106979 GEDEONE PUSTERLA / , , > / /'-* f\ S/ f A U ^ ' u S. NAZA PROTOVESCOVO Dl CAPO D’ Memorie Štor NOTE E CR0N0L0GIE 1'erza edieioue riveduta e čorretta CAPODISTRIA TIPOGRAFU COBOL & PRIORA 1888 GEDEONE PUSTERLA NAZARIO PROTOVESCOVO Dl CAPO D’ ISTRIA Memorie Storiche NOTE E CR0N0L0GIE Terza edizione riveduta e corretta 4 CAPODISTRIA TIPOGRAFIA COBOL & PRIORA 1888 106979 Gedeone Pusterla, editore.. ALLA VETUSTA CITTA Dl EGIDA OFFRE QUESTE PAGINE INSPIRATE DALLA BELLEZZA DEL SUO ORIZZONTE E DALLA NOBILTA DELLE SUE MEMORIE IN SEGNO Dl AMOR PATRIO L’ AUTORE ' L’ AUTORE II 19 Giugno, per la citta di Capo d’ Istria, e giorno di grande solennita. La di lei popolazione giuliva accoglie col sorriso d’ineffabile compiacenza la moltitudine degli ospiti, che per terra e per mare concorre a render piu vivace la festa. II luogo di convergenza di tutto il popolo e il Duomo, 1’ antica Cattedrale, per prestare oraaggio e venerazione alle iasigni reliquie del primo Titolare della chiesa, del protovescovo S. Na- zario, clie in quel di si espongono e si portauo in giro per la citta, coli’ intervento del vescovo, del clero urbano e diocesano, della Deputa- zione comunale, dei laici sodalizi e d’una impouente massa di divoti, specie del contado. Di questo Santo se ne occuparono eletti ingegni, ma le loro rao- nografie sono divenute rarissime e di diffieile acquisizione; pero ad ap- pagare il desiderio, specialmente dei forestieri, di sapere i fasti del Santo e le cose di maggior rilievo del tempio, diversi compiacenti ciceroni si prestano alla bisogna, non per avidita di lucro, m3 per trasporto d’ or- goglio, narrando 1’inverisimile. Per togliere siffatto inconveniente, e per manifestare il mio ossequio al Patrono della diletta mia patria, dopo lunghi mesi di diligenti e pazienti ricercbe, ho composto, nel modo a me possibile, il presente opuscolo; pregando venia al benigno leggitore. i ' i 'r IMIemorie stoi?ioIb.e I. SAN NAZAR10 II Beato Elio, ') T apostolo di Egida 2 ) e deli’ Istria, col euore infiammato e colla mente illuminata dalla dottrina del suo maestro, S. Ermacora, cittadino Aquilejese, veuue in queste contrade, ad iualberare 1’ emblema della redenzione ed a predicare il Vangelo. Questo apostolo semino in Egida la vera dottrina colla parola e coli’ esempio, spiego 1’ evangelica verita, battezzo ed infuse nei neofiti un maraviglioso coraggio sopranaturale, da non atterrirsi alle minaccie di morte, e di essere pronti d 1 afirontare imperterriti le persecuzioni 3 ) dei dominatori miscredenti. Tre lungbi secoli perdurarono le persecuzioni, e la persecuzione di tre secoli non valse a scompaginare i seguaci del Vangelo, i quali col loro sangue per la sicurezza eternale, illustrarono la cliiesa istriana, e mantennero ne’ tardi nepoti iuconcussa la fede. Dopo la pubblicazione in Milano (315) della legge di tolleranza religiosa del Magno Costantino, la religione di Cristo pote essere pnb- blicarnente osservata, e godere della vittoria sull’ incredulita, espaudeudosi iu tutte le contrade meridionali d’ Europa ed iu alcuue di quelle del- T Asia e dell’Africa, lambite dal Mediterraneo. Questo benefizio non duro a luugo, a cagione delFeresia di vari settari, specie deli’ orgolioso Ario, sacerdote Alessandrino, il Lutero deli’ antiehita, secondato da molti dominatori e da Teodorico il Grande; per eni i patriarchi d’Aquileja (reeto arcivescovi), Marcellino e Stefano, oppressi dalle violenze degli A- riani, ripararono in Egida. ') S. Elio era di Castel-Bona (Costabona) ad Ostro di Capo d’Istria. I curati Don Simone Vouch e Don Giacomo Bocatich rac.colsei ’0 memorie di rjuel Castello e della famiglia di S. Elio, che dopo la loro morte andarono disperse. 2 ) Egida (Giustinopoli, Capo d* Istria). 3 ) Le principali persecuzioni contro la nascente cristianita avvonnero sotto gl'Imperator!: Nerone (64), Domiziano (96), Traiano ed Adriano (106), Marco Aurelio ed Antonino (16(i) Settiinio Severo (202), Massimino (280), Decio (250), Valeriano (257), Aureliano (275) e finalmente la piii feroce ed aniversale sotto Diocleziano (808). Le carneficine cristiane furono sospese dali’Imperatore Costanzo Cloro padre di Costantino e marito di S, Elena. 8 Conoseeudo il patriarca Stefano la graude difficolta di goveruare da solo la vastissima arcidiocesi Aquileiese, appoggio egli la domanda dei precipui luogbi deli’ Istria d’ avere un proprio pastore. La domanda venne assecondata, al tempo di San Giovanni I Papa (523-526), di Giu- stino I, Imperatore romano d’Oriente (518-527), di Teodorico, il grande, re degli Ostrogoti (493-526), di Flavio Anicio Giustino Augusto II e di Flavio Opilio, Consoli di Koma (524); e nel 524 sei vescovi istriam vennero consacrati, probabilmente in Egida, residenza del Patriarca, rice- vendo il pastorale: Frugifero per Tergeste, — Nazario per Egida, — Floro per Emonia, — Eufrasio per Parenzo, — Antonio per Pola, — e Ničeforo per Pedena. E da ritenersi che i prefati vescovi sieno stati proposti dal sullo- dato Patriarca Stefano, il quale conosceva davviciuo i loro meriti e la loro idoneita di combattere strenuamente i nemici dei fedeli di Cristo e del sempre vivente Principe degli Apostoli, con fervide preghiere e con piena osservanza delle pratiche religiose. ITelezione dei primi Titolari delle sei chiese istriane, fatta dalla Santita di Giovanni I, ebbe la benedizione del Signore, P aggradimento di Teodorico, re dTtalia, e di Giustino I Imperatore, ed il plauso della popolazione delle rispettive diocesi. Il nome dei detti sei Pontefici, tre dei quali, Nazario, Floro e Niceforo, ebbero P onore degli altari, vive nella memoria degli istriani presenti, e vivra in quella dei futuri fino al dl senza tramonto. Invasi da traboccante gioja i cittadini tutti di Egida, trasferironsi') con navigli alla punta di Canzan (S. Canziano), dove priucipiava la via, che per le eontrade S. Canziano e Pompejano metteva, in quella del San- tissimo, alla strada provinciale, * 2 ) appellata al tempo dei Komani, consolare, imperiale e militare, per testimoniare al desiderato Antiste, nel suo arrivo, i sensi di omaggio, di venerazione e di profondo ossequio, e per accom- pagnarlo nel modo piu soleune alla Sua sede. Questa memoria Fabbiamo » trovata nei manoscritti del Minorita Cargnati. Secondo la tradizione, S. Nazario valico il mare a piedi asciutti, partendo dal sito deli’ odierno ber- saglio militare nella contr. Gravisa, e giunse alla porta S. Pietro o Rotta, demolita nel 1826, di questa citta. E pure pia tradizione, che la linea del mare percorsa dal Santo, sia visibile, nel di della Sua festa, ai divoti. Il luogo di nascita di S. Nazario e costantemente ritenuto essere Boste (Elpidio), nel distretto politico e giudiziario di Capo d’Istria (Egida, Giustinopoli) alla distanza di questa citta chilometri 28 5 / in nel comune politico di Paugnano (Pomigliano, 3 ) Pomiano) nel decanato di Carcavia (Carcauze), e nella parroehia di Cerusolo (Ceruscolo, Ceruschie, Truscole ed ora Trusche 4 ). Forma oggidi con Neoparo (Luparo) 4 ) e leme ') Al tempo di S. Nazario Egida non era congiuta alla terra ferina, e per trasferirsi conveniva attraversare il breve seno di mare, ora addimandato Stagnon, ed anche estuario a mezzo di sciatte, piroghe ed altri natanti. 3 ) La strada consolare romana, da Aquileja a Pola, entrava nel territorio di questa citta, percorreva le eontrade Scolarizzi, Varda, Castellier, Formione, Prade, Santissimo, Cere, Montignano e Centuara, per ascendere al castello di Pomigliano. 3 ) Pomigliano, villa di Cicerone appresso Nola (Pompejanum), citta in Italia, nella proviucia: Terra di Lavoro, deli' ex regno di Napoli. 4 ) Trusche e distante da Capo d’Istria 23 chilometri e Luparo 14 chilometri. 9 (da Hiems, is) nn comune censuario, ed ha una popolazione di 1000 anime circa. Nella Parrochia di Trusche esiste la chiesa di S. Nazario colla palla di Vittore Carpaccio; per quanto ci fu riferito. Monsignor Francesco Cav. Petronio visitd in Boste nel raese di Ottobre 1876, i ruderi, che la pia tradizione addita, come appartenenti alla časa, dove avrebbe avuto i natali S. Nazario. Dell' operosita di Nazario, vescovo, non ci e dato di porgere raggua- gli, essendo stato levato il manoscritto della sua vita dali’ arca delle di lui reliquie, e dal Capitolo iuviato al grande Cardinale Baronio 1 ). Questo fatto 10 ebbe a rilevare il vescovo Francesco Ženo nella prima sua visita ca- nonica alla Cattedrale, li 12 Settembre 1660 2 ), dalla viva voce dei Cano- nici. La notizia fu tratta dal vol. V. dp.gli atti manoscritti deli’ accennato vescovo Ženo, che si conservano nella Cancelleria Vescovile in Trieste. La locale civica Commissione Archeologica scrisse alla Prefettura della Biblioteca Vaticana, supponendo che nella medesima esistano gli atti del Cardinale Baronio, per avere una copia del manoscritto, ed attende impaziente il riscontro. Fu supposta 1’ esistenza della vita di S. Nazario negli atti del vescovato, i quali nel 1418, per questione insorta tra il Consiglio ed 11 vescovo Cristoforo Ženo, in esecuzione ad ordine del Senato veneto, passarono nel Castelleone, 3 ) e cola custoditi sotto quattro chiavi. 11 Corpo di S. Nazario e stato miracolosamente rinvenuto nel 601. L’Ughelli nel VItalia Sacra dice in proposito; „8. Nazarius, Episcopus „et Patronus Iustinopolitanus, cujus corpus ex divina revelatione inventum „in ecclesia S. Mariae, in medio pavimenti Cathedralis conditum fuit, lapi- ,dea arca tegente, ubi haec brevis inscriptio legitur: Hanc patriam serva, „Nazari sancte guberna, Qui Pater et Rector Iustini diceris urbis. „ Paul o vero infra, characteribus romanis antiquis rotundis hujus- ,modi inscriptio exarata perspicitur: pristino suo decori restituta et »erecta anno 1577. Simul vero cum S. Nazarii corpore, lamina plumbea , rep e rta est, ita inscripta. NAZAK PSVL . MI GBAV1T IN DNO KL _____ XIII. JULT. 0 Cesare Baronio (1538-1607) nacque a Sora nel Napolitano. 2 ) Neli’anno 1662 il vescovo Ženo ordinb che l’arca nella sua parte superiore venisse coperta da cristallo per difesa delle reliquie, le quali col contatto delle co- rone dei fedeli venivano guastate, 3 ) Nel 1819 segui il diroccamento del castel Leone fuori di Capo d’Istria a cavalcioni della strada postale, di proprieth comunale, in seguito a domanda dell’Uf- ficio podestarile per pressanti decreti deli’ i. r. Comissariato distrettuale. L’ atterra- mento, deplorato dall’intera citta, venne effettuato dai Soldati deli’i. r. 9 Battaglione dei Cacciatori." La pianta materiale del medesimo e indicata dalla mappa catastrale di Capo d’Istria del 1819, che si trova al Municipio ed ali’i. r. Ufficio Steurale. Il disegno del detto Castello venne fatto dall’ingegnere Benedetto Petronio, che dopo la sna morte passh in mano del fabbro-ferrajo Pietro Stradi fu Ant., da lui portato al Municipio e poi ritirato. Il Castello aveva quattro šolaj e merlature guelfe, simili a quelle del Palazzo Capitanale, e vi alloggiava un Battaglione di militari. Altro dise¬ gno del medesimo lo possedeva il perito triestino di stabili Gius Adamo Mayer. 10 Nel 1380 i Genovesi, nemici di Venezia, presero Capo d’Istna per restitiiirla al patriarca d’Aquileja, la saccheggiarono, la incendiarono in gran parte, e la derubarono dei corpi di S. Nazario e di S. Alessandro. Desolata la cittd per la perdita de’ suoi Santi protettori, fece atti di propiziazione per riaverli. 11 vescovo Geremia Pola, capodistriano, intavold pratiche a mezzo di Domenico Languschi, coli’ arcivescovo di Genova Pileo de Marini per la retrodazione di quelle sacre reliquie, ed ebbe la somma ventura di vedersele nel 1422 aceorapagnato dalla seguente lettcra: »Pileus de Marini Dei gratia Arehiepiscopus lanuensis Rev. Christo „Patri e D.no Episcopo Iustinopolitano et universo populo civitatis e- »jusdsm salutem in D.no sempiternam. Semper nos divini eultus bonor „excitavit ut sanctorura reliquiae debita veneratione tenerentnr. TTude »sicut insignia nostra sanctuaria, quatenus a Deo nobis couceditur. »nitimur celeberrima fieri, ita pro universali christianae devotionis re- »spectu beatorum spiritunm reliquias apud eorum patrias libenter au- »dimus coli et venerari. Quare anxia dudum nos cura tenuit, ut reliquiae »beatorum Nazarii et Alexandri inter sacraria nostra olim tamquam »hostilis praeda reposita et huiusque debita solertia custodita, nec pro »locorum distantia et rerum ignorantia, frequenti et debita visitatione »recognitae, ad patriam Iustinopolis, ubi tamquam a fide dignis acce- »pimus beatus Nazarius colitur veocillifer et patronus, reducerentnr. »Cuius nostrae meditationis effectum dilectissirnus nobis in Christo fi- »lius Jacobus de Languschi accuratissima diligentia studuit ampliare. »Considerantes itaque rem Omnipotenti Deo gratam et .Iustinopolis po¬ sulo acceptam ac salutarem faeere, ut hae colendissimae reliqniae ad »suam consuetam et devotam patriam offerantur, pro contemplatione 11- »lustrissimi ducalis dominii Venetiarum et Vestrae paternitatis compla- »centia, proque devotionis augmento illius populi, qui suis sanctuariis »redonatus pro nobis valeat ad D.num deprecari, ad exorationem prae- »fati dilectissimi nostri .Tacobi de Languschi decrovimus per praefatum »Jacobum ipsas reliquias vestrae charitati delegare, quae sunt in capsa »lignea cratibus ferreis superclusa, eadem quae in sacristia nostra fuit usque ,ad haec tempora cum ipsis reliquiis sine ulla mutatione conservata. Et ,ut nulla de ipsis reliqniis possit apud vestras considerationes dubietas „exoriri, tenore praesentis fidem facimus et testimonium reddimus veri- »tati, apud nos esse notorium, quod dum exercitus urbis nostrae contra »Justinopolitanam civitatem fuisset victoriam assecutus, inter caetera »spolia huc ab dieta urbe translata, ista eadem, quam, ut supra, con- »signavimus, capsa cura ossibus humanis mirae proceritatis et venera- »tionis, cum ipsis eisdem quae in ipsa capsa reposita tradiinus, fuit no- »stris sanctuariis praesentata, etin sacristia nostra, ubi plurimae saueto- »rum Reliquiae, ac sublimis ducalis dominii vaša smaragdina et alia »dignissima servantur, fideliter conservata. Cnjus rei not ; tia, si integram »historiam narraremus, praesentes in nimiam prolixitatem literas duce- „ret. Saltem pro praesenti fide sufficiat consideratio realis depositi pub- »blicae vocis et famae, concordiae temporum quodque qui interfueruat »dictarum reliquiarum capturae testes supraviventes, (Inter quos vene- »rabilis vir et sacerdos Bartholomaeus Coranus, Canonicus in Ecclesia ,S. Mariae de Vineis, qui apud nos de visu deposuit testimonium; fuit „ e ni to cum galeis et exercitu nostro) amplissimam fidem reddiderimt, »specialitet' quod eadem capsa cum reliquiis supradictis tune temporis „erat in Ecc. Justinopolitaua super altare id est ante cliori ingressum »et in surama veneratione habebatur. Eapropter easdem vobis reliquias »offerimus, et praefato Jacobo, quem fidelem in hoc ministrum existima- »vimus fideliter tradi fecimus. Charitatem vestram in visceribus chari- »tatis D. N. Jesu Christi humiliter deprecantes ut pro divini munere »unde estis vestris Sanctuariis restaurati, ac pro meritis beati Nazarii »praesulis vestri pro uobis debeatis in perpetua ipsarura reliquiarum vi- »sitatione Dominum deprecari. Ad quorum omnium fidem et testimo- »nium praesentes bas literas fieri mandavimus nostri sigilli solita im- »pressione roboratas. »Datum Januae MCCCOXXII die V.ta Junii. »Pileus Archiepiscopus., Al ricevimento dei benedetti corpi di S. Nazario e di S. Alessan- dro, Capo d’Istria si sviscero in festivita grandiose, soleuni, addimostrate da quattro quadri, posti nella navata di S. Croce del Duomo, cbe cor- risponde oggidi a quella del SS. Sacramento, dipinti, secondo il Car- gnati, da Cleregino, i quali furono trasportati ali’ Ufficio del Sindacato nel 1714, stante la ricostruzione della Catteurale, e poi depositati in časa privata, dove giaceranno guasti dal tempo in qualche soffitta. In quella circostanza vennero dettati da Pietro Paolo Vergerio ') il Seniore, cosi il Cargnati, i seguenti: Inni inonoredi San Nazario, per venire eantati in chiesa, conteneuti le di lui lodi, i miracoli cbe opero, e le preghiere che a lui si fanno. AD VESPERAS Plausibus laetis canat omuis aetas Sacra Nazari monimenta patris, Gratias summo referens Tonanti Munere tanto. Ah Deus, quantum pateris prolanos Rebus eventus ; celebrande presul lam tuos mitis reddis ad penates Omine fausto. Per novem lustra spolium fuisti Hostibus nostris, sceleris reatu, Unde processit cumulus malorum Sede reliota. Sed tua dernutn pietate sacrum Corpus, autiquis laribus reducis. Unde jam laeti eelebramus altis Laudibus hymnos. Noster Antistes veuerande semper, Te piis omues lacrimis precamur, Protegas lapsos animos ab omni Clade futura; IJirigas actns; tribuas Beate Meutibus nostris radium salutis; Spiritum presta bonitatis almae Munera pacis. Sic modo laetus canet omnis ordo Clericus mixtus layco decori Gratias dudum numerosa panges Culmina laudum. ') Pietro Paolo Vergerio il Seniore nacque in Capo T Istria intorno Panno 1349, mori in Ungheria nella eitta di Buda circa 1’anno 1431, e venne seppellito nella chiesa San Nicolfi. 12 AD NOCTURNUM Insignis noster pontifex Aspira donum gratiae, Consultoi' Inijus patriae Ostende jubar gloriae. Benignus quoniam artifex Vastatis strage populiš Summota clade funditus Laetis te dat auspiciis. A civitate lanuae Nostris delatus spoliis Grate te reddis solio Virtutum fulgens radium. Spiravit sacer spiritus Collustrans iu praecordiis Ut te devotus servulns Servato det hospitio. AD LAUDES Nazari praesul inclite, Praefulgens in miraculis, Ad te prečam ur intime Qui gesta noatra corrigas. Contraotos nervis liberas, Et claudum pedem dirigis, Tu sanas paraliticum Et elades urbis removes. Tu mulieri incredulae Prirasti factum gratiae, Turba cemente penitus In altum fers monilia. Ex fine mundi, Hispania, Egrotos ad te convocas Lucern diffundis oculis Inanes aures aperis, Linguam dissolvis vinculis Et fugasti demonia. Multa facis divinitus In languidis corporibus. Confessor nobis previe Claris decore meritis, ■ Infunde robur corporis Et coelis dones anirnas. Inclite qui nostras volnisti linquere terras Antistes, Sacrate Dei, Vexate prophanis Criminibus, cui nostra salus tutelaque vita« Oblata est patriae, post vastae fervida cladis Bella, ruinosis flagrantes manibus igneae Victricesque m anus, spoliatas hostibus araš. Sacrurn corpus agis, reduci sublime triumpho; Languida divine qui curas corpora, tandem Ad patriam Ser v and e rediš vexillifer alme Nazari, et titulis illustras sacra decoris, Gratus erat urbi Ieremias') praesul; habenas Urbis Donatus de Porto 2 ) clarus habebat. Sidera millenos, a partu Virgiuis annos Clara quadrigentos bis denos, atque duos tune Vergebant. Ubi testa dies te sanete recepit Septima sextiles celebris prolapsa Kalendas. 11 corpo di S. Nazario si conserva in un’ arca di marmo pario, che forma la mensa deli’ altar tnaggiore. Nella parte postica di detto altare si trova distesa la statua iu marmo di S. Nazario, e si vedono scolpiti alcuni miracoli da lui operati. 11 teschio del santo avvolto in serico velo, assieme a diverse te- ') II vescovo e Geremia Pola (1420-1424). ! ) II podesta e Donato da Porto (1421-1422). 1Š stimoniali dei Vescovi, che feoero la rieognizioue del medesimo, e cu- stodito in busto d’avgento, rappresentante S. Nazario. II busto fu riu- novato ed iugrandito in Venezia nel 1679 colla spesa di Lire 1630, e venne ristaurato dali’ argentiere Battistich di Trieste uel 1887 verso il compenso di flor. 40. E credenza di questa popolazioue, avvalorata da illustri scrittori, cbe Genova nel restituire nel 1422 i corpi di S. Nazario e di S. Ales- sandro, si sia trattenuto un braccio di S. Nazario, — che quella citta festeggi S. Nazario, e che esista nella raedesima la cliiesa dedicata a S. Nazario Vescovo. Per verificare queste circostanze, il Municipio di Capo d’ Istria invid nel 1877 ali’ Ordinariato arcivescovile di Genova domanda relativa, ed ebbe a rieevere la seguente risposta: Arcivescovato di Genova „ Il sottoscritto in esecuzione deli’ avuto incarico, in ordine alla domanda del Municipio di Capo d’ Istria, si fa dovere di riferire quanto segue: “ „ Fatte le piu diligenti indagini, non si trovb in Genova memoria nessuna di un S. Nazario Vescovo di Giustinopoli (Capo d’Istria), ne relativa a culto liturgieo, ne a Reliquie. “ , Il nostro S. Nazario, qui titolare d’ una antica Parrocbia, e il socio di S. Celso, sicche si festeggia il di 28 di Luglio.* “ Lo stesso devo dire di S. Alessandro Papa, il quale in Genova non si venera, ad eccezione della commemorazione che se ne fa nell’ uf- lizio del 3 Maggio ad una coi S.S. Evenzio, Teodulo e Giovenale a norma del Breviario Romano. “ „ La traslazione accennata nella lettera del prelodato Municipio, non ci risulta da notizie locali; la trovammo soltanto nello storico istriano Nicolo Manzolo, appoggiata a documenti. Questa relazione e riferita dai Bollandisti ai 19 Giugno. “ „ Esiste benissimo la lista deli© Reliquie, che i Geuovesi, capita- nati da Gaspare Spinola, presero ai Veueziani nella guerra del 1380, ed e nei nostri Annalisti (V. Giustiniani “Annali di Genova, 1381) trovasi pure autentica nel nostro Archivio Governativo; ma nulla si trova dei predetti Santi. Cio fa supporre che rimaste quelle reliquio in mani pri— vate, piu tardi sieno state depositate nella Metropolitana, da dove le trasse 1’Arcivescovo Pileo De Marini per restituirle a Capo d’Istria. “ „ Lo scrivente nel far queste indagini ebbe occasione di osservare sulle notizie di questi due Santi, che hanno bisogno di critici studj: ve- dere cioe se puo confermarsi che S. Nazario sia stato il primo Vescovo, o piuttosto un Giovanni, come asserisce 1’Ughelli: — se contro le con- getture di Filippo Ferrario e dei Bollandisti, S. Alessandro sia il Papa, e se ne abbiano notevoli Reliquie; se riguardo al detto S. Nazario vescovo di Giustinopoli, egli sia stato piu o meno confuso col compaguo di 8. Celso, sopra"citato. Trovo infatti che il Surio „(de Probatis SS. Ilistoriis)* assegna quest’ ultimo ai 19 Giugno, seguendo il Lipomauo, che si servi del Metafraste e 1’unisce insieme intitolandone la trattazione “Vita et , decretalii gloriosorum Ohristi Martyrum Nazarii, Gervasii, Protasii etCelsi , (sic) ex Simone Metaphraste." 14 „ Questo e quanto puo riferire il sottoscritto dopo laughe ricerche ali’ uopo. Sperava ancor di trovar qualche cosa, ma ormai essendo riu- scito eecessivo il ritardo a rispondere, trasmette queste p.oche osserva- zioni. E se gli venisse fatto di scuoprire altro in proposito si fara dovere di comunicarlo. “ “Genova 19 Giugno 1877.“ Canonico Luigi Grassi. Dalla risposta del prelodato Canonico Don Luigi Grassi appreudiamo, non esistervi in Genova reliquia del nostro S. Nazario Vescovo, non esistervi chiesa a Lui dedicata, e non essere conosciuto in quella illu- stre citta. In merito poi a S. Nazario martire, che si festeggia in Genova ed in tutto Torbe cattolico, li 28 luglio d’ogni anno, osserviamo che lo stesso sauto, assieme ai di lui soci, Gervasio, Protasio e Celso, martiri, a Co- sma, vescovo (’Erctax6TCos) ed a Melodio, e festeggiato anehe dalla chiesa greca, li 26.14 Ottobre, pure d’ogni anno. S. Nazario vescovo non e quindi da coufondersi col martire Nazario dei Latini, e NaCapioc dei Greci. Nel periodo di 1364 anni decorso dalla sna intronizzazioue, qual Vescovo di Capo d' Istria, non e venuto in mente a nessuu storico di mettere in dubbio la sua dignita episcopale, e di confonderlo con S. Na¬ zario „martire,* venerato dalle chiese cattolica e greca. Noi con tutto il rispetto che abbiamo pel martire S. Nazario, che sacrifico la vita per la fede, non lo surrogaremo al nostro Patrono, eh’ e Santo di časa nostra, e dinanzi alle venerate Sue reliquie protestiamo di onorarle, come le onorarono i padri nostri. Le grazie da Dio fatte colla mediazione del Beato Nazario souo testimoniate dai precedenti Inni, ') e dal monumento raarmoreo, appresso la di Lui arca in Duomo. In tutte le calamitose contingenze, il popolo di Capo d’ Istria rieorre tiducioso al suo Taumaturgo, ed al suo Patrono rinuova aunualmente nel giorno 19 Giugno solenni atti -di omaggio. Nella vigilia della festa, prima del Vespero, dal Clero e dal Ca- pitolo viene esposto il busto in argento del glorioso S. Nazario, racchiu- deute il suo teschio, collocandolo sopra la mensa di uu altare mobile, situato nel raezzo della chiesa, sormontato da baldacchino * 2 ) e circondato da cerei accesi, col canto delTlnno »Iste Confessor.* Pino a dne ore di notte la chiesa resta aperta, straordinariameute illuminata, per dare sfogo alla pieta dei cittadiui e dei forestieri, che convengono auche dai luoghi piu remoti della provincia. Ali’ albeggiare del giorno della grao festa, T intera popolazioue del contado si riversa per le vie e piazze della citta, per godere il vautaggio ') Sarebbe desidesabile che i cantici di lode, composti pel nostro Taumaturgo fossero uditi dal popolo nella ricorrenza della sua festa. 2 ) Il nobile Anteo Barbabianca morto li 18 Novembre 1753, dispose col suo testamenta dei 26 Giugno d. a. 100 ducati di lire 6.4 per le aste d’argento del su- nominato baldacchino. — La di lui famiglia si eslinse, colla deccssione della vedova Klena, — del figlio Giov. Andrea, — della figlia nobile Teresa, — delPaltra figlia Chiara, moglie del marchese Girolamo Gravisi fu Dionisio, — e di due sorelle, mo- nache nei conveuti, Tuna di S. Chiara, e T altra di S. Biagio. 15 di priitfeggiare negli att,i di devozione verso il suo Santo, verso il bene- detto Nazario. Durante le ore mattutine le dne strade che nniscono la citta alla terraferma sono ingombrate da sciami di divoti che a piedi o con veicoli, dopo lunghe ore di viaggio, pervengono a rendere il loro tributo di ve- nerazione al Tauraaturgo di Capo d’Istria. Il raare che quasi circonda 1’ antica Egida, con agili barchette e con vaporiere, ricolme di pellegrini, aleggiando infinita di banderuole, contribnisce efficaceraente a rendere piu animata la festa. La mente di tutti e preoccupata da S. Nazario; tutti lo nominano; tutti parlano di Lui, e tutti si conducono alla Cattedrale per la venera- zione delle sne sante reliquie. Nella mattina alle ore 9 l / 2 il Clero ed il Capitolo accompagnano alla Cattedrale il Vescovo, che celebra la Messa pontificale, dopo la quale sfila la processione, l ) componentesi di tutte le pie Confraterne della citta, della banda civica, della cappella del Duomo, del Clero regolare e se- colare, del Capitolo. Indi il busto del Santo, infisso su apposita predella, viene portato da quattro sacerdoti vestiti di dal m ati che. Segue il Vescovo Pontificante, il Podesta, i Consiglieri, i Rappresentanti comunali, ed ima massa imponente di divoti. Le vie angliste percorse dalla processione, sono poco convenienti alla soleunita, ma vuolsi rispettare la tradizione, che sostiene essere stata quella la via tennta da S. Nazario nel suo in- gresso in Egida. La processione fa dne brevissime soste, e precisamente nel sito deli’ antica pOrta di S. Pietro, e della porta tuttora esistente detta della Muda. Durante la processione viene cantato P Inno “Iste Confessor.” Finita la processione il Vescovo, assistito dai Fabbricieri e dal Capitolo, apre P arca, che contiene lo ossa del corpo di S. Nazario ’) La processione viene fatta tempo permettendo, nella mattina, o nel dopo pranzo, possibilmente nelle publiche vie. Il vescovo Giovanni Battista Sandi (1747-1756) colle sue idee poco favorevoli al cnlto del Santo, provocb 1' ira del popolo, ma 1’ avveduto Senato Veneto, per evitare dannosi sconvolgimenti, lo strasferl al governo delle chiese unite di Belluno e Feltre. Il vescovo Matteo Raunicher si rifiutb li 19 Giugno 1837 di accompagnare il Santo nella processione fatta nelle ore vespertine, anzi attraversh la medesima col suo cocchio per ritornare a Trieste, luogo di sna residenza. Con tale atto poco cir- cospetto e colla benedizione, in atto di scherno, che impartiva il di lui avvinacciato auriga, il popolo si conturbo, ed un manipolo di focosi giovanotti a corsa preci- pitata si port6 sul ponte di S. Nazario (detto nei tempi andati trivolco, trivolto) col- 1'intenzione di staccare i cavalli dalla earrozza e di condorli in cittk, lasciando il vescovo, il suo cappellano G. I). (che teneva un garofano in bocca) e il cocchiere col veicolo sulla pubblica strada. Pietro do Baseggio fu Pietro-Nazario, che si tro- vava in quel sito con tre amici, riusci colla sua popolarita di stornare il divisa- mento di quei bravi, e di far parlire il Vescovo. Per quel fortuito caso il nominato vescovo ritornh a Capo d' Istria dopo sette lunghi anni, e precisamente il giorno 7 Settembre 1844, per attendere alla porta del Duomo 1’imperatore Ferdinando e 1’Im- peratrice Maria-Anna. Pietro de Vittori fu Giulio Cesare, trovandosi nel di 19 Giugno 1811 alFangolo della časa di Nicolb de Franceschi sulla piazza Ognissanti, quando vide il busto del Santo, che portavano in processione, disse al suo compagno A. de G.: sarcbbe meglio ridurlo in talleri bavari. Appena rientrata la processione nel Duomo, si scatenb di repente uno spaventevole uragano, che termino collo scroscio di una fitta tempesta nella campagna di detto Vittori in Semedella, ora di Bartolommeo Sardotsch. 16 e di S. Alessandro Fapa, e cke vesta apevta fino al termine dei Vesperi solenni. Cosi finisce la festa. Neli’ uscire i divoti dalla Chiesa si accom- miatano dal Santo colla frase: oggi un anno, S. Nazario! II. 1L DUOMO Dl CAPO D’ISTR1A L’ antica Basilica Nazariana, opera del VI secolo, in forma di plinto, lunga 155 piedi veneti, larga 75, alta circa 80, a tre navate, con 18 colonue, cioe 9 da un lato e 9 dali’ altro, per sostenere le muraglie in¬ terne, con 240 passi quadrati di superficie, simile nella distribuzione ali’ Eufrasiana di Parenzo, e stata, per impulso dei vescovi Paolo Nal- dini, clie fece levare nell’ Aprile 1690 la pianta, ed Antonio-Maria conte Boromeo, atterrata con dolore e disapprovazione dei cittadini, non se- denti in Consiglio. Giorgio Massari architetto veneto elaboro il disegno della nuova chiesa e Fra Vincenzo delle Scuole pie fece il modello della medesima ed assiste ali’ esecuzione del lavoro, ricevendo li 2 Maggio 1716, in parziale rimunerazione deli’opera sua, zecchini d’oro 10, pari a Lire 122 e sol. 10. L’opera di ricostruzione fu iniziata nel 1714 e portata a compimento nel 1745, coli’ allargamento delle navate laterali ed ingrandimento del coro e questo non per volonta del vescovo conte Ago- stino Brutti, ’) che anzi si oppose, dichiarandolo superflno e rivolgendosi perfino al Seuato Veneto, ma per ferma volonta dei provveditori alla fabbrica, Marchese Benvenuto Gravisi e Conte Alvise Tarsia, e del Con¬ siglio per pluralita di voti. La superficie della chiesa, rilevata nel 1807, per la rifacitura del pavimento a marmoriuo battuto, eseguita da Giov. Batta. Avon nel 1808, e stata calcolata di passi quadrati 450, per la meta dei quali a Lire venete 92 il passo, coucorsero vari cittadini a sostenere la spesa, e tra questi il vescovo Andrea Bratti per passi 100, per iniziativa del cavaliere D.r Angelo Calafati, Prefetto del dipartimento deli’ Istria. Per la eostruzione del Duomo contnbuirono i Prelati Boromeo Lire 6430 e Brutti Lire 6003 e 22, — il Consiglio le rendite del Oapitano degli Schiavi pel decorso di 35 anni, e molti privati. Nei mesi di Agosto, Settembre ed Ottobre 1870 fu ristaurato tutto il tetto, cioe la travamenta ed il coperto, e nell’ interno 1’ abside, il coro ed il presbiterio, serveu- dosi deli’ armatura — castello favorita dal Magnifico Podesta di Trieste. Nel seguente anno 1871, pure nei suddetti mesi e stato continuato il ri- stauro dei soppalchi, dei cornicioni e delle pareti e data 1’ imbiancatura alle tre navate. Furono raccolti per intraprendere i nominati lavori f. 3452, nella qual somma si comprendono f. 1000, donati da Sua Maesta 1’ Im- peratore Francesco-Giuseppe I, e f. 300 donati dali’ Imperatore Ferdinande. ! ) E ferma credenza nel popolo, che 1’ ingrandimento del coro sia stato ideato ed eseguito dal vescovo Brutti, e che abbia sostenuto contro il proprio padre seria lotta, il quale contrariava 1’ esecuzione. 17 ll 11 o bile Giovanni de Madonizza fu Giovanni, morto li 25 Febbrajo 1876, lascid la sua časa domenicale al civico uosocomio, ed alla chiesa cattedrale una cospicua facoltd, con 1’ obbligo di adoperarla nel miglio- ramento delle condizioni materiali della medesima. In esecuzione alla vo- lonta del benemerito de Madonizza, 1’ amministrazione della chiesa inco- mincid nell’Aprile 1885 il disfacimento delbattuto (terrazzo) nel Presbiterio per 1’applicazione del nuovo pavirnento di marino di Carrara bianeo e bardiglio con fascie di rosso di Verona e nero di Santa Croce, sotto la direzione e col disegno deli 1 ingegnere Carlo Vallon e cooperazione del nob. Sig. Francesco De Rim Indi fu eseguita la balaustrata; ha le co- lonnine di biancone di Verona, e la base, i pilastri e la cimasa sono di marino giallo detto Nembro di Verona. La spesa incontrata, compresa la lavatura e pulitura dei tre altari del presbiterio, ascende a f. 7493.05. Avendo il fulmine ridotto F organo affatto irreparabile fu contrattato col professore Gaetano Callido di Venezia in data 14 Dicembre 1771, per l’acquisto d’un organo nuovo verso il prezzo di ducati 1000. L' architettura interna della chiesa e di ordine dorico. La facciata principale e fabbricata in due stili, nelPogivale e nel lombardesco. Presente- mente contiene nove altari, tutti di marmo, ad eccezione d 1 un solo ch 1 e per meta di legno, e questa meta lavorata da Giacomo Minuti. I banchi di noče li fece eseguire Matteo Culinazio. Nelle feste soleuni vengono ricoperti i pilastri di veduti rossi. Fu acquistato un nuovo apparato di broccato d 1 oro finissimo, fatto tessere appositamente dalla fabbrica Henry di Lione, sul disegno deli’ apparato pontificale gia fatto dal vescovo Da Ponte, che costo f. 1450, dei quali ne diede Monsig. F, P. f. 1000. Egli esborso pure diverse centinaja di fiorini per 1’acquisto dei velluti rossi e neri, che servono a distinguere i giorni festivi dai feriali, e per altri acquisti, ma non desidera che il suo nome sia divolgato. La prestantissima Amministrazione deda chiesa procura attivamente di renderla sempre piu degna magione del Signore. Chi visita il Duomo di Capo d' Istria nei giorni dede principali fe- stivita, si coviucera essere uno dei piu belli della provieia. III. DIPINT1 DEL DUOMO DI CAPO D’ISTRIA La palla delPaltare a mano destra di chi entra in chiesa, rappre- sentante S- Barbara, ritiensi opera del Panzazauo. Quelle del secondo e del terzo altare, proseguendo verso il presbi¬ terio, rappresentanti, F una la Concezione della Vergine, e P altra i santi Pietro e Paolo, sono lodate opere del nostro concittadino Bartolommeo Gianelli fu Pietro. A mano sinistra, sul primo altare si trova S. Girolamo, del pittore Pietro Liberi, divenuto per la sua celebrita, cavaliere e conte. La palla del seguente altare, eretto nel 1681 per le cure del prov. alla fabbrica deda chiesa, Giovanni Francesco Gavardo, e di Stefano Celesti. 18 Sul terzo altare, delto del Cristo Lazzaro, con un Crocefisso in legno donato dal canonico ed emerito professor ginnasiale Don Giovanni de Favento-Apollonio, e vivo il desiderio di molti amatori delle patrie glorie, di vedere una tela del celeberrimo pittore Cesare Dell’ Acqua, *) figlio del Capodistriano Andrea Dell’Acqua fu Domenico. Sul presbiterio sopra gli stalil dei preti si ammira 1’ opera insigne di Vittore Carpaccio, come lo attestano le parole apposte nel mezzo del quadro: Victor Carpathius — Venetus Pinxit — MDXVI. Questo dipinto esisteva nella chiesa di S. Tommaso, uella contrada omonima, incendiata dopo la meta dello scorso secolo, venne strappato ali’ eleraento distrut- tore dai sacerdoti Don Giacomo, Don Antonio e Don Pietro Genzo, col- locandolo provvisoriamente nella loro časa, e poscia lo trasportarouo nella Cattedrale ; probabilmente per disposizione della Confraterna del Croce- fisso di S. Tommaso, cli’ era la Fraterna dei Nobili di Capo d’ Istria. * 2 ) Di questo quadro se ne occuparono molti intelligenti, dei quali citeremo il vescovo Paolo Naldini, 1’emerito Vicario capitolare di Pine- rolo Iacopo Bernardi cbe predico in questa cbiesa nella quaresima del 1847, il Dr. Antonio de Madonizza fu Giov. ed il prof. P. Tedeschi. La palla deli’ altar maggiore, collocata nell’ abside, rappresenta 1’ Assunta, Titolare della cbiesa, e opera dello scultore e pittore Orazio Liberale da Udine del 1575, per la quale furono esborsate Lire 534-13. Nel 1680 furono acquistati pel Duomo dal pittore veneto, Antonio Zanchi, pel convenuto prezzo di Lire 2902, cinque quadri, rappresen- tanti: la Disputa nel tempio; — il Battesimo di Gesu Cristo; — le Nozze di Canna; — il Paralitico ; — e la fiagellazione. Il pittore dilettante, Federico de Stauber, i. r. Capitano, ha ristaurato nel 1876 nove quadri, e precisamente i quattro piccoli, cbe sono nello spa- zio deli’ abside, fra 1’ Altare maggiore ed il Coro: il Profeta Zaccaria, il Profeta Geremia ; questi due di Pomponio Amalteo (per asseveranza di pittore esperto, clie di recente li esamino con tutta diligenza); — Moše cbe tocca colla verga la rupe, 1’ arco Baleno comparso a Noe dopo il diluvio;—poscia i quattro del Coro: la Caduta del Nostro Siguore sotto il peso della Croce ; San Pietro cbe cammina sulle acque ; — il sacri- ficio di Abramo; la fiagellazione; (di Vittore Carpaccio 3 ) — e la ultima ('ena del Redeutore, esistente nolla Cappella del Sautissimo Sacramento, (reputato di Giorgio Ventura) ; quadro ridotto in brandelli, tan to mirne - rosi da scoraggiare qualche altro pittore interessato a tentare il ricupero *) Cesare Dell’Aequa nacque a Pirano il 22 Luglio del 1821, da Andrea Dell’Acqua di Capo d' Istria e da Catterina Lengo di Trieste. Morto il padre nel 29 Maggio del 1826, la vedova madre passo a Capo d’Istria con Cesare ed altri dne figli e una figlia, a cui procui’6 quella educazione che a quel tempo vi si po- teva, abitando dappria nella časa di Francesco Sandrin detto Zuccotti, ora Aquileja », di Vincenzo Zandonati. « L’ Istria », note storiche di Carlo De Franceschi. «Lettere sull’Istria*, di Jacopo Bernardi, emerito Vicario capitolare della diocesi di Pinerolo. « S. Nazario, Protovescovo di Capo d’ Istria », Cantica di Monsignor Preposito, Cavaliere Francesco Petronio. « Le memorie inedite dei Minoriti Cargnati e Tommasich». La « Biografia degli uomini distinti deli’ Istria », del can. Pietro Stancovich. II periodico «11 Popolano deli’ Istria», degli anni 1850 e 1851. II periodico « La Provincia deli’Istria. » « Le croniche sacro-profane di Trieste, del sacerdote Don Giuseppe Mainati. I programmi del Ginnasio-liceale di Capo d’ Istria. INDICE Dediča. L’autore al leggitore. S. Nazario, Protv. di Capo d’istria . II Duomo. Dipinti nel Duomo. Patriarchi soggiorn. in Capo dTstria Serie dei Vescovi di Capo d'Istria Serie dei Mitrati . Sae-a-io di Serie dei Dečani . . di Capo dTstria nel 1745 » » » 1888 20 21 22 ivi 23 24