gdujiitia e giujlo. E t uogliamo noi creder che Gio udtmi non fdpeffe, che dltro e dir chifd Id giujlitid e giujloi er dltro chi e giujlo fd Id giujlitid? er che fcioccdmente egli cofi fcrmlfe ? o che pur fdpendolo feriueffe il cotrdrio di queUo che er d Id fud intentiori di direfopur che l’ochino habbid mentitoigiudichi cidfcuno quello che gli pdr piu uerifimile. Scriue il diletto difcepolo di Chrijlo queUd letterd d Chri- Jlidni per quello, che fi uede che gli chiamd fuci ft~ gliuoletti , er d fedeli feriuendo non dccddeud dire che per fede fi douejjero giujlificdre,md confort ar= gli dUe fante opere, fi come egli fd. Et percio dice chifd giujlitid e giujlo, cio e trd uoi che fete fedeli » ©“ che gidper fede fete giujlifiedti, perfettamen= te e giujlo cclui che fd le opere percioche chi ».Pet.i. quelle non fd non rimane ne purgato ,ne giujlifx= cato hauendo domentiedta Id purgdtione de uecchi peccati fuoi ♦ OCHINIANE f gmfimoper Id fede al pddre ci ricbcilid,tofteffendo giuftifiimo mol che combdttidmo fe debbidmo effer corondti. Ne ci trouidmo not fotto mdledittione j Tim l perciocbe non ci confididino nelld circoncifton dedu cdrne, ne nelld ofjerudnzd delld legge Mofdicd,met ci ripdrkmo dih ombrd deUd legge Eudngelicdjm tendendo di effere obligdti di oper dr per tjuello cbe ft flendono le forze nojlre , c/udnto ci e ftdto comdn- dato dd Chrifto effendo fecnri 3 che k gratid fud non H iii LE MENTITE ci bdbbid da uenir meno. Eti luoghi di Pdolo che maludgidmente adduce 1'Ocbino non fanno k quejio propofito: percioche egli fcriueud d coloro, i qudli mn uoleudno che la fede fenzdld circoncifione bd* Jldjfe k purgara d.t’peciati uecehi. E t effendoldcir conctfione cerimonid,et non mor dl precetto,ey cffen dolecerimonie ftute figure di Qhrifio,or del nuouo teftd\nento,cr per Id uenutd del Sdludtore ddempiu te egli contrd quelle dijfiuta, E t in tuttique luoghi doue egli parld di opere dannandole parld di queUe per le qudli dltri intendeud di giuflificdrfi fuori del Id fede di lefu Cbrifio, che detle opere chriflidne gid bdbbidmo in pitt luoghi, or mdfiimdmente fotio ld mentitd ottdUd dimojlrdto qudtito egli ne fid grdit celebrdtore. E t pertdnto 1'Ochino mente dicendo che tenendofi Idgiufhficdticn detle opere le promefa fe di Dio non fdrebbotto ferme. che le promeffe di Cbrifio fono promeffe di Dio. EJ egli h d promejfo che quelli t qudli Jeruerdnno i fuci comdnddmenti losn.if fi aranno ne / f uo dmore di Ce c be c hl quelh ferud ioan.14 /o amd lui, er che chi lo dnu lui furddindtoddl pd dre eter no Et mente che i diuini pr opofiti non fit= ’ rebbono fldbilitii Percioche hduendoegli fldb.lito t.Petr.i fecondo laprefcienza fud direndere d cidfcunofecoit loan. c. d° k °P ere f ue 3 e neceffdrio bene oper dre d chi uuo* le efifer de' fuoi eletti, Et mente che pdrli contrd P do *P or ?• lo chi dice che il Pdrddifo fid inpdrte mercedeiper zo. 11. t w J ■%. r . cioche Paolo no dice che il Pdrddifo fid dono di Dio, ma Id giufiification per fede,or dltro e efjergiufiifi cdto per fede,etaltrohauer ccnfeguitoil Pdrddifo. OCHINI ANE 6 o Oltrd che qudndo dncbor Paolo detto lo hduejfe , nonpercioil dir che fofje in pdr te mercede impliche rebbe contruditticne dl dir che fofje don di D io,per cioche dono di D io e che ci fid ddto per mercede . Mente dnchord che ci potremmo gloridr di noi cott trd Pdolo,che tenendo come fi hd dd tenere non hdb bidino ddgloridrci di noifenon in Chriflo, che oltrd Id primdgrdtid di riconcilidrci con D io, ci hd fdtto anchor grdtid in uirtu de' meriti fuoi di merit dr e il Pdrddifo. E t de’ Gdldti hdbbidmo detto anche di foprd, che egli 4 loro fcriuendo pdrld delld circon * cifione, er detldgiuftificdtion per fede, er non del le opere chriftidne. p er che mente 1’Ochino dicendo che knojird Jid bereticd openione. M E N T I T A 17. L’ O c H I N O NEHA TREDICA IX. Se bene non haueffimo cjuella gran fede in ogni modo non doueremo defperarci , perchefe non piu prefto nell’uItimo la dona a fuoi eletti, fi come predifle Abacuch propheta cjuando difle, Signore cjuando Abacn.s faranno proffimi a morteaiJ’uItimo infra ijuefta & J’altrauia gli farai noroChrifto& iJ fuogran benc- ficio, & gli aprirai li fcno delle tue gratie per Iefu Chrifto no ftro Signore Amen. I L M V T I O. Q Vdntd fuld fceleritd dc!l’Ochinodd quefle pdrole fue fole (quando dltre non ne foffero piene dt mtUe bejlemmie ) dd ogni [dno inteUetto agc uolmente fi potrebbe comprendere, che hduendo egli H Uti LE M E N TI T E detto (fi come fc.tto la mentita xu. da noi eJhtto no tdto ) che Ckrifto , er i fanti fuci hanno magnificd a te le opere per queUi che hanno una morta opemoa ne: er che le opere ci conferma.no infede, hord ati- zi che confortar le per fone femplici ad isforzarfi per mezo deUc buone opere di cofeguir maggior grd tid da Dio, er confermatione, er accrefcimento di fede, cer c d di perfuader loro che debbUno djfet tar che Bio infulpunto deda morte a fe gli chiamu E cco che qui fi fcopre qual fd queUd fede che egli intende che giuftifchi; che con tutto che uada fdcett do romore intorno delldfede uiua,qui uuole che quel li che hduerdnno la fede otioft ,o (per dir meglio ) Math.u mortd inf no dl finefunodegli eletti. Quafi come debbidno fferare di efjer falui nel fin delld uit d colo= ro, i quah douendo render ragione anche di ogni pd rola otiofd, che hduerdnno fdttd in uitd,faranno in opere, er in parole fiati otiof tutto il tempo loan.if detla loro uit a . o quafnon fappiamo che ChrU flo mole che coloro, che egli ha eletti , uadanoi i.eetr.i er portino frutto . O Pietro non ci conforti d far forma con le buone opere la nojlra elettio = ne . I/ che e tanto necejjdrio a fare , che I eftt ioan.i7 Qfc r iji 0 fc ce c fo erd un0 quegli, che gli erdno fiati dati dal padre : er pure era andato in perditione. Troppo pericolofa cofa e uolere fbe rare di ejfere de gli eletti nonfacendo opere da elet to. Bi che peflilentiofifiimd e 'da dir e Id dottrind delVochino, la cui falfita uolendo egli dpprouar per cofa uerd adduceun tefto di Abacuch , il anale O C H I N I A N E. 61 egli mente che in Abdcuch fi truoui fcritto. Anzi in tutto quelpropheta non ui ha fmtenza cke pure d quella fi afiimiglila quale e dllegatd da lui. Etio jono andato efaminando in Abdcuch qualepoffa cf= fer quel luogojl quale egli intendi di torccrc d quel fuo fentimento: ne truouo altro,fe non che nel fes condo capitolo e fcritto in quefta fentenza, Ančko* Abacz ' ra la uifone e d certo tempo, che par la di queUe co= fe che fono al fine, E t non mendra: er fe tardera ajfettdld: percioche uerra suerra, er non tar de= ra. le quali parole fono prcphetia di Chrifio. che doueua uenire dl mondo, ]l quale fe bene a chi lo ajfiettaua pareua che tardaffe ajfai pur fi promet* teuaper lo propheta che farcbbe ucnuto. JAa in fd » uore deltochino io non ci truouo pur una parola, M E N T I T A 18. l’ O C H I NO K E L L A PRCDTCA 3f. Abbraccia per tua lagiuftitiadi Chrifto,& dapoifon contenroche dica Giudicami Signor fecondo !a nua W giuftitia. I L M V T I O. L 'Ochino , il quale uorrebbe pur leuar del mon= do le buone opere leuando i meriti di quetle,ue a dendo che nella fcrittura uifono tefti, che dpertd* mente fanno contra di lui, ud cercando con la mali = tia fua di chiofar.gli, er di dar loroperuerfo fenti ’= mento ,fi ccmefi uede anchora in quefto luogo, do* ue egli mente che Dauid pdrlideUagiufiitia diChrč L E KENTITE fto, Le parole fono nel Salmo fettimo : er per lo me* pfai. 7. dejmo Salmo io giujlifichero incontdnente U mid mentitd effer legittimdmente jldtd ddtd. Biče adun* que il prophetd dimti che domandi ilgiudicio, Si* gnor Dio mio fe io ho fdtto cotefto,fe iniquita e nel le mie mini, Se ioho retribuito mule d chi uiueud pdcificdmente con me (Ho liber dt o dnche di djflittio ne chi fenzd cdgion mi er d nimico) perfeguiti il nimi co danima mid: E t dppreffo foggiunge , Giudicdmi Signcr fecondo Id giuflitid mid, er fecondo U inte gritd Id quale e in me. p er le precedenti pdrolepri md fotto conditione domandi di efjer cdfligato fe hd peccdto; er per le feguenti di efjer giudicato fecon* do Ugiujlitid fua: er dijfe mid ; er dichidro quel mid con queUo che fegue, er fecondo U integritd la qudle e in me. M denel Sdlmo xxv. dice Giudicdmi Signor percioche io ho edmindto neUdinnocenza mid , o (fecondo dltrd trdduttione) neUdmid perfettio* Piai.40 ne ; er dltroue pirld pur dedi fud innocenzd , o uo glidm dirperfetticne : er pieni ne fono i S dimi di fi* milifentenze: er ioun folo luogo dnehor fdro con* ten to di hduerne dUegdto idoue confidentifitmamen* rfai.ij* te Bauid dice d, Dio. F d di me primi, er conofci il cuor mio: Interrogami, er fdppid le mie uie:er uedi fe in me e uid di iniquitd , E t come ficuro deda integritdfud,erde' fuoimeriti (Non dico chequel Id fojfe fenzd Idgrdtid di Dio) domandi che Dio lo conduca odd uiti eternd. Ld onde con tali tefli O C H I N I A N E. 6% ii Ddtiid, che in im fentenzd col dctto mio Ji con = formdno k chi non e in tutto cieco puo mantfefiamen te dppdrire cbe Jzre fqudrcidcdppuccio uiene fenz* controuerfid k rimdner mentito, M E N T I T A l’» CHINO N E L L A EREBICA XII. i! /igliuolodi Dioama tanto 1’anima, che determino pigIiarIaperlpofa,glieIpromife perOfea propheta Of«. dicendo Io ti difponferoa mepcrfede. Et poco dapoi £t fappi che con la diuina gratia ciafcheduna .mirna puodiuentar fpofa di Chrifto ne bifogna altro fc- nonunirfegli con uiuafedc ,con la (jualc hauendo timte Paolo 1’anime de’Corinthij a Chrifto diffe * ,Co ’ che le haneaa ipofatc a Chrifto, 1 L M V T I O. I L mdtudgio Ocbino ud inueftigindo per h fcrita tur d tutte quelle cofe che d luifembrd che lo poffit no feruire dd ingdnndr Id plebe;et ifmembrdndo i te Jli ddduce quello,chefdperld [ud mortdl dottrind : et Idfcid qutUo, che dichidrd Id ueritd . Vero e cbe O fed dice que1lo che egli ddduce; md egli non dddtu* cetutto quello,che dice il prophetdk queftopropo fito, E t pertdnto d ccnfufion fud io producero in mezo fcdelmente quello, che egli mdlitiofdmentehd Idfcidto. Dice ddunque Dio per boccd di p fed dl fe ofta condo cdpo. spofercmmiti in eterno : er Jpoferom* miti ingiujlttid,cr ingiudicicierin mifericordid et in compdfioni ; er Jfoferommiti infede, er conofce LE M E N T I T E reti il Signore. Q ui VOchino h ueua Paolo quefla paura,fe bafta unirfi d Chriflo con uiua fede, er fe coloroglieranogia miti ? No« per altro fenon percioche altro e fede, er altro e uiua fede. er l’Ochino uuole ingannare il pepolo Chrilhano. Et i Corinthij erano miti con fede d Chriflo, ma non con uiua fede. Che uiua fede e quel la, alla quale e ccngiunta la charita , er qucfla h O C H I N I A N E, 6 3 queUd , che bme operande neUa grafiti di Chriflo,ci giuflifica'. er d quefla confortaua Paolo i Corinthij tCo - n dicendo che lo imitaffero lui ,fi come egli imitaua Chriflo. llche non fi puo intender di fede , per= cioche Chriflo mn fu giuftificato per credere in Chriflo. Ma perauuentura Paolo non fapeuaquel lo che egli fi diceffe , er 1’Ochino diceil uero. lt che fc cofi e io confejfo di hauer con Paolo mntito » M E N T I T A »o. , I.’ O C H I N O NEUA PREDICA XI IT. Dauid .uoicheamateilSipnorehabbiateinodioilrea , Je. Etinunoakro Iuogo, Amaiti la giultitiacioe pfei.44 ■ Chrifto ,cheegiuftitia noftra ,donde ne nafcechs foftisforzatoad hauereinodio lainijuita, I L JI V T I O. D E Z pnmo luogoche aUega l’Ochino di Dauid non ho da dire altro fenon che quello fa piu per me che per lui, che quelU hanno in odio tl male, che operano hene. M d del fecodo dico bene che inente che Dauid cofi dica, ne cofi habbia intefo come uuol 1'Ochinoche fiinteda , Scrittoenel Salmo xlhii. Pfa [. 44 T u hai amata lagiiiflitia,et hauuta in odio la iniqui tdiper la qual cofa D io Din tuo ti ha unto delTolio ddla letitia piu che i copagni tuoi. E tper lagiuflitia fiintende queUa uirtu,dla c/uale il propheta oppo= ntlainicjuita.che dfcriučdo uti R eftcome egli fa in quel Salmo ) quefle cofe principalmente glifi conuen gono amar lagiufhtia.ct hauere in odio la iniquitd. LE MENTITE Ef in queflo Sdlmo uie figurito chrifto fotto titolo di Re:L4 onde non e di dir e che fotto il tiome delht giuftitii fu intefo chriflocome mente l’Ochino,cbe quefto firebbe uti dire Cbrijio hi umito Chrillo , Et cbe in quefto Silmo Diuid paril di Chrifto,oh Htbr.i. fr d g li altri dottori neUi Epijlola igli H ebrei cio fi dimoflrij Di cbe la interpretatione ochiniani perfdlfi uiene ud ejfer condunnati . M E N T I T A tu t*ocHiNO neha pred. xxirr. Il IoroAchilleperprouar Ja confeffionee cheChrifta I«an.X9 difle pigliate lo Spirito fanto; a chi perdonaretei peč cati faranno perdonati; & a gue!li,che li ritcrrete larannoritenuti. Nientedimeno non e al propofito, imperoche Chrifto nel predicto luogodando lo Spi - tito S. a gli Apoftoli, & cofi dapoi a i loro iegittimi fucceflori gii die autcorira di rimettere, & di ritene re i peccati perche gli de lume di fapere, & auttorita di predicare, che erano rimeffi a chicredeua,& rita nuti a chi non credeua, fe bene haueflero fenza £ede operato tutte le opere poffibili. Et apreffo. Chi uorra adugue ben confiderare le parole di Chrifto uedera che non hannoa far con la confeflionc, ne la fanorifcono, imo le fono contrarie che la douc la confeffioneutiole, che i peccati fi rimettanoper guel dolore , uergogna, dijficulta , humilta , penitcnza, et aflolutionc, Chrifto nel detto luogo difle tutto il contrario, cio e che rimettelTcro i peccati con pre¬ dicare et muouergli a credere m Chrifto. IL M V TI O. B E Ha , er nuouu e la interpretatione dett’Ochi* no: er tanto e ella nuouu, che io fono ficuro, O C H I N I A N E, 64 cheauanti alui nonfutrniper fona checofi inten= defje quel tejlo. Chiara cofu e per le parole di Chri flo, che da auttorita a gli ApoJloU, er a loro fuc * cefjoridirimettereipeccati ,er di ritenergli. Et tjuali pano da rimettere, er quali da ritenere non fo io come p poffa giudicare fe non p intendono: Ne fo come p poffdno intedere a bapanza/enon per uiA deUa confepione. Mente aduncjue l'Ochino cbe quel le parole di Chripo aUa confepione pano contr ar ie. E t percioche dice, che chibene le conpderera uedra che p intendono detla predicatione : E doueua conp* derarle effo, er efaminarle bene, er far conofcer che cop pa ; ne pajfare un pgran pelago (come p di cc) co piedi afciutti effendoquePa fua interpreta * tion nuoua, er contr ar ia a fanti dottori, er hauen dobifogno dteffer cofermatdconmolte ragionijnaf pmamente effendo queffo il luogo, doue pfada noi un tanto fondamento . qui bifognaua met ter e ogni sforzo per ruinarlo »er non lajciarlo alla conpde * ratione de gli idioti. Et effendo queffo il noffro Achille, a lui p conueniua, tenendop cop ualente caualiero, di combatter con effo lui,<*r non uoltar = glifubito le ffatle. M a a quepo noffro A chtUe io uo glio effer Padrino, er apprefentarloin campoper far uederechele arme ochiniane non gli p auuicina no, non che 1’offendano. Et fono pcuroche egli p fara conofcere per inuincibile. Scriue Giouanni dl xx. Capitolo. Vna fera effendo le porte, la do= ueerano adunatii difcepoli, chiufc,per paura d€ giudei, Iefu uenne , er ffette in mezo, er dtffei Pa= LE MENTITE c 1 4 uoi. Et cofi hauendo detto mofiro loro le metni, et-il Uto. I difcepoli adunque fi allegrarono ueduto il Signore. Et egli 4 loro difje det capo,Puce A uoi: Si come ilpetdre ha mandata me cofi io mado uoi, Ha . nendo quefte cofe dette foffio, er dijfe loro, P rende te lofpirito fanto, dicuigli rimetterete i peccati fo¬ to loro rimefii; di cui gli riterrete fono loro ritenti ti, Q uefio i ti tefto, per lo quale come 1’Ochino uo glia che fi inienda, che il rimettere, er il ntenere de’peccati fignifichi lapredicatione io comprender non lo poffo. M a dapoi che egli non e fiato ardito di affrontarfi col noflro AchiUe,ueggiamo noi alqudto come al noftro campionefliano bene Varne in mano, Chrifto noflro redentore, e/fendo anchorneUa uita mortale, mando gli Apoftoli d predicare ,ft Mait .iq come e fcritto in Mattheo; er comife loro che pre= dicajfero effere auuicinato il regno di Dio :il che altro non e fenon che per lafedc di [pfu j irebbe :per ta la porta al paradif >; © che per quella fi rimet * teuano i peccati, er fenza oueUa non era fferanza di remifiione, Et mandandcgli d por tar e 4 torno quefta buona nouella diede loro auttorita di fanare infermi,di rifufcitar morti, mondar leprofi, er di cacciar dimonij ; di rimetter peccati non fece men= tione, ma filamente di amuntiare la remifiicn di que11i. Ben promife di douer dar loro auttorita maggiore quandoinfuturoparlandodij]equeUeco fe che hauerete legate in terra faranno legate in cie lo,fy quel cheftgue-la qualpodefianon hebbe-a ro fenon dapoiche effendo rifufcitato Chrtfto diede loro O C H I N I A N E 6$ loro lo Spirito fdnto. che ejjendo Chrijlo uenuto dl modo per Id remifiione de'peccdti, mentre che Jlet te dl mondo tenne in fe cotdle duttoritd: md douen= do fd lire dl pddre fuo, er pddre nojlro; er uclens do che (judld rimdnejje trd nciper tutti igiorni in* fnodttd confumdtion del feculojd Idfcio a,’difcepo= lifiuoi, er d’ loro fuccefjori tjfiirdndo Id uirtu deUo Spirito fdnto. Senzd che hduejjero hduuto dd Chri fto lo Spiritofdnto hdueudtio prcdicato, erfdttofe gni,er mirdcoli;er percio mn edd dire,che quello fofje loro ddto perfdr quetlo,che gid fenzd effofdt * to hduedno,mdper cofd nuoud, er mdggicre; il che noti e dltro che rimettere i peccdti ,fi torne dpertda mente fuondno lepdrole del signore: dUd effecution delle qudlificome io ho difoprd detto fenzd Id ron- fejiione nonfi puoucnire. Et cio con und dltrd ri- gione drtchor fi puo confemdre, che fe per prcdicd re fnffe ddto loro in quefio luogo lo Spirito fdnto,fa rebbe loro infieme fldtd ddtd L ndrietd delle lingue, come fu cidtd ddpoi i ne per und cperdtion foid hd» uerebbono hduuto due uolte lo Spirito. Md in M dt theofu ddtd loro duttoritd di predicnre d gli Hc=* brci, ne gli dtti dl mondo tutto, er in Gioudnni di rimettere i peccdti. E t percioche io uo pur pen fin do qudl pofjd ejjer quelld chiofd, zke lochino intat dejje difdre intorno d quclk pdrole in fduore dclld fud predicdtd predicdtione, duuifo che per queUo che Chrijlo diJJe,Si come il pddre hd imnddto me, cofi io ntdndo uoi, egli uclefife forfe intendere che cofi KdtuU loro d predicdre come ejjo er d fiate mandate Math.f. LE MENTITE dal pddre, 1 1 che quanto fia udno da dire, che delld fold predicdtione intender fi debbid, ud cgniunopuo effer mdnifeflo: che quiui non fi fd piu mentione di predicdr che di dltro. £ t efjendo fldto mandat o Chrifio principdimenteper rimettere i peccdti e piu da intendere che dnche ejfo mdndi loro d queJlo offi « cio che dd alcuno dltro ,fe pur di un folo uogliamo che fi intendd. M a diro io anzi, Si come il pddre hd maudatome it r imet ter i peccdti,cofiio mando uoiiSi come egli ha maddto me d pdtir perfccutione,et mor te,cofi mando io uoi; E tfi come egli ha manddto me d predicdr e,a mojlrar Id uerita,cr dd ittumindre il mondo cofi mando io uoi,che fete Id luce del mondo. Quefie cofe tutte intendero io per queUe pdrole: er delle altre non neghero che fe ne pofjdno intendere. Md diro bene che d queUe non fi puo ddr e interpreta tione ddUd qudlene fegud ,che nel pdrldr poi del ri mettere, er del ritenere i peccdti ci uengd fignificd td Id ignuda predicdtione, er che fi pdrlicontrd la confefiione. C he quando anchora per quelle prime fi cjfnmeffe quel folo che dice l'Ochino,quefio non per cio fduorirebbe Id fmtenzd fuu nellefeguenti: per= cioche trd quelle, er quejle fu fdtto diuifionc, er pumo, er dpprejjo ifpirato lo Jfirito fimto, er di chidrdto che queUo er d ddto loro fpctialmente per Id remifiione, er per lo ritenimento de peccdti fen * Zd parola,che contrdquefio fentimento pofjd effere interpretdtd‘Et quando quejld uirtu nonfojfe fiat d data loro per quefta cofd particolare: z?cheque= fte,cr quelle pdrole fotto und fold fentenzd dcueffe O C H I N I A N E 66 yo ejfer comprefe, e il creder mio che Cbrijlo noti hi uerebbe l'une dalle altre feparate, mi pronuntiate tutte infteme, er dato lo fpirito o primi, o dapoi , Q ueftefonoper boru le irme del ncjlro AchiUe,aU le qudi fe 1'Ochino ne haueffe hiuuto di oppurre io noti čredo che egli le haueffe tenute celite non gli ejfendo mafimamente difdetto di metter mino id irme hiuendo gittiti li cappa, er il cappuccio,cr nonfacendopiu profefion di fr ate,mi dicaualiero , Qui hauereiiopotuto iUegar Chrifojlomo, Ago a flino, Gregorio , er altri dottori, i quali tutti chiinmente pirlano che per quefte parole di Chri* fto fu dati igli Apojloli, er a ifacerdcti auttorita di rimettere i pečati in luogo di Dio: mi mi e pirit to fouerchio noti ci ejfendo alcuno il quale fenti chri jliinmente che dia loro altra interpretatione. T itito puo a me baftare di hauer det to per foflett tdrla mentiti dati all’Ochino. Mapercioche neUi medefima predica egli ftfi licito di dir tante falfitd, contra la cof efione,che in quefta fola io hauerei po tuto fupplire al numero deUa cinquantena, io non in tendo di lafciarle pajfar tutte fenza alcuna riffoftd, E t mi ftendero in quefla par te alquanto piu che for fe non paia necejfario al m:o primo propommento. Ma poi che quello fu per beneficio di c cloro , che non hanno cognition deUa fcritturi, er chei lati * ni fcr it ti non intendono ,hauendo 1’Ochino fcritto in lingui uolgare per auuelenare ipopo!i,anche io in quefia fcriuendo bo da ajf aticarmi di porger loro (quanto e in me) fdlutifcr a medicina: er far I i i LE MENTITE conofcere che U dottnnd fud e fdlfd , bugidrdd , he retichd, er infegndtd d lui idl Didtiolo, ddpoi che cofi sfdccidtdtnente nort ft uergognd di tiegdr Id (irit turd,et i dottori fi ccmefdro manifeflo incontdnčte . D icc egli ddunque delld confefion pdrldndo Cre di che fe foffe precetto di Chrijlo,che Sdn Vdalo. S* Vietro, er dltri fxnti Apojloli,zr eudngclifli non m hdueffero pdrldto maftme efjendo un precetto fi nuouo, er drduo. Non trouerdi un dottor folo,che hdbbid pdrldto dclid confefion nel modo s’ufd. E t fe mi dicefi ne pdrlo pur S. Agoftino nel libro delld tierd, er fdljd penitenzd, Rijpondo che quel libro ncn e fuo,ft come e chidro, imperoche dllegd Agofli noinfuofduore. Fu compojlo dduno ignorante er fuperflitiofo, v d uedi quello che diceS. Gioudnni Chrifoflomo foprdld epiftolddgli Rebrci. N ettet*- riokuomofdntold tolfe delld Chiefd Conftdntinopo litdnd per uno fcdndalo, che interuenne di und uergt neftuprdtdddl confcfjbre: il che non hirebbefdtto ne pofjiitofdre ,fe U confefione fofje di legge diui « H d. Fin qud l’ ocln.no . Ver quejle fuepdrck mi pdr di comprendcre che quado egli troudffe che nelld fcritturd,o dd dlcun de' dottor dntichi delld confcfion fecretdJfdcefJe mena tione, egli perduuenturd muterebbe openione. E t in quel fuo modo di pdrldre h me fembrd di uede ve che egli non hdletto ne fcritturd, ne dottori dnti chi, ne moderni. Chefe pure egli hdueffe uiflo queU lo,che dd' moderni dclid ccnfefione e fldto rdccolto, hditercbbe troudto, che er neUd fcritturd, er dd O C H I N I A N E, 6 7 gli dntichi fcrittori,ZT non da un folo , mi di molti ne e jlito pdrlito. E t percioche egli di Agofuno fi pirticokrmente metione, di Agcjlinofin tl nojlro comincidmento. Biče egli idunquenelfecondo libro deUi uifitution de gli infermi . Sono ilcunii qudi Augua. eflimino che loro bifli affii fe cotifejfuno i loro peča ati i D io folo. k cui nutld cofi e occultu , er i cui li confcienzi di damo non e naJcoJli,che o noti uo= gliono, o f. uergogmno, o non degrnno di moftrarp A fAcer dot i,i qudli il Signore hi ordiniti per Mo= fe i difcerner trd leprd,et lepn. Mi non uoglio che ti inginni con Id openione p che ti confondi d confef firti il Viciriodi chrifocontiminAndotiper uer= gogm^o indunndoti per ifdegno; Verciocbe humil= mentt p dee fottoentrare dlgiudicio di colui,ilqudle il Signore no ifdegna che p a fuo viario. C ere a idun que che a te uengi il fdcerdote ,er fdlo in tutto p Ar tecipe detle tue confcienze. Non ti inginni queUi fu perftitione di que' fognatori,che uiptando ccnferm no che li confef ione de’pečati fitti A D io fenzA conpglio del fdcerdote cifduA . N oi uenmente non neghidmo, che Id confef ione de'pečati non p hiba bid di reiterdr Jpeffe uolte d Dio , percioche Beito spsi.ij* e colui,ilquile terrd>et Jpczzerd i piccioti,et i gr M difuoiiUd vietrd , Ldpietrd uenmente e Chrifto. Mdtefiipchiimo,et loteftipcdld fini dottrind,che tu non fuuorifcd chi ti luptigd k orecchie. Anzi hdi primi bifogno del fdutifero giudicio del ficerdote.il quil tipd mezdno dl dio tuo. Altrmčte come fdrd fo disfitto dUiriJfoftd dimi fetto li legge,ct jot to ti I iii LE MENTITE i.eiii.14 gratid,Andate,z? moftrateui 'afacerdoti* Come fd Matth.B ra adempmto confeffateui lunoallaltro i uoftri pec luc 17 cdt i * O H e ft° eftrittura di Agoftino; er parole di Agoftino fono in um H omilia de' ueramente pe= iaeo. nitenti. Se Ihuomo tardera d fine delta uiti, egli non fi fe potn riceuer k penitenza, er confeffars a D io,er d facerdote i fuoi pečati. E t in un [er mone dedi cjuinti Teru depo k dominici in quin * quigefmi. fi pur mentione anchora dedi confeftio m dedi uoce . E t nel trittito del kuir de' piedi fono cjuefte parole. Tofidmo noi forfe dir e che lun frateUo potra liber ar Idtro dada macchia del pec- catoi A.nzi debbiam fipere che mik altezza di que fta opera del Signore noi farno ammoniti, che con feffando luno aU'altro i noftri pečati preghiamo per noi ,ft come Chriflo intercede per noi. Vdiamo 1 'Apoflolo lacopo, che euidentifimamente comana da il medefmo; E t dice ; Confefiamo luno al- Valtroinoftri peccati. Quefti fono tuttiiluoghi dede opere di Agoftino, Liondeftnqud fcompren de che lochino ha detto piu di una menzogna . Egli dice la confeftione non efjer di precetto di Chri fto. Et Agoftino dice che e rifpofta diuina fottola legge , er fotto k gratia. Egli dice che gli Apoflo li non ne hanno parlato; er Agoftino adega lo Apo ftolo, Egli dice che non f troua un dottor folo, che ne habbia fatto metioneiet io ne hogia trouato uno . M a in cju.efto potra egli hauer detto il uero che non fara un folo. Etiercnimo dice che quefta e ftata empia herefta O C H I N I A N E. 6 8 Si Montani uergognarfi di confeffare al facerdote i peccati commefii. Gregorio dice che cjuefti f'ono i utri fegtii dl humiltd che ogniunoconofca la fua iniquita,cr conofciuta la fcopra con la uoce detla confefiione. Ne quefle pa role fi hanno da intender di altra confefiione che di quella, detla quale fi tratta, che il medefimo Greš gorio ammonifce i facerdoti, che non debbiano reue lare i peccati de’ confitenti i oltra che fa mentione detla uoce. Bafilio dice che i peccati fi debbono confeffare d quelli,a' qualie commefjala diffefaticn di miflerii. Origene ci ammonifce che cerchiamo diligentes tnente d cui habbiamo d confeffare ilpeccato, ctr far pruoua del medico, d cui dobbiamo fcoprire la ca* gione detla noftra infirmita. Ambrofio ci ha lafciato fcrittofhe alcun mn puo effer giuftificato fe pnma non fara confeffo.Et dice , che la confefiione liber a la anima da mor te,che apre il paradifo, er da jferanza di falute, Cipriano Pontefice,cr Martireci infegnache debbiamo confeffare d facerdoti infino i menomi pec cati, er di quelli anchora, che habbiamo commefii folamentecol penfiero. Ortllo tefiifica che i peccati fono rimefii d chi con lagrimenon fiuergogna difcoprirgli al facerdote, er di domandarne medicina. Dionifio difcepolo di Paolo fa fede che al tema po fuo i peccatori fi confefiauano de' lero peccati d facerdoti, Eč e fcnttoin Mattheo. cbetut* i.mth.j 1 iiii LE ME N T I TE Marc.i. td luregion di Giudeu, er faffi i Uierofolimiti * ni eruno da GioitMni buttezuti ml fiume Giordu* no, er confefjuuuno de' loropeccuti. Et ne gli At ti de gli Apojloli fi legge chc ueniuMo molti di * u ' I? ’ qudh,cbe credeuuno crfi confeffhmo, er figni* ficuuuno quetto cbe huueuuno jfutto . Or [e quejii funti lu bunno upprouutu per ne- cejfuriu; Se per hereticu bunno buuutu lu contru* riu openione: Se dugli Apojloli 'epuffutu u noiper continuu fuccefione : er fc lu fcritturu ne purlu cofi apertumente , non fo quello cbe 1’Ocbino con tut* tu lu jchuolu , donde e nutu lu fuu dottrinu , ne pojp.no dir contru . Et peniocbe egli nominu Cbrifojlomo, rijpondo cbe effcndo egli fucceduto d Netturio neUu Cbiefu Cojluntinopolitunu: er tjpndo il popolo giu uuuezz° deffe : E t fono ficuro cbe egli dicbiarerebbe la cpenione fua effer conforme 4 quello cbe dico io. E t quando ancbe egli dicejfe altramente, I o uor * rei prepone, non dir o la fcrittura , ma i tanti dottori di fopra atlegati ad uno. E t fe Ccjlan* tinopoh uti tempo flette fenza confeficne : piti lungamente flette quella citta con la confeficne , cbe fenza : Eč rdgioneuolmente , er cbriftianas mente la riceuette prima , er dapoi la ripiglio , er tumultuariamente fe ne fcarico . Oltra cbe babbiamo da cbcdire piu d Roma cbe d Cofianti = nopoli; Anzi pur 4 Roma or non d Coflantinopos li, bauendo mafimamente 4 Roma congiunto il con* fentimento detla cbiefa fanta uniuerfale, Ld on* LE MENTITE de ho da dire anchora che fe Nettdrio la tolfe (come dice 1'Ochino ) dalld Chiefa Ccflantimpolitana egli non pote farlo piu che ftpoffa uno cfficidle dello im perddore tor uid le leggi, er ordmtioni imperiali, contralequali facendoegli merita dieffere agrd,- tnente cajligato . Uid percioche 1’Ochino fa un tale fonddmento fo pr d Idduttoritd di Chrifojlomo, lo ho da dire che cjuelfanto dottore pur fopra la Pijlok d gli H ebrei dice che Id fede e cofdgrande, er falutifera, er che fenzd quej}a alcutt mn fi pito fdluare; ma che per fefold elldnon e fofficiente, Orfetu čredi d Chrifo ftcmo fr ate Ocbino,perche uai cianciando contrd Chrifojlomo che U fede fola cifalud } Egli dice che le opere cifantificdno. Perche non leuuoi tu ddun- que hduere in conjiderdtione ? Egli dice che k li\no= find purgd i peccdti. E t tu lo neghi. perche cotefto { Egli efdltd la pouertd uoluntdrid ; Et hduendold tu per uoto dbbrdccidtd, perche k hdi abdndonatdi er perche k uit uperi i E t in fommd egli concorre in feme con gli dltridottori facri. Et tu con gli dpo = fiati, er con gli heretici er con fcifrnatici. In modo che Chrifojlomo non e Chrifojlomo, ne hd duttoritd con te, fenon Id doue ti pdid di poter trame fentln Zd conforme dl tuo appetito. Md ueggiamo quello che dicd Chrifojlomo dnche altroue deUa confefione. Mafth.j dce egli ddunque foprd Mdttbeo, nel luogo da noidi fopra allegdtotLdconfef ione de'peccdti e te* Jhmonidnzddiconfcienzd che teme D io; che qual teme il giudicio di D/o non Ji uergcgna di con * O C H I N I A N E. 70 feffare i fuoi peccati : er g 'ual fi mrgognd non te= me. che ilperfetto timore fcioglie ogni uergogna. Et cjuiui fi fcorge la bruttezz& detla confelUone,do ue no fi črede la pena delgiudicio futuro.no fappia mo noiche la confefiion de’ peccati ba uergogna f Et che quefto medefimo uergognarfi egran pena f M a percio maggiormente comanda D ioche fi confefiino i peccati } acciocbe patiamo per pena la uergogna , E cco che quefia e fentenza di chrifojlomo, che D io ba comandata la confefiione. Et dicendo che pena ci e la uergogna,non bifogna dir che parli detla con fefiione da farfi a' D io. che di lui non ci debbiamo uergognaredi confeJfargliqueUe cofe , le quali fap piamo, che egli fa di noi ; er le quali non ci farno uergognati di far nel fuo colpetto. VOchino ancbora detla fanta noflra confefiione parlando in quefta fua predica fi fatica per uoler moftrarecheelld e nuouoritrouamento, Eerche io rijpondo d lui, che egli mentecome fciocco, er tnali gno che egli eiperciocbe per queflo atto folo di N etta rio aUegato da lui fi pruoua che ella e antichifiima; che fe čolni la leuo , e fegnale che ella era in ufo: er pur non pojfono effer molti meno di miUe er dugen to anni, che egli era uefcouo di Cofiantinopoli. Si che fi uede tanta effer la maluagita fua in uder in ogni modo dannar la confefiione i che egli adduce in mezo efempij contra di fe medefimo, Ma er i piu de’ dottori che noi di fopra habbiamo allegati uiffe* ro nel medefimo fecolo con N ettario : er Ctpriano, er 0 rigenefurono ben cento anniprima, er Dioa LE MENTITE nifio fu dl tempo de gli Apofci i. Oltrd che Cie * merite papdprimo il quale uijje infieme con S etn Pie tro, ccmanda che 'a facerdcti tkbbidmo confeffare i cattiui noflri penfieri, zrgittdrgli fuori c orne und rdgunanzd fattd di cibi nociui,ld qualpoi che ha= ueremo per uotnito gittdtd fuori , dice che [drema liberi dd mor bodi undgrdnde infirmitd 3 fedopoil uomito piglieremo quellecofe,che dlld fdnitd fona neceffdrie, con quefte pdrole fignificatidoci anchord Id fodisfuttione, Id qudle hdbbidmo h ddre de’ noflri peccdti. Di che dppdrendo manifeftamente che k confefione nacque infieme con k ndfcente chieft di Chriflo, non mi dccdde di/futar delld fud antichitd, M d er di queflo hauedo dnchepdrldto inun mio di* fcorfo, Se Ji conuengd rdgunar concilio, d quel luogo mi r imet to. Tdnto d me potrebbe bdjldre di hduer detto in queftd mdterid i Mdpur ejfendo in queUdfud predi cd di notdbili drgomenti,non mipdr che f dno dapaf fere fenzd ftre dd dlcuno di loro quulche rifpcfld * Dimmi (dice egli) o Id confefione ferue d falute „ ono. Se dici no, ddunque e udna , er non e dd D io; che le cofe, chefono dd Trio diutano. Se dici fr. Dim mi. Se mo che ud d confejftrft non hd ukd fede k confefione farnih ritornare in grAtid di D io ? No« puoi dir di ft: che Paolo tiftrebbe contrd ,doue dif Hebr.n. fe che e impofibile piacere k D io fenzd fede . JAdJe hd fede, non uedi che e giufto itmdnzi chefi confef* f i Pero e uand Id confefione. Quejla e Id argomentdtione Ochinidnutalld qui O e H I N I A N E. 71 le ioriffondo,cbe la confefione ferue attdfalute,er che ella e da Df o: er come cofa, cbe e da D io,ci aiu - ta a ftluarci. E t dicoche ella ci aiuta,z '7 noti cbe fo la ci falui,anzi cbe fe altri andr a a confejfarfi fenza fede, eUa ne lo faluera, ne gli fara di alcuno aiuto , Mache fe io credero in C hnjlo,o~ bauero per pec = c ati commefi ojfefo Dio, effendomi aUontanato dal = la gr ati a fua,non potro dir di effer giufo, ma ue* netido ii farne la debita confefione, queUa mi aiute= ra erbce,fimdngid,er beeilgiudicio,foggiunge, P er quejlo molu trd uoi fono infermi.er deboli,er molti fono morti,cioe perhduer mdngidtoindegnda mente il corpo del Signore, Or fe Paolo dice queflo, er pdrk elf rejjmente che 1'hnomo ft mdngid er ji bee ilgiudicio, non uieneegli che buuendo kfuc ciu d fucciuduuuntiu fe il ferpente,cr lu D onnu,dif fe ul ferpente, percioche buifutto cofi fe muludettp : er udu domu multiplichero le tue miferie : il cbedi pende du quello,percioche tu buifutto cofi: ne di be nefcio,o d'ultro che jlubihfcu lu dottrinu ochiniunu fi dice purolu . E t dice lu feritturu che D io gli mutido fuori del purudifo terreflre uccioche non mu giufferodel legnodellu uitu er uiuejjero in eterno: etnon queUo che mete VOchino: cbe buuendo uietu to il mugiur del legno del bene,et del mule fotto penu di morte,uoUe cbe lu fuugiuflitiu huuefje luogo. E t tl Gen.« 7 diltmofu muduto du D/o no tuto uccioche non fifu* cefjeroi peccuti,quunto per punir queUi che gli fuce uuno : cbe fe lo huueffe munduto per queUo che mena te POcbinoJo huuerebbe munduto primu che fojfero fiutifutti: ©“ huuerebbe cof puniti que’primi huo mini de i peccuti,cbe futti non huueuuno,come mole 1'Ochino che ci hubbiu perdonuti i nojlri .t noi primu che bubbiumo pur penfuto difurgli. E t nel uero bel rimediofurebbejlato qucUo di Dio,fe perrimedio, O C H I N I A N E, 77 er noti per pUnitione hauefje mandato il diluuio » Ef /e /o raliio acciocbe notiJi peccdffe poteud lafciar perir Noe,er tuttii fuoi ancbora: er dl mcndono fiirebbe Jlato dcuno di que' peccaticbe[ono[Mi dda poi, Si che egli pur fecondo 1’Ocbino che 1'auuedi- mento di Diofoffe molto poco Z ncn ui hauer fitpu* to rimedidre . Or mente ctnchor 1’Ochino che D/o Gf8, H * diutdelje lelingue,acciocbe colorofepardti uiueffero piti in pace^che le parole di Dio fono. Ecco uno e d popolo,zr um e la fua lingua , er batino cominciato d fdr quefto ne cejferanno da’ loro penfieri fin c be gliadempianoconeffetto, Confondumo U lingua loro.zr dcuno non intendd Id uoce del profiimo fuo. E t cofi il Signoregli diuife di quel luogo intutte le terrejzr cefifdrono di edificdr Id citta, donde fi inten de chelacagiondeldiniderle lingue fu per fdrgli cefifar ddll'edificio cominciato , er non queUd che fo- gnd 1’Ocbino. Et che diro di queUo che dice,che D/o femorir perlo peccato di David fuo figliuolo ncn per punition,ma per beneficio i non altro fenon che egli pur mente, che nel fecondo de i Re e fcritto,che iR C g. u N dtbdn prophetd diffe 'd Dauid, Percioche bdi ddto occafione d nimici del Signore di bejleinmiare il no* me fuo,tuo figliuolo morira. Si che fe quefio fid quel to che dice 1’Ochino ,er [e Ndtban babbid mentito io lo Idfcierogiudkdre dd ogni giufio giudice, P alfa, ©“ peruerfd e Id dottrina ddl’ochino,cr tut ta ordinata ipefiimo fine. che diccndofi le bučne ope re non e/Jer di dlcun merito, ne de’ peccati conuenir ft dare alcunafodisfattione,fiuengono d difuiar gli LE M E N T I T E huominiddlbene operare inducendogli d peccdre. Hegiotu il d treche fi debbid din dr Bio, er fdr le buone operdtioniper dmordi Dw,er gudrdarfi dd peccdtiper dmordi Bio, che leudndofi Id fferdnzd de ’ premija Id pdurd detle pene fi mettono in fu Id rndld utd tutti queUi, che [ono infermi nelld fede, er di quellt che fono nel cdmino deUd perfettione no po chi .Che d che fine uorro io or dre i digiumre f fdr limofine fo dltre opere funte,cr di chdrituf fe tdn * to fono per hduerne fdcendole,qudnto nof E t perche uorro per dere ipidceri di que]iomodo,fe cofi gode dotie,come no ne gode do douero'fferdre il purddifoi E tfei peccdti,cheho dd fdregid mi fonoperdondti, pche me ne debbo iogudrddr co Utojludiofet no pid toflo rimettermi dUdmifericordid di Bio ne bene os perddo,ttegudrdddomi ddl mdletEt cjueflo dico tdto mdggiormente,qudntofecondold dottnnddi Mdrti no,minor mule e peccdre, che bene oper dre,che egli in un fuo fermone del mmo tejidmento fcritto in lin guitedefcd diceldfedee cofiperfettd,che fenzdoa gni dltro comdnddmento er oper d tutto quello, che Vhuomofd e grdto d Bio. Gudrdidmoci ddunque dd peccdti,md moltopiu da comundumenti, er ddUe buone opere. Queflo e frutto deUd pidntd luterd* ndjelld qudle ne e ur. rdmpollo Id ochinidnd. Md ddpoi che queftd fud dottrim gidnelle pdjjdte mens ti te dd noi e jldtd dfjdi bene ccnfuft,cr qui riproa Udtd per li medefmi tefli dUegdti dd lui, per piu dp» probdticne diqueUo,cheddnoi fi difende producere mo dlcune teflimonidiizegrauifiime, per le qudli fi O C H I N I A N E. 79 fara pdlefi 3 che benche L colpd ci fu rimefja habbiet mo da purgar ci con Id pena, Hduendo peccdto il po polo neUd ddordtion del uiteUo : er pregando Mofe Dio cheperdonajfi d popolo quel peccdto,Dio(co = me dice Id firittura) fi plačo: er poi figgiunfi, Io nel giornodella uendetta uifitero dtiche quefio pec¬ cdto loro. Et und dltrafiata pregando pur Mofeil Exod j * Signor per nuouo peccdto da loro commejjo, gliri- N#> , 4 . fiofi,io lo ho rimejjb,ma queUi che mi hdnno tentd to non uederamo la ten d che io prcmifi a’ pudri lo ro. Et quefia penafu medefmamentedata a Mofe, nu.io. er dd Aaron per lo peccdto loro dUd acqua deUa co tradittione,dnchorche la colpd fojfe loro perdonata . E t douendo D io perdondre d Maria foreUa di Mo» fe,tiolle ch'etldfette giorni fleffi leprofa fuordegli dlloggiamenti del popolo. TaccioDduidilqualena Nu '“* filamente fupunito con la mor te del figliuolo (ccme di fiprafe e detto ) hauendogli gia Dio perdonato il peccdto j mddggiuntogli fu,che la Spada non farid in fempiterno ufiita di cafa fua > er che nel cofiet* tofio gli jarebbono fiate tolte le moglieri, et date al profimo fuo : Per li quali luoghi tutti fi moflrd pitt che chiaramente che per rimetter Dio le colpe nori rimette le pene: anzi uuole che fia adempiuto quello che e firitto neUa legge: che fecondo la mifura del peccatofialamifuradelle battiture. Lequali fin = Dcui.if tenzefino anchoraconfermatefitto la gr at ia, Pre= dicando il Bdttiftache facciamo frutti degni di pem= tenza, Et rimprcuerando lefu aUe citta neUequali Matth.i *gli hdueudoperatemolteuirtu,chefiin Tir o, et in ' L E m E N T I T E Sidone fcfjero fiate fdtte hauertbbono fatto penittn Mait.n. za j n cmre ^ i n cilicio . a' queflo fi aggiunga che Paolo predicaua che fi faceffe penitcnza, er cbe le AA iiS perfone a D io fi comertifjero faccndo opere degrn ’ dipemtenza. Queftipocbi luoghi detla fcritturd fono cofi chiari,cr cofi autentichi,che noti iftimo che mi fia neceffano per confirmatione di quello che tie» ne la catholica chiefa ne di cercarne piu molti, ne di recitare le opernem de' fanti dottoriiche di loroe troppo piu cbechiaro,che in una fenteza tutti ficon formano', che con le bučne opere debbiamo fupplire d noftri difetti, et fodisfar per li peccati commefiij facendo in noi medefimi uendetta detle cffefe che hab biamo fatte d Dio: er che fe habbiamo peccato in fuperbia ci debbiamo purgar da queda con la uir- tudedahumilita,fieinauaritia con fouuenire a'po ueri di Dio con la difiribution delte nofire fiacuU ta: er fe habbiamo ufiati congiungimenti non ličiti, che ci afiegnamo anche da' leciti; er fe altri e trd « ficorfio nelid dilcttation de' cibi,che fi habbia da din* mendar con la patienza de' digiuni : er cofi de gli al tri uitij, er detle altre uirtu. E t io d tutte quefie cofe aggiungero. Che effendo Chrifio il capo noftro, er noi le fiue membra,e moko conueneuole, che tenen do le membra ragioneuolmente deUa natura del capo noi ci debbiam quato piu pofiiamo coficrmare d lefiu Chrifio, E gli fiu obedientifiimo-.et d noi fi richiede di fieruare obediezaieglie mifiericordiofifiimo et noi deb biamo imitar la fiua mifiericordia . E gli fiu humilifiU tno,et d noifi couiene di abbracciare la humilita ; cbe O C H I N I A N E. •' 79 (d un apo obediente, pietofo,et humile,non f appir tiene dihiuer membrd ritrofe,crudeli,cz orgoglio= fe . E t queUo che di cjuejle ho detto, fthidi intende* re inchon deUc altre uirtu. Mi i che fine queflo difcorfoiper dire inchord che fe Chriflo fenzd hi = uerpeccito piti perli pečati noftrfnoinon debbh •• ■ mo perfuiderci che il uoler fuo fu che noi,i qudli fid m peccatori, ne indiimo efenti . Ad un apo afftit tonon fi richieggono membrd delicite; Anzi (come dice P dolo ) pniendo un melnbro tuliti fentono «-Co. iz pafione,maggiormente 'd quettd debbono effer fogget tifentendofpatireilcapo. EtlauoluntidiChrifta i,che quile hd di regnare infieme con luibabbid dd fofenere de’ tormentfche egli hd pitito.et p quejlo MatIu< difje che fe ilcuno gli uuole inddre appreffo prendd Id croce fuu, oz lofegud. Et che nelpatine leperfe» Luc ? , ■ cutioni pojjederemo le anime nojlre; inducendoci d fopportar queUe con pitienzd dandoci lo efempio dife. Se hamoperfeguitato me perfeguitiratmo an= Lue -* r * chor d uoi:quafi dicendo,Non debbono le membrd uo lere hduermaggior priuilegio del cipo. Et queJlo Au intendendo i fanti Apoftoli,ejfendo fiati fruftatifa = ceuanofejldchefojjero fiati degni di effere cltrag- g idti per lo notne di leju »P arendoloro dipotere ef fere in cotal modo ueramente amouerdti trd le fue fantifimemembrd. la,onde anchor dice Paolo che Kom.*. noi faremo heredi infieme con Chrijlo ,fe infieme co lui pdtiremo,accioche infeme con lui farno glorifica ti . Et che quelli i quali fono fuori di quefa difcipli na dipatir per Chrtfiofonoudulterfc 7 trnfglino ¥ch _,, LE MENTITE Art.«4- U, che per molte triboldtioni ci bifogna entrdrnel regno di Dio. Ne fiperfuddd dlcunocon 1’Ochino dpoftdtd che Chrijio hdbbid in croce fodisfdtto p not inmdnierd,'che knoi nonci rimangd ddfdrealtro; che oltrd le cofe che gid bo dette,o Pdolofi ingdnnd, Col. i. 0 1’Ocbino mente ; E'fcritto d ColcJJenft,Io adempio queUo,che ntacd deUe pafion di Cbrifto neUd mid cdr ne per lo corpofuo; Tutti i Cbriflidni infieme Jono il corpo di Cbrifto. E t pdtendo i Chriftidni pdte G hrifto;et ejfendo noi tutti pieni dipeccdti per diue nir mcmbrd degne di Cbrifto J meftiero che ci pur* ghiamo con le opere fante,cr con Id djfrezzd deUd penitenzd. Mancaud d Cbrifto dipdtir pdftione in P dolo per fdrlo mebro del corpo fuo. E t fe Pdolo no poteuddiuenir membrodi Cbrifto fenzd pdtir tdn* te dfflittioni,zr tdnte perfecutiom,crederemo noi co lo sfratarft,col rcmpere i uoti, coluoler dilicatame te uiuere,zr fuggire i difagi di douere effere incor* poruti con luif Nonlo ft credddlcuno. E' di neceft fttd,che noi mentre uiuidmo portidmo Id mortificd = *.Co. 4 ti cn ji cbrifto ne' corpi noftri ,fe uogliamo che Id uit d fud Ji ntdnifefti neUa noftrd čarne mortale: che fefdremo compagni detle pdftioni, fdremo dncht del Idconfolutione, MENTITA *?» t* O C H I N O MEL1A PREDICA XY, Foriedirai che a glio che (j batteza fenza altrafodi- sfattionc bafta Cbrifto abbracciato coa fcde, ma te da O C H I N I A N E. 80 poi ricafca p eflerei fuoipeccaticommesfi dopoil bat telimo maggiori cbe guelli, che fece inanri non gli ba- ftala fede,mabifognafodisfattione,fcgianon hauef« fe uno eccesliuo amore, fi corae hebbe gueila peccatfi- cc della qual Chrifto di(Te gli fonopdonatimolti pecca ti perchehagradementeamato. Ma non uedi cbe ti in Lue-7- ganniinpenfarche Chriftofolo nonbafti,&chcnon habbi fatisfatto a fufficienza per li pcccati commesfi do po il battclimo, & pene ad esfi debite, che non ci liano perdonati folo per lui,& cbe almanco m parteper ladi- gnitadcllenoftre opere,martirij,&charita,comefe per che habbiamo charita, & opere buoneci foflero perdo¬ nati li peccati: Sc non perche ci fono perdonati hauesii mocharita,&faceslimooperebuone. EtChriftoguan do rifpofe al Pharifeo uolfemoftrargliche gueila Don na non era li gran peccatrice, li come lui penlaua, imo checllacragiufta,&glicIprou6 perglietfetti, perchs gli hauea moftrati tantifegni di amore, pero amaua molto Chrifto: il che non farebbe ftato fe ella non ha- ueflefentito con uiua fedela gran bonta di D;oin Chri fto,& che gli haueua rimeffo i peccati. Amo adugue per che fenticheeranorimesii. Ma dimmichefatisfattio- ne fece il ladroneinfu la croce per fodisfare alla giufti- tia di Dio? meriraua gueila morte per fodisfar folamen tealia giuftitia humana,nientedimenofenza altra fua fodisfattione Chrifto glidiffe. Hoggifaraimecoinpa radifo.L’huomo potrebbe in parte gloriarli da fe con- r”'* f' tra Paolofe/n parte potefle fodisfar da fe; & fenza aur i.Tim.i toritadellefcritturefacre. Siofeurerebbe, Scdimihui- rebbe il gran beneficio di Chrifto ilguale e li grade,che da noi non puo comprenderli. Dio ci ha fattointender per li fuoi propheti che non ciimputerai peccati,che no fene ricordcra,fegli gittera dopolefpalle &nel pro- fondodelmare. Penil dungue che Chrifto perdoni,le colpe, & non le pene? E fcrittoche relalso tuttoil de- bito. b E MENTITE I L JM V T I O. Eom.j. S I come in uirtu detla pafiion di lefu Cbrijlo nd battefmo farno regenerati, et difigliuoli di in diuentiamo figliuoli di gr at ia,cofi de'peccati che fac damo dopo tal rinafcimento farno obligati a farne noi penitenza, er d dame fodisfattione: che non ' ricordia diuina mando lunigenito fuo figliuolo d patir mor te per noi, cofi uuolelafua giujlitia, che di que' peccati,che noifacciamo dopo il beneficio del la fuagrada,'ne portiamo pene fenon eterne,almeno temporali: er per non proceder come fa lOchino , il quai dice affdi,cr non pruoua nuUa ; o fe pruoua pruoua il contrario di queUo che dice. Scriue Paolo a' Romani. Che farno giuffificati per gratia per la redention, la qualeinChrifo lefu,il quale Dio ha propofloprepitiatoreper fedenel fuofangue d di* mo fr at ione detla giujlitia fua per remifion de'pr e cedcnti delitti. P in qud Paolo, Or che uuol dir qui l' Apoflolo O C H I N I A N E 8 1 tApcfloloconcfueftdpdroldprecedetit Eč fe tuttid fono rimefii,perche metterld difouerchioi ct non piu tofto-dire di tutti i delittimftri precediti, etfegučtii N onpcr dtro, foton acciecbe not non ci ingdnndfii == moche cifojfero rimefii Mehe quelli, ne' qudli incor riamo dopold grdtidriccuutd. fe adunque que'foli ci fono rimefii,e confeguente che deglidltri ft con- uenga A not dt fentirne Id punitione. In queftd fenten Zd dnehorde ferittod glihebrei. Che Chriftoe me- Hcb - 9 ' didtor del nuouo tejldmento,dccioche intercedcndo Id mor te inredentionedi queUe preudricdtioni,che er d no fotto il primo teftdmento, coloroche fono cbidind tinceudnoldpromifiionedeUd eterndbereditd. Do «e dicendofi Id remifiione effer de'peccdti, che er dno fotto il uecchio teftdmento, fi uiene d ftgnificdr, che quetti,i qudlifono fotto il mouo,hdnnomeftiero che fe ne renddrdgione. E t quello, che feriuendoft d. gli hebrei ft dice che i peccdti del uecchio teftdmento er d no loro rimefii,e und cofd ifteffd con quello che percioche io non impu tdi i me i miei peccdti, D io megli hd efjo imputdti, er fottoldpotenzd delh mdn fudmi hd cafiigdto . Cofi ddunquefi intende il Sdlmo dUegato dall’Cchi- no ; ddUd qudle dUegdtione egli uiene conddnndto per ben mentito. E t il teflo di Ezechiel e dd lui fdlfdme te dUegdto fecondo il fuo cofiume. Che egli dice, io no mi ricordero dffuoi peccdti : egli hdfdtto ilgiu dicio,zr Id giuflitid, er uiuendo uiuerd : z?l’Qcbi no hd Ufcidto dd pdrte il giudicio,cr U giufiitid cofi neUd fcritturd come neUd uitd. In commenddtione delh fdntifiimd penitenzd po¬ tret io dir mo/fr,er diuerje cofe,er dUegdrne non fo Umente ddle fentenze, ma de’firmoni,cr de’ uolu- miinteri de gli dntichi fimti dottori; md perifehi* fdvt Utediofd lunghezz* > intendoio dingi * L iii ■zee.jj LEMENTITE flrctr filamente m detto det dottifiimo Agojlino . • E gli adunque fcritiendo detlu fede k P ietro D wco= no dice quefie parole. Tieni per fermifiimo, cr non dubitar di nuUa,cbe anche i giufii, gr funti buomini ('eccetto quelli che par goli fono battezzati)niuno qui puo uiuer fenza peccato,cr cbe fempread ogni huo mo e neceffario er Lutar e conlimofine i fuoi peccati infinoalfine deUa uit a prefente,0“ humilmente,- er uerdcemente domandarne remifionc a D io. Si cbe Je q uefto fta quetlo cbe cerca di infegnar l’Qchino,chiu= que legge,o afcolta le fue er le mie fcritture fenz* f* tiča lo puo intendere,zrgiudicare. M E N T I T. A 24. 1,’ochinoneua predica, xvi. Rom,e. ®‘° c ‘ ba fatto gratis unprefente & dellcingiurie, chegli habbiamo fatte 3 & di uita eterna. I L M V T I O. L ’0 cbino mente cbe in Paolo fiano quefie parole, ne parole donde dirittamente fi tragga queftd Rom. (<. fentezd.il tejlodi Paolo dl feftocap. a Komani e tet le. M.etre erauate ferui del peccato fofie liber i deUa giujlitia: cbe frutto adunquehdueJleatlbordinquel le cofe,detle quali bora arrofite i cheilfine di quetle e la morte. Ma horaliberati dal peccato er ferui a D io hauete il frutto uoflro in fantificatione, er il fine uita eterna. Chedicequi Paoloiche metre era= O C H I N I A N E. S 4 Udmo ferui del peccdto A queUo feruiumo, er non oper dumo giuftitid, cbe efiedo foggetti d quello no poteudmo feruire d quejld : er che ilfrutto noftro aUhordfutdle neUe opere de’ peccdti,che ricoridn = docene diuentidmo per uergognd rofii : er che in queUe contimundo fdremmo cdduti in eternd perdia tione, M d hord liber dti ddl peccdto,& ferui fdtti a Dio,non debbidmo piu feruire dl peccdto, m 'd D io, E t fi come feruendo dl peccdto le opere noftre er dno peccdti^oft feruenio k Dio hdbbidmo dd operdr uir tuspcioche fi comeil frutto di queUe er d di uergognd cofi ilfrutto di quejle ci funtificdicr fi come di quel= le ne ueniud Id morte, cofi dd quefte ne mene Id uit d eterndi cofi intendo io quefto teflo,per lo qudle d me pdr nontdnto che fi dicd che Id eternd uit d ci fiu do ttdtd grdtis(comefauoleggid l’Ochino)qudto che gid d D io riconcilidti per grdtid, debbidmo cercdr con buone opere di fdntificdrci per confeguir Id uitd eternd, M E N T I T A *s, l’ochino mella premca x v h. QuandoS.Pierrodifleche lacharitacoprela molti tudine de’ Pcccaci,uon uolfe dir che per fua dignita pur 4 gaflfe inoftri peccati.ma uolfe dir, li come li ha ne’ pro uerbij,chefi come 1’odio, i’mgiurie,& /e afpere paro¬ le eccita riflfa infra le perfone: coli l’amore, i beneficij , & dolci parole mortificano, & coprono fdegni,ire, n ffc, imperij pasijoni, & pecfaci. L [lil LE MENTITE I L M V T I O. G R andifonole reuelationi,che ha 1’Ochinodal * /o /pinto Santo, che cgli non folamente fecificdperqudli. Id onde doppidmente p popre hduer mentito l’Ochino ,p neUo‘ interpretdr quel te fto,come nel dire,che per queUo non p poffd inferire il purgdtorio. Etinfiemepfcorge qudntdpdldhe- reticd mdludgitd, che non hd rijpctto di negdre , di corrompere, ct di fdlfdmente interpretdre le fcrit= ture per difendere Id fud peruerfd openione. Et per cioche neUe pdrole,che io ho recitdte di lui ui fono dti che delle dltre non lieui mezogne, quetle mipidce che dndidmo dnchord difcoprendo. Et qudnto d. que1lo , che egli dffermd,cks no ptrouerd in tutto il uecchio tefldmeto und pdroldfold dd purgdtorio, oltrd qflo luogo de'Mechdbeitruouo in TbobidPoniil pdne Tob.4. Ua-4- Mal.j. laan,3 LE M E N T I T 'E tuo,cr il tuo uinofopra la fepolturi del giufo,iccio che i poueri riflorati preghino per la. falute del de* firnto .E t fe qui non f ha da intender del purgato rio,non fo di qual luogo f parli. E t che dir o di ifi iaiet che di Malachiat Ser it to e in 1 faia. I/ Sigtiorli uera le lordure detle figliuole di Sion , er purifiche . ra U fangue di Hierufalem dal mezo di cjueUa in ijpi rito di giudicio,in ifpirito di ardore . er in Mi* lachia. Ecco uiene dice il Signor degli eferciti: er chi fopportera il di deda uenuta fuat er chi fara i mirarlo f P ercioche effoe ccmefuocoburgante, er come fapone de' lauandai, er federa afftnando, er mondando l'argcnto,cr mondera ifigliuoli di Leni: er colera quedi come l’oro,cr come l'argcnto,zf fi ranno offerta al Signore in giufitia. Ecco come que fti dne propheti fanno ejprefja mentione di purgarci in jpirito di ardore, di affinarci, er difar di noi quedo che fi fa deU’oro, er deU’argento. E t quefli due luoghi fi affaticano gli heretici di torcergli in dl tro fentimento,et dicono che ifaiaparlado dello Ipiri to di giudicio, etdelto Jpirito di ardore uiene d pro* phetar quelto,che diffe Chrijlo che ci bifognaua rini fcer di acqua,et di jpirito fanto;quafi come da giudi => cio ad acqua no a fa differeza: o per dir meglio di giudicio a gratia:cbe Vefjer purgatiper lo battefmo e p gratiaiet il propheta dice che purifichera in Ipiri to di giudicio,et di ardore: cio e che tanto haueremo da penar nel fuoco,quato hauerano merit ato i noftri peccati.Et il tefto di Malachia uogliono che f intčdi che i bučnifaranopurgati quado tlelgiorno ddgiu* O C H I N I A N E. 87 dicio fdrZno fepdrati dd rei.mu tutto il contrdrio mo firdno le pdrole del prophetd,che dicetido di douerci coldre come oro, er come drgento ci puo effer chidro che parld dtlfuoconel qudle fi bdtmo id confumds re i nofiri peccdti. Secondo che bene intefe Origene. C bi fi fdfaluo fi fdlud per fuoco,dccioche, feperdUs uenturd egli hdurd dlcund mijlurd di piombo, il fuo co lo confumi,o' refolud,per fdr che tutti fmo oro buono. che l’oro diquelld terrd uien ietto ejjer buo no,ldqudlehdtmo ddhdbitdrcifanti. E t ficome Id fornace pruoud torojcoft i giujli Idtentdtione. Adtt qtie d tutti fi conuiene uemre dl fuoco,fihd dd ueni re dUd fucind. Siede il Signore, er cold, er purgd i figliuoli di I uid. ouiui fi učene, er fe dlcuno hdue ra portdte feco molte opere buone er un poco di ini- quitd,quel poco come piombo fipurgd,zr fi rifolue . er tutto uiene d rimdnere oro puro; er fe portd dU quanto piu di piombo piu uiene abbruciato, 4 fin che piu fi purghi, dcciockeeffenioui dlcund p dr te di o* ro puro dUd fin purgdto nel fondo fi rimagd . M d fe ■dlcuno ui fdr d uenuto tutto piombo ,di lui fdr d fdtto queUo, cheefcritto. Sdrdgittdtocome piombo nel profondo.finqudOrigene. T>dUequdli pdrole fe Id prophetid di iftid ,er quellddi Malacka fi debbidno intenderdel bdttefimo ,er del giomo del giudicio, o del purgdtorio 4 m non pdr che ci refii dd dubitdre. fEt percioche Vochino protejld che fi dUcghino tefii che fmo cofi intefiid chi bdbbid intelligenzd dette fcritture,non fo fe egli intendd che Origene le inten dejji : mx bene aggiungero che Agcfiino neUe pro= LE M E N T I T E phetie da me difopra aUegate intende che fia ejfrelfo il purgatorio. E t cofi nel ueccbio tejlamento po* tremo dir che fe ne truoua anche piu di una fola pa* rola. Mapafiiamo al nuouo. Dice Chrifio,fe altri dira parola contra il figliuologlifara rimejfa, ma Matt. n c p t [ a j ird con t ra i 0 j^irito fimto non glifara rimef fo ne in queflo fecolo,ne nel futuro. doue ji mofira il purgatorio,dapoichenel futurofeculo ui ha remifi* fione. E t cofi intendono queflo luogo Ambrofio,Ago '.Co. j. jn n0 ^ j>emardo. Paolo fcriuendo a Corinthij del le opere che dal fuoco faranno efaminate , ci noriji* ca il purgatorio. E t cofi fente Rieronimo, Ambrofio rhii.r. Agoftino,o “ Gregorio. P oi dicendo Paolo che nel no me di I efu ogni ginocchio fi piega de’ celefii, de’ tene firi,er di queUi,che fonofotto terra. E t effendo fcrit Apocr. i0 n eU’ Apocalifii,che queUi che fono in cielofopra la terra,er fotto la terra benedicono Dio, et lagneU lo, chi uogliamo noi dire che 'alefu fotto terra fi in chini, er benedica T>io i fermamente non altri che coloro i quali fono nel purgatorio, che i dannati lo beflemmiano, er alzan le man con ambedue le fiche Dicendo tcgli Dio che d te le fquadro. Mxt E ' fcritto anchora in Mattheo che il Battifia diffe di leju Chrifio, che cgli eraper battezarciinjpiri * to fimto,et fuoco. Sopralequali parole dice Hieroni mo,in jpirito fant o, er fuoco, ouero per efifiere fuoco lo Ipirito fimto; ouero percioche nel prefente fecolo fiamo battezati neUo jfiirito fanto , et nel futuro nel fuoco fecondo il detto dello Apoftolo, quale fia lope ra di ciafiuno il fuoco ne fara la pruoua. Et fopra O C H I N I A 3ST E. * 83 queUepdrole,chepurfogggiungeil B dttiftd: E gli rdgunerd il gr dno fuo nel grdndio, er dbrucierd U pdglid di fuocoinefiinguibile,dice Remigio fuocoin tfiinguibile e U pend delld eternd ddnnatione,percio chemdinonfieftingue, ouero ddifferenzddel fuoco del purgdtorio JI qudle 4 tempo Ji dccende, et fi dttt morzd. I / qudle e m modo di pdrldr tdle, qudle di cofd, delld qudle nen fi hdbbid dlcund dubitdtione. Pot fc nel giorno del giudicio, pur fecondo queUo che eferitto in Mdttheo, mdperpdrolddi I efu Cbrijlo Matu* bdueremodd render rdgioneinfindiogni pdroldo * tiofd,come uogliumo noi dir e che di qu'd ci fu rimejs fdlapendl Quipotret io ddducere in mezomoltidltri detti de' dottori,cofi de’ foprdnomindti,come di dltri,che tutii redono tefiimonidzd dl purgdtorio: mdper na incorrere in fouerchid lunghezzd foldmente diro , che fentenzd e di AgoJlino,che fe dnehord in luogo dl cunodelldfcritturd^uecchidnon fifdcejfe mentione del purgdtorio,non picciold e Id duttoritddeUd chie fd,ld qudle rijjlende in queftd confuetudine,che neUe preghiere de’ fdcer doti,le quuli dl S. D io fi fdnno dl fuo alt.ir e, la rdccomdnddtione deUe dnime hd il fuo luogo : er A mbrofio rende tefiimonidnzd dUd con* fuetudine pur di quelld etd, er ne rende pdrticoldr rdgione, Et Chrifoftomo foprd Id piftold primd d Corinthij, er foprd quedd d Philippenfi fd fede del medefimo. EtqueUdconfuetudineerd dllbord inuec* chidtd in Afid,in Africd, er in Europd : er ddpoi X queUxfi fono dggiunti piu di mille dnni di confemd LE MEN TITE tione. E t quelld che infino dtlhord doueud udlere per irito uoghono,cbc il padre di fa tniglia Jia Dio.Gr la uigna la fanta fua chiefuneUa quale per tutte le eta da lui Jono Jlati mandati lauo= ratori. E tfigurano ungiornodalkcreatione infino d fine del mondo: er cbe la mattina foffe da Adam fin a Noe, la terzd da Noe ad Abraham, la fefla da Abraham d Mo/e; lanona da Mofe d Chrifto ; er la nudečima bora da Chrifto aUa confumaticne del fecolo. tat cbe efedo in tutte quefte eta,bor fot to Id legge deda natura,bor fctto la circoncifione,Gr bor fotto la legge deUe tauole fiati diuerfi,i quali batino feruito k D io tiel feruare i dieci comandamenti,per li quali e intefo il danaio,nel qual notne il numero di dieci fi comprende, fr a tutti feno fiati piu fcrtu * nati quelli,che hanno feruito fotto la gr at ta, i quali ultimiuenuti hanno con piu ageuolezzd adempiutd la legge. quefla e cofi approbabile fentenza in que* fla parabola, cbeil medeftmo maejlro deU’Ochitio , maejlro fuo dico cofi di Apoflaftacomedi herefta, non ui ha faputocontradire,dicendonel proemio de fuoi articoli s Vna e la uigna, ma diuerft di diuerfe bore fono g li operatori,ma pur tutti lauorano in ef fa uigna: fin qua Martino . er dicendo che Iduora * no,ci uiene d fignificar le opere contra la nucua di = chiaratione deU’Ochino. Sipotrebbe anche dire che per quejla parabola ci uenifje dimoflrato,che cofi ac qutflano la gloria del paradifo oueUi, che neUa loro uit ima ueccbiezzd uengono aUa fede di Chrifto^, er O C H I N I A N E 90 in qucld per poco tempo oper dno, come coloro,i qua li dudnti che per Id etd poffano hduere alcund cogni tion del uero rindfcono dl fonte fdcro del battefmo » cr per acquiftdre il ddndiodeUd eternd retributio= ne oper dno per tuttd Id loro nit d. M E N T I T A. J8. l’0CHIN0 MEHA PRED. XXI t. Dice Dauid e meglio un giornodi (juelli che per fe- pfajgj de habitano con D10, che milic di (juelli che uogliono per fe llesfi arricchirfi. I L M V T I O. E ' Cofi sfdccidtol’Ochino , che non f uergognd di dggiitngere,cr di mutdr le pdrole 'd modo fuo. T)i che non fo qual mdggior tejlimonmzd Ji poffd hduere della prduitd della fud dottrind: che fe Id fcritturafdceffe per lui non fi ingegnerebbe di an= dirLfdlfifcando. Eglimentecbein Dauid ft leggd queUo > cbeeglidice,ochele pdrole di Dauid babbia noqueUd fignificatione. NelSdlmohx.xxm.fono p&i.8j regijlrate quejle parole , M igliore c un di nelle tue corti(o uoglidin dir palagi)cbe miUe. quejle (ono le pdrole di Dauid; Id fentenzd. deUe qualie. Mc= glio e habitdre un di nella habitdtion tud, che mdle altroue , E t foggiunge quel Re er P ropheta, io ho eletto di effere anr,i dbietto nella cafa del mio Dio, c he hahitar ne gli dUoggiamcnti de’peccatori. Ne M it LE MENTITE in quejld fentenzd dltroui Ji dice,ne dltroui funte de,come udneggia 1’Ocbino: dl qudle non dccdde che contrd noi pdrldndo fdetid mentione che dltri per fe jkfjo intendd di drricchirfi,che er per fede,ey per opere intendidmo mi ejjer giuftijicdti perChrifto s er egli mente che dd ncifi tengd dltrdmente. M E N T I T A l’0CHIN0 KEUA PRED. XXIII. Osat. 4 Forfediraidifle pur Dioil precctto cheio (i ho da¬ lo non e fopra di te: pero li puo ofleruarc non cOendo Rom.io fopra le noftreforze. A guefto rifpondendo Paolo per il precettomtendelafede, la gnale benche lia fopra le noftrc forze perche e dono di Dio mecedimeo fi puo ha j. . 4 uere,& fi ha per graria di Dioda’ fuoi eletti: ma non e gia chi ferui nclla prefente uita i diuini precetti: & fe be Rom i f ao ^°dicecheguellichefannola leggcfonogiufti ,no ’ diceperochi Da chi la faccia. Similmetedifle Chrifto a colui.checercauagiuftificarij perolferuanza della leg gejcheofTerualTeidminiprccecri, fitfj faluerebbe, ma nondiflegia chefoflfe posfibilc che gli ofleruafle, an- zie impoiljbilefenzafpccial miracolo li come efprcfls Rom.S^ Paolo. Rom.i 0 dl decimo cdpitolo in quejle pdrole. llfine deUd legge e Chrijlo dUd giujlitid dd ogniun che črede. 1 1 che fu gnijicd che Chrijlo dd grutid d queUi che credcno in I L M V T 1 O. O C H I N I A N E. 9 * luidipoter ddempier U legge , er giuflificdrfi per queUd.Vt qudl peruerfitd di mcnte e il uoler dir che ld fede fia il fin delit legge f che fe quefio fi concede e necefp.no dir che Chrijlo non hd ddempiutd U leg ge, che in lui non hd luogo quelld fede, LcjUdle i fonddmento dcllu noflrd plute. Nld egli Id ddempi per chdritd : er queftd dice ben Vdolo che e il fin del Id legge. Che fcriue d Timotheo,i! fine dcUd legge e li chdritd. E t d Gdldti,portdte i pefi Pum deU’dl~ tro,c? cofi ddempierete Id legge di Chrifto. E t dl= troue. Tuttdld legge fiddempie in un fermone,dme GaI ' t. rdi tl profiimo tuo, come te fteffo. E t d Kcmdnni Id plenitudine deUd legge e Id dilettione . Et k Coloffeti CoJ fi. Edbbidte chdritd,Id quale e il uincolo deUd per * fettione. Si che fe Vdolo per lo precetto intende Id fedeeffo Vdolo nerendepiend teflimonidnzd.Or per cioche intorno k quelle pdrole di Biojl precetto,che Dcut.4. to ti ho ddto non e fcprd di te, egli Ud inuiluppdn = do cidncc, er menzogne, non mi pdr fenon bone che dnchedi queUe io ne hdbbidk dire dlcund cofd. Ld fentenzd di D io e che egli non bdued ccmdnddto co= fd foprd le forze del popolo; percioche fi ccme k noi che credidmo in Chrifto gid uenuto 1 dkgrdtid di dde pier ld leggefupplendodlle noftre imperfetticni,co fi fuppliud dlle imperfettioni di coloro, checredcud min Chriftoueturo.Etcofifurongiuftificdtiipnti del ueccbio tefldmeto; et cofi erdnogiufh Zdchdrid, ^ er ld moglie,de' qudli e fcritto che er dno giufli nel coffietto di Dio: er che cdmindudno in tutti i ccmdtt dmcnti,cr’ giufhficdtioni del Signore.il che uuol di M i i i LEME NT IT E re che credeuano,zr operauano,zr cofi fi giuflifica* Luc - i - urno. E t di Simeon medefimamente efcritto,cbe egli eragiufto. E t que(lo e quello,che difje D to nel De«= toronomio,zr non quello,che in lingtia di oca članek VOchino; il qude cieco deUo inteUetto ad ifcorgere U luce di D/o ua tentone,et fi confonde per ft ftefjb. Ne uede eglipiu lumtin quegli altri tejli di Paolo, er del uangelo,che fi habbiafatto inquefli dellaleg ge,c? di Paolo. Che prima non dice il uero che co= lui, d cui difje chriflo che feruafje i comandamenti cercdffe di faludrfi per Id ojferuanzd fold deda leg- ge,chefecioftdto foffe,poi che Chrifloglihebbe det t to ferud i comandamenti,non hauerebbe rifpoflo, er che altro mi mama 'd far e* P ofcia non dice uero /’0= chino che dalla fentezd di Paolo ne di Chriflo fi trag ga,che anchor che dicatio che colorof quali farno la legge Jono giufli,non percio intendonochealcuno fid che Id facck: che la legge fi offerua ncUd maniera chenoidifoprahabbiamo moflrato.Etfe cioncnfof fe uero,la dottrinadi Chriflo farebbeuana: percio- che dicendo egli ; fe uuoi entrare alla uit a ferua i co Luc 'o man ddmenti : er in uno altro luogo ;fa queUo che e feritto nel!a legge,z? uiuerai ; non gliferuando al= cuno,non farebbe chi entraffe alla uita, ne chi uiuef- fe . er dicendo Paolo, N on coloro che odono,ma colo Rom. j. roche farno la legge fono giuflificatiapprcffo D/o, alcuno non farebbe giuftifteato. Si che quefla e la dottrinaOchiniana,nilla quale tantefono le falfita, quante fono le fentenze » 9 * O C H I N I A N E. M E N T I T A 30. l’ ochinonella EREDIC A. XXVI. I prelati doueuano infegnarc ad olTeruare i diuini precetti, ficomeChriftoimpofcagli ApoftoIi,&eflbr- t j tare,& iudurreleperfonead offeruargIi,il comefaceua Rom. i* Paolo in piuluoghi,&alliCorinthij,Comando non io Keb.ij. ma il Signore. Esft hannofatto rutriijuelh crrori,in '• Cor -? prima hanno alla diuina leggc aggiunti nuour precetti a Jorofantafja: & nientcdimeno e fcrittoche f jamo obli Deu11 * gati a far quel che Dio comanda,& non irito,che nel Id unione di quello e Id ueritd, et dice Paolo che D io ci ha dati i dottori accioche non fiamo menati atorno da ogni uento. Si dee adunque credere d loro i er e il confentimento dottori ddUo (pinto fmto: et chi contra loro parla contradice aUo fpirito fmto, Non ci fid ne fcrittura ne dottori,md foldmente la cofiitu • tion de' concilij . che uorrcmo noi dire i non dltro fe non quello,che nel loro concilio dijferogli Apoftoli: che cofi era piaciutoallo jpirito fanto: crcbequdx le ddnndi ccncilij, ddnna lojpirito fanto .fileui la fcritturd; taccidno idottorii cefiinoiconciiij, Ncl- la chiefdfi ha una tal confiictudine . Ef quefta dee ef Deu« j* fer la nofira legge,che fcriito e nella legge interro* ga il padre tuo er ejfo ti infegnera; imaggiori tuoi, er tsfi ti dir mio .Et che ci infegnermnoi er che LE JM E N T I T E cofa d dirdtmol fermamente no altro feno quale fu fiata Id confuetudinede lor mdggiori. fe dltri ddun- que contrd queUaintende di par lare habbiamo dd ri i.Cor.n jp on j ere con Paolo, Ne noi,ne la ckiefd di D io not) babbiamo tdl confuetudine, do e ne di coniender, ne di fdre dltramete, E t fdppiamo la cbiefd ejfer gouer natd ddUo Ifirito fanto: er cbe in parlandofi cotrd le confuetudmi di lei ft pdrld contrd lo Jfirito fdnto. CT fe quejle cofe cofi fono,ccme uerdmente fono, cbe ft douerd. dire,quando hdmrcmo i dottorig? Id con fuetudine concoridnti i o quefld o queUi conformi co' concilij, o quejli,gr qudli,cr qudld, cbe concor- rdno in und fentenzd,ZT cbe dalldfcritturd non ft di fcordino,anzi con qudld fidno miti in unfentimentol cbe lo jjjirito fanto pur ci hd Ufciati in errore ? er cbe ft deefar quel,che comdndd D fo,er non qucUo, cbeparedglibuomini ? Anzi non ft puo fdre il coa mandamento di D;o fenonft obedifce agli buomint . Cbe le coflituticni detla cbiefd ancborche pdidno e fer fdtteddgli huomini ,fcno comandamenti diuini, per ejfer fatte per diuinauolunta,fecondo la fcrittu rd,dd honore cr glorid di Dio,er dd edificatione,et ftdbiHmento della fud fdntd cbiefd . E t noi debbidmo ejfer foggetti d’ preldti nojlricome pecore <£ pajlori, ddpoi cbe Cbrijlo foprd noi in luogo di f: per tdli gli hdcoftituiti. Et esfi pojfono obligdrci alld offerud- tion detle cofe,cbe dd lorondh cbiefd fono iftituite. Att.tr, cbe fdppiamo gli Apojloli bducre ordinato , cbe gli huomini ft gudrdaffero da fangue ,crda fujfocdto. Et quefie cofe poi fono ftatc leuate pur per fclddut * O C H I N I A N E, 96 tcritd delld chiefd,dccioche fi conofcd, che in contrd- rie ordmdtioni,^ confuetudini di um medefimd coa [d U duttoritd detld cbiefd dggrdud, er rileud: er che il peccdto e neUd difobedienzd. E t Pdolo (fecon do,che detto hdbbidmo ) er gli dltri dpofioli fecero di molte ordmtiom: er il non hduer loro obedito fdrebbeftdto peccdto. Et pur furonoesfi huominu Et fe efii hebbero lo jfiirito fantovo hd dnche U ho * diernd chiefd,or lo hduerd infino dUd confumdtione del fecolo. Molte cofe fi hdnc neUd chiefd di Eno , le qudli Ji tengono,fi credono,or fi ojferuano fenzd dlcunfon ddmento di fcritturd. Che donde hdbbidmonoi ilfdr ci il fegno delld crocel Perche hdbbidmo noi Idfcidto il fdbbato,et ojjeruidtno Id dominicd i Dd qudle fcrit tur d fi hd che il pddre fid ingenito f 1 hi ci hd comdn ddto che riuoltidmo Id adoratione uerfo or lente i er che uolendo fdre ordticne ci inginocchidmo i notic i ordindto cheil di del ndfcimento di cbrifto fid fem prein un giorno ftabile i er che quetlo detld morte , et delld refurrettione fi habbid d mutdref qudle fcrit tur d ci hd infegndto che il čredo fojfe fatto ddgli\rezzdno le confuetudini ecck fufticbe debbono ejfer caftigati comc preuaricatori delle diuine leggi, Et Cbrifcftcmo trattando cjuel i.Thef. luogo di p dola State adunque fratelli, R iuoltdteui d me, er io mi riuoltero d uoi. E t pertdnto cgmuno come Afiide firdo fi tu* riVorecchieaUduocedi queftoincdntdtore. Bttanto fudettoperuiddi dmmonitione. Paf.iamo hord d tefli di P dolo dd lui mdle dUegdti, er peggio inter= pretati, Mente l'Ochino che p dolo dicd cbe per Id of ferudnzd deUd legge non ci hdbbiamo d giuftificdre. Anzi dice egli, che non gli uditori deUd legge md i fdcitori diqueUdfitrdnno giuftificdti dppreffo Dio, Ne dice Paolo una cofa in un luogo, er dltrd in uno dltro: ma dd intender Paolo bifigna hauere jpirito di anione, er di edificatione, er non di diuifione, er di diftruttione. Ld doue P dolo dice; Non fite fitto Id legge,ma fitto la gratia: non dice che non debbid mo offeruar la legge. M d hduendo detto il peccdto non ui fignoreggera,foggiunfe, che non fite fitto ld legge,ma fittold gratia, Percio diffe egli non uifi = gnoreggera il peccato, pcioche no fetefitto ld legge la quale uiprefcriueua lecofi,che erano da fare,er lio ui diutdua dd efiquirle. ma fete fitto la gratia,ld qua{ ui liber d dal peccato,et ui diuta ad adanpierei N Hi zach.f* Rom. s. Rom.fi. LE MENTITE comadamed.QueJla e la fenteza di Paolotuttd cotta trdna d quello che dicc Vocbino il quale p cofermar U fud berefid,uuck che Paolo d fe ftejjo fi cotradica. 'Ut p uenire a’ teftifopra i cjuali eglifonda la fua ud r.a openione delia nojira clettionc noi quelli produce remo m mczo fedelmente z? intcn : er noti lo fare moparlar con altre che con le fue parole,Scriue egli E P h l - adunque 'igli Epkesij; B enedetto D/o,er padredel Signor noftro 1 efu Chrijlo : il qualeci habenedetti con ogni benedittione /piritnale nelle cofe celefli in Chrijlo,come ci eleffe m ejfo duanti la coftitution del mcndo } accioche fcjtimo fanti, er immaculati nel fuo ccjfctto in charita. ll quale ci predeftino adottando ciper figliucli per I efu Chrijlo in effo,fecodo il pro pcnimento detla fua uoluntd, in laude delia glorid deUa grada fua: neUa quale,ci ha fatto gr ati nel di. lettofuo figliuolo,perlo qualehabbiamolaredentio m per lo fangue fuo,remifiione de'peccad,fecondo le nccbezze detla grada fua: deUa quale akcndan* temcnte ci ha fatto parte in ogni fapienza, er pru* denzafnauendoci manifejlato il fecreto delia fua uo= lunta feccndoil fuobuonpiacere; ilqudleegli haue ud prcpofio in fe Jleffo infino alla dijpenfatione detla plenitudme de' tempi, per njlorare in fomma per Chrijlo tutte le cofe,ey quelle,che ne' cieli,zr queUe, che in tena fonoinejjo: nel quale anchora fiatu chiamad in forie, predefiinad fecondo il preponi* tnento fuo,il quale opera tutte le cofe per lo configlio deda fua uoluta; dccioche farno in laude detla glorid fua noi,che primi babbiamo fferato in Chrijlo, O C H I N I A N E. «-10 0 Oueftoe queUo chefcriue Paolo d gli Ephesij, dott de 1’Ochinointendediprouar lafuaintendone. Md d lui ft puo beti dir e,che egli ena non intendendo la fcrittura ne la uirtu di quetda: che Id doue Paolo par la di fe JlejJo,egli lo intende come fe in generale par• lafje di tutti ifedeli . VApofiolo per dimojlrarld grada,che egli da Diohaueua riceuuta,cr per ac= quijiare infteme auttorita apprefjo di coloro,a’ qua* It egli fcriueua,accioche egli poteffe con tal mezo me glio efequir 1'officio d lui commejjo, fa Jpejfe uolte mendone della eletdonfua allo Apojlolatoin mini* Jierio ddla fanta fede: De’ dom dcllo Jpirito che egli haueua per grada riceuuto; ft compara con gli al* tri principali Apofloli i crfa detle altre cofe tali : delte qucdi poi che egli ha ragionato er in tal modo dijfofto gli animi de gli uditorid piu attentamente , afcoltare,gr d credere,c? ad obedire ,fi riuolge ad ammonirgli ,er ad infdtuirgli. Scriue egli d Theffa 1 predeftinution di D io non hi riffetto d cofa ueriirJ. C he eglffecondo il fuo heretico cof ume,hi iddutto queUo, chc f puo tir in il fuo peruerfo fentimento , Gr hi lifdito di pirte queUo,donde li ueriti ji uie m d difccprin.Duc Piolo;QueUi che D iounteuide. medejim inchorupredeflino chc fcffero fitti ccn= formi iUi imugine di fuo figliuolo,ar qudlt che pre defiino quefli inchon chiimd : er quelli che chiumo. giufifico : er qudli cbe giufifico uncbon gionfico. Al predejlimre idunque precede lo untiuedere,o uo gliimo dire li prefcienzu di D io: et che cofi hi eg li di intiuedere, o diintender primi { certmente non ultra, fenon qualifino queUi,k quuli dindo li gtitii fui, fino per bene openre: er qucllt prede flim egli i douere effere conformi per chiriti , er per buone opere ullu imigtne del figliuclo fuo : Ne altnmente i lui poffcno effer fitti conformi fenon con 1’imitir li uiti fin,le funte opere fite,lu humili * tifuu, li fuipitienzu, &li fui cbedienzi inf no aUumortedeUicroce, Qucfii tuli untiuedendo Dro gli predefim ; er queUt reprobi j quuli eglipreue de,che hunno di tenen munien, er uiti ditkrft. E t certo e unchon che per gntii ci predeflina, che non pote do noi du noi oper ur cofi, che fi di giufiifatio ne, ar uolendo egli che per fede farno purif ati, er priuilegiindocicheper le opere pofiumo merit ure iffaijigiuflifiutiene mftn.cr i noflrimeritifbno per li lirghezzi delli benignitk fui. E t cof funta ftluiper gntii er per meriti fucettdoci egli grudi di poter merit ure ,Etcoff hunno du intender tutti O C H I N 1 A N E, rot que' luoghi douedipredeflinatione, crdouedi elet* tbne.fi fa mentione nellafcrittura chi uucle accor• dar le parole di Chriflo,cr de’ fuoi fanti fcnttori. , E t cjual dice altramente notifo ccme poffa farlo fen * za beflemmiar Dio,togliendogli la laude detla pro* ttidenza, er detla giuflitia , quafi come egli d cafo ji gouerni,cr dijlributfca i beneficij fuoi fenza diflin* tione di aleun merito: er punifca coloro, che noti lo banno honorato,er glorificato,non hauendo egli uo* t utonite rhonorino,er glorijichinoi il che fe cofi fof fe Pietro non hauerebbe fcritto,ihe ftamo eletti feco do laprefcienzadi Dio: er fe D ioatle opere noflre non baueffe aleun rifguardo non ci hauerebbe ammo niti,che con le buone operefacefimo cer ta la noftra elettione. Dio non danna aleuno in modo, che per quantunque buone opere,che eglifaccia non fipojft jdluarciNefalua aleuno fi deteminatamente, che pertuttiipeccati,chefifaccianodaluitm fi poffa dannare, Che feritto e che egli diffe 4 Cain, il quale euerifmileche fojfe de’ reprobati. Se farai bene fa* Ge “- 4. rai remunerato. Et in Hieremia fi legge . Se quella Hier.i /. gente fara penitenza p lo male,che io gli ho minac = c iato,et io mi pentiro del male,che ho penfato difar le.Quirtfpondonoalcuni,Adunque Dio e mutabilei Mafciocchifonoefli, er non Dio mutabile; che mu* tabili farno noi,cr egli e ftabile: er uariabili fono le noflre uolunta; er fermo il fuo proponimento.Et e tl proponimeto fuo di rendere d etafeuno fecondo le. operefue.Et feben noimutiamouita,cgli non muta quelfuo primo proponimeto, Anzi debi bene opera LE M E N T I T E da p retributione la gloria eternaid cbi tiel male fht cftinatoje eterne pene. E t fe pecchiamo,cr nonfac * cimo peniteza,cr egli con la uerga del ferro ci ca fiiga; Se noi d noiftefii imputiamo i noftri peccati,et d lui ricorriamo per mifericordia ,er egli benigna = mente ci perdona: er e fempre giuflo,cr fempre mi fericordiofo. E t i prcpcnimenti fuoi di giujlitia, er di mifericordia [ono fempre fermi , ufandoli ejfo con laregoladeUa fua infaUibile uolunta, fecon* do che aUe opere noflre,et alla benignita fua fi richie de. Sem P rencipe diceffeadalcuno fuo feruidore , che feruendoloeffo dieci anni diligentemente, er /e* delmente egli gli donera una citta: er colui un tem po lo feruiffe con diligenza, er con fede : er il P ren Cipe gli tornaffepur d dir e,V a appre/fofecondo che hai cominciato,cheiononti mancherodeUa prcmef- fa; Auuenendo dapoi che colui facefjetradimentoal fuo Signore,nogli dandoquel prencipela citta pro meffa,anzi acerbamente cajligandolo ,farebbe per* cio da dir e , che eglifoffe di mutabile uolunta i N on fermamente,che la intention fua fu fempre di rende re d colui fecodo i meriti fuoi. Et la mutaticne fareb be nel feruidore, er non nel Signore. Et cofi fe quel Vrencipegli perdonaffe il primofaUo: er tornaffe d prometterglilagia da luiperduta mercede, folo che egli tornaffe aUa prima diligenza, er fede : er colui pur di ribettionein nbeUicn continuajfe , er il Signor non filamente non gli deffelacitta,maancho rad uituperofa mor te il condannaffe, il medefimo ne farebbeda dir e, Non altramentedebbiamointender O CHINI ANE. 10J noi,cbe le mimccie,zr le promeffe di D» fono fotto conditione, che cofi le ci offeruerd, fi come noi bene , o mde opereremo. E t pertantonon e di dire che in lui fn mutabilita akutu. Grande e la materia della predeflinatione; & tl toeeUagrande, che eccedeogni intetletto humano t ma io da huomo parlando uoglio anchor porreun a fo.Prefuppognamo che D io no uegga lecofefuture t ne inteda de g H huomini cofa ueruna,ma che folamete queUo,che di giorno in giorno penfano, er operam glifu manifejlo. Orquando eglifoffe tale, a cui uo gliamo noi credere che egli donaffe la eterna uita i et che egli mandajfe in eterna perditione ? queUi t che uiueffero fecondo la uolunta fua ? o queUi, che ope* raffero in contrario f o pur fenza riguardare ne A uitio,neduirtu (crper un fuo confufogiudicio,cT fetiza ragione* I onon auuifo che ci Jia dtcunocofi im po,che non fi riputajje di dire una gran beftemmia, Se non dicejfe,che darebbe bene a buoni, er male, 4 ret. Or fe effendoegli imperfetto(cheimperfetto fi rebbe non intendendo le cofe,che nelfuturohannok uenire)non pofiamo negargli cjuejla perfettione di giuftitii, perche negargliele effendo egli nonfolame te perfettojma effa perfettione ? A' cjitefto propofu to mi par che faccia affai quel luogo del Vangelo. ■V oi fiete miei amici fefarete le cofe,che io ui comatu i 01nif- do. doue fi uede la manifefla elettione di queUi, che ■fono per fare opere buone. Sete,dice, fefarete, come dicendojnfino ad hora ioho propofio di hauereper amici miei queUi,che obediranno al mio comandame LE MENTITE to. E t p come mici rniei fetefcfdrete, e confeguen* te che non fiate fe nott fdrete. M a che Uro che que* fle uoci preuedere,cr predeftinare fono improprie, Cr 4 D io non appartenenti f che di hi parlando no babbiamo fenon da dir e uedere,cr eleggere. che non ejjendo nel cojpetto di D io ne preterito, nefutu* ro,d hi tuttele cofe fono prefenti .er ejjendo pre= fenti e da dir che uegga,cr elegga, er non preueg* ga o predeftini: er eleggendo e da concludere che e* legga fecondo il bene, er ripruoui fecondo il male ; faluo fe noi non uogliamo in tutto leuargli la gloria del giudicio,%r dcUagiuftitia. E t fe ben Paolo dice che quefta elettione non e fatta fecondo le opere no* ftre,ma per gratia,non percio non e uero queUo, che dico io . Che io non dico,che D io uegga in noi opere , che da fe meritino gratia: ma ci uede, che quanto Ji ftendono le forze nojlre noi upamo bene la gratia fua, er cofi ci elegge dannando quegli altriji quali i quella uolgono le (palic. Si comeilcelefte fole foprd noi furgendo jparge il fuo fplendore indifferentemete a ciafcuno: er chi uuolepuouederlo,zrgoderne : er chi uedernonlo ttuole,ne fentirlo,puo chiudergli occhi,aUontanarfi , CT rinchiuderfi al buio. Cofi D io fempiterho Sok apre dll’uniuerfo la luce detla gratia fua, la quale e atta od iUuminareogmhuomo , cheuiene in quefto mondo, Et pofiamo noi quetta riceuere dapoi che D io per benignita fua ne e cofi largo donator e: er riceuendola ccminciamo ad entrar nel numero de gli eletti, er bene adoperandola cperiamo opere di O C H I N I A N E; to4 tace; er facciamo cer ta la tiojlra elettione . fe uerdm tnente da queUa fuggendo ci riduciamoneUe tenebre, non potendo oper are altro che opere di tenebre y habbiamo da ejftr certi di ejjere de’ reprobati. No* da noi non ci pofiiam faluare,nefar opera di meri to alcuno, fenon preuemti dalla gratia . M a pofiiamo bene,queUariji((tandodi riceuere, dannarci da noi ftefit. E t che per colpa noftra fiamo riprouati, lo te fttfica D io dicendo,io ho cinam at o, er non fete uo- Prou ' f " iuti uenire : ib ho fiefa la mano 5 er non ci e fiata chi babbta riguardatahauete ribiittato il mio configlio; er firezzate k mie riprenfioni.Et in uno altro Im go, Tutto il giorno ho fparte k mani alpopolo, che non micredeua,ma mi contradiceua. Et che uuol dir D io,col chiamar che non c udito i con lo fiendere, et con lo fiargere k mani ? er co’ configli fuoi , er con le fue riprenfmi ifenon che egli fopranoiJfarge la gratia fua; er ci inuita con premij al bene , er con pene ci rimoue dal mak : er non uediamojion udia~ mojma contradiciamo : cio e detla gratia di lui pri ■ tiandociper noi fiefii ad eternaperditione cicondan= mamo. Et fiamo noi fiefii cagione della noftra repro batione. Etciononmenochiaroapparifce per la te= ftimonianza euangelica. HierufaUm,che uccidi i pro Mltt . pheti, er queUi,che d te f 'ono mandati, quante uolte ho io uolutoragunare i tuoifigliuoli ft ccme la gaUi nafta quak raguna i polti fuoi fotto k ate, et tu non hai uoluto. Ecco la gratia di Dio,che ft diffonde fc* pr a il popolo : er ecco la uolunta del popolo cotra& ria aUafuaekttione. Etperquejla lororitrofa mo= LE MENfITE Mart.it -luntd. in uno edtro luogo dice chrijlo. A'mi [dri toltoil regno dl Dio,cr [dr d duto kgente, che [ura frutti. perche tolto k loro,cr ddto dltruii perciocht colcro non uollonofure il frutto,cbe er dno per mler far quegli dltri. Ef qut e dd notdreche Chriflonon diffe il Regno di Dio non [drd ddto k uot, mu d gen te,che [ur d frutti; md ui [dr d tolto,come queUo, che gid per prcmijtion di D io er d fdtto loro; che queUq erd il fuo popolo eletto»k queUo hdueud Dio d ut d id [ud [dntd leggeik queUo promej[o che nel[eme[uo fdrebbono benedette legentiik quello che in ef[o IdDi umit d fi [drebbe unitd co Id humdnitd. E t pur ejfen * do quel popolo dl Regno del cielo ftdto eletto, tule elettione non ne con[eguiloeffetto. Perche 1 mdnca for[eldpdrold di Dioi Non gid. Md Id elettione hd bi/ognodie)[er[dttd certd con le opere. Etcbi quelle non [d cdde dd queUd promeJ[d,ld qudle e ftd* to [dttd[otto conditione. Ne piu chidrdteflimonidn Zd deUd elettione et riprcudtione,che dinoi[d Dio, mi par di potere ddducere in mezo,che qutftd del po polo hebreo,il qudle dd Dio per grdtid eletto, fu per proprid colpd nproudto. Et dice Gioudnni chri[o * ftomo [oprd Id primd pijlold k Corinthij, che i dom ni diuimcr Id [uduocdtione non hdnno pentimento dlcuno,[e noi per uiud [orzdnon ifcuotidmoiloro f)-eni,[i come fecero iGiudei,iquali chiamdti non ucUono dbbrdccidre i beni k loro propojli. llche no e dd imputdre k chigli chumditd, md pure dlld jlola t it id loro. Sdnd dottrind e queHd, che inducegli huomim dl bene O e H I N I J N E. to S hstie cperare. Ne ultra epiu at ta 4 quefio effetto y che quelld,laqudk prcmette premij., cr penefeccti do le opere, fi come rifuona la ferittura»cr Id qud. le ci predica,che D;o non nega la, gratia fuaa ueru no: cmzi,ehc ccncjuella tutti pofiiamo bene oper dre. Ne ci fu epi fi ffiauenti per effere feritto che niuno Ioan ; < * m dChrJffo fe non e tir ato dal padre,Si legge (meno. ra,che il R egno del delo patifce sforzo: et che i uio leti h rapifcono. Et come iti quelle parole par che let iiojlrafalute dipetida da Jolo Dio,Jenza alcuna ope ra,ne confentimento humano> Cofi da quefte par che noi danoi ftamo attiad acquiflarla . Ma ne queflo, ye cfuello e da intendere cofi femplicemente > che in cotalguifa farebbe da dire che la fcritturaficotra^. dieejje . lagratiadi Dtoprecede,cr noi quelUfegui damo coti le opere tuttauia accompagnanioci, cr, aintandociU grada, Et uero e che il pudre ci tira ,■ Cr per diuerfe uie ci dr a egli. Ci tira col lume deliti grada fua, cr con le condnue ijpiradoni. E tper efk fer nor,pergoli ci dr a come fa il pudre 1 piccioU fi= gliuoliffer con lufmghe,hor con minaccie; hord.m® ftrandociil pomo,cr bora. la nerga. SimigliantemČ te Ja Dipcon noi: che hor con la promeja ddlaglo. ria e ter na,hor con lo jpauento delle eter ne pene afe. ci dra 3 cr ci ftrafeina, Et percioche il mezO da ti* rarci d Chriflo e lafede,d queUaci tira aneboraco' miracoli,cr con le marauigliofe opere di chriffo,cr con leprophetiefie quali ueggiamo effere fiate udem pinte inluL Et fei poeti diconoche ciafcuno e trate to dal fuo piacerei etfe gli huomitii dal terreno amo. O Alt. to. t.Pttt.t LE MENTITE te Jono tirati: perche non pofliam noi dir e, che V a* mor di Dio , er que1le tantc cofe che io ho difopra mentor ate ci traggano a ckrijlo ? Cofici tira D io. E t quale e colui,cke cofi non fia tir ato da lui i Egli ha egual cura di tutti. E t come dice P ietro ne gli Atti non ha eccettion di perfone : m.i in ogni gente chi teme Dio, er opera lagiuflitia,quegli e da lui rt ceuuto, E t come uorremo noi dir e che nonhabbia ec cettion di perfone, fe fenza alcun rijfetto di opere huone,o ree egli dama me,z?falua altrui ? Giufto e Dio,che quale lo teme,er opera la giuftitia,e da lui riceuuto. Et(fi come pure fcriue Pietro ) egli giudi c a fenza eccettion di perfone fecodo l'opere di ciafcti no. E t cof giudicando, con giudicio infaUibile dan * na, er elegge. E t il folo nome di eletticneci infegna, che queUa e fatta con giudicio; che fe giudicio non ci foffe non farebbe elettione. E t dice Chrifoflomo fo pr a ta piftola a Romani, che la elettione e fegno di uirtu. Dallauoluntanoflra dependela noflra dana natione, z? dalla gratia di D io la noflra falutes er in poter noflro e il riceuer la gratia er il ribut tar la . E t dice Agoflino in quefa fentenza, che fe lene fenza la mifericordiadi Dio noi non pofliamo confeguir nuUa, noi que1la da noi difcacciamo. E t che pofliamo liber amente tener la gratia, laqual ria tenendo, pofliamo anchor, pur che uogliamo, guar* darci da' peccati. Ma deUa gratia di Dio hoioda dire anchor a,che egli non pur una uolta benigname te la ci offerifce: ma anchor a dapoi che noi da quel lafarno caduti ci torna a foUeuare,folo che noi non O C H I N I A N E. to 6 ritiriamo Id mdtto dd lui,che Id fua ci pcrge. Etncn riiufidmo di dprire d lui che picchid difuori.Nefo= hmente qudndo L ci offerifce dcbbidmo effer certi didouerld impetrdr dalui,md di cofeguirld, dncbor domdnddndold,zr cbe pregdndo faremo efduditi, E t cjuefto e queUo,che Chrifto,ci dice.cke dcmundidmo, Mitt 7 er cbe piccbidmo; che ci fdrd ddto, er cbe ci fdrd d* perto. E t queW,che dpprcno,er cbe dcmdnddtio cbe Luc.n. loro fid dperto, fono queUi,che meritdno di effer per grdtid eletti; er d qudli D io dice cbe cenerd con efii, er efii con lui. E t quegli dltri, cbe non uogliono ne. /> p0 e. j. picchidre efi,ne dprire d cbi picchid,per Id proprid lorocolpd cddono diquetld elettione,che ftdrebbe ferntd in loro,qudndo non foffero oflindti nette loro mle operdtioni. Che per pdrold di Dio e fcritto . Contra te bo che bdi lafcidtd Id primd charitd. R i- Apoc ‘ I ‘ corditi ddunqite donde tu fecdduto: er fd peniteiu> Zd, O 1 fd le prime opere. Se uerdmente non fdrdi io uengodte, er mcuero il tuo cdndeliero,fenonhdue rdi fdtto penitenzd. Eč cbe uuol dir che mouera il nofiro cdndeliero ? fenon che reuocherd Id no fr d elettione ; er cbe fdremo cdnceUdti del libro de’ uiue prai j 6S _ ti. 1 1 che dncbor fi confermd per queU’dUro detto. Tieni quetlo che bdi,dccioche dltri non pigli Id tud Apoc. corond. ldqudl fentenzd fi dccorddcon queUo,cbe di foprd bubbidmo notdto,cheil regno dd delo fara tol to dl popolo,zr ddto d gente che fdrd frutto. Md cbe Id uoluntddelbhuomo bdbbid dd concorreredUd fud fdlute,zr cbe per confeguente Id eletticne,cbefd Dio di noi non fid fenzd hduer rijfetto dUe opere no O ii LEMENTITE ftre,mi pdr cbe ctfjdi 4 bujldnzd infino • er che penfdfii di douere ejje= re de' reprobdti,mi terrei di hduer pocd cbligdticne d D io dctthduermi egli fdtto hucmo: er uorrei dn= Zi che egli mi hduefje fdtto itn bue, o un dfmo,o uno fterpo,o un fdffo,odltrd cofd piu uile, che credturd humdnd . E tperquello,chefentoinme iofonocer = to che qudnda io hduejii und tale openione, io fdr d er piu mdli,z? men molti beni,che io nonfo, et fono ftcuro che il folo uoler mio 'd queUi mi diuterebbe,ZT dd quejii mi riterrebbe. E t nel uero non ueggo co= meconquefld dottrind di predejlindtione po/fd in Bio nmdner laude di prouidenzd, digiuftitid, o di mifericordid i anzi che non fe ne poffd dir tutto il ca O iii LE MENTITE trdrio; fdluo fe U prouidenzd,ldgiuftitid,ar Id mi fericordid kumand nonhd alcunafimiglidnzd con Id diuind. E t fe Vhuomo fu fdtto dd imdgine ar 4 fimis htudinedi Dio,le uirtunoftre debbonopure dlmem comeombrddacorpoprender formdddUe uirtu di D io. Perche pure humanamente pdrlando conclude- ro quefto mio difcorfo con und humdnd dottrind. Di ce adunque Platone, che Di'o ha ddte le leggi d gli animi humani,ar che coloro,che le o/Jeruerdnno ri- tornerannoin delo; ar quelli, che lejfrezzerdnm traboccheranno nel profondo. E t che efjo fdttorno ftro ncn ha colpd deUe loro pene,ne deUe loro cdttiui td. cofi fignificando,che fe innoi nonfojfe libertd di lene,ar di male oper dre, tuttd Id colpd in Dio hdue rrbbe daritornare. M E N T I T A J*. l’ochino neua pred, xxvi.t» V enendo Chrifto manca Mofe,iIgual non introduca in tcrra di promisfjoneimo morendo non pur li truoua il fuo fepulchro. Onde Chriftoja legge & i propheti in- Watt n fino a Giouani. pero nefopradetti modi parlandodella iegge tjuato a precetti morali e arrogata.Si come cfpref fe Paolo guadodifife che la legge fu fcrittanelletauole: ^ c pero la morale e euacuata,altramente rcftaremmo fot« tomaladirtionefefoffearrogata fologuantoalli ceri- moniali; imperoche la difficulta, imo la imposfibilita confiftein conferuarei morali,non i cermioniali. Paolo, & Pietroguandofidoleuanoche alcuni pigliauanola libertafpiritualechchabbiamo per Chrilio in liberta O C H I N IA N E, tog tli čarne parlauano, fi come 6 chiaro, guanto al uiuer morale,& efTentiale al chri(liano,non guanfo al ceri* monialc. I L M V T I O. N O n fi uidero mi in dlcund fcritturd piu heUe dl legdtioni di quetle delTOchino; ne in queUe del VOchino ue ne bd piu beda di quefid. NeCe dltre fe la fcidpdrte diaicutefto,o fe recitd cofd dlcund fdlfd= mente, pur ddduce lefentenze che dimen pdiono in ■ ter e, md qui aUegd dlcune parole del uangelo : er le dUegd fenzd uerbo, čredo per fignificarci, che Id fua dcttrind e uerdmente tale,che eUd e fenzd Chrifto , il qudleeuerbodi Dio.Egli uuole ddunqueproudr che Chrifto hdbbid annulldtd Id legge, er recitd dleti ne parole fotto titolo di Mdttheo la legge er i pro * pheti infino d Giouanni . er uuole che dependano da un utrbo,che egli ut dggiunge,o che fi imagina,o che fiano fenzd uerbo, er che Chrifto le hdbbid lafciate cofi,dccioche effo dia loro qual piu gli piace. Mde= gli mente che chrifto per queUe parole fignifichidi hauer toltd uid la legge morale i il tefto di Mdttheo all’x i, capitolo e,che Chrifto parlando aUe turbe di Giouanni dice, Tutta la legge er i propheti infino 4 Gioudmihdnnoprophetato, fignificando, che le prophetie, er le figure del mefiia er dno adempiute in lui: er che piu non fi haueuano da affiettar nuoui propheti,i quali annuntid/fero Id redetion del motiš do. Etl’Ochino fi ferue detle parole del faludtore a diftruttion detla noftra falute. Md fe egli hauefie im L E M E N T I T fe i.mto ingegno,quanto hi nuli mente,hauerebbelis fchto quefio luogo di M.attheo,cr adduttone um di Luci,ml quile la fiUucii fui mn appariui cofi mi lug i« n *f e ft d ' Scriue Luci,che parlundo Cbrijlo contri k ricchezze, I pharifei lo beffauano, fdpendo che nek la legge k ricchezze orano promejfe a bučni por premio; er che molti ricchi fotto li legge eram fui tigriti d. D io. E t Cbrijlo per mojlrar loro che di- uerfe er mo le promejfe deda legge di queUe del uan gelo,crcbefi come per queUi f prometteiuno beni temperah,cofi per quejlo ueniuino promefi gli eter ni } rijpofe,ld legge er i propheti infino 4 Giouanni, di qucl tempo in qui fi innuntii il Regno del delo. per le quili pirole fi uiene d dire, che iuinti li fui uenuti li legge en prediciti come cofi ,che il modo non ne hiuejfe piu nobile,mi che effendo uenuto Ufi* gliuolo di Dio 4 portare in tern ligntid, il mange loftrebbepredicito. Ne per dirft che maggior fi li degmti del uangelo,che quelli dedi legge, fi uiene percio d concluder che li legge debbii effer tolti uii: anzi effendo tre /e parti dedi legge,la cerimoniile , li morile, er li giudiciile: per effere le certmonie embn del futuro,effendo uenuto Chrijlo,il quile p quelk ombn ci en fignificito, conueneuolefu, che quede ceffaffero: ma li morale, er U dude effendo mn ombre,ne figmficitioni di cofi uerum,mi dottri m,cr ijlitutione deUa humani uiti, non e per alcuti modo di dire che quejli, ne queUi fin per li uenuti di Chrijlo fiati tolti uii. E t i dottori trattado que jlo luogo dicono cbrijlo hauer cofi parlato,non per O C' H I M I A N E. 109 čhe U legge fid mdncatd,mu per effere il uangelo co= minciato. M d quefo confermeremo noi rtfpondcndo aUc altre cofe dette in queftamdterid daWOchino. 1 Et qui habbidmo uoluto toccdr quefo luogo di Lu= cd: per leudr Id occafione dd'ochino, et ud dltrui di Air e che egh buuejfe perauuentura allcguto l’uno per Valtro udngelilld, er che qui ft intendu queUo, che cidncid l’Ocbino. 1 1 qudlemente dnchord, che cio fid ejpreffo du Paolo. D ue luogbi /ono nelld feccndd epi ftoldd Corintbij,douedelletuuolefifamenticne;cr *• noi amenduegli efumineremo. 1 1 primo e tale . Voi fete la piflold no/ir a fcrittd ne' cuori noflri; Id qua= le e conofciutd,(zr lettd da tuttigli kumini facendo uoimunifefio che fctepiftola di Chriflo, miniftratd da noi,fcrittdnoncon itichioftro,mdconlofpirito di D/o uiuente : ncn in tduole di pietrd, md m tauole tarnali del cuore . Per quefle parole uienc d comme dare 1’Apcftolo i Corintij co und tal ccmparatione. hlofeal po polo dur o dl cuore & contrudiccnte die= de le leggi in tauole di pietrd: E tio a uoi obedienti, er fedeli ho nel cuore impre/Ja la dottrina di Chri= fto. Et fentenzd di Chrifoflomo e fopra la piftola d gli hebrei che fe alcuiio dice che ci (id differenza dah lo fcriuere in pietrd, er ne' cuori, ncn percio f in= duce differenza di comanidmcnti,ma f mofira U mo do di dargli. U che uuol dir che i comadamenti deila legge fono anche comadati dal uagelo,di che ne fegui ta che la legge non e leuatd,ma il modo del darla ; o uogliamo pur dire che non ha legge, ma tl nome di quella e toltd uia,o anchora il modo ded’offerudrla, LE MENTITE iti quella richiedendofi la tefiimonianza detle opere : et fotto il uAngelo potendofi adempiere i comandame , ti con U fola uolunta,da chi co gli effetti no gli puo efeguire. or A quefto luogo di Paolo la fentenza del 1'Ocbino in alcun modo non fi puo accomodare . ma perauuentura fopraValtro luogo fonda eglila fua intentione : er non percio ha egli piufermezza qui ».Cor.) cb e q U i fi habbia hauuto. e' adunque netValtro fcrittoinqueftaforma.Sela amminijlrationdelta morte netle lettere difcritta ne’fafii fu ingloria di mniera.cheifigliuoli di ifrael nonpctercnoguara dar neUa faccia di Mofe per lagloria del uolto fuo t la quale diuiene uana y come non maggiormente Vam s minifiration deUoJfiritofara in gloria . fin qua V Apcfloio. In queflo tefio perVamminifiration dela la morte fi intende la legge , la quale fotto il ueccbio tefiamento mofiratido il peccato ,er non aiutandoci alta ojferuatione de’ comandamenti miniftraua mora te . E t per l'amminijlration delto fpinto fi fignifica il tefiamento nuouo,nelquale per gratia Chrifto cifa potere adempier la legge. Dice adunque Paolo,Se il ueccbio tefiamento fu ingloria in maniera chei fia gliuolidi ifrael ncnpoterono guardar neUa faccia di Mofe per la gloria del uolto fuofia quale diuiene uana;come nonmaggiormentefara ingloria ilnuo uo tefiamento f per le quali parole non dice Paolo chsla legge diuenti uana ,ma la gloria del uolto di Mofe. Bt la gloria della legge confentiroio cbe fia diuenuta uana,ma non la legge: percioche chiara co fa e cbe la gloria della legge dur o quanto non ci fu O C H I N I A N E. 100 cofapiugloriofa deliti kgge : ma ejfettdo foprauemt ta la grada, quella di tanto cede d quefta, quanto piuglorioft [onoidoniche per quefta, che queUi ,i cjualiper queUa fono flad promefii . ma non percio ft.tmo noi liberi dalia offeruatione de' comandamen * tijapoi che netla kgge euangelica fono fiati confer s mati,che chi da quelli intende di ejjere fcioltonon in tende di obedire al uangelo. Biče Chrifto, che non e ucnuto 4 romper la kgge ma ad adempierla. D oue di cono i fanti dottori,che Chrifto diffe cofi, accioche i difcepoli conlfempio di luifi sforzaffero di adem- pier queUa.Et p rifpodere allamaluagita di coloro , cheeranoperdirecheeglilaropeudi de'quali mo ne e lo sfratato Ochinojanto peggior de' giudd , in quanto queUi la legge difendeuano,er efaltattano-.er cofiui fi sfordi abbatterla; er digittarla d ter- ra. Et per dire dnehora alcunacofa d confufione di queUo heretico; lafciando que' tanti luoghi, doue la ojjeruation della legge,er de' fuoi comandamenti uie comandata ne' uangelicomenecejfaria d chi mole ef fer faluo; Bico che di fopra neUamentita Becima habbiamo dimofirato per fentenza di P aolo in piu di m luogo, che la obarita,er la dilettione e ilfin deU la legge,et che queftainque1ldfi adempie. Se la leg ge adunque da Chrifto e fiata tolta uia e (lato infie* me dato bando aUa obarita,et dUa dilettione. Potrči in quefto luogo aggiunger quetlo che e fcrittoneUo Apocalifii . Che il Biauolofara metter diqueUi del la chiefa in prigione,accioche fiano tentati,zr che ha A p»«. *• ueranno tribolatione diecigiorni ; il che e che faran apoc ir Mite. 7 , LE M E N T I t E- '■ notriboktiperfdrgliromperei dieti comandamett ti. E t cbe coloro ebe haueudno uintci k biftid c&tdutt no un cdntico d, Mo/e,er uno dltagneUo, done fouer- cbio fdrebbe celebrar Mo/e,/e k legge foffe tolu uid. E t fouerchio fdrebbe tentdrci perfarci tempe¬ re i comandamenti, fe dUd offerudtion di aiieili nott fofimo obligdti. Mdper non perder tempo in unč cofa tdtito chidrd, farocontento di und foldduttori- td regijlratdin Mdttheo: done il fdludtore,zr il Si g nor nojlro dice. Tutte cjueUe cofe, le cjudli mlete cbe gli huominifdccidno k uoi, er uoi fatele k, loro y cbe qucft* ek legge, er ipropheti. E t fe in quejlo luogo k legge uengd kudtd uid, o confermdtd non čredo cbe mi fu mejliero di lungo fermone. I olo in* iendo in quejld fentenzd: cbefdcendo altrui queUo , cbe uorremmoche foffe fdtto d noi, noi offerueremo le legge, Ef tomundadoci Chrijio chefdccidmo quel lo dltrui,che uorremmo cbe foffe fdtto d noi, ci coma di h offerudtione di quelli. Et fe k legge e toltd, uid,e tolto uid dnche il comdnddmento di Chrijio,& k legge deUd ndturd di fdre altrui queUo, cbe uor= remmoche foffe fdtto a noi. Md fe luogo dlcuno non ci foffe neUd fcritturd inqueftopropofuo,dme darebbeil cuoredi potere dbbdttere quejld herefid detl’Ocbino conlefcritture ijleffe deU’Ochino. E gli dopo queUo cbe difoprd hdbbhmo di lui recitdtofog glmge. Venendo ddunque Chriflo non folo bd ejprcf fo, er dicbiardto k legge qudnto d precetti morali (fi conie jfetidlmete ft uede in Mdttheo) et k bd cor rettd in queUo che Mofepermejfe p codifcedere alk durczz'd,ct dlu imperfettione de gli hebrei, imo(o *, qlh. e qud.che-i}nporta)h ha. dbrogdtd ml modo che di (opni detkofdluddocipcrgratu. Quefte[ono pa roleddPodnno.Or no e qucftoungrande argometo che Ckriftohubbid annullatu U kgge,moftrdr che e= gli la hdbbiacorrettd? OuMone-ttdngcli no ft tro= udjjeche Chrifto hdueffe comundata la ojjeruation di, quelld,con 1’udirfolo cheegli l’hdh'oid correttd ft uie m ad intedercheegli U cofermd. Che fe Id hdueffe m, hid top uid/,'6 Id kduerebbe corrcttdM correggedo, ldnohiddidir.che nonuogha chcfidmo obligdti dd offirudrtdi Md che dir o iadi quellt dltr* <*>fb, cbe cgli.dggi.unge pirldndo de’ precettigiudicidUi D i= cfiJebmeChtijlo.iftU^tinre&odigrdtid, tidn, peroMncderspumiche Mmodoiirmle conferMd* e~ ftiiiufce : ©" perche hdnno bifcgno di legge, er > preccttigiudicidi, pero Cbrifiomi gli tolfe, ne gli ; drrogo,cr cofi non icdggiunf gimpero che non uem., ne ccme politicc.lin qu'dfmio fm pdrole, dUe qudli< con lemedefime rifpondendo dieo ahefebene Chri = fto injlituifce un regno di grdfid ncn percio rtiina le bttone opere,^•i buonicofiumii dnzi gli eonfer- ma,cr ifldbilifce «Ef fe egutcifeuuu legge giudi * cidle, delld cjUdle non fece menticne, meno e da dire, che egli hdbbid toltd queUd,ld qv,dle egli hd ccmmcn ddtdjCorrettd,or comdnddtet, h quejlecofeft dggm. gd,chendldpredkdfud t xvi,dicequeflepdrole,lo conglieudngelici, er uerdmente cfhriJhdni Bico , che ft come non e fenon un Bio,cofi er unu fold legge diuind ,er mturdle effnffd per mofe qimto d prc= LE M| N T I T E cettfche dette morali, er moltomegho per Chrifto, tal che ne Mofe,qudntodmorali,ne Chrifto denuo= Ud legge, mi ejpreffero la naturale, la qudleefom= mamente perfetta in modo che aUa fua perfettione no fi puo aggiungere. Dehper Dio uogliam noi čreden ve che 1’Ochino quando fcriffe quefte parole fi ricor daj]e di hauer detto,che Chrifto haueua tolta uia la leggedi M ofet fe lamordle di Mo/e,- er delld circoncifione gridd P ietro, cr dede cdrndli er ccrimonidli offerudtize g ; uddiche, er no delld legge mordle. M d perciocheegli dice cbe Pdolo er P ietro qudn do fi dcleudno che dlcuni piglidudno L libertd /piri tudlc, chehdbbidmo per Chrijlo in libertd di cdrne pdrldUdno,fi come e dnaro detuiuer mordle,z? ef= fcntidle dl Cbrijlidno, io mn intendo quedo che egli O C H I N I A N E. rt4 per qucfte parole fi intenda di dir e fe non contradire A fe medefmo. checoloro fi doleuano che effendo not da Chrifio fiati per gratia liber ati dal peccato, er fatti aiti ad offeruanza della legge, ci riuoltafiimo a feguitargli appetiti deUa čarne da capo fottometten dofi al peccato . Et in quefla fentenza dice Paolo d Galati, chefumo chiamatiinliberta: ma la liberta GlJ - f - tioflra non dee efferc ufata in dare occafione di pecca re alla carne.Et Pietro fcriueche debbiamo beneope 2 Pc(r z rare non ufando laliberta come una copertadi mali tia, ma come ferui di Dio. La morte (come dice an= chor Paolo) regno nel modo da Adam infino a Mo/e Rom. u ttnche in coloro,che non haueano peccato; E t non po= tendoci la legge liber ar dal peccato Diomandb fuo■ figliuoloin forma di peccatore,il qualefatto facri= ficioper lo peccato,queUo cancdVo, accioche lagiufli g fication detla legge fofje adempiuta in noi,che non ca tniniamo fecondola čarne,ma fecondolo fririto-.cioe che uiuendo fotto la gr at ia con quella operiamo mor tificando i terreni affetti, er adempiendo la legge . - E t perche mole Dfo che la giujlification deUa legge fia in not adempiuta, fe la legge e annullatalE' feritto k g li H ebrei,che Chrifio uenne al mondo in čarne per Heb.i. diflrugger colui, che haueua 1'imperio detla morte; cio e il diauoh-čr per liber ar coloroj quali per te¬ ma deUa morte erano tuttoiltempo detlauitaloro fottopofti atla feruitu. Dal diauolo ; E t da quefla pauraciliberoil faluatore,accioche fenzapaura li= leratidimanode'noflriminicikabbiamoa feruired L «c.i. lui in fantita,cr in giufiitia, E ’ • orne debbiamo noi P ii LE ■ M E N T I T E feruire d Dio in fantitd&r in giuftitid fe non obedcn dolo,cr feruundoi fuci funti comandamenti t La IU bertd Chrijhunu noti ci liber d dalle opere buone; un- zi ci fa liben d poterle oper dre ; il che non erduamo duunti Id redentioneper Chrifto. Sidrno liberdti ddl Rom. dicendo altroue fe umi entrare atli uit a feruai comandamenti, Et Vietronon hauerebbe Mt -t- detto ad A nnania, er a Saphira, che in loro liber ti era il mettere, er il non mettere in comune il loro bauere. fuadunejue conftglio queUo diChrtflo qua- do diffe,fe umi effer perfetto,ua et uendi tutto quel lo,che hai,et dallo dpoueri .Et d quel modo infegno Chrifto al chriftiano,che 4 confeguir la uita eterni bafta oferuar la legge: ma che qual uuolepiu eccel* lente corona di gloria,ha dapajfar piu auanti er ef ftndo quefto ftato conftglio di Chrifto, er l'Ochino d queUo uotatoft,rompedo il uoto fatto per conftglio di Chrifto,non e da dire che 1 ’habbia rotto fenenper conftglio del Diauolo, er che per fno conftglio neghi O C H I N I Ji N E. It 6 che Chnjlo habbia dato configU, Etper pdjfar piu citre > dico che il configlio dclk caflita e configlio no filamente di Paolo, md dt Cbrijlo. In S. Mattheo (i legge,che hduendo detto ilfaluatore che quale lafeta la moglie per altra cagione,che per fornicatione, et una ultra tic piglia commtte adultcrio: orehe qual piglia queUa,che da altruielafciata fapure adulte- rio ; i difiepoli nfpofero, fe tale e la conditione deli’ huomo con la moglie non e buono pigliarla,Et Chri flo dijje loro, Non in ogniunocape queflo detto : ma in coloro,a cui egli e conceduto. Cio e nonogniuno e atto a uiuer fenza doma,or in caflita,ma folamen- te que1li, i quali ne hantioffletial gratia da Dio. E t pcco dapoi foggiunge, in cui puo caper cappia; cio e qualeflfentepoteruiuerein tena uita angelica lo fdccia. E t queflo chiara cofa e che no e di comandame to,md di configlio Et hduendo Chrifto dato quefto configlio,1’Ochino d queldo uolmtaridmente obliga = tofl per uoto ui e mancato in tempo, che quando nel feruor della eta fua egli non foffe flato dtto d figui= tar tal configlio,la eta gli poteua dar coflglio che e= gU offeruaffe il uoto di un tal configlio, anzi che me tir dicendoche Chriflo non neha dato configlio. Or G“ queflo configlio, et quello di fopra e approuato in uno altroluogo da Chrifloinfemeconqucllo deUa cbedienza,lddoue dice,chechiuuoleandargliappref mm.i 6 fo neghi fe flejfo,or tolga la fua croce, or lo feguiti. flguit ar ueramete Chrifloe mefliero di effere obe diente ad imitation di Chriflo, il quale obed ifltiaUa tnorte, oraUa morte deda croce. Etpertanto bi s P i i i i LE MENTITE fognd negar la propria uoluntd , et come fi puo (Ud tneglio negar, che mettendofi fotto 1'obcdienza al= trmi A feguitar Chrijlo emejlierodiefjerpouero, che le uolpi karmo le loro cauerne, er il figliuolodel 1’huomo non ha doue riporre ilcapo;Bifogna adunq; pigliar la croce deUa pouerta, delle tribolaticni, Mate, s. er della maceratio deUa carnc. Et a feguitar C hrijlo agnello immaculato e meftiero di ejjir immaculatome Apoe .14 a itramente fi puo beti feguitar Chrijlo; che non pof fono cantare il quaft nuouo cantico fe noni cento, er quarantaquattromila,che dalla terra fono ricompe = rati: er quejlifono quelli,che con Donne non fi fono mefcolati. Sono uergini,et feguitano 1’agneUo ouun que egi fi uada : ne ad altri che d uergim e cctalgra tia conceduta. D e' pouerta Ji cajlita, er di cbedien- za tiediamo adunque che. C hriflo ce ne ha dat o i con = fgli ; i quali nega l’Ochino con opere,gr con parole et effendoft cofi al terzo uotato,come 'agli altri,quel lo ha cofi bene ojjcruato che ha uoluto anzi sfratarft cheobedire al Vicariodilefu chrijlo. Et tantoba- jla hauer d me detto de ’ conftgli ; de’ quali non man canode’ facri fcrittori, i quali dtccno che d quinto capitolo di Mdttheo fiparlapur de' cofigli,tra qua lifono Thomafo,cr Agojlino, i quali hanno hauuto migliore ffirito ,er piu dottrina che 1’Ochino * M E N T I T A j 4 . L* O C H I N 6 NULA PRED. X X I X» Ogni peccaro in fe e mortale: Sc contra al diuin pre- cetto. V ero e' che ijudli de gii elctti fono uenialj,in fe ds gli eletti ogni grande misfdtto c peccito uenide . Voglio di quefto mondo piglkrmi queUo, che to nepoffo biuere i che dd ogni modo ne piu ne meno ne fin nelVdltro. čute fii dihberationeuerrebbono a, far gli bucmini tenen do um tile opinione, cbe Til fiutto nafie di cotil ndice, Giouam difcepolo dilettodi Chrifto, de'pečatipir : lindofiiftingue čudit non ficondo le perfone,tm fi- iondo le colpe ; er 1 lice che ci fino pečati i morte , Cr pečati non i morte: er l'Ochino, nel cui petto cofi tiegghk il Dkuolo, come Giouanni dormi inful petto di Chrifto, dice tl contririo, greben dintt 0 Heb.j. LE MENTITE che dd contrdrijpiriti uengdno contrdrie dcttrine, .M d Dioper Cbrifto gliele perdcna, imonon gliele imputd. Or uorreifrtpere io fr M ofr,fr Dduid, er fr Aidm[urono degli eletti,o no: Se ipeccdti furoa no loro perdondti per Cbrifto. E t fr furonoloroim putdti i er fr quelU, che in dltr e perjem fdrebbono ftdti mortdli in efti furono uenidli. Certd cofd e che f 'urono de gli eletti, er che i peccdti per C hrifto fu rono loro perdonatii Md come i mortdli per uenid = li ? er frnzd imputdtione i er fenzd penitenzd, er frdisfdttionei q ueftoucrrei, che moftrdtomi fojfr ddU’Ochino. Mofeerd fedel feruidore in tuttd Ucd fd di D /o,er d, D io tdnto taro,che con le fue ordtio nimitigo molte uolte Pira dd lui conceputd contrd d popolo hebrcoi or per non gli hduer refohonore d* l’dcqud ddU contrddittione,non uoUe D io che entrdf fr neUd terradipromiftione, dnehor che egli hdueffr foftenute tdnte pene per conducerui it fito popolo elet to. Di D auid difte Dio,che egli erd huomo fecondo il cuor fuo . or come pafrd D/o i fuoipeccati ? Gli hebbeper uenidli i o pur non gliele imputd ? Con tut to che egli fr humiliafje nel fdcco,neUa cenere,nel piči to,or nel digiuno, pur nondimeno lo punt con morte dtfigliuoli,con pcftilcnzd, er con coltello, che delld cdftt fud non deueud ufcire in fempiterno, A dd fu for mto ddlleprcprie mani di Dio: er per hduer tr.dn giato di unpomo fu cdcciato del paradifo, conddnnd to dfdtiche,et a [udori, fu fdtto mor ir e ; er noi tut ti di fdtiche,di jitdori, e? dl morte fr cono ftdti fdtti heredi.Et dnehor d ogni giortlo per edgione di quel O C H I N I A N E, H8 peccato infinite anime uanno in eternd perditione.Et nonedd dubitdre,che fe t&ofe non peccdud egti ena traud mUd terrddi promifiione; er fi Dauidnon peccaudnon hauerebbe hduuto tdnti fldgeUi ; er fe Adam non peccaua eglinon erdcdccidto dipdradifo; ne U fuccefione fud in lui fdrebbejidtd ddtmdta . Se adunque coloro er dno de gli eletti er fe i peccdti degli eletti fono uenidli, anzi fino loro perdonda ti ,'dnzi pur non imputdti, come imputo loro -d io que' peccdtil conte non gli perdono loro f cr come di peccdti uenidli cofi fieramente gli cdfligo ? fer= mamentee dd concludere o che D io (per non dir e dltro ) foffe troppo crudele; o che coloro non fiuno fiati de gli eletti i o che fdlfd , er hereticd fid Id o= penionedellochino. M d Vdalo cof dice. VOchino mente che Paolo parli cofi ajjolutdmente: Anzi con ditionulmentefiriue egli d Romani,che fdremo here didi D ioinfiemecon Chriflo,fe infieme pdtiremo, Roni>a dccioche infiemefiamofatti gloriofh . C hriflo pati , et d noi bifigna pdtire cofi per honor di lui,come egli hd pdtito per ctmor di noi. Et fe egli non fece peccd= to,gr pati per li peccdti dltrui, maggiormente deb biamo patir noi per quetli, che habbiamo fatti noi * E t feben degnenon fino tuttele penitenze,zr tutte Rom. 8. le bučne opere, che dd noi fipojjono fare a confia guir la futurdglortd, D io uuol nondimeno ,fe uos gliamo efferfratellidel primogenito fuo figliuolo , che 4 lui quanto piu per noi fi puo,ci conformiamo i er che combattidmoper cotifiguir quelldcorona,Li quaieeglici dondper gratid . Et inquefldmdnier C? hibitennno confidentemente nel deferto: er dormi rimo nelle filue,er porro quelli in circoito del colle mio in benedittioneiet firo difceder li pioui nel tepo. fuo. Sinimopioue di behedittione; et din Vdbero del cipo ilfrutto fuo: et li terngermoglien: et ft nno cofdentementefopn li tem: et fipnnno che iofonoilSignore. QueJlefcnopiroledelpropheti, aUe qudi ft iggiugono di molte dtre benedittioni in chord: p lequdi ci uiene promeffi somi fcliciti fen Zi che d noifiiimpojlicofd, che hibbimo dfire . fin qud pir che 1 ’Ochino hibbii trouito che il prof e M Vt ti contndici i Chriflo, il qude dice che flretti e Id uii che ci meni il pindifo; er egli li hi troudd ampifimi. Mitornimo iueder meglioiccio non forfe per poco iuuedimeto rimignmo ingimti.Bio auiti che uengi i cofi lirghe promeffe dice lo giudi* chero tnpecord,et pecon.Et fufcitero fopn quelle unpdftore:etpifceriqueUe ilferuomio Diutd.Ejfo pdfcerd queUe,zr ejfo fir d tl loro pdftore. Et io Si gnore illoro Dio: er il feruomio Diuid Prenci* pe in mezo di loro. Quejle fono pirole di D io , Z? O C H I N I A N E. 1*0 egli de gli huomini pdrld come di pecore ,er di Chri fto in nome di Dduid:et dice che egli [dr d il noftro pa flore. E t dl pdjlore le pecore udnno dpprejjo; cdono Id fud uoce,et dqueUd obediftono. Seddttnque noi uo glidmo effer pecore del pdflor Cbriflo ci fi couiene dtt ddre dpprejjo i fuoi efempij: udire, er obedire i fuoi comdnddmenti,zr nonci dUotdndr ddlUregold del* Id uitd,che egli ci hd infegmto: et ci e meflier di fdr quefle cofecon fommd diligenzd. Che Dio hd ddgiu dicdr trd pecord,cr pecord. Egli mn puo effere in* gdnndto; er noi fdppidmo, chegiufli j'ono i giudicij di Dio. Et efjendo gtufli e dd dire, che egli renderi A cidfcuno fecondo 1'operefue . Si che ci pdrfinqud Rom - di ttedere che Chrijlo fu uerdce; er che 1’Ochino mentd. M d udidmo Mdldchid. forfe che dird cofd piu d propofito di noi, che uorremmo ctioji er negli genti dffettdre di effer portdti in cielo ddgli dngio = ti . Ne/ cdpo terzo di Mdldchid e fcritto. Sdrdnno Mj , A me dice il Signoredegliefercitineldiche io fo Id mid ricchezzd : er perdonero loro come feriond lo huomo dl figliuolo fuojl qual lo ferue. Et riuoltere teui,cr uederete queUo,che e fr d il ginjlo,et l'impio: er frd quello che ferue d Dto,crquello che non gli ferue. OrqueflomnegidqueUoche dice 1’Ochino , che Dio non uuole, che cofd dlcunddd noi dipendd; promettedoci che ci trdtterd fecodo y che noi lo ferui= remo. A nzi mi pdre d me che Mdldchid dicedo,V ede rete queUo y che e fr d ilgiujlo ,er l'impio, er frd quel lo che ferue d Dio,etqueUo,che no gli ferue .ci dichid ri che uengd dfgnificdre in Ezecbiele;logiudithero LE MENTITE trdpecord,etpecord. Si che U mčzogna deU’Ocbino c piu che manifefid. llchcfi conferma cine hord dalld Heb.8. epijlola gli H obrti, ckc m queUd e fcritto,per du= Hicr.17. toritd di H ieremid: che fdrd benigno dUe noftre ini- quitd,zx nonfiricorderdde'noJlri peccdti. mddp- prejfo fi dichurd di qudl peccdti Ji hdbbid da intende re: et fono que 1 li che er dno [otto il uecchio tejlmeto, feccndocbehdbbidmo trdttdto mUdmentitd. xxm, hi« ji AlUqud fentenzd H ieremid medefimdmente in un dltro luogo fi conformd . Che in quefti giorni piu tion fi dird ipddri hdnnomdngidtolduuddcerbd& i denti de’ figliuclifi dllegdno i Md cidfcuno morrh nelld fud iniquitd. Et ogni huomo , che hduerd man* gidtd 1'uud dcerbd 1 dentigli fi dUegherdnno. Che in fino dlld uenutd di Chrifto erdudmo mortinel peccd to di Addmo,omenico,nonpojfono putirquejlo nome; grdico* no chenon c'e ultru religione che queUu di Chrifto > er che fumotutti religiofi. Mu que’ tuli par che fuppiuno mule, che il nome che (i comiene algcnere, fi comiene unche allu ffecie. Et che fe bene lu religio nechriftiunue unu,no percioe du dir e che fotto quel lu non ci fiuno moke religioni. Che unche lu chiefu di D io e unu et e diflintu per molte chiefe, Lu chiefu di Bioin teni non e ultro che uno efercito , il quule hu du combuttere col D iuuolo, er con lu curne, Et di queflo efercito Chrifto e il Cupituno generule : er i Pontefici, er i preluti, er quelli che le rego* le de'fr uti hunno iftituitefono i luogotenenti, i mue flri dicumpo, er i Cupituni. Et tutti portuno nel* le loro infegne il funtifimo fegno deUu croce: mu queUe fono futte u uurie uftife; er quule e di un co* lore, er quul di uno ultro : er ogniuno cono/če lu fuu, ogniuno ullu fuu fi riduce, er ogniuno fotto lu fuu ud honor di D/o fu lu fuu futt ione. E tpereffer folduti piu di quefto,che di quel Cupituno,non percio non fono folduti di Chrifto; unzf i loro cupituni un* che efti fono fuoi folduti. Tutto 1'efercito e fotto un cupo, mucompurtito fotto diuerft Cupituni: er' co* O C H I N I A N E. tif fiui e folddto deUa tal compdgnid, er colui delld dl* tret tule; er luno,er tdltro J'ono folddti del generd le 1 efu Chrijlo . E t cofi quejli e delld religione di S . Bdfilio,e? quegli di quelU di S.Benedetto ,er tutti deUd religionchrijlidnd.Etedettdquefid uoccReli gione,fecondo Cicerone,ddl uerbo R eleggere,che co loro i qudi diligentemente trdttdno le cofe cbe d Dio fi conuengono quafi queUe releggendo,fono nligiofi. Ef non e mdncdto fr d chriflidni cbi bd fcritto quejht ucce effer uenutd ddl uerbo Religdre,che per queUd legbidmo le dnime noftre att’hcnor di Cio con dmmo di feruirlo, M d (id o dettd dd releggere,o dd religd = re er tuno,z? VdltroJi conuiene d nojlri religiofi, i quililegdno le dnime loro dl feruigiodi D io per queUe uie,che dd cupi loro fono Jldte rilette, cbe dUo bonordi Dio fi conuengono, EtqueJlo legdmento e fdttoper mezo di Voto. E t uoto non e dltro cbe una promeffd fdttd d Dio confermd diliberdtione d fin di tene. E t qimto il uoto e di cofdpiu, nobile, tdnto e d Dio piu grdto. Ne noi bdbbidmo cofd piu ecceUett te dd cfferirein fdcrificio, cbe Id liber t d del nojlro drbitrio, prhmdoci di quelle cofe, le qudli con tutto cbe tufdrle ci fid lecito, d lui e grdto cbe per glorid fud ce ne priuidmo . L d dignitd di cotdle cffertd e* Jfrefle Ddnte nelfuopdrddifoconquefiepdrole. L o mdggior don, cbe Dio per fud Idrghezz er in Sdpbird, che hduendoji riferudto parte del prezzo ne riportdrono per cajligumento Id morte fubitdnd,dicendo loro Pietro che hdueudno mentito aUo jpiritofdnto. Et il medefimo pofidino noi dire dell’Oehino, er de gh dltri fuoi ccmpdgni apoftdti, che H Diduolo hd tentato i loro cuori,cr ehe hanno mentito non a gh bucminfmd d D io. E t centra que jie pochecofe che ho detle non fo quali ch.mere poj * LE -MENTITE fafabricare alcuno heretico per dimojlrar che mea gliofict ritener le ricchezzt, ehe lafciarle per mor di lefu Chrijlo. Contra idannatori detla pouerta parlando Chrifojlomo dice che per tirannia di dana. ri ne efii uogliono remntiar le ricchezze,ne lafciar cbe altri le renuntij, E t che una tale openione dee jlar lontana dalle anime chrijlianeiche non ci e mag* gior ricchezz* cheuolmtariamente amarla potter ta,ex prontamente abbracciarla. Et dice ilmedefi = mo dottore che Chrijlo diffe la pouerta ejjere la per fettione della uirtu. E t aggiunge che coloro i quali potendo uiuere in delitie eleggendo la faticofa uiti detla pouerta d guifa di martiri fanno di fe jlefift crificio d D io. Vengohora atla cajlita, della quale parlando lo Ochino non Ji uergogna di dar le nome di fuperjlitio ne. Et fe Chrijlo che di queUa ci ha dato configlio fu fuperjlitiofo , o 1’Ochino impio io non ne dijfiu* Matt t0 ‘ D/ce Chrijlo in Mattheo,ci[ono Eunucbi,i qua* li fono nati tali dal uentre della madre : er fono E «= nuchi , che fono fatti daglibuomini: er fono E unu chi che fi fono catlrati da fe jlefii, per lo regno del delo. Tre maniere di Eunuchi fono qui pojli: de’ qua lifecondoche anchora dice Hieronimo le due fonodi carnah,zT la ter za č di /pirit uali, cke potendo da * re opera atla generatione fi f dnno E muchi per C hri jlo: Et d quejli e promcffo premio . Ef fe d qucfii e promejfo premio,non fo come ft pojfa dar loro nome di fuperjlitio,1: che per la fuperjhtione io non fenti mai ejjere jlato altrui promefjo il Regno del delo. O C H I N I A N E. 12 6 A' quefti tali Eunuchi uieti detto in lfaia che hauera no nom migliore, che di figliuoli o di figlie, tiome fempiterno,il quale non ha da per ir e. Maperauue tura dinmodi Gio. Battiftd che egli fu fuperjlitio* fo,il quale fi cafiro per lo regno del cielo. Anzi per quefta gloria princtpalefu egli il primiero, che fece forza al cielo. La vergine (fecondo che dice Pao= ^ Cor lo)penfa come eUa fia fanta del corpo, er detto jfiiri to, il che e come a dir e uotata a Dio in corpo, er in anima,dicendo la fcrittura che le cofe d Dio promef feper uotofono fante al Signore. E t fecondo Origea ne;quefio e il uero uoto fopra tuttigli altri,offerir fe ftejjo a Dio, Et dice egli, che fi come il uitetto h Dio uotato no dee ejjcr adoperato in ufi humani,cofi chi a Dio per uoto fi fatitifica non dee fare cofa, che ad hucmo,o atta prefente uita fi appartenga > ma foa lamentecofe cheatt’anima,er att'honor di Dio fiano conueneuoli. p erche di tanto maggior dannatione fo nodegni coloro,i c/udli a Dio per uoto fantificati, i lui nbettandofi al Diauolofi confacrano,riuoltando fi atte operationi humane, rifufcitando la čarne loro aUe immondicie, er in fe er in altrui uiolando la pu rita del corpo,er detta mentegia d Dio fantificatd, Dice Cipriano che Ic uergini d Dio faerate maculan dola loro uirginita Jono adultere d Cbrijlo. E t H ie rcnimo,che le tali fono non folamente adultere ma in cefie. E t Gregorio fcomunica coloro,che ad effe fi co giungono. E t A mbrofio: Dice che giufia cagione ha Sacerdotedi ejforfi almartirio,per ncnlafciar che uergine faerata fia ccngmta in matrimonio. E t fen * LE MENTITE tenza di Agofiino e che cofa dannabile e neUe uotdte d cafiita non filamente maritarfi , ma hauer uoluntct di maritarfi anchor che non fi mdritino . E t cbe qud le bd fdtto noto di continenzd non lo dee romper ne dnche per acquiftar la falute del profiimo .E t che fi donnd pagana uolejje con un tal matrimonio farji chriJliana,colui che und uolta ha fatto uoto di cajlitd non percio quelld deerenunciarefnongliefjendo piu lecito quello,che gli era lecito auanti che egli a cotal uoto fi obligajfe. per tante fentenze adunque uengoa no condannati er Martino 5 er Bernardino, er tuttd la fchuola de' lorofiguaci . M a dicono i nimici delle religioni, er detla cafti ta,che in poter noftro non e il far uoto di quelta,ej]en do effa dom di Dio. Alla qual cofa io nfiondo pri* mieramente,cheio non fapeuache ne quejlo,ne altro dono ci ueniffe da Dio; ne fapeua che alcun bene ne Iae-4 ' alcuna perfettione ci uenijfe da alte. Anzi auuifaud io che in noifilifoffe tutta la nojlrd fantificatione. Io fi che quejlo e dono,cr grada di Dio. Ne dico io che netle religioni, er fottoqueJh uod finza aleuni confideratione Jidebbiano obligar tuttiglihuomini, maquetli,che ne hatmoda Dio Id fietiale ifiiratio* i.Cor.u ne [apendo che diuerfe fino le diuifioni delle grade , amegnache mo folofia lo fiirito-Mcpercioe da di re che come altri d uoto fi e uoluntariamete obligato poffa difibligarfene co dir e quefia no era la mi a uocd done: chequeftoetardorimedio.Anzifi come Pao* lo protejia, che qual fi circoncide e debitor di tutta Id legge , cofi pr c tefto io che come altri ha fatto il O C H I N I A N E. 1*7 uoto, alk ofjertidtion dl qucllo e tenuto; Ne que» fto dico io da me, ma per la bocca del Signoretche (ft come difopret habbiamo allegato ) chi non promette Deat l i e fenzet peccato,ma det che il uoto e fdtto D io lo ri= chiede. P oi dice Chrifojlomo, N on ha luogo il di= renonpoffocontenermi. No« po/fono, che non uo* gliono, er fe uorranno tutti potranno. N on in o= Mg(t gniutto cape quefto detto dijfe Chrijlo, ma in coloro d quali e dato da D io. E t origene dice che da D io e dat a la gratia'a chi gliele domanda,dicendoegli: do mandate che ui fara dato. ledelee Diochenonuila fcera tentar fopra le uojlrt forze, ma anchor con la i Cor.to tentationeui fara utilita,aaioche pofiiate Jotlenere . Luc, “* O gniuno che domanda ha dice chrijlo. a' D io adun que bifegna ricorrer con ferma Jfieranza,che egli da buono fpirito a chi gliele domanda.Et Chrijlo ci pr o Luc tJ . mettechenoiconfeguiremo dal padre tuttoqueUo , chegtidomanderemoinnome fuo. hauendo noi adun L «. quecoft ferme promfioni ,er fapendoche fottola ° aB,+ legge dellanaturamolti per mondano honore da fe ftefifi caJlrarono,inefcufabili fotto coloro che fotto la gratia dicono non poterft cajlrare per lo regno del cielo . ' H oraatta obedienzapajfando altro non ne dir o; Senon che fi come Chrijlo ce ne diede il confglio,cofi nel mifein opera compiutamente, fatto obediente in fino alla morte ; per la quale obedienza fua molti fo ■ no flaticojlituitigiufli. E t non folamenteal padre eterno obedi egli,ma uijfe fuddito alk madre Vergi ne,er d Gtufeppe. E t fcrittoe,che megliorc c la obe f LE MENTITE dienzi che le uittime . E £ nel uero non c'e dltro me Zo di offerudre i comanddmenti di Dio,che Id obedie Zd,in modo che quefld uirtu ci dpre lu portd dUd fi lute. Poj hi eUd queftd ecceUenzd,che detle opere in~ differenti,fdcendole noi per obedire, ne confeguidmo merito. Prefcriue GregoriodUdobedienzdquefldre gold: che per queUd non fi dee fdr male,md fi inter mettere ilbene,uolendo fignifiare chemdggior bene non pofiidmo fdre,che obedire. E £ dice egli che V dl* bero,del qudle D/o comdndo dU'huomo,che non ne do ueffe mdngidre,non fu triflo; md che queflo comdn ddmento di Dio fu dccioche Vhuomo col mezo detli cbedienzd fi dnddjfe bene edificdndo. pffendo ddun que fi nobile uirtu Id obedienzd, rdgioneuol cofd e chedltri d quella fi fottopongd,uedendofi quincicre fcere in moltd perfettione potendo meritdr dnche di queUe cofe,che non fono meritorie. Ne perche dltri dltrui obedendoper uoto fi fot * topogd e percio dd dire che fi priui detli libertd chri fiidtii. che quetld (fecondo che dnchord hdbbidmo det to) fi come ne liber d dd' peccdti, cofi ci fd ferui dUi giuftitid,zr d D jo: ©* qudnto noi d Dio piu ci fdc• dumo ferui,zr piu foggetti, tdnto mdggiore e Id no fird libertd, che il feruire d lui e regndre. Ptfeld cbligdtione del mdtrimonio,doue 1’und credturd dtl'* altrd e foggetti,non ci toglie Id chriflidnd libertd,co me uorremo noi dire che farno men liber i per farci piu foggetti dl creatore l N el bdttefimo cer td cofd e che fumo fatti liberi per renuntidre dl Diduolo, CF alta fud Signorid: di che e da dire , che quanto noi O C H INI A N E. 118 mdggiormentc d DM«o/o,er dUd cdrne, er dl motu do renuncieremo, tdnto mdggiore hdbbid da ejfere Id noftra libertd. Et togliendofi dl corpo noti fold a mnte le cofe iUicite,md dettelecite dnchord, qudnto tjfopiu uienpcjlo in feruitu,tdntopiu ft fdgrdnde il R egno delloJpirito. Et Verd libertd e, leudrfi tutte le occdftoni dt poterpeccdre, er porft in ifldto di po ter dir col Propketd,il mio coreoDio e dppdrecchid pfa, ‘ 4 che tu faccia l’opera,che tipa ra impofta: che sij foggetto a cbi no uuoi i che fiati* O C H I N I A N E. 1J0 co uada a dormire, er cmindndo ti fentd matičar dx formo : er noti anchorfinitodi dormire sij coftretto d leu ar e; che tu dica il falmo nel tuo ordine; cbe fer ua i tuoi frdteUi; che laui i piedi de’ forejiieri; che ottraggidto tu tdccid»che tu tema colui, tl quale e prepoflodl monifterocome Sigtiore, er loamicome jpadre > che tu creddche ti fid di fdlute tutto queUo ? che egli ti tornada ; ne giudichi di queUo,che uoglio* no i maggiori,ej]endo tuo cfjicio Vobedire, er adem pkr quelle cofe,che ti fono ccmandate,dicendo Moje, odi I fr del er tdci. fin qudHieronimo. E t fe da que fti luoghi di Hieronimofi proui(come dice E rdfmo) che i ueri monaci folfero liber i,cr priudtdmente ric chi Idfcio quefio giudicio d lettori, i quali poffbno ri correre ne percio l'uno dice dtt'dltro,tunon femondeo, percio= che tu noti [e uejlito come io. M d qual che ft fojfe il loro kdbito dir o bene che i mondci er dno di hubito di flinti ddfeculdri, fdcendo mentione Hieronimo, che tnolticon 1’hdbito ,er non con opere renuncidimo d mondo: er dggiuttgero dnchord,che queUi di un me = deflmo momjlero dnddudtto dd un medeftmo modo in fteme uefliti. Ef ml luogo , che di foprd ho dddutto dd Euflochio,ifcrittochedddlcuno non er d lecito dir e ; io non ho ne tondcd,ne toniceUd: md *he i loro fuperiori diferetdmente prouedeudno d tutti deUeco fe } che Id loro neceflitd richiedeud. Ef fi i fuperiori ue fliudno uno dd um ,er dltro dd dltrd dfiifi cidfcuno p fi lo ifiimi. Mdcr dnehe foprd Agojlino nelld cen furd deUd terzd regold de’ mondci, percioche queUi lo conddnnd,egli uuol dunndr quegli feritti. Ef dice chefle bene Pcfiidonio nelld uitd di Agofino chu ttli monifteri) queUi,ne’qudli egliuiueud 3 non percio c i Ol_Hl.Nl ANE« »Ji ttero c he egli foffe motutco , Doue quel gr uti Theclo go,et Cenfore mcjlru dt huuer con pocu diligenza let te le opere di Agojlino. Che ttelfecondo fuo libro del bene detlu perfeuerattzu J'ono quejle pur ole. F u un cer to nel tioftro monijlero, il quule riprendendolo ijra tiperciocbe egli fuceuu cofe du non fure riJfofe;quul che io mi fujuro quule Dio mi hu preueduto . La doue fi uede che non folumčte P ofidonio, mu effo A= gojlino chiumu lu hubitution fuu meniftero, et lo chia mu nojlro, Or dupoi che unche di A gojlino bo futto mentione,uoglio udducer medeftmumente in mezo del le tejlimoniunze detlu fuu uuttoritu. Egliprimieru= tnente feriue regole di monuci er di monuche ; detla cbediezu.dellu cujlitu, detlu pouertu, del digiunure, del fulmeggiurc, del leggere atlu tuuola, deli’huuer e il uiutre,et il uejlire du loro fuperiori: er in fomma regole conformi d quetle de’ nojlri monuci, de noflri jruti,et detle noflre monuche. Ef di quejle cofe ne feri ue egli i libri inttri: etne fu con luude mČtione netle fue cbfesfioniine’ libri detlu ueru religioeide' cojlumi detlu chiefu: come ft debbia ujur la podefta mondunui fopru i fulmi ; foprd Giouuni; netle medit ut ioni melle pifiole,et p tutte le fue feritture. Et qui mi piuce di recitur quello,che egli dice fopru il fulmo fettuntefi = moquinto. EUe hanno(dice l’ Apojlolo)ludunnutione percioche non feruurono la pr ima Jede. Che e no fer uuronolu primufede f fectro uoto, er non lo udem» pierono.Adunque niun jrate pojlo in moniftero dicu, lo mi purto dal monijlero percioche non foli quetli, (he fono in monijlero fono per peruenire u’ regni de’ R i i i LE MEN TITE deti. Ne quelli che quiui non [ono i D/o noti toccdno . G li Ji rtfj)onde,Md efii ncn ft fono uotdti, tu ti fe uo tatu ; er tu in dietro hai riguarddto. Mindccidndo il Signore del di del giuaicio che dijje eglifRicordate* ui detla moglie di Loth, liber at d di Sodomd neUd uid fi riuolfe indictro; Id doue Ji riuolfe rimafe fdttdfld tuddi fdlepcr condirglialtri. Qucjle fono tutte pd rok di Agoflino : er foprdil fdlmo ottdntefimo ter* zo ci Idfcio eglifcrittcjd uergine,ld quule fe fi mdri tdfje nonpeccherebbe,fdttd motidcd mdritdndofi fi ra reputatd adiiliera di Chrijlo. P erche io diroche dapoi che il fdlc in Mdrtino, in Erafmo, er nett'0* chino,cr in queUi,cr queUe che gli hanno feguitdtifl e fuanito, er c/si' fdrdnno, er gid fono mandati fuori er damaluagi dimoni fardnno conculcati nelle eter s ne tenebre. er cjje come ddultere di Chrijlo fdrdnno cafhg.it e. Et tanto fid detto de' mondci contrd E raf mo: del qiule non pdjjero con filentio und dltrd co* fd,ld quale leggendo non ho potuto contenere il rifoi chepurlando di quettdpouertd, aUdquale dimiti Chrijlo dice colui che non ft hd dd intender d elle fd= cultd,ma foldmente de gli affetti . 1 1 che fe cofi e,md* le intefero Chrijlo gli Apojloli,CT Id chiefa primi* tiud,che d' piedi de gli Apojloli metteud i prezzi del le uendute poffpioni. MduorreiioChe Don Erdf mo (fe lecitogli fcffe) mi riJJ>ondelJe,quando Chri = Matt t flo dijje Vendi tutte le cofe,che hdi,et ddlle a poueri, che intefe egli di dire dUhord ? Vdrlo forfe de gli df fcttit er fe parlb de gli dffetti,d.cui uoleud,che ft ue dejjero i er chi gli doueud comperdrel er che uole* O C H I N I ANE. IJJ Ud egli che fi deffe d poueri f Or Je cjuefte fimo inter pretdtioni di per fone dctte, er di huomini, chefi u= furpino titolo di Theologia, mn lo giudichero io. Ben diro chc impio fu egh a tortur difrdte fecokre. E t che canonizdr ji puo per dutentico duttor del lis broche egli feriffe deUdpdzzid,ddpoiche douendo celdre il mnedmento fuo e dnddto procurdndo che altri nehdbbid d fdudhre . M d dclld ftntifiimd poa uertd e cofd troppo ptu che chidrd che Id primitiuct chiefd ne j'dceudJfecidl profefiione . Et che Chrijlo premife Id uitd eternd 'd chi per lui hauefje dbbdndo ndti i beni tempordli; er fe in dlcune perfone dneho- Matt.i? rd rintdneimdgine deUdndfcente fdntd chiefd, ardis fco di dire che e1ld fid ne’ ueri mondci, er neUe uere mondehe ; de ’ quali pdrkndo Chrifojlomo qudnto dl Id mdterid deUd pouertd,dice che da' loro mona/lerij il mio, er il tuo hd del tutto hduuto il bdndo: egli g ti chidmd imitdtori de gli Apofioli . E t hd in tdntct riuerenzd le loro uirtu, che gli dppeUd Imindri del monden diceche k rdgunanzc lorofonofmiglidtt ti d chorideglidngioli . Et il bedto Agojimo tejlijis cd che ddpoi che egli comincio feruire d D/o rade uol te hd troudto huomini migliori di coloroj quali hdtt no ne' monaflerij fdtto prcfitto,fi come dnehe no het troudti peggiori di quelli, che ne' momfterij fono cdduti. er fe rei fono queUi , che fono cdduti, che douerem noi dir di coloro i qudli fono Jlrdboccheuol mente ruindti, fi comehanno fdttofidte Martino , Don E rdfmo, er frate Ochino f Etfmtdmente ag= giunge egli anchord che per li trifli, che noi ne «eg= R ii i i giamo non ci debbiamo fcandclizar contrai buoni,i qualifono i Itimi detla fanta chicfa di Dio. E t aggiun gero io che fe bene il numero di quelli fojfe anchor maggiorc che queUo di quefii, non percio non fi deb bono mantener k religioni: che domenedio uoleua perdonareaUagran moltitudine de’peccatori diSo= dcma,fedieci bučni fi fofjeroritrouati in queUa cit ta. E t i buoni religiofi farno prcfitto neUa uocatio * ne,nella quale fono chiamati, er quelli, che fono ret fiati non farebbono ne anche buoni fecolari. E t per* cioche la materia delle mcnache uiene fotto quefio ti tolo } oltra queUo che det to ne ho,ho particolarmente da aggiungere che la regola delle noflre e trat ta da quegli antichi fecoli: che parole fono di Hieronima d Sabiniano, Ne’ monifieri di Egitto,gr di Soriacofi uergine,come uedoua che aDiofi fia uotata,ey al fe culo renunciandohabbia ccnculcate le delicie del fes culo, porge da tagliare i capeUi alle madri de’ moni * fteri per andar poi col capo legat o,& uelato. E t d Demetriade fcriuendo,moflra che i pontefici con » facrauano le uergini,zr le uelauano. Btfa mentionc egli che Paola non lafciaua aUe monache hauere aU tro che il uiuere, er il uefiirc. E t dice che lodeuole cofa e aUe figlie lafciar le madri per uiuer uergini ne’ monifieri : er fa mentione che i padri, er le ma= dri per hauer figliuoli gli uotauano d uirginita. D i quefie tali tcfiimomaze infinite ne fono nelle fue fcrit ture,donde fi comprende quantofiano antiche le reli gioni, er quanto le moderne nelle cofe principali con le antiche fi conforminofihi beti leferua. Non figi* O C H I N I A N E. 13 j doue k turbd de gli dpoftdti hdbbid troudto fcritto che fiu lecito 1'ufcire de’ monifteri,tl gittdr l’hdbito> il reuocdre il uotcfil ripiglidrfi le fdcult d, er Id IU bertd, er il trdne le uergini fdcre d Cbrijlo de’ mo nifieri, er celebrdtido il diduolo le nozze congiun * gerfi loro in mdtrimonio,dnzi pure in ftupro, in d* dulteriojn incefto,cr in faerilegio. E t per concluderein quefio fuggetto dimondci , er dimondehepdrldndoingenerdle i Cie un deere to di Cdlifto Pdpd, er mdrtire in queftd fentenzshonore di Dio,fi c ome i fare elcmofmd,digiundre,zr fitni * li : er in quefte e difficile il ccnofcere qudndo ftd• momcfiidd buono,o ddtrijlo ffiirito. allequdli fnc pdrole ( poichenoi fiamo d pdrkrdel digiuno ) mi pidce difdre dlcund riffojla. UOchino nelld letterd che eglifcriffe i me diceud cbe io non deuefii parlar deUd pdrtitdfud, md cbe fe io poteud impugmfii Id fud dottrind teome colui,il quale ioduuifo cbe non uorrebbe che fi pdrldffe dede opere fue, rmordČdo¬ nelo pur Id ccnfcienzd >' er che da dltrdpdrte ft pfud de di effere un grči dot tor e. M d daUefcritiurefue fi mdnifejld Idfua dottrinact dalldfud dottrind fipuo fare drgcmČto della fud bontd. C boefjendo tre queUe cofe,le quali Cbriflo come principalmčte neceffdrie d uiuer chriflmo /ficcidlmete ci bd infegndte,co opere O e H I N I A N E. t If V con parole,cio fono la or at ime,la limofma,^ il digiuno, egliduene uuol kitare come indifferenti > er pcr accommodar la dottrina fua alla fua uolunta , er non la fua uolunta aUa uera dottrina,non uolen * do egli ne digiunare,ne dar limofma con quefla fente za difende la uita fua , er infegna diabolica dottri * na. E t deUa oratione auuifo io che egli hauerebbe det to ilmedefmio: ma pur fi perfuade di poter dare 4 uedere alle brigate che egli ori,che beflemmiando dee alcuna uoltamoftrar di or are. Ma la limofma non fi puo cofi non dando far iredere che eUa fi dia, ne no digiunando che fi digiuni. Ef pertanto queUo, cht fi e afiicurato di poter fare altrui credere che egli lofaccia non lofacendo queUo ha comendato da bito = tiohipocrito,zr ha dannato il rimanentepernonpa tir neluentre,ne nellaborfaper Cbrifto, che haffiar fo il fangue per lui faluare infieme conglialtri huo mini, quando non rifiuti lagratia fua ,fecondo che ha fatto, er che fi uede anchora fare. E t per non tni ftender piu in parlar deUa fua malika , aUadot ■ trina fua uenendo dico pnmieramente, che fe egli ha per indifferenti il digiuno, et la limofma per poter fi (come egli dice ) far cofi in dishonore,come in honore di Dio,la or atione puo piu che alcuna di quefie cofe tffer detta indifferente,potendofi cofi fare in disho- nore , come in honor di D io .Ne in altra maniera fu mai piu dishcnorato D io,che con la or atione porge dola g'i impij agli idoli, al Diauolo,cr ad altre crea ture . v tuf ndola miUe fcelerati alle malie er d gli inči ti, Si c!, e per quefia ragion medefima egli pote- LE MENTITE Ud idr bando dneh dUd or at ione, per non ci Idfcid * re obligdtione dlcund mafiimamente che effendo obli gdti dd or dre non fiump neUd libertd chriJUdnd nel modo che eUd uiene prediedtd dd luL Dice Agoflino the il digiuno purgd Id mente, folleud il fenfo ,fotto pone dUo Jfiirito Id cdrne, fd il cor contrito, & htc miliato,difperde i nuuoli deUd concupifcenza,ammor Zdgli drdorideUd libidine,zT dccendeil lume delld caflitd. Procedendo adunque ddl digiuno tdnti buoni tffetti,non fi hd dd fophifiicdr fe egli fia buono in fe, nefuor di fe: mddd abbrdciarlocome ntezo ottimo aUd noflrd falute . Ne fard difficile(come egli dicefi conofcer fefiamo mofii dd buono,o dd triflo Jpirito, qual'hora noi ci moueremo d. queUo per confeguirne i beni di foprddetti. Et quandonon hdueremo altro fpirito, fapendo che Id chiefd ci comandd il digiuno, doueremo digiundr per obedire,cr Id noflrd obedien £4,er il noftro digiuno fdrdnnogrdti a Dio. E t del Id limofmddice Gioudnni che qudlehd fujlanzd di queflo mondo,zr uedeil frdteUo fuo hduer necefittd, er chiude le uifcere fue dd lui, Id chdritd di Dio non ftd con lui . M4 deUd limofina hdbbidmo difoprd pdr ldto,cr io quinon mdnehero di dggiugere che il bed to Cbrifojlomo parlando detla limofina dice,che cofi non e dttd la acqud 4 Iduare le macchie del corpo, co me Id limofina 4 tor uia le brutture deU’ammd. Et in uno altro luogoife noi uorremo attendere non e impofiibile faluarci, fpetialmente je accattiamo i re medij detla limofina, co’ quali diligentemente curid- mo le nofire piaghe ; che Mio no cofi fortified il cor O C H I N I A N E. r %6 po humano,ccmela mifericordiaflabilijcelačrnimi, CT Id conferma in guifd che non puo efjere fuperdto dal diduolo. CbeVolio deda hmofma fd lubrico il cor po dMuomo, fi cheegli ageuclmenteper Id fudlu bricitdfugge le mani del diauolo.fin qui Chrifcflos mo i er dl digiuno tornando(che queftd e hord Id no ftrd materid.) E^fcritto di Mo/e che egli qudrdntd Deut -»* g iorni digiuno per li peccdti del popolo; er che Dio luai0 _ lo efdudi i Nelleguerre di Benidmin con 1 fr del hd= uendo hduuto lfrdel und grande fconfittd ricorfo 4 Dio con digiuno hebbe uittorid. Dio fi coruccio col popolo fuoper lo digiuno rotto dd lonatan : Non ere do che l’Ochino fu per dir e che foffe per effere fld- tocontrdiluotodi Sdul,perciocbeegli bdi uoti per iReg.14 nuUijCr per empij . Efrapredico il digiuno, dccio= * g che Dio infegnajje la dirittd uid : er digiunarono , ' * ‘ er Dio fi pldco . Ef nel libro di ludit e feritto, che iudit.4. tutto il popolo huomini er donne fi humilkrono 4 Dio in digiuni,Gr in orationi. E tebe Elidchim fdcer dotedijje , fappidte che il Signore efdudirdle pre= ghiere uo/lre fe (Idrete in digiuno, er in ordtion nel fuo cojfietto. E t Dduid dice che egli nel digiuno hu PfjI }+ milidud ranima fud, E t inloel per boccd di Dio ft legge Riuoltdteui d me in digiuno er in pidnto. E t Ioel - *• 4 Daniel ddpoi che egli hebbe digiundto tre fettimd := Dan ne,dijje l'angiolo,Ddl primogiorno che tu ti diffo- nejli dd dffigerti nel co/petto di Dio fono ftdte efdu dite le tue parole , A' che prepofito quefti digiuni per li peccati ? P er che dar Dio le uittorie per li din giunii Perchefdegnarfi cotra chinongli feruaiPer- LE M E N T I T E tke pldcdrfi per quelli i Pcrcbe eftudir le ordtioni fAtte in queUit peke humilidrfi ne' digiuni l'm P ro* pheta i er gridur 1’dltro che ci riuoltidtno a Dio co digiuni,fe fono cofu non buond,indifferente,o Ančko* ya impiA fecondo 1'ocbino ? De’ digiuni fdtti nel mo uo teftumento ne hdbbidmo Ančke parlato di foprA : er qui Aggiungero tke cbrijio non foUmente digiu n'o egli, er ci infegno digiunAre,mA per li digiuni An Matt. «• ckorA ci promife Ia mercede. E t dijje cke per ifcdc= cidre Alcune mAniere di dimonij er A miftieri Ančke il Mar ' ’ ‘ digiuno. N efofe cbrijio hdbbid prejd tantA [uticA per cofu indifferente ,ofei dimonij bubbiano pAi-rrA AttIJ di cof a non buonA. Anzi ejfendo feritto ne gli Atti de gli Apojloliche lo ffirito fdnto pdrloloro mentre digiunAu Ano,egli čda dir e cke 1’Ockino non uuol di = giunAre per non AfcoltAr lo/pirito fdnto, et acciocke il dimonio che egli hd Addojfo non fe ne uddd . Or in commenddtione del digiuno ho io dd rdmmemordre che il grdn Bdfilio in un fermone del digiuno dice ; il digiuno fu ordindto in pArddifo per legge: che Adit hebbe il primo comAnddmento ddl legno di fdpere il lene,etil mule. Non mdngierdi. Non mdngierdi ue* rdmete e digiuno,& principio di conflitution di leg ge. Se E ua hduejfe digiundto ddl legno, noi non hd* ueremmo bifogno di quefto digiuno i che non hdnno bifogno di medico i fini, mA gli infermi : noi fumo fAtti infermi per lo peccdto, rifdnidnci per Id penite ZA,mA Ia penitenzd fenzd digiunno e uaua . Per no hduer digiundto fumo cuduti di pdrddifo,digiuniA* tno ddunque per torndrui. Et ChrifojlomooltrA O C H I N I A N E. t J7 1’hiuerne anche egli fcritti ifermoni in commemori time dcUi dtgniu, er delli utiliti del digiuno dice , the egli e il maeftro di tutte le uirtu, er U trinquil litidelie nojlre Mirne. Aggiungafi d quefte li terzd teftimonidnzd di Agoflino. Parlando egli de' digiu = im de gliinticbi dice, cbe egli nelle lettere eudngeli- c/?e,er nelle apojloliche, er in tutto il nuouo tefiis mennto uede cbe il digiuno e comanditofEt nelle que flioni mefcoUte fcriue cbe d noi cofi fono necefjknj i 'digiuni,come dlleferite Id medicini. Etnel libro del le herefie mette tri le herefie di louiniano quefii cbe i digiuni nonci fono digioumento. Quefii tre aut- tori gnuifiimi ho uoluto io idducere in mezo, d qua li fie id ilcun fiembri cbe l'Ochino, o iltn perfona delli fui fetti poffi fir contripcfo, io piu duinti no intendo di ngiomme. E t tintofii detto del digiuno in genenle. Mi perciocbe quejlo dinmre i digiuni e per uoler tor uii U quarefimi,di quefio diro mehe ilcuni cofi. Dice Agoflino nelli pifloli centefima decimmoM s li quirefimi fermimente bi li iuttoriti del digiu¬ no ne’ libri intichi dil digiuno di Mofe,cr di H elu, £ er ncl umgelo perciocbe dtrettmti giorni digiuno Mm, 4 . il Signore. E t nel libro primo delle queftioni [opri il Genefi replied li medefimi fentenzi : er nel Ječo do del confentimento de' vangelifti, torna ad itenr li. E t certi cofi e cbe il Signore non per iltro di* giunofenonper mojlrireinoi cbe d farebiUefiimo hauendo egli detto,cbe ci bi dito efempio di queUo, IoaaIJ- chefar debbimo. E t i difcepoli hauendo da Chrifio S LE MENTITE dppdrdto iflituirono il digiuno quddrdgefmdle. E t ddgli Apofloli infino d noi la ckiefd hd fempre ojfer Udtd Id qudreflmd. D i che fcriue Ignutio,che fuccea dette dlld etd de gli Apofloli, chequelld non fi hdba bid d Jprezzdre. E t Thelejflhoro Pdpd, il qu 4- il uoler ddnndre le regole ecdeftaftiche,cr reputdrji piu faui er piu fdnti, er piti Jpiritudli de gli dntichi fdnti nojlripadri,z? ntdeftri: er ci dggiungo, che dncheio dunnocoloro, che con fuperjlitione fdnno di Jlintione dd cibo k cibo. M d non dannogia quegli dl tri,i qudli non per fuperjlitione, md per obedire dl Id ordmtione deUd chiefd digiundno cr ftguarddno dd cibi uietdti ne’ digiuni > A nzi dico che hdnno dop pio merito,et di digiunare et di ferudr ne' digiuni Id regoldprejcrittddd' fuperiori. m Paolo dice pur Co( % turno uigiudichi inmangiare,et in bere,et in pdrte digiorno di fejld. Vero e che egli lo dice,Mdfe uor rento intendercoft femplicemente quelle parole ,fdm rd dnchedadireche non habbiamo da fantificdr la ■. .o a dominicd . E gli quiui parla deli e cdrnali cfferuanze deUd legge Mofaicd,nelld quale ft guardauano da dl tuni cibi,come dd immondi,o " a mi il guardarci ne’ digiuni ddlld čarne e ccmandato, non perche quelld ftd repat at d immondajna accioche da qucUa digiuni S ii L E MEN TITE do piti ageuolmente pofiamo digiunar da’nitij* Et i.Tim.4 quando anchora P aolo fcrinedo a Timotheo dice che dlcuni fipartiranno deUa fcde uietando i cibi, che Eio ha črtati, nonintende delle ordinationifatte p freno delle concupifcenze,the fappiamo il Battijla,et mol ti altri fanti efferfi ajlenuti non folamente daUa čarne,ma anchora da molti altricibi,neperciojipar tirono ddlla fcde . M.a quello che in ijpirito preuede- ua 1’Apoftolo e, che haueuano da uenir de gli hereti ci,i quali bauerebbono uietato di molti cibi come im mondi,fecondo che fece Tatiano, or appreffo i MA nickei,che diceuano la čarne effere immonda percio= che il Diauolofatta la haueua. Or che deremo che fe il uietare alcun cibo c partirfi daUafede, or F aolo, OT gli altri ApoftoU tutti da queUa fipartironol Che gli Apofloli detemimrom che non Ji mangiafr jMwr ' fe ne fangue, ne čarne foffocata, ne facrificata d gli idoli: or Paolo fu uno dicoloro,cheportarono at * torno la commifiione di quella ordinatione. Con que fla teftimonianza adunque diremo che Paolo er gfi altri Apoftolicon laauttoritadi Paolo per inf deli uengono ad effer condannati . Nor uoglio lafciar di dir e che Paolo in efecutione deUa Apoliolica conjlh tutione predico,che ncn funangiaffero čarni facrifi* *Cor.s. cate A gli idoli, or A Corinthij fcriuendo gliele per * mette. Etquefta cofa come Jla eUal Dir o qitello,che jo ne fento. Mol te uoltefono lecite deUe cofe,le quah poi per nuoua legge ci fono uietate. E tdi Paolo e da dire che egli fcriuejfe queUa pijlola A Corinthij i* tmticbe qncUa determmlionefojfe fatta in OCHINI ANE, 13? Concilio : er egli da fe ticn uokua tmporre altrui queUa grauezza : ma hauendoU ordinata la cbiefa anche effo d quella hauea da foggidcere. Ma come e che quclla apoftolica determinatione e fiata tolta uid i Gran mficrio pare 4 me di comprendere nella confideratione di quefiacofa. LaccjUtuticne fu che i chrifliani fi a/lenejjero da carm facrificata d fimu * lachri,da fangue,dafuffocato , er da fornicatione : detle quali cofe k tre prime fono di offeruanze čarna li , er la quarta- appartiene 4 precetti morali. El permife il Signore che queUe poche offeruanze lega li neUa chrifiianachiefa fofferoriceuute ,acciocheil popolo hebreo piu di leggieri fi riducefje alla cogni- tione deUauerita > Vofciaoper nuouaordinatione , oper confuetudine detla cbiefa confilentiodpprouam ta k grauezze carnali nella . chiefa occidentale,neUa quale i la fuprcmaauttorita del vicariato di I efti Chrifto,[ono fiate tolteuia, er la dichiaration della fornicatione ci e rimafa. E t di qui pofiiamo noi trav rt quefia conclufme.che in podefia detla chiefa e lo fciorre,cr il legare,che quando cofi nonfofje noi fts remo tutti in peccato no offeruando le apcfioliche de terminationi. Ef fe la chiefa ha potuto o far nuoue erdinationi,o riceuerc, er approuare confuetudine centra la dpofiolica autteritajnaggiormente dee po ter fare ordinationi 3 er riceuere, cr approuar ccn= fuetudine in quelk cofe,che non hanno centraria ordi naticne de gli Apofioli. Et cofi e da dire che fiamo tenak alla cfferuatione della quarefima er de'digiit ni fecondo il cofiume dellachiefa. Ne folamete deUa S iii LE MEN TITE quadragefma,er de' digiuni e da fare quefta con* (lufionejna anche di tutte le altre cofe, che da gli he rečici fono dannate, oue ci fta auttorita di ccnfuetu ditie ecclefiaftica. N on uoglio lafciar di dir e in materia di quejli di gium,che gli heretici foglicno in diuerfe cofe moftrar di uolerft regolar fecondo la chiefa primitiua . E t Philone H ebreo fcriue che i digiuni di que' bučni pri mi chriftiani erano tali, che auanti il tramontar del fole trn mangiauano,ne beueuano . E t che ne man * giauano čarne, ne beueano uino, ma il loro cibo eri panecon fale,er bijfopo, er il lor bere era acqua, E t Agojlino trattando de’ cojlumi della chiefa fa ati che effo fede che atta eta fua ne’ digiuni non fi man* giauafenon inful far detta not te. Poi e regi fr ati netta hilioria ecclefiaftica di Eufebio una pijlola de chriftiani,che habitauano intorno Leone, er vienni neUa quale ft moftra, che chrijliani non ufauano di mangiar čarne, Queftiejempij non uogliono fegui* tar gli heretici : quejie auttorita non uagliono ap* prelfo di loro: M. a Je trouano fcritto che um uni uolta in di di digiuno habbia magiato čarne,uoglio* no che quedo uagliaper una regala generale, er pcr una auttorita uniuerfale. Scriue Chrifoftomo la ofr feruatione deda quarefnna de’fuoi tempi,chemafchi, er fcmine; ferui, er liber i: gred, er barbari, ricchi,er poueri; magiftrati,er perfone priuate; et non che altri,ma il medeftmo Imperadore fcttogiace ua aUaobedieza detta quarefima,er del digiuno,er atta čarne era dato il bando: ne uiera dtjferenzi O C H I N I A N E. »4o ddtla menja del ricco k queUa del pouero. Tefttfiat il mtdefmo anebora Agcjlino centra F aujlo Mani theo. Et dice Cbrifoflomo quefta notabilifiima fente Za i Cbe il Signor nojlro lefu Cbrifto bauendo di- chiarato il digiuno di quaranta giorni cofi Ji appa- rtccbib a combatter contra il diauclo, dando efem• pioa tutti noi cbe col digiuno ci armiamo, er coit queUo fatti forti debbiamo or dinar contra il nimico le noftre fchtere, E t Agoftino parlando de' docume ti ecclefiaftid dice; Buono e pigliare il cibo renden= do gratie: ere da mangiar tutto queUo, cbeba co= mandatoDio. Afienerfi ueramente da aleune cofe non come da m,mu comeda non necejfarie, non e met le, Ma regolare illoro ufo fecendolanecefita, er il tempo,e propriamente cofa chrijliana. D oueci fi= gnifica effer tempi ne quali non e lecito ufare i cibi fenza difiintione. E t aggiunge il medefmo dettere , cbe il credere cbe a coloro, i quali fi ajlengono dal uino,er daUa čarne non fi accrefca merito,non e co¬ fa da cbrifiiano,ma da louiniano. Ma io tardobomai troppo a rendere il fuo dirit to aU’Ochino,T)ico aduque cbe egli mente cbe per no tjfere pojla la legge al giufto i temper ati non debbia no feruare i digiuni ecclefiafiici. Cbe facendo efii in* fieme congli altri la harmonia deUa chiefa i non e co ueneuole cbe coloro,i quali debbono render piugra* to fuono facciano difcordanza di uoci. Anzi quanto fonopiu giufti,tanto maggiormente debbono feruar la legge ad imitationedi lefu Chrifto giufiifiimo, il quale non učne a foluer la legge,ma per adempierla ; S iiii LE M E N T I T E ■> crnon feruandola efii diuerrebbono ingiufti. L d leg ge deilhomictdio non e fiata pofia per me,ne percio d me e lecito contra quella cormrietter cofa alcuna : che contra queUd operanda diuerrei ingiujlo, et non [ud dito: er alle pene di quetta mi uerrei dfottoporre. Benchedi quejli temper ati uorrei che mi [e ne mos fira/Je uti buonnumero,che forfe direiche non foffe= ro obligati d digiunare. Ma doue fono eglino / Ben uorrebbono effere efii temper ati > che per lafciare hord Mcfe,Elifeo,cr E lia, er il Battifia,zr gli A* poji oh,cr Chrijlo,de' quali e detto difopra. Ne di Antonio,ne di F aolo primo heremita,ne di Rilario = ne,diRonorato,di Serapicne,di Pojlhumio,diApoUo nio di H onojrio,di Dorotheo,di Pambo,zr di P ione dbbati: KedimiUe altri hcremiti er religiofi,dirfi puo che efiifojfero temperati,dapoi che con digiuni , O 1 con aflinenze macerauano i corpi loto , che non mangiauano dltro che pane,o ne anchor pam ma di herbe fuflentduanola uita loro, er non gufiauano cofa cotta, er haucuano Poliopcr cofa delitiofa, hffuncfa ne loro cibi, Qnefti dico cofi fatti fanti , per fanti hauuti,celebrati, er honorati daha uniuer falechiefa per chiarifiime Upade'del chrifdanefimo quefii dico; o non furono teperati,o pur eccedendo i termini della cchiniana temper anza, bifogna ccnfcf* fare,che fiano fiati impij, Parole di Chrifofiomofo tto fopra il Gcnefi. se nci haueremo con fobria men* teinfiituita la nofira uita, er tutto quello ctio, che ciuienedatolojpenderemo in cofe Jfirituali, crpi gheremo i cibi m modo,che ci fatianto tanlo quanto O c H I N I A N E. 14 ' bdfld; er dijpenfercmo tuttd la. uitd in bučne cpere, non hdueremo bifogno di dlcuno diuto di digiuni.Ma percioche negligente e Id hmndnd Mtura.er gcdedi delicie } er cen d riftori : per cjucflo il mifericordio = fo pddre, er Signore ha ritrouatd qucftd medicini del digiuno , dccioche er le cofe delicdte funo tolte uid,er noi hdbbiamo da trdsferire Umi detle coa fe fecukri dUe opere Jfirituali, M E N T I T A J8. 1* O C H I N O NEHA PRED. X L 11. Se mi domandasfi gnale e la chiefa di Chrifto, rifpo che iinportino aila fa Jute. Si piglia anchoper la congregatione di guelli, che fono battezati,obuoni,otriftiche fiano,pur che non fiano fcomunicati. Et e figurata per l’aia done e nufto »1 grano, & ia paglia . Per il buoncarnpo doue e buon fcme, & zizania $ & per la reteche tira ogni cofa a ter ra :& coli baftache lianamcmbri di Chrifto,febe- nefonoaridi,purche non liano per la efcoir.unication tagliati, fono membri dellachiefa diChufto- £t gue¬ fta puo errare per cfler roifta co’ trifti, i guali molte Molte preuagliono. JL E MEN TITE I L M V T I O. G U fu ddnndtd per hereticd nel concilio di Co= JldtlZd quelld openioM, cbe la fcniturd per k cbiefd intendd U foldcongregdtionde' buoni, Perche con quefta fold auttoritd io potret dar U ordmrk tncntitd dU’Ochino er pdjfdrmene fetizd dltro fdjli :» dio : md per piu fodisfdttiotie de' let tori non nunche ro di dime dlcund dltrd cofd » er primierdmente D« quefte duemniere di cbiefd uorreiio che l’O chino mi dice/Jeincufodidubitationed qualefihdb * bid dd ricorrer per dicifione. A ' queflo rijlonde egli neUd medefmd predicd,che chifd Chrifto,cr Id uiud fede e in lui, fd tutto qucUo,cbe e neceffdrio dlld fdllt te. E t io domdndo d lui. cbifid čolni che fdppid Chri /?o,er che hdbbid quejld uiud fede ? E tcomehdbbid ifdrechi luno non ft, er l’dltrd non hd t Poi come douero io fperure di fdpere ogni cofd necejftrid dUd fdlute ,fe fr d gliApoJioli ne bifogno ccngregdr con cilio f er hduerne Id determindtione dello ffirito fdn to f AUd chkfd ddunque ci bifognd ricorrere. E t uor rei io pur fdpere dd qudle deUe due propofte dd lui ne ricerchero il giudicio. Se mi dir d dalU primdjli* ro che U mi mojiri : er cio fono ficuro che egli fdr Matt.ij’ nonlopotrd. Che queUd diflinticnefecondo Chrifto fi hx dd fare ddgli dngiclinelld confumdticn dd fe * colo , er non da lui,che e un diduclo ,er ftrebbe und fceltd di dpoftati,-di heretici,gr difcomunicdtis er 4 quettd ddrebbc nomedi cbiefd. Poiqiundo quefld di« uifione fdr fi potejje ,er che io uolefi dir e dlld chie- O C H I N I A N E. 14 * fd,che alcunmio jratettodame mmonito non ft uo* leffe rimouere dal peccato(fecondo l'ordine di C hri fio)come hauerei da fare ! Douerci io forfe giudicdr qual foffe buono, er qudl no' er dirlo filamente k buonii Ouefiafarebbeund temeraria prefontione , er d me beti dir fi potrebbe,qual fe tu cbe giudichi i Rom.14 firui altruii E t nel rdgundre un concilio : 4 cui toc cherebbefdr qu,ejld diftintiotte di qudli douejfero ef= fere dnnouerdti neUe membrd di C hrifto,cr di qmli no* chi und tdl cofd tentajfe di fdre non folmente no unirebbt Id chiefd,ma queUd diuiderebbe, er mettes rebbe le drtne in mdno 4 cbriftidni fufcitdndo guerre ciuili,domeJliche, er intefline. Hermaneddunque che in terrd dltru chiefd non fi conofid che queUa,ld quale di buoni, er di rei e compofid; er che quelld fidgouernatadallojfirito fanto. er cbe queUa neUe cofe deUa fede fuftdntidli non poffd errdre: o che no ci fidne chiefd,ne ffirito fanto, Et chiefd efjendoci , chiar a cofa e che noi fidmo in quelld, er non i lutes rani. ll che quinci fi pruoua, che noi fiatno in queUa fede, che per fuccefiione di moke centinaiadi annie ftdtdconfernutd, et dannati chi ha fentito in contrds rio. Etgli aduerfarij ncftri con openione dalla noa fira diuerfd dd noi fono ufciti,cr non noi da loro . Ef effendo Id coloro openione dltrd che Id nofird, fe in loro foffe Id chiefd, farebbe da concludere che il mondo foffe flato per ta ti fecohfenzachiefa di C hri fio : er che egli ueramentefoffe flato crucifijjo in ud no, Macotne uogliono dir coloro,che trd loro fia Id fhiefa, fe tante fono le loro openioni quanti fono i c d J - MLE f IINTlTB O piiZT t ant igli /piriti quantiglihuomini; eyfe trt fiemenon fentonoineofa ueruna fenonin contradia re aUa ueritd f Et cjueflo uoglio io pure aggiungea re che per la informatione, la quale bo hauuto dela leccfe di Alamagna per quel tempo,che jlato ui fona >•, ; in tale ututcafa fola intornoaUe cofe della fedetra padre,madre,figliuoli, er more ui fotio fette diuer fe openioni. Or ueggiamo fcquiui ha da albergarU uirtu detto jpirito fanto. M a ri/pondendo particca lamente d queUo che fi dice dali’ Ochino,che nel crea do, er in Paolo ft intende di queUa chiefa de' fuoi e* letti,la quale e inuifibile piti che le ideedi Platone , to dico che egli ne mente. Vero e che in par te appref fb me lofcufa la ignoraz*fua deUefacre lettere : che egli fi črede che queUa parola fanto non habbia altra fignificationediquettdcht uolgarmente da noifi in* j »>*. iende. C he fant it a d mi e quanto una perfettione di honta. Et quefto titclo propriamente d Dio firichie i.Reg. * de. Et percio e fcritto; N on e fanto come il Signore er la chiefa canta Santo,Santo,Santo,quafi fomma*i mente perfetto. M a anche deUe altre fignificationi \ haqueflaparola.chequando la fcrittura parla di fantificar cafe,campi, animali, er decinte d D io, er ’ Lcuit 17 c ^ e 1 uc ^ e co l~ e f ono didmatefante, fantificare e qtu to confacrare,z'7 fanto quanto conjdcrato. Et quan ■ Num.zo do D io riprefe Mofe,a * / ‘'° noti e dltro,che chrijlidnd moddtd ddl fdngue di Chri ftoin remifiione de'peccdti uecchi. ll cbefidichid = rd dnchord p quetld dltrd uoce catholica, t tebe uuol dire uniuerfdle. E t fe dUd fogndtd ddU’Ochino , er pdrticoldre uien ddto nome di uniuerfdle,come fi do* uerd cbidmdr quelld che comprende infieme tutti i bdttezdti i er dl teplo di Paolo piffmdo. Scriue lo Apofiolo d Timotheo qudli perfone bdbbidno dd ef fere dd lui elette d uefcoudtifi, dideondti , er d mini- jlrdrc 4 D/o. p oi foggiunge. Quefte cofe ti feriuo ■Timotheo figliuolo fperando di douer tofio uenire :. er che lo ffnnto fitnto hd pofli queUi dlgouerno del Id cbiefd di D/o. Ne 1'Ochimccn Id fud littgud fer= pentind,co l’odio che egli ffiird, et col uelem che egli ffidrge dd tutte le pdrti puo tor loro quejld dtgnitd, er duttoritd. Che fe quefti non fono defii, e di meflie »"/ che mi mofiri qudli e fono . Con tutti i nitij che 'glifi dffatichi di dppone a.'preldti , mn perciogli LE MENTITE utencegli 4 digrdidre. Dijfc Chrijlo che gti Scribi Matt.ij. gt i pbarifei s'er' No« uerra il Regno di D/o con offeruatio* ne. I / che mol dire,che daglihuomini nonfe ne puo far giudicio con ojferuatione di Ajlrologia,ne ultra, non fapendolo ne anchegli angioli,ne puril figliuolo fenon il padre. Eglifu adunque domandato delquci do,zr non deldoue. Etcofialla interrogationeftha da applicar la fua riftofta. E tfe bene egli foggiun « ge, Non diranno Ecco qui: Ecco quiui, Ancbeque- flo e detto pur della uenuta fua neU'ultimo giorno , che non bifognera andareacercarloin quefta, o in quella parte: er le parole che.feguitano lo ciinfe * gnano,Si come il folgore fotto il delo balenando tam peggia in queUe cofe,che fono fotto il cielo, cofi far A lauenuta del figliuolo deU’huomo nel fuo giorno . ; Si che la mentita deU’Qchino e manifcjlifiima. O C H I N I A N E. 146 er cmehe effio in m ultro luogo interpretu quefio me defimo tcjlo in fignificutione di tempo ,er non di luo go. Che diiendo egli i peccutori potere in ogni tem= po hauere L plcmrict indulgenza, per approuure il detto fuoadduce queflo luogo medefimo di Lucu. Muquello fu neUu predicu svi, er queflo nellu x 1.11. Sichefe egli dopo fi lungo fpatio non fi e ri corduto di queUo,che giu huueuu detto,non e maruui glini Chc queftu e cofu propriu di chi feriue con ifpi rito di menzognu. Nedt quel tefto diro io ultro, fe~ non che egli nclhmu, er nellu altru interpretutione hu mentito , effendo chiurifiimo di che co fu purluffe Chriflo i er che quelle parole ne altu refidenzu deUu chiefu, ne ulle plerturie indulgenze fi hannodu ucco- modure. E t fe eglinon fu dire ultro centra queUa,o contru quefie, egli er qucfie ha uutenticate, er qudlu in Romahaflabilita. M E N T I T A. 4 o. l’oCHINO NEtlA PRi; D. X L V . Gia nclla primitiua ch : efa con 1’impofitione delle ma> ni,chc era un prefentarglia Dio,erano 1 Chriftiani depu tati a uarij officij, iecondo i uari) doni,&gratie,chc ha ueuano da 0io: nia non per cjucfto diuentaua uno piu • Eacro de gli aleri. impcroche per eflfer chriftiani iiamo tutn facratisimii,deputati,dedicati,& confacrati al fer - 1 uigiodi Dio. Pero iiamo cutti facerdoti li come ferifle 1 p c t. S. Pierro. Ilche ancholi leggenell’Apocalisfi. Agoftiao. Apoc. chiama tucti li Chriftiani facerdoti. le mentite I L M V T I O. J O concedo che per e/fernoi chri/liuni /turno tutti fucri d D/o,er fucerdoti unchoru,mu non eguulme te fucri,ne eguulmente fucerdoti. Benche ccme fono i chrifliuni(fecondol’Ochino ) tutti fucri d D/o, ettut ti fucerdoti, fe non fono du lui compreft neUu chiefd egli non mole chc i preluti /i tuno nonfolumente utti u celcbrurei concilij, mu ne unchor chc fiutiomcmbru dellu ckiefu,cr uuolcche ciufcheduno del popolo pof fu trutturc i mifteri), er muneggiure i fucrumenti. Ouejlefono pur troppo munifejle contrudittioni. MU lufciundo le fuefciocchezze dico. che noi fippiu mo il tejlamento uecchio ef/cre ftuto figuru del nuo= uo. E t in quello eruno i Pcntefici,cr i fucerdoti: er ccloro,che ji uollono ufurpure cotule uuttoritu per diuingiudicio furono inghiottiti duUu terru.Et que' fucerdoti furcno i/lituitidfucrificijdicurne, er di fungue di bruti unimuli, er i ncflri d quello del fucrd tifiimo corpo,z? del precioftfimo fungue del fuluu = tore, er Signor ne/lro I efu Chriflo. Perche tunto piu degni di uenerutione fono quefli, che queUi non eruno,quanto lu ecceUenzudel ftcrificio lorichiede. Et tunto piulungc dulla ammimflrutione deUe cofe fucre debbiumo jlur noi,che nonfuceuuno gli Rebrci; Noi dico,che /turno del popolo, quunto muggiore e lu dignitu de* noftri mifterij. A' gli Apojloli fece lu fuucenu Chriflo,& loro unfe deUo (pirito funto,uc* cioche rimette/Jero,z? ritene/fero i peccuti. lu unfto deUo (pirita Jfunto fece Mutthid e/Jere Apoflolo, CT O C H I N I A N E. *47 p uirtu di queUa furonofeparati in pdrticcldr mini fierio Paolo,ct Barnaba. E t Paolo dice,che i uefcotd hano da reggerld ehiefa di D io. E t che dlcuno non bd da prederf honor di facerdote[e non e chiamato * come Aaron, il che uuol dive fe non e facrato,et o rdi nato. Etin piuluoghifaPaolometionedelit ordina Tit. r. tione de' uefcoui,de' preti,zr de' diaconi. er che bifo 1 ' gna dijputardi ctuefta cofa feld ordinatione de' fa= cer doti e paffatd da gli Apofioli a noi f Ne farno fe de elemente,Anacleto, Euarifo, Alelfandro, Teles Jphoro,]gino,pio,Anicetc, i quali fuccedettero tuno all'dltro,o~ gli altriloro fuccefjoridi mano in mas no.Et da tanti Concilij er tanto copicfarne te e trat ta ta quefla mater id,che il par lame in cotrario e un uo lere ofeurare il chiarifimofole di mezo giorno. OU trd che Dionifio diferiue il mode di ordinare i uefco ui,i preti er i diaconi. E t Philoneanche egli parli deltcfficiode' facerdcti, er de' mitiifiri deUa chiefa, er della dignita epifccpale. Etuenendo dltejlo di P ietro er d queUo dello Apocalifi. I dico che 1’Ochi tio msnte che per queUi luoghi f intenda che farno tuttifacerdcti in modo,che tuno non fiapiufdcro de gli altri. Sidrno benefcome egli dice) confacrati tut ti dl feruigic di Bio.ma non tutti ifiituiti aUa ammi niftratione deUecofefacre. Biče Pietro i Vci uerd » I pt(r '* tnente generatione cletta. Real facerdotio. Per que fe parole uucle 1'Ochitio argomentare,che farno tut ti egualmcnte facerdoti. rad fe quefo f ha da conclu dere per quef e parole, ne uiene anche in confequens Kdche tutti farno, Reiche tutti farno eletti. er T tii LE MEN TITE pci che la ele tt ione e n dl j fcla cognitionc di D/o > fe firmo Re, o no lo pofiamo pur fapere er da cjuello argomentare fe fumo facerdoti,o no. Reali facerdo ti fumo not,m quanto il feruire d Dio e regndre. cr inquantonci a Dio facciamo facnficio de’cuori de glianimi,cr detle animenoflre. Po/ Chrifoc Re,et fommo facerdote. er mi che fumo della cbiefa, fu= mo fuoi membri, etper ccnfeguente participiamo del regno,crdelfacerdotio. Maquefle parole della epijlola di Pietro no fono di P ietro (come s’abbaglid ExoJ.t;> 1'ochino) Anzi fono elk parole di Dio alpopolodi i frael, che egli promette loroche fe udiranno la fua uoce ,er ojferueranno il fuo patto, faranno ilfuoRe gno facerdotale, er gente fanta; er Pietro fcriuen= do cjuelli della circoncifione,i quah eram fatti chri ftiani, promette loro,cbe fe efi udiram la parola di Dio, er q udi a offerueratmo, faranno tl popolo elet* to,er il regno facerdotale, er Re, er facerdoti in f> ir it o,come difopra babbumo detto : che f come ne glihebrei non erano facerdoti fenonqueUi della Tri bu di Leui,cofi fr a not no fono fenon gli ordinati, ct Apoe.zo unt f Et dHo Apocalifi paffando; quiui e fcritto . Beato,zr fanto chihaparte nella pr ima refurrettio ne i in quefti la feconda morte non ha podefta: ma fd i ranno facerdoti di Dio ,er di Ckrifto,cr regneran = no con luimille anni. ouejle parole fefbanno da in tender feconao la lettera, uorrei io che l'Ochino mi dicejje, come f parlidiprimarefurretticne, er di feconda morte , quaf comehabbiamo da mor ir e,CT da rifufcitar piu di una uolta; er come regneremo O C H I N I A N E. »48 miUe cimife non ne uiuidmo centa er fe non fi bd da dichidrdr quejlo luogo feconio Id letterd, cente uuo le egli id tutto queflo tejlo piglidre queUd uoce, Sd cer doti, er Joprd queUd argomentdre ? M d Id fenten Zd di queJlo luogo e » Bedto, er fdiito e chi in cdrne uiuendo rifufcitd dd’pe:cdti . C bi e tule non mor ra deUd morte delld eternd ddiidtione. E t fdrd fdcerdote . er Re infteme con Chrifto , er R e di quel R egno , er fdcerdotio,che noi gid di foprd hdbbidmo detto. E t Agcftino effonendo quefto luogo dice. Cio non e detto de' foli uefcouier preti, i qudlipropridmente gid neUd ckiefd [ono chidmdti fdcerdoti: md ft come dicidmo tutti effer chriflidni per Id mijiicd confer=> mdtione,ccfi tutti[ono fdcerdoti percioche[ono meni brd di un fdcerdote. Or ecco come e sfdccidto l'Ochi no jeke col nome di Agcjlino mol confermdreil fuo detto,z? Agojlino dice contrddi lui : che i uefcoui , eri preti [ono propridmente fdcerdoti, er g li dltri chriftidni mijlicdmente, Md ddpoi cbe egli fd cofi md le dUegdreldfcritturd, uoglio io ddducerun luogo deli’Apocdlifi nel medeftmo cdpo,cbe egli bddUegd ApoCilo to,o' far uedere cbipiu propridmente fd interpret tdre Id feritiurd effo o io. Q uiui e ferito che il DM= uolo,il qudleingdnndud ichriJlidni,fumejfoinuno fldgno di fuoco,zx difolpbore: doue Id bejlid, er il falfo Vrophetd fdrdnno crucidti giorr.o, er notte in eter no. Et per quejldpropbetid intendo io,cbe Id be ftid ftd Mdrtino er il falfo prophetd 1’ochino. E t d far quefld interpretdtione mi induce, cbe poco ddpoi fi legge. cbe ft dprcno libri, er cbe uno dltro libro e T iiii LE MEN T I *T E aperto it quale e detlu uita, er che i morti fono giu= dicuti dalle cofe fcritte ne libri fecondo le opere loro, MENTITA 4». l’oCHINO NEILA PRED. X L V I I ♦ Farmo a loro fantafja ogni di facrificij nclle mefle, & non fentanoil uerolacrificio di (juel diuinc,& imma uo. culatoagnello ChnftoId'u,iI cjualcuna uolta foJa ofie- rendoh in croce al padre per li peccati del mondo, per fempre ha purgati gli eletti fuoi. I L M V T I O. L ’0 chino mente che per lo tejlo che egli notu agH hcbrei fi pruoui che Cbrifto con la pufiion fuct hubbiu per fempre purguti gli eletti in modo , che de’ peccuti, i qualifunno tuttodinon hubbiuno du fodi= sfure. lo ho di foprd nellu mentitu xxm, moftru = to col tejlimonio di pietro,con quello di Paolo d Ro= mani, er con la epijlola d gli Rebrci, che la paficn di chriflo ci ha purgati da' peccati uecchi, da’preče denti, er da quelli,che eranofotto tl uecchio tejlame to.cio e da quetti,onde erauamo macchiati auanti che mondati fojsimo deti aajtu del far, to battefimo, Ut pertanto fe bate al Capitolo decimo e fcritto, che ca unafola offerta hafatto perfetti queUi,cheJi fantifi* cano,non fi diceche gli ha purgati da tutti i peccati uecchi ter nuoui,precedenti,z'T feguenti,del uecchio, er del mtouo tejlamenio,cbe quejia farebbe una con* O C H I N I A N E, 149 traditlione mdnifeftd. mdchehduendogti purificati, bddataloro tjuefld perfettione di peter confeguir la uefd giuftitia bene cperando; il che non dctuatio i fdcriftcij della legge. O nde dppreJDbfi foggiunge,che fe uoluhtdridmente pecchermo depo la riceuutd co gnitione deUd uerita,non rimate piu heftid per lipec cdti,md und certd terribile djfcttdticn di giudicio , er di ftudio difuoco. ll che uiene d fignifiedre, che Chrifto neti piu tornerd d fdrfi crucifger per noi,et d luudrci pergrdtid,md cigiudicherd fecondolecpe re noftre ,er nel fucco eterno mdnderd coloro , che netle toro cclpe fdranno ftdti ojiindti, Ccme adunque ci fonoperdcndtituttiipeccdti ,fe ne hdbbidtno d* djpettdr terribile giudicio f Mddchi mole fi.ncerd= mente dccordare alluno l’dltroteflo, dubitdtione dl cund ncnrimdnejche Idnejirdnonftduerd interprc tdtione. Bi che non mi dffdtichero piu lungdmente , in queftd mdterid,hduendone maftiindmente perddk* tro rhgiomto dftfki. Soldmente k maggiore fcorno deU'Ochino diro,che Erdfmo confidente deUd luteret mprMitaftichidrdndo quefito hiego dgliHebreidi \ ce,cbe Chrifto con und cffertd abonddntemete hd fot ] to in perpetuoperf etti tutti queUi,che per fede hdno ' tneritdto di ejjer giuftiftedti in modo , che i primieri pcccdti ho hdno dd efftre loro dppcfti. No« furdtino dduque 4 auefto modo fcuerchi i fdcriftcij detle noftre mejjefte qudli 1 'Ochino fdlfamete biafma che ftdno k fdntdftd de' noftri prelati. Scritie Paolo che 1 Potefi a hdno dd cfferire per gli bucmitii i fdcriftcij^ je flot bdbbiatno Poicftcift c onfeguete che hdbbiamo atut LE MEN T IT E Heb m C ^ e f Kri fi c y • dta il me defmo,che ognifdcerdote ’ e prejio o fono mid compofitione. Che dicendo quelle effere tuttd Id mid compofitione , fignifico chedltrd nonneho fdttd > mu fedico fem « plicemente, fono mid compofitione, pojfo hduere dn• che compojlo delle dl tre cofe ; er con qucjlo modo di pdrldre fi rnojlrd che io, er non altri le ho ccmpo= j le . Non dltrdmente Dicendo che Chrijlo e tuttd let nojird giuflificdtione, dicidmo che d noi non fi richit dedifdr cofd uerundperfdludrci: lildneldireChri fto e nojird giu/iitid,fi dice che dltro mezo no hab= bidmo dd giuftificdrci feno quello di Chrijlo. E tccft fi tiene dd noi che fenzd lui non pojuumo fdr e oper d digiujlitid, ne di merito. Poi dd noi non fi dice , che Id penitenzd, er il proponimento del nonpeccdre , er le dltre cofe, che biafimd queUo heretico ci funo neceffdrie fi come Chrijlo ci fcjfer per niente; feccn do che coiui mentennd comequelle, che d Df'o per Chrijlo fonogrdte : er che pergrdtid, er per in* tercefione del Signore, er fdluator nojlro per fodi<= sfdtttone fono riceuute. Che ne aUd tAddddlena con uertitd, Ne d Pietro dopo Vhduer negdto I efu ChrU fio i dd cndere che fojfe ftdto perdondto, fe epi de’ loro peccdti non fi fojjero pentiti, confermo propo• nimento di nendoucrtornurc dquelli . Nc dicidmo LE MENTITE not, che dopo tdnte cofe bifogni dnche pot dtidare d purgdtorio ( come egli falfamente ci appone)anzi che dt qu'\ ft puo far tdl peniteza,che deljtutto purgd ti fenzd fentir dita altrapena,posfiamo ttoldre dl cie lo. md che coloro , i quali imbrdttdti di dlcundmdc chiamorranno ben diffofti,nel purgdtorio fthauera no dd nettdre , non hauendo dd dnddre in pdrddifo cof d nonmondd. M.d del purgdtorio hdbbidmo difo prdpdrldto er delld confefione,detla duttoritd det¬ la chiefd,cr detle mef]e; perche qui non torneremo d dime dltre parole. Ben diremo noi fommariame = te detla affolutione, er detle indulgentie,che ogni ri i gioti uuole, che noi per quetle debbiamo ricorrere 'd coloro , i quali hano duttoritd di rimettere,etdi rite nere ipeccdti,jperadocbefecondo Vordine lopo ci ft rano rimesf,et ritenuti.Che et nel uecchio teflamen to e fcntio,chc pregando il Sdcerdotep lipeccatori, i.cor.i Dl ° fdrdloro benigno. Et nel nuouo Vdalo haucn* do ddto in corpo al Diauolo colui,che teneua la mo- glie di fuo padre,dapoi in per fond di Chriflogliper dond. Etfcriue Leone Pdpaprimo che Chriftomea didtor di D io , er de gli huomini diede quejla pode a fld d coloro, che fono prepofli oda chiefa , che dcffc* ro i quetli,che ft confejfano la fodisfattione detla pe nitenzd , er purgdti di quella medcftmd falutiferi fodisfattione per Id porta deda reconciliatione gli ri ceue/Jero 1 ficramenti. Or percioche ul bcflemmidtore Ochinonon bajli di hauere bene bejlemmiato molte uoke Chnfto, fe ■ non aggiunge Id beftcmmid de' fanti , ZT non folda mcnte O C H I N I A N E. 1 Si mente danna qui k loro intcrcefione, m anchora neUd predia xcnn. dice che il raccommandarji loro, er il far loro or at ione e cofa impia , er on* preficn diabolica,nonintendo di pdffar quefle cofe fenzd alcuna rijpcfta. E t dico che cofi pid, er fdtt td e ricorrere d' fanti di T>io; er che l’impio eegli , er didholicd k fud openione, er in lui impreffd ddl Diduolo Luter o JI quale alk noftrd domu hd leud * ti gli hinni, er le Uudi, er dice che fe elld hd piti gratia di lui, egli non e men pinto di lei,cr da dleti no de’ fegudei di queUd malddettd fettd uien detto , che eQd eund ruftica fante; dltri Id chidmd Iduan » ddid i er altri con dltri dishonorati nemi . E t elld ode, er come uerd mddre di mifericordid pr ega che ji conuertdno,ZT non kfcid co’prieghi fuoi,che lira delfuo dokifarno fighuolo ft dccendd d farne [ubita uendettdK M d fe ftaranno ojlinati neUd loro impie » td, Chrijlo giudice giufto comptnferdld fud lungd pdtienzd con k grduezzd del fupplicio, H auendo noi gid di foprd detto queUo,che ft puo uedere deUd chieft, dir pofaamo che con Id duttori = td di queUd ji puo difendere k ueneratione de'fdnti, hauendokk chiefd ufdtd, difeft, er mdntenutd per tanti fecoli . nta difcendendo dnehe d difeft piu par» tteolare dico, che fe io uolefi recitdr molti mirdeoli , cheft fon gid neUd chieft di D io ueduti, er che tutto dift ueggono,che D io opera per mezo de’ fuoi fanti , io mi crederei con quejlo folo argemento hauere abs bat t ute tutte le ragionide gli aduerfarij, B enche foft non dicano , dla quale ft poffa dar nome di ra- V LE MENTITE gione. Chefe per mezo de'funti Dio ci fu detle gru- tie, e unche conueiliente, che per loro mezo debbiu= mo u lui inuiur le no(lre preghiere . Mu percioche di queftu cofu fe ne hunno tunti efempij, che il con= turne furebbe futicu perdutu, folumente dir o, cbe e fcritto nel libro de Re, che effendo gittuto nellu fe * polturu di Elifeo prophetu un corpo morto , ul folo toccumento detle fue ojfu quel corpo fu ritornuto in 4. Reg. u i ta ^ ji a U c0 fJ a fc' f an ti Dio du uirtu dl ritornur le unime ne' corpi, non fo perche ulle utiime loro glorificute eglinoti uogliu cbe noi porgiumo i difiderij detle noftre unime. Noifappiumo che nel giorno deU’uniuerfulgiudicio i funti federunno inf e tne con Cbrifto ugiudicurci fecondo le opere noftre. 'Etfe egli in quel di, cbe in iru,er in furore, et cofi tremedu M ueftufi moftreru u peccutori, no ifdegne ? ru che coloro,come compugni,uppre(fo gli fegguno, come uogliumo noi credere che egli non degni che que' medefmi preghino per noi inchinundofi u lui , chepietofo continuumente pregu il pudre per lunoa ftru fulute f er che dir o cbe effendo Chrifto figliuolo di Dio,er huuendo quelli,che fono in grutiu di Dio per frutetli,onde effo e chiumuto non folumente unk CoL>. genito, mu primogenito unchoru per e)Jer futti figli uoli di Di o coloro, che fe ftefti negundo tolgono lu lo ro croce,er lo feguituno,il pregure i frutetli di Chri fto, che giu fono ingloriu, che preghino per noi uU tri fruteUi loro, er di Chrifto,e cofu non folumertc no impiu,mu re!igiofu,etpiu. E t fe mentreche f*- mo in tenu ueftiti di utrne di peccuto Chrifto ahd OCH1N1 ANE,- 1*4 idto flcurtd di chimdr Dio pddre , ct come k pudre iomdnddrgli detle grdtie, percbe non debbono colo* ro,cbe fono dd ognijrdgilitd, er da ogni peccdt o Ion tuni, er che fi truoudno g id attd pofjeflione delld pr o mjjk hereditd ? percbe dico non pofjono, er non deb bono pregdr p noi infieme con noi il comune pddre i er percbe non debbidmo noi pregargli, che per noi quello preghino infteme col comune frateUo! er fe dl cuno debbidmo noi fper dre che per noidebbidinter* cedere dpprefjo il comune Signor noflro, pddre no* ftro ,er noflro frdteUo, qudle hdbbidmo noi da ere = dere che hdbbid ud effere Id djfettion per noi di quel Idbedtiflimduergineefdltdtd foprd tutti i ebori do gli dngeli,mddre,flgliuold, & ffofd di Dio ? per U cjudle cofi entro nel modo Id uit d, come per Id primd Domu. ci er d entrdtd Id morte i ettd dd ogni uoce,dd cgni Idgrimd : dd ogni fojfiro de’ miferi peccdtori, che d lei per grdtid ricorrono,dl dilettiflimo flgliuo* lo, dU’dltiflimopddre, er dolciflimo fuo fpofo riuol td,con pietofl occhi, er con pdrole dd lingud humd* m inendrrdbili ricordd loro il fuo cdfliflimo uentre, il fuo fdntifimo pdrto, le fue precioflfime poppe,cr il fuopuriflimo httei i fuoi lungbi efllij, er le fue tnolte perfecutioni,%r fdtiche,zr i fuoi molti et dcer biflimi dolori,cbe elld foflenne ddl primo ftngue, che ftdrfe 1'innocentiflimo dgnello qudndo per Id propbe Ud di Simeone un colteUo Vdmmd le trdfiffe, infino d quello,cbe elld fentidtrocifimo, uedendo ffiirgere il fdngue,l’dnimd, er Id uit d dl credtor di tuttele čred tur e,dl fdttor di tutte k etnime, er d colui, che er d. V it Mat t,«. LE MENTITE uenuto d liber drči da mor te con Id fud mor te, er 4 cdmbiar Unojlrd con la fua uita. Q uefii,cr infinfc ti altrifuoidolori,otte human penfieronon arriua t non che parna ne poffa far ritratto, ricordando U uergine ptena ditutte legratie debi di tantegratie la ha fatta piena, lo prega che per merito di tanti dolori,et di tante pene fi habbiano da efaudir le prt ghiere di chi d lei ricorre per intercefiione di gratii nelle fue pene .Etalfigliuolo con tencrezza mater- na adhora adhora riuolgendofi gli r kor da che le pe ne da lui fojlenute fono baftanti d faluar miUe mon* dijnon che un folo , E t che eUa con lui in lui fojien* ne le medefme pene; et in queUe pene neUe quali egli mori eUa anchor foprautffe : er per merito di quel le priega che ejfo uoglia inter ceder per ccloro,per li quali fofferfe gia tante pene per liberargli daUe eterne pene. Et noi non uorremo che i peccatori rU corrdno d, queUa madre , di cuifu figliuolo colui,che uenne al mondo per chiamar non i giujli, ma i pecca* tori {er haueremo per impio , er per Diabolico un tal rifugio * impi), er diabolici fono pur coloro,che cofitengono. Chriftoci promette, cheftando in que ftomondofra peccati tutte le cofe,che domanderemo al pudre in nome fuoje haueremo ; er noi non uor• vemo Jperare che i fanti lontani da ogni peccato pof fano da Biogratia confeguire {M a dtcono gli bere tiči,che chriflo e il mediatorenoftro d D io, er che gli fi fa ingiuria cercando U mezo de' fanti . Et io mi marauigho che Paolo cio non fapejje, er che egli ncnfiguardajje difareuna cofi fatta ingiuria d K® O C H I N I ANE* ts$ ftl Chrifto kauendo mafiimamente ( fed lui c reder debbiamo ) lo ffirito di Dio. Effo prega i Romani , g li Bphesij, i Colofjenfi, i Thejfalonicenfi, che,prt* g hino D 10 per lui facendo 4 C hrijlo ingiuria »er i Cbrijlo riuoltar douendofi a gli huomint fi riuolge , Ef pur minore ingiuria glifi dee fare ricorrendo i coloro,che gli fono apprelJo,beati,cr gia fatti detla fuacelejlecorte,cbe 'a queUi, i quali fono anchora lo tani,miferi, er tra la conuerfatione de’ peecati. M4 ne ingiuria gli facciamo ricorrendo l’uno aU'altro in ter ra > er gloria e 4 lui cbe ci humiliamo 4 coloro, che egli ha efaltati fopra i cieli . q uante uolte fi truoua cbe nel uecchio teflamento coloro che prega* uano D io ricordauano Abraham, \faac,ey lacob,cr iheeranoefauditil E t fe i nomi de’fanti banno uir• tu appreffo Dio di impetrarcigratta, maggiormen= te la debbono hauere le loro orationi. Ne per che nel la legge non ci fia memoria che gli hebrei uolgeffer i preghid fanti loro, non gli debbiamo noi riuoltare 4 noJtri,cbe imortiauanti lauenuta di Chrijlo,quan tunquefoffero amid di Dio ,ftauano dalla beatitudi ve lontani,ld doue i fanti noflri fono efauditi in glo* ria,cr fatti una cofa ifteffa con Dio, si legge neUa zaoh fcrittura cbe gli angioli pregano per gli buomini . Ef fe gli angioli pregano, maggiormente debbono pregar le anime de gli hucmni, effendo quelle piu atte ad hauer copafiicne d gli buomini, che gli angio li no fono, conofcendo e(Je per pruoua le noftre mi* ferie. Ef /e gli angioli , er i fanti per noi pregano, perche non debbiamo noi pregar gli cbe preghino t V iti LE MEN TITE tl 1 Mac,ir .\n uti fcgno detto dallafcrittura degno difedejltt da Macabeo fu reuelato cbe Hieremia pregaua per Apoc. 8 . lo p 0 polo,zr per la citta fanta. Et netto Apocalifi dimano deU'angiolo afcefe nel cojpetto di Ttioilfu,* Apoc.r. mo de gli incenft detle crationi de’ fanti. Eti quat* tro animali, er i uentiquattro ueccbi cadderono in nanzi 1 ’agnetlo hauendo cethare, er uafi d’or o pieni di profumi,cbe fonole orationi de' fanti. Et Dioni* fto il quale foto d me par cbe poffd baftare ad abbat= ter tutte le herefte, effendo egh uiuuto inftemecon gli Apofioli,ne effendo la fua altra cbe Apoflolicd dottrina, efjo dice cbe coloro, i quali ft reputano ef* fer degni deRa famigliarita di Dw,er difprezzano i fanti, non impetreranno mai gratia,che domandi- no. Poi filegge di Cornelio P apa, et martire cbe fa cendo egli memoria : deUa traslatione de' corpi di S ♦ Vietro, er di S. Paolo egli dice cbe pregauano D io er il Signor nojlro lefu chrijlo, cheintercedenti i fuoi fanti Apojiolipurgaffelemacchie de'noftripec cati. Et Calijlo primo, P apa x 1111. er martire ff : 1 fece la thiefa di S. Maria di Trafleuere. Et Eelice primo pur P apa,er martire, orditto che fopra le me- morie er fopra le fepolture de' martiri ft celebraffe ro lemeffe . EtEuticbianofuo fucceffore cofi nel pa* pato come nel martirio ordino chei martiri fepetlir ft douelfero con la dahnaticajgr col colobio por pori no: er eglicon le fuemaninefepelli trecento et qui j rantadue. Taccio de’ piu bafifecoli queUo,ch ne hab bianofentito i Pontefici; cbe efii cofi in qucjla, come nctle altre cofe banno feruato quetla regola , la qudt O C HI KI A N E, burno di mano in manoriceuuta infin dagli Apojioli per lafuccefione de’ loro predecejfori. Alta tejlimo nianza de Pontefici fanti Ji accorda anchora la aut * torita de facri Cocilij; che dal cocilio Gagrenfe Jono fcomunicati coloro che biafmano la ueneratione de fanti. E t il Condlioprimo Carthaginefeordina lo= ro le penitenze. I/ Carthaginefeguinto leua la riue renza d quegti altari, ne’ qualinon fono reliquie di ''"f.fff, fanti. E t dal Condlio Turonenfe fecondo, d d Tole* tano terzo,dal terzo Bracarenfe,dal Niceno feconc dodal Maguntino,dal Lateranenfe,cr dal Coftan = tiefe,la ueneratione de’fanti uiene ftabilita er auten ticata. P erche nonfenza euidentifiima ragione Ago Ilino nel lib. de’ documenti ecclefajlid dice quefte pa role; I corpide’fanti, & Jf etialmente le reliquie de’ martiri fono fmcerijlimamentedaefferehonora * ticomemembra di Chriflo. Etalle c hiefe nominate da’ nemi loro crediamo che fia da andare con religio fifima affettione,er con fedel deuotione, come d luo ghi fanti er alculto diuino confacrati.Se aliuno uer ra contra quefta fentenza, e creduto non chriftiano , ma Eunomiano,cr vigilantiano. E t nel libro della cura,la quale fi dee hauer de mor ti; E t in quello del la cognidone della uer a uita tejlifica che i fanti,i qua li fono in cielo per noi intercedono. Et nel terzo li* bro delhfpirito ,er della anima d loro dirizzando le fue preghiere dice voi adunque,i quali hauete ma ritato effer fatti ccmforti de’fanti cittadini er go= der deUa gloria della eterna chiarezza, pregate per tneil Signore } cheeglimi tragga di quejla prigionc , V lili L E M E N TI TE neUd qudle fono tenuto in cattiuiti legato, Pot in piil luoghi fa fede de’ mirdcoli fdtti dd fanti deftiUumi* nar i ciechi,del tormentar i dimoni, del far confefja = ret furti d ladri, er deU’apparir uifibilmentein fi nore, er aiuto deloro deuoti. Confemain piu ho ghi quefta dottrina il beato Hieronimo; 11 quale an che ne fcrijfe i libri contra Vigilantio (che quefta no e mouaherefu ) er inconformita dice Chrifoftomo T ant a effer la podefta de’ fanti, che uiuendo efti, idi ttionij non poffono patir le ombre loro, ne le loro «e* fte: er che poi che fono mor ti temono i luoghi doue fono fepeUiti . M a feio uolefti recitar tutto queUo che ne e fcritto da'fanti dottori, mi bifognerebbe no recitar brieui fenteze,ma regifirarne i uolumi fcrit ti in loro honore,& in loro commendatione. No« pajfero con flentio che la ueneratione de' corpi de’fanti e fiata fempre in confuetudine deda chiefa. Dt che fi legge detla morte di T?olicarpo,che la chiefa di Smirna raccolfe le offa di lui, er con riue renza le fepeUi,celebrando la memoria di lui, er if giorno delfuo martirio.Etdi T hecdofio \mperador habbiamo che douendo egli mouer le arme contrd Euagriofi preparana allaguerra condigiuni erco craticni, er cheueftitodiciliciogiaceua alte fepoU ture de gli Apoftoli, er de' mar tiri, er domanda* ud fecuri aduti con la intercefione de'fanti .E tCo* ftantino fece ediftcar la chiefa de gli Apofloli aceton che gli Imperadori, er ifacer doti non foffero prha ti dede loro reliouie er fa fede Chrifoftomo cbegh Imperadori in queda eta andauano in ptllegrinaggio o c H I N I A N E. H7 eercundo le fepolture de’funti,er giu poflu ogni uU terezzu queUi preguuuno,cheper loro intercedeffe * roprejfo u D io, M u er le relujuk di ejfo Chrifo= ftomofurono riportute con letitiu,er con lumpude A Cojluntinopoli. M u er nella bijloriu tripurtitu ft legge che i corpi di Abucuch, er di Micheupropheti per reuelution diuinu furono ritrouuti. E t fe nonfof fero uenerubili,non e du credereche duDiofoJfero fiati ( diro cof) butniti in confderutione. Non uo= g lio tucer cbe Bufebio unchoru neUu fuu bijloriu re= % >- citu,cbe ejfendo Votumineu conduttu ul murtirio,er dundole moleftiu bucmini impudici, Bafiltde uno de’ fergenti comincio u difenderlu: et eUu d lui dijje fti certocbecomeio ftu urriuutu ul mio Signore. ioti impetrero remunerution di queJlo bene.Dopo lu mor tedi lei Bufilide ft puhlico ejfer cbrijliuno, er po* floinprigionedilfecbe Votumineu il terzo giorno dopo il fuo murtirio lu notte gli ft upprefento, et gli pofe in capo unu ccronu dtcendcgli che per lui buue uu preguto il Signore, er buueuu ottenuto che fc condo quello,eru jcritto cbi riceue un murtire confe* guifcumercededimurtire . A 'quejlefunte biftorie /rr* nedggiungero unu ultru nonmen notubile. N eUupA triu di quetlu Domu chefu du Chrijlo col toccume to dellu uejlu funutu dul flujfo del fungue duuunti lu portu deUu cufu di ejfu donu fu unu jlutuu di Cbri flo, con unu diru deUu domu che gli s’eru gittutu i piedi,ererunoqueUejlutuedirume. Qui fcleuu nA fcere unu nuouu berbu,lu quul crefceuu infin uUu fint briu dellu uejlu del Signore er come eUu lu buueuA LE MENTITE toccdtd,cofi haueua uirtu da guarir altruidi tuttt) le infirmtd .llchefec dd creder di und muta.cr in*) fenfatd imagine, no fo perche fi debbd ncgdre di quč corpij qualifono Jldti uiui dlberghi di queUe amine, che fono in glorid con Chrijlo; er che[ono anchor per rifufcitdre d goder deUd eterna glorid . M d ri ioan n cor didnci c h e Chrijlo promette che fe dlcuno hdUerd minifirdto a lui.il padre fuo.che e ne deli lo honori* fichera. E t Je Dio honord i fanti, non fo perche gk huomini debbiano uergognarfvdi renderloro hono = re, er di pregdrgh.cr di inuocargh, effendo mafi* mamentediuerfala forma delpregar loro, er del pregar Dio; deU’inuocdr loro.cr ddtmuocar Dio: Che Id chiefd 4 Dio uolgendofi cdiitd habbid di not mifericordia.z? a fanti, pregate per mi. Vna fola cofa uoglio anchor d aggiungere io, che Chrijlo e capo del corpo deda chiefd. E t la chiefd c Id Col. i, union de' fanti co Chriflo, i quali uengcno ad efier le mebra di lui; ft come per la figura che egli fiefii fece deUa uite in fe, egli e il tronco, er efii i tralci; er i _ fanti in cieloglorificati fono que’ tralci,che fono ri* tnafiin lui. E t cofi fono efiimembra ektte, er pre= ciofe deUa chieja, deUe audi fi forma il corpo di le * Col z f u chrijlo. Ne di queJlo corpo cofigloriofo fe ne puo honorar parte che non fi honori Chrijlo,ne dishono* rare che egli non fi dishoncri. che queUo che uiene fatto ad uno de'minimifuoi membri uiene fatto i lui, wattx,- 3aquclloche infino ad hora detto ho puo apparirt cio che ne uenga in confequenza. Etcio e,che fi come altridd alcun Prencipe per gratia ricorrcndo qual OCHINI ANE, tSS gli figittd d piedi; qudlegli dbbrdccid le ginocchidt er qudle gli bdcid le mdtii s eo fi noi quundo cerchida mo il rifugio de’ fdnti ci gittidmo d piedi di Chrifio s dbbrdccidmole ginocchid di chrifio} er bdoidmo le rndui d Chrifio er tutto 1’hottore, che ume fdtto d fdnti ritornd in honore di lefu Chrifio; dl qudle in fe, er ne’fdnti /moj fid fempre honore er glorid; et confufione, er giufto giudicio foprd queUi, che uo» gliono leudre 1’honore dtte membrd di quel corpo del qudlee cdpo lefu Chrifio . HENTITA 4?» l’ o c h i n o nella pred, m, Cbrifto nell’hofto ormdocaddc foprala fua fad ciacome che egli non pregd Ud per li dltruipeccdti; ntd che fe pofiibile fofje il cd. lice deUd pdfiionefe ne pdffdffe dd lui : il che fi nuni fcfid per le medefime pdrole deUd fud ordtione . Et cdddeegli foprd Id fdccid,o foprdprefoddUd fouer» chid tnflezzd , che come fcriue bucd egli uenne in dngofiid; o pur come e fcrittodd dlcuni dot tori per tnofirdr fuori k humilitd deUd fud mente, er per Att . 16 . Ati. 21 , Cal.*. loan. 8, lwc.4. Ioan.17. loan. 4 . Att.lf, LE M E N T I T E f nfegmre d noi con cjuuntd riuerenzd debbiamori* lorrere per gratia al pddre eterno. JK E N T I T A 4 4. 1*0 C HI N O MULA PREDICA UXT, Se inltalia fbfT« una perlona maslimedi guakhecr* dito, la gual fperafle di farui gualche fruttu ,potrcbbe celic cofe indifferenti condilcenderc, & attarfi ad esli, li come Paolo>il guale con giudei era come giudco, con gentili come gentile, con gli infermi come infermo ; li attaua con cutci per guadagnargli a Chrifto, li come guandocirconcifcTimotheo, & cofi Ruando in Hieru- falem li purifico ; ma fe fofle con fcandalo de ueri chri ftiani pero infermi, chcfono in Iralia non dcbba piu co difcenderc, imolaffare tutte cjuelle loro. fuperftttioni; che fe Chrifto non pccco,ne de fcadalo a far uita comu ne,ne lui maslime in guel cafo,imo fe allhora non le la fctafle peccarcbbe,& moltopiu dcbba laflarle per noče« dere a tanti Pharifei imo con Paolo douercbbe non fo¬ to non cedergli,ma publicamente refj ftere, & impugnar tutti,particolarmen(eicapi,imo,&cffoSan Pietro, fe non caminafte rettamentealla uerita dclPEuangclio. Ecguando non fperaflefrtitto, uedeflechcfara mcarce rato,& rnorto, non cflendo nenuta l’hora fua : Sc non hauendo lingolarc fpirito d^tidar a morire, pnp,& deb ba con Chrifto ritrarfi, afcanderli,fu£girfi,& habitare in alrrc parti. che fc Chrifto 0011 pecco lui a far cofi,& ad andareinfiuoin fra Scmaritani, igualierano hererici neila legge di Moife,& gli Apofto- Jiperi medejjmi rifpecti andorono infra 1 gentili, non pecche ra anche guel tale. O C H I N I A N E. t S9 1 L M V T I O. A Che fine fdccid l'Ochino qucflo difcorfo e dffdi ageuole dd ognimo di comprenderlo,che fd per ifcufare Id uituperofd fud fugd di Itdlid ; md non fi dccorge loftoltochecercdndodiifcufdrfi fidccufdi che [e nelle cofe indifferenti fi dee condtfcendere d gli infernu,quefto non e dd fdr nelle impie ; er ejjo dic$ che le religioni f ono impie, er che per tulile conofce* ud,o 1 pur in queUe fi rimdneud s queflo ddunque no er d tanto condifcenderedgli infermi, qudnto ddre fcdnddlo d quelli, che (fecondo lui ) f ono i ueri chrim ftidni. BencheUueritdfidche egli diede fcdnddlo neUoufcire,et nonneUoftdre neUdreligione. E tegli dpprefjo non Ufcio quelle che egli chkmd fuperfiitio ni per non ddre fcdnddlo, md per non render rdgios ne delld fud dottrinn ; D/ che ne mente che gli A po* ftoli dnddfjero d’ gentili per que' nff etti, per li qua li effo e fuggito,oche egli fid unddto a’ lutenni per; queUo cheui dnddronogli Apofioli,che gli Apofloli cmddrono d’gentili per leudrgli di errore , er effo e entrdto neU’errore di coloro, d qudli egli e dnddto; er fcrittoineglidtti de gli Apofloli; hUhordcc * fldntemente dijfero Pdo/o,er B drndbd, Vrimd bifo gndudpdrldre d uoi Id pdrolddi D/o; mdpoiche uoi Id recufdte, er uigiudicate indegni delld vit d e terna ecco che noi ci riuoltidmo aUe genti, percioche cofi ci ha comdndato il Signore . VOchino ddunque,fe uoleud feguitdrgli Apofloli, doueud cofldntemenle dir L mit d , er non in mafiberdi er non doueud. LE MENTITE' etnddre dltroue fe il Signore noii gliele contundm, chegli Apojloli neper cdrcere,ne permorte non ji rintdneudno ii Eudngelizdr Id pdrold di Cbrijlo. E t efjo domu fe Id fud dottrind er d buohd, non cede re (conte egli dice ) 'd tdnti Phdrifei , prediandone mdfdlfd. E t doueud ( pur fecondo il detto fuo ) con P dolo non fokmentenon ceder loro,md publicdincn te refiftere , er impugndrtutti pdrticoldrmente i cd P'> imo er efjo Sdn P ietro ,fenon cdmindJJe rettd « tnentedUd ueritd deU’etmgelio. Etegli dice cbe in Itdlid non ft cdmind d quelld ueritd, crnonfolme te non refijle d Pietro,md uedendo (conte egli bejlc- tnidndo dice) AnticbrijloneUd cbieft di D/o, cede i lui, er Idfcidtd Id cdppd fugge ignudo Ufcidndo und dltrd uoltd crucifigger Cbrijlo .Mdenon pote Ud fdr frutto.fe queUo cbe predicdud er d fdnd dottri tidjrutto djfdifdceud egli, er doueud in queUd contl tiudre ,fenon er d fdnd non doueud pr edicdrld čeden do d Phdrifei,er efdltctndo il R egno di Anticbrifto . Md poi che pure dd imitdtione di Cbrijlo cbe dndo trdgli heretici Sdmdritdni ejfo e dnddto trdgli be* retici luterdni,tornidncbe con Cbrijlo,li dondeegli s'e pdrtito : cbe Cbrijlo non Jlette ntdi cof lungdme* te tidcoloro,qudntoeglie fldto fuori di Itdlid. Md e non bd (pirito dianddred morire; So bene per a cbe; percioche egli f e confdpeuole di non hduere Jpi rito di ueritd; cbe cbi quedd fl fente difendere bd fpi [ rito di dnddre in cdrcere,cr dUd morte, fi ccmef e uedutd,non uoglio pdrldre de g li dntichi mdrtiri , *nd d n oftri dinel Moro, er nel Ruf[enfe,cr in tdt> O C H I N I A N E. 160 ti dtri rehgioft fanti, i quali col fangue loro hanno t autenticato it priuilegio del Vicaridto di I efu Cbri jlo in tena, uolendo anzi morire difendendola ue* rita,che uiuer con lingua di menzcgna,com fa l’ 0= chino, i cui fcritti dannp altrui fuggetto di fcriuere uolumi di mntite , M E N T I T A 4 * l’ochino nella pred, Lxxx, Sc mi adducesfi Salamone,il quale difle, cVic ni (Tu no ifa fee degnod’odio,o diamore, rifpondochecome e chiaro ( maslime per le parole feguenti) uolfe dire che Ecc] 1’hnomo per gin fto,& fauio che fia , e fi cieco in cjuefto mondo,che non puofapere per l’opere di Dio ,cio e per le aduerlka,& profperitajfe da fe 1’huomo e degno d’o- dio,o d’aroore; & difle pur Paolo,la confcienza non mi riprende,ma neper i .Cor .4 gueftofonogiufto appreflb Dio. adunijue non fj puo fa pere rifpondo che 1’intento di Paolo £u dire,che bcnche per graciadel Signore hauefle miniftrato 1’euangelio in modo tale, che la confcienza non lo riprendena d’haue reerratonel modo, che con bugia gliera imputato da falfi Chriftiani, nientedimcno per quefto non li haueua per giufto; n’era giufto; Sigiudicauagiuftoper Chrifto, & non per hauer predicato PEuangelioirrcprenfibilme- te in cofpetto de gli huorr.ini ,ma non gia in cofpecto di Dio per non lo hauer predicato con fommo impeto di fpiriro,fcde,& amore. tal che iui Paolo danno il giudi- ciodi quelli,i quali credono efler giufti per le loro ope. re,tna non reproba gia il giudicio di quelli, che f) giudi cano giufti, & falui per la bonta di Dio , & per la mortc LE MENTITE lobi J. dell’unigenito fuo figliuolo, imo l’approba. Concorda con Paolo anchora lob (juando diffe, che fe bene fofle ftato giufto non ardiuagiudicarlo luicio e non ardiua tenerli, ne giudicarfi giufto per la giuttitia propria , St dslleopcrefucjmafi beneper lagiuftitiadi Chrifto. gr Atu di Dto,er d« effere de fuoi eletti. Ettrd le aI tre dice quejie pdrole, D ico bene che cidfchedum elettomentrechee neUaprefente uit a effendo perue n uto d gli. dnni detla difcretione,lo puo, er debbd fd pere di Je JlefJb. E t percioche quefti tejli di Sdldmo* ne , di Paolo, crdi lab glipureudno contrAri)AU la. fentenzA fua, egli queUi 4 que1ld ft dffaticd di ac (ommodAre: AUegAndonunqueUo che egli Jinge che bubbiamo uoluto dire. E tper rijpondergli di unoin unoJopraque i tejli} io dico che egli mente che fid chidro che Sdldmone uoleffe dire queUo,che efjo dieti percioche non piu ddUe feguenti,che ddUe precedenti pdrole Ji trdhe Id fentenzd di quel luogo. Che ferit* ^ to c dl nono cdpo deU’EalefuJle. Ci fono giujli, & fduij , er le opere loro in mAn di D io. Et pur non[d 1’huomo fe fid degno di dmore o di odio, md ogni cofd ft riferud incertd nel futuro. percioche tutte le cofe cofi duuengono dl giufto, come aJlimpio. Se adunqut tutte k cofe duuengono cofi dl giufto come dU’impio> er fe ogni cofd ft ferbd nel futuro , come uorremo noigiudiedrefe Jidmogiufti o impij nel cofjetto di I L M V T I O. Bioi O C H I N I A N E. 1 61 T>io f er fe ogni cofa 'c m mano di Dio ; er i giudicij di Dio [ono efaltati fopra i giudicij noftri piu cbei lfa -w- cielidaUa terra, come baueremo not a difccrmre fe farno degni del fuo odio, o del fuo umore i per que= flo luogo adunque falfa e la fentenza dettOchitio: er di queflo luogo falfa fl comprende effer la fua in terpretatione. Ne men falfa e quella delle parole di Paolo i le quali fono quefte. A 1 me e nuUache io * fia giudicato da uoi, o da humano giudicioi anzi nonmi giudicome fleffo; percioche io noti mi fono diniuna coja ccnfapeuole : manon perquefto fono giuftificato : ma cbi mi giudica e il Signore. done 1’Ocbinomente che Paolo dica che ft giudicaua giu= flo per Chrijlo. A nzi dice eglt ; cbi mi giudica e il Signore. E tfe baueffe uoluto dire queao, che fauo= leggia l’Ochino,bauerebbe det to. Cbi migiuflified e tl Signore, er non cbi mi giudica ; Che fe( come tgli dice ) Paolo non fi teneua giuflo per non hauer predicato il uangelo con fmnmo Jpirito ,feae, er d= more, come poteua egli tenerfi giuflo per la fua fe => de, la quale in lui non ueniua ad effer degna di giufti ficatione f l'Ocbino uaneggia,cr dice in un luogo me defimo cofe che fi ccntr adicono. Or che lob con Pao* lo %'accordi, cgli dice il uero i ma s'accorda contrd lui. Scrittoe adunque inlob. Io cbi fonodarijfon- iob.». dere d Dioi er che con lui parli le parole mie i che fe anchora io fofli giuflo non rifl>onderei,maprcghe rci il giudice mio. queflo e il te flo di lob, nel quale done fi dica cbe non fi giudichi giuflo per la giuftitia propria, ma fi per queUa di Cbnfto io mn lo fo ue- X LE HENTITE dere. Ne fo comenltripojfn dire diefjer giufto per leproprie opere, er fenzn chrijlo. Anzieln fen= tenz 4 di quefto luogo, anchorn che io fofii nelh con fcienzn min giufto per fede,cr per opere nel cofpet* Pfol.i4» to di Dio noti nu giudicberei giufto, percioche dinnn zi n luinonfigiujlificn dcun uiuente. EtlOcbino mente che In interpretntion jun d quel teflo fi ccnuen gn: er ncciocbe fi ueggn chinro qunnto In nuttori* tn di lob nlln dottrinn dell’Ochino fin contrnrin, N el medefimo cnpitolo dnU’Ochino nllegnto dice I ob Job* & DiOjfe uerrn n me non lo uedero : fe fi pnrtirn no lo intendero . Etn cbi un D io [enoti n coloro, n cui egli donn Ingrntin funizrdn cbi fi pnrte egli feno dn queUi,n qudi egli In toglie t er pur nondimeno dice lob che non fn ne del fuo uenire,ne del fuo pnrti ve. No« fn ndunque egli fe fin degli eletti,o de’ res prounti, come fognn l’Ochino infieme col fuo mnes ftro Mnrtinoicbedn Mnrtitio hn eglinccnttntnque fin openione . Mn percioche egli trnttn queftn mnte vin no folnmete dn fciocco,mn dn fnrnetico,uoglio io qui recitnr infino n due luoghi fuoi in quefin fentez E t luno e quefio .E tdi piu dico, che tutti quelli, i qunli neUn prefente uitn crednno uiunmente in Chri fto,fe ben foffe per un momento di tempo, fi fnlues rnnno ,fonode gli eletti di Dio, er fuoi figliuoli: et poffono ejjer fecuri, er certi delln loro fnlute. Vnl troei Ojjelli, i qunli di cuore nlmnnco unn uoltn fi fono donnti n D;o,er commefii in tutto d fuo gouer no con pntto che fe ne ferun 4 modo fuo, er con fe 3 de,che per Chrijlo, er per mernfunbontn gli hnb» O C H 1 N I ANE. 1 6 Z lid prefi per fuoi, poffono dnche ejfer cer ti che fi fdl ueranno . I mperocbe non far d matico buono di quel= lo,cbedi lui fi faratino promefsi pero hduendonel pdtto hauuto uiua fcde,che D togli gouernerdcome fuoifigli in modo tale,che gli codurra allafdlute, fe bene efi ( quanto che e dal canto loro ) fojjero fem= pr e pronti d fare ogni male, e neceffario dire, che Dio hduendogli prcft per fuoi (Ji come per Id uiua fede che di cio hanno hduutd ) la tiincerd, er n'kar¬ tira honore, er potra piu la fua bonta, che la loro malitia .fin qud l'ocbino. Et io dicoche non bajta credere per un momento di tempo, ne darft ttna uoU ta d Dio,perefferpoi fempre pronti'd fare ogni mi le . Non niego giacheegli nonfta per bauernehono rebrna l’honore di Dio e cofi in cajligare i rei, come inpremiare i buoni, er cht d D iofa una uoltd di fe ftcrificio, cr.poigh fi ritoglie, quegli come ribeUo e da lui mandate alla eter na dannatione, Che ferit * to e i Non chicommcerd, ma chi perfeuerera infitio dlfinequejh fara faluo. E t Chrifto quando dice, che egli e la uite er noi i traki,nondice eglichechi non Jlara in lui fara mandato fuori,et fi feccbera,cr fara pojlo in fuoco ad drdere t D oue dicendo chi no fara in me, par Id di quelli,chegia fono uniti co lui. E t fe quclli poffono ejfer mandati fuori, non bajta p im poco momento credere , er 'p er und uoltd dargli- f. Nicolao di Antiochid fu da gli Apolioli eletto d tninijlrdrealleuedoue ccme picuo di jfirito fanto, et fe era pieno difpirito fanto douette pur per dicun momento di tempo creder uimnente in Chrifto : er X ii Matt 14. Ioan. Att.6 LE MENTITE *p°e i. d ;' 0 neti'Apocalifii dice bduere in odio i fdtti de'Ni Apoe z co ^ ,f * • f Apocdlifii detto Mohor d dlld chie [d di Epbefo, obe bdfdtto di queUe opere che fenzd fede uiud non ji fdnno : er poi che queUe bd lafciis te: er che fe non fd penitenzd er non torna dUd pri nierd chdritd fi torrd uid il fuo candeliero, N on bi fid adungue efjerfi 'd D io und uoltd rdccomdnddti. Per quejli luoghi tutti mdnifeftdmente fimoftrd Id tndludgitd delVochino, il qudl uorrebbe pur che le perfone fi rdffredddjfero nel bene oper dre. Md fen = »Cor.to tenzd di P doloe, cbequdl fi črede ftdre gudrdiche non cddd .E tdcbi dnddjfe dpprejfo dUdprauitd ochi nidndfi potrebbe dire. Quefle cofe dice cbihdifet Apoc ' J ' te Ifiriti di D io , er fette Jlelle , I o fo le opere tue che bdi nome di uiuere, er fe mor to. Veggbid , & confermd le dltre cofe, che erdno per morire,che io non truouo le opere tue piene nel coffetto di Dio. . M E N T I T A 46, x' O C H I N O NE L LA PRED. L X X X V. Pfal.17. DifleDauid;Mifaluo perchemiamo, perchegfi ^ Re 2- piacguc. I L M V T I O* N O i hdbbidmo di foprd trdttdtd Id mdterid deU Id elettione, delld qv.dle anche in quefto luogo pdrhndo Vochino uuole co quejld duttorita proud » O C H I N I A N E. 16 j re che Dio ci ama fenza hauer rijfietto d meriti, ne ad opere dltrui. Ma egli mente, che da quejle paro = le di D auid fi trdgga quejla fentenza -■ cbe quejle no fono le parole dulle quali fole fihabbiada trame la fentenzd . E t mente che quefle funo le parole di D a uid . Cbe elle [eno cjuefe , Mi ha faluato percioche pfal, - , 7 ' mi ha uoluto : er (fecondo altre traduttioni) per= cioche in mefie compiaciuto. E t perche lo habbid uoluto, o in luif fia compiaciuto fi dichiara per le parole che feguono incontanente. E t il Signore mi retribuira fecondo la giuftitia mia : er mi retribui ra fecondo la purita delle mie mani. Percioche io ho guardate le uie del Signore : ne ho fatto cofa impid uerfo il Dio mio . Percioche tutti i giudicij fuoi nel cojpetto mio t er non ho lontanato da me gli ftatuti fuoi . e t faro immaculato nel cojfetto fuo; er mi guarderoda ogni miainiquita. E t il Signore mi re tribuira fecondo la giuftitia mia, er fecondo la pu= rita delle mie mani nel cojfetto de gli occhi fuoi. Quefto e il teflo di D auid; dal quale fe f compren* da che Dio ci raccolga con hauere rifguardo aUe ope re ncflre, o d cafo non čredo che ad dltrui rimanga da dubitare. Ptfi uede quanto ficuramente il P ro= phetaparlideUa giuftitia fuafdtUa purita delle fue mani; dihauer feruato i giudicij; er gli flatuti di Dio ; er cbe fara immaculato nel coffetto di Dio; et quelio, che e piujtre uolte dice che gli retribuirdinel qual uerboedaintendere, che egli ha merit at o che gli fia del feruir fuo data la mcrcede. E t nel feccn= do de i Re al capitolo x x 11 ,fi leggono 'le inedefi a X lit LE MENTITE me parole che nel Saltero . Ld onde in unct fola aUea gitionc 1'Ocbino doppiamente riman mentito . M E N T I T A. 47. l’ ochino n e le a pred. lxxxix. Sebene efcritto che Diohacuradi tutti,chiama tuB ti, uuole faluar tutti,e morto per tutti • illumina tutti; iTitm i pi° u2 & Cparge le fuegratiefopra tutti & fimiJi fenten- z .Cor.; ze , dico c he (j intende che ha cura di tutti generale, tna Ioan.i. de gli eletti fpetiale: & cofi chiaraa tutti con uocatione Matih, f U nmerfa!e: ma gli eletti con interna, & /ingulare. do ancho Paolo difle, che uuol faluar tutti,intefe cio e di ogni forte di perfone. fu ancho la fua morte fufficie- te a faluar tutti ma non e efficace fenon a gli eletti, & cofi doue e fcritto che illumina,& da la gratiaatuttiin tende de gli eletti, & di cjuelli che fnno illuminati. Pero Mait.ij. difleChriftoa gli Apoftoli, A uoi edatoa conofcere i Eph.i. mifterij delregno de’cieli. Paoloanche fimilmentedif ».Thef.j / e jC p, e j a fedelaijualeedonodi Dio, nonedi tutti. E ben uero che Dioillumina ancho tutti, inijuanto che non e per fona aleuna, la ijual non habbia oualche lume di Dio. I L M V T I O. S E bene e uero che nelia ferittura fono de' luoghi, deue facendofi mentione che D io ha cura di tutti fi puo intendere in un cer to modo uniuerfalejl ctudle e fuori della falute eterna , non e per cio che l'Ochi= no per la auttorita de' medefimi tefii , che cgli dllegd non uenga drtmanermentho, chelauolunta di Dio OCHINI ANE. »iouuoleche tut I - Tim '* ti gli huomini fmofatti falui, er che uengano alta cogniticn delta uerita : che uno e D io, er uno e il me diatore di Di'o , er de gli huomini I efu Chrijlo huo mo,il qualeha datofe medeftmo redentionper tutti . in quejle parole ft dice apertamente che Dio uuole che tutti gli huomini ftano fatti falui ; Di che fe fi par li di quelld cura che colui dice uniuerfale, o detla ft » lute, io fenza dirne altro mi rimetto al giudicio di chi intende. A v Coriiithij egli dice; Chriflo e morto ^ per tutti. E t Dio fenza la morte di Chrillo haueua z ' ° r ' * la uniuerfal cura di tutti, er per tanto il dir che egli i morto per tutti ,fignifica che la morte fua e fiata X i i i i Tit.*. Ioan. i LE MENTITE cjUdnto d uolerdiuino per Id uniuerfdl fdlute .Eti Tito e fcritto E' dppdritd U grdtid di D io fdludtor nojlro d tutti gli huomini i done pdrldndo di grdtid, er di Sdludtore, moftrd cbe 'd tutti gli huomini m Chriflo s'er d moflrdtd Id fdlute. QU,eJle fono pdro= le chidre , o~ non bdimo bifogno di chiofe, ne di inter pretdtioneiche fe Pdoloh.meljeuoluto d ir,cbe Chri Jlo er d mor to per dlcuni pocbi foldmente, non hdue= rebbedetto per tuti,cbeio duuifo cb\'gli bduefje pur tdntogiudicio,cheintendeudmcltd dijferenzd ejfere dattuni dU’dltrd pdrold. E tebe intendejje dnehoret cbe dltro er d dir e fdluar tutti gli huomini, er dltro ■ fdludr di ogni forte di per fone. E t doue Giouanni di ce cbe Cbnjlo tUumind ogni huomo,che uiene in ques ftomondo: mojlrd cbe illumind ogni human d creitu- rd, er cbe in queflo mondo poffono hdutre il lume fuo, dnchorchenell'dltro per colpd loronon lo confe guifedno. E t foprd que)lopujfo feriuendo Chrifojlo mo muoue Id dubitatione, Id qudle coloro,che d quel Id luce chiudono gli occbi piglidno per ragione. Se ddunque(dice egh ) eUd illumind ogni huomo,cbe uie ne in queflo mondo,comecchetdnti fono rimdfi fen Zd lume i er njponde,Chriflo illumind ogni huomo qudnto s'dppdrtiene d lui: md fe dlcuni chiudendo gli occbi deUd mente no bdnno uoluto riceuerc i rdg gl di quefld luce,le tenebre non fono m loro per Id qudlitddetta luce,md per Id loro mulitid,cbe uolun= tdridmente fi priuano del dono delld grdtid,Id qudle uerdmente e Jfdrfd foprd tutti : md quelli,che di que Jlo dono g oder non uogliono, bdnno dd incolpdr fe O C H I N I A N E. I & che quule non lu haueru non fi doueru dolere fenon dellu fuu propriu uoluntu. N on uoglio lufciure di di reche 1 ’Ochino p fermczzu dellu fuu openioneid* O C H I N I A N E. 1 66 duce il teflodi Kdttheodoue Chriflodice AgliApo floti, A 'uoi e ddto A conofcere i mifteri de’ R egni de’ cieli. D one noti ueggo che cofa uoglia concludere . C he io dira A uoi e ddto conofccrgli, percioche ricea uete k grdtid mid , er uolete con queUd fdr delte fdti te opere ; er d gli dltri non e ddto, percioche non uogliono ne udir, ne intendere .E tfed. gli Apoftoli trd concedutd quefld grdtid di conofcere i miflerij, Ancbe Giudd ne doueud hduer queftd cognitione; et pur fu egli de’ reprobdti . Poj non intendo dnehord, checofd egliuoglidproudr per le pdroledi P dolod Theffdlonicenfl, Id fede non e di tutti , che dnehe Id *.Thef.j grdtid non e di tutti,c? il pdrddifo non e di tuttr.et non percio e dd concludere che D io non lo uoglid dd= re. Ne in quel luogo f ono quclle pdrole Id fede e do * no di Dio,come fdlftmente aUegdl’Ochino,md fold= tnente Id fede non e di tutti er g’d di queflo ne bab= lidtno pdrldto nell d metitd fettintd.fl kgge nelldfcrit tur d, che Chrijlo e morto per tutti : er e feritto che il fdngue fuofu Jfidrfo in remiflion di molti, er per cdncelldr ipeccdti di molti ; i qudli luoghi trdttdn do Chrifoftcmo dicet egli uerdmente e morto per tut ti qudnlo e in ha; che Id mortefua er d fofflciente d, mediedre Id perditione di tutti i mcrtdli: md egli no hd tolto uid i pcccdti di tutti , percioche nen hdnno tioluto. Et per concluder ouejld materid,dico,Pdro Id di Chriflo eflfete fiatu, che per Id pafione fud il P rencipe di auefio mondo farebbe cacciato fuori■ E t r ‘ , r ioan.12. je quel P rencipe era tl diauclo,n qualc hdueud jigno ria foprd di noi per lo peccuto dd primo parente, co Tu E MENTITE me doueuu egli ejjer acciito del mondo,fe in fui hi lii en lufciitd U maggior par te di queUo in modo tile,che ellu non fi potejje filuire. M a egli ne fu ac ciito in c/uanto d io iUmimndo il mondo diede po* dere 'i tutti di diuenirfigliuoli di D io. E t fe ikri i* imndo piu le tenebre che li luce ( fi come fi l’Ocbi* no,crgli dltri fuoi piri )fottoli tinnniidiluiuo luntiriimente firimngono , quejlo e per colpilo* ro, er non che D io non uoglia che tutti gli huomini con ligntii fui fi pofjuno filuire . M E N T I T A 4 8. i’ochiko Nella PRED. CX* Non e in liberta delMiuomo carnale il fare opere fpiritualj; li bifogna la gratia di Dio, la fede, & il lu¬ nic ibpranaturale : Ne einpoter fuo 1 ’aojuiftare nein turto, ne in parte alcun dono di Dio,gratia, o uirtu fpirituale; mioinnanti che per Chriftofia regenerato non puo ne con penfare,ne condiliderare,ne con opera- re,nein alcunoalrroniodo difporh,neprepararli,ne in tutto,ne in parte a una minima gratia di Dio tal che 5» cjuelli fuoi penlieri,difiderij , opere, ha degno,ohab- bia in tutto,o in parte meritato cjuella gratia. Et di piu dico che fi come innanti alfa fua regeneratione lui e un pio, coli fono peccati tutti i fuoi peniieri,delirij, &ope- Rom,8. rc •' Sc ijuefto perche mentre che e carnale eflendoferuo Rom,«, del peccato,il(jualeregnain Jui,&dellefueconcupifcen Rom, 7. zejInortoa Dio,& uiuoa fcnonopera ,nepuooperare a gloria di Dio, h come e obligato, per non hauer uiuo lume di lui. Imoeflendo come e carnale,& in amor pro prio,emolToaoperarfoianienteperinteresfj fuoi. P« c O C H I N I A N E. 167 ca adunjuc non in fare elemofme, & fimili opere,ma in non far Je d gloria di Dio. I L M V T I O. L 'Ocbino mette infieme detle cidncie dffui, er poi notd in mdr zine l uo ghi de tlu feritt ur d i gudli no fdmiodi prop ofito di guetto che eg/i trdttd . er moU te uolte fono in contrdrio,et mole d gueflo modo hd uer pr ouutu h fud intentione,quufi come lo fplendor deUd fud eccellente dottrind bdbbid fi fdttdmente dd dbbdglidr leperfone,cheetlenonhdbbidnodd difcer ' nere il uero dul fdlfo. MU non fur eno mdi feritture piu confufe detle fue . E gli qui fi fdtied di moftrdre, che dudnti che fiumo regenerdti in Chriflo, le opere noftre non fono di dlcun merito donde fi uiene 'd trdr ve,che regenerdti pofiidmo merit dr e. Et poi doue ji pdrld de’ meriti,non uuole che chriftium poffdno bduer merito dlcuno. Anzi dice neUd predicd c v.che i funti che fono in cielo,non meritdrono mdi dppref* fo a Dio unu minimdgrdtid. Se ddunque ne noi chri fiidni,che fiumo rendtiper Chriflo,ne qudli, che dd Chriflo fono fluti rdccolti in glorid non pofiidmo me riture, ne hduer meritdto, perche diflutdre fe i non regenerdti poffono efii meriture f M d tule e Id dot= trinu de gli heretici,che trdtto trutto d fe fteffit fi co trddice. Ne queflu cofu e mid principdle intentione di notdr qui,mu queUo,che egh dice che tutte le ope¬ re,difiderij , er penfieri de' non regenerdti fono pec cdti,uolendofur credere dltrui,che queflu fidfenten Zd fondutd fepru Id uuttaritu di Pdolo i M d egli me J LE MENTITE te che di Paolo fi tragga una tal fentenza . Scriut Paolo che auanti la legge il peccato non fi conofceua, er che la legge lo ci fece conofcere,ma non percio ci daua uirtu da guardarci da quello; anzi che mi, co me queUi,che piu fiamo uaghi delle cofe, quanto pitt ci fono uietate,dopo la legge piu firaboccheuolmem te cadeuano ne' peccati. Ma non dice,che tutte le ope re,gr tutti ipenfieri de’non regenerati funo pecci Rom.i. ti. Anziileontrariofileggein Paolo. Quandole genti,che non hanno legge naturalmente fanno le co Je che fono deUa legge, efii fono dfe ftefi legge , che moftrano l’oper a della legge feritta ne loro cuori,re dendo ad efii tefiimomanza la confcienza loro,cr de’ loro penfieri,che gliaccuferanno,o difenderanno nel giorno quando Dio giudichera i feereti degli huo* mini. P er quejle parole fi mojlra che anche i non re- nati operano fenza peccare; che facendo delle opere della legge, er effendo d fe Jiefi legge, er moftran * do la opera deUa legge feritta ne loro cuori, er do- uendo hauer de’penfteri che glt difenderanno con Id teJlimotuanza deUa loro confcienza nel confpetto di Dio, e da concludere che non fiano opere di pec¬ cati. Ne qui e da dire chefe ben Paolo dice,quando fanno,non percio fanno, che quejla farebbe fiata uni uanita troppo e/freffa uoler riprendere i giudei con l’efempic,che nonfoffe,zr con la menzogna : er q tie fiafarebbe dottrina non paulina,ma ochiniana . Ef acciochepiumanifefiafi moftrilafalfita dell’Ochi* no, e' Jer it to ne gli at ti degli A pojloli, chc inCefa ak.io, reaeraunhuomocbiamato CornelioCapitano delit O C H I N I A N E. 1 68 copdgnid chidmdtd ltdlidnd,religiofo,o- che temeui Dio con tuttd hfud famiglid, er dduu molte limoa fine dttd plcbe pregdndo [empre Dio. C ojlui uide in uifme mdnifcjlammte intorno dUd nond hord del giorno Vdngiolo di Dio entrdre d lui, er dirglitCor ' nelio . E t egli gudrddndolo, N el uero io truouo * che Dio non bd nfjetto d perfone, md in qudlunque gente chi lo teme er oper d Id giujlitid quegli d lut e cdro. Do«e pdrldndo de non regenerdti in Chrijlo, mojlrd che dnche efii pojjono [dre opere, che funo gr ate d Dio. E t [e oltrd quejlo e[empio, er quejle duttoritd io hduefii da dire Id mid openionejo direi, che piu debbono meritdr Id grdtid di Dio le opere di chi dnchord non e regenerdto, che quelle di colo= ro,che dopo U regenerdtioned chrijlo fi [o no ribelldti,fi come hd fdtto 1’Ochino, Heb.io. dl qitdle non rimdne [dcrificio pzr li [uoi peccdti. LE MENTITE MENTITA 4 9. l’0CHIN0 NEUA PREDICA. C X. Dirai le promefle di Dio fono fatte con quefta con- ditione, fe noi dal canto noftro faremo quello che ci fi conuiene; pero non posftamo aflolutamentecou lafe- defondarciinefle-imoperche habbiamo da temere, che mancheremo dal canto noftro, pero habBiamo da dubitarediotcener legratie. Rifpondo che Jeeuangeli- che promeflefono aflolute, & coli ll nuouopafto della Eph.i pace, Tal che li come Dio abeternoci ha eletti a efler falui per mera gratia,& fenza aleune opere noftre, coli ancho ci ha promefto il paradifo aflblutamete fenza me ritinoftri,imo contra tutfi inoftn peccati : & di piuci Hier ;i. h ;1 promefto di farci Idonei,di darci un cuor nuouo, di Ezec.js farcicaminare per ifuoi precetti,&di darci tutto quel- lo,che ci e neceflario per andare a Dio. Iui folo s’e obli gato nel patto, & Iui Colo e reltato fotto la legge,& noi in tutto fottolagratia. lafalutenoftra pande in tutto ^ da Iui, & in Iui folo ft ha a fondar la noftra fede,pero 0 ' ha da efler certa fj come fono ferme le fue promefle > & ftabiii i fuoi propoftti. I L M V T I O. S E io in cjueflo luogo dltro nondicefli fenonl’0* chino mente,che k promefle eudngeliche fldnodf folute,cr non conditionaliflo čredo che cjucftd mentt tdfenza ultra eeftimonmzafdrebbe approudtd pet legittimd dd chiuncjue hd dlcund uoltd letto dlcund parte dclld feritturd : m.t fodisfar uolendo dd ogni condition di perfone non mdnehero di adducere in mtzo de’ tefli euangdia,per uigor de' quali per frl fd nične O C H I N I A N E. 1 69 fi uiene ributtata k [ua fentenzA. Chrijlo primie= ramente infegnandoci f,'tre orAtione uuole, che pre= ghiamo D io fot to conditione,checi perdoni fe noiper dodamo, E t apprejfo ci ammonifce, chefeperdonere Matt - 6 mo il pAdre celejle ci perdonerA ;er fe non perdone= rento non ci perdonerA, E t certA cofi e che fenzA per donArci i peccAti noncifiluA ,ft che fot to conditio= ned c promeffAUfilute. E t dice Chrijlo d fuoii fe Matt UgiuflitiA uojlra (cio e le uoflre buone opere fecodo che interpret Ano i dottorfnon AbonderA piu di quel U de gli fcribi,et de ’ pharifei no entrerete nel regtto del cielo.Et fe jenzA buone opere no fi puoandare in cielo,l’Ochinomentecheil p Ar Adifo affolutamente ci fu promeffo. Et diceAnchorA Chrijlo. Amate i uo =■ ftri mmici, er fdte bene d coloro , che ui hanno in cdio,cr pregAte per coloro,che ui perfeguitdno, er che ui bidfm mo,accioche fidte fghuoli del padre uo ftro, il qttale e in delo. Scpru le quali pdrole dice Agojlino. E' da intender queUo che qui aicn detto, percioche Anche GiouAnni dice. D iede loro podejla difurfi jigliuoli di D io. che uno c ilfigliuolo per n a tur a ; noi uerAmenteper k podejla,che habbiamo h A uutA farno fattijigliuoli in qudnto Adempkmo queU lecofe 3 cheda luicifonoccnundAte. Hal qual tejlo , er dalla quAle interpretAticne fi uede che non affo= lutdmente,niA conditionalnunte fiAmofAtti jigliuoli diOio : Pot dicendo Chrijlo; Se uuoi entrAre alk Lu c. uit a feruA i comandamenti, non fi intende che chi mm gli feruA non entrA alk uit A f Scritto e anchora Non ognimo che mi dice Signor,Signore entrera nel rc= Y LE MENTITE i^an h jj & no ae ^°» m<< /* ^ uoluntd del pddre mio. losu f ir. Efyč ftpete quefe cofefete bedtife lefdrete.Et Voi fete miei dmici fe [drete quelle cofe che io ui comdndo. E t tdnti dltri luogh ci fono nelld fcritturd delld boe cd proprid di cbrijlo, er che Id chieft canta ogni giorno,che e mdrduiglid che 1’Ochino hdbbid le oreca cine delld mente cof forde,che dlcutid uoltd no le hdb Ud udite,o" intefe : o che egli hdbbid cof pocd metno rid che ddpoi che egli delld chieft ufcito piu no le ode, a«! » 4 ! k hdbbid cof del tutto domentiedte . Met egli e mo di quelli, che hdnno chiuf gli occhi per non uedere, er rit ur ate le orecchieper non udire per non f cona uertire non uoledo che Dio lo ftni. Q yefti pochi luo ghi del udngelo ho io uoluto ddductre contrald men zognd dell’Ochino,dllegdndo egli che le promeffe euo geli che fono df]olute,zT non conditiondlii er rifrott dendo d que1lo che egli dice del pdtto delld pdce, dna chor che di quefto pdtto ne hdbbidmo gid pdrldto nel Id mentitd. mv, pur torndndo effopiu uoltei pdrldrne,zr io per und uoltdtornero d riffondere. che Id pdce nofrd e fdttd con Dio con conditione che hdbbidmo dd combdtter contrdil fuo,zr noftrodd * Hier.ji. uerftrio, E t H ieremid qudndo egli formd il pdtto dice; In que'giorni non dirdnno piu, I pddri hdnno mlgidtd Vuuddcerbd, er identi de' fgliuoli fi fino dllegdti, mdcidfcuno morrd nelld fudiniquitd. Eč ogniuno,chehduerd mdngidtd l'uud dcerbd i denti gh f dUegherdnno. E cco uerrdnnoi di dice il Signore fdro un nuouo pdtto con Id cdfd di Ifr del, er con Id cdfd di Giudd . E t dppreffo dichidrcL qudle e il pdtt° O C H I N I A N E, 170 33 aro una legge nuoua nelle uifcere loro: er la fcri ttero «e’ loro ctiori : er furo il loro D«,er efiifarZ no il mio popolo : er buomo non infegnera piu al profiimo fuo, ne huomod fiatel fuo dicendo conofce teilSignorecpercioche faro benigno aUaloro ini= quiu, er appreffo a queUomoltealtrefcritture,cheaquello rendono te= ftimonianza. E tč auucnuto anchora che fopra quel , la ci e fiata mojfa lite da per fone, che tal pcjfeficne I fi uoleuano ufurpare; er ne [ono nate piu fentenz e in nofiro fauore. Le anali tutte fono appreffo dt me> O rio riprendouno de’ lauoratori di quella miapof fefiionedellcm.de opcre fue : er uno altro nechiamo d douer mi render ragicnc dellafua amminifiratione: er colorofe ne fuggono, er uanno datorno dicendo che quella pofjcfiione non c mia, er che la donatione (e fintaje tcfunordanzefono uanc,cr le fntcnze fd O C H I N I A N E. t 7 z fe,cr lutenutu enullu, In tulcufo uorrei io fupere fe queUu pojfefiione uiene percio ud effer meno miu > o fe pur coloroper fuggitiui,zr per ludri merituno di effer condunnuti. ll Signor di queftu poffcfione e quel fommo fucer dotejl quule fiede P rencipeneUd Romunu chiefu.Et nehueglihuuutu lu inueftitura dul Signore de' Si= gnori,zrduUo imperudore degli Imperudori.Et di quejlu ne uppurifce il priuilegio nel funtouungelo; et u. queftu confomundofi unchor lufcritturu fu fede che egli incontunente ne hebbe lu tenutu . E t a quejlu fuu uuttoritu ne rendono teflimoniunzu i fucri dotto ri : er i funti concilij nehunno duto fentenze in fuo fuuore. EtperpiudimiUeet cinquecento umi difuc cefione in fuccefione cotule poffcfione e Jlutu neUe fue munifn modo che ultri hu potuto unzi mouergli lite,che rimouerlo di quellu. Et contru un tul priui= legio : contrufi futte fcritture : contruft gruui tefti moniunze: contru fi uutentiche fentenze : er contru lu prefcrittione di tunti fecoli 1’upofiutu Murtino,et lo sfrututo Bernurdinofuggitiui,heretici,zr ifccmu nicuti urdifcono digrucchiure. Che dunque uorrem noi dir e* che per le coloro beftemmie fiu diminuitu h uuttoritu pontificule ? o pur che per ribeUi di lefu Chrifio efi meritino di effere ulfuoco condunnuti ? Et per che fiueggu che io nonpurlo ullu cchiniu= n* per uffettioneneper interejje purticolure, muco ueri fondumenti di rugione,dopo molti huomini eccel lenti,i quuli hunno lutinumente,zr pienumente trut= tutu quefiu muteriufo co quellu muggior breuitu che Y iiii LE MEN TITE d me fara pofiibde di ufare al popolo italiano faro loan i. manifejla quejla uerita . D ico adunque cbe bauen= do Atidrea menato Simonefuo fratello d I efu CbrU fio(Secodo eh'eferittoin Giouanifjl Signore hauen* dologuatato glidiffe. Tu fe Simonefighuolo di Jo= na,Tufarai cbiamato Pietro. Quefla mutationeii nome uogliamo noi dire cbe ettafojfe promeffa dj Pie tro fenza grandifimo mijlero i noti fermarnente, che-Cknfto non parlad cafo. mala dignita del mi- i.cor. i jlero fi comprende nella parola , cbe dicendo Paolo cbe C brijh era pietra, dando il Saluatore d Simon nome di pietra uenne d notificar cbe egli hauerebbe tenuto il luogo fuo.Or fi come in Giouanni d Simone fu promeffo quejlo nome,-cofi fecondo Mano gli ft* impofto quando egli con gli altri apoftolifu manda to d predicare. E t appreffo fi legge in Mattheo cbe 5 C hrtfto gli difje lo ti dico cbe tu fe Pietro ,er fopra Mate i g. quejla Pietra edifichero la chiefa mia: er le porte deUo inferno non baueranno forza contra queUa, et d te dar o le cbiaui del regno de’ cieli.Pt tutto queUo cbe hauerai legato fopra la terra fara -legato anebe ne’ cieli, er quetto cbe hauerai faolto fopra la terra fara fciolto ne’ cieli. Sopra la pietra• promette Cbri Lue. 6, ft° di douere edificar la chiefa fua. e t perciocbe a fare un buono edijicio btfogna porre il fondamento fopra pietra ; la pietra fopra la quale e poflo il fon* damento e Cbnjlo I efu : er la prima pietra del fon damento fopra la quale e fondata la chiefa e Simon Pietro. Et cbe la pietra fopra la quale e fondata la chiefa fia Pietro,oltra la mterpretatme de’ Dotto- O C H I N I A N E. 17* ri fi pruoua dncbe per euidentifiima rdgione . Che 4 che fine por Chrifto nome di Pietrd d Simone fenon per q"cjlo edificio f er je per quefio edijicio di chie= fx w j li fu pofio,mofinno gli heretici per quale d trn edgione Ckrijlo gli mutaffe il nome. Met che fo- pr d p ietro fu fonddtd lu chiefd fi moftrd anchor per le pdrole che feguitano, nelle qudli fi continud pure il pdrldre 4 P ietro ; er 4 te duro le cbidtn del Re= gnodel cielo : 4 te foprd il qudle hodetto che edifi* c bero Id mid chiefd. Ef che uuol dire ti daro le chid ui del regno de'cieli i fenon ti ddroilgouerno deUd mu chiefd f che noi ftppumo pure che Chrifto fotto nome del regno de' cieli ci fi figntficd Id chiefd. Et Id 31 auttoritdehe Chrijlomortdle effendopromife didd= re 4 P ietro nelldfud chiefd gliele diede dopo lu fud x 0 5. u ie. refurrettione quando in prefenzd de gli dltri dpofto li due uolte gli dilje che pdfcefje i fuoi dgnelli, er U terzd che pdfcejfe le fue pecore. E gli gid di fe pdr= landohaued det to che er d buonpdfiore: er d r 4 cco mdnddre le fue pecore 4 P ietro non fdprei io inten= der che foffe dltro che fuftituirlo in tuogo fuo. Et noi r&i. 9* fumo il popolo fuo, er le pecore delld fud pdflurd. Quejld e ddunque h inuefbtura fdttd 4 P ietro del Vicdridto di chrifto. Ne Ud qunle non e dd dire che gli dltri Apofioli 4 luifuno fldti pari. Che Je ben fu Mwti ,» detto 4 tutti gli Apofioli, tutte le cofe, che hduerete legdte foprd Id terrd faranno legdte in cielo: et quel le che hduerete fcioltc foprd Id terrd ftrdnno fiiolte in cielo, quefto non pregmdicd dih mdggiordnzd di P utro : che 4 P ietro ,er 4 gli dltri apofioli infieme L E MENTITE fu promejjk quefta auttorita er fuelld ddtd loto quando dopo la refurrettione Chrifto dando lorolo Jfirito fanto dijje; Dicui rimetteretei peccati fono loro nmefii; D i cuigli riterrete fono ntenuti.Etp ''quefte parole fi mojlra Vietro bauer ta auttorita che hanno gli altri apoftoli, ma non gia che gli altri dpoftolihabbiano quelld,laqualeha Vietro.che oltrd quello che d Vietro fu detto } che nčaeli farantto legi te, er ifciolte le cofe da lui legate, er ifciolte, er d tutti infieme fu detto in delo: er dal dir in cielo,et ne' cieli non dee effere pocd differenza . a' loro non fu detto che fopraefi fonderebbe la chiefa: nonfti detto di dar loro le chiaui del regno de’ cieli ; non che pafcrffera le pecore,negli agnetli; P er le quali cofe tutte detted Vietro fi dimoftra una eccellete pre - rogatiua di lui fopragli altri apoftoli} ll che ancho= ra fi conferma per queUo altro luogo del uangelo} laie.u. doueChriAotra gli Apoftoli ejfendo diffe, Simone E cco il diauolo ui ha tentati per uagliarui come grd no: ma io ho pregato per te accioche non manchi Id fedetua. E t tu alcunauolta conuertito conferma i tuoi fratelli. per le quali parole ci infegna Vietro ef fer maggior de gli altri, dapoi che per lui ha pregd to Chrijlo,non per gli altri: er che d lui gli al¬ tri fonoraccomandatt. E t dice Theophilatto quejio luogo interpretando,cheinelJo fiintende chrijtohd tier deputato Vietro P rencipe de gli Apojioli.Et pie tra, er fondamento detla chiefa. M a del principa = to di Vietro in diuerfi luoghi ne fafede la fcrit.urd, watt.17 Nelpagameto deltributochefifaceuada’ capi del- O C H I N I A N E. 174 le famiglie, C hrifto come capo di fdmiglid uolendo. pdgdre, uolle che pietro pdgafte unche egli come c^= poji che di dtcuno altro de gli dpcftoli non duu enne. Et cofi hduendo pdgdto Pietro per Cbrijlo , crper . fe per ordine di C hrifto ; c t efjendo infteme ftdto fdt toilpdgdmenio per Uu, er per Chrifto , fi pruoud che egli e cdpo di fdmiglid, er di qutUd fdmiglid , delk qudle e principdl cdpo Chrifto. E tfe Pietro no \ e cdpo detid fdmiglid di chrifto , moftrino gli hc~ retici per qudl cagione chrifto uolle che Pietro pd* gdffe il tributo, er nongli dltri dpoftoli. Poi dopo I Id refurrettione di Chrifto 1’dngiolo difje dUedcnne Mar '“ , che douejfero portdrne Id tiouclld d difcepoli,et d Pie tro. Etne gli atti de gli A pcftoh in piu luogbi fi fd. mentione, che Pietro, er gli Apoftoli pdAduano: et Att . x che d. Pietro, er d gli Apoftoh fi pdrldua. Done che A «s. accddeud nominar fpcdalmente Pietro fdcendofi in generale mention di tutti, fe Pietro non huueud di= gnitd mdggior de gli dltri f E t Paolo aice che Chri- ; ^ fto rifufcitdto fu uifto da pietro, er j boi da tutti gli Apoftcli infteme. Etpenhe dpparir primat Vic= trofe egli non er d principdle t Ne fu egli principa le per effere ftdto chidmdtoprimo, md per dignitd, che Andrea fu primo 'd. feguitdr Chrifto ; er ncndi ioan.i, meno d Pietro c fempre dato il primo luogo. Vice an chord P delo in uno dltro luogo. N on hdbbidmo not , r or . } - podeftd di raenure dttorno domid foreUd come gli dl- ti 1 Apoftoli,cr ifratclli del Signore,o“ Pietroi er ]ui e da not dr e, che hduendo nomuidtigli dpoftoli, bdueudcomprefoifi-dteUidel Signcre,et Pietro an* Gal. i Art.r. Atvi* Ate 3 . Att. io Att. ir LE M. E N T I T E chord; ma per ejprnnere und cofa mdggtore,dggiun fe i frutelli del Signore; come quelli, cbe fr d gli dltri dpoftoli foffero piu eccellenti. Et poi ui aggmfe P tetro come mdggiore de gli dltri Apofloli, er de' fr otelit del Signore dnebord i cbe fe egli non hotteffe houuto Pietroper principdle,udndcofd farebbe ftd= td d nomindrlo. Oltre cbe dicendo egli dnebord cbe ando in Hierufdlem d ueder- Pietro 3 mcftrd,che grdn de era.ldfud digmtoflo cbe egli quiui indo per ue= dere non dltroche lui. Appreffb ne gli dttt de gli Apofloli P ietro propcneldclettionedel duodecimo. Egli pdrld d popoli prefenti, er tdccntigli undici. Egli riftna il zoppo dlld portd Jpeciofo dnchorche Gioudtini uifid prefente. Egli prefenti gli dltri mo= Iddiffe Anunid, er Sdpbird. a' lui fonoddl popolo dpprefentdtigli infermi. A' lui uien mdiiddtd Id ut= ■ fione del knzuolo pieno dt tutte le mdntere di atiimd li,in flgnificdtione cbe di ogni g ente egli douefje rdc= cogliere gli buomini dlld chriftiond fede. E t nel con ‘ cilio delh circoncifione cjjo determind Id c/uiftione, er efjendo floto fdttoil Concilio in Hierufdlem Id do uetdcopoerd uefcouoegti non hduerebbe pdrldto priim dilucopo,fe nonfofle fldto maggior di lui on cbenelld lud diocefl. Anzidice Chrifoflomo cbe egli tienecbe ideopo fofje cojhtivto ucfcouo dt Hierufdle dx Pietro nueftro di tuttoil mondo. Si cbe per tutti (]uejh lunghi, er per dltri, cherecttdre hord non e mid intenttone fi moflrd ■churdinente Pietro efere fhtodd Cbrifloper vicuriofioiflituito, er per td k trd gli Apofloli efflre Ihto riconofuuto. O C H I N I A N E. t7 S Hdbbidmo uifto per Id fcritturd come V tetro fu dd Cbriflo iftituito cdpo delld cbiefd,zr come egli di m tdtito officio ne bebbe Id tenutd. le teftimonianze ueramente, lequdli confermuno lecofegia ditte dd noi,fono le feguenti. D ice Origeneihe Pietro e grdn fonddtmnto del= Id chiefd, fdldifimd pietrdjoprd U qudle Chri= fto U bdfonddtd. Et Cipridno ■ cbe Cbrifto foprd V tetro bdfonddtd U fud chiefd t er cbe U umon di quellddtpende ddl uefcoudto di P tetro. Drf Eufebio uiene chumdto Ptetro prencipe de gli Apojlolt: er dd Htldrto fondctmento delld chiefd,cr pietrd degnd di tdle edifcdticne : er bedto portindio del ctelo. E t Bdfilio tejlificd cbe P ietro hd in fe riceuutd U edtfi= cdtione delld chtefd. Et Ambrofio ; cbe P tetro e det to pietrd dellecbiefe: er cbe egli erdtrdgli Apofto h primo, er quello,d cut il faludtore bdued delegd* td Id curd delle chtefe. Et dd Hieronima uien det to P ietro prencipe de g h Apojloli: er cbe egli fu cc- fhtuito cdpo per leudr Id occdftone deUe diuijicni. Et A gojimo lo chidmd cdpo delld chtefd,& tmmobil fotiddmento delld fede. Chrifojlomofcriueche Ptc= tro e pdjlore er capo delld chiefd , er cbe foprd lui Chrijio U ha edificdtd. D d Cirillo e dppelluto preti cipe,z? cdpo delld cbtefnet dd Leone uien dctto,che di tutto il mendoun Vietro e elctto,il qudle e prepj Jlo dUd uccdticnc di tutte legentifd tutti gli Apofo li, cr d tutti i pddrt della chiefd.Et conchludero to cjueftd prottd di teflimon' conund notabile fentcnzA dl Gregor to ji qudle dicc, cbe d tutti colcro cbe Jan- LE MENTITE no il udngclo e cofa chidrd che per Iduoce del Signo red, Vietro fdnto,z?dpcjloloprencipedi tuttiglii- poftoli Id curd di tuttd Id chiefd e Jldtd ccmmeffd, Ef fe d colcro cine farno il irngelo quejld cofu e chidrii chidrd cofu e dnchord checoloro , i qudli purlunoin contrurio,non farno il udngelo. Or fi come d P ietro fu ccmmeffd quefld curd,cofi e dnchor conjeguente che eUd ftd commeffd d'fuci fuc ceffori; che dltrumente fecondo le gid aUegdte uutto- ritd Id chiefd fdrebbe fenzd cdpo,fenzd pdflore, C? fenzd unione, er ci rimdrrebbono mitte occdfmi di diuifione, md hd il Komuno pontefice Id duttoritd me defmdche hebbe Vietro ; dicendo Athdndfio, che d ,P dpi du I efu Chriflo e ftutd commelfd Id uniuerfule chiefd i etfcriuendoHieronimo d Ddmdfo P updche egli tiene Id fedtd di P ietro foprd Id quul pietrd c cdificutd Id chiefd, P oi dice Agcjlino che neUd Ro- mand chiefd fcmpre e uiuuto il principdto deUd upo * flolicd fediu, er che quule cercd di perturbdrld dut tor itd de’ fuccejforidi Pietro cercd difure undfedU dipeflilenzd ; er Cipriuno che tutte le herefte ni* fconoddlncnuoleredlcuni effer foggetti dl fcmmo ponteficdto, er dl uicdridto di Chriflo , er du Ant- brofio fi confeffd che egli in tutte le cofe hd per mue- flrd Id Rcmdtid chiefd. Ne bifogndcheglihcretici troppo drgutdmente d motteggino che noi uogliumo fare un mojlro, che elftidoChriJlocupodeUd chiefd,noi ucglidino dncho rd dggiungergliene uno dltro de capi. Chc d quejl° ri/pondo io,chefe tlmperddore effendo in Kiffdgnd, O C H I N I A N B, 176 o in Alamagna manda m fuo luogotenente in italia , con tutto che cojhti dfiea con auttorita Imperiale , nonpercio fi dira che 1’imperio habbia piu di m ca po, percioche quefio da quello dipende, er da lui ha la fua auttorita, zrnondafeicr cofi la ha il Papa da Chrifio,di cui egli e luogotenente in tena . M a quefie a me paiono fciocche oppofitioni , er da huo= mini di poco ingegno, A' quali fi puo anche dire che anziefii uoghono fare un moftro, da che cfien= do la chiefa jfofa di Chrifio uogliono che eUa fia fen zacapo. Dice Paolo che il capo detla donna e l’huos mo ,gt che il capo detthuomo e Chrifio, er che il ca• podi Chrifio e D to . E t pur la doma hauno altro capo che 1’huomo,& 1’huomo uno altro che Chrifio , er cofi chrifio, uno altro che D io. Di che per la re gola chegli heretici Paolo uiene d far tre moflri, Ma come egli nonffmofiro alcuno, non lofacciamo j Cof ^ ne anche noi: che propriamente in quella guifa che Vbuomo e il capo detla donna, la quale ha un altro fuo capo; cofi e Chrifio capo detla chiefa, la quale ha il fuo capo; er come uera jfofa di lui lo riconofce p fuo capocome la donna 1’huomo. Habbiamo adduttele fcrittureteftimoniali infa nore del prencipe delpopolo di Chrifio: er le hab= biamonoi adduttedi perfone di fantita, di Jfiritual dottrina,Gr di dignita riuerende : aUe quali fe fi deb liano anteporre 'le befiemmie di huomini feditiofi , fcifmatici,heretici,apoftati, incefti, o~ che non farno fenon quanto ditta loro la čarne, er il diauolo, d me fembra che fiaageuole dagiudicare. Ma pafiiamo aUe fentenze . Ne/ condlio di Coftanzu fu danndti per heretica la openione di Giouatmi Viclefo, er di Giouanni buft.neUa cjuale fi teneua, cbe Id Komand chiefa fojfe Sinagoga di Sathana,z'7 il Papa non fdf* fe capo detla chiefa, er Vicariodilefu Cbrtflo. E t nd concilio Eiorentino celebrato datla chiefa latini Cr greca,cr confermato datla Ar mena fu determi- nato la fanta fedia apoftolica , er il fanto Romano Ponteficeejfer fuccefforedel beato P ietro prencipe degii Apo]loli,cr uero Vicariodi Cbrifto, er ca* po di tutta la chiefa, er padre, er dottor di cjuelta: er d, lui nel beato Pietro ejfere /lata data dal S.no* /Iro lefu Cbrifto piena podefta di pafcere, di regge* re, er digouernare la chiefa uniuerfde,fi comean ebora nelle cofe trattate ne' concilij generali, er ne' faeri canoni fi contiene. Etmolto auanti qucfte deri* fionigianel Concilio N icenoera ftatoordinato,cbe non fi debbia celebrar concilio fenza papale auttori ta. Etritrouandofi giain Conftantinopoli aleuni uefcoui ragunati per difiderio di far concilio, Ste* phano dottor greco acerbamente gli riprefe dicendo cbe cio non era loro lecito di fare fenza il comanda* mento del papa,er fenza il fuo Vicario . N el conci* lio aiceno anebora e ftatuito,che in cafo detla depo = fitione di aleun uefcouo di tutto il mondo appetlar fi pote/feal uefcouo di Koma. Et fe di tutto il mondole appethtioni banno da andare d lui confcguememen* te per tutto il mondo fi ftende la fua giunditione. Et pur fu qucl concilio celebrato non m Rema, non in'\talia,mainfinoin Afia. Eti concilij fatti in fi.fi O C H I N l A N E. 176 c mtu lu upprobutione deUufuntu fediu apojlolicu di Romu. E t fe i concilij upreffo i quuli e fermumente lu uuttoritu del fupremo giudicio, quundo fono les gittimamente congreguti, cotifermuno ludignitu pa pule nem debbiamo noi dire che tutte quelle dichiura, tioni fiuno diffinitiue fentenze per le quuli uiene dh chiuruto il P upu efjere uero Vicurio di lefu Chriftoš Orinefecutione dicofi gloriofu inuejlituru, di tafgruui tejlimomunze,er di cofi uutentiche fente* ze i fucceffori di P ietro infino u. noftri giorni fono fluti, er fono neUu pojfefiione deUu loro herediturid dignitu. E t dice AgoftinOjche neUu fediu dl Pietro , rt e ui il Signoredopo lurefurrettione fuu ruccomu* dole pteorefueinfino ul tempo fuone eru ftutu lu Z LE MENTITE tontinud fuccefiione de facerdoti . E t che eglifi cm de,che quefia fid quelld gmeratione della quale diffe WaK - 14 C hrijlo nel uangelo , fermdmente ui dico che non ^ pafjerd tjueftu generatione tnfin che tutte le cofe non fiano fdtte.Et in confermation della openione d’Ago is*, u. ftino ueggtmo noi tal fuccefiione con contimo ordi ne ejfere anchora pdffdtd 'i noi, er ejjere in ijhtto: Heedd dubitdre che eUd non fid per conferudrfi in* fino dUd confumdtione del fecolo. lluefcouo di Ro« md dd Pietro in qud e fempre fldto riuerito per V« tdrio di Chrifio. Ne memorid dlcund fe ne hd in con* trdrio. E t fe quefld non e uerd iflitutione mofirino gli heretici qudndo egli comincidffe dd ufurparfi que fid dignitd i er conqual potenzd,cr con qudli drmt Id Komand chiefa efjendo dnehor pouerd Ji dcquifidf fe una tdle obedienzd,zr und tdle duttoritd. Md que fionon s ilmdle. Idfuperbd Aldmagnd che ft uede bduere ufurpdtd L corond detto imperio uorrebbt dnehe ufurpdrfi ilpdpdto. E t qudndo queftopotef fe uenir loro fdtto,noi uederemo che efii uorrebbono che il loro pdpdfojfe non che viedrio md egudle 4 Chriflo. E t molti de’ nojlri fciocchi i qudli non in* tendono d che fine udddno quefli trdttdti contrd ft ftefit,er contrd le loro dnime ingeniofi come dmdtori di cofe nuoue fauorifcono quefld ribeUione. Md fe te* defehi hdnno Id duttoritdponteficdle per ntiUd rem» tiino Id dignitd deUo Imperio : che fe il uefcouo di Konta e femplice facerdote,o non e piufdcerdote che fi fid ciafčheduno del popolo, non hd potuto in loro trasferire unacotale duttoritd , O C H I N I A N E. »77 Scritto e mtld legge,fe ti far d ndtd in giudicio co Betit.17 fd dubbiofd trd fdngue, er fdngue; trd lite, er lita Cr trd pidgd er pidgd : er le parole nelle tuepor= te fdrdnno uemte in difcordid,ti leuerdi er dfcende rdi d luogo,il quale il Signor D io tuo bduerd eletto , ZT.uerrdi i fdcerdoti leuitici, er dl giudice che fd* rd in que' giorni, er cercherdi con diligenzd : er ef ftti mojlreramo Id pdrold del giudicio. Ettufdrai fecondo queUd pdrold , che referitd ti hduerdnno di quel luogo,il qudle hauerd eletto il Signore.Et offer uerdi tuttequeUecofe,lequdli ti hduerdnno infegnet to fecondo le pdrolt deUd legge,la qudle dd loro ti ft rd jldta infegndtd. Etfdrdi fecondo il giudicio che tihduerdnno detto i Ne declinerdi ddlld pdrold, che ti hduerdnno referitd d deftrd ne d fmiftra. C olui uermente che infuperbird non uoltndo obedire dl fdcerdote, che jld ddudnti d Dio i miniftrdre, o dl giudice; queU’huomo morrd, er torrdi uid il male di ifrdele. Or qudle fid il luogo,doue ft hdbbid dd afcendere, per determindtione deUecofe dubbicfei qudlifunoi fdcerdoti leuitici: qudk il fdcerdote a 1 giudice, fe non e Komd,i preldti, er ilpontefictuov rei io che me ne chidrijferogli heretici. Al Romano P onteficefi hd dd ricorme: effohd ddfareigiudi * dj: effo hd dd dichidrdr Id legge infteme co’ preldti. E t noi debbidmo d lui obedire, dd hi debbidmo im* pdrdr Id legge: er feguitdre le fue interpretdtioni i et coloro che fuperbi, et difobedienti d deflrd,o 'i fini flrd declindno morrMotet morrdnno di dltrd, che di tnerte tepordle. Et frd gli dltri che d tale dhaticne Z ii LE MENTITE fdranno foggetti, continuando netta loro ojlitidtme, uno ne fara fOchino : il quale non foUmente d* fino c ricorfo al luogo da Dio eletto, a facerdoti letati ®, ci, er d j,'upremo facerdote, er giudice: im chia* m Ato ha mit Ate leJfaUe, er diciononcontento be- fcmmid,or makdice. Hauendo Anama prencipe de’, facerdoti comandato che Paolo il cjualegli era dauatl ti ingiudicto fojje percojfo,Paolo ri/fofe, Teperco- tera Dio muro imbiaccato: Tu fiedi giudicandonti J fecondo Id legge, er eontra la legge comandi che ia \fta percojfo, Pofciaammonit6chequegliera il fom- mo facerdote di Dio,dijfe jrdtegli lo nonfapeuache ' foffe pontefiee. E gli efcntto nonmaledirai il prem cipe del popolo tuo. Or fe ejfo Paolo dpoflolodi. iefu Chrifio ingiujlamente offefo, gr percojfo per ordine dt čolni : er fapendo che il fommo facerdoteMofdico, eraunaombradelnojlro fommo facerdote: er che giala auttorita di quel fdcerdotio er d annuUata per lamortedi Chrijio, per la qualeerano ffarite le ombre,er apparita la uera luce: fe eglidicoa quel Id uanaombradi fdcerdotio mojlro dl por tar tantd riuerenzd,chedoueremonoidiredeUa diabolicapre fontione dicoloro,iquali peruolere ojlinatamente difendere le colpe loro eontra il uero prencipe del po, polo,eontra il uero fommo facerdote,cotra il ukana di Iefu Chrijio da lui per la bocca fua per fuo luogo « tenete colhtuito,da gli apojloli p loro precipe riueri to: da fanti dottori predicato,da facn cocihj cofirmd to et da trna continua fuuefione dipiu di mitte et cin queceto anmflabilito t ardifcono d digrignare i deti i O C H I N I ANE. »78 ud ubbuure contru di lui i etper quunto e in loro iti abbajjkrlo, er 4 lucerurlo ? lonon fuprei che altro mi dire,fenon quello, che Chrijlo rtffofe d coloro, i quah cofi cercuuuno di ucciderlo in corpo, come cojlo IoaB ' ® * ro lo uccidono in iffinto; che fono dal pudre dia.uo- lo,er che uoglionofarc i deftderij del pudre loro. F in quu mi pure di huuere uf/ui chiurumente di* moflratoquanto uugliulu fcufu detl’Ocbino dinon tffere ftuto egli obliguto di undure it Komu, er di up prefenturfi ul pudre fanto. H or a uenendo a quello , -che egli purlu di Antichriflo, D ico che molti fono hoggi gli Antichrifli,che a tutti coloro, i quuli ricu funo di effer foggetti ullu Apoftolica funtu Romunu chiefu quefloncmeftconuiene. cke(fecondoGioua «•!*»».* «0 quellifono Antichrifli, i quuli dunci fono ufcitii er effendofi M artino, er 1'Ochino er gli altri fmi li purtiti delgrembo dellu chiefu uniuerfulc fono ue* rumente Antichrifli. E t dice H ieronimo che tuntifo no gli Antichrifti,quunte lefulfe dottrine: et che o* gm herefiurcu e Antichriflo. Muche queUo Antichri fto,del quule fiprophetu milu fcritturu,zr del quu = le fcriue Paolo d Theffulonicenfihabbia ud effer piu che m hucmo folo 1'ochino ne mente: che il mule, il quul furu Antichriflo no furu p lu lughezzu del te po,mu per lu gruuezzu dellu perfecutione,er per lu Apoe ii grundezzu de mirucoli: che fecondo Chriflo brieue Mjrt.^4 furu il tempo delte tribulutioni : er (come dice Pao z \ lo ) egli itiganneru le perfone in ogni uirtu in fegni , er tn prodigij fulfi. E t H ieronimo fopru ifuiu dice, fhe du Antichriflo ft furanno cofi gr an fegni, er por Z iii LE M E N TI TE teti,ehe crefcedo la inicjuita ji raffreddera Id eliti ta di molti ad ingannare infino, fe pofibile foffe, gli Apoc. n D/o; il chc tolfe egli anebora dal tiangdo. Matt.14 £t feritto e netto Apoealifi,ebe la perfccutione dela Uchiefu fara per rnille dugento, er fejfanta giorni. Apa *' 11 e tebe laeitta fantafaracalcata cjiiar antadue meft de' quali numeri Pitno,zr l'altro fa tre arnn z? me* zo. Et pur neU’Apocalifii fotto figura di una domu deUa chiefa parlandofi fi diee cbe ella fara perfegui * Apoc.11 tata per tempo er tempi ,er mezo tempo; done per tempo ji puo intendere um anno per tempi due,& per mezo tempo mezo anno. E t in conformita dieo* no Hieronima ,er Agojtino,che laperfecutione deUa chiefa durera tre anni,zr mezo. Si cbe fe unohuo = mo fia atto d, fare i mali di tre anni er mezo ogniti no lo puo giudicare. P otea piu ueramente dir 1’Ochi no,cbe fi auieina la uenuta di Antichriflo,zr prouar feThefo CQ / fe tt0 j- p. (0 r 0> j d iq Ud i e a • feritto, cbe auanti la uenuta fua fi fara la feparatione . E t gia fi uede la feparatione fatta de' fdji ebrijliani dal vieario dileftt Chrifio, etdalla Catbolicaebie* fa.Et pereiocbe 1'Oehino feriue ehe H ierommo fopri Zaebariadice ebe Antiebrifto federa 4 Roma, uole do di (jut argometare ehe il papa e Antiebrifto; An* chorcbe io mn intenda in qual logica egli babbia ap parata quefta confequenza, A'quejio njpendo, cit io bo gran piaeere cbe egli allegbi Hieronimo, Z? cbe per piu auttorita lo ehiami fant o: cr io conlui fono di openione cbe Hieronimo fia fantifiimo, Dot• ti farno, er ehe lo /pinto fanto babbia parlato in lui, O C H I N I A N E. »7 9 er che pertanto d San Hieronima ji debbia čreden rt. Or S. H ieronimo dice che la fede fenza le ope= re mn falua: che da Heretici e biafimatala confef* fione : che la peniteza e facrificio atta a placar Dto: che il purgatorio e approuato per la fcrittura: che il digtuno ci fa grati d Dro,er che la quarefma ji digiunaper ordinat ione de gli Apofloli. Che la Urno finaftdeedaread ogrnimo che la domanda: Che la uita monaflica e antica, cr commendabile: che la uirginiia e di piti pregio ,er dipin merito che il ma trimonio: che P ietro era maggior di Paolo,gr maf fmo de gli Apofloli, er Prencipe di c/udh; er che il Papa e fuccejjor di Pietro,et Vicario di I efu Chri flo. a' S.Hiercnimo aduncjue doueremo credere iti vu ra 4 Rora 4 : che puo bene efjer uero, che egli habbia etiandio da occupare la fedia dpojiolka ; er credero io 4 Hieronimaund cofa tak cjuandoegli la dicaiMd 1 'Ochino mente che cjuel facro fcrittorc dica che An \ tichriflo habbia 'da federe d Roma: er cjueUo che dice h ieronimo fopraZachariae ,che Antichriflo in Daniele,nel uangtlo,cr nella epijlola d Theffalo* nicenfi i prophetato per abominatione deUa defola- tione,ey che e per federe nel tempiodel signore, er per farfi come D io: er che fara coji fcelerato, che faranominato ldolosnedi Roma fa pure aleuna mentione. Bendice eglifobra Daniele,che Antichri flo ccmbattera con Romani, er abbattera k forze Z tiii t E MENTITE loro : ma che in Roma habbiad feder no ne fauetli. Et Agofiino dicecbe in qual tempio di Dio babbii da federe Anticlmjlo non fi fa: P oi dice Hieronimo che tentera dl rifare il tempio diHierufalem: er il medefimo fcriue ifidoro: Diche quando il feder di lui ft habbia da inteder m teplo fatto da mani burni ne,piu dirittammte fiba da interpretardi cjuetlo diHierufalem, che di quellodi Roma: il c!x tanto maggiormente e da dir e, cjuanto fappiamonon effcr celebrato nella fcrittura tempio di Dicfamofo alo tro,cbe queUoioltra che da Hieronimo uiene detto ancbora tenerf di Antkbri/lo , che egli riedificherd Uierufalem , er che fara mor to nel monte cliueto . A\a parlando di Antichrijlo dice anchor Hieronim mo che d Diauolo habitera corporalmente in lui: CT perao e coauenemle che 1'Ochino come figliuolo del Diauolo,-efjendoil Diauolo padredi menzogna,an= che effo parli di Antichrijlo in ifpirito di mezogna. Egli dtce adunejue di lui,che fara Cbrijliano. di che io rijpondo anchor a che egli nementeiche teftiftei pur Hieronimo chenafcera di poueragente del popo k de’ giudei: er che fi mojlrera P rencipe d refiituir la legge er il tejlamento di D;o,er a rijlorar tutte le cenmonie deda legge per abbattere il uangclo, dl che ancbora ifidoro ficonforma. Et ifcriue Hitro* nimo che quefii e colui,che affiettano i giudei, er che fi promettono,che ha da uenire: et che efii riceueratio luiperChrijto; er chediconoefiiche in Hierufale fotto lui fi fara la circoncijkne ,fi fachnficheranno k uittime,cr tutti i preceni dtlda legge fiferuerutt* O C H I N I A N E. 180 no: qt che mn igiudei cbrtflutni T ntd i chriftiani ji farannogiudti. Queftoaggiungero che nel Geneft e jiritto, Si d fot to Dan ferpente nella cerufle nel fentiero, 1 1 qud luogo tiiene interpretko di An= tichrijlo che egli fara ferpente per Vocculto uelem delU fud peftiferd dottma,cr Gerdjle per Id poten Zd feculdre , queUd ccme cornd ctdoperdndo contret cin aluiuorrdcontrddtre ; che Hieronimo dice di¬ hi che per infidie ctterrdprincipdto. L.č onde »o* .g',io dire ioche faccndo mcntionHieronimo di P rim me con Antia ekrifio. Gen. 42 A bbtmo infino d qui con lagratia del Signo* re fodisfatto a quatofu da noi promejjo in ful principiodel nojlro fcriuere. Ne diciamo noi diha* uer fodisfatto, perche ci perfuadiamo di bauer trat tAte le materie detle quali ci e occorfo a ragionare, ton queUa,dignita, con queUa eloquenza, con quella dottrina, er con quello Jfirito, che dloro fi richieg gono; m a percioche habbiamo fi chiaramente fattA tonofcere la maluagita deda dottrina ochiniana m * ftrandole fuefalfe aUegationi, er le fue falfe in* terpretationi: che leuatigli tutti i fondamenti ogni tofadalui fopra edificata fenza'alcunriparone uie* ne a ruinare. Benche per le parole fue ancbora uiene ad effer condannatala fua dottrina per dottrina no ifrirituale; Che dicendoegli, chenonfi parli detla uita fua, uiene d dimcjlrare che la fua non e faluti * fera dottrina,non ufcendo dipetto, nel quale alber * ghilojfirito di Dio. Percioche uo/endoegli tntrodu cer neUa chiefa di Dio nuoue forme di uiuere,et nuo* ttareligione contraqueUo,che dalla uniuerfalita de’ Chriflianifietenuto percotanti fecoli,fi conuerreb 1 bed lui che egli diceffe quedo che dice Paolo. La pr e dicatione mia non e inperfuafibili parole di humana fapienza, ma in dimojiratione diffirito, er di uir* tu, accioche la fedeuojlra fa no in fapientia di huo mini,ma neUa uirtu di D to. Che (come e da iuifta * 4 to feritto attehe in uno altro luogo ) No« e in fermo* O C H I N I A N E. r8i ne il regno di Dio, mu in uirtu , E tper kfciure hoa meti 1’ochino, del auuleio hopurluto quunto in quea flo libro mi puo bujlure uffui; Vorrci che tutto il lu teranefimo mi fucejje co ulcuno fegno di Jfirito, er con ulcunu uirtu manifejlo, che lu dottrinu lorofut dal cielo. vorrci che con lo Apoflolo infieme mi di * ceffem Noinon habbiamo-riccuuto Jfirito di queflo t.Cor.* mondo, mu lo Jfirito il cjuulc e du Dio : uccioche fuppiute auelk cofe,che du Dio ci fono donute, er le cofe che purliumo non in dottepurole di hurnunupt* pienzu, mu in dottrinu di Jfirito. Ben dicotio cfi di huuere Jfirito,cr predicuno lo jfirito in purole : che nonuolendoriducere in opere la loto fede, fecondo che moftra l’Apoflolo I ucopoche fi dec fure,ckiamu = na. no Jfirito il loro appetito: er in quejiu munieru po trebbonoefii in tejlimonianzu del loro Jfirito mo* Jirurci de’ mirucoli u loro conuenienti; St come e let refurrettione di mol ti morti: percioche hanno ritor nuti d mondo je Jlefii er molti, er moke, che a Dio confecrutiftper uoti erunogiual mondo morti. M a quejlu loro temporde er curnule refurrettione e in loro morte Jfiritude, er fura loro ul fine di detnnaa tioneeternu. E t fe peruuueturu dtri uolejje ritorce re cjueftu medefimu fentenzu , er domundure d me tejlimoniunzu del mio, lo non mi glorierei uanmen te,come cfi,di huuerlo; mu riffonderei ehe ionenin troduco moue dottrine,er direichelu dottrinu miti non e dottrinu ufcitu del mio capo: er alleghtrei lo Jfirito, er lu uirtu de'funti Apojloli, de’ funti murm LE M E N T I T E tirt, de’’fanti dottori, er de'funti confeffori, la eui uit a, er la cui dottrinu hu infegnata et confemutu qutlla dottrinu,che da gli heretici uiene dunnutu, er la quule da me fi difende. I cui gloriofi mirucoli in Hita,gr dopo Id mor te hanno futto piu che chiaro ul mondo in loro efiere flato lo /pinto dt D to. E t aUc* ' gherei anchoraquetio Ifirito ,ilquale ha per tante er tante centinaiu di urni ret tu, etgouernutu lu chie fi del Signor noflro Dio, er pudre eterno. 1 1 qua* le o e da dire che fiu flato finrito di Chriflo, o che no ctfiu fiata ne chiefa ne Jpirito in terru. Si che io con* chiudo che quando io non poffa aUegure lo finrito deda miu feritturu, uUeghero quellodi tunti pa* dri antichi, col quale in quefta pur te lo ffirito mio * Tim fi c onforma, la quale effendo fiata da Dio iffiiratu,e utile ud infegnare,u riprendere, er d correggere.lt> da queUu non intendo di par tirni, ne di allontanar* mi: anzi tunto ho per ben detto cofi nelle cofe mie, come nelle altrui,quunto aqueUa fi accordi; hauedo* lu per ifcritturu(come ho detto ) uerummte ifiltratu du Dio. E tche eUa fiu da Dio fiata iflnrata fi copren de du quellu unione difinrito, che fi uede conforme ne’ dottori,ne’ cocilij, ne’decreti apoflolici, er neUd anticu er continuutu confuetudine,et du quclla ultra unione di ffirito anchor a, della loro uit a infieme con la loro dottrinu. SicomelufulfitudeUa dottrinu de gli heretici fi fcopre da queUa moltitudine dtfinriti, che ha duto origine ulle loro tante, er tunto diuerfe cpemoni s et iaUu uitadiuerfa da queUo , che predicu* O C H I N I A N E. 181 no,che fdcendo profeflione di Jfirito, feguitdno le opere deUa čarne. Cidmmonifce Pdolo ; Gudrddte Co1- *- cbedlcuno non ui inganni per philofophid er fdlfe noči feccndo U trdditione de gli buomitti, fecondo i fondamenti delmondo,cr non fecondo Cbriflo. E t ef fi uogliono farfi giudict con le humdne rdgioni, er con U terrenu philofophid delle cofe aUn fede dppdr teneti. E t uoglionometterein bildncid le determind tioni deUo fpintoftnto ftdbilite per ttnte etd neUd chiefddi Cbriflo. Ma queflo e queUo che egli dice dnchord, er che piangendo lo dice , che fono nimici EpM.j. dellacrocedi Chrifloflfinede'qudlie ldmorte ; er il ati D/o e il loro uentre. E t uerdmente fono efli ni= mici deUd croce. C heil signordice ; Qu Apcfloli: Si che mile ft confi queUi iUegiticne i queUo, che intendono di uoler promre, Mi io diro pur uni p&roU liber i . A 'punto qudli che non hiti AA L E MENTITE noinbocca fencn Chrijlo , er il uangelo hoio per \ nimici del uangelo , er di Chrijlo. Percioche efiifc no fermamete quelliche mojlrddo di credere m Chri jlo, d Chrijlo non credono, non uolendo obedire