L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. III. ANNO. Sabato 4 Maržo 1848. M 13. Armonie Popolari Slave. DalV Istria. ta cara Marlettina. (* Hai tu que' lini, Maria, lavati? Chiedea la madre a Mariettina. — Appena, o matnma, 1' ho cominciati. E che mai festi tutto quel di? — Non sai? sul lito rose cols' io, E, carco il seno, dolce mammina, N' empii la barca del fratel mio, E quel gentile seta m' offri. Indi tre vaghi serti intrecciai, Uno al fr.atello, 1' altro serbai, II terzo, o mamma, gittai nel mar. - Ah! nuota, nuota, serto mio bello, Finche di Ianco giungi ali' ostello, E la sua madre torni a pregar. lia fcdole Cattina, Udii, mio vago, che te ne vai! Di', non e vero, che anch' io verro ? Venir con meco tu non potrai, Amor mio bello, ti lasciero. V' han per la verde selva augellini, Volando, o cara, con loro andro! — Restati adunque! coi pesciolini Ne' fondi gorghi mi tuifero. — #) Questa prima canzoncina si nell'Istria che nella Dalmazia viene cantata; ma quasi in ogni paese alquanto variata. — E' sarebbe mio piacer sommo di dare alt' Italia un' idea di questa vergine poesia; ed ho percič approntati per la stampa 200 canti popolari slavi, tradotti in verso italiano, parte eroici, parte erotici, dalmati, croati, serviani, cragnolini, bosnesi, boemi, e qualcuno degl' i-striani. — Ma aspetto che i tempi rasserenino, e non sieno inutili le fatiche di quattr' anni continui sulla poesia popolare della mia nazione. Ed ecco insieme sopra quell' onda I due gentili diersi a nuotar — Salva Cattina venne alla sponda, Ma 1' infedele giacque nel mar. Vieni, o Cattina, vieni o pietosa, In preda aH' onde non mi lasciar! La fe tua schietta, dicea la sposa, Te dal periglio potra scampar! Giacomo Chiudina, Dalmata. Numismatica. II Sig. T. P. Vlasto approfittando scortesemente delle notizie raccolte sotto apparenza di una visita da lui fatta in mia časa, dicendosi un forestiere che per la prima votla vede il paese; e del pretesto di certo mio scritto provocato dalla sua scortesia, stampo in fronte al N. 6 a. c. di questo giornale un articolo dettato in certo tuono tra il cattedratico e 1' umoristico, a scherno di una mia collezione numismatica. L' articolo in questione avrebbe il solo merito di far ridere alle mie spalle, ove le taccie apposte alla mia collezione fossero vere; ma non e cosi. Io non ho mai vantata ne in faccia al pubblico ne privatamente la mia collezione; I'appuntarsi sul titolo che le posi in fronte di Museum numismaticum e misera cosa, perche, se consulto i dizionari, Museum puo dirsi egual-mente d' una grande academia, d' una gnlleria di cose insigni, come di un piccolo gabinetto, e d' uno studiolo privato quale e il mio. Cosi a tutto la satira manca il sale, mancando il fondamento e lo scopo della derisione; dappoiche in cio solo che un privato galantuomo, seguendo 1' impulso d' una innocente passioncella, senza rumore e senza pre-tensione, raccolga a suo lume e si ordini certa quantila di monete antiche, io non trovo nulla da ridere ne da far baccano. Convien credere, che il Sig. Vlasto tenga in serbo una grande abbondanza di risol..... Del resto le accuse generali e gratuite con cui viene attaccando 1' importanza della mia collezione, non me-ritano riscontro, appunto perche troppa briga importe-rebbe il confutarle. Ma quando il Sig. Vlasto discende a particolari, allora mi apre il campo a mostrare quanta fede meriti 1' insieme di quella sua frottola. Segna di aver veduto soltanto indicata sull' eti-chetta la Itia, ma non trovarvisi presso di me la mo-neta, ed in luogo della medesima esservi una Iulia EX'AP- 10 ho depositata la moneta presso 1' egregio Redat-tore di questo foglio, e invito non soltanto gl' intelli-genti ma chiunque ha occhi a leggervi chiarissimamente L-ITI- Come da questa leggenda si possa argomentare una Iulia, lo dira nella sua vasta dottrina il Sig. Vlasto, se pero questa sua vasta dottrina gli permette di abbas-sarsi sino alle lettere deli' alfabeto. Pretende, che una Amastris da me postagli innanzi non sia che una moneta comune della citta di Eraclea, perche a dir suo la figura di donna porterebbe in testa una torre, indizio di citta. Ouesta volta il Sig. Vlasto, che lesse Iulia per Itia, prese una corona per una torre, giacche una corona appunto cinge il capo della regina che conio la moneta, come facilmente potra convincersi ognuno che si pigli la briga di esaminarla presso lo stesso Sig. Redatlore, ove e depositata.... E questo e ben altro che prendere lucciole per lanterne. Vuole che un Olibrio d' oro rarissimo, da me pos-seduto sia falso, ed evidentemente di getto. Anche 1' Olibrio puo essere esaminato nello stesso luogo da chi n' abbia voglia, e son certo che nessuno vi trovera 1' apparenza del getto, come non so quale passione abbia fatto asserire cio al Sig. Vlasto. Ouanto aH'Antigone Re di Tracia, ch'egli vorrebbe tramutare in un Aminta, puo essere che nessuno di noi due abbia colto nel segno... egli sa pero bene, che quella moneta non fu battezzata da me, ma si da un il-lustre numismatieo addetto un tempo al museo imperiale. Le Arsinoe in argento non crescono come le foglie degli alberi per ribassare il loro pregio; e il Vlasto, che mostra farne cosi poco conto, ne cerca da lungo tempo, e indarno. 11 pezzo di cuoio, forse antica moneta spartana piu probabilmente reliquia di moderna calzatura, che per bizzarria trovasi in un ripostiglio, non venne da me mostrato, ne dichiarato qual moneta, qual rarita, e lo conservo anzi unicamente qual memoria d' ainico a lui noto. Tolomei colla coda non ne vidi che un solo; ma era in pelie, carne, ed ossa. M. Bonacich. Isola nel 15... \ del P. — Tamar. La Terra d'Isola e situata nelle parti deli'Istria, e fu edificata non prima che dappoi le ruine de Attila Re deli' Hunni, crudelissimo barbaro, il quale arse, e de-strusse quante citta, e luochi, che in detto paese in quel tempo s' attrovorno, e fu dali' edificatori chiamata prima Alieto, parola greca, che vuol dire Aquila, o che cosi fusse stata denominata dali' Aquila insegna de' Romani, o da qualche auspicio considerato nell' edificar di essa terra secondo il sito, et osservanza de antichi. II qual nome d'Alieto non passo molto innanzi, perciocche lasciato il detto vocabolo antico, fu chiamata Isola, per esser cosi in effetto, essendo con la circonferenza d' un scoglio continente con essa terra, bagnata dali' aque salse del, Mare Adriatico chiamato da' naviganti golfo Tergestino, che scorre sino alla ponta di Salvori, luoco memorabile per la felicissima vittoria navale ottenuta da' illustrissimi signori Venetiani contra Federico Barbarossa imperatore, inalzandosi 1' Istria fra due golfi, cioe Tergestino, e Quar-ner. Congiungesi la detta Terra d' Isola con la terra-ferma con un ponte de pietra, perciocche anticamente era tutta circondata dali' aque, se bene al presente da que-sta parte si e riempito talmente che non vi puo scorrer P aqua del mare, se non con qualche impetuoso cre-scente; e cinta di mura antiche con alcune torri, che per ostare aH' impeto de' neinici, soleano gl' huomini di quel tempo fabricare prima, che fusse trovato l'uso del-1' artiglieria, dalle parti solamente, che potea esser offe-sa per terra, essendo verso il mare libera, et aperta. La circonferenza della quale e de passa 1204 comprenden-dosi in questo circuito il scoglio nominato. E un luoco delto il Viario, pošto in coltura per esser ripieno di giar-dini, horti, ed oliveti; il resto poi di detta Terra e fa-bricato tutto con spessissime čase per habitatione degl' huomini, fatte a quell' uso, e grandezza, che comportano le facolta deli' habitatori, e qualita del paese, con due piazze assai spatiose e palazzo per stanza del Reltore: e porto per comodo delli marinari, e navigli; fra dette čase in molti luochi di detta Terra, e fuori anco sopra il suo territorio, anticamente furono costrutte molte chiese, ancorche con piccolo edificio, e sono anco al presente rette, e governate: dal che si comprende quanta religione vi fosse negi' huomini di quel tempo verso il culto Divi-no, e pietoso zelo verso la Vergine sacra, et altri de-voti santi del cielo, non havendo risparmiato ne a fatica, ne a spesa alcuna con le loro tenuissime entrate d' eri-gere e edificare i delti luochi pii, hospitali, ed altre di-' verse confraternita, chiamate Scole sostentate con le pro-prie fatiche de' habitanti, che aT~presente con non minor zelo dimostrano non perduto tralienare da' loro mag-giori; perciocche hanno cercato d' ampliare et accrescere tempi dedicati al culto Divino con maggior spesa piu sontuosi, et con non poca honorificenza, e quelli anco gia dalla vecchiezza dirupati restaurare, e di novo fon-dare, come sono le chiese prineipali, una nella piazza con il campanile deli' horologio in honore di N. D. che si dimanda hoggidi ancora S. Maria d'Alieto dal nome pri-mo di detta Terra, vocabolo osservato dalli notari nelli contratti publici, che ivi sono fatti; la qual chiesa non solo fu ampliata per comodita del popolo, ma anco per maggior comodita delli Rettori, per esser vicina al palazzo. Ha sopra P altare maggiore una imagine diN. D. piena di maesta, e miracolosa, di rilievo, e dicesi esser stata fatta per mano di S. Luca Evangelista; par che detta chiesa fosse la cattedrale della Pieve di questo luoco anticamente, nella quale soleva il piovano pigliare il pos-sesso di essa Pieve; P altra chiesa maggiore anco in que-sti tempi redutta in amplo, e moderno edificio, chiamata il Domo di essa terra, edificata con il suo cimiterio, e campanile sopra il scoglio nel luoco piu eminente fuori deli' habitationi, ma quasi contigua: e dedicata al glo-rioso s. Mauro protettore del luoco, fu di patria, e na-tione affricano, nato di nobilissimi parenti, e martirizzato in Roma, nel tempo della persecutione christiana, come si ha dalla sua leggenda, il quale ha operato per virtu divina miracolosamente in servitio di detto luoco in niolti časi avversi; come fu del 1412 che venne Pipo re d' On-garia, et accampossi con il suo esercito sotto la citta di Capodistria, latinamente detta Justinopoli, per esser stala, come si dice, restaurata da Justino imperatore, dove si fermo per XV giorni, e levato, se ne venne nella valle d'Isola con 3 mila cavalli, e fermossi appresso la chiesa di s. Lorenzo, e stette circa tre hore, che ris-guardando miracolosamente una nuvola in aria circon-dare il campo, si levo dali' assedio, e s' astrado aila via di Polisana, e prese' Valle, e Dignano, terre nell' Istria discoste dal mare; dal qual successo fu ordinato un giorno festivo per la ottenuta vittoria e chiamasi hoggidi dal popolo d'essa terra, Vittoria S. Moro. Detta chiesa e molto ben tenuta, et officiata al pari di qualsivoglia altra in detto paese de buoni, sofficienti, virtuosi, et esemplari Sacer-doti, che non mancano con debito culto d' osservanza, e canti musicali d' honorare, e solennizzare i divini uflici; ha bonissimo organo, e varii ornamenti, cosi d' altari modernamente fatti con belle pitture, come de paramen-ti, argenterie, croce di ricca, e sottile fattura, e vasi d'oro preposti per servitio del culto divino. Sono alcune poche reliquie de santi, le quali soglionsi murare nelle consecrationi deli'altari d' essachiesa. Sono le dette ciiiese sotto la diocese episcopale di Capodistria. Per il viver di detti sacerdoti, oltre il loro patrimonio, dali'habilanti gl'e stata designata la centesima parte delle loro entrate, che sono di vini, et ogli. Vi e il monastero di s. Cat-tarina, ornato di melte indulgenze pontificali, della reli-gione de Servi, e dicesi prima esser stato di Monache, e poi concesso ad essa rpligione, dotato d' alcune vi-gne, ed oliveti e di noči nel luoco detto il Viario per voto fatto nel tempo del contagio della citta di Venezia per la liberatione di- essa citta. Si fabrica un convento a nome della religione de M. C. di s. Francesco con chiesa dedicata al detto santo, per opera, e charitevole suasione d' un Rev. P. M. Fermo Olmi de Venezia, re-ligioso di somma bonta, e di vita esemplarissima, eruditis-simo nell' arte del dire, delle scienze dottissimo, e bene-merito inquisitore nel paese deli' Istria per la S. Sede apostolica, il quale con grandissiina diligenza, e incredibil fatica con la sua propria industria, et elemosine ad egli concesse, non manca di spenderle il tutto in beneficio di essa fabrica, per erigere questa con la maggior hono- j revolezza, che si richieda ad un luoco pio, essendo stato j prima coadiuvato del fondo, e luoco d' esso convento gratiosainente da Nicold Manzioli, uno de principali di delta terra, e di nobil famiglia, huorno assai comodo de beni di fortuna, e religioso verso N. S. Dio, al quale da es^o Rev. P. M. con consiglio de' suoi superiori e stato riservato il juspatronatus d' esso convento, ne ha man-cato ancora la comunita di detta terra di concorrer a questa opera con ampliarli maggior fondo, e piu capace, et in quello che ha potuto somrninistrare al bisogno. E posta la detta terra tra Capodistria e Pirano, luochi similmente littorali, distante da uno e dali' altro cinque miglia, e tiene strettissimo commercio con essa citta di Capodistria ed ha privilegio di participatione de negotii. Ma non cosi con Pirano, anzi che per una legge del Statuto si vede, che alli huomini d' Isola era vietato il poter conlraer matriinonio con quelli de Pirano, e che non potessero essi Piranesi acquistar beni sopra il territorio d'Isola, e se ben non ha continuato 1' osservanza d' essa legge, par nondimeno che non vi sia tra detti luochi molta amore-volezza per diversi accidenti. Non si trova in delta terra vestigio alcuno, ovvero demostratione d' antichita per esser stata fatta sopra quest' isola, ch' al presente si ritro-va, dappoi le ruine d' Attila, come si e detto di sopra, havendo gli habilanti innanzi della ruina il suo redutto, et habitatione sopra un monte distante d' essa terra miglia tre, uno delli pili alti monti, che sono nel tenire d' Istria, la quale e tutta montuosa, e fu chiamato prima il detto luoco da' Greci, che prima 1' habitorno, Vranio Castro, e poscia da' Latini Castrum Arium, et al presente Castellier, del quale si vedono ancora li vestigii sotto terra per esser accresciuta la terra sopra in spatio di tanto tempo, e sono al presente fatte delle vigne, e campi da seminar delle biade, e dicesi gia per tempo essersi in detto luoco ritrovati delli tesori sepolti, medaglie an-tiche, et altre cose trasportate in altre parti, tre miglia discosto dal detto Castellier, e mezzo miglio da Isola si trova un luoco detto S. Simon per la chiesa ivi dedicata al detto santo, nel quale hoggidi si vedono fondamenti d' edificii antichi con inosaichi, che dimostra essere state habitationi magnificamente fatte et habitate da persone potenti, essendo stato ivi anticamente il Porto, e redutto d' esso Castellier, aumentato da Aquilegiensi al tempo de' Romani. Che la citta d'Aquilegia era opulente, e grande, dove vi concorrevano le mercantie da diverse parti da banda di mare; e si vede ancora il molo d' esso Porto fatto di grandi, e ponderosi quadroni sot£ acqua, ma disfatto, e dirupato, ed era Porto capac«per il fondo d' ogni grosso naviglio. In detto luoco an^mi dicesi es-servi stati ritrovati delli tesori, medaglie, carboni, et alcune sorti di coppi larghi, che soleano coprire le čase, fatti a guisa di laslre larghe con due orli dalle bande a modo di gorna per il scorrere deli' acque piovane, vasi coperti pieni di cenere, fatte, come si črede, dalli cada-veri, ch' in quel tempo soleano abbruciare, et altri me-talli. Isola predetta ha bellissimo sito allegro, d'aspetto giocondissimo non solamente della terra, ma anco de' colli, e monti siluati dalla nalura in modo di mezza luna, da un capo del mare ali'altro, tra li quali giaceuna amenissima valle e ferlilissima pianura a piedi d' essi colli sino aila terra, et ali' aque per larghezza, la quale con tutti essi monti, colli, e territorio e posta tutta in lavoratura piantata de vigne, oliveti, et altre sorti d'ar-bori fruttiferi, ch' aila primavera, e nell' estate si rendo-no tanto vaghi per la diversita de' fiori, et utili, e buoni per la copia de' dolcissimi frutti, che non puo esser sito, che piu aggradisca alli risguardanti, e forestieri, e quelli che in detto luoco vi frequentano; et e luoco d'aria sa-luberrimo, per esser difeso dalli detti colli, e monti da ogni vento pestifero, e nocivo, come sono ostro, sirocco, e garbino, ch' infestano, e producono 1' aria insalubre in molti altri luochi deli' Istria, cominciando dalla prenomi-nata ponta, ovvero promontorio di Salvori, fino a Pola; e abbondantissimo di buone fontane d' acqua dolce, che scaturiscono fuori de sassi vivi fatti dalla natura, come fossero fatti per artificio humano per sotterranei meati, non solamente vicine aila terra, ma anco nel territorio in diversi luochi, e vigne per coinodo deli' habitanti, et uso di quelli, ch' attendono ali' agricoltura, si che in niuna stagione deli' anno, con tutto che 1' aria qualche volta produca siccita grandissima non vi si trova penu-ria d' acqua anzi che oltra 1' uso delli uomini necessario al tempo delle vendemmie si fa copia grandissima di gionta, bevanda solita del paese per uso delle famiglie. Si ser-vono anco di dette fontane le terre vicine per manca-mento che ben spesso hanno d' aqua. Ha il territorio fertilissimo de vini, ch' in copia si fanno talmente buo-ni, e dolci, che comprati da' mercanti Tedeschi, Cranzi, e Pugliesi, nationi cosi chiamate, e portati con le some de cavalli in Alemagna, e paesi lontani sotto la trainon-tana, vengono poi venduti, come si dice, un Raines, ov-vero un Talaro il bicchiero; ne detto vino vien usato da altri, che da' signori, et uomini potenti, e ricchi, e so-gliono in dette parti, tirati dalla bonta de' detti vini, dire, lacryma Christi, quare non pluhti in partibus nostris. Consiste in detti vini la maggior parte deli' entrate deli' habitanti, con il pretio de' quali alimentano se, e le loro famiglie, come fanno sirnilmente deli' oglio, facen-dosene anco di questo in abbondante copia, e di tal bonta, che dicendo Plinio 1' oglio Venafrano ottenere de tutti gl' ogli il principato, dice il paese deli' Istria, e Bettica, provincia in Spagna, ottenere il secondo luoco di perfe-tione et esser anco di bonta eguale. Attendono gl' habitanti di detto luoco, eccetto alcuni pochi, tutto il tempo deli' anno aH' agricoltura, et arte de lavori della terra nelle loro vigne, campi, et oliveti inserti, piantati, e la-vorati con molta industria e diligente fatica. E sono gli kuomini, e ^nne di buona, e belia statura, e dalla be-nigna natur^ptto cosi salutifero clima ben fatti e pro-portionati, vWrosi di forze di corpo, d' anemo riposati, e quieti, assuefatti a sostenere delle fatiche per soslentar le loro famiglie, facili a perdonar P ingiurie, e pieni di religione verso il Signore Iddio, fedelissimi al suo Sere-nissimo Principe e Dominio Veneto, il quale per il passato si valse della loro fedelta in reprimer le discordie, e tentate rebellioni de alcuni de' vicini, e non troppo tempo nella prossima passata guerra contra Turchi, dove in-trepidamente hanno mostrato il loro valore. Sono le donne di honestissima presenza et in fatti, et in parole, e se bene da certa semplice introduzione antica, attendono a far 1' amore con loro innamorati, che con altro vernacolo parlare, si dice doniare, nondimeno il tutto passa con semplicita, ne mai vengono ad effetto alcuno, ne di dis-onesta, ne d' altro, se non quando si congiongono in matrimonio; et e tanto angusto il luoco, e tanta la pros-simita del sangue, che rare volte avviene che possi effet-tuarsi matrimonio alcuno senza dispensa della Sede S. A. R. L' usanza poi delle spose chiamate novizze, innanzi, che siano tradotte a časa del marito, s'appresentano alla chiesa davanti il Parocchiano, dove vengono proferite le parole del sposalilio, e pošto P anello in ditto, il sposo in segno d' amorevolezza da un baccio alla sposa mo-destamente in presenza del popolo, e poi un schialfo in segno deli' osservanza che deve tenere verso il marito, e segue tuttavia il costume antico da pigliarsi dalla sposa 1' olFerta de anelli, danari, o altro, che dalli suoi pa- renti gli vengono dati in dono,osegno d'amore; si con-traggono li matrimoni per legge, et osservanza antiqua del luoco, e del paese d'Istria con un ordine chiamato da' paesani nel loro parlare, a Fra, e Suor con uguale par-tecipatione de beni, cioe se P huorno maridato ha qualche quantita de beni, e la donna ali' incontro non ne avesse d' alcuna sorte, immediate, seguito il matrimonio, la moglie acquista, et e patrona della meta de' beni del marito, e cosi 1' bomo delli beni, che provengono dalla parte della donna; ha poi privilegio la donna morto il marito, es-sendo aggravato de debiti, di refudare i. beni del marito, e tenersi al suo proprio capitale, che porto in dote, se ben tal ordine nelle terre vicine vien eseguito in altra maniera, che Ia moglie fa solamente eletione de parte della quantita de' beni, cioe della meta, e P altra resta a beneficio deli' heredi del marito, e suoi creditori. Sono le donne di eruditissimo governo, e governano le čase loro piu con il poco, che fanno P altre in altri luochi e paesi con il molto. Continua il modo d' accompagnare i morti alla se-poltura, cosi dalle donne, come dali' huomini con pianti e singulti, uso certo dali' antichi pervenuto in questa etade ancorche da molti cominci per una certa civilta essere interlassato, massime dalla parte delle donne. II stato degl' huomini e molto prosperoso, sicche molti vivono si-' no che dalla decrepita sono pervenuti ali'ultimo suo gior-no. Ha detta terra fuochi 500 in circa, et aneme sino al numero di 3 mila tra vecchi huomini de fatti, donne, e putti, et alla giornata vassi aumentando, cosi che numero de genti, come di fabbriche, et habitationi, e se non havesse il territorio cosi angusto, che de circuito non passa miglia otto in circa, e di larghezza miglia tre si faccia assai maggiore per il concorso delle genti, che per la bona qualita deli'aria, e bellezza del sito, tratti da diverse parti, veriano habitarvi, quando vi fosse territorio bastante a trarne il vivere; poiche questo non si trae se non dal vino, oglio, e frutti, che vi nascono, non vi essendo altra industria, ne d'arte, ne di mercantia, ne meno di marinarezzo, se non in alcuni pochi, e di non molta importanza. Pervenne il detto luoco, e terra nella ditione deli' Invittissiino Impero e Dominio Veneto 1' anno M.CCLIII essendo stata per P addietro sotto il governo Patriarcale deli' Illustrissimo Sig. Patriarca d'Aquilegia, retta e governata per suoi Vicari, come si cava dalPan-tiche scritture, hora solamente sotto la sua superiorita speciale, pagando percio per ordine antico certa somma de danari, et oglio la Comunita di detto luoco alle Rev. Monache d'AquiIegia, e piu innanzi si črede esser stata soggetta al regno d' Ongaria. Vivono le genti sotto il giogo delle loro Ieggi municipali confermate dal Sere-nissimo Dominio Veneto. Altri sono nobili, come quelli, che sono preposti alli governi pubblici, e maneggi del-P entrate della Comunita et altri popolari, quali non s' impediscono in simili governi. Sono alcune famiglie ab antiquo oriunde del luoco, e molte venute e concorse da diverse parti si per suo riposo, come per fuggire P ini-micitie, e discordie, che sogliono partorire le citta gros-se, et opulenti; et anco allettate dali'amenita del luoco, e salubrita deli' aria. (Sara continua/oj