101 Suzana Todorović*7 Università del Litorale IL PERIODO IPOTETICO NEL DIALETTO ISTROVENETO DELL’ISTRIA SLOVENA 1 PREMESSA Il presente contributo si propone di illustrare le frasi ipotetiche istrovenete e le forme verbali impiegate per comporle. Il loro utilizzo è stato raffrontato con quello prestabili- to dalla grammatica italiana e approfondito negli studi della professoressa Tjaša Miklič. Si è cercato in seguito di rapportare i costrutti ipotetici istroveneti con quelli romanzi generali. Gli esempi dialettali che presentano la formazione di ipotesi in dialetto sono stati estrapolati da ampi testi dialettali, ricavati nell’ambito di cinque ricerche dialettologi- che svolte in altrettante località dell’Istria slovena – Capodistria, Isola, Pirano, Creva- tini e Bertocchi. L’Istria slovena, territorio ricchissimo dal punto di vista linguistico-dialettale, vede convivere e alternarsi due dialetti istriani, uno di matrice romanza – l’istroveneto – e uno di origine slava – l’istrosloveno. La loro presenza è speculare alla distribuzione storica degli insediamenti in tali territori, dove i dialetti di origine romanza erano diffusi tra la popolazione dei centri urbani, mentre quelli di matrice slava si concentravano tra gli abitanti delle campagne circostanti. Gli Istriani di origine slava (successivamente, slovena) andarono progres- sivamente stabilendosi nelle città di Capodistria, Isola e Pirano, dove tuttavia la parlata dialettale istriana di derivazione slovena non ebbe mai a radicarsi. Da ciò si evince come la definizione di dialetto istriano (di matrice slovena) generalmente invalsa (cfr. Logar 1996: 403) – secondo cui l’espressione “dialetto istriano” andrebbe a designare il solo dialetto istriano di origine slovena individuato in aree in cui esso non fu peraltro mai parlato dagli Istriani – sia fortemente imprecisa e (al pari delle carte dei dialetti sloveni sinora realizzate) non consideri il reale stato dei dialetti in Istria (Todorović 2017: 16). Il dialetto istroveneto è una varietà locale del dialetto veneto italiano importato in Istria dalla Repubblica di Venezia a partire dal X secolo. L’istroromanzo (o istrioto – nome coniato da Ive) è l’unico idioma autoctono istriano rappresentante lo sviluppo del latino in Istria. L’idioma veneto istriano è adoperato quale madrelingua degli apparte- nenti alla comunità nazionale italiana che risiedono autoctonamente a Pirano, Porto- rose, Lucia, Strugnano, Sezza, Sicciole, Parezzago, Dragogna, Isola (Dobrava presso * suzana.todorovic@upr.si DOI: 10.4312/linguistica.64.2.101-112 102 Isola, Jagodje), Bossamarino, Campel, Salara, Capodistria, San Canziano, Bertocchi (Prade), Valmarin, Ancarano, Barisoni, Colombano, Cerei, Premanzano e Crevatini. Cartina 1: Territorio linguistico istroveneto nell’Istria slovena (Todorović 2015: 54) 2 METODO DI INDAGINE E TRASCRIZIONE DEL MATERIALE DIALETTALE Il materiale dialettale preso in esame è stato ricavato durante i colloqui con i parlanti nativi di dialetto istroveneto che abitano a Capodistria, Isola, Pirano, Crevatini e Ber- tocchi.1 I nostri informatori sono abitualmente incentivati a parlare spontaneamente dei temi proposti e, nel caso specifico, abbiamo conversato di desideri realizzabili, possibili e non realizzati. I colloqui sono stati registrati e in seguito riascoltati e analizzati. Le frasi dialettali sono state scritte adoperando i caratteri dell’alfabeto fonetico italiano e sloveno (Todorović 2017: 46-47). Accanto ai fonemi che non presentano difficoltà nella lettura (a, b, d, f, g, i, j, k, l, m, n, p, r, t, u, v, o, ọ, e, ẹ, ə, w), annotiamo l’articolazione di alcuni che, al contrario, potrebbero causarne: ċ – fonema tra č e ć, ad es. raˈdiċo ’radicchio’; ğ – fonema che presenta la variante lievemente palatalizzata ma non palatale del fonema g, ad es. ǧorˈnal ’giornale’; γ – fricativa velare g, ad es. riγaˈdin ’rigatino’; ĺ – l palatale, ad es. ṡomiˈĺar ’assomigliare’; ń – n palatale, ad es. koˈńa ’fratello del marito’; ṡ – fonema 1 Il materiale dialettale e la grammatiche essenziali delle parlate prese in considerazione sono stati pubblicati nei volumi Il dialetto istroveneto a Capodistria, Isola e Pirano (2017) e Narečna raz- nolikost v okolici Kopra (2017). 103 tra s e š, ad es. ˈṡantolo ’padrino di battesimo o di cresima’; ż – fonema tra z e ž, ad es. kaˈżẹta ’casetta’. 3 PARADIGMI VERBALI NEL PERIODO IPOTETICO ITALIANO Nel presente capitolo ci prefiggiamo di presentare i modi e i tempi verbali più ricorrenti del periodo ipotetico italiano, riconducibili ai costrutti ipotetici adoperati dai parlanti istroveneti. Nella Grammatica italiana (con nozioni di linguistica) di Dardano e Trifone (2013: 462-463) troviamo la seguente definizione del periodo ipotetico italiano: “Il periodo ipotetico è formato da due proposizioni in stretta correlazione tra loro (anche per l’uso dei modi e dei tempi verbali), di cui una esprime la condizione necessaria per l’avve- rarsi di quanto è affermato nell’altra.” Nella protasi (frase subordinata ipotetica) viene espressa la condizione, mentre nell’apodosi (frase principale) la conseguenza. In pre- valenza la protasi segue l’apodosi, ma non si tratta di una collocazione obbligatoria. In base alla possibilità di realizzazione di quanto espresso nella protasi, il periodo ipotetico viene suddiviso in tre tipi: periodo ipotetico della realtà, della possibilità e dell’irrealtà. Dardano e Trifone (ibid.) scelgono i seguenti esempi per illustrare l’uso delle forme verbali appropriate per i tre tipi di periodo ipotetico italiano: - il periodo ipotetico della realtà (Se comincia a parlare, non la finisce mai.; Se con- tinuerà a piovere, resteremo in casa.); - il periodo ipotetico della possibilità (Mi farebbe piacere se ci fossi anche tu.); - il periodo ipotetico dell’irrealtà (Se fossi stato più gentile, avresti ottenuto quello che volevi.; Andrei più spesso all’estero se conoscessi le lingue.). Da notare la formulazione di ipotesi con passato prossimo nel periodo ipotetico del primo tipo, ad es. Se hai fatto i compito puoi uscire ecc. 3.1 Periodo ipotetico della realtà I tempi verbali impiegati2 nelle frasi ipotetiche reali nella sfera del presente e del futuro sono il presente indicativo e il futuro semplice. Oltre al ruolo che ricopre nelle frasi ipo- tetiche reali, il presente indicativo viene utilizzato nelle proposizioni oggettive, relative e causali. Lo troviamo inoltre in diversi costrutti sintattici (indipendenti e dipendenti), ad es. nelle proposizioni completive, avverbiali e relative. Con questo tempo verbale possiamo esprimere azioni centrali e periferiche (contemporanee e posteriori) in tutte le sfere temporali (attualità, attualità allargata, extratemporalità, avvenire e passato) (Miklič 2000: 109). Nel suo uso modale il futuro semplice esprime situazioni reali nella sfera del non passato. Miklič (1994: 91) spiega che il futuro semplice può collocarsi sia nella protasi che nell’apodosi, ad es. Se farà bel tempo usciremo.; è possibile tuttavia la combinazione 2 Nel contributo presenteremo solo gli usi più frequenti, ricollegabili al periodo ipotetico istrove- neto. 104 dell’indicativo presente e del futuro semplice, ad es. Se hai tempo, chiamami.; Se non studi, non passerai l’esame. Questo tempo verbale si adopera per designare azioni nella sfera del futuro in diver- si costrutti dipendenti e indipendenti, per situazioni posteriori al momento dell’enun- ciazione nella sfera del non passato, nel procedimento narrativo storico e per richieste e imposizioni (Miklič 2000: 113 114). Nelle farsi ipotetiche reali è possibile anche la scelta dell’imperativo, che deve esse- re collocato nella frase reggente, ad. es. Se avrai problemi, chiamami. 3.2 Periodo ipotetico della possibilità I tempi verbali del periodo ipotetico (nel non passato) sono il congiuntivo imper- fetto e il condizionale semplice, ad es. Sarebbe bello se avessimo il riscaldamento centralizzato. Il congiuntivo imperfetto esprime la condizione, collocata nella frase dipendente, ad es. Se non piovesse, usciremmo. (Miklič 1994: 92); Se mi portasse il libro domani, po- tremmo cominciare subito con la lettura.; A quest’ora certamente non staremmo a casa se non nevicasse.; Se ciascuno conoscesse se stesso, nessuno si farebbe beffe dell’altro. (Miklič 2000: 113). Miklič (1989: 109) aggiunge che “l’imperfetto del congiuntivo nel periodo ipotetico può indicare sia un’azione irreale che possibile, situata nell’attualità del parlante, pertanto le azioni considerate da questo momento vengono espresse per mezzo del set dell’attualità, ad es. Potrebbe servire se dicessi che mi dispiace?”. Oltre alla funzione che svolge nel periodo ipotetico nella sfera del non passato, il con- giuntivo imperfetto può designare azioni nel loro svolgersi e quelle conclusesi e ripetutesi nel passato; esso si colloca in diversi costrutti sintattici, come le proposizioni completive, avverbiali e relative. Lo riscontriamo nelle frasi semplici, nelle dipendenti comparative irreali – per le azioni contemporanee in tutte le sfere temporali – e nelle dipendenti com- pletive che esprimono desidero o necessità (con il condizionale presente); inoltre, serve per descrivere azioni posteriori in tutte le sfere temporali (Miklič 2000: 112-113). Nelle frasi ipotetiche nella sfera del non passato il condizionale semplice si colloca nella frase reggente, ad es. Direi che questa volta l’hai fatto meglio.; Le suggerisco questo perché vorrei aiutarla. (Miklič 2000: 116). Questo tempo verbale, adatto a descrivere le azioni in tutte le sfere temporali, va impiegato inoltre nelle frasi indipendenti per attenuare il contenuto espresso e per espri- mere azioni non passate sulla veridicità delle quali il parlante non vuole pronunciarsi (Miklič 2000: 116). 3.3 Periodo ipotetico dell’irrealtà Le situazioni irreali nella sfera del passato vengono formulate con il trapassato del con- giuntivo nella protasi e con il condizionale composto nell’apodosi, ad es. Se non avesse piovuto, saremmo usciti (Milklič 1986: 123; 1994: 93). Miklič (1986: 123) spiega, che “la soluzione più formale prevede il condizionale com- posto nella principale e il trapassato del congiuntivo nella dipendente, mentre l’imperfetto indicativo nell’apodosi e nella protasi formano una soluzione colloquiale e più spedita. Il 105 significato ipotetico è suggerito dalla congiunzione se, nonché dal contenuto globale del testo conosciuto fino a questo punto che esclude la possibilità di interpretare detto passo come una ripetizione abituale reale di due azioni nel passato.” Ribadisce inoltre (1991: 102) che “la forma verbale da sé non è in grado di localizzare il tempo dell’azione che sta a indicare – nel caso concreto, il trapassato del congiuntivo non si riferisce necessa- riamente a un’azione localizzata nel passato del parlante, non esprime necessariamente l’anteriorità, né deve necessariamente implicare la non realtà dell’azione.” Oltre alle sue funzioni basilari, come l’uso nel periodo ipotetico e l’espressione di auguri e desideri non realizzati nel passato, Miklič precisa che il trapassato del congiun- tivo può descrivere azioni che non sono necessariamente “trapassate” e dunque appar- tenenti alla sfera del passato, ma che possono riferirsi all’extratemporalità e all’avveni- re. Questo tempo verbale si adopera anche per esprimere una condizione non realizzata che è anteriore oppure contigua (ad es. Cosa avreste fatto voi, se vi foste accorto che i freni non funzionavano?) oppure contemporanea (ad es. Oh, mi sarei fermata subito, se avessi saputo che voi siete un così bell’uomo.) rispetto l’azione nella frase principale (Miklič 1991: 95, 99). Le frasi irreali non appartengono necessariamente alla sfera del passato, ma posso- no manifestarsi in sfere temporali diverse, il che si riflette sulla scelta del tempo ver- bale, ad es. Se avessi fatto il compito già ieri, adesso avresti più tempo per altre cose.; Se non fosse per la pensione, avrei lasciato da tempo questo lavoro. (Miklič 1994: 93). Con il condizionale composto si indicano eventi non realizzati appartenenti alla sfera del passato (ad es. Non so cosa avrebbe fatto, se l’avesse scoperto.) e quelle posteriori rispetto al momento dell’enunciazione appartenenti alla sfera dell’attualità e dell’extratemporalità (ad es. Saremmo già da tempo usciti, se non facesse così brut- to tempo) (Miklič 2000: 117). Con questo tempo verbale possiamo enunciare azioni posteriori rispetto a un punto nel passato e per riferire notizie riguardo la cui verità il parlante non vuole pronunciarsi (Miklič 1991: 92). 4 IL PERIODO IPOTETICO NEL DIALETTO ISTROVENETO DELL’ISTRIA SLOVENA Nel dialetto istroveneto sono presenti tre ordini di strutture condizionali: l’ordine reale, possibile o irreale. I tempi verbali adoperati per esprimere la probabilità di realizza- zione di quanto annunciato risultano affini a quelli italiani, pur non avendo sempre la stessa collocazione nell’apodosi e nella protasi. 4.1 Ipotesi reali Per descrivere le ipotesi reali e le loro conseguenze, i dialettofoni istroveneti adoperano il presente indicativo, il futuro semplice e l’imperativo, ad es. istrov. (Bertocchi) Ṡe ˈlori i va ˈvija, ˈvado ˈanka mi. ’Se loro vanno via, vado an- ch’io.’; Ṡe (ti) te vol, ənˈdemo baˈlar. ’Se vuoi, andiamo a ballare.’; Ṡe la ṡe ṡpożaˈra, la vivaˈra ˈmejo. ’Se si sposerà, vivrà meglio.’; istrov. (Capodistria) Ṡe ti γa biˈżońo, ˈċamame. ’Se hai bisogno, chiamami.’. 106 4.2 Ipotesi possibili Per formare le ipotesi realizzabili i parlanti del dialetto istroveneto si servono dell’im- perfetto del congiuntivo, del condizionale semplice e dell’imperfetto indicativo. Le fra- si ipotetiche sono introdotte dalla congiunzione ṡe ’se’, ad es. istrov. (Isola) Ṡe mi ˈvẹṡi (congiuntivo imperfetto) koˈrajo, andarija (condizionale semplice) ˈvija de kwa.’Se avessi coraggio, andrei via di qua.’. Dall’analisi del corpus dialettale ottenuto nei cinque punti d’inchiesta (Todorović 2017a e Todorović 2017b) è emerso che il congiuntivo imperfetto e il condizionale semplice non si collocano, come nella lingua italiana letteraria, rispettivamente nella dipendente e nell’apodosi. Questi due tempi verbali figurano sia nella frase dipendente che in quella reggente, ad es. istrov. (Isola) Ṡe mi vaˈrija (condizionale semplice) koˈrajo, ənˈdaṡi (congiuntivo imperfetto) ˈvija de kwa.; Ṡe mi ˈvẹṡi (congiuntivo imperfetto) koˈrajo, ənˈdaṡi (congiun- tivo imperfetto) ˈvija de kwa.; Ṡe mi vaˈrija (condizionale semplice) koˈrajo, andarija (condizionale semplice) ˈvija de kwa. L’ipotesi italiana Se avessi tempo, andrei al cinema. può essere formulata nel dia- letto preso in esame nei seguenti modi, ad es. istrov. (Crevatini) Ṡe mi ˈ(γa)veṡi ˈtempo, ənˈdarija ˈċorte.; Ṡe mi (γa)vaˈrija ˈtempo, ənˈdaṡi a ˈċorte.; Ṡe mi ˈ(γa)veṡi ˈtempo, ənˈdaṡi a ˈċorte.; Ṡe mi (γa)vaˈrija ˈtempo, ənˈda- rija a ˈċorte. Si vedano alcuni altri esempi estrapolati dai racconti dei dialettofoni veneti istriani, ad es. istrov. (Crevatini) Ṡe lu el (lul) me riṡpeˈtaṡi, γe volaˈrija pju ben./Ṡe lu el (lul) me riṡpeˈtaṡi, γe voˈleṡi pju ben. ’Se lui mi rispettasse, gli vorrei più bene.’, Ṡe la ṡe komportaˈrija ben, ṡaˈrija ˈmejo. ’Se si comportasse bene, sarebbe meglio.’, Ṡe lu el (lul) γaˈveṡi ˈbori, əndaˈrija a far la ṡˈpeża. ’Se lui avesse soldi, andrebbe a fare la spesa.’; istrov. (Isola). Ṡe mi vẹṡi ˈtempo, anˈdaṡi in koˈmun. ’Se avessi tempo, andrei in Comune.’; istrov. (Bertocchi) primer Ṡe ˈela la ċaˈpaṡe una ˈpaγa pju ˈbona, andaˈrija in ˈferje pju ṡˈpeṡo. ’Se avesse un reddito migliore, andrebbe in vacanza più spesso.’; Ṡe ṡaˈveṡi parˈlar żloˈven, γe riṡpondeˈṡi mal. ’Se sapessi parlare sloveno, gli risponderei male.’; Ṡe vojˈaltri lo konoˈṡeṡi, no ṡaˈrija kuˈṡi maleduˈkaj. ’Se lo conosceste, non sareste così maleducati.’. Nel periodo ipotetico della possibilità e dell’irrealtà è frequente, nell’italiano col- loquiale, l’uso dell’imperfetto indicativo in entrambe le proposizioni, ad es. it. lett. Se avessi tempo, andrei a salutarla. e it. coll. Se avevo tempo, andavo a salutarla. (Todo- rović 2017a: 228). Dardano e Trifone (2013: 463) propongono di limitare alla lingua parlata e informale il tipo con l’imperfetto indicativo (ad. es. Se lo sapevo non venivo.). Aggiungono, inoltre, che con l’uso scorretto delle forme verbali il confine del tipo della possibilità e quello dell’irrealtà è difficilmente delimitabile. Si considerino alcuni esempi, estrapolati dai discorsi dei nostri informatori, che evi- denziano l’uso dell’imperfetto sia per le situazioni possibili che per quelle irreali, ad es. 107 istrov. (Crevatini), per il periodo ipotetico della possibilità: Mi ˈjero konˈtenta, ṡe el me porˈtava do fjori. ’Sarei contenta, se mi portasse qualche fiore.’; istrov. (Capodistria), per il periodo ipotetico dell’irrealtà: Mi ˈjero konˈtento ṡe vinˈṡeva el Kapoˈdiṡtria. ’Ero contento se vinceva Capodistria./Sarei stato contento se avesse vinto il Capodistra.’; ˈJera ˈmejo ṡe (ti) ti me diˈżẹvi pˈrima. ’Era meglio se me lo dicevi prima./Sarebbe stato meglio se me lo avessi detto prima.’, Ṡe i ne ˈċapava, ˈjerimo in preˈżọn. ’Se ci prendevano, rimanevamo in prigione.’; istrov. (Bertocchi) per il periodo ipotetico della possibilità e dell’irrealà: Ṡe ˈela la ˈjera oˈneṡta, ˈduti la riṡpeˈtava. ’Se era onesta, la rispettavano tutti./Se fosse onesta, tutti la rispetterebbero./Se fosse stata onesta, tutti l’avrebbero rispettata.’. istrov. (Crevatini) per il periodo ipotetico dell’irrealtà: Ṡe me ˈmare ne troˈvava la ne ciˈγava. ’Se mia madre ci trovava, ci sgridava./Se mia madre ci avesse trovato, ci avrebbe sgridati.’. L’utilizzo libero del congiuntivo imperfetto e del condizionale semplice nelle frasi ipotetiche istrovenete è talmente spontaneo e ricorrente negli idiomi veneti istriani, che i suoi parlanti nativi non distinguono fra le due forme verbali. Ondina Lusa e Marino Bonifacio ne Le perle del nostro dialetto (2004: 242) per le forme del condizionale presente dei verbi ausiliari piranesi essere e avere riportano solo quelle del congiunti- vo imperfetto. Al posto delle forme per l’ausiliare ˈeṡi ’essere’: ṡaˈrija, ṡaˈrija, ṡaˈrija, ṡaˈrẹṡimo, ṡaˈriji, ṡaˈrija; e ver ’avere’: vaˈrija, vaˈrija, vaˈrija, vaˈrẹṡimo, vaˈrija, vaˈrija, riportano gli ausiliari al congiuntivo imperfetto: fussi, fussi, fussi, fussimo, fussi, fussi e ˈvẹṡi, ˈvẹṡi, ˈvẹṡi, ˈvẹṡimo, ˈvẹṡi, ˈvẹṡi. Il condizionale semplice istroveneto si usa in casi affini a quelli previsti per questo tempo nella lingua italiana, ovvero per rendere cortese una richiesta, esprimere volontà, formulare desideri, opinioni, consigli ecc., ad es. istrov. (Capodistria) I aˈjuti ke ve ċaˈpa, ˈdẹṡo, ṡaˈrija ˈjuṡto ke li torˈne. ’Sarebbe giusto che restituiste gli aiuti che avete ricevuto.’; (Isola) Mi diˈrija ke że kuˈṡi. ’Direi che sia così.’. Anche in altri tipi di proposizioni i nostri informatori hanno spesso usato il congiun- tivo imperfetto al posto del condizionale semplice, ad es. istrov. (Capodistria) Doˈvẹṡi (anziché dovaˈrija) (a)nˈdar (a) ˈkaża ma no γo ˈvoja. ’Dovrei andare a casa, ma non ne ho voglia.’, ma, ad es. (Crevatini) Ṡaˈrija bel fiˈnir kwel laˈvor. ’Sarebbe bello finire quel lavoro.’; Ṡaˈrija ˈğuṡto paˈγar kˈwela ṡˈtewra. ’Sarebbe giusto pagare quella tassa.’; Mi faˈrija de ˈduto parˈke i sˈtaγi ben. ’Farei di tutto affinché stiano bene.’, ma, ad es. (Bertocchi) Mi diˈżeṡi ̍ duto, ma no ̍ vojo γaˈver proˈblemi. ’Direi tutto, ma non voglio avere problemi.’ 4.3 Ipotesi irreali Per esprimere le premesse e le ipotesi non realizzate nella sfera del passato i dialet- tofoni istroveneti adoperano il trapassato congiuntivo e il condizionale composto. Le proposizioni condizionali sono abitualmente introdotte dalla congiunzione ṡe ’se’, ad es. istrov. (Isola) Ṡe mi ˈfuṡi anˈdada (congiuntivo trapassato) (a) baˈlar, vaˈrija konoˈṡu 108 (condizionale composto) un moˈrożo. ’Se fossi andata a ballare, avrei conosciuto un fidanzato.’. Dai materiali testuali ottenuti nelle cinque località oggetto d’inchiesta, risulta che il trapassato congiuntivo e il condizionale composto compaiono sia nella protasi che nell’apodosi, ad es. istrov. (Isola) Ṡe mi ṡaˈrija anˈdada (condizionale composto) (a) baˈlar, ˈvẹṡi konoˈṡu (congiuntivo trapassato) un moˈrożo., Ṡe mi ˈfuṡi anˈdada (con- giuntivo trapassato) (a) baˈlar, ˈvẹṡi konoˈṡu (congiuntivo trapassato) un moˈrożo., Ṡe mi ṡaˈrija anˈdada (condizionale composto) (a) baˈlar, vaˈrija konoˈṡu (condizionale composto) un moˈrożo. La proposizione ipotetica italiana Se fossi stato bravo, avresti ricevuto un regalo. presenta soluzioni diverse nelle parlate istrovenete, ad es. (Isola) Ṡe ti te ṡaˈrija ṡta bˈravo, te vẹṡi ċaˈpa unreˈγalo.; Ṡe ti te ˈfuṡi ṡta bˈravo, te vẹṡi ċaˈpa un reˈγalo.; Ṡe ti te ṡaˈrija ṡta bˈravo, te vaˈrija ċaˈpa un reˈγalo. Si notino altri esempi desunti dal corpus dialettale, ad es. (Capodistria) Ṡe ti ti ’vẹṡi kontinˈwa aleˈnarte, (ti) ti ṡaˈrija ṡta un bˈravo żoγaˈdọr. ’Se avessi continuato ad allenarti, saresti stato un bravo giocatore.’; Ṡe (mi) ’vẹṡi bu le ṡˈkarpe, no me ’veṡi ˈponto. ’Se avessi avuto le scarpe, non mi sarei punto.’; Ṡe i ne ’vẹṡi ċaˈpa, ’vẹṡimo ṡta in preˈżọn. ’Se ci avessero preso, saremmo rimasti in prigione.’; No te γavaˈrija ˈverto ˈńanka ṡe ti γavaˈrija bu dˈrijo (u)na ċikoˈlata. ’Non ti avrei aperto (la porta) nemmeno se mi avessi portato una cioccolata.’; Ṡe lul vaˈrija bu paṡˈjenṡa, nol ˈvẹṡi ṡˈpanto l’ojo. ’Se avesse avuto pazienza, non avrebbe spanto l’olio.’; istrov. (Crevatini) Ṡe ela (γa)ˈveṡi lavoˈra, non la ṡaˈrija fiˈnida kuˈṡi mal. ’Se avesse lavorato, non sarebbe finta così male.’.; Ṡe el ṡaˈrija ṡta ˈtento, nol ṡe γaˈveṡi maṡtruˈca el ˈdeo. ’Se fosse stato attento, non si sarebbe fatto male al dito.’; istrov. (Bertoki) Ṡe mi γaveˈṡi ṡaˈveṡto ke ˈjera kuˈṡi ˈfalṡo, no lo vaˈrija ṡpoˈża. ’Se avessi saputo che era così falso, non l’avrei sposato.’; Ṡe ela la γaˈvarija vu el ˈkaro, ṡaˈrija ənˈdada Triˈjeṡte ońi ˈğorno. ’Se avesse avuto il carro, sarebbe andata a Trieste ogni giorno.’. Le ipotesi irreali che non appartengono alla sfera del passato si realizzano con il congiuntivo imperfetto e il condizionale semplice, ad es. istrov. (Pirano) Ṡe γaveṡimo conpˈra peṡi, deṡo podaˈrijimo manjar. ’Se avessimo comprato il pesce, ora potremmo mangiare.’.; Ṡe diventaˈrija ˈriko, ˈduti me voˈleṡi ben. ’Se diventassi ricco, tutti mi vor- rebbero bene.’. 4. 4 Il periodo ipotetico romanzo – parallelismi con i costrutti ipotetici istroveneti Nelle frasi ipotetiche irreali latine la norma grammaticale esigeva l’utilizzo del congiun- tivo imperfetto (per l’irreale presente) o del piuccheperfetto congiuntivo (per l’irreale del passato), forma non rara nell’antico dialetto settentrionale, mantenutasi solamente in alcune zone marginali dell’Italia settentrionale, dove possono risentirsi influssi latini, ad es. pure in istriano Bevési, se fosi aqua. (Rohlfs ibid., 141), costrutto desunto anche dal nostro corpus dialettale. Rohlfs (ibid.) nota la presenza di questo tipo romanzo soprattutto nell’Italia meridionale, citando diversi esempi sentiti nei dialetti campano, abruzzese, pugliese e siciliano. 109 Il condizionale – forma verbale che il latino non conosceva – deriva (in parallelismo con il nuovo futuro “cantare habeo”), dall’unione dell’infinito con l’imperfetto indicati- vo del verbo ausiliare habere (cantare abebam) – forma documentata in latino già nel IV secolo. In alcuni idiomi romanzi questa nuova forma verbale si colloca nell’apodosi, seguita dal congiuntivo piuccheperfetto nella protasi. Il nuovo costrutto romanzo “Se potessi, faria.” appare negli antichi testi toscani, nelle opere di Giacomo da Verona, nell’antico lombardo di Uguccione ecc. La forma con il condizionale nella frase prin- cipale si è conservata in alcune località meridionali e nell’Italia settentrionale, ad es. in veneto Vevaria se ghe fose aqua, costrutto sentito anche nelle parlate istrovenete in Slovenia (ibid. 142-143). Alcuni idiomi romanzi cominciarono presto ad impiegare il nuovo condizionale anche nella protasi. Il tipo romanzo “Se potria, faria.”, caratteristico dell’Italia setten- trionale, si nota in particolar modo nei dialetti istriani, ad es. a Fiume Bevarío se saría aqua. (ibid. 143). Questa forma – totalmente sconosciuta ai dialetti toscani – è stata registrata anche negli idiomi istroveneti dell’Istria slovena. Il costrutto ipotetico romanzo “Se potevo, facevo.”, in italiano espresso tramite il trapassato congiuntivo e il condizionale composto “Se avessi potuto, avrei fatto.”, è la forma del periodo ipotetico irreale apparsa in una fase piuttosto tarda del latino ed estesasi su una vasta porzione di territorio italiano. La notiamo pure nei dialetti setten- trionali, ad es. Se no me fava male a sto brazzo, te voleva collegare per terra – variante ricorrente anche nelle parlate istrovenete oggetto d’inchiesta (ibid. 146-147). 5 CONCLUSIONI Il vernacolo veneto istriano non è un idioma istriano autoctono, bensì importato dalla Serenissima nelle terre “al di là del mar”.3 La lingua dei Veneziani, subentrata in Istria attorno al X secolo, divenne nei secoli a seguire koiné istriana. L’istrioto, unico idioma romanzo autoctono (evoluto dal latino parlato), si è conservato solamente in sei loca- lità dell’Istria croata: Balle, Rovigno, Dignano, Sissano, Fazana e Gallisano. In merito all’espansione del veneto coloniale Zamboni (1979: 18) specifica: A quest’espansione si debbono infatti importanti entità dialettali odierne, come per es. quella del triestino, che è precisamente una varietà di veneziano d’import- azione (adattato in forma locale) che ha finito per sostituire l’antico triestino di base friulana: tale dialetto perdurò, in ambiti ormai molto ridotti, fino ai primi dell’800, per quanto il veneto fosse già da parecchi secoli la lingua di comunica- zione dominante. Sono questi i motivi che spiegano la fortuna di esso nell’area adriatica: oggi, scomparso ormai in Dalmazia e in via di regresso nell’Istria in seguito alle note vicende storiche, il veneto mantiene una forte presenza sui bordi dell’area friulana, lungo la fascia costiera, nel goriziano e ad Udine. 3 Termine coniato da Folena (1968-1970, 331-376). 110 La ricerca svolta ha voluto esaminare le frasi ipotetiche istrovenete prodotte dai suoi parlanti nativi. Gli esempi messi in rassegna hanno dimostrato che nel dialetto oggetto d’indagine vengono impiegati nelle frasi ipotetiche reali tempi verbali affini a quelli imposti dalla grammatica italiana. Nelle frasi ipotetiche che esprimono possibilità e irrealtà i dialettofoni istroveneti utilizzano l’indicativo e il congiuntivo in entrambe le proposizioni – impiego non consentito dalla grammatica italiana, che stabilisce l’uso del congiuntivo (imperfetto o trapassato) nella protasi e del condizionale (semplice o composto) nell’apodosi. Nel parlato dei dialettofoni, invece, sono stati individuati quattro tipi di costrutti ipotetici: congiuntivo + condizionale, condizionale + congiuntivo, congiuntivo + congiuntivo, condizionale + condizionale. Nelle frasi esaminate si riflettono quelle ipotetiche ro- manze (ad. es. Bevési, se fosi aqua.; Se potessi, faria.; Se potria, faria.; Se potevo, facevo.), che da una parte rappresentano una continuazione dei costrutti ipotetici la- tini, mentre dall’altra mostrano la necessità di esprimere le ipotesi con forme verbali innovative. Abbreviazioni istrov. istroveneto it. lett. italiano letterario it. coll. italiano colloquiale Bibliografia DARDANO Maurizio/Pietro TRIFONE (2013) Grammatica italiana con nozioni di linguistica. Bologna: Zanichelli. FOLENA, Gianfranco (1968-70) “Introduzione al veneziano »de là da mar«.” Bolletti- no dell’Atlante linguistico Mediterraneo, 10-12, 331-376. LOGAR, Tine (1996) “Istrsko narečje.” In: Kenda-Jež, K. (a cura di), Dialektološke in jezikoslovne razprave. Ljubljana: Inštitut za slovenski jezik Frana Ramovša – ZRC SAZU, 86–92. MIKLIČ, Tjaša (1986) “Strutturazione del testo tramite forme verbali (analisi contras- tiva)”. Scuola nostra 17-18, 119-163. 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I dati sono stati raccolti attraverso un'indagine dialet- tologica realizzata in cinque località dell'Istria slovena: Capodistria, Isola, Pirano, Crevatini e Bertocchi. Attraverso interviste semi-strutturate, gli informatori sono stati incoraggiati a produrre frasi ipotetiche riguardanti eventi reali e irreali. L'analisi del- le proposizioni raccolte rivela che la costruzione standard italiana (Se + imperfetto + condizionale) viene attuata nel dialetto istroveneto in quattro modalità distinte, con un uso flessibile del congiuntivo e del condizionale sia nella protasi che nell'apodosi. Le varianti dialettali documentate sono state interpretate come parte di un continuum romanzo nello sviluppo delle strutture ipotetiche. Parole chiave: dialetto istroveneto, Istria slovena, periodo ipotetico, tempi verbali Povzetek HIPOTETIČNI DOGODEK V ISTRSKOBENEŠKEM NAREČJU SLOVENSKE ISTRE Istrobeneščina je različek benečanskega dialekta, ki ga je v Istro vpeljala Beneška repu- blika. Govorci tega istrskega idioma romanskega izvora živijo v Kopru, Izoli, Piranu, Ankaranu in v njihovem neposrednem zaledju. V prispevku se posvečamo glagolskim časom, ki jih istrskobeneški govoreči Istrani uporabljajo pri tvorbi pogojnih povedi. 112 Gradivo smo pridobili z narečjeslovno raziskavo, ki smo jo izvedli v petih razi- skovalnih točkah – v Kopru, Izoli, Piranu, Hrvatinih in Bertokih. Z informanti smo se pogovarjali o realnih in nerealnih dogodkih ter jih spodbujali k tvorjenju pogojnih povedi. Analiza iz narečnih besedil izluščenih povedi je pokazala, da se lahko italijan- ski konstrukt (rabljen za upovedovanje realnih in nerealnih dejanj) Se + imperfekt + pogojnik v istrskobeneškem narečju udejanji na štiri različne načine, to je s poljubno izbiro konjunktiva in pogojnika v glavnem in v odvisnem stavku. Navedene narečne različice, prisotne v obravnavanem narečju, smo povezali z romanskim razvojem hipo- tetičnega dogodka. Ključne besede: istrobeneško narečje, slovenska Istra, pogojni stavki, glagolski časi Summary HYPOTHETICAL EVENT IN THE ISTRO-VENETIAN DIALECT OF SLOVENE ISTRIA The paper deals with the use of tenses in conditional clauses produced by native speak- ers of Istro-Venetian dialect, which is a subtype of Venetan that was introduced in Istria at the time of the Republic of Venice. The data for the present study have been collected on the basis of dialectological research in five places of Slovene Istria: Koper/ Capodistria, Izola/Isola, Piran/Pirano, Krvatini/Crevatini and Bertoki/Bertocchi. The informants were encouraged through semi-structured interviews to produce conditional clauses related to real or unreal events. An analysis of the collected sentences shows that in Istro-Venetian the standard Italian construction (se + imperfetto + condizion- ale) is realized in four different ways, in which flexible use of the subjunctive and the conditional can be observed, both in the protasis and in the apodosis. The documented dialectal construction types have been interpreted as part of hypothetical-structure vari- ation in Romance. Keywords: Istro-Venetian dialect, Slovene Istria, conditional clauses, tenses