Sjšfe ž,m»Sv ■••■ ,A‘'"x Jjffifit/JT i$ ■ p» j56®^'vC%Sp jž-ieSL. 4 xSKi% BPteclA SP? >» tt»t sč im LE VERGERIANE DEL M V T I O I V S T I N O* P O L I T A N O , DISCORSO S E Sl C O N V E N GA R A G V N A K CONCILIO. TRATTATO BELLA COMVNIO NE DE’ L A I C I I & dcllc mogli de’ Chcrici. m Gon Vriuilegio del Sommo Vontefice Giulio 111. & delit llliijlnj?. Senato Veneto,& d'altri Prencipi. 1« VINEGIA APHESSO GABlTEl (IOlITO DE FERRARI E FRATELLI. ' : I • : n ?? - ; *"v 'y‘ 1 • ■ - '. f«C vi 3 U. 7 T ■i , . i ^ :;.v :• 'S ; y, 33 OZ/; oz . . -7 «*- v ) A ; a a ' ■ ■ ' ; :> ■■ o , J -3 j J ' Z < : f a ■ ■ • - *1 ’ * o r v; v :.% a 4 : ■ ':0 I' •• ■, :U:L .-J v •’ ’ : ' .. . ' ; V/, ■ . ' — • - V - ■ i’ i:j: .7 ... D n b'6:yyt } -if{p -- • ■ ■ ^ . ' "7 , -'a ' ■ , V r •■•••'* - fev.: -. - .; /to/Boyi'D - ! " * J. 1 ■ v, v f ■ ' " ' ■ i ~ ■; o 't t j g a » J i I • ' ■! :-j AL S ANTISSIMO PA- DRE, ET SIG NOR NOSTRO P A P A GIVLIO TERZO HIER.ONIMO MVTIO IVSTINOPOLITAHO, tiS&Š) luolgendomi io alcuha ud ta per la memoria quella terribile fenten7$ deda maladittione a noidata da Džo MeZ frimo Mq/iro rente}quantoconpiu dtlU gentegiudicio le parole di quelk uo meco efamina dojatito piuameJi dimoJlra,fantisJimo Vadrey chegraujfma fia fiata queUa peniten-^a, la quale per le colpe nojlrea noi e fiatagiujlamente impo Jla dal Jempiterno nojlro Signore} & padre ♦ C helafciamo boraJlare la morte del corpo} la qua le noti fofeiomi debbia direche fia tanto pena, quantofine dipetia, dapoi cheperme^o di quella uienfatta temporale quella pena, chefen^a ejja uerrebbe ad ejfer etema,quando in quejta humana A ii miferia uiuendo douejfimo in tena fare eterna fott mora. * Ma quelmangiar il nojiro pane nel jut dor de’ nojlri uolti mi par fupplido cofi grat ue, cbe aquello non pofifio uoltare il penfierofent Zgterrore ,nefen%q horrore -7 percioche a quel minacciato fudore non intendo io che ifioli corpi nofirij ma ancbora le anime nofirefiano condam nate til che quandondfofje}hauerei perunofcber %o lefaticbedel corpo, pur cbe Vanima fofie trant quilla+\Ma fi come aUemembra nofire terrene per Jufientamento dipuefia breue učita e neceffaa rio che elkfiguadagnino U pane temporale, cofi aUo jfirito nojiro ji conuiene faticare,fudare} &r combattere per acquij\arfi qudio)cbe eterno fi man gia Jopra la menja del Signore nel regno de1 delu Dz jatichejcr fofiudori fono piene le battaglie, che ogni g'orno kabkamo da fare col foauolo, col mondo ,& connoifififi per far cbe guefii not firi male obedi enti corpi fiano fottopofii alla leg'/ ge dellagiufiitiafieruendo infanti ta nel c&fetto del Signore+Md fopragli altri fono fatkofi £r bombdiquegli affaltf che dati ci fono per trarci dalla rocca della uera} & Gatbdka fede,che in quelle Je benealtri alcma uolta ocade, oferito ne rimane, pur e ritenuto nella citta di Chrifotma cbi k guefti ji lafdauincere,ne 'eincontanente ma datofuori, &ne dmieneJoldato dell-.etemo nimi co+Or in cofi Jeri affalti 'e JataJempre tenuta la citta di Dio da coloro> iguali dalgrembo dedaJan ta Gathobca& A po Job ca Cbiefaallontanddof con laperuerfita dede loro dannabili openioni un ricettoalucifero fabrtcandofguelloft ingegnano di conducer le amme tapinelle+Eč Je in altra e ta eUa ne 'ejatagrauemente injefatagrauijflmeJo'/ noquedeaduerfta)cheellaa'> nofri tempi hajoje nute.&tuttauiaJoJiene+Cbel'atitico auuerjat rio legia morteberefierijujcitando ha mojrato a' JuoiJeguaci come ejji dgli huomini debbianoinje gnare queUe cofe Joe piu Jono Jecondo i loro appe titi, £r che piu gli dugraitano dalla legge di Dio del guadagnarfi il pane co’ loro Judori + Ut in quejamanierafha acguijata una inmmerabil turba di huomini temni* i quali tra ifedeli mejco landofpnon mancanoatutteVkore di aloperark arme lorocontra dotti,&contra idioti+ D z che in ima guerra cof domejlica & intrinjeca bifogna A iii ejjere hefie duueduti incofiofcerquelli, co’ quali Ji ba alcunacbuerfationeJUt quejio che dico anchor cbe bomaici tutti ifideli pojfa ejjere ajjai manije Jo pur ne bo dajare io una tal Jede/be nel conuerja rejlquale fi ejatto da me & J Ja continuament te con diuerfe manieredi perfone, per diuerft paeji, nanjo riuolgermi in parteyddtie io no truo ui chequejla malciomtigm habbiafermate le ra dici+ Et cio mi ba dato molte uolte cagione di ufa reogtii miafor^a p douernela in alcmaparteJler pare«. Mafra le altre battaglie, nelle quah mi e occorfo di ehtrare luna e Jata quella) la quale io ho preja conM+Vietro Vaolo Vergerio+Di che nehohauuta una tale occajme+ ~Eglifu gia da Vapa Clemente;£rpol daVapa Vaolo mandat to Nrncioin Alamagna ♦ doue bauendo hauuta piefia injormatione di tutte le herefie di que’ pdefi torno in Italia ardentjfimo nimico di quelle + E t da Vapa Vaolo Ju Jatto Vejcouodi Capodijria, dellapuale Jamo egli & io cittadini* Ffjo un tem ponutriquel popolo di cibi Cbrijianit dapoi (qual che fe nejjje la cagione)comincio andarJe minando Z i^ania ne’ campi del Signore♦ Detla 4 quaj cofa effendorte uenuta nolitia adafanta A po fiolicafediafurono mandati commifjariia Capoo dijiria performame procejjo* M a tra quelli uifu tale che era piu luterano dilui 5 che & con quej te medejime parole egli lo dijje d me dapoi * O ra fiandoilcafojuodubbiofo, ejjendo per lo pajjato lunghijtimafaJirettfiima fiata la nofiraamicitia &r non ci ejjendo noigran tempo ne ueduti}ne co lettereuifitati, egli JcrifJehme Jommariamente ded'ejjerjuo, richiedendo me d ddrgtinouella del mio* Iochegia haueuafentito nonJo che deda Joo jjettaJua dottrinafiadaforma deda lettera Jua eno trai inferma čreden■%a che egli errafje nede cofe deda Jede * Perche gli rijjofi in modo, che pote comprenderela openione/he iohaueua diluj et fecigli uti brieuedfcorfodeUa miajede* A queda lettera mianon rifpoje egli contutto che io gliene hauejfifatta ifian^a* Due anni apprejjo auuenne che amendueci ritrouammo in Vinegia, Ih doue, come egli prima mi uide ja penafatte le prime ac coglien^emi tiro da par tet fcr djfemi che haueua ueduta queUa lettera mia,per la quale haueua cono fciuto che quanto D/o mi haueua Jatto largodono A iiii detle cofe morali Jati to detle fi rituali io.jie era di gum. Etche pertanto comeamtco,& comepa'/ flor mio,mi uolern a pr ir la porta da entrar neUt dimna paJlura.Et quim' ftjcouerfetanto per pre dicator del luteranefmorquanto 10hauea da pria ma creduto che egli douefje ejjer difsnjor del C hrt jlianefimo,confbrtandomid douerefegmtar quel la dottrina +Nefafolaque'Ja uoltache eglimi tz to, ma piu altreEr in uoce,& con ifcritture , Er conragunan^a de'fuoi feguaci, da' quali alcuna uolta mi trouai intomiato, come agnello da fieri L upi* Al S+ D ionofi piacque pnuarmi del fuo fanto fpirito j A n%i mi diede egliforza da difett dermi in modo, che io ne ifcifano dalle hro ^ana nei Et percioche da alcuni de' noflri cittadini, che pureranoin Vinegia jointefiloJlraiio, che eglifiiceuanofilamente de!ladtta,ma anchoradi tutta la regione di Ijlria, tnoffo dado fin to del Si gnoremi diediafcriuergli contra+ Et fentendo che da tutti i jedeh deda patria mia erano con ca tholico Telo i miei jcritti nceuutifecondo che inte deuaejferedbfogno,cofi[ono aniato indiri^an do le miefcritture. Hom ejfendo quel bifogno cef fato per la prouifionejdtta k que' nofiri paejt dal laj fanta Romanci Jede di pajtor catholicoj&Jede le,io Jono cejjato daloJcrmere + M ijtmolato a douerle tutte infieme rac cone, £> puli'čare per-idluj come dicono) uniuerjole del popoloricomperato dal fi'gliuolo di Džo col'fino pretiofj?imoJangue+ A lla quale bone fl Jima domanda non parendo d me Jalna la pietd Cbrijtiana di poter dare repulJa,douedo io tali co femandare in lucejofemato quefio ordine, cbe pojta bo per prihcipio la lettera del Vergerio , della quale ho djoprajatto mentione 3 ž> ap prejo la nvo rijpofia, £r di mano in mano diuerje lettere mi e in cjuejlojuggettoJecondo i tempi che elleJo* no fiate JcrittCiLe quali non efifendo altro che Jem plicijrutti detle Jatiche da me fatte ndla uigna del Signore, hogiudicato conuenirfi, che quelli dl loroSignore principalmente Jano da appejenta'/ re + Ver leJantJmeuofire mani adunque BeatiJ ftmo Vadre le apprejento iod quelfempiterno Si gnore,dalqudeuoi Jete jlatointerra delto perje dele, & princi patefuo minijirofe dfpenfatore ♦ Bt me,is1 la dottrma mia alk auttorita uoflra, 6r alle determinationi uojlre in tuttofottomettedo, ui bacio i fanti predi come a capo dr quella fantifit ma Chiefa, di cui euero fpofo & S;gnore Lefu Chrtjlo redentor nojirofl quale injteme colfupre mo Vadrefo colJunto jjpirrto confolatore uiue,& regna beato, immortale♦ DELL E VERGERIANE del m V T I o, L IBRD PRIMO, I L VEICO YO VERGBRIO A L' M V T 1 O, V TI O JMIO DOLCE, Si fcriue quando Dio uuole, non quando uoglimo noi.Et cofi e di tutte le tdtre cofe, che fmno gli huomitti C kri* ftiani, erguiddti dallo Spi■ rito di D io, logi d uno anno fon ftdto cento uolte per fcri uer dlld V. S. E t pero e parfo fempre che mn fo che m'hddbid ritenuto: er ho mdncdtodi quel, che io do uettd. AWimprouift mi e poi ndto un drdor di fcri* uere, er la commoditd del meffo ad un tratto: er fcriuo, erui fdluto comt buon fi-dteUo, er doman* do, che mi diate nuoud di uoi, che drdentemente Id de ftdtro d'intendere come di per fona, che molto d mo, er ftimo. Sat d mantoa gia noue mefi: er per grd tia di D io fon de perfeguitdti. nec erubefco: anzi me ne glorio, non in me mu in Chrifto, che mifd degno di pdtir per lui. Qvefto e dono, come e dono Id jede, Tratello bifcgna fueglidrft, er conofcere Vdured etd, che ci foprduiene. Chriflo ci rinafce,er cifa un bedo BELLEVERGERIANE dduento in Jpirito. Attolite.cdpitd uefcrd.Et poutro chi nol puo uedcre, er conofcere. Dene effere in Mi* luno il S.Eedele,cui tanto ijlimo.v. S. me li rdcco• mundi, [e pur non abhorrird il mio nome, come di fojpetto, Sed nihd timeat. Son Chriftidno: er dir6 con Pdolo. Cupio omnes bomines ejje,ftcut ego fum. Me ui rdccomando frateUo; pregdte d S. per me. Kduendomi d fcriuere drizzite le lettere in Mantod aUd cdfd del Curdinale . Di Mdnt, aUi X 11*1. di Gendio M.D. X L V I. IL M V T I O A MONSIGHOr. VERGERIO. I A fono pdjjati piu meji, che io fenti non fo che deUe uojlreperfecutioni,zr dp= prajfo.che di quelle ui erd* Udte dihberdto con Id grd* tid del Signore: er mi ere* deudehe fvjle hord dl gouer no deUe uojlre pecorelle, o d Trento per intereffe di tuttd Idgreggid di Chrijlo. Md unu lettera uojlrd mi hd fdtto intendere cofu mol to diuerfd ddUd mid openione: che Id, doue io duuifd* ud, che uoi fojle neUd pdtrid, o dl concilio quieto,zr honordto,intendo che fetefuori di quelld,etdi quetto trduiglidto, er perfeguitdto , Di che io non pofjo fe non grandemente dolermi,qudl che ft fid Id cagicne delte uojlre tribuldtioni: che fe quelle procedono dal k dJtrui mdlitid, mi rincrefce chcpdtiate innocente: libro prim o. 7 fe per colpa uofira, mi diffiace che fiate ittcorfo in un tale errore, che uoi al uofiro male habbiate data oc= cafione. ti on fapendo io del cafo uofiro cofa partico lare, nonpojjb parlar fenon dubbiofamente. La an= tichifiima firetta noftraamicitia,er la offeruanza, che altn deeportare al fuo Pafitorejm obligano d do uer difiderare ogni uofiro bene, er d por tar ui riuc= renza , quando uoi fiate Ckrifiiano, come dite; Eč quando fiate altramente,non pofifio fenon pietofamena te dannarui, er pregar čolni, ilquale iUumina ogni huomo, che uiene in quefio modo, che non ui manchi della [ud luce, difiderando infieme, che uoi non deba biate chiuder gli occhi a’ rijplendeti. raggi dl qudla. ~Et perciocheuoi dite, che infieme co Paolo difiderate che ogni huomo fia come uoi, non fo quanio quefio dtb bia bafiare per far fapere altrui,che fiate uer amente unito co Chrifio: che ft bene lodeuole fu il defiderio di Paolo,er gli heretici, er i dimoni anchora pojjba nodirechedijideranocht ogrnimo fia come efii.Et pertanto dapoi che giaun'anno (fecodo che feriuete) haueteharfutotante uolte penfierodi fcriuermi,ui priego che er d quefta lutiga uoglia uofira, er al difi deriomio uipiacciadi fodisfare,facendomi fapere la fomma detle uofire perfecuttoni ,er la cagione di quelle. E t no dub to punto io,che fe ci far ati uofiro uoltre,uoi feriuete no mi pofiiateiche diofauorifce le ncflre buone uolunta, er ci da forza da metierle in efecutione, E t fei mefiinon ui fi offeriranno,non per ciodouete tcmereche uihabbianodmancare. Seicaca ciatori non andajfero it: campagnafin uanopo:rebbo= DELLE VERGE RIANE nodffettare cbele lepri uenijjero k trouargli k cafd. Et perche hdbbiatekfdre quefto officiopiu uolentie= ri,io mi sforzero di pienmente fodisfare k queUo,di che uoi mi richiedete: cioe che ui diet. nouelle di me. Ve le daro adunque dejanima in prima quanto dtto fidto deUd fede; cr poi delle cofe del mondo ui diro dnebe qudttro purole. In que(ld udrietd delle openioni, che fono boggi tracoloro, cbe Chriftiani fichiamano, qudnto aUc cofe della fuflanzd della fide,dapoi che aUd ferittura det diuerfifidano diuerfi fentimeti, Ikdoue e cofu pi colofd k credere piu dd unojehe dd dltro modo, io mi bo propoflo di feguitdr que1le fentenze,che da piu dri tiebi, er ddpiu fdnti dottori fono lidte tenute,dd to cilij dpproudte, er dd lungd continudtione di fecoli c5 firmdte. Et quegti ordini,che di mdnoin mdno fono pdffdti k noifenzd. memorid in contrario, dnehor che nelld feritturd non nefu ejfreffa mentione, penfo che fidno fldti iffirati, er conferudti daUo Jfirito fanto per mdntenimento di queUa jede,Id qudle Chrijlo pre go che non doueffe mdnedre. E tddpoi che und chiefd Cdtholicd ho dd creder che fia>intendodi foggidcere dUe fue decifioni,zr dUe fue determindtioni. Et ho per firmo io che dd ferudr fidno dnehor che non ue ne fid efpreffd mentione nelld feritturd . Ne deUd chie fa ho io da fare nuoue diffute: dnzi non fapendo,per qudntomi e mdiuenuto letto, che dltro Vefcouo che queUodi Romahabbia mdi pojfedutoil titolo della primd fedia in Chriftidnitd; er hduendolo i fanti pa* dri cofi Greti,torne Latini, er la memorid de'pajjati LIBRO PRIM O. $ fecolt conofciuto, er riueritopir fucceffor di Pietro, er per vicdrio di Chrifto in terrd, čredo che tl vi» curidto di Chrifto ftd ntUd Romand chitfd. Et fidnoi Vontefici, er funoglt dltripreldti qudnto fi uoglia rei non percio iftimo che minore ftd L loro duttoritd di fciorre, et di legdre; di rimettere, er di ritenere ejfendo fdntoil Potificdto,et sato il fdcerdotto,qtunc^ le p fone, le qudli que' gr ddi foftengonojnon fidno tdli. Cofi bdimo creduto i pdrenti miei: er i miti duoli,er i mieimdggiori: er e il creder mio,che nelld loroft= de fi fianopotuti fulutre. Ne mi pdr uerifimile che ChriHo hdhbidper tdntecentindid dl dnni Uftidto il mondofenzd fede dd poterfifaludrgli huomini. Etfe i noftri mdggiori con Id loro fede hdnno potuto cona feguir fdlute,no intendo ptrche debbidmo cercdr nuo Udfedeconpericolodieterndperditiont. Voi inten dete come in quefto dmpio mdr e to non uoglio dtton* tdnarmi ddl lito, ofe pur me ne dUotdno,non lo ho dd fdre fe non con Id tduold, o con Id znccd. NeZZe cofe deUd fede debbidmo gouerndrci con fede, er non fon= ddrci in humdnd fcienzd,che queUd[come dice Pdolo) enfid: er molti,che di queUd hanno fdtto profefiione hdnno perdutd Id fede: che ftimdndofi ejfere alcund cofd non ejfendonuUd,per loro ftefit fi fono ingdnatt. D lo refifte d queUi, che nelld dottnnd loro fi infuper lifcono ,erddldftidgrdtidd chi neUdhumilitd detld fede fi conjvrmd d coloro, ne' qudh hd pdrldto lo jfiri to fdnto. De gli dbufi uerdmente che fono nelld chiefd, er d e'coftumi de'trcldti fi come to fentoche firtchieg« i.Cor.l, i.Petr.f DELLEVERGERIiNE gianecejfdria rifbrmatione, er correttione , cofi non mi par cbe ad ogniu.no debbia effere lecito il uolerfi far Zenforc-,ne dannar quegli,che cgh hada honorar re,ne prefcriuere la regola d co'oro , da' quali elld f) ba da pigliare. E tfe pure in alcuna par te ci par dan-nabde laloro uita,quella ddebbiamosforzar di ripre dere piu con opere,cbe con pdrole,contentandoci di obi dir e ancbe ne' rei facerdoti oltra che d me far d molto piu commodo adoperare una pennd contrd und penna,che trna lingua centra molte lingut,come mi auuenne non und fola uol ta,che non con uoi folamente,macon una lunga fchierd de’ uojiri mi bifognaua gioflrare. AL MED B DELLEVERGERIANE Or potendo io dirizzare cjuefto mio [cmere per diuerfe uie,ho prefo per partito di parldr conejfo uoi fopra queUa fcrittura mia,cbe di miamanod uoi rimi je nelle mani.Vci mi mofirafle jUalettera uofirafat» U m per fona diutto fcclarej! iju.il e dicatholico uolen do diuentar luterano fcriueua dl pudre fuo per furlo con fua liccnzd: er queUa del pudre h lui, cbe mojlrd. ud. di uolere quaft condefcendere netiu fuuopenione . Et io hauendo riformutulu letteru del pudre in quel modo,nel anale d mepareua,cbe piuChriftidnumente ji fojfe potuto rifjgondere, d uoi la dudi, er di qucUd uoi dunnujie molte pur ti, fopra U quali bora e la mid .. intentione di uoler parlare ptu ordinutamente c o uoi. QMf jle aduncjue crano mie parole. „ Seioti bo ammonito cbe tu čreda queUo,cbe čredo ,, io,non ti ho detto cbe tu fugga chi predica il uungelo , „ er Paolo: mu ti dico bene,che non dei non uoler cre-3, dere altro,cbequel foloji cbe e efpreffo ne' libri inti* „ toldti V angeli, er nelle pijtole di Paolo, cbe quiui no „ Jono defcritte tutte le regale del uiuere Chriftiano. Sopra le quaii cofe cofiddmedetteuoifucefte un grl romore,dicendo chc io fdcetidingiuridd lefu chnjlo, quafi come egli non Jiu fiate bajiante ad itifegnara o= g m cofa neceffaria aUd falute . Et conchiudeuate cbe neluangelo ogni cofaui e deferitta. Et interno d cio danoi feneparlo piudi mauolta. Et dicendoio,che tutto quello cbe dif[c,erfece lefu Chrifto non eferit tS to ne' uangeli; er dUegandofra le altre cofe quel te-slo di Giouanni: io ho molu cofe da dirui, le quah no potete portare bora, Voi uoleuate cbe per quello ft LIBRO p RIM o. 10 intendeffe non cofa dlcund appartencnte aUd Chieft, mu che lojpirito fanto bduerebbe loro mojirdto che haueuano d morir per Chriilo : er che non erdno dtt chorforti dd udire una tdl nouelld. Larjual uojlrd in terpretdtione quanto fi confdccid dUa fcritturd , Id fcritturd medefima lo ci dimoftrd; che oltra cjuello, che gid Chnfto hdueud ditto a’ jigliuoli di Zebedeo, che hduerebbono beuuto il fuo cdlice: er oltrd le per (ecutioni, er le morti, che egli in Lucd predice d' fuoi difcepoli, poche righe dUdnti quelle parole che io Uic lt‘ ho dUegdte di Gioudnni egli dice pdrUndo d gli Apoftoli. E niene l'hord che ogniuno che ui ucciderd Io I6-fipenjidifar ferutgiodDio.Etcio furminod uot,per cioche non conofconoil pddre,neme. Si che cjueUdin terpretdtione mal ji confd d quel tefto . Ete da dir e dnzi che fignifichi quello,che ueniud detto dd me. Pot ji legge dnchord che Chrijtoper qudrantd giornido= Att.x. po Id refurrettione per molti argomenti appdrue,o" parlo del regno di Dio. 11 che anchord par che ajfai benepruoui lauerita dtUe mie parole . Et percioche uolendoio prouarejche da gli Apojtoli fifecero detle cofe,che nel uangelo non j'ono infegnate, difii che da loro ji ordino lo ajlenerfi da fangue, da cofe fojfoca= te, er fdcnficdte, rtjpoflo mifu, che ao fu fecondo il Att If' uangelo Id doueChrijlo dice, Guaia colorocheddrmo »<-• -cagiotie d ghfcdnddh: er che qudUoi amatione jdttd ■fupfchifare glifcadali. et parue bene che quejid foffe uiiafentenzd diffinitiud. Se cofi fi interpreta il udn gelo,d me da l’animo di conjondere fenzd fatica tutta la uojtru dottrind. E t Ufao jlare la podejid del P apd B t i DELLE VERGERIANE la confftioncja quarefma,lt opere, er le altre cofe, dtUc cjuali i teptt fonopitt cbiari > JSla la ueneratione de'fanti, er delle loro imagini diro io che fu ordina= Luc.ie. ta da Chrifto quando diffe,Cbi ffrezza not fprezz* me : le quali parole fi accommodano molto meglio 4 fanti,e? aUe imagini,che quelle deUo fcandalo allaor* dinatione degli Apoftoll di fopra detta. La c/ualeef fendo fiata mandata aUe genti doneuapiu toflo cagio nar e fcandalo,che torlo uia , Oltra chefe quel tcjlo, «att ij oue fi ^cŽ2f)Qltc^0 c^e entra Per bocca no imbrat ta l'huomo,ripmouald diflintione de cibi (come dite uoialtn) quella apoftolica determinatione nontanto fucotiforme al uangelo,quanto contrariad queUo. jNcu lafcero di dir e che uoi altri fete tanto Jfirituali, theintendetetluangelomeglio cbegli Apoftoll.Efti nonfapeuano ,cbe fotto queUe parole deUo fcandalo queUa loro ordinatione fojfe comprefa: che fe faputo lobaueffero,nehauerebbotioaUegato Chrifto autto= re: madijfero paruto aUo Spirito fanto,cr dnoi.l pouereUi con tutto lo fpirito di Chrifto non intende* liano le parole di Chrifto, er con lo ftnrtto di lutero la nuoua fchuola uoftra confonde infino la dottrinade gli Apoftoll: mn bene e ccnuemente che uada per tal camino,dache eUa intende di abbattere anchora la A? poftolica auttorita. Etper tornare auoi Mo«/, Io ui aico u/t cfu bftftantc er con opere, er con pa role ad infegnarci, er ad aprirci la uta delit fakte : ma eglinoncilafcib fcrittacofa alcuna,necomando 4 gli Apoftoll che fcriueffero. D eUa cbiefa parlo ben molte cofe, er d queUa diede auttorita: zrela chic~ LIBRO PRI MO. ti fdpiu antkd dclla fcrittura eudgelica: et Id auttoritct de’ Udgeli e ddUd chiefd,et quelld delld chiefd e dd dio. Et Id chiefd no hd mdiordinato,che non fi crcdaad al tro che d qttello cbe e efpreffo ml uagelo.Ne la chiefd, ne i udgeli dicono che ne’ uangeh fid fcritto tutto čjdo, cbe infegno Chriflo . Et fi come de’ udngelifti luno fcriue und cofd,dltrd i'a!tro,cofi e uerifi>nile,che Chri ftohabbia detto dimolte cofe,dellc quali da alcunodi loronon ne č jlata lafciata memoria Paolo dice paro Id dicbrijio efflrejcbee cofa piu beatd il dare,cbe il Att 2°-riceuere. Etao ne’uangeh non fitruoua. Egli fcriue bauerehauuti dal Signore i mifterij dclla fua cename da’uangeh fi ha cbe Chriilo d lui tali cofe infcgnajfe. Poigh XI . Apofloli ekfjero Nidtthid inluogo di Au r' Giudd: er nel uangelo non ui e tale ordinatione, Paolo circoncife Timotbeo fnor di ogni legge euange Att.ta. licd. Pietro ucctfc Annania, er Saph.ra fenzd coman damento di uangelo. Hegli At ti Paolo comanda dUe *s. cbiefe che ofjeruina le ordinationi degli Apofloli,et de’ ueccbi, che erano in Hierufalem fenzdfar metione di Udngelo-.et i fcriue d Timotbeo quefle parole;?igli i.Tim.s uolomioconfbrtdti nelld gratid,che e in Chriflo Iefu; er le cofe,cheper molti tejlimonij bdi da me udi te, raccomandale ad huomini fedeli, che fiuno anche dtti ad infegnarle dltrui.He quiui nomina uangelo,anchor che aUegando io queflo luogo ,uno de’ uoflri cuan* gelici uolejfe pur contendere ,cbe ui e fcritto, fecondo il uangelo. Appreffo Paolo ordina i liefcoui, er i Did coni, de’ quah ne’ uangeh non fi pdrla : er dd loro qudla legge di und folamoglie :ilche non fi truoui B i i i i .Tim ? iTim.4 Att.3. Att.iS. DELLE VERGERIANE ne’ uangeli,che io fappia,faluo fe alcun nuouo inter= prete no: i (o d moji ra con la fua nuoua dottrina. N 'on fo che nd ualgelo ji or dimno le feconde nozze: er Paolo uuole che le uedouegioueni lecelebrino.Et che dirodt ,qudla impojitione di mano, deUa quale er Paolo fcriue, er la ufauatic gli Apojloii in dar le de gmta,zr lo Spinto fanto i done c nel uangelo che fe ncfaudh f Et done ft ordinano ne' uangeli i uoti del tonderei capeUi,de quali ne gli atti de gli Apoftoli ft ragiona ?ouejlc jono ( per mioaumfo) tutte cofe fuon delle parole del uangelo: er per ucjira fenten Zafatte, o infegnate da gli Apojloii, er doda primi-trna cbiefa in ingiuriadi Cbrijlo. quaficome eglinon fu jlato bajldnte ad infegnarci le cofe neceffarie alld nojlra falute.Cofi e ttecejjarto di dire,o di confeffare, che ancborche nel uangelo no fianoparticolarmete de fcntte,U cbiefa le ha poluto fare, er ordinare per queUa auttonta,che e d lei data da Cbrijlo; ne daal cuna ferittura gli puo effere circofcritta. E t uengo d conchiudere,che fe neUe cofe da me difopra notate no ui notate mancamento,non douete dannar queBe paro le mi e dame di fopra regiflrate. E t dapoi che ft uede con quefte tejlimonianze,che la cbiefa ba auttorita di far di quelle cofe,che nel uangelo non fona ejfreffe f er che in queUa mia ferittura ft parlo particolarmens te deldigiuno, er delta conjcjiione, Viaggiungo, che er l'uno,ey ialtra fono fiati inufo inf n dalla pnmi= tiua cbiefa: er che per cofe buone,cr fante fono jla* te canofaute. er che la cbiefa auelle ha potuto rego= lare,z■? rt queUe a ha potuto obligare con comandame LIBRO PRIMO. ti to,hauendo auttoritd(come etta ha)di fciorre,cr di te gare. E t do cbe di a udi e dne e ftato da me detto inte MaU*-do dir medefimamente detle altre fut ordinationi. Ne meno fono da feruare i comandamenti fuoi di boggi cbe queUi digia mdle,cr anquecento anni, per effere con lei quel medefmo Chrijlo, che ui era. odbora, er per non fi ejjere mai difdolto it legame, col quale egli dfe la congiunfe in matrimonio fcriuendone il contrat to colfuopretiojifimofanguein fu’l legno dedacroce Etpiu oltrapajjando,io diceua in qudla mio fcrit-tura quejle altre parole . La fanta Cdtholica cbiefa um, er Jfira, er uiuera, er Jpircra inf no al fine del fecolo con quella medefma auttorita,chkbebbero i fanti Apoftoh. Qnefta fentenza era affai apprcba= ta da uoi: ma quale foffe la catholica cbiefa non era=> uamo in concordta. Di cbe douendo parlare ho da di ve in prima,che facendo io in mo altro luogo mentio= ne pur delta cbiefa, le daua titolo di uniuerfale ; er cio 'a uoi no piaceua; er haurefte uoluto, cbe topure hauefii detto catholica, Etbauendo io njfojio, cbe quanto al ftgmficato egli era quello ijteffo, uoi conjvf fajle che cofi era,ma che ftaua meglio i dir catholica. Io ui divo liberamente il uero: non ui intefi allhora i madapoipenfatoui fopra,penfodi hauer comprefala uoflra intentione. Voi dijfutate in alcune fcritture uojlreje quali mojlrate mi hauete, che la cbiefa Ita* liana in Idioma Italiano douerebbe leggere le cofe del lafcrittura, et no uolcte ch'altri traduca quefta paro la. perche cotejlo ifermamente non per altro, Jeno dcciocbc altri nonintenda tafalfita deda uoftra dota D E L L E VERGE RI ANE trina. Rabbiatc patienza Mons.che dapoi checjuefto ipur difetto del luteranefimo,et che uoi iti tale fchuo la feteentratojo noti uoglio ufcir di queUa del Chri ftianefimo; che di quella ufcirei ogni uolta eh io non dicefti liberamente laueritd. Trd lauoftra fettd ft ufa di confermdr le uojlre dottrine con le fdlfe. aUe-gationi,con le fdlfe interprctationi, er con iofcurd= re Id luce del uero .E til non uoler uoi, che la cbiefd ft dppelli uniuerfdle , e perche noti ft illumintno colo ro,iquali non intendendo qucllo che dir ft uoglid Ca thohcd, fotto le tcnebre di cotdl uoce dccecdti ft rima gono. Perciccbe qualeudira douerfi credere trna chie fauniuerfale, fentendouoi altri predicare una par ti tuldre, er riftretta,polra ageuolmente conofcere pe i.io.i. flilentiofa ejfere la uoftra dottrina. Hetla chiefa uni uerfale fummo alcun tempo uoi ,rj-io: Vo: r.e fcte ufcito. or qual di nci c da dire, che fu tiella chiefa f uoi, o ioi Se queUd douc fete uoi hord e chiefa,er quel Id doue fono io, er done uoi peradietro fete ftato non e chiefa, e da dire che fiamo lungamente {lati fenza chiefa. che tutti qud\i, che bora fono nella uo= ftra congregatione g id fono fiati nella nojlra. lnten= de temi fanamente Mons. Io fto nella chiefa uniuerfa* le: io fto neUanaue, er uoi partito ti e ne fete , er uo lete con gli altri forufciti farcilccrpo della chiefa . Mauoi non fete corpo uoi, anzi fete mcmbrafecche , Cr dal corpo feparate. E t non fete netit naue di Chri fto, ma di quella ufciti ui fete da uoi fommerft tiel pe t.,ar lago della dannationc . Chrifto ci infegna la fua mili= tante chiefa ejfere itn corpo di buow,cr di rei, er uoi LIBRO' p RIM O. 13 ne fut e uttu inuifibile con mu uojira fceltu di huomi= ni fpirituuli.cr di clcta; cruolete ejferequellidef (1, er rendete 'u uoi jlefii tejlimoniunzu dclla mitra funtituingannandouiuoimedefmi. Chrifio dice che nel fine del fecolo gli ungiolifuranno lu fepurutione : er uoi fur lu uolett innanzi tempo. Voz fetegli ungio h che funno tale officio f Angiolt fete uoi minijlri di colui, che da Trumontunu uolle povre lufuu fediu con trucjuelludiDio.Et du Trumontunu uenneil mue= jlro dclla uoflru dottrinu. Che benfudetto dul pro phetu, che du tal purte d uerru ogni male . Io non pojjo ne merauigliami,nc dolermi detla mutation uo flra quunto fi conuiene. Voi il quale giu cotunto fcher niutcil lutero,et prometteuate di douer cofi ga~ gliurdumente combutter contru i nimici deUa fanta Apoftolicu Romunu chiefa,horu cofi infelicemente an dute leccundo 7e loropedute. Md ciolafciando,per= cioche fru noi fi purlo u queflo propof.to deUa uitd di que’ uojlri, i quuli con f'alfo nome chiamute Euan* gelici: er uoi queUu inalzute con meruuigliofu lode mfino ul aelo,oltru quello che ui difii ullhoru de' Te= defehi uojlriCapituni,ui aggiutigo che ume e ftuto fru k ultre cofe detto,che milu uojlrugreggiu ui/0= no di queUi, che funno profefionedi hauer maggiore fpiritc, i CjUdli mn conuerfano , ne purluno co’ loro natur uit, er legittimi frutcUi carnali.Si che 10 non fo fe quello fiu Ifirito di unione , o di diuifme , Et nel uenire a Milano fono pdjfatoper unu cittu imbrat tata di cotejlu uojira pcjlc,done du' feguuci detlu #0= ftru openione fi funno miUe ccntrutti iUfati, er milic Ifa.i4. Hicr. 1. DELLE VERGE RIA NE tofe dishomfte fotto cjuefto titolo ,che in ogni modo fe fonodegli eletti farannofalui. Et quefte cofe ho io hauuto da perfonc, che fopra do ne hanno formi ti i procefi. Etquejla e lafantitapredicata da uou Md uantateui pur della uoflrd euangelica dottrind: gloridteui della uoflra fanta uita: er magnifhateui che fete de gli eletti; che io per me con tali efempii noti uoglio effere ne euangelico, ne fanto, ne eletto in fieme con uoi. Paffiamo auanti. Mie parole erano anchora que= » fte Et qudndo 4 uoi parue peruuenturd di dprire gli occhi, glichiudefle. Voz fleffiodettomihduete,che infino dl principio detlduoftrd perfecutione uoi fleflein und C DELL E V ERGERI ANE tiMe infieme con noi, cbe poi ne ufdfie . Ecco 1'animo adombrato dt pafiione.Et ecco il uelo,che ilnimico del lauerita uiba pofto innahzi igli occhi.Ma fquarci gurato uno huomo ignorante, fd dijputar contra di lui; er colui conuincendo gli pare di bauer confegui= tarna btngranuittorid. Quejlaeld fua dottrind, con Id quale egli (i uantd bauere lUummato uoi: mu fe uoi fete in cotdlguifa iUumindto,temo cbe ejfendo 11 cieco fcorta al cieco, amendue caderete neUa foffdi LIBRO PRI MO. «9 pur che infino ad hord non ui fiate traboccdti. Volett do fcriuere in quefte materie, er effendo quefle ma-terie di uerita,egh dourebbe pretiderc i uen fugget ti, er nonfingerfi 1 fi'ogni. Nomnancano gli fintto= riCatholici,che hanno parlato de gli articoli,che da coloro,i quali dallachiefa uniuerfale fifono feparati, fi met tono in difputa. Vongifi d fcriuere contra uno di coloro , er non eerchi armato di gioflrare contra una mafchera fatta di ftracci. I oho fatta alcuna fa= ticddi fcriuere; er holla fatta contra 1’Ochmo: er co fi ho detto d lui,che anch’egli debbia metterfi d fare, fegli da il cuore di abbattere le altrui openioni,er di findere le fue.Et ui diroiluero,dapoi che ho uifto del le fue fcritture d me e nata neU’animo cofolatione del le mie, er defiderio di poterle mandare in luce. E gli andaua anche mofirandoda torno alcune lettere fue finte di unfigliuolo dl padre, er del padre al fighuo lo: fopra le quali efiedo accaduto d me prima fcriuere er poi parlarne con lui, mi rimafeanchor materia da fcriuere: er cofi gli fcriuo: er quello che gli ficri= uo lo mando d uoi, accioche ne fiate partecipe, er poi gliele pofiiate inuiare . Et quefta e la cofa nuoua,che da me haueuate da ajfiettare hora. Se d Dio piace= ra, che o uoi ui conduchiate in qud, o io torni d «e= derui, ui faro uedere anche deUealtr e cofe. T anto uoglio aggiungerui, che dihuomini ltaliani, de'qua li 10 fappia il nome, che habbiano fcritto in qugftifug getti, io non ho uifio altre cofe, che di quelle del gid fr ate Bernardino, er quefte di Monf. E t egli difrnde lafiua dottrina con la aUegatione de tefti falfi; er que C iii DELL E VERGERIANE flicoti lefauole. Etpoif uantanodi hauere fpiritodi ueritd: ma pojjono dire il uero in quanto lo Jfirito loro ci mojlrafalfd, er fabulofd e (Jere Idloro dottri na. Et tunto fu dettoal prefcnte intorno dquefto fuggctto. Di Milano'd VI, di Niarzodel XLV1II. AL REVIREN, ET E C C E L. M. H A N N 1= BALE GKISONIO DOTTOR Dl' SAC1I CANON!, a p o i che Jono tornato d Milano mi e utrnita fcrittd una lettcrd d Monf. Verge= rio, ilqudle bramo 10 gran=• demente cbe f rauuegga del fuo errore, lUumini la mia mente, gouerni la mia md fJ”, er temperi'la mia petina 4 fnecheio poffa e= '■•■".mere lajua uolunta, er Id fua uerita. Et uoi dd par te mettendo ogni affettione (Je aleunane hauete P!u dd undehe dd ultra openione) aprite le orecehic {'£l cuore per.rdfcpglier le mie parole. A -uoi pare che diminuifcano la gloriadi Dzo colo i quali dicono,che dapoi che noi d Dzo farno ricon hdti per fede, de'peccati.chefacciamo tutto di ci con .ene dame la fodisfattione: E t uolete, che in mr tu detla pafione di Cbrifto farno f fattamente purgati che non habbiamo bifogno di altra purgatione: er dne che quejla e la uera gloria di Dzo, che per fold gratia cz purghi, er cz doni la eterna falute . Ef Id mia openione e, che uoi fiate in un grande erroreiche ejjendo dne ipsrpctui titoli di Dzo, 1’uno di miferU cordia,& 1’altro digiufhtia, uoi gli leuate in tutto quello detla giuJhtia,non uolendo che egli in noi ado peri altro che Id mifericordia: z/ che d me fembra che fia unagran diminutione di uera lode . er tengo che il uero honor di Dzo fa,che Jiamo per gratia ricon ciliaticon lui in uirtu deUapafme deUunico fuo ft= gliuolo ; er che in uirtu di quella accettabile fta fat= to il noftro pentimento , la nojlra obedienza , e? la noftra purgatioeiche cof f uiene infeme d celebrare er la mifericordia , er Idgiufitia di lui. Oltra che tl mondo fentendo predicar cjuefta giufitia fiba pni da guardar da'peccati, er piu da dijporf alle buone operationijl che e a Dzo di maggior lode, che lelodi delte nofre lingue. El la abondanza della gratia fud LIBRO PRIH O. 2 2 in cio lieramčte cofjletche ejfihdo per lo pcccato fuo tnorto Adamo, er cjjcndo (lato cdgione d dlet mor te di mi, ne ejjendoft egli dal peccalo fuo pot uto rt leti etre in uirtu del pretiofo fatiguc di I eftt C hm JI o farno non folmente liber ati dalpeccato della nofra o= rigine,macie data anchor uirtu da poterci rileuar da’ noftri, accettando Dio per fua benignita le ope= re noflrc per intera fodtsfattiotie, er fccof non fojje io non ueggo a chc propofto Cbrifto doueffe dir e a’ fuoi mtniflrita ati rimetterete i peccati h fono rimefi; di cuigli nterrete fono ritenuti. Che A ibe qttcjla ri mefione fe gia ci fono rimefii er d chc queJlo ratte-nimento,fe giacifono relajfati i M a cente ben dice Leone P upa primo di cjuefto neme feriuendo a T heo= doro uefcouo di frioli,Cbrifto I efu mediatore di D io, et de gVbuomini diede <](la podeftd a coloro, che fono prepofli alldcbiefd, che deffero dejlluhc f cofeffano la fodisfattione della penitenza : er purgati di quel la medefima falutifera fodisfattione per la porta del la riccnciliatione gli riceueffcro d facramčti. Notate cio che dice quel no fo qual piu mi debbiadir o dot to, o fanto Pontefice di confef ione parlando,di fcdisfat= tione,er dipurgaticne.Quefloun fololuogodel uan ge/o da tanta auttorita accompagnato d me f mofira tale, che folo dourebbe baftare d chi non e in tutto priuodel lumedi D io. Mapur per fare la cofa an = chor piu manifefla, io adducero in mez.o aleuni altri tefti della fenttura : d qualinon fo comepoffa contra dir per fona,che habbia piu uolunta di intendere il «e ro,cbe di difendere d diritto, et d torto il detto fuo. DELLE VERGERIANE Diffe Daniel dl fuo Re, Ricomperd i peccdti ttioi con limofine; er le tue iniquita con Vhauere mifericordid a’ poueri. Se i peccdti fi hanno da ricomperare, non Ecci 19. fonoricomperdti. Scritto e nello Ecclefiaftico. chiudi U limofina nel cuor del pouero, er quella ti liber er ct da ogni male. Se la limoftnd ct ne ba da liber are, non ne fidmo liber ati. leggefi in Tobia.la limofma Uberd da ognipeccdto zr dalla morte. er in un'altro luogo Tob 4 k limofma liber a daUa morte i er effa e che pur ga i peccdti. D d quefti luoghi penfo 10 che pren* dejfe Cipriano quelld fentenza, che attendidmo dlle buone opere,con le qudli i peccati fi purgdno i er che fidmo folleciti aUe limofine,con le quali le animc dalld morte fono liber ate. Et anchora pur in Thobiaefcrit Tob. 13. to. Couertiteui peccdtori,et oper ate la giufiitia nel co Jfietto del Signore credendo che ufera con uoi la fua mifericordid. le opere di giu&tia adunque da Dio impetrano mifericordid; et cio e la remifitene de’ pec ifa. cdfi. C ant d ifaid.feallo affamato dimofirerai il buo no animo tuo,er hauerai fatiata 1’animd affiittd, Id luct tud nafcera nelle tenebre: er Id tua nebbia fdra come il mezogiorno. Et che cofa c la nofira nebbia, er le noftre tenebre fe noni peccdti ,i quali dauanti pfai.ss. la timofindJfarifcono come nebbia dl fole i e' feritto nel fdlmo,cke fe peccheremo Dio uifitcra nettd uergd le noftre iniquita, er nelle battiture 1 noftri peccati i ma che danoi non aUontanera la fua mifericordid . 11 1 Cor’ che e,che ci hauera mifericordid fi, ma de’ mali da not commefii tiorra che fiamopuniti. Et fe noi da noi no cigiudicheremo,faremogiudicdti da lui.Foi predi* LIBRO PRIMO. tj tdndoil Bdttifta ldpenitenzd,cr cbe fi faceffero ope» re degne di penitenzd, domdnddto cbe fi haueffe d fd re,rifpofe,cbe cbi bd due tondche ne did d cbi non ne bd i crcbi bd dd mangiarefdccid ilfimiglidnte.Per* cbe queftolfermdmente nonper d!tro,fe nonperim= petrdre Uremifiionede’peccdti. Etcofiuiene inter= pretdto quel lucgo ddfdcri dot tori« E t P ietro ci am= monifce,che ufiamo le opere delld chdritd, percioche queUd cuopre Id moltitudine de peccdti. E t Cbrifto ci dice,cbe diamo limofina,che tutte le cofe noftre faran* no monde. Et quali fono le noflre immonditie,fenon i peccdti, i quali ddUa limofina uengono dd effer purga ti i Etperconfermare ildettomio co autentiche tefti monianze, Trattando quefto tefio Ambrofio dot tor fanto dice. I/ S. come buon maeftro ci bd infegnato co medebbiamo mondarlemdcchiedel noftrocorpo dice do,ddte Umofina. Et il beatifiimo A gojimo, il miferi cordiofo injegna cbe fi faccid mifcncordia. Etpercio cbe egli cerca di faluare qucgli, cbe egli bd ricompe= raticongran prezzo, infegna cbe colorof quali do= poldgrdtiddelbdttefimofi fono imbrattdti,dd capo fi poffono faluare. Et ilgran Cbrifoftomo dd poi cbe bd loddtd dffai la Umofina foggiunge, cbe ella e uno unguento, il quale fi dpplica d tutte le ferite delld ani ma. Qui hauete uoi fopra le parole di Cbrifto tre no tabilt teftimonij: er fono efii gram teftimonij, er fuo ri diogm foffitione.Et fapete pur cbe neUa becca di due,o di tre fid ogni teftimonianzd i oltra cbe dt fo= pra bauete hauuto Leone, er Cipriano.lnfegnandoci dnchora lefu Cbrifio d fare oratione uuole cbe pre= Lue. $. l.Pet.4 Luc. it. M ati .8. Matt. d. DE LLE VERGERlANE ghiamo Dio cbe ci perdoni fotto conditione fe noiper donimo; grapprcjfo ci aminomfce, chefe perdoncre mo, il ptidre celejle ci perdonerai er fe no n perdone rento non ciperdonera d noi, Come ddunque uolete uoi dire.cbe ipeccati fiano perdcnati, feChnfto dice cbe ci bdimo da efjcr perdona.ii fecondo queUo cbe Matil3 ji farada noii C i conferma anchora il Saluatore il det to /ho con lo efempio di coluifi aa hauendo il Signo= rc nmejfo d dcbitojion lobauendo egli poi rumffb al debitor fuo,fu condannato d tormenti infino cbe ha tiejfe d debito fodufatto. Et in piti luoghi ci ua pure Matt ? infegnando quefta dottrina, come anchor Id doue di-ce, Amate i uoflri nimici,er fatcbene dcoloro cbe ui banno in odio ; er pregate per colaro,che ui perfegui tuno, z? biafimano,accioche fiate figliuoli ddpadre uoJlro,il quale e in cielo.Notate M..Olhondlo,coi:fi= derate,et efaminate bene cuefteparole. fate,dice Cbri fto, accioche fiate figliuoli; accioche fiate, dice egli,no percbe fete ; Penfateuiben fopra; cbe ancbe Agojii-no dice trattando quejio tefio, E da intendere qucUo Io, cbe qui uiene detto,cbe ancbe Giouanni dice, D lede lo ro podefla difarfi figliuoli dt Dicicbe uno e ilfigli* uolo per natura: Not ueramente per lapodefta, cbe babbiamo bauuta fiamo fattifigliuoli,in quanto adeni piamo quelle cofe,cbe da Itd afono comadate.finqud AgoJlino.Et Cbrifoficnio interpretandoquel luogo dl Giouanni dice,Egli non diffe cbe fbffero fatti figliuo gli di Dto> madiede loro podefta di farji, dimojiran do cbe ci e mefiieri di molto jludio, accioche ci cofer uiamo incontaminata quella magme,che ci e impreffd LIBRO PRI M O. 24 ttd battefimo infieme dimoftrandoci,che niuno ci patra priuar di četahpodcftd ,fe noi da noi (lepi noti ce ne priueremo. Or che ui pare di quejle fentenzd Ro uoluto anche qui allegartula interpretationc di que= fttduc dottorigrauifeimiin conf.rmatione di queHo, theuidiceuaio adducendo quel medefimo luogo di Giouanniidcaocbc di queUo che non uolejle credere d me,habbiate d darfede d tejlimoiiij cofi degni dife= de. Datte cofe difopra recitate uoi uedete quello,cbe ne ttiene in confeguenzaiil che e quello, cbefu prophe tato daHieremia quandodijje,lnque'giorni non di= iiicr-v-ramo piu,i padri batino mangiata la uua acerba,ar i denti delfigliuolifi fono aUegati, ma ciafcuno morri nelle fue iniquitd; er ad ogmuno,che hauera mangia ta la uua acerba i dentigli ft allegheranno. Auanti la nconaliation noftra fattacon Dioper Ckrifto či li allcgauano i dentiper lauua acerba,che baueuano ma giatai nojlriparenti,etmoriuamonel loro peccato; er il redentor nojlro per fola gratiacene ha liber a ti. Ma della uua acerba,che mangiamo noi, d noi ft hanno da allegare i denti; er nelle noflre,non nelle al trui in\quita habbiamo da mor ir e , oda fodisfarper quelle.Cbe intuttii modi Dio uuole chetiel mezodd lafua mifericordia rifflenda la fuagiuflitia. leggete iluecchio teftamento,ar trouerete chcDio offejo da nu.m . Mo/e,er da Aaron aU’acqud dellacotraditticne,an* Nu I1 chor che rimettejje loro la colpa,non rimejfe la pe= na. Maria loro forellajopo la remifionefattale del peccato,di quettofu puntta per fette giorni fuor de' gli alloggiamenti.Et piuuoltehdueifdo Dio perdona DELLE VERGERIANE to dlpopolo i fuoi mancamenti,non uolle rimettergli Reg « lapunitione.Et del peccatodi Lauid non filamente egli,.ma la pofleritdfia anchora ne fenti Id cafiigatu Matt’“ ra.Et quefto aggmgero qui,che fi ficodotl uangelo habbidmo da render ragione di ogni parola otiofa, no fi perche fi debbia dire,chc i graui peccati gia ci fiano nmefii. Render ci bifigna ragione,'cr fidisfare per que'peccati, i cjuali habbidmo fatti dapoi che habbia* mo ricemta lagratia: er m quefia fintenza confinto noificri dcttoriiep cofi tiene la fanta chiefauniuer fale. Fabiana Papa.x v 11 t. er martire ordino che tutti igiorni di dominica da huomiui, er da donne fi faccia offerta, accioche per cjueUa da’ fafci de' pecca* ti farno liber ati. N el concilio Cabilonenfe fi dicei che Id penitenza de’ peccatti e medicina delilnima. Et che i facerdoti a' pemtenti dopo la confefiione debbiano or dinar e qual penitenza habbiano da fare. N el fefto concilio Ccfiantinopohtano,nel Vormadenfe,nel Rhe menfe, er nel Luteranenfi fi ammonifcono i confeffi ri, che dianopenitenze conuementi a’ peccati. Nel con cilio celebrato da uefcoui di Francia fotto papa Za* charia fi ordina che ogni Capitano habbia un prete che confefii i foldati, er d ciafcuno dia la penitenza che egli ha da fare. Ne di concilio alcunoui e dcafio* ne in contrano; anzi in quello di Cofianza fino dan= nati per keretici queUi che dannano qutfia dottrina. Et quefta dottrina non e altra, fenon che d noi fi con mene fidisfare per li noftri peccati. Douete anchor notare come in quefti concilij fifa mentione deda con* fefiione: accioche fiano confufi coloro,iquali nogliono, LIBRO PRI Al O. 2 $ che Innocentio terzo ne fu ftato auttore. fu pure il ConciltoCdbilontnfe piu di cinquecento dimi audr.ti queUd ordindtione di Innccentio. Et piu di cmquecen to anni dudiiti quel concilio er d in ufolaconfefitone. M d crefcendo ogni di Id malitid nc£crd,fu necejfaru qucUd nuoud ordindtione. Or douedoffar Id purgationc de' peccdli o ml pre Centefecolo,o nel futuro: er dicendo uoi chcnon tro Udte que]lo noftro purgdtorio, io ui uerro d dir e quel lo che io ne ntruouo ,anchorche ncccffa.no ftd confef fare il purgdtorio ogni uoltd,-che ft pruoud che noi babbidmo d fodisfure per h peccdtt noftri: er cio di foprd e (per mio duuifoafjki bcne ftdto dimo/trdto. Primu che io dtcd dltro uoglio ncordarui, che Pldto* ne Philofophogrduifimotenendo quella openione che le dnime entrino di uno in dltro corpo,uuole che ddpoi che deli’uno fono ufcite fi purghtno dellentdcchie, che in quellohdnno dpprefe,primu che ned'dl tro hdbbia no dd entrure. N on uuole egli che eUe entrino in un nuouo corpo terreno [enoti purgate ,crnette: E ti ncjlri nuoui chrtjhdni ( per non dire herctici) uoglio no.che pitne di brutture entrino in pdrddifo. Mdpdf fdndo 4 piu certe teftimonidnze,truouo in Thobid . Poni il pune tuo, er il tuo uino foprd Id fepolturd del Teb. 4. giujlo dccioche i poucri riflordti preghino per la [d* lute del defunto.Etne lAachabei[fu hmofna perli ^Mach' tnorti,uccioche da’ pečati [uno liber ati. ojtefti libri di Thobid,c? de'lAdchdbei dicono gli herelici,che non fono 1 ncdnone dpprejfo gliHebrenzrpercio non«0= gliono dar loro Jede, Or uedete Je uolete ejfer dellct D DELLE VE RGB RIANE Sinagoga,o deUa chiefa,che que’ libri nel terzo Con* cilio Carthaginefe,nel quale ji trouo S.Agoftino,furo no canonizati per facra, er autentica fcrittnra.Et da Agoflino per tali fotio aUegatiier i medeflmi da Inno cent 10 papa primo huomo fantifltmo, er dottiflimo nclla pijlola ad Efuperio Vefcouo di ToloJJa per fa= iti, 4. cn' j-ono anchora appruouati. Scritto e in \faia, il Signor lauera le lordure deUe figliuole di Sion,er purtflehera il fangue deUe figliuole di Hierufaleirt dal mezo di quella in flnrito digiudicio, er di ardo= Mal.}.' re. Et in Malachia fi propheta, che ilfignore de gli eferciti federa afpnando,er mondando l'argento,er mondera i flgliuoli di Leui > er colera quelli come l’oro,er come l’argento,er faranno offerta al Signo re in giuflitid. le quali dueprophetie Origene,et A= ^ goftino interpretano del purgatorio. Dice Cbrifto, Matl'u Sealtridiraparolacontrailfigliuolo,glifararimef= fa,ma cbi la diracontralo Spirito fanto non gli fara rimefja ne in quefto fccolo,ne nel futuro: doue ji mo flrailpurgatorio,dapoichenelfuturo fecolo ui ha remiflione. Et cofi diebiarano Ambrofio,Agoflino,et iCor.j. Bernardo. Paoloferiuendod Corinthij deUe opere , cbe faranno efaminate dal /kočo,d notijica il purgato rio j er cofi fente Hieronima,Ambro/io, Agoflino,er phii.i. Qregorio. Pot dicendo Paolo, cbe nel nome di le/« o= gni ginocchio ji piega decelefli ,deterreftri ,er di quetti,cbe fotio fotto terra > er ejjendo feritto nello Apoc ? ApoealisJ5 cbe quelli che fono in cielo ,fopra la terra er fotto la terra benedicono Dio, er 1’Agnello, chi nogliamo noi dir e, chedlefu fotto la terra fl inchi* LIBRO PRI MO. i6 ni, er bencdtca Dio šfermamente non altri,che quel lij quali fono nel purgdtorio, che i dannati lo bejlem miano. e' fcritto ancbora in Niattheo,che ilBattifta Mau-J-dijje di leju Chrifto,che egli era per bdttezare in Jpi rito fanto, er fuoco, Doue S. Hieronimo uiene anebe ad interpretare,che ilfaludtore in quefto mondo d purifica in fpirito fanto, er neWaltro in fuoco. Et Luc a 'Theophilatto fopra qucl luogo di Lucd,Temete colui ilquale dapoiche bauccifo puo mandareaUe pene deUo inftrno dice, uedi che lefu non diffe, temete colui il quale da poi che ha uccifo manda al fuoco eterno, ma che puo mandare,perciocke non fempre quelli che muoiono peccatori fono mandati alle pene eterne, ma fono in poderdi Dio da douere effere anchora liber a ti: er quefti dico per le offerte,^ diflributioni, che fi farno per li mor ti, le quali non poco giouano d quel li,che fono morti in peccati: er piu altre cofe dice egli in quefta fentenzd s doue okra la fua openione fi moflra che la chiefa infino allhora teneua quefta con-fuetudine delle limofine per h morti, er che haueua una confermata openione delpurgatorio.Etfucoftui difcepolo di Agoftino. M a facciamoci anchor da ca= po.Hionifiodifcepolodi Paolo Apoftolofamentione, che al tempo fuo la chiefa pregaua per h morti. Da-mafceno, er Chrifojlomo dicono,che il modo del pr e gar per h morti e uenuto da traditione degli Apofio li. Hieronimo famentionedelle orationiche fi fecero per Paola, er per Pabiola morte, Agoftino fece pre= gar per Monaca fua madre: er Ambrofto rende ra= gioneperche la chiefa fa il primojl fettimo, er il tre D it DELLEVERGERIANE tefimo perlimorti.Et diqueho che dica Gregorio del purgatorio non nefaucllo. Nel terzo, CT qudr= toConcdio Carthaginefe le cjferte le orationi per li mor ti fono approuate, crregclate: er quelli, che non danno alle cbiefc le debite ojferte per li mor= ti ,fonofcomunicati ccme uccifori di poueriiilche uiene anehora fiatuito nel Conalio Agathenfe. Et le limofine, er le orationi per li mortifono approuate per lo conalio Vafenfe,per lo Aurelianenfe, per Jo Bracarenfe, per lo Toletdno fecondo, per lo Vorind ticnje, er per lo Tiburienfe. Ne da C ona ho dlcuno truouo io che fia datirata qucjla dottrma del purgd-torio. Anzifitetld ultimamcntenelconciliofiorenti no maggiormete dichiarata, er cbfermata. A quefle tante cofe dggiungero anehora folamente un detto di Agojlmo . N el fecondo libro de'Machabei(dice egh) leggiamo il fdcrifcio effere (lato offerto p li mor ti, Mn fe anehora in lugo niuno nelie feritture uccchie non feneleggeffc, non e picciold la auttorita della chiefa, la quale nfflende in quefld ccnfuetudine, che mile preghiere de facerdoti, le qua.li al Signor Dioft fanno al'fuo altare, laraccomandatione ddle amine ha il fuoluogo. Et aUegando egii la auttorita detld ccnfuetudine moihra che quella doueffe effere confuc-tudine gia muecchidtd ir,fino aUa fua etd; er che non haueffe cofa in rontrario, Et fe gratideera laauttori ta detta ccnfuetudine al tempo di Agojlmo, quanta do ueremo dir e, che ella debhid effere dapoi che piu di mile,četo anni ui fi fono dggiuntif Per quefta uid truouo io il purgatorio; er fe p dr Ufi con per fona, LIBRO PRI M O. i 7 U quale fojje pni per dtfendere oflinatamente ii detto fuo, cbe per riceuere prontamebte la uerita,et cbe non uolejje cedere ne d fcrittura, ne ad interpre tdtione di quella,ne ad openione di dottori, ne a dot* trina di Concilij, ne ad duttorita di confuetudme, io gli aUtgberei Martino auttore, er capo di tutti gli heretici dclla noflra eta; il c/uale facendofi giudice di quali libri ft debbono riceuer per canonici; dannan do i concilij;/prczzando i dottori, er hauendo Id co fuetudine per nuUa, purconfeffa U pnrgatorio. er il uolere cfti contradirc al loro hereftarchd non e da di re cbe fia fenon mgraniijUmo peccato. Pcr auefta ui-a ui dico trimo io cbe per le opere i peccati fi pur= gdtio, er cht fidee credere efjere il pnrgatorio. Ne uogltoioperfuadermidi intenderc la fcrittura me* gho di tanti buomini dottii ne di haucr migliore opc nione di tanti htiomini fpirituali, er fanti i ne cbe lo jfirito fanto piu adoperi in me la fua uirtu cke in ta ti cecilij,er che in tuttala chiefaper tante cetinaia di annine che da tanti fanti, da tanti concilij, er per tanti fecoli no fi fia conofciuto qual fia lafede, cbe ft ba da predicare; er fc la fola mifericordia di Dzo, o pur la mifericordia, er la giujlitia fua in noi ft hab* bia da efaltare. Io nouoglio fare in me uno Idolo del la mia openione: ma uoglio confbrmarmi co la dottri na di tanti padri,i quali in ft lunga fuccefione di an* ni per dotti fono fiati accettati: er per fanti fono fia ti bonorati. Et fe con quella dottrina, er con cjuella openione fonopotutidiuenir fanti, non fo percheio mi debbia par tire doda loro dottrina, er dalla loro D iii DELLE VERGE R1ANE openione. Iti uti a medeftmd muc uogliomi io ftdre c o tjjo loto. Et fe io con Hieronimo,con Abrofio, con Ci pridno & con chrifoftomo er con gli dltri,cbc di fo pr a. ho nominuti douero unnegure, chi fi trouerd con 'Zuinglio,con Burguero,con Brentio, co Schncppio,et con de gli altritdh potret frer etre di hduerfi d falud= re. Et per E>io lufciundo il pdrl-ur delld feritturujd fcietndo i concdij, lafcidndo la confuetudine ,mettete da utid pdrte i dottori, che io ho ull(gdti,zr dd dltrd quc1li,che Jono auttori deUd openione contruria: cT co tempidte ne gli uni Id fdntitd, er Id rehgione, Id uitd lorofdttd in digiunijn cujlitd, in uigilie, in orttioni er Id mdcerdtione detlu loro cdrne ne gli heremi in continue difcipline: er il uero efempio che hdtino mo /trato dl mondo detla imitdtione di Chrijlo: er ne gli dltri confiierute il dijprezzo deUd madre di D io , de funti, de tempij, del fucerdotio, er di ultri fucrdmen ti,er di tutte le cofe faere, le rapine de beni detle chie fejdimpudicitiddelld loro uitd futtuneUe fluffe trd tiino,ftupri, adulterij, er fdcrilcgij commefi in tun= teuergin\confacrdte,mettendo lecornu in capo d le= fu Chnfto con muggiore fcorno(quunto e in loro) er con mdggiore fchcrno,chegiu notiglifu poftd Id coro v. d detle/fine: er fette giudicio quali ui puid piuue= nfmile che hubbiu habitdtojo hubiti lo Jfirito funto: per quali linguecgli hdbbid purluto o pur h: er quu= liferitture egli hubbiu unzi Hluminato, o illumini del Id fuuueritd. Et pofcid rifolueteuicjuule openione tli puiddd fcguitdre.oueftodmein fommde occorfo di fcriuerui in queftd muteri tret uoi douerete o confor LIBRO P R I M O. z8 murni in gueflufede, o me dunnundo dunnur U dot tri na,cr lo jfirito di tunti fdcri, er funti fcrittori: di tante ecclefditichc determinutioni,£r la openione,et la confuetudine di tuttd Id cdtholicd chiefa approuute per tunti ftcoli, quuntifono ddgli Apoftolt inf no d noi: cbc cof mi pur che uerumente dir f poffa,no ui effendo memorid ne fcritturd in contrdrio. Et cbi dl= trumente intende di proudr e contrd fgdglidrdc tefli monidnze,contru f dutentiche fentenze, er contrd fi inuecchiatd poffefione, producd (s’egli ne hd)pruo uechebdftino d dtmoftrdrcipoffejforidimdldfede:et non cercbifuor di rugione, er contrd ogni legge le= udrci di fdtto duunu coftlegittimd tenutd. Voi mi ajpettdtecheio dicd dlcundcofddelle indul genze, ddpoi che quelle uengono in confeguenzd detlu purgdtione de' peccdti .E t io ui dico,che di gnetle non truouo che uuuti ilgrd Gregorio Pdpd ne foffedlcuno ufo neUd chiefu di D/o. Ne£ no effere ctle piu unticbe iflimo io che elle bdbbidno minor uirtu,no effendo ftd td minore lu duttoritd di Gregorio di queUu de’ fuoi dntecejfori; ne efedo minore Id duttoritd detlu chiefu moderna >ch e ffojfe qllu detlu primitiud:cofi piaceffe dl Signore,che ipreluti bene ufajfero Id uuttoritu.che cjuundole indulgenze fofferodate er riceuute come f conuiene,ette furebbono er uccettubili, er uenerubi li come eruno duprincipio, Mu ddpoi che fotto Boni* futio nono fene comincio k tener mercuto, elle comin ciurono k non effere piu tenute in pregio: er di etu in etupeggiordndo il loro ufo, e undutu peggiorundo lu loro conditione. Lu funtu chiefu, lu quule hu curu DELLE VERGERIANE detle anime dec con tuttii migliori modi and dr c pYo* cacdando la loro falute , in que’ primi fecoli delta ni [cente chiefa,nclla cjuale uiueua la fede,fioriua Id ffie rdnzd, er trdem Id chdritd, era dffai ageuole fenzi nuoui diuti indrizzdrci atla uita eterna. M d poi che dpocod poco lafede č andatamaneando feccaniofi li la Jfieranza,z/ Id chdritd rajfreddandofi ,• er confe-guentmente uenendo d meno te opere buone, er mu^ tiplicando i peccati, d coloro, che haueuano le chiaui del T heforo d dl d chiefa ji richicdeud di mettcrui mi no pcr fodisfare VIDA, E bette uoi tardate in dar ri/pcftddUd letterd mid, io percio non uoglio rimaner* mi daficriuerui. E t non fd= rei tardato tatofieno che da poi che ficrifii d uoi,ho fatto uti general difcorfo fiopra le materie,p le qudli fi par Id di concilio, per mandarlo in akuti luogo: er pur hitri lo coniufii d fine. Io hohduutocontiiiua uoglid dificnuerui dapoi che cifiono uenute nouelle daUd cor LIBRO PRI MO. 30 te deUo Imperadore dcprofieri fuccefii deli a fede: ZT non per parlar de' popoli,ne de' Prencipi, che dlla regola catholica fino rit or nati, mo. filamente per farni mentione del Melantone,zr del Bucerogia gonfalonieri del luteranefimo, i quali čredo pure che habbiate intefi che hanno lafitatd la loro fitta ; che hanno abbandonate le infigne > che fino uenuti in Au gufiatche fifinobumihati,z? disdetti,promettendo dl predicare perinnanzi contra quello,che hanno fat to infino ad horaiz?’ cofeffando che cio che fat to hano peraaietro e fiat o per compiacere a loro Prencipi he retici. H or a che direteuoidi queUa dottrina,chepre dicauatanto loadorare Dio in fiirito er ueritai che fiirito era queUo,fe figuitauanoil fauor del mo dol Et che ueritaera queUa,fe haueuano Mammo* na permaefi.ro l Et credeteuoi fe bučno fcjfe fiato lo fiirito, che ha gouernato , z? che gouerna colo= ro, che non fi foffe tra loro ritrouato chi haueffe uo= lutocol proprio fangue confirmarela uerita, coitie fecero d nofiri di il Ruffenfi , z? il Moro, er una lunga fchiera di altri mar tiri t Si trouo in Afi il Signor Don Eerrando quefia quarefima, er ha= uendo M giorno udita la predica di uno, che era tinto di herefu , dijfe, che fe foffe cofi fiato in quefto ducato , come era in fu queUo del Duca di Sauoia, lo hauerebbe fatto gittare del pergamo» Et qtiel buon padre mando d pregarlo che gli per donajfe , aggiungendo che fi uoleua tornare ad u-dirlo hauerebbe predicato al modo di lui. che ui pare di quefia cojlanza di fiiritoi er di q»efta fa- DELLE VE RGE RIA NE fanitd di dotrinai o elldi uerd,et hai ddjldrt in quel la,o e falfd, er tion del pred icarldAn cjuefta cittd hd* predicdtofragli altri cjuefld quare(imd unfeatedi o) ferudnzd di S. Francefco,il quale ne’ mefi pdffdti frd Grifoni ucnne in dilputdtione con uno Luterdno ; CT per diffinire le quijlioni propofe d colui di uenire dl-Id pruoud del fuoco. Mii quel udlente buomo non Id uoUe udire . Credete uoiche queflo nofirorehgiofo , per compidcere dd dlcun Prencipe bdueffe detto di do uer predicdrefecondo l’dltruipdrerei Si truoud p«= re ne’ noflriffirito,^ drdordifedc. M d non e mdrd uiglid fe non uogliono pdtire neilfuoco,nedltro mar tiro coloro,i qud.li per non por tur e il heue giogo de/= Id legge eudngelicdfi fono partiti da Cbrifto. Penfitc «oi cbe dlcundiiuoUd fettd hduejfe hdiiuto tanto cona corfofc fi fojfe predicdto cbe i Cbrifhdni fi debbono confcjfarc,cr comunicare ogni mefe i cbe fi bdimo di furc qudttro qudrefime 1'dnno* cbe ogni utnerdi fi hd dd digiundre in pdnc, cr dcqudi cbe bifognd ntoriu= re dUd fcueritd delle dnticke publiche penitenzeiche bdbbidmo non foldmente dd dnddre ogni di dUe meffe, md dire dnche le borecdnonichef er fe la liber td deUa curne fi foffe riftrettdlPenfdte uoii penfdte dico cbe hd uefjero bduuto tdnto ccncorfoi Sono ficuro cbe dir e te dinoAlnojlro Monfignor uotte ungiorno leudrmi ddUd mid openione dicendo cbe erd dd fegmtdre piti tofto quelld uidcheci liber dud ddognigrduczzd, cbe quelld dltrd,cbe citeneud in foggettione. Al quile ri fjpofi io, cbe di qui fi compredeud Id forzd deUd uer itd tn noi, cbe uoglumo dnz‘ quelld feguitare fottoogni LIBRO PRT M O. jt comandameto,che prendere altro caminoi^r che ejjo, er gli altri tengono altro fentiero non per efftre mi= gliore,ma per ejjere fecondol'appetito. mpotrejle riffiondcre cbt i piu nobili fjnnti di quejlo fecolo, i quali da altrui perfuafioni non douerebbono di leg* gieri efftre ftati ingdnatijae fenza cagiotie ji douereb bono ejfer mofifono quafi tutti entrati in qucUa ope* tuone,Qudli,cr quanti jiano queth1che entrati ui fo= no,er che entrati non ui j'ono non uoglio bora dijfiuta re} ma ui d:ro bene,cbe dice D io, Dijlruggero la Ja- i.Cor.i. pienza de' fau,i;zr riprouerolaprudcnza de' pruden ti. NcUafide diChnfto non bifogna acutezzd di in= gegno tma femplicita di mcnta er e meftiero prima che altro ncUe lectere facre crcdere^cr poi fi iutendo no, Qutlle ci conducono alla cogmtione di D/o: cbi m «, uuole andaredlui bifogna che prima čreda. Et quelli, hcb'K che al mondo paiono beUt ingegr.i uogliono far d el ud gelo come fanno di Arijlotile : ne uogliono credere je non qucllo,che intendono: er di ogni cofa uogliono faperne le ragioniigrcon laloro inucfttgatione di ra giom perdono lafede.Scpra itn tal camir.omi parue diuederuiuoipir la lettcra,cbe mifcriuejle i giorni pajfati,doue m diceuatebauer delle ragioni in centra no di qucUo0che uihdueua fcrittoio-.or che queUemt tioleuate anebe fcriuirc.acc ocbc fopra qudie uifacef fi njpofta. Ld done fi allega lafcritturaf dottori,i c o cilij,la confuctudinc non accade allegare ragioni in co tranoima e affaidire la cbiefa cofi ticncicr fe aleuno uuol pur contendcre,ci bajla d dire,fecodo Paoloi Noi , cor-n non bubbiamo tale confuetudir.ejie la cbtcfa di D/o. DELLE VERGERIANE Ne? concilio Nice/io uolendo alcuni entrare in dijputi tioni fu chi difje loroiZ hrifto, er gli Apojloli non ci hanno infegnata dialetticajie uanafallacia di parole, ma ima pura fcienza da feruar con fede,et con opere. Ptquejla fentenzadatutti ipadri di quel concilio fr con fermata. Ne ui dico io quefto accioche non mi fcrl' uiatc-tutto quello,che hauete ncU'animo koz,er cidfctt no altro,che uolejje c j Jer e ingegnofo contra quella let rfaij, tera m;a:c]K fono tanto fermo v tanto ftcuro delia uenta di quefia fede, che non temero le migliaia de’ popoli che mi circondino. Ef non uolete uoi che io fitt ftcuro,fe mi truouohauere cdificato fopra ferma pie=■ Eph.4. tra i Ci comanda Paolo che Jimo foUcciti d. feruare la unita dello fpirito in legame di pace; che Jimo uti corpo,c'T uno fpmtoiche habbiamo una fede.lo par te cipo di quello fpirito che uiuifica la chiefa uniuerfalci io fento con effaiio čredo adottorinoconfento a’con* cilij: iouo apprejfo atta confuetudine: io non metto dif fenfioneiio Ido in que&o corpo, ne intendo di partirmi di queflafede:Et di quediche altramente fentono Ji 1.10.4. pito dir quetlo che dice Giouanni Apoflolo,Di noi fo= no ufcitt•, ma ncn erano di noi :che fe fojfero fiati di noi farebbonofermamente rimafi connoi.Sopra que3 Jle parole di Giouanni metteteui ad efaminareunpo-co quali fono queUi, che fono ufciti de gli altri, ©“ quali fono queUi, che fono rimafi; er ui potre te ac* corgere quali fono quetli,che fonofuorfcr quali fono rimafi nellachiefa. Sentendomiio adunque inqueftd citta cofi forte,la quale puo bene tffere battuta , ma non abbattuta}pojfo bcngloriarmiche non temero le LIBRO P RIMO. 3 x miglidict de' popoli: er che fe gli eferciti(i pianterana Hal. it, nocontradimefl cuormionon fentira fiauetito. e t percioche in queUa lettera uoflra ce n'er a una deUe ra gionija chji ho in mano la petina, d quclla ri/fiondero come fapro,infin che le altre comparifcano. Voz ditc che la grandezza del beneficio di Chrijlo e molto maggiore,che egli habbia purgati i noftri pcccati fen za che not babbiamo 'adarnealtra fidisfattione. E t da quefio uolete argomentare che la uoflra fia piu uera openione. Mafe daUagrandezza del beneficio ha ueremo da cercar la ueritapnolti incomenienti ne fes guiranno, percioche io dir o con la uoflra Loica.Mags g:or beneficio de’ battezzati e,che tuttifiamo Jdluati, che una fola parte,adunque tutti i battezzati faran= no falui, E t pajfero atiche unpaffopiu auanti, M ag= gior beneficio e della humanageneratione,che battes zati& non battezati fiano falui,che filamente ibat tczati.Et confermero ancheil detto mio con lafirittu ra. D io uuole che tutti gli huomini fiano falui. Se lTiml egli uuole e necejfario che fiano; percioche chi uorra refifiere alla fua uolunta i Ef lo prouero anche io per una altra uia. Signore tu faluerai gli huomini, er i Hal. giumenti.Gli huomini fino queUi, che per lo battefu mo hanno ricouerata la imagine di Dzo gia perduta per lo peccato di Adamo: erigiumenti fino quelli, che ricouerata non la hanno: che quella non hauendo fino come animali bruti. Si che zrfedeli&r infides li faranno falui. or non uipare che fappiafare anche io di belit argomenti i N on bifogna nelle cofe di C hri fio argomentare,ma come diffe quel buono Jpirito nel Eph.rf. r.Thef. f. I.Rcg. 17- DELLE VERGERIANE eomilio tHiceno,credere, er oper are. Scriuedoui quefta mi e /lata por tata utli uofird fe conda letterina , ncUa qualepur confermate dl haue-te detle ragioni, er detie auttorita ,&• poi ui riti= r che in (ju c JI o topo medefimo io formo uiid ultra lettcra; la quale non doucra efferc men coptofd che fid fiata la prima: zr come babbia otto di poterlo fare mi sfors zero di faruene ueder copia. Kora ui mattdo un cera to miodifcorfojltjuule mandat quejli giorni pajfati al S. Don Diego d Roma: et poi mi e uenutoJiapato. C on M.Othonetto fono Jiato ancbe alle mani pri= ma m parole (che fuidCrema) poi ejfcndofi fra noi prefo di fcriuere,io gli fcrifi copiofamcnte trattan* do la materia dcllafodisfattione,che noi debbiamo da ve de’peccati nojlri, o in cjueflo fecolo,o nelfuturo (che cofi fra noi era jiato pojio) er hebbe egli la lette ra mia mfino dduc di Aprile : er poi fono io pur ri=> tornato d rinfrefcare la battdglia, ne anchora ho po tuto trame ultra riJfoJla,fenon che con tempo fara opera di rijfondermi. Staremo d ueder e ; douercbbo no pure o moftrare la uerita della loro dottrina, o riceuerelanojira. Materno che in molti piu utr go, gna, er oJiinatione}che ragione, la quale fi fentano bauere, faccia indurare i loro cuori. Ilehenon doue-rebbe auuenire feuoleffero ricordarfi „ Che piugloria c ncl regno de gli eletti „ D’uno fpirto conuerfo , er pm'• fi jtima „ Che di nouantanoue altri perfetti. Non ho altro che dir e al prefente,fenon da pregar* ut che preghiate il Signore che degni di durmi fpirito cofi difare}come di dir e, acciochetultimo di mn mi E D L LE VERGERIANE truoui condannato dattd mia medefima petina. Di Milano d X V111. di Maggio del X L V111. A M. HOTONELLO VIDA, OI altri predicatori della fola jede ui folete gloriare ch'ella faiuot mcrauigliofl effetd i er che le opre fono miglion in uoi,che in noi, i quali uogliamo che appref-folafedeelle habbidno dleti nd par te. er pur trd uoi, z? tnc infinodd hord fe ne uede cotrariapruoua; che io di qllo, che ho potuto uene fono fldto cortefe: zr uoi con me tenetele mdni ftrette. Perche iocominciero a iac.i. dirui con lacopo, Moftratemi la uojirdfede , che io ui mojirero le mie opere . N on confefferete uoi che le buone opere fiano teftimonie non Jolamente del* ldfede,ma anchora della charitai fermamente c io noti doucrete uoi negare. M d per mojlrarui mag= glormente anchora la chanta mia, ui mando copie di uno difcorfo mio manddtoi di pafjati d Rorna dl S. Don Dzego: er ue ne mando tre accioche trna ne ap-prefentiate al S. uojlrc podefta bdciandogh le mani diparte nuu/Paltrafia uojlraja terza dell'Eccellcn te noflro M. A goflino V mer ca to . al quale , er d uoi mi rdcccmando. Di Milano i X V I I I .di Maggio del X L VII I. LIBRO PRI M O. A M, HOTH0NELL0 vida. O tenutopiu giorni abpa-recchiato d prefente piico djfettando mej Jo da man= darloui; er fr a cjuejlo tem po mi e uenuta la lettera uo ftracon le querele di Mos. Vergeno,cr con la fcufa del no mi uoler uoi madare Id giapromeffa lettera.Et quato al Vergeno,non fo io di cbe babbia da dolerfi di me . Eglifi dee ricorda reche ungtorno parladoji tra noi dellibero arbitrio, fua fentenzdfu cbe non ne hdbbiamo niuno > er cbe lo oper ar nojtro in mo, o in altro modo non e piu in no firo podere cbe fi fa(diro ilfuo medefimo efempio ) dolendociun braccio, comandargli cbe non ci dolga, o non ci dolendo, dirgli checi dolga . i quali'comanda= mentifi come farebbon uani,cof e uatio d penfare cbe noi habbiamo alcuna liberta. Cofi dijfe egli in prefen Zd di piu pcrfone, or fe egli cofi tiene ; fe uera e que fta fud dottrind, percbe f uuole egli doler di me', cbe io babbia fatto queUo,cbe in mio poder non era di la= fciarloftare f Io uorreipur cbegli huomini jlejfero (come f dice)in ceruello; er cbe f accordajfero con fe ftefii. Con la dottrina di lin adungue uane Jono le querele fue, er uani i ramaricbi, er uano tutto quel lo,cbe uoi nella lettcrauoftra dppruuaiem juofauo-j ro, er dannate delproceder mio.Che uene pare? No Idfi io cauaUerefcmente i Con le arme elette da lui BELLEVERGERIANE gli pruouo cbe ingiuftd e Idfud auereld, Etfe egli ne mole uenire alla diffnitione con le ar me mie, rinun tij la dottrina luterana,cr ritorni alla cbrijlidnd, cbe fdremo concordi: er qucllo,cbe io bo detto far d per non detto ; er io ricdntero il cdntomio per Id ricupe rdtionedeUduiJtd fud interiore piu uolentieri cbe no fice gid Steficoro per hduere ricouerdtd quelld de gli occhi corpordli. Tin to difidero io cbe glifdccidte intendere delld mid ri/fojld . E t per pdjfeggidre c o effo uoi dlqndnto per queflo Jleccdto, ui torno d dire cbe Monst non hd cdgione di dolerft di me: cbe fe Id dottnnd fud e buona,dee contetdrfi cbe fi diuulghi J fe clld-e red.no Id dee ne infegndre dltrui,ne dolerfiche dltri cercbi di dbbdtterld. C hi Id bd piu publicatd in Vinegid di lui i Ne/ tempo cbe ui er d io, egli fe ne ftd Ud nelld librdrid ddld infegnd di Erdfmo,&- ( fecon= rfai.p. do cbe dice il fdlmo)qudf Leone in ffeluncd ddUd di brdnche d quefto,ne mofirn hditere jfduento: il che non duuerrebbe qudndo eglifofje membrodi lefuChrifto. Etqudnio eglifofje membro di lefu Chrijlo, er che Id fud fojfe dottrtndfdnct, er egli gouerndto ddUo jpirito di d io non tdnto fi dorrebbe di me,qudnto dd chdritd moffo hduerebbe di mecompdfiione i er cercherebbe difgd narmi,szr di illumindrmi; ne hduerebbe pdurddi co= fd dd mondo: che doue e chdritd no e luogo d pdurd. M d quejlo temer di ogni cofd moftrd Id debihtd deliti fud fdbrkduhe edificiobenfonddto non teme di rui= nd. Et d quefto propofito uoglio io ufcire d dir e dlcn nd cofd con uoi. Quando pajfdi daCremdper nnddred vinegidui hfcidi dlcuni miei fcritti,dd qudliio/o che uoi compre defle qude fojfe Id mid dottrind, z? che ne fcriuefie dnche dl Vergerio, fecondo che egli mi diffe . Voi qtti uedefle;gli tenefte per moltigiorni,z? poi megli rimdnddftesenzdfciuermenenulld. or/eerdiluofiro duuifo,che io errdfii nelle cofe,che dUd dnimd pojjono portdr pregiudicio,m pdrcud d uoi che ui ft coueniffe E iiti DELLE V E R G E R I -A. N E ftadouene,er tacedo lafciarmi andarc in perditiotiej Quale e cotefto uojlro /pinto di nor it d i, quak< e. cotc fta obarita, della quak fcpragli altri uoi altri fnc profcfiione l Noti feci cofi io: ma fentitodi uoi cofa, obe non mipiaceua, fubitamente, er liberamente co-minciai ad ammoniruene ,cr d npigliaruene: er uoi fuon di ogni mia openione haucftc d male, obe io con uoi haueffi fatto cjuollo cfficio, il quale io hauerei di fderato,che uoi hauette fatto con me.Onde e i onde e per D to in me quejlo caldo i er in uoi cotejlo freddoi onde e in me queftofuocoi er in uoi cotefto ghiaccio f fermamčtenoaltronde,feno da quello,chc altri ji fen te di detro o uero o no uero amore di ueritaio uero,o no uero ardor di obarita ; o uero, o no uero Jpinto di D io. Haucuate uoi forfe ri/petto obe io non mene fen tipi offefoier no fapeie che d Diofarnopm debitori obe igli huomini i er pcrche non temettiio di offen= der uoi i Mal campi ncn jono pari. Si, che io uoleua andaread accufanu aUoinquifttorc. Diropurio tan= to della liberta del mio arnno. Uimperadore mi da il panc a me: er tra lui,er d Papa cifono detle dijfe= renze delle cofe cofi Jpirituali come detle temporali: er ipfcriuendo quel difcorfo,del quale con la preče= dente mia ui mando copia,trattando lo articolo del Pa pato difendo in quello effere il Vicariato di lefil CbriJio,fenza purcercar di intendere queUo,cbe ak tri uoglia che f dica.il che fo io perciothe cof fento > Cr ogni uoltacbe io ne fofti domandato farei per reti dere ragicne del dettomio. Ne pcrche in cjudla ferit tura non fa notato il mio notne non fara 'eUa hauuta LIBRO PRIHO. 37 per mia: cbe qui ne bo dato copie al S. Prencipe, er d tutti i principuli miniflri Cejarci; er ad ambafda= dori diPrencipi ,&• di precipati imperiali; er 4 Koma la bo mandata, er 4 Vincgia 'agli ambafciado ri dello imperadore con lettere m/c,er ' ne percbe babbiate detto di bauere detle ragioni da adducere in mezo ui ho io Jpacciato per berctico(comc dite)anzi ho rtjpojlo 4 queUe,che allegate hauete; er ui ho deta to,cbe me ne fcriuiate detle altre con animo di rijpott derui. L4 onde cejfando tutti quejli rijbetti non do uete ritirarui datlo fcriuer e con dir e cbe io fia perico lofo difputante. Cbe io non jono altramente pericolo fo,fenonforfccome era Clmflojl qualc contra /e c o citaua l’odio de’giudei con dir loro la uerita,cr cofe, cbe lorofpiaceuano. Et uoife temete di quejlamia ti bertaueramentechriftiana, er fe abhorrite di udi-re il uero,potete rimanerui da feriuermi; cbe io fot= to ultra conditione non intendo di uolere impetrar let terc da uoi in materie,doue fr tratti delta uerita detla fede. metle altre fono io per cederui, er per conce= der. i ogni cofa, Jo non jo in qual parte uoi pigliate le mie parole:ma fe m rechereteper lamcrnoria, la lunga, er ilretta noftra amieuia fondata in iftudij di lettere,o-in DEL L E VERGERIANE uirtu.Et [e bauerete confideratione aUd manfuetiuU= delta mi d natura,pctrete cono [cer e che quelld mi d, U (jualeperatiuentura i uoi pare alterezzdfi afprezz* di fcriuere,efJendofuori di ogni mio cojhimc, non fu fenzd alcund cdgione. Perche il padre correggd ilft g/iuolo con acerbe parole,& con la nerga, non e per cio-da dir e che eglimeno lo ami.Uhonore di Cbrijlo, er l'dmore che 10 ui porto,mi fd cofi fcrmcrui. A me pdre di efferc come in tmd ndue, er di ueder uoi di queUacaduto trd le onde in pericolo di annegdre; er di gittdrui hord uti capo difune,hord una tdUold,bo=> ra di porgerui mano, er difgridarta che ui debbiate dccojlure,zr che uoi pur tuttauia uene andidte allon* tdtiando.Per quello che io ueggo certd cofa e che 6 uoi o io fiumo in pericolo di affogare. lo flimando di efje re io in ndue fo co uoi ogni cofa per aiutarui.Se d uoi pare che io ne fia fuori,er uoi dcntro, doucte cercd-re di porgere aiuto d me. „ Che non e cofa da piglidre d gabbo il uedcre che le anime altruifiano in iftdto di perdi= tione: Ne fenza cdderc nella ir a di Dio puo mancdre huomo chnjlmo da fare ogni opera per la loro fal= uezzd. Con tutto che io ueggd la uojira mali fodisfat tione uo pur continuando queflo mio pietofo officio: che anchc a gli inftrmi le piu dclle uolte fi danno de’ rimcdij, che loro non aggraddno: er pefsimo e lo ftd to di lui,che infermo cjjetido non fi fente hauer male. Nellc dottnnenon iflimoioche jiainfermitd maggio rc, che iluoler tenere und openione ,neuolere udi-*e che aUrigli parit contrck I/ che ft.come mile altre LIBRO PR I MO. ? 3 t cofa dannabile,cofi m quelda di Chrifto e dannabile, er pericolofa oltre modo, trattandoji dello interclje detla falute, M a uoi dite cheforfe,quando che fia, mi mo/lrcrete la lettera uoftra in quefta materin con al cunofludio preparata, il che,oltraquel fcrfe,mi fon bra che fia a punto un dir e,che non uoghate, che ui ji riffonda,che io nonfo profefione di rifpondere Jpro ueduto d cofe con tjludto preparate. A uoi Jla ligo= Uernarui d quel modo,che ui pare. Io ir.fino ad bora di quefto mi fcnto hauere alia mid cofcienza fodisfat to; er apprejfo D io čredo di efferne giujhfcato. Ho ptacere che fiate refoluto di ucmre d Milano , etui a/fettoco difiderio:et acciochenohabbiate dadu kitare di itoia alcuna,ui aficuro che di quelle materie, con le qua!i ui ho perauuentura data alcuna alteratio tie non ue tie diro parola: che non uoglio che habbiate hoiofo albergo . fr a quefto mezo mi ui raccomando. Di Milano d X X111 .di Maggio del XL VH I. A M OM Sl a MOR. VERGERIO. L Pdflore Euangelico hattendo fmarrita una di cento fue pecorel le,le nouantanoue lafciando nel de ferto ua queUa cercando,acciochc ella da ficri lupi non fia diuorata, E t io in me fcnto unoe fempio mol to diuerfo,che la pecoreUa cena del fuo paftcre/i qtid te tra lupi capi tato,cr da quelli intorniato par che tion fentala fua faagura: er lapouerellaerrando,ct belando ua dintorno3cr tgli non degna di uoler porge re orecchie alle fue querele. Io ui fcriftt i di pajfati um letterd copioftt, er pienadi Cbriftiana libertd ; er [ono itifino ud hord (lato ad afftettare uoftrd njpo Jla ,ld quale non compdrcndo torno pure d- fcriuerui fta o opportunamente,o importunamente: er picchio lTim'4 altufcio dccioche mi apr id t c ant bor che eglt fta ferra-Luc. n. tod chidue,er che mi fidte 'd tet to,N on uoglio lafeidr ui dddormcntdre m quefta notte ,Aprite,dprite Mos. che il popolo di Cbrifto d uoi commejjo hd bifogno di ejjere fouuenuto deneiettopnmo,ebe fu preceffore di quefiofin dagli ultimi confini di Spagnafu mandatoda Dauid uefcouo per dichiarationedi cofe dcUafede, 60 Et Giouanni Papa terzo feriuendo d ucfcoui di ter ra Tedefca, er di Franeta dice queftc parole. „ Tutti quefli decreti,cr cojlitutioni de’ noflri pre „ deceffori comandiamo,che da tio bd buuuto podefldfoprale altrep ifpetidle priuilegio di fciorre er di legdre.Et fe l’bd buuuto fopru le altre, l’hi bd tiuto dncbe fopru quelldtcbe u uoi eftdtdcommeffd. 34 Ef i Vefcoui del medefimo Concilio fcriuendo d „ L iberio Pdpu dicono, td chiefd uniuerfule da D io „ ui i fidtd commeffd,dcciocbe uoi per tutti uihdbbid „ te dfdticure. Ef uoi come piu dotro,cr piufanto di que'buoni antichipudri non uoltte che egli entri in purte detlu uoftru fdticd. F Hit DELLE VERGERIANE 33 Al tepo di lulio fu celebrdto il cocilio Sdrdicenfei nel qudle le cdufe de’uefcoui fono comejfe dl uefcouo di Romdidggiungendofi che je bene fdrdtio ddndti da’ cocilij prouincidli, richiamundop dl potefice fi hdbbid da nnoiidre il giudicio fecodold delegdtione di quel= lo. A uoi dduncjuc p couiene ejfendo uefcouo di ricor rere dl tnbundl di Roma dnzi che di uolere dttegdre che egli uoftro gtudice non fid. 32 I uefcoui di Egitto mdndando d domaddre d Mdr co Pdpdcopid del concilio Niceno, lochidmdtio ucfco uo dclld dpoftolicd Romdnd fedid, er deUd chiefd um= uerfdle: er dicono che Rom d e mddre, er cdpo di tut te le chiefe. Con quejld fentenzd fe uoi non fete pgli= uolo,er membro di queUd fedid,ddlld unione chrittid na fete fepdrdto. 31 N el cocilio Romdnofdtto fotto Silueftro fu jldtui to che ntuno hd dugiudicare Id prima fedid ; et che le dltre hdntio dd ejfer giudicute daquelld. Et nel proe-„ mio del cocilio Niceno e fcritto.ld S.Komand chiefd „ no e pdtd antepoftaper dlcune cojlitutioni di conci „ lij: md hd ottenuto il prencipdto per Id eudngcli= „ cduocedelSignore.Nouoglioqui ftendermitnpdr Ure de'priuilegij di Coftantino,nc di dltro lmperddo re,che per queUi dl fommo Potefice de’ chri/lidni puo bene effer e dggiuntd forzd maggiore,mdno mdggior degmtd,nemaggiore duttoritd JpiritUdle.Et queftd e quelld,che difendo hord 10 contra i nimici deUa funti chiefd, che queUd intendono digittdre d terrd . Mi nontdnto Upoffonoefii battere,qudntold duttoritd del fdntifiimo concilio N iceno Id puo ftdbilire,il quule LIBRO PRIMO. 4/ anchedt' fuoicanoni mandod Siluejlro 4 pigliare la confermatione. 30 Melciade Papa fcriuedo d uefcoui di Spagna dice, „ Nogiudicate i uefcoui; nongli uogliate codannare „ f£Zd l* auttorita di quetia Jedla, che [e cio far c te „ nudi farane* i uofin giudicii: er uoifarcte condan-„ n ati: che quefto priuilegio e jlato ordinato da of= „ feruare al tepo de gliApofloli; er rimane fermo „ infino algiorno di hoggi. Notate fe cjuefto priuis legiofuda P koca: Nctate cheper la fuccefione di trenta ponteficieglieragia ftato fempre cjferuato : Notate che il Papa cena di conferuare 1 uefcoui, er i uefcoui cercano di ahbattere il P apa. Md i tiojlri gin dicij faranno mili, er uoi farete condannati. 29 Del Eufebio ft dice, che per lo priuilegio deUa Ro mana chiefa d lui toccaua hauere la cura uniuerfale. Et egli iftitui lafefta deda S. Croce; et ifcriučdo a ue fcoui di Campagna, et diThofcanacomddachela deb bianoguardare.qfla auttorita di comadare dode era eUabCertametend da Phoca,ne anebe da Cojiantino. zg MarceUo 7 apa feriue che P i etro hebbe da C hnjlo la cura detla chiefa uniuerfale orehe prima hebbe la fediat Antiochia,et poi p comadameto del Signore la trasferi d Roma: CT chefe Antiochia ha ceduto d Ro ma,maggiormente ceder debbono lealtre chiefe. Et felealtre,anche quella diCapodtfria, 27 A Marcellmo V apa fu detto in cocilio di trecento uefcoui,che egli era il capo,or che egli era il giudice di fe fteffo; er che la prima fedia da aleunonon e giu dicata.Et che caufa era q!la i di ldolatria,della cjuale DELLE VERGERIANE egli pentito donundiuu che gli imponejjero Id peni* tezi. Et i nojlri moderni uefcoui uogliono ddfepo* terlo cidfc uno dunmre per li peccdti uenidi. 26 Cdio P dpi ci hi Ufciato fcritto che di tuttc le pi« difficili quijlioni,lequdi niUe prouincie finnno tlite fe ne debbii ncorrere d cofulto dcUicbiefa Romuni 2; E t qilo,cbe comida,Cuio ft truom primi offeruito 'con Eutichiino,che itifino diSpigmfu mniditoi lui per dichiintiondedi quiftione intorno ddi mami tioncdi Iefu Chrijio. Si che uedcte quejli dottnni tion foUmente intheorici, mi in pntiu dnchon. 24 Dtce Veliceprimo,fempre i dubbiofi,et miggiori „ ntgotij da queftifinti feiiifonojliti determimti „ in fin dil tempo de gli Apoftoli. Se infindd temo po de gli Apoftoli, noti cominciodi Pboca. 2 j Dd Dionifio primo e detto che dd beito Vietro egli bi iuttoriti di fomenire ddi cbiefi uniuerfde. 22 E t ifcriueSifto fecondoche egli e dd Signor pofio fopragli dtri,o1 nongli dtri fopn lui.Non fo,fe uoi iti intendiiteejjerenelli cbiefi uniuerfde, er fe fri quegli dtri inten iiite di douere effer comprefo, Mi douerefte uoi tutti,cbe hiuete dcuna iuttoriti di co= mindirejjiuer fempre in mente queUi bsUi fentenzi di lulio Pipi primo,Chi /? conofce di efftre dtrui pre pofio non habbiii nule,che dtrifti prepofto i lui t mi rtndi dtrui quelli obedienzi, che egli di dtrui richiede. 2t Stepbinoprimo mtndindo le regole de'giudicij i tutti i uefcoui chrijliini ji fcriue uefcouo delli Sitt „ ti Apojlolia uniuerfde cbiefi Romuni. Se detli LIBRO PRIM O. 4 6 unmrfale,ancbe detla uojlra. lo Et Lucio la chiama fanta, er apoftolica madre di tutte le chiefe, chicfa dl Cbnfto.Va cpueUa aduguc cbi ft aUotitana ft allontana da Chrijio. %9 A Cornelio PapaCipriano uefcouodiCartagine dicecbe altronde non naftonole herefie,fenon dal no obidireal facerdotc di DtOi er chc non fi uuole rico tiofcere neUa cbiefa itn facerdote,cir un giudice Vica rio di Chrijio. Etfacedo egli anchora mentione di al cuni beretici,i quah in Africaalla cbiefa erano torna ti>fcriuc cbe nclla confcf ione detla fede loro,differo, Sappiamoche Cornelio e ftato inalzato ut [cono detla fantifima cbiefa uniuerfale da Dioomnipotente,et da Chrijtonoftro Stgnore. A\a perauuentura Cipnano cofi diffe,nonpche egli cofi fentijfep uerita,ma per cjuella affettione, c be hebbero fempre Cartagineji di effered Romani fottopofti. Et qui aggiungero cheil concilio fatto Jotto Cipriano in Africa di ribattcza* re gli beretici da Cornelio P upa, a da Stephano fu dannato; er la Africa obediente riceuette il giuditio pomificale. i8 Fabriuno Jcriuendo d tutti i miniflri ecclefiaftici, „ cbe fcno in ogni luogo, dice, per dittini comandame „ ti,er per Apoflolicbe iftitutioni parno ammaeflra „ ti cht debbiamo uegghiareper lo ftato di tutte le „ chiefe con diligente affetto i Id onde e confeguente „ cbe uoi debbiate fapcre quelle cof e,cbe appreffo la „ Komana cbiefa fjufanonetle facre offeruatiom . Qutfle cofe fcrtffe egli d tutti i mtmflri ecclefiaftici: er le fcnjfe egli piu di trecento anni audti cbe nafce f DELLE VERGERIANE fe Phoca. Et aggiunge cbe hanno da feruargli ordint della Komana chiefa, acaocbe feguendogli cfcmptj “l queUafiano trouati uerifigliuoh di let, cbe e notnind ta loro madre. 17 Da Antbcro Papai uefcottideUaproitinciadi To kdo,or deUa Andalofiamandarono d pigliare le re gole dellapermutdtione de' uefcouati. 16 Votiano fiintitola uefcouo detla chiefa uniuerfale-a j Vrbano fcriue 'd tutti i fedeli del uiuere in comune, er de' beni della chiefa; er ordina come qucUt fi bitno d difpenfare. le quali cofe tutte moftrano cbe er efti fi conofceuano fommi pontefici; er cbe pcr tali ancbc dallefiraniere nationi erano riconofciuti. 14 Etda Califto e pronuntiata quefta fentenzd.A' „ niuno e dubbio cbe la chiefa apoftolica e madre dl „ tutte le chiefe,datleregole delta quale in niun mo* „ do fi conuiene< a uoi di allontanarui. E t dicen* do cbe a niuno e dubbio,non fo come uoi uogliate noti folamente dubitare, macontradire : or perebe dalla uojlra madre ui uogliate allontanare, 1$ Zephirino dando le regole de'giudicij, cbe fi ban no da fare de' uefcoui,dice cbe il fine deUa caufa fi ha da portare alta fedia apoftolica, accioche quifi termi tli: ne prima fi dec finire (fecondo cbe dagli apoftoh o da loro fucce/Joru ftato ftatuito ) cbe la auttorita fua ui fia interpofa: cr cbe d queUa Ji debbono richia mar tutti, er inafiimamente g/z opprejU: er cbe ban no d quella da far concorfo come d madre,accioche fi* no nudriti dalle poppe di leii fiano difefi dalla fua aut tori ta; er fiano liber ati dalle oppreftioni. Et uoiak LIBRO PRIM O. 47 tri di madre,cbc eUa ui e,la uolcte hauer per madri* gna: in luogo delle difefe,che dlafa per uoi, la uole= te offendere: er k done ella ui liber a da opprefio= ne, la uolete mettere in foggcttione. ti Vit tor e fiintitola Arciuefcouo della chiefa Ro= ntana.cr minerfale: er d uefcoui di Africaminaccia cbe gli fcomunicbera fe neti metteranno fine alleloro diffenfioni. Et ui ncordoio cbe fe quelle minaccie ji jlendono infino in Africa,ancbe nel golf o ddlo Adria tico feno elle debbono poter peruenire. n Elcutberio mania la leggc de’giudicij d uefcoui diVracia: er dice delle caufe de’ uefcoui quello cbe di fopra habbiamo recitato di Zephirim. Et Lucio Re di ingklterra mado i lui per cjfere fatto chrifttano. A cbe pr opoji to mandare a Romal er n on in Francia* «on in Rijpagna t non fra Tedefcbi,luoghi d lui piu ui cini t Ma a que’ tempi anche i gentili fapeuano cbe il Vapa eraVicariodi Cbriftoicr atld etanofira non lo uogliono faptrc i battezzati. to, E^Scritto da Sotberc cbe 'd lui fi coueniud utggbid rc per tutte le cbiefe, accioche ejfendo in quelle cofa riprenfibile egli potejfe rimediare aUa ignoranza-.ZT alla ufurpatione della prefuntione. E t io priego uoi Mons.cbe uiuiate, ej parliate, er ifcriuiate in mo* do, cbe la chiefa uefira non habbid bifogno del rime= dio della apofiolica auttorita. 9 Anketo feriue i Vefcoui di Franck 1’ordinc de* giudicij cbe i minori riccorrano con appeUatione a maggiori maefirati: er cbe il fupremo giudicio fi ap part lene alla Romana fedia. Sc il Vefcouo dl Roma DELLE VERGERIANE ha dd mandar le legge d Vefcoui di Franila fa me pdr cbe fia rnolto uenfimde che anche daquetli di Itihi k comandamenti fuoift debbii obedire. 8. Pio fcriuedo k tutti i fedeli dedi ojjerudtione del „ la Pafqua di farji i n di di Dominka dice, N oz co ,, duttorita apojiolica ui ammaejlriamo che tutti coji ,, debbiate ojjeruare, percioche il medefimo feruid* „ mo anche noi i ne in modo alcuno douete uoi effer „ differenti dal capo» 7. Higino fcriue a tutti i fedeli di Chriflo ammie» ftrandogli neila fede, er dando loro la forma de’ giu dicij, er comandando che cofi Ji feruino riferuando la fuperiorita detla Rmana chiefa. Or efftndo que-Jli ordmi, er quefti comandamenti, mandati a tutti i fedeli,o fono mandati anchora a uoi, o e da dir e che non fiate de’ fedeli di chrifto; il che dir Ji potra ,fe uoi la auttorita detla apojiolica Romana fedia uorre te pur dencgare , 6. Telefphoro manda a tutti i Vefcoui la ordinatio ne deda Romana chiefd de' digiuni, er detle meffe co me ft debbono ferudre, er celebrare. Mandandole k tutti i Vefcoui le mandd dnche 4 uoi ft fete Vefcouo. S. Sijlo primo fcriuendofi Vefcouo uniuerfale deUd apojiolica chiefa manda d tutti i Vefcoui una letterd piena detla fuperiorita deUaRomana chiefd,minadan do di fcomunicar quelli , che d lui faranno difubidien ti. Vero e che egli ft prefe quefiaprefuntioneper lo priuilegio che egli haueua hauuto da Pboca,zr per lo fauore,che egli haueua da Prencipi del fuo tempo, dd quali riporto corona di martirio, LIBRO PRIMO. 48 4 Aleffandro primo d tutti ifedeli di Chrijlo per diuerfe prouincie manda diuerfi ordini da [eruarji neUe chiefe dicendo che d lui e commeffa la cura di tut te. fr a k diuerfe prouincie di tutti ifedeli čredo pur che la patria noflra ui fta compreft. 3 A d Euarijlo madaronc per confulto tutti i Vefco ui dl Africa fopra diuerfi capi: er egli d loro njfon= dendo dice che haueuano fatto prudentemttite di ri= correre prima alla fedia Apojlolica come d capo, che di rifoluerft efiprefontuofamente .lmprudcntemen tefa adunque chifd in ultra maniera. 2 A nadeto fcriue piu lettere d tutti i Vefcoui, er/e deli di Chrijlo; la fomma delle qualieche la Romana chiefa e il capo,& la regola,Gr Id madre,cr maejlra „ di tutte le chiefe. Et come ft fcriue egli i Coflituito „ netla Apoflolica fedia dal Signore: er ordinato 3, prete da S.Pictro Prencipe degli ApoJloli.Qucl= lo che egli dijfe a tutti intefe di dirlo anche d uoi,ac= cioche fappiate che non da Phocd, madaDio fono i priuilegij deUa Romana chiefa . i Et Clanente elctto daPietro per fuccefforedice che daPietrofu datc fondamento alta chiefa : er che egli d lui diede la podejla di !egare,cr di fciorre da* tagli da D/o, Se quejli,che fur ono alta e ta di Chrijlo, er ukini alla et a fta, Grehe fondarono Id nafcente chiefa,non fepperoefi lauerita, nonfo c hi di noi Id debbia poterfapere. V ero c chefur ono perfone amhi tiofe,zruane. Si furono tanto amhitiofi,che erC/c= mcnte,cr Anacleto,cr Euarijlo, er Alejfmdro, e? una lungafchiera de' fopranomindU per Id ucrita an DE L LE VERGERI ANE dur ono d murtirio s er con la fottofcrittione fattct del fangue loro confermarono le loro fcritture. Or da quello,chefin qua Ji e detto mi pare di baue re ajfai copiofamente dimofirato c]udlo,che di [oprt da me fu propofio; cio e la dottnna uo{l*a efifer con traria d quelladi que'fanti padri,i quali io baueua dinanziallegato. Clie tenendouoilaauttorita delVi pato hdtiere hauuto principioda Phoca: er moftran do cfii cbe eUafu auanti P hoca,c/ non da Stgnor mor= tale,ma da Vio,la uofira e contraria aUa loro dottri na. Et qua!e dede duefia da approuare,o da danna* re čredo io con la teftimonianza di tanti fanti dotto-ri, pontefici,mar tiri, er confejforiji tanti Concilij, Cr di tante nationi,cofi di oricnte,come di occidente , er con la autcorita ancbora di quegli imperadori cbe mi fono ucnuti nominati,čredo,dico,cbe fia cofa molto ageuole dagiudtcare.Da vbocaanoi uoialtn confef fatcquefia podefta, pontificale; er percio io non ne parlo-.z? da Phocain fufo ui ho adduttopiu di fette uolte fettantaduetcfitmonij,ilqud numero di fettan ta dne e bajiatite non cbe ad altro,ma adacondanna* gione de’prelati. Etuoidtante tefhmonianze,0‘ cti una cofi continuata poffefiione ui uorrete contrapor= re ? Tacdogli altri fanti dot tori cofi Grecijtome "Latini, i quali furono auanti avbocaer cbe da quedi, i qualihannogia trattata quefia materia, fono fiati produttiin mezo:i detti de’ quali Coli doucrebbono da febafiare non hauendouoi auttorita,chedloropof fa far contrapefo E t io glt paffo perfermarmi quan* iomeno mi e pofiibile in fu le altm pedale,Et uidis LIBRO PRIM O. 4$> cofhe fe il bedto Pietro per ejfere perduuenturd ftd to egli intereJfdto,in queJlo cdfo non ui e foJfetto,uo glio che anchc egli cofernu Id fud duttoritd. e' fcrit* to ncUa fcritturd che effendogli dpojloli,et ipreti di Hierufdlem m cociho ragunati,doue frdgli dltri erd „ dtichor Pdolo , Pietro d loro parlando dijfe; voz Att-i-„ fdpete frdtclli che dd gli dntichi giorni Dzo ha e= „ letto iti noi che pcr Id boccd mid legenti odam le „ pdrole del udngclo, er creddno. Come fuper Id boccd fud f Soji predicarono dnche de gli dltri dpojlo h f er Paolo f fi: md fot to Id auttorita d lui preordi natdddDio infiaddgiorni dnticki: ondc e rimdfo, che d fuoi fuccejfori tocca dichiardre i dubbij deUd fe= de; dUe quali dicbiardtioni le genti hdtmodd credere. Et di qui c che neUachiefddi Diogouervdtd dallo Spi rito fanto dd tutto il mondo ft e ricorfo alld dpojloli ca Komand c hiefd,cr tion dd dl trd ne’ dubbij dlldfede dppartenenti,fi come dd refcritti de’ Pontefci,ey dal le cofe da noi di foprd dUegate dnchord f comprende. M d percioche portando noi i nomi di Pie-tro, er di Paolo ui moftrdte credere non tanto d Pictro quanto d Pdolo,uorrei intender dd uoi per qual cdgione an= do P dolo iti Hierufdlem ( come egli tejlificd) per ue~ Gal [*. der Pietro: ne ando in luogo dlcuno per uedere gli altri dpojloli; ne pur queUi, che egli medeftmo chta= mdfrdtelli del Signore. fermdmente fe piu che grade no fofje fiata Id auttoritd di Pietro fopra gli dltri, e= g/z no hdurebbe cercato piu di ueder lui folo,che tutti gli dltri. E gli dice dnchord che Chrijlo rifufcitdto ju lCor,ir uijlo da Pietro, er poz dd tutti gli Apofloli infteme. G lo.I. i.Cor.?. Gal .a. DELLE VERGE RIANE Ef perche app mr c pr im a. 4 Pietro ,fe egli non er A principdt f Ne/m egli principdle per effere ftdto chictmdtoprimoicheAndredfu primoi feguitdr Chri ,, fto. Dice ancbord P dolom utio dltro luogo, Non hdbbidmonoipode(ld di mendre dttorno donndfo „ relld comc gli dltri Apoftoli t er i fratelli del St* „ gnore ■ er P ietro f D o« e hduendo nomindti gH Apoftoli kduetid compreft er fratelli del Signore,& P ietro: md per ejfrimere una cofd mdggiore,dggiun fe i ffdtelli del Signore,come quelli,cbe frdgli altri Apoftoli fofferodi maggior nuerenzd ; El pofcidfe ce mčtione di P tetro come di maggior c de gli dltri d^ poftoli,er de'frdtelli del Signore dnehora. Md P4t>= loriprefepurPittro. qttelld riprcnflone diuerfd* mente uiene interpretatd, er io non uoglio entra-re 4 diftutdrtie : md quello dtto non penfo io cbe fbjfe fdtto fenzd grdn m fterio : er dico 4 uoi ihe fe uolete effere imitdtore di Paolo, uedendo che il fucceffor di Pietro non cdmitii dih ueritd del Udngelo,fdte dnehe uoi torne fece Pdolo; er ditegli in fdttid h ueritd, er non dopo le jfdUe Id menzo3 gnd. Perche il minore dmmonifcd , er riprendd il muggiore ,non perciogli toglie egli Id degnitd,ne Id duttoritd. Ne io per ammonire, er per riprender uoi non uoglio riconofcerui per uefcouo,-er per pd* ftore,pur che uoifecondo Id ueritd del udngelo uo» glidte amindre , Ldfctoi moki luoghi de gli dtti de gli Apoftoli, ne' cjuali Pietro ft moftrd fempre mdg* giore. Ne uoglio parlare di molti tefti del udngelo, che dd molti fono dUegdti,i qudh di fderi dottori fono LIBRO PRIM O. jo tutti intefi della maggioranza di Pietro , Solamente ui diro che (come dice Paolo ) Cbrijlo era pietra: er Chrifto di pietra diede norne allo Apoftolo , dl cui parlo. ll che nonpojjo intendere che pa altro,[enoti nmetterlo nel luogo fuo. Et Chrijio di fe parlando ' Cor l dijje, che egli era buon pajlore. E t d V ietro parlam Jo t do gli difje che pafceffe i fuo agtteUi, crlefue peco io. io. re: il che mn e fenon nporlo atgouerno di noi,che fia tno la greggia detle fue paflure. E t hauendogli do= tnandato tante uolte fe egli lo amauapiu de gli altri Io ult‘ uenne d fignificare che uoleua anche honorarlo fopra pfai. j,+ gli altri. Quejle cofe cofi le intendo io; ne faprei co= me altramenteintenderlequando anchora fopra que' luoghi non ui foffe alcunainterpretatione. Poi cofdr mandofi m quefla fentenza tutti i fanti dottori, cofi greci come latini, de'quah fi ha alcuna uenerabile memoria ddtla primitiua chiefa infino a noi, non fo co qual ragione mi uogliate perfuadere che cofi non fi debbiano intendere. Ne fo percheionon debbia anzi credere che in uoi fia adempiuto il detto del prophe= ta,che fia accecato il cuor uoftro, er fiano aggraua= ifa. «.• te le uoftre orecchie, er chiufi gli occhi uoftri, accios che gli occhi uoftri non ueggano,le orecchie non oda= no, er non intenda il uoftro cuor e. Ho uoluto trattar con uoi particolarmente quefto articolo del Papato moffo da queUo,che di fopra ho al legato di Cipriano; che fe dal negare quefto nafcono le herefie,dallo accettarlo ragioneuolmente eUefi deb hono tor uia. Et il Papa per fuperiore conofccndofi, er d lui obedir uolendofi,ccJJdno tutte quelle difftcul G it D L L E VERGERIANE ta,cbe mettono Id chiefa iti confuftone. Hord fe tdntl funti pontefci ccnfentotto in quejlafcntenzd del Vi-cariato di Cbrijlo: Se i dottori,fe i concilij,fe Id ltd= lid, fe Id Brancin, fe Spagniuoli, fe Tedefchi, felngle fi,fe Id Africa,je l’Egitto,fe Hierufalem,fe Antio= chid,fe Coftdntinopoli: erper dire in fomnid ,felo Oriente,fe l’Occidente,fe il mondo tutto, er fetutti i fecoli chriftiuni hanno conjvrmata cjueJla auttoritd: er fe Cbrijlo e ueritd: er /e cg/i e fempre con la fud catholicd cbiefa, e da dire cbe queUo,cbe ella hd tem= to inf no ad bora ftd il uero. Et cbi iviole parlare in cotrario bifogna cbe dicd cbe Cbrijlo nojlro Sig. e no Dto di ueritd,ma ldolo dl menzogna. M.a Dio e jede le: er gli buomini fon bugiardt.Vercbee ber.e Nians, cbe ui uoglidtednziconjejfdre huomo,chedar delle mentite d Iefu Cbrijlo. Gid i prencipi delld uojlrd fcttd bdimo comindato ad dbbandonare le infegne del dimonio, er d riducerf a aueUe di Iefu Cbrijlo. Voz gli biuete feguitdti da noi partendoui,feguitdte=, glt anchora d mi ritornando. Riconofceteui effere buomo,cr cbe cofa humana e peccare : Ne uoglidte, peggiorare daUa natura deU’buomo: cbe diabolica co, fae nell'errcre trouatidofi uolere in quello continud re. Sete caduto, non ui uergognate dirileuarui. No, ui ritenga in grembo d morte que)la uergogna.le fue forzefonograndi,mafimamente ejsendo aiutate dal, diauolo,alquale douetefdr reftjlenza uergognando ui anzi di effer caduto,er confolandoui, cbe d caduti rimane luogo di penitenzd, er di falute. A que[ld ui chtamo io : d quefta chiama la pecorcUa il fuo pajlo*, L IR O PRIH O. $t re. Et fe uoi forfeftrezzAtelt uocedellamid huniiU ta,non douetejfrezz' /e e ,cfce fd Id fbrtu-tid, mi hdpermolti dnni te= nuto, er tuttduid mi tiene lontinodduoi,doke mid pd trid, et nobilifimi cittddini, non č percio minore Id mid charitd uerfo di uoi; non e minore L mid dffettione: ne minore e il difiderio mio di ogni uojtrd qmte, er di ogni uojlrd trdnquiUitd , che feio ui fbfiprefcnte d tutte le hore.Ne per lontd nazd di luogo,ne per lungbezzd di tempo, ne per trd Udgli di corpo,o didnimo mieufcitodi mente che io fono cittddino di Cdpodiftrid,er che io f 'ono un mcm= bro di quel corpo,del qudle confijle Id mid pdtrid, er Id unione de'miei cittddini.Et non fofe in tdnto fpatio di tempo i moltitrdUdgli,che io ho fojlenuti del cor= po,er dell’animo,miJtuno jhtti tutti injieme cofi grd= BELLE VERGERIANE ufcome mi e grdue quello ajfunno}(he io fento per fen tirui effere combattuti da cof grdue perfecutione, CT collocdtiin cof gr aue pericolo delh perditione delle uoftrs dntme, come ne bo bduuto Id nouelld. Che qud le dduerfo cafo mi puo effere di imggiore dfflittione, 6x0 3,1 che il fentire un cof dolorofodccidentei t&ofe pdfto-Rom. 9. re delpopolo di Dio,ey Pdolo predicdtore dl Cbrifto crucif jfo uoleumo 1’unoejfere cuncdlato del libro xle’ u;uenti,cr l’dltro effere fepardto dclla eomunione del Id chiefdjd qmle e il ccr.po diejfo Chriflo, per fdlute delh loro nat tone. P erche non e da credere cbe deb-bid effere fe nongrdnde il dolore, cr g runde Id afflit= tione di ogni buon cittddino,il quale fenu dllu cittd,del Id quale egli e pdrte; dih patria,ddh quale egli c /2-gliuoioicr dl corpoJel quale egli e membro foprafd reil pericolo deUd eternd drez Zd di uitd , er durezZd dipenitenzd,che egli hauejfe cofi lungd fchiera difeguaci ? N on lo f čreda alcuno, che non cogmtione di ueritd, ma amor di licenzd, er di incontinenzd e quello, che fd crefcere la fud Sina* goga.Etper dir e alcuna cofa detla fua dottrina,iopri mieramente fo queJio fermifimo fondameto, che und fold e la uera fede. er dico, che fe queUd , che egli predica e uera , la fede detla chiefa apoftolica,zr «= niucrfdle efalfa . er fe queUd deUachiefa umuerfd-leefalfa bifogna coticbiudere che tutti i noftripddri LIBRO S EC OND O. s 8 tutti i noftri auoh, tutti i noftri bifauoli, er tutti i no {tri maggiori, er tutti quelli, che hanno bauuto no~ me di cbriftiani da' tempi di Chrifto infino i noi fiano dannati alle pene infirnali,0" ui bifogna conchiudere che tutti quelli,che nellackiefa di Dio hanno nome di fanti, et di dottori fiano d cafa del dimonio,pertioche batino tenuto quella fede,la quale e dannata da lui. Et piu ui dico, che fe la fede che egli infegna e uera, bifognaanchora conchiudere,che Chrifto non fo(Jefi= gliuolo di Dio, che chiara cofa e che egli dijje di efjer uerita,et che Dio e uerita,et Chrifto difjeche farebbe Matt.is jlato co tioi p tutti i giorni infino alf ne del fecolo . Et fe la fede,che e fiata da gli Apojloli a noi no e uera, la. uerita no e (lata tutti i giorni con noi. Et cof Chrifto fi truoua effere no uerita maffirito di mezogna.Cofi e nectffario da cochiudere,o cb'altri moftri che la fede luterana fia fiata nellachiefa p tutti i giorni da Chri flo infino d noi. Mapafiamoanchoraad aleuno par ticolare: er efaminiamo quale fia la dottrina, che infegnano i nimici deUa chiefa uniuerfale : er quale fia la noftra p conofcerequali fiano ifedeli, er quali gli heretici. ll che accioche meglio fi intenda edi me flieri che fi fappia che cofa fia Herefia. Herefita (fecondo la fentenzadel beato RiercnU mo) e parola cofi detta dalgreco, er figtiifica elettio= ne, percioche ogniuno fi elegge quello,che d lui meglio pare. Heretici adunque fotio quelli,i qua\inon uoglio no efii credere cio che gli altri credono, ma che da fe fi fabricano una nuouafede. Pojlo quefto principio di fapere che cofa fia herefia; zr quali fiano heretici, H It DELLE VERGE RIANE e bene cbe trattiamo alcuno articolo per applicar qucfta diffiniticne d chi eUa fi conuiene. Egli nor, c ue runo, il quale babbia,o uoglia h Mer z nome di ikri-{liano, ih e non confefi ejjlr uero quello, cbe neUefd* ere lettere fi contiene . Et dalla interpretatione delte faere lettere, fecondo cbe eUe bene,o male /'ono inte fe,fi cotiferma la fanta fede, et ne nafiono le berefie. Or fe nella interpretatione di ahun luogo delle lette re facreidottori,i concilij, er la umuerfale cbiefd col confentimento di moltt fecoli concorrera inund 0= penione: er cbe uenga poi una nuoua brigata,cbe pr e fontuofamente uoglia dare un contrario fentimento onde uafca diuerfita di fede,quali dirrno noi cbe fid* no gli beretici ? er quali uorremo tenere cbe fiano tie ramente cbrifttani 11 o non čredo cbe alcuno fano intel lelto intorno d cio ne habbia da dubitare, Et per far queUo,che dico piu tbiaro con alcuno efempio ; Parole di Chnfto fono nel uangelo 4 P ietro Apcftolo. Tu fe P tetro, er fopra quejta pietra edtfithero la cbiefd mia: er d te daro le cbiaui del Regno de cielUet quel 2I lo cbe fegue . Et in Giouanni Cbrifto hauendo gid detto di fe, cbe egli era buon paftore,comanda d Pie* tro cbe pafca i fuoi agnetti, cbe pafca i fuoi agnelli,et cbe pafca le fue pecore. i quali luogbi, er gli altri anebora uengono interpretati, cbe il Signore ordino Vietro prencipe de gli Apoftoli, er capo detla cbiejd effo, er i fuoi fucceffori. Et in quefta fentenza cott* corrono Origene, Gipriano, Hieronimo, Ambrofo, Agojlino, Leone, Gregorio, Hilario, Cbrifojlonto, Cirillo ,AtbanaJio, Beda, Tbeopbilatto, er Ber* LIBRO SECONDO. $9 nirdo, er altn fanti, er dottori. quejla dottrina e confermata id Concilio -Ntceiio primo, dal coftan ./.4-. ' ~' " - - - - tinopolitano, dallEpbeftno, er dal Calcedonenfe: tikj uflU er J5 d/tn: ma J me e ifpSf nominar qutict quattro Lrf/,% ,*/ generali, principali, fantifimi,Qr approbatifimi.poi certacofa e cbe infinoda S.Vietro 1 Romani Pontefi= apcrcontinudta fuccef ione fono ftmpre f ati aUate= nuta del Vicariato di Chriflo; Ji comeper und copio= fdletterdmia fcnttaJfecialmente inquejldmdterid feci uedere ( non hd molti giorni) ad eJJb Mons. Vergerio. Et d queJio hd confentito per tanti fecoli Id catholicd cbiefa. Contra tante, er fi graui auttori ta,contra und poffefiione di tante centinaiu di anuitet contra il confentimento uniuerfale ardifcono ancbora alcuni di armar le corna cotra il Pontefice dicendo cbe qne' luoghi del uangelo no fi debbono cofi intcndcrc.et cbe non e uero cbe il Papa fia capo della cbiefa. Or d chi pare d uoi cbe fi debbia crederei d quei tanti fanti padriid quc’ fantifimi concilij l aUa approbatione dicofi lungdetai etalla auttori ta della catholicd cbie fa l O pure d chi tiene il contrario i qual pare d uoi cbe fifaccia und nuoud elettionediqueUo,cbe d luipd re f Čoha cbe ft fa tale elettione, fecondo Id diffim= tione del BeatoHieronima, e lo heretico,cr 1'altro e il Cbriftidno, Ne lafeto bora d uoi dare la fen= tenzd. Ci e ancbora uno dltro capo, foprail quale la he retica fchuola luterana fieda noi feparata. Cbe non uoglicno ojferuar cofa , cbe daUa cbiefa f offerui H i i i DELLE VERGERIANE fe di cjudla non ci e cfprejjo comandamento di Chriflo ncUa fcrittura. Intorno attd qml cofd io bo anche fcritto largamente pur dl medefbno Mons. mojlrdn= dogli che gli Apoftoli or dinar ono delle cofe, che di Cbrtjlo non ji truoudche fojfero comandate . Che in Att.ir. un l°ro concdio (Idtuirono che non ji mdngidjfe fan= gue, ne cofa facrificata,o fuffbcatd. er di Cbrijlo no i Tim j f1 ^ež2c dejfe mai tale ordinatione.et Paolo or dind uefcoui,preti,cr diaconi: er comenda le feconde i.Tim.f nozze, delle quali cofe,or dipiu dltre,cbe io fcrifid lui,nonfi truoua chemaiChrifto ne fdceffemcntlonc. Dt che btfogna conclnudere o che gh Apoftoli habbld no errdto, o che Martino or i difcepoli di lui non hdb bidno fdputo, ne fappiano queUo, che fi dicdno. M4 aggiungero dnche una altracofa,che Ghrifto diffe d Io' I}' fuoi difcepoli Io ui ho ddto lo efempio,accioche ft co-me hofatto io,cofi faccidte anche uoi. Et cgli d boccd infegno Id fud dottrina ; ne lafcio cofa alcund fcritti. 1 V angelih adunque, er Paolo, or de gli altri difce poli di Chrifto non hanno offeruato tl comandamento del loro maeftro,non feguitando lo efempio di lui,che infegno folamente d bocca, da che hanno fcritto uan= geli, piftole, er bift one,z? che non ji truoua fua or* dinationeche douejferofcnuere. Honde anchord ne uiene dfeguitare che gli fcritti loro da noi non debbo no effere accettati, poi che fono ftdti fatti fuori del co mandamento del Signore. Cofi e neceffario di dir e con la dottrina di quefti nuoui dottori di lucifero . Pafiid moanchora piu oltre; fe quando fi aUega o Paolo, o il uangelo di Mattheo,o di Giouanni, io njfondcf- LIRO S ECO N D O. fiche ne Paolo,ne Mdttbeo,neGiouanni mai no ifcrif feroque’ libri, uorrei che mi dicefferoqualmodo bi ueffero dd moflrurmi che queUe fojjero /Ute opere di qgli fcritttori :io fona ficuro che no mi fuperebbono adducere dltrd pruoud, feno Ure che que' libri kuno cohfi riceuuti da’ nojlri,zr dd’ loro muggiori: er che per molti fecoli/i'ono fiati, er fotio coft tenuti, er ap proudti ddlld chiefd. M d fe Id tejlimonidnzd de’mag giori,cr fe Id duttorid della chiefd e tdle,che did tejli monidnzd, er duttoritd dlle fcritture, non fo perche nelle dltre cofe elld non habbid forzd di render tejli monidnzd, er di ddre duttoritd. E fcntto ne protier bij,Nonufcir fuori de’termini,iqudli batino poftii ro' pidn tuoi: er in uno dltro luogo deld fcrittura, Do= r0b. s. mdndd Id priftindgenerdtione ,crinueftigd diligetu temente h memorid de’pudri et efi ti infegneruno.et leggcfi in Hieremid; ftdte foprd le uie, er gudrdute, Hlcr-6-er domdnddte delle Urade untiche qtidl ftd lu uid buo na,?? caminate in effa; er trouerete refrigerio dlle uojlre dnime. Nondicelu fcritturd che ufciamo de’ confni, mu che dl i din o in quelh, che hdnno pofti i no Jlri pddri. Elld non dice che ci fubrichidmo und nuo= Ud dottrina dd noi,md che domundiumo d noftn mdg giori, er che ueggiumo quello, che batino tenuto, er creduto ipddn noflri; che cofi intenderemo Id ueri td. er non ci uien detto, che cdminidmo per nuoui fentieri, mu pergli untichi, er per le uie battute,fe uoglidmo hduer refrigerio dlle dnime ■> che le jlrdde moue, do e le nuoue dottrine, fono quelle che mend- t Cor n no in perditione, Pot Pdolo teftifica inpiu fue piftole G iiii DELLE VERGB RIANE 1. Thcf. fo kduer dato i diuerfe cbiefe deUe ordinationi d boe 2. Tim.z ca. Etcomdnddche fiano infegndte,dccioche di mano in mano poffano pa/fare dlld pofleritd* Di cbefi compre de,cbe anche dltro fi bd da feruare,cbe quel folo, cbe eferitto neluangelo. Et Dioniftocbe fu difcepolo di Pdoloiet Irento cbe fu di fcepolo di Poliedrpo difcepo 10 di Giotta ni V agelifld,dicono cbe gli Apoflohinfe= gnarono moke cofe da ferudrc fenz* feritturd . ne,ne la refurrettione di le/« Chrifto; ne la uirginitd r efnf^^di Mdriaimelarejurrettione dedacarne, Non«o= Ro. iz' &ute fitpere piu di quetto che fi conuengd, dice l’A^ pofloloi Credete quello, che bdnno creduto i uofiri LIBRO SECONDO. 6z tnaggiori: credete A gli antichi dottori; credcte a Jan ti i črede te A concilij: crcdete aUa antica, er uniuerfa le confuetudiue: er uiuete fecondo la antica dottrtna er fecondo la dottnna ufata, cr approuata dalla chie fa uniuerfale. Voz uditc ogni cbiefa celebrare nel fini bolodegli Apojlolilacatbolica cbiefa: er catbolica non uuol dive altro cbe uniuerfale, er gli beretici ne uogliono fare una partuolare. Guardateui per 1’amore di D10 cbe non ufciate della antica , er uni* uerfale cbiefaJferando inaltra di trouarfalute.Vni e la cbiefa di Dio: er «5 /z falua alcuno cbe cfcedella cbiefa: er chinoti e nella cbiefa uniuerfale non e nella chiejd di Dio. Quefta fanta cbiefa uniuerfale elana ue,che ci coduce al porto deUa falute: er cbi di quella tfcepuo ejfer cer to di bauere a traboccare nel pelago della eterna dannatione. State in naut, et non uoglia te porgere orecchie a' lafciui canti delle Sirene: cbe la dolcezza delle lor uoci e per farui addormčtare, er per affogarui. la onde con Vidro ui torno A dire fiate fobrij, non lafciate,che il difderio di uiuer lice tiofamenteui tiri fuoridi naue. Nonafcoltatei fifchi deUa'antico ferpente. Egliingannbi primi uoftri pa= renti: er cercadi ingannareanchorauoi. Veggbia= te fratelli,ueggiate; er fate refjlenza in uirtu deUa fanta fede . State neUa fede de' uoftri padri. Raf= fermateui in ijuella fede, nella quale uoi fete ftati bat tezati i faluo fe non credete cbe beretici fiano ftati i padri uoftri; er cbe beretici fiano ftati coloro, iqua liui bannodatoil fantobatteftmo . Cbe neceffario 'e di concbiudere, cbe o i padri noftri, er gli altu zio= DELLE VERGERIANE ftrimdggionfurio/lati hcretici, ocheheretici ftano coloro,i quali infegnano nuoua dottrina. Io in tefiimonianza di queUa fede,nella qualepar goletto fui battezato mift,gia fono dicuni giorni, in ifcrittura quello,cbe io čredo con la chieja uniuerfd-le . Et perfared uoi tutti fede dclh mia fede , ue ne mudo copia,pregudo il S. D io cbc in uirtu, del fuo fanto /pinto per mezo di Ieft Chriflo unico fuo fgH uolo, er uero Signor noflro cifaccid gr atu di tener ci 'd fe congiunti m ejfa fua fanti 'jiima fede. Di Milano d X. di Luglio del XLV 111* L A FEDE CATHOLICA . Kedo Dio e//irc,er uno ef* fere il uero Dio: er čredo Dio effere una mente fupre >n pendo,er partorendo feruajfe perpetua uirginita. • per efferelefu Chrijlo Dio nonpercio fi rimale di fer uero huomo; ne per efferfifatto huomo rimaje -: DELLE VERGERIANE ejfer uero D/o: anzi rimanendo quello che era prefe queUo che noti era fenza mutatione, fenza mefcolan= za, gr fenza diuiftone.Et ftfece egli huomo, er mor tale per ncongiungerci con Dio, er per glonficarci * Che ejjendofi tl primo huomo per difobidienza ahend to da D10, er effetido la natura fua corrotta difcefi netta fuageneratione,no potendo 1’huomo ft torne per fua uolunta era morto,cofi per fua uolunta rifufcitd» re, aUa falute nojlra er d/Z.t no#r terna, er i rei co’ diauoli in eterna dannatione: er fi come la beatitudinc de’fanti fara nel uedere, er con templare la effenza diuina,detta cjualc qualpiu er qual meno ne haueragodimento,fecondo cbe altri pili er meno hauera meritato, bene ufando la gratia di Dio con la Itberta delta fua uoluntai cofi i dannati in fuoco eterno in pianto,z? in islridor di deliti faranno piu,CT meno tormentati,fccondo cbe in iffirezzando di riceuere la gratia, er di bene ufarla maggiori, er ininori faranno fiati i peccati di ciafcuno. E t cofi čredo; er cof affermo credendo cbe cofi čreda la fanta cbiefa uniuerfale, dal cuigrembo nen intendo di partirmi,credendo cbe tuto quelio,che eUa črede, er ticne fa da credere, er da tenere da cbi uuol confeguire la eterna falute. cbe fi come in altro tiome, cbe m qucllo di lefu Cbrijlo nen e filuczZ-i > cofialtra none uera fedeche queUa della cbiefa uni= uerfale: alta quale , er alla fanta apcflolica Roma-fedia,come a capo della cbiefa di D/o fottometto la mia fede ,pregando il fupremo giudice,che nel tre= tnendouniuerfal giudicio da cjueftafede mi habbia da giudicare. Ii cbe fi come io affermo col cuore-, anchor ratifico cbe cofi fia con parola daUa fanta cbiefa cele brata, dicendo Amen. Ate. 4. i m D E L L E VERGE RIANE A M. M A K C O N V T I O . v e s t o ucrno in Vinegia noi rimancmmo in concor* dia di douerci fcriucre altu* nauoltd: gr io non fono fU to infino ad hord d dani f \ik„ v/ • principio:anzi tli ho fcritto trna, due ,cr tre uolte : & ■ cjuefta e U cpuarta, er dncho rd non ho hduuto pure mrd rigu delle uoJlrc.gj' Jo che hduete hduuto lcttere,gr altre cofe mie. So che hd* uete huuuto i difcorfi, grehe [ono JI uti ueduti neUd cittd : E t jo che hduete hduuta Id copid dellu letterd midprima d Mom.gr cheelld.none ftdtdueduta . Ne tne ne dolgo runzi nonpoteud elld ejferui peruenutd in mano,che fui mul contento di beuerluui mandata> ri= cordundomi con quul njpetto fi couenga d uoi proce dere mentre che fete innanzi dl fuo tnbundle. Se ultra uid non cifvffe ddeonjendere Idfuudottrinuintdl cifo direi bene chefojfe da pojjorre ogni riffetto per honordi Chnftoima dapoi che ultra uia notici e per mancare et che non importa che le cofe pa fino piu per le uodre,che per le nitriti manijo non til richieggo ud c jfer cofi feuero. State pur uoi in Jede, ne tioglia-te credere che lucbiefafia fiata per tantianni fenzd ueritauie che lo fpirito fanto fia largo detla fua grd= tla, aildfeccid de’ nitij del noftro fecolo; gr che al the foro dclla fantita de’fecoli antichi gli Jia fvato duaro del fuo fauore, Etpercioche gli heretici dicono che LIBRO SE C ON DO. 68 fdccidmo ingiurid d Cbrijlo qudfi com'egli no fidftdto fuffciete dd infegmrcild fud leggesvza che L cbiefd hdbbid dd introducere regole, dclle qudli non e men= tione ne'uangeliioltrd le altre cofe, Zc cjuafimi fono uenutedette d cjueflo propofito,uoglio hord aggiiige re che fe Chrijio hdueud infegnatodgli Apoftoli ogni cof d ncccfjarid fu difouerebio il madar loro lo fpirito fdnto dd infegnar Id ueritd.Et nelconcilio degli Apo ftoli dd mepiu uoltc nomindto, il decreto nonfii fdt=> to foprd Id dottriiu ddtd dd Chrifto,nu foprd il pdre re dcllo fpirito fdnto . Rt Pdolo ordindndo le cbiefe i.cor.?. noti dice> cofiefcrittonel Udngelomd che dncheegli hd lo fpirito di D io . lo non percid bia/lmo il iidnge lo,dnzi lo riceuo,et riuerifco c ome parold di Dio. M d dico bene che del iidtigelo non e dd dir cruello,che fu detto delldlcgge ddtd er andarono dUa morte per •Ati.f. u l)onor j, z/ qUdie CYd morto per noi.Et quefti nuo ut noftri dilicati nidcfiri uogliono andare d tauolaapa pdrccchidtu(come fi dice) fenzd far tmlld. er fcioccd Eph i •' o cfcc ccfioro parlino mofti da maligno f"piri* tofalfamente, er hereticamcntc. Egliepure feritto (mi diranno efti) che fiamo fatti faluiper lafede. Et to nfpondero loro,che egli e tl uero: i na che fono ferit te anthek cofe,che io ho difopra detto> ere feritto Ro-*- che ftamo fahati per la Jfiranzla uera noftra liberta, poter farci ftgliuoli di Dio: M a come doueremo noi penfar di confeguire un tanto dono ? dormendo,cr fedendo i o pur ueggbiando, er operando i ll primo A damo co K ii DL LE VERGERIANE U difobidienzafece fe, er noi foggettidl peccdto,& dda mortei il fecondo Adamo fatto obediente infino dlla mor te cancello il peccato del primo tio/lro paren= te, er ci mife in ful caminodella uita. Or Ji come egli obidendo al padre mer it 6 Id coronu detla glor id, cofi noi titbbiamo da ebedire d luife uogliamo ejjer coro-».Tim.i ndtl. £7. non j-ara coronato cbi non haueralegittimd mente combattuto. Chnfloe il Signor noftro. obidir ci bifogna al nojiro Signorc fe nelia grdtia fuaci uo= io i,- gtidmotonferudre. Egti dicc che farno fuoi amid fr faremo tutte quelle cofe che egli cihauera dettc.Sefd remo ci far a egli amico : er non altrmente. Et e be danotdrecbe clice efferdamico, fe le faremo tutte. Douei adunque queUa, nonchrifhana,ma heretied libertd,che d liber d dalle opere (Chnjio in tena. an chor mor tale fece tdnte cofe; er tantece ne infegno; et ta te ce ne comadotet comado che frceftmo fecddo lo io. i). efempio di kmet uit imame te uuole che per effere ami d fuoi facciamo tutte quelle cofe, che egli d hauerd dette ; er lofpinto infernale, cheparlu per Id boccd de’filfi propheti, er de'falfi paftoridice, Non cre-aiate d Cbriflo, md credete d me,cbe dico che non ■ hd uete dafar.nuUd. Senza Id grdtia di Dio , er frnz* Lfede di lefu Chrtfto nonpoftamo far cofa , checi gioui aUd falutc: md come per la Jede del faluatore hdbbiamo confeguita la grada, cofi po funt o not fare opere di giujlitta: po ftamo far opere gr at e 'd Dio,et pofiamo diuenir fgliuoli di Dio. Quejla e la ne ra, quejla c la fanta, qtiefta e la chrifiiana hberta: delld quale parUtido d dottor dellegenti clice, che liker d? LIRO S ECO N D O. yg ti dal peccato fiamofatti fcrui della giujlitia. Vdite che ci chiama anche ferui; fcrui d cinama lo apojlolo: er chi e feruo di alcuno bifogna che fcrua d colui, di cui eghe feruo.Et nelcandcodi Zacharia /j leggc in confbrmitadelle parole di Paolo : » Accioche liber ati da le mani „ De gli inimici nojlri fcnza tema 3i In fantita, er giujlitia d lui feruiamo 3> N el fuo ccfpetto tutti i giorni nojlri . Do»e e aduntjue la \luterana liberta fe noi habbiia mo pur da feruire,cr fe fiamo ferui fecondo le aUe* gate auttorita i M d' la liberta nojlrae di ejfcr lin berati dallemani deldiauolo ,er di cifer fatti fer» ui di D io: E t e la liberta nojlra non a non oper ar e, ma d bene oper are. E t cjuanto altri piu opera di be* ne,tanto e piu liberosche il feruire d D/o e regnaret fecondo che canta la fanta madre chiefa uniuerfale t aUa cjitalepiu doueteeredere, che oda fmagoga de' maligndti.Etptantocome falfa,etheretične anchord da nbuttar queUa loro dottrina, che i uoti fono cona trarij atlachrijliana liberta i che fe il feruire d D/o e regnare,chi piu d DioferuemaggiormeteregnaiZT quato altri piu d D/o ftfa foggetto , tanto piu d lui fi congiutige: er c/uato piujf? congiunge d Gio,tanto piu fi adontana dal peccato, er dal diauolo; er tanto piu fi fa partecipe della grada, er piu diuenta figliuolo di D/o, il che e la uera liberta de’ ueri chrijliani. Et per paffare d dir e aleuna cofa de’ uoti, Dapoi ehe quefla materia tutta duoi fi appartiene,z?coloro non uogliono che Chrijliani d feruar queUi fiamo obli K iii Ro.#. Za«.«. DELLE VERGE RIANE gdti; primicramentc ho dd dire-, che nettd primitiud At.17.1t ckiefd fifaccuctnode’ uoti, zrfi offeruduano. leggeft neUdfcritturdcheufaudnoper uoto di totvlerft icd~ pelli : er do uedeuano, er d do confentiuanogli A= pojloli.Et fe iuoti[ono contra Id legge euangelicd, non focome efifenzagrande errorc gli potejjero co portdrc. Er fe aUa teftimonidhzd degli dpoftoli nelld legge eudngelicd fi hd dd darfede, noti fo comefenz<* grdn mdneamento daUa Apo/lafd luterdna i noti ft poffano ddniurc. DalVuna pdrte bauete dd mettere i fanti Apofloli; er dallddltra i fdntificdti delld fdtiti fiedtionedelgidfrdte Martino: er dpprcjfo douete nfoluerui d cjuali ui par di douer prefiare maggior fede. Pouerclle ammeche fi tafdano tirare dalle did boliche perfudficni di cotdlmaludgio. 1/ mondofido uerebbe pur auuedere,che ft come il diauoloper efft-re tgli dannato uorrebbe tirar tutto il mondo in dan natione, cofi Mdrtino per efferft egli sfratato, uolle con cjuefto mezo di hduere und lungd fchiera di fr d* ti fuergognati,er dimonache impudiche ,far minore Id fud uergognd, er Id fud infamia. Egh traffe di mol ti,crdimolte duitdfecolare,zr uituperofai er und di queUe monachc fi congiimfe egli fottonome di mo glie i er ne hebbe de’fraticini. Or chi fd cjual fid Id intentione di cjud buon pddre , chefeguitando Mdrti no cercd di rimouerui doda uofird sata deuotionefUo farebbe forfe mala cofa che egli faceffc alcuna di uoi di monacduefcoueffa ; er che ne hdueffe de’mondchi ni, er de uefcoutni. O fcelerdto proponimento. Se le leggi diuine, er humane ordinano cofifeueri fuppli3 LIBRO S E C O N D O. 16 cij A coloro,che uiohno i matrimonij de gli huomini, qualpend i qudl tormento f qud fuoco i qd inferno puo e/Jere djjai degnd punitione a coloroj che ardifco no uiohr le Jpofedi lefu Chrijloi Vngiufto chrijlid no fdegno, er h gelofid dell’honor di D/o; er ddl'= unico fuo figliuolo noflro Signore mi hunno quaft tir d to fuori deUiuh}infdhquAleioerA cntrato. Mu A queUd ritornando,ui dico riucrede madri,cbe di qucl tonder dicapo,delquAleioho difoprd futtomentio= ne,non ji truouA che Chriflo ne pdrldjfe ; er pur ne fdceuduoti,cr gli oJJeruAitA lit nafcente cbiefa. Et fe di cofe tuli, che ne d a Chrtjlo fono nommute,ne fi ue= deche-funo dd edificdtionejuoti fono ddddempiere, che fi douerd dir di quclli, che fi fdnno dt Čjlle cofe, che d a Chrijlo fono JI Ate commenddtc, er dpprobdte come queUe,che ci conducuno alh pcrfettione i Ma et di quefte dnchord fi fdceuano uoti tielh primitiud chiefa. Etio qui ne ricordero un folo efempio per di= moftrdrequdnto feuerAmentehdbbidno duefjere ca* jligdti i uiohtori di q!U.Que‘primi buoni chriflidni Matt.i* dd imitdtione deftnti ApoJloli,che hdueudno dbbddo ndto ogni cofd, per feguitdre il fdludtore. er feguitd Mari0-do il configlio di Chrijlo uendeuano tutte le loro poj Att 4 fefiionfzr ne portdudnoil prezzo Apiedi de gli Apo ftoh uotundofi A jldtodi pouertd : er frd gli dltri A«.f. Andnid, er Sdphird mdrito, er moglie effendofi i tdl uoto obligdti, er non Imedo dpprefentato lo intero prezzo luno er tdltra morirono di mor te fubitind dicendo loro Pietro principe de gli Apojloli, che hd ueudno dettd Id menzognd dUoJpirito ftnto. c/o c che K iiii DELLE VERGERIANE erano mancati alla promeffa del loro uoto. Di chc Hieronima diceiAmnia, er Saphira furono condan= nati,perciochc dopo il uoto offerirono come cofe le=> ro queUe,che pm noti erano in poter loro, er fi rif tr tiar ono p jr te dl quedo,cbe non era loro. E t Grego= rio fcriuendo ad uno s fr at ato, er riprendendolo,gli mctte innanzi d gli occbi un tale efempio dicendo, Anatiia d Dio baueua fatto uoto di danari,i quah egli imiolb,cofi perfuafo dal diauolo.Et tu fai di qual mor tefu punito. P crche bene hanno da mir ar e er queUi, cbe rompono i uoti, cr'qitdlt, che cercano di induce= realtrui d rompergliqual fuppliciohabbiano dado= uere ajftettare doda potente mano deUo altifimo. De’ uoti parlando il beato Agoftino dice, Sano alai^-nc cofe , dede qttahanche fenza uoto furno debitori: CT alcune, cbe fe non ne facciamo uoto,d quedenott fiamo cbligati: ma dapoi cbe al Signor de babbu-mo promeffe, neceffariamente fiamo coftretti ad at-tendere.ftn qud Agoftino. Lecofe,alle qualiftamo tenuti fenza uoto fono i comddamenti di Cbrifto, & le ordinationi deda fanta chiefa, Quede utr amen* te, dede qu Ji fenza uoto non fiamo debitori poffo» no effer dtuerfe , mafopra tutte fono quede, cbe fe* condo d conftglio di Cbrifto fono di maggior perfet tione. Et non e cbnftiano cbe non fappia , cbe nettd legge euangehca ci fono i comandamenti,zr i conftgli’ crftcome d conmddmenti tutti fiamo fottopofti, co* fi d conftgli non e obligato cbid quelli non fi obligd per promeffa: ma comealtrine fa uoto,cofi e eghint mantenente d qucdifottopofto non meno cbe d comaii damenti: a-’zi ci ciftmutano i, conftgli in comanda* LIBRO SECONDO. 77 tnenti qualhora d cjuelli per uoto a confacriamo,per ejferci comandata la cffer nat ione de’ noti. in peter tioflro e il fottometerci a'uoti,et il uitter hberi da quel li: ma come con alcuna promeffa a Dio ci fiamo obL= gati, queha inuiolabilmente fiamo temti ad ojferua* „ re 1 che feritto ei Se aleuno bauera fatto aleun uoto „ ul Sigtiore, oft faraobligato pergiuramento, non „ facctauanala fua parola , ma adempia qiiello, „ che egli ha promejjo. Et in un altro luogo f leg-» ge. Quando hauerai fatto uoto al tuo Signor „ Dio nen tardare a renderlo, che il Signor D/o tuo „ lo richiede: er /e indugerai ti faraappoftod pec „ cato.Senon uorrai pr omet ter farai fcnzapcccato. „ Maquello, che um uolta e ufcitodelle tue labbra 3> lo ojferuerai, er lo farai fi come haipromejfo al ,, tuo Signor Dio. Eccoui che la ferittura ui infegna queUo,ch’io ui ho dauanti detto; che farno hberi al fa re,er al non fare i uoti,ma poi che fono fatti f hanno da attenere. etfe(eome dice la fcrittura)chi tarda ad tfeqmre iluotocommette peccatoi che f douera dir di coloro,che d D o ritolgono quello,che per uoto gli hanno prima promeffo,e? apprejfo gliele hanno con= fderato i Et di quefla obligatione de’ uoti tanti ne fo no i teftinelle faere lettere; er la fentenza neha dne fa di Dio e cof uniuerfalmente approbata d a gli apo floli infino d noi,cbe il recitar qui le molte aUegatio ni e cofa fouerchia.Quefo non ucgliopajfare 10 con flentio, che fe gli huomini fono tenutt aUe promeffe che fanno d gli huomini, non fo perche debbia loro tffer lecito di romper quehe, che hanno fatte d Dio, Nuni.39 Dcut.13 Mar ,io. Luc.il. Maj.i?. t.Cor.7. Luč.?. DELLE VERGERIANE Ma per dire alcuna cofa particolare de' uoti MO* naftici, er pcr dimoflrare quanta debbia effere Id h roofteruanza, Dico che la fanta chiefa apoftolica,et uniuerfale dado Jfirito fante e uiuificata,retta,cr g° uernatain uno fjnnto pcr tutte quefte maniere di dot trina; cioe perla ferittura faera; pcr la auttoritd de' dotori > per U decreti de Pontefici: per le cofti* tutioni de concilij: er per la inuecchiata confuetudb ne.Et in tutte quefte intedoiodimoftrarui che iuoti di religione fono fondati,cdificdti,flabiliti, cofermatiy er approuati: Et dal primo capo cominciando; um-uerfaimente a tre cofe fi obliga chi fa uoto di religio ne: er quefte fonopouerta, callita,er obeditnza.cr di qutfte fi legge che il faluator noftro Iefu Cbrijlo ne ha dato conftgli. Che dl giouine ricco diJJe.Se uole ua ejfer perfetto che uendejfe tutto quello,che egli ha tteua, er che lo deffe d poueri. E t fentenza e del bed to Hteronimo, che opera di Apojlolica degnita, er di perfetta uirtu e uendere il tutto, er diftribuirlo d pouere per fone: er cofi lieue, er ijpedito uolarfe* ne con Chrifto da tena allecofe celefti. er parlando il Signorc de gli Eunucbi dice alcum ejjerft fatti tali per lo regno de' deli, er da conjiglio di caftita; Ld onde in confbrmita Paolo feriue che non ha comanda= meto del Signore dl uirginitajna che neda cofiglio,et che la uergine farapiubeata,feftaranellauirginitd fua. P ci parole di Chrifto fono, chi uuol uenirmiap preJJorineghifemedeftmo,er tolgala fua croce er ftguitime. Et quel rinegar fe mdcftmo che e egli altro,fenonrmntiare la fua ftejfauoluntai er pri* LIBRO SE CON DO. 78 Mr)! mehom di di quelle cofe,che glifono Ječite,fot tomettendofi alla alt ral podefla ?er facendod Dio facrificio di quel uo!ere,che egli ci ha dat o hberof er e la uirtu della obidienza tale, chc fecondo il detto di „ Santo Gregorio,ellafola inejla nella mente le al „ tre uirtu,gt inefate le conferua: er e miglior che „ lauittima, perciochc per le uittime ft facrifca la „ čarne altrui, er per la obeiicnza ji ja facrificio „ della propria nojlrauolunta. Or dt quefte tre co fenon folamente ne diedecorfiglio ilsignore ,ma le mife anchora in efecutione,che egh naccjue, er uiffe in pouero {lato > egh fa uergine; er tanto amo la uer-ginita, che uolle nafcer di madre uergine;&fa egli obedičteallamadre,cr d Giofeppoietalpadrc eterno fu obedičte inf no allamorte,et allamorte della croce. C hi adiUj; fa uoto di pouerta,di caftita,et di obedieza fa profefione di efeqw.re i cofigliiet di imitar la uita di Chifto pouero, uergine, er obediente . Et cof uen gono i uoti monafici ad hauere il loro fondamento non fopra la rena delle humane ordinationi (coroe «o= glionogli beretici) m a fopra la ferma pictra, la qua le e Chnfto,con la tejlimonianza della ferittura; Nel la quale anchor pur tenendo fermo il piede dico che PaoloApofolo ci moftra che i uoti di caftita erano nella primitiua chiefa,fecondo che ci interpreta On'= s, gene: er dice quel gran dot tore. C hi uiue in ca= » fitahauotatoil fiocorpo 'd Dio fccondo čoha che ii che diffe ; la uergine ueramente penfa quclle cofe », che fono del Signore per effer fanta del corpo, er i, ddlo /f ir it o: che il dir fanta rifguarda <* qndlo, Matt. 1, Luc.z. rhil.1 I.cor.7. i.Tim.f Gal.6. DELLE VERGERIANE che fanti ficbiamano coloroj. qualidi fe hannofatt° noto. Et dice ancbora Paolo, che eram d anale que e tiedoue}che baueuano uiolata laprima fede : Uqua certo e che m era dl altro chedt feruar ca&ita - & trattando quejio luogo di Paolo Hieronimo dottof „ fanto dice;Quefta regola(cio ideU'cjfer dattnate)e „ nofi folamente neUe uedoue,ma ancbora nelle uef „ ginicontincnti,lequali batino uiolata la primat de. fignijicandoa che er uergini, er uedoue, le to, er murtire ci uiene detto Che le uergini a D/o si confdcrdte fe uiolerdnno Id cdjtitd fono adultcre di 33 Chrifto.Et fentčzd del gran Baftho e,Che dihgčte ds menze habbidmo dd perfeuerdr nelle cofe, le qud= li a D/o bdbbidmo offerte,o uotdte . Ptrcioche Id religione profeJfd,gli uni, er gli dltri Jianofco » muniedti: perciochc chi hauera uioldto il tempio di „ Dio, D/o lodi/perderd. A quefte fentenze Ji con forma dnehord il concilio Vinitiano, lo lUerdenfe , il Parifino, V Aurelidnenfe quinto,il Toletdno qudrto, CT il decimo, il fefto Coftdntinopolitdno, er dltri • Et ddl concilio fdttoin Erdncid dl tempo di Pdpd Zd» chdrid LIBRO S E C O N D O. S t cbdrid le monachefie quali mancano al uoto della uir= ginitd f'ono condanndtc d farne in prigione Idpemten Zi inpane, er acqua. o in tdntd riuerenza /'ono ha uuti i cofi fatti noti, che non filamente i uiolatori di queUi,ma colorocbe impedifcono dtrui ddproponi= mento di caftitd uengono id concilij di effere ifcomu-nicdti. O rimane 4 parldre ielld confuetudineja cjude p le cofe gia detle fi pruoua cofi ageuolmente, che non ba luogo d negattone. Chiaracofa e che al tempo de’ iottori, de’ Pontefici,cr de’ concilij, che difopra ho nominati erano le monache neUa chiefa di D/o . e t quefia e la mia fernta pruoua dello inuecchiato cofiua me. Gtd per la teftimonianza della fcrittura habbia= mo dimojlro, che nel primo fecolo idila natiuita di Cbriflo ci erano uoti, er uoti di caftitd, er nel pri=> mo fecolo fu anchora \gnatio allegato dd tioi, N el /e= condo fu Pio, de’ cui decreti s’e fatto mentione. Ne/ terzo fu Eutichiano, origene, er Cipriano . Hebbe il quarto Eufibio, Siritio, Bafilio, er Ambrofio: er in que’ tempi furono celebrati i tre concilij carthagi= nefi,de’ quali hdbbiamoparlato, Hieronima,cr Ag0= /lino uidcro del quarto, er del quinto fecolo: er in quejlo furono Pontefici Innocentio,Leone,ct Gelafio: er in quefio anchora furono fatti t concilij Arelaten fe,Calcedonenfe, vinitiano, er Turonenfe. Simmaco tenne la fedia nel fecolo, che uenne appreffo i er in quello fi ragundil concilio Epaunenfe , 1’lUerdenfe , il Pari fino, cril quinto Aurelianenfe. Gregoriocre do iochetoccajfedel fefto, er dd fettimo fecolo , Et DL L E VERGERIANE uide il fiecolo fettimo iconcilij Toletdni qudrto,£y de cimo,er d fejlo Coftantinopolttdno. E t nett’ottdUofii ’Zdcbarid,fotto d qudlehebbe Frčtcia ilconcilio difo pr d nomindto.Subeper le aUegdtiotii difoprd dddut te fi uiene dproudre cbe infiti dulld primitiud chie= fd per otto continudti fecoli le monacbe er dno ddlU chiefd cdtholicd ricauite,confdcrate,approudte,cr ho nordte. De’ tempi d not piu ukini i medefimi hereti ci cbe cercdno di dbbdttere le rehgioni fo che non lo mi negbcrdimo; er pertdnto ptu audnti non mi djfd= tico . 1] ne ji o ui uoglio dggiungerc, cbe io non bo uo= lutp ddducere in mezoper dtjifddeUe rehgioni fc noti que’ luogbi,doue delle mondcbe fi fd ffetidle mentio-nciche/e an.cbe de monaa hduefiuoluto parlare hd~ uerei hduutoun peldgo di dllegdtionid cjucflo propo fito. M d quejle pojfono bene ejfere dffdi d cbip Id fud čfiinatione tujino ddhord da D io non e fidto in tutto pritidtodel lumedello mteUetto. Voi bane te potuto intendere fdnte mddri trne come il fdludtor nojlro per mctteruifoprd una uid ejfedi td, er p u ficurd, cbe non e queUd del fecolo, ui hd ddto conjiglio di cjutlld uitd, delld qudle bduetefdt td profejhonc. Hduete fenttto quello, che di uoipdr lino i dottori: queUo cbe ne [idtuifcano i decreti P°n tificdh; quello che ne terminino i funti concilij '• & quello cbe ne babbid dpproujto, erofferudto Id con juetudme delld funtd mudre chiefd dpojiohcd, er “n: uerfdle. E t d tante, d cofi fdiite, d cofigrdui, C7 *c0 fi certe teftimomanze huueru atuhora ardunento j diuuolo dt opporfi con le fue tentutioni £ M bauete un tempo lauorato ne' campi detla religione, er in (juclli bauete feminato fante femenze dibeatapouer=. ta,dipuraca[iita,cr di bumileobidienzk " quelle ucramente che per mancar lo-ro l'olio noti fi trouarono d tempo,in uano picbiarono er non furono conofciute. Adornate le lampade uo= Jire di quel fanto olio : er fiate alle pofte, alle cjuali und uoltaui fc te pofte perafpettare il glorioftftimo Jfofo: er non ui allontanatc,accioche tardi ritornan= do non ui fta detto, I« uerita, in uenta non ui co= nofto. Md perciocbegli heretici pur dicono che il uoto di caftita non e da feruare per effere clla dono di Dio, er non di nosi ra podefta, io ri/pondo,chc egh e il neto. Et chenoi non poftiamo nuUa fenza lui: mapoftu L i i i DEL L E VERGERIANE mo ogni cofu col fuo diuto, crcon la fud gr ut id • Et egli non lu nega ud alcuno.cbc ladotnundu : egli lu ci hapromeffd,^ efedele; er non ci lafcera tcnturfo* iCor.io Pra leforze nofire; anzi con la tentatione ci uccre* [cera Milita, er e detto diOrigene,cbe tal gruliu e co cedutad tutti quelli,cbe ladomandano da D to : ČT diceTheophilatto,& coloroč datoil donodella cajli* Lhc. n. tuj quali la domandano: domandate er ut fara d ato. er ii gh beretici fi opponeil beato Chnfoftomo di* cendo. Non bifognadir non poffo cifer coniinente. Mol ti non poj]dno,perciochenon uoglicno,cbe fe uor ramo tutti potranno. tutti dice quel fanto er dot* to pudre potranno, fe uorranno. Et io qui aggiun* gcro una fola cofa. Se egli auuemffe che alcun fe* ucrifiimo Prencipe mandajje un bando, cbe ad ogniu* no, il quale commettefji atto di incontinenzugli fof* fe mozzo il capo: er che qualunque perfona JeruaJJe imiolabdmente caftitufojje altamente premiata: er che tuttc leoperatiom nojire d quel Signore potejje* roejjer inanifefte,credete uoi cbc glihuomini, er le done foffero c'otinenti,o no l lo fono ftcuro che ne’ cor pi loro non ci farebbe fenon cajlita,cr uirginita. Or fe la paura deUa morte corporale, er Id fferanzu di terreni premij bauerebbe uirtu da farci forti con* tra gh jhmolidclldčarne, non foperebe la temen* ZddcUa morte deda antmi ,er lo fferardeUa eter* na gloria non ci debbia dar forza allo (pirito da rt* fijterc ad ogni tentatione; intercedendo‘ mafimainen te per tioi al fempiterno pudre tl faluatore, er aduo cato nojiroper gratiadapotere efeqmre i fuoi funti LIRO S E C O N D O. 84 eonfgli con laofferuinza di cjueUa fede,cheda lui, er da' fuoi fanti apo/lolt e paffata d noi per le mani deUa fanta chieft uniuerfale,la cjuale e la colonna,zr d fon damento dcUa uerita. Et cbi fecondo lefue determi= Kationi,et le fue ordinationi hauera creduto,cr fara uiuuto douera fperar diconfeguir corona digratu,et di giuftitia da colutjl cjuale e auttore, er donatore di tutti i bend er e bendetto per tutti ifecoli. Sante Madri io ui priego cbe per cbarita uogliate porgerc d D io oratiom cof per la falute mia,come pote te ue* der me effer defdcrofo dclla uoftra. Di Milano d V 111. di Agofto del X L V 111* A M. HANNIBALE G R I S O N I O. o m la tihima mia lettera d uoi, ue ne mandat una fent ta atla noftra citta: er ui diedi intčtione di douere atu cbe feriuere alle madri no= flre monacbe : er apre/fo mi conuenne andare inf no d Kantona, donde tornato trouaicbe cjuefto S. Prencipe per la ucnuta del Re fe ne uoleua andare in Piemonti, Id doue douendo andare anche io ,ncnmi fono uoluto par tir di cjtii fe prima d cjuella mia promifione non bo fodisfatto , Ho adutjue anche d loro fcritto,et quello, cbe ho ferit to lo mado d uoi. Voftro offeto fara bora di oper ar e cbegli fentti miei pafino[kuti,cbe dal Pad. Maeliro L iiii. DELLE VERGE R1ANE Victro noflro di Giouanm hcbbi quelh gtorni paffati um lettera, er noti fapendo egh cbe io ufafi del me-Zo uoftro,mi ammoniud cbe io madafi le cofe mie cau tamente,dicendomi,che quiui fotio de corfaii di lette-re.Eghmi fcriueuadelle cofe di Capodijlriain confir mitu di quello,che da mi mi er d (lato fcntto, nngri-gratiandomi de gli ofjtcij fatti, er confortandomi dcontinuare. er offerendomi la opera fuadi dutul= gare fenzd alcun rifjpetto tutto queUo, cbe io baucfi mandato. Siche quando ancbela opera di lui ui fac= da luogofo la ui propongo. quello cbe itUorno d cio fara da fare č cbe ogni momfterio habbid la fua copia: Crquandoalla copia /z aggiungeffe un buon lettore, quegh darebbe loffirito d tutta la tiojlra operatione. Ut fe nelle pinzocbere foffe alcuno pcricolo, ambe d queUe ne bifognerebbe dar la loro parte. cbe ejfendo elleperfone^be uanno atorno,fono moko piu atte d Jpargcre il uelzno per lo popolo, cbe quelle altre, le quali ftannotra le mura rincbiufe.Et quefio dico,per ciochedal fopranominatopudre mi uiene fcritto , cbe in Gapodijlna ui fono dctme, che (i affaticano piu cbe gli huomini neUd fcbuola deldiauolo. Ef feiobi uefi hauuto tempo ancbc d quelle uelenofe ferpi haue rei mandato quattro parole. M a cio cbe n on e hoggi con la gratiadi D io fara domane. Benche per quan= to io faro in Piemont e non penfo di douerehauere ti leolio. VimandoVinterimflampato quiin Milano: čredo che anebe Id reformationc del clero f jlamperd er iftampandof ue la mandero. pifidero di hauer da koz noueUa che habbiaie nccuute quefte, er le altre LIBRO SECONDO. 8 S lettere mie. ll S. ui conferui ndla fuagratia,deUa qua le ui pr ego ebe preghiate che anche a me ne facciagra tia.Di Milino 4 V111.di Agoflo del X L v 111, A L L E D o N N E M A E S T R E D E L L A D OttRINA Dl L V T H E R. O. A perfotie deuote, er reli» giofe 4 me i ftatoftgnificuto ebe uoi madonne (no Jo qual piu mi debbii dire dotte,fa-uie, o funte) ndla cbiefa di D/o ut uolete far maeftre . M a deftdero 10 faper da uoi in cjuale fcbuold babbiate imparaU cotefla uoftra dottrina; che 10 mi r kor do di batier gialetto,chele doline apprejfo di im poeti di feparlando dicono quef e parole, ,, Donne pouere farno a 1 buon confgli, „ Ma d'ogni male artefici eceellenti. E t fe uoi de' bučni confgli fete pouere,er ccpiofe de' rei,come f potranno hauere da uoichriftiani ammae framenti i Benfi debbono guardare coloroj quali pe fano di douere effere uoftri difcepoli come predano al le uofire parole > che det to di uno altro poeta e „ C bi črede d doma, črede a. chi lo inganna. Se adunejue fete tali quali pur dianzi s’e detto; er fe chi ui črede e ingannato da uoi,quale doueremo noi di re chefa la uoftra fcbuold {fer mame te non da D/o, ebe da lut ne utene ogni bene: er egli e fedelt, nu DELLE VERGE RIA NE ditla mulitio del bugiardo pudre uojlro diauolo. I poe ti mi direte uoi molte uolte fingono: er i detti de’ ge tih nonJi debbono baucre per auttentica dottriitct nel la cbiefa di Dio. Et io ui rijpondero prima, cbe i poc ti tra le finttoni dicono U uerita : er cbe ancbe di Tit.t. Paolo dottor deUc genti, er uafo di elettione truouo 1 Cor I? io cbe i detti de’ poeti gentili per approuate fenten= tie Jonoftati nceuuti. Poi uiatlegbero ancbe de' chri jliam,che cofi dicono bene diuoi,come nehabbianodet to i gentili. Diceil beato Ambrofio,cbe la donna e po r ta del diauolo,uiadi ini.quitd, er percojja difcorpio-ne: er di uoi,di.uoi ff>etialmente par cbe quelfanto dottore diccjfequclle parole.cheuoifete porte del did uolo,percioche egli col »tezo uoflro per la falfa uo* Jira difciplina introduce ifeguaci uoftri alla bereticd pratika , la quak e la uia ddli iniquitdi etgli ammae flramenti uojln Jono cofimortiferi aUeanime, come a’ corpi mor Jo di fcorpione. er Cbrijojlomo ui cinama Jommo male,z? acutifiima arine del diauolo. Md uoi, cbe fete dottoreffe di.quelld Jchuola, cbe non ha in riuerentia i dottor Jalla auttorita di alcuno di lo= ro non ui uorrete butnili ir e: er direte di non uolere acconjentire Je non i quantoneUa fcrittura firitruo= Ud. Et iojc uorrete pur contendere con gh Jcrittori gentiliyet co' chrijliani,td njjoniero con la fcrittura* Prou. u Meglio e habitare in un canto di un tetto, cbe in ca*. Ja /patiofa con donna cotentiofa.zir meglio e habitare 1‘0U'2' m terra dejerta,cbe con doiucontentiofa.pt un'altro Prou.17 detto diroanchora 4 quejlo pr opojno Dona litigiofd c come tetto,cbe cbtinuamente pioue al tempo del frči LIBRO S E CO N DO. 8 6 do.cjucfte cofe diro io feno uorrctc cedcrc allc auttori ta de glianticht fcrittori. Po/ nclla fcrittura trouero ancbe fententie cofbrmi i quelle, che difopra bo recita te:et di molte cofe cbe dir ne potret ne adducero in me Zo akunepocbe.Dl uoi aduque e fcrittoiha piaga del cuore e fopra tuttc le piagbe,et la malitia della doni e Jopra tutte le mahtieiet in un’altro luogo,Brieuee o= gni malitia fopra UmalttiadeUa donna. etleggefidi uoi ancbora,E' migliore la iniquita dell’buomo,che do na,la quale faccia bcne. Si che accordar.do la fcrittu ra,er i dottori tnfteme c o’ poeti,to tornero d cantare tl uerfo di unoaltro poeta, M e gl to e conduccr don= na 4 fepoltura , Cbe prenderla per moglie. E t fermamete debbono It seplici anime di Oder ar anzi di ueder uoi fepolte,fracide,etpaftura di uermi,che co giugerfi co la dottnna uojlra,et abbracciar le uojlre bereticbe opcnioni.et uoi intedčdo qlle cofe,che diud fotio dettc,ui douerejlc riconofcere,petirui,ritirarui et inbumilita farpeniteza deluoflro errore,et della uojlra prefunttoe.A uoipotrdi forfe bruttaco<~ach'io dalle uillanie babbia connnciato d ragionar co effo uoi. Mano i brutto l'attomio,ch'ioripredouoi,lequali di grau fiimo fallo fete riprefibili.Brutto c qllo,che fate uoi,cheuiopponcte alle dumi c,er aUe humane leggi. Ditemi donne euangelicbe,doue trouate uoi che Chri ftocomadaffe čidona alcund,che doueffe portare ator no la fua fanta parola i Egli non dijfe d Marta, ne d Maddalena, ne ad aleuna detle altre Marie, che an dafferone predicando il nome dilui,ne infegnan= do la fua dottrina : rna cio commife a Pietro er Eccl.zf. Eccl.zf. Eccl. 41 D E L L E VERGE RIANE Matt.io aglialtri fanti apoftoti, cr difcepolifuoi. Egiitiott lue.io. dude , ne mando d donne, met ad huomini lo Spirito Matr i« Sant0 Pcr l* fdntd fud catholica predicatione: er di t&addalena e feritto,che cUa udttta la parola ii Chri Matt' ‘3 [lo, er n on che la infegnaua. Ne della beatipima ucr gineja qualcfupiena di tutte legratie,cr con taft* lefu fempre il Signore,plegge,che ellafaceffe ofp* cio di maejlra: anzi che con le altre donne, er con io.io gli Apojloli perfeueraua in oratione. Etuoipiudot luc^o te di Maddalena,piu fauiedclle parentidiChrijlo Aa i. er piu fante della uergine gloriofa madre di Dzo «o Zete far queUo ofpcio,che effe nonfeccro, er che de eccellentid, Id quale egli uide neU’huomo, non beb DELL E VERGERIANB be drdimento di muouere contrd lui k drrne detle fue tentationi: dnzi fece egli quello ijleffb,che 10 ho det- todi uoi,che douete prendere Id fcdld detthuomo pcr dfcendere alti conofcenzd dl Dio,che egli prefe k fii la deUd donnd per dfcendere dlld tentdtione ded'huo-mo:er fi com Id dottrind dcllhuomo e ottimo meto d congiungere Id domu d D:o, cofi Id dottrind dedi domd e dtti d congiungere 1’huojno col diduolo. Dio, er il-Diduolo f'ono gli eflremi; i mezi Cono 1'huomo, Vdite quunte uolte egli ui dice LIBRO SECONDO. 89 che fiate in filentio; cbe tacciate ; chc non uuole che infcgnutc: cbe d uoi non e permeffo il parlare: cbe douete domandare d gli buomini: che bruttacofa e cbe uoi donncparliate mile raguitanze de' fedeli: cbe non hauete ad ejfere fuperiori, mu fudditc, che la domu, non 1’huomo, fu ingmutct, er che elU fu in preuaricatione. Q uefte cofe non uele dicoio: non ue le dicono i poeti, non ti e le dicono i dot tori. Ma ue le dice Paolo: anzipur ue le dice Chrijlo per la boe ca di Paolo, er il medefimo ui conferma anchora lo Spirito fanto per le coflitutiom del Concilio quarto Cartbagincfe. Et uoicontra il peccatodi Paolo, con tra la dottrina di Chrifto, er contra le determinatio ni dedo Spirito fanto uolete rit or nar e ul mondo di molte Eue,le quali tfpirando a gli buomini quella dot trina,che ad effe tfrirano i fifehi dello antico ferpen te, fi facciano nonfcale,ma horribilt precipitij da far traboccar le animencl profondo deUe tenebre.AUa Gen.?. prtma domu parue bello di fuori il pomo da D10 uie tato, er dallefallaci perfuafoni fu ella indutta a gu flare il faporc di quello. er d uoi par beda la licentio fa uita,che ui promette la beretica malitia : er con la perfuafione dede pcftilentiofe parole ui lafciate tirate al gujlar di queUa non fenzagraue preuaricatio= ne.Etficome dalVantica trasgrefione la morte uen* Gcn,z’ ne ad Eua, er d chi la udi, er d chi di lei difcefce, cofi er uoi, er d chi ui udira , er d chi ui feguitera etenu morte fara data in retributione. Perche io ui ammonifo, io ui richieggo,io ui proteflo nelcojf>et= to di Dio, er del Signor tioflro left Chrifto , che DL L E V ERGERIANB debbiaterauuederuideluoftro errore, er ritirarlti da co/i fcelerato offido , Riconofceteui donne, er rl~ cordateui di effer donne; er cbcdcllc donne i piupre dicata la mahtu,che la dottrina. Ricordiui che ad buomini, er non d donne fu commejja da Chrifto l* predicatione del fuo fanto uangelo . Et ui ricordi o donne, che la Zegge uuoleche fiate foggette, er Pc* confeguente difcepole,zr noti maeftre ,• er che uoi do nedagli huomini bauete cofi da effer gouernate, torne le membra dal capo, er come la chicfa e gouerna=> ta da Chrifto. Ne ui efca di merite o donne,che in uoi non e la dimna imagine,ma in noi: cr che ji come noi huomini a uoi donne ftamo fcala difaluatione,coft fete uoi donne d noi huomini di perditione: er che per= tantohauetedaudire , er da tacere, non da parla rt Id doue ftano gli huomini . E t fpeffo ui torni al la memona o donne che per colpa detla prima don* na il peccato, er la morte entrarono nel mondo con dannatione de gh huomini, er detle donne. Vcglia te donne, ucgliate anzi effere difcepole tieUa fchuo* ta di lefu Chrifto,che maeftre in queUa di lucifero, ne uogliate per uana ambitione, o per tentatione humana cambiar la eterna beatitudme con gii eterni fttpplicij. La cbriftiana pieta, er la fraternal charita mt hainduttod douerui fare quefta giufta ammonitione: la quale quando con le orecchie del cuore fta da uoi afcoltata, erchri&ianamente rkeuuta,io fonocerto che daUa dimna bonta il fallo uoftro non uifara up* pofto d peccato, Quando ueramente facciate aUagui LIBRO SECONDO. 90 fa de gli afpidi fordi, io ui riprotefto , che nel di del gran giudicio in teftimonianza della preuarication ua (Ira, er dellA uoftrA ojlinAtione queftu lettera mu fa ra produtta A uoftrA dAnnAtione. Bto ui conuertA. Bi nafte i X X11. di Agofto delXLVIll, A M. HANNIBALE CRlsONIO. O ui fcrifti i di paffati, er ftritto che ui kebbi me ne an dai alla učita del Piemonti, doue trouaipur tanto di te= po, che io fcrifti una lette-ra aUe noftrc donne lutke= rane: er quando io penfaa ua di douerlaftedire mi uen ne occaftone per ordine del Prencipe mio di torture A Milano: er pertanto fin qua ho dijferita la e/pedi tionedi quella. Quigiuntoho trouatoche la refor* matione, della quale ui haueua ftritto e (lata ftmpa ta, perche tnfteme con quelld lettera ue la mando, Or la mia lettera a quelle done e tutta acerba, -er pietta dl morfticome uedrete)per reprimereA queftomodo lafemitiile arrogantia: c" queftimorbi tmpaiono ha uer bifogno piu di ejjere curati conferro, er confuo co,che con lenitiui. Diftdero intendere alcuna cofa di queUanoftra trauagliata cittapurper continuare in quefto mio chriftiano officio, doue io uegga di poter fare opera fruttuofa. NcUareformatione non čredo che habbiate a ueder cofa molto nuouai ma ordU M ii DELLE VERGERIANE ni tutti prefi duUe lettere facre, er datle regale de gli antichi Pontefid, er de fa.cn condlij con alcuna ta le moderatione, quale aUa qua'uta di ima tanta alte=■ ratione fatta dal luteranejimo fi ricbiede.Ei anchor-cbe le cofe fiano tali, pur nondimeno qui con dolor fi intende che il Papa non puo comportare che lo Impe radorebibbiapoftomano nelleregoledel cbriftiane fhno. I/ cbe quandofoffe jiato in modo,che egli hauef fe uoluto ntrattare gli anticbi ordmi, er fare effo nuoue cojlitutioni,ocofe contrarie aUaauttoritd eccle fiafticd, o pontificale, negar non fi potrebbe cbe egli nonfofjedignodiagra riprenfione. M a uedendofi la buonaintentione fua, la quale e di riducer queda fiera, er ribettu natione alla utr a religione, er di le uare dalla cbiefa ogni corrotto cofiume quanto pit* p lui fi puo,et di far do con le ordinadoni approbabi li: Et apparendo nedalettera ,cbe e in fronte della opera,che firicerca laauttorita detla Komana fedia: er nel capitolo deUa’ordinatione , er eletdone de’ tniniflri detla cbiefa la fede detla Romana catholica, er dpojlolica cbiefa trouandofi effere efaltata, no neg go di che altri fi habbia da dolere . O io mi inganno, o il Papa douerebbe anzi ringratiarelo mperadore cbe egli riduca quegli beretici alla uera adoratione di Chrifto, cbe dolerfi cbe egli lo faccia fenza la aut tor Ha fua i no fi potendo mafiimamente dir e chefi fAC da fenza fua auttoritaquello,cbe fifa con le leggi di que!la fedia.nella qualetglifi ntruoua, er di che da lutfe nedtfidera la confermatione, lodico quefte co feper qud difideno, cbe io bo di uedere la Chriftia* LIBRO S B C O N D O. 91 niti ridutti ad um ur.ionc ueramente chriftiand: il cbe non Jfero cbcfi habbid da confeguire infincbe gli affettipriuati,cr gU interefii particolari bauennno luogo neUe cofe deUintereffe puhlico, er delVbonor di lefu cbrifto; il quale il tutto uedcndo , er tl tutto potendo, porgi lefue fante mani alli conferuatione di qutUafuauera fcde,la quale egli ci confacro col fuo fanguepretiofo. Difidero lettere uoftre, er ude orationi uoftre mi raccomando. Dz Milano 4X X VIII. di Agojlo del XLVIIB A L KEVBR EN. PADR.B MA E STR O PRATE Pictro di Giouanni ded’ordine de’ predicatori. r. e d o che inftno id bori hiuerete ueduto quello ch'io bo feritto non folamcnte il Vergerio mi adi cit ti, er alk monache. Et percioche uoimi hiuete feritto che in Cdpodiftrii ui fonodoneche non meno operano la operi del dinwlo,cbe fi faccuno alcum buomini, per rintuz Zire i mio potere tutte le arine del peftifero nimico, feriuo una lettera i quette mimftre di lucifero, er «e la mandocon intentione cbe ad ejfe la facciate bane* re per loro anmon:tione,cr che cio non baftando, U facciate anche publicare per maggiorc loro cofufione, Vi mandai i paffati giorni l'ordine, cbe hiueui, dito lolmperadore infinoallhon atti Alamagnadel M iti DELLE VERGERIANE uiuer cdtbohco; gr hord ue ne mando mo dltrofotto titolo di Tfiformatione,ordinato pur da Cef.gr dccet tdto dd g/z fiati ecclefidftici di quelle rtgioni: dl qud~ le piaceffe al S. ncfiro Dio che in tuttd chrifiidnitdfof fe ddta efecutione;cb'io fpercrei di doucr ueder unfe coloueramete d'oro. In queftd Rifornutione pctrete uederenelldletterddello Itnperddore, come qutUe chicfe per ptu flabilimento ncerchino confermatione dal Romdno pontefi.ee: er n dl a privid carticelld di ejfa refiornutionc uederete efaltarla fededeUa Ro* mana chiefa, D z che fipuo comprendere ,ckedi qut' paefi gialeberefie ji pojfono dire efferc iftirpdte, poicbedalnegarld auttoritd pontificale (fecondo d detto di Oprtano) prendono radtcc tutti g/z errori, che nafcono intorno alla uera fiede. vz e anchord uti cdpitolopdrticoldredeUe mondehe fotto il titolo de tnenifieri: er buono e che le mondehe nofire lo inteit ddno, dccioche conofcano la faUdcid de g/z apofldti,u* dendo che in qud paefe do ue le dennefaere hdnno fdt td Id fornicatione col diauolo, per diuina diffiofitione ctUd pri jima religione, grdila debi ta fantu a ji ritor na. Rt il clero nojlrofi gioueni dico,i quali {fecondo do che /ono infbrmato) hantio con intente orecchie be* uuto z/ zze/enoJfiarfo dal lupo uefiito in forma di pd* flore, debbonopiu mir are dt conformarft d. quejla re formatione, la quale e fecondo gli antiebi decreti po tificali,gr fecondo le cojiitutioni de' faeri concilij,che alla dottnna di chi zzozz feguita altro che la uia dello appetito. al quale Dio dara Id mercede fecondo le c=» pere fue. lo difidero di bauere lettere uojlre parti LIRO S ECONDO. 52 tolari di tutto il procedere di cotefid no&ra rittd nel le cofe deUd fede: chefdccid l’iniquo pojjejjbr dettd fc did epifcopale: comefi gouernino i preti,comei frd= ti: chene fentunogli huomini: cbe le donite-.comefi dccordino igicueni co' uecchi:qudhfidno igonfdlonie ri dilucifero :er chi fdccid gagliardd refiftenzd per honor dilefit Chrifto. Et percioche intcndo cbe ddl h fchuold lutberana fi portatto attorno nuoue fcrittu re ad inflitutione deUd loro pcfiilentiofd dottrina^mi farefle non poco pidcere d fdrmene hduere copid di alcuttd . Mi' raccomando alk or dimi uojire,dcl cona uento uojlro, er di tutti i cdtbolici. Di Milano i X X V111. H Agojlo dd XLV1II, A L L A NOBILISSIMA CITIA, BI P O P O L O IVSTINOPOLITANO. on fommd confoldtione ho fentito cbe lu mid letterd i uoi dolcifimd pdtrid mid er nobilifimi cittddini e fiata molto car d, er dmoreuolif pmdmente riceuutd. Diche ne lodo, er ringratio quel fignore, il quale folo puo dar e fpirito di dir e, er di fare cofe, cbe d luiftd= no di glorid, er di honore: er fe bene nel circoito di quelle murd,che dir fi poffono cingtr Idcittd di Ca podiflria, fono perdunenturd di quegli,cbe con torto occbio queUd>zr dcUe dltre cofe mie bdimo mir at e, M lili DELLE VERGE RIANE CT mir dno,che i qudlc chiudono leoreccbie,etfcr runo le por te de'loro cuori,no percio no debbo to dir e che eUa fia fiata cdra aUd pdtrid mid , non effm do fenon membrd corrottc,ondd; et dtfendd Id [ud dottrinaset no cerchi quedli sfuggimenti.quejla butnil td,cr queftd patientia farebbelodeuolein ogni dltro dttoi maquefli lupi ucllitidi pclliJi pe* core bifogna guardarfiv. et 'a quefli diauolt mafcberati bifogna leuar la mafckera co la libcrta del dire la nn da uevita fenza Jrode,etfienza njpetto. \o ne plode nepcrbiafmo checglimifappiadare non Jono per uficire punto di quel camino, nel qualc io [ono entra= to; Ne diro,ne migloriero con quale jpirito (cone fa il Vergerio di [e parlando) Aid Dzo e tejlimonio del la mia fimcera mente,er della miapura intentione, Egli mi loda in un certo modo,cr dice di me il mag* giormale,che dirfipofja tebe oltra la imputaticne della dottrina, della quale io parlero dapoi, dice che non per honor di D10, non per obarita, ma per un poco di gloria di mondo mi fono condutto d fcriuerc contra di hi. quafi come d me manchino i fuggetti da feriuere fe uoglio feriuere per ambitione:o come quel lo,che io ho fentto d lui non lo haueftipotuto dire fen Zancminar luijcriutndo in generale contra il lutera neftmo > ccmcfectin quel difcorjo,del quale ue ne ma dai i giorni pajjdti aleune copie: er in audlo fi i po tuto in bučna partc comprendere ijuanto io fia am* bitiofo , hauendolo publicato fenza il titolo del mio neme, H o parlato di queUa trasfiguratione di angiolo diienebreinangiolo diluce, Et che egli fia uera» BELLE V E R G E RI A N E mente avgiolo di tenebre lo m faro anchora maggior mente mamfeflo. Ad cgniuno dec ejfer cbiaro , che officio di maligno ffirito e il cercare di diombra-re la lucc dellu tieritd con Id nebbia detlefalfitd. Et ioui moftrero che di cofe non uere e teJJutdquel Id lettera. Egli fcriue che mi fece neder e copid di und ctrtd letterd di uno fckolare dt Pauia, che fcriucud d fuo padre. Eccouene und. Id lettera pireua bene fcrittd in Pddoua, er mandatar Pauia. Ma io fono ficu* ro che non fu mai Pauefc chi la fcriffe: er hoio che lo fcholare fiaflato tl Vergeno: che il padre ftd ftdto il Vergerio : er che quelld letterd, er la ri-Jpojla habbia fcrittd il Vergerio con fpirito di men-Zogna. Si che nel Vergerio e il padre, il figliuclo, er lo Jfirito, che farno ( dir o cofi ) una Antitrini* ta .Et pernonperdereintorno 'acio tempo, crpa= role,dica egli tl nomedel padre, er del figliuolo iti modo, che di loro fi pojjd cercare : er tojlo tojio ft fara aperta la uerita. Aggiunge che in quella lettera ft conteneua che Id chiefa Ramana ha bifogno di effer corretta, er ri* formata : er che io prefi d fcriuere contra sforzando mi di foflcnere una propofiticne, che il Papd , er il Cocilio habbia qlla iflefja auttorita,che hebbe Chrifto, et che hebberogli apojloli: etche poffafare,et disfaa re come polrebbe Chnjlo,zr glt apcftoli medefmi,fe haueffero d ter nar e in terrat er che uoglio fare il P d. pa,et il Concilio fuperiore d Chriflo.Ccjidtce egli. et quando dicejje tl uerojatmaperfermo farebbedan= LIBRO SE C ON D O. g 5 nabile dottrina. Contra la opcnion dcUa riformatio* ne non ho io mai fcritto. Anzi in quel mio difcorfo di fopra nominato,tutte le mie concbiufioni fono, cbe la chiefa f debbia rifbrmare. Vero e che ho contraditto alla riformatione,che uorrebbc il Vergerio:percioche eUa farebbe non riformatione,ma dcformatione. La intention fua e,che in luogo delle ordinationi, er deUa dottrina della chiefa Romana Ji introduca la confufo tie,gr le bejlemmie della fetta LUterana. Et prima non uuole che fi dica che noi habbianio libero arbi= trio. E t io ho molte teftimonianze contra di luv.ma ho ra faro contento del beato Hieronimo, I/ cjuale contra „ louiniano fcriuedo dice. D/o cifece co libero arbi „ trio,ne farno tirati neaUe uirtu,ne a' uitij p necef „ fita. che doue e necefita non ui ha dannatione, ne „ corona. E t d Damafo fcriuendo ci lafcio regiftrata „ quefta beUa fentcntia. D/o ci diede la libcrta deUa ,, mente,accioche ogniuno uiueffe non fotto lo impe= „ rio di lui,ma fecondo il proprio piacere. Cio e non „ per necef ita,maper uolunta,accioche la uirtu ha* „ uejfe luogo,er chefofsimo differetidagli altri ani ,, manti,mentre che d fmilitudme di D/o ct e permef „ fo far quello che uogliamo; aaioche er d peccatori „ fojfe retribuito comieniente giudicio,zr d fanti,o /e; chc pdfci, pdfci i P er dir tre uolte pdfci, uorremo per quefto dire che 1'ordinaffe fuo luogotenčcef Egli fchernifce ilpdpdto: mi il dottore di me tdnte uolte dllegdto, in piu luogi lo riuerifce. E t pirldndo di quelle parole che Chrijlo dijje, Tu fePietro, er/0= pr d čjjld pietrd edijichero Id mid cbieftydice che quel dire foprd quejld pietrd fu uno dlludere dl nome di Pietro, er dire edijichero Id chiefd mid foprd di te. E t per non multipliare in piu dpi dico che cotdlc e Id riformdtione,cheintende difure il nojlro pddrere uerendo. E t io dUe fuc openioni non ho uoluto nffon dere hord con dltre tejiimonidnze, che con quelle del bedto noftro Hieronimo,come di duttore, di dottore, er difunto (diro cofi )dnoi congiunto, er fdmiglia re . L d cui duttoritd e cofi grdnde,o~ cofi confcrmdtct ddUd chiefd,che effo folo e bdftdnte d gittdre d terra le openioni non folamente del Vergerio, ma di tutto il luttrdnefimo. E t per pruoua di qimtd fidld autto ritd fud neUd chiefd di Dio ne ddducero in mezo utta fold tejlimonidnzd. Geldfio primo Pontefice grauifi mo,cr dottifimo nel decreto fuo delle duttcntiche, et delle dpochrife fcrittureingiudicar gli fcritti di R« fino,di origene, er di dltri fcrittori,firimette dl fo lo giudicio di Hieronimo, er dannd, er riceue queUi che da lui fono dannati, er riceuuti. Et fe la dottrina di tali, er tanit fcrittori alla cenfura di Hieronimo N Io.zi. Matt.iS D L L E VERGERIANE fottogidce,4 cjuelld non fidee uergogndre il Vergerio di foggidcere. lo chiamo in tejhmonianzd Dio,et il S. noflro lefu Chrifto,nel cojfetto delqudle to fcriuoqfte cofe, ib'to non dico cofu dlcunu pcr dggrdtidre,ne per bidfhtidre il vergerio,md folamente per ifcourire,et difendere U uerttdtz? tanto fone io lontdno id difide vdre il nidl fuo,che io bo compdftcne di cjuejld cecitd, er di quejldmifcrid,ncUd qudle egli e trdboccato. Et pr e go quel Signore,cbe e uero conofcitor de' penferi, che fe č di honor fuo lo illmim,et lo rilcui; quddo tie Vdmete fa di dltru mxniera,fu efequitd Id fud uolutd. V e ngo hord dlld beftemid, delld qude egli dccufd, me,che uogliofdre il Pdpd,et tl conalio fuperiore no foldmente d gli dpojloli,im d Cbrifto.Et dico in pri' md,che to non pojfo credere che quelld letteru dettd dellofchoUre non fia ftdtd uedutd per Cdpo/lrid . I'< ejfd ui fonomolte cofe difconueneuoli: er ui f contic= ne in fommdchenelldchiefd di D/o non fi hddd offer Udre ordindtione dlcund fenon qudnto e effreffo nel Udngelo. Etcio fipruoudion lo efempio di un giarai no,nel qudle fu ftdto pidntdto m certo numero di pidnte,zr che piu non ue ne cdppinno . Et nel fine fi ddnnd ogni ecclefujlicd coftitutione . oueftdletterd pare fcrittdddlfigliuolo dlpddre. Et Urijfojld del pddre uienedddcconfentireal detto del figliuolo: l* onde hduendole d me il Vergerio fdtte uedere, iofor mdi und rifpojla fecondo Id uerita chriftiam: er d lui Id diedi dicendo che Id rijfofld del pddre no er d q“d le egli U mi bdueud ddta d me, mu qudleld ddM io d lui: er fu eUd del tenor che fegue „ LIBRO S E C O N D O. ne ringratio il Signore che in tanto tempa tionJi fono [minite. Con quctte ho hauuto ti fermo= ne del Vergerio, let čopi d delit lettera fua in rijfos ji d delld mia, er di quella anchora dl M.Liligi C . Dio ha collocati „ come in una alta guardia di quefte cofe humane, „ accioche gouernaffero le citta,leprouincie,i regni, „ g/z Imperij, er jinalmente la chiefa,zr tutte le co » fe faere, le ijuali noi che farno priuati, er che noti „ cof ci trauagliamo ogni giorno in amminifrar le „ cofe publicbe,no le ueggiamo.Et di quefodettouo ftro ne adducete anchora uno accomodato efempio.Or fe uoi feffoaUhora uefcouo no uedeuatedi molte cofe che al gouerno della chiefa fi appartegono,come le ue dete hord,che no fete ne in piu alto luogo coUocato, ne piumtraudgliate neUa aminifrationdeUe cofepubli che,che uifaceuate aUhoralet fe di molte cofe no ueie te,le qualiueggono i fuperiori,percbe uolete uoi ddr loro legge i Mz nffonderete che hauete dapoi hauu-> ta la lUuminatione dello jfirito (che cof ufate di dir O iii DELLE VERGE RIANE uoi altri) zrpotrefte anzi dir cke kanete bauuta U cecita dd malo Jfirito. Ančke in quel difcorfo dite nella prima car ta, cke D io ui haueua data la cognitio ne detla uerita : er cke {pinto, er infiammato dal fuo arnore erauate corfo a loro. Et cofi ejjetido non dee effier uero cbe dapoi habbiate bauuta illuminatione contraria. Cke D io non e jpirito di contradittione,. Non douete adunque ucder piu di quello , cke uedeua teaUkora. Et piu non tiedendo, non douete paffar piu auanti cke d prtuato fi conuenga. Et bauete da go uernarla uoftra greggia con quclle leggi, cke da’mag giori kauete riceuute, er cke dal [upremo padore ui [ono jlate date fenza uoler uoi da uoi cofondere il mo do mettendo ogni cofa fottofopra ,fapendo mafiima-mente cke in ogni reggimento le innouationi [ono pe= ricolofe, er odicfe. Appreffo dite cbe non fi debbono cofi jprezzdre in tuttogli ingegni , er i giudicij de gli anticbi: per= ciocbefurono certamente dot ti, er forfe migliori di noi: er cke non fi dee ftimare cbe fiano fiati in tutto lontanidal fegno,zr dallagratia di D:o, laqualeiUu mina le buone menti ,jpetialmcnte d quel tempo , nel quale non commo fii da alcuna inuidia priuata, o da aU cune inimicitie trattarono la caufa detla ckiefa er del leammenon filamente d gli buomini di quetla eta,ma anckora d tutta la pofierita. Or fe quelli buomini fu tono dotti, er buoni, er fenza forfe migliori di noi: er fe trattarono la caufa detla ckiefa, er detle anime fenza inuidia, er fenza inimicitie, e ancbe da črede* dere cke fiano fiati piu partecipi detla gratia di LIBRO T E R Z O. to 8 Dio che non fono coloro,i qudli no fono ne piu, ne cofi dotti,ne cofi buoni,et che p inuidia,p inimicitia,p m bitiqne,etp odio trattano non Id caufa detla chiefd,et delle amine, ma'detla fmagoga, er del diauolo; per che dduncjue uolete uci hord dannargli come tutti 16 tani dalfegno della ueritd, er delld luce dello fpirito di D/o?fenmmentc douereflecedere,er fottomet tere Id uoflrd aUd loro openione, er noti uolerui fdr giudice foprd diloro. Poiparlando deUetrdditioniec defiaflichc dite,che fihannoda confderarc le prime „ loro iflitutioni,ey tuttd la loro mr tu, er pietale „ quali fermamente batino hduuti buoni principipet „ che fi dee hauer rifpetio d que' buoni noflri mag= „ g tori, i qttali gid intorno 'd miUe anni o le intro „ duffero (fe pur efii le introduJ]ero,gr non piu to „ flo le riceuettero dimano dl coloropbe far ono a= „ uatitt loro, er alcune anchord come daUe mani di „ eft apotloli )ole trattarono nelld chiefd, er cdfu „ di Dio,alld quale o mai non e mancato tl confold= „ tore fpirito fanto , o bifognd chiamar bugidrdo „ Chrtfto il qudle e fomma ueritd. Quefte tutte fo no uoflre parole, tutte fantamente, er tutte chriflid namcnte dette. Et uoi nclproemio di quel uoflro di-fcorfo affermate di douer dir cofe ueramete Chriflid, ne. Or je quefta e la ueritd chriflidna: fe le traditio ni ecdefiajliche hdnm hdttuti buoni pr incipij: fe d gli introduttori di queUe fi dee hauer rifpetto: fe e anzi da dir che fiano uenute datte mani infino de gli Apo-floli; er fe dlla chiefd non e mai mancato lo fpirito fanto, perche le uolete uoi biafmare ? per che dana o iiii DELLE VERGERIANE> nate que' buoni padri antichi perche date d quelle tiomc di humane, er di diabolkhe inuentioni i er perche uolete far Chnjlo bugiardo ? Kaccoglieteui in uoi fteffo Monftgnore: er giudicate il modo del uoliroprocedere.Konfono io: No n e il Mutio quel lo , chc nilacera;er che (come intendo che uoi di* te ) ft inuettiue centra di uoi. Sete pur uoi fteffo, che con le uojire fentture medefime ut dantute ,er riprouate la nouita deUa uojlra dettrina. Uora fa= če uoi profefftone di noti uolere accettar fenon quan» čo e fenttonel uangeto: duheneUaprimamia lette» rd d uoi ne difii affai: er i>i quel difcorfo parlate di uerfamente da qudlo, che hora tenete: chc quejlc fo „ no uojire parole. Eenferejle uoi chefoffero anchc „ da rimuouer dalla chiefa (rZeBe traditioni e il uo~ „ Jlro ragionamento jcontutto che confcntiffero al „ la dimna ferittura i er chefojfero accommodate , 3> er utili d nutrir la chanta, er /d pzečd f er d con „ feruare il buono ordine , er /d politia della chic* „ /d ? Koti pen fo che cifiaalcuno diuoi, cheardifca ,, di nfpondere.tili ejJendo,che bifognirimuouer* „ le . Quejie pur fono parole uojire. Et quello the uoi dite che non penfate , che aleuno di loro fu per dire, lo dite uoi, che non ne uolete riceuere ueru na, dannandoui uoi fteffo perpiu nimico della chiefa., che aleuno di coloro, d quali uoi parlauate aUhora . E t che diro di qitello ,chefubito uiene apprejfo? M d „ fe aleun riffondejfe, che non fono confentienti oda „ ferittura, o tali,che commodamente poffanoefer 3) citar lapietd noftra uerfo Dio, cotiferuar U LIBRO TERZO, i o 9 >, polit id delld cbiefd, io cjuidacctpo mi dorrel che „ da uoitroppo fuperbamete fojjero ffirezzati i gin ,, dicij, la dottnnd, er Id famitudellu uitd di que= „ gA huominifantifiimi, 1 oualt le hdnno fiat te p.if= „ ficreknoi. A tjueflonon dggiungero aitro to, fe* noti che uoi trd uoi penftdte fe d d uoifi opera cofa al cutid fuperbamente ,0 in qual maniera. Voi feguitate „ dičda,lo ntl uero alla ncjlra eta dttributfco a/fdi, „ che elld ci hd dpportato tiru grd copia di ttgegni. „ Md io ucggc che noi digrande fpatio fiamo Ion* „ tani du cjuella innocemU, er fimpliatd di uita,<*r „ da cji er difidera „ ua di uederlo a tutte le hore,non pur con gli occhi „ ddla mente,ma co’ corporali ancbora. Et ucdendo „ Chrijlo i difiderij di lei,per compiacere a' fuoi de* „ ucti affetti mirabilmcnte nel fudario imprcjje la „ imaginedel fuo uolto ; er dcg/zo di farne dono A „ hi. O grandezza della diuina benignita: er o f>ed „ tafemina,cbe merito di hauereun tdto dono:\l qua ,, /c cottte ella pofcfopra Velufuno curuo incontane „ le lo ridrizzofano. i/ toccamcnto ancbora di que „ fta diuina imagitte ha ritornati molti da diuerfe in „ firmita d perfettafanita: er qfto ineftimabile dano ancbor ognigiorno rifplede di innumtrabili miracoli. Quefla e la tejhmoniaza cbe rčdeal ftdano la chiefa ambrofuna.et la Romana(come fapete) lo celebrado moftrai er /o riuerifce. Hord producete uoife uoi ne bauete pruouein contrario,cbe riprouino le mie pruo Me. El deg/i ido/t di Egftto Se crediamo cbe dopo la uenuta di Chrifto d tuttigli idoli foffe tolto il render piu rifyofte:Et fe crediamo cbenell’ufcir di Egitto il popolodi Di'o eficadeJfero,non fopercbe non debbia mo crederccbe entrandoChrifoinquelpaefe:entran doui il Signor non folamente di quelpaefe,ma di tutti i popoli, je ne uedejfe un tale effetto, E fcritto in Iifaia, „ Ecco il Signor afcedera fopra una nuuok leggiera, „ et entrcra in Egitto,Et ft moueranoi jhnulacbri di Bgitto dal Jito cojf etto.ilqual luogo e intcrpretato di DELLEVERGERIANE qflo miracolo,cbe e ncgato da uoi,et dl quale confent? la chiefd untuerfdle. Ete quefla interpretatione tan= to pr opni di qud luogo,cbe io non fo cjuale dltrd me ghoghfi pojja accommoJare.Cbe ueramente nuuold leggierd fu d corpo del Saluatore: percioche non fti generato per uolnntd di čarne,ne per uolunta di buo mo,ma per operatione detlo fpirito fanto: Et fe bene fu fermato in fimilitudine di čarne dipeccato,non per ciofufoggetto allagrauezzddi aleun peccatoi Id or,* de la diuimfima fuaanima „ Dinojlrahumanitade » Veflita ando non come 1'altre car c d. Et fu anckora lieue nuuclo il corpo fuo, percioche fe bene in cjuello la diuinita era nafcofa,pur d’bora in bo ra mandaten fuor igli Jflcndentifimi raggi deUa fua lu ceinfegni,<%• inmiracoli,qualimolti altrifi leggono, et qualc ftfu queflo,che in ijf irito di Dio fu utflo dal propheta,et in tjbmto contrario e negato da falfi pr o feti. Et chee altroiluoler torre daUachiefala ope= nione,cbe altribi deUauirtudi lefu Cbriftofenonmd nifcjlarfidi ejfereimpiol Voi fetepoi Catholicoš E t con quefta uojlra prauita di dottrind non ceffate di dare ogni giorno nucui fcanddi d CatholicilDeb io ui pregop le uifceredeUamifericordia dels.nojlroleftt Cbrifto,cbe ntorniate in uor.che uileuiale da gli oc= chi quella nebbia, tbe per opera d d Hiauolo ui tiene dccecato.Habbiate compajiione d uoiftejfo; habbiateU ali'anima uojlra ihabbiatelad queUainfelice pa tria , la quaie e trafe diuifajej- diuift da uoi: er riunite le parti di lei, er uot con lei. Et ne bauerete boa nore LIBRO TERZO. 113 flore al mondo, cr grada d Dio. Et per torture alle uojlre fcritture; E* uetmtd fuo ri copid di m uoftro fermone de Sdcrdmento del corpo, cr del fdtigue del Sigttore: Ne/ quale pdrldti do uoi in piu luogbi piu do. Sphingd, c he d d Edi po, bduete doto mol to fcanddlo d' cdtbolici. Perciocbe in que’uojlri Enigmi fi uede ffarfo il ueleno del luterd* nefnno in modo, chc uoiforfe ui perfuodete, dccdden do il bifogno,con und tortd interpretdtione di poter gli ddr notne di medicittd . I/ principio di quello e que ,, flo. Eratello in I efu Chrijlo fr d tutte le cofe,cbe tu „ fdi in quejlo mondo, per grnndi; er difficili chc „ tuleftimi, neffuna učne č,Id qule contantd attč „ tione, er curdfdr fi conuegnd, qudntoqueftd,cbe „ hord fei qui per [dre: cio e prendere il corpo, er „ fongue di I efu Chriflo nelldnimd tud. N on ui baa jlaua dire per prendere il corpo, er il fangue di Ic= fu Chriflo, fenzd dggiungerui quetlo, nettanimalChe uolete uoi direicbe il corpo nojlro nolo riceuef Cofi dirdtmo i fdcrdmcntdrij, er queUi, cbe non uoglio no cbe quello fu cibo fenon fjnrituale, er cbe uirtuul mente fi riceud. Non fapete,dice l’Apojlolo, chei , Cor s corpi noflri f 'ono membra di Chrijlo. Sei corpi noflri fotio fue membra i er /e effo e il nojlro capo, perche uiguarddteuoi dd dire cbe il capo ji congiungd alle fue membrd f Non fdpete, dice egli, cbe le membra uo l Cor-6 ftre fono tempio dello Spirito fanto i Se i corpi noflri riceuono lo Spirito fanto, perche no dite cbe riceud= flo ancbe Iefu Chrijlo f il quale pur ueramente,cr fen fbilmente m corpo,cr in fangue fi riceue con tutto P DLL E VERGERI ANE che i fentimenti noftri neUa miracoloja trafmutdtio-ne mancbino, er Ji runangano abbagliati. N on pote= n bere tl cdltce ielsignore dice ti medcjhno 11 edlice de dimom ii N on pot e te cjjlr partccipi deUd 11 tntttjd del Signore , er della menfa de’ ditnonij. Etfe il corpo non partecipd deUd meja er del cdiice del Signore,noti dccudeud dir quefle parole, parttei-pcindo ne’fcdcli il corpo folo del culice, er della men Jd de’ dtmenij, Voi parlate anchora della fede per tut to quel uoflro fermone in modo fojpetto,come fe eUd fola d falui, er come je Id infidelita foia er non altro peccato cipojjdcandannare, U ebec tutto contrd Id fententiade cdtholici. Voz dat e notne di comanda-ntenti humani aUe ordinationi ccclejiafliche contrd Id fentenzd de Cdtholici, er contrd Id fentenzd di uoi ftcfjb nel difcorfo, chc di fopra ho aUega= to. Etquelld mentione, che fatedi predicure il u corddnte ,iodi quelld ne faro incontdnente fpetidle dichidrutione, cr ritrdttdtionc . Cbe quetlu mi pure che ftd Id uera ttid, Id qudle debbid tenere chi uuole conjerudrfi tralcio di qttelld ulic, dcllu qudle Cbrifto e il pcddle, Et fe uoifetc cdtbolico dd douero,doue= te fare il fimiglidnte. Ha uete con le uoftre feritture ddto fcanddlo d catbolici ,fate oper d dttehe di torlo uid. Diftderdno i cdtholici ftper dd uoi che cofd uo= gl id dire quelriceuercil corpo, er fdngue di Cbrifto nelVdnimd. Diftderdno di fapere fopra quelld ntentio ne, chefdte deihfcde, fe intendeteche Id fold fede bdjli dlld falute; o pur cbe le opere (iano neceffdrrie in quelli,chepof[ono oper ar e : er fe d bdttezdti per efferftlui dltrifdcrdmenti flano neceffarij potendoa gli hdtiere: er Jpetidlmente quetto cbe fentidte dettd con fermat ione,e? delld ultima untione: er fe fenzd P iii DELL E VERGERIAN E Id confcfione de’ peccati da farfi • fccretamente d fd-cerdoti fia laito d peccatori andare alla comunionc: Et fe de’ peccati in qucflo , o ncll'altrc mondo habbid mo da dare alcuna fodisfattione: cbe fopra tutti que jli articoli nafce dubitattone in cjuel uofiro Jermane . Difiderano ancbord i Catbolici di intcndcr da uoi fo pra cjuel fermone come intendiate cbe fi debbinno ojferuarlc traditioni, er ordinationi ecclefiajhche, le quali habbiamo o pcr confentimento didcttori, o per dccreti dl Poncefici, o per coftitutione di conci= lij,o per antua confuetudine. er di quclld ficu= rezza.che altrui prcmettcte in qucjlo mondo difalu te,et detla intcrcefiion de fanti difiderano di fentirne la uojlra dottrina: er ulttmamčte quah ftano qucgli abuft, er queUe impicta Atile quali nel fine del Jer mon uojlro difiderate cbe fia mondata la chiefa. Quefla diebiarati r.e difiderano i Catbolici dt kauer da uoi. E t fe uoifcte Catboliconon ladotietc nea g are . Et loper fodisfattion loro, pcr quiete del= la perfona uojlra , pcr falute detla anima uojlra er per faluczza diqueUe poucre pecordle difpcrfe, ddle quah uoi k Dio neU’ultimo di bauerete da rcn-der ragionc, ui pr ego, er ui rkhieggo k douerla fd re. Et ui prego per quel facratifiimo fangue, cbe lefu Chrijlo jfiarje per mondar noi da' peccati mfitl legno delli croce, cbe fe uoi fete ueramente Catho* lico debbiate publicamente , er chiaramente farui conofcer per tale, er nel diuuio fuo cojfctto ue lie fcongiuro. JS\acque gia in Orienteper cagion diUa fede acer LIBRO TER Z O. i t 6 bifiima inimiatia, cr pcrfccutionc trd Gioiimniue= fcouo di Antiochid, cr CiriUo Vc/couo Cojlantinoa politano: cr dopo molti trauagli Giouanni mando d Cirtllo la fuafedc fcritta: Id qualc conofcendo Ciril-lo ejfcr ueramentc clnijiiana Lt dpprouo per buo= n d, cr mi trafigga bene: mi infami bene ,, nelle orecchie de' carnali,che quefio e apunto quel* „ lo che lo Jjnntc di Bio mi fa difiderare.Et no mol „ to dapoi, Io hojferanzd di pot er trouamt un gior „ no done fara quefio mio MutioiEt fiate pur certo „ che io lo carezzero piu che hdbbid maifatto .E tlo „ uonopregare chemi facciaungranferuitio: Et „ foggiunge ,\o diro al Mutio, che loprego che con quella fuapotente penita mi uada diffamando nel m mondo,cr leuandoa’ carnali ogni buona openione DE L LE VERGERIANE „ che potejfero bduer di me,tdnto cbc ognimo di /o* „ ro Ji rifolud,di haitermi per huomo di poco fenti-„ mento, er -iipoc.i, er ntjfuna ftimd.Et dpprejfo . „ Non hdrd moltd faticdil Nutiod farmiperdere „ fcriuendo conirddt me tutto tlcredito,cr tuttd Id „ tjijlimatione trd cdrna.lv. che gu per grdtid di Dio ,, c onofco dihduerne mol to pocacEt mi Jard grdti „ grdtid cbi mi uorra diutdre onde io perdd dnche „ cjtislh pocd. Poi fd un lungo difcorfo deUd fud iti' „ t<; Et concbiude.Eccoui un pezzo de’commentdrij „ dtUe cofe mie. Gli altri mdnddno d Monfgnor Io „ uiogli commntdrij, er /e itiformationi de’ gefi, ,, er dtile glorie loro,Et lopregdnc, et li fdnnode’ „ ncchi dom dccioche ejfogli mettd in cartd, er le „ mandi alldcognitione di tutto il monio, er le qudlinon poffono met ter e in efecutione i Eč diremo percio itoi che d co= loro mdtichi il libero drbitrio dl mile f Md io perdo troppo tempo intorno dd und cofi udnd fentenzd. Eč pur e buono pdrldrne, dccioche fi intendd Id falfitd di qutUd dottrina , ddlld qudle ingdnmr fi ldfduno quegli huomini,che uogliono foli effere dotti: er per. conferuitioe deUdquale Ji Ufcidnoin matucra dcceci re dal Diduolo,che co le drme Id uogliono maitenere. H duete intefd Id dottrind del noflro no men dotto tndeftro ,cbefedel pdflore. Hord ui ho dd dir e queU lo, che ne fento io. Q uindo io dico d’buuer libero drbitrio, intendo di dirc, cheDio diede dlprimo buomo j er in me nel bdttefimo hd rinoudtd und tdl uoluntd, che io con Idgratid fud, er con Id ragione gouerndndok poffo fdre elettione del bene, er poffo medefimdmente Id grdtid fud, er Id ragione Mundo* Q iii DELLE VERGE RIANE ttando uolere il tnale, che egli ne d quello mi sfirzd, ne da quefto per forza mi rimuoue. Ma abbraccian= do io Idgratid fua, cgli nel mio buon uolere , er in queUa mi confirma, non uolendo io riceuerla, nonfd sforzo dl mio uolere, er mi Ictfcid in poder di me me* deftmo, Et qucjlo e quetlo, cbe fi chiama liber o ar bi trio, o mettdft in opera ,ono il buono, er il reo no* ftro uolere.Dio fi con noi in qucfiapartepiu da avti co, che da Signore; che egli con le buone ijpirdtioni ci chiama, ci moftra il benc; d qudlo ci confirtd con premij•: er dal male ci difconfbrta , moftrandoci Id bruttezza di quejlo, er la pena, che altri ne hd dd Apoc.}. fentire. e' feritto nello Apocalifi; Io &o dla pordet , er picchio, fe dlcuno hauera udita Id uoce mid, er mi hauera apertd la porta, entrero a lui , er ce= nero con lui, er effo meco, Et che e quefto, fenon Id prontezza deUa gratia di D io, la quale d noi jla d ri ceuere, er d nfiutarla i Dzo fa con noi propriame* te come fd il padre col figliuolo picciolino. Il padre d fe lo chiama; il figliuolo non fi mucut; 11 padre torna d chiamarlo, lo lufmga, er g/z mofira un pomo , fe uiene, uiene; Se non uiene prende la nerga,er lo mi* tiaccid . Et quantunque pojfa mettergli la mano dd* doffo,uuole con que’ mezifdrlo obediente, et ufarlo in modo, che egli pofcia dl folo fuo chiamare ne uett ga a lui . \nquejla guifa tira il padre il figliuolo'. Et fmigliantemente Dzo tira noi i fe . Et di qudc quel detto di I efu Chrifio,che niuno Ud d lui fe tl pd lo'*‘ dre non lo tira. Et pare d uoi che fid picciolo tir ar e , la promeffa delta eterna glorid, er le minaccie dcUe LIBRO TERZO. 114 'terne penelQueUae (lpomo,quejleUutrga. Tale ' la firza chc ufa con noi.Et con tutte quejle promef-fe,er con tutte quefle minaccie a noi fla il feguitar* /o, er /o ftarfene; fl torne'e in podeJU del figliuolo andar da fe al padre, et lo Harfene. Egli e da un mat uoler impedito,er da un buono e fojfmto; er puo col buono uincere il reo. Et in nojlro potere e far firza a' ptruerfi noflri appetiti, er appigliard al bene; cbe cofi anche ci confirma il Signore quado di-ce.ll regno de’ cieli patifce firza, er i uiolenti lo Mat.rt; rapifcono . ll teflo, cbe di fopra hoaUegato mojlra t che fenza la gratia di Dio tion pofiamo nuUa: er queftofa conofcer la firza deUa noftra uolunta. D/o dala fuagratia ad ogniuno, faluo fc aleuno rifutan dola non fe ne e fatto del tutto indegno , Dio la da 4 cbi la uuole: Egli uuole cbe chi la uuole hauere lct'r lendo che dlcun perifed, md che tutti tornino d peni= tenzd. Dz che fi uiene d conchiudere che tutti ft pof= f ono fdludre, er che per confeguente quelli, che fono Matt.7, ddnnuti, ft ddnnunoper colpddeUd loro uoluntd.Bo= munddte, et ui fdrd ddto , cercdte, et trouerete, pic= chidte, er ui fdrddperto diceil Signore . Et perche dirci che domdndidmo, che cercbidtno, er che picchid mo, fenon poftidmo domdtiddre,ne cercdre, ne picchid. Mat. n. re • Venite d me (dice egli dnehord) tutti uoi che ft* ticute, er fete edriedti, er io ui riftorero. Et in uno LIBRO TER ZO. nj -fliero che tutti noiparno maniflfldti dauanti il tribu= nal di Chrifto, accioche cgniuno riporti quello, che cgli nel corpo hauera oper ato o bene, o male. Ef reci tdGicuanni cjucfle parole di Chriflo; Viene 1'hora, io.j. neUa quale tutti cjuelli, che fono ne’ monumenti udi= ranno la uoce del figliu olo di D io. E quelli,che ha.no ‘fatto bene procederdnno in refurrettione di uita; er . queUi, che hanno oper ato male , in refurrettione di giudicio. a' me farebbe neceffario di fcnuere una ; fcritturd troppo piu lunga, che non e quanto ui ho fcritto, er quato intendo anchora dl prcfente di fcri ■utre, fe io uolefli [olmente recitam tutti i luogbi DELLE VERGERIANE detlu fcritturu,ne'quuli le opere, come neceffurie ullu fulute, d [ono commendute. IAU que(li, che bo ude-gutifonobentuli, er cofichiuri,che fenzu dtfficuU tu debbono effer riceuuti nel c nore di chi giu noti ne bu dute le chiuui in muno del Diuuolo. Et per non iflure ne unche qui ud udcgure fentcnze di dottori, moflrero folumčte quul fiu lu openione dedu Chiefu. Et percioche il cupo dedu Chiefu e il fuccejjor di P ietro in terru, elemente V upu primo dice, Che tl Chriftiunoper leproprieoperutioniuiene futtohere de de' beni cele/ii: er che egli debbiu dirizz done, fono promefje per itid di contratto , fe fara R ii it DELLE VERG ERI ANE adempiuta la conditiotie. E t tali f'ono le prottlefje Matt.«. a chrijlo. Sc perdonareteui fara. perdonato, Sefa Io rete quejle cofe [drete beati: Se feruarete i miei co= mandamenti Jlarete nel mio amore. D ate, er Ul fe-Io If' ra dato . Et di quejle tali promejfe ne e pieno il Liie.«. Vangelo . Chrijlo adunque c i infegna operarc per acquijlar prcmio, er pcr fuggir tormento. Il che ci Uic.4. dimojlraegli anchora kggendoil tcflo di Iftia , er dicendo che era uenuto d predicare il di della retribtt tione. Et fe egli quello era uenuto d predicare,per* Rom .8. che non ui debbimo noi hduer uolti i penfieri f Dice Paolo che faremo hertdi infeme con chrijlo fe pa* tiremo, accioche infeme farno gtorificati.t3oue l’Apo t.Cor.i. j}0io a infegna patire d punto per ifpericnza di mer cede .Et dt fe parlando diice, che portaua la mortift cationedi Chrijlo nel fuocorpopcr confeguir la ui ta di Chrijlo . Et per non andar raccoglietido molti tejli, mi douera baflar lo adducer due lucgbi detli Epijtola d gli Rebrci. In quella adunquc 'c fcritto, neb u. che Mo/e nego effer figliuolo della frglid di Phoraoa ne, uolendo anzi effer afjlitto col popolo di Dio, che hauer giocondita di peccato temporale, er che egli ciofdccua mirandoneHaremuneratione. er nel capi Heb.it. tolo feguente ft leggono quefte parole. Corriamo coli patieza atla battaglia propoflaci riguardando in lefit auttore , er confumatore ddla fede, il quale con li dliegrezza 4 fe propofla foflenne la pa fone detli Croce . Et fe da Mo/e, er fe da Chriflo (i miraui atla mercede detla eterna gloria , no fo perche da noi nclle operationi nojlre , er tieUa patienza nojlra LIBRO TER Z O . tjj Hebbid richiedere cbe dd dlcund mercedc no dcbbid* mo rigudrddre, qudfi come in noi fid mdggior pcr= fettione , che in Mofe , o pur nel fdludtor nojlro lefu Chrifto. Et Id Scritturd ci infegnd oper dr per confeguir U glorid eterna, er per fuggir ddUd etenu perditioe* E t quejid dichiardtione deUd fcritturd,et quefta dot= trind ddlld cdtholicd Cbiefd uiene approudtd. Nelle Epiftole decretali di Leone Vdpd fantifimo, er dot=> tiftmo j dombddndo cgli Id ufurd fi legge quejld feti tenzd. A' queftd fold ufurd debbumonoi niirdre,et ufdrld, cbe queUo , cbe didmo per mifericordid lo pofidmo riceuer dd quel Signort, il quule ci r e tribunu multiphcdtdmete, er in eterni fecoli.Et dice il tnedefmo , cbe il S. Dio uuole cbe Id potenzd fud fu temutd in mdnierd, cbe il tenor fuo gioui dd cgni= uno. N el qudl luogho uftndo quejld purolddi terro re , pur cbe fi conformi con Id dottrind di elemente, che debbumo temere il di delgiudicio, zri/fduen= Urci delle eterne pene . Le qudli pdrole tutte fond diffinitiue fentenzo contrd Id heretkd prdliitd deUd mligndnte fcbuold Luterdnd i Che fe in queUd ufu Yd debbidino mir dre, bdbbidmo d bene operure per gudddgndrlu : Et fe le pene dcUo Inferno ci bdnno dd Jf duentdre, er quel tenor ci deegioudre, deb= btdmo ddopcrur bate per Uberarci dd gli eterni fup= plicij, er per ejfer dccolti in glorid infume con c bi ci infegnd quefld dottrind. Quejlu dottrind, fi come nci Id bdbbidmo datld feritturd, er ficome elld dalid Cbiefd a uiene con= DELLE VERGERIANE fermutu, cofi trouo io che dal funto tioftro dottor Hi cronimo con opere e fiatu upprouutd , EgZt di fc flcffo ud Euftochio fcriuendo dice, che di molte cofef priuo, er iffeciulmentc delVufo de' delicuti cibi, per lo rcgno del delo. Et che undo i fur penitenzu ne^ defer to per puuru dclle pene deUo inferno. Si che Id fciate uoi gracchiare quc' corbucci, er in tutte le cofe feguitate la dottrinu delluCbiefu funtu uniuerfule, lu quule e luffofu di lefu Zhrifto, unzi pure efjo Ie= fu Chrtjio, effendo cgli er lu fuuffofu due in uno ffi rito . Etcoloro, i quuli dunnuno le openioni deUd Chiefu ,crdicono che elle fono ditterfedullu dottrinu di Chrifto, diuidono lu fuu ffofu du lui, unzi pur hi du lui mcdefimo, pche non tun to Zhrifiuni, quuto Antichrifii mentuno di effere appclluti. Tunto mi e occorfo di douerui friuere per ccnfer mure i fedeli Cutholici nellu dirittu openione,et neUd funtu couerfutioncdelleopere buone.Ne ume uccude fcriuerui, che ullu fulute noftru e neceffdriu lu fede di Chrifio : che io non fcriuone ud Hebrei, ne u Gen tili, mu u Zhrifiuni. Senoi fofiimo in unu ime in mezo il mure, er che queUu du feru tcmpcflu foffe combuttutu, er tru le onde d appuriffero di molte perfme, le quuli fcffcro iti pericolo di unnegure,noi 4 coloro potremmo porgere c hi fitne, chi remo, er conforturgli ud entrure in nune non uolendo efi affo gure; mu 4 quelli che giu nellu nune foffero non fu* rtbbe mcfiero dir che in nune etitraffero, mu ummo= tiirgli ,che in quellu flundo quule doiiejfe goucrnus re il temone, qnal uoltur lu nelu , quule uttendere LIBRO TERZO* t?4 atid poggia, er qt mo. queftde di lorold mid fentenzd. M d fin che dltramente non fi fcoprono d noi fi conuiene parldr contra di loro come contra heretici, er non come con tra infedeli .E t to in fiommd ho da dir e hord tdnto eljer uera la dottrina noftra, che non folamentenel cojpetto di giudice ueramente Chriftiano eUd hi di ejjere dpprouatd: ma quando delle dtfferenze , che fono tra noi, ercoloro fe ne ttenifje in diffiutatione dauinti perfone,cke detli fedcdi Chriftonobduef-fero dlcmd cognitione, elle non potrebbono feno giu-dicare in noftrofduore: er la rdgione ui diro to tn~ contdtmte con mo efempto . Se egli auuemjje, che due figliuoli di un padre fofjero richieftt d pagdre un debito di qudla heredita, neUd quale infianc fbjfero fucceduti: er che Vuno di loro negafife tl debito, er 1’dltro lo confeffa/Je ,cbigiudicherefle uoi che dicejjc iluero f Io fono ficuro ,cht dccetterefie perucra piu, tofio la cofefitotie dettaltro, che la negatioe deti'mo: libro ter Z o. »4 t cbe niutio fi condantid da fe , fenon fi fente debi tor e, tild molti Jono bene, che fuggono di pdgar queUo , c6e ueramente farno di douer dare. Not er coloro farno figliuoli di un medefmo padre (fe pure efii mcritano di hauer piu nome di figliuoli') E t fiamo richiefti d fo, disfare a quelle cofe , dclle quali per confeguire Id celefte heredita fiamo debitori: E t ci uiene detto che debbiamo riceuerei fanti facramenti, conftffarci,dia giunare, far deUe opere di charita, adcmpiere i uo■ ti, dir e , er udire le meffe, er le altre hore cano* niche, honorar e i fanti, fer udre le dctcrminationi de concilij, er in fomma obedire dl Papa,cr alla Chiefd, craUe ordinationi,etconfuetudinidi quella:cr l'und pdrte dice non ejfer debitrice di cofe tali, er 1'altra cofeffa il debi to, quale fi douer d dir e chedica il uero* Per rifoluere qutjlo dubbio io non čredo che ci fid bi= fogno di anddretie inArcopago, ne alloOracolodi Delphi. Veggafi quali pojfono eff :r giudicati mali pagatori, er quali leali debitori, Et fecondo quefio fi dia la fentenza. Ne la fentenza »n pare che poffit eff er altra,fenon che ne gli um puo piu l’appetito,che la uerita, Grnegli altn piula ueritd cheiappetito. Etp riducerequeflo mio parlargenerale aparticola ri articoli, de quali fi par la in quefio mio nuouo trat tato i Dico che to non ho dubitdticne alcuna, che da ogni futuro concilio le regole, er confuetudini fatte, er ferudte in fino ad hora non debbiano ejjer rajfer= mate. Cbecltrache le regole, er le confuetudini fo= pr a la ragione feno fimdatc, er dalla ragione fono fiabilite, la confcruatioe delu auttorita Ecclefia/lud, DE LLE VERG ERI ANE Cr la pdce detlu Chrijiidnitu ne tempi uuuenire nel ricbie.de , Cbe il fur nuoue , er diuerfe coftitutioni farebbc un metlere lu Chiefd in conpipone i Percioche mioui heretici potrebbono leudrp, er propone nuoui articoli du difputire: i quuli unchor chealtrd uoltd fvjjero ftdti decip , dtlegherebbono che dncbedtttd comunione, er ddle mogli de' cherici er d ftdtodecis fo, er che pur nondimeno fii dapoi determinuto in con trario . E t che pertdnto aticbe quelle altre materie fono du ritrutture; er cop le quiftioni undrebbono in inpnito; ne trni cofa ftrmd ci farebbe neUd Chiefd di Dio. M d egli, che inpno ud boru Id hd gouerndtd, et che bor a Id gouerna er gouerneruinpno dttd confu mutionedel feculo,conquelld uirtu, con Uquule l'hd piu uolte liberutd dd ptupere tempepe,anche du que ftd Id riduceru faluu inpcuroporto.Et d, luipd fema pr e honore etglorid. S turo con difiderioaffettUdo leltere uoftre defuccefii detla pdtrid nopra, i qudli pr ego il Signore ,che fdccid effer talijcbe d. lui pano di luude, er d noi di confoldtione. Fregate per me. Di BruJfeUe d XXlUz F ebrdio del MDXLIX, A M, VINCENTIO F E D E LE. I Bruffetle ui feriuo, douc drriudi d quattro del prefente me [e: er ci arriudi fano,cr gagliardo, ne Id lunghezzd, ne la malageuolezz<* del cantino mi ha punto Jlancdto ; Etchecio pa ucroccnqueftd mid ne uiene und aJPdi buona teflimoniunz«, the il trattd* LIBRO TERZO, 142 to,il qudle iomdndo,-i Jlatoda me fdtto ,comincid* to, er finito dpunto come egli ftd per cdmino, che mentre Id ferd Ji dppdrecchidud Id cend, qudndo non bdueud conuerfdtione, io pdjjaud il tempo con lo Jeri uere, il cbe fdtto non hdurei fe hduefi bduuto bifo* gno di ripofo. or in queflo mio uidggio (per dirue= ne dlcund cofd) Jono pdffdto per pdeji di Luterdni; er trdlcrone ho fdtto un fdbbdto: Et Id cofdep&J-fdtd bene; che la mdttind 1’hojte cortefemente mi do= tndndo fe io uoletid cdrne, o pefce: Id ferd poi in tduo Id ju pofto et pefce, et cdrne; doue ogrnimo mdngio di queUo, che piu gli dggrddo .lAdfed gli dltri,che er d* no d queUd tduold ui ju un mercdtdnte ltdlidno, il qua le aUd cdrne dccommoddndofi per uid di motti uolle perfudder me d fdre il medefimo, dicendo che ddpoi che tl Sole er d trdmontdto Ji poteud dir e effcrpiu do miniedehe fdbbdto. Etiodomdnddi lui,fe ilgiouea di ferd ddpoi che ilSole fi er d coricdtoegli hdueud mungidto cdrne, o pefce * Ld onde egli, cbe le miepd role intefe , ft rimdfe del tentdr me, md non gid ddl pdfcer fe di cdrne. Md che direte uoi,che io il qudle trd Luterdni fono Jldto continentc, di loro ufcito,ddl mdngidr cdrne i fdbbdti, non mi fono potuto con te nere. Entruto nel Ducdto di Lorcnd,il fdbbdto che uenne dppreffo hduendo d mdngidr e trd uidi portdre tuudndd di cdrne in tduold. Et fdpendo ejfere in pdeji di Cdtholici, mezo ddombrdto domnddi, che e cio l non c hoggi fdbbdto i Mi ju rijpojlo che ft, md che ld confuetudinc diquel ducdto, er da tutti quejli pdeji hdfti i che ddl giorno di Ndtale ,infino alld P urified* DELL E VERGERIANE tione detla noftra Ronna ufano di mangiare čarne il fabbato, E tfatto cer to che cofi erd,tneco penfaiche mi hauefii 'a fare: er ricordadomi che d Milano f> U Carneuale aUa mlancfe : et che ouunoue io uo feruo le uiglie fecotido i paeft ,ftci anche io fecondo il co= Jlurne loro. Et [e mi domandafle ,perche no feruajU medejimamente d coftume fr a Luter ani i ageuole mi farebbe il rifpondere. Io direi che coloro lo fanno in diffrezzo deda Chiefa, er ccfloro con permifione di quetla: Et il mangiarne quiui farebbe uno approua= re la loro peruerfa openione: er H noti uolcr rnagiar quipotrebbe efferdt fcandalo, quaft,comeper Lute-rani fi uoleffero condannare. Et fentcnza de’ facri dottori e , che ci accommodiamo alle confuetudini dit queUe Cbiefc, doue ci trouiamo, prr conferuar la ca~ pagnia di coloro ,fra quali ci ritrouiamo . Irt quefta maniera adunque fi dee poter ufare detla liber ta da= taci da Ckrifto, Mangiate di queUe cofe, che ui fono po fte innanzi, ma non in quella. Ne farebbe lecito ad uno, che habitaffe 'a confini, paffare il fabbato da un paefe ad altro 'a betlo fludioper mangiare čarne, che quefto farebbe beti peccato di gola. Ho fcritto del mio mangiare: hora uengoatle mie fcntture . Voi uederete un mio nuouo trattato, che 10 mando d M. Hannibale detla comunione de’ laki,z? detle mogli de’ cherici: Et per quefio fecondo capo pnncipalmentegliele mando d confiifione de' difcepo- 11 Vergeriani ,d quali il matflro ha cofi infegnatouo ler mogli, cone uoleua inducer le monache d maria tarfi. Et fe i Preti riceueranno cofi prontamente le LIBRO TERZO. 14? fdgioni di quelio trdttdto, come le motidcbe riceuet* ter o le dmmonitioni ddla letterd ntid ferittd d loro,io credcro chc Id cittd noflrd habbid dd efifier tojlo tojlo liberdtd ddlli pefte di Lutero, Che delle fante inotta chc nofire io fiono certificdto, che eUe hord fond cofi bene jldbilite dih ojjeruanza de loro uoti,cheil Dw= uolo non hd piu arine dd poterle rimuouere ddl fiinto loro proponimento. Quefie fono uerdmcnte opera=> tionidiuine. Che il uederfi un huomo Janto fdre deUe opere tv.irdcoloficpuo pdrere che fid per uirtu,cf per tneritodicolui-.md chedd unpeccdtore efiedno opere di dccrefcimento, o di confierudtione detlu fide, non fi hi dd dir e, fenon che fid uerumnte effetto di uirtit di uitid ; fi come č dtiche quell’dltro , che per metno di cdttiui fidcerdoti delld grutid de' funti fiaerdtnenti fid-mofdtti pdrtecipi. ■ Or nel trdttdto mio doue danno i mutrimonij de■* cherici troudndomi uci cofigdgliardo difinfior dcUd cu {lita, direte perduuentura, e' pofitbile che egli fid tdnto mutdto dd cjuello, che egH er d i che lo mfiegnd= re dltrui con le parole,er non con le operet con Id petina, er non con l’efiempio non e cofa approbubile. Et 10 ui rijpondo, che ficriuonetld materiade’ Sdcer= doti, Id qudle non fi puo trattdre fienzd dir di queUo, che d loro fi comtenga, D oue anchcra dico, che quale d fieruar caflita dtto non fi fiente non prenda or ime faero. E t di quefto pofifio bene io parlare con efempio di me: che netta miagmentu fiarei firmmete entra= to in dlcutia religione,fc temuto noti hauefit di noti DELLE VERGERIANE potcr far refijienzd dih urne. Etcjuefto nuficecre-dere che quella non fdffe ( dir o cofi) U mid uocdtio-ne; ne altrd cofd mi ritenne dl fecolo. Et fe cofi hd-uejfero fdtto, o fdcejjero di moiti dltri, il chericdto firebbe minor sl, md molto migliore. qudiito utr da mente dttd uirtu delh continenzd (per non effer in dla cun modo hipocrito) Io mi fento dticbor fuggetto dtto piu ud ejjere riprefo, che d riprendere. Vero e, che Id doue io foled correre d redine fciolte , horufoglio fdr del reftio, er prendere d mor [o co’ denti, er boa rd incidmpo, bor cddo, bor mi rileuo. O come iquta fid efercitdtione fdticofd: er come e eUd buttdgliu pe. ricoloft . Io me ne rdmmdricdud un giorno con uti bUon pudre fpiritudle, er egli dltro non mi rijfofc 9 Jenon qucllo del Sdlmo, Suppiun le genti che di tenu f 'ono, h- uolendomi fignificdreche d cui Dio da detle fut grda tie, lo lafcid uncbe buuere detle cotuli frdgilitd, uccio che dltri troppo di fe non fi promettd. Ne douete cre dere che lu etd mi dpporti molto beneftcio : dnzi tio glio che fuppidte tunto di me, che hord che io fono ui cino dfinireil cinquuntefimo terzo urno, il che jard d X11. di Maržo, io mi fento cofi dtto ad ogni fdu ticd, come era gid uenti urni t er bo fatto kord que* fto uiaggio di piu di cinquecento miglia p pdefi ajfrifr fimi, per neui dltijsime, er con uenti fierifimi,er ho per lo piu hauuto di pefimu alberghi ,doue dlcund uol ta mi e conuenuto dormir ueftito, er talhord d tutto pdfconon ho Imate ultra che curne frefcu di pano LIBRO TERZO. 14 4 poi cjuafj continuamete bo mangiato in iftuji di fuoco, er ho dormito in cmere di ghiaccio: er con tutto cto quddo [ono arriuato qui mi [ono trouato h mer mejjb čarne, cr fatto miglior colore, che no baueua d Mz'= lano: er non ttc ne marauigliate, che ho mangiato da giouene, beuuto da uecchio, er dormito da[anctullo. Di che ui uoglio concbiudere, che la eta infitio ad ho=> ra mi e di poco giouamento aUa uirtu della contineza. Anzi que[lo e pur quello, che mi preme,che no uor-rei af[ettar queflo beneftciodaglianni, maacquifta= re io aleun merito della uittoria di me jlcffo. Eč ui di rotantoduanti,che[ono entratoin pcn[cro,ebeper uia di medicine 1'buomo poj[a in quejla par te priuarji delVeflere huomo : Et ho procurato di bauerne da Medici il rimedio: ma o che non lo trouino,ocbe non lo uogliano trouare, rtmorji for[e dalla ccn[acnza, come mi [ono quaft auueduto, anebora non lo ho pu» tuto con[eguire. Ne d cio mi [ono codutto [cnz ,• . . h 1 t 'fjgrspi '\\ .1 s) %•»« *; i v : 't , . " i . .i.V • V! IL m V TI O A LLA MOBIL. I S* , c • SIMA CI-TTA ET POPOVO V,: ( J v s tim o p o l i t a tfcO. • in i ;.,r, a w >.’ES SER E io (lito lungi mente fuoridi Urita non mi hi lifciitointender fetipt) tir di i projperi uuuenimenti, del le cofe pajjate fr d aois * Poi come di quelli ho hauuti aha ni notitn , penfundo io di u ..ui s cit ■ -i, fcriuerui alcutii cofi, cheil prefente flito uoflro fi conficeffe, mi e jlito mindi= tounuolme di,ciince diun non fo cui, ilqude il no m c fuo. fdlfifiando, da incontanente indicio,che di lui cofe iltro che fulfc non fi debbono afpetture.Vero i,che fi tnjpirente e il ueto deUijiamenzogna, che li ueriti ne tnluce: percioche piglundo ejfono me di Sempronio,conquefld uoce uiene 4 mmfcftiF rt, che egli e fempre erroneo: er cofi il nomecelMo hi difiuuedutimente fitta pilefe laperuerfiti dedi fiii nituri, DeUi quil cofa io non fo quil pojfu ejfc* *e fciocchezzi maggiore. M4 egli fi e mhan ippel hto Tnu ipciocbe mtende (come egli dice) di Tur ir DELLE VERGERIANE h boccd d me. l/ che fi riuolgerd perduuenturd con* trd il medefimo fuo duttore . ll qudle di tdilto non e ftdto fciocco , che tgli hd djfettdto tl tempo , che io dilungdto mi fid , d mandur juori queUe fue befiem* nue per poterfi piu lungdinete godere deUd jud mdl* Udgitd. M a io /ono torndto uiuo, er fdno; il che cer to fono, che egli noti hduerebbe uoluto . Et benche neUdcotijuftone del colui fcriuere non ui fid cofi, che tiel cojpetto di pcrfone intendentihdbbid di rijpoftd bifogno, pur nondimeno per non Idfcidr che il pdZZ° dcUd fud pdzzid ji inudgbifcd, non mi pdr fenonbeti fdttodi rintuzzdr Id fud temeritd, er la fud herc* ticd prefuntione. Riffondero ddunque dd dlcune io* fe principdli, che Vdppiglidrfidd ogni fuo detto fd* rebbe m uoler contender di pdrole contru tm folen= ttifimo ciuncidtore. E t ddpoi che hduendofi colui il no m contrdfdtto, io non fo d cui Mdnddrmi le mie ri* jpojlc, ho prefo per pdrtito di fcriuere dlld cittd, che fdcendofene egli cittddino, impofiibile e, tule effendo, che d lui no perucngd Id notitid delle mie feritture, Colui ddunque fprende per argumento di dijen* dereil VergerioddUdletterd mid primd fcrittd con trd di lui. Bi fd ogni dltrd cof d che queUd, Id qudle tgli hd per oggetto principdle . Trd le dltre cofe io diceud. Se il Pdpd (come uoi dite) non e Vicdrio di Chrifto, io non m ho dd tener per Vefcouo. E t fe il V dpd (come fento io ) e uero cdpo deUd Chiefd; fi co» me io ui ho, qudnto aUd elettione per Vefcouo, cofi negdndo uoi il Pdpdto,ui ho per heretico.Queftd fit in quelld letterd mid und notdbile conclufionc, er LIBRO Q_V A RTO, «46 5fUetla che piu premena il Vergerio: Et quel naletite huomojche piglia la imprefa didifinderlo, non ne fit ulema rifiofia, Qui doueua njfotider Sempronio * Qui doueua tentare il T ura di tur ar la bocca d me 5 er dimoftrar come čolni fbffe Vefcono, er non here= tico,Quefto era il punto deUa caufa. Sopra quefio bi fognaua firmarfi: et di quefto fi coueniua difputarc; che doue fi ha da uenire atte ftrette, nonficonuiene andar compeggiddo: Et Id doue fimettono le mani d pugnali, non fi a bene il far leuate. Quefto ju uera3 tnente il pugnale, che fcanno il Vergerio: et di quea fio non fice mentione il Tura: Anzi/e nepafib con la bocca tur ata. 11 che non uuol dirt altro, fenon che Vargomento mio non haueua ri/pofla. Mit ficome in quefta par te egli ha confirmdto il tjetto mio col tacere, cofi ha col parlare in uno altro luogho il fuo maefiro condannato. Che dicendo io 4 lui: Se fi fentiua queda interna untione d cotefio Ve fcouato, detta quale egli fi gloriaua, che douefieri»■ ntetteme la elettione al popolo \ufiinopolitano, che non era da dubitar, che D io nel popolo non douefie eperar lafua uolunta > quel fauio difinfore rijfiode, che con quefte parole iolo confbrto d deporreil Ve■ fcouato } Et che lo haurei uoluto neder deferto . 11 che altro non figntfica, fenon che quando egli algiu* dicio del popolo fi fbjfe rimejfo, il V e fcouato nongli farebbe rimafo: er che per confeguente non era uero che egli la interna untione fi fentijfe.Or non ni pare che il Vergerio habbia trouato uno eccelknte auuo Utoifirmamente si.Colui i (lato d lui fi buon difin« T ii DELL ErV. ERGERI AN E bm J.cfc°uol.zr buon Pripre. ■»,■,. ■ v • • _ fioinrt danpar.le miefcntture egli ne riefceafi fclicemei}ie,come. 'fam dejp<{ereilfno maepro.Egli ft iufingcndo alcune cofe di fito c.-tpp,.er cotra quetlf dffiuta, cgmecontr.a cofe da mefattc. $Li appone cHio N.angdo ejjer filo qiieUo,, che batino, fcrittP Mdtfbepi Marco,, Luca, zr.Giouanni. Ilobe e tem t% falfo ch'io 1’habbia detto *np fcritto, qndto e W.Q cfaegli e un bngiarda. ^a-contefa tra tl yergeriq zr^meju,che egli ducua , ne' libri priti da quattro defcntte tutte, k cofe ncccjfarie alla falufci Et io lo negdUd-.Et cbictpmdo egliqne’quatr tro libri Euangelo, rog/t, r.iffondena con le fue pa~ rc/p-Et/c lo.cbianuua orcbiamo cjue’ libri con nome c{i y angela, noti pemp diceua, ne dico, che quelfolo pa Vangelo,.M.a che il Vergeno,or non iofactfkjdjt ttiftoitc daque'libri 'aglialtri dcUafcrittura,pmo= Pra per queUa lattera fua , cfcp 2«. fi diuulgaua fpfto il nomedetto fcholare., neUaquale fona quefte „:fari)k> ojiando ho fentito la farna diqualche „ J{ed‘ftforc><;he predicau folamente ,l\Eu.ageliQt „,(? Paolo , j'o, /;o fcampato,d’andarlo afctitirc. Eccom.che il \\crgcrio feparauaPaolodalvangelp, pt hauciniolo egli cofi feparato, > qud cofi awtpdot* tope , diff iatando che le Pipete di Paolo fone Vange io, Uiene d dannare nan me, m ftra dottrina; er la ueneratione de' fanti, e t detle T iiii -i-tDELLE'VERGE RI.AN-E ,,1'oro nnaginidiro cbe fu ordinate da Ghriftotfuata „ dodijje, cbifbrezza uoi JprezZ0-nte.il qud mo~ do-diparlarcfe e di xonclufione\lufciogiudicarld ct cbiihumteUetto\ Nart lafciem di dire k quejlopro-pofito dd fdnti, chedannando egli lamnerationedi quelli, recitdihiflorie.tbe allefepolture ddfantiji fanno ddmiracoli: Etitolendodifputarcbtra medella riuereiiza , EtperciocheiodicoinqucUa lettera,chcefiihere tiči uoghono cbe per quellt parole di Chrifto,Quetto, d)s entra per la bocca non mbratta l’huomo, ji ri~ pryoUi la dijlintione de' cibi: Egli rijponde, cbe io i hm attribuifco la indijlintione di quctti, quaftcome Gknjlo non ne fu Jiato auttore, la doue d me para, cbe egli o jogni, o uaneggi. Io dico, cbe efii male im* terpretano quel luogo del Vangelo: cbe quiui nonjt parla ne di dijlintione,ne diindijlintione dicibi( come efii cianciano) ma del mangiarco le mani nette,o fj>or Mat if ckcvSt Chrijlo non dice ilmangiar piu di quejlo che di quetto no mbratta 1'anima, ma ilmangiar conde mani no lauate, Et per dire uiuparola del ctbo, io no dico cbe qucllo imbratti, ma imbratta la difobedien■* za,quanio‘altrimangia de’ cibi ordinariamente per mejii ne’ tempi nonpermefi. : ‘' vt'! Di quefle, er d dl e dltre cofe tali, ne dice egli malte uolendo cbe fi čreda , cbe io male aUeghi Id LIBRO CLVARTO. <49 firktura: or ehe noti intenda # che neUa Trimu fid ma dtiUiEtnonfi auuede l'ignorante che altraco= fil e. dir,che Chrifto habbia inftgnatadeUecofe auan ti che egli incielo afcendejfe y altrdche lo Spiritefitn to da lui mandata ce le infegni dapoiiche qveUepof= fono efftre ferittene’ quattroEuangtlt,cr-no quefle; erdi cio in queUa letterA fi difputa : o igli come fempreerroneo ogni cofa confonde: er dando fenti? mento cantrario al mio fcriucrc da qucUo:, che e M mia intentione mi fa dir deUe fanole.Et qv.al mara* uigliae fe aeUe cofe mieecofi prefuntuofo, che egli nonfi uergogna falfificare i te/h deUa fantifiima ferit #\ tura. Parole di lui fono quefte. Leggete Paola* „ Corinthij ,oue fi dice, che egli , o i fcateUi del „ Signore, er Pzefro fi menauatto dietro le mogli., Et nonfi uergogna di mentire cofi apertamete quaU tro uolte inuna fola, er brieue aUegatiane .Chepxi ma non e uero, che Paolo nomini mogli: Poz nori c uero, che egli fi mena/fe appreffo Donna aicuna : er non e uero, che egli haueffe mogliei o le Donne.che fi menauano dietro gli Apoftoli, non e uero, che fi>f= fero loro moglieri . Le parole di Paolo fono quefle, N on habbiamo noi podeftadi menare atorno Bonna foreUa come gli Altri Apoftoli ,Et i fratelli del Si~ gnore,zr Pietro {Bonna foretta ,dicc egli , er non moglie,come mente fempre erronco, Che Paolo non ne menaffe aicuna, Egli medefimo il tefttfica foggiun gendo: Ma noi non habbiamo ufata quefta podefta . Et poco dapoi, Id ucramente non ho ufata aicuna di quefte cofe.Et che egli non haueffe meglic ejfo »se* DELLE VERGERIANB iefinto ne fa ftde. Io dico d coloro cbe non fono con* giunti in matrimonio, et a’ ucdoui, Btiona cofa e loro fiefti feneftaranocome fbio.Md fenofi cotcgono in mtrimonio fi cogiungano, Donde fi coprcnde,che cgli fe ne ftaua cotinete,et lenza mogliere.Che le Donne, lequali fimenauano dietrogli Apoftoli no fvjferoh ro mogli,oltrd ildetto diPaolo,cbe le chiama f'orel le,lo tejlificano i dottorr.da quali c fcritto,che queUe trano Donne Chriftiane, er Sanic, cbe fouueniuano gli Apoftoli deUe loro faculta. Et fcriue il beato Hie ronimo,cbe 1’Apoftolo non dice femplicemente menar Donne, dccioche non fi intendejfe cbe gli fiffe lecito menar moglie, ma menar atorno Donne per le pro* uincie, dccioche tniniftrajfcro lorodeUe lorofdcultd* Si cbe contratdli, er tante teftimonianze altra opea nione non ha luogo. Ma S, Pietro,et de gli altri Apo fioli, dice čolni, bebbero mogli, er furono Vefcoui * Le bebbero,ma prima cbe fbjfero Vefcoui, o difccpo li di Chrifto; Et tofto cbe d lui furono congiunti, da quelle corporalmente fi difginnfero. 11 cbe fipruouct per le parole loro. Efti differo al Signore. Noi hab» biamo lafciate tutte le cofe,etbdbbiamo feguitato te: Et non le bauerebbono lafciate tutte fe le moglieri fi baueffero ritenute. Etche le moglieri fianoancbe effe tra quelle cofe tutte, cbe per Chrifto fi lafciano, Chrifto lo teftifica , duendo; Ogniuno , cbe bauerct lafciata cafa, o ftatetli, o forctle, o padre, o madre, o moglie, o ftgliuoli, o poderi per lo nome mio rice* uera per uno cento, er poffedera la uita eterna ♦ Se adunque in tutte le cofe cbe per Chrifto fi lafciano $ LIBRO O.VARTO, 1*0 , It Mogli fi comprendono, hauendogli Apofioli detla di hauer lafciate tutte le cofe, e di meftieri che fi con chitida, che anchc le mogli lafciate hautffero, o che efii mentijfero. Et poi che quejio non c det credere di toro, e pur da dir e che ne menta colui, ilquale ha cofi ftmigliare il mentire,che fono quafi tatUe le fue menzogne ,quante le fue parole. Parlando egli anche della confifiion feereta, dice che Leon Papa la tnette in arbitrio, er podeftd nojlra. Et nota illuogo dl C. quis. de pcnU ada difi. pr ima. Etin quefta aUe gatione fa come ne le altre da Sempre erroneo. Che Leone parla della puhlica ;nella quale auucniua, che fi matufiftauano de’ delitti ,p li quali poi lagiuftitia poteua procedere alla punitione de’ delinqutnti; E t quel fanto padre per remediare a quefto difordine la rimeffe ne Valtrui arbitrio di farla puhlica, o fe= creta, Veggafi il luogo,cr uedcrafiiaperta la falfi ta di colui. Etfi uedera anebora, che alla medefma dia flintione, oltra gli altri Dot tori, che confirmano ta confifiion feereta, fono regijlrate qucfte parole di Leone . Bajta al penitente la confifiione, laqudle prima e offerta al Signore, er dapoi al facerdote, il quale per li peceati de’ penitenti aggtunga le fue preghiere* Mani fifiamente fi dimofira,che colui e non fola* tnente bugiardo, ma falfario anchora. Ne qui mi jien dero in dire, che egli fa diuerfi difcorfi fuor di tutti i propefiti: ne che egli diflmta , che la ferittura ha prophetato di chrifto,quafi come predichi ad Hehrei, o ad Infideli i ne come egli fiaffatichi permofirare, DELL E VERGERIJ* NE che non fi deefare contrd Id dottrind detla fcrittttrd, ne contrd i decreti de' pddri fanti» qnaft noi dichid* mo und cof d tale. E t egli non fi aUuede che in queflo articolo difputd dirittamente contrd il fuo mdeflro. perciochene' decreti de’ pddri fanti fono ttiolte cofe, iihe da* quitlro v angelifli non [dno fiate infegnate\ E t infommd Id fcriuer fuo e tale , che qudleegU ft che tuttd Id 'dottrinddi Chriflo era effreffa ne’ qiidttro Vdngeli. E t chefuordt queUi non e Itcito fare drdinatiotie.Et io dantidndo queUa fua openione riftondeua , che 'ne gli atti de gli Apofloli, cr neUe pillolediPdolo eranoinfegnate molte cofe, che no er and eftfefiene' Vdngeli: er egli quefto mi negaua j er pertdnto in quell* mid lettera io irecito detle cofe, che ne gli atu de gli Apofloli, er nette pijlole di Paolo ti fono infegnate, che da' quattro Vangelifti non ne‘e fattd mentione .Et d queftd parte detla mia lettera riffondendotolui, pr ima š’affannd per moflrare,che 'quelle cofe, le qualidico io fono infegnate anchene’ Vdngeli. Et per pruoua di cio in alcuni luogbi dUegd gli atti de gli Apofloli ,er le operdfioni deUo Spiri-io fahto, dapoi che Chriflo fu falito in delo: ilcUe non ealtroche confermare il dettomio . Et aUa fine „ foggiunge egli quefle parote.Ben doucrejle fape= ,, r e, che molte cof e fono, er ne gli atti,cr in tutto „ U teflmento mtouo ,cbe non fono inquc' quattro JU I B R O Q_V ARTO. » $ t 'E-Udngelifti, ma uoi non le hauete faputo trouare Eccottt cuidentifiimo fignale deUct fud pazzid.Per hfouercbid uoglia , che egli hudipungere me in qualunque modo, da Id [entenzd contrd colui, cui egli faprofejiionc di difendere. Colui dice che non ue ne,ha niuna:ef ccftuiche uene fino molte.Etcoftpro tfftdndo di uoler turdr la boccd d me la tura dl fuo maeftxQ, A' me puo baflar, queftd fud conftftione d prouarla mid intcntione. Ef cqnjijjo che egliin que=* ftd pdrte fuor del proponimentofuo dicc tl ucro. JNe io ho detto che c/uelle file cofe, le qudli da me fo~ np fiate dddutte ,funo neUd. firitturd,che ne’ Van* geli non fmo efirejfi . Atizi in dltri miei ftritti,zr neUd mid ultintd lettexd dlvergerio ne ho no tat e dela le altre ,per non dir fimpre le medefime. O Ur d che io non mi perfiddo di fipereogni cofa. E trni conten toconld midignorZzddi confonder la loro fiifiiaticd. dottrind. Et Jed me e imputdto ad ignoranzd, che no le ho fdpute trouar tutte, che ftdeedir del Verge-rio, il qudle diceud non ne ejfir niund i Ne p er tutto, cio uoglio io confintire, che alcutid detle cofi da me recitate fid:ne' V angeli ejfrcfla. Che primd ccrtoe ne' Vangeli non ccntenerfi il dcereto de gli Apojlok del fitngue, er del fojfocdto, chequado lo hdueffiro hauuto da Chrifto, crefii dichiarato lo haurebbono: er Paolo publicato lo haurebbe non come ordinedegli Apoftoli,mdcomc di Chrifto* Et la interpretatioe.che da colui d quclle parole ; E' piu beatdoofd il dar e cheil riceuere , e in contrario del »ero : che cofa infimtamente pin beatd fara tl • rzce. DLL E VERGERIANE uere Id glorid, che oper d dlcund, Id qudle qui fifdc* cid da noi. Et che Pdolo hduejfe i mijlerij deUd cena id Chrijlo certo e, che ne’ Vdngeli noti (i dice, dtizi gli hebbe egli dapoi che Chrifto fii fdlito in delo.Ne U ordindtione di Mdtthid fu fecodo queUd di Chrijlo futtd ne' Vdngeli de gli dltri Apo&oli, che qlld fup elettione [old,<*r qucftd dnche p forte. E t U dirconci* fione di Timotheo no e dd dir e chefidfecodb Id Zegge eudngelicd: er /e ellde fecondo Id Zegge eudngelicd „ Id predicdtione di Pdolo,et il decreto de gli Apoflolh che ddttnd Id circoncifione ,fu contrd il V Angelo. In quelld let ter d mid fi dice dnchord, che Pdolo dtt comifiione d Timotheo,che debbid itifegndre di huomi ni fedeli le cofe che egli hd udite dd lui: IZ qudl luogo aUegddo io 4 Vinegid,uno del Luterdnefimo rijfofe, che F dolo dice,ch’egli debbid infegnure dd htiomini fe deli le cofe che egli hd udite dd lui fecodo il Vdiigelo: et che cofi e fcritto in quel teflo,ftgnificUo che V dolo in jlld comifiione fi rimetteffe dZZe cofe fcritte da’ qudt troVdngelijli. Et dice Sempre erroneo,chepenfu che colui rijpbdeffe bctufimo; dggmgedo che io mi deba bidldfcidre intčdere.Dico dditquechein quel teftodi J?dolo no /ono quellepdrole;fecodoil Vdngelo.Et che P dolo non feguiud dltrd dottrind,che qutlld, Id qudle egli hebbe ddl medejimo Chri&o,zr idilo Spiritofdtt to.Etche colui dijje und grdil menzognd: er che Sem pre erroneo in dpproudndo quelld riftofld e und be» ftid. Mi' fono hord Idfcidto intendere ionoi Oltra feguendo io dico,che P dolo ordind Vefcoa fti»er Dtdccni, de’ qudli ne’ Vdngeli non fi pdrldiz? LIBRO Q V ARTO. r$z egji riffonde, che tale ordinatione e purdi Chriflo: Ef che neUa ordinatione de gli Apolioli ficompren= da cjueUa de’ Vefcoui: er per pruouadi do douendo nllcgar gli Euangelij, aUega gliatti degli Apoftoli: il cbe e difindere il det to mio . Poz' aggiunge, che Chriflo fu efjo Diacono. Et io d cjuejloaltronon di= ro,fenon che Paolo, er la Chiefaprepone i Vefcoui a' Diaconi. E tfe.i Diaconi fono figur ati per Chrtjio, er i Vefcoui per gli Apolioli, o i Diaconi uengono ad effere da piu de’ Vefcoui, o gli Apoftoli da pitt di Chriflo. E t cofi queUa ordinatione per la ragione di Sempre erroneo non folamente noti fara fecodo i Van geli, mad quelli fi trouera effer tontraria. D a me fi dice anchora >Nonfo che nel. vangeto fi ordinino le feconde nozze. E t colui per uoglia di con tradire induce una falfifiima dottrina. Che egli reci ta quel teflo di S. Mattheo, Ciafcuno che lafcera la tnoglie, eccetto che per cigion di firnicatione,fa che ella diuenti adultera; er chi quella repudiata toglie, diuiene adultero . E t pot foggiunge il buono inter= prete, Adunque uuol dir e, che la Donna trouata in adulterio fi puo lafciare, er torne una altra, ma no piu la prima. quefla e fua interpretatione: neUa quale doppiamcnte egli uiene d mentire. Che prima non 'e uero, che quale licenda la moglie ne pojjd pi= gliare altra, mcntre che queUa uiue . Che in Luca parla Chriflo. ognimo che lafcia la fua meglic, er ne mena un’altra fa adulterio.Et in Marco, Chiunque lafcera la fua moglie, er ne menera un’altra comette adulterio. Se ogniuno,ej chmque3 adunque d tirno ■S* DEL£ElVERGER'IANE e:tecitdptehderne tin'dltra:Et cofidichiara ilfantifa fimo Hieronima. Et dice il grauifiimo Chrifoftomo^ cbe atuhora dapoi che tadonna e repudiataieUarimd ni-moglte del repudiante.Et-nel tondlio Colanienfe fi leggecjucftctifcntenzas Chrifto>uietn il diuortioper ogni cagidfid,Metlo the

gZ'o ftdr con una Chiefd, er 1’dltro con Vdltrd: 3, Ei dccioche quettd di Cbrifto non foffe tirdtd di >» ,crdi li, ordiiuronoun cdpo .Et quefto i> teftimonio e di Hieronimo, fe noi fdpefte, regijira 5, to nel D ecreto. Quefte fono tutte pdrole di quel bugUrdo. Alk qudli primd rifpondo, cbe fe quejlo cdpo fu ordindto per nmedio dtUe fcifme , cbi d queftd ordindtione fi oppone, Id qudle per tdnti feco li ddlld Chiefd e ftdtd dpproudtd, nonpuo negdr cbe tgli non fu fcifmdtico. Et piglifi colui queftd per primd. Poz dico cbe fe queftd e fentenzd di Hiero-tlimo ,hduendo egli detto (conte di foprd dppdrifce) Cbe Cbrifto edifico U Chiefd foprd Pietro, bifognd dir cbe Hieronimo fi contrddica.Verche e piu toftoda dire, cbe colui fdlfdmente interpreti quel teflo, er che in quel pddre Sdnto non ci fu contrddittione. Et findlmente conchiudo; Verd cofd effere che Idiftitu tione di un cdpo neUd Chiefd fu per rimedio detle fcifme:md fu fattadd Iefu Cbrifto:er 1’heretico, er fcifmdtico Sempre erroneo mente che Hieronima tlel Cdpitolo> Legimus dicd quello, cbe uiene recitdto dd lui. Quetlo ,che egli quiui dice e, che Vefc6ui,& Vreti fono und cofu ifieffu: er che per ifchifdr Id di* uijione ,che farcbbe ftdtd nelle Chiefe, doue tutti i Vreti foffero ftdti pdri, fu ordindto chedi loro fe ne elegeff uno per cdpo. ouejio c quello, che quiui dice quelfdcro dottore. Et di P ietro pdrldtido egli nel libro primo contrd louiniano fcriue, Trd dodici uno e eletto, dcciocbe ftdbilito uno cdpo, Id occdfione delk diuifione fu toltd uid; moftudo cbe Id diuifione LIBRO O.VARTO. * Sf fuleuata da Chrijlo, prima cheeUa nafctjje, ernozi da gli buomini, dapoiche eUa Ju nata,come ci tiuol dar d uedere Iheretico falfario . Perquefio luogo £t dolo: er fi firue di quello ftruccio d modo fuo. Bcn= che non puo fenon cenchiudere U mdggioranzd di Pietro . Idfcio hord penfure d uoi oual fid Id peruer fitd di quello unimo. Md er di Cipridno hodi foprd recitdto un tefto in commendutione del Pdpito . Et neUd terzd fuu Piftold d Cornelio P upu, er neUd DELLE VERGERIANE duodecima egli rende tale honore allct degnita deUi Komana Chiefa, che gli bere tiči medefhni o hanno da riconofcer queUa per capo delle Cbiefe, o da con» dannar la auttorita di quel fantifimo padrejil quale infin dal fuo lacerator Sernpre erroneo dottor graue enominato. EtOrigenc fopra ilprincipio del Van* gelo di Giouanni, poi che egli ha ben lodato il Van-gelifta foggiunge. Niano iftimi cbe noi prepognimo Giouanni a Pietro, C bi farebbe cofa tale i E t qudle de gli Apojloli c piu alto di colui, il quale e , er e cbiamto ilcapo loro, Agoftino, Cipriano, er Origene fono fiati nomi• tiati dal nojlro Antipapifta. Et io con Agojlino, con Cipriano, er con Origene gli ho rtffofto. M a egli hi aUegato ancbe Tbeophilatto dicendo, che egli e huos mo da bene . Et to lo accetto per tale. Egli adunquc fopra quel detto di Chrifto d Pietro: er tu alcuni uolta couertito conferma i tuoi jrateUi dice queflafen tenza. Poi che hauendomi negato hauerai pianto, „ er ti farai pentito, conferma gli altri, hauendoti „ io ordinato Prencipe de gli Apojloli; Che queflo i „ te ftcotmitne,il qual fe meco la fdrtezzi» CT li pietra dellaChiefa. Che ui par del detto di quefto buonto da bene i Egh poco da poi foggiunge, Effen* do Apofiolo nego: er per pemtenza ottenne dapoi prerogatiua di ejfer Vefcouo del mcndo . Et cheui par di queflo altro i Et egli e pur huomo da bene. E t fopra queUe parole pur di Chrijlo , Pafci i miei agneUi: Pafci le mie pecore, che dice egli ? Pini to il mangiar raccomandadpietro il gouerno delle pecore LIBRO Q_VAR TO, ts7 del mondo. Quejle fono tutte parole di colui, che tgliha approuatoperhuomo da bcnt. E t fe huomoda lene ui conferma che la auttorita del Vicariato di Chrijlo e di ragion diuina, chi contra queUa parla me rita ogni altro nome che di huomo da bene. lo potrei qui adducere in mezo luga fchiera di [ati tifimi dottori Greci er Latini, i quali tutti confen■* tono in quefla fentenza: ma mi bafta ajjai di hauergli rijpojlo con que' quattro, ne’ qualief)'o fi gloria, dia cendo che non ha allegato ne Lutero,ne Zuinglio,ne alcuno altro de’ fuoi maeftri. M a fe bene nongli ha nominati, egli ha nondimeno aUegata er ufata la lo ro dottrina, troncando , ftracciando, er falfificando la fcrittura, er i facri fcrittori ,fecondo 1’heretico co ftume. Pot hauendo io in altri luoghi trattata quefta materia ajjai copiofamente , quefto puo qui ballare per tur ar la botca d chi prefuntuofamente fi uanta di uolerla tur are d me. V na cofa non uoglio mancar di aggiungere per moflrarui la ccnfiifione, er la cona tradittione de gli heretici tra loro . Ccfcuidice, che la maggioranza della Romana Chiefa fu ordinata perleuarla occafione delh fcifme infino auanti laetd di S.Hieronimo-.cril Vergertouoleua difindere coM me, che Phoca haueua pnmo ejjo data qutfta autto* ta aUa Chiefa. E t H ieronimo fu auanti P hoca de gli anni dugento. Or non fembra d uoi che queftafia dottrina conforme, doue il maejlro, er il difccpolo (i contradicono * Io ho quafi lafciato di rilpondere ad nna cofa, che non c firfe men not ubile, che aliuna altu, aUa quale BELLE VERGERIANE 't'o babbid irtfino ad bora fatto rifpofid. Ne mid inteit tione e anche di riffionderle, m di moftrarld folamea te, come cofa non fo [e io mi debbia dire di heretico, o di infedele, effendo clU dirittmente contrd uno de dodici articoli. Egli dice quefte pdrole. Se uoi uolete 'i, dire,che la chiefa hdfdtto,et tuttauid fd cofe cotrd „ 1’Euangelio, er contra le fue medefme conftitu= i} tioni buone , er fante, er ftmdate foprd ejfo „ Eudngelio, «t conjento. Ojuefle f'ono pdrole fue. lonon difii mai,nedico, ne diro, che Id Chiefahab* lid fdtto,ne fdccid, ne /z Et a mi DELLE VERGERIANE dppongono Luter m ,che ho fdtto uccidereun Gea nouefe . Md delit innocenzd mit ne ho teflimonie tante cittd, tdnte corti, er tdnti Prencipi, che noti mi fdtichero in quefid parte d fdr di me piu lun* gd difefit. Et che diro di quetld dltrdcofd, detlu quale egli fi tdnti romori, che io fcriuo, er configlio in mdte rie di duetU ? er che io conducogli huomini uUumor* te i Che egli e un cdprone, er noti fd quetlo che fi dicU. E’ il uero,che iotrdttodi queflecofe tdnte, qudnte perduuenturdpochi dltri huomini. E t che d me uen* gono detle querele non foldmente di ogni pdrte di Italid ,mddi Sicilid, di Corficd, di Frdncid, di Spd* gnu, di Aldmdgnu: er infino in Portogdllo,^ in In* ghilterrd epaffato honordtumente il nome mio,o- le mie fcritture. Nedee quetl'ignordnte imputure ume d bidfmoquello (ludio,del qudlei piu bonordti C d* Udlieri, i Signori, i P rencipi, t Re, er gti I mperda dori fi recdno ud honore dumi oper d, metterui md* no, & farne profifiione, a' me i tefitmonio il s. I efu Chnfto, che di cotdnte centinuid di querele, che d me fono pdjjdte trd le mani per cotdnte mdniere di per* fone, io non fo che oltrd qudttro, o cinque hdbbiuno combdttuto . E t di quetli, che hdnno combdttuto, non e morto fenon uno > il quule uenuto dUe mdni col fuo nimico,non feruo 1’ordme da me ddtogli. E t di quelli, che ho condutti io, dlcuno non e entrdto in ifteccdto, mu le giornate fono pdjjdte in dijpute. Quejldcofa e tanto chiara di me, che etld e puhlici tra CdUtlieri. E t le querele tutte, che mi pdjfano LIBRO Q_VARTO. t S9 ptt le mni, o fi rifoluono in dimlgire cidfcuno fcrit ture deUe fue ragioni, o ji conchiudono in pice. Etdi tratitt di pice ho tuttiuii ilcuna differenzi di con figlkre ,odi determimre. In modo tile, che diUe me fcritture di duello ne rifultino moltc uolte deUe opentioni non folimente Uudibili, mi meritorie ipprefjo d D;o. H or che ui pire di queflo huomo di fingue ? di quefio micidiile i di quejlo boii i come di■ ce colui. Io non diro iltro, fenon che egli potrebbe ringntiirli Maefti diuind, che le fue ontionifof* feroincielo cofi grite, come [ono ffejfe učite i miei artetli. Che er quefti pirtonfcono di buom effetti et le ontioni di hi i /e pure egli ilcuu ne dice, come di heretico gli fi conuertono in pečati. Anchor mi dimu egli che ejfendomi il Vcrgerio ftito imico, er pirUndo egli honontimente di me, fenzi agione ilcuni io hibbid moffe le irme contrd di lui. Et io confijfo, che egli mi en imico, er io 'i luii er iccettoper uera la tefiimoniinzi fuidi me, Id doue honoreuolmente ne hi pirlito: Et dico che trd hi, er me non e icaduti ocafione di nimifti pdr ticohre :nt ioper quereliprhati megli [onofato tontrdrio, md per lo interejJepublico,et uniuerfdle. MtttdfidiU'undpirte li nofln mifti: et daUhltn Id obligdtione che dltri hd dUd pitrid, lam or dilefu Chrijlo, er limor detli uerita: er ucderemo fe io bo bauuto agione diftrmegli mmico ,ono: A' hi en lecito licerar h noftri citti, farji ribello i Chrifto, er cercar di abbdtter Id ueritd; Et a me fi difdiceui tnettermi alk contefd contru di hi i lo mi atlegro che DELL E VERGERIANE er per confeguente Id glona d Cbrijlo„ L d onde e picciold cofu che d me uog/idno tone un nome. Non e gid cof d dd pdjfdre con fi lent io,che egli riprende me , che mi chiamo con quefto nome fenz* fdt pregiudicio d perfond: E t egli non Ji uergognd di mutdrft nome er foprdnome per djfdfimare dltrui. Chefi come gli dfifafiini nclle tenebre de' bofchifanno infidie dUe borfe dltrui, cof coftui nelfdlfonome nd* fcondendof, ud infdidndo dUlbonor mio,cr dlld buoa nd farna mid , tunto peggiore djfdfino di coloro, quanto 1'bonore, er la farna oltra ogni teforo meri* tun effer tenuti čari. E t paocbe oltra il nome egli tentd di mordermi, come bajfdmente ,er poueramente nato: fenzdche il fbndumento dettu mid nobiltd e in me; dico che queUd fepolturd LIBRO Q_ V ARTO. i 6t fepoltura, la. qual io h o di fopra allegdtd , non da nietite fegno cbei maggiori miei fbfjero buomini ples hti: er le uccchie cdfe dellu loro habitatione, dnchor che hora pdidno bajje, erano firfe deUe piu alte, che in quella etd comparijjero nella nojlra cittd. El per= ciochc io non cerco di uejiimi de gli altrui parni,ma de’ miti, Leuiji Sempronio la mdfcberd del fdlfo no= tne, & uengd meco d contendere di ncbilta.Certd co Jd e, che nobile uoce Latina non fignifica altro, ihe degno diejjere conofciuto. El io fenzafauor di fir tuna con le operationi mie bo infinoadhora bonorea uolmente tanto diuulgato il notne mio (lecito mi• jia didire il uero ) quanto forfe altra perfonapnuata non dico della patru mia, ma di tuttd ltalia. Et quel nimico della patria, er di Dio, non contento difta* re ne’ termini deUe quiftioni propojle da di/putare , ua arrabbtado per trouar col a da morderme ,che fo piu honore aUa nojlra čuta,che non ha mai fatto egli contuttii fuoimdggiori. Ma la innocetiza nua(per non dire altro) mi fa troppo piu che ficuro contra la malignita fua, er contra la fua maldicenza.He della pouerta, -che egli mi rimprouera diro altro, fenon che non folamente fono ftato,ma fono aneborapoue* ro. Si che in quefta parte egli ha da lacerarmi am* pifiimo fuggetto . MaerChriflo , er gli Apoftoli furono poueri. El quei bnoni antichi, er ualorofi Ro mani mangiauano le rape nel catino di legno: er mentre che arauano erano loro mandate le por pore. Or dica pur 1’heretico furiofo ne gli altri cofi fatti moftri: Ne fi leggera ne miei componimeti, che io conford gli huomini a maritarfi , parola da ignorante, er da impudico, ma perauuentura pro* prta di lui. Perche egli fara bene fe perinnanzipfo curerd di hauer miglior maejlro er di fcienza, CT di lingua auanti che fi ponga d Jfiegar piu in car te i fuoi concetti. AUe molte fue rabbiofe et uillane parole,ch'egliuo mita p tutta qutUa fua fcritturano filamente contra me, ma contra tutta la Chiefa di Dt'o, non faro par ticolar riffofla: perciocbe fo che da’ Catholici fa= ranno uniuerfalmente tenute per teftimonie deUa ca= nina fua rabbia, er della uiUana fua natura.Etdlui ctuuienc inquellequeHo,che auutm d cin ffmta«er= 5C H DELLE VERGERIANE fo in delo, cbe lo jfutto gli ricade in fuld fdtctdtche eUe imbrattano lut medcfimo , dimojirandolo effer tutto inuoltonelld bruttifiimd lordurd di hercftd, cbeaDio er dl mondo lofd abominabile. Etcjudndo altri uolejje rt/pondcrgh, in pocbe parole gli fi puo direpiu, ch'egli pojfd ,o fdppid con tutte le fue in* uettiue. Et cio e che egli č herctico,ctfcifmdticojols doto del Diduolo, er nbello di Dio. Non pare d uoi Signori, padri, er jrdtetli miei in Cbrifto dilctti, er honorandi, che il Tur d habbid tu* ratd h botca d me i Gonfiati Sempronio : Gonfidti bene , che toflo toflo alld rana di E fopo ti potrdi dgguaglidre. Md Idfciamo jiare il pazzo prefontuos foyche in queUe fue cidnce non ui ha cofa, della quale egli dolere, er pcntire non fi dcbbia, fenon che non puhlico il fuo proprionome.Bencbe anche cjuado egli publicdto lo haueffe, cio non monterebbe nuUd, non effendo egli tale ( fecondo che da gli fcritti ji'uoi fi comprende) che il nome fuo debbid effcre ufcito juori de’ dcmejkci pare ti. Io ho gid fcritto tdnto che bene e tempo homdi di ddr pdce alld pennd. M d nonpertdnto non uoghocon cbiuder c/ue/ld midlettera fenzddirednchord d kuna cofi, Id qudl pojfd effer di confermdtione nel loro jan to proponimento d coloro, che le lettere mit uolen= tieri riccucno. Due cofe ho da toccare. Vuna e, che con dperte rdgioni ui uoglio moftrdregli dUttori,cr i fegudci di cjuefle nuoue dottrme effere heretui, er fcifmdtici: er 1'altra, che in loro non effirito di Dio. et quatuncj; dir fi pojfd, che quefio dd quello anche de*. LIBRO QV ARTO. * altri Zuingliani j altri Sdcramentanj» dltri AnabattifU altri con altri nomi del loro padre Diauolo, fe tutti fono di and openicne: \nuna cofa fonodi ttna epenione: Eč (jtieftd e, di ejjer nimici attd Romana Chiefa; ll cbe non e fenon per la cagione, ch'io ho di fopradetto: er non e altro cbe effer nimici d d/o. Nette altre cbi bd uno, er cbi altro parere. Et come altri fi uuole dccjuijlar nome con alcund nima diabolici openione, egh ft fd capo di trna nuottd fetta ,come g id fccero gli tmticbi nelld Philofophia . Etdapoiche efU di nuoue openioni nelle materie deUa jede ft fanno auttori, cbi uorra negare, cbe efiheretici nonftanol Eč poiche id bo/, er tra loro fono diuift, cbe cfii nofianofcif* LIBRO QVA RTO. t co di tornamene, cbe qui non bo tempo ne modo dd far cofa buonai er tarnata cbe io me ne fu aggiugne ro alcunacofa adc altre faticbe: er dar o ordtne per uenire (fe fara uolunta dd Signorc) dfodisfare d co D ELLE VERGERIANE loro che dcftderano, de quefte mic ciancie habbiano ungiorno da ufcire in tuce. Gia infino a Milano hebbi akune lettere del Fedea le, al quale auanti bora non ho bauuto tempo da far nfpojia» bora d uoi la mando, er ue la raccomando. Al padre D on Bernardino ni pr ego de mi raccomait diate ajfai: er che gli didiate d’io no mi f 'ono punta mutato dal propcnimento mio: anzi de ogni giorno piu mi ui uo conjirmando ; d'io non ho mai quiete: Ne di tanti trauagli me ne uiene profitto al corpo, ne fodisfdttione aU’ammo, negiouamento aU’anima. Et alle orationi deU’uno , er dcU’altro di uoi mi raccomando. •Di Roma a VII. di F ebraio del L* A M. VINCENT IO FE D E L E. GR AN tempo d’io ho da nfpondere d uoftre lettere J dotter uenire d Roma. Vero e, de cjueUa cagione, laqua le ha fpinto me puobducrritenuto uoi: che fe Papa Paolo non moriua, io non a ucniud; er fe eglifbffe uiuuto uoi ci farefle firfc uenuto. AUaprimanoueUa della morte di lui d me conuenne per le pojle uenir= mene in qud per feruigio del Prencipe mio , er de ergiaui hauerei rifpoftod botca fe 1’effetto ne fbjjefes guitodi cjuello , che uoi mi defie intentione; E t cio e di LIBRO OlVARTO. %6j gli Mici fuoi i Doue fono fano, er con centimi trd* uagli dicorpo, er dimimo: er affietterolacrcatio= ne del futuroPontefice,cr apprejfo nuouacommif* fione del mio Signorc per tornarmene 4 Milano. Eccoui come in poche parole ui ho dato noueUa di tutto 1’effer mio. N on uoglio la/ciardi dirui, che in quejlo mio uiaggio mi conuenne andare a Pifa per comunicare aleune cofe col Duca di Firenze, il qualt quiui fuole flare la maggior parte del uerno. Et da Pifa uenen= doft aUa uolta di Borna, fi paffa fotto Certaldo. Ne io per fretta che mi bauefi uolli rimanerui di andare d uifitar le uenerabili ojfa di M. Giouanni Boccacio. Et montato quel colle uidi la cafa dellahabitatione fua mentre che gli uiuea,cr quella doue la mortal fua parte fta afpettando il giorno deda immortalua . Alld fepoltura fua fi leggono que' quattro uerji,che fonogia diuulgati neUa memona della fua uit a. Po 1 ue ne fono anchora dodicifatti (come dicono) da un fuo difcepolo:ne quali fifamentioneditutte le ope= ve, che da lui fono (late feritte, Et di quelli hauerei io prefa copia, ma auanti ch’io hauefii fatto trar dade ualigie, o fatto por tare da altra parte inchio-flro penna er carta,er che i uerfi fbjfero fiati feritti, ui farebbe corfo tempo da correre piu d'unapojla. Tornando hora ade lettere uoftre ,Voi mi ricer= cafle congrande ijlanza, che io facefii aleune cofe, le quali non hauendo 10 potuto ejcqmre d Milano , portai Vordine inqu'a, dapoterui feruire,penfando ti doucrui poter por mano incontanente. Et fino ad BELLE VERGERIANE hora non mi eflato lecito di fdrlo; Et hord Id cofi faribbe perauuentura tar da , pur ui ho dato princi* pio,er uo dpprcffo pianpiano. Sepojfono uenire in tempo datemene notitia, che follecitero di Jpedirinc* ne, A’ me edoluto infinitamente non haueruipotuto f ubit.men te fodisfare. M a chi non ha liber a podeftd di fe bifcgna che operi non fecondo il fuo uolerejni di chi ne puo difforre, Si che o perdonate d me,o dan nate la mia fbrtuna, Ouanto d qudlo che uoi feriuete del Vergerioho da rijfonderui, che io non fo che egli fi habbia da do ler di me di cofa ueruna, faluo fe non p mol doler.e che iolo habbia fattoconofcereper cjuello,ch'egli e, er c/o c tanto d dir e, quanto per Luter ano. Et fe d lui par fanta cofa effer tale, mi dee ringratiare, ck'io Johabbiahonorato. Segli par cofa dannabile,non U dee feguitare. Mi direte , Macglineha perdutoil ucfcouato; Et io rijfondero, che le per fone JJnritua-li,& mortificatenon fotio foltopofienead ambitio= ne, ne ad auaritia. Et hora egli ad imitatione del P hi lofopho, che gitto le ricchezzc conte impedimento dcUa ffeculatione potra dire. io perinnanzi piu h* leramente potro LuteraneggUrc . Ne douete uoi ajpettare che egli contra me fenua cofa aleuna aper* tamente; che con me no uuole egli difcendere d dueUo: tnd o mi hd affdltato infino dd hord con foperebidria, v ha fatto che terza per fona pa ufcita per lui. A' Vinegia piu uolte armato di uotumi di fue ferittua ve, er accompagnato di buona fcorta de' fuci fegua-ci 3 trouatidomi fenza libri, er folo , mi diede delit LIBRO O.VARTO. t non come nimi-co, ma come Chrtftiano. Si che tornando d parlar del procedcr nella nofira querela,fe 1’attoprimofu foper chiaria ,quefi'altro c fiato ffccie di ajfafiinameiito: che 1’ufcir fconofciuto addojfo ad uno, crdarglidelle DELLE VERGE R1ANE firite, er faluarfi fot to quedo hdbito noti fara mil reputata cofa altro che biafimeuole, Di che io ui uen go a condnudeire, cbe io mi prendereiper m guioco, che egli i uifo aperto, er da pari a pari prendejfe con m la battaglia: che fe con tanto difuantaggio ho per adietro mantenuta la cjuerela colitra di lui, non do» uete dubitare eh'to non fbfii per dijindermi per l'auue nire cominciando hauere aleun uantaggio dalli par* te mia , fi come e che infino ad bora fono fiata attore,ld done perinnanzi queflo carico caderebbe fopra di lui. Non doucte ne anchora čred er e, che egli fia cofi honorato la doue egli (i e ridutto, come uoi dite,cbe pnmieramente gli fara bifognato lafciare il titolo di Vefcouo: che fr a coloro,fra qudli dico cbe fono here tiči, fi tiene quanto al grado del facerdotio, cbe tutti fiamo eguali: er che tutti fumo facerdoti uno come altro .E tlo fciocco uoleua tra noi effer Vefcouo,er effer Luterano, che fono cofedifcordanti.Chequale mole effer Vefcouo dee rimaner Catbolico . Etquale mole effer Luterano dee lafciare il cbericato, er la mitra, er il pajiorale. Ef dapoi che egli e pur uolu* to effer di coloro, gran benefičio gli ha fato c hi lo hi diutato (divo cofi) d difuefcouare , che col uefcouato egli era tra Luterani come uno heretico: er hora c fatto tuttodi queUa fetta,cr e puro Luterano fenza mačehi a aleuna di pfona catholtca, dapoi che efri hano per macchie le offeruanze deda catholied Chiefa. N on crediate gia per quefia forma di parlare, la quak io ufo con uoi, che io fentapiacns deda fua filicita LIBRO Q_V ARTO. 169 ftlicita, che mi e tejhmonio qucl Signorc, il cjutle ue= de tutti i fecretide’ noji n cuori, che il difiderio mio di lui e fempre jlato chc ji douejfe ammendare, er ri torture algrembo delU fantu Chiefa. Ma dapoi che egli e pur uoluto continuare ud ejfert de’ figliuoli della ira, Io fento confolatione noti dcUa fua nnferia, ma di fentire che eglt ji fta ddungato, er andato in parte, doue non pojfa piu auuelenare le poucre ani~ me de' jvdeli: de' quali io fono jicuro cheper colpa di lui,una lungafchiera ne e andata in e terna danna* tione . Et quello che non lafcia effere intera queftct mid confolatione e che io non fono cer to che egli da' pdeft noflri fi jia aUontanato. E t temo che non Jlia nafcojlo in alcuna buča, donde egli uada pur tjfargeti do di quel pejiil^ntiofojjnrito, che d lui iffiira Vonti* co ferpente minico della humana generatione. Ma, do ue che egli fi fia, habbiamo da render gratie al Signo re, che ha dato d queUa pouera citta un maeftro, il quale (perqucUo ch'io ne fento) er con le opere, er con le parole infegna la fana dottrina. Mi rimane da rijfiondere d quella parte, doue mi domandate fe io ho dato alle ilumpe cofaalcuna.Etpo tete ben uoi pen far e da uoi flejfo, che in tanti traua* gli di andare hor qud, hor la,bor in Hicrufalemfior in Egitto, non ho potuto intcndere d cofa tale; ne pur penfarui. Ma ijfedito che iomifia da quefio impaccia penfo, che mi uederete d Vinegiap tale ejfetto. Era que(lo mezo amatemi come fete ufato di fare: er di ogni auuerfita cofolateui col uoler del nojlro Signore, Di Romrf iyil, di Eebraio del m D L. Y DELLE VERGB RIA NE A M. OIHOHEUO VIDA, O i ui rfcuete ricordure, che gid d Crcma ragionundop frct noi dclle cofe d dl d fide: CV dannmdoui io , che uoi ui fofte Idfcidto trafuiure dal Vergerto fuor dello antico uojiro cdmino, er de’ uojlri mdggiori , vo; cio negando mi rijfondepe,chediperduate bencin qucpaudrietd di openibm di intender la iicritd. L d qual uoftrdri-Ifoftddnchorchedme pareffe non ben Chrijhdnd,pur prefi Id imprefa di douerui dlcutid cofu fcriuere,accio che ui hauefte rijfoflo, per uenire alld dtfatfione del uero, Et dico chc qudld rijbojld uoftrd non mipdrue ben Chrijiidna: chc ildubitare qudl p,d mighor opc= tiione o qudld, che per tdnti fccoli e jktd tenutdddl Id Chiefd, o um che fu ndtd pur hoggi, non mi pur punto dttodd Chri&iano. Che ihatter taldubi tat ione edubitdr feChnfto hdbbiddetto il uero,crfe egli reggd Id fud Chiefd, er /e loSpirito Jdnto pa io lei. lopur ui ferife, er uoi prima mi dejie intentione di douermiriffonder ipoicomincidjle 4 ritiraruenepri m con dir e, che ui fentiudte poco atto d contcnder ineco , er (come diceudte uoi) con Id mid belld eloa quctizd. Pot ui rifoluepe , che non mi uoleudte fcri= uere, accioche io no ui trattafi come io hdueitd fdtto il Vergerio. P er chc effen do io fuori d’egni fperanzd di doucre h mer lettcrc da uci, meco propcp di-non LIBRO Q_ V A R T O ♦ t70 Uolerpiu fcriueruidi quefle materi e. N.ail tempo, er le occafioni farno molte učite altrui mutarpen3 fiero.Dopo lapartitauojlradiquelH paejiho fena tito cofe che mihanno fatto credcre,che uoi non dua bitiate piu tra le diuerfita delle openioni qual fta let tnigliore, ma che ne fiate rifoluto.Cbe mi e flato ferit to, che pnma dauanti il Legato del Papa difendeuate che in Capodijlria non ui erano herefie. Il che non fo come uoi lo potefte affermare; che ejfendo il popolo di quclla cit ta diuifoin openioni diuerfe in cofe di fu= ftanzd deda fede, non fo come dir ji poffa che herefie non ui jiano. poi fenti anchora, che uoi andaflt d vi= negia per difenfor di aleuni, che per Luterani quiui erano fiati chiamati. Et d Roma ui ho fentito nomi= nar da miniflridel fommo pontefice p pnncipalepro tettorc di quella fetta . D ali e quah cofe tutte ioho comprefo , che uoi non folamente fete rifoluto detla uojlra cpenicne: ma che anchora fete fatto macjlro diqueUa dottrina. E t pertanto uedendo in uoi fatto m tanto accrefcimento di fcienza, hopropoflo di ua lerui feriuere ,fferando che mi delbiate nflondere , er fare anchor par te d me di quetla uerita, la quale moflra che uoi habbiate, o ui perfuadiate dt hauer ri trouata. E t mi doucte uoi fenuere per tutti i riffet= ti: che effendo uoi fatto auuccato di quetla turba, er uolendola difendere contra ciafcuno , non ui douete guardar diparlarne con me: er difendendola in publi co, non douete temere di difenderla anche priuata= tnente. Ne di me hauete da dubitare, che io diuulghi & uoi cofa fe non uera3ar cofa conjvrme d qucUoiche Y li DELLE VERGERIANE io hauero da uoi medefimo.Et ddlamaniera deUo firi uer mio ue ne poffono far ftde infino ad hord gli fcrit ti miei contra il vergerio: chc io dietna di hi , che egli era heretico: er cofi per molte teflimonianze e ftato prouato. Io diceua, ch'egli non era paftorejma lupo, er per tale egli e ftato condannato. Et e quelld fentenza fiata una approbatione delU uerita, et detla fmcenta del mio feriuere, Con trna perfona adunque cofi fincera, come fono io, non douete rimanerui da trattar di quefte materie: cheio ui afiicuro che la ntia non e fenon Chriftiana inlcntione: er cioedipu hlicar la buona dottrina,acciochealtriVhabbia d fe~ guire, er di datmar la rta, accioche ogniuno la deb* Ha ftiggire. Mi feriueftegia che haueuate tefti detla fr it tura, er ragioni affai, che non ui lafciauano entrar netla epenioneja quale diftndeua io netla mia lettera frit taui infinoil primo di Aprile del XL VIlI.Etpoi che haueuate anche preparata lettera da mandarmi. Et da due anni in qu'a quanto piu fete diuenuto dot to, er quantopiu ui fete efercitato ,tanto douete hauer tnaggior copia di fritture „ St che in m tanto tempo io non douero hauer fenon fatta una grande ufiura, er homai non douerefte tar dar piti d farmene par* tecipe , hauendo io maftimamente lettere di uoftra mano, per le quali piu di una mita me lo haue* te promeffo. Et io per cominciare ad aprirui la porta d cotali vagionamenti, primieramente ui dico, che di di in di mi fono attdato itiqitella mia openionc piu conftrmil* LIBRO Q_VARTO. 170 do: U cjuale non uoglio ne anche chiamare op enione, tna jede, ch'io non uo con ctlcuno humano giudicio eft minando auefte cofe; mu come obediente,cr humilpe coreUd mi uo nutrendo di cjuelU paflura, cheportd ci bdimo que' buoni fanti noflripajlori,^ dottorianti* c hi. Neon/c in me tal prefuntiont , ch'ioper acu* tezzd del mio ingegno mi perfuada di douer trouar cofa, che poffa effere piu in honor dt Dio , che quellot che nehano mfegnato quc' buoni maejlri iJfiratidaUo ffiritodi Dio. loho una cotalopenion midgrojfa, che quelli, i qudlifono piu in gratid di Dio, fiano piu iUminati della fua ueritd. E£ quando fo comparatio ne delk uita di queUi antichi Chriflidnt, i qudli da ' tanti fccoli per dotti, crper fanti fono/lati ricem-ti, e?" che la loro fantita burno anchora co’ miracoli conjirmatd, d queUa degh huomini del nojlro fecolo , er di huomini , che fono fiati, er fono fetuina di tutij, che (juelli hdimo uoluto,et uogliono dannare,no fo perche mi debbia credere,cbe la luce di Diodebbta rijflender piu ne’ uafi della ir a, che in quelli deda gr a tid. Ef fe coloro con queUa loro fede fono diuenuti figliuoh di Dio,nonueggo perche io ne debbidpreti dere uiialtra fenzd mamjejlopericalo di diuentar fi-gliuolodel Diatiolo. Io folo per fentirmi peccatore, come fono, nelle cofe della jede non ardireimai di affermar cofa ueruna ,feio non bauefi maejlri i fan ti dottori: che in tenebre efpndo non prefumo di uo* ler far luce 'd gli a!trt. Et fe 10 ni dicefii una cofa da me, o ui interpretafii la fr ttura ad uno nuouo modo mio, uoi la porefte ben con ragione ributtare, come DELLE VER.GER.IANE tli pet1 fonu, che non huueffe ne dottrinu, ne fbirito di T>io . Et nel dunnur lu miu interpretutione non po= trejle trouar miglior rugione, cbe il dire, che i dot-tori funti tengono in contrurio; er che contru me fen te lu Chiefa umucrfule, Con quefta folu uerrefle uoi ud ubbattcr tutte le mie rugioni. E t quundo dicefle chiofofi un tcmerario, er un prefuntuofo d uolermi io opporre ullu dottrinu detlu thiefa , uoi direjle il uero. a' quelh(dice Giouunni) 'e datopodeftudi furft figliuoli di' D io, t quuli non fono nuti di uoluntU di curne , ne di uoluntu di hitomo. \l chettuol dire; A cjueUi, cbe nonfi gpuernuno ne per dppetiti carnuli, neper fuperbiu: cbe gl i uppetiti Cono jprefi per U uoluntu dedu curne, er la fuperbiu per lu uoluntu deU'buomo. Che 1’huomo e grunde, er Cbrifto uuole ebefiumo piccioh, fe uogliumo eutrur nel regnodel delo. Et gli beretici moderni fono quelli, che fegui=> tundo i loro uppetiti fi infuperbtfcono detlu loro dot= trinu: er ogmuno uuole effer pit, dotto che quunti dotti hunno humti gli antichi feeoli. Quefii fono i gigunti che uollono mettere i monti l'nno fopru Vu!= tro, er faiire m cielo per ubbuttere gli alti Dei. Or uoiete forfe unebe uoi diuemr Gigante i Vi per* fuudete uoi di effer piudotto, piu funto , piu fpiri* tuule, piu lUuminato, piu pieno dijpirito di Dio,di Cipriuno, di Chrifoflomo, di Leone, di Ambrofto, Gr de gli tiltri funti dottori i Direte forfe unche uoi co uofiri f■utehi Titij, Ephialti, Enceladi ,etBrid~ rer > che fan Hieronima e un Goffo t Vergogninft gli anpronti puzzi 3er uergnuteuene uoi fe uoi fete di LIBRO O.VARTO. 172 tJUelli. Voi uole te effere i cenfori de' dottori ecclc= fujlici ? voi de’fanti Pontefici ? Voi de faeri concilij-Voi delU Chiefa fanta di Dio; qmando dico uoi,in-tendo ogniuuo, che fta di quel numero,cr uoi ancho= ra fe fete di quelli. A uoi parrebbe che contmettefje ungrande errore, c hi uolejfe dannare il uoftro Pa= piniano s o il uoiiroVlpiano. E t chi fiirono eglinoi huomini che parlauano di core humane con humana prudenza. Et gran temerita farebbe p ar Ur contra di lero , cr gloria ui e uderdannar la dottrina di Dio, infegnata da perfone plene di ffirito di Dio i Se cgli auuctiiffe che uoi ut troitajle in una cotnpds gnia di genttthuomini, er di altre perfonet er che ft leggeffe la interpretatione ddla ferittura di cjue’ dottori, ch’io di fopra nominati ui ho, o di altri tali, non ui uergognerefle uoi d dtre , che noti ft doueffe credere a loro, ma d uoi,che la mteniete meglio che cfi non fecero i Fermatnentc uenc douerefleuergo* gnar uoi: ne io ui bo per perfona cofi fuori di uoi, che fijle mai per dir e una tal parola. Or il non ttoler covfenttre alle loro fentenze, che e egli altro ,fenoti dire, che ne fapete piti di loro i E t che hauete mt= gliore jpirito di lot o i Et fe dclle cofe minori e licito farne comparatione con le maggiori. A'me e acca-duto non una fola uolta,che trattandofi matarie di ho nor dicaualieri ,er cjfendme iojlato domandato,er hauendone detto il mio parere , alcuno Ji e uoluto tpporre al detto mio> Et p quelld opeinoe ch'altri ha di me,col folo dirft che tale e la mia openionc,colui e ftato nbuttatoi Et uolendo egli o&inatamente dtfetia DELLE VERGERIANE dere le fue ragioni, la brigata ne ha fatto le rifd* Q ueflo ui ho detto per uemrui a dire, che d uolere altri diffmtare contra undottoredi gia approuata auttorita e cofa da ridere. Et /e il difputarc contra alcuno e cofa da farfene beffe, che fara il uolcr dan* K are il comun confentimento de’ molti i er le fante determinationi delle facre congregationi ? Vot uolete diffutare deU’honor di D io, et in difputando di cjuello dannate l’honor dt D/o, che honor di D/o /ono i fan* ti, honor di Dio fono le fcritture: er honor di D/o e che d humiliamo alle riffofle detto Spirito fanto: er che obediamo alle ordinationi deUa fanta Chicfd, la quale e la fua diletta Spofa, er e la colona er il fdndamento della ucrita . Voi hauete deUe ragioni, comedite; er io ne ho delle altre,ft comein partehd uete potuto uedere. Vin qud ragioni d ragioni fi con trapongono; io ho poi la teftimonianza deUe tante auttorita, che ui ho allegatc, er deUe altre da aUea gami anchora. Or uorrei io faper da ttoi ,fe uoi uo* lete che le uoftre ragioni uagliano piu che le mie ra* g ioni, er le mie auttorita infieme. Quefto uorrei ft per da uoi, che fete dottore. Et ui uorrei domandar, I« una caufaciuile che fi diffutaffe dauanti il uoftro tribunale, quando di qud ci fojjero delle ragioni, er di Id ci fdjfero delle ragioni, er de’ tefli manij, in fa* uor dicui darefte la fentenza i a' me cofi pare ( dite uoi) er ime par i/ contrario . Et il uolere altn fona darfi fopra il fuo /o/o parere , e uolere effere un Capaneo tra le fauole, o un Golia nella ferittura . C hi ode uoi (dzce C hrifto) ode me, Et c hi Jono que!l LIBRO Q_V ARTO. t7t che tutole il signore che Ji oddno f Per mio purere quejii fono i Pontefici, i Martin, i Dottori, i Con= cilij , er/d chiefu ifteffa , il cui libro in grm parte Ji legge nelht anttcd, er conjtrmdtd confuetudinc. Et uoi uolete credere d uoi, udirui uoi, er farni uno idolo dclla uojlrd perfuaftone. Et d uoi dicendo,dico d tuttd Id fetta, che cofi črede, come gid fi ticne che tredidte uoi. Vcimi dicejle d boccd,er mi fcriucjle dnche ddpoi che d uoi pare che qnejld nojlrd openio* ne, che ci rimanga da operar per la nojlrd falute, er da fotisfare per li peccati nojlri ,diminuifcd mol to Vhonor di Vio . Et io ui difii, er dpprejfo ui fcrifi, er hord ui torno d dire, che anzi Id openion uojlrd e queUd, che diminuifce l'honor fuo,celebrun= do foldmente Id fud mifericordid; er che noi cele= brando Id mifericordid, er Id giujlitia infume lo ho* noridmodi piu perjvttiondi lode .Etquejlu fen tez* intendo anchora iodi confermarui primd ch’io leui Id penna del tutto da cjucjla cartd . Non mi potete ne* gdre che D io non Jid pudre nojlro, che cgh non Jia Signor noslro; er che egli non Jia nojlro Giudice . Coroe pddre uoi uolete che egli Jia mifericordiofo . C ome Signore , er come Giudice che uolete uoi che egli Jia i Pur mifericordiofo anchora i Non gid che quejlo titolo d quefli nomi non f conuiene. Come i pudre puo principahnente conuenirfl la mifer kor d ut principalmente dico, pcrche ancbe al pudre fi appar tiene di cujligure i figliuoli cbi nongli cafhgd , non gli umu: er che D io non ci umi non e da dire: adunque e confeguente che eglici hdbbid d cajligan; DELL'E VERGERIANE er cof uienc ad c j fr ttnchor gitifto. Md prefuppoi gndtno cbc egli ccrne pddrc bdbbid da efjer mifericori diofo, corne Giudice che fara egli f Se dl pddre fin, hene la mifericordid, d Giudice f richiede Idgiufit* ti a : Et c/ grida D/o nella Sdpicnzd. Amate Id giufli= tid uoi cbe giudicate Id tcrrd, Et uolete uoi che Dzc fdccid contrdg'i ordini ftoi i E t cbe effendo giudice, er giudicdiido noi huomini di terni, egli non ferui Id [ud fantd legge i Quefionon e dddtre,checio fdrebbe uti uoler ddr c d D10 notne di iniquo giudice. Del no= me di Sigdore non ui diro dltro , fenon che dncbe d lui piti ji conuiene Id giuftitid, che Id mifericordid. M d fc uolete ui concedcro ancbord cbe egli fidgiu-Jlo cr mifericordicfo infcme. Si come ddunque in 'D 10 co me in pddre lodcrcmo Id mifericordid, cof co= me in giudice loderemo Id giuftitid: cr come in Signo relodcremo l'und er l'dltrd. Et per cffer e egli il P d. dre, ilsignore ,er il Giudice,in liti cfdlteremo noti la mifericordid [old, noti Id giuftitid fold,mdldmi fericordid, er Id giuftitid inficme , E tla mifericors didhdufdid cgli rileiunioci ddque'pcccdti,ddqudli noi non d potentno rilcu dre. Ettdntoe egli giufto, che nel cohno delit fud mifericordid hd uoluto mo= fr dr Id fud giuftitid, col mczo di quelld rileudndoci per Id mor te deftunigenito fuo figliuolo. D i que' pec c iti uerdmente, de’ qudli ciba ddtd, pr dd uirtudd potercinoigudridre,non ce negudrddndo noi, non črede te upi cfegli ne babbid d d diopcrdr Id giujlis tid in noi f Et ta penfate che effendo ftdto feuero in pUnireil figliuolo per lipeccatialtrui, uorrdeffere LIBRO Q_V ARTO. »74 indiilgeute al feruo in queUi di lui i Che quefld fi=» rebbepropridmente indulgeriza, er noti mifericor= diu i percioche il uolerci perfuddere che a pumo le tolpe tutte, & intuttovimeffe, non e altrocbe, dir pcccd, che ad ogni modo gtd ti e perdonato . D jo ris cocihandoci k [e: er col meZo del Sduator ticjlro di ribeUi,che gli crauamo,dccettaniociper amid ,usd la fud mifericordid . Vromettendoci retributione er ntercede, erpunitione er pene, moftra che ci mole ufar giuftitid. Vriuilegiandole opere noftre, er uo= lendo che quellegli funodi glorid , ddopera Id fud mifericordid; Giudiandoci fecondo queUe,cidmmini ftrera giuftitid. Etfacendop debitor noflro di quel tene,che furemo altrui,fftarge fopra noi U fud mi fericordid: crdicendoche diquella mifurd, che mi= fureremo dltrui fdrd rimifiirato d noi, ci difcopre dpertumente Id ptd giuftitid. Eccoui adunqupla mif fericordid, er eccoui Id giuftitid. Et eccoui in quejlč due uirlu adempiuto 1’officiodel Pudre, del Signoa rc , er del GiHdice, er del mifericordiofo PadrCj er del giufto, er mifericordiofo Signore, er del gin &o Giudice. Et queftd e quelld openione, er queild jede, che noi debbiumo ittpeme con la fanta C hlepi te ner del Pudre, Signore, & Giudice noflro D io» E £ chi per tale lo celebrera ncl mezo dclla fud giuftitid fentira, conie egli e mifericordiofo: & a chi negherd in lui la giuftitid, egli k. lui negherd Id [na mtferh cordia. lo ui confirto, ui prego, er ui ammonifco, che cofi debbidte crcdere, fenon nohte che egli fetizd alcuna mifericordid ni faccia prcuarc coms tagli U DELLE VE RGERIANE ffdld delU fua giuftitid. Ef d D/o ui rdccomdnio, Di Milano 1’ultimo di Aprile del M D L ♦ a m. hanmibal CRisomo. I Romd fcriuedoui ui fcrifii che iohdueua inanimo di do uere fcriuere d M. OthoneU lo. Gli fcriuo adunque, er ui mando, er raccomando U lettera, ch’io gli fcriuo: er La ui mando apertd,acciocbe Id ueiiate. Ben ui pr e go che fenzd altramcnte diuulgarla ferrata gliele debbidte inuiare. Io in riuedendo le cofe mie fono tornato d leggere la inuettiud fatta centra di me. Et percioche ella e in due pdrti,et neUa prima colui fflendc nelle cofe dclla frde,et di me parla fommariameteiet nelld fecotida ft ftende Urgamente 4 parlar di me lafcian* do quafi in tutiole mdterie della jede; Io nellanjfo= (Id fui (comeanche ficonueniud) piu diligentt nelld primd, che nella fecondd parte > er hord ho trouato nelld feconda m luogo pefhlentiofifimo : nel quale allegando effo un tejlo di S. Agoflino ,doue par che quel fanto Dottore tieghi il purgatorio, egli uuole che altruifu lecito di tener quclld openione.Etque» Jla effendo cofa di non poca importanz<*■ i accioche no ne facendo io mentione, non paid che io ui confentd, ho penfato di tornare d fcriuer alla cittd , per far conofcere qua\e fu la dottrina di S. Agojlino del pur LIBRO Q_VARTO. «7J gdtorio: er qucllO', che fi dica nel luogo ddcolui alle gato; E t per dannare la peruerfd operione di lut,che h ogni partc fi moftra Sempre erroneo . E t do faro toflo ch’io habbid dato ordine ud dlcune poche fcrittu re, che mi dudnzano da riuedere. lo penfaud di douere ejfere d Vinegid per h fejla dellu Afcenfone: ma il Sgnor D on F errando m ha nuouamente impojlo il carico di una imprefd, che mi potrebbe occupar per molti giorni. Pur Id mia deli» berutionee fepotrouenire per tuttoilmefedi Mdg= gio, uenire ; Se nonpotro, manddre; che non inten do dipiu ne fldre ne tenere dltrui fojpefo . Racco-tndndatemi dl pddre Don Bernardino,cr d uoi JleJjo, er infieme pregateper me. Di mUno 1'ultimo di Aprile del M D L. A L L A N' o B I L I S S I M' A CITTA ET P O P O L O I v S T I N O P O L I T A N O • E per lo pdffdto nel tempo dede uojlre auuerfUd ui ho alcuna uoltd con mie lettere uifitdti Signort, Pudri, er Fratelli d me molto honora. di, la Chriftianu pietd, er 1'amor deda patria a cio fda re mi ha indutto,uedendo 10, che chi principdlmente eru debitor di porgerui con= foldtione, erd la prima cagione detta uoflra tribula= tione, e t quejloho io femprcgiudicato che mi fia JU DELLE VERGERIANE to Iccito di fare mentre che priuati di legittimo go-ucmo erauate cjuafi pecoreUe fmanite in uti defer* to fenza la fcorta di alcun paflore. M4 ddpoi chc ll Signore dallalto fuo tribunale ha udito i uojiri deji derij fanti, er ha.benignameiite raccolti i ucjlnpie-toft [albin, er ui ha proueduto di paflore , attd cui uoce , er alla cui ucrga obidendo fete ftcuri che la rabbiadc gli ajfamati Lupi noti haurapotere dt lacc rami, ne di moleftarui, d me homdi pare che non al~ tro mi p. richiegga , fenoti rendere honore er Linde aUa fempiterna fua bonta, er aUegrami con uoi,o" inpente con tioi confolarmi della uopra falute. Et un Ule ofjkio mi hauea propofco di douerfare con effo tioi quando tornai daUa Corte dcllo Imperatore, batu ndo quiui hauuto nouella, come uoi erauatepati li= berati dalle mani del fighuolo della perditione, er ri mefiial gouerno di miniflro difaluatione. M a da taa le tnta mtcntionemi rimofje la lungamettiua fatta, debbo io dir contra di me ? o pur contra la uerita, er contra la Chiefa fanta di iDio f A' cjuclldiniconuenne adunque rtjpondere. E t quandopenfauachealtropiu non mi rimanefje da fare, ho trouatoche in queUd min rifpojla ho paffato con ptehtio cofa, aUa quale p= Icntio iti alcun modo non p conueniua. M a tantefuro no le bepemmic di quelli fcritti, che maggior mara uiglia farebbe, che altri d tutte haueffe njpojlo, che bduerne io paffata trna fetiza dime parola. Io 'a bello Audio lafciai molte cofe per hauerne altre uolte in altre mie fcritture ragionato; m a qucfta, della quale hora parlo^opjjo io che mi fhggiper poco mio auue* LIBRO ČLVARlk). j76 'imcnto. Et percioche lu cofu e pericolofu, accioche litri, uedendo ctiionon k bo ributtutu,non penfi chc •o i qudlu confentu, ho ddibento di tornure d nt-gionur con uoi. Čolni uduncjiie netld giuntd fattu d quelld fuu in* „ uettiuudicedanejlo modo. Ajlogtnerfumu ope= „ rettd De cnra pro mortuis ugcndu: er fd unchegli „ Hepognoflici, done ajfermu ajjeueruntifimamente „ che non ui e purgutorio ,il che e di diretto contrd ,, rio ul primo. C hi mi diuietu cheio noprendu quelle ,, operiioni, che piu mi dggrSdunoi tu Cbieju non „ giu, percbc cdn l-dccetta m tutto,crm ognit>dr= „ tc. Leggctc il Decrcto uUddijlintmeffmtd d „ Cap, S. Mater Ecclefiu, chc ucdercte /c/;e egli e 5 „ cofi. Adutujtte fi che io pojfo prendcr qucUo, che „ pure d me, mufiime ne i luoghi difcrepunti:per= „ ciochefe Vduttore e heretico , non lo comporture, ,, crubruciulo. E t fe egli e ueracecr uut enticouicn „ mi dunnure fe io mi appiglio d quul purte piu mi „ pince i cr mufiimamete ne i luoghi (come ho detto) „ dij fcrenti, cr contru fe pugnunti. Ojcfie fono tuttepuroledi qiieluttlente heretico, dquul uern= mente fi conuiene quelkfentenzu che egli medefmo hudutu: Se egli e heretico ubrucido . Hord-d 'queftd fuu cofi hereticu openione, credcte uoi che huueremo modo di rijpondere ? Elin e fbnddtu ccn fi gugliurde rugioni, che io temo uffui che non c i huueru che dtre. Mu metiunci uuunti, che di tu heretico ? Che io poJJb prender queUo che pure i m , mufiime ne' luoghi di* fcrepunti, Io lo ti concedo, mu ti dico, che no.fi dee DELLE VERGE R1ANE chidmire luogo difcrepante qucllo ,foprd il qudlegid la Chtefa hd dichidrato. Et in matena del purgdto= rio fi truouache queUo uien confermatoddl terz° CT quarto Concilio Carihaginefe, dali’ Agdtenfe, dal V d fenfe,dal fecondo Aurelianenfe, dal Bracdrenfe,ddl Toletano fecondo, dal Vormacienfe, er dal Tiburietl /e. Ne in Concilio alcuno ui ha parola in contrario. Anzifii que/lo articolo mlVottauo Concilio generale ffecialmente traltato, er determinato. Et con quelld determinatione fei dichiarato heretico tu , che uuoi feguicar quclle openioni, c he piu aggradano dte,CF non queUe, c he dalla fanta catholtca Chiefa fono dp* prouate. Et un’altra cofa uoglio io dire a te heretico, er poiparlcro co’ miei Catholici. C he fe bene la Cine fa ha la dottnna di Agoflino p approuata dottrina, non dei percio credere , c he eUa approui openioni ( come tu di) di diretto contrarie. perche egli c o det dire che tu quel luogo non intendi, o c he que’ libri non fono di Agoflino-, er percio non dppromti daUd Chiefd. Et quejlo ti dicoper hduere io la teflimoa nianza di uno auttore , il quale trauoi non ha jvrfe tninore duttoritd di Agoflino ; er quefli e il uojlro Erdfmo, che egli nega queUd efjere operd di Agojli-no. Si che non dei per la uanita di una opera di incer to auttore,lafciar Id duttoritd dellecerte ,er queUet detli Chiefa uniuerfale. E t tanto fid detto d te. H or d. d uoi uolgendomi figliuoli delfommo Pudre, regene= ratt nell’acqud del fanto battefhno, er nella uerafide confermati per uirtu deUo Spirito fanto; Se quettd(ld, onon-fu opera di fanto Agoflino, io non uoglio flore deontendere: LIBRO O.VARTO. 177 d contendere: mu dico bene, che quundo uncbe eUu J14 di lui, er che in queUu egli neghiil purgutorio, noti percio fi dee tener quettu openione. Et ui aggiungo, che non e utr o, che in quettu fi neghi il purgutorio E t fopru quefte due propofic ho io du rugionure ul~ quunto con uoi. E t primu lufciundo queUo che di Jo= pru ho detto , che du poi che unu cofu e determinuta dullu Chiefa,non e teci to u noicrederefenon quello, che čduqudh Jlubilito,ho dudirui,che fe Agojiino hu detto in un luogo che purgutorio non ci jia, hu detto in molti che ci e, che oltru il libro, che colui no minu detlu Curu de’ morti, il quul folo dee bufture ud infegnure u’ Cbriftiuni cjuefto urticolo,ft chiurumm-te ajfermutiuumente quiui fe ne rugionu: nel fecondo libro del Geneji contru i Munichei egli dice, che chi di quu no furu penitezu de’ fuoi peccuti,dopo queflu uita baueru o il fuoco del purgutorio,o lupenu eternu. Lu ueritu del purgutorio confemd egli fopru le Piftole di Puolo. Affermu egli effere il purguto= rio nel Sermone trentefimo fecodo dutte purole detto Apoflolo. Approuu egli il purgutorio nettu Pijlolu fuu feffhtefhnu quurtu. Kende egli tefhmonmzu ul purgutorio nel libro nono delte fue confefioni, Ci fu egli fede del purgutorio nel fuo Enchiridio. Et ci di* mojlru effere il purgutorio tielle otto ouiflioni di Dulcitio , in tutti quefli luoghi ci infegna Agojiino effere il purgutorio. El io qui non ho uoluto regia Jlrure i tejliperiton empierle curte di purole fena» zu necefitu. A chi fe ne mole chiurire ho dimojlruto done egli ha da čerem. Otto luoghi udunjue huuete Z DLL E VERGERIANE di Afoftino; er piu dltri čredo io douerfenc trotu* re tra le molte opere fue, ihe io ne le ho anchord mdi lette tutte ,nedi tutte le cofe,che io ho lettemi per fuado di bauerne memorid. Md pure in otto luogbi dice Agojlino effere il purgatorio. Et in uno (fecott do lo heretico) lo nega. Vorrei io hord fdpere dd per fond di faldo,cr di perfetto giudicio » quando fo pr d Id openione di un folo D ottore dltri ft doueffe fon ddre, fe douerehbe fdr fonddmento foprd queUo,cbe fgh hduejfe detto und fold uoltd, o pur foprd quello, ihe egli hdueffe molte uolte replicdto, er reiterdto, Io l'bo piu uolte detto , er torno d ridirlo ,quejl tue.11. tur queUe fantifime dokif ime pdrole. Voi' fete queM, che meco fete rimdfi firmi neUe tentdtioni,cr io ordino d uoi, come il pddre hd ordinato il regno d me, che uoi mangidte, et beuidte foprd Id menfa mid nel regno mio. Ne filamente quelU che fino fiati co= fidnti ho io da commenddre, ntd quelli anchord , che caduti ejjendo fono riieuati , potendofi efii gloridr LIBRO Q_V ARTO. x8» Signore, che fe il Diauolo ha hduuto forzd di prcndergli,non hahauuto catene di ntcnergli: cr fegli hi potutifirire , nongli hipotuti ucadere: inzi liberi, er fini per mezo detli finti penitenzi nelgrembo detli finti Chieft rictuuti poffono hauer firmi fperanzd didouer fentire il di delgran giudi= cio infieme congli altri eletti; Venite benedetti del ^ pidre mio i pojjedere il regno d uoi ippirecchiito infin dil principio del mondo. preuide ilRcdentor noftro li miferii de’noftri tempi, črne ptrli nel fuo fintifiimo Vingelo ,dicendo che tili haueuano di ejfir le tentitioni,che inchegli eletti,fepcfiibil foffe, Mat.24. farebbeno fliti indutti in errore. Etaquefto propo= fito mi occorre di dir e, che parlando il Signor noftro detle perfecutioni, che doueua hiuer li fui finti Chie fd, dice ipertmente ,che ogni di li migniti haueui Mat.14. di crefcere, er/rf Chiritidi diminuirfi. Et guefti nuoui heretici col prediur li Charita, er li iUumim= tione del/pirito, uoglionoprometterci guello,che e contn Upiroli di Chrifto.NelU legge liebrea ci ftt benprophetiti um piu fanti legge, cr uni legge jfi rituale, er quetle profitie gia nctli legge Euangclici fono fiate intemmentc adempiute. Delta fide noftn nonci e profitiache ellahibbii daprender miglion mento. E t pertanto non ft puo dir e fenon che guella, che cfii chimano Charita,fia li iniquita,che Chrifto dijfe,che doueua prendere accrefcimento, er che il loro predicato ftirito fu tutto opera di čarne i et che in ftnrito di menzogna f&uetlino coloro, che ci pro* mettono una miglior fide di quefta,che da noifi mam DELLE VERGE RIANE tune. C he (quali chc p pano coloro che ce Id infe* gtntno) e tla e foftenuta er uiuiftcatd per uirtu detlo Spinto fanto. Ne perebe buomini pano queUi> che U fanta Chiefa ci rapprefentano, habbiamo noi meno du obidire a' loro comandamenti, che la auttorita loro e Ro;IJ- da Dio; er chi d loro reftfte , refijle dUd ordindtio• ne di Dio. Ne irito,er Udlore puo arditdinente er non fenzd Idude metterfi con opere, er con con/igli d procurare U tiniuerfdle conferudttone . E t quefto e quello, che induffeme d fdr queUo,che dame ptr ddietro e ftato futto. lAd ft torne ne tietta ndue,ne tri legenti drnidte non ft ri* chiede ejfendoui Nocchiero, er Cdpitdno, che dlcun priudto fenzi 1'ordine di queUi tenti trnom impreftt, DELLE VERGERIANE iton dltramente nelld muc deUdfdntd Cbiefd,& nelld tnilitia Chrijliund non fld bene, Vi douc e tl legittimo fuperiore uolerfi det fe mettere d fur 1'ofjicio di dot* tore, er di mdejlro. Tale c fempre ftdtd U mid ope nione, er Id mid intentione. Et percio bo dl pr c fen-te come prefd lkenzd>ftgnificdndo a' noftricittddini, cbe io non fonopiu per tornure 4 prender queftd cu= Vd di feriuer loro ,ddpoiche bduendo un Vefcouo, il qudk or con le oper e, & conlepdrole puo infegnd-re loro U uerd jede, er Id uerd Chriftknd uitd, non bdnno bifogno piu ne detle mie, ne detle dltrui ferit= ture. Et cio hduerei fdtto io [ubito torndto d d’ pitji bafii, dd poi che bebbi notitid delld priudtione del a hmo,er delld credtione dell’dltro Vefcouo,[e Id occd fione detle cofe pdffdte non mi bduejfe quaftd fbrzd tirdto 'd douer pur contimure lo incomincidto ferk Uere. Me ne rirnrro io ddunque come per fond, che ujcitddi Scend ddl recitdre in um Trdgedk,diuengi Jfettdtore di im nuoud Comedia. Etbtn negodoio, che quelld, delld qudle io rtmdtigo ffcttdtore hdbbid dd effercoft ftlicc Comedid, come infelice Trdgedid e ftdtd quelli di quel mefehino, il qudle contrd D10 le arme mouendo bd infttio dd hordproudtdin pdrteld Itirtu delld [ua giuftitid. Mi egli e cdduto nelld foffd, che egli medefmo ft bd fdttd. Et ben per lui fe egli non ne bdueffe dd djfettdre mdggior cddutd.lo ddpoi che queftd fatia mid hebbe principio ddtto feriuere ud un Vefcouo, cotl Lo feriuere pur dd un Vefcouo, penfo di douerld terminare .Et bo fdtto un mio pen fiero di douer feriuere dl noueUo Vefcouo ttoftro, LIBRO Q. V ARTO. t$f 4 lui ritornando quelld obedienzd, Id qudle io tolfi al Vergerio. Et fe bduro tempo mi sforzero di fcriutr Id letterd domdni, er di mdnddrld infteme co quedd, JMd fia o quefid, o un’dltrd uoltd, eUd non pdjjerd il mr e, che non pdfiiperle uoftremdni.llSM.Dioui inultiplichiIdgrdtid[ud. Pregdteper me, Di Milano4 VII. di Mdggio del M D L. AL M O L T O R.EVBREN DO M O M S, T H O M A S O $ T E L L A V E S C O V O DI CAPODISTRIA, E IO pertopdjjdtomifono con ogni ftudio fdtkdto per che Id pdtrid mia fojje lihe* rdtd ddUdgrdue, er intolem rabile feruitudel Diauolo , bene e anche ragionc dd poi che io fento queUd ejjer ri* torncttd dl fouuegiogo, et dl lieuepefo delld Cbrijlidnd libertd , che io non fold* mente dettd filicitd di quelld mi godd, md che dnchori infieme con gli dltri miei cittddini dUd difiderdtd er gratd foggellione mi fottomettd. Io fi comebo fem* pr e difiderdto, che queUdpdrticoldr greggid del Sz* gnore, deUd qudle uengo dnche io dd ejfer pecoreUd bduejje un pafior Cdtbolico, cofi mi aUegro che Id be nigndprouidenzddi D io le ne hdbbid concedutouno, ilqudle non foldmente hdbbid cdtholicd fide,md tdle fcienzd, er tal fdpiaw, ckefut attd dd infegndrefd* D E L L E VERGERIANE na dottrina a gli ignoranti , ad iftabilire gli intetl-denti, er d confondere con gli efempij, C? con P4 ro/c 9«c/Z/, cZ>e dltrdmente uiuono , er dltrdtnentc fentonodi queUo , chc Comanda er infegndld fdntd Apoftolicd Cbiefd uniucrfale.Et di qui djjdi chiard-tnente comprendo abondantifma effere fiata queUd gratia, h qudle ci hafatta Id fuptrnd bontainuirtu, AeUaincomprenfbile fua fapienza: chc uedcndoeUd h pouere fue pecordle difrerfe , er corrotte, beti s'amide chc non bdfldua mandarle ogni pa&ore, chc fojjc dtto a conferuar la unione, er teo/w dijpofhio= nedi quelle, chc fofjero fiate fane, zrinfieme cona giunte, md che ui era necejfarid perfona, che anchord fdpejje raccorre le fmarritc, porgčdo aUe impidgate er inferme falutifcra medicina. Di che io Con le ginocchid della mente inchine A' qudlo altifimo Signorc, che /o/o ci puo d moflrare cbe ueramente fiano faeramenti ci faraajfii bauer det to i fegni, er /e uir tu di queUi. E' adunque il battefimo col nonte detla fanta Trinita, fegno detla recociliatione nofira con Dio:et in queUo ciuiene fatta la remifiione de’ peccati, (fecondo che gia fi i detto ) Et ad ognimo, che lo riceue, e conce* dutagratia di potere operare opere grate a D/o:er la natural concupifcenza no gli e imputata a peccato, pur che egli a quella non confentd. A queJlo fanto [a cramento da alcuni non fono riceuuti i fanciutlii er fi uuole che i battezati fi ribattezino. E t io quanto al primo capo dico quefta ejjere empia dottrina, er m« ptica detle pouere anime: percioche con queka tutti c/uctli, che in fanciuUefca eta muoiono figliuoli di pa dri Chrifliani, andrebbono in perditiotie, ladoue bat tezati fono fatti degni di confeguire lagloria eterna, fecondo che fi tiene datta fanta catholica Chiefa, E t cofi e datener firmamente > che fe i pargoli močen ti fono fottopofh dl peccato di Adamo ,foprabondan= ro.j. do la gratia di Chriflo, debbono effer medefimamen* te capaci di queUa, E t quali hanno ad effer e piu dea gnamente lauati del pretiofo fuo fangue,che coloro, i quali non hanno anchor confentito ne a macchia, ne d Iruttura alcuna i l/la d gli auttori di fi peruerfa ope monc grida Chriflo. Ldfciate che i pargoli uengano d Mat. i?. me, che' de’ tali e il regno del delo. il che e, lafciate che uengano al mio battefimo, che fenza qucllo non fi ua d lui. Oltra che il battefimo e fucceduto oda c/r= concifionr.zr d queUd er dno portati i fanciuUt ilgior noottduo dal nafcimento. Taccio il confentimento in cio de'dot tori, er la confuetudine detla Chiefa , y folanmte dir o, che tlel condlio Mikuitano fi tejhfi* ti , che i pdrgoli; i qudi non hdtttttt dncbor potuto pcccdre fi bittezano, dccioche per quelld regenerd-tione funo monddti daUd macchid, let qude hctnno trdita ddUd generdtione. er coloro, i quetli dicono, chc bdttežetre non fi debbono, f'ono fcomunicati.Et nel concilio di Vientu c feritto. Credkmo che il bdttefi* tno comuneniente d gr Midi, er 4 piedoli e perjvtto ri Eph.4. medlo allu falute, Pot ejjendo il bdttefimo un fderd-ntento, che imprime indelebilmete tiette amine queUd imagine di Dio , cheper lo peccdtoprimo fucdncela Idtd in noi, ddpoi che und uoltd fumofdtti nuoua imet gine di lui, non hdbbidmo bifogno di dltrd imprefr fwne.gr il uolere ribdttezdre i bdtteziti, c m uoler contrdiire dllet feritturd, er dUd Chiefd, er dUd tefti tnonidzd de g li Apojloli, da’ qudli fi celebrd un D to, und jede, er un bdttefimo. Et que\lo e tdnto uero, che gid e ftdto determindto, che i bdttezdti ddgli bere tiči,pur chcfiuno bdttezdti nel notne del pudre, del figliuolo,grdello jfirito finto, non debbono ricettere dltrd rebdttizdtione. Mekinde PdpdXX IX. er mdrtireriffonden-do a' vefcoui di Spdgndy dice Id Conjvrmdtione effere un grdil [dcranento; er U untione di queUo ci dimos siru Id untione interni delloSpirito funto. chc fico-me nel bdttefimo fumo rinoudti alk innocenzd»cofi neUd confirmatione a uiene ddtd ccfldnzd dtid ftde, er accrefcimento dUd gratid, er ijfirito, che ci gudr= da, er’ ci dijinde. E tequefto fdcnmento necejfario ttild fdlute, grdiIefu chrijlo fu iJUtuito.Che ciins fegn trui mani , non rueuono fenon tl pane in corpo traf* firmuto; er nonpartecipa del culice, famchi fu it 1 94- facrameto. Et per tanto chi mole comunicarft fotto l'una, er Vdltra forma, pigli 1’ordine del fdcerdotio, er potrd mdngidre il corpo, er bere il fatigue di lefu Chrijlo foprd il fuo fdnto dltdre. Quelli, che dltrd= mente fdr prefumono, per determindtione di concilij fono fcomunicdti. Etqueftd fentenza e cofi riceuutd uniuerfalmente ddlld fdntd Chiefd. L d ultimd untione ci fignified Id mifericordtd di D/o, er Id grdtid deUo Spirito fdnto: er per quejlo fdcrdmento d uiene ddtd uirtu contra te tentationi,er contrd gli jfauenti deUd ukind morte. E t ju quejld medejimamente dd Chrijlo ordinatd. il che fi racco-glie, er dalla Pijlold di ldcopo , er dal Vangelodi Mdrco: che quefti dice, che i difcepoli mandati intor Mar.#. no dd Chrijlo, con olio ungeudno gli infermi: et que* iac.j, gli t che fe dlcuno e ammdldto, fi chUmino i Preti del U Chiefd, erpreghino foprd di lui, ungendolocon olio nel notne del Signore. L it ende contrd Id teftimo nianzd di mo Apoflolo, er di un Vangelijla, non fo qudnto debbid effere udito ne lodpofidtd Martinove lo sfrdtdto Bernardino. Nella ordinationede’Sdcerdoti fimoflrd,che in coloro, iquali fono confacrati difcende la uirtu,che diede lefu Chrijlo d gli Apoftoli, quando foffiando ue.zo. diede loro lo Spirito fdnto. Et Id grdtid di quejlo fd crdmentoe, che gli ordindti banno ant tor itd di eje= quire queUe ordinationi, che da Chrijlo , er daUd Chiefd fono jldte iftituite. Et di quejld auttoritd, oltra che ne e pieno il Vdngelo , fippiamo pur che Paolo ordino Vefcoui, Preti, er Didcom: er C/e= B B ti mente di fopra nominato mando dl Vefcouo di Hieru falem Id ordinatione di P tetro,dicendo cbe i Vefcoui, ficondo la regoladata daChriflo ,rapprefentanogli Apojloh: er cbe gli altri facerdoti fono in luogo de glt altri difcepoli: er /'a la diflintione di Palriarcbi, di Aruuefcoui ,gr di Vefcoui, Po/ delle ordindtioni, er confecrationi de’ Vefcoui, de’ Sacerdoti, de’ D/d= coni, er di mano in mano de gli altri gradi, deUe lo-ro degnita, er auttorita, er de’ loro gmdicij, fe ne fa in tanti luogbi mentione, er ne uiene data la rego Id da Andclcto fuccefore di elemente, da Euarijlo fucceffore di Anacleto, da Alejjandro, cbe fuccedete ad E uarijlo, er da Siflo, cbe fuccedette ad Alejjan=» dro: da Telefphoro ,da Ig/no, da Pio, er da Anice to, iquali continuatamente fuccedettono tuno all'al= tro, er da gli altri fuccejjori di mano in mano: et da tanti concihj , er tanto copiofamente, cbe io non fo donde in humana creatura pofjd caper cofi maligno Jpinto, cbe ardifca di muouer Id lingua d bejlemmia-re (juejto fdcramento, dicendoche farno tutti Sacer* doti, er thefra noi non ci e altra differenza, fenon diquetla auttorita, cbe uiene data altrui da maeftrd tl temporali di predicare la parola di D/o: grehe queUa ,fecondo ilpiacer loro, puo effer data,et toltd. Orficome grande, gr uenerabile e il faeremento del faero ordine, cofi e da dire,cbe d rifbrtnarlo ji bab* bia da metter gran cura, per effer e egli ridutto a ter mine, cbe la e ta, la uita, gr la dottrina di molti di cjuelli, cbe d tal degnita fono riceuuti,fanno in altrui ccjpetto abomineuole il faermento. Ne percio d tale Tifbrmdtione ti ha bifogno di nuouo concilio: cbe gli antichi decreti, et le dnticbe cojlitutioni /'ono ben tali, c he quetti,er quelle feruando, la degmta facerdota= /e fenza altra fdtica nella prijiina fuapunta,ct aut= toritd fi uerrebbe d ritornare. Cbe il matrimonio non fia ftato ordinato da D/o, non lo puo negare c bi ha let to Id fcrittura. cbe egli fta facramento, ancborcbe altri lo negbi, e cofi cbia-ro, cbe d uolerlo negare bifogna negare gli Jer it ti di Paolo, il quale dice, cbe egli e fegno del matrimonio F.ph.r di Chrijlocon la Chiefa: ztrche ibuomo e cofi capo della donna,comc della Chiefa e capo Chrifio, Verda mente adunque grdit fegno ,erdi gran cofa e fegno il matrimonio: er fi come digran cofa e fegno quejlo fdcramento, cofi grande e la gratia, cbe per queUo fi uiene d confeguire: er cio e, cbe fi uiene d participa ve di queHa benedittione, cbe D/o diede, quando egli primieramente lo ordino: er l'huomo, er let donna, cbe gia furono uno,effendo poi fiati fatti due, iti una čarne fi ricongiungono. er per mezo di quefio legalne fi fa tal congiuntione fanta, er immaculati, la quale altramente nonpotrebbe ejfer fenza brutturd di maccbia . er ulttmamcnte tbuomo, cbe e mor tale, quanto al corpo, fi ui ne nella fuccefiione d far come immortak. Vero e, cbe fi come non e da dir e, cbe il matrimonio non fia uero ficramento , cofi ha bifogno di molta rifirmatione: perciocbe egli a’ nofiri di fi ce lebra fenza le ordinate benedittioni ,er fitor di tempo , er fuor di luogo conucniente, er da per fone na conueneuoli, contra tutte le regole dalla Chiefa ordi- Eph.r. Io.nS. Eph.4. Mat. 2?. nate, er flabilite: in modo cbe le piu detle nozze h Arno piu uifta di non kate congiuntioni, cbe difan* to facramento, Ne con tutto cio e mcfticro di ragu* mrne concilioiche gia le regole de' legittimi mitri* monij pergli antichi decreti, er conjlitutioni (ono d bajlanza iflituite, er ordinate. E t raccogliendo ina /ieme tutti i feite facramenti dico, cbe cjuelli hanno da effer riceuuti con cgniriuerenza fenza altu mu= tatione, ne alteratione. la cndeper cagiott di queUi concilio non fi ha da difiderare. Vengo bora a dir detla Cbiefd, detli qual il noter pirlar pienamente farebbe cofa lungdpiu chequefto htogo non comporta: Dzro bcne che ella e unaizr cbe et le infegna ogni ucrita: er che coloro, i quali fono in effa, banno da feruare unaJv* de, er una dottrina. Et pertanto tenendo noi qudla confuetudine, er quetlajide, er quetla openicne,che hannogia tenutaper tante fuccefiom difecoli}et mar tiri ,'er dottori, er confcfjfori, er laprimitiua, er la moderna Cbiefa,e da dir e, o cbe noi fiamo nella Cbiefa, o che fe qtieUi,che tengono altra openione, fanno efi la Cbiefa, ne i noferi maggiori, ne noi fia= mo fiati , ne fiamo in quella: er che Cbnjlo non bd bdutito infino j quejla ultima eta ffofa alcuna in tcr= ra: er che egli non i /lato con noi per tutti igiorni , fecondo le fue promeffe. Et c quefta cofa tanto cbia= ra, cbe non ha bifogno di altra pruoitd , ne di altra trflimonianza. Orpercjjere eUd ueumente gouer* l g 6 Hitet Mo Spirito fdnto, e dticbe dd dir e, che d leifi dppartenga di interpretdre la ferittura. Et fe eUa bd duttoritd di dure duttoritd dUd feritturd, ct difdr giudicio di queUd, e anchor confeguente, che le inter pretdtioni fue debbkno ejfere dccettdte, et che d. quel le debbiamo dar jede. er doue noti c feritturd, gli ordini, er le confuttudini dpprotidte dd queUd debbo no ejjer riceuute, er ofjeruate. che anchedd Aniceto Pdpd nono,et martire habbidmo,che lodeuolc e quelld confuetudine , Id qudle non e contrd Id jede . Neli d qudl fentenza concorrono ifdcri dottori, in tdnto che dice il dotto, er fdnto Hitronimo , che i coftumi, i qudli nelld Zhiefd hdbbidmo riceuuti dd' mdggiori no Uri, pur che non ftdno con tr ari j dih Jede, ft debbo* no offertidre: er che fe bene in un luogo c confuetu= d vi e diuerft duquelld di uno dltro ,1’unddU‘dltrdno fapregiudicio.Eti nojln nouelli dottorittogliono efii parlare contrd Id conformita delld confuetudine um* uerfalefenzd moftrarci che elld fid contrd Id Jvde. Quefld Ckiefd ueramente ci e rdpprefentdtd dd' Preldti, er da’ S acer doti, i qualihdnno Id duttoritd di mimftrdrci i fanti faeramenti: che di efii e detto, che fono la luce dd ntondo: et che Jono il fak dd con Mat*. dtmento in tena. Et per quefto ci e detto da Pio pri mo P ipd ottduo, che ne’ Sacerdoti confifte la Chiefd dd Signore, et crefce d fare il tempio di D/o. Or que fli legittimamente in concilio congregati hanno fupre mu duttoritd fecondo le occorrenze de’ tempi, di far cojlitutioni, er oriindtioni. er chi ffrezzd loro , Luc l(J Jfrezzd Chrijio, ne pofono efii errar nelle decifto= B B Mi Mat. i?. Mat.if. ni detla jede , perciocbe in mezo di toro e Chrijlo. Anzi e lecito d lorodire neUe loro detcrminationi quello, che gia fcri/Jero g li Apojloli. k,'par uto dllo Spirito [mo , er 4 noi. Ne perche h m ta di molti di loro non fta tale, quale atta degnitd ji rtchiede, e percio minore la loro auttorita : che qnetlauiene da~ ta algrado, er non alllmcmo. Et Vhuomonon e ogli quel defjo che. opera, ma Chrijlo in lui ,Etfe( come dice Agojlino) la operatione fojfe nel merito del Sd= cerdotc j clla d Chrijlo di nutla appartcrrcbbe.Ne det Agojlino primieramente e ufcita qucjla fentenza,md e uenuta ella injino dalla Jchuola de gli Apojloli. Scriue elemente,che a'Vefcoui fi dee obidire,anchor che efi non conuencuolmente uiuano: er che fe bene ejconodaUa diritta uia,non debbonoejfer da noi ri= prefi , faluo fenen errano nella jede. E t dice E/e«= thero Papd tiono, Giuda era ladro, &~pur nodimeno quello, clfcgU opero tra gli Apojloli, per la degnitd del minifterio nmafe Urino. E t a ammomfce nicolao Vdpu primo di tal notne,che da ogni Sacerdote,anchor che manijeHamente cattiuo, i jedeli pofjbno riceuere i faeramenti, dicendo chequale cheegh Ji fia,le cofe fante non fi poffono macchiare. E t non Ji pojfono da non fanti macchiar le cofe jdntc,pcraoche (come fan tamente dice tl beato Chrijojtomo) No« Sacerdote , tna ne Angelo, ne Archangelo puo oper are cofa uem na in queUe, che ct fono date da Dio: ma d padre, il fighuolo,Qr lo fjirito fanto il tutto ci dijfenfanodl Sd cerdote ueramente porge la hngua, er la mano. E t non farebbe giujio, che per la altrui malina, coloro, i c/tiali uengono aUa Jede, fijfero ingdnnati ne’ fegni dellu noftra fdlute. Em qui Cbrifoflomo. Et tanto Ji a det to intorno d cio per riprouare U fentenza di coloro, i cjudliperld mala qualita delU uitauogliono abbdttere U auttoritd de’ Prenapi, er de’ Prelati. E1 la fanta noflra Chiefd fotto diuerft capi dijlrU luitd in molte Chiefe: le quali tutte infieme, come dU uerfe mcmbra , fanno un corpo folo. E t di queft fta auttorita de’ Vefcoui di Roma e Jlatd dpprouatd, do non e/lato per farnuoua ordinatione,-main efeat tione del primlegio dato da lefu Cbrtflo. E t direi io che non [o con qual uolto i minici del papato hahbid* m [p ar [a una tale menzogna , fenon che banno per Vrencipe della lor dottrinail padre delle menzogne„ E’ uero capo detla Cbiefa umuerfale il Vefccuo di Roma per diuind iftitti tione. er quanio capoalcuno non ci fbjfe farebbe meftiero di ordinarne uno per con feruare la unione Chrijliana: che in ultra maniera ha tiercmmo tante dottrine diuerfe nellaJede, quate[ono le prouincie , o i uefcouati. er maggiormente lo ci babbiamodd mantenere , da che ce ne e ordinatione cofi legittima. La onde quanto d quefldparte no baba biamo ne anche bifogno di concilij, non bauendo bifo-gno la Chrtftianita di alta rijvrmatione. Ma quello , che farebbe da rijirmav ne’ capi detla Cbiefa , uiene o eJfer cofa maggiore che il corpo, er il fangue di Cbrtpo: ne alcuna offerta di quepa e migliore, maquepa auanZa tutte le altre. Qui ueggiamoche fi fa tante uolte mentione di facripcio, di offerta,er di mejfa, che non ueggo rimanerci luogo d cotradit= tione . M a e da notarc anchora m quefte auttonta, che ci uiene infegnato quefte offerte, et facripcij pur gare i noftn peccati. Et non mgltono gli bere tiči che ci rimangaptu d purgare cofa alcuna .Ete da notar coe le meffefi dtceuano in luoghi facrati d D/o: erg/t heretici non uogliono riceuere ne confecratione , ne benedittione, ne eforcifmo . Et pur nondtmeno ne’ decrcti di Euarifto Papa terZo, o pano di Igino Pa pafettimo ,p tratta delta confecratione de’ tempipet degh altari .Et elemente parladeUacura, che dee hauerp delle nefte, £j- nei QcneJj g fcritto,che bencdicen-do Ucob Ephraim, er Manajje fttoi nipoti dijfe: So= pra loro fia inuocdto il notne mio, er il tiome di Abraham, er di lfaac. Or /e i nomi di Abraham, di Ifaac, er di lacob poffono efjere inuocati,non /'oper the non pofiiamo inuocare Maria uergine, er Pietro, er Iacopo , er Gioudnni, che intercedano per not . Anzi truouo 10 che Cornelio Papa, er martire facen do memoria dellatraslatione de’corpi di S.Pietro,& di S. Paolo fcriue che pregauatio D to, er il Signor noflro lefu Chriflo, che intercedenti i fuoi fanti Apo jlolipurgaffe le macchie de’ noftri peccati. Et Califto primo Papa decimo qtiarto er martire jice la Chiefa di fanta Maria in Trafteuere.Et Pclice primo pur Pa pa cr martire ordino , che [oprale mentoric, er fo» prale [epolture de' manirifi celebrajfero le mejfe. E t Eutichiano fuo fucceffore cofi nelpapato,comenel tnartirio , ordino che 1 martiri fepellirfi doueffero ton la dalmatica, er col colobio porporino: Ef egli con le fue mani nefepelli trecento quarata due.Tac* cio de'piti bafii fecoli qv.eUo, che ne habbiano fenti-to i Ponteftci. N on uoglio tacer g ia che nel concilio Gangrenfe [ono fcomunicati queUi, che jfrezzanola ueneratione de' martiri. Ef nel Carthaginefeprimo la loro ueneratione uiene approuata. Ef nel Tur oni* cenfe fecondo, er nel terzo Toletano le fvjle de' fan ti /ono edebrate, Ef ml terzo Bracarenfe fi ordina, 2 0 0 cfce col corpo ii lcfu Cbrifio te reliquie de' ftntifia= no por tat e le Jejte in procefiione. E t tlel N iceno /o condo [ono depofti coloro, i gnali confacrano Cbiefe Jenza rcliguie di fanti. E t il Magontino ,cril La= teranenfe, er il Coftantienfe confentotio in gucfla dot trina. Deda loro ueneratione , de' loro tempij, er dede loro jejte tanto ci puo bajtar e in guefto luogo per mcflrare cbe di concilio in quejta par te tion bab= biamo ntefhero, Dede imagini loro ueramente truouo, che dl con* cilio Elibertino, cbe fu concilioprouinciale di XIX. Vefcoui,piacque cbe clle non fojfero nelle Cbiefe. Met tiel concilio fejio generale celebrato in Ccfiantinopo li, clle fotto approuate, E t di Papa Leone primo ci e undeereto, che fotto penadi fcomunicatione ftanori ceuute. El il fecondo concilio generale Pičeno e tutta in confermatione deda ueneratione de’ fanti, de’ loro corpi, er dede loro imagini, con le tejlimoniatize di Gregorio Nijfcno, delgran Bafilio, dl Clmfojlomo, di Cirido, di Athanafto, di Hieronima, di Ambrofio, Zfdidltri. Etcongli cfetnpij de’ miracoli fatti per la ueneratione delte imagini de’ fanti, cbe fono fiate percoffe, er in altre maniere, de' quali ne potrebbo tio perauuitura anche i piu moderni fecoli adducer= ne degli altri. E t per quejto concilio fono fcomunicd ti anebora quedi, cbe le imagini dijfrczzano. Si che contra il decreto di uno cofi dotto, er ccfifanto Pon tefice: er contra duecofi gran conci!ij,c7 contra tan-ti dottort contra tak cfempij non fo qual doutffe cffer quet concilio , dl gnale douejfe ejfer lecito far contraria iftitutione . Bm dico che d coloro,che infea gnano la parola diDio,f appartienedi moftrare d' popoli c/udl fid Id riuerenza, cbc d’ fanti,O1 dttt toro imagini f habbiada fare, er da portdre: et qua* le fid cjtielld ddoratiotie ,che d folo Dioji conuengd, Ef cofi intornoalk imagini ,come d corpi,gr dUere Itcjuie de’fanti f dee por cura , che la tnftitid de’ cherici non habbia lucgo m contrafarci i miracoli, er in luogo delle rrliquie de’ mar tiri , er del legno della Croce.h far d adorare aitro che i fanti martiri, er che la fanta Croce. Congiungeremo infteme la materid de’ cibi, er de’ Att.if. digiuni. er de’ cibi manifeflacofa e, cheperlo cona cilio fatto da gl i Apofoli ne fu fattd difhntionc, quaniofuuietatoilmangiar fangue,cofe foffocate, er facrifcate: U quale ordinatione dopo qud concilio Alt.is. fu predicatd da Paolo,er nel concilio Gangrenfefii confermata. Et nel fefto concilio Cofantincbohtano uengono fcomunicati quelli,che fanno incotrario.Md pur la Chiefa Latina tienealtra manierame fo che fopra cio ne fu flato fatto alcun decreto: ma ueggo bene la confuetudine nojira non Giudaica, la quale (corne di fopra habbiamo det to) per fentenza diHie rommo, per effer diuerfa, non pregtudicd . Et qui diro, che i Cbriftiani f debbono ricordare,che fe una lunga confuetudine ha forza di liberarci da’ comanda tnenti Apoftohci, non che di dltri concilij> ci puo mol to piu obligare k quelle cofe, k quali o ci fono coman dat e, o non ne habbiamo ordinatione in contrario.Di che io uoglio conchtdere, che la quadragefma , er 2 0* altri dl di digiuno fono in lunghifimi offeruanza deda Chiefa : er la diflintione de’ cibi ne' giorni de' digiuni e medefimamente antichifima: perche contret tal confuetuditie nul faprei io ebe cofa douermi dire. Ben tengo che i primi digiuni de’ Cbrijliani fojfero fenza differenza di cibi, ma cjuando digiunauanoJi ftauano i giorni interi infino 4 notte fenza mdgiare. Boi da T helesphoro Papa fejio er mar tir e fu ftatuito che i cherici la quarefmanon mangiaffero čarne,accio che C coni e egli dice) ci fbffe differenza dal digiuno de’ cherici a queUo de' laki. Ne fu egli colui che pri• tno ordinaffe la quarefima,come ciancianoalcuniicbe ella fecondo la teflimonmzd diHieronimo, ci uenne dagli Apoftoli. E t fa egli mentione, che al tempo fuo i fecolari Id digiunauano : et e quejla ordinatio= ne ne’ canoni de gli Apoftoli ejfreffa per preti,et per laici. E tebe de’ degiuni, er deda quadragefima ne' decreti de’ Pontefici, ne' concilij, er ne gli feritti de' dot tori fe ne truoui una continua o)feruationenon ci hi bifogno di pruoua. Perebe quanto d quefii cibi, er d quefli digiuni, d me pare che in quefta licenzadel tnondofia piuneceffario che il braccio fecolare ui ji adoperi in far che fi obedifca alla Chiefa,che dapro* curarne concilioper nuoua ordinatione. P er molti luoghi deUa ferittura fono celebrati t noti: er per parola di D/o ficomanda effreffamete, che comc altri ha fatto uoto, lo debbia ojjeruare: er fotto il uccchio, er fotto il nuouo tejlamento ci fono de gli efempij non che di altri noti, madi conftcra= fe ifiglmli d Dio, E t certifim cofa e,c he nella Chie cc fd, dc gli Apoftoli i uoti er mo in ufo. L d ohde quedi che biaftmano i uoti contrdiitono er alld ueritd, er alk uoluntd di Dio. Mu trd gli dltri uoti che piu fo= no nimici d gli heretici ,for,o qutUi di religione:pera cioche molti di loro fldti m tempo fr ati, poiper infti* gdtione del Diauolo sfratatifi, er datifi alla cime , pur uorrebbono per tutte le uie difcnderc la loro dpo ftdjia. Cidaconjiglio Chrijlo di cajlita,dipouerta, er di obedienzd . Et fopra quefti tre capi [ono fonda te le regale de’ monaci, er de’ftdti. E t il uoler dan= nare coloro che ji mettono d 'fcguilare i cotijigli di ChriHo nonfo come fi pojja fare fenzd dannar lui, che cegli ha dati, N on fi pojjono i uoti moiufliti dir e fe non Emngelici,cr Chrijliani.Et fe beneS.Dome tiieo, er S. l-rancefco ncn fono fiati fenon ne gli uiti mi fecoli, non percio e da dire, che quefla forma di ui uerene’ monifleri notifia fiataper molti fecoli a die= ir o: che Bafilio, H ieronimo, Agoflino, et B enedetto fitrono de gli anni fettc, er ottocentoprima che Do= menico er Francefco: er ficera de’ monifleri, er for marčno delle regole. Ne anche efiipercio nefurono i primi auttori. La forma dcli’kubito, er ahuna ceri* moniapuo bone ejjer diuerfa, ma il fondamcnto de’ tre capi, che ho detto, e dato uno dalld etd de gli Apo= ftoliinfino d noi. vbilone Hebreo,ilqualefii dl tem po de gli Apoftoli, fcriue, che per diuerfe prouincie giacrano fharfi de’cbrifhani, i qudli uiueuano ne’mo nifteri. Et faeendo mentione Kieronimo di quegli fcritii dice: tali erano quelli cUhora , quali cercano di effere i noftriinoimi, Polparlando egli in dimfi 2 OZ luoghi de'mondci del fuo tempo , er di queUa gr cin quantita, chc hdueuano i loro monifteri ne’deferti, modrci cbe feruauano cdjhtd ,pouertd, et obedienzd, che digiunauano, cbe falmeggiduano ad bore diftinte (CT da egli ordine che cofi fi debbict fare ) cbe i loro bdbiti er dno fepdrdti da queUi de' fecolari: er che in fomma le cofi fatte regole di mano in mano infin daUa primitiud Chiefa [ono pajfate d noftri fiati. Ne di mo tiaci foli, ma ui monache anchord fcriue egli cbe in Egitto, er in Sorid ui er dno i monifteri, cofi di ucr* gini, come di uedoue, cbe d D/o fi uotdudno, cbe fi tondeuano, cbe er dno ueldte er confacrate per mano de’ Vefcoui. Et che ipddri, er le madri per hduer figliuoh, gli uotaimo d uirginitd. Et di quefie cofe pdrld egli tion come di cofe nuoue, ma come di ufita= te, er uecchie aUd fud etd. Et ne’ decreti diPapa Pio primo uiene ordinato che le tiergini non fi confacrino duanti la etd de uenticinque anni, Et no iftituifce egli dUbord le monache, ma ua rifbrmando le loro regos le. Et fii quejlo fanto Pontefice meno di ottantd anni dopo S. Pietro. D/ cbe fi comprende che le monache furono con la nafcente Chiefa. Et di monaci et di mo mehe ftfd mentione ne decreti di Sotere Pdpa^diEu tichiano, di Murcello, di Siritio, di Innocentio prh mo, er di Leone primo. Se ne tratta nel cocilio Eli-bertino, nel Gangrenfe , nel Anarano , nel terzo, quarto, er quinto Carthdginefe, nel Agatenfe, nel fecondo, er terzo Arelatenfe, črnelCalcedonenfe: de’ quali Pontefici, er concilij queUi, cbe feno i piu, filmi, fono[latibeti mille erčetrto anni auanti not, C C ti p$r non ifldre a rdimnemonre i piti hdjti fecoli. Et dd quejli Pontefici, er concilij e ordindto, che dopo fdttd profefione 3 non ji puo renuntidre dl noto: er chc mdculdno Id cdllitd ttengono fcomunicdti: Accioche fdppUno i Lutenni d qiidl temine bdimo condutto fe Jlefi, er lepouere dtiime dd loro ingdn-ttdte .Mdpercioche d uiene rimprouerata L uitd de' nojlri jrdti s ftcome non nego obe molti di loro non jidno uitioji, cofi dico che ce ne fona dnche de' uir» tuoji, er fdtiti. Et /e beue il numero di queUi fbjje tnuggior di queUo di quejli, non percio non fi debboz no mdtener le rehgionv.che Domenedio uoleud perdo ndre allacitudi Sodom*, fe dieci fbjferp Jlati buoni fid Id infinitd moltitudine de' rei . Et i buoni reli. gio/j fdimo profitto milu uocdtione, dUd qudle fono chkmdti: er queUi, che fono rei fr uti non ftrebbono ne dnche buoni fecoldri .Bene e uero che Id loro cdta tiuitd hd bifoguo di rifbmdtione, Ld qudle fono io ficuro che Jarebbe perfttd, ogni uoltd che foffero rz= dUdinterd ojferuutione delle loro regole, er detteordindtioni futicddPapi, er det'concilij flprd di loro .er che fi digrdd&ffero, er dcerbdmente ji cd jtigdjfer El DELL E MOGLI DE’ C H ER.ICI, C RIV E N D o Hormifdd Pontefice Roma.no ad Ep/= phani o Vcfcouo di Coftanti= nopoh, dice, che chiara di= inojlfcttione delta celefte mi fericordia procede, quatldo i Re delfecolo ccngiungono le , cwfe dtlla fcdc col goucrno dede cofe auili. Etfe mai quefto fegnale detla diui= na mifencordia in altra eta fi uide, gloriar fe ne pito itfecolo nojlro di hauerlo ueduto, er di uederto inCarlo Qmn to Imperadore non meno catbolicc er rehgiofo che polente, er ualorofo. Al Male etfen= 0 Pfr dimna dijpenfationefiate raccomadatele lega cr/e dmt', ft come egh con le arini le leggi difitt / ’ %con k »a k trmi regolando: E t riccr* dandoftnen meno di ejferefoldato di Iefu Chrifio, chie APltAno deUo Imperio, uirilmentecombattendo ha tol te le ami al Diauolo, che delta maggior natio* ne diEuropafi era quaft del tutto fatto Signore: E t quclo hauendo abbattuto,per riunirein unacitta Jan ta^Zrin unopopolo d Dio accettabile tutti coloro, 2 0 6 de del neme di Chrijlo f'ono tlobilitdti, ca diuine lcg= gl, er con Christiane regole, er con le regole della Potificale auttorita(che fenza cjittfle d Prencipe Chri /liano non e lecito metter mano neUe cofe alla fide appartenenti) ua infegnando alle gentigia fatte ri= trofe d patire il foaue giogo, er il lieue pefo del Si= gnore. E t con t ut to che fot to una tal protettione le cofe deda fede ad ot tirno fine fi ucggano effere inuiate, ttondimeno 1’antico ferpente, quantunque fi fenta il capo ifchiaccidto, non ceffa di dimenar la coda. Che da queUi,ne' quali anchora per diuerfe par ti uiue lo finrito del Luterancfimo, daUc Imperiali permifiioni fatte d tempo fi ua argomčtando che conformi d quel le fene habbiano da ajpcttdre eterneleggi. Cio e che la comunione fotto luna, er l'ultra (fictic,zr le mogli de'preti, poiche non fono fiate uietate, fiano in m cer to modo concedute: er che la epenione loro di quefii due capi fia approbabile: er che pertanto an* che da ogni conctlio generale fecondo queilo fihabbid a determinarc. M a efiinon farno perauuentura che neUa Chiefa di D io molts uolte nel nforntare gli dbufi fi fono d tempo pemeffe di quette cofe , alle quali perpetuamente non fi e uoluto acconfentire, Che & Leone Papacomporto, che gli ordinati alfi cerdotio contra gli ordini de5 faeri canont, pttr tutta uia nel facerdotio continuaffero . E t il medefimo fi tegge di Hilario, grdi Gelafio pur Romani Potite* ficiima non percio permife alcun dilero ,che piu auanti fc ne ordinaffero. Gli efempij di que' dotti,et fanti padri auuifo io che imitando quefio Prencipe noftro fapientifimo fiduolutoejfere indulgente dco loroin que’due capi, ne’ quali egli ijlimaud,cbela fantu Cbiefa ueniffead ejfere meno ojfefd, remetten done nondinteno la decifionc ad trna generale, O" cd~ tholica eongregatione. M a infin che il Chriftianifiia mo C e fare uu nfbrmado la uita^et i coftumi di Aid,-magna, er che un fantifimo Conciliofi ragund, Io che il Saluator nonfi diede peraltro nome di pdnejenonperciocheuoleud io s, €"er ^,!w tnangiato. C hi mangia me, dice egli, uia uerd perme, Mu fecondo la coloro openione non lo mangiamo noi» Et che dtro di queUe altre parole} 10.6. L a mid čarne e uerdmente cibo ,• er il mio fangue e uerdmente beuanda, Come e uerdmente cibo la fud čarne ,fenonJi mangia t Et come e uerdmente beuadet il fuo fangue fenon ft bce t Trattando qucfto luogo S. Agojlino dice, cheparlando Chrijlo del faerame* to del corpo, gr del fangue fuo , fu rijfoflo, gucjlo par lare e dur o, perciocbe flottdmentcpenfauano,cbe egli fofjc per troncarft le membrd, er ddrle loro d mangiare. M d cbe il S. per tdlipdrole hdueud uolu-to fignificar loro un fdcrdmento, il cjuale fe beti uifi-bilmente doueua ejjer celebrato, inuifibilmete baueuct dd effere intefo, Ne perche egli dicejfe, to (pirito ui= uifica, er Id cartie non gioua,e percio dd dire cbe egli deUd comunione non parklje: cbe (come dncbc dice Agojlino) N iuno mangi a quella čarne feprimd non la adora, maadorandola non habbiamo dd rimaner col penfiero nelld čarne: cbe lo jpirito e queHo, cbe uiuU ficd. La qual fentenza da Theopbilattc mi par cbe (ta otiimamente dicbiaratd> eh'egli feriue fopra que-jle parole di Cbrifto in Giouanni in quefta forma. „ In quefio luogo noi impariamo il faerameto dclla 3, comunione: perciocbe chi mangid la čarne,cr bee s, il fangue del Signore ftd in ej(jo Signore,ertlSi= 33 gnore inlui. Cbe fifdun nuouo mefcolumento, il 33 quale eccede ogni humana confiderationei cbe Dio g, fia in noi, er noi in D io. Tu non odi cofa ternbile ,, da udire. N on mangiamo Dio igtiudo, perciocbe gg egli non fi puo toccare, er noti ha cotpo: Ne con g, le mani puo effer palpato., ne fcorto cof gli g, occbi.Poild čarne deli’buomo ignudo di nullaci gg puogioitare, M a perciocbe Dioji ha unitala car „ ne fccondolo ineffabile mefcolameto ,anche la car 3, neuiuifica. Noti cbe etta fid tramutdta nella natu-„ ra dt Dio: il cbe non ji dee dire: ma c alla Jimi= „ glianza di un ferro rouente, il qude rimane Jera 33 ro, et dimjlra k opdtiom delfuoco,Cofi admque »> td čarne del Signore rimanedo cdrne, e cdrne uk 3i uijicante, torne cdrne di D/o. Ne in dltrd maniera intefe quel luogo il fdnto dottor Cbrifojlotno, Lo » Jpirito, dice cgli, e che uiuificd; la čarne non gio „ ud nulld. Cio e, le parole mie fecondo lo ffirito 8i batino da efferc intefe. Chi ode fecondo la cdrne, 31 non fa alcun guadagno, tion rdccoglie alcund uti'* si Uta, Cofa carnale e dubitare, come egli e difcefo 3i di cielo;edA penfare che egli fid figliuolo di Gio* si feppoicr comecipolfd dar la fua čarne d mana si gMre. E t queUo, che egli diffe: Ld cdrne nongio si »d i non dice di effa čarne , »«d di coloro che car* si nalmente intendono; che come no gioua cjuclld cdr 33 ne j /ČH£d Zd cjuale niuno puo kauer mta f M d 3i <7«dZe egli ci ha donato. Che uolendo mojirarci »i Z’dmo»- fuo uerfo noi Ji e mefcolato con noip mezo si del fuo corpo :crfie fatto una cofa ijiefjd co noi, si ctccioche il corpo con la tejid JbJJe infieme unito. Dd Mče quejle fentenze Ji rdccoglie chiarifiimamen te}chenel fderamento deUa comtmione e il uero cor* po,et fangue del S. nojlrolefu Cbrijlo.Et che di quel fderamento parla il Signore nel fejlo Capitolo del VangdiJidGiouanni. Md quejid dottrina habbiamo oi dado Apojiolo Pdolo, crda'Pddri deUd primi* t Cbiefd; er da dottori di tutti ifecoli-Chrifiant, fmtiflmi concilij e eUa rimata, et ujemata, Ldonde 20 p La onde odprimo ragionamento tornando, Di qucjlo facratiftimo punc fi figura la mama de gli Rebrci: detla quale fi come Uto ne haueua c hi ne haueua col to tneno,quato chi piti,cofi di quefto chi ne prede mA mi nima particella t Antone ha,quato cbi mangi a 1’hoftia tutta,et chibee tuttoil uinodelcalice.Che firmami te tiene la fanta madre Chiefa,1che il corpo,et il fangue del Signorefia neUa hojlia cofacrata tuttoin tutta,et tutto in ciafcuna parte di qlla;ct tutto in tutto il uino del calice,ct tutto in ciafcuna gocciola. Il che fe cofi e, torne e ueramente, fotterchio ftudio dee effer tenuto queUo dicoloro,i quali uogliono contra ilgia inuec* chiato coftume, er ordinatione dellaChiefa comuni* carji fotto la firma mn filamente del pane, ma del uino anchora,quafi come tanto non fia il pane,quato il calice,et tanto il calice quanto il pane; o come amen-due no fiano una cofa ijlejja; o fiano piu due che uno; o meno uno, che amendue, M a cofi ufaua di fare la Att.4. primitiua Chiefa. E t la primitiuaChiefa ufaua iiuen der tutte le poffefiioni,et di por tar e i danari a' piedi de gli Apoftoli: er detle altre cofe faceud tUa, le qud li quefti nuoui predicatori di queUa ricufano di fare. Come il coftume del comunicare i laici fotto le due firme nella primitiua Chiefa foffe uniuerfale ,io non ardirei di affermarlo, ne di negarlo. Ben dir o, che del pane fi truoua molte uolte fatta mentione fenza parlar del calice . E t fe la Chiefa uso di cofi fare, duro tale ufo infin che eUa non hebbe cagione di mu* tarlo,ma hauendola bauuta,ragioneuolmente ne ficc ffHoua ordinatione, Ne akunodee prefuntuofameti* DD Can.4. F.ph.4. Mac. 28. l.Tim.j te ufurpdrf duttoritd di uolere dnddre cotrd Id dut= tor itd di cjudlct. tilde U Spofa di Cbrilio: Di leiil cdpo e Chriflo: er d Id noti ntdttcd mdi lo ffirito di Cbrijlo. Ef pertdnto elld e uerdmente dppelldtd ddUo Apojiolo colonnd er fonddmento di ueritd. P er pruoua di cjuello, cbe di concludere e ntid tentione douertbbe baftdre queUo, cbe fin qud ft < detto, M d pur per confirnuire ildettomiocon dleti* Rit grdue duttoritd , non lafcero di recitdre le cojli* tutioni del concilio di Cojlanzd, er di queUo di B filed, dccioche fdppiano i fegudei delle openioni delle tntdefme ndtioni queUo, cbe non folumente tiene Id Romunu Cbiefu, mu quello dnebord cbe ne bdnno de= termindto quc’ loro condlij, i quali e/?t contrd Id Ro itidnd Zhiefd di ddducer fi affiticdno.E' feritto dduque nel concilio di Coftanzd. Percioche in dlcunepdrtidel mondo dlcuni temea rdrkmente prefumono affermurc cbe d popolo Chri ftidno dee prendere il fucrdmento delld Euebdriftid fotto dmendue le forme del pdne, er del uino; ne fohmente fotto queUd del pdne , md dnebord fotto queUd del uino comutiicdno uniuerftlmente il popolo Ldico, er dopo cend dnebord, o in ultro modo dopo il cibo: er ofiinatdmente cof dicono douerf comu= niedre, contrd Id confuetudine Uuddbile delld Chie= fd, rdgioneuolmcnte dpproudtd , Id qudle eff come fdcrilegd f sforzdno di riproudre , Di qui e, cbe quefo prefente concilio fdnto, generdleCcfdntienfe nello Spirito fdnto legittiindmente rdgundto ftcendo operd di prouedere contrd qucfto trrorc alk fdlute 1 t o detle genti, hauuto primi mituro confulto di moU tifiimi huomini dotti dette leggi cofi diuine come hus mane, dichiara, ditermina, er dijfinifce, che quan* tunque Chrifto habbia dopo cena ordinato , er a’ fuoi difcepoli fottodmendne le forme amminijlrato quefto uenerabile facramento , pur cio non oftante la lodeuole auttorita de' facri Canoni, er la appro-lata confuetudine detla Cbiefa ha feruato, er fer* Ui , che qucjlo facramento non dee ejfer fatto dopo cena, ne dee ejjere riceuuto da’ fideli non digiuni, fienon in cafo di infirmita , o di altra necefiita daUe leggi, o datla Chiefa conceduto , o riceuuto: Et fi come quefta confuetudine per tfchifar alcuni perico= li j er fcandali e ragioneuolmente introdutta , che quantunquc neUa primitiua Chiefa queflo facrameto da' fedeli fotto l’una,etl’altra ftetie fi riceueffe, da pot da' Sacerdoti fotto l’una, er 1'altra, er da’ LaU ci filamente fotto quella del pinc fi riceua: douen= dofi fermifiimamente tenere, er non effendo in uerutt modo da dubitare, che Vintero corpo, er fangue di Chrifto, tanto fotto la dpparenza del pane, quanto fotto queUa del uir.o ueramente non fi contcnga. Ejfendo quefta confuetudiue datla Chiefa.cr da' fan ti padri ragioneuolmente ftata introdutta, cr lun« ghifiimamente Hat a ofieruata,e da effere tenutaper legge, la quale non e lecito riprouare , o mutare „ feconio la altrui openione fenza la auttorita deda Chiefa. La onde il dire che cofa facnkga, er non lecita fia offeruar quefta legge, o confuetudiue, ha da ejjer giudicato falfo , Et qutUi, che oftinatis DD i i M a.č.ii mente affermano il contrario di quetlo, che di fopra e detto, fono da cacciar con te heretici, er da ejfer graucmentc puniti per li Diocefatii de' luoghi,o uero per gli offlciali di quelli, o per gli inquiftori detla beretica prauita ne regni, o nelle prouincie, nette qualicontraquejlo decreto fi fara fbrfe prefuntuo-famente tentato cofa aleuna , fecondo le canoniche, er legittime cojlitutioni fedelmente ordinate in fa* uore detla Catholica jede contragli heretici, er chi i loroporge fluore. Qucflo e il decreto del\concilio di Coftanza : aggiungafi bora la determinatione di quetlo di Baftlea. Accioche piti lucidamente ji uegga per dichiara* tione della catholica uerita quello, che da tenerefi babbia intorno al riceuer del faeramento detla E«= cbariflia, er da fare per falute del popolo Chrijlia no,dopo una ddigente e/aminatione hauuta in que* fto concilio per lunghi tempi detle diuiue feritture, er de’ faeri canoni, er detle dottrine d noi pajfa* te da' fanti pudri ,zrdottori, er confiderate tutte le cofe, che per diebiaratione di quejlo articolo fono jlate da effr confiderate, 11 meief.no fanto concilio detemina, er dichiara che i fedeli laici,o uero che* rici comumcandoji, er non confacranio non fono ajtretti per comandamento del Signore d riceuer fot= to luna, er laltra ffetie del pane, er del uino il fa ero faeramento detla Eucharijlia. Mala Chiefa,la quale e gouernata dallo Spirito della uerita, il qua= le con lei /? fta in eterno, er con la quale Chriflo ri= mane infino atla confmatione del fccolo (ji come dis zt l ce Id iiuind fcritturd ) bd da' ordindre come egli bdbbid dd effere dmminiftrdto d coloro, che noti cona fdcrdno, fecondo cbe per Id riucrenzd di ejjo ftcrd= tnento, er per Id fdlute de’ fideli elld hduerd uedu* to cbe fi conuengd . M d comunicdndofi dltri o fotto und,o fottodmendue le forme, fecondo Id ordind= tione, er o/ferudnzd dettd Chiefd A coloro, cbe dea gmmente fi comtinicano e di profitto dlld fdlute. Ne per dlcun modo e dd dubitdre, cbe fotto Idffiecie del pdne ftd foldmente Id cdrne , er fotto la Jpecie del uino jtd foldmente il fdngue: cbe fotto cidfcund ffiea tie e intero tutto Chrijlo, Et Id lodeuole confuetu=» dine dnchorddi-comunicdre ilpopolo Idico fotto und foldJfcticdaUd Chiefd,et dd' funti pdiri rdgioneuol mente introduttd, er infino dd hord per tanto tem= pd offerudtd, er commenddtd dd' dottori che hdnno hduutd moltd dottrind delld legge diuind, er de' fd= eri cdnoni, e dd effere hduutd per legge: ne ud alcu= no e lecito riprouurld, o mutdrld fenzd duttoritd del Id Chiefd. lin qu'i il concilio di Bafilcd. Pot ddUd Theologdnte fcbuold di pdrigi dnchord fi conclude, che non e neceffarid dlld fdlute de’ Idia Id comunione fotto l’und,etl'dltrdf}>ctie, Et cbe dirittdmetep cer te,et giufte cdgionigid ddlld Chiefd e ftdtoftdbihto, che fi comunichi foldmente fotto la foinddelpdne. Hord fe noi ci uoglidmo dnddre ricordudo quelle cofe, che tielle determindtioni di foprd ddduttc fi con tengono , troueremo che temerdrid prefuntione e, affermure che il popolo Chrifiidno fotto 4'und er l'dltrd ffetic del pdne, er del uino fi hd dd comunU D D iii cm: er e. er r or c contnrio alk fdlute Me genii. Cbe cjuejla confuetuiine di comunicare i laki fotto Id fola apparenza del pane da' pudri, er delila C hit* fdcjhttet ragioneuolmente introdutta: che per lun* ghifimi tempi e fiatu offeruatu; Eit che čila ha da tffer tenutaper legge. Ete/; e a d alcuno noti e lecito nprouarla, o mutarla fenzu la auttoritadeUa Chie-fa. Etcoloro,cfcez/contrariofarprefumonoperhe= tetici hanno da efferc tenuti. Scntenza di Zof mo P upa e, che la auttoriti del* la Apoftolica fedia non puo ne ordinate, ne mutd~ re cofa aleuna centra gli Jlatuti de'pudri. ( Et ecio fantamente detto, che la fantaChiefad fe Jle/fanon contradtce ) Et aleuni nuoui huominiaUa eta nojlru Jono riufciti coji, debb'io dire prefuntuofi f o furiofiš i qualida fe uogliono mutare , dannure ,&laicra* re gli jlatuti de'pudri, er le regole , er la offeva uanzu delk fantijiima Chiefa. Et nella materiadela la comunione dicono, che quefta e ima tirannia di fa* cerdoti, i quali fi uogliono moflrare effere da piu de gli altri huomim: Quaft come e fi aleuna cofa di Pf' corifeguifcdno, o non habbiano ne piu ne meno, ene ne habbiamo noi laki, ft come moftrato habbid* mo , che nella antica legge auueniua dclla manna. Setiza chedubbio non e, che i facer doti per la degni* ta del Jacro ordine noti pano piu che gli altri huoa mini uenerabiii. Ma coloro non fi auueggono, che il comunicarfi fotto l’una, er l’altra jpetie non e pri uilegio tanto de' facerdoti, quanto dclla confecratios ne» fecondo che bene nota il concilio di Bajilea, zi z Che dttcbe i Siccrdoti quando detle altrut mdtii ft ca* municano noti riccuono /enot il patte: ne riceue tl pa ne, er il uino fenon cbi confdcrd. E t in quejlo modo ji troudno i laici effer pari a1 facerdoti quando no con fdcrando Ji comunicano. Tanto mi occorre di douer dire bora in quejht materid. E t da quello, che delto bo uengo in conclu ftone, che io non ueggo con qual ragione altri poffa afpcttare , che da nuouo concilio habbid da uenire coftitutione altra che coforme a' decreti di fopra atte= gati. Che fe i dot tori, fe i padri, fe la chiefa,fc la confuetudine hanno gia fatta una legge: er con ragione la hanno introdutta , ojferuata, er conftr* matdi ragionnonuuole che fe ne facaa altra dichia* raticne contraria. Ne čredo che dalla arroganz