OSREDNJA KNJltNICA SREŮKA VILHARJA KOPER BIBLIOTECA CENTRALE SREÓKO VILHAR CAPODISTRIA ^ |fc V. «& ~7-JrJ.it- , ¦' ¦' :!M~ IL SILENO D IALO GO DI HIERONIMO V I D A. IVSTINOPOLITANO. Nelqnale fi difcorre della felicitŕ de'mortali, & fi conclude, che tra tutte le co fé di quello Mondo l'Amante fruifcafololauera, & perfetta beati tudine humana. Infieme con te fue B^me, & Conclufioni dimoro fé* Et con l'Interpretatione del Sig.Otronello de' Belli luftinopolitano fopra il medefimo Dialogo. IN VI C E N ZA, appreso Giorgio Greco* A4 infenza di Alciaco dc'Alciat; A Pieno Bcicdli. *v° hOH SXWir Itgo F. Seraphinus de K^eapoli Duclor Tbeologus ¦ iegh & conftderaui hoc Opus, & nihil intte- tu quad fit contro, Fidem, <& bonos mores» Imprimatur cum nil contineat ftctei,&bonis mo nběAS contrariam ex fuprafcipta atteftatěone. F. Io» Gabriel Magifter, & Ir.quěfn jr Ficentinus Manu propria» Pietro *V >* Stan ci) vi eh V *\ Canonico *** AL MOLTO ILL. mio Signor offeruandiif. IL SĚG. CONTE RIMONDO DELLA TORRE. <%*§> Veli' honorata Fama, ch'č giŕ ěparfa per l'ani uerfo ddi'He-roiche Virtů fue, & che gid s * apparecchia con Ja Gloria tetfer alla Tua fronte none vit toriofeGhirlande; quella iftefifaFama ha deibto nel mio petto nobil penfiero di confacrar quella picciola opera mia al-Ja grandezza de' fuoi honori. E fico- me nella notte allo splendore d'un chiaro lume foura un'alta torre porto, fo-gliono le naui, dall'orgoglio, de' venti combattute, con l'acquiftodinoiia fpe-ranza ridurfi ŕ quella uolta. Cofě nella notte di quefte fauolofč ombre di Par-nafo,dopň un lungo trauaglio della mia poco fortunata Mufŕ, drizzo il mio camino i quefta felice TORRE ; douc infcambiod'un picciol lume, fida fcor-ta de' nauiganti, miro & ueggo d'an tica Nobiltŕ & di virtute Heroica un lucidiC-fimo Sole. Né gii mi par, che fidifcon uegna il dedicar hora ŕ V. Sig. molta ^llufire, che fa profeflěon d'arme, &: č nel l'Arme al fuon di Tromba folamente eccitata, quefto mio Dialogo, che parla d'Amore. Poi che anco Amore non del tutto ifdegna,come nato di Marte, fa-uorir la Vittoria,dc^cambiar i fuoi Mirti in Palme; il che preuedendo il grande Alcibiade Capitano Atheniefč foleua Tempre nello Scudo portar per infegna un Cupido con un Fulmine in mano. Anzi mi par, che mol to ben fi conuegna» ch'io dedichi ad un Signor felicifllmo le Łdicki de ^ěi Amanti ; poi che non puň il fiume, fé non al fuo gran fiume, ch'č TOcea- f Oceano, ritornare: & cosě fi torna la Stella dopň un bel giro al fuo luoco,il Cielo al Tuo primo ptintOj& finalmente ognicofa creata ha per ultima quiete il fuo naturale nido. Fra tanto in quella feliciflěma TORRE fpcro, che il mio Sileno debole & impotente per la uec-chiezza, inerme & priuo d'animo guerriero per efler nato ne i Bofchi & fempre Jontan dall'eflercitio dell'Armi allettato, farŕ molto ben difefb da maligno Satiro, uelenofo Drago, ň importuno Con-tadino,che nuocer gli uoleflfe. Et io forfč un giorno all'ombra di quefta eminente TORRE, permutando il fuon Pa-ftorale in audace Tromba,canterň le Im-prefe & gli honorati portamenti di V. S. molto Illuftre,che^iŕ fěn'horame nJha dato ampia materia, e tuttauia s'apparecchia con le Virtů del corpo & dell'animo di darmi. Le bacio le mani. Di Padoua li iy.Genaro. 1585?. Di V.S. molto Illuftre Diuotiflěmo Seruitorc Hieronimo Vida# A 3 AL MOLTO ILLVSTRE SIC CONTE RIMONDO DELLA TORRE. • HIE FiO^ilM 0 VI D A. \ 0 BJ{E d'bonor la cui fublime alte^fx Giunge al par delle Sfere, oltre a gli ^____ Heroi, .10 ^J{E, che da t Atlante a i lidi Eoi Ammirar e Sěupir fai tua bellezza, *A d'ombra tua la bella Euterpe auc^zx - Canta con l'altre Mufe, e quindi poi Tortati l'aure tributa a glihonor tuoi Mentre i lor canti l'Eco alterna e fpe%z&. Piramidi ncn fon piů di te belle Ts(č Coloffi immortai,nč reffe il Mondo Setto l'imperio Juo mole si rara TOBJ^E.ŇTO BJiE fdke.Uluflre e chiara Tu follai nome puoi del gran BJ MONDO Can la Cupola d'or toccar le Stelle. del sic. marcantonio VALDERA. Iuftinopolitano « OTTI leggiadriyincuimčtrcs'alterni ' // Foflrofuon tra Vamoro fé fthicre, Hor con frutti) bor con fiori in pia ma~ niere » SimcHra fuor la Trimauera eterna* Cesi forfč lŕ tsŕ chi il del gouerna Fa con tal barmonia girar le iftre ; Cndeil celefte fiton puň far cadere Da i jpirti erranti la memoria interna. Tur quell'alme Sirene in del uittrki Sono cagioni a noi d'un cu co oblio, Mouendo i purgatiffimi Zafiri. Ma qui del VI DA ě canti piů felici Tornan la mente a ripofarft in Dio, K^memhrando gli antichi alti fofriri. rOEL SIG. ALESSANDRO FORO di Ciuidal di Bell uno* I^obil FITE, an^i piů teflo vita, E G V1D A de gli amanti, Scaccia ifojpir d!Amorafciuga i piatii Che in premio di tua fede L'Eternitŕ fiuede, Quaft per ftmulacro e chiaro effcmptc, Serbai ilnome tuo nel {aera Tempio* TAVOLA DELLE COSE P IV NOTABILI, che nel preferite Dialogo fi contengono . jicig^N Amore cflčr fpeflc volte virtů l'inganno. ' " k carte. % Araor naro di Tropothca haucr formato il __ _ Mondo. 9 Amante felice fecondo l'opinion d'Eudoflo. Si Amante felice fecondo la uita Epicurea. 5$ Amante felice fecondo la ulta artiua. 54 Amante felice fecondo la uita contemplatiua. 57 La cagione perche l'Amante č indouino del fururo>viue longamenre,& č confemato da molti pericoli 59 Leggi de gli Amanti ne gli occhi dell'amata. jf Amante felice anco quando dorme. €0 Amante felice in giouentů , prima che giunga in ucc- chiezza. 61 Amante felice fecondo l'opinion di Solone , &«I'Ari- ftotele. 61 Amante gode la felicitŕ con la memoria /con la fperan zaj& co1! fčnfo. 6t Amante felice fecondo l'opinion di Boetio. 6t ' Aftutic Aftutie di certi piccioli pelei marini. ir sAugelli s'inrendonQ con la uoce, fi come l'huomo con le paiole. ié Aftutie del Ceruo. 28 Aftutie del Camaleonte. ij B. Secondo T opinion di Boetio l'Amante č felice. 61 C. Corruttione & generatione tra loro differenti:) & quale fěa h differenza. 7 Conche marine fi pafeono del piů lieuc Immor del mare , & quindi auiene che naicono in loro le perle. car. 1$ Capo d'Hiftria chiamata anticamente Egida, & fiu origine. 11 Ceruo,& fue aftutie nell'afconderfi dalle inueftigationi del Cacciatore. 1% Caraaleontej& lue aftutie. . 19 Cagione, perche i fanciulli piangono quando fon nati. car. 30 Cagione perche i fanciulli s'adormcntano al canto dal la nutrice. 30 Cagione perche l'Amante č indouino3uiue longamen- te,& č con Ternato da molti pericoli. 59 Felicitŕ della iuta contemplatma. 39 D. Dubbio modo da Sileno. 13 Dubbio rifolto da Mercurio,opinion propria. 1+ Doue fi faccia la generai corruttione, & generatione de gli elementijOpinion propria. 8 Differenza tra la generatione,& corruttione. ,7 E. Sotto l'Equinottiale efler l'Elemento del fuoco piů pu- ro,opimon propria. 8 Viu Epicurea,*: fua felicitŕ. 31 FortH- F Fortuna,& gli elementi fauoi ifeono i Magnanimi, ré Fi ori,che nafcono m Marcai che maniera fěano. 18 Felicitŕ della vira E ricurea. } t Felicitŕ della iuta arti uŕ. yf Felicitŕ della iuta contemplatala. j 9 Figura di Fortuna eller il Mare. 4^ Felicitŕ appar {blamente di lontano. 46 Felicitŕ delie efler ň nel tempo futuro,ň nelpre{čnte, ň nel pad ito. 46 Fermezza del tempo non efler concefla ad altri, chea • gli Dei. 47 Felicirŕ uera ritrouarfi nello ftato degli amanti. $0 Due conditioni, che abbracciano Ja felicitŕ humana, opinion piopria. $l Fanciulli perche piangono quando fon nati. fi Fanciulli perche s'adormentano al canto_ della nutrice. cai. jO G Gcneratione, & corruttione tra loro, & la differenza. car. 3 č Ciuftitia reputata il fommo Bene da Macrobio , & La- tanno. 7f Giuftma fňla mente concefla all'huomo, perche la tem peiaile con la Clemenza. / j H L'Huomo mai fi contenta del fuo ftato pre(čnte. car. 84 Humana felicitŕ abbracciata da due condittioni, opinion propria. 7 j I Inganno eflčr uirtů in Amore. 1 x La. Natura rlulňnera. delle celefěi Idee. 3 9 L - . i ¦ Le leggi fono conceflč a tatti gli animali,ma la Guifti- tu tla (blamenteall'huomo, acciň l'ufa/Ie & mitiga/Tč con la Clemenza. » S Leggi de gli Amanti ne gli occhi dell' Amaca. SS M Magnanimi fauoriti dalia Fortuna «Seda gli elemcti. io Mare efler ueia figura di Foituna 4 o Muu*ca,& Tuoi erk-tti. 3* Fioii che naicono :n Maie,& in che maniera. 18 N Nella sfera del fuoco uiuer a'etmi animali,fi come ne vi uono n-H'aria,nella tetra,& ik-1 mare j Natura theforei ia delle celefti Idče. 3 ?• O Opinioii propria>che (otto l'equinomalc/ě ; I'E/rite, $c 4'Inuerno di dup meli: la Primaucra e l'Aucutinň d'un mele lolo per uolta. 4 Opinion propriajfhe (otto l'cquinottiale fi faccia la gč* neral geneiv.tioae,& fotto i Poh la generai coi'ru:ciq ne de gli elementi. ^ Opinion propria, eh; fotto l'equinotciale fia l'Elcmen -to del fuoco pai puro. g Ombre partecipano iella natura delle piante, opinion piopria. 14 Origine della Cittŕ di Gapo d'Hifrria 11 Opinion propria nel Jubio rifbiio da Mercurio. 14 Opinion propria,perche i Platonici habbiano finto,che l'anima discenda per la porta del Granchio. 3 t Opinion propria , perche cagione i Platonici habbiano fcricto che l'anima afeenda per la porta del Capricorno. 40 Opiniou propria, checofafignifěchi 1' -\ c|uila,il Cigno, e'1 Corno nel Ciel freHato. 41 Opinion propria, che due conditioni abbracciano la felicitŕ humana. 51 P Le Piante godono in un certo modo i loro amori:& ciň efler cfier in tre maniere, ij Perche cagione i Platonici habbiano fěnto, che l'anima humana diCcenda per la porta del Granchio>opinion propria. 31 Attinie di cerei piccioli Pefci marini. zx Perche cagione i Platonici habbiano fcritto, che l'anima afecnda per la porta del Capricorno,opinion prň pria. 40 L'ombre partecipano della natura delle lor piante, opi-nion propria. 1+ R Rofe & fiori, che nafeono iiwnare , in che maniera fia-no. - 18 S Secondo l'opinion di Soloue e (Ter l'amante felice. 61 T 3La Terra non hauer alcuii parricolar luoco, doue fi generi & corrompa in generale. 8 La fei mezza del Tempo non eflčr conceda ad alcri> che a gli Dei. SO / mr)r nato da Ttopo:hea haucr formato il mondo. 9 V Vitelli marini fŕhfcono le riueper cibarfě dell'Viie. 1} IL FINE. IL SILENO DIALOGO DI HIERONIMO VIDA IVSTINOPOLITANO, Nel quale fi conclude, che tra tutte le cofe di quello mondo folo l'amante fia compiuta. mente felice. Sileno, & Mercurio* H E fai>ň Mercurio ifey ancora pago di cangiarti in tante fórme Z ňpur bora contempli dětraf-formarti in qualche no-uo foggtttoZ MEBŁF* BJQ. ttommi cosě ripa* fatOyň Sileno:& fin bora mipare hauer dato ŕ pieno quiete al defide» rio mioMa tutdimmhdoue tifcorgepenfitro tra que- % II Sileno fie ombre Siluefirě? fai, che in questi bofcarecci luocht Rabicano le l^infe-.&Se ben lei nella fredda vecchie1^ %a>ti fcalderanno con lorbclleige. SILENO» ojmi-fo,io non fon il Dio Tane;ne quiui č il Fiume Ladone% finito pojfaritrouar piangendo il nono (non cUpaHo-Xalefihula. MEUgyi^lO. Ma fono ben mille altre ficcafionhcbe <4more bŕfparfeper qiiefti prati Hora dime tiuoglio raccontare>cbe,andando giŕ fon molti piefi ŕ diporto per quefěi agrefěi luocbi>věddi vna T^itt fa yeQita del color di neue formi* lŕ su quella Jponda jOpprefio ilfonte;la quale4^ rumor del pie deHata » fi riuolfeal mio afj>etto$cbeio non potei vietare il bel raggio de gli occhi fuoi, che reflettendo neWondecon yn lampo m* acce fé lofiupědo cuore. Et altro adeffo non penfotfe non di na)condermi in un Ecbo per poter rifonder allefue voci. SILENO. Al a, quando batterai rifpojěoalle fue voci, che ti giouerŕpoi * MElfc CVf^O. idi giouerŕ, che con bel modo le potrň fco -prire il mio amore;che so certo, che fi compiace d'aggradire con altrettanto amore. SILENO» 0'mifero drnantde tanto piů mifero de gli altri,quanto che quei Solamente fon ciechi^e tu defideri effcr ciecotgr mutoU \n vn tempoifleffo/Dunque credi, che, [coprendole tu l'ttmortuoji vorrŕ ella amare/apendo che fei mfaf» jq ? MEBgPRJO. yn faffo no, ch'ella non crederŕ queBoima ben goderŕ vdirmicosě rinchiufoi& molta piů ah"hora quando conofcerd il piaceuole mio ingan* / l/*JI*5r nfrCflE tingano fouente č virtů in amore.flLETiO/ Dialogo,' j Deh dě gratta difcorri mecovn poco; poiché U «tifa ]Ł?"Ł* della ftagionc& del giorno mi vieta l'andar innanzi) »« 3»w>-Ą>i tante fome}cbe hai mutate in qual piů ti piacque l?* dimorare ? ň che forte di create co fé ti parue effer felv* (e in qttejlo mondo? MEtigyRJQ, Tutte le forme jni piacque mutare,in niuna co fa bo) ritrouato felicitŕ; fé nonfolo nello (iato de gli amanti, dotte alprefente miritrouo. SILET^Q. T^pn ti vorrei co fi breneŔ amico Mercurio-Cerche nonfiamogiŕ nati in Sparta, ň in altro luocodi lŕcedemonia; mah abbiamo tutte il mondo per patria. ME^CVBJO. Dimandami, ch'io fon per rifonderti con pia longo difcorfo>Q Sff Uno. fratanto ritirati meco all'ombra dě quejěa antica Quercia^rbort diletto algtanpadrc Gioue $ dou$ ÓpiubelTagio potremo ragionare» SILE^p. Ecco^ (he voluntieri offemoi tuoi commandan^enti, Hora^ dimmijn che foggetto prima ti trasformatiti MEf^ CPRJIQ* deliberai di voler tentar tutti i fosgeni, e tutte leformetcbe fono in quefěo mondano palalo,, per conofcer finalmente douefuffe piů felice fiato, ňf§ fi rkroui flato compiutamente felice. Et primamente mi trasformai in parte deWelemento piů puro > eh'č il fuoco$nelquale trafmutato mirai molte belle cofe, & molte co fé mi difyiacquero ancora. Era. gioconfa cofa veder l'anime de gli H eroi gir vagando per l'aria pu* rcb'č contigua al fuoco : piů gioconda era 4 vederi le cometetle colonne di fiamma 9 &quei vaporit ch§ il Volgo crede (Ielle cadenti, Magiocondifiima cofa. (q 8 % fra 4 HSiteno fratuttc l'atre era ŕ contemplare le vm fleUe, & gli affati de^U eternipUneti; vdendo infteme quel-Cbarmonia celefle, cěkco'lmotadauzlor mifura, e tempo» Et, fé bene tutte quesěe cofe bave* vedute , mentre era nel mio Ciclo ,• nondimeno aWbora con la yifla rinfiefeauo la memoria di miofommo contento. Ofieruai in quejio me%o il camino de pianeti per Vobli quo zodiaco ; & viddi, che il Sete s doue s'amaciaa, porta (eco laprimattera e l'ejiate; donde poi s'a!lonta~ na lafcia l'autunno & Cborrido inuerno. Vidŕi, che ad alcunipaefi verfo ambiane ipolifacea vngiomo di [ti me fi, & fotta tequinottiale faceua due eitati, due che fot- prinuutew» duo'autunni 9 e dun'inuerni all'anno. Sě to l'equi cbeinquelluocoVinuemů& l'ejiate era di duemefi Ju "'efta Per vo^tai & la primauera e l'autunno d'un me fé foto. te & lió- o quanto dolce co fa miparea, vedendo d'apprejfo gli du^mefi animali, che vanno fparft per lo Ciefo ; come il piouo & 1* pri- f0 Orione, il vigilante Drago, & la Vergine jifkrt&i Sě."*"& la quale > bauendo rotte le curue braccia al venenofo no d'un scorpione 9 s'baueua fatto di quelle vna giufta libra . lopcrvol Erano tutti quefti animali nel Cielo Ottauo , fopra *• del quale fentiuavnfoauemormorto , come di trepidante fiume; poi compre fi ejjer ini l'acque fopra cele-fii, che, aprendofi le cataratte di quel cielo, fogliona farildiluuioinqueHo mondo inferiore. SILENO. Dunque fono piů deli» che vn folo * MEF{CyF{10. lAmyfono vnděci co'l Cielo empireo 5 i quali volgen-Ŕoft dall'Occidente neh'Oriente, fuorché ěljprimo mo<» bile Dialogo* y hile, cbevŕatcontrario,& f empireo cheflŕimmobi-,¦ hi fanno vnarmonia coftfoaue, cheŕpenafipuhco ta mente imaginare. Quefle sfere di continuo ynaper vn* m'imita io effer mofie dulěe lor intelligentie co cer ta mifura di tempn,cbe defcriueua ŕp&rtcŕ parte efjb moto, SU Ł7s(p. Che co fa č quella via fparfa di latte, che fi vede nelfereno della notte? MEBŁVl\lQ.Qutt la via lattea nň e altroché tante minute ftetk; le qua-l'ha chi giace qui in terra ,fembrano perla diftan^a vna via fparfa di lattea č chiamata Galafta:Ver qut ., fěa via ho veduto afcedere & difccnderi cDei & Cani me degli Herci,&per quella viddi volar mille anime , humane a lor corpi in queflo cieco mondo,VoUiragio-nar con quel faggio Filofofo Jirijlotele, al quale dima dando iopergiuccojeranolcfuefcěetěe in tutto vere7 & fé fi potefle ritrouarpiu bel modo d'imparare ;,rife Con bocca apertaydkendomiyche tanto fono dal vero in feriorě & lontane, quanto fono gli huomim inferiori ŕ cDio.^itrmai in quelfommo elemčto,che fi come volano per Cariagli augelli, nuotano nel mare ipefci > & errano ne i bofchi le fiere ; cofě iui ancora vi' Nfir«Te-uono molti animali incogniti all'humana mente de' ™t*odci Filofofi e volentieri offeruaua il difeender delle uc aicul fimplici anime , che paffando oltre il fegno del ^iaJ'fa granchio , bcueano nella ta\%a di Bacco, & lafda- mčneui-uano doppo la memoria quafi ogni nobile affetto cele f Jf"J JJ{ (te . Et da douero t affermo , chauerei in queflo u ""«•. ěhqcq [empre dimorato, stiraggio del Solecolfuo ^t] ™* ^ B 3 velo- 6 II Sileno Veloce moto non m'bauefle ognborapercoflo, (cacciati-domi bora appreffo i Voli j & bora alla torrida %Qna% Pecipartitd ancora per lŕ continua pugna tra il noftro elemento & quello dell*aria; per do che l'vno & Vŕi-troper i confini anguHi combatteanO infiemepolendo ambi dilatarft & vfurpare tojputio del vicino : Onde per fuggirdiscordia diuentai follecěto ŕi cangiarmi in vnnuuol di Vento$cofi feci. SlLET^Ň. Chi reflňfi* nalmente fuperěóre di quefli duo'elementi^ AiEF^cy-H!O. jincota pugnarlo infierne* nepoffono acqui fěat vn palmo Vuno dell'altro, SILENO. 'Perche non fi pojfňno vincere? w e forfč ta vittori a fempre incerta inquetti luocbii MČ^^I{IO, Sappi, che tutte lecofe create da quel fommo Fattore dtlFwiiuetfň, hanno il lot proprio numerosefo > & mifura ; le quai cofe corriQiondono alla longhe'^ailarghe^aě& profonditŕ di quelle-Ůnde^enelle cofe mifie vna di quel' le p or t ioni čmancheuole ň foůerchidtnafcono tojiopor tenti & mójěri della T^atura , T^e gli elementi non puň quefto aŁcdderetan^ ha dato Iddio tanta egualitŕ loro y che mai non s*auan%ano l'uno taltro. SILENO. Tu chiami egualitŕ tra gli elementiě& io pur* ho [enti • to direbbe il mare č dieci volte maggior della terra >l'd ria dicci volte pia ampia del marcj&il fuoco altre ta tofuperioreall'ariaiCome adůque h vera queflo^MEI^ É verismo tidicoěperchefebene digraderŕ fun'ele sneuto eccede taltroimndimeno dei faper*ancorché věi (ugna di tmafŕdkcipugni d'acqua, & vno d'acdiM dica Dialogo! 7 ' iteci et aria > & vno d aria dieci di fuoco; Si che, fé °pno auan^a V altro di mi fura, l'altro l'auan^a dipefňi Ma quefta lor pugna fipuň dir veramente vnd concorde difcordiayouero vna difeorde concordici. Tercioché quanto queflo elemento acquifta invnlucco , tanto quell'altro elemento in vn* altro luoco ricupera-il fuo, con lagencratione&carruttione bordi que - # fio hotdifiuello, SILENO. Forra voluntier [ape re y Come distingui gmerationeědd comunione * poi che mentre fi corrompe fi genera in vn tempo i(lef~ fo,nesň con qual nome fi debba chiamar e} & etefiderň ancora faperéfottó che parte del Cielo fi faccia que* Hageneratěone & Corruttěone\<&in chemodod ME^ CfBJO. Lo dirň volmůtriife m'ajcoltu Trima io dico , cbegčnttationefi cbktna all'hot a , che gli élemeti ti afeendono al cieb, jacendoft ^imperfetti meglio-ri% & per lo contrario chiamare cortutt'tone, quandů difeendono ali a terra, éuenendo imperfetti. Ma dei fa pere» che quefta generatione & corrutioneloro fifa in ogni parte del mondo; Tur laprencipale & maggior cě« (o*. torruttione de gli elementi fi fa fottoipoli, fi come la JJ^JJ? principalgeneratone viene adefferfotto fequinottia- fi fa mentre la in alto di mora- J?o*Jf2 140, che duo'de gli elementifotto foflii do č, l'aria & gě* rie me Vacqua afeendeuano fottol'equinottiale * & fotto i t*of^5 Toli Catta fola difeedeua; fotto i quai Tolianco il fuo i? ««"« co fatto piů dénfodiuenta aria t eflendocheiuinon č nSS* U moto, chefm li confermare & accre/cere la 2^4i«. # 4 u s II Sileno tohregui ra'del fuoco* Ma [otto l'equinottiale, oue ti fuoco xiotuaie fi ritroua piů puro, &piu raro, che in altro luoco, mfto'dei Pŕria fi conuertein fuoco per quel moto veloce delle fuoco piěi sfere cele (li, & l'acqua fi conuerte nell'aria perii *UI° raggi folarii che afe l'innalzano & fanno rara & He uč : Onde fi pefjono chiamar i 'Poli ventricoli del f mondo, facendoft mi la digeflione de gli elementi. SlLEl^O. Terche la terra nonfteonuerte anch'elio. in acqua [otto la %ona torrida, & l'acqua non fi con la terra uerte in terra fotto iVoli $ MEBŁPI{lQ.La terra, cannar- com corP° wwwofo'fe> nonpuňfar la fui venerai cor-««dar ruttione in acqua ne meno la fuageneratane d'acqua •eftecia intcrrain vn luoco proprio . Vercioche feguirebbe, l* ftu gč che ella a poco a poco mutafěe U fua natura sferica mwone* nell'ouak tVenendo ad accrefeer fotto i Voli&man-toaMn carefotto laxona,Onde per quefio inconueniente il Prouido Maeftro celeSěe diede alla terra , che per tutto il cerchio fuo figeneraffe & corrompere, con-feruandofi in tal modo la fua rotonda firma.SlLETSfO Dimmi di grafia, il fommo Iddio non čauthore & amatordi pace{ ME^CyE^IO • Cofi č veramente. SILENO. Hor perche comporta egli, che lŕ difo-pra tra gli elementi fiano fempre quefle guerre & contefe ? MERgrKJO, 0 buonvecchio tucredi,cbe queHa guerra fta punto dannofa tra gli etementi, ma (ci in grandi/fimo errore. Imperň che , fé quefii corpi (empiici haueffero infieme pace, ogni co/a ruin*-nbbt : ne piů raggio di luceprestarla, il chiaro gior* no,i Dialogo. 9 nň> č la notte apparirebbe/Iellata co'ifitoi ftreni bor rori i*n?i ogni cofa farla confufa, ogni cofa ofcura » ogni co fi mifliy fenica ordine, fern^f figura, & finalmente vrěb:rri bile Chaos. Miricorda, quando era in quella maniera il mondo (cheancb*iofui nel Cbaos ) ali' bora non fifentiua voce bumana, non fi conofceua tempo paffato ň futuro > era il tutto tenebrojo, era il tutto in fordo fělentio & fomma quiete , Quandi) to^Jr" Ceterno dimore nato da Tropotbea tutte le confufe Poth«a h* cofe tosto dijavlfe,fomando luce, tempo > moto, & matoii affetto al nouo mondo > ftcometu vedi alprefente. mond°- ' SILETyp. Hora torniamo alla tua feconda transfer* mattone: €be piaceri fentifěi, mentre eri conuerfo in quel groppo di vento ? ME^Cf^BJO. Obime, che piaceri mi dimandi ě lo ti giuro icbcper vn tempo mi pavueeffer feliccTerciň che io vedetta [otto di me tutte le Cittadijuttelefeluctutte lefonti,& lo [patio fo Mare,quafitati basfi virgulti. Scrětta poi tutti i ra. ghnametiiCbepiů mi placcano;e fé talbora voleafcoi rer il Mareyborafauoriua vna vela,bora vn'altrafň-mergea ncU'odesficbefpeffe volte fui adorato da Tratti gUtiy et da molti temuto^ come Dio» Speffe volte ěvn gior nofcorrex il Cielo ŕ gorra co'l Soleyet accadea tal voi ta,cbe arriuauapnma del Sole neU'OceanoapprejJo la fua TbetitTal'bora p dimoflrarmi beilo afpettauo effe Sole nell'ofcurar della (era aWOccid^te, et di fua vaga, luce tutto mifaceua d'orotcopiacě:do in ciň ŕ mefěeffo #apparire ŕ gli occhi de'mortali tutto colorito, & nei colo- Rimi. io II Sileno? Colori diuerfo. Mi ricorda d'ejfer entrato in aura nel* le trombe de Littori di C e fare, quando et trionfaua § &* mi piaceua cantar il fuo nome infame con la Vittoria f godendo in qrnflamaniera di jauorire vnapef" fona betoica &-pirtucfa. SIL. E tu godetti infime fauorir Cefare ě MEF{. Sappi, ň antico Sileno, che 5a e°rtu l* *01ftunae tutti gli elementi appreffo fattori/cono «lemen- gli animi, accefi dě gloria j&in eie godono ancoragli SofnoO1i Detifěejjě. SU. Ma non éuetthe deprimo propofi Magna- totiňfiro : Che altri'di letti erano ititoi ě MEI{C. So Utnte piacque dimefirarmi tenibile a le genti, bora fittola terra facendo nafeer terremoti bombili, bora Ufopra la terra abboffando le Qitercie & i robu-Ttisfimi faggi;poi talvolta fatto pia foaue di pratft in prato, č" di fiore in fiore con Capi mi di portaua. SII. T^on ti parue qui/io flato felice ě MEI{. DĚ pure,cbe miparue jdoppo certo tempo, motto e molto infelice ; perche tofto che fuccefie l'inuernůi cornili ciň offufearfiil Sole•:, farft l'aria malinconica , venir pioggiei brine, o/curi nembi i<&r'tgideneui*'Dima~-niera che deliberai di non affettarla ncua primaue-ra, che inorami confterfi; quafiper emulatěene di Gioue 9 chejfconuerfe per la bella Danaein pioggia d'oro. SIL in qneflo metallo tufofěě amato da tutti eh* MEI{^ *ba tutti veramente, eccetto che da certi TilofofifeueriJ quali , battendomi (pre%%at0 vna volta, mai pia a lor non volli tornare t ancor ch€-ftntěntHimbiamafiero piů volte. In queffo metallo mi Dialogň* ě t 1 Ini ricorda fi'effer portato in dita da piů d'Una bella donna,ejjhndogirato Informa d'AneUOi&jpeffe tot-te fatto monile i cingerle il delicato collo . Fui ancora /opra i cimičri di Capitani i>alorňfi : fui né i fcettri^ &• nelle corone regalie io folatftentč děftribuiUA le dignitŕ e gli bonoriicedendo a me le virtŕ &i mčriti al triti apprejjb il Volgo : io factUa nobili gli ignobili.1 io vincea difor%e la Fortuna & la potentifftma T^x tura . Che pia ti debbi čre ? QůeiXAmor , che ft dice baučr vinto tsfpotto, Marte, e gioite » /« di irte Vinto a quel tempo. 'Perciocbe cai mio fple/miore abbagliala co fi la viflŕ ŕ tutti, che ŕguifa di FarfaU te poUuano d'intorno al mio lume t il popolo gridami oro, la nobiltŕ oro , oro rifuonŕua per ogni bocca S qua fi ŕicendfrpfego > prčgo » che tu Alberghi, e di mori eternamente meco* Ti giuro > che infiniti fi baUertb bmo eletto di grati A bauer l'orecchie di Měda, per cori fegulr quel diletto di trattare , k dolcemente con lor mani toccarmi i ogni arte liberale era ŕ me di propria •poi unta fatta feruile, & quaft ogni virtů s'baUeapró pofěo me per fiio fine č Ňdi nouella ridicolofa* che m'in traučnne iEffendo io tirato ntWimagine di Qioue, K>e niua ogni giorno ŕ me unanarone * che fingendo Łŕ-důrar la fiatila di Girne, adoraua me tonuerfo in ňro: & jpefjč volte quello ingordo buotno con *n Coltellino mi togličua qualche pňco d'oro > dicendo alle gen~ ti, che ciňfaceuapetŕiuotioné. těebbiflrane auentH-W$cmaiv*rijpaefii ^rpromi fŕurfenationiě Uŕ io II Sileno quel che mi fece mutar [oggetto & natura, fu vA'aua riffimo Mercante, che mi tenne forfč fei anni intieri fempre rincbiufo. Ter la qual co fa feci voto, che, /«-bitovjcěto da quel luoco, volea mutarmi in qualche altra Jorte dicofe . Etcofě venendomi felice il voto, mi trasformai in un certo arbufcello di mare;il quale non so, fé hahhia anima vivente, ňnň -, ma ali'bora io lo feci animato, & mi ricorda che fi chiama corallo . In quesio maritimo arbufcello pafiai alquanti me fi lietamente, pure me rěauttiddi, che in quefěo etŕ miferia ancora. Tercheftn redfo nell'acque,fui venduto, & mille -volte oltraggiato & falfificato da Orefici e Ciarlatani.Di maniera che mi cambiai fubito in vn vergine Lŕuro . Era io in questo arbore Jopra yn'alto monte, dotte fpeffo vóinapaslorali ragiona-tnenti, fpeffo ne miei rami dauo nido ŕgli augelli 3 & gli augelli quaft m'addermentattano co'l canto. Mi ri eorda biella mia corteccia hauer impreffo il nome d*^Ł marilli amata dal faggio Titěro ,il quale almeno giorno veniua fono le mie frondi ŕ lamentar fi damore ;&¦ ogni volta chepartiuajmi eoranaua dighhlŕda di fio-TuOltre modo mi dilettaua d'udir e il fu< no di pafiorale fambuca,ň di lameteuolfěauto: fiche fpeffe volte indii nana i miei ramiper vdirli^uando/i co7icauano i VA fiori ai la mia ombra ; & fpefje volte inaucdutami nte mifcopnua Uro co'tmtto delle frondi .Ofoaue & gh tondo tewpo,quanto nella memoria mi confali: Mi ri-€orda,che tuttt U belle cantili emetta h upprefi d* quei Dialogo: 13 quei Taftorě, & dalle faretrate Tfinfe : che tat\ hot a affati caie veniuano ŕ bere alla fontana. Ma era, ita non lontano vn jron^uto "Platano , il quale s'era di me fňrtemente innamorato : ne altro contento baita it giorno , je non quando il Sole lŕ mattina fi leuaua , e quando tramontana lafera: Ter do che la mattina lafua ombra veniua ŕ dar nel mio pedale t& lafera l'ombra de'mieirami toccava il fuo trofico ; & coft in quelle due (iagioni del giorno egli veniua ad appagar il fuo defiderio&amQ re. SILET^O. Come puň efferetcbegli arbori s'inna-morinoUomi merattiglio eftupifco dadouero. MEU? CfRJO. 2V^o» ti prender punto di ciň meraůiglia ň sileno , pčrche quefii amano & fruifcono i /oro amori in quejěetre maniere, come fono per dichiararti bora y fé m'afcolti. fn tutte le cofe č amore, in Dio, negli ^Angeli, neglibuomini , nelle fiere, nelle piante, nei metalli, & nei /affi ; Ma le piante godono iloro amori ň coH tatto, ficome vedi goder la ulte de gli abbracciamenti dell'Olmo , la "Palma della •palma, & Phedera della Quercia : anco piů JfJ1"^ oltre ti voglio dire , fono in Grecia alcuni Fichi al «<> modo beri feluaggi ; i quali, non potendofi toccare Vun SJj^o1 taltro y č neceffanocbe il colmatore di quellipren "^f»» da vnramo dd mafchio, & con vnfilo lo appenda trema? al tronco della[emina yň pure co*l ramo del majiběo nĚMC* vada percotendo intorno i rami della femina ; altrimenti farebhno forili » ne Riamai pro~- tětreb- 14 II Sileno, jturebbono frutto. Cadono ancora in quello modo mol te altre piante i loro onori ; Terciň che ne fono alcu- pr » che , fé ben coi rami non s'abbracciano ň toccano alla viflct d'ognuno , tuttauia con le radici /otterrŕ furt inamente fffiringoHo, & luna alt altra dona & concede le virtů fue. // fecondo modo con cheoffegua no i defěderij loro, č quando con arte finefla vn tene* ro ramo d'arbufcellofoura yn tronco d'un'altro, fi co» me tutto il giorno fivede ; & queftočilpiŕ perfetta y me%o di tutti gli altri, poiché fi viene qua fi a trasfor mare» cerne veri amanti} l'un nell'altro» Vltimamen Vombre ^ ( corěi° ^hb detto ) fi gode con (ombre quefta pian partecipa ta con quella, & quella con quefla; 3V(e ti prenda al infonde!cuna ^erauigUa. diqneflo, percioche l* ombre porteci je pian- pano dello fpirito& natura d'effe piante inon per al-* cagione! ?roife non perche i loro\fpini fuggě do il fole fi refiringn no ali'ombra-, & ciň ti puň far chiaro Cefperien^che; tu uedi, che l'ombra della noce č noceuole a tutti, ef> fendo l'arbore ifleffo di cattiuanatura\ & per lo con* patio fon boniflěme l'ombre del Fraffino, del Lauro, & del Mirto, efiendo buone efie piante. SU, Que* ile cofe non ho udito piů dire, gr mi piacciono molto. MEBŁ* Mi era inuerogěocondiffmo lo flato bofeanc fio y ftper efier lontano dx rumori diguerre, diliti> e d'ambitioj e garre; come anco per godermi un luca foliurio& accemmodato alle contemplationi : Ter. ciň che ti so dire, che tutte le cofe uiuenti dormono t fuori che lepiantefdk, che fiatinofemprevigilantiU' gwrnQ Dialogň.1 if giorno & la notte. Fui portato in trionfo da Imperň* tori, coronai Toeti, & adornaigli altari & i Tem-pij-y J$e cofa alcuna mi baverebbe ijlolto dall'edere di quefia trionfale pianta, fé ben i venti mi travagliavano tutto?inverno, e l Sole & le cicale triannoiavano Veliate; fé non fvffe fiato un Pillano indrifinto, che portň un giorno delle mie frondi alia Cittŕ vicina* & di quelle compofe vna ghirlanda aU'hofieria : JLl-l'bora mi montň tanto f4egnoyfbe non volli pur vn ma mento b abitar in queUapěanta; Ha mi corner fi toflo \ in vna conca di Mare; & (landň allegato ad vn faffot godeua il percuoter dell'onde, & ilflaffo e reflvfio del : l'acque. Di quefla forte di conche dubitano i Filofofit fé babbiano anima fenfitiva č nň: a me invero pare-uŕ di fentire ogni coft ; arn^i di piů. mi parea di bauer difcorfoe giudipio ancora» Venioche, tenendo i con-cbigli aperti ,mi fafcea il giorno dell piů lievebvmor Le cou-delmare; ond'č cagione » thč ne nafcano fpeffoinlo- *?„«"» ro le viue perle . Ma fé poifmtiua ň voce bum*- ftonoie na o rumor di pefce , o vedeva ombra nell acqua, humon fubito mi chiudeva né měei angufii termini^ Et in que- ^eel&m*r fio modo pajfai alquanto di tempo, Toi,vedend$ mol dl'auuie ti pefci 9 che guizzanti erravano per gli algcfi campi "cealnhoc"* della marina, mifěrinfedeftderio di voler cercare tut loro le to quel capo fonio. Et, coft per appagare l'animo mio, pcr*c* mi trasmutai in vn pefce, chiamato da pefeatori Tono. SIL. Ter che non ti piacque l'effere di quella con ca marina, 9 Mmum i Forfč ini fcntijli alcuna mi fé riaf \6 II Sileno ria ě MEBŁV%JO» Sentina ceno miferia ŕfiarfem— pre attaccato ad vna pietra ; poi, tu bea fai, che doue č* defiderĚ9yiuinon č compiuta feliŕtŕ.Tercio che colui, ibedefidera » bŕ bifogno di qualche cofa ; ma la vera felicitŕ non bdne mancamento,™ bifogno alcuno • jQr maniera ,cbe bauendo fommo defiderio di veder gir. afiofifeni del mare y conobbi y che in quello fiato mi\ tnancauanonsňcbe di perfettione, SILENO. Che vedefiipi nel fondo del mare i M EBŁVBJO. 0 come furono faggi coloro, che chiamarono l'Oceano padre deěl'miuerfoi poi che lui bňritrouato co fé tali, thč certo di numero e di beitela auan^ano di gran lunga queftefopra la terra, lui arbori altiffimi > ini antri, iuimonti > iui T iui moftri, <& pefei di mille forti yche in tutto quefto giorno non ti potrei non che raccontare,ma deferiuere ŕ pena. Mi merauigliai grandemente, quando gufiti nell'alto Oceano tacque dolci e non falfe, come vn tempo credeua efěer tutto il mare. Ond'io,che curiofo era di tutte le co fé. diman-dai tofěo la cagione ad vna J^nf a chiamata da Toe-ti7yereida,la quale haueaicapettifciolti alle fpal-le 3 & non di colorfuluoed'oro , come fon quelli delle TsJ/n/č ftluefiri , ma di color verde , ebepa-reano quaficompofii d'alga. Cofiei grado fornente mi rifpofe,che l'acque difoprafono jalfefinŕ cinque paf-ft fotto limare, & effer di ciň la cagione la continua ripercuffivne dt'raggi folari ; Ma cinque paffi pia ŕ baffo fono tmtt dola. Quii* Ma TXinfa mi di moflrň nel Dialogo. \y nel fondo, fi come l*acque per diuerft canali [corrono di /ňtto la terra\& indi raccolte in fiumi 4& qualche monte di nono prorompono in mare. Vna fera fentij cantar ŕgarra dui Cigni;il cui dolce canto veramente mi rapina alla memoria di queěl'harmonia cele-fle ; MainqueHomeTp vedemmo certe facelline di fuoco, che nel (ereno della notte mandauano gratio-fornente la lor luce per l'onde con lunga riga d'oro: Quefte a poco ŕ poco s'auuicinauanoal canto de'Ci» gni,cofteggiando le riue ; ond'io mi augurai Jubito, che doueflero eflerpefcatori,& co fi furono certo • perche i mi ferě augelli Jnuaghiti da quel lume^'ab-bagliarono di modo, che,non potendo fuggire,fůrono prefi da coloro;& io perdei vn diletto grandi(fimo d* afcoltarli. Nondimeno mi ricorda, che quell'iftefla notte vagando al biancoraggio della Luna per la ma rina,& dolendomifpeffo dell'infortunio de'cigni e del l'interrotto piacere , miperuenne aěTudito vn 'altro joaue canto; al quale indn%gandoil nuoto che par , che agricoltore , ň pittore gli bob-bia cofi difpoěii. SILENO. 01 come nafee in me gran merauiglia delie tue parole , di gratta Jegiů. MEUCjtrjo. Il mare č certo belliffimo, e tutte fon belle quelle cofe, che nafeono dentro; ma non ti me<-rauig'iare » poi che fingono ĚToetit Venere Dea delle beile-zge ejfer nata dal mare. Tu giorno tra gli altri , cheTroteo hauearaccoltoilfuogreggenelmar di Salamina (otto vna cotta di monte , acciň il la me folare non gli nocefěe ( per che fin nel fondo del mare il Sole coylfuo lume giunge, & nuoce tal'hor Ape fa ) mmtrouaě ancor'io Tn quelluoco, &[ot~ Dialogo. ip tó vna certa banda di rotta natte, che me%a fitta nel - l'arena & me%a di fopra appariua, mipofiiall'ombra; tuttauiapregando l'indouěno Vroteo, che per lo tranquillo Mar Carpatolo, &per la cara figlia Iděo thea y mi ragionale deU*ondofo elemento , & delle merauěglie, ch'itti fono. Egli quafi dal mio fcongiuro aglietto voluntieri incominciň difcorrer meco , mentre le Jěrane phoche d'intorno almontefipafcea-no. Et prima mi raccontň, come il Mar era di gran lunga maggior della terra, & come quefla da quello era foauemente inondata; Voi mi diffe il numero qua fi infinito de'pefci & de'mofirimarim^cbe yan no erranti per l'onde. T^e mi tacque anco, fi come il grande ^ilefiandro venne a veder quei ftaticfi feni; affermandomi, ch'egli l'aiutň molto in veder l'ampio letto del mare, acciň ripartale fama al terreftremon do di quelle co fé, che fon nel mondo marino; foggimi» gendo yche ,fe egli volutohaueffe,glihaučnadato fepoltura nell'ingorde balene. Deh ( diffi io aU ěhora ) perche molto mi di/etto di co fé antiche, di gratta O prouido Vafiore del marino armento, ragiona vn poco de gli andati tempi \ & > fé u'č alcuna memoria di famofe Hiflorie, moflrami ňin» fegnami doue č rifpoHj, , che ti farň tenuto per-» petuamente . il gratiofo Vroteo non contefe giŕ al mio dire , che tojio con parlar hu.ma.no mi raccontň , come fuggendo Varide con la rapita belle^ %a da ě lědi Greci alla Tatua , cade nell'acque C 2 alla 20 II Sileno alla bella Heěena vn prettofo monile, il quale venne ŕ dar nelle mani diluě ; &iimoBrolb ŕ me, che gli fé nŕta dal collo &fii [opra il petto vene a a cadere : la gemma di [otto eravn fěniffimo diamante^ nel qua le era intagliata la Grc ca Leda pia madre > da vn Ci -gno,ňpiu to(iě davncelefěe T^ume ingannata. Dima jtrň poi lo feudo di Themijiocle Capitano dell' armata ^itbemcie.ch'eraiuiin vna grotta guardato da certe J^infe; dicendomi. che quejlo feudo cafeň di ma noptr l'allegrerŕ al magnanimo Themiflocle, al~ Ihora che vinte Serfe in quei mari di Sdamim. Ma fprail tutto mi piacque diveder vna bellifiima Val lade [colpita di marmo; la quale tanto era ben dě(p i-fia, che mi credtua di certo>cke fyirafje eparlaffe, & che io piů toSěo mancaffi del (enfo^chě ella di ipirto.Io* che curitoflo mi riuoěft al mio interprete,&gli dimandai, che vclea lignificare quella Vallade di marmo & chi co fi dotta, mente intagliata lhMe($e»Egli ali1 bora > prendendo altoprencipio incomincio narrarmi l'antica emulano ne di!? ili di con Tsjettuno nel dar nome allafamofa Cittŕd ^Athene;& feguend^miraccontň come rima nendo vincitrice Vallade\ fii fempte dx I^ettuno per feguitata; Onde vngwrno nelle riue della fertile ili-ria fuggedo da lui et notadoffra il fm feudo per paf farunce>t> golfo di mare vicino al traquiihFormio ne, kfů da vnonda impanoja tolto di manosi quz- le Dialogo; 21 le feudo toHo fi cornerje per voler di gioue in vn (co gito bellifjěmo, che, ritenendo tuttauia la f, rma dello origine feudo, appariua berbofofopra l'cndeiSoggiunfepoi, fŕcI^ ^Ł comefopra queHofcoglio vennero certi Greci manda p<> «i' hi-ti dal B$ de Cokhi alla fuga di Gixfone, & bruendo Sa « quiui fabricato molte loro cafe, & qm Ile cinte di mu tiMOt" ra,poftronome d'Egida ŕquella Cittadr;?ercbe co- il E&' sě lo feudo in quel fccglio tranfmutato fi chiamaua, dalla pel le di capra che gli ficea coperta. Indi mi dif-fé,che depph rad? anni feorfi, nel tempo che il giů fio Anflide fu ccn l'honorato oflracifmo dalla patria bandito, in quefia Cittŕ firacalje; & di IntantogU piacque ilfitc,quei cojlumh& le genti.che ritornato dal bando in t/lthme jnandňper gratitudine & me-maria ŕ quel luocala bella Tallade, e bora qui vedi intagliata per manodelfamdfoFidia .Ma, perche quefia jcoltura farebbe fiata inuero -phflup'-r degli huominh & farebbe pofěa nel numero de'fette miracoli del mondo;perň jyettuno che crňpreuidde,voUe tefěo affaltar in me%o della notte il legno che porta-uŕ quejlo pretto fo marmo, & nell'onde co l'onde fom mergerlo; Accio n pefce, e talpa, verrŕ alcuno che co'lgirar degli anni trouerŕ inuentione di volar nell'aria & far fi ai* -gč Ilo, perpajfar oltre i monti e*l mare con fomma ve locitŕ di moto* Et mi difie ancora t che coftui, che fa rŕ primo inuentore, hauerŕda prouarfi ŕ volar fo~ pra yn'aita riua di Mare offendo ammaeftrato ŕ rifar ger dal fondo, & al battter co*l piede londa.Kfe mi tacque poi le diuerfe e flrane inuentioni, che fi tro-uaranno nel futuro tempo, de Toemi, d'inflrumen-ti mufěcali, d'artificij di guerra, di ripari, di nani di jpecchiyd'alchimia, & di mille altre nouefcientie & arti con fiupor dell'ijleffa Natura. SILENO. Certo duo pendo per merauiglia dalla tua bocca, tanto mi piacciono quefli tuoi ragionamenti, ME^-CPRJO.Quiui mi fon molto ftupito dell'ingegno & cmi'pic- aflutiaě ch'ufano alcuni picciohpefci. Imperoche il coli pefci picchi granchio, lapajjera, & lafepia fianno au-inasině. mrt\t\ dall'ombra che fi mone, e toflofono pronti al la fuga; onde ilpefcatore,quando uuolfar di loro tire da, fa la volta eh'č in contrario al Sole » acciň l'om bra non li giunga, & cofi néfŕgran preda. Ma la fé pia tal bora accortafi ddl'infidie, che le juůl vfare, con mirabil ajiutia intorbida l'acque delfuo nero ,fa cen- Dialogo. 23 cendo quafi vn*cfcura nube; <&• invn tratto s'allontana dal pefcatore , fen%a effer punto vijla ň giunta da lui, il contrario auuienc all'anguille;perche godo no dell'acqua pur a & chiara, perň quando vengono viHe, ilpefcatore intorbida ilfjndo dell'acque , & elle toslo fi rendono a loro, ejfendo per fuff,carfi con thalito impedito dal fango . SILENO. Ó quante piacere fento nelC udirti : nonpoff> ifpnrner conpa-role quant*io cbiamaveifelice l'habitar quitti» MEB^ CyRJO. Hor mi fouiene a raccontarti di certi Vi-tellimarini, chefpejfe volte mi faceuano ridere il giorno, Haueanoqueslaufan^a, che qua fi ognidě Vjteu;ma l'autunnofaliuanovnerta rěua.che s'eftendcuafopra ani piegando la tefěa fra legale di dietro;&face'do fi vna rotonda palla, figettauano ingiůfeorrendo per l'alta riuacon velocifsimofalto,& con molte mierifa.Ter ciň che tal'bora face ano far lor quefle ruote le timide lepri, & qualche foresle augello, che all'impro-uifo percotea nelle fiondi-} quefii impauriti ne re-fiauano fpejje volte ingannati, e col ventre digiuno. SILENO . "Perdonami di gratia , sio t'interrompo t & sio ti demo dell'ordinato femět-ro : De fiderň volontieri , che tu mi fcěooli que- ^ ... fi ¦ j 1 1 - »> 1 11 Ttj-i Pubi»»» Jtonuo dubbio. Ho veduto nella notte , ejfendo il moffo*» mar tranquillo t & non Splendendo raggio alcuno $ilen ali 'bora lampeggia fuori vn certo colar viuido chiaro ; qua/i che [otto la coperta di quel mar tranquillo, chiedi color fimile al bianco turchino, fia nafeofia vna certa viuacitŕ largente: qutHo vorrei faper d'onde auuiene. Ma prima dirň, con tua pace, quello ch'io intefi giŕ da vn filo-fofo antico acciň vedi s'egli con quejieragioni s'ami-cina al vero. Mi diffe, ch'effrndo il mar [pecchia del Cielo, & riceuendo infeflefl > tutte le belleTge cele-Jěit mentre č priuo affatto di colore ( come ben fai, che l'acque non hanno colore, fé non dalle co fé eppo fěeloro ) egli lo riceua ali'bora dal Cielo, il quale ha il color del Zafirro . Et in quefěo modo [coprendo la coperta del Mare, viene ad c[pnmer maggiormen tela natura d'effo Ciela. %ttcbe ciň fi [accia folamen te nella Ragion delta notte, la cau[a diceua ejfer que fta. Ter che all'hora non rěceuono tacque marine al teratione alcuna dal Sole che dipinge ([t puň dire) in vn certo modo, tutte le cofe di color fuluo ň d'oro; Ma la Ts(otte č priua affatto d'ogni pittura e colore, perň [emplkemente efprime quefio naturale effetto. MEBŁFBJO. Quefla opinione č probabile ŕ prima viflax Maperň, fé piů a dentro la confideri, ve-Dubbio ri arai ch'I fallace & lontana dal vero. Maio per me M«cnno ĚĚU(ilC0»c^ a^tro n°n fia fueflo effettore non vn lume nfleffo dalle minutejlelle; fi come anco il mede fimo jar vedrai, quando jpltndeh luna Et fé mi dici, che Dialogo. 2? che purtifieffo aumngx nella notte nubilofz, pri-uŕ di Htlleedi Lana; rij}ond;} che ciň fa ilmaxeri-ceuendo luce dall'i: et e nottmno, che non č in tutta cfcuro) majempre ha qualche Urne dai corpi celefti. SILENO . Mi acqueto certo ŕ quejlti tua, ragione; & par, che cefi rifumi il "pero, ila ritorniamo d ra gionamenti di prima. MEBgyRJO. Sotto il Mat per mia fede haureě jempre dimorato; perche le varie forme de'pefci* e le non piů vedute cvfe, di antri » di TSlinfe.dě Tritoni, dell'herbofe felue, delfonno de pefci, che dormendo mruono la ceda e tenganogli oc chi apertit& miWaltre belle contenflationim'allet tauano di modo il care , che gizmai da quel fondo mi farei partito. Aia venendo agallava g;orn >/opra fonde gui7gante,€h'erano trancile crf.-aui> uid-di vn ombra d'un'augeUo fopr^nuotare ; & Ecco iut to in un te pň intorno ŕ me piů di mille pefci >che fug gendo ŕpiŕpotere erano ad un*ad vn'> da quello inghiottiti . Onde mi voi fi di ncuo retirar 'alfondot 0 anco al fendo vidi che non era Si curo} Ver che vn altro augel di colar>che trahem cl'fufco nero, ere io che fufievnfmergo,s'attt4Jfaua có'I capo ingiů nel l'acque, & con maggior vekcětd del primo li diuora uŕ tutti;benche a me potč a nuocer pece per effermag gior de gli altri, pur mifaceua molta noia & d'fpet to,*AWbora anco fleti vn poco infrrfe di fuggii mi da quel luoco-yKlpndimenoinucro non farei giambi parti to da fHett'efter di marino pefeeper trasferirmiin al tr% z6 il Sileno tra elemento i fé non che riddi poco doppoě tutto il manurbtrjt, & l'onde combatter co'l Cielo ,facen dome ribatter piů volte in questo e quelfcoglěo con mio grandififyto affanno * Ter il che vedendo finalmente in quefta parte non ritrovar/} compiuta bene, vii trasformai tutto curiofo invii ŕquila rega ley& in quefio augtělo ni'albana alle nubi , [correndo con l'ali te fé br>r quejěo colle, hor quella cam pagno^et hor vn folto bjfco Vedcua,doue iopajiaua, tu itigli augelli abbacar fi al mio volo, tutti fuggir al moto delle mie penne;et quando con la vece mi face a fentire , cadeuano per tema fenica ftnfo tramortiti x terra» Conobbi per certotche in ciň non errano i Filo-dě augei fofi » i ^cli affermano, che l'augello s'intende con la li s'/nten ¦poceěŕsuějadeUloHomo conia parola fciolta.Ma,pĚH donocola ° \ ,. ,. , , r r rr • voce, fi co innanzi ti voglio dire; che m accorji, non ejjer inte-rlo conTé f° 'vnĚortfl€ augello da gli habětanti ddpaeje; di ma, paiole, ni era che apertamente conobbi effer dato ŕ quelli dal l'antica datura certo modo & accento d'efplicar tutti i loro affetti grpafsioni l'vno altaltro. Et mag giormente mi confirmň all'hora quello penftero , quando intefi, che alcuni Fringuelli chiamauano gii altri compagni da vrěalto Souero ŕ pafeerfi nella riva ; doue vn certo contadino hauea fparfo alquanto di miglio fopra l'arena, HŇfentito ancoraché lafera ndCofcuravfi del giorno il mafehio Bgfsignuclo chia ma con alte voci al nido la compagna ab(ente;e tal volt* per piů far fi vdlre da longife nt vola apprejjŕ vrfan- Dialogo; 27 ?«''antro, &con replicato /irido fa rifuonar tutta lafeluay mandando innanzi perme/faggeri l'intera rotte voci, lo la notte mi ritiraua Jopra vn'alto Fag giot che mi difende* dalla tempefla deuentit&de1ie Jagaci mani de'Vaftori, che tutto il giorno uanno of-feruando il nido de gli rifiorě, e d'altri augelli di cac eia. Et la mattina poi nello [puntar del Sole m*af-fi/faua co'l guardo in quell'acuto lume, che tutto mi fentiua empir di nobile [pino; facendomi pia gagliar do il volo, & Vanimo piů ardito. V Aquila partorire treoua, ma [caccia poi dall'arbore quando fon nafduti due dt'figliuoli ; [erbando quel decreto rega le, che fia vn folo herede &fucce[for del nido pater no Tenfaua fermamente, eh'e/fendo %č degli augel li non [offe ne mai vinto, ne gě amai pre[o da alcuno al mondo ; ma poco doppii mi riconobbi in errore» Ter ciň che vna fera[u'l tardi volendo cibar fi de cet ti ben pafeiuti tordi; & dando loro la caccia > queflě sbigottiti dal timore fi gettarono tcfto in una fi epe di ftafsineUi e di Mirice ; doue mi trafili anch*io prtei-pitofo, [en^ji auuedermi ch'un contadino , tirando ŕ[e certe accoppiate reti, mi prefe /otto con mio grandi/fimo /corno. La onde per non efier vii preda d'ignobil perfona ( fé ben io poteua comprendere , che co/lui per Je non mi hauerebbe tenuto} m'inuolai dalle fue mani, e toflo mi conuerft in/O' litario Ceruo ; nel quale godei per un tempo tranquilla vita t pafcendoěl monte e le riue con [oaue c9n-> 28 II Sileno contemplatione delTafpetto de* bofchi e dell'amene uerdure :Ts{on prendea giŕ penfiero del ci fa, ne pia ¦ come jlquila viuea d'vcciftzne e di rapinai rna i pra ti erano la mia menfa,& l'acque fine de fonti mera no dolce e fmtra btuanda . S'io fcr.tiua da Ungi ň latvato-,0 fuori di corno Jubito mi racerglieua in una ojcura grotta, & ini con l'Echo mi giacea nafeofo dallavifiit de'Cacciaiavi e dah'auido morjo de'canim T^elpiouofe inuerno mi cadeam le corna a terrai nell'aprir dell'anno mi nafrettano di njemprc ac-quijěando un ramo di piů de'caduti .lo andava liette* df/Sr3 mente imprimendo ilpěč' nell'I* rha atrio i cani non io nel vedejjeroě miei vcHěagě,& cacauaŕ punto d'an-!¦ .ffi Tal' ŕarper luochifiŕ intricati e fetologi, a cciň non feffi '" inuc- trouatQ*per bofebi,per dumi per kilze^per děrufi,et n^ěejca per faflofemontagne.Ma,perche; uni con todorato ůatorc. conňfcon(>l'orme de'noftri piedi ,io bauea ritrstttto yn facili} rimedio ŕ queflo:& era,che piange & fi querela trafafsi, foto perche fi di lunga dal fuo primo fonte» SlLETslJ). Et come fi racconciano poi? MEBŁfBjO. Co'l canto della nu txice SlLE'typ. In che modo ? di gratta piacciati dichiararmi» MEF^FFJO. Io ti dirň : quando P'a-mmahumanafcendeŕquefto corpo da quel feconda grembo di Idděo;prima paffaoltre le sftre celefii, & iui lafciando tuttauia quell'ornamento ŕi perpetua ferenoedilucetfente nel moto circolare d'effe sfere vriharmonia troppo chiara & foaue. Laonde poi, giunta nel corpo humanograue,& ponderofo x& yfeendo al mondo , piange; & con ragione piange. Tei che iui ritrouafJamenie fofchi horror i, tacito fdentio , & apparen'^a di co fé vere ; Ma, toflo che fente il canto della nutrice, & quel moto eh'ella fa ' La cagěo- con la cuna, eh' čpurmotofimile al circolare, crede ?fŕnciufj!" la mifeYa anima ingannata dejfer ancora nel Cielo, i «•adormé & fentirancora quel moto e quelCharmonia cele- ' "uuice.a fie> 0^ t confolandofi ŕ poco ŕ poco > in quellingan no s'addormenta SILElfp* Molto mi piace quefta tua raggione>ma auuertifci, ch'ella č contraria a quello.chedicefti pccoinan^.Terchehora affermi, chel fanciullo pianga per veder fi in quefti luocbi ofi uri, Dialogo, 31 ůjcwi,ricordandofi de'lafciati luciděfsimi e chini; et all'horadicefli,che piangeua per allontanar fi dalfuo principio y eh*č Dio. Et anco mipare> cher^pu^ů ŕ quello > cherm ragionari , quando eri trasformato nel puro elemento del fuoco; Dicendo che t'anima , prima che difeenda, beue mila ta^adi Bacco ; & fi dimentica toflo ognipaffata cofa.Hor come dunque fi ricorda quiui di quel moto circolare, & ingannata s'addormenta? MEBgyfiJO. Sottiiifsimi argomenti, ma non perň indiffblubdi fono queflituoi, df Sileno; Et forfč mi credo mofsi per dimchrar piů to fio acutezza; che difetto a*ingegno. Dunque dei [ape rtyche t allontanar fi da Dio e dalCielo, fa che di ne cefsitŕft giunga in quefiilucchě ofeurě ; per la qual cofs,diccndodell'uno, s'intende per confeqHenT^a del l'aUroiEt co fi non č repugnam^a nel primo dubbio, ts4l fecondo poisifpondo, che non č in tutto Canima inebriata nel liquor di Bacco, ne in tutto fi [corda delle coje celefli, ma ne riferba qualche poca memoria nella mente.Dě modo che,gěunta quiuiydefla quel la picchia parte, & firifente piangendo. SILENO* Hora ypůi che fumojů quesli ragionamenti > dimmi anco quejioy ti prego : Ter che l'anima humanapafia piů tojioper quel fegno del granchio^che per altro fé gnocelefle ě MEI{CF^IO, Vuokil fommo fddio, che pafsi per quefia caufar, perche ellafubho, dopň l'bauer beuto nella ta^a dell'cblittioneylaprima co fa cbefeje apprefenů [ta l'magůe delgrŕcbie;il cui fre- 32, II Sileno proprio moto č d'andar innanzi e indietro; & (come fi vedf ) in vn temp > ifiejjo fé ne va dritto, & fa KĚ-tornoiO fi ella imitando li natura di luUhab.bia per raccordale, andando al bajfo,procuri lofio di ritornare alla patria cdeftetTjfěa anco per quefto fegno, perche egli č f< tto pofě't al domimi della Luna, eh'č prefidente ŕ corpi; quafiper ftgmficare, che l'animi fia confegnuta giŕ alle cofe corporee & gratti. Sl-LEVS>- H-jra sě, cb'ŕpieno refěofodisf-ětt* : Segui adunque l'interrotto ragionamento. MEBŁVRJO» ToftQcb'ioal'Qiilafacciaich'erapronJj aiCielo & che viddi infume co occhio aperto la beiteli di que fto theairo del mondo%res~lai intiero per vnpe^jo tut, to attonito & vago a tante merauiglie. Laonde per piů goder ct'appreffo U felicitŕ bumana &perfentir il frutto delle belle ncebe1^ •> che qua giů fparge la aratura;piacque trasformarmi invn di quegli buo-7ilel'^ mini della fetta Epicurea: Et in quefla maniera in- dclla vi- ¦ . \ , r . . , r ¦ V • i r ta Epice cominciai a goder tutti quei fauidiponiychejonoim xea* pcjsib'di imaginarfi? nonché dire, fo pneurai d'ha-uer bellifumi Vallaci & giardini, con diue'fe ma ' niere di iog»e > di fontitdigrotte\dibcfchi, di bagni, & di mille altre vaghe'^eftluefirUHauea fontuofe csneypaffauo l'hore in amnroft balli ; & hor fenten-do fpra la leena varie inuentěoni de'poemi, .& hor p ifcendo l'occhio delle pitture e domarmi intagliati dilpcnfuuo lietamente il giorno, & parte della notte incora ; ^e mi mancano, giŕ piů d'pn lafauvfguar* do Dialogň 55 .&» do & bacěo $ amore, che le pia bette donne di tutta il mondo mi difpoftbauere. Et fra tutti quelli di* X • porti e piacerti viinterueniua fempre la mujica di vari] concerti e fir omenti; che fuol rapprefentar altamente il tempo paffuto, et i dolci infortuni d'amore [offerti. La iattura ancora cosě ro^a & femplice Mufica ^ fi diletta & compiace della mufica ; Terciocbe ne i fi» tfŁw. bofcbi gode di mormorar tra le cinte de gli alberane i fonti di romper il fumo tra l'onda e tonda , ne gli antri di rifponder tal volta alle voci humane,& ne gli augelli di firider super le fronti alla nona fia gione : Ma che piů ? non fi vede, che Vatmenh e'i gregge gode pafeer l'berba,& bere al fonte coHfuo-no di affali e d'aueneě L api mai non fi ealareb~ fanofopragli arbufcelli apprejjo ?aUt&:jc-nm fuf-fe l'aflutia d'accorto contadino , che percotendo vn ferro con l'altro lieuemente9le aletta ŕ ripofar il »•* lofopra le infědiofe franai. 0' gran virtů della mu-fica, che addormita lepiŕfuegliate menti de gli buo mini ; i qunli,mentre s'addometano, defiano d'effer vigilanti per udire ifuoi concerti ; fi che nel camino del fonno fi deHa il de fio di ueggbiare. Giŕ mi ricor" da, che fpefie volte l'efiatein me^olimare faceti corona ape fri con longbiffime reti, &poi fopra la riuagodeua ŕ vederli guidar tra l'alga & la pie* ciol'onda marina, giocondo piacere mi pareuala caccia del veltro e dell'^Jlore, & giocondisfima pia d'ognicoja la bella vista de' tomiametěedi gioire : D mataua 34 li.Silcn'óf tnutaůŕquaftopii giorno veftmenti di color uerde, gialtójHnktnOypurpureai&biaxvovin mille manie re difpnfti ;j\ miei fňnni erano f č fotta l'ombra d'vn pmeuůkb':feo9dmormortodi.fontane, inbracete «U'hetbe: ŕ fatto ricchi padiglioni,ne i morbidi let-? ft rj ti, aljuon di uarij canti,& di ricercate di mole e di j »-i flauti. těogně eofafentiuafcmma allegrerŕ ; ma quando ucdeuail Sole raccolto all'Occidente lafciat quefěo noflro Itemi fpero, & che In luce nel Cielo ŕ foco ŕpaco s'impallidiva per lafofca notte-.mi [enti uaneU'animo Un certo penfěerodi perimento e do la re,cbe tutti i pajfati piaceri conturbaua ěnmt fěef-fo.Tenfa»da$cbe il tempo preciofo Jpendeua in tieni trattenimenti/en1^ farmi rifplenderdi qualche rag giodifamat&di gloria al mondo. SlLE1{p* Che. fodo(oběfne)dire?Se tutů Mercurio, non bauetti giŕ bifogno di fama al mondo. CHE i Celefli noncu rano de* lieui & caduchi honcri di quefla vita. Ma forfč baueui quefěo penftero mentre eri cwuerfo in huomo mortale. MEUCfKJO. Et come hucmotet co me Mercurio defideraua (Cejjerbonorato folto quel" laforma;Et fappi,che giŕ non fpreigano i Deigl'ho nori humanitdefěderando i Ttpijj Sacrificijjegl'M tari. Ma uedendomi fpeffe volte fiar cos ě penfcf»gU amic^credendo^ch'iofusfi conteffi mortale )mif9le-uano confortare con quefli argomenti tinti d'apparente ragionci die e do.Chi farŕ queir buomo sě pa^ ZpiCherw voglia far demone di uiuerpiů tofto eoa il* Dialogo; 35* gYcccbi aferthet ctfi fentimeti inediti et Jcioltěycbe diviuer molti & moli'anni in loghisfimofonnQ,fen-%* moto ň sitimelo alctmotCettoch'io no credo,ibe nifi ritrouipurunfolo.Hor cosě č l'buomo,che gode in quefia ulta; La qual,fč be č breue, gode almeno in w fefieffo co tutti isef^et/pirtifuoiMacotorOěche no uiuono in quefio mondo,ft non per certa fama3quefli inuero rajjbmrglhno ŕ queě,chedotmono:'Poě che U fama nelle bocche altrui č come una finacchiofa uU ta. Oltre di ciň no falche no puň andar troppe ŕ logo quefio tepOych'č giŕ fatto ne e chi ot et che i deli fono ftŕchi di girare pia d'intorno? Di maniera ebepre-fio fi disfarŕ il modoset ogni honoreyogni gloriatogni famofo nome dinerrŕ rauco,fčn%a uocet& feit'^a ricordo. \Dunqi ŕ che affaticar fi tato per un breue ma meto di tepůjchefuccederŕdoppo noijafciado di go der quefia foaue et gioconda ulta prefente^J^o vedi quefě 'aura freftascbe ci rallegra il volto $ non cono~ fella mufica degli augelli che ci diletta l'orecchia ě J fiori fono in/teme & uago obietto agli occhi » & foaue flirto all'odorato : Qnefi'berbe pregiano il let-tOjl'ombre fan grati ifonni,e l'acqua co'lmormorio ci addormenta» J^onmdi poi quante fiere feluagge interra,quanti augelli neU'aria9et quanti pefei nel maretche la T^atura ha preparati in nofiro cibo* La T^atura in uero ci č madre\e non matrigna ěperň ha nafeoflo le feientie, &quefii diporti e cibi piatii tutto ilgiorno ne rapprefenta.Goděamo,godiamo D i adonque 3 6 II Sileno aionque eo'i fenfi, che goderemo te afe particolari e certe : Ufciando in difparte la ragione e la mente, tbe fmr di ncifleffi ci trafporta, & in vniuerfale ci fa goder di certe vane pitture delle cojč fenfibili e aere. Et ,fe mi concedi, che i fenfi nofiri fianofe-nejěre dell'anima rinchěufa,et che per me%o loro ogni cognitione & ognifeientia ella apprenda ; chi non sŕyctianco la felicitŕ & la iuta beata per me^o di quefli mede fimi s'acquila ě "Poiché % [e /'anima ri-teue qualche bene, tutto lo riceue da i [enfi : &ptr me, quando s'allegra ň duole, co'ě fenfi ne'i fenfi fi difende ; Queflc perfuafioni piene di fallacie e d'inganni mtfoleuano dir quegli Epicurei feiocchi. Aia chiedendo io la cagioneyonde li vedeua in vecchie1^ 7$ tutti inferme & opprefli de uarij dolori, altri di gotte nelle mani &ne ipiedi, altri perduti lametŕ della perfona fenica ftntimento alcuno,& altri pieni di mille doglie nello fiomaco e ne i fianchi: Mi rifpo-ftro quelli\che ciň lor caufaua la quantitŕ & varietŕ de' cibi,& l'uuida{ete d'una Ubidinofa rttra.Toi dimandando, fé neilor piaceri ritrouauano quiete', rijpofero di sět& che era ali'bora, quando ciafeuno era fatto dě godere ň co'lguflo, ň con l'occhio, ň co'l tatto. Ohimč ( di (s'io all'hera) tiferŕ qutfia ulta; poiché la vofěra quiete, doue fuol'efjereil fommo bene, č (afutietŕ, eh'č vn rincrefeimento di vita, & vna difpiaccu l noia di fé Jěeffo. Tanto piů che in Uro la tita felice non eraccneejfa per merto>ň ecqui/ěata Dialogo. 37 «cqiůsěata per qualche ftngolar virtů ; ma il pie delle volte la Fortuna con cieco parere diflribuiua ŕ ibi pia ŕ chi meno quei fugaci diletti • Et per certo fi raffomiglianano ŕ quel uěl gregge d'animali, che, fěando intento ŕ mangiar in terra le ghiandetnon mi ra donde venga d'alto il cibo, mattamente con la febenafeuote il Faggio ň la Quercia per far cadérle ŕ terra, Cofě quefi'ignobdfettagiamaěnonriguat daua al Cielo>e d*ondeprocedeua l'eterna vita e l'a ninnata luce: Mafolamentes' ejěcndeuaal loringordo appetito ,con poco ň neffunauuedtmetodel futuro, i^e uolendopiŕ fentir lepaT^e ragionUrrě ac-cefe C animo dun penfier generofo il fentir uri giorni infacondo Oratore^che lodaua in morte un ualoro» fo Caudiero uccifo in battaglia, il qual di maniera mi piacque neljuo direbbe mi cade il pianto da gli occhi, & mi fi defiň nel core la uirtŕ, che dormiua » per le delitie paffate. Ter la qual co fa tofio diuen-ni uago di cingermi letempie di lucido ferro» e trattar in mano l'audace fpada riuolgcndomi alla uittk Ciuile. SILENO. Hortchetipareuadiquefia yita , che pur' alcuni Filofofi hanno tenuta perla piů felice di tutte? MEB>CyRJQ. Écerto que~ fta uita felice, ma non giŕ in fommogrado come ti pof fo dar raguaglio per prň uŕ, attendi.K Felice co fa mi TtlkětA f attuala Vittoria* quei trionfi di fronde e di fpo- J"^"'1* gUe de'nemici acqui fiate . Tiŕ felice co fa mi pa-renano i gradi d'bongre nelle dignitŕ e ne i magi-li $ ftraů 38 II Sileno flrati della patriatEfelicifiima tra tutte l'altre mi te braua la Giiijěitiaymentre io rčdea ragione al quere Unte Tůpofodi quefla & quella Cittŕ foggettaXa GiuHitia in vero ci fŕfimili ŕ Dio ottimo maffěmo, ěo Jóclffe quando č accompagnata con la Clemenza. Vero tu \ tutti gii vedi ch'egli ha concefo ŕ tutte le fiere & ŕ tutte le ™u'gěu cofe dl rHa*ma l* legge,cb'č legge naturale; Ma la ftitiafoia - Giufiitia non bidonato ad altrhcb'aWkuomo: per-l^uomo'i de l'huomofolo č partecipe deěl'bumanitŕjcbe -puoi ^che lami ch'io dimorai in quefěo alta penfěem>m'accorft ch'io non era in Cielotco mio pen fauaima era in cima alle mobili frondi ; & che d'o-gn'auradiuentoeramoflň»ed*ogniparte sbattuto, "Perdo che efiend'io grande, haueua grandi nemici: Ondeper.abbaffarli, & per far di loro uendettatbi-fcgnauafender il tempo dě mia ulta in odio, & in procurar morte con fium i di /angue e ŕi pianto - Et poi chiami?, ente mauuideua » ch'era agitato no d* yna Dialogolr 59 vnafol mota, che č quella di Fortuna ; ma anco da Věi altra piů volubile, che č quella del Volgo . L jt Gloria porta fé co t>n folgore dě merauiglěa9 e di bonore ; di cui canti la fama, per cui l'inui* dia s'accende, & ŕ cui Cantore fi conuerte ; Si che 10 era uarhmeněe amato, & inuidiato da molti» I^e giŕ (ipoffňno con alcuna prudenza ( dicano pur gli antichi Filofofiquel che fi uogluno ) accordare infiemecosX leuirtět dell'animo, che una non difeordi qualche poco dall'altra , & che tutte non ftano di/fonanti all'orecchie delPolgo. Voi non mi pareua,cheiuifi ntrouaffeperfetto bene: effen- .,* « do che fen^cL un minimo momento dě quiete s'ado- ' : * ^ perauano fempreň le maněy oHpenfěera inqueHo Ó* quel negozio con fomma cura di non errare. Et la notte io non iormiua intiera, ma la mag» gior parte dell'bore fi difpenfaua nelle diUerfc cure de gli amici, di me Beffo, & de popoli fog-getti ; hauendo fempre fijjň in mente quella bella fententia d'Homero, C HE ŕ buon Trend'-fé non conuiene dormir tutta la notte, ma in ut» ce del fonno bauer tanti penfieri, quanti popo~ 11 fono commeffi al fuo Qouerno • Dě maniera che felicitali , ,.i J .\, • .y lauua co». deliberai con mente piuferena-» & animo piů tran- tépiaima^ quillo Ł applicarmi alla mia contemplatiua % con-fiderando le bellecaponi del waernoftro* gnde'ua- La n»u -rěj parti della fetida ^atura, thč foriera deŮc ce- Ł J^f™ J kftifiee* .,:¦/,':"¦",¦ y * v- -A^ ^.EftiMcc 4$ II Sileno in quefio fiato mi piacena molto la'fditudine, & ěinuemň piů che Iellate ; come quello eh'č padre de' fěudij & dčile contemplationi. J^e igiorni jll-cionei, che fon nel fine d'Autunno »io andaua carni" nando ptr una ritta del mare: & iuijcorgendolo tra quitto & in bonaccia, contempi aua il fluffo & refiuffo di liti per la mutatione della Luna. Conftde-rau* in mefičffo quante f 'fole fono fiate & faranno co*l tempo daU Oceano inghiottite, & quante poi dal mtdeftmo fieperte & partorite al mondo. yeti M»« ef deuat che in una parte l'onda rodeux alia rinat& in xV 'fi'gura yn altra pur tana Panna : Et in pero mi pareua uč di Tona - der ji mare mx nera figura di Fortu na, chor toglie, hor dona, hor s'adira, horfi placa mille uolte alp'or no • Contemplaux pou chet fi come l'anima huma-na venendo dal Cielo paffaper la porta del granchio ( comefhň detto) cofi medeftmzmente nel ritorna* al Cielo paffaper quella del Capricorno; & la ragio-tlJ'oJJ*! ne credo efěer quefla: Acciň ch'ella habbia in men-jiatonic^ te d'imitar il Capricorno: ilqual'č animale, che% «abbiano - ./.,, • • » — . * r * r 1 j- fetitto che pafcendofi de rami del Faggio , fempre ux falenao ifcenda Jet a^erta de*mntl • Cofi l'anima auertifea, che Tci- Ja porta ai bandofi di contemplatone, fé ne noli al Cielo : il Ctu Capntor - pY\COYno $ pOi Cafa fň saturno, pianeta che infonde qua giŕ la fcientia,& la contemplatone,come anca il Faggio č da Toeti intefo per la folitudiěie contem- platiua. Ma che ě L'anima humananm folamett- tepuňfdire dopň morte per quefia felice poti** me v " f cioc, fSquUa^, Visfquila,ilCoruoj&H Cigno, andanainuefiiga- >J como^ do co'l penfiero ; ch*effendo quelle sfere celefliima- JeiCcie* gini & figure di quefle co fé del mondo dementare » *«u*w-uoleffero dinotar quei tre augelli, le tre regioni dell'ari*. Tercioche l'aquila, che dinota la prima regione, chiamata Heroe, mia in alto uicino al Ciclo ŕ guifa della regionfuprema, che pia dell'altre s'a-uicinaal Cielo : Et fi come l'aquila č augel regale , co fi quefiz parte d'aria č ricetto dell'anime de gli těeroi. il Corno lignifica lamc^ana regione 9 per ciň che č fintile aHajpoce del CQrno>rauca di tuo-?- •'* " " ni» 42 II Sileno \ni,4ě folgori, e di uenti: Ł' fintile ancora alle fue penne, tutta adombrata di pirggie, di nubi, di tem-fefle, & di turbini ofcuri. Il ter^o augello, ch'i il . Cigno t č figura & ritratto della piů bafja regione; pcrcioche, fi come il Cigno fi chiama muftco di con to, co fi in quefěa parte fi formano tutte le noci, le ^barmoněet <& i parlari bimani, & nonhumani : Et, fi come il Cigno gode habitat nelle riue tra Sac- ¦: qua e la terra , cofi quell'aria tocca qttafi prrfua n * un e termine naturale l'acqua & la terra , abbrac-dando l'una & laUra » S I LE 7^ 0. E molto bella, qutjla tua ragione,& mi piace fingolarmen* \te .\ Ma fegui pur oltre , che non ti cade parola, che io non l'accoglia con fomma attentione. M EBJZ V\ IO. La fera in fu'l tardi mi piace" uŕ molto ŕ contemplar quella jěagiont di dubbia luce; perciň checaufa neWanimo certi penfterě ma-lenconici & alti, & di me%jp ŕ quella malenconh par , che defli infieme confolabile affetto di cuo ~ re, Felicisfima uita mi pareua quejla piů ŕi tut" Je. l'altre paffute ; perciache, s'čuero che quan- \ io pia l'humo uiuendo s'auuicina a Dio, tanto piů) gode uita felice ; il contemplammo č tale, che piů di tutti fi auuicina Cr raffbmiglia ŕ Diotuimdo fprc^ feftejfo nell'alta mente, ch'i uera imagine &fem-běan^a di Dio. Et, fé č nero che per la ragione J'hucmo č Juperiore ŕgli altri animali, &,fcrciŕ č di loro piů felice; adunque uinendo, il contem. $l«ti~ Dialogo. 45 fiatino fopra gli altri huomini: per U ragione » farŕ anco fopra gli altri buomině felice• Quale l'obietto dell'intelletto bimano ? la uerětd certo : Cbe quello č il gettare, del quale alla men-fa in Ciclo fi cibano i Dei ; Hor quanto piů l*huo-mo appagherŕ Cintelletto conia, ueritŕ delle fcien-tie (il che fifa contemplando) tanto pie farŕ fopra dafcun* altro al mondo beato . Cosě cqn qvte* fli argomenti io miconfolam in mefěcjfě, & tutto godeua de' miei fňaui fludij ; quando pur al fine % come per moh'anni uifěi in quefto flato, conobbi ne anco queHa uěta effer' d pieno contenta ; Ejfenda che mai s'acqueta l'intelletto al fapere, il fape-re č infinito, eldefto dell*intelletto infinito; co* fa che i Vithagorici pongono tra le condizioni cat-tiue & imperfette. Mirau* il popolo tutto ŕ far di mefchernoe rifa, quando miuedeua: vdina gl'altari a tenermi per paigp e fciocchs : & s* io repu-taua effiper tali, quelli auan%andomě di numero mi diceuano fpeffoycb'anco le piante uiuono in contem-platione%et che le piate fono ŕ par di me felici,Tra? quali uno di piů audace ingegno mifoleua argomentar in quefto modoiT^on uedhche le piante tendono co* rami al €ielo ? non "pedi, che alcuna di loro fi gě ra al Sole ? alcuna s'apre folamenteallojpledor del le flette ? & moti'altre {opra gli alti monti } coprono) ilMar'e'l Cielo t Hor perche daquesěi fegninon ti induci 4 crederebbe pano rětčpUaue et partecipi 44 II Sileno ŕi quella tua infenftbil mente f* adunque tua Vita i ŕguifa di quella delle piante: l'una e l'altra fprcig* ta dal mondoy & Cuna e ialtra dal tempo preflo abbattuta e inuecckiata,Hor dimmi ancoraci prego9 il fommo Iddio non creň il Cielo, la terra, gli ^ingeln &gli humani int elle tipaccio che conofctjjevo & fuf feropartecipi dellafua beatitudine immenfa i Cert9 sě: bora perche tu contrario ŕ quella infallibile m'ite vuoi reputarti felice in te Čěeflo,fcn'%a efjer dagli altri reputato iuendofeparato da gli altri : fedi finalmente,chefei fattomi/ero nell'o pinion di tuttif Etpur folamente godi vnimagine delle cofe, che ti fingi nella mente : godi una pittu-ya del mondo tcbe formico'Ipenfiero : &, forfč per farti famojo nella futura uita,perdi laprefente pre-ciofa vita . il che č tanto > quanto lafciar l'ombra per il Sole, il uero per il falfo, & le co fé reali pet Pappar enti; Ter ci oche doppo la tua morte fuonerŕ "pn n'.mefolo, che č ritrouatoŕ beneplacito di chiŕ te lo impofe: vn nome, chaueranno hauuto moli'altri primi di te3 & doppo di te ancora: vn nome, che rio ti efplica parte alcuna dell'effentia dell'animo tuo. Quefěe cofe mi děceuavn di quefli huomini volgari con efficace [pino e parole; Ma in uero qutSěeper-fuaftoni & fofiiěici argomenti non haueano for%& alcuna nel petto mio, fé non nihauefii da me Jlejfa «Mietutoquato č imperfetta que^ĚAuita dmperň che% Dialogň.' 45* fé nel conofcer era la itera felicitŕ Jo certo non cono-fceua pur'una minima co fa : poi che Dio, il quale č principio &fine di tutto ilfapere, non fi poteua per naturali argumen ti ccnofcere, ne a pena co'l penfic-yo adombrare, Vedeua oltre ŕ do tutte l'ultime differente >che fan caufe della cognitione huntana, effer in queflo mondo ignote. Sentina alcuni lamentar fi , perche nonhaueano la perfetta dimoHratione;alcu~ ni perche no fi poteua ritrouar la quadratura del cir colo:& altri perche lefcientěe erano un punto a co-par atione di quelle che fipcjfono fapere. Miraua il difcorde parer de tutti i Filo/ofi in tutte le co fé. Vedeua miferia effer il pianto dě Heraclito, fcioccbe^-?ailrifo di Demecrito, & lagrimabilpa-^alofia to di Diogene in quella folitaria botte • Ma quel che piů mi fpiaceua,era che non fi poteua uenir in cogni-tione delle cofey prima che non fi giunge/fé alla uec-chic^a. Tfella cui et ade ogni co fa č noiofa,ogni in* fermila preme,et paranco ch'ogni colpo di Fortune cada. Si che mi nacque fdegno di meftefjoi& qua fi chejatio di queflo mondo, mi uenne uoglia di ritór» naral Cielo, fen^ahauer conofciuto qui in tetra ui-uerperfetto. Se non cheungiůrno,guidandůmě il pi fiero di paffo in paffo appreffo certi uaghě bofchi di Quercie, che erano palaggi nella prima et ade ; uiddi un ueccbio Tafto/ociop>ychefe ne fi ava allibra con animo rěpofato -, onde fermatomi alquanto, &ponen do per un p: co da parte il de fio di notarmene cosě to- fi* 46 II Sileno (io al Cielo\ gli dimada^s'era fetice,etfe ritrovati* l« felicitŕ difiurbo alcuno nel fuo fiato traquHh. 0 Cittadino* »lntedff" mi rijpofe eglija felicitŕ fetnpre appar in quefio mo lontano, fa fň lontano ifi che quando piů Ibuomo crede ap- la ^'"hĚ Pwsfimatfi-iěue^aPlu fu8Łe & fi dilunga. Ella č mota vifŕguifa di quella ruota, che fi dice, d'iflione nell'in-fioQt. ferno; mila quale, quanto piů d'ijfione feguefe fief-jfo.t tanto piů dafefleffo s'aUontana.Di modo che uŕ ruotando (empr e borfuggedoyhor feguendo lefue ve fiiggie. Ccfi->mentreChuomo crede tcccar col di' to la ulta felice , ali'bora quella č molto dittante da lui;& in quejla maniera lo uŕ di uitain uita riuplgendo &fcbernendo* Tu uedi quanto fono lodati da tutto il mondo quefli nofiri tugurii,& que-fle nofěrefrondi;fi che fino i Uč egli Imperatorigo dono di chiamarli Taftori de Topoli. "Non dimeno quiui con [udori fi procaccia il uiucr noflro, & fyejfe uolte il pane di ghianda ci uiene ŕ difagio.Tfpi in vero riputiamo felici coloro, cui mancano poche ipfct ciň č, i nobili, i ricchi, & dotti Cittadini \ Et fall'dtra parte quelli fcambieuolmente chiamano il -piucr nojlro perfetto,maledicendo lepope-,gli sire piů de* rPdaggii& le continue garrc & de fiderai do i pafchiy l'ombre, & l'auena ociofa. Coft anco fi vede, che il Vocia canta & tjiclle al Cielo ilfol date-, Et quegli per lo contrario ammira & loda quella tranquillitŕ delle Alufe e di apollo. Et il YOTgo Agricoltoreyfeoprendo dagli alti monti il mare, DialogoU 47 Mare, brama difolcar l'onde;ma il Tfyuigantejpef fé notte e)clamando reputa beati gli Agricoltori e L'huomo icapi arati. l'ingegno dell'buomo giŕ mai una fot ™'t" °t"fl cňfa non ŕp proti a ,ne d'vn perpetuo fiato fi conten- dei fuo fta ta; ma fempree lamenteuolet fempre loda l'etŕ Je.pxe ca paffuta, biafma la preferě te,&la futura ha ne i uo tiiCbeprefio venga> T^e il mifero s'accorge3che bra Mail corfo del tempo ,& il precipiti o della propria pita» Et quanti ne fon fěatiyC'kauendo defiato lon-gp tempo qualchecofa}poinelconfeguirlabannori-trouato in lei morte ň miferia eftrema ? Confiderŕ, ^ueVir"** ň figlinolo per l'etade, che la felicitŕ deue efier non ň nei tem nel tempo futuro, ňpaffato > ma nel tempo prefen- l°Mi?ie '. te, Vercioche, fé la tua felicitŕ bai congegnata sŁtŁň nci al tempo pajfato, & che bora co l penfěero contenti pk piando la godi \ certo lamemoria infteme t'apporta qualche inauedutofofpiro, &fenti il cor lamentar fi del perduto bene: poi, effendo la felicitŕ da ciafeunodefiderata, tu invero defideri cofa impofm ( fibilei ebeé di ritornar ňribauer il tempo p affato : T^e ti par anco men graue cofa Uueder fem~ pre piů allontanarti dalla tua felicitŕ, poi che ftmprepiů s allontana il tempo paffuto \ di maniera che quanto piů il giorno la contempli, tan-' to pia la vedi inuecebiare , & nell'antico tem -pň dilli'oblio la fcorgi ŕ poco ŕ poco adombra-re; fi come fi vede cader' all'Occidente le fiel-le, & nel Mare efier affatto dall'onde coperte, ! nel 48 II Sileno J^el futuro ancora non fi ritroua feliciti perfetta ; poiché mi pare>cbe colui fi* neramente felice, e fr'o-gnifuo defiderio appaga & acqueta; ma colui, che la felicitŕ fua rimira nel tempo futuro, non acqueta ilfuo dtfiderio* an%j fempre piů l'infiamma & lo ftingt innŕ~ti:Oltre di ciň il tempo futuro č incerto, le fperan%e fon fallaci, & metto contrafta alla felicitŕ il timore di non confeguir quello, che fifpera e brama. E* ho intefo dire, che la felicitŕ dene cf-fer fen^afpeme alcuna, fempre fiabile>efermaydal~ la fortuna e dal Tempo intatta &difeja. Hora non effendo la felicitŕ in quefle due flagioni futura, & paffata,for^a č che fi a nella pnfente. Main uero9 fé ben riguardiy& con la mente uai ricercando, non fi ritroua in queflo mondo tempo prefente : an^ě ogni co fa č in perpetuo corfo,fi come le rapi d'onde di qual che fiume in perpetuo ftuffo. Tfgn č cosě tcjěo ili So le al'COrěente,che lo uč demo portar i nofiri giorni al-VOccafo : ne alUprimauera e cosě prejlo ritornato il tolot uerde, che doli'efiate impallidito fi uede : Cofi con preficTga no minore uediamo l'agghiacciato in-uerno torre di mano i frutti al fecondo autunno, & quello di ncuo effer dallaprimauerafeacciato. Onde con tempiendo noi quefle fuggitine ftagionit potremo con ueritŕděreche non fi ritrova fermeiga de'giorni ne parte alcuna di prefente tempo. Dunque non č la nera felicitŕ in queflo mondo» TJon č dunque tra qut fiecofe infialili e corruttibili il jommo bencche pen foio Dialogo r- 49 fpi&itbtfěa immobile, & eterno . Miricorda ha~ uer fenttto vna faw ladunnoflro antico Tafěorey nella quale niccontaua, chevn certo tutto infermň de'vettfai ,i»nbledi fortuna, & pouero conta-xlinofupplicň Gioue, cheto faceffe rifanarey & che non li (hiedtua alcun altra ^ratia^ fuori che quf/iŕ f la : il che Gioue mr{p> da' i fuoi preghigli concef-jt benignamente. Ma il contadino, non contento di tjveflo, lo pregň, che lo traixffe dipuertŕ, che poi Jurtbbe contento : non gli negň la dimanda Gioue\an ^i lo fece ricco di moltepoffefsitniě& dimolto greg gč. Mira do co fluě lo fiato JUo vidde che non era ancora ŕ pieno felice; onde pregň la ter^a volta ,,chč eneo lo inal'Qijje ŕ qualche grado di nibiltŕ;%li con cejje anct queftoil buon Gioue » Oltre di ciň linfa-tiabil'lucmc, non punto fermato ne* fuoi deftdervj, ma tutto auiéo , & ingordo, dimando figliuoliyheb-befigliuoli; de/ěderň honori, hebbe hnori : fupplicň éěefjerftgmr dunCaflello, fu fignore : volle vna Cittŕ y hebbe vna Cittŕ ; ma vedendo fi effere vnpic ciol "Duca, bumň di dominar pia popoli eterre,& fa creatbBg a una gran-parte defljlfia. V tomamente chlefe grafia d'e/Jer fatto Monarca ; & anco queft' ultima prati a non gli fu negata, t'hebbe h fcttttn di tutte il mondo. ,411'bra poi dimandoělo Cjioue, s'egli fi riputala homai felice, & fé brama uŕ piů io fa alcuna ; rilpofeilcontadinojche fi ritro-juwaŕ quel tempo pia infelice thč fuffč fiatň mŕi, «> E e: 50 II Sileno Et perche cagione ědiffe iljigliuol di Saturno'. Sog» giunfe il contadino, Ohimč non vedi, ň fommo \ct-tor deli'uniuerJňiCb'iorongidvecchiOi & cheglian ni veloci mi fingono č cucciano alla morte Ł Mi fé' ro me,c'hora conofco, il tempo effcrpm predofo di tutte le riccheige, & reami del mondo* Soni/č al' l'hora il padre Cioue e diffe, che con ragione fi repu lafermez taua infelice ; Ma che la fermerŕ del tempo non č ?a dei té conce/ra ad altriycV ŕgli Dei ; & perň non poteua eóccfó ad ad un mortale donarla. Coft adunque , o amico Cit SVoel*ŕ ttdinouu vedi che in quella vitanončquelfommo Itene tanto da tutti i uiuenti ricercato & bramato--, Ma č ripofio oltre il raggio del Sole, &Joura il giro delle fěelleěperciocbe ne da quello č corrotto ,ne da quefto punto mofěa ň diHratto, Quefie & molraltre belle ragionimi fdea dir quel vecchio Tafiore;quan do per iK eftiuo calor del giorno, venendomi gran voglia di bere,& dirnofirandofi le mie labra afe iute, & arfe ŕ guifa difecca rofa; dimandai, fé mi fape-ua infegnar qualche vicino luoco, doue io poteffi riti frefearmi : Et egli benignamente > ftendendo lama» no, mi dimoftrň quefta fonte, doue ( come giŕ nel principio ti diffi) riddi giacer dormtdo U be Uŕ T^n fa. Ideila quale, toSlOycHiofijfai Cocchiate cefo di beila meiaitigliajafciai andar pian piano ŕ terra la vefle logra č mal cinta, &Jpogliai l'habito antic§ di Filofofo,che mi copriua fernet adornamento il coi pň, prendendo in qudmedefimo punto babito nwo$ tot L* Dialogo I 5*1 co* nono, & forma noua, come hora mi >edi. Iste giŕ ti prenda marauigliaěcbiio fia diventato glouine amante ; Terciocke* fé ben confidericon l'intelletto V™'?fe in quefto (iato trotterai la vera beatitudine humana, u'^fi^ip che non potei mai ritrouar in alcuna parte ň fpecie ftft0 *e. • ¦¦ > i rf i gě' amati. deUaK[atura}&cheinuanocon la mente* effendo b Filofofo, tentaua di confeguire. SI LE 7^0. Bc/-la č certo quejěa Hi fiorě a, ň amico Mercurio, de Uč tue trasformationi, & degna in vero d'ejfer raccolta č defcritta. Ma dimmi ti prego, come ritroui nell'amante quefiafelicitŕ, e'hora ti godi ? & per-' che č folamente nello Hata amoro fa i MEB^CV-BJO. La vera felice vitanon č adorna deUofplen dor dell'orOiCbe abbaglia l'occhio, & qualche volta-la menteinfieme;non cura te vefli tanto fompůjeti piaceri tanto delicati, la mente troppo ambitiofa d'honori: non fi diffonde nň in fegu'p l'opinion del "polgo, che viuefecondo l'ufot & non feconde la ragion della uita . Ma fi compiace d'albergar in vna mente quieta» in vn'animo tranquillo > allontanato dalle cure delle cofe mortali, Scontento dellapro-priafortuna.Ella č finalmente copre fa da quefte due Ł"ٰ"Ł coditioni, CHE fi reputi in fettefla felice, ET CHE copiando! pa anco da gli altri di fuori per felice reputata.Ver Su'IuSĚ do che (fi come mi diceua queltauaro,mentre io e- ". ra Fikfofo) che vale ŕ colui, il quale folitario, & lontano da gli huominiin unbefeoe in vna grotta ofeura uiue\dwe non č pur chi lo ct&cfta. ne uč con E t firmata 5*2 II Sileno firmata l'opinhnfua dalie menti faggie, & pruneti-., ti $ lě fommo Dio per quefta cagione (cerne tu vidi) ha formato gl'buominiiacciňparticipaffero^ & c^na' fcejjero la beatitudine (uŕ ; U quale in lui fi fpatěa^ oltre ogni mente,oltre ogni intelletto buman , pň* fta, & ajcofain alta caligine de gli eterni abifiiymr v'/o mondo , cb'čneWanimo dell'ornato bene ? Onde v itaSnte . meo[odiificenč&aU'.opinion Ŕi qnelFi(o(lfu antico č feiice fé /chiamato Eudofio; ih(ud teneua, che .fa vita fufje c™Ł°n % la beatitudine humana yfi dirŕ in vefo>xke que(P Eudofio. amantefěa nelfcmmo d'ejfa beatitudine > poiché ha non vna, ma due vite, in/efleffo > &heU-amato fe-no, con foauiffěmň nutrimento di celefěiyt-dměner>i-uanůe. I piaceri 4člfenfi> aiutano molto la, felicitŕ ; L'amante ma perň in tal m.dotchefianoperjuiiutoriy &no '^j*6 Jj per obietto* & fine . Terciocbe gli vdgriyi vaghi vita Epica appetti3&lěmufica faconfvlat &nftkiaralamen x . te ; onde nel Cielofigode ancora di quefte fioatti cofe, ¦ poiché nonepriěAQ difugnUdelucey <&. difoauitŕ de fiori. L'amante di queHi piaceri (opra o^naltmgo dey mentre hov ferma l'orecchia al canto dell'amata ybar mira le belle meraviglie del voli o, hor con gli odori fi riconfarta d'un ftto dono ň di rofa, ň di fiat darancio , ň di giacinto : 0 Itre che lefirade tutte, per doue camina, jembtano fpirar vn certo odor di -piala, che gli apprefenta pna bella imagine d'amore : Le fěelleile frondi ŕ monti* & le gemme di Trě mauera gli al-^am la mente al Cielo, & quando {ente vn dolce concerto di naturai canto ň figurato E 3 fuori 54 II Sileno fuon diflauto\ ň di liuto >fi rifente tutto in fé flef-fot&'m queWbarmoniafoaue dipinge co 'Ipenftero la carabellc^a lontana. Ogni co/a gli piace, ninna [degna, il tutto appresa, & fin dalle minime č fcnc" fe cof€ nt fotirag&e'^randifiimo contento e piacere. La ;. condo la vita attiua e ancor dall'amante perfettamentepoffe *m* *"" duta,poicbe egli ritiene in feit fuoco, elemento pro-ěb rni: prh d'attione, & č di belle fiamme in ogni parte ac . ek ) eef0. Daue qUai fiamme attuiene^ ch'egli fi dimoHri fempre dello, tutto pronto, tutto lieue, & di perpetua agilitŕ dotato. Et delTamor diurna hauendo ingombrato il petěo, certa co fa č > c'babbia in feriti chiů fé anco le piů belle virtů morali ; che discendono da quell'amor divino? come effetti d'una leggiadra caufa • Queftofŕ, ch'eglifěa ripieno "d'un magnanimae generofo ardire:que(ěo fa, che non tema pericolo alcuno •Ogni cofabŕ per facile ,& lieue]. paffagli alti montiyparendeli vn picchi varco di pianoipaf-fa il mare hor con vela > hor con le braccia ŕ nuoto, firc^ando l'orgoglio dell'onde č de' venti: falifcefo prai palaci č le Torri intrepidamente tia ytbcé il perfetto concerto Dialogo. 55 Ctrto del?altre virtů morali ; poiché egli premia co eguai bilancia di legge l'amore con amore;et ifauo-ri deW amata ricambia con altretanti fattori. Et in Ne l. o uerochepiu belle» & fante leggi fi pojfono ueder chi dcira gianutij che negli occhi dell'amato uolto * Kě'fgJJ!de Quefii ad un cenno folo in filentio,ufando lofplt Ramati. dor in uece di linguai fanno fčntir quei treprencipa ti fondamenti di tutte le facre leggi : che fi urna ho nei~lmente,chenon s'offenda alcuno : & che fi renda a tutti quello, che di ragion conuiene, cioč-, che s'ami l'amante con reciproco amore. Q^efli non fono giŕ le dodici tauolc delle lc?$i ě\rmane-fi le dieci d'Mbcne ; Ma Amor hi riflretto le fue leggi in due tuuole fole tche piů efplicatay& piů ampiamsu te di quelle efprimonola ragione €1 giujěo. Di maniera che ŕ quelle ricorre l'amante, come etfuoi veri oracoli, & iui ritroua infiemele leggi ŕ i legislatori viuiy che fono interpreti di fé mede fimi nei dubi amorofi. Et,fé lagiujiětia nell'animo ( ri- Giuftitě» tratto della t'ergine ^tftrea in Cielo ) fu da alcuni JJ^aĚJ tenuta ilfommo Bene, che cofa, ň antico SILENO ne da Ma fi tenira cheftaqueHo diuino amore t Egli č molto "°*l°tl*m meglio d'ejja Ciuflitia,& di gran lunga jupera l'ai tre virtů morali: Che, fé tutto il mondo fuffeinfte-me d'amore congiunto, non s'hauerebbe hi fogno di (jiujěitia,ne farebbono introdotte quelle odio fé uo -ci,miot č tuo, per le quali tanto contrafta il genette bHmano.Ma in amore č di manieragli cafa covi E 4 mune> 5\< II Sileno mime * che fino l'alma e la per fona fi confonde in un (oggetto ifěejjb, <& d'un ter^o compaio rimine perfettamente indiuifo. Que/ě'amante č adorna dei beni dell'animo, della Fortunale della Tritura. Teaiocbr,mentre ama un bell'obietto, uimeŕfarjě l'animo bello,quando per me%o d'un'inteufopeafie rofcolpifce nell'animo fětol'imagine della cof* ama ta\onde quanto č bello il mito di lei, tanto-bello 6 forfč piů diuien l'animo [ito, che di quella uaga efji $ie č imprejfo . Oltre di ciň nell'ifěejfo petto rifple ŕcquei raggio diuino, che ( com'io tidisfi ) giti rifonde ognitheforocelejěe ,&c ŕgttifa,ŔěSole.r'm* chi ufo inraranube,che fa parer efta nube tutta lurida t: chiara. Da queHomtdefimo rt^gio rifpiende la belle^adel c>rpo, fichedimofěra nell'affetto L'amante.un non fa che lampo di Iplendorccbefpef-fo abbaglia la uifěa ŕglihmmini uolgan e basft. E' gazlěardo,fuelto,robufio,fempre fino, fempre lieue aUcrfot & a tutte le cole difpojlo • Isleftpuňdit gia,che dalla fortuna gli fian negati i fuoi fauori ; perche la Fortuna eoa tornare ha fempre congiura & legainfteme : di modo che feco apara T>olgey& riuvlge tutto l'uniutrfo fottjfpra. Et nella Citta atsfrgira f le unno gli^Achei [ňpra un medeftmo altare adorar infieme Amare & Fortunaiquaft vo lendo far argomentOtChe, quando Amar esaltagli amanti nella fua ruota, gli eflulti ancora nella fua ruota Fjmma, Ł tanto piů che quejia Fortuna era fiolpita Dialogo; ^7 fcolpit* afl torno l(t.-jtmaltbea in mam \ dimo-ftrando éjp irger abbondante copia, & feconditŕ d'ogni e-fa. SI LE V^ 0 . lo Jěupifco delĚ4 felicitŕ de gli amanti;;-; e ti givi che netta mU vecchiezza mi nafce voglia <Łinnamorarmi . M E ^ C V Py^I 0 . che l'amante contem- L'amante pii, e delie ruggiade celefti fi pafca, non mi ne- Jorfi'oTavŁ gberdalcuno. Terŕochemirando quelyiccialIn- ta conico» ffiedeii'inmenfo fplendar di Dio nella guanti* del- tkuvw* l'amatacene ŕ contemplar l'animo di lei ; & indi coneminente [alita noia conati aperte fuori del gra uč corpo:fende te niěbiMfůa la b zfla terra, trapaf-Ja le sferey &gmnge all'empireo Cielo,Gia éafcrit to nella, militici diuin^giŕ dimora cnn l'ědeenelt'e~ ttmalmentty &pŕ della foUt& belli veritŕ fi rU corda, in quefla maniera aitato in dolce cfi-ifi amorofo , chiamato con nitro nome, binfictt >dnt torcia in rnano le porge frlendore : la Luna egli altri pianeti di notte}, come pronte ancelle fé* ferue le fanno luce. Ne giŕ volfe, che fuffe fola, & Scompagnata; an\i le diede molte compagneyperche ŕtei non rincrefceffeil wuer Jolitario : & qucfěefy no le piantegli au%elli4efiere>i pefei, & altre infinite cvfe» Oltre di quefio, acciň ella non fi fcordaffe in tutto delfuo paterno nido, te donň vn libro, nel qual letgtndQJin quefiafua lontananza eoferuar pň teffe frefeamemoria di farŕ lui tofěo ritorno. Que-fto libro č tutto fampio vniuerfo, che ne circonda, doue le orar ioni č i fanghi di far fi fono i molti e di-tterft ornamenti deWottona sfera, fcritti per matto del grande Iddio. Quefio libro non č mai rincbiufo, ma femore %ŕ aperto; dentro al quale miradothua ntnpMŇ cowfcer U fua perfettione, & l'amor del fommo Vadre>*Aquello* s'egli al^agtocchifotta il fercn-* dePCielotvede l'eterne (ielle tffer tante mi mu lettereik figure de gli ammali fteUati tante fil labe» S Dialogo. 5^ labe,&i fuperni cerchi tanti concetti,\cbe adhor'ad bora gli fanno ueicre il cieco efěiglio bimano, dinib firando la bellc^a della lafcěata patria. Ma ŕ que-fio. celefie patria chi piufoauemente,& pia velocemente lo puň ejjaltare,che Camorojo affetto.Ter me %p $ Amore (blamente C anima bimana racquifia ValiyCon che fé ne riuola al Ciclo. "Percioche l'ama te č pia dě tutti contemplatore delle bellezze dell* Trattura; le quai tutte poi fono riflrette, nel volta dell'amato bene,con parte ancora della beltŕ celefte In quello volto adunque fijjando gli occhi l'amante parafino all'interno del petto,& prima flupifcCypoi dallo flupor vierěal de fio di goderlo, dal de fio alla contemplatane, & indi col diletto giunge alla pri-uation del corpo, & finalmente formonta di grado in grado ŕ quel perfetto abiffo di caligine e di ff>len dorč.Dotte in maeftŕ fiedefopra un carro di fiamme Cofi nita l'onnipotente Dio^con due corna in fi-onte ŕguifacU defcrůio Toro, <& co* l principio e't fine delle cofe in mono. Ot Ło a nt Quindi auuiene, che l'amate č indouino delpaffa J,ichtifi^? tu č delfutwroiqmndě aumene>tUei viuepiŕ longa- co. mente di tutti in quefla vita: & finalmente quindi Ł* JjJBjjJj auuicnejke nei pericoli čfempre coferuato edifefo; i'amat«, č Et la cagione č quefěa,perche Iddio comunica il fuo l^°^^9 fapere ŕ chi lo contempla, ama chi fi zpproflima ŕ u»»e iong» lui,& ha particdar cura di conferuar chi nella men "'Sale* teviue.Horatu vedi»ň Sileno, che l'amante ha vi- ««o^* pc ta co'lpiacere,con l'attiQnci&cQn la contemplatiti ne o$° II Sileno ii"* c9Mmta^ Dimaniera thč con quel laccio ifleffo9 ^fpncfiehŕ legato il com, lega, & vnifcč anco tutte ,le ccfe felici -, & di quelle in fé fitjfo ,&fuori di fé Ł*™en^Ŕ^ pifa'EtifcntlUvitaattiujy.erc'ntempla co c\\i3.Ao<,ůwnon fi e m,fie(af)ilkitŕ dormendo,irt quefla vi dormc ' •: '• W*wft/o/rf cerjbi fi [čnte felicifěimo bent. ; Voiche iép.ell^ vo'fts infamo appare Immagine dell amata ^$ěQT conp landjy bar premiando l'innamorato penfie ^ro,1S[egiŕ queftifonai appaiono con fembian\e di jperQjna fono in tutto veri; Effendo che neU'auroray ..Ji^wnecadonoxli humonpitali alle piante dal Cie ^Jo., coft k rugiade amorofe cadono dalla mente de i$M(Q nell'animo innamorato,giŕ, in tutto difpoflo, J& 4&.OŔ rěceuet i diuini inf'ufěi. Per quello tamari ¦Mnelfowio previe le cofé future » nel jonno con- ljpnj?la,& nel fonno piů di tuttiimortaligode.Co- .. ^ fi fami ruroiiofe-iift e quand \ rifplende il Sole, e "J"; ' l ;q$*$& babitň virtuojo'confeguč." tg/ifrCL"^; alzato per meio della belleiza ŕ quel mondo Idea- siu nSa '»« ' le ito fio a gui la d ^Angelo ogmcola in un attimo ime "za. de.dall'afpetto conofte & co gli occhi folametepar* la. Ltciedo ben che ne ij accQrtc,cbe gli amanti sfa tendono con muto parlare daU'ajpeitc>cbe fino «rgu tifuor del coftume,& che jpe-je volte un ingegnň pi grň & ro^o č diuenuta pronto, accorto, <& (fogrŕ^ materia di co (e atto a di (correr e trattare. hi que^ fio modo egli fenica fentir le n oie della. ueccb'w2g& acquift a perfetta vii tu e [*pere\& con a nutrito e-leuj'tajenza alcuna fatica afeende il monte tanto rapida e fatico fb delle [acre Mufe;fi che Umore^en^n ' ritardo Tepo lo fa diuenirfelice.F tea Salone, che doppo morte fvlamente Ihuomo fi chi^mufje felice; & t/:rifatele volea>cbe fu/fe felice mentre t'amante "pitica • Ma l'amante, acc mpainando qiefii due ^oh[^f more, & doppo morte č jclice%vi- \cn di so-ue, & i n vira č beaio morendo, JgU fpe'Jo r :c(/r ^r^^ da i dolci ardori della p«JJatŕ vi*a, fpera di goder meglio nella futura ,e tutt m» gode la pre~viTDiate lente c>n perfetto piacere4, Si che tutte le fili'tedela fé cita c.j l fenfo, con la memori a, & con la fperari '.}" mem2 Ta sode. lt in uer-> di chi č fioliuol: ěl'p'a- ™> «"*!* cere , [e non di Cupidi č delta bd!a Tfiche ,'& cci icn il qualtai'bomiCconof(itttofenevola.fra U turbaSo- r»»,. & odo ilfoaue accenta dě lei, che par, che rallegri in ogni parte que/li fron dofi Hofcbi.těQr ben maueggo,ň Mercurio,chenon fei fiato poco accorto ŕ innamorarti di fi rara bel-leiga. MERfFtyO* Fa filcntiojěprego, ch'č vi cina,& nasconditi ŕ queSio Faggw,(e vuoiparteci» far del mio fiato felice • II Fi HE. IV- féMEftč (prafcfpuum decus $[§ě}|§ Camoenae Thufce, V I DA) nepos Au lantisŕtc \ !;. Multas fingi tur alterare formas Namceu terram habuauit, ae- retiějaequor, Etignemvanatusille,Sic te, Honoresq-, tuos habebit vfqué Aer , pontus, & ignis, atque tellus. 1 ^ i, I I B E Ili "iuRihňpolit'ani. INTERPRETATJONE DEL SIC OTTONELLQ de' Belli Iuftinopolitano Sopii ilprefente Dialog: [E nobili 6QaltiflěmeScientic,comc cofe facrt anticamente erano coglili perte di fauolofo velo non fenza grandiflěma ragione. Per cicche non era lecito, che rimmonda bocca del volgo indegnamente parlale di quello, che era obietto dell'intelletto folo. Quindi auie ne che fi dipingena tre Sacri Tempi, &Q2.el~ le Chiefele Sfěgne per dimoftrare,che gli arcani di Dio, & le Diuine feientie non fenza-» ofeuro enigma fi poteuano intendere & fa-pere-;. Et forfč anco lo fecero gli Antichi per quell'altra cagione; acciň fi compiace^-fero le menti fiumane d'un certo lufinghie-ro diletto, &poi fotto quel diletto a poco a poco ingannate, vcnifTero a conofeer il na fcofto thefňro di quei uelati fčcreti. Onde* perciň dice il famofoTorquato Taffo nel fuoGofreddo , imitando Lucretio antico Poeta latino nel principio del quarto libro. Ą 7^m 66 Interpretatěone T^amneluti, puerisabfmtbtatetrantedentet, Cam dare conantur, priut ora pocuU tircunt-Contingunt mellh dulci^fiauoqj liquore, Vt pimoěum fas inprouida ludifUcctur Labrorum tenusůnterea perpotet amantm ^ibftntbi latkemiiecepta.q; non capiatur; Jedpothts tali fatto recreata ualefcat. • Coftŕ l'egro fatichi porgiamo afyerft Difo mi Liquor gli orli del uafo: Succhi anMŮ,ingtnnato9in tanto eibette; Eia l'inganno juo nita ricette-. Perň il noftro Vida tiolendo feguir l'opi-'nionej&'ll coftumc de gli antichi bilofotě & fcrittori, copre fotco uelo di bella fauola al tilěěnjc cofe ; Lequali io mi sforzarŕd'efbar re quanto coinporterŕ piů lŕ dell'ingegno imo. Ěět,fc č uc ro quello che dice Piatone-che l'interprete di qualche alto miftero, nň potrŕ mai conofeer né ipiegar il uero fenfo, & fčcrettodi quello, fé prima non s'inalza a qadmedefěmo grado, a che s'inalzňl'Au-thore d'dTo miftero ; io certo ho fperanza_, d'i e tjrpr ctar beniflěmo quefto Dialogo del Siguoi'Hiei'onimo Vida; poiché ne fon certo ancora, che il mio Genio, legato co'l fuc di icdd'amicitia, giamai s'hadiliingato da lui Sopra il Sileno. 6j lui: tčmpre fon uolatiaparoinfiemeeflen-do noi nati in un tempo medefěmo,ň due_^> ibi giorni vno prima dell'altro : crefcinti in fěeme : d'una patria iftefla : in due alberghi fimo appreflo raltro,di ftůdij conformi,^ d'eguale amore congiunti. Prima intitola quello Dialogo,Sileno,vo ěendo alluder a quel Sileno di Socrate ; che di fuori era roziilěmo & brutto,& dentro e-ra pieno di cofčiacre_->. Cofěilprefentedi-fcorfo nafeonde fotto di fé amor diuino &f* facro,parlando di quel amante, che ama la bellezza, come raggio della bellezza di Dio; Poi che lo copre con parole pure & naturali, & con Itile diletteuole & uago. Et Sileno .vuoi dir la femplice Natura, che fotto roza l'Jeorteccia nafeonde la prouidéza di Dio mi-' rabile& grande; fi come quel Sileno legato da Ini, & da quegli altri dui Paftori in Virgi lio lignifica la natura legata da malie,& ěn-cantcfmi,mofla per forza ad efprimer fopra fé (lefěa altiiTime co(e_v. Che introduca Mercurio a trasformarli in uarie forme, cred'io non efferaltro, che l'intelletto humano; il quale fi trasforma in tutte le cofe,tuttele cofeapprende, &di tutte le cofe difcorre.Et ih vero,che fc I'huó . F z mo> 6$ Interpretatione mo fi trasformale non folo con l'intelletto ma col corpo ancora in tutti q netti fogget-ti,che quiui fi raccontano, certo che ritro-narebbein ogni cofa miferia, fuori che nell'ultimo ftato d'Amore. Tiene queft'ordine: che prima fi trasformi il fuo Mercurio nelle cole piů fimplici, & poiafcenda alle cole mifte fecondo i gradi della NaturajMa tuttauia in que'gradi eleg gela fpetiepiů perfetta. Percioche, donédo egli trattar della felicitŕ humana, douetia anco eleggerle (petie nel lor grado piů per-fetto,fi comegiudiciofamente ha ratto. On deintroduce,che prima fi trasformi nell'eie mento del fuoco fimpliciflěmo di tutte le co fčnaturalůpoi nelle nubi,ň vento, ch'č mi-ftoimperfettomel metallo dell'oro, ch'č me perfetto (quanto all'ordine di Natura ) del corallo; eflendo che il corallo partecipai č Hiezo traqMeftOj&ranima viuente : poi fu-bito mutando foggetto fi trasforma nei co rafloj&di quefto uieneamutarfiěn Alloro, erba l'anima viuente perfetta;Ma non č tan to nobile,quanto č l'oflrica marina, ch'č il Zoophito de'Greci, il quale č mezo tra l'a-r nima uiuente& l'anima fenfitiua.Dal Zoor pbitofi trasforma in pefce.animal séfitiuo; ma non di coli perfetto fenfo, quanto l'au* -.- .. . ' getto; Sopra il Sileno^ 69 «clIojSi che diuenta augello : poi fi trasforma nel quadrupede , ch'č perfettiflěmo dě tutti gli animali fenfitiui, & elegge il Ceruo per effer egli animale folitario, humano, %C non cosě pien d'ira come l'altre fiere. Et cC-fendo(come dice Ariftotele nella Tua filofo-fia morale)tre le vite principali,cioč, quella de'piaceri,rattiua,&la contemplatiua; pe-> rň uolendo difeorrer in ciafcuna di quelle > per riprobarle tutte,fi trasforma nell'epěcu rea,comepiů imperfettajDa quefta uien al-l'attiua, ch'č anco men perfetta della conte platiuarEt iiltimameate conclude, la uita-* dell'amateeffer piů di tutte feliciflěma;cioč, la iuta di quell'amante, che nella mente a-ma,& amando contempla,effendo riamata con pari amort->. E1 da auertire,che non fenza propofito fat che Mercurio fia inamorato d'una Ninfa ve ftita di bianco; perche vuoi dimofěrare, l'intelletto humano efl'er inamorato di quefta anima noftra /čmplice & pura : che quanto ha piů di quefta puritŕ\& fempliciti, tanto» partecipa piů del raggio del volto diuino, flond'ella apprende ogni fua bellezza--. Che ritroui dormir la Ninfa,6^che la de ftijfignifica detta anima h umana, che dorme in qucfto mondo, come uogliono i Pia* F 3 tonici 7o Interpretatione tonici fcrittori; & come con gentil maniera in una parola refprime rEccellentifllmo^ Francefco Picolomini , nel principio della Aia inorai Filoibiěa,dicédo. H^usHomo, crea tura nobilěffima, quafě che con quella pri- . ma parola uoglia disdettati ňHuomo,pro genie celeile,& apri gli occhi a contemplare fi bel theatro del mondo. : Che la defte col rumor del piede nel carni narc:.iuoleinferir,cherintelkttoinamora-to della bellezza dell'anima nel fuouenira" lei la rifu egli. Percioche l'amante rapifee a fé la cofa amata, ŕ^li porta feco al Cie-lo ; fi come fotto fauola fi legge dell'Aquila di Gioue, che rapě Ganimede Ci.1! montef d'Ida che dormiua.». Et anco il piede lignifica gli affetti humani, &^fpetialmenté quei d'Amore; come Giulio Camillo nella Idea del Tuo theatro ne fa mentione_,. Che in un Echo uoglia parlare i quefta^ Ninfa,& farfi fčntire ,• u uoi fignirěcarci, che inqued'antro del corpo humano parla eP fo intelletto rinchiufo, anzi pur in 'quell'ari tro del mondojDoue non nolano altro chtf ombre & horrori. C he s'habbia inamorato col raggio riHcf fo da gli occhi della Ninfa nella fonte; uuol fjgni/ěcare , che nelle membra del corpo, ti- Sopra il Sileno. 71. riflettendo la bellezza dell'anima noftra,vie" ne'adinamorar efib intelletto. Perciochc (come ben difleil PlatonicoC iouanni Pico della Mirandola Coprala Cannone del Bene-nieni) tutti i corpi, & le cofe mille fottoil cerchio della-Luna, fono Tacque intefe per quel regno di Netunno, che fa flnflb, & re-fluflb fenza hauer giamai fermezza-;. Fi, che ragioni Mercurio e Sileno fotto. una Quercia, arbore di Gioiie^jimmitando Platonc,che introduce a ragionar Socratc1, e Fedro fotto un Platano all'ombra. Et lo, fece,anco il noftro ingcniofiffimo Vida, per lignificarli foggetto c'hauea di trattar e* eh'č dell'altaFilofofěa intefa fotto Tarbo re di Gioue, come fotto il Mirto fi intendono gli amori : Sotto il Faggio la contempla rione & la uita folitaria: fotto il Cipreffo co fé funebri & di piantorfotto loAUoro la Poe iěa>& i canti delle Mufe : fotto il Pino le cofe delitiofe, & lafciuejonde ne dimoftra Virgin lio nella Georgica dicendo. Fraxinus in fyluiSfpulcberrimaTinus in boYtis Topulus influuijs^bies in montila salti*. ^ DouedicédojChcilPinonafcenegli hor tijiiuol accénar che fignifichi delitie,poiche §fto nome,Hortw,fuonainGreco Delitie.Ec iĚGot tifreddi accorto poetalduce a dormir F_4 Adone 7* Interpretatione fopra il Sileno. Adone fianco della caccia fotto vn Pino> Si che Venere gli cinga il crin di ghirlanda* Ira l'herbe a pie Łun Těnt che lo copriti* Co'l uerde crin dal Sol caldo,& irato; Con l'arco ffejjo3e la faretra ŕ lato il fortunato .Adon fianco donnina. La bella Citherea, &c. Dice nella feconda Transformationc di Mercurio in uapore, che allhora fi formň il mondo dal Chaos;quando il fommo Amo re , nato da Tropothea con la fua man di-fciolfe effoChaos.Quefto nome Tropothea č formato dalui,uolendo dimoftrare,cheil primo Amore č nato dalla conuerfěone di Dio in fé fteflb, perň č comporto da Tropos, che lignifica conuerfione,& Theos, che figni fica Diojciočjconuerfion di Dio in fé fteSň. Finalmenieconcludej & con ueritd con-clude,che l'amante fia piů felice di tutte l'ai tre cofe mondanejcioč,quel diuino amante che per mezo delle bellezze corporali s'alza alla diuina & fempliciffima mente; & a quel la s'inalza per mezo delTeflafi amorofb, del quale ne parla quel gran DionifioArcopa,-%ita ne'fuoi nomi diuini- X L FINE. RIME DELL'AVTTORI. '07^ hauea ancor\4more T^W pargoletto volto __ _ Con empia man U prime rofs colto • 2{on di vago pallore, La bella guancia tinta » Conofceua fofpir mia cara .AlcinU ; Quando al bel giro de'futi rai corteft Ella incanta in amor me cauto prefs» Chi mi tapifce al Ciclo ? Cbim'ěnuoladmeftejjňtabh ch'io giŕftertt* Soma ferranti Sfere il Mondo eterno. Veggo Vaccefe Idee volar giŕ a paro Eguali amanti) e miro In quel abifjo chiaro, Ch'ini pria incominciň mio bel fofpiro'i Felice rapto, ond'io D'una ladra beltŕ m appago in Dio» Chiare, e ferene Stelle, Che del bel di lŕ fu fate argomento, S'arrefti a prieghimieivojiro concento» Cbora con voci belle Canta la vaga stianta, egli alti TSfamě Spera d'inamorar col canto, e i lumi: Tofcia co'l cor di gelo bicavint'hoUTerraj uintoil Ckk. "..... " *s 74 Da quel bel labro caro* Gnŕ'efce il bacěo inuolator de' cuori, Mandň un [offir la bslla Licinia fuori. Cesi con. lampo chiaro . Sotto il notturno uelo Sůftůra forfč l'ingemmato Cielo> Ma tu co'l fucn neri meo Dolce Jofpir, d'amore Matolo ^Ambafc'ŕtGrei Ffafli in uece di parole il foco : ydhiybtn nel petto ber finto L'alta eloquente di quel rotto accento. Cruda ih pace č T^igerra Dilce cpietofam guerra; Si che miflo con pace Ł II fuo fdegno mi piace. TSTe punto č merauiglia ; idmor, che lei fimiglia y/l la bvěrŕ naiia T^ato č di Marte crudo, e Vener pia. 75 laffo al girar foaue d'un bel lume lS(on Jonpiů mio : che l'muagfyjto cere Da fé pregion s'ha refo, e cbe'l confnme Chiede al feren, danti Amor fpira *Amoré* guai mi coftringe Deitŕ ? qual T^ume, Ch'io corra a la mia morte ? ahi9 che ualore Hauete joura'l naturai coftume Occhij aurei {pecchi di quel gran Fattore»' Lume de* miei bei Soli amato e caro > E tanto a me piů caro, quanto lice Ch'io t'afjomigli al fommo Sol perfetto. *Al bel, ch'in te fi uede uago e chiaro Riccorro uolentier, come Fenice : Jirda il cor, ma rinafea in altrui petto» Tfotte gcl ch'eccede ogni concetto» La belle^a de gli Angeli e di Dio 7{el bel uifo fi fpatia, e rende-uana Ogni luce mortai, cb'altroue fplende. ^uiui caiěo uoler co'l bel s'unio, Tal cb'a ftupor del Mondo arde>erifplenfc TSleluolto Citherea, nel cor Diana. Mentre ŕ l'ombrofe, & bumide rimete Del lucido Formion il uago .Amore, Jpjtal angue afeofo Sěa fra l'berbae'l fiore 9 D'ogn'ěntorrěň ferend'htwmini e fiere. Čcco a l'ombra d'un Tin uede federe M^LHgA?\iT*AgentiLd'Egida bonort E con gli aurati/trai paffarle il care Vcnfajna indarno il capo petto fere. Lo (lralfiJpe-% ^e v.můŕ'ella intorno* librando luiui efclgorantirai, D ifue btlle^e a ccefe il picchi Dio. Egli ali'bor:Laj]o,giŕ fuperbo andai. Che di Gioue linaloi cedere al mio; Hor uinto fonti un monduifu adorno* .. Qmife- O miferia d^tnor, che i bei/trai d'oro Spende per cori itili e beltŕ finta, Et ogni bella fiamma ha in tutto ejěintt; K(č uč chi piů s'inal'fě alfommo Choro, Jgnobil fango č fatto il heitbeforo DeleGratieceleŁěi:affattočuinta ' Erato da Megerate a terra fpinta Ogni bella Firtutcb*io tanto honoro. Cieco .simorfapri i lumifecco due jtlcmey Ch'ingannano gli amanti,e nel fuo inganno Trionfan di te fteffv e de'lor pianti. Dunque dei fopportar tante rapine, Che fan de'cor gentili ŕ mille amanti* • J$Łi Ł non uendiebi il tuo con Valtrui dannol f /l^ Haddolcifci il měo affanno: 1 ^ *; Fŕ,cbe folgori e tuoni il ter-^o Cielo >v« Contro, quell'empie^'hanno il cordi gelo. ^*a E fjtto un piů bel uclo Stringi ifeguaci tuoi che uanno errando, Et hanno pofio ogni belflile in buudp. Vedi un che [offrirandň Se'nfiŕ co*l uolto chino}ejkoi ima'anni Tafla, e difperdc in amorofi inganni. T'unge un'altro favi dx ini Con la mono ŕ la guancia}ůn 'alerň [nona Co'l Liuto,ed'amor canta e ragiona. Ecco un, che tarda a nona, Ł arsita um stufai f ma d'amore, Che ?8 Che ritorni dal Tempio, e conta l'hore. J^uejio dipinge un cere, Quell'altro [crine al muro, ňfopra unfajjo il nóme di colei, per cui uien lajjo. Un'altro ŕ pajjo a paflo Caminat fputa^ e mille ucke al giorno Tafla olirŕ, le fiaejlrc, e fa ritorno. Mira un che fa foggio mo Tutto uano in piů lujcbě, e moHra e babbi* "Per li fife arfo il cor,feccbe le labbia. Ecco un rnifsr ch'arrabbia Ter gran dolor, cl/elUčpjJJjtawanti, Sen^a uederh, e morde, e ftraccia i guanti. Fedi colui fra tanti, Che piů d'un finto duol ' a l'aria getta. Et una fiera Circe in tanto affretta. Miflra un'altro ir' in fretta » Voi lafciando aderfi il favolato Si nolta per mn dare altrui foretto. .Altri Joura unrěiuretto Ciuoca co' i fafji, ň cieco, e non s'auede, Ch'ama un fxfěo, d'amor prino e di fede. ^Licun fpejjo co'l piede Batte U terrei) un'altro ad un cantone Sta Fiŕ appoggijt;?> e canta una Canone» f"č chifcriue,e compone; Ponendo in firaětk le facreMnfe, E ciň jd p-jr gradir hoxs Meiafc. Ubi, '79 *Abi perche tieni chiů fé hf orecchie, u^mor ? ahi%perche fordo e cieco Se' diuenutote mille amanti teco. Giŕ ne rifmna ogn'Eco &i lamenti e di pianti, e tu no intendi; ^in^di calde fiamme piů gli accendi. Ma quefie fiamme prendi ( Lo so ben'io) nel centro, oh č tuo padre, lJoi che itili bellette fon tue J"quadre * Hor tu, celejic Madre tenere bella i fanti lumi inchina, E agiuta homai la giouentu mefchina, Tuuedila ruina Di tanti chiari fpirti, e come fura Lor nerde etade il Tempo, e la J^atura, Deh qualche fiamma pura. Difcenda ŕ lor dal tuo celefte regno Et ŕ me cada homai si fiero Jdegno. Faccia fspolcro al magno ESTENSE il deh: Sia l'ampia Terra bafe e fondamento ; Ł u'apponga Tritura l'ornamento : Sia lampa etema il gran Signor di Dclo. TianganyCoperti di lugubre velo. Gloria & Honore in me/io e fiocco accento ; E imprima Eternitŕ ntl monumento 7{těte lai, che non flempri il caldo o'i gelo* So Siano in uece di lettere le Stelle, Chefacěan noto da' [uperni giri* CHE a Fina fama indarno Morte >nucla, GHtěgiace il gran LVIG1, t ciň che miri Tutto č il fepolcrofuod*anima fola tA Dio poggiň con l'altre gratin belle» Čeltŕ celefle inpjouinetto uifo S'hŕ cinto l'armit& č nouaguerriera: Segue il uefjil d'^4more,e feco infcbiera y č quel campion d'Honor, che m'ha conquift, SonflrdigU occhi nati in paradifo: Laccii cr\nychefan€orla quarta sfera: Ferifce ogni bel atto,ogni maniera, E ualor pende dal leggiadro uifo. Ter noi rinafco,arme potenti e belle, Ter noi gioua morir,fia ŕ uoi la palmi E de la uita,e de la morte mia. E fé ben ftirto Ł lafcierň lafalma, Chinare gli occhi ancor da l'auree flette Come horgli leuň a l'alta Hierarcbia* E t Ih.41 cinta bai dolore, Che t'ami : io maggior pene Hň^che non mi uuoi bene, ^uefla č legge d'amore, .Amor ingiunto e ingrato, CHE amt l'unj'akro sdegni ejfer amato. H9T Boy tUy fé a l'amor mio ....... Torti cŕio, fa che m'ami Ch'io piů noni i'amarň,fi come brami Jjhial candido Gefmino 0 qual d'aprile ŕmorofetto Giglio V'orna del fio candor l'babito e'i ciglio* !<[on mai trattadě frónde ; " ' Si uide biancheggiar 'Nwfa sě bella J^čntahinago l'onde Fiderň in Lr tyecchiarfi il bel 1S[arcifo; Come il Foftro bel fifa, E'I leggiadro veftwe ; Ch'aitane l'uno il Sol ; Valtro ogni biella; Inette č l'babito bianconi uolto č K[eue, Ł di Inette il mio cor fiamme ricette. Lafcia la Tatrěa Piŕnta, Et erra per le Selue, kA gli Amanti crudel, pietofa a Beine. Seco č partito .Amore ;. E per gli ombrofi Colli Guida ei l'avmentotc ne' fenili giace : Giŕ ruSěico Vajlore •Aftěnga con fua face Lhcrbofe Falli di ruggiada molli ; Ma fajfo) da'mie lumi ly^n puň afeingar' ě iagnmoft fiumi. G Cůf Cor miOy giŕ dal bel fetto T'ha sbandito lo Jdegno, Ouč pi/> grata /erutta, che regno r Gia'l leggiadro jembiante Di dolce amor non /pira, Et ogn'atto d'amarne Sotto Cinfegne uŕ Gorgoglio e (Tir* ; Di, qual fia a noi confidilo, 10 del mio lume cieco, e tu in ejpglio i fuggě tarentt e*l Lido 9 Gioitine pellegrino, '• Ch'itti č d'Amr l'atto fatai deflino. Vener nata da Cunde 'Hel falfo Mare ogni bclleiga infonde ; Et, in vece di fiamma 9 11 rio fanóni di Gnědo Con fonda i cori infiamma: mAbi potiěf^adiurna Caligaio č*l ter^p cid ne h MAftpě/L Cňwtf'l Sol $'a fronde J>e l'Octan ne fonie » Tace pandi mcflnia il Mondo cieco; Mhfc poi fi ritorno, %lŕQw i pati)e ne tifěona ogn'Eco* Cs Cosi nel far foggiorno De l'innocenza afcofa, Giacea tacita e meÉěa ogn'altra cofa: Hor^poi che n'efce fuore ( S&tf1 d'ofcura tomba ) Ł Calma veritŕ le da splendore ; Canta la Fama con arguta tromba, Cinto di virtŕ belle Slenda il SO^AT^zO fra l'eterne Belle. Cantar fuol Cigno in ritta : Dolce canta e rijuona 11 SIMOT^ETTI in riuafHelicona. L'uno a la Cipria Diua Guida il bel carro manti* L'altro e [corta ŕ'Amor e de gli amanti ; Ma quel s'ode jouente Jguando morir fi [ente : Jguejli prefago d'un'eterna vita Canta, e co' i dolci canti Tra bei lacci d'Amor morire inuita, &ue uolte e tre mia Piŕnta c Leuň i bei lumiy ond'ardo Ter faettar in me fdegnofo fguardo. •" C i Ma, ĚAa% poi da pietŕ uěnta"9 Lo [guardo cb'ufcia fiero » +AmOTofo fojpinfe, e nonfeuerů: Co fi uien lampo fuore, Ch'in uece de l'horror porge fplendore ; E in me-^o di procella Cosiimprouifa appar'Iride bella. MontanVailorper le piů incolte piagge Se'n giŕ dolente^ lagrimofo, e foto, v Fa cendo fecretane del juo duolo < L'ombrojč folitudini feluagge» Fermaro al fuon de le parole Jagge '"^\ L'auree pietofe txŕ le [rondi il volo : Se/i Jlau&taciturno il Roffěgnuolo «A* bei lamenti che dal pena tragge, -j\ E glidicea cosi piangendo fecot Ox brfcareciěč piante, ňuaghi horrori > L'invitto Heree ritornerŕ giŕmai^ Ottundo tutte inchinarli i'iatxpe, e i fiori;. E in voci tronche a'uJorojě lai Tornerai tornerŕ, rijj>nje l'Eco* Tm 8* Tuythe di chiara luce almo IIF1EJ{A 4 « : Za mente appaghi, e Děo contempli e ammiri' E co/ pie calchi i bei fereni giri ; Doue formonta la piů nobil sfera. Burnirŕ il Figlio, tua femběani^a vera, ^ Che tutto accefo de' piů bei defiri, Dimoftra fd, ch'ai alte cofe afyirit E ch'in fé (leffo rinouarti fiera. Poi di quel becche da l'eterno lume Hěučrbera in te (empre, un raggio prendi, E fgombra in lui l'ofcura doglia el piantOi Che nonfitjnai cagion felice tanto, Se (poi inuagbitoaliate al Cicl le fiume) Tra ftlentio e caligine l'accendi. Sparfo hauea il%iel di T{ofe e di viole Con la rofata"man la rofea Aurora, J>htandodelMar,trabendoě Deftrier fuora, Febo fciolfe la lingua in tai parale. Vetta di uarij fior piů che n?n fuole Del Formion le riue l'alma Flora9 E gH amoroft Augei s'odano ogn'hora *ě^e i verdi rami far dolci carole. Hor che Carino in si foaui accenti Leucothea bella ri fonar fa intorno, *A Vharmonia fermando il fiume3e i venti. Si dijje Fibo,e in grembo al prato intorno ,V Fiorir le riue,e con pia bei concenti S'udir gli augelli ŕ raddolcir il giorno. G l fi' sé Co' i fofpir ne le labro, ancor cocenti, E co'l pianto negli occhi, l'alma uinta . A Diedi a la quiete; all'hor che s'era accinta ^ L'alba per dar bellezza et gli Elementi. Quando co' i [degni in nulla parte Jpenti Mi apparue in fogno la mia cara Piŕnta, E parea dirmi ; bor tu,c'bai l'alma attinta D'ombre, il fatto a me oltraggio non ramenti ? Qaij prendi un bacio, teftimonto uero, Che ti perdono e t'amo; E in tai parole Con un rifo gentil m'apportň il giorno» Tra la luce e la notte,il falfo e'i uero Ba,ciaiy ma jpan il baccio al tuo ritorno, Forje perche no'l fcoprijnuido Sole. Ho?eterno fia ben il mio dolore, Gridaua meflo ^imor dui ter^o Cielo ; Toiche uide di Morte il crudo telo Trafitto hauerihigli fea eterno honore. E piangendo, dicea,fe in uago fiore Conuerfa Clitia,mirci il Dio di Deh, E Dafaeěn fempreuerde ombro/o lěefo \ Spiega l'amiche chiome al fuo amatore» '¦" Jo che lui uinfty quefta affai piů bella Di loroinqual si uago fiore ň pianta Cangiare (laffo me) ib'a lei conuegna ? •Ahi, che di tal beltŕ la terra č indegna ; E perche al del conuien fi luce tanta, TorroIU m CUI notta tanorofa sitila. , V) , " -r Belli, Del Sig. Marc'Antonfo Nicolettf. B Ellit Zarotti, Fida, Mmij, e Diui Gloria de l'Hiftre felucyeccelft ingegni .Al Cielo al^ar del gran Tafěur de' regni Ginjiin l'erte cappane, e ě Jacri ritti* Ma tu illustre Taflor,tuchora farmi QS^ le uiue cottecóe i caldi [degni De l'amata Fillirěat a si alti fegni Cliergi.cb'aluolonefjun fin preferiui Olita ogni mente oltra ogn'human penfier9 Jl glotiofotuo felice nido Ter te trapafja il gemino Hem'fpero, Mentre l'Europpa, & ogni eftremo Lido Trepon d'Elpin ardente il [non altiero, *4nco di Eatto, e di Damone al grido. Rifpofta. Signorf che tra gliHertoipiu chiariuiui9 Cinto di gloria e de gli honor tuoi degni E l'burniti Capanne giŕ non/degni. Mentre la'^infa, mia canti, e deferm. Tuycb'al bel mormorto de' fonti uiui Di Tarnafo Cantando ŕ gli altri infegně9 Vanima ignuda a Dio puggiado amiti» Ecco LogijiOiHellirio^i buon Sincero Con lungo fiuol di cari amici fido xAl'^ar gli honori tuoi forno, ngn'impeto* Et io, che ne gli amati lumi annido Di Filliriaf bar che m'odia il cor fuo fiero , 7$e l'alte guercie il tuo bel nome incido. Q 4f Pel 88 ' Del Sig.Emilio'Mnittiho. 1) Er te (dicefti) io me ne uado altero - Carco di mille glorie in ogni parte ; E homai fon noto a le piů dotte carte. Come dětmftra chiaramente il nero « D'Helicona e Tamajo il grand'impero Giŕ per te fol n'ottenni in ogni parte 9 Ond'^pdlo tal doni in me comparte > Cb'ŕeterna fama anfanarti jj>ero. Concedo, ň VID Jt che per mia cagione Da per tutto il tuo nome fi ůifondc, Come foloperlt fttffo rifptendi. Che, fé mi terra ŕ nvbil Vite infonde Dolce e grato liqucrjben ragione, Che per me sě bei frutti anco tu rendi, Rifpoaa.'- Odi Valla e ŕ* Amor nobil guerriero, Chet difpre^zando ogni trofeo di Martey E i thejor di Giunvn, con piů bell'arte Ti togli te inuoli al tempo inuido e fiero. Tu al camin degli bono* m'apri'l fentětro : Ch'io qual nocchkr,c'ha rotto uelee farte% Me ěi uado longi errando, e homai fi parta Da me ogni Mufa^ ogni bel penjěero* Ter te fol, diffide dicóy ch'in flagěone Felice uiue la mia Věte% e altronde Sdegna fauor> poi che aggradirla intendi* 7{č giŕ mi terra fei> d/ŕ le mie fronde Efca ň aitale hntnor comparta e di ne, Ma grata Sol' ŕ -{fue acerbe jplendi. Del Del Sig.HenricoZucco. 89 CAntando Elpino a pie a" un'afta V i T E, Ch'ornň le chiome al gran figiiuol di Giunti Quando con jěgnalate inclite prone I\uppe le deftre contra il del sě ardite. Sformň Fcbo a JpeTgar le fue gradite, ! Ł Jempre uerdi frondey e de le notte. D'Elpm cěnger le tempie, e uiuer dotte Bagna il Formion le viue alme e fiorite, lui lieto tra 1<[infe, e tra Pafrori lj- In bianca Auorio e Cristallino uetro GuUadel p eciofo fuo liquore, lui infiammato di ceUfle amore Filliria, Vrania, Elpin, Montano^ e Clori jtl [non fa rifonar de l'aureo pletro. Rifpofta. SE mai gentil'Henrico fiano udite Dal Ciel mie uoci, e ih'io pietŕ ritrouQ Jn quella cruda, dal cui uolto piaue Mille di fdegno e Am ruinŕ infinite, Echo9 né Falle fian co fi romite y Che di tua gloria, ch'ogni lingua mone, J^on faccia nfonar con l'alme none Vergini Mufey homai da mt partite • *Airbora sě> che gli bonorati allori Sperare ŕ le mie chiome, e'i bajio metro S'alerŕ, děue al^tr fuol puote Ornare, guai fia del mio piů fortunato core, S'apprefio te ne gli amorofi ardori Cantando iljuftmň mio uiuer tetro ? ŕi. Tu, De! Sig. Pomponio Montanaro» TV, che cantaci i Bofcarecci ardori FIDA genti!yhor t'apparecchia all'armi i Scoprendo ŕ quei?etŕ con dotti Carmi Del Jacro Apollo i piů pregiati allori Canta del gran Vrainer gli eccelft h; norě, E ŕ lui cenfacra fiat uč, bronci, e marmi, "Perch'io palluttre augd non poflo aliarmi Col ut lo eguale ŕ Fa Cigni canori, Ecco piů d'un fermar le carte ue^ga Ver honorarlo, e non fia mai che l'onde Oblio né Tempo a lui tenebre aderga. Ma io* qua fi augtl roco, che non s'erga9 Co i piů fublěmi garrof e fetida fronde Sembro appreffo bei Lauri ignobll uerga • Rifpofta. Giŕ con burnii Siringai dolci ardori Cantai nei Bcfcbh doue'l fuon de l'armi Js(pn turba il cor, ma fol comodi carmi S'cde Sileno e Pan tra verdi « ^«1? Onde dolente anch'io a Tianger uotea,ma hauea ferrati i lumi: Mi deflň il duolo intanto, >\Ui Huggiadojo di lagrime e di pianto. 91 0 bella Margarita, Gioiat ch'efprimi juora Vn non so che di raro, Che glvŕlboridel Citi pur anco eccede. Caro pegno dě fede, Lagrima de l'aurora Congelatami Mar tranquillo e chiaro ; těomai tuo bel colore-Prende luce non piůrma fuoco e ardore'» CJzaě caro nodo giunta In uece di fpkndor la fiamma fpunta. Uor cener fon, giŕ fui uiuace rofa In picchii urna ŕfcofa : Toi che la bella dori Con troppo rei cofiumi Mi pofene le treccie appreffo iěumě; Ond'jinbel lampo fuori M'arfan tal madoy e coft n'arde i cori, D*Orfo feroce irato L'alma Vittoria č efěěnta . Cl%wt$mQrě littoria effóndo uěnta. forfč bor nel del /iellato {Fatta ella nona Dea ) Sarebbe una Vittoria & un'^iflrea ; Sengnfufle il timore, Che gira in del, ohimč, l'Or fa maggiore. 94 C hi dice, che ferito Amor m'ha ti cote ? ?<(on uedo qnefio dimore, T{č so men doue ftay Se forfč *Amor non č la T^nfa mia: Ma ^imor cieco fi pinge Et ella da'begli occhi dardi jpinge : Cosi fufie contraria la lor forte, Che da gli occhi di Clori ?<(on haurei piů dolori, E fé uč Umor, udrebbe dia mia morfei J^otte ň notte ritira II tuo Carro /iellato, K(č futuro fu pili, ne piů paffuto» Ciŕ non-chied'io, ch\4.rturo Ceda al ftgnor dě Deh ; D'altro Sol non mi curo : Siano a me fto' bei lumi e Sole e Cielo. *Ahitfe pur de uenir l'alba futura Porterŕ il giorno nň, ma notte ofernet. Si sfronda il Faggio e l'Orno, Tiange il CieltFebo afeonde ifm frlendori; "Poi che morte e* ě\jera : *A le ceneri intorno T^nfe f]>argeie firn, Che auMeU fu bel fior di Trimauera « ' Mentre 9S Mentre doleaft con maniere belle Filili e poggia amorofa Cadea nelje/t da due leggiadre fielle ; Fermň foura la rofa De le labra(il miocor pietofo ) Vali* ( Lafěo ) dunque pietade ha premi tali $ Vn Jojpir, cb'ufcě roco, L'arje in un punto, e io conuerfe in foco. Hanno le chiare fielle Dal Sol luce, e jplendore E pur fuggon da lui nel primo albore. J begl'occbi di Hielle Clioghhor celebro e canto In atto fdegnofetti Coprono co bei ruggě il raggio Santo; O di belle cagion contraiij tjfětti • Cosi mirando il Ciclo. Js^ella Trutte fieliato Rimiro un falchiti dd mio bene ingrato. Měfiro 96 M'ijao a che dcfěo ? Fammi pur izero ŕncore, Che non ha fine il dtfldcrio mio» Łhando fra meco.silcěnta, E le cinga il hzl collo, Fiuend'o come Fu e a tronco attinta ; Łhzn&'d lucido Apollo^ E li notturni borrori Intiidě fiuno a' miei fdici amori ; J\(on perň [cerna ň fpenta La balla fiamma haurň, che mi tormenta* Mentre a l'amate Pjue D'hladru Tir fi Tafiore Co' i lamenti fu quieto il fkffo huntore: Dentro a l'onde tranquille F,tn fi belli ŕ jpecchiare La fimplicetta Fille, E e/ i begli occhi raddolcěfee il Mare : Ma fpeccbiauJofi intanto, Sua bellezza conofee e l'altrui pianto. Bd S7 ¦- Dal moto ethereo il canto, e'i dolce nfo Dal lampeggiar de'Voli in Voi discenda Tioue il candor del Ciel nel chiaro yi/o E quel feren, che ne la fronte fplende. La virtů, il gironi bel fplendor (diuif» Da leflelle) diurni gli occhi rende. Ma un non so che gentil,c'han gl'atti eigefli, Putide čt s'auan'^a ancor cofe cele [li Ł IFCE amorofx ebella> LVC lLLAy volgibomai *Al nabil Tietro i rai, Come in Cielo fi uolgeflella ŕ /iella : Ecco chiara facella Torta Himeneo dal Cielo, E inulta ŕ le tue lodi e T?indo e Delo, Deh nel tuo lume jpira Fiamma d'amor, e impara, Come amando hor fi gela, hor fifofpira» Ma, ň LV C E pura e chiara, IVCE bella dimore, 'ědonna crudeleyil giů fio dimore Ogni fé itera pena in me dimoftri: S'altro,thč delleguancie il bel candore 9 Onů'auien, che tal'hor uergogna moflrě, ' TsfyL mio aredipinft, il Cieloe Děo Siano in tutto contrarii al defir mio, Ma,fefoi< Beltŕ m'ingombra tipetto, Behŕ celejěe ingenui fiamma accefa, porrti eJiberni lAmav nel caro afyetto, 7{č faccia Jdtgno agli occhi miei conte/a: S'un bti raggio diuin (ufolo obietto *A queste luci,ŕ quefia mente offefcL Dal Holiro ingiuslo orgoglio,il Cielo e DĚ9 Siano in mito propŕij al defir mio • DE- 99 DESCRITTIONE Delle bellezze della Signora B R A D A M A N TE N- In un ballo ueftita di Rafo bianco. E bette Donne hauean l'bonor dě quante Fuffer dal Mauro Ŕ U Cittŕ Erithrea. Maeccedea tutte l'altre Bradamante, guaina le Gratie l'alma Citkerea : E potea ŕ mille antiche por fi incinte, Senili anco trame la beltŕ TS[erea > O quella tpef cui mal conobbe Xanto Gli argiui inganni & il fatai fuo pianto» Era in habito candido e gentiley Come neue fioccante all'hor dal Cěelo : E'I d-Ace uiforfual nel uago ^Aprile Suoi rofa ŕ l'apparir del Dio di Delo • Vhabito tlmr.uimento Signorile Compania ŕ riguardanti hor foco, bor gelo» Bellc^ejcefe da'Superni Cbori, Opre fole di Dio,non de Vittori. Hi Jjhian- loo Quanto gěamai di vago hcbbe raccolto In piů [oggetti Diotquiui rěpofe. Ceda al bel crin'in onda d'or fojfolto Ctitia, e le lujěre chiome in del famofe ; O 7s[infat ň Dea, che l'babbia fparfo ň accolto» Sia tragliEterniyň ne le [due ombrofe. jEran le chiome attinte in lacci d'oro t CI/a l'gr dauan /plendor, non l'oro a loro. Volar d'intorno ^Amor uedrefli, e quelle Tal'hor d'una dolce aura ir, ondeggianti ; E jtettar fotta due ciglia belle Magriamoroft que' begli occhi finti* Sotto glianbidelCiel; cosi te /ielle Toěfe pt'l bel ftren ftn Hanno erranti» Ma qnellepurda Ftbo hanno ifplendori, Ł qjujěi per fé fai ardono i cori « Ben quel arder felice in ogni petto "Piace, e tal'hor fi cangia in bel fplendore» 7s(o» fanno i moti lor pur altro effetto ? Che Joliproferir belletta e amore* L'occhio Orator diuin da un fot cornette Ogni Virtů cekftt ejprime fuore. Tal che fi Jcorgetche no'l copre uelo, In una ftrtla, delle falle il Cielo. Bue lai Due caretabra, an%t du* bei tubini Chiudon le perle> e le dolci parole} Emuli de i colori mattutini, Con cbefuperba andar l'aurora fuole. La f)aue eloquenza pars che inchini Gli eterni lumi a quejla bajja mole : E,fe tal'hor apre ridente il cigli , Vago fi moftra fra le rofe il giglio. La bella ignuda man, che di bianchenti Pince la neue, e ogni candor piů noto , Con mirabil concerto e gemitela Aggiunge fpefjo a le parole il moto. L* ultimo condimento di bellezza Jllufěra al fine unnon so che oě ignota. Ma quefto č certo^imorfch'č in lei fatale, I^č la puň pareggiar cojk mortale. J%um ha ualoTiquiui beltŕ la fede ; Ond'auienf ch'altri infiammi, e lei s'ammiri, 'tyl pafjoaltier% che moue Cagli piede» Tar, che ff>re\zi la terra e al Cielo ajpiri. Splender tanimo inuitto fuorft uede In ognigeŁě>t che contempli ň miri} Come fi fcorge ne i ctlefii campi, Che, cbiujo in nube il Sol, da fuorei lampi* H ,' "Hata ' 101 , J^ata č ccftei}percbe a l'eterne Jěelle < Tentifoura ilpenfěcr le menů aliare. Ccmpofejoi'lddio le membra bette, ls[č altrijuori cb'Iddiosuolea ciň fare* *Artepinget non puň di Zeufi ň ^ipelle De'pěŕ uěui cclor beltŕ fi rare: Ben puň formar fé ficjjn ella in altrui, Sol con un giro de begli occhi fui. Jjhtiui č ueder quanto uirtute uaglia D'un bel fembiante e d'ungentil coflume Feiěe frlendcr ne i mouimentiye abbaglia ^Audace uiftaycheguardar prefumé : E pia d'un cor'eptŕ d'un petto fonagli* Jlfuo d'intorno sfauillante lume. ^Amor^cbefeco fcber^a e ridefecot Forfč mirando leirimafe cieco. Amante. Cara Beltŕ, che jplendi, E'eo'i fplendor accendi : In si bel lume e ardore, Dimmi fei forfč il Cieco ingiuflo Amore? Beltd. 'Hňych'd languente fi itolo Fulmine č Ini, io fon quel lampo folo. Dal Sai puro lampo de' i fpkhdordi Děo T^acque il mio amortnon da uolgare affetto, Ch'ornaua a te leguancěe e'i caffo petto; Mentre bella t'offcrje il pianto mio. Hor, che uil fiamma il cor pi rfido e rio Dinouo t'arde,e dai leggěadt o afte'to Toglie quel fregia btltibt'l fea perfetto; Rimanti ofcura infmpiterno oblio. 1S[egli abiffhcueil duol Caria conturba, Sia fine a queflo amor,amor ingiufěo, Cbtl feren di Čtltŕ condenfa e afconde* Siano i tuoi piantifoltch'al corpo adusěo Faccianpjů lento[il fuoco^ela uil turbai D tuoni uimantiiltuo languir feconde» Gelofa a^urra uefle, Che copri il mio bel Sole, ¦j E pieghi fue beitele trionfali: Ei per te gratta uefie, Tu per lui meni bonore; 0 felici congiure a miei gran mali. Cosě gclpfo .Amorir cinto fuolei Cosi ogni bel celette J^afconde il Cielo a^urro a noi mortali; Dipinto č nel mio core Mifio dě gelofta tuo bel colore. H 4 Cofi ¦uibi che /arem plasmanti, In quefla fragil ulta ? Mai fi piegarŕ. 4mor a noflri pianti: Toi che Filli č partita Da quefto uiuer bafio, Et eiperfuofepolcro č fatto unfajjň. Mentre mia bella dori Tafcea uagbi ^iugelletti, # Tolti pQc'an^j ŕ lor nati] bofcbetti s . Con furtrui occhi e belli, Caro cibo dimore, Pafceŕ Mt^zofa anco il digiun mio core: Forfč J4mor fra gli Augelli Fatto nouo ^iugelletto Cibo prendeua aneli ei dal uago affretto S Ma piů d'altri felice L'alma mia fi fé 2 Luce amorofa e bella. Nelle nozze della Sig.Lucilla Verlata Genti!' donna di Vicenza coJl Sig. Pietro Fer^-mofca_.. c.^7 Le belle Donne hauean l'bonor di quante. $ Ł M. Mentre * Combrofet & burnite riuierc» 7 6 Mca Mentre doleafi con maniere belle. Vedendo l'Authore piangeruna gioiune, moffo da pietŕ difle, che uolň il Tuo cuore su le labra di leij& che ella mandandofuo riunfofpiro,rarfe-tutto di fiamma d'amore. 55 Mentre a l'amate ritte, 5>Ł Mifero ŕ che de fio? 96 Mentre měa bella Clori. 104 Montan paflor per le piů incolte phggie: 8 4, N. K(on hmeaancor* Amore. Dimoftra chela Tua inamorata era femplice & che non conofceua Amore, quando el-. la incautamente da prima lo accefo. car. 7Ě Tratte gelofa che con occhi cento. Hauea ueduta la Tua Amata piangere di nottefopra unafěneftra uicmo al Mare. Onde prefa roccafione di quel pianto, cC-fendo aneliVgli uicino alLito del Mare, compofe il predente Sonetto. 7 $ J^otte ň natte ritira Prefe occafěoae di far quefto Madrigale, mentre mirana di notte la fua inamora-ta,& era da lei mirato. 54 Orni- XII O. Oměferiad'^fmorcbe i bei flraě d'oro. Haueano due Donne l'Anno 158 ?. ina- morato quafě tutti i gioueiu di Capo d'Hiftria , & anco rifletto Authore, il- quale, hauendo riceuuto un torto da Joro, feceper fdegno quello Sonetto, de- fcriuendo la miferia di quegli Amanti, & la crudeltŕ loro. 77 O bella Margarita. 5?3 O di Valla e d'Amor nobil guerriero. 8 8 Ob, fé benigna Jěeila. 105 Ł)ual candido gefmino. 81 Jhtando n'appare in generofo aftetto. 7 6 S. Sparfi hauea il del di rofe^e di mole, I/ŁcceIl. Giacomo Zarotti , hauea comporto un'egloga Paftorale nella partita della Signora Bianca .... nominando fi egli Carino, & ella Leucothea, laquarE-gloga 11 ien lodata dall'Authore in quefto Sonetto. 8 5 Signor che tra gli Heroi piů chiari uinu % 7 Se maigentil Henrico fiam udite. 89 S'alerň che ifereni occhi, el bel fčicndore 9 8 Si sjronda il Faggio, e l'Orno 94 ' Tu,/. I II T' Tu che di chiara luce almo L'tukra* Nella morte dell'Eccellen. Signor Bartho- lonieo Liuier^ Centilhuomo Vicenti no. car. 85 Těnta il bel uijo di pietŕ amorojŕ, 92. V. VITALE e pur lardare. In lode d'una Gentildonna di eafa Vitale. carf 9% IL F I 7^ E9 ALLA BELLA Etgenerofa fuafiamma, fpec- chio delle fembianze diui- ne,& caro obietto de' fuoi penfěeri. HIERONIMO YIDA, T E mio caro, e diuino Amore confacro, & dedico le mie Con clafěoni Amorofe/oftenute giŕ fotto l'infegna delle tue bellez ^e, & ne gli aufpicij de'noftri primi ardori ; Ne gii debbi /prezzarle, poi che fon tutti effetti c'hanno caufato in me gli oc chi tuoi. Io fin'hora , come figliuole nel proprio petto le ho nodrite dipiantorho ra a te dopň luga notte efe-ono fuori per conoscer quel lume uago, ch'č lor caufa produttrice\ Cosě quel Arbore Mirrha fatto fecondo dal Sole al Soleefpone, & con- ii4 confacra il parto;di che i Bofchi,& le Val li fi riconfortano tutti prendendo uirtiě da lui. Né giŕ men foaue dell'odor Sabeo fpero che farŕ queflr'odor noftro ; lě come non č men bello il Sole de -gii occhi tuoi deli'iftefěb Sole pianeta , & fi come non nien'i nfammato fon'io di quello ch'č in fiammata Mirrila. Riconpfci adunquei miei parti & le tue tigiie: & fc qualch'una di loro ň tu tre non intendono cosě iěilě gli occhi alln rnedeila tua bellezza ; fcac-aaĚQ come Aquila genero/a dal nido. POI C H E a cuor di donna regio I. % 'AMORE eflfer ftato cagione di tutte le cofe con tanta bellezza create^. IL Solo l'amante tra mortali poter elTer per fčtta'merite f^lice^. III. Tutte le cofe effer belle con Amorc_^. II TI. Ninna cofa efTer bella fenza Amort^. V. Lo fdegno effer nero inditio d'Amore^ VI. Imparar piů l'Amati te da gli occhi dell l li cofa • li* cofa amata in un'hora, che cofa fia A-more, che dalledifpute deTilofofiin un fecole VII. Cli Amanti in quanto che amano cflčr fi mili a gli Angeli. Vili. L'Amante, amŕdo la bellezza,amar Dia. IX. L'Amante goder piů in un debole fdegno deiramata,che nella paco. X. Niuna eloquenza poter agguagliar/! alla eloquenza de gli occhi de gli Amanti. XI. Ogni Amante che fi lamenta d'Amore la mentarfi a torto. XII. Bellezza efler ( fčnza Amore ) ignobile^ poconota_>. XIII. Eifer piů nobile quella bellezza, che par-torěfee Amore, che quella ch'e d'Amo re partorita-.. XIIII. L'Amante,amando l'Amata fua, amar fc ůdfo. 1*7 XV. Amore efTer quella Cathcna Aurea d'Ho mero, con laquale Iddio tutte le cole folce,& ordinate conferua. XVI. Amor poter piů del Tempo. XVII. Amor poter piů della Fortuna. XVIII. Amor poter piů della Natura. XIX. Amor poter piů deirAmicitia. XX. H Platonico Amante,quando ama, ama l'Idea dell'amata.Onde per ciň ia cofa amata molto piů bella gli raflembra di quello, ch'č di fua propria natura:& quindi auuicne, ch'e chiamato cieco. XXI. Efler tanto bello l'animo dell'Amante, quanto bella l'Idea dell'amata. XXII. L'Amante prender uita,& fpirito dal prň prio cuore, ch'č nel petto dell'Amata: Et quefto fard per mezo dello {guardo dell'amaca nell'Amante. XXIII. V Amant^quando non ha per mezo del- Ili lo iguardo dell'amata vita dal Tuo cito rc,i.iiuer ali'nora p miracolo d'Amore. XXIIII. Chela natura della Bellezza fia di diiToa-derfě in tutte le cofe, & la natura d'Amore fěa di raccoglier in uno tuttele cole . Meritamente adunque Amore chiamarfi legame di bellezza, poiché rendeiYiniuerfo unito. XXV. Goder fommamente Amor degli inganni tra l'Amante & l'Amata. ' XXVI. Amore efěer tanto preciofo,che non fi co pri con altro,che eoa feftcflb. XXVII. Lofluporc, &lamerauiglia {čmpre ac-. coiupagnar la Bellezza, fi come il dolore e'i piacere accompagnar Amore. XXVIII. Amor efTej fingoja.rej& perň/e bc ne ur.a clorna ama molti Amanti, ad un folo portar uero amore,&inun folo haucr iepoico ogni Tuo penfěero f XXIX.; '_ L*arguta gelofěa ritornar flpefle uolte in L vita li giŕ fpenti amori. XXX. XXX. " % Airhora crefcer maggiormente Amore1 quando č in flato dubbio eincerto,go dédo eifer da gl'Amanti interpretato. XXXT. Gelofia non entrar, fé non in petto nobile, &generofo. XXXII. Il uero Amor non conofeer obliuione. XX XI Ih L'acque di Leucadia non fanar il Plafoni co innamorato. XXXITU. Amor far gli huomini Filofoiě,e Teologi. xxxy. Amor effer il fómmo bene, alquale tutte le cofe tendono per felicitarli. 1lÓ CONCLVSIONI Delmedefimo. NeJle quali fi tiene per una parte & per l'altra»,. <$*Ł? XXXVI. ^HI fia piů antico ň Amore, ňla Bellezza^. ___ XfcXVII. Chi fenta piů dolore di due corrifpon-denti Amanti, ň chi fi parte , ň chi refta_>. XXA-VIIT. Che defti piů le fiamme d'Amore, o il ne-dere il piantonň il rifo dell'amata. XXXIX. Di che goda maggiormente l'amante, ň di dar un bacio alla fua inamorata,ň di riceuerlo da lei. XL. Chi fenta'maggior dolor di qneili due Amatilo colui che dinazi alla Tua innamora- 12 1. morata nonpuň fcoprire il flio amore, ň colui chepotédo {coprirlo non puň inchinarla ŕ pietade. XLl. Chi Zěa piů infelice il cieco , o*l muto a-manto. XLII. Se con niun'arte fi polla medicare la piaga d'Amore. XLIII. Chefiapiů gratiofo nella faccia di bella donna,ň il roflbre per la uergogna,ň la pallidezza per Amore. XL111U Se mirando l'amata bellezza,*! mitighi, ň s'accenda piů ii fuoco d'Amore. XLV. Che ha piů forzi di (pinger ne'lacci d'A-more,ňlrBeliezza,ňla Cortefia. XLV1. Qnal piů tofto eftingua Amore, ň la lon-tananza,oJl co ntinuo fdegno. XLVIU Chi di quelli due riualli fia piů amato, ň colui che fard fauorito furtiuamente, ň quello che farŕ fauorito pubicamente7. jdviij» Zitelli. Chi di quefti due riu alii ila piů amato, ň anello che Cari flato Amante uecchio, per longo tempo, ň quello che noua-mente entrari nell'arringo d'Amore. XIL. Ovali fěano piů grandmňiprimi,ň glnil-tiini amori. L. Qnando s'ami piů feruidamente,ň all'ho ra c|ie s'hŕ corrilpondenza in Amore, ň all'hora che s'ama bellezza rigida, & fiiggitiua-j. LI. Se niun fdegno amorofo fěa giuflo, ň nň* LII. Chi fěa piů degno d'efler amato a ňl'Ar^ xiiigero,ň il letterato. wŁ-n CONCLVSIONI GONTRAAMORE. Del mcdefěmo. «ra^, I-I II- jn§)& LATONE, mentre parla d'A-iA F&a more cflfer mendaciffimo. «J*^ LIIII. Amor non hauer altro, cheJl nome amo-roforil refto efler tutto odio Oc fdegno. LV. Amor non (blamente non efler Dio, ma la piů cruda,& empia fiera del mondo. LVI. Amore efTer cagione di tutti i mali. LVII. Bellezza efler homicida,& afTaflěna. LVIII. Ogni Amata efler'ingrata. LIX. Ogni Amante efler cieco delia uifta,& del la ragiono. -;r'Jfe¦-. ¦¦ /"'¦•'"^*le-.""' ¦¦>» ut LX. La Bellezza etfcraguifa di Cerbero con tre bocche. LXI. lě regno d'Amore efler'un'inferno. LX1U Ogni Amata effer'indegna d'efTeramata. LX1I1. Amor elfer nato nel Chaos, & perňc fTer rifletta confufěono. IL FINE.