Dott. G. Baudouin de Courtenay GIA PROFESSORE NELLE UNIVERSJTA Dl KASAN E Dl DORPAT IL 1 CON UNA PREFAZIONE del dott. Giuseppe Loschi PROFESSORE NE], R. IST1TCTO FORESTAI.E Dl VALLOMBROSA UDINE TIPOGBAFIA DEL PATRONATO 1894 120434 Tra i luogki del Eriuli obe offrono maggiore materia di ricerche al cultore della geologia come a •quello della etnografia e tanto piu allo studioso della seienza del linguaggio e senza dubbio la valle di Eesia. Essa giaoe tra il 46° 18' e il 46° 23' di latitu- dine settentrionale e il 30° 53' e 31° 4' di longitu- dine orientale, appartiene al sistema delle alpi Giulie, ed ba principio tra il monte Babba (2086 m.) e il Guarda, a settentrione e cireoscritta dalle vette gi- gantesche dello Slebe (2275 m.), del Canino (2475 m.), del Sarte (1948 m.), deli’ Indrinizza (2321 m.) e del Pusti-Gost; a mezzodi dai monti Cbila, Strop e Lavora, alti circa duemila metri, e gmnge fino a Resiutta. La sua direzione generale e da ESE a ONO, e a im terzo della sua lungbezza — obe e di ventun cbilometro e mezzo — comunica con un’ altra valle parallela, quella di Carnizza, obe per il passo deno- — 6 — .minato da essa (1058 m.) conduce nella valle di TJc- cea, indi ali’ Isonzo, o, se si vuole, al Torre. 1 2 * * * ) La valle di Resia e bagnata dal fiumicello delle stesso nome, clie nasce dal monte Canino, scorre in un letto piuttosto largo, e si getta nel Fella presso- Resiutta dopo aver rieevuto pareccbi torrenti (in resiano potiikavl). Circondata da gioghi alti e pie- trosi, cbe d’ inverno non permettono al sole di giun- gervi se non per poche ore, essa presenta un aspetto assai pittoresco, specie per il contrasto fra le cime brulle e oscure dei monti e il piano coperto di erbe e di boscbi. Il prof. Taramelli la giudica 1 valle di solleva- mento I versanti sono calcareo-dolomitici, di roccie infraliassicbe e triassiclie, e presso il fondo della. valle, in quasi tutto il suo corso, spuntano le dolomie cariate e le mame con gesso della formazione gessi- fera del trias superiore. 9 > Essa e anche importante per essere stata una delle ultime valli di questa regione donde si sia ritirato il ghiacciaio, cbe lascib avanzi di 1) Prof. G. Marinelli, la valle di Resia e uti’ascrsa ul monte Canino. Torino, tip. G. Candeletti, 187G, p. 8. 2) Prof. Torquato Taramelli, dei terreni morenici e allu- vionali del Friuli, monografia geologica con due tavole nel- Pannuario deli 1 istituto tecnico di Udine, anno VIII, 1874. Udine, tip. Seitz, 1875. — 7 — morene tanto nelle vallette secondarie delrio Barman presao Gniva e del rio Resartico presso lo sbocco della valle, quanto presso S. Giorgio di Resia. E piuttosto erratici che derivati da frane — secondo il Taramelli — sono i grandi massi che ingombrano quei luoghi, e che, insieme con altri fatti, attestano la presenza di im ghiacciaio nell’ultimo suo periodo indipendente da quello della valle del Perro e sceso dali’alta massa del monte Canino. La popolazione della valle appartiene a un solo comune, quello di Resia, colle frazioni di Gniva, Oseacco, San Giorgio e Stolvizza. Nel 1848 il namero degli abitanti era soltanto di 2879.') Nel 1871 erano quasi 3300 ; secondo il censo del 1881 sarebbero 3700, sparsi su un territorio di 119 cliilometri qua- drati. Il suolo della valle e tutt’ altro che fertile. Un poeta popolare del luogo descrive la condizione do- lorosa di esso, senza artificio, ma con molta forza, nei seguenti versi : 1 2 ) 1) Bergmann, Si comprende che una buona parte degli abitanti della valle, non trovando il necessario al sostenta- mento in časa, sono costretti, a guisa dei savoiardi e degli slovacchi, a recarsi fuori, talora anche colla moglie e coi figli, per esercitare qualche mestiere, e, facendo gli stagnai, i merciaiuoli, i venditori di pentole, girano di paese in paese e si guadagnano pochi soldi. 1) G. Baudouin de Courtenay, Resja i resjane, nello Slavianskij Sbornik , an. III, 1876, p. 276. Kolle parti pili so- leggiate della valle 1’uva viene qualche volta a maturazione. — 9 — Alcuni, per dire il vero, lasciata la patria loro, si danno al commercio, specialmente delle frutta, e giun- gono a una condizione florida. Negozianti resiani, piu o meno ricohi, ce ne sono a Trieste, a Lubiana, a Kla- genfurt, a Marburg, a Graz, a Vienna e anche in TJnghe- ria. E degno di nota clie, pur avendo bisogno di pro- cacciarsi il vitto, essi non si adattano a fare i servitori. II 31 dicembre 1881 di 3700 abitanti solo 24G7 erano. nella loro valle nativa, un buon terzo della popolazione stava fuori di paese a proeurarsi il ne- cessario per vivere. E clie vita non conduoono quelli clie rimangono a časa loro ! Costretti a combattere ■colle molteplici difficolta del ten-eno devono lavorare indefessamente facendo all’uopo da animali da soma. Quanto spesso non accade di vedere una povera donna oppressa da una gran gerla, cbe conterra forse un centinaio e mezzo di libbre di fieno, soendere per un ripido sentiero, e, quasi cio fosse poco, lavorare anche la calza. E pure, non ostante i disagi e i patimenti cbe sono conseguenza necessaria delle condizioni natu- rali della valle di Resia, gli abitanti di essa amano in modo straordinario la loro piccola patria. Quelli cbe sono costretti a lasciarla, una volta l’anno, o, se eid non torna loro possibile, piu di rado vogliono rivedere la loro fiumana impetuosa — ‘ l’acqua bianca — 10 — come essi la dieono — e le cime grandiose dei loro monti. II professore Baudouin de Courtenay racconta cbe un resiano, andato in America, divenne ricco, e tuttavia sogna sempre di rivedere, prima di moidre, la sua valle. A suo figlio che si reco da lui egli diede 1’ incarico di portargli un po’ di terra e di acqua della patria. B Non si sa quando la valle di Resia abbia avuto i suoi primi abitanti; questo e certo che i resiani furono soggetti alla celebre badia di Moggio, fondata sulla fine del secolo decimoprimo, e cbe giungeva colla sua giurisdizione da una parte oltre il canale di Gorto, dalPaltra al di li di Pontebba, confinando verso oriente coi dominii del vescovo di Bamberga. In documenti del 1242 e nominato un maatro Yol- rico di Resia 1 2 3 >; altri resiani sono ricordati in un atto colla data 14 f< bbraio 1274 In un rotolo della badia di Moggio (seconda meti del secolo decimoterzo) tra i coloni di Resia soggetti alla ba¬ dia appariscono i nomi seguenti: Mina, Gorianin r 1) Dott. Gr. Baudouin de Courtenay, o Slavianacli v ttalii. 2) Documenti inediti raccolti dal tenente di Gaapero della 15* compagnia alpina e trasmessi al prof. G. Maruelli. 3) Uocumenta h,'st. foroiul. ab anno 1200 ad 1209 sumit |>. vc- gesta a P. los. Bianchi, Wien, 1801. — 11 — Bilina, Guriz, Zernigoy, Moseygna, Pangy, Cuz, Cusin, Mislit, Muganz di Resia superiore ; Colob, AVekeslav di Stolvizza ; Svettiz, Stoian, Ivvvan, Hanigoy, Sitich, Tiiz, Iuwan, Supina, Swenz di Oseacco ; Cuz, Dobli- gohy di Gniva. 1 ) II 6 giugno 1329 il cardinale le- gato Bertrando conferisce a Francesco di Resia il vicariato perpetuo del monastero di Moggio, vacante per la morte di Candido di Varmo. 2 ) Fra i te- stimoni ad una investitura del 3 luglio 1329 s’in- contra im Iacobo decano di Resia. 3 4 * * > In due do- cumenti in data di Moggio, 26 settembre 1336, e di Resiutta, 29 settembre dello stesso anno, tra i vassalli clie giurano fedeltk e assistenza ali’ a- bate e al monastero di Moggio ci sono un ‘ lacobus decanusde Resia’, un ‘ Henricus de Stulviza, ’ un ‘Iohannes gener Mauruz de Osseacho ’ un ‘ Michael de Gniva’ *>. L’ 11 agosto del 1341 uno Stefano 1) Mi fa conoscere questi nomi il professore A. Wolf il quale trasse oopfa del rotolo. 21 Provveditori sopra foudi, fa^o. VI, (j, archivio dei Frari a Venezia. 3) Stampe per liti. Volume posseduto dal dottore P. Beorcliia-Nigris di Ampezzo. 4) I documenti furono trascritti ali'archivio di stato a Venezia dal dott. A 7 '. Joppi, e pubblicati in occasione di nozzo (Udino, tip. Doretti, 1801). — 12 — quondam Iacopo di Gniva e investito di uno ‘ stabulo cum pratis ’ in Postpolutnig ; il 24 ottobre 1354 nel- 1 ! investitura in cui il patriarca Nicolo conferma il dominio di Moggio ali’ abate Guido ') si accenna ai beni e agli uomini cbe gli spettano 1 canalibus Mo- oii, Resi© et Scluse ’ eoc. In un documento del 1° luglio 1361 troviamo un Francesco quondam Iacopo di Resia, notaio imperiale, un Pellegrino quondam Iacopo pure di Resia e un Tosono quondam Galusio di Oseaco ; in uno del 19 maggio 1397 un testi- monio giurato ‘ super pascuo nominato in Plaas Re¬ sia ’; in un altro del 14 novembre 1428 v’ e un compromesso fra i comuni di Campolaro e di Resia. Il 28 febbraio 1450 il doge Prancesco Poscari con lettera al luogotenente della patria del Friuli con- cedeva al 1 canale di Resia ’ 1’esenzione da ogni an- garia. Del 1461, 21 febbraio, c’ e una investitura del monte ‘ Inderniz ’ al comune di Stolvizza. I nomi dei varii luogbi e dei corsi d : acqua della valle di Resia mostrano in modo evidente come quegli abitanti appartengano alla grande famiglia slava. Quindi s’ ingannava Ercole Partenopeo 2 > dicendoli 1) Liruti, notizie delle cose del Friuli, Udine 1777, torno Y, p. 210; e Stampe per liti. 2) Descrittione della nobilissima patria del Friuli, 1604. ] 3 — discenclenti dai Reti; forse egli copio Iacopo Val- vasone di Maniago che, nna quarantina d’ anni prima (15G5), descrivendo minutamente la Carnia e il canale del Ferro '> e parlando della badia di Mog- gio, notava: ‘ Sono sndditi di questa abbazia i po- poli di Resia, colonia dei popoli Reti ’ ecc. II Biondelli e disposto a considerave i re- siani come slavi appartenenti a una gente diversa da quella che costituisce la maggior parte della popo- lazione slovena stanziata nel Friuli orientale, e li crederebbe una prova 1 2 3 dell’antica diffusione delle na- zioni slave nelle provincie venete al di qua deli’ I- sonzo’; ma a questa seconda ipotesi si oppone un uomo che ha grande autoritii in materia di lingue, G. I. Ascoli, e rispetto alla prima non e accettata da un illustre scrittore di etnografia il barone di Czornig 4 ). II professore Marinelli 5 ) sta coli’Ascoli in quanto 1) Descrizione della Carnia, Udine, Jacob e Colmegna 18«6, p. 20. 2) Prospello lopografico - statistico delle colonie sfraniere in Italia. 3) Studii critici, Gorizia, Patornolli, 1801. 4) Carl von Czornig, die Veriheilung der VSlJcerstdmme und deren Gruppcn in der Ssterreichisih.fi Monarchie, Wien, k. k. Hof- und Staatsdruckerei, 1801. 5) La valle di Resia e im'rtscesa al monte Cunino. 14 — questi non ammette una prisca diffusione di slavi, precedente a quella delle genti celtiche e italiche nei nostri paesi, ma seguirebbe il Biondelli nel non credere i resiani legati da vincoli di troppo intima parentela colla popolazione slovena abitante nella parte orientale del Friuli. Una certa somiglianza tra il nome ‘ Resia ’ e il nome ‘ Russia ’ diede forse origine alla opinione ab- bastanza strana obe gli antenati dei resiani fossero rus- si. A rafforzare questa idea valse ancbe il fatto cbe, venuto il generale Suvorov in Italia, e recatisi al- cuni soldati russi nella valle di Resia, gli abitanti di essa s’ accorsero cbe comprendevano alcun cbe della loro lingua, cid cbe non fa meraviglia se si pensi cbe tanto il russo cbe il resiano appartengono in fine al grande tronco delle lingue slave. Questo e certo che il celebre viaggiatore polacco, il conte Jan Potočki, il quale visitb la valle di Resia nel 1790, non udi far cenno di tale origine russa degli abitanti di essa, prova evidente che la favola and6 formandosi piu tardi. Chi sull’origine dei resiani puo dire la parola piu autorevole e senza dubbio il professore Baudouin de Courtenay, il quale fino dal 1872 preše a studiare con assidua cura Resia e la sua parlata, di cui trattd poi in pareccbi lavori, e in brevissimo tempo s’ im- — 15 — padroni del resiano per modo olie gli abitanti della valle solitaria giunsero a crederlo un loro paesano morto probabilmente come soldato austriaco nella battaglia di Koniggratz (1866), figlio di certo Fran- cesco Copetti Kiindija. b II valente filologo dichiara 1 2 ) che 1’ appellativo di resiani e puramente geografico, e non ba olie vedere colla etnografia. II Hume Resia, cbe bagna la valle, fu denominato cosi certo assai prima della comparsa degli slavi in quei luoglii, e non ba maggiore attinenza colla parlata dei resiani cbe il nome Pie- troburgo colla lingua dei russi. Se le parlate resiane appartenessero alla famiglia russa 3 ), invece di brada (barba), glava (testa), krava (vacca) ecc. dovrebbero avere le forme piene borodh, golova, koruva, per non parlare di altre particolaritž, che non permettono in nessun modo di annoverax - e i resiani tra i prossimi parenti dei russi. Per risolvere la questione del pošto occupato dalle parlate resiane tra gli altri dialetti slavi, e 1) G. Baudouin de Courtenav, Resja i resjane , p. 284. 2) G. .Baudouin de Courtenav, 0 Sla v ia uric h v Italii. p. 82. 3) G. Baudouin de Courtenav, op>/t fonetichi resjanskicli govorov , Varsavia, E. Wende e C., Pietroburgo, D. E. KoŽan- čikov, 1875, p. 110. Ki — d’uopo distinguere l'elemento proprio di esse e quello che presero da linguaggi di altre schiatte. Per cid che e puramente slavo esse appartengono al gruppo ocoidentale delle parlate iugo-slave, vale a dire al gruppo serbo-(croato-)sloveno; ma non e facile deter- minare se sieno piu vicine alle serbo-croate o alle slovene. Le parlate slovene si distinguono in dne grandi gruppi principali, il nord-occidentale e il sud-orien- tale, a tacere d’altri assai meno importanti. Il resiano e senza oonfronto piu simile al secondo gruppo che al primo. Il serbo-croato si divide pure in due giuppi, 1’ocoidentale, marittimo o 1 ciacavsco ’ e 1’ orientale 0 1 stocavsco Se il resiano potesse annoverarsi tra 1 linguaggi serbo-croati, apparterrebbe al gruppo oc- cidentale, con cui ha comune, tra l ! altro, per lo piu la conservazione deli’ accento primitivo iugo-slavo. Per la mancanza di vocali lunghe non accentate esso s‘approssima allo sloveno. ') I resiani, cjuanto alla lingua, non possono para- gonarsi coi loro vicini orientali, cogli sloveni cioe 1 ) Opjt ecc. p. 117. J. Baudouin de Courtcnay, Note glottologiche intorno alte lingtie slane e gusstioni di movfologii e fo r >ologin rtrio-enfopea. I. SulVarmonid delle vocali n: j i dialelti re¬ siani. (Atti del IV Congresso intornazionale degli orienta- listi, Fironze, 18S1). — 17 — di Tolmino e di Caporetto ; maggiore rassomiglianza s’osserva tra essi e i serbo-croati dei distretti di C4e- mona e di Taroento ; e parecchi fenomeni fonetioi, particolari a questi e agli altri slavi italiani di San Pietro al Natisone e di Cividale ma ignoti agli slo¬ veni del territorio di Gorizia, sono proprii ancbe ai resiani. D’altra parte oi sono nella loro parlata par- tieolarita che non si trovano fra gli slavi che vivono sul territorio italiano. Essa manca, per esempio, dei dittonghi formatisi da semplici vocali, cosi comuni ai lingnaggi serbo-croati (uo da o breve accentata, ie da e breve). Ha poi im carattere speoiale che con- siste iiell’ armonia delle vocali e clie si fonda sul- 1’ antitesi delle cupe e delle chiare da una parte e delle larghe e delle strette dali’ altra. Cosi il nome otrok (il fanciullo) fa al gen. acc. sing. otrokh, al nom. plur. utrucl al dat. plur. utrucin; il nome Žana (la donna) fa al dat. sing. žcenae , al gen. plur. zini ecc.; donde si pu6 dedurre che in questa e simili parole nelle sillabe dipendenti, per la legge deli’armonia, le vocali si assimilano a quella della sillaba dominante. Hota il professore Baudouin de Courtenay che una simile legge fonetica per cui le vocali 1) Opi/t ecc., p. 119. 2 — 18 — delle sillabe subordinate dipendono dalla sillaba dominante e il principale contrassegno delle lin- gue finniclie e turaniche, sebbene le lingue sla¬ ve non si sieno appropriate che la parte esterna, non il valore intimo di essa. Come i resiani non offrono 1’ aspetto slavo puro dei loro vioini di Ge- mona e di Tarcento, cosi la loro parlata sarebbe fondamentalmente slava, ma mescolata con caratteri essenziali turanici. Certo le particolaritži della fone- tica resiana non si possono attribuire ali’ azione ro¬ mana, giacche ne le parlate venete ne le friulane conoscono 1’armonia delle vocali, e inoltre esse hanno dittonghi affatto sconosciuti al resiano, il cjuale non deve forse loro che l’uso delle consonanti / e dž (Č dol- ce), suoni che non si trovano nelle parole puramente slave. Il dotto filologo ’) trova che colla sua ipo- tesi dell’attinenza dei resiani alla famiglia turanica s ? accorda anche cio che gli diceva una persona in- telligente di Resia, con cui ebbe a parlare. Questa, discorrendo con lui delle difficolta che s’ hanno vo- lendo rappresentare i suoni resiani, ricordava, tra l’altro, che ta undarska gramatika ba bila najhiijša za naš langhč, cioe che la scrittura ungherese sarebbe la piu opportuna per la parlata resiana. 1) Optjt ecc., p. 121, o Resja i resjane , p. 838. — 19 — A oM tale ipotesi potesse parere priva di fon- damento storico, l’archeologo e filologo Davorin (Mar¬ tino) Trstenjak b fa notare che spesso i lango- bardi nelle loro guerre coi bizantini ebbero 1’ aiuto degli avari. Cosi Paolo diacono (nella historia lan- ffobardorum IV. 19) ricorda cbe nel 663 Kakan, duce di essi, combatte per tre giorni contro Lupo, generale ribelle al re Grimoaldo, ‘ in loco qui Flu- vius dicitur ’ ; del resto egli inelina ancbe a cre- dere '-) che i resiani possano essere im avanzo di bul- gari, e qui pure allega 1’ autoritži di Paolo diacono, il quale dice (II, 26): ‘ certum ost Alboin multos se- cum ex diversis, quos vel alii reges vel ipse ceperat, gentibus ad Italiam adduxisse, unde usque hodie, in quibus habitant, vicos Gepidos, Bulgares, Sarmatas Panonios, Suavos, Noricos sive aliis huiuscemodi no- minibus appellamus Esaminando le particolarita fonetiche delle varie parlate resiane il professore Baudouin de Courte- nay :i ) črede di poter concludere cbe nella valle di Resia e in parte di quella di Uccea abitano tre fami- 1) Ruzlcoslovanslco slovstvo, nol giornale di Marburg Zora , 1 aprile 1876. 2) G-. Baudouin de Courtenay, Resja i resjane. 3) Opi/t eoo., p. 122-23. — 20 — glie slave differenti venute da varii luoghi e forse anclie in tempi diversi. A una di esse e propria la parlata di Bila o di S. Giorgio di Resia colle sue varie sfumaturo ; la seconda occupa Gniva, Stolvizza ecc. ; alla terza appartengono i resiani di Oseacco,. di Ucoea ecc. Le diversitči fra le parlate di queste famiglie dovettero essere in principio assai maggiori che non sieno al presente ; ma a poco a poco esse andarono scemando, parte per 1’ identica azione stra- niera che diede loro una impronta propria a tutte, parte per la comunanza di sedi e per le relazioni quotidiane. La parlata di Bila ’) per le sue particolarita fore- ticlie si distingue manifestamente dalle altre. Quanto alle consonanti essa conservd 1’ antica difforenza tra g e h, laddove nelle altre queste si fusero in una sola (h) ; conserv5 pure la gr nei gruppi secondariia^ e zg quando invece nelle altre 1’ h del gruppo zh, che oor- risponde ad essa e scomparsa, e quella di *žh si rnutd nella consonante j. E notabile anche cbe l finale rimane, e non si muta in u, come nelle parlate di Oseacce e di Uccea, le quali in cio si accordano con tutti i linguaggi slavi confinanti coi resiani. Rispetto alle 1) ()pyt ecc., p. 113 e seg. — 21 — vocali la paiiata di Bila ha in minor numero le cupe, particolari al resiano ; e pure piu ristretta in essa Pazione delParmonia delle vocali, quanto al loro ca- rattere piu cliiaro o piu cupo, ma d’altra parte si 6 svolta in grado maggiore P armonia fondata sulla opposizione delle larghe e delle strette; e nelle sil- labe finali si trovano le brevi accentate i e u a dif- ferenza delle altre parlate che le mutano nelle brevi e e b o in alcun obe di simile. Nello scambio delle semivocali fondamentalmente slave u e i come pure nei riflessi di r sillabica essa preferisce la vo- cale L Principali rappresentanti del secondo gruppo di parlate sono quelle di Gniva e di Stolvizza, cbe sotto un certo aspetto si potrebbero dire il resiano tipo. Anclfiesse, come quelle di Oseacco e di Uccea, pre- sentano la piena fusione della g e delPA in una h inseparabile, ed č e d nelle sillabe finali invece di \ e u) conservano inoltre la consonante Z in fine di parola e j avanti tutte le vocali, ma si diversiricano per altri caratteri. Quale anello di passaggio tra esse 6 in certo modo la parlata di Ravanza che s’avvicina piu a quella di Gniva cbe a quella di Stolvizza, ma della prima non ha la e nasale (derivata da a in unione colle consonanti nasali) ne la pronuncia delle vocali cupe. 22 — II terzo gruppo e formato dalle parlate di Oseacco- e di Uccea, e gli e propria una pronunoia partico- larmente profonda, bassa, cu.pa, cosi rispetto alle consonanti come alle vocali. Solo in queste due par¬ late scompare la j, salvo alcune eccezioni, e la l in fine di parola o di sillaba si muta in u. A gindizio degli stessi resiani la parlata di Bila meglio di tutte si adatta per la scrittura, quella di Gniva, che si differenzia dalle altre per una certa. dolcezza, dovrebbe usarsi Specialmente per la con- versazione. Dopo aver detto dei varii gruppi di parlate della. valle di Resia, sar& opportu.no descrivere brevemente i suoni resiani. per agevolare un po’ la lettura del oatecliismo al quale questi cenni valgono d’ intro- duzione. Quanto alle consonanti p, b, m, f v, t, d, n, r y k, non e d’ uopo dare particolari spiegazioni. giac- cbe piu o meno si pronunciano come in italiano d. Esse richiedono tutte 1’avvicinamento lineale o la. chiusura deli’ organo attivo e passivo della parola. Organo attivo sarebbe il labbro inferiore, o l’estre- mitži anteriore o anche la parte posteriore della lin- 1) G. Baudouin de Courtenay, Opijt ecc., p. 1 e segg Sesia i resjane, p. 345. — 28 — gua ; passivo sarebbero il labbro superiore — sebbene nella pronuncia dei suoni p, 5, m, v anch’ esso un poco si muova 0 apparisca quindi organo attivo, — i denti, e in fine tutta la superficie del palato solido e molle, che principia dalle gengive e termina coll’ugola. Tutte queste consonanti possono dirsi lineali o dure. A pronunciare le oonsonanti molli, oltre l’azione degli organi necessaria per le dure, richiedesi l’avvi- cinamento della parte media superiore della lingua al palato solido, ma tale che in tutta la sua esten- sione impedisoa 1’aria che si precipita dai polmoni, e valga di fuoco acustico alle onde delParia. Se la parte media superiore della lingua si avvicini al palato solido, in modo da formare un unico impedimento al- 1’aria che esce e quindi un solo fuoco acustico, s’ha la j, consonante molle quant’ altre mai. Se invece con questo accostarsi della lingua al palato solido si formi in tpialche punto della bocca anche un altro impe¬ dimento ali'ari a e quindi un altro fuoco acustico, s’ot- tengono altre consonanti molli p, b', m ', v, t ', d', r\ k', ecc.. carattere particolare, oltre al resto, delle par- late della Gran Russia. Nel resiano delle consonanti molli si trovano soltanto j, n, t', d'; le due prime sono proprie anche agli altri linguaggi slavi. Le consonanti t' d' si pro- nunciano affatto come le loro corrispondenti delle — 24 — parlate occidentali serbe, indicate nell’alfabeto croato con. c' e dj o gj. Per pronunciarle e d’uopo formare ima chiusura lineale avvicinando al palato la super- fioie media della lingua, mentre questa ha la posi- zione per la con.sonan.te j ; tale chiusura forma da sb un suono come , per rendere possibile agli studiosi di riscontrare la 1) Gr. Baudouin de Ccurtenay. Resja i resjane, p. 350 e seg. 2) Resjamhij hatichiste, hah pr/lozenje h 1 2 opytu fonetiki resjanskich cjovovov \ Varsavia, E. Wencte e C., Pictroburgo D. E. Kožančikov, 1875. — 30 — verita delle considerazioni teoretiche esposte nel ‘ sag- gio sulle parlate resiane dotto lavoro che mostra in qual grado il professore polacco possieda la scienza difiicile del linguaggio. Due furono i m.anoscritti di cui egli pote valersi, posseduti da certo Erancesco Copetti detto Cundia, di Gniva, mercante di frutta, il quale non senza dif- ficoltži s’indusse a prestarglieli alouni giorni perche potesse trarne copia. Uno di essi, il secondo, e scritto in caratteri piuttosto piocoli, ma belli e leggibili, la carta vi e grossa e compatta, il sesto e l’ottavo piocolo. I caratteri del primo sono piti grandi, la carta e piii sottile e meno compatta, il sesto e il quarto d’ un foglio ordinario. Uno dei manoscritti reca la data del 1797 ; l’al- tro, sebbene non abbia alcuna indicazione di tempo, a giudicare dalla scrittura, non puo essere molto piu antico. Essi o, se si tratti di copia, i testi primitivi devono essere stati scritti da persone piuttosto eolte, ma qua e lit tuttavia s’ incontrano alcuni errori e roma- nismi, che non sono proprii alla lingua viva dei resiani. Tanto nell’uno clie nell’altro poi sono usate a capric- cio le lettere maiuscole e minuscole (cosi: Bodi, De- sat , Nas ecc. e buh, giesv crist), e non v’e regolaritS, ne esattezza nell’uso dei segni d’ interpunzione. Del pari capricciosa e 1’ unione di alcnne parole e parti- — 31 — celle, e in certi časi si potrebbe vedervi 1’ imitazione della scrittura italiana. Cosi nel prirno, invece di daite mi, ni majo, od gnaha troviamo daitemi, nimajo, od- gnahh ; nel secondo simili unioni di due e tre parole e. particelle sono assai piii frequenti, per esempio in luogo di an gie, an ie, an in ie leggesi angie, anie, aninie ecc. Del resto cosi nella prima edizione del catechismo come in questa si seguirono, rispetto a cio, anzi che i manoscritti, le norme generali logicbe della sintassi. Le varianti segnate in nota sono do- vute ad alcuni abitanti di Gniva, i quali, mentre il r professore Baudouin de Courtenay leggeva loro, per riscontrarla, la copia tratta dai due manoscritti, no- tarono clie 1’ insegnamento odierno del catecbismo si scostava in qualche punto dal testo. La massima parte di queste osservazioni e appunto le piii pre- gevoli furono fatte da don Stefano Valente, che abita ora a San Giorgio, ed e autore di un saggio sulla lingua dei resiani. Rispetto alla grafia in ambedue i manoscritti invece di n c’ e gn ; il barang del secondo deve es- sere evidentemente un errore. Degne di nota sono le forme del primo semgne, semgrii, simgne a canto a semie, simij del secondo. La consonante k unita alle vocali a o u e indi- cata nel primo manoscritto quasi sempre colla c, unita — 32 — a e, i, come pure in fine di parola, con ch; trovasi anche ch colla vocale a (elia, rechal), con r (chrish), con l (pechlb), con v (cerchvl). La q e usata nel prim o in quasane e in parole straniere (come quan- titat, qutri). II secondo offre il suono lc rappresentato come nel primo e inoltre con k. La g nel primo e indicata con g (inimigen), nel secondo con g e con gh (figurra, sighur). II primo manoseritto per la consonante h ha solo il segno h ; il secondo presenta h in principio e in mezzo di parola, ma ch in fine (ha, hre, h\se; duha ; hriha, nahal; hrich, dobrich , sivetich). Nel secondo si osservano le forme Bochha (a canto a Boha), sichnane, vinaghti ecc. ; oltre a cio trovasi h in principio delle parole che nella parlata viva cominciano per vocale (hamaio, hanu, herovo ecc.). In krihv, thec, thac non c’ e forse che un semplice eiTore di copista. Le consonanti sonore (medie) z, z non si distin- guono nei due manoseritti dalle sorde (tenui) s, š. Nel primo c’ e forse un tentativo di distinguere S z da s z; queste infatti sono rappresentate con s sem¬ plice, quelle con sh ; del resto in aleune parole (svot, specie, displasha) v’e s semplice per rappresentaro š z. Nel secondo manoseritto per tutti i suoni accen- nati e adoperata quasi sempre la lettera s ; talora anche in esso vedesi sh cosi per š ž come per s z. — 33 — La consonante c nel primo manoscritto e indicata con z (zill) o anche con c (circou) ; nel secondo solo con z (zirlcou). Per la č il primo ha d’ordinario zh (zhas, zhlo- vech, vlnzha), ma talora anclie z (zlovech, zut. razijo) o zz fozzi, clizze , rezze a canto a rezzhe) ; il secondo o z (zachaho, zlovech, riz) o tz (tatzes , daletz , lutz a canto a luži). Trovasi pure specie, shpeciami nel pri¬ mo, vpezij, spezzijami nel secondo, ricite nel primo, procedina narsal Sveti Duh taeiz apustule anu je iluminhl, B. K6j za ne teštemunihe an nan je pustil, naš Ježuš Krištuš, za tylyku dubrute, ka an mii priitah nžm ? R. Primjeramentri an je ostal in peršuna z nami tow Santišim Sakraminte od svete Eukarištyje ; anu, sibenk ka an žyvy skrit našin učin, an jre pero žywu anu risnu tapot špecji od kriiha anu od vyna. B. K6j za ne druhe teštimunjhnče ž haha du- bnito an nhn je dal, nhš binidini Salvator ? R. An nan je džil hahh sveto diitryno, anu naha sakraminte, phnčake virtiidi, anu hahh vyljike iiby- fuwane infalibel, anu fondaminto od \vsohk, ka to jre Sveti Duh. B. Kaku an jre komparcel, Sveti Duh, tačiz apoštule, dopo ka Dožu Krišt je škl wun noeba ? R. An jre komparral solamžntri tačez ne in forma di jazvke od okna te din na Majno Vylyko mit. 68 — B. Anu tačez nAs kaku an parhAja,. Sveti Duh? R. An parhAja invizibilmentri tow nAše duše, medjant teh svetih sakramintow, koj *) mi je ričowA- wamo, takbj to kwažuje. B. KAj an je nan parnoesal tow nAše duše, Sveti Duh? R. An nan parnAša tow nAšo dušo no žywo foedo, anu no ferm špirAnčo, anu no fervor6ws karitA. B. T'i an nan parnAša druhe Šinke ? R. Soedan, ka to so šinkuvi, ka an nan j<» parnoesal, Sveti Duh, zA nan pomahat tlt in davant tow sAki virtudi. B. Kiri to s6 ti šinkuvi ? R. To so sapjincja, pijetAt anu timor od Boha. Te osantrii hapijtul. tJbyt'uwarie od Ježu Kri&tuža anu mtit za prusit di morit je obdhržat. B. Kure to s6 te ubytuwane, ka nan jce zdcelal nAš Salvator Ježuš Krištuš prit, anikoj an je umwar, anu pa dopo, k an jce rišušitAl ? R. An nan je obatAl di n As ni bandonAt mAj, ti b6mo toeli stat ž nin, anu da an nas toe simpri žaudit, fi bomo prusyli, takoj An nas je užil, anu *) ka. — 69 finalmentri, da an nan t® dkt za premih za simpri nahk Paravyž, €i mi bomo toali bwohat, takoj an nan je kwazal. B. Kaku an nAs je učil prusit ? Ji. An nas je učil, da na jymos nah& my pra¬ šimo etern Ofč zaz manj ero anu zaz voer amorjun anu fidAnčo, za bit ežaudini. B. K6j za no barane an nas joe učil doelat? Ji. Scedan bAran, ka se kontihijo tow PAter ndštre, oracjdn, pušfana opošta od haka inštes. B. Kire so se bArana ? Ji. Te pArvi (!) to j® te principal od ws(Bh, ka to jra, da dn bodi poznAt, anu aman, anu sarvijAn od wsrah, naš Hospiit Bdh, ka zaz nahA syeto hrAčjo od naha divin Synu *) to nAn plaža, da an bddi pA naš ofA. B. Kiro **) je to sehond bAran.e, ka mamo zdcelat našimu etern Uti na jym® od Ježuša Krištuša ? Ii. Da an nan dAj hrAčjo, da my moroejmb duj- tit to\v hahA krajnsko od Paravyža, takoj nahA sy- nuvi inštes. B. Kiri je te tretni? ***) *) od n’aha bd'žjaha sy'nu. **) Kire. ***) Kire je to tnr'tn'oe bAran'e ? — 70 — R. Da naš noeboeški OtA, da an dčirži sod&t ami iin_yno volontAt našo simpri tah dimu, anu da an nas zdoelaj jysoe na toj zimji kompane zaz Anuli, ka simpri ba amajo anu mu sarvijajo tow Paravyžoe. B. Kiri je te štertni? *) R. Da naš noebceški OfA wsAki bot an nan unovy našo dušo anu sarce zas tin paravyškin krubun špiritual anu temporal, ka an nan jd Boba. R. Kire so te try druhe bArana? R. To parve, da zaz naha mižerikordjo da an nan pardonAj, takbj my pardonawamb našimu prdšimu ***) zaz naha amorjun. Te sehont, da an nas darži daloefi anu saparane t) ot tentacjuni; anu finalmentri, d an nas dilibiraj od tt) wsakaha kryvaha. B. Pokaj se di Ave Maryja dopo PAter nošter? R. Zatvojo utinit bojce faeilmentri od Boba zaz interčesjiino od BejAte Verdiine te hrAčje, bArane tow Paternuštre. B. PokAj vi dite bojtB faeilmentri ? *) Kire je to šty'rtn'ce. bAran'e ? **) putriben. ***) bližnimu. f) ■vvarwane. ff) vibrAni. — 71 — R. Pok&j ka Biih se konsol4wa nas vydret ono- r&t M&ter Šantišimo, anu un ištes jo onoranva, za n&n dispensat naha hračje zawojo ni. B. T'i to jre prž/vv pa rik6rinat od (!) interče- šjuni od anulow anu od teh svetih? R. To jre pr&tv Sence dubiha, pokaj ka pa uni iifyrywajo Bohu hih anu naše prošane za nas našimu Bohu; to mu plažš, za je ežaudit. B. Tylyku žriulotv anu teh svetih, ka s6 tow Paravyžoe, kumu špečjalmentri dopo Bejati Verdini ti to jre konvenjent za rik6rinat ? R. Tin svetin od n&šaha jymana anu tah svimu A'hulu KuStddihu, ka Buh nan je dal za nas w4rwat. Te dcevatrii kapy'tul. Te Komandaminte Bohove od Jezu KriHuša anu to knjiou vijltfkce, ka to joe je tražgradht. B. Kiri je te najvinči hrib*) sre natonsvcetu? R. Hrih je to najvinče krywu sre na ton svretu anu hrih je h&,wža od wsreh treh družili rioi, ka brej 6 krywu človreku. B. K6j je hrih? R. Dižubidjincja to j® od komandamintow bo- huvih. *) Kiro je to najvinče kry'wu. 72 — B. Pokaj da tp jce no' tylvkoe krywu za bit di- žubidjent komandaminten bolmvin ? 12. Pokaj ka Bdh je ta v«r dubruta od wsiha, anu to, ka bn jce zdoalal anu kw4zal,. to lire taku pr4w, ka to ny morce jtit liwče. 0'nde tražgredit nalia komandaminte to j« takoj ufindinat naha bon- t4t, to jce [se] d'4t žyvyt u no konfužjbn anu si parbly- žat *) te pine od naha divin **) juSticje. B. Koj za dne komandaminte an nan je d41, na3 hospiit Biih ? JR. An nan je d41 dw4 komandaminta bojde prin¬ cipal anu dobra, ka my ny moramo boj« dižidirat. B. Anu D'ežu KriSt koj za ne komandaminte an n4n je d41 ? 12. An nan je rinovbl te komandaminte jiStes od te antyk linči, ka Bub je bil dal tumu pastorju od Moj z e tana ni bor«, štamp4ne tow dni lajStri od pete ***). 0'nde Bub nan je je boj« rinoval, anu nan je dbl hračjo, da my moroejmo je poznat anu je oservbt tow nahb ti sveti hračji tb B. Kiri so si komandamintuvi ? *) kly'oat. **) bo'žje. *'*"■■) timu pastirju Mbjzezu t4na horae' ot Sinaji, uklce'- pane (upwy'sane) tana ni laštri ot pet'e. f) tow n'aha ti sveti riS'vy loe'čy. — 73 — R. Te pdrvi jce, da my nioejmo amdt Boha zaz voer sarcun tana \vsdko rafiji, pokaj ka i\n infinita- mentri je bojce biijši anu bojos amabil, anikoj nina druha rifi. B. Anu te sehont komandament ? R. Te sehont komandament to jre, da my mcejmo amdt naS prosim *), takoj nds inStes, pokaj ka wsi 6ystu somo krejdni anu zdilani za s ar vij at Bohu see na tin svcetu, anu taddj za ha vydoet anu ha užywat tow kompanyji tow Paravyž(B. B. NcbIcob da ni so doesat komandamintotv bo- huvih ? R. D'o, so doesat, to j ? u. t) Z A nan pomAhat umwrit tu hrači anu pa vat' čas za dat spet zdrAwje žwotu. ff) alybo'j ot poračan'a. — 80 my moejmb wzridit naše otroke tow pazi anu tow karitddi. B. Ža nžywat te boencefycilie anu br&čje, ka majb si sakramintuvi, t’i to bašta je idčovitt, takoj se tre ? R. To ny bašta; to t