L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 23 Settembre 1848. M 55-56. Al Sig. I/uiffi Gravisi ■ Ho lctto la vostra lettera dei 13 settembre ma in vece di trovarvi indicati i piani che voi supponeste avere io avuto nel parlare deli' Istria Fisica, e delle stirpi che abilano.. Su questa terra, venite a dire che io abbia coin-presO il Nanos nell' Istria. Avete mentito nella vostra maldieenza, avete mentito nella vostra difesa; Plinio e Tolomeo non vi possono giovare; ne vi scusa la demo-crazia che ostentate, ne il berretto della Guardia Nazionale che calcate sul vostro capo vi puo giovare. Al Popolo propongo il quesito: II signor Luigi Gravisi e reo di volgare mormora-zione, imputando ali' autore di uno scritto, seoondi fini, e non-manifcstandoli, quando fu chiamato a dirli? E gircostanza-aggravante 1' avere mormorato coi berretto della Guardia Nazjonale sul capo, jpentre la •Guardia e'chiamata a mantenere le^le^gi di qualunque categoria? P. Kandler. popolazione della citta era appena un terzo della attuale, poste a confronte colle nomine di adesso puo servire d misura per giudicare di molte cose. Diamo la lista degli eletti: I. Categoria: Le elezioni pel Municipio. • i „ ( Continuazione — Vedi i numeri 52—53 ) *Le elezioni Municipali sono consumate, il risultato venne dapprima annunciato -neH' Osservalore triestino, ma essendo partito da privata siorgente, non fu esatto ne nei nomi, ne nel numero dei votj, i quali avrebbero potuto ommettersi, almeno per evitare quei commenti, che si presentano facili, e che non portano a pacifici risultati. II Magistrato pubblico la lista sincera, senza numeri come era debito, e con quel numero di sostituzioni che e fissato dalla legge pel caso di non accettazione. Noi volentieri ci asterremmo di ripeterli, ma destinato essen^ialmente questo foglio a dare materiali per la storia , non e sconcio se in questo stesso foglio si veggono accoltf, e risparmiato il cercarli altrove. Abbiamo detto altra volta che ne il Municipio libero, ne la Guardia Nazionale,-ne la pubblicita dei Tribunali, ne la discussione orale sono instituzioni nuove per noi; 1' ebbimo nel 1812 e nel 1813, non per volonta del popolo, ma per impero della legge, la di cui esecuzione si era voluta dalle autorita che in- allora comandavano; e le nomine di allora della Municipalita, ben piu numerosa di oggidi mentre la Apostolopulo Michele Brucker Luigi Maria Brambilla Giuseppe Chiozza Giorgio Coen Matteo Caroli Daniele ;J Golnhuber Leopoldo Duma Teodoro Fesch Adolfo GoSsleth* Francesco Kempter Enrico Kuekuich Marco Lutschaunig Luigi Minerbi Caliman Millanich Carlo Mettike Ernesto Morosini Nicolo Morpurgo Giuseppe Merli Antonio' Porenta Antonio Planker Francesco Poppovich Spiridione Revoltella Pasquale Rittmayer Carlo De Reyer Costantino Rondolini Hoffmann Fel. Regensdorf Carlo Rusconi Antonio Gius. Schmalliner Andrea Samengo Luigi Sartorio Pietro Vecchiet Giorgio Sostituti: Cambiaggio Cesare Castagna Gianmatteo Cronest Dr. Alessandro Dubbane Francesco Carlo Oblasser Filippo Scaramanga Giovanni Slocovich Franc. Sav. Tropeani Paolo II. Categoria: Acquaroli Antonio Alimonda Melchiorre de Baseggio Dr. Giov. Cumano Dr. Costantino Daneu Antonio Deseppi Federico. Enenkel Dr. Francesco Fister Nicolo Kandler Dr. Pietro Ongaro A. G. Redaelli Giuseppe de Rin Dr. Nicold Sanzin Gius. detto Nemez Starz Luca Tossich Antonio Vicentini Dr. Giacomo Sostituti: Bonicelli Gasparo Manussi Giorgio Purich Gianmaria Visgnavez Matteo Diremo di queste elezioni che la meta dei chiamati a votare esercitarono il loro diritto, il che da parecchi si ascrive alle cose del 21 agosto e suocessive. II popolo triestino da una generazione tenuto nella pazienza soltanto delle altrui volonta, nell'abitudine di obbedire e di vedere altri fare da padrone, non fida di se medesimo, somiglia a cane sgridato, battuto, confinato in cortile che non bene črede quando lo si chiama negli appartamenti superiori, ed al primo rumore, fosse anche il miagolare d' un gatto si spaventa; al primo grido del temuto padrone o di qualunque altro fugge, o s' alza tosto sulle gambe di dietro per fare il wart auf; ed ai cenni di questi balla e salta. Per la prima categoria, cioe pei possidenti e pei negozianti, furono 5200 circa i votanti; per la seconda categoria ottanta circa di piu; 1'intelligenza, il sapere, la virtu, i meriti richiamarono piu votanti che non la possidenza ed il commercio, forse anche perche si vedeva per la prima volta chiamato il sapere e la virtu a reggere la pubblica cosa, indipendentemente affatto dal censo e dai titoli. Difatti qualcosa meno di 600 nomi furono quelli scritti sulle schede della prima categoria, dai quali dovevano uscire trentadue consiglieri; 800 nomi furono quelli di persone della seconda categoria, dai quali dovevano uscirne se-dici. Cosa memorabile, 800 persone distinte per intelligenza e sapere, meriti personali, in un comune di 80,000 abitanti! fra ogni cento uno. La quale abbon-danza ci ricorda come ilPIenipotenziario Organizzatore del-1'Istria, venuto in sul finire del secolo passato in certo luogo fra terra deli' Istria, chiesto se vi fossero letterati, ed udito che si, li volle invitati alla sua conversazione per onorarli siccome pare avesse incarico. Gliene furono condotti quasi un centinaio, e si trattenevano nel cortile, di che meravigliato e del numero esorbitante, vedutili coll' abito rustico indosso, e non potendo credere ai propri occhi; volle farsi ripetere se tutti fossero letterati, e fu assicurato che questi erano pressoche tutti, essendovene pochi che per essere iltetterati segnavano colla croce. Ma dei nostri intelligenti pur troppo non tutti enbrano letterati, nemmeno fra gli eletti, e non potra applicarsi loro la legge, che dice: ftrmeranno il protocollo. Potrebbe da •jualcuno ritenersi che la scelta cadesse onninamente per caso sulle venti persone elette aformare la seconda categoria; indotti gli elettori dalla voce sparsa che que-sta categoria fosse di fiduciarii non gia di intelligenti, voce che il Magistrato non credette di schiarire al pubblico in quella proclamazione che fu ricercato di fare, e che credette di limitare a poche righe. Ma alcune circo-stanze fanno credere che cosi non fosse e non abbiamo riguardo di ripeterle; non di dirle, perche sono a cono-scenza di tutti. Gli Agenti comunali, i Capi delle contrade esterne si dimisero repentinamente tutti, uno solo eccettuato che rimase al pošto. Allorquando nella radunanza per conoscere delle elezioni fu mosso dubbio da qualcuno se alcuni della seconda categoria avessero le qualificazioni necessarie e fra queste almeno 1' attitudine a fungere 1' offizio di Consigliere municipale, la voce di chi propose tale quesito venne soprafatta da quella dei villici, alla testa dei quali si era pošto individuo che non e nativo di questo comune. Ed e questo medesimo che ripete allora doversi cancellare dal no vero degli eletti il civico Procuratore perche impiegato del comune, ripetendo voce sparsa altrove ed anche in altri tempi, ed in altri convegni, voce alla quale i villici facevano eco; ne questi, ne quel!o sapevano poi cio che si facessero. -Imperciocche questi ignoravano certamente 1' istituzioneSdel Procuratore civico colla Sovrana Risoluzione dei 27 d?r cembre 1817, e la ripeteremo a questi intedesco affinche non adduca scusa di non intelligenza. ©etttc 3Rajeftdt Ijabert mit 2ftterf)od?fter (5utj"d)(iefHtnq »on 27. ». SOJottatč allergndbtgfl ju geflatten gerufjet, baf; fiir bte ©tabt £rtejit etit Šhmalb, mit eiuer 23e(laltuitg »on jai)rftcf)en tnerfjunbert ©ufbett auč ben fMbttfcfjen 9?euteu, angeflefft toerbe, ol)ne bafS jebocf) ber Slttttafb baburd) ben .ftarafter etneč (tdbtifcfjen SSeamtett ertange. 33et bem $erfc|>[age t(l mit 33eritcf|Tc|>ttgwtg ber erprobten $at)gfetten jenent (Sericftta s 3!b»ofateit ber Sorjug etitsuraumett, ber mit ben SSertjdltmfien ber ©tabt*©e* metitbe geitauer 6efamtt tfl. Ser aufgefMte 2Imt>afb erfangt l)iebur$ mc&t ben JČarafter etneč flabtifcfjeit 33eamten, er fann fefgftcj) afč 2lb»ofat aitc^ aitbere ^artljeten »ertreten, jebocf itnter fetttem 23ormatibe m fof^en 2litgefegenf)etteit, mefcfje ttue tmmer mtttef^ober uumttteffjar rnber baš 3ntereffe ber ©tabtgemeinbe/geric^tet fetn fbnnten. Ser Sfnmafb bejtefjt fetiteit ©efjatt, foitbent auž ber pdbttfd)ett $affe mit jdijrftdjeu 400 fl. etne 33e(iaKung, roefcfce alfe Slnfprii^e auf fonflige Remuneration, bte m'c|t ©tatt ftnbet, tit ffcf) etnf^fteft. II quale decreto d' instituzione mostra chiaramente come il Procuratore civico non sia impiegato, e come la SejlaHung che ha e che fu poi portata a fni. 800 non sia compenso per le sue prestazioni, ma compenso per la rinuncia di accettare patrocini contro il comune, siccome la voce suona, e siccome e uso in altre provincie; 1' officio di Procuratore e gratuito. E quanto aH' ammissione del Procuratore al Consiglio, appena poteva esservi dubbio, se il decreto Go-vernativo del 3 gennaro 1826 N. 130 che primo chiamo insieme una Rappresentanza del Comune e per un caso determinato, lo chiamava a prendervi parte, e se la Sovrana Risoluzione dei 15 giugno 1835, che istitui la Rappresentanza provvisoria, diceva : baf5 bte Sefitrmmtngen unb Slttrifmtionen btefeč SUtčfdEmfteč tm (Stnffange mit bem fceflefjettbett attgemettten ©^fteme bfož baljtn (Td) erfirecfen fbntten, beratfjenb mttjuttnrfen, unb ber Slučfprud) iiber ibre S3eratt)ungen unb SSorfd^Idge-beh 23ef)brben ufcerfaffert Meiben mitffe. Ser ©tabt * ŠKagiftrat tpfc ufcrtgenš gefjaltett, fetrte SBeratljmtg u6er bte ju erftattenben SSorfčfrtage mtt SSeijtefjuug beč bermaltgeit (iabttfcften 5tušfdpuffe$ unb beš jlabttfc&en 2fmt>afbeš pflegett (beč ležeren in fo ferit er mejit »on 2lmt6tt>egett afcroefettb fetnfoflte), unb bte afmmdjenbett VJleU tiuugeu tm 33eratf)uttgč * ^rotofofle ge^ortg erjčc&ttf# ju ntac^e«. L' Imperatore medesimo nel dare lo Statuto del 1838 non manco alle decretazioni sue anteriori, confer-mava che nella rappresentanza vecchia del Comune pren-deva parte il civico Procuratore, e lo chiamava a far parte del primo corpo elettorale del nuovo Consiglio. Nel Consiglio medesimo il Procuratore fu sempre chia-mato a prendervi parte, per quello stesso motivo pel quale il Magistrato fu costrello di sentire il parere del Procuratore civico; il quale poi fu eletto spessissimo Presidente. del Consiglio. II Procuratore fu sempre con-siderato il difensore dei diritti del popoio e del comune, e fra gli onori della carica fu spesso quello di essere il martire delle liberta cittadine contro quelli che volevano farsi oppressori; e 1'Imperatore gradi sempre 1' officio di Procuratore. Ouegli che voleva escluso 1' attuale Procuratore non ricordo che desso fu per tre volte Presidente del Consiglio, che lo era per 1' anno 1848, che non sa .4i avere rinunciato questa carica, ne mai gli fu si-gnificato che in lui era cessata. Le quali cos.e si vogliono dette in prova che 1' e-sclusione che a lui si volle dare, non era di legge, e che avendo lo stesso portabandiera indicato che cosi gli era stato detto da altri, con che si faceva esecutore di piani ejitrui, ed essendo sostenuto da villici ignari di tutte queste cose, una mano altrui si vede chiaramente in que-sto operare, la quale mano non dovrebbe essere di persone diverse da quelle che usarono la voce; con quanta lealta lo si palesa da se. E questo agire sembra conti-nuazione, abusando di alcuni del popok), di cio che prima fu fatto, per motivi che non possono ignorarsi. Ne a dir vero occorreva tanto alfaccendarsi, perche il Procuratore non ebbe volonta alcuna di rientrare in funzioni delle quali spero altre volte venire risparmiato, non nella fama e nella fede, ma nella fatica. L' influenza non gia di persuasione per tal o tale altra persona, ma per falsa indicazione di-cose, e^ manifesta, la pubblica voce indica anche da dove sia partita; quanto questo sistema abbia a durare in Trieste; e se la legge abbia ad imperare, o piuttosto singole persone, il futuro sara per mostrarlo; chi e amico del popoio, della religione, della civilta, non disperi. Ouindici persone del vecchio Consiglio furono chiamate a sedere nel nuovo, poco meno della meta; della Commissione municipale provvisoria undici vennero rie-letti (erano 17, dei quali quattro ne potevano essere eletti, ne rieletti) delle arti liberali uno solo fu preso dal corpo medico, quattro. tra gli ^vvocati, uno solo fra quelli che hanno gradiv accademici, ■£ questo pure come possidente, siccome fra i possidenti fu. preso altro del corpo sanitario. Quanto alle religioni guattro sono gli Israeliti, sei gli evangelici, sette i grečr," quarantatre i cattolici (intendiamo tutte queste proporzioni sui numero di sessanta comprendendo i sostituti). Dei colori politici se Austria o Germania, se Vienna o Francoforte, se as-solutismo o liberta, vedremo col fatto; vedremo cof fatto, se citta od emporio, se interessi morali, religiosi, intel-lettuali, od interessi materiali e 'di casta, se tirannia do-mestica od onesta liberta, se monopolio o liberta, se fanatismo persecutore o benevola tolleranza; se violenza e quelle sciagure che Dio nel suo libro minaccio ai vio-lenti; se impero o ragione, se sapienza od ignoranza ostinata o colposa. Siamo bene lontani dal credere che siffatti elementi vi sieno nel futuro consiglio; ma 1'esperienza propria ci ha mostrato come la massa, sia plebe, sia altro, pro-penda facilmente alla mormorazione ed al sospetto e co- me il pronto parlare giunga fino alla maldicenza. Non sia grave ad alcuno il suggerimento che ci permettiamo di dare al futuro consiglio = apra le porte al pubblico, dia alle stampe i suoi dibattimenti. = Noi non dubitia-mo che quelli i quali accetteranno il carico di Consigliere sentiranno di possedere tutte le attitudini richieste dalla legge e piu che dalla legge dali'officio; non permettano che il pubblico ne possa muovere dubbio, e neghiloro cio che hanno; stampino i dibattimenti perchč i loro suc-cessori possano avere facile conoscenza della cosa pubblica, perche il popoio conosca le cose proprie. Faranno con cio onore a se medesimi, benefizio agli altri. 11 popoio ha diritto di chiedere cio; i tempi nei quali i comuni non esistevano per proprio vantaggio, il tempo nel quale le rappresentanze potevano essere ado-perate per rovesciare sopra di queste tutta 1' odiosita di misurer che ad altri apparteneva, questo tempo 6 passato, e non ritorna. Non era cio in vecchio, non fu che nel-1' ultimo cinquantennio pei sospetti che si avevano contro i popoli; gli effetti si mostrarono patenti fra noi per cio che riguarda 1' intelletto, la morale la religione. II Consiglio non e piu un corpo mandato dal Governo, sorve-gliato, tutelato, guidato da questo; il Consiglio e mandato dal popoio, sorvegliato da questo. I rappresentanti hanno invero pieni poteri, ma non pieno arbitrio; il popoio li manda perche provvedano agli interessi di questo, ed ha diritto di chiedere loro ragione deli' operare, non gia quella ragione che altravolta chiedeva la contabiiita, e che chiedera ancora, ma quella ragione che domanda se la giustizia, se la prudenp,' se 1'amore di patria abbiano suggerito le misure prese. II popoio ha diritto di sapere cosa fanno i suoi mandatarifil popoio non puo essere meno che qualunque cittadino il quale e abilitato di fare allreltanto; il popoio non tralasciera di fare il suo giudizio, e lo annunciera colla stampa, la quale sara, ed e libera; il popoio giudichera stortamente se non avra conoscenza delle cose. II debilo dei rappresentanti di agire pubbli-camente e imposto dali'indole del carico e dalla onesta; chi agisce rettamente, non ha duopo di agire a porte chiuse; gli errori della mente inevitabili in chi e uomo sono perdonati onninamente prontamente in chi agisce lealmente e per buone intenzioni; il Consiglio futuro stara in buona fama ed in buona^ estimazione se i motivi del suo operare, se il suo operare medesimo saran-no noti. Ed ali' incontro se si tenesse a porte chiuse, e senza pubblic&re< i dibattimenti, incorrera fra breve sotto il peso della maldicenza e pubblica e privata. La pubblicita. e un bisogno dei tempi, fu gia ordinata pei delittTdi slampa, fu promessa tra breve per le procedure criininali, fu gia raccomandata ai Tribunah anche di Trieste, e gia messa in attivita in Praga per volonta deli' Im-peratore; la pubblicita delle sedute municipali e gia a-dottata in Vienna, in Praga; il Parlamento tiene le sedute in pubblico, la Guardia Nazionale di Trieste tiene pubblici i dibattimenti. Ned e a temersi che il popoio lasci quella dignita che deve essere in tutte le sedute; se ne tennero molte in pubblico, nelle societa, alla Guardia, in radunanze, e non vi fu esempio di scandalo; nessuno, che sappiamo noi, di quelli che parlarono in pubblico a Trieste ebbero motivo di credere pericolose o turbolenti le discussioni; da quanto ci e noto i disordini non avvennero che in luoghi non destinati a trattamento di pubblici affari. II consiglio apra le porte, stampi i dibattimenti, che non ha da temere del popolo, facendo altrimenti sara facile a credersi che il consiglio voglia farsi desposta, o voglia nel secreto di una stanza nascondere al pubblico le individuali incapacita. Noi ripetiamo, chi accetta e conscio delle proprie forze, e con cio dichiara d i tenersi abile; e non possiamo persuaderci che il consiglio voglia fare da padrone, anzi che da gestore degli affari del popolo. Veniamo a conoscenza che alcuni degli eletti ri-nunciano al carico ; diremo i loro nomi per quanto sappiamo. de Baseggio D. G. Cumano Dr. Costantino de Rin Dr. Nicolo Kandler Dr. Pietro Ongaro G. A. Porenta Antonio Samengo Luigi Coen Mattio Morpurgo Giuseppe Merli Antonio de Manussi Giorgio Bonicelli Gasparo Cambiagio Cesare Sulle condizioni geologiche deli'Istria con riguardo a quelle della Dalmazia, delle prossime regioni croatiche, carnioliclie e goriziane di A. de MORLOT Commissario della Societa geognostica montanistica del-P Austria interiore, deli' Austria superiore e deli' lllirio (Tratla dagli Atti di storia naturale raccolti da IV. Haiditiger e pubblicati mediante soscrissione, Tomo II, Parte II, pagina 537.) Vienna 1848, in Commissione presso Braumuller e Seidel. In 4.° maggiore di pagine 61, con carta delt Istria colorata e due tavole litografale. Ecco adempiuta una promessa da parte del signor Adolfo de Morlot, del quale ebbimo a parlare altra volta in questo giornale, e che ci fu cortese di un paio di articoli; ecco soddisfatto un voto fatto da lungo tempo da tutti gli amatori delle cose naturali, da tutti quelli che sentono il debito di conoscere la condizione fisica di questa penisola, base ed elemento di altre condizioni; ecco aperto quel libro sul quale Iddio scrisse col suo dito la storia di questa terra. Ed e buona fortuna, che le vicende dei tempi, P agitazione degli animi, abbiano conceduto che opera siffatta polesse compiersi e venisse divulgata, supplendo cosi a grandissima lacuna che ave- vamo. La base e gettata, gettata con quella sapienza che e. del signor de Morlot e che spiego in altri suoi dettati di cose naturali; su questa base potra facilmente edificarsi il rimanente. Desideriamo cho P opuscolo con^ parisca anche in italiano. E possiamo annunciare che altra operetta uscira fra breve, su cose naturali per riguardo ali' igiene di sapiente persona. Di quest' opuscolo del Morlot diremo soltanto che sulla carta deli' Istria veggonsi con tutta esattezza segnati a colori le varie qualita di terreno = diluvio = Eoce = Creta = Tassello, ed indicate le acque minerali. Trarremo da lui le notizie sulle raccolte e sulla letteratura. = II Dr. Luciani in Albona raccoglie ogni sorta di curiosita ed anche petrificazioni. In una stanza del Museo geologico di Trieste ho collocata piccola raccolta, che presenta i caratteri prin-cipali della Geologia della provincia. 11 signor Tommasini ha fatto dono di alcune petrificazioni di pešci e fra queste di un animale del genere dei Sauri da Comen, e di un grande ippurite, corno vaccino, da Opchiena. II Dr. Biasoletto ha dato il piu servibile della sua collezione, fra cui si distinguono le petrificazioni cretose di Pola; il meglio era stato da lui donato in antecedenza a Hitchcock che Io reco a Boston, per cui convien fare il viaggio di America, per completare gli studi della Fauna della Creta istriana. La raccolta deli' Accademia di Trieste contiene quantita di Minerali e di pietre, poche che spettino alla provincia, eccettuato un bellissimo Ippurite da Opchiena, dono del signor Tommasini, e le ossa di un orso da caverna, con cranio ben conservato ricuperate nella Grotta di Adelsberg, e ben conservate sotto vetro. II signor Federico Kaiser, ascoltante del Tribunale, raccoglie molte cose interessanti. Nel raccogliere pešci petrificati, si e reso beneme-rito il sig. Antonio Bandel di Comen, podesta di quel luogo. Letteratura. La letteratura propriamente geologica si riduce a, minima cosa; sembra per cio conveniente di addurre_ quelle fonti, che senza speciale riguardo a Geologia, giovano pel loro merito a guidare i viaggiatori in regioni si poco conosciute. Non si presume di dare cosa compiuta, e percio si rimette al bellissimo articolo di Schreiner che si indichera piu sotto, dando esso un' e-stesa e precisa indicazione della Letteratura straniera e propria che riguarda la provincia; si indicheranno soltanto le cose principali. Biasoletto. Relazione del viaggio fatto nella primavera del 1838 dal Re F. Augusto di Sassonia, nell' Istria, Dalmazia e Montenegro — Trieste 1841. Boue. Appenju de la Constitution geologique des pro- vinces illyriennes — 1 834-1835. Canstein Barone. Blike in die ostlichen Alpen und in das Land um di Nord-Kuste des Adriatischen Mee-res — Berlin 1837. Gansauge. Ueber Kessel und trichter formige Vertie-fungen in dem Dalmatischen und Illyrischen Kusten gebirge — Pogg. 1844. Hacquet. Oryctographia Camiolica — Lipsia 1778,1789. Henjler Luigi cav. — Die Gollazberge — 1845. Istria. Giornale. Ktoden. Ueber das Sinken der Dalmalische Kusten — Poggensdorfs Annalen 1838. Memorie di un viaggio pittorico nel Litorale — 1842. Morlot. Sulla conformazione geologica deli' Istria, Numero 61—62 del Giornale l'Istria. \ecker de Saussure — Lettre sur les breches osseuses et ferrugineuses et les mineš de fer de la Garnio-le — 1829. Partsc/i Paul. Bericht iiber das Detonations phaenomen auf der Insel Meleda - 1826. Raffelsberger. Istrien mit den Quarnerischen inseln — j 1846. Rosthom Francesco. Brief an Bergrath Haidinger iiber eine geologische Excursion in Istrien 1847..'. Schmidt etc. etc. Das Konigreich Illyrien 1840. Schreiner. L' articolo Istrien nell' Enciclopedia universa- le — Lipsia 1846. Schvcarzer Ernesto. Carta del Litorale Austriaco—1846. ; Sternberg. Bruchstiicke aus dem Tagebuche einer na-turhislorischen Reise vonPragnach Istrien — 1826. Tommasini. Der Berg Slavnik — 1839. Volpi. Ueber ein bei Adelsberg neu entdecktes Palae-thorium — 1821. v .' *?» ,4 • ■ Ed ora che la parte geologica' e data', rtltFOtlesi-derio ci resla, che la Flora e la Fauna vengano a com-pletare la parte fisica fissa della provincia. Ci e accaduto altra volta di versare sulla letteratura di questo ramo di j scibile ed a dir vero, fu desso studiato e si hanno co-piosissimi materiali, anzi non temeremmo di dire che le j investigazioni sono pressoche compiute, pero non ci e noto che questi materiali, ottimi per la scienza, sieno stati posti in quell' ordine ed in quella esposizione che faccia conoscere la provincia; siccome fece il cavaliere de Huefler per la parte alpina. La Fauna fu forse meno presa ad esame che'non la Flora; dal Museo Zoologico di Trieste speriarno (se i fati saranno a lui propizi) riem-piula altra lacuna nello studio delle cose nostre naturali, quella dei pešci, dei quali finora ci basto il mangiarli. Delle Decime ecclesiastiche. Assai si e parlato, assai si e scritto, nulla si e stampato sulle decime deli' Istria, fossero queste di indole come di-cevano ecclesiastica, fossero di indole laica, e delle laiche fossero di diritto pubblico o di diritto privato; pure 1' argomento avrebbe meritato qualche, se non molto discutere, qualche esame, perche assorbiva nulla meno che la decima parte del prodotto netto deli' agri-coltura. Potrebbe facilmente essere avvenuto che nei tanti parlari e nei tanti scritti si fossero dette anche delle baggianate, ma potrebbe essere che si sieno detle delle cose giustissime ed assennate, siccome sembrerebbe certo che si sieno applicate massime di tutta giustizia, di quella giustizia che si basa su verita di fatti, di quella giustizia che non e gia tratta da ci6 che altrove si costuma , ma da cio che e legalmente esistente, e che nell' appli-carsi rispetta i diritti di ciascheduno, quand' anche 1' oggetto su cui cade il diritto debba essere sottoposto a conversione. Tutti sanno che le decime del clero furono intro-dotte nel VI secolo fra noi a dotazione degli episcopati e dei capitoli cattedrali, negli agri colonici delle cittš, i quali erano esenti da imposta reale; e che negli agri tributafi,' essendo gia attivata la decima a favore dello stato, e da questo passata in mani semipubbliche o pri-vate, al clero venne piu tardi aggiudicata la quarta parte di questa decima, o come dicono quartese, asse-gnato ai parochi. Dalla decima quindi ne viene bellis-simo e sicuro indizio non soltanto'deli'antica condizione degli agri di citta, e ne viene modo di riconoscere 1' antica loro estensione, anche attraverso le donazioni laiche fatte nei tempi di mezzo dagli Imperatori e Re agli Episcopati ed alle chiese, ma si ha modo di riconoscere 1' antica condizione delle chiese istriane, e la geografia di chiesa. Citeremo un solo esempio. Capodistria cesso d' avere i propri vescovi, come pensiamo noi nell' VIII secolo, e la causa di questo toglimento si riconosce dagli alti col quale venne ristabilita la serie dei prelati, cioe a dire, la deficienza di redditi propri al mantenimento del Vescovo; deficienza che accenna ad una depredazione o scorreria di nemici che tolsero on-ninamente 1' antico ordine di cose, ad una scorreria fatta da popolo . che non eiar cristiano, quand'anche i loro duci lo fossero. Ebbene nella diocesi di Capodistria, ne vescovo, ne capitolo esigevano la decima; tulte le ville la pagavano sollanto al Paroco, eccetto che le ville dette del Vescovato, Scofie, Sermino, e Pilo di Rovereto (BiizJ le quali ville vennero dal comune di Capodistria "asse-gnate in dotazione al Vescovo nel secolo XII. E qui in proposito dei parochi e capitoli noteremo; Capitoli cattedrali sono indizio di Municipalita perfette, capitoli col-legiali di comuni di inferiore categoria, parochi di ville tribularie. • Ouesta /nancanza di decime a profitto od a dotazione del Vescovato concorda con altra condizione. In Istria tutti i Vescovi, meno quello di Pedena, ebbero amplissime giu-risdizioni baronali; Pola su tutto 1'agro giurisdizionale di Pola, e sulla costa liburnioa di Moschenizze, di Castua e di Fiume, Parenzo su Visinada, Montona, Pisino, Ge-mino; Cittanova sulle ville che s' estendevano fino a Gradigna. Trieste sul Carso e sul comune di S. Odorico e di Muggia, Pedena medesima che era su terrilorio es-senzialmente baronale aveva qualcosa, il Vescovo di Capodistria non ebbe giurisdizione alcuna non ebbe che un appanaggio privato ; prova che nei tempi in cui le baronie si concedevano ai Vescovi, il vescovato di Capodistria non aveva pastori. E quando i Patriarchi Marchesi d'Istria poterono dopo il 1200 disporre per diritto di principe di molte baronie, diedero queste piuttosto al comune di Capodistria, per alzarlo in condizione di capitale. Ma di queste antichila basti e si venga a cose del giorno. Un decreto del Maresciallo Marmont dei 15 novembre 1810 avendo presente le distinzioni fra decime aboli nella provincia d' Istria la decima, quella dei Vescovi e dei Capitoli, 1' ecclesiatica, perche le decime laiche venute per liberalita di Imperatori e di Re in potere dei Vescovi, non cangiarono d' indole, e rimasero sempre decime laiche, anche se per liberalita dei Vescovi date in partecipazione ai Capitoli. La soppressione delle decime non tocco che 1' Istria gia Veneta, sebbene 1' altra Istria non avesse condizioni economiche diverse. Ecco il testo del decreto Marmont. a Napoleone ecc. ecc. „ Noi Maresciallo d' Impero, Governatore Generale ecc. a Visti i rapporti giustificati che ci sono stati pre-sentati sulla tassa a norma della quale vengono nell'1-stria esatte le decime delle Cappelle e collegiali di quella provincia. „ Considerando che 1' eccesso del valore di tali decime, che assorbisce una parte del prodotto netto dei redditi di proprietari non puo piu conciliarsi col nuovo sistema di contribuzione fondiaria stabilita coi nostri de-creti, e non permetterebbe ai proprietari di soddisfare il contingente che devono al tesoro di queste provincie. „ Volendo nulladimeno, sino al momento in cui 1' organizzazione del Clero illirico sarsk definitivamente fissata, assicurare ad ogni membro dei capitoli e collegiali della provincia d'Istria una indennita equivalente ai redditi che godevano. a Sulla proposizione deli' Intendente delle Finanze abbiamo decretato e decretiamo: „ Art. 1. Dal giorno della pubblicazione del presente decreto, tutte le decime appartenenti ai Capitoli e collegiali della provincia d' Istria sotto qualunque siasi denominazione, che esse venissero esatte, saranno sop-presse. „ Art. 2. E proibito ai membri dei capitoli e collegiali di pretenderle, ed ai proprietari che vi sono stati finora sottoposti, di pagarle. „ Art. 3. L' Intendente della provincia formera uno stato nominativo dei Canonici ed altri ecclesiastici faciente parte dei Capitoli e delle collegiali deli'Istria che per-cepivano decime o parti delle soppresse decime; il detto stato indichera 1' ammontare della somma che ciaschedun titolare o ecclesiastico ritraeva da questa specie di red-dito. „ Art. 4. Con un particolare decreto sullo stato formato come e prescritto nel precedente articolo e sulle domande dei Canonici ed altri ecclesiastici che per-cepivano per 1' addietro decime o parti di decime, ci riserviamo di assegnare loro sui tesoro di queste provincie dei trattamenti equivalenti ai redditi dei quali ri-marranno privati in virtu del presente decreto. a Art. 5. Fra le decime soppresse, appartenenti ai Capitoli e collegiali non intendiamo di comprendervi le decime appartenenti ai curati; i curati continueranno a percepirle come per lo passato e finche venga altrimenti ordinato. a Art. 6. L' Intendente generale delle Finanze e incaricato deli' esecuzione del presente decreto. a Fatto a Laybach nel palazzo del Governo il 15 novembre 1810 „. II decreto Napolsonico dei 15 aprile 1811, titolo XIV, articolo 143 confermo la soppressione delle decime dei Vescovati e dei Capitoli. Pero una Circolare del 4 decembre 1814 numero 1251-277 toglieva questi decreti ripristinando la percezione delle decime come era per lo avanti, trat-tenuto pero il quinto per indennita di imposta fondiaria. La Risoluzione Sovrana dei 12 maržo 1825 soppresse tutte le decime del clero, senza distinzione alcuna se fossero vescovili o parocchiali; pero nell'Istria ex-Veneta soltanto e nelle Isole del Quarnaro. Furono comprese le decime del clero curato a motivo che sebbene non comprese nel decreto del 1810, Io furono in quello del 1811, il che pero non sembra. Ecco il testo del decreto 1811, il quale laddove parla di indennita da darsi per la soppressione delle decime, non parla che delle Vescovili e Capitolari. u Des Fonctionnaires ecclesiastiques et de leur Traitement. „ 143. Les eveques des deu.v communions, les cliapitres cathedraux et cotlegiaux, les seminaires, les cures, continueront a exercer leurs fonctions, et d jouir des biens et revenus qui sont actuellement affectes d leur entretien, sauf les dimes supprimees par l' arrete de notre gouverneur general du 15 novembre dernier. a 144. II sera ouvert un credH. de la somme de cent mille francs, qui sera e:nployee d donner des in-demnites annuelles aux titulaires des eceches on mem-bres des chapitres de 1'Istrie et de la Dalmatie, dhine vateur egale aux dimes qu'ils auront perdues r. u Dei Funzionarj ecclesiastici e della Provvisione dei medesimi. a 143. I vescovi delle due comunioni, i capitoli cattedrali e collegiati, i seminarj, i parochi, continueranno ad adempire alle funzioni loro, ed a godere i beni e P entrate che sono ora assegnate al loro manteni-mento, tranne le decime soppresse per decreto del nostro governatore generale del di 15 novembre prossimo passato. a 144. Sara aperto un credito della somma di franchi cento mila, la quale verra impiegata a dare delle annuali indennita ai titolari dei vescovati o dei membri dei capitoli deli' Istria e della Dalmazia, di valore eguale alle decime che avranno perdute Non conosciamo il motivo perche nel rimanente deli' Istria siensi conservate le decime del clero curato e le decime vescovili, mentre la stessa legge le aveva soppresse tutte; gli stessi motivi per richiamare in vita le leggi Napoleoniche e per estenderle sembrano avere sussistito e sussistere per tutta intiera la provincia. t/ Inscrizione nell' abside della Basilica Eufrasiana di Parenzo. Sciogliamo, sebbene tardi, il debito che avevamo incontrato con reverendissmo ed illustre Signore, nella speranza che la memoria del debito ci valga di qualche scusa per il tardo adempimento. HOC FVIT IN PRIMIS TEMPLVM OVASSANTE RVINA TERRIBILIS LAPSV NEC CERTO ROBORE FIRMVM EXIGVVM MAGNOOVE CARENS TVNC FVRMA METALLO SED MERITIS TANTVM PENDEBANT PUTRIA TECTA + VT VIDU S VBIT O LABSVRAM PONDERE SEDEM PROVIDVS 'ET FIDEI FERVENS ARDORE SACERDOS EVFRASIVS SANCTA PRECESSIT MENTE RVINAM LABENTES MELIUS SEDITVRAS DERVIT AEDES FVNDAMENTA LOCANS ERENIT CVLMINA TEMPLI OVAS CERNIS NVPER VARIO FVLGERE METALLO PERFICIENS COEPTVM DECORAVIT MVNERE MAGNO AECLESIAM VOCITANS SIGNAVIT NOMINE XPI CONGAVDENS OPERI SIC FELIX PIA VOTA PEREGIT. "In origine fu questo un tempio. minaociante cadilta per scosse ruinose, e non fermo per sicura fortezza; piccolo, e di forma po vera di grandi mosaici; il tetto di legno poggiava soltanto su catene. „Non appena il Vescovo Eufrasio, provvido ed ar-dente nella fede, vide che P edifizio sarebbe crollato per propria gravita, penso di antivenire la caduta, dirocco 1.'edifizio per farne altro piu solido; ne getto le fonda-menta, e 1' alzd fino alla sommita, il quale vedi ora ri-splendere per variati mosaici. „E compiendo la cosa cominciata, Io decoro di grande officio dichiarandolo chiesa, e la segno nel nome di Cristo, sciogliendo cosi nell' allegrezza felicemente il voto „. Formola di aggregazione al Patriziato di Trieste, usata nel 1730 o poco dopo. Diamo soltanto per i letterati la formola usata nel 1730 nell' aggregare nuovo Patrizio, e quindi ci dispen-siamo dal darla in italiano. E memorabile per i momenti storici che si adducono affinche il novello eletto sappia qualcosa della citta a cui viene ascritto. * Cum Civitas Tergestina in multis ac vaHis po-„ strema hac aetate negotiis, pro Immortali Augustissimi 223 „ Regnantis Caroli VI Gloria, impensis, tam in sui ipsius, „ quam in universi novi Commercii incrementum, favores „ saepe saepius, ac Tuae erga eam Benevolentiae signa „ adeo affluenter experta sit, ut si ea hic singillatim re-„ censere velimus, prolixitati potius quam brevitati praeter fl intentionem vacandum foret. Ita etiam, si pro eorum „ dignitate, verborum aut sensuum excellentia, vel alio s exquisito officiorum genere esset utendum, repensio, uti „ deceret, vix congrua deprendi posset. „ Honorificentiori igitur metodo, nostrae subvenire „ gratitudini perpendentes, ne laudabilis beneficiorum me-„ moria temporis edacitate comminuta decumbat, ea qua „ par est, animi habitudine aequum duximus, nostrorum „ Maiorum inhaerere vestigiis. Hi etenim, si quos sum-„ mae Amplitudinis Viros, aut Familias cospicuae originis „ quacumque benemerentiae nota erga se insignitos com-„ perissent, ut inextinctus ■ muneris splendor in postero-„ rum documentum et lumen diutius elucesceret, eosdem „ AIbo Patriciorum inserere, ac 'seduta prorsus diligentia „ custodire assueverunt. Non tam beli j quam similis pro— „ videntiae studio longe lateque dilfusa, et ad summum „ evecta est Ouiritum Fortuna> quorum ditionem Veteres „ nostri sortiti, quia ad consu.lum populorum maximum „ conferre subsidium priscis etiam iHis' saeculis consultum „ erat, adscitis sibi plurimis ex Equestri, Patr^cio ac ^on-„ sulari ordine Familiis ad lias extremas oras ex Urbe e-„ migratis, Municipii priino, Coloniae paulo post Romanae „ titulum et honorem adepti sunt, uti uberius praeter „ Classicos scriptores, lapides, coluumae, Arcus Trium-„ phales, Arena, Publici Aquaeductus, Naumachiae caete-„ Faque antiqiiQr.um, Monumenta in haec usqua tempora „ compeMff- ef -Sbservata fidem amplissimam adstruunt. At „ id, quod notatu dignum huc magis attinet, non solum „ splendorem ad aedificiorum ostentationem et luxus, „ verum etiam aequissimas leges, magnanimos quoque eo-„ rum moreš sibi et successoribus profuturos ex eodem „ fonte poenitus hauserunt. Occidentis Imperii barbaris „ direptionibus eversi, licet inter summas illarum rerum „ vicissitudines quam plurimae deperierint civitates, Ter-„ gestini quoque in communi infortunio quamquatn sepius „ dejecti, retenla tamen animi magnitudine, intrepiditate, „ ac providentia, quibus in utroque Fortunae statu sibi sem-„ per similes extrema perpessi fortiter constiterunt, ex „ omnibus periculis et praecipitiis exilientes, diffractis s finitimorum hostium conatibus ad pristinas se se revoca-„ verunt vires et officia, imo nusquam eo felicius quam „ dum Clementissimis Austriacae Domus Auspiciis se, „ suaque omnia in perpetuum voverunt. „ Innumera et Amplissima constant diplomata ab „ Augustissimae Domus Imperatoribus Reipublicae Ter-„ gestinae in integerrimae suae Fidelitatis argumentum „ concessa aut confirmata, unum tamen omnium plane s saeculorum admiratione dignum nova et vetera ante-„ cellens in summa veneratione prae caeteris est haben-„ dum, proximis nempe his editum annis Jussu Invictis-„ simi Regnantis Caroli VI, quo pro floridissima novi „ Commercii extensione inter universos suos Fidelissimos „ subditos in tot, ac vastis suis regionibus, provinciis, ac „ regnis una cum exteris ex omni natione sive orientali „ sive 'occidentali, Tergestum emporium unicum ac sedes „ dieta Clementissime ac promulgata fuit. De hac glo- riosisaima mole iam mirum in modum erecta, et nobi-liter de die in diem exaucta Dominationem Tuam Illu-strissimam quam optime meritam dudum esse cognovimus. Laudabilis his proinde motivis adducti, beneficium tam sublime, perenni etiam celebrandum encomio prae oeulis babentes, ut quo melius per nos fieri potest, unanimiter Clementissimae menti ac fideliter occurramus, et com-muni Gratitudini uno eodemque tempore consulamus, Te Illustrissime Domine N. N. nostris pridie Commiciis pro-positum cum addito superaddictarum rerum , attent& quoque conspecta Tuae Vetustae originis specie, Doctrina, Virtute, et summa in rebus agendis dexteritate, ita ut non solum Augustissimo Principi, coeterisque eius Excelsis Proceribus ac Minsteriis, verum etiam populiš ompjbus, et speciatiin huius Civitatis, in quovis se com-mendabilem manere exhibueris, viva voce, vivisque sulfragiis in pleno Consessu formiter convocato Nob. DD. Consiliarii nemine poenitus dissentiente Inclytis Tergestinae Reipublicae Consiliis inscribi, ac inscriptum conclamaverunt, cum facultate Tibi Tuisque legitimus descendentibus, ut de more, utendi fruendi Privilegiis, Gratiis, Favoribus, honoribus, coeterisque indultis ac obventionibus, quibus reliquis vetutisssimae ac praeci-puae Familiae Patriciae uti ac frui licet. Publicam qua-propter hanc consiliarem determinationem sub.. .habitam, notam omnibus et singulis facere volentes, hos motu proprio ex certa scientia maiori nostro sigillo murtitas fieri curavimus in quorum fidem etc. etc. „ i Paeoccuie 1697 Muggia......850 Umago......380 Pinguente.....820 Ospo.......570 Lonche......540 Lanischie.....550 Rozzo......540 Sdregna.....600 Savignaco ..... 350 Verch......230 Razzize......175 Draguch.....160 Colmo......250 6115 1847 2180 2600 3569 1660 1960 2735 1500 1530 1170 725 535 675 770 21600 Riempitnre. Popolazione della parte di Diocesi Triestina che stava nell' ex-Veneto negli anni 1697 e 1847. In cento cinquant' anni, cioe a dire in meno che cinque generazioni la popolazione ha piu che triplicato. Due Castelli. Ouesto nome viene applicato ogni giorno in Istria ad una localita nel Comune di Canfanaro presso Rovigno e cio porta qualche equivoco nell' intelligenza di carte antiche, perche e nome proprio anche di altre localita. Due Castelli stanno fra Rozzo e Semich; di que-sti ne dava notizia in queslo foglio N. 26—27 Anno I il signor Carlo de Franceschi. — Nel 1698 il Canonico G. B. Francol nell' Istria Riconosciuta diceva: "Nella vicinanza di Rozzo si vedono due Castelli distrutti e af-fatto disfatti, uno nominato Zernigrat e P altro Belligrat, nel primo si ritrovano monete romane di comune metallo „. Di questi castelli parla il diploma con cui il Marchese d'Istria Volrico nel 1102 fa donazioni alla chiesa di Aquileja, divide le sue possidenze tra i figli. Di questi due Castelli parlano spesso le carte dei Patriarchi. Sotto nome di due Castelli si indieano talvolta quelli di Barbana e di Rachele (presso Castelnovo al-1'Arsa) i quali ora stavano in giurisdizione di Pola, ora di Albona, poi ne d' una ne deli' altra. II nome di due Castelli si da piu frequentemente a quelli di Leme, posti sopra due colli che staccandosi dalla costiera sporgono nella valle, a tiro di fucile 1' uno dali' altro, ambedue quasi a custodia della valle. Quello a settentrione che e distrutto da lungo, dicevasi Castel Parentino, era baronia dei Vescovi di Parenzo. Dell' altro, distrutto dai Genovesi non sappiamo il nome. I Turchi in Ciitanova. Nel di 24 maggio 1687, ali'alba, approdarono due fuste, credute turchesche da Dolcigno, ben fornite. Sac-cheggiarono dieci čase, le chiese, e fecero schiave 38 persone fra le quali il Podesta Giov. Battista Barozzi con moglie e due figlie, il Cavaliere Giačomo Rigo q.m Paolo con 6 di famiglia, Io sbirro del Reggimento, il Cancelliere Apollonio, Carlo Soletti, Giacomo Pontello, Don Pietro Bertelli Sacerdote, il rimanente furono donne. Fatta la preda, le fuste turche se ne andarono senza che la fusta Veneta di Rovigno, le due Marciliane ed altre peotte potessero raggiungerle. II podesta fu riscat--tato dalla Repubblica per danaro; altro degli schiavi ri-torno piu tardi a Cittanova, le fuste ladre erano andate veramente a Dolcigno. Due turchi rimasero in terra e, presi, furono mandati a Parenzo indi con barca da otto remi a Venezia. Uno di questi era Anconitano, P altro Pelestrinoto; il capo della spedizione era Piranese.