• • Boris Gombac cAt(antc storico bdi' , Abriatico orientafe Bandecch i$£Vivaldi E D I T O R I In coperjina: L’Europa nel secolo II, come e raffigurata in uno dei piu importanti codici della Geographia del greco Claudio Xolomeo a noi pervenuti, risalente al XIV-XV secolo (Milano, Biblioteca Ambrosiana). Boris Gombac cAt(antc stortco beffcAbriattco orientafe con 387 cartine 328 immagini e foto Bandecchi$£Vivaldi E D I T O R I J fOoSlf lOOS Oh^5°l Redazione linguistica Simona Mattolini Copertina Guido Nesti Assistenza tecnica Romeo Miranda www.computersat.it Grafica e impaginazione Punto Pagina, Livorno Stampa Bandecchi & Vivaldi, Pontedera © Boris Gombac www.borisgombac.eu info@borisgombac.eu ISBN 978-88-8641-327-8 INTRODUZIONE II presente lavoro rappresenta la realizzazione di un desiderio, nato sin dagli anni set- tanta, di descrivere gli eventi che hanno scosso le popolazioni dell’Adriatico orientate durante ed in seguito alia seconda guerra mondiale. Sin dall’inizio e apparso evidente che per capire gli eventi bellici e post-bellici era indispensabile conoscere i primi de- cenni del secolo XX. E per dare un’interpretazione alia prima guerra mondiale e alia nascita del fascismo, comunismo e nazismo era altrettanto necessario conoscere i secoli precedenti. Insomma I’idea iniziale, limitata alia seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze, e stata allargata ad un arco di tempo che copre tutti i secoli dall’epoca greca fino ad oggi. Iprincipali protagonisti della guerra si sono decisi a parlare solo sul finire degli anni ottanta e la nuova (vecchia) situazione esplosiva in Jugoslavia consigliava prudenza ed attesa. II libro e dunque in buona parte scritto in base alle testimonianze dei pro¬ tagonisti (sia “vincitori” che “sconfitti”; slavi, italiani, zingari e tedeschi; “fascisti”, “comunisti” e perlopiu apolitici; chierici e non credenti; ex-carcerieri e guardiani delle carceri; rivoluzionari pentiti e coloro che si sono salvati per miracolo dai mas- sacri compiuti dai primi; innumerevoli internati che sono sopravvissuti agli inferni fascisti, nazisti e comunisti) e di oltre died anni di ricerche, basate su una vastissima bibliografia, interviste e suggerimenti di qualche centinaio di persone. Per di piu ho avuto il privilegio di soggiornare per ragioni di lavoro e per lunghi periodi in numerose localita descritte in quest’opera: Capodistria/Koper, Isola/Izola, Portorose/ Portoroz, Salvore/Savudrija, Umago/Umag, Pola/Pula, Rogosnizza/Rogoznica, Spa- lato/Split, Lissa/Vis, Sabbioncello/Orebic ed a Sarajevo. Durante le guerre jugoslave (1991-1995) ed in veste di responsabile del Programma dell’Unione europea per gli aiuti umanitari per i profughi in Dalmazia, dal febbraio 1994 al luglio 1995, ho percorso quasi tutta la Croazia, la “Repubblica srbska” (Knin) e mezza Bosnia. Durante questa esperienza unica, e particolarmente amara, ho potato constatare che questa gente, anche se su diversi fronti di guerra, parla piu o meno la stessa lingua (o e bilingue) ed aspira, malgrado le apparenze, alia stessa tranquillita familiare. II fatto di aver visitato per diversi decenni e frequentemente quasi tutto I’Adriatico orientate, da Trieste fino alle Bocche di Cattaro/Kotor e stata, dunque, anche Poc- casione di riflettere sul passato di queste terre suggestive ed anche sulle cause delle tragedie (epidemie, guerre e dittature) che sono un male quasi endemico di questa popolazione. II libro e quindi, in buona parte, il risultato dei contributi e sacrifici di innumerevole persone anonime. A tutta questa gente dunque va il merito di avermi aiutato a portare a termine quest’opera. La miapiu viva gratitudine va anche a quegli amici che, con il loro lavoro e lapazien- za, hanno permesso I’edizione del volume. L’Autore SOMMARIO Paesaggi e geomorfologia dell’Adriatico orientate. 1 L’Adriatico.1 Le terre deU’Adriatico orientate .3 Geologia dell’Istria.4 Geologia della Dalmazia.5 II Carso . 8 L’idrografia ed i fiumi deH’Adriatico orientale.10 II clima. 12 Le maree, vend e terremoti.14 Adriatico orientale in tempi remoti. 15 Preistoria.15 Le colonie greche .16 La Polis d’Issa.16 La romanizzazione delle terre dell’Adriatico orientale.17 La conquista romana dell’Istria (177 a. C.).19 La battaglia tra l’impero d’Oriente e d’Occidente nei pressi di Postumia/Posrojna - 394.20 Le citta e la divisione romana dell’Adriatico orientale.21 Le costruzioni di difesa romana nell’alto Adriatico (333-395) .23 L’Adriatico orientale dopo il periodo romano .27 L’epoca delle migrazioni dei popoli nelPAdriatico orientale tra i secoli IV e IX.27 L’Esarcato (568-751).28 Dalmazia parte dell’impero d’Oriente (476-1180). 29 L’epoca dei longobardi (568-774).29 La conquista slava dell’Adriatico orientale (secolo VI — sec. IX).31 Carantania (sec. VII-X) .31 Le conquiste saracene nel Mediterraneo settentrionale — secolo IX e X.31 Saraceni nelPAdriatico orientale .32 L’Adriatico orientale alia nascita del Sacro Romano Impero - secolo IX.33 Contrasti fra i due imperi - L’ascesa di Venezia (800-812).33 II placito del Risano (804).34 Narentani un popolo di corsari (sec. VII-X)..35 La costituzione della marca del Friuli (803-828) .36 L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo .37 II Patriarcato d’Aquileia (557-1077).37 II patriarca di Grado (secolo VIII-XII).39 Dal caos di Roma al patrocinio dell’imperatore sull’elezione del papa (847-952).40 II Regno Italico indipendente (887-961).42 Gli ungheresi nelle terre dell’alto Adriatico (secolo X) .42 La prima conquista veneziana dell’Adriatico orientale, inrorno al 1000.43 Lo scisma dentro la chiesa cristiana - 1054.43 Dominio croato nelPAdriatico (800-1102). 44 L’Adriatico bulgaro (969-1014) . 4 § Doclea o la Dalmazia superiore (sec. X-XVI).48 L’Adriatico ungherese (1102-1202). 49 Normanni nelPAdriatico - secolo XII. 50 L’Adriatico orientale secondo il geografo arabo Al-Idrisi (sec. XII). 51 L’Adriatico ai tempi della lotta comunale contro PImpero (1152-1250). 32 L’Istria a meta del secolo XII. 33 VIII Atlante storico dell’Adriatico orientale Le crociate e le terre delPAdriatico orientale (1096-1205) .55 I crociati si insediarono in Istria (1095-1099).55 La seconda conquista veneziana dell’Adriatico orientale (1202-1208).55 Le crociate in Europa .59 Adriatico orientale nel basso Medioevo (1218-1389). 61 Bulgaria sull’Adriatico orientale.61 Le terre d’Albania - il ducato di Durazzo/Durres (1205-1348).61 Serbia (1077-1389).62 Serbia sulle sponde deH’Adriatico e l’impero serbo di Stefano Dusan Silni (1331-1355).64 Albania parte dell’Iinpero serbo (1343-1355).65 La fine del regno serbo - Kosovo polje nel 1389.65 L’alto Adriatico nel secolo XIII.66 La terza conquista veneta d’Istria (1267-1374) .67 II commercio del sale .67 Le guerre tra Genova e Venezia (1258-1381).68 La battaglia di Curzola/Korcula (1298) ed il Libro delle Meraviglie di Marco Polo.68 L’Adriatico croato-ungherese e la pace di Zara del 1358.69 La guerra di Chioggia e la pace di Torino 1378-1381.71 La dedizione di Trieste, Treviso, Feltre e Belluno all’Austria - 1382.72 Balsha signori dell’Albania settentrionale (1360-1421) .73 Bosnia - terra di frontiere e di religioni (secolo X-XV) .75 Bosnia dei kristjani (catari) .75 La conquista bosniaca dell’Adriatico orientale (1380-1444).76 Conquista veneta di Grecia e Dalmazia. 81 Venezia in Grecia (1204-1797).81 Conquiste veneziane nel Mar Ionio (1331-1362).81 Venezia nel Mar Egeo (1204-1669).83 L’acquisizione veneta della Dalmazia (1409 -1452).83 Cipro veneziana (1489-1571).86 I conti di Gorizia ed altre casate feudali nell’alto Adriatico .89 Altri signori feudali nelle terre dell’alto Adriatico (secoli X-XVI).90 L’espansione territoriale di Venezia (1388-1496) .93 L’espansione sulk terraferma (1388-1463).93 Conquista veneta delle terre d’Albania (1392-1496).95 Cattaro/Kotor sul finire del secolo XIV.97 Albania veneta (1404-1466).97 Venezia a Zeta (Montenegro) 1455-1496 .98 Le perdite veneziane nella Grecia (1416-1479).98 Le perdite territoriali genovesi (1463-1475).98 Le conquiste venete nell’Adriatico occidentale (1484-1509).99 La Repubblica di Ragusa/Dubrovnik .101 La storia di Ragusa/Dubrovnik - secolo VII-XIX.101 Lo sviluppo territoriale di Ragusa/Dubrovnik sec. XII - sec. XV.102 L’espansione economica e culturale di Ragusa/Dubrovnik.103 Il ruolo internazionale della Repubblica di Ragusa/Dubrovnik.104 Lo splendore ed il tramonto di Ragusa/Dubrovnik.104 L’arcipelago di Lagosta/Lastovo parte di Ragusa/Dubrovnik (1272-1808). 108 La conquista turca dell’Europa sud-orientale (1301-1683) . 109 L’Albania di Giorgio Castriota detto Skander beg (1443-1466).Ill La popolazione delle citta dell’Albania turca (cristiani e musulmani).Ill La popolazione dell’Albania turca (Arnavud-ili) secondo il censimento ufficiale del 1520/30.Ill Conquista turca delPAdriatico orientale (1392-1540). 112 La conquista turca della Bosnia -1463.1 13 Sommario IX Erzegovina turca - 1482.114 La conquista turca della Croazia (1496-1596). 115 I turchi in Istria, Trieste, Friuli e Veneto (1470-1511). 117 La conquista turca delle isole Ionie 1479.118 I turchi a Otranto (1480/81). 119 I turchi nella Grecia veneta e nell’Albania veneta (1499-1503). 119 II fiasco turco a Corfu/Kerkira - 1537. 120 11 saccheggio turco dell’Albania veneta (1539-1540). 121 La vittoria turca di Mohacs (Ungheria) del 1526 . 122 L’assedio di Vienna e le vittorie turche nell’Europa orientale (1529-1591). 122 Le conquiste turche nel Mediterraneo meridionale (1516-1540). 122 L’assedio ottomano di Malta (1565) e la conquista di Chios/Scio genovese (1566) .. 125 Le conquiste turche nel marTirreno, Ligure ed Adriadco occidentale (1534-1566). 126 La battaglia di Lepanto (1571) e la conquista turca di Cipro (1573). 128 La popolazione dell’Adriatico orientale a Lepanto.129 Apogeo del dominio turco neH’Adriatico orientale (1571-1645) . 130 La popolazione cattolica della Bosnia durante il dominio turco .131 L’Europa delle scoperte epocali e dell’intolleranza religiosa (1492-1521). 133 Venezia in guerra contro mezza Europa (1482-1516) Venezia in Puglia (1484-1530). 134 L’espansione veneta neH’Italia settentrionale (1479-1509). 136 Le guerre della Lega di Cambrai contro Venezia (1508-15). 136 La pace di Cambrai del 1529.138 L’egemonia spagnola suH’Italia (1529-1700). 138 Le modifiche territorial! nell’alto Adriatico (1508-1543).141 II confine austro-veneto (1508-1543). 141 La sentenza arbitrale di Trento - 1535. 142 La cornea di Pisino - Contea d’Istria (1374-1797). 142 La contea di Castua/Kastav, feudo austriaco (1468-1843). 142 L’Adriatico orientale dopo la sconfitta deH’Ungheria - 1526.143 La costituzione dei Confini militari - secolo XV.144 L’insediamento dei morlacchi nei confini militari.145 L’Europa dei conflitti di religione (secolo XV-XVII) .147 Dalle indulgenze alio scisma nella chiesa cattolica (1453-1520). 147 II sacco di Roma e la costituzione delle chiese protestanti ed anglicane (1527-1539). 148 II periodo del concilio di Trento - la persecuzione degli ebrei e lo scisma con i protestanti (1545-1569) . 148 Dalla battaglia di Lepanto/Nafpaktos (1571) alia carneficina degli eretici.149 L’annientamento dei protestanti e la riforma del calendario (1572-1582) . 150 La riconciliazione tra i cattolici e protestanti francesi nel 1598. 150 Roma, l’epicentro delle guerre di religione e la “terra centro dell’universo” .151 Protestantesimo nelle terre deH’Adriatico orientale .151 La controriforma e le sue conseguenze nell’Europa meridionale.152 La riconquista cristiana dell’Europa sud-orientale — secolo XVII .154 Pirati e corsari nel Mediterraneo.155 I cavalieri di Malta - corsari cristiani.155 I porti corsari e schiavi musulmani in terre cristiane.156 La pirateria barbaresca neH’Adriatico orientale.158 Segna/Senj l’ultimo baluardo della cristianita (1537-1683). 158 Le guerre di Gradisca (1615-1617).159 La cronaca della guerra austro-veneta di Gradisca (1608-1615). 160 I conflitti tra i confinanti lungo il confine austro-veneto in Istria (1535-1797). 161 La peste e le sue cause nell’Adriatico orientale.163 L’apocalittica peste del secolo XVII.163 II flagello delle guerre e della peste in Istria (1630-1640) . 163 La popolazione di Venezia e d’Istria (1554-1741) . 164 La popolazione dell’Istria veneta (superficie 2.587 kmq) nel periodo 1554-1741. 164 X Atlante storico dell’Adriatico orientale La peste miete la popolazione del Capodistriano e del Goriziano.165 La popolazione del territorio di Pola (1554-1741). 165 La popolazione di Capodistria (1533-1787). 165 La peste in Dalmazia — secolo XVI e XVII.166 II ripopolamento dell’Adriatico orientale (1580-1690). 167 Dalle guerre di Creta alia caduta della Serenissima.169 Le guerre di Creta (1640-1669).169 L’Adriatico orientale 1644-1669.169 Altri eventi storici nel periodo dopo il 1648.170 La disfatta turca davanti a Vienna - 1683.171 L’Adriatico orientale dopo il 1683 . 172 La spartizione del mondo a Utrecht nel 1713.172 Sardegna austriaca 1713-1720. 173 Gli Asburgo a Parma ed in Toscana (1732-1800). 173 La cessione dell’Oltrepo alia Savoia (1743-48). 175 L’Adriatico orientale nel secolo XVIII.175 Dalmazia veneta ed Albania veneta 1714-1718.176 Popolazione di Dalmazia ed Albania veneta nel secolo XVIII.179 L’alto Adriatico austriaco e le franchigie portuali (1719-1790). 181 Il tramonto della repubblica di San Marco .182 Le isole Ionie (1797-1864).184 L’Adriatico orientale nel periodo di Napoleone.185 La suddivisione politica dell’Italia nel 1796-1806. 185 Regno d’ltalia (1805-1814). 186 La fine del Sacro Romano Impero (1805) e la pace di Tilsit (1807) . 188 L’occupazione francese di Ragusa/Dubrovnik - 1806. 189 I russi nell’Adriatico (1799-1810). 189 L’Adriatico orientale sotto il controllo britannico (1806-1815). 191 La riconquista austriaca della Dalmazia - 1809. 192 Le province d’llliria (1809-1814). 193 L’Adriatico orientale dopo il Congresso di Vienna.197 II Congresso di Vienna - 1815.197 Il Regno di Sardegna -1815.200 L’Austria.201 Il ducato di Lucca 1805-1860.202 Il ducato di Modena e Reggio (1815-1859).202 Ducato di Parma e Piacenza (1748-1859).202 La signoria di Massa.203 Regno d’llliria - 1816-1849.203 Citta principali della Dalmazia e loro popolazione nel 1818.204 Popolazione nel circolo di Cattaro/Kotor nel 1818.204 Popolazione della Dalmazia austriaca secondo la confessione nel 1 815.204 La popolazione della Dalmazia nel 1796-1815.205 Il Regno di Dalmazia e la sua popolazione nel 1815.205 La popolazione in alcuni comuni della Dalmazia nel 1890.205 Popolazione della Dalmazia austriaca nel 1815.205 Popolazione della Dalmazia austriaca 1848-1910.206 La lingua dell’amministrazione e le scuole.207 L’emigrazione dalla Dalmazia austriaca.208 Emigrazione dalla Dalmazia austriaca (1880-1910).208 Crescita della popolazione nella Dalmazia austriaca (1890-1910) .208 Il Risorgimento e 1’irredentismo.209 Risorgimento (1799-1870).209 I mod rivoluzionari e le guerre d’indipendenza in Italia — 1848/49 .210 Le guerre d’indipendenza d’ltalia (1859 -1866) .212 Sommario XI La spedizione dei Mille (1859-1860).212 La formazione territoriale del Regno d’ltalia (1859-1861) .212 La sconfitta italiana a Custoza - 23/24 giugno 1866.213 La battaglia di Lissa/Vis 20 luglio 1866.213 Modifiche territoriali dell’Italia (1859-1870).213 La cessione del Veneto e la conquista di Roma — 1866-1870.214 La partenza dei veneti dopo l’annessione all’Italia nel 1866.214 L’emigrazione dal regno d’ltalia nel periodo 1876-1909 (per diecimila abitanti).214 L’unificazione d’ltalia ed il massacro delle popolazioni meridionali (1860-1880).215 L’irredentismo 1876-1925.215 II Friuli orientale (austriaco).216 L’irredentismo nel Litorale austriaco.217 L’irredentismo, i’affarismo e le realta italiane.217 II numero degli irredentisti nel Litorale austriaco .218 L’alto Adriatico e la sua popolazione (1846-1918).219 La popolazione del Friuli (1846-1910).219 La popolazione slovena nei circondari di Cividale, Udine e Tume, secondo il censimento del 1921.220 Slavia veneta.220 La popolazione dell’alto Adriatico sotto l’Austria (1849-1918).220 La popolazione del Litorale austriaco (1849-1910).221 I tedeschi .221 La popolazione della contea di Gorizia e Gradisca (1846-1910).222 La contea principesca di Gorizia-Gradisca.223 La citta di Gorizia (1854-1910).223 Territorio di Monfalcone — Bisiacheria.223 Trieste e la sua popolazione (1735-1910).224 Popolazione della citta di Gorizia (1869-1910) .224 La popolazione del territorio di Trieste statisticamente (1846-1910).225 Gli ebrei a Trieste all’inizio del secolo XX..225 La popolazione del territorio tra Monfalcone e Trieste nel 1910 .225 II Margraviato d’Istria.226 La linea di spartizione tra gli sloveni (croati) e gli italiani in Istria occidentale .227 La popolazione d’Istria (1846-1910).227 La divisione politica del Litorale austriaco nel 1910.227 Popolazione presente nei maggiori comuni d’Istria nel 1910.228 La disuguaglianza tra le diverse etnie .229 Le citta d’Istria secondo la lingua d’uso (1910).229 La percentuale della popolazione con il diritto di voto in Europa.231 Analfabedsmo nel Litorale nel 1910 (in %)...231 Croazia .231 Il ducato di Carniola e la contea di Gottschee/Kocevje.231 L’emigrazione dalle terre dell’alto Adriatico nel secolo XIX.232 L’esodo da Trieste.233 La popolazione di Croazia e Slavonia nel 1890.233 La popolazione di Carniola/Krain (1846-1910).235 La percentuale dei croati (cattolici) e serbi (ortodossi) in Croazia e Slavonia.235 Europa sud-orientale fino alle guerre balcaniche (1812-1913).245 I soldad dei Confini militari.245 Lo sgretolamento dell’Impero ottomano (1812-1878).246 II trattato di pace di Bucarest -1812 .246 La Grecia (1821-1898).247 LaTurchia 1831-1878.248 La guerra di Crimea (1853-1856) .248 Il risveglio nazionalista nell’Europa sud-orientale e la pace di Santo Stefano del 1878.249 Congresso di Berlino — 1878.249 La Romania, laMoldavia e la Valacchia (1853-1881).250 XII Atlante storico dell’Adriatico orientate Popolazione della Romelia, censimento ottomano del 1894 .251 La Bulgaria e la Rumelia orientale (1878-1908).251 L’occupazione austro-ungarica della Bosnia ed Erzegovina (1878-1908).251 La popolazione della Bosnia - 1878 .253 Sarajevo attraverso i secoli .254 La popolazione della Bosnia ed Erzegovina (1878-1931) ..254 II condominio della Turchia e dell’Austria-Ungheria sul territorio (Sangiaccato) di Novi Pazar (1879-1908) .255 Popolazione di Sarajevo (1851-1921) .255 La distribuzione delle terre agricole in Bosnia prima della la guerra mondiale.256 L’isola di Creta (1898-1908).256 La Serbia (1804-1915).256 I Balcani (Turchia europea) all’inizio del secolo XX.257 La Macedonia sotto il controllo internazionale - 1903.257 L’annessione della Bosnia alPAustria-Ungheria - 1908.258 Kosovo dopo il congresso di Berlino.258 L’indipendenza della Bulgaria - 1908.260 L’Europa colonialista nell’Africa mediterranea e turca — 1909-1912.260 La prima guerra balcanica -1912.260 La seconda guerra balcanica -1913.261 La Grecia e le isole 1898-1914 .261 La nascita dell’Albania - 1912.263 La popolazione dell’Albania .263 La nascita delPAlbania nel 1912 .263 L’Albania (turca) invasa dalla Grecia, Serbia e Montenegro (1912/1913).264 Albania 1914-15.265 Le religioni e gli albanesi.265 Emigrazione e spostamenti forzati delle popolazioni.266 La prima guerra mondiale (1914-1918).267 L’attentato di Sarajevo - 28 giugno 1914 .267 Le modifiche territoriali delPItalia (1859-1872).267 L’ltalia si prepara alia guerra (1914-15).268 L’ltalia entra in guerra - maggio 1915.270 Caporetto 1917 - la sconfitta dell’esercito italiano.270 L’intervento di papa Benedetto XV per la pace - agosto 1917.271 II rifiuto delle trattative di pace ed il focolare ebraico.272 Congresso dei popoli oppressi delPAustroUngheria — Roma aprile 1918.273 La ribellione dell’esercito austro-ungarico.274 La disfatta austro-ungarica - ottobre 1918.274 Il periodo dell’armistizio — novembre 1918.275 Le perdite italiane — il prezzo per la vittoria .275 Le perdite umane in Croazia.277 Le perdite di guerra della Serbia e del Montenegro .278 La conferenza di pace di Versailles e gli interessi finanziari.278 Perdite umane in prima guerra mondiale.279 Le trattative per la nuova frontiera orientale d’ltalia - Versailles 1919.283 La Linea Wilson.283 La popolazione dentro la “frontiera di Londra”.283 La posizione italiana e jugoslava a Versailles - 1919.284 11 Trattato di Rapallo del 1920 .284 Mercanteggiamento - Postumia per il Montenegro.284 Le conquiste territoriali d’ltalia — un pozzo di Danaide .285 La popolazione di Val Canale (1845-1945) .285 La popolazione di Zara/Zadar e delParcipelago di Lagosta/Lastovo.286 La fine del regno del Montenegro (1918-1920) .286 Minoranza italiana in Jugoslavia 1920-1940.288 Sommario_ XIII II conflitto per Fiume (1918-1924).289 Fiume/Rijeka attraverso la scoria .289 La questione di Fiume/Rijeka 1919-1924.290 L’annessione della citta di Fiume/Rijeka aU’Italia — 1924-1943.291 La provincia di Quarnero 1924-1943.291 Fiume/Rijeka e la sua popolazione.291 Popolazione di Fiume/Rijeka - statistiche 1600-1954.292 La modifica della strurrura etnica a Fiume/Rijeka (1851-1954).292 L’esodo dopo la prima guerra mondiale .294 L’Albania dopo la Grande guerra (1918-1939).295 L’alto Adriatico italiano (1918-1943) .297 Fascismo - il figlio della Grande guerra e della poverta.297 Gli anni delle tensioni sociali nelle terre dell’alto Adriatico (1920-1922) La ‘battaglia di San Giacomo’ ed il rogo di Narodni dom slavo.297 A Trieste “si seminano venti per raccogliere tempeste” .299 La tessera del fascio — tessera del pane .300 La soppressione delle scuole slave ed altre misure discriminatorie contro gli slavi (1919-1943).300 Tribunale speciale - tribunale di Mussolini (1926-1943).301 La popolazione della Venezia Giulia nel 1919 (secondo gli irredentisti).302 Popolazione della Venezia Giulia (senza Fiume) nel 1921 .302 La popolazione delle province di Fiume, Gorizia, Pola, Trieste e Zara nel 1936 .302 Le grandi opere del fascismo in Venezia Giulia.302 L’intervento del Vaticano nella politica italiana (1929-1938).303 Le leggi razziali del 1938 e le comunita ebraiche di Fiume, Trieste e Gorizia .304 Jugoslavia (1918-1941).305 L’offensiva comunista contro i Balcani (1925-1934).307 La dissoluzione della Jugoslavia, una prospettiva per tutti.308 I rapporti italo jugoslavi 1920-1941.310 Lo sbarco dei nazionalisti croati a Carlopago/Karlobag - 1932.311 L’attentato al re Alessandro e 1’irredentismo slavo al servizio dei britannici (1934-1940).313 Le terre dell’alto Adriatico alia vigilia della seconda guerra mondiale - 1940.314 La seconda guerra mondiale (1939-1945).315 L’Albania alia vigilia della seconda guerra mondiale - 1939 .315 Italiani in alcuni paesi d’Europa nel 1939.315 La costituzione del partito comunista albanese sotto la tutela degli jugoslavi — 1941.316 L’occupazione della Jugoslavia - aprile 1941.317 Kosovo e Macedonia occidentale annessi aH’Albania.318 La deflagrazione della citta di Smederevo (Serbia) .319 Lo sterminio degli ebrei e dei serbi.319 L’insurrezione filo-comunista - 22 giugno 1941.320 II Montenegro - 1941.321 La resistenza nella “Provincia di Lubiana” (Slovenia).322 Gli ostaggi sloveni ed il curato italiano.322 Campi di concentramento per gli jugoslavi in Italia.323 I campi di concentramento nelPAdriatico orientale (1942-1943).323 Isola d’Arbe/Rab.324 Le isole di Osljak, Melada/Molat e Morter/Murter.325 L’isola di Pago/Pag.325 Porto Re/Kraljevica.325 Campi di concentramento nell’Albania italiana (1939-1943).326 La nascita della Milizia volontaria anticomunista (MVAC) - Il ricatto dei prigionieri .326 La resistenza anti-italiana nelle terre dell’alto Adriatico (Venezia Giulia) — 1942-1943 Sine sanguinis efusione non fit remissio .327 Massacro a Podhum (Fiume) — 12 luglio 1942.327 La deportazione degli slavi nelle unita dei “Battaglioni speciali” - primavera ’43.328 XIV Atlante storico dell’Adriatico orientate La caduta del fascismo in Istria - 25 luglio 1943.328 La caduta del fascismo in Dalmazia - l’eccidio degli alpini italiani (1’8 agosto ’43).329 L’armistizio con l’ltalia - 8 settembre 1943.329 11 collasso dell’esercito italiano nelle terre dell’alto Adriatico (Venezia Giulia) — settembre ’43 .330 Trieste - settembre 1943.331 La battaglia di Gorizia — 22 settembre ’43 .331 Pola.332 Rovigno/Rovinj e Capodistria/Koper.332 Fiume/Rijeka e Villa Nevoso/Ilirska Bistrica.332 L’isola di Lussino/Losinj - massacro dei cetnik (serbi ortodossi).332 Gli istriani salvarono dalla prigionia tedesca migliaia di militari italiani.333 L’insurrezione popolare in Istria - settembre/ottobre ’43.334 “Processi” dei “fascisti” in Istria.334 Litorale croato.335 Isola d’Arbe/Rab.335 Spalato/Split — settembre-dicembre 1943.335 Ragusa/Dubrovnik.336 Zara/Zadar.336 Isola di Lissa/Vis.336 Montenegro.336 Bocche di Cattaro/Kotor.337 Albania.337 L’espatrio della popolazione della Dalmazia (1943/44).338 Litorale Adriatico {Adriatisches Kiistenland, 1943-1945).339 Dall’armistizio con l’ltalia alio sbarco alleato in Normandia (settembre 1943 - giugno 1944).339 Massacri della popolazione civile in Istria — settembre ottobre ’43.340 Le deportazioni dei militari italiani, ebrei, resistenti e civili (settembre 1943 — febbraio 1945).341 I campi di concentramento in Germania.342 La Risiera - forno per lo sterminio di massa.343 Le assicurazioni che facevano affari con gli ebrei sterminati.343 II carcere di Coroneo.344 Le opinioni della popolazione dell’alto Adriatico sulla guerra.344 Gli attentati d’Opicina/Opcine e di Trieste (aprile ’44).345 La seconda ondata degli eccidi tedeschi — aprile, maggio ’44 L’eccidio di Lipa — 30 aprile .345 L’eccidio di villa Peternel (Cormons/Krmin).346 Gli eccidi nelle terre di Ciceria e Brkini e l’entroterra di Trieste.346 La rivoluzione e la resistenza .346 La degenerazione della resistenza “popolare”.347 Lo sbarco anglo-americano in Istria e la tregua tra partigiani e tedeschi - (luglio-agosto ’44).348 Gli osovani e la resistenza nel Friuli orientale (1943-1945).349 I cosacchi in Carnia.349 L’eccidio di Porzus — febbraio ’45.350 Bombardamenti e rifornimenti anglo-americani nell’Adriatico orientale.351 Bombardamenti aerei 1943-1945.351 I bombardamenti di Trieste, Monfalcone, Gorizia (1944-1945) .352 L’affondamento del transatlantic Rex e del piroscafo S. Marco (settembre 1944).352 Le vittime dei bombardamenti aerei di Pola (gennaio ’44 — febbraio ’45).353 Istria e le isole.353 Bombardamento di Zara/Zadar (novembre ’43 - ottobre ’44).354 La fine della guerra nell’Adriatico orientale.355 Tito - diplomatico versatile e stratega dei massacri.355 Dalmazia “terra maledetta” — autunno-inverno 1944/’45.356 Ribellione nel Kosovo — inverno 1944/’45.358 Le ultime settimane di guerra nell’Adriatico orientale (aprile-maggio 1945) .359 La distruzione dei porti d’Istria e Fiume .359 Le prime esecuzioni di prigionieri - aprile 1945.359 Sommario XV La battaglia di Opicina/Opcine e di Basovizza/Bazovica - 29 aprile.360 L’entrata dell’esercito jugoslavo a Trieste e nel Friuli.360 La battaglia di Fiume/Rijeka - aprile/maggio ’43.361 L’entrata dei partigiani a Fiume/Rijeka — 3 maggio.361 Villa Nevoso/Ilirska Bistrica - Piccola Stalingrado.362 La liberazione fu per mold solo un’illusione .363 Le deportazioni da Trieste e Gorizia - maggio 1945.363 La grotte del Carso — cripte selvagge.364 L’afFondamento della nave Lina Campanella —21 maggio.364 I prigionieri tedeschi ed altri .365 II massacro degli eserciti collaborazionisti .366 Lo sterminio dei montenegrini (18-20 maggio ’45).366 Massacri della popolazione civile nella Stiria meridionale (Slovenia 1945-1947).366 Lo sterminio della minoranza tedesca nella Stiria (Slovenia).367 Gli eccidi in Italia.367 II “triangolo della morte” in Emilia.368 Le vittime di guerra e dei comunisti in Albania (1941-1946).368 II bilancio della guerra e gli eventi post bellici.369 La frontiera italo-jugoslava a Jalta — febbraio 1945.369 Le zone d’occupazione nella Venezia Giulia (1945-1947).369 II trattato di pace 1947.370 Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale.372 Le perdite durante la guerra 1943-1945.372 Militari italiani morti come prigionieri dei sovietici.372 I morti in diverse campagne dell’esercito italiano .372 Militari italiani morti come prigionieri dei tedeschi.372 Militari morti come prigionieri degli anglo-americani e francesi.373 Morti delle forze partigiane, della Repubblica sociale italiana (RSI) e dei civili.373 Caduti militari nel periodo 1943-1945.373 Le perdite demografiche nella Giulia e nel Friuli .374 II bilancio dell’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943).375 Le perdite umane ed i danni di guerra di Jugoslavia.375 La punizione per i crimini di guerra.376 Lingerenza jugoslava nell’Albania e nella guerra civile greca.377 Jugoslavia un paese in allerta continua (1945-1955).378 11 terrore titino (1945-1965).379 II purgatorio titino sull’isola Golli/Goli otok.380 Le ribellioni popolari ed il “lavoro socialmente utile .382 II conflitto per il Territorio Libero di Trieste (1947-1954).383 La popolazione del TLT.384 La popolazione del Territorio Libero di Trieste secondo il censimento del 1910 (in base della lingua d’uso).384 La svolta nel problema di Trieste — il patto d Ankara 1953.385 Ultima proposta - Capodistria/Koper, Isola/Izola e Pirano/Piran in cambio di Saule/Zavlje .385 Restate calda del ’53 - l’ammassarsi delle truppe alia frontiera italo-jugoslava .385 I morti del novembre ’53 - cronaca di una tragedia annunciata.386 Verso la soluzione del problema di Trieste (1953-1954).386 II Memorandum di Londra del 5 otrobre ’54.388 La divisione linguistica tra sloveni e croati .389 Il tracciato della frontiera croato-slovena dopo 1945 .390 Il massacro degli sloveni di Strigova — estate 1946.390 Il tracciato della frontiera croato slovena nell’Istria occidentale dopo il 1955 .390 L’esodo dall’alto Adriatico nel secolo XX.391 L’esodo dopo la prima guerra mondiale .391 L’esodo dalle terre dell’alto Adriatico dopo il 1944/45 .391 L’esodo da Pola - 1946/47.391 L’esodo dall’Istria dopo il 1948.392 XVI Atlante storico dell’Adriatico orientate L’esodo da Fiume/Rijeka (1946-1954).393 L’esodo dalla Slovenia verso l’ltalia (1947-1948).393 L’esodo dalla zona B dell’ex Territorio libero di Trieste (1947-1956).394 La popolazione del Buiese/Buje.395 Arrivi dalla zona B a Trieste (ottobre 1953-aprile 1955).395 L’esodo giuliano e dalmata in numeri.395 Dati statistici del Buiese/Buje.395 Emigrazione da Trieste dopo 1945.396 Non tutti hanno raggiunto l’Occidente sognato.396 Incidenza dell’esodo (in %) dall’alto Adriatico e Zara (1940-1955) .397 I profughi giuliano—dalmati in Italia .397 L’esodo dal Friuli.397 Gli accordi di Osimo del 1975 e la questione dei beni abbandonati.398 Albania 1945-1989 .399 L’ingerenza jugoslava negli afFari d’Albania (1945-1948).399 “Una prima colazione cinese copre il fabbisogno dell Albania”.399 Albania l’unico paese ateo nel mondo (1967-1989).400 Minoranze etniche in Albania.400 Jugoslavia 1953-1991 .401 La tirannia di Tito (1953-1980).401 II socialismo dal volto umano e l’autogestione nelle imprese.402 II Certificato di idoneita morale e politica .403 II sistema giudiziario.404 L’ultima volonta del tiranno: “Lasciatemi morire!”.404 Dalla tirannia di Tito alia deflagrazione della Jugoslavia (1981-1991).404 Le guerre in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina (1991-1996).406 La liberazione della Croazia — 5 agosto 1995.407 La pacificazione della Bosnia dopo il 1996 .407 Balcani un problema jugoslavo o europeo? .408 Kosovo ( 1939 - 1999 ) .409 La popolazione del Kosovo secondo i censimenti del 1910, 1921, 1931 e 1939.409 Kosovo terra di ribellioni e stad d’assedio (1944-1981).410 La ribellione del 1999 e l’intervento armato della NATO in Kosovo .410 In guisa di conclusione.413 Le sei repubbliche (ex-jugoslave) e l’Albania in cerca di afFermazione internazionale.413 Indice delle cartine e delle immagini.417 Indice delle nomi e dei luoghi.439 PAESAGGI E GEOMORFOLOGIA DELL’ADRIATICO ORIENTALE L’Adriatico Si chiama Mar Adriatico (da Adria, un tempo cospicuo porto della sponda veneta) quella parte del Mar Mediterraneo che si estende fra la penisola italiana e le terre delfAdriatico orientale (oggi di¬ vise tra Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montene¬ gro ed Albania), a nord-ovest del Canale d’Otranto, tra il 40° e il 46° di latitudine nord e tra il 12° e il 20° di longitudine est, per una lunghezza di circa 850 km. e una larghezza che varia dai 72 km. del Canale d’Otranto ai 240 del trat- to Pescara-Split/Spalato, coprendo complessivamente una superficie di 132.000 kmq. Il suo fondo e incli- nato in generale da nord a sud, per cui la sua profondita, che e appena di 25 metri nella sezione setten- trionale (fra la laguna di Venezia e Salvore/Savudrija, l’estremita occi- dentale dell’Istria) ed e raramente oltre 70 metri sopra la linea Zara- L’Adriatico visto dal satellite. Ancona, raggiunge i 200 metri tra le penisole del Gargano (Italia) e di Sabbioncello/Peljesac (Croazia), e addirittura i 1.250 metri tra Bari (Italia) e Durazzo/Durres (Alba¬ nia). La corrente marina piu note- vole delfAdriatico monta lungo le coste dell’Albania, della Dalmazia e delflstria e ridiscende in senso opposto lungo le coste della peni- Trieste e sullo sfondo i monti delflstria. Foto: Samantha Verchi. 2 Atlante storico dell’Adriatico orientale Isola d’Istria negli anni sessanta del secolo XX. Sullo sfondo il monte Nanos (Monte re, 1313 m) che domina il punto di passaggio tra il Mediterraneo e PEuropa centrale. La montagna fu gia testimone della battaglia tra 1’impero d’Oriente e quello d’Occidente nel 394 e nelle sue vicinanze (Postumia/Postojna) fu stabilita la frontiera italo-jugoslava (1920-1943). Le saline di Capodistria. Le saline subirono nel 1911 danni incalcolabili a causa di una violenta mareggiata che ruppe gli argini, provocando di fatto la loro fine, dopo cin¬ que secoli di attivita. La larga striscia blu in- dica il flume Risano/Rizana. Cartina d’epo- ca. Museo regionale di Capodistria/Koper. Istria — la punta di Salvore/Savudrija. Sullo sfondo si vede la citta di Pirano/Piran. Il golfo di Pirano e diviso dalla frontiera croato-slovena. Foto: Piero Mangiabosco. Bagnoli/Boljunec (Trieste, Val Rosandra), centro sorto al contatto fra la fascia calcarea e quella marnoso-arenacea ed alluvionale. In queste terre si produce uno dei miglio- ri oli d’oliva del Mediterraneo. Foto: VA- LUSSI, Giorgio, Friuli Venezia Giulia, To¬ rino, Unione Tipografica Editrice torinese, 1971. sola italiana. L’acqua nell’Adriatico e nettamente piu pulita sulla costa orientale che su quella italiana. Spe- cialmente il flume Po, che percorre una delle zone piu industrializzate d’Europa, contribuisce parecchio all’inquinamento dell’Adriatico. Nel piccolo golfo di Trieste scorre ogni anno una notevole quantita di mercurio, proveniente dalle terre intorno ad Idrija (odierna Slove¬ nia), dove per oltre cinque secoli si estraeva questo metallo da una miniera. Paesaggi e geomorfologia dell’Adriatico oriencale 3 Le terre dell’Adriatico orientale Le terre dell’Adriatico orientale rap- presentano geograficamente (geolo- gicamente) il territorio delimirato a settentrione dalla linea che parte dal Golfo di Trieste (Monfalcone, a 30 km. da Trieste), fino alle coste del- l’Albania, dove l’Adriatico incontra il Mar Ionio, nei pressi del territorio di Valona/Vlore. Il territorio dell’Adria¬ tico orientale e delimitato, ad orien- te, dalla catena di montagne delle Alpi Giulie ed in seguito dai monti Velebit (Morlacca) e Dinari, che nel- l’Adriatico meridionale s’immergono L’insenatura di Zavratnica (Jablanac) di fron- te all’isola d’Arbe/Rab. Foto: Adriatico croato — localita di interesse paesaggistico e culturale, Zagreb, Naprijed, 1999. Le cascate del fiume Cherca/Krka (Sebeni- co/Sibenik). Foto: Horvatic, D., Croatia, Zagreb, 1993. Lo scoglio di Pomo/Jabuko. Foto: Horvatic, Croatia. Il delta di Narenta/Neretva. Le paludi del delta di Narenta/Neretva furono bonificate e trasformate nella seconda meta del secolo XX in un immenso orto di agrumi. Foto: Istria — Costa Dalmata, Baedeker, Isituto geografico de Agostini, 2004. Il golfo di Cattaro/Kotor. Bojana/Buene - Il fiume frontiera tra FAlbania (a destra) e il Montenegro (in alto). All’im- boccatura del fiume si trova la duna arenosa di Ada, che fa parte del Montenegro. 4 Atlante storico dellAdriatico orientale Le terre dell’Adriatico e del Medicerraneo centrale alia fine del secolo XIX. (Cartina d’epoca). nelle paludi dell’Albania. La costa di- rupata e pittoresca rende questo mare tra i piu incantevoli d’Europa e nello stesso tempo difficilmente accessibile per le imbarcazioni, tranne che nella parte dell’Istria occidentale. Geologia dell’Istria L’Istria e divisa, dal punto di vista geologico, in diverse parti: la Grigia o Gialla corrisponde ad una zona in¬ termedia di altipiani argillo-marmosi attraversati da una fitta rete di corsi d’acqua di origine risorgiva. L’Istria Rossa deve il suo nome alle argille ferruginose (ossido d’alluminio) del tavolato sud-occidentale della peni- sola, che si abbassa da un’altezza di 400 metri sino al livello del mare. II profilo costiero presenta una notevole articolazione: lungo il litorale nord- orientale si alternano tratti frastaglia- ti, come quelli di Capodistria/Koper Geologia dell’Italia e dell’Adriatico orientale. Cartina: Atlantegeogmfico metodico, Novara, e Pitano/Piran, e zone basse e pianeg- De Agostini, 1934. gianti, un tempo occupate da saline. Paesaggi e geomorfologia dell’Adriatico orientale 5 I] Mediterraneo centrale verso la fine del pliocene. Distribuzione del mare e delle ter- re emerse. In tempi remoti sconvolgimenti geologici crearono una profonda frattura che la separarono daH’odierna Italia meri- dionale (Puglia) dalle terre delFAdriatico orientale alia quale era unita. Per questa ra- gione la Puglia presenta caratteri fisici mol- to semplici che la staccano dall’Appennino meridionale e l’awicinano all’aspetto car- sico delle coste delFAdriatico orientale. 11 livello del mare del Mediterraneo e salito di circa cento metri negli ultimi 20 mila anni. Fonte: Le Vie d’ltalia del febbraio 1923. Geologia della Dalmazia Le terre delFAdriatico orientale, conosciute in generale come Dal¬ mazia, si estendono dal Golfo del Quarnero/Kvarner - dalla citta di Opatija/Abbazia (monte Maggiore/ Ucka, 1396 m) - verso il meridio- ne, alia foce della Boiana/Buene (la frontiera tra FAlbania e il Monte¬ negro), fra la cresta dei Monti della Morlacca/Velebit e le Alpi Dinari- che (M. Dinara, m. 1831), il mare e dal costeggio delle isole, che seguo- no la costa. La larghezza della sottile fascia costiera varia, secondo la vi- cinanza delle creste mohtagnose dal mare, da una cinquantina di chilo- metri (nei pressi di Zara/Zadar) ad una decina di metri nei punti piu stretti della costa dalmata (Macar- sca/Makarska). La Dalmazia e una regione essenzialmente mediterra- nea, dove la muraglia montagnosa, andskron oReisach HeZmagor r^Gralensteiti ’’? --" o o a y p. , Domzale £ Trento ?- (NnUrJ Bohinjiko A v • Ml G . Sgca ... ' 1 i (Kobarid) I -o Bui. Skojja Loka \ricesimo G'C■ (Orahuuo) 'Pol jane (d sina Qolj* Lagotce bacco Planiija / Uobrov{ O) Krlm 0 Racna ‘ J&X R °„ o iil \VH.LUfe Suh aV°Cerkniea d "adrohea ° ■put) ■? b>odrahca _ 0 Grahova. ° Bibnica CtrknM "' V o Lot * \ oDolenja S. Pietro ,(*7. j. a Vos i :• Locnik r.__ % ftre?ia O O K, .S-l^rr oK X. •\yilla d. Nei>oso. • | 1289 Rea - VVlfii-;*« Bism : ,, LOsilnica °CuMl laHaMua 0 ° , O r/rtto.jjV Glro % Rwignano ■o 31 G. d, Panzano \N> I’ll Sdobbix ■ Cast, di Miramare Golfo di Trieste iccehia o.'eit ) >esat:c Crado JfSSLt c B "‘*U Isola d'lstria ° fPjr-anI Pia saw? IRTSiujri^J „ Clara O (Klara i Ritnjik 1588 , tie lBufe) , Poriole i %y&pr1ait) k Ravna 0 Gora 0 + d J/rkepai! 4 Bjelolui o Kastav f Lokvt^ bHXjft FuzineJ'i .Montana VmMowh) Cittanoix (Norn Ozat FIUME 1 (RIJEKA) Uosehifna G. di Fiume Eatfivc (Rijtcki zaljev) » Ji # ** rj f 3 s- C.diCheno id#// >5. Andred « d'Albona ’ 1 ( Rabac) Parent ,Crikvtntca Mompaderno Antignana 11 oG'" w 4 Mfnska Veglia o • f Krk > Pli Ooct J : KnI) V. Rovigno 4> 3 (Rouinjtfrl J /j$nik Rlavnik K ^ Pli. Nei» W (ftl. Ona Punt* Mo (Valtura) ^ . &£) Cherso (Cres) in Valle .VortiMRm If Brioni J \°p, (Brijurti) ./=< P Compjrp (Rt. Kump»r)\GJ Prvid S Grgur L opar 0 n Cherso —O c o 3 VV ADRIATICO Polam Citbta Comeno Dutroglianp M Aur*fru*r*o M M Cvt* u > Monn/p/noo .*0 "** X Grd>G»bro+ - TiV-' ' * -a? - r S T* A /< ,ry' ill "X irf* Cctbry-^r A ■j a 1 1 ■ ^ .. A lx - ' Z %r <3 • J*"r T H La grotta Labodnica di Trebiciano/Trebce (Trieste), e costiruita da 17 pozzi verticali, che in totale arrivano a 329 metri di profondita. (Disegno del secolo XIX con rilievi d’acqua del 1868). che diversi chilometri, ed in quella di Postumia/Postojna (Slovenia) c’e addirittura una piccola ferrovia per turisti. La gente da sempre evitava queste cavita perche troppo perico- lose e solo durante la seconda guer- ra mondiale, e particolarmente alia fine del conflitto bellico, le grotte furono utilizzate per 1’interramento degli uccisi. L’idrografia ed i fiumi dell’Adriatico orientale L’Adriatico orientale (fino all’Alba- nia) e povero di acque superficiali e quelle che ci sono si raccolgono in alcuni fiumi. La morfologia del rilievo determina anche il regime idrografico dei fiumi, che, a sud della citta di Fiume/Rijeka, sono molto rari. L’Adriatico orientale e un territorio calcareo, carsico (pie- troso), con un’abbondante circo- lazione sotterranea che da origine a copiose sorgenti sottomarine. I fiumi dell’Adriatico orientale sono: l’lsonzo/Soca, che fu per mezzo se¬ colo il confine politico tra l’Austria e l’ltalia (1869-1918) e il Timavo, che segna il limite tra il Carso e la pianura lagunare (tra Monfal- cone/Trzic e Duino/Devin) e che per moltissimi autori rappresenta- va il limite occidentale dell’Istria. A sud di Trieste, prima d’arrivare a Muggia/Milje, troviamo il torrente Rosandra/Glinscica, che per secoli ha segnato (nel suo tratto finale) il confine tra l’Austria e la Repubblica di Venezia (1420-1797) e il Risano/ Rizana, che sfocia nel golfo di Ca- podistria/Koper (Formium romano, segnava la frontiera dal 42 a. C. al 16 a. C.). Proseguendo il cammi- no verso il meridione, arriviamo al flume Dragogna/Dragonja, che dal 1954/91 segna il confine tra la Croazia e la Slovenia e ancora piu a sud al Quieto/Mirna, che sbocca nei pressi di Cittanova/Novigrad e segnava, mezzo secolo fa, la frontie¬ ra meridionale del Territorio Libero Paesaggi e geomorfologia delFAdriatico orientale 1 1 di Trieste (1947-1954). Troviamo quindi il fiume Arsa/Rasa, nel- l’lstria orientale, che segno il confi¬ ne dell’Impero romano ed il limite occidentale della Dalmazia ai tempi di Claudio Tolomeo (85-160); poi il rio Fiumara/Rjecina, nei pressi di Fiume/Rijeka, che fu per oltre mez¬ zo millennio il confine amministra- tivo tra la Carniola e la Croazia e poi segnava il confine del Fiume/ Rijeka ungherese fino al 1918 e dal 1924 in poi la frontiera italo-jugo- slava fino al 1943. Andando ancora piu verso il meridione, troviamo, dopo qualche centinaio di chilome- tri, il fiume Zermania/Zrmanja (nei pressi di Zara), che segnava il confi¬ ne delle terre venete nella Dalmazia settentrionale fino al 1797; Krka/ Cherca la romana Titius (nei pressi di Sebenico/Sibenik) era il confine dell’antica Liburnia e principio del- Fantica Dalmazia, il fiume Giadro/ Jadro, che riforniva d’acqua l’antica Salona/Solin (a nord di Spalato), mentre a sud di questa citta trovia¬ mo il rio Zrnovnica (Xarnovnizza in veneto), che per decenni ha fatto da confine politico fra il territorio veneto e quello turco. Proseguen- do lungo la costa si arriva al fiume Cettina/Cetina (l’antica Flippus) confine storico della Croazia bianca e, in mezzo alle terre delFAdriati- co orientale, ecco apparire il fiume Neretva/Narenta. Proseguendo per qualche centinaio di chilometri verso il meridione, si arriva al rio Sutorina, nelle Bocche di Cattaro/ Kotor, lungo il quale c’era una delle due strisce di terra turche (bosnia- che), che sboccavano nelFAdriatico (1689/1718 -1908). Percorrendo la costa per altri cento chilometri si ar¬ riva al rio Becic, che ha rappresenta- to per un certo periodo di tempo la frontiera tra la Budtia/Budva veneta ed il territorio ottomano. Un altro storico rio e quello di Zeljeznica (nei pressi di Antivari/Bar), che fu fiume di frontiera tra FAustria-Un- N Albania X V* . . . .~ ifear - _ S'& i OGO *.jOP fSJP* Le alture dell’Albania e delle terre circostanti. Fonte: Internet. gheria ed il Montenegro nei periodo 1878-1918. Finalmente arriviamo a Bojana/Buene, emissario del lago di Scutari/Shkodra/Skadar, che segna il confine tra il Montenegro e FAl¬ bania. Da qui in poi la rete idrica diventa molto piu densa e verso il meridione il Drini/Drin (antica- mente Drilone), il cui ramo princi- pale esce dal lago di Ocrida/Ohrid, fu, ai tempi di Tolomeo, il limite orientale della Dalmazia; il Mati, che riceve da destra il Fani, quin¬ di l’Arzen, lo Shkumbi, il Semeni, formato dal Devoll e dall’Osum e la Vojussa, che nasce dal Pindo, in Le sorgenti del Timavo. Nei pressi di Ilirska Bistrica/Villa Nevoso si uniscono i due rami di Velka voda e nasce cosl il fiume Reka (in italiano Timavo), che si perde sotto terra nei pressi delle grotte di San Canziano/Skocjan e forma, in parte, il fiume che sbocca nei pressi di Duino/Devin. 12 Atlante storico dell’Adriatico orientale territorio greco. Lungo la costa si aprono tre insenature: il Golfo di Drin, il Golfo di Durazzo/Durres e la Baia di Valona/Vlore, ma nel complesso la costa albanese e scarsa di approdi e malsana, intristita da paludi e da lagune con rive incerte, che la rendono in parte inabitabile. La scarsita delle risorse idriche fa si che durante i millenni la popolazio- ne di alcuni territori, in particolar modo quella delle isole, dipendeva dall’acqua piovana per la cucina e le necessita quotidiane. Visto pero che nell’acqua piovana manca il calcio, l’approwigionamento idrico causa- va forti carenze di questo minerale presso la popolazione. Come col- mo d’assurdita, la gente che viveva sul terreno calcareo, perdeva i denti dopo i 35 anni per mancanza di cal¬ cio. Il mare invade le rive di Trieste. Con una marea di soli 49 centimetri, ma con vento me¬ dio di 54 chilometri orari. Era il 14 agosto 1957. Foto U. Borsetti, Il Piccolo del 2 agosto 2006. ISOLA Piantina d’Isola del 1878. Legenda: a) Alla sinistra si vede la nuova diga di 200 m. all’epoca in progettazione. Il territorio tra le case e la strada Isola-Capodistria resto in parte paludoso fino agli anni sessanta del secolo XX. b) Il territorio (ex-isola) fu edificato unicamente nella sezione sud-orientale della collina che divide il minuscolo territorio in due parti. Quella abitata (nel 1878) si trova al leggero riparo della bora e per di piu, collegando le case, si risparmiava in costi di costruzione e di riscaldamento. D’altra parte il forte concentramen- to urbano rendeva la circolazione d’aria piu difficile. Questo problema fu particolarmente grave anche perche gli animali domestici (per lo piu asini e galline) vivevano spesso nel pianterreno delle case cittadine. Cartina: J. Wilfan, riprodotta in SONCINI, I., Una ro- mantica crociera nellAdriatico orientale, Monfalcone, Hannnibal srl, 1994. Il clima L’Adriatico orientale ha un clima mediterraneo: inverni miti e umidi ed estati asciutte e calde, in netto contrasto con quello dell’inime- diato entroterra, dove c’e il clima continentale. Infatti, nei mesi in- vernali la media delle temperatu¬ re e in generale superiore a 7°C e nelfestate piu calda non supera i 24-25°C. 11 clima a sud di Ragu- sa/Dubrovnik e ancora piu mite, specie nella parte meridionale del- l’odierno Montenegro. Le piogge sono d’estate in generale piuttosto scarse tranne nelle Bocche di Cat- taro/Kotor, circondate dalle mon- tagne, dove la piovosita annua e molto elevata. A causa dei bruschi cambiamenti nella forma del terri¬ torio e per gli effetti della bora (la tramontana), il mondo mediterra¬ neo finisce, spesso, gia a qualche chilometro dal mare. In Istria le montagne della Vena (Ciceria), che percorrono una linea chiaramente visibile da Fianona/Plomin, Monte Maggiore/Ucka (1396 m), fino ai Paesaggi e geomorfologia dell’Adriatico orientale 13 II treno rovesciato dalla bora. Nel marzo 1921 un refolo di bora rovescio un con- voglio di Parenzana, ferrovia che collegava Trieste con Parenzo. Su certi tratti (Salvore/ Savudrija) i binari furono posati su terreni scavati in profondita proprio per proteggere il treno dal vento. Foto: collezione M. Kralj. pressi di Trieste segnano la divisio- ne tra il Mediterraneo e l’Europa prealpina. Tutto questo influisce sulla vita quotidiana della popolazione ed ha un peso determinante sulla menta- lita della gente. A causa delle con- dizioni climatiche l’entroterra del- l’Adriatico orientale e sempre stato ben protetto contro quelle stesse malattie ed epidemie che affligge- vano invece il mondo soggetto al clima mediterraneo. Per fare un esempio, citiamo qui la peste del se- colo XVIII, che falcidio la popola¬ zione della sponda destra del Tima- vo/Reka, zona, questa, influenzata dalle correnti d’aria mediterranee (si pensi che fino a Prem/Primano, a meta strada fra Fiume e Trieste, crescono i fichi selvatici), mentre rimase illesa la popolazione sul margine sinistro del Timavo/Reka, dove le temperature sono piu rigide a causa dei monti della Vena (Ci- ceria) che bloccano gli effetti del- l’Adriatico. Lungo le pendici meri- dionali del carso nelfalto Adriatico c’e un microclima particolarmente favorevole per la coltivazione degli ulivi (Bagnoli/Boljunec, Trieste) e l’allevamento del bestiame (Lipiz- za/Lipica). Tan to la flora quanto la fauna confermano il carattere me¬ diterraneo dell’Adriatic6 orientale, che in moltissime regioni riveste la funzione di terra di transizione. Le nevicate sulle sue coste sono par¬ ticolarmente rare. Puo succedere, pero, che qualche fiocco di neve cada sul litorale, in casi eccezionali, ancora nei primi giorni di maggio. I cavalli di Lipizza/Lipica (Slovenia). La scuderia risale al 1580 quando l’arciduca Carlo I (1564-1590), figlio dell’imperatore Ferdinando I d’Austria (1521-1564), fondo a Lipica (Trieste) un allevamento di cavalli (l’incrocio di razze d’Andalusia ed araba) per la Corte di Vienna. Gemona (Friuli) dopo il terremoto del 6 maggio 1976. Foto: Udine e le sua provincia, Le guide dell’Espresso. 14 Atlante storico dellAdriatico orientale Ai Castel Venier/Vinjerac e sullo sfondo i Monti della Morlacca/Velebit. Dipinto di N. Zunic, 1903 . Le maree, venti e terremoti L’Adriatico (quello settentriona- le, in modo particolare), ha maree molto piu accentuate di quelle del Mediterraneo: a Venezia l’ampiezza media e di 60 cm, a Trieste di 80; ma essa va diminuendo fin quasi ad annullarsi verso il medio Adriatico, per crescere di nuovo nel bacino meridionale. L’Adriatico settentrio- nale e infatti Tunica zona di tutto il Mediterraneo in cui si verifichino eccezionali acque alte. I venti dominanti sono la bora (da nord-est), lo scirocco (dall’arabo oriente, da sud-est in zone depres¬ sive); soffiano pure di frequente il maestrale (dal latino magister, il vento dominante da NW) il libec- cio (da SW) (vedi la rosa dei venti alia pagina 7). L’immediata vici- nanza delle montagne, con clima piu freddo, e del mare, con le sue temperature miti, creano una forte differenza termica tra la terra ed il mare che, di conseguenza, provoca bruschi cambiamenti d’aria, che producono raffiche di vento freddo ed insistente. La bora (in slavo bu- rja) altro non e che il vento gene- ralmente conosciuto come tramon- tana. Gia Claudio Tolomeo scrisse: “Borea spira dall’alto ed e gelido, secco e senza pioggia, perche non spezza le nubi, ma le prosciuga. Percio giustamente e paragonato al diavolo, che dissecca i cuori dei miscredenti a causa del freddo del¬ la loro iniquita”. Gli antichi istriani veneravano questo vento come una divinita naturale ( Boreas ) e di fatti essa elimina le impurita dall’aria e spalanca gli orizzonti. La bora ta- glia, come un coltello, le terre del- f Adriatico orientale in due mondi: da una parte il Mediterraneo (con clima mite e limitati effetti di bora) e dalfaltra parte l’Europa centrale e sud-orientale, con clima aspro dove f influenza del mare sparisce del tutto. Questo vento con le sue raffiche cha arrivano fino a 150 km/h ed oltre e il vero padrone del- l’Adriatico orientale. In dicembre 1998 fu registrata sul ponte di Ma- slenica (Zara) bora con 248 Km/h. Esso condiziona la vita quotidiana, influisce sui trasporti, sulfedilizia e nel passato remoto incise addirittu- ra sul destino dell’Impero romano, come vedremo piu avanti. L’intera Europa sud-orientale ed orientale e soggetta a fenomeni si- smici, che si ripetono con una certa frequenza. Gli ultimi gravi terremo¬ ti hanno avuto luogo nel Friuli, nel 1976. In quell’occasione ci furono mille morti ed oltre 32.000 abitanti rimasero senza tetto. Un fortissimo terremoto scosse le terre delle Boc- che di Cattaro/Kotor il 15 aprile 1979, quando ci furono 176 morti e altre 1.500 persone furono ferite. In quell’occasione furono causati enormi danni materiali a tutto il territorio scosso dal cataclisma e la citta di Budua fu addirittura rasa al suolo. Nel 1995 si verified un altro terremoto, poco piu lontano, a Ra- gusa/Dubrovnik. Giadro/Jadro (su antiche carte flume di Salona) nei pressi di Spalato/Split e lungo solo 4,5 km pero le sue sorgenti sono tra le piu potenti d’Europa e per questa ragione fu prescelto per costruire alia sua foce la piu grande citta dell’epoca romana nelfAdriati- co orientale, la Salona/Solin. Scoglio di San Marco (Buccari/Bakar). Tonnara. Impianto di red fisse sorvegliate dall’alto per la cattura di tonni; in Istria fu¬ rono numerose come sulle coste del Quar- nero e della Dalmazia, nelle vallicole dietro qualche punta, in localita esperimentale di passaggio di tonni nelle loro migrazioni. Oggi sono quasi del tutto inesistenti. Di¬ pinto: Galeria moderna di Zagabria. ADRIATICO ORIENTALE IN TEMPI REMOTI Preistoria Nell’Adriatico orientale vi sono numerose tracce di popolazioni ap- partenenti al Neolitico (in Istria un po’ ovunque ed in Dalmazia a Clis- Ossero/Osor (Quarnero) - le tombe pre- romane ai piedi del bastione veneto. Foto: Pagine istriane , numero speciale, novembre 1950. Nel periodo preistorico Ossero/Osor fu abitata dalla tribu illirica dei liburni. HERO DOT_ Carta dell’Europa sud-orientale dell’Ero- doto (480-425 a. C.). Ricostruzione da MILLER, K., Mappaemundi — Die dltesten Weltkarten, I-IV, J. Roth, Stuttgart, 1895- 1898. sa/Klis, Spalato/Split, Lesina/Hvar ecc.), ma per trovare i segni di una societa organizzata bisogna attende- re 1’arrivo degli illiri. Questo popo- lo di origine indoeuropea si stanzio nell’Europa sud-orientale e nell’Ita- lia meridionale (Puglia) attorno al 1200 a. C., assumendo nomi di- versi secondo le localita: istri, libur¬ ni, dalmati, giapodi, ecc.. Gli illiri L’Europa sud-orientale (“Illirico”). La carta del geografo romano Pomponio Melo (De Chorographiia); di fatti essa rappresenta una copia dell’opera di Marco Vipsanio Agrippa (63-12 a. C.). La carta di Agrippa fu scalfita su una lastra di marmo ed esposta sul rnuro di Porta Polae sulla pianura di Marso a Roma da dove fu copiata da Pomponio Melo. Ripro- duzione di MILLER, K., Mappaemundi. 16 Atlante storico delLAdriatico orientale Paleolitico inferiore circa mo.ro* a.c. Paleolitico medio iso.ooo - 40.000 a.c Puleolitico super lore «oooo - 10.000 AC. Meaolitlco Neolitico Eta. del R»me Eta del Bronxo Eta del Ferro OROTTI 01 •0.000 - **0© A.C. A.OOO - 1.500 A.C. l.SOO - 1.000 A.C. MOO - (00 A C. VERSO IL 1.000 A C Istria preistorica. Alla fine dell’era glaciale (4.000-2.500 a.C.), nel periodo Neolitico o della pietra levigata, l’uomo pradcava ormai 1’agricoltura ed aveva addomesticato alcu- ni animali. Cardna: ALBERI, Dado, Istria — storia, arte, cultura, Tdeste, Lint, 1997. Sviluppo territoriale dell’Impero Romano. Cardna: BARBADORO, Bernardino, Ventisette secoli di storia d’ltalia, Firenze, Felice le Monnier, 1967. crearono numerosi centri di vita comune, soprattutto in Istria ed al- cune isole (Ossero/Osor, p.e.), dove sulle sommita dei colli eressero delle mura difensive; molte localita sono state poi abbandonate, mentre altre sono sempre rimaste abitate. Le colonie greche Nel IV secolo a. C. i greci di Sira¬ cusa, per garantirsi il monopolio del commercio dell’ambra nell’Adriati- co, fondarono alctine colonie: Issa nell’isola di Lissa/Vis, Corcyra in quella di Curzola/Korcula e Pharos in quella di Lesina/Hvar, seguite da Salona/Solin (nei pressi di Spalato/ Split), Tragurion (Trau/Trogir) ed Epidaurum (Ragusa vecchia, odier- na Cavtat) sulla terraferma ed altre. La Polis d’Issa Lissa/Vis suH’omonima isola e la citta piu antica della Dalmazia e un tempo fu anche il piu celebre centra dell’Adriatico orientale. Nel 397 a. C., all’epoca della massima espan- sione dello Stato greco, Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, fondo sull’isola di Lissa/Vis la prima colo- nia greca, la Polis d’Issa (citta-sta- to d’Issa). La storia dell’isola risale comunque ad un passato ben piu remoto: fu infatti abitata sin dal periodo neolitico e tra i suoi primi abitatori vi furono gli illiri. Il croni- sta greco Teotompo (378 ca. - 323 a. C.) scrisse che lo lonio (owero l’Adriatico) deve il suo nome a un omonimo “illirico di Issa”, un tem¬ po regnante in questa regione. Sul verso delle prime monete coniate nella colonia di Issa (prima meta del IV secolo a. C.) e raffigurato il Dio lonio e sul rovescio un delfino, sim- bolo del mare. Prima dell’arrivo dei romani, Issa fondo una propria co- munita sulla terraferma: Tragurion (Trau/Trogir), Epetion/Stobrec, nei pressi di Spalato/Split, Salona/So¬ lin e, infine, nella vecchia isola di Adriatico orientale in tempi remoti 17 ■ Europa nel secolo II, come e raffigurata in uno dei piu important^ codici della isalente al XIV-XV secolo (Milano, Biblioteca Ambrosiana). Sulla cartina sono Geographia del greco chiaramente visibili le due citta orientale (Zara/Zadar e Salona/Solin). Curzola/Korcula (nota anche come Lumbarda, Korkyra Melaina). Nel periodo della dominazione romana l’lssa fiorl ulteriormente, ospitando un teatro, un foro, le terme e alcuni templi. Con la divisione dell’Impe- ro romano, nel 395, Issa entro a far parte dell’impero d’Oriente. La romanizzazione delle terre dell’Adriatico orientale La prima definizione che si cono- sce delle terre dell’alto Adriatico compare in Tito Livio (Carnorum regio), doe territorio dei carni. I carni al cui nome oggi e legata una vasta e ben delineata zona montana del Fritdi, la Carnia, erano un po- polo di origini celtiche (kar-pietra: Carso + Carni “popolo delle rocce/ montagne ”). Essi diedero anche il nome a Trieste {Terg significa mer- cato, onde Tergestum romana). La conquista romana delle terre del- l’alto Adriatico (odierno Friuli ed Istria) inizio nel III secolo a. C. e fu condotta contro i carni, liburni ed istriani. A difesa delle successi¬ ve conquiste, i romani fondarono i Claudio Tolomeo a noi pervenuti, piii grandi dell’Adriatico centri fortificati di Aquileia (intor- no al 180 a. C.), Trieste e Pola. La regione fu definitivamente sotto- messa dall’imperatore Augusto (63 a. C. - 14 d. C.), che chiamo Giulie le Alpi di quella zona. Dopo la con- 18 Atlante storico dellAdriatico orientale i-r % , u >—-WYTH- I ABV ]. A. V K V T IXCK.RIAXA S I. (> »f.\ T V -'V III... M Italia e l’Adriatico nel secolo III. La Tabula Peudngeriana, che si conserva nella biblioteca di Vienna, si compone di 11 fogli di pergamena e fu composta pare nel sec. Ill d. C. ed acquistata al principio del sec. XVI da Corrado Peutinger (da cui il nome), celebre archeologo di Augusta. Cartina: tratta da Imago Sardiniae - Cartografia storica di unisola mediterranea , Cagliari, 1999. Atleta di Lussino/Losinj. La statua bronzea greca rappresenta un atleta delle dimensioni di circa due me- tri. In essa e stata riconosciuta una copia, realizzata in ambiente greco verso il 50, 40 a. C, di un origina- le sempre greco risalente agli anni intorno al 360 a. C. La nave sulla quale la statua era stata caricata fu sorpresa da una tempesta e i mari- nai gettarono in mare il bronzo. La statua e stata scoperta nelle acque a largo di Lussino/Losinj nel 1997 da un sommozzatore belga. Dopo complesse operazioni di recupero e un lungo restauro, curato dagli specialisti di Zagabria e Firenze, il bronzo e stato restituito al suo ori- ginario splendore nel 2006. Statua greca di Artemi- de d’Issa (Lissa/Vis, IV secolo a. C.). cessione della cittadinanza romana alle citta della Gallia Cisalpina, la riforma amministrativa di Augusto assegno i territori ad est del flume Oglio alia Regio X, Venetia et Hi- stria e quelli a ovest alia Regio XI Transalpina. Tra le tribu illiriche che occuparono l’Europa sud-orientale si distinsero, verso il sec. II a. C., i dalmati. Que- st’ultimi praticavano la pirateria ed assalivano spesso le navi greche e romane. Essi inviarono nel 228 a. C. una flotta, che distrusse le navi corsare e costrinse gli abitanti dei villaggi illirici a versare un tributo, mentre le citta greche di Issa (Lissa/ Vis), Pharos (Lesina/Hvar), Cor- cyra (Curzola/Korcula) ed Epldau- Adriacico orientale in tempi remoti 19 Salona/Solin: ricostruzione in una stampa veneziana. Verso la fine del II secolo venne co- struito un anfiteatro capace di accogliere tra i 15.000 e i 18.000 spettatori. Salona/Solin registro la sua massima fioritura all’epoca delFimperatore Diocleziano, allorche assunse il nome onorifico di Valeria. Prosperosa e assai popolata dal III sec. in poi, con romani, greci ed ebrei, dette a Roma alcuni nomi illustri: gli imperatori Claudio II (214/20-270), di origi- ne illiriche, e Diocleziano; il papa Giovanni IV (640-642). Danneggiata dai goti nel 535, fu distrutta dagli avari e dai croaci del 614 circa. Nel 1647 il proweditore Leone Foscolo vi fece eseguire demolizioni per prowedere materiali alia difesa di Spalato contro i turco-bosniaci. rum (Ragusa Vecchia/Cavtat) si affidarono alia protezione romana. 1 romani impiegarono quasi due secoli per sottometterle, dal 158 a. C. al 6 d. C., con la sconfitta di Batone, il comandante illirico. Una volta conquistato il paese, fimpera- tore Augusto istitui la Superior Pro¬ vincial Illyricum, compresa tra i fiu- mi Arsa/Rasa (Istria) e Sava a Nord, Morava occidentale ad Est e Drin a Sud con capitale Salona/Solin, nei pressi dell’attuale Spalato. Sotto i Flavii (la provincia prese il nome di Dalmatia e fu terra di confine tra l’lmpero romano d’Occidente e quello d’Oriente. L’Istria entro a far parte della Regio X Venetia et Hi- stria con capitale Aquileia e furono istituite le province Dalmatia , con capitale Salona, e Pannonia, con capitale Sirmium (odierna Sremska Mitrovica). Le popolazioni si ro- manizzarono e diedero a Roma sei imperatori: il piu noto fu Diocle¬ ziano (243-313), nativo di Salona/ Solin, nei pressi della quale costrui un immenso palazzo dove si ritiro dopo la sua abdicazione nel 305. Si trattava delfodierna Spalato/Split, che deve il suo nome al latino pala- tium (palazzo). La conquista romana dell’Istria (177 a. C.) L’Istria fu conquistata nel 177 a. C., quando Roma riusci a battere I’esercito degli illiri locali histri ed il loro re Nepulone presso la locali- ta di Nesactium nell’Istria meridio- nale. Dopo un lungo assedio Ne¬ pulone prefer! ordinare un suicidio collettivo piuttosto che far cadere la popolazione di Nesactium nelie mani dei romani. Tra i pochi difen- sori rimasti nella capitale istriana i 5.600 furono venduti come schia- vi. I conquistatori confiscarono un terzo delle terre fertili e lo distri- buirono alle famiglie romane e ai veterani di guerra. I limiti dell’Istria arrivavano all’epoca fino al flume di Risano/Rizana (Formio, nei pressi delfodierna Capodistria/Koper) ed ai tempi d’Augusto il territorio fu inserito nella struttura statale come X Regio. I confini romani nell’alto Adriatico furono spostati con l’espansione dell’impero (il rio Formio/Risano/Rizana fino al 16 a. C.). Nello stesso anno Augusto fisso i nuovi confini della X Regio Venetia e Flistria sulle sponde del flume Arsa/Rasa nell’Istria orien¬ tale seguendone il corso per poi puntare sul Monte Maggiore/Ucka (1.396 m) e quindi sul Monte ne- h Ifi Il papa Giovanni IV (640-642) fu originario di Salona/Solin. La Dal- mazia era nel suo cuore e, a quanto pare, si occupo a fondo dei proble- mi dei connazionali sulle sponde deH’Adriatico orientale, mettendo a loro disposizione numerosi fondi per riscattarli dalla schiavitu nella quale si trovavano dopo le invasioni avaro-slave. Incisione di PLATINA, Le vite deipontefici , Venezia, 1715. - Hfe mm Z ' Salona/Solin - i resti del cimitero romano. Foto Hrvatska , Zagreb, Marin Drzic/Grafousluga, 2004 20 Atlante storico dellAdriatico orientale Europa e Mediterraneo. Cartina: Manoscritto del sec. XV, che riprodusse la Cosmogra- fia di Tolomeo del sec. II. d. C., Brion Marcel, Encyclopedic de la Civilisation , Londra, Thames&Hudson, 1974. voso/Sneznik (1.796 m). Le citta di Albona/Labin e Fianona/Plomin furono incorporate nell’Illirico con lo statuto del municipio roma- no. Nel 50 a. C. Roma conquisto anche la parte settentrionale del- l’lstria dove vivevano i liburni e da allora in poi i romani governarono su tutta la penisola d’Istria e sulla Dalmazia, vale a dire sull’intero Adriatico orientale. La battaglia tra l’Impero d’Oriente e d’Occidente nei pressi di Postumia/Postojna - 394 Un evento decisivo per le sorti del- l’lmpero romano, che impresse pure un nuovo corso alia vita dell’Europa, II Planisfero di Tolomeo (dal facsimile del codice, sec. XV). Legenda: L’opera del greco Tolomeo Claudio (85-160), che ha vissuto in Ales¬ sandria e in particolar modo il suo codice II Grande sistema astronomico fu nell’anno 827 tradotto in arabo e da questa lingua fu fatca una traduzione in latino solo nel secolo XII. La prima traduzione dal greco della Tolomei Cosmograpbia, risale, pero, solo al primo decennio del secolo XV dopo che il maestro greco Emanuele Crisolora fu assunto, intorno al 1396, come docente dal Comune di Firenze. La vera, grande novita del modello tolemaico era in un certo senso indipendente anche dal disegno delle mappe: il reticolo di meridiani e paralleli, che rendeva la carta geografica un oggetto di descrizione razionale dello spazio, consentendo misurazioni, proiezioni, verifiche oggettive al di la degli schemi e dei modelli teologici medievali. Ce n’era abbastanza, insomma, per stravolgere l’intera tradizione cartografica medie- vale: e fu quello che accadde nel giro di qualche generazione, come si puo ben vedere confrontando le mappe disegnate dal secolo XV in poi con quelle dell’epoca precedente (dal facsimile del codice, sec. XV). Fonte: Medioevo del settembre 2005. Adriatico orientale in tempi remoti 21 Trieste - resti dell’acquedotto romano nel- la Val Rosandra/Glinscica. Foto: RUARO, G., Passeggiando per Trieste, Trieste, Edizio- ni B&M Fachin, 1986. Pola/Pula con l’arena negli anni 40 del se- coloXX. Foto: Venezia Giulia e Friuli, TCI, 1955. ebbe luogo con lo scontro tra i pagani ed i cristiani a Roma nel 390. Men- tre a Costantinopoli, Teodosio (347- 395) con le leggi del 391/92, tornava a vietare per tutto TImpero ogni for¬ ma di culto pagano, in Roma il nuo- vo imperatore Valentiniano (t 392) toglieva ogni divieto o limitazione all’esercizio dell’antico culto pagano. I cattolici non vi si rassegnarono e si rivolsero a Costantinopoli, alfimpe- ratore d’Oriente, perche vendicasse la religione offesa. Nella primave- ra del 394, l’imperatore Teodosio Fiume/Rijeka - l’arco romano (III sec. d. C.) era probabilmente la porta del castrum (for¬ te) o il pretorio della cosiddetta “Clausura delle Alpi”, il che confermerebbe che in quel punto sorgeva la prima fortezza di Tarsatica, da cui si ripartiva il limes liburnico. mosse ancora una volta dalTOriente contro TOccidente ribelle, a capo di grandi masse di barbari. La battaglia decisiva awenne il 5 e 6 settembre 394 sulle rive di Frigidus (Vippacco/ Vipava) nei pressi di Postumia/Po- stojna (a meta strada tra Trieste ed Emona, odierna Ljubljana). Paga- nesimo e Cristianesimo, Occidente ed Oriente si affrontavano ai piedi delle Alpi in quella giornata storica. Nembi di polvere, sollevati dalla mi- cidiale bora carsica, paralizzarono, Tesercito occidentale, che alia fine fu sopraffatto e distrutto. L’imperatore d’Occidente Flavio Eugenio, un let- terato di qualche valore, fatto prigio- niero, fu decapitato dai soldati. Con Tarrivo di Teodosio a Roma le leggi L’aspetto originale del palazzo di Diocleziano (ricostruzione secondo il disegno di E Her- brard). Foto: L'Adriatico croato , Zagreb, Naprijed, 1999. Spalato/Split - Peristilio del Palazzo di Dio¬ cleziano: anticamera delle stanze dell’im- peratore. Foto: L’Adriatico croato, Zagreb, Naprijed, 1999. contro il paganesimo furono riprese, e implacabilmente rimesse in vigore in tutto TOccidente. Le citta e la divisione romana dell’Adriatico orientale Alla morte di Teodosio nel 395, pero, TImpero si divise tra i due figli delTimperatore; Arcadio (oriente, Europa sud-orientale, Asia mino- re ed Egitto) ed Onorio (occiden¬ te; Italia. Africa, Gallia, Britannia, Spagna, residenza di Ravenna, che duro fino al 476). La linea divisoria tra i due imperi percorreva le terre 22 Atlante storico dell’Adriatico orientale L’effigie di Diocleziano su una moneta ro- mana. Foto: Guide de Split. di Doclea (grecizzato in Dioclea, al settentrione dell’attuale frontiera al- bano-montenegrina). Durante i sei secoli della presenza romana (fino al 476, caduta dell’Inipero d’Oc- cidente) fu romanizzata una buo- L’lmpero romano nel IV e V secolo. Cartina: BARBADORO, Bernardino, Ventisette secoli di storia d’ltalia , Firenze, Felice le Monnier, 1967. CUSMONA osor OARTI NEMAS FMONA CORMONES AO FORUL0S O CASTRA IN AUE lUtlA N, AO PI ROM FONS TIMAVI AVE5ICA ACKaSANOS TERGESTI GRADUS 'ORTUS REATINUS AO TITUtpl -UINTUM CASTRA AONINGUM >TIUM TARSATICAT LAURIANA ')• FLANOl >! ~ c NESACTIUM ,POLA NAUPORTUS O Wu OlONGATICDM M) VI M) IX HUMAGUS MARE SUPERUM EMONIA PARENTMJM RUGINIUM Confini della Gallia Cisalpina — • - Confini del Formio + + + Confini dell'Arsa da 1000 a 1500 m da 500 a 1000 m oltre 1500 m I confini nell’alto Adriatico nell’eta romana (secondo A. Degrassi). Fonte: VALUSSI, II confine nordorientale. Aquileia - le colonne del Foro romano si riflettono nelle acque dell’antico porto flu- viale. Foto: L’ltalia in 300 immagini. na parte della popolazione costiera mentre gli abitanti al di fuori delle citta conservarono tuttavia la lingua illirica (simile aU’odierno albanese). I romani costruirono diverse citta: llnsula Capris (Capodistria/Ko- per), Umacus (Umago), Colonia Julia Parentium (Parenzo/Porec), Rovinium (Rovigno/Rovinj). Con un nome di origine celtica Pol fu fondata la colonia romana di Pola (Pietas Julia), nel 42 a. C., sul sito di una precedente fortezza histra, che neH’Impero romano ebbe lo statu- to di colonia come Trieste. L’arena di Pola fu eretta da Vespasiano (7- 79 d. C.) nell’anno 64 della nuova era, secondo la leggenda per amore della bella Cenide, istriana, ed era un superbo edificio (con una cir- conferenza di 700 metri e alto 60) capace di ospitare 20/25 mila spet- tatori. Alcune citta romane sono Adriatico orientale in tempi remoti 23 Resti del Vallo Giulio (lungo la strada Aqui- leia-Emona) Foto: GRASSI, Trieste-Venezia Giulia 1943-1954 , 1990. del tutto scomparse (Salona/Solin), altre, data la posizione strategica, sono soprawissute, come Senia/ Segna/Senj/Zeng, Aenona/Nin, Ja- der/Zara/Zadar, Scardona/Skradin, Spalato/Split. Le citta romane furo- no collegate da un sistema stradale che ha costituito per secoli l’ossatu- ra viaria della regione. Per meglio amministrare l’impero e difenderne i suoi confini, l’imperato- re Diocleziano organizzo, intorno al 297, diverse unita amministrative ed in tal modo l’antica provincia della Dalmazia (territorio tra i fiumi Arsa e Drin e che nel suo interno arrivo fino al flume Sava), fu divisa in due parti: nella Dalmazia (territorio tra il fiume Arsa/Rasa fino a Budua nel- l’odierno Montenegro) con capitale a Salona/Solin (nei pressi dell’odier- na Spalato/Split) e la provincia di Praevallis, con sede a Scutari/Shko- der/Skadar, suH’omonimo lago e si estendeva fino al fiume Mati nel- l’odierna Albania. La divisione tra le due province fu segnata dal fiume Drina e dallo spartiacque in Doclea (odierna Montenegro). L’impero romano fu diviso in quattro grandi prefetture (Italia, Oriente, Gallia e Illirico). Per la storia dell’Adriatico orientale sono importanti, pero, an- che le terre della Mauritania (odier- no Marocco ed Algeria) da dove fu- rono trasferite, nel IV secolo d. C., circa 60.000 persone (famiglie inte- re) sui confini orientali dell’Impero romano (Tracia, odierna Romania) per impedire le invasioni nemiche. I discendenti di questi abitanti pro- venienti dalla Mauritania si sono mescolati, attraverso i secoli, con le popolazioni locali e sparsi in tutta l’Europa sud-orientale. Cosi incon- triamo frequentemente il cognome Mauri(c) (o le sue derivazioni) nel- l’alto Adriatico (Istria-Fiume-Trie- ste-Gorizia-Slovenia veneta). Le costruzioni di difesa romana nell’alto Adriatico (333-395) Dove la natura non offriva validi elementi oro-idrografici, i romani costruirono i “valla”, ossia fasce con¬ tinue di muraglioni, palizzate e trin- cee, presidiate militarmente. Nella Britannia furono costruiti successi- vamente il “Vallum Hadriani” (122- 127 d. C.) di 117 km fra il Solway Firth e l’estuario del Tyne, e il “Va¬ lium Antonimi”, fra il Firth of For¬ th ed il Firth of Clyde. In Germania fu eretto fra Coblenza, sul Reno e Ratisbona, sul Danubio, il “Limes Germanicus” (50. d. C.). I nuovi centri urbani furono collega- ti con percorsi stradali - l’lmpero ro¬ mano costrui in Europa 140.000 km di strade - e rifornl d’acqua con ac- quedotti i cui resti sono tutt’oggi vi- sibili. All’epoca di Costantino (274- 337) ebbe inizio la costruzione dei Claustra Alpium Juliarum (baluardo delle Alpi Giulie): uno sbarramento per bloccare le invasioni dall’Orien- te. Si trattava di un sistema difensivo, steso lungo le Alpi Giulie, da Tarsa- tico/Trsat (Fiume/Rijeka), sul golfo di Carnaro, fino a raggiungere le valli deH’odierna Carinzia. Articolato in torri di vedetta, castelli, installazioni militari, posti di controllo e lunghi muraglioni, veniva a sbarrare la stra¬ da diretta da Julia Emona (Lubiana) ad Aquileia. La frontiera romana fu difesa da diverse fortezze (Castral Ajdovscina, Nauportusl\v\\m\za. e In Alpe Iuliam ad P/ram/Hrusica, 858 slm) sulla strada Aquileia-Emona (odierna Lubiana). Furono trovati anche i resti del vallo di Natisone, 4 km a nordest di Cividale; vallo di 24 Atlante storico delTAdriatico orientale Le strade ed insediamenti romani in Europa sud-orientale. Cartina: CARTER, Francis, W., An Historical Geography of the Balkans , Lon¬ don, New York, San Francisco, Academic Press, 1977. Coritenza/Koritnica, presso Tolmi- no/Tolmin; vallo sulla strada Aqui- leia-Emona (odierna Lubiana), vallo Emona-Timavo; vallo di Tarsatica / Trsat (da Fiume a monte Razorisce). Queste fortezze furono abbandonate all’ inizio del V secolo. La prima sco- perta archeologica dei valli, ricordati nella tradizione locale con il nome di “muri dei pagani”, risale al 1842 durante la costruzione della “ferrovia meridionale” (Trieste-Postumia-Lu- biana). Gli scavi misero in evidenza delle opere murarie alte fino a 3 metri e larghe da 1,5 a 3 metri e indicano le linee di difesa delFImpero romano. Iniziati prima del 333, ebbero il loro II miliare di Vespasiano (78 d. C.), trovato a Pola/Pula. Il miliare indicava sulle strade la distanza, in miglia romane (1.482 m), dal punto di partenza, doe da Roma. Fonte: Tempi e cultura, Trieste, 2002/3. Strada romana presso Rifembergo (odierna Branik, Nova Gorica). Foto: SQUINA- BOL/FURLANI, Venezia Giulia. Adriatico orientale in tempi remoti 25 La divisione amministrativa delle terre Zagreb, Matica Hrvatska, 1962. dell’Adriatico orientale in epoca romana. Cartina: SISIC, F„ Pregledpovijesti hrvatskoga naroda, Flavio Eugenio (t 394), l’imperatore che fu sconfitto dalla bora nel 394. (Museo del Louvre , Parigi). assetto definitive) nel 338, ma furono completati solo dopo il crollo del li¬ mes pannonicus awenuto nel 395 con 1 irruzione dei germani. Le strade co- struite nell’epoca romana furono uti- lizzate da diversi invasori durante le migrazioni dei popoli e la piu grande parte delle localita fondate dai roma- ni esiste tutfioggi. utrinto - la citta si estende sul promontorio peninsulare di Ksamili (odierna Saranda in ibania). Sulla foto il mosaico tardoantico (525-550) del battistero urbano. Foto: Medioe- o del settembre 2007. 26 Atlante storico dell’Adriatico orientale Parenzo — il tempio di Marte. Su un antico castelliere veneto-illirico sorse nel secolo II a. C. un castrum (presidio) romano. Dopo lo spostamento, nel 16 a. C., del con¬ fine italico orientale, dal Risano/Rizana all’Arsa/Rasa, voluto daH’imperatore Augu- sto, nel 12 a. C. ebbe origine il municipio parentino. All’epoca romana ebbe templi, teatro, campidoglio, foro. Di due templi dedicati a Nettuno e a Marte si conservano ancora la vestigia. Foto: Atlante della nostra guerra, Novara, De Agostini, 1916. L’acquedotto romano di Spalato/Split. Per rifornire il palazzo dell’imperatore Dio- cleziano in acqua fu costruito in pietra e piombo l’acquedotto lungo 9 km e si estendeva dalla sorgente del fiume Giadro/Jadro a Salona/Solin sino alle mura settentrionali della residenza imperiale. Rinnovato nel 1879 viene usato ancor oggi. Foto: LAdriatico croato. Zara — Porta romana a mare nel secolo XVII. Fonte: La nuova Voce Giuliana del luglio 2007. Trieste — l’arco di “Riccardo” porta delle mura del- l’Ottaviano (ca. 33 a. C.) sull’incisione d’epoca. L’ar¬ co era certo la porta principale; si apriva alia strada che conduceva al Campidoglio, sulla sommita del colie di San Giusto. Poco distante sorgeva l’anfitea- tro, capace di circa sei mila persone. Al tempo della sua costruzione aveva per fondale il mare. La colonna del Foro romano a Zara (Jadera , odierna Zadar). L’ADRIATICO ORIENTALE DOPO IL PERIODO ROMANO II progresso della cristianita fino alia caduta dell’Impero romano (395). Legenda: (□) Im- pero romano alia nascita di Cristo;(—) I limid dellTmpero romano alia morte di Teodosio (395); (•) le principali chiese cristiane fondate nel secolo 1°; (o) sedi delie diocesi fondate tra l’anno 100 e 395. Cartina: Philips’ Historical Atlas - Medieval an Modern, London, The London Geographical Institute, 1927. L’epoca delle migrazioni dei popoli nell’Adriatico orientale tra i secoli IV e IX Nell’anno 378 i goti, un popolo germanico, invasero la Pannonia (odierna Ungheria e Croazia) e la conquistarono; fu la prima grande invasione subita dall’Impero roma¬ no e gia nel 410 i visigori espugna- rono Roma. Gli unni con a capo Attila (| 453) si scagliarono, nel 452, contro la citta d’Aquileia che fu costretta ad arrendersi. I soprav- vissuti di questa antica metropoli, con diverse centinaia di migliaia d’abitanti e seconda per grandezza solo a Roma, si rifugiarono nelle isole della laguna, e specialmente in quella della futura Grado. Parte di questi profughi fondarono poi Venezia, mentre altri trovarono ri- fugio sugli isolotti istriani (odierne citta di Capodistria/Koper, Isola/ Izola, Cittanova/Novigrad, Uma- go/Umag, Rovigno/Rovinj), che offrivano una sicurezza superiore di quella sulla terra ferma. Mentre l’Impero d’Occidente cadeva sotto le invasioni, quello d’Oriente con capitale Costantinopoli resisteva. Peodorico (455-526, re dal 493) a capo di circa centomila ostrogoti, al servizio dell’imperatore d’Orien¬ te Zenone (474-491), inizio la sua grande awentura alia conquista dellTtalia nell’anno 488-489. Se- guendo la strada romana che, lungo il corso della Sava, conduceva ver¬ so 1’Italia, arrivo con il suo popolo di circa 250.000 persone ad Emo- na (odierna Lubiana), oltrepasso il valico di Longatico/Logatec, sbara- glio i giapidi e varco le Alpi Giulie. Il primo scontro con le truppe di Odoacre (434-493, dal 476 re degli eruli, goti, rugi e turcilingi in Italia, Norico e Dalmazia) ebbe luogo nel 489 alia confluenza del flume Vipac- co/Vipava con l’Isonzo nei pressi di Mainizza/Majnice (Gorizia). Dive- nuto re d’ltalia, Teodorico il Grande pose la sua capitale a Ravenna, ma amo soggiornare a Verona, senren- dosi qui piu al sicuro. I goti erano di fede ariana, che nega la natura divina del Cristo, in quanto creatu- ra del padre a lui inferiore, era stata gia da tempo condannata come ere- sia. Ma poiche era la fede professata dai primi missionari cristiani con i quali i pagani erano venuti in con- ratto, era stata abbracciata da una parte delle tribu pagane d’Europa. Teodorico era assai tollerante: egli protesse ogni forma di religione e decreto pene severe contro l’antise- mitismo. Ma la fede del suo popolo servi di pretesto ai romani d’oriente per soddisfare le loro ambizioni e nel 535, nove anni dopo la morte di Teodorico, Giustiniano si accinse a riconquistare l’ltalia. Giustiniano tolse 1’Italia ai goti e ne controllo la politica interna ed estera dal 527 fino alia morte. Brillante legislatore, amministratore e costruttore, e a lui che si deve la raccolta e sistemazio- ne del diritto romano (Corpus Juris 528-534), che tutt’oggi serve di base ai codici civili di moltissimi paesi europei e non solo. All’inizio del secolo VI i goti arri- varono fino a Cattaro/Kotor (la ro¬ mana Acruvium, nelfodierno Mon¬ tenegro) e la distrussero. Una parte dei territori conquistati dai goti ri- mase sotto il loro dominio per oltre un secolo (l’lstria fino al 552) e dal 537 in poi si ritirarono da una buo- 28 Atlante storico dellAdriatico orientale j Dominio dm Rnstoni tSM Dominio degli Juft, Angti Saettoni L 1 Rrgrri dm' Rbanehi I - 1 Dominio eti Si a grin 1—1 Dominio dr/ft' Ala/nanm LZJ Regno dm Jtorgognoni umMtJ Regno dei Tudgoti !." Regno degli Svetd r I Regno dei. lltndali r 1 Regno di Odoarre [..- 7 .1 Dominio di Giulio Aepote L_] Dominio degli Ostrogofi i-J Dominio dei Gepidi d—J frnpero ro/nono d'Orienie U-7J Regno dei Ramtnnidi C~~l Popoti barbari L’Europa alia caduta dell’Impero romano d’Occidente (476). Legenda: La linea divisoria tra i due imperi partiva da Singidunum (odierna Belgrado) ed attraverso Sirmium (odierna Sremska Mitrovica) seguiva il percorso di alcuni fiumi (Drina ecc.) e le catene di montagne di Doclea (odierno Montenegro), con la citta di Doclea (nei pressi dell’odierna Podgorica) nell’Impero d’Oriente, per sboccare nell’Adriatico al sud di Budua (che era parte di Roma) e da dove seguiva una linea retta fino all’Egitto. Cartina: G.B. PARAVIA e C. na parte dell’Adriatico orientale, che divenne parte dell’Impero d’Orien¬ te, vale a dire greco. Gli avari inva- sero, agli inizi del secolo VII, tutta l’Europa sud-orientale e distrussero alcune citta dell’Adriatico orientale (Salona/Solin, ecc.). La popolazione romana si rifugio sulle isole e dentro le mura del palazzo di Diocleziano (Spalato/Split). L’Esarcato (568-751) Dopo la morte del re ostrogoto l’imperatore d’Oriente Giustiniano I (482-565) conquisto nel periodo 535-540 parte dell’Italia e delle terre dell’Adriatico orientale. L’Istria, sotto il dominio greco, e la sponda occiden¬ tal dell’Adriatico, situate tra il flume Po e l’Appennino, con la Pentacoli, una parte della Venezia e dell’Emilia furono costituite nel 568 nell’Esarca- to, vale a dire una provincia dell’Ita- lia greca con capitale Ravenna dove governava l’esarca, rap presen tan te diretto dell’Impero d’Oriente. Con la formazione dell’Esarcato a Raven¬ na, alia fine del secolo VI, Parenzo, come tutta l’lstria, divenne un rile- vante territorio nell’ambito dell’Im- pero d’Oriente. Il 14 ottobre 546 fu consacrato in Patrasso d’Acaia come vescovo di Ravenna Massimiano di Pola (498-556). Con lui s’intreccia- rono ulteriormente i rapporti ammi- nistrativi tra le due sponde dell’Adria- tico, tanto che nel 1200 l’arcivescovo di Ravenna era ancora giudice di ap- pello nelle sentenze pronunziate dai magistrati comunali di Pola (Istria) e solo quando la citta nel 1331, do- vette sottomettersi a Venezia, furono abrogati gli statuti riguardanti gli appelli al successore di Massimiano. Cost si sciolse anche l’ultimo di quei vincoli, che per molti secoli avevano unito l’lstria a Ravenna. L’Adriatico orientale dopo il periodo romano 29 Dalmazia parte dell’Impero d’Oriente (476-1180) Dopo il crollo dell’Impero d’Occi- dente nel 476 le terre dell’Adriatico orientale passarono automaticamen- te da Roma all’Impero d’Oriente che fu sovrano, nel secolo VI, delle citta di Dulcigno/Ulcinj/Ulqin, Antivari/ Bar, Budua, Cattaro/Kotor, Ragu- sa/Dubrovnik, Spalato/Split, Trau/ Trogir e Zara/Zadar con i territori circostanti e le isole. Oltre a questi territori si insediarono stabilmen- te gli slavi, piii tardi definiti come croati, bosniaci, ecc.. Nel 732 l’im- peratore bizantino, Leone l’lsaurico, assoggetto l’area dell’odierna Alba¬ nia al patriarcato di Costantinopoli. Per secoli la terra di Albania diven- ne 1’arena delle lotte ecclesiastiche fra Roma e Costantinopoli. Molti degli albanesi gheghi che vivevano a nord del flume Shkumbini (area comprendente l’odierna Durrazo/ Durres - Apollonia - Elbasan fino a Korqa e l’area di Scutari - la pianura compresa fra il Mare Adriatico e il lago di Scutari/Shkodra) si conver- tirono al cattolicesimo mentre gli albanesi toschi che vivevano fra le Divisione tra l’lmpero d’Oriente e d’Occi- dente nell’Adriatico. Cartina: SBU1 EGA, Antun, Storia del Montenegro - Dalle origini ai nostri giorni , Soneria Mannelli, Rubbet- tino Editore, 2006. Regno degli ostrogoti (493-553). Cartina: Gotha: Giusto Perthes,0 SPRUNER, K., Atlante Storico-geogmfico, Torino/Firenze, Libreria di Ermanno Loescher, 1870. l’Adriatico con diversa fortuna e con un territorio che variava secondo le epoche. Dopo la morte dell’impe- ratore Manuele I Comneno (1120, imperatore dal 1143-1180) gli un- gheresi conquistarono la Dalmazia settentrionale con Zara e con esso fini per sempre la sovranita statale dell’Impero d’Oriente nell’Adriatico orientale. La popolazione dell’Adria- tico orientale fu denominata roma- na (’popavof, “romanoi”) a diffe- renza dei greci d’Oriente (’poporrof. “romatoi”). A partire del secolo VII gli abitanti si definivano come latini e parlavano il tardo latino oggi defi¬ nite come dalmato. L’effigie di Teodori- co (493-526), in una moneta d’oro da 3 soldi. Fonte: SOLI- NAS, Giovanni, Sto¬ ria di Verona , Verona, Centro Rinascita edi¬ tore, 1981. L’imperatore Giustiniano col seguito (il vescovo Massimiano con la croce). Mosaico della basilica di S. Vitale (sec. VI), Ravenna. Cartina: Medioevo dossier , n. 5/2001. regioni montuose del sud-est e le re- gioni sud-occidentali a sud del flu¬ me Shkumbini si convertirono alia chiesa ortodossa. L’lmpero d’Orien¬ te rimase sovrano sulle terre del- Ravenna antica su incisione d’epoca. II primo centro urbano, che sarebbe diven- tato poi la citta di Ravenna sorgeva su di un gruppo di isolette, era lambito dal mare, attorniato dalle paludi e a nord-est e a sud si collegava con la catena dei dossi dunosi. L’epoca dei longobardi (568-774) La fine del regno ostrogoto in Italia fu segnato dalharrivo dei longobar¬ di, nell’anno 568, attraverso la val- le di Vipacco/Vipava nell’odierna Slovenia. La calata dei longobardi nel Friuli e nel Veneto, guidati da re Alboino (561-572), provoco una seconda ondata di profughi. Molti abitanti di Aquileia e di Trieste, che era stata saccheggiata dai longobar¬ di nello stesso anno, si rifugiarono nell’Istria bizantina, raggiunsero l’isolotto di Capris (odierna Capo- distria/Koper). Qui i profughi co- struirono la citta e la chiamavano Justinopolis in onore dell’impera- tore d’Oriente Giustiniano I (482- 30 Atlante storico dell’Adriatico orientate Ravenna. II mausoleo di Teodorico, che il re ostrogoto si fece costruire con pietre a secco. La cupola fu fatta di pietra dalle cave di Pola (Istria). 565). II nuovo confine tra l’Istria bizantina e il regno longobardo fu fissato nei pressi di Sistiana (in sloveno Sesljan, a settentrione di Trieste). A meta del secolo VI i lon- gobardi s’impossessarono di tutta l’lstria escluse le citta fortificate. I longobardi chiamarono Austria i loro possessi ad est di Pavia, Neu- stria quelli ad ovest; Cividale (la ro- mana Forum Julii fini col diventare Civitaes Austriae, vale a dire “citta dell’oriente”, semplificato in Civi¬ dale, Zividdt in friulano) fu allora il centra militare e politico del- l’oriente longobardo. A1 seguito dei longobardi si erano aggregati vari elementi appartenenti al gruppo mongolo degli avari e tribii slave a loro sottomesse. Gli avari rimasero nell’alta Pannonia (odierna Croazia e Ungheria) e gli slavi nella Caran- tania (odierna Carinzia), Carniola (odierna Slovenia) e Dalmazia. In occasione dell’irruzione slava nel Norico immigro dalle Alpi orienta¬ ls fortemente romanizzate in epo- ca romana, la popolazione friulana che parlava il romancio. Il duca del Ravenna — Basilica di Sant’Apollinare, edi- ficata da Giuliano Argentario fu consacrata nel 549. Foto: Ravenna e la sua storia, Ra¬ venna, Salera. Friuli Gisulfo cadde in una battaglia contra gli avari nel 610 e gli invaso- ri riuscirono a occupare la capitale del Friuli Cividale. Durante le loro incursioni avari e slavi usavano qua¬ si sempre le vecchie strade romane, ancora percorribili malgrado anni di assenza di manutenzione. Dopo due secoli di ininterrotto dominio i longobardi dovettero lasciare il cam- po ai nuovi invasori: i franchi, che stabilirono il regno franco in Italia nel 794. Hi La basilica di Parenzo/Porec, costruita a meta del secolo VI con grand i rassomi- glianze a quella di Ravenna. Parenzo fu par¬ te del regno di Odoacre, dal 476 al 493, e poi di Teodorico. Nel 539 venne in posses- so all’Impero d’Oriente e, pochi anni dopo l’awento dei greci il vescovo Eufrasio inizio la terza fase della costruzione della basilica. Foto: LAdriatico croato — guida turistica, Zagreb/Sesvete, Trgojez/Gradus, 1986. Verona Mantua Patavium Mons Silicis Venecia Comiaclum RAVENNA Pistoria Fesulae Florentia . L'Esarcato nell'anno 603 Classis Forum Livii Forum Populi Cesena Ariminum S. Maijra Conca MonsFeretriC pjsaurum Urbinum ^^/Piteum Pentapolis L'Esarcato alia morte di Liutprando, nell'anno 744 L’Esarcato di Ravenna fu conquistato, nel 751, dal re longobardo Astolfo (749-756). Car- tina: Ravenna e provincia, Faenza, Lugo, Brisighella, Cervia, e i Lidi ravennati , Milano, Touring Club, 2000. 31 L’Adriatico oriencale dopo il periodo romano La conquista slava dell’Adriatico orientale (secolo VI - sec. IX) Nel 550 iniziano le prime scorrerie degli slavi e degli avari verso le co- ste dell’Adriatico orientale e nel 614 conquistarono la citta di Salona/So- lin (nei pressi dell’odierna Spalato/ Split), e respinsero fuori dalla Dal- mazia il potere bizantino. Nel 630 gli slavi (gli antenati dei croati) riu- scirono a liberarsi degli alleati avari e nel 679 accettarono la sovranita deirimpero d’Oriente. Dopo che Carlo Magno (742-814) sconfisse gli avari, negli anni 790-796, i croa¬ ti della Pannonia riconobbero nel 796 la sovranita dei franchi. Carantania (sec. VII-X) Le terre dell’Europa centrale, gia inserite nel Norico romano, furono invase all’inizio del secolo VII dal¬ le popolazioni avare e slave. Sotto il duca Samo (623-658) gli slavi si liberarono del dominio avaro e for- marono il ducato di Carantania, che comprendeva le terre intorno al flu¬ me Mura e Drava con il capoluogo al castello di Krn mentre la sede eccle- siale si trovava a Gospa Sveta (oggi Maria Saal in Austria). Nel 745 Ca¬ rantania accetto il predominio della Baviera, che lascio alia popolazione slovena l’autonomia interna con il diritto di eleggere il proprio duca. Nella seconda meta del secolo VIII pervenne in possesso dei carolingi che, unitala alia Stiria ed alia Car- Dimora avara. Avari furono un popolo di origini mongole, che penetro Iungo la costa del mar Nero, nella pianura del Danubio verso la meta del secolo VI. Disegno: Il no- vissimo Melzi, Antonio Vallardi, Milano. niola, continuarono a denominarla Carantania. Ai tempi del suo mas- simo splendore (976-1002) il Gran ducato di Carantania comprendeva oltre alia marca dello stesso nome anche il territorio del Friuli, Istria, Carniola, il ducato di Carinzia, le contee di Mura ed Enss. Le conquiste saracene nel Mediterraneo settentrionale — secolo IX e X Con l’occupazione di Gibilterra nel 717 inizio la conquista araba del- l’Europa meridionale e nei secoli VII e VIII i musulmani dilagarono nel Mediterraneo. Lo scontro tra i musulmani (arabi, piu tardi tur- chi ed altri) ed i cristiani (europei) condizionera per oltre un millennio la vita in questa parte del mondo. Nell’823 gli arabi conquistarono Creta e nell’827 i saraceni del Nord Africa, chiamati dal governatore deirimpero d’Oriente che si era ri- bellato a Costanrinopoli, invasero la Sicilia; quattro anni dopo Palermo cadde nelle loro mani. Da allora in poi inizio la conquista saracena del- l’ltalia meridionale e dell’isolare di Sardegna. Venne costituito l’emi- rato a Bari (847-870), che divento un prospero territorio musulmano all’imbocco dell’Adriatico. I sara¬ ceni conquistarono anche a varie L’ltalia sotto il dominio longobardo-bizantino (sec. VII). Cartina: BARBADORO, Venti- sette secoli di storia d'ltalia. 32 Atlante storico dell’Adriatico orientale y../, -, .. '/V'! If) r « i v~ ~>-j r » *Vr* »y : rfi -T» 'Tri-eft'-^-0 Planisfero generale di Ali Ibn Ahmed ibn Muhmad al Spargi, (VTII sec.)- Gli arabi hanno inventato il primo metodo per la determinazione della latitudine. La navigazione araba fa- ceva riferimento agli astri e costituisce il primo esempio di navigazione scientifica, analoga a quella messa a punto dai portoghesi nel sec. XV, pur precedendola di otto secoli. Fonte: BELLEC, F., La navigazione , Roma, N. Eri Edizioni Rai, 1992. riprese Brindisi che 1’imperatore d’Occidente Ludovico II il Gio- vane (822-875), nell’impossibilita di difendere, finalmente distrusse. Nell’870 conquistarono Malta e nel febbraio dell’871 fu riconquistata Bari dall’esercito franco di Ludovico II e dalle truppe create. In seguito alia perdita di Bari, nell’840, 1’Im- pero d’Oriente inizio la costruzione di Antivari (oggi rovine del vecchio Bar a Montenegro) come caposaldo contro i saraceni sulla sponda del- l’Adriatico orientale. I saraceni si installarono anche alle foci del Garigliano (presso Mintur- no) da dove compirono le scorrerie contro la stessa Roma che fu deva- stata nell’846. La citta che come capitale dell’Impero romano ebbe 1,5 milioni d’abitanti conto in quel periodo solo 17.000 persone. Sul finire del IX secolo i musulmani si insediarono intorno a Saint-Tropez (Francia), creando un avamposto noto col nome di Frassineto, da dove poterono spingersi agevolmente per oltre un secolo nell’entroterra e sulla costa della Francia meridionale fino a Nizza. Perfino Genova e la costa ligure, con le isole di Sardegna e Corsica, subirono nel 934-935 at- tacchi corsari dall’Africa settentrio- nale. Nel 983 i saraceni in alleanza con bizantini sconfissero al largo di Punta Stilo (Calabria, Mar Ionio) l’esercito imperiale dell’imperato- re Ottone II (955-983). Nel 1002 assediarono di nuovo Bari per oltre sei mesi e la citta si salvo solo grazie all’intervento della flotta veneziana comandata dal doge Pietro Orseolo II (992-1009). La secolare presenza dei saraceni nell’Italia meridionale ha lasciato delle indelebili tracce e tutt’oggi si nota chiaramente sulla popolazione locale dei tratti fisiono- mici, che assomigliano fortemente a quelli arabi. Saraceni nell’Adriatico orientale A differenza che nel Mediterraneo occidentale e centrale, i saraceni non riuscirono mai a stabilirsi nelle terre dell’Adriatico orientale, dove misero a fuoco, il secondo gior- no della pasqua dell’841, l’Osse- ra/Osor (isola di Lussino/Losinj), la papale Ancona e di ritorno le localita di Budua, Rose e Cattaro/ Kotor. Nell’841 sconfissero pesan- temente la flotta del doge Pietro Tradonico (836-864) nei pressi di Taranto (Italia meridionale) e poi di nuovo nell’844 nelle vicinan- ze dell’isolotto Sansego/Susak (ad occidente di Lussino/Losinj). Nel periodo 866-7 assediarono, senza successo, per quindici mesi la cit¬ ta di Ragusa/Dubrovnik, all’epoca uno scoglio adiacente alia terrafer- ma, che fu salvata solo grazie all’in- tervento della marina dell’Impero d’Oriente. Nell’869 saccheggiarono Grado ed alcune altre localita nel- l’alto Adriatico. La pirateria sara- cena spinse le popolazioni costiere verso l’entroterra, piu protetta dai predoni di diverse origini. Respinti dall’Adriatico e dall’Italia i saraceni si consolidarono in Sicilia, da dove depredavano il Mediterraneo orien- tale. Moltissima popolazione slava fu portata in schiavitu nelle terre sotto il dominio arabo. In Spagna L’Adriatico orientale dopo il periodo romano 33 \Cnirn Aquileia y Verona* io vales cl VerceUi .'enezia Susa. o r ortona unacchio arenna o\ Tlasse .ticca Ancona rassinelo otSpoleio \Chieii loin a Portd^ Os fitr S Vincenzo inlecassino \anosa Arden z a Panzer Tiler no LfV'.s' to sana sann fhriali ^Kl/itntjoli ^/'rohnie Cnsehi a A man tea] i califfi di Cordoba formarono la guardia personale con gli slavi, i cui capi Wadha el Ameri (1009-1013) e Mohair Alamari (1018-1041) fu- rono personaggi noti nella storia del califfato. L’Adriatico orientale alia nascita del Sacro Romano Impero - secolo IX Dopo la caduta dell’impero longo- bardo nel 774, una parte dell’Adria- tico orientale divento dominio dei franchi, mentre nel meridione go- vernarono i greci d’Oriente. Il gior- no di Natale dell’anno 800 Carlo Magno fu proclamato a Roma dal papa Leone III (795-818) impera- tore e prese il titolo di “imperato- re governante l’lmpero romano”. Gli imperatori romani di cui park lo storico Eginardo erano porfiro- geniti e avevano il loro trono nella ‘seconda Roma”, cioe a Costanti- nopoli. La divisone del dominio tra Carlo Magno e l’lmpero d’Oriente fu fatta con l’accordo di Acquisgra- na dell’812. Nel medioevo il Sacro Romano Impero non fu un’espres- sione territoriale: fu innanzitutto un’unione di popoli basata sul- l’associazione. Esso poggiava sul- le fondamenta dell’eta carolingia e avrebbe continuato a poggiarvi fino al 1806. La Chiesa imperiale (piu tardi cattolica), primo e ulti¬ mo pilastro dell’impero, mantenne le caratteristiche dell’eta carolingia fino al 1806, quando Francesco I d’Asburgo (nato nel 1768, impe- ratore germanico dal 1796-1806 e imperatore d’Austria 1804-1835) rinuncio a questo titolo. Contrasti fra i due imperi - L’asce- sa di Venezia (800-812) Venezia deve la sua origine alle famiglie di Aquileia, Concordia, Oderzo, Altino e Padova, le quali, per sfuggire alle invasioni barbari- Zone e locaiita occupate o devastate Adria Michele ■’.nm—fiiMiiii -— Incursioni e invasioni dei saraceni in Italia. Agli arabi (saraceni) dobbiamo l’algebra, gli scac- chi, la diffusione delle scienze botaniche, chimiche, e la riscoperta della cultura greca. Nella Bagdad del secolo IX, infatti, si studiavano e verificavano le teorie dei geografi greci, dimen- ticad dagli occidentals Cartina: L’ltalia storica, Milano, TCI, 1961. che, si rifugiarono verso il 452 sulle di imperatore d’Occidente a Car- isole della laguna. Dopo la vittoria lo Magno (812). Da quella data conseguita da Carlo Magno sui Ion- ha inizio la storia di Venezia, sor- gobardi e l’incoronazione dell’800, ta dalla fusione degli agglomerati che fu ripudiata da Bisanzio come urbani formatisi sulle diverse isole usurpazione dei diritti dell’Impe- della laguna (Civitas Nova, Mala- ro d’Oriente, si giunse alia guerra mocco, Rialto) e giunta a maturita aperta tra i due imperi. Si combat- attraverso la lotta iconoclastica e la te, con alterna fortuna, nella laguna crisi franco-bizantina. Quantunque veneta e nell’Istria, ma Pipino, figlio sottoposta teoricamente all’Impero di Carlo Magno e re d’ltalia (790- d’Oriente, la Civitas Veneciarum 810), fu alia fine ricacciato dal- acquisto una sua autonomia sin da le coste e dalle isole conquistate quando venne a cessare il governo (806). Si venne allora a trattative dell’esarca (751), e sviluppo la sua di pace che condussero a un ac- potenza sul mare, sotto la guida di cordo secondo il quale Flmpero un doge (duca) elettivo sin dal 697, d’Oriente manteneva la sovranita affermando per quasi un millennio sulle terre del Ducato di Venezia ed il suo predominio sull’Adriatico ed in compenso riconosceva il titolo altri territori nel Mediterraneo. 34 Atlante storico dellAdriatico orientate L’estensione degli insediamenti slavi nel secolo VII e VIII. Dopo l’arrivo dalle ter- re dei Carpati le tribii croate si divisero in quattro diversi domini: Croazia rossa (al sud di Salona/Solin, confinante con serbi ed albanesi), Croazia Bianca (confinan¬ te con i romani, serbi e bulgari), Croazia pannonica (confinante con avari) e Croa¬ zia della Carinzia (terre al settentrione, confinanti con romani, sloveni e tedeschi). Cartina: LORKOVIC, M., Narod i zemlja hrvata, Zagreb, 1996. II placito del Risano (804) Con questo nome e conosciuta la riunione, tenuta nell’804 presso le foce di Risano (odierna locali- ta di Rosarol/Rozar, l’entroterra di Capodistria/Koper) tra i messi imperiali ed i rappresentanti del- le citta di Pola, Parenzo, Cittano- va e Pedena (odierne citta di Pula, Porec, Novigrad e Pican) quali sedi vescovili e dei “castella” di Albona, Montona, Pinguente e Rovigno (in slavo Labin, Motovun, Pazin e Ro- vinj). L’arrivo delle nuove popola- zioni nell’Istria provoco, tra 1’altro, degli attriti con la vecchia popola- zione romana. Per questa ragione i rappresentanti della popolazione autoctona romanica in Istria eb- bero a lamentarsi contro il duca franco Giovanni, con sede a Cit- tanova/Novigrad, circa le imposte esagerate e la penetrazione slava e l’assegnazione di terre a questi non bellicosi, ma intrusi ospiti. Ne scris- se a proposito il piranese Diego de Castro (1907-2003): “E, poiche la popolazione romanica doveva esse- re in pessime condizioni demogra- fiche, egli era certamente ben lieto di trovare gente disposta a lavorare in una regione spopolata. La pene¬ trazione slava fu dovuta, quindi, ad un fattore demografico-economico e 1’elemento romano delle campa- gne non fu mai in grado, nei secoli successivi, di riconquistare le posi- zioni perdute, ne in Istria ne altro- ve, con 1’esclusione di quella parte del basso e medio Friuli dove degli sporadici insediamenti slavi non ri- mane che qualche traccia nella to- ponomastica”. I conflitti che sfociarono nel placito di Risano fanno parte, pero, di uno scenario molto piit vasto: vale a dire di una serie di giochi per il potere politico e religioso nell’Europa me- dioevale. Il re franco si schiero, in questo conflitto d’interessi, con il papa e contro l’Impero d’Oriente. II papa riconobbe a Carlo Magno il titolo di imperatore sulle terre conquistate in cambio della cristia- nizzazione delle popolazioni ivi re- sidenti. Dietro l’insediamento degli slavi in Istria ci fu, dunque, anche L’Adriatico orientate dopo il periodo romano 35 l’ambizione “missionaria” di conver- tire i pagani al cristianesimo. Difatti nelle terre che furono piu tardi co- nosciute come Carniola, Carso, e Liburnia, gli slavi vivevano, come scrive lo storico Giovanni Valvasor (1641-1693), l’intera seconda meta del secolo VIII nelle lotte fratricide tra i convertiti al cristianesimo ed i pagani. Una parte di questi ultimi fu insediata in Istria ed in cambio delle terre dovettero accettare il cri¬ stianesimo. Narentani un popolo di corsari (sec. VII-X) Dopo l’arrivo degli avari e degli slavi, nel secolo VII, nacque una comuni- ta di gente che si stabill intorno al flume Narenta/Neretva, ad Almissa/ Omis e sulle isole adiacenti e che si dedicava alia pirateria. Cos! la loca- lita romana Narona, nel delta di Na¬ renta/Neretva, distrutta dagli avari insieme con Salona/Solin, risorse e divenne un nido di pirati (Vid, nei pressi dell’odierna Metkovic). A par- tire dal VIII sec. varie isole (Mele- da/Mljet, Curzola/Korcula, Lesina/ Hvar e Brazza/Brac) furono popola- te dagli slavi narentani, vale a dire slavi non battezzati e dediti alia pi¬ rateria. Per evitare i danni della pira¬ teria il doge veneziano Pietro Trado- nico (837-864) concluse, nell’839, dapprima la pace con i croati ed in seguito anche con i narentani. Que¬ st’ultimi sconfissero pesantemente i veneziani nella primavera dell’840 e nell’842 s’impadronirono dell’iso- la di Brazza/Brac ed insieme con i croati, nell’846, addirittura di Caor- le nella laguna di Venezia. Nell’870 catturarono i diplomatici del papa Adriano II (867-872) che, di ritorno da Costantinopoli, viaggiavano tra Durazzo/Durres ed Ancona e que¬ sti furono liberati solo nel dicembre 871. In rappresaglia per questo atto di pirateria l’imperatore bizantino Basileo I (867-886) devasto una parte dell’Adriatico orientale cosi che, finalmente, nell’870 anche i narentani accettarono la sovranita dell’Impero d’Oriente. Nell’872, quando i saraceni depredarono fiso- la di Brazza/Brac il doge veneziano Orso Partecipazio I (864-881) man- do verso Pirano in Istria una nave con quattordici marinai, che fu pero catturata dai croati di fronte a Sal- vore/Savudrija e per questa ragione il papa Giovanni VIII (872-882) chiese nel 873 al duca croato Do- magoj (864-879) l’aiuto contro le azioni di pirateria. Nell’875 i croati distrussero alcune localita istriane (Umago, Cittanova/Novigrad, Ro- vigno/Rovinj, e Cervera/Crvar) e minacciarono Grado, dove furono sconfitti dai veneziani. Ne risulto una guerra veneto-croata che duro fino alia morte di Domagoj, quan¬ do fu conclusa la pace tra le due parti che non impegnava pero i na¬ rentani. Questi ultimi sconfissero nell’887 presso Macarsca/Makarska i veneziani, uccidendo il doge Pie¬ tro Candiano. Il doge veneziano Pietro Tribuno (888-912) concluse allora un accordo con il duca croato THY. Ui K ri>\ I franchi conducono un assedio, miniatura tratta dal Psalterium aureum (sec. IX) della Biblioteca dell’abbazia svizzera di San Gallo. Branimir (879-910) impegnandosi a pagare un tributo annuo (solitus census) per il libero transito delle sue navi nelPAdriatico orientale, che fu regolarmente pagato fino al 996. I narentani divennero cosi potenti che nel 969 strinsero un’alleanza con Ottone I (re di Germania nel 936, imperatore d’Occidente nel 962, morto nel 973) e cacciarono me|0 Velike Koronlonl|e meje krojm 0 30 VZM. KRAIINA y L \£x„x-7 XSv . 7 Carantania nel sua massima estensione (976-1002). Legenda: (•••) le frontiere della grande Carantania, (•••) le frontiere delle marche. Cartina: Leksikon Cankarjeve zaloi.be, 1970. 36 Atlante storico deUAdriatico orientale II “Placito del Risano” disegno di G. Barison (1853-1931), ( Civico Museo di Storia Patria , Trieste). II placito del Risano. ( Codice travisano del- I’Archivio di Stato dei Frari in Venezia). II primo documento pervenutoci che riguar- da le terre dell’alto Adriatico e il resocon- to del Placito tenutosi presso il flume Ri- sano/Rizana ( Territorio Caprense, loco qui dicitur Rizia.no, a 15 km da Capodistria/ Koper); vi parteciparono il duca d’Istria e Friuli Giovanni, rappresentanti di Trieste, di 172 localita dell’Istria franca e del cle- ro, cinque vescovi e il patriarca di Grado Fortunato (vescovo di Trieste 778-803, pa¬ triarca di Grado 803-826 e vescovo di Pola dal 806), che esposero ai delegati di Carlo Magno (missi dominici) le loro rivendica- zioni. Nel placito di Risano non si parla di Capodistria, Pirano e Umago che, secondo De Franceschi, all’epoca facevano parte (insieme con Venezia e Grado) di ducatus Venetiarum e furono dunque fuori della giurisdizione franca. Veduta della tribuna dell’ottagono con il trono imperiale della Cappella Palatina di Aquisgrana, costruita tra il 792 e T805- Foto: Capra, C./Chittolini, G./Della Peruta, F., Storia medievale, Firenze, 1996. — -'a**,. , ■ Il fonte battesimale del duca croato Viseslav (t 810). Con l’arrivo dei missionari franchi ebbe inizio la conversione della popolazio- ne pagana nelFAdriatico orientale al cri- stianesimo. i saraceni dal Gargano, ma furono sconfitd nel 1000 dal doge Pietro Orseolo II. La costituzione della marca del Friuli (803-828) Dopo il crollo delFImpero romano d’Occidente nel 476 le terre del- l’odierno Friuli furono invase dal¬ le popolazioni barbariche, come i vandali, gli unni e gli ostrogoti. Nel 568 i longobardi entrarono in Italia attraverso la valle del Vipacco/Vi- pava, nel punto piu accessibile delle Alpi Giulie (Postumia/Postojna) e costituirono il ducato del Friuli. Il ducato prese il nome dalla citta di Forum Iulii (oggi Cividale), poi di- ventata, attraverso i passaggi lingui- stici, Friuli e fece parte dell’Impero d’Oriente, come ducato, col nome antico di Forum Juli. Carlo Magno costrui nell’803 una grande marca (regione, territorio amministrativo) del Friuli (“Marchia Austriae et Ita- liae ”) di cui faceva parte oltre il Friu¬ li, la Carinzia e la Carniola anche la contea (“ comitatus") d’Istria. La marca del Friuli fu divisa nell’828 e da essa si stacco la marca croato-dal- mata con 1’Istria e parte del regno d’ltalia. Nell’893 Arnolfo, re di Ca- rantania (Carinzia), calo in Italia su invito di Berengario duca del Friuli (re d’ltalia 888-924), per spodestare Guido, Duca di Spoleto. La peni- sola d’Istria, in quel tempo, diven- to una contea separata della marca, dove governava l’“imperatore roma- no”. Quando nel 951 I’imperatore Ottone I di Sassonia (936-973) si fece incoronare anche re della Lom¬ bardia, stacco dall’Italia la Marca di Verona, tra cui il Friuli e 1’Istria, af- fidandolo in feudo al fratello, duca di Baviera e di Carinzia. Questi territori divennero un feudo duet¬ to dell’Impero germanico e gli im- peratori di Sassonia e di Franconia promossero 1’infeudazione di terre alia nobilta tedesca. L’ADRIATICO ORIENTALE NELL’ALTO MEDIOEVO II Patriarcato d’Aquileia (557-1077) La chiesa cristiana fu fiorente in Aquileia sin dal 381 ed i vescovi lo- cali cominciarono ad assumere an- che la podesta civile con il vescovo Paolino I (557-569) che si diede il titolo di Patriarca nel 557, vale a dire dopo lo scisma con Roma nel 554/555 ed i patriarchi si consi- derarono, da allora in poi e lungo tutto la loro storia, come rivali dei papi. Con la conquista longobarda deH’Italia, nel 568, Aquileia cedette a Grado parte delle sue prerogative per il dominio spirituale dell’area deH’lmpero d’Oriente. Ma nel 607 questa si ribello contro Roma ed elesse propri patriarchi, che dimo- reranno prima a Cormons e poi a Cividale e la Chiesa confermo la di- visione. Quando l’Istria bizantina e parte della Dalmazia e Croazia cad- dero sotto il dominio franco nel 788 1 Aquileia estese il proprio potere ec- clesiastico anche su queste terre. I patriarchi d’Aquileia, che furono a partire da una certa data quasi sem- pre tedeschi e piu legati all’impera- tore germanico che al papa, entraro- no sulla scena politica dell’lstria, nel 931, quando il re di Baviera regalo a loro Muggia/Muglia (vecchia). Nel 967 ricevettero da Ottone I alcuni territori (Ronchi) e nel 972 compra- rono Isola (d’Istria). Il 28 aprile del- 1 anno 1001 il patriarca Giovanni IV (984-1019) ricevette dall’imperatore Ottone III (983-1002) in proprieta meta del castello di Salcano/Solkan e la “villa” di Gorizia/Gorica/Gorz mentre l’altra meta fu ceduta, il 27 ottobre 1001, al conte Werner del Friuli. Nel documento di donazione si scrisse per la prima volta della villa Gorizia “que Sclavorum lingua voca- -S& r 7 A H U M L J E fcVUNI j ' (rrcO'vP* □ L’Adriadco orientale nel secolo IX. Legenda (da alto in basso): Croazia intorno al fiume Sava; Croazia con le isole (Vis/Lissa, Lastovo/Lagosta, arcipelago di Sibenik/Sebenico, Pag/ Pago e Vir/Pitadura); Dalmazia deH’impero d’Oriente (Kotor/Cattaro; Dubrovnik/Ragu- sium e le citta di Split/Spalato, Trogir/Trau e Zadar/Zara) e tutte le isole con l’eccezione di quelle create, dell’arcipelago di Pagania (Brac/Brazza, Hvar/Lesina e Korcula/Curzola) e dell’isola di Mljet/Meleda che faceva parte di Zahumlje). 11 resto della costa fu diviso tra Duklja/Doclea, Travunija, Zahumlje, l’Istria che fu dominio dei patriarchi d’Aquileia (Impero franco); Paganija o la terra dei narentani; (Zagreb) le localita indicate tra le paren- tesi non furono conosciute all’epoca; (—) divisione tra la Croazia intorno al fiume Sava e Croazia. Cartina: HORVAT, J., Kultura hrvata kroz 1000godina, tomo 1. tur Goriza ” (chiamata in lingua slava Goriza). Dopo il ritiro delFlmpero d’Oriente dalle terre dell’alto Adria- tico nel 1027 Aquileia, governata da Wolfgang von Treffen detto Poppo- ne (1019-1048), si arricchi di nuovi territori nel Friuli e nell’Istria, gia appartenenti al patriarcaro gradese. In quell’epoca sorsero lungo il confi¬ ne montano i primi castelli, che ave- vano il compito di vigilare le strade mercantili e prelevare i pedaggi. Nel 1077 l’imperatore Enrico IV (nato nel 1050, imperatore dal 1056 al 1106) diede al patriarca Sigeardo (1068-1077) in feudo la contea del 38 Atlante storico dell’Adriatico orientate m-Ns : ri^I c °ndj T n 1 civ' iAS an no ii |D M l^ lL i u A n SA iVr E f 1 WtXXVdl^AM HOAf/iVigvS ■ ? ESttu* R^vV CCc Cl/ill g4QVliElAAf I ' ••••/•• ! ■ V,, *■ -**■ . . ..js Veduta aerea di Venezia e della sua laguna. Nello spazio celeste vola ad ali spiegate il leone di San Marco che stringe con le zampe il cartiglio sopra cui e scritta la legenda: “Venezia, splendida cit- ta, fondata nell’anno 454 dopo la nascita di Cristo, dopo che Aquileia fu di- strutta da Attila re degli Unni”. Intorno alia vasta figura di Venezia si seine- rano le isole della laguna. Il punto centrale della citta e piazza San Marco con la basilica eretta nel periodo 1063-1094. Dal margine meridionale del disegno spunta una breve sezione di Chioggia, all’epoca cinta da cortine di mura e priva di canali interni (secolo XVI). Cartina: Musei del Vaticano. 39 L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo Friuli (compreso il Cadore). E infat- ti da quel 3 aprile 1077 che si com- puta la durata del patriarcato come stato laico ed il patriarca ottenne oltre al potere spirituale anche quel- lo temporale. Da allora in poi i pa- triarchi furono duchi del Friuli che divenne un’entita amministrativa e politica a se, nell’ambito del regno d’Italia. La marca della Carniola e la contea dell’Istria ed il patriarca¬ to d’Aquileia veniva indicato con il nome di Patria ed in tal modo il pa¬ triarcato d’Aquileia rappresento in quel tempo lo stato piu importante dell’Italia settentrionale. All’inizio del secolo XI Poppone trasferi la sua residenza ad Aquileia. Ormai, pero, la vita della regione gravitava attorno a Cividale e questo tentativo non poteva avere succes- so, anche perche l’abbandono delle opere idrauliche romane aveva favo- rito l’impaludamento di gran parte della bassa pianura intorno ad Aqui¬ leia. Nel 1077 furono redatti diversi documenti relativi ai possedimenti delle terre, che testimoniano la pre- senza di diverse localita tutt’oggi esistenti. I patriarchi amministra- vano i loro beni dalle sedi, spesso cambiate, di Aquileia, di Cormons, poi di Cividale e, infine, di Udine. Il patriarca aveva il suo sostituto a Capodistria (per questo si chiamava “Caput Istriae”). Nel 1081 la citta di Irieste, feudo vescovile, fu incor- porata nello stato patriarcale e nello stesso anno fu dato al patriarca En¬ rico di Plaien (1068-1077) il vesco- vado di Parenzo. Il patriarca di Grado (secolo VIII-XII) Il patriarca di Grado con il titolo di metropoli totus Venetias et Histrias (tutta Venezia e l’Istria), aveva alle spalle la continua minaccia dei pre- lati aquileiesi, piu atti ad adoperare la spada che la croce, i quali tentavano spesso di sopprimere il patriarcato Lo Sposalizio del Mare era una delle feste piu amate dai veneziani. Il doge, a bordo del bucintoro, nel giorno dell’Ascensione si recava al porto del Lido per celebrare il rito, la conquista veneta deH’Adriatico orientale nell’anno 1000, e gettare il suo anello nel mare. Olio di Francesco Lunardi (Museo del Louvre). Afgiu CtilH Snmun i dtrptli.Prouinim un SCO - (tnirdri nilritnftclri um 500 mm fnCrrunj Jtr (rmit 1 um 1 00 un dei fWrUrtbMn J um 113 ♦ fin Silt burg obgetreten um SCO lun MMUm Hemduft d.Mn»rchen fitff- (jnrnlt Urr Rcpubiik ron Vertrdtg um 1?51 — • —— |(jrtnlf yon fort fosterrekfiix/ij um' f/31 L___ Le terre del Patriarcato d’Aquileia (500-1445). Legenda: Cornice in alto alia sinistra: sim- boli per sede del patriarca, diocesi, arcidiocesi e diocesi suffraganee sotto Poppone (1019- 1048); cornice alia destra indica le date delle modificazioni della frontiera (dall’alto in basso: frontiere delle province politiche nel 500, Raetia I e II; Noricum I e II, Pannonia, Savia, Dalmatia, Istria, Venetia); limiti del patriarcato nel 500; modifiche della frontiera nel periodo dal 800 al 1154); il territorio ceduto a Salisburgo nell’800; la cornice in bas¬ so: l’estensione territoriale del potere temporale del patriarcato nell’epoca 1077-1445 e le frontiere della terraferma di Venezia e di Gorizia (austriaca) nel 1751. Le frontiere setten- trionali del Patriarcato con il metropolita di Salisburgo furono stabilite da Carlo Magno, nel 811, sul flume Drau/Drava. Fonte: Drevesa, Lubiana, maggio 1998, p. 29. 40 Atlante storico dell’Adriatico orientale Le religioni in Europa nel secolo X. Legenda (|||) chiesa romana; (=) chiesa greca; (:::) musulmani; (++) ebrei ( kazzari). Cartina: Philip's Historical Atlas Medieval and Modern, London, The London Geographical Institute, 1927. rivale. Primo fu il patriarca Callisto (730-756) che nel 734 si porto a Grado e la saccheggio; nell’800 fu il patriarca Vulperio/Valpert (873-883) e nel 869 fu presa dai saraceni. Nel 940 fu il duca longobardo Lupo che fece assediare l’isola dalle sue truppe; nel 1026 e 1043 fu il patriarca Pop- pone, che capeggio due spedizioni esi- ziali per Grado, spogliandola di rutro. Piu tardi, nel 1162, il patriarca Vol- darico (1161-1183) ripete le gesta di Il bordo carsico, confine tra il mondo medi- terraneo e quello continentale. Sullo sfondo si vede il mare e si nota Trieste. A destra il co¬ stone roccioso ed il campanile coronato dai ruderi di una delle torri, che risale al tempo in cui il marchese d’Istria Ulrico di Weimar I - Orlamiinde (1040-1070) fece innalzare fortificazioni lungo tutta la catena montana della Vena (Ciceria). Foto: Annales 2/92. Poppone, ma, piu sfortunato, trovo chi lo umilio nel doge Vitale Michiel II (1156-1172), che, corso alle dife- se di Grado, imprigiono il prelato e non gli diede la liberta se non dopo che si impegno a mandare a Venezia ogni anno, a carnevale, un umiliante tributo. L’isola fu pero presto ridotta alia lenta decadenza e, gia nel 1105 il patriarca gradese Giovanni III Gra- denigo si trasferi a Venezia. La parte orientale del Patriarcato d’Aquileia. Legenda: (—•) le frontiere del patriarcato; le diocesi suffraganee: (=) Lubiana fondata nel 1451; (|||) Trieste; (///) Capodistria; (\\\) Cittanova; (:::) Parenzo; (xxx) Pola. Dal caos di Roma al patrocinio dell’imperatore sull’elezione del papa (847-952) Nello spazio di un secolo e mezzo, tra i molti papi succedutisi sul tro- no di San Pietro, vanno ricordate le figure di Leone IV (847-855)> che riusci a sconfiggere una flotta saracena nei pressi del lido di Ostia (Roma) nell’849 e quella di Nico- 16 I (858-867), che fece opera di conversione in massa dei bulgari. A questo punto e interessante no- tare come una leggenda abbia in- serito nell’elenco dei papi, dopo la morte del Leone IV e prima di Be¬ nedetto III (855-858), una don¬ na. La famosa papessa Giovanna che, se riusci a nascondere il suo sesso per ben tre anni di pontifi- 41 L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo _ cato, per un calcolo errato, diede alia luce un bambino sui gradini di San Giovanni in Laterano. La figura di Giovanna appartiene alia leggenda, ma e sintomatica della decadenza e del caos di un periodo in cui la storia dei papi realmen- te esistente e a volte altrettanto piu incredibile. II papa Giovanni VIII (872-882) prese il comando di una piccola flotta e diresse per- sonalmente nell’877 le operazioni navali nei pressi di capo Circeo (Terracina, a sud di Roma). Riusci a catturare diciotto vascelli sarace- ni e a liberare 600 schiavi cristia- ni. Abbandonato dei suoi alleati Amalfi e Napoli, che ripresero ad intrattenere scambi commerciali con il mondo saraceno, Giovanni VIII fu costretto a venire a patti con i saraceni ed ottenne un certo periodo di pace sul suo territorio solo versando loro un forre tribu- to annuo. Deluso ed abbandonato a se stesso, Giovanni VIII mori il 16 dicembre dell’882 ucciso da un suo parente, che gli spaced la testa con un martello. Poco tempo dopo anche papa Formoso (891-896) mori probabilmente awelenato. Il suo cadavere fu esumato e proces- sato davanti a un sinodo di vescovi ( concilio del cadavere”); spoglia- to, straziato e gettato nel Tevere e poi miracolosamente ripescato, riabilitato e reinterrato nella sua tomba. Il “concilio del cadavere rispecchia lo stato di barbarie nel quale si trovavano Roma ed il pa- pato nel secolo IX. Subi le conse- guenze di quel macabro processo Campagne des Hongrois ■! avani leur eiablissement _apres leur etablissement Centre | _ ^ _=_ Le incursioni degli ungheresi (898-955). Legenda (dall’alto in basso): le incursioni degli ungheresi prima del loro insediamento; dopo il loro insediamento; centra; terre con la popolazione ungherese; impero germanico. Cardna: HILGEMANN, W./KINDER, H., Atlas historique - de I’apparition de I’homme sur la terre cl I'ere atomique, Paris, Librairie Academique Perrin, 1992. Aquileia — basilica eretta, tra 1021 e 1031 dal patriarca Poppone sull’incisione del se colo XIX. anche papa Stefano VI (896-897) che fini in carcere e fu strangolato nell’agosto dell’897, mentre il suo successore Romano (897) fu depo- sto e chiuso in un convento. Nel 903 fu eletto papa Leone V (903) che fu incarcerato e poi ucciso da Cristoforo, che si fece poi consa- crare papa. Considerato antipapa fu a suo turno fatto strangolare da Sergio III (904-911). Nel maggio 928 papa Giovanni X (914-928), esaltato dall’amore per una donna, Teodora, fu fat¬ to strangolare in Castel Sant’An- gelo da Marozia, figlia della sua amante. In una Roma dominata da Marozia, che a ragione si faceva chiamare senatrix e patricia, auten- tica signora temporale della citta, i pontefici che si susseguirono, dopo Giovanni X, sul trono di Pie¬ tro erano di fatto creati da lei. In questo caos ecclesiastico generale, mold presuli smisero di obbedire ai loro superiori e per questa ragio¬ ne papa Leone VI (928) scrisse una enciclica ai vescovi della Dalmazia per indurli all’obbedienza del loro primate, Giovanni, arcivescovo di Spalato. Anche Stefano VII (928-931) fu un altro papa-fantoccio nelle mani di Marozia, che mirava solo a poter vedere sul trono suo figlio natura- le Giovanni, avuto da papa Sergio III (904-911). Il figlio di Marozia fu finalmente eletto al soglio di San Pietro sotto il nome di Gio¬ vanni XI (931-935) e per prima cosa celebro le nozze della madre con Ugo re d’ltalia, che durante la cerimonia dovette fuggire per non essere ucciso. Dopo una serie di papi, che cercarono di riportare un po’ di normalita, a Roma fu elet¬ to Giovanni XII (955-964), sotto il cui regno il palazzo del Laterano divenne un vero e proprio bordello di una vita depravata e completa- mente estranea agli interessi eccle- siastici. Nel 962, impotente contro Berengario II (t 966) il “re d’ltalia” dal 950, chiese aiuto a Ottone (re di Germania dal 936, imperatore d’Occidente (962-973). Ottone scese a Roma, dove Giovanni s’af- fretto ad incoronarlo imperatore. Due anni dopo, Ottone convoco un sinodo di vescovi e fece deporre l’immorale Giovanni XII, ottenen- do dagli stessi vescovi la promessa 42 Atlante storico dellAdriatico orientale MARCHE OES y ltr*cht POLOGNE Paderbon Mersebou: 933 4 - ± BAViERE FrSfntt Augsbour] A-rv i* i '-e' . V - MARCHE OE CAR WIT HIE duche h pfcrtir do 97 6 MARCHE OE \CARN10LE \ Trente Venise Rome PONTIFH indipendentemente dalla loro stirpe, furono chiamati “itali” o “italiensi”. I suoi confini, verso il regno franco e il regno germanico, correvano lungo le Alpi; ma la Valle d’Aosta apparteneva al regno di Borgogna. In compenso, parte delle terre dell’alto Adriatico (Istria ecc.) furono comprese nella Marca (ducato) del Friuli, o nei pos- sedimenti delformai indipendente Venezia. Pure alia marca del Friuli apparteneva la valle delf Adige, sino al castello di Sigmundskron, oggi Firmiano, accanto a Bolzano/Bozen. A sud, i confini del regno Italico, che scomparve nel 961, coincidevano piii o meno con quelli dell’estinto regno Longobardo. Dopo la caduta della dinastia franca dei Carolingi nel 987 la penisola ap- penninica si frantumo politicamente in diverse sovranita indipendenti: si¬ gnori laici, come il duca del Friuli, all’est della Lombardia; il marchese d’lvrea all’ovest; il marchese di To¬ scana ed il duca di Spoleto nel cen¬ tra; i duchi di Benevento, di Salerno e di Capua, a sud; sovrani ecclesiasti- ci, come il papa, Farcivescovo di Mi¬ lano, i vescovi di Pavia, Verona, To¬ rino; e finalmente citta libere come, Genova, Gaeta, Amalfi e quella che condiziono per quasi un millennio la storia dell’alto Adriatico: la repubbli- ca di Venezia. Gli abitanti sulle coste adriatiche erano per lo piii di lingua latina, vale a dire i discendenti delle popolazioni romane. Gli ungheresi nelle terre dell’alto Adriatico (secolo X) Nell’896 gli ungheresi, un popolo di origine turco-mongola, arrivarono dalle steppe asiatiche e, mescolan- dosi con la popolazione locale slava, si stabilirono in Europa. Nel secolo X raggiunsero con le loro scorrerie Italia, Francia e Germania, ma dopo le sconfitte subite per opera del re di Germania Enrico FUccellatore (919-936) e Fimperatore Ottone il Grande (936-973) cessarono l e Sepultures /^iT ]r\ des souverains / Marches iGneser PosenflP 1000 * v Aix-la^< •tHogny »«ch»po"* f r ' LORRA «1 E Ji vefll. V 4* * « » Bambern r r \ BOHEME M0R06AU tK" '. , < w v fiunuoHu t - 1 i ^ Sp,re f ', i. L ' > ^ m. ^ i s WRatisbonru ' . ’ •Hi? E«h»t»iP' \ A V ' V / \ fe, Vj V ■ Prague Olmuli ) 8 y\ MORAVIE j ^ Cracovte i ~' x \ . MARCHE DEI EST-V % t + pAftA-';" U Gran i t !>->■/" V W '00' SenlEurg LiSARCHf DtSTYRIf' HONGRIE ■ HAUTE- V ) B 1. 1 BOURGOGNE V. ' ~X U T ^ ' L \ i y v margraviat v, S y - L --- \ 4. nFUFRDNF H BASSE BOURGOGNE . ■s i che, da quel momento in poi, pri- ma di eleggere un papa, ci sarebbe voluta Fapprovazione dell’impera- tore. Berengario II dovette lasciare il trono d’ltalia nel 961 ad Ottone I. Da Ottone I in poi, re tedeschi divennero anche sovrani del regno d’ltalia. Il Regno Italico indipendente (887-961) Staccatasi dal gran corpo dell’impe- ro carolingio e awiatasi all’indipen- denza, FItalia fu chiamata ancora “Regno dei Longobardi”, ma, piii comunemente “Regno Italico” o an¬ che “Italia”, mentre i suoi abitanti, L’Impero germanico (919-1024). Legenda: i colori = l’estensione territoriale sotto diversi imperatori; le croci = il luogo della sepoltura dei sovrani; le righe traversali = le differenti marche (terre di confine). Cartina: HILGEMANN, W./KINDER, H., Atlas historique. 43 L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo loro incursioni mentre l’ultima loro scorreria in Italia awenne nel 952. In Friuli passarono e ripassarono per ben dodici volte, tanto che tutta la pianura da essi percorsa, fra i fiumi Isonzo, Tagliamento e Livenza, ven- ne chiamata nelle carte del tempo vastata Hungarorum. Le campagne friulane furono ripopolate, in parte, da coloni slavi dove crearono i vil- laggi che indicano chiaramente la loro presenza nel passato lontano: Belgrado, Goricizza, Gorizzo, Gra- discutta, S. Marizza, ecc.. Una rima- nenza di questi sloveni abita ancora nella valle di Resia, un affluente di Fella. Dopo la sconfitta nei pressi del flume Lech del 955 gli unghe- resi furono costretti ad asserragliarsi nell’Europa sud-orientale. 11 papa Silvestro II (999-1003) riconobbe nell’anno 1001 l’autorita regale del duca magiaro Weik, che convertito- si al cristianesimo assunse il nome di Stefano (997-1038). La prima conquista veneziana dell’Adriatico orientale, intorno al 1000 Nel maggio dell’anno 1000 la flot- ta veneziana sotto Pietro Orseolo II (992-1009) si inoltro verso l’Istria e la Dalmazia, sulle isole di Veglia/ Krk, Cherso/Cres (Ossero/Osor), Arbe/Rab e, dopo la sconfitta del¬ la flotta croata, anche nelle citta di Zara/Zadar, Trau/Trogir e Spalato/ Split dove i veneziani raccolsero le PSET • -1—-—-1- , L’Adriatico orientale a meta del secolo X. Legenda (da alto in basso): 1. Fu parte della Croazia quasi tutta la costa e le isole di Vis/Lissa e Korcula/Curzola; Zadar/Zara, Trogir/ Trau Split/Spalato e quasi tune le isole furono parte dell’Impero d’Oriente; narentani pos- sedevano il territorio intorno alia destra del flume Narenta/Neretva e le isole Brac/Brazza, Hvar/Lesina, Korcula/Curzola) e Mljet/Meleda; territorio di Dubrovnik/Ragusa. Cartina: HORVAT, J., Kultura hrvata kroz 1000godina, tomo 1. Le terre di Doclea, Travunija e Zahumlje nel 950. Cartina: SBUTEGA, Antun, Sto- ria del Montenegro - Dalle origini ai nostri giorni , Rubbettino Editore, 2006. promesse di fedelta. Furono occu- pate, pero, la Zaravecchia/Biograd e le isole narentane (di Pagania) Curzola/Korcula e Lagosta/Lastovo ove massacrarono la popolazione. A Pietro Orseolo II fu riconosciuto, da parte di Costantinopoli, il tito- lo di dux di Dalmazia ed a ricordo di questo evento si istitui a Venezia la festa che si continuera a celebra- re nei secoli come “Sposalizio del mare” ed ogni anno il doge pro- nunciava la formula seguente: “Ti sposiamo, o mare, in segno di vero e perfetto dominio”. Il dominio ve- neto fu tuttaltro che perfetto per- che, difatti con questa sanguinosa conquista inizio la secolare lotta tra Venezia e Croazia (Ungheria) per le terre dell’Adriatico orientale alia quale si aggiunsero, con il tempo, altri pretendenti. Lo scisma dentro la chiesa cristiana - 1054 Era quella un’epoca assai ricca di forti riforme ecclesiastiche, introdotte in gran parte da papa Leone IX (1049- 1054), che fu fatto prigioniero dai normanni nel giugno del 1053 e fu liberato dopo sei mesi di prigionia il 12 marzo 1054. Durante il suo pa- pato Leone IX impose il controver- so celibato, per non disperdere tra gli eredi dei sacerdoti e dei vescovi 44 Atlante storico dell’Adriatico orientate L’ltalia intorno al Mille. Cartina: BARBADORO, Ventisette secoli di storia d’ltalia. il patrimonio ecclesiastico; ai preti furono anche imposte una serie di altre limitazioni (furono proibite la barba ed i capelli lunghi, ecc.). Scri- ve Friedrich Heer: “II celibato creo un clero attivista. L’ecclesiastico di¬ staccato dal mondo era pronto ad arrivare ai confini della terra per pre¬ dicare il vangelo su ordine del papa o del suo superiore, e a farsi bruciare vivo per questo. Questa dinamici- ta tipica dell’Occidente (e aliena al carattere della Chiesa d’Oriente) e strettamente collegata al celibato.” Un taglio nella storia rappresento, pero, la scomunica del patriarca di Costantinopoli, Michele VI (1056- 1057), determinando cost la rottura che porto alia separazione tra la sede apostolica e la Chiesa d’Oriente (lu- glio 1054). Dominio croato nell’Adriatico ( 800 - 1102 ) L’esercito croato sconfisse quello franco nei pressi di Tarsatto/Tr- sat (Fiume/Rijeka) nel 799. Dopo la proclamazione di Carlo Magno come imperatore d’Occidente nel natale dell’8 00 anche la Croazia bianca e la Dalmazia croata gover- nata dal duca Viseslav (f 810), bat- tezzato nell’800, accetto nell’803 il governo franco e nell’806 le auto- rita di Zara/Zadar resero omaggio a Carlo Magno nella citta di Die- denhofen, pero gia nell’809 1’impero d’Oriente ristabili il proprio potere sulle citta dalmate. Con il trattato di Saltz in Turingia, dell’803, Costan¬ tinopoli cedette parte dell’Adriatico orientale ai franchi, mentre le isole Il re Mihajlo (Michele) di Doclea (1046- 1081). Affresco del secolo XI nella chiesa di Stagno/Ston. Il re Mihajlo/Michele (1046- 1081) fu duca di Doclea, Zahumlje, Travu- nija e di Cattaro/Kotor e dal 1077 “Re di tutte le terre serbe e Litorale”. Mihajlo ave- va restituito all’Impero d’Oriente il Ducato di Durazzo/Durres, ma aveva conquistato la Serbia, che fu assegnata a suo figlio Pe- rislav. Affresco del secolo XI nella chiesa di Stagno/Ston. Foto: J. Bistrovic. Doclea nel 1150. Il regno di Doclea alia fine del secolo XI. Cartina: SBUTEGA, A., Storia del Montenegro. e le citta costiere (Dalmazia, mariti - mis civitatibus) rimasero all’impero d’Oriente. Nell’810 fu firmata la pace di Aquisgrana che, nell’812, venne confermata e con questo atto fu rinforzato lo Stato dei franchi, vale a dire la dinastia dei Carolingf In base a questo trattato si spartiro- no le sfere d’interesse tra i franchi e l’lmpero d’Oriente. A CostantinO' poli rimase la laguna veneta, Grado, una parte dell’Istria (Capodistria, Pirano, Umago) ed una parte della ex Dalmazia romana (il territorio di cinque citta piu tre isole), mentre il L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo resto dell’Istria, della Liburnia e tutta quella parte della Dalmazia che non fu parte dell’Impero d’Oriente, di- vento dominio franco. L’imperatore di Costantinopoli governo sulle isole di Cherso/Cres), Veglia/Krk, Arbe/ Rab e sulla terraferma a Zara/Zadar, Trau/Trogir), Ragusa/ Dubrovnik ed anche su Spalato/Split, dopo il breve periodo franco (803-812). La popolazione costiera fu divisa secondo lo storico Eginardo tra i dalmati, romani e slavi”. I dalma- ti erano latini, abitanti delle citta romane dall’Istria fino alle Bocche di Cattaro/Kotor; i romani erano 1 greci d’Oriente; e gli slavi appar- tenevano a diverse popolazioni di stirpe slava. La nuova frontiera tra 1 Impero d’Oriente e gli slavi fu sta- bilita sul flume Drin - nell’odierna Albania - che rimarra a lungo la linea di spartizione tra il regno dei croati ed il tema (provincial bizanti- na di Dracchia. Secondo l’imperatore d’Oriente e storico Costantino VII Flavio detto Porfirogenito (903-959, sul trono dal 911) la Dalmazia anti- ca iniziava ai confini con Duraz- zo/Durres, vale a dire da Antivari (nell entroterra delfodierna citta costiera di Bar) e si prolungava fino alle montagne istriane, ed arrivava fino al fiume Danubio. La Dalma¬ zia rimase sotto l’lmpero d’Oriente fino alia seconda meta del 1100 e fi' divisa in due entita politiche: la parte settentrionale si chiamava Dalmacie et Croatie mentre la parte naeridionale fu conosciuta sotto il nome di Dalmatia atcque Doclea. La fiontiera tra le due Dalmazie passa- va a sud di Ragusa/Dubrovnik. Il territorio dalmato-croato, governa- to dal duca Borna (810-821), rima- se parte dell’impero franco mentre l e citta di Zara/Zadar, Trau/Trogir c Spalato/Split con le isole Veglia/ Rrk, Cherso/Cres e Lussino/Losinj con Ossero/Osor e l’Arbe/Rab fu- rono attribuite all’impero d’Orien- locauta possedute VO — (^) dal patnarca di Aquileia (^) dal vescovo di Parenzo I duca di Cannzia te. I croati della Dalmazia ed il loro duca Borna e quelli della Slavonia del duca Ljudevit (810-823) s’in- chinarono altrettanto al successore di Carlo Magno I’imperatore fran¬ co Ludovico il Pio (814-840). Le truppe sloveno-croate sconfissero pero nell’819 l’esercito italo-franco guidato dal duca friulano Cadalo (f 819). Nella primavera dell’820 gli eserciti di Ludovico il Pio sottomi- sero dapprima gli sloveni in Caran- tania che da allora in poi persero il diritto di eleggere il proprio duca, che fu in seguito nominato diretta- mente dall’imperatore. I franchi fal- lirono pero nel tentativo di conqui- stare la Slavonia che fu sottomessa solo dopo 1’assassinio del duca croa- to Ljudevit nell’823. Gli anni trenta del secolo IX furono caratterizzati dai frequenti conflitti navali tra la marina veneta e quella croata che all’epoca era seconda solo a quella deH’impero d’Oriente. Con la soppressione della marca di confine del Friuli, nell’828, che fino ad allora aveva esercitato il suo potere anche sull’Adriatico orientale abita- to dai croati, il duca croato-dalmato Mislav (835-845) divento vassallo del regno d’ltalia. Il duca croato Tr- pimir (845-864), fondatore di quella dinastia che ad eccezione di brevis- 46 Atlante storico dell’Adriatico orientale simi periodi regno fino alia fine del secolo XI, riconobbe come proprio signore l’imperatore franco Lotario (840-855). Nel periodo 879-882 la Dalmazia croata, sotto il duca Bra- nimiro (879-892), ottenne l’indi- pendenza polirica e religiosa men- tre le citta costiere rimasero fedeli alflmpero d’Oriente. Il successore di Branimiro nella Croazia bianca ed il duca Mutimir (890-903) non riconobbero la sovranita ne dell’Im- pero d’Oriente ne di quello d’Occi- dente. Branimiro si proclamo duca croato con la corte a Bihac (odierna Bosnia) e ad egli si sottomisero an- che le citta romane della Dalmazia, che fino ad allora erano state del- l’lmpero d’Oriente (Spalato/Split p. e.). Durante le guerre greco-bulgare nel periodo 917-923, il duca croato Tomislao (903-928) salvo l’eserci- to bizantino ed in ricompensa Co- stantinopoli lo nomino proconsole di Dalmazia, vale a dire delle citta di Spalato/Split, Zara/Zadar, Trau/ Trogir, Ossero/Osor, Arbe/Rab e Veglia/Krk. Queste localita abban- donarono, in campo ecclesiastico, il patriarca di Costantinopoli e rico¬ nobbero come vescovo supremo il papa e nello stesso tempo Tomislao si diede il titolo di duca di Croazia e di Dalmazia. Tale situazione poli- tica ed ecclesiastica rimase in vigore tutto il secolo X: il capo dei croati fu anche il proconsole (dell’impero d’Oriente) della Dalmazia e l’arcive- scovo di Spalato/Split fu a sua volta il capo della chiesa croata. Il potere dei croati in Dalmazia consisteva principalmente nella sorveglianza e nella difesa del territorio, mentre l’amministrazione rimaneva nelle mani della popolazione locale, che era prevalentemente romana. Nel periodo 910-930 i croati riu- scirono a sconfiggere gli ungheresi ed i bulgari di Simeone (893-927), nel 925, dopo di che il duca croa- to Tomislao riuni la Croazia della Pannonia (Sclavonia/Slavonia) con quella della Dalmazia e cost, final- mente, la Croazia nello stesso anno fu proclamata regno. Nel 925 di- vennero parte del regno di Croazia anche le terre di Narenta/Neretva (Pagania), Zahumlje, Travunija e Doclea/Duklja ed alcuni territori della Serbia che fino ad allora rico- noscevano il patriarca di Costanti- nopoli. I successori di Tomislao fu- rono Trpimir (928-935), Kresimir I (935-945), Miroslavo Kresimir (945-949), Mihajlo Kresimir II (949-969). In questo periodo di guerra civile tra i sostenitori di Mi- roslavo e Mihajlo Kresimir la Croa- zia perdette in favore della Pagania (narentani) le isole di Brazza/Brac e Lissa/Vis. I croati perdettero ah lora anche la Bosnia che entro a far parte del ducato serbo di CaslaV Klonimirovic (927-960). A1 re croato Stefano Drzislav (969-997) succedete il figlio Svetoslav (997' 1000) che entro in conflitto per il potere con altri due fratelli. Trasse profitto da questa guerra civile il doge Orseolo II che conquisto gia nel 998 Zara ed in seguito si mise d’accordo con Svetoslav, che aboil le antiche imposte per le navi ve' neziane in transito nell’Adriati' co orientale e nello stesso temp 0 rinuncio ai suoi diritti sulle citta 'tVaraldm) (Knlevcl) Ljubljana Q (BjelovaO zMtxxol (Vlrovifica) J (Cazma) (Modruia) (‘(Bos NoWJ whim Jmott*' _KOHtV)l-A Dubrouni Cavtai Budva L’Adriacico oriemale nell’alio Medioevo dalmate. In cambio di tutte queste rinunce i veneziani aiutarono il re croato a recuperare il trono. Nel- l’impossibilita di combattere con- tro diversi invasori i successori di Svetoslav Kresimir III (1000-1030) e Gojislav (1000-1020) riconobbe- ro nel 1019 come proprio sovrano l’imperatore d’Oriente Basilio II (937-1025). Il re ungherese Stefano I (1030-1058) conquisto nel 1027 alcune terre in Slavonia e le diede in feudo a Stefano Suronja, figlio dell’ex re croato Svjetoslav Suronja, che dovette, nel 1026 fuggire da Ve¬ nezia con sua moglie Gisella Orseo- lo. Il regno croato rimase dunque di nuovo diviso territorialmente tra la Croazia intorno al fiume Sava, Dalmazia sotto l’impero d’Oriente mentre al re Kresimir III rimasero unicamente le terre intorno alia localita Gvozd. Il re croato Pietro Kresimir IV (1058-1074) riusci di nuovo ad annettere le citta dalmate e le terre intorno al fiume Narenta/ Neretva, tanto da ottenere il titolo, tra l’altro, di rex Croatie et Dalma- tie. Al concilio di Spalato/Split del 1060 si unirono due partiti, quello croato e quello latino, ma, col tem¬ po, quest’ultimo riusci ad avere la meglio. La Croazia, approfittando del so- V- ■U j HrvWka : Bwm u sasiavu Hivalske OubivWX Zara/Zadar — la chiesa di San Donato, del secolo IX, eretta sulle fondamenta del foro romano. Gli esperti la paragonano alia Md- rienkirche di Acquisgrana, eretta da Carlo Magno, ed alia chiesa di San Vitale di. Ra¬ venna. Foto: J. Bistrovic. _I J OuDfOVnm L’Adriatico orientale intorno all’anno 1070. Legenda (da alto in basso): 1. Croazia; 2. Bosnia parte della Croazia; 3. Dubrovnik/Ragusa. Cartina: HORVAT, J., Kultura Hrvata kroz 1000 godina. stegno di papa Leone IX, impose il croati papa Gregorio VII (1073- proprio potere sulFAdriatico orien- 1085) insigni quale sovrano della tale e Costantinopoli si vide sot- Dalmazia e della Croazia il re croato trarre molte localita dalmate sin dal Demetrio Zvonimiro (1075-1089), 1069. L’impero d’Oriente non fece che fu incoronato nel 1075 a Salo- pero alcuna rinuncia de iure alia na/Solin. Il papa diede, nel 1077, Dalmazia e per questa ragione si ri- il titolo di re anche a Michele di volsero per 1’aiuto ai normanni, che Doclea (1046-1081), mentre con- durante il tentativo di conquistare siderava l’Ungheria come una pro- 1’isola d’Arbe/Rab catturarono nel prieta papale. L’esercito croato di 1074 il re croato Pietro Kresimir IV Zvonimiro, alleato con i normanni, (1058-1075). Quest’ultimo cedette inflisse gravi sconfitte alia marina ai normanni, in cambio del rilascio, di San Marco: dapprima conqui- le citta dalmate di Spalato/Split, starono la citta di Durazzo/Durres Trau/Trogir, Zara/Zadar, Zaravec- (1083) e l’anno dopo sconfissero i chia/Biograd e Nonna/Nin. I ve- veneziani presso l’isola di Corfu// neziani riuscirono a liberate queste Kerkira. La politica espansionistica localita dai normanni sul finire del di Zvonimiro non era pero piaciuta 1074, e nel febbraio 1075 giuraro- alia nobilta croata che, convocata a no fedelta alia Repubblica di San Knin per una dieta nel 1089, uc- Marco. In seguito alle proteste dei cise il proprio re. In seguito fu in- 48 Atlante storico dell’Adriatico orientale La chiesa di S. Salvatore sulla scaratugi- ne del flume Cetina, IX secolo. Foto: J. Bistrovic. coronato come re croato Stefano II (1089-1090) ed a questi succedette re Pietro (1093-1097). L’Adriatico bulgaro (969-1014) 11 battesimo del re bulgaro Boris nell’865 provoco rivolte fra i nobi- li, che preferivano il paganesimo. La chiesa cristiana di Bulgaria voile assumere subito caratteristiche au- tonome; nel suo seno si andarono anche affermando tenderize ereti- cali, come quella dei bogomili (cata- ri), che esprimevano una forma di protesta contro i signori feudatari. I contrasti interni provocarono la scissione della Bulgaria occiden- tale nel 973, quando fu formato il nuovo regno di Bulgaria. Lo stato bulgaro era talmente grande che re Samuele (977-1014) prese il titolo di imperatore. Liberata la Bulgaria orientale dal dominio bizantino, occupo Larissa, si spinse fino a Co- rinto e nel 986 sconfisse l’imperato- re d’Oriente, Basilio II e conquisto Durazzo/Durres, l’Erzegovina, parte della Bosnia e della Serbia. Samuele conquisto, per un certo periodo, an¬ che una parte della Bosnia, Serbia, e le terre dell’Adriatico orientale: Doclea dove distrusse definitiva- mente il capoluogo Doclea, Travu- nija, Zahumlje, ed il territorio na- rentano (Pagania) fino ad arrivare ai confini della Croazia (986-989), facendo scorrerie sino a Zara/Zadar. Sul litorale adriatico riuscirono a conquistare, pero, solo Cattaro/Ko- tor e Ragusa/Dubrovnik intorno al 992 mentre il resto delle cittadine costiere rimase protetto dalla mu- raglia. Nel 989 occupo Berroe, che perdette pero nel 1001, assieme alia Tessaglia ed alia Serbia. Nel 1014 Samuele rimase sconfitto sul monte Belassitza ed i suoi 15.000 soldati caduti prigionieri nelle mani di Ba¬ silio II, furono rimandati da lui ac- cecati. Samuele, alia loro vista, mori di crepacuore due giorni dopo. Doclea o la Dalmazia superiore (sec. X-XVI) Doclea ebbe il suo nome dalla citta che sorgeva alia confluenza dei fiumi Zeta e Moraca (nei pressi dell’odier- na Podgorica). L’imperatore Costan- tino Porfirogenito (905-959) scrisse nella sua opera Dell’amministrazione dell’impero che, “le terre di Doclea si estendono fino alle citta di Duraz- zo, Alessio (Elisu/Lesh), Dulcigno/ Ulcinj (Helkimniju) e Antivari/Bar (Antibaru), comprendono la citta di Cattaro/Kotor ed arrivano fino alle montagne della Serbia. Oltre Cat- taro inizia l’unita amministrativa di Trebinje, che si estende fino a Ra- gusa e nelle montagne confina con la Serbia. Da Ragusa/Dubrovnik in poi iniziano le terre di Zahumlje che si estendono fino il fiume Narenta/ Neretva e nella parte litorale confina con i pagani, al settentrione si awi- cina ai croati e ad oriente con la Ser¬ bia. Oltre il fiume Cettina/Cetina inizia la Croazia che si protrae fino ai confini istriani, vale a dire fino ad Albona/Labin”. Nella lettera di papa Callisto II (1119-1124) del 1120 mandata a Ragusa/Dubrovnik si park di Dal¬ matia superior seu Doclee ed il ter- mine Doclea fu conservato in tutti i documenti latini fino alia fine del secolo XVI. Mentre i latini parlano di Doclea, le fonti slave scrivono di Zeta (vale a dire il nome della zupa = comune piit importante) e questi due termini furono utilizzati per de- scrivere il territorio sia dell’uno che dello stesso paese. A partire dal seco¬ lo XVI queste terre vengono defini¬ te per lo piu come Montenegro e la parte costiera come Albania veneta, mentre gli abitanti di queste terre si dichiaravano come abitanti di Do¬ clea ancora nel secolo XVI. Il primo principe di Doclea del quale ci sono sicure prove storiche fu Vla- dimiro (f 1016) chiamato dal XIV secolo Giovanni (Jovan per i monte- negrini e Gjon per gli albanesi) Vla- dimiro, figlio di Petrislav, contem- poraneo dell’imperatore Samuele. Per fronteggiare il pericolo bulgaro, l’imperatore Basilio II cercava alleati tra gli slavi e si mise in contatto con il principe Vladimiro. Cio provoco la preoccupazione di Samuele che, dopo aver conquistato Doclea cat- turo il principe Vladimiro che fu portato nella capitale bulgara. La Cronaca delprete di Doclea racconta che la figlia dell’imperatore bulga- ro-macedone Samuele, Kosara, si innamoro del prigioniero principe Vladimiro. Samuele acconsenti al matrimonio e libero Vladimiro, re- stituendogli il principato di Doclea e una parte del ducato di Durazzo e facendolo vassallo. Dopo l’assassinio di Vladimiro nel 1016 l’lmpero d’Oriente riprese il controllo sulla Doclea. Nel 1030 il principe Stefano Vojislav (che la Cronaca chiama Dobroslav), pro- babilmente un nipote di Vladimiro, regnava come vassallo bizantino. Divento il primo sovrano della Do¬ clea indipendente e fondatore della L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo dinastia di Vojislavljevic. Nel 1034 si ribello all’imperatore e da Duraz- zo fu inviato un esercito imperiale che riusci a catturarlo e a portarlo a Costantinopoli; Doclea fu gover- nata dallo stratega di Durazzo. Ma nel 1038 Vojislav riusci a scappare da Costantinopoli per tornare nella Doclea, dove organizzo la resistenza e libero presto gran parte del terri- torio. In seguito, i bizantini invia- tono piu volte spedizioni militari contro la Doclea senza ottenere al- cun successo. Alla morte di Vojislav nel 1043 lo stato fu diviso tra i suoi cinque figli e la vedova e alia fine '• figlio Mihajlo (Michele) divento 1 unico sovrano nel 1046 e ricevette la corona dal papa nel 1077 e regno dno al 1081. II papa Gregorio VII (1073-1085) lo chiamo in una let- tef a del 1078 Mihaeli sclavorum regi (Michele re degli slavi), prometten- do che avrebbe risolto la questione dell organizzazione ecclesiastica di Doclea. Morto Mihailo nel 1081, gli snccesse il figlio Bodin (1081-1101) che fu catturato dall’esercito bizan- dno nel 1089 e per salvare il regno, af nputato dalla Serbia, dovette rico- noscere la sovranita dell’imperatore di Costantinopoli. All’inizio del XII Sec °lo, la Doclea, che comincio a e ssere chiamata Zeta e dalla quale Sl eran o staccate le terre della Serbia J " - . — \ HUNG ARIA ( cj, } TARTAR "x PECHINEGSj ••SERBIA \ .. • ■. " Preslav /MEDIEVAL KINGDOM ■'■ Serdica 0 Qp Philippopoli/ ° yy //■ — - - }/. // Acliris „ A ° K * s s-' Sr 51 erano staccate le terre delta oei uia e della Bosnia, comprendeva anche d litorale di Travunija e Zahumlje. Con la morte di Bodin la Doclea gia. indebolita entro in una fase di declino, causata soprattutto dalla lunga guerra civile, piena di conflit- d per il trono tra i suoi discendenti e cugini. Dal suo primo successore Dobroslav fino all’ultimo Radoslav, durante mezzo secolo si sono succe- duti sette sovrani; gli uni come so- Vran i fedeli deh’lmpero d’ Oriente, gh altri come suoi fermi awersari. h^al 1189 fino al 1360 la Doclea ri- naase inglobata nello stato serbo sot- t0 d nome di Zeta. Medieval I BULGARIA 1 900 - 1019 AD, v • - > . - Bulgaria medioevale (900-1019). Cardna: MARIOTT, J. A. R., The Eastern Question — an Historical Study in European Diplomacy, Oxford, Clarendon Press, 1940. L’Adriatico ungherese ( 1102 - 1202 ) Dopo la morte dell’imperatore d’Oriente Manolo ( W22-W80 ) gli ungheresi, nell’inverno 1080/1, conquistarono Dalmazia setten- trionale e la citta di Zara fino ad allora sotto il dominio veneto. Il re Colomano d’Ungheria (re un¬ gherese 1095-1116 e re ungherese- croato 1102-1116) attacco l’eser- cito croato nel 1097, nei pressi di Petrova gora dove i croati subirono una grave sconfitta ed il loro sovra¬ no Pietro rimase ucciso. Colomano fu incoronato nel 1102a Zaravec- chia/Biograd anche quale re della Croazia ed ottenne una parte del Litorale croato (territorio tra Zara/ Zadar e Fiume/Rijeka). Coloma¬ no scese nel 1107 verso l’Adriatico dove conquisto con le armi Zara/ Zadar e con la diplomazia le citta di Sebenico/Sibenik, Trau/Trogir e Spalato/Split, oltre alle isole d’Ar- be/Rab, Cherso/Cres, Ossero/Osor e Veglia/Krk. Con la morte del re croato Pietro scompare, dunque, per sempre il regno dei croati, che furono da allora in poi, e fino al 1527, sotto la sovranita dell’Un- gheria. Dopo la morte di Coloma¬ no d’Ungheria Venezia, con 1’aiuto deH’imperatore d’Oriente Alessio Comneno I (1081-1118) e l’impe- ratore del Sacro Romano Impero Enrico IV (1106-1125) riconquisto gia nell’agosto 1115 Zara/Zadar, dove la popolazione era favorevole ai veneziani e Zaravecchia/Biograd. I croato-ungheresi rimasero pero padroni della fortezza di Zara che cadde nelle mani venete solo dopo la battaglia del 29 giugno 1116 ed in seguito i veneziani conquistaro¬ no con le armi Sebenico/Sibenik, mentre Trau/Trogir e Spalato/Split si diedero alia Serenissima sponta- neamente per evitare cost la sorte delle citta vicine. Gia nel 1117 il re ungaro-croato riusci pero a ricon- quistare tutte le citta dalmate ed anche le isole di Arbe/Rab, Veglia/ Krk, e Cherso/Cres con Lussino/ Losinj (Ossero/Osor). Il doge Or- delaffo Falier (1102-1118) ritorno allora in Dalmazia a fare la terza guerra contro i croato-ungheresi ed in una battaglia terrestre fuori Zara rimase mortalmente ferito. Il nuovo doge Domenico Michiel (1118-1129) si accontento del pos- sedimento di Zara e di alcune citta isolari mentre l’isola di Veglia/Krk divento nel 1118 feudo del conte croato Dujmo. Il re d’Ungheria e 50 Atlante storico dell’Adriatico orientale La massima estensione dell’Impero di Samuele (977-1014). Legenda: (■) massima esten- sione dell’impero; (•••) frontiere di stato. Cartina: Leksikon Cankarjeve zalozbe. Croazia Stefano II (1116-31) ri- conquisto gia nel 1124 le citta di Zaravecchia/Biograd, Sebenico/ Sibenik, Trau/Trogir, Spalato/Split mentre Zara/Zadar con le isole rimasero nelle mani di Venezia. Quest’ultima man do di nuovo il suo esercito in Dalmazia dove nel mese di maggio 1125 furono ricon- quistate le citta Sebenico/Sibenik, Trau/Trogir, Spalato/Split e Za¬ ravecchia/Biograd e quest’ultima localita fu rasa al suolo. Le terre perdute furono ricuperate dagli ungheresi e croati, tranne Zara con le isole, nel 1133 ed in quell’anno conquistarono anche i territori in- torno al flume Rama (affluente del Narenta/Neretva) ed il re unghere- se-croato riuscira cosi ad ottenere anche il titolo di rex Ramae. Il re ungherese Bela III (1172-1196) conquisto Zara/Zadar nel 1180 che fu riconquistata da Venezia il 24 novembre 1202, con i crociati della quarta crociata (1202-1205). Gli ungheresi e croati riuscirono, pero, a riconquistare Zara/Zadar gia nel 1244, che solo tre anni dopo, nel 1247, cadde di nuovo nelle mani veneziane. Normanni nell’Adriatico - secolo XII Dopo aver invaso una parte d’Euro- pa occidentale, i normanni si spin- sero verso la penisola italiana per intervenire. La storia dei normanni, originari dall’Europa scandinava, nelfltalia meridionale comincia at- torno al 1015 quando un gruppo di cavalieri, in pellegrinaggio al santua- rio di Michele Arcangelo sul Garga- no, si lascio persuadere da alcuni principi longobardi a collaborare con loro nella lotta contro i bizan- tini. Da allora incomincio un co- stante flusso di normanni, delle fa- miglie intere, in Italia. Aiutando ora questo ora quel principe nelle lotte fra i diversi stati e combattendo ora per i longobardi ora per i bizantini, intorno al 1030 essi riuscirono inh- ne a ottenere dal duca di Napoli la contea di Aversa. La loro espansio- ne fu rapida e nel 1053 sconfissero a Civita un esercito raccolto e con- dotto personalmente dal pontehce Leone IX (1049-1054). Dopo Ci¬ vita, l’atteggiamento del pontehce muto, tant’e vero che nel 1059 Ro¬ berto d’Altavilla, soprannominato il Guiscardo ossia l’astuto, fu investito da papa Nicolo II (1059-1061) del titolo di duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia. Di questi territori, gran parte della Puglia e quasi tutta la Ca¬ labria erano ancora bizantine, men- tre la Sicilia era ancora nelle mani degli arabi. Due anni dopo, Roberto e il fratello minore Ruggero invasero Palermo normanna — palazzo della Ziza. La Ziza (dall’arabo azis = splendido) e un ma- gnifico palazzo comunale fatto innalzare da Guglielmo I re di Sicilia (1120-1166, figlio di Ruggero II), portato a termine dal figlio Guglielmo II, re di Sicilia (1153-1189) che, tra l’altro, conquisto Durazzo/Durres e Salonicco. La Ziza fu la residenza estiva dei re norman¬ ni. Foto: Disegno d’epoca (. Medioevo dell’aprile 2007). L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo 51 — DltWino^ la Sicilia; per dieci anni la pressione normanna sull’isola e sul continente non diminui. Bari cadde nel 1071 e con essa gli ultimi resti del dominio bizantino in Italia. L’anno seguente fu la volta di Palermo e la fine del dominio arabo nell’isola. Nel 1075 fu presa Salerno, l’ultima citta lon- gobarda indipendente. In seguito essi estesero il loro po- tere sulla Puglia, sulla Calabria e sulla Sicilia. Il loro conte Roberto il Guiscardo (verso il 1015-1085), impadronitosi dei porti pugliesi di Bari, Brindisi e Otranto, attac- co l’Impero d’Oriente. Nel 1081 i normanni, assistiti dai croati e dalle navi di Ragusa/Dubrovnik, occupa- rono le localita di Durazzo/Durres e Corfu/Kerkira (1083) unitamen- te all’opposto litorale, invasero la Grecia, le isole dell’arcipelago Egeo e cominciarono a fare le loro incur- sioni in tutto l’Adriatico ed il Mar lonio dove strapparono all’Impero d’Oriente nel 1085 anche ilTema di Cefalonia (le Isole Ionie). Nel 1090 conquistarono Malta saracena e ri- naasero in essa fino al 1243 quando furono cacciati dal Federico II (dal 1197 re delle Due Sicilie e l’impe- lat ore della Germania, 1214-1250). Centre i normanni attaccavano le te rre dell’odierna Albania, l’esercito Un garo-croato, portato con le galee Ve neziane, sbarco in Puglia, dove P er alcuni mesi devasto le terre del duca di Boemanno. La guerra tra n °rrnanni e ungaro-croati fini solo c °n la pace di Durazzo/Durres nel 1108. Il re normanno Ruggero II (1095-1154) riuni tutti i possedi- rne nti normanni nel regno di Puglia e Sicilia (il futuro regno di Napoli)," Va le a dire tutte le terre italiane a sud del Garigliano ed erano in procinto di stabilire in Sicilia la piu brillante e P*u culturalmente avanzata corte del Medio Evo. I normanni avevano eonquistato nel 1147 Corfu/Kerki- Ia > Corinto eTebe. DUC. DI SPOL fSpolato A** „ ; ABRUZZO patrimonio Roma DI S. PIETRu , pmc mNC D/ 1 DI CAPUA CONTEA DUC- DI GAftA C8pus « PUGLIA# 062 * B«n?vento * M '"' 1038AVMM* 1071 / NORMANNI NELL'ITALIA MERIDIONALE lUJO DUC. DI NAPOLIJ- 10 „ 1130 • principato DI SALERNO m Palermo 1072 * Catania 1071 m Siracusa • 1088 PantaMana 1123 Faai delta conquista normanna: n fino al 1060 n fino al 1070 □ fino al 1090 □ fino al 1154 Confini dal tarritorio normanno 1 alia morte di Ruggero II (11541 1072 Data di conquista 8attaglia _ ___ _-_____— 1 normanni nell’Italia meridionale. Cartina: MONTANELLI, Indro, Storia d'ltalia, Mila¬ no, Rizzoli, 1979. L’Adriatico orientale secondo il viaggiatore ispano-arabo Al-Idri- geografo arabo al-Idrisi (sec. XII) si (1099-1164). A meta del secolo Una descrizione dettagliata del- XII fu chiamato dal re normanno le citta delTAdriatico orientale di di Sicilia Ruggero II (1095-1154) quell’epoca fu fatta dal geografo e a Palermo dove ultimo, su una la- tl O 151 o: La conquista normanna d’Inghilterra. I normanni inrrodussero tra l’altro in idioma inglese le oarole francesi. Dipinto dalla tappezzeria di Bayeux (circa 1088-1092). 52 Atlante storico dellAdriatico orientate Hols! eil SjLubec Magdetwrim — Due. XI. U Aqiiisgranao \ / Bassa Lorena i Boemia 1 Du c a t o ’sbonqjo^-i _- <1 i \ « B avi e r a stanza ■'MarPfr arniolH' r/ia k, Genov L’Impero al tempo di Federico Barbarossa (1190). Cartina: Italia storica. La battaglia di Sal¬ vo re/Savudrija (Istria occidentale) del 1177. Nella guerra fra Federico Barbarossa e papa Alessandro III (1159-1181), alleato della Lega Lombarda, vi fu nelle acque di Salvore/Savudrija, nel 1177, una battaglia fra le galere venete co¬ mandate dal doge Se- bastiano Ziani (1172- 1178) e quelle genovesi e pisane al servizio del Barbarossa. Sono in molti pero a sostenere che questa battaglia fa parte solo di una leggenda. E un fatto pero che nel 1176 papa Alessandro III, durante il viaggio a Venezia per incontrare il Barbarossa, naufrago sullo scoglio di Pela- gosa/Palagruza in mezzo all’Adriatico ove fu salvato dai pescatori di Comisa/Komiza (l’isola di Lissa/Vis). Dipinto: Museo Civico Correr, Venezia, secolo XIV. stra d’argento il planisfero durante 1’anno 1154. Completo l’opera con un libro, noto fra gli arabi col nome Kitab Rugiar {Il libro di Ruggero ), interessanti conoscenze geografiche dell’epoca. Secondo il suo resocon- to le seguenti citta istriane avevano la popolazione “franca” vale a dire romana: Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova e Parenzo (odier- ne localita di Koper, Izola, Piran, Umag, Novigrad e Porec). Al-Idrisi descrive come ultima citta marit- tima, che apparteneva al patriarca Laurana/Lovran, dopo di che co- minciava la Croazia, chiamata anche Dalmazia. La popolazione di Segna/ Senj fu descritta come slava mentre quasi tutto il resto della costa visi- tata dal viaggiatore arabo e definita come dalmata, vale a dire romanza d’Occidente. L’Adriatico ai tempi della lotta comunale contro l’lmpero ( 1152 - 1250 ) Dopo la scomparsa dell’antico Re¬ gno italico l’ltalia fu frantumata in una folia di piccoli o mezzani stati, a capo dei quali erano solo delle citta - i cost detti Comuni - le quali pre- sero nelle loro mani gli attributi del potere sovrano, e cioe tutte quelle regalie, di cui il monarca aveva in- vestito i suoi vassalli feudali. Nel 1183, trentadue anni prima della data di nascita della Magna Charta britannica, le citta italiane strappa- rono alfimperatore Federico I, det- to Barbarossa (1121-1190, eletto re della Germania nel 1152 e del- l’ltalia nel 1155 quando divento an- che fimperatore dell’Occidente) il Trattato di Costanza del 23 giugno 1183, che garantiva l’autogoverno alle citta dell’Italia settentrionale. In quel periodo quasi tutte le citta dell’Adriatico furono governate dai consigli comunali, che godevano di vari tipi d’indipendenza verso i so- vrani dell’epoca. 53 L’Adriatico orientale nell’alto Medioevo , indicate 23 localita, tra le quali alcune iden- k Adriatic*) a II,alia ancondo Al-Idriai (ha.orno a 1150). Lag"(Lanrana/Lovr.n) Bjkar (Buccarim.W dficabili (da dotra a siniarra): Alban. (Albona/Utab H " ‘TaI* (V ,on|.k/V«cchia Py) Satou (Za»nX Nuna (N^n X. Sana (Sngna/Snnj), Kaalada. (Starignad), Urgnri SUSmS n. 3/2002. gazioni riprese da KOZLICIC, M., Monumenta cartogmjphica - - - - xiildalnn,,,. ... ..£££ fSSZ ^ " **- “ po ”'” r,sp 54 Atlante storico dell’Adriatico orientate L’Istria a meta del secolo XII Nel periodo 1145-1150 Pola con altre localita tento di fbrmare una lega delle citta marittime istriane ma fu dissuasa dalle incursioni ve- neziane. L’imperatore Corrado III (1139-1152) di ritorno dalla II cro- ciata, dove fu pesantemente scon- fitto davanti a Damasco, sbarco a Pola nel 1149 e continuo il viaggio via terra. In presenza delPimpera- tore Pola rinnego i patti di fedel- ta stipulati con la Serenissima. Per questa ragione Venezia saccheggio Pola nel 1150 e la costrinse con un patto imposto dal doge Domenico Morosini (1148-1156), assieme ad altre citta costiere, al giuramento di fedelta. La strada che da Trie¬ ste passa per Montona/Motovun e Pisino/Pazin, proseguendo fino ad Albona/Labin, fu chiamata, nel 1152, per la prima volta Via Scla- vorum o via degli slavi. Gli abitanti d’Isola (d’Istria), in contrapposizio- ne ai veneziani, lasciarono nel 1165 la loro sede al mare e vennero ad abitare sul monte Castelier, nel sito in cui ora sorge Corte d’Isola. L’Istria nel 1150. Cartina: ALBERT, Istria - storia, arte, cultura. Bescanuova/Baska e sullo sfondo i monti di Velebit. Lapide di Bescanuova/Baska. Sull’isola di Veglia/Krk nella chiesa di Santa Lucia eretta intorno all’anno 1100 si trova la Lapide di Baska ( Bascanska ploca), una lastra recante la piii antica iscrizione in lingua croata scolpita in caratteri glago- litici (197x99cm), la cui scoperta risale al 1851. La scritta incisa nella pietra dice che il re croato Zvonimir regalo al- l’abate Drziha dei terreni ed elenca i testimoni. Nella secon- da parte dell’iscrizione viene spiegato che l’abate Dobrovit eresse la chiesa con l’ausilio di nove confratelli. I caratteri glagolitici furono usati nelle scritture ecclesiastiche di una parte d’Istria e fino alle porte di Trieste (San Servolo/Socerb). Foto: L’Adriatico croato. LE CROCIATE E LE TERRE DELL’ADRIATICO ORIENTALE ( 1096 - 1205 ) Le guerre contro gli “eretici” e gli “in- fedeli” che iniziarono nel secolo XI nell’Europa meridionale furono — e tuttora lo sono - determinanti per la storia europea. Le crociate, vale a dire le spedizioni militari compiute dai cristiani (cattolici) nel Medioevo sotto il pretesto di liberare le terre sante (Gerusalemme), si svolsero in periodi diversi e seguendo vari percorsi. La piii profonda impron- ta nelle terre dell’Adriatico orientale fu lasciata pero, dalla prima (1096) e dalla quarta (1202) crociata. Gia nella primavera del 1096 i crociati compirono terribili massacri con- tr ° le comunita ebraiche in Speyer, Cologna e Rhinenland ed in altre localita dell’Europa centrale, inclu- sa Praga, con lo scopo di procurarsi •ttezzi finanziari per il viaggio verso la Terra Santa”. L’lmpero bizantino 962-1190. Cartina: R. L. Poole, Historical Atlas of Modern Europe , Oxford, 1902. I crociati si insediarono in Istria ( 1095 - 1099 ) La prima crociata fu una migrazione di massa (1095/96-1099), che svuo- tb villaggi interi; due ondate di que- sta migrazione, in totale 12.000 per¬ due, arrivarono fino all’Asia minore dove furono annientate. Nel 1096 Rairnondo diTolosa (1088-1105) la- s cio a una parte dei suoi seguaci (te- deschi) la liberta d’insediarsi in Istria, c Le si rivelo per questa povera genre la terra promessa. Difatti l’lstria fu per i crociati rimasti una specie di pa* •'adiso dove i loro discendenti, ancora °§gi> fanno parte della popolazione locale, mentre coloro che continua- ron ° il viaggio verso la “Terra Santa furono massacrati dai turchi pres- so il Bosforo. Da quell’epoca in poi esiste in Istria centrale la villa detta Krajcar Breg/Montecroce di Gimino (noto nel 1640 come Kreuzerberg, vale a dire Montecroce) ed i cogno- mi Krajcer (derivazione del tedesco Kreuzer) sono innumerevoli in tutta l’lstria ed in Carniola. Dopo lo sbarco dell’imperatore Corrado III, di ritorno da una cro¬ ciata fallita a Pola/Pula nel 1150, va ricordato per la cronaca della Storia il fatto che re Riccardo Cuor di Leo¬ ne (1157-1199, re d’lnghilterra dal 1189), nell’ottobre 1192, al ritorno dalla crociata naufrago sull’isola di Corfu/Kerkira. Da li continuo il suo viaggio e, dopo un brevissimo sog- giorno sull’isolotto di Lacroma/Lo- krum (Ragusa/Dubrovnik) prosegui attraverso le terre dell’alto Adriatico (contea di Gorizia) dove fu cattura- to il 20 dicembre dalle guardie del duca Leopoldo d’Austria (1177- 1194), che il re d’lnghilterra aveva umiliato ad Acri. Il duca lo vendette al suo “sovrano”, l’imperatore Enri¬ co VI (detto il crudele, 1165-1197, imperatore dal 1190) che libero il re inglese solo il 4 febbraio 1194 in cambio di un riscatto di 50.000 marchi d’argento. La seconda conquista veneziana dell’Adriatico orientale ( 1202 - 1208 ) La quarta crociata (1202-1204) fu la vera fortuna di Venezia, che in cam¬ bio delle navi per il trasporto della truppa chiese ai crociati aiuto nella sottomissione delle terre dell’Adria- tico orientale. L’8 ottobre 1202 l’esercito crociato parti da Venezia in direzione di Costantinopoli e lun- go il percorso conquistarono con le armi e demolirono il 24 novembre la citta di Zara/Zadar ed in seguito sottomisero Ragusa/Dubrovnik e 56 Atlante storico dell’Adriatico orientale L’Europa sud-orientale nel secolo X. Carcina: Poole, Historical Atlas ofModern Europe. \ Y\) » \ ) '^Jtatisbona ** C/trmoqt Cone ; Bugh'one. di Roberto di Normandie e di a/fri condottien. .—.——Hiaer. di Ramondo d> To/osa - i U n ♦♦♦ ♦ * . * Boemcndo a dt Tancredi f -.— . oegfi esertifi predet/i dopo T H loro congiungimento / - Roftedt/le repubbhche Ra/. r per i riforrnmerdi -- /finer, dtna I* Crodeta — tiro— » ' » VU/ FTZZ] Stofi Crist/eni Gli itinerari delle piu importanti crociate. Cartina: BARBADORO, Ventisette secoli di sto- ria d Italia. Gli stati cristiani in Siria dalla 1. crociata in poi. Cartina: BARBAGALLO, Storia uni¬ versale, vol. 3. Durazzo/Durres. Allora quasi tutto l’Adriatico orientale, da Trieste a Du¬ razzo/Durres, fini sotto il dominio della repubblica di San Marco tranne poche eccezioni, come, ad esempio, Almissa/Omis e Cattaro/Kotor. Alla conquista di Costantinopoli nel 1204 segui la suddivisione del ter- ritorio dell’Impero d’Oriente (Ro¬ mania) tra i conquistatori e questa diede vita al nuovo impero latino d Oriente nel 1205. II doge venezia- no Enrico Dandolo (1108-1205), il vero artefice di questa guerra, inco- rono Baldovino di Fiandra (1171- 1205) come imperatore dell’Impero Latino. Egli fu catturato durante la battaglia di Adrianopoli contro i bulgari il 15 aprile del 1205, ed in seguito massacrato. Venezia diven- ne proprietaria di una grossa fetta del territorio di quello che fu, un tempo, lo stato al quale essa stessa era appartenuta. Nel 1261 Michele Regno di Gerusa/emme nel 1229 SULTANAT. ICONIC) C\ M .el"ene,;\ C.ONTJE/ Ssmvsafj Antiochi: ■ 1098-1268: CIPRO Laodicea < \Hama c .amagosra | /o rros lT- ^ CONTEA \ Arc/ta Tripoli ,, | MI09-l?B9pU DI TRIPOL {Berho (111^1291) p Sidonefc Tiro £r- Ui9<.-I29n ACC ON ts < ,■'>-••17 Carfa M Cae-neioh Cesareat Tadmor (Palmira) gS ^ Oamasco „ ^_ j; — 'Sfis'ifid S-EXGIUCIDI alemme a :v :u :• ■jHSlccr? Morto CAIRO £ Le crociate e le terre deH’Adriatico orientale (10)6 1205)^ 57 k or CYfRUI ^_ La penisola ellenica e 1’Asia minore nel 1214. Legenda: (■) possedimenti veneziani; fa • ■ i- u-Durazzo/Durres (Albania) e quasi l’intera costa — r - fsia minore nel l z i a. __, r parte della repubblica di Venezia anche Durazzo/Durres (Albania) e quasi l’intera costa dell’Adriatico orientale. Cartina: HEURTLEY/DARBY/CRAWLEY/WOODHOUSE, A Times to 1964 Cambridge, University Press, 1965. f-fietnrv nf Greece 6 */twi p/IY, -A/ Paleologo (1261-1282) conquisto Costantinopoli mettendo fine al- l’lmpero latino e, poco dopo, stipu- 16 un trattato con Genova con ampi privilegi commercial!. Dopo la battaglia ad Adrianopoli la nobilta della Serbia e di Doclea/Zeta rimase in aspettativa degli sviluppi in campo internazionale. Finalmen- te pero Giorgio Nemanja (1208- 1242, re di Zeta dal 1208) giuro fedelta il 3 luglio di quell’anno al doge veneziano Pietro Ziani (1205- 1229). Venezia, che allora non aveva piu di 70.000 abitanti, imponeva la propria autorita su un territorio di dimensioni continentali, con vari milioni di persone. In cambio del riconoscimento della nuova situa- Aone internazionale, da parte del papa Innocenzo III (1198-1216), la Repubblica a sua volta riconobbe, n el 1207, l’autorita dei patriarchi d Aquileia in alcune localita del- 1 Istria (Albona/Labin, ecc.), dove es si riusciranno, a partire dal 1208, a recuperare quasi tutte le terre per¬ mute durante la quarta crociata. Le crudelta commesse dai crocia- cattolici, guidati dal vecchissimo e semi cieco (in tutti i sensi) doge Dandolo contro i cristiani del- l’Oriente (ortodossi), segno la de- finitiva spaccatura tra la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. La principale divergenza dottrina- le riguardava il ruolo del papa, che per gli ortodossi rappresentava solo il vescovo di Roma, vale a dire pri¬ mus inter partes , primo fra gli ugua- li, mentre per il clero cattolico egli Territorio di Gimino/Zminj in Istria cen- trale. La toponomastica (Montecroce/ Krajcar Breg, Crizanci e Crisanci) indica gli insediamenti di origini crociate. La li- nea (—) indica il confine comunale di Gi¬ mino/Zminj, che fu sul tratto da Sanvin- centi (Folli) a Montecroce/Krajcar Breg anche parte del confine austro-veneto fino al 1797. Con il tempo ci furono insedia¬ menti di altre popolazioni nell’Istria cen- trale. Tra la popolazione di Gimino predo- mina pero il tipo alto, robusto e biondo, molto simile al tedesco. Cartina: ALBERI, Istria, storia, arte, cultura. 0X1C MY OT THI AftCHlHlAV ?. 'K. penisola ellenica e l’Asia minore nel 1265. Legenda: (■) possedimenti' ^ gjqgp. 'Pero bizantino; R = Ragusa; Durazzo e CorPu furono parte di Stcilia. Cartina. LRD, W. R„ Historical Atlas, London, 1930, p. 89. 58 Atlante storico dell’Adriatico orientate Zara/Zadar — la “Porta Terraferma” e sullo sfondo la torre (pentagonale, alta 24. m), Tunica rimasta dell’epoca dei crociati. Incisone: (secolo XIX) Vallardi Dizionario enciclopedico. era il rappresentate di Cristo. Con la conquista di Costantinopoli del 1204 inizia un millennio pieno di errori e di orrori nel quale la chiesa cattolica avra quasi sempre il ruolo di protagonista. Il fatto che i cavalli in bronzo che decoravano un ippo- dromo di Costantinopoli fossero stati posti all’entrata della cattedra- le di Venezia, e di per se stesso em- blematico. Lo scisma tra i cristiani d’oriente e d’occidente pesera du- ramente sulla storia europea e con- diziona tutt’oggi gravemente la vita politica e sociale in ogni parte d’Eu- ropa. An che le guerre in Jugoslavia (1991-1996) furono in parte conse- guenza di questo secolare conflitto interno nel mondo cristiano. Processione in Piazza San Marco, dipinto (scorcio) di Gentile Bellini (1429-1505). Venezia - veduta dalla basilica di San Mar¬ co verso la Torre delTorologio. Sidone (Libano). 11 castello crociato sul mare. I crociati rimasti sul posto si sono con il tempo mescolati con le ragazze locali e sono cosi confluiti nella popolazione del Medio Oriente. ■imfi“ , * w ^^ aaa = VJlisH ■“-Her 'Nahalhari. ■T>Muhum' Amor Eituihiu* BA$A N Mauri TERRA 'ge.rasaeorvm RE iG lO • u ^?ITIS V- REGIO- NS, RACHO /fTRinvs gji„, OMHASSZS. i ps wrmin 'cliia./ Man? Gfllile;e. uel fe Tiberiadis • En^adi monsjty vYtllis hern-dictiouis- Detrtum Maon ■ArilkA UlrbXtf* ^ _ _ 5. —-*- • :#£^ occidlns.*"-.' .... r z-^zzr : • -*- - r- . r S .--, —_-r* ^ 3 ®**' v ' ! "‘ , S' , SSj!^»^utdirui ‘’Wnffyon Mappa di Gerusalemme, L’Aja, Koninklijke Bibliotheek. La mappa di Gerusalemme che risale all’epoca dei ci'ociati riduce la citta a un cerchio schematico suddiviso in quattro settori. La parte superiore mostra la Cupola della Roccia e la moschea Aqsa come il “Tern- plum Domini” e il “Templum Salomonis”. La meta principale del pellegrinaggio cristiano, il Santo Sepoicro, e raffigurato come un edificio circolare nell’angolo inferiore a sinistra. Il dipinto, sotto la mappa, mostra la raffigurazione della leggenda secondo la quale san Gior¬ gio avrebbe assistito i crociati in battaglia contro un esercito musulmano. Il riferimento e alia conquista di Gerusalemme da parte dei crociati nel 1099. mesi di servizio insieme con i Cava- lieri dell’Ordine Teutonico contro i pagani locali fu un frequente titolo di vanto di molte famiglie aristocra- tiche non solo tedesche, ma anche inglesi, francesi e italiche. Fin dalla seconda meta del XII se- colo si stava diffondendo, specie tra Francia meridionale e Italia setten- trionale, una setta ereticale prove- niente pare dal mondo bizantino attraverso i l’Europa sud-orientale, quella catara. Era, in realta, una vera e propria religione di tipo dualistico e neomanicheo, diversa dal cristia- nesimo, che pero si presentava come un pio movimento di contestazione cristiano-popolare contro la Chiesa opulenta e corrotta. L’eresia catara stava facendo molti proseliti soprat- tutto nel Meridione della Francia; e i tentativi di arginarla attraverso il confronto religioso, la disputa, la predicazione si erano rivelati insuf- ficienti. Nel 1209 fu quindi bandita la crociata contro appunto quegli eretici che (dalla citta occitana di Albi, dove erano particolarmente forti) erano detti “Albigesi”. A chi accettava di partire per combat- tere i catari la Chiesa riconosceva uguali privilegi e prerogative dei cruce signati verso la Terrasanta. Lo stesso accadeva nei confronti di chi s’impegnava nel Nord-Est europeo. Quello perpetrato in Linguadoca fu un terribile massacre, che per mol- ti decenni infieri, spopolandola, su una delle piii ridenti, ricche e colte contrade dell’Occidente. Fu anche un’impresa politico-militare di con- quista dell’aristocrazia franco-set- tentrionale sul Meridione. Il fatto e anche che la crociata era divenuta uno strumento di polizia contro i nemici della Chiesa. Dopo averla impiegata contro i catari, che erano awersali religiosi, la si uso contro i nemici politici del Papa- to, per esempio i ghibellini italiani. Crociate furono predicate contro Manfredi e poi Corradino di Svevia, verso la meta del Duecento contro Ezzelino e Alberico da Romano di Treviso (1258-1259), alia fine del secolo contro la famiglia romana dei Colonna, piii tardi ancora contro i Visconti di Milano, gli Ordelaffi di Forli e altri signori ghibellini d’lta- lia. La propaganda guelfa dipinge- va quesri principi - invero spesso crudeli e anche superstiziosi fino all’empieta, che si circondavano di astrologi arabi e avevano sovente al loro servizio milizie saracene - come “peggiori degli infedeli’e complici dei potentati musulmani: un’accusa che in certi momenti di crisi - come l’insorgere dell’epidemia di peste del 1347-50 - emerse anche contro gli ebrei, accusati di congiurare con i saraceni per la rovina dei cristiani. pare fit ftfiil'.mi - tWnfTvtm'~" T ' j T IfCm W Ml ,iii« rtiprfht no nift i,t ~i fvsA- Ticrltn hxuc fittvniuc q^.c ihi&x ,,Lr.fr tiiminuu p fcltt mrai ADRIATICO ORIENTALE NEL BASSO MEDIOEVO (1218-1389) 200 Kr* Bulgaria sull’Adriatico orientale 1 , Durante la quarta crociata nel 1204 il pontefice Innocenzo III (1198-1216) j concedette al principe bulgaro la co¬ rona imperiale (“Secondo impelo bulgaro”). Nonostante cio nell apiile del 1205 i bulgari sconfissero l’eser- cito dei crociati presso Adrianopoli, dove fu ucciso anche 1 imperatore latino Baldovino (1171-1205)- Sotto Giovanni Asen II (1218-1241) 1 im- pero bulgaro raggiunse il suo massi- mo splendore e, dopo aver cattura- to 1’imperatore d’Epiro leodoro nel 1230, allargo i propri domini fino all Adriatico ed alio lonio. Questo (secondo) impero fu, pero, di breve durata, e come nel caso della prima espansione territoriale (969-1014), dopo l’invasione tartara del 1241, 1’Impero d’Oriente impose nuova- nrente la sua autorita ai bulgari. Le terre d’Albania - il ducato di Durazzo/Durres ( 1205 - 1348 ) Quanto al nome Albania, esso fu proprio dapprima di un cantone della gente di Lupi e presso dell Ar- Ze n nella contrada dei Baki (Du- razzo/Durress). Il nome si estese successivamente al contado di Be- rat/Berati, di Valona/Vlora, e di Camiso. Questo vocabolo di Ar- ^ania rammenta infatti una radice c °mune come nei nomi delle anti- c ^e popolazioni liguri: tali Albuini, Album ed Alba, che hanno analo- §*a con molti nomi di citta italiane f°ndate dai liguri (Album Ingunum; Album Intemelicurn). Le prime genti or » ' 1 ClfMAlONiAl ' 0 f !lt' M v\ rr> > { y V + V c* ■ \ v- p * n 1 * k yyy otto ■ tirfi' * - "sr \ ■ / La penisola ellenica e l’Asia minore nel 1355. Legenda: (B) possedimenti veneziani; (\\\\) impero bizantino; Durazzo/Durres e Corfu/Kerkira furono parte del regno di Napoli. L’isola di Santa Maura fu unita alia contea di Cefalonia/Kefallinia solo nel 1362. Cardna: SHEPHERD, Historical Atlas, p. 89. alb 'anesi si denominarono dunque Arbenore o Arbareshi : tale vocabolo ricorre infatti Tolomeo (sec. II). H u°me di Schipetari, o Schpetari, ri- sale secondo la tradizione all’epoca di Pirro re d’Epiro (318-272 a. C.) e si vuole derivato — come afferma la leggenda tramandataci da Plutarco (45/50-125) — dal vocabolo aquila o rupe o piu verosimilmente dal verbo schkjpoig che significa comprendere. Con cio si vorrebbe forse accenna- re alia perfetta intelligenza da parte delle genti albanesi del settentrione e del mezzodi, di un unico idioma comune. Dopo la divisione dell’Im- pero romano le terre dell’odierna Albania diventarono parte dell’Im- pero d’oriente. Il primo dinasta dell’Albania setten- trionale Progon, a cavallo tra il secolo XII e XIII, aveva un figlio Demetrio Progon, che fu conosciuto dai do- cumenti papali (1208) come Arba- nensis princeps (principe d’Albania) e fu vassallo di Venezia. Il ducato di Durazzo/Durres (nelfodierna Alba¬ nia centrale) fu uno dei domini del- 1’Impero latino (1204-1261). Dopo la morte dell’imperatore Latino Bal¬ dovino i governatori d’Epiro diven¬ tarono sempre piu indipendenti. Il despota Michele I (f 1215) conqui- sto tutta 1’Albania con Durazzo e la Macedonia settentrionale ed il suo successore e semi fratello Teodoro conquisto nel 1223 addirittura Sa- lonicco/Thessaloniki e proclamo se stesso imperatore. L’Epiro fu allora uno dei piu potenti stati dell’Euro- pa sud-orientale fino a quando nel 1230 i bulgari dell’imperatore Asen non catturarono Teodoro. Nel 1272 Carlo I d’Angio re di Si¬ cilia e Napoli (1266-1285) conqui¬ sto Durazzo/Durres dove costitui il Regnum Albanie (regno d’Albania) e fin dal sec. XIII assunse il titolo di duca di Durazzo e signore d’Al¬ bania. Dopo la sua morte nel 1336, 62 Atlante storico dellAdriatico orientale Serbia dal 1196 a 1355. Legenda: {III) = Raska (antica Serbia) intorno a 1196 all’abdica- zione di Stefano Nemanja (1114-1200); (*'■') massima estensione dell’Impero serbo sotto Stefano Dusan nel 1355. Cartina: JELAVICH, Barbara, History of the Balkans, vol. 1. London, Cambridge, University Press, 1983. furono i suoi successori i figli: Car¬ lo, ucciso nel 1348 da Ludovico re d’Ungheria; Roberto re di Napoli (1309-1343), morto a Poitiers nel 1356 combattendo con i francesi contro gli inglesi; Ludovico, mor¬ to a Napoli nel 1362, prigioniero nel castello dell’Ovo come ribelle alia regina. Un figlio di costui, Car¬ lo II (1355-1386), duca di Croa- zia (1369-76) e re di Napoli, dopo aver tolto il regno a Giovanna I nel 1381, fu incoronato re d’Ungheria e Croazia il 31 dicembre 1385 a Zaravecchia/Biograd. Dopo 1’inco- ronazione ando a Buda (Ungheria) dove fu assassinato, il 24 febbraio 1386, dalla sorellastra Maria regina d’Ungheria e Croazia (1382-1395) e moglie di Sigismondo (nato nel 1361, re d’Ungheria 1387-1437, imperatore germanico 1411-1437 e re di Boemia 1419-1437). Carlo II lascio due figli: Giovanna e Ladislao (1377-1414) e quest’ultimo ven- dette i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia nel 1409; morto senza ere- di, gli succedette al trono la sorella Giovanna che si spense nel 1435, anch’essa senza eredi per cui la casa d’Angio si estinse. Serbia (1077-1389) In seguito alle continue lotte per il trono, negli affari della Doclea si immischiavano i rappresentanti bizantini di Durazzo e gli zupani (sindaci) serbi di Rascia. Infatti, pa- rallelamente all’antica dinastia della Doclea, si distingueva e diventava sempre piu potente un’altra dina¬ stia, quella di Rascia (Rassia, Rasa, dall’albanese rasha o rafsha, che si- gnifica pianura), che discendeva da quella della Doclea come suo ramo piu giovane. Gli stranieri chiamava- no il paese del re serbo (Kralj Zetski) Sclavonia, Serbia (dal greco Serbia) e piu tardi Rascia. Nel 1077 il papa Gregorio VII (1073-85) riconobbe l’indipendenza del primo stato ser¬ bo, vale a dire il regno il cui sovrano aveva il titolo di “Re di tutta la terra serba e Litorale”, quando si unirono due paesi (l’entroterra ed il litorale). Nel 1166 il territorio della Serbia fu diviso tra i figli di Zavida, i quattro fratelli Tihomir (t 1171), Stefano Nemanja, Miroslav (gran duca di Hum, f 1198) e Strecimir (f 1189). Tihomir, il piu grande, portava il titolo di gran zupano e governava come vassallo di Bisanzio. Ma Ste¬ fano Nemanja (1114-1200, veliki zupan/gtzn sindaco 1171-1195) organizzo una rivolta e si impos- sesso del titolo di Tihomir che fu ucciso in battaglia poco dopo. In quel tempo l’imperatore d’Oriente era impegnato anche nella guerra contro Venezia, ma l’anno seguente invio un esercito in Serbia. Stefano decise di non opporre resistenza, ri- conoscendo d’essere piu debole, e si arrese. Fu portato a Costantinopoli dove subi una cerimonia umiliante di sottomissione, ma fu conferma- to gran zupano dopo aver giurato fedelta all’imperatore. Nemanja ri- spetto il patto e regnante Manuele Comneno (1143-1180) non pro- vo a estendere i confini. Scompar- so l’imperatore Manuele, Stefano Nemanja attacco Doclea nel 1183- L’ultimo sovrano della Doclea Mi¬ chele (Mihajlo) disponeva di poche forze per difendersi e dopo una lun- ga guerra Nemanja riusci a conqui- starla nel 1189. Lo zupano Stefano Nemanja, vassal- lo dell’Impero d’oriente, diede cost 63 SFRP1AN 'v 'flORFNTINP f ' ^ OF $.1 AN IN A K Jan.n 0 . , fUtRFNTlNFjj| -DUCHY OF Adriatico orientale nel basso Medioevo (1218-1389) vita ad una dinastia che per duecen- to anni reggera le sorti del paese. Stefano Nemanja che inizialmente governo sul territorio dell’odierna Podgorica, sulle terre intorno al flume Ibar e fino al flume Morava, sottomise, nel periodo 1183-1190, l’intera Doclea/Zeta con Scutari/ Shkodra e le Bocche di Cattaro/ Kotor e nel 1185 stabili nella citta di Cattaro/Kotor la propria corte. Stefano Nemanja assegno la Zeta al figlio maggiore Vukan (t 1208) uel 1190 e che assunse il titolo di re - La Zeta godeva di una larga au- tonomia, che Vukan trasformd in totale indipendenza; cio signified anche una politica estera e religio- sa diversa da quella serba. Coltivo buone relazioni con papa Innocen- z o III (1198-1216), che lo chiamo * n una lettera “Vukan re della Do- clea e della Dalmazia”. Vukan ebbe 1 appoggio della nobilta della Zeta ne l tentativo di costituire uno stato indipendente dalla Serbia. Cosi si Cf earono di fatto due stati diversi, Serbia e Zeta, con due sovrani; ma er >trambi volevano la riunificazione e naturalmente entrambi si ritene- vano l’unico sovrano legittimo. Nd 1203 Vukan, con l’aiuto degli ungheresi, attacco la Serbia e riu- SC1 a spodestare il fratello Stefano ft 1227). Egli si mise sotto la pro- te zione del re d’Ungheria Emerico (1196-1204), che prese anche il ti- tQ lo di re di Serbia (Servie rex). Nel 1204 Stefano riusci a riprendersi * tr °no della Serbia, sembra gra- Zle all’aiuto dei bulgari. Si scateno una guerra civile tra i due fratelli e nel 1207 dal monte Athos giunse il terz ° fratello Sava (t 1236), che riu- SC1 a ristabilire la pace. Vukan, che “nuncio alia Serbia e conservo il P°tere nella Zeta, abdico nel 1208 ' n tavore del figlio Djordje (Gior- § io - re dal 1208, conte di Dulci- gno/Ulcinj/Ulqin dal 1241 e gran c °nte di Doclea dal 1242 quando rri0ri ). Giorgio, che aveva il titolo iunty 2.1 1 , 1 CFPHALONiA t j 1/ a XJ , w , \ G' p ^ 0 UC H Y . ,'sr * t ARCHIPELAGO 'cr 200 Km- La. penisola ellenica nel 1388. Legenda: (I) possedimenti veneziani; la parte meridionale del despotato d’Epiro fu sotto il controllo del capo albanese (Ghin Boua Spata) di Arta; la parte settentrionale, con centro in Janina, fu governata dal serbo Tomaso Preliubovich. Dopo la morte di quest’ultimo la sua vedova sposo il nobile fiorentino Esau Buondelmonti. Cardna: MILLER, W., The Latins in the Levant, London 1908, p. 332. di re della Zeta, minacciato sempre da suo zio Stefano, per rafforzare la propria posizione presto giura- mento al doge Pietro Ziani (1205- 1229) e accetto la sovranita di Venezia. Giorgio offri il suo aiuto per fronteggiare il nobile albanese Demetrio, che minacciava i territo- ri albanesi sotto controllo veneto. Demetrio sposo la figlia di Stefa¬ no di Serbia e cio potrebbe essere stata la causa dell’intervento serbo contro la Zeta. In ogni caso, nel 1216 Stefano acquis! finalmente il controllo su Zeta. Per queste terre signified la fine della loro grande autonomia, anche se Giorgio con- tinuo a regnare, ma con un potere molto ristretto. Anche Stefano si adopero per stabilire buoni rappor- ti con Venezia. Infatti, dopo aver ripudiato la prima moglie bizanti- na Eudocia, accusata di adulterio, nel 1216 sposo Anna, la nipote del doge Enrico Dandolo (1192- 1205). Strinse buoni rapporti an¬ che con il papa Onorio III (1216- 1227) e fu incoronato re dal legato pontificio nel 1217, e chiamato in seguito Stefano “il Primo incoro¬ nato” (Prvovencani). Cio signified non solo l’aumento dell’influenza cattolica in Serbia, ma anche una prospettiva per l’unione degli or- todossi serbi con Roma. Sava, il fratello del re, lascio per protesta il paese gia nel 1217 e si ritiro sul monte Athos. Egli decise di fonda- re una Chiesa ortodossa autonoma serba, e nel 1219 riusci ad ottenere il riconoscimento del patriarca di Nicea e fu consacrato primo arci- 64 Atlante storico dell’Adriatico orientale Studenica — complesso monasteriale (XII- XIVsecolo). Foto: Lastoria dellArte, Roma, la biblioteca di Repubblica, 2006. Albero genealogico di Nemanja nel mona- stero di Decani, nei presi di Pec, (particola- re, 1347 circa). Foto: La storia dellArte. Gracanica — la chiesa monastero eretta nel 1321 durante il regno del re serbo Milutin. Foto: La storia dellArte. vescovo della Serbia. Sava torno in Serbia come arcivescovo e si adope- ro per l’organizzazione della nuova Chiesa autonoma e divise l’intero territorio del regno in dieci dioce- si, una delle quali faceva capo alia Doclea/Zeta e una sulla costa a Sta- gno/Ston (Zahumlje). La sede della nuova diocesi ortodossa serba nella Doclea/Zeta era situata nell’ex mo¬ nastero benedettino di San Miche¬ le, nelle Bocche di Cattaro/Kotor, in una regione cattolica. II legato di papa Onorio III (1216- 1227) porto nel 1217 la corona al re serbo Stefano Prvovencani (figlio di Stefano Nemanja, duca dal 1196 e re dal 1216, t 1227) e anche la chiesa serba divento autocefala da Costantinopoli nel 1219. Sotto il terzo figlio di Prvovencani il re Ste¬ fano Uros I (1243-1276) il regno di Serbia conobbe un forte svilup- po economico e politico. Quando i rappresentanti di Ragusa/Du- brovnik si presentassero nel 1247 ad Antivari/Bar con una lettera di papa Innocenzo IV (1243-1254) per sottomettere la chiesa locale, che dipendeva da Roma, furono respinti con grida: “Il papa non ci riguarda. Il nostro papa e il re Uros”. Di fronte a questa situa- zione Innocenzo IV autorizzo nel 1248 l’arcidiocesi di Antivari/Bar a tradurre la liturgia latina in lingua slava. In seguito, nella Doclea/Zeta arrivarono i domenicani e i france- scani per consolidate il cattolicesi- mo. Il figlio di Stefano Uros I Ste¬ fano Uros II Milutin (1282-1321) conquisto all’Impero d’oriente la Macedonia e perse in favore degli ungheresi Belgrado e Macva men- tre suo figlio e successore Stefano Uros III Decanski (re 1321-1331) riusci a sconfiggere i bulgari. Ste¬ fano Uros III ebbe un destino par- ticolarmente tragico: egli si ribello al padre Stefano Uros II Milutin, dal quale fu accecato, sconfisse e uccise il fratello Stefano Costanti- no (anti re 1321-1323) nella lotta per il trono e infine fu ucciso dal figlio ribelle Stefano Dusan Silni (nato intorno 1308, correggente dal 1321-1331, re dal 1331 ed im- peratore dal 1346-1355). Serbia sulle sponde dell’Adriatico e l’impero serbo di Stefano Dusan Silni (1331-1355) Grazie a diverse conquiste ed al- leanze la Serbia possedeva vasti territori sulle sponde dell’Adriati¬ co. L’isola di Meleda/Mljet fu ter¬ ra serba fino ai tempi di re Uros II (1282-1321) mentre i limiti della chiesa serba (ortodossa) si estende- vano, nel 1220, fino a Stagno/Ston (sulla penisola di Sabbioncello/ Peljesac, a nord di Ragusa/Dubro- vnik). Nella parte meridionale del- PAdriatico il dominio della Serbia si estendeva sulla citta di Cattaro/ Kotor (dal 1186 a 1371) esu Anti- vari/Bar/Tivari e Dulcigno/Ulcinj/ Ulqin. La citta di Cattaro/Kotor comprendeva anche il territorio di Perasto/Perast, Dobrota e le terre, che vanno dall’oriente fino alia baia di Teodo/Tivat). Piu tardi il re Ste¬ fano Uros II Milutin e sua madre cedettero a Cattaro/Kotor, all’epo- ca comune libero, le terre di Zup- pa/Grbalj (la costa al settentrione di Budua). La corrispondenza tra il comune di Cattaro/Kotor ed il re serbo fu scritta in latino, perche in quell’epoca a Cattaro/Kotor predo- minava la popolazione romana. Stefano il Grande (Dusan Silni) fi- glio di Stefano Decanski, prese nel 1346 il titolo di: “Dusan, impera- tore di tutti serbi e greci e della Par¬ te occidentale, vale a dire l’Albania, Litorale e tutto l’Occidente”. In quell’occasione diede al capo dei religiosi ortodossi nel suo impero il titolo di Patriarca dei serbi e dei greci, con sede a Pec (Kosovo) e per questa ragione si arrivo alia defi' nitiva rottura con Costantinopoli Monastero di Kalenic — rosone (1407- 1413). Foto: La storia dellArte. (fino al 1375). Egli porto avan- b le vittoriose spedizioni militari e conquisto il territorio fino alle coste dell’Egeo e dello Jonio, con- trollando la penisola Calcidica ed il monte Athos, punto di riferimento re ligioso del regno serbo. Nel 1334 fu annessa anche la citta di Ochri- da/Ohrid suH’ornonimo lago. La Politica di Dusan arrivo al suo apo- geo nel giorno di Pasqua del 1346 a llorche, a Skopje venne solenne- mente incoronato imperatore dei se rbi e dei romani” (cioe dei sud- diti dell’impero “bizantino , dizio- ne che fu coniata molto piu tardi). ^ello stesso anno l’imperatore ser- vendette a Venezia la costa e le ter re del comune di Zuppa/Grbalj. b° zar serbo aveva sotto il suo do- minio, nel periodo dal 1348-1356, ar >che la fortezza di Clissa/Klis (alle s palle di Spalato/Split) e Scardona/ Skradin (nelle vicinanze di Sebeni- C °/Sibenik) mentre sua sorella era s P°sata a Trau/Trogir. Albania parte dell’impero serbo (1343-1355) be terre dell’Albania furono invase P er un breve periodo dall’esercito dell Impero d’Oriente assistito dai turchi nel 1337. Dopo la morte d> Carlo di Durazzo/Durres, nel 1-348, l’imperatore serbo Stefano d Grande allargo i suoi domini in duesta parte dell’Europa sud-orien- tale nel periodo 1443-1448. Egli conquisto nel 1348 quasi tutta l’Albania (a parte Durazzo), l’Epiro (a parte Butrinto/Butrinti) ed una parte della Grecia sulla terraferma e durante il suo regno molte tribu albanesi si insediarono in Tessaglia ed in Epiro. La fine del regno serbo - Kosovo polje nel 1389 Dopo l’uccisione di Stefano il Gran¬ de nel 1355 gli succedette il figlio Stefano Uros (1355-1371) che fu altrettanto ucciso nella battaglia sul fiume Marica il 2 dicembre 1371 e con la sua morte si estinse la dina- stia dei Nemanja. Il despota Lazar Hrebeljanovic (1329-1389) che succedete i Nemanja dovette gia nel 1375 concludere la pace con il sulta- no Murad I (1360-1389) e versare i tributi agli ottomani. Egli fu ucciso nella battaglia di Kosovo polje con- tro gli ottomani del 1389 e suo fi¬ glio Stefano Lazarevic (1389-1427) Phovai.* Tata** o Ucaeski'. L’invasione dei tartari in Ungheria nel secolo XIV, durante il regno di Bela IV (1235-1270). Incisione dalla Cronaca di Giovanni Turozcie, Augsburg, (riprodotto da KLAIC, Vjekoslav, Povjest Hrvata od najstarijih vermena do svrsetka XIX. stoljeca, Zagreb, Knjizara Lav Hartman, 1999. dovette accettare il trattato in base al quale egli divento vassallo dell’im- pero ottomano e sua sorella Olivera fu data come una delle mogli al sul- tano Bayezid I (1389-1403). La vit- toria dei mongoli di Tamerlano Ti- miur Lenk (1336-1405) sul Bayezid I, ad Ankara nel 1402 imped! pero ai turchi di consolidare il dominio sulle terre conquistate nei decenni precedenti. Portolano deH’Adriatico dall 'Atlante di Pietro Visconte (1318). 66 AtLante storico dellAdriatico orientale L’alto Adriatico nel secolo XIII Alla breve conquista veneta di quasi tutto l’Adriatico orientale in occa- sione della IV crociata, seguiranno altri cambiamenti politico-sociali che, all’epoca quasi insignificanti, tutt’oggi condizionano i rapporti tra le diverse etnie e gli stati nelle terre delFalto Adriatico. Sin dalla seconda meta del secolo XII inizio la coloniz- zazione slovena dei sobborghi trie- stini, che in quei tempi erano per lo piii terre spopolate. Nel 1202 Trieste che all’epoca, secondo P. Montanelli (1905), aveva 4.800 abitanti dovette giurare fedelta a Venezia. Sul docu- mento del 1202 con i nomi di 361 persone che prestarono giuramento, 32 di esse avevano il nome o cogno¬ me slavo. Nel giuramento di fedel¬ ta a Venezia che fece Muggia nello stesso anno su 211 persone indicate 6 portavano i cognomi (nomi) slavi. Durante tutto il secolo XIII conti- nuarono gli insediamenti degli slavi nel circondario di Trieste e le loca- lita fondate in quelfarco di tempo che va dal 1173 (Scorcola/Skorklja) al 1281 (St. Andrea/Sv. Andrej) esi- stono tutt’oggi o sono state assorbite nel tessuto urbano della citta. Con Finvestitura di Ottone IV di Brunswick al trono di imperatore nel 1208 e re d’ltalia (1208-1218) fu nominato marchese d’Istria Lo- dovico di Baviera che gia Fanno successivo rinuncio ai suoi diritti sul marchesato d’Istria ed in segui- to Fimperatore nomino il patriarca Volchero (1204-1218) principe del- Fimpero e gli assegno la marca istria- na. Nel 1219 Capodistria (odierna Un cavaliere tedesco, miniatura di un co¬ dice contenente composizioni della scuola poetica tedesca detta Minnesang, 1300 ca., che fiori in area austro-bavarese fra il XII e il XIV secolo. Heidelberg, Biblioteca del- rUniversitd. Koper) hrmo un trattato commer- ciale con Trau (odierna Trogir). Pola era, piu delle altre citta, entro Forbita dei patriarchi, data la pre- senza della famiglia dei Sergi, detti poi Castropola, molto vicina al go- verno d’Aquileia. La citta rifiuto la navi che Venezia le aveva chiesto in base agli accordi stipulati nel 1145; questa mando la sua flotta che sac- cheggio la citta, smantello le mura ed altri edifici d’epoca romana. Corrado IV, ultimo sovrano del¬ la Casa di Svevia (re dei romani dal 1237 ed imperatore della Germania nel 1250, f 1254) dopo la conquista di Reame di Napoli concesse a Pat en- zo il diritto di trafficare liberamente nel suo Regno di Napoli. A Pirano dichiaro che FIstria era ritornata ah Fimpero e che pertanto non era piu obbligata a riconoscere i diritti dei patriarchi d’Aquileia. Durante un’in- cursione degli ungari, in guerra con i patriarchi d’Aquileia, fu devastata nel 1259 la diocesi di Pedena/Pican (Istria orientale). Capodistria si send potente con la protezione del patriar- ca e, per dissapori con Parenzo, mos- se guerra contro questa citta. La colonizzazione slovena di Trieste (in sloveno Trst). Legenda: 1. Colonizzazione slovena negli aid sobborghi di Trieste; 2. Colonizzazione slovena nei bassi sobborghi di Trieste; 3. Territorio attuale della citta di Trieste (1945); 4. Limite del territorio di Trieste con sob¬ borghi: 5. Limiti della citta di Trieste; 6. Agglomerazioni urbane in maggioranza romane (Trieste nei limiti del secolo XVIII); 7. Villaggi sloveni intorno a Trieste (le date indicano l’arrivo degli sloveni; Chiarbola/Skarbola nel 1224, Longera/Lonjer 1139-1234, Servo- la/Skedenj nel 1264, Scorcola/Skorklja nel 1 173, a St. Croce/Sv. Kriz 1260, San Saba/Sv. Saba 1271, St. Giuseppe/Ricmanje 1271, St. Andrea/Sv. Andrej 1281); 8. Parrocchie alle quale appartengono certe localita. Fonte: KOS, Milko, Developpement historique de la fron- tiere Slovene occidental, Ljubljana, 1945. LA TERZA CONQUISTA VENETA D ( 1267 - 1374 ) ’ISTRIA \4ra;ti l Mar, VAnU’rt lALSO. Pfcutfzlj 'MCTctn »■ vitiflr. O SS II jtetzu J , f zknm. 'dal - AlgiagaSwwK -^M/onfo . S^indrcJ :; ' . : y e m E’f f A rV»5>V . j}Ju$npiu .^•u.4o6iA«ff.nAl i0r*0«4. ^ a ii t f' o‘£w'qa ' Vnr ctr*f> ooCfo di ■ •TAlANTO C lifla IaVSSOWa; L Italia e le terre dell’Adriarico orientate di F. II commercio del sale I* secolo XIII fu caratterizzato ol- tre che dalle crociate anche da una se rie di conflitti per il commercio Per il sale nell’Adriatico. Si faceva I a guerra fra vicini, e l’uno si sfor- Zava di imporre all’altro facquisto elel proprio prodotto; Venezia uso lo s rrumento delle armi contro i centri Plu prossimi, Padova, Verona, Fer- lara o Bologna, e l’arma diplomatica ne > confronti di Mantova, Brescia e Cremona, piu distanti. La guerra te rminava con la disfatta del piu debole, obbligato cost a conclude!' G. Camocio (1570). re un trattato con Venezia, che esige- va l’acquisto in esclusiva del sale a prezzi di monopolio. Accanto a que- sti conflitti commerciali con le citta consumatrici, per impedire le pos¬ sibility di rifornimento nelle saline concorrenti vicine, Venezia impose ” anche le proprie condizioni alle cit¬ ta produttrici della Romagna, come Ravenna e Cervia, ed a Trieste. Questa fu anche una delle ragioni per cui alcune cittadine dell’Istria occidentale, sfuggite al leone di San Marco nei decenni precedenti, fu- rono riconquistate da Venezia nella seconda meta del secolo XIII: dopo Parenzo/Porec nel 1267; Monto- na/Motovun nel 1278; Visignano/ Viznjan, Mondelebotte/Bacvice e Capodistria/Koper nel 1279; Iso- la/Izola e Cittanova/Novigrad nel 1280; Pirano/Piran e Rovigno nel 1283; 1308 Grisignana/Groznjan; Pola/Pula con il territorio circostan- te (Galignana/Gracisce fino Dueca- stelli/Dvigrad) nel 1331; Valle/Bale nel 1332 e nel 1350 San Pietro nel Bosco/Sv. Petar u Sumi e Corridico/ Kringa e, gia nel 1374, le principali localita dell’Istria occidentale erano tutte assoggettate ai tributi veneti. 68 Atlante storico dell’Adriatico orientale Meloria (secche della) serie di bassifondi disseminati di scogli affioranti dal mare, si- tuata circa 7 km. a ovest di Livorno, con la torre costruita in eta moderna. Alla Meloria awennero due battaglie navali: la prima fu combattuta il 6 agosto 1284 tra le flotte dei pisani con 103 galere e dei genovesi con 88 galere ed i pisani rimasero pesantemente sconfitti. La seconda battaglia awenne nel 1410, durante la guerra contro Ladislao, re di Napoli: la flotta genovese distrusse la re- troguardia della flotta angioina. Le guerre tra Genova e Venezia (1258-1381) Sin dal secolo XIII comincio il con- fronto militare tra Genova e Venezia, che si concluse solo dopo quattro guerre, oltre un secolo piu tardi con la battaglia di Chioggia del 1381. La prima grande battaglia navale ebbe luogo ad Acri (Levante) nel 1258 e si risolse con una pesante sconfitta genovese ed i veneziani tornarono in patria con i pilastri acritani che si vedono ora di fronte al fianco meri- dionale di San Marco. Qualche anno dopo Acri, i veneziani subirono un rovescio quando l’imperatore bi- zantino Michele Paleologo, alleatosi LOCAUTA POSSEDUTE (p)dal patrfarca d'Aquleia ^dal duca d Austria (£)dal conte d: Gonzia e ch Pis.no (\7)dai Venezam ^y^dai comune d. Trieste * ^ *• .... Uv)dai Duinati L’Istria dopo la pace di Treviso del 1291. Cartina: ALBERI, Istria, storia, arte, cultura. con i genovesi (trattato di Ninfeo, 1261), mise fine aH’Impero latino ed a Costantinopoli (luglio 1261) concedette ai genovesi il sobborgo di Pera. Tuttavia i veneziani vinsero i due principali scontri navali: nel 1263 la battaglia dei Settepozzi, nel 1266 quella di Trapani e nel 1270 vi fu conclusa la pace. Dopo la vit- toriosa battaglia della Meloria del 6 agosto 1284 contro i pisani, Genova attacco i porti veneziani in diverse parti del Mediterraneo. Vi fu una prima vittoria genovese nelle acque di Lalazzo (1294) il piu importante porto per le merci asiatiche, dopo la caduta delle posizioni crociate, e poi un’incursione veneziana a Pera. La battaglia di Curzola/ Korcula (1298) ed il Libro delle Meraviglie di Marco Polo Nel 1298 la flotta genovese coman- data da Lamba Doria entro con ottanta navi nelfAdriatico per de- vastare la costa dalmata. Venezia ac- cetto battaglia nelle acque dell’isola di Curzola/Korcula 1’8 settembre 1298. Agli ordini del doge Pietro Gradenigo (1289-1311) c’erano 96 galee veneziane e 76 di quelle ge- novesi agli ordini di Lamba Doria e quando il sole tramonto, 84 legni veneziani furono perduti ed oltre seimila marinai fatti prigionieri. Fra costoro c’era anche Marco Polo (1254-1324), il quale, se non avesse combattuto in quella battaglia, pro- babilmente non avrebbe mai scritto il suo Libro delle Meraviglie o Milio- ne, che detto in prigionia a Rush- chello da Pisa, anch’egli catturato nel la battaglia della Meloria. La sto- ria del Milione (il leggendario tiro- lo e derivato dal secondo nome del ramo dei Polo, Emilione e sopran' nominati, dunque, Milione), e un romanzo (memorie di viaggio alia corte di Kublaj Khan) scritto nella lingua originale franco-italiana, che era a quel tempo il linguaggio delle La terza conquista veneta d’Istria (1 267-1374) persone coke. Marco Polo nacque a Venezia da Nicolo Polo, appartenen- te a una famiglia di commercianti originari di Sebenico/Sibenik, men- tre altri studiosi li vogliono oriundi dall’isola di Curzola/Korcula dove c’erano in epoca veneziana numeio- se famiglie Polo. La citta sull acqua che Marco Polo lascio diciassetten- ne nel 1271, e dove fece ritorno nel 1295, per il suo grande viaggio alia corte del Gran Khan, era uno dei cuori pulsanti del mondo di allora. Nessuno sa quanti abitanti avesse, perche non si facevano censimenti, ma erano di sicuro almeno centomi- la finche non furono decimati dal- la peste che falcio mezza Europa a meta del secolo XIV. L’Adriatico croato-ungherese e la pace di Zara del 1358 Sotto il regno di Bela IV (1235- 1270) TUngheria, la Croazia e l’entroterra della Dalmazia furono invase dalle truppe tartare e cosi Venezia riusci, il 29 giugno 1243, a nconquistare Zara/Zadar nella quale nmase fino al 1311, quando la citta s i mise sotto la protezione del duca croato Mladen Subic (1312-1322). Nel 1313 Zara/Zadar cadde di nuo- v o nelle mani di Venezia, che riusci a recuperare nel 1322 anche le citta di Trau/Trogir e Sebenico/Sibenik. D al 1274 fino al 1312 fu il barn di Croazia e Dalmazia Paolo Subic 1 (1272-1312), duca di Bribir (Sebe- uico/Sibenik) a governare con quasi assoluta sovranita come vassallo del re d Ungheria e, piii tardi, fu confer- m ato anche dal re di Napoli Carlo 11 (1254-1309). Egli fu anche padrone ( dominus ) della Bosnia (1299-1312) e lascio quattro figli: Mladin 11 fu duca della Croazia (1301-1322) e di tutta la Bosnia (1312-1322), c onte di Zara/Zadar e principe di Dalmazia nel 1311; Giorgio II (1301-1330) conte di Trau/Trogir (1303-1306), conte di Spalato/Split @ dai dochi d Austria (g) dal patriarca d'Aquileia (\^) dai Venetian! g) @) da. Wa 1 see GELOVIZZA • •'gradena ;jk #t . • . \ lyiu.ee (p) ) PmQU ^.. »'". SCM ' E sue«eccH.. ^2 STERN A*. R oZZO -••CASTUaI ^ iB/ ; portole ...voees'c^L • .’pORTOLE . . Yr%\ .....9...- . • V's'ovTon.cco TP)... orisign«n«. w * m - onte X." . •. colSS/ (y) (A) "“^Riouccfo •.../ ; ciWt> , \CASCH1ERCA novacco p I PISINO S. o pisinot {PARENZO m6mpaderno: • (§>■ J- vv--. if ® F,AN T .--.GIMINO . Ir V-V N DU e* / ° ..loWn*.' ; -s.V.|TRO DUE CASTELU S AN V *NCENT I BARBANA\ CASTELNUOVO ^ at nppi /stria, storia, arte, cultura. di Torino del 1381. Caruna: ALBLK1, L’Istria dopo la pace (1303-1322) e dal 1314 cittadino di Venezia; Paolo II (1301-1346) conte di Trau/Trogir (1306-1322), Grego¬ rio II (1301-1350) conte di Sebeni¬ co/Sibenik (1320-1322). Tutti que- sti fratelli Subic lottarono nel 1346, insieme a Venezia, contro il re un- gherese Ludovico I (1342-1382). Le alleanze furono rovesciate dopo che la repubblica di San Marco, il 15 lu- glio 1346, costrinse Zara/Zadar alia resa mentre la fortezza di Ostroviz- za/Ostrovica (1’entroterra tra Benko- vac e Sebenico/Sibenik) rimase nelle mani dei croato-ungheresi. Nel 1356 Ludovico I d’Angio re d’Ungheria (1342-1382) e di Polo- nia ( 1370-1382 ) attacco i possedi- menti veneti nel Friuli ed in Istria ed in seguito si arrivo, il 18 feb- braio 1358, alia pace di Zara/Zadar con la quale fu ceduta alFUnghe- ria l’intera Dalmazia “da Quarnero fino a Durazzo/Durres”, incluso il territorio di Ragusa/Dubrovnik. L’autorita ungherese-croata fu este- sa anche sulle isole di Veglia/Krk, Cherso/Cres, Arbe/Rab, Brazza/ Brae, Lesina/Hvar, Lissa/Vis, Cur¬ zola/Korcula e le citta di Zara/Za¬ dar, Sebenico/Sibenik, Trau/Trogir, Spalato/Split, Ragusa/Dubrovnik e 70 Atlante storico dell’Adriatico orientate Cambaluc L’itinerario di Marco Polo tracciato sulla Mappa Mundi di Fra’ Mauro, 1459. In rosso il percorso di andata, da Venezia (illustrazione tratta da Livres du Grauint Caam, ms. 264, f. 218, Oxford, Bodleian Library) a Cambaluc/Pechino; in bianco il ritorno, attraverso le Indie e il Medio Oriente. Tratto da BELLONCI, M., Il Milione di Marco Polo, Milano, A. Mondatori, 2003. Cattaro/Kotor. Il resto del territorio - tra Spalato/Split ed il fiume Na- renta/Neretva - fu in buona parte sotto il dominio bosniaco, all’epoca regno indipendente. Dopo aver conquistato quasi tutto l’Adriatico orientale l’Ungheria ce- dette alia Bosnia, nel 1384, la citta di Cattaro/Kotor. Il 31 marzo 1387 fu incoronato come re d’Unghe- ria Sigismondo e poche settimane dopo alcune citta adriatiche (Spa¬ lato/Split, Sebenico/Sibenik e Trau / Trogir) dichiararono la loro fedelta alfUngheria. Il fatto pero che il re ungaro-croa- to non possedesse alcuna flotta — per poter controllare l’Adriatico — lo costrinse ad entrare in allean- za con i nemici di Venezia, vale a dire Padova, il patriarca d’Aquileia, Genova ed i conti di Gorizia. Nel- la guerra che duro dal 1378-1381 Venezia riuscl a strappare ai croato- ungheresi Cattaro/Kotor il 14 ago- sto 1378 e, poco piu tardi, Sebe- nico/Sibenik e l’isola d’Arbe/Rab. Con la pace di Torino del 1381 furono tra l’altro scambiati i terri' tori conquistati durante la guerra 1378-1381 e Venezia restitui al re croato-ungherese anche le localita predette. 71 La terza conquista veneca d Istria ( 1267-1374) La guerra di Chioggia e la pace di Torino 1378-1381 Gia nel 1354 la flotta genovese pe- netro nell’alto Adriatico e saccheg- gio alcune localita veneziane in Istria (Pirano, Parenzo e Muggia vecchia). Molto piu grave fu il quarto conflit- to, detto la guerra di Chioggia, che fu provocata con la conquista vene- ta dell’isola (genovese) di Tenedo (odierna Bezcaada, all’imboccatura di Dardanelli) nel 1376. La Sere- nissima combatte, oltre che contro Genova, anche contro i Carraresi di Padova ed il re d’Ungheria. Le due flotte (veneta e genovese) si scontra- rono una prima volta il 30 maggio 1378, presso Azio (promontorio e antico porto nel golfo dell odierna Arta, Grecia). La guerra culmino nella battaglia navale di Pola (Istria meridionale), il 7 nnaggio 1379, quando la citta fu conquistata dai Genovesi ed arsa in parte. La flotta veneziana riusci solo a tentare una v ia di fuga verso l’Istria occidentale dove depredarono alcune localita co- stiere appartenenti al patriarca. Segui la presa genovese di alcune localita veneziane sulla sponda occidentale dell Adriatico (Caorle, 1 isola di Pe- lestrina, Chioggia e Grado) ed altre Istria (Rovigno, Umago). I vene- ziani riuscirono, pero, a bloccare genovesi con i loro alleati padovani a Chioggia stessa (citta nella lagu¬ na veneta). Giunse in aiuto un altra flotta genovese, ma non pote pe¬ netrate in laguna e allora si dette a correre l’Adriatico, saccheggian- 4° Capodistria e Pola e attaccando 'nutilmente Pirano. Frattanto il pa¬ triarca d’Aquileja si presento sotto Trieste veneziana, che tosto cedet- te, e i genovesi bloccati a Chioggia dovettero arrendersi il 24 giugno 1380. Venezia riconquisto rapida- ntente i suoi possedimenti in Istria e continuo la guerra col patriarca, Anche si venne alia pace di lorino, 11 24 agosto 1381, per la quale il territorio di Trieste ed alcune lo- Veduta di Genova e del suo entroterra. I due mitici grifoni alati reggono un vessillo che funge da taiga all’iscrizione: “Genova capitale della marittima Liguria, celebre per la cura dedicata alia flotta e per il valore e la ricchezza dei suoi cittadini, offre con le sue fortifica- tissime mura, da non molto tempo costruite, una sede sicura all’IUustrissima Repubblica”. La citta figura circondata dal lungo perimetro delle nuove mura, la cui costruzione, iniziata nel 1626, termino nel 1632; alia loro recente edificazione fa riferimento l’iscrizione conte- nura nel vessillo retto dai due grifoni. Cartina: Musei del Vaticano. 72 Atlante storico dellAdriatico orientale Genova e Venezia con le loro rispettive colonie, (verde = Genova e rosso =Venezia). L’ltalia centro-settentrionale alia fine del secolo XIV (1387). Cartina: Italia storica, p. 147. calita istriane rimasero ad Aquileia mentre il resto dell’Istria fu diviso tra Venezia e l’Austria. La dedizione di Trieste, Treviso, Feltre e Belluno all’Austria - 1382 La pace di Torino pose fine alle guerre ed alia dubbia condizione di Trieste, dichiarandola indipen- dente sia dal patriarca che da Ve¬ nezia. Per evitare di finire sotto il controllo di quest’ultima dopo la pace di Torino del 1381, i triestini inviarono gli ambasciatori a Graz ed offrirono, nel 1382, la dedizione della citta a Leopoldo III d’Austria (1351-1386). I duchi dAustria ac- quisirono allora Trieste da Venezia per 1’ingente somma di 75.000 du- cati d’oro e dai Carrara di Padova le terre di Treviso, Feltre e Belluno. La popolazione triestina dell’epoca oscillava fra i 9.000 ed i 10.000 abi- tanti. I confini del comune furono indicati nel sigillo trecentesco, in cui sta scritto: Sistilianu, publica, Castilir, mare certos dat michi fines, vale a dire “Sistiana/Sesljan, la stra- da pubblica, il Monte Castelliere (sopra Zaule/Zavlje) e il mare mi danno precisi confini”. “Questo e il nobile cavaliere Marco Polo di Venezia grande viaggiatore che ci descrive le grandi meraviglie del mondo da lui stesso osservate. Da Oriente fino aU’ultimo Oc- cidente nessuno udi mai le simili”. Dalla prima edizione a stampa del Milione, No- rimberga, 1477. A COSTANTINOPOL1, Caorle sulPincisione di Giuseppe Rosaccio (1606). Arnica isola Caprulae si popolo tra il V e il VII secolo per immigrazioni dal continente; decadde nel secolo XV in se- guito alle modificazioni morfologiche della laguna. BALSHA SIGNORI DELL’ALBANIA SETTENTRIONALE ( 1360 - 1421 ) Dopo la morte di Stefano il Gran¬ de (Dusan) emersero dalle macerie deirimpero serbo diversi signori e ira questi si imposero, nelle terre deirAdriatico, i fratelli Balsha (in slavo Balsici), di origini albanesi, nrontenegrine ed anche morlacche. Regnantel’imperatore serbo Dusan, balsha I (Balsic, t 1360) appartene- v a alia piccola nobilta e possedeva solo un villaggio. 1 tre figli di Bal¬ sha I Giorgio (t 1379), Strazzimiro (t 1373) e Balsha II (t 1383) furono Padroni, nel 1360, di Antivari/Bar, hudua e dell’Albania settentriona- R- Nella guerra tra il despota serbo ^ojislav Vujinovic e la repubblica hi Ragusa/Dubrovnik, nel 1362, i balsha appoggiarono quest’ultimi e cost riuscirono ad ingrandire il loro dominio da Drivasto/Drivast hno a Dulcigno/Ulcinj e nel 1366 smisero di rendere omaggio all’im- peratore serbo Uros (1355-1371). Pe r accattivarsi il papa e Venezia S1 'ncamminarono sulla strada del¬ la conversione al cattolicesimo nel 1369, pero, non riuscirono a con- quistare Cattaro/Kotor, che si die- he nel 1371 aH’Ungheria. Dopo la sconfitta serba nel 1371 Giorgio balsha conquisto Prizren nel 1372. In seguito alia vittoria del duca hosniaco Tvrtko I (1353-1391) e Lazar Hrebeljanovic di Serbia (1329-1389) su Altomanovic nel 1^73 si distribuirono le sue terre e Giorgio Balsha divento padrone di Lhacevica, Canali/Konavlje e Ire- b'nje (l’entroterra di Ragusa/Du- hrovnik). Per di piu il giovane Bal- s ha II ottenne in matrimonio con l a despota Comnina, nel 1372, le tef re di Valona/Vlore, Berati/Berat, e Chimera/Hiram. La popolazione (after the Zadar peace treaty of 1I - > y ;• A_V- **%*<»*»**'**** O #' JB* *uc I H V v ; ■> --i _ r t - ^ —- L’Adriatico orientale dopo la pace di Zara/Zadar nel 1358. Legenda dei colori: rosa = ter- ritorio della Croazia sotto la corona ungherese; rosa (ombreggiato con linee trasversali) = territorio di Paolo (1273-1312) e Mladen Subic di Bribir (duchi di Croazia e Dalmazia, signori di Bosnia e principi di Hum, 1273-1322), grigio = Repubblica di Ragusa/Dubro- “ ’ ,r '-- Venezia (Istria); azzurro = Ungheria; signori di Bosnia e principi di Hum, 1273-1322), grigio = - „ vnik; blu = Patriarcato d’Aquileia (Istria); marrone = Venezia (Istria); azzurro = Ungheria; giallo = Serbia; verde = Austria (Carniola e Stiria). Cartina: Internet. di Dracevica, Canali/Konavlje e Trebinje si ribello contro i Balsha nel 1377 e riconobbe come proprio signore Tvrtko di Bosnia e dopo la morte di Giorgio Balsha, nel 1378, divento padrone di Prizren il serbo Vuk Brankovic (f 1397). Balsha II, successore di Giorgio Balsha, accet- to la pace con Tvrtko I nel 1385 ed ottenne anche Durazzo/Durres. Nello stesso anno, pero, fu ucciso in uno scontro con i turchi ed allo- ra i signori albanesi (incluso i Bal¬ sha) riconobbero la sovranita del sultano. Allora divento padrone di Duraz- zo Carlo Topia; le terre di Valona, Berat e Chimera/Himara rimasero alia vedova di Balsha II mentre al genero di Balsha II, Giorgio Straz¬ zimiro (1385-1403), furono at- tribuiti i possedimend nella Zeta meridionale (terre tra lago di Scu- tari/Shkoder/Skadar e l’Adriatico con il capoluogo a Dulcigno/Ul- cinj/Ulqin). Nella parte montagno- sa di Zeta (Montenegro) governava Radic Crnojevic (t 1396) con l’ap- poggio dell’allora gia re bosniaco, Tvrtko I e di Venezia. Quest’ulti- ma inizio nel 1387 le trattative con Topia per la cessione di Durazzo/ Durres/Drac mentre Giorgo Straz¬ zimiro (Stracimirovic), vassallo di Balsha a Scutari/Shkodra/Skadar e Dulcigno/Ulcinj/Ulqin fu sconfitto dai bosniaci nei pressi di Trebinje il 27 agosto 1388. 74 Atlante storico delL’Adriatico orientate mimanv . Umbra si Hjoda+ui ina. r $ ( J ar *^r oian *aucij >**8 5 jard&p '^hUMOTlIZA.. ' BrjWW J/ktPdina ' Ddurat. )alonet. IMIRA. 0 r.imata Wfa-na*. S.7ftriA rf ■Ltmito jiitamt. f jltrkaGnij jnaa. tmeniiA *SrBia**0‘ r&urv. h'tuelt- *ormiche~j 'Pachft* ttPHXtO Atria 'it err unci InJtro. %}r,K China. '^ejenidt. Abfratouo. . '*Rcd>as. cX&25bnua/h. r Y *■ ■ in„ 5- * p7? r v- j 4ECpU.S deliA /«. Qjuardia N/ |§, ^nicAon . y gfod tfftfl. dfbraca. V S. a«j oolfT^Z ? I.O’DR.r N.fc 5f3i{i-jAf,urli'flr \Ai-Kf I Scafcoua. J Ajcna. Q.diRcdoni. ". ar Durr,; jB* + c %r^wV^Z j , \ JWrttt. ^ Sruasilij TP O 7 s / I -4- S.lMarM a* dCS.2oni. Porte a proton a ,, ^ W* zTaoiua^Xuolc \Otritfa. J' Monona ►X. ' C<^j a. 4^L’;-r,rC-i/3* *4 v. jj,i T^RI. , • y 4. y»C>0"‘ -'V*' djoidonar.. patent nQHCtA f . • ■'> tttDous'h- Jd ta ' C a V± , f*’. /C«r fororii i hi lata. / j ) *4 LI rvA D Wo 3W j ,* ImCircim gLI Jm - ph i * A Vasihdi.J n/fdtn ffao/i cocaJWo . A / /awrr menra tu• UClAt St 7L$At STSiVVM [iTLVVM HA UtO XCA D£ I PTIO. iar£*{«. , b O>n«> , )XMIltl 4 it urtjwia 1 grader o. dfodon [urlorY mrz s ,,„„y..0 f & J Cuprrn Albania sulla cartina (scorcio) di Jacopo Gastaldo Pedemontano (1570-1574). Stefano Dusan (Dusan Silni), re e poi impe- ratore di Serbia - (circa 1308-1355). Figlio del re Stefano Uros III di Decani, visse con lui durante l’esilio a Costantinopoli. Ritor- nati in patria nel 1322, mentre il padre era incoronato re, ebbe il titolo di correggen- te; si rivelo abile soldato nelle campagne contro i bosniaci ed i bulgari.. Urtatosi col padre a motivo della sua invadenza nel governo dello stato, lo imprigiono e forse anche lo fece assassinare. Alleatasi con la Bulgaria sposando Elena, sorella dello zar Alessandro, conquisto la Macedonia, l’Al- bania, l’Epiro e la Tessaglia. Con l’appoggio di Venezia, della quale ottenne anche la cit- tadinanza, concept il disegno di ascendere sul trono imperiale di Costantinopoli; nel 1346 i patriarchi di Serbia e di Bulgaria lo incoronarono imperatore, ma tuttavia non pote mai realmente esercitare il potere in Grecia per l’ostilita di Costantinopoli. Fra il 1349 e il 1354 promulgo il primo corpo di leggi serbe, che da lui fu detto Codice di Dusan. La famiglia Balsha promosse, tra l’altro, la costruzione dei monasteri. Nella foto uno di questi monasteri sul lago di ScU' tari/Skadar. BOSNIA - TERRA DI FRONTIERE E DI RELIGIONI (SECOLO X-XV) II territorio della Bosnia coincideva, piu o meno, con quella parte del- 1 Europa sud-orientale che rappre- sentava, inizialmente, le terre di con¬ fine tra l’impero romano d’Oriente e quello d’Occidente fino al 395 e che erano delimitate: al settentrione dal fiume Sava, aH’oriente dal fiume Drina, ad occidente dal fiume Una e nel meridione dal mare. La sua posizione politico-geografica fece si, che queste terre furono da sempre percosse da diversi terremoti della Storia, ed in particolar modo dagli cventi che si svolsero dopo lo scisma cristiano, nel 1056, vale a dire la di- visione tra i seguaci di Roma papale e Costantinopoli greca. La popo- 'azione della Bosnia fu, per questa ra gione, inclina ad un certo scetti- cismo, specie per quello che riguar- dava il dogmatismo e l’intolleranza Con i quali e impregnata la chiesa cattolica ed in generate la societa occidentale. Per questa ragione pre- se radici in Bosnia la religione dei kristjani o catari. non si _I_ it ___a_ Bosnia attraverso secoli. Legenda (da alto in basso): inizialmente; in tempi di Ban Kulin (1189-1204); in tempi di Stefano II (1322-1353); in tempi del reTvrtko I (1353-1391). Bosnia dei kristjani (catari) La popolazione della Bosnia fidava ne del cristianesimo d occi¬ dente (cattolicesimo) ne di quello d oriente (ortodossia) e dunque pre- feriva la religione kristjana (simile a 9’aella bulgara bogomila, ad occidente n °ta come catara) proveniente dalla Persia e divulgata in Europa meri- dionale attraverso Bulgaria dove ai ten api del re Pietro (927-969) il pre- te cli nome Bogomilo inizio la divul- gazione della fede manichea. I catari (dal greco puri) - denominazione per gh appartenenti ad un’eresia medie- v ale dell’Europa cristiana - concepi- vano la religione come il dualismo fra due volonta primordiali, Puna del bene e l’altra del male, con de- rivazione del mondo spirituale dal¬ la prima e di quello materiale dalla seconda. Altri punti di concordanza fra le varie correnti catare furono: il rifiuto dei sacramenti; negazione del purgatorio e della resurrezione della carne; proibizione di uccide- re gli animali e ripudio di alimenti carnei; astensione dai giuramenti. Generate era pure il riconoscimento della malignita della vita umana, in quanto legata alia materia emanante dal principio del male; donde l’aspi- razione a uscirne e il disprezzo per il matrimonio, in quanto atto sessuale destinato a perpetuarla nel mondo materiale; donde la tendenza a inde- bolirne le fonti, con la pratica di tre prolungati digiuni annuali, e talvol- ta persino digiuno volontariamente protratto fino alia morte. Il Cristo non era dai kristjani bosniaci ritenu- to ne dio ne uomo, ma angelo adot- tato da dio e da questo mandato, con apparenza umana, a insegnare l’esistenza di un principio spirituale del bene. Insieme con i sacramenti del cattolicesimo, ne erano ripudiati i riti e le festivita (ad eccezione del Natale, della Pasqua e della Pente- coste) ed esclusa la venerazione di immagini e il culto dei santi. Scarsa diffusione ebbe l’eresia catara in In- ghilterra e in Spagna; maggiore nella Germania occidentale. I suoi centri principali furono comunque nella Francia settentrionale e meridionale ed in Lombardia. In Italia ebbe ade- renti anche fuori dalla Lombardia, nell’Emilia, a Verona, a Orvieto a Viterbo ed altrove. Il movimento dei catari fu drasticamente awersa- to dalla Chiesa cattolica e nel 1184 76 Atlante storico dell’Adriatico orientate Pietra tombale ( Stecak ) nella Bosnia me- dioevale. Foto: L’Adriatico croato. 2m tTContag bfn ».0ol)f n pnrg ©j miff fin pubelm tin boiff 25 «bmb©l/t>a 6diboi. . 2imi£nd)ta0lxn»(.©fptfmb:i0/ron 23 '.Cm «'ilvb«fmcw^ft»pfpg @j$nim auct> gcnant/ vnnft II castello di Sokol sull incisione di Jorg Breu-giovane, 1531. Fonte: KURIPESIC, Itinerarium, 1531. il pontefice Lucio III (1181-1185) condanno ed ordino l’eliminazione delle correnti eretiche, fra queste nomino per prima quella catara. La religione kristjana (catara) ebbe una forte divulgazione in Bosnia durante il regno di ban (duca) Kulin (1170-1204), vale a dire alia vigilia della IV crociata. Dopo la conquista e la distruzione della citta di Zara/ Zadar, da parte dei crociati, nel no- vembre 1202, il legato di papa In- nocenzo III (1198-1216) Giovanni de Casemaris si precipito in Bosnia dove, 1’8 aprile 1203, ottenne la rinuncia dal bano (duca) Kulin di certe pratiche eretiche, vale a dire la fede kristjana. Nello stesso mese si convertirono al cattolicesimo le famiglie dei nobili per risparmia- re la Bosnia dalla furia dei crociati tale come accadeva in altri paesi. Cosi la crociata bandita nel 1208 da Innocenzo III contro gli albigesi della Francia meridionale segno la fine del movimento cataro in questo paese con una serie di massacri degli “eretici” negli anni 1243-1255. Un simile massacro a danno dei kri- stjani fu compiuto da parte di Ste- fano Prvovencani di Zeta (duca dal 1195/96 e re serbo 1216-1228). Per arrestare l’emorragia dei credenti dalle proprie file la chiesa cattolica diede fincarico, nel periodo 1225 a 1239, al bano (duca) croato Ko- loman (f 1241) di annientare con l’esercito i kristjani, pero, senza suc- cesso. In seguito furono mandati all’inizio del secolo XIII in Bosnia i francescani (ordine fondato pro- prio per la lotta contro gli eretici) con il compito di conquistare con il breviario li dove i loro predeces- sori avevano fallito con la spada. La Bosnia rimase, pero, nonostante la rinuncia all’“eresia”, meta prediletta per le incursioni croato-ungheresi., che sotto il pretesto di lotta con¬ tro gli eretici attaccheranno le terre bosniache fino alia conquista turca della Bosnia nel 1463. La conquista bosniaca dell’Adriatico orientale ( 1380 - 1444 ) La Bosnia, fin dal XII secolo stato vassallo dei re d’Ungheria, comincio ad emanciparsi sotto la guida di Ste- fano II Kotromanic (1322-1353). Il 17 luglio 1357 i bosniaci cedettero agli ungheresi ed ai croati la parte occidentale del ducato di Hum ( Hu - mska zemlja ) fino al flume Narenta/ Neretva. Il bano (duca) bosniaco Tvrko (1353-1391, re dal 1377) cedette agli ungheresi (e croati) le terre di Zavrsje, vale a dire, quelle che avevano riconosciuto la prote- zione dei croato-ungheresi sulle ter¬ re del duca Hrvoje Vukcic Hrvatinic (1350-1416). I cattivi rapporti tra il duca bosniaco Tvrtko ed il re unghe- rese Lodovico I il Grande (nato nel 1326 e re d’Ungheria, 1342-1382, e di Polonia, 1370-1382) portaro- no alia guerra e nel mese di giugno 1363 1’esercito ungherese fu sconfit- to dai bosniaci nei pressi del castello di Sokol. Con questa vittoria Tvrtko ingrandi il proprio prestigio sul pia¬ no internazionale ed i! 7 settembre 1364 gli fu concessa la cittadinanza di Venezia e finalmente, nel 1377, si fece incoronare nel monastero di Milesevo, nelle terre di Podrinje (in- torno al flume Drina), e prese il tito- 10 di “re dei serbi, del Litorale e delle Parti occidentali”. Egli decise, nel 1382, di costruire un nuovo porto nelle Bocche di Cattaro/Kotor (ini- zialmente chiamato Santo Stefano e, piu tardi, Hercegnovi/Castelnovo) ed un altro alle foce del flume Na- renta (odierna Opuzen), per libera- re cosi la Bosnia dalla dipendenza di Ragusa/Dubrovnik, per quello che riguardava i trasporti marittimi ed il sale. Dopo la morte del re ungaro- croato Ludovico 1, nel 1382, entro sulla scena politica sua moglie Elisa- betta che arrivo nel 1383 a Zara/Za- dar dove si comporto da vera regina. Da questo comportamento nacque 11 confhtto con la figlia Maria e per ottenere un alleato Elisabetta regalo al cugino Tvrtko I la localita di Cat- taro/Kotor il 20 giugnol385 ed in quell anno anche la piccola repub' blica di Poljizza/Poljica (territorio tra Spalato/Split ed Almissa/Omis) riconobbe la sovranita della Bosnia, mentre i nobili di Spalato/Split si dichiararono sudditi delfimpera- Bosnia — terra di frontiere e di religioni (se colo X-XV) la primavera del 1390, i rappresen- tanti delle citta di Spalato/Split, Se- benico/Sibenik e Trau/Trogir e delle isole dalmate Brazza/Brac, Lesina/ Hvar (con 1’isola di Lissa/Vis, che faceva parte del comune di Lesina sin dal 1242) e Curzola/Korcula si resero alia Bosnia per rendere omag- gio al re bosniaco Tvrtko I, il quale 21 confermo alle predette localita dal¬ mate Fautonomia politica. Cos! il re Stefano Tvrtko Kotromanic - duca di Bosnia nel periodo 1353-1377 e re dal 1377 - divento nel 1390 “re della Rassia, Bosnia, Dalmazia, Croazia e Litorale”. Lo stato di Tvr¬ tko I (di nascita kristjano e conver¬ ting piu tardi, in fede ortodossa ed H duca Hrvoje Vukcic Hrvatinic (1350- 1416), miniatura dal messale glagolitico di Butko, inizio secolo XV. to re Sigismondo, che eredito, nel me se di marzo 1385, il trono unga- ro-croato. 1 bosniaci, nella veste di sostituti de l re di Napoli Ladislao d’Angio Durazzo (1377-1414), riuscirono a conquistare nel 1387 la fortezze d' Ostrovica (entroterra di Zara/ Zadar) e Clissa/Klis (alle spalle di Spalato/Split) e la citta costiera d’Almissa/Omis. Nel 1388 si arrivo a da prima invasione turca in Rassia/ Kaska meridionale (odierno Mon¬ tenegro) fino alia repubblica di Ra- gusa/Dubrovnik (15 agosto 1388). Kagusa/Dubrovnik chiamo in aiuto 'J re bosniaco Tvrtko I, che sconfisse ' esercito turco il 5 settembre e nel- ' avanzata i bosniaci arrivarono, nelle Prime settimane del 1389, fino sot- t0 le mura di Zara/Zadar. Nel mese d> giugno 1389 ci fu la battaglia a Kosovo polje tra i turchi e gli eserciti cristiani, tra i quali ci furono anche 1 bosniaci. Quest’ultimi mossero § u erra anche ai croato-ungheresi, c be furono sconfitti nel settembre ^389 nei pressi di Urana (Fentroter- ra di Zara). Cos! furono conquistate dai bosniaci ed il loro alleato in Dal- nia '/.ia, il vescovo Palizana di Urana, Una serie di fortezze in Croazia. Nel- v. t r o (M 7S%'A ^‘~2S i N VILLA IVARliUiiF. ' " "1 Il territorio di Poljizza/Poljica fu bosniaco fino 1451, veneto (1451-1506, 1649-1671 e 1686-1797), turco (1506-1649 e 1671-1686). (Cartina veneta della parte occidental di Poljizza/Poljica, 1792). Dopo la battaglia di Lepanto, nel 1571, si arrivo ad una insurre- zione popolare nel litorale di Macarsca/Makarska e della Poljizza/Poljica. I turchi rimasero pero padroni di casa e con la pace del 1573 furono ceduti alia Turchia ulteriori territori intorno a Spalato/Split, specie Sasso/Kamen, Salona/Solin e Stobrezio/Stobrec. Solo nel ••1649, dopo la conquista veneta della vicina fortezza di Clissa/Klis (1648), gli abitanti di Poljizza/Poljica costrinsero i turchi (per lo piit gente bosniaca) alia fuga. La nuova frontiera turco-veneta del 1671 (linea Nani ) fu stabilita cost che il villaggio Kucine e Poljizza/Poljica rimasero parte dell’impero ottomano. Nel 1686 la popolazione di Poljizza/Poljica scon¬ fisse un piccolo esercito turco e nello stesso anno Venezia stabili unilateralmente la nuova delimitazione con la Turchia (Bosnia) sul rio Grljevac. Dopo la caduta della repubblica di Venezia, venne la prima dominazione austriaca (1798-1806) seguita dall’occupazione francese (1806-1913). In quel periodo i russi spinsero gli abitanti di Poljizza/Poljica alia ribellione ed i francesi misero il territorio a ferro e fuoco mentre la popolazione locale si rifugio suile navi russe. 78 Atlante storico dellAdriatico orientate Almissa/Omis e sullo sfondo l’isola di Lesina/Hvar visti da Poljizza/Poljica. In primo piano il monumento all’eroina Mira Gojsalic, caduta nella lotta contro i turchi (scultore Ivan Mestrovic). Almissa/Omis e Poljizza/Poljica furono territorio bosniaco fino al 1444 e al 1451 rispettivamente. Foto: Bistrovic, J. in fine al cattolicesimo) si estendeva, dunque, da Antivari/Bar e Cattaro/ Kotor fino alle montagne di Velebit (Montagne morlacche, al settentrio- ne di Zara) e comprendeva entro le sue frontiere tanto la popolazione cattolica, ortodossa e kristjani (cata- ri), slavi e latini. NelFAdriatico cen- trale rimanevano fuori del dominio bosniaco solo il territorio della re- pubblica di Ragusa/Dubrovnik e la citta di Zara/Zadar. Dopo la morte di Tvrtko, il 23 marzo 1391, le citta soggette al suo dominio cominciarono a ricupera- re la propria indipendenza. I nobili croati, che s’erano ribellati contro l’Ungheria offrirono la corona del¬ la Croazia al re di Napoli Ladislao d’Angio Durazzo (1377-1414), fi- glio dell’assassinato Carlo d’Angio Durazzo. In seguito furono fatti alcuni ingrandimenti territoriali dal duca bosniaco Hrvoje Vukcic Hrvatinic, pero, sotto la protezione di Ladislao di Napoli. Nel 1394 le forze d’Ungheria occuparono una parte della Dalmazia e della Bosnia e catturarono Giovani (Ivanis) Hor- vat (1383-1391), che pretendeva di essere il sostituto del re di Napoli in Croazia. Giovani Horvat, insieme con altri trenta nobili, fu passato per le armi nella localita di Dobor (Bosnia). Il massacro spavento il re bosniaco Stefano Dabisa (1391- 1395), che si decise di restituire a Sigismondo la parte della Croazia e Dalmazia ereditata dal suo prede- cessore Tvrtko I. Dabisa fu succedu- to sul regno di Bosnia da sua moglie la regina Jelena Gruba (1395-1398) e nello stesso anno 1395 mori la moglie di Sigismondo, regina Ma¬ ria. Con il pretesto di questi cam- biamenti dinastici i nobili croati ri- cominciarono con le loro ribellioni mentre i bosniaci fecero un’ulteriore conquista con l’occupazione, nel 1401, della fortezza di Clissa/Klis (Spalato/Split). Le galee di Napoli entrarono, con l’assistenza dei bosniaci a Zara/Za¬ dar, il 28 agosto 1402 ed il 3 set- tembre, la citta giuro fedelta al re di Napoli Ladislao d’Angio Durazzo. Nell’ottobre dello stesso anno ca- dranno nelle mani del re bosniaco Stefano Ostoja (vassallo di Napoli) le localita di Urana/Vrana, gia pos- sedimento del papa Gregorio VII (1073-1085) che lo cedette all’ordi- ne dei templari, Spalato/Split e, nel mese di novembre, le citta costiere di Sebenico/SibenikeTrau/Trogir e, nel corso del 1402, i bosniaci conquiste- ranno anche Scardona/Skradin (alle foce di fiume Krka). Nel gennaio del 1403 si diedero ai napoletani (di fat- ti ai bosniaci) anche le citta di Catta- ro/Kotor ed Antivari/Bar e le isole di Brazza/Brac, Curzola/Korcula, Lesi- na/Hvar (con Lissa/Vis) e Arbe/Rab. Tutta la costa dell’Adriatico orientale da Antivari/Bar fino alle montagne di Velebit (Montagna Morlacca) al settentrione di Zara/Zadar fu nelle mani dei bosniaci. A Sigismondo rimase unicamente la repubblica di Ragusa/Dubrovnik. L’intera Croazia dal fiume Drava fino al mare, fu cosi sotto la coro¬ na del re napoletano Ladislao, che aveva occupato queste terre manu militari , vale a dire per lo piii con l’esercito bosniaco. Il 5 agosto 1403 Ladislao di Napoli fu incoronato a Zaravecchia/Biograd in presenza di alcuni nobili croati e ungarici — ed in assenza di quelli bosniaci - come re d’Ungheria, un titolo sempre conteso con Sigismondo. Nel mese d’ottobre egli ritorno a Napoli no- minando prima pero, come suo sostituto, il duca bosniaco Hrvoje Vukcic Hrvatinic (1350-1416), che gia il 4 novembre 1403 ottenne il ti- tolo di “duca di Spalato/Split, vice- re di Dalmazia e Croazia, l’arcidu- ca di Bosnia e conte dei Paesi Bassi (sul fiume Vrbas)”. Il territorio di Spalato/Split comprendeva oltre la citta stessa ed i suoi dintorni anche le isole di Brazza/Brac, Lesina/Hvat (con Lissa/Vis) e Curzola/Korcula, che rimasero nelle mani dei bosnia- 79 Bosnia — terra di frontiere e di religioni (secolo X-XV) ci fino al 1414. Qualche anno piii tardi, nel settembre 1406, Ladislao regalo a Hrvoje anche il castello di Zrin (con le terre tra i fiumi Una e Kupa), che fu proprieta del conte Paolo di Zrin, rimasto fedele all’im- peratore Sigismondo. Hrvoje non riusci, pero mai ad entrare in pos- sesso del “regalo” per la semplice ra- gione, che il locatario non intendeva sloggiare. I bosniaci furono padroni anche delle terre nell’entroterra del¬ la repubblica di Ragusa/Dubrovnik con la quale conclusero tre contratti (nel 1399, 1419 e 1426) in base ai quali il territorio bosniaco di Cana- li/Konavlje fu ceduto ai ragusani. Sigismondo inizio allora tre guer¬ re contro la Bosnia (1394, 1405 e 1406), pero senza alcun esito ed il s uo potere in questa parte dell’Eu- r °pa si rafforzo solo dopo il matri- monio, nel 1405, con Barbara di Zilli (Bassa Stiria, odierna Slovenia), eke apparteneva alia famiglia con i Possedimenti nelle terre contese tra nngheresi e bosniaci. La nobilta bo- s niaca destitui dal potere, nel 1404, 'I re Stefano Ostoja (re di Bosnia nei periodi 1398-1404 e 1409-1414) e SU 1 trono fu incoronato Tvrtko II (re 1404-1409 e 1421-1443), fi- glio illegittimo del re Tvrtko I. Al Principe bosniaco Sandalj (t 1435) 4l kede kristjana Ladislao di Napo¬ li riconobbe, il 13 marzo 1407, il k canyon del fiume Narenta nei pressi di °star. Foto: Yougoslavie, 1955- ,.v n. fiiimp r~r . *_/ ( ^ o cfXnrln la chiesetta di Priko. Foto: En Dalmatie. titolo su Scardona/Skradin (pres- so Sebenico/Sibenik), Ostrovizza e Urana (ambedue nell’entroterra di Zara/Zadar). Il re Sigismondo, che era in grave conflitto territoriale con i bosniaci, si rivolse a papa Gregorio XII (1406-1415) e quest’ultimo in contrasto — egli stesso con i bosnia¬ ci — concesse al re d’Ungheria, il 9 novembre 1407, la benedizione ed invito altri principi ad aggiungersi nella lotta della chiesa contro i tur- chi e gli eretici (bosniaci). Sigismondo di Lussemburgo, re d’Ungheria e imperatore del Sacro Romano Impero, scese in Bosnia nel settembre 1408 dove catturo Tvrtko II ed altri 170 nobili, che fu¬ rono tutti decapitati nel castello di Dobor, mentre al re fu risparmiata la vita. Dopo questo massacro (gia il secondo dopo quello del 1394) il duca bosniaco Hrvoje Vukcic Hrvatinic, vicere di Ladislao, rese omaggio aH’imperatore Sigismondo, che fu riconosciuto da tutti come il re dei croati e la ribellione croata, che duro 25 anni, ebbe la sua fine. Sul trono fu posto di nuovo, nel 1409, il re Stefano Ostoja, che non 80 Atlante storico dellAdriatico orientale Knin (l’antica Tenen) — il punto d’incontro tra Dalmazia, Croazia e Bosnia e tra il mon- do cattolico, ortodosso e musulmano. Questo incrocio strategico, durante secoli sede dei regnanti croati, fu turco (1522-1688), veneto (1688-1797) ed in seguito austriaco, con la parentesi francese (1805-1813), fino al 1918. Queste terre aride hanno un passato pieno di storia e di tragedie ed un presente economicamente povero ed umanamente triste. Il sigillo del re bosniaco Stefano Ostoje sul documento del 1400. Fonte: Arcbivio di stato di Budapest. fu, pero, riconosciuto dal duca Hr¬ voje Vukcic Hrvatinic (1350-1416), che aveva nei suoi possedimenti Spalato/Split, Almissa/Omis e le isole Curzola/Korcula, Brazza/Brac, Lesina/Hvar e Lissa/Vis ed altre ter¬ re lungo la costa. Una nuova ribellione scoppio in Bosnia nel 1415, quando Hrvoje Vukcic Hrvatinic si rifugio nella for- tezza di Jajce e con 1’aiuto dei turchi sconfisse nel maggio 1415 a Usora (Doboj) 1’esercito ungaro-croato capitanato dal bano Pavao Cupor Maslavacki (1412-1415). In segui¬ to le truppe di Hrvoje e dei turchi saccheggiarono, nel 1415, una buo- na parte della Croazia e della Stiria inferiore (odierna Slovenia). Si trat- tava della prima incursione turca in queste terre dove le ultime bande dei predoni turco-bosniaci arriva- rono ancora all’inizio del secolo XVIII. Il destituito re Tvrtko II si ailed con i turchi, che lo aiutarono a ritornare al potere nel 1421 e da allora in poi, rimasero alcuni presi- di ottomani sul posto. Lo sgretolamento dello stato bo- sniaco inizio con la perdita della Dalmazia nel 1409 mentre nel 1426 i bosniaci cedettero a Ragusa/Du- brovnik le terre di Ragusa vecchia/ Cavtat (l’antica Epidauro romana). Questa localita fu conquistata dagli slavi nel secolo VII e, come parte del ducato bosniaco di Travunja, fu il centro amministrativo del ter- ritorio di Canali/Konavlje. In quel- l’occasione i bosniaci vendettero a Ragusa anche i territori di Vitaljina, Obod/Obotti, e Donja Gora. Dopo la morte di Tvrtko II la Bosnia subi pesanti invasioni da parte dei turchi ottomani, dei quali divenne stato vassallo nel 1428. Quando nel 1429 Ragusa/Dubrovnik decise di co- struire a Ragusa vecchia/Cavtat una fortezza, 1’esercito del duca bosniaco Radoslav Pavlovic, invase la repub' blica dove sconfisse, nella primavera del 1430, l’esercito ragusano al di fuori della muraglia. La complessa situazione internazionale fu favore- vole alia Repubblica di Ragusa, che dopo la ritirata dell’esercito bosnia- co ritorno in possesso di tutti i suoi territori. Le guerre a non finire ed i susseguenti disastri portarono a gra- vi carestie (fame estrema e peste) - e gia nel periodo 1442-1445 - una parte della popolazione bosniaca “invase” i territori delle citta costiere nell’Adriatico orientale e sulla peni' sola Appenninica. Lo stemma dei re bosniaci sulla fortezza Jajce (Bosnia). Disegno: KLAIC, V., Povjed Hrvata. CONQUISTA VENETA DI GRECIA E DALMAZIA Salome* c l«“°7 S 9 - Samothrace*^ /-'f' ,*«*.-70 ^ y'J/ - Imbros^^ ) ^ l/f lemno fWfJf i«m-79^¥ _ , ■*, ina-7 Tenedot U7«-*j ) v£:SV"s%, **-1797 v A * MQQ-lfSO vn.il> 07 m°i-J JJ . 7 **‘ Q7 Lepanto 1**4-1707 r j I4O7-90 ^ ^ 16*7-00 N ^ \ . 4 f'-Ov A *N.Sporade* V Euboea 1-1470 bac* aflt _ > * . M6b ,- P halonia^> Tatra* j* Q’"’ i4«J-»797 v soo -P07 n . n a- 14 ,b94 -’fzc f: 40 1707- - ^ X J V«ti* - M. _ > Andros 1417-^° 7-14 Tenos lean* > ilLi* »••ness , m \ raroi ^ v \ u> ui*-40- ^Nax 10dOT '^Lron^. r ''V >Mon«mv*.ia * MOt-hoO W \F »«**-H«0 ^* n * WCerioo 1467-79 %*o63?i 7 97 ) ”4 •onos V9 0-1M7 ^Naxos ■ »437->^ h ' lull Mod. v Srcu r' tf m-,7 J^.tnoT^os Crete * s —4-1669 , S F Casos 1306-US* '00 Kn 1_ _ Possedimenti veneziani nelle terre greche (1204-1797). Legenda: (I) possedimenti vene- zlani. Dopo la conquista turca di Creta, nel 1669, Venezia concinuo a possedere sull’isola tre localita: Grabusa (G) fino 1691, la penisola Suda Bay (S) e Spinalonga (Sp) fino al 1715. Per l’isola di Tino/Tenos la presenza veneziana copriva l’arco di tempo dal 1207 al 1715. Cartina: HEURTLEY/DARBY/CRAWLEY/WOODHOUSE, A short History of r . tn 1Q64. Cambridge, University Press, 1965. Venezia in Grecia (1204-1797) La storia dell’Adriatico fu da sempre strettamente legata agli eventi nella Grecia e nelle sue innumerevoli iso- L. Gia in tempi antichi i greci arriva- vano fino all’alto Adriatico ed oltre e d, in diversi periodi, si estendevano su tutte le terre adriatiche. Sin dalle crociate le popolazioni dell’Adriatico , presero parte alle guerre sul territorio greco. Nel 1204 l’esercito dei crocia- d conquisto per Venezia Creta/Kri- d (8.393 kmq con le isole minori) e nel 1206 fu il turno delle localita di Coron/Koroni, Modon/Methoni e °tto miglia piu a nord, la citta di Llavarino nel Mar lonio. Nello stes- So anno fu conquistata per Venezia ' Lola di Corfu/Kerkira (593 kmq, Ve neta 1205-1214; 1350-1352 e 1386-1797); nel 1207 fu il turno dell isola di Nasso/Naxos (416 kmq) c he divento capitale del Ducato di Na sso, autonoma fino alia conquista tUf ca nel 1566. Nel 1207 fu con- 9 u istata anche l’isola di 1 ino/1 inos (201 kmq, veneta fino 1715) e nel 1209 l’isola di Negroponte/Eubea (3-580 kmq) gia feudo dei Carceri d‘ Verona. Un secolo e mezzo piu tar di, nel 1363, fu conquistata l’isola di Cerigo/Kythera (262 kmq), vene- z iana fino al 1797. Altre isole e terre greche caddero con il tempo nelle mani veneziane. Su parte di questo dominio marittimo, denominato « j Q °rninio da mar”, l’autorita venezia- na fin'i ben presto (Salonicco 1423- 'd30) mentre in altre terre, abitate c ' ai greci, lo stendardo di San Marco di ammainato solo con la scomparsa della Serenissima nel 1797. La so- Vf anita veneziana nelle terre greche, dtinque, variava secondo il territorio e ' epoca. Sin da 1408 la Serenissima doveva versare un tributo all’Impero ottomano per il tranquillo possesso dei territori veneziani in Albania e piu tardi anche per altri possedimen¬ ti veneti (p. e. per l’isola di Zante/ Zakynthos dal 1495-1699). Conquiste veneziane nel Mar lonio (1331-1362) Quasi tutte le isole ioniche furono feudo degli Zorzi di Venezia nel periodo 1331-1362. Corfu/Kerkira (593 kmq) fu conquistata militar- mente nel 1386 (ceduta da Napoli nel 1402) insieme con Butrinto, sulle sponde opposte della terrafer- ma, e rimasero venete fino al 1797. Nel 1401 la Serenissima annette il porto di Parga (nell’Epiro) di fron- te alle isole di Paxi/Paxo e Antipa- xi/Antipaxo sulla costa, con l’en- troterra sotto il dominio turco, che rimasero venete fino al 17 ottobre 1797. Nel 1408 Venezia conqui¬ sto Patrasso/Patrai e mezzo secolo piu tardi, nel 1467, occupo la pe¬ nisola di Maina/Capo Matapan (a 82 Atlante storico dell’Adriatico orientate MAX MAOOIOKl ultihm. i|> Cat■mttu{* t%sicn * 'MA'fu T)£ MA%MOT{A~ t&oirovt QOMTtiA. OM.MI MARt: OOLfO ■tf. L0DRJ1 at’kiJam.jOS, kMOKTt 5-4WTO '-x.fi' - T>£ IX-CNf: a 4 *- sakcvm.. I SEt. ir-4Ri. jtTlCHJ FfclMGO ’MUNA,. GTU.£CIA£ VNIVe"R5X£ SECVNW/W. HODIETCNWt 5ITV5VL 'N£0 T£TU 04. D£ 50^1 PTIO. .OW-FO; ^oi:Vo peW-4' a F ‘ ?LI ' Uterrana Grecia universale di Jacopo Gastaldo Pedemontano (1570-1574). meridione di Peloponneso) che fu persa, pero, gia nel 1479. Solo tre anni dopo, nel 1482 fu conquista- ta l’isola di Zante/Zakynthos (403 kmq, veneziana fino 1797), la piu meridionale delle isole Ionie; Ce- falonia/Kefallinia (737 kmq) e Ita- ca/Ithaki (103 kmq) ridiventarono veneziane nel periodo 1482-85 per poi rimanere definitivamente nelle mani della Serenissima dal 1500 fino al 1797; mentre l’isola di Santa Maura/Leucade/Lefkas (292 kmq) fu veneziana nei periodi 1502- 1503, 1684-1714 e 1716-1797. La repubblica di San Marco impose leggi, lingua, arte e architettura, e inizio a costruire la parte venezia¬ na della citta di Corfii/Kerkyra ed altre localita dell’arcipelago Ionio. I veneziani dimostrarono di essere amministratori previdenti. Pianta- rono olivi in tutto Parcipelago, si stima che solo su Paxo/Paxi ne mi- sero duecentocinquantamila. Oltre a fornire un raccolto abbon- dante, gli alberi contribuivano a stabilizzare il terreno, consentendo la successiva coltivazione di alberi da frutto, ortaggi e viti. Gli iso- lani venivano pagati l’equivalen- te di una dracma per ogni albero piantato e, sotto gli auspici dei veneziani, crearono un complesso sistema di terrazzamenti e muri a secco che ricopre tuttora gran parte dell’isola. Le autorita venete diede- ro inizio anche alia costruzione di infrastrutture essenziali: porti, vari edifici pubblici e mold piccoli ser- batoi d’acqua, ancora oggi visibili, alcuni addirittura ancora utilizzati, in tutta Pisola. Venezia conquisto nel 1684 il por- to di Prevesa/Preveza, all’entrata del golfo d’Arta, pero con il trattato di Carlowitz del 1699 dovete resti- tuirlo alia Turchia. La popolazio- ne di Maina/Capo Matapan aiuto Venezia nel 1685 a conquistare le fortezze turche e la regione rimase nelle mani veneziane fino al 1714 quando tornarono i turchi. Con il trattato di Passarowitz del 1718 fu ceduta a Venezia la citta di Pre- vesa/Preveza, che fu dopo la cadu- ta della repubblica di Venezia, nel 1797, conquistata da Ali Pascia di Tepeleni (1741-1822). Malvasia/ Monemvasia (uno scoglio lungo la costa orientale del Peloponneso) gia veneziana, nel periodo 1464-1540, fu riconquistata dalla Serenissima solo nel 1690. In seguito alle guer- re sulla penisola greca e la perdita veneta di Malvasia/Momenvasia e Napoli di Romania una parte della popolazione locale dovette fuggire e parte di essa fu portata dai venezia- 83 Conquista veneta di Grecia e Dalmazia- ni in Istria per rimediare alia grave situazione demografica. Morea/Pe- loponneso fu occupata da Venezia nei periodi 1684-7 e 1715 e con la guerra turco-veneta si arrivo ad ul- teriori modifiche territoriali e Vene¬ zia conquisto ai turchi per un breve periodo (1687-1715) anche Castel Tornese/Khlemoutsi sul promonto- rio occidentale del Peloponneso di fronte alle isole Zante/Zakynthos e Cefalonia/Kefallinia. Venezia nel Mar Egeo (1204-1669) Le prime conquiste venete nel Mai Egeo furono realizzate durante le crociate quando nel 1204 fu con- quistata Creta (veneta 1204-1669) ed Eubea veneta (1209-1470). Nei secoli successivi caddero nelle mani della Serenissima anche altri terri- tori dell’Egeo. Tutti queste localita divennero pero presto terre di con¬ quista dell’lmpero ottomano. Du¬ rante i secolari conflitti turco-veneti per il dominio del Mediterraneo le conquiste veneziane nell Adriatico orientale fatte alle spese dei turchi furono, quasi sempre, seguite dalle perdite territoriali nel mare Egeo e viceversa. Venezia perdette cosi n el 1479 Lemnos/Lemno, Imbros, Samotracia/Samothrakee, Thasos/ Taso alfimboccatura dei Dardanel- b- Delia battaglia navale di Prevesa/ Prebeza si scontrarono, il 27 settem- Ere 1538, le centoquaranta navi cri- s riane al comando di Andrea Doria (1466-1560) con le centoventi del rurco al comando del Barbarossa e battaglia, all’imbocco della rada Arto, si risolse in una fuga cri- s riana. La battaglia di Prevesa/Pie- beza fu svantaggiosa principalmente a Venezia che, con il trattato del 2 °rtobre 1540, perdette tutte le isole dell Egeo conquistate dai turchi e le te rre di Nauplla, Romania e Malva- s ’a, alcune piazzeforti dalmate (Na- d*n, Urana) e dovette pagare foiti I possedimenti genovesi nelle terre greche (1261-1481). Legenda: (I) possedimenti geno- vesi. Cartina: The Cambridge Medieval History, vol. IV, Cambridge, 1923, p. 477. indennita di guerra e larghi tributi per conservare Zante/Zakynthos e Cipro. L’acquisizione veneta della Dalmazia (1409 -1452) Vista la grande confusione sul po- sto e rendendosi conto di non po- ter competere per il potere con Si- gismondo, Ladislao vendette, il 9 luglio 1409, i suoi titoli sulla Dal¬ mazia a Venezia per 100.000 ducati. L’acquisto comprendeva il territorio di Zara/Zadar con Novegradi/Novi- grad, Urana, Zaravecchia/Biograd e l’isola di Pago/Pag (285 kmq), che all’epoca possedeva le piu grandi sa¬ line delPAdriatico orientale. Non tutte le citta dalmate accettaro- no la sovranita veneta e l’isola d’Ar- be/Rab (94 kmq), che si schiero con i duchi croati di Frangipani fu con- quistata dai veneziani solo nel set- tembre del 1409. Nello stesso anno diventarono venete anche l’isola di Cherso/Cres (400 kmq) con Ose- ro/Osor e l’isola di Lussino/Losinj (80 kmq), separata dalla prima da un canale artificiale largo 11 m, e sulla terraferma Nona/Nin, Pantica sede vescovile. Nel 1411 i venezia¬ ni acquistarono dal duca bosniaco Sandalj Hranic Kosaca (t 1435) la 84 Atlante storico dellAdriatico orientale Mesm&if- 'Ptiffine SkaktiSkuno)' ' Phitippojw' -^■Proxti Mfmottichotxy \\V\\ Tha jos \JtwsMooi& S^mcthfel^ Imbrosi Jk, Skiathos lasbos^i 1 UH >•»»'. Skopelni Lmikas Y*WKrfS\ /H f vmr« ( >3« \ . \\\\\\ .. ■ & n»>*!n> i^krphallema Andror. \V % \ Zakynthos~Cj'5 fctiMi/? fhemisitn Mykonos Thwmia © Afl Sanalofin Lo sgretoiamento d«H'lmpero bizantino (1340-1402) Impero bizantino nel 1340 Impero bizantino nel 1350 Conquiste bulgare dopo 1344 Impero ottomano nel 1350 —* Possedimenti Angiovini — Possedimenti catalani Impero bizantino nel 1402 Conquiste turn he (1354-1402) - Ducato di Naxos —■ Serbia Possedimenti veneziani T I Vassalli di Naxos (Amorgos, Tbermia) Conquiste di DuSan dopo 1340 Vassalli di Venezia ^ Possedimenti deU’Oidine di S. Giovanni 1 Bulgaria Possedimenti di Genova Lo sgretolamento dell’Impero bizantino (1340-1402). Legenda: Le date indicano l’anno della cessione del potere bizantino; Durazz 0 divento albanese nel 1368; Corfu fu veneto dal 1386; la contea di Cefalonia apparteneva a Tocchi dal 1375; possedimenti di Genova: Smyrna dal 1344, Chios a partire dal 1346, Phokiaa dal 1351(1358) e Lesbos dal 1355; Achaia fu di Navarra dal 1383; dal divento poS' sedimento dell’Ordine di S. Giovanni (Corinto 1400-1404; Rodi fino 1522) Cartina: RUNCIMAN, Steven, DieEroberungvon Konstan ' tinopel 1453, Monaco, Verlag C. H. Beck, 1966. 85 «**■» ■ f oucy Y or THr s ARCHtffl AOO gir e Sebenico/Sibenik e delle terre di Clissa/Klis e di Poljizza/Poljica considerava la presenza veneta nelle predette citta come illegituma e per questa ragione attacco in continua- zione il territorio veneziano in Dal- mazia. Finalmente con l’accordo del 23 maggio 1434 fu stabilita la fron- tiera tra i possedimenti di Ivan Ce- tinski e quelli di Sebenico/Sibenik (veneto). Nel 1442 Venezia conquisto la citta di Antivari/Bar e poi, nel 1444, la citta di Almissa/Omis e la “repubbli- ca” di Poljizza/Poljica nel 1451, che fino ad allora furono possedimenti Conquista veneca di Grecia e Dalmazia fortezza di Ostrovizza (vicino Zara), che sara pero conquistata gia nel 1412 dai croati. Durante le guerre in Dalmazia e Friuli (1411-1413) contro Sigismondo, Venezia con¬ quisto Scardona/Skradin (sulle foce del flume Krka/Cherca) e tutto il territorio fino alia citta di Sebenico/ Sibenik, che si arrese solo il 30 otto- bre del 1412 dopo un assedio lungo tie anni. La pace fu conclusa nel- 1 ottobre 1412 a Trieste, dove venne deciso che le parti rimanessero con i territori, che possedevano nell’aprile 1412. In attesa di completare ter- dtorialmente il proprio acquisto in Dalmazia, Venezia riusci a conqui- stare Lepanto/Nafpaktos (veneto 1407-1499) e Patras/Patrai (vene¬ to 1408-13; 1417-19) nel golfo di Lepanto. Nel 1420 si diedero a Ve¬ nezia le citta di Trau/Trogir e Spala- to/Split; le isole di Curzola/Korcula (273 kmq), Brazza/Brac (396 kmq), Lesina/Hvar (289 kmq) e Lissa/Vis (86 kmq). La guerra fini senza arri- Vare all’armistizio e nelle mani della Croazia (Ungheria) rimase unica- m ente il territorio da Segna/Senj al fiume Zermagna/Zrmanja (Litorale cioato), l’isola di Veglia/Krk (410 kmq) ec [ jj territorio intorno a Zara/ Zadar e Sebenico/Sibenik. La citta d' Almissa/Omis con la “repubbli- Ca hi Poljizza/Poljica (nei pressi di Spalato/Split) e Macarsca/Makarska t'tnasero parte del ducato bosniaco. h conte croato Ivan Cetinski (Gio- Va nni di Cettina), che era in quel Periodo (1412) padrone di tutto (cntroterra di Spalato, Trau/Tro- K or cyrnin pr ; rp *■!»».: ' _ Impero bizandno, Impero turco, Albania, Montenegro, Ragusa, Serbia e possedimenti ve- neti in Grecia ed Albania nel 1440. Legenda: (\\\) Impero bizantino; (H) possedimenti ve¬ iled; (B) Bosnia; (M) Montenegro; (R) Ragusa/Dubrovnik. Cartina: HEUR1 LEY/DAR¬ BY/ CRAWLEY/WOODHOUSE, A short History of Greece from early Times to 1964. TO* J Cefalonia veneta (1483-5, 1500-1797). Incisione di Coronelh. f s °la diTino/Tinos fu veneta (1390-1715). 'ncisione di Bertelli D. (1574). 86 Atlante storico dell’Adriatico orientate Modon/Methoni con Navarino/Pilos e l’isolotto Sapienza, incisione di Camocio (1574). Dopo una prima conquista nel lontanissimo 1125 Venezia riconquisto Modon/Methoni e Coron/Koroni durante la prima crociata, nel 1206. Ambedue le localita rappresentavano i punti strategici sulla rotta dal Mar Ionio al Mar Egeo e per questa ragione furono chiamate gli “occhi di Venezia”. La Serenissima fu cacciata da queste due roccaforti nel 1500, quando Bayazit II conquisto il Peloponneso. La flotta di Carlo V e del papa Clemente VII (1523- 1534) occupo Modon/Methoni, nel 1530, per abbandonarlo nel 1532 quando portarono con se 2.000 abitanti, che furono insediati nelfltalia meridionale. Venezia ritorno in pos- sesso di Modon/Methoni e Coron/Koroni, nel 1686, per perderli definitivamente nel 1715 quando si arrivo alia seconda occupazione turca che duro fino al 1828. C III Chios/Chio. Chios fu dominio genovese (1304-29, 1346-1566), turca (1566-1912) con la parentesi veneta (1694-95). Disegno di Braun/Hogenberg (sec. XVI). di Stefano Vukcic Kosaca, gran duca di Bosnia e conte di Zahumlje e Pri- morje (1435-1466, sposato con Je- lena figlia di Balsha III). Con il trat- tato del 23 agosto 1445 con Vukcic Kosaca vennero sanzionate tutte le conquiste venete ed in cambio gli furono restituiti i possedimenri per- sonali a Venezia, Zara/Zadar e Cat- taro/Kotor. Finalmente egli cedette a Venezia nel 1452, anche Macar- sca/Makarska ed il territorio intor- La torre veneziana a Salonicco, che ancora nella 1° guerra mondiale serviva al coman- do delle truppe d’Intesa. Foto: Le Vie d’lta- lia del maggio 1930. no al flume Narenta/Neretva. Nel 1480 Venezia conquisto l’isola di Veglia/Krk e nel 1483 ottenne an¬ che la localita costiera di Castel San Giorgio/Securac (nei pressi di Spa- lato/Split, veneta 1483-1797), che fino ad allora faceva parte del regno croato-ungherese. La conquista veneta del nido dei pi- rati d’Almisssa/ Omis e la distruzione della nuova Narona (Vid, nel delta di Narenta/Neretva), per ordine del sultano Maometto II (1451-1481) nel 1464 diedero una svolta epocale nella storia dell’Adriatico orientale. Sparirono cosi due rifugi di predoni che derubavano le navi e rapinavano le persone per venderle come schia- vi. La popolazione dalmata che fino ad allora aveva preferito I’interno delle terre, al riparo dalla pirateria, inizio a spostarsi verso la costa ed a dedicarsi al cabotaggio ed al com- mercio, attivita che diedero nuovo slancio all’Adriatico orientale. Cipro veneziana (1489-1571) La Serenissima fu pero in parte com' pensata con l’acquisto di Cipro nel 1489, (5.896 kmq), importante base strategica nel Mediterraneo orientale, ambita da sempre dagli stati europei oltre che per la sua posizione strategi' ca anche per la fertilita delle sue ter- re. L’isola e vicinissima ai luoghi sand (Gerusaleme) delle tre religioni che coprono la quasi totalita della pop O' lazione mediterranea ed europea. La storia di Cipro in rapporto a Venezia si puo distinguere in due momenta il primo, che va dal 1474 al 1489, c 87 ^uista veneta di Grecia e Dalmazia La fortezza di Santa Maura/Leucade eret- ta dai franchi nel sec. XIII e rimaneggiata dai turchi e veneziani. L’isola fu ducato dal 1362 a 1479 e parte deU’impero ottomano dal 1479 a 1684 e 1714-1716. Cassedio turco dell’isola veneziana di Santa Maura/Leucade in mar Ionio (1714). Inci- sione di Vincenzo Coronelli. " h fortezza veneziana (1386- ^ oto: Le vie dltalia dell’agosto Malvasia/Monemvasia. II piccolo borgo omonimo e posto sull’alto di una rupe (300 slm). Era un tempo famosa per il vino, diffuso in tutto il Mediterraneo ed in particolar modo in Istria con il nome di “malvasia”. Incisione veneziana (1687). Napoli di Romania/Nauplia, incisione di Camocio (1574). Nauplia/Nafplion (conosciuta sotto il nome Napoli di Romania) fu veneziana dal tardo secolo XIV e fu parte dell’Im- pero ottomano nel periodo 1540-1686 quando cadde di nuovo nelle mani veneziane fino al 1715 e da allora in poi fu di nuovo turca fino al 1822. In quell’anno divento la prima capitale del regno di Grecia. c ontraddistinto da una forma di in- dipendenza, sotto il protettorato di Venezia; il secondo, che va dal 1489 1571, vede l’isola soggetta alia di- re tta sovranita veneziana. 11 lavoro P er ottenere l’isola fu lungo: negli an ni ’60 riuscirono a far sposare la Patrizia veneziana Caterina Cornaro (1454-1510) al re dell’isola Giacomo dl Lusingano (f 1473); appro fittando 4el fatto ch’era rimasta vedova, le mi- sero vicino dei consiglieri; nel 1488, infine, la indussero ad abdicare in fa- vore di Venezia, compensandola con il titolo di “figlia della Repubblica” e trasferendo, nello stesso anno, la “sede reale” e la regina Caterina sulla terra ferma veneta, nella cittadina di Asola (1489-1510). L’isola, oltre che base strategica di grande significato sulle rotte tra occidente ed oriente, era ricca produttrice di zucchero, sale e vini. A causa del pericolo rap- presentato dai turchi, Venezia aveva accettato, sin dal 1562, di potenziare Nicosia (allora una citta con 56.500 anime). Lo scompiglio creato dalla guerra di Granada (la rivolta dei mo- riscos nel 1568 e la loro susseguente espulsione) ebbe come ultima con- seguenza la conquista ottomana di Cipro nell’agosto 1571, dopo una strenua difesa. 88 Atlante storico dellAdriatico orientate L’isola di Cipro di Ferando Bertellli (Roma, 1562). Caterina Cornaro, ulti¬ ma regina di Cipro. Ca¬ terina apparteneva alia famiglia veneziana Cor¬ naro o Corner, di antiche origini. Tra i membri piu noti c’erano; Marco, che fu doge tra il 1365 ed il 1368; Pietro, che sul fi- nire del sec. XIV fu il di- plomatico della guerra di Chioggia; Federico, che finanzio lo stato in crisi all’inizio del sec. XV; suo fratello Giorgio, gover- natore di Cipro, che fu chiamato «padre della patria»; Giovanni, che fu doge (1709-1722). Corfu/Kerkira con l’isolotto Paxos/Paxi. Un sistema di piazze- forti proteggeva la libera navigazione delle navi venete sulle loro rotte. A Corfu, porta d’ingresso delPAdriatico poderosamente fortificata, stazionava in permanenza una squadra navale con il compito di bloccare qualsiasi forza armata tentasse l’accesso al “Golfo di Venezia” (l’Adriatico). Piu avanti, sulla costa sud-oc- cidentale del Peloponneso, Modone e Corone erano due porti fortificati avanzati che per la loro importante posizione venivano chiamati “gli occhi della Repubblica”. Veduta del XVII secolo, Museo Storico Navale di Venezia. L’assedio turco di Famagosta, (cartina Simon Pinargenti 1573). Fonte: The Hebrew University of Jeruzalem. AMOUA mi*.-VMtUlNS TtfcW*A ACTVMiAW H «MWM OMWlKiMA 9VK A*wvt Wile .:» MAWtt WK.\TIM * j r*.tC»,TA MAMMVH-COlQNRmN MtMtNlAC* UUX» T • IWWW MQVftt AMR -trtNOfNTiyW TWttitflO IE! * 7*1 ItAAblNTA HAVE% ACnMlM-TA'ilNTA NAVti avmsxon * maw aiEXANMunq bvct&M. 11 *-—ap-* Corone/Koroni — la flotta al comando di Andrea Doria conquista la fortezza turca in Grecia nel 1533. Dipinto di anomino, Genova, Museo Navale. Modone/Methoni. Foto: Zorzi, Alvise, Un a Cittd — una Repubblica — un Impero. I CONTI DI GORIZIA ED ALTRE CASATE FEUDALI mpi T’AITO ADRIATICO 1 danza macabra di Cristoglie/Hrastovlje (Capodistria/Koper). L’interno della chiesetta romanica, costruita nel XII e XIII secolo e forti- - ata con mura nel XVI, e affrescato. Questo dipinco risale al XV secolo, un’epoca in cui l’Europa era falcidiata da devastanti epidemie e te ma della caducita della vita era particolarmente sentito. La personificazione della morte tiene per mano persone diverse per eta e stato ^ciale, a indicare che tutti sono uguali di fronte a lei. L’autore degli affreschi e il pittore Ivan od Kastva (Giovanni da Castua, 1490). — - Ap 11a Carnia, si a ra i condottieri dell’imperatore ger- aanico emersero fin dal secolo XII conti di Gorizia/Gorz/Gorica, di )r >gine germanica, che erano con- • er nporaneamente vassalli dell Im- P er o (fin dal 1001) e del patriarca dAquileia, di cui erano awocati. II Friuli orientale fu diviso nel 1001 fia il patriarca d’Aquileia ed il conte dd Friuli. A quest’ultimo succedet- te il conte di Carinzia Eppensteiner d03l-l090) edi suoi eredi ottenne- ro con il trattato di San Quirino del 1 202, nell’anno della quarta crociata, anche l’altra meta del Friuli. Nacque COsi per opera della casata germani- ca degli Eppenstein di Murthal una c °ntea, che prese il nome dal piccolo colle Cgorica” nella dizione slava, ov- Vero Gorizia in tedesco Gorz). Il XIII Sec °lo vide, percio, la regione orien- t;, le d’ltalia divisa tra i patriarchi ed i c °nti goriziani. Ai primi appartene- v ano il Friuli occidentale e parte del rTlar chesato d’Istria, ai secondi il Friuli 0r >entale (il territorio goriziano fino fiunte Vipacco/Vipava), la contea ^ istria o di Pisino e numerosi altri P'ccoli feudi nel Carso e nel Friuli ed ^ Frolo. A partire dal 1253 i conti di Gorizia ereditarono anche il Tiro- lo e l’intera contea goriziana, che fu divisa dopo la morte di Meinhart nel 1271 tra i possedimenti d’oltre alpi e le terre al sud delle alpi. Il conte En¬ rico II (1304-1323) sconfisse defini- tivamente il Patriarcato di Aquileia, occupo parte della Carnia, si alleo quindi con Verona, patteggiando con Cangrande della Scala e assoggetto nel 1319 Treviso, Conegliano e Pado¬ va; e piu o meno nello stesso periodo anche il territorio intorno a Moettlig (odierna Metlika) nella Bassa Car- PREGLEDNA KARTA i_,c 1 al sud delle Alpi (intorno a 1335). Legenda: (—) frontiera statale; {III) terre goriziane. Fonte: STIH, P., Goriski grojje ter njihovi ministerial.i in militi v Istri in na Kranjskem, Ljubljana, 1994. Le terre dei conti di Gorizia 90 Atlante storico deU’Adriatico orientale con l’estinguersi della casa comita- le, la contea di Gorizia sarebbe stata assorbita dagli Asburgo. Durante la conquista veneta del Friuli i venezia- ni conquistarono nel 1419 il castello di Gorizia ed il conte fu fatto prigio- niero. Nel 1424, il conte di Gorizia, Enrico IV (1393-1454) ed il fratello Mainardo (1393-1429) dovettero presentarsi a Venezia, quali eredi dei feudi friulani di Gorizia, e dunque obbedienti alia Serenissima. Questo atto diventava per Venezia ragione di pretesa sui possessi goriziani e sulla stessa Gorizia. Mezzo secolo dopo, i conti con- clusero un Patto di fratellanza e di reciproca successione (1474) con Vienna, dimodoche la contea di- venne un retaggio patrimoniale degli Asburgo. Per salvaguardare i loro diritti sulla destra dell’Isonzo dalle continue violazioni veneziane, essi stipularono inoltre un Trattato di permutazione (1497) con la Casa d’Austria, da cui ricevettero alcuni possessi in Carinzia in cambio dei feudi friulani (Codroipo, Belgrado, Castelnuovo, Cormons), che furo- no sottoposti al capitano austriaco di Pordenone. Il 12 aprile del 1500, il conte di Gorizia Leonardo (1454' 1500) mori senza eredi e le sue terre (Contea di Pisino) le ereditarono gh Asburgo. L’imperatore Massimilia' no (1459-1519), in base ad antichi trattati, si impossesso gia nel 1500 di Gorizia e dei suoi territori. Sulla cospicua e strategica eredita si apr 1 un contenzioso di portata europea tra Venezia e gli Asburgo. Altri signori feudali nelle terre dell’alto Adriatico (secoli X-XVI) Lungo i secoli X-XVI ci furono nell e terre dell’alto Adriatico diverse casa- te che governavano questi territor 1 in nome delfAustria o dei patriarch* d’Aquileia. Tra le nobilta piii note furono i principi di Auersberg, inve' stiti di importanti cariche in tutti * I castelli medioevali di Trieste. Legends: Nel periodo medioevale, sull’altipiano carsico intorno a Trieste, vi erano, o sono stati citati, almeno sei castelli o fortificazioni: Duino/De- vin, Mocco/Zabrezec, San Servolo/Socerb, Contovello/Kontovelj (o Torre di Moncolano), Prosecco/Prosek, Monrupino/Repentabor. Fonte: Trieste Mia (internet). La bandiera dei conti di Gorizia. Dipinto Baum, W., I conti di Gorizia , Libreria Edi- trice Goriziana, 2000 . niola, vicino il fiume Kolpa. Il conte di Gorizia fu in un certo momento fra i piu potenti principi del Sacro Romano Impero e passo alia storia della cronaca mondiale quando, nel 1192, catturo Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra (1189-1199), di ritorno dalla crociata, e lo conse- gno a Vienna. Nella contea di Go¬ rizia si applicava il diritto friulano (Costitutiones Patriae Forumjulii del 1366) dove in traduzione tedesca il patriarca dAquileia fu sostituito con il conte di Gorizia. Nel 1342 i tre fratelli che governa¬ vano la contea di Gorizia si divisero l’eredita ed Alberto IV (f 1374) ri- mase l’unico conte del ramo istriano (Pisino). Nel 1363 i conti di Gorizia furono costretti a cedere il Tirolo al- l’Austria. Con la morte di Alberto IV (1342-1374) si estinse il ramo istriano dei conti di Gorizia. Alberto IV mori senza diretti eredi ed in base all’ac- cordo firmato nel 1350 e rinnovato nel 1364, alia sua morte nel 1374, le sue terre in Istria (a parte Momiano/ Momjan e Piemonte d’Istria/Zavrsje) passarono nelle mani degli Asburgo. I conti stipularono anche un trattato con la casa d’Austria nel senso che, L£gwi_di Gorizia ed altre casate feudali nell’alto Adriatico 91 territori soggetti ai conti di Gorizia e, quindi, ai duchi d’Austria. Le ca¬ sate di Barbamoccolo e Barbo ebbero diversi castelli intorno a Trieste ed in Istria. I Duinati, oltre che di Duino/ Tybein/Devin, furono signori anche di Senosecchia/Senoze, di Primano/ Prem e di Guteneck/Knezak ed eb¬ bero, sin dall’inizio del secolo XIII, dtri numerosi feudi e castellanie nel- 1 Istria, tra cui la citta di Fiume. Con l’estinzione del casato Duinate nel 1399 i suoi possedimenti, tra Berse- zio/Brsec e Fiume/Rijeka passarono a i feudatari tedeschi Walsee. I Fran- gipane (in croato Frankopan) erano oriundi di Roma e sembra che il loro patronimico derivi dal fatto che, du¬ rante una carestia, scoppiata nella Lo te mma dei Frangipane/Frankopan. 11 codice di Novi/Novi Vir gcnnaio 1288 venne promul 'll Leonardo Frangipane una bta in croato e redatta in c; I'dci, che rimasero in vigore yuando fu abolito il colonato Castello di Duino/Devin/Tybein sul dipinto di Tischbein (1842). Legenda: Il castello fu costruito sulle fondamenta di una torre romana nel secolo XIV di fronte alia torre eretta nelle epoche precedenti. Dopo Fincursione turca del 1470, che aveva incendiato com- pletamente il piccolo borgo sloveno sviluppatosi ai piedi del castello, si dette mano a una nuova cinta bastionata che circondo l’abitato ricostruito. Il castello venne dato in dono alia famiglia Thurn & Taxis, nel 1669, dall’imperatore Leopoldo I (1640-1705) come premio per lo sviluppo del traffico postale in Germania. Il castello e la chiesetta di Santo Spirito dei conti di Gorizia. Il castello fu sotto Foccupazio- ne veneziana solo nel periodo 1508-1510. Foto del 1960. loro citta, donarono il pane ai poveri affamati. Anche la loro insegna ricor- da tale evento. Quando giunsero nel¬ le terre dell’alto Adriatico ottennero in feudo, da Venezia, l’isola di Veglia/ Krk (1118) che continuarono a go- vernare ininterrottamente per cinque secoli. I conti di Veglia, pero, volsero le spalle alia Serenissima per darsi alia casa d’Austria, che li ricompenso con vaste terre in Croazia. Tra il 1460 e il 1470, Giovanni Frangipane con- dusse i suoi militari a predare i feu¬ di istriani deH’Impero per conto del duca d’Austria Alberto IV, allora in guerra contro l’imperatore Federico III. La casata fu soppressa nel 1671 quando fu giustiziato l’ultimo tito- lare Francesco Croce (1663-1671) in seguito ad un complotto contro Vienna. I Petazzi (in slavo Petac) erano altrettanto di origine romana 92 Atlante storico dellAdriatico orientate Padova - il Palazzo del Capitano con torre del 1427 e orologio del 1437. Padova, sede di una delle piu antiche universita (fondata nel 1222) fu per un breve periodo dominio dei conti di Gorizia. All’Universita di Padova studiarono quasi tutci gli intellettuali del- l’Adriatico orientale. Cividale del Friuli - Messa dello spadone (Epifania) che risale all’epoca del Patriar- ca Marquardo di Radeck, eletto nel 1366. Foto: Touring Club Italiano , 2000. e furono signori dei piu importanti castelli nell’alto Adriatico, Castel- nuovo/Podgrad, Auremio/Vreme e Mocco {Funfenberg, Trieste) e con- trollavano cosi le principali strade di collegamento tra Trieste e Carniola. I Walsee Ens — Valsa ebbero in eredita il feudo di Duino e Fiume/Rijeka e nel 1407 ottennero altre signorie nel- la Carniola ed in Stiria. Il conte Pietro di Zrin e marchese France¬ sco Frangipane furono giustiziati a Wie- ner-Neustadt, il 30 aprile 1671, per aver complottaco contro la corte di Vienna ed i loro beni furono confiscati. Finisce cosi il secolare dominio di Frangipani su alcune terre delfAdriatico orientale dove furono sostituiti daila Casa d’Asburgo. (Incisione d’epoca). OWcflin. W Jeruu ui JitiUioil in. j Vo ugipani IP? (tile itto imfiuu, tixliyuMzt -bur wui> ttfiteiifl fur Vrrm u nb Aumjrpan l>u roidtr 3tjre 'pflicftf Jtufruij r aefttfftttan nu itr tu Oufej fiM betraiijd root ibr ttiun JBitfu tr(ofct)U ftlbl't Sta oorgrfjaMtn (X iXliuf Inmi fu yeftraflt Sit fott u atlin. ueb 9li in. ?reu£ojlgfeu item. Jlcujftr nnfcrfttfjr £>a- Oocfi niif tg, nuW Jld] ruffc durtfj aiir (ebr ei.'pi'tC; Sang (efie unjrr Jtdjjfec . Conegliano - la contrada Grande porticata con palazzetti e case cinque-seicentesche; caratteristico il raccordo in ciottoli con il piano stradale. Conegliano fu per un breve periodo dominio dei conti di Gorizia. Foto: TC Italiano. Padova - la basilica di Sant’Antonio, fu co- minciata subito dopo la morte del santo, nato a Lisbona nel 1195 e morto ad Arcella (Padova) il 13 giugno 1231, e la costruzi o- ne duro fin oltre la meta del secolo XI7 La pianta e ad ossatura romanica, con for- me gotiche; pero le sei cupole emisfericfie hanno carattere bizantino, terminate cortie sono, da croci dorate. Padova fu dominate nel sec. XIV daila famiglia Carraresi (131®' 1405) che insieme con i genovesi presero parte nelle battaglie contro Venezia nell e terre delfAdriatico. 11 17 luglio 1405 P a ' dova cadde nelle mani della Serenissima- Dopo l’inutile assedio dell’imperatore MaS' similiano fu fortificata (1509) e segui k sorti della repubblica di San Marco sino al 1797. Incisione del secolo XIX. L’ESPANSIONE TERRITORIALE DI VENEZIA (1388 1496) ftmccba: Rolzano CU.M# Salome TREVISO on col u - alpZjriioJcL " .AbanoVlEAnm'A' 1 ,s ".nriho "X-a anefco. MA-NTOA Aria no HrcnzftiSln * ^Pjr- Z ' umizaga/ . GiiaC:ajjjjv iCoi>tQi>1iaj Sabiorreta BRUARAl^ •nrtaa roHimpv ‘UpoJi itmadra M-anno nano respinta dalle varie potenze presenti all’interno e solo con la pace di To¬ llespansione sulla terraferma ( 1388 - 1463 ) Venezia si era volta ad integrare i pos- sedimenti d'Oltremare con l'espan- Tr „ is0 ceduto all'Austria nel stone neUtmmedtata Terraferma^ ^ ^ suo mmo lo vendette Acquisi nei pnmi anni del 1 recento * . i , on/ • . M . ., . . 11 a ; Carrraresi di Padova, nel 1384, i territori trevisam piu prossimi alia ai c^ari raics 1388. II governo prowisorio decise, il 3 dicembre, di darsi alia Repubbli- rino (1381), le sue mire potettero ca di Venezia con tutto il territorio contare su qualche concessione terri- dal Brenta al Piave. Giovandosi della debolezza del potere imperiale ger- manico e della frammentarieta delle signorie locali che formalmente ne j -r— r.. “““ - — - ’ —-' o— - — - — guna, venne pero immediatamente fu ricuperato dalla Serenissima nel dipendevano, lo stato di San Marco si pjnigof f - .£ a ... ... ,jfi ** . jj'" y 3L ( J Ml (Kfef; * ? A jjjt; Sj ... o - x "'.: -7- Pr ivyirv . i M ■ 3 sV ’. l A ^ r„. »- L’ltalia e l’Europa sud-orientale sul mappamondo di fra Mauro. La carta fu realizzata nel 1459 per ordine del re di Portogallo Alfonso V (1438-1481), che voleva meglio conoscere i suoi possedimenti in Africa. AM’lZ'r^Tvrolischen Adlers erste Beschreibung und Riva - veduta prospettica dal I vo u “ e f di v ene zia dal 1440 a 1509. Verbind, (1609-1611). R>va sul lago d> Garda F . ii noDO _ Le conquiste venete nell’Adriatico strangolato; un terzo della pop (l 484 - 1509 ) hereto - veduta del castello, podero- r f atta sc hiava, un terzo , , ,, Sa fortezza rifabbricata dopo che Venezia Costantinopoli ed il Dopo 1481 Venezia appro tto occupo questa parte della valle Lagarma u ti as ei l to A y ene , minacc ia turca in Puglia per occupa- (!4l 1-1509). Rovereto divenne subito re sto fu lasciato sul p Mnnoooli Carovigno, San militate, emporio commercials di . rimasero alcune basi nell g • re r , Gallipoli, e si kontiera della Serenissima che mirava ad „ rnnnnte /Eubea, Candia con Vito del Normanni, Ca p assicurarsi le vie dei mercati centroeuro- mania e sotto il suo giunse alia pace solo opo u P ei - I veneziani introdussero il baco da Napoli di Roma di di g Uerr a (1482-1484). Nel 1484 i ^ eta in valle Lagarina quasi all’atto della com mando c era anc e vei f et i conquistarono Otranto che oro presa di potere nella zona e le attivita jq asso /NaxoS (41 5 kmq) ne e l i- ■ ann j ; ne l 1495 fu OC- c °Haterali furono alia base della crescita Q c j ad j (l 4 63 -l 479 ). “°P 100 Atlante storico dellAdriatico orientate Cividale - veduta prospettica tratta dallo Sturolo (1772), che ofFre una visione, da occiden- te, della cittadina cinta di mura, durante il periodo veneto. Cividal dZividdt (in sloveno Cedad), gia capitale del ducato longobardo del Friuli ed in seguito capoluogo del patriarca- to d’Aquileia, fu veneta 1419-1797, a parte il breve periodo austriaco (1509-1516). Fonte: Cittd da scoprire, TCI, 1983. Treviso — il palazzo di Trecento, cost chia- mato perche adunava Maggior Consiglio del Comune composto da 300 cittadini, eletti per meta dai nobili e per meta dal popolo. Fu costruito subito dopo la pace di Costanza (1184). Foto: Le cento cittd dltalia. Bergamo fu veneta 1428-1509 e da 1530 a 1797. Dopo la battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509 e fino la pace del 25 di- cembre 1529 fu nelle mani degli imperiali (austriaci) e francesi. Da un’antica stampa (1500). Fonte: Le Cento cittd d’ltalia. Santa Sofia in costume d’epoca. Il bassori- lievo (sec. XIV) dal pulpito della chiesa di Duecastelli/Dvigrad (Istria centrale) fu tra- sferito, dopo l’abbandono di questa localita, nella vicina parrocchia di Canfanaro/Kan- fanar. Foto: RADAUS, RIBARIC, Jelka, Zenska narodna nosnja u Istri, Pazin, 1997. cupata dai francesi. Nel 1485-1486 ebbe luogo nel regno di Napoli, per istigazione degli angioini e di papa Innocenzo VIII (1484-1492), la fa- mosa ‘congiura dei baroni’, diversi dei quali erano pugliesi; sconfitti da Ferdinando I d’Aragona (1458- 1494) , fuggirono quasi tutti a Ve¬ nezia ed in Francia, dove alimen- tarono il partito antiaragonese. A Ferdinando I successe nel 1494 il figlio Alfonso II d’Aragona (1448- 1495) , che l’anno dopo, alfarrivo del re di Francia Carlo VIII (YAffa- bile, 1483-1498) a Napoli, abdico a favore del figlio Ferdinando II o Ferrandino (1495-1496). Quest’ul- timo per compensare i veneziani delFaiuro ricevuto nella guerra con¬ tra i francesi ed una ricompensa di 200.000 ducati, cedette nel 1496 a Venezia Trani, Brindisi, Otranto e Gallipoli, mentre Mola, Monopoli e Polignano venivano saccheggiate da galere veneziane. Nella Puglia regno di nuovo il caos piu assoluto: mol- te citta si ribellarono agli aragonesi. Gonzalo di Cordova (il vincitore dei musulmani di Granada nel 1492, chiamato Consalvo in Italia, 1443- 1515), rientrato a Napoli nel 1495 dopo la fuga di Carlo VIII, aiuto Fer- randino a riconquistare la regione e poi il suo successore e zio Federico I (1496-1504), condusse a termine la liberazione del regno da francesi e ri- belli nel 1497. A Venezia rimasero le citta occupate, che le si ribellarono nel 1499 e furono risottomesse dalla Serenissima e da lei trattate molto mitemente: a Trani furono ricostrui- ti il porto e l’arsenale. Castelfranco veneto. Il torrione (sulla foto) fu costruito dai trevigiani nel 1199 e & dato, nel 1240, da Federico II ai padova- ni. Appartenne quindi ai conti di Gorizia, al re di Boemia, agli Scaligeri di Verona, a* duchi d’Austria, ai Carraresi e dal 1339 a Venezia di cui ne segui la sorte fino 1797' Foto: TCI. LA REPUBBLICA DI RAGUSA/DUBROVNIK La storia di Ragusa/Dubrovnik - secolo VII-XIX Nel secolo VII a. C. gli illiri coloniz- zarono la penisola a sud dell’odierna Ragusa/Dubrovnik e nel IV secolo i greci vi fondarono Epidaurum (Ra- gusa vecchia/Cavtat), che i romani conquistarono nel III a. C.. Quando n el VII secolo avari e slavi la distrus- sero, gli abitanti fuggirono all’estre- m 'ta settentrionale della baia e si stabilirono sullo scoglio di Ragusa, separato dalla terra ferma da un ca- 11 ale, interrato nel secolo XI. Un altro a gglomerato si formo nelle vicinanze di Ragusa latina, raggruppando le popolazioni slave, che la chiamaro- no Dubrovnik dalla foresta ( Dubra - va ), che cresceva in origine su questo Dogo. DaU’insieme di queste popo- lazioni tardo romane e slave nacque civilta di Ragusa/Dubrovnik, che fu nel 866-867 assediata durante 15 ^esi dai saraceni. Intorno al 992, sul ca tnmino verso la Croazia, l’impera- tore macedone (bulgaro) Samuele (977-1014), conquisto Ragusa/Du- brovnik e la mise a fuoco. La storia d' questa localita si divide in diver- s i periodi: il primo (bizantino), che Va fino all’anno 1000, quando la C) tta f u p er | D pj^ so t;to la sovrani- ta delPlmpero d’Oriente; il secondo (1000-1018) quando fu conquistata dai .. di veneziani; il terzo (1028-1186) nuovo sotto la sovranita bizanti- na '> d quarto (1186-1192) quando * normanni si stabilirono nell Italia ^eridionale, Ragusa/Dubrovnik bconobbe la sovranita normanna lae l 1071 e nel periodo 1081-1092. Della guerra tra l’imperatore bi- Za ntino Alessio I (1048-1118) ed il duca normanno Roberto Guiscar- d° (1015-1085) Ragusa si schiero con quest’ultimo; il quinto periodo (1192-1205) quando la citta fece di nuovo parte deH’Impero d’Oriente; il sesto periodo (1205-1358) sotto la sovranita di Venezia (a parte nell’an- no 1235, quando fu per brevissimo periodo dominio di Federico di Sici¬ lia (1194-1250); ed infine il settimo arco storico d’indipendenza statale, dal 1358 al 1806, dapprima sotto l’unico protettorato ungaro-croato (1358-1442 e 1446-1458); sotto il doppio protettorato ungaro-croa¬ to e ottomano (1442-1446, 1458- 1526); dal 1526 fino al 1689 sotto il protettorato turco; dal 1689 fino al 1806 protettorato turco ed austria- co. Attraverso la storia la citta seppe destreggiarsi con i suoi vicini e gia nel 1190 Ragusa concluse un tratta- to con i pirati d’Almissa/Omis, che garantivano alle navi ragusane il li- bero transito in cambio delle merci. Nel 1161 il geografo arabo Al-Idri- si scrisse che Ragusa e 1’ultima citta della Croazia. Nel 1169 Ragusa/Du¬ brovnik, con Spalato/Split, firmo un trattato commerciale con Pisa, nel 1188 con Ravenna e, nel 1189, un trattato con il duca bosniaco Kulin Ban (1170-1204) ed in quel docu- mento appare per la prima volta la denominazione slava (. Dubrovnik) di Ragusa. Anche sotto il protettorato ungaro-croato e turco la repubblica continuo a pagare a Venezia i tributi per il libero transito delle sue navi in Adriatico, fatto che fu confermato in una lettera scritta nel 1461 al doge di Venezia Pasquale Malipiero (1457- 1462). Ragusa/Dubrovnik aveva ob- bligazioni tributarie verso l’Unghe- ria, Turchia, Venezia e impegni non pecuniari verso il regno di Napoli, perche considerato protettore della Ragusa vecchia/Cavtat nel secolo XYI. (in- cisione d’Angielo Degli Oddi, 1584). ' W>iqo &OROC.t- Ragusa/Dubrovnik. Il porto di S. Croce/ Gruz nel secolo XVI.(incisione d’Angielo Degli Oddi, 1584). Ragusa - Lo stradone (stradun). Qui si tro- vava, fino al sec. XI, il canale che separava la citta dalla terraferma. Foto: Le Vie dltalia del maggio 1935. Stagno/Ston sulla penisola di Sabbioncello/ Peljesac. Foto: Josip Bistrovic. 102 Atlante storico dellAdriatico orientate Repubblica di Ragusa secondo Giacomo Cantelli da Vignola (1689). repubblica, sotto il dominio spagno- 10 fino al 1734 e d’allora in poi verso l’indipendente regno delle Due Sici- lie. Sin dal 1503 quando Napoli di- vento parte del regno di Spagna ed il re Federico I (1496-1504) riconfer- mo i privilegi di Ragusa/Dubrovnik nelle terre napoletane i cittadini ra- gusei regalavano al vicere di Napoli 12 falchi per la caccia. Lo sviluppo territoriale di Ragusa/ Dubrovnik sec. XII - sec. XV 11 territorio di Ragusa era limitato nel secolo XII - quando la citta si trovava ancora su uno scoglio - al territorio, che si estendeva dal- la vallata del Breno/Zupa (che fu il granaio della citta) ad oriente fino al villaggio di Malfi/Zaton a settentrione con le isole di Lacro- ma/Lokrum, Calamotta/Kolocep, Mezzo/Lopud e Giuppana/Sipan. Nel 1151 il duca di Zahumlje Desa regalo l’isola di Meleda/Mljet ai benedettini. Per la terraferma tra Breno/Zupa e Malfi/Zaton Ragusa pagava il tributo al duca di Zahum¬ lje. La penisola di Peljesac/Sabion- cello fu acquistata, nel 1333, dal duca bosniaco (di Raska) Stjepan II Kotromanic (1322-1353) e dal re serbo Dusan il Grande (Stefano Dusan, 1308-1355) e sulle terre acquisite fu costruita, nel periodo 1333-1506, la citta fortificata Sta- gno/Ston. Nel 1359 lo tzar serbo Uros (1355-1371) vendette a Ragu¬ sa/Dubrovnik le colline strategiche sopra Supa, Sumet e Rijeka mentre l’isola di Meleda/Mljet fu acquisita nella seconda meta del secolo XIV. Con la pace di Zara del 1358 Ragu¬ sa/Dubrovnik si libero del dominio di Venezia e cambio il proprio asset- to statale da Communitas Ragusina (comune di Ragusa) nella Repubblica Ragusina (repubblica di Ragusa). La repubblica si estendeva sulla terrafer¬ ma, dalle Bocche di Cattaro/Kotor fino quasi alle foce di Narenta/Ne- retva (Bosnia), e sulle isole di Lago- sta/Lastovo (annessa nel 1272) e di Meleda/Mljet. Dopo la conquista di queste terre, che sin dal sec. VII facevano parte dei ducati bosniaci di Hum e Zahumlje (odierna Erze- govina) ci fu un’ulteriore ingrandi' mento territoriale con l’acquisto del 10 ottobre 1399, quando il duca di Travunja (ducato bosniaco) Radic Sankovic vendette la terra di Lisac e Primorje fino ad Orasac (Litorale di Slano). Nel 1414 fimperatore Si' gismondo conquisto dai bosniaci l e isole di Brazza/Brac, Lesina/Hvat> Lissa/Vis e Curzola/Kurcola, e le ce- dette poi alia repubblica di Ragusa/ Dubrovnik, che rimase con esse fin° al 1417, quando le restitui al dona' tore. Nel 1419 Ragusa/Dubrovnik acquisto dal duca di Hum Sandal) Hranic (1492-1435) la parte orien' tale del comune di Canali/Konavlj e 103 La Repubblica di Ragusa/Dubrovnik I I njtKILU IW3W»» I I - --- , ,, ■ ■ 1 _-j_ i "■ inciics Is frontiers fino slls soppressione dells La repubblica di Ragusa/Dubrovnik - lo sviluppo territQria'e.LegcndaiLjlineainterr^tc^^ ^ a/Dubrovnik Fonte; SISIC, Pregled repubblica nel 1808; i numeri (XII e 1333) accanto le locahta mdreano le date povijesti hrvatskoga naroda. e poi, nel 1426, la parte occidentale dello stesso comune con le localita di Vitaljina, Canali/Konavlje, Obad e Ragusa vecchia/Cavtat e la fortezza di Soko. Dal 1427 in poi e fino ai trattati di Passarowitz/Pozarevac nel 1^99 e Karlowitz/Karlovac (Srem) ne l 1718 le frontiere di Ragusa non cambiarono formalmente anche se, ne l 1430, la repubblica fu invasa per Lln brevissimo periodo dall’esercito bosniaco. All’insistenza del Sultano Murad II (1422-1451) Ragusa/Du¬ brovnik divento, nel 1442, tributa- r * a dell’impero Ottomano, che in cambio garanri a questa repubblica il bbero commercio nel territorio otto- uaano. T) r-espansione economica e culturale di Ragusa/Dubrovnik bua durante le crociate la citta, sog- § etta al dominio veneto nel 1202, divento centra per il commercio de- §b schiavi vendendoli verso Levante. b commercio con l’Oriente musul- man o conobbe un nuovo sviluppo dopo che papa Benedetto XII (1335- 1342) diede a Ragusa/Dubrovnik, nel 134i, concessioni straordinarie per il commercio con il mondo mu- sulmano che furono in seguito con- fermate dal concilio di Basilea del 1433. La prima farmacia comincio a vendere medicine nel 1317, subito dopo l’inaugurazione del monastero dei francescani, mentre le farmacie a Vienna ed a Buda (Ungheria) fu¬ rono aperte cinquant’anni piii tar- di, nel 1363. La citta aveva gia nel 1432 Pospizio per i bambini naturali, un’istituzione che la dice lunga sullo sviluppo sociale di questa repubblica 1 1 • r'' _ OT**~ rr - adriatica. Con la caduta di Costanti nopoli, nel 1453, una parte dei pro- fughi greci si stabili a Ragusa/Dubro¬ vnik e furono essi a dare un notevole slancio culturale. Nei periodi di mas- simo splendore economico e demo- grafico, dalla prima meta del XVI al XIX secolo, la citta aveva 5-7.000 abitanti ed in totale vivevano nella repubblica circa 35.000 abitanti su di un territorio che, tra la terraferma e le isole, si estendeva complessiva- mente su 1.375 kmq. Tra gli abitanti ci furono moltissime famiglie discen- denti dei governanti delle terre cadu- te sotto il dominio turco ed altri e per questa ragione fu attribuito a Ragusa il sopranome di “asilo dei principi e l’albergo della generosita”. In seguito alle espulsioni degli ebrei dalla Spagna, dopo il 1492, una for¬ te comunita ebraica arrivo in Bo¬ snia (Sarajevo) e quando papa Pao¬ lo IV (1555-1559) espulse gli ebrei da Ancona, nel 1556, una parte di essi si stabili a Ragusa. Gli ebrei di questa citta, d’altronde come in altre parte delfAdriatico orientale (Spa- lato/Split) dettero un contributo sostanziale alio sviluppo economico e culturale (biblioteche, ecc.) della popolazione locale. Nella citta furo¬ no organizzati, pero negli anni 1502, 1622, 1662, anche i sanguinosi moti popolari contra gli ebrei, che si de- dicavano all’usura. Il primo statuto Ragusa - la fontana di Onofrio (anno 1437, onofrio della cava Salernitana) Foto: J. Bistrovic. 104 Atlante storico dell’Adriatico orientate La Grande Armada spagnola. Nella gran¬ de armata spagnola presero parte 30 navi di Ragusa/Dubrovnik. Incisione in rame contemporanea di Francesco Hogenberg, con la scritta: “Cio che ha fatto l’Armada spagnola contro l’lnghilterra, ognuno lo sa: nessuna potenza puo vincere senza l’aiuto divino”. II mercante e portalettere di Ragusa/Du¬ brovnik sull’incisione di Coronelli (sec. XVIII). del cittadino apparve nel 1272, anno in cui Ragusa/Dubrovnik divenne signora dell’isola di Lagosta/Lastovo, che ottenne anch’essa il proprio sta- tuto a partire dal 1301 e lo stesso vale per l’isola di Meleda/Mljet nel 1345. II ruolo internazionale della Repubblica di Ragusa/Dubrovnik Durante le guerre che Venezia porto avanti contro Ferrara ed il regno di Napoli, alia fine del secolo XV, e du¬ rante le guerre di Cambrai (1515- 20) Ragusa/Dubrovnik ne prese parte con gli awersari della Serenis- sima. Nella battaglia di Lepanto, nel 1571, Ragusa mando a combattere 300 navi contro il proprio protet- tore, vale a dire 1’impero ottomano ed una volta sconfitta la flotta tur- ca divento il principale porto per lo scambio dei prigionieri tra le due parti. Ragusa prese parte in diverse occasioni accanto aH’armata spagno¬ la agli scontri con le potenze stranie- re. Tale fu il caso durante le conqui- ste spagnole d’Algeri e Tunisi e del Portogallo nel 1580. In quest’ulti- ma occasione presero parte 40 navi di Ragusa/Dubrovnik. Nella grande tempesta che distrusse Farmata spa¬ gnola mandata contro l’lnghilterra, nel 1588, Ragusa perse trenta navi prestate alia marina spagnola, che in quell’occasione ne disponeva in to- tale di 130. La citta raggiunse grande fioritura, grazie al commercio esercitato dalle sue navi che frequentavano le coste mediterranee ed i mari del Nord e Ragusa svolse un ruolo importante in diversi conflitti internazionali. Il piccolo esercito della repubblica fu comandato da un consiglio colletti- vo il quale fu accompagnato nel suo servizio dal “governatore delle armi”, vale a dire la persona che vigilava sull’armamento e lo stato della mu- raglia. Nel 1678 Ragusa/Dubrovnik si rivolse alia Spagna chiedendole di mandare un ufficiale per organizzare l’esercito locale e nello stesso anno fu spedito dal vice-reame di Napoli (allora parte del dominio spagnolo) un ufficiale che ottenne il titolo di “governatore delle armi” con aiuti in frumento, munizioni ed armi. L’ultimo “governatore delle armi” abbandono la repubblica di Ragusa/ Dubrovnik nel 1806, dopo l’occu- pazione francese. Lo splendore ed il tramonto di Ragusa/Dubrovnik La prima grave tragedia, che scosse questo porto dell’Adriatico, fu la pe- ste del 1348, che vi fece 11.000 vit- time e si ripete poi a varie riprese ed in particolar modo nel 1525/26, in quell’occasione falcidio piu di otto mila persone. In seguito alia scon¬ fitta ungherese a Mohacz del 1526 Ragusa/Dubrovnik riconobbe la sovranita dell’Impero turco che ri- mase formalmente sovrano fino al- Foccupazione francese di Ragusa nel 1806. In cambio i turchi riconob- bero a Ragusa il diritto e protezione e di commercio in tutto l’lmpero ottomano. Nel 1538 l’isolotto di Mezzo/Lopud fu invaso e depredato dalla flotta (spagnola) del papa. La citta fu scossa da terremoti (1520 e 1639) e quello del 6 aprile 1667, se- guito da un terribile incendio, cau- so la morte di oltre 4.000 cittadini Ragusa/Dubrovnik e le Bocche di Cattaro/Kotor e (nel riquadro) il terremoto, seguito dall’incendio, nel 1667. Incisione di I. Grotte (1680). La Repubblica di Ragusa/Dubrovnik Ragusa/Dubrovnik prima del terremoto del 1667. Ruggero Boscovich (1711-1787). L’illustre :irtadino di Ragusa/Dubrovnik, apparte- nente all’ordine dei gesuiti, astronomo e matematico fu membro delle piu prestigiose accademie europee. 11 suo nome e legato alle :« I,., 1 >•, ^nerie Ragusa/Dubrovnik - palazzo dei pretori (cartolina del sec. XIX). II palazzo fu realiz- zato dai fiorentini Michelozzo e Salvi Mi¬ chele. Sullo sfondo il palazzo Sponza. ^ a gusa/Dubrovnik con l’isolotto di Lacroma/Lokrum, isola dei re e degli imperatori (car to lina del sec. XIX). Lo scoglio di Lacroma/Lokrum, (2 kmq) fu concesso in propneta ai benedettini nel 1022. Le sponde dirupate dell’isolotto servivano per precipitarvi i tra iron e 1 sacrileghi, cuciti in sacchi. Nel convento dei monad alloggio Riccardo Cuor di Leone (H57-1199, re d’Inghilterra dal 1189), nel 1192, al ritorno dalla crociata Vi a ito pur nel 1396 l’imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo ( 13 67 - l437) ahorche g S iva > dopo la sconfitta inflittagli dal sultano Bajezid I (1349-1403). Nel secoloX X F d.- »ando Giuseppe Massimiliano (1832-1867, arciduca d’Ausma e imperatore del c. a l 1864) stabill su questo isolotto la sua residenza estiva. Ragusa vecchia / josip Bistrovic. 1T J e ntre altri 2-3.000 soprawissero. C°n l’estensione territoriale, nel se- c °lo XIV e XV, sulle localita di lin- § u a slava ed in seguito a diverse ca¬ pita naturali (peste e terremoti nel Se colo XVI e XVII), la composizione ^ e lla popolazione cambio da latino (vulgare) in una lingua latino-slava e i documenti saranno redat- ingo in latino per passare piu ilia lingua veneta (italiana). La eon l’entroterra, con l’isola di ita/Lastovo divento sempre piu lingue e nella vita pubblica, gli ri, gli awocati ed i giudici usa- il dialetto raguseo (una miscela d’italiano e slavo). Lo slavo di Ragu¬ sa si accomunava con quello parlato nel Montenegro (specie a quello di Cattaro/Kotor) e la popolazione lo¬ cale, con la sua carnagione scura, as- somigliava nel suo aspetto parecchio ai montenegrini. Le prime nuvole sul cielo sereno ap- 106 Atlante storico dellAdriatico orientate Ragusa e dintorni nel 1806. Cartina: Ingegneri geografici del Deposito della Guerra (1806). Gravosa/Gruz con lo scoglio Daxa/Daksa e l’isola di Calamotta/Kolocep, Cartolina d’epoca. parvero con il declino dell’Impero Ottomano quando, con le guerre di Candia (1644-1669), i turchi per- sero parecchie terre neH’Adriatico orientale. Inizio allora il declino della citta, che fu completamente distrutta con il terremoto e l’incen- dio del 6 aprile 1667- Il tessuto ur- bano fu ricostruito, pero, la disfatta turca davanti a Vienna del 1683 si¬ gnified, tra l’altro, che il principale cliente (Impero ottomano) di Ra- gusa/Dubrovnik, arrivava al baratro economico. Emissari ragusani furo- no spediti a Vienna, dove rinnova- rono con l’imperatore Leopoldo I (1640-1705) il trattato di Visegrad (Bosnia) del 1358 ed accettarono, il 20 agosto 1684, il pagamento del tributo di 500 ducati annui all’Au- stria. Durante le guerre di Morea/ Peloponneso (1694 e 1714-1718) Venezia occupo tutto il territorio turco in Dalmazia e penetro anche nelle terre di Ragusa/Dubrovnik. Con il trattato di Carlowitz del 1699 e la pace di Passarowitz/Pozarevac del 1718 i confini in questa parte dell’Adriatico furono stabiliti cost: la Turchia (Bosnia) rimase con due strisce di terra sul mare (Neum al nord e Sutorina al sud), che dove- vano servire da cuscinetti tra Ragu¬ sa/Dubrovnik e le terre di Venezia. Alla fine del secolo XVIII e’erano piu di 80 sedi consolari di Ragusa/ Dubrovnik in diversi paesi europei. La piccola repubblica adriatica fu anche fra i primi paesi del mondo, che riconobbero il nuovo stato de- gli Stati Uniti d’America nel 1776- Nel 1797 la fiotta mercantile di Ra- gusa/Dubrovnik contava 370 navi d>alto bordo ed il commercio ter- restre fatto con immense carovane fu altrettanto sviluppato. Dopo la cessione della Dalmazia veneta ah l’Austria, nel 1797, la repubblica di Ragusa/Dubrovnik salvo la propria indipendenza pagando alia Francia 400.000 franchi. Il periodo piu flo- rido fu tra il 1800 e il 1805, duran¬ te il blocco continentale napoleonk co, in quanto Ragusa/Dubrovnik si trovo in condizione di monopolio per la navigazione sull’Adriatico. Per impedire che i russi facessero della citta un punto di appoggio per la loro fiotta in Adriatico, Ragusa/ Dubrovnik dovette cedere il passo all’esercito di Napoleone. Nel mese di maggio 1806 i francesi occuparo- no il territorio della repubblica, che cessera di esistere come stato il 30 gennaio 1808 quando fu annessa al Regno d’ltalia e nel periodo (1809" 1814) divento parte delle Province d’llliria. Nel 1813 i britannici oc- cuparono gli isolotti di Giuppana/ Sipan, Mezzo/Lopud, Calamot' ta/Kolocep e la borgata di Ragusa Il ducato di Ragusa/Dubrovnik del 1809- Foto: Enciclopedia Motta. 107 Jubblica di Ragusa/Dubrovnik • Kagusa/Dubrovnik — Chiostro del conven- to dei francescani, che fu costruito secondo 1 disegni di Michele Petraba da Antivari/ Bar (1327-1348). Disegno: Klajic, Povjest Hrvata. Ragusa/Dubrovnik - la caracca del secolo ^^1 sul bassorilievo della casa Resti. ‘ va gusa/Dubrovnik. La muraglia settentri llale e la torre Minceta. Foto: Emmani B °udot-Lamotte (En Dalmatie, 1938). La grande casa collettiva ( zadruga ) di Canali/Konavle nell’entroterra di Ragusa/Dubrov- nik. Foto: HORVAT, Kultura hrvata kroz 1000godina, p. 98. Ancona ed il suo territorio. Ragusa/Dubrovnik ha concluso una serie di trattati commer- ciali con le citta dell’Adriatico occidentale eTirreno: Amalfi (1146), Pisa (1169), Ravenna (1188), Fano ed Ancona (1199), Monopoli e Bari (1201) e Termoli (1203). A causa dei legami commerciali viveva ad Ancona una forte colonia di persone di Ragusa/Dubrovnik. Sembra che anche la peste del 1526 che mietete a Ragusa/Dubrovnik oltre otto mila vit- time arrivo d’Ancona con un certo maestro Andrea Sartore. Cartina: Galleria delle Carte Geografiche, Vaticano. I lazzaretti di Ragusa/Dubrovnik. Foto: HORVAT, Kultura hrvata kroz 1000godina, p. 98. 108 Atlante storico dell’Adriatico orientate vecchia/Cavtat. Nel 1814 1’esercito austriaco, insieme con i militari bri- tannici e gli insorti locali, entrarono nella citta. A1 Congresso di Vienna del 1815 fu deciso di annettere il territorio dell’ex-repubblica di Ra- gusa/Dubrovnik all’Austria e nello stesso anno la marina britannica abbandono gli isolotti del suo cir- condario. L’arcipelago di Lagosta/Lastovo parte di Ragusa/Dubrovnik ( 1272 - 1808 ) L’arcipelago di Lagosta/Lastovo, con una superficie di 56 kmq, fu una colonia romana (Ladesta), con privilegi propri concessi dall’impe- ratore Vespasiano (69-79). Costan- tino VII detto Porfirogenito (905- 959) scrisse che Lastobon (Lagosta) non apparteneva ne al dominio dei narentani ne a quello dell’Impero d’Oriente. A quell’epoca l’isola fa- ceva parte probabilmente del du- cato di Zahumlje dentro la Serbia medioevale, che oltre a questo ter¬ ritorio comprendeva anche le isole di Curzola/Kurcola e di Meleda/ Mljet (1151) e la penisola Sabion- cello/Peljesac (Stonski rat, 1333). Lagosta/Lastovo - l’antica loggia dove i maggiorenni maschi del paese si riunivano per gestire la vita degli isolani. Foto: Le Vie d’ltalia del dicembre 1930. La popolazione si dedicava alia pi- rateria e per questa ragione l’isola fu occupata, intorno al mille, e la popolazione massacrata dalla flotta del doge veneziano Pietro Orseolo II. II governo veneziano non duro a lungo e dopo un breve periodo serbo (bosniaco) nel 1185 le isole di Lagosta/Lastovo, Brazza/Brac, Curzola/Korcula, Lesina/Hvar e Lissa/Vis, diventarono parte del re¬ gno ungaro-croato. II re d’Ungheria e Croazia Andrea II (1205-1235) regalo tutte queste isole, nel 1221 , ai duchi dell’isola di Veglia/Krk En¬ rico e Servidon. Poco dopo Lago- sta/Lastova divento di nuovo parte della Serbia medioevale e tra 1252 L’isola di Meleda/Mljet, la veduta sul lago grande con il monastero benedettino. Foto: HORVATIC, D., Croatia , Zagreb, 1993- II monastero dei benedettini sull’isola di Meleda/Mljet. e 1254 si diede autonomamente al comune di Ragusa/Dubrovnik, che all’epoca era sotto la sovranita di Ve¬ nezia. La popolazione isolana con- tinuo pero a governarsi secondo le usanze locali, che furono messe pet iscritto nello statuto del 1310. Alb fine del protettorato di Venezia, il 28 febbraio 1358, il re d’Ungheria Ludovico I (1326-1382) riconfer- mo l’appartenenza dell’arcipelago a Ragusa/Dubrovnik, che soppres- se l’autonomia locale nel i486. Le restrizioni dell’autonomia locale provocarono una ribellione della popolazione nel 1602, che fu soffb- cata nel sangue e nel 1603 Venezia* sull’invito degli insurrezionali, oc- cupo l’isola che fu, pero, restitufia a Ragusa/Dubrovnik gia nel 1606 - Un ulteriore ribellione ebbe luog 0 nel 1652, e fu anch’essa soppressa e l’isola perdette allora gli ultimi at- tributi di autonomia locale e rimas e parte integrate della repubblica di Ragusa/Dubrovnik fino 1808. ^ plurisecolare legame tra le due co- munita fa si che la popolazione is O' lana parli il dialetto raguseo, vale a dire un misto di veneto e slavo. Lagosta/Lastovo. L’isola diede natali a Boninus de Boninis, noto anche come Boninus de Ragusia (1454-1528). Egli fu tra i pionieri della tipografia in Europa e pubblico opere di classici romani nonche la Divina Commedia , con 69 incisioni in legno. Fu attivo a Venezia, Verona, Brescia, Treviso e Lione. Cartolina d’epoca. LA CONQUISTA TURCA DELL’EUROPA SUDORIENTALE ( 1301 - 1683 ) Limpero ottomano nacque da lino staterello, con una popolazione or iginaria delle steppe della Mon- 8°lia, ai confini dell’Islam e della cr istianita. La nascita dell’impero Ottomano, nel 1299, segno l’ini- ZI ° dell espansione territoriale dei tUr chi. Gia nel 1301 il primo sul- tano turco Osmano I (1299-1326) Sc °nfisse i bizantini presso Nico- me dia e nel 1304 conquisto Tire Efeso. II sultano Orckan (1324- ' )> figlio di Osman I conquisto ^31 Nicea e, nel 1346, inizio es Pansione verso l’Europa. 11 sul- tano Solimano I (1347-1361) con- c l ll isto nel 1354 Gallipoli/Gelibolu I" ne l 1364 Adrianopoli. Ambedue C1 tta (oggi nella Turchia euro- ' sara nno presto riconquista- te dai crociati. Nel 1371 i turchi sbaragliarono i serbi a Cernomen e nel periodo 1383-87 conquista- rono Serre, la Bulgaria, Salonicco e Nissa/Nis (l’odierna Serbia). II 15 giugno 1389 i turchi sconfissero a Kosovo Polje 1’esercito dei serbi ed i loro alleati cristiani. In quell’occa- sione fu ucciso il sultano Murad I (1361-1389). Nel 1390 1’esercito ottomano ar- rivo fino al Danubio. Nel 1389- 1391 furono occupate, sotto la guida di Bayezid I (1347-1403) Emessa e Cytros e nel 1392 cadde nelle mani turche Skoplje/Uskup nella Macedonia e le citta di Scu¬ tari/ Shkoder/Skadar suH’omonimo lago, Drivasto/Drishti/Drivast, che controllava l’entrata nella vallata di Kiri, ed il porto di S. Zorzi/Sv. Sr- dja sul fiume Bojana/Buene. Nel 1394 venne occupata la Tessaglia con il ducato di Salona e la citta di Neopatras ed il resto della Bul¬ garia. Nel 1396 i turchi vinsero a Nicopolis contro i crociati ed in seguito occuparono la Tessaglia, Atene ed il Peloponneso. L’avan- zata fu bruscamente fermata dalla sconfitta che l’esercito turco con alcuni vassalli (serbi, albanesi, ecc.) subi ad Ankara, il 20 luglio 1402, dai mongoli guidati da Tamerlano (“lo zoppo”, 1336-1405), che ar- rivo a catturare il sultano Bayezid I. Tamerlano si prese la moglie del sultano, la principessa serba Oli- vera. Di conseguenza Bayezid I, il grande conquistatore dell’Europa 110 Atlante storico dellAdriatico orientale Costantinopoli ed i primi died sultani. Secondo la leggenda l’imperatore Costantino (274-337) rifondo Bisanzio nel 330 dopo un sogno profetico e la chiamo Nuova Roma: nuova capitale dell’impero. In suo onore venne detta Costantinopoli. DalPVIII secolo gli eserciti islamid cercarono invano di conquistarla, fin quando, nel 1453, Mehmed II riusd a soggiogarla all’islam e a fame, con il nuovo nom e di Istanbul, la capitale dell’Impero Ottomano. Essa mantenne tale funzione sino al 1923 quando la capitale turca fu trasferita ad Ankara. Incisione: ORTELIUS, Civitate Orbis Terrarum, 1572. e dell’Asia, gia fratricida, cadde in grave depressione e si diede la mor- te. L’Impero Ottomano fu diviso tra i figli Mehmed I (t 1421), in Asia, e Suleyman, in Europa. Nel 1410 il fratello di Suleyman invase laTracia. Nel 1413 Mehmed I fece uccidere il fratello Musa vicino a Sofia e rimase cost sultano assolu- to. L’espansione turca nell’Europa sud-orientale prosegui inarrestabil- mente con le seguenti conquiste: - nel 1414 a Negroponte/Eubea (Grecia); - nel 1417 nell’entroterra di Valona/ Vlore (Albania) e nello stesso anno fu firmata la pace con Venezia; - con Murad II (1421-1451) inizia- rono le prime scorrerie contro la Bosnia e la Serbia; - nel 1430 a Salonicco e Giannina/ Ioannina contro i veneziani; - nel 1437 la Bosnia divenne tribu- taria deU’Impero Ottomano; - nel 1444 i turchi sconfissero l’eser- cito polacco ed ungberese presso la localita di Varna (Mar nero); - nel 1453 il sultano Mehmed II (1451-1481), la cui madre era una serba, a Costantinopoli mise fine all’Impero romano d’oriente (Bi- zantino); - nel 1459 cadde il regno della Ser¬ bia; - nel 1462 fu conquistata Lesbo/ Lesbos, l’isola genovese nel Mar Egeo; - nel 1463 vinsero contro i greci deH’Impero di Trebisonda e con- quistarono la Bosnia; - nel 1464 ripresero ai veneziani l a Morea/Peloponneso; - nel 1475, i turchi insieme ai tarta- ri conquistarono la Moldavia e la Valacchia; - nel 1479 i turchi furono vittorios* contro i veneziani in Albania i principi di Zeta (Montenegro)' Tutte le citta e le piazze delfem troterra di Ragusa/Dubrovniik e lungo il flume Narenta/Neretva caddero nelle mani degli ottoman* a partire dal 1465 (Trebinje, ecc.)- La citta fortificata di Pocitelj, sub la sponda sinistra di Narenta/Ne' retva, cadde finalmente nel 1471- - nel 1480 a Otranto (Adriatico oC' cidentale) contro la popolazion e locale; - nel 1482 il sultano Bajezid b La conquista turca dell’Europa sud-orientale 111 ( 1301 - 1683 ) (1481-1512) conquisto l’Erzego- vina; - nel 1484 i turchi invasero la Mol¬ davia; - nel 1499-1502 contro i veneziani in Dalmazia e sullo Ionio; - nel 1512 fecero ulteriori conqui- ste territorial! in Bosnia conqui- stando Srebrenica sul flume Dri- na e le terre tra i fiumi Spreca e Usora; Selim I (1512-1520) strap- po alia Persia la Mesopotamia, la Siria e l’Egitto (nel 1517) e f u primo sultano che acquisto anche la dignita spirituale di Califfo. Nel 1512 gli ottomani avevano gia un ' solido impero in Anatolia e nel- l’Europa orientale, loro capitale era Istanbul, la vecchia Costanti- uopoli, in posizione strategica sul Bosforo.; • Solimano il Magnifico (1495- 1566), il piu potente sultano che la storia ricorda, conquisto nel 1521 Belgrado u chiavistello d oro d Ungheria e Slavonia; nel 1522 strappo ai Cavalieri di San Gio¬ vanni di Gerusalemme 1 arcipela- go di Rodi; L Albania di Giorgio Castriota detto Skander beg (1443-1466) Giorgio Castriota (1403-1466) det- to Skander beg (dal turco Skander = Scutari, beg = signore, dunque ignore di Scutari) da ragazzino fu c °nsegnato dal padre come garanzia P er la lealta degli albanesi alia corte del sultano. Nel 1443 riusci a scap- P ar e e si mise, quale ribelle contro gd ottomani, al soldo di Alfonso ^ r agon di Napoli fino al 1458 e da Mora in poi fu pagato da Venezia. ^ e l 1456 soffri una disfatta da par- le dei turchi nella fortezza albanese P r esso Belgrado/Berat pero gia 1 an- 110 dopo riusci a sconfiggere 1 eser- c ‘to del generate turco Elamsa, che M fatto prigioniero. Poco dopo con- vinsero Skander beg ad attraversare l’Adriatico e dare una manforte nel 1462 all’aragonese Ferdinando I di Napoli (1458-1494) per cacciare i francesi dalla Puglia. Per cio re Fer¬ dinando I gli concedette il dominio di Trani, Manfredonia, il monte Gar- gano ed altre terre. Quando il capo albanese ritorno in Albania il sultano Mehmed II cer- co la pace riconoscendo, nell’aprile 1463, Skander beg come padrone d’Albania. La pace fu rovesciata gia prima della fine dell’anno perche gli albanesi — sotto la pressione di papa Pio II (1458-1464) e del doge veneziano Cristoforo Moro (1462- 1471) — riaprirono le ostilita con le incursioni in Macedonia. L’eserci- to di Skander beg riporto nel 1464 addirittura un’importante vittoria contro l’esercito turco guidato dal rinnegato albanese Balaban. Dopo La popolazione* delle citta dell’Albania turca (cristiani e musulmani) 152 0/1530 questa sconfitta Mehmed II decise di prendere egli stesso il comando del- Fesercito turco e nel 1465 inizio l’as- sedio della capitale albanese Croia/ Kruja. Non avendo sufficienti forze per difendere Croia/Kruja Skander beg prese il camino di Roma dove si reco da papa Paolo II (1464-1471), che lo conforto con un po’ di soldi e tanta buona volonta. Sul camino del ritorno scopri che i veneziani aveva¬ no mandato un piccolo esercito in suo soccorso e cosi potette salvare la capitale albanese e gli ottomani si ritirarono, massacrando sul camino qualche migliaia di civili nella vallata di Chidna. L’”atleta della Cristiani- ta” come nominarono Skander beg mori gia Fanno dopo e sul suo letto di morte, nel gennaio 1467, racco- mando a suo figlio di mettersi sotto la protezione di Venezia. *Non sono compresi militari e ufficiali pubblici. Tabella: TheEnciclopeadie of Islam, London, http/:..., 1999, p. 655. (p) iangiaccaiu - , ( nahija). (**) Sono comprese solo le terre di Belgrado/Berat, Argirocastro/Gjirocastro e Valona. (***) Nel numero sono compresi anche 25 ebrei di Belgrado/Berat. Non sono compresi militari e ufficiali pubblici. Tabella: The Enciclopeadie of Islam, London, http/:..., 1999, p. 655. 112 Atlante storico dell’Adriatico orientate Tamerlano ( Timur-Lenk) riceve il nipote Pir Muhammad a Multan, miniatura da un zafar- name. (Londra, British Library). Conquista turca dell’Adriatico orientale (1392-1540) I turchi riconquistarono, dopo la morte del principe albanese Ca- striota Skenderbeg, i territori persi in Albania e con la pace turco-ve- neta del 1479, Venezia perse Scu- tari/Shkodra/Skadar, Croia/Kruja, le isole di Lemno/Limnos e Ne- groponte/Eubea, le montagne del¬ la Maina (odierna Montenegro), l’Epiro e Morea/Peloponneso e per di piix la repubblica di San Marco dovette pagare alia Porta (governo turco) un tributo annuo di 10.000 ducati. In seguito, l’esercito turco conquisto una grossa fetta della Dalmazia: Carin/Karin, nei pressi di Zara/Zadar nel 1514; la strategi- ca localita di Knin nel 1522; la for- tezza di Ostrovica (chiavistello di Zara, villaggio fra Benkovac e Se- benico/Sibenik, (veneta dal 1411, turca 1523-1684) e Obrovazzo/ Obrovac nel 1527; l’entroterra di Sebenico/Sibenik con Scardona/ Skradin nel 1531. La popolazione costiera Cerco rifugio, allora, sulle isole adiacenti e nel 1518 si stabi' lirono sugli scogli di Capocest ol Primosten e Rogosnizza/Rogoznica lino ad allora spopolate. Nel 1536 i turchi (per lo piu truppa composta dai bosniaci) tentarono la conquista di Zara/Zadar, pero, senza successo. In quell’occasione conquistarono, secondo il cronista dell’epoca, oltre 170 localita in Dalmazia e Slavo¬ nia e, nel 1538, anche Nadin ed Urana e nel 1540 cadde nelle mani turche Zaravecchia/Biograd. Nel 1496 i turchi conquistarono Zeta (in parte odierno Montenegro), mentre la contea di Zuppa/Grbalj (la costa tra Budua e le Bocche di Cattaro/Kotor con qualche mi' gliaia d’abitanti, turca 1497-1647 e 1705-1715; veneta 1647-1705, 1715-1797), per solidarieta con il resto delle tribu montenegrine, sl diede spontaneamente alia Turchia e divento il feudo (has) diretto del sultano. Ai veneziani rimasero, da quel momento, solo le localita co- stiere (Cattaro/Kotor, Budua, p.e-) per le quali Venezia dovette pagar e tributi al sultano. Nella guerra turco-veneta del 1499' 1502 i turchi conquistarono M a ' Santa Sofia. La basilica dell’imperatore G ,u ' stiniano (482-565), costruita nel 532-537’ fu trasformata dopo la conquista otto® 8 na in moschea con l’aggiunta dei mina®® Incisione di G. Fossati, Agia Sofia, Lond®’ 1852 . 113 ( orso delFlume VAR F N T A 3)affa Citta di ClCLur juio al Marc* Aafuj/iata. Coil allri Luotjjn Dali' Arrni FortctcS) coma/uluxi nil 1 Husfristinio t*/ Eccellenhssimo' SCnwh er DANIEL*'. JK nfXJ'INO t (jenende inJxdmafin Ji M) Gjtyns iftn.j -. Jiej-a JJaLP. Cosmoqra/o Corone/h La conquista turca dell'Europa sud-oriencal e (1301-1683) carsca/Makarska (veneta dal 1452), che divento il principale porto rurco in Dalmazia. Nel 1501 venne con- quistata Durazzo/Durres, localita sulla sponda dell’Adriatico albanese piena di paludi. I turchi si stabiliro- no, pero, nella localita di Kavaja, al- i interno del paese, zona piu salubre. Con la pace turco-veneta, del 14 di- cembre del 1502 fu ceduta ai turchi costa adriatica tra il rio Zarnov- nizza/Zrnovnica (Spalato/Split) e la foce di Narenta/Neretva senza, P e ro, la localita di Almissa/Omis, c he rimase veneta fino al 1797. Nel 1512/14 conquistarono il territorio d' Poljizza/Poljica (l’entroterra tra Spalato/Split e Almissa/Omis). Nel 1513 cadde nelle mani ottomane l a citta di Sinj nell’entroterra della Dalmazia e, nel 1528, Lika-Krbava e le terre intorno al flume Zrmanja (Obrovac). L’importante fortezza cr oato-ungherese di Clissa/Klis, che s ovrastava Spalato/Split, fu con- qnistata dai turchi nel 1537. Con 1> .... 1 a trivo dei conquistatori asiauci ronre or ns. iL ~~ __ Corso del fiume Narenta/Neretva. Incisione di V. M., Coronelli (1695). una parte della popolazione locale si rifugio nell’alto Adriatico e nel- l’ltalia meridionale e cost nacquero gli insediamenti croati, tutt’oggi esi- stenti, in Puglia, nelle Marche ed in Abruzzo. La conquista turca della Bosnia -1463 Giorgio Castriota, detto Scander Beg. Fron- tes pizio del libro Histori/i de vita et gestis ^kanderbegi Epirotarum principis (1493). n cima della copertina scrive: “ObiitAnno Domini 1466. XVI. Kalend. Februar. Atatis O. Imperi vero XXIV', vale a dire “mono anno del signore 1466, il giorno 17 e fraio nell’eta di 63 anni, e governo 24 . I turchi conquistarono alcune lo¬ calita della Bosnia gia nel 1430 e dal 1436 Stefano Tvrtko II (re bo- sniaco 1404-1409 e 1421-1443) fu costretto ad aumentare i tributi alia Porta (governo turco) percio la Bosnia fu in un certo senso tributa- ria del sultano. Nel maggio 1435 le truppe croato-ungheresi tentarono di conquistare il ducato di Hum ed occuparono la localita di Drijevo (piu tardi nota come Gabella). At- taccato da diverse parti il duca Ste¬ fano Vukcic-Kosaca (1435-1466) chiese aiuto ai turchi che, una volta buttati fuori i croati ed ungheresi, rimasero a Hum e Travunja (I’en- troterra della Dalmazia) fino al mese di novembre e si insediarono definitivamente nella localita di Hodidjed. Il Denultimo re della Bosnia Ste¬ fano Tomas (1444-1461) si arre- se nel 1459 in Ungheria quando riconobbe il re Mattia Corvino (1458-1490) come proprio sovrano. Questo gesto politico non salvo la Bosnia e nel 1463 fu catturato nella citta di Kljuc l’ultimo re bosniaco Stefano Tomasevic (1461-1463), lo stesso che quattro anni prima era stato deposto dagli ottomani come rultimo re di Serbia (1456-1459). Immediatamente dopo la conquista turca, nel maggio 1463, i rappresen- tanti dei 36.000 bosniaci (per lo piu kristjani ) si convertirono in una sola giornata nella localita di Jajce alia fede musulmana, insieme con 1’ul- timo re Tomasevic. La conversione salvo forse l’anima ma non la vita al re, che fu subito decapitato e nello stesso anno altri 100.000 bosniaci (non convertiti alia fede musulma¬ na) furono ridotti in schiavitu e di If Otranto, fu sotto il dominio turco (1480/1) 114 Atlante storico dell’Adriatico orientale I martiri di Otranto decapitati dai turchi il 14 agosto 1480 (da un’antica stampa). Fon- te: Le Cento citta dltalia. Macarsca/Makarska turca (1500-1646) sul- l’incisione di Francesco Camocio (1572). Maometto II (sultano nel periodo 1462- 1481) era un illuminato protettore delle arti. Dopo aver imposto a Venezia, con la pace del 1479, un tributo in cambio della concessione di diritti commerciali, il sulta¬ no chiese che la Serenissima gli prestasse un artista in grado di insegnare la tecnica di pittura europea ai turchi. Il doge Giovanni Mocenigo (1478-1485) invio Gentile Bel¬ lini (1429-1507), il quale nel 1480 esegui questo ritratto del sovrano, che sarebbe morto l’anno seguente non ancora cin- quantenne. questi, 30.000 giovani furono de- stinati a servire nell’esercito turco. Inizio cosi in Bosnia il plurisecolare dominio ottomano che rimase in queste terre fino al 1878 e formal- mente (in diritto internazionale) ad- dirittura sino al 1908. Mentre gli ottomani conquistaro- no la Bosnia orientale nel 1463 gli unghero-croati si insediarono nella Bosnia occidentale (nella regione di Jajce), dove costruirono la fortezza di Banja Luka, che sara conquista- ta dai turchi solo nel 1527/28. La conquista turca della Bosnia nel 1463, fino al flume Sana, condizio- nera oltre l’immediata costa della Dalmazia e Doclea/Zeta (Monte¬ negro) anche, e per secoli, le terre e la popolazione di tutta l’Europa sud-orientale. Erzegovina turca - 1482 La confusine generale che regnava in Bosnia gia da decenni, spinse il conte di Hum (territorio in parte coincidente con l’odierna Erzego¬ vina, entroterra della Dalmazia) Stefano Vukcic Kosaca a separarsi dalla Bosnia ed a proclamare se stes- so, nel 1448, “Herzeg . Il territorio che gli slavi chiamavano Zahumlje {Hum) ed anche Travunja era stato innalzato, verso la meta del secolo XIV, dalLimperatore di Germania al grado ducale, col titolo di Ducato di San Sabba. In seguito a cio (duca in tedesco si dice Herzog) il ducato prese il nome di Erzegovina ( Herze¬ govina ). Sin dalla caduta di Costan- tinopoli nel 1453 il duca di Hum Stefano riconosceva come autorita suprema il sultano. Stefano (di fede bogomila) mori il 22 maggio 1466 e sua figlia Caterina di Bosnia, ve- dova del re Stefano Tomasevic, gia fuggita l’anno precedente a Roma, vi mori nel 1478. L’Erzegovina fu conquistata dai turchi nel 148L che arrivarono dapprima fino alia foce di Narenta/Neretva, compreso il territorio di Mostar, che nel 1519 contava 75 famiglie cristiane e 19 famiglie musulmane. Anche dopo la conquista turca delle citta co- stiere di Castelnovo/Hercegnovi e Risano/Risan nel 1481 i figli di Ste- fano continuarono a resistere sino al 1483, dopo di che due fuggirono a Ragusa/Dubrovnik mentre il ter- zo si convert! all’islam con il nome di Ahmed beg Herzegovic. Al mo' La battaglia di Mohacs del 1526. Legenda: dall’alto in basso: turchi; schiera di re Luig 1 II d’Ungheria (1516-1526); schiera turca comandata da Pal Tomon; Sczeged: posizion e dell’esercito ungherese che fu in ritardo nel momento della battaglia di Mohacs. Carting FERENC, Szakaly, The 1526Mohacs Disaster. 115 La conquista turca dell’Europa sud-orientale (1301-1683) mento della sua massima estensione il confine di questo ducato partiva dalla citta dalmata di Almissa/Omis nelle vicinanze di Spalato/Split, a ovest risaliva il corso del fiume Zet- tina/Cetina e da li, seguendo una linea quasi retta ovest-est raggiun- geva il monastero Mileseva, luogo in cui riposavano le spoglie di San Sava (1174-1235), primo patriarca della Chiesa ortodossa serba. Il con¬ fine verso sud arrivava fino a Ca- stelnuovo/Herzegnovi, alle bocche di Cattaro/Kotor. Si trattava delle terre in buona parte rocciose ed a tratti quasi desertiche e per questa ragione - nonostante la sua notevole estensione - il ducato pote resiste- r e ben poco all’avanzata turca e fu, dunque, conquistato nel 1483. La conquista turca della Croazia ( 1496 - 1596 ) D°po la sottomissione dell Erze- govina i turchi si spinsero verso la \ dm* 04 plus gnnde eC endue. ' — (-fS66J ■ + I_ Limiti settentrionali dell’Impero Ottomano in Ungheria (secolo XVI-XVIII). Legenda: (—) limiti massimi dell’Ungheria turca (1566); limiti dei principati di Valacchia e Transit vania; territorio ceduto all’Austria con il trattato di pace di Passarowitz/Pozarevac (1718) Cardna: LAMOUCHE (Colonel), Histoire de la Turquie , Parigi, Payot, p. 126. 'i * 7 *; Solirnano il Magnifico sul trono, Ahmed ^ er idun Pasha, 1569. La cronaca della cam- P a gna di Solimano in Ungheria mostra il Kitano che riceve nella propria tenda il Vassa llo della Transilvania, Giovanni Sigi- s 'Hondo Zapolya. L’opera storica raggiunge 1 P r oprio vertice con la morte di Solimano a Szigetvar e la seguente conquista della cit- da parte del gran visir Sokollu Mehnied as fia. Istanbul, Museo del Topkapi Sarai. Croazia e nel 1496 conquistarono la fortezza di Sokol (nelle vicinanze del fiume Pliva); la regione intorno al fiume, Sana, nel 1500 e fino al 1525 l’intera Croazia sotto la montagna Morlacca (Velebit); nel febbraio 1525 i turchi distrussero la citta di Pago (odierna Carlopago/Karlo- bag), nel 1525/27 Lika e Krbava, e nel 1527 arrivarono fino allacittadi- na di Novi Vinodol, Buccari/Bakar e Tersato/Trsat (1 km dalla citta di Fiume/Rijeka) da dove ridussero in schiavitu migliaia di abitanti locali. Nel 1528 conquistarono la citta di Jajce con l’intera regione intorno a fiume Vrbas inferiore; nel 1529 Srijem e la Slavonia orientale. Nel 1529 si ebbe la storica sconfitta un- gheresa presso Mohazc e 1’avanzata turca verso l’occidente si arresto per qualche anno. Rimarra fuori del .territorio turco tutta la costa croa- ta fino alia citta di Pago/Karlobag. Nel 1536 fu il turno dell’importan- te citta di Signo/Sinj. Nello stesso periodo (1538) caddero nelle mani turche le localita di Nadin e Vrana e sulla costa Zaravecchia/Biograd che divento, nel 1598, sede del coman- do militare turco. Il territorio a settentrione di Vino¬ dol, vale a dire le localita tra il fiume Dobra e Kolpa (odierna frontiera tra Slovenia e Croazia) ed il castello di Bossiljevo non furono mai occu- pati dai turchi. I turchi arrivarono dunque fino al fiume Kolpa (fron¬ tiera tra Carniola e Croazia) ed a solo qualche miglia di distanza da Zagabria, che fu in quel periodo (1510-1520) trasformata in una fortezza. Gran parte della popola- zione era fuggita da Zagabria nel corso del XVI secolo e solo dopo Piazza Szechenyi a Pecz, con il piu grande edificio risalente al periodo turco dell’Un- gheria, la moschea del pascia Gazi Khasim, che oggi e chiesa cattolica consacrata. 116 Atlante storico dell’Adriatico orientate La conquista diTunisi di Carlo V nel 1535. Gli ottomani si stabilirono sulk costa tunisina nel 1574 e rimasero fino al 1881 quando queste terre furono conquistate dalla Francia. Incisione di F. Hogenberg, XVI sec., Ginevra, Biblioteca Universitaria. Sarajevo su un dipinto del 1697. Lo stendardo di Venezia a Lepanto. La battaglia di Lepanto e l’isola di Corfu/ Kerkira (1571). Nella parte alta e dipinta l’isola ionica di Corfu/Kerkira, con un trat- to della costa albanese (Epiri Pars, Epiro)> privo di dettagli corografici. Nel disegno in basso e rappresentata la battaglia di Lepan- to (7 ottobre 1571). L’angelo regge il carti' glio con il titolo: “La flotta turca sconfitta presso Crocyleium’”. Cartina: Musei del Vaticano. Sarajevo nella prima meta del sec. XX. I 11 primo piano (a destra) la moschea e sepok cro di Gazi Husref Bey e, davanti ad essa (tra i due alberi di bassa taglia), il mausok 0 che il primo fece costruire per il suo arni c0 Ali-pasha, italiano originario da Sebenk 0 ^ Sibenik e conquistatore della fortezza & Clissa/Klis nel 1537. Le localita del Tirreno furono, lungo i secoli, invase dai saraceni e turchi ed in conseguenza sotto la costante minaccia dei corsari. Cartina: Musei del Vaticano. •%4' MMADEMVS ISAFBARVSSA CIRTHAF,,TV1.|F ijKEX AC o:i oMAIHCA£_CUAS.S P£A££ Kahir ad-Din detto il Barbaros- sa (t 1546). La Tunisia fu scossa nel 1533 dalla guerra civile ed il sultano approvo l’intervento del Barbarossa nominandolo capo della marina turca. (Calcografia J: A—V^npripno. 1535). npun^ii jw*—»—._ Scardona/Skradin (1531-1648, periodo sotto il do- minio turco). Incisione del secolo XIX. Fu un centro della tribu illirica dei liburni, quindi divenne mu- nicipio romano. In questo luogo fu celebrato nel 354 un sinodo ecumenico alia presenza di trecento vescovi sotto i fratelli imperatori Costanzo e Co- stantino. Nel VI secolo divenne sede di una diocesi, la pace di Zitva, del 1606, inizio per la citta un’epoca di rinnova- mento. Papa Leone X (1513-1521) descrisse la Croazia come Antemu- rale Cristianitatis e per impedire le incursioni turche verso l’Austria in¬ ferior e la Carniola fu costruita, a partire dal 1579, la fortezza di Kar- lovac (Karlstadt), che i turchi asse- diarono invano per ben sette volte, 1 ultima nel 1672. I turchi in Istria, Trieste, Friuli e Veneto (1470-1511) Le guerre turco-venete (1463-1479) P e r i possedimenti in Grecia ed in Albania ebbero i loro riflessi anche n ell alto Adriatico. I turchi (per lo P'u soldati bosniaci) depredaro- n ° per la prima volta il Friuli nel 1^70, penetrando fino ad Udine, ed lri seguito saccheggiarono anche le terre di Monfalcone. Dal 1476 se- fainarono il terrore nella Carniola, Stiria e Carinzia ed in Istria veneta. Nel 1477 si accamparono nei pressi di Salcano/Solkan (allora Zelkonn, Gorizia/Gorica) e da lx, con 10.000 uomini, attraversarono il flume Ta- gliamento minacciando Vicenza e Livenza. Le incursioni turco-bosnia- che arrivarono, nel 1478, sulla via della valle dell’Isonzo fino Tarvisio/ Tarvis/Trbiz, per passare nella valle o Lavas y£uync sSpTENTB^IO. J^achouxk Chunuc PYM ''.k C .A Stemwd ■ _ ‘tCoton Clecgouic •jjmk Ajmic rumsJam jmttqyu HrL&cucinc ® Cirtuui Wffuicht £X(«»-. souu" ti OtouMZ- S xiartmO'i iBANAD EGO h ogio Jbulgrao Carin ^ 0 , wulc . . ■ j^ orlaouic Jfa,. +jlm£ ' ' J&L Scar ‘ _ . Air a, ORIENT* faunx Vereuol fXjrrnonyo __ , SyZlr.jJ&C^.K.s't TStrL-. tftSSlrZV ^ - -%4 At rv—"x 2Ar-*«aW, f *" ,V *» t'Utks *? SEi 2ARAE.ET benici des; criptioa^I jLerritorio di Zara/Zadar, Sebenico/Sibenik, Morlacha/Velebit, Licha/Lika e Corbavia/Krbava sulla carta di Natale Bonifacio di Sebenico. rtelius, A., Theatrum oder Schawbuch des Erdtkreis , Anversa, 1580). 118 Atlante storico dell’Adriatico orientale Rodi - gli ottomani attaccano l’isola. Rodi fu turca dal 1522 al 1912. Manoscritto del XV secolo. (Parigi, Biblioteca nazionale). Fonte: Civiltd del Rinascimento del marzo 2001. del Gail (Austria). La cavalleria ot- tomana fece, nel periodo dal 1470 al 1499, nove incursioni in Istria dove, a causa della minaccia ottomana, si arrivo a modifiche urbanistiche ed i villaggi e le citta si recintarono con mura difensive (Pirano nel 1477, p.e.). Un nuovo attacco ottomano ebbe luogo nel 1493 e nel 1499, quan- do di comune accordo Ludovico il Moro, signore di Milano (1452- 1508), e l’imperatore Massimiliano I (1459-1519), vollero contrastare l’alleanza fra Venezia e la Francia. I turchi-bosniaci si concentrarono a Castelnuovo/Podgrad (a meta strada tra Trieste e Fiume), dopo aver di- strutto a Clana/Klana (entroterra di Fiume/Rijeka) il castello locale, pas- saggio obbligato per Istria e Carnio- la. Un esercito di 10.000 soldati si sposto verso il Friuli ed il 29 settem- bre 1499 Skander Pasda, che aveva comandato le sanguinose scorrerie di vent’anni prima, si accampo nei pressi di Gradisca (a meta strada tra Trieste ed Udine). In quell’occasio- ne la cavalleria veneziana, compo- sta da 3.000 soldati, piuttosto che combattere prefer! darsi alia fuga ed i turchi invasero il Friuli ed il Vene- to. Otto giorni duro la scorribanda, che si spinse fino alle porte di Co- negliano (25 km da Treviso e 50 km da Venezia). Oltre 10.000 persone furono trucidate o condotte in pri- gionia, 132 villaggi arsi e saccheg- giati, ingente la quantita di bestia- me predato. Un panico immenso si diffuse nelle province di Padova, di Vicenza, di Verona e specialmente di Treviso, ove la gente comincio a rifugiarsi nei castelli. La facilita nel varcare il confine orientale della ter- raferma veneta, costrinse il governo di Venezia a dare a Leonardo da Vinci (1452-1519) F incarico per un progetto di fortificazione dell’Ison- zo, che fu pero presto abbandonato. L’ultima scorribanda turca in Friuli awenne nel 1511. Le scorrerie di- minuirono solo dopo il 2 febbraio 1559, quando i predoni del pascia bosniaco Malkoc-beg subirono una terribile sconfitta a Clana/Klana (a meta strada tra Fiume/Rijeka e Ca- stelnuovo/Podgrad). La conquista turca delle isole Ionie 1479 Dopo la conquista dell’Albania i turchi continuarono con la loro avanzata verso le citta venete neb FAdriatico orientale e nelle isole Ionie. Le isole di Zante/Zakynthos, Cefalonia/Kefallinia e Santa Mam ra/Lefkas/Leukade appartenevano La fortezza di Clissa/Klis (Spalato), turca (1537-1648). Foto: Josip Bistrovic. 119 IfLgg nquista turca dell’Europa sud-orientale (1301-1683) alia famiglia napoletana dei Tocco, con il titolo di Conte di Cefalonia/ Kefallinia e duca di Leucadia. Que- ste tre isole furono conquistate dal sultano Mehmed II nel 1479 pero, con l’accordo del 1485, il sultano cedette Zante/Zakynthos a Venezia in cambio di un tributo alia Porta (governo turco), mentre Cefalonia/ Kefallinia (veneta 1483-85) ritorno nelle mani turche per i successivi 15 anni ed in seguito fu ceduta defini- tivamente alia Serenissima. Santa Maura/Lefkas/Leukade rimase nel- ' e rnani turche fino al 1684, con una brevissima parentesi veneta del 1 502-3. I turchi a Otranto (1480/81) L’occupazione turca di Otranto in Puglia (Italia meridionale) inizio nel 1480 quando il duca di Calabria, fi- glio del re di Napoli, era impegnato con il suo esercito a devastare le ter- re fiorentine. I turchi comparvero, il 28 luglio ad Otranto con milleot- tocento soldati e sessanta cavalieri. Dopo la conquista della citta trasci- narono gli 800 otrantini, che aveva- no rifiutato di accettare l’islam, sul colle di Minerva (detto poi “colie dei martiri”) dove vennero barba- ramente uccisi il 13 agosto. Tra le persone superstiti ben 8.000 furono spedite come schiave in Albania. Le milizie ottomane si diedero al sac- cheggio della zona circostante e le loro scorrerie si spinsero anche verso le terre di Lecce, Brindisi e Taranto dove fu presa, nello stesso anno, la citta di Salve (nel golfo di Taran¬ to). Otranto fu ripresa dall’esercito papale, veneto e degli aragonesi 1’8 settembre 1481 con il determinan- te aiuto degli albanesi di Castriota Skender Beg Giovanni. I turchi nella Grecia veneta e nell’AIbania veneta (1499-1503) II 12 agosto 1499 la flotta turca sconfisse, i veneziani nei pressi di Modone/Methoni. Sopraggiun- to un rinforzo di 16 navi francesi, il 25 agosto ebbe luogo un altro scontro, con esito anch’esso sfavo- revole. Gravissime furono le con- seguenze della duplice sconfitta. Non tardarono a cadere in mano dei turchi, Modone/Methoni, Corone/Coroni, Navarino, Santa Maura/Lefkas/Leucade e Lepanto/ Nafpaktos. Grande fu il numero dei prigionieri, tra cui non pochi membri delle piii illustri famiglie *°azia e l’alto Adriatico alia fine del secolo XVI. Legenda: nella finestrina, dall’alto in basso: Croazia nel 1594; l’impero Ottomano; F Austria; cuiinenti veneti; l’Ungheria. I numeri indicano la data della conquista turca. Cartina: SISIC, Pregledpovijesti hrvatskoga naroda. 120 Atlante storico dell’Adriatico orientale La cauterizzazione. Incisione d’epoca. rifiuto l’interessata richiesta france- se di collaborazione. Questo rifiuto indusse il sultano Solimano (1495' 1566) a molestare i superstiti domi' ni veneziani nel Mar Egeo e Ionio. Nell’agosto 1537 fu fatto un tenta¬ tive di conquista di Corfu/Kerkira da parte del corsaro turco Kahit ad-Din detto Barbarossa (t 1546)- L’isola fu difesa strenuamente ma i turchi deportarono dall’adiacente isolotto di Paxos/Paxi in schiavitu la gran parte della popolazione lo¬ cale. Essi occuparono anche le isole Egina/Aegina (82,9 kmq, 25 km a sud-ovest del Pireo), Sciro/Skiros (Sporadi settentrionali), Patmos, Stampalia/Astipalea (90 kmq) e Pa' ros che appartenevano a feud atari veneti dall’epoca dei crociati, e poi cinsero d’assedio la Canea (Candia, Creta), mentre truppe terrestri eli' minavano i baluardi veneziani sulla terra ferma greca di Malvasia/Ma- nomvasia e Nauplia/Nafplia e quelli dalmati e d’Albania veneta intorno alle citta costiere. Le campagne fu' rono devastate tranne la fortezza ve' neta di Sant’Angelo che rimase nelk mani dei difensori e diverse migliaia degli isolani furono fatti schiavi- L’anno dopo i turchi sconfissero nel' «-^ sr'sr/' a/sffe Truppe turche dal 1540 al 1580. Incisione del secolo XVIII. venete. La guerra turco-veneta si concluse con la pace del 20 maggio 1503 con la quale Venezia perdeva oltre ai territori in Grecia le terre di Macarsca/Makarska e di Poljiz- za in Dalmazia, mentre conservava Nauplia/Nafplion, Malvasia e Ce- falonia/Kefallinia. II fiasco turco a Corfu/Kerkira -1537 Quando nel 1536 Francesco I re di Francia (1494-1547) conclu¬ se un’alleanza con Fimpero turco, alio scopo di combattere Carlo V (1500-1558, imperatore dal 1519) anche in Oriente, il governo veneto Dignitari turchi. Nell’impero ogni individuo poteva entrare a far parte della classe diri- gente senza preclusioni etniche o di classe perche contavano soprattutto le capacita indivi¬ dual!, la lealta al sultano e 1’accettazione della fede islamica. Furono proprio i gran visir di origine bosniache (Sokolovic nel secolo XVI e Kuprili/Cuprilic sul finire del secolo XVII, discendenti di famiglie ortodosse) a realizzare le piu grandi conquiste turche nell’Europa sud-orientale (Ungheria e Dalmazia). Incisione del secolo XVIII. mo fu saccheggiata dai turchi nel 'oto: Le Cento citta d'ltalia. Nizza fu assediata dai turchi nel 1543. Dipinto turco del secolo XVI (Museo Topkapi , Istanbul!. II saccheggio turco dell’Albania veneta (1539-1540) 11 27 ottobre del 1538 la flotta, com- posta da navi spagnole e veneziane e posta sotto il comando dell’ammira- glio Andrea Doria, conquisto Castel- nuovo/Herceg Novi turca nelle Boc- c he di Cattaro/Kotor. Sulla fortezza sventolavano tre bandiere: pontificia, s pagnola e veneziana, mentre nella cit¬ ta fu insediato un presidio di soldati s pagnoli. Senza nessuno spargimento di sangue fu conquistata anche Risa- no/Risan turca. Nell’agosto 1539 gli " Jl ^ If ^ „„ _ Prelievi dei bambini cristiani destinati all’esercito turco. Alcuni di questi bambini sono ar- rivati a coprire i massimi incarichi dentro lo stato ottomano. Nello stesso tempo questo procedimento lasciava tra i cristiani uno strascico di rancori e desideri di vendetta contro la ' c - —" i-icnarmiata da queste rapine ma ne prese addirittura ;vo fu fatto nel 1686. ~ procedimento lasciava tra i cnst.am uno su ^ rapine ma s Pagnoli, decisi a non lasciare la cit- pop olazione musulmana che fu non 50 ° 73 . 1531 ). L’ultimo preliev ta, videro arrivare la flotta ottomana, parte. Incisione a legno i • ur S a Ppoggiata da truppe arrivate dall en- troterra. II 7 agosto, dopo tre giorni di combattimenti, la citta fu ricon- quistata. La maggior parte dei difen- s °ri spagnoli fu uccisa, mentre quelli che soprawissero finirono nelle galere turche. Nel 1540 le navi del corsaro harbarossa conquistarono 1 Albania re > le localita di Antivari/Bar, Budua, L > iso i a c p Capri fu saccheggiata dai turchi nel 1534 (stan p S Hulcigno/Ulcinj/Ulqin mentre Cat- laro/Kotor riuscl a salvarsi per mira- c °lo. La pace turco-veneta del 4 mag- p. gio 154o segno un immenso successo la battaglia di Prevesa/Preveza (Mar fonio) la flotta della Lega Santa e d allora in poi diventarono padroni del Mediterraneo. Atlante storico delL’Adriatico orientate 122 Sorrento fu saccheggiata dai turchi nel 1568. Incisione di Pacicchelli, 1693. Miguel de Cervantes (1547-1616), fu uno dei tanti soldati spagnoli che presero parte alia battaglia di Lepanto dove rimase grave- mente ferito. Una ferita gli tolse l’uso della mano sinistra: “a maggior gloria della de- stra”, come scrisse poi. Durante la battaglia fu catturato dagli algerini e rimase cinque anni prigioniero dei corsari barbareschi prima di essere riscattato dalle autorita spa- gnole. In seguito scrisse Don Chisciotte, una analisi della societa spagnola, con la quale si affermo come uno dei massimi scritto- ri europei. II ritratto, Library of Congress , Washington. nell’espansione ottomana nell’Adria- tico orientale (conquista di Urana e Nadin nell’entroterra di Zara/Zadar) e nell’Egeo. In quell’occasione Vene¬ zia si accordo affinche le merci turche venissero trasportate nell’Adriatico sulle navi veneziane per evitare cosi le scorrerie dei corsari croati ( uscocchi ) agli ordini dell’Austria. La vittoria turca di Mohacs (Ungheria) del 1526 II 28 agosto 1526 i turchi sconfisse- ro i magiari nei pressi di Mohacs ed in seguito conquistarono FUnghe- ria meridionale. La sconfitta degli ungheresi fu dovuta in buona parte al fatto che re Luigi II d’Ungheria (1516-1526) non voile aspetta- re l’arrivo dei croati ed anche una parte dell’esercito ungherese in ri- tardo. La battaglia di Mohacs che non duro piu di due ore condiziono la vita della popolazione di questa parte d’Europa per i successivi due secoli. Secondo lo storico venezia- no Marin Sanudo (1466-1536) i turchi ridussero in schiavitu, dalle prime incursioni nel 1415 (Stiria, odierna Slovenia) e fino al 1533, ol- tre 600.000 persone e senza contare le piccole scorrerie turco-bosnia- che, che si svolsero praticamente ogni anno. I turchi, dopo che Gio¬ vanni Zapolya, Fantire d’Ungheria (1526-1540), venne sconhtto da Ferdinando I d’Asburgo (1503- 1564, imperatore germanico dal 1556 al 1564), invasero FUngheria settentrionale e rimisero Zapolya sul trono. Nel 1595-96 gli Asburgo conquistarono la maggior parte del- FUngheria ma Fesercito di Mehmed III (1595-1603) distrusse le truppe austriache. L’assedio di Vienna e le vittorie turche nell’Europa orientale (1529-1591) Dopo la conquista dell’Ungheria nel 1526 il sultano Solimano, alia testa di 80.000 uomini, assedio nel 1529 Vienna. Le truppe ottomane si lanciarono in sanguinose incur¬ sioni fino a Ratisbona, in Baviera, e a Brun, in Boemia, sollevando un’ondata di panico in tutta FEu- ropa centrale. Vienna non cedette e Solimano, a meta ottobre, diede Fordine di ritirarsi. L’assedio dette inizio ad una situazione di stallo du- rata un secolo e mezzo, durante la quale i due imperi, quellp asburgico e quello ottomano, si contesero il dominio sull’Ungheria e, in fin dei conti, su tutta FEuropa sud-orien- tale. L’Ungheria rimase divisa tra l’impero d’Austria e l’impero Otto- mano, non con una linea di fron- tiera, ma secondo il principio delle roccaforti, vale a dire che chi dete- neva la fortezza era padrone anche del suo territorio ed in non pochi luoghi la popolazione pagava tributi tanto alle autorita ottomane quanto a quelle austriache. La conquista ottomana continuo nel 1552, con la vittoria contro croato- ungheresi a Virovitica e Cazma. Nel 1566 fu ucciso Solimano il Magni' fico, che regnava dal 1520, mentre tentava di conquistare la citta un- gherese di Szigetvaer. La situazione sul campo di battaglia fu salvata dal gran vizir Sokollu Mehmed Pasha (1505-1576, oriundo dal villaggi 0 bosniaco di Sokolovici). Nel 1592 cadde nelle mani turche la citta rea- le croata di Bihac (odierna Bosnia Nord-occidentale). I croati con cat' niolini ed austriaci riuscirono, pero, a sconfiggere i turchi a Sissak/Sissegg il 21 giugno 1593. Nonostante cio > turchi continuarono con l’avanzata in Ungheria dove conquistarono, d 6 ottobre 1593, la fortezza di Ve' sprino/Veszprem a settentrione del Lago di Balaton (Ungheria cen' trale). Dopo la conquista turca di Creta nel 1669 Fesercito ottoman 0 si spinse verso FEuropa orientale e, con il trattato di Zoravno del l67^> fu riconosciuta la sovranita ottorna' na su parte della Polonia e sui terfi' tori ucraini. Le conquiste turche nel Mediterraneo meridionale (1516-1540) Oltre le grandi conquiste nell’Eur 0 ' pa sud-orientale, i turchi riusciron 0 ad impadronirsi di una serie di pa eSl 123 Lj_£ gpquista turca dell’Europa sud-orientale (1301-1683) Malta nella seconda meta del sec. XVI. cisione di F. Camocio. muia aei cavalieri di Malta. L'ordi- ne cav alleresco che si intitola ancor oggi al n ome di Malta - pur se la sede della sua P er durante «sovranita» e a Roma — ebbe ° ri g‘ne nel secolo XI da un’istituzione (° s pizio-o Pelle. -ospedale) fondata per assistere i ue grini che si recavano in Terra Santa. Si c niamarono all’inizio cavalieri di San Gio- v artni di Gerusalemme. L’ordine, che ando assu mendo col tempo carattere militare, P re se parte attiva alle crociate. v ‘ ak- ra dell’ordine di Malta. Dipinto: orte zze e cittadelle , Novara, DeAgostini, 2006 . Malta - Tassedio turco del 1565. Nella parte alta del dipinto e raffigurata Tisola di Malta con Comino e Cominotto e un breve tratto di Gozo, zAphricum Mare (Canale di Sicilia). Nella parte bassa, Tassedio di Melila (Valletta) da parte della flotta ottomana (1565). Un inserto, in basso a sinistra, rappresenta la citta di Melila. Sono rappresentate in pianta La Citta (Citta Vecchia, la vecchia capitale dell’isola); Valletta Citta Nova (La Valletta, costrui- ta tra 1564 e 1571), di cui e tracciata solo la potente cinta muraria, che culmina nel forte a Stella di Sant’Elmo L’angelo che sovrasta il disegno con la spada e il libro ha la croce bianca e la veste rossa dei Cavalieri di Malta; sul libro si legge: “Malta viene liberata dalTassedio”. 124 Atlante storico dell’Adriatico orientate Pangi° SACRO ROMANO IMPERO „ Vienna OCEANO ATLANTICO REPUBBLICA VENETA Venezia 0 UNGHERIA 1MJ Sz-getvir D Moftacs PODOUA 1*7t MOLDAVIA ^ JE01SAN oGrosswardein TL □Timisoara ~ V V. VALACCHIA Bucaresi a Y REGNO Dl SICILIA F*s 0 MAROCCO ALGERIA mi u TWncen Aigen u . D 8oogie . d TUNISIA oDjerta *-v. ^P 0 * TRIPOLITANIA Isole v* lonle Ys'.y ° MAR MEDITERRANEO \ ANATOLIA CANATO Dl CRIMEA . MAR CASPIO GEORGIA ) yy& / O ./. .. '?£,| pB*u olUyS L,ta° / . of** w “ atya oOiyarbakir , 0 Tatx>/ KURDISTAN A2ERBAJGIAN j it!«^/^ cvln o 0 ,elwan |g*° ' tuttavia, aggiunse il gravoso °nere di amministrare e difendere la •piazzaforte di Tripoli, una delle basi Possedute dagli spagnoli sulla costa del Maghreb musulmano. Nel 1560 il governo spagnolo tento di chiudere ai turchi l’ingresso del Nlediterraneo occidentale e tagliare Nch Ali, italianizzato in Occhiali o Uc- ” alli > era nato in Calabria come Giovanni D| °nigi Galeni nel 1525 ma fu catturato dai Urc "i durante una scorreria, e dopo anni , 0rne schiavo galeotto si converti all Islam, ln ' z iando una sfolgorante carriera come Ca Pitano di Su cced c orn e navi corsare. Questo rinnegato et te ad Ali Pascia, ucciso a Lepanto, : capo supremo delle forze armate del- ' 1Tl pero. Egli insedio a Dulcigno/Ulcinj/Ul- ?' n (parte dell’Albania veneta fino al 1571) 1 corsari di origini algerine. Mori nel 1587 e Ll Se Polto con tutti gli onori a Costantino- P°'> nella moschea che porta i suo nome. (11 tr «to, Museo storico navale , Venezia). Le incursioni turche neU’alto Adriatico e Carniola. Legenda: le direzioni delle incursioni turche: (-) secolo XV; (—) secolo XVI. Cartina: Stanko Jug. in due i loro domini africani, instal- landosi sull’isola di Gerba, che in- sieme con Malta sarebbe diventata uno dei due pilastri di quello sbar- ramento. Solimano rispose con le armi assediando Malta con 150.000 uomini. I difensori dell’isola, 700 cavalieri e 9.000 maltesi opposero un’accanita resistenza. Il 6 settembre del 1566 fu ucciso, sotto le mura di Sigeth in Ungheria, Solimano il Magnifico, ed i turchi ripiegarono il loro esercito da Mal¬ ta che fu soccorsa anche dalla flot- ta spagnola, mentre l’isola di Gozo venne depredata. L’insuccesso turco a Malta fu compensato con la con- Monfalcone nel secolo XVI. Le campagne monfalconesi furono saccheggiate dai tur¬ chi negli anni 1472, 1476, 1477, 1478 e nel 1479. Incisione: Carta del veneziano territorio di Monfalcone, Venezia. quista turca, nel 1566, dell’isola di Chios/Scio nel mar Egeo (885 kmq, a 8 km dall’Asia minore), che fino ad allora era stata in mano genovese. JTINERARIVM fecgwpfi Sun. ©at), pot* fcbafft/acn ConftanrinopcLjtidcin Cwcfifa>tn 0olcym#tt. 2!nno nr. M.D. XXXL- Frontespizio del libro di Benedetto Kuripesic, Itinerario, (Augsburg, 1530) nel quale fu descritto il viaggio che gli emissari del re Ferdinando, Nikola Jurisic e Giusep¬ pe Lamberg, fecero per arrivare alia corte del sultano Solimano. Nel libro furono pre- sentati anche diversi disegni delle localita della Bosnia e gli incontri con il Flusref - beg bosniaco ed il sultano Solimano il 7 novembre 1530 (sull’incisione). 126 Atlante storico dell’Adriatico orientate Pago/Karlobag nel 1652. Veduta manoscritta di Pago/Karlopag del 1652, (Museo diguerra, Vienna). Nota neH’antichita per il suo vanto di aver dato i natali ad Omero (VIII secolo a. C.), per la sua scuola di poeti omerici, gli Omeriadi, ed an- che per i suoi scultori. Chios/Scio insieme con altre due isole dell’Egeo Samo/Samos e Rodi, formarono tre stati vassalli dentro 1’impero Otto- mano e furono tolti allaTurchia solo nel 1912/13. Le conquiste turche nel mar Tirreno, Ligure ed Adriatico occidentale (1534-1566) Dal 1526 la Francia manteneva un’alleanza non scritta con i turchi, e Marsiglia prosperava col com- mercio con l’Oriente. Nel 1501 e nel 1528 i turchi tentarono di oc- cupare la citta di Gallipoli in Cala¬ bria e saccheggiarono le circostanti campagne. Nel 1534 la flotta turca capeggiata dal Barbarbarossa, arreco danni gravissimi all’isola di Capri: la citta di Capri fu saccheggiata ed il castello di Anacapri fu incendia- to. Il Barbarossa conquisto anche le isole di Lipari da dove fu deportata tutta la popolazione, che all’epoca contava 9.000 persone e l’arcipela- go fu ripopolato solo due secoli pin tardi. La citta di Salve nel golfo di Taranto fu devastata a tre riprese Y Dalmatia y ISTRIA BOSNIA SERV7A^ CROATIA e PARTE DI SCHIAVONJAj dojcrittc . ^ cU Giacomo Cantelli duVignoli 4 con lx dirotjone delle piu recentiJfout,ic J il esul'acmplare dttto Carte Lk date in lute da Gio. Giacomo do Rw/t'jjH Sale Superior "sor,, j mm iO] z win a i 2 f eue siou c& ii iu(une ^huburca della R Con? C°« HOT l Golfo di Lodrino in fib Dalmazia, Istria, Bosnia, Serbia, Croazia e parte della Slavonia. Cartina di Cantelli, G., Roma, 1684. J’atli'ii Ic ‘'■'.‘i-avTa OtnuUx, /> yar'uun^ . ^6^-^y'f. sscy rjt»& :j ■ \" "** vtiUisiU., \ jjr Z&/wa'// * ^_.— '*f uau^o ..-^r V/iCcclm "Y7 \u/orcftt S TOfU \ 7 Bossin.r ■’ Mwen/e 'st/tuno TO 1MJSBINO Vafina .1,u6-vxof>ott oiiUnia . r ac/m Ponto j racedouiA Sa \ v fruropa r< 2 , & ojseua %***?'?j, XaJertMdf* I Ste nxe (ft S~^Tanjt li-ipontn roia % Prigia Sn.‘rrtJ ^ Frits?* Jjenifie MaSf5*°'' Saim/'f l&aurtT 1 .Mprr*a % IT CariA Tf/aoffiafjo La conquista turca dell’Europa s u d-orientale (13 0-1 tfi \ Mezzo cu ,, . . i yvttt Cartina dell’Accademia delle scienze di Parigi (prima Ll mpero Ottomano in Europa centrale, Mar Nero ed Asia minore nel secolo m eta del sec. XVIII). U480, 1537 e nel 1547), mentre il fortilizlo rimase nelle mani della po- P°lazione locale. I turchi, alleati dei francesi, con fuoriusciti napoletani c °nquistarono, il 28 luglio 1537, il P°rto di Castro (tra Taranto e punta S- Maria, l’estremita dell’Adriatico 0 c cidentale) e la citta di Marirtima. ^ello stesso anno assediarono di nu °vo Otranto, pero senza successo. ^ e ll’estate del 1543 la flotta del Bar- ^^ossa, sbarco a Reggio Calabria, Ca tturo il governatore ed incendio la Cltta e poi prosegui verso le foce del ^ e vere, minacciando Roma. Il Bar- )ar ossa si getto, negli anni 1543-44, ^ Ue volte su San Remo (Mar Ligure) e seconda volta conquisto la citta, S u asi abbandonata dai suoi abitanti. Sicilia con leisoleEoneo Upan GUC^onrard avevano una tradizione nauuca pro- _ _ 3 Lipari. Gli Ottomani non avcvd,. u „—- pria e per questa ragione ricorrevano per il trasporto civile e militare alle flotte di diversi stati (Genova, Venezia, ecc.). Dopo la conquista di Costantinopoli gli equipaggi delle navi ' ~-~-i r J “"l' c'-liiavi di diverse origin pna e pc, a r-. „ la rnnauista ai cxjsuuk.**"!'— tr ‘ 1 ““ • • ■ ti stati (Genova, Venezia, ecc.). Dopo a J furQno degli schiav i di diverse ongim. Il turche erano per lo pm greet, me arabe , bizantine e dei modeU. europe aooandonata aai suu. «««■•«*■. principale artefice dell acquisizi cos iddetto Piri Re’ls (circa 1470-1554). artina ^fine, prima di raggiungere Tolone, f u U n grande navgatore g bombatdd il 15 agosto 1543, Nizza, Piri Re’ls (Med^o dell 128 Atlante storico dellAdriatico orientate Lo stretto di Messina con Messina (a destra e sullo sfondo il vulcano Etna) e Reggio Calabria (a sinistra), che fu saccheggiata dai turchi nel 1543 e 1573 (incisione del secolo XVI). Mostar alia fine del secolo XIX. Uno dei ponti piu complessi e belli del mondo fu costruito nel 1566 dall’architetto Mimar Hajrudin e fatto saltare in aria durante la guerra civile nel 1993. L’intera parte orientale (musulmana) di Mostar ha tutt’oggi qualcosa di magico e surreale. Toscana nel 1555, quando Rais Dra- gut (t 1565), il successore di Bar- barossa, assail ripetutamente le coste d’Elba, della Maremma, della Sarde¬ gna e della Corsica. Dopo aver sac- cheggiato Populonia i turchi furono sconfitti sotto le mura di Piombino dove persero piu di cinquecento uo- mini. Nel 1566 la flotta turca inve¬ st! Pescara ma fu pero respinta dalla difesa della citta. Nel 1568 la citta di Sorrento, nei pressi di Napoli, fu in- vasa e saccheggiata dai turchi. Le co¬ ste salentine (Puglia sudorientale) fu¬ rono di nuovo saccheggiate dai pirati saraceni nel 1573, tra l’altro Reggio fu incendiata da Sinnan Pascia, ed in seguito la popolazione si trasferi nei casolari dell’entroterra. Le scorrerie turco-piratesche si protrassero ancora a lungo e la citta di Fasano (Brindi¬ si) fu attaccata nel 1670 e nel 1678. La continua minaccia di turchi e sa¬ raceni condiziono per secoli la vita nell’Italia meridionale ed impoveri parecchio la sua popolazione. La battaglia di Lepanto (1571) e la conquista turca di Cipro (1573) La Lega Santa e la vittoria cristiana contro i turchi a Lepanto/Nafpak- tos, il 5 ottobre 1571, furono il ri- Visegrad (Bosnia centrale). Il ponte lungo 180 metri e costruito nel periodo 1571-77 divento famoso in tutto il mondo con il ro- manzo, (// ponte sulla Drina), che valse al suo autore Ivo Andric (1892-1975) il P re ' mio Nobel. sultato di circostanze importanti e apparentemente indipendenti tra loro: la rivolta dei moriscos a Grana¬ da (1568); l’incendio dell’Arsenale di Venezia (1569). L’iniziale preva- lenza turca nella battaglia fu scon- volta quando gli schiavi cristiani utilizzati come vogatori dai turchi, riuscirono a liberarsi dalle catene e attaccarono alle spalle gli ottomani impegnati nell’arrembaggio contro i soldati della Lega. I soldati sardi catturarono la nave del comandante All Pascia, che fu decapitato. Il bot- Risano/Risan in golfo di Cattaro/K 0 ' tor (parte di Erzegovina fino 1482, turca 1482-1538, spagnola 1538-1539, cure* 1539-1687, veneta 1687-1797). Incisione di Vincenzo Maria Coronelli, 1688. Perasto/Perast fu saccheggiata dai turchi nei 1568 e 1624. Incisione di Coronelli 1 688 - 5 0n quista turca delFEuropa sud-orientale (1301-1683) 129 tino di guerra fu ingente: i soldati cattolici catturarono un centinaio di navi nemiche, distruggendone altrettante, presero 450 cannoni, uccisero piu di trentamila turchi e liberarono 12.000 schiavi. Da parte loro i turchi affondarono 16 galee e fecero circa 7.500 morti. L’eco del successo si diffuse in tutta Europa e fu salutato come un trionfo del¬ la Chiesa sugli infedeli, della civilta s ulla barbarie. La vittoria di Lepanto S1 trasformo in un terribile massacre di marinai turchi (per lo piu greci del territorio sotto occupazione tur- ca ) e non arresto per niente l’avan- , z ata ottomana nel Mediterraneo. lo effetti, nell’inverno 1571-72, la Hotta turca fu ricostituita e, poco dopo, Venezia comincio a trattare in Se greto con il sultano, rinunciando definitivamente a Cipro nell’apri- le 1573. Si racconta, infatti, che il sultano Selim II (1566-1574, il beo- ne ) disse all’ambasciatore veneziano ten uto prigioniero a Istanbul: “Voi, C °1 distruggere la nostra flotta, avete strappato un pelo della nostra barba, n °i. col conquistare Cipro, vi abbia- ni ° strappato un braccio”. La pace turco-veneta fu conclusa in Costan- dnopoli/Istanbul il 7 marzo 1573. f'lonostante la vittoria di Lepanto, l e condizioni di pace per i Veneziani futono piuttosto gravose: perdite di fopro e neH’Adriatico orientale qua- s ‘ tutta l’Albania veneta (Antivari/ dur, Dulcigno/Ulcinj/Ulqin) quasi tu tta la Dalmazia veneta al di fuori delle citta costiere e le isole. Venezia dovette rinunciare alle effimere con- Suiste greche di Sopoto e Margariti e Pagare onerose indennita e tributi P er Candia/Creta. Con questo trat- tato inizio la vera decadenza militare e oiarittima della Serenissima. I tur- c hi divennero per oltre sessant’anni Padroni del Mediterraneo, dove le s 4uadre navali turche ed i corsari saraceni fecero regnare il terrore da ^*geri alia Liguria e da Rodi all’alto Ad r *atico. Vrana. Incisione di Vincenzo Maria Coro- nelli 1688. La popolazione dell’Adriatico orientale a Lepanto Nella relazione di Antonio Diedo del 1553 risulta che la Dalmazia con l’Albania veneta (da Cherso a Bu- dua), su una popolazione comples- siva di 94.100 anime, poteva armare sino a 20.098 uomini; 1’Istria, inve- ce, su circa 50.000 abitanti, poteva contare su un potenziale di 10.000 uomini atti alle armi. Nell’attesa del grande scontro owero nell’ambito delle operazioni di reclutamento di soldati per la difesa contro gli otto- mani, il 31 marzo 1570 il Senato veneziano awiso tutti i rettori di Levante, della Dalmazia e dell’Istria, affinche contribuissero con un de¬ terminate numero di uomini per l’armamento delle galee grosse. Al- l’lstria chiesero 20 uomini da Isola, 30 da Pirano, 10 da Umago, 15 da Cittanova, 10 da Parenzo, 50 da Ro- vigno, lo stesso numero da Pola, 80 da Montona, 30 da San Lorenzo, 60 da Albona e Fianona, 30 da Raspo (Pinguente), 6 da Grisignana, 24 da Dignano e 15 da Valle. Il numero ri- chiesto di uomini era di molto mag- giore, rispetto alia richiesta fatta due anni prima. Il borgo di Muggia con- tribui con due uomini, inviandoli a Capodistria quali rematori. Ragusa/ Dubrovnik prese parte a franco della Lega e, piu tardi, divento porto per lo scambio dei prigionieri tra le due parti. Dei complessivi 15.440 solda¬ ti morti e/o feriti della Lega Santa, un quinto circa era originario dalle terre dell’Adriatico orientale (Istria, Dalmazia ed Albania veneta). Par- Nadin. Incisione di Vincenzo Maria Coro- nelli 1688. Il Fondaco dei turchi, sul Canal Grande, come era prima dei restauri, in una incisio¬ ne del XVIII secolo. Fondaco (dall’arabo magazzino) turco fu eretto a Venezia nel secolo XIII. Il Ponte delle capre, costruito nel secolo XVI, collegava Sarajevo con Costantino- poli. Tutto passava sopra questo ponte: carovane, viaggiatori e sopratutto centinaia e centinaia di migliaia di schiavi. Gente catturata durante le guerre e le incursioni turche nelle terre limitrofe dell’impero ot- tomano. Incisione: Sarajevo , Sarajevo, Za- vod za izdavanje udzbenika, 1969. ticolarmente alto fu il tribute in sangue degli isolani delle isole di Quarnero che nel 1572 disponeva- no di 2.650 awezzi alle armi, cioe 2.200 in meno rispetto al 1553. Si¬ gnificant! furono le perdite dell’isola d’Arbe/Rab con circa 500 morti. 130 Atlante storico dell’Adriatico orientale Barcellooa FORZA NAVALE SPAGNOLA II percorso della flotta cristiana e quella curca prima della battaglia di Lepanto del 1571. Mentre ie forze della Lega Santa (linea rossa tratteggiata) provenienti da diversi paesi si riu- nivano a Messina prima di affrontare la flotta ottomana, i turchi (linea verde) attaccarono Creta, saccheggiarono gli avamposti veneziani in Grecia, Albania veneta e in Dalmazia e mandarono una squadra a nord, fino a Zara e sul percorso depredarono alcune isole dal- mate. Poi si ritirarono nel golfo di Lepanto dove le forze unite della flotta cristiana (linea rossa continua) li batterono il 7 ottobre 1571. Cartina: ROBINSON, Atlante del mondo islamico dal 1500. Apogeo del dominio turco nell’Adriatico orientale ( 1571 - 1645 ) Le conquiste turche nelfAdriati- co continuarono anche durante la guerra di Cipro (1570-73) e gli ot- tomani riuscirono, allora, a giunge- re fino alle mura di Zara/Zadar. Nel 1571 conquistarono per un anno Slimuraz (1’odierna Vinjeraz e Sliv- nice) all’entrata nel golfo di Nove- gradi/Novigrad (entroterra di Zara/ Zadar). Nello stesso anno cadde in mano turca il castello di Zemonico/ Zemunik (Zara/Zadar), che diven- ne in brevissimo tempo una consi- derevole borgata ottomana (fino al 1647) con piii di 400 case e centra delle operazioni militari. Il 23 luglio 1571 la flotta veneziana raggiunse l’armata della Lega Santa a Messina, lasciando FAdriatico privo di qualsiasi difesa. I turchi, appro- fittando della situazione, iniziaro- no un’offensiva contra la Dalmazia meridionale. Nell’estate del 1571 conquistarono tutti i territori dell’Al¬ bania veneta tranne le citta di Cat- taro/Kotor, dove nello stesso anno scoppio la peste, e Perasto. La citta di Budua/Budva fu abbandonata dalla guarnigione veneta ed in seguito di- strutta, mentre la popolazione riusci a fuggire. La borgata fu recupera- ta dalla Serenissima gia nello stesso anno, mentre le localita di Dulcigno/ Ulcinj/Ulqin, di Antivari/Bar con quasi tutto il territorio della sua arci- diocesi, incluso la localita di Spizza/ Spic (Sutomore), furono cedute con la pace del 1573 alia Turchia, che le conservo fino al 1878. Da Dulci- gno/Ulcinj/Ulqin i turchi partirono verso le isole dalmate e, dopo il fal- lito tentativo di conquistare la citta di Curzola/Korcula, incendiarono la citta di Lesina/Hvar sulfomonima isola e deportarono in schiavitu 800 persone. Nell’impossibilita di difen- dersi, Venezia abbandono alcune lo¬ calita sulla terraferma in Dalmazia e tra queste la citta di Nona/Nin, che fu rasa al suolo, nel 1570, prima d’es- sere sgomberata. Il dominio veneto in Adriatico orientale sara d’ora in poi limitato, oltre all’Istria e le isole, solo ad al¬ cune citta costiere che erano cinte da mura (Zara/Zadar, Sebenico/ Sibenik, Trau/Trogir, Spalato/Splh, Almissa/ Omis, Perasto/Perast, Cattaro/Kotor, Budua/Budva e le montagne di Ljesevici e Pastrovici). Vale a dire che, a sud dell’Istria, solo qualche centinaia di kmq della terra ferma furono nelle mani del¬ la repubblica di San Marco. Con Fapogeo delFimpero ottomano nel- FAdriatico orientale anche mold abitanti locali si convertirono alia religione musulmana. Con la pace del 7 marzo 1573 Venezia dovette cedere alia Turchia Cipro ed altre localita, perdute nel periodo bellico 1571-73, e per di piu si impegno a versare al sultano un tribute annua- le di 300.000 ducati per i successivi tre anni. In cambio ottenne, pero, liberta di commercio nell’impero ottomano. In seguito ci fu periodo di pace, che duro fino al 1645 anche se violate a varie riprese. Con la pace del 1573 Venezia riusci a recuperare alcune terre in Dalmazia e la nuova delimitazione turco-veneta fu stabilita nel 1576, durante il regno del sultano Murad III (1574-1595)- A Nord di Zara/Zadar la frontiera passava accanto al mare lasciando a Venezia le localita di Novegradi/No- vigrad, Budin (oggi Podgradina), P°' sedarje e la striscia di terra fino alia sorgente di Svrdlac e da li continuava fino a Cocaci mentre Trnovaca era gi a nelle mani turche. La costa di Pago/ Karlobag (il triangolo tra Segna/Senj austriaca, Zara/Zadar veneta e Lika turca), fu terra di nessuno e continua predadi tutti: turco-bosniaci, austria- ci (croati), veneti (dalmati) e corsat 1 (; uscocchi ). La popolazione dell’efl' troterra di Zara/Zadar, che nel 1527 contava 9.000 abitanti, fu ridotta> nel 1570, a sole 1.600 persone. citta stessa nel 1552 contava 6.53^ abitanti e tra quelli delle isole, 5.293’ Vitim 'S.WAio/; Hu&ii UAB0S5IN^ •bos ailv c’ da Giacomo Cant i.Miio,.' G.v<'V.t to Ael'Strmi . P en„ o cKe WZadar, che rappresenta la par- via Occident*. A“““ ^lo va dal 1645-1669 guemd. Can s Pm fertile della Dalmazia, fix per sto terntono, ioritario , dia che S1 so ^° SVO t£ 6g3 iy39 luasi un secolo occupata dagli otto- rimase pero semp te anc he m Dalmazia) nan i- Molti abitanti stub delle scor- come e d caso de s (le guerr e di nconquis ' erie turche (Vinierac p e) decisero, tale, nella Bosnia tra d abbandonarono la Bosnia ed br turcne ^Vinjerac, p. ; n - na Erzegovina, nella Dalmazia 200.000 cristiani, erel 1627 di rrasferirsi nella vicina e e Drina, nr g zegovina oltre . v , fcoT* r f° n lc Llka i) aUStdaCa Sl e ZeUetcrnen660 feceuna ^ dal golerno \Confini militan di Croazia). descrizione ge ografica dell Unghe- ^ ^ territori reC entemente t ria, Croazia e paesi vicim, imoc ™ conqu istati della Dalmazia e del- popolazione cattolica della do q Dictionarium 6 eograpt l e terre dell’alto Adriatico. Questo B osnia durante il dominio turco d - Salomon Kuselius scrisse de a ^ che u 9Q % dei cattolici conquiste turche causarono an- popolazione Je,lj Jai abbandond Bosnia ed Era ®’™ Ae profonde modibche nella com- non e, quanto s via «, ia tori, e cosi secondo la cronac. Posizione etnica, vale a dire rebgiosa, commerciant, ed a n gg ^ , j ek „ic, nel 1737, non rnnasero pm della popolazione sotto il dominio particolarmente d , di 25 mila cattohc. in Bosnia B.1CO, Dopo la convcrsione colleni- relativamente be " e “ n issimi zegovina. La drastica nduzioned . ^ di una parte della popolazione e ai musulm.ni sono dovuta ln parte all enn- 11 deportazione dell’altra in Bosnia crisnani tra i qu posso - grazione ed in parte al a conv ne l 1463 seguirono altri Gambia- ranza , cattolici roman,, P 132 Atlante storico dell’Adriatico orientals £2® (P c '•V'l v - >w 4?Mosc iJPK m*\ 1 jr.A Pauna ^JJraceh^za. T5lawzziij\J^ JV^EntV'’^ SySf*- ? ’ WJ* JgrnUu-/, Mmm\Zamm Jpj&k' ^/a? , ,,(ttl fl Maifm aprtt ite ^ ’-$%»£V%3$$' , : Ar f‘ Jy> ^ _/as Jem zza^fjBrP' Zclear and •IQ _r - irr tgg< fl i«t® ■ _ , .-*■.x Mu/utJ /■: , . /,„ ' /. ,r . LiUPP^ Ve " ,er *s&£M<\ lU *i/ Tcjjt'Lirtff$f*~ "‘Mk &Arbau *• .-TlTTS* * ^ ^asJSwtuu u* KtLsdiit "v V««g-- - •'«wi« < »- .w - /; **r.«cUtAWF -aRowu - ifo fh'/- IsltVl r^rri-J, tlSS^Nsk •O'^S • k *> * ME*. *" d * v& ’wbMs, Carinas. P °f’i flat 'Aip/iaiu jnf ■ II canale di Novegradi/Novigrad (l’entroterra di Zara/Zadar) sulla cartina (scorcio) di Lud¬ ovico Furlanetto (Venezia, 1787). La linea indica il confine veneto-austriaco fino al 1797. Moschea del sultano Selim a Scutari sull’in- cisione del secolo XVIII. ne sia nella fede musulmana sia in quella ortodossa, piu in simbiosi con le autorita turche di quella cat- tolica, spesso ostile ed al servizio delle potenze nemiche dell’impero ottomano. Ai monasteri ortodossi fu permesso di raccogliere le im- poste ed anche i capi della chiesa Rodi turca (1522-1912). Incisione del se¬ colo XVIII. ortodossa potevano andare in giro armati o accompagnati da guardie. Nel secolo XVI un ramo della fa- miglia Sokolovic occupo i piu aid incarichi dentro lo stato turco e l’altro ramo dei Sokolovic fu a capo della chiesa ortodossa serba, vale a dire dell’arcidiocesi di Pecz. £2E^saajg^ Novegradi/Novigrad sull’incisione veneta del secolo XVII. Questa localita fu veneta (1409-1797) e turca (1646-1647). Il mare di Novegradi/Novigrad e una baia che si estende su 28,7 km. Il punto piu profondo e di 37 m e la temperatura marina si man- dene per tutto l’anno intorno ai 20“ C. Dulcigno/Ulcinj/Ulqin fu un nido di pirati turchi (1571-1880). Da qui partirono i pirati che depredarono il 24 maggio 1687 Cittano- va/Novigrad in Istria. Foto: BOUDOT-LA- MOTTE, En Dalmatie, Paris, 1938. . Y„. Il sultano Abdulhamid (1774-89). Incisi 0 ' ne del secolo XVIII. Con lui iniziarono k’ riforme del paese. L’impero fu pero gia ^ tempo irrimediabilmente scosso da gt aVl perdite territoriali. Il territorio tra Trau/Trogir ed Almissa/Omis sull’incisione tedesca del 1650. L’EUROPA D F. T.T.F. SCOPERTE EPOCALI E DELL’INTOLLERANZA RELIGIOSA (1492-1521) , . . „ KSere ,, nfimo document. in cui compel, il non,. -America" « f» mondo di Waldseemueller (1507). La mappa e celebre p “ cartografo tedesco nel 1507. . ™ , Mel oriundi di Venezia, scopnrono ler- ^ cavallo tra il secolo XV e XVI rotta occidentale veiso • ^ ^ nova e Labrador (Canada). Nel Europa meridionale conobbe una giugno 1497 Jean Cabot IT 1498 u porI oghese Vasco . .. „ suo fielio Sebastiano (14«U-09i), eri e di eventi storici e scoperte - & °cali, che modificarono pro- )r >damente la vita di tutti i con ner >ti. Il 2 gennaio 1492 cadde ir anada nelle mani dei re Isabel- a 'a Cattolica (1451-1504) ed il Oarito Ferdinando d’Aragona II ,1452-1516) ed in seguito la po- P°lazione musulmana fu in parte es pulsa, mentre altri furono awiati Su Ua strada della conversione. Fu- r °no espulsi in quell’anno dalla P e nisola iberica (Spagna, Portogal- *°) anche gli ebrei, che si disperse- 10 un po’ per tutta Europa. Dieci tT ' es ' dopo la conquista cattolica Granada il genovese Cristoforo Colombo (1451-1506) ! ~ A ~~ D_ _ 'ombo (1451-1506) arrivo in 11 lle rica, credendo di scoprire la Cartina turca del Mediterraneo orientale. Fonte: Museo Topkapi , Istanbul. 134 Atlante storico dell’Adriatico orientalk de Gama (1469-1524) approdo in India aggirando 1’Africa. Due anni piu tardi i portoghesi scoprirono il Brasile. Nel 1492 fu nominato a Roma come papa Alessandro VI (1492-1503) padre di cinque figli e implicato in una serie di omicidi. Nel 1498 fu bruciato a Firenze il domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498) perche accusato di eresia. Cos! ad un mondo di sco- perte epocali si conrrapposero nella sressa Europa i principi dell’oscu- rantismo e delle guerre. Venezia in guerra contro mezza Europa (1482-1516) Venezia in Puglia (1484-1530) Dopo l’occupazione turca d’Otran- to nel 1480 la flotta veneziana, in- sieme con l’esercito di papa Sisto IV (1471-1484), diede una mano a Fer- lliUj Mare del Nord con le coste di Scandinavia, Groenlandia e Labrador (Canada). Venezia sviluppo un fortissimo commercio con paesi scan dinavi da dove importavano stoccafisso, che fu alia base di alcuni piatti veneti. Carta nautica del XVI. Parigi, Institut Tessin. dinando I re di Napoli (1458-1494) nel recuperare questa citta sulla sponda deU’Adriatico occidentale. Nel 1482 Venezia attacco il ducato di Ferrara che venne soccorso anche da Ferdinando I e per questa ragione si arrivo a screzi tra Venezia e Napo¬ li. Come rappresaglia per gli attac- chi veneti, Ferdinando I mando nel 1483 una flottiglia sulle isole venete in Dalmazia: Curzola/Korcula dove saccheggio Fomonimo capoluogo e sull’isola di Lissa/Vis dove distrusse la localita di Velo Selo e da allora in poi gli abitanti si trasferirono sulla costa nel golfo di San Giorgio/Sv. Jure. Per ritorsione i veneziani sac- cheggiarono Carovigno e San Vito (ambedue localita nell’entroterra di Brindisi). Cogliendo pretesto dell al- leanza aragonese e di Napoli col duca di Ferrara, Venezia si impossesso, per qualche mese, nel 1484 della citta di Gallipoli e del castello di Copertino e d’Otranto, che rimasero in mani v enete fino al 1495. Le alleanze si rovesciarono con 1 in- v asione francese del regno di Napoli e per far fronte a Carlo VIII (1470- 1498, re di Francia dal 1483) Feidi- nando II (1467-1496, re di Napoli 1495-96) dette nel 1495 in pegno , a gli spagnoli alcune piazzeforti in Galabria ed in Puglia ed a Venezia d porto di Monopoli (veneziano 1495-1509; 1528-1530). Poco dopo anche Ferdinando II (1452-1516) re dAragona e Sicilia (1479-1516), 1° stesso che con il titolo Ferdinan¬ do V fu il re cattolico e di Castilia (1474-1504), cedette alia Repubbli- Ca di San Marco il dominio di Brin¬ disi (1496-1509) e di Trani (1497- 1509) come compenso per gli aiuti c ontro il re di Francia. Per un bieve Periodo furono soggette alia Repub- Blica di Venezia anche le localita di Gisternino (1503-1513) ed Ostuno (1528, 1557). In tal modo la Sere- nissima si era assicurata il controllo del litorale pugliese mantenendo il dominio marittimo e commerciale. 0 suppl L’Europa e l’Africa in un planisfero portoghese del 1550. (Lisbona, Museo della Fonte: Civilta del Rinascimento del maggio 2002. di Savonarola a Firenze. Dipinto: Storia in rete del maggio 2007. L’Europa delle scoperre epocali e dell’intolleranza reli 136 Atlante storico dell’Adriatico orientate Mappa delle Indie e dell’Oceano Indiano, foglio dell’Atlas Miller , XVI secolo, Parigi, Bi- blioteca nazionale. Fonte: Civilta del Rinascimento del maggio 2002. Mantova in un’incisione del 1575. Cartina: Braun e Hogenberg, Archivio di Stato, Mantova. L’espansione veneta nell’Italia settentrionale (1479-1509) Dopo aver subito gravi rovesci nel Mar Egeo ed in Adriatico contro turchi con il trattato di pace del 1479 Venezia si spinse, durante il governo del doge Giovanni Moceni- go (1478-1485), verso le nuove con- quiste sulla terraferma. La guerra di Venezia contro Ferrara del 1482 non aveva avuto buon esito, come l’altra intrapresa contro i duchi d’Austria nel Trentino. Poiche fin dal 1487 Venezia aveva dovuto rinunciare a Rovereto in Trentino essa ripose la sua fiducia in Peschiera e, in subor- dine, in Verona. Quando nel 1495 Carlo VIII di Francia (1470-1498) scese in Italia, Venezia approfitto della reazione degli Stati italiani per promuovere una lega, chiedendo al re di Napoli Alfonso d’Aragona la cessione di citta e porti di Puglia e cercando di stabilire un protettorato su Pisa alio scopo di soccorrerla con¬ tro i fiorentini. La Serenissima aveva percio concorrenti commerciali nel Levante e nemici politici in Italia. L’avidita di ingrandimenti territo- riali accecava i veneziani, al punto di indurli nel 1499 a promettere a Luigi XII (1462-1515), nuovo re di Francia, aiuto per la conquista del Milanese, pur di averne in com' penso Cremona e Ghiara d’Adda (venete 1499-1509). Per vendetta Federico I d’Aragona re di Napoli (1451-1504) ed il duca di Milano Sforza Ludovico il Moro (1451' 1508) aizzarono i turchi contro la Repubblica, capitanati dal sultano Bajezid II (1481-1512), che le in- flisse cocenti sconfitte nell’Egeo e nelFAdriatico orientale (Macarsca/ Makarska) nelf ultimo anno del se- colo XIV. La marina veneta si ritiro- senza combattere o perdendo ogni battaglia; perse le fortezze di Morea (Modon e Coron) ed in cambio ri- conquisto 1’isola di Cefalonia/Kefah linia in mar Ionio. Le guerre della Lega di Cambrai contro Venezia (1508-15) Dopo il trattato di pace con gli otto- mani del 1503 e quasi a compensate in Italia le perdite di Levante e nel' 1’Adriatico, la politica espansioni' * © * . * * Gallipoli. La citta resto veneta dal magg 10 al settembre 1484 quando fu riconquistata da Ferdinando II re d’Aragona e di Sicilia La vittoria costo ai veneziani cinquecento morti e per questo compirono dei maS' sacri sugli abitanti locali, che ne persero solo duecento. Incisione del Hondius, )■ (1627). L’Europa delle scoperte epocali e ddl’inro lle»nzardisosaa492^521) 137 jrcUra; V Rurli ohjl-fjiilni jinn//*: /ir ., CAleslio vi maxima dua/at: ^ (rjurrii c contenuta nella vallata dell Adi- § e > costo a Massimiliano la perdita di Gorizia, Trieste e Fiume, annesse teilitarmente al dominio veneto. La c °mpletezza del possesso territoriale fu raggiunta da Venezia nel 1509, a Korche anche Pordenone (fin da al- '°ta degli Asburgo) fu occupata con I uso delle armi il 25 aprile 1509. ^ a vittoria di Venezia contribui a c °mpletare il suo isolamento. Il 10 dicembre 1508 la Lega di Cambrai Un 'va Francia, Austria, Spagna, Pa- P a te, Inghilterra, Savoia, Mantova e Perrara, mentre Firenze rimaneva ne utrale per piegare la resistenza di C I V «ar——- Verona, raffigurata in un dettaglio della cosiddetta Carta di S. Maria della Caritd (sec. XV), Venezia, Archivio di Stato. Il tentativo franco-veneziano di recuperare Verona, nel 1510, fall! a causa dei veronesi, che difesero la citta. Negli anni 1511-1512 sopraggiunse la peste che miete 13 mila vittime; segui una tremenda inondazione ed un freddo tale che ghiaccio l’Adige. Fonte. Medioevo del giugno 2007. Pisa. Prima di passare all’offensiva gli Stati della colossale coalizione si divisero a tavolino i possedimenti veneziani, continentali e marittimi, ognuno voglioso di sottrarre alia Serenissima una parte dei suoi do- mini. L’ofFensiva contro il cospicuo esercito arruolato da Venezia fu sfer- rata dalla Francia ad Agnadello, nel¬ la Ghiara d’Adda (14 maggio 1509) dove la Serenissima rimase sconfitta ed in seguito a cio la Lega di Cam- - brai occupo, nel 1509, tutte le citta L’antico territorio (enclave) di Pordeno- della terraferma veneta tranne Trevi- ne. Dopo varie vicende feudali, nel 1278 so e p 1; nell’anno seguente, scoppio Pordenone passo alia Casa degli Asburgo, che poi la tenne per 230 anni. Il territorio divenne cosi una enclave austriaca nell’in- terno del Patriarcato e poi della repubblica Veneta. Nel 1508 il territorio passo dagli austriaci ai veneziani. Fonte: VALUSSI, Ve¬ nezia Giulia. AV1AN0 SERRANO K0VEHE00 PORCIfl ABBAZ1A di SESTOAl REGHENA Ravenna - la battaglia tra i francesi e la Lega santa (1512). Cartina: La Galleria delle car¬ te geografiche in Vaticano, 1581. L’esercito francese assedia Pavia (1528). Cartina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano. 138 Atlante storico dell’Adriatico orientate Rimini fu veneta per un breve periodo (1503-1509) all’inizio del secolo XVI. Car- tina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano. la peste. La repubblica di San Marco usd da questa terribile sconfitta con energia ed abilita polidca. Cedette i porti pugliesi per accordarsi con la Spagna; riusci a placare papa Giulio II con la restituzione della Romagna, riprese Padova (luglio 1509) e si di- fese con successo dall’assedio impe- riale. Nell’incertezza conseguente, la diplomazia di Venezia ebbe buon gioco disseminando diffidenze tra gli alleati e la Lega ben presto si di- sgrego in tante leghe minori nemi- che Puna dell’altra. Nel 1511, con il papato e la Spagna, la Serenissima formo una “Lega san- tissima” per cacciare i francesi dal ter- ritorio italiano. La pace di Mantova del 3 maggio 1512 lascib a Venezia solo Bergamo e Crema, e agli Asbur- go attribui: Brescia, Verona e Vicen¬ za. Cos! Venezia, con l’aiuto dello Stato Pontificio, Inghilterra, Spagna, Francia e dei cantoni elvetici, riusci a riportare la vittoria decisiva - con- tro l’Austria - presso Novara, nel 1513, grazie ai militari elvetici. Solo con la vittoria dei francesi di Fran¬ cesco I (1494-1547) sugli elvetici di Massimiliano Sforza duca di Milano (1493-1530), a Marignano nel 1515 Cremona. Antica loggia dei militi e Palazzo comunale. Foto: Le cento citta d’ltalia. la Serenissima rientro in possesso di quasi tutti i territori precedentemen- te persi in Italia settentrionale e cosi si ristabili ad Occidente il dominio sulla terraferma fino all’Adda, quale rimase fino alia fine della Repubblica nel 1797. La pace di Cambrai del 1529 Con la pace di Cambrai conclusa, il 25 dicembre 1529, fra Marghe- rita d’Austria (1480-1530) figlia dell’imperatore Massimiliano per conto del nipote, l’imperatore Car¬ lo V, e Luisa di Savoia (1476-1531) per conto del figlio il re di Francia Francesco I (1494-1547) e percib nota come “pace delle due Dame” il papa recupero quanto perduto nelle precedenti vicende; Francesco Maria Sforza risali sul trono ducale di Milano; Francesco I rinuncio alle coste d’ltalia, pero rimase in Bor- gogna; Carlo V ottenne dal papa Pinvestitura del regno di Napoli e gli promise il diadema imperiale; e per contro obbfigb quel monarca a ristabilire in Firenze il dominio dei Medici. Venezia perse in questa pace quanto aveva conquistato con le armi lungo PAdriatico occidenta- le, tra l’altro, le citta marittime da essa occupate in Calabria (Taranto, Otranto, Brindisi e Trani). I vene- ziani si obbligarono a restituire al papa Ravenna e Cervia e a Carlo V (1500-1558) i porti della Puglia, che avevano occupato. Durante la guerra della Lega santa (pontifici, spagnoli e napoletani) indetta da papa Giulio II contro il re france- se Luigi XII, Ravenna fu teatro, nel 1512, della prima grande battaglia delle artiglierie moderne: i morti furono 10.000 e la citta fu orrenda- mente saccheggiata dai francesi. L’egemonia spagnola sull’Italia (1529-1700) La pace di Cambrai segno l’afferma- zione sull’Italia dell’egemonia spa¬ gnola. Milano, Napoli, la Sardegna e la Sicilia erano direttamente sotto- poste alia corona di Spagna, mentre gli altri stati della penisola (il papa- to, Genova, Venezia) ne dipendeva- no politicamente e militarmente. Carlo V fece conoscere, il 30 dicem- bre 1530, la sua decisione secondo la quale Modena, Reggio e Rubiera appartenevano all’Impero e le ac- cordo come feudo al duca d’Este, quanto a Ferrara, lo stato della Chiesa doveva darne Pinvestitura ad Alfonso al prezzo di centomila duca- ti d’oro. Il duca Carlo III di Savoia (1486-1553), che si era mantenuto neutrale nella guerra tra PImpero e la Francia, si reco anche lui a Bo¬ logna a mettersi sotto la protezione dell’imperatore, che gli concesse la contea di Asti. Anche il marchese Bonifacio di Monferrato ando a fare omaggio a Carlo V. Questi, infine, si mostro generosissimo con i cavalieri gerosolimitani, i quali, essendo stati cacciati da Rodi, ricevettero in don o da lui l’isola di Malta, che fino ad al- lora aveva seguito le sorti di Sicilia. Scrive il Sismondo: “Il 22 febbraio del 1530 Carlo V fu coronato re d’ltalia a Bologna e il 24 ricevette da Clemente VII (1523-1534) la corona imperiale. Ne Carlo Magn° (742-814) ne Ottone I (re di Ger¬ mania nel 936, imperatore dell’Oc- cidente 973-983) avevano ottenuto con le loro gloriose conquiste tin potere cosi grande nella penisola come quella di Carlo V. Lo stato della Chiesa, coi suoi piccoli prim cipi feudatari, era stato talmente scosso dalle vittorie imperiali, che il papa aveva perduto ogni fiducia nelle proprie forze e deposto ogn 1 pensiero di resistenza. La Toscana> invasa dalle armi di Carlo, stava p er esser mutata in un principato feuda' le dell’impero; i duchi di Ferrara, d* Mantova, di Milano, di Savoia, e >1 marchese di Monferrato esistevan 0 ancora per generosita dell’imperato' re. La repubblica di Genova, libera soltanto entro il recinto delle sU e mura, si era per gli affari esteri corm Li^l£ ppa delle scoperte epocali e dell’intolleranza religiosa (1492-1521) 139 - i z r---,Tb I , Cora - .H> ” --'■LI ^ R A A*' r a Bi^niu£' ^ - -'" p,P a® ^ Bressanon|>*«Wilt» ^ A, WOo ( Mcrano “>44r i> "r*° 6 "ZZZ °n> . m*/M y *r~ ■ « Locarno. Vescovalo , Gjmon^ O --MiMot,* ' toe&i-JSrr- « JXtMCf.--' oSalluno —T-*— -.«■, r '+*•"*; Tren,,i b i / >r' ■ “*■» «*5» ’■ . Orta' Ch.assb ; [ j y>WSS/ J _ } ' ‘ °lT taa -T^Palmanova ■ gonzia ^ ^ - { ° pO lScco ot-ovofo/. ,-c ^VpjpverAto 1 , Pordenone ° .'otfadisw „ 7 W-J CMMfrflnco, 'O-ei.r "Mon-orco 12 ^ Bcynio^ *d,° V o D EG t. ITALIA 1560-1659. DUELLO FRANCIA-SPAGNA PER IL PREDOMINIO lolmioo V >rizia"£, radisca Le variazioni territoriali nella Pace dei Pirenei (1659) Acquisti dei Savoia (da Francia e Monferratoi [_ Acquisti della Francia (da Savoia) i_: Acquisti del Granducato di Toscana (da Milano, Hi Acquisti del Oucato di Modena (Signoria di Correggio) Acquisti della Chiosa (Ducato di Ferrara 1596. >ucato di Urbino 1631, Oucato di Castro 1649i *¥**t**^ >90. # MgnzaV 9 “?° tvr*, ‘Wlla 5 TorrWnto ° e v, Brescia Santtiia Novara h j o w, *"ci i / cP AguileiaS' °Mon»olcone o _ . *n ^o.rC^V^^ffcrch.oc^te Pavia- c ,'* m v y" u « ■ Sapp, I Z r o ^ W2 pMoiS|5S^* > 801,6,0 °' 01 p.SLN t we' V§OM PMm S oi**na 'wunii/enio ', “**'9, Sarghia Novara et/Jl IStr if '. AChioggia ParenzoO.. ©Pi>u'o ^ °r>a Rapallo^ '' ' fe iSpaona 1802) i*. ^}^4bb. KBS'. Sof" rT 8, ^*"'«^ n3S !'*“' 0 oNovi Parma Nonantofao-' V' di Ferrara 3 J r™„ a , ^loo 00 ^ 0 , L 'TT Wo P r ' O' Gf, fcSSK '“° D, Modm- ^ „ Molrnciu K>(. r.F* o A/o. '.'T5SfV r ® m ° l, Bologna' />., a « MODENA^ ,. M , ^7'“ 0BaVenna MuIhzJI ^^v^//ano / ' an< ' a ^o 1 F oen ^ 0 ^f ori , ~ - "Vermo-' C#Mfocaiooy ^ Cesena -c2 IStOia ^ - I c> -r a T r\ 0 °Montemurlo Pftto Firenze Pol^ REGNO VENEZIA ^ d'UNGHERIA ih/ T ,Novi V O Z>' Una Cherso Lussilto Pago < \ Drvar o Banja Luka IMPERO OJaice ?I *V*' 3 * STjTO -'Sap Marino San Miniato cca Prato Firenze -San Marino A f 0 ,ato 'ncisa Urbino o' Livorno 0 P 0flfllb0n5i0 Montauto* ^ c.ttl dl Volterrao °Co.?e > ° Ca ’^- t ' a Qubb^o ^ 3br,ano 0 Macera«a nJ”r b i'n‘o" U oAncona cm* di /- ° 1.SI OLoreto N !r , ' , .oCm»i ( ^VWlir's i zaro° T Bosnia . , _' ^j^-Vrana—t-~^ 7aravaocb«r3 x ^ / ’ /^ziScardona Sa!ona OTTOMAN O Capreio Portoferr Marcianoo os, ono oCongna QubWo °^ al> 0 Macarr ss “o oMonticiano Monte U t L L A oTol.ntino Castelvecchig£-J^ IO, ' a ^ •^ r8U Spoiato^umissa " gMacarsca Marcianoo°' >,0n 0 O Y 0rt 9 n£ oMonticiano Monte ” "-T0SCA °Camerino Montalcinoo J£* on,,, a, Peru 9 la . Populon,j^ T 0'S C A N 0 A^f ,n “ . ti„„ »F«™» Prmcipato IK Montalcinoo Jl* ofi... s . p erugia Piombmc^Uollomcc ^ f oF oll0 „ o I issa oCalvi Karlino 0 S.n_ta>^ra S.j^, oFo,, «"° ° s Castigfione r C‘'fTI ESA _ PStiolinno Orvieto • r '~ < ireia Ascoli 0 Ncresi Brazza 0 oCittavecchia Laaina Curzdla 0 diPtomBlna^o?gone C * SM, ' ,1 '" ,, J', ^ 1 c d PuunAn Stato T alamqne. rv ‘* , ° Tfm | d.i d,b.,Tu„A„ 1 { nQ “ F *;'!“r, a ' m ° z«*? A b r u Porto S Stofanoo ^itorbo ^ ^ 0(fjttaducHle Ragtisac cJaramo r z o I Corsica TT - Vr Al I' ClOo Bonifacio o Longonsardo i j aiBidiiBV -wj i.OdtLi d-J . -tHwuugoio .. I • Giqln, fi J? >\ 5 r-anmo x of A Momecmw p, e , idi /^»VWfcs |)l ij rai0 • ,, , y Sutri° o Ne01 0 -6 qo' !*• P,itiimnnir> ^ ‘ _ 1649 distruzione ol'Aquila t r a ^Pescara P . ° Ortona Jveti RomrP ^r n^'* ° v "" >j 7" - Tivoli r ' SuPiSco -' v oPalestrmav ! * 0 oraiesirma . wiouv"- v' Frascat, % la 8 n jS«So ra |°MollSO Mrxtuna (Estensi) !~HI Granducato di Toscana (Medici) ***** * terntori controllati dalle Francia j 1 — Dommo diretto a. --™ Ojcajo di Savoia ^ La guerra civile madamisti-principisti Qjcato d' Mantova o Marchosato del Monforrato (Gonzaga-Novors) ~ ^^co»adi feudi dell'Im pero I Piccole signorie e feudi indipendent Lip a / Momealw Messina^- Patti Q Rossano 1 C7 ** c % I a b r i a Cosonza° c i t r a /& Amantea b Nicostro ^ (Stanzaro rp °Squiliace oSMo oSiderno Mar oCrotono cf foadi Castelvetranoo ^ v Corteone MazaraP ^ a / V Regno di Sciacca ^ ■ Cattanisett^' . o Girgentj Geracr (T\cP y l~\ v/ ^ , Randazzo Sicilia 3 fSistrogiovanni °Cat»niH 0 Mazzanno Val di Noto "T o Chieromonte Augusta jSiracusa I o n i o ^ ^ _ " " ' . ...— 1 - -I_ Long. Est 14 da Cr. _ ■» ^' a ^°po la pace di Cateau-Cambresis del 1’559. Cartina: Atlante storico dell’ltalia , Novara, De Agostini, 1998. P^tamente sortomessa alia politica s Pagnola.” ^ e gli anni successivi, il re francese ^’ancesco I, cerco senza esito di in- frangere il predominio spagnolo in tur °pa, ma i nuovi conflitti scoppiati nel 1535-1537 e nel 1542-1544 non portarono ad alcun risultato. Solo durante le trattative di pace tenute- si nel 1544, papa Paolo III (1534- 1549) riusci ad ottenere per il figlio Pier Luigi Farnese le citta di Parma e Piacenza. Nel 1556, Carlo V aveva deciso di abdicate, lasciando il titolo imperiale ed i possedimenti tedeschi al fratello Ferdinando e la Spagna, le colonie americane, le Fiandre e i possedimenti italiani al figlio Filippo 140 Atlante storico dell'Adriatico orientate Feltre. Questa localita, che domina il punto di passaggio tra il bacino del flume Brenta e quello del Piave fu occupata dagli imperiali di Massimiliano la prima volta il 1° luglio 1509 e subito ripresa dai veneziani che subirono gia qualche giorno dopo (10 luglio) una nuova occupazione germanica quando furono sterminati quattrocento capi famiglia. Riconqui- stata di nuovo dai veneziani fu rioccupata dall’esercito tedesco il 10 luglio 1510 quando fu completamente rasa al suolo e massacrati tutti quelli che non potevano sfuggire, cost i veneziani quando rientrano nella citta il 1 luglio 1510 non trovano che un ammasso di macerie. La citta passo ancora da una mano all’altra finche nel dicembre 1511 i veneziani ne ripresero stabile possesso. Dipinto: Museo civico di Feltre. Comacchio — pianta dall’Isolario del F. Vincenzo Coronelli, sec. XVII. Fonte: Citta da scoprire. II (1556-1598). Fu proprio quest’ul- timo a stipulare con Enrico II re di Francia (1547-1559) la pace di Ca- teau-Cambresis (1559), che pose fine al lungo confronto tra Francia e Spa- gna, tra i sostenitori dei protestanti e quelli dei cattolici, riconoscendo di fatto la supremazia spagnola sull’Eu- ropa e suH’Italia in particolare. L’influsso spagnolo dominava ora an- che nei piu piccoli staterelli d’ltalia. Col favore degli spagnoli i Gonzaga di Mantova ottennero il margraviato del Monferrato, resosi vacante. Parma e Piacenza furono fuse in un ducato e date ad un Farnese. Il papa do vet' te contentarsi di uno stato conforme agl’interessi spagnoli. Da ultimo an- che la Savoia, che nella pace di Ca- teau-Cambresis, aveva riavuto il Pi e ' monte, dovette appoggiarsi al sistema politico della Spagna. Cost dalla meta del secolo XVI la penisola italiana, e particolarmente quella sua meta che spetta all’Adriatico, cadde in una to- tale dipendenza degli spagnoli. La donna del contado veneto. Incisione di Veccelio, C., Habiti antichi et moderni tli tutto il mondo, Venezia, 1590. Veduta di Portogruaro nel 1631. La citta (veneta 1420-1797) appare distribuita lungo il flume Lemene. (Dipinto custodito nel Duotn 0 di Portogruaro). LE MODIFICHE TERRITORIALI NELL’ALTO ADRIATICO ( 1508 - 1543 ) II confine austro-veneto (1508-1543) I- e iniziali conquiste venete nell’alto Adriatico (Trieste, Fiume, Gorizia e 1 Istria austriaca) furono di breve durata e la tregua fu riportata nel 1516 con il Trattato di Noyon, che 'eggermente modified la situazione m ditare sul posto. In quell’occasio- ne fu restituita a Venezia 1’isolotto di • Grado mentre l’Aquileia, Gradisca, Alarano e Cormons rimasero dentro frontiere d’Austria insieme con quasi tutto il territorio tra il fiume Ausa ed Isonzo (olim Sontius ), che passo sotto l’Austria e venne annes- s ° alia contea di Gorizia col nome di Gapitanato di Aquileia. Nel 1518, c °n il trattato di Angers, la tregua ^u prorogata per altri 5 anni e fu- r °no ripristinati i traffici fra Vene- z 'a e l’Austria. Cervignano sotto 1 amministrazione austriaca divento Un 'uiportante centra portuale con circa 1.500 abitanti. Massimiliano 1 (1459-1519) mori il 12 gennaio 1519 e gli succedette Carlo V ovve- r ° Carlo I di Spagna (1519-1521), il famoso imperatore sulle cui terre n °u tramontava mai il sole. Con i ca- PUolari (pace) di Wormazio/Worms tra Venezia, Flmpero ed il del 1521 ^ucato di Milano furono completati 1 Precedent! accordi e Venezia dovete definitivamente rinunciare alle terre §°riziane e nell’estremita delle Alpi Giulie alle importanti chiuse ison- t ' ne di Tolmino e di Plezzo/Bovec Oelle vicinanze del Tricorno/ Triglav (2.864 m), vale a dire gli antichi P°ssedimenti del patriarca d’Aqui- ' eia e della Comunita di Cividale. ^ e Uezia perdette anche le miniere rli mercurio di Idria (scoperte nel 1493) ed altre perdite territoriali sul c °nfine orientale (Seiane/Zejane, Mune, Vodizze/Vodice), che rimase in vigore fino al 1535 quando furo¬ no riportate ulteriori modifiche di confine. Intanto la corte imperiale si era trasferita a Worms/Wormazia nella valle del Reno. In questa cittadi- na furono conclusi i preliminari di pace, che presero il nome di Capi- toli (o Capitolari) di Worms e furo¬ no sanciti dalla Dieta imperiale il 3 maggiol521. Sulla base dei Capitoli di Worms fu sottoscritto a Venezia nel 1523 un Trattato di pace gene¬ rate tra la repubblica di Venezia, flmpero, il ducato di Milano e la Spagna, con la garanzia del papa e del re d’Inghilterra, nel quadro di un nuovo sistema d’equilibrio po¬ litico in Italia. Con questo trattato la Serenissima fu affrancata da ogni precedente vassallaggio alflmpero. Siccome una clausola prescriveva la restituzione reciproca delle terre e ville indebitamente occupate dopo l’inizio della tregua, Venezia pote fi- nalmente riacquistare alcune ville in Friuli, Monfalconese e nell’Istria. Finalmente il Francesco I di Francia (1494-1547) fu sconfitto il 24 feb- braio 1525 nei pressi di Pavia e fatto prigioniero. Per ottenere la liberta fu costretto ad accettare, nel 1525, la pace di Madrid. Nel 1529 Carlo V (1500-1558) scese in Italia e commi- se il sacco di Roma, vale a dire il sac- cheggio e le mattanze nella citta del papa. Tutti questi conflitti territoriali in Italia si conclusero con il congres- so di Bologna del 1529 tra papa Cle¬ mente VII (1523-1534) e Carlo V dove furono conclusi diversi accordi tra le parti contendenti. Il definitivo asseto in Italia ed il nuovo tracciato del confine tra Venezia e Flmpero fu fatto solo alia fine del 1529, che dura formalmente fino al 1797. Le guerre di Cambrai furono segui- te da profondi mutamenti demo- grafici tanto nell’Italia settentriona- Portolano dell’Adriatico di Pietro Coppo d’Isola (1524-26). 142 Atlante storico dell’Adriatico orientate Carta dell’Istria di Pietro Coppo (1525). II merito di Pietro Coppo (1470-1555/56), ori- ginario di Venezia, ma che visse a lungo e mori ad Isola, fu ampiamente riconosciuto dai posted, tanto che quasi tutte le carte dell’Istria apparse nel secolo XVI e ed in parte anche nel secolo XVII attingono largamente ai suoi originali. le quanto nelle terre dell’Adriatico orientale. Una epidemia di peste stermino una parte della popola- zione istriana nel 1527 ed altret- tanto grave fu la peste che decimo la popolazione di Ragusa/Dubrov- nik nel 1525. Nello stesso tempo a Pola (l’lstria occidentale) infurio la malaria che causo l’abbandono delle campagne mentre le terre del- l’lstria settentrionale (il territorio tra Fiume/Rijeka e Trieste) furono in buona parte spopolate a causa delle continue scorrerie turco-bo- sniache. Tutto questo territorio do- veva essere ripopolato e tanto Vene¬ zia come l’Austria trasferirono nelle terre delfalto Adriatico un elevato numero di gente in fuga dai turchi e dalla miseria. La sentenza arbitrale di Trento -1535 La pace tra Venezia e il nuovo im- peratore Carlo V, stabilita nei Capi- toli di Worms del 1521, continuo, pur con frequenti nuovi trattati ed accordi. In forza di tali clausole, gia in quell’anno i castelli di Moc- co/Zabrezec e Castelnuovo/Podgrad tornarono in mano triestina (austria- ca). Venezia estese la sua sovranita su alcune localita intorno al confine austro-veneto in Istria: Rosariol/ Rozar, Popecchio/Podpec, Momia- no/Momjan, Sovignacco/Sovinjak, Draguccio/Draguc, Vetta/Vrh, Ra- cizze/Racice, Piemonte/Zavrsje, Marcenigla/Marcenigla, Castagna/ Kostanjevica, Visinada/Vizinada. S. Maria del Campo/Bozje polje e Medolino/Medulin. Malgrado gli accordi di Worms i conflitti sul con¬ fine austro-veneto in Istria continua- rono su certi punti a proposito delle “differenze” (terre non divise). Solo il lodo arbitrale di Trento del 1535, sano definitivamente il contenzioso territoriale austro-veneto. Nell’im- possibilita di trovare una soluzione per la villa di Zamasco/Zamask (nei pressi di Montona/Motovun), con una decina d’abitanti, essa fu divisa con una linea mediana (“salomo- nica”) che attraversava la chiesa e dunque, ciascuna delle parti rimase con meta localita e meta luogo di culto. La piu importante modifica riguardo pero la strategica fortez- za di S. Servolo/Socerb (austriaca 151 1-1535) che ritorno a far parte dei possedimenti veneti e cost rima- se fino al 1576, quando fu riconqui- stata dagli austriaci. Alcune ulteriori modifiche territoriali ebbero luogo negli anni successivi e cost Marano, nei pressi di Grado, divento vene- ziana nel 1543. La contea di Pisino - Contea d’lstria (1374-1797) Quarantotti Giovanni scrisse: “Parte dell’Istria interna e liburni' ca (abitata in prevalenza da stirpi rurali slave), che non fu mai pos- sesso veneto e che dai conti di Go- rizia passo nel 1374 per diritto di successione in signoria stabile della Casa d’Austria e venne comune- mente detta Contea d’lstria o, dal suo capoluogo, Contea di Pisino • La contea di Pisino/Pazin/Mitter- burg, vale a dire la parte orientals dell’Istria, fu sin dal 1374 un pos- sedimento privato della Casa d’Au' stria che si servi di questo territorio nelle frequenti transazioni finanzia' rie (per questo spesso Pisino/Pazin/ Mitterburg cambio padroni felt' dab) per venderla definitivamente nella seconda meta del secolo XVH riservandosi unicamente i dirittx di sovranita territoriale (politica e giudiziaria). Nel periodo dal 1 535 al 1797 l’lstria rimase dunque divi' sa in due parti: quella occidental apparteneva alia Serenissima, men' tre quella orientale dipendeva della Casa d’Asburgo. La contea di Castua/Kastav, feudo austriaco (1468-1843) Oltre la contea di Pisino/Pazin/Mk' terburg iniziava la contea di Castua/ Kastav, della quale faceva parte anch e la localita di Moschiena/Moscenic e > fino al flume di Tarsato dove in 1 ' Le modifiche territorial! nell alto Adriatico (1308 15 3)_ ziava il territorio di Fiume sotto la giurisdizione austriaca. 1 terntori di Castua/Kastav, Volosca, Abba- zia/Opatija, Veprinac e Moschiena/ Moscenice furono regalati da parte di Friderico 111 (1415-1493), nel 1468, a Nicola Raubar. 1 signori di Cosliacco/Kozljak Francesco e Gior¬ gio Barbo prestarono grosse somme di denaro all imperatore Ferdinando 1 (1503-1564) e per questa ragione ottennero in feudo le predette loca¬ lity nel 1560, che furono poi ogget- to di varie transazioni commeicia- li- La vedova di un certo Baltesaro Thonhausen da Judenburg regalo, nel 1630 la contea di Castua/Kastav ai gesuiti che si stabilirono a Fiume, dove costruirono una bella chiesa dedicata a San Vito (da qui la deno- minazione tedesca St. Veit am Flum, Pflaum). 1 gesuiti avevano a Castua/ Kastav anche la propria autorita giudiziaria, che firmava con il tito- Capetano di Castua, Veprinaz, Moschiena e Podbreg”. La popola- zione di Castua/Kastav si ribello ai gesuiti nel 1638 e nel 1666 ed uc- eisero anche il loro capitano Fran¬ cesco Morelli. Dopo l’espulsione dei gesuiti nel 1780 la loro proprieta fu Ve nduta al nobile francese Giovanni de Thierry, che aveva venduto i suoi dtoli su Castua/Kastav nel 1843 a Giorgio Vranjic-Dobrinovic. Cos! c °rne l’lstria austriaca, anche il ter- fitorio di Castua/Kastav fu inserito W al 1815 entro la struttura am- m inistrativa della Carniola (Regno d Illiria). ^Adriatico orientale dopo la Sc onfitta dell’Ungheria - 1526 D°po la sconfitta ungherese nei P'essi di Mohacz nel 1526 la no- bilt a croata, fino ad allora soggetta al re d’Ungheria, scelse nel 1527 c °rne nuovo re Ferdinando (1521- ^64) arciduca d’Austria e re di ^°emia. Nello stesso anno i croati Persero le terre d’Udbina e l’anno LA REGION JULIENNE ETLASLOV^NIE VliNITIENNE ——■ front iere nohonole - • prwincKjle -Grconscnphon des Iribunoux - - des communes I Populotion des communes o oux 2000 o de 2001 - 5000 • - 3001 10 000 • • 10001 • 25000 ® • 25001 - 50000 • 50001 • 100000 ■ • 100001 • 250000 m bREUA $ ❖ o.o»I t A DIVISION POLITIQUE DU LITORAL SLOVENE ET DEL'ISTRIE DU16*"*AU IS^SlfCLE ] Territoire de b moison Hobsbourg (Aulri- FTT 7 ] Terriloire de b yille d« Triesle el des aivirons J che) uni o to Comiole L ' ' ~ J ’ ^ Terriloire de lo repubtique de Venise v<20 • rw i t-n«r j urn -- \vvv\j Terriioire des Comtes de Gonce jusqu'o 1500 plus lord de lo Comf6 de Gonce *- • -frontiere tnm'errompue ocluelte enire les longues slcvene et romone Les dotes chez certain hern et term ch res indiquenl repoouedeto soumrasionaupouvoirdesHobsbourgs ou I’Aulriche L--—_ Ladivisione politica delle terre dell’alto Adriatico dopo 1516. Legenda: (///) possedimenti di Asburgo (Austria) parte della Carniola/Krain; (\\\) possedimenti dei conti di Gorizia fino 1500; territorio di Trieste con i dintorni; (=) territorio della repubblica di Vene¬ zia nel 1516; le date (1382) indicano l’anno dell’acquisizione degli Asburgo o dell’Austria; (—) frontiera statale; ( — ) fiontiera regionale; (—) limiti del circondario giurisdizionale; (-) confini comunali. Cartina; Milko Kos, 1945. 144 Atlante storico deU'Adriatico orientate Lupoqlav Lesi.Sci.na Tibole Vranja KaScerga Previ t jCologorica Grading Trvii jiiiHiii'NovaJci Zare«*je ^S| Letaj^-^ / O Su§njevica MoScenice stari Pazin Lindar f skopljak / O / Gradi§ce Krbune [Tupljak Koiliak Kringa Krajcar brijeg O Plomin Ivanac BENESKA REPUBLIKA O Rod Radice o Labin PAZINSKA GROFIJA GOSPOSTVO LUPOGLAV GOSPOSTVO KOZLJAK GOSPOSTVO KRSAN GOSPOSTVO GRDOSELO GOSPOSTVO PAZ BENEFICIJ GOLOGORICA SAHOSTAN SV. PETAR U SUMI FEVDI PICANSKEGA SKOFA >VX JADRANSKO MORJE MEJA ISTRSKE GROFIJE Z BENESKO REPUBLIKO La contea d’Istria (“di Pisino”) e la sua divisione amministrativa dopo 1535. Legenda: le finestrine indicano (da alto in basso) la contea di Pisino; la signoria di Lupogliano, signo- ria di Cosgliaco; signoria di Chersano; signoria di Castel verde; signoria Passo; beneficio Moncalvo di Pisino; monastero San Pietro in Selve, i feudi della diocesi di Pedena; la fron- tiera austro-veneta. Cartina: JURICIC-CARGO, D., “Pregled upravnega razvoja pazinske grofije”, Acta Histriae I. seguente Lika-Krbava nell’entroter- ra deU’Adriatico orientale. Fu pro- prio in questi tempi che una parte della popolazione in fuga dai turchi fu insediata nelle terre del confine austro-veneto, tanto nello stato di Venezia come in quello d’Austria e lungo i nuovi confini. Cost fu in- sediato nel castello di Mahrenfels (Lupogliano/Lupoglav) in Istria nel 1527 Pietro Krsic, padrone di Clis- sa/Klis (entroterra di Spalato/Split) e quando quest’ultima localita cad- de nelle mani dei turchi, nel 1537, fu padrona del castello istriano sua sorella Cattarina. Con la pace turco-veneta del 1540 Venezia dovette cedere al sultano una serie di territori nell’Adriatico orientale, Morea/Peloponneso e le isole nel mar Egeo. Queste perdite territoriali seguirono la grave disfat- ta della Repubblica veneta contro la lega di Cambrai e per di piu il sul¬ tano Selim I (1512-1520) conquisto la Mesopotamia e FEgitto, tagliando fuori Venezia dalle strade marittime verso 1’India attraverso Alessandria, Cairo ed Aden. A questo va ancora aggiunto la scoperta delle Americhe e lo spostamento del commercio mondiale dall’Europa Mediterranea alFAtlantico. Tutte queste perdite emarginarono il commercio veneto e diminui le entrate finanziarie della Repubblica di San Marco ed in con- seguenza influenzo la politica di uno stato che entro cost in un periodo di lento ed inarrestabile tramonto. D’altra parte Carlo V ben cedette nel 1521 la sovranita sugli stati austriaci a suo fratello Ferdinando I (“il nano”, 1504-1564, imperatore germanico dal 1556) che passo la Contea di Go- rizia a suo figlio Carlo (1564-1590)' Altro cambio al vertice e la Contea passo all’Arciduca Ferdinando dive- nuto poi Imperatore con il nome di Ferdinando II (1595-1637). La costituzione dei Confini militari - secolo XV L’Ungheria organizzo - dopo la scon- fitta degli eserciti cristiani a Kossovo polje nel 1389 - le sue linee di difesa in due frontiere militari. Il despO' ta serbo Giorgio Brankovic (1427' 1455) cedette agli ungheresi, g ia nel 1427, la fortezza di Belgrado in cambio di alcune localita (enclave) a nord di Buda (Ungheria) dove si stabilirono i serbi. Il re Sigismondo (1361-1437) inizio nello stesso ann° la costruzione della frontiera di difesa nella pianura danubiana con la f° r ' tezza di Belgrado e con una serie di altre fortificazioni. L’opera fu coin' pletata da re Mattia Corvino (1440- 1490), che fece due linee di difesa: In prima iniziava a Vallachia e passava attraverso Sabac (fiume Sava) e Jaj ce (Bosnia) fino Clissa/Klis (Spalato e FAdriatico); una seconda linea (Seve' rin) percorreva attraverso Belgrado, da Temeszvar attraverso Petervarad e Bihac fino Segna/Senj/Zeng ( c °' sta adriatica). Quest’ultima citta d 1 esclusa dall’autorita dei duchi croati di Frangipane, nel 1469, e sul post 0 fu istituito un capitanato military embrione dei futuri Confini mili ta ' ri (.Militar Grenze in tedesco, Vop^ Krajina in slavo). Nell’im possibili ta Lgjnodifiche territoriali nell’alto Adriatico (1508-1543) 145 di combattere contro i turchi il re ungherese Luigi II (1506-1526) fu costretto, con l’accordo di Norim- berga del 1522, a cedere il capitanato di Segna/Senj/Zeng (alto Adriatico) e le fortezze di Krupa, Lika, Ostro- vizza (entroterra di Zara), Scardo- na/Skradin (nei pressi di Sebenico/ Sibenik), Knin e Clissa/Klis all’arci- duca austriaco Ferdinando (futuro imperatore, 1503-1564), che mando in questa parte dell’Adriatico il pro- prio esercito. d capitanato si estendeva territorial- niente, nel 1523, dall’Adriatico (Se¬ gna/Senj/Zeng), attraverso Krupa, Knin, Scardona/Skradin (nei pressi di Sebenico/Sibenik), Clissa/Klis (vicino a Spalato/Split) e Ostrovizza/ Ostrovica nell’entroterra di Zara/Za¬ dar. Dopo la caduta di Lika e Krbava nel 1529 ed in particolar modo dopo la conquista turca di Clissa/Klis nel 1537 il capitanato di Segna/Senj/ Zeng ottenne l’importanza di essere 1’ ultimo baluardo cristiano contro i turchi. Queste terre furono chiama- te sempre di piii Confini marittimi (.Maritima confinid). Nel 1537 il ca¬ pitanato di Segna/Senj/Zeng diven- to parte del Consiglio di guerra con sede a Lubiana. Nella prima meta del secolo XVI furono costitute altre due terre di confine (Confinia Slavonica) e dal fiume Drava fino Braslaw/Bra- tislava si estendevano i confini mili- tari ungarici. I turchi facevano delle scorrerie nel- le terre lontane dai confini ottoma- ni e cost la citta di Metlika (oggi in Slovenia sul confine croato-sloveno e fiume Kolpa), fu distrutta per la prima volta, da parte dei turchi, gia nel 1408 e nei seguenti 170 anni fu saccheggiata altre 16 volte. Per im- pedire le scorrerie turche in Carnio- la e Bassa Stiria fu iniziata, nel 1579, la costruzione della fortezza di Car- Istatt/Karlovac e la prima significa- tiva vittoria contro i turchi fu ripor- tata nel 1593 nei pressi di Sisak. La pace austro-turca del 1606 segno l’inizio dell’equilibrio militare tra le due potenze contendenti. L’Au- stria fu liberata del tributo annuo di 30.000 ducati, che doveva pagare alia Turchia ed il sovrano austriaco ottenne il diritto d’essere chiamato dagli ottomani l’”imperatore au¬ striaco” e non solo il “re austriaco”. L’insediamento dei morlacchi nei confini militari Il sistema di adoperare i contadini e pastori come difensori della fron- L o Sta to > V X IV E T O VENK2IA1 TVc* .<-«•* Artr.'Hio sue Province di Antonio Zata, Venezia 1782 146 Atlante storico dellAdriatico orientale I confini nord-orientali della Patria del Friuli dopo i capitoli di Worms (1521-1797). Car- tina: CORBANESE, G.G., II Friuli, Trieste e I’Istria nel periodo veneziano, Udine, Del Bianco, 1987. ' . -J Ibmfttidrl nurtt'*f*igiuu’It> —>-4 'tmn.i di (dtliaha f’o&mdi Bonyoytni .1 /b>»en teeUnlu nrdihtn ~~1 Irxtfiti omyhrrrsi nrdihtn Possessi della Casa d’Asburgo nel 1560. Cartina: PHILIPPSON, Martino, L'Europa occi¬ dental nell’epoca di Filippo II, di Elisabetta e di Enrico IV, Milano, Societa editrice Libraria, 1900. tiera, offrendo loro alcuni privilegi, non era per niente nuovo perche fu conosciuto gia nell’Impero bi' zantino e nell’antica Roma. II caso piu clamoroso fu senz’altro quello di circa sessantamila mauri — delle famiglie intere - che furono trasfe- riti, nel secolo V, dalla Mauritania (odierna Algeria e Marocco) nelle pianure del Danubio per difendere le frontiere orientali dell’impero ro- mano. Mentre coltivavano il suolo e pascolando sorvegliavano il confi¬ ne e difendevano le terre confinanti dallo straniero. Per di piu le guardie di confine avevano il diritto di effet- tuare scorrerie nelle terre straniere per compiere rapine e ritornare con il bottino. Questo sistema di difesa della frontiera fu copiato dall’impe- ro ottomano, che insedio su tutti i suoi territori di confine ( serhad) l e guardie confinarie ( martolos). Q ul bisogna sottolineare il fatto, che du¬ rante tutto il secolo XV e XVI uni- camente i cristiani servivano nelle file di martolos lungo tutte le terre confinanti turche in Europa. Questo sistema di difesa fu copiato anche daH’Ungheria che insedio, tin gran numero di profughi di religione ortodossa, che in cambio di terra e privilegi fiscali dovevano sorvegliate il confine. La popolazione ortodossa (serba) fu insediata in Croazia per la prima volta nel 1538 quando fu con- cessa ad essa - in cambio del servizio militare — l’esonero delle imposte du¬ rante venti anni ed assegnate le terre non coltivate in Alta Slavonia. Per d* piu furono autorizzati a praticare U' beramente la loro religione ortodossa e tutti questi privilegi furono confer- mati con la carta costituzionale Sid' tuto Valachorum, del 5 ottobre 163R Il territorio dei Confini Militari fo f ' mava un cordone lungo oltre 900 miglia italiane e con 19.574 km papa Niccolo V (1447-1453) comincio ad avere una struttura precisa e moderna del potere tem- Porale dei papi, proprio con 1 in- vestimento delle entrate ecclesiasti- c he per fini politici. Oltretutro il 9 ma ggio 1453 Costantinopoli cadeva -sotto i turchi e cosi finiva di esistere 1 Impero d’Oriente, estrema trac- c ' a dell’antico impero romano ed ’ secolare opponente del cattolice- s >rno. A Niccolo V seguirono papi, che - - < • — dell santi fu il <_/ come tutta l’oligarchia vaticana e poca, furono piu libertini che i • ...__ _ e per tutti il punto di partenza - rinnovamento della citta di Va- 'cano e la costruzione di una nuova basilica di S. Pietro. Il 9 marzo 1513 fu eletto Leone X (1513-1521) che P ei raccogliere i fondi occorrenti a da costruzione della grande basilica ^dticana, aveva indetto una grande lr >dulgenza predicata in tutta Eu- h'corno/Triglav (2.864 m) e la piu alia m °ntagna delle Alpi Giulie. Nuovo confine tra Venezia e gli Arciducali (Austria) (1543-1797). Legenda: Grado fece parte di Venezia. Cartina: CORBANESE, Il Friuli, Trieste e llstria nelperiodo veneziano. ropa. Chiunque, in stato di grazia, monaco ed anche l’imperatore, Car- avesse dato un’offerta avrebbe potu- lo V (1500-1558) lo mise al bando to lucrare un’indulgenza piu o meno delFlmpero. Poi, durante la dieta ampia per i suoi peccati. di Worms nel 1521, Lutero ribadi Tra i visitatori di Roma ci fu, in quel la separazione della chiesa riforma- periodo, anche il monaco agostinia- ta da lui fondata e sulle sue orme no Martin Lutero (1483-1546) che si misero, oltre una parte di clero e rimase particolarmente disgustato da fedeli tedeschi, anche larghi strati quello che aveva visto nella capitale della nobilta europea, che trascina- del cattolicesimo. E cosi di ritorno in rono dietro di se la popolazione. Ri- Germania alia vigilia di Ognissanti del cordando questi awenimenti, appare 1517, affisse alia porta della chiesa di chiaro come Leone X fu travolto da Wiirttemberg le sue 95 tesi in mezzo una valanga d’immondizia spirituale e al tripudio della folia plaudente. Leo- morale che si accumulo, durante seco- ne X ricorse allora alia scomunica del li, nella chiesa di Roma. 148 Atlante storico dell’Adriatico orientm L’Istria dopo il 1535. Legenda: Le date indicano l’anno dell’acquisto veneto. *Durante i secoli XV e XVI Orsera/Vrsar, fuori della giurisdizione veneziana, divento rifugio di perso- naggi ostili alia Serenissima. Nel 1609 il vescovo Trittonio di Parenzo pubblico, quale conte di Orsera, leggi civili e penali per la cornea stessa. Nonostante le proteste dei veneti, ancora nel 1613, il vescovo di Parenzo/Porec contesto alia Repubblica veneta il diritto di ammi- nistrare il porto di Orsera/Vrsar. Il podesta e capitano di Capodistria Antonio Magno, in una sua relazione al Senato, nel 1740, dichiaro che Orsera era ancora ricovero di banditi e di contrabbandieri. Nel tentativo di porre fine a tale situazione, nel 1778, dopo la morte del vescovo Negri, i veneziani assunsero il diretto governo della cittadina pur rispettando i diritti baronali del vescovo di Parenzo/Porec. Il sacco di Roma e la costituzione delle chiese protestanti ed anglicane (1527-1539) Dopo la morte di Leone X fu elet- to al trono pontificio l’olandese Adriaan Florenz con il nome di Adriano VI (1522-1523), che ten¬ th di riportare un po’ d’ordine nello Stato papale ed a questo succedette papa Clemente VII (1523-1534) e durante il suo regno i Lanzichenec- chi di Carlo V, il 6 maggio 1527, attaccarono la capitale papale dove si abbandonarono a un saccheggio e vandalismi che determinarono la catastrofe della Roma rinascimenta- le. Non pochi interpretarono quel flagello come un castigo di dio per la vita scandalosa condotta dai papi ed ecclesiastici nel centro della cri' stianita. Dopo otto mesi di prigio- nia Clemente VII pote ritornare a Roma solo nell’ottobre 1528, maera una citta devastata e spopolata. Nel- 10 stesso tempo inizio nell’Europa cattolica, profondamente scossa dal sacco di Roma, Finarrestabile mar- cia del protestantesimo. Alla dieta di Spira del 1529 i principi luterani “protestanti” ebbero il loro trionfo nella organizzazione della Chiesa luterana in forma di Chiesa di Sta- to con la Confessione d’Augusta del 1530. A Clemente VII succedette Paolo III (1534-1549) che contintio con la stessa politica di nepotismo e di espansione territoriale dello Sta- to pontificio e nel 1539 anche fin- ghilterra si separo da Roma cattolica con la costruzione della Chiesa an- glicana. 11 periodo del concilio di Trento - l a persecuzione degli ebrei e lo scisnia con i protestanti (1545-1569) Paolo III convoco, il 15 dicembre 1545, il concilio di Trento con d compito di eliminare lo scisma del' la Chiesa cattolica e di attuare una lotta comune delle popolazioni cri' stiane d’Occidente contro i turchi- Dopo la morte di Paolo III il conci' lio continuo sotto papa Marcello U (1555) che mori dopo tre settiman e di papato ed a lui subentro Paolo IV (1555-1559) all’anagrafe Gian Pietro Carafa, gia a capo dell’in' quisizione e, una volta eletto com e rappresentante di Cristo sulla terra, diede espressione a tutto il suo livore contro gli eretici e gli ebrei. In una holla del 1555 stabili che, da allot 3 in avanti, tutti gli ebrei si sarebber 0 dovuti confinare in una sola strada separata dalle abitazioni dei cristian 1 (ghetto) e fu ripristinato l’obblig 0 ’ per la popolazione ebraica, di p° r " tare i distintivi ed una serie di ah»' e discriminazioni. L’odio di Paolo 1^ verso gli ebrei ebbe il suo massim 0 sfogo ad Ancona, sulle sponde del' L Europa dei conflitti di religione (secolo XV-XVII) 1 Adriatico occidentale, dove tutti gli ebrei furono cacciati dalla citta e ventiquattro tra di loro gettati nelle fiamme fra l’aprile ed il giugno 1556. In risposta a questo annientamen- to degli ebrei, essi iniziarono con il boicottaggio del porto d’Ancona da parte di tutti i principali porti dell impero ottomano (all’epoca la naeta del Mediterraneo) con il taci- t0 consenso del sultano Solimano il Magnifico (1495-1566). Con la segregazione degli ebrei mol * 11 trassero lungo i decenni, tra i segua- ci del papa ed i protestanti in buona parte d’Europa Il nuovo papa, Pio V (1566-72), continuo con la politica antiebraica che, nel 1567 e nel febbraio 1569, diede l’ultimo colpo con l’espulsio- ne di tutti gli ebrei dallo Stato pon- tificio, ad eccezione di quelli che si trovavano a Roma e ad Ancona. Era- no votate all’espulsione le comunita ebraiche del Lazio, dell’Umbria, del- j-ti_ so Kvsicvsr Ca*hvs*vjt Rustico della Stiria, del Carso e della Car- niola. Incisione: W. Lazius, Typi chorografici Austriae, 1561. soldati turchi uccisi piu diecimila prigionieri e settemila i morti tra i cristiani. Fino alia battaglia di Le- yny ,/ i , - euraieiu. U1.1 —, — Con la segregazione degli ebrei mol- le Marche, deU’Emilia, alcune delle - dssime famiglie ebraiche nello sta- q ua [i contavano un passato insigne. panto il trattamento riservato ai pii t0 P°ntihcio rimasero rinchiuse nei y ar ie migliaia di espulsi si rifugiaro- gionieri di guena u ta e c e g l s oi ghetti per oltre tre secoli, vale a dire no in a l cune citta dell’Italia setten- tunati venivano ridotti in schiavitu, fino all’unita d’ltalia (1859-1870) triona l e , Adriatico orientale (veneto ’ ' " " """ r,lflsaat1 ' Cor ^ nello stesso tempo si incammino e turco ) ; Repubblica di Ragusa/Du- a popolazione cristiana sulla stra- brovnik e le citta ottomane (Costan- a della diffidenza verso gli ebrei. bnopoli, Salonicco e Smirne). xnando il p a p a mori, il 18 age¬ s'' 0 1559, Roma piombo nel caos; °dio accumulato contro il duro governo papale si scateno in un fu- r ore di distruzione dell’edificio del- 1 htquisizione e la statua di Paolo IV In demolita. Il suo successore Pio IV 0559-1565) riusci finalmente, ^ 4 dicembre 1563, a chiudere il nnncilio di Trento con il quale non c era piu alternativa per i protestan- tl; o accettare o respingere, o dentro 0 fuori della Chiesa di Roma. Fu nna scelta irreversibile; si rinuncio LLillctci - scambiati se gia non rilasciati. Con Lepanto cambio la politica e sem- bra che l’ordine per lo sterminio dei prigionieri turchi (in buona parte i greci arruolati sulle navi turche) pro- venisse proprio dallo stesso Pio V. E ancora, un antimilitare come lui invio truppe in aiuto ai cattolici fran- cesi, in lotta contro gli ugonotti, e al loro capo, il conte di Santa Fiora, imparti l’ordine “di non prendere Ai nr_ Dalla battaglia di Lepanto/ Nafpaktos ( 1571 ) alia carneficina degli eretici Pi0 V passo alia storia sopratmtio per essere stato tra gli artefic, nessun ugonotto e di uc- costituzione della Lega ^an cidere su bito chiunque gli capitasse stria, Spagna, Veneda, Ducatc, d - ^ „ suo perseguirare con voia, Dttcato d, Parma, R pnbb ^ ^ . protKtanti ne, paes, di Genova, Repubblica d. g - ^ ebbe tragiche conseguenae Malta) che ripotto la Victoria anche in Ing hilterra: la regina Elisa- panto/Nafpaktos il 7 ottobm ^ ^ fece la sua parte “na scelta irreversibile; si rinuncio co ntro gli ottomam. ila con tro chi si opponeva alia C, lesa a tiportare lWiti, della fede, divi- qu dla entente battaglia. ottom dendo il cristianesimo in una serie di Chiese separate da Roma, che si s arebbero moltiplicate nei prossimi a nni. Gia nel 1561 furono stermi- nate dalle autorita vicereali di Na- poli i trecento protestanti valdesi nel ducato di Montalto (Calabria, Italia L-’j jfc.. ^ m eridionale) come monito spaven- tev ole agli eretici e di gt an confer- - cv ^azione ai cattolici”. La repressione delle milizie cattoliche scrisse una delle pagine piu tristi della storia del Regno di Napoli, all’epoca ap- partenete al trono di Spagna, e della Chiesa cattolica. La conferma uffi- ciale dello scisma a Trento aggravo u lteriormente la spaccatura della s °cieta europea ed aprl le porte ad Un a serie di guerre civili, che si pro- Le ribellioni contadine nel secolo XV e XVI nelle terre dell’alto Adriatico(Carniola, Croa- zia e 1’Austria). Legenda: le finestrine (dall’alto in basso) indicano le ribellioni: in Carinzia (1478); “slovena” (1515); “croato-slovena” (1573); “slovena” 1635; di Tolmino (1713); odierne frontiere. Cartina: Leksikon Cankarjeve zalozbe. 150 Atlante storico dell’Adriatico orientals I maggiori riformatori del secolo XVI. La stampa raffigura un consesso di riformatori che, pur partendo dalPambito strettamente spirituale, etico e religioso, non ignorarono le situa- zioni politiche e sociali: dinanzi alia luce delle loro idee il papa e i rappresentanti del clero. Si riconoscono Wyclef Giovanni (1324-1384) precursore dei riformatori, Huss Giovanni riformatore boemo (1369-1415) bruciato sul rogo, Girolamo, da Praga, Zwinglio Ulrico (1484-1531) di St. Gall (Cantoni elvetici), Martin Lutero, Ecolampadio, Buces, Giovanni Calvino (1509-1564) da Ginevra, Zelantone e ultimo a destra l’istriano Matteo Vlacic (Flacius Illiricus, 1520-1575, originario di Carpano/Krapan nei pressi d’Albona/Labin). Dipinto: Parigi, Bibliotheque Nationale. francese e getto un’ombra funesta sulla Chiesa cattolica. Tutt’altro che turbato Gregorio XIII diede poi il via a festeggiamenti e luminarie, considerando quella strage una vic¬ toria della Chiesa contra gli eretici. Si tratto di un gravissimo atto di intolleranza politica e religiosa, che a distanza di secoli ha spinto papa Giovanni Paolo II (1978-2005) a chiedere il perdono a Parigi neb l’agosto 1997. Certe filosofie di Pio V e Gregorio XIII, come quella dei tratramenti (morte) riservarti at prigionieri di guerra si protrarran- no, pero, per lunghissimi secoli e furono riprese con assoluro rigore in tutte le rivoluzioni (guerre civili) portate avanti in Europa d’allora in poi e fino ad oggi (il caso di Srebre¬ nica in Bosnia nel 1995). anglicana e Maria Stuarda (1542- 1587, gia regina di Scozia e poi di Francia) fu imprigionata e dopo 18 anni di carcere fata uccidere dalla so- vrana inglese. L’esempio del pontefi- ce stimolava vescovi e cardinali d’Ita¬ lia a seguirlo su questa scia di sangue nelle diverse diocesi che, insieme con altri sovrani, davano una mano alia carneficina e Cosimo de’ Medi¬ ci (1519-1574) ricevette in premio il ritolo di granduca di Toscana. Pio V non si fermo pero all’Italia, rivol- geva appelli oltre le Alpi per crociate e inquisizioni contra l’eresia e cost a Filippo II (1527-1598) scriveva raccomandando, nei confronti degli eretici, di non “riconciliarsi mai: mai pieta; sterminate chi si sottomette, e sterminate chi resiste; perseguitate a oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a fuoco e a sangue purche sia vendi- cato il Signore; molro piu che nemici suoi, sono nemici vostri”. L’annientamento dei protestanti e la riforma del calendario (1572-1582) A Pio V segui Gregorio XIII (1572- 1585) che viene ricordato essenzial- mente per la riforma del calendario fatta nel 1582, che da lui prese ap- punto il nome di gregoriano. Sotto certi aspetri i romani respirarono un po’ durante il suo pontificate in una Roma caduta in balia di banditi e della prostituzione di ogni sorte. A quanto scriveva Montagne (1533- 1592), nella chiesa di S. Giovanni a porta Latina era sorta una fraternita di omosessuali che arrivavano a spo- sarsi durante la messa “attenendosi alle stesse cerimonie che usiamo noi per le nozze: si comunicavano insie¬ me, leggevano il medesimo Vangelo nuziale e, poi, dormivano e abitava- no insieme”. Il regno di Gregorio XIII va ricor¬ dato, pero, per una delle pagine piu oscure della storia dei papi e della chiesa cattolica, legata alia strage de¬ gli ugonotti (protestanti) awenuta nella notte di San Bartolomeo del 23/24 agosto 1572, quando furono massacrate a Parigi 2.500 persone ed altre 2.500 nel resto della Fran¬ cia. Secondo le fonti protestante il numero degli uccisi supererebbe, pero, 20.000 francesi di ogni eta e di ogni sesso. L’orrenda carnefici¬ na colpi nel profondo la coscienza La riconciliazione tra i cattolici e protestanti francesi nel 1598 A Gregorio XIII succedette Sisto V (1585-1590), che era di umili origini e da piccolo aveva aiutato il padre nel lavoro dei campi badan- do ai maiali. Con l’elezione di Sisto V a Roma s’insrauro il regime 1° telega fra Tamerlano e Domenico Cuzman, nel luogo spettante ad t'no dei piu frenetici e sanguinari ntostri che abbiano disonorato la tazza umana”. d secolo XVII inizio con Paolo V (1605-1621), che fu tutt’altro che elemente e gia pochi giorni dopo ^ 'ncoronazione condanno a morte 1 autore di un libello contro Cle¬ mente VIII, paragonato per atro- cita alfimperatore romano Tiberio (14-37). Il raffronto era certamente esagerato ma il malcapitato se lo te- neva per se, in un quaderno chiuso nel tiretto della scrivania. La furia di Paolo V si fece sentire anche sul piano internazionale quando colpi con Finterdetto la repubbli- ca di Venezia perche si rifiutava di riconoscere certi privilegi giurisdi- zionali alia chiesa di Roma. I fatti provocati per gli errori, compiuti da papi e reggenti cattolici nel se¬ colo XVI, furono poi alia base del¬ la guerra dei Trent’anni nel resto d’Europa. Alio scoppio della guer¬ ra, nel 1618, Paolo V s’impegno a concedere rilevanti aiuti in denaro alia lega dei principi cattolici. Tut- to per una guerra apparentemente religiosa ma, nella sostanza, politi- ca sotto ogni aspetto. E per restare su un piano religioso non puo non essere ricordato che sotto Paolo V i teologi del Sant’Uffizio pubbli- carono il 5 marzo 1616 l’editto: “L’opinione che la terra non e il centro deU’universo e anche che ha una rotazione quotidiana, e filoso- ficamente falsa, e per lo meno una credenza erronea”. Le affermazioni della curia romana non furono solo un gravissimo errore ma anche un pesante awertimento a chiunque la pensasse diversamente e fu dunque minacciato del rogo. Nello stesso tempo queste “teorie” basate sulla “Sacra Scrittura” diedero una forte frenata alio sviluppo della scienza e della societa europea in generale. Giovanni Ungnad (1493-1564), promo- tore del protestantesimo nell’Austria me- ridionale. Protestantesimo nelle terre dell’Adriatico orientale I primi segni del protestantesimo si notarono a Trieste, attraverso i com- mercianti provenienti dalla Ger¬ mania, gia nel 1527 ed a Cividale nel 1531, mentre il primo processo contro un “eretico” si celebro a Udi¬ ne nel 1543. Alla meta del ’500 le tesi luterane erano gia largamente accettate nel territorio di Carinzia e andavano affermandosi nella Val Canale e nel Goriziano e finirono per espandersi anche nei territori politicamente veneti della diocesi di Aquileia, che si estendeva fino alia Stiria. L’intensita del fenomeno, vale a dire il numero dei friulani, di solito nobili, sacerdoti, artigiani e piccoli commercianti, che aderirono alia Riforma protestante fu “molto notevole”. In Istria aderirono al protestantesi¬ mo il medico ed umanista di Pirano Gian Battista Goineo, autore dello scritto De Situ Istriae ed in seguito il capodistriano Pietro Paolo Verge- rio (1498-1565), sin dal 1546, e che nel 1553 parti per Wiirtteberg dove divento consigliere del duca Ulrico. Con la sua predicazione, con i sui numerosi scritti e con il suo im- paragonabile talento evangelistico contribui in maniera determinante all’introduzione della Riforma pro¬ testante nella Val Bregaglia (Grigio- ni), inizio la traduzione della Bibbia in slavo e scrisse vari trattati contro il papa. Vergerio animo per la rifor¬ ma anche suo fratello, il vescovo di Pola Giovanni Vergerio, il poeta e vescovo di Trieste Pietro Bonomo 152 Atlante storico dell’Adriatico orientule Soldati spagnoli uccidono i protestanci di Harlem, in Olanda, nel 1567. (1458-1546) ed il carniolino (slove- no) Primo Trubar (1508-1586). Oltre Pietro Paolo Vergerio si resero famosi anche i preti istriani di Al- bona/Labin Matias Flacius (1520- 1575) - Illyricus e Stefano Console di Pinguente/Buzet. Quest’ultimo fece stampare e diffondere in Istria, in glagolitico, abbecedari, catechis- mi e altri libri religiosi. II primo li- bro in glagolitico fu pubblicato in Isola d’Istria nel 1482. Sull’iniziativa di Vergerio furono stampati in un solo anno quattro libri in sloveno e uno in croato. Tutti i libri sloveni {Vangeli di S. Matteo, Abecedarium, Katehismus e Una preghiera). A lui va il meri- to di aver introdotto anche negli scritti protestanti la grafia latina in luogo della gotica (pesante e poco leggibile), sino ad allora prevalente. Fra i protestanti istriani da rilevare ancora Matija Grbec che nel 1540 era professore alia nuovamente co- stituita universita protestante di Tubinga. Un forte sostegno ai pro¬ testanti veniva dal conte di Stiria Giovanni Ungnad (1493-1564), che fu per lungo tempo capitano dei Confini militari ( Krajina) di Croazia e di Slavonia. In vecchi- aia si trasferi a Wuerttemberg ed organizzo presso Tubinga la pri- ma stamperia con lettere latine, glagolitiche e cirilliche, pubbli- cando i libri ecclesiastici in lingua slovena e serbo-croata con spirito protestante. L’accoglienza partico- larmente favorevole del protestan- tesimo nell’Europa sud-orientale fu dovuta soprattutto al fatto che il protestantesimo usa nella liturgia la lingua del popolo, e non il latino come era il caso della religione cat- tolica e per di piu permette ai preti il matrimonio. A differenza del cat- tolicesimo, che si trovava all’epoca in piena decadenza, il protestante¬ simo era anche molto piu vicino al popolo. Quest’ultimo era spesso vittima delle tirannie feudatarie e per questa ragione erano frequenti le insurrezioni popolari. La persecuzione antiprotestante non si fece attendere e moltissimi seguaci della Riforma furono pro- cessati, altri incarcerati e non po- chi uccisi. Tra quest’ultimi ci fu anche il vescovo di Pola/Pula Ver¬ gerio Gian Battista, che fu awele- nato e la sua salma dissotterrata fu buttata in mare. Oltre ai preti di spicco furono costretti a sfuggire in Germania anche numerosi altri abitanti oriundi d’Istria, Carniola, Dalmazia e Litorale croato. Una parte della popolazione della Car- niola prefer! seguire il nuovo orien- tamento luterano e la gente abban- dono massicciamente la religione cattolica. Il principale sostegno alia religione luterana proveniva dal pretendente al trono Massimiliano (1527-1576, imperatore dal 1564). Con la sua morte si aprirono i con- flitti per il potere nei quali il papa ebbe un ruolo piuttosto importan- te ed in cambio bisogno rawedere anche l’inclinazione degli Asburgo verso i protestanti. La nuova reli¬ gione trovo i suoi sostenitori anche in Croazia (Zagabria, Koprivnica e Varazdin) e nei Confini militari (da Fiume fino Carlopago/Karlobag) cl furono parecchi protestanti. Con- tro di essi si alzo lo clero cattolico e per di piu furono invitati in Croazia i gesuiti. Finalmente il parlamen- to croato si pronuncio nel 1604 contro la religione eretica e con la legge fu permessa solo la religione cattolica. In Carniola fu riportato, secondo lo storico Valvasor (164L 1693), nella giusta stalla (cattolica) un gregge di 40.000 credenti, vale a dire un quinto della popolazione totale. Coloro che non avevano vo- luto rivedere le proprie posizioni furono costretti ad emigrare ed 1 loro beni furono confiscati, le chie' se ed i cimiteri protestanti furono demoliti ed i libri della Riforma buttati al rogo. Inizio cos! l’arric- chimento della chiesa cattolica che arrivo a patrimoni favolosi. La controriforma e le sue conseguenze nell’Europa meridionale Con tutto cio trent’anni dopo la fuga di Pier Paolo Vergerio in Get' mania, in Istria non restava p* u nessun seguace del protestantesi' mo, rimasero pero i libri e l’inse' gnamento che, anche se in parte bruciati e dimenticati, avevano 153 L’Europa dei conflitti di religione *- ^ .. . le indulgenze nel secolo XVI. Incisione su legno di Joerg Braeu-vecchio. HEBIDES «Y._ M EVANV At iN «VLA MAKE hybek nka' m Londra, British Library. Gran Bretagna sulla cartina 154 Atlante storico dell’Adriatico orientals II massacro di San Bartolomeo, Parigi 23-24 agosco 1572. Dipinto di Francesco Dubois d’Amiens. aperto un nuovo capitolo nel- la storia delle terre deH’Adriatico orientale. Per contrastare le idee protestanti furono fatte alcune con¬ cession! e alia popolazione in Istria fu permessa, al sinodo degli ecclesia- stici ad Aquileia nel 1595, la liturgia in lingua slava ed i breviari furono scritti in glagolitico. La persecuzio- ne del rito in glagolitico (slavo), che fu all’epoca esteso fino a San Servo- lo/Socerb (Trieste), costrinse i preti con la liturgia slava al trasferimento verso l’interno d’Istria. Per miglio- rare la situazione dei religiosi per gli slavi il vescovo capodistriano Paolo Naldini (1686-1713) costitui a Ca- podistria il seminario illirico (slavo). II protestantesimo animo soprat- tutto la piccola nobilta e borghesia vale a dire gli strati piu creativi della societa. Il ricupero dei credenti cat- tolici si fece in una maniera talmen- te brutale che lascio tracce secolari nelle menti e la vita della gente. Una frenata al potere ecclesiastico arrivo solo nel 1782 con l’Editto di tolle- ranza e nel 1791 quando i mona- steri d’Austria furono parzialmente chiusi e la loro terra spartita tra la popolazione. Nel frattempo ci furo¬ no due secoli del piu buio oscuran- tismo durante il quale migliaia di persone furono uccise, decine di mi¬ gliaia furono cacciate dalle loro case e l’ultima “strega” fu bruciata sul rogo in Stiria meridionale (odierna Slovenia) ancora nel 1782. In ogni caso tutto duro troppo a lungo. La controriforma della chie- sa cattolica, che in buona parte d’Europa provoco delle guerre civi- li a catena, fu in Francia, sconfitta con la rivoluzione del 1789 duran¬ te la quale furono massacrati oltre diecimila chierici. I moti riformisti e rivoluzionari seguirono anche in altri paesi che si erano liberati, con piu o meno successo, dall’onnipre- sente e soffocante chiesa cattolica. Essa con la sua fanatica e reaziona- ria politica contribui ad un inaspri- mento delle tensioni sociali che, dopo diversi moti rivoluzionari nel secolo XIX, alia fine della prima guerra e della seconda guerra mon¬ diale sboccarono nelle rivoluzioni comuniste. La riconquista cristiana dell’Europa sud-orientale - secolo XVII Sin dall’inizio del secolo XVII il ter- ritorio sotto l’autorita di Istanbul era gia stato parecchio rosicchiato in diverse parti limitrofe dell’im- pero Ottomano. Furono gli stessi turchi a permettere la riconquista cristiana delle terre europee, quan- do permisero ai francescani (pre¬ cursor! del cattolicesimo militante ed antieretico) d’insediarsi nella localita di Macarsca/Makarska gi^ nel 1502, dopo solo tre anni dal- l’occupazione turca. Nel 1580 gli ungheresi ed i croati sconfissero gli ottomani a Passarowitz/Pozega, rna nel 1584 quest’ultimi invasero la Carniola inferiore (odierna Slove¬ nia); nel 1591 Hassan Pascia arrivo sino a dieci chilometri da Zagabria, pero nel 1593 l’esercito turco subi una grave sconfitta a Osijek. Le pri¬ me perdite territoriali turche furo¬ no sancite con i trattati di pace del 1606, 1615, 1616 e 1642 con fAu¬ stria. Le due grandi disfatte militari ottomane - quella del San Gottar- do in Ungheria nel 1664 e quella di Kahlenberg (Vienna) nel 1683 — spezzarono lo slancio dell’esercito turco che, da allora in poi, non fece altro che battere in ritirata. Primo Trubar (1508-1586), diffiisore d e protestantesimo tra gli sloveni. Incisione oi I. C. e J. Lederlein. PIRATIE CORSARI NEL MEDITERRANEO "•franeo occidentale di Iusto Danckerts, Amsterdam, 1710. - popolazioni del Mediterra- dssero di pirateria per secoli. la tregua turco-spagnola del dilago nel Mediterraneo la ra corsara e le citta di Algeri, Ca > Livorno, Pisa, Tunisi e di- 2 localita nell’Adriatico orien- (Dulcigno/Ulcinj/Ulqin, Pe- 'Perasto, Obrovazzo/Obrovac, ) diventarono dei veri nidi per > Ue rre corsare, che si protrassero fino la caduta dell’impero di Napo- leone nel 1813. I cavalieri di Malta - corsari Cristiani Nelle lotte mediterranee i cavalie¬ ri di Malta ed i cavalieri di Santo Stefano ebbero un ruolo analogo a quello dei corsari maghrebini: da un lato offrirono il loro contributo nel corso delle guerre e delle campagne militari combattute fra gli stati dei due blocchi, cristiano e musulmano; dall’altro esercitarono un’«attivita di guerriglia» sul mare, di intercetta- zione di legni in navigazione e talora di attacco ai porti ed alle localita co- stiere, cui spetta il nome di corsa o corso, secondo l’espressione italiana dell’epoca. Essi furono, dunque, al- meno sotto certi aspetti, corsari non meno degni di questo titolo dei loro colleghi musulmani. 156 Atlante storico dell'Adriatico orientate Difesa invano Rodi, fino alia resa ai turchi nel 1522, i cavalieri si ritira- rono con le loro galere e le altre navi nel porto di Civitavecchia, poi in quelli di Villafranca e di Nizza, sot- to la protezione del duca di Savoia. Nel 1530 Carlo V decise di assegna- re ai cavalieri una sede adeguata alia loro funzione, e scelse l’arcipelago maltese, concesso loro «in perpetuo feudo, nobile e franco». L’impera- tore, tuttavia, aggiunse il gravoso onere di amministrare e difendere la piazzaforte di Tripoli, una delle basi possedute dagli spagnoli sulla costa del Maghreb musulmano. Nell’ot- tobre 1530 il gran maestro, Philipp e Villiers de l’lsle Adam (1464-1534), con gran parte del convento (l’insie- me dei cavalieri), prese solennemen- te possesso delle isole maltesi. I porti corsari e schiavi musulmani in terre cristiane I principali porti corsari nelle ter¬ re cristiane furono Malta, Livorno, Maiorca, Trapani, Valencia, Cagli a ' ri e cost via. Alla guerra corsa fu le- gata anche la tratta degli schiavi e Botteghe algerine. Algeri fu uno dei centri di pirateria mediterranea fino all’occupazione francese nel 1830. Guazzo su carta Louis Comfort, 1895. Baltimore, Museum of Art. ,*?• JAFfDES.ET CAKS’t Ex Biblm rficca’Nobi iis cr doeti: ffimi Ioan : nis 5 ambc ; ci, Impcra' tornr Mari ■riisforici- w IS 75- Ji FORI IV? \ LII ACCV KATA DE SaUPTIQ MA8.C fcHI A E TBJZ VlWlA« NA E PAltS. JSTR. anatic vs six VS- WW"./m. Sm£t m/Riratm 'JtnL-.u-um_. looo p-Ji Le terre dell’alto Adriatico sulla carta di Johannes Sambucus (1573). La cartina rappresenta le terre dove si sono svolte le ostilita duran te le guerre di Gradisca, vale a dire praticamente lungo tutto il territorio di confine austro-veneto in alto Adriatico. 157 Pirati e corsari nel Mediterraneo per quello che riguarda gli schiavi musulmani in terra cristiana esi- stono valutazioni quantitative d in¬ terne solo per il piccolo stato di Malta, dove al tempo dell’assedio turco (1565) ve n’era un migliaio (senza contare, sembra, malati, donne e bambini); 1.500 erano agli inizi del secolo XVII, oltre il 4 per cento della popolazione. In Italia e in Spagna si ebbe la concentrazione piii elevata in assoluto. In Sicilia il fenomeno ebbe un carattere tutto Proprio e raggiunse il livello massi¬ ng calcolato su un’intera regione; n ella seconda meta del secolo XVI v i erano 12 mila schiavi, pari all 1 , Per cento circa della popolazione; *n precedenza si era arrivati forse a 50 mila (4 per cento, ma si trattava ln gran maggioranza di africani non di arabi e turchi. Gli schiavi negri Ptovenivano per la maggior parte dalle regioni sudanesi dell’Africa, s Pecialmente dall’area intorno al ^iad, attraverso le citta maghrebi- ne > in particolare Tripoli (in mani Cr istiane dal 1510 al 1550). A Li¬ vorno vi furono alia fine del seco- Pisa sull’incisione di F.B. Werner (1755). Pisa, gia repubblica marinara, prese parte durante secoli nelle incursioni contro le citta dell’Italia meridionale, Sicilia, Terrasanta, Isole Baleari e, nel 1241, addirittura contro il papa Gregorio IX (1227-1241). Le crociate contro gli “infedeli” (musulmani) si svolsero anche nell’epoca medicea (1506-1737). ■IbmXXI _ _ La C itta Livorno celclrr Porto i/i Mart rwl (rran Durato aiTaicana Livorno fu durante i secoli centro piratesco. Incisione di T. Salmon (meta del secolo XVIII). Pedena/Pican sull’incisione di Valvasor G683). Pedena/I )4 ican, che si trova a 12 km Lisino/Pazin, era in epoca romana un P res| dio militare e si chiamava Petina. Du- la nte il medioevo era un importante centro della cultura glagolitica e sede vescovile fino 1788. Durante le guerre di Gradisca fu Utla delle sedi austriache dalle quali partiva- n ° gli attacchi degli uscocchi contro 1 Istria veneta. lo XVII circa 800 schiavi, a fronte d’una popolazione di 21 mila abi- tanti. A Napoli a meta del secolo XVI ve n’erano 20 mila e un secolo dopo 10 mila, pari al 4-5 per cento della popolazione; una percentuale ■un po’ meno elevata (3-4 per cen¬ to) si puo supporre a Genova. In ogni caso il numero degli schiavi si ridusse notevolmente dalla fine del secolo XVI in poi. Non e per niente facile fornire numeri e percentuali, ma e certo che per l’intero corso dei secoli, dal XVI al XVIII, vi era una presenza di musulmani in schiavitu in Calabria, in Puglia, in Campa¬ nia, in Sardegna. Nel Lazio (Roma) il maggior numero di schiavi fu sempre a Civitavecchia, dove era¬ no di stanza le galere pontificie (vi prestavano servizio 290 musulma¬ ni nel 1664, 350 nel 1726); altri si trovavano nei porti di Anzio e di Nettuno. Non ne mancarono a Roma e a Firenze, come a Ferrara e a Milano, nelle corti o presso nobili e ricchi personaggi o impiegati in lavori di pubblica utilita. In Spagna 158 Atlante storico dell’Adriatico orientate sul finire del secolo XYI v’erano circa 100.000 schiavi, principal- mente nell’Andalusia; nel territorio dell’arcivescovato di Siviglia se ne contavano 14.670 nel 1565, su una popolazione di 439.000 abitanti. Si puo menzionare anche Venezia, ma qui un’apprezzabile presenza di schiavi si ebbe soltanto per pochi anni, subito dopo Lepanto. La pirateria barbaresca nell’Adriatico orientale I vascelli cosiddetti “turchi”, (meglio si direbbe “barbareschi”) proveniva- no in genere da porti dell’Africa del nord, in particolare da Algeri, Tunisi, e Tripoli e nell’Adriatico e Ionio da Dulcigno/Ulcinj/Ulqin, Santa Mau- ra/Leucade, foce di Narenta/Neretva, Castelnuovo/Hercegnovi, Obrouaz- zo/Obrovac sul flume Zermagna, Valona/Vlore e Lepanto/Nafpaktos ed altri porti ottomani. La guerra di corsa e di pirateria, accettata come un’ineluttabile legge del mare, trova- va le sue cause nella poverta generale dei paesi rivieraschi africani, il cui entroterra, paludoso o montagnoso era continuamente soggetto a crisi di produzione e di vettovagliamento. La guerra di corsa fu pero anche la rispo- sta ai presunti monopoli di diritto di navigazione in Adriatico della repub- blica di San Marco e, per questa ra- gione, imponeva i dazi a tutte le navi in transito in questo mare che mold consideravano semplicemente Golfo di Venezia. Nel 1568 undici navi pi- rata entrarono nel golfo delle Bocche di Cattaro/Kotor e saccheggiarono la citta veneta di Perasto/Perast. Nel 1624, tredici navi di pirati bar¬ bareschi (di Tunisi, Bizerta e Cartagi- ne), in combutta con i turchi dell’Er- zegovina, attaccarono Perasto/Perast, saccheggiarono la citta e ridussero in schiavitii quattrocento persone - so- prattutto donne, bambini e vecchi, dato che quasi tutti i maschi adulti erano imbarcati sulle navi. Fu un durissimo colpo per molte famiglie, ridotte in miseria dai grandi riscatti che dovevano pagare per liberare i loro parenti dalla schiavitu. La guer¬ ra corsara era praticata da molti: turchi di Castelnuovo/Herceg Novi, Risano/Risan e Albania, barbareschi, rinnegati islamizzati dall’Italia e uscocchi. Lo spirito del tempo, la ne¬ cessity di difesa permanente dagli at- tacchi dei corsari nell’Adriatico e an¬ che il desiderio di un ricco bottino, II capo del Consiglio dei dieci a Venezia e lo schiavo veneto. Incisione d’epoca. Il soldato veneto nella sua armatura. Ind' sione di Veccelio, C., Habiti antichi et rnO' derni di tutto il mondo , Venezia, 1590. contribuirono a che la popolazione dell’Albania veneta si abituasse alia guerra corsara. Cio aveva pure can- sato scontri con la vicina Repubblica di Ragusa/Dubrovnik, anche pen che quest’ultima collaborava con gl* ottomani. Per di piu alcuni, in non pochi casi, capitani delle Bocche di Cattaro/Kotor veneziane si unirono ai corsari musulmani attaccando l e navi cristiane. Segna/Senj [’ultimo baluardo della cristianita (1537-1683) Segna/Senj si trovava in un posto strategico nel Canale di Velebit (C a ' nale di Morlacca) — all’incrocio delle vie per Dalmazia, Fiume e Croaz ia inferiore — che con le sue isole offd' Segna/Senj - l’attacco uscoco contro le navi venete. Incisione di Koller (1617) va >4 una base ideale per la navigazione corsara. La citta divento la sede de- gli uscocchi, gente sfuggita dai terri- tori croati, dopo la conquista turca di Lika-Krbava (Croazia litoranea), nel 1529, della fortezza di Clis- sa/Klis (Spalato/Split), nel 1537. I fuggiaschi furono accolti dall’Au- stria che affido loro, quali guerrieri e sperti (uscocchi = incursori) la di- fesa dei Confini militari. All’inizio del cinquecento Segna/Senj (70 km a l meridione di Fiume/Rijeka) ri- ma se uno degli ultimi baluardi della difesa cristiana sulla costa adriatica contro i turchi e tale rimase fino a lla sconfitta turca davanti a Vienna , ne l 1683. Per questa ragione i papi ^andarono una ventina di militari e contribuirono con Alessandro VI (1492-1503), all’edificazione delle f°rtificazioni di Segna/Senj (torre di Le one X, 1513-1521). II territorio degli uscocchi si estendeva dalla Se¬ gna/Senj fino a Sussak/Susak (Fiu- me )- In quel periodo Segna/Senj fu s °tto il comando del Consiglio di Lmerra di Lubiana/Laibach che, sin d^ 1564, si sposto a Graz. Etnica- - ^ ~ - r rr is i rr> • T_ r T - ’ • ■ - r -*■» — J ► C-4 T>i-«c a - |S»» mu l#.’ > V It uodasJi La fortezza di Gradisca in un’incisione del secolo XVIII. L’origine del castello si fa risalire agli anni attorno al 1480 quando Venezia decise di costruire a Gradisca (veneta 1478- 1511) un deposito di munizioni e armi. Questo arsenale veneto fu acquisito dagli Austriaci nel 1511, che costruirono al suo posto una vera fortezza. Honna schiavona e donna di Cherso. (1 si °ne di Coronelli, 1694). nci- mente gli uscocchi provenivano dalle file dei croati cattolici ed ortodossi, pero, ci furono anche alcuni italiani (venturini), che scapparono dai pos- sedimenti veneti. Visto l’importanza strategica e militare di Segna/Senj ci furono, a suo tempo, in questa loca- lita le missioni diplomatiche di Ra- gusa/Dubrovnik, Genova, Catalonia ed alcune altre potenze europee. Venezia aiuto gli uscocchi fino alia pace turco-veneta del 1540, in base alia quale la Serenissima inizio a tra- sportare la merce turca sulle proprie navi ed allora gli uscocchi comincia- rono ad attaccare le navi venete. La marina veneta blocco, nel 1557, il porto di Segna/Senj pero, quando entro in guerra per Cipro (1570- 73), inizio di nuovo ad incoraggiare la guerra corsa contro i turchi. Per compensare le perdite territoriali, nel periodo 1571-1573, Venezia si spinse in una esasperata politica di controllo navale nelFAdriatico. A questa politica del preteso monopo¬ lio di navigazione si opposero altre potenze marittime ed il conflitto sbocco alla fine in una guerra. Le guerre di Gradisca ( 1615 - 1617 ) Sotto regno dell’imperatore Ferdi- nando II (1595-1637) le guerre con i vicini d’Austria ed in particolar modo con Venezia si riaccesero e si fecero quanto mai violente. Il pri- mo problema fu l’imposizione della Controriforma nella bassa Austria (in buona parte l’odierna Slovenia), un territorio travagliato, gia da se- coli, dalle rivolte contadine e dalla minaccia turca. Nel 1606 una guer¬ ra contro i turchi durata tredici anni si concluse con una pace, che diede agli austriaci le due contee ungheresi di Waitzen e di Nodgrad e ai turchi Erlau e Kanitza. Nel 1608 i princi- pati ungheresi elessero Mattia II di 160 Atlante storico dell’Adriatico oriental* II castello di San Servolo/Socerb/S. Serff (446 slm) con i suoi orizzonti, secondo Valvasor (1689). San Servolo cambio a varie riprese i padroni, veneto dal 1463, fu conquistato dai triestini (austriaci) nel 1508. La fortezza torno ai veneziani nel 1511 per essere di nuovo espugnata dagli austriaci. Con la sentenza arbitrale di Trento del 1535 fu stabilito che il castello tornasse in possesso di Venezia fino al 1576. Nel period 0 1576-1797 fu austriaco e l’ultimo tentativo fatto dai veneziani, nel 1615, per riavere San Servolo costo loro la perdita di ben 3.000 fanti. Asburgo (1557-1619) loro re e nello stesso anno 1’imperatore germanico Rodolfo II (1552-1612), gli cedette la Moravia. Nel 1609 l’imperatore fu costretto a emanare la cosiddetta “lettera di maesta”, in cui faceva ai principati boemi (che avevano tro- vato una soluzione con i protestan- ti) concessioni cost ampie, che essi iniziarono a costruire quello che in pratica era uno stato proprio. L’inizio del secolo XVII fu caratte- rizzato da una serie di conflitti (reli- giosi, territoriali, dinastici ecc), che presto spunteranno in lunghissime guerre. II piir grande conflitto e di piu lunga portata fu senz’altro la guerra delle religioni (cattolici op- posti ai protestanti), che si svolse in Europa centrale durante il 1618- 1648. In questo periodo di continue tensioni divento, nel 1616, ministro della Francia l’appena trentenne Ri¬ chelieu (1585-1642) che inizio con una politica particolarmente ambi- ziosa. Tra i suoi obiettivi principali era quello di sopprimere il prote- stantesimo, assoggettare i nobili francesi e la Casa d’Austria (il caso di Valtellina e di Mantova). Aiuto Venezia per impedire il passaggio agli spagnoli dalla Lombardia (du- cato di Milano) e la Germania del Sud per impedire il passaggio attra- verso Grigioni. In Austria una buo- na parte della nobilta pendeva per la riforma e simile cosa si puo dire per Venezia. Nella disperata ricerca di alleati la repubblica di Venezia deci- se di mettere al bando i riformatori ed ottenere cost il sostegno del papa in diversi conflitti internazionali. Uno di questi contenziosi di lunga data era quello con l’Austria per le terre in Friuli ed il diritto di naviga- zione in Adriatico. Il pretesto per la guerra fu trovato nelle scorrerie cor- sare che un migliaio di uscocchi (cor- sari slavi) svolgevano nell’Adriatico orientale ai danni delle navi venete. Sin dal 1607 fu acceso il conflitto tra Francia, Spagna (ducato di Mila¬ no) e Venezia per i passaggi attraver- so i Grigioni, vie indispensabili per il commercio tra il Mediterraneo e 1’Europa centrale. Il segnale per risolvere la question e degli uscocchi arrivo, il 9 diceifl' bre 1609 quando la corte spagnole pubblico XEditto regale di definitive espulsione dei moriscos (non anco' ra convertiti in cattolicesimo) dalle Spagna. Una parte degli espulsi dab la Spagna comincio a dedicarsi alle navigazione di corsa e, basandosi sulla bolla papale del 1606 contro le pirateria, comincio una guerra g e ' nerale contro questo genere di mab’ che infestava il Mediterraneo. Ven£' zia colse l’occasione, dunque, per i' 1 ' solvere definitivamente il problem a dei corsari uscocchi , che avevano le loro roccaforte a Segna/Senj e g ia da decenni attaccavano le navi d el commercianti. La cronaca della guerra austro- veneta di Gradisca (1608-1615) Gia dal 1575 I Austria fece ricors 0 agli uscocchi per attaccare le navi il territorio della Serenissima. I pb nl1 feroci scontri tra gli uscocchi ed i ve ' neti ci furono nel 1596 quando nelle j-H_ati e corsari nel Mediterraneo 161 battaglia di Clissa/Klis (entroterra di Spalato/Split) Venezia si schiero con i turchi. Ne usci un aspro scontro con gli uscocchi, che nel 1599 conquista- rono la borgata veneziana Fianona/ Plomin, sul confine austro-veneto in Istria, nella quale rimasero fino al 1615. D’altra parte i veneziani die- dero alle fiamme la borgata costiera di Vinodol (50 km al meridione di Flume), nel 1598, 1613 e 1615, rea di aver dato rifugio agli uscocchi. be ostilita austro-venete iniziaro- no, pero, solo il 24 novembre 1615 quando l’esercito veneto, con gli abi- tanti di Muggia, attraversarono il rio kosandra/Glinscica (la frontiera au- stro-veneta) e distrussero le saline di Ztiule (Trieste). Gli aggressori furono ca cciati e la guerra si estese per tutta i Istria e lungo il confine austro-ve- neto in Friuli, dove l’esercito vene- t0 conquisto nel mese di dicembre b localita di Cervignano, Aquileia, Mormons e Sagrato. Nello stesso tem po l’esercito austriaco, uscocchi edi ch contadini locali si diedero al sac- e ggio dell’Istria veneta ed il terri- t0r i° di Monfalcone fu saccheggiato dagli uscocchi nel 1615. Il 19 dicem- bte 1615 l e truppe venete (per lo piu nie rcenari di ogni provenienza) oc- Cu parono gran parte dei villaggi sulla s P°nda destra dell’Isonzo. L’attacco Ve neto si areno davanti alia fortezza di Gradisca dove si erano asserragliati §*i austriaci, sostenuti politicamente dalla Spagna e dal papa. Dal 5 marzo 1616 boni bardata an poi la fortezza fu duramente ed a varie riprese assalta- C a ar esana/Mackovlje (Trieste). La strada P rir >cipal e fu (in parte) frontiera a ta. austro-vene- lse gno: ALBERI, Istria, arte e cultura. T DELLA ^ \SIMA A RK ML'S IMA . Stain Jt. nti.jhtr Jnjrn fral/e/i/-. Carta geografica e politica dell’Istria di Simone Vidali (secolo XVII). Assedio veneto di Trieste. Incisione (scorcio) d’epoca. ta. Il senato veneziano, impressionato per le perdite subite dagli attaccanti — si calcola che non meno di quattro- mila soldati siano rimasti sul campo — ordinava, il 29 marzo, di togliere l’assedio. Nelfimpossibilita di otte- nere una vittoria decisiva sul teatro di guerra fu dapprima conclusa nel 1617 la tregua a Fiume/Rijeka ed in seguito si arrivo alia pace di Madrid del 9 settembre 1617, che sanziono il ritorno alio status quo territoriale previo alia guerra. Alla pacificazione in Istria si arrivo pero solo nel luglio 1618 mentre il problema degli uscoc¬ chi fu risolto con il loro trasferimento a Zumberak (Croazia), a quattrocen¬ to km dalla costa adriatica. Venezia aveva perso oltre 60.000 uomini e la popolazione, tanto veneta come quella nelle limitrofi terre austriache, ne rimase particolarmente travaglia- ta. Interi villaggi furono distrutti, terre delle due parti saccheggiate e depredate dagli eserciti e dalle ban- de, spesso composte dai vicini d’oltre confine. I conflitti tra i confinanti lungo il confine austro-veneto in Istria ( 1535 - 1797 ) Anche dopo i lodo arbitrale di Tren¬ to del 1535 e la pace di Madrid del 1615 i conflitti nelle zone limitrofe d’Istria continuarono pur essendo, per lo piu nell’entroterra, gli abitanti delle due parti della stessa stirpe slava. Nel 1750 il fiscale di Capodistria Cri- 162 Atlante storico dellAdriatico oriental _ MI1II.H.I—H .am. -BiriMiMo. ■■»•■». - ■ " -- --’ f ~ - - - ~ ‘Jmtatuu XtU) C3rMucA f i> fapJ&c&fytk. **£ X Qjnxty&jrGf t tH& iv*aafej c £ {ty*'***' %-(& £*'adaj cjit £tnc(L> i/^omfin <4 Sjfxct Caja/2*Xa /7 _**- Jajjo, *c /yiccJtj crvcu Qn/incX'a Ja ■^nXu^cXej^iUX: dff* tan -■6&&u!cjC « ' II confine austro-veneto presso il castello di San Servolo/Socerb (Trieste). Documento veneto. (j <§,**) l'A/£j vcndiO iv&vt#* 1 Can- tunoa 4J*r r ■ «.V/:.iu.V'' stoforo Tarsia descrisse alcuni punti “caldi” sul confine austro-veneto: 1) sul territorio tra Trieste e Muggia/ Milje gli abitanti della parte triestina (austriaca) tentarono spostare il letto del rio Rosandra/Glinscica, che nella Muggia vecchia/Milje su un disegno di Ti- schbein (1842 circa). parte finale del suo percorso funge- va da frontiera tra i due stati, e gua- dagnare cosi le terre a spese dei loro vicini. I veneziani impedirono una tale “bonifica”; 2) la localita di Ca- resana/Mackovlje (Trieste) fu divisa dalla frontiera, che percorreva lungo Passe della strade principale, cosi che la parte settentrionale del villaggio apparteneva all’Austria mentre il lato opposto della villa (meridione) era venero; 3) i conflitti furono frequenti anche lungo la strada Ospo-Gabrovi- ca (ambedue venete), che le due parti riconoscevano come frontiera; ten- sioni ed attriti ci furono anche fra la Piedimonte/Podgorje (austriaca) e la Popecchio/Podpec (veneta); 4) anche sulla linea di Raspo/Raspor ci furon° infiniti conflitti tra i vicini delle terre austriache (Cerreto/Cerovlje, BottO' nega/Butonega, Chersicla/Krsikla) e quelli del contado veneto (Grimalda> Kostel, Marcenigla); i conflitti esiste' vano anche su altri percorsi del conh' ne pero tutto sommato la conviven za tra i confinanti dei due stati fu pi ut ' tosto tranquilla. I conflitti non eran 0 di natura politica, religiosa o etM al come fu il caso sulle frontiere del' fimpero ottomano. Si trattava delle diatribe a proposito delle terre (p a ' scoli, boschi) che saranno tipici p er tutto il mondo contadino. la peste e le sue cause NELL’ADRIATICO ORIENTALE LEuropa, come il resto del mondo, Ei lungo i secoli percorsa da diver- se epidemie e carestie. In particolar ni0( lo ne soffrirono le localita urbane e ' e ter re con clima mite dove il virus Eella peste dilagava con piii facilita. L’Adriatico orientale fu scosso a varie ri prese dalle epidemie di ogni natura Centre nelle terre paludose c’era la ■nalaria endemica. Le pandemie furo- no favorite dalla carenza delle risorse 'driche ed in conseguenza la popola- Zl0Ile si riforniva d’acqua alle fonti di °§ n i genere; un’altra origine dei con- ta gi fu il commercio con il Levante e COn la Bosnia da dove i commercianti P°itavano oltre alia merce anche di- Verse m alattie. In non poche localita S1 ptaticavano costumi che di per se c °ntribuivano ad infestare l’ambien- te ‘ a diffcrenza delle urbanizzazioni S CI maniche, spesso estese su vasti ter- utor i, le localita adriatiche erano am- assate in cumuli di case poco aerate; la se poltura delle famiglie piu ricche avveniva nell’interno della citta o ad- I nttUr a nelle cripte murate dentro e chiese, costume proibito solo nel- la s econda meta del secolo XVII. La Pdncipale causa della diffusione dei c °ntagi rimase pero la guerra. Dopo Ruasi og n i grande confiitto bellico se- 8 u >vano periodi di carestie e malattie sterminavano coloro che erano °pravvissuti all’urto degli eserciti. Le 8'andi epidemie di peste nell’Adria- °nentale si verificarono negli ?" ni 1 343-1348, 1360-61, 1467-68, 479 ’ 1511, 1325, 1573, 1621 e so P'attutto dopo le guerre del 1630. Ha e Lapocalittica peste del secolo XVII fin apocalittica peste sconvolse le ter- lc 4i Venezia ed i territori confinanti Uella prima meta del secolo XVI1. Un medico degli appestati, in vestagli; maschera di cuoio. Gli orifizi della masche- ra per gli occhi sono coperti di vetro. Le narici sono chiuse con spugne imbevute di profumi. (In uso anche a Verona fin dal secolo XVI.) Fonte: SOLINAS, Storia di Verona. Nel maggio del 1630; il giorno 30, le milizie venete erano state sconfitte a Villabona dagli imperiali (Asbur- go), ed il 31 Verona ed altre citta veneziane furono letteralmente pre- se d’assalto da una sturba di soldati in rotta e di profughi. Pochi giorni dopo la mortalita sail ad un livello impressionante. A testimonianza dei lutti seminati dalla peste del 1630 rimane, oltre alle cronache del tem¬ po, la cruda realta delle cifre: il cen- simento ordinato subito dopo dalla Serenissima rivelo, che dei quasi 54 mila abitanti di Verona ben 33 mila •erano morti, vittime dell’apocalittica epidemia. Nel 1630 una spaventosa epidemia di peste scoppio a Venezia, piu micidiale di quelle del 1348 e del 1576, durando 16 mesi e uccidendo piu di 46.000 abitanti, owero un terzo circa della popolazione. Il mor- bo proveniva dal Mantovano dove i veneziani difendevano il capoluogo contro i francesi e gli imperiali (au- striaci). Le conseguenze furono gra- vissime sia sul piano sociale che su quello demografico ed economico. Il flagello delle guerre e della peste in Istria (1630-1640) L’epidemia si allargo anche su altri possedimenti veneti tanto in Istria come in Dalmazia. Le pesti che in- vasero queste terre nel secolo XVI, e poi l’ultima del 1630 andarono gradualmente stremando le citta co- stiere. Parenzo/Porec, che nel 1580 contava 698 persone, nel 1601 cir¬ ca 300, nel 1646 appena 100, e piu tardi fu ridotta, secondo lo storico De Franceschi, persino a soli 36 abi¬ tanti. Ai tempi or descritti di deso- lazione di Pola, Parenzo, Cittanova, Umago e Capodistria, in migliori condizioni per numero di popolo si trovavano: Muggia, che secondo il Tommasini (1650) era piena d’abi- tanti, Isola che ne aveva 2000, Pira- £ % . Canfanaro/Kanfanar (Istria centrale). Col- lezione: P. Grimalda. 164 Atlante storico dellAdriatico oriental^ .***' V i-' AjJLj- - ; , . \ - up Dignano/Vodnjan con Vale/Bale, Gallesano/Galizana e Gasano/Gajana. A differenza di altre localita dell’Istria veneta, dove le case erano ammucchiate, gli edifici di Dignano/Vo¬ dnjan sono estesi lungo le strade e per di piu fortemente aerati dal vento. no che era tra le piu grosse terre del- l’lstria, Rovigno con 4.000 abitanti, e nell’interno, Dignano con 3.000, Valle con 1.200, Buje, Montona ecc., le quali rispetto ai tempi erano discretamente popolate. Non a caso dunque dal principio del 1500 e praticamente lino alia fine del 1900 Flstria occidentale, dalla Punta di Salvore (Umago) a quella di Promontore (Pola), fu in fama d’avere l’aria micidiale, in guisa che quelle citta venivano fuggite dai fo- restieri, e chi era costretto di toccarle per ufficio od aflfari, vi si allontanava piu presto che poteva. Dopo la peste che decimo la popolazione di Vene¬ zia ed Istria nel 1573 la piccolissi- ma Cittanova/Novigrad (nei pressi di Umago) aveva nel 1580 300 case delle quali solamente 25 erano abita- bili. La popolazione, a causa dell’in- salubrita dell’aria, preferiva abitare nei dintorni della cittadina; lo stesso vescovo aveva abbandonato la sede e risiedeva stabilmente a Venezia. La peste mend strage anche a Vertene- glio/Brtonigla e Fasana/Fazana. La popolazione di Venezia e d’Istria (1554-1741) L’epidemia scosse Pintera Istria du¬ rante i secoli XIV e XV e piu in par- ticolare dal 1527 hno al 1631. La peste del 1576 ridusse di 50.000 gli abitanti Venezia e da una statistica del 1586 pubblicata da Gaetano Cozzi risulta che in quell’anno la citta toc- cava i 150.000 abitanti. Tra questi, la nobilta contava 6.039 persone, la “cittadinanza” 7.600, la plebe era formata, da 119.000 residenti. Le monache erano 2.507, i frati 1.205> i mendicanti 447, i poveri ricoverati in ospizi 1.111, i preti 536, gli ebrei 1.694. I servitori assommavano a 3.680 e le domestiche a 6.000. De Franceschi fornisce i seguenti dati per Flstria veneta, che nel 1580 aveva 70.000 abitanti. Mentre ah l’anagrafe fatta compilare dal gover- no nell’anno 1649 non vi si trovaro- no che 49.332 anime, ma negli anni 1651 e 1652 successero carestie ed infermita, per cui questo numero scemo di molto. Giusta la numera- zione fatta nel 1765, Flstria veneta aveva 84.000 abitanti, i quali nel 1780 arrivarono a 90.000. Le gue r ' re di Gradisca (1615-1617) con h susseguenti pestilenze (1630-1640) avevano drasticamente ridotto gl* abitanti in Istria. Non in tutti i luo- ghi della provincia le pesti menarono stragi eguali; sia che do dipendesse da casuali circostanze, o da maggi° re o minore energia e saggezza di prov- vedimenti per impedire Finvasione e la difFusione del contagio, o da parti' colari condizioni locali e climatiche> certo e che mentre Pirano, Rovign°> Isola e Muggia, e nell’interno Buje> Montona, Pinguente ed altri castelli ne furono meno travagliati, Pola, P a ' renzo, Cittanova, Umago e Capodi' stria ne risentirono piu. orribilmente gli effetti. La popolazione dell’Istria veneta (superficie 2.587 kmq) nel periodo 1554-1741 Fonte: BERTOSA, M., Istra: Doba Venecije, pp. 294-296. Come risulta chiaramente dalh tabella tra 1590 e 1630 ci fu una drastica flessione della popolazione istriana, che ini z *° con la peste del 1583 e prosegui con le guerre dette di Gradisca, l’emigrazione ed in segu* 10 con la peste del 1630. La peste e le sue cause nell Adriatico orientale_ Pola, che dette due dogi a Venezia Piero Tradonico (836-864) e Pietro Polani (1130-1148) e che all’epo- ca della dedizione alia Serenissima (1331) aveva 6.000 abitanti decli- no in conseguenza della guerra i Chioggia 1379-80 quando fu de- vastata dalle milizie genovesi e pa- triarcali e della peste. Dopo la pe¬ ste del secolo XVII la citta di Pola, ripopolata con famighe dell isola di Cipro, Bologna ed Albania veneta (montenegrini), non contava secon- do il censimento del 1664 che 533 abitanti. Solo due secoli piu tardi, uel 1814, quando gli austriaci, en- trarono nella citta c’erano 1.148 abitanti. . All’eccezione di Rovigno/Rovinj e Dignano/Vodnjan ed alcune altie localita, che furono risparmiate dal flagello della peste nel secolo XVII, quasi tutte le localita istriane conob- bero una drastica riduzione degli abi¬ tanti. La popolazione di Muggia era nel 1741 inferiore a 18,5% rispetto al 1554, ed a Capodistria, per lo stes- So periodo, la caduta demografica rappresento 51,92%; Parenzo perse nel periodo 1554-1696 61,54 % de- gb abitanti. Seguirono le guerre di Creta (1645-1669) e gli istriani pre- se ro parte nelle zone di conflitto (pei piu in Dalmazia) con oltre 3-000 noniini che, male armati ed ancor P e ggio calzati, subirono delle gravi perdite sia sui campi di battaglia sia a eausa delle intemperie atmosferiche e carestie. Di fronte a queste infini¬ te disgrazie una parte della popola- z '°ne istriana preferl emigrare nelle v icine terre d’Austria piu tranquille e tneno soggette alle imposte di ogni natura di quelle dell’Istria veneta. Il calo demografico in Istria veneziana bt talmente drastico che la popola- z '°ue locale arrivo al livello del 1580 solo nel 1741. La popolazione del territorio di Pola (1554-1741) F o nt e: BERTOSA, M., Istra: Doha Venecije, p. 293. 1600. Secondo il podesta Nicolo Donado, essa nei tempi addietro contava ordinariamente da 10 a 12.000 abitanti. Il numero degli La popolazione di Capodistria (1533-1787) che si estende tra il Timavo/Reka ed i monti della Vena/Ciceria) non fu nemmeno sfiorata da questa epi- demia. ba peste miete la popolazione del Capodistriano e del Goriziano Capodistria fu una delle citta piu ttavagliate dalle pesti nel 1500 e I_ Fonte: BERTOSA, M., Istra: Doha Venecije. abitanti poi s’accrebbe, ma la peste del 1630/31 ne uccise due terzi, sicche furono ridotti a soli 1.800 circa. Nel territorio (campagna) morirono 3.000 persone. Un’ul- teriore epidemia della peste ebbe luogo mezzo secolo piu tardi nel Goriziano. Secondo il cronista del- l’epoca, il prete goriziano Giovanni Maria Marusig, la citta di Gorizia perse nella peste del 1682 quasi 500 persone e molte altre morirono nei dintorni, per lo piu nel mese di luglio ed agosto. La peste scosse anche la sponda destra del flume Timavo (Reka) soggetto all’influenza del Mediter- raneo, mentre la sponda sinistra chiusa agli effetti del mare e dun- que molto piu fresca (il territorio, I quattro cavalieri deH’apocalisse: Peste, Fame, Malaria e la Guerra furono le quat¬ tro principal cause della morte tra la popo¬ lazione dell’Adriatico orientale. Incisione di Albert Diirer. 166 Atlante storico dell’Adriatico orientate Territorio di Capodistria/Koper. Fonte: Diocesis Justinopolitana — spomeniki gotske umetno- sti no. obmocju koprske skofije, Koper, Museo regionale di Capodistria, 2000. /•'-nt/o ef (fjnador/ttr .till i/y et Gulm .toirth PIANTA DI CAPODISTRIA DI COMV dell ill*** jig’ BERNARDO MALIP1E.RO PODESTX e cap* Paludi V AGOJTO MOCXIX DUJL' DA I.1ACOMO Cajfet S. Lton, Pianta di Capodistria del 1619. Fonte: BENUSSI, B., L’Istria nei suoi due millenni di storia, Trieste, 1924. La peste in Dalmazia - secolo XVI e XVII Le stesse disgrazie che flagellaro- no la popolazione d’Istria si verih- carono anche in Dalmazia dove la peste nera stermino la popolazione di alcune citta fino da allora abitate prevalentemente con gente di lingua romana. La popolazione della Dal¬ mazia fu decimata dalla peste trenta volte nel periodo che va dal 700 al 1763. Nel 1558 fu scossa dalla peste l’isola di Curzola/Korcula ed in se- guito le piu agiate famiglie emigra- rono verso altri territori veneti. Du¬ rante le guerre per Cipro, Dalmazia ed Albania veneta, nel 1571-1573 scoppio la peste che uccise 3.500 persone nel territorio di Cattaro/ Kotor (veneta) e Castelnuovo/Her- cegnovi (turca). La regione di Spalato/Split che - in epoca romana - contava oltre mezzo milione di persone ma all’inizio del secolo XVII ne contava solamen' te tremila. La citta di Spalato/Split contava nel 1607 1.405 cittadini- La citta di Sebenico/Sibenik fu sin dal 1419 evitata dai morlacchi (abi- tanti dell’entroterra) perche pesti- fera. Come narra lo storico locale Francesco Difnico (1607-1672), <1 terribile assedio turco nel 1647 pro- voco l’epidemia della peste ed a Se- benico/Sibenik morirono tra citta- dini, abitanti del contado e militari Nuvole di cavallette. Oltre la peste, le ca- restie e le guerre mietevano la popolazione d’Istria e di Carniola (odierna Slovenia) l e lunghe siccita ed addirittura gli sciami cavallette che calavano sui campi coltivaO (1542/43) ed in Albania ancora nel 1946 Disegno di J. V. Valvasor (1689). Duecastelli/Dvigrad, posto in posizione sopra il vallone della Draga (Leme). Gli an- striaci la colpirono duramente nelle gueft e di Gradisca (1610) e la popolazione fu P°* falciata dalla peste del 1630, e dalla malaria. Nel 1650 vi dimoravano solo tre famigi* e essendosi ritirate le altre nelle ville circ°' stanti d’aria piu salubre, specie nella vicm a Canfanaro/Kanfanar. La storia di quest 0 castello fini nel 1719 quando il Duecastell' fu bruciata dagli stessi abitanti in fuga dall e pestilenze. Collezione: P. Grimalda liLEgste e le sue cause nell’Adriatico orientale 167 Vermo/Beram, in Istria austriaca, fu ripo polata con la popolazione proveniente di territorio di Gortani in Carnia. orre/Tar. Panorama e via principale (1915). Collezione: Piero Grimalda. Nella k°rgata di Torre — vicino Parenzo - si tro- v ano tutt’oggi moltissimi abitanti con il co gnome Palma, vale a dire i discendenti dl quei friulani dalle terre di Palmanova c he> in tempi della grandi penurie demo¬ s'afiche, in seguito alle pestilenze del secolo Venezia trasporto in Istria per il ripo- P°lamento locale. •' " pS * 9 r.m * * „ iM** a 3 1 * r » Lvutn a _ .. .... JL •s A* A>< Sebenico/Sibenik nel 1605- Disegno: Ar- chi vio di Stato, Venezia, Ufficiali alle rason vec chie, b. 353, dis. 115. °bre 12.000 persone. La citta sces< d al 5.385 (1636) a 1.600 cittadin neta, ristretta per lo piu dentro l c 'ttadine costiere e le isole, contav; a meta del secolo XVII circa 70.00 abitanti ed in Albania veneta (Boc vivevano alt: hi j-uoain- che di Cattaro/Kotor) 8.000 abitanti. Il ripopolamento dell’Adriatico orientale (1580-1690) Per rimediare alia grave situazione demografica a Pola il governo di Venezia trasporto, nel 1540, set- tanta famiglie greche (da Napoli di Romania, oggidi Nauplia), e malva- siotti (dalla citta di Malvasia) cac- ciati dai turchi (dopo la guerra di 1540), che furono stabiliti nella cit¬ ta e nel territorio circostante. Con decreto ducale del 24 Marzo 1562 veniva concesso a centoventiquat- tro famiglie bolognesi di trasferirsi a Pola per dissodare terreni, i quali si obbligarono di purificare l’aria, scoprire sorgenti, introdurre no- velli metodi di agricoltura. Ebbero esenzione da imposte, dal servizio militare e fazioni per venti anni, e due Here franche da tenersi nell’anfi- teatro. Soprawenne nell’anno 1578 ad opera del Governo, altra colonia di greci, napoletani e cipriotti, cui furono assegnate terre da mettersi in coltura entro cinque anni. Il prowe- ditore Marin Malipiero (1579-83) assegno terreni (400 campi) in Peroi a 25 famiglie da Napoli di Roma- nia/Nauplia, altrettanti circa aveva in precedenza accordati il prowe- ditore Calbo a famiglie dell’isola di Cipro. A quel tempo Pola non con- tava che 31 vecchie famiglie, cioe 8 di nobili e 23 popolane, le altre era- no tutte di genti nuove e awentizie, stabilitesi da 30 in 40 anni addietro. NelPanno 1580 una colonia di gre¬ ci di Candia passo a Pola e Paren¬ zo/Porec, la quale ultima citta con- tava allora appena 698 anime. Nel 1581 si trovavano nel territorio di Parenzo/Porec 100, in quello di Cit- tanova/Novigrad 320, e nell’agro di Umago 120 famiglie di morlacchi. Nel 1611 furono insediate, nella contrada Monghebbo/Mugeba (Pa¬ renzo/Porec), 18 famiglie albanesi condotte da Scutari/Shkodra, con 1’obbligo di formare una villa. Nel 1612 altre famiglie di morlacchi vennero dalla Dalmazia, dall’Alba- nia veneta (Scutari e Dulcigno). Nel 1622-1624 arrivarono nuove fami¬ glie albanesi e slave nel territorio di Parenzo/Porec). Nel 1628 venne ri- popolato il territorio di Sanvincen- ti/Sv. Vincenat - in Istria centrale - con coloni tratti dalla Dalmazia e dalla provincia di Treviso. Le piu forti immigrazioni in Istria awen- nero pero dopo le guerre di Candia (1645-1669). Venezia organizzo in seguito alle sue conquiste in Dalma¬ zia nel periodo (1645-1669) e dopo la pace di Carlowitz (1699) e Pas- sarowitz (1718) fimmigrazione dai i}nieo Siam 'OuUfO StSimefio Sf)* ■CAjTKt P£ S vieHOLf Sebenico/Sibenik di Hogendorn e Brown (1572). 168 Atlante storico dell’Adriatico orientdk San Lorenzo del Pasenatico. Panorama e tre scorci (1910). II castello fu scosso da diverse epidemie a causa delle quali che la gente soprawissuta prefer! allontanarsi e nel 1833 c’erano ancora solo sei famiglie a S. Lorenzo/Sv. Lovrec. Collezione: Piero Grimalda. territori recentemente conquistati. Le localita travagliate furono ripo- polate con la popolazione prove- niente dall’Albania veneta, Monte¬ negro, Dalmazia, Friuli, Carnia. La stessa cosa vale per le terre dell’alto Adriatico austriaco e Carniola me- ridionale (terre fra Fiume e Trieste), che furono altrettanto ripopolate con la gente proveniente dalla Dal¬ mazia e Bosnia. Sul Carso triestino - le terre sul- la sponda destra del Timavo - fu portata la popolazione dalla bassa Italia (il Regno di Napoli fu sotto la sovranita asburgica in periodo 1714-1735 e Regno delle due Si- cilie dal 1720 al 1735) e dall’Au- stria. Le tracce di questi mutamen- ti demografici sono rimaste nei cognomi della gente e toponimi delle localita. L’arrivo di questa gente slava e morlacca signified tra l’altro il cambio dell’assetto etni- co locale. Molte localita d’Istria e Dalmazia (Sebenico/Sibenik, p. e.)> che furono fino alia fatidica epide- mia prevalentemente popolate con popolazione veneta, diventarono terre abitate da slavi o, ancora pi u spesso, territori con popolazione etnicamente mista, vale a dire con gente veneta e slava. Villanova di Parenzo/Nova Vas. Collezione. Piero Grimalda. ICajlinthia \.\ DiJ OAT TPS , SlIBXIUOHtM. Cl Imkkiok. Cum uilci lu Sunuuiu A.l AKCIIIKI*. SAUSJVUlUrXJJS. [ ct lLourXKuxjrflA PlflWmUilwi JIOVU lltUJIJIM f - jljll *.* r««j La Carinzia con la veduta di Klagenfurt. Legenda: il verde rappresenta I’arcidiocesi di Salisburgo; rosa il principato di Bramberga. Dai territoi 1 veneti (Carnia) confinanti con la Carinzia fu portata la gente per ripopolare l’lstria dopo Fepidemia della peste. Cartina del sec. XVIII. D AI.I F. GUERRE DI CRETA AT T A CADUTA DELLA SERENISSIMA Cr eta/Candia nella cartina del 1525. Le guerre di Creta (1640-1669) ^ reta > la cui area e quasi 8.300 kmq, conquistata dai crociati nel 1204 e n ella spartizione delle spoglie del- ^ hnpero d’oriente, fu atrribuita come feudo al marchese Bonifacio d' Monferrato, che la vendette nel- lo st esso anno a Venezia. L influenza Ve neziana si protrarra poi per ben ^f>5 anni. Nonostante le buone con- 'i'zioni economiche, l’isola fu con- s 'derata per lungo tempo il granaio ^dla Serenissima, non mancarono momenti di gravi difficolta provoca- te da terremoti, pestilenze e perfino carestia. La Serenissima, per qua- s > due secoli, uso il pugno di ferro ne H amministrazione dell’isola e la re pressione fu talmente brutale che su > finire del secolo XIV, Venezia, Ca cciati gli ottomani, fu costretta a r *Popolare l’isola con profughi pro- venienti da altri territori, quali gli armeni della Cilicia e i fuggiaschi di Tenedo (Fattuale Bozcaada, isola turca all’imbocco dei Dardanelli). I primi tentativi, senza successo, d’oc- cupazione turca dell’isola risalgono al 1537 e 1571. Nel 1644 i veneziani concedettero uno scalo in Calismeno di Creta ad una squadra maltese, che aveva appena depredato una flottiglia Ottomana composta di pellegrini di- retti alia Mecca. Il 23 giugno 1645 la flotta turca, fingendo di essere diretta a Malta, sbarco rruppe sull’isola di Creta ed ebbe inizio cosi, una lun- ghissima guerra tra la Turchia e Ve¬ nezia che duro 25 anni. Nell’impos- sibilita di tenere la localita di Sitia, i veneziani la distrussero. Delle rima- nenti citta dell’isola, ai Veneziani, sostenuti dagli altri eserciti cristiani, non rimase che Candia/Herakleion, difesa strenuamente dal 22 maggio 1667 fino il 5 settembre 1669, quan- do fu firmata a Candia la pace Turco- Veneta. La presa di Candia, dopo un assedio di sedici mesi, costo 30.000 uomini ai veneziani e quasi 100.000 ai turchi e consacro il trionfo della Porta (governo turco). La pace si¬ gnified per Venezia la perdita totale dell’isola di Creta a parte le tre for- tezze naturali, che caddero piu tardi: nel 1695 Grabusa e nel 1715 Suda e Spinalonga. L’Adriatico orientale 1644-1669 La guerra dei 25 anni, per Creta, ebbe dure ripercussioni in tutte le terre del confine turco-veneto. Per alleggerire l’assedio turco di Candia le truppe veneziane, sostenute dalla popolazio- ne locale, attaccarono anche la Dal- mazia e 1’Albania veneta, riuscendo a strappare ai turchi diversi territori 170 Atlante storico delLAdriatico orientale_ V£ 1\0 DME 6 NO DELLA PrE^A D ’ ClM^A fATTA A. Yr+n.rtt 0 t*rn YrtuflUfr Artl* C* wa/A C*fit*tt "tr*,nC*tC9 Gtretnm jft. M^uiv'-^vrukC miImui Ar StbrUiehi ?■ &*ttari* Trtm* C - r#ji. Ca^Uah C*rt, T.W'I* H. rU,U»H, All CrtT 4 Gr,i~ X BALL’ tCC? OXN: Leonardo Foscolo I. At M^rl^thi K. C*pA/ti 41 C*u*l» .Z. C*u*.lrrim £,lrm*ni M Cnuaiur 10 Vt*frnt ter fttirdifchcn ^fftung trie (elbigf bra ze. Hariii 16 4 s burcb bcrt 'tycnctianifrjiyfn (U'nrr.d Leonardo Fo.fc'olo mit gutrw 4?tM5Pcfj rrcbcrl morfrf n-> . La presa veneta di Clissa/Klis nel 1648. Disegno di Leonardo Foscolo. (Clissa/Klis, Macarsca/Makarska, Poljizza, ecc.). Zaravecchia/Biograd in Dalmazia nel 1646, fu rasa al suolo dai turchi prima d’essere abbandona- ta. Dall’impero Ottomano nel 1647 si liberarono anche le terre di Mai- ni/Maine, Pobori (Fentroterra della costiera Budua) ed in parte il litorale di Zuppa/Grbalj, che si uni a Vene¬ zia. L’undici febbraio 1649 Venezia, con l’aiuto della popolazione locale, conquisto Rissano/Risan nel golfo di Cattaro ed altre terre nell’interno del Montenegro. Una parte delle terre conquistate da Venezia fu restituita all’Impero ottomano con la pace del 1669, mentre di fatto molte locali- ta restituite (de iure) rimasero nelle mani venete. Una volta terminata la guerra, le autorita turche reagirono spietatamente contro la popolazione cattolica. Ne esiliarono buona parte, mentre moltissimi abitanti furono costretti a convertirsi alia religione ortodossa, piu accomodante con Fautorita turca, o addirittura alia fede mussulmana. Le massicce conversio- ni significarono che vasti territori di confine, fino allora cattolici, diven- nero terre ortodosse o mussulmane. Una parta della popolazione che sta- va fuggendo dai turchi venne trasfe- rita in Dalmazia veneta ed in Istria, nelle terre travagliate dalla peste nel decennio 1630-1640. Le conquiste venete in Dalmazia ed Albania veneta influirono sulla vita di decine di mi- gliaia di persone lungo tutto l’Adria- tico orientale ma nelio stesso tempo pero, esse rappresentarono solo una magra consolazione per Fimmensa perdita di Creta, pilastro dell’econo- mia veneta che viveva del commercio tra FOriente e FOccidente. Atri eventi storici nel periodo dopo il 1648 Le guerre per Creta ed i territori nel- FAdriatico orientale si protrassero per un quarto di secolo perche nell° stesso periodo si svolsero nell’Imp e ' ro ottomano importanti eventi sto' rici. Nel 1648, l’anno del trattato di Westfalia, la Porta (governo turco) fu insanguinata da una congiura di palazzo. Per liberare Fimpero dall im fluenza delle donne, che dominava- no il sultano Ibrahim I (1640-48)? fu organizzata una rivolta con il fi* ie di detronizzarlo e sostituirlo con suo figlio, allora di sette anni, Mohafli' med IV (1648-1687). Ibrahim & assassinato e tutto Fimpero cadd e nella piu completa anarchia. 1656, la sultana madre, la russa Tarkhana, che disponeva del p° te ' re, chiamo alia carica di gran visH Mohammed Kuprili (1656-1661)’ col compito di rimettere in sesto gli affari. Oriundo di Bosnia, iU et ' terato, brutale, integro e credent^ in cinque anni di governo, ordin 0 Fesecuzione di 50.000 persone, rio*' dino le finanze, riorganizzo il corp 0 jjglle guerre di Creta alia caduta della Serenissima 171 dei giannizzeri, ricostitui l’esercito, riprendendo la guerra santa contro i cristiani. Quando Kuprili assunse il potere i v eneziani, insediati nelle isole di Sa- motracia/Samothraki e di Lemno/ Limnos, dominavano i Dardanelli e Woccavano Costantinopoli. Kuprili or ganizzo contro di loro una guerra ^arittima, s’impadroni delle isole e dapri i Dardanelli. Alla sua mor- te > il figlio Ahmed Kuprili (1661- 1676) prese il suo posto. Nel 1661, 'iprendendo la politica del padre, ^med Kuprili lancio contro PUn- gheria un esercito di 122.000 uo- 1T >ini, ai quali si aggiunsero 100.000 tartari e 20.000 cosacchi. La vittoria di San Gottardo (Ungheria), in cui 1 25.000 soldati cristiani vinsero i 240.000 uomini dell’esercito tur- c °, segno una data importante nella st °ria d’Europa. Con la pace austro- tUrca di Vasvar, il 10 agosto 1964, ' a Turchia perdette la Transilvania, e tr e delle sette region i (palatinati) d Ungheria, che essa deteneva, furo- 110 cedute all’Austria. La guerra d’Olanda, iniziata nel ^72, imped! tuttavia alia Francia di impegnarsi nel conflitto con la Turchia, che ne profitto per interve¬ nire contro la Polonia, in favore dei cosacchi dell’Ucraina occidentale, i quali avevano dichiarato di por- si sotto la sovranita del sultano. La Polonia, sconfitta, dovette accettare, col trattato di Buczacz, il 18 ottobre 1672, l’autonomia dell’Ucraina oc¬ cidentale e riconoscere la supremazia della Porta. La sovranita turca im- posta all’Ucraina occidentale porto ad una nuova guerra con la Polonia. Vittoriosa, la Turchia si fece cedere la Podolia col trattato di Zurawno del 16 ottobre 1676. Il sultano fu costretto pero, con il trattato dell’8 gennaio 1681, a lasciar passare l’Ucraina occidentale dalla sovranita turca a quella di Mosca. La disfatta turca davanti a Vienna - 1683 La rivolta ungherese, che si riacce- se contro l’imperatore Leopoldo I, offri al sultano Mustafa II (1695- 1703) 1’occasione di una rivinci- ta. Riunito un grande esercito di 250.000 uomini invase nuovamen- te 1’Ungheria e, nel 1683, mise sot¬ to assedio Vienna. L’esercito turco fu battuto grazie all’intervento mi- litare del re polacco Giovanni III Sobieski (1629-1696). La disfatta della Turchia spinse PAustria, la Po¬ lonia, Venezia e Malta a costituire contro di essa, sotto gli auspici di papa Innocenzo XI (1676-1689), una “Lega Santa” (1684), della qua¬ le fece parte anche la Russia (1686). I disastri, da allora, s’accumularono sulla Turchia: la citta ungherese di Buda si sollevo, PAlbania fu invasa, la Croazia conquistata, la Morea/ Peloponneso fu occupata dalle forze veneziane e dai ribelli locali. Dopo la schiacciante vittoria degli impe- riali a Zenta, sul Tibisco, si arrivo il 26 gennaio 1699 alia pace di Car- lowitz/Sremski Karlovci, che costo al sultano Mustafa II (1695-1703) la quasi totalita dei territori della Transilvania e dell’Ungheria ceduti all’Austria, PUcraina occidentale e la Podolia, che passarono alia Polo¬ nia, una parte dell’Adriatico orien¬ tal e la Morea che furono acquisite da Venezia, infine Azov che fu an- nessa alia Russia. /Mr .- ji" JL\. Va carta topografica delle Bocche di Cattaro/Kotor, Montenegro e parte dell’Albania. Cartina di Lodovico Furlanetto, Venezia, 1725. 172 Atlante storico dell'Adriatico orientate Assedio e liberazione di Vienna nel 1683. Scuola austriaca (XVII sec). II dipinto presenta contemporaneamente i due eventi dell’assedio e della liberazione di Vienna. Sullo sfondo al centro si vede l’ultimo assalto che le truppe assedianti turche sferrarono il 6 settembre 1683 contro il Loweibastei; nella parte intermedia e in primo piano si sviluppa invece la battaglia di liberazione del 12 settembre. Al centi° truppe imperiali (vessilli con l’aquila bicipite), davanti a loro i Bavaresi, in primissimo piano l’ala destra con la cavaileria polacca, alia cul testa, sul cavallo bianco pomellato, c’e il re Giovanni III Sobieski (1629-1696, re di Polonia dal 1673), detentore del comando suprero 0 ' L’impero Ottomano fu sconfitto sul piano militare mentre FAustria rimase conquistata dai costumi turchi. Questi ultimi portarono con s e caffe e diversi altri cibi (lo strudel, che e una variante di un antico dolce, ancor oggi molto comune in Turchia, chiamato baclava). L’Adriatico orientale dopo il 1683 La disfatta turca davanti a Vien¬ na ebbe importanti ripercussioni anche per la gente nell’Adriatico orientale. Durante le guerre che seguirono la sconfitta turca, i ri- belli locali — con l’aiuto di Venezia — conquistarono i territori nell’en- troterra della Dalmazia e dell’Alba- nia veneta. Nel 1684 fu cost con¬ quistata la localita di Rissano/Risan e il 30 settembre 1687 Castelnuo- vo/Hercegnovi ed altre terre nel golfo di Cattaro/Kotor (turche dal 1481). Nello stesso periodo (1687- 1690) furono conquistati i territori nell’entroterra dalmata: Knin (Te- nenum), Signa/Sinj, Verlicca/Vr- lika, Vrgorac e Metkovic. L’esercito veneziano entro nel 1689 a Cetinje (Montenegro turca), che fu ricon- quistata dagli ottomani nel 1692. Prima dell’abbandono della citta, i militari veneziani fecero saltare in aria il monastero locale. Da questo momento in poi gli attacchi vene¬ ziani si concentrarono sull’Erzego- vina (entroterra della Dalmazia) e nel 1694 conquistarono Trebinje e Klobuk. Nel 1696 i veneziani tentarono la conquista di Dulci- gno/Ulqin/Ulcinj il principale por- to dei corsari turchi. Le ostilita si conclusero con la pace di Karlowitz (Sremski Karlovci) del 1699 con la quale furono sanciti, tra Paltro, gli ingrandimenti territoriali di Ve¬ nezia sulPAdriatico orientale. La frontiera turco-veneta fu spostata, con il trattato di 15 aprile 1701, verso l’entroterra, sulla Linea Gri- mani (aquisto nuovo). La spartizione del mondo a Utrecht nel 1713 Carlo II d’Asburgo-Spagna (1660' 1700), malato, deficiente di corp 0 e di mente, mori nel 1700 senza eredi. Con la sua sparizione inizia' rono aspre rivalita per la succession 6 al trono di Spagna. Nell’aprile 171^ fu conclusa a Utrecht (Olanda) l a pace tra la Francia, Gran Bretagne Spagna e l’Olanda, che ha messo l a fine alle guerre per la succession 6 spagnola. La Spagna rimase a Filip' po V (1683-1746), la Francia con' servava la sua integralita territorial 6 e importanti concessioni marittim 6 furono fatte alia Gran Bretagna (G 1 ' bilterra, Minorca e territori in Am 6 ' rica del Nord). Cospicui vantage 1 ottenne pure Vittorio Amedeo 1 di Savoia (1666-1732), che ebbe l a Dalle guerre di Creta alia caduta della Serenissima 173 Ginevra BUGEV Chamb*ry Torina Pinerolo CONTEA DI TEN DA Sicilia con il titolo regio ed alcune tore in Lombardia ed al confine alpino. Un anno dopo, nel mese di marzo 1714, fu firmata la pace di Rastatt tra gli Asburgo e Luigi XIV (1638-1715) e con questo trattato 1 irnperatore Carlo VI (1711-1740) acquisto Milano, Napoli, Paesi Bas- s i> Sardegna e Mantova. Con i tratta- ti di Vienna ed Aquisgrana, del 1738 e 1748 rispettivamente, fu conclusa R guerra di successione polacca, che s > era chiusa, in Italia, con la perdita del Napoletano e d’Oltrepo da parte dell Austria ed il rafForzamento della Prancia. Sardegna austriaca 1713-1720 La Sardegna fu dominio del regno d’Aragona dal 1330 al 1708, quan- d° fu conquistata dalla Gran Breta- § n a e poi, con il trattato di Utrecht d e l 1713, fu ceduta formalmente a H’Austria. Nel 1717 una poderosa dotta spagnola, allestita grazie ad Un finanziamento papale, anziche nauovere contro i turchi, occupo la Sardegna e la Sicilia con il proposito d' passare poi alia conquista dei do- m 'ni austriaci in Italia. L’imperatore Carlo VI dovette abbandonare le °perazioni in Oriente per impiegare * e truppe in difesa dei suoi possedi- rnen ti italiani. L’Inghilterra, stretta a Quadruplice alleanza con l’Olan- da > la Francia e l’Austria, distrusse c ° n la sua flotta quella spagnola a Capo Passero (Sicilia) il 18 agosto ,720. e costrinse il re spagnolo Fi- ‘PP° V (1683-1746) ad accettare le c °ndizioni del trattato stipulato ad Ctrecht nel 1713. Con questo trat- tat0 rinuncio ad ogni diritto sulk Cor °na di Francia, ai possedimenti ^aliani ed a Gibilterra. Nello stesso ann °, col trattato dell’Aia, 1’Austriz Ce dette la Sardegna (24.089 kmq) i Cambio della Sicilia (25.709 kmq) a morio Amedeo II duca di Savoia (1720-1730), che prese il titolo di re di Sardegna. LO STATO C FINO ALLA MET I SEC. SVIZZERA •Casale : O eN0 ^ Oneglia ducato DI MILANO __ Lo Stato sabaudo nel 1451 L.I Territori sabaudi nel 1553 (Emanuele Filiberto) (. j Acquisti fino al 1500 l. 1 Acquisti fino al 1601 (Pace di Lionel L.I Territori ceduti nel 1601 [■ . ) Acquisti del 1631 (Pace di Cherasco) l l Territori ceduti nel 1631 'Cart in a: Montanelli, Indro, Stori a d’ltalia, Milano, Rizzoli, 1979, vol. IV, p. 23. Gli Asburgo a Parma ed in Toscana (1732-1800) Nel 1731 mori senza eredi il duca Antonio Farnese (1679-1731) e l’anno dopo gli imperiali (austria¬ ci) occuparono il ducato di Par¬ ma e Piacenza in nome, dell’an - * T T Francia, la Spagna ed il Piemonte, e fu combattuta quasi completa- mente in Italia. L’esercito franco- piemontese occupo la Lombardia e nel 1734 sbaraglio a Parma e a Guastalla le forze imperiali, che furono costrette a ritirarsi a Man¬ ia in ma e Piacenza in nome, dell an- - cora minorenne don Carlos III tova - 11 P a P a Clemente XII (1730- (1716-1788), figlio di Filippo V e 1740) dovette, alia fine del 1733, di Elisabetta Farnese (1692-1766) concedere il passaggio attraverso lo sorella di Antonio. Dopo la mor- Stato papale di un esercito spagno- te a Varsavia del re Augusto II di lo di 20.000 uomini che, sbarcato Sassonia (1670-1733) scoppio la in Toscana, muoveva all’attacco del guerra di successione tra la Polonia Regno di Napoli. Nel maggio del e l’Austria, la Prussia, la Russia, la 1734 il diciassettenne Carlos III □HOOODO 174 Atlante storico dell’Adriatico orientate Modifiche territorial! nelle terre del¬ l’Adriatico orientale e di Croazia (1606- 1791). Legenda: (da alto in basso) Croa- zia nel 1606; Croazia dopo la pace di Karlowitz del 1699 e Passarowitz 171& Croazia dopo la pace di Svistovo 1791> Dalmazia veneta ed Albania veneta nel 1606; conquiste venete nel 1671; conqui' ste venete 1699-1700; conquiste venete 1718; la repubblica di Ragusa/Dubrovnik- In seguito alia richiesta della popolazione locale Maria Teresa dichiaro, il 9 agosto 1776 Fiume ed il suo porto come facente parte integrante del regno della Croazia e un anno piu tardi, il 5 settembre, in cor¬ pora alia Croazia il Porto re/Kraljevica e Buccari/Bakar. 11 17 luglio 1777 - invitata dalla stessa imperatrice — la deputazione Humana dichiaro di essere favorevole alia sua incorporazione nell’Ungheria con un statuto d’autonomia e, il 23 aprile 1779> Maria Teresa proclamo Fiume/Rijeka con il territorio circostante (circa 40 km di co¬ sta con 1’entroterra, fino Ledenice) “cot- po” dell’Ungheria. Cartina: HORVAT, ]■’ Kultura Hrvata kroz 1000 godina. le guerre di Creta alia caduta della Serenissima 175 Dali entro alia testa delle truppe spa- gnole a Napoli dove prese possesso del regno. La successione austriaca Ca uso problemi, nel 1740, quando ' ultimo Asburgo morl senza figli ^aschi e sail al trono la figlia Maria Teresa (1717-1780). Dichiarandosi utsoddisfatto di questa soluzione, Federico II di Prussia (1712-1786), c ugino degli Asburgo, rivendico la P r opria candidatura e invase la Sle- s ‘ a austriaca. La cessione dell’Oltrepo alia Savoia (1743-48) Con l’articolo 9 del trattato di Wor- ms > firmato il 13 settembre 1743 tr a Maria Teresa d’Austria e Carlo Lrnanuele III di Savoia, fu ceduto al re di Sardegna “la citta e il distretto di Vigevano chiamato il Vigevana- sco, la parte del Pavese che resta tra il Po’ ed il Ticino e di piu quell’al- tra parte del Pavese nominata Pa¬ vese Oltrepo, Bobbio e compresovi il suo territorio; la citta di Piacenza con la parte del Piacentino che re¬ sta tra il Pavese e fino alia meta del letto del fiume Nura... ». La guerra di successione austriaca si concluse con la pace di Aquisgrana nel 1748. Attraverso essa, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, rinsaldo l’impero asburgico. Con lo stesso trattato fu- rono confermati al re di Sardegna FOltrepb e Bobbio, mentre gli fu tolto il Piacentino. Le diverse guerre di successione finirono con la prima spartizione della Polonia, il 2 ago- sto 1772, gli Asburgo ottennero la Galizia e nel 1775 strapparono la Bucovina alia Turchia. L’Adriatico orientale nel secolo XVIII Il secolo XVIII porto con se alcuni cambiamenti storico-politici, che ri- voluzionarono la vita della gente nel- l’Europa sud-orientale. Al fallito ten¬ tative turco di conquistare Vienna, nel 1683, segui un periodo di ricon- quiste cristiane tra il 1683 e 1699. Nel 1684 i turchi persero la citta di Virovitica — in Slavonia centrale — e l’anno seguente fu il turno di Kostaj- nica sulla sponda sinistra del fiume Sava. L’esercito imperiale conquisto il 14 agosto 1686 la localita di Mohacz. Si tratto di una rivincita arrivata 161 anni dopo la terribile sconfitta un- gherese awenuta nella stessa localita nel 1525. Il 2 settembre fu riconqui- stata la citta di Buda/Budim e, l’anno seguente, fu liberata la citta di Osijek 1282 territoria ' e della monarchia austriaca (1282-1908). Legenda: (da alto in basso a sinistra) la Casa Asburgo fino 1282; acquisizioni ton '. ac 9uisizioni 1477-1526; acquisizioni 1526-1908; possedimenti austriaci temporanei; terre degli Asburgo di Spagna. 1 numeri ' n d‘ cano: (I) le terre della Svizzera fino 1460; (II) Sundgau fino al 1648; (III) Breisgau fino al 1805; (IV) Le terre di Schwaben s eiit ' (V) Ortenau fino al 1805; (VI) le terre di Strasburgo fino al 1648, Mantova 1708-1859; Lucca 1847-60. L’Austria fu pre- e u 6 anc be nel regno di Sardegna (1714-1720) e nel regno di Sicilia (1720-1735). Nel territorio turco di Sandjak (Novi Pazar) l’Austria es °lo tre guarnigioni militari in tre localita (1878-1908). Cartina: SIEGLER, H., O., Osterreichs Souverenitdt, Neutralitdt, Prosperitdt , len - Bonn, Zurich, 1967. 176 Atlante storico dellAdriatico oriental Dalmazia veneta (1730-1797). Legenda: la frontiera terrestre austro-veneta fu stabilita nella Valle Maddalena, di fronte alio stretto d* Giubba/Ljubac (oggi ponte) che divide l’isola di Pago/Pag dal continente. Cartina di Malchiori e Zavoreo, 1787. in Slavonia orientale. Gli austriaci conquistarono nel settembre 1688 la fortezza di Belgrado e cosi fu a loro aperta l’entrata in tutta la vallata del flume Morava fino in Macedonia. Alla fine del settembre, gli austria¬ ci entrarono nella citta di Nissa/Nis e nelFestate 1689 cadde la citta di Pristina nel Kosovo ed ambedue fu- rono sia saccheggiate che incendiate, cosi come Sarajevo in Bosnia. Nell’au- tunno, Tesercito austriaco conquisto Uskup/Skopje e - visto che non po- teva difendere la citta - la mise a fuo- co e si ritiro verso il Kosovo. L’undici settembre 1697 gli austriaci, sotto la guida del condottiero Eugenio di Savoia (1663-1736), dettero il colpo finale all’esercito turco nella localita di Zenta. Con la conquista di questo territorio fini il periodo ottomano in Ungheria, eccetto che nella regione di Temeszvar. La popolazione, che sfuggi insieme ai turchi, fu sostituita, in buona parte, con i tedeschi pro- venienti dalla regione di Schwabia. Dopo le conquiste nel secolo XVIII s’insediarono nella Slavonia gli abi- tanti provenienti dall’alta Austria, Schwabia, Moravia e Wuerttemberg. Il cronista sassone Taube, che visito queste terre nel 1777, scriveva che: “In questa parte di Slavonia, Osijelc, Peterwaradin non si sente altro che il tedesco”. In cambio dell’aiuto austriaco nella liberazione del paese, il parlamento ungherese nel 1687 dovette rinun- ciare al diritto di scegliere il proprio re ed in Ungheria il potere degli Asburgo divento ereditario. Le di- sfatte turche portarono alia firma di pace di Carlowitz/Sremski Karl over nel 1699, tra l’impero ottomano, Austria, Venezia, Polonia e Russia. L’impero ottomano rinuncio allora ai suoi possedimenti in Ungheria ed in Croazia con Tunica eccezione del territorio di Bihac (Croazia turcaj- Questa pace rappresento una pietra miliare nella storia dell’Europa cen- trale e del Mediterraneo perche con essa inizio la lenta, pero inarrestabi- le, ritirata turca dall’Europa. Dalmazia veneta ed Albania veneta 1714-1718 A Venezia, rimasta neutrale durante la guerra di successione spagnola, n sultano ottomano dichiaro guerra nel 1714 per ottenere la consegna dei ribelli montenegrini riparati m Dalle guerre di Creta alia caduta della Serenissima 177 Dalmazia e per recuperare i territo- r * perduti nel decennio precedente. I turchi riuscirono a riconquistare la Morea/Pelop onneso e ad assediare 1 'sola di Corfu/Kerkira mentre sul- laltro fronte si spinsero fino in Ro- m ania. Infine, nel 1716, 1’Austria si a 'leo con Venezia. Nell’agosto dello stesso anno, il principe Eugenio di Sa- v °ia alia testa dell’esercito imperiale 60.000 uomini, sbaraglio a Peter- Var adin forze nemiche tre volte supe- ri °ri. Pochi giorni dopo, i veneziani c °strinsero i turchi a togliere l’assedio a U 'sola di Corfu/Kerkira nel Mar Io- nio. p er proseguire la guerra, papa entente XI (1700-1721), riuni a Cl, ,Cr da v 'tavecchia una fiotta composta navi pontificie, spagnole, tosca- ne e genovesi che, insieme alia fiotta Ven eziana, contribuirono nel 1717 alia vittoria contro i turchi di Capo Matapan (Peloponneso). Nello stesso anno, il principe Eugenio di Savoia, riporto altri successi conquistando Belgrado, Pintero Kosovo ed inflig- gendo terribili perdite ai turchi, arri- vo fino Skoplje/Uskup in Macedonia. Dopo aver conquistato quasi tutta la Serbia dovette ritirarsi, in seguito alia disfatta del suo esercito contro i turchi nei pressi di Banja Luka (Bo¬ snia). Con il trattato di Passarowitz/ Pozarevac, il 21 luglio 1718, Venezia perse la Morea/Peloponneso ed i due porti di Creta (Suda e Spinalonga) e l’isola di Trine, mentre restitui i territori in Dalmazia e Montenegro tranne quattro comuni (Maini/Mai- ne, Pobora, Zuppa/Grbalj i Brajici) che diventarono parte dell’Albania veneta. Nel 1736 scoonib una nuova guerra tra 1’Austria e la Turchia che si concluse con la pace di Belgrado del 18 dicembre 1739. In base a questo trattato PAustria perdette tutte le sue conquiste territoriali ottenute con la pace di Passarowitz/Pozarevac in Va- lacchia, Serbia e Bosnia ed il confine austro-turco fu di nuovo spostato sul flume Sava. Nella guerra 1715-1718 la repubbli- ca di Venezia arrivo ad un ulteriore ingrandimento territoriale grazie alia pace di Passarowitz/Pozarevac del 1718 che le permise di annettersi le terre in Dalmazia (Imotski e Bocche di Cattaro/Kotor). Le modifiche ter¬ ritoriali furono sancite con il tratta¬ to del 6 ottobre 1721 e finalmente la nuova frontiera turco veneta in Dalmazia ed in Albania veneta fu tracciata nel 1730 (Linea Mocenwo , 178 Atlante storico dell’Adriatico orientale 1 ASTI) A, ^ C tvibafc. if lOppida- ll kCku/tm. di tzdrcCJ. ad&iftuxilt taria gemndHiya* quon II Golfo di Quarnero e le terre circostanri nel 1744. Cartina: Ivan Floriancic, 1744. Fiume/Rijeka e Tersato/Trsat in un dipinto del 1720. II porto di Buccari/Bakar e di Porto Re/Kraljevica sulla cartina (scorcio) di J. Bruggena (1737). Dalle guerre di Creta alia caduta della Serenissima aquisto nuovissimo). Questa frontie- ra turco-veneta rimase in vigore fino caduta di Venezia nel 1797. Popolazione di Dalmazia ed Albania veneta nel secolo XVIII Lepidemia di peste (1630-1640) e le guerre per i possedimenti nell’Adria¬ tic orientale (1644-1669, 1688- 16 99 e 1715-1718) provocarono Un a grave crisi demografica tanto in Istria che in Dalmazia. Per rimediare grave scompenso demografico Ve- uezia ripopolo le sue terre nell’Adria- tieo orientale con i fuggiaschi dai tur- chi (gente proveniente dalla Bosnia, Montenegro, Albania, ecc.). Dopo la Pace di Passarowitz/Pozarevac (1718) 200.000 cristiani scesero — invitati dalle autorita venete — dalla Bosnia alia Dalmazia veneta guidati da (ra¬ ti b'ancescani. Secondo i censimenti La famiglia imperiale di Maria Teresa d’Austria, sposata con Francesco I di Lorena (1708- 1765, imperatore germanico dal 1745) e con undici figli, in culla Maria Antonietta, futura regina di Francia. II quadro di van Meytens e un documento sui costumi del sec. XVIII. fatti dai francescani c’erano in Bosnia rimasti solo 20.000. Oltre a coloro ed Erzegovina nel 1626, 250.000 che erano emigrati c’erano decine di -i ivoa r, P erano migliaia di cattolici che si erano con- & III VISA- xifsroi mri >’W' v<:nui r B.OXU P^«,o U Caincrtlc Cassini, 1790 l it i- , 17 Q 0 Cartina: Giovanni Maria ^nalia e le terre dell’Adriatico orientale nel 179 180 Atlante storico dell’Aclriatico oriental. R R A N E E . L’ltalia occidentale ed i paesi confinanti nel sec. XVII. Cartina (scorcio) di Hubert Iaillot, Parigi, 1680. vertiti sia alia fede musulmana che a quella ortodossa (detta anche sci- smatica), perche molto piii tollerata dalle autorita turche. Con la venuta di queste masse cristiane, awerse ai turchi, Venezia consolido i suoi labili possedimenti sulla terraferma dal- mata e nello stesso tempo rinforzo la presenza numerica degli slavi in una regione dominata politicamente ed economicamente dalla popolazione veneta locale. NelFanno 1748 il proweditore di Dalmazia e Albania veneta Gabriele Boldo, fece una relazione per Sin- dici inquisitori nella quale indico, che c’erano in Dalmazia e Albania veneta 25-062 famiglie con 166.109 anime e tra queste ultime 37.343 persone erano atte a portare le armi. Secondo lo stesso autore, il nume- ro medio delle famiglie era di 6,6 membri. Quarant’anni piii tardi la Topographia Veneta parlo, per l’anno 1787, di 250.000 anime in Dalma¬ zia ed in questo numero fu incluso anche l’Albania veneta (le Bocche di Cattaro/Kotor, Budua, ecc.), pero, senza la repubblica di Ragusa/ Dubrovnik. La Dalmazia fu la piu grande e, nello stesso tempo la piii povera provincia della repubblica di Venezia (all’epoca 2.103.000 suddi' ti), con la seguente popolazione: - l’isola di Veglia/Krk, che nel 151^ aveva 6.000 abitanti, contava 15.000 anime; - Fisola d’Arbe/Rab aveva 3.000 re¬ sident! con 60 preti e 6 monasteri con proprio vescovo; - la contea di Zara (Kotor Zadar)> con le isole, aveva 20.000 anime e con la terraferma 36.000 abitanti’ La citta di Zara contava 6.000 cit- tadini; - la contea di Nona/Nin fu poco abitata con una citta e sette villag' gi per lo piii morlacchi; - la contea di Knin aveva 15-000 abitanti, fra i quali anche i mof' lacchi; - la contea di Sebenico/Sibenik fu ^ piii grande della Dalmazia, F autore non indica, pero, il numero degl* abitanti mentre la citta di Sebeni' co/Sibenik aveva 6.000 abitanti; - la contea di Trau/Trogir ave va 20.000 abitanti, mentre la citta stessa contava 4.300 anime; - la contea di Spalato/Split fu gram de, pero Fautore non indica il uU' mero degli abitanti; la citta di Sp a ' lato/Split contava 12.000 anime! - la terra di Poglizza/Poljizza conta' va 15.000 abitanti; - il territorio di Signa/Sinj ave v 1 5-000 abitanti; - la citta di Almissa/Omis ave va 1.000 anime; - il Reggimento di Primorje e Vb gorac (entroterra di Macarsca/ Makarska) aveva 15.000 abitantf - Fisola di Curzola/Korcula aveva 6.000 abitanti; - il territorio di Imotski (alia frond e ' ra con Bosnia turca) aveva 12.0^ abitanti con 40 villaggi; - Fisola di Lesina/Hvar, che fu piu popolata di Dalmazia ave va 14.000 persone e la citta stes 53 contava 1.000 anime; (in que stl numeri fu probabilmente comp re sa anche Fisola di Lissa/Vis); - Fisola di Brazza/Brac conta^ 1 13.000 abitanti. 181 Dalle guerre di Creta alia caduta della Serenissima Per l’Albania veneta non furono in- dicati i dati statistici. Tra la popola- zione slava c’erano, nel 1789, circa 52.000 ortodossi con 190 chiese e con 315 preti, che detestavano la chiesa cattolica ed avevano ottenu- 10 dalla Serenissima, nel 1761, di P°ter nominare il proprio vescovo. Tra la popolazione dalmata c era un elevato numero di morlacchi ( vluji In slavo), sia di religione cattolica, s ia di fede ortodossa. Tutte le cit¬ ’d dalmate della terraferma erano _ _ ancora circondate da mura fortifi- ca ”e e la porta d’ingresso rimaneva Trieste con le saline presso le mura i cniusa durante la notte (a Zara fino agli anni ’80 del sec. XIX). Gia in dnell’epoca la stragrande maggio- ra nza della gente in Dalmazia era s lava, mentre un’esigua popolazio- ne veneta (piu tardi italiana) viveva nelle citta specialmente a Zara/Za- c ' ar , Spalato/Split, Trau/Trogir ed a ^agusa/Dubrovnik. Per alcune terre confinanti con 1’Albania veneta fu- r °no forniti, in parte, i dati statistici dal cosmografo Coronelli nel 1688 Ruando scrisse che: in territorio di ^nlcigno/Ulcinj/Ulqin con 15 vil- ^aggi e 100 case vivevano 500 cat- Colici, 2.000 serbi (serviani) e 3.000 Ctuchi (vale a dire musulmani) con possibility di radunare 2.000 cornbattenti. Secondo la stessa fon- te nelle terre d’Antivari/Bar, con 17 villaggi e 750 case, vivevano 1.400 cattolici, 2.400 serviani e 3.000 tur- c d' ed in totale 2.000 cornbattenti. Lalto Adriatico austriaco e le ^anchigie portuali (1719-1790) ^ 1711 sail al trono imperiale ger- m anico Carlo VI (1685-1740) che, ne 1717, proclamo la liberta di na- Vl gazione nell’Adriatico e, con la pa- tente imperiale del 18 marzo 1719, c°ncesse alle citta di Trieste, Fiume/ jeka e Porto Re/Kraljevica lo sta- Ult0 di porto franco sul modello di v °rno e di Marsiglia. Con la paten- .1 . . . . - 1 r U v, tai ivid.1 signet. — r le doganale del 1766, la franchigia • ^ Santim del 1752. doganale di Carlo VI, limitata alle 182 Atlante storico dellAdriatico oriental vazione della patata ed altre colture portate in Europa dopo la scoperta dell’America). Le nuove colture agtt- cole permisero di sconfiggere diversi mali endemici (fame, carestie), che da secoli decimavano la popolazione europea. Questo ebbe i suoi rifles- si sulk crescita demografica e con Faumento della popolazione, crebbe anche Fesigenze di un nuovo ordine sociale. II figlio di Maria Teresa Giu¬ seppe II (1741-1790), che fu co-reg- gente dal 1765, realizzo una serie di cambiamenti sociali di portata storica (confisca dei beni ecclesiastici, libera- zione degli ebrei dai ghetti, ecc.) II tramonto della repubblica di San Marco Venezia, dopo la pace di Passarowitz, non voile uscire dalia sua neutrality in quanto il fatto di essere tiisarmata, la metteva alia merce dei suoi vicini- La flotta s’impoveri di equipaggi e di navi; Fesercito si ridusse a venti- mila mercenari indisciplinati e senza istruzione e all’interno non furono introdotte riforme politiche. Inoltte il paese non era prospero, Findustria si ridusse a poca cosa, il commerce languiva e solo la leggerezza delle itU' poste concilio al governo le masse- Poco a poco perse il monopolio nel trasporto del mercurio d’Idria verso Sevillia, destinato all’estrazione d at' gento negli Stati Uniti. Delle cresceP' ti difficolta ne furono testimonianz 3 la rivolta delle isole Ionie 1770-71 e gli echi all’interno del dominio delh sollevazione montenegrina di Ste- fano il Piccolo (1768-73). In corn- penso, a Venezia non si pensava ch e a divertirsi, tanto che il carnevale sl prolungo ad una buona meta del' l’anno, e tutti gli oziosi dell’Europ a arrivavano in folia in una citta dove • cosrumi erano liberissimi, la passion e per il gioco trionfava e le feste erau° frequenti e magnifiche. Questa vU a gaia, licenziosa; spensierata di tin 3 societa in sfacelo fu rappresenta [;1 dal vivo nelle Memorie dell’avveP' turiero celebre, Francesco Casano va Costumi di Venezia. Dipinto del 1751. rive del porto di Trieste, ai magazzini formanti il punto franco convenzio- nale, fu estesa a tutta la citta e furono in pari tempo concesse le franchi- gie doganali anche al suburbio. In un decennio, fra il 1740 e il 1750, la popolazione di Trieste raddoppio. Gli immigrati provenienti da tutto il Mediterraneo annodavano fra Trieste ed il Levante quei rapporti d’affari, che trasformarono — nel giro di un secolo - una cittadina quasi scono- sciuta in uno dei principali porti del Mediterraneo. Questo accelero gli scambi commerciali e demogra- fici nelle terre, che furono da secoli preda delle guerre e diversi disastri naturali (peste, p. e). Dopo la morte di Carlo VI inizio il regno di Maria Teresa (1717-1780), durante il quale furono inserite alcune riforme sociali e nel campo dell’agricoltura (la colti- L’ltalia settentrionale polidca nel 1796. Cardna: SHEPHERD, W. R., Historical Atlas, London, 1930. ~ & uerre di Creta alia caduta della Serenissima 183 S driatico orientale e l’ltalia settentrionale dopo il crollo della repubblica di Venezia nel 1797. Cartina: Ignazio Heymann, Trieste, 1799. (1727-1802). II colpo di grazia alia tr aballante Repubblica di San Marco ari >vo senza che i veneziani se ne ren- dessero conto. Nlel giugno 1796 l’esercito francese P e netro nel territorio della Repubbli¬ ca Veneta. II 16 marzo i francesi scon- fissei 'o gli austriaci sul Tagliamento e d occuparono tutto il Friuli. Il 12 ma ggio cadde la Repubblica Veneta e s * dissolse il sistema feudale. In base a tr attato tra Francia e Venezia del 16 maggio 1797, Faristocrazia eredi- taria della repubblica di Venezia fu costretta a rinunciare ai suoi diritti di sovranita in favore di “tutti i cittadini veneti” (un’assemblea controllata dai francesi) e accordare, ad una divisio- ne dei francesi, il diritto di controllo dell’ordine pubblico. Venezia divento quindi un protettorato francese. Ne seguirono una serie di trattative — per lo piu segrete - con le quali la Francia e l’Austria si accordarono sulla sparti- zione dell ex territorio veneto. Nel 1796 la repubblica di San Marco fece la sua ultima leva in Dalmazia e 12.000 dalmati (schiavonni) furono portati a Venezia per difenderla con- tro l’imminente invasione napoleo- nica. Dopo la firma del trattato di Loeben il governo veneto decise di spedire tutti questi dalmati, disposti a difendere Venezia, in Dalmazia ed il 13 maggio 1797 furono imbarca- ti sulle navi e portati a casa. Con la pace di Loeben, il 18 aprile 1797, e di Campoformido (nei pressi di Udine), il 17 ottobre 1797, Austria 184 Atlante storico dellAdriatico orientate e Francia si spartirono il territorio della Repubblica di San Marco. La citta di Venezia e le terre circostan- ti, Flstria, Dalmazia ed Albania ve- neta diventarono parte dell’Impero d’Asburgo, che in cambio di queste terre riconobbe per la prima volta ufficialmente la Repubblica francese ed il diritto della Francia al Belgio, alle isole Ionie con tutti i possedi- menti veneti dell’Albania veneziana al meridione del golfo di Drin. Per di piu 1’Austria dovette rinunciare ai suoi diritti sulla Lombardia. Con il trattato di Campoformido span per sempre dalla scena politica internazionale Venezia come stato indipendente e sovrano. L’epoca ve¬ neziana in Dalmazia fini nel caos e la popolazione in alcune citta dalmate (Spalato/Split, Sebenico/Sibenik e Trau/Trogir) insorse contro la nuova realta storica ed in non pochi casi si arrivo alia decapitazione e linciaggio dei simpatizzanti francesi. Nel conta- do (Macarsca/Makarska, Brazza/Brac e Lesina/Hvar, ecc.), invece, si solle- varono i coloni chiedendo, come nel- la Francia rivoluzionaria, la fine del colonnato ed altri diritti. Il subentro dell’Austria in ex-territori veneti, nel 1797, nell’Adriatico orientale non modifico minimamente la vecchia frontiera con l’impero Ottomano. Le isole Ionie (1797-1864) Le isole Ionie (Corfu/Kerkira, Paxo/ Paxi, S. Maura/Leucade/Lefkas, Cefalonia/Kefallinia, Itaca/Ithaki, Zante/Zakynthos, Cerigo/Kithira e Cerigotto/Andikithira), che in base al trattato di Campoformido diven¬ tarono un possedimento francese Trattato di Campoformido, articoli princi' pali, pagina finale. Con questo documento fu decisa la fine della repubblica di Vene¬ zia e nello stesso tempo esso siglo la fine di un’epoca. furono occupate nel 1799 da una flotta comune russo-turca. In seguito al trattato russo-turco, del 21 marzo 1800, le isole con circa 180.000 abi- tanti diventarono la Repubblica delk sette isole che dipendera, alternativa- mente, dall’impero Ottomano ed in seguito dalla Russia. Quest’ultima ha ceduto con la di pace di Tilsit (1807) i suoi diritti sulle isole alia Francia- Le isole Ionie (ad eccezione di Cor- fu/Kerkira e Paxo/Paxi,) furono pero gia nel 1809-10 occupate dalla flotta britannica. Corfu/Kerkira, e Paxo/ Paxi rimasero nelle mani dei francesi fino 1814 e furono conquistate dal britannici solo nel 1814. Con il trat- tato di Parigi del 5 novembre 1815 le isole diventarono Stato di sette isole Ionie sotto il protettorato della Gran Bretagna, mentre le quattro di' pendenze delle isole che si trovavano sulla terra ferma (Parga, Prevesa, Voi' nitza, Butrinto) rimasero in possesso dell’impero Ottomano, come fu sta- bilito gia dal trattato russo-turco nel 1800. Nel 1864 la Gran Bretagna, Francia e la Russia decisero di cedere le isole alia Grecia cosa sanzionata, 1’8 aprile dello stesso anno, anche dalla Turchia. ' m t it j Bonaparte e Cobenzl si recano nella villa di Passariano (Campoformido, Udine). Dipinto di Constans Bourgeois (1767-1836). Udine sul dipinto di Luca Carlevaris (1665-1731). L’ADRIATICO ORIENT ATE NEL PERIODO DI NAPOLEONE (1797 1814) La suddivisione politica dell’Italia nel 1796-1806 La Repubblica Cispndana, Repub- Mica Transpadana, Repubblica figure, Repubblica Cisalpina, Re¬ pubblica Piemontese, Repubblica Subalpina e Repubblica Italiana L’Austria, che era stata la piu accani- ta avversaria della rivoluzione fran- ce se del 1789, vide la stessa Francia Sc atenare la guerra contro i propri possedimenti nell’Italia settentrio- n ale. Dopo quatrro anni di guerre c °ntro i savoiardi e eli austriaci, i rr ancesi riuscirono ad ottenere im- P°rtanti ingrandimenti territoriali. ^on la pace di Parigi, nel maggio ^796, Vittorio Amedeo 111 di Savoia (1773-1796) dovette cedere alia Lancia Nizza e Savoia. In seguito I francesi conquistarono sia il Mi¬ lanese che Parma mentre Modena, 0 Stato della Chiesa, Genova e Na- P°li, conclusero armistizi con Bona- P ar te. Gli stati sovrani che nacquero ne i territori invasi, furono strumen- II destinati alia politica dello stesso Bonaparte. frattempo, Reggio aveva ro- Ve sciato il governo ducale (agosto 1796) e in due successivi congressi, a Modena e a Reggio, era stata pro- ^arnata l’unione delle due citta con hoi R °gna, Ferrara e Ravenna nella e pubblica Cispadana, con circa Uri rnilione d’abitanti e che adotto c °me bandiera il tricolore bianco- r °sso-verde. Dal territorio dell’ex ducato di Milano, possedimento a Ustriaco sin dal 1706, fu costituita '( 15 novembre 1796 la Repubblica Ltanspadana. Nel mese di giugno 1797 l’antica repubblica di Ge- llQ va fu trasformata in Repubbli- Ca Ligure e messa alle dipendenze della Francia. Il 9 giugno 1797 la Repubblica Cispadana si fuse con la Repubblica Transpadana (ex Ducato di Milano), formando la Repubblica Cisalpina con i terri¬ tori conquistati all’Austria nei mesi precedenti (Lombardia inclusa an- che Mantova) i possedimenti vene- ti di Bergamo, Brescia, Cremona, Verona e Rovigo (attribuiti alia Francia in base al trattato di Loe- ben il 18 aprile e di Campoformido 18 ottobre 1797). Il 10 settembre 1798 fu costituita la Repubblica Piemontese, sempre alle dipenden¬ ze di Napoleone, che causo la fuga Isole lonie su una cartina francese della meta del secolo XIX. La popolazione fu di circa 170.000 abitanti ed il 20% erano cattolici. Nel complesso il 5% erano italiani (veneti). 186 Atlante storico dellAdriatico oriental dei Savoia in Sardegna, a Cagliari. La repubblica Piemontese ebbe vita breve e il 20 giugno 1799 le trup- pe austro-russe, dopo la vittoria sui francesi, restaurarono la monarchia sabauda con Carlo Emanuele IV di Savoia (1796-1802). Nel giugno del 1800 Napoleone ri- torno in Italia ripristinando in buona parte il precedente assetto territoria- le e dalle nuove repubbliche nacque la repubblica Subalpina (20 giugno 1800). D’altra parte, nell’Italia set- tentrionale, gli ungheresi e croati oc- cuparono, nell’inverno 1797, le terre di Cadore (Comelico, Lorenzago e Gogna), mentre i francesi preme- vano dal basso Veneto e dalla Car- nia. I francesi invasero il Cadore ed il 4 giugno 1797 fu innalzato, nella piazza di Pieve, “l’albero della Liber- ta”. Con il papato invece Napoleone concluse il Trattato di Tolentino, nel 1797, con il quale fu consacrata la riunione d’Avignone alia Francia e per di piu le Legazioni papali (Bo¬ logna, Ferrara, Romagna e Pesaro) furono annesse alia Repubblica Ci- spadana la quale, a sua volta, conflui nella Repubblica Cisalpina. Ai confini con i cantoni elvetici, le terre di Valtellina e Chiavenna furo¬ no governate fino al 1797 dai rap- presentanti dei Grigioni. Nel nuovo contesto politico-strategico gli abi- tanti della Valtellina, scontenti del governo dei grigionesi, proclamaro- no, il 21 giugno, l’indipendenza. Il 22 ottobre 1797, Napoleone annes¬ se alia Repubblica Cisalpina anche i territori di Bormio, Valtellina e Chiavenna (uniti nel dipartimento d’Adda). La Repubblica Cisalpi¬ na contava dieci dipartimenti con 42.500 kmq e 3.500.000 abitanti con capitale Milano (circa 124.000 abitanti nel 1765). L’Austria rico- nobbe la Repubblica Cisalpina con il Trattato di Campoformido, il 17 ottobre del medesimo anno, otte- nendo in cambio quello che rimane- va dell’effimera repubblica Veneta, nata il 29 giugno 1797. La Repub¬ blica Cisalpina nell’agosto del 1799 fu sciolta in seguito alia sconfitta della Francia contro gli eserciti di Austria e Russia. La Repubblica Cisalpina fu ricosti- tuita in seguito al trattato austro- francese di Luneville, del 9 feb- braio 1801, che porto ad un nuovo assetto territoriale dell’Italia (tra cui il ripristino della Repubblica Piemontese col nome di Repubbli¬ ca Subalpina). In tale occasione il territorio si amplio con l’annessio- ne dei territori della ex-Repubblica Veneta (che erano passati sotto il dominio austriaco) fino all’Adige e con il resto delle Legazioni Pontifi' cie (le attuali Marche). Nel marzo del 1801 l’esercito piemontese f u pero incorporate in quello france- se e, l’undici settembre del 1802, il Piemonte fu cancellato dalla cat' ta politica d’Europa e annesso al' l’lmpero Francese. A marzo anche il Regno di Napoli di Ferdinando IV sottoscrisse la pace con la Fran- cia. Papa Pio VII (1800-1823) rt ' prese il possesso del suo stato, fu costretto a cedere ai francesi la Romagna. Il 15 agosto Napoleone firmo un concordato con lo stato pontificio. Il 26 gennaio 1802 alia Consulta di Lione fu sancita la na' scita della Repubblica Italiana con capitale Milano e Napoleone Bo' naparte presidente. Regno d’ltalia (1805-1814) La Repubblica Italiana fu ribattezzata, il 19 marzo 1805, in Regno d’ltalia e Napoleone se ne incorono come re a Milano il 27 maggio. Il governo ^ Regno d’ltalia fu affidato per tutto il periodo della sua esistenza (1805' 1814) al vicere Eugenio Beauharnab (1781-1824), figlio di primo letto della prima moglie di Napoleone Giuseppina (1763-1814). Il territori 0 del regno fu allargato - oltre i confi 111 della soppressa repubblica - incorp 0 ' rando Venezia e gli ex-territori vene° nell’Adriatico orientale (Monfalcone, Istria, Dalmazia, Albania veneta) e Repubblica di Ragusa/Dubrovnik (conquistata dai francesi il 27 lugli° 1806) ed in complesso contava 7 m 1 ' lioni d’abitanti. Il Regno d’ltalia subi un ulteri 0 ' re modifica territoriale, quando gl* furono staccati, nel 1808, i territor 1 dell’Adriatico orientale. Tali territ°' ri, in seguito, furono inseriti nell e Pit-<11(50 )U .Mll.il, '*!> 1 V * . , ri. K W y^lirS'OABf IWv, v^- %% .- il f \ cue Uu^^j*C« P niol« rudiui in rAUr \ . (\l ■ V.V v i if Btlll’HIA A, •r V H K E V V _ r.KlLMANY*rtd ITALY in 1803 after Dir Principal P»»cr«*e of Uic [mprrul Deputation ! h.vSrpulubouKxi .^'1 > Ter ritori al Ar/WriJrtl txrr uuiieattti t t Star Un* tvp* Thr s?n,uUr iftruuw vf /•Vmiuijr <*rr Irff Hr r {trr.yJtrr if AV ilrijtllst! Jtrvcm if mrrlmttXtMon rfVrfft/ by/Ar Perm t*.-i rt** I IV' ft friinut, Hr]* /Uy ul-Ur N w l ' • To SaLtJbura • Tbrfrrj i ‘—.w a tmfyfneii ClUn Scale 1* 9000000 fount\ * 7 .. - -T r ? 1 _ _t.j . ,i« y wwwMPl Xft H LomiKut 10 ot IS d L’ltalia nel 1803 . Cardna: SHEPHERD, W. R., Historical Atlas, London, 1930 . p'AV; XAlM.ES 187 orientale nel periodo di Napole< latico SEA BALT It NORTH ST.A Urlcyohmd. Wibtiy >-=\Liibcek^ KLKNBliW; H.niibiirs^Cs^ ifemm ’ 5* Hanover ZBtfM -U ««/««' ^‘-Y \ ", Pa':/\k.(ot *[ or ifKHG■ O SSE) j ,7 Wtrfa»vV'" jTTj j—< ^yD.or Rn-sb/w SSTESj /«• Rrii/tri- Sttufcieft' ” l » Xirhstridt ( .. nc 0 *-^ C/irimOifJ .■hiffstury Munich- Sava Rip Me ana Tyrol £7 o*™ aiEI.VETlAX B1 Swam ^apoleone Bonaparte primo console. 1804. Dipinto Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867). venire S :.ok\0 riu*Ri-V 0 1 li nine' y -rnneipahtr. Krp.-A^*^- Scale r.90001400 L’Europa central Cartina: impero. yiW>v--£ v*»t- 10 .- 1 ., rW' la ragazza ella citta 1 ~ a divisione amministradva dell’Italia e Adriadco orientale dentro 1’impero rar >cese nel 1811. Cartina: A. T. Charter, Sec onda meta sec. XIX. 188 Atlante storico dell’Adriatico orientale Insurrezione popolare contro i francesi a Trieste (14 aprile 1797). Olio sulla tavola, parrocchia San Giuseppe della Chiusa/Ricmanje (Trieste). Province Illiriche (1809-1813) ed il confine orientale del Regno d’ltalia fu spostato sul flume Isonzo, dalla sorgente alle foci. Con decreto im¬ perial del 5 aprile 1811 il confine orientale del Regno Italico subiva un’ulteriore modifica con l’annes- sione della Val canale (Cantone di Tarvisio, fino ad allora parte delle Province d’llliria), che entro cost a far parte per la prima volta del¬ la regione politica italiana, e con l’estensione della linea dell’Isonzo da Canale alle sorgenti (Cantone di Caporetto/Kobarid). Questo avan- zamento del confine di Fontaine¬ bleau, che riflette un’altra proposta formulata dalla delegazione veneta alia Conferenza di Vienna del 1583, rispondeva all’evidente preoccupa- zione militare di assicurare al Regno Italico il controllo di tutti i passi delle Alpi Orientali (dal Brennero al Predil). La gran parte degli abitanti della penisola e delle terre adriatiche re- sto profondamente ostile od indif- ferente alle innovazioni ed ai loro sostenitori, sia che la loro ideazio- ne fosse divulgata da “patrioti” o da francesi. Soprattutto a partire dal 13 agosto 1802 quando fu in- trodotta la legge sulla coscrizione obbligatoria. La renitenza alia leva — specie negli strati piu poveri della popolazione (i ricchi potevano sot- trarsi alia coscrizione con il versa- mento di forti imposte alio stato) — provoco diserzioni massicce, ali- mentando il brigantaggio e culmi- nando nelle sanguinose insurrezio- ni del 1809, che causarono alcune migliaia di morti. La costituzione e le vicende di questo esercito - nel quale fra il 1797 e il 1814 militaro- no circa 165.000 coscritti e 44.000 volontari, con una perdita com- plessiva di 125.000 individui (per lo piu nella campagna di Russia del 1812), contribuirono a incammi- nare su nuove strade la storia d’lta¬ lia e d’Europa. Infatti, le nuove mi- sure introdotte dal potere francese (coscrizione obbligatoria, i discorsi sulla nazione e la patria, ecc.) non fecero altro, che precedere e spiana- re la strada ai totalitarismi del XX secolo in buona parte ispirati alle esperienze della rivoluzione france¬ se, specie per quanto ne riguarda i metodi spietati e sanguinari. La fine del Sacro Romano Impero (1805) e la pace di Tilsit (1807) Una terza coalizione europea ri- prese, nel 1805, la lotta che fu decisa trionfalmente da Napoleo- ne con la vittoria di Austerliz (2 dicembre). La pace di Presburgo/ Bratislava del 26 dicembre 1805 segno la fine dell’influenza as but- gica in Germania ed in Italia. G ia nel 1804 Francesco I di Asburg 0 (1804-1835) rinuncio all’Impero germanico, per assumere il titolo di imperatore d’Austria; il Sacro Romano Impero chiuse cost la sua millenaria esistenza. Napoleon e considero ormai la Penisola italic na come un proprio feudo: norrU' no la sorella Elisa duchessa di LuC' ca e Piombino, Paolina duchessa di Guastalla, e creo nel 1806 il fratello Giuseppe re di Napoli* dopo aver costretto Ferdinando I di Borbone (1751-1825, sotto il nome Ferdinando IV re di Napob e Sicilia dal 1759-1806, e re delle Due Sicilie dal 1815) a rifugiarsi in Sicilia sotto la protezione dell a flotta britannica. Ma 1’Europa non fu rassegnata: si formo una quarta coalizione, che subi peraltro la sorte della prece- dente. Dopo la sconfitta dei pruS' siani a Jena e ad Auerstadt 0^ ottobre 1806), e dei russi a Eyla 11 e Friedland (febbraio e giugn 0 1807), fu firmata la pace di Tilsi 1 - (8 luglio 1807), quando i due pii 1 189 I-Ad riatico orientale nel periodo di Napoleone (1797-1814) Spalato all’inizio del secolo XIX. Dipinto di L. F. Cassas (1803). potenti sovrani d’Europa, l’impe- f atore dei francesi e lo zar di Rus¬ sia, si accordarono nella partizione del continenre in due reciproche zone d’influenza. Loccupazione francese di Ragusa/Dubrovnik - 1806 d 23 maggio 1806 i francesi oc- cu parono Ragusa/Dubrovnik che prefer! l’esercito napoleonico piut- tQ sto che i russi e montenegrini c he erano stanziari nelle Bocche di Cattaro/Kotor e sulle montagne ci rcostanti la citta. Dal 17 giugno dno al 6 luglio la citta di Ragusa ru assediata da russi, montenegrini e Popolazione locale ribellatasi a causa delle imposte troppo elevate, i francesi riusciranno a domare la situazione solo il 7 luglio e da allo- ra hno al 1808 Ragusa/Dubrovnik, c °n circa 6.500 abitanti, divento Un protettorato francese mentre il d gennaio 1809 fu inserita nel Re- § n o d’ltalia. 1 r ussi nell’Adriatico (1799-1810) ^ia dalle prime campagne belliche di Napoleone i russi ed i britannici arr ivarono nell’Adriatico. Le squa- dre navali russe occuparono nel kbbraio 1797 l’isola di Corfu/Ke- t ' rtla nel 1815. Incisione: SAFONOV, Ra- tovi najadranu (1797-1815). rkira. Nella primavera 1799 i russi sbarcarono in Puglia e, fiancheggiati dalle bande borboniche del cardi¬ nal Fabrizio Ruffo (1744-1828, luogotenente generale del re Fer- dinando IV), entrarono in Napoli ed espugnarono i castelli fortificati della citta (13 giugno 1799). Ebbe termine cost la Repubblica Panteu- ropea (Napoli) creata da Napoleone nel gennaio del 1798 e messa alle di- rette dipendenze della Francia. I francesi riuscirono pero gia prima della pace di Luneville (9 febbraio 1801) astabilirsi adAncona, Otran¬ to e Brindisi. Quando fu ripresa la guerra tra i francesi e gli austriaci nel 1797 i corsari francesi opera- vano da Ancona finche un’armata russo-austriaco-turca non venne a bloccare il porto nei primi d’agosto del 1799. La citta d’Ancona difesa dai francesi si arrese all’esercito an- tinapoleonico sostenuto dalla po¬ polazione locale a meta novembre dello stesso anno. Dopo la cessione della Dalmazia alia Francia, con la pace di Presbu- go/Bratislava del 1805, i francesi non riuscirono a prendere possesso di alcuni territori per la semplice ragione che i loro nemici (Russia e Gran Bretagna) furono piu veloci e piit forti nell’imporre la propria au- torita. In quel periodo i russi spin- sero gli abitanti di Poljizza/Poljica (terre tra Spalato/Split ed Almissa/ Omis) alia ribellione ed i francesi misero il territorio a ferro e fuoco mentre gli abitanti locali si rifugia- rono sulle navi russe. Gia nel 1805 una forte flotta russa dell’ammira- glio Demetreo Seniavin entro nel mar Ionio e occupo l’isola di Cor- fii/Kerkira. Quando giunse la no- tizia della pace di Presburgo/Bra- tislava i russi proseguirono la loro campagna navale nell’Adriatico ed occuparono insieme con i monte¬ negrini le Bocche di Cattaro/Kotor. La citta di Cattaro/Kotor fu ceduta da parte del commissario austriaco Ghislieri, il 15 marzo 1806, ai russi ed il principe del Montenegro pre- se possesso di tutto il territorio del¬ le Bocche di Cattaro/Kotor. Dopo l’entrata dell’esercito francese a Ragusa/Dubrovnik il 27 maggio 1806 inizio l’assedio russo-monte- negrino della citta. L’ostilita tra gli eserciti arrivo al suo culmine il 17 giugno quando in uno scontro a fuoco i francesi e la guardia nazio- nale di Ragusa/Dubrovnik ebbero tra morti e feriti oltre 500 uomini. In quell’occasione i russi ebbero 17 190 Atlante storico dell’Adriatico oriental Le battaglie tra gli alleati (russi, montenegrini e gente di Bocche di Cattaro/Kotor) contro i francesi nei dintorni di Ragusa/Dubrovnik. Legenda: (dall’alto in basso) forze alleate; navi russe; posizioni alleace; la batteria russa sul monte Srdj/Sergio (412 m); movimenti delle forze francesi; posizioni francesi; batteria francese sullo scoglio di Lacroma/Lokrum; acquedotto della citta. Disegno: SAFONOV, Ratovi na Jadranu (1797-1815), p. 137. Papa Pio VII condotto a Savona dopo il suo arresto il 6 luglio 1809, incisione Giovan Bat¬ tista Cecchi, 1815, Bibliotb'equeMarmottan, Parigi. I dissensi tra papa Pio VII e Bonaparte si inasprirono fino a giungere a un vero e proprio ultimatum nel 1808, quando Napoleone impose al papa l’adozione del Codice napoleonico, reclamo il diritto imperiale di nomina di un terzo dei cardinali, pretese l’abolizione del celibato ecclesiastico e degli ordini religio- si. Di fronte al rifiuto e alia scomunica di Pio VII Napoleone decreto, da Vienna, dov’era entrato trionfatore nel maggio del 1809, la fine del potere temporale dei papi, punendo il papa per non aver chiuso il porto di Civitavecchia alle navi inglesi. Lo Stato pontificio entrava a far parte dell’impero francese. morti e 33 feriti mentre i monte- negrini e la gente delle Bocche di Cattaro/Kotor ebbero cento morti e feriti. Per impedire l’occupazione francese della Dalmazia la flotta russa occu- po, il 30 marzo 1806, l’isola di Lissa/ Vis. Alla fine d’agosto 1807 entra- rono nel porto di Lissa/Vis quattro cannoniere francesi che - dopo aver issato la bandiera francese - cedette- ro il “potere civile” a due eminenti cittadini locali e ripartirono. L’auto- rita francese non fu pero mai impo- sta ne de iure ne de facto su questa isola. Lissa/Vis rimase nelle mani dei russi fino alia pace franco-russa di Tilsit del 9 luglio 1807 ed in se- guito fu occupata dalla marina bri- tannica. Il 2 maggio 1806 la fregata russa Venus ebbe un breve scontro con una cannoniera francese all’ab tezza di Capodistria/Koper, quando i francesi persero 16 marinai men- tre i russi rimasero indenni. Dopo il fallito tentativo, con l’assistenza del montenegrini e con la gente della vi' cina localita di Canali/Konavlje, di occupare anche Ragusa/Dubrovnik) i russi si diressero verso le altre loca- lita delFAdriatico. Nell’alto Adriatico i russi arriva- rono il 1° giugno 1806 davanti al porto di Trieste (sotto la seconds occupazione francese 1805-6) che fu, per un brevissimo periodo, as- sediata fino alia liberazione delle navi delle Bocche di Cattaro/Kotoi (con la bandiera russa). Russi occu- parono pero nel 1806 Rogosnizza/ Rogoznica (territorio tra Sebeni col Sibenik e Spalato/Split) che fu ce- duta ai francesi solo dopo il tratta- to di Parigi il 20 luglio dello stesso anno. Le forze russo-montenegrin e (navi russe e unita militari appat' tenenti alle due nazioni) attacca- rono con successo due volte Fisola di Curzola/Korcula — che fu con- quistata il 12 dicembre 1806 — ed il 22 dicembre occuparono l’isola L’Ad: riatico orientale nel periodo di Napoleone (1797-1814) 191 LEur °Pa al tempo di Napoleone (1809-1813). Legenda: La cartina mosua la sltuazl ° ,ie gp '^m^T^torico-geografico, c «i. diflferiva dalle realta local! perche Francia non ebbe mai 11 possesso d. cert, termor., Cart.na. SI KUNbK, Torino e Firenze, Libreria di Ermanno Loescher, 1869. Brazza/Brac mentre una volta i rus si subirono la sconfitta sull’iso- * a di Lesina/Hvar. Durante tutta la P r 'ma meta del 1807 le forze rus- So -rnontenegrine - assistite dalla P°Polazione locale - realizzeranno Ur >a serie d’incursioni nelle diverse * 0c alita adriatiche. 11 17 giugno i r Ussi bombardarono la localita di ^acarsca/Makarska e istigarono i dalrnati a ribellarsi contro l’autorita fr ancese. Una insurrezione popola- re ebbe luogo alia fine di maggio ' ^07, che fu soflFocata nel sangue da P ar te dei militari francesi. Durante ^ a guerra franco-russa del 1806-07 1 r ussi occuparono a varie riprese la cit ta di Curzola/Korcula suH’omo- nirr >a isola (sotto dominio francese 1805-13). I russi ed i montenegrini respinsero in due riprese i tentativi militari (una volta i francesi, otto- bre 1806, ed un’altra gli austriaci, aprile 1807) di impossessarsi del- le Bocche di Cattaro/Kotor. Fi- nalmente con la pace di Tilsit del 7 luglio 1807 i russi cedettero le Bocche di Cattaro/Kotor ai france¬ si che occuparono questo territorio nel mese d’agosto. I francesi ebbero sotto il loro controllo anche le due strisce di costa adriatica (bosniaca) che appartenevano all’Impero otto- mano. Dopo la pace di Tilsit i russi si mise- ro d’accordo con i francesi per il loro rimpatrio e le navi russe nell’Adria- tico e nello Ionio furono cedute in parte alia Francia. I marinai (4.740 uomini) - di stanza nelle Bocche di Cattaro/Kotor e sull’isola di Corfu/ Kerkira furono, via Venezia-Trieste e Lubiana, spediti verso la Russia solo il 5 aprile 1810. Finisce cost il breve periodo russo nelFAdriatico e nello Ionio. L’Adriatico orientale sotto il controllo britannico (1806-1815) Al blocco continentale proclama- to da Napoleone, nel novembre 1806, contro l’Inghilterra, questa rispondeva con la chiusura del- l’Adriatico. Gli inglesi si stabilirono da prima nel Quarnero sull’isola di Lussinpiccolo/Mali Losinj ed a San Pietro di Nembi/Sv. Petar sull’isola Asinello/Ilovik nel 1806 ed in se- guito sull’isola di Lissa/Vis. Dopo 192 Atlante storico dell’Adriatico orientate la pace russo-francese di Tilsit del 1807 la flotta britannica rimase da sola nell’Adriatico e continuo un po’ dappertutto con le sue scorrerie contro le navi francesi ed altre. Solo all’inizio del 1808 le navi britanni- che si ritireranno dal Lussinpiccolo/ Mali Losinj e da San Pietro/Sv. Pe- tar che furono in seguito occupate dai francesi. II predominio britannico sul- FAdriatico fu schiacciante e per questa ragione le perdite francesi furono molto gravi. I due tentativi di sbarco sull’isola di Lissa/Vis nel 1810 e 1811 si rivelarono un fiasco per la flotta francese e segnarono la fine della supremazia napoleonica sull’Adriatico. La flotta francese fu pesantemente sconfitta il 13 marzo 1811 dai britannici comandati dal ventottenne capitano di vascello William Host. II 29 giugno 1810 sbarco sull’isolotto di Grado nel¬ l’alto Adriatico la fanteria britan¬ nica dove incendio l’inestimabile archivio friulano e gradese. Assi- curati dal dominio di Lissa/Vis i britannici occuparono, nel 1812 le isole di Lagosta/Lastovo, Curzola/ Korcula e Meleda/Mljet e nell’anno successivo fu il turno dell’isola di Lesina/Hvar. Nel 1813 i britannici bombardarono la cittadina di Car- lopago/Karlobag che rappresento il punto di passaggio dalla Dalmazia ex-veneta nel Litorale croato (un- gherese). Una parte dell’Adriatico orientale rimase dunque a causa de- gli interventi britannici tagliata dal resto del Regno d’ltalia (francese) al quale apparteneva formalmente. Le isole dalmate sotto il dominio britannico diventarono centri per lo smistamento della merce per tutto il Mediterraneo e per questa ragione la popolazione di Lissa/Vis passo da 4.000 a 11.000 persone Chiusa/Klausen - (la romana Sabiona) f u confine tra Baviera e Regno d’ltalia (1810' 1813). Incisione di Mueller, sec. XVlf L'ltalia in 300 immagini tra 1812-1814, quando molth' sima gente viveva nelle barche d a pesca. Nel 1813 la flotta britannica conquisto quasi tutte le isole nella Dalmazia centrale. Dopo un bre' ve attacco d’artiglieria britannica* il 21/23 gennaio 1814, i francesi cedettero Ragusa/Dubrovnik agl* austriaci e britannici. Quest’ultim 1 lasciarono il potere della citta agl* austriaci ed il 29 gennaio fu issata sulle mura di Ragusa/Dubrovnik la bandiera austriaca che sventok ininterrottamente fino al novembi e 1918. I britannici conservarono pero in loro potere la vicina Ragusa vecchia/Cavtat ed i vicini isoloN di Giuppana/Sipan, Mezzo/Lopd^ e Calamotta/Kolocep e nelle man 1 britanniche rimasero anche le isok di Lagosta/Lastovo, Meleda/Mlj et ’ Curzola/Korcula, Lesina/Hvar e Lissa/Vis. Queste isole furono ce' dute all’Austria per lo piu gia n^ 1814, mentre Curzola/Korcula* Lagosta/Lastovo, e Lissa/Vis rim a ' sero sotto Fautorita britannica fin° al 1815. La riconquista austriaca della Dalmazia - 1809 Dopo la rivolta spagnola contro 1 francesi nel maggio 1808 FAustria con FInghilterra tento una rivn 1 ' cita contro la Francia. Napoleon^ con la consueta rapidita, vinse 111 vari scontri gli austriaci sul Dand' bio, occupo per la seconda vok‘ l Vienna, e, inflisse loro una term Le Province d’llliria (1809-1814). Legenda: (-) frontiere di stato; ( —) limiti amministra- tivi; (•••) le modifiche dei confini nell’alto Isonzo e Carinzia nel 1811. Cartina: Ferdinad Tancik. 193 LAd riatico oriencale nel periodo di Napoleone (1797-1814) bile sconfitta a Wagram (6 luglio 1809).I francesi riuscirono a con- fiuistare per terza volta anche Trie- ste e l’lstria mentre Fiume cadde, b 7 giugno 1809, nelle mani del- ' esercito austriaco. Gli austriaci te ntarono la riconquista di Trieste, P er o, una loro unita di avamposto r fu pesantemente sconfitta, il 3 lu- §ho, nella vicina localita di Opi- cina/Opcina. L’esercito austriaco 0 ttenne piu successo in Dalmazia ‘love conquisto Scardona/Skradin, ^ebenico/Sibenik, il 30 luglio oc- Cu po Trau/Trogir mentre il 2 ago- st0 entro a Spalato/Split e - gia ad arr nistizio concluso - conquisto il *9 agosto l’isola di Lesina/Hvar. ^oche in altre localita dalmate si arr ivo alle ribellioni popolari ed i francesi batterono in ritirata un po’ dappertutto. L’esercito austriaco e e forze insurrezionali locali riusci- r °no cosi a controllare un vasto ter- r korio dal fiume Zrmanja (l’entro- terr a di Zara/Zadar) fino al fiume ^ et tina/Cetina (Almissa/Omis) e ar bvarono fino a Macarska/Makar- s ka. Ai francesi rimasero allora solo localita di Zara/Zadar, Clissa/ ^'s, Knin ed il forte San Nico- 1°/Sv. Nikola (Sebenico/Sibenik). ^Austria tento, fomentando le r 'bellioni popolari, di sbarrare il Ca mmino all’esercito francese an- c ^ e in altre regioni, pero, senza e sito e dovette ricorrere il 27 luglio l8 °9 all’armistizio dopo le grandi ‘lisfatte nel Nord d’Europa. Con ^ a pace austro-francese di Vien- na (Schoenbrunn), del 14 ottobre l8()9 l’Austria cedette alia Fran- Cla: Trieste, Gorizia con Gradisca, ^Arniola, Carinzia, una parte del- ' a Croazia civile ed una parte della ^ f oazia militare; il Trentino, che fu Ur >ito al Regno d’ltalia; e la Gali- Zla > che fu annessa parte alia Russia e Parte al Granducato di Varsavia. ^Austria perdette dunque tutti i stioi territori nell’Adriatico e la sua —i Laibach/Lubiana d’llliria, fu capitale delle Province d’llliria (1809-1813). Dal 26 gennaio al 12 maggio 1821 ebbe luogo in questa citta il congresso degli stati europei, dove fu tra Paltro discusso il ripristino della pace tra Piemonte e Napoli. Il castello che sovrasta la citta “ospito” nella prima meta del secolo XIX alcuni capi del Risorgimento italiano, condannati a lunghe pene carcerarie dalle autorita austriache. La popolazione della citta di Lubiana all’epoca era per 1/4 tedesca e per 3/4 slovena. Incisione di F. Wolf su disegno di Maurer (1830 circa). Lubiana, Museo nazionale. L’Europa dopo il trattato di Vienna del 1815. Cartina: IlNovissimo Melzi. marina militare fu venduta per lo piu ai francesi. Napoleone arrivo ad avere cosi un territorio compat- to e contiguo dalle Bocche di Cat- taro/Kotor nell Adriatico orientale fino al settentrione delle Alpi e per di piu fu stabilito il collegamento terrestre tra la Dalmazia francese ed il Regno d’ltalia. Le Province d’llliria (1809-1814) Con la ristrutturazione dell’assetto statale di alcuni territori sotto il do- minio francese furono costituite nel 194 Atlante storico dellAdriatico oriental tSmjmruim Lk_ «*"’**• ■ -oi-v W —f'O 1 ^h. v/ a a-'- ££5«*fc- "v ?> %w~.A ~-*. a h*£r '*0 .'v^; i • %V . «••' !/ .&«**»« '1 *vji..tT : rttT '"W"' KXw ■ .v.y.y--- ^ fr-% 2B&U ' ,w jpuin— *-rf »- i $*&”" ifn* 7» Vju*4. ^f< 1. ,<*/ r "t-' . ,—* : M$m~b m ' r ** / SSTJfl' - '**• f.» ^sT\ »v ■ •/• l)as KCEXIGRKICH liiTiiinsf rnbrorfcn andtfer.ricftnel DT F.^TStreit fiojtigi: Frcufx.-JiAfOr:tM.etc. KKRL/.Y Ycriai* vBR> , aftH f%\ LSOvtswW ^ m ”>v # #s -W 'I v -w H«vu " -* .tiv § • - ~-£$r -~- /■-... * : { \ s«\ r J;,y < • 7-iTSIy.^l . 4 4 *' Ml LCwn••? I l.S»s**«Jt ; J ■%&£■ ■At, 3—t. yipitlien F.rklirf ,! ? # «orVK KN'K. II f N VS. »rT ' £ KKRI.S.ST.tirr • Stair * /fevil^VAti » K+f*’ -• Dorf. m r-If*^ y,ri’ft rim** Gn totale 118.000 ab.); 4. parte della Croazia civile con ex-contea di 1 isi- no; 5) una parte della Croazia mili- • ta re, (nel complesso Croazia civile, contea di Pisino e Croazia militare oontavano 450.000 ab.); 6. Dalma¬ zia e l’ex-Albania veneta (Bocche di Cattaro/Kotor); 7. il territorio d’ex- r epubblica di Ragusa. 11 territorio della Dalmazia, Bocche di Cattaro/ Kotor e Ragusa/Dubrovnik contava 300.000 abitanti e la piu popolata c 'tta fu Spalato/Split (20.000 ab.). A tutto questo territorio con una P 0 polazione di circa 1.483-000 abi- tanti faceva capo un amministrazio- C.. • « T nhicma Gli scogli di Madonna dello Scalpello/Gospa od Skrpjela, e San Giorgio/Sv. Juraj di fronte a Perasto/Perast nel golfo di Cattaro/Kotor. Cartolina del 1920. Da: iciie -- r „ — lle bancese con capitale a Lubiana (20.000 ab.) fino al 1813 e da quel- data in poi a Trieste (22.000 ab.), Ser npre alle dirette dipendenze del- ^ Inrpero napoleonico. Altre impor- tanti n ^ ^ / v ini Buduasulla cartolina del 1910. ;r ° napoleomco. nun __ tanti r '+ ' c 1 citta furono Rovigno/Rovini ,, , i lr j- (^.OOOaki . sulle due strisce di terra nel golfo di Inorvr, , ° nZia ’ 01/ ' ° nCa Neum (Narenta/Neretva) e nel gol- 4 C. . 4 -,^ ft n Q ^ (l2 .000 ab.) urante questo periodo — fino al ! 813 - ^ a capo della Dalmazia 1 intendente sotto Fautorita del §°vernatore generale a Lubiana, il generale Augusto Marmont (1774- l85 2). La costa dell’Adriatico orien- tale — Trieste fino alle Bocche di Cattaro/Kotor - fu cost (de facto) P ei la prima volta — dopo la cadu- dell impero romano — di nuovo Unita sotto la stessa autorita statale (fiancese). Quest’ultime non te- llev ano conto della sovranita turca Neum itNaicinci,___ fo di Cattaro/Kotor (Sutorina) Le Province d’llliria erano comple- tamente indipendenti dal Regno d’ltalia che usufruiva, in queste terre, solo di alcuni diritti sulle sa¬ line e boschi in Istria (ex-veneta). L’amministrazione francese intro- dusse una serie di riforme rivolu- zionarie e di lavori pubblici che modernizzarono l’intera societa: la terra venne ripartita ai contadini (fu abolito il colonnato), la rifor- ma del sistema scolare e giuridico (Fintroduzione di Code Napoleon a partire del 1. gennaio 1812, gia dal marzo 1807 furono proibite le pene del bastone e del marchio), della sanita, dell’artigianato, del commercio e la costruzione delle strade. Nel 1810 furono soppressi gli ordini religiosi, abolite le deci- me e chiusi i fondaci; i canonici fu¬ rono stipendiati dall’erario pubbli- co. Nello stesso anno fu introdotta l’imposta fondiaria e comparve il giudice di pace. La misura piu ri- voluzionaria fu pero Fintroduzio- ne quasi forzata della coltura della patata nel 1809 che diminuira di parecchio la fame tra la popolazio- 196 Atlante storico dell’Adriatico orientd^ ne dalmata ed istriana (ex-veneta)- Tutte queste riforme sociali furono pero ofFuscate da alcune misure particolarmente antipopolari e sam guinose; come la caccia al banditi' smo (di fatto vagabondaggio), l e imposte di varia natura ed in par' ticolar modo la leva obbligatoria. Nel 1810 fu creato il reggimento deirillirico che comprendeva circa 4.000 uomini, con 1.750 dalmati che furono completamente an' nientati nella campagna di Russia (ritornarono solo due militi). contributo militare fu preteso am che dalflstria dove fu composto un battaglione reale d’Istria con circa 700 uomini. II battaglione d’Istria partecipo a piu di una guerra: m quella di Spagna ando quasi com' pletamente distrutto. un. ivn II Regno lombardo-veneto e la sua popolazione su una cartina del 1860 ca. aomziA ” \ St A A 1.1 !■/,/.V KKVKHIMIISSIM V « RA.N< r.S< (> S.VV. 1.1 SflllS / • / f y nffitaMi ln Gi // , / /' / Gorizia nella prima meta del sec. XIX. Incisione ottocentesca di K. Posd su disegno di E Runk. Musei Provinciali, Gorizia. L’ADRIATICO ORIENTALE DOPO IL CONGRESSO DI VIENNA II Congresso di Vienna - 1814/15 i risultati del Congresso di Vienna, P er i piu importanti Stari d’Europa, furono i seguenti: ^ • La Francia fu circoscritta nei con- fini geografici anteriori al 1789 , con molte eccezioni, perdendo tutte le conquiste territoriali fatte durante il P e riodo di Napoleone. ' 1 Austria rientro in possesso di tut- ti gli antichi domini (Lombardia, Trentino, Tirolo, Istria, Dalmazia, l’ex-Albania veneta, ecc.) ed otten- ne inoltre il territorio (terraferma) dell’antica Repubblica di Venezia con il diritto ulteriore di tenere guarnigioni nel Ducato di Parma e Piacenza, nelle Legazioni di Ferrara e di Ravenna. L’Austria si annette anche il territorio dell’ex repubbli¬ ca di Ragusa/Dubrovnik, l’ex Li- torale ungherese (Fiume/Rijeka). Essa ebbe anche la presidenza della nuova Confederazione germanica, che fu ridotta da 360 staterelli a 34 Stati e a 4 citta libere, con la Dieta a Francoforte; - la Prussia ottenne alcune province della Sassonia (che si voile in tal modo punire per la sua fedelta a isVirRi/ fir Iff , V' TsUl JWiiij A n .sto fir.n HtXO sat a nogs ns os Cn /in V*i rhi. ttr..,*/ erso r , re so "Italia Mi to a. I- tj/nnrOi 17m In Corsica •. .. <>rh„ MHO nbur-A ■•’-""aryrntu .59/0 7T Scilfiv Ov\*W r.i*{ IJ.Anlia, Z,* Ai | S^uVXVttCr Wl./J’fO" {Jjlf,"' tj-,,/,, 111 A v.umo U/H •■'■A | nel 1473 la signoria di Carrara, lr * c ndo cost le sorti delle due citta ' e ' l° r o rispettivi territori, che nel 4 ottennero il rango di ducato. Il 1741 f . 6 , ^ 1 ru un anno importante per la t0r ia del Ducato poiche Maria Te¬ resa Malaspina-Cybo (1731-1790), discendente di Aiderano, ultimo duca maschio del casato, sposo Er- cole d’Este, ultimo erede dei duchi di Modena. La figlia nata da questa unione, Maria Beatrice (1790-1829), eredito, quindi, i due patrimoni e, unendosi in matrimonio con un fi¬ glio deH’imperatore d’Austria Fran¬ cesco I, farciduca Ferdinando, li trasmise agli Asburgo-Lorena. Maria Beatrice, fu spodestata dall’invasione francese e Napoleone assegno il Du¬ cato di Massa e Carrara alia sorella Maria Anna Elisa Bonaparte Bacioc- chi. Con la Restaurazione, nel 1815, Massa e Carrara furono restituite alia legittima sovrana Maria Beatrice, che risiedeva ordinariamente a Vienna, e nel 1830, dopo la sua morte passaro- no al figlio e successore Ferdinando IV di Modena che le incorporo, fino 1859, nei domini degli Asburgo-Este o Austria-Este. Il Regno d’llliria - 1816-1849 Dopo aver battuto Fesercito france¬ se, nel 1813, ritorno nell’Adriatico orientale l’Austria. Il decreto del 23 giugno 1814 pose fine all’organizza- zione interinale stabilita P8 novem- bre 1813. Nel 1815 l’imperatore Francesco I (1804-1835) istitui nei territori sud-occidentali delFAustria il Regno Lombardo-Veneto (46.991 kmq e 6.393.000 abitanti nel 1859). Con la patente del 3 agosto 1815 furono riorganizzate le ex-Provin- ce Illiriche creando, nel 1816, con parecchie modifiche territoriali, il Regno d’llliria (.Koenigreich Illyrien, 28.251 kmq e, secondo il censimen- to del 1890, 1.555.350 abitanti) e nel meridione il Regno di Dalma- zia (.Koenigreich Dalmatien, 12.834 kmq e 527.430 abitanti nel 1890). La frontiera fra il Regno d’llliria ed il Regno Lombardo-Veneto fu ripor- tata sull’antico confine austro-vene- to, che su un tratto coincideva con il fiume Iudrio/Idrijca e che era rima- sto in vigore fino alia caduta della repubblica di Venezia nel 1797. Nello 1818 furono staccati dal Re¬ gno d’llliria i circondari di Postumia/ Adelsberg e Lubiana/Laibach che con il circondario di Neustadt/Novo Mesto formarono il Ducato di Car- niola ed i circondari di Klagenfurt/ Celovec e Villach/Beljak che costi- tuirono il ducato di Carinzia e tutti e due i ducati ottennero il governo con lo statuto regionale. Nel 1822 fu soppresso il Circolo di Fiume/Rijeka che, assieme ad una parte della Croa- zia provinciale (civile), fu staccato dal Regno d’llliria e restituito all’Un- gheria, affinche potesse ripristinare il suo sbocco al mare. Nel 1825 fu abolito anche il Circolo di Trieste e sostituito per l’Istria con il Circolo di Pisino/Pazin, cui furono aggregate 1’Istria ex-veneta e le isole del Quar- nero (Cherso/Cres, Lussino/Losinj e Veglia/Krk) con un breve lembo di costa liburnica, fin d’allora parte del Regno di Dalmazia. I distretti di Monfalcone e Duino, Sezana e Comeno/Komen furono assegnati, nello stesso anno, al Circolo di Go- rizia. Rimasero cost dentro il Regno d’llliria, che fu dal 1849 ribattezzato in Litorale austriaco, solo i circonda- Bocche di Cattaro/Kotor - Il capitano della nave mercantile e sua moglie all’inizio del sec. XIX. Incisione d’epoca 204 Atlante storico dellAdriatico oriental Citta principali della Dalmazia e loro popolazione nel 1818 Legenda: socto ii titolo “greci” si intende la popolazione di religione ortodossa. Fonte: Beitrage zur Ubersicht despolitisch-statistischen Znstandes der Provinz Dalmazien , Zara, 1818. Popolazione nel circolo di Cattaro/Kotor nel 1818 Fonte: Beitrage zur Ubersicht des politisch-statistischen Zustandes der Provinz Dalmazien , Zara, 1818; STULLI, Izpovijesti Dalmacije, p. 511. Popolazione della Dalmazia austriaca secondo la confessione nel 1815 Fonte: “Statistiche Bemerkungen iiber Dalmatien”, Vaterliindische Blatter , 26-28,1. IV — 8. IV 1818, Vienna, pp. 101-111; STULLI, Iz povijesti Dalmacije , p. 511. ri di Gradisca, Trieste (Istria) con la contea di Pisino (Istria), con una su- perficie di 7.968 kmq ed una popo¬ lazione (1849) di 490.100 abitanti. La parte ex-veneziana di questo ter- ritorio (Istria occidentale e Monfal- cone) non fu inserita nella struttura statale della Confederazione Germa- nica e non mando fino al 1848 i suoi rappresentanti nella Dieta statale di Francoforte. II titolo del re di R e ' gno d’llliria apparteneva all’arciduca d’Austria e rimase in suo possesso formalmente fino al 1915. II Reg n ° Austro-Illirico cesso formalmente di esistere nel 1849, quando da esso ft 1 ' rono scorporate anche formalmen te la Carinzia e la Carniola, che ridiven' nero ducati autonomi. Fu allora che il Circolo di Gorizia riprese il nom e di Contea principesca di Gorizia e Abitante dell’entroterra dalmata. Dipi nt0 di Menighello Dincic. 205 LAdri natico orientale dopo il Congresso di Vienna Gradisca e quello di Pisino/Pazin il nome di Contea d’Istria, riottenendo 1 propri “status” di domini autonomi della corona. Trieste divento citta au¬ tonoma. Il Regno d’llliria confinava feloccidente con il Regno Lombar- do-Veneto. Le prime decadi del Regno d’llliria fnrono immerse nella fame e nella ca- tostia, provocate dalle sanguinose ed lri utili guerre napoleoniche. A causa degli insoliti mutamenti climatici, i toccolti furono disastrosi e si diffuse- r ° le malattie. L’anno 1817 fu detto (( a nno del tifo petecchiale”, vale a dire della malattia causata dal concorso di feme aggravata ed igiene precaria. La § ra vissima carestia costrinse la gente a Ce rcare la soprawivenza ad ogni costo e con ogni tipo di lavoro ed attivita. ^ e l 1820, Vienna contava meno di 4 u attrocentomila abitanti e si calco- fe> che il numero delle prostitute fos- Se di circa ventimila. I genitori non r 'uscivano a sfamare la propria prole e ne l giro di due decenni il numero dd bambini abbandonati dai genitori fefe pubblica assistenza era raddoppia- to. Tra il 1821 ed il 1840, negli stati della monarchia austriaca furono re- gistrati quasi un milione di trovatelli. Grandi masse di mendicanti austria- ci, veneti, friulani e del Cadore vaga- vano per l’lstria, morendo di fame e di malattie lungo le strade. Le trage- die di questa gente furono descritte in maniera sconvolgente dal parroco di Gimino/Zminj, Francesco Saverio Glogovaz nelle sue annotazioni “Ri- marchi spaventevoli”. La popolazione della Dalmazia nel 1796-1815 La crescita demografica della Dalma¬ zia veneta nel decennio 1771-1781 fu di circa 9,5%, escluso nei periodi di regressione. A causa delle carestie e della fame una parte della popola¬ zione dell’entroterra dalmata emigro negli anni 1781/82 e, poco tempo dopo, la peste decimo la popolazione nel periodo 1783/84. Sta di fatto, che il territorio di Clissa/Klis comprende- va un numero di 2.717 anime, e che quello di Sign/Sinj abbracciava il nu- P°polazione in alcuni comuni della Dalmazia nel 1890 Comuni -jtoli y° (Cattaro/Kotor) ~£ll£zola/Korcula -hmjina (Peljesac/Sabbioncello) -d8?sta/Lastovo -^bioncello/Orebi. T, l2PP a no/Trpan i -feP L'isa/Komiza (Lissa/Vis) -^Gbosa/Vrbovsko d jPPana/Sipan J^dena/Ml| -i^kgzo/Lopud S%bla/Rjjeka Dubrovacka ^j gi'esi/Nerezisce (Il razza) Arbe/Rab Totale Italiani 405 12 10 52 300 27 224 171 225 7.672 9.119 Slavi 339 5.647 2.871 1.228 2.016 1.461 3.795 4.486 3.266 1.085 1.610 684 2.187 .087 5.706 2.081 15.607 4.296 19.096 78.538 p Pimento del 31 dicembre 1890 (secondo la lingua d’uso) y . nte ' bRRERA, C., “La lingua dei pubbl ici uffici nei comuni dalmati trant’anni fa”, Ri- lstcl geografica italiana, 1921, p. 50. mero di 18.048 abitanti: i deceduti - dopo la falcidia della peste 1783/84 - nel primo contava 322 morti, e nel secondo ne contava 1.206. In base ai dati statistici del 1796 c’erano nella Dalmazia veneta su una popolazione di 256.906 abitanti — senza Ragusa/ Dubrovnik - 220.342 latini, 36.386 greci, 173 ebrei e 5 svizzeri. Il governatore francese della Dalmazia Marmont calcolo la popolazione del¬ la Dalmazia in 250.000 unita, di cui solo un decimo erano ortodossi. Du¬ rante l’occupazione francese un gran¬ de numero di abitanti emigro nelle terre turche per evitare la coscrizione francese ed altre misure coercitive. Di conseguenza il numero degli abitanti in Dalmazia calo drasticamente du¬ rante il periodo francese ed aggravo la gia grave situazione demografica. Il Regno di Dalmazia e la sua popolazione nel 1815 Il Regno di Dalmazia comprendeva dentro le sue frontiere l’ex-Dalmazia veneta, il territorio dell’ex-repubbli- ca di Ragusa/Dubrovnik e I’ex-Alba- nia veneta (Bocche di Cattaro/Kotor e Budua). Il confine amministrativo tra 1’Istria ed il Regno di Dalma¬ zia attraversava le acque dell’isola d’Arbe/Rab al settentrione. A causa dell’emigrazione e dei morti nelle campagne napoleoniche il numero degli abitanti nella Dalmazia ex-ve- Popolazione della Dalmazia austriaca nel 1815 Fonte: “Statistiche Bemerkungen iiber Dal- matien”, Vaterlandische Blatter, 26-28,1. IV - 8. IV 1818, Vienna, pp. 101 -111; STUL- LI, Bernard, Iz povijesti Dalmacije , Split, Knjizevni krug, 1992, pp. 450-451. 206 Atlante storico dell'Adriatico oriental AUSTRIJSKA POKRAJINA DALMACIJA leritorijalni razvitak I.F.GF.NDA : ’ ' | DUBROVACKA REPUBLIKA MLETACKA DALMACIJA I 80KA KOTORSKA d oko 1540 | | nakon mira 1669. | . | nakon mira u Srijemskim Karlovcima 1699. 1 Nova i najnovija steCevina Stara steCevina (Acquisto vecchio) 1 IIUVU I IIVJIIWVIJU OIUVUIII1U I (Acquisto nuovo i Acquislo nuovissffllOl — Linea Nani (povuCena 16711 — Formalno pod turskom, slvamo pod mletaCkom vlasti: Makarsko primorje |od 16461 i Poljica lod 1647) . Linea Grimani (povuCena 1700) . Linea Moconigo (povuCena 17301 - Granica austriiske pokrajine Oalmacije C _ Palagruza L’evoluzione politica della Dalmazia. Legenda: ( ) la Repubblica di Ragusa/Dubrovnik; (■) Dalmazia veneta ed Albania veneta intorno 1540; ( ) dopo la pace del 1669; (• • •) la frontiera dopo la pace di Carlowitz (1699) e Passarowitz (1718); (- —) linea Nani (1671). ('' ") territorio formalmente sotto 1’autorita di turca, di fatto dominio veneto: il litorale di Macarsca/Makarska (dal 1646) e Poljizza (dal l647)> (•••) linea Grimani (1700 ca); (— ) linea Mocenigo (1730 ca); (- - ) i confini della Dalmazia austriaca. Cartina: S. Obad, S. Dolcoza, $• Marrinovic, Juznegranice Dalmacije od 15. st. do danas , Zadar 2001, riveduta da B.G. neta (Zara/Zadar, Sebenico/Sibenik, Spalato/Split, Lesina/Hvar, Macar¬ sca/Makarska) scese da 255.466 nel 1806 a 236.000 nel 1815. A1 di fuori del circolo di Cattaro/ Kotor dove la popolazione orto- dossa (greci) rappresentava la mag- gioranza degli abitanti, nel 1815, si verified un consistente aumento nel numero degli ortodossi solo nel circolo di Zara/Zadar ed alcune al- tre localita dalmate: Verlicca/Vrlika (3.532 ortodossi e 1.383 cattolici) ed a Signa/Sinj (981 ortodossi e 18.077 cattolici), ecc. Popolazione della Dalmazia austriaca 1848-1910 II veneziano Francesco Carrara (1812-1854) fece, nel 1848, unade- scrizione della popolazione locale: “La Dalmazia, per la sua posizione topografica, fu mai sempre posse- dimento ambito e conteso, barriera contro e furie irrompenti dall’orien- te e dal settentrione, salvaguardia ai progressi della civilizzazione italiana, porto di salute alle da politici tra- volgenti d’Europa. Da cio v’hanno tuttora fra noi, slavi, italiani, fran- cesi, spagnoli (ebrei provenienti di Spagna, op. B.G.), ungheresi, bos- sinesi, erzegovesi, albanesi, zinga- ni, tedeschi, svizzeri - Cio nulla di rneno si possono distinguere le razze principali tuttora notevoli, e sono: la slava, Fitaliana, la spagnola e l’al- banese. Maggiore e di singolare im- portanza e la slava, che numera piu di 340.000 persone. (...) I morlachi, che cosi s’addomandano questi ul- timi senza distinzione di religione, formano la massima parte de’ nostri slavi, benche taluno de’ filologi 1* confonda cogli avari, cogli uscocchi; coi tartari, coi mongoli, o con q ue del mar Nero. Slavi ad ogni modo 1* mostrano a lingua, gli usi, Faniio 0 religioso, l’ingegno pronto, e l’indo' le generosa e guerriera. Gli italic* 11 — 16.000 circa — e tra questi pd ir cipalmente i veneti, che gli antic* 11 romani non tocco, cominciarono a stabilirsi in Dalmazia sino dall’ u,r decimo secolo, preferendo al prind' pio l’isole al continente”. Secondo i dati statistici ufficiali O' portati dal Brockhaus Lexicon (1898) e’erano, nel 1857, nella Dalma z * a austriaca (territorio dall’isola d A>' be/Rab fino alia localita costiera & Spizza/Spic al confine con l’Alban 13 turca) 400.000 slavi (croati, serbO e 15.672 persone che si dichiarava' no italiane (2-3.000 originarie dall a 207 LAd natico orientale dopo il Congresso di Vienna Penisola appenninica e altri che si c °nsideravano anche slavo-dalmati). ^ e l 1890 la popolazione aumento a 527.426 abitanti, dei quali 439.689 (83,3%) erano cattolici, 87.009 era- no ortodossi e 329 erano israeliri; Se condo la lingua d’uso 501.307 Parlavano croato (serbo), 16.000 'taliano, 2.026 tedesco, 1.412 tche- Co > 343 sloveno. Secondo il censimento austriaco del '910 c’erano in Dalmazia - su una P°polazione di oltre mezzo milione ^ abitanti - solo 18.023 italiani ^ 1-574 a Zara e 2.090 a Spalato/ Split, ecc.), valeva a dire il 2,84% ^ella popolazione totale. La lingua dell’amministrazione e scuole L 17 marzo 1849 fu votata la nuova ' e §ge dei comuni nell’impero d’Au- str >a, che prevedeva una maggiore u guaglianza delle lingue nell’ammi- ^trazione locale. La legge non en- tro Pero mai in vigore in Dalmazia c °ve rimase in vigore la legislazione ^ e ll’epoca assolutista. Il 17 settem- ^ re 1848 entro in vigore la legge Su H abolizione del colonnato e della Se rvitu della gleba nell’impero d’Au- Spalato/Split, la riva con la fontana Bajamonti che fu demolita nel 1945. stria. Anche in questo caso la Dal¬ mazia rimase esclusa dalla sua appli- cazione, con la legge patente del 4 marzo 1849, e i rapporti tra i coloni ed i proprietari terrieri continuaro- no a turbare la quieta societa dal- mata, fino alia riforma agraria negli anni venti del secolo XX. Queste ed altre misure obsolete permettevano il perdurare delle ingiustizie a dan- no della maggioranza slava. Il censo elettorale, basato su contributi fisca- li, garanti, nel 1860, ai 15.000 ita¬ liani di eleggere nella dieta dalmata 28 rappresentanti, mentre i 400.000 slavi (cattolici e ortodossi) poteva- no eleggere solo 12 deputati. Nella meta degli anni sessanta la Dalmazia contava 440.000 abitanti con 14 cit- tadine delle quali solo Spalato/Split aveva oltre 10.000 cittadini. Nel- l’intera regione non c’erano piu di 2.400 artigiani e 900 commercianti e su tutto questo pesava il gruppo di circa 3.000 impiegati statali e 2.000 preti. Nel 1875 la Dalmazia contava 80 comuni, dei quali 3/4 in mano al parti to nazionale (croato), mentre !4 (le citta piu importanti della Dal¬ mazia, Zara/Zadar e Spalato/Split) si trovavano sotto l’amministrazio- ne del partito autonomista (italofo- no). Vi furono certi comuni, quali Vrbovsko, Arbe/Rab, Lesina/Hvar e Starigrad che ambedue le parti consideravano avere sotto la propria amministrazione. Spalato/Split fu nelle mani degli autonomisti fino al 1882, Lissa/Vis fino 1886, Comisa/ Komiza fino 1889, Trau/Trogir fino al 1888. Solo nel 1908, il governo austro-ungarico decise di inserire come lingua ufficiale in Dalmazia lo slavo (croato/serbo). La discrimina- zione degli slavi fu grave anche in altri campi della vita sociale. In Dal¬ mazia con circa il 97% di slavi ed il 3% d’italiani, nel 1861, c’erano 1 57 scuole primarie: 23 in lingua illirica (slava), nove in lingua italiana e 125 erano bilingue; nel 1870 c’erano 220 scuole primarie: 132 in lingua slava, 24 italiane e 65 bilingue; nel 1910 c’erano 435 scuole elementa- ri di lingua slava, a parte sei scuole in lingua italiana delle quali cinque erano private. La scarsita numerica dell’elemento italiano in Dalmazia si vede anche dal numero d’allievi che frequenta- vano le scuole italiane, spesso finan- ziate dall’Italia e con scopi irredenti- stici. La Lega Nazionale (emanazione dell’irredenta Societa Dante Alighie¬ ri) apri alcuni giardini d’infanzia e scuole elementari nel 1908. A Spalato/Split, la scuola maschile e quella femminile erano frequentate 208 Atlante storico dell’Adriatico orient'dj Due tipi di fisionomie che si intrecciano lungo tutta la costa dell’Adriatico orientale. A si¬ nistra (nella foto) vediamo due persone con tipica fisionomia morlacca mentre la ragazza a destra rappresenta il tipo slavo (croato). Nelle isole, che sono maggiormente preservate dalle immigrazione, troviamo frequentemente il tipo illirico, simile all’albanese. Foto: J. Bistrovic. da 280 scolari, a Curzola/Korcula 142 gli allievi fra maschi e femmi- ne. Analoga frequenza nella scuola di Sebenico/Sibenik, ed altri 200 al¬ lievi nella scuola mista di tre classi a Borgo Erizzo, frazione di Zara. Gli insegnanti per la massima parte era- no fatti venire dalla Penisola. Lungo tutto il secolo XIX si presen- to in Dalmazia una situazione pu¬ ll costume delle isole di Zara/Zadar. ramente coloniale dove un’infinita minoranza d’italiani reggeva il pote- re e comandava la discriminata mag- gioranza slava. Non a caso dunque ancora nel 1910 1’80% della popola- zione dell’entroterra dalmata — di eta superiore ai 10 anni - era analfabeta, mentre tra la popolazione del litora- le l’analfabetismo era assai minore (40%). Nel secolo XIX quasi il 40% dei beni immobili apparteneva agli italiani (veneti), e ancora nel 1921 si contavano in Dalmazia 600 ita¬ liani latifondisti e tra loro 55 grandi proprietari, che possedevano da soli 93.000 ettari di terreno. La divisione etnica della Dalmazia signified tra l’altro che, dalla meta dell’800 in poi, si cominciarono a delineare due forti correnti poll' tiche tra la popolazione dalmata- Una era sostenuta dai veneti e da una parte degli abitanti slavi (i ta ' lofoni) — consci della loro parti' colarita etnica culturale ed econo- mica — che chiedeva l’autonornia dentro lo stato d’Austria (piu tardi Austria-Ungheria) - mentre l’altra parte della popolazione - prevalem temente slava - voleva l’annessio- ne alia Croazia e che, dal 1862 m poi, comincio pubblicare il propn 0 giornale II Nazionale (in italiano!)- La popolazione slava fu defimta nell’800 come gente illirica parlaH' do Fillirico, e piu tardi, i police 1 slavi (cattolici) si definivano come croati mentre una parte dei morla' chi (vlassi) si definiva come croati ortodossi e solo negli anni trenta del secolo XX a volte come serbi- L’emigrazione dalla Dalmazia austriaca L’emigrazione della popolazion e della Dalmazia in paesi d’oltre maf e inizio gia nel lontano 1819 ed aU' mento dalla meta del secolo XIX in particolar modo dopo la malattia delle viti (peronospora), che sterm 1 ' no i vigneti sull’Adriatico a cavall 0 dei secoli XIX e XX. Emigrazione dalla Dalmazia austriaca (1880-1910) Fonte: Siidland, Juznoslavensko pitanje, p. 260. Crescita della popolazione nella Dalmazia austriaca (1890-1910) Fonte: Siidland, Juznoslavensko pitanje, p. 260. IL RISORGIMENTO E L’IRREDENTISMO ^isorgimento (1799-1870) ^°n la parola “risorgimento” si in- te nde il processo di trasformazione Italia da un’espressione mera- n^ente geografica in una nazione Un ita e potente. Il risorgimento ini- Zl ° con il movimento dei carbonari, ^ e mbri di un sodalizio segreto, che fit di 1’Itali , del carattere antinapoleonico nel- a meridionale durante il regno c ognato di Napoleone G. Murat d767-1815), re di Napoli 1808- ^15 e a favore dei Borboni esuli in ^'cilia. Gli inglesi si servirono dei Ca rbonari per occupare la Sicilia, gli austriaci per rientrare in Lombardia e P e r arrivare dappertutto, a Roma, a Parma, in Toscana. Gia a partire dal 1814 d loro ruolo cambio. I car- ° 0r >ari, scontenti, perche certe pro- ^acsse non erano state mantenute si Or ganizzarono di nuovo in congiu- la Permanente contro i governi dei ( l U; di avevano favorito il ritorno. ^Italia risorgimentale nasce e cresce te rritorialmente con l’ingrandimen- to del regno di Sardegna, che ad- dentra con le sue radici nel lontano Sec °lo XIII e che fu, durante i secoli, ' ir nitato unicamente alia terraferma. * Pdncipali aumenti di territorio dei ^avoia awennero negli anni seguen- t ' : n el 1713, per il trattato di Utre- c ^ t > il duca di Savoia ebbe, oltre alia il Monferrato, Alessandria, ^alenza e la Lomellina (Mortara) e Ci 2 'pro; con il trattato di Londra del a gosto 1718 Vittorio Amedeo II di ^ av °ia (1666-1732) ebbe assegnata ^ * s ola di Sardegna (24.089 kmq) in Ca mbio della Sicilia (25.709 kmq). *^a allora, e fino alia proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 , il titolo u fftciale degli stati sabaudi fu Regno Sardegna con capitale a Torino. Nel 1734, con la pace di Vienna, il regno di Sardegna, acquis! Novara e Tortona; grazie al trattato di Aqui- sgrana del 1748 ebbe Vigevano, l’alto Vigevano, l’Alto Novarese, Vo- ghera e Bobbio, ossia tutto il terri¬ torio milanese alia destra del Ticino e l’Oltrepo pavese. Al congresso di Vienna la repubblica Ligure (5.324 kmq e 844.000 abitanti nel 1871). La nuova carta dei domini del re di Sardegna. Incisione acquerellata, mm. 720 x 505. La carta raffigura dettagliatamente tutti gli Stati posti sotto il dominio del re di Sardegna, sia in terraferma (principato di Piemonte, contea di Nizza, ducato d’Aosta, ducato di Savoia, ducato del Genevese, le enclavi dentro la repubblica di Genova, etc.), sia, nel riquadro in basso a sinistra, l”’isola ed il regno di Sardegna “. Nel 1799 tutti i territori di terraferma sarebbero stati annessi alia Repubblica francese e la corte sabauda si sarebbe lifugiata a Cagliari. Cartina: decaroly, Francis, Londra, 1799. 210 Atlante storico dell’Adriatico orientide. Milano - l’insurrezione del marzo 1848. Dipinto d’epoca. Cronologia della unificazione italiana (1859-1870). Cartina: BARBADORO, Ventisette secoli di storia dltalia. All’epoca il Regno di Sardegna aveva dunque un territorio di circa 48.300 kmq e 5 milioni d’abitanti (4,4 mi- lioni negli stati della terraferma e 600.000 in Sardegna, nel 1854). I moti rivoluzionari e le guerre d’indipendenza in Italia - 1848/51 Lo storico Pietro Gobetti (1901' 1926) scrive: “Un nucleo roman- tico di pensiero si era formato n 1 Piemonte durante la dominazione napoleonica dove il primo tentative di fondare una classe dirigente e uno Stato - dopo la rivoluzione francese - risale al 1821 e sorge ivi perche il governo e le tradizioni politiche era- no i primi modelli e i primi educatori d’esperienza politica”. La rivoluzione di Vienna (1848/49) ebbe l’eco an- che a Milano dove, durante le cin¬ que giornate (18-23 marzo 1848)> si combatteva accanitamente tra ert' tadini e soldati austriaci. Le giornate insurrezionali del 1848 videro nasce- re un tentativo di insurrezione delb Repubblica di Venezia, il 16 marz° ’48, capeggiata dal dalmata Nicole Tommaseo (1802-1874) e Daniel Manin (di origini ebraiche, 1804- 1857), che si appropriarono de* poteri dittatoriali. Johann Radetzk)' (1766-1858), comandante suprem 0 delle truppe austriache nel Lombat' do-Veneto, fu costretto a ritirarsi sid¬ le piazzeforti del Quadrilatero dove raduno i suoi 45.000 militari. In altri stati italiani si verificaron 0 rivoluzioni e ribellioni a cascata. rivoluzione del Lombardo-Venet° fu causa della prima guerra d’indi' pendenza dltalia, che pero fall! t°' talmente con una serie di sconfi tte militari: la prima a Custoza (23-2^ luglio 1848) e qualche giorno p* u tardi i militari sardi furono di nil 0 ' vo battuti dagli austriaci nei pt eSS di Villafranca. Nei mesi seguenti s* riorganizzo l’esercito piemontes e > i cui 22.000 militari furono m esS * 211 jjj-isofgimento e l’irredentismo * n fuga, il 21 marzo 1849 nei pressi di Mortara, da 7.000 austriaci. Due giorni dopo, il 23 marzo, 25.000 austuaci (per lo piii croati prove- n ’ e nti dai Confini Militari) sconfis- ^ ero 130.000 piemontesi e lombar- *’ sott o il commando del generale P°lacco Krzanowski nei pressi della 0Vara sabauda. Dopo questa uld- ^ 1a scor >fitta il re di Sardegna Carlo Iberto (1798-1849) fu costretto ad P dicare in favore del figlio Vittorio bmanuele II (1820-1878). ell ° ste sso periodo a Roma Giu- se Ppe Mazzini (1805-1872) insieme c ° n * garibaldini (volontari impe- gnati nella lotta per 1’unita d’ltalia) * Usci a conquistare Roma e papa j.*° ^ (1846-1878) fuggi a Gaeta. P il Pa fece appello alle potenze cat- c P e , che inviarono i loro eserci- ?' ^ a Repubblica romana, guidata j 3 Mazzini e difesa da non piu di , dbO uomini, fu travolta da un’al- anza di eserciti stranieri (30.000 ar >cesi, 36.000 napoletani, 6.000 P a gnoli) nei giugno 1849. Il papa 1 °R fa re ritorno a Roma il 12 apri- I ’ acc °lto con freddezza dal popo- 1 Pa vittoria di Radetzky a Novara ‘ avuto un contraccolpo su tutta a la - Il granduca di Toscana ed i Cl1 di Modena e Parma poterono c . t0rn are nei loro stati. Gli austria- p rista bilirono quindi il potere dei p 3 P' 'aella Romagna e nelle Marche. Sc °nfitta degli insurrezionali in t nc ° n a, Bologna e delle Legazio- ^ ^° n,; ificie (Ravenna) arrivo, solo j°P° mes i di pesantissimi bornbar- aiT) cnti austriaci ed, in seguito, alia ! d z 'a della capitolazione degli un- fr; gbe all, Iesi di fronte all’esercito russo ed j 6 Ull ’ta militari croate provenienti v a *C°nfini militari, nei pressi di ^ a gos. i| \C) a g OSto anche Vene- decise di arrendersi. Le truppe Ust| iache entrarono nella citta la- S Ul iare il 28 agosto 1849 pesante- ^ e >ite travagliata, piu che dai bom- ardanienti nernici, dal colera, dalla 1110 c dalle malattie. Dall’altra par- La battaglia di Solferino del 24 giugno 1859. La sconfitta dell’Austria ad opera delle truppe congiunte francesi e piemontesi suggello l’esito della guerra, che porto alia perdita austriaca della Lombardia. L’alto tributo di sangue pagato dalle due parti condusse alia Convenzione di Ginevra del 1864 e alia fondazione della Croce Rossa. La battaglia di Lissa/Vis del 20 luglio 1866. Olio su tela di Carl Frederik Sorensen (1818- 1879). La nave ammiraglia austriaca “Ferdinand Max” sperono la corazzata italiana “Re d’ltalia”, causandone l’affondamento. Grazie alia sua tattica superiore, TegetthofF riusci a vincere malgrado disponesse di forze inferiori. te dell’Appennino la popolazione di Genova tento di ristabilire l’antica Repubblica Ligure, scomparsa con l’arrivo di Napoleone. 11 tentativo di rinascita della repubblica genovese fu soffocato nei sangue dall’esercito piemontese del generale La Mar¬ mora (1804-1878). I piemontesi uccisero a Genova, nei luglio 1849, piii di cinquecento genovesi e com- misero altri crimini efferati contro la popolazione locale. San Marino, la cui indipendenza municipale era stata riconosciuta dal pontefice Urbano VIII (1623-1644) nei 1631 ed anche da Napoleone, divenne il rifugio dei profughi po- liticamente compromessi, tanto che nei 1851, visto che il papa Pio IX (1846-1878) chiedeva l’estradizione di diversi rifugiati, ottocento au¬ striaci e duecento gendarmi pontifi- ci vi fecero irruzione. In seguito San Marino si mantenne strettamente 212 Atlante storico dell’Adriatico orient gfc neutrale, perfino negli sconvolgi- menti italic! degli anni ’59 e ’60, e fu per do rispettata anche dal gover- no italiano. Le guerre d’indipendenza d’ltalia (1859-1866) L’ambizione di riunire tutti gli “ita- liani” sotto lo stesso tetto si scontro con l’opposizione dei loro Stati vi- cini (Austria, Francia e Stato Ponti- ficio) che, a questa Italia, avrebbero dovuto cedere parte dei loro territo- ri. L’onnipotente ministro d’Austria Clemente Metternich (1773-1859) diceva con disprezzo: “L’ltalia e solo una nozione geografica”. Lo Stato Pontificio aveva altrettanto l’interes- se a preservare i suoi immensi pos- sedimenti nell’Italia centrale. Dal lato opposto, si trovarono i princi- pali protagonisti dell’unificazione d’ltalia, vale a dire la corte dei Sa- voia a Torino, i governi di Parigi e di Londra. A partire da una certa data le richieste territoriali del regno di Sardegna (italiane) non seguiro- no piu una logica nazionalista ma soprattutto quella espansionista. Cosx alia frontiera occidental Casa II viceammiraglio Wilhelm von Tegethoff (1827-1871). Pastello di Georg Decker (1819-1894). Tegetthoff, oriundo di Mar- burg/Maribor di madre slovena e padre austriaco, si distinse gia durante la guerra tedesco-danese, nella battaglia navale del 1864 davanti ad Helgoland, di Lissa. Savoia cedette, nel 1860, di buon grado - per arrivare all’unificazione dell’Italia - alcune regioni storica- mente ed anche culturalmente ita¬ liane (specie Nizzardo) e, in minore misura, l’Alta Savoia. Nello stesso tempo la Casa Savoia rivolse la sua attenzione alia frontiera orientale ed a quella meridionale con una poli- tica di continua espansione territo- riale. Dopo la battaglia di Magenta (sulla sponda sinistra del Ticino), il 4 giugno 1859, gli austriaci ripie- garono verso il Quadrilatero. Un terribile combatdmento ebbe luo- go, il 24 giugno, presso Solferino e S. Martino, che lascio sui campi di battaglia 12.000 francesi, 9.000 piemontesi e 22.000 austriaci. Le crudelta della guerra e l’abbandono dei feriti provocarono nel giovane medico di Ginevra Enrico Dunant (1828-1910), che fu testimone di quella battaglia, un tale sgomento che diede l’iniziativa per la creazio- ne, nell’agosto 1864, della Croce Rossa internazionale, per l’assisten- za e il soccorso in guerra ed in pace. Vista l’immensa carneficina, Fran¬ cesco Giuseppe d’Austria (1830- 1916) e Napoleone III (1808-1873) giudicarono piu opportuno ritirarsi e si arrivo cost all’armistizio di Villa- franca (11 luglio 1859) ed alia pace di Zurigo (10 novembre) con la qua¬ le furono fatte le seguenti modifiche territoriali: la Lombardia (tranne le fortezze di Mantova, e Peschiera) fu ceduta alia Francia, che a sua volta ne fece dono al Piemonte; l’Austria perse il principato di Modena e Reg¬ gio (circa 3.980 kmq e mezzo milio- ne d’abitanti nel 1854) e nel marzo 1860 il Gran Ducato di Toscana (24.052 kmq e 2.143.000 abitanti nel 1871), i Ducati di Parma e Pia¬ cenza (3.870 kmq e mezzo milione d’abitanti nel 1854), le province gia pontificie della Romagna, dell’Um- bria (9.633 kmq e 595.000 abitanti nel 1871) e le Marche (9.703 kmq e 915.000 abitanti nel 1871). La spedizione dei Mille (1859-1860) L’unificazione dell’Italia settentrio- nale coincise con la conquista gat*' baldina del regno di Napoli. Nella primavera del 1859 dal porto di Genova numerose navi provenienti dalla Francia e da Algeri, portarono truppe francesi sotto il commando di Napoleone III, il nipote di co- lui che aveva percorso l’ltalia come vincitore. Fu quello il preludio del' l’impresa di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), che con qualche mi' gliaio di volontari (i “Mille”) p r0 ' venienti dal regno di Sardegna, ma anche da altre parti d’Europa si im' barco per la Sicilia. Il piccolo eset' cito garibaldino conquisto Palerm 0 il 27 maggio 1859 ed il 18 agost° Garibaldi con i suoi volontari ed il sostegno francese e sabaudo sbarco in Calabria e da li prosegui la con' quista del regno delle Due Sicilie (9 milioni d’abitanti nel 1854 e cir ca 67.650 kmq). Alla fine dell’ottobm del I860 le autorita di Napoli sl arresero “spontaneamente” - dop° essere state abbandonate dalla co- munita internazionale e tradite dab le piu alte cariche dello stato e da 1 suoi generali - al re Vittorio Em a ' nuele II. La formazione territoriale del Regno d’ltalia (1859-1861) Prima di ottenere gli ingrandimenb territoriali, il Regno di Sardegna d°' vette cedere alia Francia, con il t rat ' tato del 24 marzo 1860, la regi° Iie dell’Alta Savoia — culla della C asa Savoia — e Nizzardo, luogo nati v ° di Garibaldi (l’eroe dell’unificazioi ie d’ltalia). Dopo l’armistizio di Vilb' franca, 11 luglio 1859, il president del governo italiano Camillo Bens 0 di Cavour (1810-1861) insisted presso l’imperatore Napoleone H affinche questi non si opponess e all’annessione dell’Emilia e delb Toscana al regno di Sardegna, II risorgimento e l’irredentismo poleone mise come condizione la cessione di Nizza e della Savoia ed a ltre condizioni. Alla fine dell’aprile I860 insorse il popolo di Firenze e subito dopo insorsero anche Mode- na > Parma, Bologna, Ferrara e tutta Romagna e cos! l’ltalia centrale fu annessa al Piemonte. Un passo decisivo verso l’unita del Bel Pae- Se era compiuto. Con il voto del Parlamento fu costituito il Regno d Italia, il 17 marzo 1861, con 22 ftdlioni d’abitanti e 248.000 kmq Pero il processo di unificazione non era a ncora finito. 'orta Angelica a Roma, com’era prima deH’Unita d’ltalia. Era prassi comune infiggere le este dei suppliziati su picche ed esporle sulle porte cittadine, come monito per il popolo. futtavia con un incarico rischioso - narra Mastro Titta - perche non sempre la folia gradi- •*>*> anrile 2007. L a sconfitta italiana a Custoza ~ ^3/24 giugno 1866 ^el 1866, la Prussia dichiaro guer- ra all Austria, che aveva una fun- z lone egemone sulla moltitudine di sta ti tedeschi analoga a quella eser- c ' ta ta in Italia qualche anno prima. P 16 giugno 1866 inizio la guer- ra a ustro-prussa ed il 20 giugno si aggiunse alia Prussia anche l’ltalia dichiarando guerra all’Austria. Lat- tac co italiano inizio, pero, solo il il necessario per dire che c’era una guerra e non un mercanteggiare come nella realta ci fu con la cessio¬ ne territoriale del Veneto all’Italia (formalmente alia Francia). Questo sul piano diplomatico non cambio molto perche la cessione del Veneto era infatti assicurata sia nel caso di vittoria prussiana quanto in quel- lo di vittoria austriaca, oltre che beninteso in seguito alia prevista sconfitta delFItalia. La battaglia di Lissa/Vis - 20 luglio 1866 Essendo pero la battaglia di Custoza una sconfitta italiana era necessario per il governo italiano una vittoria e questa, lo stesso governo, ando cer- carla in oriente, vale a dire in Dal- mazia, dove da sempre le cose sem- bravano piii semplici. Cos! il governo ordino alFammiraglio Carlo Pellion Persano (1806-1883) di assalire l’iso- giugno - dopo lo scambio delle ra tifiche del trattato segreto austro- fiancese, il 12 giugno, che garanti- Va la cessione alia Francia del Ve- net o in cambio delle assicurazioni fra ncesi all’Austria sugli interessi austriaci in Italia e sugli ingrandi- rne nti territoriali in Germania. La §Uerra fini col trionfo prussiano P ress o Sadowa il 3 luglio, mentre ' halia, che si alleo alia Prussia, subi 8 r avi sconfitte per terra, a Custo- Za > e sul mare, a Lissa/Vis (Dalma- z ’a). La battaglia di Custoza, dove I'atono impegnati 73-000 austriaci c °ntro 130.0000 militari italiani - durd una sola giornata e fini con la Sc onfitta italiana, il 24 giugno. Alla ^ ne ci furono 714 morti, 2.576 feriti e 4.100 tra prigionieri e di- s persi dalla parte italiana e tra gli austriaci 1.170 morti, 3.980 feriti e 2.800 prigionieri e dispersi. Giusto Modifiche territoriali delFItalia (1859-1870) Stato Rp;mo di Sardegna Ducaco di Parma con Pontremolese _ I Ducato di Modena (con Carrarese e Garfagnana) Anno Kmq ~185^ 73.908] 1859 + 20.078 1860 - 12.586 lii5l 8L400 1860 1860 L/Ucaivz u. ..— Ex-Legazione di pontificie (Romagna) , Gran ducato di Toscana (esclusa la provincia di Massa e Car rara) Regno delle due Siciiie di qua del Faro (meno Benevento e Pontecorvo) Regno delle due Siciiie di la del Faro (Sicilia e le isole dipendenti) Territori di Benevento e Pontecorvo (ex Pontefice) Marche (ex stato Pontificio) Umbria 1860 1860 1860 1860 1860 1860 Regno d Italia Venezia \/Unro vano orientate Lazio iRegno d’ltalia + 6.236 6.200 GO.180 1860 1861 1866 1866 1870 248.507 + 24.515 + 1.487 + 12.083 286.592 1870 I +18 1870 ^-B 1 - - Cessione di Svizzera alia provincia di Novara Fonte: Atlante della nostra guerra, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1916, p. 49. 214 Atlante storico dell’Adriaticoori^^i la di Lissa/Vis in Dalmazia. Persano, contrario a questo progetto improv- visato, parti dal porto di Ancona per sbarcare a Lissa/Vis ma fu sorpreso dalla flotta austriaca. La battaglia ebbe luogo il 20 luglio 1866 e dopo appena mezz’ora di combattimento la flotta italiana, nonostante la supe- riorita numerica e qualitativa delle sue navi (gia di ferro, mentre quelle awersarie erano ancora fabbricate in legno), comincio a ritirarsi lasciando sul campo di battaglia seicentoventi marinai ed ufflciali morti e 40 feriti, mentre gli austriaci ebbero 38 morti e 138 feriti. La battaglia di Lissa/Vis fu piu un insuccesso che una sconfitta, perche fu uno scontro di non grande entita. Per i governanti italiani fu in- nanzi tutto un fatto d’orgoglio mili- tare ferito, uno schiaffo all’imperiali- smo adriatico. Infatti, pur se battuta anche sulla terra, nella battaglia di Custoza e presso Lissa/Vis, Fltalia nel braccio di ferro con l’Austria ottenne il Veneto ed il Friuli, ossia buona par¬ te dei territori per i quali era entrata in guerra. La cessione del Veneto e la conquista di Roma - 1866-1870 L’ltalia ottenne dunque il Veneto (2.316.813 abitanti nel I860) e il Mantovano orientale nel 1866 in forza del trattato segreto franco- austriaco, del 12 giugno, concluso prima della guerra e non per effetto delle sconfitte austriache, inflitte dai prussiani. La gratitudine italiana, per questi ingrandimenti territoria- li verso F Austria si manifesto con il trattato di pace italo-austriaco, del 1866, dove si “dimentico” di parlare dei territori italiani al di la dell’Ison- zo. Dopo il 1815 FAustria ripristi- no Fantica linea del flume Iudrio/ Idrija, che divideva il Lombardo- Veneto dal Litorale, percio diven- ne nel 1866, dopo la terza Guerra d’Indipendenza, una parte del con¬ fine orientale del Regno d’ltalia. Ri- masero cost in Austria tra italiani, friulani e ladini 580.000 abitanti. Dopo il trasferimento della capitale a Firenze (1865), Foccupazione di Roma (20 sett. 1870) era resa possi- bile dal crollo dell’impero francese. Alio stato italiano si aggiunse cost il 9 ottobre 1870, Roma e le Pr°' vince pontificie (circa 26.400 kmt| e 2.930.000 abitanti nel 1854) che ancora dipendevano dal papa. La partenza dei veneti dopo l’annessione all’Italia nel 1866 La conseguenza piu importance del' Farrivo dei piemontesi nel 1866 f u la partenza dei veneti. Un’emigrazione biblica, in segtut° ad uno stato di miseria e di disp e ' razione come non era mai avvenuta in Veneto in 2000 anni. Fu cosi che gli abitanti di quasi interi paesi em 1 ' grarono alia ricerca della “Merica > soprattutto in America latina ed it> particolare in Brasile, dove poi ham no ricreato un altro “ricco” Veneto al di la dell’Oceano, conservand 0 tenacemente la propria cultura, k proprie tradizioni, la propria ling 113 e quanta nostalgia. Il malcontento cresceva: ecco allot 3 la necessita di rafforzare Fapparato repressivo. I “Liberatori” “taliam arrivarono al punto di proibire k tradizionali processioni religiose m quanto “assembramento pericolos 0 per Fordine pubblico” (testo riptes 0 da La difesa del popolo, Settimanale della diocesi di Padova, 10-5-1981 )• Il Veneto di questi “tempi duri” e cm stellato da tutta una seria di rivolte e di manifestazioni: a Thiene, S. Get' mano Vicenza, Cavarzere, Cadore> Legnago, Polesine ecc.. Ma nelk storiografia ufficiale non c’e trace#’ questa scrive nei testi di scuola tutto si svolse con mirabile ordiO e e fra universali manifestazioni m gioia”. Nei 24 anni successivi cm 1 ' grarono 1.385.000 Veneti. Le cifre mostrano come FemigraZl 0 ' ne veneta abbia avuto una intensity pressoche pari a quella raggiunta nelk regioni meridionali ove il movimetR 0 migratorio ha fatto i maggiori viiott Cio e durato anche negli ultimi atm 1 anteriori alia guerra: cosi la medi 3 L’emigrazione dal regno d’ltalia nel periodo 1876-1909 (per diecimila abitanti) Fonte: BERTARELLI, L. V., Guida d’ltalia del Touring club italiano , Le tre Venezie , 1920, p. 77. II risorgimento e l’irredentismo c A.K T A annua e stata 289 nel quinquennio 1909-1913 e fu ancora accelerata malaria DEi.i/ IT AM A alia vigilia della guerra quando intere parrocchie venete, insieme con i par- rod se ne andarono verso 1 America Latina per cost evitare l’imminente deflagrazione bellica. L’unificazione d’ltalia ed il massacro delle popolazioni meridionali (1860-1880) 11 percorso dell’unificazione d Italia non fu lunghissimo, ma per questo non meno sanguinario. Nel 1720 la Casa Savoia, che ebbe la sua capitale a Torino, conquisto l’isola di Sar¬ degna e gia allora si ricorse a mez- • d particolarmente sanguinosi pet assoggettare la popolazione saida al nuovo potere. Secondo un cronista s ardo dell’epoca, il sostituto del ie di Savoia in Sardegna Amedeo di San Martino, percorse l’isola, negli anni 1733-1738, ed avendo nel suo se guito un boia, distribuiva la giu- stizia a destra e a manca impiccan- do 532 sardi ed altri 3.000 furono 'ncarcerati. In quell’epoca vivevano SU H isola circa 300.000 abitanti. ISlei territori conquistati dalla Casa Savoia, nel periodo 1860-1870, si tr ovava tantissima gente scontenta del nuovo governo sabaudo e, sin dal i860, si sviluppo una resistenza, che la storiografia ufficiale liquido come lotta al brigantaggio”. In breve tem¬ po furono inviati nell Italia meri- dionale 90.000 soldati savoiardi (in Parte comandati dagli ex-alti ufficiali ’aapoletani) con il compito di con- rrollare gli elementi dissidenti della P°polazione. L’esercito piemontese, In notne dell’unita e della fratellanza daliana, fece tabula rasa della resi- ste nza. Diverse localita furono rase al Su °lo, migliaia di case e fienili incen- diati decine e decine di migliaia di persone furono semplicemente pas- sate per le armi mentre altri scelseio la via dell’emigrazione. Ira i massacri e le emigrazioni si tratto di un vero c ataclisma demografico. Cos! il com L. TORELLI . Lirrutr di Stuto n di. Prorinna PriMnci*’ /* Circa»dmrio _ fWrorif | Malaria ,/nire r grarix*it"“ '/ l *_, ._ _ r |f[ ._ Mijumnn. _ La malaria in Italia fu sradicata solo dopo la seconda guerra mondiale quando gli americani fecero ricorso al massiccio utilizzo di DDT. Cartina: L. Torelli (1894). partimento dell’Abruzzo (col Moli¬ se), nel 1861, che era per numero di abitanti meta della Sicilia (2.000.000 d’abitanti nel 1854) ed un terzo del¬ la Lombardia (3.461.000 nel 1871), nel 1921 fu ridotto ad un terzo della prima ed ad un quarto della seconda. La Basilicata contava piu o meno lo stesso numero degli abitanti nel 1871 (510.000) come nel 1935 (513.000), nonostante il forte incremento della natalita. Nello stesso tempo in cui si verificavano queste tragedie umane un pugno di affaristi faceva i soliti profitti. Massoni, banche degli ebrei, gente del governo piemontese e per di piu la casa Savoia si riempivano i portafogli con i soldi degli affari con il Meridione. Alfombra di questi eventi si comincio anche nell’Alto Adriatico a fomentare l’irredentismo “giuliar no . L’irredentismo 1876-1925 L’irredentismo nasce nel 1876 come movimento italiano (culturale e poli¬ tico) tendente a riunire in uno stato 216 Atlante storico dellAdriatico oriental Brigantaggio Italia — Le zone tratteggiate indicano i territori con la presenza delle bande brigantesche. Sede del loro quartiere generale fu, per tre anni, il bosco di Pianel- la, ai confini del Talentino. Fonte: Storia illustrata del gennaio 1963. rieta nazionale nello Stato deve esi- stere come volonta di indipendenza e di unita nazionale fuori dallo Stato. A Trento, a Trieste ed in Istria e Dal- mazia una volonta irredentista esiste- va anche se in proporzioni piuttosto discrete. Nell’Alta Savoia e Nizza, cedute dalla Casa Savoia nel I860, ed in Corsica (8.722 kmq e 230.000 abitanti nel 1940) ceduta da Geno¬ va alia Francia nel 1769, invece, non si sono mai awertiti i segni dell’ir- redentismo. Del Ticino, nella Con- federazione svizzera, gli irredentisti parleranno gia nel lontano 1797 ed a varie altre riprese ma la popolazio- ne ticinese non ha mai dimostrato il minimo interesse per diventare parte delFItalia. A Roma non si e mai parla- Veduta di San Marino in una stampa del 1763. Racconta la tradizione che nella seconda meta del III secolo dell’era volgare, un tagliapietre cristiano di nome Marino (t 366), pro¬ venience dalla nativa isola di Arbe/Rab (Adriatico orientale), approdasse a Rimini insieme con altri compagni per attendere al restauro della citta danneggiata dalle invasioni barbari- che. Per le sue opere di beneficenza e divulgazione del cristianesimo Marino ebbe in donno dal vescovo di Rimini ilTitano, il monte a 17 km dalPAdriatico ove fondo il 3 settembre 301 la minuscola repubblica. unitario, come sviluppo del Risor- gimento, i territori sia geografica- mente o per storia, lingua o cultura “appartenenti” all’Italia (Trentino- Tirolo meridionale, Giulia, Fiume, Dalmazia) rimasti soggetti alFAustria dopo la terza guerra d’indipendenza (1866). L’irredentismo perche possa esistere come movimento di solida- to di riportare nella “madre patria” la citta Stato di San Marino (61 kmq e 7.000 abitanti nel 1854) nei pressi di Rimini o di recuperare il protettorato su Monaco (qualche kmq di super- ficie) “ceduto” alia Francia nel 1860, nemmeno durante la seconda guerra mondiale, quando FItalia arrivo alia massima estensione territoriale. Posto di guardia lungo i confini, durante h guerra 1940-1945. Il cartello in tre ling ue afferma la neutralita di San Marino. Foto. MATTEINI, N„ Repubblica di San Marino — guida storico artistica, San Marino , GPE> 1966. Il futuro duce Benito Mussolin* (1883-1945), che fu il portavoce dell’interventismo, passo un lung 0 periodo nel Trentino nel 1910- L a sua convinzione reale era, che 1 an' nessione italiana del Trentino fos se un’assurdita. A Trento ancora aH a vigilia della prima guerra mondial^ la stragrande maggioranza (90%) ^ el 200.000 italiani era piuttosto fil°' austriaca e questo lo riconobbe anch° Alcide De Gasperi (1881-1954) ^ governo italiano durante la sua visR a segreta a Roma nel marzo 1915 - N e ' le valli ladine, dove si parlava la 1%' gua neolatina (Trento e Sud Tirol 0 ’ ecc.), l’irredentismo fu un fenomen 0 pressoche sconosciuto. Il Friuli orientale (austriaco) Il Friuli Orientale, che fu parte del' la “Contea Principesca di Gorizia e Gradisca” (che comprendeva press 0 a poco il bacino dell’Isonzo fin° a ^ mare) aveva una Dieta “anti-ital* 3 ' na”, forgiata da Don Luigi FaidutP (1861-1931), sebbene dei 260.00® abitanti della Contea, circa 12®' 130.000 fossero friulani ed italianf mentre il resto erano sloveni, ted°' schi ed altri. La partecipazione p 0 ' litica dei friulani alle guerre risof' gimentali (1848, 1859 e 1866) f u minima e quasi esclusivamente le classi dominanti. Poche decin 0 di anni dopo, ben piu di duecent 0 furono i volontari friulani (e anche qui si rovescia la classe d’apparte- ne nza: quasi tutti operai e contadi- e muratori) che accorsero a com- battere per la Spagna repubblicana (1936-39). I risultati delle alleanze della guerra del ’59 e di quella del 66 provocarono un forte senso di inutilita della guerra e dell’apparte- ne nza all’Italia arretrata. Lirredentismo nel Litorale austriaco Nel Litorale austriaco (Trieste, Go- r 'zia ed Istria) una volonta irreden- dsta esisteva nel mondo politico e tra i giovani, in buona parte mani- , P°lati. Si sviluppo allora nel Litorale austriaco (la regione Giulia) una lot- ta politica assai complessa perche, Centre prendeva piede il movimen- t0 liberale italiano ed esprimeva an- c he atteggiamenti irredentistici, vi si m anifesto pure il risveglio nazionale d e gli slavi, che trovo eco nell’antili- ^ er ale clero e nelle campagne, dove politica dell’”esonero del suolo , v aL a dire dell’abolizione dei gra- v arni feudali, attuata dopo il 1848, aveva creato una numerosa classe d' piccoli proprietari. Il 14 gennaio 1884 f u costituita la Societa politica lst riana. L’attivita di questa Societa ^u concentrata nella divulgazione dcllf 1 ' d —o npi Monaco — veduta di Deroy del 1868 sulk quale e visibile 1’inizio della costruzione della ferrovia Nizza-Monaco che fu portata a cermine quello stesso anno. Fonte: Monaco and its Princes — seven Centuries of History, Perrin, 1997. ll '-V,UUdLa liwnti <-** • - propaganda irredentista e nei 1 4 per bambini slavi predestinati italianizzazione. Questo fu da Pdma il compito <\d\'Associazione Pr- n ■ . i _ c. , 4 "* 44a u GUIIipilU uuwx^v- | r ° Patna e una volta che fu proi- * ta > perche giudicata sowersiva fu c °stituita, nel 1891, la Lega Nazio- Yla '- e che svolse la sua attivita prin- ^‘Palmente nelle localita con popo- a 4one mista (italo-slava) in Istria e alrnazia. Tutto questo con lo scopo d dradiare la “cultura italiana”, dun- , 9 u c preparare il terreno per le futu- conquiste territoriali alle porte doriente”. Per controbilanciare gli s f°rzi degli irredentisti italiani fu co- st ' t uita da parte degli slavi 1 Associa¬ te di Cirilo e Metodo che doveva P r °ruuovere la coscienza nazionale degli slavi e la loro scolarizzazione nelle terre slave o promiscue. Per dare una dimensione geografica aH’irredentismo orientale fu inven- tata, nel 1863, la denominazione “Venezia Giulia”, che fu adoperata per la prima volta dall’ebreo gori- ziano Isaac Graziaidio Ascoli (1829- 1907) per indicare le terre “italiane” oltre l’lsonzo sotto il dominio au¬ striaco, vale a dire Litorale austriaco. L’appellativo “Venezia Giulia”, di origine propagandistica, ebbe scarsa risonanza nella propaganda bellica durante la guerra (1915-1918), ed anche dopo. La regione (Litorale austriaco) fu da molti italiani chia- mata semplicemente Giulia e questo ancora dopo il 1945 quando si pose la questione del nuovo assetto po¬ litico ed amministrativo delle terre orientali d’ltalia. La gente da sem- pre preferiva parlare di Friuli e friu¬ lani, di Trieste e triestini, di Gorizia e goriziani e d’Istria ed istriani. L’irredentismo, l’afFarismo e le realta italiane L’irredentismo non seduceva, dun- que, la popolazione italiana entro le frontiere austroungariche, soprattut- to, perche l’ltalia era conosciuta come un paese particolarmente arretrato, con vasti territori malsani a causa della malaria e le malattie legate alia poverta (pellagra, ecc.). Domenico Farini (1843-1900), presidente del senato dal 1887 al 1898 annoto nel suo diario: “Socialisti e democratici non hanno predicato che la conquista di godimenti materiali. Per entrambi che Patria, che dignita, che prestigio della bandiera, che onore militare: ci vogliono maccheroni! Egli e che gli italiani da un pezzo sono stuff di sta¬ re assieme Tra il dicembre 1893 e il gennaio 1894 la Sicilia fu in fiamme (fiamme vere, perche si incendiarono municipi, preture, uffici del registro, archivi notarili, sedi daziarie, circoli; si invasero carceri, caserme, banche), si sparo contro soldati e carabinieri. Era un movimento di massa, denomi¬ nate Fasci Siciliani; una insurrezione dei poveri. Nel 1898, per la scarsita del grano sul mercato mondiale, l’au- mento del prezzo del pane senza au- mento dei salari, produsse tumulti e saccheggi a Foggia, a Rovigo, a Firen¬ ze, a Pavia, a Napoli, a Milano, dove il fondatore del partito socialista Turati (1857-1932) pubblico un manifesto sulla “rivolta della fame e della dispe- razione” dal quale si originarono altri tumulti ed, il 7 maggio, barricate. Il regicidio del re Umberto I (1844- 1900), a Monza il 29 luglio 1900, da parte dell’anarchico Gaetano Bresci assommava tutto questo. Alla vigilia della prima guerra mondiale, circa mezzo milione di persone l’anno, per lo piu maschi, emigrava all’estero in cerca di lavoro. Il meridione ed il settentrione in Italia si ignoravano e questo fino agli anni sessanta quando 218 Atlante storico dell’Adriatico orient^. e apparsa la televisione. Nei fatti l’ir- redentismo - anche se in parte giusti- ficato (Trento e Trieste) e sostenuto da una parte della popolazione locale - non era altra cosa che la copertura sotto la quale si trovava, oltre l’idea- lismo (nazionalismo) di pochi, una forte volonta espansionistica degli imperialisti italiani. Dopo la cessione turca della Bosnia allAustria-Unghe- ria, nel 1908, e la conquista italiana della Libia turca, nel 1911, si diffu- sero le idee di allettanti possibility economiche nelforiente d’ltalia. Le logge massoniche italiane — control- late per lo piu dagli ebrei e da una fitta rete di imprenditori - non ave- vano cessato di manifestare un vivo interesse per quanto accadeva sulf al¬ tra sponda dell’Adriatico, nelle cui sorti cercavano il completamento del cammino intrapreso con le conquiste territoriali a Tripoli e nell’Egeo (nel 1911). II numero degli irredentisti nel Litorale austriaco Uno dei capi dell’irredentismo triestino, Mario Alberti, riteneva che, prima del 1914, a Trieste fos¬ se attivamente irredentista il 2,5% della popolazione, mentre quelli che si denunciavano italiani, nel censimento del 1910, si awicina- vano al 70%. A Pola il candidato irredentista Nicola Martina otten- ne nelle elezioni del 1907 solo 108 voti, mentre il social democratico ne ottenne 1.247. Quando scoppio la guerra si presentarono come vo- lontari nell’esercito italiano in tota- le 2.107 uomini (1.047 da Trieste; Istria 410; Gorizia e Gradisca 324 e Dalmazia 215) su una popolazio¬ ne italiana che, in queste quattro regioni oltrepassava i cinquecento mila abitanti. Mold di questi “vo¬ lontari” furono previamente cattu- rati come militari austro-ungarici dagli eserciti dell’Intesa ed il l° r0 irredentismo (volontariato) fu modo di salvarsi dalla dura prigi°' nia. A Fiume/Rijeka firredentistno era praticamente inesistente anch e perche la citta si trovava sotto 1 L% gheria, mentre nella Dalmazia au- striaca l’irredentismo si limitava a pochissimi esaltati. Tra i volontat 1 c’era, dunque, gente idealista pe 10 anche parecchi individui scatenati e per questa ragione oggetto di p r0 ' fondo disprezzo tra la truppa italia' na. A proposito di questi volontari) scrive Benito Mussolini nel 1922, che “furono vessati in ogni modo, a tale punto che in data 14 agost° 1916, il generale Cadorna si decise a diramare una circolare stamp ata su due pagine, nella quale veniv a raccomandato che i ‘volontari non fossero oggetto di derisione, m a fossero rispettati dagli ufficiali e dal soldati ’. Adriatico orientale da Monfalcone/Trzic a Zara/Zadar. Legenda: (•••■) confini amministrativi; (=) strade. Cartina: Vallardi, Giusepp e Pietro, Viaggio da Trieste a Milano, 1828. L’ALTO ADRIATICO E LA SUA POPOLAZIONE ( 1846 - 1918 ) Le terre dell’alto Adriatico furono diyise politicamente, nel periodo 1866-1918, tra il regno d’ltalia (Ve- net0 > Friuli occidentale) e l’Austria- jdngheria (Croazia, Litorale, Carnio- a ’ e Fiume) mentre la popolazione era composta di friulani, italiani, s °veni, croati, tedeschi, ebrei, serbi, r °meni ed altre etnie numericamen- te di poco rilievo, che vivevano nella P lu assoluta pacifica convivenza. La popolazione del Friuli ( 1846 - 1910 ) Fra l’irruzione longobarda e slava era immigrato in questa regione quel ceppo che aveva formato la base della popolazione del Friuli: i friulani retoromanzi, vale a dire i la- dini-friulani con un tenace idioma proprio, che trova quasi identita col vecchio catalano e provenzale, affi- nita col rumeno ecc. All’est dello spartiacque fra il Cellina ed il Piave (Maniago) comincia il friulano, che abbraccia l’intero bacino del Taglia- mento fino a Portogruaro, quello del Torre (Cividale) fatta eccezio- ne per il tratto abitato dagli slove- ni udinesi e la pianura goriziana. Nell’anno 1846 si contavano nella provincia veneta di Udine 348.225 friulani, nella zona costiera 48.569 e presso l’esercito imperial-regio Mw/fl.iifr*- ?*Ailtrsen£ Sis' l'ntrrtrt4 X.wA'Wfflrt Vaxkfit faS'rr'i Vcurjxdi F*yf rnS Nrvi / ftji.K'i'g fn- rsttm. Hnwin-Nt: Afnf.^nr J k .£ •/ , il-®'' a f^rr^'-L .-i >»/«/ -1- \ r ' o 5s uQ <• u ^ f , f p*k r °V„ 'Tr IOWA LJ Yjfr EN - ? / * tV S Pr«chen Karte ' , A-AlT ° s Ur th «OiKV» iviiin.uuni swg^b| /! '*:yy>o Movcmni pt.'.*/kk m . *-T»OO0 llalU'ni‘riU\.ii..*-T «. rrsMuIrrV • 17% 4J)ovdU( v Cssrr: l'i:t K v , in Vuattn < “ 0m P°sizione 1 inguistica dell’Austria-Ungheria. Cartina del 1900. 220 Atlante storico dell’Adriatico orienttak La popolazione slovena nei territori di Cividale, Udine e Tolmezzo, secondo il censimento del 1921 Fonte: Oko Trsta, pp. 161-162. ce ne erano circa 4.300, in tutto dunque 401.094 friulani nel regno Lombardo-veneto, che fu parte del- l’impero germanico. Oltre i friulani viveva nel territorio del Friuli oc- cidentale anche un esiguo numero dei tedeschi (Carnia, Timau/Ti- schlwang e Sauris) e sloveni in Sla- via veneta. Con l’annessione del Friuli (occidentale) al regno d’ltalia nel 1866 i friulani diventarono cit- tadini italiani, mentre i friulani del Friuli orientale, circa 50.000 perso- ne, rimasero in Austria (Li to rale). I friulani del regno d’ltalia dovettero riconoscere come loro lingua esclu- siva l’italiano (dal 1880) e furono compresi fra gli italiani dalle sta- tistiche ufficiali. Mentre nel Friuli orientale mantennero il loro statu- to particolaristico. I friulani furono classificati etnicamente come italia¬ ni nel censimento austro-ungarico del 1910 e come friulani in quello italiano del 1921. Secondo le stime dell’Istituto militare-geografico di Firenze del 1938 il numero com- plessivo dei friulani in Friuli era di circa 550.000 persone. Slavia veneta Sotto la dominazione veneta (1420- 1797) il territorio della Slavia veneta - denominata Schiavonia Veneta - godeva di una larga autonomia am- ministrativa e giuridica. Il giurista Carlo Podrecca scrisse nel suo libro “La Slavia Italiana” che ai tempi del¬ la Repubblica di Venezia le popola- zioni slave di queste terre avevano una specie di proprio “parlamento”, composto da rappresentanti eletti dai padroni di case. L’autonomia fu abolita con Farrivo dei francesi e piu tardi gli austriaci non la ripristinaro- no. Dal 1797 e fino all’occupazione francese, nel 1805, questa regione faceva parte d’Austria alia quale fu di nuovo attribuita nel 1815. La po¬ polazione rimase anche dopo questa data molto filoitaliana e nel 1866 l’Austria cedette la Slavia veneta con circa 553 kmq e 27.000 slove¬ ni (secondo il censimento del 1861) all’Italia. La popolazione dell’alto Adriatico sotto PAustria (1849' 1918) Lungo tutto il periodo dell’Austria' Ungheria (1869-1918) la popolm zione dell’alto Adriatico austriaco (diviso territorialmente tra Litora- le, Fiume, e Litorale croato) viveva in una pacifica convivenza scossa, ogni tanto, dalle battaglie verbal! tra i rappresentanti di diverse etnie per il potere entro le strutture arm ministrative, mentre la gente stessa era preoccupata per lo piu da come sbarcare il lunario. I problemi social! (Findebitamento delle famiglie, so- vraffollamento delle citta, Forario di lavoro tropo esteso, fame endemics tubercolosi ed altre malattie, ecc.) furono presenti in una larga fascia della popolazione dell’epoca. La fo r ' te crescita demografica costringc va non poca gente a trovare un pos t0 al sole nelle terre d’oltre mare, h 11 ' ziarono cost le emigrazioni verso l e Americhe e FEgitto (le badanti dcll e famiglie, ecc. chiamate alessandrW secondo la citta d’Alessandria) ed u n forte spostamento delle popolazi 011 * rurali verso i centri urbani (Triest e > Il Carolina , primo battello a vapore de la linea Trieste-Venezia (1818). Nel 1^ Giuseppe Ressel (un boemo che soggi° r no a Trieste 1826-1829), fece un tentative di usare I’elica come motore dei battelli a posto delle ruote laterali (tambure). Un 111 cidente di poco conto nella prima prova dusse la polizia austriaca a proibire ulterinj 1 tentativi, e cost non si udi piu parlare de l’elica fino al 1836 quando I’inglese Smi 1 suscito grande scalpore con un vapoi' e :l elica. Disegno: Le Vie d’ltalia dell’ag° st0 1940. 221 fcxficu ,n . . . —. Le terre e le lingue nell’alto Adriatico e nei paesi circostanti. Legenda: i colori indicano: tedeschi, sloveni, croati, rumeni, italiani, friulani, magiari; i cerchi indicano le citta con 10-50% di tedeschi, sloveni, croati, magiari; triangolo = italiani. Cartina del 1900. ste anche il margraviato d’Istria e la Bezirke ): 8.150 tedeschi, 198.451 contea di Gorizia e Gradisca con una sloveni, 88.016 croati, 44.575 (ser- i • i • i i QC7 bi, dalmati e slavoni) 113.480 ita- popolazione complessiva, nel 185/, ’ ’ i l- liani, 48.860 friulani; 480 valacchi di 507.931 abitanti, distribuita in .... (popolazione di origine romena) e 13 circondari politici ( Politische 3713 ebrei I tedeschi I tedeschi arrivarono nelle terre del- l’alto Adriatico in diverse ondate, pero sempre in quantita molto esigue. I cognomi germanici sono, dunque. facilmente riscontrabili (finiscono per lo piii con le lettere “-man o “- er”) a Gorizia e sul Carso, dove i te¬ deschi furono insediati anche dopo la peste del secolo XVII (la localita d’Avber, vale dire AufBerg, tradotto in italiano “Sul colle”, ecc.). L’ulti- ma piccola immigrazione ha avuto J-i XIX auando , sa bbiosa fu austriaca (1815-1918, - Via Stefania. Grado che sorge su una un bkanti ( ita li a ni). Foto d’epoca. -ontea di r.r^icr, e Gorizia) e contava nel 188/ X** \ \.,^rrr\ 1 mPfd ( k 222 Atlante storico dellAdriatico oriental 'w'b'URK ERIXEN PETTAU DINE ^VITTORIO ' §g 6 rz LAOUILEM LAIBACH f ^ r^StUUM. ZAGF**B' TREVISI GRAOO / cXpooistria^A CITTANOVA-h /' -4^- PARENZO* ( (,\ _ WrAi Osterreichische DiBzesen I. Kirchenpr. GWr*. 1. Erzdidx. Gdrx-Gradisca. 2. Dio*. Laibach. 3. «, Pare nxo-Pola. 4. , Triast-Capodistrta. 5. . V.giia. diAico' Banjaluka IL Kirchenpr. Lemberg. I Late in isc bar Ritna.; 1. Erxdi&x. L^rnberg. 2. Difa. Prxemyal. iWii'inaa *•—--r Ungyl»ch« Ot6z»«an: —y' X. Kirchenpr. Barterrom (Gran). 1. Eixdiox. Esxtargom (Gran). 2. Di5x. Boaxtercxebinya (Nauxohl). 3. , Gyffr (Raab). 4. . Nyitrm (Newtra). 3. . Pica (FOnfkirchaa). 6. , S*«k*afah4r»ir (StuhlweiSbg.)i 7. , Sxombaihaly (Sttiruunaager). ». . VAcx (Waitten). q# DirWO Sakknu (Grax l. _..I***;._____ II8AH0 jfcCATT ARO RAGUl r PI0AURU8 Klrohanprovln* Sarmjevo. 1. Krxdifia. Sarajevo (Vrhboana). 2. Dtba. Banjaloka. 1. a Mnacar Do too La divisione ecclesiastica dell’Adriatico orientale in Austria-Ungheria Fonte: Cartina di Celestin Wolfsgruber, Die Habsburgermonarch> e 1948-1918 , vol. 4. La popolazione della contea di Gorizia e Gradisca (1846-1910) Legenda: Per i censimenti in Austria si applied nel 1846 il criterio della “lingua materna” mentre i successivi rilevamenti furono fetd lfl base alia “lingua d’uso”. Possiamo notare, dunque, che pur essendo il tasso di crescita demografica per diverse comunita etniche pi u 0 meno uguale, il numero degli italiani aumento in 65 anni del 50 % (circa 30.000 persone) ed i tedeschi addirittura oltre il 300%, menW e gli sloveni aumentarono, nello stesso periodo, di poco piu del 20% (vale a dire ca. 26.000 persone). In questi dati della contea di Gori z * a e Gradisca si trovano sotto il titolo di “italiani” per lo piu (70 %) friulani. Fonte: Die Habsburgermonarchie 1848-1918 im Aufiragder Kommission fur die Geschichte der Osterreichisch-ungarischen Monarchic ( 1918) - Die Volker des Reiches (A. Wandruszka, P. Urbanitsch), vol. 3, Vienna, Osterreichische Academie, 1980. arrivarono gli operai dall’Austria per costruire la ferrovia Viena-Lubiana- Trieste. I tedeschi dell’alto Adriatico erano concentrati in alcuni villaggi e la nobilta era composta da poche fa- miglie di conquistatori: la feudalita, dove si consolido, fu, specie sino al 1500, prevalentemente tedesca: te¬ deschi i feudatari maggiori e spesso i minori; cittadini, borghigiani, la gleba, il basso clero: ladini, o veneti o slavi. I coloni originari dalla Ger¬ mania si sono assimilati, attraverso i secoli, umanamente e culturalmente nella maggioranza slava, friulana o italiana. Questo esiguo numero di tedeschi (austriaci) ha detenuto, pero, tutto il potere politico ed amministraO vo per quasi un millennio nell ah 0 Adriatico, eccezione fatta per il cel ritorio della repubblica di Venez‘ a hno al 1797. La lingua dell'ann 11 * nistrazione austriaca fu il tedesco, 3 parte nella marina mercantile do ve si ricorse spesso all’italiano (vene t0 ^ ed in parte anche nella marina P 11 223 j^lE2_ Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) _ ktare ' Linsegnamento nelle scuole La citta di Gorizia (1854-1910) Primarie d’Istria e Trieste si fara fino a l 1850 per lo piu in lingua tedesca. La popolazione tedesca arrivo al suo apogeo numerico negli anni 1890- 1^10 con 29.077 persone, vale a dire 4.486 a Gradisca e Gorizia (in parte i pensionati che furono attrat- d dal mite clima locale), 11.856 a Trieste, 12.735 in Istria. I tedeschi furono per lo piu funzionari di stato e d ufficiali deU’esercito che a Pola/ Pula arrivarono a contare diverse uaigliaia di persone. La contea principesca di Gorizia- Gradisca La contea principesca di Gorizia- Gradisca si estendeva su una su- Perficie di 2.918 kmq. Gradisca si es tendeva su di un territorio di 621 km q e contava nel 1910 70.000 abi- tan ti dai quali 5.800 sloveni, 380 te¬ deschi ed il resto italiani (friulani). Nel 1854 c’erano a Gorizia 8.000 abitanti e a Gradisca vivevano 800 persone. In ambedue le localita esi- steva una promiscuita culturale tra le diverse etnie (friulana, slovena, tede¬ sca, italiana ed ebrea). Nel suo libro II territorio di Gorizia e Gradisca del 1873, il barone Carlo von Czoernig scriveva: “A Gorizia la nobilta park il tedesco, i funzionari parlano l’ita- liano, il popolo park il friulano, il contado park lo sloveno”. Czoernig, che fu presidente della Commissio- ne centrale di statistica, indico nel suo lavoro per Gorizia 16.659 abi¬ tanti dei quali 11.100 italiani di cui la maggior parte friulani (10.000), 1.800 tedeschi, 3.500 sloveni inse- diati nella parte orientale della cit- tadina e 300 israeliti. Con il tempo la composizione etnica della citta cambio in favore degli sloveni e se- condo il censimento del 1910 c’era a Gorizia sempre un numero su- periore d’italiani/friulani mentre il comune comprendeva, sempre alia stessa data, 24.403 sloveni contro 17.506 italiani/friulani. I rapporti tra le etnie erano da sempre ottimi e si celebravano numerosi matrimoni tra gli appartenenti ai diversi gruppi etnici che sono, ad oggi a Gorizia, piuttosto la regola che l’eccezione. Altrettanto buona fu la coopera- zione nella vita politica dove i rap- presentanti degli schieramenti dei partiti preferivano gli interlocutori con simili ideologic, anche se di ap- partenenza etnica diversa, piuttosto che i propri connazionali delle file politicamente opposte. Territorio di Monfalcone — Bisiacheria Dal Goriziano si distingue il Ter¬ ritorio di Monfalcone, ossia quel triangolo pianeggiante compreso OSEACC OSOJANE BavSica Muza Mosi’ v'Muzec 'EDALETTO Kii GEMONA SGUU1N _ piwbiEus KrojJI v rV ^p'reiniSke Ravne 1 >JDRE2NICAg BORJANA ( \ ,.#n If Suiid IDRSKO& TARCENToL'i ICENTA /«/, ■TORLANO /tORLan 'ROSSENI ’ROSNIO Cergneu .... Cernjeja. f, Matajui kAmno MONTEFOSCA^; CRN! VRH • NIMIS, NEME S’u pizza Stupica ATTIMIS >iHTEN_ '^ceWetisci A ' GEPLESd CANE80LA ^ J ' Cenebola V.. . MEfr • /%M Pulfero f- Podbones RACCHIUSO REK:_* TRrCESIMi aououSS A '^CAPORJACCO NACCO Gnmacco Grmok . , FAEDIS FOJDA HCanalutto jlSkrilo-^r' Zaverinac, Cosizza Kozicfl CAMPEGLIO ‘ Campej ' ZIRACCO L \\ j -Rl^ZOtO TAVAGNACCO imbreSko PAGNACCO^ S7PIETRO./ al Natisonapr ^PETEj? S>OV f ,fS-Lf6m san 6 uarzo j>o(LZ! SF-NCur^^/v Cemur \ ' ' T PURGESSIMO "" preSnje Gastelmonte 'XX CIVIDALE / Stara Gora v/ \\ del Friuli' " > CEDAD TOG HAND TQUAN / PAGAGNA [SALT MOIMACCO) MOJMAG MARTIGNACCO'/ KANAL IEMANZACCO ■VIPEM> Wr Ve neta (in sloveno Beneska Slovenija) - territorio dell’Italia con gli abitanti sloveni. Cartina: Slovenski leksikon , Ljubljana, 1980. 224 Atlante storico dell’Adriatico orierp NASSFePo Poiudnig Poiudnik M. Poludnig up#*"' / Gartnerko/eJ KrniSke skate 2195 BlSTRJC- MOKRINI i Oisternig Ojstrnik M. Oisternig DRASCHIT?^<^___>5 _HOnENTHlwf # QORIACH STRAJAV^ A V S T R I thorl \ __VRATA .RNOLDE iODKLOj SELTSCltACH sovCe O/enr J"- M. For no I DEN A BASS^vJ :^JA$TUDEb.'* COCCAU KOKOVOr UGOVfZZA UKVEi' CAMPOROSSO j) zaSnice J, MALBORGHETTO NABORJET _ SNi d(i Lusnizza 'nice; V^: FUSINE FUSINE LAGHI inV.alromana PRIJALNU-^ \\VFU2lNE ^PONTEBBA ’ ('/TABU A' gJK/cW _ & 'ARVISfl trbi; 1 " ife ; MONTE5ANTO VAlBRUNAln di Lussari* OVCJA vasvjy,viSarje8P& u.'fjt'/ tit Pusirn \nnyartski JJT\ CX^PIETRATAGLIAT) UOFREDDOfl IRZIA VODA J vLtma ai caccJatort V>KamnJtilovcc & Picco dl Mezzodi 2063 •Kopa V Vis o ka 227d\ Ponca MUDA MUTA DOGNA DUNJA Jo/ di Montasio \ Spik find Policami j Jof Fuarl ■jMtogat/.: Val canale/Kanalska dolina. Cartina: Slovenski leksikon, Ljubljana, 1980. fra l’lsonzo/Soca e il Carso che ha un’ampia base marittima fra il delta isontino e quello del Timavo e il suo vertice interno presso Sagrado (nei pressi di Gradisca), dove l’lsonzo sfiora le pendici carsiche. Questo territorio, denominate anche Mon- falconese o, dagli agronomi, Agro monfalconese, fu un’unita stori- ca ben definita fin dal secolo XIII, quando nell’ambito del Patriarcato aquileiese comprendeva la “Dese- na”, ossia la terra murata con nove borghi vicini, e le dodici “ville” di Begliano, San Canciano, Casseglia- no, Dobbia, Fogliano, Isola Morosi- ni, Pieris, San Pier d’Isonzo, Staran- zano, Turriaco, Vermegliano e San Zanut (circa 110 kmq). Dopo essere state una fiorente co- munita del Patriarcato, con voce nel Parlamento della Patria, il Territo¬ rio di Monfalcone passo nel 1420 alia Repubblica di San Marco. In questo territorio veneto, isolato in mezzo ai possedimenti austriaci, poteva cost svilupparsi una cul- tura intermedia, friulano-veneta, che ancor oggi caratterizza il dia- letto (romano, variante di veneto) parlato ed i costumi. Gli abitanti vengono indicati dalla tradizione popolare con il nome di “bisiachi”, che forse deriva dallo sloveno bisiak — (fuggiasco) e ricorda l’afflusso di profughi slavi durante le incursioni turche dei secoli XV e XVI. Da li nasce anche il nome di Turriaco (o sea turco). Solo dopo il trattato di Campoformido del 1797 il Mon¬ falconese venne incorporate nella Contea di Gorizia e vi rimase fino al 1918, salvo la breve parentesi na- poleonica delle Province Illiriche. Popolazione della citta di Gorizia (1869-1910) Fonte: CZOERNIG, Ethnographic der osterreichiscen Monarchic, Brockhaus = Lexikon , 1895; DUROSELLE, J.-B., Le conflit de Trieste 1943-1945 , Bruxelles, ISUL, 1966, p. 31. Legenda: Tra gli 14.812 italiani del 1910 ci furono anche 1.600 regnicoli, vale a dire abi¬ tanti provenienti dal Regno d’ltalia. La Bisiacheria rappresenta oltre uH terzo dell’odierna provincia delb Gorizia. Trieste e la sua popolazione (1735-1910) Il destino dell’antichissimo poi t0 triestino comincio a cambiare radi calmente dal 1717 in poi, quand° l’Austria dichiaro liberta di navig 3 ^ zione nell’Adriatico e spaced cosi monopolio imposto unilateralrnen te da Venezia. Nel 1735 la citta di TB e ste contava solo 3.865 abitanti (c'° e italiani o italofoni), ed il suo tern torio circostante altri 3.385 s ^ aVl j Negli anni 1781-82 l’Austria abol* la servitu della gleba e con l’editf 0 di tolleranza permise la libera circ° lazione agli ebrei ed agli individ 111 Aratura nell’alta val di Natisone. f° t0 SQUINABOL/FURLANI, Venezia Gw 1 *’ 1928. 225 ^oAdriatico e la sua popolazione (1846-1918) La popolazione del territorio di Trieste statisticamente (1846-1910) e genda: ** Nel 1910 c’era nel Litorale (austriaco) il seguente numero degli ebrei: Trieste 5.495 (2.209 stranieri); Gorizia 335 (146 stra- !l leri )> ktria 684 (454 stranieri). Oltre cattolici, ebrei, evangelici c’erano anche 1.370 ortodossi (serbi, montenegrini, albanesi e greci). °nte: Die Habsburgermonarchie 1848-1918, voll. Ill, III/1, p. 882. e tabella n. 6. altre confessioni. Iniziarono cosi spostamenti della popolazione dall’Austria, l’Ungheria e l’Europa s ud-orientale verso i nuovi centri di at tivita economica. Con l’apertura ^ e l canale di Suez nel 1869 il por- to triestino, incuneato tra l’Europa Ce ntrale e l’Europa sud-orientale, divento uno dei piii importanti em- P°d economici del Mediterraneo e conseguenza aumento anche la P°polazione triestina. Se nella citta ^ Trieste c’era una netta prevalen- Za di italiani (85%), nella diocesi di Trieste e Capodistria secondo Bar- tolornasi, vescovo dopo la prima § Ue rra mondiale, la situazione fu la Se guente: “La popolazione slava (...) ln queste terre quasi pareggia, in nu- rr,er o, quella italiana (...)”. I afelt f >/Ji ymw :« nad Pohcami MOGGIO UD1NESE a®,- iekiana (PIANO TAMAROZ „ f* < i =*^s*!.erro t t l i $ I Sella AVv< Neve/ikyprevi PP-ATO^f^s^ J l GNIVAnJ NJ|WA<7 M Mauris OSEACCO/ 4 OSOANE LISCHIAZZE USCACA ‘ORTlS 'RATA >,A i. Cadin >VENZONE PUSJA VAS in* |Ker»onte: Die Austro-uwarisches Monarchic 1848-1918, voi. oy - cratistiche prendeva in consiaeraziouc ... »****,- censimento « 1846 fu &„o in base alia -lingua mate* m.n.re ,1 “ S “ u26 ^sonn, „.l 1848, a 69.000 «ki quali 17.000 » Pit, g,„ !S „ „„ m „„ di tedeschi abi.av. a Pol. dove 1, popol^.one aumen.o 1.146 p Fonte II % r -~ uu. militari) nel 1910. Marcovich, che fu sindaco d’lso- per piu di venti anni nel perio- do 1834-1859. L’Istria ex veneta (superficie 2.587 kmq) nel 1806 c °ntava 89.000 anime, nel 1816 103.000 e nel 1870 152.000. ■ essendo il livello di crescita de- ^ografica pressoche uguale per tutti 1 S ru ppi etnici, dalla statistica risul- che, il numero d’italiani in Istria " ne l periodo 1846-1910 - piu che r addoppio e simile cosa vale per gli doveni, mentre, il numero dei croa- d aurnento del solo 30%. E chiaro dunque che ci fu un travaso della P°polazione croata in quella italia- ^ a > in parte volontaria ed in parte arnministrativa”, vale dire con le ^anipolazioni dei censimenti ed i re gistri comunali. I censimenti era- 110 nelle mani delle autorita muni- c *pali italiane che, nella lotta per il P°tere, semplicemente gonfiavano propria importanza numerica. 11 09,6% della popolazione era catto- 'ca mentre il resto era, nel 1890, c °naposto da ortodossi (443 monte- ne grini); 100 evangelici; 274 calvi- nisti e 229 ebrei. Hnea di spartizione tra gli doveni (croati) e gli italiani in ^ s tria occidentale l~a linea divisoria tra diversi gruppi et nici fu descritta cosi da Bertarelli d- V. nella Guida turistica italiana del 1 920: ch _ Capodistria/Koper - la Piazza del Duomo. Dipinto di Tischbein (1842). La divisione politica del Litorale austriaco nel 1910 -—;-1—r.-'—|- Unita arnministrativa ' n " Trieste/Triest/Trst Citta di Gorizia Gradisca con Monfalcone Parenzo/Porec Pola con Rovigno Tolmino/Tolmin Gorizia (senza citta) Sesana/Sezana Capod istria/Koper Lussino con Cherso/Cres Pisino/Pazin 59.319 Ub868~ 29.566 -“Dopo una zona mista ' ie v a da Sistiana a Nabresina si ^ r ‘va al dialetto veneto di Trieste, xpi si parlava fino ad un secolo fa tale I- 1 - Fonte: MOODIE, The Italo-Yugoslav Boundary, p. 147. * Sono compresi nel numero degli italiani anche oltre 70.000 friulani e 6.000 ebrei. ** Tra gli jugoslavi sono compresi anche i serbi (popolazione ortodossa parlando serbo/ croato) che nel Litorale non superavano 2-3 mila persone. Qualche centinaio di slavi orto¬ dossi (serbi e montenegrini) viveva a Trieste ed un numero esiguo di montenegrini abitava nel villaggio di Peroi nei pressi di Pola. 228 Atlante storico dell’Adriatico orientijji Popolazione presente nei maggiori comuni d’Istria nel 1910 Le differenze nelle percentuali (dal 100%) rappresentano le nazionalita straniere (in caso di Pola 11.185 abitand, Rovigno 1.015, ecc-)- Fonte: Oko Trsta, 149-152. Lalto Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) una varieta friulana simile a quella della vicina Muggia che e l’anello di congiunzione fra il friulano e le parlate indigene non ancora vene- danizzate dell’Istria romanza. Da Muggia in poi e impossibile traccia- re un vero confine linguistico italo- slavo; in generale possono valere le 'ndicazioni seguenti: italiana e la c °sta a Ovest della ferrovia Trieste- Purenzo (come lo sono all’interno laugnano e Pinguente), piu a Sud d lembo della costa fino al Canale di Peme. H triangolo delle carrozzabi- Rovigno-Gimino-Pola, rinchiude Paesi italiani o misti (Peroi e colo- nia montenegrina), mentre gli slavi s °no sparsi per il contado a Est di P°la; Sissano conserva ancora trac- Cla del vecchio dialetto romanzo ls triano dello stesso tipo di Rovigno, ^ulle, Dignano, Gallesano e Fassa- n °- Lungo la riva del Quarnero il Ve neto-istriano, sempre limitato alle '°ca!ita maggiori arriva alia Punta di P'anona. NeU’interno le cittadine di P°ttole e Pisino sono italiane con Su burbio e contado slavo”. Pa disuguaglianza tra le diverse P°polazioni l’ --- - , “Pancogole” - donne del contado, venditrici di pane a Trieste. Dipinto d’epoca. Le citta d’lstria secondo la lingua d’uso (1910) -1-r—r > u guaglianza della lingua slovena e |- ro ata davanti ai tribunali fu rego- ^ata con le leggi austriache del 1781 e !796. La costituzione del 21 di- Ce tnbre 1867 accordo 1’uguaglianza ^ e g'i idiomi. Questa disposizione tut tavia non fu applicata fino a che Una legge del 25 maggio 1883 non ell mino gli ostacoli all’uso del croa- to e dello sloveno nei tribunali. Solo * le l 1894 il governo austriaco - vista a c °tnposizione linguistica del ter- r >torio - ordino che le insegne delle | st 'tuzioni pubbliche - con la scritta "■aliana — portassero anche la scrit- s lava. La ribellione contro questa ^ ec isione irruppe e si diffuse il 22 ot tobre 1894 da Pirano in tutte le c ’tta dell’lstria, a Rovigno, a Pola, a Par enzo. Anche a Trieste l’ammini- Altri Sloveni/croati Italiani Abitanti 5.437 8.993 (iToi 7.379 Citta MUGGIA/MUJE 7.909 IVi UUVJ XI J CAPODISTRIA/KOPER 5.914 ISOLA/1ZOLA 298 7.074 pirano/piran 3.061 3.170 buie/buje 3.151 3.219 UMAGO/UMAG 2.086 vi rtyj --_ - ttan qva/nqvigrad ---- . rr TXT 2.275 1.346 1 1 /TJL V W . ^ _ ONTONA/MOTOVUN -- 7A 1.371 3.962 4.263 IV1W1 ^ * — _— PARENZCLPOREC 1.344 10.859 12.323 ^VIGNOWOVIN] 18.942 12.804 26.816 5.081 1.057 58.562 POLA/PULA 6.087 r cvju i _ D1GNANO/VODNJAN ALBONA/LABIN J>lSINO/PAZIN___ LAURANA/LOVRANA CH ERSO/CRES 1.133 1.133 4.425 427 188 798 255 192 223 604 530 C^jnjL/JlXvJ w--- LUSSINPICCOLO/M.LOSINJ TOTALE _ 23.899 240 20 509 91 648 135 Fonte: Oko Trsta, p- 129. Veduta di Trieste dall’oriente. Dipinto di G. Riegler (1836). 230 Atlante storico dell’Adriatico orient^. Trieste e dintorni. In primo piano il castello di Miramare fatto costruire da Massimiliano d’Asburgo (1832-1867), imperatore del Messi c ° (1864-1867) dove fu fucilato dagli insorti repubblicani. Dipinto di Alberto Rieger, seconda meta del secolo XIX. Lussinpiccolo/Mali Losinj. Nel 1794 si insedio sull’isola il medico Bernardo Capponi, che contribui in modo determinante alio sviluppo della localita, che all’epoca contava circa 200 case. Il medico procure agli abitanti locali alcune navi prese in affitto a Trieste e la gente locale sviluppo, da allora in poi, il commercio con tutto il Mediterraneo ed il Mar Nero Nel 1859 la flotta franco-sarda del Mediterraneo entro nell’Adriatico per tenere sotto scacco la flotta austriaca, rimasta appartata durante tutta la guerra entro la cinta fortificata di Pola. Il grosso delle navi alleate occupo Lussinpiccolo/Mali Losinj, ed innalzo sulle pubbliche antenne, accanto al vessillo tricolore francese, il bianco-rosso-verde piemontese, dopo avere staccata Fisola dall’attigua Cherso/Cres rompendo a cannonate il ponte sull’an- gusto canale detto La’ Cavanella. Dipinto di Tischbein (1842). strazione statale per i rapporti con i pubblico funzionava unicamente 111 lingua italiana e solo verso la fine del secolo XIX comincio ad inserirsi n el tribunali - quello che era garantT 0 con la costituzione - l’uso dello slo' veno e croato. Nel 1861 venne costituita la Di eta d’Isrria. La popolazione istriana e l3 composta per meta da veneti (italic ni) e per meta da slavi (90% croa' ti, 2% romeni, 4% sloveni...)> 111,1 nella Dieta al Reichsrat austriaco ed in quasi tutti i Comuni si manteO' ne la maggioranza italiana, soltan t0 grazie al sistema austriaco del cens° e delle curie. Le leggi elettorali aU striache erano favorevoli alle clas sl possidenti ed impiegatizie (quest e > e da rilevare, erano del resto del l’impero costituite per lo pin ^ 231 Lalto Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) tedeschi). La Dieta istriana conto, a Ea sua prima convocazione (aprile 1861) due soli deputati slavi con¬ tra ventotto italiani. I gruppi italia- n l pur essendo — in moltissimi casi rainoranza — esercitavano — grazie a l loro patrimonio fondiario ed im- raobiliare - maggiore influenza e si avvantaggiavano delle leggi eletto- r ali austriache, favorevoli alle classi Possedenti e impiegatizie (queste e da rilevare, erano nel resto dell’im- P ero costituite per lo piu dai tede- Sc hi). Poco a poco gli slavi arrivano a 9 deputati e quando nel 1907 fu raessa in vigore la legge elettorale generale aumento anche il numero dei rappresentanti croati nella Die- ta istriana. Tra i piu noti rappresen- tan d slavi, c’era quel mons. Dobri l a > che fu il primo propagandista 1 1 5 T J a nti slavi, C era quel mons. uoun- di Gorizia ed i confini linguistici . Legenda: 1. Territories sloveno compatto; 2. a > che fu il primo propagandista , . ione s l oven a di data piu recente; 3. Villaggi una volta slovem ed oggi fnulam o e ll idea nazionale slava nell’Istria iraliani- 4 Posizione defl’antico ‘dimesMombardo; 5. frontiera linguistica s ovenoromana mentre un altro vescovo - Dinko ’ ' - . — austro-veneta (1520-1797). Carnna: KOS, M„ U. _ ^itezic (1822-1904) - affermo su- L • V ^ito nella Dieta la prevalenza nu- ttterica degli slavi istriani. 1 dati sull’analfabetismo pongo- n ° l’ltalia e l’lstria austriaca nella § ra duatoria piu bassa delle nazioni d Europa. Il censimento del 1871 acc erto che 69 italiani su cento non Sa pevano leggere e nel 1890 c’era- n ° sempre il 60 percento di italiani atla lfabeti. Ancora nel 1926 e’era- n o delle regioni (Campania) con oltl 'e la meta (53,7%) della popo- ^zione analfabeta. Simile situazio- 116 si presento nell’Istria austriaca d° Ve sessanta anni (1861-1921) d°po l’inserimento della scolariz- Za zione obbligatoria (piu spesso in | Ca liano) rimaneva in Istria ancora * 29% della popolazione analfabe- ta > fluesto era dovuto anche al fatto gli slavi dovevano frequentare e scuole italiane. Particolarmente- a ^ a fu la percentuale degli anal- fabeti nei circondari di Pisino/Pa- Zln (48,60%), di Parenzo/Porec (39 >5%) e di Pola (24,4%). Nello s tesso periodo ci furono nella pro- v ' n cia di Gradisca e Gorizia solo italiani; 4. Posizione dell’antico “limes lomDaruu, j. - 0 _ (italiana o friulana); 6. Vecchia frontiera austro-veneta (1520-1797). Cartina: KOS, M., Developpement historique de la frontiere Slovene occidental. Analfabetismo nel Litorale nel 1910 (in %) Cro ati/serbi 63,67 lirolo/Aipi _|_ _ _ Fonte: Die Habsburgermonarchie 1848-1918, vol. 3/1, p. 77. 7,73% analfabeti e nel circondario Croazia montagnoso sloveno di Tolmino solo 6,78%. La percentuale della popolazione Tabella: 1 ZtiJUij l .iv, »..^ Tito - prilozi za biografiju, Zagreb, Kultu- ra, 1953. Dopo l’abolizione dello statuto dei Confini militari nel 1881 e l’annes- sione di queste terre di frontiera alia Croazia e Slavonia fu fatto un nuovo assetto amministrativo ed il territorio (dentro il regno d’Ungheria) fu divi- so in otto contee {zupanije). Rimase fuori dall’autorita di Zagabria il ter¬ ritorio di Fiume/Rijeka, croato dal 1848 a 1868, e Dalmazia che furono parte dell’Ungheria e dell’Austria ri- spettivamente fino al 1918. La popo¬ lazione della Croazia fu divisa per lo piu tra cattolici (croati, slavoni, tede¬ schi ecc.) e greco-orientali (ortodossi, serbi), che in alcune contee (Srem/ Syrmien) rappresentavano quasi la meta degli abitanti. 232 Atlante storico dell’Adriatico orientok II territorio di Monfalcone (Bisiacheria) sotto il dominio veneto (1420-1797) sulla car- tina di G. A. Magini (1620/1630). L’appartenenza politica di Monfalcone e del suo territorio ha fatto si che la sua popolazione parli il dialetto veneto mentre nelle terre confinanti si parlava friulano e sloveno. Grado fu altrettanto veneta e si conservo il dialetto veneto. Cormons (in sloveno Krmin) con il Collio goriziano. Legenda: Cormons fu sede dei Pa- triarchi di Aquileia dal 628 al 717 e cittadina austriaca sulla frondera austro-veneta (1535- 1797) e, nel periodo 1866-1918, sulla frontiera austro-italiana. Con il trattato di pace con l’ltalia del 1947 Cormons divento di nuovo citta italiana di confine sulla frontiera italo-ju- goslava (oggi italo-slovena). Cormons si trova al confine linguistico tra gli friulani e sloveni ed ai tempi deH’Austro-Ungheria c’era una scuola slovena ed ancora nel periodo 1945-52. Foto: SQUINABOL/FURLANI, Venezia Giulia. Barcolla/Barkovlje (Trieste) tra le d ue guerre. Duino/Devin all’inizio del secolo XlX- Sullo sfondo la prima fabbrica di conser' ,e di pesce nell’Adriatico orientale aperta dal' l’imprenditore boemo Karl Warhanek n e 1867. Il ducato di Carniola e la contea di Gottschee/Kocevje Il ducato di Carniola (Krain) c° n una superficie di 9.955 kmq ave' va nel 1890, 499.000 abitanti. La citta di Lubiana/Ljubljana (La 1 ' bach) contava nel 1890, 30.50® abitanti dei quali quasi un quart 0 erano tedeschi. Nel territorio della Carniola c’era anche la contea Gottschee/Kocevje con 705 knafi dove era insediata la popolazion e tedesca durante il regno deH’imp e ' ratore Carlo IV (1346-1378). 1890 vivevano nel circondario d* Gottschee/Kocevje 42.806 abita°' ti dei quali 14.783 erano tedesch 1 residenti in 39 comuni e 384 1°' calita. L’emigrazione dalle terre dell’afi 0 Adriatico nel secolo XIX Il quadro demografico nella Gi>J*a (allora Litorale austriaco) conobb e una nuova e forte ristrutturazio lie alia fine del secolo XIX quando an 1 ' 233 j^Slto_Adriatico e la sua popolazione ( 1846 - 1918 ) La popolazione di Croazia e Slavonia nel 1890 po or >te: Brockhaus=Lexikon , 1898., vol. 10, p. 748; nella popolazione non sono compresi i militari. '-'nee interessanti ltstria e TRIESTE alia fine del 1912 *— — 1 • icuumino iwimtlt >>dotto >n iiircint ■n p'oyatto I ___________ ' llne e ferroviarie nell’alto Adriatico nel 1912. Cartina: Isola nostra del 15 settembre 2001. pjquella, che si potrebbe chiamare tico peste verde”. I vigneti dell’Adria- come d’altronde in tutta Eu- r °Pa, subirono gravi danni a causa della malattia importata dall’Ame- r 'ca. p er pj^ p 0 ii 0 d’oliva, che serviva anche per Pilluminazione, fu sostituito con il petrolio e quello per le saponerie con olio della Pu¬ glia, dopo il trattato di commercio italo-austriaco del 1891. La popo¬ lazione per far fronte alia crisi eco¬ II treno nei pressi di Giusterna (Capodi- stria/Koper) nel 1902. La linea ferroviaria Trieste-Buie-Parenzo (detta anche Parenza- na, a scartamento ridotto) fu attivata nel- l’aprile 1902 e i treni impiegavano piu di sette ore a percorrere le 36 stazioni e 123 km del tragitto. Il treno era talmente lento che i viaggiatori saltavano nei vigneti lungo la ferrovia per procurarsi la frutta. L’ultimo viaggio ha avuto luogo il 31 agosto 1935 e l’intera linea fu smantellata per essere tra- sferita nell’Etiopia italiana, pero la nave con il materiale ferroviario, vale a dire con tutta la Parenzana, naufrago nel Mediterraneo. nomica ricorse agli usurai ai quali vendeva la raccolta ancora verde che non arrivo mai al giallo. La produ- zione dell’olio d’oliva divento a cau¬ sa del calo dei prezzi sempre meno redditizia ed economicamente non interessante. Le terre coltivabili in- torno alle localita istriane furono trascurate ed abbandonate nella se- conda meta del secolo XIX, vale a dire in concomitanza dello sviluppo del porto di Trieste e l’apertura del- le fabbriche di conserve alimentari nelle cittadine costiere. Moltissimi abitanti del Friuli, Gorizia, Car- niola, l’lstria e Croazia preferirono dunque abbandonare i loro luoghi di nascita per trasferirsi a Trieste, Isola, Rovigno e Pola dove si fatica- 234 Atlante storico dell’Adriatico orientttjt La colonizzazione slovena dell’Istria occidentale. Legenda: 1. Terricorio della piu ancica colonizzazione slovena (fino 13. secolo); 2. Territorio della piu recente colonizzazione slovena (a partire dal 13. secolo); 3. Territorio linguistico misto italo-sloveno; 4. linea di demarcazione tra la liturgia slava e la liturgia latina; 5. Frontiera austro-veneta fino al 1797; 6. Parrocchie e curie che utilizzavano il vecchio slavo come lingua liturgica; 7. Strada Trieste-Pinguente/Buzet. Cartina: KOS, Developpement historique de la frontiere slovene occidentale. va di meno e si guadagnava di pi u ' Le vigne e gli uliveti nelle vicinanze delle cittadine cosuere furono ah bandonati dagli italiani e su invito dei proprietari, spesso i municip 1 ’ furono insediati gli slavi provenien 11 dall’entroterra. L’esodo da Trieste L’emigrazione triesdna e vecchia tain to quanto e vecchia I’immigrazione a Trieste. Questa citta dell’alto AdriatJ' co fu da sempre — non solo il passag' gio preferito della bora - ma anche 1’incrocio delle strade migratorie p el la popolazione europea. L’apertui 3 del porto franco nel secolo XVIII od il fiorente commercio che ne segt 11 portarono nella citta persone prove' nienti da tutte le contrade del mo 11 ' do. Ma i primi risvegli nazionalistd 1 jjS* 'CtVltA jn.ufid Jcrr jet Jann Jet Onr/I.'rd \ Vrj i’iccitrtci' -S’*.*!) ' ,;■« I, ('ytrtYffirt ,. ^cyr/z/rirm^P > tej.umf dnnd '\i tc /ntnijf dan ///err. miff of*- ‘x/fjU tmldrmg dcrjl% . . wiyi i (k i*v \$6duuhtx jn hamuii a ;i XucaiMt ijtan Otf&c/iarui ‘s» Ofjtt/fuiix A* *fct>mua£ . I* JeifJcijcAt h JtpxftjL. Jvfc Lhtcr Jxx Jtt Jtadt Olfcnit fit t me ■.tUJn.fii.yti! f!i¥ Il litorale austriaco (croato) tra Castua (Fiume/Rijeka) e Novegradi/Novigrad (Le diocesi di Segna/Senj/Zeng, Modrus e Krbava) sd 2 cartina di Zergollern (1814). Fonte: Markovic, Descriptio Croatiae, 1993. 235 j^g_ Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) La popolazione di Carniola/Krain (1846-1910) P°nte: Die Habsburgermonarchie 1848-1918, vol. III. italiani del 1848, ebbero il loro eco anche tra gli irredentisti dell’allora austriaca Trieste. L’Austria prese dun- c l Ue alcune misure contro il nascente Lredentismo e alcuni triestini prefe- r ’ r °no l’emigrazione. La Concordia di Torino scrisse nel luglio 1848: Al- CUn b anzi molti dei migliori cittadini furono costretti dalla Polizia a lascia- La percentuale dei croati (cattolici) e serbi (ortodossi) in Croazia e Slavonia Fonte: SUDLAND , Juznoslavensko pitanje, p. 341. 1 arenzo/Porec. Il palazzo della giunta (Dieta) provin cia le. Foto: Collezione Piero Grimalda. TRST dcjo’eMo dartje niobioslslua i oiitom ^rMnojovorni /eu>\ no iteljo WO i. a c °rnposizione etnica del territorio di Trieste nel pLO- Cartina: JERI, Trzasko vprasanje, p. 231. Legen- (0-10%) le percentuali degli sloveni; (□) italiani; 4) le altre etnie; (o) 100 abitanti; (B) 10.000 abitan- [*' be localita di Nabrezina/Aurisina, Gabrovica/Ga- r ovizza, Zgonik/Zgonico, Repentabor/Monrupino, e ^ana/Sesana, Ricmanje/San Giuseppe, Boste/Borst, a gnoli/Boljunec, San Dorligo della valle/Dolina e av lje/Aquilina furono quasi al 100% Slovene. (apoilislria 7 a b" Sr/Z/w/Y" l?/ZZr/MZr NixioZr •IRANO ZsZrZrZ/>r//rrrt WomtHno ^ ait DD £ \l7mago I*efrovi/t 30-17 •* Z'riba/id lZ//ZZr/Y/sZ/> DISTRETTO ■* DI BLUE "■ V •-“»*«**' i JJ, \Cn.cig///irut /.w.. \* j • Aerli I hrfanegZfy La divisione ecclesiastica in Istria settentrionale (secondo Giovanni Gerin, 1847). ff't/Zi ZJZ//d /,//,/,' .<„//,/, ,////„, J///£•»/« g \$Y — SSelt U V » v HL'lz*' ^ V? » „ 71 . * *«*»• 3 -< JSkcm Dt CAPOD/SI km**--" 30 73 J?/ ■ DECS NATO D! >// \ r • ■' V ’’ Pi R A NO IS I ' , ' • R/RAnu ^ Montf. ; /W/,«w- \ 1 “* DEC r °DIC, ) j -Sffi «« / Zicrrl// / Sfli . ’•Ter) \ hrA mu ;• • Zi/Z/riZon 1/ftruneA ienpe^A ,\ 236 Atlante storico deU'Adriatico orien^i Capodistria/Koper inizio 1900. Egida, Capris, Justinopolis sono alcuni dei nomi storici del¬ la cictadina, costruita sopra un isolotto all’ingresso del vallone di Stagno, luogo dove sbocca il Risano/Rizana, fu congiunta alia terraferma, per secoli, solo con due argini. Sulla foto l’argine/strada che collegava la citta con terraferma (Semedela) e un carro istriano. Sullo sfondo (dietro il palo sinistro) il grande stabilimento carcerario, demolito dopo il 1945. ISOLA rJiKor«v Isola e la punta Ronchi sull’incisione del secolo XIX. La localita Isola (d’Istria) fu fondata dalla popolazione locale trasferitasi sull’isolotto dal vicino porto romano Haliaetum (odier- no San Simone). A questi primi abitanti si aggiunsero, nel secolo V, i profughi dall’Aqui- leia. Nel 972 fu comprata dai patriarchi d’Aquileia i quali la passarono al Monastero di monache di S. Maria di Aquilieia stessa situato fuori le mura dell’Isola, come si evidenzia da un documento del 1036. Nel 1202 giuro fedelta a Venezia e nel 1253 fu costituita in libero comune entro il patriarcato d’Aquileia. Nel 1280 fu di nuovo conquistata da Venezia e rimase suo dominio fino al 1797, fu luogo di residenza di Pietro Coppo (1470-1555/56), uno dei piu grandi cartografi del Rinascimento e del poeta Pasquale Besenghi degli Ughi. re Trieste; altri, prevedendo le misu re governative, se ne sono allontanati spontaneamente. Il commercio nui°' re; il malcontento e al colmo”. L’esO' do “dei migliori” fu compensato con una forte immigrazione degli altrie la citta divento un punto di gravita per una buona parte della popolazio' ne delFEuropa centrale e dalle terre deU’Adriatico orientale. Nello stesso tempo da questa citta partirono verso i nuovi mondi centinaia di migli aia ’ di emigrati fuggendo dalla miseria d casa propria verso un mondo dove si mangiava a volonta. La gente partiva per le Americhe, Australia ma anch e Egitto dove all’epoca c’era una f 0lte richiesta di badanti. Antichi costumi capodistriani. Foto: istriane del novembre 1950, numero specif Costa Occidentale dell’Istria, (particolare, Pirano). Nelle vicinanze d’Isola si trova Pirano antica colonia greca dal quale trae il nome Piro (fuoco). Saccheggiata piu volte da dalmati, narentani, e croati. Pirano nel 1186 era un Comune libero, che fu sottomesso nel 1202 dopo continue lotte dai Patriarchi d’Aquileia e finalmente, il 26 gennaio 1283, fu conquistato da Venezia sotto il dominio della quale rimase fino 1797. Dette i natali al famoso violinista e compositore veneto Giuseppe Tartini. Cartina: G. Rieger. I pescatori di Rovigno/Rovinj. Foto d’ep oCa ' Lill g.Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) 237 (Ci, ^go e la sua costa. Legenda: Sulla collina, in fondo, si vede Buie ed alia destra i monti della Vena ceria). Cartina: G. Rieg er, Costa Occidentale delllstria, (particolare). Tvrrr fi Pasquale Besenghi degli Ughi (1797-1849) su incisione d’epoca. Alla sua morte lacio tutti i suoi beni ad un ami- co ungherese. Fonte: Pagine istriane , novembre 1950, (numero speciale). R ' Vl gno/Rovinj con le isole. Cartina: G. Rieger, Costa Occidentale dell’Istria, (particolare). GiuseppeTartini (1692-1770), da una stampa del 1825. 238 Atlante storico dell’Adriatico orien^i L’apertura del canale di Suez nel 1869. Questo quadro, la cui visione prospettica fu presa da una mongolfiera, mostra il Canale di Sue*’ poco dopo l’inaugurazione. II taglio del Canale fu una grande vittoria della politica estera e della cantieristica francese e increment 0 potentemente i traffici di tutti i paesi mediterranei. Nell’Adriatico esso porto profitti soprattutto al porto di Trieste, determinandon e il decollo. Alla costruzione del canale di Suez presero parte anche numerosi abitanti dell’Adriatico orientale. Merita di essere ricordat 0 senz’altro quel giovane da Sabbioncello/Orebic che per 1’amor del gen til sesso spese tutti i suoi guadagni sul posto e ritorno a casa solo con una pala (oggi nel museo locale). Insomma, giusto l’indispensabile per la partenza verso una miglior vita. Immagine: Leone, Alba R° sa ’ Storia contemporanea, Firenze, Sansoni editore, 1993. Alessandria in un’incisione del secolo XIX. Questo porto mediterraneo fu punto di sbarco per numerose giovani delfalto Adriatico che emigrarono in Egitto nei secoli XIX-XX come badanti, mentre i giovani emigranti lavoravano come ambulanti. La vera “furlana”. I friulani vivevano sempre in ottimi rapporti con i loro vi c ' n sloveni. Specie nelle zone d’incontro c no e tutt’ora lo sono numerosi matrim 011 misti tra gli esponenti delle due popola** 0 ni. Foto: SQUINABOL/FURLANI, Ve,lt zia Giulia, 1928. 239 jtjkp Adriatico e la sua popolazione (1846-1918) Radaus Rib d °? na Mompaderno/Baderna. Dipinto di Augusto Selb, 1840 aric J g lka, Zenska narodna nosnja u Istri, Pazin, 1997. ca. Fonte: La donna di Pirano/Piran coperta con la cappa sul disegno di A. Selb (1840). I popolani di Muggia/Milje. Valli del Natisone (Friuli). Nella frazione di Montefosca/Crni Vrh si svolge il carnevale che ha per protagonisti i Blumeri (dal tede- sco Blume , fiore), un gruppo di mascherati dal costume uguale per tutti formato da un abito bianco, da campanacci portati sulle spalle e da un alto copricapo ricoperto di nastri colorati e di fiori. Le maschere, carat- teristiche di una buona parte delle terre ex- austriache ed alpine, vanno di casa in casa e raccolgono offerte. 240 Atlante storico dell’Adriatico orien^i Le donne di Dignano/Vodnjan (Istria) su un disegno di A. Selb (1840) La danza popolare di Peroi/Peroj (popolazione ortodossa, Istria) sull’incisione di A. Tischbein (1842 ca.). Fonte: Radaus Ribaric Jelka, Zenska narodna nosnja u Istri, Pazin, 1997. Peroi/Peroj - costume popolare. In q lieSt ‘j localita istriana (presso Pola) arrivarono n e 1657 alcune famiglie montenegrine ( 0110 dosse). I costumi (vestiti) maschili si a^ at tarono subito a quelli degli istriani me ,ltrC le donne conservarono fino al sec. XX i c °' stumi originali provenienti da Monteneg 10, Dipinto di Augusto Selb, 1840. Stato politico dei comuni dell’Istria nel 1^1 Durante tutto il secolo XIX il diritto di v0t era condizionato dal censimento fiscale e dt" 1 que le categoria piii povera (slava) era esd llS dal voto e per questa ragione la comp° s * zl ° ne politica (nazionale) dei consigli cornu 11 non riflette obiettivamente la composiz' 0 ’ 1 linguistica della popolazione d’Istria. Ca* 11 na: ALBERI, Istria, storia, arte, culturd■ Lalto Adriatico e la sua popolazione (1846 1918)_ La donna di Mune (Istria romena) in una f°to tra le due guerre. I lineament! di questa ^°nna sono riscontrabili anche tra la popo- szione delle terre di Verchini/Brkini sulla s P°nda sinistra della stradaTrieste-Fiume. . gente del contado in cammino verso Trieste. Incisione della seconda meta del secolo Gl ' abitanti di Ciceria e sullo sfondo Trie- ste - disegno del 1870 circa. 'herso/Cres — villa Vrana. Un minuscolo 1Tlu 'ino casalingo per la macinazione del gfano-turco. Foto: Le Vie d’ltalia del feb- br aio 1939 nj (Isctia centrale) fu austtiaca (1374-1918) a Darte qualche brevissima ] 242 Atlante storico dell’Adriatico orieru La crescita demografica nel Capodistriano (1869-1910). Legenda: (dall’alto in basso) i primi cinque quadretti indicano la crescita in 0/ “) gli ultimi due la stagnazione della popolazione. I numeri sulla cartina indicano i comuni ed i sub-comuni. Dalla cartina sono evidenti g 1 spostamenti dall’interno d’Istria verso la costa, vale a dire nelle citta e nel loro immediato entroterra, specie dopo l’apertura dei conservifi cl nella seconda meta del secolo XIX che richiesero numerosa mano d’opera. Cartina: TITL, Julij, Socialnogeografski problemi na koprsk podezelju, Koper, Lipa, 1965; Jo c/S’ ° n -S k O V A T S COSTOTA OBUUOENOSTI NA KOPRSKEM po sfanju I. 1910 Mesfna gostoia WOO pre6n/o/ccu ria Mad 300 prcbivo/e*v no An) 2 150 - 300 — * — 100 - 150 - " — 75 - 100 - * — 50 - 75 — mm do 25 — h# 1 1000 *, 0 * 1**54789 10 La densita della popolazione nel Capodistriano (1910). Legenda: (dall’alto in basso) la densita nelle citta di 4.000 abitand per km<3> i successivi sette quadretti indicano il numero di abitanti per mq nella campagna. Cartina: TITL, Julij, Socialnogeografski problem* ,u> koprskempodezelju, Koper, Lipa, 1965; j^llg_ Adriatico e | a sua popol az ione (1846-1918) 243 donna di Rovigno nel secolo XIX. tinni triestini - acquaiolo. Incisione del Seco 'o XIX. tu mi triestini - venditrice di sardelle. Clsi °ne del secolo XIX. Rovigno/Rovinj. Incisione di Rilleylove (Mediteraneo Pittoresco, seconda meta del sec. XIX) Trieste - Molo San Carlo, 1’attesa dell’imbarco. Sulla mercantile e cosmopolita Trieste del- l’Ottocento il Tommaseo ebbe ad esprimere un giudizio severo, ispirato al suo rigoroso moralismo: “Una moltitudine affaccendata che inonda le vie, un andazzo di mercanti e di meretrici, un bisbigliare di varie lingue, un misto di vari costumi, molta industria, poco ingegno, molt’arte, punto studio, molto moto, poca vita”, una citta “ove accolgonsi genti d’ogni favella, d’ogni abito, d’ogni fede, d’ogni costume”, dove il commercio “dimena le sue cento lingue” (Diario intimo). In breve una citta accogliente e tollerante, caratteristiche queste che sparirono con il crollo dell’impero austro-ungarico e che a tutt’oggi, nel terzo millennio, stentano a ritornare in questo centro multiculturale e multilinguistico. Incisione di Rilleylove ( Mediteraneo Pittoresco , seconda meta del sec. XIX). Zara/Zadar nella prima meta del sec. XIX. 244 Atlante storico dell’Adriatico orien^i Fiume/Rijeka e sullo sfondo Tersato/Trsat (a destra) nella prima meta del secolo XIX. Sanvincenti/Sv. Vincenat (Istria centrale). A sinistra si vede il castello Grimani, ricostruito nel 1599, ed a destra la chiesa Santa Maria Annunziata costruita nei primi decenni del sec. XVI. Su questa piazza fu bruciata la giovane Maria Radoslovich, a causa della stregoneria, nel 1632. Disegno di August Tischbein, 1842. Isola/Izola nel 1880. Foto d’epoca. Monrupino/Repentabor — le nozze sul C ar so triestino, costumi popolari sloveni- F° t0 Touring Club Italiano, 2000. EUROPA SUD-ORIENTALE FINO ALLE ( 1812 - 1913 ) GUERRE BALCANICHE I soldati dei Confini militari 1 Confini militari furono divisi in tre parti: Croazia e Slavonia, Serbia e Banato e quella delle Sette citta (Transilvania). 1 soldati dei Confini militari presero Parte alia famosa battaglia di Nor- dlingen del 1634, quando 40.000 austriaci batterono 30.000 svedesi e tedeschi. Dopo la sconfitta turca davanti a Vienna nel 1683 ed al tiat- tato di Carlowitz (Sremski Karlovci) del 1699 i Confini militari persero la l°ro importanza strategica e diventa- rono, sempre di piu, un immenso se >'batoio di militari a buon merca- t0 - Essi presero cost parte alia guei i a Per i Paesi Bassi 1672-1678 ed alle guerre per la successione di Spagna in Italia (1701-1714). L’esercito dei Confini militari prendera parte con 2 5.000 soldati alle guerre di succes- si °ne dell’Austria (1741-1748); alia guerra dei “sette anni (1753-1760) c °ntro Federico 11 re di Prussia (1712-1786) con circa 88.000 ar- ruolati; alia guerra per la successio ne della Baviera (1778-79) con circa 30 -000 militi; alle guerre contro la rivoluzione francese (1792-1801) duo la pace di Luneville 1801 con iOl.700 uomini dei quali 38.600 non fecero piu ritorno; alle guerre di ^apoleone (1805-1815) con 67-000 c °scritti, prima contro il grande con- fiuistatore e poi al suo servizio prese- r ° Parte alia campagna di Russia ed i r^sti di questi reggimenti dei Confi ni militari seguirono Napoleone fino a Parigi dove diventarono parte della Su a guardia personale e nella famosa Battaglia di Lipsia del 1813 prese- r ° parte tanto nell’esercito francese fiuanto in quello degli alleati anti- fi'ancesi; alle guerre austro-italiane (1848-49, 1859 e 1866) con circa 35.000 militari. I militi dei Confini militari si tra- sformarono con tempo, da difenso- ri contro gli invasori (turchi), nelle guardie della Casa d’Asburgo e du¬ rante i moti rivoluzionari del (1848- 1849) - insieme con i polacchi - sal- varono la monarchia soffocando gli insurrezionali d’Ungheria, di Vienna e d’ltalia. In queste occasioni furo¬ no impegnati 40.000 militari, che persero sui campi di battaglia e nella repressione dei civili 25.000 uomini. In guisa di riconoscimento la nuo- va Costituzione imperiale dichiaro i Confini militari, nel 1849, regno Nicola Tommaseo, scrittore e politico (Se benico/Sibenik 1802 - Firenze 1874). A ,",oV siilT i ncislone d. Jolia' 1 Hogelmuller (1839) 246 Atlante storico dellAdriatico orien^i autonomo, che ottenne, il 7 mag- gio 1850, lo statuto degli Srari del¬ la corona e la citta di Fiume — fin da allora sotto il governo ungherese — fu annessa alia Croazia provinciale (civile). Il comportamento di questi militari “croati” (in parte erano cat- tolici ed in parte ortodossi), durante la repressione dei moti rivoluzionari, causo un vero macello tra le popo- lazioni represse e lascio dietro di se strascichi di ricordi della loro malva- I militari dei Confini militari intorno a 1735 (incisione d’epoca). Legenda: A causa della bandoliera, che portavano intorno al petto, durante l’occupazione di Parigi nel 1814/1815, hanno dato il nome alia cravat- ta (dal croato). Incisione tratta dalla Carta geografica del 1740. Il panduro di Croazia. Dipinto d’epoca. Fonte: Heeresgeschichtliches Museum di Vienna, Firenze, Bonechi, 1988. gita. Ne scrive a proposito lo scritto- re e politico dalmata Nicola Tomma- seo, originario di Sebenico/Sibenik (1802 -1874) e uno dei capi dell’in- surrezione veneziana nel 1848, in un proclama (in croato) “Croati, fratel- li, quello che Austria ordina a voi, di fare agli italiani, altri lo faranno a voi. Cosa vi abbiamo fatto? In nome di dio vi chiediamo la pieta non per noi, ma per le anime e figli vostri. Ritornate a casa vostra per difende- re dalla forza turca le vostre mogli e figli. La maledizione dei popoli op- pressi e piu terribile delle armi. Siate nostri fratelli e non lupi!”. La fine dei Confini militari inizio nel 1851, quando fu soppresso il Confine militare di Transilvania ed annesso alFUngheria (55.731 km2), dove vivevano (nel 1890) 1.276.890 (56,7%) romeni, 697.945 (31%) ungheresi, 217.670 (9.70%) tede- schi ed altri. Il primo novembre 1872 fu abolito il Confine militare di Serbia e Banato ed annesso all’Un- gheria. L’8 agosto 1873 fu riorganiz- zato il Confine militare di Croazia e Slavonia e nel 1881 definitivamente abolito. Secondo le fonti austriache ci furono alia fine del secolo XVIII — nelle diocesi di Karlowitz/Sremski Karlovci, Pakratz/Pakrac e Karlstadt/ Karlovac — che comprendevano tan- to parte civile come la parte militare della Croazia - circa 380.000 abi- tanti e da questi 265.500 nei Confi¬ ni militari e solo 114.500 “nelle terre provinciali” (civili). La popolazione dei Confini militari croati fu abita- ta, secondo le statistiche ufficiali, nel 1870, con 858.000 persone (52% cattolici e 45% ortodossi, piu altri, per lo piu ebrei). Lo sgretolamento dell’Impero ottomano (1812-1878) Sin dall’inizio del secolo XIX si eb- bero nell’Europa turca le ribellioni popolari ed una delle prime insurre- zioni ebbe luogo a villayet (regione) di Belgrado, negli anni dal 1804 al 1812, dove i serbi ortodossi, guida- ti da Giorgio Karadjordjevic (1768' 1817) un commerciante di origin* albanese, riuscirono per brevissimo tempo a sconfiggere i “turchi’ ed a cacciare una parte della popolazio- ne musulmana (slavi, turchi, tcc)- Questi successi furono dovuti an- che alPimmenso caos nel quale era immersa Costantinopoli (Istanbul)' dove il 28 agosto 1808, nel breve corso di 12 ore, due sultani furono uccisi sul trono ed un terzo stran' golato. Regnando Mustapha (1807-1808), i rivoltosi accerchia' rono il palazzo per rimettere sul trono Selim III (1789-1807), f att ° imprigionare dal primo. Mustaph 3 ’ awertito, fece strangolare imm e ' diatamente Selim; percio quelli che avevano ordito la congiura andaro' no a cercare il fratello di Mustaph 3 e lo proclamarono sultano col nome di Mahmud II (1784-1839) e rinchiusero in una prigione il sU ° predecessore. Il trattato di pace di Bucarest - 1812 Lo scempio che regnava alia c ° r te del sultano fu dovuto in buon 3 parte alle continue sconfitte mili tarl degli ottomani, che come cons e guenza provocarono le ribellioni de> giannizzeri (soldati professional! di origini cristiane) ostili alle rifor* 1 ^ sociali ed ancor di piu ai miseri sa lari. Nel 1811 era in corso la g ue *^ ra franco-russa e per assicurarsi fianco orientale la Russia entro 1,1 trattative con la Turchia, che si con clusero con la pace di Bucarest, 1 28 maggio 1812, che pose fine all* 1 guerra russo-turca (1806-1812)- ^ 0 zar Alessandro I (1777-1825) seguito, prowedette all’annessio* 1 ** della Bessarabia. Nel 1821 cesso sovranita turca sui due principal! d* Moldavia e Valacchia, sotto auton 1 turca dal 1711. j^£g£ a sud-orientale fino alle guerre balcaniche (1812-1913) 247 UGARSKO PRIMORJE DALMACIJA ! ^WlNSKA ZUPAN1JA 1 GOSPICKA PUKOVN1JA ? ZAGREBAfiKA . „ l va pa2dinska „ ' KSliEVACKA 5 "MeSka ! ' 2®W(!KA 1 s «uemska „ ^RizevaCka puk 1 lx ouroevaCka r } vara2o,nska kraj,na * GLINSKA „ ■> *' petrinjska .. J BANSKA KRAJ,NA II OTOCKA III OGULINSKA IV SLUNJSKA V GRADlSKA VI BRODSKA VII PETROVARADINSKA »' a i i/ma 1791 Leeenda: (///) = territorio di Croazia e Slavonia nel 1608; (\\\) - an¬ gina in alto: Le modifiche territoriali in Croazia dal _ ceduto nel 1700; (xx) = Fiume fu parte della Croazia e Slavonia; nesso nel 1699; (::::) = annesso nel 1718; (=) = annesso nel 1/ J >\ Dalmazia ed i Confini militari alia fine del secolo XVI11. 1776-1786; e 1848-1869. Cartina in basso: II confine tra Austria e annesso con n trattato di Vienna del 1815 aU’Austria); ("0 Agenda: (|||) = confini militari; (III) = litoralc ungherese (terntorio. ’ Cardna; siSICi, Pregledpovijesti hrvatskoga naroda. ' Dalmazia; i numeri arabi e romani indicano i norm dellc umta a ^ Gi Un’ recia (1821-1898) en nesima rivolta greca contro 11 s ecolare dominio turco scoppio a Jassy nel 1821 e, il 1° gennaio > 822 , il congresso nazionale di Epi- Uaur ° proclamo l’indipendenza del P°P°lo ellenico. Negli annali della st °ria rimase la gravita dell insurre- d ° ne sull’isola di Scio/Chio, dove i tUr chi massacrarono e ridussero in Sc hiavitu, nel marzo 1822, la meta de §fi 80.000 abitanti. Gli eroi greet- ac cesero d’entusiasmo l’Europa e tra 1 v °lontari accorsi sul suolo greco ci ^ Ur ono il poeta inglese George Gor- d °n lord By ron (1788-1824), il pro- ta gonista del risorgimento italiano ^antorre di Santarosa (1783-1825) ed il poeta d’Isola d’Istria Pasquale Besenghi degli Ughi (1797-1849). Nella battaglia navale di Navarino del 1827, la flotta turco-egiziana fu distrutta da quella inglese, francese e russa congiunte. La guerra russo- turca (1828-1829) si concluse con la pace di Adrianopoli, con la quale la Turchia riconobbe 1’indipenden- za greca. Il Protocollo di Londra, firmato nel 1829 dalle tre poten- ze protettrici, Russia, Inghilterra e Francia, riconobbe 1’indipendenza greca e la sovranita turca sull’Epi- ro, Tessaglia, e sulle isole di Samos/ Samo, Scio/Chio e Creta. La Grecia moderna nacque come repubblica. Il suo primo presiden- te, originario di Corfu, fu Ioannis Kapodistrias (1776-1831), che dal 1809 al 1822 era stato a servizio del- lo zar ed era discendente di una fa- miglia veneziana, oriunda dalla citta istriana di Capodistria (odierna Ko- per). Nel 1832 1’Assemblea naziona¬ le elesse re il figlio di Ludovico I (o Luigi) di Baviera, Ottone I (1832- 1862). Solo 800.000 dei sei milio- ni di greci che vivevano nell’impero ottomano erano residenti nei territori assegnati. Dopo l’abdicazione di Ot¬ tone I sail al trono greco un principe di Danimarca Giorgio I che regno dal 1863 fino al 1913, quando fu ucciso a Salonicco. Gli successe il figlio, Costantino I (1913-1917). Intanto le Isole Ionie (1.933 km2), che erano state poste sotto protettora- 248 Atlante storico dell’Adriaticoorien^i to britannico nel 1815, furono cedute alia Greda il 21 maggio 1864. Nello stesso anno la Turchia cedette alia Greda la Tessaglia e parte dell’Epiro e poi nel 1881 una parte della Tra- da. Nel 1893 fu aperto al traffico il canale dell’Epiro e nel 1896 si ce- lebro la prima Olimpiade dell’era moderna. La Turchia 1831-1878 Il sultano Moametto II (1808-1839) inizio il suo regno con le riforme, durante la crisi greca (1821-1829) e per prima cosa soppresse il corpo dei giannizzeri (le truppe d’assalto turche) con il bombardamento del- le loro caserme. Nel 1826 rimasero uccisi 10.000 di questi militari. La pace di Adrianopoli, del 14 settem- bre 1829, segno per la Turchia del- le gravi perdite territoriali nel delta del Danubio ed in Armenia a favore della Russia. Dal 1831 al 1832 la Turchia fu in guerra con il governa- tore egiziano Mehmed Ali (1769- 1849), un ex-commerciante albane- se, che occupo la Siria. II trattato di Parigi del 18 febbraio 1856 pose la Turchia sotto la “garanzia europea”. Il sultano Abdul Asis (1861-1876) decreto la piena liberta religiosa, aboli la tortura e fece riforme fiscali e giudiziarie. Tra il 1875 e il 1876 scoppio un’insurrezione in Erze- govina e in Bosnia e di questo ne approfittarono la Serbia ed il Mon¬ tenegro per dichiarare guerra al sultano. Entrambi furono tuttavia sconfitti ed anche la rivolta bulga- ra fu soffocata. Negli anni sessanta nacque il movimento dei “Giovani Turchi”, che reclamo la Costituzio- ne e critico la politica governativa in Europa. Il 23 dicembre 1876 fu promulgata la prima costituzione turca. Pero, gia nel 1878, il sultano sospese il parlamento, che non si riaprira fino al 1908. La guerra di Crimea (1853-1856) Dopo che 1’esercito dello zar Nico- la I (1796-1855) schiaccio la rivo- luzione ungherese nel 1849, inizio l’espansione russa verso il Meditef' raneo conquistando la Moldavia e la Valacchia nel luglio 1853. I tur ' chi riuscirono a respingere l’esercito russo oltre il Danubio e, nello stesso tempo, la Gran Bretagna, la Fran' cia ed alcune altre potenze europ ee dichiararono guerra alia Russia nel marzo 1854 ed il conflitto si svolse per lo piii nella penisola di Crim ea nel Mar Nero. La guerra di Crime 3 (1854-56) fu la prima guerra mO' derna con largo ricorso all’artiglR' L’Adriatico orientale dopo il Congresso di Berlino del 1878. Cardna: Brockbaus = Lexikon, 1892. rexnm; r ' a > cosa che causo una vera strage. I caduti furono piu di un milione ed a cpaesti va aggiunto un numero igno- t0 di vittime fra i civili. Le perdite f usse furono quasi mezzo milione e d anche quelle turche si awicina- rono a questa cifra. La Francia ebbe Probabilmente 100.000 morti, l’ln- ghilterra forse 25.000, 1’Italia (Re¬ gno di Sardegna) circa 1.820. Tra ^uesti ultimi ci furono 14 morti e 170 feriti nella battaglia della Cer- naia ed altri 1.800 militari moriro- n ° a causa del colera, ben piu mici- diale dei fucili russi. La stessa cosa si verified anche per gli altri eserciti, cbe furono falciati piu dalle diverse malattie, che dal nemico russo. La gnerra fu conclusa con il Trattato di ^ ari gi nel 1856, con il quale furono hnniti i due principati di Moldavia e di Valacchia ed il protettorato rus- s ° sui predetti paesi fu sostituito con d protettorato collettivo” degli stati P a rtecipanti alia conferenza di pace: Au ‘ - 11 — x -- ls tria, Gran Bretagna, Francia, * -.— r Ussia Turrb' R ' A 'I II massacre di Scio/Chio. Il numero degli abitanti, in parte cattolici, di Chios scese a causa '■ " - a ’ USSla C ' Ie S no dei massacri e dell’emigrazione da 100.000 nel sec. XVIII a solo 15.000 a meta del secolo XIX. Dipinto di Eugene Delacrois, 1824, Parigi, Museo del Louvre. Adrianopoli, mentre i serbi entra- nelle cose interne della Turchia. In rono nel Kosovo ed i montenegrini quell’occasione fu conclusa anche occuparono le terre d’Antivari/Bar e una serie di altri accordi, che cam- ,T T1 ’ !/T Tl — if, T n <;ecrui- di Sard' egna. ^ risveglio nazionalista ne ll’Europa sud-orientale e la Pace di Santo Stefano del 1878 ^* er pacificare la Bosnia il sultano Ab dulmeid I (1839-61) invio nel 1^50 truppe comandate dal conver¬ ts Omar pascia, gia disertore dal- 1 esercito austriaco dove rispondeva all appellati vo Mihajlo (Mica) Latas (1806-1871), un ortodosso nato nei ^onfini militari croati. Dopo 1 in- Su rrezione in Bosnia ed Erzegovina rie ll > estate 1875 cominciarono le r ' b ellioni anche in Serbia, Monte- ne gro ed, all’ inizio dell’aprile 1876, aric he in Bulgaria. L’insurrezione" bu lgara fu soppressa dai turchi che Uc cisero piu di 10.000 persone di °B n i eta e sesso. Nel gennaio 1878 §ll austriaci ed i russi sconfissero i Nrchi e nello stesso mese i russi e htrarono, come gia nel 1829, in OCClipa.icm\-r - - di Dulzigno/Ulcinj/Ulqin. In segui to fu firmato a Santo Stefano, il 3 marzo 1878, il trattato di pace pre- liminare tra la Russia e la Turchia, che sanci l’ingrandimento territoria- le di alcuni stati firmatari. Il trattato Lillet ovr ic -- biarono sostanzialmente la geografia politica nell’Europa turca, che da ora in poi fu conosciuta anche sotto il nome di Balcani. Ai Congresso di Berlino ottennero l’indipendenza statale il Montenegro, la Serbia e ■ " « •. c .. li alcuni stati firmatari. Il trattato sLctLa,,. .. -- prevedeva anche il riconoscimento la Romania, mentre la Bulgaria fu di una Bosnia ed Erzegovina auto- costituita in principato autonomo; noma, pero al Congresso di Berlino, una parte della lessaglia e dell’Epi- quattro mesi piu tardi, questo paese ro fu assegnata alia Grecia (la ces- venne posto sotto l’occupazione mi- sione effettiva avra luogo soltanto TT L —nel 1881). LaTracia e la Macedonia VUinv Jf- - - litare dell’Austro-Ungheria. Congresso di Berlino - 1878 Per sistemare il problema dell’Eu- SlUltv- cuv.w . „ nel 1881). La Tracia e la Macedonia furono costituite in una nuova unita amministrativa chiamata Rumelia (con 32.978 kmq e una popolazione di circa un milione d’abitanti) con /m Per sistemare il problema den ru _ Cl I V^ll _ ropa turca fu convocato, nel luglio capitale a Plovdiv. Il congresso affi- 1878, il Congresso di Berlino, dove do la Moldavia, la Bosnia e l’Erze- fu sancita, tra l’altro, la facolta del- govina all’amministrazione militare l’Europa occidentale di intervenire (occupazione) delFAustria-Unghe- 250 Atlante storico dellAdriatico orient'dt. Lord Byron giura sul sepolcro di Marco Botzaris. Con Byron ci fu, per un certo periodo, anche Pasquale Besenghi degli Ughi (1797-1849) di Isola d’Istria. Dipinto di Ludovico Lipparini, 1850, Treviso Museo Civico. Gli abitanti di Cattaro/Kotor nell’800 - una piccola comu- nita stretta tra le montagne ma di vasti orizzonti mentali. Legenda: Le quattro persone alia sinistra addossano i costu- mi degli ortodossi (“alia turca”), nella parte centrale si trova l’ebreo con la pipa ed a destra passeggia la coppia cattolica nei vestiti occidentali. Disegno: Supplemento perenne alia Nuova Enciclopedia Popolare Italiana 1868-1869, Torino, 1870. L’albanese benestante di Dulcigno/Ulcinj/Ulqin. II circondario di Cattaro/Ko¬ tor (ex Albania veneta piu l’acquisizione del 1878, ter- ritorio fino Spizza/Spic con 678 kmq aveva nel 1890 34.807 abitanti (2.688 mi- litari). Foto del 1890. ria, che ottenne anche il diritto di insediare tre guarnigioni nel San- giacato (provincia) di Novi Pazar; Cipro fu assegnata alia Gran Breta- gna e Kars e Batum alia Russia. A1 Monrenegro fu concesso lo sbocco sul mare con le citta di Antivari/Bar e Dulcigno/Ulcinj/Ulqin, abitate da oltre il 90% di albanesi. Ne scoppio una ribellione popolare e gli alba¬ nesi occuparono Dulcigno/Ulcinj/ Ulqin. Per costringere gli albanesi alia resa le potenze europee man- darono una flotta davanti al porto di Dulcigno/Ulcinj/Ulqin, ma si arresero pero solo quando le truppe turche riconquistarono con le armi la citta. In seguito a diversi compro- messi territoriali sulla frontiera tra Montenegro e Turchia, le forze tur¬ che consegnarono la citta di Dulci¬ gno/Ulcinj/Ulqin con tutto il suo litorale al Montenegro nel mese di giugno del 1880. La Turchia riusd pero, dopo il Congresso di Berlin°> a recuperare una buona parte d el territori ceduti a Santo Stefano. Le conclusioni apportate a Berlin 0 non soddisfecero minimamente tuttx i partecipanti e molti di loro rimasero con le proprie delusioni e rancori. Gli artefici della sistemazione di Berlins furono soprattutto il cancelliere tede- sco Bismarck (1815-98) ed il premia britannico Disraeli (1804-1881), c ^ e avevano innescato cost una serie di bombe a tempo nei Balcani, non 0 ' stante l’apparente stabilita delfEui' 0 ' pa tra il 1878 ed il 1914. A Berlin°- nel 1878, si allestirono, in effetti, 1° quinte e il proscenio per la tragedb del 1914-1918, perche i realpoliti^ er che avevano dettato le soluzioni p ef le popolazioni nell’Europa turca n°n videro ne giusto ne lontano. La Romania, la Moldavia e la Valacchia (1853-1881) La Moldavia rappresentava una dell e tre entita geografico-politiche (ol tl£ alia Valacchia ed alia Transilvand) che si erano integrate, anche se n or j del tutto, nell’odierna Romania- 1 paese che era dal 1387 uno stat° vassallo della Polonia divento P al te dell’Impero ottomano nel 151^’ con una forte atitonomia politic 3 e ato al sultano soltanto per i mento dei tributi. Nel secolo i principi locali furono spesso s ° stituiti da principi greci filo-turch 1 ' Tanto la Moldavia come la Vala c chia conservarono il diritto, di 111 terdire ai turchi di acquisire propr ie ta immobiliari, di costruire i luogh 1 di culto religioso e di imporre la re ligione musulmana e di non ess°' e sottomessi alia giustizia musulrnan 3 basata sul Corano. Nel 1775 l-^ 11 stria riusd a conquistare la parte s el tentrionale della Moldavia, trasf 01 mandolo nel ducato di Bukovin 3, Nel periodo delle guerre contro N 3 pag 3 ' xvn 1 251 ^H12pa sud-orientale fino alle guerre balcaniche (1812-1913) SUrlcr‘8 .Nrhul AIIhk V: thland Jwm JS3 "‘"re rroviimen «roii« KuuJud Klein Huanland Kuaaiaud Ruxulnnri filumt i*. 0 v w o vais r a f , anrssiiuo Mnufaatab — Id oooaon •"•Mm KTAUTfc Rlaidte Kalfruwrl. Irrarl ^Russia ed il Mar Nero. Le guerre di Crimea (1853-1856) hanno avuto un forte impatto anche nell’Adriatico e non poche localita tut U PP aron ° alPepoca un cospicuo commercio con tutte le parti in guerra e nacquero cosi le prime flotte mercantili i cui eredi navigano °ggi sui mari di tutto il globo. Cartina: Atlante scolastico di Gotha Justus Perthes, 1862. 252 Atlante storico dell’Adriatico orient^i Popolazione della Romelia, censimento ottomano del 1894 * Greci = tutta la popolazione ortodossa (greci, slavi, albanesi, zingari, ecc.). Fonte: KARPAT, K., Ottoman population, Madison, 1985; The Enciclopaedia of Islam, p. Riimeli. poleone, nel 1812, la Russia conqui- sto la parte orientale della Moldavia (la Bessarabia). II paese, liberato dai turchi, rimase pero sempre ampu¬ tate dell’altra meta della Moldavia. Nel 1812 con la pace di Bukarest la Bessarabia passo dalla Moldavia alia Russia. Dal 1828 al 1834 le terre dell’odierna Romania furono sotto l’amministrazione russa e nel 1848 la rivoluzione liberale in Valaccbia fu soffocata dalle truppe russe. Duran¬ te la guerra di Crimea la Romania fu occupata prima dalla Russia (1853) e poi dall’Austria (1854). Nella con- ferenza internazionale svoltasi ad Istanbul nel 1861 fu riconosciuto ai due principati danubiani (Moldavia e Valacchia) il diritto di unirsi in un solo paese denominate Romania, che ottenne l’indipendenza dalla Turchia nel 1878 e divento regno nel 1881 con re Carlo I Hohenzol- lern (1866-1914). La Bulgaria e la Rumelia orientale (1878-1908) La Bulgaria fu occupata in due anni, dal 1877 al 1879, dalle truppe russe. Nel 1878 la “Grande Bulgaria”, au- spicata dalla pace di Santo Stefano, perdette col Trattato di Berlino la Macedonia e la Rumelia orientale, diventando un principato autono- mo tributario della Porta (governo turco). L’Assemblea Nazionale accla- mo il principe di Bulgaria Alessan¬ dro di Battenberg della Casa d’As- sia-Darmstadt (1879-1886), mentre i ministri e gli ufficiali del principa¬ to furono russi. Nel 1885 il principe Alessandro conquisto, contra il vo- lere di Mosca, la Rumelia Orientale e sconfisse i serbi, ma fu in seguito rovesciato da una rivolta di militari filo-russi. Dopo Alessandro fu eletto Ferdinando di Sassonia-Coburgo- Kohary, che sail al trono come Fer¬ dinando I (1887-1918) e che si fece acclamare, nel 1908, zar del regno di Bulgaria. Il paese aveva nel 1893 cir¬ ca cento mila km2 e 3.310.000 abi- tanti, dei quali 2.505.000 bulgari, 570.000 turchi (per lo piii slavi con- vertiti alia fede musulmana), 58.500 greci, 62.200 rumeni, 52.000 zinga¬ ri, 27.600 ebrei ed alcune migliaia di altre minoranze (tartari, armeni, tedeschi ecc.). La Rumelia orienta¬ le rimase, pero, ufficialmente parte dell’Impero ottomano fino all’indi- pendenza della Bulgaria nel 1908. L’occupazione austro-ungarica della Bosnia ed Erzegovina (1878-1908) Dopo la sconfitta turca del 1878, il sultano Abdul Flamid II (1876- 1909) sciolse il parlamento ed inizio a governare come autocrate, assistito con il sistema della polizia segreta, instauro il terrore statale ed una se- vera censura. Al congresso di Belli' no, il 4 luglio 1878, le potenze euro- pee concessero alFAustro-Unghen 2 il diritto di occupare militarmentc la Bosnia ed Erzegovina e di insedb' re tre guarnigioni austro-ungariche nel Sangiaccato, (il territorio turco tra l’odierna Bosnia ed il Kosovo)- Il 29 luglio le truppe austro-ung ar1 ' che (composte per lo piu da croati) entrarono in Bosnia, dove si scofl' trarono pero con una fortissima re s1 ' stenza dell’esercito turco (bosniaco)> composto di 93.000 militari, e dell 3 popolazione musulmana ed ort°( dossa (guidata dai proprietari terrie' 1 e dai preti delle rispettive cornun^ 3 religiose) ed il 3 agosto fu annief tato uno squadrone della cavallei* 3 austriaca presso la citta di Magi 3 ) (Erzegovina), mentre a Mostar gl* austro-ungarici entrarono il 5 ago st<) senza sparare un colpo. A Sarajevo l 3 popolazione insorse contro i n u ° vl padroni e l’insurrezione fu pacific 3 ta, il 19 agosto, dopo pesanti bon 1 bardamenti austriaci sulla citta. La resistenza fu soffocata il 20 ot tobre 1878, mentre le tre citta d e territorio di Novi Pazar furono ° c cupate solo I anno dopo, in segtn r ° alia firma dell’accordo tra l’Austd 3 Ungheria e la Turchia del 21 ap 1 ' le 1879. Nel 1882 ci fu una nuoV 3 insurrezione nell’Erzegovina, ch e sara pacificata solo con la noinin 3 3 barone di Benjamin Kallay (1837 253 Europa sud-orieniale fino alle guerre b alcaniche (1812 U' 1903), profondo conoscitore dei co- stumi locali. Come primo atto della pacificazione si arrivo a questo col- m ° pochadistico-. il Kallay, che aveva scritto una storia dei serbi, in cui af- fermava, quello che era in parte real- ta ) che i bosniaci sono serbi, divenu- to ministro comune per la Bosnia ed Erzegovina, fece sequestrare il pro- P r io volume! Difatti la popolazione se rba (ortodossa) fu numericamente e d anche politicamente la piii forte 'n Bosnia. Sul finire del secolo XIX essa contava 800.000 abitanti, men- tre i musulmani erano 600.000 ed ’ cattolici (croati) 400.000. Non a c aso, dunque, per calmare l’agita- z 'one tra la popolazione ortodossa ln Bosnia, fu nominato dall’impe- f atore austriaco, nel 1881, quale Patriarca della Bosnia il prete Sava K°sanovic, gia a capo della ribellio- ne contro l’esercito austro-ungarico. E°ccupazione della Bosnia ed Erze- § 0v ina impegno 268.600 uomini e 199.000 cavalli e le perdite austro- Un gariche ammontarono, in totale, a 9.000 militari. 'opolazione della Bosnia ■ 'Hlayet (territorio) turco della nia rappresentava all’epoca la nia, l’Erzegovina ed il sangiac- 1 (provincia) di Nuovi Pazar con superficie totale di 58.450km2, 960 km2 per la Bosnia, 9.140 2 per l’Erzegovina e 9.995 km2 11 sangiaccato di Nuovi Pazar, I un totale di circa 1.200.000 tanti dei quali 900.000 vivevano Bosnia. Nell’Erzegovina (le terre II entroterra dell’Adriatico) i mu- IIT| ani rappresentavano circa il 20 r cento della popolazione, contro percento degli ortodossi ed il 1 percento di cattolici; in Bosnia Musulmani rappresentavano il 35 “ rc ento della popolazione, gli or- ’dossi il 50 percento ed i cattolici 15 percento. Nel sangiaccato di team Mostar ed i suoi abitanti sul finire del secolo XIX. (Foto d’epoca). Ftcj't'f'd frontiers TRFA’y >’F 'N ( July 18 Tc Monienryrc pv-H 7r 5rrW« 7 c Romani® [ rm , l eft undri dirr, Turkish rule tlcani dopo il Congresso di Berlino (1878). Legenda (dall’alto in basso): trattato di Santo :efano (marzo 1878); (-) le frontiere proposte. Trattato di Berlino (luglio 1878): 3 territorio attribuito al Montenegro; ("■") Serbia; (=)Romania; lasciato sotto il go- ;rno diretto della Turchia. Cartina: A short History of Greece from early Times to 1964 too Milr* 254 Atlante storico dellAdriatico orienMji Carta linguistica dell’Europa sud-orientale nel secolo XIX. Legenda: dall’alto in basso: tedeschi, italiani, friulani, romeni e aromeni, sloveni, serbi e croati, bulgari, russi, albanesi, greci, magiari, turchi e tartari. Cartina: ANDREE S, Allgemeiner Handatlas, 1899. Nuovi Pazar la popolazione (circa 168.000 abitanti) fu in quel periodo fortemente mescolata con gli zingari e gli spagnoli (ebrei) e nella religio- ne fu divisa tra musulmani (maggio- ranza), ortodossi ed ebrei. Sarajevo attraverso i secoli Alle sorgenti del flume Bosna , che diede il nome al paese, fu costituito nel medioevo un villaggio che pri- ma delParrivo dei turchi fu cono- sciuto con il toponimo di Vrhbosna (la sommita della Bosnia) ed anche come Trgoviste (mercato). Questa localita fu occupata dai turchi gia nel 1428 e nel 1462 diedero l’awio alia costruzione di un palazzo per il governatore locale con diversi edifi- ci di legno, da cui Sarajevo prese il nome (.saraj in turco vuole dire: l’in- sieme di capannoni, anche la sosta per le carovane dei commercianti.). Nel 1477 c’erano a Sarajevo 103 fo- colari cristiani (ortodossi), otto case dei commercianti di Ragusa/Dubro- vnik, e solo 42 case di musulmani. Il totale delle case aumento da 153 nell’anno 1477 a 1.024 edifici nella prima meta del secolo XVI e qual' che decennio piii tardi addirittura a 4.270 focolari. La citta si arricchi di diverse moschee, un bagno pub' blico, il mercato coperto e le prim e case, scuole e biblioteche. Sarajevo si sviluppo soprattutto durante il periodo di Gazi Husrev-Bey (1480- 1541, nato in Grecia e figlio di un nobile di Trebinje (Erzegovinaf convertito all’islam, e sposato ad una delle figlie del sultano), che fu il governatore della Bosnia nel periodo 1521-1541. Il suo governo coincb e con le grandi conquiste ottoman e in Europa (Croazia e Ungheria) ed > grandi bottini di guerra ed i flunk di schiavi, che attraversavano la Bosnia contribuirono ad arricchire questa terra sempre agli incroci dei destm 1 europei. Bey, che divideva la sua vita privata con un italiano originario di Sebenico/Sibenik in Dalmazia, f ece costruire a Sarajevo diverse scuol e > una biblioteca, quasi trecento botte' ghe, una quarantina di fontane, tf e nuovi ponti sul flume Miljacka ch e attraversa la citta. La piu important 6 opera di Gazi Husrev-Bey fu, p er ° l’acquedotto (in legno), opera q ue ' sta che in alcune parti dell’Europ a occidentale arrivera solo nel seed 0 XX. L’impronta personale alia cittn la diede con la costruzione di una grande moschea (il proprio maus°' leo accanto un’altra piccola moschea dove fu sepolto il suo compagno di vita). Solo sette anni piu tardi fu c °' struita (in legno nel 1533) la prin^ chiesa cattolica in Sarajevo, che f Ll distrutta nel 1727, dopo le terribiH devastazioni dei cristiani nelle tei'ie ottomane recentemente conqu 1 ' state. La popolazione ebraica u 11 ' La popolazione della Bosnia ed Erzegovina (1878-1931) Tabella: LORKOVIC, M., Narod i zemlja Hrvata , p. 176. 255 SHigpa sud-orientalc fino alle guerre balcaniche (1812-1913) zi ° a confluire in questa citta con 1 espulsione degli israeliti dalla Spa- § na e dal Portogallo all’inizio del se colo XVI. L’esercito di Austria- Dngheria si scontro con una forte re sistenza popolare quando entro a Sarajevo nel 1878. La ribellione sedata con colpi di artiglieria e Una parte della citta rimase incen- d* a ta. Le autorita austro-ungariche ln iziarono con l’introduzione di diverse misure amministrative: alle case furono posti i numeri, si tento d> uguagliare i diritti tra le diverse c °nfessioni e cosi si arrivo all’aper- tUra di luoghi di culto sia per i fe- cattolici sia per gli ortodossi. conseguenza anche la struttura etn ica della citta cambio in sfavore della popolazione musulmana, che '| a parte emigro verso l’interno del- ' impero ottomano deli Di ^ cortdominio della Turchia e dell’Austria-Ungheria sul ter ritorio (Sangiaccato) di Novi Pazar (1879-1908) d trattato di Berlino stabilx nel ter- 1 itorio turco del Sangiaccato (Novi Dazar), che si estendeva tra la Serbia e il M. °ntenegro frno alia localita di 'trovitza/Mitrovica, l’Austria-Un- riservasse il diritto di tener- §deri a si ^ Ulla guarnigione e di mantenere e strade militari e commerciali su tlltta la parte di questo antico vil- la y et (provincial di Bosnia. Il 10 set- te mbre 1879 l’esercito dell’Austria- Dngheria entro nelle tre localita del Sangiaccato (Plevlje, Prijepolje Balcani dopo il trattato di Bucarest (agosto 1913). Legenda: i quadretti indicano le cessioni territoriali di (da alto in basso): Bulgaria alia Romania; Turchia al Montenegro; territorio attribuito: alia Serbia; all’Albania; alia Bulgaria; alia Grecia; Turchia alia Bulgaria nel 1915. Cartina: A short History of Greece from early Times to 1964. e Novi Pazar). Novi Pazar aveva all’epoca circa diecimila abitanti e, quale passaggio dall’Europa centra- le verso la Grecia, era la citta chiave della Bosnia. Fu stabilita, cost, una pacifica coesistenza (condominio) tra i militari austro-ungarici e le au¬ torita turche civili e militari in tutte e tre le citta, dove rimasero anche le guarnigioni turche. Questa coesi¬ stenza fu molto mal vista dai serbi, che si calmarono solo dopo che, nel 1881, fu firmata una convenzione segreta in base alia quale i serbi ri- tiravano il sostegno agli agitatori locali in Bosnia. In contropartita l’Austria-Ungheria si impegno a so- stenere le vecchie pretese territoriali serbe nel meridione, che miravano a ristabilire la “Grande Serbia” (la vallata del flume Vardar in Macedo¬ nia). La sovranita turca sulla Bosnia, nel periodo 1878-1908, rimase pura formalita e le autorita austro-unga¬ riche presto introdussero una serie di misure coercitive (anche non pre- viste dal diritto internazionale) che riguardavano i bosniaci che rimase¬ ro anche dopo il 1878, formalmente sudditi turchi. ^°polazione di Sarajevo (1851-1921) ° nte; Kresevljakovic Hamdijam, Sarajevo za vrijeme Turske-, The Encyclopaedia of Islam, 1999. 256 Atlante storico dellAdriatico orient'dk La distribuzione delle terre agricole in Bosnia prima della la guerra mondiale Fonte: Siidland, Juznoslavensko pitanje , pp. 115 e 262. Legenda: I musulmani in Bosnia furono, nel periodo 1878-1914, il piu forte gruppo eco- nomico e politico. II piu grande numero di terreni era in mano ai musulmani, che a diffe- renza di altri gruppi religiosi fu in buona parte costituito da grandi proprietari. L’isola di Creta (1898-1908) L’unione di Creta alia Grecia fu pro- clamata la prima volta nel 1866, ma l’insurrezione locale fu schiacciata dai turchi. La Grecia non ottenne alcun ingrandimento territoriale al Congresso di Berlino ed in seguito alia seconda insurrezione contro la Turchia, nel 1896, l’isola fu pro- clamata autonoma, nel novembre 1898, quando le quattro potenze eu- ropee andarono ad occupare le prin¬ cipal! citta sull’isola, dichiararono il principe Giorgio (secondo figlio del re di Grecia Giorgio I) governatote di Creta. Altre insurrezioni ebbero luogo nel 1905 e nel 1908, sotto Venizelos Eleutherios (1864-1938) e finirono, la prima con la procla- mazione dell’indipendenza, e la se' conda con l’unione alia Grecia (il ^ ottobre 1908). Le potenze europee sl opposero e questa annessione di fat' to e funione di Creta, con 270.000 abitanti dei quali circa 40.000 tur- chi (musulmani) ed il resto gr eCl ’ con la Grecia sara riconosciuta solo dopo la fine della prima guerra bal' canica con il Trattato di Londra del 30 maggio 1913. La Serbia (1804-1915) Dopo la soppressione della chi e ' sa autocefala serba nel 1766/67 1 movimenti nazionali non greci ft*' rono rivolti contemporaneamente contro i turchi e contro i greci- H movimento indipendentista serbo nacque dall’aiuto portato dai set' bi al pascia turco contro i gianniZ' zeri (militari professionali) ribelli di Belgrado. Una volta sconfitt* 1 giannizzeri, i serbi rifiutarono di deporre le armi ed elessero l° r ° capo, nel 1804, il facoltoso met' cante Giorgio Pietro Karagiorgev* c (ossia Giorgio Nero, 1762-1817)’ che nel 1805 promulgo la Cost* tuzione. Ebbe inizio cost una It* 11 ghissima guerra turco-serba c ^ e termino con la pace di Bucarest nel 1812, quando la Turchia riconob' be f autonomia della Serbia, ma n e occupo nuovamente il territof* 0 ' Nel 1815 i serbi insorsero g Ll * , ti dal principe Milos Obrenov* c (1780-1860). II trattato del l^ 6 con la Porta (governo turco) cede* te alia Serbia l’esazione delle i’ 11 poste e istitui una doppia an* 1111 nistrazione serbo-turca. Nel 18^ Milos Obrenovic (1817-1839) 1 ec£ uccidere Karagiorgevic e nel 183^ 257 E uropa sud-orientale fino alle guerre b alcanicheOgm^lS) un concordato col patriarca greco garanti alia Serbia la piu completa autonomia ecclesiastica. Obrenovic fu costretto ad abdicare ed il suo posto fu ereditato dal figlio Miche¬ le (1839-1842), che fu a sua volta espulso dalla Serbia e sostituito dal duca Alessandro Karadjordje (1842-1858), figlio dell’assassinato Giorgio Pietro Karadjordje. Dopo la morte di Alessandro ritorno sul trono ducale Michele Obrenovic, c he riuscl ad ottenere dalla Porta, uel 1866, l’evacuazione dell eserci- t0 ottomano dalla Serbia. Malgiado fiuesto successo di portata storica, il duca Michele (Mihajlo) fu assassi- n ato nel 1868 e gli successe il figlio Milan (1854-1901). Quest’ultimo governo il paese dapprima come Phncipe e dalla proclamazione del f egno di Serbia, nel 1882, come re e fino alia sua abdicazione, nel 1^89. In quell’anno fu posto sul tr °no il re Alessandro Obrenovic (1876-1903), che fu ucciso dagh afii ufficiali serbi insieme alia mo- §de Draga nel 1903- Dopo questa nccisione fu eletto dall’assemblea rrazionale, il 2 giugno 1903, P' e ' tr ° Karagiorgevic (1903-1921), n *pote del primo e figlio del quar- to duca serbo Alessandro. La vita politics, in Serbia durante 1 intero Se colo XIX fu caratterizzata, dun- fine, ha continui eccidi tra le due Pbncipali dinastie serbe. Il culmi- n e della politica degli omicidi ar- rivo pero, quando i servizi segreti Se rbi all’insaputa del governo e del •e, organizzarono l’uccisione del- ' Arciduca Francesco Ferdinando Austria (1863-1914), il 28 giu- gno 1914, a Sarajevo, e che servl pretesto per scatenare la Prima Guerra Mondiale. ^ Lalcani (Turchia europea) inizio del secolo XX La parola “Balcani” significa in tur- c ° terreno accidentato, terra di fo La crescita territoriale di Grecia (1832-1922). Times to 1964. reste, montagna di foreste” e negli atlanti anteriori a 1757 per descri- vere la catena delle montagne nel- l’Europa sud-orientale. Dall’inizio del secolo XX si comincia ad usare il termine “Balcani” per la Turchia europea che comprendeva dentro le sue frontiere internazionali un territorio complessivo di 326.000 kmq (la Bulgaria, la Bosnia ed Er- zegovina, Novibazar, ecc.) con oltre 10 milioni d’abitanti, dei quali solo un decimo erano propriamente tur- chi. Questi ultimi usavano l’appel- lativo “Europa ottomana” (Auropa-i Osmani) e “Rumelia Magnified’ (Rumeli-i Shahane). L’Europa turca (Balcani) era gia da oltre due secoli scossa da diverse guerre e ribellioni, che furono seguite dalle durissime repressioni delle autorita turche as- sistite da diverse strutture musulma- ne locali (clero, terra tenenti, ecc.). Appena sedate le ribellioni, dopo il congresso di Berlino del 1878, le tensioni dall’interno dell’impe- ro ottomano si spostarono verso il Cartina: A short History of Greece from early Mediterraneo (l’isola di Creta) e il vicino Oriente. Dal 1890 al 1897 ci furono in Armenia e in Siria delle rivolte dei cristiani, prontamente represse dall’esercito turco. I trenta- tre anni del regno d’Abdul Hamid II (1876-1909) non furono altro che la ricerca di far uscire dal caos il decadente impero turco. Fu troppo tardi: un’epoca stava per uscire dalla Storia e, finalmente, Abdul Hamid II fu rovesciato dal potere nel 1909. Da allora in poi e fino al 1923, quando furono conclusi i trattati di Losanna con la Grecia, regno in Turchia il piu totale caos e terrore di ogni natura. In particolar modo il governo turco colse l’occasione, du¬ rante la prima guerra mondiale, per sterminare oltre un milione e mezzo di armeni. La Macedonia sotto il controllo internazionale - 1903 Il territorio conosciuto sotto il nome di Macedonia fu, sin dal secolo XIV, 258 Atlante storico dell’Adriatico oriental sotto il dominio turco dove verso la fine del secolo XIX ebbero inizio le insurrezioni popolari. La regione macedone - che comprendeva, al- lora, circa 67.000 kmq e circa tre milioni di abitanti - fu contesa tra la Grecia, la Bulgaria, la Serbia, l’Al- bania ed, infine, dal movimento in- dipendentista macedone. La regione venne divisa in tre unita amministra- tive turche (villayet/regione di Salo- nicco, Monastir e Uskup/Skopje). I movimenti rivoluzionari bulgari e macedoni raggiunsero, verso la fine del secolo XIX, solo in parte i loro obbiettivi, vale a dire l’indipenden- za statale. Nella Macedonia turca, un miscuglio delle etnie, religioni e lingue, regnava un disordine e un’insicurezza permanenti. Nei tre villayet (regioni) macedoni i comi- tati rivoluzionari risvegliarono lo spirito di combattimento contro i turchi. L’attenzione delle potenze europee era attirata dalla situazio- ne dei cristiani. Dopo la rivolta del 1903 la Macedonia fu posta sotto il controllo internazionale, che ave- va per missione il miglioramento L’esercito austro-ungarico occupa Sarajevo nel 1878. Incisione d’epoca. della sorte della popolazione e che continuo, pero, ad essere sommer- sa in un clima di tensioni politiche anche nei decenni che seguirono. Durante le due guerre balcaniche (1912-13) i tre stati che si conten- devano la Macedonia (Bulgaria, Grecia e Serbia) riuscirono a scon- figgere la Turchia ed a spartirsi il territorio negando alia popolazione locale (campagna compattamente slava mentre i centri urbani furo- no un miscuglio di razze, di cultu¬ re e di religioni a tal punto che gli diedero l’appellativo “macedonia”, vale a dire miscela, anche per l’uso nell’arte culinaria) qualunque tipo di autonomia. L’annessione della Bosnia airAustria-Ungheria - 1908 L’Austria-Ungheria decise, il 7 ot- tobre 1908, di annettere Bosnia ed Erzegovina, fino allora solo sotto l’occupazione militare, e di sgom- berare il sangiaccato, corridoio che collegava la Bosnia con il Kosovo e la Macedonia (sempre turche) e separava la Serbia dal Montenegro. Per impedire le proteste della Tur¬ chia, formalmente sovrana della Bosnia ed Erzegovina, l’Austria- Ungheria rinuncio, con il proto- collo del 26 febbraio 1909, ai suoi diritti nel sangiaccato di Novibazar. Con l’annessione della Bosnia ed Erzegovina all’Austria-Ungheria l’intera costa dell’Adriatico orien- tale da Spizza/Spic (Sutomore, odierna Montenegro) a sud fino a Monfalcone (Trieste), nell’al- to Adriatico, fu di nuovo sotto la stessa sovranita come all’epoca del- l’lmpero romano. In seguito all’an- nessione della Bosnia-Erzegovina, nel 1908, si infiammb nel 1909 an¬ che il Kosovo mussulmano e l’anno seguente fu il turno della parte cat- tolica del paese. Kosovo dopo il congresso di Berlino Al Congresso di Berlino del 1878 furono attribuiti alia Serbia i cir- condari di Nissa/Nis, Pirot, To- plica e Vranje mentre il Kosovo rimase all’epoca alia Turchia. La Serbia inizio a cacciare la popoh' zione musulmana e tra l’altro circa 30.000 albanesi furono espulsi dal paese. Ugualmente accadde con 1 serbi in Kosovo, che furono espul' si dai turchi verso la Serbia. Alla fine del 1912 l’esercito serbo entro trionfalmente in Kosovo, che f u immediatamente proclamato sacra del popolo serbo e la costitt*' zione serba dichiaro, che ogni abi' rante della Serbia (allora compren' deva anche l’odierna Macedonia) e serbo. Gia nel 1913 si arrivo alia massiccia ribellione degli albanesi contro il nuovo potere serbo e 1 ,,v surrezione che si protrasse lung 0 tutta la prima guerra mondiale ed oltre. Anche dopo la prima guerra mondiale il Kosovo fu teatro di di' verse ribellioni e dell’oppression e dell’etnia albanese. Solo dopo ch e l’ltalia ed il nuovo Regno dei sei' bi croati e sloveni si accordaron 0 sulle nuove frontiere d’Albania l a questione del Kosovo - territory jugoslavo con maggioranza alban e se e minoranza serba — spar! daH e pagine dei giornali. Le forze sep 3 ' ratiste albanesi non cessarono & lavorare e negli anni venti furon 0 scossi dalle ribellioni e terrore tan' to il Kosovo quanto la Macedonia abitata con i macedoni e gli alban e si. Dopo la prima guerra mondial 0 inizio la colonizzazione del Kosov 0 e la gente proveniente da tutto * Regno dei serbi, croati e slovef 1 furono attribuite le terre abban' donate e trascurate, mentre n e periodo 1931-1941 furono conf>' scate ai contadini albanesi le terr° coltivabili. La popolazione sla va del Kosovo aumento da un qtiai t0 Europa sud-orientale fino alle guerre balcaniche (1812-1913) 259 -JllU'-UHI ~- Europa sud-orientale dentro le frontiere politiche del 1915. Cartma: Atlante della Rovigno/Rovinj all’inizio del secolo XX. un terzo del totale dei residen- tl > mentre gli altri due terzi erano ^sulmani (per lo piu albanesi). ^ Ue st ultimi erano nella stragran- ma ggioranza analfabeti (90%), e d anche nelle terre che erano sotto s ° v ranita turca fino al 1908/1913 ^ a nalfabetismo era particolarmen- te elevato (Bosnia ed Erzegovina ^1% e Macedonia 84%). ^**idipendenza della Bulgaria ' 1908 * ^ ottobre 1908, a qualche ora a ^ ar >nessione della Bosnia ed Er- Ze govina, in seguito agli accordi tra ^stria-Ungheria e la Bulgaria, il P r *ftcipe Ferdinando de Saxe-Co- ° Ur g (1861-1948) proclamo a Tr- n ° Vo 1 indipendenza totale del suo P a ese e se stesso tzar dei bulgari (e r ' 0ri della Bulgaria per non rinun- C ' are alle terre irridente della Tracia 6 So prattutto della Macedonia). Di fronte alia reazione turca la Russia ofFri una mediazione: essa rinuncio all’indennita che gli doveva l’impero Ottomano dal 1877-78; la Turchia, per parte sua, rinuncio alle ripara- zione della Bulgaria e riconobbe la sua indipendenza. L’Europa colonialists nell’Afirica mediterranea e turca - 1909-1912 Dopo la spartizione del Marocco, nel 1910-12, tra francesi, britanni- ci, spagnoli e tedeschi, l’ltalia di- chiaro la guerra aH’lmpero ottoma¬ no ed invase la Tripolitania (parte 260 Atlante storico dell’Adriatico orient^. occidentale dell’odierna Libia), nel 1911. Nel mese di maggio del 1912 gli italiani riuscirono a conquistare le isole del Dodecanese) con Rodi, fino ad allora sotto il dominio tur- co. Nell’ottobre 1912 fu firmato il trattato d’Ouchy e la Libia turca fu ceduta all’Italia e prowisoriamente, fino al pagamento di un indennizzo, anche l’arcipelago di Rodi con le al- tre isole del Dodecaneso. “Dodeca¬ nese” in lingua greca vorrebbe dire dodici isole che di fatto sono quat- tordici, oltre parecchie altre piccole. La guerra italo-turca termino con il trattato di Losana, del 18 ottobre 1912, il quale stabili (invano) che l’ltalia avrebbe dovuto abbandonare le isole, dopo che la Turchia avesse abbandonato le due province afri- cane (Cirenaica e Tripolitania, oggi unite nello stato di Libia). Le isole del Dodecaneso con una superfi- cie di 1.427 kmq erano popolate, all’epoca, da 100.000 abitanti in stragrande maggioranza greci orto- dossi, alcune migliaia di musulmani e qualche migliaia di ebrei. La prima guerra balcanica - 1912 La Russia concluse a Belgrado, nel febbraio 1912 (durante la guerra Il regresso dell’impero Ottomano. Legenda: Le date indicano gli anni nei quali e awenuto il distacco dall’impero ottomano. Donne armene di Malaria. Durante |c guerre balcaniche e la prima guerra m° n ' diale fu commesso un immenso genocidi 0 turco a danno degli armeni. Foto: Tuttb>^’ T.C.I., 1990. italo-turca), un’alleanza tra Serbia e Bulgaria, alia quale aderirono anch e il Montenegro e la Grecia. L’alleafl' za ebbe per fine la spartizione delh Turchia europea fra gli stati cofl' finanti. Nell’ottobre 1912 venn e dichiarata guerra alia Turchia, ch e dovette accettare l’armistizio g ia il 3 dicembre. Le operazioni beb liche ripresero, il 3 febbraio 191-3 ed i greci conquistarono Janina il ^ marzo. Adrianopoli fu conquist ata dai bulgari e Scutari/Shkodra/Sk a ' dar dai montenegrini. Le ostilk 3 cessarono con il trattato di pace & Londra del 30 maggio 1913, c ° n ^ quale l’impero ottomano perse 1 eS ' senziale dei sui territori in Europ 3 ’ con 1’eccezione di Costantinopob e dei suoi dintorni, a favore di ulia alleanza fra Bulgaria, Grecia, Serb* 3 e Montenegro. La seconda guerra balcanica - 1913 La decisone delle potenze europ ee ’ presa sotto la pressione di Austf 13 ' Ungheria e Italia il 30 dicernb re 1912 di accettare il principi° ^ un’indipendente Albania e cosi p rl vare il Montenegro dalla localk 3 261 sud-orientale fino alle guerre balcaniche (1812-1913) 4' Scutari/Shkoder/Skar, la Serbia dall accesso all’Adriatico e la Grecia dell’Epiro settentrionale, porto di- mttamente alia seconda guerra bal- canica. Un mese dopo la firma del trattato di pace di Londra, l’eserci- t0 bulgaro attacco, il 13 giugno, la Serbia, con la quale si schierarono an che la Romania (per la Dobrugia rr^ridionale), la Grecia e laTurchia. I bulgari furono battuti ovunque e, >1 10 agosto 1913 fu sripulata la Pace di Bukarest: la Dobrugia me- ddionale passo con la Silistria alia Romania, la Macedonia fu quasi mteramente annessa alia Serbia, Adrianopoli resto alia Turchia, ^ ret a, parte della Macedonia con Salonicco e Kavalla passarono alia ^ re cia. II principato d’Albania con Scutari/Skadar/Shkodra, Durazzo/ R'mres e Valona/Vldre, furono ri- c °nosciute autonome e nel marzo ^14 il principe tedesco Gugliel- m ° di Wied fu acclamato principe d Albania. Grecia e le isole 1898-1914 Rdinione di Creta alia Grecia fu P'oclamata la prima volta nel 1866. Una strada di Sarajevo su cartolina del 1915. Costumi della Bosnia. Cartolina del 1915. Castelnuovo/Hercegnovi fu austriaca dal 1815 al 1918. Cartolina del 1915. L’insurrezione locale che ne segui fu schiacciata dai turchi. In seguito in- tervennero le potenze europee (Con- venzione di Halepa) che imposero al sultano Abdulaziz (1861-1876) la concessione dell’amministrazio- ne civile locale sull’isola, i tribunali misti, ed il greco come lingua uffi- ciale. Due nuove insurrezioni popola- ri ebbero luogo, nel 1905 e 1908, sotto Venizelos, e finirono, la prima con la proclamazione dell’indipen- Belgrado turca sul dipinto del secolo XIX. Belgrado rimase sotto dominio turco dal 1521 fino al 19 aprile 1867. Perzagno/Prcanj (Golfo di Cattaro/Kotor) nel 1890. denza, e la seconda con Funione alia Grecia (il 12 ottobre 1908). Le potenze europee si opposero e questa annessione (di fatto) sara riconosciuta internazionalmente solo dopo la fine della prima guerra balcanica, con il Trattato di Londra del 30 maggio 1913. Il trattato di pace tra la Grecia e la Turchia, del 14 novembre 1913, ha lasciato alle potenze europee la soluzione delle due piit importanti questioni riguardo le isole e l’Alba- 262 Atlante storico dellAdriatico orien^l nia. Tra le isole dell’Egeo nove fu- rono occupate dalla Grecia durante la guerra; per di piu l’Assemblea di Samos/Samo, che era spesso in conflirto con i principi, dichiaro l’unione con la Grecia e fu annes- sa con la forza a questo paese il 15 marzo 1913. Nel mese di febbraio 1914 le potenze europee riconob' bero la sovranira greca su tutte b isole con eccezione di Tenedos/Te' nedo e Imbros/Imbro. VARAZP/N /f'J/VfC *'—) f" lUDBREG KIANJCC Sr WVr ^ sriss/cjSV /van gjurgjevac v,RovmcA JASKA . dABA ft" *' * ARL ? VAC .PtSAROV/NA X &aZ 5?a \3LAr/NA 'm/noljac . r^DEl NICE yiiBOVS KO# x m - ¥r ' A^ S/SAK KUT/NA A A NBA C 4 — ^ . p sus/l * (Aiigs Vto rsZiiiiCroze a a - ojA/eovoWn/KOHUi CR!KVENICA ' ” f * CVMn ■ ■■■ A ft//a i/~* — -■ — -j — a yr n > ' \\V N br/nje _ V1 v 0 ) ■:*==£. RRL/PA^ /nT/'lS' A f ^B/NACz LEGEWDA ^ |_ 1*10%SR&A fo-20% . X\ \f *???*** La densita della popolazione ortodossa (serba) in Croazia, Dalmazia, Slavonia, Bosnia ed Erzegovina all’inizio del secolo XX. Cartina: Siidland, L. V., Die Siidslawische Frage undder Weltkrieg — iibersicbtliche Darstellung des Gesamt-Problems , Vienna, 1918, Juznoslavensko pitanje, Varazdin, 1990. Josip Juraj Strossmayer (1815-1905). ve scovo di Bosnia e Srem dal 1849. Al cond lio di Roma del 1869 si dichiaro contrab 0 al dogma dell’infallibita del papa e pin t;ir fu uno dei piu grandi promotori dell id ei dell’unificazione degli slavi del sud. Dip 111 to: Museo della cittct di Zagabria. Segna/Senj. Fortezza Nehaj. Zagabria/Zagreb/Agram intorno a 1860. La citta aveva nel 1857 16.657 abitand (12.051 cattolici, 19 greco-cattolici, 332 ortodossi, 625 ebrei ed altri). Dipinto: Horvat, Kultura hrvata kroz 1000 godina. Karlowitz/Karlovac/Karlstadt. Statuto tG citta libera. LA NASCITA DELL’ALBANIA - 1912 popolazione dell’Albania albanesi con l’intelletto acu- t0 ed il carattere piuttosto colle- rico dettero all’impero ottomano ^ visir (presidenti del governo). albanese anche papa Clemen- te Xl (Giovanni Francesco Albani, ^700-1721) ed altrettanro era di °|' 1 gini albanesi la dinastia regnante %'tto, che regno in questo paese ne l secolo XIX e XX fino a re Fa- ruk (1920-1965, rovesciato dalla riv oluzione di Nasser (1918-1970) nel 1951. All’ inizio del secolo XX il n urnero degli albanesi dentro le tre re 8>oni ( villayet ) turche si aggirava Int omo all’1,5 milioni di persone a Ppartenenti per lo piii alia confes- Sl0r >e musulmana pero anche il nu- 11161 o degli ortodossi e cattolici era a bi'ettanto importante. I cattolici era no numerosi a Scutari, Alpi set- ten trionali, nelle contrade di Drin ^ 11 Muty. Nella regione ( villayet) 1 Scutari e nella provincia ( sangiac - CcLt °) di Scutari e di Durazzo/Dur- less contavano oltre 200.000 mu- ^‘bttani, 162.000 cattolici e circa •°°0 ortodossi. Nella citta di Scu¬ tari vivevano 40.000 cittadini dei Sttali i due terzi erano musulmani, rest o erano cattolici, qualche raro ° r todosso e senza alcun ebreo. Tut- Parlavano albanese sebbene nella ^tta si parlassero anche altre lingue. k ^ Ur azzo/Durress, citta mal salu- re a causa delle paludi che la cir- c °ndavano , vivevano 4.500 famiglie 111 stragrande maggioranza musul- atle con pochi focolai cattolici ec l ancor meno ortodossi ed ebrei, ^ er >tre nella vicina Croia vivevano •OOO persone quasi tutte musul- mane ; a Tirana vivevano 12.000 Cltt adini tra i quali due terzi era¬ no musulmani ed il resto ortodossi con qualche cattolico. Il villayet del Kosovo contava 40.000 cattolici, 345.000 musulmani e 70.000 orto¬ dossi; il villayet di Monastir contava 65.000 cattolici, 56.000 ortodossi e 154.000 musulmani e nel capo- luogo vivevano 60.000 cittadini; nel villayet di Janina il sangiaccato omonimo contava 25.000 cattolici, 156.000 ortodossi e 175.000 mu¬ sulmani. La citta stessa di Janina aveva 20.000 cittadini che parla- vano greco e 10.000 di loro erano ortodossi, 5.000 musulmani, 5.000 ebrei e solo 30 famiglie erano catto- liche. Le cittadine di Parga (2.000 abitanti), Margeriti (5.000 abi- tanti), Paramiti (3.000 abitanti) e Filati (4-5.000 abitanti) erano po- polate da popolazione greca. Chi- mera/Himara aveva 2.000 albanesi mentre a Tepelen vivevano altri 3.000 albanesi che parlavano greco. Valona/Vlore contava all’epoca 5- 6.000 abitanti quasi tutti albanesi musulmani con pochi cattolici ed ortodossi. La nascita dell’Albania nel 1912 Le tribu albanesi riconobbero la sovranita turca sin dal 1385, pero .//Atrsie,u Costumi albanesi - famiglia poligama su un’incisione del secolo XIX. FAlbania non fu mai veramente soggetta al governo di Costantino- poli. Gli albanesi, sotto il governo turco, non solo avevano speciali privilegi (non pagavano che poche tasse), ma amministravano la giusti- zia a modo loro (con l’applicazione di primitive leggi tribali ed il forte ricorso alia vendetta, anche per of- fese personali). Il sultano aveva co- stituito di albanesi la guardia fidata della sua persona, ed agli albanesi affidava spesso le cariche piii alte all’interno dello stato ottomano. Furono cost nominati come grande Durazzo/Durress alfinizio del secolo XX. Foto: Rivista mensile del Touring del 7 luglio 1911. 264 Atlante storico dellAdriatico oriental Wilhelm de Wied (1876-1945), il primo a sinistra, con la L’epirota con la sua caratte- piuma bianca sul copricapo, a Trieste prima d’imbarcarsi ristica fustanella pieghettata. per Valona /Vlore dove fu insediato come principe d’Alba- Foto: Le Vie dltalia del giu- nia nel 1914. Foto: Trieste una storiaper immagini, vol. 1. gno 1939. visir (capo del governo turco) mol- tissimi albanesi. Nello stesso tempo - a causa forse in parte anche alia conformazione del terreno monta- gnoso e paludoso — il governo tur¬ co trascuro la costruzione di strade ed altri servizi pubblici (come le scuole). Nel 1878 gli albanesi inviarono ai rappresentanti delle potenze eu- La proclamazione dell’Albania a Valona/Vlore il 28 novembre 1912. Fonte: Ljiljan del 16/23 agosto 1999. ropee al Congresso di Berlino un memorandum con il quale chiede- vano 1’autonomia del loro Paese. Gli albanesi avevano pero, nelle guerre precedenti il Congresso di Berlino, combattuto a banco dei turchi con- tro i cristiani. Erano, dunque, dalb parte dei vinti e le potenze euro- pee non si degnarono nemmeno di prendere in esame la loro domanda e l’Albania stessa non fu nemmeno nominata. Nel 1879 usci il libro l 11 verita sullAlbania e gli albanesi di Wassa Effendi (1825-1892), grande studioso albanese, secondo il quale quel popolo apparteneva ai tre grup' pi religiosi, vale a dire i musulmani (50%), i cattolici (30%) e gli orto- dossi (20%). In queste percentuali bisogna inserire anche qualche cen- tinaio di ebrei. Il 28 novembre 1912 i delegati delle varie tribu albanesi riuniti a Valona/Vlore proclama- rono l’indipendenza dell’Albania e costituirono un governo, compost 0 da musulmani e cristiani, sotto b presidenza di Ismail Kemal bey (t 1919). L’Albania (turca) invasa dalla Grecia, Serbia e Montenegro ( 1912 / 1913 ) Pochi mesi dopo, il 1° giugno 191-5’ la Grecia e la Serbia conclusero 0,1 accordo sulla spartizione dell’Alb 3 ' nia (turca) occupata dai due rispetti' vi eserciti ed in base al quale la pa rte settentrionale fino al flume Scombi' na sarebbe dovuta appartenere alb Serbia e la parte meridionale alb Grecia. Fu concluso l’accordo e con il trattato di Bucarest, del 10 agost° 1913, fu riconosciuta un’Albania indipendente con la monarchia c°' stituzionale. Il protocollo di Firen ze, del 17 dicembre 1913, stabil* le frontiere settentrionali dell Alb 3 ' nia. La Grecia allora occupo tutra la parte meridionale del paese fi n ° a Valona/Vlora compreso l’isolotto di Saseno/Sazan. In seguito all’uh 1 ' 265 La nascita dell’Albania - 1912 Datum delle grandi potenze del 13 febbraio 1914, l’esercito greco si ri- tiro dall’Albania dove commise nu- rraerosi eccessi. Albania 1914-15 11 Principe Wilhelm de Wied (1876- 1945), capitano dell’esercito tede- Sc °> fu nominato, nell’aprile 1914, dalla Commissione di Controllo In- ter nazionale, come capo del nuovo st ato. Una volta arrivato sul posto, ne l mese di marzo, Wied non aveva a l c una autorita fuori della citta di 1-lurazzo/Durres, e ben pochi pote- ri anche all’interno del capoluogo. Preso atto dell’assoluta assenza di u na base politica ed abbandonato ^ a ' giovani albanesi perche difen- ^ eva i proprietari terrieri cadde per ^ Piu in un conflitto d’interessi tra 1 Italia e l’Austria-Ungheria ed il 3 Set tembre 1914 Wilhelm, principe an °nimo, abbandono il suo “regno” Sc onosciuto. D °po la fuga del principe de Wied ‘lall’Albania, il 3 settembre 1914 fu l°ndato un governo prowisorio a ^ Ur azzo/Durres, ma gia nel mese di § etl naio 1915 l’ltalia occupo Valona/ 'flore/Vlora con l’isolotto di Saseno/ Hazan, la Grecia l’Epiro del Nord, la ^ er bia l’Albania centrale ed il Monte- ne gto, territorio di Scutari/Shkodra/ Skadar. Lo stesso anno si ritirarono gli eserciti invasori e l’intera Al- a nia fu occupata dall’Austria-Un- gller ia, che concesse alia popolazio- 11 e albanese tutti i diritti. In seguito a ^° sbarco degli eserciti dell’Intesa in ^ re cia fu proclamata, il 16 dicembre ^16, la Repubblica albanese auto- n °ma di Kor^a/Koritza, occupata dai b'ancesi sul fronte di Salonicco. feligioni e gli albanesi !" a teligione della chiesa di Roma e Predominante nella Malissia, la ^°ntagna propriamente detta, in- tr andosi a cuneo nel cuore dell Al- SHUMMutv ac; - -■» . - - Donne cattoliche albanesi. Foto: Rivista mensile del Touring del 7 luglio 1911 - Scutari/Shkodra/Skadar nel 1916, (cartolina d’epoca). Lezha/Alessio/Ljes nel 1915, (cartolina d’epoca). k. 266 Atlante storico dell’Adriatico orien *i Famiglia di contadini albanesi. Foto: Le Vie dltalia del giugno 1939. bania fino a levante di Tirana. Ma la coscienza religiosa, specie nell’alba- nese nordico, non e molto sveglia. L’albanese e forse piu credulone che credente, piu fanatico che convinto; un fanatico permaloso, pronto ad abiurare al primo malinteso. Que- sta scarsa profondita della coscienza religiosa permette curiosi amalgami nella stessa famiglia e persino nello stesso individuo, per cui non si sa bene dove finisca il cristiano e co- minci il musulmano, e quale delle due coscienze possa reagire al mo- mento opportuno. Per altro, alle tre confessioni religiose, se ne aggiunge $”.tONlQUC — Oujrt .' 1 'Jt'ci- ue; Refe;ifts - Verer' d'^frir. The Rrlu1 numero delle vitdme era il doppi°- seguito ai conflitti armati ebbero lu°' go numerosi scambi di popolazioni per lo piu forzati dalle circostanze se gia non dalle armi, che caratterizzar 0 no la storia di queste terre. Nell ide° logia nazionale degli stati, che sorsef 0 sulle spoglie dell’Europa turca qu eSt ° procedimento (fespulsione dei m u ' sulmani) si considerava come un at* 0 di Stato. Nei sessant’anni, vale a d* re dal 1878 in poi, sono emigrati dal e ex-terre turche in Bosnia e Nuovi P r zar circa duecentomila persone, c ^ e nelle nuove terre furono decimal da varie malattie. Non meno di dv e milioni profughi, dopo le mod^' che geopolitiche nei Balcani (19^ 1918), hanno abbandonato i l° r ° focolai e si sono incamminati ver s ° i paesi di preferenza; un milione ‘ cristiani emigro verso gli stati sod 1 sulle macerie della Turchia, men 1 ^ un milione di musulmani si trasfe fl dentro le nuove frontiere turche. LA PRIMA GUERRA MONDIALE ( 1914 - 1918 ) Lattentato di Sarajevo - 28 giugno 1914 Gic fu °vanni Giolitti (1842-1928), che a varie riprese il presidente del go- Vern o italiano, scrisse nelle sue me- rn ° r ie, che l’Austria-Ungheria voleva a tutti i cosd entrare in guerra contro a Serbia gia prima del 1914. L’occa- Sl °ne si presento a Sarajevo, il 28 giu- gno 1914, con l’uccisione - da parte ^ giovane serbo-bosniaco Gavrilo I'hncip (1894-1918) dell’ardduca Prancesco Ferdinando (1863-1914), er ede al trono d’Austria-Ungheria e di sua moglie Sofia von Chotek). In Suale misura l’arciduca stesso contri- Pui a questo attentato si puo vedere ari che dal fatto che il primo attenta¬ te con la bomba falli. In seguito Sc °nsigliarono alFarciduca di prose- §uire sul percorso stabilito, ma l’ere- de al trono rifiuto. Sfidare la fortuna due volte nello stesso giorno fu un P° troppo anche per un pretendente a i ^ono d’imperatore. d 23 luglio l’Austria-Ungheria fece c °nsegnare a Belgrado un ultimatum p ta ncesco Ferdinando con la moglie a Sa- ra )evo prima deH’attentato. e il parere unanime delle cancellerie europee fu, che era stato concepito e redatto in modo da rendere la guerra inevitabile. La guerra era voluta dal- l’Austria-Ungheria e dalla Germania ma istigata segretamente - attraverso la Serbia - dalla Russia. Il 28 luglio cominciarono le ostilita tra FAustria- Ungheria e la Serbia; il 1° agosto la Germania dichiarava guerra alia Russia ed il 3 agosto alia Francia. L’Inghilterra (violata dalla Germania la neutralita del Belgio contemplata nel trattato di Londra del 19 aprile 1839) dichiarava guerra alia Germa¬ nia il 4 agosto. Agli imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania) si unirono piit tardi la Turchia (no- vembre 1914) e la Bulgaria (ottobre 1915). All’Intesa (Francia, Inghil- rrirwhdhf Schinouz M.Creht ,Q-_) ' V.Chlavatc £ucd«*.Boo/> ' - • M Pivnant Jlf ’oitjuc . J rJ* r,(iu XT ■-» ,<-«•( diLani ^M/Chiampon ‘ U Aflimic 333?* tiwtwimw rVDIA ' i'r/.'r.-ui* ■ ■ l/llrtl.KW Il confine orientale d’ltalia con il confine “naturale”. Legenda: (■) confine geografico natu- rale d’ltalia; (■) confine politico d’ltalia. Cartina: Atlante della nostra guerra, Novara, Istituto geografico de Agostini, 1916. 268 Atlante storico dell'Adriatico orienwji terra, Russia e Belgio) si unirono il Montenegro (6-8 agosto 1914); il Giappone (23 agosto 1914); l’ltalia 24 maggio 1915; il Portogallo (9-10 marzo 1916); la Romania (27-28 agosto 1916); la Grecia (16 gennaio 1917) e da ultimo gli Stati Uniti d’America (6-7 aprile 1917). L’ltalia si prepara alia guerra ( 1914 - 15 ) Sin dall’inizio della guerra la societa italiana si divise tra interventisti e neutralisti ed anche il governo ita- liano tratto con le due parti in con- flitto; per rimanere nella neutralita 1’Italia pretendeva delFAustria alcu- ni territori austriaci nel Trentino, e Tirolo meridionale dove la frontie- ra avrebbe dovuto essere quella del regno d’ltalia di Napoleone (1810), Friuli austriaco, Trieste, Istria e Dal- mazia. Ad oriente la frontiera doveva includere le citta di Gorizia/Gorica/ Gorz e di Gradisca fino l’Aurisi- na/Nabrezina, sulla costa adriatica, dove sarebbe dovuto cominciare lo stato autonomo di Trieste, con il confine meridionale sul fiume Dra- gogna/Dragonja (o piii al meridione sui confini comunali di Pirano). Le richieste italiane presentate 1’8 aprile (non comprendevano in Dalmazia la citta di Zara/Zadar con una forte maggioranza d’italiani), furono ac- cettate daH’Austria-Ungheria solo il 24 maggio. D’altra parte le potenze d’Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia) si dimostrarono molto piu generose e con la convenzione di Londra, del 26 aprile 1915, si stabili che in con- tropartita, per il sostegno alle prete- se territoriali italiane, l’ltalia si im- pegnava ad entrare in guerra contro rAustria-Ungheria e la Germania. Per neutralizzare l’eventuale opposi- zione della Serbia a questo accordo segreto, fatto ai danni degli interessi degli sloveni e dei croati, gli inge- gnosi negoziatori ebbero l’idea d’in- serire nella convenzione le promesse alia Serbia per i territori dell’Albania Le trattative austro-italiane del 1915. Legenda: (=) frontiera del 1914; (••■) richieste ita¬ liane del 8 aprile 1915; {III) offerte austriache del 15 maggio 1915; (—) Convenzione di Londra; (\\\) rifiutato daH’Austria nel 1915. 11 territorio compreso nello stato autonomo di Trieste arrivava fino al fiume Dragogna/Dragonja. Disegno: ALBRECHT-CARRIE, Italy at the Paris Peace Conference, New York, 1938. Trieste - l’incendio de II Piccolo, il giorno dell’attacco italiano contro rAustria-Ungh e ' ria il 24 maggio 1915. 11 giornale II Piccolo fu fondato dall’ebreo di origini unghetes* Teodoro Mayer (1860-1942) nel 1881. Al' l’inizio del secolo XX il Piccolo si impreg n ° di forti toni irredentisti ed arrivo alia tir*' tura di 100.000 copie. All’indomani dell 3 dichiarazione di guerra dell’Italia all A 3 ' stria-Ungheria nel maggio 1915 la gente if' cendio l’edifico, dove si trovava la redazion e del giornale. Dopo la guerra e sempre sott° la direzione di Mayer divento il princip 3 l e organo di propaganda antislava e fascist 3 - In seguito alle leggi razziali nel 1938 Ma>' er dovette cedere la proprieta de il Piccolo 3 Rino Alessi (1885-1970), gia compagno scuola di Mussolini. Il nuovo proprieta r *° persegui con la stessa linea antislava e f 3SCl sta fino alia fine del luglio 1943. Dopo ak 3 ' ne settimane successive di disorientarne nt0 ideologico ed in seguito all’occupazione [e desca di Trieste II Piccolo divento organo d' propaganda tedesca nel Litorale Adriatic 0, Non a caso dunque le autorita anglo-a 1716 ricane proibirono, nel periodo 1945-1954- la pubblicazione de II Piccolo, che riapp arve solo dopo il ricongiungimento di Trieste al Tltalia nell’ottobre 1954. di turca. Il giornalista/storico Monta- nelli scrisse: “L’intervento dell’Itali a nella prima guerra mondiale fu p e £' gio che un errore. Fu un delitto, quale presero awio tutte le disgraz* e di cui ci proclamiamo le vitriol’ mentre ne fummo gli unici resp oir sabili . Di fatti la guerra doveva 11 solvere il gravissimo problema di 1,11 paese sovrappopolato e la grand e congiura delle destre nazionalis te e monarchiche getto I’ltalia nella f° r ' nace rovente della Grande Gue rr3 ’ per motivi di puro potere intern 0, mascherati, al solito, dai consul principi “sacri”, di liberta, amof & patria, ecc. Regioni di lingua e cultura Ladine A B C D E F G I ••••* l + + + ££23 | '1B43 K 1 m a <6 0 ca © o a o Regioni di colonizzazione medioevale tedesca(XIII-XIVsec) Valle dei Ronchi Valli d.Leno, Lavarone-Folgaria, d.Centa, Isola linguista Luserna Scanuceri Cimone - Garniga Alta Valle d Fersina V.di Pin6, Isola linguistics dei Mocheni Montagna di Roncegno Castagn6 Limite di Principato vescovile Limite storico di Diocesi Presumibile tracciato di strada romana imperiale di grande traffico Ferrovia e data di costruzione Ferrovia smantellata Strada ottocentesca o moderns di grande traffico su direttrice preistorica o romana Valico alpino di frequentazione preistorica o romana Ritrovamento di pietra menhir Stazione di epoca romana Ritrovamento di miliare romano Abbazia, monastero. santuario Sede di Diocesi Castello medioevale Centro minerario medioevale Centro artistico o culturale Fortificazione austriaca ('800) Capoluogo di Provincia attuale 8 V-— „ in ciaato vescovile \ V V"S. DIBRESSANONEElNOAIf*" , _ ' sy» BOLZANO ,J 0 J [ DIOCESI FINOAltoe \ si, -ROMtr*. / if ^s.»^i» v v/ 7 f“ s*“"o ‘S&fir tesero -S -JS-7 Mragher/ _ r J—i 8 3 ' RREOAZZO J dlJSSSiJ REVOod^N (1809-1961) ^ nsAeu.J. I0 S qCOGOLO male o A 7 , BarMIW' *s,Lada lljfV TAMULLot^“ sAzeno '■>»,; XT TES£RO _. 0 B ^3 J Volerffl ftVBrngPer/ C-^Vv.Jfc —' PREDAZZ0 I0.?C i ^ -'?-■ \ NannoflyET,;^ / A . *** ^S! ^ w . ^Ossana £ TAiar^'V-.^ ,/ a- 9 \ £ Zacoetono D , m m T Monreal< £ cavalese x* df a 18B2 Camp* Belas.Cfl MEZZO L / \ / Poz/I AIII CtrlnMagno [£0 R0N X W , gffd Tontll MEZZOLOMBARDO^O/'; pAEDO _ _ J& fflPietraJ) Belfort ^ ~ '■ S. Slefam a C ^s.visiib PINZOLO® JK^llchclri U/f' *CEMBRA .-••S.Antonlo t33 s. M»ri» S*rc*>< TAVODOOV °V«m.A ^^PA\u EZANO Fornace «t B > C0 — * HERA DI PRIMIERO© IMER 0 MEZZA * BS Roi TRENT' TAVOOO'V -.-’rtpJ / S ™“o° '”» 0 -CALAv“oi - ra o.:r B * Yo’mASO il, D /f C ornace * »- CO -il>$n‘aK n »v’ * 8i: p Ausugum • Telvenafi Vezzenajjj . 'v. ®o FELTRE 'Busa di Verla ' I8S0IJ cbNTEA VESCOVILE 01FEL TRl OE JURE FI NO AL XVII SEC J—7 1SE b 0 / ^ VSB.BjrtRR. 'iBV'-Xl * H “ '?taRo - DIOCESIDI fCLTAC UNO AL 1706 ; Zona archeologiche VALVE 8TINO o i o /rziM r.• ?t0 "°^V" »- 0 BREn\niCO /KoaaoSomno v e n e ' ° Jr f//./™ asap^Or" \PEDEMONTE DIOCESI DI PADOVA 1 Monte S Martino /7/VOAZ /7fl5 2 Montj dj caiavjno 3 Palafitta di Fiavfe 4 Palafitta di Ledro 6 Loch di Romagnano Fugttie 6 Riparo Gaban di Trento 7 Pieve S. Lorenzo in Lomaso 8 Montesei di Serso Doss Zel6r (Costello di Fiemme) ’"'""A W 1??% DIOCESI DI VEAODA UNO A1 IZS5 '*•? it* sv iluppo storico-politico di Trento. Fon- te - Italia settentrionale , T.C.I, 1983. ^ntebba (Carnia) fu citta di frontiera str °-italiana fine 1918. au- a frontiera orientale d’ltalia nel 1915 (scor- C| °)- Cartina: Atlante della nostra guerra, No- Vara > Istituto geografico de Agostini, 1916. \l \ A T V 270 Atlante storico delPAdriatico oriental L’ltalia entra in guerra - maggio 1915 11 24 maggio 1915 l’esercito italiano occupo, praticamente senza com- battimenti, una parte della pianura del Friuli austriaco. L’attacco italia¬ no fu, pero, presto fermato davanti ai reticolati austro-ungarici ed ancor piu dal terreno carsico e monta- gnoso, che ofFriva ai difensori una Bolzano/Bozen - palazzo municipale su cartolina d’epoca. Nel 1910 a Bolzano c’erano 26.677 abitanti di lingua tedesca e 1.605 di lingua italiana; nel 1939 i tedeschi erano 19.270 e gli italiani 48.254. Gli italiani erano passad dal 5 al 71 per cento. Le terre promesse all’Italia - la Convenzione di Londra del 1915. Legenda: (=) le frontiere del 1914; (:::) le richieste italiane del 4 maggio 1915; (///) non concesso all’Italia. Fonte: ALBRECHT-CARRIE, Italy at the Paris Peace Conference. naturale protezione, mentre per gli attaccanti rappresentava un ostacolo insormontabile. Un milione di mill' tari italiani, forzosamente arruolatF lottava per conquistare al nemic° qualche centinaia di metri roccio- si e semi-deserti, vale dire il Carso^ Incitati alia battaglia con qualche discorso irredentista e, inizialmente, con la canzoncina “l’alpino bell°> l’onore per te sara”, che sara presto sostituta con metodi sbrigativi e sanguinari, vale a dire con la fuel' lazione di coloro, che non volevano sacrificare la propria vita per un tale “onore”. A proposito delle prime set' timane di guerra a Trieste ne scrive il romanziere Di San Giusto: “Tutta b monarchia era in fermento. Trieste si dibatteva come in una crisi dolo' rosa. Improwisamente la polizia era divenuta piu severa con i sospettaU di irredentismo e con gli ebrei, che per essa erano quasi la stessa cosa^ Trieste vedeva partire i suoi figliuolh i suoi migliori, il hore della sua gi°' ventu. Li vedeva strappati alle madrb alle case, per una guerra che pareva a tutti una iniquita, una pazzia”. Caporetto 1917 - la sconfitta dell’esercito italiano Nell’estate 1916 l’esercito italiau 0 scateno Tunica offensiva (a parte quella finale di Vittorio Veneto nel 1918) ed il 9 agosto 1916 fu conqu*' stata la citta di Gorizia/Gorica/GbrZ’ La situazione sul fronte inizio prest° a stagnare. Il ministro della dif esa Carlo Scognamilio Pasini (esponeU' te della destra politica) scrisse nel 1998: '‘Era la dottrina dell’attacc 0 frontale contro una difesa rnol c ° piu forte: fucile contro mitragli atrl " ce; pinze contro reticolati; baionett 3 contro fortificazioni in caverna. An" cora oggi bastera una gita sul mon te Ermada, che difendeva il fianco me' ridionale austriaco di fronte a Trie' ste, per farsi un’idea della folfi 3 ^ quella concezione strategica. Gli UO' 271 mini venivano impiegati come ma- ter iali per logorare l’awersario, con mtacchi che provocavano massacri, e non consentivano di avanzare se n °n di qualche metro e per qualche 0ra • Che si trattava di una guerra mutile ed incomprensibile, lo prova k fatto che vi furono momenti nei ^uali i “nemici” si scambiavano non So 'o parole ma anche le sigarette tra k trincee, per scatenare nella stes- Sa giornata un attacco a baionetta come se si trattasse di un gioco san- Sninoso. In primi ventisette mesi di §nerra l’esercito italiano era riuscito a P r ogredire di solo qualche decina km, o sia 30-40 metri al giorno c °n terribili perdite umane. °Po piu di due anni di guerra sul rr onte dell’Isonzo, l’esercito austro- Un garico (composto per oltre il 50% da slavi) comandato dal maresciallo ^°rojevic von Bojna (1864-1920) dnsci, il 25 ottobre 1917, ad apri- re nna breccia nelle linee italiane a Caporetto/Kobarid, dove un intero Cor po d’armata italiano si trovava "mrappolato davanti alle montagne a ke 2.000 m. Il rovesciamento mi- 'kare f u dovuto principalmente al- ^ 'ntervento dei militari tedeschi che ' So «o il comando di Otto von Be- °w - avevano usato la tipica arma te- Csc a, cioe il gas. Le perdite italiane kirono una vera ecatombe a livello n azionale, e il 10 novembre c’erano S* a 11.000 morti e 29.000 feriti; in nian ° ai nemici restavano 300.000 Pdgionieri. Sulle strade d’Italia, una °ka di altri 300.000 soldati fuggi- Va > fino al fiume Piave, sul quale fu- r °no fatti saltare in aria tutti i pon- l t ,la vi da battaglia austro-ungariche in p Zione contro Ancona il 24 maggio 1915- 0nt e: Storica rivista , maggio 1995. Trento/Trient - in primo piano la Torre Vanga sull’incisone d’epoca. ti il 9 di novembre. Al diffondersi della paura e della rabbia i comandi reagirono in modo spietato e anche con “metodi selvaggi come la deci- mazione”. I generali italiani diven- nero spietati con i loro soldati specie con i “disertori” (nel 1918 in Italia c’e n’erano 540.000) e coloro che si ritiravano dal fronte spontaneamen- te. Per effetto di una terroristica e cinica propaganda, una parte della popolazione friulana, terrorizzata, segui l’esercito in ritirata fin oltre il Piave. La propaganda fu seguita dal- la distruzione generale per “ragioni strategiche” dell’esercito italiano e diverse citta furono fatte saltare in aria. Tale fu il caso di Palmanova che, l’esercito italiano rese per un terzo inabitabile. Le statistiche par- lano di piu di 130.000 persone in fuga, quasi il 22% degli abitanti. Il capo dello stato maggiore italiano Luigi Cadorna (1850-1928) imputo la rotta alia codardia dei suoi uomi- ni, cinquemila dei quali furono fu- cilati. E do, vi e motivo di credere, non sempre e non solo per mantene- re la disciplina, ma anche per soffo- care idee rivoluzionarie. Scrive Carlo Scognamilio Pasini: “Fino al disastro di Caporetto/Kobarid le autorita politiche, cui spetta in democrazia il controllo delle forze armate, lascia- rono colpevolmente fare, forse an¬ che per timore che i soldati ‘facessero come in Russia’, dove una condotta delle operazioni ancora piu sangui- nosa e inconcludente aveva portato all’abbattimento del regime stabilito dello Zar nel febbraio di quell’anno tragico”. Il ragionamento dei mili¬ tari italiani fu, secondo lo sculto- re e politico croato Ivan Mestrovic (1883-1962), il seguente: “Ma per- che dovrei uccidere un uomo? Solo perche e di un’altra nazionalita, ma se gli hanno ordinato, d’andare sul fronte, come a me? Per quale ragione noi siamo nemici lui a me ed io ad egli, che cosa mi ha fatto, e che cosa ho fatto io a lui; ed egli ha moglie e i bambini, come me”. L’intervento di papa Benedetto XV per la pace - agosto 1917 La terribile carneficina sui fronti e l’assurdita della guerra costrinsero papa Benedetto XV (1914-1922) ad essere protagonista, nel 1916, di una convenzione franco-tede- sca (alia quale si giunse piu tardi anche Gran Bretagna), e che per- mise il ricovero in Svizzera di oltre 85.000 feriti e malati (militari e civili) delle due parti belligeranti. Per di piu il 1° agosto 1917 papa Benedetto XV diramo agli stati bel¬ ligeranti una nota in cui riafferma solennemente i benefici della pace. In quella nota la guerra si chiama- va “orrenda carneficina” e “inutile strage”. La risposta a questa inizia- 272 Atlante storico dell’Adriatico orienuji tiva arrivo solo il 25 ottobre 1917, nello stesso giorno inizio lo sfacelo dell’esercito italiano a Caporetto/ Kobarid, attraverso il ministro de- gli Esteri, l’ebreo Sidney Sonnino (1847-1922), uno dei firmatari della convenzione di Londra. Egli nel suo discorso alia Camera dei deputati disse: “L’ltalia combatte per l’integrazione dei suoi confini naturali, per la liberazione dei fra- telli oppressi dallo straniero e per assicurarsi nell’Adriatico le condi- zioni necessarie alia sua esistenza ed alia sua legittima sicurezza”. Il rifiuto delle trattative di pace ed il focolare ebraico Dopo l’entrata in guerra della Tur- chia da parte delle forze centrali, nel mese di novembre del ’14, questa inizio con l’lntesa, le trattative per la spartizione dell’Impero ottomano in Asia, vale a dire anche della Pa- lestina. Le discussioni diplomatiche terminarono nel 1916 con Taccor- do Sykes-Picot”, che prevedeva la spartizione della penisola Arabica tra la Gran Bretagna e la Francia. Il 2 novembre 1917 il ministro de- gli esteri britannico Arthur Balfour Trieste e sullo sfondo (a sinistra) le Alpi Giulie ed a destra il monte Re/Nanos (1313 m) che segnava il confine italo-jugoslavo (1920-1941). Foto: B.G. Duino/Devin - il castello fu obbiettivo dei bombardamenti navali italiani insieme alle cittadine costiere nell’Istria, che oltre a non avere alcuna importanza strategica furono abitate quasi esclusivamente dagli italiani. Localita attaccate dagli Austriaci il 24 Maggio 1915 Localita italiane attaccate dalla marina au- stro-ungarica il 24 maggio 1915. Fonte: Storica rivista , maggio 1995. Hermada/Grmada, il monte che si trova a 30 km da Trieste fu il cimitero degli i rre ' dentisd triestini e “volontari” italiani. Sul Carso (in primo piano Monrupino/Rep en ' tabor) si vede il fumo delle artiglierie italic' ne nel periodo 1916-1917, quando l’eser- cito italiano tento — con immensi sacrifiu' e senza successo - di conquistare questa posizione strategica alle spalle di Trieste- Su questo monte sono caduti quasi tutt nella dia. gli irredentisti triestini, che vedevano guerra piii uno spettacolo che una trage 1 Foto: Trieste una storiaper immagini (19$ 1918). (1848-1930) fece una dichiarazion 6 con la quale promise ai sionisti ufl focolare ebraico in Palestina. Il ca P° del sionismo (movimento per la c0 ' stituzione dello stato ebraico) e p rl ' mo presidente d’Israele (nel 19^8) Chaim Weizmann (1874-1952) scrisse a proposito: “Dal suo racoon' to appare che la Dichiarazione B a *' four sia stata una ricompensa con cessami dal governo per i servigi d a me resi all’Inghilterra, dopo la n° mina di Lloyd George (1863-19^) a Primo ministro”. Dopo la gu erra una larga corrente d’opinione pd 1 blica francese e di altri paesi rim ase ferma all’idea, che il conflitto eu r °' peo avrebbe potuto terminare ui> di anno prima, e che si poteva quin a risparmiare l’ecatombe di centin aI di migliaia di francesi, tedeschi, i ta Iiani, slavi ecc. Anche Weizmann rl ' conobbe che, alia fine della gu erra ’ alcuni senatori americani moss£f° pesantissime accuse affermando cn e “i capi del movimento sionista eran° persone indegne, e che in partied 3 ' re essi avevano prolungato la gn erra di due anni”. j££rima guerra monc [ ia i e (1914-1918) 273 Congresso dei popoli oppressi dell’Austria-Ungheria — Roma a prile 1918 D °po la sconfitta italiana a Ca- Poretto/Kobarid si arrivo ad una grave crisi politica a Roma, dove S1 decise di appoggiare i movimen- d nazionalisti in seno all’Austria- Ungheria, cioe in particolar modo gd slavi (croati, sloveni, boemi, dovacchi, polacchi, serbi ecc.) che dirono numericamente la seconda c °mponente piu importante den- tro 1 impero. All’inizio del 1918 si arrivo a Londra, sotto il patrocinio della massoneria, ai primi contatti tr a alcuni politici italiani e jugo- davi. l n q ue ll a occasione, secon- Uri soldato russo porge del cibo a un solda- t ' ) austr o-ungarico. Foto: Alba Rosa Leone, tor * a c ontemporanea , Firenze, Sansoni edi- tore, 1993 Prime truppe italiane entrano a Gorizia " a g°sto 1916. Gorizia fu strappata agli Ustl 'iaci quattro secoli dopo 1 occupazione Ver >eziana (1508-1510) e solo fino al no- ^mbre 1917 . Foto: SQUINABOL/FOR- ^1, Venezia Giulia. La conca di Caporetto/Kobarid/Karfreit, con nel fondo il monte Nero/Krn (2.245 m). Foto: Le vie d’ltalia dell’ottobre 1967. do Mestrovic, il senatore italiano Andrea Torre (massone) riconobbe che: “Dal punto di vista nazionale gli italiani non hanno diritto alia Dalmazia, a parte richiedere l’au- tonomia per Zara, pero tengono nelle loro mani 1’accordo con gli alleati e questi ultimi manterran- no le loro promesse. Per quello che riguarda l’lstria, sono conscio che la maggioranza non e italiana, pero come Fiume - in maggioranza ita¬ liana - rimane in Croazia come il suo sbocco sul mare, bisognerebbe trovare in Istria una linea che sod- disfacesse le due parti, che per ra- gioni strategiche dovrebbe include- re anche Pola”. Torre rimproverava agli jugoslavi le pretese sulla citta di Trieste che — secondo lui - era una localita puramente italiana e, a parte questo, vi erano inoltre ragio- ni psicologiche, perche il popolo italiano entro in guerra per recupe- rare “Trento e Trieste”. Al discorso del senatore Torre segui Sir Arthur Evans, che propose: “La neutraliz- zazione dei porti di Trieste/Trst, Fiume/Rijeka, Spalato/Split e Cat- taro/Kotor, che sarebbero stati tut- ti porti franchi, mentre l’isola di Lissa/Vis sarebbe stata occupata dall’Italia come la chiave militaro- marinare dell’Adriatico, restando ai croati le loro scuole e l’amministra- zione civile”. A questo si aggiunse con voce alzata il generale italiano Borghese:“Quali punti, quali stra- tegie, signori, e quali chiavi? Que- ste sono localita slave, tutte, a parte Trieste, e anche intorno a Trieste sono tutti slavi. Io sono stato li, ero sul fronte di Gorizia. Nessuno ci vuole e tutti sono contro di noi. A noi ci occorre un po’ di spazio per la nostra sovrappopolata popola- zione, e questo non puo essere ne la Dalmazia ne l’lstria, ma in qualche parte in Africa. Se gli alleati hanno delle buone intenzioni, ci devono dare una parte del territorio. Cosa possiamo farci se siamo poveri. Voi ci avete spinto tra le braccia la co¬ sta orientale dell’Adriatico a causa della Russia, perche nella Serbia ve- devate l’avanguardia della Russia. Adesso non c’e piu la Russia zarista, e potete distruggere i patti, e a noi dare l’indennizzo in Africa”. Il discorso del militare fu seguito 274 Atlante storico dell’Adriatico oriental da un imbarazzante silenzio e final- mente si arrivo ad un accordo sul- la convocazione del Congresso dei popoli oppressi dell’Austria-Unghe- ria, che ebbe luogo a Roma fra 1’8 e il 10 aprile 1918 e porto ad una dichiarazione italo-jugoslava, che prevedeva, che i firmatari “si im- pegnassero a risolvere amichevol- mente, le singole controversie ter- ritoriali”. L’accordo di Romavenne divulgato - dopo la sua pubblica- zione - su tutti i fronti. Questo fra l’altro contribui, che alcuni reparti di slavi nell’esercito austro-ungari- co cominciassero a ribellarsi al co- mando supremo austro-ungarico e portarono cosi all’esercito il colpo fatale. Il 20 luglio 1918 s’incontra- rono sull’isola di Corfu alcuni rap- presentanti del Comitato jugoslavo (massoni croati) e alcuni politici serbi (Nicola Pasic, 1845-1926) e pretendendo di parlare in nome dei rispettivi popoli, firmarono lo stes- so giorno una dichiarazione sulla costituzione post-bellica di uno stato comune degli slavi del sud. Sloveni, macedoni, montenegrini, bosniaci, ecc. non furono nemme- no presenti e lo stesso Pasic firmo contro il proprio convincimento. La ribellione dell’esercito austro- ungarico Lo stagno degli eserciti sui fronti ed il sentimento dell’inutilita della guerra provocarono delle ribellioni tra i militari delPAustria-Ungheria, in particolar modo dopo che arriva- rono le notizie della rivoluzione in Russia. Nell’Adriatico si ribellarono i marinai di stanza nelle Bocche di Cattaro/Kotor, a Pola/Pula ed in altri porti. Inizialmente le autorita militari ebbero la meglio e soffoca- rono le insubordinazioni con l’im- piccagione di diversi ribelli. I mari¬ nai di Pola/Pula si organizzarono in consigli rivoluzionari, che somiglia- vano a quelli bolscevichi in Russia. I consigli rivoluzionari, composti per lo piu da marinai slavi, decisero di mandare a casa i militari di origi- ne tedesca, cosa awenuta il 27, 28 e 29 ottobre. Da quelle date in poi la marina austro-ungarica passo quasi Confin'd* t9t&. «..« • Sctnfr»mtnto m/inno a/M-f T9H. Front* itthtno •/ ?* *-1917 I Schicrmntn'v fiahmo TffT (met raggiunt* dtgJiXa/mni Ufi-XhWt. Scala Brvnico t Dobbiaco Merono Wtaco ChtusB) Sasso qstr ColdiiSfl Comcg/ian^ C a r n) i n W zo -r-krd ') 9 dAmo < i '•^-Bolzano, .M.Trscomo . 1 * 36 ** _ \rolntino telluno Trarrto K $*0*0 'ia 0 oDobhrdo 0 °* ■pe° jPiermatia M'.imont Bassi Valdagno CtnadeOa \ Tnaviso VERONA VittjCntjn Gli schieramenti italiani nella guerra 1915-1918. Legenda: Le battaglie si svolsero: la pri- ma (giugno-luglio 1915) la 2° (luglio-agosto) contro Tolmino e Gorizia; la 3° e 4° (ottobre e dicembre 1915) prevalentemente sul Carso; la 5° (marzo 1916) sul S. Michele; la 6° (agosto 1916) conquista di Gorizia; la 7° sul Carso; la 10° maggio 1917) l’occupazione della linea Kuk-Vodice; la 11° (agosto 1917) sposto il fronte sull’Altipiano del Carso e della Bainsizza (Gorizia). La 12° (24 ottobre - 8 novembre 1917) nota col nome di battaglia di Caporetto. Cartina: PONTIGIGLIONE, V., Corso di storia per la scuola media inferiore, volume terzo, Torino, 1946. Francesco-Giuseppe (1830-1916) con ^ moglie. Penulrimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria. Imperatore dal 1848, ''id e ’ durante il suo lungo regno, I’unificazion e d’ltalia e dell’impero tedesco; ebbe la vlta privata travagliata per il suo infelice nr*' trimonio con la cugina Elisabetta (1837' 1898) assassinata a Ginevra da un ana 1 ' chico italiano; per la morte di suo fratelb Massimiliano, fucilato (1867) in MessicO’ per il suicidio del suo unico figlio maschi° Rodolfo (Mayerling, 1889). al completo nelle mani dei marina* (jugo)slavi. Per questa ragione 1 i 01 ' peratore d’Austria e re d’Ungheda Carlo d’Asburgo (1887-1922) o f ' dino la cessione della marina aU' stro-ungarica ai rappresentanti ^ Consiglio nazionale dello Stato d el serbi, croati e sloveni. Il 31 ottob> e 1918 venne firmato a Pola/Pula 00 processo verbale con il quale la m 3 ' rina militare austro-ungarica pas s ° nelle mani dei rappresentanti jug 0 ' slavi e la nave ammiraglia Viri^ Unitis fu ribattezzata in ]ugosld vlA ' Vista la fine delle ostilita, le n;lVl rimasero illuminate tutta la not* e ’ Il mattino seguente, due incurs 0 * italiani ignari della nuova situazi 0 ' ne, fecero minare la Viribus Und tS ’ che affondo con 350 marinai ed * capitano Janko von Vulcovic, c ^ e prima di affondare mise in salv° ‘ due sommozzatori italiani cattur 3 * 1 poco prima. La disfatta austro-ungarica - ottobre 1918 Il 15 settembre del 1918, gli n^e 3 ' ti, coadiuvati dalle truppe serbe da mold volontari slavi (628 m e il 3 275 £nma guerra mondiale (1914-1918) della soldati, dei quali 180 mila france- s '> 150 mila serbi, 135 mila greci, 129 mila britannici, 42 mila ita- liani e mille albanesi), intrapresero unofFensiva contro l’esercito au- stro-ungarico e bulgaro sul fronte di Salonicco, che porto presto alia Ca pitolazione della Bulgaria (29 set- te mbre) e apri la strada verso il nord dei Balcani. Mentre l’esercito serbo a deato liberava la Serbia, le forze resistenza montenegrina, aiu- tate dalla popolazione, riuscirono P f aticamente da sole a liberare il Paese, catturando circa cinquemila s °ldati nemici. Quando il 24 ot- to bre giunse il primo battaglione Se rbo, il Montenegro era gia libero, e d esso pertanto partecipo solo alia *'t>erazione di Podgorica, insieme ai me mbri della resistenza montene- S rin a (komiti) che successivamente ^ Ur °no disarmati. " 3 ottobre 1918 gli ungheresi, c he erano l’altra componente co- st 'tuente dell’Austria-Ungheria, si P r °clamarono indipendenti. Il 24 ott °bre, alia ricorrenza di Capo- rett o/Kobarid, gli italiani con l’as- LADoMENiea DEL (0RRIERE ^ a ff°ndamento n av e b della Lusitania. Con la Persi ntannica affogata il 7 maggio 1915 s °ttomarini tedeschi perirono 1.200 '°ne e tra loro 124 cittadini americani. xUesto fatto provoco l’entrata in guerra Stati Uniti. Dipinto: La Domenica del Cor rtere del 16-23 maggio 1915. F R N --— - . \ ■«— Direzione dimarda d. armaie tedesdie n. 1911 _ Limde massimo ragg daU'avanzata led n 19H IIIIHI Linea della querra diposizione ♦♦♦ Linea del fronte net luglio 1918 otfobrel9l8 " novembre!9l8 yStrasburgo ■* Mulhouse A SVIZZERA Prima guerra mondiale - fronte occidentale. Cartina: Enciclopedia Tumminelli, 1950. sistenza degli alleati (2 divisioni britanniche, 1 francese, 1 legione cecoslovacca e 1 reggimento ame- ricano) cominciarono l’offensiva presso Grappa e il 29 ottobre una colonna italiana entro a Vittorio Ve- neto e nello stesso giorno iniziarono le trattative, che si conclusero con la firma deH’armistizio il 3 novembre a Villa Giusti presso Abano (Pado¬ va). La maggior parte delle storie ufficiali italiane sulla Prima guerra mondiale grondano di retorica nel- l’esaltazione dell’ultimo sforzo ita- liano. Non tutti sono d’accordo con una tale interpretazione e lo storico Giuseppe Prezzolini (1882-1982) scrisse nel 1920, che non si tratto affatto di una vittoria militare “per la semplice ragione, che per esserci la vittoria ci doveva essere la batta- glia, quindi, un nemico che si batte, mentre a Vittorio Veneto c’era un nemico che si ritirava”. Il periodo dell’armistizio - novembre 1918 In base all’armistizio gli austria- ci erano obbligati a sgomberare il Trentino, il Tirolo meridionale, il Friuli, Trieste e PIstria, la Dalmazia e le isole; percio la flotta austriaca in Adriatico fu ceduta all’Intesa (agli jugoslavi). Dopo tie anni di guerra, l’esercito italiano occupo le terre richieste abbandonate dall’esercito austriaco ed arrivo ben al di la del¬ le frontiere richieste a Londra nel 1915. Inizio cosi lo sgretolamento effettivo di un impero, che bene o male era durato all’interno di diversi confini, ed aveva condizionato la vita di milioni d’europei per oltre mille anni. Finisce con l’Austria-Ungheria anche un modello di societa moder- na, vale dire quella della tolleranza, multi-culturale e multi-linguistica, di una nobilta d’aristocrazia. Sulle ceneri dell’Austria-Ungheria furono costruiti stati e societa di breve du- rata, che furono, nel giro di qualche decennio, trascinati nelle guerre ed inondati da fiumi di sangue. L’idea giacobina, che ogni nazione deb- ba avere il proprio stato e che per averlo lo si facesse con ogni mezzo, ha lasciato delle profonde ferite nel- l’umanita europea ed in particolare in quella dei Balcani. Le perdite italiane - il prezzo per la vittoria Poche settimane dopo gli armistizi, sui due principali fronti il Coman- 276 Atlante storico dell’Adriatico oriental Campi minati nell’Adriatico durante la prima guerra mondiale. Cartina: BREVETTO, Ettore, La grande guerra sul mare — fatti, insegnamenti, previsioni, Milano, Mondadori, 1925 . no combattuto moltissimi reggimenti provenienti dall’Adriatico orientale. GIL¬ BERT, La grande storia della prima guerra mondiale. do Supremo compilo un riassunto statistico delle perdite sofferte dal- l’esercito italiano nel periodo dal 24 maggio 1915 (inizio della guer¬ ra contro 1’Austria-Ungheria) all’ 11 novembre 1918 (armistizio sul fron- te francese). I morti nel periodo in¬ dicate erano circa 460.000, cost ri- partiti: morti per malattia (130.000 persone); morti per ferite o a causa di gas tossici (330.000 uomini). E tra questi ultimi 50.000 risultaro- no deceduti dopo il 1918. Le tre campagne offensive sull’Isonzo co- starono alFItalia 191.000 morti, 498.000 feriti, 87.000 prigionieri. Nella campagna d’Albania, l’ltalia perse sia sui campi di battaglia sia a causa di diverse malattie (malaria, ecc.) circa 8.000 uomini. Una particolare questione riguar- dava l’atteggiamento del comando supremo e del governo italiano nei confronti dei prigionieri italiani in mani nemiche, che alia fine del 1917 raggiunsero 600.000 units- Di questi sarebbero morti diverse decine di migliaia, per malattia ms soprattutto per fame. Come ha r1 ' velato la storica Giovanna Procacct “la morte in massa dei soldati pr*' gionieri fu provocata, e addirittura in larga parte voluta, dal govern 0 italiano, e soprattutto dal comando supremo. Cosicche l’ltalia trasform 0 il problema dei prigionieri di gu er ' ra, che tutti i governi belligeran 0 dovettero affrontare con urgenza, 111 un vero e proprio caso di stermin 10 collettivo”. Il prezzo pagato dagh italiani fu in ogni caso spaventosa' mente alto perche - oltre ai caduti sui campi di battaglia e prigiom 3 — vasti ceti della popolazione pern' 0 ' no per le malattie e carenze alirnefl' tari causate dalla guerra. In totals 1 morti - a causa della guerra - del quadriennio 1915-18 furono stifflS' ti in circa 1 . 140 . 000 . Una buona parte della popolazione mori a cati' sa delFepidemia di febbre tifoide 0 a spagnola), che aveva mietuto afire 600.000 vittime tra i soprawissut* alia guerra. Solo nell’anno 191 ^ cl furono in Italia (dentro le frontier 6 prebelliche) 1 . 166.000 morti, vale a dire mezzo milione di decessi i* 1 piu del periodo prima della g lieI ra ( 1914 , 645.000 deceduti). N el Friuli italiano le devastazioni delU guerra furono terribili. I friulani o e Regno d’ltalia ebbero 15.165 rnoU e 5.000 fra mutilati e invalidi. In molte terre implicate nella gue 11 J (italiane ed ex-austriache) incomb e va la disoccupazione totale, aggra va ta dai reduci di guerra, dai feriti in moltissime citta non esistevan 0 piu ne cani, ne gatti e la selvaggh 13 era sparita. La guerra e le sussegu OIltl epidemie mieterono nelle generaz 10 ni le piu propizie alia procreazi° ne ed anche all’espatrio. L’emigrazioi ie ’ che fu gia da decenni il rimedio p el eccellenza per owiare alia fortissin 1 * crescita demografica in Italia, sL1 ed Prima guerra mondiale (1914-1918) Un forte rovescio o fu addirittura toccata. Anche in Italia successe c he in moltissimi casi i soldati che tornavano dal fronte e gli ex-com- battenti venissero aggrediti, offesi Per le strade con sputi e insulti. Le perdite umane nell’ex Litorale a ustriaco La lunghissima guerra riempi la po¬ polazione dell’Austria-Ungheria di se ntimenti esasperati e spinse mol- tls sima gente (non tedesca) sulla stra da del nazionalismo. Dopo la Lrma dell armistizio la popolazione depredo sulla stazione di Kranj il tr eno con tutto lo stato maggiore ed a ' maresciallo Borojevic von Bojna L’ presa anche la sciabola. Le terre d°ve si erano svolti i combattimenti u masero piene di rovine e di trage- ^' e umane. Le citta di Gorizia/Go- ric a con i suoi dintorni, Monfalcone e Ur ia buona parte del Friuli e del- lls. Gi °ntino furono del tutto distrutte. ra vissimo fu il disagio anche in Ltiia dove, in previsione di un pos- s 'bile sbarco, furono evacuati ed in- ter nati molti abitanti della costa. Da tutt ° il Litorale austriaco - e specie ^ella costa istriana - furono trasferite ^ ec ine di migliaia di persone all’in- ter no delfAustria in diversi campi di concentramento dove la gente fu tra Uata, pero, con maggior decenza Urr >ana possibile. Le condizioni di Vlta in questi campi di concentra- nien to furono ugualmente abba- stanza dure ed i fiumani, che furono deportati nella localita ungherese di ^ u lysap vi lasciarono 149 morti, tra Cu i donne e bambini. Durante tutto ]> ar >no 1917, una tremenda carestia ddago su tutto il territorio dell’Istria, Co irpreso il tifo ed altre epidemie. L^lle zone dove si svolgevano le atti- v ' ta belliche fuggirono oltre 10.000 s ’oveni. Nel Plezzano (Bovec) vi era Un altissima mortalita, dovuta alia Sierra, che arrivo al 32%. Moltissi- 1111 abitanti della regione persero la vita sui vari fronti di guerra, specie su quello dei Carpazi e Galizia (Po- lonia odierna). Le statistiche hanno accertato che, nel 1919, gli orfani di guerra dell’ex Litorale austriaco erano quasi il 2% della popolazione: 18.615 in tutto. Diversi milioni di persone soffrivano di fame e diverse malattie anche per il fatto che i capi famiglia si trovava- no in campi di prigionia nella Russia in piena rivoluzione bolscevica. Per questa ragione era impossibile, nel- 1’immediato dopo guerra, fare una stima delle perdite umane. Secondo le statistiche austriache ufficiali di Wilhelm Winkler le perdite dell’Au¬ stria-Ungheria aumenterebbero a 1.200.000 morti, 3.620.000 feriti e 2.200.000 dispersi e fatti prigionieri. Il contributo piu grave in sangue fu pagato dalle terre abitate con la po¬ polazione, che parlava il tedesco. Per quello che riguarda i territori abitati dagli sloveni i dati sono i seguenti: nella Stiria meridionale (incluse le citta con maggioranza tedesca Mar- burg/Maribor, Cilli/Celje e Peto- via/Ptuj) ci furono 17.514 morti, in Carinzia ci furono in totale 14.833 caduti, Carniola 13.589, nel Lito¬ rale austriaco 1.590 (reggimenti di Trieste), Gorizia-Gradisca 5.430 e da Capodistriano 1.427. I prigionieri oriundi dal Litorale austriaco (slavi, italiani) ritornarono, attraverso Vla¬ divostok e la Cina, con le navi nel- l’lstria e Trieste, gia parte del Regno d’ltalia, nel 1920. Nello stesso anno furono liberati anche gli ultimi pri¬ gionieri slavi dalla prigionia italiana. Le perdite umane in Croazia La Croazia e Slavonia perse a cau¬ sa della guerra 70.000 persone e oltre 150.000 uomini furono fatti prigionieri. Negli ultimi due anni di guerra le foreste intorno a Za- gabria erano piene di giovani che fuggivano dall’arruolamento forzato nell’esercito austro-ungarico. Per so- prawivere questi sbandati dovevano 277 Una carretta di profughi sulla strada della ritirata. Foto d’epoca. VOGUAnO CHE BA/TIMO EC SCMNE CIA' AW£.f a 1,25 milioni di persone (400.000 militari e 600.000 civili). Questa ci' fra comprende con ogni probabilh 3 anche i morti nelle precedenti guerre balcaniche ed i decessi a causa delle malattie. II numero delle vittime f u spaventosamente alto per un paese> che all’epoca contava dentro i sud confini circa 4.200.000 abitanti su una superficie di 86.664 kmq. Nel' la prima guerra mondiale Fesercito montenegrino perse circa ventimil* 1 soldati (40%) e, secondo alcuni sto- rici, le perdite totali ammontarono a sessantatremila individui. Circ a quindicimila montenegrini furono rinchiusi nei campi di prigionia e danno materiale della guerra fu va ' lutato in settecentoventitre mili° nl di franchi. il La conferenza di pace di Versailles e gli interessi finanziari La conferenza di pace inizio il ^ gennaio 1919 a Parigi (Versailles)' Le trattative di pace furono prec e ' dute ed accompagnate da nuvol° s * eventi: 1° La rivoluzione russa >° atto guidata in buona parte dag* ebrei russi. 2° I mod spartachiani i* 1 Germania che, sedati pochi giof 11 * prima dell’apertura della conferee za, si ripeteranno durante le trar tative nell’Austria e nelFUngher* 3 ' In tutti questi paesi la situazion e economico-politica fu certarnente tale da fomentare scontenti e p r0 teste che furono, pero, scaltrarrreu te canalizzati dagli elementi pag atl dai bolscevichi russi (leggi ebrei)' Dopo gli iniziali insuccessi nell E u ropa centrale i commercianti dell 3 rivoluzione, al soldo del Cremlin°| spostarono la loro attenzione ue* 279 guerra mondiale (1914-1918) Balcani, vale a dire la Bulgaria ed in seguito la Jugoslavia. Le speran- Ze (o la minaccia, secondo i punti di vista) della rivoluzione comuni- sta condizionera, da allora in poi, -esercito serbo salvato dalle navi dell’In- tesa sbarca in Puglia (Italia meridionale). 135.000 militari serbi furono salvati sul- lisola di Corfu. BONTEMPELLI, M„ ^SS* ~ letture per le scuole medie inferiori. 1 milita ari americani in Europa. Foto d’epoca. Perdite umane in prima guerra mondiale Tabella: fatta in base ai dati ufficiali, che per ragioni di propaganda spesso confondono i morti nella guerra e quelli nel periodo post-bellico. per mezzo secolo la vita politica in Europa. Lo storico britannico Engdahl Wil¬ liam F. scrive: “Che gli stessi ban- chieri, che hanno finanziato la pri¬ ma guerra mondiale si sono seduti alia conferenza di pace di Versailles - nelle differenti commissioni - per fissare le condizioni sotto le quali la Germania dovra restituire risarci- menti di guerra, vale a dire i crediti all’Intesa ed i suoi alleati”. II grande economista John May¬ nard Keynes (1883-1946) faceva parte della delegazione inglese alle trattative di pace, a Versailles nel 1919. A giugno di quell’anno, ca- pito l’andazzo, si dimise, irritato e preoccupato da come i vincitori sta- vano impostando la pace: rettifiche di confini e l’imposizione di ripa- razioni astronomiche a Germania e Austria. Secondo Keynes il tutto avrebbe portato entro 20/30 anni ad una nuova guerra e lo scrisse gia nel dicembre 1919 nel libro Le con- seguenze economiche della pace. Le opinioni sull’onnipresenza degli ebrei (un infinita minoranza della popolazione europea) nella vita poli¬ tica dell’Europa, vere o false che fos- sero, crearono enorme sgomento tra alcune popolazioni (specie tra i tede- schi). La popolazione tedesca della Germania rimase, in base al trattato di Versailles, spartita tra diversi stati. Questo fu una delle principali cause del rancore tedesco verso gli ebrei, tra i quali c’erano degli individui, che proprio in quel periodo svolse- ro un ruolo di primissimo piano nei moti rivoluzionari in Germania. In breve il trattato di Saint — Germain, del 10 settembre 1919, che cancello l’impero delFAustria-Ungheria fu un accumulo di errori, che hanno aper- to poi la via al nazismo ed in seguito al comunismo. Un assetto artificiale come e chiaro dopo FUnione So- vietica. Lo storico Luciano Canfora scrisse: “Versailles e un mostro diplo- matico che ha dato la stura a tutti i conflitti successivi, ma non significa che Fequilibrio precedente fosse mi- gliore. Nel ’18 inizio un nuovo con- flitto che si concluse nel ’45”. 280 Atlante storico delLAdriatico oriental L FILIPPO IL BELLO I-1-1-k MASSIMILIANO I (1493)| FEDERICO III (1440) I T t Ramo Leopoldino LEOPOLDO III Genealogia delle case regnanti Asburgo RODOLFO IV (1358) detto «il Fondatore- MASSIMILIANO I •1493'| SVIZZERA 0 ALSAZIA SUPERIORE SETTENTRIONALE Imperatore del Sacro Romano Impero germanico: anno di accesso al trono ^FERDINANDOJjm35^ Imperatore d'Austria: anno di accesso al trono Genealogia delle case regnanti Asburgo. L’ll novembre 1918 1’ultimo imperatore austro- ungarico Carlo I firmo l’atto di abdicazione che pose fine al millenario regno degli Asbur¬ go. Fonte: Vienna, Michelin italiana, 2007. L’imperatore Carlo e Zita escono dalla chie sa di Aidussina/Ajdovscina, seguiti dal com a11 ' dante in capo dell’esercito austro-ungafl c0 sul fronte dell’Isonzo. il generale Boroje vlC von Bojna (1856-1920). Foto del 1917. blioteca Nazionale e degli Studi, Trieste. Villa Giusti, la sala della firma d’armistiz' 0 e della fine di un impero che duro per °^ re mille anni. Foto: Il Mondo del 8/12/1918- La conca di Plezzo/Bovec. Foto: Lt dltalia dell’ottobre 1967. La corazzata Viribus Unitis. Foto: Trieste una storia per immagini, Trieste, Il Piccolo, 2004. La conca carsica di Danne/Dane. Ciceria, monti della Vena. 281 yima guerra mondiale (1914-1918) Udine - Cartamoneta regionale istituita da- gd austro-ungarici nel maggio 1918. Fonte: Maniacco, Breve storia del Friuli. Wa gna (Austria). Un gruppo di internati 'atriani nel 1916. Foto: La nuova Voce Giu- l m a del 1 febbraio 2006. ^ am Po profughi di Wagna - madri di guer- ^5 maggio 1915 - gli austriaci inviano a ° v igno una compagnia di soldati bosniaci e con perentori colpi di fucile bussava- n ° a He case di Rovigno per l’evacuazione P r cssoche totale della sua popolazione che ammassata nei vagoni dei treni che li Port, er anno nei lag er della Mitteleuropa ; e centn Str °ungarica di Wagna, Potendorf c -. ^'Oori. A cose finite soltanto 350 furono i 0rt unati esonerati. I primi sfollati ritorna- r ° n ° a casa nell’inverno 1917. If&Scutai-i iM on a st ir ij.Salomca x&a TAllied lan Jin qM ^ October ; II fronte macedone nel 1918. Legenda: La linea della triplice alleanza fu tenuta dagli ita- liani, francesi, greci, serbi e truppe britanniche. Di fronte a loro si presentavano gli eserciti austro-ungarico e tedesco all’occidente del flume Vardar, e le truppe bulgare ad oriente di detto flume. Nel 1917 le truppe greche entrarono in guerra per partecipare alia campagna di Macedonia a franco degli eserciti dell’Intesa. Cartina: TEMPERLEY, H.W., A. History of the Peace Conference , vol. IV, London, 1921. Brennero di Dickinson (1850). La nuova frontiera austro-italiana fu spostata dopo 1918 sul Brennero. Lo s b !9l8. ar co italiano a Trieste il 3 novembre Trieste — citta vecchia, il formicaio umano. Una spaventosa miseria dilagava durante e dopo la prima guerra mondiale in tutta l’Europa e rendeva la popolazione partico- larmente propizia per cambiamenti sociali radicali, vale a dire la rivoluzione. I moti rivoluzionari hanno avuto luogo in Italia, Germania, Ungheria, Austria ed anche in Croazia. Foto: Trieste una storia per imma- gini. 282 Atlante storico dell’Adriatico oriental Morti in Italia per qualsiasi causa e per malattie tubercolari dal 1887 al 1925. Legenda: In (cifre assolute) i morti nel 1918 in Italia furon 0 1.166.132 mentre nel 1914 furono 643.355. Fonte: II Calendario delPopolo del novembre 1951. I TENENTE ! BENC1NI VITTORIO MAR MEDITERRANEO 30TTC TENENTE GAVARR! GIOVANNI FRONTE RL'SSO SOTTUFF1CIALE AMEPI BERNARDONI VITAL1ANO DISPERSO SOL ARRIGI!; IVO FRONTE RUSSO BALLUCHI ARTURO FRONTE RUSSO BARSOTTI G1NO FRONTE ITAUANO BARSOTTl PIETRO BALCANI BECHINI ANGIOLO AFRICA SETT. ' BERTELLI DINO FRONTE RUSSO ’ B1ASCI VITTORIO FRONTE ITALIANO " CATASTINI GlNO DISPERSO CAPRAI EDILIO AFRICA SETT. " CIULLI BRUNO FRONTE RUSSO CIULLI VASCO FRONTE RUSSO " DI PACO DEI 10 DISPERSO FALCONE ANTONIO DISPERSO MANCINI CINO BALCANI " POLINI RENATO BALCANI " SONETTI GINO DISPERSO ■ VIRCILI MARIO FRONTE RUSSO 1 LAMMIN1STRAZ10NE COMUNALE DI FAUGLIA L A.N.C.R SEZIONE DI FAUGLIA Fauglia (Pisa), comune di circa 4.000 abitanti. Durante i tre anni della prima guerra mon¬ diale ci furono 87 vittime; nella seconda guerra mondiale e quasi sei anni di sofferenze in tutto il mondo morirono 20 persone. Queste sono proporzioni tra le vittime dei due con- flitti mondiali, che troviamo in molte localita toscane. Foto: Nikki Hawes. Rovine di Udine durante la guerra (Piazza XX settembre). Foto: Le cento citta dltalia. ITALIA •2 4.500.000 56300000 39.2 00.000 La crescita demografica dell’Italia in c0lT1 parazione con quella della Francia. CartiP a Le vie dltalia dell’aprile 1921. I •y I !f |2 •wn STAUAVH ^ AME19CA urm mist: kii L’emigrazione italiai zione e le guerre furono le principals s0 OfWfel) Mil 1932. L’emig ra ' lU' zioni per il sovraffollamento della soC ‘ e europea. Nel periodo 1931-1945 ernig r ‘ rono ufficialmente solo 1.079.000 italia 11 ^ Fonte: Bontempelli, M., Oggi, letturep ef scuole medie inferiori, 1935; LE TRATTATIVE PER LA NUOVA FRONTIERA ORIENTALE D’lTALIA - VERSAILLES 1919 La Linea Wilson ^ e i territori promessi all’Italia con ^ a convenzione di Londra del 1915 v 'Veva un grande numero di tedeschi e slavi. Si aveva quindi un contrasto evidente fra la delimitazione previ- sta con la convenzione di Londra ‘del 1915 e il principio di nazionali- ta definito al punto IX dei Quattor- d'ci punti del presidente americano ddiornas Woodrow Wilson (1856- 1924). Wilson si oppose, dunque, alle ri- c bieste del governo italiano e con- Se gno il 14 marzo 1919 un Memo- raia dum al premier italiano Vittorio Idnanuele Orlando (1860-1952) c ° n la proposta di una soluzione Prevedendo per la citta di Fiume/ Rijeka uno stato indipendente ed Una frontiera italo-jugoslava che, Ce nendo conto dei Quattordici pun- tl > avrebbe rispettato di piu l’equita etn >ca della popolazione sul posto. ^ base a questa proposta 1 Italia aVf ebbe ottenuto 6.680 kmq del ter dtorio con 350.000 slavi e den- r ° la Jugoslavia sarebbero rimasti c * rc a 60.000 italiani, mentre la “li- j' e a di Londra” avrebbe dato all’Ita- ' a 275.000 slavi in piu”, cioe in to- ta ' e 625.000 slavi (65% sloveni ed '1 r esto croati). Il francese Georges ^lemenceau (1841-1929) riconob- e alia Conferenza di pace che: Il ra ttato di Londra non e realmen- te u na soluzione. Supponiamo che r ancia e Gran Bretagna diano al- balia il Trattato di Londra. Non ne dsulterebbe la pace, ne pertan- ^ questa sarebbe una soluzione. Il T ra ttato di Londra e l’anarchia e la ^°utinuazione della guerra”. er arnmorbidire le posizioni italiane W 'lson fece unulteriore concessio- ne e la “linea Americana” fu rettifi- il 10 novembre 1919: Fiume/Rijeka cata a favore delFItalia (spostandolo con Fimmediato entroterra sarebbe dal fiume Arsa/Rasa e concedendo diventata Stato indipendente; dalla all’Italia anche FAlbona/Labin), il frontiera occidentale dello stato di 19 ottobre 1919 e di nuovo rivista Fiume fino al fiume Arsa, il terri- CanaAe di Cnzzti ..y t Cauud Lag 0 **'" Layosla' Pirano (Istria), 5 novembre 1918. Il gene- rale Petitti di Roreto, primo governatore militare park alia cittadinanza. 1 A"-:- i — .. .- _ La frontiera italiana nell’Adriatico centrale L’isola di Lagosta/Lastovo. Foto: dopo il 1920. Bistrovic. La popolazione dentro la “frontiera di Londra” I 1 2 ? TQTALE _ Legenda: la tabella mostra la proporzione delle due ernie nel caso, che la frontiera fosse trac- ciata sulla base della convenzione di Londra. I distretti politici di Lussino/Losinj, Veglia/Krk) e Volosca/Voloska avevano, nel 1910, complessivamente 78.500 slavi contro 12.500 italiani. Fonte: MOODIE, A., E., The Italo-Yugoslav Boundary , p. 147; VIVANTE, Irredentismo , p. 1 84, nota 1 . 284 Atlante storico dellAdriatico orientt it torio apparteneva alia Jugoslavia in modo da non far esistere contiguita territoriale tra Fiume e l’ltalia. Lo stato di Fiume avrebbe dovuto esse- re sotto il controllo della Lega delle Nazioni e dopo 5 anni la popolazio- ne di Fiume avrebbe dovuto fare un plebiscito. La posizione italiana e jugoslava a Versailles - 1919 La delegazione italiana rivendicava a Versailles la realizzazione delle pro- messe contenute nella convenzione di Londra del 1915, piu il territorio di Fiume/Rijeka. La posizione della delegazione jugoslava fu la seguen- te: all’Italia si riconosceva il diritto al territorio friulano fino alia linea Cormons-Gradisca-Monfalcone. Il territorio del Veneto sloveno (420 kmq, con circa 30.000 sloveni) che faceva parte dell’Italia gia dal 1866 non fu menzionato. Per Trieste e la costa occidentale dell’Istria, dove gli italiani erano in stragrande maggio- ranza, proponeva 1’arbitraggio inter- nazionale. Il resto dell’Istria, Gori- ziano, senza Friuli, e tutta la costa adriatica con le isole fu chiesto per il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Slo¬ veni (da qui in poi: Jugoslavia). Per farbitrio fra l’ltalia e la Jugoslavia la delegazione jugoslava propose il presidente degli Stati Uniti Wilson. Dopo la guerra gli jugoslavi insistet- tero per ottenere la sovranita jugo¬ slava su Zara/Zadar, con maggio- ranza italiana, anche perche il fatto di non ottenere questa citta avrebbe significato la spaccatura della costa jugoslava in due parti. Tutti, in Ita¬ lia, consigliavano al ministro degli Esteri Sforza (1872-1952) di cedere; non ultimo fra loro il futuro duce Benito Mussolini (1883-1945), che aveva consigliato per Zara, la for¬ mula seguente: “citta indipendente, ma con rappresentanza diplomatica italiana”. I rappresentanti jugoslavi avevano, altrettanto, degli atteggia- menti poco concilianti sulla que- stione di frontiera e vale la pena di Il piano Tardieu a Versailles per lo Stato libero di Fiume. Legenda (da alto in basso): le richieste italiane; Convenzione di Londra; Linea americana; Stato libero di Fiume secondo Tardieu (a sinistra) e Wilson (a destra). Disegno: ALBRECF1T-CARRIE, Italy at the Paris Peace Conference, New York, 1938. ricordare il vicepresidente del Con- siglio nazionale croato, Svetozar Pribicevic (uno serbo dalla Croazia> 1875-1936), che dichiaro imperial!' stiche le pretese jugoslave su Tries# e Pola/Pula. Il Trattato di Rapallo del 1920 Gli italiani e gli jugoslavi a Padg* erano unicamente riusciti ad accot' darsi di rimandare la soluzione del contenzioso territoriale ad una data posteriore. Le due rispettive dele' gazioni si incontrarono a Rapallo- dal 7 all’ 11 novembre 1920, dove h delegazione jugoslava insistette sulk linea Wilson. Il rappresentante i#' liano Sforza fece sapere che l’ltali 3 avrebbe potuto fare un’azione un*' laterale, in caso che le negoziazio# non fossero riuscite, e per evitare >1 peggio si arrivo ad un comprornesso dettato dagli italiani. La frontiera d 1 Rapallo fu dunque spostata for#' mente oltre la “linea di Londra favore dell’Italia e grazie ad una cla# sola segreta che stabiliva: Tabbafl' dono definitivo da parte dellTtalfo’ in cambio dell’appoggio che fino ;1( ^ allora dava alia causa dell’indip e11 ' denza montenegrina” (dissoluzfon e dei ministeri in esilio a Parigi e # legazioni e consolati montenegr* 11 nel mondo intero, ecc.). Mercanteggiamento - Postuniia per il Montenegro Il Regno dei serbi, croati e si oven 1 (Jugoslavia) accetto, dunque, c ^ e una parte del territorio della Carni° la (Postumia/Postojna, Iudrio/ldtfo e Fusine/Weissenfels/Bela Pec), c ^ e non fu compreso dentro la “linea d* Londra” passasse alfltalia. Su 9 ue sto territorio con una superficie d> circa 1.222 kmq e con 56.000 ab 1 tanti, quasi tutti sloveni, (secondo 1 censimento del 1890) si trovava k famosa “porta (passo) di Posturnia - che controllava il passaggio dall al' 285 j£! rattative p er [ a nuova frontiera orientale d’ltalia - Versailles 1919 t0 Adriatico nell’Europa centrale e viceversa. Dunque, chi poteva con- trollare la “porta di Postumia” (una stre tta vallata) controllava l’ingres- 50 nell’alto Adriatico. A Postumia 51 trova anche la piu grande grotta ^ Europa, che gia ai tempi dell’Au- S tria-Ungheria era una vera minie- ra d oro per il numero di visitato- ri - Faceva parte del circondario di Fostumia anche la grandissima e fertile vallata di Vipacco/Vipava e fe localita di San Pietro (odierna Fivka), il principale incrocio ferro- v iario Trieste-Lubiana-Fiume. In fedrio/Idria c’era, sin dalla fine del Sec olo XV, il secondo piu grande giacimento di mercurio in Europa. Fer di piu la nuova frontiera italo- ) u goslava fu tracciata nel territorio di Tarvisio/Tarvis/Trbiz (Val canale, te rritorio confinante con l’Austria e fe Jugoslavia e popolato per 1/3 da doveni e 2/3 da tedeschi) in modo c ^ e 1 Italia ottenesse anche una mi- niera di piombo e zinco (Cave di Fredil). Tutte queste ricchezze furo- n ° lasciate all’Italia in cambio della rin uncia italiana ai diritti dinastici Su l Montenegro, un paese roccioso e gia da decenni in preda a guerre c Mli tra diversi gruppi etnici. L’lta- Fa rinuncio anche ad una parte del- bchieste territoriali (di Londra) s ulla Dalmazia. Il 20 novembre fu C rr Uato l’accordo sulla sistemazio- | le della frontiera italo-jugoslava, 0 stato di Fiume e la questione dei c °nfini dell’Albania. Dopo il tratta- to di Rapallo, fu firmato a Spalato/ ^plit il 4 marzo 1921, l’accordo sul r 'dro dell’esercito italiano dalle ter- le assegnate alia Jugoslavia. Questo Sl guificava, tra l’altro, che alcune lo- c alita (Logatec/Longatico, il punto di controllo fu fino ad allora Verd, il p astua/Kastav vicino Fiume/Rijeka, is «la di Veglia/Krk e una parte del- a Dalmazia con le isole) rimasero J° tt0 Famministrazione militare ita- ^ana fino alia primavera del 1921, ^ntre il territorio intorno a Zara/ Zadar e Biograd/Zara vecchia fu evacuato dall’esercito italiano nel- 1’ottobre dello stesso anno. Le conquiste territoriali d’ltalia - un pozzo di Danaide Con il trattato con l’Austria a Saint- Germain, del 10 settembre 1919 e quello italo-jugoslavo di Rapallo del 20 novembre 1920, furono disegna- ti i nuovi confini dell’Italia. Il regno d’ltalia fu ingrandito di 23.400 kmq (da 288.000 kmq passo a 310.000 kmq) e con 1,6 milioni di abitanti: - il Trentino, 6.557 kmq con cir¬ ca 378.000 abitanti (calcolati nel 1921) dei quali 361.000 italiani, 13.477 tedeschi e 2.650 parlanti altre lingue; - Sud Tirolo (Alto Adige) con 210.345 tedeschi e 16.500 ladini e italiani (nel 1910) su un area di 7.679 kmq; - la contea di Gorizia e Gradisca, la citta di Trieste e il Margraviato d’Istria, una parte della Carniola, compreso l’ex-circondario di Po¬ stumia, il comune di Iudrio/Idrija ed il comune di Fusine (territo¬ rio oltre la conca di Tarvisio), Val Canale con Tarvisio (che faceva parte della Carinzia austriaca), la citta di Fiume/Rijeka (annessa solo nel 1924) e le isole occiden¬ tal! del Quarnero (Cherso/Cres e Lussino/Losinj), complessiva- mente 8.582 kmq con 951.000 abitanti; - il territorio di Zara/Zadar (55 kmq e 17.000 abitanti) e l’arci- pelago di Lagosta/Lastovo (con Cazza/Susac e Cazziol/Kopiste, neU’insieme 47 isolotti di 56 kmq con 1.558 abitanti) e il non popo¬ lato scoglio di Pelagosa/Palagruza, (72 ha) in mezzo all’Adriatico. Quello che la propaganda presentava come un’immensa conquista milita¬ re, con lo spostamento del confine orientale d’ltalia sulle Alpi Giulie, fu La popolazione di Val Canale (1845-1945) Legenda: In questo territorio abitato dagli illiri affluirono gli slavi verso l’anno 590 e dun¬ que la vallata prese il nome di Sclavorum regio e dal 625 fu sotto il dominio dei Longobardi. Dal 730 appartiene alio stato slavo di Carantania mentre dal 825 fino 1060 faceva parte del Friuli franco. Dopo di che e per lo meno dal 1077 e fino 1918 la Val Canale faceva parte della Carinzia austriaca, con Feccezione del breve intervallo delle Provincie illiriche (1811- 1813). Val Canale, che fino al rio Tablja apparteneva alia Carinzia, era gia in diversi periodi (1420-1797 e 1866-1915) terra di confine d’Austria con Venezia e l’ltalia rispettivamente. A Val Canale appartengono, oltre il Tarvisio, anche Fusine in Valromana/Weissenfels/Bela Pec, Rajbl/Cave di Predil, Zabnice/Saifnitz, Ukve/Uggovitz, Ovcja vas, Naborjet, Dipalja vas, Tablja ed alcuni altre localita minori. In base al trattato italo-germanico del 1939 la popolazione di Val Canale ottenne il diritto d’opzione per la Germania ed in seguito sono emigrati 5.600 tedeschi e 100 sloveni. A Tarvisio le frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine di Valbruna furono abitate prevalentemente dagli sloveni. Fonti: CZOERNIG, Karl, Ethnographic der osterreichiscen Monarchic ( 1855-57), Vienna, 1858; Brockhaus = Lexikon, 1895; “American Memorandum - Statement in Re Italian Claims, Report of the American Experts”, ALBRECHT-CARRIE, Rene, Italy at the Paris Peace Conference , New York, Columbia University Press, 1938, p. 417; DE CASTRO, Il problema di Trieste, p. 235; GORJUP-POSINKOVlC, Vida, “Prevec nezaceljenih ran”, Primorske novice del 18 luglio 1995. 286 Atlante storico dellAdriatico orient'A “Vittoria”. Disegno del 1920. Nel riquadro l’ossario di Redipuglia (Gorizia). Inaugurato nel 1938, custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra. tutt’altro che un guadagno sul piano economico. Oltre a Trieste, un porto importante dentro TAustria-Unghe- ria e molto meno per Thalia, tutte le terre dell alto Adriatico erano econo- micamente poco sviluppate. Le con- quiste di terre aride (Carso), la lonta- nissima Zara/Zadar con Tarcipelago di Lagosta/Lastovo, e le fortificazioni della frontiera “naturale” erano per le casse dello Stato italiano un vero pozzo di Danaide. La popolazione di Zara/Zadar e dell’arcipelago di Lagosta/Lastovo II comune di Zara contava nel 1890, 28.230 abitanti e la citta 1 1.496 in maggioranza italiani. NelTultimo censimento austro-ungarico del 1910, risultano a Zara/Zadar 11.469 italiani, su circa 13.000 abitanti. Sull’arcipelago di Lagosta/Lastovo c’erano nel 1910, su una popolazio¬ ne totale di 1.411 abitanti, 8 italiani che nel 1921 andarono ad aumenta- re nei registri, fino a diventare 208. 11 comune di Zara aveva una super- ficie di 55 kmq e, nel 1931, 18.614 abitanti. Oltre la popolazione italia- na e slava viveva una piccola comu- nita di albanesi cattolici nel Borgo Erizzo (ab. 3.830). Questi albanesi (una cinquantina di famiglie) arri- varono nella localita di Arbanase nel periodo 1726-1773 invitati dal ve- scovo locale. Ancora nel 1928 que- ste persone parlavano albanese tra di loro. Secondo il censimento italiano del 1921 ci sarebbero stati 3.735 cittadini jugoslavi nel comune di Zara senza Tarcipelago di Lagosta/ Lastovo e fino al 1936, 743 abitan¬ ti avrebbero chiesto la cittadinanza italiana. Mentre il totale degli slavi sarebbe stato di circa 5.000 perso¬ ne. Per ragioni pratiche il comune di Zara (con Lagosta/Lastovo e Pel*' gosa/Palagruza), in totale 110 kml e 20.000 abitanti nel 1932, dovettf essere escluso dal territorio doganak italiano. Il distacco di Zara dal resto della Dalmazia ha lasciato un ran' core nei cuori dei dalmati (croati) simile a quello dell’annessione del' TIstria (centrale ed orientale) e Lit 0 ' rale sloveno nei cuori degli slovern t dei croati (istriani). La fine del regno del Montenegr 0 ( 1918 - 1920 ) Il regno del Montenegro raggi un ' se, dopo diverse guerre, nel 19C ad una superficie di 14.443 k nl 0 con 350.000 abitanti (con una m 1 ' noranza albanese ed un altrettarU 0 importante gruppo di montenegr 1 ' ni musulmani). NelTagosto 1915 *1 Montenegro entro in guerra accaiU 0 alia Serbia ed il piccolo regno dove 1 ' te subire, in seguito, una dura inv a ' sione austro-ungarica ed una anc° r piii grave occupazione delTalk* 10 esercito serbo. II Montenegro venne occupato 1,1 novembre dalle forze alleate italiar* e ’ francesi, inglesi, americane e serb e ’ AlTinizio dell’ottobre gli alleati av°' vano deciso di escludere le trupP e serbe dalToccupazione del MorU e ' negro, ma grazie alia Francia qi |eStl1 decisione non fu rispettata. Ment> e i militari occidentali erano stanzia 0 sul litorale e sul lago di Scutari, i 1111 litari serbi erano dispiegati sull’intei 0 territorio del paese. A Cattaro/Kot° r fu instaurato il Comando dell’eset' cito alleato nel Montenegro con 11,1 generale francese, sottoposto al C°' mando alleato dell’esercito oriental con a capo il generale francese Fra 11 ' chet d’Esperey, e con sede a Istanb° ■ L’esercito italiano era posizionato 3 Cattaro/Kotor, Bar, Dulcigno/b^ cinj e Virpazar, sotto gli ordini d° maresciallo Armando Diaz, capo & stato maggiore, insieme al sottocap 0 generale Pietro Badoglio. Il re Ni c °^’ desiderava ritornare in Montenegr 0 ’ Le trattative per la nuova frontiera ori entale d 1- ma fu fermato dal governo francese, filoserbo, ed anche a Parigi il Mon¬ tenegro fu l’unico paese vincitore della guerra ad essere escluso della Conferenza di pace. Difatti la questione venne risolta per una parte della popolazione mon- tenegrina gia il 25/26 novembre 1918, quando, una cosiddetta As- s emblea Nazionale nella capitale del Montenegro Podgorica proclamo la deposizione del re Nicola Petrovic %gos (1841-1921) e l’unione con la Serbia. Il 1° dicembre 1918 a Bel- gtado fu proclamato ufficialmente il Regno dei serbi, croati e sloveni. Dal Ptocesso di formazione del nuovo . stato erano completamente esclusi 1 tappresentanti del Montenegro. Si Uattava di un atto al quale fu con¬ cha non solamente la dinastia rea¬ le rnontenegrina, ma anche 1 Italia, ehe aveva certi diritti dinastici in Sues to paese (la regina d’Italia era Rlena, figlia dell’ultimo re Nicola 1). Quest’ultimo, con il sostegno di cir- c °li dinastici in Italia, organizzo, a Uatale ortodosso (inizio 1919), una t'bellione contro le nuove autorita Ulo-serbe. Nell’aprile del 1919, il governo montenegrino e quello di Rorna firmarono una convenzione rri ilitare che prevedeva la formazione dl un esercito montenegrino in Ita- l' a > armato e finanziato dal gover- n ° italiano. A Gaeta fu allestito un Car npo per i militari montenegrini, 'I c ui numero ammontava nel 1920 5 v L’Europa sud-orientale e centrale. Cartina: Atlante geografico metodico, Novara, De Agosti¬ ni, 1934. ^ c U'ca mille e cinquecento. Sfumata a Possibility di risolvere la questione c °u i mezzi della diplomazia, i parti- S' a ui dell’indipendenza del Monte- ^ e 8 r ° (i verdi) decisero di agire con e a rmi e nel luglio 1919 le navi ita- la Ue trasportarono dall’Italia circa_ Ce utoventi soldati e ufficiali monte- ‘ le grini al comando di Krsto Popovic (l8 8l-l947). Alla fine del 1919 si ^ Ca teno un’oflfensiva dell’esercito ser- °' r Uontenegrino contro i circa 900 riv oltosi. Ebbe inizio cost una vera e P r °pria guerra civile, che si prolungo per alcuni anni. Il 12 maggio 1920 fu concluso un accordo tra D’An¬ nunzio e il presidente del consiglio montenegrino in esilio Jovan Pla- menac (1873-1944), che prevedeva la restaurazione del regno montene¬ grino quale primo passo per la rea- lizzazione del Patto adriatico, volto a conseguire la liberazione “dal giogo serbo” anche di altri popoli adria- tici. Questo progetto fu in seguito esteso agli albanesi del Kosovo e ai macedoni. Era prevista una grande insurrezione di questi popoli per il mese di agosto, con un sostanziale aiuto in denaro, armi e munizio- ni, che sarebbero giunti da Fiume. Dopo la firma del trattato italo-ju- goslavo a Rapallo il 20 novembre 1920 il governo italiano decise, nel marzo 1921, di disarmare l’esercito montenegrino a Gaeta e in seguito cesso l’invio dei sussidi. Le grandi potenze tergiversarono parecchio sulla politica nei confron- ti del Montenegro. Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti interruppero le relazioni diplomatiche con il re¬ gno del Montenegro solo alia fine del 1920 ed all’inizio del 1921, vale a dire dopo la firma dell’accordo di Rapallo. L’ltalia, invece, abban- dono il suo interesse alia questione rnontenegrina solo nel luglio 1922, dopo il tracciato della frontiera dell’Albania. Dopo la morte del re Nicola (Francia, 1 marzo 1921) la Corte si trasferi in San Remo, ove la regina Milena Vukotic (1847-1923) proclamo, il 15 marzo 1921, la sua 288 Atlante storico dellAdriatico orient^ reggenza nel nome del principe Mi¬ chele Petrovic Njegos (1908-1986), avendo il principe Danilo (maggio- renne) abdicato in favore del fratello minorenne. Alla morte della Regina Milena il 16 marzo 1923 il governo prowisorio fu trasferito a Roma e le sue attivita cessarono completamen- te dopo l’accordo italo-jugoslavo su Fiume nel 1924.1 fascisti che all’ini- zio appoggiarono la causa del Mon¬ tenegro - anche Benito Mussolini era membro del “Comitato per I’indipen- denza del Montenegro ” di Milano - in seguito cambiarono politica e dopo Fannessione di Fiume, Roma inter- ruppe il sostegno agli indipendenti- sti montenegrini. Nel Montenegro esisteva un regime poliziesco parti- colarmente duro, con speciali norme anti-insurrezionali (che duro fino al 1925, quando fu proclamata l’amni- stia) per reprimere non solo qualsiasi tentativo di rivolta, ma anche qualun- que idea di autonomia e opposizione politica al regime di Belgrado. Fu- rono commessi numerosi omicidi e massacri di persone giudicate contrarie al nuovo regime serbo: nel novembre del 1924 furono uccisi trecentocin- quanta musulmani, comprese donne I quattro grandi alia conferenza di Parigi 1919: Thomas Woodrow Wilson (1854- 1924), George Clemenceau (1841-1929), Lloyd George (1863-1944), Orlando, Vittorio Emanuele (1860-1952), alia de- stra maresciallo Frerdinando Foch (1851- 1929). CHEVALLAZ, Histoire generate de 1789 a nos jours, Lausanne, Payot, 1962. e bambini. Nel 1925 il re jugoslavo Alessandro proclamo l’amnistia per gli indipendentisti montenegrini e visito il Montenegro e molti in¬ dipendentisti, come il loro leader Jovan Plamenac (1873-1944), tor- narono dall’esilio riconoscendo il nuovo stato in cambio di lucrosi incarichi a Belgrado o pensioni. Il territorio dell’attuale Montenegro aveva nel 1921 311.341 abitanti (il 76% ortodossi, il 18% musulmani e il 6% cattolici). Minoranza italiana in Jugoslavia 1920-1940 Dopo l’annessione di Fiume all’Ita- lia, nel 1924, resto nella Dalmazia jugoslava una piccola e sparsa mi¬ noranza italiana. Secondo il censi- mento jugoslavo del 1921 c’erano in tutta la Jugoslavia 12.553 citta- dini jugoslavi di madre lingua ita¬ liana e di questi 9.063 in Croazia e 237 nel Montenegro, quasi tutti nella parte costiera, cioe in Dalma¬ zia. Mentre secondo le fonti fasci- ste italiane ci sarebbero state solo in Dalmazia (nel 1939) circa 14.000 persone. Nello stesso periodo in cui lo stato italiano fu complice (se gia non istigatore) dei fascisti nella persecuzione degli slavi in Venezia Giulia, il governo jugoslavo garan- t'l, con la firma del Trattato di Ra- pallo, ad un’esigua e, dal punto di vista territoriale, dispersa minoran¬ za italiana in Jugoslavia, i diritti dei cittadini “fuori classe”. In base all’articolo 7 fu garantito alia minoranza italiana in Jugoslavia tra l’altro “il libero uso della pro¬ pria lingua, della propria religione, con tutte le facolta inerenti a que- ste liberta”, ecc... Il governo jugo¬ slavo doveva garantire agli optanti, benche considerati a tutti gli effetti stranieri, il diritto alia residenza per- manente, alia proprieta fondiaria e immobiliare, all’usufrutto legale dei vecchi circoli culturali, alia messa in una chiesa cattolica italiana. UF timo diritto-dovere: un’istruzion e soltanto primaria in lingua italiana, con Fobbligo di alcune ore settim 2 ' nali in lingua serbo-croata. In bast al trattato Fopzione per la naziO' nalita italiana non implicava 1 °b' bligazione di emigrazione e circa 3 mila persone (italiani) optarono sia per Femigrazione verso FItalia o p er mantenere la cittadinanza italiana, pur rimanendo in Jugoslavia. Cost se in base al censimento del 1921 ci furono 12.553 italiani in Jug 0 ' slavia, essi rimasero (formalmeii' te) solo 9.137 nel 1931 e di que st * solo 2.095 dentro le frontiere dell* Dalmazia prebellica. Il resto degh italiani vivevano dispersi in divers localita jugoslave: a Pakrac (Croazia centrale) dove vivevano i discendeti' ti degli immigrati dai tempi d’A°' stria-Ungheria (1.182 persone); a Sussak/Susak, borgata gemella & Fiume/Rijeka (217); Zagabria (379) e circondario di Ragusa/Dubrovnik 436 persone. La riduzione del ° u ' mero degli italiani fu dovuta in bu°' na parte all’emigrazione di qualch e migliaia d’optanti verso FItalia e p lU in particolare a Zara/Zadar italiana- Una forte spinta all’emigrazione fu data dalla riforma agraria nel 192l» che tolse ai grandi proprietari al cune importanti proprieta terriei e > mentre qualche centinaia d’italia nl abbandono la Dalmazia alia vigib' 1 dell invasione italiana della Jugosla via nell’aprile 1941. IL CONFLITTO PER FIUME (1918-1924) frume/Rijeka attraverso la storia Sul posto dove si trova oggi la citta d ' Fiume/Rijeka, fu costituita nei tempi antichi la localita liburnica di Tarsatica (Tharsaticum) che fu nel Se colo 2 a. C. occupata dai romani, c he gli diedero il nome di Tersatti- ca Vitopolis (piu tardi Sancti Viti ad Flumeri). Questa localita fu distrutta da Carlo Magno, nel 799/800, ed i s Uoi abitanti si ripararono lungo il du me sottostante, l’Eneo (Fiumara, ^aj e cina in slavo). Nel 1028 Cor- f ado II (990-1039, imperatore dal 1926) distacco Fiume dalla diocesi d ' Pedena/Pican e la dono ai Patriar- c Fi d’Aquileia, che la passarono ai Ve scovi di Pola. Da questi ultimi la Clt ta passo ai conti di Duino che la Ce dettero alia casata dei Walsee. Dal 1466 in poi Fiume/Rijeka appar- te nne alia casa degli Asburgo, che l a persero solo per un breve periodo ln favore di Venezia (maggio 1508 - S' u gno 1509 eottobre 1509 - 1511)- Un o storico del secolo XVII scrive- Va c he i preti a Fiume/Rijeka “cele- ra no in due linguaggi cioe latino e s lavo loro naturale ed a dispetto di al Cu ne pressioni politiche, nel corso de l secolo XIX e XX la liturgia rima- Se m croato fino l’arrivo del vescovo Anc onio Santin (1893-1981) nel 1^33, che introdusse quella latina. ’Nel 1553 Gian Battista Giustinia- Ul Parla - nel suo informe ufficiale a Ha repubblica di Venezia - di “luo- della Croazia”. Seguono anni di Pace p er l a c he vive alia meno Peggio di commerci. Nel 1700, al- e P°ca della guerra di successione s P a gnola i fiumani si mossero contro 1 ^ancesi sbarcati a Sussak/Susak e li Cac ciarono via. Fiume/Rijeka fu un P' c colo scalo all’ inizio del settecen- FIUME VARUSisTLRULETE t tRKEPt :'y* jLSsm. OM /V I'M , 1 -^- / L rfum V ■#>. #*■ . * * * *‘£ > «- TTt, * - .... > n >1* s\ \ AJI.v di Fiume. Cartina ungherese prebellica. Corpus separatum to quando, nel 1719, l’imperatore Carlo VI lo dichiaro porto franco. Nel 1778 la localita Tersato/Trsat fu annessa per ordine delFimperatrice Maria Teresa al comune di Bucca- ri/Bakar, che fu dichiarato anch’esso porto franco. Il 23 aprile 1779, Maria Teresa di¬ chiaro Fiume/Rijeka con il territo- rio circondario “corpo” (Litorale) dell’Ungheria, che si estendeva fino a Novi (Vinodolski) compreso. Alla Croazia (militare, Confini militari) rimase dunque solo la costa ed i por- ti del Litorale croato da Novi, verso il meridione, e fino a Carlopago/ Karlobag ed oltre dove, a distanza di circa 30 km, iniziava il territorio della Dalmazia veneta (Valle della Madonna). Nel periodo napoleo- nico Fiume/Rijeka divento parte delle Province llliriche (1809-1813) e, nel 1814, fu reinserita in Austria e divento parte del Regno d’llliria. Nel periodo 1822-1849 fece, di nuovo, parte delFUngheria mentre dal 1849 a 1868 appartenne alia Croazia. Allora il conte bano Josip Jelacic (1801-1859), il grande Salva¬ tore della Casa d’Asburgo, divento governatore della citta. Nel 1868 Fiume/Rijeka ritorno all’Unghe- ria come Corpus separatum (19,75 kmq) e ne rimase parte fino al 1918. Durante la guerra 1914-1918 la cit¬ ta di Fiume/Rijeka non subi alcun 290 Atlante storico dell’Adriatico orient Tersato/Trsat (periferia di Fiume/Rijeka) all’inizio del sec. XX. Cartolina d’epoca. danno ed il movimento irredentista, per l’ltalia, era praticamente ine- sistente fino alia fine del conflitto mondiale. La questione di Fiume/Rijeka 1919-1924 Dopo la capitolazione bulgara, Fiu¬ me/Rijeka fu abbandonata dal go- vernatore ungherese, il quale se ne parti il 28 ottobre 1918. Il giorno successivo la Dieta di Zagabria di- chiaro la citta parte integrante del regno di Croazia. Riccardo Lenac fu nominato governatore del Corpus separatum ed egli ne prese formale possesso il 30 ottobre, in nome del Consiglio nazionale jugoslavo. Ma, gia il 18 ottobre 1918, il deputa- to fiumano Ossoinack aveva dato notizia al parlamento di Budapest della decisione di Fiume/Rijeka di awalersi della propria riconosciuta condizione di “corpus separatum” ed usufruire del diritto di autode- cisione. La sera del 29 ottobre fu costituito a Fiume/Rijeka un Con¬ siglio nazionale italiano. Vista la confusione sul posto, vennero nel golfo di Fiume/Rijeka due navi ita- liane, il 4 novembre 1918, ma non sbarcarono le truppe. Ne sorse uno strano condominio italo-croato: al Comune l’antico sindaco italiano Antonio Vio, al palazzo del go- verno il croato Lenac, ambedue in ottimi rapporti con l’ammiraglio italiano dentro le navi davanti alia citta. Dopo l’arrivo della squadra italiana, arrivarono a Fiume/Rijeka due torpediniere francesi ed i loro comandanti ignorarono le autorita cittadine italiane. All’inizio del luglio del ’19 awenne- ro gravi provocazioni contro i mili- tari francesi presenti a Fiume/Rijeka ed, il 13 agosto 1919, l’ltalia pro¬ pose al presidente francese Georges Clemenceau di fare di Fiume/Rijeka con 1’isola di Veglia/Krk uno stato indipendente sotto la protezione della Societa delle nazioni, un’idea espressa gia, (il 14 marzo) dal pre¬ sidente americano Woodrow Wil¬ son. Prendendo per pretesto il fatto che il ritiro delle truppe italiane da Fiume/Rijeka preludeva all’occupa- zione della citta da parte della poli- zia inglese, il poeta fascista Gabriele D’Annunzio (1863-1936), con alcu- ni volontari, occupo Fiume/Rijeka il 12 settembre 1919. L’awentura dannunziana fu sostenuta se gia non ispirata dalla massoneria italiana mentre il governo italiano voleva evitare gli incidenti “a qualunque costo”. Ne scrisse a proposito il gior- nalista e storico Indro Montanelli: “D’Annunzio era uno scritrore fini- to, i volontari erano un’accozzaglia di gente raccogliticcia (tra cui anche degli omosessuali ecc.). Le connota- zioni della spedizione e dell’occupa- zione, la personality e il linguaggi 0 del Vate, il rapporto tra questi e il governo di Roma (nonche con i cap 1 militari italiani) ebbero l’impronta non dico dell’operetta, ma del melo- dramma, piuttosto che quella delb tragedia.” A natale 1920 le truppe italiane sbarcarono a Fiume/Rijeka e misero fine al gran teatro di D’Annunzio che, dopo aver fatto saltare in aria il ponte sul Fiumara/Rjecina (tra Fi u ' me e Sussak/Susak) si ritiro in Italb lasciando dietro di se una citta ecO' nomicamente in mezza rovina e con la popolazione affamata. Dalla 0' vendicazione irredentista della citta nasceva cosi la “questione fiumana > polo di attrazione delle forze nazio' naliste del paese. A Fiume/Rijek 3 ’ dietro lo schermo dell’intervento alleato, le forze autonomiste, ed 1 socialisti locali avanzarono la tesi di una “libera indipendente Repubbli' ca sotto la protezione dell’Interna' zionale socialista”. Pure il Consigl’ 0 nazionale serbo-croato-sloveno & Zagabria richiese un’occupazion e internazionale e giunsero nel Golf 0 di Quarnero navi da guerra frances* ed inglesi. Alla richiesta italiana di annettei e Fiume/Rijeka si opposero, alia con' ferenza di pace di Versailles, tutt* anche perche la Convenzione & Londra, del 1913, non prevedev 3 l’incorporazione di questa citta al' l’ltalia. Per risolvere l’intreccio n 11 mano il presidente Wilson prop° se ’ il 10 novembre 1919, la costituzion e dello Stato libero di Fiume/Rijok 3 ' Finalmente, con il trattato italo-J 11 ' goslavo di Rapallo, del 20 novel* 1 ' bre 1920 fu trovata una soluzio |ie di compromesso ed il territorio Fiume/Rijeka fu dichiarato “Sta [0 indipendente”. Esso comprende* 3 una superficie di circa 35 kmq c ^ e oltre il territorio del ex Corpus S e paratum (ungherese) si prolung aV3 con una striscia litoranea verso ov eSl e raggiungeva il confine italiano tr3 iUgnflitto per Fiume (1918-1924) 291 Mattuglie/Matulje e Castua/Kastav, assicurando cost alio Srato Libero la contiguita territoriale con l’ltalia. Lo Staterello era popolato, secondo b fonti italiane, con circa 50 mila abitanti dei quali 30 mila italiani e 13 mila croati. II Porto Sussak/ ^usak, il Porto Baros e il delta del- b Fiumara/Rjecina erano assegnati alia Jugoslavia. Lannessione della citta di Fiume/ Ri jeka all’Italia - 1924-1943 ii 24 aprile 1921, furono indette elezioni e, con generale sorpresa, §1* autonomisti ebbero 8.000 voti, c °ntro 2.800 del Blocco nazionale, c ^ e si era formato contro di loro, ble segui un vero e proprio van- ^alismo capitanato da Francesco biunta con i suoi fascisti: furono distrutte le sezioni ed i risultati elet- t0| 'ali, una CO pi a dei quali era, pero, r ' m asta in mano a Riccardo Zanella 0875-1959) ed ai suoi, che si erano r 'bigiati nella vicina Buccari/Bakar ^ u goslava), formando un governo esilio. Il 6 giugno 1921 Italia e J u goslavia siglarono un accordo per ' a gestione comune del porto di ^'uiTie/Rijeka. Nell’estate del 1921 governo italiano invio truppe ad °ccupare la citta. Il 5 ottobre 1921 nominato alia testa di questo Piccolo stato Zanella che fu, pero, S'a il 4 rnarzo 1922 rovesciato dai Oscisti triestini che cannoneggiaro- 110 il palazzo del governo, il 3 mar- Zo 1922. Zanella dovette, di nuovo, Cer car rifugio nei paesi jugoslavi (a birtore-Kraljevica), seguito in cio ^ a lutti i membri del governo e da dUasi tutti q ue lli dell’assemblea co- s 0tuente per sottrarsi alle persecu- Zl ° n i della marmaglia fascista. Que- st u ltimi avevano determinate nella Cltt a un pauroso stato di insicurezza e di anarchia, tanto che un buon llu mero di cittadini si rifugio in ter- rit °rio jugoslavo. La popolazione ^ Ur nane era rimasta disgustata dal comportamento dei fascisti ed im- poverita dalla crisi economica, par- ticolarmente grave anche a causa del fatto che le autorita jugoslave, per rappresaglia alia prolungata occu- pazione italiana dei porti di Delta e Baros/Baros (assegnati alia Jugosla¬ via con il Trattato di Rapallo), non avevano aperto il traffico ferroviario con Fiume. Finalmente fu firmato a Roma, il 27 gennaio 1924, l’accor- do italo-jugoslavo e lo Stato Libero di Fiume fu spartito: all’Italia venne riconosciuta la sovranita sulla citta ed il porto di Fiume (km 17,62), mentre il resto del territorio Libero (12, 38) fu assegnato alia Jugoslavia che potette finalmente ottenere an¬ che il delta della Fiumara/Rjecina e Porto Baros. La provincia di Quarnero 1924-1943 Dopo l’annessione di Fiume all’Ita- lia fu istituita il 22 febbraio 1924 la provincia di Quarnero. I limiti della Provincia furono tracciati secon¬ do capricci burocratici: ad oriente ed a settentrione coincidevano con la frontiera italo-jugoslava (fiume Enea/Rjecina), al meridione con la frontiera austro-veneta (1420-1797, nei pressi di Fianona/Plomin). Ad occidente furono aggregati all’inizia- le territorio provinciale, nei 1928, i comuni di Castelnuovo d’lstria/Po- dgrad e Matteria/Materija, abitate esclusivamente dagli sloveni (circa 15.000). L’ingrandimento territo¬ riale non miglioro per niente la si- tuazione economica della citta, che da sempre dipendeva dai commerci internazionali. La gravissima crisi mondiale del 1929 tra l’altro, con- vinse il governo italiano ad istituire, il 17 marzo 1930, su tutto il territo¬ rio di Fiume una zona franca, vale a dire che le merci importate dall’este- ro non pagavano i dazi doganali. Questi privilegi provocarono, pero, un certo contrabbando e le compli- cazioni burocratiche per le imprese locali, che facevano commercio con l’ltalia. Fiume/Rijeka e la sua popolazione Secondo il censimento ufficiale austriaco fatto nei 1851 e’erano a Fiume/Rijeka “11.581 croati e 691 italiano”. Il censimento austro-un- garico del 1890 stabili per il distretto di Fiume/Rijeka (4.880 kmq, senza la citta!) 220.629 abitanti dei quali 217.389 croati e serbi, 1.190 slo¬ veni, 475 tedeschi, 347 ungheresi; (148.774 cattolici, 71.441 ortodos- si, 127 evangelici e 258 israeliti); la citta di Fiume/Rijeka (19,75 kmq) era popolata con 29.494 abitanti (13.012 italiani, 6.995 illiri-croati (oriundi di Dalmazia), 3.766 croati, 2.780 sloveni, 1.495 tedeschi, 1.062 ungheresi. Fiume/Rijeka — il canale della Fiumara/ Rijecina nella seconda meta del sec. XIX. Cartolina d’epoca. Una manifestazione di popolo a Fiume/ Rijeka per l’annessione italiana (1918). 292 Atlante storico dell’Adriatico orientw Popolazione di Fiume/Rijeka - statistiche 1600-1954 * Nel 1910 ci furono a Fiume: croati 12.926 (25.9%); sloveni 2.337 (4.7%); secondo la confessione 45.914 cattolici (92,25%)> a ^ tre religioni 3.350 (6,76%) e senza religione 344 (0,69%). Fonte: Per gli anni 1600, 1810, 1873, La Lettura, rivista mensile del Corriere della Sera del 1 novembre 1924; gli anni 1776, 1869 e 1931 Enciclopedia italiana (1932); l’anno 1804 (Censimento del 1804/1805), dei quali maschi 2,813 e di questi solo 55 ortodossi, 4 calvin' e 3 ebrei ed il resto cattolici); gli anni 1851, 1880, 1900, 1910 ( Guida di Fiume, edizione comunale; Fiume; Hungary and her Successor 1 ’ p. 440; Oko trsta, p. 134, DUROSELLE, Le conflit de Trieste, p. 30; Dictionnaire d’histoire et de geographic ecclesiastiques, Parigi, Letouz e ) Etane, 1986, p. 671; per l’anno 1890 Brockhaus Lexikon, 1892; per 1’anno 1920 si riferisce a tutto lo Stato indipendente di Fiume (B^ NACCI, G., Testo Atlante. 1923) per l’anno 1924 e 1952: Dictionnaire d’histoire et de geographic ecclesiastiques ; il numero degli ebrei D tl Habsburgermonarchie 1848-1918, vol. Ill/1, p. 883; 1’anno 1936/39: MEZULIC, H., Fasizam krstitelj ipalikuca, Pazin, Nasa sloga, 1997’ (“Altri”) indica le nazionalita al di fuori di slavi ed italiani. La modifica della struttura etni ca a Fiume/Rijeka (1851-1954) La drastica modifica della comp oSl ' zione etnica nella citta di Fiume ^ periodo (1851-1954) fu dovuta s°' prattutto alia politica discriminator^ verso la popolazione slava. L’arnm 1 ' nistrazione pubblica fu italianizza ta ’ nella seconda meta del secolo X$’ e la stessa cosa vale per le insegO e stradali ecc. Il croato fu d’altra p al ' te quasi proibito. Nel 1910 i 6.00^ magiari avevano 6 scuole secondare due scuole cittadine, due scuole pr° 2 fessionali, due scuole elemental^ e giardini d’infanzia; i 24.000 italia 11 * avevano uno scuola secondaria, scuole cittadine, 2 scuole profess* 0 nali, 12 scuole elementari e 9 gia*' •di' 293 H confljtto per Fiume (1918-1924) /studenaQ) REGNO DEI SERBI-CROATI-SLOVENI (IUGOSLAVIA) MarcegliQ^ Jelenje San Mattia j^Grobnico Rubesi Mattugln ) Drenova Volosca ; iume >Tersalto Cantrida Abbazia Porta Baro: QUESTIONE Dl FIUME <1919-1924) hunae — la frontiera italo-jugoslava 1924- '^1. Cartina: Atlante geografico metodico , 0v ara, De Agostini, 1934. n ‘ d’infanzia. Per i 13.000 slavi non Cera alcuna scuola nella loro lingua lle l periodo che va fino al 1918, Centre sino a questa data uscivano n ella citta 4 giornali in altrettante *‘ n gue. Con l’arrivo di D’Annunzio, j le l 1919, termino ogni forma di bi- ln guismo per oltre 25 anni. L’accor- 0 'talo-jugoslavo del 1924 stabili tra altro nell’articolo 9: “Alle minoran- Ze jugoslave a Fiume/Rijeka sara con- Cess ° il regime che risulta in favore minoranze italiane in Dalmazia Se condo gli impegni internazionali in Vl gore”. Questo impegno governati- v °> pero, come quello dell’accordo ^37, non fu mai rispettato dall’Ita- la fascista. Con la definitiva delimi- ta 'done della frontiera tra l’ltalia e * a Jugoslavia, nel 1924, rimasero in Scalnizza ^A^Giussicj/ GiordaniQ\V\ / /-^sS^^C> C8Stua Zaule II Delta e Porto Baross assegnati alia lugoslavia (Rapallo 1920) e occupati dagli Italo-fiumani sino al gennaio 1924 - Confini del Corpus separatum Lo Stato mdipendente di Fiume ■-(12 novembre 1920) di Fiume (citta e suo distretto) eretto con il Trattato di Rapallo Spartizione dello Stato [_] all’ltalia □ alia lugoslavia d, Fiume (Trattato d, Roma,27 gennaio 1924) La questione di Fiume (1919-1924). Cartina Atlante della storia d’ltalia, p. 223. Fiume/Rijeka - il Corso nel 1910. Cartolina d’epoca. hume/Rijeka - la torre dell’orologio nel ^12. Cartolina d’epoca. 294 Atlante storico dellAdriatico oriental Fiume/Rijeka - il porto all’inizio del secolo XX. Cartolina d’epoca. Fuga dalla casa. Dipinto di Sasa Sancel (1933). Gli abitanti (esuli) delle baracche “istriane” a Zagabria durante il periodo interbellico. Foto: Tumpic, D., Istarska emigracija - svjedocanstva, Zagreb, 1991. Jugoslavia — secondo il censimento del 1924 - 11.630 italiani mentre in Italia c’erano oltre mezzo milion e di slavi. Le modifiche nella struttu- ra etnica di Fiume/Rijeka nel dopo guerra (1947-1954) fu dovuta i n parte ai fatti svoltisi nei tre decern 11 precedenti ed ancor di piu al terro- re comunista che regno in Jugoslavia dopo il 1945. ’asjiraval l,6e(Nar»os) jObrxtC •arid«*273 Abbkzia l UlXl P di Qierso naty Albana .jtWWmo. l-Greqariai n fzM M.Chefr lolint) RUnJera irkontofe i Sc.GdtMa, i jTCanidnfr^p US SI SJ^iArtmJffrnbi LAsinelfp $ $c.Onui)azu’ La provincia di Fiume entro i limiti 192^ 1941. Con la legge del 1930 fu stabil' 1, nella citta di Fiume ed i sobborghi la z ° Iia franca (a differenza di quella di Zara 11011 integrale. ymravil jgrchU iusuyt 'j oMcdun jpodgorua lototiJJ, .dOtrcmlo vjfkty liana d-Capo iXMarto. Oroshi ’(i/oinu Mu*hUSk*iu W.k.n^L' MM U . * Ik^s/n M>r*$ VTSv« i K - J.j .. 0>Xu£ onv*»- 4mMk»« 0r . ^•vrtjUvt Listn- i, croati e sloveni per la sua oc- Cu pazione del territorio albanese ed ln seguito gli jugoslavi evacuarono ^ a v allata di Drini/Drin. h 9 novembre 1921 la Conferenza ^ e gli ambasciatori respinse la richie- sta della Grecia relativa alia Kor<;a/ ^°ritza ed il 6 dicembre 1922 quella Su ' Argirocastro/Gjirocastra/Argyro- Cas tro. Quest’ultima citta fu pero ev acuata dai greci solo nel 1923 dopo | T i i’ll r— i - i _ L’Albania dopo la prima guerra mondiale. Legenda: Col trattato italo-albanese del 3 agosto 1920 l’isolotto di Saseno/Sazan, all’ingresso della baia di Valona/Vlora, fu ceduto all’Italia. Per mancanza d’acqua non ci furono abitanti stabiliti all’epoca su questo isolotto che misu- ra 5,6 kmq. Cartina: Atlante internazionale Touring Club italiano , 1928.S L’ALBANIA DOPO LA GRANDE GUERRA (1918-1939) 296 Atlante storico dell’Adriatico oriental la grave sconfitta greca in Turchia. La nuova frontiera in Epiro doveva es- sere tracciata dalla missione guidata dal generale italiano Tellini. La mis¬ sione fu pero massacrara il 27 agosto 1923 da parte delle bande greche, secondo alcuni, da parte degli al- banesi, secondo altri. Questo grave incidente servi da pretesto a Musso¬ lini, per il bombardamento dell’isola di Corfu/Kerkira, che fu occupata il 31 agosto. L’ltalia si ritiro dall’isola solo in seguito ad un compromesso (indennita) della Societa delle Na- zioni. Il vescovo ortodosso Fan Noli, Ahmed Zogu (1895-1961) fu eletto presidente della Repubblica albanese il 1 febbraio 1925. In seguito conclu- se con l’ltalia, la nuova “protettrice”, il trattato del 27 novembre 1926 ed un anno piu tardi, il 27 novembre, fu proclamata un’alleanza italo-alba- nese. Il 12 settembre 1928 Ahmed Zogu si proclamo re, e regno fino alfoccupazione italiana dell’Albania nel 1939. Valona/Vlore — caserma e residenza del g°" vernatore italiano 1915-1920. Foto: Carto- lina d’epoca. Bouxf » ofoptiytiri * rttWc* ♦ •PRiZRLN NMN ** MONTENEGRO E ALBANIA At 20 MAGGlO 1920 Tirana - una via della capitale negli ann* trenta del secolo XX. Foto: Dizionario end' clopedico moderno, 1935. Costumi albanesi. Foto: Dizionario endcW> pedico moderno , 1935. Montenegro e Albania il 20 maggio 192®- L’esercito italiano si ritiro da Valona/Vlo* e dopo l armistizio con l’Albania, il 4 ago st ° 1920, e si stabili sull’isola di Saseno/Saz a11 ' Legenda: (+) frontiere del 1915; Budua Lt il territorio fino ad Antivari fu parte dell e* Austria-Ungheria; (O) postazioni italia ne in Albania e Montenegro; (—) govern®' torato di Valona/Vlore 1915-1920. C® r ' tina: MOSCARDELLI; G., Valona,l9 2 °’ Roma, Tipografia regionale, 1955- L’ALTO ADRIATICO ITALIANO (1918-1943) D °po l’arrivo dell’Italia, nel novem- 1918, in terre chiamate fino ad a Uora Litorale (austriaco) e Fiume/ Rijeka, furono cambiati anche la de- n °rninazione e l’assestamento ammi- nistrativo del territorio. Le autorita 'taliane chiamarono con il nome di ^ e nezia Giulia dal 1922 tutte le terre an nesse al regno d’ltalia, sul confine 0r ientale nel periodo 1920/24. La re gione Venezia Giulia fu estesa, dal 1926 in poi, con le modifiche am- m >nistrative anche alia provincia di kl^ine. La storiografia italiana, anche Se non sempre coerente, intende pero s °tto l a denominazione di Venezia Giulia solo i territori acquisiti dopo ' a guerra, oltre il confine orientale lta liano del 1866-1918. Pascismo - il figlio della Grande S Ue rra e della poverta tragedie della Grande guerra ave vano provocato dei gravi dissidi s °ciali in tutta l’Europa. In Italia la •sastrosa situazione interna, dovu- ta in buona parte alia guerra, fu un ott 'rno campo per lo sviluppo dei fnovimenti rivoluzionari, il “Biennio r ° ss o”, tale quello social comunista c °nie il s U o opposto-fratello fasci- sta - Il nazionalismo che ha ispirato R politica fascista a partire dal 1922 , era una nuova fede: la religione del- * a Patria, della nazione e della razza c ° n i suoi dogmi, i suoi predicato- 11 con i manganelli ed altri metodi c °crcitivi. Cos! nacque l’intolleran- ?a i’nguistica verso i non italiani ( s Wi, tedeschi, francesi, sardi ecc.) e f azziale a partire del 1938 (ebrei) ln nome della quale le minoranze era no sacrificate per la maggioranza, che secondo i fascisti - si identifi- cava con lo stato. L’anima, il cervello e la spina dorsale di questo movi- mento fu Benito Mussolini (1883- 1945), maestro delle elementari e giornalista con un comportamento caratteriale al limite dello psicopa- dco. Il fratello di Mussolini Arnal- do (1885-1931) commento - dopo gli attentati fatti a Milano nel 1919 - che “nel fondo del temperamen- to morale di mio fratello talvolta c’e qualcosa che rasenta la criminalita”. Il numero degli assassini commessi dai fascisti, ai quali il loro capo dava una copertura morale e politica se non era gia il mandante, era talmen- te elevato, che Mussolini giustifica del tutto il soprannome - datogli dal segretario del partito socialista Lelio Basso — il presidente-assassi- no. D’altra parte furono in mold a vedere nel fascismo un evento pro- mettente e positivo. Qualche setti- mana prima del conclave (febbraio 1922) l’arcivescovo di Milano Ratti, che nel marzo fu eletto come papa Pio XI (1922-1939) dichiaro a pro- posito di Mussolini: “Quest’uomo, va avanti a grandi passi e fra poco avra invaso tutto con la forza di un elemento della natura. Egli e l’arbi- tro dell’awenire”. La borghesia ve- deva nel fascismo un’assoluta novita rispetto ai partiti tradizionali. Per queste ragioni i grandi proprietari terrieri prima, gli industriali poi, appoggiarono finanziariamente e politicamente i fascisti. Del resto, vi furono riconoscimenti in questo senso anche da parte degli awersari politici, come l’ex socialista Adolfo Zerboglio il quale nel maggio del ’21 scrisse sul Piccolo di Trieste: “Il fascismo ha salvato il Paese, com- preso il socialismo degno di essere salvato (...)”. I comunisti sloveni di Trieste scrissero sul loro organo Delo dell’ll maggio 1921: “Risul- ta che il fascismo era in certo senso utile al movimento operaio perche ha smascherato la politica del gover- no, mentre il movimento socialista era confuso e dunque per le masse non attraente”. Sulla vittoria del fascismo, Palmiro Togliatti (1893- 1964), uno dei fondatori del partito comunista, non ha altro da dire se non che, tutto sommato, essa “rap- presenta un progresso rivoluziona- rio, visto che il partito socialista e stato battuto”. Gli anni delle tensioni sociali nelle terre dell’alto Adriatico ( 1920 - 1922 ) La ‘la battaglia di San Giacomo’ ed il rogo di Narodni dom slavo Tale come fu il caso nel resto d’lta¬ lia, ed in buona parte d’Europa, anche nelle terre dell’Alto Adriatico la vita quotidiana era piena di con- flittualita sociali, che spesso sboc- ciavano in scontri sanguinosi. Il 16 gennaio 1920 carabinieri e soldati effettuarono un vero e proprio at- tacco, che provoco anche una vitti- ma contro la Camera del lavoro di Degnano/Vodnjan. Il 1° maggio a Pola/Pula caddero sotto il piombo delle forze dell’ordine 4 morti e 54 feriti. A Trieste, il 13 luglio 1920, il toscano Francesco Giunta capita- no le bande fasciste, che misero a fuoco l’edificio Narodni Dom (Casa nazionale), sede delle organizzazio- ni politiche, economiche e cultura- li slave nella citta. A proposito di quei tempi scrive il piranese prof, de Castro:“Il secondo episodio fu 298 Atlante storico dell’Adriatico orkn^i ■ Mjjchiarsi ^$3)wide' rarra HtPMonr^ofWl > 15S« Iomatij Hldobbia. mjcuyjy JJ.vxfcjo** te(Nanos) _Jp sMiramai Ida TKU5S1 Mu -V \ VuUotvp Q,-j Bassiutitfa Umagon&zS* *$i$WL2 dUanoni'x^jy'i '/Obrt>C jFC di Chrrso, Ww nfc Qiioggia XpBSottoni/irOia, 3Rfcioggia [if *Tpoce aSl’ AAuu PareriZoi Mompaherntp/^^T&SpSk "(info maMp fSfiSS-r ^U0x3ABMnr ’o dsWaKla BiuA Isole Brioni \ I. Gregorio M.CheWn. tiohno SiMardnXo ^ iPMirl*ra Vb^'e- IA ScMiola i V V^?S>Ute ^“JiNWtSV Promontot Sc.Portr- ihio ^ rr^Garibaldi \ ifoc* del Reno [Wo rti Prim arm k>so dLJPrimgro I*Canidn£P t , VENEZIA GIULIA SchIh 1: I 250000 \{.driolt Jftrribi I ,o LAsinell Sc.OnaJm 13 ° E. Greenwich Venezia Giulia. Cartina del Touring Club Italiano, 1928. quello che chiamavano ‘la batta- glia di San Giacomo’. La reazione a catena, questa volta, si svolse nel modo seguente: sciopero, reazione alio sciopero, con eccessi nella rea¬ zione stessa; settembre 1920, scio¬ pero generale; combattimenti nelle strade tra “bolscevichi” e fascisti, in genere appoggiati, i secondi, dalle famose guardie regie, una spe¬ cie di polizia istituita dal governo di Francesco Nitti (1868-1953); 8 settembre, barricate a San Giaco¬ mo, il quartiere operaio e, in parte, slavo di Trieste, l’esercito, con arti- glieria che spara contro le barricate riconquista San Giacomo”. In q ue 1’occasione ci furono dodici mc>r rl | 250 feriti e tra i cinquecento op er ‘ l1 arrestati i due terzi dei quali eran 0 sloveni. Intanto il fascismo sta va . \xt estendendosi a tutta l’lstria e m oi case del popolo slave furono b* 11 ciate, sull’esempio di Narodni do^ 299 ^^toAdriatico italiano (1918-1943) di Trieste. II 26 novembre ’21 fu mcendiata la Casa dei lavoratori a Gradisca (localita quasi al cento per cento friulana), il 16 giugno ’22 fu ■ncendiata la Casa popolare a Isola (citta quasi al cento per cento ita- 1'ana), e il 21 settembre ’22 la sede del Palcoscenico popolare a Renee (localita slovena nei pressi di Gori- Zla )> ecc.. In quel periodo vennero distrutti od incendiati in Venezia Giulia 134 edifici, tra cui 100 cir- c °li culturali, Case del popolo, 21 Garnere del lavoro, 3 cooperative. I (ascisti se la prendevano anche con 1 Preti ed i vescovi ed addirittura c °n i bambini. Tale fu il caso il 19 •ttarzo 1921 quando nella localita d> Strugnano/Strunjan (tra Pirano e ^ola), nella serata, un gruppo di (’arnbini giocava al centra del vil- ( a 8gio. Il loro gioco fu interrotto dagli spari dei fucili degli arrabbia- 1:1 squadristi italiani. Sparavano dal tr eno che andava da Parenzo/Porec a Trieste e in quell’occasione ucci- Ser ° due bambini e ne ferirono altri Cln que. Quali furono i sentimenti ^dla popolazione dell’Istria costie- ra 'o dimostrano le elezioni ammi- n 'strative ad d’lsola (d’lstria) per il ^°nsigli 0 comunale (citta ed i sob- 0r gKi) del 21 gennaio 1922 con Se guenti risultati: Partito popolare as sieme al Partito liberale 803 voti c ° n 15 consiglieri; Partito comuni- Grande Guerra partori il fascismo. Cari¬ na del 1920. La sistemazione politica deH’Adriatico nel 1920. Legenda (da alto in basso): la linea di Lon- dra; la linea americana del 1919; la frontiera di Rapallo; Libero stato di Fiume. Disegno: ALBRECHT-CARRIE, Italy at the Paris Peace Conference, New York, 1938. sta 492 voti con 3 consiglieri; Parti¬ to nazionale jugoslavo 339 voti con 2 consiglieri; Partito repubblicano 40 voti e nessun seggio. A Trieste “si seminano vend per raccogliere tempeste” A Trieste, citta di frontiera dove convivevano, non senza spiacevoli attriti, italiani e slavi, un gruppo di fascisti provo che il pestaggio de¬ gli slavi nelle strade procurava alle squadre un appoggio entusiastico tra altri elementi della popolazione locale. L’irredentista triestino Atti- lio Tamara (1884-1956) scrisse nel 1920: “La massa dei triestini, che ha nel cuore il nome dell’Italia e la gioia della liberta, e turbata, e sconcertata dal modo con cui awiene l’intro- duzione del nuovo regime. L’ltalia ha mandato ed ha permesso che si spingesse qui un’impressionante quantita d’impiegati corrotti o cor- rompibili. E’ calato qui uno stormo di parassiti. Ricordiamo per ultimo e triste esempio, che i carabinieri, altamente benemeriti hanno preso l’insopportabile abitudine di per- cuotere gli individui che arrestano. Essi seminano vento e si raccogliera tempesta” La vera radice dell’odio fra la popolazione di diverse stirpi e diverse ideologic fu, pero, la po- verta ed il nazionalismo. Il fascismo, in seguito, ha fatto del nazionalismo l’aspetto preponderante della sua ideologia, accentuando nelle terre 300 Atlante storico dell’Adriatico orienMjl In primo piano Laurana/Lovran, di dietro l’Abbazia/Opatija e sullo sfondo il Monte Nevo- so/Sneznik (1798 m), che segnava la frontiera italo-jugoslava (1920-1941). Foto: Le cento cittd dltalia 1925. mistilingue l’odio e la volonta di prevaricazione su chi non era della stessa nazionalita o, meglio, di stes- so opportunismo politico. La tessera del fascio — tessera del pane Il lavoro scarseggiava da sempre perche significava, non solo il gua- dagno, ma anche la soprawivenza della famiglia del lavoratore. Poco dopo 1’arrivo dell’Italia a Trieste, misero alle porte tutti gli impiegati statali e municipali (inclusi gli spaz- zini) non italiani. Gli slavi che vole- vano salvare il loro posto di lavoro dovevano spesso cambiare il cogno¬ me (in italiano) ed ulteriori condi- zionamenti (ricatti) per il posto di lavoro arrivarono con il fascismo nel 1922. La scarsita d’interesse tra la popolazione italiana per il partito fascista fece si, che il regime musso- liniano (1922-1943) condizionasse la gente che voleva lavorare nel set- tore statale o con le autorizzazioni statali (artigiani) attraverso l’adesio- ne al fascio. Cost per lavorare alle ferrovie (incluso come manovali nella costruzione delle strade) bi- sognava aderire al partito fascista. Tutto questo creo un esercito di “fascisti”, per lo piu con forti sen- timenti anrifascisti. Non e dunque sorprendente se la tessera del Par¬ tito nazionale fascista fu dehnita “la tessera del pane”. Gia nel 1920 tuonavano gli audaci squadristi in camicia nera “Chi non e con noi e contro di noi”. Una frase ed una logica, che regnarono lungo tutto il ventennio fascista e, soprattutto, furono riprese con assoluto rigore dai comunisti jugoslavi (spesso ex- fascisti) dopo il settembre del ’43, e lo hanno protratto lungo tutto il periodo comunista in Jugoslavia fino al 1991 ed oltre. La soppressione delle scuole slave ed altre misure discriminatorie contro gli slavi (1919-1943) Dopo l’inserimento della scolarizza- zione obbligatoria nel 1869 c’erano> nel 1871, nel margraviato d’lstria due scuole tedesche, 77 italiane, 53 slave (create e Slovene) e 19 miste- Nel 1909 c’erano sempre due scuO' le tedesche, 85 italiane, 137 slaved 12 italiano-croate. A queste bisog* 13 aggiungere ancora le scuole priva¬ te che nel 1913 erano 25 italiane (1.296 bambini) e 43 slave (4.015 pupili). Le scuole private erano g e ' stite dalfassociazione irredentist 3 italiana Pro patria alia quale gli sl aVl opposero dal 1894 in poi le scuob gestite dalfassociazione Cirilo e M e ' todo. Nel Litorale austriaco (territo** di Trieste, Gorizia e d’Istria) e’er 3 ' no nel 1913, 321 scuole slave cot> 46.671 allievi e 1.007 maestri slavi- A questi numeri bisogna aggiung e ' re le scuole ed i maestri nel territO' rio annesso all’Italia, nel 1920/24 e che non faceva parte del Litorab austriaco, vale a dire Postumia, Val Canale, Fiume e Zara). In total*' ta c’erano dunque nel 1913/14 sU territorio, annesso all’Italia dopo l 3 guerra (Litorale austriaco, ecc.) 488 scuole slave. Con l’arrivo dell’Italb cominciarono le soppressioni delb scuole slave per bonificare cost I 3 composizione linguistica della re ' gione. Il comando della piazza m 3 ' rittima di Pola chiuse, gia nel 191'’ circa due dozzine di scuole create e man mano seguirono altre chiiis*-*r e e, finalmente, nel 1930 fu chiusa ( 3 Trieste) l’ultima scuola slovena- Gl* edifici scolastici, che erano rirnast* sempre gli stessi del 1913/14, h* r0 ' no riempiti nondimeno con gli sC °' lari sloven i e croati che dovevat* 0 ’ pero, dal 1926 in poi, parlare solo i* 1 italiano con i maestri che erano q u3 ' si totalmente originari dell’Italia- Alla soppressione delle scuole e delb istituzioni culturali slave seguiro' 10 altre misure di natura discriminat 0 ' j^l^Adriatico italiano (1918-1943) 301 ^Ibona/Labin, sullo sfondo il monte Maggiore/Ucka (1394 m) e alia destra l’isola di Cherso/Cres. Collezione: Simone Eugi i Baschiera. li ria contro la popolazione non italo- f°na. Nel 1928 si comincio con l’ita- a nizzazione forzata dei cognomi ed ar >che dei nomi, mentre la maggior P a rte dei giornali slavi usciva ancora tu «o l’anno ’28. Con le elezioni del 1929 nmasero fuori del parlamento A lta liano anche i due deputati sloveni (Vilf an e Besednjak). La proibizione ddl’uso della lingua slovena si esten- Se > a gli inizi degli anni ’30, dopo il c °ncordato tra il Vaticano e l’ltalia, a iche nel campo della Chiesa cat- to lica. Fu annoverata come un altra ^ e lle malefatte fasciste contro gli sla- Vl quella della loro distruzione eco- n °mica. Tra il 1928 ed il 1930 furo- n ° sciolte le leghe delle cooperative Gorizia e di Trieste, costituite da 3l ° cooperative, di cui 136 di credi- t0 ' senza piu il sostegno delle Casse rur ali e delle cooperative di acquisto ev endita, molti contadini furono co- stf etti a rivolgersi agli istituti finan- Zla ri italiani. Si aggravo cost una crisi ec onomica iniziata nel dopoguerra, 9 u ando, con l’annessione all’Italia, a gricoltura giuliana venne meno tr adizionale mercato costituito ^ Impero asburgico, mentre si era a ffacciata la concorrenza dei prodotti ^ e lla Pianura padana. Impossibilita- 1:1 a sostenere l’indebitamento, agri- j-oltori sloveni e croati videro spesso e '°ro proprieta pignorate e messe ast a: terreni, fabbricati civili e a § r icoli, bestiame venivano venduti a P f ezzi bassissimi a speculatori ter- r * er i. Nel 1927 furono sciolte anche Clr ca 300 associazioni culturali slave ■ ent i sportivi, corali, teatri, ecc.) ed il loro patrimonio fu ceduto all’orga- nizzazione fascista “Dopolavoro”. A causa della discriminazione scolare e culturale intere generazioni rimasero senza l’educazione nella lingua ma- dre. Le conseguenze di questo “cul- turicidio” si sentono ancora oggi. Qui va rilevato anche il fatto che contrariamente alia persecuzione de¬ gli ebrei in Italia - nel periodo che va dal 1938 al 1943 (1945) - nel caso degli slavi non si trattava della per¬ secuzione razziale, ma quasi esclu- sivamente culturale (linguistica) e nazionale (autonomia politica). Gli slavi potevano esercitare, dunque, qualunque funzione entro lo Sta- to italiano (incluso gli alti incarichi dentro l’esercito), pero, sempre uti- lizzando la lingua italiana e rinun- ciando a qualunque attivita politica fuori del partito fascista. Il piu alto incarico ottenne il fiumano Host Venturi Nino (classe 1892), fonda- tore dei fasci di Fiume/Rijeka, che fu ministro di stato alle comunicazioni (1941-1943). Tribunale speciale - tribunale di Mussolini (1926-1943) Nel 1926 fu costituito il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, che opero fino alia caduta di Mussolini con l’ultima sentenza del 23 luglio 1943. Furono iniziati, nel complesso 13.547 procedimenti nei confronti di uno o piu coimputad con 2.496 sentenze. Il famigerato Tribunale speciale processo 5.619 persone e condanno complessivamente 4.596 antifascisti, dei quali 4.030 erano comunisti o etichettati come tali. Le sentenze emesse comportarono: 41 condanne a morte, delle quali 31 eseguite; 3 ergastoli; e la detenzione per 27.752 anni. Tra le 41 condanne a morte 36 saranno emesse agli slo- Capodistria/Koper - La fontana veneziana sulla piazza da Ponte. 302 Atlante storico dell’Adriatico oriem La popolazione della Venezia Giulia nel 1919 (secondo gli irredentisti) Fonte: CAPRIN, Trieste libemta, p. 93. Popolazione della Venezia Giulia (senza Fiume) nel 1921 Legenda: Tutti gli autori slavi contestano la validita del censimenco ed anche tra gli storici italiani ci sono parecchi critici. II numero dei croati fu praticamence dimezzato. Fonte: Censimento italiano del 1° dicembre 1921. La popolazione delle province di Fiume, Gorizia, Pola, Trieste e Zara nel 1936 Fonte: Dizionario Enciclopedico Moderno, Edizioni Labor, Milano, 1937. veni e croati, vale a dire 76,6% e 26 (72%) delle condanne capitali ese- guite. I friulani furono colpiti con 8 condanne a morte e 2.510 anni di carcere. In questo numero sono compresi anche alcuni combatten- ti partigiani catturati nel periodo 1942-1943. Nelle carceri italiane sono morti a causa delle torture o cattivo trattamento, nel periodo che va dal 1923 fino 1942, circa settan- ta uomini (per lo piu slavi) originari dalla Venezia Giulia. Sin dal 1924 Fidealismo di moltis- simi antifascisti in casa (comunisti ecc.) doveva cedere il passo al rea- lismo di pochissimi dirigenti comu¬ nisti. Quest’ultimi ricevevano fondi dall’Unione Sovietica, che gia da anni cercava un posto al sole sulla scena politica internazionale. II regi¬ me fascista di Mussolini fu fra i pri- mi governi europei che, nel 1925, riconobbe il nuovo stato sovietico ignorato un po’ da tutto il mon- do. Non a caso dunque nel 1932, in occasione della nuova giravolta politica della Cominterna (all’inizio nota come Terza Internazionale, vale a dire l’associazione mondiale dei partiti comunisti e socialisti foil' data nel marzo 1919 a Mosca con la prima presidentessa I’ebrea An- gelica Balabanoff (1878-1965), g’ a membro direttivo del partito socia- lista italiano e maestra ideologica hi Mussolini durante il suo soggfom 0 in Svizzera), il fascismo non fu p lU considerato moribondo ed il partito comunista d’ltalia, fu invitato, d al comunisti di Mosca, non piu a con- trapporsi al fascismo, ma a lavorare al suo interno. Le grandi opere del fascismo in Venezia Giulia Nello stesso periodo d’oppressio' ne politica furono fatte dal regiin e fascista, in Venezia Giulia, alcun e opere di modernizzazione, che fl' voluzionarono la vita della popol 3 ' zione, come l’estensione della r ete elettrica a quasi tutti i villaggi e l a costruzione dell’acquedotto istfl 2 ' no. Particolare rilievo ebbe, in tutta Italia, la politica dei lavori pubbh cl (bonifiche, costruzione delle stt a de, case, ecc.). In Venezia Giul* a (comprendendo anche la province di Udine) furono costruiti 363 e ^ 1 ' fici pubblici e 1.065 case popo* 2 ' ri d’abitazione, bonificati 12 . 00 ^ ettari, rimboschiti 8.000, costruh 1 acquedotti per quasi duemila chi lometri di condotte, ampliata 1 are;1 e rafforzati gli impianti del port 0 di Trieste, portati i consumi di el et ' Gli operai che hanno occupato la Fiat rino, la difendono impedendo con l e l’entrata dei padroni, dei «crumiri, e . polizia. Foto: ALBA ROSA LEONE, I’llluminismo a oggi, Firenze, Sansoni E 1 tore, 1998. t^jtoAdriatico italiano (1918-1943) 303 koviono Rovigno. L'uscita degli operai dalla fabbri- ca Tabacchi. (1906, Collezione Piero Gri- malda). fc tr 'cita dai 7.800.000 chilowatt del !920 ai 224.000.000 del 1937, do- ta d di energia elettrica 764 centri Ur bani, elettrificati 332 chilometri ferrovia. Quasi la meta di queste c 'fre si riferiscono ad opere di rico- str uzione postbellica. Lacquedotto istriano (una rete di 260 km) costruito a partire del 1935 P e rmise un miglioramento radicale delle condizioni d’igiene, di salute e d' lavoro. Moltissime cittadine co- stl ere non disponevano di pozzi e ne ppure di impianti per la raccolta dell acqua piovana, percio la gente 0v eva recarsi necessariamente alle °ntane fuori dalle citta. Per quelle donne che abitavano in Isola d’Istria P- e - scrive Italo Dellore Gambini (elasse 1919), “significava cammi- nare quattro chilometri al giorno c on venti litri d’acqua sulla testa. ^° n dimenticando tutto il resto, c °me lavorare otto ore in fabbrica, r assettare la casa, cucinare e fare 1 dgli. A 35-40 anni, la donna era ° rrn ai uno straccio”. Nel comples- s °> la condizione infantile miglioro ne ' due decenni interbellici nella re¬ s' 01 ^, che deteneva il triste record della pin a ) ta m0 rtalita tra i neonati ln Italia. Tutto questo progresso fu, Pero offuscato da una serie di abusi ln campo di diritti civili (bastonate^ ° lio di ricino per gli oppositori), ma s °prattutto le imposte soffocanti di °gni genere ed il condizionamento i lavoro e di studi con la tessera del Partito fascista. Quello che colmo v aso della disperazione tra la po- azione furono, pero, le guerre a P0l; non finire, che si protrassero lungo l’intero ventennio fascista. L’intervento del Vaticano nella politica italiana (1929-1938) I rapporti tra il Vaticano e l’ltalia fa¬ scista possono essere definiti come buoni ed a momenti addirittura ot- timi. Si arrivo cosi al Concordato fir- mato il 11 febbraio 1929 con il quale la Santa Sede “riconosce composta in modo definitivo e irrevocabile la ‘que- stione romana’, sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al regno d’ltalia sotto la dinastia di Casa Savoia”. In contropartita il concordato permise alia chiesa cattolica di recuperare una parte dei beni confiscati nel 1871 ed in guisa di riconoscimento una parte d’alto clero offri un sostegno incondi- zionato al regime fascista. Gia prima di arrivare al concordato, il papa Pio XI soppresse il Partito popolare (cri- Fonte: ISTITUTO CENTRALE DI STATISTICA, Venezia Giulia, Censimento riservato del 1939 fatto in base a quello del 1936. Glas Istre del 27 marzo 2000, p. 10. 304 Atlante storico deWAdriatico oriental II re Vittorio Emanuele III, la regina Ele¬ na e Giovanni Giolitd (1842-1928), che fu con il re il principale protagonista della consegna del potere ai fascisti. stiano) guidato dal prete don Sturzo (1871-1959), che non era favorevole al fascismo. Con la firma del concor- dato inizio una propaganda, promos- sa da una larga fetta tra i 60.000 preti in Italia, sostenendo la tesi creata ad arte del consenso popolare con il re¬ gime fascista. L’aiuto e il favore, non solo spirituale, che il Vaticano, il cle- ro, i cattolici diedero al regime fasci¬ sta in occasione della guerra etiopica, furono addirittura straordinari. I di- scorsi infiammati del cardinale Alfre¬ do Ildefonso Schuster (1880-1954) di Milano che, il 25 ottobre 1935, rivolgendosi alle truppe che andava- no in Abissinia, esortava: “Con Dio, tutti unanimi all’opera. Compiamo il nostro dovere di patrioti e di catto¬ lici. Cio e importante soprattutto in questo momento in cui la bandiera italiana porta sugli altopiani abissini il trionfo della croce di Dio”. L’idil- Trieste 13 luglio 1920 - incendio della Casa popolare slovena ( Narodni dom), simbolo e orgoglio degli sloveni. Pola/Pula - i funerali delle vittime del 1. maggio 1920. Durante la festa del lavoro furono uccisi dall’esercito italiano 4 operai ed altri 54 furono ferid. Foto: Crnobori, T., Borbena Pula, Rijeka, 1972. lio tra il regime fascista ed il Vaticano finira con la promozione delle leggi razziali nel 1938. Le leggi razziali del 1938 e le comunita ebraiche di Fiume/ Rijeka, Trieste e Gorizia Un certo malessere relativo agli ebrei esisteva un po’ dappertutto nella so- cieta europea a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Esisteva un antisemiti- smo cattolico che pervase la prima meta del Novecento, con cui tutti i politici europei devono fare un po’ i conti. Gia prima dell’emanazione delle leggi razziali nel 1938 fu fat- to l’elenco di tutti gli ebrei in Ita¬ lia. Le gerarchie vaticane approvano le leggi razziali con le quali furono messi al bando gli ebrei. La Civiltd Cattolica , la rivista dei gesuiti, ave- va tenuto desto a lungo l’antigiu- daismo politico e religioso. La po- sizione della chiesa cattolica era in quel momento duplice: da un lato si condannava il razzismo hitleriano, come fece Pio XI con l’enciclica Mit Brennender Sorge (Con ardentepreoc- cupazione) del 1937, dall’altro si ri- teneva che gli ebrei avessero occupa- to con la massoneria una posizione preminente che bisognava limitare. Le gerarchie ecclesiastiche volevano per gli ebrei il numero chiuso, una limitazione delle loro funzioni nella societa. Non auspicavano un ritorno ai ghetti, ma certamente un’emargi- nazione. Il politico cattolico Alcide De Gasperi (1881-1954), che fu a lungo uno dei protagonisti della po' litica italiana, indicava negli ebrei i rappresentanti piu autentici del ca- pitalismo e nei socialisti un esercito di mercenari al loro soldo”. AI momento della promulgazione delle leggi razziali, nel 1938, c’erano a Fiume e dintorni 1.786 ebrei, p er lo piu provenienti dai paesi esteri. La colonia ebraica di Trieste era la ter- za comunita israelitica d’ltalia, dop° Roma e Milano, e gli israeliti rap' presentavano, nel 1931, il 18,9 P ef mille della popolazione, circa 4.70^ persone su oltre 250.000 abitanb triestini. Secondo i dati redatti da- gli uffici dell’Anagrafe e la questura, circa 7.000. In seguito alia legislazio' ne razziale furono allontanati daH e scuole 500 alunni (su un totale di 44.000) ed una cinquantina d’ins e ' gnanti; dall’Universita, 4 insegnanU- altre centinaia di ebrei furono colp lCI da prowedimenri razziali (perdita del posto di lavoro) specie nelle comp 3 ' gnie di assicurazione (proprieta del capitale ebraico). Quasi trecento ebrei - non possedenti la cittadinaU' za italiana - furono internati a Fed 3 ' mond in provincia di Cosenza e p ef di piu ci furono - nel 1938/39 - tre mille conversioni nella religi° ,ie Giuseppina Martinuzzi (1844-1925) " s ° cialista di Albona/Labin ed eminente e s P° nente del partito comunista italiano. F° t0 ' Crnobori, T., Borbena Pula, Rijeka, 1972- j^ltoAdriacico italiano (1918-1943) 305 Trieste — il quartiere di San Giacomo negli a nni 20 del secolo XX. '; a Proclamazione del Regno dei serbi, croa- d e sloveni il 1 dicembre 1918. Foto: Vesti del 6 novembre 2001. cr >stiana. Negli anni successivi i piu r *cchi ebrei lasciarono la citta per aru W in America o altri paesi cosi c ^e nel 1943 c’erano a Trieste 2.300 e brei legalmente e qualche centinaia < d' altri nascosti dietro a documenti a ki ed in diversi nascondigli. Altri 330 ebrei vivevano a Gorizia dove fimasero fino alia loro deportazione rie ^ autunno 1943. J u g°slavi ia (1918-1941) A, Ppena costituito nel 1918 il Re- gno dei serbi, croati e sloveni, lo sta- t0 degli slavi del sud e per questo, Oel 1929 ribattezzato in Jugoslavia ^ U S = sud, dunque Slavia del sud) Sl scontro con gravissime tensioni ln terne. Scaramucce e conflitti con armi ebbero luogo in Bassa Sti- r 'a dove sloveni e tedeschi si con- te sero la citta di Marburg/Maribor ton lg ggera maggioranza tedesca). e ' Scr cito jugoslavo (serbo) occupo L’ a Carinzia, che fu in buona parte P°polata con gli sloveni e solo nel § ef inaio 1919 si arrivo alia cessa- 7 'one delle ostilita. Le tensioni tra i te deschi e gli sloveni nella Slovenia c °ntinuarono anche nei primi anni Ve nti e moltissimi tedeschi furono costretti ad abbandonare la Stiria meridionale che divento parte del nuovo regno degli slavi. Sin dalla nascita del Regno dei ser¬ bi, croati e sloveni, furono in mold, dunque, ad avere i dubbi sulla coesi- stenza ed il future di queste popola- zioni che in un passato, fortemente inciso nella memoria collettiva, ave- vano manifestato nei loro rapporti la preferenza all’odio piuttosto che alia compassione. Lo scrittore sloveno Ivan Cankar (1876-1918) scrisse: “Jugoslavi sono di sangue fratelli, di lingua cugini e nella cultura nemici”. Si rese conto di questa realta anche la popolazione della Carinzia meridio¬ nale (con il 70% di sloveni secondo il censimento del 1910) che al ple¬ biscite, del 10 ottobre 1920, prefe- rirono optare per l’Austria piuttosto che accettare di vivere in Jugoslavia, in quanto avevano avuto la possibi¬ lity di conoscere l’esercito (serbo) dopo il 1918. I serbi (ortodossi) ed i croati (cattolici) rappresentavano alfepoca il 60-70% della popolazio¬ ne jugoslava. Anche se parlano piu o meno la stessa lingua, le visioni del mondo di queste due nazioni era- Diocesi di Trieste e Capodistria (1922-1947). Secondo Angelo Bartolomasi, il vescovo di Trieste e Capodistria (1919-1923) nella diocesi la popolazione slava quasi pareggiava, in numero, quella italiana . Cartina: Incontri con 1‘Istria la sua storia e la sua gente. Centro Culturale Gian Rinaldo Carli (Trieste, 1987). 306 Atlante storico dell’Adriatico orienti c AMR* TWU(*JU*1 M* N, > TL V SORZ j 1 L|Aja» { cIa RK IOl \\ ISTRIA fit ;“4a * / : ii&i' —*>. — IHXHF1 •• 'inr ... . taONtKKS In Ai.nrau w RM^rt A&AiMfO V '0»U M IMh «*0 tvteA'J *CCc**D r> nwvc in m»-+i i iH3 ACCt.lMO r* HCOSIA** N M#4»- N dHi r O*4Ai fCOI*** *< g * * »\fcx.e. Jugoslavia ed i suoi territori costituenti dopo la prima guerra mondiale. Legenda (dall’alto in basso): le frontiere del 1912; (•••) le frontie ,e amministrative deU’Austria-Ungheria; (/) le acquisizioni della Serbia del 1912-1913; (\\\) le acquisizioni di Montenegro del 1912-1913’ territorio punteggiato indica le acquisizioni jugoslave del 1919; le frontiere internazionali (jugoslave) del 1920. Fonte: BANAC, The tional Question in Yugoslavia. no (e lo sono) parecchio diverse. In Croazia la chiesa cattolica fu sem- pre uno dei pilastri della societa ed in conseguenza i croati guardavano all’Occidente e nel futuro. In Ser¬ bia la chiesa ortodossa fu piu che il pilastro, l’asse intorno al quale si awolgeva lo stato dei serbi, che si ispiravano spesso d’Oriente e ad un passato glorioso ed altrettanto mi- tico. Qualche milione di musulma- ni — della Bosnia ed Erzegovina e nel Sangiacato (nelle terre tra Mon¬ tenegro, Bosnia, Serbia e Kosovo), che parlando serbo-croato e fossero piu o meno della stessa stirpe come i loro vicini - non furono ricono- sciuti come minoranza etnica. Essi furono considerati sia serbi che croati di religione musulmana e da tutti guardati con disprezzo come “turchi”. Altrettanto grave fu la si- tuazione degli albanesi nel Kosovo i quali (circa 850.000 persone, nel 1939, secondo le stime italiane) fu¬ rono sottoposti ad un’assimilazione forzata entro le strutture statali ser- be (scuole, amministrazione, lavo- ro ecc.). Nella Macedonia, che fino 1913 ap- parteneva alia Turchia ed in seguito fu divisa tra Serbia (parte del leone), Grecia e Bulgaria, regno sin dall’ar- rivo dei nuovi padroni il terrore ge- nerale sulla popolazione locate ed in particolar modo sugli appartenenti al gruppo religioso musulmano (tu r ' chi, slavi, albanesi, ecc.). Nel pen 0 ' do che va dal 1918 al 1928 furon 0 incarcerati nella Macedonia central 25.000 abitanti, 1.400 furono assaS' sinati e furono anche incendiati l7 villaggi e 1.342 fattorie. La situazi 0 ' ne non fu molto migliore per i mac°' doni in Bulgaria dove furono uccB 1 nella Macedonia pirina, nel period 0 1922-1931, 1.850 appartenenti alb minoranza macedone, mentre nelb Macedonia dell’Egeo (Grecia) ftU' 0 ' no uccise 1.041 persone macedoF e (slave) dal 1919 al 1925. Gli sloveni, che vivevano nella ban 0 ' vina (ducato) di Drava furono g 0 ' vernati dal partito popolare (cleric 3 ' KgltoAdriatico italiano (1918-1943) 307 ' e ) alia testa del quale si trovavano 1 preti cattolici. Questi politicanti furono prima della guerra parti- c olarmente filo austriaci e dopo la Lavori pubblici — indispensabile la tessera ‘l 6 ! fascio. L’impiego in qualunque lavoro Pubblico nell’Italia fascista era legato (per lb uomini) alia tessera. Foto: CAMERA, 'V/FABIETTI, R. Dal 1848 aigiorni nostri , Bolo gna, Zanichelli, 1980 . •v ■> \ t^ogar, vescovo di Trieste (1924 fu difensore degli sloveni e per que Sta l 'agione i fascisti lo costrinsero ad ab 'Jonare la sede vescovile nel 1936. Foto d.ANOVlC, B., Moje uspomene , Pazin JtM.X- ruscv ° sv. Cirila i Metoda, 1976. II territorio di Carinzia sottoposto al referendum nel 1920. Legenda: (-) odierne frontie- re; (••••) limiti della zona A; (-) limid della zona B; (|||) territorio abitato in prevalenza con sloveni; Celovec = Klagenfurt; Beljak = Villach. Alla conferenza di pace di Parigi del 1918 fu stabilito che la popolazione della Carinzia austriaca (abitata con piii di 60% di sloveni) divisa per l’occasione alia zona A e B sara sottoposta a referendum in due terri- tori diversi. Secondo le regole stabilite per quell’occasione la votazione nella zona B non avrebbe dovuto aver luogo nel caso in cui nella zona A non avessero vinto i secessionisti (voti per il Regno dei serbi croati e sloveni). Di fatti nella zona A vinsero i voti contrari alia secessione e l’intera Carinzia rimase dentro l’asseto statale della repubblica d’Austria. Cartina: Leksikon Cankarjeve zalozbe. guerra altrettanto ferventi ammira- tori della Jugoslavia e si interessaro- no, cosa naturale, piii delle donne che dei problemi dei loro fedeli. Per preservare i propri privilegi, usurpa- ti gia all’inizio del secolo XVII con 1’espulsione ed esproprio dei prote- stanti della Carniola, la Chiesa cat- tolica fu il promotore della caccia contro il “comunismo” ed i liberali, vale a dire contro tutti coloro che esigevano riforme sociali. Alla gente che si sdegnava di un tale compor- tamento dei servitori della chiesa, le autorita clericali infliggevano una serie di punizioni e non poche per- sone furono licenziate, altre spedite al confine (deportati nel Meridione della Jugoslavia) e molti addirittura incarcerati per aver osato criticare fimmoralita dei preti politici. Gli attriti sociali furono in buona par¬ te generati anche dalla forte crescita demografica e da una crisi economi¬ ca mondiale, che tra l’altro blocco l’emigrazione oltre oceano, vale a dire la secolare valvola di sfiato per la sovrappopolata Europa. L’ofFensiva comunista contro i Balcani (1925-1934) Se da Roma premevano i fascisti con l’occupazione di Fiume/Rijeka (1918-1924) e dal 1928 in poi con l’appoggio ai secessionisti croati, dal- l’oriente calavano in Jugoslavia agita- tori comunisti sostenuti dall’Unione sovietica, dove centinaia di migliaia di persone morivano di fame a causa dalla carestia post-rivoluzionaria. Nel 1925 al Cremlino aspettavano con tutta certezza che la rivoluzione nei Balcani avrebbe ben presto assunto le nette forme della guerra civile russa e non tardarono a dare una mano ad un tale awenire rosso. Nel 1925 fu aperto a Vienna un ufficio di colle- gamento comunista, che sowenzio- nava gli agitatori di ogni stampo: i sacerdoti albanesi, i brigand mace- doni ed altri “rivoluzionari” che nei Balcani erano a casa loro. Ben presto questi tecnici della guerra civile po- terono disporre di numerose bande di brigand bulgaro-macedoni, sinda- calisti croati e propagandise serbi e sloveni. L’incontro con la Storia per 308 Atlante storico dell’Adriatico orienttde_ questi professionisti della rivoluzione arrivo il 17 aprile 1925, quando, du¬ rante le esequie del generale Georgiev nella cattedrale di Sofia, una terribile esplosione provoco il crollo della cu¬ pola: si contarono 140 morti, tra cui 14 generali, 16 ufficiali superiori e 3 deputati. L’attentato servi da pretesto per una repressione spietata: furono arrestati 3.000 comunisti considerati responsabili del crimine, anche se in stragrande maggioranza ignoravano le attivita dei rivoluzionari professio¬ nisti mandati dal Cremlino. La dissoluzione della Jugoslavia, una prospettiva per tutti Nel mese di luglio 1925 fu tenuto il V congresso della Cominterna (In- t a LO# e/ InU y O j . » ( Uf* ittloit -\ • Tm*vo b"."" 1 • D.*i< \ ,,d,0 > * • Llbolr.lo • Q V o "V *5«rfUi»« * / IP y >Avl! /iovollit • 0 r 0 :!i ' Ruamaicc * . O'cnc*- * ' J IMio ron.Kv. Buko.i. • Si 5 P # StVi»MW , g of ^ n \ y j p,tm « lll „|’ / o- T,i%u ‘° *».»/. * • \V o«*-**Jk < ;i« io -8..* •Cf*. o»na» • ^oJ-Qa # rodiaootln # R8vnlc < . r f vn>.. So’kan K’OC'far iT* V'T',*.,,,. UiDR'Ja J«Hinl7in. Zo<"'»e^ V L ; c- ter;..,. •>,**, /Si.” f VMo Ba. Vol'lhO C'n.£«. Lok/ / C Cjb'.f*’ ... *L>oinbcJ • » „ J •Oudoniv S * J Lit e R'**«mbei«X Vf, ovie« / ral ""*. # . s - m „ r ., ot . Onbaxson. ObMu S..„ AOU( , n , c , , { „ sbiW"* Cub""* 1 V Qy ... '(fi-Ks, , „ .va«t«.- 5v ’"’ Z-iu-'rSSSi •Ounooco Roman. Kob, o da».^ V ecW.‘ Conuiikif Cah'9v« |flb.»i.n. Slor»« .Oouni* Vs« jjv Rru» • " / #5cno4«i« , S\»vii "«i.Ret>en \ < PoUom, 1 hrulroi* W \ j . .PO* .. 'a v - ^n»i» rail'" P^ShoiIi* U'T.al*'* Rt I #n rona • •Zvniytim N tr’- 1 * ..r.>. x y • Sovinian "mu r\n(^i U«id*. Soviido* .Kacic. forc-WCi vOtOSKO' .O.Xuc »'*.'• v "~'f r » ,Unl *. R'cf V 1 / fee'&■*&' -V; .£■*. ‘1 t. . f CH*, i d °vii,i h « It, n » l * vv'-.J" n« Hlttr Soft:oil in Sitti — Ra?«r if S.ik’* • 8»gr'ch in Hagri - Hii- rov.'oh in S.iiiTO • Saievloh ini Snvi - Hainft'Moboruv'ohi in Hai-j «a Mogoroni Siiovitz in Ha- | villi -- Saitz in Haiti — 8»k- k da in Sa-sdi - Halir in Salaci Satcovicn in Salco — Silioh in S'n'« Silmicli in Salmi - 8a- locher, Sallocl.ar in Salocchi Sulomun in Salimon — Simblich in Snmbi — Same* in Slnn'SJa — Sancov eh o Sinkovicli in Smoo Saida!, Snndal oil in Saudali Sa soovich in Hanc o — Santich n Hanti — Sapc'oh 'n Sarci — Saras in Sir.uti - Sirdosch o Saidotz in Sirdo — Sarkaini in S&rcauii 8irich » Snri —«.8amit* in Sirnini — San, Sxulicn •> Hauli, in Sanli Sav in 8avi — Savronpn Sau i oni — Shi noion in .laiichi Sbanc’ch-Cicada in B.inchiOo. 1 - da Sborjvas in Borroni - Nb iisich in Hi i — Sopix-Tonieh n 8co pan- Toni — Sclutare'lich : n Soli laicli — Sohiu'.az in Squill* - Sergnar in Sorigni — Scuh'j in Rcubbi — Soabich in Scab n» Schebon'cli in Scboni Sohor gat n Serg.itti 8chor!, Skerlj, SUr'j in Serli Hehrt* in Schos si Hchifich in Schirti — Sohif f!in in Schiffni — Scliini?oi in Sinigo — Soiiinlo in Sinico Soh ionvioh ... H.... - ^ riduzione dei cognomi (slavi, tedeschi e d altri) in forma italiana. Fonte: KACIN ^OHINC, Narodnoobrambno gibanje , p. 242. ^ n umero delle scuole slovene (1915-1930) Ilc 'l territorio annesso all’Italia dopo 1918. °nte: ZlDAR, Slovenski narod pomni in obt ozuje, p. 61. tenegrino assassino nel parlamento Belgrado tre deputati croati ed il 'lOarto Stjepan Radic (1871-1928), ^ er ito, mori nel mese d’agosto. Du- ra 'ite il periodo d’ospedalizzazio- ne di quest’ultimo i piu alti vertici Stato jugoslavo esaminarono Ser iamente la possibility del distac- Co della parte occidentale del paese ^ a Ha Serbia. Lo stesso re Alessandro ^ ara gjorjevic (1888-1934) propose questa soluzione, nella notte del 7 luglio 1928, vale a dire l’amputazio- ne della parte cattolica del Regno sganciandosi da Croazia e Slove¬ nia (sulla linea Virovitica/frontiera ungherese — Carlopago/Karlobag, Mare adriatico), pero fu convinto ad abbandonare tale progetto. Con la sparatoria nel parlamento jugoslavo l’attentatore Punisa Racic non aveva semplicemente ucciso quattro po- litici croati, ma aveva mortalmente colpito l’idea stessa di una Jugoslavia fondata sull’unione tra serbi e croati e questo lo capirono tutti in Euro- pa. Manifestazioni anti-Belgrado si erano svolte in Croazia durante tre giorni. Pochi giorni dopo l’attenta- to, al sesto congresso di Cominterna a Mosca dal 17 luglio al 1 settem- bre 1928, i comunisti di tutti paesi presero la decisione dell’immediato e (se necessario) violento smembra- mento della Jugoslavia fomentando I jV z k . ft ikPodbftca x Preffof* Strai W J*ri(a Cri/vtca M A Oadr’if ** Tb/mm Kief a « h’roq I »»/ fo • 7rnfn A# ~^rv/ Trie ste, Famiglia umaghese, 1975. La bonifica (rimboschimento) del Cars 0 - Foto: Le Vie d’ltalia dell’agosto 1930. Adriatico italiano (1918-1943) 313 Napoli , 24 agosto 1935. Imbarco sul pi- r °scafo Saturnia di 4.500 camicie nere in Partenza per l’Abissinia. Foto: ROMANO, Ser gio, Mussolini. L attentato al re Alessandro e ( hredentismo slavo al servizio ^ e i britannici (1934-1940) La risposta jugoslava alio sbarco ar- r >vo sotto forma di una propaganda anti-italiana, che mirava alia seces- si °ne della parte slava della Venezia Giulia dairitalia. A questa campa- § n a verbale, che la stragrande mag- S'oranza degli jugoslavi ignorava tutto, Mussolini rispose con la decisione di eliminare il re jugosla- v ° Alessandro, che fo il principale s °stenitore degli irredentisti slavi. 1 Ser vizi segreti italiani organizzaro- n ° fosieme con i nazionalisti croati e Riacedoni l’attentato, a Marsi- glia il 4 ottobre 1934, che costo ' a v ita al re jugoslavo Alessandro (1888-1934) ed al ministro degli es teri francese Jean Luis Barthou (1862-1934). Dopodiche le au- t0r ita jugoslave cessarono gli aiuti a gl> irredentisti slavi. Quest’ulti- ^i non volevano pero rinunciare 31 l°ro ideali ed ancor meno ai fi- na nziamenti, che percepivano con L politica anti-italiana e si misero, ourique, dal 1936 in poi, a dispo- s 'zione dei servizi segreti britannici at traverso Seton Watson, che fo re- s Ponsabile per i Balcani. ^isto pero gli ottimi rapporti italo- Lritannici in quel periodo, gli irre- ^ e otisti slavi, vale a dire una decina giovanotti manovrati dai quattro Politici sloveni di Trieste, dovettero s niettere con le attivita anti-italia- ne e cost fino all’entrata in guerra della Gran Bretagna nel 1939. Nel mese di aprile e maggio 1940 foro- no effettuati, da parte degli antifa¬ scist sloveni collegati con i servizi segreti jugoslavi e britannici, alcuni insignificant attentati dinamitardi contro le ferrovie in Austria sulle quali si trasportavano il carbone ed altra merce tedesca per l’ltalia. Dopo l’entrata in guerra delfltalia, il 10 giugno 1941, gli irredenti¬ sti sloveni al soldo dei britannici commisero gli attentati contro i depositi di munizioni a Piacen¬ za, 1’8 agosto 1940 (42 morti) ed a Bologna il 25 agosto 1940 (95 morti) e con un totale di oltre mille feriti. Tutti questi fatti, vano inseriti pero nel contesto storico di allora, doe particolarmente fia¬ sco per gli sloveni in Italia e l’ini- zio della guerra nella quale anche FItalia mandava i propri agenti ad agire nei territori degli allora ne- mici. Le terre dell’alto Adriatico alia vigilia della seconda guerra mondiale - 1940 Nell’Istria si era formata una nuova causa di odio contro il regime fasci- sta, quando, il 28 febbraio 1940, erano morti centonovantacinque minatori per un incendio di polvere di carbone nella miniera dell’Arsa/ Rasa. Il Bel Paese che si preparava ad entrare in guerra, soffriva di gra- vi carenze di carbone e per questa ragione potenzio gli scavi in Arsa/ Rasa, una delle pochissime miniere Dakar • ->• CAMMA c> lasRvviL voteTj Massaua iUINEA FRANC. SOKM •Addis ETI 0 P 1 A COSTA PvwoRrO Monro vl "CAMERON ‘ltoo.j|l 1908 sotto la * 1 sovianitA pcnonal) or l Rr tfot Bela •Loanda Teheran. V C PERSIA RUSSIA Azzorre portocalxo? S •(port.) I spacnv _ 0 v . imfero TVW 30 Algeslras Gibilterra A1 ■ T,r,„»riS* djrf.Algert y, Malta r r rti Cipro Tangert»_^ TUNISIA Creu (bTsSf _ Madeira Casablanca^ ,88, Porto Said .GerUsa.e.nie r . ‘Agadir'* 1 ' / TnPOl ‘ Alesaandna*^ ^ Canarie moRDAFRICA FRANCESES. tripolitania C 0 x, (P ° ^ ,8 " .>\jgrrob \ SAHARA \«j§9Hfe. DE ORC>” 1884 X MAURITANIA t9'3->9i4\ Assuan^ UD AN ina \ ARABIA Timbuctu AFRICA OCC. FRANCESE > 89 + „ # Kano H) NIGERIA SIERRA U SUDAN ANGLO-Eck ZIANO Berber Omdurman*/ Khartoum E 5 SJO ATLANTICO Rio Nir5 I f)()<) Libreville ^ 96. L’AFRICA NEL 1914 Colonie britanniche Colonie francesi Colonie belghe f.*aafea Colonie italiane Colonie portoghesi i ' I Colonie spagnole E9H Colonie cedesche j I Stati indipendenti ? 'I Territorio turco L indicata la data di conquista di ogni territorio - Primo viaggio di Livingstone: 1849-56 _ Spedizione di soccorso di Stanley: 1871 0 2000 km or- 2;V Fascioda • Nairobi Mombasa Zanzibar .1885-1903 v— Lag9s ( 1884 Stanleyville CONGO BELGA ^ , - 885-1 gee A. VfH |cabinda^V t - e °P 0locchio da poverta, vendette san- §uinarie ed analfabetismo. In quel- ^ e poca esistevano in Albania alcuni S r uppi dj simpatizzanti comunisti c ^ e sostenevano, che l’occupazio- ne italiana non rappresenta il male ass °luto perche dara una spinta alio ^ ta Iiani in alcuni paesi d’Europa nel 1939 Egn JIretagna Grecia :^g em b u rgo -jEE b an ‘ a ~^Ezera ■JWhia 18.700 36.000 962.593 29.130 8.288 14.329 14.740 2.000 12.246 135.942 9.500 Gabella: L’lllustrazione italiana del 9 set- Cet nbre 1939. e § e nda: In Francia ed in Svizzera furono Co nsiderati, secondo le fond irredentiste, italiani anche le popolazioni locali rsica e del Ticino. de 'laCo: ^Vbania dentro i confini del 1 3r dna: Istituto geografico de Ag ar a, 1942. e^^po I (ft* 111 ok rate \ Safe • hUd.-lini JrfC 6 . 600 . 000 * 6 . T (3i) \Malla^ . V»ngh.> 270000 ( 90 } Per n8 16.000-0 R „c H I A 'rooaooo ( 22 ) MARE NOSTRUM (761/ fortif'cate e basi nava/i tto cifre fra pareniesi mdicano /apopo/. per Km} oistanze s ono indicate in mig/ia marine fm. 7852) ^ are n °strum. Legenda: La piu alta densita demografica in Europa fu in Italia ed in Germania e questo spiega in buona parte I’espansio- 1Sm ° di questi due stati. Disegno: Le Vie d’ltalia del giugno 1940. ^ partito, che all’epoca contava gia 7 °0 membri. ^ rnese di luglio ’43 fu concluso ne ^a localita di Muka un accordo tra * 1 comunisti albanesi e combat- ter *d nazionalisti Bali Kombtar, che P le vedeva la lotta comune entro “II Co rnitato di salvezza d’Albania” e la ^°stituzione di una “Albania etnica” ^ r ande Albania). II 15 agosto ’43 c °stituita la prima brigata d’as- jlto del Movimento di liberazione Mania a capo della quale e’erano s °liti jugoslavi (montenegrini), e j^Pre sotto i falsi nomi “albanesi”. ^ 7 novembre 1944 fu liberata Ti- j, atla e qualche settimana piu tardi lr Uera Albania. Con f arrivo dei piiunisti al potere inizio il rego- ^Oiento di conti con le forze colla- ° r azioniste ed anticomuniste Bali 0l7, btar. Con questi ultimi entra- 0,10 in conflitto gia nell’estate ’44 i Ua ndo, sotto la pressione dei co- llLl nisti jugoslavi, rinunciarono al programma di Muka che prevedeva la Grande Albania a spese, tra l’altro, della Jugoslavia. Ad eccezione di un solo uomo che cadde nel 1942, tut- ti coloro che furono membri costi- tuenti del partito comunista furono fatti sparire dal segretario del partito Enver Hoxha (1908-1985), che ri- mase cost l’unico soprawissuto di quella giornata storica e per quattro decenni l’indiscutibile despota d’Al¬ bania. L’occupazione della Jugoslavia - aprile 1941 L’occupazione della Jugoslavia ini¬ zio senza una dichiarazione di guer- ra con il bombardamento tedesco di Belgrado la mattina del 6 aprile 1941 in occasione del quale rima- sero morti sotto le macerie oltre tremila civili. Poche ore prima del bombardamento tedesco fu firmato — con la data del 5 aprile — l’accordo di amicizia e di non aggressione so- vieto-jugoslavo. A questo accordo, pero, Stalin non diede alcuna im- portanza pratica. Il 17 aprile 1’eser- cito jugoslavo capitolo e solo qual¬ che giorno dopo 1’Unione sovietica ritiro il proprio ambasciatore ed, il 19 maggio, caccio quello jugoslavo. Per 1’Unione Sovietica e con essa per tutti i comunisti jugoslavi la Jugo¬ slavia non esisteva piu, o quasi. L’occupazione e la successiva sparti- zione della Jugoslavia non fu dun- que una tragedia per tutti. L’esercito tedesco fu ricevuto a Zagabria piut- tosto come liberatore che come oc- cupante. I musulmani della Bosnia furono contenti di sottrarsi dall’op- pressivo regime di Belgrado. Una parte della popolazione macedone, incluso il capo dei comunisti mace- doni, accolse l’occupazione bulgara come una liberazione dal giogo ser- bo e la stessa cosa valse per la Serbia orientale dove viveva una larga mi- 318 Atlante storico dell’Adriatico oriental noranza bulgara. Simile reazione val- se per gli albanesi del Kosovo e delle terre limitrofi del Montenegro, che furono annesse alia Grande Albania (italiana). La parte settentrionale della Serbia, dove viveva una fortis- sima minoranza ungherese, ricevette le forze armate delFUngheria altret- tanto come liberatori. Furono molto meno entusiasti di questa guerra gli ungheresi d’Ungheria dove il presi- dente del governo, il conte Pal Te- leki (1879-1941), si suicido qualche giorno prima dell’attacco alia Jugo- slava. Una tale decisione fu presa probabilmente perche costretto al- 1’invasione di un paese vicino, alia quale non voleva prendere parte. L’ltalia annette la “Provincia di Lu- biana” in Slovenia (la citta di Lu- biana, Bassa Carniola e Carniola interiore), l’entroterra di Fiume/ Rijeka, una parte della Dalmazia ed una parte del Montenegro (Bocche di Cattaro/Kotor). L’annessione fu fatta solo di fatto (militarmente) ma non di diritto interno italiano. A differenza della Germania, che sposto i suoi confini doganali sul- le terre annesse in Stiria e Carniola superiore (Slovenia) mobilitando i giovani locali nelPesercito tedesco, l’ltalia non modified i confini do¬ ganali prebellici e non fece la leva fra i giovani nei territori annessi. Le zone d’occupazione italiane si estendevano pero fortemente al di la delle terre annesse all’Italia. Furono parte della Croazia “indi- pendente”, oltre ad una parte del¬ la costa adriatica, anche le isole di Pago/Pag, Brazza/Brac, Lesina/ FIvar ed alcuni isolotti intorno a Ragusa/Dubrovnik mentre il resto Le aspirazioni massimaliste ustascia (croate) nel 1940. Legenda: La cartina della Croazia - secondo le aspirazioni dei nazionalisti croati ustascia - fu pubblicata dopo l’armisrizio con la Francia nel giugno 1940. Dentro i confini croati si trova l’intera Bosnia ed Erzegovina, quasi l’intera Slovenia dell’epoca, l’intero Montenegro, Sangiaccato ed il territorio di Srem. Vale a dire diversi milioni d’abitanti che non si sentivano per niente croati. Sono “dimenti- cati” invece coloro che si consideravano pero croati, vale a dire una parte degli abitanti slavi d’Istria. Gli ustascia dipendevano troppo d’ltalia per poter permettersi delle aspirazioni sul territorio d’ltalia. Cartina: Ustasa — dokumenti o ustaskom pokretu, Zagreb, Zagrebacka stvarnost, 1995. Il consigliere jugoslavo Dusan Mugosa (&*' Murat) con il suo pupillo Enver Hoxha ( a sinistra) nel 1943. Foto: Enver Hodzinrt Al' banija. dell’Adriatico orientale appartene' va alle zone annesse all’Italia (Bo c ' che di Cattaro/Kotor, ecc.). Kosovo e Macedonia occidentals annessi all’Albania Dalla Jugoslavia meridionale fur°' no staccate la Macedonia occideri' tale ed il Kosovo, all’epoca abitat e per lo piu da albanesi, e furon 0 annesse all’Albania italiana. albanesi che avevano sofferto un 3 forte discriminazione etnica e P 0 ' litica sotto il regno della Jugoslav^ accolsero l’arrivo dell’esercito itafi 3 ' no nell’aprile del ’41 con un cert° sollievo. L’occupazione italiana ^ Kosovo porto alia popolazione 1°' cale anche l’apertura delle scuok’ giornali e radio in lingua albanese- Per questa ragione i militari italia 111 furono visti piuttosto come libera' tori che oppressori. Con l’occup 3 ' zione italiana iniziarono pero ancl ie gli incendi delle case degli imntig ra ti (serbi, montenegrini e altri) e un caccia all’uomo si scateno contro k popolazione arrivata nel periodo tra le due guerre. Un mare di profug 111 si mise in fuga dal Kosovo verso k altre regioni della Jugoslavia div> sa 319 hjjjeconda guerra mondiale (1939-1943) tra i diversi occupanti per salvare la Propria vita. Koccupazione italiana del Kosovo nel 1941, e la sua annessione all’Al- kania, fu salutata positivamente tan- t0 dalla popolazione albanese locale come dal partito comunista jugosla- v ° che, fino alFattacco all’Unione s °vietica il 21 giugno ’41, sosteneva 1 alleanza tra la Germania nazista e 1 Unione sovietica ed in conseguen- Za anche la politica nei Balcani di Mussolini, alleato di Hitler. Sin dal- ^aprile 1941 iniziarono le violenze ln senso opposto e gli albanesi, ve- nu ti per lo piu dall’Albania, guidati da alcuni elementi fascisti locali si dettero alia caccia dei coloni sla- v * e piu di 30.000 persone furono es pulse dalle loro case incendiate nel Kosovo sotto l’occupazione italiana. Solo dopo l’attacco contro l’Unione Sovietica il 22 giugno ’41 cambio la P°litica del partito comunista jugo- s 'avo con riferimento alia questione d e l Kosovo che, d’ora in poi, dove- Va bmanere a tutti i costi dentro le dontiere jugoslave. Secondo que- ste nuove tesi nazional-comuniste, 1 Kosovo fa parte integrante della § r ande Serbia e la sua popolazione e >n maggioranza serba (“serbi che P ar lano albanese”) mentre gli alba- nes i fanno parte della minoranza. La spartizione della Romania nel 1940. Con i trattati di Londra e di Washington, del giu¬ gno 1942, gli anglo-americani riconobbero all’Unione Sovietica le conquiste territoriali, fatte dal settembre 1939 fino a giugno 1941 (quasi meta della Polonia, Paesi Baltici, parte della Finlandia, Bessarabia, Bucovina, parte della Tschecoslovachia). Nel 1942 il giornale svedese Goterborg Morgenpost rivelo la presenza di un trattato segreto grazie al quale la Russia avrebbe ottenuto il riconoscimento delle zone di sicurezza, delle zone di controllo militare: Germania, Ungheria, Romania, Bulgaria, ecc. A guerra finita si e potuto verificare quanto fossero veritiere le rivelazioni fatte gia nel giugno 1942. Conformemente alia legge di mutua assistenza, gli Stati Uniti avevano fornito all’Unione Sovietica aiuti in armi ed altro materiale per un valore di 11 miliardi di dollari. Secondo fonti sovietiche, questo significava 6.900 aerei militari, 10.200 carri armati, 300.000 camion ed altri veicoli. Dis¬ egno: JELAVICH, Barbara , History of the Balkans, 1983; deflagrazione della citta di Sftiederevo (Serbia) ^°Po la resa dell’esercito jugoslavo i te deschi confiscarono enormi quan- tlta di armi e munizioni. Per utiliz- | are queste armi nell’attacco contro Knione Sovietica collocarono tutte ^ Ue ste bombe nella vecchia fortezza e ^ a cittadina di Smederevo a 20 ^ da Belgrado. Nella fortezza si tr °vavano circa 450 vagoni di mu- ^rzione ed altro esplosivo. Il 5 giu- S 110 alle 14.20 ci fu un’esplosione Entente forte che demoli l’intera Cltta e sotto le macerie rimasero cir- Ca duemilacinquecento morti (altri parlano addirittura di quattromila) e altre migliaia di feriti. Fu proprio quest’azione a spingere i tedeschi a nominare un commissario straordi- nario per Smederevo - un certo De- metrio Ljotic (1891-1945), politico nazionalista e anticomunista - che armo le sue unita con armi tedesche e poco a poco estese il suo potere collaborazionista su tutta la Serbia occupata dalla Germania. Le autorita tedesche organizzarono con i corpi di difesa territoriale loca¬ le una vasta campagna di solidarie- ta per i soprawissuti di Smederevo. Durante questa campagna - fine giugno ed inizio luglio - i comuni- sti in continuazione disturbavano i giovani volontari civili che cercava- no gli uccisi nelle macerie, sia con i fucili che con i revolver e bombe. Dopo il terzo attacco il comando militare tedesco della citta diede a disposizione dei volontari sei fucili con trenta cartucce e cost nacque l’esercito collaborazionista serbo detto anche “Ljoticevci”. Lo sterminio degli ebrei e dei serbi L’occupazione di Belgrado colse di sorpresa diverse migliaia di ebrei lo¬ cali e quelli provenienti da tutta Eu- 320 Atlante storico dellAdriatico oriental ropa che avevano raggiunto questa citta, credendo erroneamente di esse- re fuori pericolo, in quanto nessuno si aspettava che la Jugoslavia entrasse in guerra. Tutti questi ebrei furono catturati dai tedeschi e dalla polizia locale capeggiata da un semiebreo e, quasi totalmente, furono sterminati con i gas di scarico dei camion e fu¬ rono portati verso i centri di raccolta (leggi fosse comuni). Nella sua zona d’occupazione (Vojvodina, Serbia settentrionale) le autorita unghere- si procedettero, tale come fu il caso di in tutta FUngheria, alio sterminio degli ebrei di Novi Sad dove furono massacrate, tra il 21 e il 23 gennaio 1942 3.309 cittadini ebrei e serbi. Ugualmente successe con gli ebrei in Croazia, che furono sterminati dagli ustascia, pur avendo alcuni membri del governo strettissimi legami di pa- rentela con gli israeliti (Ante Pavelic fu sposato con una semi-ebrea ecc.). Sull’istigazione delle autorita tede- sche il governo ustascia organizzo anche lo sterminio dei serbi (orto- dossi), che all’epoca rappresentavano oltre un milione d’abitanti entro le frontiere della Croazia indipendente, che in totale contava quattro milioni di persone. Furono sterminati cost nel campo di concentramento di Ja- senovac oltre 30.000 serbi ortodossi, molti resistenti hlo-comunisti e qual- che migliaio di ebrei. Poco piu lonta- no, nella Stiria meridionale (odierna Slovenia), le autorita tedesche inizia- rono una vasta campagna d’espulsio- ne della popolazione slovena verso la Serbia e la Germania e ad insediare al loro posto i tedeschi. Dalla brutalita delle espulsioni forzate non fu rispar- miata nemmeno la minoranza tede- sca che dovette trasferirsi dalla Bassa Carniola (Kocevje) verso la Stiria da dove furono espulsi gli sloveni. L’insurrezione filo-comunista — 22 giugno 1941 La spartizione della Jugoslavia fu, per i membri del partito comuni- sta - qualche migliaia di persone, un certo sollievo perche si arrivo a quello che essi auspicavano da sem- L’offensiva italo-tedesca contro la Grecia secondo un disegno propagandistico. Legenda: Le localita occupate dalFItalia e dalla Germania sono distinte dalle bandiere dei due paesi. Cartina: Llllustrazione italiana del maggio 1941. Inverno 1940-41, fronte greco-albanes e - un alpino della Julia cerca di liberare il sU ° mulo nel fango. Foto: CAMERA, A./D' BIETTI, R. Dal 1848 ai giorni nostri, B°' logna, Zanichelli, 1980. pre. Solo dopo Finvasione della fi n ° ad allora alleata della Germania n a ' zista Unione Sovietica il 22 giugn 0 ’ i comunisti ricevettero l’ordine & organizzare atti sowersivi contr° Fesercito tedesco. L’idea di opp° rSl alia schiacciante occupazione stra- niera fu talmente fuori luogo c ^ e addirittura i comunisti stessi con 1 loro piii alti vertici considerarono questa iniziativa suicida. Nel partR 0 prevalsero pero i rivoluzionari p r0 ' fessionali (agenti della Cominternd)> vale a dire la gente al soldo di M° sca con a capo Fallora completamen te sconosciuto Josip Broz (Walter), c ^ e piii tardi si diede il sopranome & Tito. Questi non avevano scamp 0 ’ Dopo anni ed anni di vita passata a spese del Cremlino, bisognava > e stituire il ricevuto ed organizzaron 0 cosi un’improwisata resistenza. ^ associarono ai comunisti i masson 1 ’ manipolati dalle logge massoni c h e della Gran Bretagna, e poi c’eran 0 tandssimi giovani idealisti e patr 10 ' ti. Dopo un’impulsiva insurrezio° e nella Serbia occidental (Uzice) ar rivarono le terribili rappresag' lie oltre trentamila civili colpevoli s °lo di essere musulmani. Di fatto c °n questi massacri le bande comu- n ' ste e nazionaliste ( cetnik ) voleva- n ° soprattutto appropriarsi dei beni ^ e ' rnalcapitati. In seguito le bande c °muniste si spostarono verso FEr- Ze govina dove furono pero presto Sc onfitti e gia nell’inverno 1942/43 ar rivarono a patti con i tedeschi. M Montenegro - 1941 ^ 15 aprile le truppe italiane attac- Ca rono, passando dall’Albania, le posizioni jugoslave nel Montenegro. B e sercito italiano mise subito mano Su l tesoro jugoslavo che doveva esse- re trasferito da Belgrado - via Mon- tenegro - in Gran Bretagna. In totale c e rano 60 tonnellate d’oro, moneta J u goslava, divise estere, titoli, ecc. tesoro valutabile - nel 1974 - a c ' rca sedicimila miliardi di lire). II 25 a P r ile un plotone tedesco, giunto in v °l° da Belgrado, forzo - nel bel mez- z ° del territorio d’occupazione italia- n ° - il Monastero di Ostrog, arresto Batriarca Gavrilo, e si impadroni oro di re Pietro, insieme ai 385 ^'lioni di dinari ed ai gioielli del suo ^°ndo personale. 11 bottino preso da- § * italiani fu spedito in Italia. A parte ' tesoro jugoslavo che si trovo li per Cas °. gli italiani trovarono nel Mon- te neg ro _ p aese natale della regina ^ e oa, moglie del re Vittorio Ema- n Oel e III _ so lo pietre e cespugli. jj territorio sotto l’occupazione ita- lar >a fu diviso in tre parti: il litorale ^ridionale e le terre limitrofe sulla c rontiera albanese-jugoslava furono La spartizione della Jugoslavia dopo l’aprile 1941. Legenda (da alto in basso): (■) La fron- tiera della Jugoslavia fino al 15 aprile 1941; (•••) la linea divisoria tra le zone d’influenza tra la Germania e Fltalia; (=) occupazione ungherese; (DJannesso alia Germania; (Macedonia) occupazione bulgara; Banat, sotto il controllo tedesco; (=) annesso all’Albania italiana; (■) annesso all’Italia; (■) Montenegro sotto 1’occupazione italiana. La nuova delimitazione dei confini polidci fu molto approssimativa e l’esercito italiano e tedesco intervennero pesante- mente nel territorio dello Stato indipendente croato ed altri stati fantocci dell’epoca. Cartina: BANAC, Ivo, The National Question in Yugoslavia — Origins, History, Politics, Ithaca/London, Cornell University Press, 1988. annessi alia cosiddetta Grande Al¬ bania (regno annesso all’Italia), le Bocche di Cattaro/Kotor e tutto il territorio da Budua a Grude nelle Konavle/Canali furono annessi for- malmente alFItalia come “Provincia di Cartaro” entro il Governato di Dalmazia. Sul resto del Montenegro fu estesa l’amministrazione militare italiana dove gli italiani proposero la collaborazione al principe Michele Petrovic Njegos (1908-1986). Egli non ne voleva pero sapere niente di questa “generosita” perche con- vinto, che alia fine la Germania e Fltalia avrebbero preso uno squasso di legnate, e da cio riteneva che l’oc- cupazione della Jugoslavia era solo transitoria ed effimera. Dal 13 luglio del ’41 in poi - e se- guendo le istruzioni del partito co- munista - si svolse un’insurrezione “popolare” in tutto il Montenegro e nel giro di qualche settimane fu libe- rato quasi “tutto” il territorio fuorche le grandi citta. Dopo un grave rove- scio iniziale, i militari italiani aveva- no, con le cinque divisioni, subito stroncato la ribellione e recuperato il terreno perduto. Nella riconquista commisero moltissimi crimini con¬ tro la popolazione civile, fucilando i sospetti e bruciando villaggi interi. Contro la resistenza si pronuncia- rono anche le forze politiche loca- li, che la pensavano come Michele Petrovic Njegos, ed accusavano i co¬ munisti di essere unicamente inte- ressati alia conquista del potere. Per questo motivo parteciparono con i militari italiani anche i cetnik (unita filo monarchiche) del Montenegro (circa 10 mila uomini) e le cosid- dette unita nazionaliste del generale Krsta Popovic ed anche una parte della popolazione montenegrina si schiero con i nazionalisti (collabora- zionisti). Nel capoluogo di Cetinje 322 Atlante storico dell’Adriatico oriental le autorita italiane giustiziarono 150 partigiani e patrioti, quasi tutti con- dannati dal tribunale militare del reparto cetnik (collaborazionisti) di Zeta. Nonostante la sconfitta, gli at- tivisti comunisti continuarono con le loro azioni ed il Montenegro di- vento - tale come era il caso della “Provincia di Lubiana” - il teatro di una crudelissima guerra civile tra la guerriglia filo-comunista e le forze che preferivano l’attesa di tempi mi- gliori per una resistenza armata. La resistenza nella “Provincia di Lubiana” (Slovenia) Nella “Provincia di Lubiana”, che si estendeva su di un territorio di 4.550 kmq e che all’epoca conta- va circa 336.000 abitanti, si svi- luppo, nella primavera del 1942, un’effimera resistenza anti-italiana alia quale le forze d’occupazione, con l’assistenza dei collaborazio¬ nisti clericali, risposero drastica- mente e con misure spropositate. Questo accadde il 31 agosto 42 quando i partigiani sloveni incen- diarono otto vagoni di carta nella fabbrica di Vevce (Lubiana) e per rappresaglia l’esercito italiano de- porto in campi di concentramento ottocento persone. Furono depor- tati cost, nel giro di qualche mese, oltre 25.000 sloveni nei “Campi di concentramento per internati civi- li”. In base al previo accordo italo- tedesco fu deportata dall’esercito italiano anche la minoranza tede- sca dalla Bassa Carniola (Kocevje) verso la Stiria meridionale (annessa alia Germania). Al posto di qualche migliaia di tedeschi, immigrati in queste terre nel secolo XV, avrebbe- ro dovuto insediarsi i coloni italia- ni. L’evolversi della guerra imped! la realizzazione di questo progetto fantasioso, rimase pero il fatto che oltre un decimo della popolazione della “Provincia di Lubiana” fu de- portato in Italia, territori sotto l’oc- II territorio di Lubiana e parte della Croazia annessi all’Italia nel 1941. Legenda: il territo¬ rio occupato dall’Italia fu diviso in due parti: la parte abitata con gli sloveni fu costituita in “Provincia di Lubiana ”, mentre il territorio abitato con i croati fu annesso alia gia prebellica Provincia di Fiume. Cartina: le Vie d'ltalia del luglio 1942. Roma 18 maggio 1941. Il capo del governo croato Ante Pavelic, Mussolini e il ministro degli esteri italiano Galeazzo Ciano, a col' loquio dopo la firma dei trattati italo-croa' ti sui nuovi confini statali. Sono stati i tre protagonisti della spartizione dell’Adriatico jugoslavo (aprile 1941 - settembre 1943)' Ante Pavelic (1889-1959) politico-fantoccio di Mussolini, che lo riempiva di soldi o 4* botte, secondo le necessita della politica ' n ' ternazionale. Galeazzo Ciano (1903-1944)- ministro degli esteri italiano e genero di Mussolini (1883-1945), che lo fece uccide' re a Verona nel 1944 per insubordinazione- Dopo 1’armistizio con Thalia. Nel settembre 1943 Mussolini divento capo della Rep u ^' blica sociale italiana (RSI, anche repubbli ca di Salo), stato fantoccio della German' 3 ' Foto: ROMANO, Mussolini. cupazione italiana (isole adriatiche) e terre occupate dalla Germania' Diverse migliaia di questi disg ra ' ziati non fecero piu ritorno. Gli ostaggi sloveni ed il curato italiano Secondo il diario scritto dal cura' to militare del 2° battaglione d el granatieri di Sardegna Don Pi etr ° Brignoli (classe 1900) e pubblica t0 nel libro Santa messa per i mid fr cilati solo nelle operazioni di q Lie ' sto reggimento lui avrebbe servito • sant’officio a 90 persone prima c * l£ fossero fucilate. L’elenco delle atroci' ta e lungo e spaventoso: 170 fucilat* dalla divisione Granatieri, 270 dalla Macerata, 118a Podhum (Fium e ' Rijeka), 11 persone bruciate vive a Sv. Matej, 300 fucilati nel rastrel' lamento del gennaio-febbraio ’ Gseconda guerra mondiale (1939-1945) Fin dai primi giorni, Don Pietro si trasformo nell’aiutante e l’uomo di dio divento l’uomo del diavolo, un a ssassino, come gli altri, peggio de- gli altri. Ad un certo punto si lascio sfuggire una frase disperata: “Ora se n on ci spariamo da soli, e perche sia- Nao dei vigliacchi 323 ex conf/ne | f ■nuoyv confine j jj I IS strode steta/i dec/essificate nuore strode state// Campi di concentramento per gli jugoslavi in Italia ^*n dai primi giorni del luglio 1941, autorita italiane iniziarono con gli arresti dei “resistenti”, per lo piu studenti che scrivevano delle parole a nti-italiane sui muri delle case. Gli arr estati furono condannati a lun- gnissime pene carcerarie e visto che 'I numero dei condannati aumen- tav a, le autorita italiane decisero di aprire campi di concentramento in l ,: alia. I principali campi di concen- tr amento erano Gonars (provincia di Udine), Visco nelle vicinanze di Falmanova, Padova, Mortara (nelle v i c inanze di Novara), Monigo (Tre- v iso) e Renicce (Toscana), Fraschet- te d’Alatri con circa 4.000 internati (secondo una relazione del vescovo l°cale al Vaticano era tenuto in con- dizioni inumane), Cairo Montenot- te > le isole di Lipari, Ustica, Pisticci (provincia di Matera, Basilicata) e er ramonti Tarsia (con moltissimi e b*rei jugoslavi e polacchi), Chieti, Goropoli (Abruzzi) dove circa 1.700 Cr °ati furono trasferiti prima dello s F>arco anglo-americano in Sicilia, ne l luglio ’43, ed in altri campi di c °ncentramento nel Nord Italia. ^ e dici campi furono aperti in Sar- d e gna, dove furono internati circa 9Gndicimila slavi e cittadini italiani (p e r lo piu slavi originari della Vene- zia Giulia). II 1 nunzio di Vaticano Borgongim ^ u ca in Italia, visito tutti i campi P er gli jugoslavi in Italia (non in F*almazia perche secondo lui fuori ^ a lla sua competenza). 11 29 giugno ^3 scrisse al segretario di Stato va¬ il territorio di Dalmazia e Montenegro annesso aH’Italia. Fonte: le Vie d’ltalia del luglio 1942. ticano Maglione: “Gli internati nei campi dipendenti della Direzione generale della polizia si trovano ab- bastanza bene. Ho awicinato quasi tutti questi internati e li ho trovati di florido aspetto ed anche in genere ben vestiti, mentre la situazione nei campi dipendenti dalle autorita mi- litari e molto peggiore”. In seguito all’interesse del Vaticano le cose migliorarono e Borgongini Duca scrisse il 31 gennaio 1943: ”A data di questo umile rappor- to triennale, le visite compiute dal sottoscritto sono state complessiva- mente centosei. I campi si trovano dislocati in tutta Italia, da Bolzano e Udine fino alia Puglia e alia Ca¬ labria e nell’isola di Sardegna, sono circa cinquantamila sloveni e croati. Ho trovato che generalmente i pri- gionieri sono trattati con umanita”. La mortalita era relativamente alta e, secondo il cappellano del campo di Gonars Cencigh, morivano circa 4-5 persone ogni giorno. Partico- larmente difficile fu la situazione delle donne che avevano partorito nel campo o quella dei bambini che erano rimasti orfani. I campi di concentramento nell’Adriatico orientale (1942-1943) Oltre ai luoghi di detenzione in Italia furono aperti i campi di con¬ centramento nelle terre sott’oc- cupazione italiana nell’Adriatico orientale. Tale fu il caso dell’isola d’Arbe/Rab, isola di Meleda/Molot in Dalmazia e scoglio di Rondova/ Mamula all’entrata delle Bocche di Cattaro/Kotor. Il 23 marzo 1943 fu aperto un campo di concentra¬ mento sull’isola di Zlarino/Zlarin di fronte a Sebenico/Sibenik e li stiparono 2.000 uomini, preleva- ti nell’entroterra della Dalmazia, tra i quali ci furono moltissimi con eta superiore ai sessant’anni e altrettanti ragazzi minorenni. Per prevenire l’eventuale sviluppo della resistenza furono deportati nella primavera ’43, dall’entroterra della Dalmazia, diverse decine di migliaia di uomini, giudicati atti per le armi, verso diversi campi di concentramento in Italia. Anche se il trattamento riservato a questi prigionieri fu piuttosto decente, centinaia di loro, per diverse ragio- 324 Atlante storico dell'Adriatico orientate ni, morirono nella prigionia o sulla strada del ritorno. Isola d’Arbe/Rab Nel golfo di Ciampore/Kampor sul- l’isola d’Arbe/Rab fu costruito un campo di concentramento e cosi venne scritta una delle piu maca¬ bre pagine della lunghissima sto- ria dell’Adriatico orientale. I primi ad arrivare furono gli sloveni dalla “Provincia della Lubiana” che, nel luglio 1942, dormivano addirittura sotto le stelle. Nel campo di concen¬ tramento di Ciampore/Kampor en- trarono — dalla sua apertura fino alia data dell’armistizio - circa 20.000 persone (15.000 slavi piu 3.000 ebrei ed altri), in maggioranza cit- tadini sloveni ed in numero molto inferiore croati ed ebrei. Fra questi prigionieri c’erano oltre 2.000 bam¬ bini sotto i 15 anni di eta dei quali 300 morirono nel campo. Tra i pri' gionieri c’erano anche 9.600 donne delle quali ne morirono ottocento. Alcune di esse erano incinte gia pt>' ma di arrivare nel campo e partori' rono sul posto. Troppo esauste p er potere allattare i loro neonati, questi morivano gia dopo qualche giorno ed alcune di queste disgraziate pe f ' sero la ragione, vedendo in che in' ferno erano cadute. Per rendere le cose ancora piu tra- giche le autorita militari italiane ebbero la perfida idea di dichiarare questi sciagurati come “interna- ti politici” questo tra l’altro aveva come conseguenza che, alcun soc¬ cers o dall’estero (Croce Rossa Inter nazionale, Croce Rossa Americana) poteva essere apportato alle persone internate. A meta dicembre ritorna- rono a casa dall’isola d’Arbe/Rab un centinaio di persone, “la pelle e l e ossa”. Sul cammino del ritorno ne morirono otto. In poco piu di un anno moriranno, secondo i contegg 1 dell’amministrazione italiana 1.009 civili, per meta sloveni provenienf dalla “Provincia di Lubiana” e l’altra meta, croati provenienti dal tetri' torio di Cabar, vale a dire dal ter' ritorio croato annesso alia Province di Fiume dopo l’occupazione delb Jugoslavia nel 1941. Nel campo concentramento di Gonars ne m 0 ' riranno altri quattrocentocinquanta tra sloveni ed altri, tuttora sepob* nel locale cimitero. La stragrantb maggioranza dei morti erano vecchn donne e bambini ed in quest’ultin 13 categoria c’erano molti neonati. Le condizioni di vita nei campi for 0 ' no denunciate in un appunto delb Santa Sede del 21 novembre 1942’ “I lattanti - diverse decine sono na cl negli accampamenti stessi - 110,1 possono vivere col nutrimento ch e ivi hanno a disposizione. Di b tte non ne possono avere neppure un a goccia. Per questa ragione i bamb' 111 muoiono”. L’Alto Commissario P er la Provincia di Lubiana, Emilio G 1,1 II teatro delle operazioni italiane in Unione Sovietica, dove presero parte tra l’altro diverse decine di migliaia di militari originari dalle terre delPalto Adriatico. jj _seconda guerra mondiale (1939-1945) 325 L’occupazione della Grecia nel 1941. Legenda (da alto in basso): le zone d’occupazione (ita- liana, tedesca, bulgara). Cardna: HEURTLEY/DARBY/CRAWLEY/WOODHOUSE, A short History of Greece from early Times to 1%4. z 'oli, il 15 dicembre ’42 trasmetteva al comando dell’XI Corpo d’armata '1 rapporto di un medico in visita al campo di Arbe/Rab dove gli interna- 1:1 presentavano nell’assoluta totali- ta i segni piii gravi dell’inanizione da fame”. Questa fu la risposta scrit- ta di pugno del generale Gambarra: Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi c ampo d’ingrossamento, individuo m alato = individuo tranquillo”. ^ e l mese di maggio e luglio ’43 fu- r °no trasferiti sull’isola d’Arbe/Rab anche gli ebrei che furono protetti dall esercito italiano in Dalmazia. Secondo alcuni autori israeliti gli e brei (tre mila persone) vivevano lr * condizioni “abbastanza soddisfa- Ce nti anche se non certamente con- fortevoli”. Arrivo pero l’8 settembre quando tutti i soprawissuti tornaro- n ° a casa, tranne qualche centinaio d' ebrei. Piu tardi arrivarono i tede- Sc bi e 204 israeliti vecchi e malati (in prevalenza di Zagabria); furono cat- tu rati e deportari nel mese di marzo alia Risiera di Trieste e da li al Ca mp 0 di sterminio d’Auschwitz. be isole di Osljak, Melada/Molat e i'dorter/Murter italiani costruirono gia nel giu- gno 194] sull’isolotto di Osljak (nelle vicinanze di Zara/Zadar con Clrc a cento abitanti), un campo d 'nternamento per i prigionieri Politici”. Questo scoglio divento P re sto troppo piccolo e gli internati birono trasferiti sulla vicina isola di Melada/Molat dove furono rinchiu- nel periodo che va dall’autunno ^2 al settembre ’43, tremilacinque- CC| ito deportati, in stragrande mag- §‘°ranza donne, bambini e vecchi. b*al 7 all’ 11 novembre ’42 furono tr asferite dall’isola Morter/Murter (Sebenico/Sibenik) verso la Germa- ma 51! persone mentre alcuni di d ll esti internati morirono durante il tr asporto sulla terraferma. L’isola di Pago/Pag L’isola di Pago faceva parte della Croazia “indipendente” e gli usta- scia costruirono nell’insenatura di Slano un campo di concentramen¬ to per gli ebrei. Il campo era loca- lizzato non lontano dal presidio italiano e dunque quest’ultimi era- no al corrente di cosa succedeva li. Un informativa fu spedita a Roma ed in seguito — quando 1’isola ri- divento parte del territorio sotto l’occupazione italiana — le autorita italiane decisero di non rispedire in Croazia i fuggiaschi rifugiatisi nelle zone d’occupazione italiane. Anche per quello che riguarda la protezio- ne degli ebrei, che si erano rifugiati nelle terre occupate dall’Italia ci fu¬ rono due diversi periodi, dapprima l’indifferenza ed addirittura la resti- tuzione dei fuggiaschi alia Croazia ustascia ed in un secondo tempo, dopo l’arresto del fronte nel 1942, la protezione di coloro che fuggivano da morte certa. Si rifugiarono cosi sotto l’ala protettrice italiana quasi diecimila ebrei dalla Croazia e dal- la Bosnia. Essi furono smistati per lo piii a Spalato/Split, sull’isola di Curzola/Korcula e piii tardi sull’iso- la d’Arbe/Rab. Porto Re/Kraljevica Cittadina croata situata all’ingres- so del vallone di Buccari/Bakar fu occupata dagli italiani nell’aprile 1941 e annessa aH’Italia nel mese seguente. Vi era un grosso campo di concentramento per ebrei che ri- mase in attivita sino alia primavera del 1943, con il trasferimento degli internati nell’isola d’Arbe/Rab. Un appunto scritto il 13 febbraio 1943 dal cardinale Maglione cosi testimo- nia: “Secondo notizie teste giunte a questa legazione di Jugoslavia, circa 1.700 israeliti di Croazia, che ave- vano trovato rifugio a Spalato, sa- 326 Atlante storico dell’Adriatico orient rebbero stati prestamente trasferiti a Kraljevica”. Campi di concentramento nelPAlbania italiana (1939-1943) L’amministrazione militare italiana suddivise l’Albania, ingrandita dopo la spartizione della Jugoslavia con i territori del Montenegro, Macedo¬ nia e Kosovo, in 10 prefetture e pra- ticamente in ciascuna di esse si tro- vava un campo di concentramento. Nell’Albania italiana furono richiusi oltre agli slavi anche persone alba- nesi appartenenti alia resistenza (o presun te tali), per un to tale di circa diecimila uomini. Ad Antivari/Bar c’era un campo di concentramento per i montenegrini; un campo esi- steva a Bellsh, situato nella Macedo¬ nia annessa all’Albania; a Berat c’era un campo per gli ebrei albanesi; a Le carceri ed i campi di concentramento per gli sloveni e jugosiavi in Italia dal 1941 a 1943. Legenda: Oltre ai campi di concentramento indicati sulk cartina esisteva una catena di luoghi di detenzione sulle isole deH’Adriatico orientale, a Lubiana ed in Montenegro. Fonte VILHAR, S./KLUN, A., Popoteb sardincev, Koper, 1973. Burrel (distretto di Mat) risultavano esservi stati internati 500 civili, p re ' valentemente jugosiavi; a Durazzo/ Duress e Kavaja furono aperti nella tarda primavera del 1941 i camp 1 per i parenti partigiani montenegfl' ni ed ebrei, circa duemila persone, bambini, donne ed anziani costretti a vivere in condizioni disumane. Nell’aprile 1941 profughi ebrei pro' venienti da Belgrado e Sarajevo si rifugiarono alle Bocche di Cattaro/ Kotor da dove furono prelevati dal' l’esercito italiano ed internati a K&' vaja e 194 di essi furono trasferiti, 4 17 ottobre ’41, via mare a Bari e da qui a Ferramonti; a Klos (distretto di Mat) furono detenuti soprattutto jugosiavi. La vecchia citta di Kukes, capoluogo del distretto omonimo, all’epoca nella prefettura di Scutari, ora non esiste piu, sommersa negl anni ’70 dalle acque del bacino ar tificiale del fiume Drin. II camp 0 Kukes accolse prevalentemente J u ' goslavi; altri campi erano a Lushnje/ Lushnja, a Puke (Scutari) vi fu ap er ' to un campo che accolse prevalente' mente jugosiavi; a Scutari/Shkodn 1 vi fu un campo misto, inizialmen te per jugosiavi, a cui si aggin nse ro in seguito albanesi; a Prishtin^ Pristina, capoluogo del Kosovo an nesso all’Albania nel 1941, fur° n ° rinchiusi soprattutto gli jugosiavi! a Prizren vi erano tra gli internati 442 intellettuali del Kosovo che, nel g lU gno 1942, furono trasferiti in ItaH a ’ nei campi di Ponza e Ustica. :li di La nascita della Milizia volontaria anticomunista (MVAC) - II ricatto dei prigionieri Furono rinchiusi nei campi di c° n centramento italiani tan to i “simp‘ l ; tizzanti” del “Fronte di Liberazio^ e quanto gli ufficiali filo-monarchi cl ed anche persone completame nte ignare della lotta politica ed i ra P porti fra i diversi gruppi fur° n ° j j seconda guerra mondiale (1939-1945) 327 molto tesi. Gli ufficiali furono piu terdi rilasciati a condizione di giun- gersi alle forze collaborazioniste, che Per ragioni d’opportunismo politi¬ co) furono denominate “Milizia vo- lontaria anticomunista" ( MVAC ). Si trattava di formazioni composte da contadini indottrinati da preti po- lidcanti e donnaioli, capeggiate da a lcuni ufficiali delfex-esercito jugo- slavo ed inserite dentro le unita mi- 1'tari italiane. Questo fu un ulterio- re passo verso la guerra civile che si scateno nella cosiddetta “Provincia O' Lubiana” tra la resistenza (filo-co- m unista) e le unita collaborazioniste ( v aske straze, guardie di villaggio). Queste formazioni militari furono ricuperate dai tedeschi sotto la de- "orninazione di domobranci (Mili- Zla della difesa territoriale) e quasi c°rnpletamente sterminate (4.000 P r 'gionieri) alia fine della guerra. La resistenza anti-italiana nelle te rre dell’alto Adriatico (Venezia Ginli a ) - 1942-1943 Sine sanguinis efusione non fit re missio L 4 giugno del ’42 un gruppo di guerriglieri partigiani uccise nella *°calita di Merece (Villa Nevoso/ Lirska Bistrica, sotto la sovranita ''aliana dal 1920) 3 carabinieri ed a uri 2 vennero catturati. La vendet- ta non si fece attendere e cosi i mi- ^'ari italiani incendiarono un cen- C| naio di case, uccisero 38 persone e d altri 462 sloveni (vecchi, donne e bambini) furono internati. In finell’o ccas i one arrivo anche il ve- Sc ovo di Trieste-Capodistria Anto- n '° Santin (1895-1981) per porta- re aiuti e consolazione alle vittime, "ccompagnato dal prete di Vatovlje b'ancesco Koritnik (classe 1910). II Ves covo chiese al prete sloveno cosa 116 pensasse dell’accaduto e questo rispose con l’espressione evan- S e Lca: Sine sanguinis efusione non fit remissio (“senza l’effusione di No. 2796 di prot II Prefetto della Provincia del Carnaro lit virtu del polrri coalerititfli dr) R< Ik I' xuv . Vf.V n 432 jMrr i 1 1 'rrhuri 1 * * ttJlit Prwtllitlft di F*mu»- Rende noto cTie App«rl«ncnl; a farffi^Ur di ..'rlprK: t mo n qt—r,t ultimi tsmpi aliontnnati daMe Io-:j otMuzp-.m p-. ieqyi*jn- Jtft rtfli bOSChr I 'jbeli-i ed 4rrvOla. i1 jr.r CO 1 iur"’If <- ,i*'icn* ' rap.•'«.* dt soldati «sot*ti o lavo^oton clel.c 1 Sr informant} It? popoi^iicri; dm trrmtor clu«can provvedlmento odl«mo gono rytati mternati i com client' tuddstto famiglie, sono state rose ai >tx>lo i* loro cose, cortfitcab 1 benl e fuciteti 20 componenti pi iette fanny ie estratti a iorte, per r.*? t >re*agli.3 contro jjl> a?1i crimnav da parts dai ribelli che turbano le -abonose popoianoni dl quest! territory Oualora gli appartenenti 4iie svdiiclts f.irnig"•.urtaner,ti. zi CoaunL d^Tersi, msn.re npiia fraUoas li i'onte Chiiori 4 stein fasta una esecuaiono in ettaaa di n. 24 n ars oku 7 ■ ' itatseoer0iir Trwrr *^--—-—■— - — 1 ——-- — Caatc3poransc.sr.te le donna', i bdebini. ed i-YsceM con degli autoesrri furono condottl a Villa dor Eeroao. s j ■ Si b srorraduto u sgojsberaroAa; arildsks't t* frasidnl. dl.^uasi'-futto iUiirlromo xooteenteo o canvogll*to tutto-^a Vil¬ la do! flsYCso. • U ' ' ■' Sol pouarlg^dc di; oc^ b sttfo-pro rreduto «1> tfaspor- del norti sd 1 loro sepsaiVj&ento nsl.Oijtltsro dt Prittsmo.. . to d«i 2 .._... . Altri aorti force a rrnno apar^fi 'j»r la cumpagna, tee «oa eonoscsnfiosl ’aiifon; ssttu e non potando fjra lm rero raatre iui.-:ato ,oi- .. nocnaa dt uoalni, V naoeesario ladoi&fe le csss cou j ui trov._io, 2,.;cife nan iv.nmo iirtSati finforsi'. Con I’occua Lotas a fa presents 'cbuic.o 'Stezio- -ne dr... CC.H. d.soona sol tan to, Jrt Carabinieri'e Soldsti, dl cir- so llseitudine ®e l riiiforci Ordine di fucilazione degli ostaggi a Primano/Prem (Villa Nevoso/Ilirska Bistrica) del 5 giugno 1942. Fonte: MEZULlC, Hrvoje, Fasizam, krstitelj i palikuca. II curato Pietro Brignoli distribuisce 1 ul' tima unzione prima di fucilazione degb ostaggi sloveni.. Foto: ZIDAR, Slovenski narodpomni in obtozuje. La deportazione degli slavi nelle unita dei “Battaglioni speciali” - primavera ’43 Nella primavera ’43 fu piu che evi- dente un’imminente disfatta italiana e questo che provoco - tra l’altro ' un funzionamento illegittimo delk istituzioni statali. Di conseguenza un certo ordine legale che - sebbe' ne fascista - in precedenza aveva 0 n linea di massima) rispettato le l e 8' gi, comincio ad andare alia deriva^ L’esercito italiano organizzo cosi la mobilitazione e l’internamento, 1(1 massa, degli uomini slavi nelle regi°' ni, dove la resistenza slava avrebbe potuto prendere piede. Questo aV' venne soprattutto nel territorio del' 3 Dalmazia, sotto l’occupazione itali 3 ' na, da dove furono deportati verso i campi di concentramento in Italia* piu di ventimila uomini. Nello stesso periodo furono “mobilitati” (rndF u militari) circa 40 mila slavi (class* 1900 a 1926) della Venezia Giol> a ’ che furono in seguito inseriti, senza armi, nei cosiddetti “battaglioni sp e ' ciali” dell’esercito italiano. La caduta del fascismo in Istria - 25 luglio 1943 Con farresto di Mussolini il 25 I"' glio cade un regime, che aveva ret' to il potere per oltre vent’anni c °" seconda guerra mondiale (1939-1945) 329 Wano ferrea e che aveva trascinato >1 paese e milioni d’italiani in una decina di guerre con centinaia di m igliaia di morti. La notizia del¬ la caduta di Mussolini fu, dunque, dcevuta con grande gioia in tutta 1 Italia. II 26 luglio furono chiusi a Trieste moltissimi negozi per festeg- giare l’accaduto e per le strade il salu- t0 fascista (romano) fu cambiato, da 'ttolti, in saluto comunista (con pu- gno). C’erano vaste manifestazioni ln alcune localita istriane (Rovigno, Pola, Fiume). Le autorita locali “co- rn inciarono” a “rendersi” conto della presenza degli slavi e dei loro “dirit- t! • II vescovo di Trieste-Capodistria Santin scrisse, il 20 agosto, al prefet- t0: “Hanno diritto alia loro lingua. Non devono avere la sensazione di e ssere pari a dei fuori legge. Siano date chiare norme alle questure ed ai Comandi dei carabinieri in questo Se nso: essere slavi e parlare slavo non c °stituisce un delitto. Da 20 anni nei v illaggi le piccole autorita politiche, ar riministrative e di polizia tormen- tan ° questa povera gente”. s °b d’Arbe/Rab e nel centra il golfo di Liam pore/Kampor con il campo di con- Cen tramento. Foto: ZIDAR, Slovenski na- r °dpomni in obtozuje. Labar (l’entroterra di Fiume/Rijeka). Questi nobilissimi suggerimenti erano arrivati, pero, con qualche decennio di ritardo e, certamente, troppo tardi per risolvere la que- stione della numerosa popolazione slava dentro le frontiere d’Italia. Lo Stato maggiore dell’esercito italia- no decise, dunque, di svuotare nel mese d’agosto alcune caserme in quella parte del territorio giuliano che, era popolato da una stragrande maggioranza di slavi (a Castelnuovo d’Istria/Podgrad, ecc.). Altri italiani (impiegati statali, maestri ecc.) par- tirono, dalle terre abitate dagli slavi, immediatamente dopo la caduta del regime fascista in luglio. A tutti fu chiaro che I’ltalia stava per chiude- re un capitolo della sua storia nelle terre dell’alto Adriatico. La caduta del fascismo in Dalmazia - l’eccidio degli alpini italiani (1’8 agosto ’43) A Bol (sull’isola di Brazza/Brac), il 26 luglio ’43, la popolazione aveva festeggiato insieme agli uomini del locale presidio italiano (3° Reggi- mento alpini) la caduta del fascismo. Undici giorni dopo, il 5 agosto, un gruppo di partigiani occupo il paese. Qualche sentinella apri il fuoco e ci furono due partigiani ed un sottuffi- ciale italiano uccisi, piu alcuni feriti; alia fine 70 alpini, vista l’assurdita della situazione, ritennero opportu- no cessare il fuoco e consegnare le armi. I partigiani li lasciarono subito liberi, ma il Comando superiore ita¬ liano di Sebenico/Sibeniko processo per direttissima gli alpini e 28 fra loro furono condannati a morte ed altri 22 a quindici anni di reclusione per “resa in campo aperto e aiuto al nemico”. Le fucilazioni furono ese- guite in aperta campagna, a Punta Maddalena, 1’8 agosto. I bersaglieri sparavano e piangevano... Dopo la vicenda di Brazza/Brac, il comando italiano mando sull’isola una spedi- zione punitiva di 5-6 mila militari V- J t/C* — i 7 Z J [/L. $•/ iF|/Cu tw/i *• j \ JC cA cA • yjc'' —-/h> Le istruzioni del generale Gambarra. “Lo- gico ed opportuno che campo di concen- tramento non significhi campo d’ingrossa- mento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo. (...) praticamente faremo poi cio che ci sembrera meglio” Fonte: ZI¬ DAR, Slovenski narodpomni in obtozuje , p. 184. Il campo di concentramento di Monigo (Treviso) in un disegno a china del pitto- re sloveno Vladimiro Lamut, realizzato nel suo periodo di internamento. che incendio 6 villaggi ed uccise al¬ cuni patrioti locali. L’armistizio con l’ltalia - 8 settembre 1943 L’8 settembre quando fu annunciato l’armistizio, firmato cinque giorni prima a Cassibile (Sicilia), crollo - nel giro di qualche ora - come un castel- 10 di sabbia l’impero che il piccolo re ed il grande collezionista di monete e di terre altrui, Vittorio Emanuele III, era riuscito mettere insieme negli ul- timi tre decenni. Il governo di Pietro Badoglio (1871-1956) rispetto solo 11 primo punto dell’armistizio, vale a dire il cessare il fuoco, mentre le al- tre sette condizioni della resa italia- 330 Atlante storico dell’Adriatico oriented* na non furono rispettate. Le autorita italiane mancarono cosi all’impegno che riguardava l’immediato rilascio dei prigionieri politici ed internati e, per di piu, stabiliva che “nessuno di essi dovra essere trasferito in ter- Josip Broz Tito (1892-1980, con la mano fasciata) e Ivan Ribar (1881-1968), i due principali capi della resistenza filocomunista in Jugoslavia. Ribar alto esponente della mas- soneria e dirigente del Partito democratico croato, fu presidente del parlamento jugoslavo quanto fu votata la legge che proibi il partito comunista ed in conseguenza qualche mi- gliaia di comunisti (tra i quali anche Josip Broz) furono condannati a lunghe pene carcera- rie dove subirono pesanti torture e tra essi e’era anche il figlio di Ribar. Nel 1921 il partito comunista organizzo un attentato contro Ribar, che all’epoca era praticamente il numero due del regime, mentre viaggiava con il re Alessandro (1888-1934). Ambedue ne uscirono indenni e per trovare un po’ di pace si mise alia testa del Comitato d'amicizia jugoslavo- sovietica che raccoglieva i fondi per gli aiuti alFUnione Sovietica. Egli perse in guerra due figli ed i tedeschi gli uccisero anche la moglie quando seppero che il marito si trova alia testa della resistenza. Dal 1945 a 1953 era presidente del presidio dell’Assemblea popolare jugoslava e dunque (ufficialmente) il primo uomo della Jugoslavia, di fatti 1’uomo di paglia di Tito, che era a suo turno agente al soldo di Stalin fino 1947. In questa veste, Tito, firmo nell’agosto 1939, insieme con Palmiro Togliatti, l’ordine dell’eliminazione della dirigenza comunista polacca, che si opponevano alia spartizione della Polonia tra FUnione Sovietica comunista e la Germania nazista. Cartolina spedita il 25 luglio 1942 dalk Croazia ed indirizzata ad un internato nd campo di concentramento albanese di Kl° s - Spalato 2 giugno 1943. Le parole scritte dal tenente Giuliani sul retro di questa fotog ra fia dicono: “Con una graziosa bimba, che mi ricorda tanto i miei cari bambini • ritorio tedesco”. Per quanto rig uar dava gli internati jugoslavi, in nnol te localita, di loro non si tenne coth 0 perche l’esercito italiano li consegn 0 in custodia armata ai tedeschi. Il collasso dell’esercito italiano nelle terre dell’alto Adriatico (Venezia Giulia) — settembre 43 Nell’estate del ’43, 655 mila sold ar * italiani furono schierati nell’Europ 3 sud-orientale (da Lubiana alle is°^ dell’Egeo) pari al 43% dell ir> tera forza terrestre dell’esercito itali aI ^ e la principale e piu semplice via ritiro - per i soldati sbandati - ver so la penisola appenninica passa ya proprio attraverso la strada Fui nl<: Trieste. L’8 settembre 1943 c °^ £ 331 La seconda puerra mondiale (1939-1945) 340.000 soldati italiani dislocati in Jugoslavia ed occupata nelle con- dizioni peggiori, che un esercito di 'nvasione possa immaginare, furono semplicemente abbandonati al loro destino, senza ordini chiari. Nei giorni che seguirono l’armistizio si arresero fra Gorizia, Pola e Fiume centomila soldati piantati in asso dal comando militare. Non era una sconfitta militare, ma un vero e pro- prio collasso ed, in seguito, decine di migliaia di militari italiani ven- ne ro fatti prigionieri dai tedeschi, s pesso assistiti dai carabinieri ed altri collaborazionisti filofascisti. Al- tri ventimila militari italiani furono disarmati ed in seguito liberati dalla re sistenza slava. Trieste — settembre 1943 ^ punti nevralgici furono occupati dai tedeschi a Trieste gia il 9 settem- Diverse navi militari abbando- n arono il porto, tra esse la corvetta n , r # . °erenice (con equipaggio completo, 112 uomini), che mentre tento di lasciare gli ormeggi, fu affondata dai c annoni tedeschi. I naufraghi della Berenice furono proditoriamente ^itragliati in mare. L’esercito italia- n ° fu disarmato a Trieste il 10 set- ^dla Nevoso/llirska Bistrica dopo il crollo del ^cismo il 25 luglio ’43. Foco: Brkini 74. tembre, i prigionieri militari italiani furono da prima stivati nel silos della stazione centrale ed in seguito, oltre ventimila, furono spediti come pri¬ gionieri in Germania. La battaglia di Gorizia - 22 settembre ’43 Di quei giorni dopo Farmistizio si ricorda Loredana Burlini di Vicen¬ za: “Mi trovavo nel carcere giudizia- rio sin dai primi giorni del gennaio 1943 in attesa di essere deferita al Tribunale speciale di Roma. Otto lunghi mesi di fame atroce in una cella sovrappopolata e con ancora i postumi delle torture subite a Trie¬ ste nel dicembre 1942 dai carabinie¬ ri di Piazza Alberto. Fuori dal car- cere ci attendeva una folia enorme, festante, con cartelli, che non sapeva come, esprimerci calore, gratitudi- ne, solidarieta e tanta simpatia”. 332 Atlante storico dellAdriatico oriental Oltre 20.000 militari italiani e un reggimento d’artiglieria tedesco erano schierati nel Goriziano in perfetta efficienza di guerra. 11 ter- ritorio, popolato in buona parte da sloveni, era sotto la sovranita italia- na pero si arrivo ugualmente, con i partigiani locali, alle trattative per la resa e la cessione delle armi. Immediatamente, dopo l’annuncio delFarmistizio, una parte di militari italiani si schiero in difesa delle loro posizioni contro i tedeschi mentre altri si misero al loro servizio. II 22 settembre ’43 fu aperto un “fronte” presso la citta di Gorizia. I tede¬ schi subirono “grosse perdite”, ma anche dalla parte partigiana le per¬ dite furono - con circa 150 morti e feriti - molto gravi. Assetati di vendetta perche feriti nel proprio orgoglio, dopo l’occupazione del Goriziano, i tedeschi gettarono vivi in una cava di bauxite, nella locali- ta di Piedimonte del calvario/Pod- gora, venticinque “partigiani” ed in seguito li mitragliarono. Per finirla con divertimento — come testimo- Castelnuovo d’Istria/Podgrad (570 slm) a meta strada tra Fiume e Trieste. (Foto del periodo prebellico). Carcere di Capodistria/Koper. Diverse mi- gliaia di antifascisti passarono attraverso questo edificio nel periodo 1920-1945, che fu demolito dopo la guerra. Foto: Slovenska Istra v boju za zvobodo. nia il prete Ljubo Marc - si misero a suonare con la fisarmonica sul bor- do della cava. Pola Il 12 settembre alle 2 di mattina. La maggioranza delle truppe del¬ la piazzaforte si arrese ai tedeschi mentre, una minoranza di militari con a capo fascisti e carabinieri, si mise a servizio dei nuovi padroni di casa. La prima cosa che fece questa alleanza di teutoni e disperati fasci¬ sti fu l’arresto di alcune decine di migliaia di ufficiali e marinai italia¬ ni, che si erano rifiutati di servire 1’invasore e che, in seguito, furono caricati sui carri merci per essere trasportati in Germania ai lavori forzati. Ai tedeschi furono ceduti anche 400 prigionieri politici che si trovavano nel carcere di Pola. Nello stesso periodo furono occu- pati dalla popolazione locale quasi tutti i presidi militari d’Istria e le armi furono tolte ai soldati e uffi¬ ciali italiani e la stessa cosa valse per i carabinieri. A tutti questi militari e carabinieri fu concesso di tornare liberamente alle loro case. Rovigno/Rovinj e Capodistria/ Koper Alla notizia delFarmistizio dell’Ita- lia, ancora la sera dell’8 settembre, i comunisti di Rovigno organizza- rono un pubblico comizio con un centinaia di cittadini. A Capodi¬ stria/Koper i partigiani croati - con la complicita del medico del carcere Giovanni Paruta — riuscirono a libe- rare, il 26 settembre, circa duecento prigionieri di origine jugoslava. Le giornate insurrezionali in Istria, nel settembre ’43, furono Fesplosione della lotta nazionale per la libera- zione degli slavi fortemente oppressi nelle ultime due decadi e, nello stes¬ so tempo, la lotta di classe, vale a dire operai che chiedevano piii giu- stizia sociale e lavorativa. Le rivendi' cazioni sociali (riduzione dell’orario di lavoro, ecc.), durante il ventennio mussoliniano, videro impegnato un altissimo numero di italiani in Istria nella lotta antifascista. Questi italic' ni si giunsero, per lo meno in parte, al movimento partigiano nel perio- do settembre 1943 - maggio 1945- Fiume/Rijeka e Villa Nevoso/ Ilirska Bistrica I partigiani locali, insieme con una parte dei militari italiani, occupa' rono la localita di Sussak/Susak, Castua/Kastav, Mattuglie/Matulj e > Volosca/Voloska, Laurana/Lovran e fecero saltare in aria i quattro princi' pali ponti, quello ferroviario, quell 0 della strada costiera, quello di Rup a (a 10 km da Fiume) e quello delle* confine sull’Eneo/Rijecina. I carabi' nieri, sotto il loro comando, si °P' posero all’entrata degli insurrezionali slavi nella citta. Il 10 e l’l 1 settembre furono imbarcati sulle navi Leopdft ■di> Dubrovnik e Scarpanto ed altri H velieri a motore 1.500 ufficiali e &' vili che partirono per la sponda del' l’Adriatico occidentale. II 14, alcune unita tedesche, occuparono la citta d* Fiume dove catturarono un gran nU' mero di ufficiali e militari italiani- L’isola di Lussino/Losinj — massacro dei cetnik (serbi ortodossi) Al momento delFarmistizio, si tr°' vava sull’isola un gruppo di circa trecento cetnik (croati ortodossi, serbi) - rifugiatisi la dalla regione di Lika - e che furono catturati dai p ar ' tigiani filo-comunisti nella notte t r ‘ il 21 e il 22 settembre Una sessan tina di cetnik furono uccisi a di mitragliatrice mentre gli altri l^d prigionieri furono uccisi in mare * largo. Tra i cetnik (ortodossi) cera no pero molti cattolici dell’isola d> Veglia/Krk, visto che una parte de 1 colp‘ seconda guerra mondiale (1939-1945) 333 Attacco al Berenice a Trieste il 9 settembre '543. Diseg no: GRASSI, Trieste Venezici Giulia 1943-1954. s uoi abitanti aveva aderito al movi- ^ento filojugoslavo e cost, condi- Vl sero la sorte degli ortodossi. Da Lussino furono cacciati, nel settem- ^ r e/ottobre ’43, i 370 italiani che si er ano stabiliti sull’isola dopo il 1918 e questa fu una delle principali ra- g!oni perche la popolazione isola- na esprimeva gia durante la guerra forti sentimenti filo-occidentali. I te deschi rioccuparono Lussino il 13 novembre, sbarcando con un’intera Sc Dadra navale con l’appoggio di c accia e idrovolanti. Portarono con Se reparti di cetnik, che si vendicaro- n ° su una decina dei partigiani, cioe loro simpatizzanti. istriani salvarono dalla P r *gionia tedesca migliaia di m *litari italiani Istria furono gli insurrezionali s * av i (loro stessi si chiamavano do- ^obrani - patrioti e non partizani ), acc ompagnati da alcuni italiani, a Ca rturare tre convogli di treni che tr asportavano qualche migliaio di P r, gionieri di guerra italiani da Pola Ver so la Germania. Nella notte fra il ^ ed il 13 settembre, alia stazione Pisino/Pazin, il lungo convoglio Ve nne accerchiato dagli insorti istria- ni> Alcune decine di soldati tedeschi C Uf ono uccisi o fatti prigionieri. I rtlar inai italiani furono liberati e la- Sc iati andare alle loro case, mentre Utla cinquantina di essi si unirono a ^ e formazioni antifasciste. Altri due treni furono fermati gia prima di arrivare a Pisino/Pazin. La stessa cosa succedeva nel territorio abitato dagli sloveni nelPinterno dell’Istria “croata” dove i “contadini aiutava- no”, come lo riconosce il piranese de Castro, “i soldati italiani sbandati a salvarsi, dopo 1’8 settembre”. Il vescovo di Trieste-Capodistria Santin scrisse: “Passano per le lun- ghe vie stanchi e umiliati, i nostri soldati abbandonati da coloro che avrebbero dovuto guidarli e prece- derli nel sacrificio, dopo tanto ono- rato servizio e tanto valore. Migliaia e migliaia di questi carissimi fratelli furono vestiti, nutriti, accolti, difesi; essi trovarono l’amore e il calore di una famiglia che si estendeva a tut- te le case e a tutti i casolari.” Il 21 settembre il Piccolo di Trieste scrisse: “Venivano a gruppi di centinaia e di migliaia, ufficiali superiori mescola- ti a soldati, tutti egualmente patiti, taluno sfinito dalle sofferenze fisiche e morali. Una era la domanda che assillava: chi avrebbe proweduto a dar loro ricovero e cibo e cure sa- nitarie e spirituali?”. Visto che le principali strade ed incroci erano occupati dai tedeschi, gli sbandati militari italiani preferirono ritornare Militari italiani prigionieri di guerra - calzati male ed altri addirittura scalzi nei vestiti-strac- ci civili regalati dalla popolazione locale per sfuggire cosi alia cattura tedesca. Nel caso dei fotografati questo non bastava ed essi si ritrovarono ad una stazione ferroviaria d’Istria per essere deportati in Germania. 334 Atlante storico dellAdriatico oriental a casa attraverso l’interno dell’Istria. In quelle caotiche giornate, i croati e gli sloveni d’Istria e Goriziano mise- ro da parte i rancori, accumulati du¬ rante il ventennio fascista, e fecero di tutto per aiutare questi disperati soldati italiani a salvarsi. Malgrado cio la Venezia Giulia fu, solo qual- che settimana dopo l’armistizio, oo cupata dai tedeschi e dai loro servi fascisti, che insieme scatenarono la “caccia aperta” al militare italiano, che furono deportati nel numero di trentamila in Germania addetti al lavoro coatto. Per di piu, centinaia di militari italiani, furono uccisi dai tedeschi, quando tentarono di fug- gire all’arresto. L’insurrezione popolare in Istria - settembre/ottobre ’43 Un’insurrezione “generale” e “po¬ polare” ebbe luogo in tutta l’lstria. Sulla strada Pola-Trieste (al bivio di Tizzano/Ticanj), I’ll settembre, circa mille insorti fermarono una colonna italiana composta da 60 camion e mentre era in corso il di- sarmo dell’unita italiana giunsero da Trieste carri armati tedeschi che misero fuori combattimento gli 84 insorti. All’indomani dei combatti- menti al bivio di Tizzano, gli insorti accerchiarono all’alba la citta di Pa- renzo/Porec ed in seguito, oltre cen¬ to persone furono prelevate e porta- te via e 82 di loro non si rivedranno Trieste - stazione centrale, punto di parten- za verso i campi di concentramento per di¬ verse decine di migliaia di prigionieri italia¬ ni. Foto: VALUSSI, Friuli Venezia Giulia. mai piu. Il 12 settembre i tedeschi - assistiti dai fascisti locali - attac- carono presso Albona/Labin circa 300 ribelli (minatori di Arsa/Rasa) ed in quella occasione furono uccisi 43 resistenti. “Processi” dei “fascisti” in Istria Il 13 settembre, in quella che era la sede del Comando dei Carabinie¬ ri di Pisino/Pazin, fu convocata la riunione del “Comitato Popolare di Liberazione dell’Istria” per approvare le delibere necessarie sull’annessione alia Croazia. Vi presenziarono i verti- ci del Partito comunista croato e dei nazionalisti croati ed alcuni italiani provenienti dalle cittadine istriane, ai quali fu riservato il ruolo di osser- vatori. Cominciarono, nello stesso tempo, ad essere prelevati noti fasci¬ sti locali (spesso “italianissimi” croa¬ ti) ed altri elementi compromessi con il fascismo (alcuni esattori delle imposte p.e. erano delle vere sangui- sughe). Gli arresti furono effettuati secondo elenchi gia predisposti, sul- la base delle relazioni (delazioni) di elementi di fiducia delle singole lo- calita, vale a dire spesso la gente che indossava la camicia nera solo qual- che settimana addietro o la divisa di carabiniere fino all’8 settembre. Le liste comprendevano le persone compromesse con il regime fascista (lo si desume anche dagli annunci mortuari che apparvero successiva- mente sui quotidiani, dopo la sco- perta dei cadaveri: accanto a mold nomi compare la qualifica “sciarpa littorio”, “squadrista”, “combattente della guerra di Spagna”, “legiona- rio fiumano”), proprietari terrieri, probabilmente vittime di vendette di coloni e mezzadri, guardie cam- pestri e in genere, le persone legate alio stato italiano. Come rilevava nel suo diario il par- tigiano Privilegio da Rovigno: “Che in tutta l’lstria, elementi estremisti irresponsabili consumano vendet¬ te private, sotto la spinta di odi personali o seguendo una linea di rivincita nazionalistica che mira a colpire chiunque sia portatore di valori legati alia difesa dell’identic 1 nazionale italiana”. Per capire qu£' gli eventi e assolutamente necessa- rio tener conto del fattore d’irrazio' nalita. Moltissimi tra gli antifascist! avevano scontato lunghissime pen e durante il ventennio fascista, men' tre tra gli arrestati (criminali o no) ci furono non pochi che sostene' vano un regime oppressivo e guet' rafondaio. I sentimenti prevalsero sulla ragione e una specie di ven' detta era, non solo prevedibile, m a addirittura inevitabile, cosa che av- viene in ogni brusco cambiarnen' to di regime sia nella storia sia nej passato recente. I primi “processi (per lo piu l’identificazione del malcapitato) si svolsero nel castel' 10 di Pisino/Pazin ed altri sul posto stesso dove furono catturati gli aC ' cusati. Due di questi fascisti furo' no linciati dalla gente locale (un° a Marzana/Marcana e l’altro a Gi' mino/Zminj). I primi condannati (circa cinquanta persone, tra i quid' 11 prete Tarticchio di villa Rovign°) furono portati, il 19 settembre, i' 1 due cave di bauxite (con una p r0 ' fondita di circa dieci metri) vicin 0 al villaggio di Baksoti (frazione di Vela Krasa, cava di Lindaro/Li 11 ' dar) e la, furono fucilati. Visto ch e uno dei “fascisti” riusci a scapP 3 ' re, si decise allora di ricorrere aH e cavita carsiche ifoibe, dal friulan 0 fossa) e cosi furono uccise in \sW circa 450 persone (tra loro alcun e donne, pero non minorenni) fi n ° all’inizio di ottobre, quando inh 10 Poffensiva tedesca. Tra i condanna' ti ci fu pero moltissima gente alb quale niente si poteva rimproverat e tranne di non avere le simpatie p eI il movimento di resistenza filosla' 10 e hlocomunista. Si entro cosi in Ul1 circolo vizioso di vendette “antif 3 sciste” e contraccolpi dei paren cl Dseconda guerra mondiale (1939-1945) 335 delle vittime e l’insieme di queste violenze spiano la srrada alia guerra civile in Istria, che duro fino al giu- gno 1945. Litorale croato Nel Litorale croato (Sussak/Susak, Luccari/Bakar, Porto Re/Kraljevi- ca > Crikvenica, Selce, Bribir, Novi ^inodol) la gente comincio ad arre- sta re e svestire gli italiani per vestirsi l°ro stessi delle uniformi. In totale furono disarmati nel Litorale croato e d in Gorski Kotar (entroterra del Litorale croato) oltre 30.000 mi- "tari italiani. Gli italiani disarmati Lirono spediti a casa. Per arrivare a Liume/Rijeka da Gorski Kotar biso- gr>ava passare, pero, per la cittadina ^ Carlopago/Karlobag (nelle vici- lla >ize di Zara) dove l’esercito croato (collaborazionista dei tedeschi) fece Pdgionieri, il 9 settembre, tutti i mi- Ltari italiani. I partigiani riuscirono a d occupare Carlopago/Karlobag al- ' baizio dell’ottobre ’43 ed in segui- to > liberarono gli ottocento italiani, Pdgionieri dell’esercito croato ( usta - Scia ), che in parte si unirono alia re sistenza antifascista. Nello stesso tern po furono catturati un centinaio abitanti locali (rei di essere “colla- L °°razionisti”) ed oltre cento perso- rie > per niente compromesse con il ^dlaborazionismo, furono buttate a ar go in mare. Is °U d’Arbe/Rab ^ u ll’isola d’Arbe/Rab, campo di con- Ceia tramento, la ragione prevalse sul Se ntimento di vendetta. Dopo l’ar- m btizio, l’l 1 settembre, gli internati Su U isola disarmarono 2.200 militari lta liani. La fine del calvario fu de- Sc dtta da uno dei detenuti:“Quando ^ Lalia capitolo, ci siamo ribellati ed a Lbiamo disarmato tutta la guarni- g'one che ci torturava ed uccideva Cori la fame. Il nostro comitato del r °nte di liberazione nel campo ha de- ciso di portare il colonnello Cuiuli, il comandante del campo, a giudizio in Slovenia, gli altri li abbiamo rilasciati e sono partiti per Italia con una nave, pero davanti a Trieste arrivo un aereo tedesco e tutti sono annegati. Ed il colonnello Cuiuli si e, sul cammino verso la Slovenia, tagliato le vene ed e morto”. Spalato/Split - settembre- dicembre 1943 Il 9 settembre sulla riva, i militari italiani ammainarono la bandiera, mentre i cittadini di Spalato/Split in un coro di “oltre mille persone” intonavano l’inno “ Hej Slaveni ” (“ewiva slavi”). I cittadini assalta- rono i carri e cominciarono a fra- ternizzare con i soldati. Riguardo le persecuzioni e le soppressioni di italiani a Spalato/Split, il prefetto di Trieste Coceani (che fino 1926 si chiamava Cociancich) enume- ro al Capo della Polizia della RSI Tamburini otto persone che erano ricercate dai partigiani per essere fucilate. Il 16 o il 17 settembre fu firmata la consegna formale di tutte le armi della Divisione di fanteria Bergamo e reparti vari del Corpo d’Armata esistenti nella Piazza di Spalato/Split tra i rappresentanti dell’esercito italiano, dell’esercito partigiano ed i rappresentanti del- l’esercito anglo-americano presso 1’esercito partigiano. In seguito a quest’accordo furono imbarcati, il 23 settembre, a Spalato/Split su tre distruttori italiani e tre navi jugoslave tremila militari italiani. Il giorno dopo, questo convoglio, sotto il comando britannico, fu attaccato dagli aerei tedeschi pres¬ so l’isolotto di Busi/Bisevo (nelle vicinanze di Lissa/Vis). Sulla nave Ivo Matkovic che si era incagliata, morirono cinquanta soldati ed altri cento furono feriti, mentre l’avia- zione tedesca perse alcuni aerei. I soprawissuti furono trasferiti con i Venezia, 11 ottobre 1964: onoranze solenni per gli uccisi di Trilj. Foto: DE BERNART, E., Da Spalato a Witzendorf 1943-1945 — Storia degli internamenti militari italiani. pescherecci degli abitanti locali sul¬ la costa italiana. La divisione Bergamo , quasi al “com- pleto”, combattera per oltre un mese, a Spalato/Split, contro i tedeschi. Dai suoi ranghi uscirono i volontari dei battaglioni partigiani Garibaldi e Matteotti, mentre a Zara si formera il battaglione Goffredo Mameli. Qua¬ si 200 carabinieri del presidio di Spa¬ lato/Split passarono, armi e bagagli, con i partigiani locali. Subito dopo l’armistizio si fermarono sull’isola di Lagosta/Lastovo, che dal 1920 era sotto sovranita italiana, per un bre¬ ve riposo le navi della flotta italiana si fermarono alia Bocca di Cattaro/ Kotor con circa 2.500 militari. Un gruppo di partigiani locali, compo- sto da 5 membri e 3 mitragliatrici, riusci a disarmare tutti i 2.500 mili¬ tari con un generale. Tra i disarmati, 60 italiani raggiunsero il battaglione Garibaldi costituito dagli italiani a Spalato/Split il 24 settembre 1943. L’arrivo dei tedeschi in Dalmazia signified tra 1’altro la cattura di un numero considerevole di militari ed ufficiali italiani. Nelle vicinanze di Spalato/Split (Trilj, Sinj) i tedeschi uccisero, il 1° ottobre, tre generali con altri 48 ufficiali ed altri milita¬ ri ignoti. Da un’indagine, effettuata dopo la guerra, si poterono identi- ficare “nominativamente” nella zona di Spalato/Split e Traii/Trogir 53 civili e 43 guardie di pubblica sicu- rezza uccisi dai partigiani. Ma ancor 336 Atlante storico dell'Adriatico orientate I primi nuclei della resistenza popolare qualche parte sul Carso. Foto: GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943-1954. prima dell’8 settembre la pubblica si- curezza aveva avuto 6 morti, 10 cara¬ binieri e 15 della guardia di finanza. Nelle altre localita della Dalmazia, al di fuori di Zara/Zadar, SpalatoSplit e Trau/Trogir, furono identificati 44 civili, 18 guardie di pubblica si- curezza, 16 guardie di finanza e 30 carabinieri uccisi dai partigiani, che erano per lo piii gli abitanti locali giuntisi, dopo 1941, come collabo- razionisti alle autorita italiane d’oc- cupazione. Nella lettera - in data 2 gennaio 1944 - di Coceani a Dolfin, capo della Segreteria di Mussolini (RSI) dice tra l’altro:“Don Merlo e ritornato in Dalmazia anche nella speranza di convincere gli italiani a partire. Molti di questi italiani non lasceranno la Dalmazia. Si calcola che in questo periodo ci siano a Spa- lato, Trau, Castella ed a Sinio ancora oltre un migliaio d’italiani di cui un centinaio cittadini delle vecchie pro¬ vince. Molti hanno sposato donne del posto ed in massima parte slave. Negli ultimi tempi sono stati cele- brati qualche centinaio di matrimo- ni. Per i nuovi vincoli di parentela e per motivi di interesse, moltissimi non intendono partire”. Ragusa/Dubrovnik A Ragusa/Dubrovnik, il generale Piazzoni, comandante del IV Corpo d’Armata, predicava il “buonsenso” ai soldati recalcitranti. Diverso fu l’atteggiamento di un suo genera¬ le, Giuseppe dAmico, comandante della divisione Marche, e di Spinacci, della Messina. D’Amico esorto i suoi uomini alia lotta. Per le strade di Ra- gusa si accese una violenta battaglia contro i tedeschi. Battaglia breve ed impari, nella quale gli italiani cadde- ro a decine e dAmico, catturato, fu finito con un colpo alia nuca. Anche Spinacci con i suoi resistette quattro giorni. Morira in Germania. Zara/Zadar Dopo l’armistizio, il comando ita- liano, consegno la truppa al nemi- co, ordinando la resa ai suoi 15.000 uomini della divisione Zara. La stessa cosa accadde con i militari del comando Fronte a terra che si rese- ro disponibili alia resistenza antite- desca. Dopo Farrivo dei tedeschi i duemila militari italiani della Fronte a terra furono arrestati e spediti il 18 settembre, via Bosnia (Bihac), in vagoni per la ghiaia, verso il Belgio dove mangiarono per la prima volta dopo una settimana di viaggio senza cibo. Isola di Lissa/Vis Uno dei casi piii emblematici del¬ la “vendetta” contro gli italiani fu senz’altro quello dell’isola di Lis- sa, dove i fascisti per rappresaglia, perche i partigiani non vollero re- stituire le armi rubate il 15 agosto nella localita di Hum, uccisero venti ostaggi locali nella seconda meta di agosto, quando si conosceva gia per- fettamente la sorte dell’occupazio- ne italiana in Dalmazia. Uno degli ostaggi, poi rilasciato, si ricordava di aver visto piangere un militare ita- liano, mentre loro furono portati sul posto di fucilazione. I colpevoli di questi crimini furono rintracciati a Spalato/Split - dove si erano rifugia- ti - subito dopo Farmistizio e ricon- dotti sull’isola dove furono uccisi il 1° ottobre. La popolazione locale dissotterro la salma del principale colpevole per Feccidio d’agosto e lincio il cadavere, che fu finalmen- te trainato dai partigiani verso l’alto mare. Con loro furono uccisi anche alcu- ni abitanti locali (in totale 15 croati e italiani) perche “sospettati di aver tradito gli ostaggi” uccisi nell’agosto e “spie tedesche”. Al resto dei milita' ri italiani fu presentata una richiesta di giungersi ai partigiani nella lot' ta contro i tedeschi. Circa trecento militari italiani furono riportati da Lissa/Vis con i pescherecci in Italia sotto il controllo degli anglo-ameri' cani, mentre alcuni di loro raggim 1 ' sero il movimento partigiano. Tra questi c’era anche il medico militate Dr Pietro Ubertalli. Una simile si' tuazione si presento un po’ dapp er ' tutto in Dalmazia dove c’erano 1 reparti italiani. Alla stragrande mag' gioranza di essi si facilito, con turn i mezzi, il ritorno in Italia, mentre una piccola parte dei militari italian 1 si aggiunse al movimento partigian 0 per combattere contro le forze tede' sche Montenegro Alla data dell’armistizio, in Monte' negro erano dislocate quattro divt' sioni italiane. Differenti furono l e reazioni ed il comportamento delk varie unita all’ordine di consegnars 1 ai tedeschi. La Taurinense compatta> decise fin dal 15 settembre, di notf arrendersi e di attaccare gli ex-al' leati; la Venezia, essendo a preside di una zona controllata dai cetti^ (formazioni nazionaliste, filo-m 0 ' narchico, organizzate dal general Mihajlovic) tenne a bada tutti coO lunghe e complicate trattative 111 attesa che si chiarisse la situaziot> e ' L '.Emilia si imbarco in parte e alk rinfusa, su tre piroscafi, riparando * 18 settembre a Bari e lasciando c * r ( ca duemila uomini che si arresero al tedeschi. La Ferrara, fin dal priro 0 giorno, si schiero compatta a fia 11 co dei tedeschi, perche gli uffi c ‘ a ^ I f seconda guerra mondiale (1939-1945) 337 dconobbero “di non potere com- battere contro i tedeschi perche di sentimenti fascisti”. Nelle settimane successive questi amici dei tedeschi furono awiati, anch’essi, ai campi d internamento. Nelle scelte delle quattro divisioni si compendiano tu tti i comportamenti seguiti dai re parti, che furono colti dall’armi- s bzio, tanto oltre i confini dell’Italia uietropolitana quanto nella penisola a Ppenninica. ^el Montenegro i militari italiani della divisione Taurinense e Vene- Zla raggiunsero per primi le file dei htnik, ma dopo le sconfitte, inflitte dai tedeschi, all’inizio del ottobre d3 si unirono (ad eccezione dei re- parti della Milizia fascista che passa- r °no ai tedeschi) nelle unita di par- ^giani titini. I cetnik furono alleati ^ediocri, e insicuri. Furono soprat- Ntto amici dei tedeschi, e spararono v °lentieri sugli italiani, che avevano tasciato una parte delle loro armi ai partigiani titini e un po’ piu tardi, Uri prestito in denaro di 23 milioni d' lire. II 23 settembre si generalizzo scontro con i tedeschi dal quale italiani uscirono pesantemente Sc onfitti. Vista la disperata situazio- ne , le unita italiane presero contat- 11 c on i partigiani titini, che fin da allora erano praticamente assenti in Montenegro. II 13 ottobre, quando ^ Italia dichiaro guerra alia Germa- ^'a. c’erano in Montenegro, accan- to ai partigiani nazional-comunisti, Clrc a 12.600 militari italiani, men- tre i tedeschi ne avevano catturati cir ca 8.000. ^°cche di Cattaro/Kotor ^ tnassimo colpevole di insipienza Ve nne raggiunto a Cattaro/Kotor ^Unesso all’Italia nel 1941). L’8 set- te mbre furo no lasciati sbarcare tran- ^uillamente 700 tedeschi, che il 12 °ccuparono la citta con l’aiuto dei s °praggiunti reparti motorizzati. II Cor nputo ufficiale della Marina pre- cisa in 6.200 il numero dei militari sgombrati dalle Bocche di Cattaro/ Kotor, fra I’ll ed il 15 settembre. I difensori dell’imbarcamento com- batterono per tre giorni ma quando videro partire le due navi, non sep- pero sopportare il profondo scora- mento e si sbandarono, riunendosi poi per darsi prigionieri. Nel golfo di Cattaro/Kotor fu silurato da un sommergibile tedesco un piroscafo, proveniente dall’isola di Saseno/Sa- zeno (Albania). I militari italiani che si trovarono nelle Bocche di Cattaro/Kotor dovettero affrontare, alia fine di settembre, duri combat- timenti contro i tedeschi. Rimasero a terra, tra morti e feriti, oltre cento soldati italiani. Albania In Albania nel settembre 1943, dove operava la IX Armata c’erano in to ta¬ le 25.000 soldati italiani. Il generate Dalmazzo diede l’ordine di cedere le armi ai tedeschi. Alcuni reparti ita¬ liani ed in particolar modo i reparti delle Camicie Nere si misero subito a disposizione dei loro alleati germa- nici. Vista questa comprensione da parte dei comandi italiani, i tedeschi ri uscirono occupare gia 1’8 settembre alcuni punti strategici, come il porto di Valona/Vlore. Allorche le divisio¬ ni tedesche penetrarono in Albania si affiancarono a esse due reggimenti albanesi e varie bande gia filoitalia- ne, che operavano in Kosovo. Tali e altri gruppi si distinsero nel dare la caccia agli italiani per consegnarli ai tedeschi. Tra gli altri furono uccisi dagli albanesi il generate Chimimel- lo e tutti gli ufficiali del comando della Divisione Perugia. In totale 180 ufficiali italiani furono uccisi in Albania. Sin dal 29 settembre oltre ventimila soldati italiani si nascose- ro in montagna. Una parte di mi¬ litari italiani (reparti della divisione Arezzo) si unirono pero, ai tedeschi ed incendiarono alcune localita nel¬ la regione di Pogradeci. Sin dal 29 settembre, oltre ventimila soldati italiani, erano fuggiti in montagna anziche arrendersi come prigionieri ai tedeschi. Ancora nel mese di mar- zo 1944 c’erano nelle montagne al¬ banesi circa 12.000 militari italiani, che dopo essere sfuggiti all’offensiva tedesca erano ritornati nelle fami- glie presso le quali avevano trovato asilo e lavoro. Di questi uomini un battaglione denominato Antonio Gramsci combatteva accanto ai par¬ tigiani albanesi. Nel giro di qualche mese quasi tutti i militari italiani, disarmati e per la maggior parte de- predati di tutto, furono catturati dai tedeschi e mandati tutti a piedi ver¬ so la prigionia. Pisino/Pazin sull’orlo della Foiba, torrente carsico che scorre attraverso queste terre. Foto: Venezia Giulia e Friuli, Milano, TCI, 1955. Pisino/Pazin - il castello Monteccucoli gia residenza feudale dei conti di Pisino, e una costruzione del secolo XVI con aggiunte do epoca posteriore, ma la sua fondazione risa- le al XII secolo. Dentro le sue mura si sono svolti i “p rocess i” contro i “fascisti” istriani nell’autunno ’43. 338 Atlante storico dell’Adriatico orientcM L’espatrio della popolazione della Dalmazia (1943/44) Nelle settimane dopo l’armistizio con l’ltalia nel settembre 1943 la popolazione in fuga dai tedeschi, ed ancor di piu vittima della pro¬ paganda comunisra, emigro su al- cune isole dalmate. Per risolvere il problema di questi profughi, specie sull’isola di Lissa/Vis, fu deciso in comune accordo tra le autorita par- tigiane e quelle anglo-americane di espatriare una parte della popola¬ zione dalmata verso altri paesi. Il primo gruppo di 2.600 persone fu imbarcato, il 30 dicembre 1943, a Comisa/Komiza sull’isola di Lissa/ Vis e trasferito a Bari, in Italia sotto l’occupazione anglo-americana. A Bari si trovavano anche grandissi- me basi con militari slavi - prove- nienti dalla Venezia Giulia italiana - che erano stati arruolati senza armi nei cosiddetti battaglioni spe- ciali (di lavoro). I collegamenti marittimi con Bari andavano dun- que in due direzioni da una parte i militari slavi verso la Dalmazia e da qui i profughi ed i feriti milita¬ ri partigiani verso l’ltalia meridio- nale. Nel periodo dal 9 settembre 1943 fino al 15 maggio 1945, pas- sarono attraverso i campi d’acco- glienza nell’Italia meridionale oltre 80.000 persone; 40.000 profughi; 35.000 combattenti dell’esercito jugoslavo (filocomunista) spediti in Jugoslavia ed altri 12.000 mi¬ litari feriti, che furono spediti per cure mediche in Italia. I campi per i profughi slavi si trovavano nelle localita di Carbonara, Tuturano e Taranto e da queste localita furono trasferiti verso S. Maria di Leuca, S. Maria di Bagno, S. Cesarea, e S. Maria di Maglie. Nei campi ci furono costantemente da 5.000 a 7.000 dalmati, che organizzarono anche attivita sociali (scuole, p.e.). All’inizio del gennaio 1944 fu deci¬ so di trasferire tutte queste persone ad El Shatt in Egitto dove furono trasportati fino al 15 febbraio 1944 28.120 dalmati mentre in Italia ri- masero altre 11.554 persone. Anche se per questa gente fu fatto il Un gruppo di partigiani della l a brigata d’assalto albanese. Il primo da destra in ultima fila e Mahmud Shehu (classe 1913). Dopo la guerra fu capo di stato maggiore e nel pe¬ riodo 1954-1981 presidente del governo albanese. Secondo le fond ufficiali (comuniste) dell’epoca egli si suicido nel 1981. Foto: Boj pod Olimpom, Sloveni v NOB Makedonije, Grcije in Albanije 1941-1945, Ljubljana/Koper, 1984. Prigionieri italiani deportati in Polonia- Foto: Il Giorno del 25 aprile 1973. Spalato, novembre 1943, soldati tedesd 11 procedono all’impiccagione dei civili- F° t0 ' Gente del marzo 1961 (supp.). massimo che si poteva fare, la mol' talita fu piuttosto alta (a causa del' la vecchiaia e delle malattie) e cos* perirono in El Shatt 715 dalmaU’ mentre altri 345 profughi erat>° morti in Italia. Il rimpatrio di q ue ' sta gente inizio I’ll aprile 1945 e l’ultimo gruppo torno il 24 mai' z ° 1946. Oltre ai morti, non tornarod 0 coloro che avevano coho l’occasiod e di emigrare dall’Egitto verso l’Am e rica, specie la popolazione pr° ve niente da Comisa/Komiza che, oh fe mare avevano gia i parenti emig ratl in tempi prebellici. LITORALE ADRIATICO (ADRIATISCHES KUSTENLAND, 1943-1945) DalParmistizio con l’ltaiia alio s barco alleato in Normandia (settembre 1943 - giugno 1944) I tedeschi occuparono gia nei primi giorni dopo l’armistizio tutta l’lta- settentrionale e centrale, tutto 1 Adriatico orientale e tutti i punti strategici sul percorso ferroviario e st radale Grecia-Germania (Austria). ^ e l mese di settembre ’43 furono Uc cise diverse migliaia di militari ’taliani sia in fuga sia sui campi di Battaglia (Montenegro, Dalmazia ec c.). Nella seconda fase, i tedeschi annientarono la resistenza popolare (guidata da elementi filo-comunisti e ^azionalisti) uccidendo, nel mese di Se ttembre ed ottobre, oltre duemila Persone in Istria, Gorizia e Trieste. terre dell’alto Adriatico furono P r aticamente annesse alia Germania e u na nuova entita amministradva, c hiamata Litorale Adriatico ( Adria - tlsc hes Kiistenland), fu costituita da Ur > agglomerato di territori, vale a dire l’ex “Provincia di Lubiana” (°ccupata dall’esercito italiano dal- ' aprile ’41 al settembre ’43) tutta la re gione della Venezia Giulia (pro- v >nce di Udine, Pola, Trieste, Go- r 'zia e Fiume con territori jugoslavi ar >nessi nel ’41) con alcune isole di Quarnero (jugoslave fino al 1941, e glia/Krk, p. e.). II commissario dell L: a zona d’occupazione tedesca Morale Adriatico il Gauleiter (capo del distretto) Friedrich Rainer, na- Zls ta di origine austriaca, si appog- 8*° alia grande borghesia triestina c °ntro lo “slavocomunismo” ed alle r 0l 'Ze clericali ed agli ex-ufficiali del- * esercito jugoslavo di Lubiana con- tr ° il “comunismo” in Slovenia. Vale a dire che, in cambio della collabo- r azione, i tedeschi garantirono alle vecchie strutture di potere i soldi e le poltrone entro un’apparente au- tonomia locale. Il Litorale Adriatico confinava ad occidente con la Zona d’operazione Prealpi, costituita dalle province italiane di Belluno, Bolza¬ no e Trento. La frontiera marittima (ammini- strativa) del Litorale Adriatico coin- cideva con quella dell’Istria fino al 1918, che passava a sud dell’isola di Veglia/Krk. Oltre questo confine c’era la Croazia “indipendente” ed il territorio (jugoslavo e Zara italiana) sotto l’occupazione tedesca. Tutte le terre dell’Adriatico orientale, a par¬ te qualche territorio con presenza partigiana, furono dunque, fino al- 1’ottobre ’44, sotto 1’occupazione te¬ desca e delle forze collaborazioniste. Sotto il controllo partigiano (jugo¬ slavo) c’erano solo l’isola di Lissa/Vis e l’adiacente isolotto di Busi/Bisevo, trasformate in un’importante base militare con un aeroporto militare britannico. L’occupazione tedesca nel Litora¬ le Adriatico si puo dividere in cin¬ que diverse fasi e ciascuna di esse va interpretata nel contesto storico dell’epoca: (1) il periodo dall’8 set¬ tembre ’43 al 10 giugno ’44 (sbarco degli anglo-americani in Norman¬ dia) quando i tedeschi nutrivano le speranze per un armistizio onorevo- le, tipo quello firmato dall’Italia; (2) il periodo dal giugno al novembre ’44, segnato da trattative per una tregua (parziale) tra le forze parti- giane (titine) e quelle tedesche, e 1’organizzazione di diverse linee di difesa in previsione di un possibile Zone di operazione Prealpi — Litorale Adriatico 1943-1945■ Fonte: BERTI, A., Viaggio nel pianeta nazista — Trieste, Buchenwlad, Langenstain, Milano, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia/Francoangeli, 2000. 340 Atlante storico dell’Adriatico orientok SPRACHENKARTE OER O PER A 770 CVS ZO NE hassta* - -i *6&ooo " "" —— - : -- -—--——_ _ _ La carta linguistica della Zona d’operazioni Litorale adriatico, secondo lo stato maggiore tedesco. Legenda: (le finestrine indicano da alto in basso) tedeschi, sloveni, croati, friulani, italiani, ungheresi. Primorske Novice del 23 aprile 1993. sbarco anglo-americano in Istria; (3) periodo dal novembre ’44-mar- zo ’45, con un certo modus vivendi tra la guerriglia titina ed i tedeschi del Litorale Adriatico; (4) l’inver- no e la primavera ’45, con il lento ritiro tedesco dalle terre dell’Adria- tico orientale e la strenua difesa di Fiume/Rijeka, nei mesi di marzo ed aprile, in previsione di un possibile ritiro del gruppo d’armata E (l’Eu- ropa sud-orientale) attraverso Villa Nevoso/Ilirska Bistrica - Postumia/ Postojna verso la Germania, o, in alternativa, verso Trieste; (5) la resa tedesca il 2 maggio agli anglo-ame- ricani in Italia (fino all’Isonzo) e le giornate dei terribili combattimen- ti (dal 1° all’8 maggio) nelle terre intorno a Fiume/Rijeka, Trieste ed Istria con la successiva resa tedesca il 7 maggio a Villa Nevoso/Ilirska Bistrica. Durante i primi quattro periodi le perdite tedesche furono insignificanti, mentre nello stesso tempo inflissero gravissimi danni sia alia resistenza popolare sia alia popo- lazione civile. Nelle ultime giornate di guerra i tedeschi ebbero diverse migliaia di morti e circa 30.000 mi- litari, con altri 15.000 soldati colla- borazionisti, finirono i loro giorni in prigionia. Massacri della popolazione civile in Istria - settembre ottobre ’43 I tedeschi riuscirono a catturare sul Canale di Leme, il 13 settembre 1943, 20 giovani (italiani e croati) e li passarono immediatamente per le armi. Nella localita di Canfana- ro furono uccisi - nell’insurrezione “generale” - tre militari tedeschi e fu incendiato un camion, i “ger- manici” - assistiti da fascisti locali - massacrarono ventitre civili, men¬ tre altri furono impiccati e tre case vennero date alle fiamme. Una tren- tina di persone furono uccise a meta settembre in altre localita dell’Istria centrale (Jadreski ecc.). Il sabato del 2 ottobre fu bombardata dal- l’aviazione tedesca per un’ora - con bombe incendiarie - la cittadina di Gimino/Zminj nell’Istria centrale e sotto le macerie troveranno la morte circa cinquanta persone e oltre cen¬ to furono i feriti. Il 5 ottobre furono uccisi nella localita di Grizili (Gi- mino/Zminj) trentadue civili e due feriti gravemente. Lo stesso giorno fu incendiato il villaggio di Zed (Gimino/Zminj) ed uccisero due persone. Sempre a Gimino/Zmin) (a Slivari) furono uccise il 6 ottobre 6 persone. Tra il 4 e 7 ottobre fu- rono passate per le armi 9 persone di Zarecje (Pisino/Pazin). Il caso pi u clamoroso e senz’altro quello di vil¬ la Cresini/Kresini dove, il 7 ottobre 1943, i partigiani sulla strada Can- fanaro-Giminio ferirono lievement e un motorista militare ed in seguito 1 tedeschi radunarono i 57 villici e H passarono per le armi. Tra gli assas- sinati c’erano 26 bambini al di sotto dei 15 anni (e tra loro 15 al di sotto dei sei). Una volta hnita l’opera di pacificazione a Cresini/Kresini gl* assassini degeneri partirono qualche chilometro piu lontano, a villa Ca- scargani/Kascergani e Zgrabljic, e d ammazzarono altri 64 uomini. H ^ ottobre, furono uccisi presso Can- fanaro/Kanfanar 19 combattent 1 partigiani. Si trattava come al solit° di contadini arruolati forzosamente e mandati in battaglia senza alcuna preparazione. A Villanova del Qu je ' to/Nova Vas diciannove abitanti se- gnalati falsamente — da tre fascist 1 locali rifugiatisi a Trieste dopo 1 settembre - come simpatizzanti de 1 partigiani, furono allineati al ed uccisi - il giorno 13 ottobre -c 0 * 1 raffiche di mitra davanti a tutto d paese, quale monito per chi si ribel' lava al ripristinato ordine. A Pad e ' na/Padna mons. Pietro Rensi cot> un gruppo di paesani raccolse neH £ strade del villaggio i corpi di ved 1 combattenti (meglio contadini) e ^ porto al cimitero su di un carro ag 1 ' 1 ' colo. Nell’entroterra di Capodistrm Koper furono uccise diverse cent* naia di persone e molti villaggi f Ll ijtorale Adriarico {Adriatisches Kiistenland, 1943-1945) 341 r °no incendiati. Nell’offensiva del 2 ottobre ’43 le unita tedesche, grazie a lla superiorita militare ed agli de¬ menti infiltrati dagli stessi tedeschi, duscirono ad annientare il resto del¬ la resistenza “popolare” nata dopo 1 armistizio con l’ltalia. Questo fu '1 caso della “battaglia” di Klivnik (Villa Nevoso/I. Bistrica) del 2 ot¬ tobre ’43, quando in un’imboscata dirono uccisi 62 contadini prelevati forzosamente dai loro campi qual- c he giorno prima. In quelle giornate 1 tedeschi uccisero diverse centinaia tit civili. II vescovo di Trieste-Capo- tltstria Santin scrisse nel mese d’ot- tobre: “La brutalita delle truppe che Itanno inveito contro le povere po- polazioni e superiore ad ogni imma- g'nazione. I colpiti, nella stragrande niaggioranza, sono degli innocen- 1:1 • Tutti questi eventi di storia lo- cale - del settembre ed ottobre ’43 ' s piegano, in buona parte, perche Uf ta resistenza inizialmente popolare Ptesto degenero in una rivoluzione c °munista (guerra civile) e che — d'azie ad un concorso di circostanze til stampo internazionale - permise ai comunisti jugoslavi di arrivare al P°tere alia fine della guerra. deportazioni dei militari u aliani, ebrei, resistenti e civili (settembre 1943 - febbraio 1945) Con l’arrivo dei tedeschi, le terre tl e ll alto Adriatico caddero in un c aos totale. Da una parte i tedeschi u ccidevano un po’ tutti (italiani, sla- V| > militari e civili) come se la gente l°sse una specie selvaggina. Seguiro- 110 le deportazioni dei prigionieri di § u erra italiani, ebrei, resistenti, fa- tttiliari dei primi e dei secondi anche Se colpevoli” di “parentela” o per- c ^e prelevati semplicemente come ° st aggi. Tutto questo faceva parte tldla politica di terrore con la quale C autorita tedesche, assistite dalle s ttutture locali sia quelle militari sia t)Uelle civili, vollero imporsi in una guerra gia da parecchio tempo per- duta per la Germania. Secondo uno studio accurato del- 1 ’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friu¬ li- Venezia Giulia - Trieste si e giunti ad una quantificazione della depor- tazione dal Litorale Adriatico in 8.220 residenti. Cifra valutata per difetto e che tuttavia corrisponde a circa un quinto della deportazione italiana. Furono circa settemila, tra il settembre ’43, gli ebrei vittime della Shoah italiana (sterminio de¬ gli ebrei): alcuni morirono nel Bel Paese, la maggior parte, furono tra- sferiti e uccisi nei Lager tedeschi. Su 123 deportati italiani, ben 74 partirono dal Litorale Adriatico, mentre su 43 convogli di deportati ebrei, ben 22 partirono da Trieste. In due prelievi successivi del 9 ot¬ tobre 1943 e del 19 gennaio furono portati via dal capoluogo giuliano settecentodieci ebrei ed a Gorizia, il 23 novembre, furono preleva¬ ti quarantacinque ebrei. Per ogni ebreo denunciato c’era una ricom- pensa in denaro, che a Trieste au- mentava a 10.000 lire, vale a dire i Cresini/Kresini - il monumento ai massacred dai militari tedeschi il 7 ottobre 1943. 342 Atlante storico deUAdriatico orient® Trieste 20 aprile 1944. In occasione del compleanno di Hitler, Friederich Rainer stringe la mano al federale fascista Ruzzier. Vicino a loro il generate Esposito, capo del comando regionale delle forze armate della Repubblica sociale italiana, e rappresentanti del potere civile a Trieste. Essi furono corresponsabili per le deportazioni ed il terrore tedesco e fascista dopo T8 settembre ’43. Foto: Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Trieste. soldi con i quali si poteva compra- re quasi due vacche. In quei giorni pieni di poverta e miseria umana furono in molti a non poter resi- stere ad una tale allettante oppor¬ tunity. Su 1.235 ebrei (residenti) deportati dal Litorale Adriatico (da Trieste circa 710, da Gorizia circa 300 e da Fiume il resto) nei campi di sterminio tedeschi ne soprawis- sero solo 39. Ai numeri degli ebrei residenti uccisi bisogna aggiungere gli israeliti provenienti dai campi di concentramento delle isole dalma- te e dall’Egeo che si trovavano solo di passaggio nella Risiera di Trie¬ ste. Lo storico fascista Pappo fece un elenco di 881 nominativi dei deportati di Trieste non ritornati, mentre altri 48 figuravano decedu- ti in Italia. Alla deportazione dei militari ita- liani ed ebrei seguirono migliaia di altri civili che dopo una breve incar- cerazione furono trasportati verso la Germania nelle condizioni piu brutali. Tra i deportati si trovavano tanto i resistenti catturati nei com- battimenti quanto gente presa nelle razzie, cioe civili prelevati per strada come ostaggi a volte degli interi vil- laggi con donne e bambini (Come- no/Komen, p. e.). Molti tra questi deportati riusciranno a soprawivere ed a ritornare a casa. La stessa cosa non vale per gli ebrei i quali furo¬ no deportati per il semplice fatto di essere appartenenti ad un’etnia di razza diversa. In questa catego- ria cadranno a volte, anche cattolici ed altri che furono solo imparentati con gli ebrei. Lo scopo della depor¬ tazione degli ebrei non fu il castigo e la prigionia, come nel caso degli altri deportati, ma lo sterminio nei lager. Anche quei pochi ebrei che poterono tornare a Trieste non han- no mai potuto recuperare i loro beni confiscati con il loro arresto durante la guerra. I campi di concentramento in Germania In Germania e nei territori sotto l’occupazione tedesca furono alle- stiti un centinaio di campi di con¬ centramento ed in alcuni di questi erano in funzione anche le camere a gas ed i crematori per lo stermi¬ nio di massa. Del campo di Dachau si ricorda il pittore goriziano Zo- ran Music (1909-2005), egli stesso per errore “ospite” di questo lager, il quale gli form l’ispirazione pe r tantissimi quadri che lo renderan- no tra i piu famosi pittori europei del XX secolo: “Al mattino uno si svegliava e trovava persone morte dappertutto. Verso sera i morti, i moribondi e quelli che erano credu- ti morti venivano accatastati, com e pezzi di legno, in mucchi alti un metro e mezzo o due. Una torretta allucinante che si muoveva, oscilla' Lapide per i defunti ebrei di Trieste. S u ‘ lapide al cimitero israelitico di Trieste son 0 indicati i nomi di 687 triestini caduti n e * campi di sterminio (...); 23 sono i redu° dai lager, i deportati certi sono percio / Secondo le altre fonti gli scomparsi vrebbero raggiungere la cifra di 800. F° t0 GRASSl, Trieste — Venezia Giulia. Litorale Adriatico (Adriatisches Kiistenland, 1943-1945) 343 V T scricchiolava: quei rumori erano gli ultimi gemiti umani. I morti ve- nivano anche buttati in bagno, in corridoi, ovunque. I morti si face¬ vano compagnia fra loro. La gente naoriva ovunque. Allora si diventa u na specie di macchina che gira non s * sa perche, apatica, senza anima; sembra di essere su un altro piane- ta , con regole assurde. Non c’e piu Posto per la logica. Non c’e piu sen- timento di pieta verso i morti. Sono degli oggetti e domani potremmo essere al loro posto. Ognuno agisce c ome un sonnambulo, un automa, ac cetta quest’irreale teatro, quest’as- surdita totale come una cosa ormai 'nevitabile”. Non c’e piu rispetto per i morti e questi ultimi servono addirittura per la soprawivenza dei vivi e cost in ttiolti campi di sterminio nazisti si Pratica il cannibalismo. Ne scrive il c °rnandante di Auschwitz: “Ho visto 'ftnumerevoli russi morire nell’atto di inghiottire una rapa o una pata- ta - Sopraffatti dai piu animaleschi !stinti di soprawivenza, si ridussero a non curarsi affatto della sorte dei eompagni e, nel loro egoismo, pen- s avano solo a se stessi. A Birkenau i c asi di cannibalismo non erano rari. Non erano piu esseri umani”. La Risiera - forno per lo sterminio di massa L grosso afflusso degli resistenti ed ebrei nelle terre del Litorale Adria¬ no {Adriatisches Kuestenland) co- strinse i tedeschi ad impiegare me- to di sbrigativi per l’eliminazione ^ei cadaveri. A Trieste fu aperto un c atnpo di smistamento per gli ebrei tri estini, militari italiani, resistenti, Clv ili ecc. nella vecchia pilatura di ris °» a San Sabba, nell’immediata Periferia della citta dove funzionava ar>che un forno crematorio. Lo sto- ric o triestino C. Schiffrer scriveva: Lssa divenne insieme caserma di Oc cupazione e prigione, centro di smistamento per gente destinata alia deportazione e luogo di esecuzioni capitali. Il forno poteva distruggere al massimo 70-80 cadaveri per vol- ta; esso entro i funzione la notte del 21 giugno 1944 per incenerire una quarantina di partigiani slavi rastrel- lati nella regione e da allora in poi rimase costantemente in funzione. Alcuni hanno calcolato in duemila almeno le vittime incenerite nella risiera”. Un altro forno crematorio era stato costruito dai prigionieri dei tedeschi dalla parte jugoslava del passo di Ljubelj dove i detenuti di tutta Europa costruirono, durante la guerra, il tunnel attraverso le alpi di Karawanke. Le assicurazioni che facevano affari con gli ebrei sterminati La macabra storia riguarda anche al- cune compagnie d’assicurazioni eu- ropee. Alcune di queste assicurazioni facevano affari insieme con le vitti¬ me e con i carnefici dell’Olocausto. Dagli ebrei incassavano i premi del- le polizze sulla vita. Dai nazisti in¬ cassavano i premi delle assicurazioni sui Lager: polizze contro il rischio di incendio delle baracche degli ebrei internati e contro il rischio di altri danni a materiali e macchinari delle fabbriche dei lavori forzati che, fino al ’45, funzionarono nei campi di sterminio. Protagoniste del maca- bro business non erano, pero, solo le compagnie tedesche schierate con il nazismo. Partner dell’affare erano anche due gruppi assicurativi italia¬ ni, noti per avere profonde radici nella comunita ebraica triestina: il gruppo delle Assicurazioni Genera¬ li e la Riunione adriatica di sicurta ambedue gestite all’epoca e dopo la guerra di nuovo da ebrei. I be- neficiari e i loro eredi soprawissuti denunciarono che gli impegni pre- si dalle compagnie non erano stati rispettati nel dopoguerra e reclama- no un risarcimento. Uno di loro ha Danica Tomazic e Stanko Vuk, vittime della lotta intestina nel movimento di resi- stenza, furono assassinati 1’ 11 marzo 1943 a Trieste. Foto: Zavadlav, Zdenko, Partiza- ni, ohvescevalci, jetniki - iz dosjeja Zavadlav 1944-1994 , Ljubljana, 1996. L’impiccagione degli ostaggi in Via Ghega (Trieste) il 24 aprile 1944. Lipa, a meta strada tra Fiume/Rijeka e Villa Nevoso/Ilirska Bistrica, dove fu compiuto il massacro di 259 civili il 30 aprile 1944. 344 Atlante storico dell’Adriatico oriental'e commentato: “Questo dimostra che le societa sapevano che i loro clienti venivano sterminati”. Solo a partire dal 2000 le Assicurazioni Generali hanno iniziato risarcire gli eredi del- le polizze assicurative. II carcere di Coroneo L’altro centro di detenzione e di smi- stamento dei prigionieri verso l’Eu- ropa centrale fu il carcere di Coroneo a Trieste ed altri luoghi di detenzione (Capodistria, Pola, ecc.). Ne scrive a proposito il vescovo Santin: “Le car- ceri sono troppo piene. E inumano mettere 20 persone dove ce ne do- vrebbero stare 5. Il carcere femmi- nile di Trieste p.e. ha la capienza di 80 persone e ve ne furono piu di 400 nelle giornate canicolari piu torride (...) Uomini e donne vengono sevi- ziati nel modo piu brutale. Vi sono dei particolari, che fanno inorridire. Giovani donne e persino minorenni vengono denudate completamente e si abusa di loro in modo osceno e crudele. Questi fatti sono inoppu- gnabili e per l’onore dell’umanita e per il buon nome dell’Italia”. I tede- schi risolsero pero il sovraffollamento del carcere di una maniera sbrigativa. Cost una volta finito il trattamento poliziesco i disgraziati (condannati a morte) finivano nella Risiera mentre J* t # » i a 107151 ss-srtumsatte 'Ix.rt .Serli.tt - Schi«ni«rf.. f * / ? R l © •IJ'SlatTinstJ Trijeatc *. ?Tef«fct Corict voi te >•* iETjecn© Trijwu nMtfiOVor* 9 tbSJ tOji BO - T^ajotii fcor©f*k** 1 f(isc®rap roll u knrUiifct a U»»iT:'rjr #rnJcpT»jjq(j|wj. rourAtnlKn /W~Ukam*- 1 ls.-nAn* lx nalaat ycotitrrtr.x ©to SeMl.fB ..■'box SAtlR »# 1* 35-0«oh».. adillf lttfar*.!?©© k»4. r.r»f«ut n *tanju nr*£tnatu r k.aiv’Ttvn) ls*ao » T*rtis»noki» rvJWTOliMSMi Rapporto sulk tregua tra partigiani e tedeschi nel Litorale Adriatico (luglio ’44). Il coman- dante delle unita SS Hradetzky informa i subalterni che: “Il prefetto Pace di Gorizia arrivo a concludere la tregua con alcune unita delle bande partigiane. Le unita dell’esercito tede- sco, SS e polizia hanno ricevuto l’ordine di sparare sulle bande solo se attaccate”. Fonte: Tudi mi smo umrli za domovino. Lipa il 29 aprile 1944 - l’edificio dove f u bruciata la popolazione locale pochi istanu prima del massacro. La costruzione della linea di difesa tedes# in Istria - Testate, autunno ’44. Foto: Sl<>' venska Istra v boju za svobodo. quelli piu fortunati erano trasferR 1 verso il Nord Europa e Mitteleuv°' pea dove finivano in diversi camp 1 di concentramento, tra i quali alctm 1 costruiti per lo sterminio di massa in non pochi sventurati, per sopi' aV ' vivere, praticavano il cannibalism^ Le opinioni della popolazione dell’alto Adriatico sulla guerra Con tutti questi orrori la gente no n sapeva piu a che santo votarsi. H el loro difficili momenti furono seim Ttorale Adriatico {Adriatisches Kiistenland, 1943-1945) 345 pre accompagnati e spesso salvati dalle carceri da preti e vescovi. Nello s tesso tempo ci furono, pero delle aspre critiche a proposito di papa Pio XII (1939-1958). Se infatti, ne lla maggior parte dei casi, si re- gistravano positivamente, pur senza tf oppe specificazioni, la devozione verso il pontefice, occorre rileva- re come in non poche occasioni vi fosse una certa tiepidezza, poco o Sc arso interesse verso la figura del P a pa, cost come, in alcune zone, pualche pregiudizio radicato sul te naa delle ricchezze vaticane. Nel Carso triestino si registravano poi, *o determinati paesi, una netta av- Ve rsione e addirittura 1’ “odium erga T Ponteficem ”, da collegarsi verosi- ^ilmente al diffondersi in loco del mo vi memo della resistenza nonche ada polemica aperta contro la Chie- s a in relazione alle questioni di na- z 'onalita. Anche in alcune localita agitate quasi al cento per cento dagli lta liani si deprecavano le voci contro d pontefice. Cosi il parroco d’Isola d Istria si lamentava: “Purtroppo propaganda calunniosa che vuol far vedere nel S. Padre la causa o un fautore della guerra ha trovato lar- 8 a condiscendenza”. A S. Giacomo Trieste, quartiere italo/sloveno) il Parroco esprimeva un quadro piu general izzato: ma le misure prese a c °ntrastare le opinioni awerse di- ^lanifestazione partigiana a Branica nel ) ette mbre 1944. Festeggiamenti popolari Pubblico e soppressione dei dissidenti d* n ascosto, erano le due facce della stessa ) e sistenza. Tra i resistenti ci fu una massa di 'dealisti spesso comandati dai banali assas- ^ n '- Foto: Biblioteca nazionale degli studi, T, Ueste. SOVRAZNE POSTOJANKE V SLOVENSKIISTRI OD OKTOBRA 1944 DALJE (g) NEU&KE ® faSistiCne (f£) faSistiCne -XMAS- ® KARABMXRSKE (Jj) USTA&KE ||> AJtrn [RUSKA GNFZOt ““ “ “ DAMSNJAOR2AVNAUEM ^KOZINA PIRAN /ill I KOPER^ IZOLA il male del mondo proviene dal Peccato originale. Per il comunista, '1 male del mondo deriva dall’istitu- Zl °ne della proprieta privata e dalla ^ivisione degli uomini in classi. Per '1 cristiano, la redenzione del mon- do dal peccato si ha con la morte deH’Uomo-Dio. Anche per i comu- n * s ti c’e una vittima espiatoria: e il proletarian). Cristianesimo, quindi; tTla rovesciato come un guanto”. Le due credenze offrono ai fedeli un m ondo piii ideale e mentre il cri- s banesimo promette una miglior v La solo dopo quella terrestre i co- ^unisti ofFrivano una societa ideale ne ll’immediato awenire, che stava P er sorgere sul radioso orizzon- te con il finire della guerra, vale a dire con l’arrivo dell’Armata rossa. Lurono in tanti a credere in queste promesse anche perche, dopo tan- rtssime delusioni, fu l’unica cosa c Le era rimasta a questi disereda- ll - Travolti nel vortice della guerra dalla barbarie nazi-fascista e con 1 'nganno da diversi propagandist!, ftirono il nucleo duro della resisten- Za che all’epoca voleva dire anche nvoluzione“. Le aspirazioni comu- rhste ed il fanatismo di una parte della resistenza, con la loro cecita davanti alle vittime ed ai sacrifici, er ano evidenti sin dal solo inizio dell insurrezione. ^e ambizioni comuniste dell’eserci- to partigiano jugoslavo furono note a rutti, anche agli occidentali che av evano rifornito con immensi aiuti ^ateriali ed umani questa travaglia- ta resistenza. Il rappresentante bri- tannico presso l’esercito partigiano MacLean awerti a proposito delle intenzioni comuniste di Tito an¬ che il premier britannico Winston Churchill (1874-1965) e questi disse: “Avete l’intenzione di vivere dopo la guerra in Jugoslavia?’, ed io risposi di ‘no’. E Churchill concluse: ‘Nemmeno io ed in conseguenza il meno possibile ci occuperemo del loro governo postbellico e la miglior cosa. Che decidano loro stessi. A noi interessa chi dei due contendenti fa piii danni ai tedeschi’”. Quando le autorita britanniche decisero di ab- bandonare i cetnik (resistenza na- zionale monarchica e filo-serba) nel febbraio 1943 e di rifornire Tito di armi e munizioni, consegnarono la Jugoslavia ai comunisti. Quando i britannici decisero, dietro consiglio degli ufficiali di collegamento am- miratori della ELAS (resistenza filo- comunista greca) di rafforzare que¬ sta militarmente, diedero il via alia guerra civile che per oltre quattro anni insanguino allora la Grecia. La spiegazione per tutto questo si tro- va in parte nel fatto, scoperto solo a meta degli anni sessanta, doe che una parte degli ufficiali SOE (servizi d’informazione britannici) erano al soldo del Kremlino. La degenerazione della resistenza “popolare” Dopo tantissime tragedie dovute ai massacri compiuti dai tedeschi, le bande partigiane sparirono quasi del tutto e quel poco che ne rimase presto degenero. Il fervore antitede- sco ed antifascista, che certamente esisteva tra la popolazione locale, fu canalizzato negli interessi perso- nali di alcuni comandi partigiani. L’arruolamento forzato nelle file della guerriglia, la confisca di cibo ed in generale il terrore esercitato sulla popolazione civile fece si che il comando partigiano convoco, nel I reparti cosacchi impiegati dai tedeschi nell’alto Friuli. Foto: GRASSI, Trieste Vene¬ zia Giulia 1943-1954. Gruppo di partigiani della Brigata Trieste, che nella notte tra l’otto e il nove agosto ’44 fece saltare il viadotto ferroviario nei pressi di San Giovanni di Duino. Essi era¬ no ignari dell’accordo sulla tregua concluso tra i partigiani sloveni ed i tedeschi. Foto: E. Delfabro. mese di maggio ’44, cinque capi del Distaccamento district (Istrski odred) e quattro di loro furono fucilati, mentre il quinto fu degradato. La propaganda titina parlo volentieri delle deviazioni e della resistenza “popolare”, cosicche la stragrande maggioranza della popolazione gia allora capi che tipo di liberazione si stava preparando e le simpatie per il “movimento di liberazione” spa¬ rirono quasi del tutto in moltissimi territori dove agiva la resistenza filo- comunista. Per questa ragione furono realizzati arruolamenti coatti, con le uccisioni dei “nemici del popolo”, spesso vici- ni di casa ostili alia guerriglia awen- turiera ed irresponsabile. Solo nel triangolo Pirano-Trieste-Villa Nevo- 348 Atlante storico dell’Adriatico oriental so/Ilirska Bistrica furono uccise, nel periodo che va dall’armistizio con Fltalia fino all’arrivo dell’esercito jugoslavo nel maggio ’45, quasi cin- quecento abitanti locali. Si trattava in stragrande maggioranza di sloveni che erano caduti in un circolo vizio- so (della guerriglia), di regolamenti di vecchi conti personali, quelli piu agiati furono vittime dei procedi- menu “rivoluzionari” che avevano lo scopo di eliminare tantissimi debiti accumulati presso commercianti ed osti. II numero dei giovani arruolati che furono uccisi dai propri supe- riori oltrepassa duecento uomini, sia perche non volevano combattere sia perche non erano disposti a parteci- pare ai massacri degli innocenti. Su questo stesso territorio furono ucci¬ si, tra carabinieri e finanzieri circa cento uomini. I primi furono piut- tosto favorevoli alia resistenza i se- condi un po’ meno. In selva di Tar- nova (Gorizia) operavano i giudici rivoluzionari (assassini e comunisti di Lubiana) e qui furono massacrate diverse centinaia di persone nelle lo- calita di Zgornje e Dolenje Tribuse, Cerkno, Idria, ecc.. Dai comuni di Capodistria, Isola, Pirano e le terre del carso intorno a Trieste riuscirono ad arruolare 3.700 giovani nel Distaccamento d’Istria e su questo numero circa 830 caddero nei combattimenti. I soldati dell’esercito della Repubblica so- ciale italiana (stato fantoccio di Hitler). Nella seconda fila a sinistra e ben visibile un sottoufficiale tedesco, che fu supervisore degli ufficiali fascisd. Foto: GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943-1954. Tra i caduti c’erano solo 66 italiani (12 d’Isola/Izola, 3 da San Dorligo della valle/Dolina, 23 da Capodi- stria/Koper e 29 da Pirano/Piran). La bassa percentuale degli italiani era dovuta al fatto che gli arruola- menti coatti non si facevano nelle citta italiane per la semplice ragione che i loro abitanti non erano favo¬ revoli per una soluzione jugoslava per la futura frontiera italo-jugosla- va. Piuttosto l’elevato numero dei caduti italiani si trovava nelle unita triestine e quelle di Muggia ed in alcune unita della resistenza “italia¬ na” (Pino Budicin, p.e.) posta sotto il controllo degli slavi. Lo sbarco anglo-americano in Istria e la tregua tra partigiani e tedeschi - (luglio-agosto ’44) Per impedire lo sbarco degli alleati in Istria, i tedeschi cominciarono con la costruzione delle fortificazio- ni lungo mare e nello stesso tempo rafforzarono la linea di difesa con le unita di artiglieria tedesche e della Repubblica sociale italiana (RSI). A parte la linea di difesa nella vicinan- za del mare furono scavate le trincee e costruiti fortini sul percorso che andava da Duino (Trieste), nel mar Adriatico, lungo l’lsonzo e Gorizia/ Gorica, Tolmino/Tolmin, Caporet- to/Kobarid e Plezzo/Bovec dove ai tedeschi sarebbero potute servire le fortificazioni della prima guerra mondiale. Su questa linea i tedeschi prevedevano di dover fronteggiare gli anglo-americani, se avesse dovu- to cedere la “linea gotica” in Italia. Per finire i lavori di rafforzamento, mobilitarono mold civili ed a Postu- mia/Postojna, tutte le persone dai 14 ai 45 anni di eta. I tedeschi aumen- tarono anche - alia fine d’agosto - il numero degli effettivi che passarono in Istria da 20.000 a 40.000 militari, mentre diminui il numero dei mili¬ tari tedeschi a Lubiana da 22.200 circa a 15.000 uomini. In compen- so a Lubiana aumento il numero dei giovani arruolati forzosamente nelle file collaborazioniste {domo brand)- 1 partigiani contavano allora qualche migliaio di uomini e le forze colb' borazioniste slovene ( domo brand ) arrivarono pressoche alio stesso nu- mero di 5.000 unita. Dopo lo sbarco degli anglo-ameri' cani in Normandia il 10 giugno 44 i tedeschi temettero che una tale invasione potesse accadere anche in Istria. Per prepararsi ad una tale eventualita fu conclusa la tregua tra i partigiani sloveni ed i tedeschi il 4 luglio a Renee (Gorizia). Il cessate il fuoco che si estendeva sul territO' rio d’Udine, Istria e Fiume fu quasi assoluto e duro fino all’ll agosto, quando Josip Broz Tito ritorno dab l’incontro con Winston Churchil in Italia con la notizia che gli angl°' americani non avevano l’intenzion e di aprire un nuovo fronte nell’ah 0 Adriatico. Alla meta di agosto l e ostilita ripresero, pero rispettando un modus vivendi tra le due forze- I partigiani continuarono a non attaC' care le vie di comunicazione, mentre i tedeschi smisero con le incursion 1 contro le basi della guerriglia e con i massacri della popolazione civile Le ostilita ripresero nel mese d’otto' bre, quando inizio l’offensiva g ene ' rale contro i tedeschi in Jugoslavia' In quel mese fu formato alia svelta e senza alcun preparativo il battaglm ne garibaldino Alma Vivoda com posto perlopiu dai giovani triestim e muggesani. Il battaglione fu c,t condato e sterminato 25 novemb re ’44 nei presi di Cucciani/Kucibreg £ Toppolo in Belvedere/Topolovec 0 a valle di Dragogna/Dragonja). Ohi e cento partigiani stremati dagli stem 1 e dal tifo furono sorpresi durante riposo e uccisi in una piccola dolim 1 ' Una cosa e certa, mentre i tedeschi e miliziani fascisti consumavano 1 eC cidio, il comandante dei resistem 1 A & si trovava al sicuro a Kucibreg, eCl nessuno era venuto in mente di ° r Ltorale Adriatico (Adriatisches Kiistenland, 1943-1945) 349 ganizzare un qualunque servizio di guardia. L’inverno 44/45 fu rigido ed a causa della lunga guerra la vita quotidiana fu particolarmente travagliata. I par- dgiani dell battaglione Pino Budicin (unita italiana d’Istria, composta perlopiu dagli slavi) erano talmente affamati nei pressi di Vipacco/Vipa- Va > che cucinarono le loro pianelle e, dopo averle mangiate, camminaro- n ° scalzi sulla neve. Per rimediare un P° alia gravissima situazione econo- dica e sociale i tedeschi iniziarono allora a rifornire la popolazione di c erte regioni (Ajdussina/Ajdovscina, ec c.) con aiuti alimentari pur sa- P e ndo benissimo che una parte di 9 u esti mezzi di sussistenza sarebbe- r ° finiti nelle mani della guerriglia a ntitedesca. Fdi osovani e la resistenza nel Friuli orientale (1943-1945) F>opo l’armistizio, c’erano nei bo- Sc hi fra Cividale e Gemona, molti 8 f uppi di ex soldati. Tra la popola- Zl °ne locale ed i gruppetti dei fug- giaschi c’era in tutti molta paura, ess endo palese l’incertezza dell’av- Ve uire: da una parte, i tedeschi che c °rninciavano le deportazioni, dal- ' a hta le bande Slovene che facevano 9 u alche puntata nella zona, nonche a bre bande organizzate, italiane, c ue con l’alibi del partigiano (ave- Va no il capello con la Stella rossa) in rea ha si dedicavano ad ogni tipo di v *olenza. Alla riunione costituente ^dla Osoppo ( osovani , per lo piu ex-alpini della divisione Julia in Friuli), nell’autunno ’43, il fondato- re dell’unita don Ascanio De Luca disse: “Noi dobbiamo opporci ai P r °getti degli slavi, perche siamo friulani e quindi italiani. Nel caso d°bbiamo anche combattere. Io ho armi”.. Dunque i nemici da com- battere erano i partigiani slavi che ^riavano a staccare la Slavia italiana (V< er >eto sloveno/ Benecija) dall’Ita¬ lia. Tra gli sloveni stessi del Veneto sloveno ( Benecija ) c’era pochissimo entusiasmo per la lotta partigiana (filo-jugoslava), in particolar modo dopo gli arruolamenti forzati del settembre ’43. Gli esponenti dei partigiani gari- baldini (filocomunisti) friulani “ac- cusavano” la Osoppo di non avere indicato chiaramente il nemico da combattere, nonche di non avere considerato gli slavi alleati alio stesso livello dei francesi, degli americani, eccetera. A queste affermazioni ri- spose Gervasutti in II giorno nero di Porzus: “Che la Osoppo non avesse indicato i nemici da combattere e falso. Se fosse vero quanto (si) af- ferma, bisognerebbe allora chiedersi anzitutto per quale motivo i ‘fazzo- letti verdi” andarono in montagna. Per giocare a nascondino? Ci sono quasi mille morti nell’albo della Osoppo. Non si sono ammazzati fra loro”. Male addestrati e spesso forzosa- mente arruolati - gia nel settembre ’44 scarseggiavano tanto le armi quanto le munizioni - gli osovani pagheranno caro la “tattica monte- negrina” suggerita da don Ascanio che confondeva la spada con la cro- ce. Dalla lista degli “Osovani ca- duti e dispersi” (oltre 850 persone) allegata al libro di Gervasutti risul- ta che tra questi uomini ed alcune donne, oltre cinquecento furono catturati dai tedeschi e loro colla- borazionisti e un 10-15 percento fu subito passato per le armi, men- tre il resto termino i propri giorni nei campi di concentramento in Germania o nelle carceri italiane. Circa duecento osovani morirono in combattimento ed il resto per cause diverse (tra l’altro 19 assassi- nati dai garibaldini). Oltre a que¬ ste catastrofiche cifre dei morti bi- sogna aggiungere che la guerriglia provoco - a causa delle rappresaglie nazi-fasciste - l’incendio di diversi villaggi e le mattanze di civili. La risiera di San Sabba a Trieste dove funzio- nava un crematorio tedesco per la gente uc- cisa. Foto: Slovensko. Istra v boju za svobodo. I cosacchi in Carnia I tedeschi portarono nel Litorale Adriatico anche diverse unita col- laborazioniste ( domobranci sloveni, militari della Croazia “indipenden- te”, italiani della RSI, serbi del- l’esercito di Ljotic, ecc.). Tra tutti si distinsero pero i cosacchi, che stufi del potere sovietico si schierarono con l’esercito tedesco. Circa 20 mila con al seguito famiglie, migliaia di cavalli, dromedari e carri - affluiro- no nelle Prealpi Carniche fra il 1° lu- glio e 1’agosto 1944. La propaganda tedesca li presento come “i nemici irriducibili del comunismo pronti a combattere le bande comuniste del Kuestenland adriatico II 26 luglio ’44, il garibaldino Pietro Pascoli ( Carnicus ), invio al CLN di Udine un rapporto sulla situazione in Carnia: “Tra i componenti del¬ la Brigata Garibaldi e quelli della Brigata Osoppo non corrono buo- ni rapporti. I due gruppi si sovrap- pongono nel medesimo territorio, si presentano l’un dopo l’altro a prele- vare generi e oggetti, lasciando scon- certata la popolazione e creando fra loro attriti e discrepanze che danno luogo anche a incidenti, terminati col disarmo (...) La Carnia e una re- gione eccentrica, che costituisce una sacca chiusa dalle Alpi, con una sola via principale d’accesso, la Valle del Tagliamento: doe, che pud venire bloccata e isolata facilmente”. Nella spedizione punitiva dei co¬ sacchi in Carnia - nell’ottobre ’44 - saccheggiarono completamente 350 Atlante storico dellAdriatico oriental Le unita cetnik (nazionalisti monarchici) negli ultimi giorni di guerra. quattro paesi, dopo averne messo in fuga gli abitanti, come a Cadunga e a Cedarchis; complessivamente, oltre duemila persone rimasero senza ve¬ suri, senza coperte, senza masserizie; andarono perduti oltre duemila capi di bestiame. Migliaia di persone fu- rono bastonate e picchiate, quattor- dici furono uccise, circa cinquecento arrestate e deportate in Germania; un centinaio di donne, giovani e vec- chie, furono violentate, talvolta sotto gli occhi dei famigliari. Dopo alcu- ni scontri e scaramucce nella regio- ne di Nimis i nazifascisti passarono al contrattacco e nel settembre ’44 furono pesantemente sconfitti tanto i garibaldini - che passarono sotto il comando dell’iX Corpus sloveno - quanto gli osovani che si ritirarono nelle malghe di Porzus. I resistenti la- sciarono dietro di se la popolazione civile che rimase alia merce dei nazi¬ fascisti. La ferocia degli invasori non conobbe freni: 27 civili furono fuci- lati, 98 deportati in campi di stermi- nio, da dove non fecero piu ritorno; interi paesi furono dati alia fiamme ed andarono distrutte 452 case e 318 stalle insieme al bestiame. L’eccidio di Porzus — febbraio ’45 Nella divisione Osoppo Finflusso cattolico e la polemica anticomunista (e antislava) furono prevalenti anche nei momenti di formale accordo con le unita Garibaldi. Gli organizzatori di questi gruppi erano preti cattolici - con la benedizione dell’arcivescovo di Udine Nogara, che fu ritenuto da mold il vero capo dell’Osoppo. Si tratta dello stesso grande idolatra del fascismo che nel 1933 proibi l’uso delle lingue locali (sloveno, tedesco ecc.) persino nella confessione. Gli osovani , resistenti della divisione Osoppo, erano per una soluzione monarchico-badogliana, e tra l’altro la preservazione della Venezia Giulia entro le frontiere dell’Italia mentre l partigiani garibaldini erano dispose per una soluzione negoziata, con gli sloveni, in merito ai futuri con- fini orientali dell’Italia. Nel febbraio 1945 furono awiate le trattative fra la Brigata Osoppo, l’Organizzazio' ne Franchi (servizio d’informazioni collegato all’IS, Inteligence Service, u servizio segreto inglese) ed i fascist! della X MAS (unita d’assalto, p er ' lopiu volontari) per costituire uno schieramento comune che si con- trapponesse agli jugoslavi dopo la sconfitta dei tedeschi. Il 7 febbraio a Porzus (in sloveno Porcinj), i g a ' ribaldini fucilarono 19 osovani aC' cusati di partecipare a tali trattative- Simile cosa successe nel territorio che si estendeva tra Trieste e Goriz ia e poi nel Collio del Goriziano, dove operavano sia partigiani sloveni si* quelli italiani. Quest’ultimi prel e ' varono la gente di Cormons (circa 30 persone, perlopiu commercianti) che poi uccisero nei pressi del vicin° villaggio di Gradno. Vr*onj«glava lisa rssomi 9 '■/invrUr mtnjiat C'df'onza- Volinth [ r cr u Sl-arihiU ignto/ri.- • . via r ;qu)i-cjlUi -Kauri-eft •<*>»•* , >' ■ i , M-Carnizza • » Swirr rr%Mt n * ZbVrn ’iffsi/uf' "Jfobed/jtce. faki/li. k "iUVolini #' ' jm/Mda i 2 Oiieriu'JSfrj Ji&aebu&c .'Y . A4-J Lui(t> MCucco mCamteaS^^ JvM.Joai uAfoniegrtaceoy. enaoglh itMotta onr&£ w/lft ■> - • -L 1$ utcrif ^ ■■■ ft>rikpuibonn\ ’’rresettv tVgU : fEautfnti&Xi l Ruzr%."\- <»>* (trim Oi Coxixza thsfrie fauilin-iiaz'a-j&F fYih-cr Teona , KPrestnuig^j '.MOnti$ ■n .»• ,v.„ V. ■■ i--I . •' Jr"* v < ivnun-r / ylituro \\ : yiT/ta.C'.’bif', I ■ AxxMfiA. U'ebiMr/y/o ‘ 1 ’ \^Akvti7 .lauuk - y'X W^rS0C_ -x\Tjjun/Kc£- . Oeshetof xa ,k 7 uaUp, ^ein tuna rev \yPrzano Il territorio tra Udine, Cividale e Gemona, dove operavano la guerriglia badogliana (Osoppo) e i garibaldini (filo comunisti). La riga cata indica la frontiera orientale dell’Italia (1866-1918), che su questo tratto coincide in buona parte con il confine stabilito nel 1947- cerchio indica Porzus, luogo d’eccidio. Cartina: Atlante della nostra guerra, Novara, De Agostini, 1915. BOMBARDAMENTI E RIFORNIMENTIANGLO-AMERICANI NELL’ADRIATICO ORIENT AT E Bombardamenti aerei 1943-1945 Oltre ai morti nei campi di bat- ta glia, in prigionia o uccisi come ostaggi c’erano anche altre decine di migliaia di vittime dei bombar- darnenti aerei. I bombardamenti fecero nel complesso piu di 20.000 v ittime in Italia, per il 90 per cento c * v ili, quasi tutti nel 1943. L’armi- s bzio con l’ltalia era gia firmato, 9 Ua ndo gli anglo-americani con- Onuarono con le loro azioni ter- r °tistiche sulle citta italiane. Alla fine del ’43 le citta italiane erano devastate. Fecero parte di questi dornbardamenti terroristici anche 0r digni esplosivi per ”uso civile”. Cosi furono lanciate bombe sotto ^ forma di matite, penne stilografi- lMto rnim en ro aereo anglo-americano ai Partigi all i jugoslavi nella zona di Vogale- Vo lsko (Tolmino). Foto: SCHNEIDER- b °sgard , H., Bandenkampf. ir asporto dei feriti partigiani sloveni a Bari " tal ia). Foto: SCHNEIDER-BOSGARD, ■’ Bandenkampf Le localita dell’Italia meridionale con le basi dell’esercito jugoslavo (partigiano). Cartina: VILHAR, S.l KLUN, A., Popoteh sardincev, Koper, 1973. che e bombe a farfalla (un barattolo di salsa aperta) esplosive, che pro- curavano morti e feriti tra i conta- dini e fatiche inumane ai militari per disinnescarle. Nell’alto Adriati- co furono bombardate nell’ottobre ’43 dai tedeschi diverse localita in Istria (Pisino/Pazin, ecc.) e poi dal- l’aviazione britannica, sin dal gen- naio ’44 fino alia fine della guerra, 352 Atlante storico deU'Adriatico oriental Trieste, il bombardamento del 10 giugn 0 1944. Foto: GRASSI, Trieste — Venezia Giulia 1943-1945. Giulio Cesare e Caio Duilio. Segui' rono i bombardamenti dell’ottobre con oltre cento persone uccise un centinaio di feriti e poi i bom' bardamenti del febbraio 1945 c ^ e colpirono i Cantieri San Marco, affondarono la nave Cavour e pro' vocarono un centinaio di morti ed oltre 600 feriti. Nei successivi me sl di marzo ed aprile i bombardamem ti colpirono soprattutto Monfalco¬ ne, con i suoi importanti cantie fl navali. Un piccolo aereo guidato da un pilota locale si alzo in vol° prima dell’arrivo dei bombardier che furono poi guidati dallo stesso velivolo sugli obiettivi da colpire- L’afFondamento del transatlantic 0 Rex e del piroscafo S. Marco (settembre 1944) Esattamente un anno dopo la fir 1113 dell’armistizio, 1’8 settembre ]9 44 fu affondata nei pressi d’Isola, la P lU bella nave per passeggeri italiana e detentrice del record transatlam 1 ' co, la gloriosa Rex. L’isolano l^° Dellore, testimone oculare del fa tt0 scrive: “A meta vallone fra Isola e Capodistria partirono dalla carli* 1 ' ga (dell’aereo) due razzi, che colp 1 ' rono il banco della nave. II Re* era irrimediabilmente inclinato su 1,11 banco. La gente commossa, aff a scinata, guardava come ipnotizz 3 ta. Sembrava che sussultasse, che sl lamentasse come una cosa viva 1113 impotente. Non era solo una nav e ’ era un simbolo. Era Pltalia che br u Trieste e dintorni ed anche le altre citta nelPAdriatico orientale e pure Lubiana, Zagreb e Maribor, che erano nelle lontane retrovie del- 1’esercito tedesco. Nello stesso tem¬ po gli anglo-americani bombarda- rono le localita sott’occupazione tedesca rifornendo i combattenti partigiani con aiuti di ogni genere ed il trasporto dei loro feriti nel- Pltalia meridionale. I bombardamenti di Trieste, Monfalcone, Gorizia (1944-1945) I bombardamenti aerei di Trieste e della sua periferia industrial ebbero inizio il 31 gennaio 1944: fu colpita S. Dorligo/Dolina e si lamento un morto. Nell’aprile seguirono quel- li del giorno 20 che costarono alia popolazione 35 morti, e quello del giorno 29 che segno 36 morti ed un centinaio di feriti; queste due incur- sioni colpirono Monfalcone, Pog- gioreale e Villa Opicina/Opcine. I britannici lanciarono speciali bombe anti-uomo (spezzoni) in campi nelle vicinanze di Merna (Gorizia), il 18 marzo 1944 ed in quell’occasione, si contarono 29 morti sloveni locali ed altri, forse duecento friulani, che la- voravano sul posto come impegnati nei lavoro coatto dell’esercito tede¬ sco ( Todt ). Il 10 giugno ci fu un altro bom¬ bardamento di Trieste che provoco 378 morti ed 800 feriti. Fu la gior- nata piu grave per la popolazione civile con 112 case distrutte, 300 danneggiate, circa 400 morti, 800 feriti ricoverati e un migliaio quelli medicati, oltre 4.000 i senza tetto. Segui quello del 26 giugno ed a questi due nei mese di luglio (6 o 13), tre in settembre (8, 10 e 28); il primo costo la perdita del prestigio- so transatlantico Rex, il secondo 21 morti ed oltre 230 feriti; ed il ter- zo, tra l’altro, la perdita delle navi Trieste: Bombardamento di San Sabba nei vallone di Muggia del 13 luglio 1944 Foto: Paolo Zafred. bombardamenti e rifornimenti anglo-americani nell’Aclriatico orientale 353 c 'ava, la sua tragedia e il suo Re.”. All’indomani dell’affondamento del Rex fu artaccato ed affondato, d largo di Pirano, il piroscafo San Marco, che quel giorno (il 9 settem- bre 1944) faceva servizio costiero. Le vittime furono oltre cinquanta; c *nque i membri dell’equipaggio s comparsi in mare. Le vittime dei bombardamenti aerei di Pola (gennaio ’44 " febbraio ’45) b°la dovette subire una ventina di bombardamenti aerei, a partire da 9uello del 9 gennaio 1944 che pro- ^°nfalcone. Il piu forte centra cantieristi- Co navale dell’alto Adriatico ha subito tre bombardamenti (4 e 16 marzo e il 14 aprile ^45). Sulla foto una parte del quartiere °P e raio danneggiato dalle bombe. Foto: g Rassi, Trieste Venezia Giulia 1943- 1945. 11 Ponte di Salcano/Solkan (Gorizia) poco Pfima del bombardamento britannico. P oto: PETELIN, Osvoboditev slovenskega P r iftiorja. Trieste - inverno 1944/1945. L’aereo britannico sorvola il sobborgo triestino di Servola/ Skaedenj. Nel vallone di Muggia si vedono le navi affbndate e dietro di esse la raffineria di Servola e sullo sfondo le colline di Muggia, nel centra le localita di Scofie/Skofije e Plavia/ Plavje. Foto: BIGI, B./GOBESSI, M./RADICICH, M„ 10 giugno 1944, ore 9.12 di un sabato mattina, Trieste, Club Alpinistico Triestino , 2004. voco 77 morti ed 88 feriti: ne segui- rono uno in febbraio, il 25, due in giugno, 1’8 ed il 26 e cost via sino ai sei bombardamenti del febbraio 1945, l’ultimo dei quali, quello del 27, provoco 18 morti e 30 feriti. Pola era dotata di un notevole siste- ma di rifugi che attraversavano tutta la citta in tutti i sensi, risalenti gran parte al tempo della base navale au- striaca. Per questo i morti furono relativamente pochi. Istria e le isole Piu modeste formazioni aeree o singoli apparecchi, colpirono ri- petutamente anche varie cittadine dell’Istria e delle isole; vennero mi- tragliati contadini nei campi, ta- glialegna nel bosco di San Marco a Levade. Le azioni dei bombardieri che portarono lutti e distruzioni ad Ossero/Osor (1 9-3-1944), a Brio- ni (25 aprile 1944), il 27 maggio i caccia bombardieri inglesi affon- darono nella rada di Lussinpicco- lo/Mali Losinj il piroscafo Sansego che trasportava profughi da Zara, a Lussinpiccolo/Mali Losinj (1° giugno 1944), a Cherso/Cres (8 giugno 1944). Tra tantissimi morti e tragedie c’era anche gente, come il rettore dell’Universita di Napoli, che nel suo discorso, del 14 ottobre ’43, disse tra l’altro: “Voi, o solda- ti d’Inghilterra e d’America, avete bombardato per piu di cento vol¬ te la nostra citta: abbiamo veduto 354 Atlante storico dellAdriatico orientale Parenzo / Porec - 25 aprile 1945. Ultimo bombardamento su Parenzo/Porec, che e stata bombardata per ben 34 volte. Foto: Sergio Drasco. I Pirano - la cattedrale di S. Giorgio e sul- lo sfondo la nave S. Marco che brucia (9 sett. 1944). Foto: Le vie d’ltalia del febbraio 1946. noiO - \ ' VI* BAIA di • * MUGGIA - ;-,Yt I§ -i .. V- . >Kj\ V, t l BAI A • , ^ <■ di .Trr'd CAPODISTRIA .-^i • ' .pODie V, 3wS c ■ v>.2 ; L’ultimo tragitto del Rex, dalla baia di Muggia sotto il monte di S. Marco (Capo- distria). Cartina: Internet. II Rex e morto. II relitto del Rex emano fumo ancora dopo parecchi giorni. crollare le nostre case, molti dei nostri monumenti, abbiamo pian- to i nostri morti, ma non vi abbia¬ mo mai odiato nonostante l’inten- sa propaganda della tirannide”. Rex. Nel 1932 conquisto il rubano blu per essere stato il piu veloce transatlantico. A Trieste da meta agosto 1940. Dopo il 9 set- tembre 1943 fu, da prima, saccheggiato ed in seguito trasformato in bordello. Bombardamento di Zara/Zadar (novembre ’43 - ottobre ’44) Zara Tenclave” italiana sulla costa della Dalmazia fu bombardata per volere di Tito, o meglio dei suoi consiglieri che vollero cost caccia- re da questa parte dell’Adriatico orientale l’ultimo nucleo di italia- ni. Gli anglo-americani eseguirono 54 bombardamenti della citta di Zara, un obiettivo di poco piu di un kmq e senza alcuna importan- Zara/Zadar — Calle larga dopo i bombar¬ damenti. Zara/Zadar — bombardamento del febbraio ’44. za strategica, sul quale sganciarO' no non meno di 584 tonnellate d* bombe. Il numero dei morti sotto i bombardamenti di Zara non e determinabile. Il primo bombarda' mento del 2 novembre 1943 caus° circa 200 vittime ed altrettante ^ secondo del 28 novembre. Impre c1 ' sato ma elevato il numero dei ferit J - Dopo il secondo bombardamen t0 la popolazione abbandono la citU rifugiandosi nelle campagne, nel paesi vicini. Tenendo presente ch e i 54 bombardamenti durarono sin 0 al 31 ottobre del 1944, pensand 0 a quanti sono scomparsi in mar e proiettati dalle esplosioni, a qu e ^‘ che morirono nelle localita intorn 0 a Zara, alle imbarcazioni mitragli a ' te, a quelle affondate, a quelli oh e fuggendo dal rogo della citta veO' nero dilaniati dagli spezzonamefR 1 ’ si puo ragionevolmente ritene re che i morti si siano aggirati intorn° alle 2.000 persone. LA FINE DELLA GUERRA NELLADRIATICO ORIENTALE Tito - diplomatico versatile e stratega dei massacri II25 maggio 1944 i paracadutisti te- deschi mancarono di poco la cattura del capo della resistenza filo-comu- •dsta Josip Broz Tito nella localita dosniaca di Drvar. Tito fu in segui- t0 trasportato in aereo sull’isola di Lissa/Vis e da qui verso fltalia dove d 12 agosto incontro Churchill a Napoli. Quest’ultimo chiese a pro- posito dello sbarco nell’Adriatico 0r ientale: “Se un tale ponte sarebbe fatto in Istria, le unita del marescial- 1° Tito potrebbero cooperate con le fiostre forze?” La risposta fu: “Si, le n °stre unita in Slovenia e in Croa- Zla , in tal caso, certamente collabo- re rebbero.” E Churchill continuo: E vero che una buona parte dei c °ntadini serbi non vuole, l’intro- duzione del sistema comunista?.” ^1 che Tito rispose: “Non e nostra 'Etenzione introdurre tale sistema. Questo l’ho detto varie volte pubbli- c amente.” Ed il britannico prosegui: di, di questo mi ricordo. Ma volevo Se ntirlo da Lei personalmente. (...) Lascerete nel vostro paese le liberta P e rsonali?”. La risposta del “sincero” Churchill eTito a Napoli nell’agosto 1944. d°to: Uboldi Raffaello, Tito , Milano, Fab- db editore, 1983. •Camwsa StaiiM/i Dobrov ronte iltvid RAGLTSA' c.®- V> oc d>C, I (kdamotta \ * .^rbjJMirdcchia i ui,-u “Dr L r - ^ Sc.Dosbo>\ LmzniP • , i I.Calamotta 1 PBuUna Puniadi sopra f.Lapaji Gondola f P. S.Mar-tuu)| im ->• Scogli PeUitii HA V.S.Martino JL L Lacroma ^ si _ „ ♦ P Sprsueru a - Scaladi P 150000 ?= J km rui*» own^Loaot-mtAwo Ragusa/Dubrovnik e lo scoglio Daxa/Daksa (Dassa) dove furono fucilate diverse decine di cittadini. Si trattava solo di uno dei tantissimi massacri compiuti dai titini in quel periodo. Cartina del 1929. Josip Broz non lasciava alcun dub- bio: “Si, questo e il nostro principio fondamentale... la democrazia e le liberta individuali”. E poi Tito ri- pete al vecchio Churchill, che forse sentiva un po’ male: “Ho dichiarato a proposito del comunismo in Jugo¬ slavia, e senza ambiguita, che non abbiamo intenzione d’introdurlo. Tutti i paesi d’Europa devono avere dopo la guerra sistemi democratici e la Jugoslavia non deve essere un’ec- cezione.” Churchill poi continuo: “Speriamo, che ci siano tra gli jugo- slavi stessi meno scontri possibile. Vogliamo che le nostre pallottole siano usate contro i tedeschi.” Nel- l’agosto le truppe sovieriche entraro- no in Romania che capitolo. Tito si reco allora a Mosca dove alia fine del settembre ’44 fu trattato tra l’altro il possibile sbarco anglo-americano in Jugoslavia. Alla domanda di Sta¬ lin: “Mi dica, Valter (nome di Tito come agente di Cominterna) cosa fareste voi se gli inglesi sbarcassero dawero con la forza nella Jugosla¬ via?” E questo gli rispose — altrettan- to francamente come a Churchill un mese prima — che ad essi sarebbe data la piix determinata resistenza. I fatti hanno poi dimostrato a chi Tito diceva la verita, e a chi men- tiva. In quell’occasione Tito chiese una divisione blindata e Stalin gli rispose: “Vi daro non una divisione ma un intero corpo d’armata blin- dato!”. Cosa che fu effettivamente fatta qualche settimana piu tardi. Stalin invio anche due divisioni ae- ree, armi per 12 divisioni (120.000 uomini), un credito di 10 milioni di dollari e 50.000 tonnellate di grano. L’eroe della resistenza antifascista ju- goslava Tito garantisce, in cambio, che l’esercito anglo-americano sara 356 Atlante storico dell’Adriatico orientate combattuto nel caso di uno sbarco sulle coste dell’Adriatico orientale e accettera l’aiuto dell’esercito bulgaro che, da piu di tre anni, occupava va- ste parri della Jugoslavia. Cosi grazie alle sue doti di diplomatico versati¬ le riusci ad affascinare tanto Stalin quanto Churchill i quali, guarda caso, riuscirono a mettersi d’accor- do nel mese d’ottobre sulle zone d’influenza nell’Europa orientale. La Jugoslavia fu allora divisa tra le due potenze (50 % sotto 1’influenza sovietica e l’altro 50% sotto quella britannica), come se si trattasse di una riserva di caccia. La prima vera battaglia per i parti- giani fu vinta solo nell’ottobre ’44, quando 1’esercito sovietico e quello bulgaro spianarono la strada a qual- che migliaio di partigiani e cosi fu liberata Belgrado dalle truppe tede- sche e dai loro alleati locali. Quando Tito entro nella Serbia - fortemente contraria al movimento comunista partigiano - iniziarono i massacri della popolazione civile e nella capi- tale jugoslava, che all’epoca contava circa 200.000 abitanti, furono passa- te per le armi oltre 2.000 persone. Fu il primo grande massacro pianificato e preparato sin dal mese del maggio ’44 quando Tito diede ordine, se- guendo le istruzioni della missione sovietica presso le forze partigiane, di eliminare tutti i “nemici del popolo”. In tutte le unita partigiane furono se- lezionati gli elementi piu fedeli, che furono mandati in Unione Sovietica da dove ritornarono nella primavera successiva. Iniziarono cosi in tutta la Jugoslavia le fucilazioni ed i massacri Lo sbarco dell’esercito jugoslavo in Istria (Moschiena/Moscenicka Draga) nell’aprik ’45. Lo sbarco delle unita jugoslave in Istria poteva awenire, a causa del mare minato, solo in barche di legno. Foto: Museo storico di Fiume/Rijeka. dei nemici civili (o presunti tali) del comunisti. II “liberatore” della Ser¬ bia apri un fronte nella regione di Srem (Croazia orientale, sul flume Sava) dove - grazie alle sue abilita di “stratega” - caddero durante i 175 giorni di battaglia oltre trentarnih serbi ed un intero Corpus macedone (diecimila uomini). I primi proveni- vano per lo piu dalla Serbia ostile al movimento titino mentre i secondi erano del tutto contrari all’idea di una convivenza in Jugoslavia, perche la popolazione macedone si identifi' cava di piu con la Bulgaria. Dalmazia “terra maledetta” - autunno-inverno 1944/’45 A parte alcuni croati in Dalmazia> la maggioranza del popolo croato rimase sfiduciata, apatica se gia n°n contraria al movimento partigian 0 - Specie sull’isola di Lissa/Vis la pop 0 ) lazione locale si rese subito conto di quale tipo di liberazione si stesse m et ' tendo in atto. Dopo la “liberazione di Ragusa/Dubrovnik, che all’ep 0 ' ca contava con il circondario d rca 30.000 abitanti, il 18 ottobre 44 * partigiani raccolsero varie centin ;lU * di “nemici del popolo”. Tra quest ub timi centotrentacinque persone fur 0 ' no fucilate e tra esse, il 25 ott°br e > trentotto cittadini di Ragusa fur°n° passati per le armi sul vicino scogb 0 Daxa/Daksa. Tra gli uccisi c’eran 0 anche alcuni frati francescani, c ^ e . 7 slF ^ A ^Wtin _ ■-) Boh ^ "PbdbdU :-o V) ofo£\'\ / ju W V I \ j L i* -KOfJA LOKAt / /j '' \ Ccr4rno_ Is —vt \__J-V ° / «ed»odT V 7‘ Cl ° \v ..VUBUAI •PovjiO ' Qm ^ p olt*>vSudST QLokve * o r WUA*, A 0 Hornii . . > ro'»i.o -< eMHIKAfC Js - t \ 0GArfc Vbo.- Dorn bar O Col ’% X £cu>uAitfik , Kilt NoviGrt HUW La linea d’arrivo dell’esercito jugoslavo il 1° maggio 1945. Legenda: (-*■) le direzioni della 4* armata jugoslava; ^-) linea d’arrivo dell’esercito jugoslavo. Cartina: PETELIN, Osvobo- ditev slovenskega primorja. 357 La fine della guerra nell’Adriatico orientate La situazione a Trieste il 1° maggio 1945. Legenda: (“*) ledirezioni della 4” armata jugosla- va; (*“) le postazioni tedesche. Cartina: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja. avevano preso parte ai combattimen- d per la citta. A Macarsca/Makarska, c be insieme con il circondario con- ta va qualche migliaio d’abitanti, il giorno dei morti (1 novembre ’44) furono uccise dai “liberatori” una trentina di persone. La liberazione di Spalato/Split fu descritta cost da Bo¬ gdan Radica (classe 1904), responsa- bile della stampa del governo di Tito nella primavera 1945: A Spalato/Split la paura ha tolto dalla faccia ogni traccia dello scher- no e s’asciugo ogni speranza in gior- migliori, per i quali Spalato/Split ha dato tante vittime. Questa citta (—) ha risentito con l’entrata dei Partigiani nelle sue strade e con essi S1 fisentiva tutta l’amarezza della P r opria delusione quando centinaia dei suoi cittadini venero portati via e fucilati sul vecchio cimitero cit- radino. La dirigenza comunista del partito di Spalato/Split emanava gli °rdini che portavano nel buio e al tr amonto le vite della gente, come d volo della rondine”. Oltre i mi¬ gliori cittadini di Spalato/Split, che ef a tutta antifascista, fu portato alia ^orte anche un folto gruppo di do- % obranci (forze “collaborazioniste” dedite al compito di polizia sotto 1 occupazione tedesca). Nello stesso P e riodo massacrarono sull’isolotto di Busi/Bisevo presso l’isola di Lis- Sa /Vis oltre novecento prigionieri di guerra - catturati durante le incur- Sl °ni partigiane sulle isole dalmate (Srazza/Brac, Solta/Solta, ecc.). Si ^• a sentinella britannica e jugoslava sul- 1 isonzo (2. maggio -13 giugno 1945). trattava perlopiu di tedeschi e do- mo brand croati che non volevano entrare nelle file partigiane. A Spalato/Split ed a Ragusa/Dubro- vnik apparsero le scritte sui muri “Morte al comunismo - liberta al popolo”. La gente aveva paura dei propri figli i quali erano stati infa- tuati dall’ideologia del bosco parti- giano e una volta di ritorno a Spalato terrorizzavano addirittura i genitori ed i fratelli. I cittadini stupefatti e delusi da un tale comportamento delle nuove autorita concludevano: “Queste terre sono maledette!”. Dopo l’entrata dei partigiani a Zara/Zadar il 30 ottobre ’44 furo- no passati per le armi circa sessan- ta cittadini mentre altri settantatre furono deportati sull’isolotto Laver- 358 Atlante storico dellAdriatico orientate II fronte intorno a Fiume/Rijeka e Villa Nevoso/Ilirska Bistrica. Legenda: (***) le postazioni te- desche e collaborazioniste; (“*■) le postazioni e direzioni dell’esercito jugoslavo; ( 237 d) numeri (nominadvi) delle divisioni tedesche. Cartina: PETELIN, Osvoboditev slovenskegaprimorja. nata/Lavernak nell’arcipelago delle Incoronate/Kornati. Essi furono ab- bandonati su quest’isola con alcune sendnelle, che furono sopraffatte dai prigionieri in preda al panico. Giun- ta la notizia, dopo qualche giorno, dalla vicina localita di Sman/Zman partirono i vendicatori militari che massacrarono 73 zaratini. In quel periodo si arrivo in tutta la Dalmazia come nel resto della Jugoslavia “li- berata” ad una generalizzata pulizia dei vecchi organi del potere, a par- tire dai semplici gendarmi (spesso apolitici) fino a coloro che svolgeva- no qualche ruolo politico nel perio¬ do prebellico (consiglieri comunali ecc.). I massacri della gente inno- cente furono all’ordine del giorno per lunghi mesi. L’8 marzo ’45 furo¬ no caricati sulle navi a Ragusa i resti della divisione Taurinense e Venezia con 3.500 effettivi con destinazione Italia. Una volta entrati nella citta- dina di Gospic (l’entroterra di Car- lopago/Karlobag, terre di Lika), il 4 aprile ’45, i partigiani massacrarono 1.991 persone. Le mattanze furono portate avanti dai reparti speciali ti- tini e solo loro erano a conoscenza di questi assassini. Ribellione nel Kosovo - inverno 1944/’45 Sul finire del 1944, dopo l’entrata dei sovietici a Belgrado, i partigiani jugoslavi iniziarono con l’arruola- mento forzato dei giovani albanesi nell’esercito titino, composto da comunisti e da nazionalisti serbi. Gli albanesi si rifiutarono di esse- re spediti sul fronte di Srem, che fu un vero macello per decine di migliaia di serbi, macedoni ed ab tri non simpatizzanti dei partigiani jugoslavi. AU’inizio del ’45 si produsse nella regione del Kosovo abitata da alba- nesi (75-80%) e serbi ed altre etnie (specialmente turchi e zingari) una ribellione militare che impegno 30 mila albanesi - nel territorio lungo il flume Drenica - contro l’esercito partigiano jugoslavo. La ribellione degli albanesi sotto il comando di Shaban Poluzha arrivo al suo cub mine nei primi mesi del 1945- Gli albanesi che si ribellarono al trasfe' rimento sul fronte di Srem furono attaccati dalle unita titine e nella regione di Drenica furono distrut' ti - nell’inverno ’44/45 - quaran- taquattro villaggi e massacrati 8.000 uomini, mentre le fonti albanesi parlano addirittura di 40.000 vit' time. Qualche centinaio d’albanes* furono uccisi per asfissia, quando furono sepolti vivi in un tunnel nei pressi di Dulcigno/Ulcinj/Ulqi 0, Decine di migliaia di altri albanesi furono arruolati nell’esercito titino mentre altri uomini furono costret' ti alle marce forzate nelle retrovie del fronte. Quasi mille di quest* prigionieri albanesi furono portati all’inizio di maggio anche a Trieste per vedere la grande “conquista J u ' goslava”. Una parte di questi stess* albanesi, scalzi ed affamati, fu P 01 dirottata verso Villa Nevoso (Ilirska Bistrica) e li furono impegnati negk ultimi combattimenti contro i tede' L’esercito jugoslavo a Trieste. Foto: PE"f LIN, Osvoboditev slovenskega primorja■ La fine della guerra nell’Adriacico orientale 359 Combattimenti intorno a Villa Nevoso/ Hirska Bistrica. Foto: PETELIN, Osvobodi- tev dovenskega primorja. Sc hi fino alia loro capitolazione il 7 maggio. Le ultime settimane di guerra ne ll’Adriatico orientale (aprile-maggio 1945) La vera punta di lancia dell’esercito J u goslavo nelle terre dell’Adriatico °dentale fu la IV armata jugoslava, Ur > esercito variopinto — tanto nelle Su e uniformi quanto nelle sue mo- dvazioni per combattere. I combat- te nti d’oltremare, gia appartenenti a i battaglioni speciali” italiani e poi Ce duti dagli anglo-americani agli ju- goslavi ebbero un peso determina- te nella liberazione della Dalmazia, Ltria e Trieste. La decisone anglo- ai tiericana di cedere questi uomini, ln precedenza ottenuti dall’esercito 1,; aliano, con gli armamenti britan- ’Lci ai partigiani fu quella che sbi- ' a ncio il vantaggio bellico in netto favore delle forze filocomuniste. Nelle file della IV. armata combat- te rono 40 mila croati, 5.000 serbi, ^•000 italiani e 5.000 sloveni e nu- ^erosi appartenenti ad altre nazio- na lita. In questo esercito ci furono P ei 'o altrettanti militari arruolati c °n la forza che non vedevano l’ora tornare a casa. Con le truppe che Lberarono Trieste dalle forze nazi- Lisciste c’erano, pero, pochissimi re parti italiani. Delle formazioni § ar ibaldine “Natisone”, “Trieste”, Lontanot”, inserite organicamente tle ll’esercito partigiano sloveno, la Pdtna e la terza concorsero alle ope- razioni di liberazione di Lubiana, che cadra I’ll maggio. La distruzione dei porti d’lstria e Fiume I tedeschi in ritirata distrussero, nel mese d’aprile, il porto di Fiu- me/Rijeka e cioe 85% (oltre 4 km) della riva atta all’approdo era stata del tutto devastata, a Porto Baros fu distrutto il 91,2% delle infra- strutture portuali, mentre a Sus- sak/Susak rimase utilizzabile per le operazioni portuali solo il 5% degli approdi. I tedeschi fecero sal tare in aria anche tutti i ponti, numerose altre opere e dato alle fiamme di- versi edifici da essi occupati come caserme e uffici. Il 22 aprile fu fatto saltare con il brillamento di mine il porto di Umago. Grosse pietre sfondarono il tetto della chiesa ed anche negli edifici adiacenti ci fu¬ rono gravi danni. Lo stesso giorno furono fatti esplodere gli approdi d’Isola d’lstria e le esplosioni dan- neggiarono piu di 150 case lungo la riva e 17 pescherecci. A Capodi- stria/Koper fu risparmiata una tale catastrofe grazie al militare Viennese (fidanzato con una ragazza locale), che aiuto ad impedire l’esplosione delle mine posate nel porto. I tede¬ schi prima di partire uccisero il 29 aprile quattro uomini d’Isola inno- centi e una volta entrati i partigiani nella cittadina costiera radunarono ed uccisero 18 cittadini, alcuni di loro fortemente compromessi con il regime fascista. Le prime esecuzioni di prigionieri - aprile 1945 Le prime esecuzioni di prigionieri iniziarono a Gorizia/Gorica il 24 aprile quando furono passati per le armi sei ostaggi sospetti di attivita antitedesca. Con l’entrata dei parti¬ giani in citta il 1° maggio si scam- biarono anche i ruoli nel carcere locale e, nel giro di qualche minuto, gli incarcerati divennero le guardie mentre i membri della polizia car- ceraria riempirono le celle. Cost successe anche a Capodistria/Koper dove le quindici guardie carcerarie furono portate immediatamente a “giudizio”. Il 29 aprile inizio il ri- tiro delle truppe collaborazioniste (serbe e Slovene) con la resa agli an¬ glo-americani il 1° maggio a Palma- nova. Il 1° maggio le truppe jugosla- ve conquistarono Trieste ed alcune altre localita in Istria. Il 2 maggio cadde Berlino e lo stesso giorno si arrese il gruppo d’armata tedesco in Villa Nevoso/Ilirska Bistrica in una cartolina d’epoca. In queste terre si sono arresi, il 7 maggio 1945, 20.000 tedeschi e 2.000 collaborazionisti. 360 Atlante storico dell’Adriatico oriental Italia fino all’Isonzo. I tedeschi con- tinuarono pero a combattere nelle terre dell’alto Adriatico e nella Jugo¬ slavia. La battaglia di Opicina/Opcine e di Basovizza/Bazovica - 29 aprile L’avanzata jugoslava verso l’lsonzo e 1’Austria si svolse con un’azione fulminea dietro le forze tedesche asserragliate nelle fortezze costrui- te dagli italiani sul vecchio confine italo-jugoslavo, sulla linea Fiume/ Rijeka-Villa Nevoso/Ilirska Bistri- ca. Alcune unita di carri armati jugoslavi sfondarono il fronte, per- correndo le strade forestall altret- tanto costruite dagli italiani per la difesa del confine italo-jugosla¬ vo, sotto Monte Nevoso/Sneznik (1.796 m) e via Masun-Postumia/ Postojna-Sezana e Divaca arrivaro- no ad accerchiare Trieste. I tedeschi Una parte dei 20.000 prigionieri tedeschi catturati a Villa Nevoso/Ilirska Bistrica. Foto: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja. Prigionieri tedeschi in Istria. Foto: PETE¬ LIN, Osvoboditev slovenskega primorja. bloccarono l’avanzata jugoslava ad Opicina/Opcine ed a Basovizza/Ba¬ zovica, due importanti incroci sul- l’altipiano carsico (Trieste). Tra il 29 ed il 30 aprile ebbe luogo anche la battaglia per la localita di Baso¬ vizza/Bazovica, a qualche chilome- tro da Opicina, dove i combatti- menti furono altrettanto terribili. Il 3 maggio tra le 10 e le 11 si arrese la guarnigione tedesca di Opicine/ Opcine con 29 ufficiali e 2.682 sot- tufficiali e militari e trecento feriti. Nella battaglia intorno ad Opicina/ Opcine, che si svolse dal 29 aprile al 3 maggio, i tedeschi ebbero 780 morti. Di questi 220 furono sepolti in un cimitero gli altri 560 furono buttati, per motivi sanitari e nel- l’impossibilita di una sepoltura in breve tempo, nella grotta locale di Brsljanovca (oggi conosciuta anche come grotta “149”). L’entrata dell’esercito jugoslavo a Trieste e nel Friuli Per sventare “colpi di coda” i par- tigiani triestini ed i finanzieri, nel- l’insurrezione del 29-30 aprile con- centrarono le loro azioni sulle rive e bloccarono un plotone di marinai tedeschi che voleva far saltare gli im- pianti portuali. Nella citta stessa di Trieste si svolsero diversi combatti- menti sin dalla notte tra il 28 ed il 29 aprile quando i resistenti locali iniziarono la lotta armata con gli arresti, il disarmo e le uccisioni dei militari tedeschi. Nella notte fra il trenta aprile e il primo maggio, for- mazioni del IX. Corpus partigiano sloveno e della IV. armata jugosla¬ va entrarono a Trieste ed a Fiume, liberarono l’lstria e conquistarono Gorizia. Il IX. Corpus sloveno ma soprattutto i reparti della quarta ar¬ mata jugoslava entrarono a Trieste il primo maggio del 1945 scendendo con una manovra a tenaglia dal- l’altopiano carsico e bruciando sul tempo, per un giorno, le avanguar- die della seconda divisione neoze- landese. Nella liberazione della citta ebbero un ruolo importante anche 1 reparti della resistenza antifascista italiana ed in particolar modo la po- polazione triestina tanto slava quan¬ to italiana. Le truppe nazifasciste contavano, secondo le fonti jugoslave, oltre che sull’esercito di terra, marina e polizia tedeschi anche le formazio- ni italiane: guardia civica, X MdS> Repubblichini, Brigata Nera, Que- sturini, guardia di Finanza e gli j u ' goslavi (domobranci sloveni e cetnik serbi con alcuni ustascia croati). I n totale forse tra i 20.000 ed i 25-000 uomini armati soprattutto con armi leggere, con alcune batterie antiae- ree e costiere. Le unita partigiane e gli insorti triestini uccisero, prima dell’arrivo delle truppe jugoslave, 450 tedeschi e catturarono altr 1 1.930 soldati germanici, mentr e le forze collaborazioniste italiane contarono 170 morti e 1.700 p rl ' gionieri. Nel frattempo, le forze in' surrezionali, contarono 101 morti- La citta di Trieste fu liberata dab le forze nazi-fasciste il 1° magg 10 ’ mentre le due sacche di resistenza 140 tedeschi (tribunale e Scorcob la) si arresero nel pomeriggio del 2 maggio. In quei giorni le for ze jugoslave catturarono a Trieste e dintorni circa 14.000 tedeschi ed uccisero nei combattimenti oh re 1.500 militari. Le perdite jugosl 3 ' ve in questi combattimenti furono altrettanto gravi. L’esercito jugosla' vo libero il 28 aprile, insieme con il battaglione italiano “Manin l a citta di Tarcento ed altre local! tJ in Friuli ed arrivo ad oltrepassar e di parecchio il fiume Isonzo/Soca- Gli jugoslavi entrarono il 1° mag' gio anche a Monfalcone dove si i* 1 ' contrarono con gli anglo-america' ni ed i neozelandesi. Alcune um ta partigiane del IX corpus entrarono addirittura ad Udine con i repaU 1 dei partigiani italiani. La fine della guerra neU’Adriatico orientale 361 Distruzione del porto di Fiume ad opera dei tedeschi, aprile 1945. Foto: Museo di Fiume a Roma. Capodistria/Koper — il raduno dei partigia- n ' il 30 aprile 1945 in Piazza del Duomo c °n pochi cittadini curiosi. Foto: Slovenska Ftra v boju za svobodo. Carri armati jugoslavi per le strade di Gori- z ' a > il 1° maggio 1945 La battaglia di Fiume/Rijeka " aprile/maggio ’45 L e truppe jugoslave della IV. Ar¬ eata composte da volontari ma, a Ocora di piu dagli uomini forzosa- ^ente arruolati in Dalmazia e dai Cet nik (ortodossi serbi) passati nelle ^e partigiane dopo la battaglia di L-oin, attaccarono Buccari/Bakar il 19 aprile. Due giorni dopo le prime Pattuglie erano gia in vista di Fiu- Ir, e/Rij e ) ' ni di Villa Nevoso/Illirska Bistri ca persero oltre 4.000 militari e tutto ■ percorso da Fiume/Rijeka fino 6 al1 Pietro/Pivka era coperto di cadave La fine della guerra neH’Adriatico orientale 363 ri dei caduti nei combattimenti. Le perdite jugoslave furono altrettanto gravi e solo per sfondare il fronte n ei pressi di Santa Catarina (Fiume/ Rijeka) persero oltre 800 uomini. La liberazione fit per molti solo un’illusione Riguardo all’entrata dell’esercito ju- goslavo a Trieste, Federico Pagnacco scrisse: “Quella che apparve come Gli uccisi di Dongo. Lo stesso giorno che furono giustiziati Mussolini e la sua amante Flaretta Petacci, il 28 aprile 1945, furono Uccisi anche 15 gerarchi fascisti, mentre il katello della Petacci, Marcello, fu ucciso du¬ rante la fuga. Tra gli uccisi ci furono anche Ricola Bombacci (1879-1945), compagno di scuola di Mussolini e gia segretario del Parti to socialista (1918), fu fra i fondato- n del partito comunista italiano e fu eletto deputato nelle liste comuniste di Trieste n d 1921 per passare, dopo il soggiorno in Lnione Sovietica, nelle file fasciste; il paz- ''-°'de Utimperghe, Idreno fu fultimo segre- tario dei fascisti triestini (1943-1945) e di- fettore del Piccolo nello stesso periodo. Foto: CHESSA, Guerra civile 1943-1945-1948, u na storia fotografica. u na giovane ausiliaria fascista viene con- d°tta in giro dai partigiani italiani. L’ltalia R scossa nel periodo 1945-1949 da una 0r >data di vendette e regolamenti di conti n dle quali persero la vita oltre trentamila Pcrsonc sia ex-militari sia civili ed anche d fi lle famiglie intere. Foto: Gente del marzo ^61 (supp.). Monfalcone — le truppe jugoslave sono entrate a Monfalcone qualche ora prima dei reparti neozelandesi (nellafoto). Foto: Gente del marzo 1961 (supp.). una liberazione non fu che l’illusio- ne di un giorno”. Con il disarmo dei membri della resistenza italiana (CLN) e l’arresto di alcuni dei suoi dirigenti si confermarono subito i ti- mori, espressi gia da qualche tempo, che gli jugoslavi non erano venuti per liberare la citta ma per occuparla. Con questo furono commessi anche i primi errori, che con il tempo si aggraveranno, contro la popolazione italiana e slava di Trieste. A Pola la prima reazione della mas- sa operaia all’arrivo dei partigiani fu un’accoglienza festosa, analoga a quella verificatasi nelle cittadine istriane a forte componente comu¬ nista come Rovigno, Isola e Pirano. Nello stesso periodo, pero di notte, squadre di agenti in borghese prele- varono dalle loro abitazioni cittadini di tutti i ceti; alcuni fascisti, molti simpatizzanti comunisti e partigiani italiani che non erano favorevoli al- l’annessione di Pola alia Jugoslavia. L’accusa era di essere “nemici del popolo”. Successe pero un po’ dap- pertutto dove era arrivato l’esercito titino. Massacri della popolazione su larga scala si produssero dopo la “liberazione” di Belgrado, Zagabria, Maribor, Lubiana e lungo tutta la co¬ sta adriatica. In quel periodo furono passati per le armi anche moltissimi giovani che, come awenne gia du¬ rante la guerra, non volevano pren- dere parte ai massacri. Migliaia di partigiani furono, dopo il loro ritor- no a casa, incarcerati perche il loro passaggio nelle file degli antifascisti era sembrato troppo breve e spesso preceduto con l’appartenenza agli eserciti tedeschi e collaborazionisti. Le deportazioni da Trieste e Gorizia - maggio 1945 Con la conquista jugoslava di Trie¬ ste iniziarono subito anche le de¬ portazioni dei collaborazionisti o presunti tali. Il 3 maggio furono processati da un “tribunale del po¬ polo” improwisato a Basovizza/Ba- zovica i centocinquanta membri della questura di Trieste che furono poi uccisi ed i loro corpi buttati in diverse cavita carsiche. Dopo questa prima deportazione ne seguirono 364 Atlante storico dellAdriatico oriental altre. Maserati nel suo volume L’oc- cupazione jugoslava di Trieste, da le seguenti cifre: “a Trieste e Gorizia sarebbero state arrestate forse 6.000 persone, gran parte delle quali furo- no dimesse subito o in breve tempo; i deportati di Trieste sarebbero stati circa 950, dal goriziano circa 900, dall’Istria circa 850. Non avrebbero piii fatto ritorno circa 600 dei de¬ portati da Trieste, circa 550 di quelli da Gorizia, circa 670 dall’Istria, cir¬ ca 280 da Fiume”. Da Pola furono deportate e ucci- se altre 400 persone. Erano civili e militari, membri dell’esercito, della milizia fascista, della polizia. Non tutti furono uccisi e molti furono i decessi a causa di stenti e malattie. Numerosi tra gli scomparsi anche gli slavi, domobranci o altri collabo- razionisti ma anche gente che non aveva capito chi era a comandare, Gruppo di fiumani arrestati dai partigiani titini. Foto: Candido del 18 gennaio 1952. La grotta Golobivnica (Colombaia) nei pressi di Corgnale/Lokev. Foto: Slovenija 1941-1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino - zamolcani grobovi in njihove zrtve , Ljubljana, Grosuplje, 2000. specie quelli del Goriziano. Accan- to ai fascisti e ai collaborazionisti (appartenenti ai corpi militari e di polizia), perirono purtroppo anche parecchi innocenti e militanti del movimento di liberazione italiano e degli autonomisti fiumani. La grotte del Carso - cripte selvagge Su circa duemila persone che furono deportate da Trieste oltre settecento non fecero pint ritorno. L’uccisione dei triestini si svolse principalmente in tre localita: sui campi di Nacla/ Naklo, e nei pressi delle grotte di Co- meno/Komen e di Corgnale/Lokev, nelle quali furono in seguito gettate le salme. Secondo la testimonianza del prete Enio Fonda originario di Corgnale/Lokev: “Questa grotta si chiama Golobivnica (Colombaia). Questo precipizio era pieno nel 1945. Allora c’era ancora la zona B. Ho visto come la grotta era piena di salme, era nell’agosto 1945. Proprio in quel mese gli agitatori locali han- no coperto la grotta piena di cadaveri con le travi e dopo Fhanno ricoperta con terra e ghiaia. In primo luogo si e saputo che hanno buttato dentro fratello e sorella di Corgnale/Lokev. Dopo non si sa ed in seguito han¬ no portato qui, nel maggio 1945, i triestini-italiani, tedeschi e sloveni, che furono spinti dentro ancora vivi; 250 militari tedeschi furono uccisi qui costringendo alcuni abitanti a spingere i cadaveri nella grotta. In un solo giorno furono spinte nel vuo- to 250 persone. La mattanza duro, pero, una settimana intera. C’erano civili-italiani, militari tedeschi, e pri- ma ancora la popolazione civile. I civili erano in maggioranza originari da Trieste e dal territorio circostante. Dal villaggio sloveno di San Giusep- pe/Ricmanje e dintorni hanno pre- levato tutti, e quelli che mancano li sono certamente qui. Uno di quelli che buttava i cadaveri nella grotta ha perso quasi la ragione. Era una persona molto religiosa, e fu costret- to a buttare la gente dentro”. Nella grotta di Corgnale/Lokev fini anche quasi l’intera unita tedesca Heine che commise diversi massacri durante la guerra (a Lipa p.e.). Altre 75 persone furono fucilate a Nacla/Naklo e sepolte in aperta campagna. 154 persone furono fu- cilate ed in seguito buttate in una grotta nei pressi di Comeno/Ko' men. Non fecero ritorno nemmeno i 97 finanzieri che furono da prima portati a San Pietro/Pivka da dove furono smistati in diversi campi e tra l’altro nel piu famigerato quello di Borovnica, nei pressi di Lubiana. 18 persone furono fucilate, durante il trasporto da Trieste, dalla banda Steffe composta dagli italiani (trie' stini). Altri furono portati nelle car- ceri di Aidussina/Ajdovscina e di Lubiana da dove molti non ritorna- rono piu. Circa 200 persone furono uccise ad Ajdussina/Ajdovscina 0 n un letto asciugato del rio Hubelj)- Altre grotte con i resti degli uccisi si trovano a Piedimonte di Taiano/P°' dgorje, Slope, mentre qualche cen- tinaia di prigionieri catturati a Villa Nevoso/Ilirska Bistrica furono p aS ' sati per le armi nelle vicine localita di Sembije, Bukovica e Obrov. L’afFondamento della nave Lina Campanella — 21 maggio L’Adriadco era infestato dalle rnin e che causarono ancora dopo la g uer ' ra centinaia di morti tra i pescatofl- II 21 maggio ’45 vennero caricat* - dai partigiani titini — sulla nave cisterna Lina Campanella 350 p rl ' gionieri (soldati tedeschi, soldat* italiani, vecchi e donne). La nave se' guita dall’imbarcazione Mont Bla ,1L con le guardie, si awio verso il can a ' le dell’Arsa/Rasa, dove tocco con la prua una mina magnetica ancorata dai tedeschi durante la guerra. I P rl ) gionieri sempre legati a due a due, sl La fine della guerra neH’Adriacico oriencale 365 bn domobranec (“collaborazionista”) slove- no in attesa del “processo”. Foto: Slovenia D 41-1948-1952. gettano in acqua e con essi anche le guardie ed i marinai. Un centinaio m orirono annegati, o feriti mortal- ^ente dallo scoppio. Gli altri furo¬ no raccolti dalle barche dei pescato- ri del vicino porticciolo, portau ad Arsa/Rasa e da li awiati verso i cam- Pi di prigionia di Buccari/Bakar, di Ogulin e alcuni a Sremska Mitro- v *ca in Serbia. Pochissimi faranno ri torno. 11 mare era pieno di mine 'taliane, tedesche e britanniche e gli ^cidenti non furono ne imprevedi- kili ne rari. Ne e un esempio parti- c °lare quello dei pescatori di Chiog- 8 la > che persero a causa delle mine ^asi 100 uomini dopo il 1945. ^ Prigionieri tedeschi ed altri ^opo la resa a Trieste, il 2 maggio, ^ resistenza tedesca in Istria si con- Ce ntro sulla penisola di Musil a Pola ^°ve qualche migliaia di militari te desch i disperatamente attendeva salvezza (il miraggio) anglo-ame- fl cana. Nelle giornate precedenti la Ca pitolazione tedesca dell’8 maggio, e 4 anche dopo, furono assassinati ^oldssimi capi partigiani, che in- B er »uamente avevano accettato le Tattative con i tedeschi e una volta ar dvati sul luogo dei negoziati era- no caduti nelle imboscate. L’ultima unita tedesca si arrese l’l 1 maggio nei presi di Gimino/Zminj (Istria centrale). L’ ultima grande battaglia tra jugoslavi e tedeschi - dentro le frontiere jugoslave ebbe luogo nel- la valle di Mezica il 13 maggio, vale a dire quattro giorni dopo la capi¬ tolazione della Germania. Un’altra grande battaglia si svolse ad Odzak (Bosnia) tra Pesercito jugoslavo ed i nazionalisti croati il 23 e 24 maggio ed in quell’occasione fu impegnata anche 1’aviazione militare jugoslava per annientare la resistenza di croati e bosniaci. La IV. Armata jugoslava ed il IX. Corpus sloveno cattura- rono nelle terre dell’alto Adriatico (ex-Venezia Giulia) oltre 50.000 ne- mici, dei quali 30.000 erano tede¬ schi e 20.000 appartenenti alle forze collaborazioniste. Le rese si svolsero dalla fine d’aprile all’ 11 maggio. A Fiume si arresero diverse migliaia di tedeschi e di altri militari, mentre a Villa Nevoso/Ilriska Bistrica, fu catturato generale Kiibler e lo stato maggiore delle divisioni 237 e 188 catturando anche 21.000 nemici, tra i quali circa 20.000 tedeschi ed il resto collaborazionisti. A Gori- zia furono catturati tra il 1° ed il 3 maggio circa 1.000 collaborazioni¬ sti tedeschi; a Trieste si arresero il 2 maggio 14.000 tedeschi e 5.000 uo¬ mini delle formazioni collaborazio¬ niste; a Fiume furono catturati il 3 maggio circa 3.000 tedeschi e 4.000 collaborazionisti; in Istria si arresero dopo 1’8 maggio circa 3.000 tede¬ schi ed altri 4.000 collaborazionisti. Diverse migliaia tra questi prigio¬ nieri (per lo piu gli appartenenti alle unita speciali SS) furono passati per le armi una volta finite le ostilita. In totale Pesercito jugoslavo catturo quasi 200.000 tedeschi (piu di un terzo erano austriaci ed un numero elevato di prigionieri erano polacchi, tchechi, slovacchi, russi, ecc.). Le unita speciali (SS) e non pochi altri prigionieri furono immediatamente passati per le armi. Cosi che alia fine rimasero solo 194.000 prigionieri tedeschi. Il trattamento riservato a questi prigionieri di guerra fu in ge¬ nerale buono, pero, nel lavoro di ri- costruzione della Jugoslavia, mori un numero elevato di coloro che presero parte nella bonifica dei campi mina- ti disseminati un po’ dappertutto da questi stessi tedeschi durante la guer¬ ra. Il numero dei prigionieri tedeschi sterminati o che persero la vita a cau¬ sa degli stenti e malattie arriva ad ol¬ tre 80.000 uomini. Qualche migliaia di questi tedeschi fu smistata nelle fattorie istriane e quale non fu la loro sbalordita reazione, quando i con- tadini istriani raccontavano loro dei maltrattamenti e privazioni, che ave¬ vano subito durante la loro prigionia in Germania. Gli istriani hanno do- vuto invece offrire ai prigionieri te- Le linee direttrici delle marce della morte, organizzate per eliminare i prigionieri di guerra con stenti e malattie. Cartina: Slovenija 1941-1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino. 366 Atlante storico dell’Adriatico oriental Le fosse comuni in Slovenia. Dopo la fine della guerra furono uccisi, sul territorio del- l’odierna Slovenia, oltre quarantamila prigionieri di guerra (tedeschi, sloveni, serbi, croati, montenegrini ed italiani). Cartina: Tudi mi smo umrli za domovino. deschi il proprio tetto e dividere con loro il quotidiano piatto semi vuoto. II massacro degli eserciti collaborazionisti Le forze britanniche avevano respin- to con la forza daU’Austria l’esercito nazionalista croato (ustascia filo-fa- scisti ed altri reparti militari arruo- lati forzosamente) che dovette, con quasi tutti i civili, riprendere la via del ritorno da Bleiburg il 15 mag- gio ’45, quando un flume di circa 200.000 persone si riverso, nei gior- ni successivi, in Jugoslavia. Circa diecimila di questi prigionieri furo¬ no massacrati al ritorno in Jugosla¬ via, mentre un numero altrettanto grande di croati (perlopiu uomini) morirono di stenti, malattia e mal- trattamenti durante la prigionia. I britannici rilasciarono nel periodo dal 26 al 31 maggio anche i 7.000 do- mobranci sloveni (Difesa territoriale). L’operazione del rimpatrio di questi giovani perlopiu arruolati forzosa¬ mente potette aver luogo solo grazie al tradimento dei propri comandi militari. Oltre tremila di questi pri¬ gionieri di guerra fu passato per le armi una volta di ritorno in Slovenia. L’esercito jugoslavo deporto a meta maggio da Klagenfurt oltre 180 civili austriaci tra i quali il sindaco della cit- ta, colpevoli di aver “collaborate con i nazisti”. Dopo qualche settimana di prigionia nel castello di Skofja Loka li uccisero tutti nei pressi d’Idria. Lo sterminio dei montenegrini (18-20 maggio ’45) Il 6 dicembre ’44 parti da Zettigne/ Cetinje nel Montenegro un nucleo composto da 12.000 militari e 6.000 civili guidati dal prete ortodosso e capo dell’esercito monarchico (in parte collaborazionista con i tedeschi) Pavle Djurisic (1907-1945) con al se- guito il metropolita del Montenegro Joanikije Lipovac (1880-1945) e 76 dei suoi preti, membri del tribunale di cassazione, cittadini, commercian- ti, studenti, medici, awocati, maestri e professori. Prima di natale arriva- rono a Ruda (Bosnia) e fino Tuz- la dove si incontrarono con Draza Mihajlovic (1893-1946), capo delle forze monarchiche e dal ’44 estro- messo dallo stesso re Pietro II (1923- 1970). Mihajlovic decise di restare per continuare con la lotta contro le forze di Tito, mentre Djurisic deci¬ se di continuare la strada dell’esilio. Durante tutto il percorso della fuga furono attaccati dai partigiani titini, gli ustascia di Pavelic e falciati dal tifo petecchiale, stenti e fame. Sul campo di Ljevce polje si tenne in aprile una battaglia di diversi giorni e fmalmen- te con 1’inganno, Pavle Djurisic ed i suoi ufKciali, gia responsabili degli eccidi della popolazione cattolica in Croazia e Bosnia, furono catturati ed uccisi. La massa dei soprawissuti continuo il cammino in parte a pie' di ed in parte con i treni ed arrivo il 12 maggio a Kamnik (Lubiana) dove finirono intrappolati nella zona delle Alpi slovene circa 3.000 montene- grini. La resa ai partigiani sloveni fu piuttosto tranquilla e cortese. La m u ' sica cambio pero con Farrivo dei pal' tigiani montenegrini che si presero carico dei loro connazionali. In breve fu fatta una selezione ed i piu giovani furono inseriti nell’esercito jugoslavo mentre l’altra meta fu stermina tra il 18 ed il 20 maggio. Un altro grupp 0 di circa 1.500 montenegrini (quelli dell’interno del paese, di Zabljak) i Ll catturato nelle ultime giornate della guerra a Hrastnik e consegnato ai partigiani del Montenegro. Le donne ed i minorenni nel numero di 200' 300 persone furono rilasciati mentt e il resto fu passato per le armi a St3' ri Hrastnik. I montenegrini uccis 1 in Slovenia rappresentano solo una parte di coloro che furono massacrati nel Montenegro, Sangiaccato e Bo' snia orientale con l’awento della L 1 ' berazione” (dicembre ’44-dicembr e ’45). Come in altri casi di eccidio, tra gli uccisi e’erano non di rado i vicin' di casa se gia non i fratelli od i cugif 1 dei vincitori. Massacri della popolazione civil e nella Stiria meridionale (Sloveni 3 1945-1947) Sin dal mese di maggio del ’45 irl1 ' ziarono gli arresti della borghes 1 * 1 nella Stiria meridionale (Slovenia)- Si trattava in generale di piccol* commercianti, artigiani, liberi p* 0 ' fessionisti ecc. che durante 1’occU' La fine della guerra neU’Adriatico oriencale pazione tedesca avevano dovuto aderire a diverse organizzazioni culturali tedesche ( Kulturbund , vale a dire “lega culturale” tipo quel¬ le fasciste in Italia, “Dopo lavoro”, Gioventii fascista”). Nell’attesa che i tribunali d’epurazione (“d’onore nazionale”) proclamassero le loro sentenze, gli incarcerati dovettero subire ogni genere di umiliazione. Piu di tremila persone adulte mori- r °no in diversi campi di concentra- niento a causa delle torture e diver- s e malattie. Da Celje, che all’epoca c ontava 20.000 abitanti, cinquecen- totrenta persone prelevate non fece- r o piu ritorno. La giustificazione per fiuesti maltrattamenti fu perlopiu di n atura politica, infatti, con il prete- sto del “collaborazionismo”, si voile Se mplicemente derubare la gente. I naassacri dei borghesi e gente “bene- stante” finirono solo dopo il referen¬ dum sulla repubblica, nel novembre 1945, quando i comunisti furono s icuri anche formalmente di aver c onquistato il potere in Jugoslavia. P^ua nuova ondata di massacri ebbe luogo nel 1947 quando gli aguzzini Litini si scagliarono contro la piccola borgh esia slovena (osti, imprendi- to ri) perche “nemici del popolo” ed ln quell’occasione furono massacra- te altre mille persone. Dal carcere di Celje furono prelevati, dal 1947 a P agosto 1950 compreso, oltre cin- Puecento civili che furono fucilati dietro il cimitero cittadino. L° sterminio della minoranza tedesca nella Stiria (Slovenia) Oltre alia borghesia slovena, fu ster- tttinata anche una parte della mino- rar >za tedesca della Stiria meridionale, c be prima della guerra contava circa d0.000 persone. Oltre mille tedeschi (famiglie intere) perirono nella pri- § lQ nia nella seconda meta del 1945 a Ca usa della fame e delle malattie. Piu d* ventimila tedeschi furono espulsi ^anu militari verso FAustria e l’Un- Sberia, Su 450.000 appartenenti al gruppo tedesco nella Jugoslavia pre- bellica oltre 50.000 persone persero la vita a causa dei maltrattamenti nel periodo che va dall’ottobre 1944 al dicembre 1946. Gli eccidi in Italia La caccia ai fascisti italiani in tutto il Nord Italia comincio gia molto pri¬ ma del 25 aprile ’45 (la liberazione ufficiale). L’armistizio del ’43 preve- deva la consegna agli Alleati di Mus¬ solini e di altri fascisti, che venivano arrestati dai perseguitati di prima. La caccia ai detenuti politici e criminali di guerra inizio giuridicamente con la promulgazione delle leggi retroat- tive di ispirazione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) del 27 luglio 1944, che prevedeva l’applica- zione del Codice Militare di Guerra ai collaborazionisti con la conseguen- te incriminazione - secondo Can- dido — di 700.000 italiani. La colla- borazione con gli occupanti tedeschi veniva punita “secondo le leggi mi¬ litari di guerra vigenti all’8 settem- bre 1943 ”. Anche queste leggi pre- vedevano la fucilazione. Il 28 aprile 1945 il Mussolini fu fucilato in tutta fretta da partigiani comunisti, prima che gli americani, ormai a poche ore di distanza, potessero raggiungerlo. Mussolini fu giustiziato dai partigia¬ ni italiani i quali, come rappresaglia per l’uccisione di 15 compagni, av- venuta a Milano nove mesi prima, appesero il corpo dell’ex duce con la sua amante Claretta Petacci (classe 1912) ed altri 14 gerarchi fascisti ad una stazione di gasolina. Altre deci- ne di migliaia di criminali di guerra furono rinchiusi alia fine della guer¬ ra nel campo di concentramento di Padula in condizioni durissime, ove ne morirono tanti. Trentacinquemi- la furono gli italiani «repubblichini» rinchiusi a Coltano (Pisa). Tra questi una marea di sconosciuti, ma anche gente nota. Come il poeta americano Ezra Pound (1886-1970) il piu noto propagandista del fascismo italiano 367 La commemorazione per gli uccisi mon- tenegrini a Kamnisko polje il 16 giugno 2005. Foto: Tine Velikonja. fu per sei mesi lasciato in una gabbia senza tetto ed in seguito portato ne- gli Stati Uniti dove fu rinchiuso per dodici anni in manicomio e dopo il rilascio ritorno in Italia dove mori. I partigiani italiani tanto come quelli francesi, norvegesi ed olandesi, han- no elaborato giustificazioni alle loro azioni dopo la guerra. Ferruccio Parri (1890-1981) gia a testa del CLN e presidente del governo dell’Italia de- mocratica (giugno-novembre 1945), assicuro che le persone assassinate erano esattamente trentamila. In- vece, secondo stime accreditate, da Gorizia a Ventimiglia, nel solo apri- le-maggio del ’45, la resa dei conti degli italiani comporto nei fatti la “sparizione” di circa 12-15.000 per¬ sone. Mentre per quello che riguarda Fintera zona - compresa fra Gorizia e Zara - le stime piu obiettive (per esempio quelle del prof, de Castro) parlano di 4.000-6.000 uccisi dai partigiani slavi (e italiani) nell’au- tunno del ’43 e nella primavera del ’45. Se si tiene conto delle rispettive dimensioni temporali e territoriali dei due fenomeni, il numero delle persone uccise (italiani e slavi) dalla Dalmazia alia Venezia Giulia appare essere piu o meno dello stesso ordine di grandezza di quello degli italiani vittime degli italiani nel Nord-Italia. 368 Atlante storico dellAdriatico orientale Da cio potrebbe forse dedursi che la “motivazione” anti-italiana da parte degli slavi nelle terre popolate dagli italiani, se ci fu, ebbe rilevanza secon- daria rispetto alia motivazione poli- tica “anti-fascista”, o comunque alia vendetta politica. II “triangolo della morte” in Emilia Nell’Emilia delbimmediato dopo- guerra - regione non multietnica ma spaccata tra simpatizzanti comu- nisti (spesso ex-fascisti) e fascisti - si procedette all’eliminazione dei “fa¬ scisti”, che in certi casi voleva dire delle famiglie intere con bambini nel cosiddetto triangolo della morte, un triangolo che aveva come vertici Bo¬ logna, Modena e Reggio Emilia. Qui nell’immediato dopoguerra, negli anni compresi tra il ’45 ed il ’47, la terra divento rosso sangue. Il sangue di almeno mille morti, ammazzati (e spesso fatri scomparire nel nulla) per mille motivi. La caccia all’uomo era mascherata da presunte ragioni politiche: la resa dei conti con i re- sponsabili del Partito fascista, delle Brigate nere. Ma dietro il paraven- to ideologico della “punizione” del nemico, in realta si consumarono vendette private omicidi per rapina, faide che per anni fecero piombare il Nord Italia nel terrore. Il “triangolo della morte” ha avuto due fasi. Una prima, ristretta, appena flnita con la seconda guerra mondia¬ le. Gli omicidi awenivano tutti tra Castelfranco, Piumazzo e Manzolino, nella zona compresa tra Modena e Bologna. Nella fase seguente, intorno al 1946-47, il triangolo comincio ad estendersi fino a sfiorare il capoluogo emiliano. In un vortice inesorabile di violenza, le vendette non si contaro- no piii. Al punto che dei mille morti stimati solo una piccola parte di loro ha un nome, una storia, un respon- sabile, magari fatto “opportunamen- te” fuggire oltre la cortina. Il 6 aprile 1952 il tribunale di Lucca condanno 42 ex-partigiani a 690 anni di carcere e tra i condannati ci fu anche il prin¬ cipal responsabile per l’eccidio di Malga Porzus in Friuli. Le vittime di guerra e dei comunisti in Albania ( 1941 - 1946 ) Durante la guerra furono uccisi cir¬ ca 28.000 albanesi e decine di mi¬ ll triangolo della morte tra Bologna e Modena (Castelfranco-Piumazzo-Manzolino, evi- denziate con un’ellisse). Un’alta percentuale degli assassinati dai comunisti nel “triangolo della morte” non aveva nulla a che fare con i fascisti. Molti degli uccisi, anzi, avevano aiuta- to i partigiani. Tra gli eliminati vi furono circa 400 tra industriali, professionisti, proprietari terrieri. Le squadre dei “giustizieri”, infatti, cominciarono ben presto a uccidere non tanto i fascisti, ma centinaia di persone colpevoli solo di dichiararsi anticomunisti. Cartina: Atlante d’ltalia, Novara, De Agostini, 1994. La cripta selvaggia nellapietra dura del Carso (D’Annunzio). gliaia di case furono danneggiate- Tale come fu il caso in Jugoslavia anche in Albania un elevato numero dei morti fu dovuto ai massacri che compirono i comunisti sulla proph a popolazione. Alla gravissima situa- zione postbellica si aggiunse ancora una fame generale che scosse il paese gia allora abbandonato dal mondo occidentale a causa delle gravi vio- lazioni di diritti civili e dal terrore generale. Per assistere l’Albania il re' gime di Tito devio sul posto gli aiut 1 che la Jugoslavia, piena di macerie e di poverta, riceveva dalle Nazion* Unite (UNRRA). La miseria genera- le dell’Albania fu sommersa da una catastrofica inondazione nelfautun- no 1946 e gia nell’estate successiva calarono dal cielo nubi di cavallette> che distrussero la totalita dei raccolu dei contadini. Come se non bastasse tutto cio, colpi gli albanesi la peg' giore calamita che mai abbia scosso queste terre travagliate, quando fu' rono sequestrate ai contadini daH e autorita comuniste tutte le terre- Agli agricoltori (90% della popd 3 ' zione) rimasero cosi solo dei picco'i fazzoletti di terreno intorno alle lo r ° fattorie con qualche asino, che con la sua testardaggine gli ricordava quella con la quale si misero i c °' munisti per sviluppare l’Albania. IL BII.ANCIO DELLA GUERRA E GLI EVENTI POST BELLICI La frontiera italo-jugoslava a Jalta - febbraio 1945 Dal 4 all’ll febbraio 1945, si riu- nirono in Crimea, nella cittadina di Jalta, i tre “Grandi” di allora: il presidente americano Roosevelt, il primo ministro inglese Churchill ed 'I capo sovietico Stalin. Gia all’indo- Wani della conclusione degli accordi tra i tre “Grandi”, negli stati Uniti si parlo di uno spirito di Jalta, inteso come sinonimo di collaborazione fra le tre grandi potenze - ma so- prattutto di spartizione dell’Europa " tra gli occidentali ed i sovietici. A Jalta si discusse inoltre della Jugosla¬ via, e pure della Venezia Giulia. Ma L proposta del governo britannico ~~ fatta in una nota del 10 febbraio " di istituire un governo militare alleato in tutta la Venezia Giulia, c on controllo fino alia frontiera del 39, fu respinta con una nota ame- bcana del 21 marzo ’45. Il tracciato di nuova frontiera italo-jugoslava fu c ondizionato dunque sia dalle deci- s ioni prese a Jalta sia dalle conqui- st e militari fatte durante la guerra, 9 u ando l’esercito jugoslavo arrivo °ltre Monfalcone/Trzic e quasi fino a U Isonzo. Le zone d’occupazione nella Venezia Giulia (1945-1947) La bozza di una proposta anglo-ame- ri cana per la spartizione delle zone d occupazione nell’ex Venezia Giu- ^'a italiana fu presentata dal generate Morgan 1’8 maggio ’45 a Belgrado a i governo jugoslavo, che fu awer- Lto che l’inadempienza dell’accordo a vrebbe potuto provocare l’occupa- Zl one di tutto il territorio italiano fir>o al confine del 1941 da parte degli anglo-americani. Di fronte ad una probabile invasione anglo-ame- ricana di quella parte della Venezia Giulia sotto l’amministrazione mili¬ tare jugoslava, i vertici titini decisero di eliminare tutti i potenziali nemici della soluzione jugoslava per il futu- ro confine italo-jugoslavo. Il giorno 10 di maggio iniziarono dunque massicce deportazioni di prigionieri di guerra e civili da Trieste ed altret- tanto fu fatto a Gorizia dove furono prelevati anche i feriti e nello stesso giorno iniziarono le uccisioni dei malcapitati. Il 16 maggio le truppe jugoslave cominciarono a ritirarsi dal territorio austriaco. In quel pe- riodo si speculava apertamente su di un possibile scontro tra l’Unione sovietica e gli Alleati occidentali e per questa ragione, gia poco dopo la sua ritirata sul suolo jugoslavo la XIV. divisione partigiana jugoslava (circa tre mila uomini) ritorno in Austria, pero questa volta in zona d’occupazione sovietica da dove si ritirera definitivamente solo alia fine di giugno. Per evitare un eventuale conflitto bellico con gli anglo-americani fu siglato a Belgrado, il 9 giugno del ’45, l’accordo con lo stesso testo — rifiutato 1’8 maggio — in base al quale la Venezia Giulia venne divi¬ sa - con la cosiddetta linea Morgan — in due zone d’occupazione. La parte occidentale, detta zona A (in- clusa la citta di Pola), fu messa sotto l’amministrazione militare degli Al¬ leati; la parte orientale della Venezia Giulia, detta zona B, fu messa sotto l’amministrazione militare dell’eser- cito jugoslavo. Tutti questi eserciti erano all’epoca alleati e nello stesso tempo l’ltalia aveva lo statuto di co- belligeranza in questa alleanza. Fa- ceva parte della zona B anche la pic- cola “enclave” (tra Comeno/Komen e Opacchiasella/Opatje Selo) - ad ovest della linea Morgan — dove fu stazionato un contingente di 2.000 militari jugoslavi. La nuova delimi- tazione militare significava — tra l’al- tro — che le forze jugoslave furono costrette a ritirarsi il 13 giugno da Trieste, Gorizia, ed una grossa par¬ te dalla ex-Venezia Giulia italiana. L’ordine di abbandonare Trieste fu dato ai militari jugoslavi il giorno prima. Tra le unita d’assalto, che avevano subito le piu gravi perdite nella conquista d’Istria e Trieste, e tra i comandanti dell’esercito ci fu parecchio scontento per l’abbando- no del capoluogo giuliano perche erano state sacrificate migliaia di vite giovani per la sua conquista. Per mitigare questo scontento furono destituiti parecchi capi militari ju¬ goslavi e tra loro il comandante della IV. armata jugoslava Petar Drapsin (1914-1945), che fu richiamato a Belgrado, dove ignorato da tutti, si suicido nello stesso anno. La stragrande maggioranza degli jugoslavi era pero contenta che Jalta, febbraio 1945 — da sinistra a destra Stalin, Roosevelt e Churchill. 370 Atlante storico dellAdriatico orientate l’esercito jugoslavo dovesse abban- donare Trieste perche in questa azione vedevano il primo schiafFo a Tito, un personaggio tanto scono- sciuto quanto odiato e disprezzato gia all’epoca dalla stragrande mag- gioranza degli jugoslavi. Questi ultimi erano impensieriti all’epoca I capi comunisti e dirigenti della Jugoslavia (1945-1980). Legenda: Nella grotta nascosta nelle montagne dell’isola di Lissa/Vis furono fotografati nell’estate 1944 i principali capi (rivoluzionari) della resistenza jugoslava. Da destra a sinistra: il montenegrino Milovan Dji- las (1911-1995), studente fuori corso, condannato prima della guerra a tre anni di carcere. Nel ’41 si uni alia resistenza e divento “famoso” con massicci massacri dei montenegrini nel- l’inverno 1941/42, dove per ritorsione gli ammazzarono meta della famiglia (padre, sorella, due fratelli). Dopo la guerra esercito incarichi di spicco dentro il regime titino dal quale si dissocio nel 1954 e nel 1957 fu condannato per propaganda anticomunista e sconto in seguito nove anni di carcere. Accanto a lui si trova il montenegrino Svetozar Vukmanovic Tempo (1912-2000), studente fuori corso, che prese parte nell’inverno 1941/42 ai massacri di oltre 30.000 bosniaci (musulmani) nella Bosnia orientale (Romania), suo fratello fu catturato alia fine della guerra con l’esercito dei cetnik (nazionalisti e monarchici serbi) e passato per le armi; alia sua destra si trova il serbo Alessandro Rankovic (1909-1983), senza mestiere. Entro nella resistenza con la moglie che fu uccisa nel 1942. Egli fu Forganizzatore dei massacri degli albanesi in Kosovo sin dall’inverno 1944/45 e capo della polizia segreta alia fine della guerra e arrivo fino ad essere vicepresidente della repubblica. Fu scaraventato fuori dal palazzo del potere nel 1965 da quello che fu il piu furbo tra i rivoluzionari, vale a dire Josip BrozTito (1892-1980). Quest’ultimo (nel centro) agente al soldo della Cominter- na abbandono nel maggio 1941 l’amica in attesa di suo figlio e parti per la “resistenza” con la nuova amante Davorjanka Paunovic che perdera il loro figlio nel 1942 ed anche lei mori- ra di stenti nella primavera del 1945. Accanto aTito si trova Edvard Kardelj (1910-1979), maestro di scuola elementare e gia insegnante AYAccademia dell'internazionale comunista a Mosca ed agente al soldo della Cominterna. Prima della guerra gli spaccarono in carcere i malleoli e, quindi, zoppicava. Fu il vero ideologo della rivoluzione, a lungo numero due del regime e alio stesso tempo anche il piu fanatico e sanguinario. Fu spesso in contrasto con Tito e per questa ragione quest’ultimo, nel Natale 1955/56 gli sparo e lo feri gravemente e poi di nuovo nel 1962 diede l’ordine di sparargli, e fu di nuovo ferito gravemente. Il figlio di Kardelj che fu educato, per ragioni di clandestinita, dai parenti, si suicido nel 1951, dopo che lo restituirono ai genitori. Anche la moglie di Edvard Kardelj, Pepca, altrettanto fana- tica, si impicco nel giorno delle prime elezioni libere in Slovenia nel 1989. Alla sua sinistra il serbo Sreten Zujevic Crni (1899-1976) impiegato nel periodo interbellico e nello stesso tempo agente della Cominterna., divento ministro nel dopoguerra. Nel conflitto tra l’Unio- ne Sovietica e la Jugoslavia del 1948 si schiero con Stalin ed in seguito fu deportato sull’isola Golli/Goli dove sconto 12 anni di carcere. All’estrema sinistra della foto, Vladimir Bakaric (1912-1983), ebreo di Zagabria, fu intellettualmente e politicamente una mezza tacca. Questi principi del terrore furono ai vertici della resistenza ed al timone della Jugoslavia per oltre 35 anni, dopodiche lasciarono le redini del potere ai propri figli, che completarono il lavoro dei loro padri durante le guerre civili in Jugoslavia (1991-1999). riguardo al destino dei loro carl forzosamente arruolati nell’esercito titino se gia non massacrati come prigionieri di guerra. I familiari di centomila persone massacrate neb 1’immediato dopo guerra e di altri cinquantamila militari caduti sugli inutili frond di Srem ed altri, non avevano ne tempo ne voglia di pen- sare ad una citta che da sempre era popolata da italiani. Al momento dell’ingresso degli anglo-americani a Trieste, gli intellettuali jugoslavi dicevano apertamente: “Qui la ti- rannia mentre a Trieste la democra- zia”. Quando i giovani uomini tob sero le uniformi e ritornarono nel mondo dei civili videro quale eta il divario, tra gli ideali per i quail avevano combattuto e sacrificato le loro vite e la realta che avevano tm contrato a casa, non facevano altro che scuotere la testa lamentandosr “Per chi abbiamo combattuto?!’ Il trattato di pace del 1947 Le trattative per la firma del trattato di pace con l’ltalia, iniziate a Londra I’ll settembre 1945 e finite con un nulla di fatto, proseguirono a Pang 1 in due tornate, il 15 giugno e p 01 tra il 13 ed il 29 luglio 1946. All 3 seconda sessione della Conferenza dei ministri degli Esteri (29 lugh° ' 15 ottobre 1946), a Parigi, arrivo l a soluzione che era stata difatti prep a ' rata gia prima del referendum suH 3 forma istituzionale dello Stato itali a ' no, il 2 giugno, proprio per condb zionare l’esito finale del referendum- L’ltalia dovette cedere alla Jugoslavi 3 tutto il territorio ad oriente della lb nea (proposta) francese di Georg eS Bidault (1899-1983). La citta di Trieste con un territorio adiacente ? u internazionalizzata sotto I’egida del Consiglio di Sicurezza dell’ONb- Nella seduta del 9 ottobre ’46, du rante la quale si approvo il progetn’ predisposto dai ministri degli Estd 1 delle quattro potenze, venne sancU 3 II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 371 l’italianita di Gorizia. Tale proposta arrivo senza significative modifi- che sino alia sessione plenaria della Conferenza di Pace di Parigi, ed il 10 ottobre 1946 fu ratificata. 11 disegno per il confine orientale d’ltalia al quale si arrivo a Parigi fu nei fatti una proposta del ministro degli esteri britannico Bevin Ernest (1881-1951) servita sul piatto della diplomazia francese. Essa rappresen- teva il compromesso secondo il quale la delimitazione fra la Jugoslavia e 1 Italia significava che nei due stati sarebbe rimasto un numero piu o meno identico di appartenenti alle due nazioni rispettive, doe di italiani 1° Jugoslavia e di slavi - soprattutto sloveni - in Italia. Secondo il censi- mento austriaco del 1910 la propo¬ sta francese avrebbe lasciato all’Italia u n territorio con 139.573 jugoslavi (quasi esclusivamente sloveni) men- •te sarebbero rimasti in Jugoslavia 130.972 italiani. Trieste con il suo e ntroterra doveva diventare uno Sta¬ te autonomo sotto il controllo del governatore, nominato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Con il trattato di pace l’ltalia cedet- te alia Jugoslavia circa 7.390 kmq, •tei quali non sono compresi i 110 kmq di Zara/Zadar e delle sue isole (1 arcipelago di Lagosta/Lastovo e Pelagosta/Palagruza). All’Italia ri- teasero solo 1.170 kmq del territo- r *o conquistato dopo la prima guer- ra mondiale sul confine orientale. Su una parte del territorio tolto al- 1 Italia e non ceduto alia Jugoslavia av rebbe dovuto nascere il Territorio dbero di Trieste (TLT). Perdendo i territori d’Istria e di Trieste, TItalia Sl ritrovo ad oriente piu o meno en- tf o la frontiera proposta dai gover- na nti italiani all’Austria T8 aprile 1915 per mantenere la neutralita ne lla guerra. Tra le due frontiere, qtiella proposta dal governo italiano •tel 1915 e quella imposta all’Italia •tel 1947, ci sono piccole differenze •tel percorso del confine politico e nella soluzione per Trieste. In mez¬ zo pero, ci sono state due guerre con oltre mezzo milione di morti in diversi campi di battaglia e di¬ verse centinaia di migliaia di per- sone hanno dovuto abbandonare i loro focolari per sempre e questo ha portato uno strascico di ranco- ri tutt’oggi presente nella memoria delle vittime e dei loro discenden- ti. Con il trattato di pace del 1947 l’ltalia chiuse soprattutto un capi- tolo di conquiste imperialistiche, vano tentativo di risolvere il grave problema della crescita demografi- ca con una politica di espansione i cui costi e sacrifici sono stati pre- valentemente a carico di altri paesi e popolazioni e dello stesso popolo italiano, che non ha voluto mai la guerra. Solo dopo la firma del trat¬ tato di pace ritorno a casa qualche 1071* I'KIM »W La spartizione della Venezia Giulia secondo l’accordo del 9 giugno 1945. Legenda: (dal- l’alto in basso): frontiera internazionale del 1937; la frontiera dopo il trattato di pace del 1947; Linea Morgan; la frontiera secondo il Memorandum del 5 ottobre 1954; la freccia indica il territorio della zona A (11 kmq) ottenuto dalla Jugoslavia nell’ottobre 1954. Car- tina: American Foreign Policy , 1950-1955, p. 420. 372 Atlante storico deU’Adriatico oriental r decina di migliaia di prigionieri di guerra che erano stati fino ad allora nelle mani dei britannici. Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale II punto di riferimento obbligato (anche perche e l’unico) e una pub- blicazione dell’Istituto centrale di statistica del 1957 Morti e dispersi per cause belliche negli anni 1940- 1945. Ecco i dati generali: Le perdite durante la guerra 1943-1945 I militari italiani morti nei combat- timenti successivi all’8 settembre 1943 sono circa 20.000. Sono sicuri soltanto i morti con le navi affonda- te (1.350 superstiti di Cefalonia an- negarono durante il trasporto verso il continente); quasi sicuri i 6.500 caduti di Cefalonia. I prigionieri dei tedeschi morti nei trasferimen- ti dalle isole dell’Egeo e dello Ionio alia terraferma furono 13.298 sulle navi, piu un centinaio su tre aerei abbattuti. I militari caduti nelle file delle guerriglie balcaniche (Jugosla¬ via, Grecia, Albania) sarebbero circa 10.000 uomini. Militari italiani morti come prigionieri dei sovietici Un’armata di 227.000 uomini fu mandata da Mussolini nei ’41 a combattere contro il comunismo in Russia e, nell’estate del 1942, due- cento lunghe tradotte portarono il corpo d’armata alpino sul fronte russo. Le perdite dell’ARMIR (Ar- mata in Russia) nei ciclo operative) che va dalF 11 dicembre 1942 al 20 marzo 1943 ammontavano a circa 85.000 caduti e dispersi. A questo numero vanno aggiunti i morti ed i dispersi nei periodo dal 10 lugli° ’41 all’ll dicembre ’42. E di qu e ' sti 84.830 mancanti, solo 10.030 ritornarono negli anni successivi (tra il 1945 e il 1954) dai campi di prigionia in Unione Sovietica. Tra gli ultimi fortunati a tornare ci f u un curato che raggiunse F Italia solo nei febbraio 1954. Sottraendo dagl* 85.000 caduti e dispersi gli 11.000 caduti censiti dai reparti italiani ed i 10.000 ex prigionieri rimpatria- ti il numero dei militari dispersi, i prigionieri di cui non si seppe p jU nulla, furono 64.000 le vittime e tra loro diverse migliaia di uomini oriundi dalle terre dell’alto Adriati' co (Venezia Giulia). Militari italiani morti come prigionieri dei tedeschi In totale si contarono 40.000 moi' ti su oltre 600.000 militari italiani deportati nei campi di prigionia tedeschi, sparsi un po’ in tutta Eii' ropa. Il massacro dei prigionie rl di guerra italiani con marce della morte ed altri metodi (affonda' mento delle navi piene degli inter' nati) duro praticamente fino alia fine della guerra. I militari italiani catturati a Zara/Zadar nei setterm bre 1943 fecero ritorno dalla p jl ' gionia in Belgio solo a meta agost° ’45. I prigionieri italiani dei cam' pi di concentramento tedeschi nei Balcani, recuperati dai partigia* 11 jugoslavi, ritornarono a casa dop° Fincontro di Togliatti con Tir° Belgrado, all’inizio del novemb'J 1946, quando i due protagonist* sl Le perdite italiane 1941-1945 Questo totale comprende i morti per causa bellica fino alia fine del 1945 (con qualche lacuna per quelli dei territori persi dall’Italia con il trattato di pace del 1947). L’Associazione nazionale vittime di guerra calcola inoltre in 40.000 i dece- duti per cause belliche negli anni seguenti. I morti in diverse campagne dell’esercito italiano Tabella: ROCHAT, Giorgio, “Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale”, Storia militare del dicembre 1995, pp. 51-55. Per i morti sul territorio italiano i civili sono soprattutto vittime dei bombarda- menti ed in parte minore della guerra in Sicilia (la regione piu provata, con 8.500 morti civili). Piu della meta dei 35.000 militari sono morti di malattia (tuber- colosi, tifo, malaria e altre), un dato non sorprendente se si ha presente che la forza alle armi sul territorio italiano salt gradualmente fino a due milioni e mezzo per il solo esercito nei 1943. II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 373 a ccordarono su Trieste che avrebbe dovuto beneficiare dell’autonomia politica dentro lo stato italiano. Militari morti come prigionieri degli anglo-americani e francesi Le uniche cifre precise riguardano 1 prigionieri dei francesi nei duris- simi campi del Nord Africa, 3.000 naorti su 41.200. Mold di questi pdgionieri furono sottoposti a dure pnvazioni di cibo e non pochi scese- ro a meno di 40 kg di peso. Si sal- v arono solo coloro che accettarono di combattere nelle file della legione s daniera francese. Non esiste alcun dato sulla mortalita tra i 400.000 Pdgionieri degli inglesi ed i 125.000 degli statunitensi. La cifra di 10.000 1110 rti e del tutto orientativa. Le per- dite dei reparti regolari sono di circa 3.000 uomini. ^orti delle forze partigiane, della Repubblica sociale italiana (RSI) e dei civili ^ er la guerra partigiana nei suoi v ari aspetti non si possono separare fihlitari e civili, perche il dato bu- r °cratico dell’iscrizione nelle liste di leva non e significative. Non esi- stor *o calcoli dettagliati ma soltan- to un totale generalmente accettato di 40.000 morti, che comprende i caduti in combattimento, i fuci- ^ a d dopo la cattura ed i deportati lri Germania. Mentre i civili uccisi ne lle rappresaglie aumenterebbero a circa 10.000 persone di ogni eta. 6.746 deportati ebrei con cit- tadinanza italiana in Germania ci s °no 5.916 morti nominativamen- te accertati cui sono da aggiungere ^03 uccisi in Italia ed un migliaio di deportati per i quali le notizie sono 1Ilc ornplete. Non sono compresi 111 queste cifre qualche migliaio di e brei di altre nazionalita che furono Vla Italia (Trieste, ecc.) trasferiti in c arnpi di sterminio tedeschi. I deportati politici (italiani) nei cam- pi di sterminio furono 45/46.000, i soprawissuti circa il 10 per cen¬ to. Sono cifre abbastanza sicure, che pero comprendono anche gli ebrei gia considerati, 7.000 circa, ed un buon numero di partigiani, gia compresi nella voce specifica. Per evitare di contarli due volte si puo affermare che furono 16.000 deportati a morire come “politici” ed altrettanti come partigiani. Per quello che riguarda le forze colla- borazioniste italiane gli studiosi di parte Repubblica sociale italiana (RSI) hanno preferito fornire cifre propagandistiche (da 30 a 100 mila morti) che non hanno riscontro. Gli studiosi di parte awersa fanno una stima di 3.000 morti nelle azio- ni belliche e di 10/12.000 uccisi al momento della liberazione. II totale e piu alto della cifra di par- tenza (210.149) piu alcune migliaia di morti senza data ma quasi tutte le cifre sono largamente appros- simative. Ne risulta che i militari caduti in combattimento o in pri- gionia sono quasi 100.000, mentre per i morti della guerra civile e sot- to i bombardamenti una separazio- ne tra militari e civili non e possi- bile. Una buona meta delle 36.000 donne risulta morta sotto i bom¬ bardamenti, ma quelle cadute nella guerra partigiana non sono poche. Trieste 1946 - Le scaramucce tra gli slavi e gli italiani nelle strade della citta. Foto: Continental Newsweek del 8 aprile 1946. Una ripartizione dei 444.523 mor¬ ti dal 1940 al 1945 sulla base della provincia di nascita vede in testa Milano (16.506 morti), Napoli (13.965), Udine (12.707), Roma (12.698), Bologna (11.482) e Cu- neo (11.170). Seguono Brescia, Torino, Firenze, Bari, Vicenza, Pa¬ dova, Treviso, Genova, Forli. Tra le regioni: Lombardia (54.597), Emilia Romagna (48.375), Vene- to (43.913), Toscana, Piemonte, Campania e Sicilia. Sono caduti 330.000 soldati e 45.000 partigia¬ ni, e in piix circa 100.000 civili. Il 2 giugno 1946 Fltalia (senza Venezia Giulia) contava 46.200.000 abitan- ti. Mancano le case perche 2 milio- ni di vani sono stati distrutti e altri 5 milioni gravemente danneggiati. Il 60% delle strade e rovinato; piu del 40 per cento della rete ferrovia- ria e da rifare. Non e’e impiego e nei dicembre ’46 i disoccupati uf- ficiali sono 2.096.257 in realta for- se il doppio. I cuori e le menti di Caduti militari nei periodo 1943-1945 Dati: ROCHAT, Giorgio, “Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale”, op. cit.. 374 Atlante storico dell’Adriatico orientate -- della Resistenza assegnata a Udine e detto che il Friuli ha dato 20.000 partigiani combattenti, 2.600 ca- dud, 1.600 feriti, 7.000 deportati, 20.000 perseguitati. Una tabella esposta al Museo della Resistenza a Pola reca la cifra di 28.000 istriani morti in lotta, 5.800 vittime civili- Vladimir Zerjavic (1912-2001) con- sidera che le perdite demografiche sono di circa tredicimila persone in Istria croata e diecimila persone sul Litorale sloveno. Secondo una sta- ristica della Deputazione storica di Trieste, il contributo degli italiani di Trieste e delFalta Istria costiera e sta- to di 4.565 combattenti, 865 caduti (di cui 485 in combattimento, fu' cilati o impiccati, 135 morti in pri' gionia, 234 dispersi), 376 feriti, 276 deportati in Germania. Monfalcone ha avuto 256 caduti e Muggia 109> piu 112 degli altri villaggi del cornu- ne. Nelle giornate insurrezionali di Trieste, 1’ Unita operaia dichiarava di aver avuto oltre 100 morti, il CLN 31 morti e 57 feriti. Anche per quel' lo che riguarda la Venezia Giulia 1 dati - specie se da fonti jugoslave ° filojugoslave - vanno presi in const' derazione con la massima riserva. A numero di 42.800 morti non trova riscontro in nessuna opera storica di eventi bellici nella Giulia e dovrebbe essere per rawicinarsi (!) alia realta diviso perlomeno per tre. Le font 1 Diverse proposte per una nuova frontiera italo-jugoslava. Cartina secondo: DUROSELLE, J.-B., Le conflitde Trieste 1943-1945, Bruxelles, ISUL, 1966; NOVAK, B. C., Trieste 1941- 1954. La lotta politica, etnica e ideologica , Mursia, Milano, 1973. milioni di italiani erano quotidia- namente impensieriti per diverse centinaia di migliaia di prigionieri di guerra nella prigionia britanni- ca, sovietica, jugoslava, ecc. Le perdite demografiche nella Giulia e nel Friuli Nelle operazioni finali per la libera- zione di Fiume, Istria, Trieste e Go- rizia fesercito jugoslavo mise fuori combattimento, tra morti, feriti e prigionieri, 40.000 uomini ed ebbe nelle operazioni finali, nella prima- vera ’45, fuori combattimento otto- mila dei propri uomini. Secondo le stesse fonti jugoslave la Venezia Giu¬ lia (escluso il Friuli), ha avuto nella lotta di liberazione 42.800 morti, fra italiani e slavi, 7.000 invalidi, 95.460 deportati, 19.357 case bru- ciate, 16.837 casesemidistrutte. Nel¬ la motivazione della Medaglia d’oro rjgis UJH3-’it i'- Wiznct s ,, 00 -nttiZHfl INTERNRRNIH let-zrrorr **•’ OOCKRWH.BflTTSPEL P«SM.N0 ISELJEN* 05 PRQSvETNMi -OfluSTE* wSSnih h JERTVE - FRStZMfl - 3 SMRT - FRSlZMU - "Mi smo jugoslovani” — “noi siamo j u c° slavi”. Contovelo/Kontovelj (sobboig 0 sloveno ad ovest di Trieste) in attesa d e commissione per il tracciato del confi^ e italo-jugoslavo della Conferenza di pa ce Parigi. II bilancio della guerra e gli eventi pose bellici 375 piu obbiettive parlano di 10.000 morti nella parte della Venezia Giu¬ lia ceduta alia Jugoslavia e non va dimenticato il fatto che il nume- ro comprende anche i deceduti di stenti dopo la guerra e che diverse naigliaia di persone furono sempli- cemente assassinate dalla “propria” gente. Il bilancio dell’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943) Nella Provincia di Lubiana (Slove¬ nia) operava l’XI. corpo d’armata naliana che riporto nel periodo dal 6 aprile ’41 al 31 agosto ’43 le se- guenti perdite: caduti 1.115 militari (piu 85 ufficiali), feriti 1.843 milita¬ ri (piu 131 ufficiali) e dispersi 282 ntilitari (piu 3 ufficiali). La stragran- de maggioranza dei “dispersi” va ri- tenuta morta. Nello stesso periodo, v ale a dire durante i 29 mesi d’occu- Pazione della Provincia di Lubiana, furono oltre 1.700 gli sloveni uccisi (partigiani caduti in combattimen- to > ostaggi fucilati e civili massa- Cr ati) ed a questi morti delle armi naliane vanno aggiunti altri 1.500- 2.000 civili deceduti nei campi di c °ncentramento italiani (Arbe/Rab, Gonars, ecc.) o di stenti - una volta a casa — a causa della prigionia italia¬ na. Dunque alia perdita d’ogni mi- (itare italiano (ucciso) corrisponde (a cifra di tre sloveni (90 percento civili) morti a causa dell’aggressione naliana. Nelle stesso tempo fu in- Ce ndiato un numero elevato di vil- (aggi ed altri danni di guerra furono c °rnmessi. °ltre 30.000 prigionieri italiani furono smistati, dopo l’armistizio, nei diversi campi di concentramen- to tedeschi in Jugoslavia (perlopiu !n Serbia). Non si sa quanti di loro s °no morti durante la prigionia. 1 prigionieri soprawissuti furono re cuperati gia durante la guerra da Parte dalle nuove autorita jugoslave (riconosciute dagli alletti de facto gia nel settembre ’43), e nella to- talita rilasciati nel 1946. Secondo il ministero della difesa italiano le perdite italiane in Jugoslavia furono le seguenti: 18.263 militari italiani caduti e dispersi dal 1941 alia fine del 1945. Nel periodo che va fino al 7 settembre ’43 sono stati uccisi 7.231 italiani e 4.359 sono stati i di¬ spersi; dall’8 settembre ’43 fino alia fine (del 1945) della guerra sono morti 3.436 italiani mentre i disper¬ si sono altri 3.237. In quest’ultima categoria rientrarono i caduti nei combattimenti contro i tedeschi o nella prigionia tedesca sul territorio jugoslavo; i militari della ex-RSI ca¬ duti (o dispersi) e catturati da parte delle forze militari jugoslave durante e dopo la fine della guerra (a Trieste, Istria, Fiume e a Gorizia); i milita¬ ri italiani che combattevano con le unita partigiane jugoslave, e sono caduti o sono rimasti dispersi in combattimenti o in prigionia delle forze armate tedesche. Tutti questi dati riguardano solo gli italiani pro- venienti dai territori d’ltalia entro i confini del 1947/54. Le perdite umane ed i danni di guerra di Jugoslavia Da un discorso fatto dal capo dello stato jugoslavo Josip Broz Tito ri- sulta che: “Da questa guerra la Ju¬ goslavia e uscita con delle terribili perdite. Oltre 1.700.000 persone sono morte durante i quattro anni di guerra. Significa che un nono della popolazione in Jugoslavia ha sacrificato la sua vita. Oltre 820.000 case sono state distrutte o bruciate. Il venti percento di tutte le linee fer- roviarie demolito. 64% di tutti i pali telefonici danneggiati. I due terzi di bestiame rubati. Quasi tutti i grandi complessi industriali danneggiati. Queste vittime si sono date alia Ju¬ goslavia contro le forze dell’asse”. Anche la Commissione per le ripara- zioni per i danni di guerra - alia con- Rientro italiano dalla Russia durante la guer¬ ra. Foto: Eroismo degli alpini, Editoriale Zeus 2000, Milano. Informazioni sui prigionieri in Russia nel dopoguerra. Foto: CHESSA, Guerra civile 1943, 1945, 1948. ferenza di pace a Parigi - ha stima- to le perdite jugoslave a 1.700.000 persone tra i quali 305.000 militari, ma le sue conclusioni non si poggia- no su basi concrete ed obiettive. La realta fu per fortuna di tutti parec- chio diversa da questi dati di pura fantasia propagandistica. A causa della grandissima confusione post- bellica si e potuto fare una prima sti- ma seria delle perdite demografiche solo nel ’48 - dopo il primo censi- mento della popolazione nella Ju¬ goslavia comunista. Prendendo per punto di partenza le previsioni di crescita della popolazione in Europa fatta dall’Universita di Princeton nel ’44 e la situazione reale, secondo il censimento comunista, mancavano all’appello nella Jugoslavia - dentro le frontiere del ’41 - un milione e duecentomila persone. Questa cifra rappresenterebbe dunque le perdite demografiche dovute ai combatti¬ menti ed ai massacri della popola¬ zione civile; all’esodo, all’abbassa- mento della natalita dovuto al fatto che tra le vittime si trovavano prin- cipalmente le generazioni capaci di 376 Atlante storico dell’Adriatico orientals procreare ed ai morti dovuti alle malattie causate dalla guerra (infe- zioni, ecc.). Per assurdo che possa sembrare, la componente piu importante nella cifra delle 1,2 milioni di persone risultano i 300-400 mila apparte- nenti alia minoranza tedesca: caduti o dispersi su diversi campi di batta- glia in uniforme tedesca (50.000); civili espulsi manu militari durante e dopo la guerra sia dai tedeschi sia dagli jugoslavi (250.000) ed i morti in campi di concentramento jugo¬ slavi dopo la guerra (50.000). Altre 100-200 mila persone riguarde- rebbero 1’esodo (in moltissimi casi manu militari) dalla Jugoslavia degli slavi (sloveni, croati, serbi montene- grini ecc.) e delle minoranze etniche (ungheresi, musulmani, albanesi, italiani). Dunque si arriva a una per- dita demografica di 700 mila unita a causa della guerra. II numero dei ca¬ duti nei combattimenti fu stimato a 305 mila militari, che nel ’41 aveva- no la cittadinanza jugoslava mentre di fatti i caduti nelle file della guer- riglia partigiana non oltrepassano 100.000 uomini. II resto (circa 450 mila persone) sono le perdite dei militari “collabo- razionisti”, dei civili, Fabbassamento della natalita e le perdite causate da malattie varie. Sono compresi tra i civili perlomeno 30 mila musulma¬ ni massacrati dai cetnik e comunisti serbi nella Bosnia e nel Sangiaccato (1941-1942), 30 mila serbi uccisi in campo di concentramento ustascia di Jasenovac, cinquantamila ebrei uccisi sia dagli ustascia croati sia dai tedeschi e lo stesso discorso vale per oltre diecimila zingari. Tanto per quello che riguarda la categoria dei combattenti “collaborazionisti” come quella dei civili bisogna tutta- via sottolineare che una buona parte di essi fu massacrata — dai comuni¬ sti - solo a guerra finita. Si calco- la che perirono a causa degli eccidi commessi dai titini una volta finite le operazioni belliche tra militari in uniforme e civili come minimo 100 mila persone (10.000 sloveni, 30.000 croati, 5.000 montenegri- ni, 20.000 serbi; 5.000 ungheresi, 20.000 albanesi, ecc.) piu i gia citati cinquantamila tedeschi civili (mem- bri della minoranza tedesca in Ju¬ goslavia). In quest’ultima categoria si tratta non di vittime della guer¬ ra ma di vittime dei crimini titini commessi dopo la guerra. Un crimi- ne cost grande fu compiuto in parte per vendetta ma soprattutto per im- porre il nuovo governo comunista — si intende il terrore rivoluzionario - che aveva poco a che vedere con le azioni dei nazifascisti sul territo- rio jugoslavo. Oltre agli orribili cri¬ mini contro coloro che furono in stragrande maggioranza innocenti fu commessa una gravissima lesio- ne della societa jugoslava. Tra gli uccisi ed altri che si erano rifugiati all’estero, c’erano i ceti piu produt- tivi, creativi ed intraprendenti e con la loro eliminazione l’intera societa rimase senza una parte della mente e senza il braccio destro. La Germania che non voleva accet- tare le discussioni a proposito del- le riparazioni di guerra cito la cifra di 185.327 vittime per il territorio che oggi fa parte della repubblica di Croazia, mentre per Fintera Jugosla- via il numero delle vittime sarebbe stato di 597.323. Praticamente tutti gli “storici” jugoslavi hanno la ten- denza ad esagerare le “proprie” vitti- me (filocomunisti i caduti partigiani mentre i collaborazionisti gonfiano le perdite nelle proprie file) per in- fangare il nemico e aumentare i propri meriti o diminuire le proprie colpevolezze e per questa ragione i numeri delle vittime di guerra vano presi in considerazione con la mas- sima cautela. La punizione per i crimini di guerra I crimini di guerra dell’esercito tede- sco in Jugoslavia furono scontati con la morte di oltre 80.000 prigionieri di guerra tedeschi tra i quali quasi tutti alti comandi e Fintere unita special! (SS), che furono in una minima parte passati per le armi alia fine delle op e ' razioni belliche mentre la stragrande maggioranza dei morti fu dovuta agli stenti durante i lavori coatti ed alle malattie. Lo stesso discorso vale p er gli eserciti collaborazionisti, comp 0 ' sti perlopiu dai giovani forzosamente arruolati, che pagarono gli errori ed orrori dei propri comandi con i mas' sicci stermini di queste unita alia fi* ie della guerra. Per quello che riguarda i crimini del Le perdite territorial d’ltalia ed altri divieti imposti con il trattato di pace del 1947. Le- genda: Oltre ai territori indicati sulla cartina l’ltalia perse nell’Adriatico orientale anche Zara/Zadar, le isole di Lagosta/Lastovo e lo scoglio di Pelagosa/Palagruza nel mezzo del- FAdriatico; l’arcipelago di Rodi e le colonie. Cartina: CAPRA, G., Geografia vera , Torino, Edizioni Lattes, 1954. II bilancio della guerra e gli eventi pose bellici 377 militari italiani sul suolo jugoslavo ci fu qualche individuale vendetta nel settembre 1943 e tutto fini li. L’eroe” della campagna balcanica generale Mario Roatta (1887-1868) e principale responsabile per la mor- te di migliaia di jugoslavi riusci pero a scappare, con la complicita dei servizi segreti italiani, pochi giorni prima del processo a Roma nel mese di marzo 1945 si rifugio in Spagna. La fuga di Roatta e in correlazio- “stranissima” con la restituzione del tesoro jugoslavo. Roatta giun- se alle iberiche sponde il 10 aprile 1945. Quattro giorni dopo veniva- no consegnate a Tito, tratte dai loro Pascondigli romani, 27 tonnellate d oro, piu di un milione di sterline e quattro milioni di dollari, oltre ai re sti dei titoli privati sequestrati in Jugoslavia nel 1941, e non anco- r a negoziati all’estero. Sembra che nel 1945 fu firmato un protocollo m base al quale la Jugoslavia rinun- C1 ava alia persecuzione dei crimina- L di guerra italiani. Ma nemmeno nel ’45 fu restituito tutto quello che possedeva. Cosi dopo il Trattato di Pace, nel 1947, e a seguito di una decisione internazionale del “ pool' di Bruxelles, furono restituite alia Jugoslavia, questa volta ufficialmen- te > otto tonnellate e 393 chili d’oro. Lvidentemente — e malgrado il fatto c he mancavano ancora 20 tonnella- te d’oro rubate nel Montenegro nel 1941 - Tito si accontento: mise una Pmtra sopra alia storia dei “criminali di guerra” e non ci penso piu. Lingerenza jugoslava nella guerra c ivile greca Nel 1947, le attivita di guerriglia dlocomunista greca avevano nuova- ^ente assunto le dimensioni di una v era guerra civile. Durante la guerra Cly ile greca le autorita di Belgrado •nsistettero sul diritto all’autodeter- ^inazione dei macedoni in Grecia e lu loro riunificazione con i loro fra- telli in Jugoslavia. Belgrado non si impegno mai pero in una polemica aperta e stridente per la Macedonia, cosi come quella che aveva marcato la disputa per Trieste. Invece della polemica - nel caso della Grecia - si prefer! la guerra. I comunisti jugo¬ slavi spedirono ai comunisti greci 35 mila fucili, 3.500 fucili-mitra- gliatori, 2.000 mitragliatrici, 7.000 fucili anticarro. Oltre a questo fu¬ rono spedite 10 mila mine antiuo- mo, uniformi per 12 mila uomini e 30 vagoni di cibo. Tutto questo armamento fu spedito all’esercito partigiano greco del comandante Markos Vafiadis (classe 1906), che non conto mai piu di 28 mila uo¬ mini. Nel febbraio ’48 fu mandata addirittura una divisione aerea jugo¬ slava nel Sud dell’Albania, dove 100 aerei erano pronti ad intervenire nei combattimenti della guerra civile greca nella quale le autorita comu- niste jugoslave furono fortemente implicate. In Albania si trovavano in quel periodo (inverno 47/48) a causa della “minaccia greca” due di- visioni jugoslave. I comunisti greci arrivarono fino al centra d’Atene e per un pelo la citta non fu perduta. Nel frattempo, re Giorgio II (1890- 1947) era morto ed era stato sosti- tuito da suo fratello Paolo (1901- 1964), mentre gli americani avevano preso il posto degli inglesi e comin- ciato ad applicare la dottrina del pre- sidente americano Harry S. Truman (1884-1972). Nel 1947 essi guada- gnarono il controllo della Grecia, il loro primo importante esperimento postbellico di intervento anticomu- nista. Massicci aiuti economici e mi¬ litari furono messi a disposizione del governo greco, mentre i documenti ufficiali dovevano essere controfir- mati dal capo della missione ame- ricana perche fossero validi. Sulle montagne, consiglieri militari degli Stati Uniti addestravano l’esercito nazionalista, inizialmente riluttante, per campagne contra l’ELAS. Nelle Lo scoglio di Pelagosa/Palagruza nel mezzo dell’Adriatico fu ceduto alia Jugoslavia nel 1947. Foto: Slobodna Dalmacia. citta ci furono arresti di massa e la corte marziale, una sorta di “Terro- re Bianco”, fu molto attiva fino al 1951. Furono registrate oltre tre- mila esecuzioni, tra cui un grande numero di testimoni di Geova, “una setta che si dimostro essere sotto il controllo comunista”, secondo l’am- basciatore americano Grady. Nell’autunno del 1949, con la chiu- sura della frontiera tra Grecia e Jugo¬ slavia dopo la rottura tra Tito e Sta¬ lin, gli ultimi combattenti dell’ELAS finirono per accettare la sconfitta ritirandosi nelle loro roccaforti sui monti Gramos, in Albania. Erano state commesse atrocita da entrambi gli schieramenti, anche dalla sinistra che aveva appoggiato la distruzione su vasta scala dei monasteri. Una delle conseguenze di questo aiuto jugoslavo fu che una volta fi- nita la guerra i greci si vendicarono contra la minoranza macedone (sla- vi) — forzata a sostenere la guerriglia comunista - che in parte scelse l’esi- lio ed in parte l’assimilazione forza¬ ta e divento cosi ufficialmente inesi- stente. Dopo il fiasco dei progetti di allargare la Macedonia a spese della 378 Atlante storico dell'Adriatico orientate Le perdite territorial! italiane in Africa, Dodecaneso ed Albania. Cartina: American Foreign Policy , 1950-1955. Grecia, il partito comunista jugosla- vo abbandono l’idea di unificazione dei macedoni dentro la Jugoslavia. Non a caso i macedoni erano - den¬ tro la federazione jugoslava - la na- zione piii frustrata nella loro aspira- zione per l’unita nazionale. Jugoslavia un paese in allerta continua (1945-1955) I titini smisero con i massacri della popolazione jugoslava e prigionieri di guerra solo nel novembre ’45 — gennaio ’46 quando al referendum la popolazione jugoslava (votarono anche i sedicenni) voto per la repub- blica e contro la monarchia. La Jugo¬ slavia divento allora un satellite del- l’Unione Sovietica perche fu l’unico garante per la soprawivenza della sanguinaria satrapia dei titini. Fino al 1948 ci furono in Jugoslavia 498 istruttori militari sovietici (con 20 generali) e l’intero commando mi- litare jugoslavo fini i suoi studi nelle accademie sovietiche a Mosca. Per la fedelta all’Unione Sovietica il regi¬ me jugoslavo rifiuto nella primavera del 1948 anche il Piano Marshall che gli Stati Uniti avevano messo in atto per venire in aiuto all’Europa distrutta dalla guerra. A causa delle ingerenze di Belgrado nella politica interna dei suoi vicini scoppiarono forti dissensi con l’Unione sovietica e questo fu anche uno dei fattori che provocarono nella primavera 1948 il conflitto con il Cominform. Gia in precedenza il Consiglio di sicurezza dell’ONU condanno l’ingerenza ju- goslava nella guerra civile greca. George Cattlet Marshall - generale e poli¬ tico statunitense (1880-1959). Il 5 git>g n ° 1947 fu proposto da G. C. Marshall alh Harvard University il programma di aiu cl degli U.S.A. agli stati europei, subordin 3 ' to alia elaborazione d’un piano comune di ricostruzione e di cooperazione economic 3 ’ Gli aiuti americani dovevano impedire an- che l’avanzata del comunismo, che all ep°j ca faceva grandi progressi in alcuni pa eS1 occidentali (Italia, Francia, Grecia, ecc.f Non a caso dunque aderirono al Pia n ° Marshall soltanto i paesi dell’Europa occ 1 dentale che, nella prima conferenza a Pangj nel luglio 1947, misero a punto gli estrem 1 del programma. 11 3 aprile 1948 il Cong reS so americano approvo i primi stanziame ntl per finanziare per quattro anni (1948-5^1 lo European Recovery Program (ERP)> § stati partecipanti all’Organizzazione p er cooperazione economica europea (OCE*-'' che furono poi alia base delle futuri integ 13 zioni dell’Europa occidentale. II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 379 Mrkopalj Bjelolasica - V 1533- $ ! Lovran Visevicii Ravno tQriiane Lukovo- Rt Jablamt Vid Miboljice A$Klenovica< imovnica Milohnic Prokikt Plavnlk Stara Baika 'VranAs I Vrana Kladao' Kras no P l Rajtnac 1*99 Rt Kalifront >Ja6fknac Trstenik Tele»rm« Narazme Jakisnii Punta, Oruda Loiinj Loiinj Piu tardi pero l’espansionismo jugo¬ slavo fu fomentato anche dagli stessi occidentali o addirittura dagli stati confinanti alia Jugoslavia. 11 com- plesso dei rapporti italo-jugoslavi dopo lo scisma tra il PC jugoslavo e l’Informbiro fu esaminato atten- tamente alia seduta dei rappresen- tanti della NATO il 12 marzo 1950. Nella primavera ’51 - solo tre mesi dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche greco-jugoslave — il premier greco Venizelos propose al- 1 ambasciatore jugoslavo ia mutua spartizione delfAlbania, ma il go- Ve rno jugoslavo rifiuto immedia- tamente questa suggestione perche questo sarebbe stato il casus belli per I intervento sovietico in Jugoslavia. Dopo la rottura tra il Cominform e i c °munisti jugoslavi, la questione del Territorio libero di Trieste acquisisce u n’altra importanza strategica. Il 31 gennaio ’51 fu deciso a Washington c he bisogna: “Immediatamente pre- Parare un’immensa quantita d’armi e d equipaggiamento destinati alia Ju¬ goslavia. Questa riserva potrebbe es- s ere concentrata a Trieste, che si trova solo a cinque miglia dalla frontiera Jogoslava ed e accessibile via mare fino alia costa dalmata, che sarebbe tenuta dagli jugoslavi in caso d’un e ventuale attacco sovietico”. In una r 'unione del 16 aprile ’52 tra i rap- presentanti dei ministeri degli Esteri e degli Stati Maggiori britannico ed a mericano, quest’ultimi annunciaro- no la possibilita d’utilizzare, in caso dell’attacco sovietico alia Jugoslavia, unita della GMA (Governo milita¬ ry anglo-americano nella zona A del Territorio Libero di Trieste) per la di- fesa della' porta di Lubiana”. II terrore titino (1945-1965) Dopo aver massacrato gli eserciti c ollaborazionisti ed i civili borghe- Sl i comunisti jugoslavi si misero a roettere ordine nelle proprie file. Furono cost incarcerati nell’imme- • r i/j * ■- r • tedveja / Km 50/ •' 0 1 1 e oiceniCka jbraga Tenkirt iemce Vodott 151 SraKane id Srakane Il golfo di Quarnero con le isole Cherso/Cres, Veglia/Krk, Arbe/Rab, Pago/Pag e gli isolotti Golli/Goli e San Gregorio/Sv. Grgur. Le ultime quattro isole servivano come campi di concentramento sia alle autorita fasciste (Italia, Croazia) durante la guerra che ai comunisti jugoslavi dopo la guerra. Cartina (scorcio): Naprijed, Zagreb, 1993. diato dopo guerra tutti coloro che avevano servito in diversi eserciti collaborazionisti o tedesco e furo- no arruolati nell’esercito partigiano solo verso la fine della guerra. Tutti questi partigiani primaverili furono passati al settaccio da parte dei co- mitati locali (di residenza) ed oltre diecimila di loro furono immediata¬ mente incarcerati in base alle con- danne emesse dai tribunali di “ono- re nazionale”. Dopo aver scontato le pene che andavano fino ad un anno di carcere ed oltre, furono presto sostituiti dai borghesi che si oppo- nevano alle misure rivoluzionarie come la nazionalizzazione (confi- sca dei beni) ed al terrore comuni- sta. Sin dal 1946 cominciarono ad abbandonare le file titine gli stessi aguzzini quando si resero conto di essere buttati in un vortice di terro- 380 Atlante storico dell'Adriatico orientate re, che non aveva niente che a fare con i discorsi che si facevano duran¬ te la guerra ed i “nemici del popolo” furono presto sostituiti nelle carceri con gli ex-partigiani. Nella primavera del 1948 si arrivo al gravissimo conflitto ideologico tra rUnione Sovietica e la Jugo¬ slavia. Fu richiesto allora a tutti i membri del partito di dichiararsi sull’Unione Sovietica che era gia da diversi anni presentata dalla pro¬ paganda comunista come la Via Lattea nell’universo umano. Tan- tissima gente cadde dunque in per- plessita e molti non sapevano che dire quando Tunica via di salvezza fu uno schieramento chiaro e netto con la linea di Belgrado, vale a dire con Josip Broz Tito. Diverse deci- ne di migliaia di comunisti furono sottoposti a durissimi interrogatori dai loro stessi compagni ed i piii fortunati se la cavarono con qual- che giorno di carcere ma tantissimi altri pagarono pesantemente i loro ideali giovanili e le loro perplessita dopo lo scisma tra FUnione Sovie¬ tica e la Jugoslavia. II purgatorio titino sull’isola Golli/Goli otok II regime ririno arrivo alia perfezione del suo sistema di tortura sull’isola Golli/Goli otok e sulla vicina isola Gregorio/Grgur, (nelle vicinanze dell’isola d’Arbe-Rab). Su questa isola sono stati confinati e costretti ai lavori forzati sin dalf estate 1948 i cosiddetti “kominformisti” ossia quelli che dopo il conflitto tra il r e ' gime comunista jugoslavo ed i suoi padrini del Kremlino erano stati accusati di essersi schierati con que- st’ultimo. Di fatti il 90% erano dei poveri diavoli ignari di perfidie poll' tiche, servivano con il loro esempi° a spaventare il resto del mondo co- munista (potenziali simpatizzanti di Stalin, ma soprattutto eventuali cri- tici del sistema titino) in Jugoslavia- Nella maggior parte dei casi si tratta- va di comunisti - tra loro tantissimi ex-partigiani — che non avevano ca- pito che la rivoluzione era Anita con l’ascesa al potere di Josip Broz Tito e la sua nobilta di assassini. I detenuti “simpatizzanti” dell’Unione SoviC' tica furono incarcerati in base alk pene amministrative e, dunque non si poteva fare nemmeno ricorso, cosi 18.000 persone (perlopiii maschi) flnirono tenuti come prigionieri sub 1’isola Golli/Goli. Le pene che varia' vano da un minimo di qualche me se e fino a diversi anni di carcere p°' tevano essere prolungate sul posto- Coloro che furono condannati dal tribunali ordinari a pene piii pesan' ti (condanna a morte, ecc.) furono privati anche dei diritti civili e cosi i loro parenti non potevano richic' dere informazioni sui detenuti e su luogo di sepoltura degli uccisi. L’isola che dista qualche chilometr 0 dall’isola d’Arbe/Rab e praticamen' te senza vegetazione ed e percossa da forti raffiche di bora durante 1 i°' Gli isolotti Golli/Goli (in primo piano, 9 kmq) e San Gregorio/Sv. Grgur (secondo piano, 6 kmq) sulle quali furono disseminati quattromila cadaveri dei prigionieri massacrati dai titini nel periodo 1947-1960. A sinistra si vede la parte settentrionale dell’isola d’Arbe/ Rab, dove morirono oltre mille prigionieri civili nel campo di concentramento italiano (1942-1943). Foto: wvrw.senj.info. I campi di lavoro coatto in Slovenia. Cartina: Tudi mi smo umrli za domovino, p. 423 II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 381 II generale Stefanos Safaris, il comandante in capo dell’esercito di libaerazione greco (ELAS, filocumunista) tiene il discorso ad una sua unita nel 1944. II regime titino fu forremente implicato nella guerra civile greca da parte dell’ELAS. Foto: Bojpod Olimpom. verno e da scottante sole nell’estate. Insomma i “veri” titini e quelli da convertire avevano creato una specie di purgatorio comunista nell’Adria- dco. In base alle sentenze dei tribu- nali civili e militari furono condan- nate altre 13.000 persone cosicche si calcola che da 31 a 32 mila per¬ sone hanno conosciuto le torture e le sevizie su quest’isola. Quattromi- la prigionieri morirono a causa del cattivo trattamento, delle torture e della mancanza d’igiene. Fra questi cerano anche alcuni italiani venu- 0 in Jugoslavia perche comunisti e ammiratori di Tito. Il poeta croato Ante Zemljar (1922-2000), mem- bro della resistenza partigiana della Prima ora nel ’41 e poi incarcerato sull’isola Golli/Goli per lunghi anni, si ricorda cost del suo calvario: “Noi abbiamo maturato sull’isola Golli/ Moli, li ho visto bene cosa abbia- fiio ricevuto in cambio di quell’idea per la quale abbiamo combattuto. Mon vedevo l’isola Golli/Goli come 1 errore del sistema”, mi sembrava u n sistema in piccolo”. Alcuni di questi “kominformisti” Sc ontarono tre, sei e dodici anni di earcere e sugli elementi piu recalci- jtf V Giovani in partenza per il lavoro volonta- r '°- Il lavoro “volontario” fu organizzato ^°po la guerra per assorbire la massa di di- s °ccupati nella ricostruzione del paese e per "idottrinare i giovani. I “volontari”, arruo- bti p er 1 0 con metodi coercitivi, non Percepivano alcun salario ed anche il cibo Sc arseggiava. Le “brigate di lavoro” furono c °n tempo abolite a causa dell’inefficienza e P e rche centinaia di migliaia di giovani pre- kri l a v j a dell’esilio piuttosto che il “volon- ta riato”, vale a dire il lavoro coatto. tranti si praticavano a Lubiana gli elettroshock. La stragrande maggio- ranza di questi prigionieri politici fu rilasciata una volta firmato l’accordo tra Tito e Kruscev nel 1956 ma an¬ che allora non furono liberati tutti. L’isola Golli/Goli era pero solo uno dei tanti campi entro l’Arcipelago carcerario jugoslavo. Altre prigioni dove regnava il sistema carcerario non meno “raffinato” di quello del- l’isola adriatica si trovavano sull’isola di Ugliano/Ugljan dove costruirono un sistema missilistico contro l’lta- lia, e la stessa cosa vale per l’isola di Lissa/Vis che fu perforata, per ragio- ni “militari”, con chilometri di tun¬ nel. In totale c’erano in Jugoslavia circa 60 carceri e oltre venti grandi campi di concentramento per que¬ sti prigionieri: 55.663 persone, tra i quali 21.880 erano ex-partigiani e 1.663 tra di loro avevano il Memo- riale ’41, doe partecipanti nella resi¬ stenza dal 1941; 4.153 appartenenti alle forze armate jugoslave; 1.189 funzionari di Stato tra i quali alcuni di piu alto rango (ministri del go- verno centrale); 1.122 appartenenti alle forze di polizia e addirittura 12 partecipanti alia rivoluzione sovieti- ca e 36 combattenti di Spagna. I responsabili di questo sistema car¬ cerario li indica Demetrio Zilevski (classe 1926) nel suo libro autobio- grafico Otok brez milosti (Isold senza pietd): “Per la morte dei carcerati “inform- birojevci” sono personalmente colpe- voli Tito, Kardelj, Djilas, Rankovic e altri dirigenti del partito e dell’ap- parato statale. Essi sono colpevoli che moltissime famiglie in tutta la Jugoslavia sono rimaste senza il pa¬ dre, fratello, zio. Tutto questo circo serviva a Tito ed ai suoi seguaci per terrorizzare il popolo. Nello stesso tempo si comincio a festeggiare Tito come se fosse la divinita”. Difatti si tratto di una societa in cri- si profonda e sommersa - durante mezzo secolo — in una guerra civile latente e per di piu minacciata co- stantemente da un’invasione ester- na (sovietica). Gli ex-prigionieri (“ informbirojevci ’) restarono sotto la costante sorveglianza poliziesca ancora nel 1988. Nello stesso tem¬ po che migliaia di malcapitati veni- va maltrattata sull’isola Golli/Goli, nelle sue vicinanze, sull’isolotto di Gregorio/Grgur c’era un deposito di sigarette che il ministero degli interni importava di contrabbando 382 Atlante storico dell’Adriatico orientate dall’Italia per la nomenklatura di Belgrado. L’altra isola - base per il contrabbando - era quella di Lissa/ Vis da dove (nella localita di Comi- sa/Komiza) operava (pubblicamente e con assistenza della polizia jugo- slava) durante gli anni sessanta un contrabbandiere italiano. Piu tardi i contrabbandieri si spostarono con l’assistenza delle autorita comuniste sulle coste del Montenegro mentre le armi per il Medio Oriente passa- vano illegalmente negli anni ’80 da un porticciolo a Strugnano/Strunjan (Pirano/Piran). Le ribellioni popolari ed il “lavoro socialmente utile” In diverse regioni della Jugoslavia le nuove autorita titine non erano in grado di governare senza l’esercito. Furono posti sotto l’amministrazio- ne militare (occupazione) sin dal- Finverno 1944/45 il Kosovo, dove si ribello la popolazione locale, e le terre di Baranja e Macva (Serbia settentrionale) dove furono passa- ti per le armi decine di migliaia di esponenti della minoranza tedesca e di quella ungherese. Larghi strati della popolazione jugoslava furono, sin dal periodo della guerra, ostili al movimento fllocomunista perche troppo irresponsabile e sanguinario. Sopratutto la popolazione cittadina era fortemente diffidente delle nuo¬ ve autorita comuniste. Quest’ultimi si vendicavano uccidendo in parte i borghesi ostili (o presunti tali) ed in generale si voleva domare i cittadi- ni con diverse vessazioni e dispetti come lasciare gli aiuti umanitari (UNRRA) a marcire nei depositi strapieni piuttosto che distribuirli alia gente (“nemici del popolo”) af- famata. Questo fu il caso di Spala- to/Split, Maribor e tante altre citta e tutto il paese fu sottomesso con diverse misure rivoluzionarie (na- Le vie di Trieste il 5 novembre 1953. Foto: Foto: Gente AA marzo 1961 (supp.). zionalizzazione, il collettivismo del mondo contadino, ecc.), al terrore generale. Innumerevoli furono i casi di ribel- lione contro le autorita comuniste e sabotaggi economici per arrivare in alcuni casi all’insurrezione arena- ta. Nell’inverno 1949, si ebbero di- sordini ad opera dei contadini nella zona di Cazin (Bosnia occidentale)- Circa seicento abitanti di diversi villaggi si radunarono awiando- si verso la localita in questione, e strada facendo disarmarono un re- parto di polizia e un viceministr 0 croato, giunto in zona con la pt°' pria automobile. Secondo un docti- mento, dell’8 giugno 1950, i cap! della ribellione erano ex- ufficiali dell’esercito partigiano e resisted ti antifascisti dal ’41. In quell’oc- casione furono passate per le arm 1 seicento persone e centinaia d’altr 1 furono condannati a lunghissim e pene detentive. Le ribellioni con¬ tra le collettivizzazioni e la carestt a si svolsero anche nella Macedom a meridionale (Radoviste-Stip) e< ^ in Serbia (Smederevo). Lo stesso anno, verso l’inizio dell’inverno> undici o dodici funzionari circom dariali e cittadini del partito, fugg 1 ' rono da Bijelo Polje (SangiaccatoF dandosi alia macchia. Delusi, sham dati, i fuggiaschi si arresero uno uno senza opporre resistenza, m a nessuno di loro giunse in citta: tut Le proposte americane del 1952-53. Cartina: De Castro, La questione di Trieste. jl bilancio della guerra e gli eventi post bellici 383 ti furono giustiziati strada facendo. Le ultime bande di resistenza an- ticomunista furono annientate nel 1954 (i cetnik, nazionalisti serbi) e nel 1957 (gli ustascia, nazionalisti eroati). Kosovo rimase sotto Fam- nainistrazione militare, vale a dire che fu posta sotto lo stato d’assedio fino al 1958. In tutto questo periodo le forze di polizia avrebbero perso, contro le bande” dei ribelli, oltre “tremila” naembri nei combattimenti contro I guerriglieri anticomunisti. Dopo ay er smesso con i massacri dei pri- gionieri di guerra iniziarono nel 1947 le uccisioni degli ex-comuni- st F oppositori di ogni genere, fug- giaschi nelle zone di confine, mani- festanti, prigionieri civili (specie gli dbanesi) ecc. Durante gli anni di piombo, vale a dire della barbarie dtina (1947-1960), furono uccise 0 rnassacrate dalle forze di polizia °ltre 20.000 persone (6.000 ex- c °naunisti, 7-8.000 fuggiaschi alle frontiere, diverse migliaia di perso¬ ne catturate durante le ribellioni, Prigionieri politici). II paese si trovava in gravi difficol- ta economiche e per rimediare alia gravissima situazione finanziaria i nrtini iniziarono sin dal 1949 con 'I commercio delle droghe pesanti (Macedonia e un grande produt- tQ re di papaveri). Nel 1951 furono dlasciati gli ultimi prigionieri di guerra tedeschi tra i quali un terzo °riginari dell’Austria. In quell’an- n ° furono uccisi anche coloro che er ano stati condannati gia prece- ^entemente (diversi gerarchi na- Zls ti) e furono tenuti in vita solo Perche fond di informazioni. Con *1 rilascio dei prigionieri di guerra I'n messo a rischio il quinquennale Ptano economico. Per risolvere il Problema della mano d’opera co- r ntnciarono con le razzie dei citta- ^Ini nelle strade e nelle osterie di 1-nbiana, Maribor ed alcune altre C] tta slovene ed in generale in Ju¬ goslavia. Furono arrestati dunque tutti coloro che avevano l’aspetto borghese (le mani lisce erano un chiaro segno di “non lavoratori”), caddero in questa categoria anche tutti gli ex-“collaborazionisti” ed i loro familiari. In Slovenia raduna- rono cosi nel 1952 circa diecimila persone, che furono spedite in di¬ versi campi di lavoro socialmente utile. In non pochi casi i primi sei mesi furono prolungati sul posto con un altro semestre “rieducativo” di lavoro socialmente utile e sempre con indosso gli stessi indumenti, adesso, stracci. In quell’anno la Jugoslavia di Tito interruppe le re- lazioni diplomatiche con il Vatica- no ed in conseguenza centinaia di preti cattolici furono condannati in processi montati a lunghissime pene carcerarie. Il conflitto per il Territorio Libero di Trieste (1947-1954) Le terre previste nel trattato di pace con l’ltalia per il Territorio Libero di Trieste coprivano, secondo Ylsti- tuto Geografico Militare di Firenze, 773,16 kmq: dei quali 219,76 kmq appartenevano alia zona A (Trieste e dintorni) con una popolazione di 262.382 abitanti e 563,24 kmq alia zona B (Istria occidentale, dal flu¬ me Quieto/Mirna fino alia Punta a settentrione di Capodistria/Koper) con 71.749 abitanti, secondo il censimento del 1921. Il territorio aveva 84 km di frontiera con la Ju¬ goslavia, 4 km con l’ltalia e 128 km di costa. La frontiera con il TLT era sorvegliata tanto da parte jugosla- va (doganieri e polizia jugoslavi nel territorio jugoslavo e dentro della zona B militari e polizia jugoslavi) come da parte italiana (italiani sul territorio italiano e anglo-ameri- cani dentro la Zona A) e perdipiii rimaneva il controllo militare sulla linea di demarcazione tra la Zona A (militari anglo-americani) e zona B (forze d’occupazione jugoslave). Per entrare o uscire dal TLT - e per traversare la linea di demarcazione tra le due zone — bisognava essere muniti da corrispondenti docu- menti. Chiunque tentava di attra- versare il confine con il TLT illegal- mente — da parte jugoslava — veniva arrestato o addirittura ucciso. Tale era il caso di dodici disgraziati gio- vani che nel 20 febbraio 1949 ten- tavano passare nella Zona B presso Piemonte/Zavrsje (Buie). Una raf- fica assassina sparata dalle guardie di confine brutalmente fermo la fuga verso una vita migliore di do¬ dici giovani. Nel ’48 fu fatto un accordo tra il governo De Gasperi e il GMA, con il quale 1’Italia legava a se finanzia- riamente la zona A, impegnandosi a sopperire al deficit del bilancio di Le due proposce alternative jugoslave del settembre 1954. Cartina: De Castro, La questione di Trieste. 384 Atlante storico dell’Adriatico oriental i zona. Tale accordo ebbe pero una reazione nella zona B, dove l’am- ministrazione militare jugoslava in- trodusse il dinaro, accentuando la frattura tra le due zone. Nello stes- so tempo le autorita militari alleate cominciarono ad inserire la zona A, sempre di piu, nel contesto dell’Eu- ropa occidentale. Cost il GMA attuo con l’estensione al TLT dei benefici del piano Marshall - diventando la zona A membro dell’ Organizzazione europea per la cooperazione economi¬ ca il 14 ottobre 1948 - un program- ma di potenziamento dell’industria locale riguardante soprattutto la cantieristica. La popolazione del TLT In questo territorio c’era una mag- gioranza italiana, pero esclusiva- mente nelle citta costiere (Trieste, Muggia, Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cirtanova e Buie). Una forte componente slava viveva nel- l’entroterra di queste citta e nelle cittadine costiere da Duino/Devin a Trieste, dove rappresentava una grande maggioranza, e nella stessa citta di Trieste. La composizione et- nica non significa pero che tutta la popolazione slava voleva unirsi alia Jugoslavia o che la popolazione ita¬ liana voleva unirsi all’Italia. Soprat¬ tutto nella citta di Trieste - dopo i quaranta giorni di presenza del- l’esercito jugoslavo che si comporto piuttosto come occupatore che libe- ratore — la popolazione slava (quella della citta) non voleva l’annessione alia Jugoslavia. Nelle elezioni amministrative nella zona A del TLT del 1952 si con- tarono 8.400 voti per gli sloveni; 33.000 per i comunisti (perlopiu ostili alia Jugoslavia), 27.000 per gli indipendentisti e 112.000 voti ai partiti nazionali italiani. Le ra- gioni per una tale repulsione verso la Jugoslavia furono di diversa na- tura anche se la principale bisogna cercarla nel fatto che nella zona B regnava piu o meno lo stesso terro- re titino che regnava in Jugoslavia. Cosi il 20 marzo 1952 il Comitato di liberazione nazionale dell’Istrid pubblico una lista dettagliata ri- guardo alle persecuzioni nella zona B, indicando 8 assassini, 300 arresti, e 150 casi di torture. Gli abusi del- le autorita militari jugoslave furono altrettanto gravi nel campo dell’at' tivita economica e della proprieta immobiliare. Dopo che il governo diTito rifiuto nel 1947, per ragioni politiche, il piano Marshall, si fe° e sentire sempre di piu il baratro tra lo sviluppo economico delfltalia e della zona A del TLT da una pan te e della Jugoslavia dall’altra. An' che nelle zone di confine in Italia ci furono oltre duecento attentati nazional-fascisti che causarono la morte di oltre 20 persone. La popolazione del Territorio Libero di Trieste secondo il censimento del 1910 (in base della lingua d’uso) *Awertenza: Per i comuni passati solo in parte al Territorio Libero di Trieste la popolazione compresa nella circoscrizione annessa al Terr> t0 rio Libero e stata determinata in base al calcolo: tali comuni sono quelli contrassegnati con l’asterisco. Tra i 38.597 stranieri presenti aTrie st ^ la stragrande maggioranza erano cittadini del Regno d’ltalia. Secondo il censimento jugoslavo privato (basato sui cognomi degli residentif 11 1945 vivevano a Pirano citta, 5.035 abitanti di cui 7 croati, 430 sloveni, 4.598 italiani. In quel periodo furono documentate 1.690 famigl* e ' Tabella: DE CASTRO: Ilproblema di Trieste , p. 281. II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 385 La parte della zona A ceduta alia Jugoslavia nell’ottobre 1954. Legenda: (0) territorio cedu- to alia Jugoslavia. Cartina: Primorski dnevnik del 6 ottobre 1954. La svolta nel problema di Trieste - il patto d’Ankara 1953 Se in principio le grandi potenze oc¬ cidental! appoggiavano l’ltalia nelle sue pretese per il recupero di tutto il territorio previsto per il TLT (Di- chiarazione tripartita del ’48), con 1 evento del conflitto del Cominform (l’esclusione dei comunisti jugoslavi dalla famiglia comunista nel giugno 1948) le cose cambiarono a favore della Jugoslavia. Per rinforzare il re¬ gime titino gli occidentali facevano degli investimenti nell’indipenden- z a della Jugoslavia. Gia dall’inizio degli anni cinquanta si comincio a d armare il regime jugoslavo con le armi occidentali - in gran parte Provenienti dalla guerra di Corea " ed a dargli cospicui aiuti econo- rnici. Nel programma quadriennale dell’assistenza militare (1950-1954) era prevista la consegna delle armi per otto divisioni di fanteria, tredici navi di guerra e 263 aerei-intercet- tori per un valore totale di 780 mi- lioni di dollari. La cooperazione tra Belgrado e gli occidentali arrivo all’apogeo con il patto d’Ankara, il 28 febbraio ’53, tra Jugoslavia, Grecia e Turchia e fu il primo passo verso un’integrazione nailitare tra i tre paesi sud-europei. Lra chiarissimo che la Jugoslavia — anche se comunista — era un fattore chiave nella difesa contro un’ipote- nca avanzata sovietica verso l’Occi- dente. Liltima proposta - Capodistria/ Koper, Isola/Izola e Pirano/Piran ,n cambio di Zaule/Zavlje Per quello che riguarda la soluzione territoriale gli americani volevano tr a l’altro salvare per l’ltalia le tre c uta costiere (Capodistria/Koper, Isola/Izola e Pirano/Piran). Gli ju¬ goslavi erano anche disposti a cedere dueste citta con circa 21.000 abitan- 0 — anche perche non tanto impor- ta nti allora - in cambio del porto di Zaule/Zavlje (odierna Aquilinia tra Muggia e Trieste). Cosa questa confermata anche da de Castro: “La nuova amministrazione americana, nei primi mesi del 1953, propose invece di dare all’Italia Capodistria, Isola e Pirano in cambio dei tre co¬ muni del Carso, tacendo pero, come fosse sottinteso, che l’ltalia dovesse concedere uno sbocco al mare alia Jugoslavia, do che in precedenti suoi accenni ufficiali, significava la concessione di Zaule e Servola, ed in altri documenti anche quella di Muggia e di Santa Maria Maddale- na. Il ministero degli Esteri chiese agli americani di proporre alia Jugo¬ slavia l’allargamento della cessione all’Italia fino quasi a Umago, per salvare quella che si chiamava ‘la li- nea del Golfo di Trieste’”. Piu che difendere la “linea del Gol¬ fo di Trieste”, il governo De Gasperi intendeva difendere se stesso alle ele- zioni che si annunciavano. Ne scris- se G. Cesare: “Nel primo semestre del ’53 si respirava gia l’aria della vi- gilia elettorale. De Gasperi fece pre- valere la sua tattica temporeggiatrice per superare il traguardo elettorale e trattare da una posizione di maggior forza per ottenere qualcosa di piu di Capodistria. De Gasperi sperava di arrivare a Umago, o almeno a Sal- vore, ma purtroppo sapeva di non potere contare sull’appoggio alleato, che ormai s’era stabilizzato alia zona A o al massimo a Capodistria. Un successo elettorale avrebbe, pero, aumentato le sue chances’.” L’estate calda del ’53 - l’ammassarsi delle truppe alia frontiera italo-jugoslava Il problema del TLT fu uno dei principali temi durante la visita di Tito a Londra dal 16 a 20 mar- zo ’53. La soluzione per il TLT si impose perdipiii precipitosamente dopo gli eventi verificatosi a Trie¬ ste ed alia frontiera italo-jugoslava durante Testate e l’autunno del ’53. Con le elezioni parlamentari del 7 giugno 1953, la struttura del go¬ verno italiano cambio a sfavore dei partiti che erano fino ad allora al po¬ tere. Dopo la caduta nel luglio del governo democristiano De Gasperi, fu composto il nuovo consiglio dei ministri, il 15 agosto, da Giuseppe Pella, rappresentante dell’ala destra nella Democrazia cristiana e di certi elementi della destra nazionalista. Per interrompere lo stasi militare e diplomatica il presidente del Con¬ siglio e ministro degli Esteri Pella colse per pretesto una informazio- ne dell’agenzia jugoslava Jugopress del 28 agosto e fece spostare verso 386 Atlante storico dell'Adriatico orientate il confine con la Jugoslavia alcune divisioni italiane. Come scrisse lo storico francese J.-B. Duroselle: “II pretesto ricercato da Pella e stato trovato. II capo del governo italiano voleva obbligare gli Alleati ad acce¬ lerate l’entrata dell’Italia nella zona A. Bisognava creare tensione. A Pa¬ lazzo Chigi non si aspetto di cono- scere il testo esatto della Jugopress .” Gli jugoslavi risposero con una mo- bilitazione parziale dell’esercito ju- goslavo gia in settembre. Dopo la fanfaronata politico-militare all’ini- zio del settembre i diplomatici ita- liani rinfrescarono le loro menti (il 14 settembre) e arrivarono alia con- clusione, che “al punto in cui siamo, conviene all’Italia acquisire la citta di Trieste e la zona A”. I morti del novembre ’53 - cronaca di una tragedia annunciata Dopo gli spostamenti di unita mi- litari italiane e jugoslave verso la frontiera italo-jugoslava e la zona A, nei primi giorni di settembre, il comandante delle forze anglo-ame- ricane a Trieste Winterton aveva awertito la presenza di minacce alia sicurezza delle forze angloame- ricane nella zona A provenienti “sia da truppe irresponsabili, non aper- tamente controllate” e dal gover¬ no italiano, secondo il modello di D’Annunzio, o da incidenti di piaz- La nuova frontiera italo-jugoslava fu spo- stata verso l’occidente, a Rabujese/Rabujez a 12 km da Trieste. Foto: Cunja Leander, Skofije na Morganovi liniji, Koper, Lipa, 2004. za da parte italiana”; a questi casi si sarebbe poi aggiunta la “probabilita di un intervento jugoslavo”. Nello stesso periodo il consigliere politico italiano a Trieste de Castro richiese al ministro della difesa l’invio delle armi per armare gli elementi filoita- liani a Trieste. Il 16 ottobre ’53 si produsse un incidente grave quan- do un sott’ufficiale italiano con la sua unita penetro — presso Tarvisio/ Trbiz - per un km e mezzo in ter- ritorio jugoslavo. L’intera unita fix catturata dagli jugoslavi e restituita — in sole tre ore — all’Italia. Un simi¬ le incidente ebbe luogo, poco dopo, presso il Monte Santo/Sveta Gora di Gorizia. De Castro awerti allora le autonta competenti: h nuovamen- te acuta la questione della bandiera per il 3 e 4 novembre. Di fronte alia precisa dichiarazione del Generale che mandera la polizia a levarla, c’e la precisa dichiarazione di Bartoli che la mettera lo stesso. E owio che ad accendere le polveri basta qui la minima scintilla e questa potrebbe essere data dalla Polizia che tira giu la bandiera (...) il 3 e il 4 novem¬ bre saranno giorni difficili; basta un nulla per creare seri guai”. Le cose si svolsero esattamente come lo temeva de Castro. Winter- ton aveva ricevuto le istruzioni che vietavano tassativamente di cedere a qualsiasi forma di pressione, tra Paltro proibi di alzare le bandiere italiane a Trieste. Ne scrisse Giorgio Cesare: “Le passioni prevalsero sul cervello e il 3 novembre iniziarono i torbidi che finirono tragicamente e portarono alia frattura dei rapporti tra l’amministrazione comunale e il GMA (Governo militare anglo- americano)”. In quest’affare sembra che c’era, da parte di certi naziona- listi italiani, una volonta deliberata di creare gli incidenti. Il 5 novembre davanti e dentro la chiesa di San- t’Antonio Nuovo ci furono i primi gravi tafferugli che continuarono nel pomeriggio quando il parroco don Grego celebro la funzione per riconsacrare la chiesa - dopo che il vescovo Santin aveva guidato una processione e a dato 1’autorizzazione per la riconsacrazione della chiesa — al culto per il sangue versato dai feriti. La mattina del 6 novembre la dimostrazione degenero in una vera azione di guerra: in due assalti successivi gruppetti di manifestan- ti si diressero verso il palazzo della prefettura, furono lanciate in tutto quattro bombe a mano e la polizia apri il fuoco, prima in aria, e poi> dalle terrazze della prefettura, mi- rando alle persone. Caddero altre quattro persone. De Castro scrisse: “Sei morti e 162 feriti costituivano un prezzo troppo elevato per l’espo- sizione della bandiere e per una di' mostrazione dell’italianita di Trieste in quel momento mold triestini di puri e veri sentimenti italiani avreb' bero auspicato lo Stato libero, al solo scopo di uscire dal tremendo imbro- glio internazionale. Io vedo nei mot- ti del ’53 una sorta di continuazione con i morti del 15-18, e, del resto, l’attacco alia prefettura fu vera guet' ra. Possiamo addebitare al sindaco Bartoli delle responsabilita per aver fatto innalzare il tricolore sulla tor- re del municipio?... O a Santin p er aver fatto troppo presto riconsacrare la chiesa di Sant’Antonio? L’impuls 0 venne da Roma, che invio un mi' lione e mezzo di lire per l’acquisto di bandiere. Essendo i triestini ben forniti di tricolori, il fondo fu usato per pagare il viaggio a giovani ch e arrivavano da fuori citta”. Verso la soluzione del problem^ di Trieste (1953-1954) Sul piano internazionale le convei' sazioni greco-turco-jugoslave svolte' si a Belgrado, dal 10 al 20 novembr e 1953, terminarono con la firma di un protocollo finale - nel quadro del patto d’Ankara - contenendo un a clausola che impegnava i tre paesi ad H bilancio della guerra e gli eventi post bellici 387 II posto di blocco di Duino/Devin, che segnava fino al 6 ottobre 1954 il confine tra Fltalia ed il Territorio Libero di Trieste. Foto: Lisiani, V., Good-bye Trieste, Milano, Mursia, 1977. La battaglia davanti alia chiesa di S. Anto¬ nio dove rimasero, il 6 novembre 1953, sei morti ed oltre 160 feriti. Foto: Lisiani, V., Good-bye Trieste. Lesodo dalla ex-zona B (prevista per ilTLT) dopo l’ottobre 1954. Dopo il Memoran¬ dum di Londra del 1954 con la spartizione del territorio TLT la popolazione italiana abbandono massicciamente (85-90%) le tr e citta costiere (Capodistria, Isola e Pira- no). Seguono per il numero degli esuli le I°calita limitrofe (St. Andrea presso Muggia aveva nel 1956 il 65% d’abitanti in meno dspetto al 1948 e Plavia il 33% in meno). Ldello stesso periodo hanno perso quasi, un Quarto d’abitanti Borst, Hribi, Costabona, Carcasse, Maresego, Ospo, Pomiano, San Servolo, Zazid, Corte d’Isola e la citta di Lirano. Dal Rabuiese/Rabujez se ne sono a ndati immediatamente dopo il Memoran¬ dum l’80% degli abitanti (vale a dire 585 a bitanti su 723 residend). Foto: Isola Nostra del 15 marzo 2001. entrare in guerra nell’eventualita che uno dei membri fosse attaccato. Il 4 dicembre s’incontrarono alle Ber¬ muda i ministri degli Esteri: l’ame- ricano Dulles, il britannico Eden e il francese Bidault. In quell’occasione si confermo la necessita di costitui- re la Comunita di Difesa Europea e tennero due riunioni sulla crisi di Trieste. Il governo Pella, semplice “governo d’affari”, aspetto Natale e, alia vigilia dell’Epifania, il 5 gennaio ’54, fece un “regalo” a tutti con le sue dimissioni. Infatti Pella - de¬ finite dal diplomatico britannico Harrison “branditore della spada” Territorio libero di Trieste (TLT) con i rispettivi limiti. Legenda: Limiti (da alto in basso) del TLT; tra la zona A e B; dei comuni all’interno del TLT; frontiera italo-jugoslava dopo l’accordo del 5 ottobre 1954; i toponimi slavi sono dritti e quelli italiani in corsivo. Car- tina: WEIBEL, Ernest, La creation des regions autonomes d statut special en Italie , Geneve, Librairie Droz, 1971. 388 Atlante storico dell’Adriatico orientate - fu, dopo le bravate del settembre/ ottobre, letteralmente cacciato dagli americani per “insubordinazione”. La situazione geostrategica giocava a favore della Jugoslavia. La dichia- razione angloamericana dell’ottobre ’53, con la quale si manifesto il de- siderio di lasciare la zona A del TLT all’Italia, fu accompagnata dall’an- nesso segreto nel quale si diceva: ’’L’assenza della soluzione e diventa- ta intollerabile, e che le intenzioni delle due potenze erano di portare le due parti alia soluzione finale, creando questa nuova de facto si¬ tuazione, e che non protesterebbero contro fannessione della zona B alia Jugoslavia”. Gli eventi delfottobre ’53 - dichia- razione bilaterale, mobilitazione mi- litare e popolare — furono come una tempesta che ha ripulito l’aria, ed ha costretto tutte le parti a ripensare le loro posizioni. II fatto che gli anglo- americani volevano andarsene dalla zona A, ha effettivamente precipitato le nuove negoziazioni. Nel febbraio ’54, iniziarono le conversazioni tra i rappresenranti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna da una parte e Le minoranze linguistiche in Italia Oltre 1.600.000 persone (circa il 3% della popolazione) parlano idiomi diversi dall'italiano Piemonte Liguria Calabria Abruzzo Basilicata Sicilia Campania Molise Puglia ALBANESE Valle r-Jrentino d'Aosta/'G /GT? Alto Adige^ Friuli V.G. Lombardia veneto^ Trieste SLAVOFONI lUitl Liguria Toscana A, Marche 1 Umbria \ Abruzzo i _ Molise SLAVOFONI P L Sardegna U Umbria " At Lazio Molise ? Campania \ is n Puglia Basilicata, Calabria r Sardegna (Alghero) CATALANO 15. ANSA-CENTIMETRI Sardegna NUORESE L0GUD0RESE BARBARICINO GALLURESE Sicilia Calabria Puglia GRECO hUDis] Le minoranze linguistiche in Italia. Nel numero di Trieste sono compresi, secondo una ricerca svizzera (1972), 25.500 abitanti nella provincia di Trieste, 13.500 in provincia di Gorizia ed altri 13.000 sloveni in provincia di Udine. Moltissimi sloveni ed anche croati preferirono pero, per ragioni d’opportunismo politico, schierarsi come italiani. Cartina: Il Piccolo del 26 novembre 1999. dall’altra parte il rappresentante della Jugoslavia. Il loro scopo fu di arri- vare ad un accordo nel senso che gli Americani e i Britannici lo propor- ranno poi all’Italia, premendo che lo accetti. L’ll marzo ’54 fu presa una decisione del governo americano a proposito dell’assistenza militare alia Jugoslavia con le armi e l’addestra- mento dei militari e gli aiuti ameri- cani coprivano una parte delle spese per l’esercito jugoslavo. Il Memorandum di Londra del 5 ottobre ’54 Una volta chiaro che gli jugoslavi dovevano dimenticare di ottene- re Zaule/Zavlje, dovettero cercare un altro sbocco al mare. Nel mese d’aprile ’54 si arrivo, definitivamen- te, alia conclusione che Trieste sara lasciata all’Italia. In cambio gli jugO' slavi richiesero un altro porto e poi' che era necessario costruirlo, non doveva essere, naturalmente, a spese jugoslave. Nel Dipartimento di Sta- to americano accettarono quest’idea ed il 15 aprile fu comunicato che gl> aiuti economici degli Stati Uniti alia Jugoslavia, per l’anno ’54, passavano da 45 a 54 milioni di dollari. In afire parole offrirono per la costruzione del porto di Capodistria/Koper 10 milioni di dollari. Le tre parti che amministravano mi' litarmente il TLT - gli anglo-ame' ricani e gli jugoslavi - arrivarono dunque ad un accordo al quale l a parte italiana fu invitata, nel mese di giugno, per dare solo il suo consem so e per discutere i dettagli riguaf' do al tracciato della frontiera. Cosi come fu una questione di prestige per gli jugoslavi di ottenere un p° piu del semplice scambio Zona A per Zona B, cosi la Punta sottile meridione di Muggia/Milje) divento questione di prestigio per gli italfi' ni ai quali fu effettivamente offer ta la Zona A nel mese di ottobre del ’53. Non interessati per un territo' II bilancio della guerra e gli eventi post bellici 389 no - facendo parte della zona B - i rappresentanti italiani si intestardi- rono sulla piccola area della zona A (Punta sottile) staccata - durante le trattative senz’Italia — per andare in Jugoslavia. II problema del TLT fu risolto a Londra il 5 ottobre 1954, con il parafo - delle quattro parti — del Memorandum d’intesa. In base a questo documento, la Jugoslavia ot- tenne l’amministrazione civile sulla zona B — fino ad allora sotto l’am- Utinistrazione militare jugoslava — e su un’area di 11 kmq della zona A (con otto grandi e diciassette picco- I* nuclei urbani); mentre sulla zona A — meno la striscia degli 11 kmq ~~ fino ad allora sotto il governo del GMA fu estesa 1’amministrazione civile italiana. Visto che i due sta¬ ll avevano ottenuto solo Pammini- strazione civile e non la sovranita s ulle due zone rispettive e visto che 11 governo italiano prefer! tradurre 1 espressione inglese boundary (fron- t'era) in linea di demarcazione si fe- cero in Italia varie speculazioni sulla v alidita giuridica del Memorandum c °sa che tra l’altro provoco alcune crisi di frontiera all’inizio degli anni settanta. La divisione linguistica tra sloveni e croati lanto gli sloveni quanto i croati appartengono alia famiglia slava. La differenza tra i due idiomi si po- trebbe comparare come quella che csiste tra il romagnolo ed il veneto e che perdipiu diventa ancor piu s ottile nelle terre di confine croato- sloveno. Non si puo nemmeno par- Lre di una differenza etnica perche lanto i croati come gli sloveni sono flelle regioni limitrofe, visto i lega- ^1 di parentela, certamente lontani c Ugini. In generale si puo affermare c fie la linea divisoria tra i croati e gli sloveni segue abbastanza fedel- ^ente il tracciato dei fiumi e di al¬ cune catene di montagne (flume Dragogna/Dragonja - monti della Vena/Ciceria - flume Cebranka — flume Kolpa). La parlata lingui¬ stica di questa gente, fortemente imparentata, si adattava alia lingua di signori locali: li dove la signoria fu croata i popolani parlavano croa- to mentre nelle terre dove i signori furono carniolini e tedeschi si parlo sloveno (carniolino). Una netta di- stinzione tra le due lingue comincio a delinearsi solo all’inizio del secolo XIX quando fu introdotta la sco- larizzazione obbligatoria e dunque bisognava scegliere la scuola per i bambini. Nella parte occidentale della frontiera croato-slovena, dal- la Bassa Carniola fino alPAdriatico e piuttosto la parlata (istro)-croata che si estende sull’odierno territorio sloveno (quasi tutti i villaggi slove¬ ni tra i monti della Vena e la strada Fiume-Trieste hanno la pronuncia ed il vocabolario simile all’(istro)- croato, incluso Castelnuovo d’Istria/ Podgrad) ed anche la mentalita e piuttosto istriana che carniolina. Loro stessi dicono di se di avere il “carattere della gente senza carat- tere” (accomodante e arrangiativi), vale a dire che nella lotta per la so- prawivenza niente e santo ed ancor meno e eterno, specie la parola. Nel passato non cos! remoto essi furono inclini a trovare anche facilmente le cose prima che uno le perdesse. Gia il cartografo sloveno Kozler nel 1853 sosteneva che la frontiera tra i croati e gli sloveni percorreva il flu¬ me Dragogna/Dragonja. Secondo la sua carta geografica sono consi- derati sloveni tutti gli abitanti che apparteneva alia decania di Ospo, dunque incluso quelli di Socerga, Jelovica, Vodice, Golac e Poljane che si identificavano come croati. Kozler considerava come sloveni gli abitanti di Castelnuovo d’Istria/ Podgrad, Velobrdo, e Jelsane ed esclude — come croati - gli abitanti di Racice, Starod, e Pasjak sebbene questi fossero inclusi nel circonda- rio giurisdizionale di Castelnuovo d’Istria/Podgrad ed appartenessero alia Carniola. Gli abitanti delle localita evidenziate hanno conservato la parlata istro-croata. Nella localita di Poljane vivono oggi solo quattro abitanti, tre sloveni e una triestina. Cartina: Ceglar Jurisevic, Ester. 390 Atlante storico dellAdriatico orientate II territorio di Strigova dove fu compiuto il massacro della popolazione locale nell’estate 1946 e indicato con la croce. Cartina: Tudi mi smo umrli za domovino. II tracciato della frontiera croato- slovena dopo il 1945 La questione della divisione tra sloveni e croau nelle terre dell’alto Adriadco fu risolta in principio gia durante la seconda guerra mondiale (nel periodo d’occupazione tede- sca). All’epoca i capi della resistenza slovena e croata in Istria si accorda- rono, che il criterio per la divisio¬ ne territoriale tra i due stati dovesse essere la ripartizione delle scuole popolari durante il periodo austro- ungarico. In base a questo principio, una volta finita la guerra, il territo¬ rio dove s’insegnava in lingua slove¬ na sara inserito dopo la guerra nella Slovenia mentre laddove s’insegnava in croato diventera la Croazia. Nella Bassa Carniola si trova la localita di Metlika, che fu all’epoca gia croata e perdipiii faceva parte fino al 1877 — come una piccola enclave sulla si¬ nistra del flume Kolpa - dei Confini militari austriaci. In questo terri¬ torio c’erano anche tre villaggi con popolazione di religione ortodossa, che chiesero - alia fine della seconda guerra mondiale - di essere annessi alia Croazia. Il loro desiderio non fu esaudito. Il massacro degli sloveni di Strigova - estate 1946 Dalla Bassa Carniola verso il con¬ fine con l’Ungheria, la parlata dei croati, nelle zone confinarie con la Slovenia (Zagorje, Medjumu- rje), assomiglia molto alio sloveno. Non a caso dunque alcuni villaggi limitrofi si identificavano di piii con gli sloveni che con i croati. A Medjumurje (territorio intorno al fiume Mura) cedettero nell’esta¬ te ’47 alcuni villaggi sloveni che prima della guerra appartenevano al circondario di Ljutomer (co- mune di Strigova) alia Croazia e la popolazione si ribello e chiese il plebiscito. A queste richieste le au- torita comuniste di Lubiana e Za- gabria risposero con una sanguina- ria repressione. La popolazione di Strigova fu fortemente maltrattata e trentuno abitanti furono mas- sacrati. Fra gli assassinati c’erano delle intere famiglie e, fra di loro, anche ragazzi e ragazze di sedici anni. La popolazione locale, che fu inserita dentro i confini della Croazia, ricordava che simili cose succedevano da queste parti solo ai tempi dei turchi. II tracciato della frontiera croato slovena nell’Istria occidentale dopo il 1955 La zona B fu divisa nel 1947 in due circondari (Capodistria e Buie) che furono poi delineati con piii preci- sione nel 1952. Dopo la spartizio- ne del Territorio Libero di Trieste tra Tltalia e la Jugoslavia nel 1954 si pose di nuovo il problema della suddivisione della ex-zona B tra la Croazia e la Slovenia. A quest’ul¬ tima fu attribuito tra l’altro il co- mune di Pirano fino al fiume Dra- gogna/Dragona, il cui letto fu nel 1952 spostato per un km verso il meridione. Il territorio comunale oltre il fiume Dragogna/Dragona e fino alia localita di Salvo re/Sa- vudrija (qualche decina di kmq) diventarono invece parte della Croazia. Come controparte furo- no attribuite alia Slovenia nel 1956 le comunita di Toppolo in Belve- dere/Topolovec e Gradina/Gradin che nel periodo prebellico facevano parte del comune di Pinguente/Bu- zet (oggi Croazia). La popolazione locale fu consultata con un referen¬ dum ed in maggioranza si espresse in favore di un tale cambiamento statale. Ci furono pero anche gl* abitanti che si ribellarono contro una tale decisione e le autorita Slo¬ vene rimediarono la situazione con la cacciata di una ventina di essi, al- tri settanta furono rinchiusi in cat- cere ed in totale duecento persone (famiglie intere) emigrarono. Oggi rimane “aperta” ad arte, g ra ' zie soprattutto al governo sloveno> la questione di una decina di case sulla sponda sinistra di Dragogn^ Dragonja dove gli abitanti si d*' chiarano sloveni mentre Zagabn 3 sostiene che questo territorio ap' partiene alia Croazia. Molto p lU grave e la questione della frontier nel vallone di Pirano che tutt’ogg 1 non e ancora tracciata di comun e accordo tra la Slovenia e la Croa zia. L’ESODO DALL’ALTO ADRIATICO NEL SECOLO XX L’esodo dopo la prima guerra niondiale Un’ondata d’esodo dalle terre del- 1 alto Adriatico ebbe luogo dopo la prima guerra mondiale quando il territorio cambio l’appartenenza sta¬ ble. Prima fu il caso dei funzionari austriaci che erano rientrati in Au¬ stria. Molto piu importante fu pero 1 esodo dei triestini d’origine slava, v ale a dire subito dopo Fannessione all’Italia. Il loro numero e difficile da stabilire, ma si parlava di una ci- fra intorno alle ventimila persone. Altrettanto forte fu l’emigrazione d Istria e Fiume verso la Jugoslavia che arrivo ad un numero di circa 40 tnila emigrati. In generale si dice che dai territori annessi all’Italia dopo la prima guerra sono emigrati 70 mila slavi. Non pochi di loro pero hanno fatto ritorno e tale fu in particolare il caso dei renitenti alia leva che dopo I amnistia del 1938 preferirono l’lta- ha alia poverissima Jugoslavia. II secondo grande esodo da Trieste coincise con la seconda guerra mon¬ diale. Soprattutto dopo l’arrivo dei tedeschi nella citta nel ’43 molta gente prefer! andarsene perche alcu- td - gli ebrei ed altri - furono mi- n acciati con lo sterminio. Un’altra spinta all’esodo da Trieste e dalle cit¬ ta istriane furono i bombardamenti aerei. Ed una volta arrivato l’esercito Lesplosione di mine a Vergarolla (Pola/ Idila) il 18 agosto 1946 (ore 14.15). jugoslavo nel ’45 se ne andarono co- loro che si erano compromessi con le forze nazi-fasciste o si sentivano semplicemente minacciati durante i quaranta giorni di presenza jugosla- va a Trieste. L’esodo dalle terre dell’alto Adriatico dopo il 1944/45 Alla prima ondata dell’esodo, legato alia seconda guerra mondiale, si ar¬ rivo subito dopo il crollo del regime fascista nel luglio ’43 e piu in partico¬ lare dopo l’armistizio con l’ltalia nel settembre successivo. Allora abban- donarono le terre della Venezia Giu¬ lia numerose famiglie che si erano stabilite in queste terre dopo la prima guerra mondiale (militari, impiegati statali, ferrovieri, ecc.). La seconda categoria dell’esodo fu composta dal¬ le persone espulse manu militari da Zara/Zadar (italiana) nell’inverno ’44/45. Nello stesso periodo parti- rono quasi tutti gli italiani rimasti in Dalmazia e con essi non pochi croati “benestanti”, che non vedevano al- cun future nella Jugoslavia comuni- sta. La regione fu privata cos! dagli elementi piu istruiti ed anche i piu creativi. La terza ondata dell’esodo dalle terre dell’Adriatico orientale (Jugoslavia sott’occupazione) furono i militari collaborazionisti ed il loro seguito nel mese di maggio del ’45 e che furono in buona parte rimpa- triati in Jugoslavia. Il quarto gruppo d’emigranti erano la gente che fuggi durante le trattative per il trattato di pace con l’ltalia. Dalla hne del 1946 Fiume e Pola divennero due capolinea del contro- esodo destinato a bilanciare l’esodo. Il partito comunista italiano spinse L’esodo da Pola/Pula con la nave Tosca¬ na. Foto: GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943-1945. verso la Jugoslavia operai, tecnici, in- tellettuali, anche contadini. Soltanto dall’area di Monfalcone e dalla Bassa friulana partirono 2-3 mila persone, spesso delle famiglie intere. Molti vennero dirottati in Serbia, in Croa- zia, in Bosnia. Tutti andavano a co- struire il socialismo (paradiso in ter¬ ra) . La quinta ondata si awero dopo il trattato di pace del 10 febbraio 1947 quando la gente rimasta da una parte o dall’altra della nuova frontiera ita- lo-jugoslava ebbe il diritto d’opzione per l’ltalia o per la Jugoslavia. L’esodo da Pola — 1946/47 L’esodo da Pola/Pula fu organizzato sin dal luglio 1946, quando era gia noto l’accordo sul nuovo tracciato di frontiera italo-jugoslava, che la- sciava questa citta alia Jugoslavia. I governanti italiani si resero conto che una volta perduta TIstria po- tevano puntare solo al recupero di Trieste, se gia non del tutto del TLT. Praticamente dal luglio 1946 l’lta- lia inizio con la politica che, con vari rovesci e innumerevoli tensio- ni, portera alia spartizione del TLT nel 1954. Per ottenere i massimi risultati nella battaglia per Trieste si dovette pero procedere sulla via dell’esodo, svuotando l’Istria da una 392 Atlante storico dell’Adriatico orientale buona parte della sua popolazione italiana. Dall’Italia fu mandata nel capoluogo istriano la gente, specie i militari in borghese, per organizza- re la partenza della popolazione che all’epoca viveva sotto l’amministra- zione militare anglo-americana. 11 18 agosto, esplosero sulla spiaggia di Vergarolla (Pola) 28 mine di pro- fondita, residui bellici, che provo- carono oltre sessanta morti e piu di 210 feriti. L’opinione pubblica gia allora fugava quell’ombra inquieta di una tesi che sostiene l’ipotesi del- Fattentato politico. In questo senso Trieste — limiti dell’espansione territoriale raggiunta dalla citta di Trieste attraverso i tempi. Sulla cartina e chiaramente visibile che lo sviluppo territoriale della citta coin¬ cide in buona parte con l’esodo istriano. Disegno: VALUSSI, Friuli Venezia Giulia. II confine italo-jugoslavo visto da Mon- rupino/Repentabor (Trieste) fu segnato da una caratteristica tagliata del bosco per una migliore sorveglianza. Foto: VALUSSI, Friuli Venezia Giulia. va interpretata anche Fimposizione ai monad, da parte dei servizi ita- liani, di una radio per trasmettere le notizie da Pola/Pula direttamente in Italia. E logico che in una piccola citta come Pola le “spie” (monaci) vengono subito trovate, ma lo scopo dei servizi segreti italiani era proba- bilmente proprio quello. II giorno dell’annuncio del trattato di pace, il 10 febbraio 1947, Maria Pasquinelli (classe 1923) uccise con tre colpi di pistola il generale inglese De Witton. Dopo Fattentato fu arre- stata, condannata alia pena di mor- te, che fu commutata in ergastolo. Fu un atto tanto disperato quanto inutile che aggravo solamente la gia di per se poco invidiosa situazione della popolazione italiana in Istria ed in particolar modo quella della citta di Pola che rappresentava il piu grande numero di italiani urbani. Oggi - ma gia allora - conoscendo il passato da agente segreto dell’eser- cito italiano della Pasquinelli si pud senz’altro affermare che quei tre col¬ pi furono destinati non solo ad uc- cidere un generale inglese ma anche - o soprattutto - a dare una spinta premeditata all’esodo ed a svuotare una citta dalla popolazione italiana. Sull’esodo e la sua vastita influiro- no pero anche altri fattori. Scrisse a proposito Guido Miglia (classe 1919): “Con l’esodo, a Pola, abbia- mo avuto una scelta di tipo occiden¬ tal ancor prima che italiana. L’al- ternativa era: o il mondo orientale, proposto dall’ideologia stalinista, o quello occidentale, cui apparteneva anche Fltalia. L’esodo non fu, a mio awiso, determinate tanto dall’amo- re per Fltalia, comunque presente, quanto dalla percezione di sentirsi estranei, non accetti, vittime di at- teggiamenti ostili a casa propria”. A proposito dell’esodo da Pola scrisse anche Anna Borsi de Simone: “Non voglio parlare dell’accoglienza trivia- le, aggressiva inumana dei comuni- sti riuniti sulla banchina di Ancona: eravamo ‘luridi fascisti’. Le ofFese erano tanto piu crudeli, in quanto provenivano da cittadini italiani, dei quali eravamo illusi che ci avrebbero accolti con affetto. Il nostro calvario non era hnito; doveva incominciare proprio in quell’Italia nella quale ci eravamo rifugiati per conservare la nostra dignita di uomini liberi...”. L’esodo dall’Istria dopo il 1948 L’ltalia fu sin dalla fine delle opera- zioni belliche sommersa da un’altra latente guerra civile. Dopo i mas- sacri dei “fascisti” nel dopo guerra, che si protrassero per qualche anno furono in mold a temere un con- flitto interno. In previsione di una tale eventualita moltissimi partigia- ni avevano nascosto le armi. D’altra parte i partiti borghesi lanciarono un’accanita campagna contro i co- munisti. Al culmine di questa lotta anticomunista si arrivo con il mas- sacro, il 1° maggio ’47, a Portella della Ginestra (Sicilia), quando ci furono diciassette morti e oltre due- cento feriti. Il massacro organizzato in combutta tra il ministero dell in' terno di Roma e la mafia condiziono poi la vita politica fino alle elezioni del ’48. Un clima insurrezionale regnava nel periodo precedente l e elezioni del 18 aprile ’48. Tanto i democristiani temevano una rivo- luzione comunista quanto i cornn- nisti temevano che l’insurrezione l’avrebbero fatta i democristiani con l’aiuto delle forze americane che avevano fornito a De Gaspe' ri illegalmente ingenti quantita di armi. Dopo le elezioni in Italia neb l’aprile 1948 fu finalmente chiaro che i partiti del fronte popolare (co' munisti e socialisti) non sarebbei 0 arrivati al potere ed in conseguenza una valanga d’italiani d’Istria si r1 ' verso verso il Bel Paese. Nel mese di giugno ’48 si arrivo alio scism a tra il partito comunista jugoslavo e quello sovietico ed in seguito a q Lie ' L esodo dall’alto Adriatico nel secolo XX 393 sto scossone le persone trasferitesi in Jugoslavia dal Monfalcone negli anni precedenti tornarono quasi nella totalita in Italia. La Jugoslavia fu per di piu completamente isolata sia dal mondo occidentale sia dal- l’Europa orientale ed in conseguen- za scossa da una gravissima crisi economica. Per rimediare a queste difficolta furono introdotte una se¬ ne di misure coercitive in campo economico e politico e questo diede un’ulteriore spinta all’emigrazione verso l’estero. L’esodo da Fiume/Rijeka (1946-1954) Da Fiume/Rijeka se ne andarono, nel periodo 1946-1954, oltre 30.000 abitanti. Le ragioni di un esodo cost nrassiccio furono di diversa natura. In primo luogo fu il terrore contro la gente alia quale niente si poteva drnproverare se non il fatto di avere i sentimenti italiani. Gli oltre cen¬ to assassini realizzati dopo la guerra non riguardavano solo la gente com- promessa con il fascismo ma anche coloro che la pensavano diversamen- te dai governanti. La quasi totalita degli artigiani fu derubata dei loro tnezzi di produzione; fornai, mecca- nici, commercianti ed altri dovette- f o cedere i loro beni alle nuove au¬ torita jugoslave e non rimaneva altra via che l’esodo. Si ricorda Bastianuti Diego, Storia del nostro esodo : “La tnia famiglia, come tante altre, opto per fltalia nel 1947 a Fiume e, su- bito dopo, riuscimmo a lasciare la nostra citta. Arrivati a Trieste, fum- tno ‘alloggiati’ per una settimana nei silos, su pagliericci buttati per terra, nel buio e nel freddo. Ci si addormentava awolti nella tristezza di una voce rotta che cantava ‘Buo- n a notte, angelo mio...’. In seguito trovammo posto a Rua di Camogli (Genova) (...). Eravamo poveri e tnalvisti dai liguri: per loro eravamo Cl 'oati che occupavano le loro case, mangiavano il loro pane, prendeva- no il loro posto di lavoro. Ci sen- tivamo a disagio fra quella ostilita. Altra fu la questione della nostra ita- lianita benche avessimo optato per l’ltalia, la Jugoslavia rifiuto per anni di inviare i necessari documenti, per cui fltalia dichiaro di non poterci riconoscere la cittadinanza italiana. Nel 1951, i miei genitori decisero che Tunica via d’uscita da quel lim¬ bo socio-politico era tentare la via di un secondo esilio verso TAmerica, questa volta come Displaced Persons (sfollati) dopo quindici umilianti giorni, sbarcammo a New Orleans. La storia di questo mondo, specie in questo secolo, con le sue rivoluzio- ni, le sue utopie, le sue speranze e le sue disperazioni, gli esodi di mas- sa di tanti paesi, ha cancellato tutta un’epoca, una qualita di vita unica, lasciandoci solo la scia della nostal¬ gia. La nostra particolare esperienza di esuli e limitata ad un tempo e ad uno spazio che oramai non esistono piii tranne che nei nostri ricordi”. L’ltalia era troppo sommersa nei propri problemi per occuparsi anco- ra degli esuli. Non che non voles- se ma semplicemente non poteva. E per moltissimi esuli il bel Paese non fu che una tappa verso i nuo- vi mondi e ne scrive un esule dalla Sardegna: “Cosi come sono arrivati in Sardegna, pieni di speranze e con tutta la buona volonta di entrare fat- tivamente nella vita produttiva del paese, i profughi giuliani si appre- stano a partire: un terzo della po- polazione di Fertilia ha accettato la proposta dell’ International Refugge Organization , organizzazione stra- niera per Temigrazione dei profughi di tutto il mondo”. L’esodo dalla Slovenia verso Fltalia (1947-1948) Sul territorio che fu annesso alia Jugoslavia nel 1947 e divento par¬ te della repubblica della Slovenia Aflerraj fit m !n ^ ,a j® * MOSLW . Jwe Miuin mMre Un biniotor*. Anc °na. 2 * >'* Si " '___ 'S J I Chiedono asilo politico i j fuga e" d; LI J..~ »: A «ant inaoslavi .n ®, tesswis r" Zlnl Soccorsi al largo di Zara raggiungeranno 11’ Australia pasl due giovani jugoslavi SI ™no prcsentati I'altro i«1. ,lf» Poluila <11 Monlalcone. l»r “hlodepe 11 dlrtKo d! f* 1 ' 0 , ?°' litlco. dur ilovmnl pr0, “^'. ! .“' zOKlavi. che avevano auravec aaio clandeatinameoUUMoa- sul vicmo Carso. Espenu: e prime formality d’obbUgo, l ^ nrofuchi stranler; so*} 0 . SSSln. apeclale i la Quc.stura di Gorizia_ p 1 compMamento ael> >“'"J I lvventuale .^rtamenw 1 — *n un campo dl raccon* TENTAVANO 01 RflGGIUNGERE Ifl LIBERTft’ Due clandestini uccisi dal mitra e dal mare Uno e stato colpito da una raffica in Carso ;rondo e annegato miseramente nel gollo R0CC0LT1 111 ADRIATIC!) noue proiuQhi iuyosiaui .Napoli, H , I Con il plroscafo da r.arlco Quotidianamente la stampa da notizia di tentativi di sconfinamento di famiglie o individui singoli, cui le autorita jugoslave negavano il diritto d’espatrio (fino 1964). Foto: GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943- 1945. (senza la zona B, prevista per TLT) vivevano, secondo il censimento dell’epoca, fino al 1918 solo 222 italiani. Con il trattato di pace del 10 febbraio 1947 fu data alia po- polazione residente entro le fron- tiere italiane fino all’aprile 1941 la possibility d’opzione sia per Fltalia sia per la Jugoslavia, per coloro che erano rimasti dentro i nuovi con- fini italiani. L’iniziale entusiasmo per la Jugoslavia si era appiattito dopo Tondata di terrore e massacri portate avanti dalle nuove autorita jugoslave. Nel periodo che prece- deva la firma del trattato di pace arrivarono in Jugoslavia (o terri- tori sotto Toccupazione jugoslava, Zara/Zadar p. e.) qualche centi- naio di sloveni che si stabilirono in Slovenia ed in Croazia. Altri duemila immigrati provenienti da Monfalconese, entusiasmati dal- l’idea socialista si trasferirono nelle terre jugoslave. 394 Atlante storico dellAdriatico orientate L’emigrazione nella direzione con- traria, vale a dire verso l’ltalia, fii di tutt’altre dimensioni. La richiesta per Fespatrio verso Fltalia fu presentata in Slovenia (terre annesse dopo il feb- braio 1947) da 22.359 persone. Una parte di essi erano regnicoli (ferrovie- ri, impiegati statali, ecc,) ed i loro pa- renti sloveni (mogli). La maggioranza degli optanti erano pero sloveni delu- si dalle nuove autorita jugoslave che avevano avuto la possibility di cono- scere il clima titino dal maggio 1945 in poi. Partirono cost per Fltalia interi villaggi di sloveni con i loro parroci. Dalle terre intorno a Caporetto/Ko- barid (Breginj) se n’e ando un quarto della popolazione su 3.000 abitanti, anche perche legati economicamente a Cividale/Cedad (Italia). Altrettanto forte fu l’esodo dal Goriziano da dove si erano trasferite in Italia comunita intere (Nova vas presso Opatje selo, ecc. fino 1947 parte della zona B, vale a dire sotto Famministrazione militare jugoslava). L’esodo dalla zona B dell’ex Territorio libero di Trieste ( 1947 - 1956 ) L’esodo dall’Istria, terra multilin- gue e pesantemente lacerata sia dai Due fuggiaschi sul confine italo-jugoslavo, dove furono uccise oltre mille persone du¬ rante il tentativo di fuga (1947-1963). Foto: GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943-1945- soprusi del regime fascista sia dalla guerra civile durante Foccupazio- ne tedesca (1943-1954), ebbe una connotazione particolare all’interno delle emigrazioni del secolo XX. Le turbolenze, tuttavia, si scatenano proprio nei paesi rurali dell’interno, quali quello dello scrittore Fulvio Tomizza (1935-1999), chiamato a dar man forte al nuovo potere per la sua parziale appartenenza all’etnia slava ed il suo isolamento tribolato, la secolare rassegnazione alio sfrut- tamento, all’oltraggio acuitisi du¬ rante la dittatura fascista. Il clima di terrore, che nella contesa Zona B si protrasse per dieci anni, giunse a cancellare nella memoria degli av- versari i non pochi e non lievi torti perpetrati contro Fattuale parte fa- vorita. Furono il terrore ed il bandi- tismo dello stato jugoslavo, al quale seguiva Fimmiserimento economi- co, le ragioni per la partenza di una parte degli istriani. Lo stesso terrore che scuoteva tut- ta la Jugoslavia succedeva dunque anche nella zona B del Territorio libero di Trieste. Gia il 27 gennaio 1947 furono espulsi manu militari i centoventi contadini da Ancara- no/Ankaran (Capodistria). Simile sorte tocco qualche anno piu tardi ad un gruppo di famiglie della villa Baredi (Isola d’Istria). Il 16 aprile 1950 awennero scene di terrore quando gli elettori della zona B furono costretti con le armi a pre- sentarsi alle sedi elettorali. Il boi- cottaggio delle elezioni-burletta fu in parte organizzato da Trieste ed in risposta le autorita militari pre- sero diverse misure per ostacolare la libera circolazione delle persone tra le due zone. Tantissima gente che viveva nella zona B e lavorava nella zona A si trovo nell’impossibilita di compiere i propri doveri lavorativi e finalmente scelsero di stabilirsi a Trieste. A causa della politica agricola co- munista (collettivizzazione, am- masso obbligatorio, ecc.) la gente non ce la faceva piu a soprawivere in campagna e doveva o emigrare all’estero o ancor piu spesso anda- re a lavorare nelle fabbriche come manodopera a buon mercato. Solo dalla zona B fuggirono davanti alia persecuzione 4.652 persone. Se- condo i dati ufficiali presero la via dell’esodo dalla zona B del Terri- torio Libero di Trieste dal febbraio 1947 all’ottobre 1954 9.008 pet' sone ed altre 16.072 abitanti dopo che la Jugoslavia ottenne, con il Memorandum di Londra del 5 ot- tobre 1954, Famministrazione civi¬ le sulla zona B e sugli 11 kmq della zona A. Fino alia fine del 1955 ab- bandonarono l’lsola d’Istria quasi il 95% d’italiani ed il 60% degli sloveni dalle campagne circostan- ti. Il nurnero degli italiani ad Isola scese da circa 6.500 abitanti a soli 520. Simile cosa vale per le citta di Capodistria/Koper, Pirano/Piran ed alcune altre localita dell’ex zona B. Non sono compresi nel conteg- gio tutti coloro che se ne andaro- no senza chiedere il permesso all e autorita jugoslave ed il numero dei quali si puo stimare a qualche migliaio di persone. Alla degli italiani segui la “conversione di quelli slavi, limitrofi ai centri ur¬ ban! italiani, in minoranza italiana- Una parte degli scontenti non se ne ando dunque ma per ripicca non voile piu schierarsi come slavi, sp e ' cie nel Buiese (sulla sponda sinistra di Dragogna/Dragonja) ci furono innumerevoli casi di questa muta- zione linguistica. La popolazione del Buiese/Buje Nel censimento del 1° ottobre 1945 nel Buiese su 23.662 abitanti si eh' chiararono di nazionalita italiana 8.316, croata 8.165, slovena 107, ah tri 4 e indeterminati 7.071. E chia>° che questi dati che dovevano essere presentati alia Commissione alkdtdf partenza L’esodo dall’alto Adriatico nel secolo XX 395 Arrivi dalla zona B a Trieste (ottobre 1953-apriIe 1955) Tabella: Storia di un esodo — Istria 1945-1956 Legenda: Mancano in questa tabella i 2.750 esuli dal mugesano (Crevatini/Hrvatini, 11 kmq della ex-zona A ceduti alia Jugoslavia) che furono in stragrande maggioranza sloveni. Essi non ottennero in Italia lo statuto di profugo ma solamente il soggiorno per ragioni umanitarie. che in missione per la Conferenza di pace visito le terre dell’alto Adritico, non rispecchiavano le aspettative dei promotori del censimento. Nel feb- braio 1946 all’annuncio dell’arrivo in Istria della Commissione alleata le autori ta militari jugoslave imposero una nuova dichiarazione della pro¬ pria appartenenza nazionale. I nuo- vi dati sono inseriti sottopostilla. Commissione alleata in un Memo¬ randum separate nel mese di mar- zo. Un secondo rilevamento ebbe dunque lo scopo di influire sull’alto numero degli indeterminati che da 7-071 scese a 2.218. Gli altri 4.008 indeterminati nella seconda prova si dichiararono: 1.260 italiani e 3.593 croati. Alcune localita dichiararono la loro non appartenenza nazionale qua¬ si al cento per cento, cost: Meri- schie/Merisce: 262 abitanti - 262 indipendenti, Marussici/Marusici: 506 abitanti - 500 indipendenti; Tribano/Triban: 294 abitanti - 284 indipendenti; Verteneglio/Brtoni- gla: 2.494 abitanti - 2.450 indi¬ pendenti; Petrovia/Petrovija: 677 abitanti - 633 indipendenti; Uma- go/Umag: 3.933 abitanti - 1.509 indipendenti. II primo censimento copri 22 localita del Buiese, il se¬ condo non venne ripetuto laddove d numero degli indipendenti era quasi nullo e precisamente a Buie (36 indipendenti.), Piemonte/ Zavrsje (2 indipendenti.), Carset- re/Karsete e Castagna/Kostanjica (zero indipendenti). (4a un calcolo approssimativo dei Profughi pre-8 ottobre 1953 e se¬ condo gli arrivi mensili a Trieste dalla Zona B fino all’agosto 1956, a bbandonarono il Buiese 11.635 persone, cifra che corrisponde al 49% della popolazione registrata d 1° ottobre 1945. Tenendo conto che 1’esodo continuo praticamente a gli inizi degli anni settanta que¬ sta percentuale aumenta conside- I'evolmente. L’ultimo censimento (1990) del Buiese contava 2.367 italiani. La popolazione del Buiese e pero tutt’oggi (culturalmente) la piu ibrida di tutta l’lstria e dun¬ que abbastanza versatile (bilingue) nella vita quotidiana, e ricorre con frequente alternanza sia all’uso del- lo slavo (croato) sia all’idioma ita- liano. L’esodo giuliano e dalmata in numeri Nel ’54 lo scrittore triestino Giani Stuparich (1891-1961) parlo di cen- tocinquantamila profughi di Zara e dell’Istria. A questi vanno aggiunti i profughi della zona B - all’incir- ca di 20.000 mila persone — dopo la cessione di questo territorio alia Jugoslavia nel ’54 e altri profughi fuggiti dall’Istria e Dalmazia dopo quest’anno. Ci arriviamo dunque ad una cifra di 150.000 profughi italiani a cui bisogna aggiungere for- se altre 100-150 mila di coloro che prima di emigrare si consideravano slavi. Tra l’anno ’53 e ’57 lasciarono l’lstria slovena (ex-zona B delTLT) 19.500 persone e insieme con le colline mu- gesane (11 kmq della ex zona A) il loro numero arriva a 28.000. Solo fino all’anno 1954 l’ltalia ricevette 160.000 richieste per emigrare. Ri- spose positivamente in 90.000 casi. Unico lavoro complessivo e l’elabo- razione statistica promossa dall’ Ope¬ ra per I’assistenza aiprofughi giuliano — dalmati e curata da Amedeo Co- lella ( L’esodo delle terre adriatiche. Rivelazioni statistiche, Roma, 1958), che fornisce la cifra di 201.440 per¬ sone. Di questi, 190.905 erano ve- nuti in possesso della qualifica legale di profugo per ottenere la quale era necessario aver risieduto nei territori passati alia sovranita jugoslava al 10 giugno 1940 e non aver abbando- nato la zona prima dell’8 settembre Dati statistici del Buiese/Buje Fonte: UGUSSI, Lucia, “Esodo e censimento”, Panorama (Fiume/Rijeka) del 16-31 dicembre 1990. 396 Atlante storico dellAdriatico orientate 1943. Piu che i numeri grida del massiccio esodo il vuoto, che lascia- rono dietro di se, praticamente in ogni famiglia in Istria, Goriziano e Fiume gli espatriau parenti. Le citta istriane cambiarono completamente la composizione etnica della popola- zione. Li dove ancora all’inizio degli anni cinquanta si parlava perlopiii l’italiano, si sente oggi raramente la parola italiana. Alcuni villaggi in Istria furono letteralmente svuota- ti perche la gente preferiva l’esodo piuttosto che gemere sotto il giogo comunista. Anche la differenziazione tra i pro- fughi di origine italiana e slava non ha in queste regioni - dove hno al- l’arrivo del fascismo la gente viveva nella concordia quotidiana e Fintesa plurilingue era il pilastro della paci- fica convivenza e dello sviluppo — al- cun senso. Alla fine partirono anche tantissimi che avevano preso parte alia resistenza antifascista e che nei primi anni del socialismo furono se gia non i protagonisti delle oppres¬ sion! sociali, i loro sostenitori. Emigrazione da Trieste dopo il 1945 Nel periodo dopo il Trattato di pace - nell’attesa di stabilire il Territorio libero di Trieste e rimanendo la zona A sotto l’amministrazione anglo- americana — Trieste divento il luogo di predilezione per una fortissima immigrazione e centro di transito per la gente proveniente dalla zona B L’esodo dalPIstria. Foto: PIRINA, Marco, Dalle foibe _ all’esodo 1943-1956, Porde- none, 1996. del Territorio libero di Trieste, dalla Jugoslavia ed altri paesi comunisti. La situazione si rovescio con il ritor- no all’Italia di Trieste nel ’54 quan- do la citta conobbe un’altra — forse la piu forte - ondata d’emigrazio- ne triestina. Il ritorno dell’Italia a Trieste il 26 ottobre del 1954 non significava per tutti i triestini la fine delle preoccupazioni e per molti fu piuttosto il contrario. L’attivita economica, finanziaria — senza par- lare della diminuzione degli aiuti economici internazionali ed italia- ni — subi una forte flessione dopo 1954. La strada dell’emigrazione divenne una scelta quasi obbligata per molti che persero il lavoro. Fu¬ rono moltissimi i triestini che se ne andarono soprattutto in Australia, ma anche in Brasile, in Argentina, in Venezuela, in Canada. Quan- ti triestini partirono? Il numero si aggira in torno ai ventimila, ma la cifra esatta non si sapra mai perche nessuno si e mai preoccupato di fare un censimento. Le prime con- siderevoli partenze cominciarono nel 1954; anno in cui la citta com¬ pare per la prima volta con cifre ri- spettabili nell’emigrazione italiana. Il periodo acuto fu il triennio fino al 1957 in cui lascio il territorio triestino una massa di circa 15.000 emigranti. Non tutti hanno raggiunto l’Occidente sognato Sul confine italo-jugoslavo furono poste, come d’altronde su tutta la frontiera jugoslava, piccole guarni- gioni di militari che sorvegliavano la frontiera giorno e notte. Giova- ni reclute senza alcuna esperienza di vita furono preparati per questi compiti con il quotidiano lavaggio del cervello e la sorveglianza del confine fu dunque agguerrita. Di¬ verse centinaia di migliaia di perso- ne attraversavano clandestinamente la frontiera, trascinandosi per terra come se fossero animali, per abban- donare la Jugoslavia sia sul versante italiano del confine sia in direzione dell’Austria. Tra questi fiumi di di- sperati che tentarono di raggiungere FOccidente sognato in moltissimi furono uccisi dalle guardie di con¬ fine alle soglie delle liberta. In una sola occasione, nel 1952, furono uccisi nei pressi di Cosina/Kozina (Trieste) 119 fuggiaschi. Il numero degli uccisi sulla frontiera italo-ju- goslava (incluso quella con la zona B del Territorio Libero di Trieste) oltrepassa mille persone. Altri mille fuggiaschi, che volevano sfuggire alia miseria ed al terrore, furono uccisi alia frontiera con FAu- stria. Diverse centinaia di persone furono uccise mentre tentavano di arrivare in Occidente attraverso l’Adriatico. Nel 1948 catturarono 12 persone e poi le uccisero in alto mare ed in seguito li portarono nel porto di Sebenico/Sibenik dove fu¬ rono esposti sull’imbarcazione per un’intera giornata in ammonimento alia popolazione locale, vale a dire ai potenziali candidati per la fug a> Quest’ultimi dawero non manca- vano tra tutte le categorie della po' polazione. A due riprese i vincitori delle regate su armo a otto non si fermarono prima se non una volta arrivati in Italia. Poi ci fu quell’uffi' ciale dell’esercito jugoslavo che con una motovedetta fuggi, stufo della miseria materiale ed umana, dalla patria che doveva difendere. Diverse migliaia di persone furo- no uccise nei tentativi di fugg ire in Ungheria, Romania, Bulgaria> Grecia ed Albania. In questa cate- goria entrarono qualche centinaia di coloro che furono simpatizzanti dei sovietici. La stragrande mag' gioranza dei fuggiaschi, e quindi anche tra coloro che furono uccisn apparteneva a diverse minoranze etniche della Jugoslavia (ungheresU tedeschi, romeni, bulgari, macedo- ni, albanesi ed altri). Durante tutto L’esodo dall’alto Adriacico nel secolo XX 397 Incidenza dell’esodo (in %) dall’alto Adriatico e Zara/Zadar (1940-1955) Tabella: Storia di un esodo — Istria 1945-1956, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, L’esodo dopo la seconda guerra mondiale ( 1945-1956). decennio degli anni cinquanta la polizia jugoslava da una parte im- pedi le emigrazioni e dall’altra ne fu promotrice. La miseria provo- c ata dalla cattiva gestione corau- Csta spinse moltissima gente verso 1 emigrazione clandestina e la poli- z ia allora organizzo finte fughe e gli 'gnari “clandestini” caddero nelle re ti di sbirri tese nelle vicinanze del confine. Furono a migliaia i disperati che invece di sfuggire dal terrore comunista si trovarono cost n elle carceri titine dove dovettero Sc ontare lunghissime pene (5 anni) per tentativo di fuga e costretti a la- v °ro coatto. La Jugoslavia era piena di fabbriche dove diverse decine di migliaia di prigionieri lavorava sen- z a salario per il regime titino. 1 profughi giuliano-dalmati in Italia ^el 1971 quando il fenomeno del- ^ emigrazione giuliano-dalmata era gia da un po’ finito il prof. Giorgio ^alussi scrisse: “Una speciale con- siderazione merita Fimmigrazione dei profughi dai territori della Ve¬ nezia Giulia ceduti alia Jugoslavia con il trattato di pace del 1947, che ha notevolmente alterato la fi- sionomia demografica della regio- ne ed ha suscitato gravi problemi, sia per la massa delle persone im¬ migrate, che per la brevita del pe- riodo in cui tale flusso e awenuto (1944-54). Secondo la piu attendi- bile valutazione statistica i profu¬ ghi giuliani e dalmati stabilitisi nel territorio nazionale ammontano a circa 150.000, di cui il 44% (circa 65.000) si sono trattenuti nel Friu- li-Venezia Giulia, dove costituisco- no il 5% della popolazione residen- te. La maggior parte di questi (circa 50.000) ha pero preferito rimanere a Trieste, che e la prima citta ita- liana incontrata sulla via dell’esilio, per rimanere piu vicini alle terre che hanno dovuto abbandonare, in un ambiente sociale non molto dissimile da quello di provenienza. Nell’area urbana sono sorti nuovi quartieri edilizi riservati a questa categoria di persone, per cui sono pure stati costruiti nuovi centri residenziali sull’altipiano carsico, presso Villa Opicina, Prosecco e Sistiana, e nuovi centri pescherecci sulla costa, alia foce del Timavo e presso Muggia. Notevoli agglome- rati di profughi si sono anche for- mati nelle aree urbane di Gorizia e di Monfalcone, mentre agli agricol- tori ha proweduto con i contributi statali XEnte per le Tre Venezie con appoderamenti nel Fossalon (Bo- nifica della Vittoria), nella Bassa Friulana e nei «magredi» delfalta pianura occidentale (Consorzio Cellina - Meduna). L’esodo dal Friuli L’indice degli espatri dal Friuli-Ve¬ nezia Giulia si colloca su livelli mol¬ to elevati, tanto da rappresentare quasi il doppio di quello nazionale e da trovare riscontro solo nelle re- gioni piu diseredate del Mezzogior- no, quali il Molise, la Basilicata, la Calabria, la Puglia e gli Abruzzi. 398 Atlante storico deirAdriatico orientate Gorizia — Stazione di ferrovia di Nova Gorica. La recinzione dietro i due carabinieri segna il confine italo-jugoslavo dal 1947 in poi. Sul tetto scrive: “Mi gradimo socializem”.(“Noi costruiamo il socialismo”) . Nella costruzione del socialismo, dalla chiusura della frontiera (da parte jugoslava) nel 1947 fino alia riapertura delle frontiere nel 1963, furono uccise dai titini oltre ventimila civili di ogni eta e un altro milione di jugoslavi fuggi, o emigro legalmente, nel periodo successivo. Foto: VALUSSI, Friuli Venezia Giulia. Nel quinquennio 1962-66 esso e oscillato in media attorno al 9,4 per mille, ossia quasi il doppio di quello corrispondente delle cancel- lazioni anagrafiche (4,9 per mille). Le partenze si sono dirette quasi esclusivamente verso paesi europei (92,6%), che consentono a questa emigrazione un carattere eminente- mente temporaneo, come risultera meglio dal volume dei rimpatriati. Gli espatriati oltre oceano (7,4%) hanno avuto come destinazioni prevalenti il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti”. Il fenomeno dell’esodo non fu pero limitato solo alle terre dell’Adriatico orientale e dell’Europa sud-orienta- le. Tutta l’Europa meridionale dal Portogallo alia Grecia conobbe fino agli anni settanta una forte ondata d’emigrazione verso l’Europa cen- trale e settentrionale. In Italia ci fu¬ rono fortissimi spostamenti di ita- liani sia verso altri paesi europei sia dalfltalia meridionale verso 1’Italia settentrionale. Nel periodo 1951- 61 il fenomeno di migrazione ebbe in Friuli una forte recrudescenza e si puo stimare il deficit migratorio decennale attorno alle 63.000 uni- ta, corrispondente all’8% degli abi- tanti del 1951. Gli accordi di Osimo del 1975 e la questione dei beni abbandonati Nel quadro degli accordi di Helsinki con i quali si voleva contribuire alia distensione in Europa furono firmati il 10 novembre 1975 ad Osimo (An¬ cona) una serie d’accordi italo-jugo- slavi. Uno di questi accordi stabi 1 iva che la fin da allora l’amministrazio- ne civile dell’Italia e della Jugoslavia, nelle rispettive ex-zone del TLT, di- vento la sovranita statale e finalmen- te venne tracciata anche la frontiera marittima italo-jugoslava nel golfo di Trieste. In quell’occasione furono risolti anche alcuni vecchi problerni confinari che avevano le loro radi- ci nell’inadempienza del trattato di pace del 1947. Non fu risolta perb ne allora ne poi la questione dei beni abbandonati degli esuli nella ex-zona B (e parte della ex-zona A, ceduta alia Jugoslavia) del Territorio Libero di Trieste. La gente che abbandono queste terre si sente dunque, e con ragione, derubata. Dopo il tracciato della frontiera marittima nel golfo di Trieste nel 1975 i pescatori italiani si lamenta- vano di essere pregiudicati nei lor° diritti di pesca. Per risolvere questo problema fu definita con l’accordo del 1983 una zona di pesca comune nella quale (rettangolo definito con i punti A, B, C e D) hanno diritto di pescare sia i pescatori d’ltalia sia quelli della Jugoslavia (Slovenia e Croazia dal 1991). La baracca (in lamiera) del campo profug nei pressi di Trieste. Foto: Primorski dn eV nik del 13 settembre 1987. La frontiera marittima nel golfo di Trieste e la zona di pesca comune. Cartina annessa all’accordo del 1983. ALBANIA 1945-1989 L’ingerenza jugoslava negli affari dell’Albania (1945-1948) Gli iniziali tentativi dell’Albania di reinserirsi dentro la comunita inter- oazionale, dopo sei anni d’assenza dalla scena internazionale, furo¬ no interrotd dall’incidente navale n el golfo di Corfii/Kerkira quando Una nave albanese affondo, il 12-13 uovembre 1946, due navi da guer- ra britanniche. Con questo atto di guerra il governo comunista taglio °gni strada di normalizzazione con d mondo occidentale. L’Albania divento dunque sempre piu dipen- dente dalla Jugoslavia. L’ingerenza politica, militare ed economica del¬ ta Jugoslavia negli affari albanesi fu fortissima a tal punto che il 27 no- v embre 1946 fu addirittura conclu- s o un accordo sull’unione doganale e ^ equiparazione delle due valute na- 2l onali, vale a dire che Belgrado mise s °tto controllo I’economia albanese. Nel 1947 fu portata a termine la c ostruzione della prima ferrovia al¬ banese di 43 km (Durazzo/Durres- Elbasani). Lo sviluppo ferroviario dell’Albania fu reso possibile grazie a l fatto che furono tolti i binari (di Sc orta) sulla linea Belgrado-Lubiana e sulle altre linee ferroviarie. Nello s tesso tempo il regime comunista al¬ banese impedi la distribuzione degli ai uti in materiale edile delle Nazio- ui Unite ( UNRRA ), che marcivano Uei depositi di Durazzo/Durress. A Kor^a fu costruita una fabbrica di z ucchero con i macchinari sman- te llati in un altro stabilimento in¬ dustrial in Jugoslavia (Stari Sivac). ba stessa cosa valse per una serie di a bri impianti industriali ed agricoli c be furono costruiti in quell’epoca a spese del contribuente jugoslavo, giacente sotto le macerie della guer¬ ra. Gli jugoslavi costruirono nel 1947 anche una centrale idroelettri- ca e l’acquedotto per Tirana. Tutta questa generosita si spiega pero con la contropartita, vale a dire che 1’Albania dovette rinun- ciare ad ogni pretesa sul Kosovo jugoslavo. In Albania si trovavano in quel periodo (1945-47) a causa della ‘minaccia greca” due divisio- ni jugoslave, che servivano anche come basi logistiche per il movi- mento comunista nella guerra civile greca. L’esercito jugoslavo fu tenu- to in Albania soprattutto per assi- curare cost il potere all’impopolare partito comunista, che all’epoca non contava piu di tremila membri su una popolazione che si aggira- va intorno a 1,3 milioni d’abitanti. Nello stesso tempo questo esercito avrebbe dovuto prevenire qualsiasi mira albanese sul Kosovo entro le frontiere jugoslave, popolato perlo- piii da albanesi. “Una prima colazione cinese copre il fabbisogno dell’Albania” Dopo la rottura tra la Jugoslavia e l’Unione sovietica nel 1948 l’Al- bania si schiero con la patria del comunismo (Mosca) e ruppe ogni relazione con l’ingombrante vicino jugoslavo. Quando pero il segre- tario del partito comunista sovie- tico Nikita Hruscev (1894-1971) condanno nel 1956 i soprusi e gli eccidi commessi durante l’epo- ca staliniana, la piccola Albania di Enver Hoxha prefer! schierarsi con la Cina, che ripudio ogni idea della condanna di Stalin. Con la partenza di oltre 3.000 consiglie- ri sovietici, nel I960 arrivarono gli esperti cinesi e la piccolissima Albania scelse come unico alleato sulla strada socialista la lontanissi- ma e poverissima Cina comunista. L’intera economia albanese diven- to dipendente dagli aiuti dalla re- pubblica popolare della Cina dove diverse decine di milioni di prigio- nieri politici venivano pagati quo- tidianamente solo con un pugno di riso e bastonate a volonta. Ogni anno furono cos! spediti in Albania aiuti per circa cento milioni di dol- lari. I consiglieri cinesi sostenevano pero che l’aiuto non rappresentava un particolare peso per la Cina per- che “bastava che i suoi abitanti ri- nunciassero una volta all’anno alia prima collazione per coprire tutti i fabbisogni dell’Albania”. I bunker sparsi nella campagna albanese. Foto: Enver Hodzina Albanija. La casa della cultura a Tirana agli inizi degli anni 80 del secolo XX, con la strada princi¬ pal praticamente priva di motorizzazione. Foto: Enver Hodzina Albanija. 400 Atlante storico dell’Adriatico orientate Albania l’unico paese ateo nel mondo (1967-1989) 11 governo albanese si spinse cosi sempre di piu verso gli estremi e nel 1967 fu soppresso addirittura Dio in Albania. 11 regime comuni- sta disse alia popolazione che Dio non esiste ed in conseguenza non c’era la necessita di andare nei luo- ghi di culto. Nello stesso tempo fu- rono demolite oltre duemila chiese e moschee e rimasero solo quelle che furono considerate monumen- to nazionale e sulle quali la croce e la mezza luna furono sostituite con la Stella rossa mentre sulle facciate furono iscritte parole che inneg- giavano al regime di Enver Hoxha. Alla popolazione fu inculcata la sin- drome dell’assedio. Tutti volevano invadere l’Albania “il primo paese veramente democratico del mon¬ do”. Un giornalista francese scrisse nel 1980: “Nel momento che uno mette piede sul suolo albanese, un fenomeno cade all’occhio. Ovun- que uno butta lo sguardo — lungo le strade, nelle citta e villaggi, ai piedi delle colline, sui campi e montagne - dappertutto come piatti rovesciati La carta della Grande Albania secondo la propaganda del regime comunista albanese. Fonte: Enver Hodzina Albanija. spuntano questi strani bunker, che oggi rappresentano quasi il paesag- gio comune albanese tanto nelle campagne come nei centri urbani. I governatori albanesi fieri di que- ste costruzioni, affermano che loro possono essere distrutti solo con Farma atomica”. L’Albania consu- mava piu cemento-armato e ferro per la costruzione di quasi settecen- tomila bunker, che per la costru¬ zione delle case. A rutto questo si aggiunse un isolamento quasi com- pleto dal resto dell’Europa duran¬ te il paranoico regime comunista (1945-1991). Non a caso dunque il crollo del comunismo negli anni novanta del secolo XX vede l’Alba¬ nia il piu povero paese d’Europa e con una crescita demografica fra le piu alte del mondo. Il Paese delle aquile mantenne pero intatto un patrimonio ricco di storia, di cul- tura, di tradizioni e una natura an- cora incontaminata di una bellezza sorprendente. Nell’Albania vivevano nel 1938 cir¬ ca un milione d’abitanti, nel 1945 1,3 milione e nel 1980 addirittura 2,7 milioni. Sul numero totale degli albanesi, che nel 1981 aumentava a 4.5 milioni d’anime, il 60% viveva in Albania mentre il 40% viveva in Jugoslavia (Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia). Una mino- ranza albanese esiste anche in Gre- cia ed in Italia, mentre in Turchia gli albanesi sarebbero quasi un milione assimilati, perlopiii, nella popola¬ zione turca. Minoranze etniche in Albania In base al censimento ufficiale del 1939 vivevano nell’Albania me- ridionale (Epiro settentrionale) 450.000 greci. Gli eventi della guerra hanno scosso la composizio- ne etnica e nell’Epiro settentrionale rimasero solo 300-350 mila greci. Questa minoranza greca fu oggetto di ogni genere di vessazioni da par¬ te delle autorita comuniste. Negli anni settanta c’erano nelle careen per ragioni politiche addirittura 22.000 esponenti della minoranza greca in Albania. Moltissimi greet sparirono del tutto ed in non pochi casi anche intere famiglie greche, che vivevano in Albania. Un’altra minoranza etnica sono i macedo- ni (slavi) che secondo le autorita comuniste negli anni settanta del secolo XX rappresentavano qual- che migliaio di persone mentre di fatti il loro numero sarebbe aumen- tato a 50.000 abitanti d’Albania. I macedoni potevano beneficiare dell’istruzione pubblica in lingua macedone nei primi due anni del¬ la scuola elementare, dopo di che Finsegnamento si faceva solo in al¬ banese. Qualche migliaia di mon- tenegrini fuggiti dal Montenegro durante le guerre balcaniche (1875' 1914) si erano stabiliti intorno al lago di Scutari/Shkodra ed a Vraka- Essi godevano dell’istruzione in lin¬ gua slava fino al 1933 quando ini- zio Fassimilazione forzata di questi slavi e Finsegnamento si fece da al- lora in poi solo in albanese. Qual' che migliaio d’ebrei era sparso m diverse localita d’Albania fino agli anni 90 del secolo XX quando, con l’apertura delle frontiere, presero la via dell’esilio quasi tutti. vento una repubblica parlamentare. F° t0 Anthony Suau. JUGOSLAVIA 1953 1991 La tirannia di Tito ( 1953 - 1980 ) Dopo un periodo di quotidiani massacri (1945-1951) arrivo il tem¬ po del “socialismo dal volto uma- no”. Nel 1953 furono cacciati dal governo federale tutti i membri non appartenenti al partito comunista e lo stesso discorso vale per tutta 1’am- ministrazione statale di un certo ri- lievo. Nello stesso anno Josip Broz Tito (1892-1980) che fino ad allora aveva coperto l’incarico di segreta- i l-eibnitr’ Mezotui ' * K«merlengo, > r, TU>, Jugoslavia (con circa 20 milioni di abitan- ti e 255.084 kmq) fu divisa in sei repub- bliche e due regioni autonome (Kosovo e Vojvodina) dencro la Serbia. || paese uirarK° w ' Roads - Railroads - Oil Fields I Elevations in Feet Places with Scheduled Air Service Yugoslavia's six associated republics ■j , identified thus : SERBIA Lake i Gulf of Turantn ErikoOu" Othonoi (Corfu) Kirkirm if Vftasf. A U T I Vafk*, EUROPE YUGOSLAVIA. ^ # Vin]uMs^- Jugoslavia T40- fu governato dal- l’unico partito co¬ munista che con- tava, alia morte di Tito (1980), oltre un milione di iscritti. A questi ultimi furono riservati quasi tutti i posti dirigenti di alto e medio livello nella societa jugoslava. Gli ufficiali e sottufficiali dell’esercito, la poli- zia, i giudici, i procuratori ed una buona parte dell’apparato statale nonche univer- sitario apparteneva al partito. La Jugoslavia e le sue frontiere politiche (1954-1991). II paese fu strappato, dopo le lunghissime guerre civile, esattamente secondo le frontiere a mministrative prebelliche (linee gialle) ed anche sul Kosovo Belgrado perse la sovranita dentro i limiti della regione autonoma stabiliti in ter npi della Jugoslavia di Tito (linea verde). Sul territorio furono cambiati alcuni toponimi (Titograd ridivento Podgorica). II tentativo di mo- ^ificare le frontiere gia esistenti causo pero una serie di guerre civili con oltre 250.000 morti. Cartina: National Geographic, maggio 1970. 402 Atlante storico dellAdriatico orientate V 4T7 II golfo di Trieste e la sua divisione politica. Cartina: Istituto di Geodesia, Lubiana, 1980. rio del partito e capo del governo divento anche presidente della re- pubblica. Dopo la gravissima crisi di Trieste e non appena 1’inchiostro sul Memorandum di Londra del ’54 si era asciugato, s’incontrarono al Cai¬ ro, nel novembre ’54, i rappresen- tanti jugoslavi con quelli del Fronte di liberazione d’Algeria. Questi primi contatti furono seguiti da un invio massiccio di armi alia guerriglia an- tifrancese in Algeria. Nel dicembre 1954 i dirigenti della Jugoslavia si recarono nella lontanissima Indone¬ sia alia conferenza degli stati d’Asia e d’Africa a Bandung. La nave della delegazione jugoslava fece uno sca- lo in Egirto di Gamal Abdel Naser (1918-1970), dove presentarono a capodanno 1955 a Josip Broz Tito, donnaiolo sfrenato, la cortigiana egiziana Samira e le rispettive cama- rille si misero d’accordo sul prezzo da pagare alia bellissima donna, vale a dire duecentomila dollari USA. Per avere un’idea dell’immensita della somma basta dire che all’epoca la stragrande maggioranza degli ju¬ goslavi guadagnava tra i 15 ed i 40 dollari USA al mese. Cosi mentre ad altri faceva fare i comunisti lui an- dava in giro come un re, o meglio come 1’imperatore. L’intervento dell’Unione sovietica in Ungheria inizio il 4 ottobre 1956 ed il 19 e 20 ottobre Nikita Hruscev (1894-1971, segretario del parti¬ to comunista dell’Unione Sovietica 1953-1964), rese visita a Tito sulle isole di Brioni in Istria dove si accor- darono sul fatto che la Jugoslavia non avrebbe dato alcun appoggio agli insurrezionali dell’Ungheria. Cer- to dell’indifferenza jugoslava, (leggi l’appoggio tacito), Hruscev ritorno a Mosca e l’occupazione dell’Ungheria fu completata il 29 ottobre con mi- gliaia di morti da ambedue le parti. Dai contatti presi a Bandung, dove fu sancito il diritto all’indipendenza ed alio sviluppo economico dei paesi ex- coloniali, e dalla riconciliazione con Mosca nacque il nuovo schieramento internazionale della Jugoslavia, vale a dire la politica di non allineamento o la strada jugoslava tra l’Africa e l’Asia. Tito si mise a viaggiare per il mon- do e fare dei regali reali a tutti suoi ospiti con il denaro delle casse del- 10 stato, che egli confondeva con il proprio portafoglio. Per soddisfare le sue ambizioni per il protagonismo si organizzarono incontri mondiali de- gni di Hollywood. Alla prima Con- ferenza dei non allineati a Belgrado nel 1961, alia quale presero parte 24 stati d’Africa, d’Asia e la Jugoslavia, il presidente della Liberia fece l’osser- vazione che nella capitale jugoslava c’erano piu bandiere liberiane che nello stesso paese africano. Tutti que- sti incontri portarono alia Jugoslavia tanta glorificazione con altrettante spese e quasi nessun guadagno eco- nomico. 11 socialismo dal volto umano e l’autogestione nelle imprese Per alleggerire un po’ il soffocante giogo della dittatura e per dimostrare una via autonoma nella costruzion e del socialismo fu introdotto nel 1951 il sistema d’autogestione, quando gli operai presero parte nella gestiO' ne delle imprese. Il diritto di questi consigli operai si limitava pero a de- cidere sul tipo della recinzione delle L’abbraccio dei “compagni”, Josip B r ° z Tito (1892-1980) e Leonid Breznev (1906 1982), capo di stato dell’Unione Sovietica- L’omosessualita era praticata su larga scab tra i comunisti jugoslavi, specie durante loro prigionia, sia tra le generazioni P* e belliche che tra coloro che furono rinchi uSl dopo la seconda guerra mondiale, nel p e riodo 1948-1960. Jugoslavia 1953-1991 403 II ponte di Maslenica visto verso il mare di Novigradi/Novigrad (sotto Foccupazione serba, 1991-95). II ponte fu fatto saltare *n aria nel 1992 per impedire l’avanzata jugoslava (serba) verso Zara/Zadar. Foto: Cankarjev Leksikon. fabbriche e sulla data delle vacan- ze collettive. Tutto il resto e specie i salari furono decisi a Belgrado ed erano per tutti piu o meno uguali, canto per le imprese che andavano a gonfie vele come per quelle ditte che non riuscivano a decollare. Mentre la stragrande maggioranza degli ju- goslavi percepiva dei salari talmente niiseri che alia fine del mese dove- vano ridere per non piangere, la ri- stretta cerchia di Tito e quasi tutta la polizia segreta, si permettevano lussi di ogni genere, importando anche la merce illegalmente dall’Occiden- te. Guai a chi alzava la voce contro un tale “socialismo”. Lunghe pene di carcere e vessazioni di ogni genere furono riservate per coloro che si per- misero di esprimere la minima critica su una tale politica. Tutti dovevano accontentarsi dunque con il minimo perche il socialismo, per il quale nel- 1 Occidente si stava ancora lottando, m Jugoslavia si stava gia realizzando. Nel 1963 furono aperte le frontiere, *n cambio delle agevolazioni doganali degli Stati Uniti per la merce jugo¬ slava, e oltre un milione di jugoslavi scelse la strada d’emigrazione con il passaporto in tasca. Nel 1966 Tito fece una drastica riorganizzazione m tern a nelle strutture dello stato ri- ducendo il ruolo della polizia segreta, c he fino ad allora era un vero stato dentro lo stato con il compito prin¬ cipal di terrorizzare la popolazione. Per diminuire l’egemonia della Ser¬ bia, la popolazione musulmana in Jugoslavia poteva dichiararsi, d’ora in poi, dal punto di vista nazionale come “musulmani”. Diversi milioni di persone che hno ad allora si dichia- ravano come serbi, croati, montene- grini, macedoni di religione musul¬ mana diventarono “musulmani”. Si trattava di un’identita fantasiosa an¬ che perche nel periodo dopo guerra tantissimi jugoslavi non professavano piu la fede. Fu una delle tante trovate del regime titino con le quali si vo- leva depistare gli jugoslavi, come il prestigiatore che tira fuori dal capello qualunque cosa per impressionare il pubblico. Le tensioni interne non si placarono pero ed in diverse parti del paese (Kosovo nel 1968 e 1980 ed in Croazia nel 1972) si arrivo a vaste ri- bellioni popolari. Le autorita soffoca- rono le rivolte con estrema ferocia e nello stesso tempo con la propaganda minimizzarono i fatti. Il Certificate) di idoneita morale e politica Per risolvere la grave situazione eco¬ nomica Belgrado dovette ricorrere a vasti crediti occidentali che furono pero in buona parte incanalati nel- la costruzione di ville della nomen- clatura ed in acquisti di prodotti di consumo. Gia alia fine degli anni sessanta piovevano critiche dagli in- tellettuali su una tale gestione dello stato, che portava il paese dritto al baratro. Le cose furono presto risol- te cosicche le riviste contro il regime dovettero chiudere ed i critici rimase- ro per di piu senza cattedre universi- tarie. Agli jugoslavi non rimase altro che applaudire insieme con oltre un milione di membri del partito comu- nista, un’armata d’opportunist! poco svegli, pero particolarmente feroci con chiunque la pensasse diversa- mente. La gente diceva: “Tito go- Territorio croato occupato dai serbi e sottoposto alia protezione delle Nazioni Unite. Tutte queste terre coincidono in buona parte con i territori degli ex-Confini militari ai confini della Croazia fino al 1881. 404 Atlante storico dell’Adriatico oriental verna il paese con la legge delle tre P, vale a dire Paga per l’amico, Palo per l’indifferente e Piombo per il nemi- co”. Il popolo lo sapeva dunque, ma- scalzone, pero si consolava: “Questo a differenza dei precedenti e nostro”. Alla stragrande maggioranza degli ju- goslavi che rimasero scettici davanti ad una tale politica, vale a dire un in- treccio di disinvoltura nelle alte sfere e terrore destinato al “popolo lavora- tore”, rimase solo il silenzio o la via dell’esilio perche quei pochi audaci che si permisero di parlare finirono presto in carcere. Per sopprimere il malcontento ge- nerale introdussero il Certificate di idoneita morale e politica, insomma una pagella di buona condotta (po¬ litica) che dovevano presentare tutti i candidati per il posto di lavoro dal professore universitario al muratore. Nessuno parlo pero mai della mora- lita di Tito che trascorse gli ultimi anni della sua vita completamente ubricaco a tal punto da non sentire, spesso, l’inno nazionale, sotto l’oc- chio dei telespettatori. Il sistema giudiziario L’intero sistema giudiziario altro non era che una rete di delinquen- ti in colletto bianco che, agli ordini Ragusa/Dubrovnik dopo il bombardamen- to jugoslavo del 12 novembre 1991. Secon- do il censimento del 1991 la municipalita di Ragusa contava 70.602 abitanti; 58.300 (82,5% ) croati; 4.735 (6,7%) serbi; 2.900 (4,1%) musulmani; 5,3% altri. del partito comunista, inventava i delitti e condannava gli innocenti a lunghe penne carcerarie con l’unico scopo di mantenere la gente sotto il costante terrore comunista e dun¬ que “tranquilla” ed ubbidiente. I ti- tini non smisero con la loro politica di uccisioni e rapine, nascosti dietro una copertura istituzionale, nem- meno dopo la morte del loro capo Josip Broz Tito nel 1980. Il terrore “socialista”, piu spesso accompagna- to dagli assassini dei contestatari po- litici sia in Jugoslavia sia all’estero, regno come nei decenni precedenti. II 9 maggio 1984, “giornata della vittoria contro il nazi-fascismo”, av- velenarono con il DDT il sindaca- lista di Belgrado Radomir Radovic (classe 1950), perche prese parte ad una riunione non autorizzata dalla polizia, ed in quell’occasione han- no incarcerato e torturato qualche centinaio di altri contestatori. Non tutti si lasciarono pero impressiona- re dalla marmaglia titina e tale fu il caso di Bozo Laganis (classe 1950) di Crasiza/Krasica (Buie, Istria) che il 15 maggio 1984 decapito un giu- dice ed in seguito impalo la sua testa come ammonimento ai suoi simili. Tra la gente locale ci fu parecchio sgomento, su questo metodo “turco” nel risolvere gli attriti giudiziari, an- che se nello stesso tempo furono in mold a sostenere che, visto 1’operato dei tribunali, un tale regolamento dei conti non era sorprendente. L’ultima volonta del tiranno: “Lasciatemi morire!” La fine imminente del regno di Tito si preannuncio quando nel 1980 i medici dovettero amputargli una gamba. Pochi giorni dopo l’ope- razione cadde in coma dal quale si svegliava di tanto in tanto e scopri- va di essere collegato alia vita con strumenti artificiali. La gente che fu ricoverata alio stesso piano del policlinico di Lubiana si ricorda che lui, stufo di questo trattamen- to, strappava i fili che lo collegava- no alia “vita” ed urlava: “Lasciatemi morire!”. Cos! questo grido che fu detto da decine di migliaia delle sue vittime ebbe 1’opportunita di dirlo alia fine della sua vita anche colui che durante la sua tirannia fece am- mazzare oltre centomila persone. Secondo la Jovanka Broz (classe 1925), allora moglie ripudiata gia da anni, Tito sarebbe morto il l4 febbraio 1980 e quel giorno fu mes- so in allerta generale anche l’esercito jugoslavo. I suoi discepoli e compli' ci erano pero troppo consci dei cri' mini commessi durante il suo regno e, spaventati dalle possibili reazioni da parte della popolazione, “ritar- darono” il giorno della morte. Si spense ufficialmente dunque solo il 4 maggio ed un giorno prima spar- tirono le armi alle persone di fiducia in tutte le ditte jugoslave per difem dersi contro le eventuali insurrezio- ni. La popolazione terrorizzata ed indottrinata durante piu di quattro decenni non ebbe abbastanza temp 0 per preparasi ad una reazione. Anzi ci furono centinaia di migliaia di persone a rendergli 1’ultimo omag' gio d’isteria collettiva quando la sua “spoglia mortale” fu trasportata ® un catafalco da Lubiana - via Zaga- bria — a Belgrado, in realta una bara piena di ghiaia, mentre la vera sal®a fu difatti trasportata in aereo. Dalla tirannia di Tito alia deflagrazione della Jugoslavia ( 1981 - 1991 ) Il testamento di Tito conteneva p e ' santi conseguenze politiche e nell° stesso tempo bisognava risolvere l e questioni finanziarie, che si erano aperte con la sua morte. Perche il grande protagonista della politic 3 jugoslava, che ancora nel 1941 si ®' trufolava nei tram di Zagabria p £l non pagare il biglietto, era diventa® dopo 35 anni di dittatura uno del Jugoslavia 1953-1991 405 Lissa/Vis - sullo sfondo si vede il bastione costruito all’epoca del dominio britannico (1806-1814). Per ragioni milirari l’isola rimase proibita agli stranieri dopo la seconda guer- ra mondiale. L’esercito jugoslavo prima di abbandonare l’isola nel 1991 dissemino mine intorno alle caserme e cio arreco parecchio danno agli isolani. piu ricchi politici d’Europa. Solo i diritti d’autore per i suoi libri che si stampavano in centinaia di migliaia d’esemplari, per i membri del parti- to e le istituzioni pubbliche, gli rap- portavano annualmente delle vere fortune. Un intero ceto sociale, che come lui era ancora nel 1945 semi scalzo, si trovo nel giro di qualche decade con ville ed appartamenti, che mai furono ne pagati ne eredi- tati. Qualcuno doveva pure saldare i conti per questo “miracolo titino”, vale a dire il popolo che dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 non era piu disposto a farlo. Con il ritiro delle truppe sovietiche, deciso dal presidente deH’Unione Sovietica Mihail Gorbaciev (classe 1932) dai confini jugoslavi nel 1990 spari an- che il principale garante per il “po- tere popolare” in Jugoslavia. Gia nel 1951 F istriano Antonio Ci- hga (1898-1992), uno dei fondato- ri del partito comunista jugoslavo, che grazie all’accordo italo-sovietico fu rimpatriato dall’Unione Sovie- tica nel 1936 scrisse nel suo libro pubblicato a Parigi La Yougoslavie : Davanti l’orribile estensione dei ntutui massacri serbi e croati, cat- tolici, musulmani e ortodossi, nati di questo sciovinismo una domanda viene naturalmente alia mente: Non bisogna considerare come sepolta per sempre la speranza di riconcilia- zione tra questi popoli?”. Come lui, furono in molti a pensare la stessa cosa ed anche i governanti comuni- sti jugoslavi arrivarono all’inizio de- gli anni sessanta alia conclusione (in privato certo) che per la Jugoslavia non ci fosse futuro e solo con la for- Za militare e poliziesca si poteva im- Pedire la sua inevitabile divisione. I nrembri del partito comunista erano convinti pero che bastasse il fucile per fermare, se non il tempo, alme- no chi la pensava diversamente. Gli anni ottanta del secolo XX passarono, dunque, in un’aspet- tativa di notizie dall’Oriente dove era sempre piu evidente un immi- nente crollo dell’impero sovietico e dei suoi satelliti. L’apertura delle frontiere nell’Europa orientale si- gnificava tra l’altro, che certi paesi (Germania orientale, ecc.) pote- vano rimanere senza popolazione, rifugiatasi in Occidente. Le nuvoli piii cupe si concentravano pero sui Balcani, vale a dire la Jugoslavia. In questo paese - una macedonia di religioni, lingue e tradizioni - si scriveva sempre piu con insistenza che i diseredati di dio (comunisti) erano arrivati al potere solo grazie al vento della storia (FArmata Rossa e gli aiuti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti). Dalla loro sanguino- sa conquista del paese e dalla loro pluridecennale e barbara dittatura fu semplice prevedere che la loro discesa dal potere sarebbe altrettan- to stata un bagno di sangue. Tutti aspettavano dunque quale sorpresa avrebbe portato, per gli jugoslavi, l’uovo di pasqua nel 1991. La popolazione era sommersa sin dal 1945 dal terrore e per di piu la nave Jugoslavia navigava gia da de- cenni tra i debiti e, quando arrivo il momento per saldarli, iniziarono le risse verbali all’interno del parti¬ to comunista. Quesfultimo inizio dunque a spaccarsi in diversi partiti secondo gli interessi delle sei repub- bliche federali. Dalle risse verbali si passo ad aperte esigenze di dividere la Jugoslavia in diverse repubbliche. Da Bruxelles arrivo nel 1990 il pre¬ sidente della Commissione europea Jacques Delors (classe 1926) che promise ai rissosi politicanti jugosla¬ vi la copertura immediata dei % del debito estero, vale a dire i 15 su 20 miliardi di dollari USA e l’ingresso della Jugoslavia nell’Unione Europea entro i prossimi 15 anni. I presidenti della Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Macedonia accetta- rono questo suggerimento mentre quelli della Croazia (Franjo Tudjman e della Serbia Slobodan Milosevic) rifiutarono una tale soluzione. Tutti hanno sottaciuto pero alia propria opinione pubblica questa proposta europea. Nell’impossibilita di rima¬ nere insieme in Jugoslavia si stacco nel giugno 1991 la Slovenia al che segui una serie di scaramucce con oltre 70 morti e tutto fini con la ri- tirata dell’esercito federale jugoslavo. Poco dopo si proclamo indipendente 406 Atlante storico dellAdriatico orientate 20' ANDRIJEVICA 10' TITOGRAD ^ mora£mik >ER BOKSI GRILLA ' £ « > GORA KS0it.nr f ^ GORICA GJAT RtVblovic&r*^ BAR RtBigovit SHK006R (SKAOAR) C>535 f’/lfc \\"AR4KESf RRERCl Rt Meret *Rur£] BMJ1S Rt Komina A’um’ti, KUHJE GORICA ST.UICINJ if mumv O v- # \ vV 5. %' JV-. Kozura ",\ \ i* <# (r. O'/ k(H0a4/aV 'JBRIVSKA O'L&lZ***''*■ '.o ^ 'OBOTKp ft l Si PERM RRUSBOUl MJSHA? r rian SUKAT ECAjgif 'SHKYEV 0O£0£ ItMMM.' Rt Mendra DARIA nusMjn po/mte^m UlCINJ BARBULLUSH LUAREi 167 GRAM- KUKU rtRlO 0£«?*t (*> MALI KOLAJ 1 PULAJ 5*5 , RIOUI vtiRRfTE SMKEW La frontiera tra il Montenegro e l’Albania dal lago di Scutari fino all’Adriatico. Cartina: Enciklopedija Jugoslavije, 1961. Montenegro. II ponte turco di Rijeka Crnojevic presso il lago di Scutari. anche la Croazia ed i due nuovi stati furono salvati perlopiu con il rapidis- simo riconoscimento internazionale da parte del Vaticano, dove al soglio pontificio risiedeva il papa polacco Giovanni Paolo II (1920-2004). Altri paesi si aggiunsero a questo valoroso e lungimirante gesto e cost furono impedite le gravissime rappresaglie dell’esercito federale jugoslavo. Le guerre in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina (1991-1995) Dopo che la Croazia aveva scelto la via dell’indipendenza una parte della popolazione serba (ortodossa) di questa repubblica si schiero con Belgrado e chiese l’autonomia po- litica, vale a dire la secessione. Le ragioni per la ribellione avevano diverse cause, la principale risiede¬ va pero nel fatto che il nuovo stato croato non era piii disposto a con- cedere ai serbi, che in Croazia non arrivarono al 10% della popolazio¬ ne totale (su 4 milioni d’abitanti), l’impiego per oltre il 30 % in poli- zia, il 50% della polizia carceraria e 1’80% della polizia segreta (politica) dentro la repubblica croata, come succedeva nel periodo 1945-1990. Anche alcune delle piu alte cariche del sistema giudiziario (presidente della corte suprema) della Croazia- dentro la federale Jugoslavia (1945' 1991), erano sempre prenotate per gli stessi serbi. Il nuovo governo croato decise di mettere la popola- zione serba a livello d’uguaglianza con i croati e dunque moltissirni privilegi stavano per sparire. I ser- bi, appoggiati dall’esercito federale- proclamarono allora la Repubblica Srbska Krajina ed occuparono un vasto territorio (1992-1996), dove la popolazione serba (ortodossa) non oltrepassava in nessun comune staccato dalla Croazia piu del 49°/° della popolazione comunale. A caU' sa dell’occupazione dell’entroterra della Dalmazia, con la citta di Knin- la capitale Zagabria rimase taglia ta fuori dal collegamento ferroviarm con Spalato/Split (Dalmazia) per °^' Jugoslavia 1953-1991 407 Mostar - La parte musulmana della citta (sulla sponda destra di Narenta/Neretva) distrutta, ma non conquistata, dai croati nella guerra del 1992/1994. tre quattro anni. Aspri e sanguinosi combattimenti hanno avuto luogo tra le unita federali “jugoslave” (ser- bi) e quelle croate specie intorno alle citta di Vukovar (Slavonia orienta- le), Gospic (entroterra della cittadi- na costiera di Carlopago/Karlobag) e Ragusa/Dubrovnik. Zara/Zadar fu posta sotto 1’assedio “jugoslavo” e subi durante i mesi, pesantissimi bombardamenti. La citta fu final- rnente salvata solo grazie al brilla- mento del ponte di Maslenica. La guerra scoppio anche in Bosnia dove a partire da un certo momen- to i croati e gli “jugoslavi” (serbi) assediarono le citta bosniache (mu- sulmane). Terribili perdite umane ha subito Mostar orientale dove i rnusulmani perdettero oltre duemila persone, perlopiu civili. Sarajevo fu assediata dai serbi per 1.350 giorni. I rnusulmani sono riusciti pero in buona parte a respingere gli attacchi dei croati e degli “jugoslavi”. A causa della guerra l’intera economia crollo e una spaventosa miseria dilago in quasi tutti i paesi ex-jugoslavi (a par¬ te la Slovenia). La grave situazione in Croazia ed in una parte della Bosnia venne alleggerita con vastissimi aiu- ti umanitari forniti sia dalfUnione Europea sia da altri paesi benefattori. La guerra che si protrasse per oltre quattro anni arrivo alia svolta verso la fine del luglio 1995 quando furo- uo massacrati dai serbi oltre 6.000 bosniaci (rnusulmani) nell’enclave di Srebrenica (Bosnia orientale). Dopo questo terribile massacre alcuni go- Verni europei, ma in particolar modo quello degli Stati Uniti decisero di finirla con la prepotenza serba e die- dero massicci aiuti militari a croati e bosniaci (rnusulmani). La liberazione della Croazia - 5 agosto 1995 II 5 agosto 1995 inizio foffensiva Tempesta ’ dell’esercito di duecen- tomila croati e quello bosniaco che, appoggiati dall’aviazione americana, misero in fuga tutta la popolazione serba della Repubblica Srbska Kraji- na con in testa il suo esercito. Oltre 150.000 serbi si trovarono nel giro di qualche ora nella vicina regione bosniaca di Banja Luka dove vive- vano i primi giorni sotto la pioggia battente. Fini cost in un piccolo nubifragio d’estate ed un tremendo diluvio storico ed umano l’awentura di co- loro che durante quattro anni - o meglio quattro secoli — cercarono di diventare padroni in casa altrui. La Croazia riusci dopo quattro anni a recuperare il 17% del territorio na- zionale croato. Guarda caso su 280.000 serbi, che abbandonarono la Croazia nel pe- riodo 1991-1995, piu della meta fe- cero ritorno nel periodo 1995-2005 e principalmente per ragioni econo- miche. La pacificazione della Bosnia dopo il 1995 Prima della loro partenza, dunque, per il ripostiglio della Storia i titini buttarono di nuovo il paese tra le fiamme e letteralmente riempirono i fiumi della Bosnia con sangue e cadaveri. Solo a Visegrad (Bosnia orientale) massacrarono, secondo testimoni oculari, piii di duemila persone che furono poi buttate nel flume Drina. Quando chiesi, nel 1996, al tassista a Sarajevo da dove provengono i numeri delle vitti- me mi rispose, “perche abbiamo ripescato i cadaveri e li abbiamo contati”. In quattro anni di guer¬ ra (maggio 1991 - ottobre 1995) ci furono oltre 250.000 morti e quasi un milione di feriti, con quasi dieci milioni di profughi, in campo dei belligeranti. Altrettanto gravi furo¬ no le perdite tra gli osservatori in- ternazionali, che persero quasi mil- le uomini e tra loro 32 diplomatici ed un ministro (Brown) degli Stati Uniti. Nel 1995 fu cacciato, con faiuto dei bombardieri americani, anche dalla Bosnia Fesercito “jugoslavo” (serbo) e finalmente Sarajevo fu liberata dal- l’assedio che era durato quasi quattro anni. Le tre parti in causa, vale a dire Croazia, Serbia e Bosnia ed Erzego- vina arrivarono nel 1995 agli accordi di Dayton (Stati Uniti) firmati il 21 novembre 1995. La Bosnia rimase divisa in tre diverse entita statali den- tro un’unica frontiera internazionale. 408 Atlante storico dell’Adriatico orientate I bambini bosniaci all’ombra dei carri armati dell’ONU. Le guerre civili, dopo la deflagra- zione della Jugoslavia nel 1991, causarono oltre trentamila orfani. Per assicurare questa soluzione inter- nazionale rimasero pero sul posto diverse decine di migliaia di mili- tari della NATO. Le guerre civili a cascate che seguirono il crollo della Jugoslavia nel 1991 hanno causato durante i nove anni di ostilita (Slo¬ venia 1991 - Kosovo 1999), oltre a morti e feriti, anche danni irrepara- bili per la popolazione (radiazioni di uranio impoverito ecc.) . Gli orfani di guerra si contano a decine di mi¬ gliaia e piu di 10 milioni di ex-ju- goslavi furono costretti ad abbando- nare i loro focolari. Tra quest’ultimi si trovano coloro che furono sfollati per un periodo piu o meno lungo mentre oltre cinque milioni di per- sone non ritorneranno mai piu nelle loro case. II paese balcanico fu diviso, malgra- do i tentativi di Belgrado e di Zaga- bria, in sei repubbliche e le nuove frontiere furono tracciate secondo i confini gia esistenti tra queste stesse repubbliche nel periodo 1945-1991 nella Jugoslavia federale. Oltre i comunisti, che sono i principali re- sponsabili per questa immensa tra- gedia jugoslava, tutti gli osservatori internazionali hanno mosso delle pesand accuse contro il ruolo della Chiesa cattolica. Il comportamento di alcuni dei suoi sacerdoti (specie i francescani) ha senz’altro aggravato la gia difficile convivenza tra i croa- ti (cattolici) ed i musulmani nella Bosnia ed Erzergovina, che in non pochi casi e servito addirittura come detonatore per la guerra. Balcani, un problema jugoslavo o europeo? Tutta questa barbarie balcanica, altro non fu che la manifestazione della miseria umana, piu spesso ac- compagnata dalla ristrettezza spi- rituale, riflesso anche della scarsita genetica della casta che governo il paese per quasi mezzo secolo. Qual- che decina di criminali di guerra finirono davanti al tribunale in- ternazionale dell’Aia dove alcuni si suicidarono e tra loro il principale responsabile per tantissime atrocita, il serbo Slobodan Milosevic. Que- sto gruppo di criminali di guerra altro non era pero che la punta del- l’iceberg, che rimase praticamente intatto nei paesi dell’ex-Jugoslavia dove molti complici di Milosevic continuano a governare tutt’oggi nel 2007. Il processo dell’Aia im¬ plied tra l’altro anche la condanna di una certa politica europea che fu, se gia non complice, certamen- te compiacente con il regime titino e dei suoi eredi. Vale a dire che il male proviene dall’Europa, sebbe- ne si manifesti piu spesso proprio nei Balcani (ex-Jugoslavia), ed in conseguenza anche i rimedi vanno ricercati alia radice e non nelle sue ramificazioni. Di fatti nelle terre dei Balcani (dalle Alpi alia Grecia) non sono tanto problematici gli uomini quanto le loro mentalita, forgiate attraverso i secoli dalle sofferenze e dalle lotte per la soprawivenza contro gli invasori di ogni colore e bandiera, sull’incrocio tra il mondo cattolico, ortodosso e musulmano ed ai confini tra l’Europa capitali- sta (occidentale) e socialista (orien- tale). Queste terre travagliate neb la storia hanno conosciuto anche, e per secoli, tempi di quiete e di pacifica convivenza cosa alia quale aspira la stragrande maggioranza di questa gente, crudelmente gover- nata e mal costumata durante mez¬ zo secolo comunista (titino) e che i prossimi decenni dovra impegnarsi parecchio per cambiare soprattutto mentalita. Siamo di fronte dun- que ad un cambiamento demo- cratico che, visto simili esperienze dittatoriali (nazi-fasciste e com 11 ' niste) in altri paesi europei, non e ne semplice ne realizzabile a breve scadenza. Come mi disse un profn- go di Mostar nel 1995: “Durante cinquant’anni abbiamo costruito il socialismo ed altri 25 anni mettere- mo per smantellarlo”. Dalla prima picconata alia mostruosita comuni' sta (titina) nel 1991 sono trascorsi gia piu di 16 anni ma in molti paesi dell’ex-Jugoslavia la gente pensa di aver solo fatto il salto dalla padella nella brace. Non e’e dunque da stU' pirsi se queste popolazioni (Bosnia* Serbia, Macedonia, ecc.) oggi, cosi come era il caso di ieri, non vedono l’alba di un domani migliore. KOSOVO (1939-1999) La popolazione del Kosovo secondo i censimenti del 1910, 1921, 1931 e1939 Sulla composizione etnica del Ko¬ sovo scrisse gia il politico socialde- niocrarico serbo Dimitrije Tucovic (1881-1914) nel 1912: “Djakovica e una citta tutta albanese, i turchi sono quasi del tutto assenti. Quei pochi serbi hanno il loro proprio quartiere con le osterie mentre il resto e tutto albanese ed anche nei dintorni di Djakovica vivono quasi esclusivamente albanesi. Dietro Pec ci sono alcuni villaggi serbi, come sono serbi anche in alcune localita mistilingue”. Questa ed altre affer- teazioni simili sono costati la vita al coraggioso e sincero Tucovic. La flessione percentuale degli albane¬ si nel periodo 1921-1939 fu in par¬ te dovuta alia colonizzazione forzata del Kosovo con elementi slavi (oltre 50.000 serbi e montenegrini, 5.200 croati, 160 sloveni ed anche altre na- zionalita (minoranze dentro il regno dei serbi, croati e sloveni tedeschi slo- vacchi, ecc.) e d’altra parte agli im- brogli amministrativi. Il fattore piii irnportante fu pero Femigrazione dei teusulmani (albanesi, slavi e turchi) v erso la Turchia. Secondo le fonti al¬ banesi Femigrazione dalla Serbia me- ridionale (odierna Serbia, Macedonia e Kosovo), nel periodo 1913-1941, aumenterebbe a circa 100.000 per- sone trasferitesi nella Turchia ed al¬ tre diverse migliaia d’abitanti hanno scelto FAlbania. Visto la composizio¬ ne etnica non fu, dunque, sorpren- dente che gli albanesi del Kosovo salutarono nel 1941 Fannessione alia grande Albania (italiana) come una specie di liberazione dal giogo serbo (jugoslavo). Carta etnografica delle popolazioni dell’Albania, del Montenegro e dei paesi limitrofi al- Finizio del secoio XX. Nei decenni successivi alle guerre balcaniche (1912-1913) e alia prima guerra mondiale si sono prodotte drastiche modifiche nella composizione etnica in questa parte dell’Europa sud-orientale, sia a causa degli eventi bellici (politici) che per ragioni di crescita demografica, che fu fra gli albanesi piii elevata che nelle popolazioni limitrofe. Scorcio della carta della Penisola balcanica di Kettler. (Flemmings Generalkarten , Berlino, Watermann, 1919). Fonte: Le Vie d'ltalia del marzo 1942. 410 Atlante storico dell’Adriatico orientate Fonte: Definitivni rezultatipopisa stanovnistvapo maternjem jeziku od31-01.1921, Opsta drzavna staristika, Sarajevo, 1932; Die Gliede- rung der Bevoelkerung des ehemaligen Jugoslawiens nach Muttersprache und Konfession nach den unveroejfentlicbten Angaben der Zaehlung von 1931, Wien 1943; Obradovic, Milovan, Agrarna reforma i kolonizacija na Kosovu (1918-1941), Jedinstvo, Pristina, 1981; Hadri, Ali, “Nacionalno ugnjetavanje siptarske narodnosti i stav i borba KPJ za nacionalna prava Siptara za vreme stare Jugoslavije”, Gjurmime Albanologjike, n. 2, Pristina 1965, p. 148. Kosovo terra di ribellioni e stati d’assedio (1944-1981) Dopo un lunghissimo periodo di ribellione in Kosovo che si prolun- gava dal dicembre 1944 all’estate 1945 l’interra regione fu posta sot- to l’amministrazione militare, vale a dire l’assedio che duro pratica- mente fino al 1958. Solo allora le Lo schieramento della forza multinazionale in Kosovo. Cartina: Corriere della Sera del 25 febbraio 2000. ■IIMNtttfttl CatMtt Stati Unit! 5.400 Olanda 1.400 nmmttM tjmtt ITALIA 4.200 Emiratl Arabi 1.300 ■smmtm Germania 3.900 Gracia 1.100 nmmmt i*jtm Francia 3.900 Canada 1.100 SMUttlM EiafH Russia 3.150 Norvegia 1.000 si! Gran Brelagna 3.000 Spagna 900 Le principali forze militari in Kosovo. Car¬ tina: Corriere della Sera del 25 febbraio 2000 . autorita jugoslave riuscirono a cal- mare un po’ questa regione remota e fortemente repressa dalla polizia segreta. L’arretratezza e la miseria, in non poche parti del Kosovo, rimanevano ancora negli anni ses- santa rale come fu all’inizio del se- colo XX sotto il dominio turco. La poverta fu tale, che succedeva non di rado che gli adulti fermassero il treno a vapore, mentre i bambini saltavano sul primo vagone per derubarlo di carbone, necessario per il riscaldamento invernale. Il malcontento generale fu dunque molto grave e una nuova ribellio¬ ne scoppio nel 1968 e per calmare un po’ le acque le autorita di Bel- grado diedero al Kosovo lo statuto d’autonomia. I danni causati erano pero gia irreparabili e finche visse il dittatore Josip BrozTito gli alba- nesi del Kosovo rimasero zitti. Nel 1981, pochi mesi dopo la morte di Tito, scoppio un’immensa ribellio¬ ne che fu sedata con l’arrivo di di¬ verse decine di migliaia di militari jugoslavi. Su mille abitanti del Kosovo avevano un lavoro fisso negli anni 80 del secolo XX 108 albanesi _ 228 serbi _ 258 montenegrini _ Fonte: Horvat, B., Kosovkopitanje, Zagreb, Globus, 1988. La ribellione del 1999 e l’intervento armato della NATO in Kosovo Nonostante il pugno di ferro con il quale il regime di Belgrado aveva ge- stito la soppressione dell’autonomia del Kosovo, per un certo periodo sembro che gli albanesi della regio- ne fossero inclini a scegliere una ri- sposta non violenta. Tale decisione venne quasi ufficializzata con i’auto- proclamazione della Repubblica del Kosovo da parte del leader pacifists Ibrahim Rugova (1944-2006). 1° realta il fuoco covava sotto la cenere e il tentativo di trovare una soluzio- ne pacifica suonava innaturale in un contesto come quello balcanico, sto- ricamente assuefatto a risolvere ogm contesa con il sangue. Il perdurare del clima di polizia, l’allontanamen' to del personale di origine albanese dai posti pubblici e in genere il r1 ' gido processo di riannessione della provincia alia Serbia non potevano pertanto non sfociare in uno scontro armato. A partire dai primi mesi del 1996 si sono verificati, in un conti' nuo crescendo, agguati a singoli in' dividui di etnia serba, lanci di bom' be contro i campi che ospitavano profughi serbi e agguati a pattugl' e di polizia. La reazione serba non si e fatta attendere e veniva allora appl*' cata la regola della rappresaglia, che innescava una inarrestabile spiral di violenza. Kosovo (1939-1999) 411 Albania Macadonia 1.400 uofnini 4.108 uomini Gracia " » tLAUSSAI A, StStSSSsr. L’Adriatico orientale con toponomastica bilingue. Cartina: Atlantegeografico moderno, De Agostini, 2000. Kosovo (1939-1999) 415 II Vallone di Pirano/Piran. In primo piano si vede la marina di Portorose/Portoroz, la punta Sezza/Seca e di dietro le saline di Siccio- le/Secovlje. Sullo sfondo (a sinistra) si percepisce il campanile di Buie. La linea di confine sloveno-croata in questo vallone e a tutt’oggi oggetto di contesa tra i due stati confinanti. Foto: B. G. Montenegro e ridiventato uno stato sovrano il 6 giugno. Era stata l’ultima delle repubbliche ex jugoslave ad ot- tenere l’indipendenza ottantotto anni dopo averla persa nel 1918. Il 21 giu¬ gno 2006 il Montenegro e diventato il 55° stato membro dell’OSCE (Or- ganizzazione per la sicurezza e la coo- perazione in Europa ) e il 28 giugno il 192° stato membro dell’ONU. La po- polazione del Montenegro secondo il censimento di 1991 era composta da: 615.030 (62%) montenegrini; serbi 57.453 (9,3%); musulmani-bosnia- Serbi in fuga dalla Croazia, agosto 1995. Composizione etnica della Bosnia (1992-1997). Mostar e divisa fra musulmani e croati. feBihac BOSNIA-ERZEGOVINA BOSNIA-ERZEGi rrajevo Mostar MONTENEGRO MONTENEGRO CROAZIA CROAZIA 1991 CROAZIA Adriatico Comp osizione etnica I 1 musulmani I I croati I I serbi m misti 199 / CROAZIA SERBIA Adriatico Composizione etnica 1 I musulmani 1 I croati nn serbi Confine stabilito c accordi di Dayton 416 Atlante storico dell’Adriatico orientate tttzi jCubefXpe^ - Mpanuo. - ,v T» V . -yktu & V 2 J$!p,", ■ firv/^/v ‘Vhlikto & ” 0KnM> < V **** •: d. 'W/rXpa sar'^Esso: ~'WKtJh«w <.**, --< ’, 5?’ 7y't’/d’Mn k **jL, l '\'llatl/'r>iei / Prggf&ka Aiix^rV. | x r ,4 witn/ '- xN&- v - ■Zulozj ftadimirt K£], •jiummtiMui J- ? ; -rJlitralfjtoH 3 ’ " K // //Mtyio \hntrniri ,A- 'i fMritoui ah v 4t' 236/8, n. 32; p. 106. 258) Gravosa/Gruz con lo scoglio Daxa/Daksa e l’isola di Calamotta/Kolocep (cartolina d’epoca); p. 106. 259) Il ducato di Ragusa/Dubrovnik del 1809; p. 106. Indici423 260) Ragusa/Dubrovnik — Chiostro del convento dei francescani; p. 107.. 261) Ragusa/Dubrovnik — la caracca del secolo XVI sul bassorilievo della casa Resti; p. 107. 262) Ragusa/Dubrovnik. La muraglia settentrionale e la torre Minceta; p. 107. 263) La grande casa collettiva (zadruga) di Canali/Konavle nell’entroterra di Ragusa/Dubrovnik; p. 107. 264) Ancona ed il suo territorio, sec. XVI. Cartina: Galleria delle Carte Geografiche, Vaticano; p. 107. 265) I lazzaretti di Ragusa/Dubrovnik; p. 107. 266) Lagosta/Lastovo; p. 108. 267) Lagosta/Lastovo — l’antica loggia; p. 108. 268) L’isola di Meleda/Mljet; la veduta sul lago grande con il monastero benedettino; p. 108. 269) Il monastero dei benedettini sull’isola di Meleda/Mljet; p. 108. 270) La dinastia ottomana; p. 109. 271) Costantinopoli ed i primi dodici sultani Incisione: Ortelius; Civitate Orbis Terrarum\ 1572; p. 110. 272) Tamerlano (Timur-Lenk) riceve il nipote Pir Muhammad a Multan, miniatura da un zafar-name; p. 112. 273) Santa Sofia. Incisione di G. Fossati, Agia Sofia , Londra, 1852; p. 112. 274) Giorgio Castriota; detto Scander Beg. Frontespizio del libro Historia de vita et gestis Skanderbegi Epirotarum principis (1493); p. 113. 275) Corso del fiume Narenta/Neretva. Incisione di V. M.; Coronelli (1695); p. 113. 276) Otranto; p. 113. 277) I martiri di Otranto decapitati dai turchi il 14 agosto 1480 (da un’antica stampa); p. 114. 278) Macarsca/Makarska turca (1500-1646) sull’incisione di Francesco Camocio (1572); p. 114. 279) Maometto II (sultano nel periodo 1462-1481). Dipinto di Gentile Bellini (1429-1507); p. 114. 280) La battaglia di Mohacs del 1526; p. 114. 281) Solimano il Magnifico sul trono. Dipinto di Ahmed Feridun Pasha, 1569; p. 115. 282) Limid settentrionali delPImpero Ottomano in Ungheria (secolo XVI-XVIII); p. 115. 283) Piazza Szechenyi a Pecz; la moschea del pascia Gazi Khasim; p. 115. 284) La conquista di Tunisi di Carlo V nel 1535. Incisione di F. Hogenberg (XVI sec.); p. 116. 285) Sarajevo su un dipinto del 1697; p. 116. 286) Le localita del Tirreno (sec. XVI). Cartina: Musei del Vaticano; p. 116. 287) Lo stendardo di Venezia a Lepanto; p. 116. 288) La battaglia di Lepanto e l’isola di Corfu/Kerkira con un tratto della costa albanese (Epiri Pars, Epiro). Cartina: Musei del Vaticano (sec. XVI); p. 116.. 289) Sarajevo. La moschea e sepolcro di Gazi Husref Bey ed il mausoleo dell’Ali-pasha; p. 116. 290) Il territorio di Zara/Zadar, Sebenico/Sibenik, Morlacha/Velebit, Licha/Lika e Corbavia/Krbava sulla carta di Natale Bonifacio di Sebenico. (Ortelius, A., Theatrum oder Schawbiich des Erdtkreis, Anversa, 1580); p. 117. 291) Kahir ad-Din detto il Barbarossa (f 1546), (Calcografia di A. Veneziano, 1535); p. 117. 292) Scardona/Skradin. Incisione del secolo XIX; p. 117. 293) Rodi — gli ottomani attaccano l’isola. Manoscritto del XV secolo (Parigi, Biblioteca nazionale); p.l 18. 294) La fortezza di Clissa/Klis (Spalato); p. 118. 295) Croazia e l’alto Adriatico alia fine del secolo XVI; p. 119. 296) Dignitari turchi.; Incisione del secolo XVIII, p. 120. 297) Truppe turche dal 1540 al 1580. Incisione del secolo XVIII; p. 120. 298) La cauterizzazione. Incisione d’epoca; p. 120. 299) San Remo fu saccheggiata dai turchi nel 1544; p. 121. 300) Prelievi dei bambini cristiani destinati all’esercito turco. Incisione su legno di H. Burgkmaire (1473-1531); p. 121. 301) L’isola di Capri (stampa inglese del sec. XVIII); p. 121. 302) Nizza sul dipinto turco del secolo XVI. Fonte: Museo Topkapi, Istanbul; p. 121. 303) Sorrento sull’incisione di Pacicchelli (1693); p. 122. 304) Miguel de Cervantes (1547-1616). Il ritratto, Library of Congress, Washington; p. 122. 305) Malta nella seconda meta del sec. XVI. Incisione di F. Camocio (sec. XVI; p. 123. 306) Lo stemma dei cavalieri di Malta; p. 123. 307) Galera dell’ordine di Malta; p. 123. 308) Malta - l’assedio turco del 1565. Cartina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano, 1581; p. 123. 424 Atlante storico deU’Adriatico orientale 309) L’impero ottomano all’apogeo della sua espansione (1566-1683); p. 124. 310) Uluch Ali; italianizzato in Occhiali o Uccialli; p. 125. 311) Le incursioni turche nell’alto Adriatico e Carniola; p. 125. 312) Monfalcone nel secolo XVI; p. 125. 313) Frontespizio del libro di Benedetto Kuripesic, Itinerario , (Augsburg, 1530); p. 125. 314) Pago/Karlobag nel 1652. Veduta manoscritta del 1652, (. Museo diguerra, Vienna); p. 126. 315) Dalmazia, Istria, Bosnia, Serbia, Croazia e parte della Slavonia. Cartina di Cantelli, G., Roma, 1684; p. 126. 316) L’impero ottomano in Europa centrale, Mar Nero ed Asia minore nel secolo XVIII. Cartina dell’Accademia delle scien- ze di Parigi (prima meta del sec. XVIII); p. 127. 317) Sicilia con le isole Eolie o Lipari. Cartina di Piri Re’Is (circa 1470-1554); p. 127. 318) Lo stretto di Messina con Messina e Reggio Calabria, (incisione del secolo XVI); p. 128. 319) Mostar alia fine del secolo XIX. Cartolina a colori d’epoca; p. 128. 320) Visegrad (Bosnia centrale); p. 128. 321) Risano/Risan in golfo di Cattaro/Kotor. Incisione di Vincenzo Maria Coronelli, 1688; p. 128. 322) Perasto/Perast. Incisione di Coronelli, 1688; p. 128. 323) Vrana. Incisione di Vincenzo Maria Coronelli, 1688; p. 129. 324) Nadin. Incisione di Vincenzo Maria Coronelli, 1688; p. 129. 325) II Fondaco dei turchi; sul Canal Grande in una incisione del XVIII sec.; p. 129. 326) II Ponte delle capre, costruito nel secolo XVI, collegava Sarajevo con Costantinopoli; p. 129. 327) II percorso della flotta cristiana e quella turca prima della battaglia di Lepanto del 1571. Cartina: ROBINSON, Atlante del mondo islamico dal 1500; p. 130. 328) La Bosnia e le terre limitrofe: Croazia, Dalmazia, Slavonia, Serbia ed Erzegovina (S. Saba). Cartina: Cantelli, G., Roma, 1684; p. 131. 329) II canale di Novegradi/Novigrad (Pentroterra di Zara/Zadar) sulla cartina (scorcio) di Ludovico Furlanetto (Venezia; 1787); p. 132. 330) Moschea del sultano Selim a Scutari sull’incisione del secolo XVIII; p. 132. 331) II territorio tra Trau/Trogir ed Almissa/Omis sull’incisione tedesca del 1650; p. 132. 332) Rodi turca (1522-1912). Incisione del secolo XVIII; p. 132. 333) Novegradi/Novigrad sull’incisione veneta del secolo XVII; p. 132. 334) Dulcigno/Ulcinj/Ulqin fu un nido di pirati turchi (1571-1880); p. 132. 335) II sultano Abdulhamid (1774-89). Incisione del secolo XVIII; p. 132. 336) II mondo di Walseemueller (1507); p. 133- 337) Cartina turca del Mediterraneo orientale. Fonte: Museo Topkapi , Istanbul; p. 133. 338) Mare del Nord con le coste di Scandinavia, Groenlandia e Labrador (Canada). Carta nautica (scorcio) di Jypis Antony Safreri Segtani (1572). Parigi, Institut Tessin; p. 134. 339) L’Europa e l’Africa in un planisfero portoghese del 1550, (Lisbona, Museo della Marina ); p. 135. 340) II supplizio di Savonarola a Firenze; p. 135. 341) Mappa delle Indie e dell’Oceano Indiano; foglio dell ’Atlas Miller, XVI secolo. Parigi, Biblioteca nazionale; p. 136. 342) Mantova in un’incisione del 1575. Cartina: Braun e Hogenberg; p. 136. 343) Gallipoli. Incisione del Hondius, J. (1627); p. 136. 344) Verona; raffigurata in un dettaglio della cosiddetta Carta di S. Maria della Carita (sec. XV); Venezia; Archivio di Stato; p. 137. 345) L’antico territorio (enclave) di Pordenone. Cartina: VALUSSI, Giorgio, Friuli Venezia Giulia ; p. 137. 346) Ravenna - la battaglia tra i francesi e la Lega santa (1512). Cartina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano, 1581; p. 137. 347) L’esercito francese assedia Pavia (1528). Cartina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano; p. 137. 348) Rimini. Cartina: La Galleria delle carte geografiche in Vaticano; p. 138. 349) Cremona. Antica loggia dei militi e Palazzo comunale; p. 138. 350) L’ltalia dopo la pace di Cateau-Cambresis del 1559. Cartina: Atlante storico dell’Italia, Novara, De Agostini, 1998; p- 139. 351) Feltre. Dipinto Museo civico di Feltre; p. 140. 352) Comacchio — pianta dell’Isolario del F. Vincenzo Coronelli; sec. XVII; p. 140. Indici 425 353) Veduta di Portogruaro nel 1631, (duomo di Portogruaro); p. 140. 354) Donna del contado veneto. Incisione di Veccelio, C., Habiti antichi et moderni di tutto il mondo, Venezia, 1590; p. 140. 355) Portolano dell’Adriatico di Pietro Coppo d’Isola (1524-26). Museo di Pirano/Piran; p. 141. 356) Carta dell’Istria di Pietro Coppo (1525). Museo di Pirano/Piran; p. 142. 357) La divisione politica delle terre dell’alto Adriatico dopo 1516. Cartina: M. Kos; 1945; p. 143. 358) La contea d’Istria (“di Pisino”) e la sua divisione amministrativa dopo 1535; p. 144. 359) Lo Stato Veneto da Terra diviso nelle sue Province di Antonio Zata; Venezia 1782; p. 145- 360) I confini nord-orientali della Patria del Friuli dopo i capitoli di Worms (1521-1797). Cartina: CORBANESE, G.G., II Friuli, Trieste e llstria nelperiodo veneziano, Udine, Del Bianco, 1987; p. 146. 361) Possessi della Casa d’Asburgo nel 1560. Cartina: PHILIPPSON, M., L’Europa occidentale nell’epoca di Filippo II, di Elisabetta e di Enrico IV, Milano, Societa editrice Libraria, 1900; p. 146. 362) Tricorno/Triglav (2.864 m) sull’incisione del sec. XVIII; p. 147. 363) Nuovo confine tra Venezia e gli Arciducali (Austria) (1543-1797); p. 147. 364) Llstria dopo il 1535; p. 148. 365) Le ribellioni contadine nel secolo XV e XVI nelle terre dell’alto Adriatico (Carniola; Croazia e 1’Austria). Cartina: Leksikon Cankarjeve zalozbr, p. 149. 366) Rustico della Stiria; del Carso e della Carniola. Incisione: W. Lazius; Typi chorografici Austrian, 1561; p. 149. 367) I maggiori riformatori del secolo XVI. Dipinto: Parigi; Bibliotheque Nationale-, p. 150. 368) Pier Paolo Vergerio (1498-1565) sull’incisione d’epoca; p. 150. 369) Giovanni Ungnad (1493-1564); promotore del protestantesimo nell’Austria meridionale; p. 151. 370) Soldati spagnoli uccidono i protestanti di Harlem, in Olanda, nel 1567; p. 152. 371) Elisabetta I, (1533-1603, regina d’Inghilterra dal 1558). Ritratto del secolo XVI, Galleria Palatina, Firenze; p. 153. 372) Pirano ed i suoi nobili. Dipinto di Domenico Tintoretto (1578); p. 153. 373) Il commercio delle indulgenze nel secolo XVI. Incisione su legno di Joerg Braeu-vecchio (sec. XVI); p. 153. 374) Gran Bretagna sulla cartina del secolo XVI. Londra; British Library, p. 153. 375) Il massacro di San Bartolomeo,Parigi 23-24 agosto 1572. Dipinto di F. D. d’Amiens; p. 154. 376) Primo Trubar (1508-1586), diffusore del protestantesimo tra gli sloveni. Incisione di I. C. e J. Lederlein; p. 154. 377) Mediterraneo occidentale di Iusto Danckerts, Amsterdam, 1710; p. 155. 378) Botteghe algerine. Guazzo su carta di Louis Comfort; 1895; p. 156. 379) Le terre dell’alto Adriatico sulla carta di Johannes Sambucus (1573); p. 156. 380) Pedena/Pican (Istria) sulla foto d’epoca. Collezione P. Grimalda; p. 157. 381) Pisa sull’incisione di F.B. Werner (1755); p. 157. 382) Livorno, centra piratesco. Incisione diT. Salmon (sec. XVIII); p. 157. 383) Segna/Senj - l’attacco uscoco contra le navi venete. Incisione di Koller (1617); p. 158. 384) Il capo del Consiglio dei died a Venezia e lo schiavo veneto. Incisione d’epoca; p. 158. 385) Il soldato veneto nella sua armatura. Incisione di Veccelio, C., Habiti antichi et moderni di tutto il mondo, Venezia, 1590; p. 158. 386) Il capo degli uscocchi e un dalmatino. (Incisione di Coronelli, 1694); p. 159. 387) Donna schiavona e donna di Cherso. (Incisione di Coronelli, 1694); p. 159. 388) La fortezza di Gradisca in un’incisione del secolo XVIII; p. 159. 389) Il castello di San Servolo/Socerb/S. SerfF (446 slm) con i suoi orizzonti; secondo Valvasor (1689); p. 160. 390) Caresana/Mackovlje (Trieste). Cartina: ALBERI, D., Istria - storia, arte, cultura-, p. 161. 391) Carta geografica e politica dell’Istria di Simone Vidali (secolo XVII); p. 161. 392) Assedio veneto di Trieste. Incisione (scorcio) d’epoca; p. 161. 393) Il confine austro-veneto presso il castello di San Servolo/Socerb (Trieste). Documento veneto; p. 161. 394) Muggia vecchia/Milje su un disegno di Tischbein (1842 circa); p. 162. 395) Un medico degli appestati in vestaglia e maschera di cuoio; p. 163. 396) Canfanaro/Kanfanar (Istria centrale). Collezione: P. Grimalda; p. 163. 397) Dignano/Vodnjan con Vale/Bale; Gallesano/Galizana e Gasano/Gajana. Incisione d’epoca; p. 164. 398) I quattro cavalieri dell’apocalisse. Incisione di Albert Dtirer; p. 165. 399) Territorio di Capodistria/Koper. Coreografia ecclesiastica di Capodistria. Cartina d’epoca; p. 166. 426 Atlante storico dell’Adriatico orientate 400) Pianta di Capodistria del 1619 di Bernardo Malipiero; p. 166. 401) Nuvole di cavallette. Disegno di J. V. Valvasor (1689); p. 166. 402) Duecastelli/Dvigrad; posto in posizione sopra il vallone della Draga (Leme). Collezione P. Grimalda; p. 166. 403) Vermo/Beram; p. 167. 404) Torre/Tar. Panorama e via principale (1915). Collezione P. Grimalda; p. 167. 405) Sebenico/Sibenik nel 1605. Disegno: Archivio di Stato, Venezia; p. 167. 406) Sebenico/Sibenik di Hogenberg e Brown (1572). Collezione privata; p. 167. 407) San Lorenzo del Pasenatico/Sv. Lovrec. Panorama e tre scorci (1910). Collezione P. Grimalda; p. 168. 408) La Carinzia con la veduta di Klagenfurt. Cartina di Tobiam Conradum Lotter, sec. XVIII. Collezione privata; p. 168. 409) Villanova di Parenzo/Nova Vas. Collezione P. Grimalda; p. 168. 410) Creta/Candia nella cartina del 1525; p. 169. 411) La presa veneta di Clissa/Klis nel 1648. Disegno di Leonardo Foscolo, 1648; p. 170. 412) Nuova carta topografica delle Bocche di Cattaro/Kotor, Montenegro e parte dell’Albania. Cartina di Lodovico Furla- netto, Venezia; 1725; p. 171. 413) Assedio e liberazione di Vienna nel 1683. Scuola austriaca (XVII sec); p. 172. 414) Lo Stato sabaudo fino alia meta del XVII sec. Cartina: Montanelli, Indro, Storia d’ltalia, Milano, Rizzoli, 1979, vol- IV; p. 173. 415) L’lstria sull’incisione di Blaeu (1680); p. 174. 416) Modifiche territoriali nelle terre dell’Adriatico orientale e di Croazia (1606-1791). Cartina: HORVAT, J., Kulturd Hrvata kroz 1000 godina, p. 174. 417) Sviluppo territoriale della monarchia austriaca (1282-1908). Cartina: SIEGLER, H., O., Osterreichs Souverenitiit, Neutralitdt, Prosperitdt, Wien, Bonn, Zurich, 1967; p. 175. 418) Dalmazia veneta (1730-1797). Cartina di Malchiori e Zavoreo, 1787; p. 176. 419) II Golfo di Quarnero e le terre circostanti nel 1744. Cartina: Ivan Floriancic, 1744; p. 178. 420) Fiume/Rijeka e Tersato/Trsat in un dipinto del 1720; p. 178. 421) II porto di Buccari/Bakar e di Porto Re/Kraljevica sulla cartina di J. Bruggena (1737); p. 178. 422) L’ltalia e le terre dell’Adriatico orientale nel 1790. Cartina: Giovanni Maria Cassini, 1790; p. 179. 423) La famiglia imperiale di Maria Teresa d’Austria. II quadro di van Meytens (sec. XVIII); p. 179. 424) L’ltalia occidentale ed i paesi confinanti nel sec. XVII. Cartina (scorcio) di Hubert Iaillot, Parigi, 1680. Collezione privata; p. 180. 425) Trieste con le saline presso le mura medioevali (Stampa del secolo XVIII); p. 181. 426) L’lstria di Santini del 1752; p. 181. 427) Costumi di Venezia. Dipinto del 1751; p. 182. 428) L’ltalia settentrionale politica nel 1796. Cartina: SHEPHERD, W. R., Historical Atlas, London, 1930; p. 182. 429) L’Adriatico orientale e l’ltalia dopo il crollo della repubblica di Venezia nel 1797. Cartina: Ignazio Heymann, Trieste, 1799; p. 183. 430) Bonaparte e Cobenzl si recano nella villa di Passariano (Campoformido, Udine). Dipinto di Constans Bourgeois (1767-1836); p. 184. 431) Udine sul dipinto di Luca Carlevaris (1665-1731); p. 184. 432) Trattato di Campoformido, articoli principali, pagina finale; p. 184. 433) Isole Ionie su una cartina francese della meta del secolo XIX; p. 185. 434) L'ltalia nel 1803. Cartina: SHEPHERD, W. R., Historical Atlas, London, 1930; p. 184. 435) Napoleone Bonaparte primo console 1804. Dipinto di J.-A.-D. Ingres (1780-1867); p. 187. 436) Lubiana — la ragazza della “Festa della pace” tenuta si nella citta I’ll luglio 1814; p. 187. 437) La divisione amministrativa dell’Italia e dell’Adriatico orientale dentro 1’impero francese nel 1811. Cartina: A. T. Char- ter; seconda meta sec. XIX; p. 187. 438) L’Europa centrale e l’ltalia nel 1806, dopo la dissoluzione del Sacro romano impero. Cartina: SHEPHERD; W. R-> Historical Atlas, London, 1930; p. 187. 439) Insurrezione popolare contro i francesi a Trieste (14 aprile 1797). Olio sulla tavola, parrocchia San Giuseppe della Chiusa/Ricmanje (Trieste); p. 188. 440) Un soldato britannico della fanteria marittima nel 1815; p. 189. 441) Spalato/Split all’inizio del secolo XIX. Dipinto di L. F. Cassas (1803); p. 189. Indici 427 442) Le battaglie tra gli alleati (russi; montenegrini e gente di Bocche di Cattaro/Kotor) contro i francesi nei dintorni di Ragusa/Dubrovnik; p. 190. 443) Papa Pio VII condotto a Savona dopo il suo arresto il 6 luglio 1809. Incisione Giovan Battista Cecchi, 1815; p. 190. 444) L’Europa al tempo di Napoleone (1809-1813). Cardna: SPRUNER, K., Atlante storico-geografico , Torino e Firenze, Libreria di Ermanno Loescher, 1869, p. 191. 445) Le Province d’llliria (1809-1813). Cartina: Ferdinad Tancik; p. 192. 446) Chiusa/Klausen - (la romana Sabiona) fu confine tra Baviera e Regno d’ltalia (1810-1813). Incisione di Mueller; sec. XVII; p. 192. 447) Laibach/Lubiana d’llliria. Incisione di F. Wolf su disegno di Maurer (1830 circa); p. 193. 448) L’Europa dopo il trattato di Vienna del 1815. Cartina: IlNovissimo Melzi\ p. 193. 449) Regno d’llliria. Cartina: F.W. Streit, Berlino, 1835; p. 194. 450) Gli scogli di Madonna dello Scalpello/Gospa od Skrpjela; e San Giorgio/Sv. Juraj di fronte a Perasto/Perast nel golfo di Cattaro/Kotor. Cartolina del 1920; p. 195. 451) Budua sulla cartolina del 1910; p. 195. 452) Gorizia nella prima meta del sec. XIX. Incisione ottocentesca di K. Postl su disegno di F. Runk; p. 196. 453) Il Regno Lombardo-veneto e la sua popolazione su una cartina del 1860 ca. Collezione privata; p. 196. 454) La penisola d’ltalia colla Croazia e la Dalmazia nel 1851. Cartina: Gotha, Giusto Perthes, 1851. Collezione privata; p. 197. 455) Il costume dell’isola di Pago/Pag; p. 198. 456) Parte settentrionale del Regno di Napoli nel 1851. Cartina: Gotha, Giusto Perthes, Atlante scolastico, 1851. Collezione privata; p. 198. 457) La parte sud-occidentale dell’Austria. Cartina: Gotha, Giusto Perthes, 1876. Collezione privata; p. 199. 458) Le pescatrici di Sebenico/Sibenik su un dipinto d’epoca; p. 199. 459) Due abitanti dell’entroterra sulla riva di Spalato/Split. Cartolina degli anni trenta del sec. XX; p. 200. 460) Impero d’Austria nel 1851. Cartina: Gotha, Giusto Perthes, Atlante scolastico, 1851. Collezione privata; p. 200. 461) Europa turca; Grecia e le isole Ionie nel 1862. Cartina di Gotha Justus Porthes, 1862. Collezione privata; p. 201. 462) Lesina/Hvar nel 1910; p. 202. 463) Carlopago/Karlobag nel secolo XIX; p. 202. 464) Bocche di Cattaro/Kotor - Il capitano della nave mercantile e sua moglie all’inizio del sec. XIX. Incisione d’epoca; p. 203. 465) Abitante dell’entroterra dalmata. Dipinto di Menighello Dincic; p. 204. 466) L’evoluzione politica della Dalmazia; Cartina: S. Obad, S. Djokoza, S. Martinovic, Juzne granice Dalmacije od 15■ st. do danas, Zadar, 2001, riveduta da B.G.; p. 206. 467) Abitante dell’entroterra di Zara/Zadar. Dipinto di Menighello Dincic; p. 207. 468) Spalato/Split, la riva con la fontana Bajamonti. Cartolina d’epoca; p. 207. 469) Abitanti di Dalmazia. Due tipi di fisionomie che si intrecciano lungo tutta la costa dell’Adriatico orientale; p. 208. 470) Il costume delle isole di Zara/Zadar. Incisione del sec. XIX; p. 208. 471) La nuova carta dei domini del re di Sardegna. Cartina Decaroly, Francis, Londra, 1799; p. 209. 472) Milano — l’insurrezione del marzo 1848. Dipinto d’epoca; p. 210. 473) Cronologia della unificazione italiana (1859-1870). Cartina: BARBADORO; Ventisette secoli di storm d’ltalia-, p. 210. 474) La battaglia di Solferino del 24 giugno 1859. Olio su tella, sec. XIX; p. 211. 475) La battaglia di Lissa/Vis del 20 luglio 1866. Olio su tela di Carl Frederik Sorensen (1818-1879); p. 211. 476) Il viceammiraglio Wilhelm von Tegethoff (1827-1871). Pastello di Georg Decker (1819-1894); p. 212. 477) Porta Angelica a Roma, com’era prima dell’Unita d’ltalia; p. 213. 478) La malaria in Italia. Cartina: L. Torelli (1894). Collezione privata; p. 215. 479) Brigantaggio in Italia; p. 216. 480) Veduta di San Marino in una stampa del 1763; p. 216. 481) San Marino - Posto di guardia lungo i confini, durante la guerra 1940-1945; p. 216. 482) Monaco - veduta di Deroy del 1868; p. 217. 483) Adriatico orientale da Monfalcone/Trzic a Zara/Zadar. Cartina: Vallardi, Giuseppe e Pietro, Viaggio da Trieste a Mila¬ no, 1828; p. 218. 484) Composizione linguistica deH’Austria-Ungheria. Cartina del 1900; p. 219. 485) Il Carolina-, primo battello a vapore della linea Trieste-Venezia (1818); p. 220. 428 Atlante storico dell’Adriatico orientate 486) Grado — Via Stefania. Foto d’epoca; p. 221. 487) Le terre e le lingue nell’alto Adriatico e nei paesi circostanti. Cartina del 1900; p. 221. 488) La divisione ecclesiastica delPAdriatico orientale in Austria-Ungheria; p. 222. 489) Slavia veneta (in sloveno Beneska Slovenija) - territorio dell’Italia con gli abitanti sloveni; p. 223. 490) Val canale/Kanalska dolina; p. 224. 491) Aratura nell’alta val di Natisone; p. 224. 492) Prato di Resia/Ravenca col sovrastante massiccio di Canin/Kanin (2.573 m); p. 225. 493) La valle di Resia/Rezija; p. 225. 494) Slavia veneta - sviluppo storico della frontiera slovena occidentale (parte della Slavia veneta); p. 226. 495) Veduta meridionale della citta di Gorizia. Disegno acquerellato di Giuseppe Polencig (1817); p. 226. 496) Lussari/Brdo - il punto d’incontro di friulani, sloveni e austriaci; p. 226. 497) Capodistria/Koper - la Piazza del Duomo. Dipinto di Tischbein (1842); p. 227. 498) Pancogole” - donne del contado, venditrici di pane a Trieste. Dipinto d’epoca; p. 229. 499) Veduta di Trieste dall’oriente. Dipinto di G. Riegler (1836); p. 229. 500) Trieste e dintorni. Dipinto di Alberto Rieger, seconda meta del secolo XIX; p. 230. 501) Lussinpiccolo/Mali Losinj, dipinto di Tischbein (1842); p. 230. 502) Territorio di Gorizia ed i confini linguistici. Cartina: M. Kos, 1945; p. 231. 503) II territorio di Monfalcone (Bisiacheria) sotto il dominio veneto (1420-1797) sulla cartina di G. A. Magini (1620/1630); p. 232. 504) Cormons (in sloveno Krmin) con il Collio goriziano; p. 232. 505) Barcolla/Barkovlje (Trieste) tra le due guerre; p. 232. 506) Duino/Devin all’inizio del secolo XIX; p. 232. 507) Le linee ferroviarie nell’alto Adriatico nel 1912; p. 233. 508) Il treno nei pressi di Giusterna (Capodistria/Koper) nel 1902; p. 233. 509) La colonizzazione slovena dell’Istria occidentale. Cartina: M. Kos, 1945; p. 234. 510) Il litorale austriaco (croato) tra Castua (Fiume/Rijeka) e Novegradi/Novigrad (Le diocesi di Segna/Senj/Zeng; Modrus e Krbava) sulla cartina di Zergollern (1814); p. 234. 511) Parenzo/Porec. Il palazzo della giunta (Dieta) provinciale. Collezione P. Grimalda; 512) La composizione etnica del territorio di Trieste nel 1910; p. 235. 513) La divisione ecclesiastica in Istria settentrionale (secondo Giovanni Gerin, 1847); p. 235. 514) Capodistria/Koper inizio 1900; p. 236. 515) Isola e la punta Ronchi sulPincisione del secolo XIX; p. 236. 516) Costa Occidentale dell’Istria, (particolare, Pirano); p. 236. 517) Antichi costumi capodistriani. Foto: Pagine istriane del novembre 1950, n. speciale; p. 236. 518) I pescatori di Rovigno/Rovinj; p. 236. 519) Umago e la sua costa. Cartina: G. Rieger; Costa Occidentale dell’Istria, (1852); p. 237. 520) Rovigno/Rovinj con le isole. Cartina: G. Rieger, Costa Occidentale dell’Istria, (1852); p. 237. 521) Le vedute di Fiume/Rijeka ed il territorio attiguo su una incisione di Rieger e di Ahrens (1852). p. 237. 522) Pasquale Besenghi degli Ughi (1797-1849) su incisione d’epoca; p. 237. 523) Giuseppe Tartini (1692-1770), da una stampa del 1825; p. 237. 524) Vescovo Josip Dobrila (1812-1882) difensore dei diritti degli slavi in Istria; p. 237. 525) L’apertura del canale di Suez nel 1869. Quadro del sec. XIX; p. 238. 526) Alessandria in un’incisione del secolo XIX; p. 238. 527) La vera “furlana”. SQUINABOL,/FURLANI, Venezia Giulia-, p. 238. 528) La donna di Mompaderno/Baderna. Dipinto di Augusto Selb, 1840 ca.; p. 239. 529) La gente di Albona/Labin (Istria centrale) su un disegno di A. Selb, 1840 ca.; p. 239. 530) La donna di Pirano/Piran coperta con la cappa sul disegno di A. Selb (1840); p. 239. 531) I popolani di Muggia/Milje. Foto: Pagine istriane del novembre 1950, numero speciale; p. 239. 532) Valli del Natisone (Friuli)- un gruppo di mascherati; p. 239. 533) Le donne di Dignano/Vodnjan (Istria) su un disegno di A. Selb (1840); p. 240. 534) La danza popolare di Peroi/Peroj (popolazione ortodossa; Istria) sull’incisione di A. Tischbein (1842 ca.); p. 240. 535) Peroi/Peroj - costume popolare. Dipinto di A. Selb (1840); p. 240. Indici 429 536) Stato politico dei comuni dell’Istria nel 1914. ALBERI, Istria — storia, arte, cultura ; p. 240. 537) La donna di Mune (Istria romena) in una foto tra le due guerre; p. 241. 538) Gli abitanti di Ciceria e sullo sfondo Trieste, disegno del 1870 circa, p. 241. 539) Cherso/Cres — villa Vrana; p. 241. 540) La gente del contado in cammino verso Trieste. Incisione del sec. XIX; p. 241. 541) Buccari/Bakar sul finire del sec. XIX. Cartolina d’epoca; p. 241. 542) Gimino/Zminj; p. 241. 543) La crescita demografica nel Capodistriano (1869-1910). Cartina di Titl, Julij, Socialnogeografski problemi na koperskem podezelju, Koper, Lipa, 1965; p. 242. 544) La densita della popolazione nel Capodistriano (1910). Cartina di Titl, J., 1965; p. 242. 545) La donna di Rovigno nel secolo XIX; p. 243. 546) Costumi triestini - acquaiolo. Incisione del secolo XIX; p. 243. 547) Costumi triestini - venditrice di sardelle. Incisione del secolo XIX; p. 243. 548) Rovigno/Rovinj. Incisione seconda meta del sec. XIX; p. 243. 549) Trieste - Molo San Carlo; l’attesa dell’imbarco; p. 243. 550) Zara/Zadar nella prima meta del sec. XIX; p. 243. 551) Fiume/Rijeka e sullo sfondo Tersatto/Trsat nella prima meta del secolo XIX; p. 244. 552) Sanvincenti/Sv. Vincenat (Istria centrale). Disegno di August Tischbein (1842); p. 244. 553) A1 mercato di Ragusa/Dubrovnik. Cartolina degli anni 30 del secolo XX; p. 244. 554) Isoia/Izola nel 1880; p. 244. 555) Monrupino/Repentabor — le nozze sul Carso triestino, costumi popolari sloveni; p. 244. 556) L’abitante di Gravosa/Gruz (Ragusa/Dubrovnik). Cartolina dalla fine del sec. XIX; p. 244. 557) Almissa/Omis sull’incisione di Johan Hogelmuller (1839); p. 245. 558) Signa/Sinj a meta del secolo XIX; p. 245. 559) Nicola Tommaseo, scrittore e politico (Sebenico/Sibenik 1802 - Firenze 1874); p. 245. 560) I militari dei Confini militari intorno a 1735 (incisione d’epoca); p. 246. 561) II panduro di Croazia. Dipinto d’epoca; p. 246. 562) Le modifiche territoriali in Croazia dal 1608 al 1791; p. 247. 563) II confine tra Austria e Venezia in Dalmazia ed i Confini militari (sec. XVIII); p. 247. 564) L’Adriatico orientale dopo il Congresso di Berlino del 1878. Cartina: Brockhaus = Lexikorr, 1892; p. 248. 565) II massacro di Scio/Chio. Dipinto di Eugene Delacrois, 1824; p. 249. 566) Lord Byron giura sul sepolcro di Marco Botzaris. Dipinto di Ludovico Lipparini, 1850; p. 250. 567) Gli abitanti di Cattaro/Kotor nell’800. Disegno del 1870; p. 250. 568) L’albanese benestante di Dulcigno/Ulcinj/Ulqin. Foto del 1890; p. 250. 569) La Russia ed il Mar Nero. Cartina di Gotha Justus Porthes, 1862; p. 251. 570) Balcani dopo il Congresso di Berlino (1878); p. 253. 571) Mostar ed i suoi abitanti sul finire del secolo XIX. (Foto d’epoca); p. 253. 572) Carta linguistica dell’Europa sud-orientale nel secolo XIX; p. 254. 573) Balcani dopo il trattato di Bucarest (agosto 1913); p. 255. 574) Le popolazioni di Grecia e delle terre limitrofi; p. 256. 575) La crescita territoriale di Grecia (1832-1922); p. 257. 576) L’esercito austro-ungarico occupa Sarajevo nel 1878; p. 258. 577) L’Europa sud-orientale dentro le frontiere politiche del 1915. Cartina: Atlante della nostraguerra, Novara, De Agostini, 1916; p. 259. 578) Rovigno/Rovinj all’inizio del secolo XX; p. 259. 579) Il regresso dell’impero ottomano; p. 260. 580) Andvari/Bar in una stampa del secolo XIX; p. 260. 581) Donne armene di Malatia; p. 260. 582) Donna in costume bulgaro su cartolina d’epoca; p. 261. 583) Una strada di Sarajevo su cartolina del 1915; p. 261. 584) Costumi della Bosnia. Cartolina del 1915; p. 261. 585) Castelnuovo/Hercegnovi austriaca (1815 al 1918). Cartolina del 1915; p. 261. 430 Atlante storico dell’Adriatico orientale 586) Belgrado turca sul dipinto del secolo XIX; p. 261. 587) Perzagno/Prcanj (Golfo di Cattaro/Kotor) nel 1890; p. 261. 588) La densita della popolazione ortodossa (serba) in Croazia, Dalmazia, Slavonia, Bosnia ed Erzegovina all’inizio del secolo XX. Cartina: Siidland, L. V., Die Sudslawische Frage und der Weltkrieg — iibersichtliche Darstellung des Gesamt- Problems , Vienna, 1918; p. 262. 589) Zagabria/Zagreb/Agram intomo a 1860. Dipinto d’epoca; p. 262. 590) Josip Juraj Strossmayer (1815-1905), vescovo di Bosnia e Srem dal 1849; p. 262. 591) Segna/Senj. Fortezza Nehaj; p. 262. 592) Karlowitz/Karlovac/Karlstadt. Statuto della citta libera; p. 262. 593) Durazzo/Durress all’inizio del secolo XX; p. 263. 594) Costumi albanesi - famiglia poligama su un’incisione del secolo XIX; p. 263. 595) Wilhelm de Wied (1876-1945), principe d’Albania, 1914; p. 264. 596) La proclamazione delPAlbania a Valona/Vlore il 28 novembre 1912; p. 264. 597) L’epirota con la sua caratteristica fustanella pieghettata; p. 264. 598) Donne cattoliche albanesi; p. 265. 599) Scutari/Shkodra/Skadar nel 1916; p. 265. 600) Lezha/Alessio/Ljes nel 1915; p. 265. 601) Famiglia di contadini albanesi; p. 266. 602) Campo profughi a Uskup/Skoplje durante le guerre balcaniche (1912-13) ; p. 266. 603) Francesco Ferdinando con la moglie a Sarajevo prima dell’attentato; p. 266. 604) II confine orientale d’ltalia con il confine “naturale”. Cartina: Atlante della nostra guerra, Novara, De Agostini, 1916; p. 267. 605) Le trattative austro-italiane del 1915 (cartina). Cartina: ALBRECHT-CARRIE, Rene, Italy at the Paris Peace Conferee ce, New York, 1938; p. 268. 606) Trieste - Pincendio de II Piccolo, il 24 maggio 1915; p. 268. 607) Lo sviluppo storico-politico di Trento. Cartina: ; p. 269. 608) Pontebba (Carnia) fu citta di frontiera austro-italiana fino 1918; p. 269. 609) La frontiera orientale d’ltalia nel 1915 (scorcio); p. 269. 610) Bolzano/Bozen — palazzo municipale su cartolina d’epoca; p. 270. 611) Le terre promesse all’Italia - la Convenzione di Londra del 1915. ALBRECHT-CARRIE, Italy at the Paris Peace Con¬ ference-, p. 270. 612) Le navi da battaglia austro-ungariche in azione contro Ancona il 24 maggio 1915; p. 271. 613) Trento/Trient — in primo piano la Torre Vanga sull’incisone d’epoca; p. 271. 614) Trieste e sullo sfondo le Alpi Giulie ed il monte Re/Nanos (1313 m); p. 272. 615) Localita italiane attaccate dalla marina austro-ungarica il 24 maggio 1915; p. 272. 616) Duino/Devin, le rovine del castello, 1915; p. 272. 617) Hermada/Grmada (Trieste), il cimitero degli irredentisti triestini; p. 272. 618) Un soldato russo porge del cibo a un soldato austro-ungarico; p. 273. 619) Le prime truppe italiane entrano a Gorizia — agosto 1916; p. 273. 620) La conca di Caporetto/Kobarid/Karfreit; con nel fondo il monte Nero/Krn (2.245 m); p. 273. 621) Gli schieramenti italiani nella guerra 1915-1918; p. 274. 622) Francesco-Giuseppe (1830-1916) con la moglie; p. 274. 623) L’affondamento della Lusitania il 7 maggio 1915; p. 275. 624) Prima guerra mondiale - fronte occidentale; p. 275. 625) Campi minati nelFAdriatico durante la prima guerra mondiale; p. 275. 626) Il fronte orientale (Galizia) ; p. 276. 627) Una carretta di profughi sulla strada della ritirata; p. 277. 628) Benedetto XV e la guerra in un’allegoria dell’epoca; p. 277. 629) Serbia - i fronti di guerra nel 1915; p. 278. 630) L’esercito serbo salvato dalle navi dell’Intesa sbarca in Puglia (Italia meridionale); p. 279. 631) I militari americani in Europa; p. 279. 632) I feriti durante la prima guerra mondiale; p. 279. Indici 431 633) Genealogia delle case regnanti Asburgo; p. 280. 634) La corazzata Viribus Unitis-, p. 280. 635) La conca carsica di Danne/Dane. Ciceria, monti della Vena; p. 280. 636) Limperatore Carlo e Zita escono dalla chiesa di Aidussina/Ajdovscina, seguiti dal comandante in capo dell’esercito austro-ungarico sul fronte dell’Isonzo il generale Borojevic von Bojna (1856-1920); p. 280. 637) Villa Giusti; la sala della firma d’armistizio; p. 280. 638) La conca di Plezzo/Bovec; p. 280. 639) Udine - Cartamoneta regionale istituita dagli austro-ungarici nel maggio 1918; p. 281. 640) Wagna (Austria). Un gruppo di internati istriani nel 1916; p. 281. 641) Campo profughi di Wagna — madri di guerra; p. 281. 642) Lo sbarco italiano a Trieste il 3 novembre 1918; p. 281. 643) Il fronte macedone nel 1918; p. 281. 644) Brennero di Dickinson (1850); p. 281. 645) Trieste — citta vecchia; il formicaio umano; p. 281. 646) Morti in Italia per qualsiasi causa e per malattie tubercolari dal 1887 al 1925. Fonte; Il Calendario del Popolo del no¬ vembre 1951; p. 282. 647) Fauglia (Pisa), lapidi ai caduti; p. 282. 648) Rovine di Udine durante la guerra (Piazza XX settembre); p. 282. 649) La crescita demografica dell’Italia in comparazione con quella della Francia; p. 282. 650) L’emigrazione italiana fino 1932; p. 282. 651) La frontiera italiana nelFAdriatico centrale dopo il 1920; p. 283. 652) Pirano (Istria); 5 novembre 1918. Il generale Petitti di Roreto, primo governatore militate park alia cittadinanza; p. 283. 653) L’isola di Lagosta/Lastovo; p. 283. 654) Il piano Tardieu a Versailles per lo Stato libero di Fiume. ALBRECHT-CARRIE, Italy at the Paris Peace Conference ; p. 284. 655) “Vittoria”. Disegno del 1920; p. 286. 656) L’ossario di Redipuglia (Gorizia); p. 286. 657) L’Europa sud-orientale e centrale nel 1934; p. 287. 658) I quattro grandi alia conferenza di Parigi 1919: Thomas Woodrow Wilson (1854-1924), George Clemenceau (1841- 1929), Lloyd George (1863-1944), Orlando, Vittorio Emanuele (1860-1952), alia destra maresciallo Frerdinando Foch (1851-1929); p. 288. 659) Zara/Zadar, il porto fra le due guerre; p. 288. 660) Corpus separatum di Fiume. Cartina ungherese prebellica; p. 289. 661) Tersatto/Trsat (periferia di Fiume/Rijeka) all’inizio del sec. XX; p. 290. 662) Fiume/Rijeka — il canale della Fiumara/Rijecina nella seconda meta del sec. XIX; p. 291. 663) Una manifestazione di popolo a Fiume/Rijeka per l’annessione italiana (1918); p. 291. 664) Fiume/Rijeka e sullo sfondo PIstria all’inizio del secolo XX; p. 292. 665) Fiume/Rijeka — la torre dell’orologio nel 1912; p. 293. 666) Fiume - la frontiera italo-jugoslava 1924-1941; p. 293. 667) Fiume/Rijeka — il Corso nel 1910; p. 293. 668) La questione di Fiume (1919-1924, cartina); p. 293. 669) Fiume/Rijeka — il porto all’inizio del secolo XX; p. 294. 670) Fuga dalla casa. Dipinto di Sasa Santel (1933); p. 294. 671) Gli abitanti (esuli) delle baracche “istriane” a Zagabria durante il periodo interbellico; p. 294. 672) La provincia di Fiume entro i limiti 1928-1941. Cartina del Touring Club Italiano, 1928; p. 294. 673) L’Albania dopo la prima guerra mondiale; p. 295. 674) Valona/Vlore — caserma e residenza del governatore italiano 1915-1920; p. 296. 675) Tirana - una via della capitale negli anni trenta del secolo XX; p. 296. 676) Montenegro e Albania il 20 maggio 1920. Cartina: Moscardelli, G., Valona 1920, Roma, Tipografia regionale 1955; p. 296. 677) Costumi albanesi. Foto: Dizionario enciclopedico moderno, 1935; p. 296. 432 Atlante storico dell’Adriatico orientate 678) Venezia Giulia nel 1928. Cartina del Touring Club Italiano, 1928; p. 298. 679) La Grande Guerra partori il fascismo. Caricatura del 1920; p. 299. 680) La sistemazione politica dell’Adriatico nel 1920; p. 299. 681) Laurana/Lovran; Abbazia/Opatija e Monte Nevoso/Sneznik (1798 m); p. 300. 682) Albona/Labin; il monte Maggiore/Ucka (1394 m) e l’isola di Cherso/Cres; p. 301. 683) Capodistria/Koper - La fontana veneziana sulla piazza da Ponte; p. 301. 684) Gli operai che hanno occupato la Fiat a Torino; p. 302. 685) Rovigno. L‘uscita degli operai dalla fabbrica Tabacchi. Collezione P. Grimalda; p. 157; p. 303. 686) Il re Vittorio Emanuele III, la regina Elena e Giovanni Giolitd (1842-1928); p. 304. 687) Trieste 13 luglio 1920 — incendio della Casa popolare slovena ( Narodni dom)-, p. 304. 688) Pola/Pula - i funerali delle vittime del 1. maggio 1920. Foto: Crnobori, T., Borbena Pula , Rijeka, 1972; p. 304. 689) Giuseppina Martinuzzi (1844-1925) — socialista di Albona/Labin. Foto: Crnobori, T., Borbena Pula-, p. 304. 690) Trieste — il quartiere di San Giacomo negli anni 20 del secolo XX; p. 305. 691) La proclamazione del Regno dei serbi; croati e sloveni il 1 dicembre 1918; p. 305. 692) Diocesi di Trieste e Capodistria (1922-1947); p. 305. 693) Jugoslavia ed i suoi territori costituenti dopo la prima guerra mondiale. Cartina: Banac, Ivo, The National Question in Yugoslavia - Origins, History, Politics, Ithaca/London, Cornell University Press, 1988; p. 306. 694) Lavori pubblici — indispensabile la tessera del fascio; p. 307. 695) Strugnano/Strunjan — gruppo di cittadini lungo la ferrovia. Collezione Cukrov Gojko; p. 307. 696) Luigi Fogar; vescovo di Trieste (1924-1936). Foto: MILANOVIC, B., Moje uspomene, Pazin, Drustvo sv. Cirila i Me' toda, 1976; p. 307. 697) Il territorio di Carinzia sottoposto al referendum nel 1920. Leksikon Cankarjevezaloz.be-, p. 307. 698) Le scuole Slovene e croate sotto l’Austria-Ungheria (1915) e le frontiere d’ltalia (1920/24); p. 308. 699) Seduta del Tribunale speciale per la difesa dello Stato a Roma; p. 308. 700) Proibizione d’uso di lingua slava in pubblico a Dignano/Vodnjan; p. 308. 701) La riduzione dei cognomi (slavi, tedeschi ed altri) in forma italiana; p. 309. 702) Il numero delle scuole Slovene (1915-1930) nel territorio annesso all’Italia dopo 1918; p. 309. 703) Le cooperative economiche slovene in Italia nel 1925; p. 309. 704) Gorizia - Casa degli ardgiani e commercianti sloveni devastata dai fascisti locali; p. 310. 705) La firma del concordato con il Vaticano; p. 310. 706) Josip Broz (1892-1980); nella foto della scheda di polizia del 1928; p. 310. 707) Vladimir Gortan (1904-1929). Foto: MILANOVIC, B., Moje uspomene, Pazin, Drustvo sv. Cirila i Metoda, 1976; p. 310. 708) Awiso d’asta d’immobili; p. 311. 709) Isola — la fontana del 1935. Collezione Cukrov Gojko; p. 311. 710) Le bonifiche in Italia nella prima meta del secolo XX; p. 311. 711) Guerra italo-etiopica (cartina). Cartina: Atlante storico Zanicbelli, Bologna, 1986; p. 312. 712) Umago - La cisterna pubblica dietro il campanile; p. 312. 713) La bonifica (rimboschimento) del Carso; p. 312. 714) Napoli; 24 agosto 1935. Imbarco sul piroscafo Saturnia di 4.500 camicie nere in partenza per l’Abissinia; p. 313- 715) Africa coloniale. Cartina : Atlante storico Zanichelli, Bologna, 1986; p. 313. 716) La cronaca della condanna degli sloveni aTrieste nel 1941; p. 314. 717) Capodistria/Koper; p. 314. 718) Buie; p. 314. 719) Nella miniera d’Arsa/Rasa. Foto: SQUINABOL/FURLANI, Venezia Giulia-, p. 314. 720) Grisignana/Groznjan in una foto d’epoca; p. 314. 721) Buie, torre dell’antica cinta di difesa; p. 314. 722) L’Albania dentro i confini del 1941-1943. Cartina: Istituto geografico De Agostini, 1942; p. 315. 723) Croazia dentro i (presunti) confini del 1941-1945; p. 316. 724) Mare nostrum-, p. 317. 725) Le aspirazioni massimaliste ustascia (croate) nel 1940; p. 318. 726) Il consigliere jugoslavo Dusan Mugosa (Sali Murat) con il suo pupillo Enver Floxha; p. 318. Indici433 727) La sparrizione della Romania nel 1940; p. 319. 728) L’offensiva italo-tedesca contro la Grecia ; p. 320. 729) Inverno 1940-41; fronte greco-albanese: un alpino della Julia; p. 320. 730) La spartizione della Jugoslavia dopo l’aprile 1941; p. 321. 731) II territorio di Lubiana e parte della Croazia annessi all’Italia nel 1941; p. 322. 732) Roma 18 maggio 1941; la firma dei trattati italo-croati sui nuovi confini statali; p. 322. 733) II territorio di Dalmazia e Montenegro annesso aH’Italia; p. 323. 734) II teatro delle operazioni italiane in Unione Sovietica; p. 324. 735) L’occupazione della Grecia nel 1941; p. 325. 736) Le carceri ed i campi di concentramento per gli sloveni e jugoslavi in Italia (1941-1943); p. 326. 737) Ordine di fucilazioni di 20 abitanti di Jelenje estratti a sorte (Fiume/Rijeka; 30 maggio 1942) ; p. 327. 738) Ordine di fucilazione degli ostaggi a Primano/Prem (Villa Nevoso/Ilirska Bistrica) del 5 giugno 1942; p. 328. 739) II curato Pietro Brignoli; p. 328. 740) Isola d’Arbe/Rab e nel centra il golfo di Ciampore/Kampor con il campo di concentramento; p. 328. 741) Cabar (1’entroterra di Fiume/Rijeka); p. 329. 742) Le istruzioni del generale Gambarra; p. 329. 743) Il campo di concentramento di Monigo (Treviso). Disegno a china del pittore sloveno Vladimiro Lamut, realizzato nel suo periodo di inrernamento; p. 329. 744) Josip BrozTito e Ivan Ribar; i due principali capi della resistenza filocomunista in Jugoslavia; p. 330. 745) Cartolina spedita il 25 luglio 1942 dalla Croazia ed indirizzata ad un internato nel campo di concentramento albanese di Klos; p. 330. 746) Spalato 2 giugno 1943. Le parole scritte dal tenente Giuliani sul retro di questa fotografia dicono: “Con una graziosa bimba; Vera; che mi ricorda tanto i miei cari bambini” ; p. 330. 747) Villa Nevoso/Ilirska Bistrica dopo il crollo del fascismo il 25 luglio ’43. Foto: Brkini 74, p. 331. 748) Le localita di Sardegna ove furono smistati gli oltre 30.000 uomini slavi appartenenti agli battaglioni speciali. Cartina: VILHAR/KLUN, Narodnoosvobodilni boj Primorcev.-, p. 331. 749) Castelnuovo d’Istria/Podgrad (570 slm); p. 332. 750) Carcere di Capodistria/Koper; p. 332. 751) Attacco al Berenice a Trieste il 9 settembre 1943. Disegno: GRASSI, Livio, Trieste-Venezia Giulia 1943-1954 - Dall’8 settembre al ritorno all’Italia, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1990; p. 333. 752) Militari italiani prigionieri di guerra; p. 333. 753) Trieste - stazione centrale; p. 334. 754) Venezia; 11 ottobre 1964: onoranze solenni per gli uccisi di Trilj (Spalato). Foto: De Bernart, E., Da Spalato a Witzen- dorf1943-1945 — Storia degli internamenti militari italiani ; p. 335. 755) I primi nuclei della resistenza popolare qualche parte sul Carso; p. 336. 756) Pisino/Pazin sull’orlo della Foiba. Foto: Venezia Giulia e Friuli, Milano, TCI, 1955; p. 337. 757) Pisino/Pazin - il castello Monteccucoli; p. 337. 758) Un gruppo di pardgiani della la brigata d’assalto albanese; p. 338. 759) Prigionieri italiani deportati in Polonia. Foto: Il Giorno del 25 aprile 1973; p. 338. 760) Spalato; novembre 1943; soldati tedeschi procedono alPimpiccagione dei civili; p. 338. Zone di operazione Prealpi — Litorale Adriatico 1943-1945. Fonte: BERTI, A., Viaggio nelpianeta nazista — Trieste, Buchenw- lad, Langenstain, Milano, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia/Fran- coangeli, 2000; p. 339. 761) La carta linguistica della Zona d’operazioni Litorale adriatico, secondo lo stato maggiore tedesco. Primorske Novice del 23 aprile 1993; p. 340. 762) Cresini/Kresini - il monumento ai massacrati dai militari tedeschi il 7 ottobre 1943. Foto: B. G.; p. 341. 763) Trieste 20 aprile 1944. In occasione del compleanno di Hitler; p. 342. 764) Lapide per i defund ebrei di Trieste; p. 342. 765) Danica Tomazic e Stanko Vuk; p. 343. 766) L’impiccagione degli ostaggi in Via Ghega (Trieste) il 24 aprile 1944; p. 343. 767) Lipa il massacro di 259 civili il 30 aprile 1944; p. 343. 768) Rapporto sulla tregua tra pardgiani e tedeschi nel Litorale Adriatico (luglio ’44); p. 344. 434 Atlante storico dell’Adriatico orientate 769) Lipa il 29 aprile 1944 — l’edificio dove fu bruciata la popolazione locale; p. 344. 770) La costruzione della linea di difesa tedesca in Istria - Testate, autunno ’44. Foto: Slovenska Istra v boju za svobodo ; p. 344. 771) Manifestazione partigiana a Branica nel settembre 1944; p. 345. 772) Le postazioni tedesche e dei loro collaborazionisti in Istria occidentale dall’ottobre ’44 in poi; p. 345. 773) L’ospedale Franja per i partigiani presso Cerkno (Alpi Giulie); p. 346. 774) Domobranci (collaborazionisti sloveni); p. 346. 775) I reparti cosacchi impiegati dai tedeschi nelTalto Friuli; p. 347. 776) Gruppo di partigiani della Brigata Trieste; p. 347. 777) I soldati dell’esercito della Repubblica sociale italiana (stato fantoccio di Hitler); p. 348. 778) La risiera di San Sabba a Trieste dove funzionava un crematorio tedesco; p. 349. 779) Le unita cetnik (nazionalisti monarchici) negli ultimi giorni di guerra; p. 350. 780) II territorio tra Udine, Cividale e Gemona, dove operavano la guerriglia badogliana (Osoppo) e i garibaldini; p. 350. 781) Rifornimento aereo anglo-americano ai partigiani jugoslavi nella zona di Vogale-Vojsko (Tolmino); p. 351. 782) Trasporto dei feriti partigiani sloveni a Bari (Italia); p. 351. 783) Le localita dell’Italia meridionale con le basi dell’esercito jugoslavo (partigiano). Cardna: VILHAR, S./ KLUN, A., Po poteh sardincev, Koper, 1973; p. 351. 784) Trieste: Bombardamento di San Sabba nel vallone di Muggia del 13 luglio 1944; p. 352. 785) Trieste; il bombardamento del 10 giugno 1944; p. 352. 786) Monfalcone. Una parte del quartiere operaio danneggiato dalle bombe; p. 353. 787) Trieste — inverno 1944/1945. L’aereo britannico sorvola il sobborgo triestino di Servola/Skedenj; p. 353. 788) Il ponte di Salcano/Solkan (Gorizia) poco prima del bombardamento britannico; p. 353. 789) Parenzo /Porec - 25 aprile 1945, ultimo bombardamento; p. 354. 790) Pirano - la cattedrale di S. Giorgio e sullo sfondo la nave S. Marco che brucia (9 sett. 1944); p. 354. 791) Rex; p.354. 792) L’ultimo tragitto del Rex, dalla baia di Muggia sotto il monte di S. Marco (Capodistria); p. 354. 793) Il Rex e morto; p. 354 794) Zara/Zadar - Calle larga dopo i bombardamenti; p. 354. 795) Zara/Zadar — bombardamento del febbraio ’44; p. 354. 796) Churchill eTito a Napoli nell’agosto 1944; p. 355. 797) Ragusa/Dubrovnik e lo scoglio Daxa/Daksa (Dassa) dove furono fucilate diverse decine di cittadini; p. 355. 798) La linea d’arrivo dell’esercito jugoslavo il 1° maggio 1945. Cartina: PETELIN, Osvoboditev slovenskegaprimorja-, p. 356. 799) Lo sbarco dell’esercito jugoslavo in Istria (Moschiena/Moscenicka Draga) nell’aprile ’45. Foto: Museo di Rijeka; p. 356- 800) La sentinella britannica e jugoslava sull’Isonzo (2. maggio -13 giugno 1945). Cartina: PETELIN, Osvoboditev sloven' skegaprimorja; p. 357. 801) La situazione militare a Trieste il 1° maggio 1945. Cartina: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja ; p. 357. 802) Il fronte intorno a Fiume/Rijeka e Villa Nevoso/Ilirska Bistrica. Cartina: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja', p. 358. 803) L’esercito jugoslavo a Trieste; p. 358. 804) Combatdmenti intorno a Villa Nevoso/Ilirska Districa. Foto: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja ; p. 359. 805) Villa Nevoso/Ilirska Bistrica in una cartolina d’epoca; p. 359. 806) Una parte dei 20.000 prigionieri tedeschi catturati a Villa Nevoso/Ilirska Districa. Foto: PETELIN, Osvoboditev slo' venskegaprimorja-, p. 360. 807) Prigionieri tedeschi in Istria. Foto: PETELIN, Osvoboditev slovenskega primorja ; p. 360. 808) Distruzione del porto di Fiume ad opera dei tedeschi; aprile 1945. Foto: Museo di Fiume a Roma; p. 361. 809) Capodistria/Koper - il raduno dei partigiani il 30 aprile 1945; p. 361. 810) Carri armati jugoslavi per le strade di Gorizia, il 1° maggio 1945; p. 361. 811) Le linee direttrici dell’esercito partigiano nell’Istria occidentale dal 28 aprile al 1° maggio. Foto: Slovenska Istra v boju za svobodo-, p. 361. 812) L’impiccagione dell’ucciso Mussolini e sua amante Petacci a Milano il 29 aprile 1945; p. 362. 813) Fiume/Rijeka; 4 maggio 1945. Prigionieri degli eserciti collaborazionisti italiani lungo il vecchio confine italo-jugosla- vo (Fiume-Sussak). Foto: Museo di Fiume a Roma; p. 362. Indici 435 814) II ricevimento delle truppe neozelandesi a Turiaco (Monfalcone). Fonte: Corriere della Sera dell’8 ottobre 2004; p. 362. 815) Trieste - l’esercito jugoslavo si sta ritirando il 12 giugno 1945; p. 362. 816) Gli uccisi di Dongo; p. 363. 817) Una giovane ausiliaria fascista viene condotta in giro dai partigiani italiani; p. 363. 818) Monfalcone — le truppe jugoslave. Foto: Gente del marzo 1961 (supp.); p. 363. 819) Gruppo di fiumani arrestati dai partigiani titini; p. 364. 820) La grotta Golobivnica (Colombaia) nei pressi di Corgnale/Lokev. Foto: SLovenija 1941-1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino — zamolcanigrobovi in njihove zrtve, Ljubljana, Grosuplje, 2000; p. 364. 821) Un domobranec (“collaborazionista”) sloveno in attesa del “processo”; p. 365. 822) Le linee direttrici delle marce della morte; p. 365. 823) Le fosse comuni in Slovenia. Cartina: Slovenija 1941-1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino — zamolcani grobovi in njihove zrtve\ p. 366. 824) La commemorazione per gli uccisi montenegrini a Kamnisko polje il 16 giugno 2005; p. 367. 825) Il triangolo della morte tra Bologna e Modena; p. 368. 826) La cripta selvaggia nellapietra dura del Carso (D’Annunzio); p. 368. 827) Jalta, febbraio 1945 — Stalin, Roosevelt e Churchill; p. 369. 828) I capi comunisti e dirigenti della Jugoslavia (1945-1980); p. 370. 829) La spartizione della Venezia Giulia secondo l’accordo del 9 giugno 1945. Cartina: American Foreign Policy 1950-1955; p. 371. 830) Trieste 1946 - Le scaramucce tra gli slavi e gli italiani nelle strade della citta. Foto: Continental Newsweek del 8 aprile 1946; p. 373. 831) Diverse proposte per una nuova frontiera italo-jugoslava. Cartina secondo: DUROSELLE, J.-B., Le confl.it de Trieste 1943-1945, Bruxelles, ISUL, 1966; NOVAK, B. C., Trieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica, Mursia, Milano, 1973; p. 374. 832) ”Mi smo jugoslovani” - “noi siamo jugoslavi”. Contovello/Kontovelj in attesa della commissione per il tracciato del confine italo-jugoslavo; p. 374. 833) Rientro italiano dalla Russia durante la guerra. Foto: Eroismo degli alpini, Editoriale Zeus 2000, Milano; p. 375. 834) Informazioni sui prigionieri in Russia nel dopoguerra; p. 375. 835) Le perdite territoriali d’ltalia ed altri divieti imposd con il trattato di pace del 1947; p. 376. 836) Lo scoglio di Pelagosa/Palagruza nel mezzo dell’Adriatico fu ceduto alia Jugoslavia nel 1947; p. 377. 837) Le perdite territoriali italiane in Africa, Dodecaneso ed Albania. Cartina: American Foreign Policy 1950-1955; p. 378. 838) George Cattlet Marshall - generale e politico statunitense (1880-1959); p. 378. 839) Il golfo di Quarnero con le isole Cherso/Cres, Veglia/Krk, Arbe/Rab, Pago/Pag e gli isolotti Golli/Goli e San Gregorio/ Sv. Grgur; p. 379. 840) Gli isolotti Golli/Goli e San Gregorio/Sv. Grgur; p. 380. 841) I campi di lavoro coatto in Slovenia. Cartina: Slovenija 1941-1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino — zamolcani grobovi in njihove zrtve; p. 380. 842) Giovani in partenza per il lavoro volontario; p. 381. 843) Il generale Stefanos Safaris, il comandante in capo dell’esercito di liberazione greco (ELAS, filocumunista) tiene il discorso ad una sua unita nel 1944; p. 381. 844) Le proposte americane del 1952-53. CASTRO (de), Diego, La questione di Trieste. L’azionepolitica e diplomatica ita- liana dal 1943 al 1954. Lint, Trieste 1981; p. 382. 845) Le vie di Trieste il 5 novembre 1953; p. 382. 846) Le due proposte alternative jugoslave del settembre 1954. CASTRO (de), Diego, La questione di Trieste. L’azione poli¬ tica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954; p. 383. 847) La parte della zona A ceduta alia Jugoslavia nell’ottobre 1954. Cartina: Primorski dnevnik del 6 ottobre 1954; p. 385. 848) La nuova frontiera italo-jugoslava fu spostata verso l’occidente; a Rabujese/Rabujez a 12 km da Trieste. Foto: Cunja Leander, Skofije na Morganovi liniji, Koper, Lipa, 2004; p. 386. 849) Il posto di blocco di Duino/Devin, che segnava fino al 6 ottobre 1954 il confine tra l’ltalia ed il Territorio Libero di Trieste; p. 387. 850) La battaglia davanti alia chiesa di S. Antonio (Trieste), il 6 novembre 1953. Foto: Lisiani, V., Good-bye Trieste; p. 387. 851) L’esodo dalla ex-zona B (prevista per il TLT) dopo l’ottobre 1954; p. 387. 852) Territorio libero di Trieste (TLT) con i rispettivi limiti. Cartina: WEIBEL, Ernest, La creation des regions autonomes a statut special en Italie, Geneve, Librairie Droz, 1971; p. 387. 436 Atlante storico dell’Adriatico orientate 853) Le minoranze linguistiche in Italia. It Piccolo del 26 novembre 1999; p. 388. 854) Gli abitand delle localita evidenziate hanno conservato la parlata istro-croata. Cartina: Ceglar Jurisevic, Ester; p. 389- 855) II territorio di Strigova dove fu compiuto il massacro della popolazione locale nelf estate 1946. Cartina: Slovenija 1941- 1948-1952 - Tudi mi smo umrli za domovino — zamolcani grobovi in njihove zrtve-, p. 390. 856) L’esplosione di mine a Vergarolla (Pola/Pula) il 18 agosto 1946 (ore 14.15); p. 391. 857) L’esodo da Pola/Pula con la nave Toscana; p. 391. 858) Trieste - limiti dell’espansione territoriale. Disegno: VALUSSI, Friuli Venezia Giulia-, p. 392. 859) Il confine italo-jugoslavo visto da Monrupino/Repentabor (Trieste); p. 392. 860) Quotidianamente la stampa da notizia di tentativi di sconfinamento di famiglie o individui singoli, GRASSI, Trieste Venezia Giulia 1943-1954-, p. 393. 861) Due fuggiaschi sul confine italo-jugoslavo; p. 394. 862) L’esodo dall’Istria. Foto: PIRINA, Marco, Dallefoibe ... all’esodo 1943-1956, Pordenone, 1996; p. 396. 863) Gorizia — Stazione di ferrovia di Nova Gorica; p. 398. 864) La frontiera marittima nel golfo di Trieste e la zona di pesca comune. Cartina: Gazzetta ufficiale n. 70 del 25 marzo 1987, supp. ordinario; p. 398. 865) La baracca (in lamiera) del campo profughi nei pressi di Trieste; p. 398. 866) I bunker sparsi nella campagna albanese; p. 399. 867) La casa della cultura a Tirana agli inizi degli anni 80 del secolo XX; p. 399. 868) La carta della Grande Albania; p. 400. 869) Albania — festeggiamend per la caduta del comunismo; p. 400. 870) La Jugoslavia e le sue frontiere politiche (1954-1991). Cartina: National Geographic, maggio 1970; p. 401. 871) La bandiera della Jugoslavia; p. 401. 872) Il golfo di Trieste e la sua divisione politica. Cartina: Istituto di Geodesia, Lubiana, 1980; p. 402. 873) L’abbraccio dei “compagni”; Josip Broz Tito (1892-1980) e Leonid Breznev (1906-1982); capo di stato dell’Unione Sovietica; p. 402. 874) Il ponte di Maslenica visto verso il mare di Novigradi/Novigrad. Leksikon Cankarjeve zalozbe, 1970; p. 403. 875) Territorio croato occupato dai serbi e sottoposto alia protezione delle Nazioni Unite. Cartina: Boundary and Security Bulletin, aprile 1993; p. 403. 876) Ragusa/Dubrovnik dopo il bombardamento jugoslavo del 12 novembre 1991; p. 404. 877) Lissa/Vis; p. 405. 878) La frontiera tra il Montenegro e l’Albania dal lago di Scutari fino all’Adriatico; p. 406. 879) Montenegro. Il ponte turco di Rijeka Crnojevic presso il lago di Scutari. Foto: Cuddon, J.A., Yugoslavia, 1969; p- 406. 880) Mostar - La parte musulmana della citta (sulla sponda destra di Narenta/Neretva) distrutta, ma non conquistata, dai croati nella guerra del 1992/1994; p. 407. 881) I bambini bosniaci all’ombra dei carri armati dell’ONU; p. 408. 882) Carta etnografica delle popolazioni dell’Albania, del Montenegro e dei paesi limitrofi all’inizio del secolo XX; p. 409- 883) Lo schieramento della forza multinazionale in Kosovo; p. 410. 884) Le principali forze militari in Kosovo; p. 410. 885) La presenza delle forze Kfor a Kosovo, Albania, Macedonia e Grecia; p. 411. 886) Un’orchestra popolare albanese; p. 411. 887) Novi Pazar — punto d’incontro tra il mondo cristiano e quello musulmano, tra gli slavi e gli albanesi; p. 411. 888) Il Montenegro attraverso secoli. Cartina: Enciklopedija Jugoslavije-, p. 412. 889) Costumi popolari del Montenegro; p. 412. 890) Lo stemma del Montenegro, che si trova davanti alle Poste internazionali, 1912; p. 412. 891) Pecz/Pec - il mercatino settimanale; p. 412. 892) Il canale d’Otranto e la costa adriatica. Cartina: Atlantegeografico moderno, De Agostini, 2000; p. 413. 893) La bandiera della Macedonia; p. 413. 894) L’Adriatico orientale con toponomasdca bilingue. Cartina: Atlante geografico moderno, De Agostini, 2000; p. 414. 895) Il Vallone di Pirano/Piran; p. 415. 896) Serbi in fuga dalla Croazia, agosto 1995; p. 415. 897) Composizione etnica della Bosnia (1992-1997); p. 415. Indici 437 898) II golfo di Cattaro/Kotor; p. 416. 899) Costumi della Macedonia; p. 416. 900) Scudetto del Ducatus Venetiarum concesso dall’imperatore Sigismondo al Capodilista (veneziano), doe sul campo giallo il leone rampante, in azzurro, coronato e con un manto di vaio, sormontato daH’imperiale aquila bicipite nera su giallo ad ali spiegate. Un elmo con la corona e un cimiero con un leone, pure coronato, si unisce con un drappo a frappe e vaiato, di uno stesso carattere. Invece l’aiuto, inferiore, ben riconoscibile nel tratto un po’ grosso, eseguiva le insignia pro utroque comitatu che si allineano entro scudi, il centrale con l’aquila e la corona Sacri imperr, i due laterali rispettivamente con leone del Ducatus Venetiarum e con la croce Communis Padue. Biblioteca Civica, Padova, De Viris Illustyribus Transelgardorum Forzate et Capitis Listae, (noto come Codice Capodilista), segn. B.P. 954, c 36r., manoscrit- to, sec. XV; retro-copertina. 901) Lo stemma dell’Impero d’Austria. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 902) Lo stemma del Regno d’Ungheria. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 903) Lo stemma della Croazia. Fonte: LORKOVlC, M., Narod i zemlja hrvata-, retro-copertina. 904) Lo stemma dell’Impero ottomano; retro-copertina. 905) Lo stemma del Regno d’ltalia. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 906) Lo stemma di Carniola. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 907) Lo stemma di Gorizia e Gradisca. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 908) Lo stemma di Trieste. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 909) Lo stemma d’Istria. Fonte: Fonte: LORKOVlC, M., Narod i zemlja hrvata-, retro-copertina. 910) Lo stemma di Dalmazia. Fonte: Brockhaus = Lexikon, 1892; retro-copertina. 911) Lo stemma d’Erzegovina. Fonte: LORKOVlC, M., Narod i zemlja hrvata-, retro-copertina. 912) Lo stemma di Ragusa/Dubrovnik. Fonte: LORKOVlC, M., Narod i zemlja hrvata-, retro-copertina. 913) Lo stemma della Bosnia. Fonte: LORKOVlC, M., Narod i zemlja hrvata-, retro-copertina. 914) Lo stemma di Zara/Zadar; Fonte: Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia italiana, Treccani, Roma, 1994, vol. IV; retro-copertina. 915) Lo stemma di Montenegro; retro-copertina. 916) Lo stemma dAlbania; retro-copertina. INDICE DEI NOMI E DEI LUOGHI A Abbazia/Opatija 5, 143, 300 Abd el-Malek (Mulay, imperratore di Marocco, 1574-78)) 124 Abdul Asis (sultano ottomano, 1861- 1876)248 Abdulaziz 261 (vedi Abdul Asis) Abdulhamid (sultano ottomano, 1774- 89)132 Abdul Hamid II (sultano ottomano, 1876-1909) 252, 257 Abdulmeid I (sultano ottomano, 1839- 1861) 249 Abissinia 304, 311 Abruzzi 323, 397 Abruzzo 113, 214, 215 Achaia 84 Acquisgrana 33, 202 Acri 55, 68 Acruvium 27, 97 Ada 3 Adalar 252 Adda 95, 138, 186 Aden 124,144 Adige 42, 137 Adria 1 Adriaan Florenz, papa Adriano VI (1522-1523) 148 Adriano II (papa, 867-872) 35 Adrianopoli 57, 61, 109, 247, 248, 249,260, 261 Adriano VI (papa, 1522-1523) 148 Adriatisches Kustenland 339 (vedi anche Litorale Adriatico) Aegina 124 Aenona 23 Africa 21, 31, 32, 99, 124, 134, 135, 157, 158, 259, 273, 313, 378, 402 Agnadello 100, 137 Agostino Veneziano 117 Agram 262 (vedi Zagabria, Zagreb) Agro Cremonese 94 Ahmed beg Herzegovic 114 Ahmed Feridun Pasha 115 Ahrens 237 Ahten 220 Aia 60, 408 Aidussina 280, 328, 349. 364 Ajdovscina 349 (vedi anche Aidussina) Akcabisa 111 Al-Idrisi (geografo arabo, sec. XII) 51, 52,101 Alarcos 59 Alaurana 53, vedi anche Laurana/Lo- vran Alba 61 Albania 1, 3-5, 10, 11, 23, 25, 29, 45, 51, 61, 65, 73, 74, 81, 95, 97, 110, 111, 117, 119, 158, 165, 170, 171, 179, 181, 255, 258, 260, 261, 263, 265, 268, 276, 278, 285, 287, 296, 311, 315- 317, 319, 321, 326, 337, 368, 372, 377, 378, 379, 396, 399, 400, 406, 409, 411-413, 416, 417 Albania etnica 317 Albania veneta 48, 120, 121, 129, 130, 166, 167, 168, 169, 172, 174, 176, 177, 179, 180, 184, 186, 197 Albania veneziana 184 Alberi, Dario 16, 54, 57, 68, 69, 240 Alberico da Romano di Treviso 60 Alberti, Mario 218 Alberto IV (conte di Gorizia, t 1374) 90, 91 Albi 60 Albigesi 76 Alboino 29 Albona/Labin 20, 34, 48, 54, 57, 94, 129, 150, 228, 229, 239, 283, 301,303, 334 Albrecht-Carrie, Rene 268, 270, 284, 285, 299 Albuini 61 Album 61 Album Ingunum 61 Album Intemelicum 61 Alcantara 59 Alderano 203 Alessandria 144, 209, 220, 238 Alessandro (imperatore bizantino) 74, Alessandro di Battenberg della Casa d’Assia-Darmstadt (principe di Bulgaria, 1879-1886) 252 Alessandro di Jugoslavia (1888-1934, re di Jugoslavia dal 1918) 288, 310,313,330 Alessandro I (zar 1777-1825) 246 Alessandro III (papa, 1159-1181) 8, 52 Alessandro Karadjordje (duca di Serbia, 1842-1858) 257 Alessandro Karagjorjevic (1888-1934, regente della Serbia, 1914-18, re della Jugoslavia 1918-34) 309 Alessandro Obrenovic (re serbo, 1876- 1903)257 Alessandro VI (papa 1492-1503) 134, 137,159 Alessi, Rino (1885-1970, pubblicista triestino) 268 Alessio/EIisu/Lezha 48, 95, 98, 265 Alessio Comneno I (imperatore d’Oriente, 1081-1118) 49 Alessio I (papa 1048-1118) 101 Alfonso (re d’Aragona e Sicilia 1416, conquistatore di Napoli 1435- 1442, dove regno sotto il nome di Alfonso I, morto nel 1458) 111,136,138 Alfonso II d’Aragona (1448-1495) 100 Alfonso V (re di Portogallo, 1438- 1481)99 Algeri 104, 124, 129, 155, 156, 158, 212 Algeria 23, 146, 402 Ali-pasha 116 Ali Ibn Ahmed ibn Muhmad al Spargi 32 Ali Pascia 125, 128 Ali Pascia di Tepeleni (1741-1822, si¬ gnore d’Epiro e d’Albania) 82 Almissa/Omis 6, 35, 56, 76-78, 80, 85, 86, 101, 113, 115, 130, 132, 180, 189, 193, 245 Almohadi 59 Alpe Iuliam ad Pirum/Hrusica 23 Alpi 89,95, 150,263,408 Alpi Giulie 23, 36, 141, 147, 272, 285 Alpi Orientali 188 Alta Doclea 98 Alta Savoia 212, 216 Altino 33 Altipiano del Carso 274 440 Atlante storico dell’Adriatico orientate Alto Adige 285 A1 tomanovic 73 Amalfi 41, 42, 107 Amedeo di San Martino 215 America 133, 153, 182, 233, 338, 353 America del Nord 172 America Latina 214, 215 Americhe 220, 236 Amsterdam 155 Anacapri 126 Anatolia 99, 111 Ancarano/Ankaran 394 Ancona 1, 32, 35, 103, 107, 148, 149, 189, 211, 214, 271, 398 Andalusia 13, 158 Andikithira 201 Andrea Doria 83, 88, 121 Andrees (Atlante) 254 Andric, Ivo (diplomatico e scrittore ju- goslavo, 1892-1975) 128 Angers 141 Angielo Degli Oddi 101 Ankara 65, 96, 109, 385, 386 Antemurale Cristianitatis 117 (vedi an- che Croazia) Antibaru 48 (vedi anche Antivari/Bar) Antibra (Antivari/Bar) 53 Antignana/Tinjan 228, 303 Antivari/Bar 11, 29, 32, 45, 48, 53, 64,73,78,85,95-98, 107, 121, 129,181,250, 260, 326 Antonio Diedo 129 Antonio Farnese (1679-1731, duca di Parma e Piacenza) 173 Antonio Magno 148 An versa 95, 117 Anzio 157 Aosta 209 Aphricum Mare 123 Apollonia 29 Appennino 5, 28 Aqsa 60 Aquileia 17, 19, 22-24, 27, 29, 33, 37, 38, 41, 57, 66, 70, 71- 73, 89, 94,98, 141, 151, 154, 161,232, 236,289 Aquilina 235 (vedi anche Zaule/ Zavlje) Aquisgrana 36, 44, 173, 175 Aquisto nuovo 172 Arabia 124 Arabia Occidental 124 Aragona 135 Arba 53 (vedi anche Arbe/Rab) Arbania 61 (vedi anche Albania) Arbareshi 61 Arbe/Rab 3, 43, 45-47, 49, 53, 69, 70, 78, 83, 180, 205-207, 216, 323- 325, 329, 335, 347, 375, 379, 380,417 Arbenore 61 Arcadio 21 Arciducali 147 Arco di “Riccardo” (Trieste) 26 Arezzo 337 Argentina 396 Argirocastro/Gjirocastro 111, 266, 295 Argyrocastro 266 (vedi anche Argiro- castro) Armas 53 Armata in Russia 372 Armata Rossa 347, 405 Armeni 260 Armenia 248, 257 ARMIR (Armata italiana in Russia) 372 Arnavud-ili (Albania) 96 Arnolfo 36 Arsa/Rasa 11, 19, 23, 26, 283, 313, 334,364, 365 Arsenale di Venezia 128 Arta 71, 82 Artemide d’Issa 18 Arvanid 96 Arzen 11 Asbantu 53 Asburgo 90, 122, 138, 143, 146, 163, 173,175,176,184, 280 Asburgo-Este 202, 203 Asburgo-Lorena 203 Asburgo di Spagna 175 Ascanio 349 Ascoli, Isaac Graziaidio (professore, 1829-1907) 217 Asia 402 Asia minore 55 Asinello/Ilovik 191 Asola 87 Assicurazioni Generali 343 Associazione di Cirillo e Metodio 217 Associazione Pro Patria 217 Astipalea 120 Astolfo 30 Atene 109, 377 Athos 63, 65 Atleta della Cristianita 111 (vedi anche Skander Beg) Attila 27, 38 Attimis 220 Auersberg 90 Auerstadt 188 Augusta 18, 148 Augusto 17, 18, 19 Augusto II di Sassonia (1670-1733) 173 Augusto Marmont 195 Auremio 92 Aurisina/Nabrezina 225, 235, 268 Ausa 141 Auschwitz 325, 343 Austerliz 188 Australi 398 Australia 236, 279, 396 Austria 5, 10, 11, 30, 31, 72, 91, 93, 100, 105, 106, 117, 118, 122, 136-138, 141, 143, 145, 147, 149, 154, 159, 160, 162, 165, 171, 173, 176, 177, 183-186, 192, 197, 198, 200, 201, 207, 208, 212-214, 216, 220, 222, 224, 225, 231, 235, 247, 249, 252, 260, 279, 281, 285, 315, 339, 360, 362, 366, 367, 371, 383, 391,396,413 Austria-Este 203 Austria-Ungheria 208, 218, 219, 220, 222, 255, 258, 259, 265, 267, 268, 273-277, 279, 285, 286, 288,306 Aversa 50 Avignone 186 Awlonya 111 Azio 71 Azov 171 B Badoglio, Pietro (militare e politico ita- liano, 1871-1956) 286, 329 Baga 53 Bagdad 33 Bagnoli/Boljunec (Trieste) 2, 13, 417 Bainsizza/Banjscica 274 Bajamonti 207 Bajezid I (sultano ottomano 1349- 1403)105 Bajezid II (sultano ottomano, 1481- 1512) 110, 136 Bakaric, Vladimir (politico jugoslavo, 1912-1983) 370 Baki 61 Baksoti 334 Balaban 111 Balabanoff, Angelica (politico, 1878- 1965)302 Balcani 250, 255, 257, 266, 275, 279, 307, 313, 319, 372, 405, 408, 416 Baldovino di Fiandra (1171-1205, impe- ratore latino 1204-1205) 56, 61 Indici 441 Bale 67 (vedi anche Valle) Balfour, Arthur-James (politico britan- nico, 1848-1930) 272 Bali Kombtar 317 Balsha 73 Balsha I Giorgio (nobile albanese, f 1379) 73 Balsha II (nobile albanese, t 1485) 73 Balsha III 86, 96, 97 Balsici (vedi Balsha) 73 Baltesaro Thonhausen 143 Baltimore 156 Banac, Ivo 306, 321 Banato 245, 246 Bandung 402 Banja Luka 114, 177, 407 Banka Landra 226 Ban Kulin 75 Bar 32, 45, 286 (vedi anche Antivari) Baranja 382 Barbadoro, Bernardino 16, 22, 31, 34, 44, 56, 210 Barbagallo, Corrado, 56 Barbamoccolo 91 Barbana/Barban 228, 303 Barbara di Cilli 79 Barbarossa Kahir ad-Din (ammiraglio ottomano, f 1545) 83, 117, 121,124,126 Barbo 91 Barbo, Giorgio 143 Barcolla/Barkovlje 225, 232 Bari 1, 31, 51, 107, 109, 326, 336, 338,351,373 Barison, G. 36 Baschiera, Eugenio, Simone 301 Barthou, Jean Luis (1862-1934) 313 Bartoli, Gianni (1900-73, sindaco di Trieste nel periodo postbellico)) 386 Bartolomasi, Angelo (vescovo di Trieste e Capodistria, 1920-24) 225, 305 Basilea 103 Basileo I (imperatore bizantino, 867- 886)35 Basilicata 214, 215, 323, 397 Basilio II (imperatore d’Oriente, 957- 1025) 47, 48 Baska 54 Basovizza/Bazovica 360, 363 Bassa Carniola 89, 318, 320, 322, 389, 390 Bassa friulana 391 Bassano 94 Bassa reggiana 202 Bassa Stiria 79, 145 Basso, Lelio (1903-1978, politico ita- liano) 297 Bastianuti, Diego 393 Batone 19 Battaglioli, Francesco 7 Batum 250 Baum, W. 90 Baviera 122, 192, 194, 245 Bayeux 51 Bayezid I (sultano ottomano, 1389- 1403) 65 Bayezid II (sultano ottomano, 1481- 1512)86 Bazzano 203 Becic (flume, Montenegro) 11 Begliano 224 Bela III (re ungherese, 1172-1196) 50 Bela IV (re ungherese, 1235-1270) 65, 69 Bela Pec 285 Belassitza 48 Belforte 174 Belgio 184, 198, 267, 268, 279, 315, 336,372 Belgrado 28, 43, 64, 90, 111, 144, 176, 177, 256, 260, 261, 277, 288, 309, 311, 317, 319, 321, 326, 356, 358, 363, 369, 372, 377, 378, 380, 385, 386, 399, 403,404,408, 410 Beljak (vedi Klagenfurt) 307 Bellec, E 32 Bellini, Gentile (pittore veneto, 1429- 1507)58,114 Bellonci, M. 70 Bellsh 326 Belluno 72, 94, 339 Bel Paese 341,392 (vedi anche Italia) Benecija 349 (vedi anche Slavia vene- ta) Benedetti, A. 312 Benedetto III (papa, 855-888) 40 Benedetto XII (papa, 1335-1342) 103 Benedetto XV (papa, 1914-1922) 271, 277 Beneska Slovenija 223 (vedi anche Sla¬ via veneta) Benevento 42, 200, 213 Benjamin Kallay 252 Benkovac 69, 112 Benussi, B. 166 Berat 61, 73, 111,326 Berati 73 Berengario (duca del Friuli, re d’ltalia, 888-924) 36 Berengario II (re d’ltalia dal 950, t 966) 41, 42 Berenice 331, 333 Bergamini 226 Bergamo 94, 95, 100, 138, 185, 335 Berlino 248-250, 252, 253, 255-257, 359,405 Bermuda 387 Berroe 48 Bersezio 91 Bertarelli, L.V. 214, 227 Bertellli, Ferando 88 Berti, A. 339 Bertosa, M. 164, 165 Bescanuova/Baska 54 Besednjak 301 Besenghi degli Ughi, Pasquale (poeta istriano, 1797-1849) 236, 237, 247 Bessarabia 198, 246, 252, 319 Bevin Ernest (politico britannico, 1881-1951) 371 Bezcaada 71 Bidault, Georges (politico francese, 1899-1983) 370, 387 Bigi, B. 353 Bihac 46, 122, 144, 176, 336 Bijelo Polje 382 Biograd 285 Birkenau 343 Bisanzio 33, 62 (vedi anche Impero d’Oriente) Bisiacheria 223, 224, 232 Bismarck 250 Bistrovic, josip 44, 47, 48, 78, 101, 103, 105, 118,208,283 Bisevo 335 (vedi Busi) Bizerta 158 Bjelovar 233 Blaeu 174 Blasich, Mario 361 Bleiburg 366 Bobbio 175, 209 Bodin 49 Boegan, E. 9 Boemanno 51 Boemia 100, 122, 143 Bogliuno/Boljun 228, 303 Bogomili 48 (vedi anche kristjani, ca- tari) Bojana/Buene 3, 8, 11, 95, 96, 97, 109 Bojc Bidovec, Franja (medico partigia- no,1913-1985) 346 Bol 329 Boldo, Gabriele 180 Boljunec 235 Bologna 67, 138, 141, 165, 185, 186, 211, 213, 312, 313, 320, 368, 373 442 Atlante storico dell’Adriatico orientate Bolzano 42, 270, 323, 339 Bombacci, Nicola (politico italiano, 1879-1945) 363 Bonacci, G. 292 Bonaparte 184, 185, 190 (vedi anche Napoleone) Bonifacio di Monferrato 138, 169 Bonifica della Vittoria 397 Bontempelli, M. 279, 282 Borbone 202 Borboni 199, 209 Boreas 14 Borghese 273 Borgo Erizzo 208, 286 Borgogna 42, 138 Borgongini 323 Boris (re bulgaro) 48 Bormio 186, 202 Borna 45 Borojevic von Bojna (maresciallo au- stro-ungarico, 1864-1920) 271, 277, 280 Borovnica 364 Borsetti, U. 12 Borsi de Simone, Anna 392 Borst 387 Borst 235 (vedi anche Borst) Bosforo 55, 111 Bosgard, H. 351 Bosnia 1,46-48, 69, 70, 75-80, 86, 97, 102, 103, 106, 110-114, 122, 125, 126, 131, 144, 150, 163, 168, 170, 176, 177, 179, 180, 218, 248, 249, 252, 253, 255- 259, 261, 266, 306, 312, 317, 318, 321, 325, 336, 365, 366, 376, 382, 391, 405-408, 412, 413,415 Bosnia-Erzegovina 258 Bossiljevo 115 Bottonega 162 Botzaris, Marco 250 Boudot-Lamotte, Emmanuel 107, 132 Bourgeois, Constans (pittore, 1767- 1836)184 Bovec 280 (vedi anche Plezzo) Bozcaada 169 Bozen 42 (vedi anche Bolzano) Bozje polje 142 Brae 357 (vedi anche Brazza) Bramberga 168 Branica 345 Branik 24 Branimir 35 Branimiro 46 Brankovic, Giorgio (despota di Raska e di Serbia, 1427-1456) 97, 144 Brasile 134, 214, 396 Braslaw 145, 189 Bratislava 189 (vedi anche Braslaw) Braun 86, 136 Brazza/Brac 35, 37, 43, 46, 69, 77, 78, 80,85, 102, 180, 184, 190,318, 329,357 Brdo 220 Breginj 394 Breisgau 175 Brennero 188, 281 Breno 102 Brenta 93, 94 Bresci, Gaetano 217 Brescia 67, 94, 95, 98, 138, 185, 373 Brevetto, Ettore 276 Breza 346 Breznev, Leonid (presidente dell’Unio- ne Sovietica, 1906-1982) 402 Bribir 69, 73, 335 Brignoli, Pietro 322, 328 Brindisi 32, 51, 100, 119, 128, 135, 138,189 Brioni magg. 303 Brion Marcel 20 Brisighella 30 Brisighelli 225 Britannia 21, 23 Brkini 346 Brockedon, W. 94 Brown 167, 407 Broz, Josip (agente di Cominterna e politico jugoslavo, 1892-1980) 310, 320, 330, 348, 355, 370, 375, 380, 401, 402, 410 (vedi anche Tito e Walter) Broz, Jovanka (moglie di Broz Josip) 404 Brsec 91 Brsljanovca 360 Brtonigla 164 (vedi anche Verteneglio) Bruggena, J. 178 Brun 122 Brusnik 6, 8 (vedi anche Melisello) Bruxelles 377, 405 Bucarest 246, 255, 264 Buccari/Bakar 14, 53, 115, 174, 178, 241,335,365 Buces 150 Bucovina 175, 319 Buczacz 171 Buda 62,103,144, 171, 175 Budapest 221, 290 Budicin, Pino 348 Budim 175 Budin 130 Budua 11, 14, 23, 28, 29, 32, 73, 96, 97, 112, 121, 129, 130, 170, 180,195, 204, 321 Buene 3 (vedi anche Bojana) Buie 226, 228, 229, 233, 303, 314, 383, 384, 390, 395 Buiese 394 Buje 164 (vedi anche Buie) Bukar 53 (vedi anche Buccari/Bakar) Bukarest 261 Bukovica 364 Bukovina 250 Bulgaria 48, 49, 61, 74, 75, 109, 249, 252, 255, 257-260, 267, 275, 279, 306,319,356, 396,413 Burgkmaire, H. 121 Burlini, Loredana 331 Burrel 326 Busi/Bisevo 335, 339, 357 Butrinto25, 65, 81,87, 97, 184 Buzet 234 (vedi anche Pinguente) c Cabar 324, 329 Cabot, Jean (esploratore, t 1498) 133 Cadalo 45 Cadore 39, 186, 205,214 Cadorna, Luigi (generale italiano, 1850-1929) 218, 271 Cadunga 350 Caffa 99 Cagliari 18, 156, 186, 209 Caio Duilio 352 Cairo 144, 402 Cairo Montenotte 323 Calabria 32, 50, 51, 125, 135, 138, 149, 157,214, 323, 397 Calamotta 102, 106 Calatrava 59 Calbo 167 Calcidica 65 Califfo 111 Calismeno di Creta 169 Callisto II (papa, 1119-1124) 48 Calvino, Giovanni (riformatore gine- vrino, 15091564) 150 Cambaluc 70 Cambrai 94, 138, 141 Cambridge 57, 62, 81, 83 Camera, A. 307, 320 Camillo Benso di Cavour (politico ita¬ liano, 1810-1861) 212 Camiso 61 Camocio, E G. 67, 86, 87, 97, 123 Camonica 94 Campania 157, 214, 373 Indici 443 Campidoglio 26 Campoformido 183, 184, 185, 186, 202,224 Camporosso 285 Canada 133,134,279, 396, 398 Canale/Kanal 188 Canale di Leme 340 Canale di Morlacca/Canale di Velebit 158 Canale di Sicilia 123 Canale di Velebit 158 (vedi anche Ca¬ nale di Morlacca) Canal Grande 129 Canali/Konavlje 73, 79, 80, 102, 103, 190 Candia 99, 106, 120, 129, 131, 167, 169 Candiano, Pietro (doge veneziano, t 887)35 Candido 364 Canea120 Canfanaro/Kanfanar 100, 163, 166, 228,303, 340 Canfora, Luciano 279 Cangrande della Scala 89 Canin/Kanin 225 Cankar, Ivan (scrittore sloveno, 1876- 1918)305 Cantelli, G. 126, 131 Cantelli da Vignola, Giacomo 8, 102 Caorle 35, 71,72 Capitanato di Aquileia 141 Capitoli di Worms 142 Capocesto/Primosten 112 Capodistria/Koper 2, 4, 9, 10, 12, 19, 22, 27, 29, 34, 36, 39, 40, 44, 52, 66, 67, 71, 89, 129, 148, 154, 161, 163-166, 190, 225- 229, 233, 236, 247, 301, 303, 305, 308, 314, 329, 332, 333, 340, 341, 348, 352, 354, 359, 361, 383-385, 387, 388, 390, 394, 395,417 Capodistriano 242 Capo Matapan 81, 177 Capo Passero 173 Caporetto/Kobarid/Karfreit 188, 270, 271,272, 273,275,348,394 Capponi, Bernardo 230 Capra, C. 36 Capra, G. 311,376 Capri 121 Caprin 302 Capris 22, 29, 236 Caprulae 72 Capua 42 Caput Istriae 39 (vedi anche Capodi- stria) Carantania 30, 31, 35, 36, 45, 285 Carbonara 338 Carcasse/Krkavce 387 Carceri di Verona 81 Caresana/Mackovlje (Trieste) 161, 162 Caretta, R. 6 Carin/Karin 112 Carinzia 23, 30, 31, 36, 89, 90, 98, 117, 149, 151, 168, 192, 193, 195,204, 278,305, 307, 413 Carlevaris, Luca (pittore veneto, 1665- 1731)184 Carli, Gian Rinaldo 305 Carlo (figlio di Ferdinando, imperatore germanico dal 1556) 144 Carlo Alberto (re di Sardegna, 1798- 1849)211 Carlo d’Asburgo (imperatore d’Austria e re d’Ungheria, 1887-1922) 274,280 Carlo di Durazzo 62, 65 Carlo Emanuele III di Savoia (re di Sar¬ degna, 1730-1773) 175 Carlo Emanuele IV di Savoia (re di Sar¬ degna, 1796-1802) 186 Carlo I (arciduca d’Austria, 1564- 1590)13 Carlo I di Spagna (1500-1558, re di Spagna dal 1518 ed imperatore germanico dal 1519, detto Carlo V) 141 Carlo I d’Angio (re di Sicilia e Napoli, 1266-1285) 61 Carlo I Hohenzollern (1866-1914, re di Romania dal 1878) 252 Carlo II (re di Napoli, 1355-1386, duca di Croazia, 1369-76) 62 Carlo II (re di Napoli, 1254-1309 e pa¬ drone della Bosnia) 69 Carlo II (Carlo, Ludovico di Borbone, duca di Parma e Piacenza, 1848- 49)203 Carlo II d’Asburgo-Spagna (re di Spa¬ gna, 1660-1700) 172 Carlo III di Savoia (duca di Savoia, 1486-1553) 138 Carlo IV (imperatore 1346-1378) 232 Carlo Ludovico di Borbone (duca di Lucca, 1824-1847) 202, 203 Carlo Magno (imperatore, 742-814) 31,33, 34, 36, 39, 44, 45, 138, 289 Carlopago/Karlobag 115, 152, 192, 202, 289, 309, 312, 335, 358, 407 Carlos III (1716-1788, re di Spagna dal 1759)173 Carlo Topia 73, 95 Carlo V (1500-1558, re di Spagna dal 1518 ed imperatore dal 1519) 86, 116, 120, 124, 125, 138, 139, 141, 142, 144, 147, 148, 156 Carlo VI (1685-1740, imperatore dal 1711) 173,181, 182 Carlo VIII (1470-1498, re di Francia dal 1483) 100, 135, 136 Carlowitz/Karlovci (Sremski) 82, 106, 167,171,206,245 Carlstatt 145 (vedi anche Karlovac) Carnaro 23, 327 (vedi anche Quarne- ro) Carni 17 Carnia 17, 89, 94, 167, 168, 186, 220, 269,349 Carniola 11, 30, 31, 35, 39, 55, 73, 92,95,115,117,118,125,143, 145, 149, 152, 166, 168, 193, 195, 204, 219, 221, 232, 233, 235, 283-285, 307 (vedi anche Krain) Carniola inferiore (Dolenjska) 154 Carniola interiore (Notranjska) 318 Carniola superiore 318 Carnorum regio 17 Carolina 220 Carovigno 99, 135 Carpaccio, Vittore (pittore 1455/56- 1526) 94 Carpano 150 Carpati 34, 221 Carrara 202, 213 Carrara, Francesco (storico, 1812-56) 206 Carrara di Padova 72 Carrarese 213 Carraresi 71, 92, 93, 100 Carsette 395 Carso 10, 17, 35, 89, 149, 221, 270, 274, 286,312, 336, 345,364 Carta di S. Maria della Carita 137 Cartagine 158 Carter, Francis, W. 24 Casa d’Asburgo 92, 137, 142, 175, 245 (vedi anche Casa d’Austria) Casa d’Austria 142, 160 Casa di Svevia 66 Casa Savoia 212, 215, 303 Caslav Klonimirovic (duca serbo, 927- 960) 46 Cassas, L. F. 189 Cassegliano 224 Cassibile 329 Cassini, Giovanni Maria 179 444 Atlante storico dell’Adriatico orientate Castagna 142, 395 Castelfranco 368 Castelfranco veneto 100 Castelier 54 Castella 336 Castello dell’Ovo 62 Castelnovo 76, 114 Castelnuovo/Podgrad 90, 92, 95, 115, 118, 121, 142, 158, 166, 172, 204,228, 261 Castelnuovo d’Istria 291, 329, 332, 389 (vedi anche Castelnuovo/ Podgrad) Castel San Giorgio 86 Castel Sant’Angelo 41 Castel Tornese 83 Castel verde 144 Castiglia 135 Castra 23 Castriota, Giovanni 96 Castriota Skenderbeg (principe albane- se, 1403-1466) 112 Castriota Skender Beg Giovanni 119 Castropola 66 Castua/Kastav 142, 143, 234, 285, 291,332 Cataldja 252 Catalonia 159 Catari 48, 75 Cateau-Cambresis 139, 140 Caterina di Bosnia 114 Cattarina 144 Cattaro/Kotor 3, 6, 11, 12, 14, 27, 29, 32, 37, 44, 45, 48, 56, 63, 64, 70,73,76,78, 86, 95,96,97,98, 102, 104, 105, 112, 115, 121, 128, 130, 158, 166, 167, 171, 172, 180, 189-191, 193, 195, 203-206, 250, 261, 273, 274, 286,318,321,323,337,416 Cavalieri di Malta 155 Cavalieri di San Giovanni 111, 124 Cavalieri di Santo Stefano 155 Cavarzere 214 Cave di Predil 285 Cavour 352 Cavtat 16, 108 (vedi anche Ragusa vec- chia) Cazin 382 Cazma 122 Cazza/Susac 285 Cazziol/Kopiste 285 Cebranka 389 Cedad 100 Cedarchis 350 Cefalonia 51, 61, 82, 83, 84, 85, 118, 119, 120, 136, 184, 372 Celje 367 Cellina 219 Celovec 307 (vedi Klagenfurt) Cembalo 99 Cencigh 323 Cenide 22 Cerigo 81, 184, 201 Cerigotto 184, 201 Cerkno 348 Cernaia 249 Cernomen 109 Cerovo 346 Cerreto/Cerovlje 162 Cervera 35 Cervia 30, 67, 94, 137, 138 Cervignano 141, 161 Cesare, Giorgio 385, 386 Cesare, Borgia 137 Cesenatico 137 Cetina 48 (vedi anche Cettina) Cetinje 98, 172, 322 Cetinski, Ivan 85 Cetnik 383 Cettina/Cetina (fiume) 6, 11, 48, 78, 85, 115, 193,417 Charter, A.T. 187 Cherca/Krka (fiume) 3, 6, 11,85, 417 Chersano 144 Chersicla 162 Cherso/Cres 43, 45, 49, 53, 69, 83, 129, 159, 203, 227, 228, 229, 230, 241, 283, 285, 301, 303, 353,379 Chessa 363, 375 Chevallaz 288 Chiarbola 66 Chiavenna 186, 202 Chidna 111 Chiesa anglicana 148 Chiesa cattolica 150 Chiesa d’Oriente 44 Chiesa ortodossa autonoma serba 63 Chieti 323 Chimera 73, 263 Chimimello 337 Chioggia 7, 38, 68, 71,88, 165, 365 Chios 84, 86, 125, 126 (vedi anche Scio) Chittolini, G. 36 Chiusa 192 Churchill, Winston (politico britanni- co, 1874-1965) 347, 348, 355, 356,369 Ciad 157 Ciampore/Kampor (Arbe/Rab) 324, 329 Ciano, Galeazzo (politico italiano, 1903-1944) 322 Ciceria 9, 12, 13, 40, 241, 280, 346 Ciceria 40 (vedi anche Ciceria) Cicladi 99 Cilicia 169 Ciliga, Antonio (politico e pubblicista istriano, 1898-1992) 405 Cina 277, 399 Cipro 83, 86, 87, 88, 129, 130, 159, 165,166,167, 209,250 Circeo 41 Circolo di Gorizia 204 Circolo di Pisino 203 Circolo di Trieste 203 Cirenaica 260 Cirilo e Metodo 300 Cisternino 135 Cittanova/Novigrad (Istria) 10, 27, 34, 35, 40, 52, 67, 129, 132, 163, 164, 226, 228, 229, 303, 384, 395 Citta Vecchia (Malta) 123 Cividale 23, 30, 36, 37, 39, 92, 100, 151,219, 220, 349,350, 394 Civita 50 Civitaes Austriae 30 (vedi Cividale) Civitas Nova 33 Civitas Veneciarum 33 Civitavecchia 125, 156, 157, 177, 190 Clana/Klana 118 Clark, Wesley 411 Claudio II (imperatore romano, 214/20-270) 19 Claustra Alpium Juliarum 23 Clausura delle Alpi 21 Clemenceau, Georges (politico france- se, 1841-1929) 288, 290 Clemente VII (papa 1523-1534) 86, 138, 141, 148 Clemente VIII (papa 1592-1605) 151 Clemente XI (papa 1700-1721) 15T 177,263 Clemente XII (papa 1730-1740) 173 Clissa/Klis 15, 65, 77, 78, 85, 113, 116, 118, 144, 145, 159, 161, 170, 193, 205 Cobenzl 184 Coblenza 23 Cocaci 130 Coceani Bruno (politico triestino, 1893-1978) 335,336 Cociancich 335 (vedi anche Coceani) Code Napoleon 195 Codroipo 90 Colella, Amedeo 395 Collio del Goriziano 350 Collio goriziano 232 Colmo/Hum 94 Indici 445 Cologna 55 Colomano d’Ungheria (re ungherese, 1095-1116, re ungherese-croa- to, 1102-1116) 49 Colombaia 364 Colonia 22 Colonia del Capo 198 Colonna 60 Coltano (Pisa) 367 Comacchio 140 Comelico 186 Comeno 342, 364, 369 Cominform 378, 379, 385 Comino 123 Cominotto 123 Cominterna 308, 309, 312, 316, 370 Comisa/Komiza 205, 207, 338, 382 Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) 367 Comitato di liberazione nazionale del- 11stria 384 Commissione alleata 394 Commissione europea 405 Communitas Ragusina 102 Comneno, Manuele (imperatore d’Oriente, 1143-1180) 62 Comnina 73 Comunita del Garda 94 Comunita di Cividale 141 Comunita di Difesa Europea 387 Concordia 33 Conegliano 89, 92, 118 Confederazione germanica 197, 198, 202,204 Confederazione svizzera 216 Conferenza dei non allineati 402 Conferenza di Vienna 188 Confinia Slavonica 145 Confini marittimi 145 Confini Militari 131, 144, 146, 152, 159,211,247, 289,390,403 Congresso dei popoli 274 Congresso di Vienna 197, 200, 201, 202 Consalvo 100 Consiglio di guerra 145 Consorzio Cellina 397 Contado di Cattaro/Kotor 204 Contea d’Istria 144, 205 Contea di Gorizia 144 Contea di Pisino 90, 142, 204 Contea Principesca di Gorizia e Gradi- sca 204, 216 Conte di Cefalonia 119 Contovello/Kontovelj (Trieste) 90, 225,374 Controriforma 159 Copertino 135 Coppo, Pietro (cartografo, 1475- 1555/56) 142, 236 Corbanese, G.G. 146, 147 Corbavia/Krbava (Croazia) 117 Corcyra 18 (vedi anche Curzola / Korcula) Cordoba 33 Corea 385 Corfu/Kerkira 47, 51, 55, 57, 61, 81, 82, 84, 88, 116, 120, 177, 184, 189, 191, 247, 274, 278, 296, 399 Corgnale/Lokev 9, 364 Corinto 48, 51, 84 Coritenza 24 Cormons 37, 39, 90, 141, 161, 232, 284,346, 350 Cornaro 88 Cornaro, Caterina (patrizia veneziana e regina di Cipro, 1454-1510) 87, 88 Corner 88 Coron 81, 86, 98, 136 Corone 88, 119 Coronelli, Vincenzo (cosmografo vene- ziano, 1650-1718) 6, 7, 85, 87, 104, 128, 129, 140, 159, 181 Coroneo 344 Coropoli 323 Corpus Separatum (Fiume/Rijeka) 289, 290 Corradino di Svevia 60 Corrado III (imperatore 1139-1152) 54,55 Corrado IV (re dei romani dal 1237 e imperatore della Germania dal 1250, t 1254) 66 Corridico/Kringa (Istria) 67 Corsica 32, 216, 315 Corte d’Isola/Korte 54, 387 Cosenza 304 Cosgliaco/Kozjlak 143, 144 Cosimo de’ Medici (1519-1574) 150 Cosina/Kozina (Slovenia) 384, 396 Cosliacco 143 (vedi anche Cosgliacco) Costabona/Kostabona 387 Costantino (274-337, imperatore ro- mano, fondatore di Costantino- poli) 23, 110, Costantino II (imperatore romano) 117 Costantino I (re di Grecia, 1913-17) 247 Costantinopoli 21, 29, 31, 33, 35, 43- 46, 49, 55, 58, 68, 74, 75, 98, 103, 110, 111, 114, 125, 129, 147, 149, 171, 260, 263 (vedi anche Istanbul) Costantino Porfirogenito (imperatore d’Oriente, 905-959) 48, 108 Costantino VII Flavio (vedi Costantino Porfirogenito) 45 Costanza 79, 100 Costanzo (imperatore d’Occidente, 337-350) 117 Cozzi, Gaetano 164 Crasiza/Krasica (Istria) 404 Crawley 57, 81, 325 Crema 94, 95, 138 Cremlino 307, 308, 310, 320 Cremona 67, 93, 136, 138, 185 Cremonese 95 Cresini/Kresini (Istria) 340, 341 Creta 31, 81, 83, 120, 122, 130, 165, 169, 170, 177, 247, 256, 257, 261 Crevatini/Hrvatini (Istria) 395 Crikvenica 335 Crimea 248,251,252, 369 Crisanci 57 Crisolora, Emanuele 20 Cristo 27, 38, 58, 75 Cristoforo (antipapa 903/4) 41 Cristoforo Colombo 133 Cristoforo Moro 111 Cristoforo Tarsia 161 Cristoglie/Hrastovlje 89 Crizanci 57 Crmnica 98 Crnobori, T. 304 Crnojevic 96 Crnojevic, Giovanni 98 Croazia 1, 5, 6, 10, 11, 27, 30, 37, 43, 44, 47, 48, 52, 62, 69, 78, 80, 85,91, 101, 115, 117, 126, 131, 146, 149, 152, 158, 171, 174, 193, 197, 219, 231, 233, 245- 247, 254, 281, 288, 290, 306, 308, 309, 310, 312, 316, 318, 320, 325, 330, 334, 349, 355, 356, 379, 390, 391, 398, 403, 405-407, 412,413, 415 Croazia Bianca 34 Croazia civile 195 Croazia della Carinzia 34 Croazia litoranea 159 Croazia militare 195 Croazia pannonica 34 Croazia rossa 34 Croce Rossa 211 Croce Rossa Americana 324 Croce Rossa Internazionale 212, 324 Crocyleium 116 Croia 95, 98, 111, 263, 266 Cucchini, Erminio 7, 417 446 Atlante storico dell’Adriatico orientale Cucciani/Kucibreg 348 Cuddon, J.A., 411, 416 Cuiuli 335 Cukrov, Gojko 307, 311 Cuneo 373 Cunja, Leander 386 Curzola/Korcula 16, 17, 18, 35, 37, 43, 68, 69, 77, 78, 80, 85, 96, 102, 108, 135, 166, 180, 190- 192, 205, 208,325 Custoza 210, 213, 214 Cytros 109 Czekoslovacchia 315 Czornig, Karl (barone) 10, 223, 224, 285 D D’Amico Giuseppe 336 D’Angio 62 D’Annunzio, Gabriele (poeta e politico italiano, 1863-1936) 287, 290, 293,368, 386 Dachau 342 Dagrata 53 Daksa 106, 355 vedi anche Daxa Dalmatia 19, 39 Dalmatia superior seu Doclee 48 Dalmazia 1, 5, 9, 15, 20, 23, 27, 29, 30, 37, 43-46, 49, 50, 52, 53, 63, 69,78,80, 83, 85, 111-114, 120, 126, 129, 130, 131, 135, 152, 158, 163, 165, 166, 168, 170, 176, 177, 179, 180, 181, 183, 184, 186, 190, 197, 205, 206, 207, 208, 214, 216-218, 231, 247, 268, 285, 286, 288, 291, 293, 318, 323, 325, 328, 335, 336, 338, 339, 354, 356, 359, 367, 391,395,406 Dalmazia veneta 167, 174, 205 Dalmazzo 337 Damasco 54 Danaide 286 Danckerts, Iusto 155 Dandolo, Enrico (doge veneziano, 1108-1205, conquistatore di Costantinopoli nel 1204) 56, 57, 63 Dane 280 Danilo Petrovic Njegos (principe di Montenegro) 288 Danimarca 198 Danne/Dane 280 Danubio 109, 192, 248 Darby 57, 81,325 Dardanelli 71, 83, 169 Dassa 355 (vedi anche Daxa) Daxa/Daksa (Ragusa/Dubrovnik) 106, 355,356 De Bernart, E. 335 Decani 74, 228 Decaroly, Francis 209 Diego de Castro (politico e pubblicista italiano, 1907-2003) 34, 285, 297, 333, 367, 382, 383, 384, 385,386 Decker, Georg 212 Dedijer, Vladimir (pubblicista jugosla- vo, 1914-1990) 231,310 De Franceschi (storico istriano, 1809- 93) 36, 163, 164 De Gasperi, Alcide (parlamentare au- striaco e politico italiano, 1881- 1954) 216, 304, 383, 385,392 Degli Oddi 96 Degrassi, A. 22 Delacrois, Eugene 249 Delfabro, E. 347 Della Peruta, F. 36 Dellore Gambini, Italo 303, 352 Delors, Jacques (politico francese, clas- se 1926) 405 De Luca, Ascanio 349 Delugia 53 Demetreo Seniavin 189 Demetrio 63 Demetrio Progon 61 Demetrio Zvonimiro (re croato, 1075- 1089)47 Desa (duca di Zahumlje, sec. XII) 102 De Situ Istriae 151 Devin 225, vedi anche Duino Devoll 11 De Witton (generale britannico, f 1947)392 Diaz, Armando 286 Dickinson 281 Dictionarium Geographicum 131 Diedenhofen 44 Dieta d’Istria 230 Dieta dalmata 207 Dieta di Francoforte 202 Dieta istriana 231 Dieta statale di Francoforte 204 Differenze (terre non divise) 142 Dignano/Vodnjan 129, 164, 165, 228, 229, 240, 303, 308 Dimnice (grotte) 9 Dinari 3 Dincic, Menighello 204 Diocleziano 19, 21, 22, 23, 28 Dionisio il Vecchio 16 Dipalja vas 285 Di San Giusto 270 Displaced Persons 393 (sfollati, vedi an¬ che UNHCR) Disraeli, Benjamin (politico britanni¬ co, 1814-1881) 250 Distaccamento d’Istria 347 Djakovica 409 Djersa 53 Milovan Djilas (politico e pubblicista jugoslavo, 1911-1995) 370, 381 Djordje 63 Djurisic, Pavle (prete e politico jugosla¬ vo, 1907-1945) 366 Dobbia 224 Doboj 80 Dobor 78, 79 Dobra 115 Dobrila 231 Dobrila, Josip (vescovo d’Istria, 181 2- 1882)237 Dobroslav 48, 49 Dobrota 64, 97, 204 Dobrovit 54 Dobrugia 261 Doclea 22, 23, 28, 37, 43, 44, 46, 48, 49, 57, 62-64, 97, 114 Dodecaneso 260, 378 Dolenje Tribuse 348 Dolfin 336 Dolina 228, 348, 352 (vedi anche San Dorligo della valle, Trieste) Domagoj 35 Domenico Guzman 151 Domenico Michiel (doge veneziano, 1118-1129) 49 Domenico Morosini (doge veneziano, 1148-1156) 54 Domenico Tintoretto 153 Dominante 95 Domobranci (forze collaborazioniste slovene) 327 Don Chisciotte 122 Dongo 363 Donini, P.G. 109 Donja Gor 80 Don Luigi Faidutti (prete e politico friulano, 1861-1931) 216 Don Merlo 336 Don Pietro 323 Don Sturzo, Luigi (prete e politico ita¬ liano, 1871-1959) 304 Dracevica 73 Draga 166, 257 Dragogna/Dragonja 10, 268, 348, 389, 390, 394 Draguc 142 Draguccio 142 Indici 447 Drapsin, Petar (generale jugoslavo, 1914-1945) 369 Drasco, Sergio 354 Drau 39 (vedi anche Drava) Drava 31, 39, 78, 145, 306 (vedi anche Drau) Dreka 220 Drenchia 220 Drenica 358 Drenova 361 Dresda 310 Drijevo 113 Drilone 11 Drim 95 Drin 12, 19, 23, 45, 96, 184, 263, 326 Drina 23, 28, 75,76, 111, 131,407 Drini 11, 295 Driuasto 97 Drivast 98 Drivasto 73, 95-97, 109 (vedi anche Driuasto, Drivast) Dubrava 101 Ducato di Carniola 203 Ducato di Durazzo 44 Ducato di Lucca 199 Ducato di Massa e Carrara 203 Ducato di Milano 141, 160, 185 Ducato di Modena e Reggio 199 Ducato di Parma 149, 203 Ducato di Parma e Piacenza 197, 199, 202 Ducato di San Sabba 114 Ducato di Savoia 149 Ducatus Venetiarum 36, 439, retro-co- pertina Duecastelli/Dvigrad 67, 166 Duinati 91 Duino/Devin/Tybein 10, 11, 90, 91, 92, 203, 225, 232, 272, 348, 384, 387 Duino-Aurisina 384 Dujmo 49 Dulcigno/Ulcinj/Ulqin 29, 48, 53, 73, 95-98, 121, 125, 129, 130, 132, 155, 158, 167, 172, 181, 250, 286,358 Dulles, Allen 387 Dunant, Enrico (medico e politico svizzero, 1828-1910) 212 Durazzo/Durres 1,12, 29, 35, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 56, 57, 61, 65, 69, 84, 95, 113, 261, 263, 265, 326, 399 (vedi anche Duress) Diirer, Albert (pittore, 1471-1528) 165 Duress 326 Duroselle, J.B. 224, 292, 374, 386 Dusan (imperatore serbo, 1308-1355) 73 Dusan, Stefano (imperatore serbo, 1308-1355) 62 Dusan il Grande (imperatore serbo, 1308-1355)102 Dusan Silni (imperatore serbo, 1308- 1355) 74 Dux di Dalmazia 43 Dvigrad 67, 166 (vedi anche Dueca- stelli) E Ecolampadio 150 Eden, Anthony, Robert 387 Edirne 252 Editto di Nantes 151 Editto di tolleranza 154 Egeo 51, 65, 99, 122, 124, 126, 218, 330,342, 372 Egida 236 Egina 120 Eginardo 33, 45 Egitto 28, 111, 124, 144, 220, 236, 338, 402 Elas 347, 377, 381 Elbasan 29, 111 (vedi anche Elbasani) Elbasani 399 (vedi anche Elbasan) Elena (sorella dello zar Alessandro) 74, Elena Petrovich (1873-1952, principes- sa montenegrina e regina d’lta- lia, moglie di Vittorio Emanuele III) 287, 321 Elisa 188 Elisabetta (regina d’Ungheria, sec. XIV) 76 Elisabetta I (1533-1603, regina d’ln- ghilterra dal 1558) 149, 153 Elisu 48 El Shatt 338 Emerico 63 Emessa 109 Emili 212 Emilia 28, 75, 149, 214, 336, 368 Emilia Romagna 373 Emir Suleymano (sultano turco, 1402- 1410) 96 Emona 21, 23, 24 Enea 291 Eneo 289, 332 Engdahl William E 279 Enrico di Plaien 39 Enrico II (re di Francia, 1547-1559) 140 Enrico IV (imperatore 1050-1106) 37 Enrico V (imperatore 1106-1125) 49 Enrico IV (conte di Gorizia, 1393- 1454) 90 Enrico IV (re di Francia, 1553-1610) 151 Enrico l’Uccellatore (re di Germania 919-936) 42 Enrico VI (imperatore, 1165-1197) 55 Enss 31 Enteper le Tre Venezie 397 Enza 202,203 Eolie 127 Epetion 16 (vedi anche Stobrec) Epidaurum 16, 18, 101 (vedi Ragusa vecchia) Epifania 387 Epiri Pars 116 (vedi anche Epiro) Epiro 61, 65, 74, 81, 98, 112, 247, 248,265, 296 Eppensteiner (conte di Corinzia, 1031- 1090)89 Ercole d’Este 203 Eritrea 124, 312 Erlau 159 Ermada 270 (vedi anche Grmada) Erpelle-Cosina 303 Errera, C. 205 Erzegovina 1, 9, 48, 97, 102, 111,114, 131, 172, 248, 249, 252, 253, 257, 258, 259, 306, 318, 321, 405,406, 407,412 Esarcato (di Ravenna) 28, 30 Esposito 342 Este 138 Etiopia 312, 315 Etna 128 Eubea 81,83,110 Eudocia 63 Eufrasio 30 Eugenio Beauharnais (1784-1821, vi- cere del Regno d’ltalia, 1805- 1814)186 Eugenio di Savoia (condottiere, 1663- 1736)176,177 Europa 2, 4, 14, 17, 18, 20, 23, 28, 31, 40, 43, 58, 75, 95, 98, 99, 110, 111, 114, 122, 133, 134, 135, 149, 154, 160, 163, 171, 182, 189, 201, 202, 206, 225, 231, 233, 248, 254, 260, 279, 285, 307, 316, 317, 356, 375, 378, 398, 400, 405, 408, 409, 413, 415 Europa ottomana 257 Europa sud-orientale 65, 259, 287 Europa turca 249, 257 European Recovery Program 378 448 Atlante storico dellAdriatico orientale Evans, Arthur 273 Eylau 188 Ezzelino 60 F Fabietti, R. 307, 320 Fabrizio RufFo 189 Faedis 220 Faenza 30, 137 Famagosta 88 Fame 165 Fani11 Fan Noli, Ahmed Zogu (1895-1961, vescovo e politico albanese) 296 Fano 107 Farini, Domenico 217 Farnese 140 Farnese, Elisabetta (1692-1766, moglie di Filippo V e madre di Carlos III) 173 Faro 213 Faruk (re d’Egitto, 1920-1965) 263 Fasana 164 Fasano 128 Fassano 229 Fauglia 282 Federazione Serbo-Montenegrina 411 Federico Barbarossa (imperatore, 1121- 1190)52 Federico I (re d’Aragona e di Napoli, 1496-1504) 100,102, 136 Federico II (dal 1197 re delle Due Si- cilie e l’imperatore di Germania, 1214-1250) 51, 100, 245 Federico II di Prussia (1712-1786) 175 Federico III (imperatore germanico, 1440-1493) 91 Fella 43 Feltre 72, 94, 140 Ferdinand Max 211 Ferdinando 125, 139, 143, 145, Ferdinando (Carlo III, re di Sardegna 1849-1859) 203 Ferdinando dAragona II (1452-1516) 133 Ferdinando de Saxe-Cobourg (1861- 1948, zar di Bulgaria 1887- 1918)259 Ferdinando di Sassonia-Coburgo- Kohary (1861-1948, zar di Bul¬ garia 1887-1918) 252 Ferdinando Giuseppe Massimiliano (1832-1867, arciduca dAustria e imperatore del Messico 1864- 67) 105,230 Ferdinando I di Napoli (1458-1494) 111, 134, 135, 143, 144, 200 Ferdinando I dAragona (1458-1494) 100 (vedi Ferdinando I di Na¬ poli) Ferdinando I dAsburgo ( 1503-1564, imperatore germanico 1556- 1564) 122 Ferdinando I dAustria (1524-1564, imperatore germanico 1556- 1564) 13 Ferdinando I di Borbone (1751-1821, re di Napoli e Sicilia dal 1759- 1806 e re delle due Sicilie dal 1815)188 Ferdinando II (anche Ferrandino, re di Napoli 1495-1496) 100, 135, Ferdinando II (1452-1516, re dArago¬ na e Sicilia 1479-1516 e re cat- tolico con il titolo Ferdinando V 1474-1504) 135 Ferdinando II (imperatore 1595-1637) 144,159 Ferdinando II di Borbone (1815-1859, re delle Due Sicilie) 202 Ferdinando III di Lorena (granduca di Toscana 1814-1824) 200 Ferdinando IV (Ferdinando I di Bor¬ bone, 1751-1821, re di Napoli e Sicilia dal 1759-1806 e re delle due Sicilie dal 1815) 186, 188, 200 Ferdinando V (1452-1516, re cattoli- co 1474-1504 e re dAragona e Sicilia 1479-1516 con il titolo Ferdinando II) 135 Ferenc, Szakaly 114 Ferramonti 304, 326 Ferramonti Tarsia 323 Ferrandino 100 Ferrara 67, 94, 104, 135-138, 157, 185, 186, 197, 202,213, 336 Fertilia 393 Fez 124 Fezzano 124 Fiandre 139 Fianona/Plomin 12, 20, 53, 94, 129, 161, 228, 229, 291, 303 Filati 263 Filippo da Bergamo 98 Filippo II (1528-1598, re di Spagna dal 1557) 139,150, 151 Filippo Maria Visconti (1392-1447, duca di Milano) 94, 98 Filippo V (1683-1746, re di Spagna) 172,173 Finlandia 198, 319 Firenze 16, 20, 29, 135, 137, 138, 153, 157, 191, 202, 213, 214, 217, 220,238,246,264,373,383 Firmiano 42 Firth of Clyde 23 Firth of Forth 23 Fiumara 11, 289, 290, 291 Fiume/Rijeka 8, 9, 10, 11, 13, 21, 23, 24, 44, 91, 95, 115, 118, 137, 141, 142, 143, 152, 158, 159, 161, 168, 174, 178, 181, 193, 216, 218, 219, 221, 234, 237, 244, 273, 283, 284, 288-293, 294, 297, 300, 302, 304, 310, 311, 318, 322, 327, 328, 329, 330, 331, 332, 335, 339, 340, 342, 343, 346, 348, 358-362, 364, 365, 374, 375, 389, 391, 393,396 Fivizzano 202 Flacius Illiricus (Matteo Vlacic, rifor- matore istriano, 1520-1575) 150 Flamona 53 (vedi anche Fianona/Plo- min) Flavii 19 Flavio Eugenio 21, 25 Floriancic, Ivan 178 Fogar, Luigi (vescovo di Trieste-Capo- distria, 1924-36) 307 Foggia 217 Fogliano 224 Foiba 337 Fojda 220 Folli 57 Fondaco dei turchi 129 Fontainebleau 203 Fontanot 359 Forlani 273 Forli 60, 373 Forlimpopoli 137 Formio 19 Formium 10 Formoso 41 Fortunato 36 Forum lulii 30, 36 Foscolo, Leonardo 170 Fossalon 397 Fra’ Mauro 70, 99 Francesco-Giuseppe 274 Francesco Camocio 114 Francesco Casanova 182 Francesco Croce 91 Francesco Difnico (storico dalmata, 1607-1672) 166 Francesco Dubois d’Amiens 154 Francesco Ferdinando 267 Indici 449 Francesco Ferdinando d’Austria 257 Francesco Foscari 94 Francesco Frangipane 92 Francesco Giuseppe d’Austria (impera- tore, 1830-1916) 212, 274 Francesco I (re di Francia, 1494-1547) 120, 138, 139,141, Francesco I d’Asburgo (nato nel 1768, imperatore 1804-1835) 33, 188, 203 Francesco I di Lorena (1708-1765, ma- rito di Maria Teresa d’Austria e imperatore germanico dal 1745) 179 Francesco IV d’Este-Lorena (duca di Modena e Reggio, 1814-1846, e nel periodo 1830-1846 anche di Massa e Carrara) 199, 202, 203 Francesco Maria Sforza (ultimo duca di Milano, 1495-1535) 138 Francesco Saverio Glogovaz (prete di Gimino/Zminj, sec. XIX) 205 Francesco Sforza (duca di Milano, 1401-1466) 95 Franchi 350 Francia 32, 42, 59, 60, 75, 76, 100, 116, 120, 126, 135-138, 140, 141, 150, 154, 160, 171-173, 183-186, 191, 192, 197, 198, 201-203, 212, 213, 216, 231, 247-249, 267, 268, 272, 279, 282, 283, 287, 314, 315, 318, 378,411 Francoforte 197 Franconia 36 Frangipane, Giovanni (marchese croa- to giustiziato a Wiener-Neustadt nel 1671) 91, 92, 144 Franja 346 Frankopan 91 Fraschette d’Alatri 323 Frassineto 32 Frerdinando Foch (1851-1920, mare- sciallo francese) 288 Friderico III (1415-1493, imperatore germanico dal 1440) 143 Friedland 188 Frigidus 21 Frignano 202 Friuli 13, 14, 17,21,29-31,34,36,37, 39, 42, 43, 45, 69, 85, 89, 94- 96,98, 100, 117, 118, 141, 160, 161, 168, 183, 195, 214, 216, 217, 219, 220, 233, 268, 270, 276, 281, 284, 347, 349, 360, 368,374, 397, 398 Friuli Venezia Giulia 339, 392 Fiinfenberg 92 Furlanetto, Lodovico 132, 171 Furlani 24, 224, 232, 238,314 Fusine 284 Fusine di Valbruna 285 G Gabella 113 Gabrovica 162 (vedi anche Gabroviz- za) Gabrovizza/Gabrovica 162, 235, 346 Gadra 53 (vedi Zara/Zadar) Gaeta 42, 287 Gail 118 Galata 98 Galignana 67 Galizia 175, 193, 276 Gallesano 164, 229 Gallia 21, 23 Gallia Cisalpina 18 Gallipoli 98, 99, 100, 109, 126, 135, 136 Gamal Abdel Naser (militare e politico egiziano, 1918-1970) 402 Gambarra 325, 329 Garda 99 Garfagnana 202, 213 Gargano 36, 111 Garibaldi, Giuseppe (awenturiere e politico italiano, 1807-1882) 212, 335,350 Garigliano 32, 51 Gasano 164 Gaspari 310 Gavrilo (patriarca di Montenegro) 321 Gazi Husrev-Bey (1480-1541, gover- natore di Bosnia 1521-1541) 116,254 Gazi Khasim 115 Gelibolu 109 Gemona 13, 349, 350 Geneve 387 Genevese 209 Genova 32, 42, 68, 70, 71, 72, 84, 88, 99, 127, 138, 157, 159, 185, 198,211,212,216, 373,393 George Clemenceau (politico francese, 1841-1929) 288 George Gordon lord Byron (poeta bri- tannico, 1788-1824) 247, 250 Georgiev 308 Geova 377 Gerba 125 Gerin, Giovanni 235 Germania 23, 42, 66, 75, 91, 114, 147, 151, 152, 160, 188, 222, 231, 267, 268, 278, 279, 281, 310, 312, 316-322, 330-334, 337, 339-342, 349, 350, 365, 373, 376,411 Germania orientale 405 Gerundo 94 Gerusalemme 55, 60, 86, 111 Gervasutti 349 Ghiara d’Adda 136, 137 Ghibellini 202 Ghin Boua Spata 63 Ghislieri 189 Giacomo di Lusingano 87 Giadro 11, 14, 26 Giannina 98, 110 Gian Pietro Carafa 148 Giappone 268 Gibilterra 31, 172, 173 Gigante, Riccardo 361 Gilbert, Martin 278 Gimino/Zminj 57, 205, 228, 229, 241, 303,334, 340, 365 Ginevra 200, 201, 211, 212 Giolitti, Giovanni (1842-1928, politi¬ co italiano) 267, 304 Giorgio 256 Giorgio (Djuro) Balsha 95 Giorgio Castriota (detto anche Skander Beg, 1403-1467) 99, 111, 113 Giorgio I (1845-1913, figlio del re di Danimarca Cristiano IX, re di Grecia 1863-1913) 247, 256 Giorgio II (conte di Trau/Trogir, 1301- 1330)69 Giorgio II (1890-1947, re di Grecia dal 1913)377 Giorgio Nemanja (re di Zeta, 1208- 1242)57 Giorgio Nero 256 Giorgio Pietro Karadjordje (anche Karagiorgevic, 1762-1817, com- merciante e fondatore della Ser¬ bia moderna) del 246, 256, 257 Giorgio Vranjic-Dobrinovic 143 Giovagnoli, Raffaele 151 Giovan Battista Cecchi 190 Giovanna 40, 62 Giovanna I (1326-1382, regina di Na¬ poli 1343-1382, sposata quattro volte ed assassinata dal cugino Carlo d’Angio Durazzo) 62 Giovanni (duca franco, sec. VIII/IX) 34, 36,41, 48 Giovanni Asen II (imparatore bulgaro, 1218-1241) 61 Giovanni da Castua 89 Giovanni de Casemaris 76 450 Atlante storico dell’Aclriatico orientale Giovanni de Thierry 143 Giovanni Dionigi Galeni 125 Giovanni Francesco Albani 263 Giovanni III Gradenigo (patriarca di Grado, sec. XII) 40 Giovanni III Sobieski (re polacco, 1629-1696) 171, 172 Giovanni IV (papa 640-642) 19 Giovanni IV (patriarca d’Aquileia, 984-1019) 37 Giovanni Paolo II (papa, 1978-2005) 150,406 Giovanni Sigismondo Zapolya (Gio¬ vanni II, antire d’Ungheria, 1540-1571) 115 Giovanni VIII (papa, 872-882) 35, 41 Giovanni X (papa, 914-928) 41 Giovanni XI (papa, 931-935) 41 Giovanni XII (papa, 955-964) 41 Girit 252 Girolamo 150 Gisella Orseolo 47 Gisulfo (duca del Friuli, t 610) 30 Giubba 176 Giulia 216, 217 Giuliani 330 Giulie 17 Giulio Cesare (militare e politico roma- no, 101-44 a. C.) 352 Giulio II (papa 1503-1513)137, 138 Giunta, Francesco 291, 297 Giuppana 102,106, 192,205 Giuseppe Napoleone (fratello di Napo- leone Bonaparte e re di Napoli, 1806)188 Giuseppe II (imperatore, 1741-1790) 182,225 Giuseppina (1863-1814, prima moglie di Napoleone e madre del vice- re d’ltalia Eugenio Beauharnais) 186 Giusterna/Zusterna 233 Giustiniani, Gian Battista 289 Giustiniano 27, 28, 29 Gjirocastra 266 (vedi anche Gjiroca- stro) Gjirocastro 111 Gjon 48 Glinscica 10 GMA (Governo militare anglo-ameri- cano a Trieste) 379, 383, 384, 386,389 Gobessi, M. 353 Gobetti, Pietro (pubblicista italiano, 1901-1926) 210 Goffredo Mameli 335 Gogna 186 Goineo Gian Battista 151 Gojislav 47 Golac 389 Golfo di Lodrin 96 Golfo di Trieste 385 Golfo di Venezia 88, 158 Goli otok 380 (vedi Golli) Golli 370, 379, 380, 381 Golobivnica (grotta Corgnale/Lokev) 9, 364 Gonars 323, 324, 375 Gonzaga 140 Gonzalo di Cordova 100 Gorbaciev, Mihail 405 Goricizza 43 Gorizia 23, 27, 37, 39, 55, 70, 89, 90, 91, 92, 98, 100, 117, 137, 141, 142, 193, 195, 196, 217, 218, 221, 222, 223, 224, 225, 226, 227, 231, 233, 268, 270, 273, 274, 277, 283, 285, 299, 301, 305, 310, 331, 332, 339, 341, 342, 344, 348, 352, 359, 360, 361, 364, 365, 367, 369, 371, 374,375, 386, 397, 398 Goriziano 284, 302, 332, 334, 394, 396 Gorizzo 43 Gorjanci 220 Gorjani 220 Gorjup-Posinkovic, Vida 285 Gornja Zeta 98 Gorski Kotar 335 Gortan, Vladimir (patriota istriano, 1904-1929) 310 Gortani 167 Gorz 89 (vedi Gorizia) Gospa od Skrpjela 195 Gospa Sveta 31 Gospic 358, 407 Gotha, Giusto Perthes 197, 198, 199, 200 Gotha Justus Perthes 251 Gottschee 232 (vedi Kocevje) Governato di Dalmazia 321 Governo militare anglo-americano (GMA) 386 Gozo 123, 125 Grabusa 81, 169 Gracanica 64 Gradenigo, S. 9 Gradina 390 Gradisca 118, 141, 156, 157, 159, 161, 164, 166, 193, 204, 218, 221-224, 227, 231, 268, 283- 285,299 Gradiscutta 43 Gradno 346, 350 Grado 8, 27, 32, 36, 37, 40, 44, 71, 141, 142, 147, 192, 221,417 Grady 377 Gramos 377 Granada 87, 100, 133 Gran Bretagna 153, 172, 173, 184, 189, 198, 248, 249, 271, 272, 279, 283, 287, 313, 315, 320, 321,388,405,412 Grande Albania 316, 317, 318, 321, 400 Grande Armada 104 Granducato di Toscana 200, 212 Granducato di Varsavia 193, 198 Gran Khan 69 Grassi, Livio 23, 333, 336, 342, 347, 348,352, 353, 391,393, 394 Gravosa 106, 244 Graz 159 Grazioli, Emilio 324 Grbalj 64, 96, 97 Grbalj i Brajici 177 Grecia 51, 71, 74, 81, 82, 87, 88, 110, 117, 120, 130, 184, 201, 248, 249, 255-258, 260-262, 264, 265, 268, 279, 295, 306, 315, 316, 320, 325, 339, 347, 372, 377, 378, 385, 396, 398, 408, 412,413 Grego 386 Gregorio (isola Grgur) 381 Gregorio II (conte di Sebenico/Sibenik, 1320-1322) 69 Gregorio IX (papa 1227-1241) 157 Gregorio VII (papa 1073-1085) 47, 49, 62, 78 Gregorio XII (papa 1406-1415) 79 Gregorio XIII (papa 1572-1585) 150 Grigioni 151, 160, 186, 200 Grimacco 220 Grimalda, Piero 162, 163, 166, 167, 168, 235,303 Grisignana 67, 129, 228, 303, 314, 384,395 Grizili 340 Grljevac 77 Grmada 272 Grmek 220 Groenlandia 134 Grosuplje 364 Grotta “149” 360 Grotte, I. 104 Grude 321 Guastalla 173, 188, 202, 203 Guelfi 202 Guerra 165 Indici 451 Guglielmo I (re di Sicilia 1120-1166) 50 Guglielmo II (re di Sicilia, 1153-1189) 50 Guiana 198 Guida, M. 109 Guido 36 Guteneck (Knezak) 91 Gvozd 47 H Hadri, Ali 410 Halepa 261 Haliaetum (Isola d’Iscria) 236 Hamsa 111 Harlem 152 Harrison 387 Hassan Pascia 154 Hawes, Nikki 282 Heer, Friedrich 44 Heidelberg 66 Heine 364 Helgoland 198 Helkimniju 48 Herakleion 169 Hercegnovi 76, 172, 261 Hermada 272 Heurtley 57, 81, 325 Heymann, Ignazio 183 Hilgemann, W. 42 Himara 263 Hippus 11 Histrias 39 Hitler, Adolf (politico Tedesco, 1889- 1945) 312,319, 342 Hogenberg, Francesco 86, 104, 116, 136,167 Hollywood 402 Hondius, J. 136 Horvat, B. 410 Horvat, Giovanni (Ivanis, duca di Croazia e sostituto del re di Na¬ poli,1383-1391) 78 Horvat, J. 37, 43,47, 107, 174 Horvatic, D. 3, 108 Host Venturi Nino 301 Hoxha, Enver (1908-1985, presidente d’Albania 1945-85) 317, 318, 399,400 Hradetzky 344 Hrastnik 366 Hrastovlje 89 Hrebeljanovic, Lazar 65 Hribi 387 Hruscev, Nikita (1894-1971, politico delFUnione Sovietica) 399, 402 Hrusica 23 Hrvoje 79 Hrvoje Hranic 97 Hrvoje Vukcic Hrvatinic (1350-1416, duca bosniaco) 76, 77, 78, 79, 80 Hubelj 364 Hum 73, 76, 97, 98, 102, 113, 114, 336 Husref 125 Huss Giovanni 150 (riformatore boe- mo, 1369-1415) I lacopo Gastaldo Pedemontano 95 Iaillot, Hubert 180 Ibrahim I (sultano ottomano, 1640- 1648)170 Idreno 363 Idria 2, 141, 182, 302, 348,366 Idrijca 203 Iesolo 7, 417 Ilirska Bistrica 11 (vedi Villa Nevoso) Illirico 23 Illyricus 152 II Nazionale 208 Ilovik 191 Imbros 83, 99, 262 Imotski 177, 180 Impero asburgico 301 Impero bizantino 84, 146 Impero d’Occidente 2, 19, 20, 22, 29 Impero d’Oriente 2, 17, 20, 28-33, 35, 37, 44-47, 51, 56, 61, 65, 97, 101,108,147,169 Impero francese 187, 190 Impero germanico 42 Impero Latino 57, 61 Impero mamelucco 124 Impero napoleonico 195 Impero ottomano 77, 87, 104, 106, 109, 110, 115, 124, 126, 127, 130, 132, 146, 149, 170, 176, 184, 191,250, 255,259, 272 Impero romano 23, 24, 27 Impero romano d’Occidente 36 Impero russo 198 Impero serbo 65 Incoronate/Kornati (isole dalmate di fronte a Zara/Zadar) 358 India 134, 144 Indie 70, 136 Indocina 278 Indonesia 402 Informbiro 379 Inghilterra 51, 105, 137, 138, 149, 153, 173, 191, 192, 231, 247, 267,353 Ingrid (fronte tedesco presso Fiume/ Rijeka, 1945) 361 Innocenzo III (papa, 1198-1216) 57, 61, 63, 76 Innocenzo IV (papa, 1243-1254) 64 Innocenzo VIII (papa, 1484-1492) 100 Innocenzo XI (papa, 1676-1689) 171 Inquisizione 151 Inteligence Service 350 International Refugge Organization 393 (vedi UNHCR) Intesa 218, 272 Ioannina 98, 110 Ionie 118 Ionio 16,61, 111, 120, 191,372 Lipari 323 Irredentismo 209-217 Isabella la Cattolica (regina di Spagna, 1451-1504) 133 Iskenderije 111 Ismail Kemal bey 264 Isola/Izola 12, 27, 52, 67, 129, 163, 164, 226-229, 233, 236, 244, 299, 311, 345, 348, 359, 363, 384, 385, 387, 395 (vedi anche Isola d’Istria) Isola d’Istria 2, 37, 54, 152, 247, 303, 394,417 Isola di Ceylon 198 Isola Morosini 224 Isole Baleari 157 Isole Ionie 51, 182, 184,185, 198, 201, 247 Isonzo 8, 10, 43, 95, 117, 141, 188, 192, 214, 224, 271, 357, 360, 369 Issa 16, 18 (Vedi Lissa/Vis) Istagno 53 Istanbul 98, 110, 121, 124, 129, 133, 154 Istituto Regionale per la Storia del Mo- vimento di Liberazione nel Friu- li-Venezia Giulia - Trieste 339, 341 Istria 1, 3, 4, 6, 7, 9, 16, 17, 20, 23, 27, 28, 30, 31, 33, 37, 39, 43, 46, 54, 57, 66-68, 71, 72, 83, 87,90,91,95,96,98, 117,118, 126, 129, 130, 141-143, 148, 152, 154, 161, 163, 164, 166, 168, 170, 179, 184, 186, 193, 195-197, 205, 216, 217, 223, 226-228, 231, 233, 240, 268, 283-285, 298, 302, 308, 310, I 452 Atlante storico dell’Adriatico orientate 313, 328, 332-334, 339, 344, 348, 349, 351, 355, 359, 360, 365, 369, 374, 375, 390-392, 394, 395, 396, 417 Itaca 82, 184 Italia 1, 4, 5, 10, 18, 21, 21-23, 27, 28, 31, 33, 36, 42-44, 50, 51, 60, 66, 72,93,95,98,99, 101, 119, 138, 139, 141, 149, 157, 168, 173, 180, 182, 185, 186, 187, 213-217, 219, 223, 231, 245, 249, 259, 260, 268, 270, 272, 276, 279, 281-285, 288, 290, 293, 295, 296, 297, 301, 303, 304, 308, 310, 311, 313-315, 318, 320, 323, 325, 326, 329, 335-338, 348-352, 367, 370, 371, 373, 376, 378, 379, 381, 383, 386, 389, 391-394, 396, 397,400, 412 Ithaki 82 Iudrio 203, 284, 285 Ivan od Kastva 89 J Jablanac 3 Jabljak 98 Jabuko 6, 8 Jabyak 98 Jader 23 Jadera 26 Jadreski 340 Jadro 11,14 Jajce 80, 113, 114, 115, 144 Jalta 369 Jamelj 225 Janina 263 Janjina 205 Jassy 247 Jean-Auguste-Dominique Ingres 187 Jelacic, Josip (1801-1859, bano di Croazia, 1849-1859) 289 Jelavich, Barbara 62, 319 Jelena Gruba (moglie del re bosniaco Stefano Dabisa 1391-1395, re- gina delle Bosnia, 1395-98) 78 Jelenic (frate francescano in Bosnia, sec. XVIII) 131 Jelenje 327 Jelovica 389 Jelsane 228, 389 Jena 188 Jerba 124 Jeri 225, 235 Joerg Braeu-vecchio 153 Johannes Sambucus 156 Jonio 65 Jorg Braeu-giovane 76 Josif Visarionivic Stalin (1879-1953, capo deirUnione sovietica 1922- 1953) 310 Jovan (anche Vladimiro, primo princi- pe di Doclea t 1016, per gli al- banesi “Gjon”) 48 Judenburg 143 Jugopress 386 Jugoslavia 58, 274, 279, 283, 284, 285, 288, 291, 293, 294, 306, 307, 309, 311, 312, 315-318, 320, 321, 324, 325, 327, 330, 331, 338, 355, 356, 360, 365-372, 375-382, 384, 385, 386, 388, 389, 391, 393, 396-403, 405, 406, 408, 412, 413 Julia 328 Julia Emona 23 Julia Parentium 22 Juricic-Cargo, D. 144 Jurisevic Ceglar, Ester 389 Jurisic, Nikola 125 Justinopolis 29, 236 K Kacin Wohinc 308, 309 Kadara 53 Kahir ad-Din 117, 120 (vedi anche Barbarossa) Kahlenberg 154 Kalenic 65 Kallay 253 Kamen 77 Kamenica 346 Kamnik 366 Kamnisko 367 Kanalska dolina 224 Kander Pascia 118 Kandler, Pietro 23 Kanina 111 Kanltza 159 Kapodistrias, Ioannis (1776-1831, di- plomatico russo, 1809-1822, e primo presidente della Grecia, 1829-1831) 247 Karawanke 343 Kardelj, Edvard (agente di Cominterna e politico jugoslavo, 1910-1979) 370, 381 Karin 112 Karlobag 130, 152, 289 (vedi anche Pago) Karlovac 117, 262 Karlowitz 103, 172, 174, 246, 262 Karlstadt 117, 246, 262 Karpat, K. 252 Kars 250 Karsete 395 Kastilatka 53 Katuni 97 Kavaja 113, 326 Kavalla 261 Kefallinia 82 Kerkyra 82 Kettler 409 Kfor ( Kosovo Force) 411,412 Khlemoutsi 83 Kinder, H. 42 Kiri 109 Kithira 201 Klagenfurt 168, 307, 366 Klaic, Viekoslav 65, 80 Klajic 107 Klis 170 Klivnik 341 Kljuc 113 Klobuk 172 KIos 326, 330 Klun, A. 326, 331, 351 Knezak 91 Knin 47, 80, 112, 145, 172, 180, 193, 361 Kobarid 272 Kocevje 232, 320, 322 Koenigreich Dalmatien 203 Koenigreich Illyrien 203 Kolaric, Nadal 311 Kolocep 102 Koloman 76 Kolpa 90, 115, 145, 389, 390 Komen 342, 364, 369 Komiza 382 (Vedi Comisa, Lissa) Konavlje 321 (Vedi Canali, Ragusa) Kontovelj 90, 225, 374 (vedi Conto- vello) Koper 242, 326, 351, 386 (vedi Capo- distria) Kopiste 285 Koprivnica 152 Korpa 29, 265, 295 Koritnik, Francesco 327 Koritza 265, 295 Korkyra Melaina 17 Kos, Milko 66, 226, 231, 234 Kosara 48 Kosovo 64, 176, 177, 252, 258, 263, 266, 287, 306, 316, 318, 319, 326, 337, 358, 382, 383, 400, 401,403, 408,409-412,416 Kosovo force ( Kfor ) 411 Kosovo polje 65, 77, 95, 109 Indici 453 Kostajnica 175 Kostanjevica 142 Kostanjica 395 Kotor Zadar 180 Kozler 389 Kozlicic, M. 53 Kozljak Francesco 143 Kragujevac 320 Krain 221, 232 (vedi Carniola) Krajcar Breg 55, 57 Krajcer 55 Krajina 152 Kralj, M. 13 Kraljevica 326 Krapan 150 Krasica 404 Krbava 115, 145,233, 234 Kremlino 347, 380 Kresevljakovic Hamdijam 255 Kresimir 46 Kresimir III (Svetoslav, re croato 1000- 1030) 47 Kresini 340 Kreuzerberg 55 Kringa 67 (Vedi Corridico) Kristjani 75, 79 Kriti 81 (Vedi Creta, Candia) Krka 11, 78, 85 Krmin 232, 346 (Vedi Cormons) Krn 31 Kruja 111 Krupa 145 Kruscev 381 (vedi anche Hruscev) Krzanowski 211 Ksamili 25 Kublaj Khan 68 Kiibler 365 Kucibreg 348 (vedi Cucciani) Kucine 77 Kuk-Vodice 274 Kukes 326 Kulin 76 Kulin Ban 101 Kupa 79 Kuprili 120, 171 Kuprili, Ahmed 171 Kuripesic, Benedetto 76, 125 Kusteland 221 (vedi Litorale, Li to rale austriaco) L Labodnica 10, 417 Labrador 133, 134 La Citta 123 Lacroma/Lokrum 55, 102, 105 Ladesta 108 Ladislao (re di Napoli e d’Ungheria, 1377-1414) 62, 68, 78,79, 83 Ladislao d’Angio Durazzo (re di Napoli e d’Ungheria, 1377-1414) 77, 78 Ladislao di Napoli (re di Napoli e d’Un¬ gheria, 1377-1414) 79 Laganis, Bozo 404 Lagarina 99 Lago di Balaton 122 La Goletta 124 Lagosta/Lastovo 43, 102, 104, 105, 108, 192, 205, 283, 285, 286, 335,371,376 Laibach 159, 193 (vedi Lubiana, Lju¬ bljana) Lalazzo 68 La Marmora (generale, 1804-1878) 211 Lamba Doria 68 Lamberg, Giuseppe 125 Lamouche, Colonel 115 Lamut, Vladimiro 329 Lanischie/Lanisce 303 Larissa 48 Las Navas de Tolosa 59 Lastobon 108 Lastovo 37 (vedi Lagosta) Lauenburgo 198 Laurana/Lovran 53, 228, 229, 300, 332 Lavernak 358 Lavernata 357 Lazarevic, Stefano (principe serbo e vas- sallo ottomano,1389-1429) 65 Lazar Hrebeljanovic (nobile serbo, 1329-1389) 73 Lazio 149, 157,213,214 Lazius, W. 149 Lecce 119 Ledenice 174 Lederlein, J. 154 Lefkas 118 Lefkas 82 Lega Anseatica 59 Lega delle Nazioni 284 Lega di Cambrai 136, 137 Lega Lombarda 52 Lega Nazionale 207, 217 Lega Santa 121, 128, 129, 130, 138, 149,171 Legazioni papali 186 (vedi anche Lega- zioni Pontificie) Legazioni Pontificie 186, 202, 211 Legnago 214 Leka 95 Leme 166 Lemene 140 Lemno 83, 98, 99, 112, 171 Lemnos 83 Leonardo 90 Leonardo da Vinci (1452-1519, pittore e costruttore) 118 Leonardo dei Lurn (ultimo conte di Gorizia, 1454-1500) 137 Leonardo Frangipane 91 Leone, Alba Rosa 238, 273, 302 Leone Foscolo 19 Leone III (papa 795-818) 33 Leone IV (papa 847-855) 40 Leone IX (papa 1049-1054) 43, 47, 50 Leone l’Isaurico (imperatore d’Oriente, sec. VIII) 29 Leone V (papa 903) 41 Leone VI (papa 928) 41 Leone X (papa 1513-1521) 117, 147, 148, 159 Leopoldo d’Austria (duca 1177-1194) 55 Leopoldo I (imperatore 1640-1705) 91,106,171 Leopoldo II Asburgo di Lorena (1797- 1870, granduca di Toscana, 1824-1859) 202 Lepanto 77, 85, 104, 116, 119, 125, 128,129, 130, 149, 158 Lesbo 99, 110 Lesbos 84, 110 Lesh 48 Lesina/Hvar 15, 16, 18, 35, 37, 43, 69, 77, 78, 80, 85, 96, 102, 130, 180, 184, 191, 192, 193, 205, 206,207, 318 Leucade 82 Leucadia 119 Leukade 118 Levante 68, 95, 103, 129, 136, 163, 182 Lezha 265 (Vedi Alessio) Libano 58 Liberia 402 Libia 218, 260, 313 Liburnia 11, 35, 45 Licha 117 Lidi ravennati 30 Lido 39 Lienz 194 Ligure 126 Liguria 71, 129, 198, 201, 214 Lika 115, 130, 131, 145,233,332 Lika-Krbava 113, 144, 159 Limes Germanicus 23 Lina Campanella 364 454 Atlante storico dell’Adriatico orientate Lindaro 334 Linea Grimani 172, 206 Linea Mocenigo (aquisto nuovissimo ) 177, 206 Linea Nani 77, 206 Linguadoca 60 Lione 186 Lipa 343, 344, 345, 346 Lipari 127 Lipica 13 Lipizza 13 Lipovac, Joanikije 366 Lipparini, Ludovico 250 Lipsia 245 Lisbona 92, 135 Lisiani, V. 387 Lissa/Vis 6, 16, 18, 37, 46, 52, 69, 77, 78, 80, 85, 96, 102, 135, 180, 190, 191, 192, 205, 207, 211, 213, 214, 273, 335, 336, 338, 339, 355, 356, 357, 370, 381, 382,405 Litorale 44, 214, 219, 220, 297 Litorale Adriatico 268, 339, 341, 342, 349 Litorale austriaco 203, 217, 221, 300 Litorale croato 152, 192, 220, 335 Livenza43, 117 Livonia 59 Livorno 68, 155, 156, 157, 181 Ljes 265 Ljesevici 130 Ljevce polje 366 Ljotic, Demetrio (politico serbo, 1891- 1945)319,349 Ljoticevci (militari collaborazionisti) 319 Ljubac 176 Ljubelj 343 Ljubljana 21, 66, 223, 224 Ljubo Marc 332 Ljudevit 45 Ljutomer 390 Lloyd George, David (politico britan- nico, 1863-1944)272, 288 Lodi 95 Lodovico di Baviera 66 Lodovico I il Grande 76 (nato nel 1326 e re d’Ungheria, 1342-1382 e di Polonia 1370-1382) Loeben 183, 185 Logatec 27, 302 Lokev 9, 364 Lokrum 102 Lombardia 36, 42, 75, 173, 184, 185, 197, 198, 201, 209, 212, 214, 215,373 Lombardo 213 Lombardo-Veneto 210, 214 Lomellina 209 Lonato 94 London 24, 27, 187 Londra 153, 212, 247, 256, 260, 261, 270, 273, 283, 284, 285, 290, 319, 370, 385, 387, 388, 389, 402 Longatico 27, 285, 302 Longera 66 Lonjer 66 Lopud 102 Lord Byron 250 (vedi George Gordon Lord Byron) Lorenzago 186 Lorkovic, M. 34, 254 Losanna 257, 260 Losinj 18 Lotario 46 Louis Comfort 156 Louise d’Artois 203 Lowelbastei 172 Lubiana 23, 27, 39, 40, 145, 159, 187, 191, 195, 203, 222, 318, 326, 330, 339, 348, 352, 359, 362, 363, 366, 379, 381, 383, 390, 399,404 Lubiana d’llliria 193 Lucca 105, 175, 188, 202, 368 Lucio III (papa, 1181-1185) 76 Ludovico I (re d’Ungheria, 1326-1382) 62, 69, 108, Ludovico I (di Baviera) 247 Ludovico I d’Angio (re d’Ungheria 1342-1382 e di Polonia 1370- 1382) 69 Ludovico II il Giovane (822-875, im- peratore d’Occidente) 32 Ludovico il Moro (signore di Milano, 1452-1508) 118 Ludovico il Pio (imperatore francese, 814-840) 45 Lugo 30 Luigi Carlo Farini (1812. dittatore del- l’Emilia e di Parma) 203 Luigi II d’Ungheria (1516-1526, scon- fitto ed ucciso dai turchi) 114, 122,145 Luigi XII (1462-1515, re di Francia) 136,138 Luigi XIV (1638-1715, re di Francia) 173 Luisa di Savoia (1476-1531, madre del re di Francia, Francesco I) 138 Lumbarda 17 Lunardi, Francesco 39 Luneville 186, 189, 245 Lunigiana 202 Lupi 61 Lupo 40 Lupoglav 144 Lupogliano/Lupoglav 144 Lusevera 220 Lushnje 326 Lussari 226 Lussemburgo 79, 315 Lussi Giorgio 2 Lussingrande/Veli Losinj 228, 303 Lussino 8, 18, 32, 45, 203, 227, 283, 285 Lussinpiccolo/Mali Losinj 192, 228, 229,230, 303, 353 Lustizza/Lustica 96 M Monte Capodistria/Smarje 303, 384 Macarsca/Makarska 5, 35, 77, 85, 86, 113, 114, 120, 136, 154, 170, 180, 184, 191, 204, 205, 206, 357 Makarska 193 (vedi Makarska) Macedonia 61, 64, 74, 109, 111, 176, 249, 252, 255, 257, 258, 259, 261, 266, 278, 281, 306, 308, 312, 318, 321, 326, 377, 383, 400, 405, 408, 409, 411, 412, 413 Macedonia dell’Egeo 306 Macedonia pirina 306 Macerata 322 MacLean 347 Macva 382 Madonna dello Scalpello 195 Madrid 141, 161, 203 Magenta 212 Maghreb 59, 124, 125, 156 Magini, G.A. 232 Maglaj 252 Maglione 323, 325 Magna Charta 52 Mahmud II (sultano ottomano, 1784- 1839)246 Mahmud Shehu (1913-1981, presi- dente del governo d’Albania 1954-1981) 338 Mahrenfels 144 Maina 81, 82, 112 Mainardo 90 Maini 170, 177 Mainizza 27 Maiorca 156 Majnice 27 Indici 455 Makarska 113 Malamocco 7, 33 Malaria 165, 215 Malatia 260 Mala Ucka 346 Malchina/Mavhinje 225 Malchiori 176 Malfi 102 Malga Porzus 368 Malipiero, Pasquale 101 Malissia 265 Malkoc-beg 118 Malta 32, 51, 123, 124, 125, 138, 149, 155, 156, 157, 169, 171, 198, 315 Malvasia 82, 83, 87, 120, 167 Mamula 323 Manastir 252 Manfredi 60 Manfredonia 111 Mangiabosco Piero 2 Maniacco 281 Maniago 219 Manin, Daniele (1804-1857, politico veneziano) 210 Manolo 49 Mantova 67, 136, 137, 138, 140, 160, 173, 175, 185,212 Mantovano 163, 213 Manuele 62 Manuele I Comneno (1120-1180, im- peratore d’Oriente dal 1143) 29 Manzolino 368 Maometto II (sultano ottomano 1462- 1481) 114 Mappa Mundi 70 Marano 141, 142 Marburg 277, 305 Marca (ducato) 42 Marca di Verona 36 Marcello II (papa 1555) 148 Marcenigla 142, 162 Marcenigla 142 Marche 113, 149, 186, 211, 212, 213, 214,336 Marchia Austriae et Italiae 36 Marco Polo (commerciante veneziano, 1254-1324)68, 69, 70, 72 Marcovich, Giovanni 226 Marco Vipsanio Agrippa (imperatore romano 63-12 a. C.) 15 Mare del Nord 134, 198 Mar Egeo 83, 86, 110, 120, 136 Mare nostrum 317 Maresego 228, 303, 384, 387 Margariti 129 Margeriti 263 Margherita d’Austria (1480-1530, fi- glia dell’imperatore Massimilia- no) 138 Margraviato d’Istria 226, 300 Maria (figlia di Elisabetta, regina d’Un- gheria, sec. XV) 76, Maria (moglie dell’imperatore Sigi- smondo) 78 Maria Anna Elisa Bonaparte Baciocchi (1777-1820, sorella di Napoleo- ne, duchessa di Lucca e Piombi- no e Granduchessa di Toscana, 1809-1814) 203 Maria Antonietta (1755-1793, figlia dell’imperatrice Maria Teresa e moglie del re di Francia Luigi XVI) 179 Maria Beatrice 203 Maria Luigia dAustria ( 1791-1847, seconda m oglie di Napoleone, duchessa di Parma e Piacenza e Guastalla, 1814-1837) 199, 203 Maria Luisa di Borbone di Parma (1815-1824) 199,202 Maria regina d’Ungheria 62 Maria Saal 31 Maria Stuarda 150 Maria Stuart 153 Maria Teresa dAustria (1717-1780, imperatrice dal 1740) 174, 175, 179,182, 289 Maria Teresa Malaspina-Cybo 203 Maribor 305, 352, 363, 382, 383 Marica 65 Marignano 138 Marin Drzic 19 Marin Malipiero 167 Marino 216 Marin Sanudo 122 Mar Ionio 3, 32, 51, 81, 86, 121, 177 Mariott, J.A.R. 49 Maritima confinia 145 Markovic 234 Markovscina 9 Mar Ligure 125 Marmont 205 Mar Nero 98, 99, 110, 127, 248, 251 Marocco 23, 124, 146, 259 Marozia 41 Marquardo di Radeck 92 Mar Rosso 124 Marshall, George Cattlet (generale e politico statunitense, 1880- 1959)378,384 Marsich, Nazario 226 Marsiglia 126, 181 Marte 26 Martina, Nicola 218 Martin Lutero (riformatore tedesco, 1483-1546) 147, 150 Martinuzzi, Giuseppina (politico istria- na, 1844-1925) 304 Marusig, Giovanni Maria 165 Marussici 395 Marzana 334 Maserati 364 Maskala 53 Maslenica 14, 403, 407 Massa 202, 213 Massaua 124 Massimiano di Pola (498-556, vescovo di Ravenna dal 546) 28, 29 Massimiliano I (1459-1519, imperato¬ re 1493-1519) 90, 92, 118, 137, 138,140, 141 Massimiliano II (1527-1576, impera¬ tore 1564-1576) 152 Massimiliano dAsburgo (1832-1867, arciduca dAustria e imperatore del Messico dal 1864) 230 Mastro Titta 213 Masun 360 Mat 326 Matera 323 Materia 228 Mati 11, 23 Marias Flacius 152 (vedi Flacius Illiri- cus) Matija Grbec 152 Matkovic Ivo 335 Matteini, N. 216 Matteo Vlacic 150 (vedi Flacius Illiri- cus, riformatore istriano 1520- 1575)) Matteria 291 Mattia Corvino (re ungherese, 1458- 1490) 113, 144 Mattia II dAsburgo (1557-1619) 159 Mattuglie/Matulie 291, 332 Matulie 228 Maurer 193 Mauri (c) 23 Mauritania 23, 146 Mavhinje (Malchina, Trieste) 225 Mayer, Teodoro (giornalista e politico triestino, 1860-1942) 268 Maynard Keynes, John (economista britannico, 1883-1946) 279 Mazzini, Giuseppe (politico italiano 1805-1872) 211 Mecca 169 Medeazza/Medja vas 225 Medici 138 Medio Oriente 58, 70, 382 456 Atlante storico dell’Adriatico orientate Mediterraneo 1, 2, 4, 5, 13, 14, 20, 31- 33,68, 121, 122, 124, 125, 129, 133, 149, 155, 160, 176, 182, 192, 225,233, 248,257 Medja vas 225 (vedi anche Medeazza) Medjumurje 390 Medolino/Medulin 142 Medulin 142 (vedi anche Medolino) Meduna 397 Mehmed Ali (governatore d”Egitto, 1769-1849) 248 Mehmed I (sultano ottomano, 1413- 1421)109,110 Mehmed II (sultano ottomano, 1444- 46, 1451-81) 109, 110, 111, 119 Mehmed III (sultano ottomano, 1595- 1603) 109, 122 Meinhart (conte di Gorizia, t 1271) 89 Meleda/Mljet 35, 37, 43, 64, 102, 104, 108,192,205,323 Melila (Valletta, Malta) 123 Melilla 124 Melisello/Brusnik 6 Meloria 68 Melzi 193 Memorandum di Londra 394 Merece 327 Merischie 395 Merna/Miren (Gorizia) 352 Mesopotamia 111, 144 Messico 105, 230 Messina 128, 130, 336 Mestrovic, Ivan (scultore e politico croato, 1883-1962) 78, 271, 273 Metkovic 35, 172 Metlika 89, 145 Metternich, Clemente (politico austria- co, 1773-1859) 212 Mezica 365 Mezulic, Hrvoje (pubblicista istriano) 292,327, 328 Mezzo 102, 104, 106, 192, 205 Mezzogiorno 397 Michele (re di Doclea, 1046-1081) 44, 47, 49, 62 Michele Arcangelo 50 Michele I (despota d’Epiro, t 1215) 61 Michele (Mihajlo) Obrenovic (1823, principe serbo 1839-1842 e 1860-1868) 257 Michele Paleologo (imperatore d’Orien- te, 1261-1282) 56, 68 Michele Petraba (architetto da Antiva- ri/Bar, 1327-1348) 107 Michele Petrovic Njegos (principe di Montenegro, 1908-1986) 288, 321 Michele Steno (doge veneziano, 1400- 1413) 94 Michele VI (patriarca di Costantinopo- li 1056-1057) 44 Michelozzo 105 Miglia, Guido 392 Miguel de Cervantes (scrittore spagno- lo, 1547-1616) 122 Mihajlo (re di Doclea, 1046-1081) 44, 49, 62 Mihajlo (Mica) Latas (1806-1871, con- dottiere ottomano originario dai Confini militari) 249 Mihajlo Kresimir II (re croato, 949- 969)46 Mihajlovic, Draza (generale jugoslavo, 1893-1946) 336, 366 Milan Obrenovic (1854-1901, re di Serbia 1882-1889) 257 Milano 17, 30, 31, 33, 42, 51, 70, 94, 118, 136, 138, 141, 146, 157, 160, 173, 186, 210, 217, 218, 278, 288, 297, 302, 304, 339, 362,373, 374,375 Milanovic, Bozo (prete e politico istria¬ no, ) 237, 307,310 Milena Vukotic (1847-1923, regina di Montenegro) 287, 288 Milesevo 76, 115 Milione (Emilione, Marco Polo) 68, 70, 72 Militar Grenze 144 (vedi Confini MI- litari) Milizia volontaria anticomunista 326, 327 Milko Kos 143 Miller 136 Miller, K. 15 Milosevic, Slobodan (politico jugosla¬ vo, 1941-2006) 405, 408 Milos Obrenovic (1780-1860) 256 Mimar Hajrudin 128 Minerva 119 Minnesang 66 Minorca 172 Minturno 32 Mira Gojsalic 78 Miramar 225 Miramare 225, 230 Mirandola 202 Mirna 383 Miroslav 62 Miroslavo Kresimir 46 Mislav 45 Misura 111 Mitrovitza 255 Mitterburg 142 Mjersa 226 Mladen Subic (duca croato, 1312- 1322) 69 Mladin II (duca della Croazia 1301- 1322) 69 Mljet 35 (vedi Meleda) Mocco 90, 92, 142 Mocenigo, Giovanni (doge veneziano 1478-1485) 114, 136 Modena 138, 185,202,211,212,213, 368 Modon 81, 86, 98, 136 Modone 88, 119 Modrus 234 Modrus 233 Moettlig 89 Mohacs 114, 122 Mohacz 104, 143 Mohacz 175 Mohair Alamari (capo slavo dei califfi di Cordoba, 1018-1041) 33 Mohammed IV (sultano ottomano, 1648-1687) 170 Mohammed Kuprili (gran vizir turco di origini bosniache, 1656-1661) 170 Mohazc 115 Mola 100 Moldavia 110, 111, 246, 248, 249, 250, 252 Molise 215, 397 Molo San Carlo 243 Momiano 90, 142 Momjan 90, 142 Monaco 84, 216, 217 Monastir 258, 263 Moncolano 90 Mondelebotte 67 Monemvasia 82 Monfalcone 3, 8, 10, 12, 93, 94, 95, 117, 125, 186, 195, 203, 204, 218, 223, 224, 227, 232, 258, 277, 284, 352, 353, 360, 362, 363,369, 374, 391,393,397 Monferrato 138, 140, 209 Monghebbo 167 Monigo 323, 329 Monopoli 99, 100, 107, 135 Monrupino 90, 235, 244, 272, 384, 392 Montagna Morlacca 78 Montagne 150 Montalto 149 Indici 457 Montanelli, Indro 51, 173, 268, 290 Montanelli, P. 66 Monte Castelliere 72 Monteccucoli 337 Montecroce 55, 57 Montecroce di Gimino 55 Monte Dinara 5 Montefosca 239 Monte Maggiore/Ucka 5, 12, 19, 301 Montenegro 1, 5, 8, 11, 12, 23, 27-29, 43, 48, 77, 97, 105, 110, 112, 114, 168, 170-172, 177, 179, 248-250, 253, 255, 260, 264, 265, 268, 275, 278, 279, 284- 288, 306, 312, 318, 320-323, 326, 336, 337, 339, 366, 377, 382, 400, 405, 406, 409, 411, 412, 415 Monte Nevoso/Sneznik 19, 300, 360 Monte Razorisce 24 Monte re/Nanos 2, 272, 417 Monte Santo 386 Montona/Motovun 34, 54, 67, 129, 142, 164, 228,229, 303 Monza 217 Moodie, A.E. 227, 283 Moraca 48 Morava 19, 63, 176 Moravia 160, 176 Morea 83, 98, 106, 110, 112, 136, 144,171, 177 Morelli, Francesco 143 Morgan 369, 371 Mori, Alberto 6 Morlacca 3, 5, 14, 115 Morlacha 117 Mortara 209, 211, 323 Mosca 171, 252, 302, 309, 310, 320, 355, 370, 378, 399, 402 Moscardelli, G. 296 Moschiena/Mosceniska Draga 142, 143, 228, 356 Mostar 114, 128, 252, 253, 407, 408 Motta 106 Mueller 192 Muggia 10, 37, 66, 94, 129, 161-165, 226, 228, 229, 239, 348, 352, 374, 384, 385, 387, 388, 397 Muggia vecchia 71, 162 Muglia 37 (vedi anche Muggia) Mugosa, Dusan 316, 318 Muka 317 Multan 112 Mune 141, 241, 346 Mura 31, 390 Murad I (sultano ottomano, 1360- 1389) 65 Murad II (sultano ottomano, 1421- 1451) 98, 103, 110 Murad III (sultano ottomano, 1574- 1595)130 Murano 6 Murat, G. 209 Murthal 89 Musa 110 Music, Zoran (pittore, 1909-2005) 342 Musil 365 Mussolini, Arnaldo 297 Mussolini, Benito (politico italiano, 1883-1945) 216, 218, 284,288, 296, 297, 301, 302, 310, 311, 313, 319, 322, 328, 329, 336, 362,367, 372 Mustafa II (sultano ottomano, 1695- 1703)171 MustaphalV (sultano ottomano, 1807- 1808)246 Mutimir 46 Muty 263 Mvac 327 Mykonos 124 N Naborjet 285 Nabresina/Nabrezina 227 Nabrezina 225 Nacla/Naklo 364 Nadin 83, 112, 115, 122, 129 Naklo 364 Nanos 2 (ved anche Monte Re) Napoleone Bonaparte (militare ed im- peratore francese, 1769-1821) 106, 155, 186, 187, 190-192, 198, 199, 209,211,245,268 Napoleone III (1808-1873, presiden- te della repubblica francese dal 1848 ed imperatore francese 1852-1870) 212 Napoletano 173 Napoli 41, 50, 51, 61, 62, 77, 78, 81, 100, 101, 104, 111, 119, 135, 136, 138, 149, 157, 167, 173, 185, 188, 193, 212, 217, 313, 353,355 Napoli di Romania 82, 87, 99 Narenta/Neretva 3, 8, 11, 35, 43, 46- 48, 50, 70, 76, 86, 102, 110, 113, 114, 195,407,417 Narodni Dom (Casa nazionale) 297 Narona 35 Nasser 263 (vedi Gamel Abdel) Nasso 81, 99 Natale Bonifacio di Sebenico 117 Natisone 23, 224, 359 NATO ( North Atlantic Treaty Organi¬ zation) 379,408, 411 Nauplia 83, 87, 120, 167 Nauportus 23 Navarino 81, 86, 119 Navarra 84 Naxos 99 Nazioni Unite 371, 403 Nazioni Unite (UNRRA, United Na¬ tions Restruction and Relief Assi¬ stance) 368 Negroponte 81, 98, 99, 110, 112 Nemanja 64 Nemanja, Stefano (1114-1200 gran sindaco di Zeta, 1171-1195) 62, 63 Nemanjic 97 Neme 220 Neopatras 109 Nepulone 19 Neresi 205 Neresine 303 Neresine-Ossero 228 Neretva 8 Nesactium 19 Nettuno 26, 157 Neuhaus 95 (vedi Castelnuovo/Pod- grad) Neum 8, 106, 195 Neustria 30 New Orleans 393 New York 24 Niccolo V (papa, 1447-1453) 147 Nicea 63, 109 Nicola I (zar russo, 1796-1855) 248 Nicola Petrovic Njegos (1841-1921, re di Montenegro) 286, 287 Nicolo Donado 165 Nicolo Gattilusio 99 Nicolo I (papa, 858-867) 40 Nicolo II (papa, 1059-1061) 50 Nicomedia 109 Nicopolis 109 Nicosia 87 Niketa Topia 96 Nikopolje 96 Nimis 220, 350 Ninfeo 68 Nissa 109, 176, 258 Nitti, Francesco (politico italiano, 1868-1953) 298 Nizza 32, 121, 125, 156, 185, 209, 213, 216, 217 Nizzardo 212 Nodgrad 159 458 Atlante storico dell’Adriatico orientale Nogara 350 Nona 53, 130, 180 Nonna 47 Nord Africa 373 Nord Italia 323 Norico 27, 31 Noricum I 39 Norimberga 72 Normandia 339, 348 Norvegia 198 Nova Gorica 24, 398 Novak, B.C. 374 Novara 4, 5, 26, 123, 124, 138, 139, 209, 211, 213, 259, 269, 287, 315,323, 368 Novarese 209 Nova Vas 168, 340, 394 Novegradi 83, 130, 132, 234 Novi 91, 289 Novibazar 257, 258 (vedi anche Novi Pazar) Novigrad 130, 132, 234 Novigradi 403 Novi Pazar 250, 255, 310 (vedi anche Novibazar) Novi Sad 320 Novi Vinodol 115, 335 Novi Vinodolski 91 Noyon 141 Enrico II (conte di Gorizia, 1304- 1323)89 Antonio Gramsci (politico italiano, 1891-1937, anche appellativo delle unita partigiane) 337 Nuna 53 Nuova Roma 110 Nuovi Pazar 253, 254, 266 (vedi anche Novi Pazar) Nuovo Mondo 153 Nura 175 o Obad 103 Obod 80 Obotti 80 Obradovic, Milovan 410 Obrouazzo/Obrovac 113, 158 Obrov 364 Obrovac 113 Obrovazzo 155 (vedi anche Obrouaz- zo) Occhiali (Uluch Ali, nato come Dio- nigi Galeni, militare ottomano, 1525-1587) 125 Oceano Indiano 136 OCEE 378 Ochrida/Ohrid 65, 295 Ocisla 228 Ocrida 11 Oderzo 33 Odoacre 27, 30 Odzak 365 Oglio 18 Ogulin 365 Ohri 111 Ohrid 111 (vedi anche Ochrida, Ohri) Olanda 152, 171, 172, 173, 198 Olimpiade 248 Sontius 141 (vedi Isonzo) Olivera 65, 109 Oltregiuba 312 Oltrepo 173 Oltrepo pavese 209 Omar pascia 249 Ombla 205 Omero 126 Onofrio 103 Onorio 21 Onorio III 63, 64 ONU 370,415 Opacchiasella 369 Opcine 345 Opicina 193, 345, 360 Opuzen 76 Orano 124 Orasac 102 Orckan 109 Ordelaffi di Forli 60 Ordelaffo Falier (doge veneziano, 1102- 1118) 49 Ordine di S. Giovani 84 Organizzazione per la cooperazione eco¬ nomica europea ( OCEE) 378 Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) 411 Oriente 23 Orlando, Vittorio Emanuele (politico italiano, 1860-1952) 283 Orseolo Pietro II (doge veneziano, 991- 1008)46 Orsera 148, 228, 303 Orso Partecipazio I (doge veneziano, 864-881) 35 Ortelius, Abraham 59, 94, 110, 117 Ortenau 175 Orvieto 75 Orzinovi 94 OSCE A 11,415 Osijek 154, 175, 176 Osimo 398 Osmano I (primo sultano ottomano, 1299-1326) 109 Osoppo 349, 350 Osor 15, 16 (vedi Ossero) Ospo 162, 387, 389 Ossera 32, 53 Ossero 15, 16, 43, 45, 46, 49, 83, 303 Ossoinack 290 Ostrog 321 Ostrovica 77, 112 Ostrovizza 69, 79, 85, 145 Ostuno 135 Osum 11 Otranto 51, 99, 100, 110, 113, 114, 119,134,135, 138, 189, 413 Ottaviano (nome d’Augusto dopo esse- re stato adottato da Cesare e pri- ma di creare il principato) 26 Ottone I (re di Germania nel 936, im- peratore d’Occidente nel 962, t 973) 35,37,41,42, 138,247 Ottone I di Sassonia 36 (vedi Ottone I) Ottone II (imperatore 955-983) 32 Ottone III (imperatore 983-1002) 37 Ottone il Grande 42 (cedi Ottone I) Ottone IV di Brunswick (imperatore e re d’ltalia, 1208-1218) 66 Otto von Below 271 Ouchy 260 Ousar 53 Ovcja vas 285 Oxford 49, 70 P Pace 344 Pacicchelli 122 Padena 340 Padova 33, 67, 70, 89, 92, 93, 94, 118, 138,214, 323, 373 Padula 367 Paesi Baltici 319 Paesi Bassi 78, 173, 231, 245 Pagania 37, 43, 46, 48 Pagnacco, Federico 363 Pago 37, 53, 83, 115, 126, 130, 176, 198,318,325, 379 Pakrac 288 Pakratz 246 Palagruza 8, 285 Palazzo Chigi 386 Palermo 31, 50, 51, 212 Palizana 77 Palmanova 167, 271,323,359 Pal Tomon 114 Pannonia 19, 30, 31, 39, 46 Paolina 188 Paolino I 37 Indici 459 Paolo 73, 377 Paolo di Zrin 79 Paolo Ducaino 95 Paolo II (conte di Trau, 1301-1346) 69 Paolo II (papa, 1464-1471) 111 Paolo III (papa, 1534-1549) 139, 148 Paolo IV (papa, 1555-1559) 103, 148, 149 Paolo Naldini (vescovo di Capodistria, 1686-1713) 154 Paolo Subic I (duca di Bribir, Selenico/ Sibenik, 1272-1312) 69 Paolo V (papa, 1605-1621) 151 Paramiti 263 Paravia, G.B. 28 Parenzana 13 211, 212, 213 Parmigiano 202 Paros 120 Parri, Ferruccio 367 Partito autonomista 207 Paruta, Giovanni 332 Pascoli, Pietro 349 Pasic, Nicola (politico serbo, 1845- 1926) 274 Pasjak 389 Pasquinelli, Maria 392 Passariano 184 Passarowitz 82, 103, 106, 154, 167, 174, 179, 182, 206 Pastrovici 97, 98, 130 Patmos 120 Patrai 81, 85 Patras 85 Patrasso 81 Patrasso d’Acaia 28 Patria del Friuli 146 Patriae Forumjulii 90 Patriarcato 137 Patriarcato d’Aquileia 37, 39, 40 Paugnano/Pomjan 228 Paunovic, Davorjanka 370 Pauperes Milites Christi 59 Pavao Cupor Maslavacki 80 Pavelic, Ante (politico croato, 1889- 1959) 320, 322 Pavese 175 Pavese Oltrepo 175 Pavia 30,42, 137, 141, 217 Paxi 81, 82, 184 Paxo 82, 184 Paxos 120 Pazin 203, 240, 337 Pec 409 Pec 64 Pechino 70 Pecz 412 Pecz 115 Pedemontano, Jacopo Gastaldo 74, 82 Pedena 34, 66, 144, 157, 289 Pelagosa/Palagruza 8, 285, 286, 376, 371,377 Pelestrina 71 Peljesac 101, 102 Pella 387 Pella, Giuseppe 385 Pellestrina 7 Pellion Persano, Carlo (militare italia- no, 1806-1883)213 Peloponneso 82, 83, 86, 88, 109, 110, 177 Penisola Appenninica 80 Penisola Arabica 272 Penisola Iberica 59 Pentacoli 28 Pera 68 Perast 155 Perasto 64, 97, 128, 130, 158, 195, 204 Perco, G. 9 Perislav 44 Peroi 167, 229, 240 Persano, Carlo Pellion (militare italia- no,1806-1883) 213, 214 Persia 111, 124 Perugia 337 Perzagno 204, 261 Pesaro 186 Pescara 1, 128 Peschiera 136, 212 Peste 165 Petac 91 Petacci, Claretta (1912-1945, amante di Mussolini Benito) 362, 363, 367 Setacci, Marcello 363 (fratello di Cla¬ retta Petacci) Petazzi 91 Petelin 353, 356, 357, 358, 359, 360 Peternel 346 Petervarad 144 Petervaradin 177 Peterwaradin 176 Petitti di Roreto 283 Petrislav 48 Petrova gora 49 Petrovia 395 Petrovija 395 Peutinger, Corrado 18 Pharos 18 Philippe Villiers de l’lsle Adam (gran maestro dei cavalieri di Malta, 1464-1534) 156 Philippson, Martino 146 Phokiaa 84 Piacentino 175 Piacenza 139, 140, 175, 212, 313 Pianella 216 Piano Marshall 378 Piave 93, 140,219, 271 Piazzoni 336 Pican 66 Piedimonte 162 Piedimonte del calvario 332 Piedimonte di Taiano 364 Piemonte 140, 142, 173, 193, 210, 212,213,214, 373,383, 395 Piemonte d’Istria 90 Pieris 224 Pier Luigi Farnese 139 Piero Tradonico (doge veneziano origi- nario di POla, 836-864) 165 Pier Paolo Vergerio (1498-1565, rifor- matore istriano) 150, 151, 152 Pietas Julia 22 Pietrapelosa 94 Pietro 75, 321 Pietro Bonomo (vescovo di Trieste, 1458-1546) 151 Pietro Coppo d’Isola (1470-1555/56, cartografo istriano) 141 Pietro di Zrin 92 Pietro Gradenigo (doge veneziano, 1289-1311) 68 Pietro II (1923-1970, re jugoslavo 1941-1945) 366 Pietro Karagiorgevic (re di Serbia, 1903-1921) 257 Pietro Kresimir IV (re croato, 1058- 1075)47 Pietro Krsic 144 Pietro Orseolo 32 (vedi Orseolo, Pie¬ tro) Pietro Orseolo II 36, 43 (vedi Orseolo II) Pietro Polani doge veneziano originario diPola, 1130-1148) 165 Pietro Tradonico (doge veneziano, 836- 864) 32,35 Pietro Tribuno (doge veneziano, 888- 912)35 460 Atlante storico dell’Adriatico orientate Pieve 186 Pinargenti, Simon 88 Pindo 11 Pinguente/Buzet 34, 94, 129, 152, 164,228,234, 303, 390 Pino Budicin 349 Pio II (papa, 1458-1464) 111 Pio III (papa, 1503) 137 Pio IV (papa, 1559-1565) 149 Pio IX (papa, 1846-1878) 202, 211 Piombino 188 Pio V (papa, 1566-72) 1149, 150, 151 Pio VII (papa, 1800-1823) 186, 190, 200 Pio XI (papa, 1922-1939) 297, 303 Pio XII (papa, 1939-1958) 345 Pipino (figlio di Carlo Magno e re d’ltalia, 790-810) 33 Pirano 2, 4, 35, 36, 44, 52, 66, 67, 71, 118, 129, 153, 164, 226, 228, 229, 239, 283, 303, 347, 348, 353, 354, 363, 382, 384, 385, 387, 390, 394, 395,415,417 Pirenei 59 Pireo 120 Pirina, Marco 396 Piri Re’ls (navigatore e cartografo otto- mano, 1470-1554) 127 Pir Muhammad 112 Pirot 258 Pirro re d’Epiro (318-272 a. C.) 61 Pisa 107, 124, 136, 155, 202, 282, 367 Pisino 54, 89, 90, 144, 157, 195, 205, 227, 228, 229, 231, 303, 333, 334, 337,340,351 Pisticci 323 Pitadura 37 Piumazzo 368 Plamenac, Jovan (poliuco montenegri- no, 1873-1944) 287, 288 Platina 19 Plavia 353, 387 Plavje 353 Plevlje 255 Plezzo 141, 280, 348 Pliva 115 Plovdiv 249 Plutarco 61 Po 2, 28, 95, 175, 202 Pobora 177 Pobori 170 Pocitelj 110 Podbenesec 220 Podbreg 143 Podgora 332 Podgorica 28, 63, 275, 287, 401 Podgorje 364 Podgrad 92, 118, 142 Podgradina 130 Podhum 327 Podhuml08 328 Podolia 171 Podpec142 Podrecca, Carlo 220 Podrinje 76 Poggioreale 352 Poglizza 180 Pogradeci 337 Poitiers 62 Pola 8, 17, 21, 22, 24, 28, 30, 34, 40, 54, 55, 71, 129, 142, 163, 164, 165, 167, 221, 223, 227, 228, 229, 231, 233, 273, 289, 300, 303, 304, 329, 331, 332, 334, 339, 344, 353, 364, 365, 369, 391,392 Polencig, Giuseppe 226 Polesine 214 Polignano 100 Polis d’Issa 16 Poljane 389 Poljizza 76, 77, 78, 85, 113, 120, 170, 189,206 Polo, Nicolo (padre di Marco Polo) 69 Polonia 69, 122, 171, 175, 176, 319, 330,338 Pomerania 198 Pomiano 387 Porno 6, 8, 417 Pomponio Melo 15 Pontebba 269 Pontecorvo 200, 213 Ponte delle capre 129 Pontigiglione 274 Pontremolese 213 Pontremoli 203 Ponza 326 Poole, R. L. 55, 56 Popecchio 142, 162 Popovic, Krsta 321 Popovic, Krsto 287 Popovic, Miladin 316 Poppone 37, 39, 40, 41 Porcinj 350 Pordenone 90, 137 Porec 227 Porfirogenito (imperatore d’Oriente Costantino VII Flavio, 905-959) 45, 108 Porta 112, 113, 119, 169, 170, 171, 201,256 Porta Angelica 213 Portella della Ginestra 392 Porto Baros 291, 359 Portogallo 59, 99, 104, 133, 198, 255, 268, 279, 398 Portogruaro 140 Portole 94, 228, 229, 303, 384 Porto Piave 7 Porto Re 174, 181, 335 Portore-Kraljevica 291 Porto rose 415 Porzus 350 Posedarje 130 Postumia 2, 9, 10, 20, 21, 24, 36, 203, 284,285,300, 340,348, 360 Potendorf 281 Potori 346 Pound, Ezra (poeta americano, 1886- 1970) 367 Pozarevac 106 Pozega 233 Praga 55, 94, 221 Prapotno 220 Prato di Resia 220, 225 Prealpi Carniche 349 Predil 188, 285 Predjamski grad 9 Prem 91, 328 Premedi 111 Prepotto 220 Presbugo 189 Presburgo 188 Prevesa 82, 83, 121, 184 Preveza 82 Prezzolini, Giuseppe (pubblicista italia- no, 1882-1982) 275 Pribicevic, Svetozar (politico jugoslavo, 1875-1936) 284 Prijepolje 255 Primano 13, 91, 328 Primorje 86, 221 Primorske Novice 340 Primorski dnevnik 385 Primosten 112 Primo Trubar (riformatore carniolino, 1508-1586) 152,154 Princeton 375 Princip, Gavrilo (aggitattore politico bosniaco, 1894-1918) 267 Principato di Monaco 200 Prishtine 326 Pristina 176 Privilegio 334 Prizren 73, 266 Procacci, Giovanna 276 Progon 61 Promontore 164 Pro patria 300 Prosecco 90, 225, 345, 397 Indici 461 Prosek 90, 225 Province d’llliria 106, 192, 193, 195 Province Illiriche 188, 203, 224, 289 Province pontificie 214 Provincia della Lubiana 318, 324 Provincia di Cattaro 321 Provincia di Lubiana 322, 327, 375 Prussia 173, 197, 213, 245, 249 Prvovencani 63 Puglia 5, 15,50,51,99, 100, 111, 113, 128, 134, 135, 136, 157, 189, 214, 233, 323, 397 Puke 326 Pulfero 220 Punisa Racic 309 Punta di Salvore 2, 164, 417 Punta Maddalena 329 Punta sottile 388, 389 Punta Sdlo 32 Q Quadrilatero 210, 212 Quadruplice alleanza 173 Quarantotti Giovanni 142 Quarnero 5, 14, 15, 129, 178, 191, 203, 285, 290, 291, 302, 339, 379 Quieto 10, 383 R Rabuiese 387 Rabujese 386 Racice 142, 389 Racizze 142 Radaus, Ribaric, Jelka 100, 239, 240 Radetic, Ernest 311 Radetzky, Johann (militare austriaco, 1766-1858) 210,211 Radic, Stjepan (politico croato, 1871- 1928)309 Radica, Bogdan 357 Radic Crnojevic 73 Radicich, M. 353 Radic Sankovic 102 Radoslav 49 Radoslav Pavlovic 80 Radovic, Radomir 404 Radoviste-Stip 382 Raetia I 39 Ragusa/Dubrovnik 12, 14, 29, 32, 45, 48, 51, 53, 55, 57, 69, 73, 76, 77, 78, 79, 80, 101, 102, 103, 104, 105, 106, 107, 110, 114, 142, 149, 158, 159, 174, 180, 181, 186, 189, 190, 195, 197, 202, 204, 205, 206, 244, 254, 288, 318, 336, 355, 356, 357, 358,404, 407 Ragusa vecchia/Cavtat 16, 19, 80, 101, 103,105,106,192 Ragusium 37 Raimondo di Tolosa (principe crociato, 1088-1105) 55 Rainer, Friederich 339, 342 Rajbl 285 Rama 50 Rambouillet 411 Rankovic, Alessandro (politico jugosla- vo, 1909-1983) 370,381 Rapallo 285, 287, 288, 291, 310 Rasa 62 Rascia 62 Raska 62, 97, 102 Raspo 9, 129 Raspor 9 Rassia 77 Rastatt 173 Ratisbona 122 Ratti 297 Raubar, Nicola 143 Ravenca 220 Ravenna 21, 27, 28, 29, 30, 67, 94, 95, 101, 107, 137, 138, 185, 197, 202,211 Reame di Napoli 66 Re d’Italia 211 Redipuglia 286 Re di Sicilia 50 Reggimento dell’Illirico 196 Reggimento di Primorje 180 Reggio 128, 138, 185, 202, 212 Reggio Calabria 128 Reggio Emilia 368 Regio XI Transalpina 18 Regio X Venetia et Histria 18, 19 Regno d’llliria 143, 194, 203, 204, 205,289 Regno d’ltalia 106, 186, 188, 189, 192, 193, 194, 209, 212, 213, 214,226,276,277, 302 Regno dei Paesi Bassi 198 Regno dei Serbi, Croati e Sloveni 284, 295,305,307,310 Regno delle Due Sicilie 102, 168, 212, 213 Regno di Dalmazia 205 Regno di Napoli 149, 168, 173, 186, 198,200 Regno di Sardegna 175, 198, 200, 201, 203 Regno di Sicilia 175 Regno Illirico 221 Regno Italico 42, 52 Regno Italico indipendente 42 Regno Lombardo-Veneto 196, 198, 203, 205 Regnum Albanie 61 Reka 11, 165 Renee 299,348 Reno 23, 198 Rensi, Pietro 340 Repentabor 90, 225 Repubblica Cisalpina 185, 186, 201 Repubblica Cispadana 185, 186, 202 Repubblica di Genova 149 Repubblica di Ragusa 149 Repubblica di S. Marino 200 Repubblica di Salo 322 Repubblica di San Marco 144 Repubblica Italiana 185, 186 Repubblica Ligure 185, 211 Repubblica Panteuropea 189 Repubblica Piemontese 185, 186 Repubblica romana 211 Repubblica sociale italiana 342, 373 Repubblica Srbska Krajina 406, 407 Repubblica Subalpina 185 Repubblica Subalpina 186 Repubblica Transpadana 185 Repubblica Veneta 186 Resia 43 Ressel, Giuseppe 220 Resti 107 Rex 352, 353 Rex Croatie et Dalmatie 47 Rezija 225 Rhinenland 55 Rialto 33 Ribar, Ivan (politico jugoslavo, 1881- 1968) 330 Riccardo Cuor di Leone (1157-1199, re d’Inghilterra dal 1189) 55, 90,105 Riccardo Lenac 290 Richelieu, Armando-Gianni (1585- 1642, cardinale e uomo di stato francese) 160 Ricmanje 66, 188, 364 Rieger, Alberto 230 Rieger, G. 236, 237 Riegler, G. 229 Rifembergo 24 Riforma 151, 152 Rijecina 289, 332 Rijeka 8, 102, 174, 233, 283, 292 Rijeka Crnojevic 406 Rilleylove 243 Rimini 137, 138, 216 462 Atlante storico dell’Adriatico orientate Risano 2, 9, 10, 19, 26, 34, 36, 114, 121,128, 158, 204 Risiera 325, 342, 343, 344, 346 Rissano 170, 172 Riunione adriatica di sicurta 343 Riva 99 Rizana 2, 10 Rjecina 290 Roatta, Mario (militare italiano, 1887- 1968)377 Roberto re di Napoli (1309-1343) 62 Roberto d’Altavilla 50 Roberto Guiscardo (duca normanno, 1015-1085) 51, 101 Roberto I di Borbone (duca di Prma e Piacenza, 1854-1859) 203 Robinson 124, 130 Rochat, Giorgio 372, 373 Rodi 84, 111, 118, 124,125, 126, 129, 132, 138, 156,260 Rodolfo II 160 Rogosnizza 112, 190 Rogoznica 112 Roma 19, 20, 21, 24, 27, 28, 29, 32, 33, 37, 40,64, 75,88,91, 124, 126, 134, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 157, 209, 213, 214, 265, 273, 274, 288, 290, 303, 304, 307, 308, 331, 361, 373, 377,386, 395 Romagna 67, 137, 138, 186, 211,212, 213 Romania 23, 56, 83, 167, 177, 249, 250, 252, 253, 255, 261, 268, 279,315,319, 321,355,396 Romano (papa, 897) 41 Romano, Sergio 313, 322 Ronchi 37, 236 Rondova 323 Roosevelt, Franklin (1882-1945, pre- sidente degli Stati Uniti, 1933- 1945)369 Rosaccio, Giuseppe 72 Rosandra 10, 161 Rosariol 142 Rosarol 34 Rose 32 Rovereto 99, 136 Rovigno 22, 27, 34, 35, 67, 71, 129, 164, 165, 195, 226, 227, 228, 229, 233, 236, 237, 243, 281, 303,329,334, 363 Rovigo 94, 185, 217 Rovinium 22 Rozar 142 Rozzo 228, 303 RSI 373 Rua di Camogli 393 Ruaro, G. 21 Rubiera 138 Rubiku 266 Ruda 366 Ruggero 50, 52 Ruggero Boscovich (1711-1787, ge- suita, astronomo e matematico) 105 Ruggero II (1097-1154, re normanno) 50, 51 Rugova, Ibrahim (politico di Kosovo, 1944-2006) 410 Rumelia 249 Rumelia Magnifica 257 Rumija 260 Runciman, Steven 84 Runk, F. 196 Rupa 332,346 Rupin 225 Russia 171, 173, 176, 184, 186, 189, 191, 196, 198, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252, 260, 267, 268, 273, 274, 279, 346, 372, 375 Rustichello da Pisa 68 Ruzzier 342 s S. Antonio 387 S. Cesarea 338 S. Dorligo 352 S. Dorligo della valle 384 S. Germano 214 S. Giacomo 345 S. Giovanni 150 S. Maria del Campo 142 S. Maria di Aquilieia 236 S. Maria di Bagno 338 S. Maria di Leuca 338 S. Maria di Maglie 338 S. Marizza 43 S. Martino 212 S. Maura 184 S. Michele 274 S. Pietro al Natisone 220 S. Servolo 142 S. Zorzi 109 Sabac 144 Sabbioncello/Peljesac 1, 64, 101, 108, 205,238 Sabiona 192 Sacra Scrittura 151 Sacro Romano Impero 33, 79, 90, 105, 187,188 Sadowa 213 Safaris, Stefanos 381 Safonov 189, 190 Sagrado 161, 224 Saifnitz 285 Saint-Germain 279, 285 Saint-Tropez 32 Salcano/Solkan 37, 117 Salerno 42, 51 Salisburgo 39, 168 Salmon, T. 157 Salo 94, 95 Salomon Kuselius 131 Salona 11, 14, 16, 17, 19, 23, 26, 28, 31,34, 35,47, 77, 109 Salonicco 50, 61, 81, 86, 98, 109, 110, 149, 247, 252, 258, 261, 265, 275 Saltz 44 Salvatierra 59 Salve 119, 126 Salvi Michele 105 Salvore 1, 2, 13, 35, 52, 390, 420 Samira 402 Samo 31, 126 Samos 126, 247, 262 Samothrake 83, 99 Samotracia 83, 99, 171 Samuele 48, 50, 101 Sana 114,115 San Bartolomeo 150, 154 San Canciano 224 San Canziano 11 Sancti Viti ad Flumen 289 (vedi anche Fiume/Rijeka) Sandalj 79 Sandalj Hranic 97, 102 Sandalj Hranic Kosaca (duca bosniaco, t 1435)83,96 Sandjak 175 San Dorligo della valle/Dolina 235, 348 San Francisco 24 Sangiacato 250, 306 Sangiaccato 252, 255, 310, 318, 366, 376, 382 San Giacomo 298 San Giorgio 60, 135, 195 San Giovanni 225 San Giovanni di Duino 347 San Giovanni di Gerusalemme 123 San Giovanni in Laterano 41 San Giuseppe 235, 364 San Giuseppe della Chiusa 188 San Giusto 26 San Gottardo 154, 171 San Gregorio 379, 380 San Leonardo 220 Indici 463 San Lorenzo 129 San Lorenzo del Pasenatico 168 San Marco 14, 38, 47, 56, 58, 67, 68, 81, 82, 92, 93, 95, 96, 98, 112, 135,138,158,183,184,224 San Marco a Levade 353 San Marino 211, 216 San Michele 64 San Nicolo 193 San Pelagio 225 San Pier d’Isonzo 224 San Pietro 40, 192, 285, 362, 364 San Pietro di Nembi 191 San Pietro in Selve 144 San Pietro nel Bosco 67 San Quirino 89 San Remo 121, 287 San Saba 66 San Sabba 343, 349, 352 San Sava 115 Sansego 32 San Sergio 95 San Servolo 54, 90, 154, 160, 162, 387 San Simone 236 Sant’Angelo 120 Sant’Antonio 92 Sant’Uffizio 151 Santa Catarina 363 Santa Fiora 149 Santa Maria Maddalena 385 Santa Maura 61, 82, 87, 118, 119, 158 Santa Sede 303, 324 Santel, Sasa 294 Santiago 59 Santin 329, 333, 341, 344, 386 Santin, Antonio 289, 327 Santini 181 Santo Sepolcro 60 Santo Spirito 91 Santo Stefano 249, 250, 252, 253 Sanvincenti 57, 167, 228, 244, 303 San Vito (duomo di Fiume/Rijeka) 143,361 San Vito (dei Normanni) 99, 135 San Zanut 224 Sapienza 86 Sarajevo 103, 116, 129, 176, 254, 257, 258,267,326,407,410 •• Saranda 25, 97 Sardegna 31, 32, 138, 157, 173, 186, 209-215, 249, 322, 323, 331, 393 Sardiniae 18 Sartore, Andrea 107 Saseno/Sazan 264, 295, 337 Sasso 77 Sassonia 36, 197 Satou 53 Sauris 220 Sava 19, 23, 27, 37, 63, 75, 144, 175, 356 Sava Kosanovic 253 Savia 39 Savogna 220 Savoia 125, 137, 140, 185, 186, 209, 212,213,215,216 Savonarola 135 Savonarola, Girolamo 134 Sbutega, Antun 29, 43, 44 Scaligeri 100 Scander Beg 113 Scandinavia 134 Scardona 65, 78, 79, 85, 112, 117, 145,193 Schiavonia 226 Schiffrer, C. 343 Schneider 351 Schoenbrunn 193 Schrot, Cristiano 59 Schuster, Alfredo Ildefonso 304, 312 Schwaben 175 Schwabia 176 Scio 247, 249 (vedi Chio) Sciro 120 Sclavonia 46, 53 Sclavorum regio 285 Scofie 353 Scognamilio Pasini, Carlo 270, 271 Scombina 264 Scorcola 66 Scorcolla 360 Scozia 150 Scutari 11, 23, 29, 63, 73, 74, 95, 96, 97,98, 109, 111, 112, 132, 167, 252, 260, 261, 263, 265, 286, 326,400, 406 Sczeged 114 Sdobba 8 Sebastiano 133 Sebastiano Ziani 52 Sebenico/Sibenik 6, 11, 37, 49, 50, 53, 65,69, 70,77-79,85, 112, 116, 117, 130, 145, 166, 168, 180, 184, 190, 193, 199, 205, 206, 208,254, 323, 329, 396 Segna 23, 52, 53, 85, 144, 145, 158, 159,234, 262 Seiane/Zejane 141 Selb, Augusto 239, 240 Selce 335 Selim I (sultano ottomano, 1512-1520) 111,132,144 Selim II (sultano ottomano, 1566- 1574)129 Selim III (sultano ottomano, 1789- 1807)246 Semadirek 99 Sembije 364 Semedela 236 Semeni 11 Sempolaj 225 Sena 53 Senia 23 Senj 234 Senosecchia 91 Serbia 48, 57, 62-64,74, 97, 110, 113, 126, 131, 177, 201, 231, 245, 246, 248, 249, 253, 255-257, 258, 261, 264-267, 273, 275, 278, 279, 286, 306, 309, 312, 317-320, 356, 365, 375, 391, 400, 405,407-412,416 Serenissima 7, 54, 81, 82, 86, 91, 93, 97-99, 104, 119, 130, 136-138, 159,160,169 Sergi 66 Sergio/Srdj 190 Sergio III (papa 904-911) 41 Serre 109 Servola 66, 353, 385 Sesana/Sezana 227, 235 Sesljan 30, 72, 225 Seton Watson 313 Settepozzi 68 Severin 144 Sevillia 182 Sezana 227, 360 Sezza 415 Sforza 284 Sforza, Massimiliano 138 Sforza Ludovico il Moro 136 Sgonico 384 Shaban Poluzha 358 Shepherd, W. R. 57, 182, 186, 187 Shkumbi 11 Shkumbini 29 Sicciole/Secovlje 415 Sicilia 31, 50, 51,57,61,99, 135, 136, 138, 157, 173, 188, 200, 209, 214,215,217, 329, 373, 392 Sidone 58 Siegler, H.O. 175 Sigeardo 37 Sigeth 125 Sigismondo 62, 70, 77, 78, 79, 83, 85, 96,105,144 Sigmundskron 42 Sign 205 Signa 172, 180, 206, 245 464 Atlante storico dellAdriatico orientate Signo 115 Silistria 261 Sillian 194 Silvestro II (papa 999-1003) 43 Simcich, Giuseppe 361 Simeone 46 Simone Vidali 161 Sinagi 53 Singidunum 28 Sinio 336 Sinj 113, 335 Sipan 102 Siracusa 16 Siria 59, 111, 124, 248,257 Sirmium 28 Sisak 145 Sisic, F. 25, 103, 119, 247 Sissak 122 Sissano 229 Sistiana 30, 72, 225, 227, 397 Sistilianu 72 Sisto IV (papa, 1474-1484) 134 Siviglia 158 Skander Beg 98, 99 (vedi Grigio Ca- strista) Skarbola 66 Skedenj 66 Skocjan 11 Skofije 353, 386 Skofja Loka 366 Skopje 65, 258 Skoplje 95, 109, 177, 266 (vedi anche Skopje) Skorklja 66 Skradin 112 Slano 102, 205, 325 Slavce 346 Slavia italiana 220, 349 Slavia veneta 94, 220, 223, 226 Slavonia 111, 112, 126, 131, 146, 152, 175, 176, 231,245,247, 407 Slavonia orientale 115 Slesia austriaca 175 Slimuraz 130 Slivari 340 Slivia 225 Slivnice 130 Slivno 225 Slope 364 Slovenia 1, 2, 5, 10, 29, 30, 79, 80, 115, 145, 154, 166, 305, 308, 309, 312, 320, 335, 339, 345, 355, 366, 375, 380, 383, 390, 393, 394, 398, 405, 407, 408, 412,413 Slovenia veneta 23 Sman 358 Smederevo 319, 382 Smirne 149 Smith 220 Smyrna 84 Sneznik 300 (vedi anche Monte Nevo- so) Socerb 54 (vedi anche San Servolo) Socerga 389 Societa Dante Alighieri 207 Societa delle Nazioni 290, 296 Societa politica istriana 217 Sofia 110,308 Sofia von Chotek 267 Soko 103 Sokol 115 Sokollu Mehmed Pasha 115, 122 Sokolovic 120, 132 Solana, Xavier 411 Solferino 211, 212 Solimano I (sultano ottomano, 1347- 1361) 109,115, 120, 122, 125 Solimano il Magnifico (sultano otto¬ mano, 1495-1566) 111, 115, 122,149 Solin 77 (vedi Salona) Solinas, Giovanni 29 Solkan 37 Sofia 357 Solway Firth 23 Somalia 312 Soncini, I. 12 Sonnino, Sidney (politico italiano, 1847-1922) 272 Sopoto 129 Sorensen, Carl Frederik 211 Sorrento 122 Sovignacco 142 Sovinjak 142 Sovodnje 220 Spagna 21, 59, 75, 99, 102-104, 133, 137-141, 149, 151, 157, 160, 172, 173, 196, 198, 206, 217, 255,334, 377, 381 Spalato/Split 1, 8, 11, 14-16, 19, 21, 23, 26, 28, 29, 37, 41, 43, 45- 47, 49, 50, 53, 65, 69, 70, 76- 78, 80, 85, 86, 101, 103, 113, 115, 130, 145, 159, 161, 180, 181, 184, 189, 190, 193, 195, 200, 204-207, 273, 285, 325, 330, 335, 336, 338, 357, 382, 406 Spedizione dei Mille 212 Speyer 55 Spic 130 Spinacci 336 Spinalonga 81, 169, 177 Spira 148 Spizza/Spic 130, 206, 258 Split 8 Spoleto 36, 42 Sponza 105 Sporadi 120, 124 Sposalizio del Mare 39, 43 Spruner, K. 29, 191 Squinabol, Senofonte 24, 224, 232, 238, 273,314 Srdj 190 Srebrenica 111, 150, 407 Srednje 220 Srem 231,233, 356,358, 370 Sremska Mitrovica 19, 28, 365 Sremski Karlovci 171, 172, 245 Srijem 115 St. Andrea 66, 387 St. Croce 66, 225 St. Gall 150 St. Giuseppe 66 St. Lenart 220 St. Peter Slovenov 220 St. Veit am Flum, Pflaum 143 (vedi Fiume/Rijeka) Stagno 44, 53, 64, 101, 205, 236 Stalin Josip Visarionovic (1879-1953, capo dell’Unione sovietica 1922- 1953) 316, 317, 330, 355, 356, 369,380, 399 Stalingrado 362 Stampalia 120 Stankojug 125 Staranzano 224 Starigrad 53, 207 Stari Hrastnik 366 Stari Sivac 399 Starod 389 Stati Uniti d’America 106, 182, 268, 279, 287, 319, 367, 378, 388, 398,403,405,407,411,413 Stato da terra 95 Stato dei Presidi 200 Stato della Chiesa 185, 202 Stato libero di Fiume 290 Stato Pontificio 138, 149, 200, 212 Stato sardo 203 Statuto Valachorum 146 Stefani, Luigi 347 Stefano 43, 63, 64, 114 Stefano Console 152 Stefano Costantino 64 Stefano Crnojevic 98 Stefano Dabisa (re bosniaco, 1391- 1395) 78 Stefano Drzislav 46 Stefano Dusan (imperatore serbo, 1308-1355) 74 Indici 465 Stefano Dusan Silni (imperatore serbo, 1308-1355) 64 Stefano I (re ungherese, 1030-1058) 47 Stefano II (re d’Ungheria e Croazia, 1116-31) 50,75 Stefano II Kotromanic (duca bosniaco, 1322-1353) 76 Stefano il Grande 73 Stefano il Piccolo (nobile montenegri- no, 1768-73) 182 Stefano Lazarevic (despota serbo, 1393- 1427)96,97 Stefano Nemanja (1114-1200, gran sindaco di Serbia e Zeta, 1171- 1195)62,64 Stefano Ostoja (anche Ostoje, re di Bo¬ snia 1398-1404 e 1409-1414, vassallo di Napoli) 78, 79, 80, 421 Stefano Prvovencani di Zeta 76 (vedi Stefano Nemanja) Stefano Suronja 47 Stefano Tomas (penultimo re della Bo¬ snia, 1444-1461) 113 Stefano Tomasevic (re della Serbia 1456-1459 e re della Bosnia, 1461-1463) 113, 114 Stefano Tvrtko II (re bosniaco, 1404- 1409 e 1421-1443) 113 Stefano Tvrtko Kotromanic (duca di Bosnia nel periodo 1353-1377 e re 1377-1391) 76, 77 Stefano Uros (re serbo, 1355-1371) 65 Stefano Uros I (re serbo9, 1243-1276) 64 Stefano Uros II Milutin (re serbo, 1282-1321) 64 Stefano Uros III Decanski (re serbo 1321-1331) 64, 74 Stefano VI (papa 896-897) 41 Stefano VII (papa 928-931) 41 Stefano Vukcic Kosaca (gran duca di Bosnia, conte di Zahumlje e Pri- morje, 1435-1466) 86, 98, 113, 114 Steffe 364 Stih, P. 89 Stiolivo 204 Stiria 31, 73, 80, 92, 117, 149, 1-51, 154, 305, 318, 320, 322, 366, 367 Stjepan II Kotromanic (duca bosniaco di Raska, 1322-1253) 102 Stobrec 77 (vedi anche Stobrezio) Stobrezio/Stobrec 77 Stolivo 205 Ston 44 (vedi anche Stagno) Stonski rat 108 Stracimirovic, 95 (vedi Strazzimiro) Strasburgo 17 Strazzimiro, Giorgio (signore di Zeta e Scutari, 1385-1403) 73, 95, 96 Strecimir 62 Stregna 220 Streit, F. W. 194 Strigova 390 Strossmayer, Josip Juraj (1815-1909, vescovo di Bosnia e Srem) 262 Strugnano/Strunjan 299, 307, 382 Studenica 64 Stulli, Bernard 205 Stuparich, Giani (scrittore triestino, 1891-1961) 395 Sturolo 100 Stuttgart 15 Suakim 124 Suau, Anthony 400 Suda169, 177 Suda Bay 81 Sudan 124 Sudland, L.V. (pubblicista croato Ivo Pilar, 1874-1933 ) 208, 235, 256,262 Sud Tirolo 216, 285 Suez 225,238 Suleyman (sultano ottomano 1402- 1411)109,110 Sulysap 277 Sumet 102 Sundgau 175 Supa102 Superior Provincia Illyricum 19 Susac 285 (vedi Cazza) Sussak/Susak 159, 288, 289, 290, 291, 332, 335, 359, 362 Sutomore 130, 258 Sutorina 11, 106, 195 Sv. Andrej 66 (Vedi St. Andrea) Sv. Grgur 379 (Vedi San Gregorio) Sv. Ivan 225 Sv. Juraj 195 Sv. Jure 135 Sv. Kriz 66, 225 Sv. Matej 322 Sv. Petar 191 Sv. Petar u Sumi 67 (vedi San Pietro in Selve) Sv. Saba 66 Sv. Vincenat 167 (vedi Sanvincenti) Sveta Gora 386 Svetoslav Kresimir III (re croato, 1000- 1030)47 Svezia 198 Svistovo 174 Svizzera 175, 198, 200, 201, 213, 231, 271,315 Svjetoslav (Suronja, re croato, 997- 1000) 46, 47 Svrdlac 130 Sykes-Picot 272 Syrmien 231, 233 Szigetvaer 122 Szigetvar 115 T Tablja 285 Tabula Peutingeriana 18 Tacetta 220 Tagliamento 43, 117, 183, 349 Taipana 220 Talentino 216 Tamaro, Attilio (politico triestino, 1884-1956) 299 Tamburini 335 Tamerlano Semurlenk (1336-1405, khan tartaro) 96, 109, 112, 151 Tamerlano Timiur Lenk 65 (vedi Ta¬ merlano Semurlenk) Tancik, Ferdinad 192 Taranto 32, 119, 126, 138 Tarcento 360 Tarcet 220 Tardieu 284 Tarkhana 170 Tarnova 348 Tarsatica 21, 24, 289 Tarsatico 23 Tarsatto/Trsat 44, 142 (vedi anche Ter- satto) Tarticchio (prete istriano, 1943) 334 Tartini, Giuseppe (compositore, 1692- 1770) 236, 237 Tarvisio 117, 188, 195, 285, 386 Taso 83, 99 Tasoz 99 Taube 176 Taza 124 Tebe 51 Stefano Vojislav (anche Dobroslav, principe di Doclea, sec. XII) 48 Tegetthoff, Wilhelm von (militare au- striaco, 1827-1871) 211 Teleki, Pal (1879-1941, politico un¬ gherese) 318 Tellini 296 Temeszvar 144, 176 Temperley, H.W. 281 Templum Salomonis 60 Tenedo 71, 169 466 Atlante storico dell’Adriatico orientate Tenedos 262 Tenen 80 Tenenum 172 Tenos 124 Teodo 64 Teodora 41 Teodorico (455-526, re ostrogoto dal 493) 27, 29, 30 Teodoro (imeperatore d’Epiro sec. XIII) 61 Teodosio ( imperatore d’Oriente, 347- 395) 21,27 Teotompo 16 Tepelen 263 Terg 17 Tergestum 17 (vedi Trieste) Terracina 41 Terraferma 93 Terra Santa 55, 59, 60, 123, 157 Territorio Libero di Trieste 10, 383, 371, 379, 38, 390, 394, 396, 398 Tersatto 115, 178, 289, 290 Tersattica Vitopolis 289 (Vedi anche Tersatto) Tessaglia 48, 65, 74, 109, 247, 248 Testa (prefetto di Fiume) 328 Tevere 41 Tharsaticum 289 Thasos 83, 99 Thiene 214 Thurn & Taxis (nobili tedeschi e padro¬ ni del castello di Duino/Devin) 91 Tiberio 151 Ticanj 334 Ticino 175, 202, 209, 212, 216, 315 Tilsit 184, 188, 190, 191 Timau 220 Timavo 9, 10, 11, 13, 165, 168, 174, 397 Timur-Lenk 112 (vedi Tamerlano Se- murlenk) Tino 81, 85 Tirana 263, 266, 296, 317, 399 Tirolo 90, 194, 195, 197, 201, 216, 231,268 Tirreno 107, 116, 126 Tischbein, Augusto 91, 230 Tischlwang 220 Titano 216 Titius 11 Titl, Julij 242 Tito 320, 347, 354, 355, 356, 368, 370, 372, 375, 377, 380, 381, 401, 402, 403, 410 (vedi anche Broz Josip) Titograd 401 Tito Livio 17 Tizzano 334 Tlemcen 124 TLT 371, 388 (vedi Territorio Libero di Trieste) Tocco (famiglia napoletana, conti di Cefalonia) 119 Togliatti, Palmiro (agente di Comin- terna e politico italiano, 1893- 1964) 297,310, 330, 372 Tolentino 186 Tolmezzo 220 Tolmin 227 (vedi Tolmino) Tolmino/Tolmin 24, 141, 149, 227, 274, 348, 351 Tolomeo, Claudio (geografo greco, 85- 160) 11, 14, 17, 20, 61 Tomazic, Danica 343 Tomislao 46 Tomizza, Fulvio (scrittore istriano, 1935-1999) 394 Tommaseo, Nicola (scrittore e politico dalmata, 1802-1874) 210, 243, 245, 246 Tommasini 163 Tommaso Mocenigo (doge veneziano, 1414-1423) 94 Tonchio 98 Toplica 258 Topographia Veneta 180 Topolovec 348, 390 (vedi anche Top- polo in Belvedere) Toppolo in Belvedere/Topolovec 348, 390 Torelli, L. 215 Torino 29, 42, 69, 71, 72, 93, 191, 209,212,311,373 Torjan 220 Torre 167,219 Torre, Andrea 273 Torreano 220 Tortona 209 Toscana 42, 105, 138, 150, 199, 209, 211-214, 323, 373 Tracia 23, 110, 249, 259 Traguri 53 (vedi Trail) Tiagurion 16 (vedi Trail) Trani 99, 100, 111, 135, 138 Transilvania 115, 171, 245, 250 Trapani 68, 156 Trappano 205 Traii/Trogir 16, 29, 37, 43, 45, 46, 47, 49, 50, 53, 65, 66, 69, 70, 77, 78,85, 130, 132, 180, 181, 184, 193,205,207,335, 336 Travunija 37, 43, 44, 46, 48, 49 Travunja 80, 102, 113, 114 (vedi anche Travunija) Trbiz 386 (vedi Tarvisio) Trebiciano/Trebce 10 Trebinje 48, 73, 110, 172, 254 Trebisonda 99, 110 Trecento 100 Trentino 95, 136, 137, 193, 197, 201, 216, 268,285 Trento 142, 149, 160, 216, 218, 269, 271,273, 339 Treviso 68, 72, 89, 93, 98, 100, 118, 137,323,329, 373 Tribano 395 Tribunale speciale 301 Tricorno/Triglav 141, 147 Triest 227 Trieste 1-3, 8-14, 16, 17, 21-24, 29, 36, 39, 40, 54, 56, 66, 67, 71, 72, 85, 92, 117, 118, 137, 141, 151, 154, 161, 162, 168, 181- 183, 191, 193, 195, 204, 216- 218, 221-223, 225-227, 229, 230, 233-235, 238, 241, 243, 264, 268, 272, 280, 281, 283, 286, 297-302, 305, 313, 325, 329-335, 339-347, 352, 354, 357-359, 363-365, 369, 370, 373-375, 379, 382, 384-389, 391-394, 396, 398,402,417 Triglav 141, 147 (vedi Tricorno) Trilj 335 Trine 177 Tripoli 124, 125, 156, 157, 158, 218 Tripolitania 259, 260 Trittonio 148 Trnovaca 130 Trnovo 259 Trogir 66 (vedi Trail) Trpimir 45, 46 Trsat 290 (vedi Tersatto) Trst 227 Truman, Harry S. 377 Trzic 10, 369 (vedi Monfalcone) Tschecoslovachia 319 Tubinga 152 Tucovic, Dimitrije (politico serbo, 1881-1914) 409 Tudjman, Franjo (militare e politico croato, 1922-99) 405 Tumpic, D. 294 Tunisi 104, 116, 124, 155, 158 Tunisia 117 Turati 217 Turchia 101, 106, 126, 145, 171, 172, 184, 198, 246, 248-250, 252, 253, 255-261, 266, 279, 296, 385,400, 409 Indici 467 Turiaco 362 Turingia 44 Turozcie, Giovanni 65 Turriaco 224 Tuturano 338 Tuzla 366 Tvrcko I (1353-1391, duca e re bosnia- co) 73, 75-79 Tvrrko II (re bosniaco 1404-1409 e 1421-1443) 79, 80 Tybein 91 (vedi anche Duino/Devin) Tyne 23 u Ubertalli, Pietro 336 Uboldi Raffaello 355 Uccialli 125 Ucka 12, 301 (vedi Monte Maggiore) Ucraina 171 Udbina 143 Udine 13,39, 117, 118, 146, 151, 184, 219, 220, 282, 297, 302, 323, 339, 348, 350, 360, 373, 374 Uggovitz 285 Ugliano 381 Ugo 41 Ugussi, Lucia 395 Ukve 285 Ulrico (duca di Wuertenberg, sec. XVI) 151 Ulrico di Weimar I — Orlamiinde (mar- chese d’Istria, 1040-1070) 40 Uluch Ali 125 (1525-1587, nato come Dionigi Galeni in Calabria, mi- litare octomano) Umacus 22 (vedi Umago) Umago 22, 27, 35, 36, 44, 52, 71, 129, 163, 164, 226, 228, 229, 237, 303, 312, 359, 384, 385, 395 Umberto I (re d’ltalia 1844-1900) 217 Umbria 149,212,213,214 Una 75 Ungheria 11, 27, 30, 43, 47, 62, 63, 69, 70, 71, 73, 76, 78, 79, 85, 94, 101, 103, 108, 111, 115, 120, 122, 125, 131, 143, 144, 146, 154, 171, 176, 218, 225, 231, 245, 246, 254, 281, 318- 320,367,396 Ungnad, Giovanni (1493-1564'," pro- motore del protestantesimo nel- l’Austria meridionale) 151, 152 Unione Europea 407, 413 Unione Sovietica 279, 302, 307, 310, 312, 316, 317, 319, 324, 330, 356, 372, 378, 380, 399, 402, 405 UNRRA ( United Nations Relief and Re¬ covery Assistance) 382, 399 Urana/Vrana 77, 78, 79, 83, 112, 122 Urbanitsch, P. 222 Urbano VIII (papa, 1623-1644) 211 Urguri 53 Uros (imperatore serbo, 1355-1371) 73,102 Uros II (re serbo, 1282-1321) 64 USA 402 Uskup/Skoplje 109, 176, 177, 258, 266 Usora 80, 111 Ustascia (movimento nazionalista croa- to) 383 Ustica 323, 326 Ustje 328 Utimperghe 363 Utrecht 172, 173,209 Uzice 320 V Vafiadis, Markos 377 Valacchia 110, 201, 246, 248, 249, 250, 252 Val Bregaglia 151 Val Canale 151, 188, 195, 224, 300 Valdarsa 303 Vale 164 Valencia 156 Valentiniano (imperatore d’Occidente, t 392) 21 Valenza 209 Valeria 19 Valium Antonimi 23 Vallachia 144 Vallardi, Giuseppe 58, 218 Vallardi, Piero 218 Valle 67, 129, 164, 229 Valle d’Aosta 42 Valle d’Istria/Bale 228, 303 Valle Maddalena 176 Valletta 123 Valletta Citta Nova 123 Valli del Natisone 239 Vallo Giulio 23 Vallum Hadriani 23 Valona/Vlore 3, 8, 12, 61, 73, 110, 111, 158, 263,264, 265,295,296 Valromana 285 Val Rosandra 2, 21 Val Sabbia 94 Valtellina 160, 186, 200, 201, 202 Val Trompia 94 Valussi, Giorgio 8, 22, 137, 334, 392, 397,398 Valvasor, Giovanni V., (storico, 1641 - 1693)35,152,166 Van Meytens 179 Varasdin 233 Varazdin 152 Vardar 255, 281 Varna 110 Varsavia 173 Vasco de Gama 133 Vastata Hungarorum 43 Vasvar 171 Vate 290 Vaticano 38, 71, 107, 116, 137, 147, 301,303,304,310, 323,406 Vatovlje 327 Veccelio, C. 140, 158 Vecchia Trau 53 Veglia 43, 45, 46, 49, 54, 69, 85, 86, 91, 180, 203, 227, 283, 285, 290, 332, 339, 379 Vela Krasa 334 Velebit 3, 78, 115 Velikonja, Tine 367 Velka 11 Velobrdo 389 Velo Selo 135 Vena 9, 12, 13,40, 280, 389 Venetia 39 Venetias 39 Veneto 29, 95, 117, 118, 213, 214, 219,373 Veneto sloveno 349 Venezia 1, 7, 10, 14, 27, 35, 36, 38, 42, 47, 52, 54, 55, 58, 61, 65- 73, 77, 81- 83, 85-87, 90-93, 95, 97, 99, 100, 101, 106, 108, 111, 116, 118-120, 122, 124, 125, 127, 133-135, 137, 138, 147, 149, 151, 158-161, 163- 165, 169, 171, 176, 177, 180, 182-184, 191, 197, 198, 201, 211, 213, 214, 222, 224, 236, 247, 289,336, 337,358,417 Venezia Giulia 21, 23, 24, 217, 288, 297, 299, 302, 313, 314, 323, 327, 328, 330, 333, 334, 338, 339, 365, 367, 369, 371, 372, 373, 374, 375, 391, 393, 394, 397 Venezuela 396 Venier 14 Venizelos Eleutherios 256, 261, 379 Ventimiglia 367 Venzone 98 Veprinac 143, 228 Veprinaz 143 Verbosa 205 468 Atlante storico dell’Adriatico orientale Verchi Samantha 1 Verd 285 Vergarolla (Pola/Pula) 391, 392 Vergerio Gian Battista (vescovo di Pola, fratello di Pier Paolo Vergerio) 152 Vergerio Giovanni 151 Vergerio Pier Paolo (1498-1565, rifor- matore istriano) Verlicca 172, 206 Vermegliano 224 Vermo 167, 310 Verona 27, 42, 67, 75, 89, 94, 100, 118,136,137,138,163, 185 Versailles 279, 284, 290 Verteneglio/Brtonigla 164, 228, 303, 384,395 Vespasiano 22, 24, 108 Vesprino 122 Veszprem 122 Vetta 142 Vevce 322 Via Ghega 343, 345 Via Lattea 380 Via Sclavorum 54 Vicenza 94, 117, 118, 138, 214, 331, 373 Vid 35 Vienna 18, 90, 91, 103, 106, 108, 122, 154, 171-173, 175, 190, 192, 193, 197, 203, 205, 209, 210, 222, 245-247, 280, 307 Vigevanasco 175 Vigevano 175, 209 Vilagos 211 Vilfan 301 Vilhar, S. 326, 331, 351 Villabona 163 Villach 195,307 Villa Decani 228, 303, 384 Villafranca 125, 156, 210, 212 Villa Giusti 280 Villa Nevoso/Ilirska Bistrica 11, 327, 328, 331, 332, 340, 341, 343, 347, 358, 359, 360, 362, 364, 365 Villanova del Quieto/Nova Vas 340 Villanova di Parenzo/Nova Vas 168 Villa Opicina 352, 397 Vinjerac 14, 131 (vedi Vinjeraz) Vinjeraz/Vinjerac 14, 130, 131 Vinodol 161 Vinodolski 289 Vio, Antonio 290 Vipacco/Vipava 9, 21, 27, 29, 36, 89, 221, 285, 349 Vipava 221 (vedi Vipacco) Virginia 153 Viribus Unitis 274, 280 Virovitica 122, 175, 309 (vedi Virovi- tizza) Virovitizza/Virovitica 122, 175, 233, 309 Virpazar 286 Vis 37 (vedi Lissa) Visco 323 Visconte, Pietro 65 Visconti 60, 95 Visegrad 106, 128, 407 Viseslav (duca croato, t 810) 36, 44 Visignano 67, 228, 303 Visinada 142, 228, 303 Visovac 6 Vissovaz 6, 417 Vitale Michiel II (doge di Venezia, 1156-1172) 40 Vitaljina 80, 103 Viterbo 75 Vitezic, Dinko 231 Vittorio Amedeo II duca di Savoia (1666-1723) 172, 173 Vittorio Amedeo III di Savoia (1773- 1796)185 Vittorio Emanuele, Orlando (politico italiano, 1860-1952) 288 Vittorio Emanuele I (re di Sardegna, 1802-1821) 198, 200 Vittorio Emanuele II (1820-1878, re di Sardegna e primo re d’ltalia) e 211,212, 315 Vittorio Emanuele III (1869-1947, re d’ltalia dal 1900, imperatore d’Abbissinia dal 1936 e dell’Al- bania nel 1939) 304, 321,329 Vivante (pubblicista triestino) 283 Vizinada 142 Vladimiro (principe di Doclea, f 1016) 48 Vladivostok 277 Vlore 110, 261 (vedi Valona) Vodice 141, 389 (vedi Vodizza) Vodizze 141 Vogale-Vojsko 351 Vogelj 225 Voghera 209 Voinitza 184 Vojislav (principe di Doclea, 1030- 1043) 49 Vojislavljevic 49 Vojislav Vujinovic 73 Vojna Krajina 144 Vojussa 11 Vojvodina 312, 320 Volchero (patriafca d’Aquileia, 1204- 1218)66 Voldarico (patriarca d’Aquileia, 1161- 1183)40 Volosca 227, 283, 332 Volosco-Abbazia 228 Von Tegethoff, Wilhelm (militare au- striaco, 1827-1871) 212 Von Vukovic, Janko (comandante della nave ammiraglia Viribus Unitis , t 1918)274 Vraka 400 Vrana 115,129,241 Vranje 258 Vranjina 98 Vrbas 78, 115, 131 Vrbovsko 207 Vreme 92 Vrgorac 172, 180 Vrh 142 Vrhbosna 254 Vrhovelj 225 Vrmac 97 Vronjak 53 Vrsar 148 Vuk, Stanko 343 Vukan 63 Vuk Brankovic (nobile serbo, t 1397) 73, 96 Vukmanovic Tempo, Svetozar (politico jugoslavo 1912-2000) 370 Vukovar 407 Vulperio/Valpert 40 w Wadha el Ameri 33 Wagna 281 Waitzen 159 Waldseemiiler 17 Walsee 91, 289 Walsee Ens 92 Walseemueller 133 Walsperger, Andrea (cartografo, sec. XIV) 79 Walter 320 (vedi Josip Broz) Wandruszka, A. 222 Warhanek, Karl 232 Washington 122, 319, 379 Wassa Effendi (studioso Albanese, 1825-1892) 264 Weibel, Ernest 387 Weik 43 Weissenfels 285 Weizmann, Chaim (Primo presidente d’Israele, 1874-1952) 272 Werner 37 Werner, F.B. 157 Westfalia 151, 198 Indici 469 Wied (di) Guglielmo (Wilhelm, 1876- 1945, militare tedesco e principe d’Albania, 1914) 261,264 Wiener-Neustadt 92 Wilhelm de Wied (principe d’Albania, 1876-1945) 264, 265 Wilhelm Winkler 277 William Host 192 Wilson, Thomas Woodrow (1856- 1924, presidente degli Stati Uni- ti, 1912-1920) 283, 284, 288, 290 Winterton 386 Witzendorf 335 Wolf, F. 193 Wolfgang von Treffen 37 Wolfsgruber, Celestin 222 Woodhouse 57, 81, 325 Wormazio 141 Worms 141, 146, 147, 175 Wuerttemberg 152, 176 (vedi anche Wiirtenberg, Wurttemberg) Wiirtenberg 151 Wurttemberg 147 Wyclef Giovanni 150 X Xarnovnizza 11 X Mas (unita collaborazioniste italiane) 350,360 Y Yanya 252 Yemen 124 z Zabljak 366 Zabnice 285 Zabojana 95 Zabrezec 90, 142 Zaccaria Coia 96 Zadar (vedi Zara) Zadnik, Maks 361 Zafred, Paolo 352 Zagabria 14, 115, 152, 233, 262, 288, 290, 317, 325, 363, 390, 404, 406, 408 (vedi anche Zagreb) Zagorje 390 Zagreb 19, 21, 25, 30, 37, 65, 231, 294,311,318,352, 379,410 Zahumlje 37, 43, 44, 46, 48, 49, 64, 86, 102, 108, 114 Zakynthos 81, 83 Zamasco 142 Zamask 142 Zanella, Riccardo (politico fiumano, 1875-1959) 291 Zante 81, 82, 83, 118, 119, 184 Zapolya, Giovanni 122 Zara/Zadar 1, 5, 8, 11, 14, 17, 26, 29, 37, 43-50, 53, 55, 58, 69, 73, 76, 77, 78, 83,85,86, 112, 117, 122, 130-132, 180, 181, 193, 204-208, 218, 243, 268, 285, 286, 288, 300, 311, 335, 336, 339, 347, 353, 354, 357, 367, 371, 372, 376, 391, 393, 397, 403, 407 (Vedi anche Zadar) Zaravecchia/Biograd 43, 47, 49, 50, 53, 62, 78, 83, 112, 115, 170 Zarecje 340 Zarnovnizza 113 (vedi anche Zrnovnica) Zata, Antonio 145 Zaton 53, 102 Zaule/Zavlje 72, 161, 385, 388 Zavadlav, Zdenko (rivoluzionario slo- veno, 1924-2006) 343 Zavida 62 Zavlje 72 Zavoreo 176 Zavratnica 3 Zavrsje 76, 142, 383 Zazid 387 Zed 340 Zeiler, Martin 131 Zejane 141, 345 Zelantone 150 Zeljeznica 11 Zelkonn 117 (vedi anche Salcano/ Solkan) Zemljar, Ante (poeta croato, 1922- 2000)381 Zemonico/Zemunik 130 Zemunik 130 (vedi anche Zemonico) Zeng 145, 234 Zenone 27 Zenta 171, 176 Zerboglio, Adolfo 297 Zergollern 234 Zerjavic 374 Zermagna 85, 158 Zermania 11 Zeta 48, 49, 73, 96, 97, 98, 110, 322 Zgonico/Zgonik 225, 235 Zgonik 225 (Vedi anche Zgonico) Zgornje 348 Ziani, Pietro 57, 63 Zidar, 308, 309, 328, 329 Zilevski, Demetrio (rivoluzionario ma- cedone, classe 1926) 381 Zita 280 Zitva 117 Zividat 30 Ziza 50 Zlarino 323 Zman 358 Zminj 241 Zona A 369, 383, 384, 388, 389, 394, 398 Zona B 369,383,384,388,389,393, 394,395, 398 Zona d’operazione Prealpi 339 Zona d’operazioni Litorale adriatico 340 Zona franca 291 Zoravno 122 (vedi anche Zurawno) Zorzi 81 Zrin 79 Zrmanja 113, 193 Zrnovnica 11 Zujevic Crni, Sreten (agente di Comin- terna e politico jugoslavo, 1899- 1976)370 Zumberak 161 Zunic, N. 14 Zupa102 Zuppa 64, 65, 97, 170, 177, 204 Zurawno 171 (vedi anche Zoravno) Zurigo 212 Zvonimir(o), Demetrio (re croato, 1075-1089) 54 Zwinglio Ulrico 150 ■ ■ ' STAMPATO DA BANDECCHI & VIVALDI PONTEDERA DICEMBRE 2007 Boris Gombae nasce nel 1951 a Hrusica (Podgrad/Castelnuovo d’Istria) e si trasferisce nel 1955 a Isola d’Istria ■ dove ha avuto, tra l’altro, l’opportuni- few ta di conoscere la popolazione italiana, che in stragrande maggioranza prese la via dell’esodo (1954-1960). Dopo la laurea in giurisprudenza all’Universita di Lubiana nel 1975 ha terminato gli studi post-universitari di diritto comu- nitario al Collegio d’Europa a Bruges (Belgio) nel 1976. Negli anni 1978-1980 ha vissuto e lavorato in Spagna. Nel 1981 ha fatto un tirocinio presso la Commissione della Comunita europea a Bruxelles ed in seguito ha lavorato, a Capodistria/ Koper, come consiglie/e per il commercio preferenziale nel- le zone di confine italo-jugoslavo (Conto autonomo). Negli anni 1984-1987 ha portato a termine il dottorato di ricerca all’Institut de Hautes Etudes Internationales deH’Universita di Ginevra e nel 1988/89 ha insegnato per un breve periodo aH’Universita di Lubiana. Dal febbraio 1994 a luglio 1995 e stato responsabile del Programma delFUnione europea per gli aiuti umanitari per i duecentomila profughi in Dalmazia e ha scritto l’opuscolo European Union Humanitarian Aid in Dal¬ matia (Zagreb, 1995). Collaboratore del World Encyclopedia of Peace (Lcindra, New York, Pergamon Press Limited, 1986,. 1998) ha scritto numerosi articoli (in italiano e sloveno) sul- l’esodo istriano e dalmato, la seconda guerra mondiale jed i rapporti italo-sloverii. Nel 1991 ha pubblicato a Bruxelles il volume Les zones franches en Europe, Parla correntemente sette lingue e vive tra l’ltalia a la Svizzera. ISBN 978-88-8641-327-8 788886 413275 € 80,00*(iva compresa) NflRODNP IN UNIVERZITETNO KNJIzNICfl Impero d’Austria Gorizia e Gradisca Ragusa GS ,11 700 527 Impero ottontano v'i 3 COBISS s Regno d’ltalia In alto (ft sinistra) lo scudetto del Ducatus Vtnetiarum, nel centro lo scudo del Sacro Romano Impero, a destra lo scudo del comune di Padova ed in basso l’aquila imperiale. Istria Dalmazia Erzegovina D Albania Mftntenegro