L' ASS0C1AZI0NE per un anno anticipati f. 4. Dei Bossi. Al Sig. Martina Fioranti in GIMINO. A me domandate conto delle Strenne ? A me che in proposito, al pari di voi mi trovo all'oscuro? Chiesino-tizie e dilucidazioni a persone che riputava informate, ma non ebbi riscontro alcuno. Dunque, o ignorano anch' esse 1' andamento di quelle, o non curano il soggetto, o ten-gono a vile la mia persona. Pensava di rimettervi ad al-cuna di queste piu vicina a codesto luogo di vostra sta-zione, ma li dubbl preaccennati mi trattengono dali' indi-carvela. Capisco. A me vi rivolgete come a quello che vi diede occasione di associarvi ad una Strenna. Sappiate pero che non ne ho parte alcuna ne interesse, e che, come da me a voi, cosi a me da altro fu esibita la car-tina di associazione, e čredo che fosse la Strenna Istria-na peli 848, il di cui Programma sta scritto nell' Is tria A. II, N. 63—64, e nella quale ben volentieri avrei veduto omesso 1'articolo II generale Montechinri ecc. ecc. per quelle ragioni che potete comprendere. Dalla lettera pero che si legge nel N. 67—68 sembra che non si avesse intenzione di pubblicarla al principio del 1848. i Rispetto le intenzioni di ognuno, ma vi assicuro di aver i letto nella cartina di associazione (non so se badaste) per il 184S. La cosa cade da se. Se tale era 1'annun-zio, e se tale e il suo titolo, doveva esser data pel capo d'anno, come Ieggesi nell' anno III, N. 2, che abbia fatto il Sig. Cameroni della Strenna Triestina. E vero che noi non siamo le gentili damine alle quali tale Štren- i na e destinata, ma siamo uomini cui batte in petto un cuore 1 caldo di amore patrio, ad unico iinpulso del quale, onde vieppiu promuovere 1'illustrazione e Ponore d'Istriano-stra, reputo che ognuno avra inscritto il suo nome quale associato. Ce P avessero data almeno per li 6 del corrente, giorno in cui i fanciulli vengono regalati dai loro amo-revoli, e credono che loro donatrice sia la befana! Vi rammentate di quella bella e vera eta deli' oro, che ag-gira i suoi desideri intorno a bazzecole; che soddisfattili ne esulta come di grande conquista; ehe vive deli'amore prezioso de'suoi parenti? Vi rammentate... ma non ri-chiamiamo memorie grate, dolci e pur vero, le quali pe-r6 avviliscono 1' animo, se poste al confronto delle suc-cessive. Per altro il bello si e che neppure si vede la Strenna letteraria compilata da Istriani pel 1848, ed annun-ziata nell' Is tria N. 69—70. A. II. Dunque che debbo dirvi, se non che, eziandio pel suespostovi, conchiudere colle parole di questo articolo, non e possibile di giudicare in tanta misteriositd. Eppure, vedete, Ia vostra domanda a me fatta delle Strenne, e fatta in modo che pareva dovessi io darvi quella cui vi associaste come me, destommi una idea ben aggradevole, e che mi lusingo, a voi pur lo sara. Voglio darvi una Strenna alla quale avete diritto, non tanto pei vincoli di quell' amicizia che dagli anni nostri piu teneri ci unisce, quanto per Ia cooperazione che vi compiaceste prestarmi nelPunire la materia che la compone. Ecco che vi comunico quanto trovo a dire Dei Bossi. Appena Iessi nell1 Is tria N. 53—54 Dei Cipressi e N. 5 5 Dei Mirti e Dei Soveri, mi sovvenne dei nostri Bossi, che trovansi ad un miglio circa italiano di distanza al nord di Dignano nell' attuale suo agro mal noto o trascurato, lungo e fra le vestigie di due strade antiche, pochi, umili, non troppo cespugliosi perche strap-pati o recisi ad uso delle patrie solennita, e circondano una profondita coltivata sulle di cui balze grottose pur vegetano, dando il nome a quella localita e contrada ru-rale, nome che si conserva chi sa da quanti secoli. Ali orehe meco vi uniste all'esame della cosa sulla faccia del luogo, vi palesai la mia opinione che fossero gli avanzi di un boschetto sacro a qualche olimpica deita del gentilesimo, o terrestre divinizzata postuma, circon-dante, forse anco, o fiancheggiante il tempietto a quella dedicato od il luogo di sepoltura. Ne diseordaste da quel-la, solo dubbio moveste che piu estesa essere stata po-tesse Ia eoltura dei Bossi. ed il tempietto, forse queJl'o di Santa Lucia, dedicatole dal cattolicismo togliendo al culto profano, come di tanti e tanti altri si osserva e si sa precisamente che sia stato fatto. Mia prima cura fu quella di rivolgermi al Nieupoort che tratta Rituum qui olim apud Ramanos etc. e nella terza edizione Veneta del 1749, carte 283 trovai " Luci erant sylvae Diis saera, ita diclae a lucendo: quia in iis plurima lumina accendebantur „. Bellissima combinazione sarebbe questa col dubbio vostro, che fosse stato cola unLuco, appositamente for- inato di piante rade e basse onde meglio lucessero quei lumi che in quello accendevansi, e che o per tale motivo la tradizione od il fatto seguendo, o per caso, fosse stato dedicato il tempietto a Santa Lucia, la di cui etimologia ripetesi da Luce, ed e invocata adiutrice nelle oftalmie. E ad appoggio di tale vostro dubbio sta il fatto da me rilevato dal nostro concittadino S i g. Giuseppe Giachin, proprietario del campo nettato contiguo alla chiesetta di Santa Lucia, la quale posta tra Dignano e i Bossi dista da questi per klafter 277; cioe che, lungo la strada e sulla siepe che separava il suo campo da quella, fino a trenta anni sono vegetavano i Bossi, estirpati con altre piante per chiuderlo con muro a secco. Difatti anche assieme riscontrammo per quella via da una parte e dali' altra tuttora vegetanti dei Bossi, come una sola pianta ne riscontrammo sulla via di Pilisia alla distanza di klafter 55 dai Bossi, e di 47 dal punto che con retta linea da quella parte unirebbesi alla chiesetta di Santa Lucia. Voi poi mi accennaste di averne veduto qualche pianta anche in un campo coltivato al lianco della strada stessa in ovest. Nella preaccennata edizione del Nieupoort a carte 244 trovai detto " Porro ab errovibus viarum Dea Vibillia liberat „. Chi sa che, posta quella localita tra due vie a breve distanza una dali'altra, e forse dove, o poco lungi dal punto in cui percio dividevansi, non sia stato dedicato il Luco od il tempietto, o 1' uno o 1' altro, alla Dea Vibillia? Alcun che di piu preciso riguardo aH'uso del bos-so cercava di rinvenire, e dopo avere inutilmente ricer-cato in piu vocabolari italiani e latini, antichi e moderni, lessi nella Nuova Enciclopeilia Popolare ecc. in Torino. Pomba e C. pag. 637 col. 2.da: u Bossolo cojiune „ (B. semper vivus L.) Gli antichi Romani conoscevano „ questa pianta e ne facevano a un dipresso quell' uso „ che ne facciamo come si ricava da una lettera di Pli-„ nio il Giovane, in cui descrive la sua villa e i suoi „ giardini „. Profano in archeologia, privo ed ignaro delle opere di Plinio, non posso dirvi di piu, ma combi-nando tali espressioni col semplice mio criterio direi che cola poteva essere la Villa e i giardini di qualche do-vizioso di quei tempi, tanto piu che il sito e elevato, donde si spazia, e meglio allora spaziavasi, colla vista ben lungi, fino al mare oltre Pola, all'Adriatico orizzonte marittimo, ed al monte Caldiero. Pensai in appresso di avere il piano di quella localita ed accessorii, e quando 1' ottenni, per la seconda volta ci portammo assieme cola onde tutto precisare colla misurazione e colla numerazione de' rispettivi punti. Fu allora che voi scopriste frequenti fra i Bossi anche i Mirti nel N. 8 dalla parte della strada di Santa Lucia e lungo a quella. Ne futile riesce la vostra rimarca in quel!a mistione ed in quel luogo. Ma replico, profano in simili studi, trovo conveniente e doveroso di rimettervi il piano ("*) medesimo, perche voi, dotato di piu pazienza (*) Questo piano e le relative spiegazioni si daranno in altro nu-mero. e cognizioni che me, e piu di me a portata di comuni-care con persone intelligenti, possiate, e studiarvi sopra e ricercare notizie illustranti il fatto ch' e pur singolare, perche unico nel Distretto, cosi in copia e per tanta estensione. NuIIa mi resta a dirvi in proposito, se non che ebbi motivo in tale occasione di rettificare un errore da me commesso nel N. 41-42 deli' Istria A. II, pag. 170, col. 1., ed e che non al Tarabotto, ma cola, ai Bossi cioe, come si scorge dal piano, dividonsi le due strade. Accogliete questo, qualunque siasi, mio dono, come pegno novello di quel sentimento che mi sono sempre pregiato di professarvi, e che mi pregiero in seguito di mantenervi, quale Vostro Affettuos. Amico Gio. Andrea dalla Zonca. Dell'Accademia degli Arrischiati in Trieste. II Padre Ireneo della Croce nelle sue storie di Trieste ali'anno 1626 narra: " E circa questi tempi fu rinnovata nella nostra citta „ l'Academia col titolo degli Arrischiati, dalla solleci-„ tudine del Baron Petazzo, ad istanza del quale fu an-„ che graziata dalla Maesta deli'Imperatore Ferdinando II „ con diversi privilegi, e prerogative, e da molti sog-„ getti nobili principali di Trieste, dotata con annui „ censi in sollieVo delle spese occorrenti, secondo l'oc-„ casione e necessita della medesima. Nella cui rinno-„ vazione decantossi il celebre poema, il qual principia: Dopo cessar si lungo, Anime eccelse, Ormai si torni alla milizia antica. „ Fiori con grandi aumenti nel suo rinascere tal Aca-„ demia, benche poco durassero i suoi primi fervori, „ mentre ridotta poi un' altra volta nelle miserie anti-„ che, piange col poeta sepolta nell' ozio per 1' instabi-„ lita dei giovanili umori il suo perduto splendore, „ mercecche smarriti i privilegi, consumati i censi, non „ ritrovasi pili luogo, ne memoria di lei „. A' tempi del vescovo Tommasini intorno il 1648 sappiamo che l'Academia durava tuttora e che aveva per impresa una nave in alto mare colle vele spiegate e col motto Tendit in ardua ma gia allora era molto abbandonata e sembra che di poco sorvivesse alla meta del secolo, se alla fine dello stesso non se ne aveva che scarsa memoria. Pili tardi si tento di rinnovarla, e ne era stato chie-sto parere al P. Rettore del Collegio dei Gesuiti, ma non ne fu nulla. Null' altro ne sapremmo dire, se le gentilezza del Sig. Giuseppe Tosti non ci avesse favorilo uno stampato di 23 pagine in quarto, col titolo: APPLAVSO ALL ILLVSTRISSIMO ET ECCELLENTISSIMO PRENCIPE, E SIGNORE: IL SIGNOR GIOAN ANTONIO Prencipe di Cromau, &Eggenberg', Conte di Postoina,SignorediPettouia,Rochaspurg Ilernhausen, e Stross, Hereditario Cameriero della Stiria, e Cop-piere della Carniola. MENTRE NELL' ALMA VNI VERSITA' di Graz tenne publiclie Conclusioni di Filosofia. DELL' A C A D E M I A DE GLI ARRISCHIATI DI TRIESTE. 9 OB 5 3 __IN TRIESTE M.DC. XXVII.__ Appresso Antonio Turrini. Apprendiamo da questo il seguente stato dell'Aca- demia. Protettore Sua Eccellenza il Sig. Giov. Antonio Principe di Cromau ed Eggenberg Conte di Postoina, Signore ecc. ecc. (Cavaliere molto in grazia a Ferdinando II). Principe deli' Academia. II Sig. Lodovico Marenzo. Vice Principe. II Sig. Lorenzo Brigido, Alfiere della fortezza di Trieste. Consigtieri. II Sig. Benvenuto Petazzo libero Barone di Sborznech, Castelnuovo e S. Servolo, Consigliere di S. M. II Sig. Antonio Marenzo dottore di Filosofia. Censore. II Sig. Giovanni Francol. iSegretario. II Sig. Fabrizio deli'Argento. Acddemici. II Sig. Antonio Gastaldi Locotenente di Trieste, e di S. M. C. Consigliere. II Sig. Annibale Calo di leggi Dottore e di S. M. C. Consigliere. II Sig. Cesare Cagnarone Dottore di legge. II R. A. A. D. Michele Fattorelli (piu tardi Vicario generale del ve-scovo Tommasini). Conservatore. II Sig. Girolamo Brigido. In questo stampato si ha un saggio della operosita di questa Academia; poesie, e sempre poesie, versi che ne allora ne poi, ne per tutto il tempo avvenire s' al-zeranno oltre la nebbia, versi che male rimavano coi tempi di allora, tempi nei quali le condizioni economi-che e mercantili assai depresse, esigevano dagli intelli-genti ben altre occupazioni in rimpiazzo della padronan-za del mare arrogatasi dalla Repubblica di Venezia, in reintegrazione dei guasti arrecati dalla guerra di Gradišča, e da quelle fazioni che si dissero degli Uscocchi, banda di miliziotti che fu qualche tempo capitanata dal patrizio Iurizza, e dal Francol morto sul campo deli' o-nore sotto Gradišča. Ripeteremo la dediča di quello stampato, perche prodigio della eloquenza di allora, eloquenza che duro molto tempo dappoi, e che non sappiamo se sia del tutto sparita. — ILLVSTRISSIMO, ET ECCELLENTISSIMO PRENCIPE, E SIGNORE. La farna di candide sete, broccate d' oro, amantata con mille verdi ale ingemmate di piropi, e diamanti, con cento trombe d'argento, giocondamente risuona V. E. II-lustrissima ne'študij sublimi delle Filosofie, Fisica,&Meta-fisica precorrere 1' eta, co' frutti preuenire i fiori, &, in vece d'apprendere, hormai publicamente difenderne conclusioni con lucidissimo splendore. Non ha per ancora la naue de Triestini Arrischiati sciolte le gomene, sarpate 1' an-core, tirata la poggia, e dato Pintero seno all'aere, per rompere il seno deli' acque, onde ella ne acquisii pre-giate merci d'opere virtuose, e gloriose; che pero non puo, come bramarebbe, far mostra d'amore, e d'honore, mentre ella mostrera dottrina, e valore. Tutta via e parso al Padrone, Nocchiero, e Pilotti, fare sforzo per riuerirla, essendo conueneuole, che delli primieri guada-gni fatti sotto la scorta deli' Eccellentissimo Sig. Duca suo Padre, & nostro amoreuolissimo Protettore ella non degenere figlio primogenito, goda le primitie. Hora si mandano alghe, & conchiglie, ma si corre rischio di con-quistare coralli, e perle, & altre piu pretiose gemme. Gradišča V. Eccell. Illustrissima il presente, e 'I resto speri; poscia che non puo essere, se non speranza quel-lo, il quale con la sua vhtu, e studio supera ogni spe- ranza del genio, del sangue, del mondo. Con che le fac-ciamo riuerenza. Di Trieste li 20 Giugno 1627. Dell' Eccellenza Vostra Illustriss. Umilissimi Seruitori. Li Academici Arrischiati di Trieste. Non registreremo la gara di adulazione in onore del Principe Giovanni Antonio de Eggenberg (divenuto poi Conte principesco di Gradišča) sono adulazioni il di cui tuono ha durato molto tempo e che sembra non del tutto bandito; crediamo non sara discaro il vedere come si ricorresse ai classici, e come anche allora con versi del Petrarca si componesse un sonetto bombastico. I Pianti hor canto, che 7 celeste hime, Col gouemo di sua pieta natia, Giunse nel cor, non per l'v sat a via, Ogni bellezza ogni real costume, (Oh' e 'l mio stil c/uasi al mar picciol fiume) Di senno, di valor, di cortesia, Farna, honor, e virtute, e leggiadria, Perche ben desiando i' me consume. Quel sol, che solo d gli occhi miei risplende, Si chiaro ha 'l volto di celesti rai, Che son scala al fatlor, chi ben l' estima. Vengan ijuanti Filosofi fur mai, Ch' ogni huom pareggia, e del suo lume in citna Tanto si vede men, quanto piu splende. Migliore lode che non 1'Academia merit6 lo stam-patore Antonio Turrini, perche mentre quel corpo dotto non ad altro mirando che a comporre sonetti e madri-gali somigliava a persona che volesse nutrire un affa-mato di soli dolci, quel privato si fissava in Trieste colla sua tipografia nell' intendimento manifestalo di servire di comunicazione fra Italia e Germania, intendimento che altri ebbero piu tardi e non raggiunsero. Figuriamoci 1'Antonio Turrini in Trieste nel 1627. Stampo il corpo delle leggi municipali d'allora, stampo la Storia della Guerra di Gradišča del Rith (possediamo un esemplare in carta rossa), stampo Sonetti occasionali, poi...,..... e poi chiuse la stamperia che era buona per quei tempi, migliore assai di qualcutia nei primi anni del secelo nostro; quella stamperia che era allora 1'unica in tutta la penisola, poiche S. Marco non permise mai stamperie ne in Dalmazia, ne nelTIstria, vorremmo supporre per sem-plice vista di economia nazionale concentrando per que-ste provincie d'oltre mare ogni cosa in Venezia. Antonio Turrini fu il primo dei nostri tipografi, degno percio di memoria; a lui subentro poi il Fogarino di Udine che si disse tipografo della citta di Trieste, ma non tenne tor-chi fra noi; e non appena comincio Trieste novella at-tivita, anche le Tipografie si piantarono stabilmente e si moltiplicarono. Della riconsacrazione della Basilica di Parenzo. M Mtedattore delt' Istria. La consacrazione delle Chiese Cattedrali fu sempre avvenimento di grandissima importanza storica, tanto delle citta nelle quali sono collocate, quanto della provincia, e la chiesa ne conserva la memoria coll' annua festa della consacrazione. Si vuol sorpassare la solenne consacrazione della Basilica di Aquileja costrutta da patriar-ca Poppone, alla quale intervennero vescovi in grande numero e cardinali, per ricordare quella del Duomo di Parenzo, commessa dal papa al patriarca di Aquileja che si črede fatta nel X secolo in concorrenza dei vescovi di tutta la provincia; per ricordare quella del Duomo di Pirano, semplice collegiata, operatasi da nove vescovi, col patriarca di Aquileja, col vescovo di Bossina, coll' ab-bate di Barbana nel 1344. Dalfarticolo deli'amministrazione comunale di Parenzo inserto nell' Appendice deli' Osservatore triestino del mese di decembre N. 153, Ella avra rilevato come la Basilica Eufrasiana, ristaurata ed ampliata a cura e di-spendio di mons. Vescovo, sarebbe stata per le Ss. Feste Natalizie riconsacrata, in tre giorni diversi, per 1' altare maggiore e per le due cappelle laterali alzate da pianta. La funzione quantunque non operata con quella pompa che nei secoli passati ambivano i comuni che fosse ado-perata, fu maestosa, e perche monsignor Vescovo che de-stinava alla citta tanto da lui diletta, si memorabile se-gno, la riconsacrava al culto con pieta e scienza tale delle cose divine che la santita del rito maggiormente rifulse. Dopo tredici secoli e mezzo di esistenza, quella chiesa che sopravvisse a tante altre della provincia e che e preziosissimo gioiello... .ma eccole la relazione esatta di avvenimento si memorabile; io sono certissimo che Ella con gioia le dara luogo nel suo giornale. Parenzo 5 febbraro 1848. Un Islriano. AVVERTIMENTO. Uno sgraziato accidenfe ci impedisce di pubblicare la relazione. 11 fattorino della stamperia recandola dali' abitazione del Redattore, V ha smarrita, ne pote rinvenirsi per quanta diligenza fosse usata. Essendo gia composta la lettera d' indirizzo e mancando tempo di sostituirvi altro, ne potendo lasciare lacuna, dob-biamo lasciarla correre. Non ci resta che a pregare l' anonimo corrispondente a volercene favorire altro esemplare, di che istantaneamente lo si prega, per evi-tare al fattorino (/ualche disgrazia.