Anno I - N. 4 QUINDICINALE DEI SINDACATI UNICI DEL DISTRETTO DI CAPODISTRIA Capodistria, 15 novembre 1946 Prezzo Lire 5.— nella Zona A Uno degli avvenimenti che maggiormente hanno attratto l’attenzione dei lavoratori in questi ultimi tempi è l’avvicinamento avvenuto tra i S. U. e i Sindacati Giuliani, per l’intervento della Federazione Sindacale Mondiale che, preoccupata per la divisione esistente fra le masse lavoratrici di Trieste e della zona A, ha convocato i rappresentanti dei predetti due Sindacati ed i rappresentanti dei S. U. Jugoslavi e della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, giungendo a formulare il patto di unità d’azione fra le due organizzazioni sindacali triestine. La raggiunta intesa e la costituzione di una commissione comune la quale si impegna di realizzare al massimo entro il mese di marzo del 1947 la definitiva fusione dei due Sindacati, rappresenta uno dei passi più importanti verso una completa chiarificazione fra le masse lavoratrici democratiche triestine, non soltanto, ma rappresenterà pure la sconfitta delle forze antipopolari che, facendo leva su particolari sentimenti di alcune categorie di lavoratori, faceva dei sindacati giuliani lo strumento di lotta contro i S. U., veri sindacati classisti. Certo la fusione non è ancora realizzata. La reazione rappresentata da don Marzari e compagnia non esiterà di usare qualsiasi mezzo pur di rendere impossibile ogni accordo tra i lavoratori. Però anche i lavoratori organizzati dai Sindacati Giuliani, dopo gli ultimi avvenimenti internazionali che hanno completamente smascherato le intenzioni dell’imperialismo anglo-americano, tendente ad instaurare in Trieste e nello Stato Libero un regime a carattere coloniale, hanno chiaramente compreso qual debba essere il loro atteggiamento nella lotta politica che nella regione si combatte e che deciderà della vittoria della democrazia o della reazione. Se per un certo periodo questi lavoratori, in maggioranza impiegati, in buona fede si sono lasciati ingannare dai servi della reazione che, ventilando lo spauracchio della nazionalità minacciata, ha fatto di essi una massa da contraporre alla pressione delle forze progressive, oggi che la lotta non si impernia più sull’ antitesi Italia-Ju-goslavia, ma bensì democrazia-reazione, sceglieranno decisamente il loro posto di combattimento che è a fianco dei lavoratori delle officine, portando il loro prezioso contributo per la definitiva affermazione delle forze popolari democratiche. Ne! nostro Distretto la maggioranza dei lavoratori è organizzata nei S. U.; perciò non esiste il problema rappresentato dalla divisione sindacale di Trieste, tuttavia alcuni lavoratori, in massima parte intellettuali ed in particolare insegnanti ed impiegati, che per l’educazione ricevuta, non sentono ancora la necessità dell’alleanza con i lavoratori del braccio e, convinti di essere dei privilegiati nei confronti degli operai delle fabbriche, rimangono estranei al movimento sindacale. A costoro i S. U. rivolgono il loro appello e li invitano a meditare esaminando obiettivamente gli avvenimenti politici e sociali di questi ultimi tempi ed a concludere che oggi il progresso è rappresentato dalle forze organizzate del lavoro di cui essi, volenti o no, sono una parte. Si sbarazzino di alcu-ni pregiudizi caratteristici della loro categoria e si uniscano agli altri lavoratori nella lotta comune per far trionfare gli ideali della vera giustizia che nel futuro sono destinati ad eliminare le contraddizioni e le piaghe della vecchia società. Perchè i lavoratori di tutto il mondo hanno celebrato I' anniversario della Rivoluzione Sovietica ABBATTIMENTO DEL VECCHIO, EDIFICAZIONE DI UN NUOVO E MIGLIORE SISTEMA DI VITA Anzitutto bisogna comprendere come la rivoluzione di un popolo sia l’effetto causato dai lunghi anni di sofferenza e di cattive condizioni di vita cui un popolo è stato sottoposto. La rivoluzione non è e non deve essere una semplice ribellione, ma l’abbattimento del cattivo sistema esistente e /’ immediata instaurazione di un nuovo sistema migliore. In una parola la presa del potere politico ed economico da parte della classe rivoluzionaria. Le condizioni di vita dei popoli nella Russia zarista, prima della rivoluzione d' ottobre, erano le più brutali. La disoccupazione dilagava, facendo battere alle porte delle fabbriche migliaia di operai affamati. 1 capitalisti approffittavano di questa abbondanza di mano d’opera per pagare il meno possibile gli operai e farli lavorare fino a 16 ore al giorno. Nelle campagne i coloni erano sog- etti al servaggio e mantenuti nella più squallida ignoranza perchè non si ribellassero. Alcune popolazioni erano ancora nomadi, i contadini, piccoli proprietari, erano rovinati dalla concorrenza dei proprietari fondiari (kulak) e dovevano vendere la propria terra, su cui lavoravano poi come coloni. 1 popoli delle varie nazionalità dovevano soccombere al-l’autjrità del popolo della Russia 'Bianca, di cui lo Zar si serviva per opprimere altri popoli. Rivoluzione del 1905 In queste condizioni il popolo russo, condannato alia progressiva miseria, doveva ribellarsi. Oli operai delle fabbriche, parte più cosciente ed organizzata del popolo lavoratore, cominciarono a scioperare, fino che, nel 1905, insorsero in armi. Ma la poca esperienza rivoluzionaria di allora, il settarismo della classe ope- La Jugolira e la lira italiana Poco tempo fa la Vojna Uprava emanava un decreto secondo cui la Jugolira ha un valore doppio della lira italiana (me-trolire) e della lira alleata d’ occupazione. Molti che non conoscono le leggi delle monete auree e della carta moneta, credono in buona fede a ciò che la reazione d f-fonde, cioè che la differenza di valore fra le due monete sia dovuta al decreto. Ciò è perfettamente falso ! Il decreto non ha fatto che sanzionare ciò che esiste nella realtà (ciò vale per ogni legge emanata da un potere popolare). Come può essere venuto tale sbalzo? Come oggi la tanto dislira di tola è oggi molto più quotata che la lira italiana? Semplice, basta esaminare obbiettivamente le due economie, quella italiana e quella Jugoslava, quella del territorio amministrato dal G. M. A. e quella del territorio controllato dalla Vojna Uprava, per avere la giusta risposta. Si sa che in periodo di guerra, od in preparazione di essa, lo stato per sopperire alle aumentate spese, è costretto ad emettere della carta moneta senza copertura aurea. In tal modo esiste sul mercato più carta moneta che merce esistente, determinando il fenomeno chiamato inflazione. Esistendo le medesime merci, oppure meno merci sul mercato ed una maggiore quantità di meneta è chiaro che il potere di acquisto di quest’ ultima diminuisce ed a noi si presenta come rialzo di prezzi. Non occorre essere un professore od un avvocato per comprendere ciò, ogni massaia può constatare ciò, con più denaro compera meno merce Il fenomeno dell’inflazione è avvenuto più o meno in tutti i paesi trascinati in questa guerra, le cui inevitabili conseguenze sono da tutti conosciute. Esaminiamo ora concretamente la loro economia: L’ Italia, come pure la Jugoslavia hanno partecipato alla guerra, la prima però ha perduto, mentre la seconda in grazia al suo potente movimento di Liberazione ha vinto. In Jugoslavia 1’ economia si sviluppa di giorno in giorno, già si effettua la produzione pianificata, non esiste più la disoccupazione. L’ oro rubato a Belgrado, dal Governo Jugoslavo fuggiasco a Londra è ritornato nella cassa dello Stato e messo al servizio della Ricostruzione e della stabilità del dinaro. Insomma in Jugoslavia è un ritmo nuovo uno slancio sorprendente nella produzione e la vita migliora di giorno in giorno. In Italia, purtroppo, l’economia non si sviluppa o si sviluppa molto lentamente, la disoccupazione si diffonde e terorizza il popolo lavoratore, il Governo e in ultima analisi il popolo, deve mantenere le truppe d’ occupazione anglo - americane, perciò questo continuo pagamento senza che vi sia una corrispondente produzione di mezzi, costringe lo Stato anche se la guerra è finita ad accettare continuamente carta moneta, portando al parossismo l’inflazione, cioè vogliono i prezzi sul mercato salire alle stelle. Perciò essendo tale il rapporto fra le due economie, è necessario dire: questa moneta vale tanto, 1’ altra vale tanto perchè esse in realtà hanno due differenti valori e precisamente : una jugolira vale due lire italiane. E’ necessario che ciò si sappia affinchè non ne approfittino i borsaneristi italiani e sloveni della nostra Regione tagliata in vari pezzi. La Jugoslavia si appoggia sul dinaro, moneta della Jugoslavia, in ricostruzione, mentre la lira italiana è legata all’inflazione. Il Decreto quindi non ha fatto che sancire una realtà di fatto. Si convincano bene tutti specialmente i piccoli risparmiatori, oneri! e contadini, afflnchè non debbano poi rimpiangere per non aver voluto ascoltare 1’ avvertimento, come quando molti di cui avevano messo a dormire le cerone della vecchia Austria, sotto il materasso od in altri consimili nascondigli, e che non si rivelarono che carte straccio. Fticostruzione Ricostruzione. Parola d’ordine lanciata dal Potere Popolare per sanare le ferite aperte dalla guerra di rapina, per opera del gruppo più sciovinistico e brutale della borghesia imperialistica internazionale. Ricostruzione. Parola d'ordine, che affratella popoli di diverse nazionalità, in una festosa gara di emulazione, atta a consolidar» le posizioni e le conquiste raggiunte durante la guerra di liberazione contro il più feroce e rapace nemico che l’umanità abbia mai conosciuto : il fascismo. Ricostruzione, palestra ove si forgiano i nuovi lavoratori desiderosi di un clima sociale mondo da tutte le. malattie pestilenziali, caratteristiche della società borghese in putrefazione. Ricostruzione ed i cuori battono giocondamente all'unisono con i magli delle ferriere, con i mantici delle fucine, con la trebbia della campagna, con il motore della nave e con il rombo possente del-V apparecchio apportatore di pace e libertà. Ricostruzione e le campagne inver' discono, i monti luccicano, le città fre~ mono sotto il pulsare del nuovo fervore operaio ed i ruscelli accompagnano il canto della contadinella, che lieta s’incammina a dare il suo contributo in questo prodigioso sforzo di un popolo che va verso un avvenire migliore. Ricostruzione ed il figlio suo maggiore, il lavoro volontario, tende i suoi sforzi poderosi alimentato dal sudore dei migliori figli del popolo lavoratore, che dopo lasciato il fucile, imbracciano la vanga, il piccone, il martello, la falce, la penna ed il libro, nuove armi dettate dalla volontà di pace e di lavoro. Lavoro volontario, sfidala tutti affamatori di popoli, che vorrebbero nuovamente allungare i loro tentacoli velenosi per affamare ed opprimere coloro che tutto produssero, perchè possessori della generosa forza del lavara. Ricostruzione e lavoro volon« tarlo si innalzano possenti sfidando tutto il mondo imperialistico e dimostrando quale sia la forza dì volontà di un popolo cha ha chiuso la bara al mondo vecchio perchè creatore di un mondo nuovo che si erge come fiaccola illuminando a quei popoli ancora oppressi e sfruttati, la strada da seguire per la propria e-mancipazione, per la eliminazione di quello che vi è di più marcio e che ancora appesta l’aria del nostro vecchio pianeta. raia, per cui non comprendeva l’importanza di allearsi con la classe contadina fece sì che l’insurrezione armata venne schiacciata. Ed alìora 10 Zar, con la più sanguinosa reazione tenta di distruggere compieta-mente il movimento operaio. Questa doveva essere la conseguenza che tutta la classe operaia dovette subire per essersi lasciata ingannare dai falsi condottieri della social-demo crazia che non vedevano la necessità dell’alleanza tra operai e contadini. Difatti i contadini che rimanevano così, nelle file dell’esercito, nella polizia e nelle campagne, erano masse di manovre dello Zar stesso contro la classe operaia. Rivoluzione d’ottobre 1917 Alleanza tra operai e contadini Con l’esperienza del 1905, dopo allargato il fronte popolare tra tutte le masse lavoratrici, dopo 1’ alleanza tra contadini e operai (falce e martello) nel 1917, il 25 ottobre (per noi 7 novembre) avviene la grande rivoluzione in cui i lavoratori della città e della campagna, sotto la guida del grande Partito Comunista Bolscevico, vanno al potere instaurando i Soviet (Comitati) degli operai e dei contadini. Col potere nelle mani del popolo lavoratore si realizza subito ciò che in tanti anni di dominio zarista non era mai stato possibile. Le fabbriche agli operai, la terra ai contadini. Lotta per il mantenimento del potere E con questo doveva iniziare l’epoca in cui le forze del lavoro, i popoli lavoratori avrebbero lavorato per il bene di tutti, per una vita migliore. Ma i nemici del popolo abbattuti in armi erano ancora forti. Essi avevano in mano il denaro accumulato, 11 commercio, la scienza, la tecnica, la cultura. Essi avevano la conoscenza degli organi amministrativi, avevano le amicizie dei capitalisti degli altri paesi. E con tutte queste forze, i nemici del popolo iniziano la lotta controrivoluzionaria per togliere ancora il potere dalle mani dei lavoratori. Ed ecco che i lavoratori non hanno ancora finito di lottare, ma dopo aver preso il potere dovevano ora lottare per mantenere questo potere. All’interno del paese i nemici del popolo sabotavano e contrastavano l’ordine, l’organizzazione economica, il lavoro di ricostruzione. Per es. le fabbriche di scarpe, causa il sabotaggio di alcuni dirigenti, costruivano le scarpe tutte di un numero e troppo grandi, e gli operai non le potevano adoperare, 1 tecnici che costruivano le nuove fabbriche ed edifici, le calcolavano in modo che col rumore delle macchine piazzate negli edifici le fabbriche crollassero. Nel campo dell’alimentazione, che era già scarsa, invece di inviare i viveri alle città per la via più vicina li mandavano perle vie più lunghe e la roba da mangiare arrivava sempre in ritardo ed anche guasta. Tutto questo si faceva per creare il malcontento tra la popolazione all’interno del paese, mentre all’esterno il capitalismo organizzava la lotta in armi. Ecco che gli operai ed i contadini, invece di lavorare per produrre le merci che mancavano, dovevano imbracciare nuovamente le armi ed andare al fronte. Peggio di prima Ma la guerra sul fronte costava molto ed adoperava molte merci e viveri. Vengono così richiesti al popolo nuovi sacrifici. Gli operai, che avevano nelle proprie mani le fabbriche, che avevano sempre desiderato di lavorare meno di 16 o 14 ore al giorno, dovevano ora lavorare ancora più di prima e mangiare di meno per poter mandare più roba possibile al fronte. 1 contadini, che avevano avuto finalmente la terra, devono dare ora tutto il raccolto, meno un piccolo fabbisogno per la famiglia, per poter mandare i viveri al fronte. Questo periodo dava modo a tutta la reazione interna ed esterna di criticare il potere popolare e infondere il dubbio che il popolo possa governarsi da sè. Con la partecipazione decisa del popolo, che malgrado i sacrifici, era ben deciso a tenere il potere conquistato nelle proprie mani, con la direzione del partito comunista bolscevico formato dagli uomini più esperti della rivoluzione, degli operai e contadini più coscienti, si è potuto cacciare da tutto il territorio russo i nemici esterni e dominare la reazione interna. Ricostruzione di una vita migliore Da questo momento il popolo ha potuto veramente lavorare e dirigere tutte le forze produttive per un migliore avvenire e per il potenziamento della difesa del grande Stato degli operai e dei contadini. Si ha così il primo stato nel mondo in cui la produzione, le ricchezze prodotte dal lavoro sono proprietà e bene di tutto il popolo, e non oggetto di speculazione, di vendita e di uso da parte di pochi, cioè i più ricchi. In ?9 anni di questo potere dei popoli noi abbiamo visto ciò che è stato fatto. Da paese prettamente agricolo ed arretrato l’Unione Sovietica è oggi un paese tra i più colti ed industrialmente il più potente. Nel campo del-1’ agricoltura, per mezzo della lavorazione collettiva della terra e delle cooperative agricole, l’Unione Sovietica è il paese agricolo più potente. Gli operai, i contadini e gli intellettuali lavorano con entusiasmo e la scienza è a disposizione del popolo e non monopolio della borghesia e dei ricchi, i quali solamente avevano la possibilità di educare e di far studiare i propri figli. Contributo della Rivoluzione a tutti i popoli del mondo La grande rivoluzione russa d’ottobre ha affermato nella sesta parte del mondo il potere del popolo, insegnando così a tutti gli altri popoli, che possono governarsi da sè. L’U-nione Sovietica è oggi l’appoggio, la scuola, l’esperienza per tutti gli altri popoli che devono ancora liberarsi dall’ oppressione capitalistica, dall’ oppressione coloniale, dai popoli più evoluti, come quelli occidentali, ai popoli più arretrati, cioè quelli delle colonie. Ecco perchè la ricorrenza della rivoluzione d’ottobre è festa per tutti i popoli, per tutti i lavoratori. L’Unione Sovietica è la garanzia del trionfo del socialismo nel mondo. Lotta del popolo della Regione Giulia Nella nostra regione siamo sul medesimo cammino già percorso dal popolo russo. Anche noi dobbiamo difenderci oggi dagli attacchi della reazione locale ed internazionale che vorrebbe in ogni modo far tornare qui il vecchio stato di cose, che vorrebbe toglierci il potere dalle mani. Per poter mantenere il potere nelle mani, il nostro popolo deve mantenere la sua unità, manteneré l’unità tra gli operai e i contadini, tra città e campagna, tra italiani eslavi. Solo così potremo anche noi, come la Russia Sovietica, come la Jugoslavia, costruire per noi stessi, vivere meglio in un clima di fratellanza, di pace e di lavoro. Potremo così dare le medesime parole d’ ordine che dà oggi il popolo sovietico, e cioè: più pane, più stoffe, più case, più macchine, più scuole, più fabbriche, più forza per combattere definitivamente lo sfruttamento e cacciarlo da tutti i paesi. Viva la Rivoluzione russa! Viva il Capo deH'Unione Sovietica. Stalin ! Viva il potere nelle mani del popolo ! Lavoratori! Leggete e diffondete il vostro giornale I lavoratori riattivano la fabbrica Nardone Fra le varie necessità richieste per la ricostruzione delle case distrutte dai fascisti nel nostro Distretto, una delle più importanti era la mancanza di tegole necessarie. Non solo da noi era sentita la mancanza di questo materiale, ma anche in tutti gli altri Distretti della zona, non avendo quindi una produzione locale non avremmo neppure avuta la possibilità di essere aiutati da altre parti. Gli incendi provocati dai fascisti hanno lasciato moltissime famiglie del nostro distretto senza tetto, esposti alle intemperie, queste famiglie non potevano aspettare che dal cielo piovessero case. Il Comitato Popolare Distrettuale, preoccupato sulla sistemazione di queste famiglie impose alla fabbrica di Latterizi (tegole, mattoni ece.) Nardone di Isola, di rimettere in efficenza la fabbrica nel più breve tempo possibile. Ciò nonostante, nulla fu fatto dai proprietari per assolvere questo compito. Visto che i legittimi proprietari nulla fecero in questo senso, la Sezione Industria del Comitato Popolare Distrettuale intervenne ed inviò una commissione per constatare le ragioni per cui la fabbrica non poteva entrare in funzione. Fu così trovato come da molto tempo fu trascurata la manutenzione dell’ attrezzatura e che di conseguenza la rimessa in funzione della fabbrica avrebbe seriamente compromesso, la sicurezza degli operai. Mancavano le cinghie di trasmissione, i pavimenti erano danneggiati, la fabbrica intera non era stata sgomberata dal materiale rimasto e dalla cenere del forno dall’ ultimo giorno del suo funzionamento. Uno dei proprietari aveva addirittura venduto una parte delle tegole del tetto. Da ciò la commissione ebbe la certezza che 1’ intenzione era di non mettere in efficenza la fabbrica. Ciò però era abbastanza strano, se si pensa al bisogno di tegole nel nostro Distretto, ed alla possibilità di dar lavoro ad una cin-qnantina di operai che avrebbero potuto lavorare nella fabbrica e molti altri nella ricostruzione delle case se avessero avuto la materia prima necessaria. Il mistero però fu presto svelato. E’ facile smascherare coloro che fanno funzionare le fabbriche per trarne il maggior profitto personale e non per appagare i bisogni della popolazione. Infatti i Signori Nardone possiedono nel Friuli un’ altra fabbrica, che essendo meglio attrezzata, rende di più. Ciò significa, che se ad esempio, su un mattone prodotto nella fabbrica meglio attrezzata essi guadagnano una lira, su un mattfne prodotto nella fabbrica di Isola essi guadagnano solo 20 centesimi. E’ chiaro così eh’ essi guadagnano su un mattone prodotto nel Friuli, ciò che guadagnerebbero in cinque mattoni prodotti ad Isola. E’ chiaro anche che in questo caso, alla insaziabile avidità di guadagno dei Nardone. non conveniva mettere sulla piazza dei mattoni che rendono poco meglio per essi produrli nel Friuli, che importa tanto a loro se rimangono numerose famiglie senza tetto, tanto il tetto essi 1’ avevano. Capirà ora la nostra popolazione a cui furono distrutte le case, perchè il Signor Nardone non si preoccupa nè di loro, nè degli operai che in tal modo rimanevano disoccupati. Compresa la manovra, la Sezione, Industria affidava ad alcuni operai della fabbrica, coadiuvati per le parti tecniche ed amministrative da un delegato mandato dalla Sezione stessa. In tal modo per volontà deU Potere Popolare, e degli operai, la fabbrica fu rimessa in funzione. 1 lavoratori e la commissione sindacale si adoperano per migliorare la produzione, aumentando in tal modo la capacità lavorativa della fabbbrica Cosi la produzione del materiale aumentata del 70°'„ in modo da far funzionare la fabbrica anche nel periodo invernale, ciò che prima, non avveniva. mantenendo occupati d’inverno metà degli operai. Per la prossima stagione, i lavoratori prevedono che si potrà provvedere tanto materiale crudo, da permettere alla fabbrica di funzionare in oie.no tutto 1’ anno, mantenendo la totalità delle, maestranze. Fu aumentata anche la produzione delle tegole, portando delle innovazioni al sistema di infornatura, sempre per merito degli operai. Oggi passando dinanzi alla fabbrica Nardone di Isola, non si ha più 1’ impressione. di passare dinanzi ad un edificio abbandonato. ma, le file del materiale accatastato in bell’ ordine, dimostra che in esso vi pulsa la vita del lavoro. I lavoratori dell’ azienda, oltre ad essersi assisurato il pane, hanno dato il loro virile contributo alla ricostruzione ed all’ economia popolare. dimostrando in pari tempo che le fabbriche possono funzionare senza il padrone, mentre non lo possono senz t gli operai. IL LOTEKIK ]PO]POL£UmE K IL COLONATO campo economico, per far scomparire il contrasto esistente fra una classe di parassiti che gonfiano il proprio portafoglio, strappando ai lavoratori il frutto del loro lavoro costringendoli ad una vita di miseria e di stenti e con l’U.A.I S. che lotta per la fratellanza fra i lavoratori delle varie nazionalità che qui convivono, per annientare definitivamente la reazione che attraverso una propaganda razziale, e nazionalistica, tenta di mantenere 1’ abisso fra il popolo italiano e quello slavo che qui convivono per poter ancora dominarli e sfruttarli nel futuro. Entrambe queste organizzazioni guidate dal giovane ma glorioso Partito Comunista della Regione Giulia, fondatore e difensore delle conquiste politiche del popolo lavoratore, sapranno certamente condurre le masse antifasciste del popolo verso quei destini, in cui le forze del lavoro, forze dell’ avvenire, si sono incamminate : . Annientamento del vecchio mondo, dei privilegiati ; instaurazione d’un mondo nuovo, mondo di lavoro e di progresso sociale. FATICHE DA SIGNORE Madonizza nob. Giovanni possiede 1.096,000 m2 di terreno, senza contare le case, bestie ed altre proprietà. Soltanto pej l’affitto della terra ripartita fra 17 ex coloni, in base alla nuova ordinanza egli riceve Dire 161.830.-. Figuriamoci ricevendo la metà del prodotto ! Lire 54.900 per terra di I qualità Lire 64.350 per terza di II qualità Lire 42.580 per terra di III qualità Quanto deve lavorare un operaio per guadagnare la stessa cifra? Sarà così anche l’anno venturo? Potrà essere il nobile Madonizza per i poteri popolari e per l’unione ad uno stato popolare? Come si ricostruisce nel Distretto Per poter comprendere a fondo la reale volontà del potere popolare, basta considerare in pieno la recente ordinanza del Comitato Popolare sull’abolizione del colonato nel .Distretto di Capodistria. Il colonato è una forma bestiale di sfruttamento di origine feudale ed esistente ancora nell’ Istria ai nostri giorni per il ritardato processo di evoluzione economica avvenutovi. Infatti se nella nostra zona sono avvenuti dei cambiamenti nei rapporti sociali, essi sono stati puramente formali. Il colono lavorava la terra che non era sua, e che mai avrebbe potuto diventare sua finché v’ erano al potere le cricche, che attraverso le leggi, leglizzavano lo sfruttamento. Esso lavorava dallo spuntar del giorno a tarda sera, per dover poi consegnare metà del frutto delle sue fatiche ad un proprietario, che viveva in città fra il lusso e l’agiatezza e che, con una scusa o con l’altra, spese straordinarie o per prestiti «generosi», strappava poi al colono anche una parte della rimanente metà. Bisogna girare per le campagne, visitare le case dei coloni, osservare dove e come essi vivono per rendersi perfettamente conto dello sfruttamento a cui erano sottoposti dai loro padroni nei passati regimi. Moltissimi coloni vivono in case che non si possono neppure definire «stalle», mancano porte, finestre, tutto è rotto, quel po’ di intonaco che ancora esiste è tutto nero dal fumo, senza luce ne aria, assieme agli animali perché manca la stalla per alloggiarli. E’ una desolazione che stringe il cuore. Esalazioni di gas ammoniacali colpiscono così fortemente chi entra in questi abituri da far soffocare. Dovunque muffa e ragnatele, d’estate milioni di mosche tormentano uomini e bestie. In queste condizioni vivono uomini che lavorano duramente e tenacemente, che forniscono alla società ciò che più le necessita: gli alimenti. Mentre chi succhia il frutto del loro lavoro se ne resta tranquillo in città, sperperando il frutto del loro sudore. Questo dovrebbe far meditare tutti coloro che ancora non hanno compreso perchè oggi lottano i Sindacati, 1’ U.A.I.S., il Partito Comunista ed ogni sincero democratico, amanti di una reale, giustizia. I Sindacati lottano per il rafforzamento del potere popolare particolarmente nel IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIM .. NOTIZIARIO DEL DISTRETTO In un prossimo articolo vi parleremo dettagliatamente dei lavori di ricostruzione dei nostri paesi bruciati dalle orde fasciste, ma prima intendiamo spiegare come procede la ricostruzione nella zona «B». Nel nostro distretto sono state ricostruite ed ultimate 17 case e 1 stalla mentre procedono i lavori di ricostruzione su ulteriori 64 case che sono per la maggior parte già coperte e saranno rese abitabili nel corrente anno. Viene spontaneo a chiedersi se ciò è possibile non essendovi nemmeno un’ impresa di costruzione in tutto il distretto, eppure così è, grazie alle cooperative di ricostruzione che sono state proposte ai danneggiati dalle autorità popolari e, che dopo la loro fondazione hanno trovato la più larga comprensione tra gli danneggiati di guerra ed anche tra i loro vicini, che hanno dimostratola propria volontà di aiutare i colpiti iscrivendosi nelle cooperative e collaborando nella ricostruzione. Le sedi delle nostre Cooperative sono a Monte con 106 soci, a Covedo con 80 soci, a Lonche con 244 soci, a Sočerga con 125 soci ed a Maresego con 250 soci. La loro costituzione è la più democratica e non vi sono nel mondo cooperative che in questo riguardo potrebbero competere con le nostre cooperative della ricostruzione. Il comitato amministrativo e quello di controllo vengono eletti dai soci e dagli stessi anche sostituiti qualora i prescelti non mostrassero sufficiente attaccamento ai loro compiti, che consistono nel fare il massimo sforzo organizzativo perla migliore riuscita dei lavori. Le spese amministrative di una coo-perativa ammontano in media dalle 4 alle 5.000.— Lire mensili. Questa somma confrontata con il valore dei lavori eseguiti in un anno rappresenta 1’ l°/o circa, ciò dimostra con quale economia vengono eseguiti i lavori. E’ naturale che qualcuno ha pur dovuto guidare tscnicamente queste cooperative che ricostruiscono con criteri regionali tenendo conto delle esigenze sanitarie, eco. ed anche qui la cosa è poco complicata. C’ è una base tecnica composta di 4 elementi volonterosi che sentono i bisogni del popolo e lo aiutano come meglio sanno. La base Tecnica eseguisce sopraluoghi e nel più stretto accordo con gli interes- sati sul posto decide sul modo di ricostruire e quindi eseguisce il relativo disegno, nel quale vi è un ingresso (atrio) che disimpegna gli atri ambienti, dall’ atrio si dirama la scala che porta al primo piano, quindi niente più scale che partissero dalla cucina o portassero gli odori e 1’ umidità al piano superiore, poi provede il gabinetto, proporziona la luce mediante l’ingrandimento delle finestre e così via Chiunque si recherà in uno di questi paesi ed avrà la possibilità di visitare una delle casette ricostruite vedrà qualcosa di nuovo, di simpatico e anzitutto sano, cosa che rispecchia nel migliore dei modi quali sono le mete del nostro potere popolare, già ora che ci troviamo ancora nella prima fase dei nostri lavori e dell’ assestamento finanziario. I fondi per la ricostruzione vengono assegnati alle cooperative, dalle autorità popolari. II distretto di Capodistria ha ricevuto quest’ anno circa 10.000.000.— di Lire in forma di prestiti a lunga scadenza senza interesse. Questo denaro viene distribuito fra le cooperative secondo le sue necessità economiche. Quando la cooperativa conosce 1’ altezza del credito che le viene fatto, compila il suo programma di lavoro distribuendo gli aiuti nel suo territorio con il sopracitato sistema e cioè, dà precedenza alle vedove con prole, a coloro che hanno sacrificato di più durante la guerra di liberazione e cosj via. Così hanno lavorato le nostre cooperative di ricostruzione nel passato mentre per 1’ avvenire si propongono di migliorare non aspettando che venga loro assegnato il prestito per la ri-costruzione, ma hanno per l’anno 1947 compilato dei preventivi per la ricostruzione di 82 case, fra le quali il 30°/# di costruzioni nuove chiedendo un prestito di 16.000.000.— di Lire. Se si tiene conto dei danni ohe il nemico ha arrecato al nostro distretto le 82 case d’ abitazioni rappresentano il 12°/0, ciò che a prima vista non sembra molte, ma esaminando le nostre possibilità riferendosi alla mano d’ opera specializzata e produzione dei materiali di ricostruzione, ci risalta il grande sforzo che sarà necessario a compiere per portare a termine il programma. Da Capodistria Da Pirano Ripresa dell’attività sportiva a Capodistria Con piacere constatiamo la ripresa del-1’ attività sportiva a Capodistria, che anche in questo campo ha delle ottime tradizioni. Si è costituita in questi ultimi tempi, per interessamento della filiale sindacale la squadra di calcio del Cantiere I.S.T.R.I.A. che pur avendosi iscritta in ritardo nel torneo dell’U.C.E.F., ha già dato fin dalla prima partita con l’Isola, più preparata ed allenata, un’ ottima dimostrazione di sè, dando in pari tempo la netta sensazione delle sue possibilità di sviluppo tecnico e di una sicura affermazione del torneo Regionale. Auguriamo il successo all’ undici di Capodistria, avangnardia di una ripresa in tutti i settori dello sport. Partita di calcio Cantiere I.S.T1IA - (ŠOU M. Nel pomeriggio di domenica dopo il termine della gara calcistica di Muggia e quella di Aidussina. che ha avuto per risultato ben nove goal contro zero subiti dall’ undici di Aidussina, sono scese sul campo quelle locali: Isola-Cantiere I.S T.R.I A Durante il primo tempo, il gioco si è svolto prevalentemente sull’ area del Cantiere I.S.T.R.I A., che era costretto a subire una serie di attacchi da parte dell’undici isolano. Con tutto ciò i capodistriani, grazie ad un caso fortuito (fallo della difesa avversari») riuscivano a segnare nei primi 20 minuti il primo ed ultimo punto del loro bottino. Per contro, gli isolani fattisi in conseguenza di ciò più aggressivi, raggiungevano alcuni minuti dopo il pareggio, che era in buona parte dovuto, come nel caso di Capodistria, ad un errore della difesa. Nel secondo tempo, la partita veniva caratterizzata da una maggiore attività della squadra capodistriana, da impegnare seriamente la difesa degli ospiti. Questa era pur sempre all’ altezza del suo compito. Tuttavia gli isolani mantennero l’iniziativa anche nel secondo tempo, pur non riuscendo a segnare altri punti. Particolarmente si erano distinti i giocatori di mezz’ ala di quest’ultima squadra. Il gioco si svolse su un terreno pesante e fangoso, che ostacolava fortemente 1’ a-zione dei competitori Non pochi di essi vi lasciarono 1’ impronta delle proprie sembianze nella maleabile argilla, giacché la partita ha segnato un susseguirsi di cadute, il più delle volte non casuali. Nel complesso la contesa aveva presentato fasi assai movimentate ed era seguita, da parte del pubblico, accorso in buon numero, con molto interessamento. Ha servito pure a cancellare la sgradevole impressione prodotta dall’ incontro Muggia-Aidussina, incontro, durante il quale, si è potuto osservare la completa impreparazione tecnica dell’ undici di Aidussina. Ad essi mancava del tutto l’accordo nelle azioni, mentre presi individualmente, gli stessi diedero prova di una certa abilità. Qui il fasiiio non deve tomaie! Per darsi una chiara idea e convincersi che il fascismo tende a far sentire ancora una volta, in ispecie a Trieste, il suo peso sulle libertà sociali, bastava aver occasione di trovarsi il giorno 8 u. s. nell’ aula del Tribunale, dove si stava giudicando il famigerato Sambo ed i suoi gregari. Gli avvocati difensori e financo il Pubblico Ministero, molto ribadivano il concetto che gli imputati nelle loro colpe, erano mossi esclusivamente dal loro sentimento d’ italianità e che è solo questa che essi volevano salvare e difendere. Però, erano frasi che avevano di concreto soltanto la loro costruzione letteraria, ma che i fatti rendevano piuttosto vuote e prive di senso. A prova di ciò, abbiamo visto che il grido di «Italia, Italia», non è più il grido di battaglia di quelle squadre di elementi antipopolari, i qusli un tempo reclamavano per 1’ Italia 1’ appartenenza di Trieste, ma oggi in seguito agli avvenimenti politici ed in ispecie in seguito all’accordo Tito-Togliatti, sono obbligati a rivelare apertamente il loro volto: quello fascista. Infatti oltre ai gagliardetti fascisti di S. Giusto, vediamo nell'aula della Corte di Assise i prezzolati dei C. L. N. che non esitano ad organizzarsi per malmenare degli elementi antifascisti, anche se questi mai nulla hanno avuto a che fare con lo U. A. I. S. o con altre organizzazioni popolari. Oggi questi individui importati a Trieste dalle leggi contro i collaborazioniati, vigenti in quasi tutti i paesi, non scendono più nei luoghi pubblici e nelle piazze col grido che nel passato serviva loro per accattivarsi le simpatie di un maggior strato della popolazione, ma, come al processo Sambo, rincuorano 1' avvocato difensore gridando : «Viva il fascismo della Repubblica Italiana», facendo manifestazioni di solidarietà sotto le finestre della prigione del più grande criminale, fascista istriano, cantando «Vincere» ed assalendo all’ occorrenza anche a mano armata, coloro che hanno sentito come un sociale dovere il dover andare a deporre giustamente, affinchè possano essere stroncati i tentativi della rinascita di quel fascismo che ha portato 1’ Italia ed il suo popolo al punto in cui oggi si trova. Nella zona A ed in varie località del-l’Italia, il fascismo rinasce con la protezione e l’aiuto di quelle forze imperialistiche che hanno tutto 1’ interesse, che esso ritorni a dominare i popoli di queste terre. L’ accortezza e la comprensione, del popolo faranno però in modo che ciò non avvenga, perchè il ricordo e l’esperienza del venticinquennio fascista è ancora vivo in tutti, in ispecie nei lavoratori è sentita la necessità di unirsi ormai in un blocco unico e formidabile con ancora il motto di un tempo: «Morte al fascismo e libertà ai popoli». Redatore responsabile : LORI BRUNO Redazione : Vi* dell’Annunziata 801-A - Telefono 76 Stab. Tip. GIULIANO - Capodistria REGOLAMENTO sulla ptoÈie nell'olio il’oliva Il Comitato E, Distrettuale di Capodistria d’accordo col C.R.L.P. Sezione Commercio ed Alimentazione, emana il seguente regolamento sulla produzione dell’olio d’oliva, come aggiunta alle disposizioni sull’allevamento dei suini : 1) Tutti i proprietari dei torci devono prima dell’inizio del lavoro, denunciare il proprio esercizio alla Sezione Economica Distrett. di Capodistria, Unitamente alla denuncia chiedono pure il permesso di esercizio nella stagione 1946-47. 2) Tutti i comitati locali sul cui territorio si trovano dei torchi sono obbligati a produrre a questa sezione un’ organo di controllo il quale avrà il compito di sorvegliare la produzione secondo il detto regolamento. La Sezione Economica esaminerà queste proposte e rilascierà 1’ autorizzazione al-1’ organo di controllo. 3) Ogni produttore portando le olive ai torchi, deve essere munito di una conferma rilasciata dal proprio comitato locale, contenente i seguenti dati: a) Nome, cognome e l’indirizzo del prod. b) Numero dei membri di famiglia. c) Il numero dei suini che verranno mac-cellati dall’ 1.8.46 al 31.7.1947. d) La superf. del terreno coltivato in ha. 4) I produttori possono trattenersi per proprio uso le quantità d’olio come risulta dal seguente specchietto : a) I non allevatori di suini secondo l'ord-del C.R.L.P., 25 kgr. per ogni membro di famiglia e perde con ciò al diritto della carta annonaria dei graszi per un anno. b) Gli allevatori di suini, 12 kgr. per ogni membro di famiglia e non ha diritto alla tessera dei grassi, secondo Ford, sul-1’ allevamento dei suini. c) La qualità d’ olio rimanente compera sul posto la PRERAD. Il produttore riceve una conferma firmata dall’organo di controllo e dal proprietario del torchio con la quale si presenta alla filiale della PRERAD di Capodistria, per il pagamento. 5) 11 sanso deve rimanere al produttore per proprio uso. In caso che sia disposto a venderlo deve offrirlo alla fabbrica di saponi Salvetti a Pirano. Coloro che cederanno le sanse al saponificio avranno la preferenza alla distribuzione di semola. 6’ I torchi non devono incominciare l’esercizio prima del 20 11.1946 e non prima del-l’aver soddisfatto l’art.le2di questa disp. 7) E’ proibita qualsiasi esportazione d’olive in altri distretti, sia con l’intenzione di riproduzione e di vendita. 8) Agli organi di controllo è permesso di adoperare soltanto gli stampati (bollette, elenchi di produttore) che riceveranno alla Sezione Comm. e Alimentazione Distrett. di Capodistria. 9) Prezzi per la spremitura di 100 kgr. d’olive, i torchi possono chiedere Lire 440.— in contanti. Se il produttore è disposto invece di denaro cedere 1’ olio, può dare kgr. 2.60 di olio, e questo spesificare sulle bollette e nell’elenco dei produttori. Il prezzo, dell’olio consegnato all’ ammasso, è di Lire 170.— per un kgr. Il prezzo delle sanse d’oliva è di Lire 300.— per 100 kgr. 10) Chi non si terrà alle dette disposizioni verrà punito secondo 1’ ord. per illecita speculazione e sabotaggi economici. Distribuzione viveri per il mese di novembre 1. Con le tessere ordinarie a) con ogni tagliando di pane 375 gr. di pane o 300 gr. di farina. Con tutti i tagliandi 11.250 gr. di pane o 9.000 gr. di farina integrale. b) coi tagliandi dei generi da minestra dal n 1 al n. 10 gr. 1500 dì farina gialla; dal n. 11 al 20, gr. 500 farina bianca. c) coi tagliandi di carne 11 a, b, c, d, opp. 31 a, b, c, d, con ogni tagliando 200 gr. di carne fresca. d) con tutti i tagliandi dello zucchero gr. 150 di zucchero. e) con tutti i tagliandi dei grassi gr. 200 di olio o grasso. f) con i tagliandi sale opp. tagliando n. 12 c opp. 20 c. gr. 500 di sale. g) con i tagliandi sapone gr. 150 di sapone da bucato. 2. Con i supplementi per neonati fino ad 1 anno a) col tagl. DOJ 111, gr, 500 di zucchero. b) col tagl. DOJ 112, gr. 1500 di farina bianca c) col tagl. DOJ 113, gr. 300 di sapone da bucato. dì col tagl. DOJ 114, una tavoletta di cioccolato (circa gr. 120) 3. Con I supplementi dei bambini del secondo anno di età a) col tagl. Otr. 121, gr. 500 di zucchero. b) col tagl. Otr. 122, gr. 1500 di farina bianca. c) col tagl. Otr. 123gr. 300 di sapone da bucato. d) col tagl. Otr. 124, una tavoletta di cioccolato (circa gr. 120). 4. Con i supplementi dei bambini dai 3 ai 7 anni di età a) col tagl. Otr. 131, gr 350 di zucchero. b) col tagl. Otr. 132, g-r. 1000 di farina bianca c) col tagl. Otr. 133, gr. 300 dijsaponeda bucato. 5. Coi supplementi delle donne gestanti a) col tagl. NOS 1, gr. 500 di zucchero. b) col tagl. NOS. 2, gr. 500 di farina bianca: c) col tagl. NOS. 3, gr. 400 di olio o grassi o strutto. 7. Con i supplementi dei lavoratori leggeri: a) col tagliando L 25, gr. 250 di lardo o panzetta. b) col tagliando L 26, gr. 350 di zucchero. c) col tagliando L 27, gr. 100 di caffè. d) col tagliando L 28, gr. 250 di farina bianca. e) col tagliando L 29, gr. 3000 di farina integrale. f) col tagliando L 30, gr. 2500 di farina gialla. 6. Con i supplementi dei lavoratori pesanti : a) col tagliando T 33, gr. 500 di lardo o panzetta. b) col tagliando T 34, gr. 500 di zucch. c) col tagliando T 35. gr. 150 di caffè. d) col agliando T 36, gr. 500 di farina bianca. e) col tagliando T 37, gr. 6000 di farina intagrale. f) col tagliando T 38, gr. 4000 di farina gialla.