STORIA DEL SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE Dl MONTE SANTO PRESSO GORIZIA. 41277 linprimatur FRANC. BORGIA Pr. Arcivesc. Gorizia , 72 Novembre 7972. 02 ) 00 ^ 1^2 Capodistria Štab. Tip. Carlo Priora 1912. Immagine della Madonna di Monte Santo. I. CAPITOLO. Introduzione. Presso la cittk di Gorizia, nel Litorale austriaco verso settentrione, nella parte slovena della provincia della contea di Gorizia e Gradišča, sulla cima d’ un monte, alto 684 m. chiamato anticamente dai paesani Skalnica (leggi Seal niza), si ammira una vasta chiesa con attjguo grande convento, visitata annualmente da migliaia e migliaia di devoti pelle- grini. Stupendo d il panorama che al- lieta 1’ occhio di chi ascende al santuario. Ammirasi dapprima la grande pianura friulana, seminata 5 di villaggi e ville, poi la cittk di Gradišča presso 1’Isonzo, ed in fon- do, dietro i paesi e le vigne del «Coglio», Udine e Gemona; ed ap- pib del monte, Salcano e Gorizia. Verso mezzogiorno risplendono le onde del mare Adriatico con le cittk di Grado e di Aquileia e col santuario di Barbana in mezzo alla laguna. A sinistra spuntano dal mare le coste dell'Istria. Dali’ altra parte la terra ferma con varie colline, valli, e montagne, chiudendosi il panora¬ ma colla lontana cornice delle Alpi giulie e carniche. Ma piti che queste bellezze naturali interesseranno al pellegrino le notizie intorno al san¬ tuario della B. V. Maria, sulla cima di questo petroso monte. Certo do- manderk egli con curiositk, qual motivo poteva mai indurre il devoto popolo ad erigere qui un cosl gran monumento in onore della Regina dei cieli e consei’varlo sino ai no- stri tempi? 6 II. CAPITOLO. Apparizione di M. Vergine (1539). v II proverbio, che alla vicinanza del pericolo corrisponde la vicinan¬ za delbamto del cielo, si verifica nell’ origine del Santuario del Monte Santo. Nel secolo decimosesto inco- minciava ad estendersi dalla Ger- mania la nefaria eresia dell’apostata Lutero: gli avamposti gia erano arri- vati nel goriziano e nella cittk stessa, ove un predicatore protestante della Carniola, certo Primo Trubar, cer- cava coi suoi predicozzi di far pro- seliti fra il popolo cristiano. Ma si fu la B. V. Maria, che sgo minb le forze nemiche costringen- 7 dole a ritirarsi da questi paesi. Era appunto il culto della B. Vergine e dei Santi nostri protettori in cielo, che — fra tante altre verith — ne- gavano e combattevano i nuovi set- tari. E propriamente allora miraco- losamente mostrb la divina Madre, come a Dio sia gradita la sua in- tercessione, e che mediante Lei si compiace di farci derivare le sue grazie. Lo dimostrb Maria nel modo seguente: NelFanno 1539, pascolando sul monte la sua greggia una povera pastorella, chiamata Orsola Ferligoj, del vicino villaggio di Gargaro, e trattenendosi questa in preči a Ma¬ ria Vergine, specialmente per essere giorno di sabbato a Lei sacro, di improvviso le apparve la Madre san- tissima, e le ordinb di dire al popolo, che le fabbrichi lassit una chiesa e le chieda grazie. Ubbidiente Orsola scende dal monte, ed a Gorizia e nei luoghi 8 vicini espone quanto dalla Madonna benedetta le era stato commesso. II racconto della celeste apparizione esposto dalla semplice pastorella, su- scitb naturalmente gran movimento ed orgasmo in tutta la popolazione. II Governo, per procedere con le Apparizione di M. V. sul Monte Santo. dovute cautele in aflare si grave e straordinario, stimb ben fatto di assicurarsi della persona di Orsola chiudendola nelle pubbliche carceri, finchb la sodezza e la ve ritk della 9 cosa fosse stata diligentemente ap- purata. Mentre usavansi le opportune di- ligenze e si compivano rilievi ed esa- mi minuziosi, accadde che la contadi- nella fosse ritrovata pregante sul monte, senza che n& per ritrovata rottura, ne per provata infedelth o indulgenza dei custodi, si potesse rilevare come mai uscita fosse dalle carceri. E due volte alle carceri ricondotta, due volte fu miracolo- samente liberata. E come de vesi ammettere che dopo la prima evasione si usassero maggiori diligenze nel custodirla e maggiori ancora dopo la seconda, che tutte perb andarono a vuoto; cosi questo triplicato prodigio con- giunto con la provata bonth della figliuola, e con 1’ angelica divozione che dimostrava, e colle ulteriori dili¬ genze attuate, finidi comprovare la ve- rith delFapparizione e del suaccennato comando della Vergine Santissima. 10 III. CAPITOLO. Erezione del tempio (1540-44). Indetta pertanto una processione di tutto il popolo, il el ero, il Go- verno, la nobiltit ed un namero stra- grande di cittadini recaronsi in pio pellegrinaggio al monte; e fu tosto, tra immenso concorso anche delle popolazioni limitrofe, eretta alla me- glio una cappella, do ve i devoti potessero intervenire e sfogare la loro affettosa divozione verso la cle- mentissima Vergine Maria, che con grazia materna e si straordinaria voleva colassb stabilire un tesoro di grazie, per chi a lei in tal luogo ri- corresse. 11 Intanto si raccolse da ogni partc quantita di danaro, somministrato dalla divozione dei fedeli, per la fabbrica d’un sontuoso e magnifico tempio. E chi mai avrebbe ardito di por mano ali’ ardua impresa, e stabilire con tanto decoro sopra un erto e nudo monte una časa sl an- gusta? Un tanto fervore non doveva esser certamente eccitato da istinto irragionevole, ma bensi dalla voce deli’ Onnipotente, e della santissima Vergine, la quale mediante portenti chiama a se il popolo sviato e sco- stumato in pericolo di far naufra- gio nella fede. Per certo grandioso e da riempire ognuno di meraviglia dovette mo- strarsi lo zelo della gente nell’ ere- zione del tempio, mentre in mezzo a difficoltk di ogni genere e con spese immense si pot6 vedere nel breve spa- zio di soli quattroanni (1540-44) eretta e stabilita la gran mole del sacro e- dificio, tutto di pietra tagliata. II 12 Monte Santo. - Veduta del monte dalla parte di occidente. Sulla vetta, il Santuario. 13 gran tempio, ciob, fu compiuto e consacrato nell’ anno 1544 il 12 ot- tobre, da monsignor Egidio Falzetta vescovo di Caorle, suffraganeo e vica- rio generale del patriarca di Aqaileia. Occupati gli operai nel rompere i macigni per appianare il terreno, trovarono una pietra ben lisciata e riquadrata, e ci6 che e piii mira- bile, scolpita vi era sulla stessa a lettere borate 1’Angelica salutazione: Ave Maria etc ., con varie figure sim- boliche. Rimase sempre mistero, co- me avesse potuto venire su questa nuda e petrosa cima del monte un tale oggetto, giacchč non si ha al- cuna stoiiane aleun monumento, anzi nemmen aleuna rovina, che indicar possa esser stato giammai qui aleun tempio o cappella, o qualche cosa di simile, donde fosse provenuta una tal pietra. Il sasso meraviglioso stava esposto in chiesa fino alla lut- tuosa rovina del santuario, nel 1786. Nel restauro della chiesa (1793) 14 ne fu rinvenuta soltanto una parte, la quale vedesi oggi esposta presso 1’ altare di San Giuseppe. La di vozi one ed il concorso a que- sto Santuario crebbe a dismisura. Non solo le popolazioni dei luoghi vicini lo frequentavano, ma ancora processioni intere e numerosissime or di cragnolini, or di stiriani, or di carintiani venivano divotamente a supplicare umilmente per qualclie grazia, ovvero a scioglier voti per grazie ottenute. Lo stesso facevano ancora i triestini, gli istriani, i dal- mati, i veneziani con gli abitatori del piano e del montuoso Friuli. Per le copiose grazie, che me- diante 1’ intercessione della B. V. Maria ottenevano i devoti visitatori del Santuario, si divulgd talmente la sua celebritk, che gik dai primi tempi non venne piii chiamato col norne di Skalnica (Scalniza), ma gli fu dato per comune voto quello di Monte Santo (neha lingua slava del 15 paeso: Sveta Gora). II nomo primi- tivo rimane in uso privato ancora soltanto nei vicini villaggi in rela- lazione delle loro possessioni situate nelle parti inferiori del Santuario. La divulgata farna di questo santo luogo mosse il cardinale Marco Gfri- mani, patriarca d’ Aquileia, a spe- dir colassti nell’ anno 1544 il pre- zioso dono di un quadro rappresen- tante M. Vergine col divin Figliuolo fra le braecia, con S. Gioachino alla destra, ed alla sinistra San Giovanni Battista. Questo b il quadro, che ancora al presente vedesi esposto sopra 1’altar maggiore alla pubblica venerazione. Prima vi era esposta la statua di Maria, che esiste ancora presso i PP. Francescani di Casta- gnavizza, presso Gorizia. Non b perd al detto quadro an- nessa la celebrith del santuario di Monte Santo, ma piuttosto alla chie- sa, eretta sul sito indicato da Maria alla sua fedele serva, la pastorella 16 Orsola Ferligoj come luogo dove i fe- deli debbano accorrere ad impetrare grazie. E’ questo anche il senso dei fedeli devoti, come si dimostro nel 1786, quando come narreremo, fu profanato e chiuso il tempio, e il quadro in parola venne portato nella chiesa di Salcano. I devoti allora non a Salcano accorrevano, ma sem- pre ancora al Monte Santo, e cosl si continub fino alla riapertura del Santuario nei 1793; e lk, desolati si per la chiusura del pio luogo, ma fi- duciosi sempre, domandavano grazie a Dio per intercessione della Vergine. — 17 IV. CAPITOLO. I Francescani a Monte Santo (1565). La nuova cliiesa del Monte Santo in qnei primi tempi veniva ufflciata dal clero della parrocchia di Salca- no. Senonchb, sempre piii crescendo la frequenza dei pellegrini al Santua- rio, il clero di Salcano non bastava per provvedere ai bisogni spirituali del popolo devoto; e si fu allora che la Provvidenza divina venne in soc- cerso con altri zelanti e numerosi operai apostolici. Neli’anno 1565 1’arciduca Carlo d’Austria, sovrano anche del gori- ziano, d’ accordo colla S. Sede, or- dinava che~si dasse con tutti i di- 18 — Santuario di Monte Santo, veduto dal lato orientale. 19 ritti, privilegi, e pcrtinenze in pos- sesso ed amministrazione assoluta la chiesa del Monte Santo con quanto alla stessa apparteneva, ai frati Mi- nori della provincia di Bosnia, i qnali espulsi dai Tuvchi dopo la metk del secolo XV, si erano rico- verati nei confmanti stati austriaci, specialmente nel regno di Croazia. Felice quanto mai fu la chiamata dei religiosi da quelle parti; giacchk essi possedevano la conoscenza delle necessarie lingue, cosa di somma importanza per ramministrazione spi- rituale d’ nn Santuario, ove concorre- vano pellegrini di varie nazionalitk, specialmente slavi ed italiani ed in pavte anche tedeschi. Piu tardi, accresciutosi il numero dei religiosi, si trovd necessario di ampliare il convento, che sul principio era molto modesto ed insufficiente. La dimora sulla cima di un monte sl alto, discosta da luoghi abitati, in una situazione esposta a tntti i ri- — 20 gori e le intemperie delle stagioni, se poteva essere innocua a persone sane e robuste, non era per6 aclatta per vecchi impotenti ed ammalati, per il che i frati giudicarono op- portuno di erigere nel sottoposto villaggio di Salcano un salubre o- spizio. Nk minore fu 1’ impegno, che mo- strarono i Romani Pontefici per ac- crescere lustro e decoro a questo Santuario e stimolare i fedeli a fre- quentarlo, concedendo spirituali tesori e varie indulgenze, stimolo salutare e consolazione delle anime devote, e dei peccatori veramente contriti. 21 V. CAPITOLO ircoronazione della Beata Vergine di Monte Santo (1717). Ci6 cho accrebbc non piccolo pregio al Santuario del Monte Santo fu la solenne incoronaz : one della taumaturga Immagine della 13. Ver¬ gine. L’ uso d’ incoronare in forma pubblica le immagini della Madonna incomincib dopo il secolo XII. Ze- lantissimo propagatore di questo uso fu 1’ umile e piissimo figlio di san Francesco, P. Girolamo da Forll, cappuccino, morto nel IG20 in odore di santith. Affinehb poi eolla sua morte questo pio uso non avesse a 22 cessare, il buon Padre pens6 a ren- derlo perpetuo, valendosi per questo deli’ amicizia, dello zelo e delle ric- chezze del conte Alessandro Sforza Pallavicino. Questo pio signore destind nel suo testamento del 1636, un cospicuo legato d’ amministrarsi dal Capitolo Vaticano, affinchd coi frutti dello stesso si fabbricassero corone d’oro, allo scopo di decorare le pid insigni e miracolose immagini di Maria, venerate nel mondo cattolico. Quan- do per tanto hassi a procedere ad una tale incoronazione, il vesc.vo diocesano presenta al prelodato Ca¬ pitolo una petizione, „coi rispettivi docurnenti deli' origine, antichitk e moltiplicitk dei miracoli relativi alla immagine da incoronarsi. Allora il detto Capitolo manda la rispettiva corona ed uno dei suoi raembri per imporla sul capo della Vergine beata, o nomina a cib un delegato. Ma siccome oggidi il la- 23 scito Sforza trovasi in conclizioni meno floride, cosl spesso la corona non viene mandata dal Capitolo, ma esaminata soltanto 1’ autenticitti, dei documenti, raccomandasi di provve- dere la corona in altro modo. An- che nel nostro caso fu disobbligato il Capitolo Vaticano da questo do- vere, donando le corone d’ oro per la Madonna e per il bambino Gesti, ornate di perle e pietre preziose, la signora Anna Caterina nobile de Schellenburg di Lubiana. *) Il tempo della incoronazione della Madonna di Monte Santo si fissti per il 6 giugno del 1717. Arrivate che furono da Roma le necessarie facoltti, e destinato il dele- gato nella persona di mons. Franc. Marotti, vescovo di Pedena in Istria, che gik aveva incoronato due anni prima 1’ immagine miracolosa della *) La prima solenne incoronazione della Ma¬ donna fatta fuori d’ Italia fu quella della Madre delle Grazie a Tersatto presso Fiume, nell’a. 1715. 24 Madre delle Grazie a Tersatto, si diede mano ai preparativi per la grande solennit&, la quale fu pub- blicata in tutti i dominii deli’angli¬ sta Časa austriaca. Causa la poca comoditk del pošto sul Monte Santo per la aspettata moltitndine del popolo fu deciso di eseguire 1’incoronazione a Gorizia sulla piazza grande, chiamata gik Travnik, ove dinanzi al palazzo del conte Girolamo della Torre (at- tualmente residenza deli’ »ufficio ca- pitanale») ed a sue spese fu eretto un grande palco con altare ben decorato e provvisto di trono e baldaccliino. Venuto il giorno stabilito, ciob il 6 giugno, alle ore quattro di mattina, la taumaturga Immagine fu levata dalla sua sede e da quattro sacerdoti in tonicella con copioso accompagnamento di devoti, e fra il suono delle campane ed il rimbom- bo dei mortaretti fu portala in cittk. Alle radici del monte la aspettava 25 un abate mitrato col clero di Salca- no e copioso popolo. AH’ ingresso in cittk, sotto un bel- lissimo arco trionfale la accolse il delegate pontificante, il quale la accompagnb sotto prezioso baldac- chino con splendido corteggio fino al sito della incoronazione. Squilla- vano le campane di tutte le chiese, i cannoni del castello rimbombavano, e la milizia imperiale con la truppa civica faceva spalliera ai lati. Si fu in questa occasione che 1’israelita Mosd Montefioli ricevette la grazia della conversione alla fede cattolica. Giunto 1’ imponente corteggio alla piazza Travnik e collocata la sacra Immagine sull’altare preparatole ed ivi pubblicati da un notaio ad alta voce gli autentici documenti della concessione fatta dal Capitolo Vati- cano, con altre particolaritk, il ve- scovo pontificante intond il Veni Creator e recitd le preseritte preči. Ma gia si avvicinava il piii com- 26 Santuario di Monte Santo. - Interno della chiesa. 27 movente momento della solennitA. Fra il generale religioso silenzio e palpitando per commozione i cuori dei fedeli, preše il vescovo nelle mani le preziose corone, e consomma riverenza e tremando le impose sui ca¬ pi della BeataVergine e del Bambino. Indescrivibile fu la commozione e la letizia del popolo assistente, di cui era letteralmente gremita la piazza. Al tuonar dei cannoni ed ai concenti musicali si aggiunsero dai cuori commossi gl’ inni di ringra- ziamento ed i singhiozzi di gioia. Quindi, dopo il canto del Te Deum, incomincib la Messa pontificale, ac- compagnata da mušica squisita, ese- guita da valenti cantori venuti ap- positamente dal conflnante Stato vene- to. Il sermone analogo fu tenuto dal PadreLodovico della VignadiVenezia. Dopo le funzioni si trasportb la Immagine incoronata nella chiesa parrocchiale, ora metropolitana, e- sponendola alla venerazione del de- 28 voto pubblico. — Cantati poi ad ora competente i vespri e recitato un altro sermone fu nuovamente l«vata e portata nella chiesa delle monachc di S. Orsola (esistenti ancora, oggidi) e in quella delle Clarisse (soppresse nel 1792) nella via S. Chiara, e final- mente riposta sull’ altare della inco- ronazione in piazza. Verso sera la sacra immagine fu portata processionalmente a Salcano ed ivi riposta nella cappella dello Ospizio, che restb aperta tutta la notte per dar sfogo alla pietk dei devoti. Ali’ alba del dl seguente si formb di bel nuovo una solenne processione per accorapagnare la Incoronata nuovamente da Salcano alla sua sede sul Monte Santo. In quel giorno si diede principio sul Monte ad un solenne ottavario, con quotidiane Messe solenni e Vesperi, e cosi pure con prediche alla mat- tina ed alla sera. II concorso del popolo in tutti questi giorni fu im- 29 menso: si calcolb il numero degli intervenuti a non meno di 130.000. Affinchb la memoria di questa ce- lebre festivith restasse sempre viva nel popolo, il papa Benedetto XIV ordinb nel 1748 che in tutto il pa¬ tri arcato di Aquileia venga celebrata ogni anno con speciale officio e messa la festa deli’ apparizione ed Incoronazione della Beata Vergine del Monte Santo nella terza dome- nica dopo la Pentecoste, cib che si pratica ancora oggidl nelle dio- cesi di Gorizia e Udine. *) Il patriarcato di Aquileia fu soppresso nel 1751 ed in sua vece furono eretti i due arcivescovati di Gorizia e di Udine. 30 VI. CAPITOLO Vicende del Santuario fino alla sua chiusura ( 1786 ). II grande entusiasmo suscitatosi nell’ occasione delle sopra dette feste non svam, chb anzi la devozione verso 1’ Incoronata and6 sempre pid aumentando, ed il Santuario di Monte Santo diventd ognor pid celebre. II suo interno ed esterno splendore attirava a se sempre maggiori mol- titudini di devoti, i quali porgevano le mani caritatevoli per lo sviluppo ed abbellimento del sacro tempio, nel quale stavano gid nell’ anno 1737 ben dodici altari. Provvista era pa- rimenti la chiesa e fornita dei ne- cessari arredi liturgici, ed abbon- danti affluivano le elemosine. 31 Linea ferroviaria transalpina presso ] a stazione di Gorizia. Prima deirincoronazione, nell’anno 1712, era stata fabbricato colle obla- zioni dei devoti un nuovo e piu vasto convento e provveduto vi era parimenti per 1’ alloggio e sostenta- mento dei peliegrini. Senonchb imperscrutabili sono i giudizi divini! Nel secolo XVIII di- fondevansi per ogni dove dottrine perverse e contrarie alla fede cat- tolica, delle quali furono purtroppo infetti i Governi di allora cagionando gravissimi danni alla Chiesa e acerbo dolore ai fedeli. Nori restb esente da questa disgrazia nemmeno il Governo austriaco, e in base a tali perversi principi venivano soppressi parecchi conventi e chiusi terapli e santuarii. Nella catastrofe fu purtroppo coin- volta la chiesa col convento del Monte Santo. Nel 1786 questo si bel tempio, questo santuario tanto rinomato fu abolito. II 27 gennaio del detto anno, di sera comparvero al Monte Santo 34 il commissario distrettuale e il pre- vosto di Gorizia con alcuni soldati, proclamando la soppressione del San- tuario. Ancora quella sera stessa levarono l’Incoronata Immagine dal- 1’altare. Il giorno seguente celebrd il prevosto ali’ altare maggiore la S. Messa alle quattro e mezzo, le- vando poi da tutti gli altari le pie- tre consacrate. Alle sei il cappellano di Salcano preše 1’ Immagine sulla testa e si avvid colla stessa, accom- pagnato da due contadini con fiac- cole ed alcuni soldati colle baionette inastate, verso Salcano, ove la espose su di un altare della chiesa parroc- chiale. Che differenza fra il corteg- gio del 6 giugno 1717 e quello del 28 gennaio 1786! Allora osanna ed evviva, ed ora fiaccole, baionette e spade! I religiosi fra molte lagrime per la perdita di sl caro pegno, furono costretti di abitare nel convento di Gorizia, gid, appartenuto ai Conven- 35 tuali, prendendo seco (ottenutane li- cenza) gli arredi sacri, la suppellet- tile ed altre cose mobili loro occor- renti. Nel 1811 poi passarono per dispo- sizione del Governo nel convento dei soppressi carmelitani in Castagna- vizza, dove ancora oggidi dimorano. Dopo il trasferimento dei Reli- giosi si passd ali’ esecuzione degli ulteriori supremi comandi, ciob alla vendita raediante pubblica asta della chiesa, del convento, e degli altri edifizi e fondi allo stesso apparte- nenti. Tutte queste realith rappresen- tanti un valore di circa un milione di corone o 500,000 fiorini, furono cedute per appena 1500 fiorini, ossia 3000 corone ! II compratore ebbe 1’ ordine di demolire tutto; cib che anche fece, eccetto una parte del con¬ vento, che adoperd per proprio uso. La chiesa fu del tutto spogliata, venduti gli altari ed il pavimento, che^era amovibile; il tetto, aspor- 36 tato; ma le mura resistendo alle forze devastatrici, restarono intatte, muti testimoni dei sospiri dei divoti. Cost pure per disposizione della divina Provvidenza rimase al suo pošto la cappella e 1’altare di San Michele, accanto al presbiterio. Spettacolo commovente il vedere come molti, quantunque distrutto il tempio, memori delle promesse fatte da Maria alla pastorella, si porta- vano per recitare le loro preghiere al sacro Monte, bagnando con divote lagrime le došolate rovine. 37 VII. CAPITOLO Riapertura del Santuario (1793). Sette anni ed otto mesi dur6 la desolazione ed il lamento del devoto popolo. Finalmente furono dal Si- gnor esaudite le fervide preči dei suoi figli e si avvicinava il tanto desiderato giorno del ristabilimento del sacro Luogo. Come dapprincipio per 1’ erezione del Santuario la Beata Vergine si era servitad’unadevotapa- storella, col far annunziare al popolo il suo desiderio di fabbricare qui una chiesa e chiedere grazie, altrettanto in questa occasione dello ristabili¬ mento del tempio, la Madre divina, ,38 Ponte ferroviario sull’ Isonzo presso Salcano (Oorizia). L’ aper- tura deli’ arco e la piu grande in pietra, che esista. 39 rivolseil suo sguardo sudi una donna, la benestante e pia signora Valen¬ tinčič di Salcano. La divina Provvidenza dispose cioč, che la venisse a visitare il conte Edling d’ Aidussina. La pia donna, desiderosa di vedere quanto prima restituita alla sua sede la incoronata Immagine della Madre delle grazie, si gettč ai piedi del conte, e lo pregč piii con le la- grime che con le parole di procu- rare per mezzo di suo figlio, consi- gliere aulico in Vienna, che sua Maestk Francesco II accordasse per atto di somma grazia la licenza di rifare la ch ; esa del Monte Santo e di restituire la detta Immagine della B. Vergine alla primitiva sua predi- letta sede. Questi si arrese tosto alle sue preghiere, e compilato un memoriale per chiedere la grazia, che venne sottoscritto dal podestk, dai parroci di Gorizia e da molti saeerdoti, dai 40 nobiii e dalle comunitb, dei luoghi vicini, lo spedl raccomandandolo a suo figlio, il quale ottenne il favore, che il memoriale venisse rimandato per informazione al Consiglio capi- tanale. Commosso sino alle lagrime il conte Raimonclo Thurn, capitano provinciale, assunse il lieto incarico promettendo di fare tutto il possi- bile, acciocchd la supplica venga esaudita. In fretta convocb i consi- glieri, ai quali si aggiunse anche il vescovo diocesano conte Francesco Filippo Inzaghi. Cosi tutti d’accordo prepararono la chiesta informazione, mandandola a Vienna. Gib, il 15 feb- braio 1793 fu acconsentito al gene¬ rale e pio desiderio ; ed il Magistrato di Gorizia ne ricevette ufficiale co- municazione il 14 maržo. Senza por tempo in mezzo il detto Magistrato rivolse allora un caldo appello ai cittadini e confinanti allo scopo di raccogliere le olferte neces- 41 sarie per il restauro della cliiesa e per le fabbriche relative. E si fu tale 1’ affluenza delle elargizioni in danaro, in materiali da fabbrica, in sacri arredi, che il 23 giugno di quell’ anno stesso si potk gik riatti- vare nella chiesa, da principio nella cappella di s. Michele, il culto di¬ vino; e venne fissato il 29 settembre del detto anno 1793 per la trasla- zione solenne della sacra effigie della B. Vergine alla sua antica sede del Monte Santo. Anima di tutta que- st’ impresa fu il veramente nobile e devoto sacerdote Giuseppe Giron- coli nob. de Steinbrunn. Sua Eccellenza R.ma Mons. Inza- ghi, vescovo di Gorizia, ordinb che la sacra Immagine venisse portata a Gorizia mediante il sullodato sa¬ cerdote Gironcoli. Fu uno spettacolo commovente quel trasporto, accom- pagnato dalle preghiere e dali e la- grime di numerosissimo popolo. La citta fu improvvisamente illuminata: 42 la sacra Immagine a stento attra- versava le vie per 1’ affollamento del popolo sino alla chiesa cattedrale. La mattina seguente poi, Domenica, S. Ecc. R.ma celebrb la Messa pon- tificale, depo la quale collocatasi la venerabile Efligie sotto un magnifico baldacchino, lavorato dalle RR. MM. Orsoline, comincib la solenne pro- cessione. Precedevano i diversi Comuni coi loro stendardi e le Corporazioni delle Arti colle loro insegne. Seguiva la milizia urbana, la cappella musicale del duomo, una lunga schiera di fanciulle bianeo vestite.^ gli Ordini religiosi, il Clero, la Sacra Effigie portata da otto sacerdoti in cotta: indi S. Ecc mons. Vescovo; quindi le Autoritk della Contea con il ca- pitano provinciale conte della Torre Holfer e Valsassina col fratello e figlio, i deputati provinciali, molti signori del Magistra to ed altri, e po¬ polo senza fine. 43 tiščita la processione dalla catte-* drale passando innanzi la piazzetta della chiesa presso il monastero delle monache Orsoline, S. Ecc. mons. Ve- scovo per appagare la devozionc delle religiose permise che si rivol- gesse la sacra Immagine verso il monastero e si fermasse per pochi momenti; indi si prosegui verso la porta della citta detta della Carintia. Indi, cantate dal reverendissimo Ca- pitolo e Clero alcune sacre preči terminate dal Vescovo che impartl in fine la sua benedizione, attesa la pioggia sopraggiunta, tanto il de- gnissimo prelato quanto anche il Capitolo e il Clero fecero ritorno in citth. La processione peraltro pro¬ segui il suo cammino, andando su- perbi i cittadini di assumere il peso della sacra Immagine, presso la quale continub il cammino il supremo ca- pitano con li prelodati figlio e fra- tello, come pure alcuni deputati ani- mando col loro esempio i fedeli par* 44 tecipanti a quel divoto convoglio. Arrivato tra continue preghiere il venerando Simulacro alla sua chiesa e riposto in mezzo della stessa, Mons. Crisman, vicario generale, pronunzid nn fervoroso discorso ali’ affollata moltitudine, che sfogava la sua di- vozione col pianto. Quindi fra i con- centi musicali e il rimbombo dei mortari la sacra Immagine fu in- nalzata e collocata su magnifico so- glio copiosamente illuminato, rnentre il popolo col pid vivo entusiasmo inneggiava alla Regina del Cielo. Šegul poi la Messa solenne, celebrata dallo stesso mons. Crismann, dopo la quale egli ripetd in lingua slava lo lo stesso discorso prima recitato in italiano, per intelligenza del popolo, accorso numeroso dai villaggi cir- convicini e lontani puranco. Verso le ore tre e mezzo pomeri- diane terminarono le funzioni. L’ altare della B. Vergine 7 era stato eretto in via provvisoria; ma nel 45 dicembre di qucll’ anno venne fatto dal conte Cassis-Faraone dono di altro grandioso altare costruito tutto di fini marmi, altare che era stato un tempo nella chiesa delle Bene- dettine d’Aquileia. Questa offerta fece il conte in ringraziamento per 1’ ot- tenuta guarigione da gravissima ma- lattia d’ occlii, ond’ era travagliata la sua consorte con imminente pe- ricolo della totale perdita della vista. Conoscendo essa che tutti i rimedi umani erano riusciti inutili, ebbe ricorso ali’ aiuto divino, invocando fervorosamente 1’ intercessione della B. Vergine di Monte Santo, da cui venne prontamente esaudita. A ri- cordo della traslazione solenne della sacra Effigie si pose sulla facciata della chiesa 1’ iscrizione: *Ego autem šteti in monte, sicut prius » (Deufc. 10, 10) 46 VIII. CAPITOLO. I! Santuario diretto dai Ciero secolare ( 1793 - 1901 ). La chiesa cosi ristabilita fu nuo- vamente consacrata il 20 maggio 1798 dal vescovo Inzaghi, il quale la riservb per s h e successori sotto la sna immediata giurisdizione e no affidd la direzione a D. Giuseppe Gironcoli, il quale per quindici anni si adoperb con tutto lo zelo per il restauro del Santuario, picchiando ai cuori dei benefattori, chiedendo elemosine, non risparmiando neanche 47 il proprio patrimonio. Fu allora an- che rifabbricato dalle fondaraenta il campanile, stato completamente de- molito. Si ebbe egli un Valente suc- cessore nella persona di D. Paolo Celotti di G-emona, il quale per 52 anni diresse eminentemente il San- tuario. I molteplici lavori, restauri e pro v sedimenti ne testificano lo zelo e lo spirito intraprendente. Moriva nell’ et5, di 86 anni a Gorizia, dopo la dimora di 52 anni al Monte Santo. Speciale sviluppo ebbe anche il Santuario sotto la valente direzione di mons. Lor. Rutar, nominato diret- tore nell’a. 1871. Per 24 anni eser- citb egli quest’ ufficio, lasciando dopo la morte ottima memoria del suo zelo e della sua prudenza, special- mente come promotore di grandi pel- legrinaggi e come valente economo. I pellegrinaggi continuarono ad ac- correre al Monte Santo sempre piu o meno, sia dal goriziano, sia dalle provincie limitrofe. Ma un impulso 48 novello, suggerito da maggiore svi- luppo di devozione, diede il pelle- grinaggio straordinario, imponente del 2 settembre 1872, istituito per implorare grazie al Sommo Pontefice Pio IX, con grande soddisfazione di S. Ecc. il Principe Arcivescovo A. Gollmayr. Il pellegrinaggio fu pro- mosso dal Circolo cattolico del go- riziano, e vi concorsero moltissimi pellegrini anche delle diocesi di Trieste e di Udine. Si calcolb che circa quarantamila fedeli sieno ac- corsi al Santuario in quel giorno. Era uno spettacolo sommamente edificante e commovente il vedere quella sterminata prooessione coi di- versi gruppi, coi varii stendardi, con canti e preghiere nelle diverse lingue, ma tutti i cuori uniti in un solo af- fetto verso la Vergine Santissima. Dopo la Messa solenne S. Ecc. il sullodato Principe Arcivescovo im- partl la Benedizione papale concessa per questa circostanza. 49 A memoria imperitura deli’ impo- nente dimostrazione il Preposito Mons. Bar. Codelli ebbe la felice idea di erigere un altare di marmo, che sostituisse quello di legno in mezzo della chiesa. L’ opera venne eseguita con generose oblazioni; 1’ altare ro- mano a doppia mensa ha da nna parte la bella effigie di Pio IX in- ginoccbiato innanzi alla Vergine Im- macolata, e dali’ altra 1’iscrizione che ricorda il pellegrinaggio compiutosi per il Pontefice stesso. Il 2 sett. 1877 FArcivescovo Gollmayr consa- crava solennemente il nuovo altare. Neli’ occasione di questo stesso pel¬ legrinaggio si concepl anche l’idea di procurare al Santuario con generose oblazioni nuove magnifiche campane. Ed in vero lo zelo e 1’ amore verso la B. Vergine da parte dei fedeli non soltanto del goriziano, rna anche dei paesi circonvicini, e specialmente di Trieste e suo territorio, fecero in breve affluire tante oblazioni, che 50 gih nel 1874 1’Arcivescovo poteva benedire le quattro nuove campane, delle quali la maggiore pesa oltre 35 quintali. La benedizione ebbe luogo al Monte Santo, in presenza d’ una gran moltitudine di gente. Altro grandioso straordinario pel- legrinaggio si tenne il 19 maggio 1890, per il Sommo Pontefice e per 1’ Imperatore. Anche questa volta la processione occupava quasi tutta la via, dai piedi del monte sino alla cima; Sua Ecc. il Principe Arcive- scovo Zorn celebi'5 la Messa ponti- ficale, indi imparti la pontificia be¬ nedizione. Per il centenario detla riapertura del Santuario era stato anche indetto uno straordinario pellegrinaggio, a cui oltre che 1’ arcidiocesi di Gorizia avrebbero partecipato nuovamente anche le diocesi di Trieste e di Udine. Senonchb mostrandosi ai con- fini italiani pericoli di malattia in- fettiva, 1’Autorith sanitaria non cre- 51 dette opportuno di permettero la divisata funzione, che percid si do- vette per allora sospendere. Per6 1’ anno seguente la processione ebbe luogo con grandissima partecipazio- ne. II centenario poi si celebrd con un solenne triduo, a cui partecipd anche Sua Ecc. 1’Arcivescovo impar- tendo ai fedeli la benedizione papale. 52 IX. CAP1T0L0 I Francescani nuovamente al Monte Santo ( 1901 ). La direzione del Santuario rimase nelle mani del clero secolare sino ali’ anno 1901, quando S. Em. il Cardinale e Principe Arcivescovo Missia di nuovo introdusse sul Monte Santo i Francescani della provincia religiosa di s. Croce di Carniola. La consegna segui il 5 febbraio 1901, mediante il delegato arcive- scovile, canonico Dr. Franc. Sedej, attnale successore del Cardinale nella sede arcivescovile. Alla nuova direzione spettavano 53 lavori molti e onerosi per restaurare il convento gih, prima riedificato dal rettore Celotti; per provvedere alle necessitk dei pellegrini, ai qnali fu riservata ima parte del convento e inoltre destinata apposita časa fab- bricata di pianta. Cosl pure furono ingranditi i locali delle trattorie. Tutto ci6 esigeva somme rilevanti, le quali, causa le circostanzo poco favorevoli, non trovaronsi affatto suf- licienti. Percib i religiosi furono co- stretti ad imporsi gravissimi oneri, sperando nella divina Provvidenza e nel sussidio dei fedeli amanti della Vergine Santissima, per il cui onore ebbero essi ad assumersi tante cure. L’ anno seguente moriva il card. arcivescovo Missia, che volle esser sepolto al Monte Santo. Furono tosto iniziati i lavori per preparargli la tomba, ed ora 1’ illustre Presule ri- posa nella cappella di S. Michele attigua ali’ altar maggiore. La pieti’a sepolci'ale porta soltanto questa la- 54 conica iscrizione: Jacobus cardinalis Missia. Nel muro sta un bel monu- mento in bassorilievo, rappresentante il defunto Cardinale in ginocchio. Nell’anno 1907 la chiesa della B. Vergine sul Monte Santo venne de- corata da Roma coli’ onorevole titolo di Basilica con i rispettivi privilegi. 55 X. CAPITOLO Indulgenze ai visitatori del Santuario di Monte Santo. I Sommi Pontefici concessero ai devoti visitatori della chiesa del Monte Santo varie indulgenze ple- narie e parziali: a) Un’ indulgenza plenaria pu6 ricevere ogni pellegrino una volta 1’ anno, in giorno di sua scelta, alle consuete condizioni, cioh: confessione, comunione ed orazioni secondo 1’intenzione del Sommo Pon- teflce, visitando la chiesa. b ) La stessa indulgenza: la prima domenica dopo Pasqua; c) nel giorno 2 luglio, Visitazione di Maria; d) nella festa 50 dol Nome di Maria (domenica dopo la Nativitk di M. V.); e) nel giorno anniversario della consacrazione del- la chiesa, terza domenica di no¬ vembre. Oltre queste indulgenze la chiesa gode pure delle numerose indulgenze, concesse alle chiese fran- cescane. 57 XI. CAPITOLO Testimonianze di grazie ricevute al Monte Santo. II Monte Santo & veramente ima fonte di grazie speciali aperta dalla B. Vergine stessa col le parole dette alla pastorella, che il popolo «le edi- fichi in quella cima nna chiesa e chieda grazie». II popolo fedele espe- rimentd piu e pid volte in modo sensibile la benefica protezione della Vergine del Monte Santo, nelle varie necessitk spirituali e temporali, e nelle pubbliche calamitk. Quanti, op- pressi dalla onerata coscienza, hanno trovato qui perdono, consiglio e sol- 58 lievo! Grli armali ci narrano dei mol- teplici veramente meravigliosi favori oni concessi e delle suppliche qui esaudite. Lo testificano tanti doni e oggetti votivi, che adornano e co- prono le pareti delle sacristie, il presbiterio e 1’ altare. E quante altre grazie sieno State in questo Santuario domandate e ricevute, potrebbero confermare moltissimi altri simili do¬ ni votivi andati perduti nel tempo della soppressione del Santuario. Sono tutti questi doni altrettante esortazioni alla fiducia verso la Ma- dre delle Grazie di Monte Santo, mediante i quali essa ci chiama ancor sempre a visitarla su questa cima e chiederle grazie temporali anche, ma piii ancora e principalmente spirituali. 59 Orazione alla B, V. del Monte Santo. O santissima ed immacolata Madre di Dio! Io misero peccatore, confi- dato nella pietb indulgente, che of- friste a noi per quella semplice pastorella, a cui sul Monte Santo comparendo comandaste: Di’ al po- polo, che qui mi edificki una chiesa e chieda grazie, mi presento con cuor umiliato al trono della vostra mise- ricordia supplicandovi ad impetrarmi dal vostro divino Figliuolo la gra- zia.ma sopra tutto vera penitenza dei miei peccati, fervente amore di Dio, perseveranza nel bene, con la grazia efficace nel punto della mia morte. Amen. 61 i t INDICE I. Introduzione.pag. 5 II. Apparizione di M. Vergine. » 7 III. Erezione del tempio. » 11 IV. I Francescani a Monte Santo .... »18 V. Incoronazione della B. Vergine ... »22 VI. Vicende del Santuario fino alla sua chiusura . »31 VII. Riapertura del Santuario. »38 VIII. II Santuario diretto dal Clero secolare » 47 IX. I Francescani nuovamente al Monte Santo . » 53 X. Indulgenze ai visitatori del Santuario » 56 XI. Testimonianze di grazie ricevute a! Monte Santo. . . »58 Orazione alla B. V. del Monte Santo » 61 I N C I S I O N I Immagine della Madonna di Monte Santo . pag. 3 Apparizione di M. Vergine . » 9 Monte Santo, veduto da occidente .... » 13 Monte Santo, veduto dal lato orientale . . »19 Interno della chiesa di Monte Santo ... »27 Linea ferroviaria transalpina presso Gorizia » 32 Ponte ferroviario presso Salcano. »39 'n r* i i NARODNA IN UNIVERZITETNA KNJIŽNICA