4 REGOLA VNICA DEL SERAFICO S. FRANCESCO, conia dichiarano ne fatta da diuerti Sommi Pontéfici : * Et U Regola della Beata Verg.S. Chiara d'Aßiß-, cpn /’ ejpefìtiene delivna,e dell'altra, con fedici Auertimentiper i Morienti, & altri denoti dißcorfi : Compilata dal Reucren.Padrc F. Gregorio Capuccino,& da lui chiamata. Seconda Parte dell'Enchiridion Ecdcfiallico : Opera molto vtile ad ogni perlona fpiritualc. Vw'/t'V*'- I CON PRIVILEG VNIC. REG. l/dex?^U< IN VENETIA, Apprejfo Giro/amo Palo , 158^. Ad inflantia de Già cobo Anello de Maria, Library in Napoli, < ÜF ; ' * C i » ■ . .ó ■ i. z ’ V. m? AL REVERENDIS- IN CHRISTO Pad. Noftro, Pad. F. Hieronimo da Polizze di Sicilia, GENERALE DELLA RELI-g ione del Serafico Padre S. Fran-cefco detti Capuccini. , / f / / ! . /r~>rs^ lojt Ssendo per ver 4 quella re-/ gola ^ eh e anco gl'Etnici conobbero , anzi diro piu, che per infi into di natura conoficono i brut ti, come accenna Plutone nel F e dro, che tutte le cofefurono prodotte dentro aueßo belTheatro dell'vmuerfo^ accio che l'vnagtouando all' altra,fac effer o,& vntf fero quell'armonia, che i Filofofi chiamarono ani ma del mondo : non mi parrà, che io faccia fuor * 2 di dipropo/ìto Reuerendißimo Padre, mentre con le ( mi e fatiche, qualunque elle fanti ^ bramo la gloria del Signore, l'vtilitd dell' anime,} l’honore del la noftr a Religione : mentre ella dal canto fuo col zelo mijprona, con la dottrina m inanima , e con L'amor mi rende confidente, vfcì il noftro Enchiridion alle Stampe, e perche pare (grane al Signore ) che h abbia portate qualche giouamento al mondo per lo flato Ecclefìafttco, e focolare cono-feendomi debitore alla mia Religione^ e bramando far dimoft rat ione dell affetto, con che amo la Religione della vinca Regola del Serafico noftro Padre San Francefco, benché in cinque gradi , uno piu ft retto dell' altro, per quanto dal Bollarlo dell'Eftrauag. de' Romani Ponteßei fi dimoftra, cìoe^ Primo, Padri Conuentuali. Secondo, Padri Conuentuali dell' Offer nanfa. Terzo, Padri, Francifcani, dell' Offirnanfa. ffuarto , Padri Re formati d’efii Ojferuahti. fifutnto, Frati di San Francefilo, de' Capuccini : & con il fopra-detto ordine di grado, per effe Eftrauag. dimoft rar fi ,p affar fi adftriilwrem obfcruantiam, & in nullo modo permetter fi il contrario tranfito,p«r quanto dalla conftitut. 6q. & zz.D.N.S.Papa Si-fi0-) ffuinto, (fi confili ut. jo. & só. della fel.nc. di Papa Greg. XIII. & conftitut. 2p.diPP.Pao- /s Ul. & Decima di PP. Iulio III. & Vìgefima di pp. Leone X. appare : per L' occaßoni ,chemi fi rapprefientano, di voler donare vn pia chiaro, & ab ondante lume alle mie ofiferuanti fior elle della Religione di Santa Chiara^, per l'mt eiligen za della Regola inflituita da detta zofira gloriofia Madre ) che ntrouata da me conforme alla no-ftra per l’infiitutione del nostro Padre Serafico San Francefilo potrò alficurofar difcorfo infteme dell'vna,e dell'altra^&in vn tempogiottar quelle M. R. Sorelle, & addurr e alcuna luce d nofiri fratelli neldifcorrere intorno alla Regola, che ad honor di Dìo ci annoda , & ci mantiene nell'vni-td di quefta noftra Religione : fi bene mi fimo più-ai frutto^ che alle parole obligato : con tradustione forfè più chiara dell' altre. La prego, che come e d'animo genero fo^ cofiriceuaì pìccoli doniy che per obligofie gli deuono, e per amorfigli dedì-canovaccio che acce fi dalla fu a cantafi volga^fp ricorralo fitrito ad opre gioueuolì al Chrilìiano, diche deuono far profefiioneì Religiofi. E fie pur nonfard dono degno delfido merito fonficuro,che andr a librando l'afr'ettion mìa ver fi lei, (fi ilfino defideno di gwu arei frati fitoì. Con. che facendole riuerenza le prego ogni contento finrìtuale * 3 del del Signore. Dal M onaß er io di S. Maria della Conccttione di Napoli 3 il primo d’Aprile, isSS. D. y. P. Reuerendiß. Humiliß. S eruo nel Signore Fra Gregorio Capuccino di Nap. DB ALLE MOLTO REVER. MADRI, ET SORELLE DEL VENERABILE MO- nalterio di Santa Maria'in Hie- rufalèm di Napoli. 1 x ON tìo voluto perdere quefta oc-f5| caßoneper ììferuitìo datomi dal ' ^| M. R.P. F. Vrbano da Gifitni 'voftro, & nofiro Ministro Pro-uinciale, & Padre Spirituale , che agni fa di padre carnale > il~ quale e foli cito di prouederei fuoi figliuoli delle cofe terrene perfuftentatione della carne : il fienile ha fatto in vfare folicìtudtne ver fi ìfuoi fi-gliuolifpirituali in douer attendere ddarlicom-modita, acciò poffano con facilita peruenire alla, defiderata requie eterna,mediante la ver a ofi feruantia della loropromefifa Regola Jaquale ben chefìa dafe chiara ; nondimeno fiante^ che laßen. * 4- fu alita fkalit a alcuna 'volta gli fa dare talfenfo fecondo la fimphee lettera d'effa, eh e leu a fintendere fecondo la v er a intentione dell'infiiluente 5 & la riduce al commodo fenfuale a che detto mHro M. li. P. ha con la fu a debita, diligentia rimediato 3 poiché nella nofira Regola vi ha fatto ponere le Dichiarationi fatte da Santi Pontefici jcju ah non errano 3 & mafiimè nella vera interpretatione delle cofie, che filettano alla fa-iute dell Anima : accù) che fappiamo con ficur-lk regolarci nella ver a cjferuantia della nofira profefionc : cofi anco ha voluto prouedere alle vofire Reuerentie 3 non fola con darli vera copia della Regola infittati a dalla nofira Madre Santa CHIARA^ con la confermatìone della Felice Ricordatone di Papa Innocentia fiPuar to, quale fu nel tempo , che vijfe, & trapafio effa Santa , come dice il Br emano Romano, fra Vottaua di San Lorenzo ; & con detta no tira Serafica Regola, & la Dichiaratone de Sommi Pontifici, ma anco darui vna certa forma d'intendere I'intentione di detta Santa Chiara: Secondo fi può agguagliare a la voftra, & nofira pouerta : nel modo che i legisti vfanofernpre di produrre vna decifione fatta in vna caufia^ quando vi e fimilefo confimìk > la determina- %o per quelle medefime ragioni produtte nella prima : Cofi in quefia dtß fisione > ouero EJpo-fitione ho sfiato. In quello , che mi ha par fio efiere fimtle alla no sir a Regola , efjendofi dichiarato quel pajfio, con i'iftefife raggioni, che fi è detto nella osofira Regola : & non per que-fio intendo darai nona nuoua Regola : ma filo dirai quello>che feconda li mio debile parere}ri-fi)onderei, quando mi fofie dimandato fi quelle, che 'vogliono -vtu ere fecondo la fìmphee povertà affé gnata in detta Regola > fcnz,avoler-fi fermre delle concesfioni 3 che nlajfajjèro il rigore di efia Regola. Et in quanto nell'hauere mutato il commune Bilo de' Dottori, che nello allegare filo fi nomina il principio del capitolo : & non dire, dice il Sommo Pontifice , queBo l'ho fatto, a fine non incorrefte m fimile errore , che altri etiam , che pretendono fapere , iqua-h quel credito 5 & obedientia donano , quando fe glt diceua, quefio dice il tale capitolo, cheftà neiTeBi Canonici, quale donano , quando fe gli diceua, quefio die e il tale frate , b Dottore : & pereto efiendo che detti capitoli Exjt^ér Exi-ui > h Sommi Pontefici gli hanno fatti con watu-ra dtfcusfione, & dijputa, tra ‘valentisfirni, & Jllufirisfimi Theologi in prefentu di fua Santi- ù ìn publico C on cißorlo, p er determinarefecondo l' intentione di San Fr ance fco : & à fine, non incorreße in [ìmile error eccome se dettolo alle gaio qudioiche in fimile co/a hanno i Sommi Fon tefici con tanta fatica di fludio determinato: accio con maggior diuotione, & prontezza dì animo [habbiate d ponere in e/fecutione . Benché molte cofe in e/fa vi ho fritto : non che fia-no da dirle o penfarle , che tra le vofire Re-li er entie fuccede/fero , ma fio con/ìderando} che quefia compilatione facilmente pub perue-nire , non filo tra l'altre Reuerende Madri-, & fior elle ,che militano fitto la profesfione della Regola di Santa Chiara : ma anco in Reuerende Monne Monache , delle quali hb intefio^ che v tuono con proprietà : alle quali non credo } che fard fafiidio leger la, & per tale caufa fon fato alquanto prol/fo nella nofira naturale Italiana lingua/lafidando il Nouo Napolitano con la fua ortografia, & Tofiano parlare : ddche le prego d perdonarmi, con pregarle, che non foto habbiate da pregare peni detto M. R.P. che il Signore l'illumini in farlo fempre efifi-quirela ver a intentione delnoftro Serafico Padre San Fran cefo, circa la nofira prome/fa pouertd j ma anco per me> che fi come in no- me me mi rìtrouo nella Religione ^ cofi infine alpunto della mia morte, fiempre babbi a con veri, & non finti fatti ejjequire tutto quello, checonuie-ne a vero Frate Capuccino : Dal noftro loco di Santa M.della Concettione : lidi vltimo di Gen~ naro isSS. D. V. R. M. R. Humilifis fieruo,figlio, & fratello nelsig. Fra Gregorio Capuccino di Kap» l A> LETTORI. ’ER A tutta via fmcnticat© l’huomo di quell’Etcrna vita, di quel fuoco d' amore, co’l quale Thauea creato Iddio , accioche fopra tutte le cofeTamaffe-1113 egli inuilup pandofi nelle cofc,& amori del mondo, sV ra fatto terra infertile, terra inculta : & ecco (dice il Sommo Pontefice) vfeito fuori dal feno deU’Eterno Padre quello, che femina, per feminare il fuo ferne Giesù Chri-fto Figliuol di Di o: che veftitodella noftra Immanità,venne in quello mondo,per euan gelizare come il Verbo Eterno, il Verbo Euangelico à tutti i buoni, & reprobi, fa-pienti,& ignoranti, fìudiofi,& negligenti. Et come cclefìe, & profetico agricoltore fparfe ilfuofacro ferne dell’Euangelica dottrina, vniuerfalmente àtutti, fenzaec-cettione di perfona. Anzi come quello, che haueada tirare à feogni cofa, cofi parimente venneperfaluar tutti; liehe finalmen te fece, quando, dando fe fteflb, per la fai u -te commune, s’immolò al Padre Eterno in Hoftia, Hoftia,& prezzo ineftimabile per la Reden-rione deirhumana generatione . Et benché di quefto ifteffo fernefparfoin ciafcheduno dall’infinita,&communicatiua carità Diui-na, parte cafcò nella via, che fono i cuori humani deprauati dalie diaboliche fugge-ftioni : parce fopra la dura pietra, che lono i cuori degli oftinati infideli,inculti dal vomere della fede : parte tra gli aridi, & pungenti fpini, che fono finalmente gl’Àua-ri,i cuori de’quali fono continuamente lacerati dall’ingordo,& infatiabile appetito di ricchezze. Il primo però, che calcò nella via, fu oppreflò, & conculcato da’ praui af-fetti ,& defiderii mondani : 11 fecondo,che neH’arida pietra non trouò humore di gratia alcuna, fù fòrza, che fcnza poter far radice fi fcccalfe. 11 terzo fimilmente, reitòfof-focato dall’inordinata anfietà, & mondane folicitudini, Mail quarto, &vltimo,che il cuore mite, & docile, fù daqueU’humil-mente receuuto come da terra fcrtile,ebuö na.Quello è la pia,& fanta Religione de’ frati Minori , fondata ,5^ radicata nella poucr-ta, & humiità per il facro fanto confelfor di Chrifto FranceIco Il quale germogliando i ' da da quel vero ferne, fi fparfe poi per mezzo della fua Regola in quei figliuoli, che generò à fe,& à Dio, per il fuo minifterio, & per VofTeruanza Euangelica : Quelli fono quei veri figliuolijiquali in humikà,& man fuetudine, nel modo ch’iniegna l’Apoltolo San Giacobo,riceuettero in loro fteiìì il Ver bo Eterno, vnico Figliuolo di D i o Omnipotente, àfaluare Vanirne, infito, & incitato nel* humana natura, nelVhorto dell’vte-ro virginale. Quella è quella Religione mon da, & immaculata apprelfo l’Eterno Dio Padre, che defeendendo, &deriuando dal-Viftelfo Padre de’Lumi,fLi per mezzo del Spi rito Santo poi infpirata à San Francefco,& a fuoi fettatori. Quella è quella, à cui, come l'Apoltolo rende teltimonianza, non deue alcuno eifere moIello,anzi humile,& deuo-to,come à quella,laquale Chrilto vnicamé-te, con particolar fauore, fi degnò confermare con le lligmatc della fua Palìione : volendo che Vinftitutore di quella folfenota--bilmenteinfignito, & illuflrato di cofi illu-fìri,& eterni legni. Et quella èquella anco, che con il fuo viuace ardore di cofi fantofpi rito hi llimolatome conia corrente penna nel nel mio antico Italiano, & non Tofcano, ne orthografico moderno Napolitano parlare, in efponerla con brcnita di parole, conforme all’intentione del gloriofo inftituto-re, & conforme anco alla dichiaratione da’ Sommi Pontefici : acciò quanto più con facilità s’intende, più diligentemente s’ofìer-ui,& reftifcolpita, &riiplendane’ cuori di tutti: anzifcnza leuarfipunto dallafua dirittura : facciagranprotitto in coloro, che la legono, & có maggior forza gl’infiammi, & brucci in qudl’ardente fuoco dell’Amor Diuino, dal quale, come da vn viuo fonte, featurifee l’origine, la forma,& reifere, per riformar quello huomo di nuouo disforma to per il peccato, & inuiluppato nelle cofe del mondo: conaggiongerci, anco il Regolare Auuertimento nel tempo di douerli partire da quello mondo, acciò tanto elfi profelfi, quanto anco i lecolari s’habbiano da partire con quei mezzi, per iquali polfa-no ottenere il fine, per ilquale fono fiati creati;) con anco volerti far più chiaro i pre-cetti, & ofieruanze narrate nella noftra prima parte, nel difcorrereil cap. Viam ambi-tiofe, & cap. Licet, perciò Caro Lettore ri- ceui cčiri con animo grandequcfta poca fatica, legila con attentione, ftudiala con appren-flone, &enTequifcilacon diuotione, & prega il Signore, dieci confcrui nella vera, & non finta Regolar oflèruanza. BOLLA DI PAPA HONORIO TERZO, Sopra la Regola de Frati tJHmori. ONORIO Vefcouo,ferito de Ili feruidi Dio, alli diletti figliuoli, Frate France fco, & à gli altri frati dell’Ordine de Frati Minori, fa lute,& Apoftolica benedit-tione. Suole condefccndcre lafedia Apoftolica alli pictoii voti, & alli bonetti delide rij di quelli, che domandano, dare beniuo-lofauore .Per tanto,ò diletti figliuoli nel Signore. Noi inclinati alli vottri pietoli prie ghi, per autorità Apoftolica vi confirmiamo la Regola dcll’ordine voftro,approbata da Innocenti© Papa, di buona memoria, Predeceflbre noftro , feri tra nelle prefen ti lettere, & con l’aiutorio del prefente fcrit-to ve la fomfichiamoda qual Regola è tale. A IN IN NOME DEL SIGNORE Incomincia la Regola , & vita de Frati Minori. Cap. /. f A Regola ,& vita dei Frati Mino ^)| ri è qtieft a : cioè oftèruare il fan to Euangelio del noftro S ignoro Giefu Chrifto, viuendo in obe- dienza, fenza proprio, & in caftitade. Frate Francefco promette obedienza, & riueren-za al Signore Papa Onorio, & alli Tuoi fuc-ceflòri canonicamente intranti,& alla Chic la Romana. Et gli altri Frati fiano tenuti à obedire à Frate Francefco, & alli fucceflb-rifuoi. Di (juelli che vogliono riceuere quefta vita, & in qual modo debbano eßer riceuuti. Cap. / I. QE alcuni vorranno pigliar quella vita: Se veniranno alli Frati noftri, gli Frati gli mandino alli fuoi Miniftri Prouinciali : alli qualifolamente. Se non ad altri fi conceda la licenza di reccucre Frati. Ma li Miniftri gli cflaminino diligentemente della Fede Catholica,& Ecclefiaftici Sacramenti, Et fe tutte quelle colè credono, óc vogliono fe- DE S. FRANCESCO. 3 delinente confeflarle, & intino al fine fermamente oireruaile, & fe non hanno mogli, onero fe le hanno,& già fiano entrate in Monafterio le mogli, ò veramente gli hab-bino dato licenza, con auttorità del Dioce fano Vefcouo, hauendo effe già fatto voto di continčza, & fiano di quella etadc le mo gli, che di loro non pofia nafcere fofpitio-ne, li Miniftri gli dicano la parola del làuto Euangelio : chevadino, & vendano tutte le fuc cofe, òc fi sforzino darle à poucri, il che fe non potranno fare, gli batta la buona volontade. Etti guardinoli Fra ti, & li loro Miniftri, che non fiano follcciti delle fue cofe temporali : acciochc liberamente facciano delle fue cofe,tutto quello gliin-fpirarà il Signore. Non dimeno, fe dimanderanno configlio,habbiano licenza fi Miniftri dimandargli ad alcuni, che temano Dio, fecondo il configlio dè'quali fi fuoi beni fiano diftribuiti à poueri . Dapoi gfi concedanoli panni della probatione,cioè, due toniche fenza capuccio, 5c lo cingulo, Sc le brache. Scio capparone per lino al ein gulo : faliio fe à elTi Miniftri altro fecondo 1-fio alcuna volta parefle. Ma finito Vanno della probatione fiano riceimti all’obedien-^a) promettendo di öfter tiare fempreque-tia vita, & Regola. Et per nefiuno modo gli lata lecito vfeire di quella Religione, lècon. À a do 4 REGOLA do il comandamento del Signore Papa:im-peroche fecondo il fanto Euangelio nefiù-no, che mette la mano all’aratro A rifguar da in dietro, è atto al Regno di Dio. Et quel li che hanno già promelšo obedienza, hab-biano vna tonica con lo cappuccio, & vn’al tra fenza capriccio, chi la vorrà hauere. Et quelli che per neceffità fono conftretti, pof fano portare calciamenti. Et tutti li Frati fi veftano di veftimenti vili, & pofsano rappezzarli di facchi, & d’altre pezze con la benedittione di Dio: li quali io admonifeo, & efsorto,che non dilpreggino,ne giudichi no gli huomini, li qual i vedono efsere vediti de molli veftimenti, Se colorati, & vfare cibi, & bcueraggi delicati. Ma più prefto ogn’vno giudichi, 6c difpreggi fe mede-fimo. T>eldiurno Officio, & del Digiuno, & in qual modo li Frati debbano andare per il mondo. Gap. III. T I Chierici facciano il diuino Officio fe-JL condo l’ordine della Santa Romana Chicfa, eccetto lo Salterio, ex quo potran no hauere li Brcuiarij. Ma li Laici dicano vintiquattro Pater nofter per Matutino,per le Laudi cinque, per Prima, Terza, Sella, & Nona,per ciafcheduna di quelle horc fette. Ma per il Vefpero dodeci, per Copierà fette, DI S. FRANCESCO. 5 te,& preghino perii morti. Et digiunino dalla fetta d’ogni Santi, infino alla Natiuità del Signore. Ma la fanta Quadragefima,che comincia dalla Epifania, infino alli continui quaranta giorni, la quale il Signore col fuo 1 anto digiuno confacrò, quelli che volontariamente la digiunano, liano benedet ti dal Signore, & quelli che non vogliono, non liano conftretti. Ma l’altra infino alla Refurrettione del Signore digiunino. Ma in altri tempi,non liano tenuti: fenonil Venerdì à digiunate.Main tempo di mani-fetta ncccttìtà non fiano obligati li Frati al digiuno corporale. Io configlio,ammoni-fco. Se conforto li miei Frati nel Signore Giefu Chrifto , che quando vanno per il mondo, non litighino, ne contendano con - parole, ne giudichino gli altri. Ma fiano mi ti, pacifici, & modelli, manfueti, Se fiumi li, honeftamente parlandoà tutti, come fi conuiene.Et non debbiano caualcare, fe per manifefta necelfità, oucro infirmità, no fiano conttretti. In qualunche cafaintra-ranno, primamente dicano, Paceà quefta cala. Et fecondo il fanto Euangelio, di tutti li cibi, che gli fono polli innanzi, glifi» Iecito à mangiare. A 3 Che € REGOLA Che gli Frati non rìceuano pecunia. Cap. llll. T O commando fermamente à tutti li Fra-J ti ,chepcr ncfsun modo riccuano danari , onero pequnia per fe, ò per in ter porta perlona, nondimeno per la neceflìtà de gl’infermi , & per veftire gli altri Frati, per gli amici fpirituali li Miniftri folamente, & li cuftodi habbiano follecita cura , fecondo gli luoghi, & tempi, & freddi patii : come vedranno efsere espediente alla neccllitade. Quello fempre faluo, che ( come è detto > non riceùano denari, ne pecunia. rDd modo del lauorare. Cap. V. Velli Frati, alli quali il Signore hà da-togratia di lauorare, lauorino fe-delmente,& deuotamente, talmen te, che cfclufo l’ocio inimico dell’anima, non eftinguano lo fpirito della fanta Oratio ne, & deuotione : al qual fpirito le altre co fe tem porali deueno feruire. Ma della mercede della fatica riceùano le cofe necefsarie del corpo per fe, & per li fuoi Frati, eccetto denari, onero pecunia. Et quello humil-mcntc, come li conuiene ahi feriii di Dio, & ahi feguitatori della fantiflima pouer* tade. Che DE S. FRANCESCO. 7 Che niente fi appropriino li Frati:&dello dimandare la elemofina, & dcllì Frati infermi. Cap. Vt. T I Frati niente fi approprij no ne cafa,nc JL luogo, ne alcuna cofa. Ma corne peregrini,Scforaftieri,in quefto mondo feruen-do al Signore in pouertà,& humiltade , vadano perla elemofina confidentemente. Ne gli conuicne vergognarli : imperoche il Signore fi fece pouero per noi in quello mondo. Quella e quella eccellenza dellaal-tiifima pouertà,la quale hà indituito voi ca ridimi fratelli miei,heredi, & Rè del Regno de’cieli.Vi hà fatti poucri di cofe,& di virtù di vi hà fublimati. Quella fia la portione vo lira,la quale conduce nella terra de’viuenti, alla quale ò dilettilfimi fratelli totalmente accoltandoui, niente altro per il nome del nollro Sig. Giefu Chrillo in perpetuo fotto il Cielo vogliate hauerc. Et in qualunque luogo douc fono,& fi ritroueranno li Frati, fi dimoltrino domellici infieme l'vno con l’altro , & fecuramente manifelli l’vno all’altro la fila neceffità, imperoche fe la madre ama, & nutrifee il fuo figliuolo carnale, guanto più diligentemente debbe ciafcuno amare, & nutrire il fuo fratello fpirituale? Et fe qualche vno di loro caderà i n infirmi rade, gli altri Frati debbono feruire à lui,co A 4 me 8 REGOLA me vorriano eifere fer uiti elfi medefìmi. Delia Penitenza da efkre impofta allì Frati, che peccano. CaP‘ VII- E alcuni ddli Frati infHgantelo nemico O mortalmente peccaranno,pcr quelli pcc catijdelli quali farà ordinato tra li Frati,che fi ricorra alli foli miniftri Prouinciali, à quelli fiano obligati ricorrere, quanto più predo potranno, & fenza dimora. Et fc dii Miniltri fono Preti,con mifericordia gli imponganola penitenza. Mafe non fono Preti, la facciano eifere impofta per altri Sa ccrdoti dell’ordine, li come à loro ( fecondo Dio) meglio parerà eifere ifpediente. Et debbiano guardarli, che non s’adirino, ne conturbino per il peccato d’ai cu no, pereto che la ira, & conturbatione in fe, Se ne gli altri impedifeono la caritadc. ‘Della elettione del Generale tJPHiniflro dì quefla fraternità, & dii Capitolo della Pen-tecofle. Cap. Vili. ,-r-'Vtti li Frati fiano obligati fern pre haue 1 re vno delh Frati di quella Religione ingenerale Miniltro, & feruo di tutta la fra ternità, & à lui fiano obligati fermamente obedire, il qual morendo, fi facciala elettione del fuccelìbre dalli Miniftri Prouinciali, Se dalli Cuftodi nei Capitolo della Pente- DE S. FRANCESCO. 9 Eentecofte) nel quale li Prouinciali Mini-tiri liano tenuti fempre conuenire inficmc in qualunque loco, dotte dal Generale Mi -niftro farà (lato conltituito. Et quefìo ogni tre anni vna volta, ò veramente ad'altro , termine maggiore, ò minore, fi come dal predettoMiniftrofaràftatoordinato .Etfc K in alcuno tempo apparilfe alla vniuerfità delli Miniftri Prouinciali, & Cuttodi lo pre detto Miniftro non eifere fufficiente al fer- f uitio,& alla commune vtilità delli Frati, fiano obligati li predetti Fratti, alli quali è datalaelettione nel nome del Signore àfe eleggere vn’altro in cuftodc. Ma dopo il Ca pitoìo della Pentecofte, gli Miniftri, & gli Cuftodi poflàno ciafcheduno, fc vorranno, ,& fe gli parerà eifere ifpcdiente, in quel me delimo anno nelle fuecuftodie vna volta conuocare li fuoi Frati à Capitolo. ‘ Ddli Predicatori. Cap. IX. J I Frati non predichino nel Vefcouato JL. di alcuno Vefcotio, quando da lui gli farà ftato contradetto. Etnelfuno delli Fra ti per alcun modo habbia ardimento di prc dicarcal popolo ,fedal Miniftro Generale di quella fraternitade non farà ftato elfami nato, Se approbato, Sc l’officio della predicanone da elfo ali farà ftato concelìb.Ad-monifeo ancora, & eflbrto quelli medefi- io R E G O L A mi Frati, che nella predicanone, quale fanno, (iano esaminati,& catti li lor parlari ad’ vtilitade,& editi catione del popolo, annun ciando loro li vitij, 5c le virtudi, la pena, & la gloria con breuita di fcrmone, pero-chela parola abbreuiata fece il Signore fo-pra la terra. Della (immoniùone,&comtùone delti Frati. Cap. X. T 1 Fratini quali fono Miniftri, & ferui de I , gl'altrifrati,vifitino,5c-admonifcano li fuoiìrati,óc humilmente, Se charitatiua-mentegli correggano ,non commandandogli alcuna cola,la qual tia contra Tanima fua,& la Regola noftra.Magli frati,quali fo no fudditi,ti ricordino,che per amor di Dio hanno abnegato le proprie voluntadi. Onde fermamente gli commando, cheobedi-fcanoalli Tuoi Minittri, in turtele cofe che hanno prometto al Signore,di otteruarc, Se che non fono contrarie all’anima,Se alla Re gola noftra. Et in qualunque luogo fono li Frati, li quali fapeflero, Se conofcettèro , fe non poter otteruarc la Regola fpirirualmen te, debbiano, & pofsano ricorrere atti tuoi Miniftri.Ma li Miniftri charitatiuamentc,Se benignamente gli riceuano ,& tanta fami-liaritade habbiano circa etti,che pofsano dire à loro, Se fare, come li Signori atti fuoi ferui: DE S. FRANCESCO. n lenii : imperoche cofi debba efscre, ehe gli Miniftri fiano ferui di tutti li frati. Ioadmo nifco,& efsorto nel Sig. Giefu diri fio, che fi guardino li frati da ogni fuperbia, vanagloria,inuidia,auaritia,cura, è follecitudinc di quello mondo,dalla detrattione, & mor-moratione.Et non fi curino quelli,che non fanno lettere,di impararne. Ma attendano, che fopra tutte le cole debbiano delìderare di haucre lo fpirito del Signore,& la fua fan ta operatione : orare femprc à lui con puro cuore,& hauere humiltà, & patienzanelle pcrfecutioni,&infirmitadi,& amare quelli, che ne perfeguitano,& riprendono,& argui fcono,pcroche difse il Sig. Amate gl’inimici veltri, & pregate per quelli, che ui perfe-guitano,& vi calonniano . Beati quelli, che patifeono pcrfecutionc per lagiuftitia,pe-roche di loro eil Regno de’Cieli. Ma chi perfeuererà infino al fine, quello farà faluo. Che li' Frati non entrino ne‘Monaßcrii di Monache. Cap. XI. *T O commando fermamente à tutti i fra--I ti,che non habbiano fofpetti conforti),ò configli di donne, & che non entrino ne' Monalterij delle Monache,eccetto quelli,al li quali dalla tedia Apoltolica è conceflà licenza fpecialej. Ne fi facciano compadri di huomini,ò di donne,accioche per quella oc cafionc li REGOLA cafione tra li frati, ò dclli Frati non nafca fcandalo. 'Di quelli frati che vanno tra li Saraceni, & altri infideli. Cap. XII. Valunche delli Frati, li quali per diui-X^nainlpiratione vorranno andare tra Saraceni,6c altri infideli : domandino di ciò licenza dalli fuoi Miniftri Prouincia-li. Mali Miniftri à nefsuno diano licenza di andare , le non à quelli, li quali vederanno cfserc lòffi ci cn ti à elser mandati. Oltradi quello io commando per obedienza alli Mi niftri,che domandino dal Sig.Papa vno dclli Cardinali della fanta Romana Chiefa : il-quale fia gouernatorc,protettore,& correttore di quella fraternità : acciochc efsendo noi fempre fudditi, Se foggetti alli piedi di elsa medema fanta Chiefa ftabili nella fede catholica ofsemiamola pouertà, & humil-tà , Se il Tanto Euangelio del noftro Signore Giefu Chrifio, il quale fermamente haue-mo promefso. Finii ce la Regola de’frati Minori.Seguita il rcllo della Bolla per laconfermationc di efsa Regola. A nefsuno dunque de gli huomini per al cun modo fia lecito infringere quella fcrit-tura della notìra cófer matione, o veramen te con profontuofo ardimeto andargli con tra. DI S. FRANCESCO. 13 tra. Ma fe qualch’vno prefumerà di tentar qucfto/appia, che egli incorrerà nella indignatione dello omnipotente Dio ,&delli fuoi beati Apoftoli Pietro,& Paulo Data in Laterano adi 29. di Nouembre, nell’ottauo anno del noftro Pontificato, i KEL NEL NOME DEL NOSTRO SIGNOR GIESV CHRISTO, Incominm il T cHamcnto del noHro Serafico San Francefco. L Signore diede à me Frate Francefco coti incominciareà far penitenza , perche efsendo io nei li peccati,troppo mi pareua amaro a vedere li leproli. Et efso Signore mi condufse tra loro, & io feci mifericor da con quelli.Et partendomi da ciTi, quello che mi pareua amaro, mi fu conuertito in dolcezza delFanimaA del corpo.Et poi feet ti poco, & vfei del fecole . Et il Signore mi diede tal fede nelle Chiefe, che io coli fem-plicemente adorahl, & dicclfi. Noi ti adoriamo fantiffimo Giefu Chrifto qui,& à tut tele Chiefe tue : che fono in tutto il mondo, Se ti benediciamo,imperochc perla tua fanta Croce hai ricomperato il mondo. E poi mi diede il Signore, & dà tanta fede nel li Sacerdoti, che viuono fecondo la forma della fanta Romana Chiefa, per caufa dell’-ordincloro, che fe mi facelfero perfecutio-ni, voglio ricorrereà effi . Et feio traudii tanta Tapienza, quanta hebbe Salomone, & trouaffi DE S. FRANCESCO. i$ trouaUTi Saccrdon, poucrctti di qucfto fecole nelle Parodile , nelle quali dimorano, non voglio predicare fenza volontà di elfi. Et dii, & tutti gli altri voglio temere# amare, & honorare come miei Signori : Se non voglio in effi confìderare peccato, perche io rifgtiardo in quelli il figliuolo di Dio, & fono miei Signori.Et per quefto il faccio, peroche niente vedo corporalmentein que fto fecolo di cfso altiflimo.Figliuolo di Dio: fe non il fantiffmio corpo di quello,& il fan tilfimo Sangue fuo, il quale dii confacra-no, & ficeuono, Se ehi foli lo adminiftrano à gli altri. Et quelli fantihimi Mifterij fòpra tutte le cofe voglio honorare, & riuerire,5c in luochi pretiofi collocare. Etli fantiflìmi nomi, & parole di efso fcritte in qualunque luogo gli ritrouero in luoghi non liciti, gli Voglio raccogliere, & prego,che Fano raccolti,Sciti luogo hondto collocati.Et tutti li Theologi, & quelli, li quali miniftranoà noi le fanriffime parole di itine,douemo ho notare,& riuerire,come quelli,che minifìra n o à noi lo fpirito,5e la uita. Et da poi che il Signore mi dette delti Frati,nefsuno mi mo ftraua quello,che io douehì fare. Ma efso al-tihimo mi riuelò : che io douehì viucre fecondo la forma del fanto Euangelio. Et io con poche parole, Se fimplicementelo feci fcriuere. Se il Signor Papa me lo confermo. i6 REGOLA Et quelli, che veniuano à riceuere quella vi * ta,tutte le coliche potcuano haucre, da nano à poueri.Et erauamo contenti di vna to nica(di dentro, & di fuori rapezzata,quelli, che voleuano ) & del cingulo, & le mutan-de:& nö voleuamo haue ve più. L’officio lo diceuamo noi chierici fecódo gli altri chic riti.Li Laici diccuano Pater notier. Et al sai volentieri llauamo nelle Chiefe poneret te, & abandonate.Et erauamo idioti, è fudditi à tutti,& io con le mie mani lauoraua & vo glio Lucrare,& tutti gli altri miei Frati fermamente uoglio,che lauorino di labori ti o, che appartenga à honeftade. Et quelli, che non fanno,imparino non per cupidità di re ceuereil predo della fatica,ma perii buono efsempio,óc à difcacciar la otiolità,& quando non fufse dato à noi il pretio della fatica , ricorriamo alla menfa del Signore, dimandando la elemofina di vfcio in vlcio. Quella falutationemi reueìò il Signore,che noi diceffimo, Il Signore ti dia pace. Et attendano li Frati, che per ogni modo habbia noie Chiefe,& habitacoli pouerelli, & tutte le altre cofe, che per cffi li fabricano, per alcun modo non le ricettano ,fc nö fulsero, comefi conuiene, fecódo la fanta pouertà, la quale hauemo promefsa nella Regola di olseruarc, femprc iui albergando come peregrini, če foraftieri. Io commando,fermamente DE S. FRANCESCO. 17 mente per obedienza à tutti li Frati, che in qualunque loco,doue fono, non habbiano ardimento di domandare alcuna littera in la corte Romana per fe, ne per interpolia perfona, n'e per Chiefa, ne per alcuno luo-co, ne fotte fpeciedi predi catione, ne per pcrfecutionedefiioi corpi. Mainqualun-queloco non faranno riceuuti ; fugganoin altra terrai fare impenitenza conlabene-dittionedi Dio.Et fermamente voglio obe dire al Generale mmiftro di quella Fraterni rade, & à qllo Guardiano, qual gli piacerà di darmi,& talmentevoglioeflcrcprefonel le mani lite,che io non polli andare, ne fare oltre la obedienza,& voluntadefua, perche è mio Signorc.Et bencheiolìa femplice, Se infermo, nondimeno voglio Tempre haue-re vn Chierico, che mi faccia Volli ciò,co me nella Rcgol a li contiene.E tutti gl’altri Frati per obedienza liano tenuti à obedirealli fuoi Guardiani,& fare l’officio fecondo la Regola. Et tutti quelli,che fulfero trouati,li quali non voleifero fare l’officio fecondo la Regola,Se volcfseno in qualche modo variarlo, oueramente che non fulsero Catholici,tutti li Frati in qualunque loco fono,Ita no tenuti per obedienza, che in qualunque loco troueranno qualcheduno di dii, al più proffimo Cuftode di quel loco, douc rimeranno trouato,lo debbiano prefenta- ■$$ REGOLA re. Etil Cuftode fia tenuto per obedienza cuftodirlo fortemente, come Intorno in legami di,& notte,talmente, che non gli pof-iàefser tolto dalle fue mani, per fina tanto , chein propria fua perfona lerapprcfen-ti nelle mani dei fuo Miniltro.Et il Miniltro fia tenuto fermamente per obedienza mandarlo per tali Frati, quali giorno, & notte ilguardino ,come huomo imprigionato, per fina tanto, che lo rapprefentino dinanzi al Signore Hoftiéfe,il quale è Protettore, & Correttore di quella Fraternità.Et no dicano li Frati,quella è vn'altra Regola,impe-rochequeltaè la recordatione,ammonitio-nej&elsortatione,& il mio Tdftamento,il-qualeio frate Francefco piccolino volito faccio à voi Fratelli miei benedetti per que Ito , acciochela Regola , qual hauemo promessa al Signore ,meglio catholicamente ofseruiamo.Etil Generale Miniltro, óc tutti gli altri miniltri, & Cultodi per obedi-enzaliano tenuti in quelle parole non aggiungere , ò minuire. Et fempre habbiano quello fcrittocon fecoapprcfso la regola. Et in tutti li capitoli,quali li fanno, quando leggono la regola /leggano ancora quelle paroIe.Età tutti li miei Frati,Chierici,& lai ci commando fermamente per obedienza,che non mettano glofe nella Regola, ne in quelle parole (dicendo) Coli vogliono ef- DE S. FRANCESCO. 19 Eereintefe.Ma fi come il Signore mi ha dato puramente, & femplicemente dire,& fcri-uerc la Regola Se quefte parole, coli femplicemente, & puramente j'cnza giofa le inten diate, Se con fante operationi oflcruiate in-iino al finc.Qualunque oflemarà quelle cole,in cielo lia riempito della benedittione dell’altilTìmo Padre Celeftiale,Sc in terra (ia riempiuto della benedittione del fuo diletto Figliuolo con il fantillimo Spirito paracleto,al quale honore,Se gloria,adcfso,Se in eterno. Et io Frate Francefco piccolino vo-ftro, ferito,tanto,qua ntoio polso, confermo à voi di dentro, & fuori quefta fantilìl-mabenedittione,la qualehabbiatecon tutte le virtù de’Cieli, Se con tutti i Santi adef-fo,5c ne’fccoli de’fecoli. Amen. Finifie il Tcflmento del Padre noflro San Francefco. A Laude di fefit Chrisìo. Vefto è il modo,che fi tiene à fare pro V^felfione. Compito tutto l’anno della probatione, congregati i Frati dal Prelato in capitolo, & da lor tolte le voci il Nouitioinginocchi<àto dinanzi al fuo Pre lato, Se/apendo elso Nouitio tutto quello, hà da promettere con le mani lue giunte, e diftefe verfo il Cielo, Se tenendole inclufe nelle mani del Prelato, ogni voto commutando,in quellofolenne voto,eleuatala. * B 2 men- 20 DICHIARATINE mente in Dio, faccia la profcfsiont, con il cuore, & con la bocca, dicendo quelle parole, lo Frate N.faccio voto, Se prometto à Dio omnipotente, alla Beata Vergine Ma-ria.al Beato Francefco, & à tutti li Santi, & à te Padre,tutto il tempo della vita mia fer-uarela Regola de’Frari Minori, perii Signo re Papa Honorio confermata, viuendoin obedienza,lenza proprio, Se in caftirade.Et quello, che lo riccue, li rifponda in quello modo. Et io da parte di Dio, fe quelle cofe ofseruerai,ti prometto uita eterna. All’ho-rali circonilantituttirifpondano. Amen. Ogn’un di loro l’abbracci con l’Ofculo della Pacc.Comminciò l’Ordine fuo il Sera fico San Francefco nell’anno tzoó.Sc pafso alSignore nel 1226. In Sabbato da fera, Se fu fepolto in Domenica. Dichiarai ione della Regola. T^T perche molti fono flati ingannati dai l’amore della fenfualità, con dar quel fenfo alla fopradetta Regola, qual più cor-rifpondcua alla commodirà corporale: per quello à toglier ogni ambiguità, c falfa interpretatione, hò voluto ponergli la vera dichiaratione ,& determinatione, de’fanti Romani Pontifici ,regiftrata nelii làcri Canoni delli Telli Canonici, nel Tomo, che fi dimanda Sello Decretale, e Clementine, DELLA REGOLA. 21 Se Libro delle Extrauag.com.nel Titolo,de Verborum Ugnili catione, nel Cap.Exijt.Exi in,Quorundam,& Ad conditorem. Il quale Capitolo Exijtjin volgare dice, Ecco vfei-to fuori dal leno delVEterno Padre, quello, che Temi na, per feminare il Ino ferne, lefu Chrifto iìgliuol di Dio, che vellito della no lira humanità, venne in quello mondo,per Euangelizare, come Verbo eterno, il verbo Euangelico, à tutti,buoni,Se reprobi, fapienti, Se ignoranti, ftudiolì,&ncgligen ci. Et come cclefte, Se profetico agricoltore fparfe il fuo facro ferne della Euangelica dottrina vniuerlalmente à tutti lenza ec-cettionc di perfone. Anzi come quello,eh' hauea de tirada fe ogni cola, coli parimente venne per falliate tutti : Il che finalmente fece, quando dando fe fi elfo per la falute commune , s’immolò al Padre eterno in Hofiia.Se prezzoineftimabile per la Reden-tione dell’humana generatione. Et ben che di quello iftclìò ferne fparfo in ciafchoduno dall’infinita, &communicatiuacharitàdi-uina, parte calcò nella via, che fono gli cuo ri humani deprauati dalle diaboliche lògge fiioni, parte iòpi a la dura pietra, che fono li cuori de gl’oftinati infideli, inculti dal vo mere della Fede : parte tra gli aridi, St pungenti (pini ? che fono final mente gli Auari, li cui cuori fono continuamente lacerati, B 3 dai- 22 ( DÌCHIARATIONE dall’ingordo, & in faciabile appetito di Ricchezze . Il primo però, checafcò nella via, fù oppreflò, & conculcato da gli praui affet ti,& deliderij mondani. Il fecondo che nel-Farida pietra non trono humore di grada alcuna, fù forza, che lenza poter far radice fcccaffc. Il terzo fimil mente reffò tuffo caro dalle inordinate mondane anfietà, & folli-A citudini. Mail quarto , & vidimo ch’e , il cuore mite, & docile,fu da quello humil-mcnte riceuuto, come da terra fertile, & buona . Quella è la pia, & fanra Religione de’Frati Minori, fondata, & radicata nella poucrtà, & humiltà, per il facrofan to Con fcffor di Chrifto Franccfco : il quale germogliando da quel vero ferne,fi f par le poi per mezzo della fua Regola in quei figliuoli, che generò àfe, & à Dio, per il fuo mini-iß fieno,per rofferuantia Euangelica,quelli fono quelli veri figliuoli,liquali in humiltà, & manfuetudine nel modo, che in legna 1'-ApofioioSanGiacobo,riceuetteroinloro fieli] il Verbo eterno, vnico figlinolo di Dio , omnipotente, à faluar Vanume, in lito, & incitato ncll’humana natura, nelfhor to dell’vtero virginale. Quelli fono li veri profcflòrì di quella fanta Regola, fondata nel verbo, 6c dottrina euangelica, roborata nell’effempio di Chrifto :& viti imam ente firmata da gli atti, & fermoni degli Apo- DELLA REGOLA. 2$ Eoli fondatori della militante Chiefa : quella è quella Religione monda , & immaculata apprefiò l’eterno Dio Padre, la quale de feendendo, & deriuandodairiftelìò Padre deìumi, fù per mezzo del fuo figliuolo con elTcmpio, & con parole data à gli Apofioli, & dal Spirito {Santo poi infpirara à San Francefco, & fuoi fettatori, contiene in fe qualìil teftimoniodi tuttal’indiuidua Tri-C nitade . Quella è quella à cui, come VA po Itolo Paolo rende teltimonianza, non deue alcun’elTer molelto,anzi humile,& dinoto ,comeà quella, la quale Chrilìo vnica-mcntecon particolar fauore fi degnò confirmare con le Stigmate della luaPallìone, volendo ehe Vinftitutore di quella follènotabilmente mfignito ,& illulìrato di così il-lultri, & eterni legni. Ma non ccfsò però la callidità dcH’antiquo Serpente tendere varie inlidie contra Frati Minori. & la lor Regola , anzi sforzandoli per ogni via lemina re zizanie contro di loro : tal volta ha incitato deglemoli, che commoffi d’Inuidia, Iracondia, Se da ignorantia indifcrcta,mor dendo li Frati ,& detellando la Regola, come illicita,difcriminola, &inofsqruabile, cercorno lacerarli con canini, & rabiolì morfi. Nonhaucndo riguardo che quella Santa Regola,come fi è detto di fopra,e Hata inltituita da precetti, óc fallitati confe- B 4 gli, 24 DICHIARATIONE gli, corroborata dalVoflcruantie Apoftoli-ce, approbata da molti Romani Pontefici, & confirmata ancho dalla Sede Apoftolica, fortificata poi da tanti diuini tefìimonij,che fon fatti al mondo troppo chiari, & credibili Alitanti, & tanti Santi huomini, che vifsero, & finirno li giorni loro nell’ofser-tiantia di quella Regola, de’quali alcuni per la loro l'anta vita, & miracoli, fono fiati da laSedc Apoftolica aferitti, & connumerati nel Cathalogo de Santi , & vltimamen-tepoi approbata quali à giorni noltri per Gregorio Nono de Pia memoria predecef-fore noltro, per la vtilità chiara , & cuiden te, che di quella ne fentel’vniuerfale Chic-fa,come dal Lngdunenfe Concilio fedichia ra. Ne noi però artendiamofin ciò meno de li altri, anzi più profondamente perdiamo nel modo, che li altri profefsori della Catholica Fede deuenohauere piu intenta co lìderatione: perche Iddio hauendo l’occhio à quello Or dine, & alli ofser natoti di quello , gli hà con fultidio fai virare preferitati,& difeìi dalli dettratori, & inuidi, che gl’irifor gono contra, che non lafciògiamai per co-terefi tempeftiui frutti, ne permefse, che punto per defsero di animo li Frati, che in tal ordine viueno: Ma più prefto ogni dì crcfcano nel vigore regolare, & fi dilatino Tempre nell’ofscmantia de diurni precetti: Non DELLA REGOLA. 2? Non dimanco acciò che’l predetto ordine tolta via qual fi voglia pcrplefTità, ftia nel fuo vigore con piu diftinta, & pura chiarez za, nel modo, che già li Frati di efso Ordine congregati nel Capi tolo Generale, hauca-no determinato, & prouifto, hora però in noftra prcfèntiaconftituitiil Gencralccon alcuniProuinciali, & Minifh'i diletti figliuoli ,conofciuto il fcruore della lor’inten-tione,5dl vigore del buon fpirito loroin-tornoalla piena ofseruantia di quella Rego la, ci e parlò toglier via l’occafionedi mordere à quelli detrattori, & mordaci, con de chiarate alcune cofe, che forfè pofsono apparite dubbiofe nella Regola:cfplicando an cho alcune altre co maggior chiarezza, che non furono dechiarate dalli noftri predeccf fori ; prouedendo alla purità de le loro con feien rie, nelle cofe concernenti la Regola. Noi in vero che dà noftri teneri anni haue-mo con parti colar affettione amato quello Ordine, perfeuerando anchora in quella di Icttioneóc amore, hauemo piu, & più volte difeorfo, & trattato fopra la Regola, & fanta intentione di San Francefco con alai nifuoi compagni, ahi quali era ben nota la fua vita, & confcruatione, & fatto poi Car dinaie. Se dalla Sede Apoftolica deftinato Gouernatorc , Protettore , & Correttore dell’Ordine, hauemo le conditioni di quel lo 26 DICHIARA TIGNE 10 toccato ,& vifto, per la cura, che ne fu. importa nel noftro officio Aportolico: ti che beninformati, tanto delia pia intentione di San Francefco , come an elio delle cofe concernenti la Regola, & fu a ofscmahtia, etiam per longa ciperi en ria, habbiamo ri-uolto li notili penlicri à querto Ordine, Se con piena maturità habbiamo difcufso,tan tole cole paren o cfser liate approbate, Se dechiarate dà li fodetri notiti predecefsori, comeanchoFiftelsa Regola, Se quanto li concerne : Haucmo di più al prefente deter minato, Se dechiarato, Se con maggi or cer rezza approbato, Se continuato alcune co fe, Se molte altre promulgate, Se concefse, ordinando quelle con più chiarezza,Se mag gior ordine, nel modo, che negrmfr al entri articoli ditiimamente apparatoefprefse. Primieramente perche ticomehauemp ititelo, 11 dubita da alcuni- foli frati di quello Ordine fon tenuti rantoalli contigli,come alti precetti euangelici : Si perchenel principio della Regola ti dice, la Regola, Se vita di frati Minori e quella,ciò è,olseruare 11 Santo Euangelio del notil o Signor lefu Chrilto, viuendo in obcdicntia, lenza pro-prio,Sein caftità: Si per quello,chcncllamc defma Regola II contiene,ciò è, che finito V anno della probatione ti frati fiano receuu-ti all’obedientia promettendo di fempre of feruarc DELLA REGOLA. 27 fern are quella vita,& Regola: Si ancho pet-cheinfinedi clfa Regolali contengono que fte parole, Altaiche offerii iamo la pouertà, & Inutilità, c il Santo Euangelio del noftro Signor lefu Chrifro,che fermamente haue-mopromefso: Quantunque Papa Gregorio Nono di felice memoria predeeelsor noftro habbia dcchiarato quello articolo cö alcuni altri di efsa Fregola. Non dima co perche per alcuni detrattori, che con mordaci intuiti iniurgono contra li Frati, & quella Regola : & ancho permeati cali, che poi fuccefsero,degne di conlidcratione, appare laida dečniaratione in alcune cofe o-lctira,inalcunefemiplcna,& inmoltcan-cho infufticiente.Noi però volendo bora ta giiar via rofcurità,& infuftìcientia dellafu-detta dichiaratione,& interpretatione,& ta gliare,òleuarc dalla mete di ogniuno,qual li voglia fcropolo di ambiguità,cö vna efpolì rione certa, & chiara: Dicicamo che poiché nel principio dela Regolano 11 dicono also lutamcntc; ma con certa modificatione, & Specificatione ofseruaril Santo Euangelio del noftro Signor lefu Chrifto, viuendo in obedientia, lenza proprio, & in caftità, le-quali tre cole efsa Regola le va ragionando molto ftrettamente : Et nondimeno fog-gionge poi alcuni altri precetti, prohibitio-ni,configli, monitioni, & efsortationi fot- ss DICHIARATI ONE to altre parole rcducibili : però ad alcuno dell! predetti tre modi, cioè , di obedi entia, fenza proprio,e in caftità;Ondc fi può apertamente chiarire Tintentione di dia Regolabile quello,che nella profcilione pare,che fi foggionga quali afsolutamcntc, cioè,promettendo di olseruarc Tempre quella vita, & RegolaiEt in fine poi; A trai che ofseruia-mo il Santo Euangelio del noltro Signor le fuChrilto,che fermamente hauemopro-mefso : Tutto ciò, fi riduca, Screfcrifca al principio elsa Regola nel modo, che Uà modificato,determinato,& fpecificato, ciò è , all’ofsemantia del Euangelio riftretta, modificata , determinata, & fpccificata in quelli tre voti,di obedienria,fenza proprio, & in caltità : Poiché non è verilimile , che quella fiera parola vna volta già proferita con certa modificatione, & determinatione , reperendola poi foccintamente,habbia voluto toglierli quella modificatione,& rc-Dftrittione, lenza alcuna caufa ragioneuole: Già che la di ("politione de vna, & l’altra le-gecanonica,& cinile ci infegna , poter refe-lire le cote dette in principio, al mezzo, & alfine : et quelle,che fono dette nel mezzo , poterle attribuire alla fine, & al principio: Sequele he (là in fine, al principio & al E mezzo,ò,pur aH’vno,ò all’altro Et dato che fidicefsc afsolutamcnte, prometto olserua- t DELLA REGOLA. 29 rein tutti i modi il Santo Euangelio; Non per ciò s’ha d’intendere ,che tal profefsore Voglia obligarfi all’integra ofser^antiade, còligli cuangelici'.poiche feria quali impof-libile ofseruarli ad littera: Onde ne feguiria, che tal promiflione allacciaffe l’animo del profitentexhiaramcnte dunque appare,che limile promilfionc non deuehauerelimile fen fo,ne intelligen tia;perche feria oltra l’iu tenrione del promittente: laqualc non è, fe non de obligarfi all’ofscruantia dell’Euan-gclio,nel modo, che è flato datodaChri-ìto, ciò e, cheli precetti,lìofseruino dalli promittenti,come precetti,& li configli,co me configli: laquale intelligen ria, & intentione fi raccoglie chiaramente effer fiata di San Francefco nel difcorfo,che fà in ella Re gola, mentre con parole monitorie, di ef-hortationi,& di configli, accenna li configli Euangelici, come configli : & quel che è di prccetto,prohibifce con parole, che inportano precetto, per fiche appare non efser in tention fua,che li frati nella promiffione che fanno de ofseruare la Regola, fe intendano efser obligati all’ofseruanria de’con-fegli nel modo, che fon tenuti al Vofseruan-tiadi precetti euangelici. Ma fidamenteà, quelli confegli, che nella Regola fono ef-preffi con parole precettine,ò,prohibitorie, ò,pur equipollcnthia onde noi per tranquil jo DICHIARATIONE larc,5c plenariamente quietare le confcien-tiede’frati dell’ordine,dechiariamo elfi frati cirerclblamcntc obligati all’ofseruantia di quelli contigli,che in ella Regola fi elprime no con parole di precetto,ò , imbibitone,ò, pur equipollenti, come fi è detto di lòpra: G Ben vero è, che ad’alcuni altri confegli Euangelici, alli quali fono obligati gli altri Chriftiani ,loro tanto maggiormente fono attretti aU’ofsernantia di quelli,quanto che, per quel che ricerca il fiato, & la perfettion loro , fono tenuti più d’ogn altro per la per fettione dicfso fiato, che hanno afsonto, & pigliato, nel qual fi fono offerti al Signo re in holocaufto medullato, & intero,per il contempto , & difpregio de’tuttc le cofc mondane. Al refiantc però di precetti, con figli, & altre cofc, che nella Regola fi contengono, li Frati non altramente fono obli gati,fenon nel modo, che in efsa Regola fi afsegnano, cioè,all’ofseruantia di quelle cofe,che loro fono impotte con parole obli gatorie, & di precetto : Ma all’ofseruantia di quello, che fi contiene lòtto parolemonitorie , & eshortatorie, per informatione, & inttruttione, ò di ogni altro modo,pare, che in vero Ila cofa molto conuencuole, che effi Frati almeno, de bono, & equo 1’-oflcmino,& pongano in efsccutione, come quelli, che fon fatti imitatori di vn tan DELLA REGOLA. $t toPatriarcha, & che elefse feguire levcili-Agiedi Chritlo . Quanto al fecondo Capo, che in elsa Regola efprefsamente lì contiene , che li Frati niente li approprijno, ne ca-fa, ueloco ,ne cofa alcuna; efsendo flato già dcchiarato da Gregorio Nono predccef Idre noftro, & daalcun’altri, che quello fe intende tanto in fpeciali, come ancho in com mime, laquale coli ftretta abdicatione, perche la infenfata a fi uria di alcuni l’hà biaf mata, però accioche la chiarezza della pcr-fettione de’Frati nonlia lacerata, ò o leu rata da parole coli fciocchc ; dicemo,che’l di-fpregio, & abdicatione della proprietà de'-tuttelecofe, non foloin particolare, ma ancho in commune fatta per l’amor di Dio è lenza dubio meritoria ,& fanta : laquale Chriflo mottrandoci la via della perfet rione cel’hà infegnata con parole,& confirmata con efsempi. Benché li primi fonda-tori della militante Chiefa volendone menare vita perfetta per via di vita effèmpla-te,& di dottrina , hanno deriuato in elfi Frati,come riuoli da else vero, & vitto fon te Chriflo. B Ne però alcuno fi penfì,cheà quefia abdri catione pofsa nocere punto, che alle volte Chriflo hebbe la boria, perche fe Chriflo Giesù, le cui opere fon perfette, con le fu e dittine operationi efsercitò la via della pertemene, 32 DICHTARATIONE fettionCjCondefcendendo poi alcuna volta aii’inperfettione de gl’infermi, & deboli;! o feper ingrandire, & eftollere tanto più la pcrfettione, & per non dannare totalméte il viuere fragile degrimpcrfetti : perche in diuerfi tempi moftrò diucrfl effetti, tuttià quelli tempi proportionafi, & perfetti, come che ancho agli Apoftoli mò impo -fc, che andaffero lenza bordone, & lacco: molidifsc, che comprafseroanchocortel-le.ócintalmodo elfo benigno lignote condircele alle perfone deboli in tener borfa, af fu mendo & pigliando in alcuni altri Finfir-mità di quella humana carne, come rende teftimonianza l’hiftoria euangelica, che no folo con la carne, ma edam con la mente volfe conpatircalli fragilhpoichem tal mo do afsumfe , onero pigliò Humi an a natura , che efsendo nelle operationi fu e perfetto, humiliandoli nelle nolire , rcltò nelle proprie eternamente inuitto, & eccello . Et in quella maniera li indulse per fuainfìni ta chantà,à,conformarli ad alcuni nolìri atti di imperfettionc, che giamai pero punto declino dalla fomma rettitudine della per-fettion fua:Operò dunque Chrillo, & infognò le opere del la pcrfettione,operò ancho alcune cofedi infìrmità,come fè nella fuga in Egitto,& tenendo boria: Ma nell’vno, Se nel l’altro perfettamente, elìendo lui, come DELLA REGOLA. ?? già era perfetto, Accio fi dimoftrafle via di fallite agli perfetti,& inperfetti , li quali inficine era già venuto per fai tiare, coli come poi finalmente per l’vn’, & l’altro volle morire. Ne da tutto ciò rcfulti però errore alcuno, con dire, che quelli, che per Dio hanno talmente abdicato,& remoflb da loto la proprietà di tutte le cofe, fi habbiano Pollo in pericolo di tentare Dio, & di édere C homicidiarij di le Itelli. Poiché in tal modo hanno commeflo, & confidato femedefmi à la prouidenria Diuina nel viuere, che non hanno pero in tutto difpreggiato la via del laprouifionehumana,che per quella noti pollano foltentarfi,pcr uno di quelli tre mo di,come delle cofe,che per liberalità le li of fcrifcono, delle cole, che per via di lauori-tio.li acquiltano,& che mendicando burnii mente,fi trouano, li quali tre modi di viuere , fon fiati già efpreflamente prouilli dalla Regola.Tanto più fi conforma alla promef fa di elfo faluator del m ondo, mai non verta meno,la fede della Chiefia,confequente-mente, le opere della mifericordia giamai Potranno mancare:dal che pare,chelia tol-ta via alli potieri di Chrifto, & da ciafchcdu de loro ogni ragione di fconfidentia. Et dato che qucfta vita man caffè, il che non e da prelum erein modo alcuno: pur in tal ca foAin tal articolo di eflremanecdlìtà,etia G in 34" DIC HIA R AT IO N E in foro confcienti^ non è preclufa alli frati la viadiprouedertì alla fuftentatione della natura, coli come è concedo à ogni altro, chelitrouafsein tal eftrcmanecelìità , poiché limile neccdìtà cdrema è efempta da R ogni lege. N e percio para ad alcuno, che in tal calo l’abdicatione, & omnimoda renun ciatione,della proprietà delle cole venga ad indurre l'ufo di quelle , poiché edendo che nelle cofe temporali fi ponno conlìde-rarc piu cofe principali, come è la proprietà,la poflelfioned’vfofruttod’vlò, & il fim-plice vfo di fatto, l’vltimo de’quali è afiblu-tamente neccdàrio: fe ben delh primi com-munemente par che l’homo potiàdar fen-za,nefsuna profedione però può e (sere, che deluda da fe quel,che necedàriamente fà al lafodentationedelia natura . Fù nondimeno colà molto conueneuole alla profedione di quelli,che fpontaneamentc hanno far to voto feguir Chrido pouero,in tanta po-ucrtà abdicare, & renunciare da fe il dominio di tutte le cofe: & redar contenti loia-mente del necedàrio vfo di quelle,che fe gii F concedono. Ma non perche hanno da fe ab dicato, & rinonciato la proprietà, de l’vfo, ótil dominio di ogni cola, ne fegue però, chehabbiano rinonciato alfimplice vfodi tutte le cofe;efsendo che quello vfo femplice ha nomefolamented vfo di fatto, fpo- DELLA REGOLA. )$ gliato da ogni vigore , & attione di legge, che pero à quelli,che l’vfano, non li contc-rifse ragion alcuna,edam nelle cofenecefsa rie alla foitentatione della vita,& executio-ne degli offici), fuor che V vfo moderato: pe rò della pecunia^ come li dirà apprelšo, cori cefsoli fecondo la verità della loro regola,» in quelle cofe,che li frati pofsono licitameli te vfare, durante la licentia, ò beneplacito del concedente,co n forme all’ordine,che fe G guita : Ne olla punto quel che la prouiden-tia della lege ciuile , nelle cole humane ha humanamente déterminato, ciò è, che norfc fi polla fepararc perpetuamentel’vlo, o l’v-i fofrutto dal dominio, ne tal mente perpetuandoli l’vlo venga à efser inutile il dominio ahi padroni. Poi che la lege nella decer-; minatione di quello ponto ,hahauufo ri-» fguardo,folo all’vtilità temporale di effi pa--droni ; Non di manco la retentione del do- minio che lor fanno de le cole,concedendo poi 1 ’ v fo di quelle à poti eri, non è imiti-ic.ne infrurtuola alli padronhanci gioucuo meritoria alla eterna vira ; & dall'altra Parteè opomina,& coadintricealla perfet-tione di elli poueri 5 laquale concefsione è tanto più vtilc, quanto che per queliali fi Permutatione delle cole temporali eon l’e-tei:ne. Et in vero non fù di altra intentione oan Francefcoinffitutorc della Regola, an-» C 2 ci 56 DiCHTA RATIO NE ci in quella fcrifse,& mentre vifse,ofseruò, il contrario , già che le ne ferui del necelsa-rio vfo dele cofe temporali, manifctlando in più luochi della Regola quello cfler licito al li frati. Di celi ancho in efsa Regola,che li chierici facciano il Diuino officio,poiché potranno haucreli breuiarij,dechiarado in quello chiaramente,che li Tuoi frati, hanno d’hauercl’vfo delli breuiarij, & d’altri libri oportuni, leu necefsarij al Diuino officio. Nell’altro capitolo poi difpone, cheli Mini tiri, & cultodi per la necelhtà degl'infermi, & per veffireglabri frati habiano follicita cura per mezzo de gl’a mi ci fpirituali, opor-tunamente prouedere à detta neceffità,con forme alli luochi, tepi,& regioni fredde.Et nell’altro luoco cshortando li frati all’efser citioconueniente àfugirl’ocio , dice, che della mercede della fatica riceuano le cofe B nccefsarie per fe,& per li fuoi frati. Nei fe-quente capitolo poi fi contiene, cheli frati vadano cófidentemente per l’elemofina: & nellamedefimaRegola feimpone, che nella predicanone, cheli farà al populo, fiano clfaminate, & calte le loro parole,ad vtilità, & edili catione del populo, annüciädo loro li vitij,& le virtu.la pena, Se la gloria : onde è chiaro,che tutte quelle cofe prefuppongo no fcicntia,lafcientia poi ricerca Itudio.l’ef fercitio del fiudio non fi può hauerc lenza - l’vfo DELLA REGOLA: 57 l’vfode’libri : onde dal primo all’vitimo,c cofa affai chiara, efser conceffo dalla Regola affi frati il necefsario vfo delle cole,per il vitto,vellito, per il culto Diurno, & per lo ffudio di acquiftar feientia. S’aggionge à quello, che non potendo li frati acquiftare à le lìefflne tanpoco in com nmneall’ordine cofa alcuna:nondimeno offerendoli,d oliandoli, ò concedendoli alcuna cofa à loro,per amor de Dio : l’inten-tione del donante,ò di quello,che offerifee, ò concede, verilimilmente s’ha da credere, chefia (Ce altro non hà efprefso ) che quella co fa,che ha offer ta,donar a,ò concefsa,l’hab bia offerta,concefsa, e donata perfettamente alli frati, per fin che non gliela toglie, & infimo a tanto che priuando le llefso di quel la non defidera transferirla in altri,per la me > defma caufa pia: ne meno habbia perfona à chi polla transferire detto dominio più con gruente,& meriteuole, della fede Apoltoli-Cca, ò del Romano Pontefice , Vicario di Chvifio, qual è padre di tutti : ma fpecial-niente pero de’frati Minori, A talché il dominio di limili cofe,non para ftarc in fufpen fo,Sc fubincerto:clsendo che il figlio, al pa-dre,nel modo che puo,ilfcruo afluo Signo D re,& il Monacho al Monalterio fogiiono le gitimamenteacquifiar rutto quello,che gli e offerto, dato,ò eoncefso: Per ciòperlg C 3 prefente •38 DICHT AR A TIGNE E preferite conttimtionc, da valere perpetua-mente, determiniamo,che de’libri, & de le cofe vihali,& mobili,prefenti ,& fu ture,del diquali è licito alli frati, & lor’ordine hauer vlufmtto,la proprietà, & dominio di quelli liberamente, & pienamente fpettarea, noi,& alla Chieia Romana, nel modo, che fù ancho prouifto da Innocentio Quarto F predecefsor noftro. Oltra di ciò li luochi comprati con diuerfe elemoline, offerti, Se conceffi alli frati fotto qual 11 voglia forma di parole, lequali indiuifamente pofsedeno ■diuerfe perfone, ò in quelle hanno alcuna parte,nellcquali quando l'offerfero, & con-cefsero alli frati, non li hanno riferuato co-fa alcuna : con la medefma authorità di fo-pra, riceuiamo in ragione,dominio,& pro-G prietà noftra,& di efsa Chiefa Romana:Ben cheli frati cautamentedeueno aduertire,di non vfare parole di conceflione impertinenti al itato loro. Ma li luochi,o cafe, che per l’aduenire fi concedefsero alli frati, per loro habitarione, o con più piena ragione, da alcuna perfona particolar, o collegio : fe fuccederà poi che li frati, vi habitafsero in A quelle con volontà del concedente : volemo,che poisano pcrleuerare neirhabitatio-ne, durante pero la volontà di elso concedente: laqualc volontà mutata chefufsc,& notificata alli frati, liberamente debbiano „ i, -rilafsarc BELLA REGOLA. B rilaflàre detti luochi, & cafc: Eccetto pero le Chidie, cimiteri j, & oratorij à effe Chiede deftinati,lequali tanto per le cole initanti, come future, le ri ceniamo in noitra proprietà,<5c ragionerei medeimo modo,& au thorità di fopra: Nel dominio, ò proprietà delli reitanti luochi totalmente non ritenia mo per noi, ne per la Chiefa Romana cola alcuna : eccetto fé il riceuefsero con 1 pedal affenfo noftro, & di efl'a Romana Chiefa. C Ma iene li medefmi luochi li concedenti, quando li conccffero.fe balleranno referua to il dominio, volemo,che eOà Chieià Romana non habbia ragione alcuna in tal dominio, fenon nella lòia habitatione di dii frati, quello pienamentereitando libero ad D effo concedete. Neanchonell’vtentili;o co fe mobili,che ferueno per vfo humano,h ab biano più che l’vfo neceffario all’effecutione degl’ottìcij del loroitato:poiche non de-ueno hauere l’vfo di tut te le cofe, come li è detto ; Non ri cenano donque copia, ne fu-perfluità alcuna,la quale venga à derogar la Pouertà,per tefaurizare di quelle,o con ani n^odediftraherle,^ venderle^ Ne lotto co-lote di futura prouitìone, ne per altra occa-L none. Alici in tutte le cofe facciano, che ri-Iplendain dii, quanto al dominio, l omni-nioda abdicatione,ò rinonciatione,& quan to vfo la vera neeeflità.Il che li Minillri, c C 4 & 40 DIC H TARATI ONE & cuftodi giontamentc, & feparatamente, nelle loro adminiftrationi, & cuftodk,di-fpongano con difcretionc, conforme alla conditione delle perfone,& delliluochi: ef-fendo diedi tal cofe alcuna volta la qualità delle perfoneda varietà de’tempi, & la conditione deìochi,& altre circonllantiericcr F cano fpefso varia prouifione:Si che efsegua no le cole antedette in tal modo, che in dii, & nelle loro attieni fempre riluca la fanta pouertà,nel modo, che da la Regola gli vie neinpolta. Maefscndoche in elsa Regola vi è prohibitione efprcfsa per vigore di pre certo, che li frati, ne per fe, ne per interpo-fta perlona pofsanoinnilfim modo riceuc-re denari, o vero pecuniali che deliderädo etti ofseruare perpetuam ente,elfendo aftret ti già adimpirlo,come cofa impoftali precipuamente: Atalche nella ofseruantia di que ilo precetto la loro purità non venga ad effere macchiata, in cofa alcuna , ne le con-feientie loro punte d’alcuni Itimeli 5 Pigliando noi à dcchiarare quello articolo più. profondamente, che non fecero li noftri predecclìòrbet profcquendolo con piu chia re determinationi, per alitare la detratti o-G ne demordaci,principalmente determiniamo , che li frati lì attengano da contratti di mutuo, come da cofe totalmente inconue-nientföc illicite allo flato loro,Non diman DELLA REGOLA. 41 CO pofsano dii per fatisfar’ad alcuno,per le A occorrenti uccellità, celfandoFelemofine, delle quali allhora non fi può commoda-mente fatisfa re; dire che già tutta via attendono,& fidclmente fe affaticano à far detto £ pagamento,per via di eleni oline, & ancho de'amici lpirituali,fenza pero farti obligare da fpetiedi alcuna di obliganza:Et procurino poi in tal calò,che qtiello,che daràffa eie motina,per le,ò,per altra pcrfona,che non fi debba nominar da citi,fi ieri poffibile;ma fa rà più conueneuole,ffe farà tolta,& pigliata da lui Hello,fecondo il fuo beneplacito,faccia la detta fatisfatione,in tutto, ò in parte, C fecondo che il Signore l’infpircrà : Mafe non volefse,ò,non potefsefarlo,o vero per che ftefse de proflìmo per partire, ò perche non hà notitia della fedeltà di quelli , affi quali voleffe commettere quello pagamento: onero per qual fi voglia altra occafione, ò caufa; Dicano,& dechiariamo,che la purità della Regola non viene ad infringerfi,ò preuaricarfì in cofa alcuna, ne la fuaofser-nantia in alcun modo, è machiata, fe elfi frati darannonotitia,oucronominaranno, o rcprcfenteranno,à colui,che fà l’elemofi-na,vna,ò più perfone, alle quali li piaccia comettere la cfsecurione delle cofe predette, & dare ancho lo afsenlo ad’elfi frati, fo-■u pra le infraferitte fubrogationi ; In tal modo 42 DICHT AR AT IONE do che rcnlanendo pienamente, & integramente, in perfdna di eflfo donante il dominio,la proprietà,& la poflellìone della pecu ni a, con libera poteftà di poterfcla reuoca-rc, & tcpigliarc fempre, infine che non farà fpefa, & conuertita nella cofa deputata, in effa pecunia alli frati non li fi co nega totalmente ragione alcuna, ne alcuna admi-E niftratione ,ò difpenfatione. Ne contra la perfona nominata, ne non nominata da loro , di qual fi voglia conditione fi iìa, pollano intentare alcuna attiene,pcrfecutione,ò alcuna! tra ragione! indi fio,o fuori,in qual fi voglia modo, che quella perfona fi porti F in tal negotio.Sia licito nondimeno alli fra ti infinuare, efponcre, & declarare le loro necelfità à detta perfona , pregandola, che paghi, 6c pofsono ancho quella indurre, & efsortarc,che in quel negotio,che gli è fiato commc(lb,fi porti.fidclmente,& proueda al la fallite dell’anima fua in quella efsecutio-ne,che gli e fiata importa : in tal modo pero che in tutti i modi fi allegano da ogni admi nillrationc, ò difpenfatione , come è detto di tisi denari, & da ogni attiene, ò perfecu-G rione contra lo efsecutore predetto: Ma fe fuccederà, che detta perfona nominata, o non nominata dalli frati,non porti cfsequi-rc le cofe predette, per abfcntia, infirmità, voluntà,ò difiantia de’lochiaielli quali fi ha uefse DELLA REGOLA. 43 ließe da fare il pagamento, & fatisfatione, doneefso non voìcfsc andare, ò perchefof-fe d’alcun’altra occatione i mpeditodìa lecito alli frati con purità di confcientia,fe non potranno, ò non vorranno hauere ricorfo al primo donatore, far che la fudetta perfo Ha foftituifea alcun’altra, nel nominare, & hell'altre cofe,nel modo, che di fopra haue-itio dichiarato, efser loro lecito fare con ef-fòprimo donante,già che il minifterio di due perfone,pcr viadifoftitutione,come è detto, pare che baiti alla efsecutione delle ■Cofe predette,efsendo che tal fatisfatione li prefume poterti efpcdire con ogni celeri-A tà,& preftezza. Ma fe alcuna volta come è detto per ladiftantia de’luochi, doueliha-uefse à farcia fatisfatione ; & per altre conditioni,& circonftantiefuccedefsc cafo,nel quale fufse bifogno fubrogare, & fubltitui-re più perlbnc, lia licito ad’elll frati in tal ca fo conforme alla qualità del negotio,ferua-to il indetto modo:clegere,nominare,ò pre fentare più perfo ne , per la efsecutione di tal minilterio per prouedcrli oportunamen -k tcconil preditto temperamento. Etper- 2 52 DICHIAR AXIONE ti habbianovna tunica col capuccio, & una altra fcnza capucciojEt pare,ehe l’intentio-ne delL’inftituente fia ftata,che ccflantc la ne B cefsitàjli frati non babbi an o più.Dechiariamo , che pofsino cfsi frati vfare più tuniche delle fudet te, con licentia però del oro Mi-niltri,& Cullodi,fecondo à loro parerà diui famente,& congiontamcnte,nclladmini-tirationeà loro commeflà,fecondo la neccf lltà, 6c altre circonftantie , che fecondo Iddio^ la Regola (ì deueno attendcrc;Nc per quello apparato cfsi frati punto deuiare da efsa Regola; poi che in quella efprefsamen-te fi dice,che li Mimftri,& cuftodi habbiano folli cita cura delia nccefsità de gl’infermi, & di vetiirc li frati,fecondo li luochi,& tem pi,& freddi paefi. Et beuche efsa Regola di-fponga,chedel vettireli frati, & delle necef-fità de gl’infermi habbiano follicita cura ta tummodo gli Mi mitri, &c cullodi, & quella dittionctantumreftringe talmenteefsi Mi-niltri,& cullodi alla detta cura, che prima C fronte cfclude ogni altro. Nondimeno p'er che conuicne à noi conliderare il tempo del finiti turione della Regola,nel quale quelli frati erano pochi à comparatione del preletite numero: & forfè che li Minittri,& cu-llodi all’ltora parcuano eifere fufficienti à procurare dette cole nccefsarie; & nondimeno Itamela multiplicatione de’frati, 5c DELLA REGOLA. '5; k qualità del tempo prefente,Non e veriü-milc, che San Franccfco inftitutore della Regola habbia voluto prefigere, & in porre ad’citi Miniftri,& cuftodi vn giogo d’inpotFi bilità, dal quale vengano à patire nelle loro nccefsità:Concediamo pero, che dii Mini-ftn ,& cuftodi poflano cfsercitare, & commettere quella cura ad’altrbDcneno ancho ra quelli frati,ahi quali farà commefso que-fto negotio, che precipuamente incumbe, & fpctta ad’efli Miniftri, & cuftodi, efserci-tarlo diligentemente,quando da lorogli farà impofto. Okradi ciò nella mcdefmaRegola li contiene, che li frati, alli quali il Signore hà dato gratia di lauorare, lauorino ft dehnen te,& deuotamente,in modo,ch’ef-clufo borio inimico dell’anima, non cttin-guano il fpirito della Santa Oratione,& de-uotionc: Onde perche da quella parola,alcuni maledici iniquamente fono forzati fin qua alcuna volta taflàreli frati, che in ciò habbiano tranfgreffo la Regola, menando vita ociofa: Noi volédo bora reprimere co fi nefarie mordacirà,dechiariamo,che con-fidcrate le cofe predette , & la forma, & il modo di parlare, dal quale li frati fono idut fi* ti à fimilc efsercitio: Non pare,che la intentione dello inftituente,lia tiara,che li frati,li quali attendono allo lludio, & alli diuini of ficij,&; minifterij,li obligafle alle fatiche, de D 3 opca' 54 D1CHIA RATIONE operationi manuali 5 poiché per lo cfsem-pio di Chrifto, & di molti Santi Padri, quella faticha tanto è di maggior importantia, & è preferita alle corporali ; quanto è più degno lo efsercitio dell’anima di quello del corpo : Onde dechiariamo,che quelli frati, che non fono occupati all’cfscrcitio fpiri-tuale, ne alh feruitij de gl’altri frati, quelli fono comprefidalle dette parole,accio non viuano ociofamcntc : Eccetto,fe quelli frati , liquali hanno quella grada di lauorare, fofsero di tanto eccellente,óc notabile contemplatione,& oratione, che meritamente non conueniria per fimilc efsercitio rimo-ucrli da vn tanto bcne;perchc qual fi uoglia frate,che non attcndefsero,ncà itudio,ne al culto Diurno, ma folo alli feruitij di quelli, che attendono, meritano efler nutriti,& fu ftentati con quelli mede(imi,alliquali fcruo no: Il che fi raccoglie da quella giuda legge, con laquale quel combattitore -valorofo Re Dauid giuftamente determinò,che fi do naffe egual mercede à quelli, che defeende-uano alla battaglia per combattere, & alli tettanti, chcrimancuano alla guardia delle E bagaglic. Ma perche nella medefima Regola efprefsamente fi contiene,che li frati non predichino nel vcfcouato d’alcuno Vefco-110, quando da quello li fofsc contradetto: Noi in ciò fauorendo la Regola, & confer- uando DELLA REGOLA. 55 uando l’authorità Apoftolica, diciamo,che tali parole fiano ofsernate ad li teram, à pun t° nel modo, che dia Regola l'hà proferite; Eccetto,fe per la vtilità del populo eh ri diano folle altramente ordinato, & concefso, ò per lo aduenire li concedere dalla fedia Apodolica.Et percheancho nel medelìmo capitolo immediataméte lì foggiongc, che ninno delli frati habbia ardire di predicare al populo, fe prima non farà efsamìnato,& approbato dal Miniftro General e,e l’officio della predicanone da cifòli faràconceflo. Noi aducrtendoal preterito dato dell’ordine,cheall’hora efa in piccolo numero, & al prefente multi pii caro, & ancho alla vtilità delle anime,comeconuiene; Concedcmo,, che non folo il Generale efsamini,& approbi li frati, che liano da predicare al li populi, & à quelli conceda licétia di predi care,purché la licentialia fondata nella habili rà della perlona,conforme alla difpoimonc della F Regola; M a con cedano ari cho atti Prouin-cialiMinidri,che inllcmc conìidiffinitori nelli capitoli Prouinciali podàno dare detta licentia,& facultà di predicare. Et quella riuocare,fufpendere,&redringere,come,& quando li parerà efpediente ; 11 che fi dice, che ancho hoggi lì ofserua,& li córicne nel li priuilegij deìli frati. Ma perche fomma-mentedelidenamo,cheà gloria de lddio,&; D 4 11 fac-; 56 DICHIARATIONE fi faccia profitto nella fallite delle anime,& à detto ordine (I accrefca numero, Se merito,come à quello, per il quale tutta via l'af-fettione della chriftiana Religione fi accende all’amor Diuino , concediamo , & con il prefente ftatuto confirmiamo, che fia licito non folo al Generale, ma ancho alli Mi-niftri Prouinciali riceuere nel numero de’ frati, le perfonc, che fuggono dal feculofia-qualc licentia però polsa efsererifirettada efso Generale, fin come li parerà efserecfpc G diente. Sappiano pero li Vicari) di cfsi Mini ftri Prouinciali,che non gli è concelìà fimile licentia per efsere fuftituriinloco di detti Prouinciali ; Eccetto, fe à loro farà fpecial-métecómefsa da effi Miniftri Prouinciali,al liquali determiniamo eifere licito poterlo commettere.Non dimanco efsi Prouinciali allertano di non commettere quella fa-cultàindifcretamente.neindilìintamente, ma con tale conllderationc, che quelli,alli-quali fucccderà commetterli,liano prudenti in confultarli ; & in tutte quelle cole, fi A proceda diferetamente. Ne però tutti quelli, che vengono dal feculo, liano indifferentemente admelfuna folo quelli, che hauen do lettere ,habilità , & altre circonltantie polfono eifere v tili all’ordine congiouare loro Itelfi con il merito della buona vita, <$c B alli altri con,il buono efsempio . Et di più in tal DELLA REGOLA. 57 tal modo rifpondiamo alli frati di qucfto or dine,liquali dubitano, per quello che fi dice nella Regola, che morendo il General Mini Aro,fi faccia la elettionc del fucccffore dalli Prouinciali Miniftri,& cuitodi nel capitolo della Pentecofte : fe per ciò debba contieni-re,& concorrere tutta la multitudine de’cu ftodi in elfo capitolo Generale, ò pur badi, che interuengano alcuni di ciafcheduna Prouincia, li quali habbiano la voce de gli altri, accio ogni cofa fi tratti con magior tranquillità? Rifpondiamo,che li cuitodi di ciafcheduna Prouincia da l'oro ftcfll pofsa-no conftituire vno,& quello mandino al ca pitelo, con il fuo Miniltro Proninciale, in loco di tutti loro, commettendo al medefi-mo le loro vici,il cheancho efsédo fiato fta-tuito da loro ftefiì, però hauemo elittimato douerli confirmare,poi che dicono,che Gre godo Nono predecefiòr nolito habbia ri-fpofto il medelimo invìi altro calo fimile. Finalmente perche fi contiene nella mede-, lima Regola, che li frati non entrino nclli Monalterij delle Monache;eccetto quelli,al li quali è fiata concefsa fpecial licentia dal-1 la fede Apoftoli caiBenchc li frati habbiano giudicato quello douerli intendere più attentamente delli Monafterij de’ Monache dell ordine delle pouerepoi chela fede Apo ftolica hà di quelle cura particolarcjEt quello s 8 DICHIA RATIONE fto punto fi ftima eficr flato in tal modo dichiarato dalli Miniftri nel capitolo Generale, per vnaconftimtione,nel tempo, che fu data la Regola in vita di San Francefco. Nondimanco grifreflì frati hanno cercato eflèr certificati, fe quello fi deue intendere generalmente di tutti gli Monaflerij di Mo nache > Poi che la Regola non efclude alcuno , ouero folamente delli predetti Mona-C fterij.Noi però rifpondiamo, che tal prohibitione è generale, & contiene qual fi voglia ordinediMonache.Etdechiarando vo gliamo, chegliluochi dc’Monafterij s’intendano, il clauftro,lc cale, & officincintc-riori : perche ne gli altri luochi, doue pof-fono conuenire,& negotiare li lecolari,pof fono ancho andare dii frati, per domandare però la elcmofina,& predicare. Eccettua do quelli,che per eifere frati maturi,& idonei hanno hauuto licentia da’loro fuperio-ri . Eccettuando fimilmcnte li Monaflerij delle predette Monache, alle quali non è conceflò ad’alcuno di poterli accollare firn za fpecial licentia di ella fede Apoftolica, il che anco fi dice efser flato rifpoflo da Gre-DgorioNono predecefsor noftro. Oltra di ciò fi dice, lo iftefso San Francefco confef-for di Chrifto di fanta memoria circa lo diremo della fua vita hauercper vn fuo te ftaméto impotto, che le parole di efsa Rego la DELLA REGOLA. ^ la non fi glofino,& per vfarc leiftcfise fine pa rolejcom mandò, che non fi dica,che la Regola fi debbia intendere di qucfto, o di quello modo,glofandoIaiAggiongendo ancho, che li frati in niun modo addomädino fittela alcuna dalla fede Apolf elica, inferendo, & imponendo alcune altre cofe, che non fi potriano ofsertiare lenza gran difficultà,per il che dubitando fi frati, i e forfè fofsero tenuti alla ofseruanza di detto teftamento: Domandorno da Gregorio Nono predccef for noftro, che fofse dalle loro confcientie rimoffa tal dubitatione ; il quale, fi come fi afserifee, hauen do occhio al pericolo delle anime,et alle difficultà, nelle quali per quello potriano incorrere; per togliere dalle lo ro confcientie fimile dubio, & ambiguità, rifpofe, che effì frati non fono altramente tenuti alla ofsemantia di detto mandato, ò teftamento : perche non hà potuto obligare li frati lenza confenfo loro ; Se malli ine deili Miniftri, alfi quali toccaua vniuerfal-mente. Netanpoco obligòilfuofuccefso-tein modo alcuno ; poi che quando dui fono eguali in giurifditioneff’vno non hà in-perio fopra defi’altro : Noi però circa que-lloarticolo hauemo Iti maro no douerfi in-nouare cofa alcuna, &à compimento di tutto ciò per dechiaratione della Regola,& de gl'incidenti, che in quella poteuano fuc- cede- 60 DICHT ARATIONE ccdere,hauemo intefo, che alcuni Romani Pontifici noftri predecefsori hanno feri tto, & emanato diuerfe lettere, Ma non perciò fi quietorno le infolcntie delli fudetti detrat tori,& mordaci di dia Regola, ne però per leiftefse lettere è totalmente proni fio alila to delli frati in molte cole, che la elperien-tia di molti fuccdfi ci hà dimoftrato efler bifogno di nona, & oportuna prouifione. Noi dunque perche la diuerfità di tali lette rc,5c della prefente conftitutione, & ancho la contrarietà d'intelligentia di quelle, non perturbane lo animo delli frati, intorno la ofseruanria delle cofe predette:Et accicche più chiaro,& con più certezza, & più pienamente fofse prouifto al detto fiato,& ofser-uantia di elfa Regola in tutti quelli articoli, & ciafcheduno di dii,contenuti,& compre fi in efsa conftitutione, benché fi comprendano , ò tutto , ò parte di loro nell’alrrc E fopradette lettere Apoftolice.Determiniamo doucrli perpetuamente ,&inuiolabil-menteofscruaredadfi frati folamenteque fta conftitutione, dechiaratione, ò ordina-tionc.Et poiché dalle cofe antedette, & di-fuafeda noi con molta maturira,apparifee già chiaro & manifefto,che efsa Regola e licita, fanta, perfetta, & ofseruabile ; Ne può efser pericolofa in cofa alcuna, per ciò tutto quello, che habbiamo di fopra determinato, DELLA REGOLA. 61 nato,ordinato,conccfso.difpofto, dechiara to,& fupplito,con la plenitudine dellApo-ftolicapoteftàj’approbiamo,confirmiamo, & vogliamo, che fia di perpetua firmità ; Strettamente commandando in virtù di l’anta obedientia, che quella confhtutionc, fia letta publicamente nelle fcole, 11 come tutte le altre conftitutioni, & epiltole decre tali. Et perche alcuni fiotto licito colore, contra elfi frati,& loro Regola,quella leggč do, riponendo, Se glofando potriano com fonderla , eon il loro veneno di maluagiti, Sc’l’intellctto di ella con le none innen rioni di diucrfic,Sc contrariefententie producem do,5c ritorcendo ; rifiendo che la contrarietà delle opinioni potriaoficurare,Se auilup-pare, ò abagliare, onero perdere di animo molti benigni,& pii:&anchoà molti Iettarli di animo d'intrare nella Religione ad’eui-tare tale peruerfità di detrattori c forza à noi Iettarli tale via di procedere, Se ferrarli la ftrada,con determinare il modoà quelli, che quella conltitutionc leggcrano;Per tanto ftrettamentc commandiamo fotto pena di fcommunica,e della priuatione dell’ vflì-cio,e beneficio,che quando occorrerà legeir la,che fi come è qui pronunciata, co fi fide-mente lia dechiarata ad litteram: Nein maniera alcuna li lettori,Se efpofitori trouino fiòpra rilà cöltimrione cöcordätic,cötrarie- 62 DICHIARATIONE tà,diucrfità, ò controucrüta di opinioni,& glofc : eccetto forfi, per conftruire il fenfo della parola, ò parole, onero conftrnttione quali grammaticalmente Ila efpolta: Et che l’intelletto di ella,da qlli,che la leggeranno, non Ila in alcuno modo viciato,ò corrotto ò fallificato,ouero diftorto ad’al tiro, che fona efla lettera,& accioche la fedia Apoftoli-ca non habbia più caufa da qui innäzi di tra uagliarlì contra quelli tali detrattori, efprcf famente commandiamo à tutti,& à cialche duno,di qual ß voglia preeminentia,condi-tione,ò flato, che fi ila, che non infegnino, determinino,fcriuino, predichino ,o parlino malamente in publico,ouero in fecreto, contra quella Regola, e fiato de frati Minori , ò contra le fopradette cole da noi llatui-te,& ordinate,difpofte,determinate,dichiarate,fupplite,approbate,& confirmate. Ma occorrendo alcuno dubio iia nmelìò all’altezza della tedia Apollo lica , accioche con la authorità fua fia la fua intentionein ciò manifeftata ; allaquale folo è conceflò di fare ftatuti,& dechiarare li già fatti : Ma quelli che detta conftitutione glofaranho con ferirti,altramente di quello, chehabbiamo detto,& gli dottori,& lettori,che con mali-tia,mentre che debitamente in publico infe gnano, deprauano, ò corrompono l’intelletto di quella conftitutione, facendoui comenti DELLA REGOLA. 63 menti, con fcritmre.ouero libelli, con deliberata malitia determinano nelle fchole , onero predicano contra le cofe, onero alai na delle pdette,(appiano, che da bora li pro ferimo, & manifeftiamo edere incorfi nella fen te n tia d ella feommuni ca, non o bltanre qual fi voglia priuilegio , indulto , ò qual (1 voglia lettere Apoftolicc, concede à perfo-na di qual (i voglia dignità,ordini, ò luochi Religioso fecolari, generalmente ,0 particolarmente,dotto qual fi voglia forma,ò ef-prcfsione di parole,lequali lettere, non vogliamo , inquanto tocca alle cofe predette, che vagliano cofa alcuna .Et dalla predetta (communica non podà edere afsoluto da altro,chedal Romano Pontefìce:Di più che fe contra alle predette alcuno farà trouato far il contrario : vogliamo fia condotto, <5c prefentato alla noftra prefentia,Sc della San ta Sedia;accioche quelli, che non li ritirano da le cofe prohibite, la fententia da noi data ,& lo rigore della vendetta Apoftolicali raffreni. A’ncdùno dclli huomini da licito in alcuna maniera ropere quelle noffre lettere di dichiaratione, ordinatione, concef-done,difpofitionc, fupplimento, approua-tione, confirmatione , & conftitutione, o contra ede con temeraria audacia contradi tede alcuno prefumerà d’mtentarli contra, fappia, che incorrerà nella indignatione del i’om- Ö4 DIC HI ARATIONE l’omnipotente Iddio , & dclli Beati fiioi Apoftoli Pietro, & Paulo. Data in Soriano al li quattórdici di Agofto l’anno fecondo del noftro Ponficato. In quanto al fatto della fcommunica córra quelli, che folamente glofaranno detto •capitolo,e fofpefa,per il capitolo.quianon-nunquam. de verborum jignificatione, nel libro delle ellrauaganti communi : ma in quanto al retto, che fauorifee la religione, non è fofpcfa. In quanto à quello, che fopra al folio j 2. circa la efpropriationc di diritto, & de gli Apoftoli, lì vole intendere, fecondo li dirà nel fine doppo le her die,accio no s’inganni, & incorra nella fcommunica,polla nel cap. cum inter nonnullos virosfcholafticos. de Verborum lignifica tiene,nel detto libro del le extrauagan. Finifccil cap. Exijt, fatto dalla felice Recordatione di Papa Nicolao 111. fecondo alcuni regiftri ; ma nel tempo della felice ri-cordationc di Papa Clemente V .nel fequen te cap.Exiui. Se nel tempo di Papa Giouan-m.XX I Litidiuerli capitoli.nel fopradetto titolo de ver borimi lìgnificatione, al libro delle Ellrauaganti communi ,&malfarle nelle ftampe moderne dicono,che ditto ca-pit.Exijt, fu fatto da Papa Nicolao 11 II.Sc da Papa Gregorio XIlI.fi conferma elfer di DELLA REGOLA. 65 riforminone,ddli redi Canonici, che hà tatto nltampare nel 15 S a.feguirano le altre determinationi de’fanti Pontefici Romani fatte (opra gl’altri dubii,che (ucceflcro dop po publicato detto c.Exi)t,poffi nel cap.Exi ni, determinate dalla felice Ricordatione di Papa Clemente Qmnto, regi (irato nelle clementine, nel detto titolo de verborum (ignificatione,il tenore del quale in vulgare dice. Sono ufcito dal Paradifo, hò detto, ad-dacquarò l’horto delle mie piate, difie quel celelte agricoltore , il quale eflèndo vero fonte di fapicntia, figliolo d’iddio eternal-mente generato dal padre, rimanendo fcm pre in lui, per opera del Spirito fanto, nel ventre della gloriofa Vergine fatto homo: è venuto à compire la faticola opera della humana redemptione, dando le medelìmo in efsempio di vita celeftiale : accioche da tutti gli huomini fuffe feguitato. Ma perche fpelfe volte l’huomo aggrottato da fuper-fiua cura, & follicitndinc delia uita mortale, rimoueual’occhio fpirituale dalla con-(ìderatione di fi perfettilTimo c(lempio:il no Pro vero Salomone, nella terra della Chie-fi Militante , piantò vn' horto diletteuolc dilongato dalli rumori del mondo:nel qua le Vhuomo piu quietamente,& fecuraméte cóteplar potefie,&: feguitare le operepfetre E del- 65 DICHIARATIONE dellottimo (igtiore: il quale è intrato nel-l’horto fuo per adacquarlo di acque fecon-Adcdigratia,& di dottrina. Certamente que ito horto è la fanta religione de’frati Minori: laquale fermamente circondata da ogni parte, di muri di regolar ofleruantia : elìen-do contenta del foìo Dio è adornata abon-dantemétedi nouelle piante, ciò è, di figlio li fpirituali. A quello horto venendo il figliolo d'iddio raccoglie la Myrra , ciò è 1' amaritudine della mortificante penitentia, con le odorifere fpecie della fanta, & efsem piare vita. Quella è quella forma, <5c regola di vita celeltiale : qual deferì Ile qucH’eccel-lente confefiòr di Chrilto fanto Francefco: & con dìempio,& dottrina dlòrtò.li fuoi fi gitoli à douerlaolìemare.Et perche li delio ti profdlori della detta rcgola,come veri fi glieli di tanto padre ,defiderauano ,.come anchora deliderano, di ofi’cmare integrarne te, & perfettamente la regola da loropro-mella: parendoli che in ella regola fi conten gano alcune cofe Acquali potrebbonoha-ucr dubiofo fentimento: prudentemente ri corfero al fommo Pótifìce della fanta Chie fa, accioche elìendo per quello certificati, al li piedi del quale per la loro regola fi co-nofeono dìere foggetti, fcacciato ogni dubio poteffero feriiir al Signore con piena chiarezza di confcientia.Alli pictofi,čc giu- DELLA REGOLA. 6f fti pvicghi, delliquali dcuori oratori molti Romani Pontifici noftri predecefibri inchi n3ndo le pictofe orecchie, 5c volontà loro, come era cofa degna, dichiarorno qllc cofe, cheli parcuanodubiofe : 5c alcune altre neaggionfcroA conceflero ; come li pare-Ua eliti' efpedientc alle confcientie dein fra-tri. Scalla pura ofiTeruanua di quello flato. Ma perche le confcientie timorate, quali te mono nella uia de Iddio ogni difetto, fpef-fe volte temono la colpa,doue non è,per le dechiarationi del li predetti fonami Pontifici non fono tanto perfettamente quietate: che non nafcano anchora in elfi frati alcune dubitationi circa le cofe, lequali appartengono alla regola,& loro fiato : come più volte nell! priuati,Sc pubhci conciftorij da più perfone hauemo intefo. Per la qual colali medelimi frati hannohumilmente Supplicato , che per benignità della fedia Apofiolicagiolelnmo dichiarare pienamen te li dubijj liquali occorrono , Se occorrere Potrebbono per fauenire . Noi adunque nauendo hauuto.fin da piccolezza,l’animo pietofo, Se denoto alh profefibri di efia regola,Se à tutto l’ordine predetto:Ma al pre lente per la vniucrfalc cura, Se regimento paftorale , che indegnamente fofienemo: tanto pm Piamo indotti à più dolcemente trattar li,Se fauorirli, quanto più fpeflb con E 2 fideriamo. 6S DI CHI ARATIONE Aderiamo,il gran frutto,qual vedemo continuamente venire à tutta la vniucrfale chicfa, per la loro efsemplar aita, Se catholica dottrina : cflendo molli da coll pietofa intentione delti predetti fupplicanti, haue-mo deliberato di far con diligentia , quel che dii humilmente domandano: & haue-mo fatto elTaminare diligentemente dii du bij da più prelati, Madia in Theologia, Sc da altre perfone literate,& diferete .PER chenel principio della Regola predetta è fcrirto: la Regola, & vita de’frati Minori è quefta,ciò è,olfcmarr il tanto Euangelio del Noftro Signor lefu Chri(to,viuendo in obe dientia,lenza p toprio,&in calti tà: & che finitolo anno della probatione,liano riceuit ti ad'obedientia, promettendo di ofieruare fempte quella uita, Se Regola. Et circa il fine dicc,olìeruiamo la pouertà, & humiltà. Se il lauto Euangelio del Noftro Signor lefu Cbrillo, qual fermamente hauemo proci melfo: Dubitano alcuni frati,fc elfi fono ob ligati per la profeffione di efla regola ad’of-femare tutto il facto Euangelio: tanto gli commandamenti,quantoi configli: dicendo alcuni, che fono obligätia tutti : de altri dicendo,chefolamente à quelli tre configli, cioe,viuerein obedientia, fenza proprio,& in caftità, Se à quelle cofe, che fono fcritte nella Regola con parole d' obligatione. DELLA REGOLA. 6* Noi circa qucfto Articolo accollandoci alle dichiarationi de gl’akri Romani Pontif^ ci, più chiaramente rifpondiamo alla detta dubitatione. Pcrcheii voto di ogni perlona Jì deue fare di alcuna cofa certa : non li può dire, che quelli, liquali promettono quella regola, per il voto loro liano obligati à quelli configli del l'acro Euangelio , liquali non fono ferirti in effa regola. Et certamente fi, conofce quella elìer fiata la intentione del beato Francefeo,il quale pole nella regola alcuni configli euangelici, ìafeiando gli altri. Et fe la intentione fua fülle fiata di obligar li fuoi frati à tutti li configli del lauto Euangelio: lùperfiuamen te haucrcbbeefprefio nella Regola alcuni di elfi configli, tacendo gP altri. D Ma eflendo che la natura,& qualità del ternaine reftrittiuo è tale,che in tale modo ef-clude da fe le cofeefiranee, che include tutte le al tre cofe pertinenti à fe ftelfo.Dechia-rianio, & diciamo, che li predetti frati per la loro profefiìone, non folamente fono tenuti, 5c obligati à quelli tre voti ,maan-chora fono tenuti ad’olleruare integra-niente tutte quelle cole, lequali fono polle uellaRegola, per la olìeruantia delh tre predetti noti: Perche le quelli, liquali promettono di ofièruare la regola, uiuendo in obedientia, in cafiità & fenza proprio fufiì- E 3 no 70 DICHIARATI ONE no folamente obligati alli tre predetti voti, & non à tutte quelle cofe, cheti contengono nella regola, & danno il modo àquefti ■treuotr.in nano fi direbbe da quel li,che fan no profeltione : io prometto Tempre diof-feruarequeftaregolamon nafeendo da que 3E ite parole alcuna obligatione. Ma non però è da penfare, che il beato Francefco habbia voluto obligare egualmente li profeflòri della fua Regola à tutte quelle cofe, che in eifa regola fi contengono : & che danno il modo alli tre voti : onero quanto alle altre cofe in quella cfpretle : ma più pretto apertamente dichiara,che la tranfgrettìone di al cune è peccato mortale, & di alcune altre, non è tale peccato : perche ad alcune delle cofe predette pone la parola di commanda mento,onero che tanto vale : come fe fuffe parola di coni mandamento ; & quanto ad alcune altre è contento d’altre parole. An-chora perche oltra le parole di commanda mento,& di c(sortatione,ò di ammonitio-nelequali efprefsamente fono polle nella regola: ce ne fono alcune con la parola, la-quale hà modo di precetto.ò di prohibitione : fi è dubitato fin’al prefentc le li frati fono tenuti ad ofieruarle come parole , che hanno vigore di commandamento. Et per che come hauemo intefo , non fi diminui-fee quello dubio , anzi s’accrefce, per quel che DELLA REGOLA. . cyc Papa Nicolao Quarro di felice recorda tione noftro anteceffore lì conofce hauer ticchiarato : che li predetti frati, per la loro profellione fono obligati à quelli confegli euangelici, di preccttoòdiprohibitionèdi-quali fono efpveffi nella regola : commandando,ò vetando,ocon parole, che tanto vagliono,& nondimeno fono ctiandio con Eretti ad’olferuare tutte quelle cofe, quali gli fono commandate in dia Regola con parole di obligatione: hanno fupplicato li predetti frati, che per fcrenità delle loro confcientie,(i degnaliimo dichiarare, quali fono le parole, che tanto vagliono, quanto li commandamenti, & cheiòno di obliga-F tione. Noi adunque liquali fi deiettiamo nelle pure,et nette conicientiedelli frati,at tendendo,chein quelle cofe, lequali appartengono alla falute delle anime, per fuggite li grani rimorli della confcientia:pmden ternentefideue tenere la parte piùfecura: Diciamo,che benché li frati non liano tenu ti à tutte le cofe,quali fono porte nella rego la con parole di modo imperatine,come lò no tenuti alli precetti, ouero à quelle parole,che tanto vagliono, come li com manda menti: Nondimeno è efpediente à dìi frati per orteruare la purità, & rigore della regola, che conofcäno loro erter obligati à quel le cofe , lequali di fotto fono icritte ,co- E 4 me 72 x DICHIARATIONE meàquellc,che tanto uagliono,come corti mandamenti. Etadciocheli fappia fotto breuità, quali fono qudte cofe, che tanto vagliono, come commandamenti, per vigore della parola, ò al manco per ragione della materia,della quale li tratta,ò per IV-no,& per raltro:Dechiariamo,chc quel che è pollo nella regola,di non hauer più toni-che,che vna con il capriccio,& l'altra fenza capuccio: & di non portar calciamenti. Et di non caualcare fenza necclfità. Et cheli frati fi uelìano di vili veftiméti.Et chefiano tenutià digiunare dalla fella di tutti li fanti,fin alla Natiuità del Signore:& ruttili Ve nerdi.Et che li chierici facciano il diuino of ficio fecondo lordine della Santa Romana Chiefa.Et cheli MiniltrijSi: cultodihabbia-no follicita cura per le necelfità de gl’infermi , & vcltirc li frati : & che fe alcuno dclli frati caderà ininfirmità ,li altri frati debbiano femirli. Et cheli frati non predichino nel Vefcouatodi alcuno Vefcouo,quan dodalui gli farà cótradetro.Et chenelìimo ardifea predicare al populo, fe non farà ef-faminatoA approbato, & à tale otheio in-flituitodal Minillro Generale, onero dalli altri frati,alliquali appertienc lecondo la di chiaratione del fopradetto Nicolao Quar-to.Et che li frati,liquali conofcono non po ter o(remare la regola fpiritualméte:debbia no DELLA REGOLA. 73 no , Scpofllno ricorrere alliloro Miniftri. Et tutte quelle cofe, lequali fono pofte nella regola, che appertengono alla forma dello habito,fi dc'nouicij, come de'profcifo ri,& il modo di riceucre à profdIìone,eccct to fe non apparefìe altraméte fecondo Dio, alli recipienti, quanto allo habito de'Noui-cij, come dice la regola. Tutte quelle cofe diciamo, che li frati fono obligati ad’olfer tiare. Anchora da tutto l’ordine commune mente fi intende, & tiene, & fi è tenuto dal principio,che in ogni loco doue fi pone nel la regola, quella parola, fiano tenuti: tal parola hà vigore di commandamento: & co-^ me tale fi deue olferuare dalli frati. Perche il predetto confelìòr del Signore Noltro Gie-fu Chritto dando il modo alli Miniftri,& affi frati di quello fi deue fare,& ofieruare,circa quelli li riceuono all’ordine: dilfe nella Regola, cheli frati, & fi loro Miniltri, fi guardino, che non fiano folliciti delle loro cofe temporali, accio che liberamente facciamo di elle , tutto quel che gl’infpirerà il Signore-Ma fe farà bilogno di cófiglio, hab biano licentia elfi Miniltri di mandarli ad’ alcuni,che temono Dio, per configlio dclli quali fi fuoi beni fiano dati à pouerfiHanno dubitato,& dubitano molti frati,fe gli è lici to riceuere alcuna cofadelli detti benfiquä-do da quelli,che intrano nell'Ordine, fi luffe 74 DICHIARA TIGNE fe donato : & fe padano lenza' colpa indurli à dare cofa alcuna alle loro per fone, ò con-uenti: & fe elTi Miniftri,ò frati li deueno con figliare, come deueno difporre,ò diftribuire le robbe loro : trouandoli altri fufficienti à G configfiarli. Noi confidcrando attentamen te eder data la intentione di SanFranccfco, per le dettcparole, totalmente allontanare li profedòri della fua Regola, li quali haue-ua fondati in grandiffimapouertà, dallo a-m or e delie cole temporali,di quelli,che in-trano nell'ordine, acciochcquäro dalla par te de’fratfla lororccettioncli conofca eder fanta. & purilTjma:& chenon apparideper modo alcuno,che edi hauedìno l’occhio a-gli loro beni temporali: ma folamente à ri-ceuerli al Di nino feruitio: Diciamo,che coligli Minidrr, come gli altri frati fi deueno guardared'indurii,òconfortarli, che li dia-A no cofa alcuna : Ne debbono dargli confi-glio circa la didributione delle robbe loro : ma deueno mandarli ad’alcuni, che temono Dio,di altro dato, & non allifrati:accio che fi dim ollrino à tutti eder follici ti, Se per fetri amatori di coli fanto ordine dato dal fuo padre: Ma perche la Regola vuole, che quelli,li quali intrano nell’ordine, facciano Iiberament delle robbe loro,quelche dalfa B pientidimo Signore gli farà infpirato : Non appare,che li frati, contiderate le loro necef fità. DELLA REGOLA. 7$ fità,5c modi della detta dcchiaratione, non pollino ri cenere, fe quel che intra gli vorrà dare alcuna cofa dclli fiioi beni liberamen-C te per elemolina,come agli altri poueri.Ma fi deueno guardare li frati, che per accettare le cofe offerte in notabile quàtità, non fi polfa prefumerc in lorofmiftra intentione. Doppo le cofe predette dicendo la Regola, che quelli frati li quali häno promelìò obe-dientiaihabbiano vna tonica col capuccio, <5c vn’altra fenza capuccio, chi la vorrà ha-uere: & che tutti li frati Ii veftano di vili ve-ftimeti:& Noi hauemo dichiarato,che quelle parole tanto vagliano come comman-damentoivolcndole più pienamente dichia D rare : Diciamo no gli eifere licito vfare più, di due toniche , eccetto nelle necelfità : le-quali fi polfono hauere per la Regola,come il prenominato antecelìòr nollro più piena niente dichiarò quello palio. Et diciamo, che la viltà de gli velli menti, cofi dello habi to, come delle toniche di den tro, fi deue in- , tendere,quella, che fecondo la confuetudi-ne,ò condi rione della patria, quanto al colore , & quanto al prezzo del panno, fi può degnamente riputare viltà : perche quanto à tutti li paelì non fi può in tal cofa alfegna-E re vn modo commune, & determinato. Et il giudicio di tal viltà hauemo deliberato commettere alli Miniltri, cuftodi, guardiani. 76 DICHIARATIONE ni, caricando fopra ciò le loro con feien tic: talmente però che li oflemi nelli velHmen-ti la viltà. Al giuditio de’qttali Miniftri, cu-ltodi,guardiani,nelmedelimo modo lafcia-mo il determinare,per qual neceffità, li fra-F ti pollano portare calciamenti. Perche el-fendo detto nella Regola, che induce tempi,ciò è, dalla feda di tutti li Santi, perfìn alla Natiuità del Signore,& nella Quadragell ma grande, li frati fono tenuti à digiunare: feguitain ellà Regola: Ma in altri tempi no liano tenuti, fé non il venerdi à digiunare : & per quello alcuni vollero dire, che li frati non fono tenuti ad’altri digiuni, che sili predettuDichiariamo douerli intédere, che non fono tenuti à digiunare in al tri tempi, fe non li digiuni ordinati dalla Chiefa : Perche non è verìlimile,cheraut.rore,& il con-fermatorcdella Regola hauefle intentione di liberare li frati da quelli digiuni,alli quali gli altri chriftiani fono obligati per comune ftatuto della Chiefa. Volendo il predetto Santo, che li fuoi frati, (opra ogni cofa ti a-ftengano totalméte dal ti cenere denari,oue 10 pecunia:commanda fermamente à tutti 11 frati, che per nell'uno modo ricalano denari,ò pecunia,per fe,ò per interpolia perfo na: & quelio ar t j col o d cehiavan do il medef-moantecelìbr noitro ha pollo li calì,& modi, li quali clfendo da li frati ollemati , non z Pof- DELLA REGOLA. 77 poflbno, ne deuono cflère detti riceuere, la pecunia per fc,ò per altri, contra la Regola, Cj Se purità del fuo ordine. Diciamo,che li fra ti fono tenuti con fommo ftudio guardarli,che per altre caufe, ne in altri modi ricorrano à quelli , chedannola pecunia, onero alti deputati da loro, fe non come pone la dichiaratione del predetto noftroantecef-fore: accioche meritamente non pollano ef fer detti tranfgrclfori del precetto della Re A gola, fe altramen te faranno. Peroche doue ad alcuno generalmente è vietata alcuna cofa: s’intende elfergli vietato tutto quello, che efprèlìàmènte non gli è conceffo.Pcr la qual cofa, larichiefta,ò cerca, di ogni pecunia, & alla recettione di quella offerta in Chiefa, onero altroue, tenere ceppi, ò caffè ordinate à riponete le pecunie di quelli,che gli offerifcono,ouero donano: Se ogni altro ricorfo alle pecunie, onero à quelli,chele hanno, il quale non è concefiò per la detta dichiaratione:diciamo, che tutte quelle cofe ad’effi frati fono Ihnplicemente prohihi-B te. Perche il ricorfo agli amici fpirituali fo-lamente in doi cali per la Regola è con ceffo , ciò è, per le neceffità de gip infermi, Se per veftire ti frati, il che piamente Se ragio-neuolm.ente,contideratala necefiìtà, il predetto anteceflòre hà ordinato, che tal ricor fo tia licito alti frati per le altre loro ncccffi- 78 DICH! ARATIONE C ti, cheli accaneranno. Mancando le eie* moline attendanoli predetti frati, che per nclfuna altra cagione,eccetto lepredette, ò limili,gli è licito nella via,ò in altre parti ricorrere agli amici predetti, ò liano quelli, che donano la pecunia, ò deputati da loro, ò vero loro melìì,ò depolitarifò altramente nominati, benché oflerualTero gli modi integramente concclTi per ella dichiaratio-Dne circa la pecunia. Finalmente elfo con-feflore fommamentedefiderädo che li pro felibri della fua Redola liano feparati dallo affetto,& deliderio delle cofe terrene^ & fpe dalmente dalla pecunia, e dall’vfo di quella, come li prona p la prohibitione più volte replicata nella Regola ; che dalli frati no fìriceua pecunia, gli è necclfariofollicita-mente guardarti, che eflendoli bifqgno negli predetti modi, & caule ricorrere à quél-lidi quali hanno pecunia deputata per lene cellità di efsi frati, liano, chi ti vogliano, 0 princi pali,onero mcfsi, inogni cola talmen * teti portino, cheà tutti dimoftrino,comeè in verità, che niète hanno à fare nelle dette E pecunie. Per la qualcofa comimdare à quel modo,la pecunia li debba fpendere,ricercar ragione, onero conto della pecunia fpefa, domandarla in alcuno modo, onero depo-nerla ò farla deponere,portar la calfetta del la pecunia,ouero tener la fua chiaue: fappia DELLA REGOLA. 79 no li frati,che quelle cofe,e le altre limili,no gliè licito : perche follmente conuengono alli padroni,che hanno data la pecunia, & à quelli, che lo no da loro deputati alle cofe £ predette . Perche l’homo lauto efprimen-do il modo della pouertà promcira,dilTe nel la Regola, che li frati niente lì appropri] no, ne. cala,ne luogho, ne alcuna cola, è come pellegrini, & foraltieri in quello mondo,fer uendo al Signore in pouertà, & h,umiltà,va dano per laelemolina confidentemente:ef-fendo dichiarato per alcuni Romani Póte-fici,che quella cl'propriationelì deue intendere, tanto in fpeciale, quanto incommunem però hanno riceuuto in fc,& nella Romana Chielà,la proprietà,dominio di tutte le cofcjOlfer te,& donate,f vfo delle quali al l’ordine, ò alli frati è licito hauerc, lafcian-do ad’clsi frati (blamente il lìmplicc vfo di G fatto. Sono (late referite alla noltra elìàmi-natione,quelle cofe, le quali fi diceuano effer fatte in elfo ordine,che parcuano contra rie al pdetto voto,& alla purità della Regola: ciò è per efprimere di elle folamente quel le le quali crediamo hauer hi fogno di rimedio. Che li frati, non folaméte lòpportano, nia procurano di e (Ter fatti heredi: che ri ce-uono intrate de anno i n anno alcuna uolta in coli notabile quantità,che li conucnti,liquali le hanno,totalmente ne viuono. Che trat- 8o DICHI ARATI.ONE trattandofi le cofe loro nelle corti anchorä per le robbe temporali,(i accodano à gli ad-uocati,& procuratori,& ini perfonalmente fi rapprefentanoà follicitarli. Chericeua-no le eflecutioni delli tedamenti,& in quel li s’intromettono alcuna volta nelle reditu rioni dell’ vfure, onero delle robbe mal tol-te.Che in alcuni luoghi non folamente han no horti eccdfmi,ma uigne grandi, talmen te che li raccoglie dcll’herbe,& del vino per vendere.Chenel tempo del mietere, & del vendemiare,li frati mendicando,ouero co-prando, ripongono tanto grano, & vino nelli granari,& cellari,che per tutto il redo dell'anno poffono uiuere fenzamendicare . Che fanno, ouero procurano,che liano fattele loro Chiefe,ò altri edideij in tanta grandeza,curiofità, bellezza, & preciolità: che non pareno habitationi de’poucri : ma di Signori,ò per fone grandi. Et che hanno li paramenti delle Chiefé in molti luoghi, ^ tanti, & coli notabilmente preciolì, che in quelli eccedono le grandi Chiefe Cathedra li. Et indifferentemente ficeuono caualli,5c arme, che li fono offerti alle efequie, & fc-pulture : Mala communità de’frati,& fpc-cialmente', li Prelati di elfo ordine di cenano, che le predette cofe, ouero la maggior parte di quelle non li faceuàno nell’ordine: Et fe alcuni erano trouariin tali cofe colpe noli. DELLA REGOLA. 81 noli, «anorigorofamcntepuniti,& accio-che tali colie non li faceflero : più volte per il paflato li fono fatti ftatuti nell’ ordine molto ftretti. Però noi delldcrando proue-dere alle confcientie delli frati, & quanto è polììbile rimouere dalle menti loro ogni dubio, rifpondiamo alle predette cofe nel B modo fequente. Perche nera mente appartiene alla verità della vita, che quel,che fi fàdi fuorfrapprcfentiladifpolitione, & habito interiore della méte:E neceffario ah li frati li quali con tata efpropriatione fi fono fcparati dalle cofe temporali,che fi aften gano da ogni cofa,laquale fulTe,ò parelfe co Ctraria alla detta efpropriatione . Perche nelle fuccdlìoni, Schcredità li heredi non folo hanno 1’vfo,ma anchora il dominio al tépo fuo delle cofe à loro Infoiate : & li predetti frati niente poflòno acquiltare a fe, onero al loro ordine,nein proprio,neincó nume:Dichiarando diciamo,che confiderà ta la purità del fuo uoto li frati per nelfuno modo fono capaci di tali fuccelfloni, di he-redità,ie quali di fua natura indiffercntemé te li eftendono alla pecunia,& alle altre cofe mobili,& immobili.Ne gli è licito farti la feiare per modo di legato, leu in teltamen-to tanta parte delle dette heredità, onero il fuo valore,che fi polla prefumere quello far li ad’inganno:5c elfendoli coli lafciatc, non E gli 82 DICHI ARATIONE gli è licito a riceuerle, ma piti pretto com-mandiamo, che tali cofe non li facciano. D Et perche le rendite,onero intrate, danno in anno,dalla legge fon giudicate fra li beni inmobili, & tenere tali rendite è contrario allapouertà,5c mendicità: non è dubio,che ahi irati non è licito, conlidcrata la loro cö ditione ,hauere, ò nceuere tali rendite, come non gli è licito hauere poli effio ni, ò fv-fo di quelle, non trouandofi tali cofe etter li E concedè. Et perche dagli huommi perfetti non folamentefi deue fchittàre quello,che li con ofcc edere male, ma edam quello,che appare eifere male. Ma da tali prefentatio-ni nelle corti, & mitigare, onero dimoiare, quando che li tratta di cofe da conuertirlì nel commodo di effi , fi credono verifimil-mente per quello, che exteriormente pare, del quale li homini hanno da giudicare : in queftc colè li frati,& li prefcnti, leu affittenti à cercare,come cofa ma,in niun modo de nono qnetti tali,chehäno fatto voto,& pro fèffione di tale Regola, mifchiarfi, & intricarli in tali atti litigiolftal che habbiano te-itimonio da quelli, che fono di fuori,& fo-disfacciano alla purità del voto fuo : Se an-chora accio che li euiti per quetto il fcando F lo de’proffimi. Perche li frati del predetto ordine non folamentc lì deuono attenere dalla rcieftione, proprietà, dominio, & vfo del- DELLA REGOLA. S? della pecunia: ma li dcuono guardare da qL-da ogni con trattati on e di efla: come il predetto noftro anteceirorc ha detto mani-fcltamente nella dichiarationc di quella Re gola. Et non potendo li profclìbri del predetto ordine, comparire in giu ditio, non glie licito, ne gli conuicne, che nelle elTecu-tioni di robbe li intromettano : ma più pilo conliderata la purità del flato loro, dcuono lapcre tali cole cfferli prohibitc:pcrche fpcf le volte non li polfono cfpedire fenza lite, L ò adminiftrationedi pecunia. Ma il dare conliglio come tali cofe li debbiano chequi ■re, non è contrario al dato loro, non eflen-doli per quello data alcuna ragione,ò difpE fpenlàtione dellibeni temporali. Benché non folamente lìa licito ,ma molto ragio-neuolcjCheli frati,liquali fono occupati nel lielfercitij fpirituali della oratione, & dclli denoti ltudij,habbiano gli horti, & giardini conucnienti,pcr raccogliere, onero per recreare le medefmi andando per quelli,& per hauere le cofe dell’horto à loro ncccflà-ric. Nondimeno hauere horti gran di,acci o-che liano lauorati,per vendere herbe, & altre cole dcil’horto, & hauere vigne è contra la Regola, Sc contra la puri tà dell'ordi-ne j come dichiarò il predetto antcccffore, & ordinò , che fe tali cole fulTmo lafciate à frati per viàrie,come habbiamo detto, ciò F 2 è aK 84 DIC HIA RATIONE è alcuna pofTdilonc, ouero vigna per locar le, 6c limili cofe, per ogni modo li frati lì allegano di riceueiie:perche hauere tali cofe,accio che li habbia il prezzo delti frutti à fuoi tempi, farebbe come hauere intrate. A Anchora haucndo il predetto fanto coli per elièmpio,come per le parole della Rego la mofträto volere, che li fuoi frati,6c figlio li confidandoli nella Diuina prouidentia, ponclfero li loro penfieri in Dio,il quale pa ice gli vccelli del ciclo, Ót li pelei del marei li quali non congregano nelli granari,ne fe minano,ne mietono: non è uerifimile, che lui uoleffe, che li fuoi frati hauelfero granari ,6tcellari,doucdebbono fperare conte quotidiane mendicationi potere ritrouare le cofe neCeflarie alla vita loro.Et però non fideuono rilafciare per timore leggiero a fare tali congregationi, óc conferuationi: ma folamente quando folfe molto credibile,per la efperientia del tempo pafiato , che non potelfero altramente trouare le cofe necellarie all a ui ta prefente. Ma quello lo lafciamo al giudicio dclli Miniftri, 6c culto-di inlieme,ò lèparatamente nelle loro admi niitrationi,6c cultodie con il configlio,6c co fentimento del Guardiano,6c di dui difere-ti frati facerdoti,óc antiqui nell’ordine, caricando iopra quclto fpecialmenteleloro B coiifcientie. Da quelto anchora procede, che DELLA REGOLA. 87 che volendo I homo Tanto fondare lifuoi frati in soma poucrtà,& humiltà quanto al l'affetto,ò amore,& quàto ali'etfctto^ ope re,come grida quafi tutta la Regola, conuie nc à effi frati,che per nefsuno modo facciano fare,ne permettano , che liano fatte per loro Chiefe, & altri edifieij,liquali cófidera to il numero delli frati, che le debbano habitare,frano reputate eccdfiuein multimeli nc,& grandezza: però uoghamo,che per l’a-uenire in ogni loco del fuo ordine liano có-tcntid'edificij humili ,&temperati,accio-che quel che appare di fuori , non (i dimo,-. Uri eifere contrario à tanta poucrtà,da loro C promelfa. Benché li paramenti,& vari ec-clefìaftici fiano ordinati ad honore del Dittino nome, per il quale dio Dio hà fatto ogni cofa,nondimeno quello,il quale cono fee tutte le cofe occulte; principalmenteri fguarda all’animo,& non alla mano di quel li,che gli feruono : Et non vuole elfer ferui-to per quelle cofe,lequali non fono conuc-nienti alla conditione, & Itato deili fuoi fer nitori.Per il cheli deuono ballare li pararne Se uali eCclefìaftici fufficienri in numero, & grandezza. Ma la fuperfluità, ò cccdfma preciolìtà,& ogni curiolità in quelle, & altre cole non può conuenire alla profclfio-ne, Se ftato loro : perche quelle cofe,lequali moftrano ricchezza,ò abondantia, quanta F 3 airiup M DICHIARATIONE aU’humano giudicio.maniféftaménte fono contrarie à tanta poucrtà. Per la qual cofa Vogliamo, & commandiamo, chele cofe predette liano ofleruate dalli frati. Ma circa la offerta de canai li, & arme,ordiniamo,che in tutto,& per tutto,(i ofierui quello , che è determinato, per la predetta dichi aratione, nelle elemoiinc pecuniarie. Per le cofe predette è crefciuta tra li frati una queftione, non poco dubbiofa,ciò è,fe per la profeffio ne della loro Regola fono obligati alftret-to,5c poucro vfo delle cofe: Alcuni di loro credendo, & dicendo, che come quanto al dominio hanno fatto voto di ftrcttilììma renuntiatione:coli, quanto all’ vfo li (la comandata una grädißimaltretmra,& pouer-tà.Alcuni altri in contrario, diceuano, che per la fua profelìione non fono obligati ad’ alcuno vfo pouero,il quale noni'ìa elpreffo nella Regola : benché liano obligati all’vfo temperato, come è conueniente,più cheli E altri Chriftiani. Volendo,adunque prone dere alla quiete delle confcientie delh frati, è dar fine à quefte contentioni’, dichiaràdo diciamo, cheli frati Minori per la profeffio ne della fua Regola fono fpeciàlmente obligati à quelli ttretti, & pouen vii, liquali in clfa Regola li contengono : & in quel modo di obligatione, lotto il quale la Regola contiene detti vfi.Ma'dire,come dicono alcuni. DELLA REGOLA. 87 cimi,che lia cofa heretica, tenere, che l’ufo pouero li includa, ò non s’includa l’otto il voto de la euangelica pouertà giudichiamo eifere cofa prelontuofa, & temeraria, finalmente perche la predetta Regola dice-do per chi, Se doue li debbia fare , la elettio-nc del Miniftro Gencralc-.non ha fatto men rione alcuna della clettione , ò inftitutio-ne delli Miniftri Prouinciali : poteua fo-pradi ciò nafccre alcuna dubitatione tra li frati:Noi uolédo che dìi pollano pienamé-te,& fecuramente procedere in tutti li fatti fuoi. Dichiariamo, ftatuimo,& ordiniamo per quella conllitutionc, la quale vaierà in perpetuo,che quando s’haucrà da prouede-re ad’alcuna Prouinciadi Miniftro, la elet-tione di quello appartenga al capitolo Pro-uinciale, il quale lia obligato à fare tale elct-tioneil di fequcnte,doppo che farà cógrega to: Ma la cófermatione di tale clettione appartenga al Miniftro Generale. Et procedevo à quella clettione per modo di ferimmo : benché fi facciano più demoni, elfcn-do diuife le volontà delli elige ti: quella elee rione che farà fatta dalla maggior parte del capitolo,non hauendo alcuna confidcratio oc del zelo,ò merito degli elettori,dal Mini ftro Generale con il cóliglio dc’difcreti dell’ordine Ila confirmata, onero infirmata, ò reprobata : come fecondo Dio li parerà ef- • F 4 fer 38 DICHI ARATIONE fer efpediéte,hauédo però,corne à lui appar tiene per il fuo officio, primamente fatta di Gligente effiaminatione. Ma fe il prenominato capitolo non eleggerà il Miniftronel predetto giorno, la prouifione del Miniltro prouincialc fia fatta liberamente dal General Miniltro. Mafeal predetto Miniltro, & capitolo Generale,percerta,& manifelta, & ragioneuolecaufa,alcuna volta parelTeef-pediente , chenelle Prouinciedi oltra Mare^ di Hybernia,Grecia, ò di Romania,nel le quali lì dice per il pallato, per certa, & ra-gioneuol caufa elTerlì fcruato altro modo di prouedere il Miniltro Prouincialc dal Miniltro Generale, con il configlio dell! fa-uij Padri dcirordine,più prelto che dal capitolo predetto fia eletto: Quello fi faccia len za alcuna contradittione, nelle Prouincie d’Hybernia, & d’oltra Mare. Ma in Romania^ Grecia,quando il Minifero delle dette Prouincie morifie ,ò folle alìòluto di quà del Marc : in quella volta fi olìerui lenza inganno , partialità,ò fraude quello, che farà ordinato dal detto Minitiro Generale, con il configlio delli predetti fauij,fopra la qual cofa ne carichiamo le loro confcientie. Ma nella priuatione delli predetti Miniltri Pro uinciali, vogliamo fi olierai quello, che fo-pra diciò fi e olferuato in elfo ordine per il A tempo pafsato. Ma fe accadefse, che li predetti DELLA REGOLA. 89 detti frati non hauefsero Miniftro Generale/! faccia fopra di ciò per il Vicario dell’ordine quello che fi douea fare per efso Mini-ftvo, per finche farà fatta laprouifione del Miniftro Generale. Ma fi forfè del predetto Miniftro Prouincialc alcuna cofa farà altra mente fatta,non fia di alcuno valore. Anef' funa perfona dunque fia licito di tranfgredi re,ò con temeraria audatia cótradirc à quelle noftre lettere dichiaratorie, detti, com-miirionc,rifpofta,prohibitione,commanda mcnto,conftitutioni,giudicij,e volontà, liehe fe alcuno prefumerà di fare, fappia effer incorfo nel fdegno dell’omnipotcnte Id dio,& de’Beati fuoi Apoftoli Pietro, & Pao lo. Data in Vienna alli fei di Maggio,l’anno fettimodel noftro Pontificato. Seguita nel libro delle Eftrauaganti in titulo,de verborum lìgnificatione, in capito-1°, Quprundam,dotte fi pone la dichiaratio ne di quella particola della Regola, ciò è, che li frati fi veftanodi veftimenti vili; Se nel §. Quo circa nos.in tal modo firifpöde, L & è quello in vulgare. Per la qual cofa noi nauendo hora longamente, & pienamente mtefo le fodettc ragioni volendo dar fine, à tal negotio con il cófiglio del li predetti notiti frati, dichiariamo, & diciamo,che fi come fi dice nella Regola,& difoprà è ftato ac cennato, che tutti li frati fi veftano di veftimenti 90 DICHT ARATIONE menti vili : & efscndo che tal viltà di vcfti, tanto de gli habiti,quanto delle toniche interiori,& colore,& prezzo di quelle,il prefa to Clemente, hà determinato, che s’intenda fecondo la confuetudine della patria : Se confeguentcmentc hà ftimato douerfì coni mettere tal giuditio di efsa viltà alli predetti Miniftri, Cutlodi,ò Guardiani: incaricando fopra ciò le loro confcicntie,fi come più pienamente li contiene nelle lettere fopra C quello fatte per i’illefso Clemete. Noi dun que per vigore, cauth'oritàdella prefente commettemo af giudicio deili predetti Mi-niftri,Cultödi,& Guardiani,che polfano de terminare,arbitrare,& coni mandare,di che longhezza, larghezza, afperità, & fottilità di che forma, figura debbiano efiere, tanto gli habiti,quanto li capricci,& tonicheinte riori, dclli quali lì uettono tutti li frati Minori di detto ordine,& andrò di che,6c qua ta viltà bi fogna, che filano gli vcftimenti, ehe li vcltono; 5* vedano andrò fein quelli riluce afperità,viltà,& pouertà, conforme alla Regola, & dichiarationc dclli predetti D no Uri predecefiòri,& conflitti rioni del prc detto ordine:Ma quanto al colore,viltà,& pouertà, & altri fodetti accidenti, li frati fi vedano del modo,che dcuono:circa il qual modo di vedi re, incarghiamo le confcicn-tie delli medefmi Miniftri,Cuftodi, & Guar diani: DELLA REGOLA. 91 diàniiftàtuendo, diftrittamente ordinando, che nelle cofe predette, & conllmili tutti li frati,& ciafcheduno di loro debbiano fegui re. & in tutti i modi obedire allo arbitrio, determinatione,& parere del Generale,nel la adminiftrationc di tutto l’ordine,& delli Proumciali Miniftri,& Cuftodi,& Guardiani, ncll’adminiftratione delle loro Prouin-E eie,Cuftodie,5c Guardianie,&c. Et nel medeimo modo, & ancho per le medcfmc ragioni inuitati,elfendo che il prefato Clcme te noltro predecelTore ftimò douerli rimct tercal configlio,& giudiciodelli prefati Mi niftfiy& Cuftodi, fotto vna certa forma pe-rò:che giuntamentc,& ancho feparatamen te, nelle loro adminiltrationi, & cuftodic, con il parere ancho del Guardiano, &di due Sacerdoti antiqui nell’ordine de’frati, di inaflcro,vtrum,dalla efperientia,già fatta folfe molto credibile, chcelTi frati non potettero tronare le cofe necettàrie alla uita, fenzagranari, & cellari, il che elfendo coli, in tal cafo etto predecelTore noltro gli con-cefìc la congregatione,& cólcruatione nel-H detti granari,& cellari, li come più ampia niente fi contiene nelle predette lettere di elio Clemente. Noi però con la authorità della prefente,con il configlio delli predetti noitri frati,commettemo algiuditio del-ü medefmi Miniftri,5c Cultodi,che pollano deter- 92 DI CHI A. DELIA REG. determinare,ò arbitrare,& ancho comman dare,in qual calo,in che modo,doue,& qua do,Se quante uolte efil frati debbano ricercare,confer uare,ò riponere grano, panc,& vino, per il necelfario vitto delli frati : Se fi fie deuono riponere,Se conferuare nel li detti cellari,Se granari.Determinando,Se ftret-tamente commandando,che nelle cofe prc dette,Se confimili : tutti eflt frati, Se ogn’u-no di loro fiano tenuti feguitare l’arbitrio, determinatione, ò giuditio del Generale in tutta la congregationc,Sc li Miniitri Prouin ciali nelle loro prouincie. Se li cuftodi nelle cuftodie del detto ordine, con il parere, Se afséfo però del Guardiano, come è detto di fopra,St di due Sacerdoti difereti del conue todelluogho. Se antiqui neH’ordinc de’fra-F ti. Et di più che feguitando l'arbitrio giu-ditio,5e determinatione di quelli,Se obedé-doli : non pollano, ne debbano effere chiamati , ne detti tranfgreffori della fua Regola,Se confhtutione dell'ordine: ne meno ef-fi fteiìi fe ltimino,ne giudichino tali,5ec. Et nota, che nel compéd. de’Priuileg.nel tit. Paupertas,al numero^ fifa fede dal capitolo Generale,chelaFel.Rec.di Papa Gio uanni 22.Prima che moreffe, riuocò, quanto per gli fuoi decreti contradiccuaà quello, che Papa Nicolo, Se Papa Clemente ha-ueuano conceffo nel cap.Exijt, Se Exiui. DI- DISCORSO, NELLE93 NECESSITA'. B R E V E, & vtile compilatione circa la forma d’oflemarfi per li frati Minori nella procuratione del pagamento delle loro ne-ceflltà, fecondo le fopradette determinano ni della Santa Romana Chiefa,in detti capi toli Exijt,& Exiui. Per il che detti frati à tre cofe principali deuono attendere,circa il pa gamento delle loro necciEtà. Primo è in quanto alla cofa, della quale fi procura il pagamento. Secondo è circa la parte dclli frati, in qua to al modo, & forma di procurare tale pagamento. Terzo è in quanto al modo, che dii frati fi hanno da portare, tanto circa la elemofi-na pecuniaria,quanto à quello,che la tiene. Circa il primo è da fapere, che accio la procuratione del pagamento di alcuna co- per li frati licitamente lia fatta, alcuna volta bifogna conlidcrarc le fopradette tre cofe, Primo, rifpetto di ella cofa della quale fi procura il pagamento,ciò è,che fia nccef-firia.fi come li determina fopra al fol.jo.G. quando che dice, poflòno elli, per fodisfare ad’alcuno per le occorrenti necdlità.Elfen-dochel’vfo delle cofe alli frati non li concede fc non il necdfario, come di fopra de- tcr- 94- DISCORSO NELLE termina al fol. 3 9. D. quandoché dice, Ne ancho habbiano più,che l’vfo ncceflario alla cfecutione dclli officij del loro tiato:Dun que non ncceflario, non fi concede,ne man co procurare il fuo pagamento:!! che dcuo-no notare, quando per comprare piatanza, & corone, & pagare barche, per fare complimenti mondani, ricorrono à denari, ò à pecunia. NECESSITA' E' dì Quattro modi. Circa il fecondo è necefsario, che quella Neceflìtà fia piente & imminente,ciò è,che fiaincomminciata : & non futura, ciò è, da vcnire:& circa quello è da notare, che fccó-do le fopradette dichiarationi,la Necclfità è di Quattro modi, ciò è, preterita, predente, imminente, et futura. Neceflìtà preterita è in quanto alli debiti necefsarij da pagarli : benché dal contrattare debiti deuono li frati alien crii: nondimeno ad’elfi è licito, quando non gli fono demolirle; delle quali commodamete in quel tempo pofsano fodisfare:fuori di qual fi uo glia vinculo di obligatione,per fodisfare alle loro neceflìtà: porranno dire,che per clc-mofme,& per altri amici fpirituali efsi frati fidclmentc fi affàticaranno in procurarli il loro pagamento, vt fupra,in fol.40. G. A.B. Necel- NECESSITA'. 9.5 Neceffità preferite, in quanto è certa, Se de terminata,& incontinente,fubito neccf-faria,&di queftaparla di fopraal fol.40.G. quando che dice, per le occorrenti Necef-lità. NeceflTità imminente, cioè , che comincia à efsere: ma non fubito compita, come la feconda : efsendo che ha dilatione di tempo , (i come di fopra al fol. 43. E>. ü pone l’efsempio dell'editicare Chie£e,fcriuere libri, comprare panni in luoghi rimoti, Se lontani. Necelfità futura è quella ,che none certa,& determinata,ne e nccefsaria di prefen-te:nondimeno li fpera,che col tempo aucni re farà nccefsaria. Et quantunque la Redola dimoltri fola-mente due necelììtà, ciò è, del ueftire li frati,5c de gl’infermhdoppo la corte Romana le hà eltefe in douerli intendere ancho le ne cellitàprdenti, & imminenti, utfupraal fol. 43. B. Ma non alle future, & incerte nc-cdlitadiianci rifpetto ad’efse,non li permei te procurare pagamento 5 quando che fo-pra alfo.39.D.dice,Nefotto colore di funi fa prouifione, ne per altra occafione : per il che delude le necedìtà future:Et per confo guente il procurare pagamento per efsc: & la ragione è,che la perfettione,& obligatio ne della nolfra profedìone , n (petto a tali cole 96 DISCORSO NELLE cofe è di non haucre alcuna certitudine, nc ricorfo alcuno:ma nella Diuina prouiden-tia riponete ogni noftra fpcranza, 11 come lo manifefta tutta la noftra Regola,& le fue catholichedichiarationi, vtin fol.84.A.£t per quefta obligatione della noftra profef-lioneànoiè efprefsamente prohibito il fare longhe prouilioni,è malftme di quelle co fe,che quotidianamente mendicando con buon modo fi pofsono hauere,vt in fol.84. A. Ne meno fi cftende ad'altre neccftltà imaginarie, quali più preftofono appetiti, ouero curiolità, 6c rilafsarioni regolari,come per efperientia continuamente fi uede: per non confiderare quel che al fol. 74. G. dice, che SanFrancefco hà fondato li tuoi profefsoriin maftìmapouertàrperil che in fìmile neceftità imaginariedì come à elfi no è conceffo procurare il pagamento: cofi an cho nc le offerte elemofìne accettarcene co fentire,chefi depongano per tale effetto:nc à quelli, che le tengono haucre ricorfo : ef-fendo,che none minore colpa di tranfgref-fione, fenza manifefta neceftità, prefente,ò imminente accettare le elemofine offerte; ouero ricorrere à quelli .cheletengono, quanto di nouo procurarle; utin foì.yy.G. dotte dice,ne per altre caufe,& modi, ciò è, neceftità prefente,ò imminente : & cofi ef-clude le future neceffitadi,& tutte le fuper- fluità. NECESSITA'. 97 fluita,delle quali lì è dettomon eflendo permeilo ogni ri cor fo all elemofine pecuniarie: & per qucfto è manifeflo, che detta ne-ceflltà deue eflere prefentc,ò imminenre;& non futura.vt in fol.3 9.D. N elle elemoiine pecuniarie, che fi offeri-feonoin Chiefa,ò in altro loco:dcl tutto fo no prohibite alli frati, vt in fol.77. A.ne pqiiono commettere ad’alcuno, che le pigli per feruitio de’frati, anchora che douefi-le hauere da dii frati : eflendo cheli appro-priariano la proprietà di eifa pecunia, della quale,ne il padrone le la ha riferuata,come li è detto di fiopra al fol. 41 .D.&45.C. Ne la corte Romana ne piglia ildominio:poi che riceue folo il dominio delle cofe, l’vfo delle quali ila licito alli frati,vt in fo.3 8.E.& 79-E. Terzo è neceifario,che quella neccifità ila propria, & determinata delli frati, che procurano , & non aliena: per quel che dice ne-ceflità fua, vtin fol.42.F. Se 47. F. Ne fono pretclìo di charità, òdi altro modo poflò-qo, ne deuono tali elemoiine procurare co intentione di darle ad’altri, e mahimè à fe-colari, ne meno le off erte riccuere, eflendo cflein tal modo è riccuere pecunia per in-t capotta perfona. Quarto che nel tempo che fi procurape-cunia, non gli fia alcuna clemoiina indiffe--tente: per caufa che allhora non haueriano, G vera 98 DISCORSO NELLE vera necdlkà : poi che dice, ceflàndo l’elc-mofine, delle quali allora commodamenre non pollbno iatisfare, vt infoiai.A.7S.C. Dunque a contrario fenfo, hantel’elcmoli-na,della quale allora polTono fatisfare, non hà loco detta procuratione. Elcmolìne pecuniarie fono in tredifferé-tie, vnaè,che fiotFerifce determinatamcn-re, per certa deputata neceifità . Vn’altra, che indeterminatamente, fenzalpecifica-tione di neceifità, (implicemente li offeri-fcono ad’alcuno:& qlte fi dicono pecunie of ferte indifferentemente. Vn’altra è,che per teftamento fi lafcia tanta quantità di denari affi frathde’quali teftamenti,ò pecunia lardata è la maggiore diffìcultà;& in quello è da conlìderare,chcffì heredi ddli morti,otte ro li efecurori ddli teftamenti inuerfodel li frati fi poffbno portare in due modi,ciò è, ò deponere detta pecunia lafciata per teftamento ,apprefio qualche famigliare ddli frati, lenza neceifità, preterita, prefente, ò imminente : & allhora in niun modo li frati deuono permetterlo: onero detto herede vuole da fe conferuare detta pecunia : & allhora ne feguitano due incóueientficiò è,in fàmia,5c biafmo, da parte ddli frati: & infi-ddità da parte ddli heredi, & efecutori, fe non mandano ad’efecutione lepievolon-radi, ddli morti, li quali ftanno afpettando NECESSITA'. 99 li fuffragij delle efccurioni del merito del* l'elcnioiine lafciatejDunque per proucdcrc alla putirà della confcientia dclli tirati: & alla fideltà delli heredi, ouero efecutori delli teftamenti fono tenuti efficacemente li fra ti perfuadere alli predetti, che detti legati li diftribuifeono tra li poucri,ouero li conuer tano ad’opcre pie: accio quelle anime fiano folleuate dal frutto del mcrio d’effe elemo-tine: & che non per quello,effi faranno infideli à efsi defontheffendo che la Chiefa Romana dichiarò, che tali legati non polìono efferc lafciati alli detti frati,fe non in modo licito, 5c conueniente ad’efsi frati, vt in fol. 50.E.Non è licito,comefi è detto,ricorrere lenza la detta nccefsità : & molto manco per mettere,che fiano depolle appreffo di alcuno fenza aggrauamento della propria confcientia. Doue per maggior dichiaratione di quello Articolo è da notare , che per lerenità delle confcientie,& offemantia della purità della fanta pouertà;quando alcuna demolì na pecuniaria indifferentemente s’offerifce ahi Irati,ouero è mandata: il Prelato principalmente deue conliderare,fe ui è nccelfi-tà,preiente,ò imminente : quale conlidera-tione deue precedere,prima che fi accetti la elemofma. Secondo deue confiderare,fe tale neceffi G 2 tà ico DISCORSO NELLE tà è di tale qualità, che Libito fi polla efpc-dire:fi come è la preterita,ò preferite : & ql-la notificare,& cfprimere à quello, che offe rifee la clemofina,dicendoli, che fe gli piace prouedcrli di tale necelìità, ò nero commetta ad’alcuno, che in fuo nome qucfto faccia,vt infoi. 41. B. Ma fe tale Neceffità non lì può fubito cfpedire, ò efprimcre, fi come quando hà più necclfitadi,& non fà, quale è più ncccf-faria : in qucfto può il prelato permettere, che tal'clemolìna,fi deponga, infino che cf-fo deliberi ,& gli notifichi detta necefiìtà,’ qualedeue , quanto fia polfibile, pretto ri-iòluerfl,& fare di tal maniera,che detta ele-mofina,non retti indifferente in potere di al cimo à difpolìtione detti frati ,inlìno che fe li offerifea alcuna necefiìtà : perche quello faria thefaurizare, onero prouedere atte fu-’ ture Necefiìtadi, dannato per la Regola, & fuadichiaratione, vt infol. ?9. D. Etil me-defmo fi vuole intendere del prezzo pcrue-nuto,delle cofe vendute, douerli/pendere, alleNecelTitadi preterite, ò prefenti, ut in fol.ji.G. Mae da fapere, che quando felemofina offerta non batta à tutte le neccfsità : fem-preè tenuto il Prelato quella fodisfare,qua le è più neceffaria atta communità detti fra-ii-ti come perii vitto, &c foftentatione detti fra- NECESSITA'. I s loi frati, fono neceffaric : quali deuòno precedere alle altre. Di più deuono li frati, quan-to;più pretto fia pofsibile,farla fpendere, acciò non habbia da flare longo tempo in potere dc’fccolari: efsendo che la conferuatio ne della pecunia da fufpicione di male, & producefcrupulo di confcientia:& lafpedi rione dimoftra la nccefsità.Etfe uera necef-lìtà non hà,ciò è prefente,ò imminente, fecondo la purità della confcientia,& ad’edi-ficatione de’fecolari : deuono rii pondere à quelli, cheoiferifeonoelemolìne ,cheefsi non ne hanno bifogno : & cshortarli, che quella clcmolina lauoglia dittribuirc a gli altri poueri. Quinto conuiene, chela cofa neceflària, per la quale il procura il pagamento, fia di tale qualità,che verifimilméte li creda, che li frati bonamente per uia di mendicatione non la ppfl'ano hauere ,fenza pagamento: perche potendofi per uia di mendicatione in quella terra hauere,non è licito la procu ratione del pagaméto,'ne il ricorfo ad amici fpirituali,quali tengono elemofine pecuniarie: efiendo che in tale termine non è ve ra necefsità di procurare tale pagamento. Per quello,che li dice, ceflàndo Velemofine ut in fol.4.1. a.7 S.C.Et molte uolte fi fa tale procuratione, ò p fuggire la uergogna,ò la fatica,ò per curiolìtà,o hauerne in abondä- G 3 tia> lož DISCORSO NELLE tia,& cofi dalli frati antichi,lenza (limoli di conficientia della loro promefia pouertà,in parano li gioueni la mina della Regola. Main quanto alle Necefisità degli infermi , & di veftire li frati, come cola di maggior’inportantia,per le quali è veri filmile cfi lereneceflario procurarfi pecunia,San Fran cefico lo impone alii Prelati,come pedone, che deuono eifere fipecchio di vcra,& nö fin ta olfcmantia regolare, Se in quello li da il modo di procurare tale necefisità, ciò è, per amici fpirituali: & in quello viene à fare dif ferentia tra le necefsità, che iimplicemente mendicando fi polfono procurare, & le necefisità delle quali è necelfario la procura-rione della pecunia : talché (blamente il ri-corfio alla pecunia è cöcelfio per le dette doi necefisità,vtin fol.77.B.& perciò,nel fol.77. G.dice,che li frati per altre caule,&modi afi fegnati, non ricorrano alla pecunia, accio-che meritamente non fiano chiamati tranfi-grelfori del precetto della Regola. Il che de nono confiderare li fratià cercarlo,& li prc lati à concederlo in loro dannationc, obligatio n-e di trafigrefisione della promefia Regola,& à fina catholica dichiaratione,quando per non affaticarli, ricorre alla pecunia per fare pagare barche, & naui,& limile,per andare commodo lenza fatica: & tato mag giormenteil (addito, Se Prelato vengono apre- NECESSITA-, 105 a preuancare, quanto cheli quinto capitolo di dia Regola vuole,che li affatichino: Se tifo per fuggire la fatica viene audio à fare contra la determinatione della fedia Apo-ftolica,quale dice, che talmente li frati effè-quifeano le loro cofe, chcin efsi, & in tutte le loro cofe riluca la lauta poucrtà,vt in fol. 4o.F.Et in quello dotte li ritrouarà,cheil po nero, quale è certo , che per terra caminando trouail fuo vittodafeia quello per andare mediante fai ario pagato, voglia andare per Marc à rilico di più fortune, & con peri colo d’efscrc pigliato da Turchi,& maflnne quando vanno con il merito della obedien tiaottenutaà tuaconfoìatione,ò tcntatio-ne, lenza elùdente vtilità, & necefsità della Religione:& in quello tanto il Prelato,qua to il fudditofiannumeratraqlla famiglia de’Prelati puaricatori della noltra Religione, che furono nel tepo di Papa Giouäni vi gcfimo fccódodi quali li prefuppone, fuflè-ro di quello numero, che fi tebellorno täto dalla Religione, quantoanchodallaChie-fa: come fi dirà nel fine delle herefie : liquali frati ricercorno dal detto Sommo Pontefi ce, che libcrafsc efsi frati dalla ofseruantia delle dichiarationi della corte Romana fo-pra la detta Regola:efscndo che meglio efsi frati fenfuali poteuano ofieruare ìa detta Regola,fecondo laiftefsaletteraxianno per G 4 efem- io4 DISCORSO NELLE efempio, quel che dice il cap. Quarto, che per gl’infermi: di cenano, che per quella in-fìrmità,s’intendeuano tutte le necel sita fpi-rituali,& corporali: per le quali li può nella Religione ri cenere dcnarhlaltro efempio è del ca.decimo;doue dice, che, li frati cono-fcendo non potere olferuare la Regola fpi-ritualmente,deuono, & polìbno ricorrere ahi Miniftri:diceuano,che quello s'intende, accio efsi Miniltri li difpenlìno ne gli articoli della Regola:al quale Generale, & Mi-niltridellanoltra Religioneil detto Sommo Pòtefece in prefentia delli Signori Cardinali rifpofe, che quelli efempij erano diretti contrari! alla detta Regola: & co gran confufsionegli mandò via: & in quello poi rifpofe vno Cardinale, & dilfe, ucramente Roggi San Francefco è flato qui a difender-fi la Ina Regola, come appare nella feconda parte delle croniche notte riftampate, al li-bro.8.cap.2?.Doue tali tirati,che vanno per mare potràno effere,che fufsero preti datur chi,& come che non hà alcuno ò,nó hà ha-uutoconfcientia di ricorrere a pecunia per pagare dette barche,coti ancho promette il rifeatto di centinaia di ducati,come fe fufse gran Signore:& forti s’era pigliato, quando era fecolare, non fi haueria potuto ri (cattare con tanto prezzo, quanto vale vno animale per portare legna: 5t in quello è per NECESSITA'. io j talmente poi prenaricare, che fe lui fi certifica,che la Religione lo vuole lafciare a farli efsequire la lententia di San Bonauentn-ra fopra il fecondo ca. della noftra Regola, che dice, che il frate Minore talmente dene credere & coafeflarele cole della nottra fede, che quädo poi bifognafle pigliare il Mar tirio nelle terre d’infideli, come dice l’vlti-mo capitolo della detta noftra Regola, fi troui pronto : elfo frate non folo è per npn pigliare tal martirio, ma anco per rinegare la profeftìone c come monacho , e come Chriftiano. Secödo principale è, che dalla parte delli frati fi deue attendere circa il modo, & forma nel procurare tale pagamento: eifere co forme al detto di fopra ai fol. 4 r. A. B.C.D. Dotte fi pongono alcune regole neceflarie da eifere da elfi frati olferuarexiò è, che li fra ti nö contrahano mutuo,ò i m preiti to,efsé-dofi confiderato che al ftato loro non è lici tome manco deuono commettere ad’altri, che in loro nome lo contrahano. Item che elfi frati quando fanno detta procuratione di pagamento,in ninno modo habbiano da prefentare alcuno, al quale fi doni ella ele-mofina : Ma deuono pregare quello, che fà rdemo(ina,che elfo voglia fodisfare a quel-la necelfità : onero che lo commetta ad’altri , che in fuo nome fàccia detto pagamen- io6 DISCORSO NELLE to:Et quando poi quello fi fcufafle,che non può andammo non hà chi mandave:allhora li frati potranno prefen tarli alcuno, che in nome fuo vada à fare detto pagamento : vt in fol. 41. G. Con efprcfl'a dichiaratione da farli dalli frati à quello, che dona Velemofi-na: che inlino, che non farà fpefa in dettalo ro neceflìtà, fempre habbia da ilare in fuo nome,& proprietà, con potetti di ripigliar-fela inlino che farà fpefa in detta colà necef faria,vt infol.4i.D.4$.C.Etdi quella materia ricorri alla tauola,nella lettere F.P.fe nò voi errare. Terzo, & vltimo principale che deuono inuiolabilmente attendere li frati : è circa il modo,che elli frati deuono tenere, circa l’e-lemofine,&: circa quelli,che le tengono:ciò è,primo,che li frati in detta pecunia non hä no, neintendanod’hauereniun dominio, attione,adminiltratione, ò difpenfatione, \rtin fol. 41. D. Secondo è che in qual fi voglia modo,che quello, che tiene detta pecu nia,fì por talle, ne in giuditio lo faccia allren gerc,nein alcun modo dimandino conto,ò ragione di cllà, vtin fol. 78.E. Tcrzoè che in breuità s’include, ciò è, che mentre durerà detta pecunia, elfi frati, ne in animo, ne con parole,ne con fattizie con legni,dimo-ftrinopoterehauercattione, authorità, ad-miniftratione,ò difpenfatione in ciìa pecu- NECESSITA'. n 07 nia : Ma folo è concedo di fimpliccmete dina oftrare le loro necefUtà, & ^curareil fuo pagaméto:&quando quelli,che tégono l’e-lemolina,fudero negligenti circa cdb pagamento, pedono eshortarli, & incaricarli le loro confcientiein douerfi portar fidelme-te in quel negotio, che gli è flato commef-fo,vtinfol.42.F.Et per confequenteno pof fono di effa pecunia, fotte pretcfto di pietà, farne elemoflna ad’altri,ò impreftarla, ò far la pad'are da vna perfona in vn’altra,perchc il ricordo alla pecunia fi cócede folo alle loro necedTità occorrenti, vt in fol.q-o.G.F. Et accio per ignorantia, & madime tra li Prelati nottri, non occorra occafione di errare,fi reproba quella confuetudine,che fot to colore di efpr opriate li frati fugi ti ui, & apodati, fi intromettano nelle diftri butioni delle pecunie, & altre cofe di detti frati, IV-fo delle quali alli frati non era licitodo com metteuano ad’alcune perfone, che tali cofe hauedero pigliate,& vendute, & didribuite le, come difi gli ordinauano: il che fecondo la purità della Regolanti dette pecunie, & robbe,quellliftcdbdoueuano elfi Prelati of-feruare, nelle robbe de’Nouitij, che vengono alla Religione: doueuano odemarecon le robbe del ti fugitiui, & apollati, ciò è, che tifi fugitiul (Pprietarij afsegnadero tali robbe à qualche amico fpirituale, che fi fülle af fati- m8 DISCORSO NELLE faticato di quelle diftribuire a poueri,onero afsignarlc al Velcouo, come Padre de’poue ri ; alti quali non deue diftribuire le cofe incerte. Dipiu dcuono efsi frati guardarli da qual fi voglia contrattationc di pecunia, co me cola elprclfamente prohibita, vtin ibi. 46.D.S2.F. Et perche de facili li detti Prelati polfo-no errare in non fa pere ben difcerncre, & elfaminare^qual lia vera Necelìità : per la quale ad’effì Prelati dalla Regola è còmcf-fo,come più fanti, & efperti offeruatori di cffa Regola , cfieriormente fi prefuppone: quantunque poi in loro damnatione alcuni olferuino il contrario: perii che tutto il fondamento della nolirà profcffione; & p-fettionejonero ruina in darli alle rilalfatio-ni, & tranfgrelTiom fuccede non confiderà doqllo, che la Sedia Apoftolicanel fol.74. G.dice,che San Francefco fondò li (hoi pro felibri in granditììma pouertàda quale, per conferuarla, con lille nel efsaminare quelle necelìità prelen ri, ò imminenti: douedcue primo di necelìità offeruare,la purità del ca pitolo Quarto,doue dice, che li frati in nifi modo ri cenano denari, ne pecunia : & coli dichiaratiSómo Pontefice al fol. 40.F.dice do, attalche nella olìcmantia di quello precetto la loro purità non venga ad’effer mac chiara in colà alcuna,ne le confcientie loro punto NECESSITA'. 109 punto d’alcun (limolo : Secondo dene con feruare la fama dclli frati in comm ime, & in particolare : & della Sacra Religione de' frati Minori,tato neceffarij al populo Chri diano,con la loro predicanone, 5c configli: per il che deuono efsi Prelati ad^nerfi da ogni parola,fegni,& fatti,per li qu4li gii firn plici, ò ignorati podano pigliare óccafione di giudicare,che li frati,p il ricorfo,chefpef lo fanno al la pecunia, lenza nccefsità vera , chetìafimileal vedire, & a gli infermi: giudichino,che fanno cótta la liegola.Ter-zo,dcueattentamente confiderareil dio da to,& vocatione,& profefsionc1 &anchola intentionc,& volontà di San Fràcefco.che indituì,onero ordinò la Regola,che non fù di volere,che li fuoi frati attendeflero à fug gire le fatiche, & fare belle fabriche; ma che fuficro contenti di fodenere fatiche, & che fufsero contenti di pouere fàbriche, Se poueri oratorij ,nelli quali douedero celebrare li Diuini odici] ,fi come s'vfaua nella primitiua Chiefa:Sc non uoleua, che atren-dedero à fare li muri alti di fabriche:ma che fudero alti di virtù: Se fi come haueua con-dituito la fua Religione purifsima per il di-fprezzo delle cofe mondanc;cofifufsero co tenti di poueri,Se piccoli habi tacoli. Se uilif fimi vedimcnti àv fan za de’poueri diChri-do:Se humilifsimi. Se fimplicifsimi alimenti, no DISCORSO NELLE ti, ò foftentamenti della natura ; & con efsi poueri diChrilto,porta, per porta,cercare la fimplice clemolina delle cole vere necef-farie ; lì come con eflompi dimoftrà perii fuoi primi dircepoli.Maeirendo,cheli frati hanno abandonato il itato della vera pouer tà, & humiltà ; Il vanno dilettando in cole terrene, tranlitoricA mondane,abondan-tiadi vitto, &follicimdinc di goti er no del proprio inimico,che è la fua carne,piena di lenlualità, & di propria commodi tà : perii che gli è nccefsario correre, & difeorreredi qua,& di la,con ettingucre lo l'pirito della di uotione,& oratione, per la follicitudine del le cofe terrene,con difcacciare tacitamente da fe il timore,& amore d’iddio,& il defide rio, & gufto delle cofe fpirituali, contra la fua promefsa Regola. Cetano deuono con-fiderare la loro obligatione,pia quale fola-mente gli è conccfsola ucra fottentatione, cfsendo che non ogni vfo, ma nccefsario,& penuriofo,che mendicando à noi è conceffo , fi come nel detto fol. 39. E. & anchoal fol.86. E. determinando circa l’vfo pouero dice, che gli frati Minori in virtù della pro-fefsióne della loro Regola, fpecialmente fo no tenuti al pouero,o ftretto vtò, di tal maniera , che in quelld fempre riluca la fanta pouertà, come dice al fol.40.F. & afpcrità, viltà,come dice al fol.90. C. Et in quello olìer- NECESSITA'. ili ofsemarai la infrafcritta notatione , ciò è, d’effere contento nelle tue necefsità d’una Uretra,& pouera foftétatione,che di tal maniera rinoncij il dominio, che non difcacci il pouer’vfo; coli riceui l’vfo, che non rifer-ui il dominio,coli cöferui,il pouero, & ftrct to ufo,che non fchiffi, ò lafci di fouenire,& agiutarela fuftentationedella vita: cofifo-uieni, alla necefsità, che non ti parti dalla ftretta poucrtà:due cofe fono fuperflue,qua do una balta ,il molto , quando balta il poco,il fontuofo,quando balta il uile; il bello, & curiofo,quando baita il pouero,Sdimpli ce:cfsendo che fuperfluo è quello, che lena to il più balta il retto, coli li deue fodisfare al la necefsità che non li uengaàfauorirc la fcnfualità. FINIS. IN- REGOLA 112 z INCOMINCI A I L TEOLOGO della Regola di Santa Chiara. iNnocentio Vefccmo fcmo delli fer-I ui d’iddio, alle dilette in Chriflofi-! gliuole Santa Chiara Abbadefsa, 1 & alle altre forellc del Monafte-rio di San Damiano fallite, & Apoitolica beneditrione. Suole condcfcenderc la Sede Apoftolica alle pietófc uoglie,& a gli hone Iti dcfidcrij di quelli, che domandano, dare bcneuolo fauore: & perche fiamo flati pregati humilmente da parte uoftra,che hauen do il noflro uenerabilc fratello Vefcouo Haftienfe,& Vdtrenfe, come più à pieno li contiene nelle fuc lettere palfatc giudicato d’approbarfi il modo,col quale folte obliga tb à uiuere communemente in unità di fpi-rito,&nel voto dell’altiflima pouertà, feco do la forma dataui dal Beato Francefco : & dauci fpontancamenteaccettata.Noiui le confermaflìmocon authorità Apoitolica: Per tanto inchinati alle preghiere della dc-uotione uoftra, hauendo per approbato, & grato quello, che lo ifleflb Vefeouo hà fatto intorno à quello : lo confirmiamo con authorità Apoftolica ,& lo fortifichiamo con l’agiuto del prefente fcritto: facendoui inferire il tenore delle iftefle lettere. Il quale DI S. CHIARA. ii? leè tale. Rainaldo per mifericordia Di-uina Vefcouo Hoftieflfe, 6c Veltrenlealla fu a charifsima in Chrifto Madre, 5c figliuola,la fuora Chiara Abbadefsa di San Damia no d’AflTifiA alle fueforelle tanto prefenti, quanto future falute, 6c paterna benedittio ne. Perche voi figliuole in Chrifto dilette hauete difpreggiato le pompe, 6c delitiedcl mondo,6c feguitando le velligie di Chrifto, óc della 1 ua lantiffima madre, hauete eletto diuiuererinchiufeconilcorpo , óc feruire humilmenteal Signore,in lemmapouer-tà: Acciò lo polliate feruire con la mente li bera,Noi commendando nel Signoreil ito ftro fanto propolìto, vogliamo con affetto paterno volentieri dare beneuolo fattore alle uoftrc uogiic,6c fanti dcliderij. Onde in chinati allcuoftre pietofe preghiere per au-thorità del Signor Papa,6c noftra cótìrmia-nioin perpetuo à uoi, & à tutte quelle, che fuccedcranno nel uoltro M onafterio la Regola del viucre, 6c della l'anta unità ,6c del-l’altiftìma pouerrà dataui ad’olìeruare dal Beato Padre Francefco à bocca, 6c infent-to, annotata nelle prefenti lettere, 6c con fagiutoriodel prelente fcritto velafortifì-chiamofta quale Regolaè,tale. \ H Sì $i4 REGOLA Si tratta dell’oßeruantia del Santo Euangelio. Cap. I. ri; ' T Ncomincia la Regola,& modo del viuc-> re dell'ordine delle forelle pouerc, quali iriftituiil Beato Francefco , laquale Regola è quella,dò è, ofseruare l'Euangelio del nostro Signor lefu Ghrifto uiuendo in obedié ria:lènza proprio: & in caftità. Chiara indegna ferita di Chrifto, & piccola pianta del Beatili]mo Padre Francefco promette obe-dientia al Signor Papa Innocentio, & alli fuoi fuccellori Canonicamente intranti, & alla Chiefa Romana . Et fi come nel principio della Tua conuerfione infimi e con le lue forelle promife obedientia al Beato France fco : cofi quella medefina obedientia promette inuiolabilmcntc ofiemare alli fuccéf fori fuoi: Et Val tre fiord le liano ten u te le m-pre obedirealli fiueceflòri del BeqtoFrance-fco:& alla forclla Chiara, & alle altre Abba delie canonicamente elette , che à lei fuc-ccderanno. Si tratta di quelle, ibe vogliono rie euer e quejìa vita, in qual modo deueno ejjere riceuuie. Cap.I /. C E alcuna donna per Diuina infpiratione ^ volendo pidiar quella vita,veniràa voi: l’Ab- DI S. CHIARA. ii? lAbbadeffa fia tenuta di domandare la volo tà di tutte le forelle.Et fe la maggior parte di quelle confentirà in tale recettione,ha unta la licentia del Signor Cardinale voftro protettore, la pofla riceuere : Et fe li parerà atta ad’effer riceuuta, la effamini, o faccia efaminare diligentemente della fede catho lica, & Ecclefiaftici Sacramenti : & fe tutte quelle cofe creda,& voglia fidelmente con-feffarle,& infino al fine fermamete oferuar-le:Et fenon hà marito,oucrofe i’hà,& già è intrato in Religione, hauédo fatto voto di continentia, con authorità del diocefano Vefcouo: Et fe non farà impedita dall’ofcr-uantia di quella vita per vecchiezza,infirmi tà,ouero pazzia, con diligentia li lia dichiarato il modo del viuere volito, & fe farà ri-trouataatta,li (i dica la parola del Sàto Eua gelio,che vada,& v5da tutte le,fu e cofe,& fi sforzi darle a poucri : il che fe no potrà fare, gli ballala buona volontà.Et guardilil’Ab-badeffa, & le lue forche, che non liano foli-cite delle lite cofe temporali: Acciochelibe ramente facci a delle cole lue tutto qIlo,che gl’infpirera il Signore. Ma fe ricerca conli-glio,la mädi ad’alcune perfone difcrete,chc temono Iddio: fecondo il conliglio de’qua-li,li luoi beni fiano diftribuiti a poucn.Dop po tolàti li capelli alla rotonda, & lafciate le velli fecolarijii concedano tre toniche, & H a il ii6 REGOLA il mantello. Et dall’hora inpoi,non li fia lici to vfcire dal Monalkrio fcnza vtile, mani-fefta, & probabile caufa : Ma finito l’Anno della Probatione, fia riceuuta aU'obcdien-tia, promettendo di ofieruare fempre la vita,5c Regola della voflra pouertà.Nonfi ve da alcuna fraì tempo della probatione. Et per honeltà, & alleuiationc delli feruitij, & fatiche pollano le forelle haucre li mantelli.Ma l’Abbadeflh li proueda difcretamente di veftimen ti,fecondo la qualità delle pcrfo ne,delli luoghi,& tempi, & freddi pacfi, come li parerà eifere efpediétealla necelfità. Le giouenette, le quali farano riceuute nel Monafterio,liano to fate alla rotonda.Et la-fciato fhabito fccolare,liano vellite di velli menti Religiofi, fecondo che meglio parerà all’Abbadelfa. Et coli lliano fino al tempo dell’Età legitima : alla quale quando faranno peruenute,efiendo vellite fecódo la forma dell’altre, facciano la loro profelfio-ne. Et tanto ad’elsa, quanto all’altre Noui-cie ,1'Abbadefsafolicitamente proueda di Maeltra,che lia delle più diferete del Monafterio , la quale debbia informar! c, m fanta conuerfationc,& bonetti coftu mi, fecondo la forma della profellìone voftra. Et la predetta forma li ofserui anchora, nell’efami-nare,& ricai£re,le fuore,che feruono fuora del Monafterio:le quali pofsano portare cal eia- DI S. CHIARA. lij tiamcnti.Nefsuna pofsa far con voi refìden tia, fe non farà riceuuta fecondo la forma della profelfione voftra.Et per amor del Sä tidimo , & dilettiflimo Fanciullo inuolto con poueri, & vili pannicelli reclinato nel prefcpio : & della fua fanriflìma Madre am-monifco,prego,& cforto le mie forelle,che Tempre li vedano di veftimend vili. Si tratta del Diuino officio,& Digiuno,della cotjfef-[ione, & communione Cap. III. T E for elle che fono litterate, leggendo ' fenza canto, facciano il Diuino officio fecondo la confuetudine de’frati Minori, doppo che potranno hauereli Breuiarij : Et quelle chep caufa ragioneuole alcuna volta non pofsono dire leggendo le Horefue, §li lia licito dire li patcrnoftri,come le altre lorelle,che non fanno leggere: le quali debbiano dire vinti quattro pater noltri perii Matutino : per le Laudi cinque,per Prima, Terza,Scita,& Nona, per dal cuna di quelle Hore,fette,ma per Velpero dodecirper Copierà fette. Et ancora nel Vefpero dicano per li Morti, fette pater noltri, & Requiem Aeternam,& dodeci al matutino.Le forvile litterate fiano obligate direl’officio delli Morti. Ma quando morirà alcuna forvila del Monafterio,dicano cinquanta pater no H 3 Itti; 1x8 REGOLA Uri: in ogni tempo le forclle digiunino: Ma nella Natiuità del Sign. in qualunque giorno venga,pofsano mangiare due volte. Alle giouenette, & a quelle,che feruono fuori del Monaftcrio,!è li difpcnfi mifericordiofa mente, come parerà alfAbbadefsa. Ma in tempo di manifefta necellìtà non liano obligate le forelle al digiuno corporale. Con licentia dellAbbadefsa li debbano confef-fare almeno dodeci volte l’Anno. Etdcuo-no guardarli,che non mefehino altre paro-le,fe non quelle,che appartengono alla con felTìone,5c alla fallite dell Animc.Et debbono comunicarli fette volte, ciò è, nella Natiuità del Signore : il Giouedi làuto, la Paf-quadi Refur re rione : la Pentecofte : la Af-fumptiónc della Madona: la fella di San Fra cefco:& la fella d’ogni Santi. Alli Cappellani lìa licito di celebrare dentro per comma nicare le forelle inferni e. Sitratta deli’Elettioni. Cap. 1111. >CT Elle Elettioni dell’Abbadelfa liano te-XN nute le forelle oller tiare la form a Canonica. Et procurino di hauereil Miniltro Generale,onero Proiqpciale dell’ordine de’ frati Minori. Il quale con parole di Dio l’in formi ad’ogni concordia polììbile.Et ad’vti Età commune nella elettione,che lì hauerà DI S. CHIARA. 119 da fare: Et ninna fia eletta, fe non farà pro-fefl'a : ,Et fe folfe eletta ; onero altrimenti le folfe data una, che non hauefse fatta profef fione : non fe li obedifca, fe prima non fà profelfione della forma della poucrtà uo-Itra : laquale morendo li faccia elettione di un’altra Abbadeflà:Et fe in alcun tempo pa refse allaunìuerfìtà delle forellc la predetta non efsere foificiente al ferui.tio,& commune vtilità loro ; fiano obligate le predette forclle,fecódo la forma predetta,afe eleg gere un’altra in Abbadellà,& Madre, quanto più predo potranno. Quella che farà clet ta, penil qual pefo habbia prefo fopra di fe, & a chi hà da rendere conto del grege a fe commelfo, fiafollicita anchora di efsere fu^ perioreaU’altre,più per uirtn.Sc fanti coftm-mi,chep Tofficio: Acciocheleforellemof-fe dalfuaefempiogl'obedifcano più predo per amore,che per timore. Guardifi da gl’a-mori particolari, accioche non dia fcanda- 10 a tutte, mentre che ama più alcuna parti colare. Confoli l’affìitteA fia vltimo refugio alle tribolate. Acciò che macado lei del 11 rimedi) della fanità, non uenga a domina te nelle inferme il morbo della difpcratio-ne. In tutte le cofe ofserui la comm unità, ma principalmente nella Chiefa,Dormitorio,Refettorio,I nfermaria,& Vedimentidl chefia tenuta ofseruare nel medefimomo- H 4 do 120 REGOLA do la fua uicaria.Vna uolta almeno la fetti-mana fia tenuta l'Abbadcfl'a chiamatele lue forelle a capitolo:doue tanto effà,quanto le altre iòrelle debbano humilmente co-fefsarli di tutte le publicheoftefe,& neglige tie : Et nel medefimo luogo conferifca con tutte le forelle quelle cofe, che fi hanno da trattare per la utilità, & honcftà del Mona-fterio,perche fpeflb il Signore riuela alle mi nori il meglio. Non li faccia alcuno debito graue lenza il commune confcnfo delle fo-relle:& manifeiìa neceilìtà. Et quello fi faccia per il procuratore. Mà guardili l’Abba-delfa con le tue forelle, che non fi ricetta alcuno depolito nel monatterio . Perche fpefso da quelle cole nafeono conturbatio ni,& l’candali.Mà per conferitatela vnione del mutuo amore,& pace,li eleggano,di comune confenlo di tutte le forelle, tutte fof fidali del Monallerio. Et à quello medefimo modoli eleggano almeno otto forelle # delle più diferete, del conligiio delle quali rAbbadelìà lia tenuta fempre feruirfiin ql-le cofe, che ricerca la forma della vitauo-fìra.Pollàno anchora,& liano obligate le lo relle,parendoli vtilc,& necelfario, qualche volta leu are foth ciati & diferete,& eleggere altrein luogo di quelle. Sì DI S. CHIARA. 121 Si tratta del fdentio, & parlare. Cap. Il III. pv All’hora di Compieta fin’à terza le fo-rclle tengano filentio, eccetto quelle, che feruono fuori del Monafterio: in Chie-fa,& in dormitorio tengano filentio perpetuo: Et in refettorio folamente mentre ma giano: Mà nella infirmaria fempre fia licito alleforelle, di parlare diferetamente per ri-crcatione, & feruitio dell’inferme. Pollano anchora, & in ogni luogo con uoce balla parlare breuemente di quello, che farà ne-celfario.Non fia licito alle forelle di parlare al parlatorio,ouero alla grata lenza licentia della Abbadelfa,ò della lua V icaria.Et hauu ta la liccntia,non ardifeano di parlare al par latorio,fe non ui faranno prefenti due forel lejche odano qllo, cheli parla.Ma alla grata non prefumano di andare, fe non vi làran-no prefenti tre allignate dall'AbbadelTa ,ò fua Vicaria, di quellediferete , che fono elette da tutte le forelle per configliodel-l’Abbadellà. Quello modo di parlare liano obligate di oller uare,quäto è polfibiled’Ab badelfa,& fua Vicaria. Et quello della grata fi faccia rarilfime volte. Ma alla porta in nef fun modo . Alla grata dalla parte di dentro lia pollo un pannofil quale non fi leui,fe no quando fi predica,ò qualche forella parlafie ad’al- -122 R E G O L A ad'alcuno.Habbiäno anchora la porta di legnò congiunta bene luna banda della porta có Val tra,& con leftanghc, & con due fer rattire di fèrro diuerfe : Accioche maflima-mcnte la notte,(i ferri con due chiaui, delle quali l’una ne habbia VAbbadeffa, & l’altra la facriftana. Et ftia fempre ferrata * fenon quando li ode l'officio Diuinoffit per le cari fedettedi fopra.Neffiinaforellainanzi il le tiare,o doppo il tramontare del Sole debbia parlare in qualunque modo ad’alcuno alla grata. Al parlatorio ffia fempre dalla parte di dentro vn panno,che non firimoua. Nel la Quadragefima di San Martino ; & nella Quadragelima maggiore neffuna parli al parlatorio, fe non col faccrdote per la con-feffione, ò p altra maiilfefta neceffità : il che Ila rifematò nella prudentia dcll’Abbadcf-fa,ofua Vicaria. Si tratta,rbe le forelle non riceuano alcuna poßejjionc, ò proprietà per je, ò per interpojìaper-fona. Cap. VI. Troppo chel’Altiffimo Padre ccleftc per fu a gratia fi degnò illuftrare il cuor mio,che per efempio,&: dottrina del Beati f fimo Padre nottro Francefco faceffi pcn ité-tia:poco doppo la conuerfionefua , volontariamente gli promifiobedientia inficine con DI S. CHIARA. 125 con le mie1,forelle. Vedendo il Beato poue-ro,che non temeuamo alcuna pouertà, fati ca, tribulatione, & difpreggiodelfecolo : Anzi che quelle cofe teneuamo in luogo di gran delicie,modo per pietà, ci fcrifse la for ma di viuere in quello modo. Perche per in fpiratione del Signore vifete fatte figliuole,& ferne dcll’altiifimo Sommo Re, Padre celelte, & vi fete fpofate al Spirito Santo di viuere fecondo la pcrfcttione del Säto E uà gelio: voglio, & prometto per me, 6c per li miei fratifempre hauere diligente cura, & fpeciale folicitudine di noi,come di loro. Il che mentre uilìe,adempì diligentemente,5c volfe, fulsc fempreadimpito dalli frati. Et accioche non declinalfimo dalla fanta pouertà,clic habbiamo abracciata : Et ancora, accioche folfc làputodalleforclle, che uen-nerò apprefso . Poco inanzi la fu a morte,ci fcrifse un’altra imita l’ultima fua uolontà, dicendo. Io frate Francefco piccolino uo-glio feguire la uita,& pouertà dell’altiflimo Signor noftro lelìi Chrilto, & della fua fàn-tifiìma madre : & per teuer are in quella fino al fine, & prego voi tutte fìgnore mie, & ui configlio, che limiate fempre in quefta fantini ma uita, & pouertà, & guardatcui molto, che nó ui partiate da quella in modo alcuno , ne per dottrina, ne per configlio di qual fi uoglia perfona. Et fi come inlìcme con 124 R E G Ö L A con le mie forelle Tempre fon ftata foli cita diofseruareia fanta poucrtà, laquale hab-biamo promei'sa al Signor Iddio, & al Beato Fräcefcorcoli fiano obligate di ofseruar-la inuiolabilmente infino al fine l’Abbadef-fe,che mi fuccederanno neH’officio j & tutte le forelle.Ciò è,in non riccucre, ò haucre pofseffione,ò proprietà ne per fe, ne per in-terpofte pcrlbne: ne anchora hauere alcuna cola,che ragioneuolmente fi polfa dire pro prietà,fe non quanto terreno ricerca la ne-ceffità,per honeftà, & rinouationedel Mo-naftcrio:&: quello terreno non fia lauorato, fe non per fare Horto perlanccdfitàloro. Si tratta del modo di lauorare. Cap. VII. T E forelle allequali il Signore hà dato •J—v gratia di lauorare, lauormo doppo l’ho radi terza di lauoritio, che appartenga ad* honeftà,Óc utilità commune,lidclmentc,& deuotamente , talmente cheefclufo Vocio inimico dell’anima,non cftinguano lo fpiri to della fanta oratione,& diuotione, al qua lefpirito tuttelecofe téporali deuonofer-uirc : Et quello, che lauorano di fua mano, fiano tenuteaflegnarlo all’Abbadeflà, o fua vicaria in capitolo in prefentia di tutte le forelle : Et lo ifteflb fi faccia di qualche elc-molina mandata da qualche perfona perii bifo- DI S. CHIARA. 12$ bifogni delle Torcile: Accioche lì preghi comunemente per loro: Et tutte quelle cofe 11 diftribuifcano ad’vtilità comune dall’Ab^-badella, o Tua vicaria con configlio delle difcrete. Si tratta,che niente fi appropriino,& delle for elle inferme. Cap. Vili. T E Torcile niente fi approprijno, ne cafa, ne luogo, ne cofa alcuna, ma come pe- ' rcgrine,& foraftiere in quello mondo Terne do al Signore in poucrtà,& humiltà,mandi no per la elemolìna confidentemente, ne li bifognavergognarli:imperocheil Signore lì fece pouero per noi in quello modo: Que Ha è quella Eccellenza delFAltillìma poucr tà,la quale ha inllituito voi charilfime Torci le mie,heredi, & Regine del Regno del Cicloni hà fatto ponete di robbe, & di virtù vi ha e fallate. Quella fia la parte volita: la quale vi conduce in la terra di viucnti.Alla qua le,ò dilettiffime Torcile totalmente accolta-doni, niente altro per il nome del noltro Signore lefu Ghrillo in perpetuo lotto il cielo vogliate hauere . Non lialicito ad’alcuna Torcila mandare lettere, ò riceuere alcuna cola, ò dare fuora del Monaltcrio lenza licentia dell’Abbadeflà. Ne fia licito hauere alcuna cofa che no l’habbia data, o permef- 126 REGOLA fa l'Abbaddfla:Et le gli fülle mädata alcuna cofa dalli paren ti,o da altri,l’Abbadefla fe le faccia dare : Ma ella fe ne hà dibifogno, fe ne polfa feruire;ma fe non,la dia charitatiua mente ad’vna delle forellc, che ne hà dibifo gno : Ma fe li farà madata qualche pecunia, TAbbadelfa con conlìglio delle diferete la faccia proiiedere in quelle cofe,che harà dibifogno . Delle forclle inferme TAbbadcfla fermamente lìa tenuta d’inueftigare folici-tamente eflà medefima,o per altre:Et fecon dola polTibilirà del luogo, charitatiuamen-te, & mifericordiofamente prouedcrli tanto nclli configli, quanto nelli cibi, & altre cofe neceffaricallinfirmità: perche tuttefo no tenute di prouedere, & feruire alle fue forellc infermcdi come vorriano,che follerò feruite loro, fe hauelfcro alcuna infirmi tà. Et fecuramentemanifelii l’vna all’altra le fue nccedìtà : imperoche fe la Madre a-ma,& nudrifee la l'uà figliuola carnale: Qua topiù diligentemente dette la forella amare^ nodire la fua forella fpirituale: le quali inferme dormano fopra vn faccene pieno di paglia,hauendo per il capo capezzali pieni di piuma:Et quelle che hanno bilogno di pedali di lana,& di matarazzi, fe ne pollano feruire: Ma le predette inferme elfendo vilitate da quelle, che entrano nel Monafterio, pollano breueméte rifpódere qualche buona DI S. CHIARA. 127 tia parola a chi li parla:ma le altre forelle,ha nendo hauuta licentia, non habbiano ardile di parlare, a chi entra nel Monalterio, fe non vi faranno prefenti, & leintèdano due dorelle difcrete aflegnate dalVAbbadefla, & fua Vicaria: Et quello modo di parlare liano obligate l'Abbadefla, & lua Vicaria, anello per loro olìeruarlo. Sì tratta della penìtenth. Cap. IX. . titulo de Re-gul.& Monial.cap.5.Et quella claufura è an co fauorita dalla legge ciuile, come appare nel libro delle Pragmatiche del Regno: do-ueil Cardinale Gran Vela, che fu Viceré ì j. K. 3 publi- 1*0 ESPOSITIONE DEL C. IL publico Pragmatica, che tutte quelle cale, (iallc quali le donne Monache erano viftedi padroni d’eiìe cafe a loro fpefa fuflero tenu ti ferrarle, & fabricar le in tiAtti quelli luoghi, dadoue dette Monache li poteuano vedere,come appare indetto libro al fol. 456,al tit.Pragmat:del Cardinale Gran Vela , al nume. 17. che fù fatra nell’anno 1573. Et quello è per conformarli a quel, clic nel prologo di detta Regola, vt in fol. 112.1i dice: Accioche in vnità di fpirito hauete di-fpreggiato le pompe, & delitie, del mondo, feguitando le veftigiedi Chritto, & della fua fantilfmta Madre,hauete eletto di viuc-re rinchiufe con il corpo, & feruire humil-mente al Signore:& con edere quelle none piante Fräcifcane, del Giardino celcfte, del quale dicchi cap.Exuij,vt infoi.6 5 .fono cito dal Paradifo, adacquato le piante d^l mio Giardino, &c. Elongate dal li flutti, Se tempellà humane,nelqual Giardino,con più quiete, & ficurtà pollano attendere alle contemplationi,& olferuationidelle cofe efemplari, &c. Quello Giardino certàmEte è la fanta Religione de’frati, o forelle de’fra ti Minori,&c. Quello certo è la cclclte vita, Se forma di Regola, quale deferifie quel gra de San Francclco confelìbre di Chrilto,&c. Quella è quella,alla quale,come dice S.Paulo, nelliino per l’aucnirc deue efsere mole- ito: DELLA REG. MON. m üo:cfscndo ehe Chrilto con leftigmate dei la fua palTionel'hà cöfirmato : volendo che ‘ rinftitutore d’effa fufse notabilmente im-prefso deTegni della fua Pairione,&c.come dice il cap.tixijt, vt in fol.a ^.C. Et di quella profelTione Seraphi ca FrancifcanailNauar ; ro nel fuo trattato de Regularib9.alla quarta parte, al numero 17.dice, Adeo fufpicio, & veneror Regulam illam Altilfimam San ti Fräcifci : vt obferuantes eam ad vnguem, & mentem aučtoris,reputem else quofdam incruentos Chrilti Martyres. Seguitaefsa Regola, lenza vtile, mani fella,& probabile caufa:ciò è,vtile,in efsere eletta a douere co licentia della Sedia Apoftolica andare a riformare , & reggere vn Monalterio ri lallato,o di nuouo coniti mito:manife(la,& pro babile caufa: Quello lo dichiara Papa Vrba no nella 2.Rubrica di detta Regola,& Papa Pio Quinto, vtin detta Soma Nauarra nel fopradetto cap. & numero, quando che da per efeommunicate le Monache, che efeo-no da’lloro Monalterio: eccetto, fucceden do foco irremediabile: onero in tépo d’inimici , dotte li combatte; & non è tempo di cercare licentia,& allora denono ritirarfi in altro luogo bonetto,& quanto (ia pofhbile, deuono vfareclaufura, inlino che di proprio luogo liano prouifte: onero occorrefle tale forte d’infìrmità, che bifognalFe, in o- K 4 Si“ 152 ESPOSITIONE DEL C. IL tgni modo medicarti fuori del Monaiterio : ‘6c in quello bifognapigliar’informatione, & inrerponerui decreto, tanto dal Prouin-ciale Miniftro,quanto anco dal Reuerendif fimo Vefcouo:& l'viio/enza l’altro nö può f dare tale licentia. Et in quanto a voler raperete le mi clorelle di Hierufalem poflòno pafiare ad’altra Religione: quello fi nfolue-rà nel feguente capitolo, quando trattarò , fe li frati capuccini häno Religione più llret ta, dotte pollano andare con buona confciE tia,p rifpetto della Uretra pouertà, alla quale danno obligati,& non trottandoli Religione piu Uretra per elfi frati, manco fi tro-uarà per elfe forelle. Seguita ella Regola, Ma finito l’anno della probatione liarice-uuta ad’obedientia,5t:c. quella particola,in-fino al feguente tello fi dichiarerà nel fegué te capitolo più abondantemente. Seguita elfa Regola,non fi veli alcuna fra l’anno del la probatione:ció è,clTendo feculare,& non profefià di alcuna Religione: pchc fe è pro-felfa di altra Religione, deueportarefem-preil velo nero della fua profelfione : Ma fe non è profella, non fe gli dia quel velo nero , cheli alfcgna nel giorno della profefiio-ne alle profelle : acciò fi conofca la nouicia dalla profeiTa:& di quella materia fe ne dirà nel feguente cap. più a lungo. Seguita ella Regola:Et per la honeftà,.6c alleuiatione de* ferui- DELLA REG. MO N. is? femitij, & fatiche, poflano le forellehauereji i mantelli: Et quello è, che nel faticare ftfu- ' dannando ftà troppo carica di panni:& co-fi leuandoli il mantello fi troua più leggiera nel faticare, & no fi dà occafione di fudare, & fàrfelo poi ritornare adofso, quando poi èraffredata: &c dare occafione alfinfirmi-tà. Seguita efsa Regola,marAbbadcfsagli proueda diferetamente di vefiimenti, fecó-do le qualità delle perfone, dclli luoghi, tepi, & freddi paefi : ciò è, darli quelli panni, quali la forella per la fredda complelTione dice hauere dibifogno : purché fiano di vile prezzo, lecódo la noltra promefia pouertà, «Scfièdettodifopra. Seguita elfa Regola,le gioucnctte, le quali faranno riceuute, &c. & cofi ftiano in fino al tempo dell’età iegiti ma,&c. facciano la profeffione:ciò è,quando faranno di fedici anni,conforme a quello,che fi dirà della reccttione a profeffione, nel feguente capit. Et circa le gioucnctte fi vuole intendere, come ordina il detto Con cilio Tridentino nel detto titolo,de Regula ribus, & Monial. al cap. i g.doue vuole, che fia di maggiore età de’dodici anni,a fine che cominci a cóofcere il benc,& il male:& che non fia fiata fedutta,o conftretta,o inganna ta- Se che conofca quello,che vuole fare : Se acciò cheli conofca la verità,commanda al le Abbadefse non douere far fare profeflìo- 154 ES POSITIONE DEL C. IL ne, fe prima non fono ftate efsaminate dal-‘ 'Ti Vcleoni,che tale profeflìone è volontaria mente per leruirca Iddio: & non per timore humano : & a maggior libertà di dette monachemel capito, dccimoottauo: il detto (acro Tanto Concilio Tridentinojdichia ra per efcommunicate tutte quelle perfo-ne;tanto Ecclcfiaftiche,quanto fecolari: tato laici, quäto Regolari, & in qual lì voglia dignità, chefulìero, quali fapellcro, chela detta Monacha è intrata per forza, o per timore in detto Monalterio: & non per fpó tanca volontà d’elfer Monacha : & in detta fcommunica vuole anco ipfo fatìoincorrano tutti quelli, chein detto Monachato, hanno dato cólìglio,agiuto,o fauore:5t ancora ipfo fačto liano (communicati tutti quelli,che faranno prefenti a tale atto di ve Ihre,odi fareprofclfiónetoueroimpcdifco-no alcuna donna, fenza giuda caufa, che lì faccia monacha.o che faccia profelìione, o faccia voto di caftirà; Et ancho perii 3.concilio Toletano al cap. io. & lì conferma per la nona Gioia nel capir. Caufam Matrimonii in tit.de probat.douc lì da per elcommu nicato quello,chereuoca alcuna vergine,o vedouadal propolìtodcl voto di caffità. Il che deuono conlidcrarc;quando conliglia-no donne a farfi monache, a fine che poi re-ftino.lc lue robbe agl’altri Tuoi parenti ,0 amici. DELLA REG. M O N. 155 amici, oucro quando quella vuole offerua-i». re caftità,la configliano, o procurano, che facciali contrario della caltità . Seguitaeffa regola , TAbbadelTa foiicitamente proueda di Macltra.chelia delle piu difcrete del Mo-nafterio : laqualedebbia informare in l'anta conuerfationc,honelti coftumi, fecondo la forma della profelhone uoltra. Quello lì dichiara nel feguente cap.più chiaro,che non fi laria qui.Seguita efl'a regola, le fuote, che femono Inora del Monaiterio, polfano por tare calciamenti : Il chea contrariofenfo, quelle che hanno dentro, vadano fenza calciamenti: & fi dimoftra per la iltelìa Regola de’frari Minori,a quali è prohibito dall’iltef fo San Francefco, che non portino calciamenti fenza manifefta necellità: & per que-fto,nel detto cap.Exiui,s’incarica la confcié tiade’Prelati,il douere giudicare per qual caufa debbano portare calciamenti: Il portare fuole,fandali,5c zoccoli, non s’intendo no calciamenti, come dice il compilatore delle conformità,nel fecondo capitolo della regola,de’fräri Minori. Seguita efi'a rego-la:Niuna poffa far con voi relidentia,le non farà riceuura,fecondo laforma della profef fone uoltra. Sìnteude di quelle donne, che non vogliono effere monache,che non pof fano intrare: & in quefto il Synodo Prouin-tiale Napolitano , al capitolo cinquanta, efpref- 156 ESPOSITIONE DEL C. II. v, efpreisamente prohibifce,che ninna donna ’fiaammefsa dentro li monalterij; Bcncheil Concilio Tridentino nel detto titolo de regularibus; al capitolo Quinto prima hauc-ua prohibito non douerti intrare ne li detti Monafterij,lenza licentia de’Vefcoui: tutta volta,tanto Papa Pio Quinto,quanto Papa Gregorio.X III. nel.i 57 5.l’hanno efprefsa-mente prohibito ; con imponemi la l'com-•municajiSc rileruare l’afsolutione alla Sedia Apottolica,córra tutte quelle perfone, che entrano in detti Monafterij, come fi dirà al cap.Vndecimo di detta regola. Seguita ella regola, che le mieforelle Tempre li vedano di veftimenti vili.Queftofi dichiarerà nel fe guente capitolo. Finifceil.2.cap.della regola delle Monache:& incommincia la dichia ratione del fecondo cap. della regola de’fra-ti vtinfol.2. Si tratta di atulli, che vorranno rìceucre (jncfta vita : in qual modo fi debbiano riceucre. Cap. li. C E alcuni vorranno pigliare quella vita: ^ ciò è,fe Ifpirati da Iddio,ouero per eshor tatione fatta dalli frati,che vogliano mette re in più fìcurtà la loro fallite : con intrare in religione a feruire Iddio: & per quello ue nirannoalli frati noffri:li frati gli mandino alli fiioi Minilìri Prouinci,ali. Dice fan Bo- nauent. DELLA REG. FRAN. 157 naucnt. che quefto mandare alli Minifìriè-?». afine.chefiueda laconltanriadi quelli, che h vogliono veitire:&: ancora per caufa, che lì predirne,che tanto nella feientia,prudentia,& efpérientia, nel riceuere frati alFordi-nedìanoefperti.SeguitaefiTa regola. Alliqua li folamente, Se non adaltri fi concede la licentia di riceuere frati. Il che non fi dette in tendere,che effi Miniftri non poflano tale re cettione commettere ad’al tri : Poiché quefto fi hà per difpenfatione de’fonami Pontefici: Ma non per quefto il commifTario Pro-uinciale può riceuere Nouitij, fenza fpecia-le licentia del Prouinciale : Ne tampoco, fi dette riceuere ognuno, che viene dal leco-lo, o da altra religione per veftirfì di quefto habito : ma folamente quelli, che hauendo lettere,[labilità, & altre circonttantic pollò no effere vtili all'ordine,con giottare lor ftef fi con il merito della buona uita, & agl’altri con il buon’eflempio,fi come vuole il fopra ditto cap.Exijt.vtin fol.s^.A.feguita efsare gola, Mali Miniftri gli effamininodiligentemente della fede Catholica,& Ecclefiafti-ci facramcnti. Quefto s’intende nelle terre d'heretici,ouero ifideli: onero di quelli,che vengono da tale parte, & terre, per il che fe dubitäfle, che non fuflero ftabili nella fede Catholica: onero haueflcro tiudiato,o tencf fero libri compofti, o corretti da heretici, che i58 ESPOSITIONE DEL C. IL che trattallero de religione : liquali Nouici) fe in tale errore fufsero in corti, fariano fcó-municati dalla Bolla in cgna Domini: dalla quale niuna religione può afsoluere : an-chorche nel compendio de’priuilegij,& per altre cócefsioni parefle, che qualche religio ne polla da qlli afsoluere,efseüo che ognan no che detta Bolla ti legge, fi reuoca qual fi voglia cócefsione fatta a Vefcoui, Re, Reli gioni ,&luoghi pij, fotto qual ti uoglia forma di cócefsione,come hò detto nel noltro Enchiridion (lampato in Venetia nel 1588. al f.21 .Ma bifognaria fcriuere al padre com miliario della corte Romana,che lui procu rafse la licétia della afsolutione:& per fape-re, quali fono else fcómunichc, aedi detto Enchiridion. Seguita elsa Regola: Et fe tutte quelle cofe credono,& uogliono fideime te confellarlc : & intino al fine fermamente olìeruarle.Dice fan Bonaucnt.che da quelle parole è untamente manifetìo, che quelli, che fi hanno da ri cenere all’ordine, deuono elfere parati al Martirio : atalche quädo poi farà infpirato dal Signore a doucrc andare a pigliarci! Martirio,ticomediccilcap.vlti mo della regola,fi troni proto, & perfeuera re fermamente infimo al fine, per caufia, che il premio fi da folamente a quelli,che perfe-uerano : & di qua fi può conofcere, quando il frate minore preuaricatore del quarto ca DELLA REG. FRAN. 159 pi. della fu a regola uà ricorrendo a fard pa-gare barche,& nani per andare per Mare,Sc' tanto più dannofo è, quando è per andare feriando,in vifitareamici,& parenti,de altri camini volontari]- : & poi per li peccati di detta tranfgrefsione Iddio permette,che fìa pigliato da turchi,acciochericonofcail fuo errore, & ù ofFerìfca a efso Iddio, come vero frate Minore aefequiregl’efempij di qL li fanti frati ,cheuolontariamente andaua-no tra infideli a predicare la fede, & pigliar il Martiriorcisofrate preuaricatore,nonfo lo tale occatione offertali da Iddio non efe-quifeeuna vuole, che la religione contrala Ina offer uantia gli mandi il ri teatro di centinaia di ducati, come te fufse gran Signo-rc,al tram ente,no folo è per rinegarclapro felfione come religiofo,ma anco come diri ftiano,& fefufse fiato nel fccolo,forfè non fi farebbe rifeattato, per tanto prezzo,quan to viale imo animale per portar legna,come fi è detto di fopra al fol. 10?. Seguita dia regola,Et fe non hanno mogli,onero fe l’hanno,Se cet.il che è da notare, che il diuortio, ciò è la fe-parationedel Matrimonio fatta g hàuere la moglie commefso peccato morta le,contra lafideltà, che obliga il Matrimo-nio:óc per quefió, mediante fententia diffi-nitiuadel Vefcouo.tiè fattala fcp.iratione: non può eifere riccuuto nella religione: poi i6o ESPOSITIONE DEL C. II. che, detta fua moglie non vuole viucre in ' caltità : daria calila che 11 augumentafsero gl’adulterij : & per quello bifogna olleruare ad litteram le parole della regola. Li Mini-ftri gli dicano la parola del Tanto Euägclio , &c.Dicelaefpolìtione delli padri dell’ordi-ne; quello efsere precetto alli Miniltri di dire tale parola. Etll ftudijnodidarlea poue-ri: il che, fecondo li detti padri è precetto à quelli, che vogliono pigliare quella regola: per il che dette con eftetto il Miniltro dirle, che non lafci cofa alcuna a parcntbquali ha no robbe,& intrate da potere viucre, fecon do il loro gradoni che li hà da intendere, fecondo il Concilio Tridentino, vtinfra. Seguita efsa Regola, il che fenon potran-no,gli balla I a buona volontà: dice San Bo-nauent.čc Fra Bartolomeo de Fifa,cheque-ito s'intende,quando li trouafse di loco lon tano,doue tiene le Tue robbe: onero fufscro robbe intricate di iitigij,& cötroucrfie, otte ro fufse fottopofto fotto podeltà paterna: purché habbia buona volontà, che fe fufse libero,lo faria:pche allhoragli balta la buona volontà. Seguita elsa Regola : Guardinoli li frati, che non liano lòìiciti delie fuc cofe tcmporali:inquello il fommo Pontefice nel fopradetto cap.Exiui, al fol.74.G.di ce,che li Miniltri, & frati fi deuono guardare d'indurli,o confortarli,che gli diano co- DELLA REG. FRAN. 161 fa alcuna: non pero fc clLi Nouicij dal figlio-re faranno infpirati di dare alcuna cofa de' fuoi beni liberamente per elemofina ad’elli frati, come agl’alrri poucri: liquali conlide-ratalaloroneceilìtà, &modi polii nelcap. Exiit.vtinfol.40.G.lapoirononceuerc:Ma li deuono guardare, che nel riceuerc, & accettare, le cofe offerte innotabile quantità: non fi polla prefumere fin idra intentione. Seguita elsa regola, Nondimeno , ricercandoli configlio: habbiano licentia li Miniltri dimandarli ad’alcunfiche temono Iddio,di altro fiato,& non alfi frati: fecondo il confi glio de’quali, fi fuoi beni liano difpenfati a poueri. Et qualunque detto cap. Exitii, dice douerli mandare fi Nouicij a configliare,co perfone, che temono Iddio fuori della religione noltra,quefio sìntcndedi configliare circa la diltributione delli beni del Noui-cio : il quale non fifa rifolucre di dare le fue robbe,a quella,o quella Chiefa, o a Ho-lpirali,o confratrie,o lafciarc, che fi maritino figliuole pouere,o fimilifin quello li frati non poflbno dar configlio,Mafi bene pof fono fi frati configliarc,che dia le fue robbe a poucri. Ma circa il dilìribuire le fue robbe il Nouiciohàdaoffcruare il Concilio Tri-dentino, nella feifione vigefima quinta, nel titolo de Regni, al cap. fello decimo ; dotte commanda,che non fi faccia rinoncia auan L ridi 'i6z ESPOS ITIONE DEL C. II. ti di due meli della profeffione : ancora che fi facefTe a cauta pia, lenza licentia del Ve-fcouo : & altrame'ntc fatta non habbia cftct to, fe non doppo fatta la profeti ione. Si bene che può fare il Nouicio tettameli to dal primo giorno del Nouiciato: efsédo che dit to teftamento non ha effetto,fc non doppo fatta la profetìlone. Et perche molte volte i Nouicij portauano le loro robbe alli Mona fieri j : & quando poi fra l’anno della probatione, ritornaua al fecole non poteua riha-uere le robbe, che a fine che foffe riceuuto nella Religione, portaua a frati particolari, & in generale nel Monatterio : per quetto il fopradetto Concilio , nel fopradetto capit. Commanda lotto pena di fcommunica,do iter fi li retti mire al Nouicio tutto qllo, che portò alla Religione,quando da etiti fra Fan no del Nouiciato fi ritorna fuori. Seguita efla Regola, Doppo gli concedano i panni della probatione,&c.eccetto te altramente fecondo Iddio a ctlì Miniftri paretle. Dice la efpofitione dc’Padvi, che quello s’intende circa il caperone,di douérti ponere, ftan-tela rcuerentia ti deuehaucrea quella per-fona, che fi vuole vcftirc: fi come faria vn Vefcouo, onero vn gran Signore di vaffal-I!i,&fìmili:& per quetto lo rimette al parere del Miniftro a darlo, o non darlo, con farli portare l’habito a v fan za dc’profdTi. Et fe S11 DELLA REG. FRAN. 16? gli dene notificare, che ancor che alcuni de creti antiqui, & SommifH, & Dottori, che hanno fcritto aitanti del Concilio Tridentino,dicono,che quando è differenterhabi-to dc’profcflì.daquellode’Nouitij,& ilNo-uicio riceucl habito, che portano li profef-fi : & portandolo il detto Nouicio per alcuni giorni,che s’intédeua profelTo di erta R,c-ligionc:quefte tali opinioni,& decifioni fono riuocate, & annullate pcrilfopradetto Concilio Tridentino,vtinfra:talche, tanto vale, che porti l’habito di Nouicio, quanto che di q)fello è tenuto a fare l’anno del No-uiciato, commandato tanto per la Regola, quanto dal det.to Concilio Tridentino j come. dichiarando la feguente parola fi dirà. Seguita effa Regola, Ma finito l’anno della probatione, fianoriceuuti allaobedientia-Et quello fi conferma perii fopradetto Có-cilio Tridentino,nella fopradetta fefiione nel ca. 15.douedicc,chc in qual fi voglia Re ligione non fi fàccia fare profeffione innan zi alli Tedici anni : ne manco da quelli fi faccia fare profeflione, li quali non fono fiati per vno anno integro nella probatione,del Nouiciato, & altramente fatta non fiad’al-cun valore,ne manco fia d’alcuna obligatio ne,ne di Regola,odi Religione,o di Regola re ofieruantia,nc d’alcuno effctto:Et nel ex 16. ordina, che finito l’anno del Nouiciato, L 2 ofia i64 ESPOSITIONE DEL C. IL' o (ìa riceuuto a profefsionc, o fia rimanda-tovia.Nc per quefto par che fia contrario al la mente del detto Concilio, quello che alcuni Religiofi vfano: ciò è, farà dato il No-uicio quali vn’anno ,& poi gli foprauiene qualche lunga infirmità : ouero pare, che fi fcopre,ches'hà fatto violentia all’impacicn tia;& no fi può più ritenere,o altri limili ma camenti, perii che non fi può conofcerein quelli pochi giorni, cheli fi ni Ice l’anno del Nouiciato , fedetto Notti ciò è per riufeire buono, o trillo: & per quefto mandarlo via, non è cofa probabile riceuerlo a profefsio-nc,non è efpedientc:& in tal termine vfano di prolongare il termine del.N oui ciato, co fargli protefta-.che anchor che finifee il detto anno,non fi obliga ne l’vna parte,ne l’altra a farlo profellò: Anzi fc li prolonga alcu ni meli, accio fi veda bene l’efpcrientia delia fu a natura: & ancorché quefto patelle có-trario alle dette parole del detto ca. 16. non è contrario alla intentione di detto Conci-lio:qualeè la vtilità dcll’vna parte,& l’altra, lenza fraude . Ma tale protetta vuole eflere, prima che pafsiil giorno del finire l’anno del nouiciato, pchc finito il giorno dell’anno, che elio fù veftito : non vale tale protc-fta, & tettano tutti dui obligati, ciò è,la Religione a ritenerlo, o buono, o trillo, chcfe j’hà nodrito, & efso a oftemarc integramen DELLA REG. FRAN. i6S tela fua Regola. Etin quello può peccare mortalmente il Maeltro de’Nouicij ; quando per conto che il Nouicio damale, le fi fare profefsione innanzi il tempo, contrai fopradctto Concilio:& la profefsioneè nul la,la cauta,per la quale il Concilio Tridenti no fà tale prohibitione,è p confirmare quel lo,che la Chiefa l'anta nel cap. Ad Apoftoli-ca,nel tit.de Regul.Tranf.ad Relig. nel Decretale dice, che'l tEpo della ^barione dalli Sari Padri è dato introdu tto,nö folo 1 fauo-re di qlli,cheli vedono Monachhmaancoi fauorcdel Monaderio:ciò è, che il Nouicio faccia efperiétiadell'afpcrità,& fatiche,che via la rcligione:& la religione faccia cfpcrič tia delli codumi, &odcruantieregolari, &: portamenti del Noukio:& il htcdelimo dice il Panormitano in detto capi.& dice,che il Nouicio deue farcefpcricntia dell’afperi-tà della religione, per l’anno continuo, &c non diuifo:altramente non ti può dire, che fia fatta efperientia dell’afpcrità della religione: Doucda quetto dcuono penfarc li Maedri dc’Nouicij di non portarti di manie ra,fotto fallò zelo di pietà, & compafìione, verfo ediNouicij, dìedoppò fatti profedi fi trouino, non folo pentiti, ma anco quati adìittidimi per hauere fatto voto dòderiiq re tale drettezza di vita.Et quedo hà proceduto per le carezze, Se fopportamenti,ch’ef L 3 fi 366 ESPOSITIONE DEL C. II. fi Maeftri in clTi Nouicij hanno malamente vfato ,in farli abfenti dalle fatiche, & dal choro : & molte volte etiam dal dire l’officio,che la religione è obligata a far dire dalli fuoi profeffi:& (imilmentc li fanno abfen ti,non folo dal digiuno,che li buoni, & fpiri niali frati per deuotione fanno,5c fogliono olferuarc: ma anco li fanno abfenti dalli digiuni,che d’obligo li frati fono tenuti offer-uare. Et in quello ingannano gli poueri No uicij : li quali con quella forte d’ofseruantia di uita,chc cfsi Maeftri gli fanno fare,li pcn-fano in quel modo poter lem pre ofieruare: & coli li trottano ingannati cffi Nouicij : óc effi Maeftri aggrauati della loro confcien-tia: Se obligari apprefso la dmina giuftitiaa piangere la péna de’peccati .che cìsi Nouicij faran"ho:per non hauerli fatto con effetto fare vera efperientia, delle afperità della religione: a fine che elio Nouicio habbia co nolciutoconueritàla efperientia, di quanto hà da olferuarc,mentre è nino: tanto delle cerimonie regolari , quanto tutte le fati-che,cheli frati vfano:& ancocirca il farli ap prefentare alMiniftro Prouinciale, perla penitentia de'caliriferuati : Etin audio fono obligati lotto pena di grauiffimo peccaro detti Maeftri per ofseruarefideltà,nó folo alìarcligione.d’haucrc finto frati fideli al la Uretra ofsernantia recolare : ma anco di elserlì DELLA REG. FRAN. 167 efserfi portati fideli con dii Nouitij ,di batterli con effetto, Se non con parole, fattoti etperimenrare le fatiche, Se patimenti, che fi fanno nella religione. Et per q vi etto co n-uiene,5c deuc anco il Nouicio,in quel modo che vuole godere li priuilegij della fran-chitia della religionc;ciò è,viuerc,Se nodrir ii dell’elemofine,che toccano a frati profef-fi 5 edam il Nouicio per nfpetto dcll’habi to della religione, tutti quelli, eliclo batteffe-ro, fono clcommunicati, della medcfma cfcommunica , come s’haucflero battuto vn facerdote ,pfello:coli ancora, come detto Nouicio gode nella religione tutto quel lo,che godono li profclThcofi per la medcima ragione, conuiene,Se deue,mentre ftà nella religione ,ofleruare rutto quello ,che olferuanoli profeffi di ella : ciò è, li pro felli non pollò no andare a cauallo,non pollòno riceueredenari,fono obligati alli digiuni,di lei piine,fati che .diui ni offici j ,Sc d’apprefen-tadi per riceuere la penircnria delli cali ri-feruati,Se li mili: coli anco elfi Nouicij per la iftella legge di godcre,comc a profefso, coli anco a loro conuiene,Se date offer tiare le fa delie,Se obligli! di elfi pro felli: Se quello li co ferma v quello,che li dice nel Decreto,nella caula fcftadccimaA prima queltione,nel c. Generaliter. done determinando delli rcli-gioli, perche li fà ablenti dalle fatiche de’fe- L 4 cola- 168 ESPOSITIONE DEL C. II. colari:dice, per quello a dii fi concede que-fto priuilegio, acciochc diano udii Monaden j,& non habbiano da mancare, o edere negligenti circa li mi ni dai j Diuini:& tutte ladre cofe abandonate,fedebbiano accoda realli miniderij dell'omnipotente Iddio: & quedo s'intende, ciò è, come fanno li frati profelli: lidie efequendo il Macdro de’No-uicij,lcuerà leoccafioni di poi dire,che è da to tenuto con carezze,&: lenza fatichc:& fe il Maedro mi hauefse fatto fare tal fatica, quando era Nouicio, haucria molto bene penfato a fatti miei,& non pigliato tale ob-ligo,che a difpetto mio mi infogna oflerua-re. Et per quedo quando il Maedro de’No-uicij farà frati ueri oderuatori della vera, Se non finta ofseruantia potrà dire con il Propheta Dauid, Signore io farò fatto partecipe di tutti quelli, che fempre con le nere offer uantic regolari ti lauda ranno : Se al contrario, Signore farò partecipe di tutte le pene delli peccati di tranfgrcllione, che quelli faranno,per hauerli con fatti,& con parole fintoli,& palliatoli la nera ofseruätia.che fe-códo la regola:& non male viuere promet-tiamo.Seguita elfa regola,prom cttédo d’of feruare fempre quella vita, Se regola. Etin quello dice 1 Sommo Pontefice dichiarando quello palio,fc li frati fono tenuti alla of femanria delli detti tre voti, o pur alia of- feruan- DELLA REG. DE FR. i<$> feruantia di tutta la regola, vt in fol. 69. D. Dotte fi determina, che fono tenuti li frati, offeruarc integramente tutte quelle cofe, le quali fono polle nella regola per ofseruan-tiadelli predetti tre noti : perche fe quelli, liqttali promettono d’olferuare la regolaci aedo in obcdientia,caflità,& fenza proprio, fufsero folamente obligati alli predetti tre voti,& non a tutte quelle cofe, cheli conte gono nella regola:& danno il modo a quelli tre uoti ; in nano fi direbbe da quelli, che fanno profelfiione : io prometto fempre di ofseruare quella regola. Seguita ella regola; Et perniunomodo li fia licito vfeire da q-lla Religione,&c.imperoche fecondo il fan to Euangelio, ninno che mette la mano all'aratro , & rifguarda in dietro,è atto al Regno di Dio. ì5oue in quello San Francefco dimoltra, non ci efserepiù llretta profcfsio ne della profefsione vera de frati Minori: Et quello li vede chiaro: poiché Papa Alef-fiandre 1111. vt in compendio Priuilegio-rum,in Titulo, Abbassai fecondo numero, fotto pena di fcommunica d’incorrerfi ipfo fačto , commanda a tutti i Monalterij di Sa Benedetto,Ciltercienli, di Säto Augullino, Premonftratéfi,qualeè vna riforma di San Benedetto: CamaldulenlfiValtisVmbrofg, che non babbi ano da riceuere frati Minori, non obliarne qual fi uoglia lettera hauu- i7o ESPOSITIONE DEL C. II. ta, o ottenuta, ouero da ottenerli dalla Tedia Apoftolica, non facendo efprefsa mentione della prefentc prohibitione : lacaufa, per la quale detto Sommo Pontefice probi bilce al li frati Minori l'andare nelle lopra-dette religioni,è pevrifpettodel noto della ftretta pouertà, ncllaquale fi fono offerti al Signore in holocaufto medullato ^integro , per il contempto & difprezzo di tutte le cole mondane, comediceil cap. Exijt.ut in fol.30.G.& concorda il cap. Ad condito-rem,comefi dirà nel fine,done dice, chealli frati Minori,compete più la pfettionedel-raltiffima pouertà , che agl’altri mcndican-ti.ht per mendicanti s’intende principalme te, la religionedi Santo Augii (li no, di fan Dominico ,de’PadriCarmeliti del (cra-phico San Francefco:quale fi ritrouadiuifa in tre nomi,ciò è, nclli frati conuétualfnel-li frati nominati deirolleniantia , «5c nclli frati di San Francefco detti Capuccini. Onde il frateCapuccino, quale è obligato alla Uretra ofleruantia della vnica Regola del fe raphico Saii Francefco, con hauer anco ri-nonciatoa tutti priuilegii,cherila(lano la ftrettezza di effa Regola,voler pafiàre i qual fi voglia Religione,che viuc di proprio,vie-ne a retrocedere dal la fuafirettilEma profef lìonc,& il franfito è illicito: Et potcndofi moltinofiri frati ingannarc,llantc che il ca. licer. DELLA REG. DE FR. 171 licet, de Regni. Tran, ad Relig. dice poterli paffarin Religione più Uretra; Se efsedo che tutti. Som midi,Se Dottori, trattando delle fcom mimi che, riferifeono quella del capit. Viam Ambitiofe, nel libro delle Eftrauag. Coni.nel tit.de Regni.Tranfad Rclig.fatto da la felice ricordar, di Papa Martino 1111. quale dà per efcommurticati li frati Mendi canti, che padano in religione, che non lia Mendicante,eccetto, fe andafl'ero nella reli gione de’PadriCertolini: pcvilchealla prima villa, par che detta religione dc’Padri Certolìni fia la più (Letta dell’altrc: Se quello parlare de’ditti dottori cofi libero fuccc de per non auertirc,nella differetia, che cor re tra Mendicanti^ Mendicanti: poi che fi trouano Medicanti,che viuono di proprio in commune , qual proprio, o che lia in nome della iltelTa religione, o in nome delle Cappelledelle loro Chiefe,qual fi conuer tein loro vtilità : Et fono anco altri frati Mendicati Capucciniobligati a viuereTeu-za proprio,ne in commune, ne in particola re:Se che anco hanno rinonciato a rutti Pii ui!egii,& difpenfationi,cherilalfanodra re-golar’olleruantia: Et percio quando li detti dottori dicono, che li Mendicanti pofibno palpare nella detta religione de’ Padri Certo lini:vogliono diredi quelli Medicanti ,che viuono di proprio in commune : Sc non di quelli 171 ESPOSITIONE DEL C. IL ciucili Mendicanti, che fono obligati per là toro regola diviuere di vera mendicatione; fen za proprio,ne in particolarc,nein com-munc:& tanto più quello é chiaro, quanto che detto capit.viam Ambitiosè, fatto dalla detta fe.recor.di Papa Martino 1111.Inquanto a poter ri cenere frati dcll’oflcruan-tia della ftretta pouertà del Scraphico San Franceico fù riuocato,dalla fel.ricor. di Papa Innocentio Vili.vt in Compen.Prillile, in forma probante, ilquale Innocentio fù cento anni doppo detto Papa Martino : & ordinò,che qual lì voglia religione, & qual lì voglia luogo, che nceuelìc frate Minore delVolfcruantia, fufle ipfo fa ciò cleoni manicato : & cheiòlodalla Sedia Apottolica falle alfohito : non obliarne qual li voglia Pnuilegio hauuto, onero da ottenerli dalla Sedia Apoltolica, non facendo cfprefla mé-tionedi dettafua prohibitione: vt in titu. Apoltata:al nume, ip.laraggioncè per quel lo,che San Bonauentura, nel primo Tomo delli fuoi opufculi, nelle Queltionida eflb determinate: nella Duodecima Qucftione, trattando della religione de’Padri Certolì-ni, & della religione del detto Scraphico S. Francefco: cóclnde, che d’ogni religione in quella del Scraphico San Francefco pofso-no pafTarc,& nel mcdelimo Tomo,nella efpolitione della regola di detto San Francefco, DELLA REG. DE FR. 173 ccfco,nel fecondo cap. di cfla dice, che ii fra te Minore ^pfefso di elsa regola, vadaaqual fi voglia religione, che non fcappa l’apofta-(ìa . Et fe pur detti Padri Certofmi volefse-rodire,cheìSommo Ponteficehà dichiara to la loro religione, per più (fretta, & malfi me, nel tempo della Fe. Re. di Papa Giulio 11. per cfser vitacötcmplatiua, & folitaria: Dico,che talCjdichiaranone di Papa Giulio fu nel tépo che la religione del Seraphi-co San Franccfco non hauca ofscruantia di (fretta pouertà,per caufa,che infimo al tempo della Fe. Re. di Papa Leone X. non fiori la perfetta, & vniuerfialeriformatione del-l’ofiseruantia della regola di San Francefico, che doppolamortedi Papalnnocétio era rilafsatàùl quale Papa Leone,(laute la detta olscruatia,aflegnòl’elcrtionedel Generale Minitlro della religione del detto Seraphi-co San Franccfco douerfi fare dalli frati Mi nori riformati tätum: & douerfi elegere fra te riformato , & chep riformato fiariputato dalla comunità di detti reformati: vt 1 (u pradiófo Cöp.priuil.in ti.Elcdrio;nu.9. Etp qfto in quel tépo,alianti detto Papa Leone, efsédo che tutte le religioni viueuanodi ip-prio: & durante quel proprio: la detta religione di detti Padri era più (betta. Ma dop-po che è vfeita la (fretta riformatione delia pouertà del Scraphico San Franccfco, vie- 174 ESPOSITIONE DEL C. II. ne ad’hauer luogo:ia determinatione, o di-éhiarationc della fe.re. di Papa Aicfsandro, vt in ditto compend.priuileg.in tir. Apoda ta, al numero fello: il quale dice, che quando alcuno frate Minore dice, non poter l'ottenere l’ofleruantia della regola,commanda,che all’hora lia licentiato in fcriptis ado nere andare alla religione di San Benedetto: onero de’Certofini : dotte ditto Sommo Pontefice di inoltra chiaro efier più ftretta la profelfione della regola del feraphico San Francelco : & per quello dice benda Somma Siiueftrina nel titolo religio quarta , al numero letto:che nel ttudio Parilicnfc in di fputa fù conclufo,che li padri Certofini pof fono con bona conficientia andare nella religione de’frati Minori,quando (tanno ncl-Pofiseruantia della loro regola. Et per ciò il Panormitano in cap. Sane.nel tir. de regni, dice, che la legge permette il tran liro, dalla religione larga alla più ftretta:& che ancorché la feconda religione lia migliore, & più fruttuolàrefpettufinis:nientedimcno,ficin quella nò lì viti e più ftrerto, che ne! primo: il tranlìto è illicito. Dottecfiscndo il frate ca pucci no perla regola obligato per noto di viucredi mendicatione:di non andare a Ca vallo:di non haucre proprio,ne in coni mune,ne in particolare : di non portare calda-menti: di non impacciarli in ninna contrat DELLA REG. DE FR. 175 ta rione,di denari:& di non litigare.Et noie do pafsare nella detta religione de' Padrf" Certo(lni,o di San Ffancefco di Paula, o di qual li uoglia altra religione:le bifogna fare il contrario di quanto li è numerato, & à Id dio per uoto è obligato : & mafsimeefsen-do in oEcio di Prelato,o di Procuratore, o di laico. Etin quanto al fatto della ulta con tcmplatiua: la regola del Seraphico San Fra cefco al decimo capitolo dice: Ma attendano, che fopra tutte le cofe debbiano delide-rare d’haucre lo fpirito del Signore,& la fua Finta operatione: orare femprca lui con pu ro cove.Et nel cap. Quinto di ella regola dice: No elìinguanolo fpirito della l'anta ora tione,& deuotione : alquale fpiritol’altre cofe téporali debbono feruire. Et fe pure li dubitafse, fc la religione de’frati Capuccini Ha nera religione del feraphico San France-ico : in quello li rifponde per il Sacro Concilio Tridentino nella fella5.nel titu.derc-gul.al cap. 3. doue trattando delaconcclììo ne de le cofe immobili,coli dice, che conce dea tutti Monallcrij,eccetto, alli Monafte-rij de frati di SanFrancefco detti Capuccini , Se agfaltri frati Minori, che li dimandano dell’oHeruantia. Et fe volefsero dire,che i loro priuilegij fono (tari confermati dalla fe. re. di Papa Pio V.il medcfimo diciamo nofelìcre le dette conccfsioni, con ogni al- i76 ES POSITIONE DEL C. IL tro priiiilegio,che fauonfconola noftra re-Tigione, non folo cófìvmate da Papa Pio V. ma anco dalla Fel. Ree. di Papa Gregorio XII LDoue refta chiaro,che per la vita più ftretra;che circa ditto cap.licer, s'intende la ftrettaprofeffioned’ofseruätiädella poiicr-tà della regola del Seraphim Padre San Fra tefeo : mentre dà nel rigore della ina vera ofsernantia,fecondoì Sommo Pontefice al la dichiaratione di efsa regola nel detto ca. Exijt, de verborum lignificationc in 6. Decretai. dice, che femprcin dii frati, & nelli loro atti rilucala fanta ponevtà : & quello non folo nelle cofe temporali,ma anco nelle cofe Ecclcfìafdche : li come detto Sommo Ponteficein detta dichiaratione dice: & quantunque li paramenti, 6c vali Eccle-fialtici liano ordinaria honore del Dmino nome, &c. Ne per quelli vuole efserc ferui-to, li quali non fono conuenienti alliato, & conditione delli fuoi fcruitori, &c. Et la fuperfluità, onero molta preciolità,ouero qualliuoglia curiolità, in quelli, onero in qual fiuoglia altra cola,non può conuenire allo ftato’, & profefsione di efsi : per la qual cofa vogliamo,& commädiamo,che le cofe pdette liano ofseruate dalli frati: vt in ca. Exiui,de verb.fìgnif.nel libro delle Clemèt. & infoia 5. C. Etin tanto è,che quello, che procura,onero ofFerifce, onero riccucil có- trario * . DELLA REG. DE FR. 177 frano appvcflb della Diurna Giuftitia ,refta obligato alla pena del peccato di trafgreflìo* ricrei voto, onero regola, & determinatione della S. Romana Chicfa: 11 che non è ne gl'altri Reiigiolì. Et tanto maggiormente è chiaro, quan to che la regola de gl’altri Reli gioii, o dipende dalla volerà dei loto M R. Generali, o altri fuperiori : onero dalli loro Generali capitoli,in dichiarare,o ponere p-Certi,circa il umere regolare: per eifere, che le loro regole Hanno fottopofte alla difpolì rione de’loro Prelati:o de’lorocapitoli Ge-neralidiquali aftringono,o allargano li precetti di elsa regola, lecondo gli pare cipedié te : & per la medcfma anthorità polsono chiarire, & dichiarare gli dnbij accidentali, che nel loro regolar viuere polfono occorrere, fecondo la loro profeßione. 11 chela ftrettezza della regola del fcraphico padre San Francefco non concede tale permiiìio-nc:poiché commanda douerli ofleruare ef-fa:6c efsprefsamcnte,comanda a tutti i Prelati d’elsa, che non habbianodacommandare colà,che fia, ne contra dell’anima, ne contra alla fu a regola : & fimilmente comitianda a. tutti i Tuoi frati fudditi , che non Gabbiano da obedire, quando gli è comma dato ,0 contra della fu a anima, o contrala f uà regola: laqualc in fc co tiene li fottoferi-tiprecettfvidciicet. nel primo capita.fono M quelli 178 ESPOSITIONE DEL C. IL ^quefti precetti, ciò è, vi nere in obedientia^ Viuere lenza proprio.viuere in caftità,obe-dire ai Sommo Pontefice : & obcdire alii p-lati d’efia religionc.Nel fecondo capié.fono quelli precetti,ciò,è,che li frati mandino al li Miniftri quelli,che vogliano ri cenere que ila vita.Cheli Minittri gli efsaminino dilige temente della fede Catholica: & del li Sacra menti Ecclefiaftici, che li Miniftri gli dicano la parola del fatuo Euangelio, ciò è,che diano le loro robbe ahi poueri. Che li Mini Uri non liano feliciti delle robbe temporali di quelli,che entrano nella religione.Che li concedano i panni della probatiorìé. Che hel fine dell'anno gli riceua aU'obedientia. Che a nefluno profelìo fia licito vfeire da q fta religione. Che li profefsi habbiano vna tonica con il capriccio.Che nò portino cal-ciamenti fenza necelììtà.& che li ueftano di ucftimcnti itili. Nel cap. 3. fono quelli precetti , ciò è, che li chierici facciano l’ofhcio Dittino fecondo la corte Romana. Che li laici dicano fofticio delli pater noftri. Che digiunino dalla feda debutti li Santi,per fin? alla Natiuità del Signore. Che digiuninola Quadragelima di cita Refurrettione. Che di giunino le fette ferie. Che non caualchino fenza manifcfta ncceftità.Nel cadono quelli precetti,ciò è,clic li fratino riceuanodenari. Cheli Minittri fianofeliciti circa gl’in fermi, DELLA REG DE FR. 179 fermi, & in veftire li frati : ma che non ricettano pecunia,nedenari . Nel cap. 5 .è quefto precetto, ciò è, che non riccuahb pecunia, ncidenari, per premio del fuo lauoro. Nel cap.ó.lonoquefti precetti,ciò è, che niente fi approprijno. Che viuanoI pouertà. Che femano agi’infermi, come vorrianoefsere feruiri loro.Nel cap.7.e,qudto precetto,ciò è,che li frati ricorrano alli Miniìtri per la pe nitentiadelli cafi riferuati. Nel cap.8.fono quelli precetti, ciò è, che li frati habbiano uno Minittro Generate.Che liMiniltri Pro uinciali, & Cuftodi uadanoal capitolo Ge-ncrale.Che fe’l Miniltro Generale non è luf ficiente, liano tenuti eleggere un’altro. Nel cap.9.fono quelli precetri,ciòè, chenefsu-no predichi nel Vefcouato , fenza licentia del V efeouo. Che neffuno predichi, prima che fia efsaminato, & inpoltoli elio officio di predicare.Nel cap.io.fono quelli precetti ciò è, che li Miniftri vilitino gli frati, che li frati obedifeano alli Miniftri in tutte le cofe,che non fono contra l’anima, & la regola. Et che cofa lia contra l’anima, & la regola,fi dirà nel detto Decimo cap.Cheli fra ti ricorrano alli Miniftri per l’offeruantia della regola. Che li frati,che ricorrono per l ofieruantia della regola, non fiano impedi ti.Nei cap. 11 dono quelli precetti ciò è, che non habbiano fofpctti conforti) di Donne, M 3 Che j So ESPOSITIONE DEL C. IL .Chenon entrino nclii Monafterij dc’Monà ehe.Chenon.fi facciano Coni padri. Nel capi. 12.tono quelli precetti > ciò è,che nolendo andare tra Saraceni,& infideli »dimandino licentia al Mimlìro Prouinciale. Che li Miniftri non diano licentia d’andare tra li Saraceni,& infideli,le non a quelli,chefono iufficientnEt in che confida quella lutilacn ,|iali dirà al lito 1 u ogo, cheli,M i nifi ri doma tiino dal fantiflimo Signor Papa vn Cardinale p Protettore, & correttore di qfta fraternità.Son,q anco altri p ce tri delli Somi Pó telici, alli quali dii frati Capuccini fi fono obligati in virtù, del primo capiti delle loro cöftitutioni,dicedo,chc accettano la dichia ratione di Papa Ni colo,ciò è,il cap.Exijt,6c di Papa Clemente V. ciò è,il cap. Exiui.Nel quale cap. Exijt, elpreflàmentefi com manda ,ad’in uiolabilmente douerfidaelfi frati plferuare perpetuamente dette determinationi dette iti ditto cap.Exijt,& effi precetti, come che {tarmo nelli tetti Canonici,che lo no fibri publici, & per elìer brcue,in quello non gl’annumcro: elfen do che il lettore po tra andare in effi libri a vederli, Se anco fono polti difopra al fol. 21. Et quelli precetti fono oltra.gl’altri precetti delle conftitutio ni regolari della religione de’Capuccini. Et per quello per effere detta regola più Uretra di tutte fahre : quando è occorfiodubio ac- ciden- DELLA REG. DE FR. i8r cidentale per la ina Grettezza, è bifognato -ricorrerealla corte Romana,a farli dcternfV; nare: li come fi può vedere nel titolo de ver bor. fignific. tanto nel fedo Decretale, Clementine,quanto nel libro delle Eftrauagaa ti communi. Et per quello reità manifcfto detta vita più ilretta che ricerca detto cap. licet, edere la ddr ra ilretta profeßloned’of-feruantia di pouértà , del Seraphico Padre San Fräcefco. Si come per efiempió di ftret-tezza di vita fi vede in fatto: quadò detti Pa dri Certofini, & gl’airri P.ulri d'altre religio ni mandano due de'loro Padri da' Napoli a Roma: fecódo la loro profefsione: gli fi pro uede di caualli, & femitovi, & denari per le loro fpefe : accioche vadano certi, & iecuri fotto humana prouidentia:& quando la religione dc’frari Capuccini fecondo Ja fua' profefsione manda i fuoi frati, non folo in Roma: ma anco in Spagna : non gli proue-dc d’altro,che del merito della fanta obedie ria : & chef Iddio li prouederà per camino. Et coli reità cónclufo,in quanto al fatto del la ftrettezza:& retta anco conclufo,che detto capitolo viam Ambitiöse, & detto Papa Giulio I I.non fit, ne è fua intentione di eccedere tale tranlìto alli Capuccini, come re ligione piu ftretta:ma folo fecondo la deter minatione di Papa AlelTandro, detta di fo-pra: 5c quellos’mtendedurante la loro of-# „ M 3 fer- m ESPOSITIONE DEL C. II. lema n ti a di poncrtà: &i talctranlìtos’inten de folo quedi Religioii, che fotte nome di Religione Mendicante viuonq di proprio. Et per quello meritamente i noftri Prelati a tutti quelli Capuccini, die retrocedono dalla loro profcfsione, tanto in paflare tra gli detti Padri Certofmi, Camaldulenlì,San Francefco di Paula,quanto in qual fi voglia altra religione5 ritornandogli riceue l'otto l’obligo della pena dell’apoltalia: perche an cora che detto Papa Alelìandro permette alli Prouinciali di concedere tale licentia di retrocedere in pallare in detta Religione de* Certplìni, è con obligo, Sc conditione, che in quello habbia da perfeuerare.Et per quello,quandoilProuiuciale volelìc talelicen-tia concedcre;bifogna,chc li faccia obligare detta Religione a douerlo tenere perpetua-mentd?o buono,o trillo,che diuen ralle: poiché fpontancamente s’oflcrifcea riceuerlo: &non volendoli obligare a tenerlo perpetuamente: nonlopuolicentiare: con dare occatione di apoftatare dall’una. Se l’altra Religione: li come ordina il Concilio Tri-dentirro nella fefll I4.cap. 11.de rcformat.Et quel che lì è detto per li frati Capuccini,s’in tende anco per le forellc della vera olìerua-tia della regola di Santa Chiara, che Hanno nel Monaflerio di Santa Maria in Hierufa-leip : & in fauore della detta difeufsione fe gl’al- DELLA REG. DE FR. iS* gl'allcga edam la difcufsionc fatta di fopra, alla regola delle Monache, circa la claufiit ra, vt in fol. i49.Et in quello nota,che quap. do vn frate profeflb nell oflcruantia di polier tà:5c poi retrocede in paifare in Mona.-fterio, che tiene proprio, & tiene facultà di poter fucccdere alli parenti delli frati; in tale termine ne effo, ne il Monalterio può fu9 cedere alle dette heredità, come appare nel compend.priuiieg.fratrumMin.tit. Heredi tas,alnum.quinto. Etdettift"ati, che retrocedono dalla loro profefsione, non polifono hauere cura d’anime, tie alcuna dignità, neprclatura,vtin dittocompend. priuileg. tit. Apoftatenum. 12. Et quantunque per la regola non fi polfano cacciare fuova della religionegVincorrigibiìi : niétedimcno per difpcnfa de’Sommi Pontifici fi polfono cac ciare,& mandarli uia: Ma in quello preuale il ca.finale, in titulo, de réguì.tranf.ad relig. nel Decretale,doue dice, accioche non fi dia occafione di andare vagando con detri-mentodella propria falute: & il lorofan-gue,fia ricercato dalle mani de’Prelati: per-quelto commanda,che s habbiano da ricercare, tanto li fugitiui, quanto li difcacciati: Se quelli nel Monaftcrio tenerli in luogo di pcnitentia,ciò è,carcere:con miniftrarli fo-loil uittonecdrario,come dice il cap.Noui ni4s,de uerb.fignific.nel Decretale:doue di- M 4 ce. 184 ESPOSITIONE DEL C. IIr. cc, da quello porto in perpetuo carcererdo-uerfi fomentare con il pane de’dolori ,& con l’acqua d’angultic : acciochc pianga le colpe commdle,& piangendo,non necom metta più . Et ancora che le cqnftimtio-ni di qual fi uoglia capitolo Generale,{o con cefsionede’Sömi Pontefici dicano,chefia li cito di difcacciaregrincorrigibili:!s’inten-de, mentre durano nella incorrigibilità, Se che non contradicono alla determinatione della facra congregatione de gl’Uhiftrif-firrii, Se Reuerettdifsimi Cardinali fopra la interpretatione del facro Conci lio Tridentino nel tit. de Regni. Et quando il Prelato non volefie riceuerc Fapoftata, che viene a ticonofCcre il fuo errore , Se s’offcrifice a Vefcouo di quella Città,Se faccia initantia, che con forme al detto cap.nc Religioni. In ditto tit.deregul.tranf adrelig. lo faccia,ri-ceuere:5e coli per tale mezo fà confitifigere detto Prelato a obedire a quello, che ha determinato la fedia Apoftolica per fai natione dell'anime peccatrici.Et San ßonaucntfi ra dice, che il frate Minore, che per fua colpa fi trouafse fuora della religione,é obligato con tutte le fue forze d’affaticàrfi di pote r’cirerericeuutó. Maè da notarenellare-ccttionc delti noftri apoftati, che quando al cuno purgatela penitentiadcl fuo errore: in qfto e il luo rimedio /che elfo apòstata vada dal DELLA REG. DE FR. 185 cimo laico pròfdìò fuora della noftra religione, onero in apoda Ha fi è fatto chierico,' & etiam facerdote: ri tornado alla noltra religione;,non fi può riceuere,fe non in quella iftefsa profcllionc, che era, quando apofta-tò: & ancora che detto apoftata hauelse negato,che quando apofìatò, era profeffo laico: & con dir e,che era chierico, Se con quello,fi è fatto poi facerdote:& ancora che co me facerdote fufse dato Guardiano: fubito che fe n’hà certezza di tale inganno;merita mente fi hà da deponere da ogni atto chic-ricalc,& ridurlo al fimplicé officio, & effer-citio che fanno gli altri fuoi frati laici: & q-do fi efsequifee per ordine della fedia Apo-dolica,pollo nelli facri Canoni,nel Decretale,nel titolo,de feruis non ordinandis,nel ca.z.douc comiuanda, cheil feruo, cherice Meli facri Ordinfifenzalicentia dellifuoi pa troni, ordina douerfi deponere dall’ordine chiericale,& redituirlo per feruo al fuo patrone^ coli femprefi è pratticato nella religione , che li profeffi laici, in qual fi doglia religione (i fudero fatti chierici, & faccrdo ti,non li riceue,ne riconofce,fe non per firn plici laici,fi come erano,prima che vfcilfero dalla nodra religione:& quedo è conferma to dalla felice ricordatione di] Papa Leone X.vt in ditto compend. priuileg. tit. laici.al num.4. doue dice, che quando alcuno frate laico, 186 ES POS ITI O NE DEL C. II. laico,G farà chierico, fenza licétia delli faci »Prelati, ancorché fia ordinato faccrdotc: quando ritorna alla religiònè/ià priuato di ogni honorc chicricale:nc per nefliin modo fe gl’habbia da permettere,che dica l’officio chiericale,ma laicale: & che a m ero, & lìm-plice flato dcllaico ila ridotto. Et in quello fono molto degni di rcprcnfìonc, & punitione li Prelati, che ricctip-nò per chierici nella religione,li laici córiucrf?,o offerti d’ai amereligioni, quali fono póffeffi dal diano lo d’ambiiipnc, in vergognarli, o per ilio, rifpctto,o di patch ti,di elìcre laico,nella fu a religione:^ per quello lì sforzano lotto dit tofaifofpirirodi uolcrc fapere leggere la fua regola per poterla bene offeruare,& poi come ha imparato di leggere, lene ha in altra religione àd’cfler ri cenuro per chierico: 5c in quello dalli Prelati, che tali ambinoli riceuono, li nicne a inuilire,& perdere la ri-putatione della religione , con dimoftrare che per carcltia di buoni fpinti, & fpirimali ; li bilogna riceuere per chierici gfambt-riofi conucrfi, & fugitiui laici dell’altre religioni: perii cheli verifica la maffima, clip ogni limile appctifccil fu olimi le: con minare la prima religione in aprire la porta a detti laici conucrfi,che fono indurti dal detto fpirito di ambinone a farli chierici in altra religione : &; minare poi la feconda religione. DELLA REG. DE FR. 1S7 gione,doue fono per chierici riceuuti, con farla rifugio d’ambitiolì Ne per quello fi nc ga,che non debbiano receuerli per la mcr defm a profclfione di laico uolendo paflàre pcrfpirito d’humiltà in più llrctta religione, & anco proteftargliefso Prelato,eliclo riceue,quando detto conuerfofingefied’cf feritato chierico nella detta fua prima religione: che fc doppo trouarà, ch’era lai co,lo trattarà nel modo detto di (opra circa li no ftri laici, che in apoftafia fi fanno chierici. Se gmta efsa regola, Et quelli, che hanno già • promelfa obedientia, habbiano una tonica dò il capaccio,& un’altra séza capuccio,chi la vorrà haucre. Dice la efpofitione di Fra PietrojGiouanni, che San Francefco,dicei> do,chi la vorrà hauerc: dimoltracheli pro-fefii, li dcuono forzare a vfare maggior po-ucrtà,& a tenere maggior perfettionc, che li Notticij.Et inquäto a fapcre fe il frate Minore può vfare più toniche di quelle, che di ce la finiplicejletteradella regola: alche ri-fponde'l Sommo Pontefice, nel ca.Exijt, & Exiui,vtinfol.52.B.75.D.Dicendo, che lui tentione di San Francefco fia fiata, che cef-lando la nccefiìtà,li frati non habbiano più: nta occorrendo necelfità polTano vfare più toniche,con licentia dei loro Miniftri, & cu ftodi,fecondo la necelfità, & altre circonftà tic, che fecondo Iddio , & la regola fi deuc intcn- -188 ESPOSITIONE DEL C. II. intendere: Neper quefto elfi frati apparato -punto deuiarc da ella regola: poi che in quel lacfpreflamentc fi dice, che li Miniftri,& cu ftodi habbiano folicita cura della necelTità degl’infermi , 5c di vcftirei frati, fecondo li luoghi,& tempi,& freddi paefi. Et quefto fi deue intendere,come dice detto cap. Exijr, vt in fol. 40. F. ciò è, che tanto in effi frati, quanto nelle vetti fempre riluca la l'anta po uertà: talché potendoli rapczzare, & rimediare con panni vili,& viari: & volere panni buoni, o nuoui : in quefto cafo no riluce la fanta pouertà,come dice il Sommo Pontefice^ vuole la regola:poichc li frati fono obligati ad’hauere l’vfoftretto, & pouero delle cofe, come dice il cap. Exiui, vtin fol. 86 E. Seguita ella regola, Et quelli, che per necefsità fono contircrti poflano portare calciamenti. Dice la efpolitione della ferc-naConfcicntia,alla quell.3 5.che non fi deue per ogni necefsità, fubito giudicare eifere caufa necefl'aria di portar calciamenti : ma deue il frate più, & più volte farne la cipe-rientia, prima che pigli calciamenti ■ & che non efeuii la commune aftiittione del freddo delli piedhouero il fuperfluo timore,che pigliando frcddo nelli piedi incorrerà nel-l’infìimitàrnón apparendo legni de propin-quo.Et por quefto il cap. Exiui,vt in foi. 71. E.ne incarica la confcientiadel Miniltro,.5c Guar- DELLA REG. DE FR. 189 Guardiano a douerc giudicare,per quäl ne-, cefsità li frati pofsano portare calciametìtit Et tutti gl'efpofìtori della nolirà regola li eöcordana,chc le fuolc, che in prattica por -tiamo,come concedono le noftre conltitu* tioni,non s’intende pcccalciamenti. Et per quello,quando occorre, che alcuno vuole portare caliamenti, non fe h deue permettere d’vlcire dal dormitorio : potendo fuc-cedere, q-he tanto Rcligiofi , quanto fecola-ri,che yedelisero tale frate calciato, pigliallc rooccalioncdi giudicare, che liamo nlalfa-ti/con portare calciamenti, elfendolano-llra profelsionc di andare fcalzi, & patire af tiittione-eprpotale: alprefente fuggirle per non volere vn poco patire, per ofl’erua-re la poltra regolare olìeruantia : poiché da qui alla morte li dimanda un breuc tempo, &: con quello uenilfero detti fecolaria cef-fare di agiutarci con le loro elemoline. Seguita elsa regola, Etlifrati tutti li uellano di uelliméti vili,& pofsano ripezzarli di fac chi, & d’aiu'e pezze con la benedittione di Dio. Dice la elpolitione di fra Bartolomeo da Pila, Ninno penti, o itimi, il Audio delie velli eifere séza peccato: perche fe pec caro non gli fujfe, in niun modo il Signore nell1 Euangelio haueria laudato l’alperità delle uettidiSan Giouan Battifta:& ancora fe qiiefto non fufsc colpa, in niun modo Sä Pietro igo ESP O S IT IO NE DEL C. II. Pietro haueria riprefo le femine ne gli loro appetiti circa le udiri preciofe : Dunq ue fe quello è peccato a fec9lari,& ricchirquanto maggiormente alli profeÉòri della pouer-tà^c per quello è licito tifare vdtimenti vili a quelli, che hanno da predicare ad’altri con fatti:& con paroleelìbrtarli apeniten-tia: & dice, che il Beato Franccfcouolcua, che quando fi incominciaua a rompere là tunica,fi ripezzaffe con fiacchi, & altre pezze, &: non correlfe fubiroa cercare lanuo-ua.Et in quanto alla viltà de’panni 5 il Sommo Ponteficenel cap.Exiui, vtin fol.75.E. dice, haucr deliberato di commetterla alli Miniftri,Cultodi, & Guardiani 5 caricando in quello le loro confcientie : talmente però che (i ofsetni neveftimčti la viltà: Et nel ca.Quovundam .ut in fol.^o.C. dice,che det ti Miniftri polfano determinare, & comma dare,di che longhezza, larghezza, afperità, Se fottilità, Se forma, o figura debbiano effere,tanto gl'habiti,quanto li capocci,& to nichcinteriori, de'quali fi veftono tutti li frati Minori di detto ordine, Scc. Et ueda-noanco, fein quelle riluce afperità , viltà, & poucrtà, conforme alla regola, & di-chiiaratione delli predetti noftri predecef-fori,5t;c.Circa il quale modo detto di fopra ne incarichiamo le loro confcientie.Segui-ta efia regolaci quali io ammonifcoA dfor DELLA REG. DE FR. 191 to,che non difprczzino,ncgiudichinogl'ho mini, li quali vedono eifcr veltiti di molli vedi menti, & colorati. Dice la efpoßtione di Fra Pietro Giouàni, che la regola in quat tro luoghi pone quella parola di ammoni-tione.ciò è,quì,& nel cap.3 • doue dice, ammoni feo, che non liano litigiofì, & nel cap. nono,doue dice, che ammonirceli predica tori, che gli loro parlamenti liano eflamina ti,& calti,& vtili,& nel ca.decimo, dice, che ammonifee li frati, che lì guardino da ogni fuperbia, vanagloria,inuidia,auaritta, cura, & folicimdine di quello mondo. Et in quello San Franccfco ricorda , che quantunque quelli vitij s’hanno da fugiredätutthta to maggior mente li deuc fuggire dalli frati, li quali li fono offerti al Signore in holocau Ito medullato,& integro,per il contempto, & difprezzo di tutte lecofemondane.Etin tal modo che per la fua tranlgrefsione ,5c omifsioneincorreriano in maggiore pecca to,che 1 altri:poiché per la loro profefsione fono obligati alli contigli Euangelici, più che gl’altri chrittiani : per la perfcttionedel flato della profefsione loro, come dice ditto cap. Exijt, & li è detto di l'opra, vt in fol. BO.G.ondein quellodeueil frateMinorecf fere molto folicito nel carni tiare per via di tanti varij efertitii fpirimali,che non gl’hab bia d’auanzare tempo da perdere in uano: poi 192 ESPOSITIONE DEL C. IL poi che la glofa nel cap.fcriptur e.nel ti tolo, v de voto,nel Decretale dice, che aH’intrantc nella religione,non fe gli deue imponere pe nitentia per li peccati comincili nel fecolo: & quefto è per la continuatione della peni-tentia,& efscrcitij,nelliquali deuono fefit-pre eflere li Monachi:& a qucilo propofito. San Thomafo citato dalla nuouà glofa di detto capi, nel detto Decretale nuouamen-te riformato di ce,che quetto non è,che a q-fto tale infrante in religione iia afsoluto dal la fodisfatione:ma perche in quello, che ef-lb etiàm la fua volótà, laquale è la più cara cofa,che iia al mondo, fottomette in ferui-tù per l’amore d’iddio: hà per ogni peccato iòdisfatto plenariamente:per il che, quando vuole uiuere fecondo la fua fenfualità, & propria volontà , deue conilderare, che promifed’ofieruare la regola fecondo l'in-tenrione di San Francefco,laquale intendo ne citata poi dichiarata dal Sommo Ponte fice,nelli fopradetti cap.& per queito,quando poi farà il contrario, viene ad obligari! al pericolo della difputa,che nel Decreto di Gradano nel titolo de peni tenda & diftin-ftione Quarta : &in quell’altro mondo an-darà poi a efequire quella lententia,che dal la diuina giuftitia è (tata approbata. Seguita cfsa regola,Et ufar cibi, & beueraggi delica-ti.Dicela efpofidone di S.Bonauentura,chc non DELLA REG. DE FR. 19? non conuienealli frati tifar cibi,& beucrag-gi delicati, & qucfto appartiene allagiurifdi tionedeiraltilmna ponertà, chcquanroè più alta,tanto più fretto,ciò è poucrodeue efscvil uitto.finifceil capitolo,con dire, Ma più pretto ogn’uno giudichi ,& difprezzi fe medefmo.Dice San Bouaucn m a,che nera mente q netto conuienealli profcfìòi i della vera hmniltà,ciò è,di fprczzare fe ttcfso, & ri pii tarli d’cfser dtfprezzato dagl’altri, & cö quetto fuggire le murnuirationi,come dice il capitolo Decimo. Capitolo Ter^o, quale tratta del Dittino officio, Digiii-no,Confeßme,ct Communione fol. 117. T E (orcile, che fono litterate, ciò è, che JL, fanno leggere : leggendo fenza canto, ciò è, dicendo in alta voce, come fanno li Padri Capuccini, di San Francefo di Paula, & li Padri Theatini di San Paulo, quali dicono dinotamente, ben puntato, & con le fuepaufedi pattò,in pallòtconincitareade uotione. Seguita ella regola, facciano il Dittino ottàcio, fecondo la cófuetudinede’fra-ti Minori,ciò è, fecondo commanda il Bre-uiario Romano. Il Diuino officio fi diuide in Notturno,& Diurno,per il diurnos’inré-de il Mettale, nel quale lì dice la Metta di giorno: & l’Hore Canoniche, che li dicon N o 194 ESPOSIT. DEL C. III. digiorno:5cil Notturno,s’intédc, per il Di-'uino otLcio che parte, di notte , & parte di giorno li celebra nelle lette Hore Canoni-che.il quale Diuino officio, co lo quale laudiamo Iddio, è partiroin due Volumi,IV-no è de tempore, & l'altro è dc’San&is, de tempore è,quando celebriamo dcll’Aduen-to del Signore, & la fettuagelìma, &c la paf-lionc fua, & la fua Rcfurrettionc, & tutto queU’officio, chedi Dominica,o di Feria ce lebriamo. De fandis è,quando celebriamo il loro natalitio,onero folcnnità: Mail capi tolo primo de celebratione Miflfarum, nelle Clementine cömada.che nelle Chicfe Ca thedrali,& nelle Chicfe de’R.eligioli, & nelle Chiefe collegiate s’habbiano da celebrare l’Hore Canoniche diuotamente nell’ho-re debite, tanto il Notturno, come il Diurno. Et la Summa Nauarra nel capitolo vige itmoquinto, nel numero cento, & cinque, dice, detto officio lì dette dire attentamente, & diuotamente: come commanda il ca. Dolentes de Celebratione Miflarum, fotto pena di peccato: & l’attenrione debita di ne cdlità deuc eflere attualmente, ouero virtualmente circa la intdligcntia dieffo offi-cio:la quale può eflere in tre modi; ciò è, alle parole,che non (ì dicano cqnfufc, Se irrc-ucrentemente:fecondo,al lenfo delle parole, ciò è, ad’cfla dimanda, che fi fa nell’offi- DELLA RE. DELLE MO. 19? ciò, che,fi dice. Terzo al fine,per il quale fi muoiiea fareoranonc,& a quelle cole, che fono circa efla;ciò è,a Iddio, & alla cofa.per la quale fi fà oratione. Et Vattentione virtuale fi dice diete quella di quello, che piglia il Breuiario con propofìto efpreßo di ìatisfare a quello obligo di dire l'officio, come dcue:ouero di volere dire l’HoreCano-nichc:& anchoraconil folo propofìto di pi gliareil Breuiario,onero andare in Chiefa : a fine che fe fuffe dimandato, perche fai que Ito5 Rifponderia per volcredir l’officio, al quale è obligato;Ma quella attétione fi perde,quando lacelfc atto cótrario: & per quello ditto Nauarro nel fuo Hifpanico Silentio,nel lugar Decimoquintoal numero via tuno cöclude,che per ninna opera, per buo ria che fia,meritiamo la gratia,fc malamente fi la,fairem venialcianzi meritiamo pena per quella, quantunquelagratiaacquiftata per il peccato veniale non fi perde fecondo San 1 homafo nella 2.2.qucf.24.art.vlt.Nié te dimeno impedifcel’augmentod’efla ;& coli per niiuia cola buona,per eccelléte,che fia,s’acquilta ella grati a: fe per alcuna minima parte,che fia,è peccato veniale:douc cö elude, che’l maggior guadagno della nolita oratione è acquftare da Iddio la gratia gratum faciente : onero Vaugmentodella : il quale guadagno tempre lo perdiamo, quan N 2 do 196 ESPÖSIT. DEL C. III. 'do, che dicedo l’orationi comm memo pec 'caro, almeno veniale : & per quello, il principale trauaglio, che hanno i Beneficiati, & quelli,chelonoobligari a dire l’Hore Canoniche al choro,e,chcparlädodi cofcim-pertinčti,mčtre dicono l’oificio,falte pecca no venialmétc:& perciò deuono fuggirefi-mili raggionamenti ,& conucrfationi : accio che non perdano il maggior guadagno. Et nel lugar decimo fiettimoil medefmo di ce dclVorarionc volóraria, lenza obligatione,lententia di leremia al c.48. Maledictus, qui opus Dei ncgligénter facit: & da quclto nella fua Summa nel letti mo preludio , al numero vigefimofecondo dice,nientedimeno è d’auertire, che ninno atto nell’iftef fo tempo fatto, può eifere buono,& trillo: peccato,Se merito, anchor che fülle per di-ìierla ragionc:per calila che pate contradit-tionerperchc fe è male, vi mäca alcuna rettitudine needìavia al bene: ma le è bene,in mlfima cola è manca tc:pcr caufa che la co-fa buona è dalla caufa integra : allaquale có dolore dice efiere per confeguente, chela maggior jparte delle noltre buone opere fono male: & la minor parte di cfse fono,alle-qnali in nulla rettitudine è deficiente,per ri fpetto del tine,ò d'altre circonltantie: & per quello bifogna dare attento, Se circonfpet-to con gran Ituflio in quel bene, che cö grä fati- , ' DELLA RE. DELLE MO. 197 fatica per meritare facciamo, l'habbiamo a perdere per dapocagginc: onero quello,che e peggio, ü c,quädo è fatto da noi di manie ra,che ne habbiamò a meritare punitione. Et fecondo la Somma Silueltrina in titolo Hora,al num.S.doue dice, che nifsuno è tenuto,quando fi dice l’officio in Choro,di di re quello, chefecondolaconfuetudinedel Choro,alcuno dica folo,onero accópagna-to:per caufa,chequello, cheli diceda vno, lì reputa efser detto da tutti: quando da cau fa ragioneuole in tal modo è cófueto, ilche llolramcnte è farli confcicntia di non haue re ditto qllo,che la ebdomadaria dice, onero quello,che dice quella,che legge le lettio ni.Dotte il mancare di dire l’Officio in Cho ro fenza legitima caufa, poiché li facri Canoni commandano, che ncìle Regolari, Se, collegiate Chicle,dcbbiano'ditio in choro, pecca mortalmente,patendo il choro detri mento,per la tua abfentia.ouerofc nefà co fuctudinc di mancare di andare a dire l’officio I choro fenza legitima caufa,pecca mot talmente,come dicono h Sommi (li in titolo Hora,& lo commanda il Synodo Napoli tatto nel capi. 55. Et per quello bifogna,che quando la forellanon può andare in cheto , lo notifichi alla Prelata, accioche pof-fa prouedere. Ma quädo fi dice l’officio fuo ta d’hora,pecca la Prelata,che per fua negli- 198 ESPOSIT. DEL C. ITI. gcnha, fedicefic Maturino a hora di Nona o dire prima a bora di Vcfpero:& qucfto per non hauerlo fatto dire aH’hora debita. Il dire l’omcio priuatamente, tanto la chierica, quanto la laica hà di tempo tutto il giorno, dalVefpero del precedente giorno infine alla mezza notte del feguEtegiorno:& può dire neirhoradi Vefpcro il Maturino fole fenza dire altra bora :fì comcdice la Summa Gaetana nel quarto titolo, deli’horc ca-noniche.Et anche è da notare, che quando la fordlalafcia di dire alcuno de gì’officij af legnatinellarcgola,ancorcbcfìavolonta-riamente,dice la Soma Angelica nel titolo, Hora,al numero ottano. Purché uoglia rifarlo , & fi duole della fua negligentia, non pecca mortalmente : & circa il dire di quello officio, che hà lafciato, potrà direquel-riftefTo,che lafciò, quando non farà incon-ucniente,ficomeil uolereridirepriman’el tempo di compieta: onero compieta nel-l’hora prima,ol’officio dellafettimanafanta nel tempo pafchale:quelli faranno incö-uenienti; mainluoghodieflì feglideueim ponere altra cofa, che fia a laude del Signore , come faria li fette Pfalmi, o vno plalte-rio,o altra cofa maggiore,fecondo la qualità del delitto: fecondo che dice San Thoma io net terzo Quolibcro all’Articolo.29.Do-ue da quello s’Iferifce,che il lafciare l’officio delti DELLA RE. DELLE MO. del li morti, il quale è fcmprel’ifteflib : Tempre potrà rifarfi per fa tisfarc al lo bl igo delia regola:& con dolerli della negligentia di no batterlo detto nel Tuo giorno : con propofi-to di non tranfportarlo più, fatisfa alla col-pa:il che notaranno le mie forellc: con nota re ancho quello,che nella feconda parte del le Croniche,nel quarto libro,al cap.jo.dotie dice, che uno Monacho negligente nel Dittino officio dopo morte fù tulio Ilare Tempre in choro a purgare la detta negligentia. Etnei nono libro al capit, n.dicc che un’altro Monacho, che non lìmchinauaal Gloria Patri,fit condennato a Ilare l'opra vna co lonna Tortile,in mezzo! Mare, & quando li diceua Gloria Patri, li ballati a infino alli pie di. Etchcvn’altro Monacho, eh e non diceria Volli ciò de’morti , quando era il tempo delle co ulti tu rioni della religione, doppo morto,apparfe,&: dilTc,che tutti gl'offici j,5c mefiè,ches’erano detti per efso: eranomrda ti a Todisfattione degl’officifiche non haue ita detti invita , & bifiognaua alpettarein Purgatorio,mentre fi fini uano di pagare gli detti offici) lafciati 5 &c concordano le conformità della ftampa di Milano del 15 80. al fol.67.Seguita efsa regola,Et quelle,che per carila raggioneuolc,&c. li Ila licito dire li pa ter noftri ,comel’altre Torelle,che non Tanno leggere. Dicela efpofitione d’vn padre» N 4 che .zoo ES PO S IT. DEL C. III. che la caufa per che San Francefco,& Santa Chiara,impofero tanto brcne officio alle fo rei le laiche, & frati laici,è quella,che l’Sommo Pontetice nel capitolo Exijt, dice, che non pare, che la intentione di San Francc-feo tia data, che li frati, & forclle, li quali attendono allo (Indio , & alti Diuini offici), & mi(teri) gli obligafle, o aftringcfle alle fatiche,5c operationi manuali : poiché la fatica fpirituale è di maggior inportan tia della fatica corporale:utinfol.53. D. Et per quello impofe breue officio allt frati laici,& Forelle laiche,accioche potefiero hauere tempo di fare gleferciti) corporali. Et perche è llato (olito degl’antiqui noftri padri laici, óc Forelle laiche, noniòlo dire li Pater no-tiri, mà ancho hanno detto altre tante Auc Manc:& la raggioneè ad’imitarionedcll’of & ficiodcili chierici, che fempredoppo Voffi-^ do del Signore dicono quello della Madon na:& coti ancora nella corona, che dicono del Signor e,dicono molte auc Marie: & nel la corona della Madonna,dicono molti Pa ter notiti : & ancho perche fempre la Chie-fa, nel principiare le bore, dice la oratione del Signore, & poilalalutatione Angelica, &quc(toè,perche la Madre (antiftimaftà fempre intieme con il figliolo (antifiimo:5c per quefto pregando rvno:conuiene chep-ghiamo l’altro: & coti poi la madre prega p noi DELLA RE. DELLE MO. 201 noi il Tuo figliuolo : ma prima fi dcuono dire li Pater nofirijchc impone la regola,p ef-lere precetto.& poi l'Àue Marie,che fi dico no per diuotione.Scguita ella regola, 6c filano obligate a dire l’officio delli morti, que-fto s’intende,o di nouc,o di tre lettionifiecÓ do che anticamente la detta religione in ql loMonalteriohàhaiuitoin vfianzadidire: nero è, che quando il Brcuiario Romano afi fegna officio de’Morti,airhora quell’officio de Morti,che è più lungo, ii dice, & non il più piccolo:^: coli fi fiatisfa all’vno, 6c all’altro obligo.Seguita eilà regola,in ogni tempo le fiord le digiunino . Circa il modo del digiunarcele deuc eifiercin cibi Quadragefi-fimalijO in latticini), ciò è,con calò, & oue: dicono li Sommifti.chein quello fi deue fie-guitare l’vfianza, che hanno pratticata fiantiche fiorclle: ciò è quali giorni hanno digiu nato con cibi Quadragcìimali vniucrfiali a tutti Chriltiani:& quali con latticinir.il che pare don crii conformare con la regola delli frati Minori,quali fanno li loro digiuni afi (ignari nella regola, ciò è,le Quadragefime, Se li Venerdì, & li digiuni commandati dalla Gliela, li fanno tutti a vno modo, ciò è, lenza latticini j:& in quello par, chele fiorei le li pollano conformare,in fateli fopradet ti digiuni lenza latticini) : & il rollante dell’anno potranno farlo con latticini),fi co- 2ö2 ESPOSIT. DEL C. IIT/’ me hanno ofleruato le antiche fovelle : Se cofi ancora le Domeniche fra l’anno pof-fono mangiare due volte il giorno di quelli cibi, che fra la fetrimana hanno magiaro: cfsédo che p la regola vniuerfale della Ghie fa, quando commanda douerli digiunare la Quadragefìma ,li eccettuano le Domenf-che: Et i qfto li accorda la vndecima Rubrica di Papa Vrbano fopra la Regola di Santa Chiara . Ne per quello (i prohibifceil digiunare il giorno di Domenica, facendolo per macerare la carne, & non per fuperlti-tione di non li conformare con gl’altrhma folamente li fi per hauere più tempo di dalli alle cofe fpirit uali : et in quello s’accordano li Sommifti,nd titolo,jeiunium. Seguita efsa regola, alle giouenctte lì difpenti,mi fericordiofamentc, come parerà allaAb-badeflà:ciòè,al'e figliuole minori delliquin dici anni, fecondo il guidino della Prelata: :fe li difpcnft circa il mangiare più uoltcde gl’ifteln cibi,che mangiano le lorelte proféf fc: ma in quelle dell! quindici anni, lequali fanno l'anno dcllaprobatione,allequaIi fc gli deue ofseruare quello,che hò detto di fo pra,al fecondo capitolo tratt ando delle No uieieySv Maeltredelle Nouicie. Seguita dia regola, Main tempo di mani fella nccdTità non fiano obligate le forelle al digiuno cor porale.Cio è quando per pouertà non hanno DELLA RE. DELLE MO. 205 no il vitto ballante, onero ftanno amalate, & per ordine del medico uogliono mangia recarne: in quello per legge commune fe gli concede,com e appare nel Decretale,nel titolo de offeruationeieiunij,nel cap.confi-liunrdoue circa il fine dice: in quanto a ql-li,che tanto nella Quadragcfima,quanto ne gl’altri tempi de’digiuni follenni,fi inferma no,o ftanno malati,& dimandano douerfe-li concedere il mangiare carne:vi nfpondia mo, poiché la Ncceffità none foggetta alla legge, effendo che la gran ncceftìtà lo ricer-ca,poterli,& douerfi lòpportaje il defiderio de gl’infermi, a fine di euitare maggior peri colo, cioè,la morte,come dicela fua glofa. Seguita ella regola, con licentia dell’Abba-della fi debbiano confeffare almeno dodeci uolte fanno. Quello ad litteram è confermato dal detto Concilio Tridentino nel detto titulo de regul. cap. 1 o. doue dice,che attendano li fuperiori delle Säte Monache, che almeno una uolta il Mele s’habbiano da confeffare. Et perche cono! cena il detto fa-cro Concilio, che tra ledette Monache potrà effere,che alcuna Abbadcfià farà male of feruante della promeffa regola:& s’accorda rà con il Guardiano, o confcflòre del Mona ftcrioj quale farà fratre Hypocrito,& fingete del zelante non foto delta nera offeruan-tia della fua promeffa regola:ma andrò del- 204 ESPOSIT. DEL C. III. la vera oflcvuantia della pouertà della rego la delle Monache:& accordatoli inficine cö rAbbadelìa,(pendono,vendono,cedono,Se comprano lenza ofseruanria delle loro regole : & perche nel Monafterio faranno fo-r elle Monache zelanti della nera ofseman-tia della promefla regola,quali mormorata no delle cofe, che li fanno contra ella regola: Seil confellbre ordinario lentendo, che diefsoli mormora per la fuainofscmantia regolarc;Se per quello pigliata a perfeguita-rc le pouere Monache, che non poflbno fo-llenere tale rilallatione : Se in ciò vedendoli lapouera zelante,SeafilittaMonacha,che confellandofi limpliccmente, ne gli ri Cullerà per (eartioncàingerà di confeilarfi,Se nó farà la confelììonclegitima, del quale làcri-legio,non Colo Vi (Iella Monacha,ma ancho il confcllbre ordinario ; quale (cordatoli della terribile lententia di San Thomafo al Quarto delle fent.come hò detto nel Enchi tidion al Ibi. 3 3. dice cHere molti confcllbri Colici ti di uolerc Capere le conCciétic de’fud-diti per via di còfelfione; per il che Cono lac ci della loro dannatione: & per conlcguente a elfi confederi diuenta un laccio di dan-uationcjonde tanto elfo confeflbre,quanto i’Abbadeflà apprcllbla Diuina giuftitiane piangeranno la pena,per non proucdcre,c5 cffctto^hc le pouere Monache pollano cö- fellàr- DELLA RE. DELLE MO. 205 feflarfi lenza timore di perfccutionc, & anello il Miniltro prouincialc,che in quefto er mre non prouede: Se tanto più tono obligati tutti li fopradetti procurare la falute,& quiete delle loro (ùddire,& di non incorre-. renella pena Ridetto facrilegio,quanto che nel detto facro Cócilto, nel detto cap.dice. Et a fine che dette Monache ftiano con più quieta confcientia ordina alti detti Lrelati douerli due,o tre volte l’anno,offerirli con-felforc cxtraordinario:accio fe nella confcf (ione gli fufle rimafto alcuno ferii pialo, del quale non fi quieta dell’opinione dell’ordinario confeflbre,forfè fi quietarà con la co fciftonc generale,che farà con il nnono có-feffore.Seguita ella regola, Et deuono guardarli , che non li mefehino altre parole, fe non quelle,cheappcrtengono allacon-felììone, & alla fallite dell’anima, cioè, non farevna certa cófelfione imparata alla méte: fern predicendo quella itlcfi'a: lènza con-felfarli de’mancamenti, che hà commeffo a gl’oblighi.che hà comeChriftiana,& come Rcligiofa: ciò è, del voto promefiò nel Bat-teiìno , d’hau ere ri nonciato alle pompe, 5c foggcftioni del Demonio. Dunque deue cöfeflar(i,& accttfarli.Quä-tc volte era in cópagniadi altre gioueni nel fecolo, 5di adornauadi vedi mondane, o li fece la bionda, o s’acconèio la faccia di rof- 206 ESPOSIT. DEL C. III. ib, & di bianco, ciTcndo quefto inucmione del Dianolo per dare taccia a Iddio, che no la Teppe fare cofi bella, come dio la tà parere,in detrimento della fua anima. 2 Quante volte è Hata negligente a ringra-tiare Iddio, che di tale vanità non gl’hà data quella penitétia, come diecle a quella,che per vna volta fi fece la bionda,5c doppo ha-uerelongo tempo feruitoa Iddio : permife al Dianolo, che fi pigliaflè tutto quello, che in dettadonna eflò haueua d’attione: & co-fi gli leuò i capelli con tutta la carne,infino al nudo offo del capo & fparue:& quella po co campò,& morfe di fpafimo,comc appare nel noltro Enchiridion-. Etl’altra cheli legge nella feconda parte delle nofire Cro-nicheal libro quinto,al capit.38. Dotte vna donna,che fi confcfi'aua ahi frati, & elfendo molta riprefa dal fuo confcfibrc, che non doueflc portare quelle velli pompofe : dille con fpirito quella Donna. lo prego Iddio, che fe I mcè cofa,chcdifpiaccia alla Madia fua,che me la faccia perderei fubito quella Donna fu coperta d’vna ombra,& fù fpo gliata,& da tutti fù intefa vna voce,che dif-lè,Quelle fono 1 infegnc,con le quali ne por to quelli,che mi feruono. 3 Qtiante voltehà battuto inuidia a Tuoi parenti,che Hanno a femireil mondo, & cf fahà ddìderatOjChefepotefsefar’il medef- mo, DELLA RE. DELLE MO. 207 mo, l’haueria fatto , & lafciatodi femire à Iddio. 4 Quante volte hà fattocontra la poucrtà, che l’obliga la Ina Regola. 5 Quante volte hà fatto contra il voto di viucrc fenza proprietà. 6 Quàte volte hà determinato doppo mor te lafciare quello a qnella,&a queiraltra,fta te che hà il voto a Iddio di viucre lenza pro prietà : & non battendo colà alcuna, come vuoleìafciarer&fare contra il fuo voto. 7 Quante volte quando li è ragionato, di mettere ogni cofa in comune, li come per voto fatto a Iddio è obligata di non tenere proprio particolare: eisa hà ripugnato in da natione della fua anima:come li leggenelli bro de’Miracoli del Rofario della Madonna della lìa.mpadel j jy^.doucunoReligio-fo li danno per nò hauer fermo propolìto d'ofsemarc la fua Regola: alla quale era obligato lotto pena di peccato mor tale.Et per quello la catechefi Napoli tana, nel primo libro,al ca. 51 .dice bcnc.chcì Reli »io lo pro prietario mentre ritiene proprietà, viuein llato di danna rione, & è incapace di afso-lutione . 8 Qiumre volte hà fatto contra Vobedien-tia elprcfsamente con dare mal’ efempio alfa!tre più gioueni. 9 Quante volte la Prelata gl’hà ordinato, che 208 ESPOSIT. DEL C. III. che faccia alcuna cofa, & efša hà detto,che non poteua: & era la bugia: perche faria fra-to meglio per la fua anima dire, nö voglio: efscndo chela Prelatahaueriaprouifto, cö infognarli, di dire non voglio : ma dicendo non polso,la Prelata è tenuta credere:& offa li conferita nel peccato della difubedien-tia: per la quale,a poco,a poco fi camina alla dannatiòne. 10 Quante volte per fua negligentia fono perle delle cofe. 11 Quante voi te nelle cofe,che gli hà toccato partire tra le forcllc in commune:o infer me,fecondo le loro neceiìità,& nonfenfua lita : clsal’hà date a quella, dea quella fua amica particolare. 12 Quante uolte hà fernito , & prouifto di tutto quello, che la forvila hà uoluto : non già chetali cofe habbia fatto per amore .di Dio, Óc per nera neceiìrtà, che tale hauefsc : ma folo per dilegno humano,o terreno: ac ciò pigliaflc familiarità , & che poi nel tempo del capitolo,l'agiutafsca farla conferma re, o eleggere nelVoflicio di Prelata, o d’officiale . 13 Quäte uolte in quelle forclle che parcua a cfsa,che non la poteuano fauorireappref-fo i fupcriori,o nelle clettioni: cfsa non tro-uaua, ne pvouedeuala pouera forcllà,fccon do che haueria uoluto fufse fatto a le. DELLA RE. DELLE MO. 709 14 Quante uolte quando lì è trattato, chela Religione è.rilafsata dalla nera ofseruantia, comeordina la Regola, & le conflitutioni delle forcllc antiche, 5c zelanti della ofseruantia Regolare : efsa hà ripugnato in fua dannarionc. 15 Quante uolte hà fatto {pendere dinari in cofe r Che fecondo la promefsa pouertà po-tcua itarne lenza. 1. 16 Quante cole ha potuto fare per beneficio della com m unità; 6c non le hà fatte. ly Quante cofe hà potuto fparagnare,fccó-do conuiene al voto della pouertà : elfa le hà coufummatc. ;;r ., 18 Quante volte in tranci, onero doppo màgiare hà fatto l’officio del Demonio,in troti are quell e,che fi voleuano communicare, o quelli, che doueuano celebrare melfa : 5c prouocatbli a ciarlarie otioie. 19 Quante voltehauendofi da communica-redra tanto cheli diceiia Voffitiodì è pofta a ciarlare:5c dataoccafioneall'altredi ciarlare di cofedi nitTima vtihtà:6c in quello fpen deua,ò faceua fpendereil tempo ociofamé-te,in luogo, che doueua retirarli a fare cofe fpirituali, perla prcparatione della fantiffi-ma Communione. 20 Qnante volte come poco amica del cho ro , hà dato mal’eficmpio con lamentarti, che l’officio, che fi dice in choro, è trop- O pò no ESPOSIT. DEL C. IIL po lungo. 21 Quante volte mentre fi diceua l’officio in Choro, quando doueua Ilare attenta in afcoltare il verfo, che fi diccua) dall’altra banda,clTa ciarlaua,& rideua,& prouocaua quella,che gli (lana vicina a fare il limile. 22 Quante vohre,quando diceua l’officio Di tlino,o faceua l’oratione,che ordina la Religione , ftaua con la mente penfando volontariamente in diuerfe vanità: & la confcicn tia li rimordeua, che douelìe ftare attenta a quello,che diceua,ouero cheli hauefferifat to detto officio,o detta orationr, che per limile vanità haueua perfo: ella non fene cu-iaua,perftarea perdere il tempo in otiofe eiarlarie,& vacantaric. 23 Quante volte per volere Ilare a ciarlare con amici,& parenti di cofe non vere,vtili, & necdTarie,hàlafciato difarealcuni beni fpirituali. 34. Quante volte in quelle cofe, che hà fatto, per volerle fare curiofe, ha perfo molto tempo,per il quale poteua farlefimplicemé te fenza curiolità, Se farle predo, & quel té-po,chefpefenella detta curiolità,fi poteua farequalche bene per feruitiodellaluaanima,o della communità. ’ ^5 Quante volte hà dudiato in cofe, che no erano conuenienti alli neri fimplici ferui di Dio,che cercano folo l'honore di Dio,& la con- DELLA RE. DELLE MO. ni conuertionc de’pcccatori,ma quefto hà fatato per dimoltrare, & eflere tenuta dotta nel le feiende. 16 Qiiatc uolte fi è fatta del numero di quel le infelici anime, delle quali SanBonauen* turaper fentenda di San Hieronimodice, che feordatefi il fiato della fua poucrtà del fecolo, nel quale a pena con le quotidiane fatiche fi faria fatolata di uiliffimi cibi,5c ho ra nella Religione uuole uiuere,come fc fuf feftata una Signora ricca : perilchecome nella Religione doueua uiuere più faticofa, & più pouera per amore di Dio,con pericolo della fua anima offerita il contrario. 27 .Quante uolte come fenfuale, & difiòluta hà dato mal* efempio alle forche officiali, & all'altre,con uolere fapere,che cofa fi mä giarà la mattina, o la fera. 28 Quante uolte per mangiare fenza necdfi tà hà dato occafione di Ilare indifpofta : Se per quefto hà poi lafciato [le cofc fpirituali, ancorché fuflerodi diuotioneperlafciarfi uincere dal fpirito della gola. 2p Quante uolte quando ftaua amalata, per fiate a ciarlare con quella,& con quella, la-feiaua l’officio,nö folo di diuotione: ma an co di obligo. 3 o Quante volte hà 1 afeiato di fare l’oratio ne commune,che ufa la Religione per fttifi-fare ahi benefattori, che le foftent ano con O a k 212 E S PO SIT. DEL C. III. le lovoelcmoünc. • 31 Quante uolte hà dato mal’eflempio, coti dire, che uolendo dire l’officio di obligo le faceuaniale la tefta,& poi Itaua tutto il gior no a ciarlare con quella,Se con quella: doue che per fatisfarc alFobligo li doleua la tetta, & per offendere ranimafuain ciarlarie ua-ne,Sc ociofc non li curaua della tetta. 3 2 Quante uolte hà dato màl'cfempto con farli tenere per forelle di mala confcientia, poiché Valtre forelle lì communicano: fpel-fo,& effarariffimeuolte. 33 Quante uolte li llà fatto uederc conical-ciamenti, Se altri uellimenti fotto l’habito, elicgli altri, che fono Itati ammalati, & di grauiffimeinfirmità, Se maitali uettimenti hanno portato, Se gouernarofi nel modo, che li dirà nel fello capitolo della Regola delti frati, quando li trattari dell’infirmità. 34 Quante uolte,quando Uè trattato di fare fabriche noue,non uere,5e manifettc, Se ine uitabilincceffarie, ella hà confentito,oripu gnato alti zelanti, Se anco dolerfi ueramen-te, óe.nonfintamente , quando fuffeincor-fa contra quello, che nel detto fello cap. nel principio fi dice della cöceffione della Chic là: Se di quello, cheli dice anco nel 4. cap.di Santa Chiara. 3 5 Quante volte hà volontariamente detto bugie : effendo che la bocca,che dice bugie. DELLA RE. DELLE MO. 21? ammazza la fua anima, come (I dirà nel capitolo Decimo,dichLarando,che cofa è coti tra l'anima..Et altre limili ingratimdini^he hà vfato contra Iddio, che li è degnatoha-uerla chiamata, & tirata nel fuo fàntoièrui tio: & non lafciatalamelli trattagli, & perico lidi facile dannati one, perle nane occationi , che il Dianolo và preparando per illac-ciare quella,& quella nella fua foggettione. Seguita ella regola.Et debbiano communi-card fette uolte,& cet. Adi capellani da dei to di celebrare dentro per communicare le forelle inferme. Ciò è,gl e licito nel modo, che nel capitolo ultimo dielfa regola dice, che per communicare,confelfare 1 inferme, & dare l'Eftrema Vn rione, & fare Telequie, & fepelirela dorella morta, polfa entrare co il compagno:& che tutti due diano in loco publico,cheli polfano vedere l’uno,con Val tro;& anco polfano edere vidi dalle forelle. Ma deuono guardarti detti cappellani,6t cö pagni, che per altre caufe, & occationi per-melfe dalla detta regola, Se dette di l’opra nel fecondo capitolo, fenza ipfo faäo edere fcommunicati perii Concilio Tridentino nel detto titolo de regularibus. al capir. Quinto,non potiono intrare:5c quantüque per ditto Concilio non da riferuata l’also-lutione : hoggi per Bolla di Papa Gregorio. X11 Lnel. 15 7 5 .è riferuata al Papa, con etie O 3 re 214 ESPOSIT. DEL C. III. reipfofa&o priuid’ogni honore, & dignità , tanto effi intranti, quanto le Monache, che permettono,che entrino, come circa il fine dell’vndecimo, Se duodecimo capitolo di quella fi dirà.Finifce il Terzo cap.delìa re gola delle Monache : Se incomincia la di-chiarationedel.3. cap. della regola delli frati, vt infoi. Si tratta del Diurno officio,& Dìgiuno,& in qual modo li frati deuono andare per il mondo. Cap. i II. T I Chierici facciano il diurno officio fe-co do l’ordine della säta Romana Chie-fa; Quello è dichiarato nel detto luogo della regola detta di fopra al fol.Seguita ella re gola,Eccetto il Pfalterio, per il che potranno hauereli Breuiarij. La caufa perche San Francefco prohibifee il Pfalterio, Se vuole, cheli habbiano li Breuiarij ,è,com e dice Già cobo de valentia nel trattato fello fopra li Pfalmi:doue dice, che tre forti di Pfalterij fi ritrouano träslatati da Sa Hieronimonl pri mo dalla linguasGreca,in Latino , il fecon-do,dalla lingua Hebraica, in Latino.-laqualc feconda translatione, quantunque in lenlb fia il medefmo, con quello delli fettanta interpreti,Se poi vltimamcnte da elfo transla-tato-.nondimeno nelle parole và variando: Se quello Pfalterio fi dice,che fi celebra nel- DELL A REG, DE FR. 215 ia capella di San Pietro di Roma folamen-te.Il Terzo Pialtcrio, che translatò, è quello , che fecondo la interpretatione delli Tettata lterpreti,dall'Hebreoda’detti fù tràsla tatol Greco,6c egli lo ridufsei latino:ilqua le fu riceuuto da tutti:&: quefto vi timo Pfa terio è quello,chc celebra la Chiefa Romana vniuerfalmente: & per quefto San Fran-cefco non vuole, cheti celebri altro Pfaite-rio nell'oftkio:fe non quello, che celebra la Chiefa Romana vniuerfalmente: &non ql Io,come fi è detto,che fi celebra ! detta cappella di San Pietro di Roma. Delquale oftì« ciò, mancando il frate di andare in choro, pecca mortalmente nel modo detto di fo-pra al fol.197.per lente ria della Somma An gelica.Silucftrina, Armilla,nel detto titolo Mora,la una al num.26.Va! tra, al num. 12.5c 21. & quefto per il decreto, che dice, che il chierico, che non connienein choro cö gli altri,fiadepoftodl chef! può intendere,co-me dice la Somma Nauarra nel ca. 25.011111. 96. del Monacho, che per tutto vn giorno lafcia di andare in choro: Ma circa il dire Voffìcio fuoridei choro, Papa Leone Decimo conccfsealli frati Minori, chedicendo l’officio fi che non s’impedifcal’vno ,con Valtro : onero a talché non fiano faftidiofi a gl’altrhche quello,che l’ordinario cornimela douerfi dire fccreto nelle Horecanoni- O 4 die» »x6 ESPOSIT. DEL C. III. che, non dano tenuti vocalmente proferirle : ma che dicendolo mentalmente fodif-facciano: onero leggendo tra te per libro : f? caufa che alcuni piu deuotaméte in tal modo lo foglionodire:&: di più,che dicendolo folo detto officio polla far il medefmorelse do che il proferire delle parole principalmente Ila, accioche s'intenda da altri : vt in compend. priuileg. in titolo Diuinum Offi-cium.§. 17. Ma ritrouandofiin Turchia,o in altra partc:5c non hauédoil Breuiario è obligato a fodisfare con quelle cofe,che fà alla mente: & coli ancho, quando fi trouafle in loco.doue nò s’vfafic officio Romano:&: ef-fo non potelfe haucrc altro : tanto nel dire l’officio,guanto la Mcffa potrà dirlo con ql-lo,che hà,& s’accorda la conccffione di Papa Innocentio III Lutili ditto compendio priuileg.in ditto titolo, officium Diuinum, num.primo.5c in num. 20. gli è conccffione di potere anticipare doppo Matutino,mtte le Hore,in(ìnoa Vefpro cxclufiuè. Ma dire Mefsafenzahauere ditto Matutino è prohibito, fi comedi cc la rubrica del Mefsale Nuouo riformato p ordine di Papa Pio V. cofi anco, dire Melsa fuori dell'Hore competenti pecca mortalmente,perhauerlo nibito il Concilio Tridentino, non obftan-tequal fi voglia priuilegio : doue può dire Melsa dal fpùtare del giorno,infino al mez- DELLA REG. DE FR. 217 zo giornojqualc per regola generale s'inten de in quello modo: vedere a che Bora incomincia il giorno: verbi gratia la notte è none Hore,Sc mezza,infino a vinti quattro ne fono quattordici, & mezza : piglia la mità delle dette quattordeci,Sc mezza, che fono fette, &c vno quarto, rimettile fopra le none,& mezza della nottC5 6c faranno diccifet te bore, manco vno quarto : tal che mezzo giorno farà alle diecilette horc manco vno quarto: douc non ritrouädoti hauer comin ciato a dire Melfa;non ti vcftirc;perche il té po è palfato,&: cofi fà il conto deU’hore delle notti,che crefcono,& mäcano: ciò è^ua te bore fono,inlino che fpunta il giorno;5c per arriuare alle vinti quatto bore,che fi fona l’Aue Maria : quante bore gli mancano, & poi piglia la mità delle bore, che uoglio-no per arriuare alla Aue Maria, & contale, fopra quelle della Notte, & doue finifee, in quella bora è il mezzo giorno,ciò è,o alle fc dici Bore, o alle dieci!ette, & mezza, o alle diecinoue manco un quarto,è mezzo giorno^ non quando li frati,malfime nel tempo del digiuno,fonano!’Aue Maria di mezzo giorno:quantunque facciano molto ma le,& da ignoranti a fonarla, quando vanno a rédere le grafie doppo mangiare, elfendo Melfa da dire,o fopra lo Altare;& elfi fi pon gono a fonare detta Aue Maria di mezzo gior- lis ESPOSIT. DEL C. III. giorno.Seguita efla regola, Mali laici dicano vinti quattro Pater noftri per Matuti-no,& cet.Quefta è dichiarata fopra al fol.Sc guita efla regola, Et preghino per li morti. Quefto ti impone alli laici 5 per caufa, cheli chierici in tutte le More, & Mefle,fcmpre ti ricordano delti morti, per ritrouarfi annor tatonellißreuiarij,Offici),& Meflalhil che no è coti nelli Pater noftri ; & per quefto Sa Francefco ricorda delti Morti 5 accio penano effi frati laici,che quella folicit udine,che haueranno delti Morti,Iddio farà, cheti altri frati habbiano poi da fare per la fua anima ^ Seguita eflà regola; Et digiunino dalla fella d’ogni fanti, intino alla Natiiiirà del Si gnore.La caufa,che (an Francefco efclufe il digiuno,il giorno di tutti gli Sati,è,che fi come il giorno di Natale per la fuafolennità voleua, che ti frati faceflero feda, & ricrcatione per la lunga fatica fatta del digiuno: coti anco elcludeua il giorno d'ogni Santi, per la fatica che li frati doueuano pigliare: & quefto ti prona per la regola commune delVincfufiuè, 6c exclufiuè : perche eflbndo efclufoil primoè timilmente efclulòl’vlti-mo.M a ti deue auertirc dalli frati,che tanto il giorno di Natale, come della Epiphania, &di ruttili Santi,venédoin feria fetta,fi de-ueoflcruare il digiuno: per rifpetto,checoti commanda la Chiefa Santa, nel capi.finale. DELLA REG. DE FR. 219 de obferuatione ieiunij.nel Decretale,doue dice,che quelli, liquali non fono aitrctti,ne per voto,ne per regolare offeruantia/e la fe «a di Natale viene in fetta feria, fecondo la generale confuetudine della Chiefa, poflò-no mangiare carne: nientedimeno quelli, che perdeuotione fene vogliono attenere, non fono da eifere riprefì. Per il che non li può negare, quando dette fette veniranno nel fabbato, & alcuni frati depoti della Ma* donna nella olferuatione del fabbato 110-gliono olferuarlo : & il Prelato come huo* ino lenza confcientia,& inimico delle cofe fpiritualircon ammiratione non folo de’fpi rituali frati,ma anco dc’feeolavi, che tali co* fe faperanno : vuole, che li frati mangino quello,che di carne,6c cafo, Scouadfo per sfamare la fua mala confcientia, če gola,hà fatto cuocere, o che mangino pane , & lunotti che quanto quello lia horrendo, & infame a fentirc, che nella religione fiano tali Prelati tiranni,infami,& inimici diuirtù,5c degni d’elfer pittili d’ogni honore : inlino le pietre quello efclamano . Et quantunque li Sommifti trattando del digiuno, dicono, che quelli, che non fono di vintuno anno; & quelli che fono di felfantaanni, non fono tenuti a digiunare : il che fi vuole intendere , che quelli non fono tenuti a digiuna* rcliquali non hanno rinonciato per voto a quella 420 ESPOSIT. DEL C. III. quefta libertà • onde hauende fatto noto di digiunare, reità da quel giorno, infino alla morte obligato a digiuna re: eccetto,nel té-po,che la regola li dà licentiarpoiche fi obliga a oirertiare quella profcirjonc:per hauere ri notici atoaila fu a libertà corporalejper fai uare l’animaiii come per effempio, vno fe-coiare è libero di poterti accafare : ma le uà a pigliare ordine facroianchor che non pro metta, ne faccia voto di oiìeruarc caftità,nc di dire l’Hore canoniche : tutta volta hà da fapere,che pigliando quclVordineretta obligato a dire le Bore canoniche : & otterua-re caftità perpetuarpoiche di propria uolon tà ha pigliato ordine facro : retta di tal maniera obligato, che ancorché doppocon-trahefle Matrimonio, & gli facette figliuoli, fariano illegitimi,& il Matrimonio è nullo, per hauere tacitamente rinonciato alla libertà , che haueua prima, che pigliafie ordine facro.Coti al propofito,tanto il giouene, quanto il vecchio hauendo fatto uoto di of feruare quella regola 5 laquale obliga al digiunare : fi hà prillato di quella libertà, che haueua di non effer obligaro al digiuno : 6c per quello,quando fenza legi tima cavi fa rope il digiuno,nel confettare fi vuole ricorda re quello, che la Somma Nanarra nel ca-pitu.vndecimo , al quarto numero, dice, che il Monacho Francifcano, il quale non digiu- DELLA REG. DE FR. 221 digiuna il Venerdì, quando in quello giorno cöcorrono quattro tempora, Se uigilia: non fatisfa dicendo in confeinone,chenon hà digiunato il Venerdì: p caufa, che li bifo gna dire, che digiunare tale giorno era obligato per precetto della regola ,& precetto della Chiefa,per rifpetto della uigilia.Segut ta ella regola,Ma la Santa Quadragdlma,& c. Quelli,che la digiunano volontariaméte. Ila no benedetti dal Signore.Douep cófegui re tale beneditrionc bifogna la pfeucranda: perche la corona ti da a quelli, che perfeue-rano in tino al fine. Et tanto magis fe per fa re piacere al Prelato, che è mortale, il frate piglia ogni faticatolo peritarli ingratia: quanto maggiormente deue fare detta Benedetta Quadragctima per amore di S.Fran celco,che Iti in cielo, & impetra gratie fpi-ritualida Noftro Signore , per li Tuoi fideli frati: & come fi può dire fidele quel frate, che appena ofierua li precetti, & non mette in opera li contigli dati da San Francefco. Ma il Prelato, che commandalTe per fanta obedientia^he ti digiunaflela Benederta:fa ria molto male, & li fudditi fariano obligati a farla : poiché non è cofa contra l’anima imponere digiuni. Ma hoime.che non folo dal Prelato di alcuno Monafterio tale coni-mandamento di far fare detta Benedetta non tifai And lì trouano molti Prelati con :■ u-J l’ha- 222 ESPOSIT. DEL C. III. l’habito di San FräcefcoA con le opere inn mici della fua promefla regola, liquali per nonperderfiquelli pochi giorni disfamare la fua gola in mangiare carne : vuole, cheli faccia detta Quadragefima co carne,& graf fo,& non altramentexon volere coprire|la fua maledetta séfualità:che volere fare detta Quadragelima, lì potria ammalare,&per quetio volere fare quella di diuotionemon farà quella di obligo : & Iddio,5c San Fran-cefco.che conofcono,la duplicità della fen fualità fua,per li fuoi peccati permette, che perda il merito della celellc benedittione; Se per le dilìòIutioni,che in tale tempo fà:li amrhala, & non faccia manco quell’altra: ilcheall’incötro è fucceflb, che quelli frati, che hanno conofciuto, che la infirmità, Se fanità ftà nella difpolitione diuina’a pcrmet terle,fecondo li meriti, & demeriti nollri, & conlìderandochefrala detta benedetta potria morire, & guadagnarli detta celelte benedittione, mediante laqualc hanno fatta l’vna,& l’altra Quadragelima: & aliai piu allegramente,quando lì fono giunte inlìe-me,che quando fono uenute con interual-io di tcmpo.Seguita ellà Regola.Ma in altri tempi non liano tenuti, fe nonilVenerdì a digiunare. Dice il Sommo Pontifice nel ca. Exiui.vt infoi. 76. F. Cheli frati non fono tenuti a digiunare in altri tempi, fe non li digiu- DELLA REG. DE FR. 22$ digiuni ordinati dalla Chiefa: perche non è verilìniile,che l'autore, & cófermatore della regola haueffe intétione di liberare li frati da quelli digiuni,alliquali gli altri chrittia ni fono obligati per comune ftatuto della Chiefa. Ondeè d’auertire,che il frate, cheg hauere da caminare, nö può digiunare, che prima deue dirlo efprcflamente al Prelato^ che per hauere da caminare non può digiunare^ fe’l Prelato dice, che per la gran ne-ccllità bifogna,che arriui predo,lì che il Pre lato maggiore poffa proucdere : & il negotio non li può intertenere, & per quello gli dice,chelafci il digiunarcialihora potrà farlo fopra la confcicntia del Prelato.Et Umilmente il Predicatore, che non può predicare,& digiunare, deue dirlo al Prelato,accio-che polla prouedere:& non procedere da fe a nò digiunare,per hauere da predicare:perche quello,che lì dice, che quando il Predicatore non può predicare,& digiunare:che allhora deue lafciare il digiunare, & predi-care:parla di quelli,che häno cura d’anime: alliquali la predicanone è d’obligo : 6c non de Religiolì, che fono mandati a predicare: liquali, come dice la Somma Silueftrina, in titolo leiunifal num.16.che vanno a predi care,onero fono mandati da’fupenori, per che loro vogliono eifere mandati a predica re:dice,che non fono efeufati dal digiuno: efsen- *24 BST O S IT. DEL C. UL effendo che fi può trouare altri predicatori, iiquali potranofodisfare comecilò, & forfi meglio:& per quefto alcune Religioni hanno per conftitution e, che il frate, che non può digiunare,& predicare: chelafciail pre di care,& ofierui il digiuno, la ragione è,che dà ammiratione leu tire il Predicatore predicare lòtti linente di modo, cheli deue of-feruare nel digiunarci elfo mangiare galli nei carne,mattinai fera.Ma quädoilfra te dice al Prelato,che no può digiunare : & il Prelato li commanda, che digiuni: in tale calo fà molto male il Prelato:per caufa che deue credere alla infirmità occulta, cheil liiddito di ce,che elTò pate. Seguita cfsa Regola. Ma in tempo di manifetta necellìtà, non fiano obligati li frati al digiuno corpo-rale.In quefto lì rifolue il dubio,quando un frate nel tem po de’digiuni è pigliato da for ufciti,e da efti è aftretto a mangiare carne: il quale forufcito.o sbandito, non lo fà per fa re contra la leggerne dìddio , ne della chie-fa: perche in tale cafo fi dcuelafciaremori-re:ma folo per vai capriccio l’aftringea quc fto,comehuomo beftiale uuolc, cheil frate mangi carne,olo uuoIeammazzaie:in tale cafoni come per fanar il corpo da infirmità,può mangiare carne: cofi audio per fcap parlo dalla morte può mangiarne : fi come in quefto pare, che fi accordi il ca.Confiliu. DELLA REG. DE FU 225 de dbferuatione leiunii, nel Decretale, do-ue circa il fine,dice,inquäto negra] tri tepide digiuni (blenni s’infermano,o s’ammala no, & dimandano douerfeli cóccdere il ma giarecarne:vi rifpondiamo,poiché la neccf lità noti è foggetta alla legge, eflendo che la gran nccellltà lo ricerca poterli, & douerfi Sopportare il deliderio de gl’infermi, a fine d’cùitare maggior pericolo^ciò è,della mor te,come dicela fua glofa.Ma fe la confcien-tia gli ditta, che più predo li laici morire, come fecero li Santi Machabci, che per nò mangiar carne prohibita li fecero Martiri-. zarerperilche la chiefa fanta, ne fà la loro fe ita : in tal cofa fi dettelafciare morire: Ii co-meallài meglio farànon mangiandola, & pigliar il Martirio:chenon farà mangiando la,óc poi il fomfeito li facelTe,come fecero a vn’altro, chedoppo, cheghhebbero fatta mangiare la carne nel tempo prahibito: gli fecero vna gran confulione;cÖ ein li che ha-ueua fatto piu conto del corpo corruptibile, che delVAnimaimmortale, Se più pretto obedito a vn’huomo trillo, & inimico di Dio: die obedito a Iddio, & alla legge della chiefa;con mangiare, carne nel tempo prohibito: & fubitolo fecero morire. Seguita ella Regola, io configlio, che quando vano per il mondo,&c. Dice la efpofirione del Brandolino, che in quella parola vano: di- P mo- 225 ESPOSIT. DEL C. III. m offra San Francefco,che non vuole,che li fuoi frati vadano foli,ma a due.accioche no li dia mafeflempio con l’andarefolo : & per quello moire Religioni nelle loro conllitu-tioni impongono pena a quelli, che vanno foli, & fenza legitima obedientia. Seguita cffa Regola,Et che non li righino,ne contea dano con parole . Dice la efpofirione di Fra Giouannidi Valentia, cheli frati non deuo no effere litigioli,ciò è, impacciarfì, & intricarli nelle cofe deìitigij,6c maffimeappref-fo d’officialùouero litigare con mano, o co parole. Ne giudichino gli al tri,ciò è,di giu-ditio diffinitiuo,tenendo quello per buono: & quello per cattino . Mafiano miti; ciò è, quieti in fopportare le ingiurie per amor di Dio : come fe fulfero muti;vincédo fempre confi bene; il male. Pacifici; ciòè,huomi-ni di pace : Se con pacificare gl’altti. Mode-fti; ciò è, tauto nel fare, quanto nel parlare : fi come l’Apoftolo Paulo alli Philippcnfi, al terzo capo,dice; Modeftia veftranotafit omnibus hominibus. Manfueti;ciò è,come cofa, che è fiata domata con mano. Humili: ciò è, come perfone difprezzate : p come cofe vili.Honeflamente parlando a tutti,co me fi conuiene : ciò è, fimplicernente,fenza rethorica affettata: & parlare di cofe appartenenti alla gloria dìddio, & alla falu te dell’Anima,& non in cofe ociofc,& vane;infa pere DELLA REG. DE FR. 227 perei fatti di quello,& di quello. Et ociofo lì dimanda rutto quello, che li dice : il quale non è vtilità di quello,che lo dicc:o di quello,che afcolta: & di quello lì darà conto nel giuditio, che farà Iddio con l’Anima. Seguita elìà Regola, Et non debbiano caualca re fenza manifella ncceflìtà. Dice la cfpofi-tione di Fra Pietro Giouàni,che in due luoghi la regola prefupponcmanifeftanecclTi-tà, ciò è,in quello, & nelli calciameli ti: perche nell'altre necelììtà balta prouedere, come farà efpedientemia in quelle bifogna fia manifella : & per tanto non ti dimanda ne-ceiTìtà dell’infermo, métte può Ilare nel luo co, doue s’infermò . Feniche lì dimollra chiarodl Prelato,eifere di mala confcìentia: & frate di San Franccfco con l’habito,& nò con Vopere, quando che nel fuo luogo arri-uavnpouero frate bifognolo dirinforzar-li:& elio per non fargli fare la charità, accio che non gli venga meno la tua piatanza, co nofccndo che non è frate tale il detto pouc-ro bifognolo, che lo poflà fauorire appref-fo de’fuperiori, ouero nelle elettioni, o di confirmatione della Ina occulta ambi noia prelaturanruoua fetifa,che’l tuo luogo é po uero,& Uà molto granato: & non può farle la charità, come è la fua necdfità : & fubito non folo gfalloga il cauallo per leuarfelo preito dinanci: ma anco le cent ole: ma quà- P j. do è fžS E S POS IT. DEL Č. UL do è fuo amico,o frate,che pofla abilitare la fua occulta ambitione di dignità, Se prelatura, non Iblo lo goucrna,;& prouedecon diligentia,6c difpendiode’dinari; ma ancho fé quello fi voleffepartire, non glielo permette : afsegnandoli che farà contra la Regola, con andare a cauallo: & che fi pone in mille'pericoli di ricafcarc^in maggiore infir mità. Et anco quetto precetto deue notare il Predicatore, quando ß ua dando buon té po per li luoghi:& fi riduce all’eftremo a par ridi,che non può arriuarealla terra, doue hà da predicare fenza andare a cauallo, con fare contra dui precetti della regola, l’uno d’andare a cauallo, & l’altro ricorrere alla pecunia per quello pagare, oucro vuole allogare ,o pagare barcha, & alleuoltefà pagare tanti denari alla barca, che faria fufià-cientilfima quantità per dare dote per far maritare una pouera figliuola. Ma’l Reue-rendiffimo Padre Generale, parche la rag-gionelodimoltri poter portare uno animale di brcuepafso,accio li compagni cheuan no a piedi,pofsano feguitarlo: & efso Padre pofsa continuare tanto lungo camino, accio non fiammalaffe per la longa fatica del caminare a piedi: & la religione reftaffe di ef lereuifitata, & proniftadelle tranfgrefTioni, chela mandano a ruina introdutte da diabolici Prelati, contrala regola, & fanta in-- v 1 ten- DELLA KEG. DE FR. 229 tendone del noftro Padre San Franccfeo. Seguita efla Regola, Etin qualunque cala entrano, primamente dicano,pace a queda cala. Dice San Bonauentura,chc s’intende, quando li frati entrano nelle cafc de’ieeola-ri a trattare dellafalute delle loro anime: prima dicano,pace a quella cafa:ciò è,coni e dice Fra Giouanni de Valentia : pace di core, pace di bocca, & pace di opere. Seguita efla Regola, Et fecondo il Santo Euangelio di tutti li cibi, che li fono podi inane!, li lia licito magiare. Dice San Bonauentura,che non dice limplicementc, di tutti li cibi: ma dice fecondo il Santo Euangelioda quale licentia li concede folo a quelli, che fono ina dati, che vadano a trattare della falute del-l’anime : & che a quelli, che per tale caufa non vanno,non è concclìa tale licentia. Et il mangiare li uuole intendere, come dice l’Apodolo alla prima di Timotheo, al š.ca. doue dice;FIauendo l’alimento,con iiqualc fi poflìamo fodentare, & jl coprimento, co il quale ci polliamo coprir-eidiquello damo contenti: & deuono penfare li frati le grandi abdinentiedegl’antiqui noltri Padri : & per quedo dice San Bonauentura, che quello ti deueintendere dell! cibi fpiritualL & delti buoni clfempigàto de’Rcligiolì, come de’Secolari, che vediamo 5 di quelli ci dobbiamo cibare: per che feguita elfo Enange- 330 ESPOSIT. DEL C. HIT. lio,česnate gl’infermi. Et dicela efpofitio-ne di Fra Bartolomeo de Fifa, che quella li-centiadi tutti licibi>ii vuole intendere, che fe gli cócedc fecondo l’ordine della chiefa, & della Regola promelìa.Doueritrouando fi li frati in cala dc’Secolari il giorno di Santo Martino, nelquale fanno grandi apparec chi di carne,& limili: in quello li frati devono olferuare il digiuno : per caufa che la licentia lì deueintendere, fecondo l’ordine della Regola, ofleruando prima li digiuni, & poigliìia licito mangiare. Capitole Quarto, quale tratta della Elettìonc dell'sìb-badeßa, & dello fuo officio, vt infoi. 118. Ella Elettione dell’Abbadelfa liano te-mite le forelle olferuare la forma cano nica. Quella forma canonica dalli Sommi-fìi,nel titolo,Ele61.in učrbo, canonica impe dimenta: feallegnano molti impedimenti: perii quali tanto quelle,che eleggono, qua-to quella, che farà eletta, peccano mortalmente^ il primo impedimento è, quando ftà in peccato mortale : fi come efiere pro-prietaria:della quale, il detto Concilio Tridentino , nel detto titolo de regularibus, al cap.2.vuolc,che quella Monacha, che tiene proprio particolare : doppò efier priuata di detta proprictà:non habbia voce ne attiua. DELLA RE. DELLE MO. 231 ne pa(ìma,in niuna ElcttioncSc in queito la elcttioncdcll’Abbaddla,doue concorrono dette noci priuate 7 è nulla: come vogliono li Dottori,nel fopraditto titoIo.Et per que-fto fanta Chiara vuole.cheglifiail Miniftro intaleElettionc,ilquale comeefperto de gl'impediméti,che per li Dottori li numera no:habbiadaIformarc le Monache,in qual modo,tanto l’Abbadeflà eletta: quato quelle,che non deuono dare voce,peccano mor talmente,in detta clettione. Et circa la età, deue ofièmarc la determinatione del detto Concilio Tridentino : in ditto titolo de regularibus,al capit.y.Et circa il modo, che fi hà da tenere 5 lo determina nel detto titolo al capi.6.6c altramente eletta non vale, come commanda ditto capit.6. vero c,che inquanto alla elettione:efiendo tanto le forel le chieriche, quanto laiche eguali nella elet-tione:fi come San Franccfco inftìtutore nel la clettione de’frati,non hà voluto riftringe re la clettione delli Prelati, alli foli litterati: ma hà voluto fia delli piu uirtuofi, & zelanti olferuatori della fua regola: o chefia chic neo, o laico : & per quello fpdfo nella detta religione non folo fogliono eleggere fa-cerdoti Empiici in Prelati,ma anco laici vir tuoli, più predo che litterati immeriteuoli;-coli dico,deue eifere tra le forelle. Ne per q-ito alcuna lorellafideue contrillare; quàdo P 4 vede» 332 ESPOSIT. DEL C. IIII. vede,che cflà mai è eletta in officio: efletido che qucfto è gratia particolare, che Iddio le fà per faluarla nella viadcirHumiltà :fi come lì legge, che uno lettore nella detta religione di San Francefco haučdo letto Theologia trenta otto anni 5 & mai era peruenu-to a effere Prelato:5c vinto dalla tentatione cominciò tra fe fteffo a mormorare , 5c la-mentarlìd’Iddiodi tale aggrauio :il quale lettoreil Signor Iddio conlafua mifcricor ■dia volfe confolare per tale via,ciò è,ftando detto lettore paffeggiädo per afpettare, che finiffero uefpro li frati per volere leggeremo me era il folito,s’auicinò al refettorio,dotte era il luogo di leggere,& in quello,che fu en trato, viddeil refettorio tutto pieno di frati , & llupendofi, che ancora non era finito vefpro,.6c accorgendoti,conobbe efsere tut ti frati principali, che erano flati nel fuo te-po Prelati, & officiali principaliffimi, & in tanta riputatione, che doppo morte, communem ente dalli frati ti teneuano per Beati,&: quando di alcuni di effi s’allegaua,dice-nano il Beato Padre fra tale, & fra tale facetia quello,& quello: & flando in quella ni ila sbigotito, & impauri to, volle fuggire fuori: & leuandofi vno d’effi morti ferrò la por ta del refettorio:& lui tanto più impaurito: diffequello, che ftaua.affettato in capo di metffa; non habbiate paura:perche Iddio ci x DELLA HE. DELLE MO. ,23? hà-fatto venirequi:& fubito fecefegnoalla menfa:doue li leuò un frate, Se fatta vnarp-fonda inchinatione al detto padre, che ita-ua in capo di menfa : andò (opra il pulpito, & con voce horrenda dille:!’Ambitione, l,Aftettione,& la Ricreationc,ci hanno por tati al tartaro dell’Inferno, Se con dare vna botta al pulpito, tutti fparfero : 6c il lettore cafcò tramortito in terra : Se in quello fini J vcfpro:& gli frati vennero al detto refettorio,& trouorno detto lettore tramortito in tcrra:qualc ritornato in fe dilfe publrcamen tela fuacolpa della fopradetta mormora-tione:& contò il fopradetto fuccellò.Segui-ta cifa regol a,Et fe in alcun tempo apparilfe alla vniuerlità delle forelle, la predetta non effere foftìciente al fcruitio , & commune vtilità.Ciò è al feruitio corporale,in proue-derle nelle loro neceffità corporali : Scada commune vtilità in agiutarle nelle cofe fpi rituali:fi come rittouandoli ella tanto infer ma d’infirmità lunga: onero fuffe tanto fca dalofa, & inoffemafircc della regola, Se (tatuò della religione, edendo tale, San Fran-cefeo , Se Santa Chiara dicono nella regola liano obligate, Se cet. a fe eleggere vn’altra in Abbadeffa, Se Madre, quanto più pretto potranno. Etin detta elettione fi hà daof-feruareil precetto del Synodo Prouinciale Napolitano al cap. Quinquagefimo primo, Dous au ESPOSIT. DEL C. IIII. Doue commanda,che douc fono più Torcile carnalhouero Madre,& figliamond eleggano tutte due in officiali in detto Monade rio:& elette fiano priuate. E da notare, che, ancora che s’oflemino li fopradetti capitoli del detto Concilio Tridentino in detta clettionc,bifogna, che non gli concorra Simonia,fubornation e,5c mala elet rione : Simonia li comniette,con mano, con la bocca,& con il feruirc.Con mano è, quando ef fa dona,ouero fà donare da altri.Có la bocca è, in quäto che procura fauore humano: fi come quando fi raccomanda a due, o tre, che procurino di farla riufcire Abbadelfa, o altra officiai e.Con il feruire è, quando attende a feruire a quella,& a quella,a fine che la faccia riufcire officiale : il che è Simonia come li dirà nell’ottauo capitu.della regola delli frati.Et in quanti modi la clettione nö vale : bifogna vedere le Somme, nel titolo Electio,& Simonia, & il Concilio Tridentino,come fi dirà nel detto ottano capi, della regola de’frati,& fi è detto in quello cap. Et quando dette officiali fono elette contra il loro volere non deuono elìcere oftinate in non accettare tale officio: & di quella mate riavedila vigelìma feconda rubrica di Papa Vrbano , l'opra la detta regola di Santa Chiara, laquale llà regiftrata nel fibro nomi nato firmamentum trium ordinum, onero fpecu- DELLA RE.DELLE MO. ns fpcculum trium ordinum; & nella feconda parte delle Cronichedclla religione in uol- gare, al libro...& cap Seguita efla regola. Quella che farà eletta, penili qual pefo hab-biaprefofopradife:&a chi hà da rendere conto del gregge a fe commeflò.Sia folicita anchora di edere fuperiore all’altre più per virtù,& fanti coftumi,che per l’officio: Àc-cioche le forelle, moffe dal fuo eirempio,gl‘ obedi icano più predo per amore, che per ti more: Guardifi da gl’amori particolari, accio nö dia fcandalo a tutte,mentre che ama più vna particolare. Confoli le afflitte, 8c fia ultimo refugio alle tribulate: Accio ma~ cando lei dalli rimedi) della fànità; non ven ga a dominare nelle inferme il morbo della defperatione.In tutte le cofe oiTerui la co munirà, ma principalmente nella Chiefa, Dormitorio , Refettorio , Infermaria,et veftimenti :il che fia tenuta ofscruare nel medefmo modo la fua vicaria.Vna uolta al mencia fettimana fia tenuta l’Abbadeffa chiamare le fueforelle a capitolo,doue tan to efla, quanto le altre forelle debbano hu-milmente confeflarfi di tutte le publiche of fefe,& negligentie:ciò è,dicendo la fua colpa del confenfo,che hà dato, che fi faccia la nona fabrica fopra la fua confcientia fenza Vera,& manifcfta ncccffità. Et quando l’hà villa finita,fe ne è compiactiuta ; quantun- 23* ESPOSIT. DEL C. IIII. que non foflc conforme alle fabriehe, che vfauano l’antiche,& vere,Sc non finte, zelati profeffe, della pouertà promefsaalddio nella regola., Cheèltata caufa di tanto difpendio nel fare le porte, Se altri lauqri di Ugnarne, tanto del Monafterio,quanto del choro,con ef fere di manifattura , che contradice alla detta promelfa pouertà,Se Regola, con ha-uere dato mal’eiempio alle gioueni, Se ammiratone , Se caufa di mormoratione a quelli, che fanno il noftro firetto voto di pouertà. Che hà riceuuto moltaabondantiaindi uerfe materie,contra la promelfa pouertà. Che non hà olferuato le fopradette fante ammonitioni , Se inttrutt ioni del fuo officio, dette nel piente capitolo: and hà fatto il contrario 5 Se mafsimc nel vilitatel’infer-me,5c fouenide,fecondo li loro bifogninna folo la diligentia fhà polta a tenere lòlicitu dine di quelle fue amiche, conforme a quel le colpe da confelfarfi,ditte di fopra nel Ter zo ca. Se non hà agiutato la forella bifogno fa, fi come è'I ino obligo impoftoli dalla detta regola nel cap.ottano. Che nelfalcoltare la colpa,fempre hà at-tefo di non co trillare l’officiali lue amiche, quantunque per li loro deferti,meritauano difciplinc,Se altre graui penitentie: acciò ei fe DELLA RE. DELLE MO. 237 fe eonfentifscro a quello,che indebitamente volcua farejma con l’altre pouere forelle fi dimottraua zelante di fare giufiiria; Che nel dare peni tenda non hà portato la bilancia giufta, ciò è, alle dette fuc amiche,che fi datiano al corpo di bon tépo, ciar landò per la grada,& rota, & per li cantoni, fenza fare fatica : & la fera farcia colanone abondante, come s’hauefse zappato tutto il giorno, fenza ofieruare ne cerimonie, ne conftitutioni regolari,le hà dato uno Pater noftro,& una Atte Maria per penitcntia,cö fcufarla,che per la mouetù,5e il defiderio di dare lana,quello ha fatto p ricreatione. Et quella, che non potata fauorirla nella elet-tione,ne apprefso dclli Prelati maggiori, & fi affaticarla fidelmente in farelabagata,fco pare’lloco,fcruire la infermaria, cocina, & ieruire a quella,& a qucU’altra forclia, & ha uendofi perle gran fatiche feordatofidifeo pare il rcfettoriojoucro per la gran debilità fatto colatione d’vn poco di pane5& altre fi mili minime colpe, lehà detto nella colpa, che non voleua reftar obligata di dar conto di nò hauere punito le colpe,& deferti, che ficommetteuano nel Monafterio : effendo che effa non ollerua,ne Regola, ne cerimonie,ne confiiturioni della Religione, & che non fi poteua trottare tanta penirenfia,quä ta elsa forella difsoluta meritarla:ma p farli a?8 ESPOSIT. DEL C. IIII. conofcere.chel’vfauagranmifericordia, la condannaua per li fopradetti,& fimi li difec tijfufse obligata a farti la difciplina, mangia re panetofto,& ben ere acqua ,&c bafciareli piedi delle fòrelle:5c che alla feconda uoka, le tale fìmili colpe commctteua,rhaucria polla in carcere: Chehà comefso al trefimili ingiuftitiein fuadannarione.Dclle altre colpe, tatol’Ab badefsa,quàtole forclle,lele pofsono ridur rea memoria da quelle , che fi è detto nel fopradetto.3.cap.Seguita efsa regola, Et nel medefmo luogo confcrifca con tutte le forche quelle cole,che s’hanno da trattare per la vtilità,& honeftà del Monafterio:per che fpcfsoil Signore riuela alle Minori il meglio. Non fi faccia alcuno debito graue fen-za il commune confenfo delle forche , 3c manifefta nece(Iìtà:Et qucfto fi faccia pe r il Procuratore.Doue circa il detto Procurato re, non è dubio, che deue efsere in uirtù di queftaregola eletto dah'Abbadefsa inficine con le forche, & il Padre Guardiano, o confefsore,come pare,che uoglia la Rubrica vigefima prima di Papa Vrbano fopra Iq detta regola:& tale clettione durerà a beneplacito dehi eligenti:& da elfi deue efsere be ne informato, di quanto confifte la profef-fione della regola delle forche, accio efso non efequifse fecódo il corfo ordinario del ti DELLA RE. DELLE MO. 23s li altri Procuratori de religione,che tengono proprio: & tale fatica che farà,fecondo conuiencalla voftra lòpradetta profellio-ne,a efso li farà merito;& facendo il contra rio in dare occafione a fare cofe cötrarie al la detta uoftra^fcflione, le farà caparra del pericolo della fua dànatione,et pchein qlto loio luogo li fà metione del Procuratore:bi fogna accidétalmEterifoluerela feguètedu bitatiorie,ciò è, eflendo che il c.ó.di qfta regola dice,che le Monache no deuono haue-re proprietà, o poHl-ilìone, ne per fc, ne per interpolia perlona : fe non quanto terreno ricercala honcftà, & necclìità, per rinouare il monafterio.Et nel cap.8.dice,chcleforel-le niente fi approprijno, ne cafa, ne luogo, ne cofa alcuna. Si dubita,fe le dette forelle, doppo che haueranno fatisfatto li loro debi ti,polìòno riceuere le elemoline:5c poi fun-plicemente màdarle a donare, oalfignare a qualche bifognolbjouero, Hofpitale,che fe ne feruano per li loro bifognhfe quello con bona confcientia che forelle poflono farlo. Alche fi rifponde, che quantunque per la Prima villa pare,chcnonlilialicito:nondi-nieno conliderando più fottilmenteeflàre gola non elfere coli Uretra circa il riceuere, come quella , che il detto San Francefco hà ordinato ahi fuoi frati, poiché gli prohibi-fee non foloil riceuere proprietà, & (labili; ma 340 'E S P O SIT. DEL C. II IL" ma anco il riceucre denari, & pecunia1: & quello è,che San Francefco confiderò, che li frati, per la libertà di potere dii perfonal-mente andare da porta,in portadimandan-do li loro bifogni : Se per ciò liprohibietia il riceuerc dinari,& pecunia, ancora che fuf fe per mercede dei lorolauori. Ma alle fo-rdle, confider andò,che doueuano ftarè rin-chiufe perpetuamente, & che gli potcua ve ni re delle necelììtà: & chealtra colà è comparire perfonalmente, & effo parlare, perii che nò de facili fe li negaua quello, che cercaci come fi nega a ferui, ahi quali fe li fà ri-fpondere,chenon può darli quello,che cerca , o li feruitori di elFi f gnori non gli fanno imbafeiata : Sc cofi effe poucre forclle refiariano molto ingànate dalla necelììtà: al che hà prouitto la loro Regola, poiché come fi è detto,non li prohibilcc il riceuerc denari. Se pecunia : anzi li cöccdc,che la fabrica del loro lito fiad’efie Monache 5 come appare neifine del cap. 6. & quello è a fine chele’! dominio fülle d’altro,potriano eifere angariate con qualche pattoillicito:&gli conce de il procuratore,comefiè dettodi foprain quello cap. il vocabolo del Procuratore, e di procurare quel tanto,che con buona co-feien ria per la dettta Regolali concede, in beneficio delle forclle : & nel detto luogo concede poterli fare debito, purché non fia graue. DELLA RE. DELLE MO. 24t graue, & etiam graue con il confenfo delle iorellc,pcr mezo del detto Procuratore : &c a contrario fé tifo concede il riceuere denari; poiché in quello capitolo dice, che per mantenere la pace tra le forcllc non firice-t ui a tenere depoliti ; dunque donati fimpli-cemente,(i riceuono:fi come dice nei y.cap. quando che dice, chcl’elemofine mandate liatiegnino all'Abbadefla, accio li feruano per la commune vtilità : & nel cap. 8,. dice, chenon fia licito riceuere cola alcu na lenza licentia dell’Abbadefla : ne donare fuori del Monafterio fenzalicentia dell’Abbadcf fa ; Dotte chiaramente per la licentia d’ella Regola parche li polla fare : purché li faccia con la debita di fcrcttionc,ciò è,chel’Abba-defta,con il conlìglio delle diferete aflegna-te nel prcfente:& nel cap.y.S.Sc 9.con il parere del guardiano,o contelìòre: & co il det to Procuratore: il quale Procuratore fecon do il mio parere, (tante che effe lordi e lì fo-ueneno fpeffo dal venerabile Hofpidaledcl l’Incurabile: & p qfto accio (ìano fuori d’oc catione di appropriarli cola alcuna: doue-riano eleggerli l’ifteflb Hoipidalc,o Maltro di effo in loro procuratore, con celiò da ditto prefente capitolo : & per quello pregare dii Signori Illultri, che li degnaffero accettare detta prociira:& coli potranno, co più Sicura confcientia, per non incorrere nello Q___ atto 2*2 ESP O SIT. DEL C. IIII. atto di proprietà,quando gli è mandato vino , grano, & fimile, mandarle a detto Ho-fpitale,comc a voftro procuratore: & quan dopoihauete neccintà, potete mandare a dfo, che vi faccia la charità di quelle cofe, che per via delli detti vollri feruitori mendicando per la città no polìbno de facili tro uare:5c coli ogni mcfe,o altro termine V Ab badelfa, con le difcretefacciano la vibra in tutte le cofe, che fono détro il Monafterio: & fecondo la efperientia fatta delli bifogni paffati, prefcnti, ò imminenti, ciò è, che in breui giorni può fuccedere: tutto quello, cheli parerà fuperftuo, & che ecceda la pro melfa pouertà:faccia la efpropriatione,& af figliarlo al detto Hofpidale:& per potere fta re più ficure nella confcientia : quando vi è mandata vna quantità di più di dieci ducati ,douetc dire a quello,che gli porta,che gli riceuete con queito, che li dopgo, che vi farete prouifta delle volìre necelfìtà occorré-ti, quello che vi auanzarà, lo mandarcteal detto Hofpitale: ilche de facili quello fi con tentarà:& coli con licura confcientia potete riceuerli,6c poi quando farete la detta vi fìta,potete madarc tutto il fupcrfìuo al detto Hofpidale. Ma da dicci ducati in baffo non mi pare tanto necefiàrio; perche ß pon gono dentro la calfa delle elcmolìnc, dalla quale giorno »per giorno fene piglianode- «ari DELLA RE. DELLE M O. 243 nari per (pendere per le occorentie : del che facendo poi la vi(ita a mcfe, o in altro tempo maggiore : quelli denari (i annumerano tral’elemoline indifFernti-.lequali Ir diftri-buiranno, con la confulta delli detti in beneficio dell’Hofpidale, come herede dell’ele moline indifferent^ Qucfto Irò detto inquä to al mio debile parere : per caufa che volere aftrengerele lorelle a non dotiere riccue-re da quelli,che portano;quando in loro po tere vi fi ritroua vna certa quantità : & non fare nel modo detto di fopra : Quefto non tocca a me diffinirlo : ma alla Santa Sedia Apoftolica, alla quale immediatamente è fotto polla la detta Regola: fi come quella delli detti frati : & quello punto è diuerlb, da quello di riccuere dinari,òpecunia,nella Regola de’frati, o di poter elfi frati donare colà alcuna in virtù della loro Regola : ma folo per concelfionc de’Sommi Pontefici, come fi è detto di fopra al fol. 51. A. Il che non è in dette for elle, come hò detto di fopra . Seguita ellà Regola, Ma guarditiTAb-badeflà con le fue forelle,chc no fi ricetta alcuno depolito nel Monafterio:perche fpef-fo da quelle cofe nafeono conturbationi, & fcandali. Qucfto è (tato confirmato nel detto Synodo ProuincialeNapolitano,al cap. 5 3 .douc ordina,che le Monache non ri ceuano depoliti,& quelli, che erano fiati ri- Q__ 2 ceuu- *44- ESPOSIT. DEL C. IIII. cernitifulleroreftituiti. Seguitaefia Rego-ia.Ma per conferuarc la vnione del mutuo amore, & pace,ü eleggono di commune co fenfo di tutte le foretle, tutte le officiali del MonafterioiEt a quefto meddìmo modo fi eleggano almeno otto forcllc delle più di-1 crete, & del configlio delle quali l'Abba-defi’a fia tenuta fempreferuirfi in quelle co-fe,che ricerca la forma della vitavoltra.Pof fimo ancora,& liano obligate le forel le, parendoli vtile,& necdlario,qualche volta Ic-uarc le officiali, & diferete, & eleggere altre in luogo di quelle. Quefto non ricerca altra dichiaratione ; Et quantunque appreflò a quefto capitolo, conucneria il capit.8.della regola delli fratijtutra volta per volere por tarei capitoli fecondo che Hanno ifhtuiti : ancorché le materiefianodifferenti, fi come della fopradetta materia d'elettione ftà nel detto capitolo 8. doue il lettore potrà andare a ritrouarlo infra al fol. & qui fe- guitiamo il q.cap.della Regola de'frati, quale tratta, che li frati non ricettano Dinari, ne pecunia. Io commando fermamente a tutti li frati, che per niflimo modo riceua-no dinari,ottero pccunia.Dimoftra San Fra cefeo in quefto,che inuiolabilmente vuole, chefihabbia daofferuarc da tutti li frati: che ne per occafione di infermi ,o di tteftire ii frati fi habbia a riceuere denari, ne pecunia. DELLA REG. DE FR. 245 nia. Per denari,fi intende ogni forre di moneta,che corre nel fpendere, ciò è, Ducato, Cianfrone, Carlino, Caualuzzi, & fimili. Per pecunia^’intende tutte cofe, che fi.pof-fono vendere , come fono vefti 'Animali , Grano, Orgio, &c ogni altra forte di cofe, cheli dà in luogo de’dinari, armoire li venda: 5c fi ferua,del dinaro per comprare quello, che vuole : come è quando iiède ima ue-fte,onero grano, che gli è fiato dato,in luogo de’dinari : Se di quelli denari, ne compra oglio,5e limile. Et perche il padrone fc ne è fpogliatodel dominio ,5c datoloalli frati: per quello è prohibito fi come dicono gl’ef politori della Regola. Ma quando il padrone della cofa la facefleuendere , elfo in nome fuo,5e poi fare fpendere detti denari per comprare dette cofe necelfarie alli frati : quello fi può fare . Seguita elfa Regola, Per fe, onero per interpolia perfona : Per fe, ciò è, pigliandoli elfo, con le proprie mani. Per interpolia perfona, quale è quella chèli apprese ta dalli frati,a fine che piglile dette co le in nome di elfi frati: fiche tutto è prohibi to dalla Regola.Et accioche dei tutto li frati non refiaifero prilli delle loro necelfitàda chiefa fanta ha prouifto tanto nel fatto delle necelfità, quanto nel fatto del fatisfarele cofcjche alli frati fono necelfarie: có pigliare a fe fi dominio di tutte le cofe, che li fra- CLj V-h 24Ö ESPOSIT. DEL C. IIII. ti licitamente pofibno vfarc, vt in fol.? 8.E. 79- F. Ma perche li frati non pofibno vfare, ne dinarfne pecunia: per quello hò trouato vn modo licito per ilqualc, li frati pollano hauere le loro neccflità, fenza proprietà: Et il modo è quello, ciò è, che bifognando fa-tisfarequalche debito di cofaalli frati ne-ceifaria : non efl'endoci altra elemofina: per il che hi fogni ricorrere agl’amici fpiritua-li,per denari,per fatisfare quella colà : vuole , che li frati non facciano ninna promif-fionc di obligationc:ma folo dire, che fidel-mente s’affaticaranno per via di elemofilie, a fare tale pagamento: & procuraranno ancora , peramici fpi ritu ali, vt in fol.41 .B.& poi nel procurare detto pagamento, li frati debbano dire a quello, che da la clcmoll-na: che mentre dìa clcmolina non farà fpe-fa per pagare detta cofa neceflàriadtia in no medi elio dante, tanto il dominio, quanto la proprietà, & vfo di tifa pecunia, femprc habbia a Ilare in nome di elfo, che la dona: & che femprcjche fe la vuole ripigliare, lìia in podeftà fua , infino che farà fpefa , ut in fol.41 .D. per il che,fc quello,alquale elfo da te,hà dato detti denari, non volelfe fpendere per la detta necellità:elfi frati non hanno ninna attiene, onero podeftà ,neingiudi-tio, ne fuori di giuditio contra clfa perfona, allaquale è fiato commefso detto pagamen DELLA REG. DE FR. 247 to:vt in ibi.42.E.Si bene chepofìòno notili care a quello, che ha dato certi denari, che quello,alquale commifeil pagamento,non 10 fecc:& poflbno anco pregare,& cshorta-re detta perlona , che tiene detta pecunia: che li uoglia portare fidelmente, & che voglia prouedere alla fallite della lita anima; vtin fol.42.F. & in tale modo hanno a fare quello li frati , fi corne i Sommo Pontefice: nel detto cap.Exiui,ut in fol .7 8. D.doue dice,che a elfi frati gl’è ncccfiariofolicitamen te guardarli, cheeficndoli bi fogno nelli pre detti m©di,& caule ricorrere a quelli,liqua 11 hanno pecunia deputata per le neceffità di elfi frati,fiano, chili voglia, o principali, ouero mefil.in ogni cola, talmente fi portino,che a tutti dimoftrino, come è in ucrità, che niente hanno a fare nelle dette pecunie. Di più li frati, quando vanno a procurare detta elemofina , non portino, o menino con dii perfona, che ha bòia a pigliare detti denari: Ma deuono pregarequello, che vuo le dare il denaro,che lui uoglia farlo pagare: Et quando dirà,che non può,o che no vuole elio andargli : o che non hà chi mandare: allhora li frati potranno dirli,chele gli piace di commettere tale pagamento al tale, che innomefuo faccia detto pagamento: &L che bifognando il denaro pallare perma no di più per Iòne,darà il fuo alien fo, che l'u Q_4 no M* ESPOSIT. DEL C mi. no polla fubftituire l’altro: Se che fempre ha in nome di elfo dante, infino che farà 1 pefo in quello loco,o terra, dotte fi hà da 1 pendere 5 & ches’in quello mezzo che non fulsc fpefo detto denarose ne volefse fornire:che quello reità in fuapodcftà*, come cofa fua, utinfol.4y.C. Etquellolifà per caufa, che la Chiefa Romana non piglia a fe la proprie tà,o dominio della pecunia, come cofa pro bibita cfsprefamente alli frati da ella regola: & per quello fe il dominio, & proprietà della pecunia non reità in potere,del dante: farà deili frati che procurano detta pecunia^ coli reltano proprietarij. Di più, oc-.correndo che quello,che hà datola clcmoli na per douerfi fpendercper leneceffità de’-frati; & prima che fi fpende, tienifse a morte; & gl’heredi non voi elisero, che fi fpenda detta pecunia ad’inftantia delli frati : in tal termine fe quello, che donò detta pecunia, dilfe, che doucfse fpendere detta pecunia ■nella neccllità de’frati, tanto in iuta ina,come in mortefin tal calò non obltan te la có-tradittione de gl’heredi, polìbno li frati ricorrere alla detta perlona deputata,che voglia fpenderc,detta pecunia,II comepotcua no ricorrere a quello, che la cócefse prima, che morifse,li come diccil detto capi.Exiit, vt in fol.4ó.E.01tra di ciò, che efsédo macia ■ta vna ekmolìna dc’dcnan,alli frati, che gli ' fac- DELLA RER. DE FR. 24t facciano fpenderc a quello , che a loro piace. Onero gl e lafsata vna quantità di denari,per teflaméto da douerfì fpenderc a quello , che vogliono elfi fratiun tale termine la Chiefa fanta nel detto ca.Exijt, vtin fol.48. A .dice,che tempre,che fi manda, o fi offeri-fcc pecunia,alli fratfs’in tenda,man data, 6c offerta totalmente,& integramente, con li modi però detti di fopra:eecetto,fcaltram£ te folle efprefso da quello,che la manda , & otfcrifce:poichc non è veritimile,che quello, che da la demolirla, uoglia prefigere, & imponere modo per il quale vengano a effere defraudati quelli,alli quali intende foc-correrc nelle loro necdlìtà ,& fe ftcfsodel merito,& della purità della tua confcientia, & ancho lo effetto del dono , fenza che lo efprima,$cc.& per quello nelle elemolìnc,o pecunie mandate 5 onero lafciate per tefta-mento a dfi frati indeterminatamente : ciò è che s’intenda efser mandata, & lafciata a loro fotto modo licito : in modo che,ne il mandatore ; ouero il teftatore (la fraudato del merito: ne tanpoco elfi frati della colà mandata,ouero lafciata. Dotte dalle fopra-dettc parole è da notare, che poiché fi pone in pericolo il merito,o effetto della demolì na mandata,o lafciata per teftamento, per douerll fpenderc in tal modo, che non con-uenga alla profelfione delli fratiilìmjjmen- t* 250 ESPOSIT. DEL C. IIII. tc cfli frati daranno gran conto a Dio,liqua li procurano paramenti ,& altre cofe non conuenienti alla noftra profeffiòne della llrctta poucrtà,poiché come dice’l Sommo Pontefice nel capi.Exiui.vtin fol. 85.C.che Iddio non vuote cfscre ieruito dalli fuoi fer ui di quelle cofe, che non conuenga al dato,& conditionedellifuoi fcruitori,6c diq-fto lo trattaremo nel Ilio luogo : ma profe-guendoin quanto al fopradetto fatto della pecunia, per queflo il Sommo Pontefice ,p-hibifccatli frati felernofine, che lì ri frollano in Gliela,come dice il capit. Exiui, vtin fol.77. A.per calila, che non li la il patrone: talché quello, che le piglia, o le fa pigliare, ancorché fofseper feruitio d’infermi, op-fona che douefsc haucre dalli frati ; efso ne retta padrone : per cauta,che in quello non -fefi ofserua,nc modo,nc'l termine detto di fo Capila: & per quello viene a fare con tra la regola:!! bene che detta clemolina, cheli frolla in Gaietta, lì deue dare all’heredcdcl No-llro Sie nor letti C lari Ilo, che è ii V efeouo, quale deuediltribuire le cotte incerte apo-ueri-.Ma quando lì la di certo, che defrauda rebbe li poueri, allhora fi potrà notificare ad’alcuno pouero, chetale denaro Uà al tale luogo: Ma aucrtittca,non lì laici vincere dall’amore de’paréti,onero d’amici con far li pigliare da etti lotto nome de’poucri: & p quello DELLA RER. DE FR. 251 qucfto farà meglio dire a vno ricco,cheil ta le denaro (ta al tale luogo,il quale fi deue di-ftribmre a pouernper tanto fe li piace far q-fto bene , potrà pigliarlo, & non farlo per-dererelfendo che il pouero è herede delle co feincerte:& quello pófiòno farcii frati,fi co nie,quando vedono, che è cafcato qualche denar0,0 robbe ad’alcunodoro poflòno dire a quello, vedi, che ti è calcato la'tale cofa: coli ancora polfono dire al pouero, uedi, che il tal denaro, che tocca a poueri per no gli eifere patrone,llà nel tal luogo:fi come fi è detto di fopra : & in quello li frati, non fi appropriano colà alcuna, notilicand’al patrone quello,che è fuo. Etanchorchep li fo pradetti capit.Exijt, & Exiui, vtinfol.4i.B. 78.E.SÌ prohibifcealli frati ogni forred’ob-liganza,& contratti di mutuo , & di riccue-re conto della pecunia: nientedimeno pof-fono li frati, quando vogliono far comprare alcuna cola necelfaria,domandare del pz 20: & quando conofcono, che ne dimanda Più di quello,che vale:potranno dire,noi vi procuraremo tanto,& dirle,quatoèii prezzo giudo, fenza altra obligatione : per cheil Patto,che fi prohibifee alli fiati,s’intende di Patto,che obliga:& per quello dicendo tanto ti darò,o tienilo per me, che tanto ti por tarò:quedo è patto illicito: Ma fe dicclfe,pigliatelo , & quando haueretela commodi- 252 ESPOSIT. DrE.LTC IIII. ta,miSfaretefodisfare,quefto' fi può fare. Similmente tenere conto delli denari , che fi riceuono, & chefifpendono) (impliciter è prohibito.Mafcriuererelcmoßnedeftrame te, ciò è, fcriuére tanto donò il tale nel tal giorno:tanto fi è pagato al tale, nel tal giorno :& quello a fine di ricordare le partite, quando occorrcfse,chequello , che tiene il conto di riceuere , & di (pendere, s’haudfc imenticato a notare qualche partitariccuu ta-.Sc per quefto dicepion gli fono più dinari : Se in tal termine non deuono dire, cofi vanno le partiterma deuono dirc:ricordatc ni bene, (e ui fotte feordato di notare qualche partita : forfè ui ricordarete, che tanto ili donò il tale;& tanto donatte al tale: & in quefto modo andandoli ricordando le partite,chefi era (cordato di fcriucre: ma fi deuono guardare, di non conuincerlo con le loro partite fcrittc: perche quefto faria proprio pigliar conto.Similmente quando auä za elemofina pecuniaria, & non (i la di quale demofina è auanzata: fi potrà andare da quello,che più quantità di denari hà dato, è dirle,è auanzato tanto,piaceui, che fi fpen-da in altre noftre neceffitadi : & cofi ancora quando è dato grano, o altra forte di vittua glie da douerfi vendere in nome del dante, per pagare alcune neceftìtà, o per rifpetto della fabrica, che fi fà: & gliene è auanzato: DELLA KEG. DE FR. 25? fi può andare da quelli, che piu partita grof fa hanno dato , & dirle : è auanzato, tanto, piaceui,chefi fpendain altrenccellìtà de’fra ti: 8c non conl'entendo bifogna rcftituirlo. Di più deuono li frati con gran ftudio guai" ■darli, di non andare in nome della Religione , o del Monafterio, o mandare facendo la cerca di grano , vittouaglic , legume, vino , & limile, per fcruitio della fuafabrica : le quali poi vogliono fare vendere per pagare gl’opcrarij, elfejdo che in que-Ito lì fanno ptoprietarij di elette cofe, che faranno vendere, o chedonaflero alli detti operarij,onero far tenereil bacile nel gior no delia fella perriceuere elemolìne: Ma bifogna far tal cerca , con efprelfa lìgnifi-cationc alli padroni di elfe robbe, che vogliono donarle per farle vendere in nome loro,per fodistare a detti operati), accio retti la proprietà di elfa alli detti padroni,& non alli irati chela cercano,o fanno cercate : & da qui nafee, che lì ritrouano alcuni Guardiani,& frati, che per farli tenere, che fi affaticano per la religione, accio liano cö-fermati,ò efaltati nella loro ambitione di p latura, attendono a far fabriche, & altre co le, quäto prima ha pollibile : & li denari che per tali fpefe bifognaranno,poco li curano, cheperuengano peruia prohibita dalla de-chiaratione della regola fatta etiam dalla corte M4 E SPOSI T. DEL C. IIII. corte Romana : ti come per effempio , far una fabrica , che mediante la purità delli modi adeguati dalle dette dichiarationi del la Tedia Apoftolica, gli vorrà diece anni ; & con non obferuare tale ordinatione,la farà in due anni:& per quetto non fi cura di tanta ofieruantia : purché ti dica per la prouin-cia, che elfo è frate di ricapito ,&vtileper le cofe corporali:& in quetto efTo,& tutti ql li, che gli confentono ,reftaranno obligati appretto la Diuina giuftitia adouerne piangere la pena di tale tranl'gretfione:& glabri trati rcttaranno a goderti le fue fatiche,con fodisfare alle loro conficienti e,dicendo, mi difipiace, che quefto fia fiato fatto contra la noitra ftretta ^fefiione di poucrtà : ma guai a quelli frati farà appretio la diuina giuftitia, che qfto hanno fatto,o fatto fare.Di più che li frati ^ottono fare contratti di fipecic,a fpc cie:ciòè ti do tanta lana biancha,dammene tanta negra : ma dire, quefta lana bianca vale piu della negra:dammene tanto di più: quefto è patto ,& contratto illicito alli frati : ma per mezzo del Procuratore quello fi può fare.Ma dire,fammi quefto, che ti darò tanto pane, onero legume : è patto il licito: perche in luogo di denari, li dai tale cola Similmente tenereleoperea pagamento con farli le fpefie: perche lenza farli le fipefe fi pagaria tre carlini,il giorno:5ccö farli le fpefie, BELLA REG. DE FR. 255 fi paga due carlinüqfto nö (ì può fare:p cau-fa.chc ti appropri) qllod'altridiauédoio cer cato p il bifogno dclli frati:& poi lo uendi p vn carlino,che fai di còputoalle opere. Ma far la cerca in particolare dicofeda magia re p le opere,che fi tengono a pagamento al le fpefe del luogo: quello fi può fare. Ma far comprare il pane frefco perl’opere, & poi darlo alli frati,5c il pane che toccaua alli fra ti darlo all’opere, quello non fi può fare. Ma farcia charità a poucri, quello fi può, & dette fare. Similmente, tenere beltie,& garzoni,fotto pretcllo della fabrica: & poi ma-darli per corrieri da una citta all’altra per feruitio de’frati : quello manco fi può fare : per caufa che ti appropfii il dominio della feruitù, chcin quello polficdi, & gli fai correrci! falario al detto, che fi dcue affati care per quel fine, per quale fi paga, fe è nero nc-celìario: & non per altre fatiche non neccl-farie alla detta fabrica. Similmente dire noi Hi rinonciamo il legato, per caufa, che non ne fiamo capaci : ma uoi per fcarico di con-fčienria,fete tenuti iòdisfare:per tanto date ci un tanto , & noi ui eltinguiamo il legato: quello è patto il licito. Seguita efia Regola, Niente dimeno per le necelìità de gl’infermi,Se per ueltire gf altri frati,&c. Onde il ri-corlò alla pecunia per la Regola non fi con cede, fe non per le dette due caule. 11 che de uono ztf ESPOSIT. DEL C. IIII. nono notare li frati,-quando per non affaticarti nel caminare,vogliono andare per Ma re,con far pagare,le barche:& allhora è dan nabile,quando non che la Religione lo mada per neceffario femitio commune della fua prouincia : 5c che non pate dilatione a douere andare per terra,a trouareil fuperio re maggiore, accio polla prouedere : & per quello quel Prelato,che lo manda, gli dice, che fopra la fua confcicntia fi come ti è detto del digiuno al fol.222.dice, che faccia pagare tali barche.Ma detto andare per Mate, quantunque vada coni! merito della fanta obedientiain forma, a fua fodisfattione, è foloper andar prefto fenza fatica, per fua chemera di andar vedendo parenti,amici,o Chiefelontane,opermutare Prouincia, in fua mala confcientiadi preuaricatore della fua Regola,ricorrere alla pecunia per pagare dette barche : nella quale preuaricatione concorreno in maggior co! pa quelli,che in quello gli confentono,o gli agiutano a trottare detti denari, come ti è detto di fopra al fol.i O} .Et quantunque la Regola dica fola-mentedueneceffità,ciòè, Preterita,& Pre-fente: pertiche ti polla ricorrere alti amici fpirituali:nientedimeno ,il Sommo Ponte ficenel detto cap.Exijt,vtin fol 43.B. gii ha aggionto la nccellità imminente, come è per coniti"ture,dt edificare ChiefejSc edifici! per D ELEA KE G. D E FR. 2 57 por loro habitatione : per comprare panni, & Iibri,in luoghi rcmoti,& lontani, & altre cofe limili,fe occor refle.Pur piamente, par che fe gli pollà; aggiongore vn’altra fortedi neoelììtà di cohgtuentia della Religione-.co melaria a dire, fono trenta frati nel luogo: vogliono mangiare,& non gli fono piu che due fcutelle per miheftrare : quantunque li poma afpettafc,chedoppo che hanno man gtato li due, mangiaflero altri due, per non ricorrere all a 'pecunia:ma: perche quello no conuicne af decoro, & congruentia della re ligione, per fare andare le cofe bene ordinate , per tanto'gli conuiene ricorrere alla pecunia per far comprare tanti piatti, o fcutel le,quäte bifognaranrio per far, che detti fra ti mangino tutti inlie-me : & il medefmolì intende delli bocalli,& caraffe. Ma il ricorrere alla pecunia per far comprare corone . di paternoltri,& altre limili cofe, per dona- ' re dentro, o fuori della Religione, quello è prohibito, per caulà,che il ncorfo alla pccu ma è conceffo per la vera neceffità de’pro-pnj frati 5 la qualeneceffità, oè vera, onero •dalli frati è dimandata di co gruentia di bellezza : vera è,quando non hà la tunica & ne ha neceffità, bifogna hauet la neceffità di congruentia,ciò è,hà la tunicata quale è in R. fi cominciata a rompere, & per vergognarli di portar coferapczzatc,o per non affaticar *58 ESPOSIT. DEL C. IIII. fi in rapezzarla, vuole la nuoua, quello non fe gli deue dare, perche è tenuto di rapezzar la.. Similmente quando il pouero non può lenza importunità dare la elemofina di ql-lo, che li frati cercano, in taltermine fi può far comprarla,eirendo vero necefiario, fen-za leuarlaal pouero. Seguita elfa Regola, li Miniftri folamente, & li Culìodi habbiano felicita cura fecondo li luoghi, & tempi, 5c freddi paefi,come vederanno eflere efpedié tealla neceflità. Dieelaefpofitionedelli Pa* dri dell’ordine, che per Miniftri, süntende, tutti! Prelati : Et in quelle parolela Regola precipuamente efclude tutti lifudditi d’ha-uer cura,&: folicitudine di douerfi prouede re nelle cofe temporali, accioche ftiano più attentamente helle cofe fpirituali : poiché hanno abnegato la propria volontà, fi come fi è detto nel primo capitolo.Et benché parche fia precetto quella cura di veftire li frati ahi foli Miniftri: niente dimeno il Som mo Ponteficenel dettocap.Exijt, vtinfol. 52. C.dice,perche conuieneconfiderare il tempo della inftitutione della Regola,nel quale quelli frati erano pochi, a comparatione del prefente numero : 5c forfè che li Miniftri, & Cuftodi allhora pareuano eflere fufficienti a procurare dette cofe neceflarie: & nondimeno llante la multiplicatione de’ fiati, &; la qualità del tempo p refente, non DELLA REG. DE FR. 259 è verifimile, che San Francefco inftitutore della Regola habbia voluto prefigere, &im ponere a dTi Miniltri, & Cuftodi un giogo d’impoflìbilità : dal quale li frati uengano a patire nelle loro necdlìtà. Concediamo però , che dii Miniltri, & Cuftodi poflàno ef-fercitare. Se commetterequeftacuraad'al-tri: dcuono ancora quelli frati, alli quali farà commeflb qucfto negotio,che precipuamente conuiene, & appartiene a dìi Mini-ftri,& Cuftodi,elfercitarlo diligentemente, quando da loro li farà impoftò. Seguita ef-fa Regola,Quello fempre làluo,che come è detto,non riceuano denari,nc pecunia.On-de per qucfto gVantichi veri offeruäti della purità della detta Regola nelle conftitutio-ni capitulari ordinorno , cheli frati in ninno modo habbiano Syndico, o procuratore , o altraperfona in terra, in qual li uoglia modo folle dimandata: la quale tenga, o ri-ceua denari,ouero pecunia,per dTi frati, o a loro initantia ,requilitione,petitione, oin nome di elfi, per alcun rifpetto, o caufa: Se cheli frati,qiundo vifitarannoalcun’infermo,lì guardino,direttamente, ne indirettamente d'indurlo a farfi laici are alcuna cofa temporale:anci udendo dasè farlo,non co fentano: penfando, che non fi può poftede-rein lieme Ricchezza,Se pouertà,nefi accet tino legati, contra la determinatione delil R 2 cap. 260 ESPOSIT. DEL C. IIII. cap. Exijt, ut in fol.48.B.& cap.Exiui,utin Eoi .8 3 « Gvperguefto San Franccico, tanto .-etprefiamcnte prohibifce li denari,& la pe< cunia penConformarli con l’Euangclio di San Matt.al io.ca;doue il,Signore all! Apo--ftolEqUando li mandò a predicare per il Mó do,li prohibi,che non portallero,ne denari, •ne pecunia nella boria. La cavila, perche il Signore fece tale prohibitione, la dechiara San -B.onauentura in quello palio della Re-.gola.* doue dice, che per più caufeil Signor fece tale prohibitione : Sc tra l’akre è per la perfetta etiirpatione, della folicitudine.ter-rena. Se manifeftareja celclte prouidentia, circa quelli,che attendono, Se danno opera alle cofe Diuinc: Se anco per il perfetto di fprczzò di ogni amore modano: perche tra le poflèffìoni lì luolc haucregrä cupidità di pecunie:!] come la facra fcriptura nel Eccle iiaft.al io.cap.dice,tuttclecofc obedifeono alle pecunie : Se anco tale prohibitione è acciò che lo llato della perla innocétia, qua to folle pofsibile, lì rinouafse: nel quale fta-ro,fe l’huomo fulfe perfeuerato, tutte le co le iàriano communi : Se ninna proprietà fa-ria contratta d'alcuna moltitudine, onero perlona.E da notare tra li frati, che quando vengono concefsioni de’Sommi Pontefici concedè a qualche confraternità, o perfo-jie particolari, nelle quali concefsioni coni man- DELLA KEG. DE FR. zör mandaffe alli frati Mendicanti,che nelle loro Chiefc debbiano fare cerea de’denari : 5c quelli poi confignare alli detti: & qliantu-quediceflc,etiam ordiniamo alli frati Minori,che non ottante la loro Regola,quefto debbano eflequire: ih quello non fi concludono li frati Capuccini:& non deuono fare limile cerche : li bene che deuono raccom-mandarealli populi a volete fare limili ele-mofìne alli detti, & a chi da loro parte uen i-rà : ma non deuono intricarli nel riecuc-tc ette pecunie : quantunque in dette Bolle dicelTe, nö ottante la loro Regolai & poi co elude, derogando quibufcunqueconcelsio nibus,&c.elsi frati Capuccini non fono có-prcli, per eflerfi obligati alla olfcruamia del ca.Exi) t,& Exiui,la can fa,che detti frati Capuccini non fono comprefi in tali Bolle è, perche a cfsi non folo dalla loro Regola, & concefsione di Papa Clemente 111 il ut in Compend.Priuileg.tit.Exemptio, nume.i. ma gfè anco prohibito dalla legge commune,utin cap.Exijt,& Exini, utin.fol.46. D.Sz.F.doue fe li prohibifee ogni contratta rione di denari, & di tenere caffctte : & per quello,per uolere,che detti frati Capuccini fiano tenuti a fare cerca di denari, & quelli ritenere ad’inftantia di efsi : bifogna,chein detta Bolla dica, Se alli frati Minori della of feruantia ; non obliarne la loro Regola, Sz R 3 ^ pro ESPOSIT. DEL C IIII. prohibitione fatta dalli noftri Predeccflbri, ma etiam del cap.Exijt, & Exiui, de verb.fi-gnific.in 6 .& Clement.Ordiniamo, che tali pecunie debbano ricenere: Efsi frati Capuc cini con buonaconfcientia poffano reitare di non eflequire tale Bolla, come cofa, che non dice a efsi : la ragione è, che quella parola , che dice, derogando quibufcunque contrarijs: s’intende , derogando a tutte le concefsioni particolarfiche non fe ne hà no ticia in publico delli particolari priuilegij chei Sommi Pontefici hanno conceffo alle particolari Religioni:<5c quelle concefsioni vengono a derogare detta claufula derogatoria: ma quando la prohibitione è fatta da publica legge vniuerfalc: allhoraèneceffa-rio,quando il nouo ordine vuole quella derogare : li bifogna farne parti colar mentione d’efia legge: dicendo non ottante la loro regola,6c vniuerfalc prohibitione della leg geeommunedel c.Exiit,& Exiui,de nerbo. fignif.Sc aliis quibufcunq; contrariis: ali hora li frati Capuccini deuono obedire, & no altramente : laquale conceffione è imponibile fatli,di uolere derogare a una legge tan touniuerfale, & pregiudici ale;pcr lare piacere a un particolare:&per quei lo come co fa imponìbile,che tutte quelle mentioni in cfla liano, pollò dire, che non dice a noi,& quando pur gli fottero j pollò dire, che du- DELLA RE. DE FRA. àtf* bitOjChenö fìano falfe,& per quetto mi uo-giio annotare il foglio,Scanno del rcgiftro, čc fcriuere in Roma,che li certifichinoli noftri Padri della uerità di tale conceffio-ne,quantunque dette bolle fulferoftampa-tein Napoli,quello pofib dire. Capitolo Quinto, tratta del Silentio & modo di par-, lare alla grata, vt infoi, i zi. ■p\ All’hora di compieta,fìn'a terza, le fo-relle tengano filentio : eccetto quelle, che ieruono fuori del Monalterio. In Chic-fa,& in dormitorio tengano filentio perpe-tuo.In refettorio, folamente mentre mangiano. Ma nella infermarla femprefia licito alle forelle di parlare diferetamente per ricrea tione,& fermtio delle inferme.Pollano anchorain ogni luogo con voce balfa parlare breuementc di quello , che farà neccf-fario. Non fia licito alle farciic di parlare al parlatorio, oucroalla grata ,fenzalicentia deir Abbadefra,o fua Vicaria.Et hauuta la li centia non ardifeano di parlare al parlatorio , fe non vi faranno preferiti due forelle, che odano quello,cheli parla. Ma alla grata non prefumano d’andare,fe non vi faranno preferiti tre allignate dalla Abbadcffa, o fua V i caria di quelle di fere te,che fono elette da tutte le forelle per configlio deirAbbadcf- R 4 fa. ä64 ESPOSIT. DEL C. V/ fa.Quefto modo di parlarediano obligate di oflemar e,quanto è polli bile, l'A bbaddìa^ flia Vicaria. Et quellodellàlgrata li faccia ra rifìlme uoltc. Ma alla porta in neffun modo. Alla grata dalla parte di dentro fia pollo vn panno, il quale non lì lem, fe non quando lì predica,o qualche dorella parlalìe ad’al cuno. Habbiano anchora la porta di legno congiunta bene l’vna banda della porta co l’altra, con le ltanghe,& con due ferrature di ferro diuerfe: accioche maffimamente la notte,lì ferri con due chiaui, delie quali l’vna ne habbia PAbbadefla, & l’altra la facti-Ilana.Et Itia femprc ferratale non quando; li afcolta l’officro Diurno .Et pie caufe dette di l'opra neflìma dorella aitanti il leuare, o doppo il tramòtar del fole debbia parlare in qualluque modo ad’alcunò alla grata. Al parlatorio ftia femprc dalla parte di dentro vn panno,che non li rimona.Nella Quadra gelìma di San Martino, & nella Quadra geli ma maggiore ni una parli al parlatorio , fe non con il faccrdote per la confeffìone, o g altra manifelta necelììtà: il che lia rifemato nella prudentia dell’Abbadefla, o lira Vicaria.In quanto a quello Quinto capi.è,tanto chiaro da fe,che non bifogna altra efpolìtio ne,falò notificare, come li medelimiluoghi di filentio erano ancho prohibiti dalla legge commune,nel cap.Cum ad Monafte-; „ f riunì. DELLA RE. DELLE MO..26* ri um. de fiat. Monadi, doue efpredamentc fi ordina perpetuo filétio neU’Oratorio, Re fettorio?& Dormitorio: per dareoccafione d’efsequire la fententia del terzo ca. delle la mentationidiHieremia,chedice, federà la forellafolitariaA tacerà,o ftarà in lilentio, imperoche fi è leuata fopra di fe, ciò è, per contemplatione. Ma quando fofseneceffa-rio alcuna volta, chela forella douefleparlare; deue ricordarli quello, che nel fanto Euangelio,il Signore difie,che d’ogni parola ociofa renderemo conto nel giorno del giudi tio.Et ociofo fi dimanda tutto quello, che fi dice , il quale non è v tile, ne a quella, che parla,ne a chi afcolta:Et per quello,qua do parlata ; fubito dimoltrarà il Sfitto, che ha fatto nellavia d’iddio,cioè fe hà attefo al la falute dellaRia Anima,parlata di cofefpi rituali,& farà breue,per ritornarfene prefto in cella, a continuare Telerei tio fpirituale, che haueua cominciato. Ma fe la forella è uana, o vna perdi giornata, parlerà di cofe vane,ridiculofe, & difutili : & che non folo lafcia d’andare in choro a dire Toffìcio Diui no con Mtre forche fpirituali;ma ancora la feianail mangiare, per Ilare a ciarlare con quella, & con quella. 266 ESPOSIT. DEL C. V. Seguita il Quinto Capitolo della "Regola delli frati,(juale tratta del lauorare. S~\ Velli frati ,alli quali il Signore hà dato grada di lauorare: 5c nel Teftaméto di-ce.Et io cö le mie mani lauoraua, & voglio lauorare & tutti gfaltri frati fermamente voglio,che lauórmo,&c. Bone è da notare, che a San Erancefcoli pareva, quali impofiì bile,che li frati fempreiteflero efl'ercitati, & in aótu fenipre fteflèro in oratione; & quella fù la calila d’introdurre il lauoro : & in quello San Bonauetura dice,che per tre rag giovi San Francefco ordinò il lauoro, ciò è per efcludereTorio : per infiammare alla deuotione: & per acquiftare le cofe necclìa-rie al corpo,& per quello,quando li frati vo lefsero vi nere mediante elsercitio, o lauoro: dà il modo,che deueno tenere, dicendo, a chi il Signor’hà dato grada di lauorare,ciò è arte acquillata,habilirà,forzccorporali,& modo di lavorare, lavorino fidelmente,ciò è, rii petto di le Hello,& del prolfimo: lauorare lenza inganno: dando ad’intéderc vna cofa,per vn’altra.Et deuotamentc,ciò,è,ragionare tempre di cofe d’iddio: co dire Pfal mi,& altre orationi,& cofefpirituali: & tut to farlo a gl oria de Iddio, li come dice San Bonaventur a.Et in quello dice la efpofitio- DELLA REG. DE FR. 267 ne di frate Hugonc , che fono inefcufabili quelli, che nel lecolo s’affaticauano : & poi nella religione fi danno all’ocio : onero s’affaticano affai manco, che non fariano al fecole per loro neceff tà, onero commodità: perche la mutatione del fiato ricerca perfet rione,& non mancamento: Per tanto quan do il padre vicario uede alcuno,che hà grana dilauorare: ficomeil calzolaio ,0 altro pregiano, le deue permettere, chelauori,fi che viua dilauoro, fi come vuolela regola; 5c il Sommo Pontefice lo manifefia nel capit.Exijt.ut in fol. j ^.C. Quandoché dice, cheli frati in tal modo hanno commeffo, & confidato femedefimi alla prouidétia Di uina nel viuere,che non hanno però in tutto difpreggiato la uia deila ^uifionc huma-na:che per quella non poffano foficntarfi,p vno di quelli tre modi, come è a dire, delle cofe,che per liberalità fe li offerìl'cono; delle cofe, che mendicando humilmente fi tro uano : & che per uia di lauoro li acquifta-no: liquali tre modi di uiuere fono fiati già efpreffamenteprouifti dalla regola: Et per quello dicendo San Francefco , che li frati facciano il lauoro diuotamente : dimoffra, che quando li frati s’affaticano, & in particolare nel caminare per il merito della fanta obedientia, non deuono perdere il tempo in ciarlare cole vaneA ociofe: ma deuo no 268 ESPOSIT. DEL C. V. no fare tal viaggio dinotarne te co direPfM mi, & altre orationi : accioche facciano tal lauoro di carni ilare dinotamentc,(ì come dice detto quinto cap.della regola,•& le con ftirutidni regolari lo dichiarano ,quando che ricordano alli frati,che d’ogni parola ó-ciofa daräno còro nel Giuditid,chc farà Id-dio con ranima.Scguiradia regola, Talmé-te che efclufo Vocio,inimico dell'anima, no efti ugnano lo fpirito della (anta oratione,6t dmotidnc:alqual fpirito l’altre cofe tempo raltdeuono fémire:Tutti gVefpolìtori concordano , che l’efscrcitio fpiritualè è maggiore,che l'efscrci rio corporale. Et per que-ìto l’efsercitio,chciìfà per la offemantia re-golare,di quelle cofe, che per la obedientia lonoimpofte; come fonoothcij d’humilfà, di charità,& fimili:quando li fanno allegramente per amor dlddio : tutti confcruano 10 l'pirito della fanta Oratione: poiché non cefifa di Orare,chi non ceffa di bene operare; Ma l’eflercitiOjChe eftinguelo fpirito,è quel lo, come dice la clpofitionedelPifa;ciòè, che feordatofi delle cofe fpirituali,mette in opera le fuggéftioni, & mali penfieri, che li dice il Demonio,arrende alla confolatione della carne, & alla folieitudine mondana. Efsercirio ancorachéettinguelo fpirito , è 11 lauoro vano,de di ninna confolatione fpi rituale^lì cornee il perdere tempo in fare te DELLA RER. DE FR. 269 ite de morti,crocette,& altre fatiche,che no cfononecefsariealli frati ; per donare a que-fìo,& a quello,il lauorare dalla mattina alla .fera,comelauoratore, per riceuerela mer-K:ede:q.udto anco cttingne lo fpirito. Ma ql-lo.chefi affatica per la obcdientia,caminan do con tempo di pioggie,freddo,caldo,face do la cocina,Vliorto,infcrmaria,cerca,& al tri ofTicij vtili alla offerti aria regolare,5c tut to loft fecondo quella intentione, con la tjuale uennea farfi Religiofo;qualecra fìm-plicemented'affaticarli, efso più degl’altri; •perfamore de Iddio, & ofseruätia della fua prò meda regola, fempre ftà allegro, & con-tentocche lui cfseqtùfce le diuine mfpiratio iii,tanto nel fpendere tutto il fuo tempo, o nelle colè fpirituali, o corporali per confe-guire,11 fuo fine, per il quale cflò è uenuto al la religione,per affaticarfi,& non flare a fpaf fo;& dire con fan Paulo, io caftigo il corpo mio,& lo riduco in fcruitùifc t per quello di ce la cfpofitione di fra Pietro Giouannfche dette edere molto lontano daH’huomo perfetto: onero che fecondo la forma Apodo-lica vuole attendere d’andare a perfettione: imaginarii,che con la fòla oratione vocale del Diuino officio,o dclli Pater noftrfdi fo-pra tafsari li debbia badare.Et per quedo bi-fogna al nero profedo : d’elfer con fatti : 5c non con il folo habito,& darfi corpo di buö tempo 270 ESPOSIT. DEL C. V. tempo come gli altri frati perdi giornata,&: per ciò gli è necefsario fempre tenere in me te di eflequire quello, che la facra fcrittura nella feconda epiftola di San Pietro al capi, primo dice.Simon Petrus,feruus,& Apodo luslefu Chriftiijs, qui coaequàlcm rìObifcù fortiti funt fidem, in iuftiria Dei nofiri, & Saluatoris lefu Chrifti : Gratia uobis , & pax adimpleatur in cognitione Dei,& Chri iti lefu domini noltri: quomodo omnia no bisdiuinas virtutis fu£,qiue ad vitam & pietatem donata funt per cognitionem eius, q vocauit nos propria gloria ,& uirtute, per quem maxima , & pretiofa nobis promifia donauit: vt per hcec efficiamini diuinx confortes nature fugientes cius, quae in mundò eft,concupiicennae corruptionem. Vos autem curam omnem fubinferentesminiftra te in fide vedra uirtutem, in virtute autem fcientiam, in fcientia autem abdinentiam, in abdinentia autem patientiam ,inpatieh-tia autem pietatem, in pietate autem amorem fraternitatis, in amore autem fraternitatis charitatem.Hgc enim fi uobifcum ad-fint,& fuperent,non vacuos,nec fine frudu vos condituentin Domini nodri lefu Chri di cognitione. Cui enim non praedo funt h£c,cccus ed,& manu tentans, obliuionem accipiens purgationis ueterumfuorum dc-litforum. Quapropter,fratres,magisfatagi DELLA B.EG. DE FR. 271 tg, vt per bona opera certam veftram voca 4one,& eledtioné faciatis. Seguita effarego la, Ma della mercede della fatica riceuano le cofe neceflarie del corpo per fe, & per li fuoi frati,eccetto denari,onero pecunia. Di ce la efpolìtione di Fra Pietro Giouani, che S»Francefco pone un certo termine nel ri-ceuere,cioè,le cofe folo neceflarie a fc,& al-li frati: ancor a efclude li denari ; cioè ogni cofa,che ti dà in loco di pagamento per poi farla uendere.Doue ancora dimoltra S.Fra-ccfco,che la faticatile hanno a fare li frati: y uole,che fia in cofa aliena, ouero in materia diperfona aliena; ti come il frate, che è hortolano,fe vuol viuere di lauoro per rice uere la mercede,hà da fare l’horto in territorio deTecolarijSc non delti frathtalche la poflèflione,5c proprietà della terra hà da effere de’fecolari : perche fe quello lauoro lo facefle nell'horto delti frati,& poi facefleué dere l’herbe, che hà fatto, faria (Pprietario: 5c coti anco il calzolaio, che uuole uiuere di lauoro, hà da fare fcarpe nel corame de* fecolari, Se che la mercede, che riceue,non fia materia, che doppo lauorato haueflea uenire in nome delti frati; ma può riceucre corame per fare le fuolealti frati,& altrcfi-mili cofeiquali pofiòno feruire per femitio de'frati:5c coti il teflitorede’panni, & il frate ferrato , Se tintili, pofiòno riceucre lana, ferro, 272r e sp os it. del c. v. ferro,5c fimili,per foučnire alla neceflltà de' frati;tanto per il nitro, & veftito, quäto per il culto Diuino, & per illtudio d'acquiftar-e fcientia:dellequali cofe li concede Fidò per la Regola alli frati,come dice il ca. Exiit, vt in fol.3 6.B. Talché per l’ufo di tali cofc póf fono li frati riceuere le cofe necelfarie, come dice il Brandolino. Seguita effa Regola» Et quello humilmente,come lì conuicne al li ferui di Dio, & alli feguiratori della fantif fimaPóuertà: Dicela cfpolitiOne di frate Hugone,che li frati con humiltà deuono di mandare la mercede ; & non con imperio, & dominio,o litigio: ma con pregare, li come fanno li poueri,liquali non hanno in quello,che dimandano,nulla proprictà:do-ue elfo fan tOjUon a litigare, ma alla demolì na uuole,che li ri corra: ti come lo manifefta nel Tuo Teftamento,quandodice: Et quando non fülle dato a noi il prezzo della fatica, ricorriamo alla menla del Signore, domandando la elemolina da porta, in porta. Ma fi bene pollòno eshortarlo,chc proueda allafua anima,come dice il cap. Exiit, ut in foÌ.42.F. di quello,che non fi uuoleportar fidele nel fpcndere la demofinaiche gl’è fiata cominella. Et perche in quello capitolo fi tratta del lauorare : & anchora nel Tefta-mcnto S.Francefco dice: Et tutti quelli,che non fanno lauorare,imparino. Si dubita,fe DELLA REG. DE FR. 27? la intentione di San Francefco, è che tutti li frati fiano tenuti al lauoro manuale: onero alcuni d’eflira quello ri fponde il Sömo Fon refi ce nel detto captExijt,vtin fol.-yg.D.do-ue dice: Non pare,cheiaintentiorLe.deirin-ftitucnte fia (lata-, che li frati, li q uali atten-dono.allo (ludio,& alli'Diuini offici), 6cMi-nilterij , gl’obligafle , oaftringeflc alle fatiche, & operationi manuali : poiché per l'ef-. fempio di Chrifto, & di mólti Santi Padri, quella faticha fpiritualc, tato è di maggior* importantia, & è preferita alle corporali: quanto e piu degno feUercitio dell'anima, di quello del cor po.Onde dichiariamo,che quelli,che non fono occupati nell’eflcrcitio fpirituale , ne alli fcruitij degl altri frati : quelli fono comprdì dalle dette parole, accio non viuano ociofamentc. Et perquclto hà detto benda efpofitione del lopradetto Frate Hugone, che fono inefcufabili quelli, che nel fecolo saffaticauano notte ,5c giorno per poter viuere, & mai, per ammalato che fülle (tato, haueria penfato di pigliare ri medio,o medicina di manna, o di valuta, & poi entrato nella Religione,tata fatica vuo le fare,quanta ne vede fare,da chi mai nel fé colo faceua altro, che commadare alli fuoi &rui, & quando elfo,che era faticatore, poi nella Religione è ammalato, vuole eifere go uernato con quella folicitudine di lhmitù, di. ; ' S öc w ES POSI T. D EL C VJ & di r i medii, come fe fuffe figlio d'vn grau Signore : & per via di tale medicatione de-ueconfiderare la fua pouertà , che nel fieccv 10 lafciò : viene volontariamente a numerarii tra quelli infelici, de’qnali San Hieronymo contra di erti efclama. Come fi dirà nel ó. cap. di quella Règola del li frati . Et di qui viene, che li ffàtLpcri non affaticarli fi-dbl mente, tanto Mici;quantso chierici, mandano chiamando quello, & quello fecola-re,che vengano la fella a lauorarc nelli loro Monaltevij, & molte volte non per fatiche di necelìirà, ma folodi chimera del guardia no, onero è fatica alquanto vtile, & fi po-tria faretra vno mcfc dalli frati, & per farla in ottotvorni , non fi curano far contra il precettodelia Chiefa di non fare laborare la fella, con ammiraticenedeglrftdE fecola ri,con aprirli la porta, che elfi facciano peggio nelle loro cafe,& poffelfioni, dicendo le 11 frati fanno faticare tutto il giorno, ola maggior parte,della feda,lenzaneeelfità cui tubile, & non feneparla,quanto maggiormente debbo farlo per me, che ne tégò più bifogno di elfi,& quello,cheè peggio,quan do efsi faticatori nel faticare ,o li Foro garzoni , che afpettano la fella per tipo farli, Se poi vederli venire il córrano, cominciano ä bialtcmare,Se la fella, & li Santi, & di que-fio penfano li frati efiernd fenza colpa di dó uerne DELLA REG. DE FR. 275 ueriie p i agere la pena di tale peccato di jpia-ftemà: fé quello penfano, s’ingannano, poi-chela Hegolagencrale dice, qui caufam da ni dat, damnum dedifle videtur, & quello lì confinila nelli noui modi,cheSan Thoma-fo nella 2.2. q. ói.arr. 7. aflìegna per la communicatione delli peccati alieni ,come fe follerò propri),& per quello non pcnlino ef fi frati, quando vanno palfeggiando con li mantelli, mentre detti fecolari faticano, Se bialtcmano, o peccano, che,per che efsi frati non fanno efsi dette fatiche, liano liberi di doucrne piangere dette pene, che fe quello penfallero,s’ingannano: perii chcme-glio faria per efsi tali fatiche farle co le mani proprie, & reftarianoobligati alla pena di foto hauere lauorato : ma facendoli per mano de’fecolari participeranno, & della pena di hauere trafgredito la fella, če della bialtema, che per tale fatica hà commelfo, Se del mal’elTempio dato, & a frati fpiritua li,& a fecolari,perilche deuono molto bene li frati penfare, prima che quelli chiamino. Capìtdo Seflo,quale tratta,che le forelle non riceuano al* cuna pojjeßione, ò proprietà,per sè,o per inter-pofta per fornii vt infol.122. t , "TX Oppo che VAltifsimo Padre Celefte ^ per fua gratia li degnò illullrareil cuo- S 2 re 27« ESPOSIT. DEL C.IVI. re yiio, chc per eiscpio, & dottrina del Beati fsi m o Padre noltro Francefco faceffe pe-nitcntia, pocodoppo laconucrlione fua: volontariamente li promili obedicntia, in-lìeme con le mie foralle : vedendo il Beato Potiero, che nontemeuamo alcuna pouer-tà,fatica,tribulatione,& difpreggio del feci! lo: Anzi che quelle cofe teneuamo in luogo di gran delicie: mollò per pietà,fcrilfe la for ma di viuere, in quello modo : Perche per infpirationedcl Signore vi fete fatte figliole,&ferue dell'Altifsimo, Sommo Re, Padre Cclcltc, & vi fete fpofate al Spirito Santo di viuere fecondo la pcrfettionedel Santo Euangelio, voglio, & prometto per me, & per li miei frati femprehauere diligente cura, & fpeciale folicitudinedi voi,come di loro. lidie mentre ville, adempì diligente-m ente A: volle fülle fempre adempito dalli frati.Et accioche no declinafsimo dalla fan ta pouertà,che haueuamo abracciata,& an-ehor accio che lolle faputo dalle forclle, ehe venerò apprelfotpoco aitati la fua morte fcrilfe un’altra uolta la ultima fua volon tà : dicendo. Io Fiate Francefco piccolino iioglio feguire la uita,& pouertà dell’Altif-fimo Signor noftro Giefu Chrifto , & della fua Sätilsima Madre: & perfeuerare in quel la inlino al fine : Se pregò uoi tutte Signore mie, & ui configlio, che uiuiatefemprL in 'Oi r. quella DELLA RE. DELLE MO. 277 quefta fantifsima uita,& pouertà:&guarda teui molto di partirui da quella in modo al cuno ,,nc per dottrina, ne per configlio di qual fi doglia perfona.Etfi come con le mie forelle tempre fon data folicita di oflcruare lafanta pouertà,la quale habbiamo promef fa al Signore Iddio, 5c al Beato Francefco, cotifiano obligate di ofTeruarlainuiolabil-mente iqlìno al fine l'Abbadefle, che mi fuccederanno nell’officio, & tutte le fuore: ciò è, in non riccuere,ohauere poflefsiond, o proprietà, per sè, ne per interpolle perfo-nc, ne anchora hauere alcuna cofa, che ra,-gioneuolmentc fi polfa dire proprietà, fe non quanto terreno ricerca la necefsità,per honettà, & rinouatione del Monafìerio : Se quel terreno non fialauorato,fenonper fare horto per la necefsità loro. Quefto capitolo fà molto chiaro tanto il feguente ca. della Regola de frati, quanto Vottauo cap. della iftellà Regola di Santa Chiara ^come quello cap. fà noto della nera intentio-nedegli inftituérfiper quello fi deue nel core fcolpirlo in lettera d:oro : tanto dalle forelle , quanto dalli frati,ne fi deue dalli frati allegare in fimili, con dire, & perche Santa Chiara,& San Francefco hanno conceflò la proprietà del fìto alle monache: cofi fi de ue intendere del noftro fito: pche non è ra-gioneuole tale fimilitudine : efsendo che li S 3 detti 178 E S POS IT.'DEL C. VI. detti intiituenti antiucdeuano,che con il to glierli la proprietà di tale eftrema ncccfsità del fito di dette forelle, faria-rimafta a-perfo na particolare, quale uinto da qualche ten-tatione haueria angariato dette forelica có fentirli, o cacciarle dal fuo monasteri© i :& perche non conueniua, che dette forelle do ueflero Ilare a quello pericolo di dotiere alla im p romita ufcire,& andare cercandocela le ricettafse: per quello prüden temen te dal la loro Regola gli è leuata detta occalione, accioche liano libere in detta habitatione, & Itiano in quella, quanto a dimoftrare atto di proprietà, dominio, & attione, come le llefsero in terra aliena,come nere pcregri nc,& forarti ere, come li dicenellottauo ca. di detta Regola di Santa Chiamila quale có ccfsione di lito,non era necefsario concederla arti frati, quali pofibno andare da città, in città, tanto foli, come accompagnati lenza efsere conllrctti da occalione di perìcolo di honeftà. Ne per quello da dette forelle li deue producere in confìmili, dicendo lì comeè concefso quella perpetuità del fito del Mollartene, con lì può intéderc del-l’altre cofe per conferuatione del noftro uit to: ilche gl e efprefsamcte prohibito, & dal detto capitolo,& dallo ottaùo: & per confe guente dette forelle non pofsono nauere, o tenere,ne cafa,ad’atiitto,ne terra,oucro hor DELLA RE. DELLE MO.oiy* ' to da farlo lauorare fuora del Monafterio, Be felua da tagliare, nc pcfchierc, ò caccia d’animali, per atfìrarle, o locarle, ne ccnli annuali^oifdrionivdemolinepcrpcmc^ìc intrate etiam per dieci anni, non lì polfono ri cenere,ne granari di grano, o di altre lega me,o vittuaglie,o cellari di vino,& oglio.ta te grandi, diedi quelli neauanzi,per Vende reyO per prouifionedi tutto Tanno ; ancorché nano cercate perdemofine, ne poflbno •haucre mandre di pecore,,o di beftiami, ne ..in virtù di quello capitolo polTono hauere vad/i’oro.argéro.o di cofa preciofa: ne the-faurizare oro,argéto,o cofe preciofc,o pro-uilionc di cofe, che balli da vno anno all’altro : & anco in virtù di quello capitolo, de-uonoin tutte le loro cofc,& attieni,fèmprc conognidiligentiafare, cherilùca la fanta poucrtà, fpogliata da ogni curiolità, & fu-perfluità:& circa li legati fatti p teltaniénto femprefi deuono intedere elfcr fatti in quel modo, che a elfe lia licito poterli riceuere, ciò è, nel modo, & forma, che determina il dettocap. Exijt, Vtinfol.48.A.;o.E. afine, che quelli, che tali legati fanno, non perdano il merito del dono, & purità della loro confcientia, lafciando cofa illicita alla pro-fefluorie delle n oltre for elle tanto in gencra-lc,comc in particolare. S 4 Seguita. »so esposit: del c vi. Seguita il Seflo capitolo della Regola detti frati,quale tratta , che vientes’appropriino, et del domandare la ekmofma,& detti frali inferni. T I frati niente s’approprijno, ne dafa, ne loco,ne alcuna colà. Et perche ih ogni uno fi trou a il proprio,!! come al Leone, la forza, al Predicatore, il predicare,alli frati Bencdittini, & Certofini, 1'bauere proprio in commune: cofi ancho nelii frati de la ue ra oiTcruantia della regola del Seraphieo Sä Franccfco fi ritroua la pouertà offertali per la loro regola,dicendo,che niente fe appro-prijno.Douc dalle fopradette parole precet tiuc,tanto del prefenre capitolo; quäto che l’iftefse fi dicono anco nell’ottauo capitolo delia detta regola di Santa Chiararfi muo uc il feguente dubbio,videlicet,li frati , & le Monachehanno finito la loro Chiefà cori Pelcmofine didiuerfe perfone fatta per fer-uitio,& utilità prefente, & futura della loro religione. Venirà un Principe,o altro Signore,& dirà,voglio pagare,o per elemofi-i na fpcndercin voftro feruitio , quanto farà apprezzata quella voltra Chiefa, co quello, che voglio ponergli le mie arme,© infegnc, & fami la mia fepulmra, & non voglio,che altro,tantoin detta fepultura,quäto in det- U DELLA REG. DE FR. 181 ta Chiefa s’habbia: a fepdire: onero fcriza ponergli arnie,o infegnei alto,ma folo nella detta fepultura;Si dimanda,fc quello,per qual 11 voglia prefente neccflltà, dalli detti profélTtfi dette concedere. Si può concedere. Et come fi può concedere ; acciò, non li faccia contra il uoto;di no appropriarli colà alcuna;& per non perdere detta elcmolì-na offerta. Circa il douerfi concedere ; dico,che non fi deueda caufa è, che il Monafterio, quale è perpetuo;non deuefubito annegarli in tale offerta, ne deue confiderare la prefente offerta, quanto che deue con ogni diligente lludio di diuerfi Dottori Confiderare il futu ro fuccedere per il tempo auenire : nelqua-le può occorrere nuoua, & maggior necelfi tà,o per conto di tuoni,& tempeftà,o di fuo co,o d’altra mina: & in quello può fuccedere,che vn Signore per la di uotione,che por- ' ta al Monaltcrio, & per tale necelfità offerirà il prezzo duplicato,5c triplicato,di quanto vale détta Chiefaicon quello,che folamé tefipolfafare vnafepoltura in detta Chic-fa : & ritrouandofiefsereconcelfacontalc conditione, che non s’habbia da far fepeli-re altri ; &per quella erronea cocefsione de gl'antecellori fi perderà tale offerta; con dare occalione a detti fuccelfori,di far giudica re,che detti profefii,che tale erronea concef fione 282 ES-POSÌT. DEL C. VI. iiortc feccro:eranofčnza^u£litio& che Co-' 10 attcndcuanoa riceuefc , per fatisfarcdi compire quelle cofe'che gli vemuano di chimera^orLiina di quelli,che poi fiiecede-uano,per hauerli chi tifa la porta, per laquale li potefler.o agiutare: & con dare ammira tione, & mormoratione, & mancamento di icuotioncj eflendo che dicci milia duca-tifi, fono trottati per amore di Dio per fare 11 Monaffaio,& Chiefa„fenzaniuna foggct rione di nuotta obligatione:& por ui fcte ah negatidcntrouna mifcria, per compiacere a vn folo,& difpiacerea mille denoti, quali di contìnuo vi fouenutàno' nelle vofirc vere occorrétiheCelfità 5c.come tale cola con voftrainquietitudme fa peranno , & come in quella uedcranno,rarme,o epitaphio di particolari,per il che, fegràltri voftri dettoti benefattori non haucuano intentione di volerli fepelire in dettcChiefe, perno darli difturborcou il vedereinfegnc, o epitaphio diparti colarecon edere inrrodutta taleno uità: vogliono in quelle fepelirfi: & negan-doloó li venira a dare potentilfima occaiio-ne alla riladationc di procurare , p ogni uia d’hauereproprioAin particolare ,& ingenerale:, poiché le elemofine delli dettoti ccfi-faranno, per edere partiatiin concederefc-poltura a quello,fi,& a quello, no;doue qua do andar ete,o mädarete perla elemofina,vi rifpon- DELLA REG. DE FR. 2*2 tifpöderäno,che nö andate a quelli,alli qua li hauete concedala fepolmra , & datoli ql-lo y che con lb loro elemotine haueuano fabricato per uoftro ufo neceflario : contra il loro volere vel’hauete appropriate, & vendutele ad’altri: che ellì vi prouedano;& non a dìì,chefono.rimafliingànati,da voi:& co fi darete ucra occalione, di uiuere inquiete, éc infehci:& per quello in niuno modo fi de tic concedere. In quanto fc quello fi può concedere per publico infhruntento fatto per mano di no-taro , in allignarli la detta Chiefa : onero un particolar luogo dentro di elfa per farci una fepultura : volerlo concedere per uia di publico inflrumcntó fatto per mano di nota-ro,& teftimonij. Dico, che detta ftipulatio-nc dalli Dottori è dimandata attiónc iuri-dica:ouero atto giuridico di propria pofief-fione di giürifdittione,o dominio: con pot-p ftà di obiigarla,& cederla:& co obligatione di mätenerla aquello,chela cöcede:Et qua do poi con il buono non la vuole mantene re, a quello, ache per detta uia di fìipulatio-ne l’hà concellò : lo può fare aftrengere per via di legge, a matenere la cofa, che hà concedo per detta fiipulationc. Et quando alle-galTe,che non poteua obligarfi,ftanteIapart ticolare legge,allaquale dìo erafoggetto: al Ihora per via di detta legge, ftantè. detta Iti- **4 ESPOSIT. DEL C. VI. pulationc : farlo punire, còme fai fario, & truffatore: Et per q uefto alli profeffi deliaci feruantia della regola di San Fi-ancefco,& Santa Chiara, per la quak profeflìonefonò incapaci di ogni atto di proprietà, tanto in commune,come in particolarenale atto di ftipulatk>ne,è atto di pcifima-proprietà con tra il loro voto: & anco fetalcatto di iti pulationc fi facefi'e da l Procuratore del luogo, procuratorio nomine : ma quando fì ltipu-la, li detti profciTi danno prefenti a intende re qllo, che il notaro dicc;& no contradico notqito (tare pfcnti,& nö cótraditerè il me-defmo obligo, come fe gl’iftelTi pfeffi hauef fero ttipulato,seza nome di procuratore: 6c p confcguEte è atto' alla loro profefiìone il Tccito,&efsprefamente prohibito,vt infra: Et fi de facto, ditti profedì vinti dall’aua-t ritia di quella quantità de’den ari offerti fà-ceffero il contrario,ciò è,concedendo detta Chicfa,o luogo particolare, con promidìo-ne di non fatui fepelire altro: fi dimandale quedo fi deue ofseruare fenza óbligo di qua to prima annullarlo, tanto dalla parte delli concedenti, quanto anco da quelli, a chi è {tato conceffo. Dico fecondo la commune opinione,quale vuole, che quando la legge in imo termine fi ri troua determinata : fi de tic regolare fempre fecondo efsa:& quando non u’è tale determinatione fpecialc ; fi de- DELLA REG. DE FR. 28$ tic ricorrere alla conlimile determinatione: onde clìendo la regola di San Francefco, & di Santa Chiara equale,& limile,& confimi le circa il non douere appropriarli cola al-cuna;& di non douere obedire a niuna cofa quale fia conna l'anima,o la regola : Et per quello dico,in quanto a quello,che median teil fuo denaro tale cola hà proeuratois'cfc fo hà dato tale quantità di denari per demo fina per amor d’iddio, deuc cfsequire quel-Id.che fi legge nella vita dc’Santi Padri: che andando una Signora auifitarcli Santi Pa« dri dell’Heremo, donò vna grofla quantità di moneta a uno fanto Padrc,ilquale pigliò detti denariLenza farne ftima : 6c per il fuo difeepolo li mandò diltribuendo tra li altri Padri,che in quelli cóuicinifiauano: pilchc 4Ha fignora sammalò,pche tato poco conto facefse di coli gran quantità:& dillefap-piàte padre, che quella è tanta quantità di denari : allaquale rifpofeil Säto Vecchio,5c dilfe:o quella quatità Vhauetc portata à me; Se non a Iddio, accio ve n’habbia gratia : Sc in quello fate bene a dirmi la quantità,oue-ro ihauete portata alli poueri ferui d’iddio: Se in quello non bifogna dirmi la fua quäti-ta: poiché elfo Iddio,quale deueretribuire, fà il numero,Se pelo: & per quello dico,che tale iìgnore hà dato tale quantità di denari per lelem oline per amor d’iddio : non dei- 286 ESP O SIT. DEL C VI. uc, ne può pretendere altro,fe non che preghino Iddio p cfso, & ilare a mercè,che qua do morirà,lo facciano fepelirejn detta ehie fa . Onero hà fatto quella detta elemoiina co qito, che fe li dia qlla attioneil detta Chic fa,che detti profefsi,itante detta-loro ftretta profefsione,non pofsono, ne deu ono dare, etiam per le raggioni di fopra numerate : Se in queito efso fecondo la detcrminarioné del detto Sommo Pontefice in cap.Exijt.ih Vtin fol.4.8. A.quale parlando di quello,ché nonial'obligo della ftretta ofseruantia di dette regol e,dice,che,non è,ucriiimile, che vno uoglia offerire, &c mandare.elemofina alli femi d’iddio di mani era,per laqualc, ne habbia da perdere il merito, & lo effetto d’ elsa elemoiìna. Onde fc gli c -ila to det to, che eftì profeffi per la loro profefsionenon pof-fono,ne cederete promettere cofa alcuna^ .che lignifichi, o dimoftri proprietà : & cfsq Mon hà volutocredere;ma prima che fpen-deffe detta elemoiìna, hà cercato di trouarfe -Via,Se modo,per il quale habbia la fua fecui-tà,di quella at ti one,o di fepultura, o chea!-? tro in quella Chiefa eftì profeffmon faccia» iiofepelire: & in tal termineftantedettà .Ecclefiaftica determinatione di perdcreul trieritOjSc effetto della elemòiina: poiché mediante eila hà procurato,o permeilo che feh conceda detta indebita cóceffione, che - non DELLA REG. DE FIO 287 nonconuienc atti detti profeflbtiydr approi priarfi qiiaelio, che li particolari cón ie loro clemofìtie hanno fatto-.del quäle:dli profef fi non li coinperc altro, che il fiinplice vfo di fatto : fpqgliato di ogni iurifdittione : & perciòeffo,chetale concellione ritiene,è obligato appreflb Iddio,non folo di hanerc pcrfo il detto merito , & effetto di efia eie" mofina : ma anco obligatolì apprcffo la Di-uinagiuflitia,di dotier piangere la pena delia tranfgrefìione di detta Regola per tutti quelli,che per haucrequella quantità di pecunia per adempire le fabriche delle loro chhnerchanno preuarlcato in concorrere atale prohibito confentimento: & quello per la regola vniuerlàle della legge, che dice,qui caufani damnidat,damnüdedifie vi detur : de anco per la Regola affegnata da S. Thomafo nella 2.2. q, 62 art. 7. della com-municatione delli peccati alieni: & pcr-cón feguente,mert treche dalla banda fua quanto prima non annulla,quanto in Ino fauo-re s’hà fattoconc'cdère, dachi dòn può, nc deue, è incapace di affolutidne, per haucre Conia fua pecunia corrotto , Sciatto farcii detti profelfi còntta la loroprofefsioncfàt taa Iddio : Se rhafsime quandò li fù detto, ouero douea diligentemente far Uedere,chc tali èonccffori nòh uenifferO,-pdHa cupidità della fua pccuniaa prcuaricard alila detta '•Ln'i loro »83 ESPOSIT. DEL C. V L loro profefsione, di non doucrfi appropriai re cofa alcuna: & quello è il mio parere circa quello>chc hà dato detta clemolina. • • In quanto alli profefsi, che tal cofa hanno concelfa, 5c g Val trinche fono fuccelsyn detto officio,mentvcche con effetto,& con ogni diligentia non annullano tale concef-fìonc di atto proprietario , fono incapaci di, affolutione come confematori di proprier tà,quantunque apparefle etiam licentia del rillultrifsimo Cardinale Protettore^ quale i concedefle, che detti profefsi potelfero tale coneefsione concedere,per via di qual fino glia forte di fcrittura:accio vaglia detta con cefsionc : la quale licentia defu peri ori, s'intende fuhreptitia:ciò è , o.per inauertentia, 1 ouero che gl'haudlero detto, che altre volte hanno conceffo,o ftipulato. per publico, inftrumento: che fempre che talellipulatio ne hanno fattore fiato contra la loro Regola,come fiè detto:& per eonfeguente detto Illufirifsimo Protettore hà prefuppofio,? | che efsi profefsi, comeefperti della loro'^p-fefsionc,tal cofa,con fua. licentia,dalla loro. Regola gli fülle conceffo una fc fufse fiato, informato, chela detta Regola prohibifee tale atto di proprietà,& limitabile la pode-ftà di detto Illufirifsimo Protettore, non uuole, che fia, fc non in corregere li tranf-grefsori della detta Regola, e confcruarli DELLA REG. DE FR. a8 jle ofifère feruito per quelle cofejequali non - fono DELLA RER. DE FR. 29? fono conuenienti allacondittione, & ftato delli fuoi fcmitori:pcril che gli deuono ballare li paramenti, & vali Eccleliadici fuffìr-cienti in numero,&grandczza:ma la fuper-fluità,o cccelhua pretiofità, & ogni curiofi-tà in quelle, & altre cofe non può conueni-re alla profdTìone,& ftatoloro. Etin quanto agl’edilicij è,che volendo l'huomo Tanto fondateli fuoi frati in fomma poucrrà. Se humiltà, qua^o all’amore, & quanto al-Toperc,come grida,quafi tutta la regola, cö uiene a elB frati, che per niun modo facciano fare, ne permettano, che liano fatti per loro Chiefe, o altri edifici! > liquali confidc-rato il numero delli frati, che gli debbono habitare,fiano riputati cccelìmi in moltitudine,& grandezza. Onde per non dar animi ratione a fecolari,per quello detto cap. Exi-ui,non ordinò,che le Chiefe, & paramenti, & luoghi fatti li douefiero ridurre a vfo,come cóuiene apoueri:mafibenc,chedahog gì inanci nonfenefacelfero: coli ancora co uiene alli noltri Prelati, per non dareammf ratione a fecolari,nel fargli vedere,che quel lo, che il frate palfato hà fatto, il frate, che viene apprelfo,lo guada,Se per quello li bifo gna tolerare, & fopportare alcune fabriche, & paramenti fatti : ma non per quello ti de-ue portare a limili: dicendo coll hanno fatto li frati del tale loco: coli potiamo fare an T 3 cora 394 ESPOSir. DEL'C. VI. cora noi:per che, guai, & guai a quelli frati farà apprefiò la Diuina Giuftitia,& San Frä-cefco,liquali fono ftati occafionc, & opera, chetali cofe fi facciano contra della noftra promcflà pouertà : perche loro in quell'al-tro mondo ne piangeranno la colpa, come fi è detto di fopra al fol.249. Et perche il fo-pradetto capit.Exiui,vtinfol.82.E.prohibi-fce, che li frati no s’intrichino con gli Procuratori , & fattori del luos^ nelle cofeliti-giofe,da conuertirli in loro vtilità:& il Con cilio f ridentino nella fe(f22.al capit, inda per efcommunicati,tanto quelli, che occupano cofedi Chiefe,quanto quelli,che con-fentono alla detta occupatione: pertanto polfono li frati,quando occorre,che alcuno polfeflbregionto conl’horto, ouero felua del luogo , il quale s’occupa alcuna parte d’ clfa, per non incorrere li frati in tale confen timento,polfono notificarlo a quelli, che té gonopélìcro del luogo, ouero alla cornimi nità, ouero al Vefeouo, dicendoli come và il fatto;& poi lafciar fare a loro,fenza intricarli più. Et perche fi è trattato della proprie tà in commune;bifogna trattare anco della particolare : & primo della interpretatiua, della propria volontà : laquale è, quando il frate rifponde al Prelato,& dice, non pollo, & è la bugia : per fiche farià meglio p la fua faiute dire,non voglio: per caufa che’lPre- DELLA REG. DE FR. ^95 lato gli cuccierebbe a intignarglielo di dir<;T non voglio: ma dicendo, non poflò; lega le mani al Prelaro,ilqualeè tcnutodi credere, quando il fuddito dice,non pollò: & in que fto ß viene a conl’eruare nella propria uoló-tà:& okra il fopradet to modo può elserean co proprietario ncgl’altri modi airegnati da San Bernardino, vt in fol. Ben che in quantoalli ferirti tanto di philofophia, öc Theologia, quäto prediche fcrittc a penna, quali fmtrouano in potere de'lettori, predi catori., & ttudenti, che hanno con il tem po da peruenire a tali offici] :in quello no fi pofi fono chiamare,(impliciter,proprietarii,qua do il Guardiano,che è Predicatore, o per co piacere a qualche Predicatore , fotto fallò zelo di efpropriarli, o di altra fimulatafcu-fa,vuole pigliaredette prediche per feoncer tarici detti fudditi non gliele uogliono da re: poiché tale ritcntione la fi per licentia della religione, ciò è, de'Prelati maggiori: quali,come ueri padri,che dcuono prouede re alli fuoi figlioli di quello, chehaueranno bifogno per efsequire l’officio, che gl’haue-rà con il tempo da imponere, concede tale prouedimento di prediche:& per quello sè-pre,chc li fudditi li fono lamentati: che tali Prelati furbi, & di mala confcienria gli han no voluto leuare le loro prediche : dalli fu^ periori maggiori è fiato prouifto contra ta- T 4 fi 296 ESPOSIT. DEL CI VI li furbi,che vanno rubbando le fatiche di ^ fio,& di quelloftudentc,con abufare, <5cdi-shonorare la Prelatura;quale è fatta per far conferuare la pace,& quiete tra li frati:& ac ciò non para, che dettoftudente voglia effe re vero proprietario, potrà rifpondere,che elfo gl'affegncrà le prediche, che tiene : pur che efso Prelato, che tal cofa ordina, o proemigli adegui i fuo potere quelle prediche buone, che tiene raccolte : onde per quella iftefsa ragione, per la quale non vuole, che altro veda, & fconcerti le fue prediche : per la medefma confiderationc dìi fudditi non affegnanole loromein quello fanno contra robedientia,ne contra la proprietà,clfendo, come ti è detto, che tale retentione non la fàin propria authorità : ma per licentia , & ordine de’capitoli Generali, o de’Reueren--dilfP.Generali,quali implicite taleritentio ne hanno concelfa,& ordinata:& anco alai na volta in alcuni gl’hanno concdfo, che dette prediche le pollano tenere etiam fotte fedirà chiane, & per conferuatione di ta le licentia fempre fi è villo dalli padri Pro-uinciali,& capitoli punire detti Prelati furbi,Sedi mala confcicntia , che tale inquicti-tudine hanno data alti ftudenri fudditi. Di più,dicendo la Regola,che niente s’ap propri)no, onde quando occorrerà, che bi-iognafle commutare alcuna cofa di prez;- DELIA REG. DE ER. 29? Zo: onero donare dentro, & fuori della Religione, come fi potrà eflequire: a quello ri-fponde il detto cap. Exijt,vtinfol. $o.F.6c inquanto alla commutatione dice, che con cede alli Miniltri Generali, o prouinciali l’ufo, o commutatione_di tali cofe, potere determinare, & farle commutare in altre cofe conuenienti alla detta profelfione: & il limile s’intende delle cofe donate, o lafcia te per teftamento,purché confcntano gl’hc redi, & quello per difpenfatione di Papa Si-xto 1111.vt in compend.Priuileg.tit.com-mutare. Ma inquanto al donare dice detto cap.vtinfol. 51. A. che delle cofe minime, vili,& di poco valore,per zelo di pietà,o de-uotione, o per altra honefla caufa, hauuta pero prima la licentia da’loro fuperiori,co-forme al modo farà llato ordinato nelli capitoli da olferuarli dalli frati, tanto circa le cofe vili,o che poco vagliono,& del loro va lorc, quanto anco dalla prefata licentia, da chi, & injqual modo fi debba hauere, poter darle dentro,& fuori dclVordine. Seguita dia Regola, Et come peregrini, & forafiiernn quello Mondo feruendo al Signore in pouertà,& humiltà.Dicela efpo linone del Valentia, che fi come li pellegrini, 6c li foraltieri, trouandofi Ion tani dalle loro patrie, non conofcono parenti in quel le terre,doue li ritrottano la notte per allog giare: 698 ESPOSIT. DEL C. VI. giare: & quantunque fi ripoflano con il cor po in quel luogo, tutta volta, ftano con la mented’àmuarepreftoallafuapatrianlme definio co ntiicne a noi, di effei* foli citi a caminare verfo il cielo: & perche elfi pelegri-ni non fi vanno in tri cado in negoti^ne sdii-tertengono a vedere cofe vane: ma folamé te di elemofìnefi vanno fofìcntando: & per queftodiccla Regola, cheferuendo al Si-gnor’in pouertà,& humiltàrciò è,con rinó-ciare a tutte le cofeq? caufa,che è cofa odio-fa a Iddio il pouero fuperbo,come dice l'Ec clefiaft.al cap.2 5.. Seguita cfla Regola,vadano per la elcmofina confidentemente.Que-fìo fi conferma nel fopradetto cap.Exijt, vt in fol.? p.D.dotie dice, non douerfi riceuerc fuperfiuità alcuna, la quale venga a derogare alla pouertà,fiotto pretefto di futura ,pui-. fìonc:per delie uolere mediate elemofine fa re lunghe prouifioni, viene a contradire al fopradetto cap. Exiui, ut in fol. 84. A. douc dice, chchauédoil predetto Santo coli per efempio, come per le parole della Regola, moftrato uolere,che li fiuoi figlioli, <5c frati, confidandoli nella Diuina prouidentia,po-neflero li loro penfieri in Diodi quale pafee gVucellidel cielo, & lipefcidcl Marediqua-li non congregano ndligranarj,nefemina-no,ne mietono,non è ucrifìmile,che lui uo-Iefle,chc h frati hauefierogranari, & cellari, dotte DELLA REG. DE FR. 259 done detiono fperarc con le quotidiane me dicationi poter trouare le cole ncceß'arie al la ui ta loro. Seguita ella Regolale gli bifogna uergognarli, imperocheil Signore fi fece pouero g noi,in quello Mondo,ciò è,che uadano con confidentia,lenza uergogna,& con fede in Dio ,fenza lunga prouifione: Se non ui uogliateproucdere alla lunga p uer gogna d’andare di giorno,in giorno mendi candoróc per quello quando il frate confide ra, che per amor d’iddio hà eletto di uolere uiuere in pouertà, & fi contenta della pro-mcflapouertà.lemprellà contéto fenzaan dare ogni giorno faltidiendo li fecolan. Seguita ella Regola,quella è quella eccellenza deU’altifiima pouertà : Dice la etpolltione della Serena confcientia, alla quell. 8}. che li frati non deuono mendicare, fe non per veraneceifità, Se non per fuperfluità : pei> che faria come pigliar quel d altri.Sc preté-derehumiltà, oponerta,douenone hipo-crifia,drendo che Papa Gregorio I X. & In-nocentiol 111. St Alelfandro 1111. dicono, a uoi che per amor di Iddio pari te dire-ma necefsità,ouero pouerrà:& per qudìo il cap.Exiui,ut in tol.8o.E.dicc,chc li frati fono obligati hauere l’ufo pouero delle cole: čtilcap. Exijt, utinfol.40.F.dice,chein tal modo dTequifcano le loro cofe, che in efsi, nelle loro cole riluca la fanta pouertà. Seguita 390 ESPOSIT. DEL C. VI. Seguita ella Regola, la quale hà inftituitc* uoi charifsimi heredi, & Re, del Regno de' Cieli,&c. totalmente accoltandoui, niente altro perii nome di Noftro Signore, fotto il cielo vogliate hauere. Dicelaefpofitione di Fra Pietro Giouanni, che San Francefco a modo di teftamento lafcia alli fuoi frati la fantilTima poucrtà,con efhortarli a douerla confcmare:quando dice, totalmente acco-ftandoui:ciò è,con tutto l’affetto, con tutte roperc,& con tutte le parole, che niente altro fotto il cielo vogliate hauere, eccetto, che pouertà: dicendo il Signore, Beati i po-ueri di fpirito, perche di loro è il Regno de* Cieli. Seguita ella Regola, & in qualunque luogo fono, & fi ritroueranno li frati,dimo ftrinli domeftici infieme : Dice Frate Hugo-ne, che in quello euidentemente San Francefco dimoltra, quanto deuono effere perfetti tra li fratelli li fegni della chiarità,ciò è, con legno,& con affetto,& effettoun quan-to al fegno dice,chelidimoftrino dometti-^ ci, o familiari tra l’uno, & l’altro : accioche polla dimoltrarc la fua nccelfità familiarmente , & poffa ritrouare, chi gli miniltri la fua neceflìtà: & inquanto allo affetto, & effetto, deuono effere li fegni della charità : lì dimoltra,!per l’elTempio della Madre carnale,quädo dice,fe la Madre ama il Ilio figlino lo carnale: Se in quello San Francefco fi argomento DELLA REG. DE FR. 301 gomento da m inore a maggiore,ciò è, carnale a fpirimale , & per quello fà comparatione alla Madre, & non al padreilacaufaè, perche il Padre ama il figliuolo di amor •forte, & conflante, & non li liquefà in ogni trauaglio del figliuolo. Ma la Madre fubito che vede il figliuolo vn poco trauagliato fi liquefa, & tutta s’afflige per confolarlo: talché in quello modo deue eifere la confidentia nelli frati, tanto tra il fuddito, & Prelato, quanto tra il Prelato, & fuddito : & per quello guai a quel luogo , doucnonè tale confidentia : perche il fuddito, che per non hauere confidentia fi prouede da le llcfiò:& cofi ancorail Prelato per non hauere confidentia con li Ridditi fi prouede da fc Itcffo, & coli fanno contra confcientia, lòtto pre-tello di non hauere confidentiafilche è diffi dentia : la quale non procede dalla uera ragioneria fi bene dalla propria paffione,che lo polìiede:c quella è la caufa.chc molte voi te il Prelato concede al fuddito contra fua voglia, & fimilmentc li confentc in quelle cole, che di ragione non li deueria confen-tire: & queflo è per la diffidétia del fuddito : ilquale fidoueria fpogliarcdella ppria volontà: & per ciò guai al fuddito, che non hà confidentia con il Prelato : & guai al Prelato,che non hà confidentia co il fuddito: per che uanno come caualli fenza briglia, & fo 302 ESPOSIT. DEL C. VI. no molefti a feftefll , & faftidiofìalli feco-lari: talché quanto li noltri antiqui Padri con le loro aitinenric , & buoni effempij hanno edificato : edi con il male eflempio diftmeono : Sc cofi altri fono affaticati,è loro fono intrati a goderli le loro fatiche:& incorrere nel numero de’frati, de’quali San Francefco,maledicendo,diceua:da teSantif | fimo Padre Se da tutta la celefte corte, Se da mepoueiifTimofiano maledetti tutti quelli frati,che con loro mal’efscmpio, confon dono,& rilalfano quello,che per li fanti frati di quello ordine hai edificato, Se non ceffi d’edifìcare:& per qucflo hauendo il buon frate zelo della fallite della fua anima dà, Se piglia confidentia, fi come il noftro padre San Francefco dimoltra nella regola , in qual modo deueeffere l’amor fraterno, pro ducendoli 1’éfsempio della Madre : & p ciò, li fratelli fi deuono amare,& agiutare,& no fopportare,che fi dica male di fua Madrc,5c ' fuo fratello: il medefimo deue anco non fopportare,che fi dica male della fua religio ne: ben che in quefto hà prouifloil Sommo Pontefice contra li maledicenti della no-fira religione ; fi come nell’vltima colonna del detto cap.£xijt,vt in fol.óo.E.doue com manda in uirtù di Santa obedientia,che detto capitolo s’habbia a leggere pubicamente nelle fchole,fi come fi leggono l’altre Epi Itole DELLA REG. DE FR. 505 ftole Decretali degl’altri Sommi Pontefici: ma che qfta s’habbia a leggere,ad litterä, fen za gioia : & che ninno habbiaardire di pdi-care,o malamente parlare tanto in publico> come in fecreto,contra d’dfa regola, & fiatu d’elfi fratLEt la Summa Nauarra nel cap. 27. al numero, 109. referifee la feommunica , che ftà contra quelli, che fanno libri, o cäzone, o vedi d’infamia, & di derrartionc, del fiato di detto ordine, & fi come anco de li Predicatori,ouero cheprcdicaflcro,o che infegnaifero,o difcndelìcro, detti frati,& an co li frati Predicatori non effere in fiato di pevfcttione:ouero che non gli è licito viuc-re di clemofine:onero facefiero alcuna vio-lentiaalli luoghi,o Chiefedi detti frati,tutti fono efcommunicati,di fcommunicari-feruata al Papa : & concorda la Summa Sil-uefirinanel tit.Excommunicatio. S.nelnu-mero.84. & la Summa Angelica, nel detto tir.alla Quinta,nel numero 3 ó.& la Summa Armilla,nel detto tit. alnum.64. Benché in quanto al fatto della violentia nelle Chicle,& luoghi, fatta dalli Miniltri di Giuftitia per cercare,o pigliare inquifiti,de malefatto ri di qualfiuoglia delitto,quefio lo poflòno fare per concelfione fatta dalla Santità di PapaSixto QuintoncllizS.di Luglio 1585. doue non foio concede poteredalle chicle dc’Preti fccolari, ma anco potere intrare nel *04 ESPOSIT. DEL C. VI. nel dormitorio, & cercare le cel le, & officine dè'frati per quelli pigliare :& etiam pigliare effi Rcligiofi di qual fi voglia Religio ne,che a detti malfattori, & inquifiti deflero agiuro,o fauore, & quelli cödurli a carce rare fuor della Religione, in poter del Ve-icouo, & che detti Miniftri di Giuftitia pof-fano dare tortura a dette perfone Regolari, fe farà efpcdiéte, & quefto per mezzo de* loro Prelati: & non ui è altra pena di peccato. Et per quefto bifogna Ilare cauto in non dare occafione a detti Miniftri di Giuftitia, di condurle a carcerare fuori della Religio-ne.N ö già che per quefto fi neghi ,o prohibi-fca di poter farcia charità non folo alli fo-pradetriinquifiti, contumaci, & sbanditi, quando uengono al Monalterio, ma anco che fufle fugito dalla galera,ctiam con la ca fena al piede:& uenendo al Monafterio,dar li agiuro per poterfcla leuare,per potere più fecuro fugire : perche effi frati fi protcftino con detti inquifiti,o da galera fugiti, che loro non lo defenderanno,ne negarànno,che non ftia nel luogo, ne lo agiutaranno a farlo fugire,quando veniranno gl’oificiali della Giuftitia. Et quando poi veniflcro detti officiali,effi frati non li faranno alcuna refi-flentia, anci con ogni benignità gVaperiran no le porte di tutte l’officine, & dirli, chefe loro pretendono , che intorno il luogo gli DELLA REG. DE FR. 305 ftia alcuno deliqucnte, potranno cercare a piacere loro : & figuardaranno clTi frati di dirle, che ftà nafcolìo nel tale luogo, & la giufhtialo pigli, doppoche rhauera fatto morire, efsi frati reftaranno obligati alla pe na dellairregularità de homicidio: per cau-fa che la concellione del Sommo Pontefice è,che entrino a cercarlo, fe Io faperäno tro-uare:& non cheli frati facciano il tradime-to al fugitiuOjCÓ dire, nel tal loco ftà nafco-fto. Ne manco finega, che li Miniftridella Religione non pollano riceuere per frati quelli taliinquiliti, li quali veramente vogliono femire a Iddio,con uolerfi fare frati: ma fi bene deuono efsere prudenti in mandarli in luoghi rimoti ,& lontani,& incogniti,mentre farà il Nouiciato: cflendo che in tempo del nouiciato, la corte trouando-lo,felo può pigliare,& giultificarlopn virtù della fopradetta cöcefsione: ma doppo fatta la profefsione non può de iure più procedere contra elio, per li delitti innanci có-mefsi : & coli è ftato determinato perii Regio Configlio Napolitano, nella caufad’urti Fra Vincentio della Polla,deli’ordinediS. Dominico , quale eflendo fuorgiudicato per homicidio fi fece Monacho, utfupra, & hauédo fattala^fefsione, fu pigliato, Se carcerato dalla corte temporale: Se quantunque dalla Religione Dominicana fi fa- Y celle 306 ESPOSIT. DEL C. VI. cede inftantia,cheftantc la legitima profel-ßone iì doucfle rimettere alla detta Religio ne,mai dalla corte diderto Barone, ne man co poi dalla Vicaria di Napoli fùrimeilb: & ibpradi queftofù appellato aidetto Regio Coniiglio, nel 1575. dotte fu prò uiilo, chedetto Regio Coniiglioriconofcadetta cauiaderemilllone : & poi nelli cinque del mele di Luglio 1586.nella giornata, che tut te le Rote (lavano giontein vna,indue voi teli fece detta difcullìonc di perdere la iurif dittionc della pena dcirhomicidio, & for-giudicatione,che roccaalla corre temporale: nientedimeno, (lanteil caratere Mona-chaleindelebile della vera profdTione, co(i dimandato da legifti, fù determinato, che detto Monacho,quanto alladiftrnmone della perfona ii rimettefleallafua Religione : iì come fu rimeflò, come appare nella Banca del Magnifico Giouan’Angelo Ciui-tcìla Mae (Irò degl'’Atti in detto Regio Con figlio. Benché hoggi dante la Bolladi detto Sommo Pontefice fatta nel 15 87.circa il ri-cenere alla profdTione, tanto illegitimi etiä legi rimati dalla Sedia Apodolica, quanto inquiiiti, o malcfattori, o debitori, biibgna offer tiare quelle Tue códitioni, che adegna, altramente la rccettionc, & profedione è nulla,& gli Minidri,& diifinitori,che li ricc aiono,fbnoipfo fačlopriuiin perpetuo:per ilche. DELLA REG. DE FR. 307 ilche, quando in capo dellanno congrega il capitolo, quelli frati, che non vogliono, che efsi concorrano a prelatura, quäto fanno initantia, che non poflòno concorrere, ftante, che fono incorfi nella priuatione fat ta da detta Bolla,per nò haucre fatto il pro-cclfo delli riceuuti Nouicij, ciò è,che in car ta cólta, come non fono illegitimi, che non fono inquilìti di delitto , ne fono per eifere inquifiti,ehe non hanno debiti,nein quello pacfedotte fono vediti,ne anconelliloro pacli,dotte fono crefciuti,quale procelfo bi-fogna Itia perpetuo nelli capitoli, & per ciò, efsi frati fanno initantia, che detti Prelati, che hanno riceuuto detti Nouici j ,dimoltri-no detti procelft ferirti,& non balta, che lia abocca;& elfi Prelati,non dimoltrandolgTe Itano ipfo fačto prilli di ogni officio , 6c dignità in perpetuo: il che dettono notare elfi Prelati-Seguitaelfa regola,Et fe qualch’uno di loro caderà in infirmirà,gl’altri frati debbano fcrui re alui, come nomano cifer fer-uiti loro medelimi . Dice l’efpofitione di frate Hugone, che San Franccfco pregaua li frati,che nelle infirmirà non s’adirino, ne conturbino contra d'iddio,onero contrali frati: ne manco folieitamentedimandino le medicine, ne manco molto delidcrino li berare pretto la carne, la quale ha da morite predo, Se è inimica dell’anima : douc da V 2 que- 308 ESPOSIT. DEL C. VI. 'quefte parole del Tanto s’infegna all’infermo di conferuare la pacientia, & non e (Ter molto Toličito alle medicine, per ilche Te il frate infermo è penero volontario non có-lìdera quello,che cöuiene ahi ricchi del mo do : ma Tolo confiderà quello,che conuiene alli pouerijdò è, che’l pouero fi contenta di poche cofe, & TpelTo nellenccefsitàmancargli : ma li grand’huomini vogliono cofe grandi, & non vogliono volentieri foppor tare cola alcuna: dotte fi deue guardare ! fra te infermo,che per Tua fuperfluità,onero in pacientia, non habbia da contriftare quelli, che lo feruono.Onde in quello con gran diligentia il frate nobile,quando ftà infermo, & no fi vuole, come glabri poueri frati po-ueramentegouemarli,di quel tanto, ch'vfa di dare la Religione, deue confiderare, chi 10 guidò alla Religione: poiché fi legge nelle Conformità, & Chroniche, che facendo 11 capitolo Generale San Francefco: anco li Demoni) fecero il loro capitolo per diftrug gcrc la Religione:li quali cöclufero,chc per all bora non potcuano fare niente, perla ve ra Regolare olfcruätia: ma che fi fufle afpet tato il tempo, nel quale haucriano efsi tra gl’altri guidato giouani nobili ,& dilicati, mediante liquali faria rilaflàta la vera olfcr-uantia : & ehi allhora fariano gran guadagno : & per quello deue auer tire il nobile di • 1 * - non DELLA REG. DE FR. 309 non fi lafciar’ingannare dalla fenfualità:ef-fendo che può viuere aliai più quieto il nobile, che l’ignobile, poi che deue confiderare , che s’elìo volcua viuere con le lue commodi tà,doucua ftarfene nel fecolo, &.com-mandare, óc elfcr obedito : ma confideran-dolì mortale, & obligato dcllcre buon diri filano , con dotiere otleruare quello, che il fuo compadre promefle, quado fi battezò, & non quello,che vede,che gl’altri mondani fanno:delli quali San Paulo fcriuendoal li Corinthij dice,acciò non ci danniamo co quelli mondani : efiò nel giorno, che riceuè l'habito, determinò-per amor dìddio volere cffcrc il più fpirituale,il più regolare oficr uatore della Religione,il più frate clfcmpla re,quieto,con tento,quando le mancallc alcuna cola, & eller vno fpecchio perpetuo a tutti li frati circa il vero viuere fecondo la pouertà, & intentione di San Francefco: & poi trouarfiinpratticaeffèr’ilcótrario, per fiche in fc fa vera la confilita infernale, per minare la vera olfemantia della Religione: poiché elfo è vn fpecchio, ouero brocchie-ro agl’altrirquali vogliono, che tanto il Prc lato, quanto l’infgrmicro debbano darli l’i-fìelìa latisfationecon queirifielìa ofseruan-tia di pouertà, che concede a detto nobile: & coli, come capitano di ruina, piangerà la colpa tanto fua, quanto delli Puoi fegnaci, V 3 per Sio ESPOSIT. DEL C. VI. perla Regola della communicatione delli peccati alieni,come fi è detto di fopra al fo. 287. & a quello propofito San Bonauentu-ra nei io. cap. di quella Regola dice, che appartiene alli frati, che fi contentino di pochi femitij,& pochi rimcdii,fecondo la elfi-gentia della pouertà:& che San Hieronimö dice, efscre cofa marauigliofa della infelice conditione di molti, li quali nel fecole con le quotidiane fatiche s’affligeuano, & a pena fi uedeuano fati] di uili cibi: & poi venuti alla menfa del Signor IefuChrifto,& rice unti alla fua militia, feordatifi della fua po-uertà, cercano cofe più laute, & delicate, che non fanno li foldati, li quali fono afsuc fatti alle cofe magnifice,fiche deuono confi derare quelli, che nel fecolo viueuano con le quotidiane fatiche, & nella Religione fi vogliono goucrnare di tal gouerno, che fe ftclse nel fecolo, non folo per la fua pouer-tà non faria, ma ne manco gli penfaria. Et dal fopradetto fi uede il gran pericolo, che porta il Prelato, quando non attende di far feruire, & gouernare gl’infermi fecondo la egualità della loro Regolare profefsione: poi che cofi è obligato alla vera Ofsernantia della pouertà il nobile,come l’ignobile: & per quello quädo concede al nobile, che fia gouernato fecóndo che efso,ò lì fuoi parenti alle loro fpefe defiderano, in quello fe DELLA REG. £>E FR. 31r effb Prelato per rifpctto,o difegno humano concede: mene a infamdrelà'Keligton'e: co dimottrare, che non gli (ià aera charità, fe no quantoil frate inférmo è proncduto da fuoi amici : & anco inquietail Monafterio, poiché glaltri infermi, che hanno affai più iernito alta Religione,che hon hà il nobile, per ilche doLicriano aliai piti ' diligentemente eflere dalla Religione neònofeiute le fite fatiche:& poi uedonoe’heal Hobilc auaza il buono,& delicatomSgMfléi& 'gdiicrni:& ef fi (tentare,come fe non filtrerò figliuoli dél-lailteffa profcifionc,& Rdi»ione:iI quale di fordinenafee dalla paràalità del Prelato,il quale non fcapparà la efecurionc della Di-uinagiuftitia: poi chefa più conto deità af-fettionc , 6c difegni mondani , che di temere Iddio, & San Francefco. Er perciò, efìcndo che il prollìmo fi dette amare, fecondo l’ordine delta raggi one,ciò è, più Va-nima, che il corpo: & per quello il frate Minore infermo fi deueferuire, comeconuie-ne a frati profelft della pouertà di San Francefco: & non come conuiene ahi gran Signori : & da quefto nafee, che il frate feor-datofì della fua ffretta profeffione circa la fanta pouertà vuole qneito medico,& quefto infirmiero,accioche l’habbia a feruirefé condo la fua fenfualità : il che non fe gli de-> tic permettere : & deuono in quefto ü frati V 4 iu.- 312 ESPOSIT: DEL C. VI. informare il medico della noftra ftretta pro fdfionedi pouertà, allaqualefiamo obligati, accioche (i pofla regolare circa l’ordinare medicine, come ordina ag Val tri poucri, & non a ricchi. Et in quello può peccare mortalmente tanto il Prelato, quanto l’in-fermiero, quando per loro negligentia Fin-fermo more,o rimane firoppiato, o gli li p-lóga lainfirmità,per tre,o quattro meli, per non hauerlo proucduto nelle fue necelhtà, per tempo. Similmente pecca l’infermiero, quando che non ferue agl’infermi fecondo la loro neceflìtàrma fecondo Famicitia, che tiene:& coll anco,quando che delle cofeaf regnateli per feruitiodell'infermaria, non ledifpéfafecondo’l bifogno, & nccelTità de gl’infermi : ma le difpcnfa fecondo Varnici-tia,chc tiene,o che vuole pigliare con li fra-th6t in quello mette a pericolo l’anima fua; poiché non fà fecondo il timore, & amore d’iddio:ma fecondo Famore,& difegno mo dano.Similmente pecca l’infermo,quando è negligente nelFofleruare lecofegiultc, & honclte.chc ordina il medico: & anco quan do fi fà comprare le cofe,come infermo: & poi fà dillblutione,come le fülle fano : & fe gli prolüga la fuainfirmità qualche mcfe:&: malfime quando la mattina per fenlualità, & gola vuole mangiare quello, cheli è fatto per fi Fani, & è contrario alla fua infirmi DELLA REG. DE FR; 313 tà, & la ferà vuole màngiarele cofe, cheli hà fatto comprare,come infermo.Similmč te peccai! cercatore,quando non chiama il medico per paura, che non ordini rimedi), o non gli truoua,potendoli trouare,& fein, quello l’infermo more,elfo e homicidiario. Ne per quello deuono li frati chierici lafcia re d’agiutarel’infermo p paura dell’irregu-larità, pur che non li metta a infegnare, oue ro ordinare medicine: perche quello gl ephi bito efpreflamen te dalli facri canoni, co-mediconoliSommi(li:ma circa’! feruire,ef fendo che li Dottori dicono, che quando vno lèrueall’infermo, & a petitione fua gli da a beuere,ouero laguna a votare : & in q-llo gli crepa la poltema, & li fofioca, & more,elfo non deuc farli confcientia,chcp que Ito da morto: quando quello hà fatto con buon’animo, & non efpretiàmcnte contra il precetto del medico: ne poteua antiuede-re, che dandoli a beucre,o farli tale agiato, ne poteua luce edere morte, & fc pur di que Ho hanno fcvupulo, lo deuono deponet e,a configlio di Intorno da bene : come dicela Somma Angelica, nel titolo Homicid.a.al num. 14. per clic la morte dcll'huomo, mai ex cafu, ne,atichorche alla raggione pare al tramente:cfìcndo che alcuni di morte fubi-tana,altri per via di ferro,altri per via di fuo co,&; limili muoiono: li quali pareuano potere ?r4 ESPÖSIT. DEL C. Vf. tere viucrč löngamcnte:il che veramente non è auenutö carnalmente : ma li bene fecondo laDinina prouidentia, & ordinatione quello è fatto: quia cdnftitnit terminum vit^quempreterirenon licet: & quello pre fifso termine per mezo di vari j modi lo ma nifcfta^ciò é,per lunga infirm'ifà,o pervia di férro^ds focö,& altre fimi li cofe fubitanedl che non fi hà daafcrinere, ile alla fortuna, ne rnaco- al ca'fofortuito: ma al certo decrc to del coniiglro d’iddio.Il Prelato è obligato di credere ài fuddito,chc fi finge elfcr’am malato d’mfirmita occultasse Io deue prone dcre:& il fuddrto,che finge d’elfer’ammala-to d’ìnfirmità occultasffàin mal fiato," fi come quello, clic può fare' la obedientia del PrelatorSc dice,che non può:talch ce il Brandolino, che non li delude il Generale: poiché eflò è fopra’l Prouinciale, 6c da elfo riceue la cófermatione, & m affi me che fìando lui in Prouincia, il Prouinciale ceffa d’vfareil Tuo officio, & effo Padre Generale ftando in Prouincia fà l’officio di Miniftro Prouinqiale : & fi come in tutte le cofe, che deuefareil Prouinciale, efib fà,cofi ancora può affioluere dalli cafiriferuati al Prouinciale. Si bene che Uà inpodcftàdel fuddito d’apprefentarfi ad’vno delli dui, ftando nel loco filo doue eflò fuddito fi ritrouafla quale authorità d’afiòluerc in foro confidenti? dalla peniten tia de’cafi riferuati, non fi può ampliare alh commiflarij Prouinciali man dati fopra alcune caufe particolari,© per affiliere alli capitoli Prouinciali : la quale authorità è folo in foro fori,& non in foro Po li: eccetto quando che il Prouinciale fufle penitus priuato del fuo officio, & ammini-ftratione: Concordala Somma Angelica in tit. Abfol.2.§. 4. Seguita ella Regola, liano obligati li pdetti frati a loro ricorrere,quan to prima poträno. Ciò è,in quel modo,che infino a hoggi s’oflerua, che delli cali fccreti fi habbiad’apprcfentare, quando il Vicario Prouincialevenirà in quel luogo, doue eflò fi ritroua. Mafiedicefle,cheeflò non tiene confidentia col Miniftro Prouinciale, DELLA REG. DE FR. 319 & per quello non 11 vuole prefentarcùl con fedbre non lo deue afiblucrerpoichc no tiene contritione, non volendo quato prima fodisfare al precetto della Regola : ne lì dette il confeflorc fidare neidetto della Somma Angelica in tit.cafusreferuatitdone circa il fine dice, che,ancora che il Vefco.uo g commune v tifi tà s’habbia rileruati .alcuni cali, & il confelTore vede in alcun penitente particolare,non eflcr ce fp edicn t ea Ila fua anima rimetterlo al Vcfcouo, eliclo può afsoluercda quale opinione è ripmbata dal la Somma Siludivina in titu.confeflòr. 3. al mini. 5. dfendoche non deue il fuddito giudicare , fe è efpediente,!i, o nò di rimettere per raflòlu tionc:ma deue rimettere la poco ra al prindpalpallore : & concorda laSom-ma Nauarra nel cap. 9. numero 6. Et tanto maggiormente nó vale detta opinione dcl-l’Angelica , per effere contra la determinationedel Concilio Tridentino alla fclT. 14. al cap.y dotte nel fine dice,che f Liovidell'ar-ticolo della morte,il Sacerdote niente può nelli cali riferuati, folodeue forzarli di per-fuadere al penitente,che vada pcr lafìòLu-tionc alfi fuoifupedori, & legitimi giudici: Et quello e perche deuono eflcr vigiiasnti In leuarc foccafioni del rkafeare nell’iltef-Eo, o limile peccato, pokheil fuddito non procura dlodileuadelo. Onde effóndo die fan- 3 20 IS POS IT. DEL C. VII. l’authorità data alli confcifori, che non fono Prelati, è che pollano aflòlucre da cafi, cria mal ReuerendilTimo P. Generale i ifcr-uati,doue non gli fìa congionra la feommu nica rifcmata,& conquefìo,ch’impongano per pcnitétia al penitente douerlì rapprefen tare al Miniftro,ac cioche gl’i mponga la pe-nitcntia in tal peccato, o cafo rifemato : & che non v'olèdo il peni réte accettare tal'o-bligo,non lo debba aflblueredi che allblué-dolo lenza talepenitentia, Vafiblutione no valevo e nulla,concorda la Somma Silueltri na in ti t. co n felìbr. 3. nu m. 5.1 a S o m m a Angelicam tit.cöfcflbr.mi.9. la Soma Nauarra capit.26.num.12. Et quantunque poi non li rapprefentaße, la confclììone faria valida: ma li bene quante volte lafcia d'apprefen-tarfufemprc commettcria vn nuouo pecca to mortale, & refta fempreil medefmo obligo: talché, fc in quel tempo,chenó fe vuo le rapprefen tare, venifle a morire di morte fubitana,andern,douc efib non vorrà; (i bene,che allora non è tenuto d’apprefentarfi, quando per cofa certa (a,che è riuelatore di confcfsionc, & di quefto ne è certo,in quan to che l’hà villo efl’er flato conuinto, & punito per tale: & anco quando che apprelen-tandofì per peccato contra il noto di catti-tà,farà caufa di far cafeareancora elfo Mini tiro. Ma dicendo chele perfeguitarà, & lo DELLA KEG. DE FR. 321 punirà delti tuoi diferti, o ftarà più vigilante fopra d’dTo:& che non l’haucrà in quella buona opinione: in tale termine non naie la fcufa,& bifogna prctcntarfi ; concorda la Somma Nauarra capit.y.num.^. & la Somma Siluettrina,titu.confeflòr.i.nume 6.Ma quando fülle vero, cheto perfeguitaflecon la fua dannatione ; per farli rompere il collo , o per apoftatare 5 il che è cofa impoilibi-Ic : allora non farà obligato d’appreténtarfi. Ma fcnel tempo del Giubileo, ciò è, Giubileo Generale, li corneranno Santo : onero quando occorre qualche gran neceAltà alla Chiela,p rifpetto di q ualche Regno,o guerra , o pelhlentia, Se limili, nelli quali tempi fua San tità fuole mandare: feil frate lì ritto ua incorfo nelli cali riferitati: pigliando detto Giubileo fi potrà cicggereil cöfclTore, fi come dice la Bolla, & farli afsoluereda detti cali, lenza efser tenuto d’apprefentarfi al Miniftro:Ma la clettione del cófelfoie vuo le eifere fra li confelìòri della medelìmareli gioncjSc non fuori d’efià : perche coli hà dichiarato, & ordinato la felice ricordatione di Papa Gregorio XIII.& quello è, per non venire contra la legge commune & uniuer filedella ChielaSanta,vtm capi, primo,de priuileg.nel lib.delle Eftrauag.Comm.doue dicendo delli Religiofi eletti per confelìòri, de populi : ma che nonhabbianodainten- X dere 3 22 ESPOSIT. DEL C. VIL dere confeilione dc Religioli : liquali deuo-no confeflarfi alli loro Prelati:Et quella elee rione, & aflbluti one, per una volta tantum durante detto Giubileo: Doue è da notare, che hauendomi, nerbi gratia, feruito di af-folucrmi de’cali riferuati, mentre mi ritro-uaiin Gaeta,doue prima li publicò detto Giubileo, & poi vengo in Napoli, & per la llrada incori! nelli cali riferuati,& in Napoli torno a pigliare detto Giubileo, non pof-fo altramente eifereafsoluto da’cali riferua ti incoili doppò: perche è il medefimo Giu bileo, il quale concede per una volta tantu: & in quello habbiamo l’efscmpio nel tempo dellanno Santo ; nel quale fi da podelta d’afsoluerfi dalle cenfure,Se cali in ojna Do mini, doue trottandomi in Roma, Se la hò pigliato l’anno Santo, Se fattomi afsoluere dalle cenfure in cgna Domini: quantunque l’anno feguente fi concede in Napoli detto 1 anno Santojnon per quello doppo chelo pi gliaiin Roma fono incorfo nelle dette cen litre,anchorche torno a farcia medefma pe nitentia, che dicela Bolla,non per quello pofso elfer afsoluto dalle dette cenfure: perche tale concefiionc di Giubileo in Napoli fi concede per quelli,che fono Itati impediti d’andare, o che non hanno voluto andar’a Roma,Se pigliar tal fatica:Se anco perche la Bolla dice durante efso Giubileo fi pofsa elegge- DELLA REG. DE FR. 325 I eleggere il confefsore, & farti afsoluere da i riferuati per una uolta tantum. Ma in virtù delle Indulgentie della Confraternità dei Rofario, ò d’altra Confraternità, o d’altra Indulgentia ordinaria, cheti fogliono concedere ad’alcune Chiefe,& luoghi pij,& có-cede,chefi pofsa far afsoluere da ogni cenfu ra,& cafa riferuato,eccetto dalle cenfu re in C£na Domini: in tale termine non pofsono li frati godere tale elettione di farti afsolue-rc dalli cafiriferuati:& quefto,fi per quanto ho detto fecondo la determinatione decifa nel detto noftro Enchiridion Ecclcfiaftico : del 15 88.quanto anco per il trattato dell’in dulgentie di Fra Bartolomeo de Angelis Ord.Pred.del 1574.3! cap.i 1.talché folo nel li fopradetti due Giubilei poflòno per le ragione in detto Enchiridion Ecclcfiaftico af legnate. Ma fe il penitente di celle,che non Vuole accettare 1’obligo d'apprefentarfi : ttia vuole allettare, che forfè venirà qualche Giubileo, Se ualeriì di elfo : in tale termi ne non fi deue aflbluere: poiché non vuo le làtisfare alla fua confcientia, & anima, la Ruale hàoffefo:& anchora potrà efscrc,che Venifse prima la morte,che il Giubileo. Ma le il penitente dicefse al confefsore, che fi cpntenta d’apprefentarti:&in mente fua in tèdcfse di non apprefentarfi dTo per la mala co n fu e tu di n c indofi maledetto vicio perfeuerato deueprefcntarli al Mini-ftro:foprail quale vicio tanto il detto P.Ge ner^le,quanto,il Prouinciale,fecondo la ire quentia,chc di tale vicio nella Prouincia ri-' trottano,dcuono augmentare,o diminuire il numero, & quantità del prezzo, fecondo le pare efpediente per la conferuatione della pace Regolare,acciò li eftirpi tal’errore. L'altro peccato riferuato di quelli, che {tanno numerati al fol. è l’infamia di pec caro mortale fatto in giudi rio a ogni perlona c riferuato : perche quella di peccato veniale, non è riferuata: contee a dire, il tale è fttperbo, e impaciente .quello è di peccato veniale,perche li può in tèdere efier tale nel li primi moti.Ma dire quello frate è (tato in carcere per peccato mortale,che fenza fcan dalo di popolo hattetta commefib, oucro è flato frullato: diffamare tale frate fuora del la Religione è tenuto alla retti turione della fama, li come vogliono li Sommitti, quädo trattano della reftitutionc della fama del pcc- DELLA KEG. DE FR. 33? ^peccato vero, ma occulto: & per quello dicono le conftitutioni Regolari, che quel fra te,che manifeftarà li fecreti dell'ordine, ciò è,lepenitentie,che la Religione dà alh frati particolari deliquenti, dirle fuori della Reli gionc liano grauemente puniti, l’altro peccato riferuato di quelli, che Hanno numerati al fol. è la falfa accufatione:ciò è,di co fe, che non fono vere, ouero fono occulte, & non li pofsono prouare, & Vaccufa in pu blico : & in quello la Somma Siluclìrina in tit.Rellitutio.g .al 3 .num.dice,chefel’accu-fatore accufa di cofa occulta, la quale non può prouare: čcfaccufato negala verità: Se per quello reità infamato Taccufatore, che non per quello l’accufato è tenuto redimirle lafama:p caufa,ches’imputaalla fua malitia, & ftoltitia : vero è,che pecca negando la verità : & concorda la Sòma Nauarrancl cap.i8.num.q$.& per quello li deue punire come calumniatore quello, che dice in publico quello,chc non può prouare. Ma qua do la cofa è occulta, & non può prouare, & è cofa,che li deue punire, 5c malfime qua do la parte fi lamenta : come farla a dire, il querelante dice , fra tale m’hà fatto quella infolentia : allora può, & deue procedere il Prelato,per modo d’inquilitione, dimandando a uno per uno li frati, fopra il fatto della querela,ciò è, in tale bora,che frate hà 3H ESPOSIT. DEL C. VII. hà vifto caminarc,da doue veniua,& che co là n’ha lapuro di quello fatto , & da chi ì’hà faputo,& a chepropofito glielo contaua:& coli come fitroua qualche teltimonio , o indicio futficiente, di più del querelante: allora li puòaftrengcre il querelato a dire la verità . Ma quando facculato di colà vera, ma occulta : ma perche elio è perfona terri-bile:molte uoltenonè fpediente, che manco il Prelato come padre, le faccia la correr rione: ne che li dica niente: in tal termine fe li deue Ilare felicito di fopra, & malfime quando fono cofe fuori della Religione: in quello bifogna occuparlo in tale effercitio, che non habbia da dotiere andare fuori, ne trattare con fecolari : & fopra tali elfercitij far attendere, & dirli la colpa in publico quando manca : ouero farlo leuare da quel luogo. L’altro peccato riferuato di quelli nume rati in detto Ibi. è la falla depolitione; la quale può efsere il medcfimo con la falfa ac cufatione:& può elfcr differente, in quanto è a deponere falfamcnte, come teltimonio, in non dire la uerità di quello,che ti dimanda il Prelatoih particolare,in tale fatto córra fra tale; & in quello è obligato a ditela verità;anchorache lo fapeffe fotto ligillo de fecreto,& che haueffe giurato di mai dir nc cofa alcuna ; clTendo chiamato per telli- monio DELLA REG. DE FR. n S 1 moniodeue nudare j & quefto ancho dice ia Summa Angelica tit.confdlio, vlt.num. 22.& altri Dottori,quando trattano deiigil lo confdfionis, & fecreti : & per quefto incorre nel caforifeAiato, per hauere negato la verità,& non folo quelli,che depongono falfamente:ma ancho tutti quelli, chcpro- • curano detta fallirà : tanto nel dire,quanto in farlo difdire: anchora che poi non lì man di in effetto è calò referuato: & ancho quel li,che fi riuocano di qllo,che veramente ha # tieuano de pollo: onero incita,o iducealtri a riuocarlì di quello, che giuftamente haue-uano depofto: tutti fono incorli nel cafo ri-feruato. L'altro cafo riferuatodi quelli numerati nel fol. è, quando i’accufato và cercando li nomi de gl’accufanti,e quefto con animo di vendicarli,è cafo riferuato: ma fe lo facelìe per volerle hauere maggior obligo^ darli maggior confidentia in douerlo corregere : poi che gl'hà fatto la charità di farlo emendare di quello, che cffo non fi ri-cordaua,5c poi l’haucua da piangere in purgatorio,in tale termine non è niuno cafo ri leruato. Mail farerifentimento delle vifite fcmprc è ftato prohibito con pena di priua tione, & al tre pene : & in quello quando il Guardiano,o altro frate fono conuinti di ri fentimento fatto delle vifite, dcuono effere priui l 336 ES PO S IT. DEL C. VII. priui di voce: & dignità effendo che non ef fendo, che non fiamo venuti alla religione per litigare, ma per piangere le noftre colpe: ma hoime che talecfsecutione fi efsequi fce bene contra qualche sfortunatojma cétra frate potente d’amicitia,o parentela no fi ritmila foggetto à legge. L’altro calo riferuato di detti numerati al fol. è la riuelatione fatta fcientimcn-te dclli nomi de gl’accufanti aglaccufatim-uero ad’altri,che non lofapeuano ; quello è cafo riferuato : poiché è cauta di feminare, & ponere difcordic, rancore, & inquietudine tra gli frati:& quello è,quandoilGuar diano, o altro Prelato dice, fra tale mi t’hà acculato, lenza efser necefiità di nominare il nome del acculante. Ouero tra li frati dice,fra tale t’hà acculato al Prelato. Onero dice, non fai fra tale, che fra tale hà acculato fra tale di quello,&di quelto,& coli lenii na, & pone difcordia, & rancore, & inquietudine,& maleuolentic tra li frati ; & p ciò, è cafo riferuato, tanto il Prelato, quanto il fudditOjChe gli cafcaranno:& per quello no deue il Prelato dire il nome dell’accufante a fine, che nò dia occalione di di fcordia tra li frati: eccetto,quando occorre, che bifogna fare affronto : il che non è in ogni frafcaria: & ancho che andando le cole iècrete, fi come deue, fi viene a dare maggior confiden- DELLA REG. DE FR. 337 ti a alli frati di auifarc molte cole, che ricercano rimedio : & il frate per non lì mettere a partito d’inquietarfi con li frati, le racc,& non da rimedio di leuarc l’oCcafìoni : con proteftarliappreflb iddio, & San France-Ico di fritto il danno, &: rilailatione, chene fuccederà,chelia fopra la cofciétiadel Prela to,chenonèfìdele.ne alla falutcdellafua animameallarcligione: perche fe haudleze lo della fua fallite,haueria zelo di conferua-re le buone vfanze della religione, di fapere in fecrcto li difordini, & mali efsempij, che potriano fuccedere, Se conferuare la pace, & concordia tra li fratelli. L’altro cafo riferuato notato in detto fol. è la detentione, Sc proprietà di qual iìuoglia cofa, come fi è detto al fol. laquale potrà elfere,oltra il tenere denari,potrà tenere alcuna cofa minima,con tanta af fettionc,Se rifolutione,dinólalciarfeIileua teda! Prelato,pcr il che potrà eifere,chemo rifse di fubitana morte, Se mettcfsi a pericolo de la fua fallite con tutto , chchabbia Patito affai nella religione. L’altro cafo riferuato pollo in detto fol. è la mano violenta in qual lì voglia per tona.Onde mettere mano violenta in feco-lariè calo riferuato. Ma difciplinarlo per via di correttione,non è cafo riferuato: ma deyc eßer molto bene punito detto frate,ef Y fendo 338 ESPOSIT. DEL C. VII. fendo che nonftà ad'effo di punirlo, o corre gerlo per tale via , & anco per il fcandalo, che potria fuccedcre, in quanto che il feco-lare poi alla giornata fi volefse vendicare. Ma ponere mano violenta in qual fi uoglia forte di perfone Rcligiofc,ancorchcTuiìero nouicij, tanto nella noftra religione, come ancora fuori di efia: onero chierici feculari; s’mcorre nel peccato mortale;& anco nella fcommunicamaggiore:& andrò il Religio fo,che con ira battc,oucro percu ore, & feri fce fe ftefiò, è fcommunicato, come dice la Somma Angelica nel ti tu. Excom. Quinta, num.28.la Somma Silueft. tit.Excom.d.nu. 8.&la Somma Nauarra cap.27.num.78.ma più chiaro al cap. 15.num. 11 .& quefto mettere mano violenta, per incorrere nell a fcó mimica,s’intende,quädo l’atto è cöfumma to,& no quando l’atto non è confummato: fi come per efscmpio : io ti tiro vna pietra per darti,onero cö il baftonc per darti,& tu fuggi, & per quetto non ti arriuo, ne con la pietra,ne con li baftone,ne ti hà toccato:an corchc l’animo mio è fiato di dartimon per quefto fon’incorfo nella fcommunica: per caula che nelle cole penali, fi ricerca l’atto confummato, come dice l’Archidiacono nel cap.fìnale,de Penis, in 6. Decretale: óc il medefimo dice la glofadi detto cap. & ancorché io pecco per il mal animo di uoler- DELLA REG. DE FR. 3?9 ti dare : tutta volta non fono incorfo nella pena della fcommunica,ne manco del cafo riferuato.Onde quando occorrefie, che tra li frati s’haueflero battuti; & la cola è fccre-ta;& nonuiè lamentatione : in tale termine può dfcr’afsolu rodai Guardiano ,li co-niehò vifto pratticarc,& dichiararci da’Rc-Ucrcndilf Generali: da eguali è flato dichiara to,che li Guardiani poflano in foro confcié tue afsoluere detti fcommunicati, con do-Uerli imponere ditta rapprefentarione: Ma quando è publica, onero uiè lamentatione,in tal termine uada al Prouinciale, ouc-to Cuftode, lì come appare nel Coiti pend. priuileg.in tit. Abfolut. num. 8. & quello è flato concedo per leuarc l’occafioni di an^-dare vagando : & quello che hò detto delli frati, che battono,dico anco per le Mona-r che,che tra loro li battclìero:fimilmente in corrono nell’iftefsa fcommunica,come di-ceil cap.de Moniahbus.de fcnt.Excom. L’altro cafo frferuato notato in ditto f°l. è fallìfìcareil figillo , onero mano di Pcrfona notabile:per perlona notabile nella religione s’intende il P.Generale,& Mini Aro Prouinciale,& loroLuogotenentuben che quello, che fallìficalfeil ligillo del Guar diano , ouero fua mano, debba cifer molto bene caftigato: non per quello s’intende no tabile perlona : et fuori della religione s’in- Y 2 tende 340 ESPOSIT. DEL C. VII. tende notabile pcrfona il Vefcouo,o Signo re de’vafialli:il faUifi care,s’intende, feri nendo , o fottoferiuendo con inganno fotte il nome loro,è cafo riferuato. L’vltimo cafo riferuato detto nel fo. è lainobedientia continuata per un giornointiero: & quello s’intende, come dicono le conftitutioni del Fariniero nel fetti-mo c.douc dice,elfcr inobedientc,fc doppo fatta la terza monitione.rcfta ollinato, per un giorno naturale ;doue prefuppone più tempo di vn giorno : poiché s’hanno da fare tre monitioni : onde li come hò detto di l'opra nel prjmo cap. cioè , che tral’una, & l’altra monitione, iìa qualche buon fpatio di tempo, acciò che ni polfano andare frati a pregarlo, & cshortarlo in farle ricono-fcereil Ilio errore: & non procedere con fu ria,& incorrere nel peccato mortale,come lì è in quel luogo detto.Et non folo per li p detti cali dette il confelìbre rimettere il penitente,per la penitentia al Padre Miniftror ma è aliai bene a rimetterlo per altri cali: li come faria a dire, il Padre Miniftro manda vn fratea pigliare alcuna cofa della fua cella^ quello malitiofamente và leggendo le cofe lècrcte, che tiene il Miniftro delti difef ti de’fratijChe fecretamete hà puniti,ò vuole punire, onero ftà uicino al detto Minierò,quando legge lettere de'frati, Se elfo da dietro DELLA REG. DE FR. 341 dietro ftà leggendordoue ne fegue, che poi, cornee folito tra li frati, li dicono certi hot toni,con notificarli fotto coperta, che efib, fa il difetto,che hà commeffo, o la peni ren-tia fccreta, che nc hà hauuta dal Miniftro: douein quelto reità infamato il Mimltro, che nelle cofe,che hà dimofirato farle fecre te,le habbia poi publicate ahi frati : & detto Miniftro non'ne la niente:& per quello tali frati curioli in fare limili cofe è bene a rimetterli al detto Miniftro , accio vn altra Volta ftia più cauto.Et tale prefentatione di notificare lifopradetti peccati fi deuefare in confeftione, quando è fecreta, con dire il confiteor Dco , accioche non fi habbia da publicare : nc procedere fuori di confeftione: & quando per inauertentia, non dicclle il confiteor Deo:s’intende detto fotto il det to figillo di confeftione : cflendo che non li Può,nedcue crederli,cheil penitente voglia dire il fuo peccato di maniera, che s’habbia, n publicare: eccetto,quando fofle venuto in notitia del Miniftro, per altra uia, chep fua còfefiioneilaquale probatione tocca al Miniftro di prouare : come dicono tutte le Sù-nte,quando trattano de figillo confeftìonis. Et ancho è da notare, tra li frati,che il capi, omnis vtriufque fexus. de Penit. & Remis, nel Decretale , commanda douerli deponere il confeflbre, che direttamente ,oin- Y 3 dirct- 342 ESPOSIT. DEL C. VII. direttamente, publica le cofe intefe in confeßionc : per ilche andando il frate fot-to želodi confeflarfi, & in luogo di dire li Tuoi peccati, doppo che hà detto il cöfiteor Dco, incomi ncia a minacciare,& dire ingiù ria al confellòre : imaginandofi, che il con-feflòre fia obligato a non potere dire nien-temon penfando eflb poucretto, che in que fto commette vn gran facrilegio : & è tale, che s’inquello atto morilfe di morte fubira na,faria quali certo della fua danatione:poi-che il Santo Sacramento,che Iddio hà inlìi-mito, per dare remilTìone, & perdono, elfo 10 profana in feruirfene per vindicare, con crcderfi,che feì confelfore poi ne dirà alcuna colà ,clìb l’accufarà, ch’habbia nudata la confclfione: & quello,è che non confiderà quello,che Papa InnocentioI I I.fopra 11 detto cap. omnis dice, che quello s’intende eifere detto in foro p^nirentie,del quale ne tiene contritione, & ne vuole l’alfoiutio ne : dotte meritaméte la Religione punifee, & caltiga tali frati, che commettono cofi gran facrilegio.Similmente dette atterrire il confelfore, che afcoltando alcuno peccato in confclfione, del quale veramente il penitente fi confetta, per volerne Valfolutione : &doppo finitala confelììone finge di non hauerlo bene intefo,& gli ritorna a dimandare: Sc cofi quanto gl’haueua detto prima, DELLA REG. DE FR. 343 che gli facefle l’aflòlutione,tanto con ingan no li fa dire doppo l’aflblutioncrdoue tutto queftofimilmente li dice diedi detto in có-fellìonc, & publicandolo lenza volontà, & efprelTa licentia del penitente: elìòconfet-fore incorre nella pena di detto cap.omnis, quando il penitente riclamarà, chegl’è llà-ta nudata la confellìone: & allora non vale al cófdlbre di dire, che gliel’hà detto fuo ri di confdfione:douc al detto cófelTore gl’è ncceflàrio prouare, che quello fapeua prima, che fi confdìàlìe: ouero da altri, doppo che fi confefsò,ciò è, che quelli firn plicemé te gl’habbiano contato, tale fatto, & nö ehe elfo confefibre gl’habbia interrogati, come palfaua tale fatto : altramentercfta in pena : poiché quanto con fella, & diceinnanci l’af folutionc,& per chiarire il cófdlbre circa ef fa cófdlìone lo dice doppo raflblutione: tut to è in foro del facramento della Peniten-tia.Di più anchorche il Miniftro lia nel luogo, c quello, che hà cafo riferuato, fi vuole confefsareùl confclìbre lo può afsoluere,an corche fufse peccato confummato con per fone contrai voto, & honeftà della caftità: quantunque il confclsore non lia Guardiano, ne il penitente fi lia prima prefentato ai Miniftro,clTendo frate di bonaconfcientia, & dice, che fi apprefen tarà, & non è foli to
  • che il predicatore deue nel fuo parlare auer tire a tre cofe, ciò è, di confcrtiare la pace nella Chicfa,di non predicare, fe non è man A a 3 datOs 374 ESPOSIT. DEL C. IX. dato, & che nella fua predicanone habbia da edificare, & perciò predicare materie alte per di moftrare più Vcicn tia, che nò hà,5c tifareaffettatione nel parlare, più pfto cau-fa curiofità,che utili tà:& per quello di (le be ne un noftro padre molto fpirituale; eflen-do domandatole nel tempo fuo haueua p-dicato fiori,& fioretti, come alcuni ufano: rifpofe.che prima che in traile tra Capucci-ni,dodecianni haueua predicato fiori,6c fio retti,fenza fare frutto,& hauere perfo il me rito della predicanone 5 & che d9ppo,chc li è dato a predicare la fimplicità della fcrittu ra,fecondo la intelligcntia de’facri dottori, fenzacuriofità,femprcfà frutto alla chiefa fanta. Seguita effa Regola. Annunciando a loro li uitii,& le uirtù,la pena,& la gloria, co breuità di fcrmonc. Et m quello s’accor-dail Concilio Tridentino nella fef.24..dere forma.cap.4.doue dice alli predicatori,che annüciino lafacra fcrittu ra, & la diurna leg ge:& per quello li dene lallare da caro ogni uana,& inutile queftione,opinione, & foni lità da pochi intefa: ma fecondo fellem pio di S.Giouan Battilla predicare, Penitétiani agite,appropinquabit enim Regnum coelo rü : & coli olfemarono li primi Capuccini, che predicarono in Italia, in predicare fim-plicità:ilchehoggimolti fi dilettano di ore di care fiori,öc fioretti, lenza fare frutto : & quello DELLA REG. DE FR. 375 quello è,per volere predicare agl’altri, & no a fe:ma per eflereuero predicatore bifògna, che primo predichi afe fteffo, & poi nella fuapredicationeintrodurrecßempii,& cali di confcientia,ciò è, materie di reftitutio-ne,cofi di robbe,come di fama, & rcmilTio-ne,& altre materie necelfariealla falute dcl-l'anima ? & le Summe diffufamente lo trattano ,& introdurre > comcpoflàno operare perandarcalCielo ;5c comefi può fugire l’Inferno, & fcappare le pene del Purgatorio ,& non Ilare a dire malediperfoneEc-cleliafticerpercheil capir, primodepriuileg-nelle Clementine dicedn virtù di fanta obe dientia,& fotto maledittione eterna diftret tamenteprohibimoalli predicatori,che nel li loro fermont non habbiano da detrahere alti prelati della Chieda : li bene che può direbbe quello, che commette limonia, coti dichiarare,che cofa è,& quando li commet teIimonia;& quello,& quello, che fà il tale peccato, patirà la tale pena : Seguita dfa regola,imperoche la parola abbreuiata fece il Signore fopra la terra,ciò è,fenza parlare fu perfluo,curiofo,affettato,oinfruttuofo:ma deuedire,comediceil Santo Euangelio, Di liges proximum tuum,(icut teipfum:& poe nitentiam agite, appropinquabit enim Regnum calorum . Et di quelle materie deuo-noli frati parlare quando Hanno con feco- A a 4 lari; 376 ESPOSIT. DEL C. X. lan; & non di parole ociofe : dcllequali nei fecoiavi fe ne pigliano buono efsempio : ne cllì fu girano di purgarle: poiche’l Sarò Euä gelio dice,che daremo conto d’ogni parola ociofa.comc fièdcrtoiòpraal foì. 226. Finifccil Nono capitolo^ leguita il De-cimo,il quale confitte nell’iftefle parole del-Tuna, & l’altra regola ,ut in fol. 129. &fol. io. per quello caminarò nella regoladelii frati,per potere ciTcre più abondante. Capitolo Decimo,quale tratta dell’amtnonitione, & coYYCttione del lì frati,& Jòrdle. T I frati,liquali fono Minittri, & ferui de ' gl’altri frati. Ciò è, Miniftri nelle cofe fpirituali,& ferui nelle cofe temporali.Vili-tino,ciò è,familiarmente,& ammonifeano li fuoi frati generalmente : ti come dice San Bonauentura,per caufa,che (i come li teco-lari li compongono delliloro peccati,dando ad’afcoltare la predica : coti anchora li frati,5c forelle ti compongono, & ti emendano de’lorodifetti, mamme quando (i fà fermonc charitatiuo;& non di etsat peratio ne: per il cheli frati più pretto (ì pongono in defperationc:che in emendatione: & per q-fto dice la regolabile humilmente,5c chari-tatiuamentegiicorrcgano:& per ciò, vilìta do,vadano inquirendo per generale, & par- tico- DELLA REG. DE FR. $77 ticolarcinquifirione: alla quale vilita none obligato il Minillro, di precetto di peccato mortale di farla: eccetto , fe fuccedelle, che per omiffione lua fucccdeiìe peccato mor-tale:poichepcrnon vilìtareilfuddito,&lc uarle i’occalioni del peccato mortale: quello perfcucta nel peccare: & per fapere li difetti da douerfi punire,o rimediare,che non fi commettano , bifogna procedere pcrin-quifitionc generale: il come fi è ofiemato, che quand o viene il Prelato alla vifita, coni manda per obedientia,che lifiano dinoncia ti li difetti, che fi hanno da prouedere:Et in quefto pecca il fuddito contra il voto della obedientia,non dicendo li difetti,ch’eilò fa, per li quali fi deue rimediare:eflendo, che il Prelato non può prouedere in quello, che non fà:5c per ciò deue dire tutto quello,che fà:ciò è,quello,ch’è publico,dirlo a effo,come Prelato, &qilo,cheèfecreto,dirle,che remedij come padre.Ma quando dice al prc lato,che glielo dice,come a padre, &c il prelato nc hà notitia di tale cola : le deue dire, che in quefto, lì rimetta a elio : perche bifogna I ciò prouedere, come meglio farà efpc diente, & in quefto feruirli del denunciatore,per teftimonio.Ma quando è cofa, cheef folòlo compagno la fà, è obligato dirlo al prelato,chedlò li faccia la correttione, come padredenza elfo farli prima la correttio 37» ES PO S IT. DEL C X. ne:perche è più efpediente,che il prelato,co me padre,li faccia la corrctnonc: & ancora, chefiarà vigilante in eflb, inleuarlerócca-fioni: ß comediceil Brandolino ; & in quella parcheß accordi la Summa Aitcnfe nel fecondo librogiel tit.67.art.6.douedice,che le vißtc,che fi fanno tra li religioß, fpeflb,& qnaß fèmprefono ddpcccati veniali : delli quali non ß da corrcttionc fraterna di pre-cetto:& che il fatto de’religiofinelli loroca pitoli in prefentiadel prelato non è propria mente dinonciatione, o accufationc, o in-quifitionc,delle quali parla la legge : ma più pretto é vna certa vifita,al fuo tempo,fecÓ-do li fiatati della religione, ragioneuolmen te fatti, & inftimiti dalli padri ; fimilmente parche , in. quefto concorra San Thomafo nell’vndecimo,Quolib.nel art. vlt. al 3.arg. poi che dice,che s’alcunorifcrifceal prelato la colpa del proiß mo con in tento,che hab-biada proucderc, che per Tauenire non ricalchi: , 5c che attenda alla emendatione del prottimorouero altre fimili cofe, fi come li pare efpediète,ad’ettb,che riferifce,non pec ca:& concorda la Summa Angelica, in tir. Denùciatio.al numero Decimo:& per quefto la Serena confcrentia,nella fua efpolitio ne,alla cétefimaQueft.impone grane pena allifrati,chetenctteroil contrario: & quefto fi vuoleintenderc, quando il prelato è, come DELLA REG. DE FR. 379 come deue effere ciò è, difcrero, fpirituale. Vigilante nella fua fallite, & de’fuoi fudditi, &non vi cercando la loro dannatione.Ma quando il prelato conofcc il fuddito accufa to effere perfona furiofamon deuedclieco-fefecrctedirlenienre: ma fi bene leuarlil' occafioni:Ma quando il frate fi lamenta, & vuole fodisfatione.il prelato è obligato fot to pena di peccato a procedere per via d’in-quifitione ,& produrre in publico tale delitto,come fi è detto di fopra al fol. & se predimoftrando effo prelato,che quella pe-nitcntia,cheda, è contra la fua volontà : & che non votria, foffe fucceffo il deferto,per dare pcnitentia;quale trouandola taffata in tale,o limilecafo:ti potràferuiredeffa,& il fuddito non (i può lamentare. Seguita dia regola, Non commandandoli alcuna cofa, laquale fia contra l’Anima, & la regola no-Itra. Commandare contra l’Anima è ordinarli, che faccia qualche peccato : non folo peccato mortale: ma che foffe etiam venia-le:li come ordinarli, che dica una bugia di peccato veniale: effendocheSan Thomafo nella.2.2.q.4?. art. 7. alla ultima rii polla nel fine,dice,Quantunque per il peccato veniale non fi perde la gratia ; per la quale è la fallite deirhuomo : nientedimeno in quanto cheil venialedifponeal mortale,& è in detrimento della fua falute.Et nella Terza psr te ESPOSIT. DEL C. X. re della fuafumnia, nella 23. quell, della additione, al primo arg. 11 medeimo SanTho mafodice , cheli come il peccato mortale n on li può ben fare: coli anco non lì può bé fare il ueniale : & per quello fi come l’huo-mo deue piu predo fottcnere la morte, che peccare morrai mente: cofi anco,che peccare venialmente,in quel modo debito, con il quale deue alitare li peccati veniali . Et nel libro delii Decreti, di Gratiano alla caufa, 22.q.z.c.i7.dice;ches'aIcuno Veniràa te,di-cedori, che dicédo vna fola bugia lo potrai liberare dalla morte,non ladeui dire: p cau fa,chela bocca,che dice bugie, ammazza la fua anima:5c elsendo che dicédo bugie perdi la uita eterna, mai per qual fi voglia vita temporale fi deue mentire . Et nel medefi-mo libro,& luogo,al capi. 15.dice,con gran {Indio fuggi ogni lòrte di bugie: & ne per in auertentia, ne dudiofamente babbi da parlare il fallo : anchora che lo facefle per fare vtile ad’altri: ne manco con bugie babbi da difendere la vita d'altri : ma in tutte le cofe guardati dalla bugia.Et per quello non è ob figaro ad’obedire: ma tale rifpofta vuole effere con humiltà,6t non con fupevbia.Ma il commandare,che dica alcuna cofa ricrcatina,nel tempo di recreatione,è obligato obe dire: per caufa, che può dire cole ipirituali. Ma ne anco contra li facri Decreti della Chic- DELLA REG. DE FR. 381 Chiefa deue obedirc:quando il prelato le cö manda etiam per fanta obedientia , che vada a riceucrc i facramenti degl’ordini E cele fiaftici: non hauendo liiffìcienrc intetiigen-tia della lingua latina grämatica: come có-manda’l facro Concilio Tridentino fcfl'. 2 cap.11. & 12. & nel noltro Enchiridion Ec-clcfiaft.del 15 8 S. nel facramento di detto or dine circalaeflamina,doue hòdettò : cheè in quanto al fatto d’ell'cre contra l’anima. Ma in quanto al fatto di eflerc contra la Re gola:è come dicono li quattro Macftri, Se il Pifa,& Fra Pietro, doue nelle loro clpoli-tioni : che contra la Regola è commandare non folo contra li precetti di dìa Regola: ma anco contra liftatuti della Religione, Hat uiti per confemationc della purità della Regola. Ma in quanto al commandare circa ìe libertà della Regola : il Brandolino dice, che il frate Minore è obligato obedire al fuo Prelato in tuttelc liberta della fua re gola : ^flendo cheli frati fono obligati obedire alii fuoi Prelati in tutte le cofe, purché non liano contra d’Iddio,ne dell’anima, ne, della Regola: dunque deue obedire, perche quando li dice, la Regola non obliga da le, &il Prelato obliga il luddito,non perla Re gola : ma per authorità che hà, & in quello non fono contrari) il Prelato, Se la Peegola, & pcròàfalfo dire che il Prelato fprohibi- fca. 382 ESPOSIT. DEL C. X. fca, o commandi alcuna libertà della Rego la,ti come è a direda Regola lafcia in libertà delti frati, in quanto al Digiuno della Bene detta,5c il Prelato prohibifee, o lo comma-da per qualche ra^ioncuolecaufa, in virtù della fua Authorita : quella prohibitione, o commandamento non è córra la Regola : poiché tanto in farla,quäto in non farla,no p contrala Regola,&: la detta prohibitione, o commandamento è fecondo la Regola : poiché ella commanda douerti obedire in tutte le cofe, che non fono contra la Regola : ma quando il Prelato commandafle , o prohibifle alcune di elle libertà in vir -tvrdella Regola, faria contractlà : perche elfa non obliga, anzi lafcia in libertà : ma commandandoti in propria virtù , come prelato, al quale è tenuto elio fuddito obedire in tutte le cole, che non fono contra V anima, & la regolatiti tale termine non có-mandaria contra la rcgola:& per quello pof fono ti prelati per cauta raggioneuole pro-hibire, o commandarc circa ledettcliberrà, 5c ti fudditi fono obligati obedire per il voto della perfetta obedientia. Seguita elfa regolarla li frati,liquali fono fudditi, ti ricordino, che per amore d’iddio hanno abnegato la propria volontà : fi come dicclfe: poiché per amore degl’amici ,& parenti, gl’huomini patonogran tribulatione;quan DELLA MG. DE FR. 385 to maggiorméte quefto deuono patire per amor d'iddio : & li cornei figliuoli mondani fono foliciti nelle cofeterrene:quanto maggiormente deuono li frati A forelle effere paratialla obedientia:& non ftarerifo-lutiinfavela propria volontà: laquale come fi debba abnegare, fi è detto nel primo capitolo,trattali do dell'obedientia.Seguita efsa regola,Onde fermamente gli comman do, che obedilcanoallifuoi Miniftriin tut te le cofe,che hanno promefiò al Signore d‘ ofieruare, Se non fono contrariealVanima» & alla regola noftra. Et nel Teftamentodi-ce ; & fermamente voglioobedire al Generale Miniltro di quella fraternità, & a quel Guardiano , quale gli piacerà di darmi: de talmentevoglio eifere prefo nelle fue mani, che io non polìà andare, ne fare oltra laobe dientia,& uoiontà lua, pcrchec mio Signore . Circa di quello, che è contra l’anima,5c la regolaseli fudditidell*vna,5c l’altraregò la non deuono obedire,quefto è detto di fo-pracircadue carte. In quantoall’altre parole di quefto refto : Dice il Brandolino,che il Noftro Padre San Francefcoin tuttele co fe diftìcili polle nella Regola fempre adduce al fuo propofito qualche cofa del iàcro Euangelio, per animare, & cöfortare i fuoi Profelfi : fi come nel fecondo cap. della Regola , volendo dinotatela fuinma ftabilità del |8+ ESPOSIT. DEL C. X. del noftro ftaro : ciò è, che per niun modo dobbiamo lafciarlo,ne vfcirc da quella Religione, adduce 1’Euangclio, che dice: Ninno, che pone la mano all’aratro, & rifguar-da indietro,è atto al Regno d’Iddio:Sc.limrl mente nel medefimo cap.dice,che li dicano la parola del fanto Euangelio,che vendano le loro robbe, & li ftudijno darle a poueri : & nel 6.cap. volendo animare i frati alla po uertà, dice, che vadano per lelcmolina, & che no li bilbgna vergognarti, impcroche, il Signore ti fece pouero per noi: coli al propolito,volendo in quello capitolo il nollro Padre San Francefco indurre i frati alla per fetta, & Uretra obedicntia, gli riduce a memoria il voto, che hanno fatto a Iddio, per il quale hanno abnegato la propria volontà fecondo il cóligliodel Santo Euangelio, chedice, s’alcuno vuole venire doppo me, abneghi fe mcdelimo, & pigli la Croce, <$c feguiti me. Seguita ella Regola,Et in qualü queluogo fono frati,i quali fapeflero, & co nofceflero, non potere ofleruarc la Regola fpiritualmente, debbiano,& pollano ricorrere allifuoi Miniftii: Allhoralipuódire, che non può otieruarela Regola fpiritual-menre, quando il difettoèdalla partedel-laconfcientia,o del luogo: dalla parte della cól'cietia è,come dicono li quattro Maeftri, 5c Era Pietro Giouanni,& il Pila,li quali nel DELLA REG. DE FR. 385 le loro efpofitioni dicono edere lo incorrere nel peccato mortale, onero effere incita-riuo al peccato mortale: li come bilògnado confeffare donne mondane, & il frate,al quale è importo tale officio,è graucméte te tato d'operare contra il voto di caftità, per ilche confeflando donne, & fentcndo le loro tentationi, & operationi lafciue , può de facili incorrere nel peccato, rtante la tenta-1 rione, che lo moietta. In quanto al luogo, per il quale non può offeruare la Regola fpi ritualmente,è,quando nel luogo, doue ttà, fanno comprare le cofe per il vittode quali fi potiono hauerc mendicando alla giorna-ta,& per non volerli affaticare, li frati le fan no comprare : onero il luogo tiene entrate, & di quelle lì viue : onero bifogna tenere fchola per infegnare a fccolari, 5c altri, che non fono nella noftra Religione: onero nel luogo vi fono difonefte prattiche, per ilche può nafeere fcandalo ? in quelli cali lì dice non potere offeruare la Regola fpiritualmé te,& deue andare al fuo Miniftro: & in quä-to alla venuta del frate che dice, che per no potere offeruare la Regola fpirituàlmente, ! 5tp quello è venuto al fuo Minirtro,in quello ti deue conlìderare,chc nò lìa per capriccio,ma perfona digiuditio,& folitadi conli gliarlìconpciione tementi d’iddio ,& che nò habbia potuto affilare per lettera, accio 5b s’ha- 386 ESPOS1T. DEL C. X. s’hauefle potuto dal Miniflro rimediare : perche altraméte bifogna ofleruare,quello, che a fine, che qualche frate fiotto fipecie di dire,chenö può oificruarela fiua Regola fpi-ritualméte:fiene và folo, al fiuo Miniflro: & per la Urada fatisfa alli fuoi mali defiderij: U Concilio Tridentino nella fieffia 5 .tir. de Re gul.cap.4. doue dice,a ninno Regolare fiali cito partirli dal fino conuento, anchorche fuffe fiotto ptefto di andare a trouare il fino Prelato : eccetto, che elio Prelato lo mandi,onero è chiamato da efiso co ordine fcrit to,& quello, che f arà trouato lenza tale ordine ficritto,fia dall’ordinario cafiigato, come dcficrtore delli fuoi inflitti ti. Seguita efi-fia Regola, Ma li Miniflri caritatiuamcnte, & benignamente gli riceuano,& tanta fami Ilarità nabbiano circa effi, che pofìano dire loro,& fare cornei Signori ai fuoi lenii :i in peroche cofi deue effere, che li Miniflri fia-no ferui di tutti i fratheiò è, che il Miniflro fi porti nel corregere,& ammonire,con tan ta familiarità, & manfuetudine, per fiche non dimoflri dominio : ma in quel modo, che i ferui fiogliono ammonire i loro padro ni de gVerrori,che fanno,non negando di efi ficquirel’ordine dato da San Francefco alle iòrelle nel fine del Nono cap. della loro Re gola doue dice, con fi configlio delli Dificrc ri,fi dia lapcnitcnna: & non per chimera,pe DEILA REG. DE FR. 387 fando che in terra non gli farà, chi lo cafti-ghi della chimera, la quale farà caligata dal la Diuina giuftitia. Seguita dia Regola, Io ammonifco , & efsorto nel Signore lefu Chrifto,che lì guardino li frati, & forelle,da ogni fuperbia, vanagloria,inuidia, auaritia, cura, & folicitudine di quello mondo,dalla mormora rione, & detrattione. In quella ammonitionc che fà San Fracefco, perche, antiuedeua,cheli fra ti,& forelle doueuano fare poco conto del dimettere peccati veniali , con darli confidcntia,con ogni minimo atto citeriore ellèreliberi dal douerne piangere la pena nel fuoco del Purgatorio-: poiché li legge nel fermonario del Difcipu-lo,al ferm.37.dellaquinquagefima,dellalìa pa di Venetia del 15 84. che la forella di Santo Damiano, che era di fantiflìma vita, per hauere dalla fua camera vna volta,tantum, afcolrata vna mufica , che lì faceua nella Piazza,& di quello perdimento di tempo di bene operare,non ne fece penitentia in que Ho mondo: alla morte fù condcnnata doue te fare quindici giorni nel fuoco del Purga torio: li come ella poi riuelò al detto fuo fra tello San Damianodl quale fi può prefuppo nere, che per efsere finto,hauelfe fatto mol ta orarionc per l’anima della fua forella:an-chorche fülle fiata di fanta vita:& con tutto quello per vn peccato d’afcoltare vna muti B b a ca. 588 ESPOSIT. DEL C. X. ca, ne ftete quindici giorni nel fuoco del Purgatovio:Hor che larà di noi,che non fo lo vna,ma tre,& fei bore del giorno, cö volontà di perfcuerare,lefpendiamo in ferui-tio del Dianolo,in dire cofeociofc,uane,& inutili : & liamo caufa di fare far il medeli-mo alli cöpagni, che in ciò liamo impediti: per non confidcrarc quello,che Santa Brigi da, nel libro 7. delle fue Riuelationi, al cap. 27. §. ceterum,dice, che Iddio li difl'e, chefi come ogni peccato mortale è gràuilììmo : coli ancora il veniale, fe l’huomo fi diletta in elfo,con volontà di perfeuerare,fì fà mor tale:& in quello parche,li accordi San Bona uentura nel ideile fent.dill. 16.art.vlt.quef. i.dicendo, che il veniale per la delettatione circa il confeniò,& per la compiacentia,fecondo che li dice,che la copiaceli tia è cólen fo pieno,c morrale.Et per quello San Fran-cefco gl’ammonifce circa elfi peccati venia li, accio non ne facciano poco conto, & lene paflalfero fenza farne vera penitentia:cf-fendo che San Thomafo nel 4. delle fen.dif. 16.qudt.2arr.2A nella B.par.quef.Sy.art.i. ad i.arg.dice, chela pcnitentia, che ricercano i peccati veniali, è, che fi propongaalte-nerli da ogn leccato veniale, in particola-re:manoningenerale:poichel’inlìrmità, di quella vita non patifcelaftenerfi in generale da elfi veniali : nientedimeno deue haue- DELLA KEG. DE FR. 389 i'c propoüto di ppararfi a diminuire cfli pec cari veniali : altramente è pericolo di mancare l’appetito di far ,pfìtto,o di lenire gl’im pedimcnti,della perfettione fpiritualc:qua-11 fono i peccati veniali : & il medefimo dice la Somma Aftenfe nel libro 5. tir. 3. & in quello può conofcere il frate, & la forella il profitto , che fà nell’aftcncrli da’pcccati veniali . Ne per quello dcuono dii frati, & fo-rellc penlarfì del tutto elfer liberi di piangere la pena per i detti peccati veniali : hauen-do fatta la con fellione publica,che li fà a cö pieta:eccetto,fe la facelfero cö forme a quel la.cheSanThomafoin 3.par.quef.87.art.3. ad i .arg.dice,che tutte quelle cofe caufano la remiifione dc’pcccati veniali: inquanto che inchinano l’animo a moto di peniten-tia : quale è la detellarione de’peccati, o implicitamente, o cfplicitamcnte. Et per quello il Nauarro nel fuo trattato de indulgentia,nel Notab.i9.num.6.&Notab.32.num. 46.dice,che fein quell’atto, chefà per con-feguire lìndulgentia , commette peccato veniale ,non confegvifcel’indulgentia: Se detto Nauarro nel fuo Hifpanico Silentio : nel lugar.15.al num. 21. conclude,che per nitma opera, per buona chelia, meritiamo la gratia, feli fà male, falté venialitcr: anci, dice,che meritiamo pena per quella, quanti) nque la gratia acquiftata per il peccato 390 ESPOSIT. DEL C X. veniale non fi perde: nientedimeno impedi feeraugmentatione d’eira : coli per nulla cofa eccellente, che fia, fi acquifta efsa gratia, fe per qualche parte,per minima che fia, è peccato vcnialc:5c in elfo conclude, che il maggior guadagno delle noftrc orationi è acquiftareda Iddiolagratiagratum facientem: ouero Vaugmentatione d’elTa: il quale guadagnofemprc lo perdiamo,quando che dicendo le orationi commettiamo peccato veniale:5c in quello la più gra fatica, che hanno quelli, che fono obligati a dire l’officio in choro è,che men tre elio officio dicono: parlando di cofeimpertinehti,peccano venialmente: Scncllugar. 17.ilmedclimo di ce delle orationi volontarie lenza obliga tione,perfententiadi leremia al ca. che dice, Malcdiftus, qui opus Dei negligenter facit: Sc per ciò elfo Nauarro nella lua Som ma al fettimo Preludio, nel numc.22.dice-ua,che bifognaIlareattcnto,& circolpctro con gran lludio in quel bene,checongrà fa ticag meritare faciamo accioche l’habbia-mo a pdere,p dapocagine:ouero quel che è peggio,quädo da noi e fatto di maniera,che ne habbiamo a mentire punitione. Et fccó-do che nelli Miracoli di Nollra Donna fi legge nel libro del Rofario,in ottauo foglio dellattampadi Venetia 15 74.al fol.232.d’v-na Donna Fiorentina nominata Benedetta: DELLA REG. DE FR. 391 alla penultima carta la Regina del Ciclo, li dice, che in quella giornata in detta Città, doueuano morire linfrafcritte perfone,ciò c, vn caualliero per il peccato fatto con la fua meretrice, vn fanciullo d'otto anni per haucre commeffo peccato con laforella: benché non habbia potuto compire l’opera,l’hà incominciata. Due delle tue compagne faranno Rannate da ribaldi in lulluria. Vn citadino, che non hà cafligato i fuoi figliuoli. Vn Sacerdote curato,il quale hà po co cercato di correggere il populo,quale gli è commeflò: & maJlime in vdire confefiìo-ne, & ammaeftratc i fuoi Ridditi. Vn Rcli-giofo.il quale non hà fermo propolito d’of lemare la fua Regola, alla quale ogni Reli« giofo è obligato lotto pena di peccato mortale. VIrimo vn’altro Rcligiofo,che dice il fuo officio troppo uagabondamen-te,& tuttiqucfli hoggi (aranodannati: Onde dal fopradetto dcuono notai e i frati, fe> iocofe,vane, Adulatorie,Detrattorie,fuper ftitiofe,impie,6c diaboliche incantationi,di uina- DLLlA REG. DE FR. 395 uinationi,forti,5c libelli etiam famofi: a le-uare.Sc togliere via dettairreucrentia, Se di fprezzo di detta facra ferittura: ordina,5c co manda efla fanta linodo,che da qui innanci, niunomqual fi uoglia modo habbia ardire/!’vfurpare dette fenten tic nelfi fopradit-timodi,o vero fi mili: 5c che tutti quelli,che contrafaranno,fiano da gl’ordinarij caftiga-tijcome temerari), 5c violatori della parola d’iddio. Onero Dctrattioni, Se murmurationi: il che la Somma Nauarra nel capi. 18. al numero, 17. l’hà per vna medelima cofa: laquale confitte nella ofeuratione della fama aliena, per parole occulte in fu a ablen-tia ; dicendo male di dio: ouc ro tacendo la verità, ouero negando là uerità, 5c in quello anchorche il peccato mortale fia vero, ma occulto, manifeftandolo ad’altri,gli bi-fogna rellitutione della fama : il che fi può Vedere nella detta Somma Nauarra nel det to cap.al numero,^.Scandio nell’altreSo me,nel titolo Detradio. Et in quàto al modo di redimire la fama di cola fai fa: veda il detto,al detto numero.Di cofa uera; mafe-cretajal num.48. Di fai fa tedimonian za,anchorche cdb tedimonio n’haucde da perde re la vita: veda il detto Nanatro nel cap. < 5. al numero 17.5c quando non è tenuto rdü-tuirela fama,veda il detto cap. 18 al numero 46.Ma quando la cofa è publica:fi come dire 3 96 ESPOSIT. DEL C. X. dire il tale frate è flato difciplinato in pti-blico, in prefcntia delti frati : in quello non gl’è altro,che peccato veniale:& non gl’oc-corre reftitutioncdi fama,li come dice detto Nauarro in ditto cap.al numero 26. Tut ti quelli fopradctti difetti procedono dalle ciarlarie, & dalla poca cura del fare profitto nella via fpirituale : fcordandofi del detto della facra fcnttura nelle lamentationi di Hiercmia,alterzocapo,douedice,chele dcrà il lòlitario,tacerà,o darà in lilentioiper caulà,che li è leuato fopra di fc:ciò è, per co templationc’.al chcprouedendo le conllitu tioni regolari, per efscquircil precetto,che laChiefafantafànel cap. cum admonaltc-rium.de llat.Monach.nel Decretale. Commandano douerlioflcruareillìlentio,tanto nell’hore,come neluoghi particolari: & ql-li,chc lo rompono, gl’obliga a dire tanti pa ter noiìri, & quantunque dette conftitutio-ni non obligano a peccato alcuno, ma folo alla pena : al che rifponde il Gaetano nella 2.2.q-i8ó.art.9. dub. 2. trattando delle con-ftitutioni, che non obligano a peccato : ma folo alla pena,dice: che dicendo la conilitu-tione,che quello,che farà tale colà, fegl’im ponga la tal penami quello mentre, che dal prelato non gli farà impolla:non è obligato a farla:ma dicendo,che quello,che rompe il filentio, faccia la tale penitentia : in quello, poiché DELLA REG. DE FR. 397 poiché la pena fi troua talsata,& per la con« fiitntioneimpolta:a quella pena è obligato, anchorche niun prelato glie l’imponga. E ancho d'aucrtirc, che quando fi và per con-fcffare, che non balta dire, dico mia colpa, che hò molto mormorato, & dette molte parole detrattorie, di cofa di peccato mor-tale:elìendo che il fine di quella detrattione è il uolere diffamare il prolfimo 5 & Iettarlo da quella bona opinione,nella quale è riputato: & in quello occorre rdlitutionedi fama ,& non fatisfa confelfandoliin generale . Deueanchoconfidcrare,chequandoli và per confettare de’pcccati veniali : li farà molto utilità quello , che fra Bartolomeo Medina nella tua Somma, nel primo libro capi. 12.§.i.dotte dice, che s’ttno fi và acon-feflàrc,benché lia de’peccati veniali : le non và con propofito d’emedarfene, pecca mor talmente, & la confelfione è invalida : perche c regola generalexhe quando la forma del Sacramento s’applica, dotte non è vera materia, è facrilegio, & pecca mortalmente: & elfendo la materia fubllanfiale del Sacramento della pcnitcntiail dolore de’peccati con propolitod’emcndarfixlouenonè tale propofito,s’applica la forma del Sacramento, dotte non è vera materia :& cofi fi commette peccato mortale:per il chcauer-tifea il penitente, che fe bene non è in obli- 39$ ESPOSIT. DEL C. X. go di confdTarii de’pcccati veniali : nondimeno,poi chefene confeflà, gii hà dacon-feffare debitamente. Seguita ella regola, Et non li curino quelli, che non fanno lettere d’impararle.Ciò è,quelli, che tengono pelò di predicare,confelì'are, & di celebrare mef-fa: onero fono tali, che per l’aucnire faranno polti a quelli offici) di predicare,celebrare,& confelfaremon vogliano, con anlìerà, Scfouerchio penderò attendere a fludiare, per il che venga a lafciarc l’oratione , & altre cole fpirituali:& quello è quello, che Sä Francefco prohibifee a chierici ; ma a laici del tutto le prohibifee, come cofa difutile a elfi,che non fanno,ne gli è da clfcrli impo Ito,offici), che s’habbianodaellequireper via di feientia litterale, & a quello propolito fi legge nella feconda parte delle noltre Croniche nel libro i. capit. 18. ch’vn laico fecretamcntc tencua vn libro per imparare a leggere : & quantunque.dal Prelato^ gli futfe Itato commandato, che fe ne doucf feefpropriare : prima morie, chcdfufse ef-propriato:& doppo morteapparfe, & dille che per quello libro, che teneua nafcolto, era dannato all’Infcrno.Seguitaefla regola. Orare fempre con puro core. Etin quello mai cella di orare, chi non ceda di ben fare: & orare, è in uiolabilmente odcruare lo fpi rito della diuotionc, a talché da fe efcluda il pecca- DELLA REG. DE FR. 399 peccato deU’AccidiaiScguitaefla regola, Et hauerc Humilita, & pacientia nelle perfecu tioni.Et in quello San Francefcogli porta a memoria la facra fcrittura,che nel fecondo capitolo dello Eccleliattico dice: O figliolo, il quale vai a feruire Iddio,conferuati nella giuftitia,5c mantienti nel timore d'iddio,5c prepara l’anima tua alle tcntationi:& il me-delimo dice San Paulo,quando che nella fé conda a Timoteo,al 3 .c.dicejche tutti quelli,che uogliono viucrepietofamentc,patita no perfecutionc:& per quello diceva, patié tia uobis neceflaria eli. Dice la regola, che habbiano pacientia nella infirmità: Dice Sa Bonaiientura,che la infirmità, è vna aducr-fità nella propria perfona : per il che appartiene,clic li frati fi contentino di pochi fer-uicij ,& pochi rimedij fecondo la clfigentia della pouertà : li come hò detto nel fello capitolo di quella alli frati.& per quello, elfen do che la infirmità, & perfecutione vanno eguali, bifogna eficre fpirituale, accioche ttia fempre con i penlicri,nelle cofe fpiritua li : poiché la mente non può Ilare lenza do-uerli occupare, o in cofe ipirituali per lerui-re a Iddio, & tutte le cole, che in tale occupatione efsequifce,le fà per feruire, & piace rea Iddio. Onero la occupa il Demonio in penfare a proprie commodità, in cofe va-nc,in peniate a mangiare quello, Se quello. 4-00 ES PO SIT. DEL C. X. & ad’altre frafcharie:& colip trquarfì freddo nella viafpifituale trouale fueconlqla tieni in dette vanità, per tormentare la fua anima. Seguita efsa regola, Et amare quel-li,chc perfeguitano,riprendono,& arguifeq no, imperoche dice il Signore, amate gl’inimici vo(tri,& pregate per quelli,che vi perfeguitano , & vi calumniano : Beati quelli, chepatifconoperfecutione per lagiuttitia; imperoche di loro è il regno dc'Cieli : ma chi perfeuerarà inlino al fine,qfl;o farà faluo. Capitulo vndècimo, quale tratta dell’officio della portinara; & perche a qucHo capitolo non accade cfpofuione per eßere chiaro in fe,vt in fol. 130. <7' r v Jlh X yf A folo trattare del potere entrare ,& -fVI del modo della claufura.Ciò è,che nel Monafterio fia una fola porta, per iaquale li polfa enrrare,& vfeire: quando la legge per mette tale elito, come fi è detto nel fecondo capitolo di quella regola: Et! quella.por ta non dette eifere portello, onero fineft,fella : & con due ferrature di ferro di iter fc : le chiaui dellcquali, l’un a dette tenere l’Abba della,& l’altra la portinara 5 & non li deue a-prirc,fc non nel modo, che concede la rego la:&circa il parlare, tanto alla porta,quanto alle grate,& rota,fi deue oflemare il mo- DELLA RE. DELLE MO. 401 do affcgnato nel Quinto capitolo diqudta regolaci più, di quello capitolo : & in quello s’accorda,la tertia decima Rubrica, con, icfeguentidi Papa Vrbano,o nominata feconda regola di Santa Chiara: Et perche nel cap.2.3.5.8.6c 9.fi tratta di quelle femine fer Uitrici,che le Monachedcn-troilMonalte-rio teneuano;ftante lafimplicità, 6c perfet-tione nella via fpirituale,efsa regola perqiet teua, viuentc Santa Chiara, 6t fi poteua al-l'hora tollerare tal forte di Donne, che in-trafiero, Se dormiflero, 5c vfeiffero dal Mo-nalterioùlchc hoggi,(täte l'abondantia della malitia, non è pmefpedientedi tenere ta li Donne dentro il Monaltcrio, acciò la firn plicità delle forelIc,non fia offufeata da’i lunghi, vani, 6c mondani ragionamenti: Se quantùque la decima nona Rubrica di detta nominata feeöda Regola,parche,rifguar di la detta fimplicità,6c perfettione, poiché concede dette Donne feruitrici potere dor tnire, 6c habitare dentro il Mon after io,con leforelle. Il che tanto eflfa Rubrica,quanto detta Regola,5c ogni concelìionc, fono (tate riformare dal detto Concilio Tridenti-Uo nella feffa 5 .nel titolo de Regularibus,al cap.S.douecommandafotto penadifeom utunica ipfo fadto da incorrerli : che ninna Pcrfona, tanto huomini,come donne, non habbiano da intrare dentro i Monafterij del Cc le 402 ESPOSIT. DEL C. XL le Monache: non obftante qualfìuoglia con ceiìlonc:& la medefima prohibitione,cria a breue tépo,è confermara nel Concilio Pro uincialeNapolitano, nelcap. 54. Etin quello quado oceorrefie per qualche necelfità aprire la porta, per entrare qualche fomma grolla, & in quello lì trouarà alcuna Dona, quale vinta dalla curiolìtà , o diuotione di vedere dentro il Monalterio, vedendo che la porta s’apre : fubito con furia palla detto: quantunque detta donna ipfo fatioliafcó-municata: elle forclle fono tenute notificar jfiche incorre in detta fcommunica, & non deuono per quello vfatii violentia con ma ni,in cacciarlaana folo pregarla,che voglia vlcire, & ferturfielle forciledella fententia di SanThomafo martire, che fi celebra fra l’ottaua della Natiuità del Signore : il quale difl'e a fimi chierici, che la ciucia,ciò è,gl’Ec clclialtici non fi difendono in quel modo, che li difendono le caltella, ciò è, co l’arme: ne in quello elfe forelle incorrono in cenili ra alcuna.Ma quando detta donna fülle per fona viua, & rilòluta, &c diccllc: eflendoche io mi ho d’afiòlucrc della fcommunica,voglio del tutto fatisfarmi:poiché tanto refio obligataalla pena, le vedo tutto il Monatìc rio, quanto che non, & per quello non mi voglio partire,& li pone a caminare per détto. In quello efiendo che le pene delle cen- fure DELLA RE. DELLE MO. 405 furc Ecclefiaftiche,in tanto hanno luogo , in quäto in cafi particolari lì trouano el prcf ic:& non in fintili cafì:poichcla fcommuni ca è impolta alle donne, che entrano, & nö alle Monache, chepermettefiero, chcen-trafiero : in quello cafo dico, che con ogni niodeftia poflbno accompagnarla per il Ino go:& dato,che in tale atto tacitamente con lcntilìero,o ccccdefleroin tale compagnia: in ricrcatione infieme:efie forclle non fi po triano condannare al peggio, che a quello, che cödannala Cathechcli Napolitananel 3 .libro cap.ó.nu.jo.la quale dice,che le Monache quali ammettono, onero permettono,che dette Donne entrino, lenza pretefto di concelììone Papale, aitanti del 1575.non incorrono in altro,che in peccato mortale, 5t non in efcommunicationc, ne ful’pcnfio ne. Ma fe faccflero entrare dette Donne,an-chorche fuffe Duchefia,o Principefla,in vir hi di qual fi uoglia liqcntia, anchorche fülle de’ Sommi Pontifici conccfic per il tempo Pallato infino al 1575. fono else Monache cfcommunicate, & prillate d’ogni officio, de dignità, per determinatione della Pel.Ri cor.di Papa Gregorio X111. Et nella mede hnaadeterminatione fonoipfo fadocfcö-H^unicati tutti quelli, alli quali per caufa vr Sente, fi come il medico, infcgnatorc, ope-ratori,confeirori, & altri,è concelfa licentia C c 2 di 404 ESPOSIT. DEL C. XI. di potere entrare dentro detti Monafterij, che entrano fuori di detti cafi vrgentiA ne ceflarij : Et anco fono ipfo fatto le Monache efcommunicate, 6c priuate d’officio, Se dignità ,& ralfolutioneè riferuata al Papa, le quali permettono allifopradetti, che entrino fuori di detti cafi vigenti,come appare nel Bollario alla 3 6. confi:, di detto Sommo Pontefice, & nella Cathccheli al detto 6.cap.num.27.5c feq. & la Somma Nauarra al cap.27.alla felfagelima prima (communi ca doppò il num. r 5 o.Ma quando occorref-fe, che qualche gran Signore, o Prelato ha-uelfeottenuto dallaSedia Apo(k>lica,& no d’altro Prelato licentia doppo il 1575. anno, di potereentrare dentro il detto Mona-fterio : non altramente elle Monache fono obligate di permettere,che entrino, fe non nel modo, che in tale cafo hà .determinato la Pel. Rie. di detto Papa Vrbano nella fo-pradetta decima nona Rubrica di detta feconda Rcgola,ciò c,che quelli, che haueran no licentia d’entrare in detti Monafterij,nó altramentepolfanoentrare, eccetto,fe al-TAbbadefla, & alle Monache parerà efpc-dienrc, & che in virtù di dette licentie, non liano conltrcttcelfe Monache ad’obedire : & quando efse Monache volelfero ammettere tale licentia : quelli, che haueran no da entrare, fiano tali, che nel parlare, coftumi, vita. DELLA RE. DELLE MO. 405 vita, getti, & habito poflano efse Monache, edificarfi, & non fcandalizariì: & accio noa fucceda qualche fcmpolo ad’efì'e Monache, fiano dh,cheentraranno, tenuti a dimoftra re detta licentia publicamente. Main quan to al modo,che dette forclle deuono tenere per i bifogni, & feritici), che s’hanno da fate fuori del Monafterio : in tal termine è efpedicntcdi tenere(eruitori, o donne, o huomini habitanti appretto il Monafterio, dalla banda di fuori, li quali fiano fideli, & buoni chriftiani, tementi Iddio, & che non habbiano prattichedifonette, & che non fia no certi fimplicioni, fenza giudicio,o maii-tiofi, o giuócatori, o beftemmiatori, & che fi confettino, & comunichino almeno vna Volta il mefe, &chein tutti i modi fempre s’habbiano da confettare con l’ifteflo con-fefibre delle Monache:& come faprete,che non fi confettano volentieri con detto Padre confcflbre,fubito cacciateli via: perche è legno euidente,chc no vanno reali, & che occultamente defraudano le cofe del Mo-Oafterio : & maflime quando fpettb fcriuea Parenti, ouero è vilìtato fpettb da etti, quali fiotto bifognofi, ouero fpettb vengono de Sl amici a mangiare, o dormire con etti : 5c ttuefta cautela la hò notata,attefo che gfan-ni pattati morfe vno detti voftri feruitori, che pareua buono, &c era fimplice malitio- C c 3 fo: 406 ESPOSIT. DEL C. XI. fo:poicheftandoin articolo di morte,pùbli cò hauerc tra volta,& volte,nella cerca,che facea per ledette noftre forelle,dqll’elemofi ne, che gl'erano donate per portare alle det te forelle, li rimordcua la confcientia d’ha-uerfene sbaragliato circa quattro cento ducati,i quali non gl’cra rimedio di poterli re-Iti taire: Circa quello,che la Regola dice del benedirei’Abbadefla,o alcuna Monacha, o di celebrare,dentro il Monafterio : quello è prohibito tanto dal detto Concilio Triden tino,quanto dal detto Papa Gregorio,effen do che quello dare del velo negro nella pro fellione, lì può dare per la grata,da douefi comunicano le forelle, lenza vici re, 6c lenza entrare: & per quello non bilegna andare con le femplici parole della Regola, quali in quello non lì potriano oflèruare lenza incorrere nelle dette ccnlure, tanto quelli, che intraffero,quanto le Monache, che per metteflero di farglintrare : come fi è detto. Et circa l'entrare per fare qualche opera dem altri, o di fepelire corpi morti : fi vuole intendere, che taleoperarione,elfc forelle non la fappiano, ne pollano in modo alcuno farla altramente non fcappariano d’incorrere in detta fcommunica ipfo fačto. Seguita DELLA REG. DE FR. 407 Seguita l’vndecìmo Capitolo delli frati, quale tratta della familiarità y & compaternità. T O commando fermarne tea tutti li frati, che non habbiano fo(petti confortilo co legli con donne. Dando il modo San Fran-cefco di edere li frati fanti. & mondi nella oderuätia della via della caftità,gli lena l’oc cafioni, dicendo7Chenon habbano fofpctti conforti). Sofpetto confortioè circa il luogo,circa la perlona,con chi prattica, & maf lime quàdoè perfona difoncfta.Circa fho-ra,fe è dinotte,o nel tempo del lilentio.Circa la continuatione,o paroledifonefte: ouc ro palliate, circa glatti, circa la prohibitione fattali dal Prelato, & circa il fcandolo da to: ruttilifopradettis’includononelfofpet to con (òrti o, Se fecondo la fua mala intentione,o admiratione,che hà dato:farà mortale : per ederli prohibito dalla Regola : & quantunque i Santi hanno pratticatocole meretrici,non gl’cra proliibito,comea noi, <$t anchorche le Somme nö lo pongono tra li peccati mortali : per rilpetto delta prohibitione della Regola è mortale peccato : & anchorche non liano riferuati li detti fo-fpefti conforti), quando fono fecretimondi pieno quando fono publici, può proucderc ü Prelato contra d’eflb : per cauta, che la di- C c 4 fone- 4-08 ESPOSIT. DEL C XI. foneftà delle prattiche,& madlme di donne offufeano le buone opere, &c da difonore alla Religione. Seguita efsa Regola . Che non entrino nelli JMonafterij delle Monache: eccetto quelli,ahi quali dalla fedia Apo Itolica è concefsalicentia fpeciale.Et per fa-pere de’quali Monache dice San Franeefco: 10 dechiarail detto ca. Exijt, vtin fol.jg.C. dotte dice, douedì intendere generalmente di qual li uoglia ordine di Monache: & per Monaitcrij s’habbia da intendere , il clau-ftro, le cale, & officine intcriori : perche ne gl’altri luoghi douc pollbno conuenire, 5c negotiare i fccolari : pollbno ancho effi frati andare, per domandare però la elemofi-na, & predicare. Main quanto alleChiefe publiche di detti Monalterij,tanto per alcol tarcMeffa, predica, o ritrouare qualche fe-colare,che in quella ftà, facendo le lue diuo rioni : può il frate entrare con licentia del Guardiano cfprclfa : onero prefume , diefe l’ha ti effe dimandata,glie l’haucria data: può in qlla entrare: ma nò accollarli, ne alla gra ta,ne alla porta, dotte lìiano Monache : per nò incorrere nella pena, come hò detto nel cap. fettimo de’frati. Et perche la felice ri-cordatione di Papa Pio,Quinto,nella az.có ftiturione fua, & Papa Gregorio XIII. nella jó.conftiturione fua nel Bollario:da g fofpc 11 da qual li voglia cofa Eccltiìaftica, & an- co DELLA REG. DE FR. 4©9 co per efcommunicati, con rifemarfil’afso lutione,i frati,che Itroduceflero,onero am-metteffcro donne,nei loro Monafterij. Onde per leuare ogni dubitatione,dichiarando dico : che s’intende, quando entra nella claufura del Monafterio, eh e ferrato con muri,o foiìì,o con fpine,o fiepi,intorno,in-torno:& per quello nel Monafterio da farli, doue li frati,per foli citare la fabrica,fra que fto mezzo allogiano nel pagliato : in quella habitatione,non li dice, che i frati habitino nel Monafterio : ma folo che habitano in v-no piccolo tabernacolo del Monafterio da farfì.Ne mäco fe habitano in uno nouo dor mitorio finito : elfendo quello domandato parte del Monafterio da farfv.Sc in quelli en trano le donne,non fi dice effere entrate nel la claufura del Monafterio ; ma in parte del Monafterio,che non è finito,ne ferrato , nc de’follane de’muri,ne liepi:& la ragione,per che dette donne non fono incorfe in pena, è, per che nella materie penali la legge s’intS deftričlo modo, ciò è, Monafterio compito^ ferrato,come fi è detto di fopra: eccet to,quando fi faceiìein fraude,di non volere ferrarlo,a fine che no s’inteda claufura:!! co tne per efsempio , il Monafterio è finito da trc bande, & non vogliono ferrare la quarta banda,con lafciargli una porta per en trateče vfeire le cofenecelTarie : ma vogliono in 410 ESPOSIT. DEL C. XI. in tal modo lafciarc aperto,al tine, che non lì pofia intendere, che’l Monaderio è chiu-fo,ò.ferrato:il cheè fraude:dcllaqnale la leg ge non ammetteefeufatione : benchci fra-/ti,che nelli fopradetti luoghi ìtrinfcchi am mettefiero donne, doueriano edere puniti; Et quantunque quella claufura,quando nc’ muoui Monaderij li debba intédere,fpetti al Prelato fuperiore,& non all’inferiorernien ridimeneefiendoinufo, che quando non s’intende Monaderio,per il capi rolo prouin dale,in taleriuouo luogo degli pone tre,o cinque frati co il fuperiorc, che s'habbia da dimädarc p(identc,i5c no Guardiano,& qda -differétia fà dalli Monaderii finiti,dalli non cópiti-& coli limpli citer ,lì deueitédcre,che quando il capitolo nel detto nuouo luogo murai! nome,ciò è,da prefidéte in Guardia -no:aUhora lì deue dire Monaderio a fimili-• tudinedeglaltri: & quantunque in parte non ila del tutto ferrato con muri, folii, o fiepi,de facili 11 puòfcrrare,& compire la fa -bricain quel modo,cheli fifiquandofi fabri cane'Monaderij compiti:&in qnedo quali . do dal.capirolo fi datuifee il Guardiano, & ■ non prdìdente in detto nuouo luogo:benc hanno determinato alcuni Dottori eccelle tilfimixiò è,quando nel nuouo 1 uogo fi da -tuifee Guardiano con la fua famiglia, & nò ■ prelìdente: lì come fi fà negl’altri luoghi có i,- . piti. DELLA REG. DE FR. 411 piti,5c chiufi: allhora s’in tende eflere claufu ra tutto quello,che è de’frati : quantunque non fìa circondato de’muri, folli, o fìepi,an-corche fulfe tutto aperto;hauendo, come ß è detto, mutato il nome di prendente in Guardiano: effe n d o che de facili fi prefuppo ne non volerlo ferrare con muri, folfi, fpi-ne,o fiept, per uera malitia, & negligentia, come fi è detto di fopra: Et quella determinatione fi conferma dalla detta Bolla di det to Papa Gregorio,quando dice, che fanno, o permettono,che le donne entrino ne'Mo nafterij, cafe, Se luoghi loro : ma nc’luoghi, doue è folito, che le donne feruono per ma nuali, non ritrouandofi in genere mafcoli-no, chi faccia tale officio, di manuale: allhora per feruire potranno entrare con li madri,ne’luoghi tantum, doneli fabricatSc non doue dormono, habitano, 6c mangiano i frati.Mafe’l luogo tiene feluagande,& aperta: folo quella parte s’intende claufura, nella qualei frati ordinariamente foglionq conuerfarc,& pratticare: queda decilioneè per quelli,che la detta claufura vogliono in largo modo;Ne per quedo reprobo la prat-tica degl’altn Rehgi oli; quali nelle materie Penali vogliono intendere fecondo i Dottori comuni, ciò è,drido modo, cheinno-Jnedi Monadcrio,fccondo dice ditto capit.. Exijr,intendono rindaudro,le cafe, & officine 412 ESPOSIT. DEL C. XI. cine interiori : anci dii religiofi ne efcludo-noanco’l primo inclauftro da detta prohibitione: Sc coii indiuerii luoghi de’religioiì hò vitto pratticare, fenza tanti fcrupuli di fclue,5chorri.Maè d’auertire, cheledonne entrando fenza fapcre,chc gli fia prohibito: noiifono fcommunicate : perche la prohibitione dice, doppo che diqucfto haueran-no notitia. Ne manco i frati almeno in foro confcicntiae : i quali ammettcflero dette donne, non per certa malitia : ma da certa ignorantia:ouero dimenticäza, o non peniate , che tale cofa le fufle prohibito, o per iìmplicità d’animo, nò incorrono nelle det te pene impoltc contra di dfhper caufa,che la legge,che da pena in quello, che fà il con trario per prefontione : non include quel-lo,che tal cofa fà per inauertentia,non pen-fare,ouero per iìmplicità d’animo,lenza inganno,Se fenza malitia: fecondo la lìngula-re dottrina dei Cardinale Zabarella,nel primo cap.de priuileg.nelle clement.come dice’! Nauarro nella quarta partedel fuo trat tato de Regni, nel num. 62. Se concorda la Somma Angelica nel tini. Excommunic. Qu i n ta, cafu vi t. n u m. ;. S egu i t a eifa r egol a, Ne ii facciano compadri d’huominfo di do nc. Queito s’intende in quanto a tenere alcuna perfona al Battefimo, o alla Creiima: nc’quali facramenti fi contrahe la compa- tcrni- DELLA REG. DE FR. 4H temi tàmia non in quanto al tempo d'cftre-ma necelììtà conferire il Sacramento del Battefimo : poiché il precetto della Santa Chiefa pollo nel Decreto,nel titu. de Conf. Dift.4.cap.Quicunque,dice,qual li uoglia fa cerdote, tanto nella fua prouincia, quanto fuori della fua prouincia in qual li voglia luogo fi trouarà,clfcndoli raccommandato alcuno infermo da battizarli;& non lo bat-tezzarà:& quello li muore fenza battefimo, non obliarne,qual li voglia camino in fretra,che habbia da fare, quanto qual fi uoglia altra feufa, fia depollo : & per quello da un capitolo Generale per leuareogni fcrupu- 10 fu fatta la feguente relatione, vt in com-pend priuileg.tit. Battizaredouediccelidi-chiarap ordine del capitolo Generale, che 11 facerdotc deU’ordine de’frati Minori in eltrema necelììtà può dare il Sacramento del Battefimo,purché non gli fia altro facer dote : anchorcne fufsp in prefentia delaici fecolari:& che quello, che prohibifee la regola di non farli compadri;s’intendein qua toa leuarlo dalla fonte Battifmalc,quando d’altri fi Battezza. Et quantunque San Fran cefeo habbia cfprelTo la probibitione fola-mente delle commadri per l’occalìone della llretta familiarità,che tra cfle fi fà: né per quello feguira,che habbia voluto permette re alli fratijche fi facciano delle Madri,o fio- 414 ESPOSIT. DEL C. XL relie,o figliuole fpiritualifil che è cola efprcf fa contra la intentione tua: & qucfto fi prona per regola generale;!! come dice detto ca pi.Exiui.vtinfoLv/. A.trattando della prohibitione,che fà San Francefco ahi fuoi fra-ti.dice, dotte ad’alcuno gcncralmete è vieta ta alcuna cofa:s'intende efierli vietato tutto quello, che efpreflamente non gli è concef-lò.Et per quello qttado il frate li ritroua haltere compadri prima del fuo ingrelfoalla religione,non gii dette far capaci della prohibitione della regola: accioche non fi pen-falfero le genti, che tale compaternità fülle contratta doppol’ingreflò nella religione: & per ciò pregarli,che non lo dimadino più per nome di compadre;ma che lo dimandino fra tale. Seguita ella regola, Accioche per quella occasione,tra li frati,o dalli frati, non nafea fcandalo . Fihifce il cap.vdecimo, & feguita’l Duodecimo^ vltimo capitolo, vt in fol. 13 2. Capitolo vltimo,qual e Uatta del Fifitatore. t L uollro Vibratore femprelia dcll’ordi-^ ne de’frati Minori, Scc. l’officio del quale farà di corregere, &c. gli eccelli commeffi cótra la forma della nottra profeffione : ciò è,in quàto alla obedientia, pouerrà, caltirà, perpetua claufura,óc circa l’officio Dittino, tanto DELLA REG. DE FR. 41$ tanto della notte, come del giorno, circa la1 confclTione,& comm unione,oratione, cole fpirituali, del modo di (tare à parlare cdn; donne, & huomini fecolari, della prouifio-nc de’denari argéto,oro,grano, uino, oglio, legume,& altre cofe comcftibili, del fcruire l’inferme,& deboli ,& uccchic, della curioti tà tanto nelle uefti,libri, quanto paramenti Ecclcliaftici, della ofseruantia delli digiuni, & aftincntie:dclla negligentia dell’Abbadcf fa, Vicaria,portinara,infermiera,cuoca,& al tre officiali: dell’obedientia, & ribellione, pafllone,cerimonie regolari: di làpcrefc tra lelbrellc è fatto accordo, chedegfeccef-lì fatti, contra la loro nera prolcffione, non fenedica niente al Padre uilitatore. Et venendo dio padre vibratore deuc leggere^ cfponcre la fopradetta regola: come dice la vigdima Quarta Rubrica di detta felice ricordatione di detto Papa Vrbano : Se poi commandareper fanta obedientia; che H liano dcnonciati tutti li fopradetri capi de’mancamenti;acciò pofla rimediarci in tjvieltoialbrella fuddita pecca contrail pri-nro voto,o precetto della regola:cibè, pro nietro obedientiamon dicedo i deferti, che dìa la,per liquali lì deue rimediare : cflendo che il vilìtatore non può rimediare in quel lo,chenon fapor quello deuc dirctutto duello, che ella fà j ciò è, quel, che è publi- 416 ESPOSIT. DEL C. XI. co,dirlo a tifo,come Prelato: & quello, che è fecreto, dirle che rimedi), come padre; fi come di quefta materia diffufamétehò detto di fopra nel Decimo capitolo.Ma circa’l modo di vifitarele Monache,ancorché per il compendio de’priuilegij , Se per la detta. 24.Rubrica,& anco per Tifteflà regola ; parche polla entrare detto vibratore, dentro delMonafterio ,flante la prohibitionedel detto Concilio Tridentino, «Se di detta felice ricordationc di Papa Gregorio VI li.nel modo, che se detto nel fopradetto vndcci-mo capitolo delle Monache potendofi detta vifita fare per la grata, come fi è detto del velo:5c volendo entrare dentro,tanto il vi-fitatore, quanto le Monache incorrono ip-fo fadtoin detta fcommunica, & priui di ogni dignità,& officifcomeanco il capella-no,& altri per fepelirc forelle mortè: quando pofibno die forelle farlo, & non voglio-no:tutti poi bifogna dal Papa procurare l'af folutione di tifa cefura. Circa il redo di que fio capitolo fiefponerà più chiaro nel fegue te capitolo. Capitolo Duo kcimo, & vllìmo della Regola dentati, quale tratta dell'andcrre tra li faraecni, & altri infideli. /"X Valunque de’frati, i quali per Diui-infpiratione vorranno andare tra fara- DILLA REG. DE FR. 417 Saraceni altri infideli. All hora l’ifpi ratione è di ui na, quando il fuddito fi rimette alla volontà del Prelato: tanto neU’eflere mandato, co me neircfiergli negato tal viag gio,non fi turba, ma quando il frate fià ofti-nato in volere andare a fare la propria volo tà:qucfta fi dimanda infpiratione diabolica, che per vera fuperbia prefumédo di le, vuo le andare tra far ace ni : il che fi predirne, che lo faccia per leggerezza, o per fugire la difei piina Regolare. Et per quello dice San Fran ce fco , che dimandino licentia alli Miniftri $ andare al Martirio: il quale Martirio fuc-cede per vna di tre caufe:ciò è,ò per manife Ilare la fede Chriltiana, fi come fecero gl’A-pofloli, & glaltri Martiri,onero perripm gnare a gl’alieni peccati, fi come fece San Giouan Battilla,quando diccuaad’Herode, che non gl’era licito haucre la moglie del fuo fratello : per fiche fù decapitato : onero per non fare contra la legge üiuinafii come i Santi Machabci:che per non mangiare, nc fingere di mangiare carne di porcofia quale gl'cra vietata dalla legge,furono martiriza ti : coli anco molti Santi, & Sante, per non Volere fare contra la legge Diurna,6c difen-fione della fede catholica, s’hanno lafciato morire, per fiche la Chi eia fanta ne celebra le loro feftiuità. Vi è vn’al tra forte di marti tio: la quale danno gli Pier etici, in altrmge* Dd reli 418 ESPOSIT. DEL C. Vit. rc i catholici, o farli fare contra di quello » jche hà commandato,o prohibito la Chiefa fanta : oucro perdere con tormento la loro vita:& tale perdimento di vità è,come quel lo de’dctti Machabei,cheper non volere,almeno fingere di mangiare carne prohibita, volfero più pretto morire con olferuare la legge,che fingere di fare contra la legge. Et a qudìo propofito la Somma Nauarra nel cap.27.nume.6 $ .circa il fine dice: che li chri fijani, liquali,o per paura delle mazze,o della morte remano ne'vaffeUide’Turchi’,, Mori : ancora che nauigaffero contra Chri-(tiani.non fono fcommunicati : quantuque in niunmodo fi poifono feufare dal peccato mortale: & per confeguente, non poterii mai afiòluerc,ne giuftamen te com manicare: prima che fermamétefi propögano di mai più remare contra chrifiianhanchot che n’haueffero da pdere la vita.Seguita efifa Regola. Ma li Miniltri a ninno diano licentia d’andare,fe non a quelli:!! quali vederan no clTere fufEcienti a effere mandati. Etin quefto peccaria mortalmente il Miniftro, quando mandaffe frati, che non fuffero fuf-ficienti:fi come pcccaria mortalmente a nó mandarequelli, che fono fufficienti a tale imprefa.Et in quefto fi può conofcere la fuf ficientia, nelle feguenti circonftantie dette dal Brandolino, pigliate'dal Beato Giouam DELLA REG. DE FR. ^9 ni da Capilìrano,douc dice:che la i'ufficien-tiadeue edere nejl’iiircriove, c:o è,che Ciano Cementi di fpkito,dabili nella fede, magnanimi^ forti in fpcranza,ardenti in charità, circonfpetti in prudentia, dritti in giultitia, temperati, modcfti,humili, pacienti, benigni in conuerfare, alieni dalle cofe del mon do, infiämati nell’amor di lefu Chrifto Gru cifidb, & del proflimo, preparati a manife-ftare la gloria d’iddio, & la verità agVinfide-li,5c ^curare,la loro falute, & patire il mar-tirio,fe bifognafle. Et di più bifogna hancre anco, la fuihcientia nell’citeriore, ciò è, che Ciano fani,& robulti di corpo,atti, & idonei alle fatiche,alle angufiie,opprobrifilano zc lami della obedientia,pouertà,caftità, & altre cole Regolari: Ila felicito alle diuinelau di,alle vigilie,ieiunij,fatiche,& edercitij cor potali,& fpirituali:& in particolare,lìa di vi ta efséplare.Onde dal fopradetto,& feguen teli può conofcere,sVn fratedoppomorte. Cene puòfperare miracoli . Il che fecondo Vna vana confiderationenon le ne può fpe tare,fi come è a dire: fono alcuni frati amatori di propria commodità: li quali coniidc rando gl’altri,che uiuono di buone entrate, & Hanno con le loro comodità, & che non hanno tale voto di Eretta pouertà: & ! quello conììderando quel flato, effi con quel po codi patire,che fanno, fi tengono d’efi'ere D d 2 per- 420 ESPOSIT. DEL C. Vit. perfetti Religioll, & meriteuoli della vitä ' uiarij gl’haueuano in commune . Et frate Leone fu g annegarfi,perche haneua il Ere-uiario,quando tanti frati s'anncgauano,come egli videi vifione.Et V benino dice,che S.Francefco mai uoìfeconcedere a frate alcuno libro niunoad’ufo particolare. Del donare,di ce Aluaro,che dare,& tor-r re fenza licenza è atto di proprietà, & non è lecito alli Frati. Ma la cofa concelfa a loro ufo polfono con licenza de’Prelati, & del patrone della cofa concedere à d’ufo dal-tri.Dare,& torre nel Tordine cofcuili, & mi nimeè lecito con licenza. Ma ricorrere alle pecunie,& comprare cofeperdQnare,è co-fa diabolica,ne 1 i prelati polìbno dare tal licenza,lì come efsi,;nc tutto l’ordine potria-no dare vno danaro ne in dono, ne p am or di Dio. Haecillc. Concorda Nicolo 111.& Clemente V.Quod beneaduertant, qui ad pauca refpiciunt,<5cc. Non è lecito alli frati mendicare cofe fu-perfìue,Sc fenfuali. Diceria S.Francefco,chc mendicare cofe fuperflue è furto. Concorda Scoto in4.dift.quintadecima,qngft.2 arde. ^. Et il Capiftrano dice, che non è lecito ahi Frati diftrahere,ne uendere, ne permuta re, ne dare per pagamento di cole comprate le cofe mendicate ,5c quando auanzalfe ro, deuono renderle al patrone, ouero darle amore Dei. Et pero peccano grauemen- SOPRA LA REGOLA. 439 tea mendicare piu di quello,che gli bifogna per l’ufo arčto, 5c poucro. In qualunque luogo (i ritrouano, douc Conolcono non potere la Regola i pintual-naentc oflerugre, dcuono> (praeceptum eli) & poflbno(5c impediri no ppflunt) alli tuoi Minittriricorrere. Dicono iquattro Mae-ftri,& Frate Vgone,S.Bonaucntura,5c il Pi» fano, che non potere olìeruarc la Regola fpiritualmentc,Ìi è non poterla otteruarcfe condoli fuo rigore, & purità, onero lenza occalioncprotlnna ai peccato,& fpecialme te nelle cole fpirituali ( come fono la tranquillità del core,la purità della confcienza) ouero fecondo la uera intelligenza , la qua» le cipri me in ella lo Spirito lànto della fua pcrfettione. Haec patresordinis. DiceuaS. Francefco. Quello li la fpititualmente, che fi fà puramente,5c re 1 i g i o fa me n rc,fegui t a a do il fpirito,& non la carnc.Però fono aldi ni,che felaofieruanocorporalmente, non però fpiritualmente, quando che ripieni di uno fpirito d’errore difprcggiano il fiato dell’ordine,5c le cole,chegl’altri Frati fpirituali ofieruano, & femprc giudicano i buo-ni.ne pelano,che uiuano fecodo la Regola. Doue adunque lì uedelìe pericolare lo» bedienza, pouertà, cattità, carità, & Valtre cofe cfientiali della Regola, li dette lafciare quel luogo, 5c ricorrere a’Miniftri, &c. Et E c 4 (come 44ò DISCORSO (come dice Martino V.) quando al luogo è anneffa ,p.prietà,ciira dell’anime, onero per la careftia Infogna eccedere l'ufo generale dell’ordine, in riporre robbe, & cerche fu-perflue contra la purità della Regola, o per qualche inhonefta compagnia a Frati infop portabile.malTimea ftmplici, groflblani. Se fragili,&limili. Et V ber tino, & la Serena confcienza dicono,che li Frati deuono ricorrere,&c.qua do fono impediti di ueltire di uili ueftimen ti,& di uiuere aull:cramente(come la Regola commanda) onero perchei luoghi hanno legati, Se annue rédite,o cerche di pecunie, o di tordi nate, & prohibite d’altre cofe: ouero per il pericolo della peltifera compagnia di quelli,che non ofleruano la Regola, Se impedifeono gValtri. Et i Miniftri benignamente li ricettano, & con carità, Se tanta familiarità li inoltrino , come le fulfero ferui de Frati. Dice S. Bonauentura,che li Prelati non deuono dire allifuddi ti (iq quello calo) parola alcuna d’imperio,& lafcino tutte le cofe,che dimo Urano atto di Signoria . Et i padri dcU’oi'di-ne dicono, che in quelto cafo li Ridditi pof-fono com mandare a Prelati, Se conltringcr li,deponerii,& calfarli: (quando facelfero il contrario) perche gli deuono feruire nel-Fofseruanza regolare Qui lì dà grandilTima libertà SOPRA LA REGOLA. 44* libertà a’Frati buoni,zelanti ilell’ofsenian-za della Regola, di poter mettere in opera, & in effetto la loro buona uolontà d’ol'ser-Uarla. Et perche quefta libertà fantq era impedita,il N.S.GieluChrifto,&il N.P.P Fra-cefeo hanno prouiftoa’fuoi fedeli leruidi quefta fanta riformatione de frati Minori cognominati Capuccini. Z,e ammonitioni, che informino li Frati al ben ßire,fono dodici. D Rima quando li Frati vanno per il Moti do,liano miti,pacifici, & modelli, man-fucti,& humili. 2 Che quando li Frati entrano in alcuna ca faticano pace a quefta cala. cap.$. 5 Che li Frati lauorino, per fchiuar l’otio, dtpcrilbuon’eflempio. cap.f. I- Quando li frati vanno per l'elemofina, non fi vergognino. capò. 5 Che nient’altro vogliano t Frati fottoil cielo haucre, che la celfitudine dcll’altiftì-niapoucrtà. 6 bi dimoftrino i Frati domcftici infieme l’uno con l’altro. cap.d. ^ Cheli Mimftriaquclli,chepeccano,con mii’ericordiaimpongano lapenirétia ca.7. 8 Che i Predicatori liano disaminati, & calti ne i loro parlari. ca 9. 9 Che 442 D I S C O R R O - 9 Che li MiniftriA Prelati humilmente,5c charitatiuamente correggano i delinquenti. t ? . cap.io. 10 Che i Frati fudditi fi ricordino, che per amor di Dio hanno abnegate le proprie vo lontà. cap.io. 1X Che li Miniltri benignamente ricalano i Frati,che ad’etii ticorrono per meglio poter oflTer tiare la regola. cap.io. 12 Che foprà tutto ti ftudijno li Frati d’ha-uer il fpirito del Signore,& la Ina fanta opc ratione. cap. io. Le cofe,cbe ammaeftrano i Fraùafcbiuar il male,fono fei. T) Rima che i Frati, Sdoro Miniftriti guar * dino,chenonfiano folcciti delle co fedi quellfche vengono all’ordine. cap.2* 2 Chci Frati non difprcggino,negiudichino quelli, che vedono fonmofamentc.ca.z. 3 Chci Frati,quando vanno per il Mondo, non litighino, ne contendano con parole. cap.J* 4 Cheli Minitirinonfiadirino, ne conturbino perii peccatod’alcuno. ca.7- 5 C he fi guardino i Frati da ogni fuperbia, vanagloria,Scc. cap.ip. 6 11- vari,che non fanno lettere,non ti curino dimpararne. cap.io. . Le SOPRA LA REGOLA. 443 Le libertà della regola fono fei. t) Rima, che i frati pofsano rappezzare i -*• fuoiyeitimenti di lacco. cap.z. 2 Che la Quadragefima dell’Epifania , citi vuole,la digiuni. cap 3 . 3 Che i Frati per mani fetta necettità non fia no tenuti a digiunare. cap 3. 4- Che a’frati fia lecito mangiare di tutto quello,che gli è porto innanzi. cap. 3. $ Che li Mimltri ,& Cuftodi portano quel medel imo anno conuocar’i fuoi frati a Capitolo. cap.8. 6 Che i Frati portano andare tra gl’infideli, ma gli è a loro precetto di dimandar licenza a fuoi Miniftri Prouinciali,& ad’elfi di no darla,le non a perfone idonee. cap. x 2. Le cónditioni dell: recipienti all’ordine, fino fei. T) Rima,elici Frati mandino da’fuoi Mini A (fri Prouinciali i fugienti dal fecolo. 2 CheliMinittriglielìàminino della Fede Catholica. $ Gli dicano la parola del fanto Euangelio , che vedano tutte le lue cole,Se le diano a poueri. 4 Se farà bifogno di configlio,gli mandino ad’alcuni timenti Dio,fuori dell’ordine. i Gli concedano i panni della probatione. 6 fini- 444. DISCORSO 6 Finito l’anno della probatione liricena-noallaprofefsione. Tutte queite cofe fono nel Cap. 2. Lt conditioni di quelli,eh e vengono all’ordine. pRima, che credano, & dònfefsino fedel-1 mente la fede catholica. 2 Che non habbiano moglie. 3 S’hanno moglie,(ìano entrate nel mona-fterio,onero gl’habbiano dato licenza , con autorità del Vefeouo, <5c fiuto voto di continenza. 4 Che le dette mogli fiano di tal’etade, clic di loro non polfa nafccre fofpitione. 5 Che non potendo dare i fuoi beni a pone ri,li balta la volontà. 6 Che liberamente facciano delle fue cofe, tutto quello gli fpirerà il Signore. Tutte quelle cole fono nel fecondo Capit. Et per la Bolla di N. S. Papa Sixto V.Che non lia fpurio,dmceito,o di facrilegio, perche elfen do tale, per uililf. feruo foìoli può riceucrc. Ma fpurio d’altra maniera, folo p chierico, & non per riceuere dignità. Che non dadi delitto enorme condanna to, onero potelfe per l’auuenire elfcrne in-quifito,& condannato . Che non habbia più. debito,cherobba da pagare. Che SOPRA LA REGOLA. 445 Che non habbia obligo da dare conto; & di quelli, che fi potranno riceuere, bifogna poi ofleruare quello, che alfeftocapitolo della fopradetta Regola hò detto. CASI P£R LI Qr;ALI SECONDO S.'Bernardino, & dirigi fr ate Minore fi dice effere proprietario, ò di cofe temporali, ò di volontà. Proprietà temtotali. RIMA dire il Frate alcuna co-fa eflere fua, di dominio, ouero giurifdittione. 2 Dir'alcuna cofa cfier dell’or dinc,o alcuno monafterio, vtfupra. 3 Dare alcuna cofa, lenza licenza de’Supe-riori. 4 Riferuar’alcuna cofa fuperfluamente,o non volerla vfarc, acciò non fi confumi, o ftrugga,hauendonc altre limili a quella. 5 Domandar^ , & eiligere fatisfattionc del danno datto nell'orto, o altronc. 6 Far deponere di fua auttorità fenza fapu-ta del Prelato clemofine pecuniarie , & a quelle ricorrere,& farle fpédere a fua polla. 7 Riponere,o raccommandar alcuna cola apprefiò fecolari, fenza fapura dc’Prc!ati,ac ciò la confermilo a fua polla, & bilogno. $ Afcon- 446 DISCORSO 8 Afcondere nel tem poj della infifmità, o fanità alcuna chiane, o altra cola dal Prelato , acciò non veda, o di fponga altrimenti dal fuo i ntento, della cofa ferrata a chiane, o nafcofta. Et feil Prelatopigliaflealcuna di dette cofc nalcofte, il Frate li turba contra il Prelato,omormora,quetto talee pedi mo proprietario, perche il Prelato per fuo ofhciopuò d'ognicofa^ufode’frati ordinare . 9 Caminando per viaggio condurlifecoil borliero, che faccia i patti, o fpenda per lui ne gl’hofpitij, & altri luoghi,di propria aut-torità. 10 Andando fuori del Monaltcrio portar fe cola chianed’alcuna danzamaliriofamen-te.nafcondendoli dal Prelato, accio non ve da,o difponga delle cofe. 11 Tenere fecretamente,o afcódere la chiane d’alcuna calla,o armario , lenza impoli-rione del Prelato, accio che i Frati non vli-no alcuna cola,che in quelli fia. 12 Non voler’accommodared’alcun libro, o altra cofa il Fratello, quando di quella nó hà nccelììtà, non hauendolo il Prelato prohibito . 13 Pigliare, o riceucre per fua auttorità dall’altare , o in altro luogo, con Baccini, o altro indrumento, per le, o per altri,oblationi di pecunie. 14 Far S OPRA LA REGOLA. 447 H Far riponete la pecunia dal dante in fene ftre,o altri luoghùo apprelìbad’alcuno, per poterla di(pcnìare,comegli piace. 2$ Quando dal Prelato minore è tolta al cu- ' na cofa al Frate, & egli ne fa querimonia’al Prelato maggiore,quella ripetendo, & cingendo,come fua. 16 Commutar vna cofa data per vn bifo-gno,in vn’altro, di fua propria auttorità, & lenza il confcnfo, o licenza del Padrone. 17 Hauer’,0 ri cenere cofe fuperflue, mobili» o immobili, come fono libri fuperflui, o molto curiofi,o altre frafcherie,a frati,5c al culto dittino,no necelìarie,&anchora qua-do li frati per vfo commune accettano vigne, polfemóni, frutti, & limili cole fuper-fluamenre, o per venderle annuatim. Per che fecondo S. Ambrofio,non tanto i frati, ma etiam i fecolari non debbono tener’il fuperfluo.Dicit enim.Qui accipit, quod nö debct,va p toris nomen tenet. Vendere, o far vendere i frutti, o herbe de gl’horti,o giardini a luo nome,& di propria authorità: perche tali cofe fono conccf le ahi frati folamentcinufo,& bifogno ,5c non per venderle, o hauerne il dominio. l9 Atteftare,o difponere,domandare,o efli-gere di fua auttorità,a lito nome, Sc fenza li cenza, hauuta,o prdonta, le cofe, le quali per fua fatica (in icriuer libri, o altro lauo- ro) 44-S DISCORSO ro ) hà guadagnate, & il prezzo di tal fatiche far ipcndcrcafuarichieda, & ad'altro vfo, clic la regola non concede. 2® Appellarli nell’ordine córra i fuoi piati. 21 Neìuoghi doue non dimorano i frati ha iter cafe date,o compratea petitionede’fra ti,per affittarle a nome loro,6c autrorità, & hauer vigne,& poireffioni,& altre limili colepi fudetto modo,hauer guadagno in prati,felue,o altri limili luoghi. ai Le cofe offerte, o lafciate a frati volerle • per forza acqui(tare,& difenderei effigerc, a fuo nome,& con propria auttorità. 23 Vfàre quelle cofe,che non fono conceffe alor’vfo. 14 Conuerrirelc cofe della communitàin proprio vfo,lènza licenza de’Prelati. 2j Fare con alcuno contratto di patto , & guadagno, co obligationegiurifdittionale. 26 Riferuare la elemolinadara,odepolita-ta, per alcuna neceffirà , con intentione di prouederli in futuro,riccrcandone,& accet tandone dell’altre, indebitamente. 27 Nafconderc al Prelato maliriofamente alcuna cola,o commandando egli, che li ré da,o conceda ad’altri.non fubito darla,o af legnarla. 28 Hauer cofe doppie,della medefima mate ria , come libri, & limili a fuo vfo particolare . 19 Yen- SOPRA LA REGOLA. 449 29 Vendere , 0 commutare di propria autorità, candele offerte, o nceuutein qualunque modo. Contendere per reffequie de’morti,o per altre elemolinc quelle ricercando, o etiìgen do,aiuo nome, &auttorità,Se giudicial-uiente. •! Celebrare Mede, principalmenteperac-quiftare danari,0altro prezzo,6c mdifferen temente. Maffunequando per allora non hanno li Frati alcun debito da pagare. ri Alienare, o diffraerealcuna cofa deputata ad’un’ufo, contra la volontà di chi l’hà data. h Pigliarli delle cole della communità, & nialitiofamente, più cheil Prelato non con cede,o dar a’frati,o fecolari, lenza licenza. 4 Toccare, & numerare i danari con matto, o legno, & altro, o portargli fopra di fe in qualunque modo,(fecondo Aluaro.) 5 S Difpenfàrc,o far di fpen lare cole pecunia tie:eccetto,col nudo configlio. 55 Far conuiti, ót palli delle cofecomprate della pecunia depofìtata perlenccelTità de’ frati,0 far di quelle prefenti. ’7 Occupare, & attribuirli i beni de gl’apo-dati,che muoiono fuora dell’ordine. Riceucrealiaina*cofa in pegno da vn’al-tro Frate per la cola accommodata. '9 Dimandar,o rifeuoter come per obliga- Ff tio- 45° DISCORSO tionc parte alcuna della her edita paterna, o de’bcni d’altri parenti. 40 Scriuere,o necuere lettere,o altri prefen-ti occultamente, non volendo che il Prelato lofappia,come li hà nel Capit. Non dica tis 12.queft. i.& deftatumonacorum cap. Cum ad Monafteriü. paragrapho 1. in fine. 41 Appellarli nell’or dine delle fen tende de’ Prelati nelle?cofe, che 'appartengono alla propria perlona , & non tornano in offen-hone di Dio, la qualeoffenlìone verifimil-mente li potria rimoucre per tal’ appella- 42 Dentro dell’ord . fuori dimädare giu ftitia, o uendetta delle ingiurie riccuute,eccetto, che ofleruata l’ammonitione Euangelica , onero affretto dal Prelato per obe-dienza,il quale reprefenta ella Chiefa.Ondc in quello calo il Frate può,& debbe intimare l’ingiuria non per vendetta,ma per l’obe-dienzaingiunta, & perlacorrettione Fraterna, in quanto appartiene alla fallite del proiììmo,& alla ragione. Et perche , ninna atrionegiuridica competifce al frate Mino re, feguita, che ben che egli pofla di non eia-rei fuo fratello,oucroalcim’altro, quanto aìladinonciationc Euangelica,non può pe-rò,quanto alla dinonciatione canonica. 43 Sono i primiegij impetrati. Onde fecondo Aluaro, non è la maggior proprietà affi fra- tione. SOPRA LA REGOL A. 451 frati Minori,che il priuilegio,eccetto il privilegio della confirmatione della Regola. Proprietà di voluntà. P Rimo è no obedire al fuo legitimo Pre-A lato in quelle cofe, che è obligato. Perche ninna è peggior proprietà di quella della propria volontà, alla quale il religiofo hà finonciato,comeè regiftrato.i z.qu^ft. i. ca. Non dicatis, & la qual fola (fecondo S. Bcr-^ nardo)ardc nell’inferno. 2 Procurare, o defiderarc prelatione, o ho-tiori c.Sciendum S.qngft.r. Et la gioia lomna ari a fopra il detto ca.dice, che quando alcuno è inuitato a qualche dignità, & a tali cote afpira con grande deliderio,quella obe dien za è nulla, perche non hà merito : però che procede dal proprio moto, & ambinone. Et S.Augutìinodice, chel’auaritia confi fte,non folamen te nelle ricchezze, maetia ne gl’honon.Et S.Paulo(ad Philipen.io.)di-ce di Chrifto, che non pensò di far rapina , per farli vguale a Dio . Potria oltra quello, il Frate,efier llmoniaco,cioè quando pro cu talle la prelatione, con parole, o con ferui-hfo con preferiti,& pagamenti. 3 Fare qualche promiìlionead’alcuno di fa re, o non fare qualche cofa, fen zali cé za del Prelato, peroche quello che non è in fua libertà, non può obligare ad’altri. dillin. 54. Ff 2 €àp. 452 DISCORSO capitii. Si femus. 4 Far voto di abftinentia.o di peregrinatione è prohibito per il ca.Monachum,& glof. cap. Monacho 30.q4.madi dire Oratione, &: Pfalmi per fugir le ciarlarie ociofe, può, fecondo Nauarro nel trat.de Regula. Par.2. num.42.5c nella Sum.al capit. 12mum.67.& Hugonc fopra’i ditto cap. Monacho, il che deue aduertiré il Prelato, quando fi pone ad'annullare tale voto di Santità,accio non incorra nella communicationedelli peccati alieni fecódoS. 1 homafe. 2.2 q.62.art.7- 5 Contendere col Prelato, o difputare con quello pertinacemente,quando gli comma da cofe, nelle quali è obligato a obedire. 6 Efcufarfifalfamente, o bugiardamente di non fare fubidienza, che gl'è importa dal Prelato. 7 Procurare alcuna obedienza,o licéza importunamente, per fe medefimo, o per via de’fccolari,per qualunque caufi,onero otfi' ciò. Et limilmen te fare riuocare le impofte obedienze per i prelati. 8 Mormorare,o querelarfi,quarto gli è tolto qualche officio dell’ordine. 9 Accufare falfamenteil fuo Prelato. 20 Stare in alcuna cella,o luogo corra la volontà del prelato.Et quelli fono più perico* iort,6c di maggior peccato,chei precedenti- SOPRA LA REGOLA. 4f? Qfi nei quali il Frate Minore può, & debbo ricorrere alli fuoi MiniHri, per non poter oßsruare li regola friritualmente,fecondo Fgo.Fbenino, Pietro Gioucmnì, & Martino V. I) Rimo s’vn luogo haueflè anncffa pro-^ prietà alcuna,come vigne,campi, pollef fioni,o annui redditi. 2 Quando in tal luogo fülle cura d’anime, come battezzare, o altre cole pertinenti a parochiani. 1 Quando per la penuria delle cofe necelfa tie iui fofse bifogno fare congregatione di cole, o cerche inhonefte, contra la purità della regola,& l’ufo generale dell’ordine. t Quando iui fülle qualche compagnia in-honelta, & infopporrabile alli frati, & fpe-cialmentc a’rudi,& infermi. Quando non fülle permefso aprati vfare Vili velli menti/) viuer aulleramente. Quando iui fulfero guadagni pecuniari^ 3 fu perfluo vfo, & commodo di cole temporali. Quädo iui folfe qualche pericolo di mor tiferà diftrattione,& negociatione,per loffi cio del procurare le cole temporali impo-ilo al Frate. Quando perii pericolo d’alcuna compa gffia peltifera, o maligna fulfe prellb a com- Ff 3 meì. 454 DISCORSO metter il peccato mortale,come perla con tinuadimora,o conuerfatione con alcun Prenci pe fecolare,o Prelato, il Frate fi uede poltoin molti pericoli. 9 Quando in tal luogo Hanno i frati contrala volontà del patrone del luogo. Per tutte quelle caule,& limili i frati poflbno ri correre a’fuoi Miniftri,che gii mutino ,q proueggano. Quello ricorrere alli Minili» è vno equipollente a’Miniltri, è uno equipollente a’Fratifudditi,i quali fecondo S. Bonauentura, & altri,debbono fapcre per efperienza certa,& dritto giuditio, che non pofsono olìeruar‘il fuo llato, & Regola fpi-ritualmente,il ches’intcndc(fecondoiquat tro Maeltri,& altri)ollcruarla fecondo il fuo rigore, o purità, fenzaoccalioncamal alcuno, contra la integrità di quella. Onde foleua il Padre noltro dire, che quelle cole lì fanno fpiritualmente , cheli fanno puramente, & religiofàmente. Douc adunque accaderà pericolare la callità,carità, pouer-tà,& la quiete della mente a Oio,o altre co-fcfoftantialidelia regola faranno impedite ad’elTer ofTcruate, allora i Frati debbono ricorrere, non folo dai Minilìti Prouinciali, imo dal Generale,ma non per ogni fantalti caria immaginaria. iSafi SOPRA LA REGOLA. 45t Cafi riferiiati alla fedia tsfpotlolka. T A Santità di Papa Sifto IIII. & altri So> ' mi Pontefici concedono chef R. P. G. Padri Prouinciali de’frati Minori pollano afTolnerei pvofeßl ,& inouitij ,chc hanno propofito di fare la profeßione da tutti i peccati, etiam riferuati al Sommo Pontefice,& afiòluere da tutte lecenfure, & difpen fare in ogni irregulari tà,eccettoirrcgulari-tà d’homicidio volontario, di bigamia, di murilation di membri, d’Heretici rclapli, falfificatió di lettere Apoftoliche, & chi ha-uefleportato cofe prohibite ä infideli. In tutte le cofe poflano il P.G. & i Prouinciali aflbluerc, & di fpenfare,eccetto,che dalli fo-pradetti,& la Santità di Papa Alexandro Se Ito concede che’l Padre Generate, & i Prouinciali pofiàno aflbluerc etiam gl’ Hereti-ci,ancora che fiano r elapfi, pur che la here-fia loro non lia publica,notoria, & fcando-lofa, m affi me appreffo fecolari, & queflo s’intende de tuoi fudditi,& il medefimo eccede chcì Generale & Prouinciali polfano aflbluerc i loro Frati da cenfura, nella quale fufseroincorfi flando nel fecolo per flauer portarccofe prohibite a infideli.Rcfta-no adunque qfti cafi riferuati a fua Santità. 1 Irregulari ta d’heomicidio volontario. F f 4 a Bì- 456 DISCORSO t Bigamia. 3 Mutilation di membri. 4 Falliti canon di lettere Apoftoliche. 5 Hcrefìa relàpfa,fcandalofa & notoria, & quello appare nel compendio de’Priti i legij: Abfolurioordinaria parag. g. & Abfolntio extraordinariaparag. 2.& Difpenfatio,para grapho. i o. & 12. & anco fono riferuate ld Fcommunichein Bulla Coen* Domini. Cafi riferuaù al Rcueren.P. GwtYale_j. T> Rimaimponcrc mano violerà nel Guar -* diano, o fupcriore maggiore, etiam con ingiuria leggiera, & imponer mano violenta in altri Inciditi con ingiuria enorme. a Falfìficationc di mano, o figlilo del R. P. Generale. 3 MalitiofamEte ritenere,falfificare, o apri re lettere, che manda il Rcuer. Padre Generale ad’altri,o fono mandate a lui- 4 MalitiofamEte indugiar di ri cenere,aprire^ leggere lettere a lui mandate dal R. Padre Generale per non obedire. 5 Malitiof àmentc raccogliere,reintegrare, o leggere lettere del Rcuer. Padre Generale mandate ad’altri, o da altri mandate a lui in detrimento, o uergogna dell'ordine, o del Padre Generale. 4 Componere,fcriuere,gettare, o publica- SOPRA LA REGOLA. 4*7 re libello famofo, o in nome proprio, o in nome d’altri,in ingiuria del Rcuerendo Padre Generale. Cifi riferitati dii sJUiniflri 7rouinciali,vedi fopr* alfol. 326 drfeguentes. Tqualunque Frate, cheaflblue alcuno -E-'' feien temente, o induftriofaméte da pre detti cali,incorre nelle pene,che feguono. 1 Commette il peccato mortale. 2 EfofpefodaudircconfdTkmi. 3 Se legitimaméte fulfc conuinto,faria da effer pollo in carcere.Et quello,che a tal mo do fufscllatoaffolto, non farebbe affolto, ma legato come prima. Vero è che udii tre ultimi cali, non fi incorreria nella fofpenlione dell'officio, ma folo nelle altre pene. EftrattedaGuilielmo Farinerio. Si aggiunge, che per il ricorfo alli Mini-ftri,de’cali rilcruati s intende (fecondo Alef fandro V I.)de’publici,&:manifcfti,& edam fecreti. L’affolutione de’quali poffono i Miniftri cómetterla ad’altri : come di fopra c detto. Alexander Tapa VI. T\ Ilečte Fili Salutem,& Apoftolicambe-nedidionem.Habbiamo intefo,che alcuni \ 1 458 DISCOR S O curii Reli gioii dell’ordine tuo vogliono dire, che il Vicario Generale, o Prouinciale del detto ordine, onero li Guardianidelli conuenti del detto ordine, non fi poflòno riferuare cali di cole occulte. Perii che ci hai fatto fopra quello ricercare d’opportuno rimedio. Noi adunque mofsi da paterna carità,uoIendo prouedere al profpero flato del detto ordine, & offeruanza noftrainclinati a tali preghi con auttorità Apofìolica, per uigore delle prefenti ordiniamo, che il Vicario Generale,o Prouinciale,o guardiani, (pro tempore exiftcntijpoifano nferuar-Cdclli predetti cafi di cofe occulte, che occorreranno fra li Religioli del detto ordine, & dopo che farà fatta la detta riferuatio nedelli predetti Vicario Generate ,o Pro-uinciale,o Guardiano,non polla alcuno inferioredel detto ordine adoluere,& afiblue do l'aflbiutionefia nulla,& incorra nella pe ha,thè incorrono coloro, che aflblnono da cali a loro non concefli n ell’an no 1501. Della feueriià del beato Francefco contra i Frati fcaU' dalofi,& benignità fua vtrjò i buoni. T L fantiflimo padre noltro Francefco, ma 1 edicendo vna volta li frati,che nell’ordi ne fuo prefumcuano hau er alcuna proprietà, orccettioni di pecunie,o altro, contra la purità SOPRA LA REGOLA. 459 purità della regola induceuano , & quelli che quello ordine! ( qual malììme la profef-fione di poucrtà adorna)con la polucre delle terrene cofe maculano, & che col fuo cat tiuo elfcmpio fcandalizano gì’altrf, & rilaf-fano lordi ne,di cea. Da tèfantiflìmo padre, & da tutta la celeftial corte, & da me poue-rellollano maledetti tutti quelli frati,che col fuo mafelfempio confondo io , <5c di-ftruggono quelle cofe, che per tanti fanti Frati di quello ordine hai edificate , & non celli d’edificare. Et zelando poi con feruido zclolafalutedeU’anime, dicea fe eifere di foauilfimi odori ripieno,& comedi precio-fllfimo vnguento delibuto, quando per l’odorifera fama de’fanti frati per il Mondo fparlì vdiua molti venire, & ridurli alla uia della uerità. Et per tale vdita, clfultaua in fpirito,fublimando,& accumulando di be-ncdittioni.fic con ogniaccettationedignifi fima quei frati, che con il loro buon’eficm-pio,in opere,&in parole,riduccuanoa Chri ito i peccatori. Botici Grandi danni, che ci armano ì peccati veniali. T) Ritna ci offufeano gl'occhi della men« te,che non polfono vedere Dio. Ammorzano il femore della diurna dilet tione.Sc carità. 3 Ri- 46o DISCORSO 3 Ri tardano,che le orationi noftre non Hano draudite,fenon difficilmente. 4 Deturpano,& macchiano l’anima. 5 Contriftano lo Spirito Santo,& rallegrano il Demonio. 6 Ci priuano della dolce familiarità di Dio. 7 Ci traggono a peccati maggiori, & più graffi. 9 Rendono le forze dell’anima più deboli per refiftere alle praue inclinationi. 9 Fanno l’homo pigro, & accidiofo al ben fare. 10 InclinanogVaffetti, & delideri> alle cofe temporali. 11 Prolongano i cruciati,& le pene del Purgatorio . 12 Ci ritardano molto da veder la prefen-tia di Dio. La Somma perfetùone della regola de’Frati Minori confifte nelle feiale Seraficetcwè. T N onnimoda * Euangelica Immaculata Profondiffima Pacifica Et Ieratica Obedientia. Pouertade. Caltitade. Humiltade. Simpli cita de. Charitade. i L Noftro padre fan Francefco ardentiifi-* mamentc zelando la commune profeffio ne. SOPRA LA REGOLA. 461 ne,& Regola. Voleua che i frati Tempre ha-ueflcro la regola appreffo di fe. Et quelli, che circa cßa erano zelanti, di lingolarbe-nedittione benedicala. Quella regola fìngo lamicate egli diccua alli fuoi frati,Elìerc libro di uita,Frutto di fapientia,McdolIadel l’Euangelio,Speranza della falute, & via di faluatione, Scala pala quale lì afeende in Ciclo, Chiane del Paradifo,& Partodella eterna conuenrione.Quella Regola egli vo lena,che tutti i fuoi frati la fapelsero, & che per alleuiamento del redio,&: memoria del giuramento fatto da etìì profelìòri con l’in-teriore huomo confabulalìèro.Inlègnò ancora, che i frati con intentione di benein-ftituire, & fare la ulta loro, haudìèro a portar lìempre la Regola in an zi a gli occhi loro, & che anchora con ella Regolai frati doùclìero morire. Di quella ammonitionc non feordadolì quel frate Minore,che fem-pre portaua allaearnela pancera, hauendo per la ptedicatione della fede, & perlacon-ftante confelfìonedi elfa,finalmente riccuu ta dalli Saraceni lacapital lèntenza,piglian do la Regola,qualfempreportaua leco,5c leuati gl'occhi, & le mani con la Regola al Ciclo , dilfe. Nelle mani tue fantiflìmo Signore Giefu Chrilto raccommandolo fpi-rito mio. Et fe qualche cofa contra quella fanta Regola,come huomo, hò peccato,tu 462 DISCORSO amator degli hiiomini riconciliato perdo-na.Et dette quelle parole troncatoli il capo con la palma del martirio pafsò al Signore. Per confermatione delle predette cole,fole uail beato padre S.Francefco, dire alh fuoi frati. O dilettiiTmii fratelli, & in eterno benedetti figliuoli: Vdi te mòrditela voce del padre voìtro Gran cofehabbiamo promef-fo ma molto maggiori a noi fono promeflc in Cielo Oficruiamo, quelle, che hauemo promciTe a Dio,& fempre afpiriamò a quelle,chefono promclfcànoi.il piaceredi que Ito mondo è breue,ma la pena e perpetua. La noltra palfioneè pocauna la gloria è infinità. Molti fono li chiamati, ma pochi fono gli eletti, & a tutti finalmente fecondo le opere loro Chrilto darà il pagamento. Quella Regola è tutta Euangelica,fonda ta nel facro Euangelio, & nella uita, & dottrina di Chrilto,6c de'fuoi Apoltoli, & forti ficata perla marauigliofa imprcfsione de’ facri ftigmati d’elTo inlìitutorc Francefco, quali, come con vnligillo,5c bolla del fupre mo capo della Chiefa, Spolò, Se Pontefice, Chrilto roborata. Et però come tale, ČČ come leggittima, & rationabile, Se alfhuma-na fragilità proportionata,5e olìcruabile,ef-fa Regola dalla Santa Sedia Apoltolicain molti modi è fiata approbata. Et cflb Ordine de’frati Minori iìmilmente approbato. Et SOPRA LA REGOLA. 463 Et per effere quefta Regola talmente fonda ta fopra la irrefragabile parola della verità, & foprailfacro Euangelio, & fopralauita di Clirifto& degli Apotioli,& nella fede della Chiefa Santa, & per fortificatione di effa Chi eia,come fopra la ferma pietra fondata,(labilità,& roborata, Per tanto quella Regola, & quclt’Ordine per infino al fine del Mondo nccelìàiiamétc perfeuerarà nel la fua perfettione ,in alcuni ueri ofieruato-ridelia regola,&difenforid’elfa: etiam fot-to la regolare, & perfetta forma della obe-dientia,8c pouerta d’efsa regola,imperochc dice Chrilto. 11 Cielo,& la Terra palperanno,ma le parole mie non preteriranno.Et a quello adduce la lìmilitudine della (labilità della cala fondata fopra la ferma pietra cetra leirrucnn tempelle , Se contra li fiumi, inSan Mattheoca.7.EtinS.Lucacap.22 di ce il Saluatore , io hò pregato per te o Pietro,che non uetiga a meno la fede tua. Et li come già dal principio dell'ordine per in-fin’adefso,che tono palpati 300.anni, Vefpc-tientia certa manifeftamente hà prouato, de prona,che il Signore Dio mai non hàaba donato,ne abàdonerà la fua plebe,che fem-Pte non Labbia prouilto>& debba prouede-re d alcuni huomini, ofseruatori di elsa regola,zelatori,Se defenfori,per lafolìentatio ne de i quali pofsa Tempre Ilare ritia, & fer- 464 DISCORSO ma in alcuni,& in moiri,non obftanti le repelle delle moleftationi d'alcuni prelari ,6c frati, & d’altri pcrfecutori diuerfi, & di diti er fo (lato, & detrattori, Se non obftanti li fiumi delle rilaflationi, Se difpenfationi d’ai curii, non obftanti etiam dio le pioggie dei carnali, gol olì, & negligenti, mondani, fu-perbi,tepidi, aridi, Se rii aliati frati. Et però conformeà quello dice S.Bonaucntura nel la legenda maggiore, che difendo vna volta il Padre S. Francefco turbato per i mali effe m pi dalcuni frati, Se con affannato fpiri-to,pregando il mifcricordiofo Padre per i fi gl in oli, riporrò dal Signore quella rifpoiia. Perche tu pouero homicciuolo ti cóturbi ? Ti hò io forfè indi tuito talmente pallore (ò pra la religione mia, che tu non fappia, me eifere il principal patrone, A quella impre-faio hò deputato te, che fei huomo fempli-ce,acciochc quelle cofe, chciohauero fatte in te, non fiano attribuite alla humana in-dultria, ma alla fuperna grada. Io hò chiamato,feruarò, Se pafccrò : Se alcuni cadendo,altri in lor loco rimetterò,talmente che fe non faranno nafeiuti, gli farò nafcerc. Et con quanti impulii farà conquaflàta quella pouerella Religione, nondi meno per grada ,Sc dono mio, fempre faina permanerà. Quelle cofe dice S.Bonaucntura. Vltima-mentein quella Regola perfettiflima, fono dode- SOPRA LA REGOLA. 465 dodeci Capitoli, H come Chrilto hebbe do-deci Apoftoli, fono etiàdioineflìi verli 72. fecondoil numero di 72. difcepoli di Chri-fto. Certa cofa adunque è fratelli cariiìtmi. Sein ChriltoGiesù dilettiiTìmi,chenoihab-biamo promeifo quelta fantitilma Regola di oflemarla. Laude del Teflamento. /'"A Tcllamento di pace, teda mento da no clìer giamai per alcuna oblimene fcan-cellato, da non clTcr per alcuna dedignatione mai fprezzato, p>er nelfunacontraria fu-perordinationeda éfler giamai mutato.Te-ìtàmento certamente non per morte del Tcltatore, ma per condonatione della vita immortale confermato. Beato quello,che nò fprczza,ne getta via l'incorruttibile Telìamcntodicaritade , il fertile feudo d’humiltadc.il defiderabil the-foro di pouertadc, per la mano di tanto Padre a’fuoi heredi lafciato. La Tegola de’Frati Minori è flata da Chriflo injìituha, & ordinata. T-J Aucndo vna volta il beato Francefco nel mote di Fonte Palombo col digiu-Ro difolo pane, & acqua,5c oratione, la Ina * . G g Regola 466 D I S C O R S O Regola in meglio rifatta,& in più breuità ri dotta, cofi diuinamente infpirato, diedcla a Frate Helia fuo Vicario,ad’eflere ferriata,la qual da lui letta,& deftmtta,per non conue nireal fenfo fuo, diffe hauerla per poca cura perduta. Ma l’huomo fantodi nuouo fi riduffeal prefato monte, & digiunando, & orando a modo, che prima, & come fe dalla bocca di Dio FhauefTe ri cernita, vn’altra volta la rifece, & dal Signor Honorio nel-l’ottauo anno del fuo Pötificato, come egli dc(ideraua,lifù confermata.Ma è da faperc, che fra quello mentre, cheil beato France-feo attendeua a rifare la Regola,Frate Helia fuo Vicario, qual il tenor di quella fapcua, notificò a molti Mimftri,comeil beato Fra cefco intendeua vna tale Regola fare. I qua li inficine a Frate Helia congregati induce-uano eflò a d’andare al beato Francefco, & dirli da parte loro, che tale Regola per sè fa ceffe, & non per effi, perochc non intende-uano a quella obligarfì, ma temendo Frate Helia edere dal beato Francefco riprefo, dif fe,chein modo alcuno non voleua andarli, ma elfi pur inftando,& follecitando, che an dalie, rifpofe non volere lenza loro andare. Et allora tutti infiemeandorno dal beato Francefco,& giungendo al loco doue di-moraua,& effendo prellò. Frate Helia chiamò il beato Francefco,il qual rifpondendo, 5c SOPRA LA REGOLA. 4*7 & ucdcndo i predetti Miniftri,difle, che cer catto, Se addimandanoqueiti Frati ? Frate Heliarjfpofe. Padre mio,queiti fono Mini-ftri,i quali vdendo, che tu fai vna nuoua Re gola,temendo che tu la facci troppo ardua. Se afpra,dicono, & proteftano, che non vogliono a quella eifer obligati, Se che la facci per te,& non per loro. licite hauendo vdito il beato Fràcefco, voltò la faccia ina in Ciclo, Se parlò a Chrifto in tal forma. Signore, non te’l diceua io, che eli] non mi credcreb bono ? All'hora vdirono tutti la voce di Chrifto in aere rifpondente, che diile. Fran-cefeo,nella Regola niente è del tuo,ma tutto,ciò che il contienein quella,è del mio.Et Voglio, chequeita Regolas’oflbruiadlitc-tam,ad litcram, ad literam: fineglofa, fine glofa,fine glofa. Et aggiunfe Chrifto. Io sò, quanto può l’humana fragilità , Se quanto Voglio quelli aiutare,che quefta Regola abbraccieranno . Et quel li, che non la vogliono oiTeruare,ti vadano, Se efeano dell’ordi-ne. All’hora il beato Fràcefco fi voltò a quel li frati, Se difle loro. Hauete vdito, hauete Vdito? Volete,che di nono ve lo faccia dire? Onde che fubito quei Miniftri conofcendo fi colpeuoli,confufi, Se fpauentati fi partirò no. Dal che appare manifeftamente, queita Ingoia efter ftata da Chrifto inftituira,6c or dinata.Appare etiam,con qual modo fìa ita 6g 2 ta 46$ DISCORSO ta comporta,perche fu con digiuno, boranone: Et in qual luogo,perche fu nel mote, & chi fù l’autore, peroche fù il Signor no-ftrò Giefu Chrifto , che al beato Francefco la riuelò.Onde è a modo,che la legge,la qua le col digiuno, & nel monte, & dettandola Iddio,faìra fù,& data a Moifc. Et come etia la legge Euangelica,che da Chrifto ftante.dc leden te,& ingegnante nel monte fù ordina taA promulgata. Et di qui lìdimoftrarcc-cellenza, & preeminenza di quella Regola. Peròmiiino debbe quella infamare, & dire (come molti dicortöjcfler inòffcruabile.Per che Chrifto Signor nortro,che ogni cofa co nofce,l’hàordinata,& coli vuole, ch’ella ftia.Niuno dunque debbe tenerla per fofpct ta,o falfa, & ch’ella non polla condur Vhuo moallaperfettione, perciochc Chrifto capo d’ogni pcrfettionel’hàcompofta, & det tata. Niuno debbe quella da fe cacciare,ini-mòcon fomma riuerenza, ella abbracciare, & amare: per rifpetto dell’autore, che fù Chrifto, & del conformatore, che fù il beato Francefco,5c dello fcrittore,che fù vn co pagno tanto, cioè, Frate Bonicio, o Frate Leone. Niuno debbe dubitare, quella non eftèrc da Chrifto, perche nel colpetto di tan ti Mmiftri l’hà manifeftata.Et hà affermato il beato Francefco in ertamente del fuo ha-ucr pofto.Ondc Papa Honorio,che la Rego SOPRA LA RLGOLA. 469 la confermò,parlando col Beato Francefco di mutare le parole d’un capitolo d’elTa Regola, glirifpofeil beato Francefco, Bcatifll-mo Padre , quelle parole tion hò poft'e io nella Regola , ma Chriflo', il quale meglio conofce le cofe vtili, & neoeffaric alla fallite dell’animeA de’Frari, & al quale ogni co fa d’auenire nella Chiefa fua , & religione mia è aperta, & nudatperò non debbo, ne poffo le parole di Chrifro mutare.Per ii che elFortando, & indueiendo il beato Francefco i,frati all'ofTeruariza della Regola , dice-Ua, ninna cofa di propria induftria fdbauet pollo in elTa, ma ogni cofa hancr fatto fcri-uc;re,come da Dio gli fù nudato. ^ j Dì quella Rcgoì at eli: frca n o frate Boni-cio, & frate Leone,i qualiFuronó preferiti nel monte, quando il Beato Francefeo la'ri-ccuè da;Ghnlto, & quando Papa HonoriO gliela confermò, & dicono,che il Papa dif-ie quelle parole. Beato quello,! I quale robo tato dalla diuina gratia quella Regola fedel mčte,& deuotaméte olFeruera^croehetut tc le cofe, che in ella fono fcrittc, fono fan-' tc,Catholichc,& perfette. Alphabeto tsfurco di Ciottanui Tuulero. A Vanti ad’ogni cofa fà bifogno, che tu * incominci vna vita buona,pura,& fpi- G g 5 rima- 47° DISCORSO rituale,5c quefto non fupcrficialmcnte,o da fcherzo, ma conftantementc, & con animo virile. r Bene farai A ü male declinerai, & quefto di continuoA con ogni diligenza. Confcrueraiin tutte le cole un congruo, & moderato mezo, eflendo ciac ogni diremo è vitiofo. Debbi sforzar ti A dentro A fuori portar fempre dinazi a te l’humiltà. Scia modeftia. Eftirpa del tutto, Se abnega pei: amor di Dio la tua propria volontà, acciò pofll ftar a lui unito A egli a tè. > r.nuin, ■ I Fortem ente i, Se da-douero fà> che di Continuo tù perfeueriin Dio,con l'opereo'fser-uandola fua legge,Sc col penfiero, cönfide-randolafua volontà^ Giocondo ti conuien eftere, Sc fern pi i ce, & diligente allo bedien za, Se a tutte le cofe di Dio volontariamente, & fenza mormo-ratione renderti pronto. Babbi buona diradi non giamai riguar^ darti adietro,o ricordarti dell’Egitto lafcia-to,cioè,di non portar affetto difordinato al fecolo,a parenti, o creatura di quefto mondo,etiam a te medefimo. Interiormente nel cuor tuo fà di meditar’A ruminar ben fpeflò le cofe diuine, Se fpirituali A sforzati la vita tua mala paflàta con le lachrimeA pianti lauare. Con- SOPRA LA REGOLA. 471 Contantemente,,& con audacia fa di refi fiere a tutte le tentationi del Demonio, del mondo,5c della qarne. Lietamente, & con fortezza d’animo fa di caminar per quelle cofe teporaii, & trap-paflare alle (empi terne>& beate. Ma fà,che fempre rimanga ,& ftiaaccefa nel cuor tuo la fiamma della diuina dilettio ne,& la charità del prpfsimo. Non dcliderargiamai a cattinolinegl’al-tfui beni,liano di che forte li vogliano. Ogni cofa,,che tu vedi, o fenti del profiì-mo,piglierai in miglior par te,& non in ma-la, auenga che tu non fappi l’animodèl Fratello,qual può per aucntura elfer buono. . 'Per li tuoi peccati non ti rincrcfca far co allegro animo la deuuta penitenza, o liati ampolla imm ediàtaméte da Dio, o da qual fi voglia creatura. Qualunque tiiaiielTcofFefo, o col peniiero d’interno odio,o in parole,o ih opere,fà* che di tu ore,per amor di Chrillo, tu gli per doni,& rimetta ogni offefa. Ritieni,& conferua con ogni cura, & dili genza la mondina dell’anima,& del corpo. Sema in ogni cofa la màfuetudine, & frà tutti Itudiari d’elfer migliore. Tieni la fede,oc mantieni la promefia verità verfo ciafcuno,lenza inganno, fimiila-tione,ofraude, efièrcitatinell’opere della G g 4 mi*' 4.72 DISCORSO mifericordia,fi Corporali, come Spirituali, fecondo che porrai. V edi,& attedi dilige temete,che in modo veruno, o nel magiare, o nel bere,o in qual fi voglia altra cofa,tu non ecceda, o trapafli il modo, la mifura, & Regola della ragione. Chrifto Ila lo fcopo,&il fin tuo, di maniera che ndi’animo tuo fempre vadi rumi nädo, la fua l'anta dottrina,eflempi ,& vita, & quella t'ingegni(fecödo le forze tue)imi-tarei&a dia conformarti. In ogni tua aUuerlità ricorrerai alla intemerata Vergine Maria fopra ratti gl’altri Santi,pregandola diuotamente, che t’aiuti ad’imparare perfettamente quefta norma', Scinttitutione di vita. Zelofo della propria fallite, auezzati a ritener eia volontà tua, & la fenfualità fotto ladifciplina, accio pacificamente confenta no,& fianod’vnmedefimo parere m tutte quelle cofe,le quali Dio permetterà, che Vè ganofopraditè. Dodici gradi ddi’himìltà. P Rimo, col cuore, & corpo moftrar hu-milità,con gli occhi dimelìi in terra.Có-tra la Curiofità. e Non efler facile,o pronto al rifo. Contra la Inetta leti tia. ... ' 3 Par* SOPRA LA REGOLA. 473 ? Parlare poco,etiam di cofcbuoneA con Voce dimcflà.Contrala Leuità della mente. ‘r Tacer lin’ad dTer’intcrrogato. Contra la I Giattanza. z 5 Tener via commune,fecondo la fua Rc- gola.Contra la lingolarità . 5 Crederli,& tenerli più vile di tutti. Con- tra f Arroganza. 7 Con fedirli, & cflimarlì inutile, Se indegno ad’ogni cofd.Contra la Profontione. 8 Confellarei fuoi peccati,& riputarli pec-catore.Contra la Difenlìone de'pcccati. S Abbracciare per obedienza la patienza, nelle cofe dure,<5c afpre. Contra la Simulata confefllone. Jo Per obedienza fottometterfi a fuoi mag-giori.Contra la Ribellione. Ü Non li dilettare di fare la propria volon tà.Contrala Mala libertà. Temer Dio,& elfer ricordeuole di tutti i fuoi pcetti.Contra la Cófuetudine del peccare, la quale adduce il difpreggio di Dio. Sette gradi dell'Obedienza. p Rimo, obedire volontariamente. Ber-■*- nardo. Quello grado falir non può , chi al fuo Maelfro con animo nò obedifee. Agofìino. Non tanto brama il Preccttor tuo, che 474- „p I S C O R S O tu Tappi ejitelIo,chc egli da tcvuole,quanto che tu fadei ci ò,che ti com manda. C SeCódo,obedirc TempliccmStc.Bernardo. Molti contendono, & replicano, perche quello i o quello gli yien commandato, di f donde ne feguono mormorationi, efcula-tioniA limulationi d ’i m p ohi b i 1 i ta. Co n t ra i quali diceil Profetailn audimauris obedi-uit mihi. Idem. c Appartiene alia femplieità non giudica-re,ne difeernere qual cofa,o perche gi'qcq-mandatarma folo attendere a fare fedclmc-tcA humihnenrc, ciò.che gli è impolto. U buon obedientedà il Ino volere A non volere al Prelato, per poter dire : Paratum cor meum Deus, paratum cor méum . . ‘q oi Terzo,obedireàllegramcntc. Bernardo. La Terenità nel volto, & la dolcezza nelle parole adornano molto Pobedicnza lu-bito,màlatorbidacompofitione del corpo,la faccia trilla A ofeura lignifica, & ma-nifclta efferli partita dairanimo la lineerà, & gioconda obedienzai Agoftino. La incompolitione del corpo dimoflra talcelfer quella della mente. Quarto, obedire prettamente, ad’elfem-piodiSan PietroA Andrea,i quali fubito, lafciate lercti,feguitornoChritlo ,& finril- menteGìacobo, & Giouanni,& Zachco, perciò la Tua cala fù fatta falua. Quinto, SOPRA LA REGOLA. 475 Quinto,obedire virilmente. Bernardo. Hai porto le mani a cofe ardue, 5c difficili : perciò ti conuiene con initantia operare, & conftantementeobedirc, ne per conto al cimo lafciarevna tanto reale ,6t licuravia per andare al cieloffienche afprävSt difficile. OndeChriftofù fatto obedicnce in (ino alla morte, 5c più predo che lafciar d'obedire perdè la vita. Idem % 11 vero obediente non (a di (Ferire,ne pro lögare l’obedičza,ma tiene Forecchie piòte ad'vdire,gl'occhi al vedere, la lingua al parlare, le mani al l’operar e, i picxbalcatnina-rc,5c tutto dentro fi raccoglie, per fatati tigni cofa la volontà del fuo precettore; '. Sertoobcdirehumilmente. Bernardo. , Grande è la virtù dàll’humiltà y fenza la-quale la fortezza diuiqie fuperbia. Et per la virtù del noftro beneoperarenon prouie-ne a Dio vtilità alcuna, mà li ben a npi : ne $>er quella è fatto egli maggiore, come ne anco lenza etlà è fatto minore. Piai. Bonorum meorum non eges. Settimo,obedirc perfeuerantemente.Ber nardo.la perfeueranza è una.ddlcrtngolari figliuole del Sommo Re Tutte le virtù pof-fono contra i viti) , lenza la perfeueranza pugnare,ma nongià lenza erta portar vitro ria,ne ellcr coronate. Quello, ilquale perfe-uererà lino al fine,farà faluo. Matth. 1 d. * LEC. Più puramente vi-uc. Più raro cade. Più predo riforge. Più' càùto camma.'. , L" huo- monel- , , la Reli- ) Più ficüra"6 VB C C EL LSNŽ v*, E G* * N'V EZ-^ della Religione, Raccolta da S. Bernardo, i. Con teßiofuionc^. r fL’olleruanza, Della caftitii < Dcll'Vbidlénza. L Della Pon élla. ’ Lo feampo, Dcü’occafioni .'peruerfe. /n DelVoccafìoni male. De*pericoli mondani. La cólìdcratione,Delle fcrit J U , ture. i j De gl’eilempi de’Santi. ^ Del feruor dc’fratelli. Là meditatione, de’peccati { pdlfati. r i. . DtiU’im perfèttloni p Tenti Dejfiituiiprcmii. L’acquiftq, Del gulto delle Per f fante virtù. j De’doni del ipirito. ^ DeLfolazzo interno. L'augttmento, Della buona f difpofitionc. (gra. ] Della guardia della diuina ^•Della domcttichezza c6 dìo f L'abódaza , de'pnti rimedii. Delle lubite infpirationi. L Delle frequéti effortatiói. L'efficacia,de'priuilegiidel-J la Religione. ^ Dcll'opere meritorie. ^ Dell'aiuto de’fratelli. pLa pallata imitatione dello 1 fpofo Chrillo. ^ Vita Religiofa. I Vittoria de gl'anuerfarii, t. della Carne, Mondo , 5c ( Dianole. glene. mente ri-pofa. £Ì Tj<7 -‘Ji •[ 5 Ct : Più ruggi ada racco-glie. -o: Più pretto fi purga. Il fin' Più confidente méte muore. O i Più abon-dateméte | ►c pmiato C Sopra la regola 477 Ttifcrifce Papa Grégorio 1X. bautr'vdito dal beat» Francefco, lui dal Signore tre pmilegii - "..-ir bauereot tenuto i°:' D Rimo, che quanto più Frati fofscro nd-l’ordine ,& il loro nùmero àccrcfciuto, tanto meglio, de in maggior'abondanza gli prouederebbe. Secondo, che ninno ncU’habito fuo potrebbe malamente morire Terzo,che qualunque l’ordine fuo perfe-guitafse',farebbe dal Sig.graueméte punito. « Tre altri Trinilrgii dìfje il Beato Francefco haucre ba~ tutti dal Serafino, quando gl'appccrue^J. P Rimo, che la Religione fua durarebbe final dì del Giuditio. Secondo, che niuno, che ncH’ordine fuo volefse malamente viuere,potrebbe iui lun gameti te durare. Terzo, che qualunque amafle di cuore il fuo ordine ( quantunque peccator fufsc ) confeguirebbe da Dio mifericordia. . ‘Documenti di S.Bonauentura per i Gioucni. p Rimo,eflerc fcruen tl alforatione, &ftu--*■ diofi alle fante Icttioni, quali due cofe $ •>• molto 478 DIS. SOPRA LA REG. molto aiutano, il frequentatela Chic fa, 8c la Cella,in modo tale,che fuor di ella il Frate mai non deue cflere trouato otiofo, o ua gabondo, fe non per obedignza, o feruitii a lui impofìi, ma eflerin quella frequenteme te,le cole celefti meditando,& i iuoi,& gl’al tr.ui peccati piangendo. 2 : iStudiare di -continuo fopratutto, circa l’Irioncflà del cuore,& de’fentimenti del cor PQ.-; lidie per meglio conferpare, fa bifo-gno euitare ogni amicitia intrinfeca,& fpe-ciaje . fi; . 3 Raffrenar la lingua , Sciti prefenza d’altri non parlare,fe non è dimandato, Se non lau dare,nc uituperare alcuno. 4 Effer folecito in non riferire le cofe vdi-te, fe già non fuffero d’edificatione. 5 Rimemorare fpeflò nel,cuore i beneficij di Dio,i peccati propri),i defiderij del Para-difo,le pene del l’I nferno,Sc d i quelli,che fono podi in tribolationi, Se le miferie del mondo. vi ; : 6 pNon giudicar alcuno col cuore, ne con la bocca, ma fé medefimo. Chi quello farà, farà faluo. <: ! DOTTE.. CHRISTIA. ,479, COMTE N DIO T> £ L L A dottrina CbriHiana. Che dette falere,& oßeruare,ogm fidel Chrifliano. ' L Chviftiano è quello,che per gra ByFKA da del Tanto Battefimo diuenta membro di Chrifto, e con la vi-ta, e coftumi cerca di conformar fi con lui,acciò corrifponda al nome Tuo. Il fegno del Chriftiano c il fegno della finta Croce, che fi fà dicendo. In nomine Patris,& Filij,& Spijritus fan äi .Amen. Al vero, e buon ChrKtiano quattro cofe fono neceflaric, ciò è Fede,Speranza, Carità,e buon’operc. Fcde,è vn dono di Dio, col quale ferma-niente affentimo, e crediamo tutto quello, che la Santa Madre Chic fa ci propone, e co nianda.a credere,e ferriamo Torecchic a tut te le nouità dcgl’heretici. Speranza è un dono di Dio, col quale la noftra volontà fi confida, che haura i beni eterni, principalmente per la liberalità di fhoj&i anchora per i propri] meri tignali ri conofce,e fpera hauere per la di ulna gratia, con quello dono anchora fpcriamo la re-tnilaònc de’peccati dalla diuina mifericor-nia,la gratia,& altre virtù necdìàrie, Se ancora 48o DOTTRINA, cora le cofe temporali, in quanto che fono cfpcdienti alla fallite dell’anima. Charità è vn donò di Dio,col quale ami* mola diuina bontà per fe lidia, & il profsi-mo, e noi per dfpetto di Dio. Buone opere fono quelle,che procedono dalla fede formata di charità,con formi alla legge di Dio, e li fanno p gloria diChrifto, c di Site,altre folio di pcctto,altre di còliglio. Nel numero dcll’opere buone l’orationd c vna principale,nella quale li elfcrcitano le uirtu della fede,fpcranza,& amore, eie più nccdrarie,<$c vtili orationi fono le feguenti. T)ATER Nofterquiesin cxlis.Sandifi-* cetür nomen tuum. Adueniat regnum tuum. Fiat voluntas tua,fient in cglo, & in ferra.Panem noltrum quotidianum da no-bis h'ódie. Et dimitte nobis debita nolirà, (I-;cut & nos dimittimus debitoribus noltris. Etne nos inducas in tentationem. Sed libe ra nos a malo. Amen. AVE Maria gratia plena , Dominus te--**• cum,bencdičla tu in mulieribus, & bc-nediótus fručtus ventris tui lefus: Sada Ma ria mater Dei ora pro nobis peccatoribus nunc,<5cin hora mortis noftrae. Arnen. Z ^ REDO in Deum Patrem Omnipo-/ tentem,creatorem Cxli,&Terrx.Etin lefum CHRISTIANA. 481 lefimi Chaiftum Filium cius vnicum Dominimi noitrum. Qui con ceptus eli de Spiritu Sančto,natus ex Maria Virgine. Palfus Aib Pontio Pilato, crucitixus, mortuus, Sc fepultus. Defccndit ad inferos,tertia die re-furrexit a mortuis. Afcendit ad Czelos,fedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis. Inde venturus eftiudicare viuos, & mortuos. Credo in Spiritum Sandami, Sandam Ec-cletiam Catholicam. Sandomm communionem.RcmilTioncm peccatorum .Carnis tefurredionem.Vitam zerernam. Amen. C Alue Regina Mater mifericordize ,vita, ^ dulcedo,& fpes noftra faine. Ad te clama mus exules filij Euze. Ad te fufpiramus gementes, dedentes in hac lachrymarum valle. Eia ergo aduocata noflra illos tuos mife-Acordes oculos ad nos con uer te, & le funi benedidum frudum ventris tui nobis poli hoc exilium oltede,o Clemens,o Pia, o Dui cis virgo Maria. Ora pro nobis fanda Dei genitrix. Vt digni efficiamur promiffioni-bus Chrifti. Sancii Dei omnes intercedere dignemini pro noflra,omniuniqucfalute. Angele, Dei qui es cultos mei, pietate fu-Perna me tibi comminimi rege,defende,gu berna. Da pace Domine in diebus noflris, duia non eli alius,qui pugnet pro nobis, nifi tu Domine Deus nofter. Hh Ü 482 DOTTRINA I dodeci vinicoli della Fede, fecondo i dodeci udpojìoli. Primo. Pietro. Redo in Dio Padre onnipotente,crea-tore del Cielo,5c della Terra. 2 Andrea. Et in Giesu Chrifto figliuol fuo vnico Signor noftro. 3 lacobo Maggiore. Il quale concepnto fù di Spirito fanto, nato di Mana Vergine. 4 Giouanni. Palfionato fotto Pontio Pi-lato,crocififlb,morto,& fepolto. 5 Tomafo . Difcefe airinferiori parti della terrari terzo di mfufcirò da morte. 6 lacobo Minore. Afccfe al Ciclo,fiede al la delira di Dio Padre onnipotente. 7 Filippo. Di là bada venire a giudicarci vini,e morti. 8 Bartolomeo. Credo nello Spirito Sàto. 9 Matteo. La fanta Chiefa Catholica,la communione de’Santi. 10 Simone. La rcmiflìonede’pcccati. 11 Tadco. La refurrettione della carne . la Mattia. La vita eterna. Amen. I fette Sacramenti della Chiefa. C Aeramento č vn fegno Fa ero cftcrno del ^ la gratia in udibile, che fantifica rimo- mo. CHRISTIANA. 48? mo.qualc per eflb facramento fi conferifce. 1 Battefimo,nel qualerhiiomorinoncian do a Sathana,& alle pompe,& opere fue, di figliuolo d’ira, diuenta figliuolo di Dio. 1 Crefima, nella quale fi da lo fpirito di for tezza, & augumento di virtù per confefl'ar Chrifto, e battagliar contra tutti gl'auuer-farij. 1 Euchariftia, nella quale i fideli fono cibati del facro corpo, & preciofo fangue di noftro Signore, per nutrir la vita fpirituale, la quale ancora e vn facrificio gratifiìmo, ch’ogni giorno fi fà al padre eterno. 1 Penitenza,nella quale fiamo guariti,e me dicati delli peccati commcffi dopò il batte-fimo, fono tre parti di ella, cioè, contritio-ne,confefiìone,e fatisfattione. J Eftrema vntione,nella quale il Signor di bifee grafia a gl’infermi contra i rrauagli eftremi della morte, e fiamo medicati delle reliquie del peccato,c fe è efpediente, ctiam della malaria. 6 Ordine facro, perii qualeifideliriccuo-no gratia,e fono conftituiti in alcun’officio facro,e fpirituale, pertinente alla confer ua-tione, e Minifterio dell’Euchariltia, e quelli ordini fono fette, cioè, Olìiario, Lettore, Eforcifia, Accolito,Subdiacono , Diacono ,& Prete. 1 Matrimonio,per il quale fono fantificati Hh 2 l’huo- 484 DOTTRINA . l’huomo, e la donna, in vna vnione infepä' rabile, perla generatione de’figliuol i, e pcf-allenarli a gloria di Dio, per euitare i peccati della carne. Di quelli fette Sacramenti, il battefimo » confirmatione, e facro ordine, non fi piglia no più che vna volta, gl’altri quattro fi pon no più volte pigliare. ? DIECE COMMANDisfMENfl del Signor rDio,co}i vna breue dickiaratiorte. Commandamento è vna legge, che obliga il tranf-geeßore à peccato. I O fono il Signor Dio tuo, non haurai * Dei alieni nel confpetto mio. S’intende,che vn foto Dio fi debba credere,in quel lo fperare, quelloinuocarenenoftri bifo' gni, e quello honorare , «5c amare foprao-gni cofa. Non giurar il nome di Dio in vano, vuol dire, che non fi giuri fenza verità, e necelfi-tà, che ci aftringa, & a riuerenza dei nome fuo, ne manco fi debbe biaftemarc, il che fi fà,o dando a Dio quello,che non fe gli con-nienc, o togliendo quello, che è fuo, communicando quello, che del Creatore alla creatura, onero parlando cofc dishonefie di elfo Iddio,c de’Santi, CHRISTIANA." 48Y i Ricordati di fantificar’il Sabbato, cioè, la Domenica, Quefta fantificatione confi(ìc in fantifi-car l'huomo fe (teffo,in quel giorno aftené-dofi di lauorare,litigare,0 far’altre opere feritili , & occupandoli negl’officij diuini, ve-fperi,prediche, lettioni, & altre opere pie,e fpecialmentein fuggir i peccati. ‘r Honora il Padre,e la Madre tua,acciò che vini lungamente fopra la terra. Queho honor ricerca riuerenza, amore, & obedienza Verfo i parenti,& aiuto,e fouenimento,quä do gli bifognalfe. i Non ammazzare. Significa, ch’ai proffi-mo noia fi debba fare alcuna ingiuria nella propria perfona con le mani, nè col cuore, odiandolo, nè con la bocca, commandan-, do,o configliando la fua morte,o danno. ’ Non fornicare. Si prohibifce ogni ingiuria nella donna del ^iBino, Se ancora ogn’al tro atto dishonelto. Non rubbare. Cioè, non tener la robba del profiimo vfurpata, ne manco con vfu-re,& illeciti contratti affli geri o. Non dirai falfo teftimonio. Si vieta ogni fpecie di detrattione, e murmuratione, Sc ogni ingiuria,che fi fà con la lingua al profi fimo,e li prohibifce ogni forte dì bugia. Non defiderar la robba del proffimo. 9 Non defiderar la Donna del prolfimo.In H h 3 que- 486 DOTTRINA quefti precetti fi prohibifce ogni deliberato confcnfo,& appetito in haucr la Donna, orobbadel proiTmio, ancorchcin fatto no s'habbia . Quefti diece commandamenti li ridufle Chrifto a due,quali ft chiamano. I due precetti della Cbarila. A MAR Dio con tutto il cuore,con tut ta l’anima,con tutta la mente,e con tut te le forze. Amare il proftìmo come fc ftefiò,delide-rädoli la gratia,c gloria,c altri beni, che per noi vogliamo. Et per il proftìmo dichiarò noftro Signore douerfiintEdere ogni huomo ,etiamdio rinimico, quale dobbiamo amare di cuore, e pregare Dio per lui. I due precetti di natura,quali fono fegno certo fc amiamo il proftìmo noftro, ò nò. II bene,che debbi voler per te, hai da uo-ler per il tuo proftìmo. Il mal,che non noi per te, non hai da volere ad’altri. ? diece emmandamenti della Chic fa più vniuerfali. S S E R V A R le fette commandate dalla Chiefa per confuctudine vniuer-fale guardate. CHRISTIANA. 487 * In tutte le Domeniche, e felle comman- date vdir mefla intieramente. J Digiunar tutte le vigilie, e quattro tempora^ tutta la Quarelima intiera,fuor delle Domeniche,uitti quelli, cimeranno ve t’vn’anno, e potranno digiunare. 4 Ne’giorni del digiuno altcnerli dal mangiar carne,oua,elatticinij. $ Non mangiar carne il Venerdì^ il Sabba ro di tutto Vanno. 6 Confelfarfi de'fuoi peccati almeno vna volta Vanno, e quando farà in pericolo di morte,conilproprio confdTòre,o con altro, ch’habbia Vauttorità. 7 Communicarli almeno vna volta Vanno per la Pafqua di Refurrcttionc, & inan-zialla morte,tutti quelli,chehauerannogV anni della difcrettione. 8 Fuggir tutte le cofe prohibite dalla Chie-fa fotto pena di fcommunicatione,come tc nere, o leggere libri heretici fcientemente, contrahere Matrimonio in gradi prohibiti, &il far nozze in tempi vietati, &c.Etlafco munica li hà più da temere, che niuna pena corporale. 9 Non participar con imanifeltifcommti meati mangiando,parlando, o ritrouando-fi nel culto dittino,o partici patione de’facra menti con loro. 10 Pagar le decime,o primi tic a’ Miniftri del Hh 4 la V H 488 DOTTRINA la Chiefa quelli, che fono obligàti. Quelli rìiecc precetti,& al tri, che fono per particolari gradi di perfone , i quali ogni vno nel fuo ihto è obligato a fapere, fi comprendono in vno di Chrifto, quale ordino,chehab biamo ad'obcdire alla fanta Chiefa, e fupc-riori,come a lui ftdìb,ne in alcun modo di-fprczzarc, o tranfgredire le loro ordinationi,onde i giubilei, & indulgentie fi debbono con ogni riuerenza, & deuotionepigliare,efiendo vtili per i viui,c morti. La Chiefa è la congregatione di tutti i fideli , il capo della quale è Chrifto, Se il fuo Vicario in terra,ch’è il Pontefice Romano. Le [ette opere della Aftfcricordia corporali. TN A R da mangiare a poueri affamati. Dar da beuere a i poueri alfetati. 3 Albergar i pellegrini. 4 Veltirinudi. 5 Redimerei cattiui. 6 Vifitar gl’infermi, Se incarcerati. 7 Sepelir’i morti. Le fette opere della Mi ferie or dia firituali. i ITvAR buon’configlioad’altri. » Ammoniti peccatori. £ Ammaefcrarc gl’ignoranti. 4 Con- CHRISTIANA. 489 4- Confolar gl’afflitti,e fconfolati. 5 Perdonar l’ingiurie. 6 Sopportare patientcmEtc le tribulationi. 7 Pregare per i viui,e per i morti, che fono nelle pene del Purgatorio. ‘Deli’oratione_j. Ratione è una petitione , e domanda delle cofegiufte,& efpedienti allafalu-tc noftra da Dio,onero dalli beati. L'oratione valida hà da eftere accompagnata di fede viua.di vera humiltà, e di per-ieueranza in efla , e della giuftitia delle cofe domandate. Le cofe che li hanno a delidera re, c domandare dal Signore, & il modo di domandarle, è quello, che ci hà infegnato Chrifto benedetto nell’Euangelio dicendo. VjADRE noltro, che feine i Cieli. Sia fantificato il nome tuo. Venga il Regno tuo.Sia fatta la volontà tua, fi come in Cielo,& in Terra. Il pane noftro cotidiano danne hoggi. Et perdona a noi i debiti no-tiri, fi come noi perdoniamo à debitori no-ftri.Etnon c’indurrein tentationc.Ma liberaci dal male. Amen. L’altre orationi, quali ci hà infegnato la Santa Chiefa,fono pofte di fopra. ‘DeWoperc di configito. Z'-'' Onfiglio è vn’opera di gfettionc,che sS za obligare a peccato quello, che la fà, rende maggior premio di gloria. Et quelle fono tre principali, alle quali Fai tre fi riducono,cioè pouertà,chfirità,eobedienza. 1 Pouertàènonfolo amare manco la rob ba,ma ancora per amor di Dio, & imitatio di Chrifto priuarfi realmente di tutte le ricchezze,e fperanze d’efla,e contentarli del te nue vitto,& vellito. 2 Callità è non folo fuggire ogn’ atto carnale fuori del matrimonio, a che tutti fono obligati, ma etiam voler per l’amor di Dio, & Imitation di Chrifto,totalmente priuarfi del matrimonio. 3 Obedicnza, è non folo obedire al Signore nc’gencrali commandamenti fuoi, quali ci el plica per la fcritrura, e per la Chicfa, il che tutti lòno obligati a fare : ma etiam per l’amor di Chrifto voler obedire quanto ad' altre cole particolari non repugnati a’fuoi commandamenti ,i quali li commette per bocca d’vn folo fcruoA fuperior noftro. 7 fette doni dello Spirito Santo. I Apienza. Intelletto. 2 Scienza. 4 Configlio. S Fortezza. CHRISTIANA. 491 6 Pietà. y Timore 4 I fette peccati mortali, che fi contengono in que-fta parola-, Saligli. 7 Accidia. Peccato è operatione fatta contra, o fuo ri della legge di Dio, o del lume della ragione . Peccato Mortale è vn’operationc, per la quale l’huomo fi ferma nella creatura, come in vltimo fine. Peccato veniale è vn operatione, per la qualerhuomoinordinatamente adhevifce alla creatura , non ponendo in dia l’vlti-mo fine. Superbia è vn deliberato,e di fiord in ato appetito d’eccellenza,e laude, c della mani-feftatione d’eflà. Auar.itia è vndifiordinato, e deliberato appetito d’hauere,& accumular la robba. Lulìiiria è vn difiordinato,e deliberato ap petito di piaceri,edilettationi carnali. Ira è vn deliberato,e di fiordinato appetito di vendetta contra ragione. Gola è vndifiordinato appetito di dilet- 1 C Vpcrbia. 5 ^ Luffiuria. 5 Gola. 2 Auaritia. 4 Ira. 6 Inuidia. tatio- 492 D O T T R I N Al tatione nel mangiar,e bere. Inuidiaè un difordinato, e deliberato do 1 or,del bene del proffimo, con allegrezza del mal fuo. Accidia è vn vitio, per il quale ci contri-fìiamo deH’opere del feruigio di Dio, per faticatile in effe accade fopportare. Lt fette virtù contra fette peccati mortali. i T T Vmiltà contra fuperbia. z 11 Liberalità,contra auaritia. 3 Caftirà,contra lulfuria. 4 Patientia,contra ira. 5 Attinenza,contra gola. 6 Charità,contra inuidia. 7 Diligenza,contra accidia. Le quattro virtù Cardinali. i "D Rudenza. 3 Fortezza. z -1 Temperanza. 4 Giultitia. Prudenza è virtù con la quale conofcia-mo,& eleggiamo le cofe, che ci aiutano per il fin nottro,& fuggiamo le contrarie. Tcmperanzaè vna virtù, perla quale fi moderano ledilettationi della fenfualità, e fi vlàno , quanto detta la neccfiità , e la ragione. •Fottezza e vna virtù, per la quale l'huo- mo CHRISTIANA. 493 mo vince le paure delle cofc aduerfe,inanime il timor della morte. Giuditia è vna virtù,con la quale feruan do l’utilità commune, fi rende a ogni vno il Tuo. Le otto 'Beatitudini. 1 TD E a ti i poueri di fpirito, perche di loro c ■U il regno de’cieli. 2 Beati i manfueti, per che elfi pofiederan-no la terra. 3 Beati quelli,che piangono,per che dfi faranno confolati. 4 Beati quelli,che hanno fame, e fete di giu ftitia,perche ei'si faranno fatiati. 5 Beatii mifericordiofi, percheefsiconfe-guiranno mifcricordia. 6 Beati i mondi di cuore, perche efsi vede-ranno Iddio. 7 Beati i pacifici, perche faranno chiamati figliuoli d’iddio. 8 Beati quelli, che patifeono perfccutione per la giuftitia, cioè, per ben fare,perciò che loro è il regno de’Cicli. Letrcpoteniie dell anima. Emoria. 2 Intelletto. .? Volontà. Lì Li cinque {entimemi del corpo. 1 \T Edere. 4 Guftarc. 2 V Vdire. 5 Toccare. 3 Odorare. Le pafsioni dell’anima. Sci /oso /e concupìfcìbiUyCioè. 1 A More. 4 Abominatione. 2 Odio. 5 Allegrezza. 3 Defiderio. 6 Tulle zza. Cinque fono L'irafcibili,cioè. 1 C Pcranza. 4 Timore. 2 ^ Difperatione. 5 Ira. 3 Audacia. I tre nemici dell’anima. T L Mondo. La carne. -111 demonio. I quattro nouìffìmi. X yf Orte. Giudicio. Inferno. Ivi Gloria. Le CHRISTIANA. 495 Le tre doti dell'anima glorificata. X7 Ifione. Comprehenfionc. V Fruitione. Le quattro doti del corpo gloriofo.) Hiarezza. Sottilità. Impafsibilità. Agilità. Il modo d’imparare lettere^. 1 ì L Chriitiano deueimpararelettere non * per vanità,nè cupidità, ma per conofcerc il ino Creatore,& honorarlo:c per conoice re fe fteflb,& il fin fuo,c la via,per la quale fi peruenga ad’dfo. 2 Deue eilère folecito, e diligente nel ftu-diare,nó perdendo tempo, nè fuiandofi per male compagnie,ma procurar d’udire mae itti,che temano Dio,c fiano virtuofi. 3 Deue effere humilea Dio,& a’fuoi precet tori riuerente,6c obcdicnte,e quäto il può, fenza peccato, mafsime di fupcvbia, c luffu-ria, perche nell'anima cattiua non intrarà lafapienza. 1 II modo d’udire Li predica. CI deue afcoltare per gloria di Dio, e per u DIute noltra, cioè,con animo d’intende- 496 DOTTRINA- re le virtù, & opere Chriftiane, per abbracciarle,& i vitij,e peccati per fuggirli. a Si deue Ilare attento , e raccolto con hu-, miltà, e defiderio, che Dio ci mandi il fuo fpirito per farci capaci delle fue parole. 3 Procurar di ruminare qualche vtile pun to, e di far frutto con dio, non fi partendo dalla predica,infino che non è finità. Il modo d’udir la Adeßa. i T> Idur'a memoria,ch’iui fi rapprefenta la -Ev Palfione del Signore, e pafeerfi di tal meditatione. i Cercar di dar dinoto con l’animo,e mie- tente quäto al corpo,malTiine ingenocchio ni,in prefenza del Signore,e domandandoli humilmcnte perdono de’noftri peccati,e de’noftri parenti,e pregando per la pace vni uerfale, e riformatione delia Ciefa. 3 Ringratiare Dio de’beneficij fuoi, e malli medi quello,e cercar di communicari! fpi-ritualmenteper participar definenti , e del frutto della ma morte, e però non fi dette partir ni uno, in fin che non è finità. fi modo dì confejjdrfi. i D Rcgar Dio, che mi dia grafia di ridurre ■E con diligenza a memoria tutti i peccati com- CHRISTIANA. 497 commefsi dopò l’ultima confefsione, confi dcvandoi tempi, comegl’hò fpcfi,iluoghi dotte fon ftato, gl'elìercitij, che hò fatti, le pevfonc con chi hò pratticato. 2 Domandar gratia di vero dolore ^contritione d’effi peccati, conliderando fingit! ria,ch’a Dio se fatta, i beni che li fon perlì,i mali ne’quali ti è incorfo per il peccato,e la dura morte di Chrifto,quale bilògnò,patif-fe,pcr fcancellarli. 3 Haucndo fpcranza della diuina miferi-cordia dir con vergogna, & verità ogni co-fa,che ci ricordiamo,al Gonfelforcmon negando,nè diminuendo,anzi proponer la ve ra emendatione, & abbracciar la penitenza impofta, e configli del Sacerdote. 4 Alia frequentatione di quello facramen to al manco vna volta il mefe ci deue muo nere l'vfcir fuori della dilgratia di Dio, e la feruitù di Sathana, l’allegrezza, che hanno gl’Angeli con la noilra penitenza,e giultili-catione,illeuar il pefoinlòpportabile del peccato,«5c il rimorfo di conlcienza, e fac-qurttarci beni perii. La confejjìone generale. Onfiteor Deo Patri omnipotenti, bea-tg Marig femper virgini,beato Michae lì Archangelo, beato Ioanni Bantilìe, fan- li ‘ dis 498 DOTTRINA čtis Àpoftolis Petro,& Paulo,omnibus fanetis,& tibi Pater, quia peccaui nimis cogita rione,verbo, & opere: mea culpa, mea culpa,mea maxima culpa.Ideo precor beatam Mariam fern per virginem,beatum Michae lem Archangelum,Beatum Iohannem Ba-ptiftam,fančtos Apoltolos Petrum,& Paulum, omnes fan čtos , & te Pater orare pro me dominum Deum noltrum. Il modo di riceuere la fmtìffìma communione. 1 TX Euc prima elfaminarfideTuoi peccati, -L' e mancamenti , e chieder perdono a Dio, e Paflolutione dein al Sacerdote, che ftà in luogo di Chrilto. 2 Deue eifercitar la fede, fperanza, e chari-tà verfo Chrilto , qual per memoria della fua morte, con tata larghezza li dona a noi in cibo dell’anima noltra. 3 Deue hauen dolo riccuuto,pregalo faccia mandone ne’cuori noltri, e rin granarlo di tanto dono. Alla frequentatione di quella fanta Com munione damo effortati da’Santi Dottori per i molti,& eccellenti frutti,che deità li ca uano,come Vclperienza infegna, cioè, 1’incorporatione , & vnione noltra con Chrilto,la diminutione delle concupifcentie, la fortezza contra le teatationi di Sathana, lacere- CHRISTIANA. 499 Paccrefcihiento di Fcde,Spcranza,& Amore,& altre virtù. 'fi modo d'offerirft a Dio la mattina. 1 1) Ingranar Dio de’fuoi benefici), e fpc--tv dal mente, che ci hà guardati netti, e fenza peccato quella notte. r Proponcr in quel giorno di non voler fa re peccato alcuno, anzi proteftare di uoler fare ogni cofa in honor, e feruigio di Dio. 3 Pregare humilmente fua Macftà, che ne dia gratia di efleguire quel tantoché gli pro mettiamo. Pater nofter. Aue Maria. Il modo d’orare la mattina. Q Ignorc,io credo,c confefso,che tu hai of ferto il tuo fangue al Padre eterno per me, e per tutta l'hu mana generatione, io ti ringratio con tutto il cuore. Pater nofter. Aue Maria. Signore, io ancora t’offerifco l’anima, & il corpo, & ti prego, che tu mi guardi da o-gni peccato hoggi,e Tempre, c mi doni gratia di fare, & patire a laude, e gloria tua. Signor Gititi Chrifto, io ti raccommando la Chiefa fanta, & il rcfto del mondo con tutti i fideli defonti, e fpccialmente i benefattori,parenti , & amici, óc altri fecondo, che li a fon 300 DOTTRINA fon tenuto, ti domando per tutti la gratia tua ,e continuaprotettionefin’alla gloria del Paradifo.Pater nofter. Aue Maria Ac- Il modo dì far e oratione la fera. C Ignore Giefu Chrifto ,ioti ringratio di ^ tutti i beneficij corporali,e fpiritualfche hoggi, e fcmpre m'hai conccfib per tua mi-fericordia.Pater noli. Aue Maria. Signor Giefu Chrifto,io conofco, e con-feflb tutti i peccati,che in cogitationi, paro lc,& opere,hoggi hò commcflo,e ti dimando perdonati za,e propongo di correggermi con la grada tua.Pater nofter. Aue Maria. Signor Giefu Chrifto,ti prego, che tu mi guardi netto dell’anima, e del corpo quella tcra,c fcmpre, per il fangue fanto tuo, e per intercefttone della gloriola madre tua, e di tutti gl’Angeli ,e fanti tuoi. Pater nofter. Aue Maria. f La bencdhtiane della tamia. U Enedicite Deus,nos,&ea,qux fumus su pturi,benedicat Deus trinus,& vnus, Pa ter,»Se Filius,Se Spiritus fandus.Amcn. CHRISTIANA. $oi Il ring*aliamento dopò il cibo. T Aus Deo,Pax viuis, Requies defundis. JLXuautéDomine miferercnoftii,Dco gratias. Pater nofter, & c. Dominus det nobis fuam fandam pace. Poft mortem vitam xternam. Amen. Et beata vilcera Mariae,qux portauerunt xter ni Patris Filium. EpiHola del gl oriofoS .Bernardo della perfettione della vita Cbriftiana. X7 Olendo perfettamente far quello, che ’ importa all’anima tua, è neceßario,che facci due cofe. La prima, che ti fegreghi da tutte le cofe tranlitorie, ne facci più cafod’efle, che fe non fuflero. La feconda, che talmente ti doni a Dio, che non dichi,nè facci cofa alcuna, la quale fermamente non credi,che gli piaccia. Quanto al far della prima di quelle due cofe, bifogna che ti gouerni nel modo (c-guente,cioè,che per tutte le vie,che porrai, inuilifchi te fteffo, pelando, che non lei nie te, Se credendo, che ogn’vno Ila buono, Se miglior di tc,& più grato a Dio. Che qual 11 uoglia cofa, che tu vegghfo 1- I i 2, tendi 502 DOTTRINA tendi fare da per fon e di buona fama, penti, cheti faccia con buona intentione, ancora che a te para il contrario, perche il noftro giudicio humano fpeflb inganna. Che non facci maidifpiacere a ninno . Che mai parli con ninno in tua propria laude,fe ben futfe tuo più che familiare. Che con chi parlarai, (ludij di coprir più le tue virtù,che lividi. Che di netlùno dichi male, fe ben futfe di cofa manifcfta.faluo chein confdfione,qua do non potelft per altra via manifettar il tuo peccato. Che più volentieri fenti lodare, che vitu-perarealtrui. Che nel parlare le tue parole tiano poche,& di molta foftantia,& di cofe di Dio. Ches’alcuno parlerà reco di cofe vane, fuggi,quanto più pretto potrai,la prattica, & patii ad’altre cofe, che tiano a femino di Dio. Che no ti allegri di qual fi uoglia cofa fpera, che ti accada, nè ti attrifti del contrario , penfando che tutto è nulla, & ringra-tia Dio. Cheti ritiri,quanto più potrai,& attendi con diligetiaa qllo,che più ti hà da giouare. Che fuggi,quanto potrai,i ragionamenti, perche meglio è tacer e,che parlare. Che quando vederaiin alcuno qualche cofa. CHRISTI A. N A. 503 cofa,che ti difpiaccia,guarda,fe fei ancor tu nel meddlmo difetto, 6c emendati. Etfe ci Vedrai alcuna cofa virtuofa, che ti piaccia, efianiina medefimamcntc,fe’l hai ancor tu, & guardala,& non hauedola, procura d’ha-uerla. Et di qucfto modo tuttele cofe ti liano,come vno fpecchio per accollarti al bene,6c allontanarti dal male. Che con ninno mormori di cofa alcuna» Che mai affermi, nè nieght cofa alcuna con perfidia, ma ti gouerni di tal maniera > che neffuno polla dolerfi di te. Che fuggi d’effcr ridicolo, ouer faceto, o burliero : ne lij trouato facile a cofe di bur-le,&dirifo. Che in tutti i tuoi detti tenghi tal modo, che non liano lenza matura deliberatione. Quanto al fare della feconda cofa delle due già dette, donerai gouernar ti in quello altro feguente modo,cioè. Che tu facci oratione con deuorione, alle debite bore, 6c giorno, & notte pcnli nel tuo cuore quello, che dimandi a Dio, 6c lo metti ad’elìècutionc diligentemente, contemplando in quäta gloria li trouano quel li Santi,alli quali ti raccommandi. Chefempre habbiin memoria tre cofe: cioè, chi fei llato, chi fei, Se chi farai,6c paf-fando più innanzi,confiderà,che fulti vn po co di materia di ferne puzzolente : che fei li 4 vna >c4 DOTTRINA vna cofa di putrido Iter co : & che farai patio,& cibode’vermi. Che quattro cofe babbi fempre dinanzi agio echi, la Morte, il Giuditio finale, la Gloria,&l’Inferno.Itnaginandoti la crudele pena de’dannati,che ci danno,& ci Itaran no fenza hauere mai fine, & conliderando per quanto poco di tempo, & di quanto po co piacere di peccato, che hanno hauuto in quello mondo, patifeono tanti tormenti, & patiranno in perpetuo.In quello contem plarai medefimamente la gloria perpetua del Paradifo, che mai non hauerà fine, & in quanto breue tempo l’acquiftorno i Santi, & quando alcuna cofa ti parrà fatica,o ti da rà noia, & pena, confiderà, che fe fuiìi nell’Inferno molto maggior male patirefti. Quando poi hauerai alcuna cofa, che ti piaccia,o delidererai d’haucrla,penfa,che fe fuffi in Paradifo, hauerelti, 5c quella, Se piu cofe. Che quando farà giorno felliuo di alcuno Santo,penfa quante forti di tormenti pa ti per amordi Dio,& contempla,in quanto poco fpaciodi tempo palforno i tormenti de’buoni,&i piaceride’cattiui,ecornei buo ni hanno acquiftato reterna corona della Gloria in Ciclo, 5c i trilli, & peccatori Peter tiapena dell’Inferno. Che quando la pigritia, o l’accidia ti vince, CHRISTIANA. 50; cc,confiderà có diligentia il tem po,che perdidi quale fe gli dannati poteflero hauerc, o ricuperare, darebbono per eiTo, quante ri-chezze fi poflòno imaginare nel mondo, 5c anco tutto il mondo per vn pochetto di té po,che perderono. Che quando ti affalifcono alcune tribulationi , alzi gli occhi a quelli, che fono in gloria,conlìderando,che dii ci fono paffati, & bora ne fono liberi. Che quando non troui confolatione alcuna in quella vita, confideri, che meno la troucrai nelPInferno: poiché la non ci fù mai confolatione, ne ci è,ne ci farà mai, ne è poffibile,che ci fia. Alza poi gfocchi tuoi al cielo, che dall’abondanza, che e la sù,de-fccndera nel tuo fconfolato cuore. Che quando vorrai dormire, & ripofa-re, cflàmini prima diligentemente la tua có feientia di quello, che hai penfato, di quello,che hai parlato, & fatto : come hai fpefo il tempo , che ti fù dato per far penitentia de’tuoi peccati, 5c per acquiftare la gloria. Et fe Vhauerai fpefo bene, danne la gloria a Dioffe male,piangi il tuo peccato. Et fe hai penfato, o detto, o fatto cofa alcuna, della quale ti (enti rimordere la confcientia,non mangiare,fin che tene confeffi. Che finalméte t’imagini due citradi, vna di quanti tormenti lì poffono penfare,che è Hn- 5c6 DOTTRINA rinferno. l'altra cittadcimaginateladi qua-to bene,piaceri,confolatione,ripolb, 5c allegrezza li può penfare , che èri Paradifo. Hai poi apprelTo a quefto da credere, che ne cdTariamcnte vadi altare perlcmpreinv-na delle dette : & poi penfare quello, che ti può portare l’vna, & l’altra. ^ALP HA'B ETO ŠPIRIT FALE. A,B,C, D, E, F, G,H, I,K,L, M,N, 0,P,Q,R,S,T,V, A Mate, con tutto il cuore,Iddio,il proHI mo,& l’anima voftra, & coli adempire tela legge di Chrillo. Benefacite,cordialmente agl’inimici vo-ftri,éc a quelli,che vi perfeguitano, & vi ca-lumniano, & coli farete perfetti Chriltiani. Cultodite, con folicitudine, il cuore, la bocca,& gl’altri fenfi,& coli non peccarere. Diligite,fpelfo,la folitudine, il lilentio,la temperàtia, & coli ritrouaretegran quiete. Eligite,humilmentc,la pouertà,limpli citi, & lini militi , & farete fempre allegri, & contenti. Fugite,con diligentia, la mormoratione, honore,& tutti i peccati, & mai ccllarete di far bene. Gratias,habbiate,a Iddio, a gl’amici, & a bene- CHRISTIANA. 507 benefattori, Še tutto quello, che vi venirà, pigliatelo dalla mano d’iddio. Honorate,rcuercn temente,Iddio, gfEc-cl diadici, i veltri parenti, la giu (tiri a, & le virtù, imperochc a qito sépre le te obligati. Induite, totalmente la purità, l’honcftà, & la dilcrptrione , acciochc tutto quello, che fate, prudentemente ha fatto. Kani te, continuamente, orando,medità-do,& contemplando, & cofi facendo Tempre farete con Dio. Lugete, ogni giorno,la pallìonedi Chri-fto, i veltri peccati, & il tempo perfo ; & da qnetto confeguirete da Iddio grande allegrezza . Manete, Tempre nella humiltà, charità, & ti more d'iddio 5 & coli Tempre hauerctc Iddio con voi. Noli re, il proffimo giudicare, deprezzare, leuare la fama 5 & coli non farete giudicati . Obedite,volentieri,a Iddio, Prelati,mag giori voli ri ,& alle buon e i n fpir ationi; beco lì Iddio efaudirà le yoltre orationi. Pcrfeucrate, fedelmente,nella buona vo lontà,operatione,dexiotionc, 5c virtù; 5c co li non farete dalli vitij lupe rari." Quxrire,per 1 eueranremente,il Regno di Dio,6c la l'uà giuflitia, & coli vi ucniranno tutte le cole. Reti- $o8 DOTTRINA Retinete,la fperanza, pacientia,innocentia , & fopra tutto fchiuatc le diffolutioni. Superate,violentemente,la fuperbia, vanagloria,& propria volontàj&: da quello ef feveitio mai ceffate. Tolerate, pacientemente, le tentationi, amicrfità,infirmità ,&c Fingi urie; & hauere-tc gloria da Chrifto. Vincite,fortemente, il Mondo, la carne, &ilDianolo, fe volete mangiarede’frutti dei legno della vita Amen. MEDIT AT IONE TER I (j IO R-nì della Settimana. Lunedì. Della Mìferìa Humana. j. r Procede da per fone fatte di terra, r "S Tu anco fei fatto di terra. fewu • mandato jn terra. j rViui fopra la terra. m < Mangi cofedi terra. fjltt'l 1 fc-7 (. Porti adoOo la terra. fi tuo fi f Sara‘ fepolto in terra. ne. Sarai putrefatto dalla terra. LRitornerai a disfarti in terra. Sangue corrotto. „ '«^•Ì0tea.PeCCa,°- Che CHRISTIANA. $c9 Che cofa rSacco bianco pieno di ftercoApuz fciarip/Tn "S Ufteniove d Iddio. (za. " ’ (.Soggetto a moltiilime miferie. Che cofa rCorpo morto infeniìbile. farai infi-J Patto, & cica de’vermi. (bile. (.Putredine, poluerc ,& cenere horri- A/urtedì/Dcll'ofcura morte. inan^i laj morte. "S Nella j morte. "S Voppo r la morte .j Il tempo pcrfo. La feparatione dell’anima, e corpo. Il ben far lafciato. Chr ilio Giefu giudice. I demoni),che acculano. (to. I peccati,& lccleraggini,che hai fat- Lanouità del loco. ( di lo. La foflajPurgatorio,Inferno,o Para II tempo di non poter far più ben’al (cuno. Mcrcordi. Del tremendogmdhio. ?/ a- ("Dio giulMìmo. c 1 , A chi niente gl’è nafcolìo. ^ * (.11 quale hai molto offefo. G? a pv fTutta la corte del Ciclo. jar“ u < Tutte le creature,& i demoni). /.La propria confcientia. 2y ("Molto mifero, e tremante. < Senza aiuto, o difefa alcuna. ‘ (.Dolorofojvergognofo, e difpcrato. Gio- Giouedì.Dille pene deli Inferno. 1 tomen latori. I compagni. Le pene. ri demonij cmdelifiìmi. -d Tuoi nemici,& auuevfarij di Dio. CNon fanno fare altroché male. ri dannati,e,tormentati. < Vermi,ferpen ti,&Demoni) . (li. L Puzza,beftemmie, e gridi intolerabi Moltilfime,infoportabili,& inimagi r nabili. < In tutto’l corpo, in tuttii membri, L & per ogni parte. Eternamente, lenza mai finire. Venerdì.Dellapajjione di Gìefu Cbrifìo. Chièco- fDioglonofo,immortale. lui, che < Santilfimojlnnocentiirjmo. (re. patifee. (.SapientiUimOjbellifiimo, & amato- ™ ,. rPer l’huomo vile. e*r 1 < Per il peccatore sfacciato,e trifto. P*1 iJa- (_per u n’ing rato,e feonofeente. Ck cefi /Infamie,edishonori. • z / < Percofie, e battiture. P- jl • fMortc di Croce fra due Ladroni. Sab- CHRISTIANA. 511 Sabbato. Della Beaiijjìma Vedine Mam. Innanzi r Ab eterno ordinata. che nac-J Dal peccato prefemata. • LDa Prophet! figurata. 5 „ rOrnata di tutte le virtù. tcjuejla) £jetta ma(irc di Dio. lta * (.Sopra tutte le donne benedetta. In anima e,corpo glqriofilTìma. r Auuocata del mondo. Se Imperatri Tfoppo < ce del Cielo. morte. 1 Regina de gl’Angeli, e Santi, & la più promma alla Santif.Trinità. Domenica. Della Gloria del Paradifo. Sopra di f Intorno a le. { Dentro di La San tifiima Trinità. L’humanità di Chrifto. La Beata Vergine. La bellezza , e grandezza del Paradifo . I none chori de glJ Angeli. Gl'Apoltoli,c Martiri con tutti i fan ti del Cielo. • L’anima,c corpo gloriofi. II diletto, e gulto di Dio. .Hauer ciò,clic fi può defiderare. Sotto 512 DOTTRINA I Cieli,Sole,Luna,Stelle, & tutto il r mondo. Sotlo dì < L’Inferno,dannati,& i pericoli paf-tc_j . (. fati. La ficurtà del luogo, 5c la lontananza da ogni pericolo. Doppo fatte q(le Meditationi, le mie care Sorelle,& Fratelli, li prcpararanno d’andare alla l'anta Meda, & a fine,che con mag giore attentione,& diuotionc in quella hab biate da Ilare, ui elìercitaretca contemplare , videlicet. In primo,il Sacerdote vellito per celebra re la Melia; fignifica C brillo nella fu a paffio ne. Et colirÄmitOjChefi pone in reità,ligni fica, il uelo, co’l quale i Giudei coprirono gl’occhi di Chrifto,& diceuano. Prophetiza, chi t’hà percollb . Et l’Alba, o Camifo, fignifica la velie bianca, la qualegli fù polla in cala d’Herode. Et il cingolo, co’l quale fi cinge’l Sacerdote, fignifica la fune con la quale elfo Chritto legor no nell’Horto. Et il mani pillo,fignifica la fune,con la quale fii legato alla colonna,mentreloflagellorno. Et la Itola fignifica la fune, la quale le pofe-ro al collo,quando lo menorono al monte Caluario a crucifigerlo. Et la cabila,o piane ta lignifica quella uefteroffa,con la quale fu ueftito Chrilto , doppo che fu flagellato, & coronato di ìpine: ouero fignifica la Croce. CHRISTIANA. ji* Et l'Altare fignifica’i monte Caluario,doue fu immolato & offerto il fàcrificio Diuino. Et k'Candcleallumatefopra l’Altarefìgni-ficano il lume della cognitione, del fenlo della facra Scrittura, che hà fatto Iddio ne* noftri cori. E t il chierico lignifica San Gio-uan Battilla, che camino inuanci a diritto predicando la penitentia. Et il libro chiufo có i iìgnacoli lignifica la facra fcrittura, nella quale erano ferirti i Milterij, cheltannO rinchiufi in efla facra Scrittura. Et quando il Sacerdoteapreì libro, lignifica, che diritto hà a noi aperto i Miftenj delia facra Scric tura : Et coli quando poi nel fine della Mef-fa, chiude’l libro, lignifica, che nel fine del mondo faranno compiti rutti i Milterij del lalàcra Scrittura,& tutte le profctie,& il libro farà chiufo.Et la confetììone,che fa’l Sa cerdote nella Melfa, lignifica, che Chriito volle elfere battizzato da San Giouan Batti tta,come fe fülle flato peccatore. Et la con-felIione,che poi fa’l chierico, lignifica la cö-fefiione,o replica,che fece San Giouan Bat-tifta, dicendo, che elfo douca eifere battiza-to da Chriito.Et il chiericoin genocchiato, lignifica San Giouan Battilta ,il quale ftaua pieno d'humiltà, & con tremore, tanto nel battizare, quanto in rendere teltimonianza delVapparitionedel Spirito fanto, & della voce dell’Eterno Padre. Et quando doppo KK la 514 DOTTRINA la confeffìone dice fecretamére, Aufer a[no bis,qugfumus Domine,&c. fignifica,che Chritto fecretamente neH’Horto orò al Padre, s’era poflìbile di transferire il calice della fua palnone. Et quando il Sacerdote baia -in mezo dell’Altare,lignifica la pace,ch’efiò Ghrilto pofe tra’l Padre Eterno,& la genera tione humana. Et quando il Sacerdote rice-uerincenlìero, il qualelìgnifica il core del-l’huomo:& il fuoco lignificaci feruorcdella deuotionc:& per l’inccnfo,lignifica, l’ora tioni, le quali li portano per l'Angelo inan-ci a Iddio: & i vali, da’quali fi piglia'l fuoco, fonoi cori de’figliuoli, i quali imitano l'in-fluentia della pietà,de’loro padri, & la fiamma del celclte facrificio : quale nelle menti, o operationi de’fuoi profiimi rifguardando ne*fuoi attici forzano di accedere. Ma gl’in tiramenti, cö li quali fi porta il fuoco all’Al tare,fono i Predicatori, i quali con gl elfem pij delle làute operationi & cö diuino parla re,portano il fuoco della Charità, & ne’co-ri de’fideli la transferifeono,quali conuerto no i cori de’padrfine'figlioìi.Mala Nauicel-la, nella quale fi ripone l’inccnfo, lignifica', che per Voratione, quale elio incenlò lignifica ,defideriamo da quello grande,& fpacio fo mare,alla celcfte patria nauigare.Et quan do poi legge l’introito, lignifica il defiderio de’Santi Padri, i quali afpettauano Chrifto, CHRISTIANA. $1* ^ diceuano Emitte Domine, quem miflu-rus es. Et quando dice, Kyrie eleifon, & c. è come fe dicefle, Signore miferere :fi dice notte volte a difegnarei notte chori de gl” Angeli, & i fideli che rifpondono, faranno il decimo choro in quella Beata patria.Et la gloria in Excclfi&Deo.che fi canta lignifica laeffauditionedeirorationedc’Sàti Padri, che Iddio fece mandando gl’Angeli ad’an-nunciare la gloria della Nariuitàcli Noftro Signore lefu Chrifto. Et quando dice l’ora-tione, fignifica l’intercefsione, che Chrilto fa al fuo Eterno Padre, & efia oratione fi divinanda colletta:cioè,vno raccoglimento di Volontà infieme de’fideli,con quella del Sa-cerdote,in orare, a talché Iddio per fua miferi cordia clfaudifca. Et quando il Sacerdote ftà con le braccia ftefe,quando dice l'ora-tione, fignifica quädo Chrifto foprala Croce pregaua il Padre Eterno per i tuoi cruci-fiflbri:& ancho fignifica,che Chrifto ftà con ie braccia aperte a riceuerei peccatori alba ciò della pace. Et quando ftà coirle mani giunteinnancial petto,fignifica ladettotio-ne,con la quale deuono ifidcli orare. Et coti quando dice, orate frates, fignifica quädo Chrifto orado neH’Hortx) dille a’fuoi difee-poli, che oraflèro. Et i focolari quali ftanno ingenocchioni dall'introito della Mefta, per fin’airEuangelio,lignfuca’ 1 tempo della K K i leg- ti6 DOTTRINA legge vccchia;nel qual tempo i populi ftaua no nel peccato,& tepidi nel far bene, & ancorché intendeuano la legge, non fi potevano alzare dal peccato, p caufa, chela legge laceua conofcere il peccato: ma non dava la gratia di refiftere a quello. Ma quando poi fi legge l’Euangelio, ftanno in pie* di, lignificando,che per la gratia della legge Euangelica fono liberati dal peccato, & fono proti,& inclinati al ben'operare.Etqua-do fi legge repiftola,per fin’all’Euangelio, fi gnifica la predicationc fatta a’GiudeiA Per che elfi non voi fero riceuere elfa predicatio ne, per quello fi dice l’Euangelio alla parte finiftra, & lignificai Populo Gentile, quale volentieri, 5c con humiltà riceucla predica tionc Euangelica.Et elfa epiftola fi legge in-anci all’Altare,a lignificare,chei vecchio te ftamento,Stanco SanGiouan Battiftain-drizzaua i populi a Chrifto. Et VEviangelio fi lege verforaquilone.afignificare,chcla uirtù dcll’Euagclio difcacciala podettà del Dianolo da i cuori degVeletti. Et quando il Diacono riceuc la Benedittione, prima che lega l’Euangelio,lignifica quella Benedittio ne,che Chrifto diede a gl’Apoltoli, quando gli mandò a predicare. Et quando il Diacono riportai libro a baciare al Sacerdote, lignifica il ritorno,che fecero gl’Apoftoli dal la predicationc a Chrifto, Scìa confirmatio CHRISTIANA.' 517 fle,che Chritto con miracoli,& fegni cöfcr-flio. Et quando i fecolari,mentre (i lege l’E-Uangelio, Hanno con la tetta difcoperta, (i-gnficano,che per la predicatione Euangelica tutte le figure, & mifterij del tetta mento Vecchio, le quali prima erano occulte, fono riuelatc,& manifcfte. Et quando mentre fi lege l'Euangelio,fi fegnano nel fronte,nel la bocca,& nel petto,lignifica, che no fi vergognano del fegno della Croce : Se che con la bocca confettano’! Santo Euangelio, & co'l core lo credono.Et quando il Sacerdote fà TofFer torio nella Metta,lignifica la prò titudine, ouero la preparatione di Chnfto ad’offerirfi, p lanoftra redéptione al Padre Eterno. Et quando il Suddiacono porta al Diacono il calice coperto, lignifica il tefta-mento vecchio, quale fignificaua quello Sa craméto in tante figure. Et il Diacono, che fcopreil calice, lignifica il teftamento No-uo, nel quale fono manifeflate le figure, Se fegni, che nella legge vecchia fi conteneua-no di quello venerabile facramento:Et il ui no,& 1 acqua,che s'offerifce, lignificai! fan-gue, & acqua, che ufei dal cottato di Chri-«o, & l'acqua, cheli benedice,fignificai populi, che fi conucrtono a Chrifto. Etl’Ho-ftia,che fi pone tra'l Sacerdote, & il calice,fi gnifica Chrifto, cheftàtra Iddio Padre, Se il populo ad’intcrcedere per etto populo.Et KK 3 l’ac- ,iS DOTTRINA l'acqua, che fi connette in vino, fignifica la Chiefa congregata da vari) populi, & vnita a Chrifto per fede, fperanza, & charità. Et quando il facerdote fi laua le mani alla delira parte dell’Altare,fignifica i 1 tempo della profperità,nel qual tempo l'huomo fpef-fo dette lauarc la fua confcientia : laquale più s’offende nel tempo della profperità, che nel tempo delPauuerfità. Et quando il Sacerdote fà il filentio nella Mefia doppo l’ofFertorio, fignifica, quando Chrifto non andaua manifcftamente tra Giudcijper cau fa che cercauano occiderlo. Et quando fi di ce il prefatio, fignifica , quando Chrifto ritornò dal deferto per compire la fua fanta pafsione,& comparfe publicaméte. Et qua do fi dicc,fančtus,fančtus, fandius, fignifica il canto de gl’Angeli,nel Cielo inanci la fan tifiima Trinità,nel qual prefatio,il Sacerdo te dice,con i quali Angeli fupplicheuolmé-te ti preghiamo vogli ammettere le noftre voci dicendo fandius, &c. Et quando poi il Sacerdote fi fegna, lignifica, che Chrifto no era venuto in Hieruialem per regnare , come RCjterreno: ma per trionphäre per il legno della Croce. Et quando il Sacerdote di ce,te igitur, per fin’al Pater nofter, fignifica rillufIioni,Miftenj,& atti,che i Giudei fece-xo a Chrifto,inanzi,& doppo,che l’hebbero crucififtò. Et quando il Sacerdote alza PHo CHRISTIANA. $19 ftia facra , fignifica Veleuatione in alto di Crifto crucififfo ; quando i Giudei lopofe-ro fopradmonte Caluario, acciochc fufse vifto da tutti. Et quando i 1 faccrdote alza il calice fignifica la percufiìone della lanciata, che fece Longino a Chrifto , & n’vfcì fan-gue per redimere noi dalla feruitù diaboli-ca:5c acqua per lauarci da’noftri peccati. Et quando il Sacerdote eilende le mani, fignifì ca, che Chritlo liefe le fue braccia alla Croce . Et quelle cinque croci, che doppo potato il calice fà il Sacerdote fopra l’Holtia, Se il calice,fignifica le cinque ferite,che fecero a diritto : onero lignificano le cinque volte, che diritto fparfe il fuo Sangue, Primo nella circoncifione. Lue. 2. Secondo nel fit-darcfangue,Luca c.i z.Terzo nella flagellatione . QiLarto nella crucifilfione. Quinto nella laceratione con la lancia nel fuo lato. Et le candele, che s’allumano mentre s’alza l’Holtia facra,fignifica l’illuminatiòne,chc’l mondo hà riceuuto dalla morte di Chrifto. Et quado il Sacerdote s’inchina,Se fà il Memento per i morti, fignifica, quando l’Anima di Giefu Chrifto difeefe nell’Infemo,15c liberò l'Animede'Santi Padri dal Limbo , & feleguidòfeco. Et quando il Sacerdote dice, Nobis quoque peccatoribus, lignifica la confcfllonc del buon Ladrone, che nella Croce confefsò Chrifto,Se dille, Memento KK 4 mei 520 DOTTRINA» mei Domine. Et quando il Sacerdote rompe il filentio, Se dice per omnia facula foculorum , fignifica, quando Chrifto dando in Croce raccommandò la fua madre al Difci polo. Et quando il Sacerdote dice il Pater nofter .lignifica laricordatione dell’oratio-ne, che dobbiamo fare a Iddio per la remif-fione de’noftri peccati,& de'nouri inimici a fimilitudine di Chrifto, il quale ftando in Croce diceua,Padrepdona a quelli,per cau fa,che non fanno quello,che fanno.Et que-fto deuono conliderare quelli, che non vogliono rimettere la querela a qllo.chel’hà ofFefo, il quale a giudi ciò d’huomo da bene gl’ofFerifce farli la fodisfattione,& qfto con tra il precetto del Santo Euangelio, che dice. Se offerifeiì tuo dono all’Altare , Óc in quel luogo tiricordarai,&c.5c contra’l precetto di Natura, cioè, quello, che vorrefte, flando in taleneceflìtà, che altri faceflero a te,& tufà,5cc.& contra il precetto della Chiefa, come hò detto nella prima parte delVEnchiridion, al fol. 71. chi non deue rimettere,in quello fi dice: Et quädo il Diacono leua’l uelo dalla patena, che tiene il fuddiacono, fignifica, che doppo la morte di Chrifto il velo,che ftaua inanci al luogo, cheli dimandaua Sandta Sandomm,fi fpez zò, Se tutte le cofe, che in quel luogo Italiano nafeofte, fi vedeuano : coli anco per la morte CHRISTIANA. 5» morte di CImito è leuato il velo delle figure del teftamcnto vecchio,che parlauano di Chrilto per quefto Chrifto diflfe, confum-matam eft.Et quando rompe VHoftia facra in tre parti, lignifica le tre Chiefe säte,cioè, Trionfantc,nella quale ftanno l’Anime fan te-Militante,nella quale noi viuiamo,& Penitente,ò purgante,che è il Purgatorio, dotte ftanno V Anime de'fideli a compire la pe nitentiadeioro peccati : Oueroquefte tre parti lignificano, Chrifto mortale, morto, & immortale.ouero le tre ferite, che hebbe Chrifto,cioè, nelle mani.ne'piedi, & nel co-flato. Et quando quelle due parti dcll'Ho-ftia facrata pone fopra la patena, lignifica la depofirione di Chrifto dalla Crocc:& quan do lo pofero nel Sepulcro. Et quando dice, Agnus Dei,qui tollis peccata mundi,lignifica la remifsione deprecati, quale dimandia mo, tanto de'peccati del core, quanto della bocca,& dcll’opere.Et quädo dice.Pax Domini , lignifica la Relurrettione di Chrifto, quando apparfe a'difcepoli dicendo.Pax vo bis. Et quando dice tre volte, Domine non funi dignus,vt in tres fub reótum meü,quello fi fà per dfpetto delh tre modi, che often diamo Iddio,cioc,con la cogitatione,delet-tatione,&: operc.Et quando fi communica, lignifica l’Alfenlione di Chrifto in Cielo gloriola. Et quando il Sacerdote doppo la com- 532 DOTTRINA' communione, riporta'l libro alla delira, lignifica la conuerlione de’Iudei, che farà nel fine del moiido-.ouero lignifica l’auuento di Chrifto a giudicarci viui,& morti. Et quasi do piega'! corporale,lignifica, che doppola Refurrettione di Chrillo,il Sepulcró rima’-le vacuo coni panni rauuolti,& quel picco lo corporale,che fi dimanda Palla, fignifica la pietra, có la quale fu coperto il fcpulcro. Et collii pii ce fignifica il fepulcro : Et quel piccolo panno, che li dimanda purificato-rio,fignifica quel velo,che fù rauuolto al ca pò di Chrifto, quädo fu pollo nel fcpulcro: Et il Diacono, & fuddiacono,che quelli pani toccano,lignificano San Giouanni,& Sa Pietro i quali corfero al Sepulcro, & quelli panni toccorono. Et quando il Diacono di ce, Itemifla eli lignifica l’Angelo, che alle Donne,& a’difcepoli, che and orno al fepulcro dille, andate, & dite, che Chrifto è rifu-feitato. Ma quando nel fine della Mefìà dice, Benedicamus Domino,fignifica,quello, che il Propheta dice, Benedica Domino in omni tempore, acciò con da pocagine non habbiamo da perdere il frutto di tato facri-ficio. Et quando dice, Requiefcant in pace: allora prega Iddio, che per il merito della fua fanti (sima. pafsion e.chcin efia M diali è rapprefentata,a efsi defonti, che Hanno in Purgatorio,peri quali fi è offerto quello fa- CHRISTIANA. .533 crifido, doni Requie con pace. Et la Bene-dittione', che doppo la Mella fi dà, lignifica la Benedittione, che Chrifto dono a gl!A-poftoli.qnàdo falì in cielo:& anco darà a'fi-deli Chriftiani, che haueranno oflèruato quello, che hanno promellò per bocca del luo padrino nel Battefimo, come hò detto in detta prima patterai fol./.Et quado doppo la Benedittione fi dice. Dominus vobif-cum, con l’Euangelio, di San Giouanni, lignifica il Spirito lauto, che Chrifto mandò a gl’Apoftoli nel giorno della Pcntecofte. Et quando i fecolari vanno appreflò del Sa cerdo te, & toccano la pianeta, lignifica, le Donne, che andorno al Sepulcròper vnge-re lefu: & non trouandolo,fene ritornaua-no per dirlo a gl’Apoftoli, Se per la ftrada ri trouorno Chrifto,& ingenochiate l’adoror no,& gli toccorno i piedi. Et quando il Sacerdote fe ne torna alla Sacriftia,con il calice vacuo,5c con il libro chi ufo,lignifica,che è adempito tutto quello , che li è detto nel vecchio teftamentOjdi Chrifto. Et quando doppo finita la Mefla li chiudono,o ferrano le porte della Chiefa, & i Chierici reftano dentro di ella Chiefa, Sc i fecolari reftano di fuori,lignifica il Giuditio finale,che farà nel l’ultimo giorno: doue Chrifto con gl’Eletti refterà in Paradifo,& farà chiufa la porta. Se. i reprobi,cioè,non. fole quelli, che haue- *5*4 DOTTRINA ranno operato male, ma anco quelli, che non haueranno operato l'opere della Mifc-ricordia, come dice VEuangelio di San Mat -theo al c. 25. i quali reprobi reftaranno fuori del Paradifo,cioè, neirinfcrno: dal quale fene vuoi fcappare, al prefente confiderà il tempo della morte, & mafsime di morte fu bitana, che cofa vorrefti hauere operato g apprefcntarca Iddioin tal’hora: acciò non ti dica’l medcfimo,che a’reprobi dirà: certamente che defiderarefti di hauere fatto tali opere, che potefsi dire con il Propheta Ezechiele , Signore, tu fai, come hò caminato nelVolTeruantia de’tuoi commandamenti : &con Santo Hilarionedire, Ecco Anima mia,che tanti anni hai feruito a Iddio,& an chora temi d'ufcire:& coli facendo mentre hai tépo, & lo puoi fare, libererai la tua anima da'pericoli infernali : Se hauerai la città, che l'Angelo difie al Propheta Efdra, detta nel detto Enchiridion al fol.i 11. Et doppo fatta quella conlideratione, & contemplatione, ti preparar ai a riceucre la Santilìlma Communione, & primo raccomandandoti alla Santilfima Vergine Maria dirai. Aue Maria gratia pkna,5cc. '9'. lube domne benedicere, ijj. Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria.R. Amen. Strm CHRISTIANA. 52$ Sermo Sanfti xAuguüm Epifcopì. Beata virgo Maria, quis dignè tibi va-leatiura gratiarum ,& laudum preconia impendere : ause fingulari tuo aflcnfu, mundo fuccurrifti perdito. Quas tibi laudes fragilitas generis humani pcrfoIuet,qu£ folo tuo commercio recuperandi aditum inuenit: Accipe tamen dignanter virgo benigna quafcunque exiles , meritifque tuis impares noftr^ tenuitatis gratiarum actiones . Et cum fufcepcris vota, culpas noftras orando apud filium tuum dominum, 5t iu-dicem noftrum excufa • Tu autem domine miferere nobis. Jjj. Deo gratias, jfc. Sub tuum praefidium confugimus clementifii-ma Virgo : fufcipe nos vnica fpcsnoltra, 6c noftris delečtare laudibus. Quibus indigni, omni te laude dignifiimam collaudamus. Aufer a nobis iniquitates noftras: vt digni canamus tibi glorij melos. Quibus indi gni, omni te laude dignifiimam collaudamus.lube domne benedicere, fit. Ipfa virgo virginum intercedat pro nobis ad domi num. fit. Arnen. Admitte pi jffima dei geni trix preces noftras intra faecarium tuas exauditionis, &c reporta nobis antidotum reconciliationis . Sit per te cxcufabile, quod per teingerimus.Fiat impetrabile, quod fida ment'* $26 DOTTRINA dame te pofcimus. Accipe,quod offerimus, & dona^uod rogamus,cxaifa, quod timemus, quia tu es fpes vnica peccatorum, pct te fperatur venia deličtorum: & in te beatif fimanoftrorum eft expeóhatio primiorum. Tu autem domine miferere nobis, Deo gratias, Porta celi,& ftclJa maris Virgo Maria,regis alterni mater, gratos nos redde filio tuo.Quia omnis virtus,& decor glorie ex terefplendet. Tu veniae venatu gra tie mater,tu fpes mundi,exaudi nos clam an tes ad te.Quia omnis virtus, & decor gloria: ex terefplendet.lube domne benedicere.!};. Per virginem matrem, concedat nobis dominus ialutem,& pacem. R. Arnen. C ančta Maria fuccurrc mileris, i mia püfil-^ lanimes,refoue flebiles,ora pro populo,! temeni pro clero, intercede pro denoto femineo fexu.Sentiat oes tuü iuuame,quicLi-que celebrant tuam fantiam commemora tionem.Adfifte parata votis pofcentium,& repende omnibus optatum effečlum.Sit tibi curae afliduè orare pro populo dei, quae meruifti benedica pretium ferre mundi.Sit tibicompafllo fuperafflidfis,& pius fuper calorum peregrinis affečtus. Cuftodi nos, ne cadamus,foue,ne deficiamus, adiuua, ut vincamus,falua nos ne pereamus. Tu aute domine miferere nobis. R. Deo gratias. Aue regina caelorum, aue domina angelo- rum# CHRISTIANA. 527 rum,Salue radix Sanéta, ex qua mundo lux eftorta. Gaude gloriofa, fuperomnesfpc-ciofa, Vale valde decora, Et pro nobis fein-per Chriftum exora, -f-. Dignare me laudare te virgo facrata. 51. Da mihi virtii-tem contra hohes tuos. Oremus. I Eus,qui per immaculatam Virginis c5 ccptionem dignum filio tuo habitaculum prgparafh,quefumus, vtficut ex motte eiufdem'filij tui prguifa, eam ab onmi labe pr^leruaftidta nos quoque mundos,eius i liter cefiione ad te peruenire concedas. Per cu dem Chriftum dominum noftrum. Arnen. jTX Omine Deus meus,fi feci,vt eflem reus tuus, nunquid facere potui, vt non ef-fern effeäus tuus fi inde puritatem mea ademi , nunquid mifericordiam tuam peremi. Si commifi, vnde me dànare pofses, tu non amififti vnde fai tiare foles. Verum eft domi ne, quod conficientia mea daaationem : fied mifiericordia tua fiuperat omnem oftenfio-nem.Parce ergo mihi domine: quia non eft imponìbile tue potentie, nec indecens tuae iuftitixmecin fiolitum tue clementi?.Qui^d enim eft Icfius, nifi fialuator, ergo lefiu, qui me creafti, non perimas : qui me redemifti, non condemnes: qui me creafti tua bonitate,nö pereat opus tuum mea iniquitate. Co gnofee ergo in me,quod eft tuum, & abfter ge,quod eft meum.Qui cum patre, <5c fipiri- tu -5*8 DOTTE I N A tu fanfto viuiSjóc regnas in facula faculo- xum,Amen. Sande Francifce pater pic,imitator, & v-z (ignifer dulciffimi lefu crucifixi, qui te inter alios fandos (pedali: priuilegio amo-ris,5c honoris ornauit. ( Tuam enim anima lumine expleuit amoris , & in tuo corpore fua fandiffima vulnera renouauit.) per amo rem ipfius benignifiìmi lefu te deprecor pater mi Sande Francifce : vtfis lemper meus adintor, & aduocatusapud ipfum dominu in vita,&: Imorte, vbique fis meus adiutor, & c ufi os. O pater Sande Franci Ice dilede dei precor,vt tu impetres mihi a domino le fu Chrifto compüdionem, Se remilìloncm omnium peccatorum . O pater mi ora pro , me:vt dominus per fuam mifericordiam,5c pietatem faciat me cognofcere , amare, Se defiderare fe fu per omnia,& faciat me feriti refibi cundo tempore vitg me?. O pater Francifce confcflbr dei ora pro me:vt domi nus per fuam mifericordiamA charitatem fadatme efte verum filium, Scdifcipulum tuum,repleat animam meam illis donis,qui bus rcpleuit tuam.O pater Sande Francifce deprecor te per amorem fandae Mariae Vir ginis, & matris Dei, ad quam magnam ha-buifti Dcuotionem: vtfis meus adiutor,qua do anima mea egredietur de corpore meOj & ora pro me:vt Dominus per fuam fanda Hiifc- # CHRISTIANA. 52? niifericordiam, & per merita fuse fančtilfr-Jpc pallionis, & per amorem, & merita lux fmctillnnx matris,& per amorem,& merita tua pater mi perducat animam meam ad Paradifum,& faciat ede tecum cum lanci is fuisin gloria iua. Amen. Hymnus. X / E ni creator fpiri tus: Mentes tuorum vi-’ fita,imple iupernagratia , qux tu creafti peftora.Qui paracletus diceris,Donum Dei altidimi:Fons vinus,ignis,charitas, Et fpi ritualis unčtio. Tu fepttformis munere : dextre Det tu digitus,Tu ritè promidiim patris fermo ne ditans guttura Accende lumen se fibus,infunde amore cordibus: infirma no-Eri corporis,virtute firmans perpeti. Holte repcllasiongius: Pacemquc dones protinus, Dučtorelic te preuio, Vitemus omne noxium. Per te fciamus da patrem,Nofcamus atque filium:Tc vtriufque fpiritnm, Creda mus omni tempore. Gloria patri Domino, Natoque,qui a mortuis Surrexit, ac parade to in loculorum fecula. A men. XJ E reminifearis, Domine , delièta no-dra, vel parentum noltrorum: neque vindiètam fumas dc peccatis noltris. Kyrie eleifon.Chrilte eleifon.Kyrie eleifon. Pater noder,&c. V- Ego dixi Domine, mifercre mei. jfc. Sana animam meam, quia pecca-nitibi. Göuertcre Domine vfquequo. R. Et deprecabilis edo fup er feruos tuos. L1 V* *?© DOTTRINA Fiat mifericordia tua Domine fuf> nos. J3j. Quemadmodum fpcrauimus in te. V-Sacerdotcs tui induantur iuftitiam. R. Et fanghi tui exultent. Ab occultis meis munda me Domine. jfc. Et ab alienis parce feruo tuo. Domine exaudi orationem meam. R. Et clamor meus ad te veniat. Oremus. a Vres tue pietatis,mitiflime Deus, incli-na precibus noftris,degrada fandi fpiri tus illumina cor noftrum : vt tuis myfterijs digne miniltrarcjteque ac terna diari tate diligere mereamur. tS Eus,cui omne cor patet, & omnis vo-lun ras loquitur, Sc quem nullum latet lecretum,purifica per mfulionem fandi fpi ritus cogitationes cordisnofiri:vtte perfe-tiè diligere, & dignè laudare mercamur. \l Re igne fandi fpirirus renes noltros, & » cor nottmm Domine:vt tibi catto corpore feruiamus,& müdo corde placeamus. X T Entesnoftras qugfumusDomine,pa-EV1 raclitus,qui a te procedit,illuminet,& inducat in omnem,fleut tuus promifit filius,veritatem. A Dfit nobis, qugfumus Domine, virtus fpiritus fandi, qme <5c corda noftra dementer expurget,& ab olbus tueat aduerfis. Eus, qui corda fidelium fandi fpiritus illuftratione docuifti: da nobis in code fpiritu CHRISTIANA. 531 fpirim rcčta fa pere, & de eius femper confo latione gaudere. Z'"'' Onfcientias noftras,qu? fumus Domivi ne,editando purifica: vt veniens Domi nus nofter lefus Chriftus,filius tuus, parata libi in nobis in ueniat manfionem. Qui te-cum viuit,& regnat,in vnitate Spiritus San dii Deus,per omnia faecula faeculom. Ame. CA Mnipotens fempiterne Deus,ecce acce do ad facramentum vnigeniti fili) tui Domini noftri lefu Chrifti. Accedo tanqua infirmus ad medicum viro , immundus ad fontem mifericordiae,caecus ad lumen clari tatis aeternae, pauper, & egenus ad Dominii caeli,& terrx. Rogo ergoimmenfae largitatis uro abundantiam, quatenus meam cura re digneris infirmitatem, lanare feditatem, illuminare cxcitatem, ditare paupertatem, veftire nuditatem: vt panem Angelorum, Regem Regum,Dominum dominantium, tanta fufeipiam reuerentia.Sc humilitate,ta ta contritione,& deuotione,tanta puritate, & fide,tali propofito,& inten tione,ficut expedit faluti animxmex.Damihi,qu?fo,do minici corporis,5cfanguinis,non folum fu-feipere facramentum,fed etiam rem, 6c virtutem Sacramčti. O mitifsime Deus,da mihi corpus vnigeniti filij tui Domini noftri lefu Chrifti, quod traxit de virgine Maria, fic fufciperc,v t corpori fuo myttico merear 532 DOTTRINA incorporari, & inter cius membra connumerari . O amantißime pater,concede mihi diledtum filium tuum, quem nüc velatum in via lutei pere propono , reuelata tandem facie perpetuò contemplari . Qui tecum vini t, &c. A D menfam Dulciffimiconuiuij tui, pie -Tx Dominelefu Chritte, ego peccator de proprijs meritis nihil praefumens.fed de tua confidens miiericordia,& bonitate,accedere vereor,& contremifco.Nam cor, & corpus habeo multis criminibus maculatum , mentem, & linguam no cautè cuitoditam. Ergo o pia deitas, o tremenda malefias, ego miler inter anguftias deprehenfus, ad te fon tem mi feri cordine recurro , ad tefefiino fanandus ,fubtuam protectionem fugio, & quem indicem fuftincrenequeo, faluatore habere fufpiro . Tibi Domine plagas meas ofiendo, tibi verecundia méa dc tego. Scio peccata mea multa, & magna,pro quibus ti meo. Spero mifericordias tuas, quarum nö cft numerus. Refpice ergo in me oculis mi-fericordixtute, Domine lefu Chrifte,rex xterne, Deus, Sc homo, crucifixus propter hominem.Exaudi mefperantem inte;mife reremei pleni miferiis,& peccatis, ni q fons miferatioms nunquam manare ceflabis. Sal iic falu taris vidima pro me,& omni huma no genere in patibulo Crucis oblata. Saluc .■ nobi- CHRISTIANA. 533 nobilis,& prcciofe (anguis dc vulneribus crucifixi Domini mei lefii Chrifti proflues, ,6c peccata totius mundi abluens. Recordare Domine creaturae tuae, quam tuo (angui ne| redemifti, paenitet me peccafle, cupio emendare, quod feci. Aufer ergo a me cle-mentifllme pater omnes iniquitates,& peccata mea : vt purificatus mente, &c corpore, dignè deguftare mercar Sanda Sädorum, & concede,vt fanda praelibatio corporis,& fanguinis tui,quam ego indignus fumercin tendo,(it peccatorummcorum remiflio, fit deiidorum per feda purgatio, (it turpium cogitationum e(Fugatio, bonorumque fen-fuum regeneratio, opemmq;. tibi placentia falubris cificacia, animae quoque, & corporis contra inimicorum meorum intidias fir mi (fi ma tuitio. Arnen. ‘Doppo che farete communicati,direte videlicet. Ra ti as tibi ago Domine Sande, Pater >< omnipotens, aeterne Deus, qui me peccatorem , indignum famulum tuum nullis meis mpritis,fed fola dignatione mifericor-d1? tu$ fatiate dignatus es, pretiofo corpore^ fanguine filii tui Domini noflri lefu Chrifti.Et precor,vt haec fanda communio non (it mihi reatus ad penam, fcdintercef-fio falutaris ad veniam.Sit mihi armatura fi L1 5 dei 534 DOTTRINA dei,5c fcutum bon$ voluntatis. Sit vitioru meorum euacuatio,concupifcentize,&: libi dinis exterminatio: charitatis, & patientia? humilitatis, & obedientiie augumentatio, contra infidiasinimicorum omnium,tam vitibilium,quàminuifibilium firma defen-fio, motuum meorum, tam carnalium,qua fpiritualium perfečta quietano, in te vno, ac vero Deo firma adhxfio : atque finis mei figlix confummatio.Et precor te,vt ad illud ineffabile conuiuium me peccatorem perducere digneris,vbi tu cü filio tuo, & Spiritu Sàòto,ìan6tis tuis eslux vera,fatietas plena,gaudium fempiternum,iucunditas con-iummata,& felicitas perfe&a. Per Chrifiu Dominum noftrum. Amen. T Ncffabilcm mifcricordiam tuam,Domi-ne lefu Chrifte, humiliter exoro, vt hoc Sacramentum corporis, & fanguinis tui,qd indignus fufeepi, fit mihi purgatio fcelem, fit fortitudo fragilium,fit cotra omnia mudi pericula firmamentum,(it impetratio ve nix,lititabilimenrum gratix ,fit medicina vitx,fit memoria tux paffionis,fit cötrade-bilitatem fomentum, fit viaticum mee pe-regrinationis.Etmtem me conducat,errantem me reducat,reuertentem me fufeipiat, titubantem me teneat, cadétcm me erigat, &perfeuerantem me in gloriam introducat . O alriffime Deus, beatiffima prx fenda corpo- CHRISTIANA. $?? corporis, & fanguinis mi fic immutet palatum cordis mei, vt pr^ter te nullam vnquä fentiat dulcedinem, nullam amet pulchritudinem , nullum quierat illicitum amore, nullam delideret cOnfolationem, nulla admittat vnquamdeleftationem,nullum curet honorem, nullam timeat crudelitatem. Qui viuis,& regnas cum Deo patre in vnita te 1'piritus fančti Deus,per omnia fxcula fx culorum. Arnen. 'T'Ransfigedulciflimc Domine lefumc--I- dullas, & vifcera animx mee, fuauiiTr-mo,acfaluberrimo amoris tui vulnere,vera,ferenaque, & Apoftolica fančtiflima cha ritate , vt langueat, & liquefiat anima mea folo femper amore, & deliderio tui,te con-cupifcat, & deficiat : in atria tua cupiat dif-folui,& effe tecum.Da,vt anima mea te efu riat panem angelorum,refeótionem anima rum fandarum, panem noftmm quotidianum,fupcrfubftantialem, habentem omne dulcedinem, & faporem , & omne delectamentum fuauitatis : te,in quem defiderant angeli profpicere, & femper efuriat, & comedat cor meum ,& dulcedine faporistui repleantur vifcera anim^ mee: te femper li tiat fontem vitx,fontem fapientie,& feiert ti?, fontem ?terni luminis, torrentem voluptatis , vbertatem domus Dei, te femper ambiaste quaerat,te inueniat, ad te tendat, L1 4 ad 556 DOTTE, CHRISTIA. ti,ad tc pcriieniat,temeditetur,te loquatur, & omnia operetur in laudem, Per A N GELOR V M. 553 Per Angelum fecundum tempus fedeh-tem in pifcina, & poft motionein aquae, limantem cum,qui prior in illam defeca dilfet. tero. Per Angelum apparentem in fomnis lo-feph. te rog. Per Angelum annunciantem palloribus na tiuitatem Domini noftri lefu Chrifti. te rogamus audi nos. Per multitudinem Angelorum fimul collaudantium Deum,ac dicentium : Gloria in excellis Deo. te ro. Per Angelos Chrillo miniftrantes poli ten-tationem. tero. Per Angelo s Chrifti refurrečtionem declarantes . i te rog. Per Angelos nunciantes fecundum aducn-tum Domini noftri lefu Chrifti. te rogamus audi nos. Per Angelum apparentem in fomnis Cornelio Centurioni. te rog. Per Angelum liberantem Petrum Apoll, de carcere. te ro. Per Angelum reuelantem Apocalypfmi Beato Iohanni Euangelilt^. te ro. Per Angelos Martyrum folatia. te rog. Per Angelos Confcflbrum gaudia. te rog. Per Angelos Virginum pr^lidia. tero. Chrifte beatitudo Angelorum. te rog. Chrilte decus coeleftium fpirituum. te rog. Chri- 554 L I T A N I AE Chriftcfpkndor fupernorum exercituum, te rog. Kyrie eleyfon.Chrifte eleyfon. Kyrie eley-fon.Pat.no. -^r.Et nenos inducas in tentationcm. $£. Sed libera nosa malo. Archangcle Michael veni in adiutorium populo Dei. Archangcle Gabri.protegc nos. Archangcle Raph.falua nos. -^.Adorate Deum.R. Omnes Angeli Dei. ^.Domine exaudi orationem meam.pt. Et clamor meus ad te veniat. Oratio. yx Eus.qui miro ordine,angelorum mini ftcria,hominumque difpcnfas: concede propitius, vt quibus tibi miniftrantibus in cielo temper alliftitur, ab his in terra vita noftra muniatur. Per dominum. FINIS. ET A V V E R T. 5J5 pj* T perche di foprain quella feconda par ■C' te del noftro Enchiridion4iabbiamo po fto le meditationi,per rdfercitationc Chri-üiana, coli anco m’hà parfo continuare vn breuiflimo modo d’auucr timenti d'aggiuta rei miei fratelli,quando fono chiamati p vi fitare vn'infermo,accio in breue ipatio pof fano ricordarli alcun raggionam£to,& sete rie della fcrittura, & da quelle poi dilatarli con parole conuenienti a dette lèntétie per confolatione, 5c falutefua, Se delVinfermo. Ma bifogna prima informare l'infermo,accio non li parta da quello mondo ingannato dalla patTione,o daUmauextentia del cö-felfore, & per quello bifogna necelfariamE-te a qual li voglia perfona,leggere, Se confì-derare bene quello,che in det ta prima parte di detto Enchiridion, dellaftäpadel 1588. al fol. 3 4. nella feconda faccia con due altre carte,dico. Se coli anco quello,che al fol. 36. nella feconda faccia, per conto della Indulgentia Plenaria, che nel tépo di morte vuole confeguire, con farlo certo dotiere palpare, o voglia,o non voglia,per l’obligatione, che fi difeorre nel detto fol.36.Se 5 8. con alcune carte feguenti: Et anco bifogna a tutti i modi auuertirlo di quanto al fol. loo.nella feconda faccia co due carte feguenti in detta prima parte hò detto, acciò proueda a redimerli con le fuerebbegroblighi,chedor mono 55«? . A V V E R T. mono fopra la fua confcicntid, & è'obliga-to,& non come erto contrala vera raggi o-ne s’hà imaginato,& fc Finfermoè itatoof-ficiale/oaffittatorcd offici j, oioldato, oca-gitano dc’foldati,s’hà pigliato,ò fatto piglia rehcgl'allogiaméti pjù di quello,che la pro uilioneregia commandaua, dioè, in quella fi fà computo alFvniuerlità lei grani il gior no per il vitto del foldato, & elio s’hà mangiato trc,& quattro carlini il giorno.Ouer© hà-fatto induttria, o mercanda, veda al fol. 6 5 .dal-verbo concuffio.Ouero è donna,che -s’hà feruito di belletti, veda al fol.65. onero hà fatto, o confultato chalcunl dona fi faccia monacha , o che non fi faccia, veda dal fol.99.num. 45. con la carta feguente, ouc-ro,è Frate, o Monachi, del Voffcruantia Serafica Fracifcana,oltra di quello, che hò dee to in-detta Prima parte, al fol. 116. ricordali coinè hà olferuato la prom dìi poti erti, ciò è, s’hà fatto rilucere la fanta pouertà, tanto nel vetiire,mangiare,libri,gouerni nel tempo d’infirmità, Sein tutte le cofe, che a dìo fpettauano,tanto come Prelato,quanto co me fnddito, fi come commandano le dette Regole, & la Chicfa tinta, come dice il cap. Exijt. Et anco auuertire, qual fi voglia Reli-giofo,quale fi ritroua fuori della prima Reli gione, lòtto prefetto di conccffione : che fe nella feconda Religione doppo il voto di pouer- A V V E B, T. ^57 poucrtà più tiretto,che ha fatto,è ritornato nella prima Religione, don e non s’o (Terna, taleftrettezza di Regola: lì come per etièm-pio vn profetib della Religione di S. Agotti no, Carmeli ti, Conucntuali,& d’altre Religioni : quali fecondo la legge comune pof-ibno pallarem più (fretta Religione,& cfse-do che in quella più (fretta hanno fatto pro fetiìone, non poflbno piùritornareindie-tro : & qnetio è anco prohibito per la con-ltiturione,69. di Papa Pio 1111. & Papa Pio V.nella, 91. fua cólfitutionc, vt in Bullario: qualeè conforme alla fetib^-.cap.i 1. & fetiT. 2 5 .tit.de Regul.cap. 19.del Concilio Triden tinb,fiuoCano tale podelfà di riceuere contra la forma predetta : & anco quelto è prohibito per la conlfitutionedi N. S. Papa Siilo V.alli 2 3.di marzo, 15 8 8. quale ncll’inlti-tutionedellc Cógregarioni,& podelfà, che concede agliHuttrill:5c ReuerendilT Cardinali,a quella di confultare, & diffinire circa le.cofe de’Regolari, gli concede authorità, di potere concedere rranliro a’Religioli,in. Religione più lfretta,& non più larga,ne dif limile da quella,da dotte li vuole partire : Et in quanto chele Religioni pretendono, che i loro, priuilegii liano.confirmati, deuonq. auuertire , chei Itile della corte Romana, nella confermationc dc’Priiiilegij fempre dice,purché non liano Itati riuocati, ne con tra- 5$8 AVVERI, tradicano al Co cilio Tridentino:Et in qua-to per fapere, quale è più ftretta Religione, fi è detto di l'opra nella urefente fecöda par te, nel fecondo cap. della Regola deFrati: Aggiongédoci,che la lententia,che in quella hò portato di S. Bonauentura: all’hora la portai come di Dottore priuato,& non vni uerfale : ma bora la portò comedi Dottore Egregio,óc Eccellete, & eccettuato da-gl’al-tri communi Dottori,& è fatto,& annume rato per Dottore della Chiefa vniuerfale : & che fe n’habbia da celebrare’! fuo officio doppio come di Dottore Pontefice : come appare per Bella di N.S. PapaSixto V.fub die, 18.Martii, 1588.quale comincia, Trium phan tis Hierufalem gloriam fempiternam. Ma ritornando alla fopradetta introduttio ned’auuertimenti, circa gl’infermi, veda,fc l'infermo è di quelli, che non hanno mini-ltrataiagiuftiria,vtinfoi. 133.onero è Signore de’Vallai li,guardili di non farlo morire inganato,lenza farereftitutione: & per quello gli farà intédere il Memoriale, che è al fol. 13 5. al' ' fecöda faccia di detta Prima par te,che ftà 1 mpato, & la difculfione fatta al fol. 139.alla feconda faccia: Et quantun que detto Memoriale non lìa fopra d’elfo ancora prouiftotnon per quello in foro cö-feientix reità, che elfo Barone non Ila oblE gato allarellitutione, come dalle Naturali AVVERI*. 559 raggioni,täto d’elTo Memoriale,quanto dal ladifcuffione trai Vaffallo, & Signore,che in efll ftà aflegnato,appare: Et di poi trouan doti effere innocéti di colpa, & pena,di qua-to fi è detto: fi come il noftro fopradetto felice Fra Felice Capuccino, per ritrouarfi ve ro, & non finto offeruatore della fopradet-ta Serafica Regolaè andato a goderli Feter na gloria de’ßeati,del quale volendo far no to il Signore al mondo, quanto gli fia caro il vero Religiofo offeruatore della fua pro-meffa Regola, hà voluto non folo honorar lo in farli fare Miracoli fopra’l corfo di natura, con il folo toccare del panno del fuo habito, anzi faccndofiin Roma,la fetta del la Canonizatione del Gloriofo S.Diego, d’Alcala,di Spagna, laico profeffo delToffcr uantia Regolare del noftro Padre Serafico S.Franccfco,quale pafsò da quella vita, alla gloria eterna, circa cento anni fà, nel qual tempo non era in mente humana vfcita la Regolare Riforma della detta Religione Srancifcana,detti Capuccinhdella quale fetta godendo detto Padre Fra Felice , hà voluto il Signore far nota al mondo la fua allegrezza, poi clic hà permeffo,che dal fuofepolcro fcaturifca liquore, vtilc in fanare varie infirmità : Ma tornando al predetto notamente, potranno i mici fratelli, tanto per l’obligo in loro Iteli], per la profef fionc 5/0 A V V E R T. tionc della vita Chriftiana, Scmonachale, quanto in inftruire i loro proffimi nelle oc-correntie circaì tempo della pericoiofa in-firmità:per la qualefi rimedia alla fallite del l’anima, 6c non con vna vana fperanza di fa nità,riceua certa,& fecura dannatione: per non confiderare a’varij obligli!,che fopra le loro confcicntie fi ritrouano. Onde volèdo con.l’agiuto del Mifericordiofo Iddio, dare auucrtimento,acciò ogniuno per quel fine, che da 1 ddio è flato creato, pofla feruirfi de' mezzi di prenderlo, & per quello me parlò ponerei fegucntiauuertimenti, che in bre-uehò compilato dall’opufculo,della dottri na,& preparationc per ben morire fatto dal Theologo ludoco Qiéthouco. Benché le fenteticdella ferittura,perrifpetto,che hab biamo ordine di non concedere le Biblie vulgari,& anco che tanto glòfficij della Ma donna,quanto altre orationi volgari, perla Bolla della Fel.Ricdi Papa Pio V. vt in con flit. 2 2 5. in Bullario, è cfprcfTamente prohibito : per quello effe fententie le riferiremo nel fuo latino parlare : &in quanto a quello , che la perlona più gli parerà efpediente di trattare,dalli feguenri Sommari) potrà ri foluerfi,videlicet. SO M- 56t S O JK ss! R l O. A Vuertimcntol. tratta della dcfcrittio-nc della Morte. Auuertimento 11. tratta, che da noi non li deue temere la morte del corpo , ma più. pretto de(iderare,per le varie lue cornino dirà,che ci apporta. Auuertimento III. tratta la continua meditatione della morte aU’huomo efler vti le,laudabile, & di grandagiuto alla mortificatione dell’affetto delle cofe temporali. Auuertimento 1111. tratta, come è molto vtilc all’huomo la continua cogitàtione della fragilità,breuità,& mancamentodi quella vita. Auuertimento V. tratta dell’incertezza del tempo,del luogo,del modo di morire, Se della qualità del buono, o mal termine, in che fi trouarà il moriente. Auuertimento VI. tratta,che la principale dottrina del ben morire, è lo ftudio della buona, & honefta vita, dalla quale fpeflo ne feguita buona morte. Auuertimento VII. tratta della confettìo-ne de'peccati da farli con maturità,& opportunità , prima che finfirmità diuenti mortale, & dell'ordinatione del fuo tetta mento. ’ V N n Auucr- 56z SOMMARIO. Aimertimcnto Vili, trattache’lmonente fen za mormoratione verfo Iddio, ma libera, & fpontaneamente fi debba vnirc alla Diuina volótà, in foitenere, & folfri-re la morte. A uner ti mento IX. tratta, che la pacientia è grandemente necelfaria al moriente,ac ciò leggiermente pofla fopportareidolo ri,da’quali è tormentato. A u netti mento X. tratta, che alf infermo non deue eflerli molcfto, & difpiacenole il lafciarelc robbe,& facilità, & le comodità de'piaceri, & gloria del mondo. Auuertimento XI. tratta,che l’infermo de ne difcacciare ogni dubitatione della fede Chriftiana: che le và fuggerendo l’an-tiquo inimico, & perfeuerare fcrmamen te in dfa fede Catholica. Auuertimento XII. tratta,che ne per i pec cari commeflì, ne mala vita ofleruata, fi deue l’infermo nell’ultimo fine difpera-re della mifericordia d’iddio. AuucrtimétoXIII.tratta,che nefiuno nel tempo di morire fi deue compiacere del la buona confcientia, per la vita paffata, che hà fatto fecondo le virtù: neitimarfi d’eiTere di qualche virtù. Auuertimento X1111.tratta,ch’ai terrore della morte, & immortalità dell’anima, Si timore delimitante giudicio,prefenra SOMMARIO. 56? to dal demonio, fe gli vole opponere, & mettere innanci la diurna mi(ericordia. Auuertimento X V. tratta,che’l timore de' fupplicij del fuoco eterno , antepoftidal demonio all’infermo, non deue fpauen-tarlo,nc darli moleftia. Auuertimento XVI. tratta dell’apparitio-nc ofcuriifima della moltitudine de’de-monij in ofcurilIimefìgure,che appareno alli morienti: nelle quali apparitioni bifo gna vfarcil fegno della S. Croce, & con oratione denota fcacciarli. FINIS. tsfmcnìmcnto I. Quale tratta della deferittione della . T A Morte è vna cftintione,della vita.La Morte dell’anima, è vna feparationq fatta da Iddio: per la commilfione del peccato : & omilfione in non volere operare l'opere della mifericordia,come dicel’Euä gcliodi.S.Matth.cap.2 5.Efui"iui,&non de-diltis mihi manducateAc.Et di quella mor te parla il Profeta nel pfal.72.dicendo,Qma ecce,qui elongant fc a te,peribunt: perdidi-fti omncs,qui fornicantur abs te.Et Ezec.i. Anima,qux peccauerit, ipfa morietur. Et Sap.i.Os.quodmentitur, occidit animam: & in cap. tó.dice, Homo quidem permali- N n 2 tiam v6+ A V V E R T. I. tiam occidit animam fuam.Et S. Agoftino dimoitra due forti di morte, quando dice, la mortc,qual temono gl’huomini,è vna fc paratione dell'anima,dal corpo: ma la mor te,che non temono,è la feparatione, dell'anima da Iddio.Eccli. 5. dice, Deus ab initio cöilituit hominem,5c reliquit illum in manu colili) fui: Adiecit mandata,& praecepta fua,li volueris mandata conferuare, confer uabunt te,& in perpetuum per fidem placitam feruarc: Appofuit tibi aquam, & igne, & adquod volueris, porrige manum tuä: Ante hominem vita,& mors, bonum, & malum,quod placuerit ei,dabitur illi. Et E-zec.S.dice, Vir fi fuerit iuftus, & fecerit indi cium,& iulìi tiam,vita viuet. Et Gen. 1 .Dominus ad Adam dicitjln quacunque die comederis ex ligno fcietiae boni,& mali,morte morieris.Ma di quelli, che viuono malamente,dice il pfal. 34. Defcenduntin infernum viuentes.Et.S.Pau.i.Tim.3.Quoniam viuens mortua eit. La morte del corpo ninno vituperio, Se infamia apporta : lì come da per le ad’alcuno non accrefce laude. Ma la morte dell’anima fi da per il vitio,nd quale è vilfuta, & rende l’huomo degno di vituperio:per caufa,che è confli tuito in fua podeftà quella fchifarc, & euitarc,impero-die fe doppo il tranfito da quello mondo, Eanima alla Eterna morte è condannata, quella A V V E R T. It. 56? qucfta morte non procede dalla morte dei corpo,ma dalle fceleraggini,& peccati, che inanella morte del corpo madòad'effetrò, per fuggeftionc del demonio, chegli iacea penfare di lunga vita,5c non coli breue, acciò non proueddl'e alla tua confcientia. & di quella materia vedi dentro all'Auuerti-mcnto 14. Auueriìmento I /.quale tratta,che da noi non fi delie temere la morte del corpo, ma più prefio de-ftderarcjper le varie fue commodi-tà,cbe ci apporta. "P1 Ra l‘vna,& l'altra propofta morte è vn* -F altra differentia,cioè, che la morte dell'anima è male,per cagione dell'anncffa, &C congiontà colpa mortifera:che apporta all'anima mina , & corruttela .Mala morte del corpo! ni un modo è male, & macchia, di colpa:quantunque ben'li dica male di pe na a noi giuftam en te i mpofta per la preuari catione de’noftri primi parenti, Gen. 3. Per la qual cofa non fi deue di ragione quella morte temere dall'huomo prudEte, ma có animo collante, & non sbigottito fi deue a-fpettare,& tolerare. Niuno per ragione deue temere quello,che'l preferitto ordine,& legge della natura feguc:perche quello è Ita to conftituito da Iddio : Ma tra effe leggi A N n 3 con- 566 A V V E R T. II. cóftitutioni di natura quella vna è, elVogn’ uno fi rifolua in quella cofa,da che è for mato,& generato.Et Eccle.40. & 4. dice, Omnia,qme de terra funt, in terram conti er ten tur, & aquae omnes in mare conucrtentur. Maperchelcorpo dell'huomo, Telo confi-deri, è compotto dal limo della terra, dunque fecondo la fenten tia promulgata da Id dio in Adam, & tutta la fua poderità,s'hà da diflòluer in poluere , della quale fi è formato,vtGen.3. Vtreucrtarisin terram, de qua fumptus es,quoniam puluis es,& in pul uerem reuerteris Et 2.Rcg.i4.0mnesenim morimur , Sc quali aqux dilabimur in terram,quae nonreuertuntun&Heb.p. Statutum eli hominibus femel mori:& Sapien.7. vnus eli introitus omnibus ad vitam, & ii-milis exitus. Dunque non è cofadafauio te mere, & grandemente pregare per quello, che per nitma via, & ragione può fcappare, ne fuggire. Ecclef. 7. a quello propofito dice, Melior eli dies mortis, die natiuitatis:& melius eli ire ad domum lučlus, qua ad domum conuiuij : in illa enim finis čudom m admonetur hominum , & vitiens cogitat, quid futurum lit. Per ciò che dia morte po nefinea,crudcli,& i m pij cafi,5c alle cofe ad iter le,alle quali quella vita è fotropofta.Ql-rra di ciò chi ragion cuoi mente giudica do-uerli temere quello,che l’anima noftra libe A V V E R T. II. 567 ra da tanti pericoli di tenrationi: & chela fcappa da mille pericoli, con li quali pratti canogl’huomini, mentre Iranno in quella vita:& tanto dono,& beneficio fà la morte all’huomo, che dona fine a gl’afsaiti degl' inimici contra l’anima in farla fiecura di no ricafcarencl peccato : & certamente! duomo ftando in qifefta vita, quantunque fi co nofea di vita perfetta,& (anta,mai è fecuro, & fenza pericolo, che no habbia da calcare mel peccato,5cvitio:Etp ciò ammonii! ve rol’Ecclefiaf.u.dicédo. Ante morte ne lau - des hominem quemqua . Perche è incerto l’efitò della vita,le l'ara buono,o cattino: |>-che dunque noi queU’hora della morte gra demente fpauentiamo,tremiamo,5c fuggi-mo indictro:èon laquale bora fi quietai! fu rore della guerra con gfinimia dell’anima, & il mondo, Scia carne non con Infingile più,o con parole ci inganna, ne anco ci perfuadcil male con ingannarci con le fue carezze,&I quelle ci può viluppav. La morte da quello tempeftofo mare di quella vita nella tranquilla requie dell’altra vita ci traf porta: per ciò San Paulo a gl’Heb. 13. dice. Non enim habemus hic manentem ciuita-tem:fed futuram inquirimus: &a’Philip.i. dice,Mihi viuere Chriftus eft,& mori luem: Deliderium habens difiòlui,& elfe cu Chri-fto,multo magis melius:čc pfal.i ig.Heu mi Nn 4 hi. «53 A V V E R T. II. hi, quia incolatus meus prolongatus cit : Sc pfal.4.1 .Sicut ceruusdeliderat adfötcs aqua rum,ita defidcrat anima mca ad te Deus:fiti uit anima mca ad Deum fontem viuum, quando veniam , & apparebo ante faciem Dei : & San Paulo ad Philip. 3. Nottra con-uerfatio in caelis eft : vnde & dominum expediamus lefum Chrilturfl,qiii transforma bit corpus humilitatis noitrg cófìguratum corpori claritatis fuse. & Math. 6. Non pof-fumus fìmul Deo feruire, & mundo : & Io. i.cap.z.Nolite diligere mundum,neque ca, quae in mundo funt : Ii quis dilexerit mun-dum,non eft charitas patris inillo:quiaom ne, quod in mundo eft, concupifcentia carnis eft, concupifcentiaoculomm, & ambitio mundi: Et eflendo cheil mondo hàin odio il vero chrittiano ; per che ami quello, cheti hà in odio, 5c non piu predo feguiti Chrifto,che ti ama,& ti hà redemto:dobbia modunque & noi perii tranfito della mor tc alla celelte patria pa(Tare,& non temere la morte, quale in quella ci riduce, & ripo-ne.Onde San Cypriano dice, abbracciamo il giorno, qualeaflegna ogn’uno al fuo domicilio,quale di quà fpogliati dalli lacci del Eccolo pondcrofi.reftituifce al Paradifo ,& al regno celelte ì perche non ci affrettiamo, čc corriamo, acciò poftiamo vedere la no-ftza patria, & falutare i noftri parenti: iui in quella A V V E R T. III. 569 quella patria vi c vn gran numero de’noftri cari parenti,5e amici, che (tanno afpettado-ci,già (icuri della loro felicità, & defideroii, 5c (oliciti della noftra faluatione: Al cofpet to,5c abbracciamento dc’quali venire, qua ta allegrezza farà a noi,Se ad'effi, è qual piacere fenza timore di morire, & con viuerc eterno fenza affanno,ne trauaglio;ma con-fumma felicità perpetua: Dunque la morte ne’buoni, èguida,&inniunmododdcue temerete hauerc paura. ^mertimento III. quale tratta U contìnua meditatione della morte, all’buomo effer tuie, lau tabile, & di grand’agiuto alla mortificatione dell'affetto delle cófe corporali. "Ü Acilmente difprezza ogni cofa quello, che fempre penfa, che hà da morire : in che Moyfe nel Deut.3 2. vedendo il populo Ifraclitico,negligente, & con poca cura, «Se inauertente nelle cofe future,lo riprefe con quefte parole dicendo, G ens abfque confi-lio,5c (Ine prudentia: v tinam faperent,& in telligerent,ac nouiffima prouiderent. Et rEcclefiaf.y.diceJnomnibusopenbus tuis memorare nouiflìma tua , & in aeternum non peccabis:& in cap. 14.Memor e(to,quo niam mors non tardat : Al che rifponde Sa Giro- 570 A V V E R T. III. Girolamo fcriuendo a San Cipriano )dice7 ricordati della tua morte, & non peccarai: quello che continuamente fi ricorda doue-re morire, difprezza le cofe prefenti,& alle future fi afffetta:& per quello Iob.2 5.& Ec-clcfiaft. io.dice,Quid extollitur in altum ho mo putredo ,& filius hominis vermis: qui mortisiaculoforfan hodie , aut cras humi profternendus eft. Onde Sant’Agoftino nel libro de Natura ,& grafia dice, fe delle ricchezze,honori,coltumi , patria, bellezza di corpo,& honori, che ti fono fatti in publico da gl’huomini, ti glorij , & ti aitanti, ri-Iguarda te ftdfo,che(ci mortale,fei terra,& andaraiin terra,rifguardaintornoaìimili, cherifplendcuano in luce : dotte fono tanti lmperatori,Re,Prelati,Principi ,& Signori con leloro quantità de’feriti,& liuree?doue i loro giuochi ? doue le loro felle, &: limili piaceri: certamente tutti in poluerc,& fauil le,Se cenere,& le vite fcolpitcneioro fcpol diri in brcui vedi,acciò (ia nota la loro memoria^ rifguarda ne’fepolchri, & vedi, fe puoi difcernereil Signorcdal fcruo,il ric-chodal poucro,il forte dal debile, il bello dal bmtto:& vedi fe in dTi,è alcunno fegno de’loroauantamenti: & per ciò ricordati della natura,acciò non ti inalzi, o leni in alto: fe l’animo ti commuoue, & mette in pe fieri,a volere ragunare, Se accumulare oro. A V V E R T. UR 571 argento,ricchezze,(labili,cafc, & belli para^ menti: lequaii cofe fubitorafreddano lame moria della morte ventura : Quello abruc-ciamento, & fuoco d’auaritia fi vuole cftin guere conlefententic della fcrittura : lob. 27. Diues cum interierit, nihil fecum auferet: aperiet oculos fuos,& nihil inuenict,ni fi peccata:5c pfal.75. Dormierunt fomnum fuum, & nihil inuenerunt omnes viri diui-tiarum in manibus fuis:5c pfal. 8. Thefauri-zat,& ignorat,cui congregabit illa:5t Eccle fiaft.m. Cum morietur homo, haereditabit ferpentes,& beftias,& vermes: & per ciò Sä Paulo ad Coli. 3 .diccua: Mortificate membra vedra,qu? funt fu per terram : & ad Roma. 8. dice, fi fpiritu facta carnis momfica-ueritis,vinetis: & ad Gai. 5. Qui autem funt Chridi,carnem fuam crucifixerunt cum vi tijs,& concupifcentijs. Et per quedo qual fi voglia,chedà in queda vita , che ha fepara-to la fua anima dairaffettioni corporali,dal le cofe fen Ubil i, & conti nuam ente fi è dato all’efsercitio delle virtù ,foprauenendo la morte,allegramente la riceue,& fenza ama ritudine d’animo, o, moledia di qua fi parte. Ma quello, che dà legato da certi lacci d’ affettioni nelle ricchezze, honori, & com-modità della carne,di mala voglia, & amara è la feparationedeiranima dal corpo:Al quale dice l’Eccled. al 41. O mors, quam ama- 572 A V V E R T. IIII. amara c fi memoria tua, homini pacem habenti in fubflantijs fuis.Finalmentc quello, checon la quotidiana cogitatione ftà (òpra la fua morte,fe la fa tanto familiare, che fe-curamente la ftà a fpettado,fenza fentir tra-uaglio del fuo venire:a quefto tale mai mor te fubitana il piglia, effendo che continua-mente come prefen te ftà riceuendola con la mentc,fenza fpauento, ne timore,ne d’ef fere pigliato allàprouifo poi fe gli può dire. tsfuuertmr.nto 111 /. quale tratta, come è molto vlile aU’buomo la continua cogitatione della fragilità,breuità,& mancamento di quitta vita. T L frequente, 5t fpefTo confiderarc Ia fragi J- lità. Se breuità di quefta vita,accio non ri ponghi fperanza ne’molti anni di vita: conduce, Se riporta l’huomo alla falute:5e que-ito parche voglia dire il Pfal. 3 8. douedice. Ver um tarne vniuerfa vanitas omnis homo viucns,5e Pfal. 101.Dies mei ficutvmbra de clinauemnt,5e ego fìcut fgnum ami,Se Pfal. 143 .Homo vanitati fimilis cft,dies eius fient vmbra prsetcreunt: allequali fententie s’ac-cofta lob i4.dicendo,Homo natus de muli-ere, breuiviuens tempore repletur multis miferijsrQui quafi flos egreditur,Se conteritur,Se fugit velut vmbra,Se nunquam in co dem A V V E R T. V. 575 dem ftatu permanet, & P fai. 102. Recordatus eft, quoniam puluis fumus, homo ficut fzenunv.dies eius,tanquam fios agri,(k efflorebit,& Pfal.só.Qupniam tanquamfgnum velociter arefcent : & quemadmodum olera herbarum citò decident,& Pfal.89.Manc ficut herba tranfeat, mane floreat, & tran-feat : vcfpere decidat,induret, et arefcat:5c S. lac. i. Quòd homo ficut flos famitranfi-bi r,exortus ett fol cum ardore, & arefecit nü ,& fios eius decidit, & decor vultus eius deperijt: & £fa. 40. omnis caro fxnum: 6c omnis gloria hominis vt flos fieni: Aruit fic num,& flos decidit, verbum autem domini manet in aeternum: & Pfal. 128.ficut herba fieni,quod prius quam euellatur,arefcit:Co fi è la Iperanza, & fiducia della lunga vita, & quatità de’numeri degl’anni, che gl’huo-mini fi promettono,6c flando in quella fpe-ranza di età, non penfano alla morte, & poi all’improuifa viene nel fior della fua gioué-tù, & per forza fe lo porta lotto quell’obli-go di pena, o demerito,nel quale lo ritroua. Atmcrtìmenlo V. quale tratta dell’incenera del tempo,del luoco,del modo dì morire,& della qualità del buon,b mal termine, iti che fitrouarà il moriente. ] Liciti dela noftra falutc dobbiamo edere, ^ per la certezza della morte, che ne hà da fopra* 574 A V V E R T. V. fopraucnire-& incertezza delFhora, del Ino go, del modo di morire, & della qualità, & difpofmóne, che morendo noi haueremo, cioè,fe allhora (i ritrouaremo degni d’odio, o d’amore:& che la detta bora fia in certa, lo afferma la fcrittura facra nel Ecclefiaff 5. che dice,Ncfcit homo finem fuum,fed fìcut pifees capiuntur hamo,& anes laqueo con-prehenduntnr,fic capiuntur homines in tepore malo : & di quello morire fubitano fe nehà l’effempio nell’Euangclio di S. Luca 12. di vn certo huomoriccho, quale diffe: Anima habes multa bona polita in annos plurimos,requiefee,comede,bibe, & epulare : Dixit autem illi Deus, finite, hac node animam tuam repetunt a tc:que autem paralii,cuius erunt.& nel tempo di Noe nel di luuio ,& Loth, nell’abruciarequellecittà. Gen.7.& 19. & S. Luca i7.douedice, Sicut fadum efi indiebqs Noe, ita crit & in diebus filii hominis:Edebant,& bibebant, vxo res ducebant,& dabantur ad nuptias, vfque in diem, qua intrauit Noe in arcam, & venit diluuium,& perdidit omnes. Similiter li cut fadum fuit in dicbusLoth, Edebant, 5t bibebant,emebat,& vendebant, plantabat, & tedificabänqua dieexijt Loth a Sodomis, pluit ignem, & fulphur de Coelo, & omnes pcrdidif.feciidum hate crit,qua die filius hominis reuelabitur : Et per quello volendo il A V V E R T. V. 575 Signore amatore della fai ute dell’humana generatione,farci foliciti, & vigilanti, & accorti,circa l’auuenimcnto della morte,mol tofpelfo nelle noftreorecchienell’Euange lio dice, vigilate, óc orate, nefeitis, quando tempus llt:& Iterum, vigilate ergo, nefeitis enim, quando Dominus domus veniat, fero,media nočte,an galli cantu, an mane: ne cum venerit repente, inucniat vos dormie tes, quod autem vobis dico, omnibus dico, vigilate: vt Mar.13. IIqualepafsò dei Euangelio cfponedolo Theolilatto dice, per que ito Iddio hà occultato, & nafeofto a noi il tempo della noftra morte.perchee efpedie-te,la caufaè, che fe al prefentenon iapendo il fine della noltra vita,non ne facciamo iti-ma, che fatiamo, fe fapcllimo il detto fine ? certo che le noilre maütie, le differiremo perfino all’vlrimo: & per ciò ita nafeofto l'vltimo giorno, acciò offeruiamo tutti i giorni, per vedere, quando venirà : onde è tardo il rimedio nel punto, cheità morendo : & a quello propolim San Gregorio nel Duodecimo libro de’fuoi Morali dice,che ilnoftro Creatore hà voluto occultarci il noltro fine: & che!giorno della noftra mor te ci iia incognito, acciò che non fapendoli la fua venuta, fempre habbiamo da credere efferci vicino, &: tanto piu ciafchedunofia fernen te in buona operatione,quanto è più 576 A V V E R T. V. incerto della vocatione:& mentre fiamo in certi,quädo dobbiamo morire: fern pi e preparati alla morte dobbiamo uiuere : & il Si-gnorein Matth. 25.Luca 12. ciòammoni-fee dicendo, Vigilate itaque,quia nelcitisdi em, neque horam: & Iterum,Si feivet pater familias,qua hora fur ucniret, uigilaret utique , & non fineret perfodi domum fuam : & uos eftore parati,quia nefeitis, qua hora fi lius hominis ueniet:qualifalutari docume-ti no folo fono daintcndcrfi del giorno del l’aduenimcnto del Signore al giuditio uni-ucrfalc,nella confitmmationede’fecolhma anco del particolar giudicio, che Iddio farà con leperfone particolari nel tempo della loro morte,domandandoli, & rcpetcndoli raggione del talento depofitato, comel'hà amminiftrato,cioè,alli ricchi, come hanno amminifirate le loro ricchczzein falute, o in dannatione delle loro anime , agl’offi-ciali di giuftitia, come hanno amminiftrata lagiuftitia, cioè, fe quando è fiata cofa, che rifultaua vtile altifco, efiì prouedeuano di giuftitia, & quando rifultaua in beneficio de’vaflalli contra il fifco,in detrimento delle loro anime non hanno prouifto di giuftitia: &c tra gl’altri loro mancamenti d’eftl Mi niftri di giuftitia, fi può vedere nella prima noftra parte dell’Enchiridion, al folio 133. a’fcientifici, come s'hà feruito d’efia lacuna A V V E R T. V. 577 ti a in fallite, o in dannatione della fua anima,&-coli ne gl'altridoni,& virtù, & con (I mili gratie,& doni,che Iddio hi date più ad' eflc^chcad’vn’altro^omein fallite,oin detrimento della fua anima Vhà amminiftra-te . Onde fedi qfte cofe fene è fcruitoadar maggior confolatione & fodisfattionealla fua anima, il conto fi rende bene, & degno diremuneratione: ma oime che dubito, nò fia al contrario : cioè, che per confolatione dell’anima hà fpefo vn carlino, o vn ducato l’annoiótper confolatione, & fatisfattione del corpo, le centinaia di ducati : & cofi hà fatto dell'altre feien tic, & doni, che l'hà ef-fercitate al fopradetto modo, oucrofìmili-tudine:& cofi al punto della morte fi troua-rà debitore,& meriteuol di pena: Et di quella improuifa morte fi deue più prefto crede re alla facra fcrittura,che a certe falfe annotationi in alcuneorationi,quali promettono i monti d’oro,& poi non donano arena: poiché dicono,che ciafcheduno, che drizza rà tale oratione al Crucififlò, ouero alla glo riofa vergine Maria,oneroad'altro Santo nominato, non morirà di fubirana morte: anzi alcuni giorni prima farà dal Cielo fatto cófapeuole dell'hora, & giorno della fua morte,& queflo è inganno diabolico, accio che confidandoli che non moriranno di fu-bitana morte: quando meno fi penfano, gli Oo pigli 578 A V V E R T. V. pigli airimprouifa,morendo rcpentiname«-te,con diremo dann o delle loro anime : Et però S. lacobo nella ina epiftola cap.-panco propone a’noftri occhii’mcertitudinc della vita humana, & della morte infreme dice do,Ecce mine qui dicitis;hodie,aut craftino ibimus ad illam ciuitatem, 5c faciemus ibi quidem annum, & mercabimur, &,lucrum faciemus : qui ignoratis, quid erit in craftir no? pro eo vt dicatis, fi dominus voluerit, & fi vixerimus , faciemus hoc, vel illud : Et per quello chi è tanto flolto, Sc groflòlano, è di poco ingegno,ancor che fune giouene, eflendoli domandato,s'hà da comprare, o vero viuere infino al giorno feguente, poffa diredi fi, che non habbia da morire? Et al propofitorEcclefiaft. io. dice di qual fi voglia Signore: Rex hodie efl, & cras morie-tunSc di quello fpeffo ne vediamo Vcfpcrié-za in alcuni, i quali la mattina fono fani, 6c robiifti,auanti la notte feguente f ono f pirati,& morti,& S.Bcrnardo dice, Certo è, che rhuomo hà da morire, ma incerto , come, quando, & doue; perche e (la morte in ogni luogo fafpetta: ma fe tu farai fauio,in ogni luogo dia afpettarai. Ma hoimequanti lò-no,che feordati del loro obligo, quädo che doueriano attendere alfemendatione della vita,quella diflerifeono a i molti anni: pro-uocando l’ira d'iddio contra dii, il quale molto A V V E R T.. V. 579 moko tempo glin affettati a penitenza. Sc alcuna volta lubito gli pronuncia la fenten tia della morte, lenza permetterli (patio di facramentale reconciliatione,rimedio ottimo perle piaghedeiranima: de'quali TEc-clefìaft.8.diceiQuia non profertur citò contra malos fententia , abfque timore vllo fili) hominum perpetrant mala:& lob 24.De direi Deus locum p^nitentiae,& ille abutitur eoinlupcrbia:&: Pau.ad Rom. z.Exifti-mas autem ò homo,quia tu effugies iudiciü dei : An diuitias bonitatis eius, & patientise & longanimitatis comtennis. Ignoras,quoniam benignitas dei ad p^nitentiam te adducit? Secundum autem duritiam tuam, Sc imp^nitens cor thefaurzas tibi iramin die irx, & reuelationis' iufti iudicij Dei, qui reddet vnicuique fecundum opera eius. Ma quanto a quella incertitudine di morte il lito vnico rimedio è la frequente, & quotidiana oratione a Iddio, acciò nò permetta, che di fubitana , & improuifa morte noi moriamo: 6c coni! Profeta Piai.3 8. dicano, Notumfacmihi Dominefinem meum, Sc numerum dierum meorum,quis eft,vt fida, quid defit mihi:& Pfal.ioi. Paucitatemdie-rummeorumnunciamihi. Non che con quelle fante orationi domandiamo da Iddio che per minilterio di nuciò celeftc,a noi fia dinonciato il giorno della noltra morte: O o 2 prima i5So A V V E R T. V. prima che venghi : perche quefto certo faria temerario : ma conquclte orationi domandiamo che per gratia diuina & indulto particolare fiamo preferuati:& co auifo del l'infirmità,come nuncio,6c meflaggio della naturai morte, & auuenimento propinquo dieflfa, comeconfapeuole di quella fiamo auifati? L’altro rimedio prefematiuo contra quella incertitudine di morte, (l’opra tut ti li altri rimedi) vtile) è la continua emendatione delle noftre colpe, & menare tal vita,come fe delle vicina & prodìma effa mor -te per pigliarci, & tiare preparati continuamente con bone operationi, le quali quando penliamo alla mor te, defi deriamo di potere hauerep prefentarliaIddio,& dire con S. Hilarionc, ecco anima mia, che tanti anni cótinui hai feruito a Iddio, & temi di par tire, elei volentierialfobedientia del tuo Si gnore, che ti chiama: & I quello modo m ai allaimprouifaetia morteci trouerà, dando noi in tutti i momenti a quella apparecchia ti:& facendo in quetio modo,mai all’hnpro uifa dalle fue faette faremo trapatiati, hauE-do noi per tempo quelle preuido, & a quello propolito dice Prouer. capita. i.Frudra enim iacitur rete ante oculos pennatorum: facile laqueos aucupis effugit auis, quas pre-uidit illorum infidias. Et certamente fe cofi in tutte le höre diamo preparati ,5c viuemo efpediti A V V E R T. VI. expediti dal mondo, mai ci affàltarà co impeto la morteall’impenfata. Anzi quando-cuque & Tempre che ci verrà alVincontro, ad’etfa preparati noi trouerà : & per quella raggione & via,mai la repentina morte ci ri prenderà,onero ferepentinamente ci fopra ftarà, il Ihofubitano incontro non ci offenderà in alcuna cofa,poi che tanto tempo auanti la preuediamo,5c al fuo alfalto viuia mo pronifti & apparecchiati. ^Auuert 'menlo VI.che la principale dottrina del bene morire, è lo ftudio della bona et bonefta vita , da la quale jp'ßo n e feguita buona mone. T A dottrina principale, & Angolare da jL notarfi da quello che vuole bene morire^ lo amare la buona & beata vita, ornata di virtù,& giuititia,temere Iddio, & elìequi re li Tuoi commandamenti : & quali quella regola balla,per morire piamčte, & religio-famente : in quanto all’honelta vita operare^ abbracciare le uirtù,& métre hai tempo: operare bene: poi che quafi per il quotidiano efempio conofciamo, che quale fù la uita de l’huomo, tale feguita la morte .Onde Santo Agoftino nel primo libro de dui-tate Dei,dice,da penfare no è che mala mor te fucceda,douc precede bona uita: No po- Qe 3 tea- 582 A V V E R T. VI. fendo fare mala morte quello che fcguita la morte. Et ncllibro della dottrina Chri-fìianadice, non poter malamente morire quello,che ha uiltuto bene,& che difficilmé te more bene quello,che ha uiffhto male: & perqueftoil Pfal.i 15.dice,Preciofacftin co fpečtu domini mors Sančtorum cius:& cer tamenteneflimo è di quelli,che queftapia uita,& memoria de’Santileggono, quali co rintcriore del core intentamente da Iddio quello dimandino : dicendo. Moriatur anima mea morte iu(torum,& fiant nouiflìma mea horum fimilia: Che più falutifera cofa defidcrarc poffono ? che più utile dimandare a Iddio,morte fanta, Scgloriofa,confimi le alla quiete de’Santi. Il contrario fanno ql li che menando uita piena di grani iniquità & feeleraggini: quali non li uergognano ne de Iddio,ne de gli huomini: ma come canai li fenza briglia fono andati apprdìò alle loro concupifcentie,& difonelti defiderij,me tre fono fiati in quello módo:& per ciò tremano per timore della ventura morte, & come qlli ch’hanno da eß'er per forza tirati, g eifere guidati al tribunale del feuero giudi ce,& riceuere il pmiodeilefue opere : delle quali l’Apoltolo ad Rom. 2. dice, Stipedia peccati,mors: & certamente come confape noli delle loro feeleraggini,co la méte attonita,péfano alla grauità,& multitudine del . y le A V V E R T. ' VI. m le loro colpe , 5c pcccad, recnfano partirli : cercano mezzi di non farli la dilfòlurione, onero feparatione dal corpo per efier porta ti dinanzi al fenero giudice a vi ceti ere lafcn tentia dellaloro dannatioiietde’quali ilPro fetaal Piai.3 3 .dice, Mors peccatorum pelli-ma : Il che alcuna volradè vilto con dfem-pij mani fedii n quelli, che danno per morire , in quel pii to hanno detto che vedeuano vn’horrendo dragone per volerlo denotare, per la permidionc diuiiiapcv merito dei-li (noi peccati,& io più no Ire da propri) frati nolln ho intcfo,che ritrouandofi e(Tì a ri-commädarc l'anima a f"ecotori infermi,han no vido venire vn porco ncro,& ponerfì fo pra l’infermo & dare co la bocca aperta, in-Ììno che detto infermo hauede fpirato, è fparfo , & di quetii limili ne ho intefo più di lei,da frati degni di fede: 8c altri anco infermi hano vido to loro camera piena di brut ti AEthiopi neri , & con brtittillime lettere , fcritra tutta to loro vira, & peccati de operatione,cogitatione,Se omidìonechela modrauano,Se legeuano, in che tépo, Se Io-copali errorihauca edequito:óe altri infer-mi.in quel punto della morte,hanno detto, che fi come S. Stefano vidde il ciclo aperto per riceuerlo, cofi edì vedeuano Finferno aperto per riceuerli ne gl’aflegnari luoghi: Onde feti ritroui dauere commedb pccca- O o 4 to. 584 A V V E K T. VI. to,purgalo con le lacrime di contritione,& con il iàcramento della penitetia {cancellalo, mentre che hai tempo: poi che ti è dato la oportunità , afTuefati allo amore delle virtù con lo continuo vfo dela giuftitia, fati domeftico 5c familiare a quella, conforme al detto della fcrittura che ad Galat.6. di ce. Dum tempus habemus, operemur bo-num1& Ecclefìaf.9. Quodcunqne facere po tdt manus ma, inftanter operare : quia nec opus, nec ratio, nec fa piemia, nec feien tia erunt apud inferos, quo tu properas : & Ec-cle. 14. Ante obitum tuum operare iuditiä, quoniam non eft apud inferos inuenire cibum: Allequaliammonitioni chi aprirà lo rccchie,& con l'animo fi mouerà ad effequi re,nel tempo poi della morte, non tremara di timore, ne farà percofib dalla paura, ne dal fpauento: Ma agiutato dal prefidio diui-no, óc dallo Angelico cuftode, fentirà effer piaccLiole è facile la mor te,uacua di an fietà, di horrore, lenza participatione di timore, la quale paflata che farà l’anima, fu bito vo-larà & farà portata a gl’habitacoli della^ce-lefte Hierufalem. Amer- A V V E K T. VIL 585 tsfuticrtimentoVil. quale tratta della confejjìone de peccati da farft con maturità, & oportunùàt prima che la infirmità diuenti mortale-.et della ordinatione delfuo tefiamento. 'VT El principio delVinfirmità , primo che -L >. fi aggraui,facciali chiamare il Sacerdote , & confelTili tutti i fuoi peccati, di cogitatione,comm.illione,& omilfione, & che è flato caufa,che altri peccaflero,fec5do i no-ue modi afsegnati nella prima noftra parte al fol. 74-.& fecondo quelle qualità,che nella introduttione di quelli auuertimenti in quello libro ho detto,& anco nel fopradet-to Quinto auuertiinéro circa la mita:& co-nofcendoli per natura mortale,mediante il fopradetto rimedio,lana la macchiata ani ma,& annetta le ingiufte macchie, & recon cilijli con Iddio: & quello non vada prolon gandolo inlino all’vltima bora : perche al-Ihora farià giudicata più pretto fatta per for za tale confelfione , che fpontaneamente : ne afpetti,che lì aggraui il dolore del corpo, per il quale trauaglio,6c per lo auuicinarfi il tépo de la morte, fe inabilita per coli prontamente, integramente 5c efpcditamente potere efso infermo elfer citarli nella penitenza , come può nel principio de la infirmità: eflèndo che nel principio il corpo no èmo- $26 A V V E R T. VIT. c moleftato da graue dolore, & la retta rag-gione della mente per Ia participatione del dolore & del male del corpo ftàftordita: Ondel’Ecclefiaft.17. dice7Antemortem co fitere: A mortuo quafinihil perit confdfio: confiteberis vmens, vinus, & famis confiteberis : Et per quello è da vituperare in gran manierala negligentia , & dapocagme di quelli che (tanno ammalati " Con graue infir mltà ,& vanno prolongando la'Confeifio-ne deloro peccati,& in tanto la prolonga-no,chefinalmentèprima fono con violenza pigliati dalla morte, che habbiano fatta la purgatione,& confdfione de'loro peccati . Et altri lòno liquali tirrouandofiin grane inrirmità:dc auifàti,& configli ari da g famici , che facciano la confefljoh’e de’loro peccati,tanto grauemenre& faftidiofamen tel’fopportano,comefe li filile de fperanza fuori della (uà fallite corporaleiSc che propriamente gli dicdìcro,difpone domui tuie quia morieris,& non viues: Nientedimeno la confefilone facramentale piu pretto produce famrà,che morte : dien do alcuna volta fin finn ita mandata agl’huomini da Iddio, per pnhirionede'loro peccati comthef (i,& purgati, & leuati i peccati dalì’anima,fi leua anco finfirmitàrfi conicin San Matth. 9.ai Paralitico il Signor diflfe, Rèmitmntnr libi peccata tua,& poi difie,furge,tolle ledu tuum. AVVERI. VII. 587 fiumi,& vade in domum tua- & quello dif-fe, per dimodrare, che i peccati Tuoi erano caufadi quella infirmira: & per ciò bilògna-ua primo leuare li peccati, che la infirmità; & il limile accalcò all’läguido,nella probati ca pi teina doppo trenta otto anni della fua intìrmità, al quale diri do dide.Vade,& ani plius noli peccare,ne deterius tibi cotingat: lignificandoli, che per i peccati comedi, era peruenutoa- tanto lunga infirmità : perii che pia, Se religiofamente annettati i pecca ti da ll’anima.alcuna volta la fanità li ri nona : & per quello lì commanda al li Medici, tanto per il cap. Cum infirmitas.de pgnit.& Remi!', quanto per la conditutione terza di Papa Pio, V.Sc perla conditutione fetti-ma,di Papa Gregorio XIII. che non ritorni no il terzo giorno,a medicare l’infirmo,che non fi è confedato in quella infirmità, & in quella lì prohibifee farli medicare da infide li,come appare nel Bollario. Etdoppo l’ha-uer rimediato all’anima, prouedano con gete circa la didributione delil tuoi beni ai-li fuoifuccefibri, prima che da aggrauato dall'infirmità dado fimo,& con la méte geta , faccia il fuo tedamento, fecondo il fuo ordine, & configli©, & animo fano,& libero,notado quello,che è tenuto redimire,5c m adì me Signori di vafiàlli, come nella prima parte della detta nodra opera al fol.i 3 3 • nella 588 A V V E K T. Vili. nella fettima propofitione, 5c nel fol.i ?9-è conclufo per quindici Madtri 5e Dottori in Sacra Theologia & diu crii DottoriCa-nonifti, lenza nulla difcrepanza in quanto aldoucrfiexequire in foro confcientie: & ancoincllb tedamcntó dire tutti li debiti chedeue;5c anco fe tiene al cuna cofa depoli tata in nome d’altri : Se poi li ricorderà di-lafsare per la fua anima, come lì è detto di fopraal Quinto AuuertimcntoSc fotisfarc a quelli che l’hä no lemito,Se Temono: Se té-gono chriftiani fehiaui, o infideli fatti chri-ftiani, guardili di non reftare a douere dare ftretto conto alla diuirta giultitia della fug-gettione con la quale gh lalTa,come hò detto nella detta nottra prima parte al fol. 7. Se del retto latti le cofe tato bencordinate che non habbiano da fuccedere lite, Se inquieti mdine,5c difpendijSc reclamatione di lamentarli alcuno: Se etto per caufa di quelle liti douefle piangere in quell’altro mondo. sitiuenimento Fili.quale tratta che il moriente ferina marmar aùone verfo Iddio,ma libera & spontanea-mente fè debbia vnire alla 'Diurna voluntà,in fofienere & /offrire la mortela. 'L' T perche, molto più follicito ftà fanti-quo inimico in etto articolo di morte, chein tuttofi tempo della vitadell’huomo per A V V E R T. VIII. 589 per ingannarlo con le Tue pcrfuafioni,& pigliarli per forza la fua anima conforme allo Apocalip.i2.chedice,v? terre,& mari,quia defeendit diabolus ad vos,habens iram magnam ,‘fciés quod modicum tempus habet: Et per quello tutte le fueaftutic, 5c arti di poter nocere fpi?ga Sc exercita m effo tempo vicino alla morte: Se tutti li fuoi lacci di (tende,con li quali, fubito che efee l'anima, felapiglia:5c primieramente in quello modo fuole il noltro inimico aU’infcrmo fug-gerire 6c ridurli in memoria, il dellderio del la longa vita, 5c con quello mouerlo a trilli tiaSc malenconia, che habbia da lafsareil dono de la prefente vita, Se Unire il fuo vita le vfu : elfendo al prefente giouene gagliardo, Se di età florida : Se a dello come fe fuflè vecchio pa'derequetta bellezza,Se ccmmo dirà, Se altrelimili defpcrationi le ua reportando nella mente. Onde finimico noltro tenta l’infermo con limili confiderarioni, a fine che contra il decreto della diuina vola tà habbia da mormorare co tra Iddio di cru deità,d'immifcricordia,dicendo, cheè fene ro giudice,che tanto prello commanda,che di qua elfo li parta : Se in tale maniera repu-gnial beneplacito diuino, Sccheinuolunta riamente mora. Ma a quella pericolofa fug-geltione dell’inimico,con la conlideratio-ne delle cole contrarie, s’ha da fortificare .590 A V V E K T. VIII. ranimo dell’infermo, & primo che con ani mo deliberato non li opponga alla diuina difpolitione , ne che ribello Ila ritrouato: Ma che prontamente,& liberamente ti fot-tomettaper abbracciare volontariamente tutto quello, che da quella diuina prouiden za farà ordinato. Seconcfo che renda gratia al fuo Iddio creatore,goucrnatorc, di tanto fpatio di vita,chegl’hadato;& a molti lo ha negato: ti come alli figlioli, & gioueni & limili: & con eflò più piaceuole,& benigno fi è portato,conccdedoli tanto lunga vita ; Se •lungo tempo , afine che s’eflcrcitafle nella virtù,& accumulane opere buone perredé-tione de’fuoi peccati,& a fodisfattione della fua pena: & qlto dittino beneficio non ad’ ógniuno è concefso:& è degno di gran ren-diméto di gratic. Terzo l’infermo ti dette re putare edere molto debitore a Iddio, poiché non è dato da quefia vita Iettato di mor tc repentina,äcfubitana: ma precedente alcun fpatio di legiera infirmità, comenun-cio della ventura morte, acciò habbia potu to preuedereeda venuta. Et anco il giotte-ne,& figliolo, quale è adattato dal termino della morte, dette di qfio dare gloria,& gra-tie à Iddio,che da quefia pericolofa uita per tepololeua, prima chedalleluiinghedi q-fto mondo tia condretto à commettere del h peccati,de fceleraggini,nelli quali faria in- corfo. A :V V E R T. VIII. 591 corfp,s’ haueflc hauuto,longa vita,per i qua li forfèhaueria perfo l’anima., & il corpoùl che afferma la Sap.capit.q.dicendo, lufrusli morte preoccupams fuerit,! refrigerio erit. Senectus enim venerabilis eit, non diutur-na, ncque annorum numero computata. Cani autem fnnt fenfus hominis,& teras fe^ nectutis, vita immaculya , Placens deo fa-ftus dilcctus,5cyinpnsinter peccatores träf larus elt.Rap tus ell,ne malitia mutaret in tei lectum eius, aut ne fictio deciperet animam illius. Fafcinatio enim nugacitatis obfcurat bona.Et in conflantia concupifcende tranf uertit lenium. Sine malitia consümatusin brem cxplcnit tepora multa. Placita enim erat deo anima illius . Propter hoc prope-rauit educere illum de medio iniquitatum. Quali parole tanto nel fiore della pueritia, quanto nella giouentù,quando da quella vi ta fono chiamati da Iddio,meritamente gli deuono eifere vn conforto,& yna confola-rione, che prima che i fuoi coftumi fi corro pano per la dimoranza nel vitio, la tua mor tee vita falutatedclfanimamcquellabreui tà de vita alla ina fallite deroga: di gratia che cofa alla fantini de gl-’mnoceti derogò, o Iettò, che confeflòrno Chrifto moriendo, non loquendo, ne ragionando ? che cofa pregiudico alla fanta vergine Agnefe, che nel terzodecimo anno della fua età foffer- fe 592 A V V E R T. Viri. fe morte corporale , & ritrouok vita eterna ? & fimilmente tanti Martiri, confeflbri, & vergini, che nelle loro tenere età mor fero quanto al corpo,& viuono nel cielo: Ecco che vnoifteflb Signore di tutti ci chiama allo (iato dell’altra vita, I quella età,che gli piace:Perche dunque ci sforziamo di repugnare, & contmdire al fuo commandamento ? quale o vogliamo, o nonj'habbia-mo da efsequire.Et per quello fpótaneame-te facciamo quello, che contra voglia bifo-gnafare:& con quello ellà ncceiTità conuer riamo in virtù, & a maggiore dono di premio , fpontaneamenre partiamo da quella vita:dicendo con il Santo lob. z.lì vitam de manu domini fufeepimus , mortem edam quare non Tubili neamus? Dominus dedi t vi tam,Dominus vitam abftulit.licur domino placuit, ita fadtum eli,fit nomen domini be ncdičlum:ficomeal pater nollcr fempredi damo, fiat Voluntas tua fidit in cado, & in terra: & con Santo Martino Vefcouo,il quale mentre che vedeua piangerci Tuoi di fcipoli per la Ina morte:dilTe,Signore,le ancora fon necelfario al tuo populo,io non ri cufo faticala fatta la tua volontà. isfum- A V V E R T. IX. 593 ■dumtimcnlo / X. quale tratta,che la pacientìa è grandemente neceßaru al moriente, accio legiermen-te poßa [apportare i dolori, da quali è tormentato. Xj On potendo l'antiquo inimico ottene ^ re dall’infermo, che voglia mormora- " te contra Iddio,efló lo tenta con la feconda fuaaltutia,incitandolo airimpacientia,con farli aggrauare eccelli iiamcntci dolori, ciò è,la tcìta in grauilììmo dolore,il ftomaco di gran dolori, & coli per tutti i membri del corpo,conforme a quello d’Efa. i. A' pianta pedis vfque ad uerticem capitis nò eft in eo ianitas : & fopra tutto li sforza d’indurlo in grandi Ili ma malenconia: Scdoppo con vna familiarità farlo condolere del fuo compa gno corpo, di quale lenza raggione habbia da foffrire tanti dolorr?quali li giudicano,& ftimano intolerabili: & con quello fi sforza di commouerlo ad’indignatione, & impatientia,con continui flimuli,& pungi menti di furori,elfagitandolo, & inquietädolo per farlo mormorare,& biaftemare Iddio,repu tandoloingiulto, crudele, & lenzamiferi-cordia,che con tanti modi di tormenti fop-Porta, che l’huomo immeriteuole di tanti dolori ha coli malamente tormentato. Età tinello inganno bifogna che armi l’infermo P p con 594 A V V E R T. IX. con lo feudo,& armatura della pacicntia,ac cio nörefti vinto da gf inganni, & lacci del dianolo. Et qucftoè,chcticomeagViftdll A pollo li, & a noi conforme al noltro nome de'Chriftiani,del vero maeftro della ce-leltedifciplina Cimilo,è tanto detto in Luca 21. Inpatiétia vedrà poHidebitis animas veltras. Et Pau. ad Heb. 1 o. Patientia vobis neceflariadt:& Ecclef.i-y.vafatiguli probat fornax , & homines iultos tentatio tribulationis. Et Pau. 2. Cor. i z. Datus eli mihi Hi-mulus carnis meg angelus fathanx, qui me colaphizet, vt non extollar : propter quod ter Dominum rogaui,ut difccdereta me: & dixit mihi, futheit tibi gratia mea : nam virtus in infirmitate perficitur:& z.ad Cor. 4. Id enim, quodin prxfcnti eli: momenta-neu,5t lene tribulationis noltrze, fupra modum in fublimitatc aeternum gloriae pondus operatur in nobis: & ad Heb. 12. Omnis autemdifciplina in gradenti quidem videtur non ellc gaudij, fed mxroris : polica autem fructum paccatiflimum exercitatis per eam reddet iuflitix: Et certamente cfla mo-lellia, &acerbitàde’dolori, che precedono alla morte,è vna portione,& parte della no lira corrcttionc, benignamente da Iddio, a noi impolta, per miglior guadagno della noltta falute : il che non riceuendo allegramente diueneria degno d’elìerc riprefo dal- l'Apo- A V V e R T. X. 595 I’Apoftolo ad Heb. 12. Prou.3. Apocalip. 3. douedice,Obliti eftisconfolationis,qux vo bis,tanquam filijs,loquitur:filr mi noli negli gere difciplinam Domini, neque fatigeris, du ab eo argueris:Quem enim diligit Domi nus, caftigat : flagellat autem omne filium, quem recipit. Et fedi quello ne vuoi gl'ef-lempi vedi il Santo lob z.percoflò da grauif lime piaghe,fedente nel fango,& radendoli, & ràfpandolì con vna cratta, doppo flauere perfo le robbe, & i figli: vedi i Santi Martiri in mezzo de’grauiflìmi tormenti, & dolori^ & di quelli burlandoli, & facendo fella poi che per mezzo d'eflì confeguiuano quello, cflel’Apoft.ad Rom.8.dice. Non enim funt condign<£ paflìones huius temporis,ad fututam gloriam,quae reiielabitur in nobis. t^uimtimento X. quale tratta, che all’infermo non dene eßnh m ole fio,& difpiaceuole il lafciare le robbe,etfacultà,et la covimodità de’piiueri, & U gloria dii mondo. \T Edendol’antiquo inimico non potere ' ottenere, che l'infermo reiti vinto dalla fu a luggdtione d’impacientia, fubintra, con l'occulta trilli ria,& malen conia,riduce doli,in memoria le commodità, dellequali a forza reità priuo, & delle cofe piaccuoli al tentò: & che il fuo corpo fla cóflrctto lai ci a Pp 2 re 596 A WER T. X. j.‘e il felitd piacere, con il quale è vilTut'O, le facukà,& ricchezze, che con gran fatica, & ludori,6c parimenti hà acquiitate, gl’hono-ri,& titoli,beneficij,& otficij, che con tanto di (pendio hà ottenuto: & nel meglio della fila giouentù bifogna lafciarle acfaltri.Que> fio alTinfermo non deue parere difficile, ne cofa ingialla ciò il dotiere rendere, le velli a quello,che ce l’hà predate, in lino che ce le ricerchi, coti è l'anima noftra, cheltà fotto quella vette del noltro corpo,quale habbia-mo riceuuto da Iddio,con quella conditione, che quando quefia vede dell’anima , ciò è,il cor po,per vecchiezza, op9rinfirmità,o cado fortuitofi finifee: ridomandandolo ef-ftir-Signore gli tia redituito,accio ritorni nel l'idefla terra,della quale fù pigliato,con do-ucrfi nel fepulcro putrefare,& corrompere: & certambntèrqUeda legge è preferitta, & af fegn-ata a rutti gl’huomini, & per quetio il Piai. 145 .diVtyÈxibit l^iritus eins, & rcucrtc tur in tcrramfuam: in illa die peri bunt omnes cogitatione eorum: Et perciò non ti delie con moleltia fare quella depolitione,a fi-ricche non (ia incolpato, & accuditod’in-giullitia, & iniquità, hauendo elfo riceuuto quella vcdedel corpo ad* impreftito:& ripe .tcndola,& ridimandandola il patrone, & Si gnore: rccufa direnderla, oucro la réde per forza,&: contra fua voglia,Le ricchezze nel ■ < mede- A V V E R TV X. $97 medttfimo modo da Iddio ci fono permef-fe, acciò l’vfiamo, & difpefiamo co la mede (ima conditione, che quando ilfpatio della noltra am mimftratione temporale farà finitole hàbbiamo ad’altri alfegnare, & lafcia-re,che prudentemente,& fidclmente,durati teil fuo tempo,l'habbia dadifpenfare: perche di quà non (t porta nitma ricchezza ,• ne cofa temporale: ma nella preferite vita, tanto polliamo haucre l’vfo delia difpenfatio-ne,come hò detto di fopra nel quinto auuer timento:& quella legge cela và ricordando lob i.dicendo* Nudus egrefiiis fum de ventre matris me?,5c nudus reuertarilluc:& Ec clef. 5. Sicutegrelììisdtnudusde vteroma-tris fue,fic reuertctur,& nihil auferet fecum de labore fuo : le quali fententie conferma S. Paulo i.Tim. 6. Nihilintnlimusinhunc mundum, haud dubium , quia nec auferre quid pofiumus. Et per quetto clfcndo che il tempo di difpenfarelericchezze; & robbe in vfo n oltro, & fpartirlead’altreè difegna-todoucre finire nell’articolodella morte. Perche contra noftra voglia, onero per forza, l'officio d’dfa amminiiiratione di difpS-fare, che habbiamo pigliato, con anfietà di ničte,& lamentatione,& querela lafciamo. Et certo che, fedelideriamo di quà leuare quello,chc non ci habbiamo portato,&: por tarlo in altra banda,reffiamo fubito conuin Pp 3 ti. 598 A V V E R T. X. ti,d’ingiuftitia, nel togliere quello, cheìion habbiamo dato, ne portato. Et fedefideria-mo viucrc moltolongametein quefto mö do,per eflercitarela difpefatione d’dTe rob-be:ci dimoftriamo temerarij,& infoienti,in volere esercitare lamminiftratione de’tem potali negotij, più di quello , che vuole Iddio, dal qualel’habbiamo riceuutc : difendo che la difpenfatione dell'amminiftratione delle ricchezze, certamente è oncrolà, grane,pericolofa, & fpeflò non folodella morte del corpo, ma anco dell’anima: poiché molti per fimmoderato defiderio di robbe^ ricchezze,incorferoin molti dolori, & nella tentationedel laccio del dianolo, come afferma l’Apoltolo Paulo alla i .Tim. 6.dicendo,Qui volunt diuitcsfieri,incidunt in tentationem,& in laqueum diaboli, & de fideria multainutilia,& nociua,qu3emer-gut homines in interitum, & perditionem: Perche grädemen te ddideriamo quefia far-cina efier longam ente impofìa fopra le no-Itre fpalle : quale crediamo più fpeffo perni-ciofa, che vtile ? Perche più prefìo non rendiamo grade a Iddio, che per l’auuenimcn-to della morte noi libera da quefto gran fa-fcio,diqucftaamminiftrationeranto piena di pericoli? Marauigliofameiire,è grande la noftra ignorantia,& imprudentia,che doué ci fi offenfee, & occorre materia di rendere gratie A V V E R T. X. 599 grade a Iddio: noi al contrario come cicchi della noftra mente, con initantia ci lamentiamo con elio: & come s'haucfiimo riceuu ta ingiurialo riguardiamo Onde poiché a neffuno è nafcoìto, che la pofleflìone di que Ite cofe tranlitorie,& di poco mométo,dop po la morte,non li pollo no hancre : Perche non afpiriamo a quelle ricchezze, che dop-po mortene poffono effere tolte,nerobba-tc,necon incendio abrufeiate, cioè, le virtù dell'anima,& le fue operationi,le quali pof-fedendo ci rédono fclici,& feguitano i lìioi Signori,& patroni:alIe quali mentre fi concede tempo di comprarle: ci eiforta il Profe tanel Pl'al.3S.dicendo,Cultodiinnocentia, & videxqui tatem : quoniam funt reliquiae homini pacifico : doue reliquiae, il Profeta pone per le virtù: le quali doppo la morte fe guitano, & fono compagni a quelli, li quali in quella vi tà d’effe erano amatori, & indim diramente,& infeparabilmente fono prefen ti d’intercedere per efli : &: perqueftoilno-ftromaeftro Chriltoa queftevere ricchezze ci efforta,in San Matth.<5. dicendo. Nolite thefaurizare vobis thefauros in terra, vbi aerugo, & tinea demolitur, Se vbi fures effo-diur, &furantur:Thefaurizate autem vobis thefauros in coelo,vbi nec a:rugo, nec tinea demolitur, & vbi fures non effodiunt, nec furantur:5c alla i.Tim.ó.dice, Diuitibus hu Pp 4 ius 6oo A V V E R T. XI. ius faeculi pr recipe non fublime fapcrc, nec fperarein incerto diuitiamm: fed in dco vino,qui prteftat nobis omnia abundè ad frue du,bene agere : diuitcsfieri bonis operibus, facile tribuere, communicare, thefaurizare iibi fundamentum bonum in futurum : vt apprehendant bona vitam.Ma ritrouando-fi nudo, & vacuo di quelle,dogliafi grandemente della fua negligentia, jpheper tempo di elfe nö fi è prouifto : cö hauerc in odio la paffata vitaxon ricorrere al mifericordio fo Padre del figliuol Prodigo : & humilme-te,5c fupplicheuolmente con grande initan tia lo preghi),jvoglia ornare la fua anima có I#» n/"■l'ir\ tm vti\ __ ^ difcacciare ogni dubitatione della fede Chviftia-na, quale và foggerendoli l’antiquo inìmi-coj& perftjtere fermamente in ef fa fede catholica. T T Auendo l’antiquoinimico perfa la fpe i~-l ranzadel ino guadagno fopra fin fermo per le fopradette vie, fe ne viene co vn’ altra più pericolola, per i curiofi di volere iàperepraggione quello, che credono per fede:& per quelìo efib inimico, và foggeré-do,& anteponédoli molti dubij circa il fon damento A WERT. XL 6oi damento del Chriftiano, che èia fede : ialino che polla accaparc almeno per le fophi-ftiche raggionidi renderlo dubiofo : c(Tendo che doppo facilmente lo riduce alla fua abncgatione: con minare la fpirituale coni politione dell’edificio delle virtù erette, fo-fientamcnto, & fortificatione dell'anima > che è la federalla quale le altre virtù coì fuo ordine fi collocano,acciò perfetta reda l’opera della fallite :& finalmente è tanto ne-cefiaria elìà fede 5 che lènza cfla è imponibile faluarli alcuno,il che conferma T Apollo lo adlBeb.i i.dicendo, Sine fidei in polli bile eli piacere Deo.& Ioan.3.Qui non credit,iä iudicatus clt.Per tanto il demonio non cef-fa di ponere varie,čc occulteinfidic:acciò q Ito fondamento polTa leuare, & deltrugerc; o almeno in parte la fermezza, & fortezza di qlta fede offendere: allaquale và pparan-do,& ponendo i fuoi confueti inganni,& in uentioni, quando và con difficili quettioni de’myfterij della fede,circa la Sàtifiimal ri-nità,circa la diuina predellinatione,circa Vi carnatione dinina, & del Santiffimo Sacramento della communione:prefentando,& anteponendo neil’animo quelli dubij difficili nel credere, & impoffibiii nell’cfière, fecondo la humana cfperientia: onero con al cuna fua vana,& fophiltica raggione, và q-iìo foggerendo,con laquale fi veda dalla ve 6oì A V V E R T. XL rità abhorrirü,5c più pretto eficre altramente di quello,che fi crede:& alcuna volta im-portunedirpute, & difcullìoni difputatorie li porgc:& doppo hauerlo ttordito,li dimä-da,fela verità c cofi, come dice etto, & non comecredeua:con lequali difpute,& ingan ni, a niun’altra cofa s'affatica, chea ridurre l’huomo nell’inconftantia delle cofe ferme della fede,& ad’hauer animo dubiofo in ql-le cofc,delle quali a ninno è licito dubitare: & con quefto del tutto farlo perdere. Ma q-fte cofe il valente,& forte chrittiano, difcac ciando,& ributtando ogni difputaticÄie, & lottilità ambigua,& dubiofa, della fede, & Sacramenti, & materie di fopra nominate, antepofte dal tentatore : non fi ponga con quelloadifputare,diquanto li propone per ingannarlo : perche fedi quelle fiponcràa ragionare, & ricercare con etto ingannato-referto che facilmente nei baratro de gl'er roti pórrà precipitare: nein modo alcuno deuedubitare,neefTereinconrtante, ne vacillare di quelle cofc,che compongono, 5c concernono la fede catholicq : & accioche l’infermo con vn folo rimedio polla difcac ciaretali difputc,& quettioni circa lano-ttra fede : cónfeffàrà publfcamenteeflb credere tutto quello , chela facrofanéta Chie-fiahà comrnandatoScdetcrminafo douerfi credere, & tanti migliata di fanti Martiri, A V V E R T. XI. 6o? 5c confeflbri,5c vergini cö quella fono mor ti : & in dfa fermezza di fede elfo viuerc, & volere morire,!! come nel Bartefmo riceuè la fua regola;6c con quella morire : & acciò fia noto la fua volontà ,in publico dirà il Symbolo,ciò è,il Credo piccolo: & co quel lo fempre armato ripugnarà al demonio:di fcacciandolo,& ributtandolo cö qual (ì voglia eloquentia ,&fottihtà delle cofe della fede,che elso gli propone: Et con quello an co con humilità, & dcuotione inten tamen tcdimandaràl’agiuto diuinoin conferuar-li, & fortificarli la fermezza d’efià fede;& ql la in elfo confemare di maniera, che ne per aftutia, ne inganno dell'inimico gli fia tolta,ne dalla dritta ftrada della fede,con le lug gefiionidel padre delle bugie habbia da declinare , ne alla delira, neailafiniftrà,nela-feiarà la fua via Regia, habbia da gire per le ftrade torte,nel precipitio : & per quello ad* efsempio’de gl’Apolidi,Lue. 17. dica. Domine adauge nobis fidem; & del padre del Lunatico,Mar.9 Credo domine,adiuua incredulitatem meam : Et le tornarà di nono a tentarlo dell’iltefsa fede : allhora gridari conEzcch. Domine vim parior, rel’ponde pro me : Quid dicam,aur quid refpondebo, cum ipfefeccrim: & allhorailSignore,che non abbandona mai i fimi fideli nel tempo de’bifogni,porgerà l’agiuto fuo, conforme 604 A WER T. XI. allafentcntiadi San Paulo.i.Cor. io. Fidc-^ liseit Deus,qui non patietur uos tentati fu-pra id,quod pote(ì:is,fed faciet etiam cum tč tatione prouentum, ut poflìtis fubftinere: Et ogni modo fugireil veftigare, & inquire re de’fccretilfimi myfterij della fede:fi dome della predeftinationeA prefeientia, & libero arbitrio,& contedere, perche I ddio creò l’huomo,quale fapeua abeterno,che doue-ua morire nel fuo peccato, & malitia : perche creò gl’Angeli,quali fapea,che doueua no cafcarepcr la loro fuperbia,'& mai pentirli : per che diede il precetto ad1 Adamo, che non magi alfe del frutto dell’arbore della feientia del bcne,& male : poiché fapeua, che doueua preuaricare: & d’altri limili du-bij : lequali dtfcuiTioni non fonoaretta in-ftruttione:ma per fuuerlione, &deftruttio-ne dcU’anime :il che danna il fa piente ne’ Provi.2 5 .dicendo,Sicut qui mei multum co medit, non eli ci bonum , tic qui fcrutator eli maieftatis,opprimetur a gloria:& Eccle-fialt 7. Qviid necefleeft ho.mini maiorafe qugrereècum ignorat,quid conducat libi in vita fua,numero diem peregrinationis fu^: a-ut tempore,quod velut vmbra praeterijt? Aut quis ei poterit indicare, quid poli eum futurum fit fuh fole?& Ecd.3 .Altiera te ne qua:lieris ,& fortiora te ne femtatus fueris, fed quae tibi praecepit deus, illa cogita fem- per: A V V E R T. XL 60$ per:& in pluribus operibusciiis ne fueris cu riofus:Nö eft enim tibi ncccEuium ea,quae abfconditafunt,vidercoculis tuisrin fupcr-uacuisrebus nolifcrutari multi plieiter, & in pluribus eius operibus ne fueris curiofus: Plurima enim fupcr fcnfum hominis often fa funt tibi: Multos enim fupplantauit fufpi rioillomm,6c m vanitate detinuit fenfus illorum.Et certamente è da ftupirc,che Iddio grida il Profeta Efai. 24.. Secretum meü mihi,Rcretum meü mihi:5c nel Pfal.35. Quòd indicia domini abyffus multa: 6c San Paulo ad Rom. 1 i.O'altitudodiuiti'afùhifapien-tiaz, 6c fcicnti mifta alcuna cofa, che le diminuifea, per ne gligentia,o tepidezza d’affetto,quando quel, la efsercitauamo:per il che veramente, con Efai.64.pu0 dire. Quòd farii fumus immun di omnes,& quali pannusmeftruate,vniuer fq i ulti ti ^ noltrae. Et per quefto l’infermo del tutto lì fpogliarà della confidentia delle fue opere buone,& alia fola bontà, & mife-> ricordia di Dio ricorra , dein quella habbia da fperarc poterli faluare. jiuucrùmentoXI ITI. qual tratta, cbel terrore dell* morteimmortalità dell'anima, & timore del-l’injiante ^mduìo,pr e fintato dal demonio,fe gli vuole opponere,&mettere inanci la diurna miferkordia . Etra di ciò il noftro auuerfario muoue battaglia con altra acuta lanza,& nuo-uefaettepcr poter trapaliate finfcrmo, che 6iS A V V E R T. XIIII, fìà paflando da quello mondo, con rapprc-fentarli Vhorrore della mòrte,che Tafpetta nella portajeflendo che la natura rifugge,de li tira indietro dal fuoafpetto, della quale fpccie,& imagine in tanto lì conturba la na tura, che diicaccia , & lena la mente dal Ino grado, facendolo vfeir fuor di fe 5 con rap-prefcntarli anco vn’altra faetta più nociua, del timore,& paura dcireftrcmogiudicio, da fiffi nella ufeira della fua vita: douencl-l'eflamineda farli,hàda dare raggione de tutte Vopere del fuo pallato tempo, tanto dicommifììoneSc cogitatione,quanto d’o-miflìorie: con dar llrctto conto del talento, chein tutti i momenti della fua età da Iddio gl e ftato cóceflbrche frutto, & che gua dagno ne rende per mifura di detto tempo: doue finalmente ne hà da allettare la ferite ria irrcuocabile,dalla quale non fi può fare appellationc:& 1 quel fiato di vita, o di mor te eterna che riceuerà, fiarà in eterno , ne mai per conto ninno potrà commutarlo. Tutte quette cofe il nofiro inimico fugge-rirà a quello, che ftà morendodequali cole, mentrecflò era latro,fi sforzò di leuarglielc dalla mente, & di non farci penfare, accio non gli fülle impedimento dilicentiofamé te peccare,he fi sbigottilTe, onero fpauentaf fe d’animo nel peccare.Quefte cofe frequé-temente porta ne gl’occhi delia mente inferma. A V V E B. T. XIIII. 619 ferma, & trauagliatain tal tčporacciocheg il terrore,& horrore di quelli i'paueti,l’huo-monella fua anfìctà fi crucci con timore, & per ridurlo inuoluntario,& duro, nel fof frirela morte. Ma contra quella tentatione deH’inimico,è neccllario, chcl’infermoftia fortificato cö l’arme,co lequali detti ingäni dell'inimico ß difcaccianorfì come è la forte , & retta raggione : con la quale dimoftra ninna cofa effere nella morte, che horrore poffa apportare: effendo conftituita la legge vniuerfale che comprende tutti quelli, che fìanno fotto il circolo lunare: che doppo la momentanea fua fubfìltentia di breuità di tempo habbia d’andare alla morte, & effer' obligato alla corruttione naturale della no lira mortale carne: per ciò none infolito p atirc offa morte, ne cofa alcuna contraria alla fua conditione , quando ardua alla putredine,Se corruttione: non folumimpolto a noi tale giogo, & pefo : ma a tutti gl’huo-mini,per quanto fi uoglia illuftri,& in dilani tà conftituithpoi che vna forte di morte è p tutti: Ercoli la vita noftra è limile al nauiga te,per ciò,che quelli, che nauigano per mare,o,ftiano ! piedi,o,fedédo,o,col cari in efsa naue:al corfo d’effa fono portathcoG liamo Oofper che,o vigilando,o dormendo,o col cati,o caminando,volendo, & non volem do,peri momenti de*tempi,ogni giorno fia mq 620 A V VE RT. XIIII. mo portati al fine, cioè, alla morte: la quale è vn fine del carcere, vna confummatione di fatica,vna applicatione, onero arriuamE to al porto, uno adépimento della peregrinatione , vna depolitione di grauiffimo pe-fo, vno dcfcendimento da cauallo furiofo, Vna liberatione da cafa ruinofa, vna terminatione di tutte l’infirmità, vno fcappare da tutti i pericoli,vno confummamento di tutti i mali,vn pagamento del debito di na* tura, vno riducimcnto nella patria, & vn’in gre Ilo nella gloria: chi dunque guittamente quella hauerà in horrere? & fpafimara di ti-more?laquale ci dà,& apporta tanti comodi^ tanti beneficij ci accumula? alle quali commodità, & beneficij i Santi Martiri, confetiòri,& vergini,per varij modi di fatiche hanno voluto perucnirc-.s’alcuno ci in-terrogatte,fe è cofa buona, o mala, la morte: gli rifponderiamo,che la qualità fina,dal modo,& raggione di viuere,depende? fi come etta morte à quello, che viue virtuofa-mente,è,cofa buona;& è trifta a quello,che viue nc’peccati,& fcelcraggini:5c cofi da gl' atti della preterita,& pattata vita, la morte fi vuole ponderare,& pefarc:per il che, fe la vita l’hà fpefa per feruitio d’iddio,& religio famente,la morte non è mala, per caufa, che per eflà fi fà una translatione all’immor talità: fc la fua tuta hà fpefa in peccare,è ma A V V E R T. XIIII. 621 la, per la neceflìtà di douerlo translatare, & portare a gleterni fupplici j:& di quella materia vedi fopra, al fecondo Auuertimen-to:Et pafsado all’altra tétationc,ciò è,deiref fami ne del diuino giudicio, efsendo che già l'hora laftrin^e adouerfi partire dal modo: anliofamete è da temere,efsédo chedoueua puedere,& anteuedere, & temere, quädola uita nel fuo corfo coli frcfca, & fiori da Italia: & il timore era congruo in quel tempo, óc rendeua del tutto l’huomo lìcuro,& certo^ non in quello tempo d’angultia: & me tre era di corpo fano,& robulto, & di ninna infirmità aggrauato: all’hora doueua ofier-uare quello, che il Beato lacobo 5. dice, Ecce iudex ante ianuam adliftit : con la quale lententia, & giorno per giorno ci rapprefen ta, & fa folli citi, a noi mcdcfmi giudicarci, & ellàminarci, & condannarci có ilnoltro medefmo giudi rio: acciò con quella raggio ne, devia fcappallimo il giudi ciò d’iddio,di cendo l’Apoltolo x. Cor. 11. Quòd li nos ip-fosdijudicaremus, non iudicaremurfiibcra mente donque con fello douerfi temere il giorno del giu di ciò: non fido quello della fi ne del mondo, che farà generale a tutti : ma anco quello che particolarmente fi fà nel giorno del la noltra morte : per caufa che al-f bora li condegna aU’huomo la finale lente tia,da durare perpetuamente,6c i mm utabil 6l^ A V V E H T. XIIII. mete,quale in etto giorno delVdtremo giudi ciò fi confcvmarà,&: per publico Decreto tantum s’approbavà:& certamente da teme re è qudto giudi ciano giorno da quelli,che paffano da quella vita : perche in quello flato,che in quel punto fi ritroua, in quello farà giudicato, & ftarà in eterno : & par, che fi confermi perii Profeta Ezech. 18.quando dice, Cum enim aucrterit fe mftus a iufìitia fua,.5c fecerit iniquitatem : morietur in eis. In iniuftitia, quam operatus dt, morietur. Et cü auerterit fe i mpius ab im pietate fua, quam operatus eft,& fecerit indicium, &iu flitiamfipfe animam fuam viuificabit.Con-fiderans enim,& auertés fe ab omnibus iniquitatibus fuis, quas operatus dt,vita viuet, & non morictur.Dunque in fumma quefla cofa fi riduce,che fe nel tempo della morte, o tu huomo ti fpauenti, & temi p la ricorda tione dc’tuoi peccati, & fceleraggini,duolti da uero dell’ofl'enfione fatta a I delio con vero, & non finto propofito d’offenderlo più, & allegramete ricorri, & riuolgiti nella mi-fericordia d’Iddio,& farai faluo,dicendo co il Profeta Pfal. jo.Mifcrcremei Deus,fecü-dum magnam miferi cordiam tuam: & fecundum multitudinem miferationum tua tum dele iniquitatem meam:& Pfal.ó.Mife rere mei domine,quoniam infirmus fimv.fa name domine, quoniam conturbata funt om- A V V E R T. XIIII. 62$ omnia offa mea: & Piai. 40. Ego dixi domine mifercrc mei, fana animam meam, quia peccaui tibi:& Pfal.102. Domine non fccü-dum peccata noftra facias nobis, neque fecundum iniquitates noftras retribuas nobis: 6c Pfal.78. Domine ne memineris iniquitatum noftramm : citò anticipent nos mifcricordie tne,quia pauperes fačli fumus nimis: Adiuua nos Deus falutarisnofter,& propter gloriam nominis tui domine libera nos,& propitius cito peccatis noltris propter nomen tuum:& Pfai. 141.Non intres in iudicium cum feruo tuo domi ne,quondam non iuftificabitur in cöfpectu tuo omnis vi uens:& Pfai.129. Si iniquitates obferuaucris Domine, Domine quis fubftinebit : Quia apud te propitiatio ett, quia apud Dominii mifericordia, & copiofaapud eum redemptio: Peccaui domine cum Petro, cum Maria Magdalena, cum Latrone, & con gl’altri , a’quali hai perdonato : coli fpcro nella tua mifericordia,che perdonami a me. -Anner timento XV. qiiile tratta, che il timore defup-plicii del fuoco eterno, anteponi dal demonio all’ infermo non deue (pauentarlo ne darli meleftia. Xyf A non potendo con i fopradetti modi _ il nemico fpauentarc l’infermo, effo Piglia nuouo modo per fpauen tarlo, & occide- 624 A V V E R T. XV. riderlo,con farli vedere neiranimo,& anco con gl’occhi corporali, gl’horrendi fuppli-cij dell’inferno, il fuoco ineftinguibile, le te nebre efteriori,il pianto, & lamento, & {Irido de‘déti,il camino del fuoco mifto di fol-fere,& il {lagno del folferc, chefale, &de-fcende a’dannati in fnecula fteculorum: Se con queite imagini, & fpaucnti,fpaucntare la mente dell’infermo:accio attonito,5c timido , & perfo d’animo, per quelle brutte. Se fpauenteuoli vinoni difficilmente poffa ritornarein fe, per meditare, & peniàre co-fa perla faluatione fua:con dirli, che quelli tormenti. Se cruciati fi deuono per merito de’fuoi peccati dare alla fua anima, che hà hormai da partirti dal Ino corpo: & cheftä-nóafpettando per portarla nelVabilfo infer naie, doue mai fi partirà, & altretimil cofe da farlo difperare : lenza mimo cöfiglio per faluarti, ma folo per ridurlo nella defpcra-tionc,& diffidentia della mifericordia diui-naxonmoftrarlidiucrfiellempii della feue-rità della giuftitia diuina : & maffime quando nel tempo che ftaua fano di limili penile ri fopra tal pene trattaua, come che fulfero fattole de poeti : Se non olferuò quelle, che per la falute della generatione humana,è fcritto:per potere emtare,& fuggire tali pene^ tormenti: de’quali, Elà.3 3-dice, Quis poterit habitare de vobis cum igne deuoré* A V V E K T. XV. 625 te : aut quis habitabit ex vobis cum ardoribus fcm pi ternis? & in ca.66. Vermis eorum nö morietur, & ignis eorum non extingue tur : & erunt vfque ad fatictatcm viüonis omni carni:& il mcdcfmo cqferma S. Mat. & M ar.Sc Luc. 16. di quel riccho, che bene adornato dcVetli, & adornamenti, aflucto ne’banchetti, & ben mangiare fu nel lago deU’inferno fepolto,& cruciato, & tornaen tato dalle fiamme del fuoco: & quefto narra il noftro Maeftro Chrifto, acciò fi fortifichi la nofira fede,perfuadédo a noi,che dop po morte,crudeli tormenti ci affettano: Se con effa ricordatione, quali come con vn freno, o ca peltro ci raffrena, Se retira dal coni mettere peccati. Ma certo quella tale cogitatione, deueeffere mentre è di corpo fano, con le forze gagliarde, & con l’animo iorte,p operare le virtù,& cofe giu Ite: con le quali operationi babbi a da cuitare, Se fcap-pare gfeterni fupplieij. Nientedimeno non fu ole quella meditatione fpclfo, tanto fare frutto, ne giouarc, & importare alla falute, quando il corpo Ita quali morto, & con ranimo infermo p la propinquità della mor-te> per non elferui facultà, ne punto, ne opportunità di tempo,per poter péfare al frut ro delle buono pere. Ma l'infermo,che di ta il c°fc fi vede tentato, riponga tuttala fu a Pranza,& fiducia in Dio, & nella fu a mi le Rr ricor- 626 A V V E RT. XV. ricordia:confidenrcmcnte,fra fc ftcflb rifpö da al demonio,che quefti fupplici j,& terrori,che gl’an tepone, fono preparati a eflò de-k monio, & agl’huotnini i'uoi legnaci, vt in Matth. 2$. de non a quelli, che credono in Dio,& quello piamente adorano,& oflerua noi fuoi commandamenti, & precetti : Se coli elio infermo deue confidarli nella diui-na bontà, & grandezza della fua mifericor-dia,dalla quale hà da riccuere il gratuito do no del regno del Ciclo, preparato a’giulìi dalforigine del mondo, Matth.zj.quafhc-redita fi confcguifce tra i figliuoli d’iddio in virtù del prezzo della compera fatta con il preciofo (àngue di Chrifto: doue per beni gno indulto la portione fra fanti, lenii de Dio hà da riccuere : Et doppo fcacciata la brutta, & cattiua-imagincdell’abilTo delle gehen ne infernali, con tuttelcforzcriuol-ti,&alzi la mente a quella celeltc citta,& im mar cedìbile di Hicrufalem , 5c dc’fuoi piaceri,Scgaudij,della quale meditatione,Se co fideratione rallegrili, & perfettamente rie-piafì di lentia: Fulgebut iufti, ficut Sol in regno patris eorum.Matth, i o de fap.3 .Fulgebunt iulfi,& tanquam fein ti lite in arundine to difcitrrent : Ap0c.2z.Et ciuitasnon eget ible,nequeiuna, vt luceant in ea: nam claritas Dei illuminabit illam,& lucerna ei used: agnus: & Eia. $ i. Ltctitiafempiterna fuper capita A V V E R T. XV. 627 capitacomm:gaudium,&lztitiam obtinebunt: fugiet dolor, & gemitus: & in cap.? 3. Oculi tui videbunt Hierufalem habitationem opulentam,tabernaculum,quod ne 1 quaquam transferri poterit, nec auferentur ciani eius in fempiternum : & omnes funiculi cius no rumpentur, quia folümodo ibi magnificus eft Dominus nofter : Sc Apoc.7. Qupd fandi celeflis regionis emes non efu-rient,neque litient amplius,neque cadet fu-perilloslol,neque vllus xltus : & abltcrget deus omnem lachrymam ab oculis eorum: & in cap.14 Amodoiam dicit fpiritus,vtre quiefeant a laboribus fuis: &in ca.7.Copio-fa eft eledorum turba : quä dinumerare nemo poflet, nili is, qui numerat multitudine ftellarum: Piai.146. & omnibus eis nomina vocat : amidi ftolis albis, & palmae in manibus eorum,ac coronas in capitibus ipforum repofitae:Sc c.z i.Strudura muri ciuitatis illius erat ex lapide lafpidis: ipfa vcròciuitas aurum mundum,limile vitro mundo: fundamenta muri eius omni lapide pretiofo or nata:Et Ungulae porre erant ex lingulis mar garitis,&: platea ciuitatis aurum mundi! tan quam vitrum perlucidum : Dalle cofe predette fratelli carifiìmi,defiideroli,& bramolì affrettiamoci di accollarci,acciò prcito I ef-la polTiamo ellere : & prefto defideriamo a Girifto venire,&; coli polla edere. Rr 2 tsdimr- 628 AVVERI-. XVI. AuuerümenU) XV /.quale tratta dell'apparitione ofcu-riflìma della mollitudine de'dcmonii}ìn ofcurißime figure, che appareno a’morienti: nella quale apparitione bißgna vfare’l fegno della fanta Croce,et con oratione denota [cacciarli. X yf Ouc’lnoftroinimico vn'altra crade--IV*- le battaglia a grhuomini, che (tanno in tranfìtò di morte per afpctto di bmttiflì-me,& tcrribililìime forme,& horribililìime facciejcon lequali (bgliono apparire in forma di meza gatta, & mezo cauallo, mezo cane,5c mezoferpente,mezo cauallo, & mezo Leone, orfo, & con Cimili fpauento-Ci,& brutti afpetti,acciò, con efli horrori,& terrori lo moleftino,6c critici lino,come gra no cernito:&che diueti attonito,& sbigottito,& fpauentato : & maflime a quelli, che con vita infame,& crudeli delitti hanno co piaciuto a defiderij d’elio antiquo ferpente, con l’inganno delle fue perfuafioni, & in citationi,nel far male,per compiacerli hanno aperto le loro orecchie: & per ciò, fen tono maggior moleltia: per cavi fa che più valente mente per il pofl'eflb,dominio, & principa-to,chein dii il demonio tiene,con più horrendo fpauento gli crucia, & tormenta.Ma a quelli che nella loro vita valorofamente nella A V V E R T. XVI. 629 nella lotta, & battaglia hanno fatto refiftcn tia, & quando gli perfuadcua le cofc trifte. Se maluagie, fortemente hanno ripugnato; ^ ne mai am m eflcro le fue falfe perfualtoni, 5 neiroifenderc Iddio : aftai poco quelli horrori, & al'petti lo moleftano : per caufa che eflendo ftato il demonio fpefiò vinto : non tanto fe gli permette d’inftftere, & molcfta-rc,quanto eflb vuole:ftante il diuino agiuto, che difende l'mfirmo,Sc lena le forze ad’ef- # fi demoni). Nientedimeno a quelli afpetti. Se horribili fpettaculi l’infermo con il fogno della vinifica Santa Croce, fi deue fpef-ìò fortificare,nel fegnarfi la fronte,5e occhi della deficiente natura: Se con elfo tanto fe-gno difcacciarli: Se ftretramente abbracciare elfa fanta Croce, vnica fortezza corra gli aflalti del demonioiSe fpefiò in tal tempo di vifionc far’afpergere per tutta la camera l’acqua benedetta dal Sacerdote: Se con Ini miliftimo core ricorra a Iddio,che come pa dre di miferi cordia in quella cltrema battaglia , che crudelmente da’demonij fe gli fà: voglia agiutarlo : raccommandando lafua anima nelle fuc mifericordiofcmani, accio che dalli crudeli rughi del Leone infernale la cuftodifca,5e defenda,dicendo con la boc ca,5e con il core;Pfal. 69.Deusin adiutoriu ^cunaintende.Domineadadiuandumme Icftina.Pfal. i2j . Adiutorium noftrumm Rr 3 no- 630 A V V E R T. XVI. nomine dominnqui fecit celimi,& terram. Pf.29.37.Nc derelinquas me domine : Deus meusnedifccflcris àme. Pfal.zó.Deusfalu-* tismexsAdiutormeuseftodomine, ne derelinquas me,neque defpicias me Deus falli taris meus.Pfal.7.Ne quando rapiat, vt leo, animam meam, dum non cit, qui redimat, neque qui faluumfaciat:Pfal. 142.Eripe me ede inimicis mei$,domine ad te confugi : do-e**ceme facere voluntatem tuam ,quia Deus anens es tu : fpiritus tuus bonus deducet me in terram recbam propter nome tuum: Do mine viuificabis in aiquitatc tua : Educes de tribulatione animam meam , & in miferi-cordia tua difperdes omnes mimicos meos: Et perdes omnes qui tribulant anima meä, quoniam ego feruus tuus fum : Piai. 3 o. In manus tuas Domine commendo fpiritum, meum, redemiiti me domine Deus verita-tis:Et doppo dica,o faccia dirfi quel denoto officio de paffione Domini,che ità nella pri ma parte del noitro Enchiridion Ecclefiafti coalfol.239.Et poi totalmente ,& del tutto fi conuerta alla Gloriola Vergine Maria Madre di Mifericordia,& con la làuta Chic là dica: Subtuum prxfidium confugimus fanda Dei genitrix , nofiras deprecationes ne defpicias in neceffitatibus noltris,fed a pe riculis eundis libera nos femper virgo be-nedida. Maria mater gratix,mater miferi- cor- A V V E R T. XVI. 631 cordix : tu nos ab hofte protcgc, & in bora mortis fufcipc:In omni tribulatione, & anguria 1'uccurre nobis virgo Maria: Et anco. all'Angelo Tanto Tuo,per d i ui n a ordinatio-** ne di legnato per Tua cultodia : il quale con ogni humilità pregarà , che in quella eftre-ma anlìetàdiTeparatione , vogliaagiutarlo contragl’cmpiti,& impugnationi delTalla-cc,& bugiardo inimicojóc con deuotione di -ca,Piai.3 3 .Immittet angelus Domini in cir cuitu timentium eum,& eripiet eos: lìcut li berauitTobiam cap.6.a piTce,qui adnatauit ad deuorandum eum : & con ferma fiducia in Dio afpetti ToccorTo, come promette la Tacra Tcnttura. 1 .Cor.io.Fidelis Deus cft,qui non patietur uos tentati Tupra id, quod po-teftis : Ted Tacictctiam cum tentationepro-uentum, vt pollltis Tu bili nere: Etin cflò Tpe ri,quale*portò i noftri peccati nel Tuo corpo Top vai legno della Croce : «Se noi co il Tuo li uorc voi Te lanare; come dice San Pietro. 1. cap.2AETai.53. Et mortem i plani accrbiffi. mamacceptauit in fatisfaelione omnium peccatorum nollrorum:Et per quello allho ra non deue temere Tinfcrmo,o con anfietà fpauentarli della reniilhone de’Tuoi pccca-ti:ma confidando in Dio A in quello ripon ga la Tua Tpcranza d’cfierli propitio,& miTe-ricordiofo: aggiongendo Tpcranza aU’infer mojche Clirilto ftado in Croce,con clamo- A V V E R T. XVI. are, Sc lagrime orò a Dio padre non folo per i peccati di quelli,che lo crudfigcuano : ma i anco per tutti quelli, che in efso doueuano - “ credere vtHcb.5.Luc.2 3.Etfaétac$nano-titfllma cum difeipulis fuis,po(ì: infignem,&: preciarum fermonem fatto ad’e!Tì,ìeuando gl’occhi al padre orò per la loro fallite ;& poi loggionfejohan. 17.Non as tatum, fed pro omnibus, qui credituri funt per verbü corum in me, vt omnes vnum fint : ficut tu pater in me, & ego in te : & vt iplì in nobis vnum finf.vt credat mudus,quia tu me mi-filti. Finalmente diali fperanza all'infermo come Dio padre hà dato Chriftonoftrore-demtore, per propitiatore per i peccati no-ftri: & non folo per i noltri tantum 5 ma per quelli di tutto il mondo:& doppo ftandoin tranlito,Scchenon parla l’infermo,gfaftan ti dcuotamente dicano con la Chic!a fanta: Domine lefu Chrifterex glorij, libera animam huius fidelis defunài de penisinfer-ni, & de profundo laccu : libera eam de ore leonis, ne ablòrbcat eam tartarus, ne cadat inobfcurum : fed fignifer ianctus Michael reprefentet eam in lucern fanftam. Quam olim Abrahcpmififli,& femini cius.Etdop po con lefopradette letanie , dicendo ora pro eo,& co l’orationi affegnate nel Breuia-rio l’accompagnaranno, infino che farà fpi rato. Et poi diranno quelle fette Aue Ma- A V V E K T. XVI. rie,con quefti verfetti, in ricordationedel-l’allegrczze,che la vergine Maria hebbe : co pregarla uoglia fouuenire quella porterà ani ^ ma nelle pene horrende del purgatorio, Se f con abondäti clcmoline farete pregare per cflapoucra animajacciò Iddio faccia fare il medefmo poi per voi. Amen. Gaude,virgo mater Chrilli, qure per ucr-bü concepifti Gabriele nuncio. Auc Maria. Gaude,quia deo piena,peperifti fine p?na cum pudoris lilio. Auc Maria gratia, &c. Gaude,quia obligatio,rcgum quoque de uorio exhibetur filio. Aue Maria gratia. Gaude,quia tui nati, quem uidebas mortem pati, fulget rcfurrečtio.Auc Maria. Gaude,Chrifto afeendente, qui in cadum te vidente motu fertur proprio. Aue Maria gratia plena,&c. Gaude, quia paracletus miffus fuit caelitus in tuo collegio. Aue(Maria gratia plena, &c. Gaude,qux poftipfum fcandis, & eft honor tibi grandis in caeli palatio. Auc Maria gratia plena Dominus, &c. Vbi fručtus uentris tui per te detur nobis fruiin perenni gaudio. Amen. Et pregate per me ,acciocheil Signore fi degni darmi gratia di perfeuerantia in gratia àia infino alfine. IL FINE. TAVOLA DI TVTTO * quello, che nellopcra^ fi contiene. v^. A§ J; ^ s^s A Regola di S.Franccfco. 2 Le Dichiaratibn i de'Som mi Pontefici l'opra detta Regola. 20 La Regola di S. Chiara. 112 L’efpofitione dell’vna, & lai 136 tra Regola. Nelle quali Efpofitioni breuiflìmamcntefì difeorre circa la Regola. 141 Circa la più ftretta Religione. 169 Circa il nouiciato. 157 Circa le Neccflità. 95 Circa la claufuradelleMonache. 149.&40? Circala claufuradc’Frati in quanto alleico mimica delle Donne,che entraflero. 409 Circa l’efiere contraTAnima. 379 Circa 1’obligo dell’ofiertiantia del Santo .< Euangelio. ^ 136 Circa figliuole da riceticrfi alla profefii 145 Circa quelli, che apofìatano in quanto alla TAVOLA la loro recettione. 183 Circa il celebrare il Diurno officio. 193.214. Circa quello di che deueconfeffar li il Rcli-giofo,& Rcligiofa. 205 Circa il Digiunare. 201.218 Circa la mat eria Pecuniaria. 239 Circa il lauoro. 265 Circa l’alienare la fabrica fatta di diuerfe eleemoline. 280 Circa la proprietà,& pouertà,che ordinano ledette Regole. 291 Circa il riceuere Inquillti. 3P3 Circa i Frati infermi. 307 Circa la penitentia de’cali Regolari riferua- ti al Miniltro. 328 Circa rElettione. 349 Circa’l predicare. 371 Circa la vibra Regolare. 37<* Circalinfpiratione, quando non e Diuina in voler andar’al Martirio. 416 Circa’l fatto de’peccati veniali. 395 & Circa poter fperare, che vn Frate doppo la morte faccia Miracoli. 419 Ammonitioneal ben fare. 441 Ammaeftramenti per fchiuareilmale. 442 Alfabeto Aureo. 459 Alfabeto Spirituale. 5C7 Bolla di Papa Alelfandro, per i cali rifer- uati. 457 Cali Rifcruati. 455 Cali T A V O L A Cafi di proprietà di S.Bernardino. <4$ Cafi da ricorrere al Miniitro. 453: i 444 ionditioni de’Nouitij. ani,che ci apportano i peccati veniali.45 9 ocumenti di San Bonauentura, peri Gio-* nani. 477 Dottrina Chriftiana. 479 Gradi d’Humiltà. 472 Gradi d’obedientia. 473 Grandezza,& Eccell.dclla Religione. 476 Libertà della Regola. 443 Letame del Signore, della Madonna, & de gV Angeli. 537.(4?.548 Meditationep i giorni della fettimana. 508 Myfterij della MelTa. 512 Pcrfettione della vita Chrifiiana. 501 Precetti della Regola. 178 Preparationc per la fantiffCommu. 5 24 Priuilegij della Religione. 477 Regola di S.Francelcoè inftituitada Chri-ito. 463 Somma della pcrfettione della Regola. 460 IL FINE. AVVERTIMENTI NE- ceflarii per la faluationc eterna de* poueri Infermi Tornii Rato , accio poueri internai d ogni Rato non vadano nell’Inferno,videlicet. Z“^ Ina la defcrittione della morte^j. Cìrca'l non temere, & dcfiderare la mor\z_j. Circa il continuo penfarc alla mortela. Circa la confideratione della fragilità, & breuìtà di quella vita. Circa l'Incertezza del tempo, & luogo della morte « & termine, bene, ò male del moriente_j • Circa la Dottrina del ben morirci. Circa la confe/Jìone, & teftamento.. Circa la tentatione del mormorare del mriente_s . Circa la tentatione dell’impacientia. Cérca la tentatione di lafciar le robbe , & commodità. Circa la tentatione della federa . Circa la tentatione delia defreratìone per i fuoi gran peccati. > Circa la tentatione di douerfi conpiacere della fra vita, & opere buone_j. Circa la tentatione del terrore della morte, &