Arheološki vestnik (Arh. vest.) 48, 1997, str. 247-260 247 "Zwiebelknopffibeln" del tipo Keller 6 da Aquileia Maurizio BUORA Izvleček Avtor podrobneje obravnava tip poznorimskih čebulastih fibul Keller 6. Njihovo število se je v zadnjem času močno povečalo, zato jih je zbral v izčrpnem katalogu in tipološko razvrstil v tri variante. Pojavile so se v zadnjem desetletju 4. st. v uporabi pa so bile še v prvi polovici 5. st. Njihova razširjenost kaže na uporabo pri vojakih kot pri izpostavljenih uradnikih. Pogosto so bile odkrite pri vojaških oddelkih vzdolž Donave pa tudi ob cestah v notranjosti. Izpostavlja njihovo prisotnost v pomembnih križiščih severne Italije, kjer jih je mogoče ožje povezati z vojaškimi poveljstvi ob donavski meji. Obravnava tudi problem upodobitev tovrstnih fibul v 6. st. Abstract This article studies the late Roman bulbous fibulae of the Keller 6 type in detail. Their quantity has greatly increased in the recent period, and thus they are presented in an exhaustive catalogue and are typologically classified into three variants. This type appeared in the last decades of the 4th century and still was in use in the first half of the 5th century. Their distribution would indicate usage by bureaucrats as well as soldiers. They have frequently been found at sites of military detachments along the Danube, as well as along roads in the interior. Their presence at important crossroads of northern Italy is noted, where it is possible to connect them specifically with military commands along the Danubian border. The problem of classifying such fibulae to the 6th century is also discussed. Da qualche anno a questa parte si registra nella letteratura archeologica europea un rinnovato interesse per le fibule. Per quanto questi materiali possano vantare oltre un secolo di bibliografia specifica, numerosi territori e soprattutto nume-rosi fondi museali rimangono del tutto inesplorati. In particolare in Italia le fibule del periodo im-periale romano (e a maggior ragione del tardo periodo imperiale) appaiono del tutto trascurate in opere d'insieme, con 1'ovvio risultato di una scarsa conoscenza della relativa terminologia, dei problemi che esse comportano ma anche delle indicazioni di carattere cronologico che esse possono apportare da parte degli archeologi e in genere degli studiosi del mondo antico. Riteniamo che da questo panorama deludente si elevi alquanto il Friuli, ove fin dagli anni Cinquanta e Sessanta vi e stata una sporadica attenzione per le fibule, a opera di studiosi tedeschi come il Werner e il Fischer, e nell'ultimo quindicennio un'ampia bibliografia, che e nata da una sorta di dialogo internazionale tra studiosi francesi, sloveni, tedeschi e friulani.1 Si pubblicano qui le "Zwiebelknopffibeln" di Aquileia del tipo Keller 6, la cui comparsa viene comunemente datata entro l'ul-timo decennio del IV sec. d. C. Per quanto la communis opinio consideri le "Zwiebelknopffibeln" come fibule proprie dell'ele-mento militare2 non tutti concordano su questo punto, anzi esistono teorie recenti che vi vedono piuttosto una sorta di distintivo caratteristico dei civili.3 Gli scavi hanno portato alia constatazio- 1 Si citano qui solo, in ordine cronologico, gli studi recenti di Adam-Feugere 1982, di Guštin 1986, Buora, Candussio, Demetz 1990 c Buora, Candussio, Prottel 1990 oltre ai testi riediti in Quaderni friulani di archcologia 2, 1992. 2 Per una discussione si rimanda a Prottel 1988 cui va aggiunto, per l'ambito locale, Prottel 1990 e, da ultimo, Ruprechtsberger 1995. -1 Specialmente Kuhnen 1988. lunghezza cm 1 i @ ® i j i \ ® 1 9 48 ® 1 —(60 V25 0) ® 6 (2 K y z) (s- — v! DOS ) ■-•-f- j I 1 | 1 1 t) (49) i i i -1- (S) (s) i i (3) - ! -- i 8 (S) 1 -i- I i 10 8 i_i_i-i----«-1-1---•--t 4 5 6 Fig. 1: Grafico delle dimensioni relative alio dimensioni delle fibule edite (Dis. G. I). De Tina). larghezza cm j-1 ne che fibule del genere potevano essere depo-ste raramente anche in tombe femminili o di bambini, ma cio puo dipendere da vari fattori di carattere affettivo o da rapporti di parentela e non sembra escludere un utilizzo prevalente da parte dell'elemento militare. L'ultima studiosa che si e soffermata critica-mente su queste fibule, che ama definire del tipo Prottel 6 (dopo il magistrale contributo di que-st'autore apparso in Jb. Rom. Germ. Zentmus).4 ricorda i rinvenimenti di "Zwiebelknopffibeln" nelle 16 tombe di bambini rinvenute in cinque 4 Prottel 1988. necropoli della Pannonia. Peraltro una sola di queste appartiene al tipo Keller 6, quella trovata nella tomba 927 di Intercisa (cat. n. 51): essa era di dimensioni piu piccole degli altri esemplari e quindi poteva in effetti essere normalmente portata da vivo dal bambino. Va rilevato che un'altra fibule, appena leggermente piu grande, e stata trovata nella tomba n. 100 (di un adulto, di Tokod (cat. n. 48)). Se consideriamo il grafico relativo alle dimensioni degli esemplari integri pubblicati (com-presi quelli di cui si da notizia nel presente studio) riportato alla//g. 1 si vede come in realta si abbiamo due gruppi numericamente equivalen-ti: uno comprende gli esemplari lunghi piu di 8,5 e l'altro quelli che misurano da cm 7,8 in giu. Possiamo considerare decisamente piccoli gli esemplari che sono lunghi fino a 6,8 centimetri. Se dovessimo giudicare solo sulla base delle dimensioni, diremmo che erano adatte a bambini anche le fibule n. 24 dalla tomba n. 556 di Kaiseraugst (che e la piu piccola tra quelle qui presentate) e poi una fibula da Carnuntum (cat. n. 26) e una da Sucidava (cat. n. 59). A questo proposito si ricorda opportunamente che anche il figlio di Stilicone, nelPomonimo dittico, porta una fibula del genere. La standardizzazione delle "Zwiebelknopffibeln" e la loro diffusione in tutti i territori dell'impero sembrerebbe corro-borare l'ipotesi di una diffusione legata all'ele-mento militare. Ma va osservato che quelle del tipo 6 (Keller 6 o Prottel 6) paiono presenti, per quanto finora si sa, quasi esclusivamente in Eu-ropa e in un solo caso in Africa, ove si ritiene che il pezzo possa aver fatto parte di un tesoro interrato intorno alia meta del V sec. d. C. Ovviamente e da tener conto del fatto che le ricerche sul materiale di epoca romana e tardoromana delle province orientali dell'impero sono in genere molto rare. Rispetto al tipo Keller 5 le "Zwiebelknopffibeln" del tipo Keller 6 presentano un arco assottiglia-to nella parte superiore.3 L'elemento distintivo piu evidente risulta la lavorazione a giorno dell'ar-co, che per lo piu ha la parte superiore piatta. Al posto del tradizionale aggancio dell'ardiglione nel piede, l'ardiglione veniva inserito dal braccio fino al piede e quindi si avvitava il bottone terminale sinistro, collegato con il perno della cerniera, come gia indicato dal Motefind nel 1916.'' E' un ele-mento questo che e comune in tutte le fibule del nostro gruppo, ma si trova anche nella fibula d'oro massiccio con l'iscrizione Iuliane vivas del Kunsthistorisches Museum di Vienna, il cui sta-to frammentario non consente una migliore clas-sificazione.7 Si e ritenuto che si tratti di prodotti di officine imperiali, contrassegno speciale di alti ufficiali e funzionari, forse anche usati come doni perso-nali dell'imperatore. A parte due esemplari in oro massiccio (da Poitou, cat. n. 7 e da Tenes, cat. n. 63) gli altri sono di bronzo dorato. Va detto che l'esemplare di Tenes (fig. 2:1) e anche il piu grande, in assoluto, a rimarcare il suo carattere eccezio-nale. Anche l'esemplare di Poitou, di cui cono-sciamo solo il piede e il bottone laterale sinistro, doveva essere di notevoli dimensioni, certo superiore a 9 cm di lunghezza totale (fig. 2: 4).Si individuano alcuni gruppi, caratterizzati da va-rie somiglianze. Sarebbe facile aumentare a dismisura il numero delle varianti, prendendo in considerazione questo o quel carattere formale. A una distinzione piu precisa si oppone lo stato della documenta-zione: alcuni esemplari sono stati editi molto tempo fa con criteri diversi da quelli attuali e anche la documentazione iconografica, quando esiste, appare talora approssimativa. Accade perfino che lo stesso esemplare, in due pubblicazioni diverse, appaia disegnato in maniera differente. Preferiamo in-dicare solo in linea di massima alcuni raggrup-pamenti, all'interno dei quali sussistono alcune differenze che naturalmente possono dipendere o dal capriccio dei fabbricanti o dalle modificazioni della forma nel corso del tempo. VARIANTE A (Fig- 2) Comprende esemplari di grandi dimensioni (ad es. Tenes, cat. n. 63) e piu ridotti (es. Bize, cat. n. 11; Ptuj, cat. n. 56). Nella nostra suddivisione, che ha soprattutto un valore classificatorio, alio scopo di meglio comprendere le varianti nei diversi esemplari, prendiamo in considerazione come elemento essenziale il decoro del piede, che e anche la parte meglio documentata. Raramente si conosce il prospetto della fibula e altri dettagli, come il profilo di bulbi, paiono in generale meno significativi, dal momento che ad es. nella fibula di Wels (fig. 3: 12) ne compaiono due tipi differenti. 5 Per la puntualizzazione dei caratteri morfologici si rinvia a Keller 1971, con la successive precisazioni di Prottel 1988. 6 Motefind 1916. 7 Su cui, da ultimo, Noll 1974, p. 26 (A 38) con precedente bibliografia. Fig. 2: Variante A. 1 Tenes, cat. n. 63; 2 Bize, cat. n. 11; 3 Ptuj, cat. n. 56; 4 Poitou, cat. n. 7; 5 Icklingham, cat. n. 4; 6 Budapest, cat. n. 43; 7 Lorena, cat. n. 6; 8 Mainz, cat. n. 13. II nostro gruppo ha bulbi a profilo poligonale, spesso desinenti con ghiera perlinata (anche se in vecchie riproduzioni questo dettaglio non ap-pare sempre rilevabile). La decorazione sulla cresta del braccio pare in genere semplificata. II rap-porto tra lunghezza dell'arco e del piede varia da 3/4 a 4/5. Elemento in comune e la terminazione a T della parte del piede collegata all'arco. Le appendici a giorno possono avere tre o quattro incavi. Vi appartengono sicuramente l'esemplare di Mainz (cat. n. 13), quello della Lorena (cat. n. 6), quello del Poitou (cat. n. 7) e quello di Ptuj (cat. n. 56). Incerta l'appartenenza di un esem-plare da Budapest, cat. n. 43 (ma la riproduzione non e molto chiara) e forse la fibula di Sirmione (cat. n. 40). Potrebbe appartenere a questo sottogruppo anche une semplare di Aquileia, purtroppo privo di bulbi. In esso la parte del piede colegata all'arco si allarga a trapezio, secondo un modello che troveremo riproposto a Sucidava (cat. n. 60) e ricompare in altre varianti, anche nella stessa Aquileia. Vario anche il tipo di cresta sul braccio trasversale. Abbiamo il tipo che potrem-mo definire ad andamento lineare, con fori lar-ghi (ad Aquileia, fig. 4: 9), quello con spalle oblique e con fori piccoli (ancora ad Aquileia, fig. 3: 1). La distribuzione geografica degli esemplari e molto ampia e va dalla Gran Bretagna alia Germania, dalla Francia all'Ungheria, comprendendo anche l'ltalia settentrionale (Sirmione, forse Aquileia) e la Slovenia. VARIANTE B (Fig. 3) Si differenzia dal primo gruppo in quanto le pelte e le sporgenze laterali tendono ad assume-re una forma rettangolare. Sembrano appartenervi solo poche fibule tra cui una di Aquileia (cat. n. 34), una di Sucidava (cat. n. 59) e quella di Gerona (cat. n. 62). Fig. 3: Variante B. 1 Aquileia, cat. n. 34; 2 Gerona, cat. n. 62; 3 Celei, cat. n. 59; 4 Aquileia, cat. n. 31; 5 Aquileia, cat. n. 32; 6 Lorch, cat. n. 29; 7 Conca di Lubiana, cat. n. 55; 8 Kaiseraugst, cat. n. 25; 9 Windisch, cat. n. 23; 10 Piatra-Frecatei, cat. n. 61; 11 Kaiseraugst, cat. n. 24; 12 Wels, cat. n. 30; 13 Aquileia, cat. n. 33; 14 Aquileia, cat. n. 36. Presenta bulbi piramidah o a cipolla, in gene-re fortemente schiacciati. Sul braccio trasversale si trova una cresta molto articolata, con un foro per parte (cat. n. 31), oppure meno articolata, senza fori (cat. nn. 29 e 32). Carattere distintivo sembra essere l'allargamento della parte superiore del piede. II piede stesso pud avere sezione quadrangolare (conca di Lubiana, cat. n. 55) o piu spesso triangolare, con i lati rettilinei (Aquileia, cat. nn. 31,32 e n. 34; Lauriacum, cat. n. 29; Augst, cat. n. 25). VARIANTE C (Fig. 4) Sembrano uscite da un'unica fabbrica e sono caratterizzate dalle estremita delle pelte desinenti a globetto e dall'andamento particolare verso la coda. Appartengono a questo gruppo la fibula di Windisch (Vindonissa), cat. n. 23, quella della tomba n. 927 di Dunaujvaros (Intercisa), cat. n. 51, quella di Eining (Abusina), cat. n. 18 e quella di Wels (Ovilava), cat. n. 30 e forse anche quella di Metz (cat. n. 9). In genere queste fibule sono caratterizzate da bulbi molto piatti. Si differenzia quella di Wels perche ha la stessa terminazione del piede, ma manca il tondino tra le estremita delle pelte e i suoi bulbi (tra 1 altro tra loro diversi) hanno forma allungata. Anche a motivo della diffusione "danubiana" si puo ritenere che siano uscite da un unico centro di produzione che ri-forniva quell'area o le truppe e i funzionari ivi stanziati. Paiono doversi accostare tra loro l'esemplare di Colonia della collezione Niessen (cat. n. 15) e quello della tomba n. 306 di Sagvar (cat. n. 49) per una notevole larghezza delle peltee la stessa terminazione del piede e la presenza di due forellini, uno per parte, verso le estremita della cresta sul braccio trasversale. Infine fanno parte a se alcune fibule che non rientrano negli schemi proposti o per la sovrab-bondante decorazione (es. Lankhills, cat. n. 3 e Moray Firth, cat. n. 2) o per il diverso disegno delle pelte ai lati del piede (Oudenburg, cat. n. 12 e Cortrat, cat. n. 8). E' possibile che questi raggruppamenti derivino dall'attivita di officine diverse. Varia la forma dei bulbi, rispettivamen-te a cipolla, con base circolare, a esagono con lati rettilinei o concavi e infine a punta poliedrica, senza che questo risulti sempre carattere discri- minante. Molto varia e la decorazione sulla cresta del braccio trasversale, che riprende forme presenti nel pieno IV sec. in altre varianti delle "Zwiebelknopffibeln" e non risulta, nel nostro caso, significativa. Cambia anche la sezione dell'arco, in genere molto sviluppato in altezza: essa puo essere triangolare o trapezoidale, con lato superiore piu o meno sviluppato. L'elemento piu ca-ratteristico e certo il piede, con la tipica decorazione. Esso puo avere sezione triangolare, con la base piu larga in alto, ma anche quadrata, come in un esemplare della conca di Lubiana (cat. n. 55). La decorazione del piede presenta volute, piu o meno sviluppate, con estremita ingrossata e arrotondata oppure volute alquanto schematiche, la cui terminazione risulta rimpicciolita: si ritie-ne che questo carattere, che risulta frutto di un certo schematismo, possa contraddistinguere gli esemplari piu tardi, come alcuni di Aquileia (cat. n. 34), Metz (cat. n. 9), Wels (cat. n. 30). Per quanto riguarda le dimensioni, si rimanda a quanto espresso sopra. La lunghezza oscilla da cm 10,5 a 6 e conseguentemente la larghezza varia da 4 a oltre 6 cm, in modo da mantenere lo stesso rapporto di 3 a 2 tra lunghezza complessiva e larghezza del braccio, terminazioni globulari comprese. Fibule di questo tipo sono alquanto rare e, come si e detto, paiono diffuse solo nelle province occidentali dell'impero, con massime presenze lungo il corso del Danubio, ma anche nella Gallia set-tentrionale. Le ragioni della rarita dipendono certo dal pregio di questi oggetti, frutto di una lavora-zione molto lunga e accurata e dalla materia impiegata, preziosa come l'oro (due soli esemplari conservatici) o il bronzo dorato. Si aggiun-ga che nel periodo in cui furono in uso venne meno, in vari luoghi, l'abitudine di porre oggetti perso-nali nelle tombe, per cui viene a mancare una primaria fonte archeologica. II Keller ne elenco nel 1971 appena 18 esemplari,x oggi il numero complessivo e triplicato: dai soli castelli della Rezia se ne conoscono 5.9 A mia conoscenza se ne possono oggi elencare almeno 63, in parte note attualmente solo dalla bibliografia; ma di sicuro altre inedite si conservano in numerosi musei e attendono ancora di essere conosciute. Un esemplare, quello di Cortrat (cat. n. 8), sembra tuttavia da espungere a motivo della sua diversita morfologica che lo rende non paragonabile agli altri. Una buona meta degli esemplari noti viene dalla zona del limes, ma se ne trovano anche all'interno dei confini e 8 Keller 1971, p. 219, lista 11. 9 Si veda Prottel 1988, p. 371. Fig. 4: Variante C. 1 Coll. Niessen, cat. n. 15; 2 Sagvžr, cat. n. 49; 3 Oudenburg, cat. n. 12; 4 Tokod, cat. n. 48; 5 Tokod, cat. n. 47; 6 Moray-Firth, cat. n. 2; 7 Lanckhills, cat. n. 3; 8 Cortrat, cat. n. 8; 9 Aquileia, cat. n. 37; 10 Celei, cat. n. 60; 11 Dunaujv&ros, cat. n. 51; 12 Metz, cat. n. 9; 13 Eining, cat. n. 18; 14 Tortona, cat. n. 41; 15 Tortona, cat. n. 42; 16 Dunaujvaros, cat. n. 52; 17 Invillino, cat. n. 39; 18 Belgrado, cat. n. 58. poi non e da escludere che per il loro pregio alcuni esemplari siano stati portati anche in zone anche molto lontane da quelle occupate dai sol-dati romani.10 CRONOLOGIA La loro comparsa si data generalmente dall'ul-timo decennio del IV sec. alia meta del V e pro-babilmente poco oltre.10 La fibula di Poitou si trovo con una moneta di Arcadio." Qualche problema presenta lo strato di bruciato di Celei (Sucidava) - con due delle nostre fibule (cat. nn. 59 e 60) -che alcuni attribuiscono a una data intorno al 410, altri al 442-447.12 Se e vero che la Britannia nel 422 era completamente in mano ai Sassoni, do-vremmo ipotizzare una data di fabbricazione anteriore per gli esemplari cola rinvenuti. Ana-loga cronologia vale per l'esemplare della villa nell'agro di Gerona, in Spagna ove presenze e ornamenti romani non sono piu plausibili dal terzo decennio del V sec. Fino a quell'epoca anche per i funzionari imperiali era d'obbligo in servizio vestire la divisa militare. In molti casi possiamo accor-dare il rinvenimento di queste fibule con altre tracce archeologiche o documenti che parlano della effettiva presenza di soldati nelle medesime lo-calita. Cosi a Metz si conosce la presenza del Humerus Misiacorum:13 un'iscrizione funeraria di Aquileia databile non prima della meta del IV sec. menziona lo stesso numerus.14 Nelle due localita, Metz e Aquileia, viene poi posta la presenza di un gynaecium (Not. dign. occ. XI, 59 e XII, 27), ovvero di una fabbrica di tessuti per l'esercito e la corte imperiale intorno al 430 d. C.15 Alcune di queste fibule compaiono in alcuni castelli della Rezia, appartenenti al limes Donau-Iller-Rhein. A Burghofe (Summontorium) stazio- navano truppe della legio III Italica ed equites stablesiani iuniores; gli stessi equites stablesiani iuniores (forse dipendenti o collegati ai seniores di stanza ad Augusta Vindelicorum) erano acquartierati a Gundremmingen (Phebiana), a Regensburg (Castra Regina) truppe della III le-gione Italica, ad Eining (Abusina) truppe della Cohors III Brittorum .16 Ora il centra di Regensburg (Castra Regina), non e menzionato nella Notitia dignitatum, compilata forse intorno al 430, per cui si e supposto che a quella data il sito fosse abbandonato.17 Va ricordato che a Regensburg (Castra Regina), particolarmente nel quartiere nord-orientale, e venuta in luce ceramica di tipo germanico in cost gran quantita che se ne e trat-ta la conclusione che qui fossero acquartierati solamente gruppi germanici. La nostra fibula, da una tomba della Grasgasse, e stata senz'altro attribuita a un ufficiale che deve aver prestato servizio nella guarnigione intorno al 400 o nei primi decenni del V secolo.18 Oltre che a Regensburg, anche a i rinvenimenti di Burghofe e Grundringen, da dove provengono alcune delle nostre fibule, hanno dimostrato la presenza di soldati originari della Germania orientale, evidentemente inqua-drati nell'esercito romano e vestiti alia romana, nella prima meta del V sec.iy La stessa considerazione probabilmente vale per altre fibule pro-venienti da necropoli che hanno attestato la presenza di soldati anche nei decenni iniziali del V sec. come Richborough (Rutupie) o Oudenburg o Sagvar. Dobbiamo ricordare che anche a Piatra Frecatei e stata individuata una necropoli a inu-mazione con elementi non indigeni, che sono stati messi in relazione con i foederati presenti nell'esercito romano cola stanziato.20 II singolare rinvenimento della grotta di Bize, nell'Aude, entro una delle due grotte che furono frequentate fin dai piu antichi tempi del paleolitico,21 trova qualche 10 Tale forse il easo di quella che si ritiene proveniente da Moray Firth (cat. n. 2). 11 Prottel 1988, p. 369. 12 La datazione tradizionale al 442-447, accolta in Prottel 1988, p. 369, e anticipata al 410 da Harhoiu 1980, p. 102 sulla base degli studi numismatici di Poenaru Bordea 1970. 13 C1L III, 4328. 14 I. A. 2920. 15 Altri esistevano a Milano, Sirmium etc. per lo piu in luoghi di forte tradizione manifatturiera in campo tessile, cfr. Not. dign. occ. XI, 49; Calderini 1930, pp. 109 e 324. 16 Si veda Czysz, Dietz, Fischer, Kellner 1995, pp. 434-436. 17 La data di compilazione dell'opera oscilla secondo gli studiosi dal 425-426 al 430, cfr. Dietz 1985a e da ultimo Sannazaro 1990, p. 38. 18 Cfr. Keller 1989, p. 433. 19 Fischer 1988, p. 43. 20 Harhoiu 1980, p. 106. 21 Per la frequentazione antichissima delle grotte di Bize (poste a una ventina di chilometri a NE di Narbona) c la storia degli scavi che hanno prodotto testimonianze dal Musteriano in poi si veda Farizy 1992. consonanza con le grotte del Carso triestino, dove nel periodo tardoantico si rifugiarono civili e anche soldati.22 In Italia settentrionale si conoscono finora una decina di queste fibule: per un paio di esemplari, da Aquileia e da Invillino, sussistono dubbi sul-l'effettiva appartenenza al gruppo. Se ne ricava che in Italia settentrionale esisteva almeno un sesto del totale, presente, in base a quanto finora sap-piamo, soltanto in due o tre localita. Risulta di grande interesse la presenza di una di queste fibule nella villa imperiale di Sirmione, ove sono attestate truppe dall'avanzato IV sec.23 Invillino non sembra aver avuto importanza tale da accogliere un alto funzionario civile o milita-re che portasse fibule del genere. Nell'insieme la presenza di otto (ammesso che tutti appartenga-no a questo tipo) esemplari da Aquileia appare molto significativa e probabilmente connessa alia cospicua presenza di queste fibule in area pannonica, ovvero collegata ai movimenti di truppe e ai loro stanziamenti nell'area altoadriatica e lungo il limes danubiano. Non e strano pensare che queste fibule derivino dalla presenza di truppe e dei relativi ufficiali di origine germanica nella stessa Aquileia e anche a Sirmione. La variazione del sistema di inserimento dell'ardiglione nell'arco degli esemplari aquileiesi lascia pensare che essi possano aver avuto un certo scaglionamento nel tempo. Vi e notizia del rin-venimento in Aquileia, nella zona del cimitero cristiano della Beligna, di altra fibula in lamina dorata, forse di questo tipo o del tipo 5. Aquileia piu volte fu sede di alti comandi militari e dello stesso "entourage" dell'imperatore o di alti generali, come Stilicone. Questi, nel famoso dittico che porta il suo nome, portava appunto una fibula del genere.24 Per varie ragioni risiedevano in citta alti funzionari o comandanti che certo posse-devano uguali caratteri distintivi. Nel 400 l'im-peratore Onorio soggiorna ad Aquileia25 e nel 401 Stilicone viene vinto al Timavo da Alarico che cinge d'assedio Aquileia. Dopo la venuta degli Ostrogoti e poi dei Visigoti, nello stesso decennio, si devono menzionare le vicende legate all'usurpatore Giovanni (425) per finire con il noto assedio di Attila (452). Appare, infine, del tutto degno di interesse che fibule di questo tipo siano state trovate solo nella citta di Aquileia e siano del tutto sconosciute nel resto del Friuli. La medesima Notitia dignitatum menziona per Aquileia oltre alia presenza del Gynaecium, sopra men-zionato, del praepositus thesaurorum owero del responsabile dei magazzini pubblici (nella diocesi Italia annonaria altri si trovavano ad Augusta Vindelicorum, Milano e Roma).26 Va rilevato che, in base alia conoscenza attua-le, piu di meta degli esemplari finora noti delle nostre fibule vengono dai territori della Rezia, del Norico, della Pannonia e dell'Italia settentrionale. Circa un terzo del totale proviene dalle province del Norico e della Pannonia. Nella gran parte sono stati rinvenuti in citta o meglio, in quest'epoca, luoghi fortificati posti presso il confine danubiano come Lorch (Lauriacum), Bad Deutsch Altenburg (Carnuntum) e Szony (Brigetio). Come nel caso di Burghofe (Summuntorium) si evidenzia la presenza di piu esemplari dalla stessa localita. Alcuni altri vengono da localita poste nelle retrovie, ove i soldati potevano essersi ritirati dopo il con-gedo o dove potevano stazionare truppe di re-troguardia di origine barbarica, da utilizzare in caso di necessita o in generale per presidiare le zone interne (Wels (Ovilava), Sagvar, Sisak (Siscia) e Ptuj (Poetovio)). II caso di Sagvar, ove la fibula e stata trovata in una tomba femminile, pare essere isolato: infatti potrebbe trattarsi di un regalo o di un ricordo di carattere familiare e in se non strettamente legato alia presenza locale di truppe. E' possibile che alcuni rinvenimenti siano da porre in relazione con i provvedimenti per la riorganizzazione del limes pannonico del 409.27 Tali provvedimenti sono gia stati messi in relazione con lavori documentati a Carnuntum28 e a Tokod (Cardabiaca).29 A Carnuntum e gia stata supposta la presenza di foederati di origine gota o marcomannica.30 In questo centro militare di grande importanza anche nel V sec. e nota dalla Notitia dignitatum la presenza di truppe della legio XIV gemina,il 22 Degrassi 1929 = 1962. 23 Boschi, Roffia 1987, p. 35. 24 Cfr. Prottel 1988, p. 369. 25 Bonfioli 1973, p. 147. 26 Calderini 1930, p. 109; Dietz 1985a, p. 274. 27 Soproni 1985. 28 Kandler 1980; Soproni 1985, p. 81. 29 Soproni 1985, p. 59. 30 Grunewald 1980, p. 31. 31 Soproni 1985, p. 82 (Not. Dign. occ. XXXIV, 26). mentre a Cardabiaca, pure citata nella Notitia, erano collocati gli auxilia insidiatorum?2 Infine una parte della necropoli intorno aH'accampamento militare di Brigetio fu certo in uso nel primo decennio del V sec.,33 il che fa supporre che truppe abbiano stazionato fino a quel momento nel luo-go fortificato. Certamente dalla fine del V seco- 10 le truppe non dovevano essere piu stanziate sul Danubio, anche se singoli elementi della di-visa possono essere sopravvissuti, per varie ra-gioni, ancora per qualche decennio. Certo non va escluso l'utilizzo anche da parte della popolazione civile, come potrebbe dimostrare 11 rinvenimento di una di queste fibule in una villa nei pressi di Gerona (cat. n. 62) in un contesto che non e ben noto e che solo in via di ipotesi e stato attribuito all'iniziale V sec.34 Non e tuttavia da escludere qualche fenome-no, forse completamente isolato, di persistenza di queste fibule anche in un periodo molto avan-zato. Secondo il Prottel le nostre fibule nell'ulti-ma fase ovvero nel terzo centrale del V sec. sa-rebbero coesistite con quelle del tipo Tenes-Desana, come dimostra l'omonimo rinvenimento di Tenes, che comprende materiali vari, d'oro, anche del IV sec.,35 quando erano ormai generalmente in uso le fibule del tipo Desana. Sembra plausibile l'interramento del tesoro di Tenes con le vicen-de legate all'espansione dei Vandali in Africa, anche se la fibula del tipo Desana, probabilmente fab-bricata dallo stesso artigiano, e stata datata alia fine del V sec.36 Le due fibule della necropoli di Tac (Herculia), attualmente in corso di studio da parte di L. Barkoczi, provengono da tombe che sono state attribuite agli ultimi decenni del V sec.37 Per quanto riguarda la cronologia la Sedlmayer ricorda la presenza di fibule del genere in raffigurazioni del V sec. e anche successive, come sulla spalla dei dignitari che partecipano al cor-teo di Teodora sulle pareti di S. Apollinare Nuo-vo a Ravenna e altrove. Certo non e facile distin-guere nei dettagli differenze nella rappresenta-zione di oggetti che possono aver avuto mutamenti non troppo evidenti nel corso del tempo. Di fatto la Sedlmayer, consapevole della totale assen-za di fibule del tipo P 6 da Ravenna e in genere dall'Esarcato, non porta alle estreme conseguenze questo confronto, riconoscendo un certo tradi-zionalismo negli artisti che, anche quando pre-sentavano immagini private, potevano copiare da modelli piu antichi e forse erano indotti a raffi-gurare anche i santi con caratteri "arcaici" inten-dendo volutamente accentuare il loro distacco dal mondo moderno e della moda. Possiamo natu-ralmente credere che le fibule qui raffigurate siano quelle successive al tipo P 6, ovvero le preziose fibule del tipo Desana, che potevano essere solo d'oro e pertanto riservate ai dignitari di rango piu elevato. In effetti il numero elevato di queste fibule rinvenute in Aquileia (elenco parzialmente ag-giornato in La Pannonia e 1'impero romano, Mi-lano 1994, pp. 204-205) potrebbe far pensare che sulla costa adriatica il loro uso si sia spinto ben oltre la meta del V sec., ma con cio contrasta la totale assenza a Ravenna e negli altri centri bizantini dell'Istria. Riteniamo, pertanto, che solo in par-ticolari circostanze queste fibule possano essersi spinte fino all'inizio del VI sec., fenomeno che ammette varie possibili spiegazioni all'interno di una deposizione tombale. Possiamo anche aggiungere che e ben difficile che un oggetto in qualche modo sensibile alia moda, come appunto le fibule, possa aver manifestato una durata per molte generazioni, come dovremmo ammettere se accettassimo un uso delle Keller 6 dalla fine del IV all'inizio del VI: sembra invece ragionevole ammettere una circolazione per una durata di almeno cinquanta o sessant'anni. Possiamo concludere che le fibule del tipo Keller o Prottel 6 possono essere ritenute, come gia indicato dal Feugere, uno dei fossili guida o degli indicatori piu significativi per rivelare la presenza di truppe e di comandi organizzati nell'ambito del limes e delle retrovie nei primi decenni del V sec. La loro distribuzione sta a significare da un lato la conservazione della divisa militare e dei distintivi del grado di ufficiali romani anche da parte di comandanti in molti casi di probabile origine barbarica e dall'altro la struttura distributiva delle 32 Soproni 1985, p. 60 (Not. Dign. occ. XXXIII, 50). 33 Soproni 1985, p. 56. 34 Erice Lacabe 1995, p. 203. 35 Hcurgon 1958; Pirzio, Biroli, Stefanelli 1992, p. 276. 36 Ibid.; Prottel 1988, p. 370. 37 Ringrazio per 1'informazione la dr. Eva Petres delPIstvšn kiraly Muzeum di Szekeslehcrvar e la cortesia del dolt. L. Barkoczy. truppe, in parte eonsiderevole dislocate lungo il Danubio, ma anche in posizioni di retroguardia e soprattutto in centri nodali dell'Italia settentrionale, come Aquileia o Sirmione o Dertona (Tortona), che dobbiamo supporre fossero in stret-tissimo collegamento con i comandi militari posti al confine danubiano. Un'ultima osservazio-ne riguarda l'ubicazione di queste tre localita, poste ugualmente lungo la via Postumia, ma al punto di incrocio con altri importanti assi viarii. Tortona, in cui gli ultimi scavi tendono a porre in sempre maggior risalto la fase tardoantica38 e dove esi-steva, come ci informa Cassiodoro, una fortifica-zione, era al punto di incontro tra la Postumia e la via Emilia e controllava l'accesso a mare al porto di Genova, ma anche eventuali incursioni dai valichi della parte occidentale delle Alpi. Truppe stanziate a Sirmione, luogo naturalmente for-tificato, erano in grado di bloccare eventuali ag-gressori dal Brennero e da altri valichi del set-tore trentino, mentre da Aquileia si potevano controllare gli altri valichi, da Trieste al passo di Monte Croce Carnico. Sembra plausibile, dunque, che in questo caso la casualita dei rinvenimenti possa dipendere da una maggiore importanza nei piani strategici riservata a queste tre localita. ELENCO DELLE FIBULE TIPO KELLER 6 Integrazione dell'elenco offerto in Keller 1971, p. 219, lista n. 11 e aggiornamento della lista presentata in Buora 1994. Regno unito 1. Riehborough (Rutupie) (Keller 1971, n. 1). 2. Probabilmente dalla eosta di Moray-Firth (Keller 1971, n. 2 = Prottel 1988, fig. 8: 4); 7,8 x 5,1 cm (fig. 4: 6). 3. Lankhills, tomba 322 (da ultimo Prottel 1988, fig. 8: 3); 8,1 x 6 cm (fig. 4: 7). 4. Icklingham (Suffolk) (Hatt 1985, p. 135, n. 507, f. 58); (fig- 2: 5). Francia 5. Parigi, Mus. ant. naz., prov. ignota (Keller 1971, n. 3). 6. Lorena (Keller 1971, n. 4); (fig. 2: 1). 7. Poitou, con moneta di Arcadio (Keller 1971, n. 5); (fig. 2: 4). 8. Cortrat, tomba n. 30 (Keller 1971, n. 6 = Prottel 1988, fig- 8: 1); 7,8 x 5,1 cm (fig. 4: 8). 9. Metz, (regione di), Metz mus. inv. n. 3034 (Civilisation 1983, p. 308, n. 267 1); 9,4 x 5 cm (fig. 4: 12). 10.) Monceau-le-Neuf, tomba 1 (Bohme 1974, p. 295, tav. 129: 14). 11. Grotta di Bize en Minervois (Feugere 1985, p. 424, tav. 165, n. 2048); lungh. 7,8 x largh. (attuale) 3,2 x H 3,2 cm. Priva dei bottoni laterali (fig. 2: 2). Belgio 12. Oudenburg, tomba 111 (Prottel 1988, fig. 8: 2); 7,8 x 6 cm (fig. 4: 3). Germania 13. Dintorni di Mainz (Keller 1971, n. 7); (fig 2: 8). 14. Prov. ignota (Keller 1971, n. 8). 15. Colonia (Coll. Niessen, n. 3477 = Keller 1971, n. 9); 8,9 x 5,5 cm (fig. 4: 1). 16. Prov. ignota (Keller 1971, n. 10). 17. Prov. ignota (Keller 1971, n. 11). 18. Eining (Abusina) (Prottel 1988, p. 371, nota 170 = Bajuwaren 1988, pp. 43 e 372); 9,3 x 5,5 cm (fig. 4: 13). Da un tomba di un ufficiale probabilmente di origine germanica, sepolto all'inizio del V sec. La localita ha dato ceramica del tipo Friedenhain databile fino alia meta del V sec. (Czysz, Dietz, Fischer, Kellner 1995, p. 407). 19. Regensburg (Castra Regina), Grasgasse (Prottel 1988, p. 371, nota 170 = Bajuwaren 1988, p. 43). Dalla tomba di un ufficiale dell'inizio del V sec. 20., 21. Burghofe (Summuntorium), due esemplari fram-mentati in corso di pubblicazione da parte di Prottel. II luogo fu occupato fino alia meta del V sec.: e incerto se un solidus del 457/474 possa essere in relazione con la paga dei soldati (Czysz, Dietz, Fischer, Kellner 1995, p. 430). 22. Biigle presso Gundremmingen (Prottel 1988, p. 371, nota 174); priva del piede. Fortificazione tardoantica con presenze di foederati della Germania orientale lino alia prima meta del V sec. (Czysz, Dietz, Fischer, Kellner 1995, pp. 430-431). Svizzera 23. Windisch (Vindonissa) (Motefind 1916, fig. 17 = Simonett 1947, p. 33, fig. 10: 1 = Keller 1971, n. 12); 9,6 x 6 cm (fig. 3: 9). 24. Zurich, mus. inv. n. 20141, da Kaiseraugst, tomba 556 (Keller 1971 n. 13 = Ettlinger 1973, p. 141, tav. 29: 5 = Riha 1979 n. 1496); 6,2 x 3,6 cm (fig. 3: 11). 25. Zurich, mus. inv. n. 24642, da Kaiseraugst, tomba n. 1309 (Riha 1979, n. 1497); 8,8 x 6,2 cm (fig. 3: 8). Austria 26. Mus. Bad Deutsch Altenburg (Carnuntum), cfr. Kovrig 1937, p. 85; 6,6 x 4 cm. 27. Mus. Bad Deutsch Altenburg (Carnuntum), cfr. Kovrig 1937, p. 85; lungh. 7,5 cm; (M. v. Groller, Rom. Lim. in Osterr. 8, 13). In realta non e chiaro se a Carnuntum ve ne siano 38 Si veda, a questo proposito, tra gli ultimi studi, Zanda 1993, Zanda 1994 e Zanda, Prosperi 1995. Ringrazio per la cortese disponibilita la dott. Margherita Bolla, direttore del Museo del Teatro Romano di Brescia, la dott. Franca Maselli Scotti, direttore del Museo archeologico di Aquileia, e la dott. H. Sedlmayer, che in vario modo hanno contribuito al miglioramento del testo. due o addirittura tre. II eatalogo dell'esposizione del museo presenta alia vetrina 13 una fibula (inv. n. 16.196) lunga cm 7,1 x 3,5, le cui misure non coincidono con nessuna delle due precedenti. 28. Vienna, Naturhist. mus., prov. ignota (Kovrig 1937 p. 85); 8,5 x 5,5 cm. 29. Lorch (Lauriacum) (Jobst 1975, n. 300); 8,6 x 6 cm (fig. 3: 6). 30. Wels (Ovilava), mus., dal cosf detto Galgenhiigel in Lichtenegg (Sedlmayer 1995, p. 178, n. 135) lungh. 8,4 (at-tuale, orig. 10 ca) x largh. 5,9 cm (fig. 3: 12); degno di nota il fatto che i due bottoni laterali hanno forma diversa. Italia 31. Aquileia, mus., inv. n. 17.776; dorata; lungh. (attua-le) 8,6 (orig. 10 ca) x largh. (attuale) 4,7 (orig. 6) 6 x H 2,8 cm (fig. 3: 4). Priva del bottone centrale, del braccio sinistro e dell'ardiglione. 32. Aquileia, mus., inv. n. 17.800; com modestissimc tracce di doratura; 7,2 x 4,5 x H 2,4 cm (fig. 3: 5). 33. Aquileia, mus., inv. n. 24.205, con tracce di doratura. Braccio trasversale a sezione esagonale. Rimane solo la parte anteriore della fibula. Lungh. (attuale) 4,2 x largh. (attuale) 4 (orig. 4,4) x H arco 2,8 cm. Arco lungo 4,2 cm. Rimane solo il bottone sinistro (mobile?) a piramide, molto piccolo. 34. Aquileia, mus., s. n. inv., rimane solo il piede, lungo 4,2 cm, con foro nella parte anteriore per infilare l'ardiglione. In origine dorata (fig. 3: 1). 35. Aquileia, mus., inv. n. 24.211; dorata. Priva dei brac-ci, ardiglione e parte del piede. Lungh. 4,8 x largh. (attuale) 2.1 x H arco 2,1 cm (fig. 3: 13). 36. Aquileia, mus., inv. n. 68.488. Tracce di doratura. Priva del bottone sin. (a vite), dell'ardiglione e del piede. Lungh. attuale 4,2 x largh. (attuale) 3,6 (orig. 5) x H arco 2,3 cm (fig. 3: 14). 37. Aquileia, mus., inv. n. 51.708; priva dei bottoni terminali e dell'ardiglione. 7,6 x 3,8 x 3,1 cm; piede 5,2 cm (fig. 4: 9). 38. Aquileia, mus. s. n. inv. (116). Restano solo arco e braccio, senza piede, bottoni, ardiglione. 39. Invillino, (appartiene al nostro tipo ?) (Bierbrauer 1987, tav. 46: 4); (fig. 4: 17). 40. Sirmione, villa romana; lungh. 9,8 x largh. (attuale) 4.2 (orig. 5,6) x H 3,7 cm (Boschi, Roffia 1987, p. 35; Bolla 1996, in stampa). 41. Tortona, museo, inv. 460; lungh. 6,7 x H 2,5 cm (An-tico Gallina 1986, p. 122, tav. 7: 17); (fig. 4: 14). 42. Tortona, museo, inv. 461; lungh. 6,9 x H 2,8 cm (An-tico Gallina 1986, p. 122, tav. 7: 18); (fig. 4: 15). Ungheria 43. Budapest, mus. senza prov., (Keller 1971 n. 15); (fig. 2: 6). 44. Keszthely, ora a Budapest, mus. naz. (Kovrig 1937, p. 85). 45. Szony (Brigetio), Vienna, Kunsthist. mus.(Kovrig 1937, p. 85); 5 x 3,2 cm. 46. Szony (Brigetio), Jokai m. Komarom (Kovrig 1937, p. 85); Lungh. cm 7,5 x 4,6 cm. 47. Tokod (Cardabica), tomba 48 (Prottel 1988, p. 371, nota 170); 6,9 x 4,4 cm (fig. 4: 5). 48. Cardabiaca - Tokod, tomba 100 (Prottel 1988, p. 371, nota 170); 9,4 x 5 cm (fig, 4: 4). 49. Sagvar, tomba 306 (Prottel 1988, p. 371, nota 170); 7,2 x 4,6 cm (fig. 4: 2). 50. Sagvar, tomba 20 (Burger 1966, tav. 90: 4). 51. Dunaujvaros (Intercisa), tomba n. 927 (Vago, Bona 1976, tav. 26: 6 e 36: 1); lungh. 6,8 cm (fig. 4: 11). 52. Dunaujvaros (Intercisa), tomba n. 131 (appartiene al nostro tipo?) (Vago, Bona 1976, tav. 36: 2); rimane solo la parte anteriore, larga 5 cm (fig. 4: 16). 53. Tac (Herculia), museo, inv. n. 74.253.1, dal sepolcreto meridionale di Margittelep (tomba 383) (inedita). 54. Tac (Herculia), museo, inv. n. 74.258.2, dal sepolcreto meridionale di Margittelep, tomba 390 (inedita). La necropoli, inedita, comprende 250 tombe per cui non e chiara l'appar-tenenza etnica dei defunti; Bierbrauer 1980, p. 141 si pone il problema se qui nel V sec. vi fossero solo non Romani o anche Romani sopravvissuti. Slovenia 55. Conca di Lubiana (Slabe 1982-1983, p. 67, n. 3); fram-mento di piede, lungh. 3,8 cm ca (fig. 3: 7). 56. Ptuj (Poetovio), mus. (Ciglenečki 1993); 7,1 x 4,4 cm (fig. 2: 3). Croatia 57. Sisak (Siscia) (Saria 1928, p. 80; Keller 1971 n. 14, non presente in Koščevič 1980); 8 x 4,7 cm. Serbia 58. Belgrado (Singidunum) (Bojovič 1983, n. 453); a motivo della cerniera inseribile a vite nel braccio; L. (dalla sommi-ta del bottone alia fine dell'arco) x largh. 4,2 cm (fig. 4: 18). Romania 59. Celei (Sucidava) (Keller 1971, n. 16 = Harhoiu 1980, p. 103 = Tudor, Sucidava III, fig. 41: 8); 6 x largh. (orig.) 4,2 cm (fig 3: 3). Da strati di incendio e distruzione, intorno al 410. 60. Celei (Sucidava) (Keller 1971 n. 17 = Harhoiu 1980, p. 103 = Tudor, Sucidava III, fig. 41: 12) 9 x 6,2 cm (fig. 4: 10). Da strati di incendio e distruzione, intorno al 410. 61. Piatra-Frecatei (Petre 1987, p. 61); 9 x 6 cm ca (fig. 3: 10). In tomba di una necropoli a inumazione della Scythia, destinata interamente a persone estranee alia popolazione locale, del periodo compreso entro il 430 d. C. Spagna 62. Plan de 1' Horta, Gerona (Erice Lacabe 1995, pp. 204-205, n. 516) Largh. 6,5 cm (circa) (fig. 3: 2). Da una villa riccamente pavimentata e con una architettura di una certa entita, posta non lontano dalla via Augusta, nell'ager Gerundensis (Tarragona). Algeria 63. Tenes (Keller 1971 n. 18 = Gerharz 1987, n. 163); 10,5 x 6,3 cm (fig. 2: 1). Oro. Parte di un tesoro interrato con fibula del tipo Desana, forse nei decenni centrali del V sec. (da persone provenienti dall'Italia (?) ADAM, A. M. e M. 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