ANNALES S/' 94 strokovno delo UDK 94:34(497.12 Koper)"1584/1586" IL CONS1GLIO D1 CAPOD1STR1A E LA LA R1FORMA DEGLt APPELLf NELL'ISTRIA VENETA (1584-1586) Rolan MARINO dipí. zgod , 3401S Milje, p.p. 2480, tT dott., 3401 3 Muggia, P.O. Box 2400, IT SINOSSl L'autore anal izza le conseguenze imrnediate che si ebbero a Capodistria, nell'agosto 1584, dopo 1'istiUizione del cosiddetto "Magistrate)", la nuova struttura giudiziaria d'appello per tutta l'lstria veneta voluta da Venezia con evidenti finalità di repressione degli abusi amministrativi (di cui erano spesso colpevoli i podestà minori della penisola) accompagnata da una riorganizzazione dei poten locali. Prendendo in esame le delibere del Consiglio dei nobili della ciità si sono evidenziate le ripercussioni che la riforma provocó sulla struttura sociale e amministrativa capodislriana metiendo in luce, da una parte, i t grave onere finanziario che la Comunità era stata costretta ad assumersi relativamente agli stipendí dei nuovi magistrati, dall'altra, i! conseguente tentativo infruttuoso della ríchíesta, da parte de! ceto dirigente capodistriano, di un Iribunale cittadino per la discussione in prima islanza delle cause civil i. Si 4 agosto 1584 una (lparte"del Senato veneziano riformô la procédure degli appelli in tutto ¡I territorio deíl'lstria veneta, istituendo a Capodistria una struttura giudiziaria formata daí rettore della città e da due Consiglieri anch'essi patrizi veneziani. ¡I cosíddetto "Magistrato"avrebbe dovuto, dunque, accogliere e giu-dtcare, ir> seconda istanza, le cause già sentenziate dai podestà istriani o da altri giusdicenti locali1: fatto insólito nell'ordinamento giudiziario veneto la cui ca-ratteristica era que lia di accentrarc nella Dominante la discussione delíe cause d'appello, attraverso le impor-tanti magistrature degli Avogadori e degli Auditori Noví, Come noto, già a metà Seicento, il vescovo di Cittanova G.F.Tomasini2, è con questa riforma che si avvid da parte veneziana queüa profonda riorganizzazione amministrativa, che consentí di daré ai territori istriani una struttura provinciale più definita, accompagnata da un ridimensionamento clei poteri locali. Col tempo si amplierà ii ruolo e la funzione della nuova magistratura che assumerá di fatto i compíti di direzione política deíl'intera Provincia estendendo il suo potere in ogni settore dell'amminístraztone pubblica anche a scapito dei residui rnarginl di autonomía delle realtá cíttadine-1, In effetti la riforma giudiziaria di fine '500 apparve come una vera e propria riforma politico-istituzionale. Se all'inizio la delibera del 4 agosto 1584 risulto formalmente come una concessione della Serenissíma -intesa a tavorire le esigenze dei ceti piü poveri, costretti a rerarsi nella Capital« per le istanze d'appello e spesso impossibilitati a sostenere le notevolí spese - rap-presento ben presto per Venezia il mezzo per meglio controllare l'operato dei podestá e pubblici ufficiali dei piccoli centrí istriani le cui intemperanze e ruherie erano ben note e che proprio neil'amministrazione della giustizia compivano gli abusi piü gravi. La necessitá di seri prowedimenti nei confrond dei rettori minori era giá stata ampiamente messa in luce 1 Per la delibera, d'istituzione del Magistrato e l'iter del proc.edimento: Archivio di Stato di Venezia (=ASV1, Senato Mare <=5M), filza (-t.J 8?, 4 agosto 1584. 2 Cfr. G.F.Tornasim, Oé Commcnlsri slorici-geografíci delta Provincia deíl'lstria, in KArcheografo Triestino", 4 (1337), p.138. 3 Per afeune brevi considerazioni sull'isútuzione del Magistrato e sullb íunzionii che obbe nella stfategia veneziana di riorganizzazione amministrativa deíl'lstria di fine '500 mi permetto di rinviare alia mia cormtmcazione, presentata ai convegno "L'fstria e la Repubblica di Venezia: isiituzioni, diritto, amministrazione", Capodistria 10-12 giugno 1993, ora pubblicata in "Acta Histriae" 111. (1994). 209 ANNALES S/' 94 Rolan MARINO: IL CONSIGIIO ül CAPOOISÏRIA í. I.A LA RlfORMA DEGU APPCLLl..., 209-214 dalle relazioni che i magístrati ítineranti (Sindaci inquisilori, Prowedítori) e i rettori capodistriarii erano soliti presentare alia fine del loro mandato. Uno dei piu convirrt? sostenitori della riforma degli appellí fu appunto il nobile veneziano Nícoln Dona, rettore a Capodistria nel 1579-80 quando ancora era agii inizí di uri'importante carriera política che lo avrebbe condotto nel 1618 a diventare Do ge4. Naturalmente una riforma di questa portata non poíeva non pregiudicare equilibri consolidad sin a Ve-nezia (vi si oppose ad esempio la magistratura d'appello degli Auditori>s, sia nel territorio istriano: quí l'isti-tuzione del Magistrato ebbe forti ripercussioni soprat-tufto sulla struttura sociale e sulla vita amminístratíva delle Comunitá, al punto da creare tensioni e conflitti nei rappoiti con la Screnissima. Le ciltadine istriane, o nieglío i loro ceti dirigenti raccolti nei ConsigÜ, fin da súbito si mostrarono diffidenti verso le innovazioni in-trodotte: a Montona, Pirano, Muggia si protestó enérgicamente - senza esito - e si accusó Venezia di voler instaurare, con la riforma, una sorta di "monarchia", vista la somma di poteri che pote va vantare il nuovo ufficio6. IL PROBLEMA DEGLI ONORARI DEL MAGISTRATO ín un diverso contesto ¡I Consiglio dei nobíli di Capodistria poté contare su pió ampi margini di manovra; nía con l'avvio delía nuova struttura giurii-ziaria si ruppero i tradizionali equilibri cittadini: si ¡n-nescarono processi rivendicativi e si pretesero maggiori spazi da parte di quel ceto dirigente lócale che; ora Venezia metteva alie corde e cercava di controlare meglio anche appoggiando le aspettative degli strati sociaii piíf poveri. Nell'immediato la principale preoccupazione dei maggiorenti capodistriani era di ordine finanziario, mo-tivata dal fatto che si ingiungeva alia stessa Comunitá di provvedere a) pagamento degli stipendi dei due Consiglierí che avrebbero dovuto coadiuvare il Podestá e Capitano nell'espletamento dell'incarico7. Si era stabilito infatti che dovessero avere ciascuno 45 ducati di salario al mese8, ma la somma era considerevole e lecondizioni della rittadina istriana alia fine del XVI secolo non erano certo delle migliori, impoverita com'era dalle dífficoltá del commercio interno e ancora stremata dalla peste che vi si era abbattuta con violenza a meta 5009. Un' altra considerazione muoveva ancor piu alia protesta i nobili capodistriani. II Senato veneziano aveva indicato il procedimento che, in teoría, avrebbe poluto consentiré il reperimento del denaro per i pagamenti: ad esso sarebbero staíi destinati i "carati" (la percentuale spettante alia Comunitá per ogni causa d'appelfo). Ma queste ottimistiche previsión i non si avverarono, cosí come fu costretto ad ammettere, in una lettera del 4 novembre 1585 (a piu di un anno dall'istituzione del Magistrato), il Podestá e Capitano di Capodistria, Tom-maso Contaríni;50 "al principio di questa cosi salubre e santa provisiorie pareva che le facende di dette appellationi sarebbono state tante che con ii carati sol i, e con una nova tansa di ducati 15 al mese posta alia cancel laria, a suffícíenza haverebbono bastato per pagare il salario delli Ecc.mi consegíieri"11. ¡n reaítá per motivi che al rettore ín sostanza sfuggivano (e cioé per una larga evasione dei podestá istriani che aveva no l'obbligo di portare glí appelli a Capodistria), "ai presente le facende sono in quasi del tutto cessate. Per i! che di gran lunga li carati né li ducati J5 del cancefliero non sono bastevoli a pagare il dovuto salario. Onde 4 Su Nicolô Dona (q.Zuan Battista) un breve profilo biográfico ha tracciato R Zago in: "Dizionario biográfico degli italiani* (=DBS), 40 (199Î), pp.782-786. 5 l'opinione richics'a il 6 giugno 1584 agli Auditori Atessandro Gradenigo, Nicolô Zorzi, Marco Bragadin, fu aspramente contraria all'ipMesi di riforma: ASV, SM, f.8?, A agosto 1534. 6 Cír. I.eggi siatutarie per i! huon governo o¡ella Provincia d'lstría, raccolie e stampate sobo il Reggimento dell'lLmo el Ecc.rno signar Lorenzo Paru fa, (Capodistria}, 1757, libro secondo, p.35 In diverse nsoluzroni del Senato e de! Consigíio dei Dieci, veniva affermai« di continuo che l'autoritá dei Magistrato si doveva intendere estesa a tutli i podestá della Provincia istriana. 7 Oltre a questa funzione i Consfglieri avevano l'obbligo di sosti luire, a Capodistria, nede rispetlive canche, le piecedenti figure del Camarlengo fincarícalo di amministrare la Camera fiscale della Comunitá) e dei Castellano (che aveva competenze di dites a militare). a Nel la seconda meta del Cinquecento si mtende ormai comunemente con "ducalo" non piú il duc ato d'oro (in oro), cioè il celebre zecchino, bensí l'unità di como equivalente a 124 soldi, ovw.ro a lire 6 e soldi 4. Per un esempio comparativo su salari e stipendi a meta '500 la paga base di un operaio dell'Arsenale era di 2.0 ducati annui, un artigiano specializzato guadagnava circa 50 ducati c un nobile poreva dirsi agialo se vantava un reddito di 1000 ducati all'anno. Per una sintética ma suficientemente chiara analisi su i prez/i g i salari a Venezia tra XVI e XVII secolo, cfr. I Lane, Storía di Venezia, Torino 1991, pp.373-387. 9 Le difficoltá del commercio capodistriano erano da metiere ir» relazione con ¡'incremento della produzione, in questo periodo, flete saüne asburgiche di Zaule nei pressi di Trieste. Cía nel 1539 il Rettore Francesco Mauro aveva esortato il Senato della Repubblica a ¡enere presente il problema delta producirme salina di Capodistria (ma anche di Pirano e Muggiai come fondamentale per l'economia cittndina: "il sostentamenio di quella città è il far delli sali, li quali son levati da Crarici, over altri sudditi régi, die al tempo delfa estáte ne vierte in gran quantità, Ij quali por timo il danaro, portano ancor forment! et moitié akre cose". Cfr. Relazioni dei Podestá e Capitani di Capodistria, in "Atti e memorie della società istriana di archeologia e storia patria1' (=AMSI), f> (1890), p.67. 10 Su Tommaso Contari ni (q.Nicolô) cfr. la voce redatta da G Benzoni in: "DB!", 28 0 983), pp.305-306. 11 ASV, SM, f. 92, 26 aprile 1 586. 210 ANNALES S/' 94 Rolan MARINO: II- CONSIGIIO DI CAP 00 ISTRIA E LA I.A RIEORmA DEC Li APPUI!..., Mili questa povera cittá se ne 6 restata debitrice di assai grossa somma de danari alli Magnifici Conseglieri"!.-. La Comunita capodistriana manifestó a piü riprese queste difficoitá con una sequela di richieste, lettere c petizioni, indirizzate alia Serenissima Signoria. Ma, neil'attesa di un3 decisione veneziana, ai nobiii de! Maggior Consiglío di Capodistria, sempre piü angosciati daíia necessitá di prowedere ai pagamente non rimase che i Hierven i re con nuove tasse: snzi per reperire sol-iecitamente i fondi necessari in aícuni momenti si accettarono prestíti da banchieri ebrei e sí arrivó financo ad intaccare ie casse de! Fondaco municipaie isti-tuzionalmente preposto aila vendita controliata del frumento come strumento delía política annonaria. GL! INTERVEN TI DEL MAGGIOR CONSIGLIO DJ CAPODISTRIA i! primo provvedirnento assunto dal Maggior Consigíio capodistriano, a poco piü di un mese dalla delibera veneziana, porta la data del 16 setiembre 1584. Era stata una decisione contrastaba, che aveva provocato una spaccatura all'intemo dello stesso Consigíio. Per una differenza di solí sette voíi (quarantasei a favo re e trentanove contra) si decise di obbligare "per anni tre solamente" i praduttori di olive del capodistriano, che giá dovevano ricorrere ai torchi cittadini per la spremitura, al pagamento di un ulteriore "soído uno per brenfa" da versare a "questa spettabííe Comunita" per lo stipendió dei nuovi magistral!' Poiché ció non bastava, ii 29 ottobre dello stesso anno, il "Collegio delle biave" (un'assemblea cittadina rístretta che tra l'altro regolamentava la gestione del Fondaco) deliberó che, sempre per"ann¡ tre solamente" avrebbe permesso alia Comunita di "tuor soldo uno per quarta di tutte le farine che in questo tempo sopradetto sono vendute e si vcnderanno nel fontego de questa citta"'4. Cosí il bisogno immediato di denaro costrinse i maggiorenti locali ad un accresciuto prelievo fiscale sulle esigenze alimentar! primarte: i'otto maggio 1585 una secca delibera dello stesso "Collegio delle biave", presa quasi all'unanim/tá (dieci voti a favore, uno contrario), decise di far pagare "soldí quattro per sfaro di fariña" a tutti i paníficatori della citó "quali denari siino aplicati al pagamento de essí Ecc.mi Signori Cori-seglier i1-1*- Ci6 nonostante il debito della Comunita verso i magistrat) continuava a crescere: non rimase altro "andando Si Ecc.mi Consegliert creditori di buona summa di denari" che accettare il prestito di 30 ducati da "signor Cerero et signor Mendolino hebrei" II 19 maggio successivo infatti il Maggior Consigíio accon-sentl, anche se con una certa riluttanza (49 a favore e 38 contra), a che "Ii predetti due banchieri possino dar et esborsar essi ducati trenta per poter far la compita sadisfatione alli sudeti Ecc.mi Consiglieri"17. Si continuó nello stillicidio dei provvedimenti e nemmeno l'influente categoría degli awocati venne risparmiata dal vórtice delle imposizioni fiscali neces-saríe ad ottenere rl denaro per gli onorari promessi. f-in da subito, nel setiembre 1584, i! Maggior Consigíio cittadino aveva dichiarato che l'istituzione della nuova magistratura avrebbe portato benefici in particolare a "tutti quelli li quali vorano far ia profisíone de avocato nelle cause de appellatione" ed era quindi piü che giusto che "Ii medesimi habbino di sentir un pocho di gravezza'1Í?. Si era stabilita perianto (settantadue voti a favore, undici contrari) che, per un periodo di tre anni, gli awocati che avessero voluto perorare le cause in appello sarebbero stati obbligati al pagamento di "lire 12 per parte per poter «seguir tanta buona et santa opera"19. Awocati e dottorí in legge reagirono prontamente. Il 19 maggio 158S una loro azione decisa, che metteva in luce lo spazio conquistato e il ruólo che potevano gíocare all'intemo della struttura sociale cittadina, bloccó (sollanto 28 voti a favore e ben 56 contro) una delibera del Consiglío che proponeva di far íncamerare alia Comunita capodistriana "tutti li caratí che sogliono essere tansati allí awocati per victoria nelle cause di prima instantia"20. LA RICHIE5TA DI UN TRIBUNALE GTTADJNO PER LE CAUSE CIVILI La forte pression« finanziaria derivante dall'isti-tuzione del Magistrato parve giustificare un ardito tentativo dei nobiii del Consigíio capodistriano volío a mo- 12 Ibidem. 12 A'chivio dl Stato dl Triette (=AST), Anlico archivio municipale di Capodistria (=Aamc|, libri dei Consigli (=LCI, Indice Majer S48-549, bobina (—bofa.i 688, ibtogramma Mot.) (9. 14 Ibidem (hob.688, fot.23). 15 Ibidem (bob.688, fot.42) 16 Ibidem (bob.688, tot.431. Per il roolo dei banchieri ebrei a Veneria nell'eta rnodema