ORIGINI E FASI COSTRUTTIVE DEL COMPLESSO ECCLESIALE DELLA CÀ BIANCA PRESSO CLASSE DI RAVENNA GINO VINICIO GENTILI Soprintendenza alle A ntichità dell’Em ilia e Romagna, Bologna Figg. 1—3 e 6 in annesso T ra se basiliche g rav itan ti nella zona classicana di Ravenna, la cui icno­ g rafia ci è finora fram m entariam ente nota, essendo orm ai da vari anni rim asto lo scavo a mezzo, va annoverato, oltre allo scrigno m iracolosam ente superstite, pressoché intatto in tu tta la sua volum etria fino ai nostri giorni, del S. Apol­ lin are in Classe ed oltre ai resti delle fondazioni della chiesa di S. Severo, il complesso ecclesiale scoperto nel 1965 dal dott. G iuseppe Cortesi alla Cà Bianca, località a 2 km. in linea d 'a ria a mezzogiorno della ricordata Basilica classicana di S. A pollinare. L a bibliografia, già nudrìta, fiorita attorno a questi avanzi, e gli studiosi ben più di me in tal campo qualificati, che oltre allo scopritore, vi hanno ferm ato la loro attenzione ,1 m i esim erebbero daH’occuparm i ancora di essi, che consentono una conoscenza m olto prossim a all’originaria essenza della plani­ m etria della chiesa ma non assoluta, dato che ci si trova p er lo più di fronte alle sole stru ttu re di fondazione: d’altronde s’aggiunge il fatto che l’esplo­ razione non ha mosso dalle ultim e presentazioni del 1968—1969 a questa p arte u lterio ri passi, p er cui nessun nuovo dato od elem ento è venuto e dare un u lte rio re apporto alle n o stre conoscenze sulle religuie m onum entali di questo com plesso ecclesiale, che va inquadrato tra gli edifici basilicali caratteristici dell’ arch itettu ra ravennate. Ma l’amico Bovini m i ha pregato di un intervento 1 G. Cortesi, L a b asilica della Casa B ianca, in A t t i d e l 1° C o n g r e s s o N a z io ­ n a le d i S tu d i B iz a n tin i, A rcheologia ed A rte (R avenna 1966) pp. 43—71; G. Bo­ vini, N ote sull’edificio paleo cristian o di cu lto rin v en u to nel 1965 a 2 km . a sud di S. A pollinare in Classe, in F e lix R a v e n ­ n a (1966) pp. 104— 115; M. M azzotti, Il nuovo com plesso paleo cristian o della »C asa B ianca« n ella zona di Classe, in C o r s i d i A r te R a v e n n a te e B iza n tin a (1968) pp. 217—225; C ortesi, N uove idagi- n i su lla topografia della zona della b asi­ lica recentem ente rin v e n u ta a Sud di S. A pollinare in Classe, in A t ti d e l C o n v e ­ g n o In te r n a z io n a le d i S tu d i s u lle A n t i ­ c h ità d i C la sse (R avenna 1968) pp. 441— 453; G. De A ngelis D’O ssat, O sservazioni sull’a rc h ite ttu ra delle basiliche scoperte a C lasse, ibidem , pp. 458—459; G. V. G entili, S cavi e scoperte negli u ltim i die­ ci a n n i neH’Em ilia e nella R om agna, in A t ti d e l II C o n g re sso N a z. d i A r c h e o lo ­ g ia C r is tia n a ([23—31 m aggio 1969] R om a 1971) pp. 212—215; B ovini, E d ific i d i c u l­ to d ’e tà p a le o c r is tia n a n e l te r r ito r io r a ­ v e n n a te d i C la sse (Pàtron, B ologna 1969) p. 3 1 -4 9 . su tale basilica, e mi è riuscito difficile rispondere con un sia p u r cortese, e, n el caso specifico, m otivato diniego; m otivato, ripeto, perchè non vi sono, allo stato delle cose, n o vità che possano v a ria re le tesi co n trastan ti sinora avanzate in proposito e fa r pendere con un qualche elem ento probante l’ago della bilancia dall’u n a p iu ttosto che dall’altra parte. In altra sede, sia p u r m olto fugacem ente, ho avuto io stesso modo di toccare l ’argom ento, n ella relazione con cui ho reso note le scoperte degli ultim i an n i nel campo paleocristiano e altom ediovale n ell’am bito della Regione della E m ilia e R om agna in occasione dell 2° Congresso Nazionale di A rcheologia C ristiana, tenutosi or son due anni fa (maggio 1969) a M atera. In qu ell’occasio­ ne, basandom i essenzialm ente sulla plan im etria del sacro edificio, p resentata dagli altri studiosi, che ne hanno trattato , più che da una osservazione d iretta degli avanzi scavati, risu lta n ti p er lo più o b literati da coperture di teli di n ailon e da stra ti terro si stesi con l’intento di proteggere contro i d anni dei fenom eni atm osferici — senza p er altro riuscire allo scopo — oltre che di quelli inevitabili, e forse più gravi, dei soliti curiosi, se vogliamo così benevolm ente chiam arli, e dall’inevitabile sviluppo della vegetazione, nel sito p articolarm ente fav o rita dall’um idità del suolo p er la presenza della falda freatica pressoché in superfice, avanzai l ’ipotesi che si potesse rav v isare nella icnografia della chiesa, meglio che due, come da a ltri già osservato, forse tre fasi edilizie: e propriam ente sulla o rig in aria basilica a tre n av ate con esonartece di eguale am piezza della sua fronte, prospettai che in u n secondo tem po potessero essere stati aggiunti i pastophoria quadrangolari sim m etricam ente a i la ti dell’abside ed il quadriportico allu n g ato oltre i m uri p erim etrali dell’edificio; m en tre solo in u n a terza fase sareb b ero stati aggiunti i deam bulatori laterali alla chiesa, chiusi al fondo da due am bienti ad esedra curvilinea, e la loggia di raccordo tr a il deam bulatorio setten trio n ale e la non lo n tan a costruzione a p ian ta cen­ trale, propriam ente ottagonale. V edrem o in seguito come penso debba essere m eglio rettificata tale ipotesi, allora avanzata, in seguito alle considerazioni ed osservazioni dirette, che in revisione di q uesta nota m i sono indotto ad effettu are personalm ente, assiem e ad una consistente b a ttu ta fotografica, sui fatiscenti resti del m onum ento, facendone predisporre anche u n accurato rile­ vam ento grafico, che presen to alla fig. 1 (in annesso) in pianta, alla fig. 2 (in annesso) nella sezione longitudinale ed alla fig. 3 (in annesso) in quelle trasv er­ sali.2 Ma p er rito rn a re al tem a preposto e opportuno am zitutto considerare l’ori­ gine della basilica in questo luogo, come abbiam o detto, lontano ben 2 km. in li­ nea d’aria dal S. A pollinare in Classe e quindi a ragionevole distanza dalla civi­ tas Classis. P erché si sentì il bisogno di costruire una chiesa in questo sito, al­ l’apparenza isolato, quando nella non troppo lo n tan a Classe vi erano già indub­ biam ente basiliche ed edifici di culto freq u en ti ed anche in qualche caso di no­ tevole mole? T ra questi u ltim i erano la basilica P etriana, accanto alla quale fu eretto da P ietro II (494—519) il sacro fons, evidentem ente ben grande, e, come ha rilevato il De A ngelis D ’Ossat, sicuram ente »-impostato su s tru ttu re concen- 2 L a p la n im e tria e le sezioni sono sta te eseguite d a l G eo m etra Capo della S o p rintendenza alle A n tic h ità A ngelo Schiassi. Il m ateriale g rafico e fo to g ra­ fico è ta le da co n sen tire già u n a m ono­ g ra fia a sè stan te su lla p resentazione p re lim in a re dello scavo n el suo attu ale stad io di ricerca e di m essa in lu ce della chiesa. triche« stando all’afferm azione stru ttu rale dei duplicibus m uris et altis m oeni­ bus structis arithm eticae artis di A ndrea A gnello (IX sec.);3 Ia ecclesia beatae Euphemiae, collegata, sem pre dal detto storico alla agiografia apollina- riana, e la basilica beati Probi costruita, ancora sulla testim onianza dell’A ndrea Agnello, iuxta ardicam beatae Eufem iae quae vocatur ad mare. L ’origine della chiesa della Cà Bianca nel sito può essere giustificata dalla presenza ad esso prossim a di u n vicus, che il C ortesi riterrebbe avere individua­ to, p er l’avvertita presenza nella zona di u n notevole complesso di detriti archeologici, evidentem ente pertinenti a costruzioni, m ediante i sondaggi pene- trom etrici nella zona effettu ati alle spalle m eridionali di una banchina d ’attracco risco n trata per u n a lunghezza di circa m. 150 sulla sponda destra di un corso d ’acqua diretto verso S-SE, una vena endolagunare o il Candidianus, alla di­ stanza di men che mezzo km. dalle dune costiere della fine del sec. V d. C. (fig. 4) secondo i rilevam enti riconosciuti in base alla fotointerpretazione del B arigazzi,4 e a circa 800 m ad oriente del tracciato dell’antica via consolare P opillia del 132 a. C., da cui prim a di raggiungere il ponte scavalcante il Candidianus per raggiungere Ravenna, doveva distaccarsi il diverticolo che p arallelam ente al corso d’acqua raggiungeva il ricordato probabile vìcus proprio dietro la banchina d’attracco, fiancheggiata tu tta la quale faceva una leggera diversione a sud, per rip ren d ere poi evidentem ente il suo percorso ad oriente attraversando il settore di una necropoli, che si sarebbe sviluppata, secondo le notizie raccolte dal Cortesi, non lontano dal ricordato ottagono della chiesa della Cà Bianca, a circa 300—400 m. verso nord. Del resto tracce di edifici anteriori ad essa sarebbero state pure avvertite alle spalle dell’abside della chiesa, e su u n m uro parim enti preesistente si sarebbe appoggiato il cd. sacello incontrato sul fianco m eridionale della chiesa, che si presenta asim m etrico con u n sensibile spostam ento assiale rispetto ad essa, presentando l’asse m aggiore con andam ento NNE-SSO. E d’altronde nelle stru ttu re della chiesa stessa si notano riutilizzazioni di laterizi rom ani, siano i m attoni sesquipedali, siano i piccoli lateres cocti usati a p a rtire dal 1° see. d ell’im pero per la pavim entazione di am bienti in opus spicatum , usati questi ultim i assiem e ad altro pezzam e latericio per co n stru ire i vespai ai sottofondi in cocciopesto dei lithostrata e dell’ opus m usivum pavi­ m en tali della basilica. R iterrei poi che nel periodo di vita del vicus e dell’ Ecclesia non dovesse in te rfe rire tra l’uno e l’a ltra quella vena sublagunare, che potrebbe essere intesa piuttosto come la traccia di una canalizzazione di epoche tardo-m edievali, quando l’uno e l’altra erano orm ai scomparsi. Stando alla citata fotointerpretazione del Barigazzi, la chiesa della Cà B ianca viene a ricadere proprio sulle dune costiere interm edie tra la linea di spiaggia della fine del 1° see. d. C. e quella della fine del V see. dell’E ra nostra, m entre alquanto più ponderato ad ovest, e quindi più prossim o alla p rim a linea, veniva a tro v arsi il vicus. E’ da considerare pertanto che le dune 3 G. De A ngelis D’O ssat, S tu d i R a ­ v e n n a ti (1962) p. 5. 4 G. B arigazzi, Le p iù recen ti rile ­ vazioni aeree nel te rrito rio ra v e n n a te e n e lla zona di Classe, in A t t i d e l C o n v e ­ g n o I n te r n a z io n a le d i S tu d i s u lle A n t i ­ c h ità d i C la sse (R avenna 1968) pp. 147. e pp. 156— 158, fig. 5. 5 Ved. Cortesi, in A tti d e l C o n v e ­ gno I n te r n a z io n a le ecc., cit., p. 441. Fig. 4. C lasse (R avenna). L ’ubicazione della chiesa alla C à B ianca nella p re su n ta topografia an tica (V see. d. C.) della zona classicana. — SI. 4. C lasse (R avena). C erkev v Cà B ianca in an tičn a poselitev costiere, am m ettendo u n a graduale e costante regressione m arina tra fine I e fine V see. d. C., su cui vennero ad insistere e il vicus e la basilica, si siano form ate tra il II e la fine del IV see. d. C., giustificando uno sviluppo dello ab itato nel slito soltanto in un periodo successivo all’ultim o term ine indicato e quindi nel corso del sec. V. Inoltre, come s’è visto, la Basilica è sorta in località più prossim a alla linea di spiaggia (evidente, particolarm ente sulla navata sinistra, all’altezza del recinto frontale del bema, è la duna sabbiosa su cui posò direttam ente il vespaio e la sottofondazione di posa del litostrato): non può di conseguenza che essere considerata uno degli edifici più tard i a com parire nel sito, quando la linea di costa si era ulteriorm ente stabilizzata con u n a ulteriore ingressione. Con tali osservazioni m i pare si possa rispondere al duplice quesito relativo all’origine ed alla cronologia della costruzione sacra in questa zona. R iterrei pertanto troppo alta la datazione proposta e dal M azzotti6 e dal C ortesi7 per la stru ttu ra originaria dell’ecclesia, riportata al IV see. d. C., m en tre mi sem bra più convincente quella avanzata e dal De Angelis D’Ossat nelle sue »Osservazioni sull’architettura della basiliche scoperte a Classe« p re­ sen tate nel più volte ricordato Convegno Internazionale sulle A ntichità di C lasse,8 e fondate sulle proporzioni architettoniche e sui confronti icnografici con gli altri edifici sacri ravennati, p er cui lo studioso non esita ad afferm are che la chiesa »nella su a redazione più antica si rivela in modo indubbio non anteriore alla fine del V sec.; ci appare anzi come un im portante stabilim ento ariano caratterizzato da un proprio battistero«, riconosciuto come ta le l’am ­ b ien te ottagonale a N ord della Basilica, e dal Bovini nella sua pubblicazione E difici di culto d’età paleocristiana nel territorio ravennate di Classe,9 dove afferm a, confutando la cronologia del Cortesi (IV see. d. C.), recisam ente »noi nel 1966 ci pronunziam m o p er la fine V o inizi VI see.« ;10 m entre p er l’edificio ottagonale attiguo, il cui tipo icnografico lo riconduce alla tipologia di un m ausoleo o di un battistero, pensa giustam ente che la esatta funzione possa es­ sere chiarita solo da u n a com pleta esplorazione: cosa però alquanto problem atica, perchè al centro di esso passa lo scolo C astelladella, e possibile soltanto qualora si potesse apportare u n a lieve deviazione di questo dal settore, interessato dallo edificio centralizzato. N on m i dilungherò sul riconoscim ento della chiesa, ne voglio abusare in ordine a questo argom ento dell’economia di questa nota: il C ortesi,11 il M azzotti — sulla scorta del passo della Passio Apollinaris: ab urbe (Ravenna) proiecerunt A pollinarem non longe ab hac milliario sexto, ubi eccle­ sia beati D em etrii antiqua structa est e scartata l’assegnazione identificante la chiesa di S. Eufem ia ad mare, già d istru tta ai tem pi di A ndrea Agnello, con S. Eufem ia ad A rietem , dove A pollinare prim itus baptism um fecit — 12 ed il B ovini sono propensi nel rinoscervi la chiesa di S. D em etrio; il De Angelis 6 R im ando al citato S tu d io del M az­ zotti, Il nuovo com plesso paleocristiano ecc., cit., in XV C o rso cit., pp. 217—225. 7 Ved. gli articoli c ita ti del C ortesi n e lla bibliografia alla n o ta 1. 8 De A ngelis d ’O ssat in A tti C o n v . I n te r n . A n tic h ità d i C la sse , cit., p. 459 seg. 9 Ed. P atro n (Bologna 1969) pp. 39-48. 1 0 Ibidem , p. 47. 1 1 G. C ortesi in A tti I6 C o n g r. N a z. S tu d i b iz a n tin i (1966) cit., p. 43— 71. 1 2 M azzotti, Il n u o v o c o m p le s s o ecc., cit., p. 224. Fig. 5. C lasse (R avenna). S tru ttu re di fondazione d ell’abside, d el bem a e d el p o s to p h o r io n no rd SI. 5. C lasse (R avena). T em elji apside, berne in severnega p asto fo rija D’Ossat, nell’avanzare la ipotesi tra tta rsi di chiesa teodoiiciana, e quindi ariana, richiam a con cautela il ricordo di A ndrea Agnello che l’unica chiesa del re goto in civitate Classis era q u ella di S. Sergio iu xta viridarium :1 3 riconoscim ento ipotetico, che sia il M azzotti14 1 5 sia il Bovini escludono sulla testim onianza di pergam ene tardo-m edievali, il secondo riferendosi particolarm ente ad una pergam ena deH’arch'ivio Storico Arcivescovile di R avenna del 1034, ove tale ecclesia è ubicata in suburbio R avennate foris portam quae vocatur nova; luogo da ricercarsi a suo avviso non lontano dalla cinta m u raria e quindi forse tra R avenna e Classe, in sito non ancora occupato dall’agglom erato u rb an o .10 Confesso che ad u n certo m om ento mi era venuto il sospetto che la chiesa della Cà B ianca potesse identificarsi con l’a ltra ecclesia, che dalle fonti è indicata sicuram ente extra m uros Classis senza u n a m aggiore precisazione topo­ grafica, di S. Eleucadio.10 M i lusingava l’ipotesi che le tracce riconosciute sulla 1 3 De A ngelis D ’O ssat, in A t t i C o n ­ v e g n o I n te r n a z . S tu d i A n tic h ità d i C la s ­ s e cit., p. 459. 1 4 A rticolo cit., p. 222. 1 5 Ved. B ovini, E d ific i d i c u lto ecc., cit. (1969) p. 47. 1 6 C fr. B ovini, A ntich i edifici di cul­ to an co ra da rin tra c c ia re nel te rrito rio di Classe, in A tti C o n v e g n o I n te r n a z . S tu d i A n tic h ità d i C la sse cit., p. 421. s tru ttu ra pavim entale rialzata del bema (fig. 5) o recinto presbiteriale pressoché q u ad rato (m. 8,30 di fronte X 8,10 di lato) della chiesa della Cà B ianca, il cui basam ento dista m. 1,25 dagli stilobati delle navate laterali e si spinge nel quadratum populi della nave centrale fino all’altezza della terza colonna, di un ciborio m arm oreo posto sull’altare e sorretto da quattro colonne potesse riconoscersi in quello costruito AD HONOREM DNI. N. IHV. X PI. ET. SCI. ELEUCHADII. SUB. TEMP. DOM. VALERII. ARCHIEP. (806—810) da un PETRV S PRESB., trasp o rtato forse in età m edievale, dopo l’abbandono della chiesa cui era stato dedicato, in S. A pollinare in Classe, dove trovasi tu tto ra collocato al fondo della navata sinistra: purtroppo però le diverse dim ensioni m i hanno disilluso (la sua largheza è di m. 2,32, contro la distanza di m. 3,50 in fronte ed in fianco delle sedi d’imposto delle basi riconoscibili nell’ecclesia della Cà Bianca), a m eno che non si possa (e non sarebbe del tu tto assoluta- m ente azzardato) pensare che nella riattivazione al culto della chiesa, p e r lungo tem po lasciata in abbandono, il prim itivo ciborio, rovinato o fatiscente, sia stato sostituito dal nuovo di proporzioni leggerm ente inferiori. E per rim anere nella osservazione delle im pronte lasciate sulla pavim entazione del bema, (non vi ho riconosciuto quella attrib u ita all’altare, m a in sua vece ho riscontrato un affossam ento leggerm ente decentrato a sinistra, oblungo secondo l’asse della chiesa, e di form a grosso modo trapezia, quasi antropoide, lungo m. 2 e con larghezza m assim a di u n m etro ad E e di m. .0,70 sull’opposta testata curvilinea), è da ricordare che vi sono state pure riconosciute (personalm ente non le ho viste) ponderate verso mezzogiorno, e pertanto, ammesso che il celebrante doveva essere rivolto verso i fedeli a cornu evangelii, quelle dell’am bone o p yrg u m circolare, con scala di accesso m ovente da oriente; ambone, che suppongo doversi probabilm ente considerare del tipo a colonna con un qualche ricordo, p e r quanto nel nostro con un solo accesso, all’esem plare incompleto superstite in S. A gata M aggiore, chiesa ravennate fondata sulla fine del V sec. d. C. Riprendendo in esam e le fasi costruttive della ecclesia della Cà Bianca, p u r nella diversità di attribuzione cronologica prospettata dai vari studiosi — io personalm ente, dopo una prim a tendenza p er un datazione alta, propendo n el ritenere, anche in considerazione delle suesposte ragioni di ordine geologico - topografico, che la chiesa non possa riferirsi ad epoca anteriore alla fase fin ale del V sec. d. C. — tu tti concordano nel riconoscere come p rim a fase costruttiva il corpo basilicale a sviluppo longitudinale con le tre n av ate e l ’abside, che si affonda o ltre la nave centrale col suo profilo curvilineo interno e con l’esterno poligonale sfaccettato a cinque lati su una robusta fondazione uniform em ente curvilinea, spessa m. 1,75 e costituita da m ateriali laterizi etero­ genei, evidentem ente, come si è sopra ricordato, di risulta; vi sono infatti im piegati m attoni spessi cm. 9—10, larghi cm. 50,5 e lunghi cm. 45, ed altri più sottili di cm. 8 , in qualche caso m am m ellati in prossim ità dello spigolo; com e pure di m ateriale di reimpiego, s’è detto, si possono constatare essere costituiti, dove visibili p er l’affondam ento dello scavo oltre le quote delle antiche pavim entazioni in crustae m arm oree di m arm o grigio venato (spesse tr a i cm. 3— 5), gli stilo b ati dei colonnati e i vespai dei pavim enti stessi, ove pezzam i di m ateriale laterizio risultano disposti p er coltello e tra essi si trovano utilizzati nel sottofondo del deam bulatorio m eridionale i laterculi im piegati nelle costruzioni rom ane p er i pavim enti spicati. Di questo corpo basilicale viene generalm ente considerato coevo' l'atrio quadrangolare raccorciato, ma espanso lateralm en te oltre il prospetto della B asilica a tre navate. E’ stato già osservato come alla serie in tern a delle 12 colonne costituenti la triplice sud- divisione delle navi, non tro v i corrispondenza alm eno p er quanto messo in luce dallo scavo, lungo i m uri esterni la disposizione delle lesene (fig. 5) tra le quali si aprivano le finistre arcuate che davano luce alle navate laterali: tali lesene o paraste, spesse cm. 63 ed aggettanti cm. 47, erano più diradate, cor­ ren d o ad intervalli tra loro di m. 3,28; nella ricostruzione grafica ne risultano p e rta n to otto su ogni fianco com prese tra le pilastrate angolari. Dalle posizioni delle ipobasi in pietra grigia squadrata (delle dim ensioni tra i cm. 76 X 75, 80 X 77, 78 X 69, quali risu ltan o le prim e tre in vista a p a rtire d all’abside d ella n av ata di sinistra, e dello spessore di cm. 33 come appare la prim a, e sola, superstite lungo il colonnato di destra) si desum e che gli interculunnì erano am pi m. 2,65, identici a quelli del S. A pollinare Nuovo e la distanza tra colonna e colonna risu lta p ertan to di m. 1,95 come in quest'ultim a chiesa pala­ tin a di Teodonico, la cui p ian ta presento alla fig. 6 (in annesso). E ’ mio convincim ento che i m ateriali costruttivi latericii e quelli m arm orei delle pavim entazioni, di risu lta o meno, siano stati portati nel sito p er la Fig. 7. C lasse (R avenna). C hiesa alla Cà B ianca: la fondazione fro n ta le cui si legano le s tru ttu re del q u ad rip o rtico SI. 7. C lasse (R avena). F a sa d n i tem elji, n a k ate re je vezana s tru k tu ra p o rtik a Fig. 8. C lasse (R avenna). Mosaico p av im en tale con pavone e kantharos del pastophorion sud SI. 8. Classe (Ravena). M ozaik s predstavo p av a in k a n th a ra v južnem pasto fo riju costruzione m ediante im barcazioni, via m are e porto-canale del Candì diano, fruendo della sopra ricordata banchina d'attracco. Il rapporto lunghezza (m. 37,50 circa) — larghezza (m. 22,50 circa) della basilica, comprese le stru ttu re m u rarie ed esclusa la profondità dell abside (m. 5,70 della curvatura interna), risu lta intorno a 1 ,6 6 6 ; quindi è pressoché identificabile col num ero d o ro (0 = 1.618 ...) m entre la larghezza della nav ata centrale (m. 10.90) è vicina (pare con soli cm. 90 circa per difetto) alla 3a form ula indicata dal De Angelis D ’O ssat ed espressa con N = 2 (n + m), rappresentando N Fam piezza della nave m ediana, n quella della laterale (m. 4) ed m lo spessore del m uro (m. 1). Ho detto come a questa p rim a fase costruttiva, che le su indicate proporzioni icnografiche per analogia con gli altri edifici sacri rav en n ati e p articolarm ente p er la pressoché piena corrispondenza con la chiesa ariana del palazzo di Teodorico, ed a tal proposito il De Angelis ha già »constatato che nella sua stesu ra originaria la Basilica della Cà B ianca costituisce una esatta replica d ella chiesa teodoriciana d e tta di S. A pollinare N uovo « ,17 1 8 concorderebbero nel rip o rta re ad un periodo fine V -inizî VI see. d. C., venga com unem ente assegnato il quadriportico espanso o ltre il prospetto della chiesa: p er p arte m ia ebbi ad avanzare, nella sede an zidetta, il sospetto che la e c c le s ia nella sua prim a fase fosse p receduta soltanto dalFardica. Ma avendo osservato quanto è pos­ sibile riscontrare tu tto ra n ella stru ttu ra angolare SO del prospetto, in cui pare possano delinearsi le fondazioni di uno sperone laterale aggettante oltre lo spessore del pilastro angolare p er circa altri m. 0,80, come può desum ersi dalla risega riconoscibile nella fondazione stessa, constatato che sul m uro fro n tale della chiesa si lega la m u ra tu ra dello stilobate del braccio destro del portico (fig. 7) ed in terzo luogo considerato il sicuro am m orsam ento delle stru ttu re m u rarie del quadriportico nel loro innesto all’angolo interno SE che ne indicano la contem poraneità della costruzione, tenderei a rip o rta re alla Ia fase costruttiva n o n solo l’ ipotizzato esonartece, m a tu tto il quadriportico espanso oltre il li­ m ite prospettico della basilica nella sua prim itiva stesura. Il prospetto del nucleo essenziale di basilica a tre navate m onoabsidata doveva essere m ovi­ m en tato sul portico da lesene, di una delle quali, alquanto sfalsata verso l’ester­ no rispetto all’ allineam ento del colonnato della n av ata destra, ho riscontrato il resto della fondazione. A lla Ia fase costruttiva riten g o siano anche da riferirsi la p r o t e s i s ed il d ia lc o n ik o n , che concludevano le due navate laterali, m entre all’am pliam ento della 2a fase orm ai in piena età bizantina è da rip o rtare l’ag- g iu an ta dei due p a s t o p h o r i a sim m etrici quadrangolari, alle spalle di essi, carat­ terizzati, sem bra, da un vano rettangolare desinente a nicchia trapezia; p a s t o ­ p h o r i a , giustapposti, come è facilm ente riconoscibile, alle stru ttu re dell’abside (fig. 5). P er la cronologia del d ia k o n ilc o n e del p a s t o p h o r i o n al fondo della n av ata destra mi pare elem ento di valido ausilio la pavim entazione m usiva incontratavi. Nel prim o in fa tti si stende un m osaico fondato su una sintassi decorativa p uram ente geom etrica basata su un intreccio di ottagoni generanti q u ad rati, sfum ati in q u ad retti policromi, affiancati da esagoni allungati, cam piti a lo r volta da elem enti colorati inscritti; il succedersi di tali esagoni su file ortogonali tra loro, sotto altro punto di vista crea uno sviluppo di m otivi cruci­ form i; l’intreccio di ottagoni in form a analoga com pare frequentissim o, ad esempio, nei m osaici antiocheni a p a rtire da p rim a della m età del sec. IV d- C. sino a dopo il 500:1 9 lateralm en te il tessellato è concluso da una fascia a gran- 1 7 De A ngelis D ’O ssat, in A tti C on­ veg n o In t. S tu d i ecc., cit., p. 458. 1 8 A d ogni m odo, la p resen za della p a ra s ta no è di assoluto preg iu d izio per a m m ettere la ev en tu ale costruzione già in origine — e l’au sp icab ile com pleta esplorazione degli avanzi d el m onum ento dov reb b e fo rn ire le inco n fu tab ili prove in ta l senso — non di u n a sem plice a rd i- ca m a d ell’in tero quadriportico. 1 9 C fr. D. L evi A ntioch M osaic P a­ v em en ts (P rinceton 1947) Tavv. CX, b; C X II; C X III, a; CXV, a; C X X II, a, b; CXXIV, b; CXXV, a, b ; CXX VI, a, b; C X X V III, a; C X X X I, b ; C X X X III, a; C X X X V III, f; CXL, a, b, d. Fi.g. 5. Classe (R avenna). G iustapposizione della fondazione del deam bulatorio sud alla stru ttu ra del quadriportico SI. 9. Classe (R avena). T em elji južnega ho d n ik a in stik z ju žn im delom p o rtik a de losanga desinente in pelte arricciata, m otivo che ha incontrato favore a R avenna ed è particolarm ente presente in mosaici del VI see., che ci sono noti.20 P er il pastophorion significativo mi pare il lacerto proveniente dal vano a nicchia con la figura del pavone (fig. 8), ancora vivacem ente policromo, affrontato al kantharos dal corpo baccellato e dalle anse filiform i, in un pa- radeisos tra verzicanti cespugli ed alberelli: la caratteristica della coda girata verso Testem o, in una geom etrizzazione spicata, come con geom etrizzazione a tra tti è reso il pium aggio dell’ala e a scacchi la filiform e linea della zampa, 2 0 V edasi C. R izzardi, F ram m en ti veg n o Internaz. S tu d i A n tich ità C lasse, p av im en tali in ed iti p ro v en ien ti dalla zo- cit., p. 496 e 498. n a classicana di S. Severo, in A tti Con- F:g. 10. C lasse (R avenna). L a s tru ttu ra u n ita ria d el pastophorion e dell’absidiola »coxata« m eridionali SI. 10. C lasse (R avena). Z idna s tru k tu ra p asto fo rija in južne »kolčne« apside e la persistenza di un certo senso plastico reso dalle sfum ature crom atiche, fanno sentire la figura dell’uccello non troppo lontana dalla fase artistica, che h a creato ad esempio ad A ntiochia i due pavoni affro n tati nella casa del B ird- Rinceau, la cui cronologia è rip o rta ta dal Levi intorno al 530 d. C .;21 in altro genere artistico, ad es. n ella decorazione scultorea della stessa R avenna, la resa del pavone sì può ra ffro n ta re con quella dei due uccelli sul sarcofago del vescovo Ecclesio, creato intorno al 534 d.C. E ’ da ricondursi a q uesta seconda fase costruttiva, che dovette avvicinarsi nella esecuzione delle opere alla m età del VI see. come è chiaram ente docu­ m entato dalla giustapposizione della stru ttu re (fig. 9), la creazione sui fianchi d ella ecclesia dei due lunghi deam bulatori certam ente fenestrati o porticali allo esterno, desinenti al fondo in due vani profondi con term inazione ad esedra, o ad absidiola »coxata« come ha riconosciuto il De Angelis, strettam en te legata alla stru ttu ra del pastophorion e p ertan to ad esso coeva (fig. 1 0 ): il deam bu­ lato rio di sin istra si prolunga con un braccio a raccordarsi con la costruzione ottagona, che in origine era isolata oltre il lato settentrionale della chiesa (fig. 2 1 Levi, op. cit., p. 366, T av. CLX X , d. Fig. 11. Classe (R avenna). Le stru ttu re di fondazione dell’ottagono con resto del braccio porticato di raccordo al d eam bulatorio nord della chiesa SI. 11. Classe (Ravena). S tru k tu ra tem eljev oktogonalne stavbe in hodnika, ki pove­ zu je deam bulatorium z bap tisterijem 11): intanto elem enti m u rari, individuati dal Cortesi intorno alla costruzione in alcuni saggi eseguiti dopo la prim a grande esplorazione, ne fanno intravvedere anche una diversa strutturazione icnografica, oltre a quella dei »duplices m uri«, o per lo meno portano a riconoscervi degli am bienti annessi o cappelle perim etrali alm eno sui lati vólti verso oriente. P er riconoscere l’essenza effet­ tiv a di questa ottagona ho tentato un piccolo saggio di accertam ento nel mezzo deU’am biente, sulla linea della sponda sinistra del canale, ed ho potuto ricono­ scere i resti di un dissestato sottofondo in solido cocciopesto alla profondità d i circa un m etro al di sotto del livello del piano pavim entale an u lare dello edificio: l’im portanza di questo elem ento è notevolissim a, in quanto viene a ch iarire la originaria funzione dell’ottagona come sicuro battistero, poiché i pezzi in opus signinum , incontrati alla ricordata quota più bassa, si debbono riconoscere come p ertin en ti a l livello del fonte battesim ale per im m ersione, praticato al centro e pu n to di convergenza dell’intero edificio. La quota della pavim entazione dell’ ottagona, a m. 1 c. sotto l’odierno piano di cam pagna, rap p resen tata ora soltanto dallo strato di sottofondo, spesso cm. 1 2 , doveva corrispondere a quella del pavim ento del deam bulatorio, che, rispetto al piano F ig. 12. C lasse (R avenna). G iustapposizione d el m u ro tra sv e rso dell’absidiola »coxata« allo sp ero n e angolare sud della chiesa SI. 12. C lasse (R avena). Z idna s tru k tu ra in povezava »kolčne« apside z ju žn im vogalom cerkve della chiesa è di oltre cm. 30 più bassa. Sul deam bulatorio di sinistra si è ricono­ sciuta la pavim entazione tessellata, costituita d all’ovvio motivo a squam e od »opus pavonaceum « lim itato all’esterno da una cornice a nastro sciolto orm ai irrig id ito e geom etrizzato in u n a teoria di arch etti sfalsati ai lati di u n a linea m ediana (quanto siam o orm ai lontani dalla flu id ità del nastro sciolto, che si svolge nei sottarchi del m ausoleo di G alla Placidia!). Non conosciamo il m oti­ vo che correva n ell’opposto deam bulatorio; m en tre squarci m usivi ci danno alm eno in p arte saggi della decorazione m usiva del quadriportico, sul lato destro del settore costituente l’ardica e sul contiguo portico m eridionale; sulla prim a affiancato da una duplice cornice, la più esterna a losanghe collegate da cerchi, e l’in tern a ad intreccio di arch etti originanti elem enti a flabelli e ad ovoli, si svolge un tappeto m usivo geom etrico fondato sull'altern an za di riq u ad ri e di cerchi risu ltan ti dallo snodarsi di due n astri policrom i e cam piti da rosette rom boidali, m otivo che più m ovim entato e più standardizzato si vede com parire ad esempio sugli inizi del VI see. nella Casa di A ion .22 2 2 Ibidem , Tav. CX X X V I. 14 A r h e o lo š k i v e s tn i k 209 Fig. 13. Classe (R avenna). L acerto m usivo p av im en tale dell’absidiola »coxata« sud Sl. 13. C lasse (Ravena). O stanek m ozaika iz »kolčne« apside Il lacerto superstite dell’am bulacro S del quadriportico ci presenta l’intrec­ cio di cerchi e foglie di acanto spinose originanti losanghe curvilinee cam pite da fiori stellari quadripetali, in un motivo a reticolo form ato da grossi bottoni: sintassi decorativa che nell’am bito classicano si è trovata, anche se alquanto più irrigidita, in setttori pavim entali della chiesa di S. Severo,23 costruita nello ultim o quarto del VI see. dell’Era nostra, dove è pure frequente il m otivo dei n astri policrom i che si intrecciano in complessi schemi geom etrici curvilinei e a losanga. La giustapposizione della stru ttu ra m uraria trasversale dell’am bi­ ente ad esedra, che conclude il deam bulatorio m eridionale della Basilica, alla originaria stru ttu ra perim etrale di essa è chiaram ente docum entale dagli avanzi anche qui scoperti (fig. 12). O ltre a questo altro dato di notevole interesse at­ testan te u n a fase seriore edilizia, m i pare assai significativo anche il lacerto musivo, che, se l’indicazione fornitam i è esatta, sarebbe stato strap p ato dal predetto am biente: dal lim itato squarcio sup erstite m aggiore (fig. 13) si desume l’essenza fondam entale dello sviluppo decorativo geometrico, ravvivato da 2 3 Cfr. G. B erm ond M ontanari, La chiesa di S. Severo n el territorio di Classe (Bologna 1968) p. 35 segg., figg. 21—25. schem atiche figurine di ucceli di profilo e ram etti fronzuti. Il complesso geo­ m etrico fondam entale è costituito da u n a successione di croci, i cui bracci si sviluppano tra elem enti ottagonali: è casuale o prom osso da u n gusto proprio d ell’epoca tro v are il m otivo inform atore essenziale di questo m osaico intessuto n el ricco m antello di S. V itale, che nell’aureo catino absidale della basilica, che da lui si intitola, riceve dal Cristo sul globo la corona del m artirio ? R icor­ diam o che il gioiello architettonico fu term inato tra il 547—548. Se il tessellato pavim entale della chiesa della Cà B ianca è u n a derivazione im m ediata dello o rn ato del m anto di S. V itale, avrem m o un ben definito t e r m i n u s p o s t q u e m p e r la cronologia della fase conclusiva edilizia di quesito sacro edificio. M a i problem i e le ipotesi, che sono stati in questa rapida e fugace rassegna avanzati, debbono essere affro n tati ed approfonditi dalle fu tu re prossim e esplo­ razioni, che il Com itato p e r la esplorazione archeologica di Classe è intenziona­ to a rip ren d ere con la consulenza delle Soprintendenze com petenti: è augurabile che lo scavo condotto con rigoroso metodo scientifico venga a chiarire in m anie­ ra esauriente e definitiva con le testim onianze inconfutabili restitu ite dagli elem enti costruttivi su p erstiti le supposizioni sulle origini e la v arie fasi costrut­ tiv e dell’edificio sacro della Cà Bianca, avanzate finora sotto prism i visuali diversi sulla scorta dei d ati parziali e non definitivi a nostra dispozione. I z v o r in g r a d b e n e f a z e c e r k v e n e g a k o m p le k s a C à B ia n c a p r i C la s s e (R a v e n a ) C erkveni kom pleks C à B ianca, k i je od S. A p o llin are in C lasse od d aljen 2 km , je o d k ril G. C ortesi leta 1965. B azilika je b ila dolga 37,50 m in širo k a 22,50 m. G lo­ b in a apside znaša n a z u n a n ji s tra n i 5,70 m. N a tem m estu je b ila cerk ev zg rajen a zarad i nep o sred n e bližine an tičn eg a za­ selka, k a r so izk o p av an ja p o trd ila. V n jen em k om pleksu so n am reč n ašli tu d i rim sk e o stalin e iz 1. st. n. e. A v to r m eni, da je b ila p rv o tn a cerkev zg rajen a koncem 5. sto letja, čeprav sta jo p re d n jim M azzotti in C ortesi d a tira la v 4. stoletje. N jena p rv a g rad b en a faza je im ela tr i la d je in apsido. A p sid a je bila g ra je n a n a n o tra n ji s tra n i polkrožno, n a zu n a n ji peterokotno. L ad je so bile ločene z dvem a v rs ta m a po- stam en to v za steb re (o h ran jen ih je 24). S tavbo p o d a ljšu je spredaj p rav o k o tn i p ortik, čig ar širin a je e n a k a širin i cerkve. Z u n an je stene so bile razčlenjene z lizenam i, m ed k a te re so bila v g ra je n a o b o k an a okna. K n a js ta re jši g rad b en i fazi bazilike sodita še p r o th e s is in d ia k o n ik o n , k i sta za­ k lju č e v a la južno stran sk o lad jo . Šele v d ru g i g rad b en i fazi, to je v polni b izan tin sk i dobi sta b ili p rik lju č e n a še d v a p asto fo rija. D ia k o n ik o n in p a s to p h o r io n sta časovno o p red eljen a s pom očjo o h ra n je n ih m ozaičnih tal. M ozaična tla v d iak o n ik u so po stilu tip ičn a za d ru g o polovico 5. stoletja. M ozaik v p asto fo riju p a je časovno o p re­ d e lje n v četrto dekado 6. sto letja. V drugo gradbeno fazo, v sredino 6. sto letja sodi tu d i do g rad itev dveh hodnikov (d e a m b u la to r iu m ) ob v sak i s tra n i stran sk ih ladij (sl. 9), od k a te rih je bil d esn i tesno pov ezan s p asto fo rijem (sl. 10), levi p a s p o d aljšan im stra n sk im h odnikom povezan z oktogonalnim b ap tisterijem . Z a časovno o p red elitev teg a cerkvenega k o m pleksa so p ra v gotovo n ajb o lj važni o stan k i m ozaičnih ta l v ju ž n e m p red elu p o r tika. S tiln a analiza fig u ra tiv n ih m otivov d o k azu je izvor v o rn a m e n ta ln ih m ozaikih cerkve S. V itale, ki je b ila d o g rajen a v le tih 547—548, k a r n am d a je za cerkev v Cà B ianca zanesljivi te r m in u s p o s t q u e m . ORIGINI E FASI CONSTRUTTIVE DEL COMPLESSO ECCLESIALE DELLA CÀ BIANCA PRESSO CLASSE DI RAVENNA IZV O R IN G RA D BEN E FA Z E CERKVENEGA K O M PL E K SA CÀ B IA N C A P R I CLA SSE (RAVENA) SEZIONE ® - ®’ Fig. 2. C lasse (R avenna). Sezione lo n g itu d in ale della chiesa a lla C à B ianca Sl. 2. C lasse (R avena). P odolžni p rerez cerk v e v Cà B ianca Fig. 3. C lasse (R avenna). Sezioni tra sv e rs a li della chiesa a lla C à B ianca SI. 3. C lasse (Ravena). P re č n i p rerezi cerkve v Cà B ianca ORIGINI E FASI CONSTRUTTIVE DEL COMPLESSO ECCLESIALE DF,T,T,A CÀ BIANCA PRESSO CLASSE DI RAVENNA IZV O R IN G RA D B EN E FA ZE CERK V EN EG A K O M PL E K SA CÀ BIA NCA P R I CLA SSE (RAVENA) T ~ - U A ' C lasse _ (R a )— Il co m p lesso e c c le s ia le alla Ca' Bianca: planim etria Fig. 1. C lasse (R avenna). Il com plesso ecclesiale alla C à B ianca: p la ­ n im e tria delle s tru ttu re scavate (rilievo geom. A. Schiassi) Sl. 1. C lasse (R avena). C erkveni kom p lek s Cà B ianca: p la n im e trija odkopanih osnov (geom. A. Schiassi) ORIGINI E FASI COSTRUTTIVE DEL COMPLESSO ECCLESIALE DELLA CÀ BIANCA PRESSO CLASSE DI RAVENNA IZVOR IN G RA D B EN E FA ZE C ERK VEN EG A K O M PL E K SA CÀ BIA N CA P R I C LA SSE (RAVENA) Fig. 6. R avenna. S. A p o llin are N uovo: p la n im e tria (rilievo A zzaroni) SI. 6. R avena, S. A p o llin are Nuovo. P la n im e trija (ris. A zzaroni)