CLASSIC PP® C ollecrii Evanorelici, Auo.Vinciel. T J\/£.SteisibScalpj". *A ^ | kJfp 5 i bi odi ile, lali fpa 'io, co- & die ere Po¬ ldo rze on- tnci che e li inai dar CAR I fidar della iiia milericordia. In foruma quefta noftra natura per lo peccato di Adamo tutta li corruppe , & li come prima erafu- periore a tutte le creature ,coli di- uenne fiiggetta a tutte , fer ua d el demonio, del peccato,et della mor t e,& conden ata aliemjg^iVdolU I nfcrno nl giudicio del tutto fi per dette; et cominciofsi a dir il bene male,&f il male benerfhmandofi le cofe falfe per uere, 5 >C le vere falfe«. Ondecio cofiderado il Propheta dice: Che ogni huomo e mendace et che no e alcuno,che operi bene: p f d . „ 4 , fignoreggiando il Demonio paci-p/4.14, ficamete: come forte armato il fuo palagio, cioc quello mondo, del- quale eflo ne diuenne principe et fignore. No e lingua, che potcfle efpri- A j nie- / CAP. L mere la millefima partc della no- flra calamita, perchc dlendo noi fiati črtati da dio co le fine proprie manithabbiam© pcrduta quella di ui n a imagine: 8C fiamo diuentati fi P r °pi° fuo fine, e piu eccellente, J a legge bC neceflario c, che da necesfita alF huomo di andar a Chrill:o:fi come li CAP. U r li hebrei fpauentati fiirono sforsa ti a dimandar Moife dicendo il Ro * 8 - Signor non parli a noi, accio che nonmoriamo^arla tu a noi,et ub- bideremo, d>C faremo ogni cofa.&C Rm:t9, ji fignor rifpofe.hano parlato otti* mamente 8c non per altro furono e*uo. lodati,le nonperche domandaro- no un mediatore tra efsi Sc Dio,ik quale era Moife, che rcprefentaua Iefu Chrifto,che hauea ad cifer au- uocato, 8C mediatore fra Phuomo & Dio,& percio Dio difle a Moi- fc:io gli fufcitero un Propheta del mezzo de li li loro frateli fimili a tc,8C porro la mia parola nella fua bocca.&Tparlera loro tutte le cofe, ch’io li comandero,et puniro chiu que non ubbidira alle parole mie, lecjuali cgli parlera a mio Nome. CAP. III. C ht ht remifiion detlipcecati> ftro Dio mandato quel granPropheta, che ci ha ___ ucua promeflb: che e Pu- nigenitofuo figlio , accioche eflo ci liberi dalla maledittiodellaleg- ge: & ricocili) colo nofbo Dio, & faccia habile la noftra uolonca alle bone opere:fanando il libero arhi- cdo.t trio:5č ci refhtuilča quella dimna imagine , che perduta habbiamo per la colpa de noftri primi paren-* ti: d>C conolcendo noi: che fotto al cielo non e daro altro neme a gli Afi 4 . huomini.nel quale ci porsiamo Pli¬ nar,fuori che’l nomc diGicfuChri fto : corriamo con li palsi della vi- na Fede alui nelle braccia: ilquale ci inuita gndando ♦ V enitc a me CAP Ul, 8 tutti uoi, che fiete affannati, & ag- grauati,& io ui recrearo» Qyal confolationc, quale allc- gresza in quefta uita fipuo asfimi- gliare a quella di čolni, il q ua l fen- tendoli opprefto dalla grauezzain tolerabile degli fuoi peccati, ode cofi dolci & hiaui parole delfigli- uol di Dio , che li promette tanto benignamente di recrear!o,et libe rarlo da cofi graue peformail tutto confiflre, chcconofciamo da doue- r o la infirmira, SC miTeria noflra per che non guftail bene, chi non ha fendto ilmale, SC percio dice Chrifto, fe alcuno ha fete uenoa a me. Sc bcua, quafi uoglia dire,che 7 fel Fhuomo no fi conolce peccato, re,&nonha lafete dcllagiuftitia non puo guilarc quanto dolce fia qu:fto noitro Icfu Chrifi:o,quanto fia CAR UL fia fuaue pcnfare:& parlar di Ivi, St imi tar la fua fantifima uita ♦ Sc aduncp conofčemo la infirmi tanoftra per Fufficio della legpe: ecco che Gioan Batifta ci moftra col dito il benignifsimomedico , dicendo.Ecco F agnello di Dio, il- qual lieualipeccati del mondp,il- qual dico ci libera dal graue gio-> go della legge,abrogando &C an- nichilando le llie maledittioni &C afpre minaccie, ianandotutele no- ftre infirmita,riformando il libero arbitrio, ritornandoci nella priftp na innocentia, & inftaurandoin noi la imagine di dio, Percio che fecondo fan Paul o, fi come per A- damo tutti moriamo,cofi per Chri fto tutti fiamo uiuilicati. N on crediaiito , che fia di maa- gior effi cacia il peccato di Adamo, il CAP* III/ p il quale habbiamo hereditato, che la giuftitia di chrifto,la qual ‘‘ Cor ''V parimente habbiamo per fede hereditata pareua che Fhuoma fi potcde dolere,che fenza fua ca gione fofle nato 8C concetro m pcccato , ncllainiquita de i fuoi paren', p i quali regnauala mor- te in tutti gli huomini, ma hora e tolto via ogni lameto, poj che in quello ifteflb niodo/enzano- flra cagione e v c mita la ghilli- tia dijOhlifto a noj, & la vita o terna per ChriJFo , &C per ellb eftata occifa lannorte: onde S* Paulo fafopracioun bellifsima difcorfo,il qual uoglio fottofcri- uere . Percio fi come il pcccato per nn' huomo entro nel mondo,ec per lo pcccato la morte, & cofi a ' JB tut- CAP. III. tutti gli huomini vcnnc la mor> te, £ do che tutti peccarono, co^ cioiia cofa che fino alla legge il j>čto era nelmodomiail peccato non c imputato non ci eflendo Ja legge ,anzi regno lamorte da Adamo infino a Moife, ancho- ra in queli,che non peccorno al- Ja fimilicudine della preuaricati- one di Adamo, il quale e figura del futuro, tna non come il pec- cato, e cofi il dono,percioche fe ' p er lo peccato di uno moki fono tnorti, moltomaggiormcnte la grada di dio,5č il dono che pro- cede dala grada, la qualcivie- t\z da un huomo Iefu Chrifto, abondo in mold, &T non fi come per uno che peccomenne la mor te . cofiil dono: perciochelaco- dennatione da un delitto proce- ■ det- CAP. III. ,o tjette a condenatione: Ma il do- no da moki delitti alla giuftifi- tatione percioche fe per lo pec- cato dx uno la morte regno per uno,molto maggiormente que^ M , che riceuono Pabondantia deli a grada, & del do n o dclla gmfticia per la vica regrieranno per folo Giefu Clhrifto: adiique li come, per lo peccaro d’ uno fu propagato il male in tutti gli hu Omini alloro condenatione, cofi per la giuftificatione di uuo fi propaga , St- diftonde il bene in tutti gli huomini alla giaftificati one della vita. Pcrcio fi come per la inubidienza d 1 uahuomo moki liano diuenuti peccatori, cofi per la tibidičsa di uno mol- ti diueteranno giufti.Ma la leg- ge sdnterpofe accioche abocki- B z ib CAP IIL fe il pcccato , ma done aboncfo il peccato, iui maggiormente a- bondo la gratia, accioche li co« me regno il peccato nella morte cofi ancoraregnafic la gratia per la giuftitia , donando uita eter^ na per Giefii Chrifto * Per qucfi:e parole di S.Paulo conofcemo apcrtamente qucllo che s’ e detto di fopra,cioe , che la legge fu data, accioche’1 pec-« cato fufic conofciuto , Sc infie- me conolčemo, ch'egli non e di maggior eflficatia : che li fiala giiiTtitia di Chrifto, per la qua* le fiamo giuftificati appreflb a Dio. Percioche fi come Chrifto e piu potcnte di Adamo, cofi la giufiitia di Chrifto cpiugagli- a* da del pcccato di Adamo , 8C fe CAR III. „ fe il peccato di Adamo fti baflan te a conftituirci peccatori, & fU gliuoli d’ irafenza alcuna colpa noftra attuale , moko magior- jnete fara baftante la guldnu a di Chrifto a farci giufti, & figliuo- li di gratia fenza alcune noftre buone opere,le quali non poflb- no eder buone, fe prima chele facciamo, non damo noi fatti buoni 8C giuda per la fede, co- me afFcrma etiamdio fanto A*' goftino. Di qui d conofče in quanto er rore dano quelli, che per aleuni peccati graui d diffidano della beniuolentia di dio, giudicando ch’egli non da per rimettere, co- prire &Tperdonareocmi gradid fimo peccato , hauendo gia eflo caftigato nelF unigenito fuo fi- B 3 gU Ldgrrf* uecza del peccato no debbe cffercaupt di diffidž* tu. I •.Cor:;. CAP. IIL gliuolo tuttele nre colpe,tntte Te ?ire iniquita: &C p cofegučte fece un pdo generale a tuttaFhumana generatione, del quale gode o-- gnuno,che črede alF Euangelio, cioe alla felicifsima nuoua,che hanno publicata per il mondo gli Apofioli dicendo,vipregia- moper Chrifto ricociliateui co- Dio,percioche colui,che nonco nobbe mai peccato, ha fatto eP fer peccato per noi ,a fine che noi diuentiamo giuftitiainlui. Quefta immenfabenignita di Dio preuedendo Efaia, fčriue quefi:e dminifsime parole,le qua li dipingono tato bene la pafšio^ ne de lefuChriflo noftro figno> re , &C la cagione di efTa, che ne> gli fcritti de gli Apoftoli non fi trouameglio defčritta ♦ Chih* ere- KAP. III. a ereduto a quello, che noi hab«* biamo udito, SC il braccio t cl Signore, achi e ftato reuelato C percioche “e afcefo corac unun# gulto nel cofpctto di lui, & co* me ima radice dalla terra deferta & non ha bcllezza ne decoro, Fhabbiamo ueduto, ne lo a(pet> to fuo e tale che’1 delideriamo , egli e defprezzato, & fchiffato da gli huomini, e huomo pieno di dolori, &C che PhaportatoPin firmita noftre^ i dolori nojftri, eflo h'afoftcnuto,& noi habbi?.-' mo ereduto eh’ eflb fia ftato pia- gato, & pcrcoflo, &T afflitto da Uio,ma egli e ftato ferito per le noftre iniquita* 8C percoflo per le noftre fcelerita, egli e ftato ca- ftigatoper la pacc noftra ,&C per le battiture di lui fiamo diuenu* B 4 ti CAP, IIL ti Tani, tutti noi comc pecorc čr¬ tamo, ciafcuno di noi alla pro pria m a ii e riuoltb.&il Signor ha fatto concorrere fopra di lui Finiquita di tutti noi,egli e ftato opprefio Sc ingiuriato, Sc nondi meno no ha aperto la bocca fua, come agnello al macello s’era condotto, Sc come pecoi a eh' i' na zi ali tonfori fuoi fta muta^o- fi egli non aprira la bocca ilia, O grande inpratitudine^b CO' (a abomineuole, fč facendo noi profefsione di chrilliani^ inte- dendo che’l figliuolo di Dio ha tolto fopra di fe tutti gli pcccati noftri, i quali eflb ha tutti fcacel- lad col fuo predofifšimo fague,la fciandofi cailigare per noi in ero ce, nondimeno pretendiamo di uolerci giuflificarc, Sc impetra- rc CAP. III. I? re laremifsione de nokri pecca- ti con k nokre opere,quafi che i meriti, la giukitia, ti fangue di Chnito acio kr non baki/e no ui aggiongemo le nokre fozze ginki de, SC macchiate di amore proprio, di intereke, &: di mille uamta,per le qual habbiamo piu toko da domandare a Dio per- dono , che premio, Sc non pen- fiamo alk minacčie che fa fan Paulo ali Galati, i qualiinganati da i falfi' prcdicatori, non črede- do, chc la ginki ficatione per la fede fufle bakateper fe kefla ,prc tendeuano di uolerfi giukifica - re anchora per la legge^albauali fan Paulo dice.Chriko no gio- ua niente a uo‘i che ui ginkifica- ti plalegge , uoifete caduti dal- la gratia, percioche noi con lo B j Spi- CAR III. Spirito pcr la fedc afpettiamo la fperanza della giuftitia, mimd Et fe il ccrcarc la giuftitia, 8č copjrdtio la remifsione de peccati per la o- »e,« ti 8č futuri, come dimoftra fan Pauio agli Heb. cap.vp.ix < x.& fan Gio* nella fua prima Epifto-' la cap. 1 .&T 2 . Onde ogni uolta chc noi per fede applichiamo queftafodisfa ttione diChrifto alf anima nof* tra,godemoindubitatamete del la remifsionc de i peccati 8c per la ginftitia di lui diuetiamo buo n CdC giufti preflo a Dio. Onde dice fan Pauio a gli Philip.haue St* do detto che fecodo lagiuftitia della lcgge era uiiiuto irreprc- henfibiie , foggiongc, ma le cofe che mi crano di guadagnoio ho giudicato per rifpetto diChrifto effer dannofe, anzi giudico che ogni cofa fia danno per la eccel- lentia della cognitionc di Chri^ CAP* III* fto Gicfu lignor mio, pe r lo cui amore ho giudicato ogni cofa cflere dannofa, ogni cola ho in luogo di ffcerco p er guadagnar Chriflo , per clEre ritrouato in lui, no hauedo la mia giuftitia , che cofiffce nelF opere della leg-* ge, maquellache coniillc nella fede di Chrif1:o,IaquaIe giuftitia e d o no ! di dio, dicola giuftitia della fede , accioche io peruen-* ga alla cognitione di lui* O parole notabilifšime,leqna Ji ognichriftiano dourebbe (col pire nel flio cuore, pregado Dio che olie le faceflč guftar perfecta mentc. Ecco comcfan Paolo dimo** fhachiaramente, chechiunque conofce veramenre Chriflo,giu-* dica le opere della legge danno- fe CAP, IIL i* (e inquanto elle fiano lotane dal la fiducia in Chrifto, ncl quale egli deue conftituire tutta la fa- lute fua 8C ilfano confidare in fe ftdlo, SC cflagerando quefta se- tentiafoogionge , che giudica ogni cofaun fterco ,per guada- gnare Chrifto, &: ritrouarfi in- corporato in lui, dimonftrando che chiunque fi fida nelP opere, Sč precende di giuftificarfi con čile, nonguadagna Chrifto, ne fi trouamai incorporato in lui, Et percioche in quefta uerita confifte tutto lo mifterio della fede, accioche meglio intedeisi- mo quello,che egli uoleuadire, fogg^nge SC in culca, cbfegli rinita ogni giuftificatione efte- riore, ogni giuftitia , che fia fo- dacaneila ofteruatione ddlalcg- § e fc CojM. C A P. 111. ■ ge,abbracciandofi con la giudi> tia,che dona Dio perla fetle a co- loro che credono , che in chri^ fto egli ha caftigato tutti i pec- cati nodri, & che chrido come dice lo dedo [fan Paulo, e dato fatto dalui nodra fapientia: dC nodra giudkia, &Tantificatione & rcdentione: accioche , comc c dritto,coliii che fi £]oria,fi ?lo rij nel fignorCjSč non nelle ope> reproprie. E ben il vero, che fi trouano alcune-auttorka della (crittura fanta,k quali fe Tono male intefe parechc contradicono acjueda dottrinalanta di fanPaulo,et che »ttribuilčano la giudificatione £>C remifsione de pcccati alle ope re,8č alla charita.ma qucde auto- rita Tono date gia dichiarate ot- tima- cap* nr. v timamece da alcuni,i quali ham* no dimokrato apertamente^che quelli che le hanno intcfe inque. fto renfo , non Fhanno intefe. Noi adunque fratelli dilettifsi mi, non feguitiamo la kolta op, pinione delli Gallati infenfati, ma la veri ta che cmfeona fan Paulo , 8č diamo tutta la ol 0 ria della nokra giukificatione alla mifericordia di dio, 8č aglime« riti del luofigliiiolo, il quale col fuo fangue ci ha libcrati dallo v.Cor.f. impcrio della lcggc:& daila tira Come J hu nide del peccato,8: della mortc, & ci ha codotti nel regnodi Dio mJcditi* pcr donard eterna felicita, dico one dtfL che ci ha liberati dalF imperio ddlalcgge, perchcci ha donato lofpirito fuo, che ciinfegna og, ni uerita, & hafodisfattopcrfer- Gal. J. P,om.8. Col. 2. CAP . III. tamentc alla legge,& ha donata cotal fodisfattione a tutti i fuoi inembri, cioe,a tutti i ueri chrv (liani, di modo che poflbno co- parere ficuramente al tribunale di Dio,eilendo ueftiti della giu* (litia del fuo Chrifto , 8č libera- ti per lui dalla maledittione del¬ la kgge, Aduncp la legge non ci puo piu accufare 'o condenare, ne ci puo piu irritare gFaffetti, 8č gli appettiti, ne aumentare in noi ii peccato , 8č pero dice fan Paolo che'l Chirographo, il qualc ci e- ra contrario, e (lato fcanzelato daChriflo , 8č annullato nel le^ gno della croce , hauendoci il noftro Chrillo liberati dalF inv perio della legge, pcr confeque- te ci ha liberati dalla tirannide del mato i iiuoi chri- 10 co- unale a giu* bera- edel- i puo ne ci & gli noi il ^aolo c ci e- selato lelle- rloci il lFim- fcCjiie- ;nnide del CAP. III. 17 del peccato 8C defla morte , la quale non cipuo piu tener op- prefsi , fendo fiata fuperata da chriflo per la refurretdone , &C ' per confeguente da noi che fia* mo membri fuoi, di modo che pofsiamo dire con fan Paolo; 8C con Ofca Propheta; la morte e fiata vinta, & deftrutta. Oue e o/ea.ij: il tuo aculeo o morte ? oue e la tua vittoriao Inferno C' Lo acu- le della morte e il pcccato , & la potcntia del peccato c la legge , ma lia ringratiato dio,il quale ci ha coceduto la vitoria per Gielii Chriflo fignor noflro, Queflo e quel felicifsimo fe- me,che ha per cofo il capo al ue- lenofo ferpente, cioe al Diauo- lo , percioche tutti .quelli, che , credono in Chriflo ponedo tut- C to CAP, III, ta la loro h duda nella gratia dl Iui,vincono con Chrifto il pec- cato, lamorte , il Diauolo, Sc F- inferno,Qiiefto e quelbenedet> to leme d’ Abraamo, nel quale hauea promeilb Dio benedire tutte le genthBifognaua, che ci- afcuno leparatamente percote£ le quel horribil ferpete,8diberar fe le fteflo dallamaleditione,Ma quefta imprela era tanto gratie, che le forze di tutto il mondo , raccolte infieme,no erano bafta- ti afopportarla, Adunque il noftro Dio.patre delle milericordie , moilo a co^ pafsione delle noftre milen'e, d ha donato il fuo unigenito figli- uolo, che ci ha liberati dal vele- no delferpcnte, & e fatta nojflra beneditione, dC giuftificatione, pur CAP. III. l8 pur che F accettiamo rinoncianr do a tutte k noftre giuftificatio- ni efferiori. Abbracciamo fratelli dilletit , Ami la giuftitia del noftro lefu S "Tr" chrifto facciamola noftra per Ufima^l mczzo detla fede , teniamo per diuenta re fermo di efier giufti: non per k opere noftre maper i merici di Cr, ^°' chrifto SC viuiamo alkori, Sc ficuri, che la giuflitia di chr/flo annihila tutte le noftre ingiufti- tie, SC ci fa buoni, Sc giufti SC fanti nel cofpetto di Dio, il qua- k quando ci vede incorporati ncl fuo figliuolo per la fede, no ci confidera pni come figliuoli diAdamo , ma come figliuoli ftioi, SC ci fa heredi con il fuo legitimo figliuolo di tutte k rft chezze fue. C z De C A P. IIIL De gli efjvtti ddla viudfede, cr detla anione delt anima con Cbrijb . Anto opera quefi:a fe- de fanta &C viua, che colui', il qle črede che crifto habbia tolto fo- pra di fe li fuoi peccati, diuenta fimile a chrifto, SC vince il peč-' cato, la morte, il Diauolo, & lo Come rex Inferno. Et quefta e la ragione ceuemo la che la chiefa, cioe ciafcuna ani- fmditudi ma fidele elpola di chrilio, 8C nediDio. c brifto e Ipofo di lei . Noi lappiamo il coflume del matrimonio, che de dne diuen- OttilTlet j r*. r r J gona vna medehma cola, lendo c oparan* o o i r 1 one a mo- due in una čarne , oC le taculta flrareino tutte di amendue diucngono co fin pecca * m uni,onde lo fpolo dice, che la m ^ ote ^P°^ a e ^ ua > & la fpo- 0 i- “ fa fimilmente dice, che la cafa et tut> CAP. IIII. n, tute lerichezze dello fpofolb- no fue, dC cofi fono veramente, altramente non farrebbono una čarne come dice la fcrittura fan¬ ta* In quefi:o medefimo modo Dio ha fpofato il fuo dilettifsi- mo figlmolo con Fanima fidelc, la qual non haucndo cofa alcu- na che fufie fua propria fe non il peccato , il figliol di Dio non fi e difdegnato di pigliarlaper di- lettalpofaconlapropria dote , che il peccato, & per la unione, che in quefl:o fantifsimo matri- monio , qucllo che e delFuno e ancora delF altro. Chrifto dice adnuque,la dote delFanimafpo- famia čara, cioei liioi peccati, le tranfgrefšioni dellalcgge,Fi- ra di Dio contro di lei, Fauda- C j tia Mit. uiti. CAP* IIIL cia del Diauolo contro allei, 1 o carcere dclF inferno, SC tutti gli altri fuoi mali,fono deuenuti m poter mio, &fono in mia pro- pria faculta , & a me fta a negotiare di efla come pivi mi piace , SC percio voglio gettarla nel fuoco della mia croce,& ajv nichilarla* Vedendo adunque dio ii fua figlmolo tutto inbrattato de pec cati della fua fpofajo flagcllo uc cidedo fopra lo legno della ero ce, ma p che era fuo dilettifsimo SC nbbidientifsimo figliuolo, lo fufcito da morte e vita, dando> gli ogni podefla in cielo ,&in terra,&: collocandolo alla deftra fua* La ipofa fimilmente dice co grandifsima allegrezza, gli rea¬ lni &C gli imperij del mio dilet> to CAP. IIIL 20 to fpofofono miei,io fon regina & imperatrice del delo , & del- la terra,le ricchezze del mio ma- rito,doe , la fua fantita,la fua in- nocentia, la fua giuftitia, la fua diuinitacontutte le fue uirtu,& potentie fono in mia facnlta,et p cio fon fanta, innocente, giufla, 8č diuina, aleuna macula non e in me, fon formofa , 8 c bella, per cioche il mio dilettifsimo fpofo non e maculato, raa formofo,8£ bello, &fcndo tutto mio,per confeguente tutte le fue cofe fono mie,8č perche quellefo¬ no fante 3 č pure , io diuento fan ta & pura ♦ Comindando adunque dalla innocentifsima natiuita, egli ha con quella fantificato la natiuita > imbrattata della fpofa fua,cocet- C 4 ta CAP. IIII. tam peccato.Lapiienda,& gio** uentu innocente dello fpofo ha giuftificato la vita puerile , 8č giouenik^&TPoperationi imper- fette dellaflia amata fpofa, pcr-* cioche tanto c Pamore,& Funio.- ne che haPanima del uero chri-- ftiano con ilfuo fpofo Chriflo, chefopere di amenduefono co^ muni ad amandue. Onde quanto fi dicc Chriflo ha digiunato, Chriftohaorato, 8č c ftato eflaudito dal fuo padre ha fucitato i morti, liberato gli huomini clalli demonrj, fanato gli infermi, e morto,refufa'tato, afcefo in ciclo: medefimamente fi dice che’1 chriffiano ha fatto quefle medefime opere, perche le opere di Chriflo fono opere del chrifliano, per lui Fha fatte tut> 21 CAP. IIIL' tutte. V eramete fi puo dire chc’l chriftiano e ftato fiffo in croce, Sc fepolto, SC refucitato, SC afce-- fo in delo, SC fatto figliuolo di Dio, Sc fatto partecipe della di- uina natura. DalF altro latotuttele opere , cbe fail chriftiano fono opere di Chrifto, percioche le vuole come cofe fue: Sc perche fono impeferte,et egli e perfetto,etno vol cofa aleuna imperfetta , con la fuauirtu le fa perfette, a fine che la fua fpofa ftia fempre alle- gra SC contenta, SC che no tema, perchioche quantunque le ope¬ re fue fiano defettuofe,fono pero gratea DlO per rifpetto del {uo figliuolo, fopra il quale egli continuamente rifguarda» O immefa bonta di Dio,qua- C y ta CAP. IIIL ta obligatione hailchriiliano a Dio. Non e amore humano tan- togrande, che fi poflacompara-' Bphefo. rc a^ afnor di Dio fpofo diletto del? anima di ogni fidel chrifirh ano. Onde San Paolo dice che Chrifto ama la chiefa , cioe ciaD cuna anima dilctta fuafpofa,&;fi offerfe per quellaallamone del- la croce per fantificarla, purifica dola col lauacro del? acqua per la parola, per congiongerla a fe flcfib , gloriofa chiefa: che non liauelfc macchia, ne creipa alcu- na, ne cofa aleunafimile, mafof- fe fanta,& i rr eprehenfibi 1 e,d oe, fimile a fe firefto in fantka, &in-* nocentia, 3C ver^Sč lcgittima fi- gliuola di Dio ilquale cofi amo il mondo , come dice Chrifto , che diede f unigenito fuofigliua CAR IIIL ** io,affine che ciafcuno , che čre¬ de in lui noperifča , ma habbia vita eterna, perche dio noman- do il fuo figliuolo nel mondo, perche lo giudichi, ma per chi fi ialuiil modo per lui,colui che črede inluijnon e giudicato, Alcnno mipotrebbe dire, in che maniera fi fa Punione di que fto matrimonio diuino r come fi fa quefta copula delP anima fpofacolfuofpofo ChrikoCche certezsa potro haucr io,che far¬ nima mia fia vrnita con Ghrillo & fatta fpofa fuaC' come potro fe- curamente gloriarmi delleric- chezze| fue come di fiipra ha fat- to la ipofaC facil cofa e a me ere- dere, che gli altri liceuano que fto honore, dC gloria, ma che ic ° r*> Come \d* nima fi fa certa cPcj* fer Jpofit di Chrijfa i Aft.tf. Mar. uit.. M atJ. CAP IIIL fiauno di quci,a i quali Dio doni tante grade,non m’el poflo pen- fuadere, io conofco la miferia, Sc inperfettione, Dilettifsimo frattello ti rilpo- do, che la tua certezza confiile nella vera &T viua fede, con la quak,come dice fau Pietro,Dio purifica i cuori. Oitekafedeco-' fiffce in dar credito alPEuangelio cioe,alla felice noua: che e jftata publicata da parte de Dio, per tutto il mondo, doe che Dio ha ufato il rigore deli a iua giuftitia contro aChriflotcafhigandoin lui tutti i peccati noftri. Chiuncjue accetta quejfla biio- na noua, & la črede, veramente ha la vera fede,& gode la remiE fione de peccati, oC e riconcilia^ to con Dio,&: di figliuolo d’ ira CAP, IIII, 23 diuenta fiigliol di gratia,&: ricu pera la imagine di dio, entra nel *' c<}nJ ’ regno di Dio , fa tempio di Dio ,ilqual fpofaPanima col ftio unigenito figliuolo per mezzo di qudla fede, la quale e opera di \-Jio,oC dono di dio,come piu volte dice fan Paulo , & dio la donna a quelli, i quali e {fo c } lia ^ ma a fc pergiuftificarli,& glori- ficarli, dC dar loro vita eterna, come Chrifto teftifica dicendo, quefta c la volonta di colui, che u 0 h. mi ha mandato,che ciafcuno che vede il figliuolo, dC črede in lui, habbia la vita eterna dc io il fufi citaro nel ultimo giorno.Sirnih mente dice,fi come Moife efalto Joha il ferpeme nel deferto,cofi bifo- gna che fia efakato il figliuol delf huomo,acdoche niuno che , Umiu lob i2. e.Iofc.4, CAP. IIIL črede in lui penica,ma habbut vita eterna . Et a Marta difle > čolni che črede in me anchora fe fara morto,viuera , ciafcuno che viue 8č črede in me, no mo¬ rita in eterno. Et alle turbe de giudei difle, lo venni lucenel mondo , accioche ciafcuno che črede in me ,nonrimanga nelle tenebre,&fan Gioa nella fua E- piftola dice. Etinquefto appari la charita di Dio verfo noi, per che dio e charita, & mando Fu- nigenito fuo figliuolo nel mon- do:accioche noi viuiamoperlui, in quefto e la charita, non per che noi amafsimo Dio , ma per che eflo amo noi , & mando il fuo figliuolo propitiatione per ii peccati nofiri, oltre accio lo mando 'a difmiogere gli nemici ww O no- CAR IIII* 24 tioftri: &aquefto fine lo fcce participare della čarne ,&C delfa-Hc&rc. gue noftro, come dice fa Paulo , accioche p la morte diftruggef- fe colui, cke liaueua lo imperio della mote, cioe il diauolo , 8C liberalk tutti queli i qualli per la paura della morte in tuttala vi¬ ta loro erano fuggetti alla ferui- tu* Hauendo noi adunque la te- ftimoniansa della fcrittura fanta di quelle promefle,delle quali di fopra fi c ragionato, & di molte altre, che fono in diuerfi luoghi di efia fparfe non potemo dubi- tare,che cofi non fia,8č parlando la fcrittura gcneralmente ,niun dene dubitarc, che alku non ap- partcnga, quelloche dla dice* ll che acciochc meglio s’inten- da, CAP. IIII. da , confiftendo id cio tutto il Mifterio della Fede : Ponia- mo un cafo , che un Re buono 8č Santo faccia publicare un bando, che tutti i ribelli fecura-' mente ritornino nel iuo regno, i percioche egli per 1 meriti di un i loro confaugnineo haperdona- to a tutti. Btldcom' Certamente niuno delli ribel ( ptrationc li dotirebbe dubitar di nonha-- , uere impetrato veramenteilper j dono della fua ribellione , ma j deurebbe fecuramete ritornare j a cafa fua per viuere fotto Pom- < bra di qnel fanto Re, &C fe non ( uiritornafle,neportcrcbbelape r na,perchiochepcr laincrcdulita ( (liamorirebbe in efi!io Sc difgra t ti? del fuo Re, Qudlo fanto Re r c i il fignor del cielo,&: della ter- < ra CAP* III. to il ra , ilquale per la ubbidientia 8C nia- merito di Chrifto noftro con- tono faguineo , ci ha perdonato tutte un le noilre ribellioni, dC com’hab- ura- biamo detto di fopra,hafattofa« ?no, re un bando per tutto il mondo ii un che fecuramente tuni retornia- ona- mo al regno fuo. Chiunque adunque črede a ribel que(to bando, ritorna al regno n ha- di Dio,dal qual fiammofcacciati 1 per per la colpa dc noftri primi p a - , ma renti, dC e gouernato felicemen- nare te dallo fpirito di Dio, chi non Ponv da fede a quefto bando non go- non de di qucfb perdono generale, la pe ma per la incredulita riman in e- u hta fiiio, fotto allatiranide del Dia- ifcrra uolo & Ullie dC more in eftrema o Pe mifcria, uiuendo 5C morendo in a ter-- difgratia del re del delo, dC del- ™ D la !atem,8čmeritamente 3 percicv j che non pofšiamo far maggiorc i offcfaadio 3 che farlo bugiardo .< Sc ingannatore, il che facciamo i non dando fede alle promefle \ fue. 3 O quanto e graue qucft:o pec i cato della incredulita ♦ La quale 1 quanto e in fe , priua Dio della ] fua gloria 3 & della fua perfetti- one: oltra al danno della pro* 3 pria dannatione 3 & del continuo < cruciato della mente : che fente < in quefla vita la mifcra confae* < tia ♦ Ma alf oppofito colui 3 che fi 3 accofta a Dio co uero cuore neL ] la certczza della fedetcredendo i alle promcfle di lui fenza ima mi i nimalulpitione,tenendo per cer ] to:che tuno qucllo 3 che dio pro- anettcconfcguira;cofi:ui dico da 1 CAR IIIB X 4 cio' gloria a Dio: coftui vmein co- iorc tinua pace: &lm conrinua allc- irdo gressa: lodiido SC ringratiando imo ienipre dio : che Pha eletto alla lefle gloria della vira eterna, hauedo ilpcgno ccrtifsimo, cioe il figlh pec uolo di c ho dio,pcr Ipofoluo^di uale letrifsimo, il fangue del qual coli kila haincbriaro ilcnore* etti- Bc qucfta fantifsirna fede otš pro' ttera una vina fperansa & una [atdtii nuo coftante fiducia della milericoiv VamolčA ente dia di Dio uerfo di noimiuendo p*dreg t * Cele' Sč opcrando nel core,per laqual neraccrti he fi noi del tutto fi ripofiamo in Dio nel- lafciando a lui lacura dinoi: in f r \ ndo modo che fendo feciiri della be" du: ami niuolentiadidiononhabbiamo . -j r cer paura ne del diauolo ne dc i fuoi prO" miniftri, ne dellamorte: SC que* o da fta tarna ferma & animofa Jhdu- glo* D % da CAP* IIIL da della mifericordia di dio di> lata il core, lo incita:& con alcu- ni dolcifsimi a ffetti lo indrizza ucrfo dio 5C Pempie di ardentif Htb.4. omacharita, percio S* Pauloci cshorta che andiamo con fiducia al trono della gratia,& ci confor ta a non gettar uia la noftra fidu cia, la quale ha grande retribii' tione dipremio* Qeft a fanta fiducia e generata fleb.ta. tlel cuore dallo fpirito lanto,che d e communicatoper la fede,ne mai e uacua delPamor diuino:&! di qui procede,che da quejfta ui- ua efFicatia iiamo incitati al bene operare, SC tanta potentia,&: ta¬ ta indinatione accio confequia' mo, che fiamo paratifsimi a fare, SC tolerare ogni cofa intolerabi- le per amor & gloria del noftro GAP. IIII. a 7 bcnignifsimopatre dio, il quale per chrifto d ha aricchitidi cofi abondante gratia 5 C beniuolen- tia , 8č fattici de nemici charifsi> mi figliuoli,Queftauerafeden5 e donata da dio cofi tofto alFhu- omo, ch’egli e fpinto da un uio- lente amore alle buone opere,et arendere frutti dolcifsimi a dio 3c al prolšinio, come ottimo al- bero:fi come'e impoišibile acce- der un fafcio di lcgna ch’egli no Jnandi fuori la luce . Htbr.a Quefta e quella fanta fedc.se- za la quale e impofsibilc, che al- cunopofla piacer 'a dio: &T per la quale tutti i fanti deF uecchio &£ nouo teftamento fi fono faluati: come teflifica S .Paulo di Abra- Rom -4* amo, del quale la fcrittura dice: Abraamo credette a dio:8č gfi fa r> _ Grn.tf. CAP. IIII. imputato a giuflida: Sčpercio dice poco innanti: crediamo a- dimquefhu 0 mogiuftificarfipcv Rom*. lafedefensaPopere dellakgge« Et altrouc diccrcoh' adunque m quefl:o tepo n fono faluate k re> liquie feccndo Felctdone dclla grada: SC per la grada fono fak iiate:adunque non per k opere, per che la grada uon farebbe Ga l ? grada. Et aili Gallad dice: efler cofa manifeftache pla kgge nek funo fi giujdifica apprello a Dio: percioche’1 giuffco perlafede vi ne: SC la kgge non contike nek la fede: ma chi oikruera quek le cofe che efla commanda , vi¬ ti era per detta oileruadone. Et di fopta dice che Fhuomo ^ non fi puo gmkificare per fope¬ re dclla kgge, ma folamente g la CAP. IIII. 29 lafedediGiefu Chrifto. Etpo" co dapoi dice, che fe Fhuomo fi puo giuftificare c la legge,Chri* fto indarno e rnorto. Et a o\{ Romani comparando la giufti> ^ con la giuftitia ddf Euangclio di«,chcquella comiltc n dr opcrare, & qudla Rom. confifte ncl credere , perche fe tu cofelTerai con la bocca tua il fignor Giefu Chrifto^&crederai nel tuo cuore,che Dio Fha fufcj.- tato damorte ,tuferaifaluo,pcr che nel cuore fi crcde alla giufti^ tia,& cola bocca fi cbfcflaallafa- lute Ecco comc chiaramente fari' Paolo dimoftra che la fcdc fen- 2a alcuno aiuto dolJe opere fa F- huomo giufto ♦ Ne folamente s3 Paolo , ma gli dot tori fanti, che D jr uenc^ CAP IIIL uennero dictro allm' hanno con firmata & approuata quefta fa-^ tifsima uerita della giuftiHca - tione per la fede,tra quali e prin Agoftino dpalefanto Agoflino ncl libro dice cheh della fede 8č delfopere, &C irt ?n"fi P ? llc ll° ^P into lcttcra, ec de]foto in t I uell ° ddle ottantati e quefti> givjkfica* oni, & in qucllo clfegli fcriuea ti. PapaBonifacio , &C nd trattato del Salmo xxxi. &C in molti altri luoghi difende quefta fcntentia, moftrando,che per la fede farno muftificati fensa aiuto delle bu^ O one opere, conciofioacofa che dlc non fono cagione, ma cffet> to della giuftificatione , 8čmo-- ftra che le parole di fanto Iaco-- mo fanamente intefe non fono contrarie a quefh fcntentia, la quak ancora deferide Origene - nel ( CAP. IIII. 29 nel quarto libro fopra laEpiflro- la a i romani affermando chc S* Paolo uoglia, che la feck fola fia baftante alla giuflificatione di modo , che Fhuomo folamente g lo creder cimeta giufto,co tut- to che non habbia fatto alcuna opera,conciofiacofa cheilladro ne fufle giuftificatofenzaFopere della legge, percio chelfignore non ricerco quello che per Fadh etro haueflc operato, ne alpctto che operafle alcuna cofa dapoi che hebbe creduto, ma hauedo- 10 giuftificato per la confefsione fola, Faccettb per compagno , douendo entrare in paradifo.Et etiamdio quella femina cofi’ ce- lebratanelF Euangelio di S. Lu- ca 'a i picdi di Giem Chriffco udi, 11 tuoi peccati ti fono rimefsi,&: D f po- Ongf«e, cap. uri. poco dapoi, la tua fcde t’h'afal> uata, ua in pace ♦ Poi foggionge Origene, in molti luoghi delF Buangelio fi vede che'l iignor parlo di modo che moftraua che lafedefecagio ti e della falute del credcnte. A.- dunque Fhuomo e giuftifkato p lafedc,aila qual niente giouano le opere della legge,alFincotro done non e la fede, laqual giir* jdifica il credcnte,qiiantiinque F- huomo habbia le opere che co-- manda lalcgge ,nondimeno p- che eflc non Tono edificate fopra al fondamento della fede , bei> Lrf fčde e che in uita dano buone, ! non po- figtucolo fono giullificare colui che le fa, Ma giu* mancandoli la fede,che e fegna- co j Q q ue m c ] ie f ono oiultifi * ne. - j J & Bf 6 4 . catidadio, Et CAR IIIL 30 Et chi fara colui, che fi pofia gloriarc della fua giuftitia ude- do dire a Dio p ll ProphetatOg- ni noftra giuftitia e come un p5- no d’una temina menftruatarA- dunqiie efolamete giulla la glo- ri atione nclla fede della croce de Chrifto.S.Bafilio nella Homelia della humilita efpreflamete vuo le , chel chriftiano fitenga piu- fto folamente per la fede in Chri ftoje parole fue fono quefte:dfi ce FApoftolOjChi fi' gloria fi ?1 0 , rrj nel fignore,dicendo che Chri fioe /lato farto da Dioanoifa pientia, giuftitia & fantificatio ue,&f redentionetaccioche fi co me e fcritto, chi fi gloria, fi glo rrj nel fignore ♦ Percioche qnefla c la perfetta 8č intiera glroriatione inDio , ejuado fhuomo nori s’inalza per k gloria deh htiomo e gloriarjt iriDiopet Chrijk, CAP. mi¬ la propria giuftitia., ma conofce, che 1 i manca la uera giuftitia, 8C che perla fedefolain Chriftoe giuftificato, & Paolo fi gloria di difprczzare la Ria giuftitia,& di cercare perla fede in Chrifto la giuftitia,cheuiene daDio,{anto Hilmo Milano fopra fan Matheo nel canone nono dice qucfte parole ifcribi fepcrturbano che’l pec^ cato Ra rimdTo d’un’ huomo, percioche confiderauano GieRi Chrifto folamente come huomo Sč ch’egli hauea rimefto quello, che la legge remettere non po- teua, percioche la fede fola giu- ftifica. Ambrofio Santo Ambrofio iiponendo Ro«. 4* quelie parole di fan Paulo a co- lili che črede in quello , che giu- ftifica Fimpio, egli e imputata la fede CAP. IIH. fede fua a giukitia, fecondo il propofito della gratia di Dio come ancora dice Dauid , la be * atitudine delF huomo al quale Dio irnputa la giuftitia fenzaf- opere,S. Ambrofiofcriue coli jfb pra quefte parole S. Paolo dice che a colui che črede in Chrifto cioe al gentile e riputata la fede fua a giuflitia, fi come ad Abra- amo, In che maniera adunque i oi u dei per le opere della legge pen- fauano giumficarfinella giuftifi- catione di Abraamo , uedendo che Abraamo non fu giuftifica- to per le opere della legge , ma iolo per la fedeCadunque la legr- ge non e neceflaria, conciofiaco- la che Fempioper la fede folae giukificaco preko a Dio fecodo il cap nit i\ propofito della grada di Dio* Cofi dice efiere fhto determina- to da Djo ,x che ceflando la leg- ge, Fingiulto per falute fua di- manda folamente la fede della grada di DiotCome dice ancora Daiiid.FApoffcolo coferma que- lo che ha detto c5 Fellempio deC Prophcta, labeatitudine delFhn omo, al quale Dio imputa giu- jfiritia fenza F opere, intende Da- uid, che coloro fono beati del¬ it quali dio ha determinato che fenzafatica,8č fenzaalcuna o (kr uatione,per la fcde fola fiao giu- ftificati prefio 'a Dio, Adunque cgli prcdicalabea¬ titudine del tempo, nel qnale'e nato Chrifto,{i come dice eflo fi- onoretmolci giufti &Prophetti fianno volu to uedere le cofe che CAP. IIII. & iioi uedcte, SC non hano veduto 8C udir le cofe che uoi udite, 8C no le udirnoJl medefimo, Anj- brofio efpončdo il primo Capi* della prima Epik. alli Cor.dice apertifsimamete che chiucp erc-* de in Chrilio, e giudificato feza opere , fienza merico alcuno, riceuendo pcr la fede fola la re<- anifsione de peccatL Quedo ideffo afferma in una Epidola ad Ircneo co quedepa- tole , niuno li glorfi delf opere, per che niuno e giudificato per k die opere, ma chi c giudo ha la oiuditia indono , per che e giuflificato per C H R J S T O. A.dunquc la fede e quella che li- bera pcr lo Sangue diChrido, perche čolni e Beato, alquale il pec- CAR lilI* peccato c rimeffo SC donato il Bemr ^pcrdon°. Et fan Bernardo fopra la cantica ncl fermone.lxxvipco ferma il medefimo afkrmando che i meriti noitri non hanno parte alcuna nella giuftificatio«- ne , la quale fi dee tutta at tri bub re alla gratia, la qual d fa giufti gratis , & in quefi:o modo čili- bera dalla feruitii del peccato, & foggionge che Chriilo ipofa f anima 3 & feco la unifce per la fe de, no interuenendo alcun me- rito delle opere noftre. Come per ]Vl a per non efier molto lun^ ^ ec ' v ^go,faro line alle allegationi,qu a . meriti di do pnma hauero detto una belil chrift.svfima. fententia di S. Ambrofio , gularfii* nel libro che li intitola di lacob, nu cm* & dclla ujta beata , dice queko P* rutlone famo huomo, chc fi come Iaco^ Cen. 27 . ^ C A P. IIIL n bo no haucndo pcr fe fteflo mc> ritato la prima genitura , ii oc- cukb fotco Fhabito del ftatello, & fi orno della uefte di lui, la- qual mandaua un fuauifsimo o- dore, dC in qnefto modo s’appre fentb al padrepcr riceuere con fua utilitala beneditione fottola altrui perfona, cofi e neceflario, che noi ci veftiamo della giuftj, tia di Chriftoper lafede, & c i occultiamo fotto lapreciofapu^ rita del nofiro fratelloprimoge- nito , fe vogliamo eilere riceuu- ti per giufti nel coipetto di Dio, & certamcnte quefto e il vero, perdoche fe noi copariremo in- nazia Diononveflitidellagim ftitia di' Chrifto, fenzadubbio alcuno faremo giudicati tuttiin- guifti, & degni d’ogni fuppli- E do. CAR II IL tio. Ma fe alF incontroDio d vedera ornati della giuftitia di Chrifto, fenza dubbio d accet> tera per giufti, Sc fanti, S>C de* gni della uita eterna ♦ Et certamentefegrande teme- rita quella di coloro,che prete- dono di peruenire alla giuilifi- catione per Pofleruaza de gli co- mandamenti di Dio, iquali tut,ti Mat. n. ficomprendono nelfamar Dio contutto il cttore, con tutta Pa- nima , & con mtte le forze, 8dl Kofi puo profsimo comefe medefimo ♦ gloriare Chi fara aduti que cofi arroga- akunodi ^ m etecatto che ardifca dar- ferudtala credere, d’ ofleruare intiera- leggedi mente quefh duoi preceni? 3C Dio . che no ueda che la legge di Dio : pfa *4 Z - richiededo dalf huomo una per , pro.iO. f C fta dikttioncj condanna opni , t~> 1 inv io ct ia di :cet> -de-* :me- 'ete- rtiH- i co Dio iTa^ 861 >ga- dar- era- r & Dio pet •oni inv Cap, iii i* 34 impcrfettioneCSc: confideri adu- que ogniuno le fue operationi, lcquali in parte gli paiano buo> ne, 8 č troucra cfrefle piu tofto fi debbono chiamare tranfgrefsio- ni dclla lcgge fanta, conciofia- cofache fono operationi impu- re 8č imperfette. Di qui rifonano quelle voci di Dani d , Non intrare in giu- ditio col feruo tuo, perchc niun viucntefara giuftificato nelco- Ipetto tuo , fct Salamone dice , chi ptio dire,il cuor mio e mon> do? & lob efclama, che cofa eP> l0 &- ** •Hiomo, percbe egli tia immacu- lato, 8č apparifcagiuftoil nafci- Uto dclla fenu na ? Ecco che fra 1 fanti fuoi niuno eimmutabile , &C i cieli non fono mondi ncl c ofpetto fiio;Qwanto piueabo- B % mine- tm:u No hanno i fanti me riti da do* ture. L ul. 17. CAR IIII* mineuole, & inutile f huomo: il quale, beecome FacquaFiniqui> ta.S.Gioan* dice/e noi diremo di eller fenzapeccato , s’ingan-' naio.Et il fignor infegnorche di cefsimo ogni voka che noi ora^ uamOjrimetti a noi i debiti no^ ftri* Di qui fi puo raccogliere la Hultitia di coloro , che fanno mercatantia delFopere loro pre^ fiimendo con efle di poter fakia' re nonpur fe medefimi, ma eti' adio il pišimo: come fe il fignor non dicefle ♦ Quando hauerete fatte tutte le cofe, che vi fono ftate comandate: dite: noi fiamo ferui inutili . Quello che eraua^ mo obligati far e 3 habbiamo fiat' to* Eccoche quantunque ofler^ ua£ CAP, IIII. 35 Uafsimo pef fettamente la legge di Dio: ci doucremo giudicare, &chiamare ferui inutili.Hora ef- fendo tutti li huomini lontanif- fimi da qucfta perfetta ofleruatE one,ardir non dic alcuno di alo riarfi di hauere aggiunto tanto cumulo de meriti alla giufta mi- fura , che n’habbia da donare a gli altri ♦ Ma ritornado al noftro pro>- polito, cofideriil peccatore ar- rogante: il quale facendo alcune opere nel conlpetto del mondo laudeuoli, credette di giuftifi" carfi' nel cofpetto di Dio, confi- deri dico che tutte le opere, che Vengono da impuro cuore &im naondo fono ancho efle immo- de 8č impure , oC per con(eque-- te non poflono efler ne grate a E ? Dio Mrfr.i. CAP. II IT* Dio ne efficaci 'a giuftificare* Bifogna adunque primapu-' rificare il cuore: fe voliamo che le nolfre opere piacciano 'a Dio, Sda purificatione cofiffe nella fe de: come affermalofpiritofanto per bocca di S. Paolo, non bi- logna adirque dire che Phuomo »ngiufto & peccatore: per Pope-- re fue diuenta giufto ŠC buono, grato a Dio: ma bifoona dire che la fedepurifica li nouri cuo^ ri da tutti peccati, d fa buoni &č giufti & grati a dio* Er per confeguente , fa che le nolfre opere quantunque imper fetre 8C defettuofe, piacciono a fua maielVa, perche eflendo noi per la fede diuentati figliuoli di dio,egli cofidera le noftre opere cgme padre mifericordiofo, et con CAP* III* tlon come feuero giudice, haue- do compalšione alla noftra fra- gilita,& confiderandod come mcmbro del flio primogenito fighuolo, lacui giuftitia &per- fettione fopliiTe alle noftre inv mondicie & imperfetioni, le- quali ftado coperte fotto la puri-* ta 8C la innocentia di chrifto no ci fono imputate,ne vengono al giuditio di Oio. Di qui auuiene che le noftre Com fa opere procedeti dalla verafede P erede fc* quantunqj liano p er fe ftefle inv pure Sč imperfette ,tutta uia fa- pfotipU* ranno lodate, & approvate da tiono s * Chriilo nel giuditio uniuerfale: D ‘°* in quanto faranno frutti & tefti nionti della noftra fede ,per la- dualle ci faluiamotperche haue- oo noi amato Ii fratelli di Chrv M E , fto CAR IIII. flo.,dimoflraremo chiaramente, che noi ancorafiamo fiati fideli 3C fratelli di Chriflo,& per la fe- de faremo introdotti nella per- fetta pofTefsione del rcgno eter- no, che d ha apparecchiato il noflroDio infino dallacreatio^ ne del mondo, non gia per i no- flri meriti, ma per lafua miferi- cordia, per laqual ci ha eletti,Sd chiamati alla gratia delP Euage- lio , & ci ha giuflihcati per glo^ riarci in fempiterno con il fuo unigenitofigliiiolo Giefii Chri-- flo fignor noflro, & noflra fan- tificatione, St noflra giuflitia: ma non gia di quelli che non no liono confeflare, clVella fia bafla- te perfeflefia 'a farPhuomogiu^ flo & grato aDio: il quale per lafuapaterna beneuoletiaci of- £t' CAP. 11II* 37 ferifce 8č donaChriflo con la (ua giuftitia fenz’ alcuno merito dellc noftre opere * Et che^cola puo opare Phuo- motche«* meriti tanto dono,et theforoquato e chriftoCOuefto theforo fi da folanrente per ora- tia , &C fauore & mifericordia di Dio : 8C la fede fola 'e quella che riceue cotal dono , & d fa godere dellaremifsione de pec- cati,& perdo quando fan Paolo & gli dottori dicono, che la fe- de fola giuft-ifica fenza le opere: intedonocEellafolacifa gode¬ re del perdono generale, oC ci fa riceuere chrifto, il quale, come dice fan Paulo , habita ne i cuo- ri per fede, il quale ha fuperato i terrori dellc cofcientie , fatis- fatto alla giuftitia dimna per gli E ? peč¬ in cbe wo« do la fvde gwftificd. E phc.}. t.Tim .x. CAR IIIL peccati noftrijdlrmto Fira di dio contro a noi &C il fuoco delFin- ferno: nel qual ci precipitaua la noftra deprauatione naturale &C ha difttutti i diauoli con tutta la loropatefta<3d:iiania,&d ha ac> quiftato il regno diDiode qli co fe tutte le opere che poflonofar tutti li huomini infieme non po- tranno cofeguire ne fare,. Qi,iefta gloria: quefta poten- tia eriferuatafolo al figlmolo di Dio,cioe, chrilto benedetto, il- qualee potetifsimo fopra tutte le potende del delo, della terra &C dello inferno, & doiiafe con tutti i fiioi meriti 'a quelii,che di- fperado di fe flefši pongono tut¬ ta laloro fperanzadiialuarfim lili, 8t nelli meriti di lui. Et perbo niun s’inganni, qua- do CAP. IIIL 5 s do ode dire, che la fede fola fen- zale opere giuififica, ffimando egli come fanno i falfi chriftiani, quali tirano ogni cofa al viuere carnale,che la fede vera confifte nel credere alla hiftoria di Giefu chriflo, nellamaniera, che li čre¬ de a quella di casfare,&: di Alef- fandro, quefto modo di crederc e una fede hiflorica, fondata in mera relatioe di homini & ferit- ture,& imprefla legiermete nelf animo per una certa ufansa,8č e fimile alla fede de turchi: iquali per quefte medefime cagioni crc dero alle fauole delf Alcorano. Quefta cofi fatta fede e una imaginatione humana, chenon innoua niente il cuor delf huo- mo, ne lo rifčalda delf amor di- uiiojtio feguendo akunabuo- ti & l Rom6. CAP. IIIL na opera della fede ne nuoiia vu ta , 8č perdo dicono falfamente contro alla fcrittuta fanta, 8č a i fanti dottori della chieia fanta, che la fede fola no giuffifica,ma- che ci bifognano le opere. Alli- quali rilpondo,che quefta hifto^ rica 8>C vanilšima fede con le o> pere , che gli fono aggionte, no pur non giuftifica , ma precipita nel profondo delFinfernoleper fone , come quelle,che nonhan- no olio nelli vafi loro, cioe viua fede ne i cuori: la fede che giii" ilifica e una opera di dio in noi per la qual il noftro huomo vec> chio ecrocififld,& noi tutti traP formati in chrifto diuentiamo nuoua creatura^ figliuoli cari¬ zmi diDio. Oj-iella diuina fede e quella, che CAP. IIII. che ci inferiiče nella mortc & nella refurettione di Chriifo, &C per confeguente ci mortificala čarne con gli effetti, dC con le concupifcentie 3 per che conofce- doci noi per la efficatia dellafe- de morti coChrifto, cirifoluia- moconnoimedefimi &colmo' do, 8C intendiamo ch’ali morti Co!o f*' conChrifto appartiene di morti- ficarc i loro membri terreftri 3 ci- oe gli affetti uitiofi delfanimo 3c gli appetiti della carne 3 &T cono- fcendoci refiifcitati con chrifto, attendiamo 'a fare una vita ipiri- tuale & fanta, & fimile 'a quella, nella quale viueremo in delo, dopo Fuldma reflirrettione, Quefta fantifsima fede facen- doci godere del perdon genera¬ le , che puhlica lo Euangelio & ci CAP. IIIL d introducc nel regno di Dio, SCci padiica le cofcientie,&: ma- tiene inunaperpetua allegrezza fpirituale dc fanta♦ Oliefta medelima fcde ci und fce con Dio, 8C fa che egli babi- ta ne i cuori noftri,& vefte Pank ma noftra di fe fkcflo , &per co' feguente lo Ipirito fuo d motie a quelle medelimecofeallequali moueua chrifto mentre ch’egli conuerfaua congli huominfdd co alP humilita,alla manluetudd ne,alla ubbidietia di dio,allacha rita, alle altre perfettioni per le quali recuperiamo P imagine di dio. Aduncp meritamenteChrk fto attribuifce la beatitudine a quefta fede infpirata,laqual bea¬ titudine no puo ftar Peza le buo- ne opere , &C la fantka, Etcome puo dfer vero, chc’l chriftiano non CAR ni L 40 non fia (anto, fe per la fedeChri- fto diuenta lua fantificationer Adunqj per la fe de fiamo o i u - fti &fantf&percio quafi fempre P y f°,?r- S - Paolo chiama fanti qiKlli,chefcl“',f" noi chiamiamo chriftianfi cjuali chi chora la fede chriftiana, & f ac - cia mftantia con la oratione a Dio, che gli la dia dicendo.Sig- nor aiuta la mia incredulita : §<: lidcndo dire che la fede fola giu ftifica, non s’inganni diccndo , che bifogno e che io mi affatichi nelle buone opere ,bah:a la fede 'a mandarmi in Paradifo: alqua- leio refpondo , che la fede fola nianda in paradifo,ma che auer- tifca,che gli demoni} achoracre» I fero St miferabile, St pouero St deco St nudo . Io ti perfuado a comprare daDio oro affocato di fuoco, cioe la vera fede affocata di buone opere, accioche tu di- ticnghi ricco ,St ti vefti di vefti- menti bianchi, cioe della inno- centia di Chriflo, accioche non appara la vergogna della tua nu dita, cioe la bruttura delli tuoi peccati. Aduncj? la fede chc giuftiGca e comeunahama difuoco,laqual no puo fe no rilpledere, $4 come / e ve- u 1C X' di ii> ► a di ta IU :i' 3- >n m □l ca al cap. im. 4 * e Vero che la fiammafola abbru«- fcia illegno fenša Paiuto della luce, & notidimeno la fiamma non puo efler fensa luce : coli c ueroche la fede folaeftingue.eC abbjiileia i peccari lensa lo aiuto delle ope,et no dimcno čjjftafede no puo efler feza le btione opc, perche fi come vedendo noi una fiamma di foco, che non luce co- nofciamo quella efler dipmta &C Vana.tSt c o fin o vedendo noi in •alcuno la luce delle buone ope¬ re , e fegno che quel tale non ha h vera fede infpiratafla qual dio dona alli luoi eletti per giulfi- ficari SC glorificarli. Lefirti* Et tcngo per fermo che S+tiechsM* Ciacomo incefe quefto quando dicea,mofi:rami latua fede dalle *P ecom ' M °pere uie, & io ti moflrero dah ‘" n sn F x U le Z' CAR IIIL le opere mie la fcde mia: interi' dendo, che colui il qual attende alFambitione & piaceri delmo' do, quantuncp dica di credere, non črede, poi che non moilra infe gli efFetti della fede* P6fsv amo anchora afšimilare quefla satilšinia fede che giuftifica, alla diuinita, ch’erain lefu Chrifto, il qual ellendo vero huomo, ma fensa peccato, operaua cofe fhp pende, fanando gFinfermi,ilki' minando i ciechi, caminando fopra alFacque , 8c. fulčitando i morth M.a]t[uefte opere miraco' lofe non eranocagione,che chri ftofufle diotinansi che operaflč alcuna di quefl:e cofe,egFera dio cffigliuolo leggitimo, & unigC'' nito diDio, Sčnongli era ne' ceflario per efler Dio, operare C O' CAP IIII* 43 zn' cotali miracoli, raa per che egF ide era Dio gli operaua: onde que- ao' fti miracoli non faceuano,che re, chrifto fiifie Dio , ma dimoHra* tra iia*?che egli era vero Dio * <(si' Cofi la vera fede uiua, e una :fta diuinita nelf anima del chriftia- lila no, il cjual opera mirabilmente, (to, ne mai fi trdita ftanco dalle buo- ma ne opere; ma quefte opere non \\\' fonocagione cliel chriitiano fia 11«'' chriftiano, cioe giufto, buono, ido fanto, gratifsimo a Dio: & allui lo i non era neceflario per diuentar c o' tale , far cotali opere , ma egli p hrt che e chriftiano per la fede: co^ aife me chrifto huomo, per la diui^ dio nita era Dio/a tutte quelle buo- ne operationnOnde qucfte buo ne^ ne operationi no fano ch#l chri 'are ftiano fia giufto 8 >C buono, ma c°' F 3 di- CAR IIII * dimoftrano che egli e buono 8č giufto. Aduncp fi come la diuinita di chrifto era cagione di fuoi mi-' racoli, cofi la fede operando per dilettione, e cagione dclle buo- ne opere del chriftiano, 8č fi co me fi diceua di chrifto egli ha fatto cfuellt), Sč queft’ altro mi- racolo, & tali miracoli 5 oltra che glorificauano Dio.furono acho- ra di grandifsimo honore a chri lbo coirfhuoniOjil^nalc cflendo ubbidiente infino alla morte.fu da dio premiato nella rcfiirretti- one,cfTendoli dato ogni potefla in cielo 8č in tetra, la qual inaiv ci come huomo non haucua, 8C qneflo merito per la unione 3 che ha il uerbo diuino co Fhumank sa di chriflo ; cofi fa lafedenel chri- \ ■> CAP* HIT* 44 chriftiano, Iaqual per launione, che ha con Fanima, qudlo che 'c delF uno s’attribuifce alf altro • Onde talhora la fcrittuira fanta promette al chriftiano la vita e- terna per le buone opere itie ciochele buone opere fono frut- ti, SC teftimonio della fede vi- ua, SC procedono da lei, comc la luce dalla fiamma del fuoco, come habbiamo gia detto di fo- pra. Et quefta fantifsima fede ab- braccia Chriito, SC lo uriifce co Fanima, 8 C tutte tre.cioe la fede, Chrifto , SC la anima , diventa- no una cofa ifteila, d^modo, che quello, che merita Chrifto/ani-* t >nantedefimamente il mcritatSC - pero dice fanto Agoftino, che \ Dio corona in noi i doni fiioi * > / p 7 Dl 0*«^ ftri ik*. Hil ti i Niiif tHM. 1X0 »Ut C*rc **' mo ancora per Chrifto una cofa fola con Dio. O gloria jftupen- da del chriftiano,al q Ua l perla fe de e conceduto di poileder quel le ineffabili cofe, le quali defide- rano gli ^.nge li di uedere. ’ T Da queltiJragionamčti fipuo *&**•”"' cliiaramente conolčere la diffe-* rentia , ch’e tra noi SC quelli che defedono la giuftificatione del- la fede &delle operetin quefto fiamo conformi,che noi anchora ftabiliamo le opere, affermando che la fede che giuftifica , non puo eflere fensa buone opere, Sč | dicono che gli giuftificati per la ‘ fede fono quelli, che fannole o- F ? pere i- ti CAP. IIII* pere, che veramentc fi poflono chiamare buone. In quefto fia-- mo differenti, che noi diciamo, che la fede fenza lo aiuto delle opere giuftifica , &C laragione c in pronto, perche noi perla fede ei veftiamo di Chrifto facendo noftrala giuftitia & fantiča j(ua: &C eflendo vero , che per la fede Guli, cie donata lagiuftitiadiChrifto nopofeiamoeffertanto ingrati, ciechi& impi],che crediamo,che ella fenza le noflre opere nonfia baftante a farci grati & giufei nel cofpetto di Dio, & diciamo con P Apoftolo, s’el fangue de i tori, S>C de gli becchf & la cene* re dcllagimienca fparfa,fantifica m. 9 . na gli maculati quanto allapu-. rificatione della čarne, quanro piu il fangue di C H RIS T O > iU | CAP. IIIL 45 qual per lo fpirito eterno, haof- ferco fe fteflb immaculato aDio, purgera la cofcientia noftra dal- le opere morte per feruire 'a D10 uiuente ♦ Hora giudichi il pio chriftia- D«e opi« no , qual di quefte due opinioni nioni M* fia pili vera,piu fanta, & pi u de- g ''# C4,s gnadieflere predicata o la no- °" e ’ lira che lllufira il Beneficio di Chrifto , & abbafla Y arrogantia humana, che vuole efaltar le fue * opere contra la gloda di Chri- fto:bPaltra la quale dicendo che la fede per fe ftefla non giuftiH- ca, ofcura la oloria, & il benefi¬ cio di CHR 1 STO,&inalza la fuperbia humana, la quale no puo patire di eflere giuftificata gratis pcr Gielu Chrifto fignor noilro* Ofa CAR IIIL Dubbio . Oh mi diranno e pur grande incitamento alk buone opere, ji dire, che Phuomo pere{Ier 3 fi-' fa giufto appreilo a Dio. Riipo- do:che anchora noi cofefsiamo, che le buone opere Tono grate a Dio,&:ch , egh'per mera fua Iibe- ralita le remunera in paradifo: ma diciamo, che quelle (ono ue- ramente buone opere, come di- ce anchora ianto Agoftino, le- quali fono fatte da gli giuftifica- ti per la fede , pehe te Palbero no 'e buono,non puo farfrutti buo- mr.n- ni: oltrcche i giuftificati per la fede conofcendofi giufti per la giuftitia di Dio ( eh’ 'e feguita in chrifto ) no fanno mercantia co Dio delle buone opere, preten- dendo co efse di comprar da lui la giuil:ificatione,ma infiammati delf- CAP, IIII* 47 delPamore di Dio, 8>C defiderofi di glorificare Chrifto, il qual gli ha giuftificati donandogli tutti i fuoi meriti, & tutte le fiie ric- chezze,attendono con ogni ftu- dio'a fare la volSta di Dio,& co battono virilmente contro allo amor proprio.&contro al mon- do, &C al diauolo:&: quando ca- dono per fragilita dela čarne,ri- furgono tantopiu difiofidibe- ne operare, tanto piti mamo- rati del fuo Dio, confiderando, che lipeccati non gli fonoim- putati dallui per la ioro incorpo ratione in chriflo,il quale ha fo- disfatto per tutti i membri fuoi ful legno della croce, &fempre intercedeg efsi appreflo al padre eterno,il qual per amor dclfiio unigenito figliuolo gli rifguar- Rojk. CAP. IIIL dafempre con volto phcidifsf- mo, & li regge 8C difende co^ me carifsimi rigliuoli,8£ alla fine gli donera laheredita del cie~ 10 , facendoli conformi alla glcv riofaimagine di Chrifto* Quefi:i incitamenti amoroli fono quelli, che mouono i ueri Rom.8. chriftiani alle buone opere,i qua 11 confiderando, che fono diue- tati pcr la fede figliuoli di Dio, &partecipi della natura diuina, fono incitad dallo fpirito fanto t.M.t. che habbita in cfsi, a viuere co- me fi conuiene a figliuoli d’ un tanto fignore, & fi vergognano di nonieruareil decoro della lo ro celefire nobilita,&' pero met- tono ogni ftudio nclla hnitado- nc del loro primogenito fratello Giefu Chruftojiiiuendo in foni- ma CAP, IIIL 48 ma humilita 8C manfuetudine, cercado in ogni cofala gloria dl' Dio, ponendo P anima per gli fratelli, facendo bene alli nemi- ci, gloriaridofi nelle ignominie dC nella croce del noftro figno- re Giefn Chrifto,&diconocon Zacaria; noiiiamo liberati dalle mani de i nokrri nemici, accio - chafenzatimore feruianio 'a dio in fantita,& in giuftiria nei con- fpetco di lui tutti i giorni della vita noftra*Dicono con S, Pao¬ lo la grada del fignore e apparita accioche abnegataogni impieta mondani deliderrpcon fobri- eta, fantka , 8č pleta vinamo in cjuefto fecolo,aipctandd la beata Iperaza,&Papparitione della glo ria del grande Iddio &Tfaluato- re noftro GiefuChriilo. QueHi5<: akri Omili pefleri 8č dc- Gctl.6, Lmc.%. Titum.a? v Rom, p. Cat. j. CAR 1111» dcfiderfi: & affettio^a la fede in lpiratanelli animi de fuoi giufti Hcati, 8č chi non lente nel fuo cuore in tutto , o in parte queili diuini aftetti 8č effetthma e de- dito alla čarne & al mondorcčjja per fermo cffegli non ha ancho- ra la fede che giuflifica ne eme- bro di chrifto,perche non ha lo fpirito di chrifto , per confe- guente non e di chnflo, Sč chi non c di chrifto, non e chriftia- no. Aduncp cefsi hormai la pru- dentia humana dalF oppugrnare la giuftitia della iantifšima^fede, 8č diamo tutta la gloria della no lira oiuftificacione a i meriti di chrilro delqualci veftianio per- la fede. CAP. V. Come il Cbriftiano fi vcjk di C hrijb. ET i £=sfci£r.- - r> CAP. V. 4 <> T benche per le cofe dette di fopra fipofla af fai chiarameute inteiv ___ dere, come il chriftia* no ii veite di chnfto, non dime' no ne vogliamo parlare alquato fapendo che 1 ragionar di chri' fto,& delli doni fuoi alpiochri^ ftiano non puo mai parer ne lu> go, ne molefto, quantuncp fuf- fe rcplicato milic volte * Dico che'l chriftiano conofce chrifto eflere flio pfede con tutta la fua giuftitia,satiia.&inocetia,&fico me alcuo fi vcftc d’ima belifsima et preciofa uefte,quado vuole ap prefentarti' al cofpetto di un fig-? nore, coli il chriftiano ornato & coperto delF innocentia di chrifto, dC di uitte le ftie perfe^ tioni, s’aprefenta innanzi a dio ' G ft'- >>• CAP. -'V* ilgnor dclf uninerfb, confidan-' < dofi nei meriti di Chrifto nori < ^ltrimčti che fe dfo hauefle me> « 'ritato,& confeguito tutto quel- j lo, che Chrifto ha confeguito i & meritato ♦ < - La fedecertamentefachenoi « poflediamo chriftoj&tutto quel lo che e di lui, come ciafčun di noipofsiede la fua .Fpria vefte, ] & percio il veftirfi di chriilo , 1 altro non e,che tenerepcrfermo i che chrifto fia noftro , come ve-« i ro e,fe noi il crediamo,8č creder chc per quefh celefte vefte no j fiamo grati, ec accetti nel cofpeto di Dio , percioche e certifsimo che cgli come ottimo padre d ha donato il fuo figliuolo, 8č vuole che ogni giuftjtia fua , & tutto quello, ch’egli c, & puo 8c ha - ope<« C AP. "-Vi l* Operato fia di noftra giimTdici- rt One: di modo che d fia lecito di :> gloriarci,come fe noi con le pro l' ^rie forse fhauefsimo acquifta- 0 to 8t operato: chiunqiie cio ere-' de.trouera fensa fallo verifsimo d! quello che črede, come di fopra el habbiamodmioilrato. Adunque ll chnftiano dctie z 9 hauere una ferma fede,3č periua ) , fione,che tutci i berti,tuttc le gra 10 tie,5^1e richczse di chrifto Tono e-* ftie , perchiochc hauendoči Oio R otnX er donato chrifto, come puo eflcre 01 che nonci doni ogni cofacon to luif fe qucfto e vero,come 'e ve* 10 ro:il chrilhiano puo dire con ve¬ ha rita, io fono hgliuolo di Dio, >lc chrillo e mio fratcllo io so figno to re del cieloSčdella terra,& delF- ha inferno,&T dclla morte, 8c della Ifcgge, pcioche la legge non mi G z puo P A P. V. puo accufare ne maledire, eflen- dofatta lamia giuftitia del mio chrifto ♦ Queftafede e quella fola, che fa denominare Fhuomo chriftia no,8čil uefte di chrifto, coe hab- biamo detto, SC quefto fi puo chiamare propriamente mifte- rio grande, fotto alquale fi con- tengono le cofe marauigliofe,3č inaudite del grande Dio, lequa- lino poftono penetrare nel cuor delFhuomo , fe Dio non lo mo- lifica con la fua gratia,come pro- mette di fare per bocca di Eze- chiel dicendo ♦ Daroui un cuo- re nuouo, Sc uno fpirito nuouo porronelmezzo di uoi,& leua- ro uiail cuor di pietra dalla čar¬ ne uoftra , Sc daroui un cuor di čarne ♦ Colui adunqj, il qual no j ere- P A P. V* ' črede inčjfto modo,cioe che chri > fto fia fuo co tutti i beni che egli pofsiede, coftui dico,non fi puo s chiamare uero chriftiano,ne ma i a potra hauere la confcientia alk* gra 8C pacifica, ne mente buona » & feruente al bene operare , 8č > manchera facilmente dalle buo- i" ne operationi, anzi nonlepo- £ trk mai fare veramente buone. Quefta fola fede, 8c fidima •c che habbiamo nclli meriti di chriflorfagli huomini veri chri- ftiani, forti, allegri,giocodi, in- namorati di Dio, proti alle buo- ne opere,pofleilbri del regno di ° Dio, 8č fuoi carifsimi figliuoli, a ' nelli quali veramente lo (pirito r ' fanto habbita. Qual animo e co- ti fi abietto,uile & freddo, che co-* \o fiderando Fineftimabile gran- z ' G 3 dez- CAR W dcsza del dono , che d ha fatto diOjdonadod il fuo dilettifšimo figliuolo con tntte k fue perfet* doni, nons’infiami d’uno arde - tifsimo defiderio di cffcre fimile chrijbrf- a | u j n ellc buonc operationiC' cC fenpiodd p enc j 0 C gli jftato dato a noidalpa ri J bano dre , anchora per eflempio , ncl qual dobbiamo fempre rilguaiv ».Peti. dare formando di manicra la vi ta noftra, che ella Ga un retratto dalla vita di chrifto , pereioche, conie dicc Santo pictro:Chrifto ha patito per noi Jafciandoci cf* fcmpio,accioche feguitarao i ve* ftigti fuoi*. Da queila conGdcrationc na^ fce faltro modo del ueftirG di C H RI S T O, ii qtial pofsia* mo chiamar cflemplarc, pcrche il Chriltiano dee regolare tat' ta CAP. V. & ta la vita fua alPeflempio di chrk do coformandoci conlui in tut- ti i peniieri ,k parole ,&C le ope- rationi, lafciando la mala vita padata, 8c vedendofi dalla nuo.* na,c ioe di quellc di chrido, On- Ephe.4. de fan Paolo dice,gettiamo le o- pere dcllc tenebrc, 3 čvediamod delle armi della luce, non in ba- chetti, 8C ebricta, non ne letti, &nelle lalčiuie, non nelle conte^ tioni,ma uefhteui nel fignor Ie- fu chrido, & non fatte coto del-* la čarne nelle concupifcentie,on de il vero chridiano innamora- to di chrido dice frafedeflo,poi ehe chrido non hauendo bifog- no di me,mha ricuperato colfuo proprio {angue,&e diuenuto po tiero p arrichir me,medcfimame> te io uoglio dare la roba8da uita v G 4 pro- P bil. 9. CAP* V* propria per amore & falutc del profšimo , &C fi come io mi fono ueftito di chrifto per lo amore , che mi haportato,coli' voglioio che 1 mio profšimo in chrifto per lo amore che io li porto per amore di chrifto ii ueita di me, &C delle mi e faculta, & fe non fa in quefta maniera, anchora non e vero chriftiano, percioche no bifogna,chc aleuno dica.io amo chrifto, fe non ama i membri,& gli fratelli di chrifto:fe noi amia moil profšimo noftro,per ločili amore chrifto ha fparfo il fuo fa- gue proprio, non pofsiamo con ueritadire, che amiamo chrifto, il quale eflendo eguale a Dio, fu ubbidiente al Padre infino alla morte della croce,& ci ha amati &C redenti, donandofe medli" mo C A P. V* n mo a noi con tuttc le fiie opere, Sc co tutto quello che pofsiede. In queibo medefimo modo ■> noi ricchi,&: abondanti de i be- ni di chriilo, debbiamo efiere libbidienti a dio, Sc offerire, SC donare le noftre opere, 8C ooni cofanoftra, Sc noi medefimi al- li profsimi SC fratelli noftri in chrifto, feruendoli in tutti i lo¬ to bifogni, SC eflendoli quafiun’ altro chrifto, ficome chrifto f u humile, manfueto , SC remotifsi- mo dalle contentioni, cofi noi debbiamo metter tutto il no - ftro fhidio nella humilita,&T nel la manfuetudine ,fuggcndo tut- M te le pcrfecutioni SC le confusi- oni del mondo per la gloria di Dio, cofi noi allegramente deb> biao foftenere Fignominie, Sc le perfecutioni , che fanno i falfi chriftiani a tutti coloro,che uog liono uiuere piamete in chrifto* Chriifopuoie Fanima fiiaplj nimicifuoi SC oro per loro in eroce, Sc noi dobbiamo fempre" orare per li nemici noflri,&! po- nere voletieri la uita noilra per lafaluteloro,8č queftoe fegui- tar le ueftigie di chrifto, come dice S* Pietro, perche quando conofciamo chrifto come cofa i noftracon tutte le fue ricchezze J (il che e velfirci di chrifto, Sedi' j uentar puri SC netti d’ogni ma- 1 cula)altro non cirefta a fare, 1 (c C A P., Vr ?4 fe no glorificar dio 3 co la imitati- onc di chrifiro.&far čjllomedefi- mo alli nri fratell^chechriffo ha fatto a nofmalšimamece fapedo ple parole d’eiIo 3 che tutto qticl- lo, che facciamo alli fratelli fuoi & noftri,egli lo accetta come be neficio fatto a Iui 3 6 C fenza dub- bio 3 eflendo li ueri chriftiani mo bri dichrifto,non pofsiamo fare bepe ne male alli veri chriftia¬ ni, che no facciamo beneo male a chrifto, in quanto eh’ egli go¬ de ,&Tpatiice nelli membrifuoi. Aduncpcome chriftocnoftra uefte p fede, cofi noi debbiamo cifer ueftegdilettione a nri fratel lf&cjlla medefima cura, eh hab- biamo delcorpo firo, debbiamo hauer di loro, quali fono mem- bri veri del corpo nro: delqua( Giefu Rom, n . Gal f. Lite. p. L dcdft della no 3 fir* corce. CAP* V. GiefuChrifto eil capo.Quefl:o e quello diuino amore , &charit'a che nafce dalla fede non finta , che infpira Dio alli fuoi eletti; della qtiale dice S. Paulo,che o* peraper charita ♦ Ma perche la vita diChriflo della cui imitadone fi debbiamo veftire , fu una gpetua Croce pl¬ ena di tribolationi f, ignominie & perfecutioni: fe vogliamo co- formarci con la vita fuat ci bifo- gna portare di cotinuo la croce: come eilo difle, fe alcuno vorra venire dopo me,difprezzi fe ffce- flo, & tolpa ogni piorno la ero- ce fua o C feguita me * L-a cagio-- ne prindpale di quella croce, e che’l noftro Dio, coquefto efer- citio vuol mortificare in noi gF> affetti delf animo, &T gFappetiti del' CAP. V. della carnc, accioche compren- diamo in noi medefimi quella ^ perfettione , nella quale fiamo ‘ ’** ftati coprefi da chrifto per la in- corporationeinlm 3 &: vuolechc la fede nollra affinata, come To¬ ro ncllafornace delle tribulatio ni, rifplende 'a laudc flia,& oltre lptU accio vuole, che co le noftre in- firmita illuftriamo la potetia ftia laqual il mondo al fuo difpetto vede in noi, quando la fragilita noftraper le tribulationi,&: per- fecutioni diuene robufta, & qua to piue abbattuta 8č opprcfla, tanto piu fi fa forte 8č coftate. Onde fan Paolo dice,habbia- rCor 1J% mo qnefto theforo in vafi di ter- 1 :^: 4 . ra,affine che lafublimita della potentia fia da Dio 8č no da noi, in tuttele cofe padamo tribulati- s oni - CAP, V, oni,ma no (lamo fofFocati, fiama bifognofi,ma non fiamo deftitu- ri, patiamoperfecutioni, mano fiamo abbandonati, fiamo uili* pefi , ma nonperiamo, fempre portando aromo la mortificatio ne del fignore ledi nei corpo,ao cioche ancoralavita di lefu nel corpo noftro fi manifefh' . Adunque vedendo che chri- fto & gli čari fuoi Difcepoli ha> no glorificato DI O con le lo * ro tribulationi, abbracdamole ancora noi alleoramcnte dicen- O _ do con lanto Paolo, OI O mi guardi eh’ io mi glorij, fe non 1 nella croce del Sionorc IE S V ! CHRISTO, a faciamo di i maniera.che l mondo a mal fuo s grado conolca, &C uegga con * gli occhi i fhipendi eftetti, chc < op e" I CAP* V. opera ID DI O in coloro che finceramente abbracciano la gra tia dello Euangelio, veggiamo ( dico ) gli huomini del mondo con quanta tranquillita d’animo i ueri chriftiani lopportono la perdita della roba, la inorte de i figliuoli, le ignominie , le infir- mita del corpo,&le perfecutioni dei falfi chriftiani ueggano, co- me efsi foli adorano Dl O in Ipirito St uerita, accettando del- le mani di lui tutto quello, che gli auuiene, St tenendo per bo- no , per giulto , St per Santo tutto qucllo, eh’ egli fa, St in o- gni cofa prolpera, St aduerla lo- dandolo, St ringratiandolo, co- me ottimo St bemgnifsimo Pa- dre, St riconofčendo per gran dono di I D D I O 3 il patir prin- CAP. V. <1 pricipalmente pcr lo Euangelio & per la imitatione di Chrifto, maximamente fapendo , che la tribulacione opera la patientia, la patientia la proua , la proua la fperanza 3 8č la fperanza non co^ fonde. Dico che la patientia opera la Ro”w $. proua,perche hauendoDio pro- Jncbemct me fl~ 0 aiutarenelle tribulatio* entiJ&nl ni co1oto c ^ c & coHdano in lui,il ralapro *conofciamo pcr proua,mentre ua. che ftiamoforti Sč coftanti, fo^ ftcntati da la mano di Dio, ilche fare con le noftre forze non po-' tremo . Aduncpper la patientia efperimentiamo, che’l Signore porge Faiuto, che ha promeflb nelli bifogni,donde fi conferma la noftrafperanza, perciochefa' rebbe troppo grande ingratitu' dinc i M.9. CAP. V. 5? fte , non afjpcttar per lo innazi cjudlo auiio, 8C quel fauore,che habbiamoper la efperientiatro Uato tanto certo & coftante. Ma per che tante paroler aflai ci deue baftare di fapere che li ueri chriftiani peric tribulationi fi veftono della imagine di chri- fto crocififlb, lacjual fe portare- mo uolintieri, ci uefliremo poi della imagine de Chrifto glorio lo, percioche fi come abondano le pafsioni di Chrilto } cofi per Chrifto abondara ancora la con- folatione noftra,& fe fopportia- ttio,infieme rcornaremo. Altuni remedtj contra U diffidentia. CAP. VI. Row.8, H MA CAP«. V L I A perche il demonio, &laprudentia huma na sepremai cercano 1 di fpogliarci di quefta fantilšima fede, per la qual ere-* diamo, che in Chrifto liano fta> ti caftigati tutti gli noihri pecca> ti, Si che per lo fuo preči ofsiti- mo fangue iiarao reconciliati co Dio,biiogna chel chriftiano hab bia fempre apparecchiate Farmi da difenderfi daquefta pcfsima tentatione, la qual ccrca di pri' nar Panima della fua uka, Fra ci 1 - 1 ^ armi ghidico , che OUarto fiano pocencifsime le orationi, rmedio &Fufo frequente della fantifsma contraU comm unione,6da memoria del neUadlffi* battefmo , SC. della predeftinati-' dtntia. one ,Nclle orationi diremo col Padre del lunatico,Signorc aiu' V w» C A P. VI. 58 « ta la noftra incredulita, & dire- i mo con gli Apoftolfifignore au- M4r 5 * > mcntaci la fedc, 8C fc in noi rec*> M '‘ 7 ‘ a iiera un continuo dcfidcrio cli - crefccre in fecle, fperansa Si ca- i> rita, di continuo oraremo come ci o rdi n a fan Paulo, n chc la ora- ZZZe tione non c altro chc un Temen- quaifu, te dcfidcrio fondato in Dio . Co la mcmoria del battcfimo ciconfenneremo defter pačili- a rati con dio, perchc fan Pietro P dice chefarca di Noe fu figura del battcfimo, adurtep fi come e Noe crcdcndo alle promefle di » Dio , fi faluo nclP arca dal dihv- uio,cofi noi per la fedc ci Talina- d mo ncl battcfimo dclfira di dio, P laqual fedc e fandata nellaparo- al la diChriftofil qual dice.cbi cre- il ' dera Sc fara batteszato , farafal- t* Hz uo CAP. VI. uo, &ragioneuolmete pche nel battefimo ci veftiamo di Chri>* fto, come afferma fan Paolo, SC pe^čonfeguente fiamo fatti par-* reapi delali«giuftitia,&de tut> ti li fuoi beni,8c fotto quefta pre ciofifsimaveftelipeccati checo mette la noftra fragilita, flanno coperti, ne ci Tono imputati da Dio: &C come dice fan Paolo, a Rom.4. noi tocca quella beatitudine del Salmo ,che dice : Beaticoloroa quali fono remefTe le iniquita,et Pfat ji. ^ peccati de quali fono coperti, BeatoFhuomo alquale il Signof non imputa ilpeccato, M.a guardafi il chriftiano di non pigliare perquefl:e parole la licentia del peccare, perche quefta dottrina non appardcne a coloro, iquali honorandofi del notne i 1 1 I t ( t II n u d a CAR VI., , 9 nome chrifliano ,con le parole confeflano Chrifto, & con i fat> tiil negano, matocca alli ueri chriftiani iquali con tutto quel* loche cdbattino virilmente co la čarne, Sc co’l mondo, & co’l diauolo, pureadono ogni gior- no , &C fono conftretti a dire di continuo, remetti 'a noi gli debi* ti noftri. A colloro noi parlia- tno per confolarli, foilentar^ li,accioche non cadono in delpe ratione , quali che’l Sangue di Chrifto non ci mondi da ogni peccato, &T che egli non fia Pad' Uocato, & la propiciatione de i Unembri fuoi, Aduncp qu5do faremo follici- t*ti a dubitare della remifsione jfe noftri peccati, 8C che la no- ^ra cofcientiafi comincieraa per Ii $ tur- CAP* VL turbare, ricoriamo {libitamcnte di Fe de ornati al prcciofofangue di Giefu Chrifto pcr noi fparfo (l/P altare della croce , & 'afideli diftribuito nclP ultima cena fot> StUacmd t0 ji velame del (antifsimo Sacra del mentoli 1 cjuale fu daChrido im {limito, perche cclcbrafsimo la memoria della morte Tira, & c5 quello facramento vifibile ren- defsimo le nollre afflitte confčk cntie ficure della noftrareconch liatione con Dio .Chrifto bene-* detto fece teflamento, quando difle« Qi ,e ^ oc ilCorpomio,ih quale e dato pcr voi que{lo c il fangne mio,il quale e del nuo^' uo Tella m e nt o, ilquale fi fpar' ge permolti in remilsionc del peccati: Noi fappiamo, ched te* ftamento, come dice fan Paolo quan' PAR VL ero Cjitantunq? fia di huomo, nondP _ meno fefaraautenticato, neflu- G “'^ no il difprezza o fopragionge al cuna cofa: &C nefluno te/tamen^ to e valido innanzi la mortepna dopo la morte e validifsimo, 11 tefhmento adunt^ di chri- fto nel qual promette la remif* fione de peccati, la gratia > & la beniuolentia fna, & delPadre s & promette mifericordia &Tvita eterna, Qncdro teflamento dico accioche fufle valido , Pha con-' firmato col fuo fangue predofo 8c con lapropria morte!. Onde S. Paolo dice che Chrifto pcr qfto e mediatore del nuouo te- ftamento, accioche interuencn- do la morte alla redentione di quelle preuaricatiom', le quali e* rano fotto il primo tcftamento, H 4 co-' CAP* VI* coloro, che fono chiamati, rice-* uano la promifsione della eter na heredita ,percioche do.uee'il teftamento , eneceflario che vi interucngalamorte delteftato- re,pcr chc il teftamento ne mor* ti econfirmato,poichenon ua- le mentre viue il teftatore ♦ Aduncp per la morte di Chri' rto fiamo fecuri , & certifsimi che’l teftamento vale, nclquale ci fono remefle tutte le noftre i - niquita,& fiamo fatti heredi del> la vita eterna,8č in fegno &fede di cio, ci ha lafciato in luoco di ligillo quefto diuinifsimo Sacra mento , ilqualle non folamente da certa fiducia alle animc no^ i ftre della falute eterna, ma anco- ra d fa fecuri della immortalita della noftra čarne,perche infino da CAP. VI. 64 da hora ellae uiuificatadaquel- la čarne immortale, & incerto modo della immortalita di efla diuenne pardcipe, chi pardcipa di quefta dimna čarne per que- fta fede, non perira in eterno, ma chi ne partecipa fenza quefta fede,ella fe gli conuerte in mor- tifero ueleno, perche fi come il cibo corporale, quando truona 10 ftomaco occupato da humori uidofi.elTb ancora ti corrompe8č nuocejcofi qfto cibo (pirituale fe truoua una anima uitiofa di ma¬ lina &fd’anfidelitada precipita in maggior ruina,no pcolpa fua, ma perche a gli immondi infide- 11 niuna cofa e monda , benche fia landficata per la benedidone del fignore:perche come dice S. Paolo, colui che mangia di qilo , Cor tI H y pane CAP. VI. palic,8čbcue di cfuefto calice m> degnamente fara reo del eorpo 8C del fangue del Signore,&:ma> gia &bee la dannatione propria non difcernendo il corpo del fi- gnore ♦ Et colui no difcernc il corpo cbccofe dd iignore ,il quale fenza fede, fianondif p enz . a c h ar i ta uftirpa la cena Corpo del del ugnorc, perche in quelto no Signor . črede,che quel corpo fia la vita, & la purgation di ttuti ipeccati fitoi, fa chriflo bugiardo, con> & culca il figliuolo di Dio il s?b gue del tejftamento tiene comc cofa profana, per lo qual e flato fantificato , & fa ingiuria allo fpirito della gratia,&: fara ptmi'' to accerbifsimamente da Dio di Tromette q U efla infidelita, 8c di quefta fcc rcmtfvtt ^ erata hippocrifia, perche no ha- ■ rt ''J "' 311 ucn' CAP. VI.. at Uc n do cgli poda la fiducia della fua c?iulhficatione nella pafsion ,. p n i- • fmbuedo tli chriito, noncumeno nccuen- iifacrame do quedo fantifsimo facramčto, toddfuo fa profefsione dinon mctter laPš HC - cfc ' fiducia fua nella pafsion di chri- rtceue ?fi> do . Onde accufa fe medefimo, & da teflimonio della propria i - cbeno mt niquita,&per fe medefimo fi co- telafiJud danna a morte eterna, rifutando “f ™»» «t la vita cterna, la qual Dio li pn> tr ° "* mete in čjdosanfsimo facramčto f°[ a? l? Adircp quado il chrifliano fč- !C r< ^* te,che li fiioi nemici il uogliono fouerchiare.cioe quando dubita di no hauere cofcguita la remif. fione delli fuoi peccatip chriflo, &di no poter fopportar il diauo' lo cole fue tetationi, &che Facctt fatioe della cofčičtia dubbia pre- uale cotra di lili, dimaniera,che com CAP* VI. comincia dubitare ehe Finferno no’l habbia ingiotire & che la morte g Fira di Dio, eternalmete no Fhabbia uinccre &C uccidere: quado dico,sete qfti affani,uada co buo animo,8čco fiduciaa que fto fantifsimo facramento , &ri- ceualo diuotamete dicendo nel fuo core,8£ rifpondendo alli ne- mici fuoi * Io confeflo,che io merito mil- le inferni, & la morte eterna p li peccati mei,ma quefto diuinifši- mo S A C R A M E N T 0,il qual- le horariceuo,mi fa ficuro^cer to dela Remiišione di tutte le mie iniquita & della reconcilia- tione con Dio. Se io rifguardo alle mie operationi, non e dub- bio, che io non mi conofcapec- catore &condannato 3 ne mai la mia cap, vi; Jula cofcientia fara quieta,črede- do, che per le opere , che io fo ? gli mei peccati mi liano perdo- nati,ma fe io riiguardo nelle pro mefleA nel patto di Dio, ilqtial mi promette p il fangue di chri- fto la remifsione de peccati,tam to fono certifsimo di hauerla im petrata; &di hauere la gratia fua quanto fono ficurifsimo, & cer- to che colui che ha promeiTo, 5 C fatto il patto, non puo mentire ne ingannare,& per quefta con- ftante fede io diuento giufto:&: quefta e la giuftitia di chrifto per la quale io fon faluo, &C la niia confcientia il traquilla: non Rom> 4* ha egli dato f innocentifsimo fuo corpo nelle mani de pecca- tori per oli pcccati noftri f Non ha egli fparfo il fuo Sangue per mon- 1°3 . Pfd-4. Rom. 8. CAP. VI. rnondare tutte k mi e iniqufta ♦ Aduncp o arlima mia perche ti contrikiCconfidati ncl fignore ilqual ti porta tant’amore , che pcr liberarti dalla morte eterna, ha uoluto che mora il fuo unige nito figliuolo,ilquale hapigha* to in k keflo, la tioftra pouerta pcr donarci k (iie ricchezze , hh tolto fopra di fc la noftra inlhv mita,per confirmarci con la flia fortezza, e diuenuto mortak p far noi imortali, e difccflo in ter ra,perchenoi afcendiamo incie* lo,c diuenuto figliuolo clelfhuo mo infieme con noi pcr farci fc' cofigliuolidi Dio. Aduncpchi fara colui, che ci accufiCOio equello che ci gitK kihca.chi fara colui che ci condS ni?Chriftoe mortoper noi, a ti' si CAP, VI, «s 4 Si e rilufcitato 5 il quale bede alla deftra di Dio, 8C interciede per : nohLafcia adnnque o anima mia : i p fanti 8C h fofpiri; BenediTcf a- P ™ ,,OSl , nima mia ilfignore,tuttilimiei ; interiori bencdicano fl nome sa^ , to fuo, benedifci anima mfa il fi- i gnore, 5C non ti fcordare mai di t tutti i fuoi doni, ilquale ' e .ppitio , a tutte le iniquita, il quale fana j tutte le infirmitk, il quale ricu- 1 pera dalla morte la vita uia,il- f quale ti coronadi mifericordia, * \ & di compafsione, Mifericor- 3 diofo & elemente il Signore„ ✓ tardo nel F ira, &C grande di mi- fericordia. Non in eterno con- :i tendc ne in eterno ferua Fodi- o : N O N lecondo i peccati a No/lri ha hitro , ne Sccondo v - le # ! A P A P« VI; le iniquit'a noftre ha retribuito k nofipercioche lecondofaltitu^ dine del cielo fopra la terra ha notificata la mifericordia fua fcv pra quelli che lo tcmono , feco-* dola diftantia dalForigente alf ocidente,hafattolontane danoi le noftre tranfgrelsioni. Come ha mifericordia il padrc del figli uolo,ha hauutamirericordiail fi gnor di nofi donandod il fuo u- nigenito figliuolo ♦ Con quefh fede, con quefi:i ringratiamenti, con quefti dč fi' mili penfieri debbiamo riceuere ilfacramento del corpo &fan' gue di Giefu Chrifiro noftro fig' nore. In quefi:o modo fi fčaccla fuori delF anima il timore,fi au-" menta la charita, fi conFerma la fede,fi raferenala conlčknria. sc ] 1 1 I ? f c d d d d fi tc CAP, VI. <$ 9 &la lingua non fi vede mai ftart- ca di lodarDio,&:di redergli in- finite grade di tanto beneficio , Quefta e la virtu, Fefficatia,&: Pirnica fiducia delf anima nofira. Qycfta e la pietra , fopra la qua- le la confcienda edificatanon te¬ me alcuna tempefta, ne pur le porte delFinferno,ne Pira di dio, ne la legge> ne il peccato, ne la morte, ne i demoni) ne aleuna altra cofa: 3č per che tutta la eC- fentia dellamefa confifte in que- fto diuinifsimo facramento,qua- do il chriftiano fi ui ritroua,do- Uerebbc tenere fempre gli occhi della mente, fifsi nella pafšione di queflo noftro benignifsimo fignore,contemplando da un la¬ to lui in croce, carico di tutti H ječati nojftri, SC da Faltro Dio, I chs CAP. VL che gli cafttea flagellando inilC' ce di noi il mo dilettifsimo figli> uolo. O felice colui,che chiude gli ©cehi a tu tu gli altri fpettacoli, ne vole vedere, ne intendere al" tro,cheGiefu chrifto crocififlb f nel quale tntte le gratie, & tutri 3 1 »n.j. gli thefori della fapientia, &Tdel> < ta fcientia fono repofti: Felice s dico colui, chc fempre pafce h' i mente di cofi diuino cibo^Sč co i fidolce 8dalutiferoliquoreine' 1 bria Fanima fua delF Amor di i Dio. < Ma inanzi che io metta fine a i qucftoragionameto,voglio pri- ma auertire il chriftiano che S« t A^oftino coftuma di chiamare i quefto diuinifsinio faeramento, < vincolo di charira, Sc mifterio f del' C A P. VI. tš tlella unita, &dice, chi riceue il mifterio della unita, & |no co - ferua il uincolo dela pace , non riceueilmifterio per le , mala tefkmoniansa contro a fe ♦ Aducp habbiamo 'a fapere.che ^ il bignore ordmo qucfto Sacra- criina £ i mento non folo per renderci fi- il sacra* curi della remifsionc de peccati, mento det* ma anchora per infiammarci al - lo la pace,alP unione,Sčcharita fra- terna, percioche il iignore in ep fto Sacramento di tal manicraci fapartieipar dclcorpofuo, che diuenta una medefima cofa con noi, 8C noi con luk Aduncp non hauendo egli al> tro , che uno corpo, del qual ci fa tutti partccipi, c necefiario > che anchora tutti noi per cotale: participatione diuentiamo un I a cor^ CAR VL corpo, la qual unita rapprefenta il pane del Sacramento.il qual fi come c fatto di molti grani me* (čolati, SC confufi di modo, che Puno non fi puo difcernere dalP t4p biamo conchriffco, nonpolšia- mo amare chrillo , che non lo a- miamo nelli fratelli: Qiianta ču¬ ta hauemo del noilro corpo,ta¬ ta ne dcbbiamo hauere delli fra-- telli , i quali fono mcmbri del corpo nollro:(i come niuna par. te del noflro corpo lente dolore alcuno, il cjual non li difonda in tutte k altreparti, coli non deb- I 5 bia^ CAR VI. bfamo comportatc, chel fra teh lo noftro fenta male alcuno, ib * qualnon ci muouaanchoranoi a compaišione ♦ Con quefh' penfteri ci debbia ■prepoj* mopreparare 'a tanto Sacramen tione al to} eccltanc fo ne lli animi noftri Sacramen uno amorc arc j cnte vcrfoilpro* fimo j perche qual ftimolo mag> giore cipuo incitare allo amof mutuo, che vedere che chriffo donando fe medeOmo a noi, no folamete ci inuita donarci Funo a Faltro, ma in quanto fi fa com-' mune 'a tutti noi fa ancora, che tutti noi in lui fiamo una medeh ma cofa,onde debbiamo deddc' rare & procurare , cheintut' ti noi fia una fola anima, un folo cuore, 8C una fola lingua i zffen' li animi,&Tle lingue no ftre a locfare, bi predicare la in- finita bonta del noftro Dio, bi finalmente per nutrire la mutua charita, bi teftificarla Funo alF> ab CAP. VI. &-C no verameute Dio in fpirito &C verita , riceuendo tutte le cofe profpere & aduerfe dalla mano delloro Padre Dio, lodandolo fempre, 8č ringratiandolo come padre pio, giufto & fanto, in tu- te le operationi fue. Quefti innamorati del fuo dio &: armati della notitia della loro pdeftinatione, no tqono la mor- te, nelpeccato , ne’I diauolo.ne Finferno.Non fanno che cofa fia Fira di Dio, perche in Dio non ueggono altro che amore, 8C charita paternauerfo di loro. Et fe hanno delle tribulationi,le ac- cet-' CAP, V. 7I cettano come fauori del loro dio & gridano con fan Paolo, chi c i feperara da la charita di Dio? le tribiilationiVo Pangoftia, 'o la e-rom. 8 . fecutione, 'o la farne, 'o la nudita o ilpericofofo il coltello, come c fcritto,per te fiamo mord tut- to il giorno, fiamo tenuti come peccore di macello, ma in tutte queftecofe fuperiamo per colui, che ci amo Adunqj non lenza cagione di !?*/* 17 - cefanGio. che gli veri chriftia- ’' !m> ' ni lanno di douere eilere falui & gloriofi, 8 C che per quejfh fi- dutia fi fantificano , come Chri- ftoe fanto . Etfan Paolo, quan- do eshorta i fi.101 defcepoli ali a vitapia&{anta,coftuma di come morarea efsi la ioro elettione & pdeftinatione, come cofa effi ca- CAP. Vt cacifsima ad eccitare Pamordi Dio, SC lo fludio delle buone o^ pere nc gPanimi ueramete chrk jftiani. Et Chrillo benedettoper lamedefima cagione parlaua in publico di cjneftafanta predeftk natione,fapendo quanto impor> ta la cognicione di efla alla edifi* , catione de gli eletti ♦ Ditbitdti* p or p e tu m j diraf io conof- oneprima , t1 . , . r co, che quelli, 1 cui nomi iona fcrittiin delo, hanno cagione di viuere in perpetua allegrezza, 8čdi glorificar Dio con le paro^ le SC opere, ma io non so s’io mi fia in qiiefl:o numero, perdo ui' no in perpetuo timore,mafsima' mente conoiccndomi molto de" bole,&frale al peccare, dalla cui ^ violentianonmipoflotanto di«* gnefiOda tendere,che ogni giorno n on tv CAR VL manga uinto,&:a quefto fl aggi- onge , che uedendomi fpeflo af- ueflato da diuerfe tribu- lationi, neggo quafi con gli oc- chi Fira di Uio, che mi flagdla * A quefti tuoi dubbij rifponde moto. do:Dico fratello charifsimo,che tu tengi per fermo, che quefte fono tentationi del dianolo, il- . quale pcr ogni uia cerca di {poli- r arci della fede , & della fiducia i | che nafce dalla fede, & che d fa , ficuri dellabeniiiolentia diDio* - Di queftapreciofa veftes’inge- — i gna di fpoliare il dianolo Fani- > rnadelchriftiano,percioche{a, y che niuno e ueramente fideie fe -- non črede alle parole di Dio,ii- i quale promette la remifšione dt * Uittii peccati,&lapace fua'a chi- i* tinque accectalagrariadelloEua f gelio CAP. VI. gelio, dico che chiimqj per que* ] ite promefle di Dio non fi per- fuade cercamente cheDio gli fia < propitio, dC indulgente Padre , < & da lui con ferma fiducia non < aipctta la heredita del regno ce- : lefte, no e ueramente fedele , &C { fi fa del tutto indegno della gra* t tia di Dio, onde dice fan Paolo che noi fiamo la cafa di Dio, pur 1 che mantegniamo ferma la fidu> e cia, SC gloriatione dellafperan^ S! za infino al fine: d>C altroue ci cf- c! horta 'a non gettar uia la fiducia fi noftra la qual h'a gran premi o di retributione. Aduncp fratello dilettiisimo | d attendiamo co ogni fludio a far b la volonta di Dio , corae buoni 9i Hct-4. figliuolfi&guardiamoridaipec di cati, quanto piu pofsiamo, Šc (c ca CAR V L pur peccamo per la noftra fragi- lita,non per quefto crediamo di J* 10 *«*. eflere uafi d’ ira , o d’efiere aba- ninFfono donati dallo girico fanto , per- fegnidire che habbiamo Paduocato nofti o probatio* appreflo del padre Giefii Chri- ne * Hrt \ fto giufto , il qualee hipropitia- tioneper lipeccati noftru gratiadeT Ricordiamoci fratelli di quel e ufalio. h fententia di fanto Agcftino,il erdrfeur quale dice, che niuno fanto giufto e fenza peccato : 8c non- Ztimcli dimeno non refta di eflere giu- chrijb c fto & fanto, perche ritenga con fegno che faffetto la fantit'a,8čperrio fe fia too afflitti & tribulati, noncre-^'" 01 * ^ i diamo che Dio ci mandi le tri- bulationfiper che ci fia nemico , anziper che e clemcntifsimo pa¬ dre ♦ II fignor(dice Salamone ) ^aftiga colui, il qual cgli ama,Sc Iv fla- « CAP. VI. Bagella ogni figliuolo, ch’ eglt riceue. Aduncp hauendo noi accetta' ta la gratia dello Euangelio, p ct la quale F huomo e riceuuto da Dio per figliuolo, non debbia' mo dubitare della gratia, dc b t' neuolenza di Dio, & conofcen' do che le parole di Dio, &C la ‘v mitatione della vita di Chrifto ci deletta, debbiamo tenere pef fermo,che fiamo figliuoli di dio &tempio dello fpirito fanto,pef che quefte cofe non fi poflono f* re per opera della pmdentia hit' piche h maIia ’ ma ^° n ° C ^° ni ^elo Zojhlo fanto ,il qualle habbita in noi P chiam U> la fede,&'e come un llj^t^lllOjCl ^ jpiritofan au tentica 8C figgdla nei noft 1 j tchfririto cuor j q U ellepromefle diuine , 1? J promif tczzi delle quali innanzi d h* jione. in y J ( o K *» i ■i v o t i« » x la P A P. VI* 74 impreffe nelle meriti/: & a fbtbi- Trle Sčconfirmarle,d c dato da Oio in uece d’arra, Dopo che hauctc creduto dice FApoteolo, fcte figgillati in lolpirito fant© della promifsione ilquale eFarra della notera heredidu Ecco come mokra, che gii cuori delli iideli fono impretei ' da lo ipirito fanto come da un figoillo , di maniera che chiama lo ipirito temo, lo fpitko della promifsione, per che autentica la promifsione delF Euangelio» dqual (come habbiamo detto pi uvokc)e una felice nuoua che promette la remiteione de i pec- cati: bitare di n5 elTer predeftinato C' AppreiTb,noi diciamo con fan Paolo , che tutti i veri chriftiani cioe quelii, che credono alf E- uangclio, riceuono non lo fpiri- to di quefl:o mondo , ma lo Ipi¬ rito, che mene da Dio, per la cui inlpiratione fanno le cofe, che loro fono ftate donate da Dio, che marauiglia c adiinč^ fe lapia- mo, che Dio ab cterno li habia donato urfa cterna C’ Ma alcuni dicono che niuno debba eflcre cofi arrogante che fi glorij di ha- uer lo Ipirito diChriflo* Otiefto dicono quefti talfco' flle fe’I chriftiano fi gloriafle d i CAP* VI* 7* bauerlo hauuto peri meriti■flior & non per meramifericordia di Dio, 8C come fe fofie arrogantia il confeflare d’efier chrifl:iano,et che alcuno pofia efiere chriftia- no, non hauendo lo fpirito di Chrifto, b che fensa mera lupo- crifiapofsiamo dire Chrifto Si- gnorefo chiamare Diopadre/e lo fpirito non ci muoue il cuore Rom 8 ' Sc la lingua a proferire cofi dol- ce voce ♦ Et non dimeno coflo- ro,che d tegono arroganti, per- che diciamo , che Dio d donna con la fede lo fpirito fanto, non » Cor.«. fblamete no d prohibifcono che Pom -^ diciamo ogni giorno, Pater no- fter , ma celo comandano* Ma dicami come c pofsibile fe- pararela fede da lo (pirito fanto, efiendo ella opera di efio fpirito A Cflf K '4 fan- ’ CAP. VI. fanto propria, fe e arrogantia il pZcU credere che lofpirito di Chrifto nonfigo-- fia innoi, perche comandafan riadi b lo dico che egli parlando della amminiftratione delo Euange' lio dice,che non fa di hauer erra-' to in efla, ma che per quefto non e gia certo di hauerui fatto dem tro il debito fuo, Sc di hauer co> feguito appreflo Dio in cio Iau> de di giufl:itia,comeperfona che habbia fatto tutto quello , che c giufto,& fi conuiene ad un fedel difpenfatore ( fi come un giufto &difcrettomaggior domo)par^ lando del fuo officio no ofereb' be giuftificarfi dC affermare, che ha- i CA P. VI, hauefle fodisfatto interamente al debito alla volonta del fuo fignore,ma rimetterebe tut- toqueftogiudicioalui, Che qndlo fia il fenlo delk parole di fan Paolo, nondubita- ra alcuno, che legga 8c confide- ri con qualche giudicio le paro¬ le precedenti, oC le feguenti, So bene che alcuni efponendo k pa rok di fan Paolo dicono, che quantuncpefIo nonconofčefle in fe alcuno peccato, non per tan- to fapeua efler giufto appreflo Dio, conciofia cofa, che niuno come,affermaDauid puo conof cere perfettamente i peccati, ma coftoro no aduertifcono, che S, I Paolo non coftituiua la giuftitia nelle opere , ma nela fede,8č che cglirifutaua ognipropria giu> fti* CAP. VI. fiificatione,abbracciandofi fola^ mete alla giuftitia chc dona dio perChriftomeconfiderano, che egli era certilsimo d’efler giufti' ficato^onferuando Pintera&Tptf ra fede chriftiana, SC fapeua che in delo gli era apparichiato la corona di quefta giuftitia, &era certo che niuna creatura ne cele^ fte,neterert:ene infernale,era ba jftante a fepararlo dallo amore di Dio, &dtfideraua di morire, Ta-' pendo certo di douepeilere con Chriftoje quali cofe tuttefareb" bono falfe,fe egli non fufle llato certo dieffere giufto,dico: per la fede, 8C non per P opere. Ccfsia' mo adunque fratclli dilettismni di fardire a S. Paolo cjllo chc eg li nonpensomai,anzi quello che egli fempre oppugnb acerrima mente CAP* VI* 8a iiiente, rilpodendo coloro, chc mifiirauano la giuftificatione con le opere 8čnonconlaFede di C H RI TO noftro Signo- re* Ma okra a quefte dne autto- Leauto>4 rita di Salomone, & di fan Pao- trfcfcenc lo, fi potrebbono allegare alcu- 'f orUn9 ni altri luoghi della fcrittura fan ta, i quali eshortano Fhuomo al UutnoU timore, ilquale pare che fia con- predejtitui trario alla ccrtezza della prede- t,owD « c ftinatione: S’io volefsidi chia-^ rt ^ tl ’ rare particolarmente tutti quefti luoghi, iarei trp.ppo longo* Ud«. Ma dico in geerale che’l timo¬ re penale, e pprio del teftameto Vecchio, &C Famore filiale e pro- prio del nuoiio,fi come teftifica i S. Paolo,quado dice alli Roma* Voi nohauete riceuuto lo fpiri- co CAP. VI. to della feruitu nouamete tlel ti* moreima hauete riceuuto lo (p i' Rom.8. r] [ to delfadottione dclli figliuoli per lo quale gridiamo Abba pa* a.T/m.i. Ec aTimotheo dice , che dio bon ci ha dato lo fpirito del timore:ma quello della potentia 8C dello amore, il quale fecondo le promede fatte per la bocca < delli fi .11 Propheti cihadonato ] Chrifto, & fatto che noi fenza i ' J- rimore liberati dalla mano de J nojfbri nimici .Seruiamo a lui in j fantita, dC c5 giuftitia in prelen* i tia liia tutti li giorni della vita < noffcra. i Da quefti&da moki altri lno- { ghi Omili della fanta fcrittura d 1 raccoglie apertametejch’! tirno-' t re penale '8>C fernilc non conuie-' t ne al chnftiano,3^queilo ci con* i fer" CAR V L s* ferma ancora, percioche quelto timore 'e contrario alla alegrez- £a fplrltuale > la quale e proprio del chriftiano fecodo che dimo- ftra chiarmete S. Paolo alll Ro. Rom , , 4 . dlcendo che’lRegno di Dioe giuftitia&Tpace 3 6d allegrezza nel lo fpirito fanto, cioe che chlun- cp entra nel reguo della grada Puangelica e giuftificato per la fede, &confeguentemcnte gode la pace della cofcientia, la qu?l produceunaperfetta allegrezza — Ipirituale & fanta . Onde 11 me- delimo piu volte eshorta i chri-- ftiani, che viuamo fempre alle- gri.Et San.Pletro dlce, che co- tM.i. loro che credonoinChrllto qua dacp liano afflitti da diuerfeteta- honi, elultado d’una allegrezza 'nenarrabile, & glorlficata. ~ C Adun- CAP* VI* Adunq? quado la fcrittura sa> ra farT ta minatia & fp aucnta 1 chriftia^ Zltimorc > debbano intendere che par' feruile mi la alli chriftiani licentiofi,liquali tuccUti no feruando il decoro delli fiofi loro gli effetti fiiofiSd che habbi' no tanto di amore filiale, che fia baftanti a conferuarli nel decoro della pieta chriftiana, dC lielle i' raitationi di Chriflo. \ Quado la medefima fcrittura : eshorta i ueri chriftiani al tirno-' 1 re , non intende che debbiano 1 temere il giuditio& la ira di di° l quafi che egli fia per condanarli '• « pcrche come habbiamo gia det'' r to, per la teftimonianza che reti' t eletti. V. V/ Ivi tli J vV tvllllvl Jlll tli llvi JI v, j JI 1 * fin che guftino , quanto c foaue il fipnore,8(C che la fede Faccia in O . n 1 . , , , ČAP. VI. g* de lo fpirito fanto allo fpirito lo* ro, fanno, che Dio gli ha chia> mati SC eletti, Sc do per fua me* ramifericordia,& nonpcrli me/ riti loto. Onde non dubitano punco,che pcr lamedefimamv fericordia egli non fia per man- tenerli nclla felicita, nella quate gli ha collocati * Si chc la fčrittura no eshorta coftoro al timore feruile, ma tv liale, cioe,che come buoni figlh Uoli guardiamoci di noofFedere la pieta chridiana SC di comctte- re cofa alcua cotra il dečoro det¬ li hgliuoli diDio, &di cotriftare lo Spirito S. che dimorain noi 3 Sc che conofcedo la deprauati - one di qucda nodra natura,dia- rno fempre attenti Sc vigilantiSč *^ai no ci fidiamo di noi medetv L X rai, Licfjvtti deltimore filiale. CAR V L mi, perche habitano nclla carnc no(lra,&: nel animo noftro oh' appetiti, & gli eflfetti, iquali co' me liimici mortali dello (pinto fempre ci fanno infidie, & shn^ gcgnano di farci fuperbi,ambi' tiofi, auari & fenfuali. Queflo e ll timore al quale efi horta lafčritturai ueri chriftiam i quali gia hanno guftato quan-* to e foaue il Signore , 8č atten' i dono con ogni fludioalFimita' tione di Chrillo, Sč di que(lo ti' | more fanto fi vanno veflendo j quando fi fpoliamo delf huomo / vecchio. Non deeno mai i buo' ni chriftiani fpogliarci del tutto j di quefto timore filiale, ilquale j e amicifsimo della charita chri' ( (liana, figCome il feruile,nimico» t ne con lei puo (lare * i Pet CAR V.* 8 5 Per le cofe dette fi puo inten- dere chiaramente che’l pio chri- ftiano non ha da dubitarc dclla remiftione de ftioi peccati, ne della grada di Dio, nondimeno per piufodisfattione del lettore Voglio fotto icriuere alcune ant- torka de dottori fanti , li quali confermano c|uefta verita* San- Per to Hilario fopra S, Matheo nel ^ fjj*: kanone qmnto dice, che Lho p 0 i!chri« Vuole, che noi fenza alcuna dub yfeno«$. bieta d’ incerta volunta, [fperia- r ' c '”o . mo: per che altrimenti la giufti- ?^" m * ficatione p la fede no s’ impetra, fe efla fede e ambigua ,Ecco che ti.mUrio fecondo Hilario, f huomo non AgojUno. impetra da Dio la remifsione de hioipeccati, fe no črede indubi- tatamete d’impetrarla:5^merita- mente , per che cplui, chedu-- L j bita- CAP* VI* bita , e fimile alfonda del mare, t h quak e sbattuta & agitata da , venci,per laqual cofanon l penfi quelFhuomodi douer riceuere cofa alcuna da Dio ♦ Akoltiamo aduq? fanto Ago" ftino ll quale nel flio manuale d infegna fcacciare il peficr ftolto che ci vuol priuare di quella cer" tezza pia 8C fanta, mormori dv ce quato vuole la ftolta cogita' tione dicedo,&chi fei tuC&qua" ta 'e quella gloriaC'con quali me" riti fperi tu di douerla ottenere? lo confidatamente rilpondo: So a cui ho creduto: so chkgli p la fua gran charita mi ha fatto fuo fighuolo: socheeverace nella promifsione: poflentenel dare cioche ,pmette: & puo fare qucl fh'e 2 huuole,lamoltitudine $ V 5 , « j C A P. V L i /O re delle mifericordie non man- cera. y Et fe le Mifericordie del Sig- > nore fono molte,io somolto ne t i meriti , quanto egli e piu po- ? tente a Saluare , 1 aitto fon io j piu ficuro. , II medefimo Agoftino parla- j do altrovc con Dio clice,che s’- t bauerebbe potuto difperare per \ i gra peccati luoi,&pcrle infinite i ficgligentie fue , s’il verbo non # i L 4 fi CAR VI* fi fufte incarnato. Et poi foggd ofe qfte parolertntta la mia fpera sa,tutta la certezza della fiducia mia c pofta nel pciofo sague (lio, ji quale e ftato fparfo p noi la nollra falute ♦ In lili refpiro: In iui confidandomi defidero u e mre a te padre, non haueudo la mia giuftitia,ma quellache e del tuo figliuoloGieluChrifto. - Santo Agoflino in quefh' due lnoglii dimoftra chiaramente che’l chriftiano nondee temere, ma eflere certo della jfua giuftd Ecatione, fondando queflo non nclF opere fue , ma nel preciofo fangue di Chrifto,# quale d mo da da tutti li peccati noflrri,&: d Bunurio pacificaconDio .San Bernam do della annudatioe del fignore al Sermoneprimo, diceapertif' fima CAP* VI* limamente, che non bafta črede- *e che tu nonpuoi hauere la re^ milšione delli peccati fe non per la indulgentia di Dio: ne bafta crederc che tu non puoi hauere alcuno buono defiderio, ne al- Uonfoh cuna buona operatione , s’eoli bifogna non la dona : ne bafta crederc crederc J* che tu nonpuoi meritarelavh 4 , avL fononme ta eterna con le tu e opere, s’an-y;/,v, ecc ^i che effa non ti c datain dono* rna bifog * ma oltreaquefte cofe ( dice fan- na cre & er to Bernardo ) le quali piu toffco che Atein H debbono giudicare un certo ^ principio 8C fondamento della mcfsi. F E D E, 'e neceflario che tu čre¬ da , che per lui anchora ti fono temelši i peccati. Ecco come quefto fanto huo- tno cofefla che no bafta credere * geeral la remifšioe de i peccati: L * Ma Dulbio. P'J fyoJh, CAP. VI. Ma bifbgna, che tu crcda in par ticolare, chea tc fono remeflele tueiniquita per Chrifto: & la ragione e in pronto,perche pro mettendoti Dio la giuiliHcaticv tie per i meriti di Čhrifto, fe ta non čredi di edere giuftificato per i meriti di Chrifto,tu fai dio bugiardo,8čper confeguente fai te indignifsinio della gratia 8C H beralitafua ♦ Madirai,io čredo benela rc' j miišione de peccati, & so che Dio e vjerace, ma dubito dinon edere degno di tanto dono . Ti riipondo, che la remifsione de pcccati nonfarebbe dono&gra* tia , ma merccde, ie Dio te la co-< cedcffe per la dignita ddFopere tue, ma ti rcplico, che Dio ti ac' cetta per giujfb , &C non ti imptt" ta CAP* VI* 85 ta ilpecccato pi meriti di Chri-- fto, i quali ti fono donati, Sc di, lientano tuoi per la fede * Adtmqtie feguendo il fanto confilio di fanto Bernardo, non creder folamente in generale la remifsione di peccati, raa applt- caqfto crederc al tuoparticola- re, credendo indubitatamente che per C H RIT O ti fono per donate tirttelc tue iniquita, Sč in quefto modo darai gtoriaa Dio.cofeflandolo mifericordio- fo Sc verace, SC diuenterai gin- fto 8c fanto nel cofpetto di L)io, eflendoti comunicata per que^ ftafede Sc confefsione la giufti> ti a 'SC la fanti ta di GIESO Chri * fto* t. t Hora tornado al ttgibname* to CAP* VI* to della predeftinatione dico, che pcr le cofe dette di fopra^in tende chiaramente che la certez' za della predeftinatione alli ve' ri chriftiani no« nuoce, ma gio' na fommamente * A gli reprobi 8 c falfi chriftiani a me non pare che la poilagiouare,perchc qua' tuncp quefti cofi fatti huomini fi sforzafiero di darfi acredere di eflere nel numero 'de i predefti' nati non lo potrcbbono mai pčr fuadere alla loro confcientia, la' quale fempre riclamarebbe * Ma par che la dottrina della predeftinatione poda nuocerc a colorojper che iogliono dire,fe iofonodeli reprobati, a che mi giouano le buone opere C S’1'0 iono de predeftinatd, fenza chc io mi affatichi nelle buone ope' CAP. VI* ,, mi faluero. Io breuementeti dfpondo, che con quei loro ar- gomenti Diabolici aumentano contra di fc Fira di Dio,il quale ha riuelato alli chriftiani la noti> cia della predeftinatioe, per far- liferuenti 8C non freddi nelFa- more di Dio, pronti 8>C non len^ dnelle buone opere. Onde il uero chriftiano dami lato tienepfermo di eflerepre- deftinato alla vita eterna, & di douerfi faluare, non gia per gli luoi meriti, maperla elcttione di Dio , ilquale non per Fopere ttoftre ma per mofhrare la fua mi lericordia d ha predeftinati: SC dalfaltro lato cofi attede alle buo oge 8c alla imitatione di Chri fto, coe fe la falute fiia dcpčdeffe dalla induftri a 8C diligentiapro«. Pda. Ma CAP* VL Ma colui il quale perla dottrl nadellapredefhnatione rimane di operar bene ( dicendo s'io fo' no predeftinato mi faluero fen«* •za la fatica delle buone opere ) coftai dico dimoftra chiarame> teche operaua non per famorč di Dio , ma per amor proprio * Ondc le fue opere erano buonC forfe 3c fante nel cofpctto de gli huomini, ma nel cofpetto di dio che guarda la intentionc, erano maluagie & abomineuolu Di qui 0 potra coglierc, che i INo folo ai^ ( j ottr j na della predeftinatio- 1 i buoni, ma . n ■ i 1 ttneora i, ne P 111 tQ k° gioua che nocciaaP ' fdfi chri= k falfi chriftiani, perche difco' 3 /tiari gio « pre laloro hipoCritia,la quale me i u liorno di predicare la uerita op > portuna alla edificatione de gli ellettfieflendo il figliuolo di dio per amor loro fatto huomo 8£ morto in croce ; ne noi per lo (eandalode falfi chriftiani deb' blatno reftare di predicare la pr e deftinatione a veri Chriftiani, poi che habbiamo veduto ch£ cllae di tanta edificatione. Noi (iamo giunti al fine di que' CAP. VL s? noftri ragionamenti, ne h quali il nollro principale intc> to e ftato di celebrare Sc magni- ficarefecondo le noflrepicciole forze il Beneficio flupendo che hariceiuito il chriftiano daGie-* luChrillo crocifiilb , &dimq> ftrare che la fede g fe ličila giu> ftifica, cioe che Dio riceue pet 4 giufti tutti quelli, che ucramen- tecredonoGiefu Chrillo haiie'.- te fodisfatto alli lor peccati, be> che (i come la luce non e fepara^ bile dalla fiamma, che per fe fo- laabbrufcia,cofilebuone opere-- tion fi poflono jfeparare dalla fe« de, che per le folagiullifica* , Qnelta fantifsima dottrina, la quale eftaltaGiefuChrillo,&ab-' baila la luperbia humana,fu 8č fera sepre oppugnata da glithri ^* * M ftia- CAP. VI* iiiani, che hanno gli animi ht' brei ♦ Ma beato colui, il qualc imitando fan Paolo, fi ipolia dl tutte le fue proprie giuftificatio' ni > ne vuole altra giuftitia che auella di Chriflo: d ella qual ue^ itito potra comparere~licuriTsp lente neTcolpetto di Dio , htopotra co mparer e maSen telneT“colpett< 8