III. ANNO._ Sabato 9 Dicembre 1848. Al Prof. Abb. Trancesco Carrara SPALATO. Le rendo grazie distinte per la Ieggenda di quel Polense che sta su pietra Salonitana, di cui Ella mi fu cortese. Quantunque di persona d'origine servile, essa mostra come P interminabile serie degli Aurelii fosse anche in Salona, e come io penso per le possidenze della famiglia imperiale degli Antonini; dei quali la celebre Faustina ha lasciato memorie frequentissime di se in I-stria nella straordinaria copia di monete che di lei si rinvengono. D • M A VREL VNERIA NO QVIYIX1T AN N • CVin A VREL POLENSIS NEPOS Penso che vada letto Veneriano nel primo verso; e che il nipote il quale eresse il monumento avesse nome servile di Polensis dedotto dalla sua patria, cioe dal suo luogo di nascita che patria non ne aveva. Fra le inscrizioni quella di O S I M E S T Dell'antico Agro di Emonia o Cittanova. Cittanova od Emonia antica, ebbe agro proprio co-lonico, ed agro giurisdizionale, il minore di quante citta furono nella provincia, meno per attitudine naturale di quello che per poiitiche circostanze. ' L' agro colonico non fu maggiore deli' odierno comune o sottocomune di Cittanova della superficie di jugeri austriaci 3886, cifra che confrontata coll'antica condizione va di alquanto diminuita pei terreni paludosi di recente formazione che sono sui Quieto e verso Daila, compresi nelle odierne misurazioni. Altra volta abbiamo accennato le ragioni per le quali credeinmo Emonia essere stata colonia romana; non le ripeteremo oggidiL bensi di due documenli scritti giunti fino a noi terremo parola; di una lapide, cioe, e di un diploma. Saranno cent' anni che il Vescovo Negri dottissimo prelato di Cittanova poi di Parenzo ricuperava da S. Lo-renzo verso Villanova una Iapida, tratta gia come le tante altre dalla citta sulla quale leggevasi COLONIS • INCOLIS PEREGRINIS LAVANDIS • GRATIS D DP-PP FIL•PVLCHER MIL-COHI-BELO EXSIRAT • COS VX O RI • B • M. DVPL • non čredo che sia edita, ma lo dico a memoria non a-vendo presso di me i miei libri. La trascrivo qui come e nell'autografo che mi ha mandato, pero non essendo di sua mano, ho sospetto che il copista abbia travveduto nelle lettere interpolate, e mi sembra mancante. Sarebbe di un' Osime Pulcro figlio di Statio, soldato della prima Coorte dei Bellovaci EX • STRATOR • CONSVLIS. Non mi 6 noto che si registri in altre inscrizioni questa Coorte di Galli che sembra essere stata di presidio in Dalmazia. Quel Dupl • che dovrebbe dire Duplarius, e che starebbe bene nei versi superiori mi e inesplicabile aila chiusa. Verifichi il suo manoscritto, ed il marmo, e vi tro-vera cio che io non so. Stia bene. indicante come i decurioni di Cittanova avessero decre-tata 1' erezione di un bagno freddo gratuito, a spese pubbliche publica pecunia posilum, per uso dei Coloni, degli incoli, e dei peregrini, cioe a dire delle tre cate-gorie di abitanti, di quelli che formavano il comune dominante ed ebbero terre dal pubblico, di quelli che non partecipavano al comune dominante, e di quelli che erano di altre comuni, ma che si trovavano in Cittanova. Ouesti coloni non sono certamente i coltivatori delle terre del pubblico, dacche questi si dissero Arato-res, ne quelli che avevano in affitto le terre private, dacche questi si dissero coloni parliarii, e le terre co-loniche di Cittanova pagavano tributo .al fisco, prova che le terre provenivano dal pubblico. In altra inscrizione soltanto, ed e del Museo di Pola, si fa menzione di coloni in Istria, ed e di un E-vangelo Colonorum Polensium il quale scioglie un voto aila Bora. Pensiamo che se generalmente questo nome di coloni fu in poco o niun uso, devesi ascrivere a cio che liberi proprietari i coloni delle terre avute dallo stato, questa classe si confuse con quclla di soliti pro- prietart; ma che altrimenti avvenisse di quei coloni che ebbero terre a condizione, o con certo ordine di tra-smissibilita, o verso corrisponsione di censo, per cui la voce colono non indico soltanto il cittadino che ebbe terre dallo stato, ma il cittadino che e tributario verso 10 Stato per le terre avute. Di che s' ebbero parecchi esempi, possessi dati a coloni a semplice enfiteusi, o con altro canone che senza togliere la pienezza della proprieta la sottoponeva a peso, dal che ne venne che gra-vata la terra, e trasmissibile soltanto con tale obbligo infisso, irreluibile, la qualificazione di colono durasse fino a che durava il debito del canone. L'altro documento del quale intendiamo far men-zione, si e il Placito istriano deli' 804, dal quale appa-risce che in Cittanova vi erano coloni, e che il Gover-natore della Provincia aveva un proprio fisco in Cittanova, che serviva a lui di appannaggio. Cio fa ragione-volmente supporre che Cittanova fosse fatta appannaggio prima che colonia; che lo fosse fatto al tempo nel quale fu costituita la provincia, il che avvenne a tempi di Sempronio Tuditano nel 128 avanti G. C.; quando tolta Trieste ali'Istria, una sola fu la colonia dal Formione all'Arsa, cioe Pola; uno solo il comune libero cioe Parenzo che serbo la condizione di Municipio; il rimanente fatto tutto terreno tributario, ed in questo anche Cittanova, la quale al pari degli altri luoghi fu sottoposta alla decima. Allorquando cessate le guerre civili Augusto volle liberarsi dai troppi soldati ormai divenuti inutili, e diede loro terre in Istria, pensiamo che ne mandasse anche in Cittanova, il che a nostro avviso sarebbe avvenuto nel 35 avanti G. C. quando altre colonie o furono rinforzate 0 novellamente condotte non soltanto nelle citta, ma anche nelle Castella e luoghi minori. Pensiamo che con-dotta la novella colonia in Cittanova, su terra che gia era tributaria al Procuratore della provincia, e quindi allo stato, ed anzi ad Augusto medesimo, non si esone-rassero le terre dal debito della decima, e coll' aggravio di questa passassero ai novelli coloni. Ouindi ne venne che allorquando la decima eccle-siastica fu attivata nel 524 in forza di legge in tutti i comuni di prima classe, in Cittanova non la decima ma la meta della decima venisse introdotta; per cui quel capitolo percepi fino a tempi nostri la vigesima. Ed al-lorquando nel placito deli' 804 si parlo dei Tributi che 1 comuni di prima classe davano in luogo deli' imposta fondiaria, non il comune di Cittanova comparve fra i pa-ganti, ma il Cancelliere, che noi intendiamo essere quello del Fisco Cittanovano, il quale era tassato di 12 zecchini, 11 quinto di cio che era tassato Trieste, il quale poi pa-gava il doppio di Albona. In questo placito si fa espressa menzione dei coloni di Cittanova dei quali si dice che erano tributar! al Governatore della Provincia per appannaggio di questo. II numero dei coloni viene indicato essere qualcosa piu che duecento, numero questo che sembra indicare come due centinaia fossero la cosa principale, il di piu fosse cosa necessariamente dipendente, od aH' incirca. Or fa-cendo il calcolo della superficie deli' agro Cittanovano misurata in 3886 iugeri austriaci; sarebbero questi a calcolo esatto iugeri romani 8552. Distribuendo questi jugeri sopra 200 ne verrebbero 30 a testa, cioe 6000; ai tre centurioni che tanti ne verrebbero seguendo 1' e-sempio della colonizzazione di Aquileia e le proporzioni di terreno usate per questa, ad ogni centurione iugeri 84, quindi 252; a sedici cavalli ognuno 60 iugeri com-plessivamente 960, in tutto quindi iugeri 7212. Rimar-rebbero iugeri 1340, i quali vanno ripartiti come seme segue = area della citta e della borgata di Cittanova non meno di 200 iugeri = terreni sterili per strade pubbliche, per i limiti ecc.; terreno paludoso di nuova formazione; ed il calcolo del quanto venisse assegnato ad ogni colono sarebbe esattissimo, dacche il terreno perduto sarebbe non piu che un settimo circa. Non tutto questo terreno era a coltura ne vi e atto, la meta soltanto e per aratro, la meta a bosco, e sarebbe questa la proporzione dei terreni dati a colonia che osservainmo in altri agri nostri. Non pili che quin-dici iugeri sarebbero venuti di arativo ad ogni colono, (non calcolate le cariche) e questa sarebbe la proporzione usitata per Valenza d'Italia; i coloni d'Aquileia vennero trattati generosamente poiche ognuno ebbe 50 iugeri. II Placito istriano diffatti nel parlare dei redditi che il governatore aveva da Cittanova enumera espressa-mente 1'olio, il vino, e le castagne dei boschi; dunque v' erano boschi; il nome di Castagneto non e sparito dai dintorni di Cittanova. II quantitativo del reddito viene indicato per duecento anfore di vino, e per cento moggia di olio; questa nell' 804 era la vigesima, perche gia le Chiese godevano le decime; sicche il reddito deli' agro colonico di Cittanova sarebbe stato di 4000 anfore di vino/e di 2000 moggia di olio. Noi aggiungeremo soltanto che il Governatore della provincia aveva in appannaggio le peschiere del Ouieto, e vedendo poi queste piu tardi proprieta dei Vescovi di Cittanova, convien credere che passassero per liberalita dei Principi alla chiesa. A quali odierne misure corrispondano queste non • si facile il dirlo, i nomi ricordano le misure romane, e secondo queste le quattromi!a anfore d i vino sarebbero 2000 orne di misura austriaca, le duemila moggia sarebbero 300 barile d'olio; ai quali nuineri aggiunto una meta pei defraudi fatti al fisco, seppure non e poco, ad onta che la decima si levasse nelle cantine dalle botti, e dalle pile d' olio (come e noto essersi costumato in altra citta istriana), darebbero il reddito in 3000 orne di vino ed in 450 barile d' olio. Ma sulle misure adoperate in Istria conviene aneor porre la mano, seppure non e tardo il farlo, sparite come sono il piu delle misure in pietra che 30 anni sono vedevansi ancora nelle citta e nelle borgate. 11 passo, il sestario, o staro, il moggio, il mitro, 1'orna, rimangono ancora siccome nomi ecc. ecc. pervenuti dali' antichita, ma il quanto che vi corrispondeva fu forse variato come abbiamo molti argomenti a crederlo, e forse da lungo i nomi non sempre corrispondevano alla cosa. Vi aveva in Istria una misura pel vino la quale si diceva moggio ed era di f f della barila veneta, se que-sta proporzione valesse per 1' olio, dovrebbe dirsi che il prodotto deli' olio in Cittanova fosse di 1360 barile ve-nete, o di oltre 2000, calcolando i facili defraudi; ma in verita ci pare troppa cosa. Qiiindi fino a che persone esperte non schiariscano un po' questa nebbia delle mi-sure nostrane, lasciererao che ognuno faccia quei calcoli che e in miglior grado di dare, e faccia quei confronti fra la produzione di un genere con quella di un altro che puo dare qualche norma. A notizia di chi volesse occuparsene diremo che nel 1647 Cittanova produceva 900 orne di vino, 500 di olio, proporzione che non sarebbe gran fatto diversa fra le 2000 orne di vino e le 1360 barile di olio. Abbiamo veduto or sono parecchi anni una tabella di Riduzione delle misuro e dei pesi del Litorale a mi-sure austriache, ma questa fu fatta soltanto per le misure che si usavano nell' anno in cui fu fatta la Riduzione che ci pare essere stato circa il 1830, ma queste misure che si dissero usitale od erano giž austriache, od erano venete, e ben altro che essere tutte, non erano che le legali non gia le proprie avute ab antico. Oltreche le stesse misure austriache altre sono le vere, altre le con-venzionali. A mo' d' esempio un miglio da 75 gradi che e 1' usuale istriano, si calcola nella vita civile ad 800 tese viennesi, delle quali 4000 si dicono formare una lega da 15. Pure non e cosi, perche una lega siffatta misura soltanto 3905,594 tese o klafter, ed il miglio i-striano invece di 800 tese, e, secondo nostre calcolazioni, 781,11188. L' agro Cittanovano dal quale fu tolto il colonico di cui abbiamo finora parlato, abbracciava Ire volte tanto terreno, confermatosi anche in cio la pratica di togliere un quarto di terreno agli antichi possessori per fare la nuova colonia. Quest' agro abbracciava S. Lorenzo, Ver-teneglio e S. Giorgio ossia Villanova, ma non tutto era del Comune di Cittanova imperciocche, S. Giorgio sembra che fosse luogo del governatore della Provincia, passato poi in potere dei Marchesi indi della Repubblica Veneta che lo alieno nel secolo XVI; S. Lorenzo dal-1' altro lato venne dato in baronia dei Vescovi medesimi di Cittanova. Ne pare che Cittanova, come le altre citta, avesse agri tributari, se Buje che avrebbe potuto pren-dere per Cittanova quella posizione che ebbero altre ca-stella rispetto alle colonie, si tenne onninamente indi— pendente. Noi propenderemmo a crederlo soggetto, sebbene di leggerissima soggezione. Oaanto appartenne poi aH' antica diocesi Emoniense pensiamo che fosse in diretta giurisdizione del governatore della provincia; come dopo il 1060 divenne proprieta dei Marchesi, poi dopo il 1100 dei Patriarchi di Aquileia, poi dei Conti di Istria. Ed e a cio, che deve attribuirsi se Cittanova non s' alzo a quella condizione che ebbero le altre citta istriane ed alla quale sarebbe naturalmente chiamato, o-gni qual volta gli ordinamenti civili fossero a cio disposti. A chiusa diremo che se i calcoli per Cittanova do-vessero valere, si potrebbero indicare i coloni trasferiti in altre citta istriane, supponendo che eguale terreno sia stato a tutti distribuito, il che e verosimile per la pros-simita anzi identita dei tempi dicolonizzazione o di rin-forzo dei comuni e per somiglianza di suolo quanta a capacita fruttifera. Cittanova come dissimo avrebbe accolto 200 coloni, Parenzo ne avrebbe avuto "ir doppio cioe 400, Trieste ne avrebbe avuti 800, Pirano 300, Pola 800, Capodistria 400. Ancora dei Comuni ecclesiastici. Le instituzioni di chiesa sono ottima guida per giungere a conoscenza deli' antica condizione degli agri nel tempo anteriore aH' introduzione del cristianesimo fra noi nell' Istria. Daremo pochi cenni a guida di quelli che volessero farne ricerche. Le diocesi proprie, ove i confini non sieno stali alterati, siccome fu in Istria fino al terminare del secolo passato, segnano P estensione deli' antico agro nel tempo deli' Impero romano dopo le regolazioni di Augusto, tanto deli' agro proprio, del giurisdizionale, del tributario. Ma siccome avvenne che piu diocesi si trovassero sotto lo stesso Vescovo, o perche una diocesi non ebbe mai proprio vescovo, o perche Ia serie venne interrotta per poverta o per distruzione di citta, e fu data al vescovo piu prossimo, il criterio per riconoscere le diocesi abbinate si e 1' Arcidiacono. L' agro giurisdizionale di ogni Arcidiacono e 1' agro di vescovato abbinato. Per entro ad una diocesi i capitoli sieno di catte-drali, sieno di collegiate segnano i /comuni interni, se cattedrali gli agri colonici e 1' agro giurisdizionale di una colonia se collegiate gli agri dei comuni di seconda classe. Ouesti capitoli sono di origine coetunea alla londazione stabile della chiesa cristiana fra noi, e come pensiamo rimontano al IV secolo. L' amministrazione dei sacramenti era propria, e noi crediamo che lo sia tuttora, in questi comuni era di incarico dei capitoli, com-muni consilio et opera, come durd fino ai giorni nostri. L' estensione di questi agri capitolari, e quindi degli antichi agri di comune, si riconosce dal diritto che con-servano i capitoli, o che avevano di nominare i parrochi o piuttosto i cappellani o vicari. Dei capitoli intendiamo sempre gli antichi, anteriori al secolo XV. II rocchetto, il bacolo, 1' anello, la cappa, se non dati per onore, sono segni a distinguere i capitoli. L'agro tributario, come non formava comune, non aveva capitoli, al solo Vescovo spettava ogni amministrazione di sacramenti ed ogni polizia di chiesa, ed era questo 1' agro che si diceva parrocchia in senso ben di-verso da quello di oggidi usitato. Per quest' agro prov-vedevano i vescovi mediante i corepiscopi fino a che durarono, ai quali sottostavano le pievi, la di cui origine rimonta fino al IV secolo, anche tra noi; ma le pievi non erano per molti secoli parrocchie, come oggigiorno le intendiamo. I vescovi* costituivano le pievi, secondo le ripartizioni degli anlichi pagi, i quali erano un com-plesso di piu villaggi, e le collocavano nel capoluogo del pago; le pievi erano frazioni della chiesa madre ed in segno pagavano il cattedratico, le pievi erano di no-mina, anzi di incarico vescovile. La chiesa tenne si a lungo ferme le antiche instituzioni, che talvolta la chiesa plebana e oggidi afTatto sola, circondata da traccie che attestano 1' esistenza di antichi abitati. Si riconoscono le antiche pievi, dalla collazione episeopale, dalla dipendenza delle parrocchie o chiese filiali, dal nome talvolta conservato, dal proprio battistero in edifizio separato dalla chiesa, dalla rinnovazione del fonte battesimale nel Sabbato Santo coll' intervento dei parrochi, e dei curati delle chiese filiali, dalla distribu-ztone che nelle pievi facevasi deli' olio santo alle par- rocchiali o filiali; dalla precedenza in rango che ha il pievano sui parrochi, I parrochi filiali sono tutti poste-riori al 1000. I fonti battesimali non sembrano accor-dati alle plebanie prima deli' VIII secolo. Le plebanie non ebbero mai polizia di chiesa; i corepiscopi che vi presiedevano cessarono nel IX secolo. Facile si e il venire a conoscenza delle antiche plebanie ed eccone il modo = riconoscere il tempo di creazione del benefizio parrocchiale, e la pieve da cui venne tolta la parrocchia; il patronato comunale e guida sicura a riconoscere le parrocchie nuove; le parrocchie sono tutte posteriori al secolo XV; riconoscere il rango da chiesa a chiesa ed i diritti che 1' una esercitava sul-1' altra, raccogliere le antiche tradizioni ; le antiche carle. La chiesa Cattolica non cangio si leggermente, e se ebbe ragione di non farlo, siane prova il continuo cangiare dal 1780 impoi, nelle diocesi, nei capitoli; e le cose non sono ancora a loro luogo. E per venire tosto ad applicazione pratica, sceglie-remo la chiesa di Parenzo. Nel 1178 in bolla di Papa Alessandro III si registrano nella diocesi di Parenzo le seguenti chiese, e come a noi sembra tanto delle chiese che delle pievi cum cappellis suis (colle parrocchie). Ecclesia S. Mariae de Turre cum capellis suis. E. de Nigrignano cum Cap. s. E. S. Mariae de Campo cum Cap. s. E. de Rosario cum Cap. s. .' E. MontQna cum Cap. s. E. de Zumesco cum Cap. «. E. de Hebor cum Cap. s. E. de Valta cum Cap. s. E. de Vermo cum Cap. s. E, de Pisino majore et minore cum Cap. s. E. de Arecio. E. de Visinat. E. de Antiniana. E. de Curitico cum ecclesiis suis. E. S. Laurentii cum ecclesiis suis. E. de Duobus Castellis cum ecclesiis suis. E. S. Vincentii cum cappellis suis. E. de Zimino cum cappellis suis. E. de Valle cum cappellis suis. E. de Medilano. Canonicam de Rubino cum cappellis suis. E, de Ursaria cum cappellis suis. E. S. Justi cum omni terra sua. (Continuera) Greci da cento anni in Trieste. Ouest' anno 1848 corre appunto il centesimo dacche la Nazione Greca di Trieste si costitui nella nuova citta, per opera dei sette fondatori, Giovanni Mainati del Zante, Anastasio Zalla di Missolungi, Giorgio Prevetto del Zante, Demetrio Focca del Zante, Giorgio Marulli di Monomvasia, Teodosio Petrato di S. Maura, Anastasio Nico di Giannina. Protettore della Nazione si era in _ Vienna 1' Arcivescovo di Belgrado Daniele Sfongara, na-tivo di Scio; Promotori furono 1'Abbate Damasceno 0-mero, e Pietro Cuniali ambi greci da Venezia, i quali intendevano di accrescere coi Greci di cola la nuova colonia di Trieste. Conti d'Istria sepolti in Montona. II Toinmasini nei suoi Commentari deli' Istria rac-conta che un calice e patena d' oro del peso di oncie venticinque sia stata fatta da una coppa d' oro, che ser-viva ad un Re d' Istria donata alla chiesa dalla Regina sua moglie sopravissuta al marito, il corpo della quale si diceva rinvenuto con corona in testa a piedi della porta della vecchia chiesa maggiore, corona, che poi an-do smarrita. In sotterraneo della stessa chiesa si trovd il corpo del Re, ed il capitolo usava nelle quattro tem-pora deli' anno incensare la tomba della Regina. Ed ar-goinenta da cio essere stata Montona residenza dei Re d' Istria, o di quelli che la governavano prima dei Patriarchi. Noi sospettiamo. che fossero invece i corpi di qual-che Conte e Contessa d' Istria. Montona era bensi comune, pero non del tutto alfrancato, donato nel X Secolo ai Vescovi di Parenzo dei quali insieme con altre baronie diedero investita feudale ai conti di Istria, non prima come sembra del 1112, tempo nel quale comin-cia la serie dei Conti ereditari; poi passd ai Patriarchi di Aquileia dopo che questi vennero al Dominio deli' Istria, e come pare nelle ostilita fra il Patriarca ed il Conte Alberto II d'Istria; nel 1276 proinetteva almeno di stare in dominio del patriarca. Conoscendosi il luogo di morte e tumulazione dei Conti da Engelberto II impoi, il Conte sepolto dovrebbe essere o Engelberto I o Mai-nardo od Adalberto. Montona ha in verita configurazione di luogo ba-ronale, posta come e su alto colle che sovrasta a valle boscosa. Riempitura. Ecco prospetto del vino introdotto dal 1799 a tutto il 1814. Orne Orne 1799 — 94,800 1807 — 113,200 1800 — 85,600 1808 — 107,400 1801 — 101,300 1809 — 112,600 1802 - 112,800 1810 — 101,400 1803 - 123,600 1811 — 113,800 1804 — 149,200 1812 — 102,100 1805 — 144,300 1813 — 93,500 1806 — 127,300 1814 — 102,000