CAPODISTRIA, 25 Maggio 1886. N. 10 Abbuonamcnto annuo fiorini 4 semestre f.r 2. Pagamenti antecipati. Per un solo numero soldi 20. Rivolgersi per gli annunzi all’Aiiiminis. Redazione ed Amministrazione Via EUGENIA casa N.ro 334 pianterreno. Il periodico esce ai 10 e 25 d’ogni mese. Lettere e denaro devono dirigersi franchi all’Amministrazione Si stampano gratuitamente articoli d’interesse generai Avvisi in IV. pagina a prezzi da convenirsi e da pagarsi antecipatamente. Non si restituiscono i manoscritti. Excclsior____ SCONFORTI Rivedendo ultimamente l’operosità della nostra Società Politica durante il suo secondo anno d’ a-zione, ci siamo studiatamente fermati ad esaminare il deliberato preso dalla Presidenza sulla progettata istituzione di una Società della Scuola, ad imitazione della Pro Patria tridentina. E abbiamo vivamente deplorato che, per motivi che a noi sembravano e sembrano insufficienti, si lasci arenare un progetto che, realizzato, di gran lustro e vantaggio riuscirebbe al paese. — Esprimevamo quindi il desiderio che l’argomento, prima d’esser passato ad acta, venisse proposto ad esame e discussione nell’ allora imminente Congresso generale. La Presidenza non ha creduto di farne un separato punto dell’ ordine del giorno, come, a parer nostro, 1’ avrebbe richiesto l’importanza del-1’ argomento ; ma si limitò ad esporre i motivi che determinarono il deliberato, cumulativamente, nel Resoconto morale da lei presentato all’ Assemblea. Pure, anche esposta così alla sfuggita, una questione di tanta entità avrebbe dovuto fermare l’attenzione dei convenuti ed esser fatta oggetto di vasta e ragionata discussione ! ■—. Per converso, essa passò inavvertita ; e il Resoconto fu approvato de pieno coll’accompagnamento dei soliti fragorosi interminabili applausi. Ma furono davvero i cento soci convenuti a quell’ adunanza, tutti fino ad uno, del parere della Presidenza? e, se di parere contrario, trovarono proprio così convincenti i motivi con cui si giustificava il deliberato, da mutar consiglio lì, su due piedi? Non possiamo crederlo, ma crediamo piuttosto che si sia misconosciuta l’importanza della questione e se 1’ abbia sorpassata collo stesso cinismo, con cui si applaudì il risultato del Comizio parentino, che non aveva altro obiettivo che la questione nazionale (!) — Imperocché non può, non deve esser vero — giacché questo è il precipuo, il solo motivo addotto dalla Presidenza — che il nostro paese sia tanto povero, da non poter fornire i mezzi materiali, nemmeno per realizzare in minima parte 1’ accennato progetto. Sono tanto più ricchi di noi i nostri fratelli di Trento? Eppure nel Trentino la Società „Pro Patria11 nacque forte e rigogliosa; e giornalmente la stampa ci annunzia la costituzione di nuovi gruppi locali fin nelle più piccole borgate! Non siamo poveri, ma siamo indolenti ; manca la volontà, non mancano i mezzi. — E lo stesso fatto deplorevole lo lamenta nel suo paese l’egregio nostro confratello il „Corriere di Gorizia" il quale, in un recente articolo di confronti tra le condizioni politico - nazionali del Trentino e quelle del Goriziano, così si esprime : „I trentini non hanno una Società politica. Ma nel sentimento intenso di patria, nel conscio desiderio di custodire illeso il tesoro della lingua e della coltura nazionale, hanno fondato l’associazione Pro Patria. Poste le basi dell’ associazione, si sono dati con ogni zelo, con ogni cura, a darvi diramazioni estese, a formare intorno al centro principale, una espansione rigogliosa, mediante i cosidetti gruppi locali, ad esempio e sul sistema di quello che il Consorzio scolastico tedesco fa per tutelare la lingua tedesca dove lo slovenismo e il czechismo e il croa-tismo minacciano di soverchiarla. E cosi bene hanno saputo fare i trentini prò patria, che domenica 16 corrente si sono costituiti definitivamente i gruppi locali di Riva, Arco, Condirlo, Creta, Avio ed Isera. E domenica ventura succederà la costituzione del gruppo di Villa Lagarina. Tutte località che sono presso a poco quello che sono le borgate friulane del goriziano ; ma vi è anima, vi è sentimento nazionale, e Pro Patria ha forza da svilupparlo." e poi, „È possibile che da noi il terreno sia cattivo, ruvido, roccioso, che molti insetti corrodano in germe le buone sementi, che una fillossera piccina, desolante, nuoccia alle migliori intenzioni. Che vi sia chi nemico del proprio paese, si diletti a stornare la simpatia dai migliori progetti, ma ciò non deve scoraggiare chi ha cuore ed anima di patriotta. Per quanto sia ottima l’opinione che ci formiamo del Trentino, non ammettiamo che anche colà non alligni la mala pianta dell’ opposizione per progetto, della invidia, della malignità, dei bassi rancori, e delle più basse ambizioni. Ma colà non si trova che questo possa bastare a giustificare che s’incroci le braccia e non si faccia più nulla." Come calza al caso nostro il confronto ! Non vi è anima, non vi è sentimento nazionale, non vi è . . . volontà. È doloroso, doloroso assai l’udire che si pretesti mancanza di mezzi, quando la santità dello scopo reclama incondizionati sacrifici. A che prò’ piagnucolare su pei giornali, che la propaganda avversaria procede a gran passi e minaccia di frustrare ogni più ardito nostro intento (!), se, venuti alPatto di opporle un valido baluardo che ne fiacchi 1’ oltraggiosa tracotanza, si paventano le dificoltà già pel fatto che richiedono il sacrificio di un po’ di danaro? Noi, che siamo di coloro che nelle patriottiche imprese non vedono che lo scopo senza punto riflettere ai mezzi per conseguirlo, propugnando, come abbiamo fatto in una serie d’articoli, 1’ istituzione di una Società della Scuola per tutte tre le pro-vineie sorelle, non abbiamo dubitato un istante che potessero mancare i necessari mezzi materiali. Sapevamo, che il tenue contributo obbligatorio di soldi 25 all’ anno — è il canone fissato dalla Società Pro Patria — poteva venir pagato da migliaia e migliaia di persone ; ci lusingavamo poi, che i ricchi forzieri dei nostri maggiori censiti si sarebbero volontieri aperti in soccorso della patriottica istituzione. A non dire del valido concorso della generosa Trieste, che largamente avrebbe contribuito alla nobile impresa. L’inatteso risultato potrebbe ora far credere che le nostre previsioni erano fallaci, che noi abbiamo sognato un progetto inattuabile! — Sta bene lo si creda, ma così non è. Noi, ora che il deliberato della Presidenza della nostra Società Politica fu sancito con voto unanime dal Congresso generale, dobbiamo pure adagiarci alla dura necessità; ma collo sconforto nel-1’ animo di veder tramontato e forse per sempre un progetto da noi caldeggiato con tutto il fuoco del nostro entusiasmo. — Aspetteremo anche noi i tempi migliori. Dio non voglia però che arrivino troppo tardi o ... . mai! --------------------------------------------------------- Saggio di Annali Istriani. Del secolo XIII — dall’ anno 1235 e seg. dell'Ab. Angelo Marsioh. (Cont. vedi Ni. antecedenti) 1282, 18 dicembre. — I vescovi: Ulvino di Trieste, Bonp di Capodistria, Bonifacio di Parenzo, Egidio di Cittanova, Wernardo di Pedena, presenti in Aquileja al sinodo provinciale ed al monitorio di scomunica e d’interdetto pronunciato dal patriarca Raimondo contro gli usurpatori dei beni ecclesiastici. Giovanni vescovo di Pola era rappresentato dal canonico don Pietro Polani, il Con- InTOVBLLA (Contin. Vedi N. 7) Agnese era mestamente commossa e quando, tornata alla locanda, il cameriere le domandò, se volesse che il pranzo le venisse servito in camera: No, rispose, ho bisogno di distrarmi e discenderò, ma, soggiunse mettendogli nelle mani un fiorino, fatte il piacere di mettermi ad una tavola dove sia poca gente e possibilmente in età. Siate tranquilla, signora, disse quello, vi metterò ad un tavolo rotondo in compagnia di un avvocato e di un notaio, persone da bene e buoni avventori. Al tocco del campanello Agnese discese e andò ad occupare il posto indicatole dal cameriere. I suoi commensali, due signori d’aspetto grave ma sul volto dei quali si leggeva la schiettezza e la bontà. Essi resero il saluto all’ arrivata e senza occuparsi di lei continuarono il loro discorso. Povero Carlo, diceva il notaio, aver quella sola casetta e vedersela rapire. Io, soggiunse 1’ altro, ho fatto il possibile per tirare in lungo la cosa e per aggiustarla in modo equo, ma i creditori sono inflessibili ; domani è 1’ ultimo incanto e la casa resterà al maggior offerente qualunque siane 1’ offerta... — A quanto sale l’ultima grida? — A quattromila seicento, neanche la metà del prezzo di stima. — Ad Agnese, che li ascoltava attentamente, venne un pietoso pensiero. Signori, diss’ ella, perdonate se m’intrometto nel vostro discorso ; mi pare che si tratti di un povero la di cui casa è messa all’ asta dai creditori: ma non potrebbe vendere la casa e pagarli ? —_ Signorina mia (ne avea l’aspetto), egli lo farebbe assai volentieri se trovasse chi la compra, osservò il notaio. — Ebbene, soggiunse ella, se nessun altro la vuole, la comprerò io. — Voi? esclamarono ambidue in una volta, guardando il vestito più che modesto eh’ ella indossava. Sapete, disse 1’ avvocato, che l’importo è di dieci mille fiorini ? — Ma, dottore, crede forse impossibile eh’ io possa disporre di tanto? Li volete vedere? — Oli no, no signorina, perdonatemi, se il vostro abbigliamento ... — L’apparenza inganna, Io interuppe ella ; ma come fare ? all’ asta io non ci vo, e quel vostro caporale non saprei dove trovarlo. Mi viene una buona idea, disse T avvocato e ordinò al cameriere un servo di piazza. Scrisse intanto colla matita alcune righe sopra un viglietto di visita e voltosi al servo : Conoscete voi Carlo chiamato il caporale ? — Si, signore, — Sapete dove abita ? — Oh si, che molte volte m’incaricarono i suoi creditori di portargli delle letterine amorose. — Ebbene, noleggiate un calesse, dategli questo viglietto e conducetelo qui. Ma presto che vi aspettiamo. Si continuò il pranzo. Agnese era allegra più del solito; la buona azione che stava per fare, le infondeva una insolita vivacità. II suo buon umore si communicò a’ suoi commensali, che le raccontarono le imprese guerriere del caporale e com’ egli, congedato con una pensione di pochi soldi al giorno, per mangiare e special-mente per bere un po’ meglio, ricorresse alla maledetta pietà degli usurai e si riducesse così alla condizione. Voi lo salvate, ma dovreste compiere la vostra beneficenza. I debiti di Carlo, comprese anche le spese giudiziali e degli avvocati non ascendono che a 4500 fior.; sicché, comperando voi la casa per 10000, gli restano più di 3500 fiorini. Ma il nostro buon caporale non sa mica custodire il denaro e se glieli diamo in mano, ei li spende in pochi anni e si riduce nuovamente alla miseria. Se vi pare, faciamo dunque così. È un contratto aleatorio: Carlo è sulla settantina e per la sua robustezza può vivere ancora dieci anni ; se vive di più ne rimetterete, se di meno, resteranno per voi. Siete contenta? Contentissima, rispose Agnese, ma, soggiunse ridendo : E se vento di San Michele presso Pola dall’abate fra Epone. Bubeis. Mommi. Eccl. Aquilej. parte I Col. 792; •— Marnano. Ann. „del Friuli v. Ili p. 171 ; — Archiv. fur Kunde Osterr. Q. Q. q\ v. XXIV p. 448. — Kandler. Cod. Cipi. Istr. — e Cappelletti. Le Chiese d’Italia v. Vili p. 387. 1283. — Venezia manda Rinieri a tenere in fede la gente di Trieste e dell’ Istria ; egli astringe con mano severa a dura servitù i triestini e m ugge sani, come autori degli accaduti tumulti; non così però que’ di Capodistria che, resistendo al Conte di Gorizia, avevano favorito il partito veneto contro il Patriarcato. Manzano. Ann. del Friuli v. Ili, p. 175. 1283. — Il consiglio di Rovigno delibera di consegnarsi col territorio rispettivo alla Signoria di Venezia; il senato ordina al podestà di Parenzo li 3 giugno di accogliere Rovigno nel gre-mio della Repubblica, salvi sempre gli altrui diritti. Minoto. A età et Dipl v. I, p. 35 e 154. 1283. — Il patriarca Raimondo ordina al comune di Pirano a non eleggersi a capitano o podestà persona di Venezia, se prima non abbia ottenuto un suo permesso. Thesaurus Eccl. Aquilej. p. 229; — Manzano. Ann. del Friuli v. Ili, p. 175; — Carli Ant. Ital. v. V, p. 185. 1283. — Concordio tra il capitolo di Capodistria ed il monastero de’ Benedettini di S. Giorgio in Venezia riguardo la Villa di S. Maria di Monte presso Capodistria ; il monastero riceve la Villa coll’ obbligo dell’ annuo censo di una marca d’ argento al capitolo. Naldini. Corografia ..., p. 423. 1283. — Marino Morosini conte d’ Ossero, appianate le cose cogl’ isolani di Cherso, prende il nome di Conte e Signore di Cherso. Nel 1301 gli venne nominato un Vice-Conte, perchè infermo nel palazzo del comune a Cherso. Il suddetto Morosini comandò con molto onore 1’ esercito veneziano sotto Capodistria nel 1278. Archivio Veneto, To. Ili, Par. I, p 13. 1283. — Nascinguerra III dei Castropola, detto Fiorella, viene eletto Capitano generale di Pola. Notizie storiche di Pola, p. 31 ; — e Kandler. Indicaz. p. 34. 1283. — Il patriarca Raimondo fa lega col conte d’ I-stria, con Trieste, con Padova e con Treviso contro Venezia ; il conte d’Istria è scelto a capitano generale ; Capo distria è presa dalle truppe alleate. Kandler. Cod. Dipi. Istr. sub an. 1289, 13 ottobre, - Indicaz. p. 34. - e L’Istria anno VII p. 159. 1283. — Trieste è presa dai Veneti, fa pace umiliante, atterra le mura verso il mare, dà ostaggi, paga danni, consegna le macchine di guerra per venire abbruciate sulla piazza di San Marco in Venezia. Kandler. Cod. Dipi. Istr. sub an. 1289,13 ottobre. 1283. — Trovandosi Bonifacio, vescovo di Parenzo, a Venezia, espone al senato le persecuzioni che ebbe a soffrire il clero e la chiesa parentina dal podestà e comune di Parenzo, disse che i birri veneti occupano con le loro donne il palazzo vescovile, bruciano i travi e le tavole delle case vescovili, collocano i loro cavalli nella cantina del detto palazzo, e ciò consenziente il podestà, invadono 1’ orto annesso al palazzo ; impossessatisi della barca vescovile la abbandonarono ai marosi che la sfasciarono e venne quindi data al fuoco ; fermano i chierici, li imprigionano nell’ episcopio, li sottopongono alla tortura. Il podestà legge bando a tutti i sacerdoti venuti in Parenzo in nome del vescovo per dettare qual- muoio prima di lui ? — Vi sentite male ? disse 1’ avvocato. —-No ma ... . Oh voi m’ avete la ciora di vivere ancora più che mezzo secolo, e ve lo auguro di cuore. — Ve ne ringrazio, disse Agnese, ma quando faremo il contratto ? — Che fretta ! disse il notajo, prima di farlo, bisogna che mi diciate almeno il vostro nome. — presto fatto, disse Aguese : Io sono Agnese Nani di qui e quand’ ero giovinetta mi chiamavano Agnese la sartorella. L’ avvocato fece un atto di sorpresa, ed ella minacciandolo scherzosa col dito ; Ah dottore, dottore, perchè pensate malo del vostro prossimo? I miei danari non sono mica di mal’ acquisto ; me li ha lasciati in testamento la vedova del Banchiere di * a cui ho avuto occasione di svelare un secreto che importava quasi cinquanta mila 'fiorini. Ella mi tenne con sè e per dodici anni la assistetti con ogni premura. Mi amava, mi trattava come se fossi sua figlia e morendo mi lasciò tutta la somma che riguardava il secreto. Poteva ben lasciar-veli, ripigliò il dottore, era più che milionaria e non avea parenti che molto lontani ; questa somma era per lei una mica e . . . . Venne interrotto dal servo di piazza che gli disse : Signore, egli è qui. —- Va bene eccovi il danaro e fatelo entrare. (Continua) che legge, affida la sacristia al notaio secolare ser Antonio Potio; infranto 1’ episcopio vi asportano coltrici e lenzuola ; il podestà scrive al comune di Rovigno di allontanare dalla Terra il vescovo Bonifacio che ivi si trovava per affari del legato papale ecc. ecc. Podestà di Parenzo Giovanni Soranzo, arcidiacono di Parenzo don Francesco che sta col podestà contro il vescovo, canonico di Parenzo don Ippolito, pievano di Antignana don Rainiero, prevosto di Rovigno don Giorgio. Kandler. Cod. Dipi. Istr. 1283. — I Veneziani costruiscono Castel Leone presso Capodistria per tenere in freno la città ; per 10 stesso fine atterrano le civiche mura dalla parte di mare. Kandler. L’Istria. Ami. IV, p. 264. 1283. — In quest’anno Ottone figlio di Stefano, figura qual Visconte e capitano di Pisino. *) *) Nel regime baronale dei tempi andati 11 posto di Capitano era la suprema carica della Contea o di quella parte dell’ Istria posseduta dai principi austriaci, carica la quale giudicava delle liti e dei reati commessi dai baroni, e sentiva le appellazioni delle sentenze dei baroni e dei comuni affrancati ; così il Kandler. Kandler. L’Istria. Anno I p. 223. 1283. — Il capitolo di Capodistria, aderente al patriarca di Aquileia, si allontana dalla città durante 1’ ocaupazione veneta. Nozze Camlussi-Giardo e Del Bello, p. 7. 1283, 2 gennaio. — Egidio (Enrico?) vescovo di Cittanuova, assiste in Venzone al solenne contratto matrimoniale che suo fratello, Pace da Ge-mona, stipulava con Margarita di Pellegrino Mainardi, e gli assegna de’ suoi beni che aveva nel Friuli l’annua rendita di lire 40 veronesi. — Pace fu eletto nel 1293 o 1294 maestro di Logica in Padova. Lirutti. Letterati del Friuli v. IV, p. 14 ; — e Colli. Storia scientifica letteraria dello studio di Padova, Vol. IV, p. 30. 1283, 10 gennaio. — Il senato accorda ai podestà in Istria di poter vendere i loro cavalli un mese prima dell’ espiro della loro carica. Minoto. A età et Dipl. v. I, p. 148. 1283 14 gennaio. — I consoli di Pirano Giovanni Ma-riotto, Nicolò Picca, Papo Cavaza e Domenico di Andrea, delegano Adagerio Vitale ed Anocco per portarsi a Venezia ed offrire al doge la Terra di Pirano col rispettivo distretto ; giunti a Venezia ne fanno l’offerta alla Repubblica li 16 gennaio ; li 22 dello stesso mese Venezia ne accetta la dedizione con voti 153 su voti 221 e promette loro l’invio di annuo podestà, che conduca seco tre cavalli e quattro servi, coll’ obbligo che la terra gli dia 600 lire di piccoli, abitazione e prati per mantenere i suoi cavalli, e di più soldi 40 di grossi dei quali 20 qual paga del notajo che deve condur seco. A primo podestà vi manda ser Andrea Dandolo coll’ obbligo che non possa alienare beni del distretto che a gente del luogo od ivi domiciliata per lo meno da 10 anni. Kandler. Cod. Dipi. Istr. ; — Indicaz. p. 34 — e l’Istria anno VI p. 114; — Bomanin. Storia Docum. di Venezia v. II p. 314; — e Minotto. Acta et Dipl. v. I, p. 23, 34, 148 e seg. 1283, 14 gennaio. — Bonifacio vescovo di Parenzo investe Bonifacio del fu Nascinguerra da Pola in nome anche del fratello Guernerio, e dei cugini Nascinguerra e Glicerio del fu Galvano e di Nascinguerra vulgo Fiorella del fu Sergio dei feudi goduti già per lo addietro dai loro progenitori. Notizie storiche di Pola, p. 264. 1283, 24 gennaio. — Leonardo de Federico confessa a Bonifacio vescovo di Parenzo, d’aver in feudo dalla chiesa parentina diverse peschiere : tres matias in palaria nova de Turre col-1’ obbligo di dare la metà al vescovo, — sex-terium de palaria S. Andrene de Trazeto, — ripam de Tedliolo col dovere di levare la Brazaticha di detta riva. Kandler. Cod. Dipi. Istr. 1283, 23 febbraio. — Il senato vuole che il nuovo podestà di Montona conduca seco 30 militi a maggior garanzia della Terra, e ciò in seguito delle novità insorte in Istria. Li 25 febbraio permette che tra la milizia di Montona vi possa rimanere il fabbro ed il marescalco, quantunque non sieno veneziani, e ciò perchè al sonnpo necessari. Minoto. Acta et. Dipl. v. I, p. 149. 1283, 2 marzo. — A spingere e finire quanto prima la guerra con Trieste, il maggior consiglio rimette la cosa nelle mani del doge e suo consiglio, uniti alla Quarantìa; questi ordinano li 20 aprile che tutti debbano essere pronti alle armi per partire secondo i sestieri che venissero estratti per sorte. Appena allestita la flotta, essa muove contro Trieste. In quest anno pure ebbe principio nel marzo la guera tra Venezia ed Aquileia per R giurisdizioni dell’Istria; dopo undici anni di guerra il patriarca dovette, cerne meglio potè, accomodarsi con la Repubnlica. Muratori. Ann. d’ Italia anno 1284; — Manzano. Ann. del Friuli v. Ili, p. 173; Bomanin. Stor. Docum. di Venezia v. II p. 314; — e Minoto. Acta et 1 dpi, v. I, p. 149. 1283, 11 marzo. — II senato vuole, che tutte le penali (banna) che in addietro erano del podestà di Capodistria vadano quinti’ innanzi a prò di questo comune, ed in risarcimento il comune gli passi 100 lire oltre il salario consueto. Li 4 aprile il senato vuole che in seguito all’ incarimento dei generi, il podestà di Ca-podistria abbia, oltre il solito annuo appuntamento, per quest’ anno soltanto lire 6 di grossi dal comune di Venezia. Minoto. Acta et Dipl. v. I, p. 149 e seg. 12S,->, 20 marzo. Bonifacio vescovo di Parenzo, trovandosi in Pirano, chiede al podestà Andrea Dandolo di aprire e pubblicare certa bolla del papa. Kandler. Cod. Dip. Istr. 1283, 10 aprile. — Il senato accorda al podestà di Ca-podistria, ser Tomaso Quirini, di poter assidersi a mensa col capitano della milizia che passa in Istria, nonostante vi si trovassero dei cittadini ; gli vieta però di ricevere alla propria mensa gente di Capodistria o di accettare inviti da quelli della città. Minoto. Acta et Dipl. v. I. p. 150. 1283, 20 aprile. — Il senato impone un imprestito del mezzo per cento per le guerre in Istria, ed ordina di tenersi pronti in arme per soccorrerla. — Minoto Acta et Dipl. v. I. p. 150. 1283, 4 maggio. — Il senato accorda ai veneziani di poter condurre in patria i prodotti dei loro possessi che hanno in Friuli, in Istria od in altri paesi, nemici della Repubblica. Minoto. Acta et Dipl. v. I, p. 150. 1283, 20 maggio. — Il senato ordina la proviggione di orzo, biava e d’ ogni altra cosa necessaria ai soldati e cavalli che trovansi in Istria. Minoto. Acta et Dipl. v. I, p. 150. 1283, 11 giugno *)— Il parlamento generale radunato in Cividale delibera di muovere guerra a Venezia per toglierle Capodistria con le altre castella istriane ; sollecita il conte di Gorizia, il comune di Trieste e quello di Muggia ad associarsi alle truppe friulane. Li 28 giugno Venezia dà principio alla costruzione della rocca di Beiforte presso il porto di Timavo con lo scopo di danneggiar Trieste. (*) Vedi 1284, 28 giugno. Iacopo Valvasone. Saggio storico da Raimondo a Pagano della Torre. Udine 1823, p. 4. 1283, 12 giugno. — Il vescovo di Parenzo invita ed obbliga i Parentini a notificare e specificare i feudi che possedono dalla mensa vescovile. Kandler. L’Istria, anno VI, p. 223. 1283, 6 luglio. — Si inculca l’imprestito di soldi 10 per cento per la guerra dell’ Istria, del qual danaro non si spenda che sole 1000 lire pel Lido (prò facto litoris). Li 20 agosto il senato inculca per lo stesso oggetto un’ imprestito di soldi 5 %. Li 5 ottobre Venezia incontra l’imprestito di Lire 25000 per la guerra suddetta, esibendo al mutuatario un pegno di suo aggradimento. Minoto. Acta et Dipl. v. I, p. 150 è sèg. 1283, 18 luglio. — Il senato ordina al comandante del legno alla custodia di Umago ed a quello che montava il legno alla custodia del Quar-nero di partire tantosto in aiuto di Andrea Dandolo, capitano della terra di Almisa. Minoto. Acta et Dipl. v. 1, p. 151. 1283, 19 agosto. —- Capodistria viene autorizzata di ritirare per la via di mare dalle terre del-l’Istria quanto le occorre in biava e legumi. Minuto. Acta et Dipl. v. I, p. 151. 1283, 5 ottobre, Venezia. — Il maggior consiglio conferma la convenzione negoziata da Michele Doro (Orio?) e Marco Bembo tra il conte di Ossero, Marino Morosini e gli abitanti di quell’ isola. Il Comune si obbliga di pagare al conte annue lire 800 di picc. sul prodotto delle condanne, altre lire 700 per le regalie del doge. La popolazione ed il conte eleggeranno ogni sei mesi i giudici che verranno confermati dal conte. — 11 conte viaggiando per 1’ isola riceverà dagli abitanti le carni. — Que’ di Cherso assegneranno al conte un orto per gli erbaggi. - - Il trasporto del conte da e per Venezia starà a carico della popolazione. — Il comune pagherà i giudici, e que- sti assieme al conte definiranno dei delitti e delle questioni insorte ne’ sei mesi dopo 1’ arrivo del conte nell’ isola. Archiv. regio in Venezia, Goinmemoriali, Libro I, c. 250\ 1283, 28 ottobre, Udine. — Il patriarca Raimondo conferma a vescovo di Capo distri a don Vitale canonico decano di Trieste, eletto da don Giacomo canonico scolastico a ciò delegato dai concanici giustinopolitam. Guerra. Otium Foro lui. v. XXVIII p. 75 e seg; —■ Marnano. Ann. del Friuli, v. III. p. 176; — Kandler. Cod. Dipi. Istr. — e, Per le nozze Candussi-Ciardo del Bello, p. 7. 1283, 9 novembre. — Il Patriarca Raimondo comunica a Bernardo o Vernardo, vescovo di Pedona, il breve col quale papa Martino IV intima la crociata contro Pietro re di Aragona. Codice Dipi. Frangipani-, — Marnano. Ann. del Friuli v. III. p. 176; — e Bianchi. Indice dei docum. per la St. del Friuli p. 20. 1283, 21 dicembre. — Il vescovo di Parenzo dà in feudo le peschiere di Molin de Rio. Kandler. L’Istria. Ann. VI, p. 223. --------------------------«=3-QOO-------------------------- Capodistria, ’86. La Curia Vescovile di Parenzo acquistò nella nostra città un palazzo, addirittura un palazzo, più alcuni altri edilìzi attigui per il Seminario Istriano, che d’ ora innanzi disporrà di niente meno che trenta locali ariosi soleggiati sfogati, con orto e cortile. Lo stabile è situato nel centro della città, e lo erigeva la defunta contessa Grisoni, ricchissima, per sua dimora. Ci affrettiamo di comunicare questa consolante notizia ai notri lettori perchè se ne rallegrino, e dimostrino nei modi più indicati a Sua Eccellenza Monsignor Flapp e a’ suoi distinti Canonici la loro riconoscenza. Questo avvenimento ci ha recato non poca sorpresa. Si capisce cioè che la Curia Parentina si deve essere gravata di un debito ingente. Del rimanente speriamo che gl’ Istriani si mostreranno sensibili a un tanto sagrifizio, e ne vorranno condividere il peso. In qualunque modo, il nostro Seminario ha gettato per questo fatto radici profonde, e assicurato anche al nostro ginnasio una numerosa frequentazione. Ci si racconta poi che il Vescovo di Trieste stia per mutar parere, si disponga cioè a concedere che i giovani italiani della sua diocesi s’iscrivano nel seminario di Capodistria. ' E questa voce la ci pare attendibile, perchè da un lato Monsignor Glavina è un uomo ragionevole, e dall’altro i suoi consiglieri devono essere convinti, che per 1’ avvenire gl’ Italiani non vogliono aver nulla, affatto nulla di comune con preti slavi, dopo che questi si sono dimostrati con tanto cinismo nemici, sia pure innocui, del nome italiano. Fondato definitivamente l’istituto, la benemerita Curia Parentina va ormai divisando per la interna sistemazione di esso delle novità che addimostrano la sua fine intelligenza e il suo zelo intraprendente. È poi secondata dal consiglio e dall’opera di persone ricche di sapere e di esperienza, fra le quali nomineremo il signor professore cav. Giacomo Ba-buder, direttore ginnasiale. Fra le novità che si ha in animo d’introdurre c’ è pur quella, che i convittori più vecchi vestano da preti, decorati degli ordini minori e del titolo di prefetti. Si dice innoltre, che, facilitata per tal modo al Direttore la sorveglianza, si accetteranno nel Seminario anche fanciulli che non intendono di farsi preti, i quali però dovrebbero pagare una mesata di circa 25 fior, e uscire del Seminario compiuto il ginnasio inferiore. Anche si dice elio il quarto anno di teologia i chierici parentini non lo faranno più a Gorizia, ma a Capodistria, e che ne verrà affidata l’istruzione a questo Capitolo. Ed altre belle cose si raccontano, quali ce le ripromettevamo dalla sapienza e dalla pietà del Vescovo di Parenzo. Che se tutte non le potrà effettuare, gli resterà sempre il merito di averle sapiente-mente ideate e sinceramente volute. -----------------------crza-e>Q{3-cr-j-0»------------------ „Tramonto Napolitano" (Appunti letterari) „Cuor di ferro ha nel petto, alma villana Chi fa dei carmi alla bell’ arto oltraggio — Arte figlia del cielo, arte sovrana! . . . Questo exabrupto dell’ inarrivabile cantore d’ Ugo Basville, che il nostro Zajotti diceva aver fatto rinverdire gli allori di Dante, e con cui desso cantore tuonava contro un’ altra grande profanazione della poesia classica — contro l’audace scuola borrente, mi torna ora spontaneo nel leggere sul „Capitan Fracassa" di Roma 16 maggio ’86, il carme Tramonto Napoletano del sig. Giuseppe Picciola. È un’ ode barbara veramente, intessuta di quartine (?) alla Saffo, cioè di tre versi endecasillabi, e di un quinario, tutti sciuni affatto di ogni idea di rima, e quindi sciolti... così che ti paiono i granelli di un rosario disciolto. La ti sembra quindi non altro che una pallida e sboccata prosa, del tutto schifa di quei lenocinii potenti dell’ arte, che la sanzione dei secoli, e dei nostri vati meravigliosi rendevano venerabili ad ogi cuore gentile e bennato. — Barbare, certamente, dovranno dirsi quelle presunte odi, che tanto scortese lanciano il calcio a quelle forme poetiche, che diedero il fascino a tutti noto nei nostri maggiori, da Dante e Petrarca, a dall’ Ongaro, Rossetti, Berchet, Giusti, Ciconi, Aleardi, e compagnia degna. — La è una prosa urtante e misintelligibile tanto più, quanto più affetta di aborrire la ingenuità armonica della rima! — Eccovi a quanto oggimai può trascinare la tirannia della moda ! Che un qualche genio, come il Cardimi etc. ne abbia dato lo esempio... passi pure, e molti lo ammireranno di certo, più per la singolarità, che per la mutabilità ; ma che ogni giovane poeta ammodo si creda ora obbligato, o più bello, nel dover seguire quella, peggio che difficile, disadorna maniera, la è cosa che fa venir le vertigini. Nè siamo noi i primi od i soli che si scaglino contro una innovazione siffatta ; ma bensì frequenti si furono i lagni ed i rimprocci che già ne mossero i più colti ingegni della classica Italia. In fatti, se V armonia è un’ elemento principale pel canto, per le esposizioni caldo dell’affetto poetico, e fu sempre usata dai progenitori ,non solo nostri, ma eziandio di ogni altra più progredita nazione, io non saprei in fede, quale razza di armonia ci possano riscontrare i nostri novelli strimpellatoli di versi sciolti, in questa che, direbbe appunto il prelodato Vincenzo Monti, rassomiglierebbe al fregare di chiodi con lapilli ; e scusate del poco ! Per me, quella prosa ritmica e cadenzata, Io confesso ingenuo, mi dà un senso di melanconia e di confusione, che sarebbe difficile ingenerarmene uno più tormentoso. Sarà viziatura dell’orecchio, sarà sdolcinatezza del cuore, sarà quello che volete ; ma 1’ effetto è quale ora ve lo dichiaro, e stimo di non esagerare nel credere, che a tanti e tantissimi altri succederà un fenomeno presso che eguale! Vorrei dire ancor molto, ma siasi 1’ economia del tempo, che dai moderni è considerato denaro, siasi che l’accenno fattone sarà più che bastante per chi ha orecchi da udire ; smetterò la requisitoria contro le famigerate odi barbare, e dirò a’ miei connazionali, {„gentil sangue latino“) deh, non vogliate andare a caccia di abbellimenti presso nazione alcuna, o barbara o non barbara che siasi ; poiché il bel paese ebe Apennino parte, come osservava Pellico, è il più gentil di quanti scalda il sole ; o lo sarà, speriamo, finché questo risplenderà sulle sciagure umane !... come direbbe il povero Ugo. Riprovata così acremente la forma barbarica sceltasi dal nostro sig. Picciola, ogni giustizia esige che ci occupiamo, un momento almeno, della sostanza della sua commovente cantata. E qui ne gode 1’ animo in dichiarare che questa è quanto di bello, squisito e geniale sappiasi immaginare da un cuor giovine e castigato, per modo che mi parrebbe diffìcile un altro citaredo dica altrettanto, non che di più di lui. — Lo ville marmoree, e le nubi d’oro del Vesuvio ; la pace del golfo, Posillipo tra fiori ; la barca, il riso delle fanciulle, e i mandolini garruli, i saluti al solitario, e Capri sul talamo dell’acqua — sogno azzurro d’innamorati, le risa argentine de le ninfe, e le fragranze, e i trepidi susurri, — Napoli e Salerno, e ’l iniziai nimbo di rose, e i raggi del sole che i puri grappoli accende, e la sera che irrora colle ruggì adc sue placide . . . sono una tavolozza di cui la più smagliante non divinerebbe il serafino urbinate ! . . Ma tutto ciò appunto, a mio sommesso avviso, desta fastidio nel riflesso che Poliziano, l’autor dell’Aminta, Trapassi, il cantore del Cinque Maggio, il siculo Sacchero, Leopardi, Prati, Carrer, e 1’ elogista di Udegonda, non a-vrebbero mai sognato, tarpandole le ali della vezzosa rima, la Musa italica potesse apparire più venuta o più formosa ! — --------------------------------------------------- CORRISPONDENZE Dall’ Istria litoranea, nel maggio 1886. Avendo il periodico „Patria" più volte intrattenuto i suoi lettori d’ argomenti d’istruzione e d’ educazione nelle scuole dell’ Istria, nonché sul modo di rialzare la pur troppo triste condizione del maestro popolare, si compiaccia pure d’inserire queste poche righe, che io reputo non fuori di argomento. Nella Strenna edita dal bravo maestro Parentin, trovai che il numero delle scuole popolari slave nel-l’Istria supera quello delle italiane. A che prò’ quindi le lamentazioni di Sior Dinko al parlamento di Vienna? Chi contribuisce di più pel vistoso dispendio dell’istruzione ? Se le cifre non ingannano, io credo la parte italiana, siccome maggiormente censita; cioè quei poveri istriani italiani i quali oggi o . . • saranno fatti sparire dal numero dei viventi, per parte dei prodi campioni dulia Magna Croazia. —Lascio però tale questione trita e ritrita e vengo all’ assunto principale di questa mia. Dissi clic la provincia spende molto, e forse più di quello il comportino le sue peculiari circostanze, per la pubblica istruzione. E di questo danaro spremuto, dirò così, dalle vene dei poveri contribuenti, se ne fa sempre buon uso a proposito dell’istruzione, da chi ne ha in mano 1’ amministrazione ? Se si consideri la facilità colla quale da qualche tempo si traslocano i maestri, anche effettivi, ex officio, io credo di no. In fatti, nel solo distretto di Parenzo, in questi giorni furono traslocate ben quattro maestre, e si vocifera del trasferimento ancora di due maestri. S’intende che per tali trasferimenti officiosi, le spese stanno a carico del fondo provinciale. E solo per questi trasferimenti non sono forse circa 300 fiorini sprecati ? Ma la scusa non manca alle Autorità, e si è quella benedetta ragione d’ufficio. Io sono d’ avviso, che prima d’incontrare tali spese, si dovrebbe ponderar meglio questa ragione d’ufficio, anzi si dovrebbe prima ventilar la questione dei denari dei contribuenti. E se pure si volessero spendere questi denari, sarebbe assai meglio 1’ adoperarli in favore di qualcuno dei poveri maestri, molti dei quali versano in circostanze tutt’ altro che floride. Riflettano i padri della patria a tale questione economica, prima di dare il loro placet a tali cambiamenti. Riguardo poi all’interesse didattico e morale trovo che tali trasferimenti sieno ancor più di nocumento al progresso degli scolari. Il destinare un maestro o maestra, ancora nel corso dell’ anno scolastico, ad altra scuola, tra allievi non assuefatti al metodo del docente, fa sì che il progresso ne rimanga sospeso. Riguardo al morale, il danno è ancor maggiore. Qual prestigio di autorità porterà seco un maestro, allontanato improvvisamente da un Comune ? Concedo che le autorità, sempre colla solita ragione d’ ufficio, cercheranno di palliare il motivo del trasferimento, ma vi sarà sempre qualche malevolo che si addosserà il non ambito vanto di essere egli stato la cagione dell’ allontanamento del tale, vuoi per sue viste speciali, vuoi per animosità o per altra non plausibile ragione. Come sarà poi ricevuto quest’infelice martire dell’istruzione nel luogo del nuovo destino? Se noli con aperto disprezzo, almeno con certa indifferenza, siccome persona espulsa per motivi non palesi, ma che qualche volta, avvolti nel mistero, sono tenuti ancor più gravi. Non nascerà poi nell’ individuo stesso uno scoraggiamento, un continuo timore di essere di nuovo balestrato qua o là, e quindi una giustificata svogliatezza di accudire con zelo e con impegno alla santa opera dell’ istruzione e dell’ educazione ? Queste mie vedute, cui ritengo indiscuttibili, possano dar argomento ad altra persona più di me competente nell’istruzione, che le sviluppi più abbondantemente. Varia. Il Ministero dell’ Interno publica una notificazione diretta ai medici, in cui dice: „Per potersi, nel caso d’un’ invasione del colera nelTinterno dell’Impero e della comparsa del medesimo in distretti dei regni e dei paesi rappresentati nel Consiglio dell’ Impero, mancanti di medici, procurare a tempo debito dei medici ausiliari, il Ministero dell’ Interno, udito il parere del Consiglio sanitario superiore, trova d’invitare i medici e chirurghi autorizzati all’ e-sercizio della pratica medica, d’insinuare o direttamente al Ministero dell’ Interno, o, pel tramite dell’ autorità politica di prima istanza (Capitanato distrettuale, Magistrato civico) del loro luogo di dimora, all’i. r. Luogotenenza, che, nel caso di bisogno, sono pronti di mettersi a disposizione del Governo come medici di colera per la durata dell’epidemia." L’emolumento sarà dai 10 ai 15 fior, al giorno. * * * Leggiamo nel „Mattino" : „L’i. r. Luogotenenza ha deciso di disporre l’opportuno per impedire che un istituto dello Stato metta negli attestati la denominazione di Schedili in luogo di Servola, e che il parroco di Guardiella faccia uso d’un timbro portante l’iscrizione di Vedeli in luogo di Guardiella. Questa decisione luogotenenziale è stata presa a notizia dalla Delegazione municipale. — E che la si finisca una volta con certe slavizzazioni impossibili ed ingiustificate, con certi battesimi estemporanei, dei quali gli stessi territoriali non han sentito il bisogno durante tanti secoli, e non lo sentono neppur oggi, se si faccia eccezione per alcuni politicanti di mestiere, aizzati da qualche agitatore straniero, qui venuto dal Cragno o dalla Croazia a ripetervi forse le gesta di Starcevich e compagni. Stiano pure di buon animo questi signori. Trieste e le sue comuni territoriali continueranno, come avviene da secoli, a vivere nel miglior accordo di questo mondo, se anche il Comune seguiterà a chiamare coi loro antichissimi nomi le ville di Servola e di Guardiella. Gli abitanti di queste non se ne adonteranno per certo. Noi conosciamo parecchi dei buoni villici di Servola e di S. Giovanni, i quali, se domandaste loro la strada che conduce a Schedili oppure a Videlo, sarebbero molto imbarazzati per capire la vostra domanda. Cionondimeno, essi sanno molto bene quanto il Comune spenda pel mantenimento di scuole slave nel territorio. Dunque non se ne parli più, e Pax in terra ho-minibus bonae voluntatis /" E — domandiamo noi — sul reclamo del Comune di Disino, appoggiato dalla nostra Giunta provinciale, contro il nomignolo Središče applicato alla gentil cittadetta degli agitatori croati in veste ufficiale, che deliberazione fù presa ? Speriamo che in alto loco non a- vranuo cambiato peso e misura. * * * L’illustre nostro conterraneo Dr. Lovisato c’ invia un suo „Contributo alla Mineralogia sarda." Fu già publicato negli atti della regia Accademia dei Lincei di Roma e ciò basta a rilevarne tutta l’importanza. * * * Il noto trentino prof. Giovanni Scotoni, rettore del Collegio-Convito di Macerata, fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia. All’ amico carissimo una stretta cordiale di mano. * * * La legislazione austriaca s’è finalmente messa sulla via del progresso col votare tra il plauso di tutti i partiti la legge di assicurazione in caso d’infortunio per gli operai e l’altra legge sull’indennizzo dovuto per danni agricoli. Era davvero tempo. ----------------------------------------------------- CRONACA LOCALE Sabato 22 corr. Maggio, dopo ben ventisei giorni di arresto inquisizionale, veniva rimesso in libertà il nostro amico Carlo Minca, in seguito a dichiarazione della Procura di Stato, che non trovava motivo per un’ ulteriore persecuzione giudiziaria. — Se ben ricordano i nostri lettori, il Sig. Carlo Minca era stato denunziato da due studenti dell’Istituto Magistrale in possesso d’un giornale che stampasi alla macchia. Sotto la stessa imputazione trovasi ancora detenuto il di lui fratello Antonio Minca, negoziante di questa città, arrestato il giorno 27 del passato Aprile. * * * Rileviamo con vero piacere, che il giovane nostro concittadino Nicolò Calogiorgio, studente dell’ ottava classe ginnasiale e dilettante di meccanica, immaginò e costruì un istrumento irroratore per curare la peronos-pora, che, provato di recente al confronto della pompa Zabeo, premiata con medaglia alla mostra di Conegliano, risultò preferibile a questa per semplicità di costruzione, per facile portatilità e maneggio, e per migliore irrorazione. Ce ne congratuliamo col bravo inventore. * * * La notte del 13 corr., dieci studenti di quest’istituto magistrale, allontanati dall’ osteria „All’Aquila nera" ed indi dal „Caffè al Commercio" in causa de'loro eccessi, finirono coll’ abbaruffarsi tra loro in Callegheria, turbando la quiete dell’intera contrada. La polizia brillava per la sua assenza. * * * Domenica 30 corr. alle ore 2' pom. avrà luogo in questo teatro sociale il solito congresso annuale della nostra Operaia col seguente ordine del giorno : 1. Lettura dell’ anteriore protocollo. 2. Comunicazioni ufficiose. 3. Relazione sulla gestione sociale delle due sezioni durante 1’ anno. 4. Elezione di due Consiglieri e tre Revisori. 5. Approvazione del Conto Consuntivo dell’ anno 1885. 6. Approvazione del Conto Preventivo per 1’ anno 1886. 7. Proposta del Comitato incaricato dello studio delle riforme statutarie per modificazione del-l’Art. 5.° lettera (a) dello Statuto. 8. Proposta della Direzione per aggiunte all’ Art. l.° lettera (d) ed all’Art. 45 dello Statuto. Sunto dei Verbali delle sedute della Giunta provinciale dell’ Istria, in Parenzo. Seduta 102 — 22 e 23 febbraio 1886. (Continuazione della seduta 102). Si aderisce all’ opinione espressa dall’i. r. Luogo-tenenza di annullare la deliberazione 22 decembre 1885 della Rappresentanza comunale di Matteria, colla quale fu assunta a carico del Comune la multa comminata al Podestà dall’ i. r. Capitanato distrettuale in base al §. 95 R. C. Accogliendosi il ricorso di P. C. delegato comunale di Marzana, viene levato il deliberato 16 novembre p. p. del Consiglio d’ amministrazione, col quale fu ridotta da fior. 100 a fior. 60 l’annua indennità statagli anteriormente stabilita dalla Rappresentanza comunale di Dignano. Viene approvata la deliberazione 19 decembre 1885 della Rappresentanza comunale di Decani, nella vertenza con G. M. ex podestà di Covedo, riguardo al resoconto sull’ amministrazione da esso in tale qualità tenuta fino al 30 giugno 1870. Trasmettendosi all’ i. r. Direzione di finanza il prospetto di dettaglio dimostrante gli incassi verificatisi in ciascun distretto durante l’anno 1885 per competenze d’esonero dagli obbligati, la s’interessa a voler provvedere perchè in avvenire tali incassi vengano meglio e più attivamente curati da parte dei singoli Offici delle imposte. Apprezzando poi le prestazioni dell’i. r. Officio delle imposte di Dignano, che, unico, superò nell’introito l’importo preventivato, viene deliberato di assegnare a quegli impiegati la rimunerazione di fiorini 200, e se ne chiede 1’ assenso da parte dell’i. r. Direzione di finanza. Non si fa luogo al ricorso dell’ amministrazione della Chiesa di Pedena contro il decreto 23 gennaio p. p. del Consiglio d’amministrazione, col quale fu imposto al benefizio parrocchiale ed ai benefizi Gasprotich e Zaglicli di concorrere nella spesa pel ristauro delle strade comunali. Sul ricorso dell’ uffizio parrocchiale di Cepich di essere rifuso delle addizionali pagate per la provincia ecc. dall’anno 1870 sulla congrua, si delibera di respingere questa domanda per ciò che concerne le addizionali provinciali e di esonero, e di rimettere il ricorrente a produrre il proprio reclamo alla Rappresentanza comunale di Fianona per ciò che riguarda la rifusione delle addizionali comunali. Si ricerca l’i. r. Direzione di finanza di disporre per l’incasso mediante l’i. r. Officio delle Imposte del-1’addizionale del 13 % delle dirette nel comune cen-suario di Iavorje, deliberata dalla Rappresentanza comunale di Castelnuovo nella seduta dei 16 gennaio p. p. a graduale pagamento del debito verso S. Ved. S. Vengono approvati e muniti della clausola di o-mologazione i contratti di compravendita stipulati dalla Deputazione comunale di Fola, in seguito ad approvazione della Rappresentanza comunale di vari fondi comunali. Con riferimento al precedente decreto 23 novembre p. p. N. 4848, viene apposta la clausola di omologazione al contratto di vendita stipulato dalla podesteria di Fola con A. F. relativamente ad un fondo comunale di Fasana di jug. 67 e tese 825 per fior. 4000,10. Viene omologato il contratto di permuta d’una frazione di fondo comunale del valore di fior. 100, stipulato dalla podestaria di Volosca con G. M. fu A. Seduta 103. — 4 Marzo 1886. Si acconsente al deliberato preso dall’i. r. Consiglio scolastico provinciale nella seduta dei 20 febbraio a. c. che nella scuola popolare di Ponte venga sistemiz-zato un nuovo posto di sottomaestro. In riscontro alla nota 4 febbraio p. p. N. 8017 della Giunta provinciale della Carniola si manifesta bensì la disposizione in massima di collocare anche nell’ avvenire i corrigendi istriani in quella casa di correzione, verso il pagamento della relativa tassa di mantenimento; riguardo però ad un obbligo positivo, si si riserva di assoggettare 1’ argomento alla competente deliberazione della Rappresentanza provinciale, sopra analoga propo-posta di convenzione da parte della Giunta provinciale. Vengono rimesse al Comitato stradale di Piuguente per la relativa dichiarazione le rimostranze dei comunisti di Colmo, di quelli di Draguch e di una parte di quelli di Finguente contro 1’ esecuzione della progettata strada per San Uderico. Viene annullato il deliberato preso dalla Rappresentanza comunale di Umago nolla seduta 12 febbraio a. c., col quale sarebbe stato esonerato il Comune dal-l’obbligo di curare la manutenzione della strada por Salvore in base alla legge provinciale 28 settembre 1875, qualificandola quale strada consorziale; insistendo perchè venga riasseggettato alla rappresentanza comunale il prospetto delle strade e vie campestri comunali. Ad istanza della podestaria di Lovrana si delibera di approvare clic durante 1’ anno 1886 vengano riscosse in quel Comune locale le addizionali votate dalla Rappresentanza comunale per far fronte alle deficienze risultanti nei conti di previsione dell’ anno stesso dei singoli comuni censuarì. Facendo luogo all’ istanza di 244 elettori, rappresentanti oltre la metà della prescrizione steurale nel Comune, viene accordata l’istituzione nel Comune cen-suario di Pisino di un Consiglio d’amministrazione a termini e colle attribuzioni fissate dalla legge provinciale 25 ottobre 1868, composto di dodici membri, autorizzandosi la podestaria a procedere al relativo atto elettorale. Viene pure accordata l’istituzione d’ un Consiglio d’ amministrazione nel Comune censuario di Carnizza, composto di dodici membri. Si ringrazia il sig. Giovanni Vesnaver, maestro dirigente in Trieste, del dono di due esemplari dell’opuscolo „Spogli dell’archivio episcopale di Cittanova in Istria." Vengono accolte quarantotto istanze per frazionamento di debito d’ esonero, e quattro per condono d’interessi di mora. Seduta 104 — 13 marzo 1886. Viene preso a notizia il protocollo della XII seduta della Commissione provinciale pei provvedimenti contro la fillossera, coll’unita relazione del prof. Bolle, comunicato dall’i. r. Luogotenenza con nota 27 febbraio p. p. N. 1831, — con riserva di farne a suo tempo oggetto di comunicazione alla Dieta provinciale. Visto il deliberato 12 ottobre p. p. della rappresentanza comunale di Faugnano, si delibera di sovvenzionare la costruzione della strada da Laura a Roizi coll’ assumere a carico del fondo provinciale la spesa occorrente alla costruzione del ponte sul Dragogua, da eseguirsi però dopo finita la strada, e coll’ elargire il sussidio di fiorini 500 per le altre più costose spese d’arte che saranno da appaltarsi mediante pubblica asta. Si aderisce al pagamento rateale chiesto dagli eredi V. del contributo scolastico di eredità di fior. 103,20. Si accorda alla podestaria di Dobrigno la sovvenzione di fiorini 200 per la costruzione di una cisterna in Foglie, da pagarsi a lavoro finito. Si riscontra la Nota 29 gennaio a. c. N. 1042 dell’ i. r. Luogotenenza, sulle eventuali modificazioni nell’ attuale sistema d’appalto delle gabelle stradali, esprimendo il parere, che in vista anche della poca importanza della cosa in questa provincia, si conservi inalterato il sistema attuale, ammenoché non si voglia rinunziare al percepireento della gabella sulle strade e ponti erariali. Si aderisce alla proposta dell’ i. r. Capitanato distrettuale in Capodistria relativa alla vendita di alcune realità deliberate ad un debitore d’imposta e d’esonero, verso pagamento al fondo di esonero di fior. 378.70 V2 a sconto del debito. Vengono accolte quattordici istanze per frazionamento di debito d’ esonero, verso pagamento della quota di debito corrispondente alla rendita catastale delle particelle svincolate. Viene presa a notizia la comunicazione dell’avvenuta costituzione della nuova Rappresentanza comunale di Lussinpiccolo. Viene ringraziato l’Ordiuariato vescovile di Farenzo e Fola pel dono di due copie dello „Stato personale e locale della Diocesi per 1’ anno 1886" ; 1’ i. r. Governo marittimo pel dono di un esemplare dello stampato, contenente gli atti e processi verbali dell’ inchiesta per la marina mercantile austriaca ; e la Deputazione di Borsa in Trieste pel dono di sei esemplari dell’opera statistica „Navigazione in Trieste nel 1885". Viene avanzata all’ i. r. Tribunale d’appello, appoggiandola, l’istanza della podestaria di Fortole per la prolungazione del termine edittale nella procedura di regolazione del libro fondiario in quel comune censuario. Viene accordata alla podestaria di Cimino la dilazione a tutto luglio 1887 pel pagamento del mutuo di fiorini 1000 verso il fondo delle Confraterne, accordato col decreto 17 gennaio 1873 N. 143. Vengono liquidati ed assegnati al Magistrato civico di Trieste fiorini 2487.24 a rifusione di dozzine ospitalizie per ammalati poveri istriani durante il mese di gennaio a. c. Raccomandata dalle migliori autorità mediche quale eccellente mezzo purgativo. Trovasi vendibile, freschissima, in quasi tutti i negozi di commestibili, d’ acque minerali e soprattuto nelle farmacie e drogherie. Proprietari: „fratelli Loser Budapest" SOCIETÀ CITTADINA NAVIGAZIONE A VAPORE fra Capodistria e Trieste Col giorno 24 Maggio corr. i piroscafi faranno (tempo permettendo) le gite giornaliere, fino a nuovo avviso, col seguente 0 11 A R10 NEI GIORNI FERIALI: da Capodistria per Trieste da Trieste per Capodistria I. Corsa . . ore 5 lL ant. I. Corsa . . . ore 8 ant. II. „ . .,»'/« a II. „ m. „ . • rt 5 Vi POUl. III. „ . . . 7 pom. NEI GIORNI FESTIVI: I. Corsa. . . ore 5 Vi ant. I. Corsa . . ore 8 ant. II. .... „ 9 Vi „ II. „ . . . „ 12 mer. III. „ . . . . „ G pom. III. „ . . . „ 7 >/4 pom. Prezzo di passaggio soldi 30 indistintamente; per fanciulli sotto ai 12 auni soldi 20. Nolo delle merci da convenirsi col capitano. Il punto d’approdo a Capodistria è il Porto, a Trieste la gjgj- Riva della Sanità Capodistria, 18 Maggio 1886. 1» Oiècxi.