OCENE / RECENSION! / REVIEWS, 219-227 Andrej Novak: L'ISTRIA NELLA PRIMA ETÄ BIZANTINA. Collana degli Atti, n. 27, Rovigno - Fiume - Trieste, Centro di ricerche storiche -Unione italiana - Universita popolare, 2007, pp. 198 Desta interesse questa nuova iniziativa del Centro di ricerche storiche di Rovigno che nell'ambito della sua attivita editoriale intitolata Collana degli atti pubblica (n. 27) questa gradevole novitá libraria in versione italiana, di Andrej Novak, L 'Istria nella prima eta bizantina, che proietta l'istituzione rovignese nella ricerca periodica medievale e bizantina, finora scarsamente pubblicizzata. L'iniziativa va certamente lodata ed incoraggiata. Un'iniziativa ardua questa, vista la scarsitá di esperti sull'argomento, e vista soprattutto la scarsitá di testimonianze e fonti scritte che rendono ancora piu difficile e misteriosa sia la ricerca sia la materia. Quelle rintracciabili sono comunque di rilevante importanza. Basti pensare alle epistole di Cassiodoro e di papa Gregorio I Magno, alle testimonianze di Procopio, o allo scambio epistolare tra i vescovi istriani e l'imperatore Maurizio. Se mancano le fonti scritte, ci sono pur sempre quelle di cultura materiale. Esiste infatti parecchio materiale archeologico e di storia dell'arte, o il patrimonio archi-tettonico, o le iscrizioni. Questi reperti sono molto indicativi, in quanto testimoniano della ricchezza sia culturale sia economica peninsulare, o rappresentano scene di vita indicative ai fini di una ricostruzione storica. L'autore apre il volume con un ca-pitolo dedicato alle Civitates vel Ca-stella. Ne definisce le entitá ed i con-fini, si sofferma sulle istituzioni civiche e sull'amministrazione. Prosegue poi ricostruendo la presenza gotica in Istria e il tentativo di restaurazione imperiale portato avanti da Giustiniano. Esamina poi la posizione della Chiesa in Istria, soffermandosi su due dei suoi massimi rappresentanti, legati alla restaurazione giustiniana: il vescovo di Parenzo Eufrasio e quello ravennate Massimiano. Infine le conclusioni tratte dall'au-tore. COLLANA UM.I I ATTI ci NTRO :: ricekchb STOKICHG - KOVKJTO N. 27 ANI1RE.T NOVAK VMKTNF ITA UANA ■ i I .'1 LNIVUBMÄ iäjpharf ■ Tfiiríir ROVIfiNO m7 219 OCENE / RECENSION! / REVIEWS, 219-227 Scrive cosi la prof. Donata Degrassi nella sua prefazione: "Ci vuole dunque coraggio e competenza, perché è necessario avere un bagaglio di conoscenze vaste e interdisciplinarí per affrontare questo nodo storico: dalla conoscenza delle lingue classiche e moderne, alla padronanza dei metodi della storia e della filologia, alle cognizioni nel campo dell'archeologia, della storia dellarte e in molte altre discipline ancora. Ed è necessaria anche una pazienza proverbiale per mettere insieme i fili discontinui e spezzati di personaggi che si ritrovano sporadicamente menzionati qui e là, magari con epiteti diversi, e ricomporre la loro storia e il significato che ha avuto rispetto alle vicende complessive... La lettura di questo volume non offre solo conoscenze puntuali su un 'epoca storica interessante ma comunque per noi remota; ci fa intravedere anche la complessità di quel momento storico: un periodo di trasformazioni profonde e, per tanti versi, traumatiche, che segnarono le condizioni di vita ed i quadri mentali della popolazione per lungo tempo". L'autore si sofferma sullo sviluppo economico della penisola, essenzialmente agrario. E qui vanno ricordati lo sviluppo della viticoltura e dell'olivicoltura, nonché l'evoluzione dei rapporti commerciali tra l'Istria e la sua capitale di allora, Ravenna, di cui favoriranno, senatori ed imperatori a parte, i possidenti locali. Questa pro-sperità subirá una battuta d'arresto causato dalle guerre gotiche e dalle invasioni dei nuovi popoli, Avari, Slavi e Longobardi, che a più riprese caleranno nella penisola, a cavallo tra VI e VII secolo. L'autore si sofferma su queste migrazioni-invasioni, come pure su altre prove-nienti dall'Oriente - si trattava in tal caso di elitari militari ed ecclesiastici - chiamati a sostituire i Goti. Seguirá l'ondata dei colonizzatori, in prevalenza ex militari e professionisti, che in un modo o nell'altro avevano acquisito delle proprietá in Istria. Questi, assieme agli altri dignitari del ceto dominante, daranno vita ad una nuova élite militare e burocratica, che controllava e dirigeva l'economia, l'amministrazione, la giustizia, la vita militare, dividendo cosi con l'autoritá ecclesiastica il potere peninsulare. In esame pure lo scontro tra vecchio e nuovo mondo, ossia il contrasto tra vecchi e nuovi usi o consuetudini. Il nuovo era rappresentato dalle tradizioni, dalle culture e dalle caratteristiche orientali, di impronta elitaria. La ricca offerta culturale orientale non trovava opposizione in Istria, la cui cultura conservativa si manterrá ancora per qualche tempo, arroccata. Tra vecchio e nuovo ci saranno dei punti di contatto, ma anche di scontro. Oggetto d'indagine è inoltre la struttura amministrativa peninsulare, come pure le vicende ecclesiastiche. I vescovi istriani ed i patriarchi puntavano ad una maggiore autonomia rispetto all'autoritá papale, per cui si opporranno all'autoritá del vescovo ravennate, arroccandosi sulla tradizione episcopale e patriarcale aquileiese. Questo conflitto toccherá anche le varie vicende dogmatiche e gli interventi imperiali in materia di elezione papale. 220 OCENE / RECENSION! / REVIEWS, 219-227 L'autore ci descrive un periodo storico assai turbolento ed irrequieto, contrad-distinto da guerre e conquiste, migrazioni di popoli, trasformazioni sociali, econo-miche, culturali e demografiche, da conflitti religiosi. Si tratta di aspetti e circostanze che a lungo andare hanno influenzato le vicende storiche istriane dei secoli successivi. Riflettendo su quanto esposto dal Novak, ma anche da altri studiosi, è giunto forse il momento di reinterpretare la storia della penisola istriana e di darne una nuova sintesi, alla luce sia di questa sia di altre indagini e viste le nuove cognizioni esplorate. Denis Visintin Giulia Giacchetti Boico, Giulio Vignoli: LA TRAGEDIA SCONOSCIUTA DEGLIITALIANI DI CRIMEA, Kerc, s. n., 2007, pp. 302 Le vicende delle comunità italiane all'estero sono scarsamente conosciute. Si tratta di comunità differenti per storia, aspetti sociali ed organizzativi. Anzi, molto spesso queste non sono nemmeno organizzate. Ed ovviamente si distinguono per l'autoctonia, spesso negata, o si tratta di un risultato dovuto alle migrazioni di fine Ottocento, o del secolo conclusosi qualche anno fa. Le vicende esprimono tutte una storia diversa, sia nei successi e nel benes-sere, che nella tragicità. Sia nell'uno che nell'altro caso la cosa è accentuata dalle scarse cognizioni che si hanno su di esse, o dalla mancata volontà di fare qualcosa di utile nei loro confronti. Molto spesso queste comunità rappre-sentano una cinghia di trasmissione dei rapporti esistenti tra il paese d'origine e quello ospitante, e d'altra parte rappre-sentano un fardello ingombrante. Giulia Giacchen Bûico. 0-0 Vignoli LA TRAGEDIA SCONOSCIUTA DEGLI [TA LIAK1 1)1 CRIMEA ,'1+y.................. K\,iv ,1 V.^CT- M Fmji KO HEH3BECT11ASI TPArEflMH HTAJlbSHUÍB KPMMA ÜKyilÍD BiHbftcUli, lOjlis HîKHKKCT'ri EoñKO F¡FB[,TOMA TRATE,US ITAJIinUIB KPWMV 221