> «I *.y > ili«® ,1 ; . ■ •• ;xV:,S5 -v, Y.:; ■ » i v v E , š- > ' ■ j ; * ' . ■~t < - r- - y ■ * ■ ". » ■ x ;< »■ . !. ' ' ' *.• i . v,.;. . . i i ■ i, COMPENDIO DI TVTTA LA C I R V G I A, Per ^Pietro & Loàouìco Kofi ini Ad e dicii efiratto da tatti coloro, che di eji'a hanno fcritto. Et dall’BcccJl. D. & Caualiero M. Leonardo Fiorauanti Bolognefeampliato di bellifihni. difcorfi : & aggiuntoui vnnuouo Trattato a* profeffori di tal’arte molto vtile.e neceffario. Con la Tamia copiofìjjìma delle cofe più notabili, di’con li dijlegni degli isiromenti, che più fi conuengono à Cirugici. D 1 N V O V O RISTA MPATOi & con diligenza corretto. IN VENETI A, MDC XXX,' Apprcffo Lucio Spineda_. ALLA MOLTO MAG: ET REVERENDA MADRE, SVOKA AVRELIA SA RACINA, Nel monafterio di S. Giouanni Bardita da Bologna. Ra tutte le cofe del mon^ do, molto Reuerenda_» madre & foreìla in Chri-rtoGiesìi,tre ve ne fono, che al giudtcìo miofi do uerebbono apprezzato fo pra t u c te 1 'a 1 tre. La pri ' ma delle quali, èrdfero in grafia di Dio: percio-che lapcrfona , chea quello mondo è in grafia di Dio, paffa quella vita lenza trauagli & fatiche,ma colui,llqualeè pnuo di tal grada,ei fo-lo piangendolo è ambi tiofo, ei foloèfuperbo, ci foloèauaro, ei foioèfuperltitiofo, & eifoio èquello, il qualcde/ìdera viuerelongamente, per poter adempire tutti i fuoi delìderi; : ma_, quellocheviuem gratiadi Dio Uà Tempre con fperanza di acquifere la gloria e cerna,e perciò J'eflere in gratta di Dio , è cofa da effer molto defidcrata & apprezzata da tutti. La feconda è a > ami- l*atnicitia quando è vera e non finta: pcrcioche hauendo amici fidelt le gli può fcopnre i fuoi fe crett,contarliìe Tue pafDoni,confidarli 1 honor fuo, darli in guardia la fu a robba, confidarlo nell’auuerfita, Rallegrarti con lui nelle profpe riti: è molto buona la robba & i dinari,e paren ti; ma fono molto meglio fenza cqmparatione liveri amici perle caufe-lopradette: & per tanto io concludo, che l'amicitia fia vna delle cofe da effer molto ftimata,&apprezzata da ogn'v-no. La terza & vitima cofa è l'arte del medicare , con laquale fi fanaogni forte di infermità, & fi poffono conferuare t corpi in famtà, cofa veramente degna di laude , è cofi gran cola la_, fanità, che per ottenerla & cóieruarla bifogna dar molto vigilante: perche è facile da perdere; ma perfa è molto difficile da ricuperare : come ben dalla efperienza fi può vedere , e per tanto confiderando io di quanta importanza ella fia, mi fon meffo à fare quella fatica intorno al pre fente libro, & fcriuete quelli difcotfi acciò il mondo fi polfa curare nell'infermità,& confer-uarfi in fan ita ; cole veramente oltramodo ne-ceffanea cialcuno. Laonde, conofcendolo,diletta forella la bontà & integrità voftra ho buo necogietture, che fiate in gratia di Dio : feto ancor di cofi dolce & honella conuerfatfono, che hauete multi amici che defiderano il bene, & faiute volita. & ancor che fia te fona, non ho voluto peròiafciar di dedicarm la prefente ope ra ra mia, acciò che col mezo di efla; polliate foc« correre & aiutare Je vofìre forelle, & altri ami-ci,che da voi dipendono, perche Tempre è bene il dilettarti di eflercitare l’opere virtuofe & ho-norate, col mezzo delle quali fi può acquillarc honore& riputatione. & fe quella opera non folTc di quello elegante flile, che ad vnacosìno bile & virtuofa , &come V. R. è, fi conuerna, quella mi perdoni, & accetti il mio buono ani-mojilquale è alto & grande & non mi occorrer! do dire altro per horareftarò pregando noflro Sig. Dio, che la conierui per molto tempo felice,come ella defidera, & la fupplico à valerti di me,che fempremi troueri pronto in ogni tempo & in ogni occafionc-». Di Venetia l’anno i568,delmefe di Giugno« Di V.R.amiciflimo» & fratello in Chrilìo Giesù, Il Caualier Leonardo Fiora-uantiBolognefe. a 3 BO; BOLOGNA FRA LE CITTA' D’ITALIA ILLVSTRE, ET FAMOSA. E noi leggiamo le antiche^ fcritture, treuaremo Bologna bauere bauuto principio di huomini t Un fi ri & dottijjìmi. & che ciò flit* vero > tutte le città d’Italia gli hanno fempre ceduto di dottrina ; come ben'boggidì fi può vedere , nelle monete che b atte indie quali e vn motto che dice Bononia do-cetjcioc Bologna infegna. & (jucjio è la verità, come dall ejpenen^a fi può vedere, non lo dima fi raro gii col magnificare lafacr a & fanta T litologia» ne man-co la Urologia, ne ^Mathematica, o altrefilmili fa enne: ma ben lo dmofirarò con la efferien^a della filofofia & medicina. dellequalt ne sò render ragione . dico che a rjucfti tempi vi è vn collegio di così dotti fimi medici, che il mondo fi siupifie della loro dott rina. Q^uefìi infognano con tanta defireop^a, che non èpojftbile a crederlo. & ciò lo affermo io col te-ftimonio di tanti fcolari che imparano le fienaie t & di tanti, che ogni dì efeono Dottori di quel Sacra, d* fanto finto Collegio. & non finita cagione; percioche effo Collegio può concedere grandiffime autorità.come di Conti & Canali erti che poi nelle loro patrie precedo-no a tutti gli altri. &io configliarei tutti quei che fi fogliano addottorare in tutte le profejjìoni t a noru, douerfigraduare in altro fludio, che in quello potendo hauer quelle dignità, che altri fludij non le pojfo-no dare.ét'chi non reftarcbhe flupito in veder le pre-fentt^e di tutti quelli dottori,& lettori medici;del collegio de’ quali è il fipientijjimo filofofo ^dntoniofrd-cefio Faua,Scipion faua. Lattando BenaZ£p,Domc nico Bonfiolo,Obici da "Diala, Fabritio de’ Garzoni, %>li(]'e,Androuando,Giouanfr ance fio Gaua7ga,Ga-brielHeate, Tritolò Turco,Ouidio Zibetto, Giouan-ne dalla Zeccha,Cjiouanbattijla TYlaltaehedo,(amil-loBartolottOfGiulio Cefare^dranze, Coftantin Bran Galeone;Domenico Firn, et molti altri:i nomi de’ qua li non mi ricordo ; quai tutti fiarieno huomini da illu* tirare la medicina & cirugia,quando foffero perdute. df però ejfendo tutti miei compatrioti,padri, & precettori, non ho voluto laficiar di ridurlo alla memoria de’ lettori,acciò tutti pojjino fiaperela nobiltà & dignità loro; & l’auttontà del lor fiero &fiwto Collegio; qual nostro Signor Dio confienu perfempre filicela. a «f VAV- L A V T O R E A L L* E C ,C E L L DOTTORE M. BORGHERVCCIO BORGHERVCCI. mantiene On è cofa in quefto mondo, Eccellente Sig.rmo, maggior ne_> più degna di quel che fono lo lettere. & che ciò fia vero, noi veggiamo,che col mezzo delle lettere, il mondo fi gouerna & Chi farebbe mai ballante a fapere le cofe de' paffati minutamente, fe non col mezzo delle lettere? chi farebbe atto di ridurli alla memoria diuerfe cofe auuenute di tempoin_, tempo, fenza le lettere? & chi hauera modo d'intendere le feienze & farti fenza il mezzo delle lettere? delle quali elfendo volìra Eccellenza vero poflellore & patrone : qual lode è fi grande, che non le fi convenga? perciocheol-tre a gli Audi della medicina & della filofofìa, & d’altredottrme; nelle quali fete tanto eccellente: pochi fono, che nel riueder gli altrui libri, in accommodar l’altrui fcrnture,con quella bella ^candidaortografia chefinchiede-o & nel correggerle còn diligenza vi fi poflano agguagliare : perciocheè cofa di gran maram-glia U vedere tanti belliflìmi, & importati tifimi libri fiampati in'Venetia, reuifli & corretti da voi con cofi bello fiile j con tanto iìudip, & con tanta perfettione di tutto quello chea buo ne fìampe fi conuiene. Hor chi farebbe colui tanto priuodi giudicio , cheeiiendo voi tale.', nódefideraffedi conoi'cerui,d’efferui amico,& di fami ogni ferumo& honore?io per me fono vnodiqueiii, che molto mi compiacciodi co-nofcerui, &di effei ui amico ; ma molto più mi compiacerei,fetanto foffi attoaieruirui,& ho norarui,quanto defidero,& conofcoche meritate. Ma poi che per lo mio poco valore , non pollo far quel tanto , che vorrei & dourei: non ho voluto iafciardifarequel che-pollo : cibè'dt fare ne’ miei fcritti(quah fi fieno) quella memo ria di voi, & delle volite virtù: comedi fopra_, ha uetevdito. Acciò che fpargendofi per lo mòdo,!! grido d’efievofire virtù,gli altri libri,c^he fono per andare in luce:poflino ellcre indrizza ti a voi per informargli, & per illu Arargli, fi comeinfinoquì di tanti altri hauete fatto. con talfine a voiira Eccellenza mi offeto & raccomando; pregando il Signor Dio, che vi eonferui per femprefelice-v. Bi Venetia l’anno 15 <$8. L E O N A R D O FIORAVANTI, All’Eccell. Medico, & Filofofo M. Agoftin Gadaldino Modonefo. Ve parti eccelUntiffimo , & dottiamo S. lAgoiim mo, hala noftra mtdicina;lrvn d7* quefi& qucfìa èia cfferin^a. Uqualc è maefìra di tutte lc_i cofe ■ & è la ptù necejfaria parte di quante ne fono nel l’arte medicatori* &peròtutti coloro^ (he medicano in quello modo» fipuò dire, cbehabbianóla fiien-Tpt j & l’cjperletica. Le qual cofe conofco io cjfer’in 'voflraeccellentia veramente, percioche voi battete così bene interpretatigli fermi di Galeno, & d’Hip-f ocrate > & con tanta chiarezza posli tn luce, ebe il mondo per infiniti anni con fomn.a voftra laude fi ricorderà della voftra rarifiima d* efquifitijfima dot trina.& oltre acciò la voftra efpeiien^a,& il voftro modo di medicare, è tanto chiaro & ragioneuole_;, che non fi può fé non commendare da tutto il mondo, lequali vofire nobihjfime qualità & virtù comjciùte da me per vera & certa notitia, non ho voluto lajcia re di farne una picciola mentione al prefente in quefle tuie carte: acciò tutti lo [appiano. & riferuandomi io aferiuere di quelle, & d’altre voftre bonoratiffime conduioni a migliore occafione, & con più lungo ragionamento,faccio fine,a vofiraSig.Eccellentiffima offerendomi, & raccomandandomi. LEONARDO FIORAVANTI, AlI’Eccell.Dottore di Medicina,& FiIofofia,M.Bonifacio Montio da Vrbino, On è EccellentiffimoSig: mio, co-fa nel mondo, di maggior profitto &contentoagli huomini,quanto l’amiatia, quando però ella è vera, e non finta ofimulata : percio-chehauendo l’huomo vn’amico fidele, gli può difeoprirei fuoi fecreti, raccontarli le fuepaf-fioni, confidarli i’honor fuo, darli in guardia-» la fua robba.configliarfi ne’ fuoi trauagli diffen derlo ne’ fuoi pericoli, allegrarli nelle fue prò-fperità,& piàgcr nelle fue auuerfità,effetti tut-tische non poffono vfeireda altra parte,che dal j vero & perfetto amico, & perche già fon molti anni che io conobbi l’eccellétia vofiraperhuo-mo di gran dottrina & efperienza, cofi nell’al' tre facoltà, come nella Filofofia & Medicina^ hauendo veduto di lei infinite cure di tanta u0 portanza, che io ne fon più volte rimalo fiupi' to in confiderarle; & fopra tutto quandoTaO' «01555. folle eletto medico generale della armata mata Venetiana in mare, eflendo Generalei2 prudéciflìmu e valorófifiìmo Senatore M. Mar chiù Michiele: per Jaqualeelettione,ma molto più perla diligenza fatta, il nome voltros’è dilatato in diuerfe parti d’Europa : & quantunque volita eccellentia con la fua eccellente virtù lì (ìa fatta immqrtaledafe ItdTa: tu tramarne ma che ogni nobiTingegno s’affatichi per celebrarla nelli ferirti Tuoi, il che io volentieri farei ne’miei, ma perche il fapermio èpoco,& lo ingegno mio è rozzo, dubito che volendola i 1-lultrare, non la renda più tolto ofeura. Nondimeno non potendo dire que^o che mlaude d’vn tant’huomo lì conuerrebbe, non ho voluto perciò lafciar di fare in quella mia mal culla & indotta opera breue memoria di lei, per vn_, picciol fegno di quella grande & vera_, amicitia, cheèltata, è,&faràlem-pre tra noi, fin che ne durerà la vita.pregandola a comandarmi; che Tempro mi troueràpron tiflìmo a_# tutti li feruitif fuoi, HA- RAGIONAMENTO D E L L’ A V T.T ORE A* L E T T O R I . Sfendomi già altre volte ca-. pHatoalle mani il prtftnte libro di Cinigia, degli eciel lentiffimi mejfei dietro & Lodouico l{pjiinijqualfi do-uea riHampare* & trottando lo siile alto <& elegante, v __________& alquanto difficile da effe- re intefo da Cirugici,the non fono tjfertipiù che tanto nell a latinità,mi parfe di volalo alquanto facilitare »acciò ogni vno lo potefemeglio intendere »col ridurrei vocaboli cbefojfero più fàcili & famigliati a tutti. & altra di ciò vi aggiunfi alcuni difcorfi di vnia imientione, &■ da me molto tempo offa uati, co t quali fi potrà fare cofe alte & Stupende, nella maggior parte de i cafi di cirugia. et di più,è flato dall’£c cellentiffimo Dottore M.Borghenitio Borgberutij con grandiffiimu diligenti reuiììo & rii orretto, di modo, chef/può dire che fta quafi ridotto a perfcttionc-& feiLettori confidereranno bene fipra effi miei di-fcorft,riti aiteranno la vera Cinigia, da fanare tutti i morbi appartenenti a quella, con tanta facilità & bit- ère uiti, che il mondo ne refterà ftupito in tutto, perche iobo nudate cofe alte & grandi in e fjì, non mai più vifleneletteda m(funQ.&al preferite voglio,che Untandone ftapofieffore j perche ad vn'buono non. j> puòejfere maggior gloria , quanto infcgnare a gli al--tribuoihini. laqualprofejjionebofemprefatta, fac-cio,&fnrò io mentre che il Signor Dio mi darà vita, fdr che ciò fin vero > ognuno potrà leggere il mio Tc-forodella vita bum a» a: nel qualebo trattatoalti & gran mislerijnella medicina & Cinigia, & aitici fetente, cofe tutte j che io banca determinato di non volerle mai riuelare in vita mia. nondimeno le ho moSlrate con tanta chiarezza 3 che tutti quei che lo leggeranno» farannocapaci di altiffimi &granfecre ti 3 mediatiti i quali ognvno potrà intendere il mio concetto. Si come anco hanno fatto quelli che hanno fcorfoil mio Specchio di feientia vniuerfalc, & il co-pendio de’ Secreti rationali. libri tuttiduc3 ne i quali fon fritte cofe alte 3 &digranmifterio. ma però chi vuole intendere bene il mio concetto è necef ario feor rere tutti fei i mici volumi. perche le belle &■ impo r-tanti materie fon diuife fra tutti effi miei libri 3 dei quali l’vno è ilprcfente trattato di Cirugia3nel quale fiinfegna far miracoli al mondo. &giuro da quel cheiofono3 che tutti queÌ3cbe rifaranno quello nojlro $lilc3jar anno opere co fi fhmofe & degne 3ebc fi acqui faranno gloria eterna » come bene hanno fatto molti miei difcepoliia' quali ho ìnfegnata la mia dottrinai fra quali vno è il fapientifjimo giouene mejkr eJyl fi-cbielMuffo Cipnottoideila Città di llgcofia. Dotto- re in Cinigia, &Caualicro digniffimo.il quale in Ire ue tempo ha fatto così mirabìl frutto, che quajì fufci-tai morti, cbencllc mani fue fi mettono. che dirò poi dell’eccellente Dottore& Caualiermcfj'er Domitiode lulijs dalla Caua:ilquate è di così acuto ingegno,che fola col mostrarli due o tre uolte tutti i mieifecreti,fi è fatto talmente capace,che bora fa miracoli almon do; come ben ZJcnetia, Tadoua, molte altre Città lo fanno. non lafciarò ancor di dire dell’ eccellente^ Dottore di cinigia mejfer Tropertio Bello buono Napolitano, quale in dui anni che gli ho mo firato la cinigia; è diuenuto tanto eccellente, che pochi hpajfa-no auanti.che dirò poidi TU. Giouan Martin Romano da Salerno,di M.Tarquino Ttfalipiero Vcnetiano, di maestro intorno Tala^uolo Barbiere, di maestro Girolamo da San Giuliano, [di maestro Battifta Cefconi barbiere, & di altri che col meTgodelli nostri medicamenti fanno molte ejperien^e degne di laude, & ciò faranno tutti quelli che ofleruaranno quefla nostra regola del medicar di cinigia, fi che tut to quello ho voluto dire acciò i Lettori poffmobauer notitia di quanto difopra ho detto. ■LEONA R D O FIORAVANTI, AH’Eccellcntiflìmo Dottor deH’ar-ti & mediciua, M. Camillo , Lione, Venetiano. | One, nè efler può nel mondo, Ec-cellentiflìmo Signor mio, feien-tia più certa, nèefperienza più vera di quella, che il medico acquila con lunghezza di tempo. E che ciò fia vero veggiamo , che quelle cole Colo che lungamente fi ejTercitano,diuengono più facili,^ all'huomo più famigliar!: & a quello propoli to fi legge , che vna volta fu dimandato ad Arifiotilefilofofo, quelloc’hauefiè acquiflato con fi lungo Audio di filofofia nfpofejaltro non hauere imparato,Xe|non di fare volontanamen te quello, che gli altri fanno per paura delle leg gì» volendoegli per tal parole inferire, che il tempo è quello,che infegna tutte le cofe; & ef-fendo cosi, a me pare, che di V.Eccellentia fi poff^ dire quello che Anfiotile dtffe di fe me-defimo : cioè, che con la lunghezza del tempo V. Eccellentiahabbia acquiAato, & la feientia & la efperientia infi eme, ia tal grado, che per ... b virtù tìftù dell’vna & dell'altra fa 'vedere al mondo marauigliofe prouedi fe:effendo il volìro con-iìglio tanto buono il giudicid tosi purgato, & laefpefienzacosì certa, che quértailludre & fempre felice Città dt Venetia ha veramente di gloriarli di hauere vn tifico di tanto valore, & vn dottor di tanta dottrina j come V. Eccel).& quantunque le voltre rare virtù , liano hormai note a ciafcuno:noftdimeno io come vollro af-fettionatidimo amico , non ho voluto tacerlo in quella mia operetlajpèrcioche l'amico li dee honorarein prefentia,lodare in ab(entia,& fon correrle neifuoi biiogni,lequaicofe>ttiioffero iodi farletutte con V. tìccell. Signoria, & la_. fupplicb a comandarmi, che fempre mi trouerà pmntiffimoa i fuoi feruitij. LE ON ARDO FIORAVANTI,, : : . . 1. ,, •. • Z '.-V v AH’Eccelli Dottore, &Fijofofd M. Vincendo Cantóne , ,1 nobile Saileie .. N fin ite (brio ie cote, Eccfcil. M. vnneèntidjdtlle qtiàlilMStiómò virtuofo & Inceratoiierrcèue-» pgtac0tìtdhtéz2a in quello mon dò, ma quella dèlia quale netilce iie maggior Ibciisfintiòne, & diletto, credo io che fir l’ahdal fiJofdfàbdd pdr il mondo, vedet Vanj Sidiuèrfi paefiy ptètičat con diuerfe forti di gente, vedere il procedere, & co fiumi di molti popoli : percioche facendo quello s'impara; di catnmat là terra,di folcareil mare, & d’haupr pamčolar tìotiuc di tutte lo parti del mondò^'lmpara ancora la vera medi-cinajSt cirugia^fipuójperquefia via acqmftare la perfetta cogultione dell’herbe, delle pietre, & delle parole, nelle quali e fifa medicina,&ci-rugia è fondata, percioche tutte tre quelle cole, Iddio benedetto no firn Creatore le diuife in tutto i’vnmerfo,comc ben da ruttili può vedete . Et penante efiendo V. iicceii. nato nobile Sanefe, e datafi allo Audio delle buone lettere; &fpecialmentedifilofofia, & di medicina: ha-uendo caminato il mondo & vedute & imparate tutte le fopradette cofe : fapete bora con-, viua&vera elpcnenza , medicar quali tutte, o la maggior parte delle infermità, da gli altri riputate incurabili ; & mallìme le rotture da baffo , iequalicon tanta facilità &bremtà fanate, nducendo alla priftina fanità quelli che tal ma le patifcano, cofa che niun altro ha mai potuto fare, & ciò effendo (tato conofciutoda me , & éiTendoui amico come io fono, mi ha parfo in-. ,queftoluocosfarlo notoalmondo;accioche tato più pgn'vno poflì hau.er cogmtione di vn co sì raro e degno huomo,come voi fete:& ne fuoi bifogni fi pciTa valerp della voftra miracolofa_, virtù. & con tal fine a volìra Eccellenzamiof-fero & raccomando per (empi e. .lW-:' ' or u: . r LEO- L E O NARDO . . FIORAVANTI, • . : " ■ : ■ .v o,,: All’Eccellente Dottor dell’arti di medicina, M. Hettore^ Aufonio . , On è, EccellentifiimoM.Hetto-i re ,cofa appretto gli huomini dt maggiore ornamento, quanto fono lelettere, mediante le qua li l’ignorante acquiftala fcien-za, l’ignobile la nobiltà, il mercante le ragioni,& i Principi il gouerno de i loro flati; Laonde malamente il mondo potria Rare fenza ette, & fe non fotte le lettere, noi altri medici moderni non hauerettimo hauuto co gnitionedelia medicina de gli antichi,ne manco V. Eceellétia haueria potuto falciare al mon do quella honorata memoria, che col mezzo delle lettere lafcierà;perche i voflri ferini,iqua li ho vedutilo, fono tanto eleganti & importanti, che bene il mondo ne hauerà che dir per fempre: la voflra efpenen tia poi nel medicare è così chiara, & sì ville, che gli ammalati cheda voi fon med caci poffonoben Ilare di buona., voglia, pemoche medicatel’infermitàcon tan b 3 ta ta ragionf,&qfperienz3,che prefio ricuperano là loro 'perduta fanita/ & oltre j] commttoe vfó dell’antica t^eQrica,hauete così,belli $4 rari fe-creti, che con la virtù di quelli pdtcte'non folo fanare gii infermi, ma qua fi fu fata re i morti,& qttiffia nonio dico tu io io, ma quali la-maggior parte de Principi C'hrifiiani l’affermano; &maf iìmamente i! ììeuerefsdifilmo, & lllufiriflìmo Cardinal di Trentoulquaie fempredouecgli fi troua flà predicando & celebrando l’alto valore,& hj mirabili virtù che rffplendono nella vo ffva nobile perfona. Perilche effendoui io quello amico, che fono, non mi ho potuto tenero, die non ne faccia qui quefia mentione; ancor die le mie-de boli forze non fiano fofficienti per dite lode ad vn tanto alto foggetto. Nondimeno iperarò ancora io col tempo, goder di quei preciofi frutti, che il vofiro nobilitimo,&ame niffimogiardino produce; & così facendone^ iine^còogni affettioneme le raccomando,pregandola che mi comandj,chefempre mi troue-zapeontiflimv a 111 feruitij fuoi. TA- T A V O L A 1 'DE’ CAPITOLI. Che nella prefente opera fi contengono, , , R aitato primo cVogni forte $4 llMi' te. cap.i. acar.i Delle caufe, & fegni, & giudiciji .ideile ferite, cap.z. 2. Dq i fegni & giudici j delle piaghe. cap.j. j A curar Iqpiaghevniuerfalmente, fecondo gli. Canoni vniuerfaii.cap.4.. 8. Il modo di cauare le cofe infifle,fecondQ la loro differenza, cap. 5'. 11 Methodo a canaria cofa infilfa, fecondo: la in-tentione della parte patiente. cap.6. 12, A che modo debba lì ligàrelapugha/cap^y. 14 A cufirlepiaghe.cap.S., 15 De*piumacauoij)ouerofacc^ett,^ permetter fopraleferite. cap.p. 18 Delle tente,& de’ lineamenti.cap. io. 18 Intention quartadicurarle ferite.cap-u, ip Dell ordine di cauare ilfangue nelle fente^. cap.iz. 19 Del purgare il corjDo,acciò le ferite guarifcs no con maggior facilità.cap. 1 j- zv b 4 Delle TAVOLA Delle potioni oucr beuande,che fi danno a’ feriti. capii 4. 21 Del modo dei viuere nelle ferite, & nella folu-tion delia continuità ■ cap. 15. 22 Indicatione Quinta, cap.id. 23 Ad acquetare il dolore. cap< 17. 23 Centra le infiammattorii,& apofieme.c.i 8. 24 A canate la intemperie, chiamata difcraiìa_,. cap.ip. 24 SealferitofopràsengalafeSre.cap.20. zj DclfpafmÒ, ouer conuu fione. cap.21. Belli fegm dei fpafmo. c3p.22. z6 I giudici) che fi fanno del fpafmo. cap.23. 26 Methodoa curare il fpaimo. cap.24. 27 Curationc del fpafmo ex pleriitudine.c.25. 28 A curar ti fpafmo per corifenfum. cap.26. 29 Della pafahfi nata per ferita Cap.27. 30 De’ fegni,e caute della paralifi. cap.28. 30 Ligiudtcij.o prefagi; della pafalifi.cap.29. 31 Acurar laparalifi fatta per ferita, cap.30. 31 Della Sincipe nelle ferite, cap.31. 32 Del delirio, cioèandargiùdife, nelle ferite^. cap.32. 33 Acurar le ferite femplici, nella carne.c.'^. 33 Della ferità lunga;,, & che penetra, dòucnon bafta la ligatura fola per congiongerla_. -cap.34. 34 A curar la ferita profonda nella carne;& occul-tafenzaperd1tiondifuftanz3.cap.35. 34 pellai ferita concaua con perdite della foftanza TAVOLA della pelle, & della càrnea non gii deiroffcu cap. ?<5. jd t Della ferita riempita,ò equaTe. càp.3'7; ' 36 Della carne,che troppo crefce fuòri alle ferite. cap.38. ; JS' Della piaga ammaccata , alterata dall’aere, la-quale habbi'a lé labbra a modo di calli, cheji -'muoueeruciamenti effendoui infiammàtio-ne, ouero altfo humore przcternatmalo.1 cap.jp. 37 Della effufion del fangue fatto la pelle, ilcheL» -auieneperaminacatura, rottura, & anco ef- v fendo integra la pelle, cioè non ferita^, cap 40. .1 38 ' CurationedeirantidettaefFlifiòn difangue (otto la pelle,auuenuta percontufìòne,0'rottura.cap.41 . , : :v 38 Delle morficature, & punture date da animali auenenati,& non venenati, 5z maffline della morficatura del cane rabbiofo.cap^i. 39 Curation commune contra ogni morficatura, & ponta , ocolpo venenofo: ma Vh'altro rimedio vi è effiogciffifno, che è l'aromatico di Leonardo, delqual pigliando vna dramma per bocca foluèri fai materia, fugandola be-n1ffimo.cap.43. ' meifaie delle dMlQpescioxu. Qap.72. 87 Libro delie apoftune di ciafqheduna forte,,. cap.75. Sp A curar vniuerfalmente tutti i tumori preternaturali,madìmc che fi fanno d’ifi.fluiiod’hu more, chiamati vera apofiemata , & a curar i'efiture, chiamate abfceffus da' Latiai, cap.74. Po Methodo vniuerfale a curare la exjtur^. cap.yj. $>r Della flegnione veja, e de gli altri tumori ci ea-: d dal (angue.capati. pz Dichiaratione di Leonardo. p_j Dei carboncolo,cancrena, & sfacelo chiamati fanguinex pullula:, cap.77. p8 Della cancrena, & sfacelo, che cofa fia_,.; cap-78; tot Della enfipila, & altri tumori creati da cole- ?!ra_,. cap. 79. TAVOLA v IO3 De tumori che hàn focietàconerifipela.cioèdi herpete miliari, &exedcnti. cap.80. 106 Delloedenia, &tumori frigidi, fiegmatici, &c fìatuolì.cap.81. i°7 Delle apofìerne ventofe, chiamate dai La tini inflatmnes.cap.8z. no Dell’apoflema acquofo,detto da’ Latini turno re creato dafuflanza ferofa. cap.8j. 1 iz Delleglandule, &fcrofole, & altre aponeme chiamatecxcrefcentieflegmatice. c.p^. 115 Acurar loantheroma,fl:eatoma, & mehceride; cap.85. tzo De*tumori fcirrhofi creati da melancholia_ -cap.86. izo Acurar il fcirro vero, & legittimo, ma non ef-quifito,ben duro,& infenfibile. cap 87. 112, Del fcirro non legittimo, non efquifito fatto da gran refrigeratione, & exlìccationc-.. ^ cap.88. 1Z5 A curare il fcirrho non legittimo,& non efqui-fito.cap.8p. 1Z3 Del tumor cancrofo, chiamato cancro apofle-matofo.cap.po. iz4 Ta- Tauola (opra li difcorG di Cinigia, dell’Eccellente Dottore, & Ca~ ualliero Leonardo Fiorauanri. L Proemio.cap.i. jzp Alli Lettori, cap. z. ijo Che cofa fiacirugia. cap.j. iji Che cofa fiano le ferite, cap.4.. 1 jx Dichiarationechccofa fianol’vJcere.c.5. 1 ;x Deile apofleme,&fuefpecie. cap.ó. 133 Dellefiiìoie,.& iorfpecie. cap.7. 133 Di tutte le forti di rogne, e brezze; cap.8;i 13%. Della formicola, &fuoi effetti, cap p. 133 Difcorfo fopra le ferite, e altre fpecie di piaghe interiori.cap.io. ' Itegli ordini da tenere nel medicare ogni lotte d’infermità appartinenti al cirugico. cap.n. . 13À Del medicamento da fare in tutte lefpeciedi ferite elleriori con facilità, & breuita. cap. ix. 138 Del modo di curar l'vlcère d’ogni fpecio. r. cap.ij. 13P Delle cure,che fi fanno neirapolìeme di diuer-fe forti, cap. 14. > 1. 140 Del modo di curar tutte le fpecie di fiflolc-- . cap. iy. 141 Modo di curare tutte le fpccie di rogne,e brezze. cap.itf. 141 Del TAVOLA Pel modo di curare ij mal di formica.r. l Ragiooamentu Copra del fare i rimedij medicinali, càp.) 8. 14? Della rtoppàta^cheli rtìette Copra kferitejqua-dola prima volta lì cufono.cap.ip. 144 Del digedmo,col quale lì medicano le ferito, dipoi la lìoppata fopradetta.cap.zo; 144 Dell'vnguentu mundifitiatiuo, co)qual lì medicano le ferite v di poi che ioh digdte, per mondjficar.ìe .cap.zi. 145I Vnguen tu incarnauuo,col qual lì medicano le .ferite,quando Con mondificate.Cdp.il. 145 Pelli vngtienu , che cicatrizino le ferita . cap.ijv i.\6 Vnguento maelìrale^he fana aflaiflìmc forti dì piaghe, cap.24. 142 Ricordi di molti rinaedij fatti da me,e defcntci nellimiei Capricci medicinali, cop,z5. 148 Vn’acquadigrandilIìmoartificio,!aqU3Jeètt)i-racolofa,edegna,in molte cofe.cap.id. 148 Il modo di fare j'cgiio di rafa Cemplice, con al-cunadichiarationedelleCue vinù.c.iy. 149 Dell’ogliòdicera,&fuoi eft'etti.cap.18. Ì49 Dell’ogliodivitnolo,& fuaqualità.c.lp. i r>o Delli Oghj di tuttele Cpetie di mezzi minerali» &fue virtù,&efperimenti. cap.jo. P1 Dei mineralifi(ìì,&lor virtù, topvji, 151 Delle pietre, & come le ne può feruire per medicare variejediuerfe infermità, capigi -1?1-Rimedio da foccorrere p(lo vn fehto.c'vg g. > 54 i3u a n- T AVO L A A rimediare fubitoàd vna j>iaga di mal francc-fe.cap.34. 15T4 Del fluflb dì fall gilè lieti'© ferite. cap.35. 154 Delli aiuti da fare a chi duole li denti, perca tifa d’eiTerguafli > ouer difcenlìon di teiìa_,. cap.jd. ijf A foccdrrére ai puzžordi bocca penitrifto fiato, cap.5'7. • 155 A loccorrere chi hauefle gran tolfe nelloitomà • co.cap.38. 156 Pèt foccorrere a quelli, che non poifono tener la orina. cap.3p. ' - i jiif A foccorrere chi n'ori poteffe iotinareiC.40.157 A rimedia re a quelli che hanno gran bmfeior di orina, cap.41. i$8 A foccorrere quelh > che hanno gran dolore di gotte, cà p-4i. 158 A foccórra-e allà pefte > che pochi ne moriràn-fto.cap.43. ■' I59 A focdOftere alla pclarella, che fà«cader la bar* ha, & i capeiii:, '& fa gran daftnoaUe genti. - cap;44. . ; ido Del modo di fanare vnacarribfità nella verga. • 160 A fanare quelli che hanno la tigna. cap-4b idi il cerotto magno , che giouaa tutte le iorti di piaghe. cap.'4^v*A.?,"\' • "'l idz. Defcnttione di tutte le cofe, che entrano nel balfamo artificiato di noftra inuentiontj. cap. 48. idi Delh TAVOLA Belli ingredienti, ch’entrano nell’acqua cele-iìe. cap 49. Di alcune dmerfe,infermiti.cap« 5fo. idjf D’alcune materie appertinenti alle donne per conleruare la lor bellezza per Tempro. ? cap.^t. idd Quali cofe caufano la maggior parte delle infermiti ne i corpi humani. cap.^z. 1 óy Come gli huomim & donne, fi poflbn guardare da molte forti d’infcrmiti volendo loro. cap.53. IÓ? De gli effetti, che debbon fare gli medicamenti nellicorpi humani, hauendoglia fanaro da varie,& diuerfeinfermità, cap.54. lóp Qual fono le medicine, che giouano, & quali fon quelle che nuocono. cap.55.it. 170 Di alcune infermità maligne, & comefideb-bon curare, & lanate, con molte auertenze. . eap.5d. 171 Come la dieta, & la medicinainfieme caufano . la morte a gli infermj.cap. 57. 171 Del cauardelfangue, & fuoicflfettibuoni, & . camui.c3p.58. 175 Conclufionedel prefente trattato dicirugia-» : 174.- : J-;: 'i -e. ' ^ ' . v..;• £ ..n,; , ; ,.V ; Il fine della Tauqi(1^0 : ■ . f ' ' - : .. • - . " Uiv'-vùi ju.ili ;b L.; ..ihij. li iti Gamavt fiotto lancetta « Della lancetta^ & fuoi effetti rari. L* lancetta è vno inftromento, che ferina effa non fipotpaquaft effcrcitar l'arte del tir ligie o? percio-ebe per cattar/angue la lancetta è il più attoinsiro-mento» ebe/tpojjì vfare> <& fnmlmente per pingere ogni fòrte d'apotieme , che infuperficie della carntLJ fonOi&coluijilquale ha la man diligente, fi può fcr-uiredie/fain diuerfi modi, &con grandijjima fa-cilità.\ Dèlgaraaut lìorto, & fu e operationi. Quello inftromento, che fi chiama gamaut, & toftftorto come fi vede è qttefto, & è /atto i n que-ftaformaperpiù ficuregga del tagliare l'apojìeme profonde ,doue è bifogno di gran taglio, che con altri infiromenti non fi può /ure: & quello inftromento efio anchor a è molto necefario, & quafi non fi può fiir fenga, & ogni volta, che intenderai dir gamaut, il farà quello becco fono, che fi vfa per tutto c Rampin Aorto Forfici c % Del rampiti ftorto,& fueoperationi. Leoperationi di qitefìo rampino fi orto, fono moU to neceffarie, perciocbe queSìo ferue quando vnoffo fufJèfcbisgatOjetfufie necefiario cauar quella fcbi%-^ettaconquefloinftromenta* lofaraicon grandiffi-tna facilità, attaccandoui dentro quel becco fieno > & tirare, ferue ancor per nettar i denti, quando fon carichi di quella rugine, come pietra, &con quefto ifiromentofipofiono nettare tanto dentro, quanto di fuori. &in queflaoperatione, quefto inflromento è molto neceffario. Delle forfici, &comefi vfano. Le forfici fono inflromento molto noto a ciafcu- -no, che per modoniuno non fi può far fenato,. <&■ que~ fìe feruono per tagliar capelli, & altri luoghi pe-tofi, per tagliar punti nelle ferite, tagliar pe^e, far tafle, per tagliar carne marcia nelle piaghe : ft che in vlirij, & diuerfi modi fi adopera queflo tal’inflromento, &però egli è tanto necefam appreso a tutti. \ il h--- Rafadore Rafore F J Del raforo, & à che feruein cirugia.' Il raforo è vno inflrutrìento molto neceffario al ci~ rugico in diuerfe matèrie) ferciocbe in vn cafo dotte fujle neceffario di tagliare con questo inftrnmentO) ft taglia con grandijjìtna facilità per efier di fattili fimo taglio}& anco quando la piaga fofe in luogo pe-lofo ) con quello raforo fi può far netta al circoncirca con facilità grande ) e per tanto approm ioilraforo effer mflromento di molta importantia nell'arte di cirugiiD.. Delraffadoro, & fuaoperationc*__ fi raffado.ro èìnflrcmento qual fi accomoda a raffare le offe in tutte le parti della perfona , & in tetta quando foffevn affo fihi^atqfi ruffa per appareg- giarlo ) che non impectifca la carne, che vipoffi cre-fcerfoprat&quefto in vero efio anchorèinjtrumen-to molto neceffario, & fi vfa continuamente in tal materie, &'Mnomefuo proprio fi chiama raffador fiotto da r afidi f offa in ogni luogo. oh? - YwyS >;>TOOLl>, Vf '* s /-‘■q‘ÌV.lìl.Mti i le. ■ ^ 1traea.no e.Vìi.a ^ ssaiìfc S.VC *cnó\.i'c i ': (ìv: v vurh ,v : „r,* iv;:.:;?; lÌCjj| I 4Ì Del trapano, & fuo ordine di operare»#! Il trapano è inflromento moderno, ilquale è di grandijfimoingegno>&artifìcio, & il più ficuro che fi pofjì vfare nel trapanare la tefla, quando egli è ne~ ceffario,perche in tutti gli altri inflromenti danano, è qualche pericolo, eccetto in quejlo che fe gli può ac-conmodare diuerfi ferri più larghi, & più H retti fecondo, che pare al cirugico, & hauere vna man diligente,& far con delirerà tal opera. Della lieua,&de gli effetti che fa. La lieua è vn infl tomento molto facile ,<& è affai necejfario nella cinigia , & majjìmamente nelle cure delle ferite doue fono affi febiggati, &dx leuarne_> via alcuna particela, percioche la detta lieua fi caccia fatto, & fidila, èri’offa fi viene afeparare_,, che l fi può cader con gran facilità, fatto che fi a leu, cperatione della lieua : fi che adunque quefio ferro è Molto neceffariopertai cofa. Triuellea vida Delle triuelle a vide, à che feruono. Le due triuelle quìdauanti disegnate vaia conia cafla di ferro, & l’altra ferrea caffa, quella con la caf fa di ferro fi chiama da’ moderni catta ballotte, per~ cicche ferue nell’arcbibufate , dotte rimane la ballotta, Svolendola cattare fi mette quella triuell* con la caf a dentro, tanto che fi truoui la ballotta, & poi fi volta quellavida, tato che la punta entri nella bai la, cofi fi catta finora; & quefto è l'effetto, chef il, la predetta trincila, l'altra fon fa c affa.ferite per allargare vn bufo nell’offo quando fnjfe bifogno, & questo è l’vfficio fuo dafare. V 'L-.. ; Pulforjj Gamaut per allargarle ferite [ Del gamau t per allargare ferite, & per fare altreoperationi iìmili. f Quello ferro grande con quelle vide, fi chiamati gamaut, & quefto è ferro antico, trottato per allargar ferite , & fmilmente per allargar la natura ad vnadonna, quando fuficneceffario di cauarevna. creatura morta fuori della matrice, & fmilmente^ quando f volejfe cauare vna pietra della ve fica alla donna fen^a taglio: fchequefogamautèmoltone-ceffario infiromento nell’arte: ma quelli duepropul-forij, il mafcolo > & lafemina non fono iniìromenti troppo vftati,&fono antichi però io non dirò di loro altra cofaper adeflo» •!_ . . • , v;i \; At: «t a v. i .T: ' ■ : ' ’ V 1 ‘ I Tanaglie denticolate Delle tanaglie denticolato^ ;"X <'> -A Le tanaglie dfìiticolate fono inSìrotnenti antichi, che a nofiyf tempi non fi vfano troppo, mapc- r ò quando fofle carne marcia in vna piaga per volerla tagliare quelle tanaglie feruiianno per pigliarla, & tenerla falda, che fi poj]i tagliare con maggior co^ modità,gf con più facilità,& cofi quefio inŠt tomento farà nécejfario in taloperatione, & anche in altre cofe fimili.s becco di grua altre tanaglie denticolate Del becco di grua, & fuoi effetti. Q^ncfla tanaglia cofì Sìorta, e pontìda> con queftì denti fi chi ama il becco di grua, c quefto inslromcnto ferue per tirrar fcardedi ojji, doue fojjc affai carni [opra, che toccandolo, e potendolo pigliar con quefla tanaglia, fi canard con facilità: &peròquefloin-fìromento è afai necefario al cirugico, per far tale effetti, come di fopra ho detto; & quefio è il fecondo infhomento di Guidone. Di altre tanaglie denticolate, e fueoperationi. Quejlc due tanaglie denticolate,feruono effe anco~ ra in diuerfe materie, qlla che ha li denti floni,ferui~ fà fàcilmente per cattar ballotte, fuori della carne, et l altra per cauare off feparati da gli altri, & re flati nella carne: espatriano ancor feruireper abbrancarci labbri di alcuna ferita, o piaga cancreno fa, per tagliarli via; & quefle fonol'operationi da far con tal tanàglie, perctoche feriranno bene in quefto. Difcorfo fopra tutti i ferri. Efìcndo li ferri infì tomenti,che quafi ferina eff no fi può medicare ; mi ha parfodi voler aggiùngere a, quefla opera molti ferri neceffarij che prima non veruno, efonquafipiùcbcneceffanjcomeilrafor,com-mune,lefurfici yfiali la lancetta jilgamaut florto,il trapano,raf adoro,il rii piti fortori tafio,ela lieua, t'P (fp:r quefìi ferri, che no fi può far fen^a per modo alcuno,non ho voluto màcar di aggiùngerli,co le dichiarai ioni loro, accioche ogtiyno nepoffi effercapz ce, eS esperto in faperil nome, <&■ ancor I'operationì loro,come fi richiede a tutti li profefori di tal'arte» TRATTATO DI C I R V G I A,, Per Pietro , & Lodouico Roftini Medici, canato da quanti ne hanno icritto dieiTa , Trattato primo d'ogni forte di ferite. Gap. i. £ ferite d'ogni forte, i Latini lecbia B mÀflo Quinto: & valgamente per ìtUte tutto,fi chiamanopiagbe,& muffi- rne dalli interpreti di ^Auicema-, le quali a [fai mite mutano qualità,et mutano ancor il nome ; & queste è quando dette piaghe fi marafcano. li bora fi chia- mano viceré putride ; <& quando poi diuentano cor-to/iue,fi chiamano viceré cancrenofe, per effierui generata la cancrena,&così i moderni l'hanno divinità in quello modo. Hor in quejla diffinitione, la folution della continuità, è mal commune al!e parti femplici, cioèJìi/ii-larì,& alle compofue,cioè insirumentalì.Nondimeno più fi attribuifce , &■ più propriamente alle parti fimilari. “Poi fottogiongejì nella difnitione, [atta difrefeo, fanguinilenta, fenica marcia f o few^apu- cvi Ut- TRATTATO #refhttionc_3. Questo fi pone a differenza della virerà j laquale fecondo gli antidetti moderni è folu-tiorie antica della continuità > con certa putrefattio-ne de gli fntmori, & fruga [parger/angue ; dotte dice_-. Nelle particole più tenere di fuori; dice-fi a differenza delle fratture, che occorrono nelle_) parti più dure, come fono le offa. Doue dice di fuori, e poflo a differenza della folution della continuità , che fi fa dalla caiìfa intrtnfeca. Molte fon leffecie della folution della continuità appreffo dì Muucnna nella feconda Fen del primo canone, cioè vulnm,vl-cua, apentio,fciffura , excifio , puntura, fraclura ? contufio, come difopra ho detto > dellequa.li ragione-taffia i luoghi fuoi. Quelli che di .Arabico ban tradotto in Latino fanno, che vulnm ouer piaga fìas, quando non ancor vi fi ritraili marcia, turche vlcus fra , quando vi è marcia. Quelli che di Greco hanno tradotto, fanno vuhm in vece diviata, & per contrario. Le differentic delle piaghe, a Guidone fanno fi da tre cofe, &fimilmente a i Medici del fuo tempo, l’nrnier amate dalla natura delle particole patienti; dejlequali piaghe alcune fono nelle parti fimi lari, alcune nelle inflrumentali,altre nelle particole tenere, altre nelle dure , altre in quelle che fon tra le dure, e lemolli. Di quelle che fono nelle particole molli, altre fono nella carne, altre nell'adipe, óuer graffo . Di quelle che fono nelle parti dure , oltre occupano lafo/ìantia delle offa, altre legiontureiDi quelle che fono nelle particole mediocri, altre neinerui, & tendoni (cioè quelli nem,che ne i mufcoli fa fondono. D I G I R V G I A,: ... $ dono, che nafcono perciò dai nemi incili findefirn» cioè nodi , & congiontion di nemi) altre nelle rene» & arterie. Di quelle che fono nelle parti itisìrtonen-tali, altrc fononeimembri principali, fi coTìncnel cuore, ceruello, & fegato, ^titre nelle parti,che fervono alle principali * come nell'afferà arteria, nello Sfophago, cioè gola, & nella vefica. tsfbri:nelle parti, che non fervono a i membri principali, 'cometa nelle or cecine,piedi,mani, occhi, nafo, & Jiw.il cofe. Le ferite fono differenti, fecondo la •varietà dell armi, & altri instrumenti ojfenfiui. Secondariamente fi pigliano le differenti.e dalla folution della continuità,maffime delle piaghe, & dalla efìentia del rnale^. alcuna folution detta continuità èftmplice, & alcuna è compofita. £t è femplue fe mal nijfuno nè accidente fia con lei-, & è compofita, quando ha fòco con-gionte,due,o piùpajfwni. Vltimamente fi tolgono le differente delle piaghe, dalle proprie differente^ della folution della continuità, eccitata dalla piaga, & fi tòlgono dalla natura della ferita le proprie differente, <& come dice Gal. nel 5. del 7rletbodo,cioè detto fpacio,oucr quantità della diuifione, come dalia grandetta, & dalla piccolctt«'- equalità, inequali-tàiprofondità,Superficie: brevità & lunghetta; po-feia dalla figura, come dal retto, dall obliquo. Jìn-ebor dal modo dett'efìer fritta la ferita, perche tutta fìa tagliato, 0 tutto rotto, 0 parte tagliata, & parte rotta: & da altre cofe, che diranfi nel libro delle viceré. Cotali differenti ti danno igìudicij, le indiea-tmi del curare, glirimedij, & lamateria, La in* A a dica- TRATTATO '■àkatione> elle fi toglie dal male* è filamente princi-' pio della via del curare. Irla non è bufante il cono* fcerfilo > cioche far fi debbe dalla prima : ma deb* bonfi diligentemente conftderare anco le particola* ri indi cationi, cioè filmandola fifiantia d’ogni par* ticellaA' anione, l'vfo,&ilfito così non filo vedrai quello, che non fi può fanare ; ma antiutderai anco quello, che fanarfipuò, & de rimedi] facilmente deliberar ai . Et quello farà Medico vero, che ritroue* rà quei rimedi], per i quali fi fàccia quello, che nella prima indication figgerifie . Quefia è ia prima ope* ra dell’arte; che fappi fel fi debbe fperar nella ferita o nò. Dipoi fapereper lungo vfo di efferien^v-, ouer dalla natura della cofa; laqualc cerchiamo con ragione; confidcrando il temperamento di tuttofi corpo, <&■ dell'afflitta parte; & quello ; che poco di fopra detto babbiamo in materia tale. Delle caufe, & fegni, & giudici) delle ferite. Cap. il. "T 7 £ ngono date le ferite in vari], & di iter fi ma* V dicon ffade taglienti ,&• altre forte d’in firn* menti, comebaftoni, pietre & altrefimit cofe, che tagliano, & ropeno la carne in diuerfi modi; come fi vede:&ancora per morficatura d’animali,odi puntura di beflie veleno fi.Si che vi fono tagliature, conta foni,cioè maccature,& morficature. Ma le caufe efterne non ti danno la indication della curatioru * ma ti danno quella dell’effetto filamente, cioè del D I C I R V G I a: j rnnlc'.pcrciochc quello che anco non è, (come la caufèt esiernajO vuoi dirprìmitiua)non richiede curatione: perciocbe lacuratione i foto della cofa preferite * non già dell’ abfente. Et niente falacaufa esterna alla indicanoli della curationei nè medefimamente il tempa fanno bene a conofcere il prefente male > come intenderete^» Deifegni,&giudici;delle piaghe. Cap. III. "T S E GK^l delle piaghe fi pigliano dal fenfo del-1 l'occhio ^cioè dal vedere igiudici), onero pronostichi di quelle j & d’ogni folution della continuità: figlialif anco dallafojtan'gajdall’vfh & dall'attiene della particella pallente ; apprejfo dalla propriaj ejjentia , delta dafofitione, o affetto. Vlumamen-te da gli accidenti i che alle piaghe ili effe accadano. Et perciò Galeno giudica, che le grandi, & grani piaghe 3 non mediocremente f ano perieoiof(Ls . Le piaghe, ogni altro vitto, in t remodi fone grani, & grandi : o per la eccellentia della parte pallente; o per la grandetti del male ; onero per effer tnaligne,contumaci,& ribelle. Onde le ferite nel capo, o nel Sìomacho, onero nel peritoneo, cioè fi [de le quali penetrano ; fono non poco pericolofe : & maffi-ìne fe alcun interiore è ferito.Le piaghe negli articoli, fono maligne;perciocbe douefono i verni,e li tendo nifcioè quelli nerui, che ne i mofcoli s’afcòndono, che nafeonoperciò da i nerui) doue fono luoghi vacui di carne,e pieni di ofia; ini sepre di dolore,di vigilieM A 3 M: TRAT f A f Ò fJ>aftnOj& del delirio(;ioè andar fuor dife)il perico* lo è imminente. Leferite> che fono grandi, che vi ftrichiedela futura-, cioè cufcitura-, oft richiede Ligurie: non mancano di periglio. Come fono le ferite » che diuidono i mufcoli principali totalm'ente per trauerfo, che diuidono le vene grandi; i narui, le arterie,&le midolle per via di fcijfura; & di contufio-iic. La ve fica diuifa con grande, & profonda ferità; fimilrhenteilccruelto, il cuore, il diufragnia;o alcune delie budelli più fattili, il ventricolo ,o il fegato; dinota U morte. ^ìncodi altre forti di maligne piaghe fece mentione Hippocrate, quando difjè : Quelli a quali appaiono tumori (cioègonfiaturc)nelle viceré,non molto ff>afimano,o immattifcono;ma li tumori che fi fono difenfiati in vn fubito,fiono maligni; imperoebe alcuni spafimano : cioè , quando le piaghe di dietro , gli molefiano; alcuni immatifeano: & ad alcuni viene vn acuto dolor di fianco;ogenerafi mar eia, quando nellepàrti dinanzi, chefonovenofe; & àrteriofe fiàno piaghe ; o nafee la difficultà de gli inteslini chiamatala fknguinea, fieli tumori firmò raffi, cioè fianguìnei. Et fe nelle piaghe terribili; & maligne non appaia gonfiatura ; il male è grandiffi-mo ; perciochela materia che fuole difeendeie allevi ferite; fi riunita , & tranfmnta a qualche parie delle principali. Le piaghe maligne filano quelle (come intende Galeno, commentando Hippocrate) che ni i capi, o fini delli mufcoli: & maffimeneruofi; ritrò-itarai. La cognitione del giudicar le ferite, onero pia ghe, è più chejieceffaria al chirurgo ; & maffimea £>I c I R V G I A. 4 tjuello , che per decreto del magislrato è attratto & fnrgiudicio vero delle piaghe, adunquefopra ogni cofa il chirurgo dette fapcre quali ferite fiano fatta-biliioueroinfanabili; le difficili da curare3o lefncilii Le ferite ntcef ariamente mortifere, & infan abili » fono quelle che penetrano la fùftati^a del cuore : pet-cioti.be il cuore lungo /patio non può fa ferire la folu-tion del continuo, onero apùttcma. Fanno la mone' ineuit abile le profonde ferite nellafu/ldtitia del cèr-itellòì del fegato, del diafragma, del Jiomaco, odel-VefofagOidel ventricolo, dell’ajpera arteria,del polmone, della militai della ve ficaia, del fièle, delle rette, degli intettim tenui, maffme del digiuno : delle altre membra principali, o [cruenti a principali, per efiereferuitùneccfiaria alla vita. Quettt piaghe^, chiamanfi mortali; pera oche quelli ebete bulino * tnaifanarfi pojfono.iAppre[jo,Celfo vuole,cbe quelli nece/iarìameme muoiano, a' quali la iti ale me-dolla fiapercofia, o che ana Ugola le vene grandi, ole arterie tagliate frano. Ter la maggior parte fono mortali quelle piaghe che peruetigono alla ragione delle predette farti, o attofrafr ano quelle leggiermente , o folamente allafuperfiae ;fitnilmente. quelle, che frano nel Capo de i mufcoli. ‘Ter quefio {i Chiamano mortali per la più parte; che fe gli fetiti non fi trattano bene, & fecondo il rito, certiffi-marnmte hanno a morire di tai ferite^ . Et feiiL, niente fi pecchi, molte volte fr rifrmano. Iridi Guidone rende tefiimonian^a di hauere veduto vno ferito nella parte adietro del capo, onde era vfreita. i/L 4 vnct trattato •pria particella della foflantia delceruello ( come conobbe dalla offen/ìon della memoria >) & nondi-meno egli ji rifanò : & pofeia dipoi la curatione della ferita, gli ritornò la memoria. 2slon afferma perciò, che egli fi farebbe potuto rifanare, fé tutto viti ventricolo del ccrucilo foffe vfeito per 'aia della ferita . Ppfenfce Galeno d’vngiouane di Empena, che battendo battuta vna ferita in vno delli due venti i-coli dinanzi del ceruello, per lacuale benché affai grane, non cadde pur niente di fofianca del cervello : vltimamente fene guarì, ma più pretto con la mano d’iddio, che altramente. (fuetto fu vn miracolo di natura. La natura ha fatto due ventrìcoli dinanzi al ceruello , acciocbefe vnofia offefo, l’altro anco fi poffa feruire; fi come gli occhi, le orecchie &c. Se amendue li ventricoli fofiero flatiperccjjì,fu bito fubito batterebbe cfpedito. Cbe'l ceruello ferito fino a i ventricoli fi rifani,è cofa rariffima, & qua fi incredibile^. Le ferite nel ceruello, & nelle membrane, chela circondano, chiamate meninge, fono mortali : per-cioche feguelaoffefa, olaurina dell’attiene de’ mo-fcoli,che fono del thorace,& d'altre membra,che fer uono alla rcfpiratione. Terduta l’attiene di predetti, muore la rcfpiratione , onde fi fuole il temperamento del cuore, &diquìfiiccedelamorte certamente offefo che fia il ceruello ,olefue meningi rotte, ha daj morire ogni animante. Le ferite del fegato, ci rea le fibre ancora,purcnon troppo profonde, ferina che fi* tolta via parte alcuna della fottanta fita;fi confili-........ "" •' ” danot DI C I R V G I A. ? dtPiOj & dčL tuttofi vi fan ano. iti a la ragione forche le ferite, del fegato più fiati mortali, è che il cuore, fi mancargli già la nutritiene, languifce,et muore,e co sì muore lo animante: ma no fólto,quando ilfegato ha male, di fame muore lo animante , ancor che per •qualche(patio di tempo fe ne viue.Nondimcno dicendo Galeno lapredettdclaufula, ragiona della intemperie del fegato, fe le ferite del feg ato filano gran di, e profondete la vena pori a-,laquale è concaua,&viene dal gibbo del fegato,farà tagliata;pcr la copia lar ga del fanguemuoreio animante,imuni ■gi chela feri ia fipoffa confolidare.Le ferite nei diafragma del tut iofiono incurabili, & maffime nelle parti rieruafe di quello; che tari parte è fen?fi. fuigue, & è in continuo wiotodcquah dne cofi vietano,che t labbri della ferita nonfipojfano confolidare: & i corpincruofi diuifi vna uolta,rnai fi congiongonp:& maffime quelli,che fom iti continuo mouimchto,conie è queflo feptb trafi-n.crfo. Le ferite nelfipto tranfuerfo nelle parti carno-Jcfoffiono cangi anger fi: non ufi ante,che vi fa Unioni mento :m a quelle che fon nelle nerito/e, fonoinfanabi-tr. le ferite che fono nelle parti carnvfe,douc fa lain-fammatione, fono molto difficili;percioche caddela Piarcia in quelkferite,et irnpedific che le labbra della continuità foluta non fi congiongano.. Le piaghe ne polmoni fon diffiuliffime da curare: & per le maggior parte infanabdi:percioche prontif-fmamete eccitano lainfi ammortirne, la quale fi foto vn tratto uifarà; poca fperangafarà dicongiongere, & di CO tifatiti are. Tofcta i medicamenti atti a fanar fi- TRATTATd feritei 'nov pcfono arrivare a tal luogo con for^e in* te gre ; pofiat polmoni rc(J-irar,do fi muovono} & tojjendo fi lacerano} talché la cura è difficilijfma.Le piaghe alquanto gradi nell’ajpcra arteria} o trachea} alla greca :& mafjìme}che occupano la fu fanti a car tilaginca} di quella di raro fi fanano ipercioche tal particola è dura} & finga fangue> & continuamente ^ la piaga rejpira; talché non fipofiono confolidarele labbra , venire a cicatrigarfi nel modo x che fi ri- chiederla} Le ferite grandi dello efiiphago > foglionf m-* meraretra le mortali} & infanabili} perii paffag-gio del cibo} & del poco > chevieta la confohdatìo-ne. Le vene Iugulari >- ouero or game e } percoffecon graui ferite ; difficilmente } & rare volte fi curano ; parte perche ffargcndof molto fanguey vàfmra_} all’huomo ilJpirito vitale : parte perche ftrmgendo la ligatura, & cufcend’ola y come neceffana al fan* guey l’ammalato non può fi ferir e 3 per lo imminente pericolo dì fuffocarfix per caufa del fuperfìuO fangue. Le ferite grandi del ventricolo) delli tenui intefli* nix & di tutti; majjìme del digiuno > de Ila matrice x delle renijddla vefìca)&della ueficola del f de yfono mortali; percioche tutte quede particelle fono ncr-Uofi xfinora fangue , & che per quelle fi a il pafaggi» delle anfiofi x èlrfuperabondanti bumidità ; & perche l’vfo di quelle è necef ario perpetuamente acon-feruar la vita : pofiia i medicamenti non fi poffon» mai pone a luoghi tanto adentro. Ter le ferite gran* fri t I R V G I A. è ''dì) che tu lutino chiamiamo difciflìones; intendiamo ‘le grani) & profonde piaghe penetranti infino al fono più adentro,per Ìungbefppi,& largherà. Ma il 'ventricolo) & t tenue in tejiini, perche non poco partici pano dicarnofa fu fianca -, fellamente fan feriti nella parte fupcrfiualc > fpeffo confolidanf-. Cosila, cermce della vefea > e’I collo fempreffano. > quando indi fi caua la pietra; perche è carnofa in ialpartc;e cr&defì delle predette parti fmilmentC) che fe fola nel la partefupe norevulneratefano, il digiunami eff i-no fcritorè incurabileiparteper lagrandc^pfi de' vét fhcbefano in quello, & per la moltitudine :pàrteper che la tunica è molto fattile,&- neruofa. Le ferite nella miltfhfon molto.pendolofe< &fenon di morte,almanco di fiifiidioffji'maset lunga infermità, perch el la è utilijjìmà a tutto il corpo ffer è come dicono alai 'tu) vn altro fegato, perla concorrentia di molti humor;, che concorrono a quel luogo. Le ferite penetranti f no alla concavità de i membri entro a’fcdfi,fono peric olofe, & quaffempre 'mor tali; perche iaere entrando in quelle, non poto le offende; & perche il spinto di dentro csbalando per quel leda virtù g randemen te fi oijfi n dc>& fi d iffoiue, & più debile diuiene : pofaa tal ferite non fetida dif-commodofi nettano,&die finalmente divengano fi- fi ole ) &eccitano molta coliettion di marcia, &in Vidimo gli ammalati muoiono.Le ferite, & le pontu-Ye,chefon nelcapo demufcoli,dauci nertii,&-itendoni feioè nervi )che nei mufcoli s'a fondono >che na-feonoperò da nervi) & i ligamenù quafipriuanf di car- trattato lame :c quelle che nelle ditaffono di flauti dalla gioirà ra.> e che fono freflo alle tempie ; la maggior parte fono mortali.La pontina del neruo)&del tendone>p la •vehemetia del fnfoCj perche quefla patte che fi continua col ceruello, è pronta ad eccitare la conuulfion de neruìi & majjime quando niente può fin ar fuori* fendo ferratala ferita della pclle>e tal pontina chiama la morte : che il male riferito al ceruello fuhito fi eommunica a gl’ inftromenti della refiiratienc.il fiaf mo per cagìon della feritale molto pericolofo jgli fiaf mi dalle ferite yfi fanno per cetgion della infiammatio-nci che fogne le ferite 3 quando ella habbia tocche Is parti neruofi : &■ primamente fi veggona fi a fi tri are le parti neruofe x che fono aldiritto delle infiammate: & talpafjione toccando il principio de neruijdod il ceruello, pofeia diffondefi per tutta la per fon a . f membri particolari dalla ferita data, giudicanfi morti, quando le vene principali, & maggiori, Is artetìe,& le ofìa,onde riceucuan la vitaja nutrica-tione,& lafuhentatione, del tutto fono tagliati, & diTì rutti, <& cominciano a diuenimeri, & nprefen-tare forma di corpo mortoicome è nella gangrena,& nel sfacelo, come fi vede nel tagliar via bracci, & gambe.I membri giudicanfi deuer effe f mpoteti perpetuamente,quando i nerui,i tendoni,e Ugamenti del tutto fon tagliati via,et difirutti; perdono la propri* attione, & cominciano a feccarfi , & a putrefar fi • Sicurifime fonale ferite, <&■ fvnabili, che fono ned corpi di buon ficco, &nei luoghi carnofi : douefian pochi nerui, yencj& arterie, & che non bannomol- ta D I C t R V G iV; 1 '■ ta letlunekeTga, & largherà, & profondi t ài Ini! ferocbe èpencolofa ogni piaga grande . Che lepredette ferite babbtno enration piti ficura, & meno Siano datemere} è cofa chiara : per ci oche nè febbre nè mali accidentilefeguano > pur che fecondo il do~ wer fi trattino. Le piaghe, che perla maggior parte foufunabili-, & hanno mecLfa natura tra do eHremi cioètralefanabili del tutto, ed'mortali per neccjji-tsafono quelle,chefon nel capo de' mofcoli carnof lugi dalle gionturc, &■ dall e teple, & chefono nel C rancatici ['borace, nel ventre; talifebeh fi trattinoti Jè l'ammalato obbedìfca. & che vi fìano tutte le cofe etleriorfcertamétc fi cureranno, doue fe fi pecchi, auuien che muore taf fona. Se afl retto farai a giudicar fopr a vnaferita,et prcnofluare,quoto,ti f mette l'arte, cicche farà per tal feritatguidica fecondo che debbe fare il vefbuomo da bene,et di giudicio maturo.Quàtunquc il termine ultimo delle ferite è il qua-ràtefimo giorno, <& Uprimo cofisla detrai fette gior m, e'I medico (feròdo la forma, '<& la natura de mali acuti fi allunga al quartodecimo : nondimeno nelle fo sfletto fe piaghe, e dubbiofe affetti fi il /ètimo, prima che deliberi,o giudichi cofa alcuna di quelle,perche fino alfettimooia natura fa varif & diuerfi effetti: fi marcì fono le piaghe, fuccedc lafebre, vengono sfhzfmi,&fimil cofe; per lequali il Medico potrà fare vero giudicio in tal cafoiin fra queltepo appaion gli accide ti buoni & cattfuìiiquali dipoi le ferite hauu-tefoghonofopra^nheicome lafebre, difetto d’ani-Wù “fenatwi di mète,epaturbamne,fpafìm,&-c. 1*n ATTATO & trattano fi confiderino le anioni delle virtù dal ■poifondali vtina, dalle vomii ioni >. & altre cofc, che ■vengono fuori della perjbna ; conteniplifi l’appetito dell infermo > U toleranca , il volto, o la fàccia & fmili. Efaminate bene eptefìe cofeconferirai la_> fartela della virtù, con lagrande^a del male : e così per te cautamente potrai far giudiciofe ì'buomo, ha da morir dital piaga* onero di rifanarfi.. Nelle parti infìrnmentaliiche vna fiata fica diui~-jfe* mai più fi fh vnione ; percioche tagliati del tutto i porijle vene* le arterie, per quali l’alimento,tlfien-fo,la vita,ineffo membroinllrumentaleftdiffónde: proti tiffimamente effirano , & cfibalano gli ifinti, & le virtù, perla tenuità della fu flati r^a*,cbe hanno : non già per la impotenza * o ripugnanza delle medi-. cine. Lavnionc fi può far nella parte carne fa-, anco fecondo Li prima intentione, come dicono. t]el-l’offo poi fecondo la feconda folamente. Chiamano, la prima intentione , quando le parti diuife, & tr & fredde. I neruifc vencj l'arterici ban na- tura tra la carne >&" l'offa; che non cofi fàcilmente fi confondano, come fiala carne, nè cof: difficilmente glutinanfi come fan l'offa ; percìocke la fina natura è mediocre tra mollitit, & durcega . Qnesìi offendo tagliati fi poffono Vii ire quando la tagliatura fioL, picciola,eil corpo dalla animante di natura fia molte . Seia tagliatura farà grande, & in corpo duro. Voti fi congiongerà. La arteria tagliata alquanto, fi riftna;fe molto fia tagliata,non firifana giarnai. Le ofia rotte de fanciulli fi congiongono, ci' conglutinavo, per la loro molline, per laforttgga della virtù, per la propinquità della fina natiuità. Qui faremo fine dè giudici) delle ferite, fi fola fottogiongia-tmo quello,che dottamente, brcucmeMe,ornatamente Celfo nefirifle. damai fi potrà fanare quello, a cui la fede del c crucilo , il cuore, il Ho muco, le parti del fegato , la sfinal midolla ,farà percoffa : a cui il poimou dimeggo, l’mastino digiuno o le piu tenui budella-, ma fi il ventricolo ,o le rene fan vulnerate, a cui cerca le fàuci le vene grandi, ol'arterie faran, tagliate.Difficilmentefi aiutano que/lÌ3a quali in alcuna parte il polmone , ola parte graffa del fegato , che i Greci chiama parenchima, o la numbrana,cbe contiene il cerucllo, o la rnilga, la vulua, la vrfica , qualche budella,o il diapbragma è ferito.Similmente qlli a quali fia cacciata la fpada fitto le ale , cioè li fi agli, o nelle poplin, cioè lacche fin alle vaie gran di & entro àfccfi. Teritolofifin ancor grandemente le TRATTATO le piaghe r done fono le vene maggiori : perche penne* 'vuotar tutto L'buemo* del proprio [angue. Et questo1 non auuien filo nelle lafne * cioè fagli* o afcelle* nelle lacche: ma in quelle vene anco* che pemengonv al culo*&‘a i testicoli. Cattiua & maligna è anco Ics. feritamelle ale* drtrale parti veegognofe* netluo-chi vacui* di' nelli articoli: cioè tra vn modo & l'altro* & tra le dita: così nelmofolo ueruofo* & nella arteria membrana,ouer offa cartilaginofo: Sicnriflì-ma è la piaga nella carne * bora megliore * borapeg-giore,ma fa picciola*perciocbe ogni ferita grande^ pericolofa difua naturai . A curar le piaghe vniuerfalmente, fecondoglt Canoni vnmerfali. ( ap. 1111. T ^ commune indieatìone*o vuoi dire intentione? di curar ogni folution di continuità, e la vrunone delle ferite * cioè ad vnir le labbra : &qiteflaèla prima indicatione spigliata dalla cf enfia del male * che comanda* & dtmoflra* qualmente il contrario é rimedio de contrartj ; & quest a prima * degenerale indicanone* f fa dalla natura* come dal principal agente:pof ia dalla caufi affettatrice, aiutata nell# fua viriùjde alimento cbueniente:& dallrledico come dal ministro di natura* ilquale ha nella mcnte-J quattro intcntioni : mentre che opera per cffeguirO indeliberato fine di curare tutte le forti di feritela maligne. La prima indicanone richiede * che fi tolgano via li esteriori incidenti* fe cofa alcuna fa-» t)a le labbra della ferita, che pote fe impedire la-* cura DI C I R V G I a: $ tura. La feconda richiede} che applichino infieme lì eftremità delle parti diftanti. La ter^a richiede} che quelle già ferrate apprejfo fi confermno da putrefht-tione, et corrottione>acaò non foprabundano humoù maligni}che impedifcano. La quarta richiede} che 1$. foflan^a della parte offefa fi habbia a diffondere dili-gentemente}acciò venga a finità. La quinta è a cor-regere}& vietategli accidenti cbefoglionfuccedere alle piaghe} cbenonfoprauenghino. ^iffeguiremo la prima indicatione allargando la ferita } fé non è larga affai . Et fe qualche cofa efteriorefta nelle labbraj come di offa vna particella pongente } & afferà } o dardo}Ofaetta}0 qualcheponta d’inftromento offen-fniO} o fpina} o canna > con le dita j con la molletta} a con tanaglia apprenderemoìla cofa infijk} et leggier mente} <& con poco dolore la trarremo fuoriffledian tel'artifìcio noflro. ^4cciò ragioneuolmente} & fecondo l arte poffi canarie faette} & ogn altra cofa infifa nella perfo-na} hai da maginarti con quale iti tomento il pojjì fare. Il modo di trouare inftromenti lo hai dalla con-templation della naturaci diuerfìtà dell offcfeparti, & delle cofe entro cacciate. Dunque dalla parte offefa } & dalle cofe infiffè} ritrouerai il modo di canate le cofe cacciate nella perfona} il qual modo è vario } & moltiplica, fi come fon variagli injlrumcnti offenfiui. Sforgifiilcirurgodi fapere la forma delle cofe entro cacciate. Le cofe, che ne i corpi fi cacciano fon differenti di materiali figuraci grandezza, di numero t dibabitOidiforzj ,di materia ; o di le- 2“ gno. c TRATTATO gnOiOdi canna>o di ferro to di rame>o di Hagno,o di f tomba* o di cornato di vetro* o di ojfo* di figura fon differenti; rotonde* angulofe* atriangolo*afidchi di tre ponte*baftoni cmtidipontea modo de chiodi; lancette, o flette acute di ponta* oueramente taglienti* & c hanno le ale* che al cacciarfi entro fono fàcili; alcauar fuori con le predette ale fauar ciano la carne, & ogni oggetto di grandetta fon differen-tilegrandi dalle picctole, & meg^ane di numero; altre fon femplici, altre campofite di habito ; alcune ban ferro acuto cacciato in legno* o inqualcheba-fia*alcune han ferro concauo di fotta* oues habbia a cacciar l'hasla : Siche alcune ban ferro più fermato ndl'hafia* alcunemeno fermato: acciò data la ferita* retti adentro il ferro* di forese e di facoltà fono differenti; alcune fon venenate* <& alcune nò. Hor trattiamo de gli ifiromenti*con quaile cofe eflranee* cacciatene corpi nottri*s’habbino a cauare.Cl’ifiro-menti*che dalla differenza delle cofeinfiffe* e da II il* varietà delle parti* nequalipenetrano* Immaginano e ritrouanoancorcbefiano molti: nondimeno pref— fo Guidone* <& i moderni* otto fono ipiù communi.fi primo è laforfice* o tenaglie d'jluicenna così dette* lequalifono dentate,&hanno i capi a modo di lima; vedi ncllib.Of. della quando ricevè Inferita. Così il zJWedicO ift quel cafopotrà pigliare il fuo Specillo jotašlo, come , dir fi fuole > & fochi fin doue la cofa mfifa fi a pene-trata : ma il ferito giaccia ad ogni modo in tot al figura, quanto più potrà. Se la cofa in fifa nella prima prova commodamente nonfìpuòcauarejafcidla den tro fin chela carne, che la circonda fi putrefaccia^; pofiia agitar ai la cofa in fifa, hor qua hor la; & con ternani,®* con le forfici leggiermente la volgerai:& tosi leggiermente la eSìroberai fuori del luoco; & così vuol jluicenna , *Albuc. & Bruno : nondimen» vuole Hentico, chefen^a indugiare la cofa tnfijfa fi cani a qualche modo. Se l'buomo armato venga ferito , nè fi poffa fàcilmente cauare la cofa infifia: fà eh’egli fi difpog/i dellefuearme, & apparecchiata ogni cofa, che ini bifogna (che così far fi deue) ® fattone U giudicio ; figlia laforfice commune , & prendi la cofa infiffa : & contorcendo il ferito leggiermente, cauala. Sei* cofa infifia , altramente non fi pofia cattare, fe noiij dalla parte , per laquale ella è entrata ; deuefi aggrandir lapiagacon il rafoio, o fcarpcllo, acciò più fitcilmentefegna , & nafica minor infiammatione^,. la quale fi fà maggiore fel corpo fi strati], mentre fi trahefuoriUcofa infiffa; fmilmente fedall'altrcu parte la ferita fi apra ; deuefi far largo tanto, che paffando fuori la cofa infifia, la piaga non fi babbi* a far più grande: nell’ vna & l'altra parte deuefi au- uertire j chenèil nècuo ,nè vena maggiore, nè arteria fi tagli. Ma fe vno di quefh fi difcoprirà, pigli* di \c i r v g r a: tf T?n rane,Strabilo fuor di piedi al raf>ro,o fcarpct-lo: quando affai farà tagliata, la cofa infifa fi Catti : fimilmemebabbiafi cuxa x che circa alia enfia nifi [fa, cbeficaua, non fia naficofioncruo, vena,o artcria.Se la cofa in fifa, fermamente è infiffa neli’offa, che con forga niuna fipofjìefirabere;piglia la trincila dirit-ta; & agg ranciiji i la diuifion nell'offa, gir al modo in fi;afcritto catteremo la cofa infiffa conpochiffimo irti uagho del ferito. Et canata la cofa infifaaitrimente non medie arai, di quel medefimo,che tu barefìi finto, fe ferito il corpo niente vi foffe adherito dentro , & la ferita fi tratta, qualmente anco le altre ferite: aggmntoni quefto, che ilfatigue alterato dalla tefiu irififfa,deuefi eff timer fuori, acciò la ferita non bab-bìa putredine. Et vi fi deue bagnare foglio drrafa, ouer di tormentina,freddo,&communi caldoimaffi mefefi vifiafofpition didolore ,fe vi fia in fi amma-tione,la caveremo con lana intinta nell aglio,con fo-tnentationi,con empiati n, & fi nuli. Se non vi farà infi ammattono,cufiremo la ferita,impofìoui il medicamento, che fi pone sù le piaghe fanguinoknti. *v II modo di cauarele cofe infide, fecondo la lot differenza. Cap. V. Z-1 Io che fi fuol trarre, per la maggior parte è V-V lnngo,&H retto, come fon le faette; o largo, o rotondo,o angulofo, come fon le balle di piombc,o di ferro, o pietra, onero altro filmile, che integro entra nella perfona. La cofa infiffa lunga, o fretta, come è lajaetta fàcilmentecacciafi nel corpo* & iuifirr-šla* Spe fi o adunque dall'.altra parte > doue viene a rifpondere>cauaft la faetta, muffirne quando ha le ale : acciò le ale non babbino a Squarciar niente » apparendo Uponta dalla faetta dall'altra parte, ini fi deue tagliarla carne tanto, che la ponta, apprefa con la tanaglia, commodamente faccia venir fuori la co-fa infiffa; & fe l'batta vi fia,fipuòfpmgere, acciò ap paia bene, jlnco fe le ale, o alcune altre ponte, fiano picciole, & iui appaionojfendo tagliata la carne;iui fi ffe^ino via , acciò la cofa infiffa commodamente poffa nufcire: alcuni prendono con le tenaglie cannu-late quelle ponte, & ale: & così fen^a lacerare caua no la faetta, fe la faetta habbia ponte,& ale ad ogni banda,&fpefie: eie però non fegua,né ad vnaparte, Ttè all'altra , tagliafi la carne ( fcbifiwdo diligentemente le vene, arterie,& nerui)&cauift dalla parte più competente, per più comniodità. La cofa infiffa larga,& afcofa,da qual parte s'in-saui è manifeÙo, cioè dalla parte onde ella viene:& cauifi con lo inflrumento chiamato Diocleo eraphi-fcotdi cui leggi Celfo al fettimo libro, al quinto cap. Le cofe infiffe rotode,o angulofe,come pietra, balla dìpiÒbo,o altro fimile,dentro afcondonfr.cheden tro fian nafcofe, così lo conofcerai: fe palpar ai con le mani, fentirai una cofa afferà, & difugualedàpiaga non và ben diritta, &pare maggiore, & molto più ampia, la carnevedefiammaccata, & huida: euui il dolore con alquanto di graucgga; deuefi aprire Ut gamsntela ferita, quando fi vuolcauar cotalcoft-j c d r c i r v g i a: 12 dallaparte,onde viene con vrìvnco,cioè rampino at to, o con La forfice denticulata > pur cb’ellapojfa en-tr are nella piaga ; fe la cofa in fifa , dentro fe ne fid nafiofii, di modo, che non fi pojfi ritrouare, o non f pojfi cauare,Inficiala detro fino, che la natura la ficai eia fuori, o La manifiefta: alcuna fiata la cofa infiffa, integra dentro,fiendo confiolidatalaferita,fien^ama le alcuno, lungo tempo file ri fierbata-, dipoi a lungo tempo fendo venuta in tal luogo tana apostema,&■ di rottofi la cofa in fi fa è rinfili t*. : ilche dopai fatto, / s'ella non fi può ìnuouere ) col raforo le tagliar ano l'ofìo, a cerco, & Ji-roffo jia grafo forarono con la trincila, & così lo cHraber.emo, alcuni fatto con la trincila il forame a modo di lettera nell'affo, battuta però La confidera-tione alla fletta, fanno ch'ella così nino uafi, onde_, fàcilmente la canario ; alcuni pigliano la trincila di-citta, & lunga, & aprono benijfmolefifiure del-i’ojfo, fatte dalla percuffione ; & così prefa la faetta, fàcilmente la canario. Sela cofa luff a , tra due offa per l’articolo cacciata fi a.; circa amendue Ulj farti feparatamente caccierai due fàfcie, acciò fi trahenoda parte i ter,doni, tligammti, &nmii. tprefe le ambedue fàfcie, trahi in diuerfeparti, & così tra le offa vederai ffiatio largo , ondefetus^a dif-ficultà caueraffl la cofa in fifa-, • Se più parti fiano trapalate dalia ccfainffacome venendo furiofa-rnentela faettasgiunga in vn braccio, <& lo inchiodi nel petto ,o in altra parte : ouerocbe la faettamfu-ì'iata gionga in vnagamba, & la inchiodi con / altra : fa così, fe in tutto ambe laparti fi ano trafife ; rafebia via amcxjgs fha sl a ; ondel vna, & l altra parte con facilità cPlrinfecamentc cane raffi. Se Uu> faetta no trappafa ambedue le membra totalmente; la prenderai dalla parte citeriore, & la catterai; come cauarfi fuole da vno delle membra, ma quande per enfio, /offe fedamente nella carne , & .non paf-fafje, in quel cafo la dtbbi {fingereaitanti, &fàrU p affare, f effer più facile. La cura del medicarla, mot /e TRATTATO fe con cofa venenata fia fattala piaga : preflamente deuefi curare, come fi fin quelli, che hanboiutovc-nenoy o fonomorfuati da ferpente > oponti da altro animai venenato. Quanto alla arugia, prefi amente taglieremo vìa tutta la carne,tramiitatafi per rijpct to del veneno,&ella diuiene molto pallida,liuida,et a modo di morta:&fe non puoi circoncideretuttala. carne,tramutata per il veneno;circa la piaga vanno fearifeando attorno attorno. Con ilcauftico fatto di fnlimato,arfenico>&fai'armoniaco, & aceto, ana, <& incorporato al fuoco, acciò la parte più del fan~ gue venenato fi cani: pofeia ejlraberai il veneno,po-fta la vcntofafòpra la ferita ; fenon baiventofa, o Vuoi dir cucurbitula;chiama vn vili ano, & fallo fuc chiare,e cattar fuora tutto quel veneno con bocca,& attendif, cbe'l rufìico nonbabbia vlccra nellegingi-uc, onelpalato ,oin altra parte della bocca; acciò il ferito, & il villano fan feuri; & i venemfeome dice Celfo) gufati non pofon nuocere, ma sì nella ferita. Irla prima, cheque fio f fnccia,cauafi la cofa infiffa. CU incantamenti, & congiurai ioni, che fi fanno per cauare La predetta cofa, tutte fon furfanterie, ancor che Tbeodorico,e Gilberto le ri feri fa. I medicamenti da canarie cof infiffe da Guidone fvfanincauar fine, affetti dipefee ,pietricelle > perfetti di vetro, ftire idi, pezzetti d'ofla; ei ferine, che quesìo medicamento di ^iuicenna,fubito le calia. fecipefermento, o vogliamo dire lionato, miele ( Unno,onero cera nuoua,— ana. lib.fs. vifebio quercino---'quar.i.ammoniaco-~-—qim.f.oUo-qaà’ fnc- D I C I R V G I A. 14 fhcciafì cmpiafi ro j & métta/}fui luogo : ilice I{pge+ tioicke la radice di canapiftata* & incorporata col Mele, ferula dolore* & marauigliofamente catta le cofe in fi fé. Dice Leonardo Fiorauanti, che I'-unguento fatto con rafia di pino, pece, tormentina, & calamita bianca , fhmiracoli in cattare tal materie fuori della carne humana, & èfecreto defuoifecreti. Ma la feconda inten tiene di curarle ferite, è a congiungere le parte difìanti, & agglutinarle. Le putti di-flanti fi congiungono, 0 con circondarle con fiificia,o con cufirle, 0 con fibbiarlc, con quei infiromenti, che i Greci li chiamano ar,Bere, & i Latini fibula : una delle predette cofe alcuna volta s adopra, alcuna., volta tutte infietnc-j. Se la ferita è femplice, cioè fola diuifion di continuità nella carne, finga altro male,o accidente, nè fta molto grande, legale attorno la fh fida fila, congiungendo ben apprefio le parti, olelabbra, & ftrengi, finga farle altro : finga, dubbio congiungeranfi le labbra di tal ferita, & la fola natura la guarifie finga artificio de medicar menti ordinarij. Seia piaga è grande, & chele_3 labbra non fipcf.no congiungere con ligatura, la, cufirai, cufita che farà ladoprarai 1 rimedtj conglu-tinamij,chepofino defecare, & confuwmarel’itn-monditia, 0 forcheggade glihumon raccolti infie-me. Deucficufir la ferita, data maf me nelle parti molli; come fi fa tagliata precipuamente la parte., inferiore delle orecchie, 0 la parte infenor del nafo , 0 il fronte, ola bocca,olapalpabra, oillabbro, ola felle 3 circa la gola, 0 il ventre : per cicche non fi po-. irebbe T RA T T A T O trebbe liga ve per efler luoghi incommodij efiiHidioft da ligure ; & perciò il cuftrle è il più fàcile rimedio che fra; auuertendo chela cufiturafia fatta con gran diligentiaj come fi conuiene. Trlafe la ferita è nella carne, & fa tanto aperta, chele labbra finga difficoltà non fi accasi ano infieme: la cufitura non éfiffi-ciente,ma ponganfi le fibule,che ben le accosìcranno infieme con gran facilità, e finga alcun dolore. Il tergo fcopo , o mtentione , che fi propone al medico nel curarla ferita femplice, & che le labbra di-fiantigià congiunteci confiruino attaccate, <& con-feruaranfi con quei rhnedij, & modi, con i quali fono anco congiunte,cioè con ligatura conucnientc,eon filo conueniente al membro , con cufiture , fi ti paiano necejfane,reftano per fe infieme leferiie,che cogiiin-gonfi,&- concrefconfico, refi ano infieme, con aiuto eflnnfico quelle che fi riducono infieme , e fi conglutinano per via di materia cfìrinfica,come qualchcj colla.Le cofe che concrefiono infieme,del tutto naturalmente fono molli, come è la carne , & lecarnofi-tà.le cofi dure,&ficcbe,effindo diuifi,già nonpof-fonocongiungerfi , ma ricercano qualche glutine >o vincolo, per il quale le cofe congiunte habbino a re-ftar infieme ; & queftofipucfhreccnogliorofjò,& con aglio di abego, &dirafa mifìi. A che modo debbafi li gare la piaga. Cap. V1 i. T Edifferenge di hgatute, fono incarnatina.,„ effiulfmaj,. ritmiua, La incarnatina, chef ...... dette- D 1^ C I R V G I A. 15', xtcue chiamar coglutinatoria, accommodafi a ferite* et afra ttu re fr e feb e* alUfafcia^ft n n g afi però mediocremente j ebeftringendola troppo fifa eccitar it dolore, qual facilmente è atto a indurre il. ffràfmo al luocooffcfo , come per i fperientia fi vede femp/e ; 3 poi la fluj]ìone,infiammatione,& alcuna volta gangrena', &fefìa troppo larga* non ritiene tiò * che fi pone sii la piaga.} I termine di ligarefia quii do com-modamente volerà il ferito ; te parti cftreme della fa-feia ligata* fi enfino, perebeilgroppo noterebbe; & fa così ■. "Piglia vna fafeia convenientemente larga * & Lunga * riuolgilasù da tutti dei li capì finca meg^ •yp ■ il.principio della ligatura fi faccia dalla parter auerfiadelluoco ferito; volgafivn capo dalla parte verfio la parte difopra della piaga* l altro verfo lcu> parte inferiore* ma flrmgafi più la fafiu [opra l male,che [opra le altre parti. Etfe vi bifognanopiùfafide* accommodinfìalfio-fradettomodo* contai modo di Ugare bene fi con-giongono le labbra* nè fi eccetainfiammaùone .a - cimi pongono vn panno di lino dupphcatofrpra Icl* ferita* & l'aSìringono* & ci fcenobenijfimo. Laligatura efpulfona è attiffima alle viceré antiche ocauernofe* e fa vjcir fuori la immondicia delil hutnori dal fondo alla bocca della ferita *et non la-feia più confluere cofa alcuna al Inoro indifpcfio. Fa così*riuolgila faficia da vn capofiolo* & comincia a ligare dalla parte inferiore del mèmbro indifpofto* et ella iui più fi tlringa*&così U drconuolgerai aliar-gandola fcmpre alquanto * & tnaffime fe la bocciu ,-v,. .. v - della TRATTATO della ferita per cui riefeela marcia* guardi alla paY" j tefuperwre . Laritentiua accotnmcdifi amembri* ( chcnonftpoffono Jlringere* comenel collo, nel ven-tre,nvlte aposteme, & disfofitioni, che mttouono do-lote. Viglia vna.fàfaa,o pe7^iconueniente,&falle molti capi, o vuol dir bracci, & ligaia fopra il luogo j indiffioho, & fa il groppo nella parte oppofitaal | male : talhgaturapiaceuolmente , & ferina muouer -dolore, alfuo tempo fi fc logli a, fe la pesila troppo fi adherifce,bagnala con vino, acciòfacilmente fi pof-fadifjepararc tal pečatne fa troppo molle né troppo dura , la lunghezza , e larghetta fa fecondo Loj natura della parte indisfosla: & fa fi anco di altra-, forma : nondimeno quitta tibafi. Seti piace, legi lAuicen. alla q. fan.al hb.q.cbe trouarai quanto in, tal materia ti farà neceffàrio di fapere. Acuiìrlepiaghe. Cap. Vili. T cuf tura fi fuol fare a tre modi, ima f chi a- JLj ma agglutinatola, o incarnatina ; l’altra fip-pretoria di fangue : la ter^a è conferuatiua dclhu labbra ridote ad vno . La incarnatina conuieneal' Icfante nella carne molle, quando le labbra fono sì dittanti, ebenon fpoffono congiungere con laligct" tura fola,, nè vi effendo cofa eflranea nella bocca della piaga, tal cuftura conuiene alle ferite fre- j febe; ofefaranno vecchie con labbra dure, & callo-fe: fi rinouino confcarificarle,o con tagliarle la pelle di fopra, talché venga fuori il fangue. la incar-batina fi fa a (i„(qne modi, Vrmier amente col fio «. u forte» D I C I R V G I A. ič> forte, egualejpolitojcom’é lafeta, nelle communife-^ rite; facendoli primo ponto nel me^o della diuì-fìone della ferita, l’altro nelmet^o fpacio deli'vno, & l altro lato ; così procedendo darai un punto tra i due ponti, tanto chelelabbrafia.no ben compofle in-fieme , la cufitura fa nè troppo rara, nè troppo f effe, quanto più Jpefl'o l’ago f fa pajja re , & fmilrnen-te il vincolo, che fuol mordere, fempre nafee maggior infiamrnatione, la cufitura congiunge in modo le labbra, che elle in putto non s’attacchino,accioche fedentro v'èbumore, fe nepofìavenirfuori, davn ponto all’altro vi fa vn deto per trauerfo. L'ago fa lungo,polito, triangolare-fa coda faf accomodata, ch’ella non rita rdi il pafio dell'ago. Habbiafi l’islro-mento chiamato cannulafcneftrata,nclla quale s’ap foggi l’altra parte del labbro della ferita; accioche il labbro no fa uagantc di qua,&di là,mentre l’ago f caccia dentro, & acciò f poffa fentire quando Lu, poma dell'ago fa pafìata; qua de il labbro fi pafia co l ago j e con il filo. il labbro quale è apprejfo il filo fi fortifichi col taflo, acciò pafià do il vincolo no fi tra-hainfieme col vincolo la carne i Uefa; il filo aggroppa bene,e fi tagli afidi to lontan dal groppo. La ch-ftura incarnatina fi fi ad vn altro modo. Tiglia tan ti aghi quanti a fai ti paiono,e cacciali in vn labbro, e L’altro per trauerfo; in quefti fa il fio figliuolo, il-qualc nuolgerai più volte attorno ad ambedue i capi d ogni ago, quale ago babbi cacciato in vnlabbro c l’altro _p trauerfo della fcri t a,&Lift idi,un fin che la piaga del tutto è confondala ; così fin U femine quan- TRATTATO Quando fi vogliati fcruarevn ago col filo > pigliati^ &felfhn paffate perilbufto, tal che l’vno &■ l’al~ tro capo fi vegga; & circonuolgo il filo attorno i ca~ pi>&iui lo la/ciano per ritrouarlopresloj& comma damente quando lo vogliono adoperare. ^Alcuni fiaff pafiare con gli aghi alcunipe^gi di penne> fecondo 1$ lunghezza,che vogliono) & li circonuolgono confi-' lo al predetto modoj& ini lafiianli; queiio facciamo nelle ferite grandi) & profondcjquando le labbra fono molto di fanti. Il tergo modo di fàrelaciifitur# incarnatina. ‘Piglia calami da fcriuerefottiletti > & tagliali a lunghegga di meggt dito. Piglia vn ago confilo) & trappajfa ambedue le labbra della ferita. Perii mede fimo bucco trappajfa %>n altra voltatoti V agO)& co il filo al lato primo.St fa che in ogni parte di fuorauia vi reili tanto filo > quanto pojfa tener Hretto vn capo del detto calamo all’altra parte ) & fmtlmentefiringicon ilfilo.Lafciaiui ilcalamofino alla confolidatione.Et quando bai aggroppato tifilo* taglialo via l'ago infieme. Il quarto modo è le fiube)Con lequalifi congiungo no infiemele dittanti labbra delle ferite. Le fiubefono o maggiorilo minori)& adoprale fecondo la porte ferita ) dalfvna ) & l’altra parte fono ritorte-’* caccia/} vno di quelli hami j o vuoi dir vna delle due litorture in un labbro della ferriate fi tira verfo l a[~ troinelquale altro lato di labbro) caccia/} l’altra ritortura della fi uba j o fiuba : quette fiube fi trahena leggiermente. Il quinto modo è > che fi congiungbi-ào1 lati dittanti della piaga con panni triangolai* D I c I R V G I a: 17 foJU all’vna & l’altra banda della ferita,con la collaordinaria, conlaqual fi incollano le dette fafcie > per fùngere le ferite. Siano di grandetta conuemen te alla parte, doue fi pongano, tal modo di cufitura, conuiene majfime a quei luoghi, ne' quali non vorrefi-fmo, che apparcjkla cicatrice, come nel vifo. fu li predetti panni difenderai queflo linimento vifiofo, che fi adherifce molto pertinacemente. "Piglia poluere di fangue di drago,incenfo mafti-cefiarcocolla-, pegola, farina volatile di molino, im-pafla le predette cofe con chiara di ouo ; inipaftate^j infieme,di fiondile fopr a i detti panni-, attachinfi all’vna, & l’altra banda della ferita a difiaubadi vn dito.aitatati i panni, & già ficcati 1 cufirai ingenio-famente,così congiurando fi le labbra, i3' vi fi (iranno ferrea altro artificio;percioche taleofa e motto atta a quefia operatione,come di fopra ho detto. La cu-fnurafuppreffona di fangue,fifii così. rPiglial’ ago con filo, & trappajfa ambedue Ic-t labbra della ferita, & il cufirt fiicciafi amodo di viuolutione , come fi cufceno Le pelle di tal cufiturrts ci forniamo nel grandijfimo impeto aifingut, e fiondo tagliate le vene, & è anco vtihjjimo a cufire Icj budella tagliate, & i pannicoli fanti, & i luoghi priui di carne : ma tal cufire non è molto ficuro ; percioche rotto rn pomo, tutti gli altri fine vanno . iJArCa la cufitura conferuatma delle labbra ridotte ad vno,faffi come le altre; ma non fi firinge_> tanto: fi fii foto, acciò infume reHmo le labbra^» congiunte * & compatte, è cenucniente alle pia- gbeneìla carne joucro nelle parti molli; douc fi a fhttn gran lac er attori e > & perduta qualche particella di carne, così le parti difìanti riduconft infieme acciò più prejio infiemc crefcano , accommodaji anco alle piaghe, da quali fi amo per cattare pofeia qualche co-fa,le cufiture, & le fibule mai s adoprino,prima che la ferita dentro non fia purgata; eccettuand o quando fi ha da fuppnmere qualche gran copia di fangue,acciò itti non Jìlafci qualche parte di fangue coagulato: percioche fi tramuta in marcia,& muoue injiamma-tionc,&vieta che non fi conglutini la piaga, nè il linimento, qualeè pofto dentroperfupprimere il fangue , ini fi deue Infoiare, perche infiamma : conuiene chela cufi tura, ola fibula, non foto comprenda la pel le ; ma anco qualche parte di carne s'diavi farà fot-to;acciò più fortemente fe ne Hia, nè rompa la pelle, l'accia fta molle,nè troppo torta, acciò non molejiia. La cufitura, &la fibula non fia, nè troppo rara, nè troppo Jj’effa, è da portarfi leggiermente ndl'vna,& nell'altra,quando la cufitura ha fatto quanto uoglia-mo , così la rimouerai, caccia fatto al filo la puntaj fretta del tasto, & così taglia il filo,pofeia poni l’al tro capo del taftopià largo fui labbro della ferita,per cuifteaua il filo; & bellamente fchiferai,chenon laceri qualche cofa cauandone il filo, & così ti ajficu-rerai ogni tua operatione, che farai fen^a pencolo* ofkruandoperò quefto precetto. D I G I R V G I A.' 18 De piumaccioli, ouero Tacchetti,per tnetter (opra le ferite. Cap» T) DIFILLI fi chiama da i Latini, quefli con--1 feruano il calor medefìmo del membro , a cui è auumuta la filution del continuo difendono la piaga dal pefo molefto di fifeia, & vincuh, fan fi di/loppa di cancuo pettinata bene, & mondata , fan fi am òdi lana,o di filo, cioè cotone, onero bombafo, molti gli fanno ditela vfiita, & fiottile, altri adoprano sjen-gia in vece di ciò,pongonfi due, o tre, &pià fecondo che fi ncbiede,kara fetida licore alcuno, bora intìnti nel vino,nella chiara di ouo, nella pofea,cioè ofia a-to, bora nell’oglio, fecondo però la indifiofitionc^„ quelli che finfi in forma di triangolo fono dicati a conglutinar le ferite,come piace ad <^uicennafiiac-commodano , che fi congionghino trafe con i lati, li rotondi fi pongono fecchi per cagion di conferuar il calor naturale , & acciò ricettino in fe la marcia, & lichori bianchi, li quadrati fi pongano, acciò nop la-fidano niolettare la parte offefa dalle fifiie , ouer» da' vincoli. Delle tenie,&de,lineamenti. Gap. X.' . ) Z""1 H l'ATtl A KfS I turunde, ouero pannicelli da' Latini le terne, & i lineamenti chiamanfi liebnia, primamente adopranfi quando le ferite^ filano d’allargare, oda forbire, o quando fia d(U> cattar alcuna cofa dal fondo di quelle : come neUtu* C % fi- TRATTATO ferite profondate} dotte fia neceffario altroue aprii lo ferita: acciò dal fondo di quella} la marcia ini raccolta fi vuoti nel fecondo luogo 3 fumo confi retti vfarli nelle ferite concaue j doue fu necejfaria let* regeneration della carne prodotta : al tcr^o luogo velie ferite alterate dall’aeref & nelle forane} che ban bifogno d’efier forbite : al quarto luogo nelle fe~ nte ammaccate : al quinto luogo fono vtili nelle ferite } che con tnfiammattone } o con altra gonfiatura mole Hano: alfflo luogo } nelle ferite che fi firn per morfi calura, z? tal ferite non deuonfi prefto agglutinare} antfi fi tengano aperte ; percioche ogni mor-ficatura ha qualche veneno, ilquale deuefi cacciar fuori non dentro} uè deuefi lafiiar dentro 3 fendo ferrata la piaga : perche fùria grandiffimo nocumento alpatiente ? al fettimo luogo fi vfano le lente} i lineamenti nelle piaghe} nelfanar delle quali ciruu leoffa ponefi la manot all’ottano luogo} nelle ferite^ che di vefcbie^a. bar degenerato in ferite abbondanti di finfliom j in tutte le altre ferite cercheremo di fare la cicatrice} fen^a teme } & lineamenti sì fotti. Linamenta j cioè quelle pc^Z Ite fono atte per forbir lefordez^e delle ferite, & fono di tela molle _> <& veci hi a : & tumide } le teme fi pongono nelltis fi rita per tenerla aperta} & fimfi di stoppa ben pettinata} & mondata} o di pellet ti dipredetta telai o di cotone ; fan fi anco le teme cannulee, cioè di canna d argento} lequali fon perforate} &fi mettono come ntllenarni per poter rifiatare} er nelle profonde ferite, acuòia mateia venga per tal’mitro- tnento di e r r v g Va: mento di fuori, & non resìi dentro , alcuna fiata s linamente & tenie fi cacciano nella piaga , acciò la becca più fi apra & fi allarghi, ei' fitti fi allhora dì fyongette ben mtorte i odi radice di gentiana : im-peroche cjueste bauendo beunto l Oumore copiofo d"l-la ferita} n fiati fi & fanno che la piaga rtsli pi') larga} & aperta} lacualeaperitione intpedifieaffai il cicatrigare ogni fotte di ferite} in tutte le parti della petjòna. La forma delle tenie fia in fot ma di chiodo. Intention quarta di curar le ferita^. Cap. 1 i. -|~>y EFESI conferuare la fu fianca dell* parte Jfi} ojfcfi} <&. vietare che la non fia molestata dct dolore3da infiammatione}0 da cattino accidenteiche foglia fopra venire alle ferite 3 confeguiamo tal in-’ uentione} con adopra r li empia Hit j & lini menti dt chiara di otto, & altro fintile refrigerante 3 mafjime ne' primi giorni} pofeia fi bagna il luoco di vino flit-ticO} & fi fa l’apertionc; & alcuna volta dalla par-= te aduerfa della ferita, dipoi è neccflario cauar del fangue} & fimihnente far la purgatione ; mavì fi defidera vn modo buono di viuere : & alcuni fi oppongono dicendo, che nanfa ditneslìero vfar tanttt varietà dei rimtdij nelle ferite inquanto feritela • quello fia detto nelle ptcciole occafioni nei corpi di buono babito ; ma nelle occafiongrandi > & nei corpi pletorici) ouer pieni di fuoco vitiofo 3 farà forgi C 3 TRATTATO ^>farc i predetti aiuti, a voler fchifare, & antiuedert imali accidenti, che fogliano amemre alle fi-efebei ferita. “Dice Cjaleno nel fello del iJfyCetb. fingiamo, che vno venga a noi, ilqualecon aco babbiafi punta la pellet . S'egli è buomo di natura di guarir pretto , cioè che habbia buona babitudine di corpo ; fen^a medicamento lo puoi mandare a lauorare fecondo il confitelo, & fenica coprire il luogo punto , & non fentirà male alcuno : fe l’buomo fra di quelli, che difficilmente fi rifanano , o perche fia pletborico, & piai di ficchi vitiofi ,ofia di fin fiacre, o babbitt alcuna cofa di quelle, o tutte infieme ; egli primamente fi ne doterà , & il luogo s’infiammerà . Iru ogni membro e amo fio, quale palifica la folution della vnione, nerui, vene, arterie, vi finir ou ano, quai 'pofiòno indurre mali accidenti, &■ dolore, & ir.fiammatione, fpargimento di [angue, fi a fino, & altro fimile, a' quali diligentemente deueprouedere: & quello bene li prouederà cheantiuedcràla cofa..- > & fiiperà con rimedi efficacijfimi pmtedere al caffi occorfo » Dell’ordine dicauareilfangue nelle ferite,». Gap. Xil. T 2V ogni ferita fatta di fi’(fio, pur che non fia nel JL ventre,è ben fatto, che [libito fica il [angue, o pià o meno, cosivi farà manco infiammaticnc nella ferita, e ne t luoghi d’intorno-, © ejl a majjime nelle ferite grandi, & preualide; perche fe non rieficc, o cfica meno £> r c i r v g i a: 20' meno del doucre, anderai a cauare alla vena: a trej Kodi le ferite i sì come tutti gli altri uitij del corno ,fo no grandi} & grani; o feria prejlantia della parte af fitta, oper lafor^adel male,ouergrande,oper~ che ftan maligne , come fono le ferite ne gli articoli: ferciocbe apportano periglio di vigilie, di dolore, di fpafmo, & d'andar giù di fe , perche ini fono i tendo-ni,i nerubluoghi fen^a carne,&ofjìiadmque lagra de^a della ferita ,fcndoni gagliarda virtù , giudica che ft cani fangue, ancor che’l ferito non fia troppo abbondante di fangue : perche vienfi a fare la di-uerfione, & ritener gli hurnori, che nonvadino al luogo ojfefo,con gran rigore, &fardifordinatieffeC ti : come jftefio fi vede . Et perciò errano molto quelli, che no vogliono canai fangue je non ve nè abbondanza, noi cauiamo il fangue nelle ferite frefebeu» tion fola perche la parte offefa, & circofiante nonu, fia infiammata, ma che anco vieta l’impeto del fangue che efee : & impediamo il prefluuio troppo abbondante,com’è difopra detto: ma s'è perpetuo, come dice Gal quel c’habbiamo imparato da Hippoc. che fe la fiufiione , che comincia, & vieti con impeto, fi Vede tirare alla parte contrariai & ribattere, & che la fiufiione già fijfanella parte offtfa, fi debba euacuare, o dalla parte afflitta, o dalla viiina: tioitaccogliamo di queflo cauar fangue, che in principio fi ha da far nella parte longinqua , & pofiitt, dalle parti efulcerate , la quantità delta euacuatiom nefaprai dalla quantità abbondante, dalla ccpia del fangucvfcito dalla ferita, dalla virtù delia fortezg C é K.a> , TRATTATO %a>dall'etàjdaUanatura> dal tempo dell anno, dalla, ragionecoufuctudine.La clettion della vena,fi ca uà dalla parte offefa. Taghafi la cepbalica, onci gomito, onero nella mano, fe la ferita è per il capo, fàccia, & collo, s’ella non fi vegga, tagliaf la media, che fi deriua da quella, tagliaf la bafilica,nelle ferite, che fono dal collo fino alle rene, & all'om bilico. sella non compare, tagliaf la me^a, cioè commutici che f deriua anco dalla baflica, <& appare nella giontura del braccio,quando ninna del braccio appa-reffe, tagliarcmo vna di quelle della mano, quelle però che fono è diretto. fe le piaghe fiano inferiori alle renc,tagliaraile tiene,che corrono per le lacche,ouer poplin, fino alle cauiglie de piedi,cioè malleoli: fetn~ prc quando tu vuoi riuellere , & votare, <& vietar l’infiammatione, taglierai la vena è diretto,nò dime no e fendo ferita la mano (o incominciando l’infiammatione) & vfeendo eopiofamente il fangue, è diretto fi deuefcarìficar la fchincaper cagion di riuulfio-ne,vna delle erma,noe fchinchei fendo in fimil termine per la ferita; fcanfìcarai l'altra fchinca, o ta-gharaiia uena della lacca,o della cauigha delpiede, o più pretto (come vuol'.A etto) taglierai la vena del braccio,laqualè exdirctttbfsle reni,o leparti adiacenti fan ferite di frefeo; efendoui bifogno di cagar fangue,o per il male, o acciò non fopra venga in fiatu mattone: tagliami la vena baflica del braccio: ptt-eiochc appare che più fangue ini corra dalle parti lupe riori, che dalle inferiori. Del DI C I R V G I a: 2? Del purgare il corpo,acciò le ferite guarifcono con maggiorfacilità. Cap. X l 1 f. Q E al ferito non [trae il ventre, ad opra la glande, ■ O o il clificre, o darli caffi a, ouer manna : ma meglio fai ia ancor di diacato/iton,per efiervno Unirne to. Uguale opera ferina alcun fastidio , & ritienepcr fua uirtùgh humor: che nò uadino ad alterare il luogo ojfefo;s’egh haiteffie tumori vitto fi, & abbondanti, ouer la ferita fa valida fen^a cattila tumori,pur garaiperd ventre con pbarmad più potenti, lapur-gatione è molto atta: & muffirne alle ferite nel capo, nelventrc,& ne gli articoli; & a cjuelle quali per la lorgrandina;fi cufceno,o vi è nccefaria la ligatu-ra, ccosì quando la carne è nell’afta, & quando vi è pencolo, che le ferite no diuentino in viceré di lungo tempo. euui vtile lapurgatione quando le ferite fono preualide,cioè cte’l male è grande. Sono due le indi-cationi del purgare,la graudc^tpi del male,e l'abbò-dantia del ficco vitiofotma la piirgatione conuenicn-temente non s adopr a nella fola abbodantia degli tu coricatimima s'adopra anco nella grande^ga del rnale.il medeftmo giudiaaè nel cauare ilfangue.Fin tendo il fingile nel corpo ferito adopr a la flebotomia in tale abbondanza. ^dbbondando il ficco de i mali tumori adopr a il pbarmaco , i ’ba virtù di canate la colera,e lam.elancbolia,ouerola phlegma. Il vomito è vtilc nelle ferite ;peTcbc e fendo petente,& vali da la fiuffionefeome dice Galeno) alla parte contraila faremo la rumi fone , cioè fe nelle parti difopra farà la ferita, purgar em.o per le partì da baffo. fe la /e- TRATTATO ferita è nelle parti inferiori > eccitarono il vomito^ fe la fltffione è raffermata nel membro, deriuaremo per le vicine parti: <&■ così.per parole di Galeno alcuna fiata faccmo la purgai ione nelle ferite frefch(L_j > per riuellere alla parte c ontraria. talvolta concediamo la purgatione; } ci rugi che furono innanzi Guidone > davano vnapotione fenzfi fi- Dl CIRVGTA. 22 fercn^a in ogni piaga, ^ /« ogni fattura ■ & dice-nano,fila potionefi vomitaua,cb'era cattino fono} tua perciò non tritono in queftinoftri tempi, cbe rjhé-fiafentcn^afta vera,perche nel vomitare fi vacua la colera già commcfa:& vacuata chefia,non può più corromperli nel fomaco>& per cjuefla ragione U domito fcmpreé profittcfo,quando fifa artificiofamen-te : fc’l ventricolo la centinaia, e che tale "fifeper la piaga quale era tolta per bocca, voleuanchefvfe buon/igne; & altre cefi inette. Teggiofa Ber imo, & Theo domo , che a gli feriti di frtfo nel petto , o nel capo tnaffimamente, vuol dar quella fuapotiotie for tifiti! a, e cahdiffma chiamata pigmenta,con alcune congiuratiom inique, & tri fi e, che non fon dcL, vfar in modo ni un in caji tali. Del modo det vmere nelle ferite,&nella folu-tion delia continuità. Cap* X V. A LLl feriti, ne' primi fette giorni (nei qua-JLX. liperla partepiù fon ficuridafebre,&dein-fiamtnatione)ordina x>n vitto tenue, & parco, freddo, &■ bumido, mafìme fe fan guuani, & pieni di cattiui humori j & fe fa caldo il tempo . Fa che f gli tolga il vino mentre che vi è fi bre, & nf ammaliane , non mangino carne dura, nè potente, nè pefei grandi, & che generano cattiui humori, nè pane atfrno, nemal'impafìato, nè male colto.Ffoti mangino formaggio mafìme filfo, & vecchio, nè futti di forte ninna , nè aglio , nè cipolle jfenape^j, nè cofcfalfe, nè acri, nè Ffecie aromatice. Lafciaii man- TRATTATO ynangiarepernici, polli, vccellini chebabitavoper lejpine , alterati nell' acqua rofa ; ptiffana eh or^o> quale da alami chiama)} orzata, ,Z? orzo mondato brodo di carne, o fatto con le otta. Conce.ddi lat-tuca, porcellana, bugloffa nostra, affanar, cioèjpi-ìiacaa. benino acqua cotta, nellaquale boglirai dentro, birba alcbimilla, onero ipericon, 0'nulla foglio, con Zpccaro : acciò non fia difpiaccuolc al gufo, & fc lferito foffe ferito in testa , furai l'acqua con coriandoli, ouercon betonica, perefler fimplicicon-uenienti alle ferite di teda ; ma fe l’ammalato ficu> debile, onervecchio, concedili vino dittico , cicè anflero, & di graffa fu SÌ ariti a ; temperato con acqua copiofiimente : ma fe li concedi il vino tenue , & egli fa deboi etto , Li furai alcune fi-icatiom , ma nclie_j> parti diflanti dalla ferita . Fa che ripofano, che que-fìo è medicina ottima, & majjìmea quelli cl efcru feriti nelle parti inferiori ; lafcino del tutto il coito. ri[hnganfi dall’ira contentionc, & ogni gran moto di animo,fe il ferito fia libero da infammaticne,& d apofìema, ci potrà vfare ficuramente il viuer più abbondante, & predo fe ne guarirà. Vfi vwogene-rofo, <&■ carni, che generano buon fangue, & che ri-cuperan la natura, come carne di gallina, di capo-m, di castrato, quefto viuerebenfoftentala natura &e vtile, nè commnoue f i bre, nè concita infiam-mationc ; nè proflumo di fangue; guardinfu fethi dal vino nei principi) centra la openion inetta di Hennco & Tbeodonco .* & le forze non fono da ac-crefeere nei mali: ma fola da fusi cn tare, ó ferua- DI C I R V G r A. 25 Veaì feriti.fino al feltrino giorno ( tra ilqual tèìrìpa la infiatnmattone fi finale eccitare, nei luoghi feriti ) a modo nijfuno non gli dar vino , fé non /'offe che per cfferlòro vf ito gran copia di fangue, fono tanto prillati di forge, che appaiono morti,che allhora innanzi ogni curai ione , vuole Celfo, che fi rifocillino col VuiOiilquale altrimenti è inimicijfimo a ferite pajfa-to ilfettìmo fe altro non lo vieta, ficuramentcgii darai il vino; beni he poco, ben adacquato, i hefe fino alai giorno il ferito none tentato dainfiumma-tionc,nè da dolore,è Jìcuro del tutto: ma perciò d vino rare volte fa dlteratione.Et che l fia il vero,fi vede ne i Tedcfcbi, che quando fon feriti fiempre bcueno vino: &gliè conce fio, per rigenerare la gran copiai del fingue perfo. Si che adunque il inno fi può tede-rare neki feriti. Indicanone Quinta. Cap. X V I. T Quinta indicationeè il correggeredelliac-Jujcidenci foprauenienti, laquale fi confeguifi e per via de' rimedij appropriati. I fintomati, cioè accidenti,che foglio» venire dipoi la folution della unione , fono dolore, iufiammatione, intemperie, fibre, prurito, Jpafrno, paralifi, fincopf, alienation della-, mente, 0 delirio, duregga, debolegga, ouero impotenza del membro ferito, le ferite mai peruengono ad intiera cura: fe prima queflì accidenti che fupe-rano le fue caufe di magnitudine, speflo peruerto--no, & dilatano >i & vietano l'ordine della curatio- , «e* TRATTATO ne. £t pertanto l'è nccejjaria cofa al cirugico, prone-dere con gran delirerà alle fopradettecofc : & cercare di prohibire a tal materie offenfwe > acciò ncns impedì fono la curatione. Ad acquetare il dolore. Cap. X VI L dolore* muffirne grande » ancor ebeti V_-Z corpo fia puro di foprabondantc Immore è ragion di fluffione * pcrciocbe la parte addolorata * tira afeilficcai & muffirne ilfangue nella piaga,&pin copiofo dei deuere ; onde ffiefìo fi eccita ini la infiamma t ion e j facci fi, o almeno fi mitighi il dolore nelle feritelo con rogito rofato caldoi ocon aglio cctnmu-tie mediocremente caldo * a' quali fu giùngerai rncu chiara*o raffio di otto (ione non fi a grande tnfiamma-twne, o calidità vebementc) farai medicamento più u alido- nè così imbratterai la ferita fé l dolore fta-> tanto vebemente * chcpcr neceffità sij astretto a far Stupida alquanto la parte offefa* &■ doloratai ponigli aglio papauenno* favi farà maggior neceffità» giongeh vn poco di oppioj0 di mandragora»altri lo-dano a tal fine la radice del folano trita ; & adoprd-ta con la fongia di porco * fa aggiongerai vn poco di aglio rofato alle predette co fa* il medicamento fard migliore» la midolla diparte» di frumento, macerata nell'acqua feruente, è pcrfcttifiìma ad acquetar i dolori , fa’! dolore è molto vebemente, nè fi mitighi con mun rimedio de’ potenti ; allbora pervltimo* & P°~ tentiffimo rimedio;pigliafì il cauflico Leonardifarit- DI C I R V G I A. 24 to nefuoi Capricci medicinali,& bagnafi tutta la/t-' rita, che in venti bore non vi farà più dolor di forte^ alcuna:<&cjucHoèfecrcto deifecreti,per leuar dolori delle ferite putride, & cauernofe. Centra le infiammationi, & apofìe-me. Cap. XV ili. T infiammatione nelle ferite allhorf deucte-I i mere, quando l’oj]o,o il neruo,cartilagine,o nm fcolo /ano o ffe/, o quando poco fa nguea rifletto della forila , fi riufeito, quando auuenga tal cofa, norij, ferrare su il /angue molto preji o , ma Infialo vfeire, fino ebetipare /curo, & /epoca fa vfeito, cananea dalla vena del braccio, maffme fel corpo fagioua-ne, & robusto, & efercitato, ofela ebrietà preceda nllaferita,//1 mufcolojipare ojfefo,taglia/,perche effondo percoffo,o ponto: majjirne nel capo di quello,è mortale, taf iato per trauerfo pigliala finità, cioè /Ubera dell a in/ammatione, & sfa fino. &quefìoè vn mirabile fecreto di tagliare il mufcolo ponto per campar la vita al fcrito:ma/i viticrà alquanto qual che mote di quello. Tur è miglior tale ojfefa, che la morte,fpeffo a/rctti /amo tagliar per trauerfo il ner uo ponto , quando vediamo ì/afmi , dcrio ,o ambedue infume foprauenire, fe nella ferita tra eccitato in/ammatione, o qualche timoreprecter naturala^: leggi il libro degli humori prater naturali ; nondimeno ancor che fecondai luoghi fi vana la curatio-ne, vduicenna adopra vn'etnptaf rolodatijfmo del- trattato la differenza a tintele parti della per fon a, quello fi fa di pomo granato dolce t cotto nel vino ilittico* & impattato nel mortaio} & ridotto informa d’mpia~ ttro-.ma[eiagonfiaturanatanoncedea reprimenti? nè a ì digerenti per halitum : ponili cofa} chemuouct lamarcia} o maturante3 come fono le cofe dette c maturarleapotteme • ZJuole Ifogerio jibcfifaccics una fomentatione di maina} artemifia j farina dì frumento itone nel vino} & vi fi ponga alquanta e# itotele}& di fongia a battanga. A cauare la intemperie chiamatadifcrS-fia . Cap. X 1 X. O TL va a diffofiiion calda ; [eriga fluffo dibumori O occupi la ferita filchc conofcerai dalla rofjìgp gii} & dalla veftcatione; infrigida il luogbo con refe? conpiantagint} <& conl’vngucnio bianco j le quali cofa altra che difìeccano anco refrigerano moderatamente } fe la fredda intemperie bara occupato d luogo (il che nedefi dalla mollicie, & dal color liui-dO}Ouer pallido della pellef) adopra mno} & vngu e irto nero} ofofco} ouer quello che fi chiama bafilicoru* [egli accidenti tali fanno degenerare la piaga in vitti'a } ricorri allibro delle vlcere_;. fe la intemperie fefiehurrnda? ofccca> ouercompofìta}adoprai contrarij. Se DI C I R V G I a: Ìj 'lì Seal ferito foprauenga la febre, i Cap. XX. v j; Z^X f{D IN si LI il vitto refrigerante t cornei di v_y /opra degli bumori caldi preternaturali, ofk } chiamare qualche buon Fifico>che faccia il donerei. I La febre no dcue fpauenta re js’ella foprauenga a gran j fentajgr fcnesìq tratanto, che vi è infi ammaliane, j La febre » che foprauiene a ferita di poca importanza; o dura altra il tempo della infiammationc , o tnuoue delirio; o fe'l rigor di nerui, ouer la difiintio-netnata dalla ferita,nonfinifce la febre »vuole Celfo» che fiapernitiofos. Del fpafmo ouerconuulfione. Cap. XXI, T £ fpafmo è quando i nerui & mofcoli fi tirano -I felina volontà delpatiente, & vengono in tal di-fpofitione» quale hanno anco nei moti» fatti fecondo / arbitrio. Si che fe l'attiene è vitiata » o immutata dal male » fi fa per duecofe » o per la plenitudine, ouerperla inanitione delle parti ncruofe: quefi o lo dichiarano i lauti da fonare,c'hanno le corde fatte di budello di cafiratt, quali fon fimileai nerui delle braccia , e delle gambe, & quando’l tem-foè arido» & fecio, le corde i indurifcono,&fifec-canoj, & rompono : ma quando il tèmpo è hurnido le corde s’mgroffano , & ft-fànnomoth , onero tenere. Siche gli nerui per caufa di tali intemperie^ Vengono « partorire fpafmo nelli corpi humani j trattato & anco dalla focietà del. patire per il conferì fo del cerebro, chepatifceper rifhetto de' nerui> chiamandolo spufrno non proportionato alla materia, & effendi» alterate le parti per il continuare cóme aniùi% nel Ip.fmo fatto per ilcolpo di alcun ferro venenato . Il fpafmo per ìnamtianem vel èiiacuationenu* auukn nelle purgationifuperfiue, & nelle coptofe_» & immoderate pcrfufìoni odi fangue sfarfo, ilnual jpafnoj aunenuto, per ferite, è molto pericolofo, dotte dice Hippocr. cheejfendovfcito molto fungili , il fingnlto, -fa il ffafmo è affai pericolofo, che Ipeffo fegue la morte, & negli ardori vebementiffimi , & febri adurenti, & colliquanti la putredine ; tal modo di paf v.ofiole auuenire > & è male quafi infana-bil . Ilfecondomodo di ffjfmo faff perl'infiamminone > &■ altri humori preternaturali difjrarenti fub to nelle ferite^. Quello fp /fno è per repletione, anco la frigidità immoderata fprauenendo alkpar-ti neruofe fa venir tal fpafmo/, perchè ella tirai ner-ui> & gli riempie di molta malignità offerìf/ua, & caufa (pèffo il jpafrno. Il tergo fpafmo è ex compa-tiendif,vietate. Lapontura nelle partinèruefe, & gli humori acri, & mordaci,6 di qualche qualità venenata , eccitano tal fpàfmo nelle ferite. La politura del neruo, & della corda per la vebementia del fenf), & pcr continuar fi tal parte alceruello : lofio eccita al fpafmo : & muffirne ejìendo occecattu la ferita della pelle : & non potendo niente tran fa i- rf?re> fughi acri, rugjnofì & venenofi per lUon-fenfot &pe/ certa con'fpiraticne delle parti, adiscono _ DI C-1 R V G I a: atf j, tmt> rtfyafino. Leggi Cal.^ipbor. r. parnasia. ? .che trouarai quanto fin Infogno in talcxiìfiintìone.Tyla il jpafmo auuenuto dalla purgatione fatta per elleboro, I cioè biancorparna efftrJpafhnis ex inanitione:percio~ j cbe i fughi acri, <&■ mordaci ejficcano,&- in anfano, auuicne anco il ffafrho , per la immoderata euacua-' tione fenica fughi mordenti, quando il\ medicamento \ purgante ha forerà di cauare là humidità de’ aerili «' viuuienewito il Jpafmo per la'mordacità di tale elle-' ‘ boro beuutoj & vomitató:haucndofatto offenderei neruijcbe fono alla bocca dei fornace, così nelle ferì-’ te,per confenfum auuiene il Jpafmo,effendo il dolerne i nerui eccitato. Le parti neru'ofe che feruonc al moto volontario,fono i neruìA ligamenti, i mofioh, e ten~ doni,cioènerui,ches’afcondonotraimof oli, natipe ' ràda nerui. f neruirnajfime quando hanno qualche 1 gran dolore,ne fanno partecipe il ce> utile fficdmen-’ te> °nde il Jpafmo per confenfum comm unico con Val-' treparti deboli. Iljpafmoè di due forti. J(primo è ' uniuerftle, quando l’affanno fi commmica col ceruel lo, cperuienh. fi ceruello fentito V affanno, con gran sformo cerca difcacciarlo,et allhor contraile inerui. fi fecondo è particulare, quando l'affanno re sìa fola nella parte offefa,zirla incurua. fi fpafmo vniuerfa-lejC differente dalla eptlapfta; cbelaepilepfia quan-dol buomcècaduto,non lolafcia vedere, vdire, ne gli lafcia fenf alcuno 3 queffo non auuien nel Jpafmo; ina anzjgli jpafraati odono3 vedono3&hanno tutti i fuoifentimenti, ma offufcatÌ3 & impediti, che non fe ne poffotìQ valer e,per modo alcuno. £ 1 Celli TRATTATO Belli legni del fpafmo. Cap. XXII* TT I fegni communi del Jpafrno* fono difficulta. dt 1- j muouere i membri, teu fion del collo, cotrattion de i labbri, che appare qua fi voler rider e,jlr et tur a di tua felle, di denti,& di gcla,peruerfion deglioccbi, & di tutta la fàccia. Il fpafmo ex inunitione>a poco a poco fifa, & dopò i mali che eftenuano il corpo, & the'lpriuano d'humidità-,come dopòifudori abbondanti, vomiti fini furati» copiofe purgation di corpo , gran spargimento difangue, fame, vigilie, affanni, muouimenti fpeffi vehementi,ardenti febri. 11 fpafmo ex rcpletione nafce difubito anco a ifini; auuiene alli troppo pieni,&otiofi,& s'accade che dopò gli bumo ti preternaturali, cbcfubito fi disfanno o dopò le frigidità che tirano inferno inerui, alcun fono (pafmi, & difubito ineruifi riempiono di buniori fì-eddi& glutinofi,da quali anco fi nodrifono,onde spremano.Il fpafmoper confenfum cerebri fe venga ad alcuno nelle ferite, lo conofcerai da quefli fegni . Si eccita da caufe eflerne, affligge con dolore,mordimento,& TnoleflieJ&-molto cruciano l'infermo,chelacauano fuori di fen.timento,& intelletto,che quafi non cono-fce niffuno. 1 giudici; che fi fanno del fpafmo. Cap. X X 1 11. ^ £ il fpafmo fi comraunica co i membri fpiritali,et cheferuono alla refpiratione» l'infermo mnorc^ - DI C I R V G I a: ìj Il j^afmo confermatOiCome cbiamano,fe è perinani-tionem maxime > &-per ficcità di nemi è incurabile^ fercioche la ficcità confumata è infanabile. IlJpaf-tno dalla ficcità non anco del tutto confumata tal uol ta,benché difficilmente fi cura, perche lungo tempo fi ricerca a rimuouer la ficcità,ma l acuttt^a del male, zli' la vebementia non affetta tempo, arrffi difolile pre fi ole for%e,& dà la morte.Il ffafmoex reple-tione fi fana con euacuare, fclafebre foprauicneal Ifafmo, & meglio, chefe’l ffafmofopraueniffc alias fibre' peni oche la febre (foprauenendo al fpafmo di replelione)fcalda,ajlottiglia,diffolue gli bum ori fred di, & glutine fi, da quali è nato il fa fino. Ilfafmo dalla ficcità delle febri adurenti, ebabbia efficcato tutto il corpo,onde effe ffafmo fiaprouenuto, è quafi infanabile. Methodoa curarci! fpafmo. Cap. X X i III. C Enjpre in ciafcuno ffafmo le parti che fi con-traheno , valentemente fi debbono tenue ionie mani, refiflere a tal mouimenti dif egolati ; & firn impartì fi freghino con oglio di gigli : &fe>wns ve nè,togli aglio ccmmune,&dalli dell'acqua fatta calmele, a quelli che per inanitione fen-^a febbre^ ffafmano: dopai fomentarai leparti con oglio, o con bidreleo caldo, & li puoi fare vn bagno dioglio,fe non vie cofa che vieti, & fregare leggiermente; zir puoi anco farli tiare nell'acqua dolce calda, in cui fian decQtts cofe humt^anti, e mitiganti, come capì » g d’agnslz tRATTATO 'éf agnelli Ai capretti,di uitelli, dt mototii graffi,fmil mente foglie di mdua,&di viole,radici d’alt bea: fi me di codogni, & tali altre cofe ; giontaui la termos parte d'aglio, &alcuni co grande vtilità vngono tut te le gionture con queHo linimento. Recipe aglio di viole onde aglio d amandole^} dolci, grafo di gallina, midolla di Alinea di vitello ana onc.6.graffo di vitello, & di capretto,ana onde lo. bolli ogni cofa infìerne nella deccttione, dimal-Ua, di radice d’althea, & famedi codogni, fino alla confurnatione di effd decotticne, dopai calinfr, <& fncciafi linimento. pofeia la frittione effondo r>til a tutte le vertebre nell’buomo è vtile maffime a quelle che fono nel collo , quando il jpafmo ajfahfccj> le mani, & Le braccia precipuamente . Sevi fia leu, febre, non falò Le cofe bumcElanti, ma le refrigerati-* ti anco debbonfi cuocere nell'hidreo , qual’èvnme-fcolamento d'acqua, & di aglio : di tal maniera fono le foglie de'filici, l'orbo rotto, viole, nenufar. dunque di giorno , &di nctte'vferai questi rinie-dij, interponerai però qualche breue ffatio di tempo, mentre che s'intermette ; pongafìin fulluogo qualche impiastro bumedatiuo, & miugatuio ; & alcuna volta refrigerante fi vi richiede. Colorolhe fpafmano per fccità , quale è compagna ddl’mani-done, fi nutriscano di latte , onero dior^ata, agnellini, caprettini, & di alcun brodetto , & de cui fi1' bili,&fr U dia z/ino picciolo, &■ acquof^ifc.alfacilmente fi diflribuifca per tutte le membra, ilfinn0 deuefi conciliare? acciò fi riparino lefor^, e l corpo DI C I R V G I A; , t in hu m i dtft a; fàccia n fi criftcri dilatte,&fhccianfi f coti lattegarganfmi, Ufcopo fia la bumettatioije: le 'J alterationifatte nella ficcità, & bumidità pià diffi-f cibnentefi curano, che le fatte in calidità,p frigidi-** tà,fe vi è jpeme di curatione, ella è ne i/opradetti rime dij ancor che’l male qna/ìfia immcdicabile-,Jè au- '' ueniffero accidenti fuori di effettatione , nonlafciar * però di curare iljpafmo,con tutti quelli eftremi nme-1 dij, che fiapojjibile, accièil fpafmato non vengbia * perire per negligenza del Medico , come molte volte * fuole interuenire in diuerfi ammalati. > Curationedelfpafmo explenitudmo. t Cap- XXV, > ’ ; - n i Tx vf tutto’/ corpo, & dalla parte chefyafma ca- • JLJ uerai l’humidità, &■ la plenitudine, oconlafie ■ ho tamia,o con la purgatione;vfa la flebotomia,qua- • do tu vedi, <&■ conof icori l’ingegno tuo,che molto [angue abbonda, ouero quando la infarnmatione eccitato babbia il ffafmo, ancor che l infermo non fin molto abbondante di Jangue ; ma guarda che cofrut niuna tis incontri, la qualità dii cauar fangue co-nofcerai nell’ abbondar di efloAall’età, natnra,tem-po dell’anno,confu€tudine,confìitution del cu le, mo di flegmajO di fero fi hunto ri; al-ihora purgaremo> & vacuarenio l hunore troppo ’ abbondante t ma U jfafmo ex bumiditate » & plenitudine. Uguale anco a fani viendifubito; la maggior parte nafce da flegmatici humorigraffi, & glu-tinoft, cacciati nella fu ftaniti delle pa rti neruofe, & noi metteremo qui la fua curatione, dunque li datai bierapigra, o agarico quali per eccellenza eua-cuaranno , & purgaranno i predetti humori flegmatici , vfarai eri fieri valenti, per le femine vfa-rai peflarij,&fuffidenti,adopragargarifmi,maili-catorij, fìernutatorij , che valentemente tirano la~t fiegma perla bocca, & per le narici, purgarai bene laperfona, & vngerailaceruice ,le lafenc ,fule farti vergognofe con aglio de gigli» co fio di fficcij , con alquanto di cafloreo , & di euforbia, meglio affai faria il balftmo artificiato di Leonardo, fritto nellifuoi Capricciulquale ècalido, & penetrante,^ augmento la virtù : & estingue il ff ifmo per fuir_» occulta virtù, cofa inuero la più eccellente che mai buomofipotefie imaginare, per tahoccorrentie^ : & hauendo vnto, metterai sù vn poco di lana fuc-cida, & molle, a questo ffiafmo ex plenitudine fono "Ptiliffime quefte cofe, cioè, aglio volpino, laurino, di ruta,di camomilla, digiunipero, ogho benedetto, & oglio de filofofi. dr così con quefli fattala fri-catione per tutte le vertebre, fommamentegli ve~ nirai agiouarc, farai anco i fuffimenti con alcune,» altre cofe che diffisccano, e cauano i fudori, & nfol-UQW kbwmduà fopf abondanu, & le confumano, e. danni* DI CI R V G I K. .j dmrn aiuto al ccruetlo, &ai nerui, & la fu fumi-*, £*tl°neU farai con ambre gialle, [opra vi ut bra-X di fuoco: buffandolo fopra : ma il corpo fu pur- T gato, & gli infermi fcntirannovtUe-marauigliofo, 't d quefìoIpafmo foprauenga la fèbri diaria ; è ot-■ ^ lima, fe la febre non foprauiene, alcuni a bella po-' fi a la ecci tana con U confettion anacardina data in ^ quantità d'vna aucltana; così il niitbridato,eia thè-tinca marauigliofameftte giouano i peubc confor-’ tanni nerui* &cuoconoicrudi bumori. fchiuift il freddo, arieti fin fuoco continuo nella camera , & tn affi me Li mattina innanzi giorno, che allhorail freddo è maggiore, nei principe del jpafmo non fi gujh vino, perche farebbe eccitar flujjìone. beuafi Ì acqua di mele, doue fia decotta la fuluia, <& lara-dicC' dell'acoro, con alquanto di noce mofeata nei fidimi giorni il viuere fu tenue, c al falciente,e ficcante* quantopiit faapoffabile, acciò ilffafmo non cre-„ ■ . A curar il fpafmo pcr confenfum»-• Cap. XXVI. TT L fafmo per coafenfum , effendo eccitato dado-X lore, fa cura per le cofe , che il dolore mitigano ; leggi de nerui feriti. Sei ffafmo faa n a fallito da tnorfìcatura, o punta di qualche veneriofo animale; fopra la parte offefa, metterai thcriaca : ma meglio afa ai farà darli a bere il dittamo bianco , ilquale è centra il veleno, & fattili bagni d’aceto forte, nel- laquale <■ .% R ; A W $T IA;»T laqii^le'fta carlina bifiorig* poigk metterai vento fa o còlVftUi •eun qufjll (tinp attutiti In fufìan^i di ah clwtmuLr&u , & crea dolore. Se au-uenga Ujpafmo pvr.WQt.dimento della bocca dtlven-tncolo, latj’talt pn>p},iamente ehlamaft Jlomaco, per ^ordimento eccitato da butnore acro j mordace , & erodentejtccitaLul vamtor dopai i qualefoìtificbe-rai il veucruohj, con'le c.ofe.ihedi fuoìi/ipongflMiO conquellc cb.e per bocca fi pigli*no>vìct ccnfgitati eoi fi fico. In 'ognijpafmo il cerudlo prima, che opli cofa flfomf che. ^{dunque radili i tape Ih del capo,&on-’ gilo con aglio di,gigli, onero con HÌicor maestrale^» del Fio-raudntiflquale è perfetta vniione per taiief~ fétei ,&f ne fono vi He infinte petto oe, & con il li-cor iHefo voga fi la cerulee, <& tutta la fina,le afelle, &wle parti vergognofe: nell’boradelparaffino l'infermo tenga tra i denti va batlon di faine, acciò la boccanon fegli habbia afe.rrare, ne i denti lacerino la lingua do vi timo rimedio è,cbe'l neruo,oU mo-fcolo, per cui ftff ilfafmo (fe altro non fi può fare) fi tagli pertrauerfo, & così fati arai il fafmo, quantunque vitierat qualche moto della parte affiitUL, : ma qfieflo importa poco, perciocbe l’è meglio a fal-udr ha vita : fifone li refiaffi alcune t jfenjiOtie, non potendo far altr àrnentè,l’ è pur meglio che morire tzfii pèroiddunque io efòrto a tutti a douer prender qucSÌA parte per la migliore,& perfalute del ferito. ; ' v ' '• "v ' v. 2 '4 • •- • : . t : : - •!<> . . \ -b • v Della DI C I R V G I A. Della paralifi na ra per ferita. Cap. XX V il. Z'X Pando fi rei affari oj, oner mollificano i nerui co. V^/ priuatione del [enfio,& del moto da rm lato fio lo intiero,o deflro,ouerfimiflro,è parahfii miner [ale r. ma paratifi particulare,€ quando fi rclaffano conpri uation del fieri fio , &■ moto d’vn membro foto, è male tutto contrario al ffiafmo.Soprauiene a ferite,etcon-tufioni,o m acca ture, m affime nel capo, ouer nellafpi-na,quando tutti i nerui perdefiero egualmente ìlfièn-fio e’I moto per tutto il corpo, farebbe apoplrffifi, du-, uenendo U paralifi in qualche membro, cbiumafipa~ tali fi di.qnello;come farebbe a dire paralifi d’unbrac. ciò, od’vna gamba, ouer altro mebro della perfetta.. De’fegni, & caule della paralifi. Cap. XXVI i-J. -- ‘:.V - a . j ■" .R’i : T £ caufie esterne, fono t'effer caduta da alto. A-, la percujfione, ferita, tagliatura, rnaceaiut va, gran freddo , infiammatwr.e deti*-pane vi* cina, ocofia chechìudale vie dee fiiriti, o della fin* cultà animale. Le caufie■intrinfiece., fon li humori groffii, & vificofi , che .oppilano i nerui del cernello j o dell affinai medolla, ch‘effondo così, (ippila.tr, <&> ingroff 'ati; la /acuità ànimale, che dà il fieiifivrt, e’L tnoto,nonfipiiòdiftribuire.Con ognicùhgerrgirfi de- wcercarcj: & trouttre il.luago primeramcntàivxti-, ‘ ■ *Vì ' fpo- TBATTATO donde è nato il male, il fa pr ai dall’anatomia . Sai bene che i nerui, che fon fparfipcrla fnc~ eia hanno orìgine dal ceruello, fe qualche partedi tainerv.i in freme con tutto’l corpo fia rifiuta ; /<0 diffofition della parahfiènel ceruello, qiiandole-) parti che appartengono alla fàccia fono fatue, & che le parti fìtuate fotta la fàccia tutte habbiano la^ paratifi; allhora il principio della fbina è indifpo-šlo. l’anatomia dimostra , qualmente tutte leparti dell' animale, fituate fatto la cerulee ( acciò fecondo l’arbitrio fi muouino)ban nerui che le muouano,pro-tedenti dalla (pinal midolla » fcil principio della fina è offefo , le fole parti del capto , fin che viuc lo animale j nè fentono, nè fi niuououo ; fe'l ceruello è offefo,perde/i ognifeufo , & ogni moto di tutte le parti fichi talmente- Similmente fc il ffiafmo attuenga a tutto il corpo, il principio della fina è offefo,fole fon fer nate leparti della fàccia ;fe le parti della fàccia faf-mano ancor infiemefilceruello ha l'effetto. Adunque i nerui che muouono il petto , nafeono dalla final parte, qual’è nella cerulee , ^ perifee la voce quando talparte della fina, qual’ènella eeruicc,fiaindi-f otta,&offa fi tagli tuttaper trauerfo;tutte le parti del corpo, che fono fiotto alci., fipnuano di fenfio, e di moto; peraoche la fina ha dalceruello il setire, e Irnuouerefecòdo l’arbitrio^dunquc eficndo qualche indifofitione. circa il proce fio della prima fi fi na, per quale indifi,fittone la facoltà del ceruello no pofj'a veglie alia fina .'tutte lemcmbra inferiorifec- eetto U fàccia) priueranfi difenfo , & d'ogni moto > D I C I R V G I A. ,r quando la media parte fola del procefo della f ina fof fe indiffiojlade parti inferiori /inifi re fokjo deftrefo* le 3fi rifohterebbono,effondo indiffofla la ffina nel Ino c,o inferiore>aoè[otto quella propaline de' nerui, per quali s inalba il tborace:& ni affini e effondo di focata alcuna vertebra ouer ferita, fe'l tnale è grande» tutte le parti inferiori Jhbito fi p ri nano della facoltà delfcntirer&del muoucre,fe'l malenonfzràfi gran de, indurrà Hupidità, & quesìi figgono la morteci perewebe la ffirationefi ferita,a’ quali la quinta vertebra della ffina farà ferita, o mole fìat a, le mani di quelli refi ano fen^afenfo alcuno, o moto; felafeSicij, vertebra farà offefa, a quelli non ili tutto perifee nelle mani la facoltà del fentire, o del muouere: percio-ebe le prime parti del braccio rejlano [enfi offenfio-ue; <& tanto più recano, fe la fettina vertebra della ffina farà moleflata ; la oltana vertebra effendo in-diffoiìajfi poca noia alle manilla indiffofitione delle più a baffo di quella, non fh noia alcuna alle mani, ecco quantol'anatomia ti è bifognofa. l’bumorpec-cante cche commette la paralifi, loconofcerai dalle proprie notedelli bumori, & dai fegni fopradetti» fetida mai fiere/alfo giudicio trna l'è da auertire, che non fi vadi mai errando, &vfcendo delle regole^» vniuerfali » Li giudici), o prefagi) della paralifi . Cap. XXIX. T vf paralifi di ogni affetto di nerui, è difficilifff-. JL moda turare, <&• tante più ne i vecchi, per offa ' TRATTATO f Ter già la natura r.ifreddata, d'indebolita per caufa della vcccbie^a; mapotfe l tremore & la fcbre fo-frauevgano alla paratifi,è buona cofa:la paralifì na ta dapértofrìonc, o per efrer caduto da alto;fen^a ba-uerfi molto ammaccati i nenu, alcuna fiata fi cura. "Paufania cadde già d’vna carretta, & fi offendè nel principio del dorfo,o frbena.Onde (juafi perde il [enfio di duoi dita minori della man fintfi ra', & fida mt?ga parte del dito di mcTgo,per mala curation de Medici perde in tutto il [enfio delle dir a.Galeno pofe nel me dicamentv fiala parte offefia > cioè nel principio della ffine, &■( gli pretto firifanò. La paratifi nata per grande ammaccatura, o diuifion de’ nerui,è iojana-bileipercioche la fioluta continuità in qucllnnìu fifit-na perfettamente,è [ubito pericolo di morte,fini nerui cheferuono alla refpirationefianfieriti,o malamente tnolettati ; perche lui [ubito perifice la reffiratione^. Se'l membro paralitico no fi fmmuifca, nè marci fra, & che il color non fi muti, vi è fferan^a di cur aliane : fe marci fica & molto s'imminuifica & parifica il color natiuo , & vada "nari andò molto da fe; dimagrali contrario,con grandi filmo [affetto di perder il membro par alitico, &forfi con la vita infitemc. A curar la paralifì fatta per ferita . Cap, XXX. £ L curare la paralifì [atta per caufieeflerna, !M vaca aremo prima tutto il corpo, o co medicamento purgante, o con flebotomia,oucr con l’vno l’al- r> I T T R V G I A. , J2 ! *■ afor°j> fecondoche.fi rechicele; eie battendo probi-, , bito cheglikumoti non corrano alla parte paratiti-, hai.endo ordinato il modo del vtuere-: dare~ tuo i vimedij conuenienti. ll Fiftio ti ordinerà il medicamento purgante. Irla volendo rimediare benes & prefio pervia di purga noni > li potrai fa re rjueiia . purgaticne, cbeféràmracolofa» O' équefia : Taira-. balani,citrini, alce panco^coiloqhi*t:idajtermodat-: Uhiturbith, ana onc.znaipafiule,ficheidattoli,m'an\ dole ana imae dnt,cinamomo fere pò lo imo, guccaro bianco onde fi, mifce', & con acqua conìmune fi a_, fitta deiotuone fuvndcl'arte, & aromatigata con TKufchio, & acqua rnfi, &fird fatta. Si piglia la tnanina a digiuno fredda , la do fi è onde quattro > & questa è'vera purgatione per tali effetti: perche fi miracoli al mondo, & poi tu ongeratlacer-uicc > ti ttala spina, <& la-parteindiffofia , diquel piu che di vino licore Balfaniiie di Mefite, nominato anco depaffionibttscordis dal predetto. Quello è mirabile a forti fi arie nun brune, che circondano leu, fptnq! midolla , è vtilijfìmc alla foftana^i delfinnto, a inerui, all offa : poi alla p arali fi, a tutte leinfer-tmta dinerui,alla palpitation dHcuore,al tremore ? &egli refociUa fieno il e no-re y fi fi così quel diuitu licore--. ■ - Recipe mirrha eletta, aloe fatico'* fpico nardo , [anguedi dragò,incenfio inrumiayopabalfiamo, onero opopanaco, buelhÒ, cutp obal fidano > ammoniaco , furcocola, T^rff'rano,mafiia.fionma arafiia,anaon-. tj'dadano eletto, ficu di casio-ieoyana qui Jfifsitcre-~*ì ben- T R A T T A T O c b tutina ottima » al p e fa di tutte, polueri^a lecoje la polueri^arejet mifcia ogni co/a con la termcntiria>c£ mtttanfì m fornello a lambicco,& diJUllinfi afuoc& lento, & il liquore, che fe ne caua,mettafi in vn va-fo di vetro grafo, & gagliardo. Guidone giungea a ejucflo pretiofo liquore, l’birba parali fi,onde diuient fi» efficace rimedio,fecondo ch'egli tefìifica;& Leonardo Fiorauantigli aggiongeua cenere di vite nella bo^ga a dtsìillarlo, Della Sincope nelle ferito ■ Cap. XXXI. T vtf Sincope è vn precipitcfo cader di for^e , il-1 ■» qualfiegueeuacuationi fin/furate, dolotigrandi jfinn , -vigilie , intemperatura di principi], & affetti di animo vebementi. La Sincope nelle ferite^» quafifimpre fi crea dalla profufion di fangue fini-furata , oda dolor vehementen. La Sincope è quafi vnavia della morte, deuefi con filar l'infermo con ogni modo,e vi a,non lafciar che molti buomini fiia-tio mila camera : che conti fiato rifaldm troppo; o ferlafia preferita Jpauentano l'infermo* auantuhe lo lafi i prendere , dalli in bocca vn pecetta di patte, già pojio nel vino ottimo,et temperato co vn poco di acquarofa, e fh che beuano vn poco di vino,ma/firne di color fiano , e tenue» e vecchio, e di buon odorej-Se la Sincope già fia preferite , ff rubali la fàccia con acqua rofa,o acqua frefea, o con mi fiuta di ambedue gtcntouvanco l'aceto* Q/fruttali bene: oalmenoli BI C I R v G I a; 3f fonerai acqua roja, & aceto nelle narici, ac ciac he J (er tal odore, fi ricrei l’anima, tirali ipdi, il nafo, le orecchie, fiatali le parti edreme, dalli delleguan-ciate,& chiamali per nome con alta voce, & il rejìo che i medici comandano , quanto efiì quirfi deue iyl, tal curatione. Del dilirio, cioè andargli] di fe, nelle ferite. Cap. XXX li. y'"'x Gni delirio, è vn moto vitiato, della principal \_Z fhcoltà,ilqual nafte da’caninifug hi; chi am a fi anco alienatione.Se auniene a’ feriti; fh venir il Fi fico , ilquale con beuanda, fi'icationi & ligature delle farti eftremc, muffirne de’ piedi, & gambe, &■ coru> crijicn fi sforai di canate fumi,& vapori vitic fi del capo, fcaccif il dolore dalla particola effefa: dianfi guanciate all’ infermo.»dl principio del dilino,ffar-gafilcapc di uxirhodinc,pérche alìhori vapori, & gli hnmori fono da fcacciare : fe il delirio fia nell incremento, faremo la perfufone de capi dipapaucri, &firremoh odorare cofe fiigide, et erigeremo dentro le narte 1,0 la fronte di fimili ontioni: & cofi Hupefit-cendo ilceruellogià in fi,ruma caluiità, lo rtfiefcare-mo,at ale che il fi upore non vadi più aitanti ad ofj'cn deril ceruello, sfacci morire l’infermo fienai con-fider anone. A curar le ferite femplici, nella carne. Cap. XXX 111. nè ha effetto alcuno* nè accidente congionto ; & tal ferita nellecarnofe_j parti* non molto grandej richiede agglutinatione_:> fitta fola con ligatura conuinuntiLj . Sivfaintai ferite frefhe * sbatter bene vna chiara /di ouo * co/u acqua rofa 3 d'* bagnata dentro la floppa, metterla^ fui luocoj & ben fa fiat o3 che così fi vieta che il fangue non efea, f quieta il dolore3 fi rifefca3nè lafciecj far infiammatione iquefta chiara di ouo non fi muoua per tre giorni: acciò la ferita fi venga a cicatri^arej t&faldarfi. Della ferita lunga, & che penetra .> doue non bada la ligatura fola per congion-gerla. Cap. XXX11 li. T 2V tal'occaftone cufrai la ferita * ole metterai le JL fibulejinoflri adoprano lapoluer roffa, chiamata incarnatina» & conferuatiua » & è atta a quefte ferite fanguwolenti. Tiglia inccnfo parti due » fangue di drago » parte vna. *Albucafis le aggiùnge calcina viua parti tre » & così piace ad alcuni. Et Leonardo Fiorauanti Bolognefe fi quefte polueri d'mten-tion del gran maefìro Galeno» lequal fanno miratoli in tal ferite» & fon quelle; cioè ineenfo» rna- fticc» DI C I R V G I A. 34 fliccj mirra, farcocolla,/angue, di drago, iperico»/ millefoglio , ana, quanto vuoi : & quefe fanno mi-racolofi efettiin tali caft : ma Guidone in vece di calcina , le pone il boi’armeno. ^Ali abbate leponei fandali, altri adoprano talcompofitione chiamata^ poluer roffa , per conglutinare le labbra della ferita, &per conferuarla cufitura. Recipe bol'armeno, terraJìgillata, ana onc.vi. incenfo, maflui-Jar-cocolla,ana onc.iij.mirra, aloe,ana one. i dragamo pelilo,fangue di drago, ana one. i .farina d'orbo,farma difaua, anaonc. i. & guardi fi che ne peli, ne oglio, o altro non fa in meggp de' labbri, perciocbe non potrebbonfi agglutinare : è buono che fi onga di oglio ri fato attorno alla ferita, che così non vifarà dolore,ne infiammatione;cbecufitura, ligatura, & piumacciuoli ffano atti a tal ferita, vedilo fopntj-'Pošlo il medicamento fu la ferita, lafcialo fino al quarto dì, fenon foprauenga qualche dolor vebe-tnente , o moietta accidente ; fe dopò il quarto giorno non farà conglutinata la ferita, ella fi laui cort* qualche vin caldo, & ttittico con refe, & betonica, balautti, mirra, & fìmil cofe boglite dentro, per far tneglior effetto. ŠPofcia piglia ttoppa, & cacciali nel predetto vino,& ftruccala,&fi ponga, & leghi fui luoco , & mutala di giorno in giorno, & in po-chijfimidìfaneràla ferita; il vino fia "pecchia, & perfetto, che così difiecca, & afiringe. Ter ciò ^Arnaldo vuole, che le feritefanguinolenti, &fi-efchefi lauino con acqua ardente, cioè acqua di vita : per-cioche ella diffecca generofamente, <&■ prefio rifana: ,■ E a dopò TRATTATO dopò quella lanata, alcuni spargono quella pohiert fu la ferita con fomma efficacia.ì^ecipe mirra onc.q* aloe epatico onc.q. incenfo onc.i. mifee> &fknneLj> foluere: alcuni pigliano terebentina, & la ut cor poram con lapredetta poluere, & cofi la mettono fu le feritef inguinolenthet frcf bcAafciatala fino al quar to giorno, & è buona di conglutinar la ferita, & da confi mar la cufitura.Leonardo Bolognefeiiì tal cafo tjuole, chele ferite in principio fiano lanate con orina, fitta allhorache fta calda,&la ragione perche» ■équrfla : é da fapere, chela orina cefi calda attrae a fc iljangue, & mondi fica la ferita frefea, che è V/l» Stupore da vedere, & tal lauamento è molto gioue-uole nelle nuouc ferite. A curar la ferita profonda nella carne, & occulta lenza pcrdition difuftanza. Cap. XXXV. 'Y\'Pfimacufcela, & legala come fi deue : mafie nel JL fondo di quella fia raccolta la marcia, che non poffii vfeire : taglia nel luogo eppefito, o più baffo *• & fe la tagliatura fia pericolofa,aprincl fondo, qui--Bruno adoperava le teme camolate dall’vuà,& l altra parte. Cjuidone.in tal occ afone, vfiaua il riformino chiamato Setone, itquale al parer fino me-gliomonda lefiorditie, &paffa per tuttala feiitru» & fa minor dolore, & lo cacciatta dentro cori m-firomento in forma di aco, o cacciauavn legnetto nella concauità della ferita ^ ór fopra quello taglia- DI C IR V Gl A. 57 uail luogo : fofcia poneuali /opra il tìioncUficatf*’ con Jloppa, & lo mùtaua due volte al giorno : fe LzJ bocca della ferita guarda ingiù donde pojja venire? fuori la marcia , curafi facilmente3 & à modo delle altre ferite : & Leonardo Fiorauami in tal cafo fcbv^aua nella fa ita con vn febigo oglio di rafa con acqua vita 3 & fopra vi metteua vn vnguento , fitto così, cioè. Recipe cera nona, pegola liquida, tor-mentinarrafa di pino,aria, aglio rofato,la metà delle altre cofe, &fiiceua vnguento di ineSlimabil virtù , che fana tal ferite diurnamente, & fenica dolore alcuno . Della ferita concava con perdita della fuftanzi della pelle, & della carne,non già del-l’oflo. Cap. XXXVi. Và f defdcra vna buona vnitione, & reple-tione : la materia del generar la carne è il [angue buono , &la caufa effettnee, è la natura^ » Jl medicamento atto a produrre la carne vuol'effe-re cfficcatiuo, & deterfuo nel primo grado : Come lagrima d’incèfo, farina d’eredi fina,di eruo, iride, arisìolocbìa, opopatiace, cadmia ,ponfolige, cicè tutiai predetti fmplia fono alquanto differenti . l’arisìolocbia, & il panate fono più feccbi dì tutti gli altri, <& più caldi. la farina d'ergo, <& dì ftua, manco fece ano , ne hanno caliduà‘nhma,l’in-cenfo è caldo cof mediocremente, ma è men [ecco di tutti gli altri-, talmente, che alcune nature deš £ 3 corpi trattato ' ~ ’ ia quello non fi feccbino > farina > di eruo » cioè1 rii rt'Zghone, & ritengono il luogo me^p tra l a-yiflolocbiaj & quefli. Sì confiderà il temperamene to>&la natura dell’afflitta parte * acciò eleggiamo medicamenti più caldi > più freddi > più humidi> più feccbi j che la carne > fe fi deue generare > vuole rì-trouar medicamenti fìmili alla natur cu,. La ferita quanto è più bumida> vuol medicamento tanto piu efflccante 3 perciocbe èprxter naturanti • la natura del corpo 3 qual’è fècundum naturam 3 quando e piu humida vuole medicamento tanto meno efflccante: lo incenfo in humida natura 3 diffecca > & produce-) carne3 bumettd3 &putrefhinfeccanatura ; perciocbe vienfiperato 3 nelle piaghe mediocrementehu-mide 3 Ó~ diutume3 & giàinueccbiate ; l'incenfo fa carne > perche diffecca moderatamente3 nelle piaghe humidiffme 3 non genera carne '.perciocbenoru può diffeccar tanto > innanzi che ci poniamo a curar la piaga 3 fcacciaremo gli effetti 3 che fon nella pia-ga3 feinfìammationefoffe nella ferita non empiremo la ferita di carne 3nè glutinaremo3 nè indurremo la cicatrice ifinche la infiammatione non è facciàta. fimilmente fe la intemperie fola fra fen’ga infiam-matione3 attenderemo a fanar quella-i. Confiderifi anco la natura dell'aere > eflendo la concauitàfenga infiammatione3 0 dolore3 fifuolelauarla con Dino caldo; & eflendo feccata 3 fe la pone qualche polue--re3 ouero vnguento3 che rigenerala carne3 & gitano vna tenta, l’intingono di ciò3 per cacciar poi nellaconcauità3 & gli foprapongono ftoppe * 0 DI C I R V G I A. feccbe, onero bagnate nel vinoj <& le fanno, ligaturx conuenientc. quefle cofe due volte al giorno fi mutano tjfendo reHate. Della ferita riempita, o eguale-». Cap. XXXVI1. Fini è hi fogno di rigenerar la felle , già per-duta , acciò la carne già rigenerata , non appaia più carne ; la pelle è più fecca , che la carne, &• più denfa. Adunque fé noi feccbiamo , &• ajìringia-mo la carne > faremo vna cofa fimtle alla pelle: ecco-ui però di aggionger l’ordine e lgrado, che debbano hauer quefli medicarne ti efficcanti,acciocbe induciamo la cicatrice, o pelle. I medicamenti farcotici, cioè che rigenerano la carne, filano diseccanti nel primo grado. Li conglutinatorij fiocchino nel fiecondogra-do, e£* nel ter^o ancora. Li epulotici, cioè, che fanno venir la pelle difiecchino più che li predetti. Et li epulotici debbono diffeccare la troppo abbondanza degli bumori, & confumarla; & debbe diftecca-re ancor lo humore ficcundum naturam, qual'è nella carne fottopofìa. Tai cofe aiìtìngono moderamente» Caperla maggior parte fon fredde, & fiecche, come galla non matura, ficorga di pomo granato, ba-laufiio, cioè fior di granato, fieluatico, acacia no-fira, rbo. elitre cofe per\accidente fanno la pelici: tna migliore di tutte le altre cofe farebbe Loglio di rafia fatto per difiillatione,perche ha forza di aftrin-gere , & di cicatrizzare ; & conferua la carne dev, £ 4 pw- TRATTATO putrefàttione> & corrottionc : & qucfloloyfatutJ Leonardo Fiorauanti Bologncfc nelle fucpiù rare ai-re>chcfacejfc;& in tal cafo era riputato hi torno dmi-no:& ancora fi può operare il calciti, il rame brufa-to non lanate, la [caglia di rame , l'ahimè [affile, & fono più potenti,che li predetti,però fi vftno in quantità,&fe gli abbrucierai al fuoco, faranno meno a-criigp'più atti:fe gli latterai, anco faranno più taan-fueti. Leggi de vlceribm,[eia carne fojìe troppo ere-fauta fuori, adopra medicamenti cor rei fruì fòlli poi venir la pelle. Lo vnguento di tutia farà grande operai ione m tal materia,perciocbe diminuìfee la fu-perflua carne, & cicatrici la piaga diumankntc fen %a fastidio nijfuno. Della carne, che troppo crefce fuori alle ferite. Cap. XXX V 1 11. X 7 Sagli rimedij fecondo la diuerfità de’ tempera-V menti de’ corpi : perciochefe applicherai vitri-uolo,&cbalcitifche inducon la cicatricej&fegli ap plicberaia natura bumida , più prefio mangieranno via U carne,che voglianopndime la cicatrice .Leggi al libro [dio fe tu vuoi rimedij, onero opera il caufti-codi Leonardo,o l’acqua chiamata benedetta,[ritta daini nelhfuoi Capricci medicinali,chein verotti vederai miracoli m tal cofa. Della DI C I R V G I X\' 3y Della piaga ammaccata , alterata dall’aere, laquale habbiale labbraa inodo di calli, muoue cruciamenti,eiIcndoui infiammatio-ne, oueroaltrohumurepimcernaturaie.. Gap. XXXiX. T Lfanar d’vna piaga} conila dificcità mediocre* X ma la piaga congior.ta con altro effetto vuol due curationij vna dell’affetto; la feconda della piagai, ebefe vi fia qualche mf ammanane3 o negrezza, o eri/ìpelaj onero edema, che babbitt impiagata leu carne primieramente quello fi babbi a a curare 3 che mai fi fanarebbe la piaga , fi prima il luogo don ella confijle3ncn fifianaffe; quàfivutala confolidatione* & ta fluffion degli bumori;&fi vfit la flebotomia,!* purgatwne, & ladieta . Et per la curation del luogo ammaccato> cruciarne* & infiammato, erigerai i luoghi circonurcm dioglio roflato, curro mirtino. rPoni sàia parte dolente qualche aglio Irniente * o maturante 3 ouiro'chc amtcollifiia . fic qualche particola carnofia tagliata fi a , & ammaccata, falle_} generarla marcia previamente: perche bifognaebe ogni ammaccatura venga a putrefai don e, &fi con-uerta in marcia , &poi quando tal carni Jiano colliquate, ZÌE putrefai te : ini fi fui a n a fiere nuoua carne , & in talmodola inflammdtion non harrà luogo. Ecco le cofe, che fin marcia, maina cotta,radice di althea, pane di fermento, farina d’orzo con ac-qtìa*&ogtio,pariecon acqua,&qglto,fpmcntatìone d’ac- TRATTATO d'acqua affai calda : qucfìe cofc per la loro calìditàj & humìdnà, preftamente generano marcia : qudìo empiati & di viole;an.m.i.di radice d'altcajib. meTga.cuocan firn brodo di carne ferina fate, črpeJUnfiin mortaio, & criuelhnfij & di quella criuellatura cotl, la decottion fudetta,&farina d’orbo,& di fomento, ana quanto bafìa, faccmfi empi astro duro: aggiungendo ut di butiro, & aglio commune, ana onc. iij. i raffi di due vana, & va poco di offrano, pon-gafifopra Li ferita, & fopra la carne ammaccata^, nella ferita fi ponga il dige finto di refma terebin-thma, &-de’ raffi d’ouo : offendo generatala marcia , adopra le cofe che ben purgano lapiaga, come fili di peTgga , o [ente meffe nel miele rofato > & pošle nel luogo; come il mondificatiuo di apio,opiglia vna tenta, & mettila nel miele cotto, & fibilimato j o in vnguento apoUolorum , & ponila dentro; fopra la tenta pongaft floppa fecca , &hgafi con ligatura acciò bene pofia tener il medicamento, finche la piaga fiabenpurgata; allhora lapiaga è ben purgata quando è roffa, ne è troppo fece <2^, 0 troppo humida purgata bene la ferita , generifì la carne a modo predetto : così di giorno in giorno andarai minuendo la tenta , & anco per opera-* dellanaturafola , femga altro medicamento lapiaga fi empirà di carne , & gli venir à la pelle: fe~a la carne ammaccata fife molto lacerata , cufila-* con cu fin ur a larga > purché ritenga le labbra; fi i labbri della ferita fiano alterati dall'aere* & , T D I C r R V G r A. ,8 fatano ditfb&a modo di callo,tagliali difoprafpui che non uifia altra di(pofnione) &coft rìnouati tufi-lipoitfelacarnetagliata>&ammaccata non fv^tia putrefhrfit & appaia di voler digenerar in cancrenai Un corruttela dalla pane (l che conofeerai dal la maturation difficilai dal color foftoj liuìdot & nero)ponigli vngueto Egittiacoto qualche altrotche fia atto cantra la corruttela» & mortificatione; yè_, nella ferita ammaccata auenga dolore> infiammatili ne» o altro humor preternaturale> ricorri a luoghi predettii dotte fono i rimedij atti da poter conferuare la carne da corruttione > i cofi applicandoli alla cu-*a,che fai', refi arai con grandijjìmo honorc><6r fatif-fanione del ferito ■- Della effufion del fangue fotte la pelle, il cho auieneperammaccatura, rottura, ^anco eden do integra la pelle, cioè non ferita. Cap. X L. A ^uicne quefio vitio alcuna volta da fola am-maccaturaj fen^a rottura della carne ninfeo-lofa piri intrinfecajcome da colpo uiolentOi o cader di alto.alcuna fiata da fola rottione>fnga ccntufion di carne', come quando per qualche moto moltofmifiro dentro rompe fi la carne > fen'gacfìer niente offefa da cofa eflrinfeca. alcuna fiata auiene che per grane,& dura percuffione eflrinfeca, o per cader da alto no filamente le parti carnofe demufcoli fi ammaccano,se t{a rottura di pelle,ma fi rompono ancoper diftintion t’iolenta,cbe allhora efiendo rotta la carne, & te ve- TRA T TATO ne.pictbh in quiiUjtl [angue efc-e>onde r aglina fi. noi folaiKCMtc tra!turno di quella 3 cheè auuenuta per ammaecimentOiO rottura ulcuna uolta vi fi generano dolori 3 (ir.apofìemeperilconcorfodeifanguej le quali fi- digenjl ano per il fiato. La raccolta difangue fiuta per grande 3 & violenta contufionc non mane a di periglio3 <& ffufi'o fa corrompere l’afflittepartico-le3& anco tutto il corpoifc nella contufionecon raccolta difangue3lapellefeparata dalla carne reflipen-dentei di raro fi conglutina. onde fi taglia via, & fi pongati medicamenti cficcanti3 come empiaftrt di va tiey&diticrfe fortiima il più efficacci&~ di maggior virtù in tale arnmaccature3Č quefio3CÌoè cenere com-mme, & aglio refato completo ; & b fogna farlo in forma d'empiatirò3 vita parte di cenere^ & due d’o-glio rofat03& fin lo bolli re in vn pignattin03.& così caldo si en dei lo [ufo vna peggà dì tèla>& infiifiiarlo fopra la ammaccatura , fiera 3 & mattina ben caldo quanto ftphò[offrire, & quello éfecreto di Leonardo Boiognefe , con ilquale ha fatto tante opere degne di laude in materia d*ammaccature. Cura none de] fan ridetta effufìon di fanguefot« to la pelle,auuenuta per contufione, o rottura. Cap. X L 1. i~X Euefi vacuare, & divertire il fangue cb'efie al 1 J luogo indisporlo, con la flebotomia: laquale fi fàccia anco quantunque il corpo fujj'c ben purgato,#4 mondo dafuperfluità. L'intenmne feconda è quietar il DI C I R V G I A. 39 il dolore» & dar aiuto alla parte offefa, acciò nm vii celta flu/Jionej con antere di coft fredde ., & Huttice. i Gli autori la ongoHO di aglio rofato, dapoi le butto~ • rio sii della poluere di mortella, & fi ringoilo il lue‘io ' con mediocreUgatura-yVfafi communemcntcla cbia-' rad'ouo mifeiatacon aglio rofato, &fìponefullu0 go indiffroflo,& alcuna volta dolente,foglio diipe-r icori campo fi to fa. mirabili effetti m Tal cura,. La. 1 quarta č rifoluere tutto’l fanguc fotta la pelle, & pri~ ■ tna che diuenga nero, o fi io aguli, & tal fingue pre-i fio fi folnerà » fe fin tenue ,& fittola pelle, non già i fituato profondamente-,fie non lo puoi rifoluere fa con i medicamenti digerenti, &con fiarificatiotu : & fe i nientegiouerà,medica a, modo di apoflcraa. Oliando le toniche delle vene picctole, onde efie il fan gite, fono ammaccate fin principio con gli digerenti fi nufeia alquanto delle cofe adHringenti, che le tonìcle ammaccate richiedono qualche denfatione , acciò ritornino al naturai flato » &• acciò la nona materia attratta p dolor no corra al luogo ammaccato-, ebefe l medicamento filamente frfie digerente in principio quando fi-applica,non filamente potrebbe dìgenreil fangue fbòr-fi, ma cftrabcrìbbe partedi fangue dalie-vene ammaccate : .quando le itene piccioteritornate frano in flato Hat frale vferemo poi i digereti fi li, quali-in quel cafi faranno opportuni, <& riccef arij fi tal Mcifitameto,come ben dice jluicenna, et altri autori 'parlile fiord tal materia. Qu.ddo il thalèièin uecchiato, è buono il ficco di raitano con ndcote di . pane. 1 digerenti moderatfrthiamati rifolutiui dome :. ? - Siici, TRATTATO Siici j & che fi vfano fono quegli fei. Il primo fi fà di vino; miele , &falc_j>. Il fecondo di fitrinad’or^o* calumintha , & vino. ]i tcr^o fi fa di cera j & cornino. Il quarto di fiori dicamamiUa> mehloto, Sle-cade, encomino, cottinelvino. Il qmntofifadì maina femola , aflen^o, cornino oucr anetho , cotti nell’acqua o vino. Il fefto fifa di farina di or^O) & di fiengreco, ^cifrano, & vn pochette dioro pigmento, cotti in acqua di calamtntha. Sogliono i Moderni dare alcune beuande , con le quali dicono clifji-parfi, & rifoluerfi il fanguecoagulatoci morto,cornee quella che fifa di bdellio , co fio , centaurio , & difiropo acetofo , <&■ altre cofe, che fogliari dar nelle ojfefe,cbe fi fanno a cadder da alto. Delle morficature, & punte date da animali auenenati, & non venenati, & maflìme della motfieaturadel caner^b-biofo. Cap. XL1I. T ? ruflici ì tal occafione fanno fi unempiafìro d’a JLjglio,cipolle,& ogho, &fui luoco lo pongono,et quefto non è fuori di propofito , imperoebe l'aglio di fua natura è calido, & ha non so che del caufiico con virtù attrattiua. le cipolle fmilmente hanno nanfa che del digerete, & mitigano affai il dolore^ & rifai-uono quella mala qualità del veleno, però leggi ^etio,Taolo,Celfo,Mtuario,Onbafio,Diofcoride, doue ritrouerai quanti rimedi] vuoi cantra leoffef^ de venenati, vuol Celfo, che ogni tnorficatura hab* DI C I R V G I A. 40 bia. in fe qualche venčno. Taolo connumera il mcrjì-car dell’buono tra quello delle biflie venenato. alla morficatura no venenata fon ottimi gli attraenti do-mdiici, come chiamano, & li maturanti, come ceroide, & aglio cotti, & trito, & mi Hi con leuatoro, ogho, & [ale. Seia morfeatura è di animale vene-nofo,(acciò il veneno nò vadaintrinfecamete, &po fcia al cuore, dotte per natura fua appctifiefcmpre di andare j? diftruggeiio (taglia ti luogo con rafow, & pei [ubito La yen! 0fa,e alcuni empiaflri, che ua/orofi mentecauano il ueneno,iquah difetto diremo.pofeta fe il luogo lo richiede, dalli botte di fuoco 1 ò ferro affocato , pondi qualche medicamento molto cauJUco. cioè adurete, & e fedente per eccdlen tpi; pere he fi fatte piaghe fono mortali, chi non [occorre loro prefta-tnenteiperòdeuonfi vftregli(Jirtmirimidij,tal che alcuna fiata è di necefjìtà che l membro [bitamente fi tagli via del tutto;quando la ni or fi c attira fa fitta da venenato animaleimafeglipuò bcnifjimc[occorrere,mettedoui [ufo il cauHico di Leonardo,qual poco in dritto è fritto, il quale ha virtù attrattiua,& tira a fe tutto il veleno della morfteatura vdenata, & corrotta. Lamorficatura,opontura veneno fa, ha queHi fgnijla piaga duole afpramente,euui dipontu ratty mordicationevngran[ntimento;ilcolore del la piaga perifee, & mutafi, ovien roffo , & s infiamma, 0 vien Illudo, & nero; l'infermo è cruciato da moleHie graui, & tutto arde ; alcuna volta è fi Hupefàtto, ckenonfintechilotcca; il dolore non è però fempre vehemente in ogni cffetiftone difiera^ ; TRATTATO che in alcune b e site è affai manfueto> come nel mor-fo del can rabbiofo : La rnorficdtura del can rabbia-fo in principio non dà molestia, fenon che fi fentc-j il dolor della offenfione. Il dolore per puntura di feor pione bora èpiccioloj boraègrande, bora v è ardore, bora freddo , bora per il luogo patinile ,bora per tutto il corpo. Leggi i fegni di ogni animale preffo i Greci. Li cane fpeffo ha male di rabbia, <& maffì-me a' tempi del gra caldo. Lieo ferine,che anco a tepi del gran freddo, il can rabbiofo non mangia, &uà gran fece, & non bette, è molto anhelante, ffonia^ fuori U lingua , inchina le orecchie fefeeii fuor della bocca,& delle narici r>-.a flegrnaabondante,&- Lfu-tnofa, & a modo di matto, non conofce quelli di ca~ fa, ha la vi fi a torua,&più trifìa del fblito ferina baiare,affalla ognvno per morficarlo; quando ha mot ficaio, fubito non fi finte la molestia, ma filamente il dolor della piaga , al morficato nafle il male detto hidrofobia,flqual male fit l’buomo infelice, dotte inficine fi crucia di fiete, & dalla paura di acqua. tal male è pencolofiffimo, per la maggior parte. qucflo male affalifle al ijuarantefimo giorno doppò la offe-fa: ale un a volta afialifce più preHo, & più tardi,tal fiata ttà anni intieri, & afialifce poi. Ecco la beliti prona fio' l cane che ti ha morficato fia rabbiofo, pi~ glia noci iuglandi, cioè noci regie, & tritale bene, & ligulefbpra la piaga per vn giorno canale v>a H fi i ondo, & ponile innani^i a vrta gallina, l a qualz-f ha bbia fa me,talché la diuori,e fila vno a veder fi Iti gallina le diuoritla gallina battendole dmeratc, fi te- DI C I R V G I a: 4? fi a funai & non muoia, il cane non è rabbiofo: ma fe il predetto cane farà rabbiofo , lagallina morirà il giorno dipoi : &perciò allbora debbe/ìallargare la piaga: & dopai qualche giorno, vferai la medefima eJpertcn'Zji ,fe la detta gallina non perifca, fà confo* lidar la piaga ficurijfimamente. H idrofobia, cioè limale, che induce paura dell acqua, fogliono alcuni Greci, che fi caufi da ficcita fmifurata , nel-laquale del tutto fa tramutata la fu fianca b umida . Et finalmente vogliono alcuni eh ella fia sfeci e di melanchoha , percioche humore è fimile ,& l’infermo viene a temere, & rimugina (&lo dice) di vedere il cane, che l’ha morficaio, nell’acqua, &• perciò la fu'lge. Dice Vado, che mai non yiddea guarire altro, che vno, ouer doi morf cuti pero da^ buomo, che fofie rabbiofo, per e fere lui già Hata tnorfcato , & che perciò venuta a temer già dell acqua: ondetal vitto diuiencin loro :Quefto e vn male molesiifimo>& infanabile,quando ha occupato lo animante, jluuienc con ffafmo di nerui, & con rof-fe^a'di tutto il corpo : & muffine della fàccia , con fudureUaguore, & fàfhdio dife medefimofen^a cono feer quelli di cafa. alcuni figgono ogni forte di humore. £t alcuni perftmprefi doghono, altri abbaiano a modo de’ cani, & co deti afialifcono chiunque gli vene innanzi, &effi morfican acquiftan’il vitto mede fimo. F noie Cclfu che ri fiavn rimedio fido, cioè che pian piano , & fen^a che antiuedano, fi piglino, & fi gettino giù m ma pifeina, o fiume, ouer luocopien d’acqua, & ini fi lafciano bene- TRATTATO ve vogliano, o non vogliano, & [evengano di [opra imrnerganfi bene, acciò beuan meglio; che così lafete, Zi il timor dell’acqua fc li cauano: ma acciò noru> venga loro ilfpafmo, piglia fi dall’acqua, & [abito fi pongano m foglio caldo, Curation comtnune centra ogni morficatura, & ponta, o colpo venenolo: ma vn’altro rimedio vièeffi aciffimo, che è aromatico di Leonardo, delqual pigliando vna dramma per bocca foluerà tal materia, fugandola be-niliìoio. Cap, X L 111, "T morficatura o percofa vencnofa deuefì JL cuacuare l'bumor venenofo, er alterare ciò cb crea dolore; vacuano il venem i medicamenti efcal-fhttorijy&ciòcbe anco fen^a calefhttione trabe ualo vofnmente,corne vcntofe,&cornctte.yllchnipigliano la piaga con la bocca > & a fetrabenoil veneno. ^Alcuni adoprano cauterio, o medicamelo che faccia efeara. fi venire vn ru fico , che con i labbri della bocca , // veneno ; il ruficogià fia_* cibatoj & habbiafi lanata la bocca con vinoj pofeiet tenga alquanto di aglio in bocca > <&-così pongafi a fugare il veneno > &lo futi fuori. Ma guarda, che'l rujiico non labbia qualche vlcerain bocca,chel uè-neno non nuoce algu fio , ma nuoce nelle piaghe : it, luoco prima chef fughi,fi fomenti & laui,con flangia bagnata in pofea calda. filtri lauano la ferita con decottwne di camomilla, <& di radice di lapatia feluatico; ottimo rimedio è il fale, jparfo fopralc_> niorfeature di cane rabbiofo : battendo prima con., due dita la piaga, & potligarla^, /?? ogni m or ficai tirasi venenata, come nò, Dmo vfaua questo vn-guento, Recipe cera, pece negra, affongio di cabrato,aglio vecchio, ana quarto vno,gallano onc.i.fac ciaf vnguento, ^dllemorf calure grandi,&alle pon te, ft pongano cipolle con fale, & ruta, & fnapc, & (meatifieno, 0 ernpiaslro fatto didittamo •, quella empiaslro è ottimo, fieape gallano, fegapeno, opopanaco, affa fetida, mirra,peucre, folfaro, ana onc, WCffa , fieno di colombo, & d'anatra , ana onc.ij. calaminta,mentaftro,ana onc. t. difioluanfi legame in vino, & ogni cofa fi dee mificiare co miele,et oglio vecchio, t&facciafi empi astro. Se la morficaturaè gradiffima,pónile una uetefia co fama abbòdate-.mct primafcarifica iluoghi circofldti cÒfcanfication ff-fonda,pnr che il mebro lo richieda, acciochc il sàgue vitiato meglio fi cani,onde il venen nò habbia occa- F 2 [ione TRATTATO pone di poter fi diffondere per le membra, & cosi u venem cauerajjì con il [angue. in luoco di ventofa,^ puoi pigliare anco vn biccbiero non molto largo di bocca . canate le ventofec cofa ottima, che pigli vn pollo, & lo tagli per meg^o, &lo poni cofi caldo, & vino fui luoco. & è ottimo il pollastro maficbio.fi-milmente vn agnelletto, vn caprettino,vn porcellet-to; che cofi cauano il veneno, & mitigano il dolore; ma più mi piaceli pollasi)'o, come più caldo naturalmente • Queflo lo dimostra, che ancor che mangi femi fecchiffmi, & alcune volte arene, & pietricel-le;nódimeno per la fina calidità le diffolue, & cosi fii di alcun veneno. Si auuenga che vi fia parte di carne pendente giù dalla piaga, Intaglierai via,pur che illuoconoiffianeruofo, nè mufcolofo : le piagbepiw picciole fono più pericolofc, chele grandi, perche da quelle copiofamente il [angue non fi può canate, come fi fkdallegrandi.il dare il fuoco,cantra le morfi cature,ouer ponte, purché il luoco fia fecuro, e no fia neruofo è rimedio effedientiffìmo : percioche il fuoco apprefio le altre virtù doma il veneno;&lo indebo-lifce,nè lo lafcia paffare più aitanti. & la piaga effen do adusta, ponile fu ciò chefifuoleailuochifiotta-t 'houer brufciatuallapiaga, a cui non hai adoperato il fuoco,ponigli medicamenti molto efcdenti,&anco (fé l'infermo lo può patire)adurenti,&che inducono lecrofte. Le vlcerationi fatte da morficatura vene-nofa, fe fi ano fordide, & che minacciano infiamma-tione, tenganfi lungo tepo aperte : accioche la mate-xk venenofa fempre fi poffi purgare. & in cluelt<> DI C I R V G I a: 4? hfo il precipitai o mejfo con gli miglienti efiraghe la Materia dalle parti profonde ; & fh mirabili effetti» quando però fta puro, et [incero ferina efier fblffiotto con altra cofa: ma fe le crofie, finteper via di fuoco, onero di medicamento adurente, cadi no vi a, tenga fi bene aperta la piaga, nelle vlcerationi sì fatte, l'aglio feluatico ben trito, & cacciato dentro è buono, & le tiene aperte. Se tal piaga innanzi il tempa fi congiongcfict&facefie la pelle, & la carne, taglia con raforo,onero dalle vn altra fiata il fuoco, alunna fiata e' cofa ottima,tagliar via la parte offefa,co-xnc fono le parti efireme, fe così e' commodo a tagliare: majfime fela fiera, cheti ha morfo ti di a pericola ineuitabile,come fio n't ulti i ferpentif afide,la vipera, &c. Della ferita nelle vene, & arterie*». Gap. XLlilL T £ caufe del Jpargerfi il[angue, per divi fon del-JLu la tunica delle vene, o delle arterie, fono queflet ferita, ammaccatura, rottura, & erofionc. Le co/è vulneranti fono acute, & habili a tagliare, cometa fono faette, ffade, <& fimili. Le cofe che fan la contufi onc,fono grani, <& dure; come fono le pietre, & altra cofa grette^. Le cofe che rompono , rompono con intrauenire di tenfione. La tenfionefi fa di gran vehementia dell’attiene, d'abbondantia d’humore, che non fi può contenere nel fino vafo : [affi anco dal cader da alto, & da cofa grane, & dura. La erofio-ue fifa dentro nelle vene da qualche ficco mo rdace» F 3 com TRATTA TO éomeèLacoleta>ola melancolia beriadufta.Sclfan* gue venga con impitOj & {aitando; & appaia tenue* fiauoj &■ [enterite> dirnojlra che l'arteria è tagliata». Se fi vede il {angue grafo* & nero* & che fi sparga.* quiet(trr»ete*efcn,^a{altare* viene dalla venaiilpro-fluuio del {angue giudicafi pericolofo ; che s egli non fifupprme* o rafferma, dà la morte ■ che cofi è fan* gue, fé non il thefauro di natura ? la fincopc* il ffaf-Mc* il delirio, in fingulto, auuenuto nel profumo del {angue è cofa cattiua : percioche il {angue, non fi può dire affinnatiuamente,cbe’Ifìa altro,che lavita,& l anima noflra. Et che'l fa il Vero, noi vediamo,che putreficendof il {angue la vita dell’buomo fenevà inorina, &vfcendoil{angue tutto> fubitol huotnù ffira in tutto,&per tutto,fenica altro rimedio. In tre modi f re fife al profumo del {angue; auer-tendo lafluff one con deriuare, & riuellerc: pofeia* con infrenanti, pofeia con rimedi) locali, alcune cofe diuertono il profumo del {angue , sì dalle vene^ , come dalle arterie , fen^a cnacuatione, <& lo tra-hono altroue* coineventofefeccbe, rifpofe conico* fiamma, ficationi, ligature , fitte prima nelle parti più propinquepofeia nelle piu remote , alcune divertono con euacuationc, ri? lo conuertono ad altre membra : deriuando il [angue alle pa rti pì o ffìme^, o riuellcndolo alle contrarie tagliata la vena in quella parte, else rifonde di diretto alla profufone , ri? che è c angioma a membri, che fi> argano il {angue—' ; ri" quesli fono rimedi) d’ogni immoderata vacua-tiqnc-;, Si fi la deriiiatione al lato proprio, & alle DI C I R V G I Ai 44 partivicine: lareuulfione fi fa alle pani contrarie r ma non fempre alle parti nmotiffime, come molti ■> s’ingannano : reuulfione fi fa a baffo per la pro- > fifone > che è di {opra* onero fi fa la reuul/ione di > fopra, per la prof afone > che è a baffo. Tofcia dalla * parte defra alla fini ftra> dalla fniflra alla destra^: ii fimilmente dalle parti in triti fece allei si mi fece j del-* > le eft riti fece alle intrinfece: fe lo infirmo non anca : fa refoluto; tagliaf la vena*qual rifonde di diretto ! allaprofìtfion delfingue > & quale è congionta alici parte vulnerata, o vogli deriuare, onero rinellere_c: quando bar ni canato vnpoco di fangue, intermetti •Vn’horaj&cauanc vn altro poco: & così tre, o quat tro voltefecodo lefotffedell’infermo;di quefioeauar fangue nelle ferite,di foprfi n babbiamo fatto tnentio ne.alcune cofeingroffando,&inffìffandp Hringoni) il fangue , & fono le co/e agre, & La più efficace e foglio del vitnolo,compofo da Leonardo tlorauan ti Bologncfe, qual’è dcfcritto nclh fot Capricci medi cinah' & di quejìo in vero dandone dramme per hoc ca,fa miracolai mondo, emajjimem tali effetti ,vi fono altre diuerfe cofegwuetioh , come le Unti, il ri* fo,legiugole,ipomieodogsm,& umunfalmente tut* ti i frutti slittici in ogni profufon di fangue f foglio* Ho dare. Stringono il fangue alcune afe Stupefadcicn~[ ti,come acqua fredda, o beuuta, o fparfa arca il Ino* go,onde efeil fangue,non gioì fopra la ferita. Stringono fimilmente tutte le cofe, che refrigerano valoro famente tutto tl corpo, <& maffmela parte afflitta: onde fola con beuereacqm ffefu ffeffo Urin* f 4 Ìefl» TRATTATO gefì>&con jpruarla di fuori. I rimedij locali notigli conftituimo cinque. Il primo è per atfiima > taqual | fi fi nelle ferite fen^a deperdition della fusi unga, al-ibor f cufe moderatamente quando la ferita è ripur--gala bene dal fangue congelato , & noi con le mani traberemo mfeme la labbra della ferita, & le cufire Tno con cufiture comnmne, o al modo che fi cufeno le ; pelli, m afjime falcando fuori il fangue impetuofamen te; & cacciaremo Caco ben dentro nella carne ferita . pofciagli ffiavgeremo vna poluere adftringente» & la meglio che fi pojfi ponete fvpra la ferita per reflringere in vn fubito il fangue, farà il fangue hit-t'nano feccato, & fitto in poluere, & qucflo é vno de’ fecreti di Leonardo ; cofa in vero troppo rara , & di gran profitto in tal cafo,rna uoledo far altri rimedij, paneremo sà le flvppe intinte nella chiara di ouo , Jparfe di tal poluere, di cui di fotta fluiamo mentio-ne; dopai ligaremo il mebro afflitto, & lo paneremo in fitocommodo, chetaicommodità è vn altro rime dio a quejia bemonagia,cioèprofluuio difangue.cu-firai anco le ferite nelle arterie, & nelle vene, & fe nonfeparatamente fi enfino C arterie , & levene ,fl enfino infiemecon la carne,come fi cufe il peritoneo, & così agglutinar anfi. Il fecondo modo difupprime-re il fangue fffi nelle ferite di qualche perduionedi fu Cianca. primieramente ffiargi la ferita di qualche poluere a sì attoria. pofeia con diligerla riempi 1& piaga di fili, & pecette, oueramentefloppe, prime1 feccbe ; dopai fe quelle giouano poco, bagnale in acetonom medicamenti,che fermano ilfangue fluente, e DI C I R V G T A. /5 fmtfopra vnajpongia, cacciata nell'acqua /refe a, &■ truccata} & cacciala dentro con la mano,& li-gala , & il membro ft ponga in /ito commodo . otti-fttiy&-perfetti fonai medicamenti emplasìici per tal imprefu che fi fanno di ragia frittay &fottiliJfima, di farina di grano» & di ge/lo, & macerati nella, chiara di ouo, & poHi fopra il luogo con peli di lepore. ìltcr^omodoè y a tagliare per trauerfo tutto ilvafoy che ffiarge il fangue y & è molto vnlealle 'vene y & arterie » che fono fituate profondamente » cioè che aflargano rettamente dal profondo luogo » &majfmeperle parti angufley principali ; percio-che l'zmaf& l'altra fi ritrabeiondefi viene ad afeon derey & a coprire la ferita delle parti fopragiacen-ti ; dopai far geli Cjualehe poluereajl rittoria y & li-gali vria itopp.iy eueramante fpongia intinta in medicamenti y cheajlringono il fanguey& la parte vulnerata fi accommodi benijjimo in filo buono.Il quarto modo è a li gare la vena y 0 arteria con la fila ; & que/lo fi faccia m affini ameni e nelle arterie y che fono ne i luoghi più adentro : però fe gli altri rimedij non ftrvigono il fangue : piglia l'acqua forte dapar-tirecbefiafiniffma, & buonay lapruona è che met-tendom dentro vna pcrpga di tela /ubito la corrode» & frange-, que^ìafarà diparangone,con quefìaadun que toccami per tutta la ferita, che fubito ti {lagnata il fingile,cofa in vero miracolofa. & quejioè fecreto di Leonardo ; cofa non conofauta da gli antichi nostri chirurgici,& quando pur tal cofa non ha flaffc: và nudando i’arteria, & prendila con bamo» & TRATTATO (^r con filo di /ita Hringìla fortemente, & fi ponga sà la f nt.i il medicamento incarnatino > & leu ■parte ojfefa fi Ughi con /afide, & fi ponga in //-to atto : ma è cofa più ficura a ligar il vafio circa Iclj radice) ir cjitello che resta dopui tagliarlo via : la-> radice fi chiamala parte più vicina al cuore, & al fegato,vedi l'anatomia di Valuerde Spagnuolo, che a pieno, & con fiamma verità tratta di tal materia, & con grandijjìma ragione^. dopò cbc_> fi barai postosùla poluerceslringentc, babbi tre, 0 ,j quattro pc%%e di lino, onero piumaccioli di stop-,j fa j prima bagnati di fiorato > & poi truccati > & ,J gli cacci nel medicamento , che ferma il fanguc_> > ■I O fi leghi sù la ferita.,. Il terpm é alt tinger il , fangue con ligure ) piglia vna fitfeia fonile, &• , che poffa cingere quattro , 0 cinque fiateì & vd Ugando fcrnpre verfo la radice del vafo ( quefió però non fi fa nelle membrane del ceratilo ) coiu> tal ligatura fi reprime ciò che fiuificc^-. Il quarto e, che il membro offefo fi ponga con fino coni« Modo . ilfito farà cornimelo, fe fi guardi a duma fini} che la parte non babbi a dolore, & guardi alle parti fiuperiori; ma fe la parte Ria inclinato, onero che doglia, il profluuiò maggior-mente fi prouocarà , & accrefcerajfi la infiam-'mationc , muffirne fe la parte doglia-, Il quinto documento è che non tocchi la ligatura per tre_> giorni:, quando a tempo la feioglierai, fcl medicamento empi asti co , & che ferma il fangUca, fia attaccato alla ferita j poni vii altro medicamento fimile fopra quello , & ligaio a modo del primo : fe vn altra volta efea fangue, premi pianamente col dito , babbi la chiaradiouo, corti aglio rofato sbattuto, 0 con vino graffo, 0 flit« tico, & poni fui luogo, & così feruarai fino al« l’otturarfi della carne, ma fa che’l membro guardi alle parti fuperiori, llfefìo è che l ferito nel- TRATTATO f abbondante profufiori di fangitc tenga ferrati gli oc cbij o fi guidi in luogo ofeuro, acciò non veda il proprio fangueiO altra cofa di color roflb, e diafili ad intendere j che tal profufion difangueglifarafomma-TKentegioueuolij & chc’l /angue fi ferma : acciò per contraria imaginationc la virtù naturale fi fortifichi . Dcfcriue Galeno vn medicamento perfettijjìmo ad ogni h emorragia, cioè profiuuio di fingile, & anco alle hemorragie delle membrane del ccruclio, et alle ferite nel collo, & nelle vene iugulari: percioche fìringe il fangue dì quejìo fetida ligatioa . I\ecipein-cenfoparte vna,c rneTga: mifcianfi, quando lo vuoi vfare. tanto di quefta poluere fi mifeia con la chiara di ouo, quanto è por riporlo alla JpcJfe^a del miele, figlia del pelo di lepore,&■ intingclo in quefìo medicamento,& ponilo abondantemente sii la ferita, & leghi fi con fa foia come è detto nel terzo documento, nei corpi duri ponigli più aloe: nei molli più dell’inceri fo-,&fe pur con quello nonpoffifare, & tu ricorri a i fecreti di Leonardo, che già hauerno fanti in dì-ver fi luoghi; come il fangue humano in poluere, l’acqua forte,il cauftico,&altri fccreti ferini in tal materia.llfecondo medicamento ottimo. Recipe bol'armeno,fangue di drago, incenfo,aloe fuccotnno , parti vguali, trita ogni cofa in poluere, & mettila fui luogo. alcuni lodano la galla brufeia-ta, & macerata nel vino, &■ aceto, & trita, &P°~ Sìa fopra l'arteria, zincar ebepiù difficilmente fi fana L’arteria , che la vena : il medicamento pero è quafi quello iiìejjo, ma l'arteria appare batter di- „ DI CIRVGIA. aj bijogm di maggior ftccità chela vena, perche épià fecca naturalmente la ferita nella vena, effendofen-perdita della fuslan^a,richiede la curationc delle ferite nellacarne. fc lafia fatta per ero fi one richiede i medicamenti delle viceré ribelle:ma difccrricft ra-gioneuolmente circa lo riempir di carne, adopra i me dicamenti iflejfi,che fon nel metodo delle viceréfìnuo fé, & cane.ma però il più perfetto rimedio che fa,fa. rà il magno liquor di Leonardo,fritto ne'fuoi Capric ci medicinali : perciochc conforta la ferita, & gli fa. creferela carne, & poi all'vltimola cicatritqa-, cofc rara,& miracclofa da vedere in tal’operatione. Delle ferite ne i nemi,tendoni,&liga menti. Cap. X L V. T £ caufe fono le cofe,che tagli ano,porgevo,pene--5—< trano, et fa co tufi one, carnè detto dtfopra nelle caufe delle ferite : per il che è manifefto che ferito il neruo,anco la pelle, & la carne bano folution di con-Unuità,chei nerui fan feriti, o ponti, conofcilo dal-l infammatone,o dolor fmifurato: perciò le febei, & sfafm ofeguono,ad alcuni il delirio,ad altri infamie noni, & apostemefopra il neruo ferito; fe nelle ferite de nerui appaia bumore,cpofcia difpara,è pericolo difpafmo, & di deliri. Hippoc.danna tutti gli hu-moricheprcflo difgonfianf, & dice cb’èpcjfima co-fa quando nelle ferite cattine (come nel capo,e fin de* rrtufcoli,e maffìme nciuofi) non vengano gonfiature, e che nelle ferite grandi, e cattine ^ è vn gran malfc l’bu- TRATTATO l'humor non appaia* e in tai feritegli tumori molli» fono buoni* & i crudi »cioè duri* fon cattiui*fel ner* , uo è tagliato per traiicrfo » manon fa tagliato tutta I fa maggior periglio di fpafmo * che fe fofie tagliato tutto: Jjciocbe ilflegmone» o infiàmationc delle parti tagliate f comunica alle non tagliate* & delle no ta ghate fi eccita fa fino : almeno fi-’l neruo é tutto ta-gliato*non ui è paura niuna*cjuantunquela parte re- j fii debile* il freddo è più mordace a tai ferite,che non è alle ferite nell a carne, ) ligamenti per hauer fede fìmileco i te doni, portano rimedi] valenti fimi ipche nonperuegono al ceruello, e macano di fenfoyebe alcuni de inerui nafeono dalcerucllo » alcuni dalla spinai midolla : i t edoni per efier di fasi unga copofita di neruo, & di ligameto,quato fono partecipi di neruo» ta to nafeono dal ceruello,& patifeono manco il faf-mo, che ineriti, illigamentovulnexato dicoqlloche dall’ofbfe ne papa all’altro ofio, & è congiontion di duri offi,e fengapericolo alcuno:feccalo quanto vuoi con medicamenti,cbe niente l'offenderauma fe è liga mento, chef caccia nel mufcolo, quanto meno cpe-ricolofo, che’lneruo eltendone* tantodeuefitemere piu che gli altri ligamenti, fe cantamele nò fi curi co gli rimedi) appropriati a tal curadone* & li rimedi] piùefficaci,j? fàrtalJolutionefim qllhcbehanno uir-tù attrattina , cioè che tirano gli bumori del profondo delle ferite* & lafciano il luoco ojfefo difgrauato; & qsto fi farà co budro mijlo con precipitato* onero co cerato di pegola,&‘ rafa,&tormendna:& dipoi fopra vifia mejfo precipitato,& ed^ntofepra ildet- DI CI R V G ! A. 4g to cerato con vnguento arragon> l’acqua forte:fatto thefia il precipitato farà lunedio rarijfmo portali effetti, & tutte altre cofc fintili. Tfel curare it nemo ponto , debbefi tener aperta^ la ferita della cute, &■ non lafaar che fi agglutini,fe vi fof e cofa in fifa cauala, & ferua la fujlan^i della particola offefa, con rimediar al dolore, ilqual (per efferla parte offefa di alto foifijfuol’efferegrandijfi-nio,& con fcaiciar la iiifi.i 'niota'ìionc;1 cquah due co~ fcfubuo eccttarebbono ilffafmo, fe tu nonglirime-diajjì per poter vietare il dolore, c la infiammatione: ecco quattrointentioni, prima effendo ponto ilneruo "nfall vnuitto tenuij]imo,&in tal maniera;quat’èdi Jopra nelle ferite ; lo infermo flia in Iucca tepido, il letto fui molle; il membro fi còmodi in fito atto,il ferito §Ua a ripofo : accioi he mouendofi & Sìando inquieto non (i venga ad alterare, ficiocbeil moto alli mèbri offefi, &Jpafmati,figrandiffimonocumento, & ctugmenta maggiormente il dolore; & per quello la quiete & npofi gioita molto a quei tali; la feconda mtentione è , che nella politura del neruo fi cani molto benfangue dalla vena, maffimeejlendo forte la virtù; nè vi obliando cofa alcuna fi cavi anco, fe benilcorpo non abbondaffe di fangue, chela gran-dcgfa del male, gir del dolore, non efjcndo anco corpo pletorico, la maggior parte così richiedono il fangue ficaui da luoco atto. fie l corpo è ripieno di vitiofi bumori, fiUo purgare, fi fàccia frication leggieri , rna in quelle parti, che fono più lungi alla ferita, per non offender maggiamente il luoco offefi,ma TRATTATO il fregar alle parti lontane , gioita grandemente y&f" però che’l tira gran parte di quella offenfione : la ter* "ga intentione,fe'l fpafmoauenga^o almeno fi tema di luijcjfendopontoil neruo o ferito a qualunque modo? o ammaccato : [ubico il capo* il collo* e tuttala (pinct del dorfo s’ongia d'ogliodi gigli caldo *ocommune^ fel neruo farà ferito nella mano * o nel braccio * & nelle parti fuperiori, ongi anco le a fi elle di oglw caldo & abondantCife’ l neruo puto jet ferito fi a di quelli* che fono nelle fcbinche : spargi abondantements aglio nelle parti inguinali* & vergogno fé* &tuocbi circonuicini * & afeendi per tuttala fpina al collo p. & al capo: anco i tendoni*i ligamentb&luoghi cir-conuicini funilmentc fi fomentino : fe le ponte nei neruij da principio fiano mal curate,[opramene vnfc infiammationegrandiffima , & putredine: fe i nerui feriti già [ano tentati da infiammatione* & divengano putridi ; mettili fu farina di orgo * o difàua > o fià prefio di rouiglione * decotta nella hffiua, ouer cjjimelle * o in [nappo acetofo * & non gli //. ettergid farina diformento né acqua calda* nè altra cofa bu~ mattante * & refcaldante, perche indi in tali effetti mouejì putredine: fe vi fio. infiammatione grande* & con gran dolore*metti fu farina cti rouiglione >o di fnua cotta * con ottima fapa * & con pocbiffimo aceto ; ma prima la parte indi fpotìa di aglio caldo beni songa; alcuna fi at a far affi tanta putrefnttione pcf f erite de’ nerui * che farai afìntto di darle fuoco* <> d’adoprare qualche medicamento cauftico* come lo Sgittiaco. tAtaipklegmoni*&putredini* i mo- d i c i r v o r a: ^ ilertiivfano il medicamento fatto di farina dior^os di fiata j & di tonigliene > decotta in lifiiua Pillata. Leonardo Fiorauanti vfaua ortica , betonica} mille-foglio,radice di confilida maggiore, fen greep* ana».. <&- fpofieri^ate, & fktto mpiaflro bugino inhfciua fatta con alarne di feccia; & quefo medicamento è di gran profitto , perche luna il dolore * La quarta intentioneè di canard dolore, & la marciaciner uo conponta fiottile, che molto fi a penetrata, &cbe* non fii vegga; richiede che la cute fi apra nella bocca della poma, & che fi tagli largamente , accio lem mania meglio e fica, &. meglio t medicamenti penetrar poffino , in tali politure fhccianfi nella pelle due fettioni diritte .fi mn fi taglia, vèpt molo di ffafi-nio , che e fendo rinchutfacosì La ferita ncllapellc^, niente da prefiondo c'ffna fuori, (fendo aperta leu, cute, ejjìccarai la piaga con qualche fu fianca tenue, che penetri ben. fino alla parte dentro nel ner-v.o offìfiv. tA dunque neimrui offe fi di puma polleremo oglìo tenui Jinga aiìmtiont alcuna , cornei 0- gliodidoi, otre anni, già fiuto faldate , che così caldo digcrifie, & dilata, e maggiormente mitiga^, i doler fi JV l dolore crucia grauemente : piglia ogho di rcjji d'vana.Galeno ne i itemi feriti di punt a, ado-praua re firn a te,cbenwia , est è medicamento molto atto :perfiel’adopraua nei corpi molli, & l adopra-tia ne i carpi duri, miti a con euforbia. Leonardo Bo-lognefie,lauda affai il prefitto medicamento, & mafi-fime quando gli fio fife aggiorno gomma di edera , & goma arabica con olio benedetto di Leonardo fcriW) TRATTATO da luì nelli fuoi Capricci:& quefto tal medicamento è digrandiffimoprofitto,in cafi tali come qucfli: ma il ftifare ,cbe non habbia prouato il fuoco,nè che fia la-pi do fu,ma bene fia de parti tenui, mifc biuta con aglio tenue,in forma non molto fpe[fo',a conueniente a nei1 ri feriti,nei corpi più duri, puoi ridurlo alla jpefk^- %a delmiele: fe non bai reflua terebentina piglia Lu abietinati ncruiferiti richiedono curatione de medicamenti eccitanti calar tepido , & effìccanti valoro-famente, & ferina molestia, & cfirabenti, & di tenui parti tcosì trabefi la marcia fin da profondo,nè fi offende la parte pura,nè il luogo fino pereffere ilme-duamento piaceuolc, &di gran virtù. Pelle condiate ne i nerui. Cap. X L V I. QEla tagliatura della cute non è larga afiai, aprirla ben con incifione-, poniamo che la cute fìaj aperta affai, mala ferita non fia tanto aperta, cbe'l neruo tagliato fi vegga : la cartellata, oper dritto, o per trauerf., oltre le tre communi intemioni dette nella pontura, riebiedene tre altre. La prima è, che nel luogo più decime alla ferita, cioè a bafio, piaceuolmente fi cacci vna tafla molle. La feconda è, che qualche medicamento mitigatorio, o incarnatino , dicalo a i nerui, fi ponga sn . La terza è , che lana fuccida molle, & intinta nell'oglio caldo, fi alleghi sù manfuetamente : fe fi conglutini la ferita, vi fi lafet qualche canaletto, actiò pofia vfar la~> marciai perch’ella putrefarebbei nerui» & iyi c i r v g i a: 5® rebbcfyafmo. Nei primi giorni entro fi caccia la tarsìa innata nel digejiiuocti terbentina, di roffod'ouot & dÌT^affrano, mentre che non fi teme periglio di Jpaf mo, o d’infiammatione : a tati condiate di i,e, m, & tendoniJ perfcttijjimol'vnguento di vermi, & ehm tu U farina di rolligliene, mifiiata col leuatore; alat na fiata di leuatore fola, & oxeleo caldo,percbel'ace to fia ben acre,& vecchio.è vtilela cera vergmefie-fca, liquida grafia, o perfe,ouer col leuatore,et èper^ fet tifiimo rimedio in tale ufi : pera oche molli fica, & lieua il dolore. Leonardo la chiama fio sflorum, cioè fiore dei fiori: percioche le ape la raccoghono [oprai fiori nelle campagne,&per queftoe di tanto grd vir tù ; ma perciò Galeno vfa tai rimedij ne principi, & anco nelle in fi ammationi-, i medicamenti a tune lefe vite dei nerui, eccitano calox mediocre & difieccano per eccellcwgayina fenica dolore,&fiano di talfuflàh t^a, che cauino la marcia, & gli bumori,efian digerenti, i liquidi manco fon molesti. Sopra tai medicamenti pongafi lana fuccida,mollc,ointinta nell aglio caldo, & piaceuolmente fi leghi • Conferifce molto » che la lana fia ben calda,ouer panni caldhperfopra-ponere allafòpradetta lana, acciò fi difenda bene il freddo, & ella fi leghi; il ferito fe ne stia in cafa,& al caldo; & fe e' d'inuerno , non vada fuori, innanzi al fettimo giorno;che fegli non fenteinfiamma(ione,ne dolore,ne tenfione,non barra male: perciochepafid-to’l fettmo,pareper la maggior parte,che i feriti nò temano più h pericoli di lai ferite; come bene la effe-rientia «e dimoftra chiaramente, alla giornata. 6 % Del TRATTATO Del neruo tagliato pertrauerfo. Gap. XLVII. C* £ il neruo ftct tagliato per trauerfo, <& non ta-O gliato tutto, farà maggior paura di tyafmo; perche la infiammatione dalle parte tagliate alle non, tagliate fuccede, & dalle non tagliate fi eccita ffiaf ino mafoccorrigli probamente connmedìjpredettici ferito jiia a ripofo, & in letto molle , &■ di aglio ongili bene le parti inguinali, la fina,le afe elicili col lo, e il capo; qua fi faccia flebotomia con fangue più copiofo, ež?- con viuere più parco, chenonflvfanei nerui tagliati per dritto. Seil fafmo Apramene , nè 'vi fi poffa rimediare , tagli fi tutto’l neruo ; che cofi 'vietaraiilfaafmo, fc la diuifione per trauerfo fi profondamente è fatta nel mofcolo, chela deligaturctj niente gli gioui ; piglia audacemente le parti diti unti dal mofcolo, gf enfile inficmecon cufitura betu profonda ; guarda però nel c ufi re con l’aco, che nort, pungio il neruo , oueril tendone, la carnofa parte dclmofcolo vtilmente ficufce con l’aco, & fen^rL, pericolo, mai nerui & gli tendoni fe fi pongano, fonpericolofi , perciò deuonfi mutare. Si cufce profondamente, acciò la parte infondo venga a conglu-tinarfi: nelle ferite per lungo laligatura bafta tra-hetnjìemc le parti del tagliato mofcolo. fatta lev, cufitura conucniente, per doigiorni la cufitapiaga-* fi fomenti con aglio rofate,nelqual fian cotti vermicelli raffi, che stan fatto terra , chiamati lombrici ter- DI C I R G I a: 5?. 'teireftri > & fopraiUuogoft ftarga poluere chef erma la c ufi tur a, a cuifc ti piace , aggiùngerai parici uguali de predetti lumbrici fecchi, & triti; alcuni jpar^ono la piaga conpoluere di centaurioe molto deficcatoriajen^a mordacità, & fé lo mifcbi con, i glutinatorlj, 6' dcficcatortjjanarai l'viceré maligne; il favo recente del centanno agglutina ulcere^ vrand'hvlcere vecchie,&induce la cicatr.ce v dora (ameute. ruote Diofcoride,& Jluicenna,coele.carni tagliate minut amente,fi congiongano,Je Jiano decotte col centaurio maggior; fmilmente la radice fe fca del centaurio minore , o lafecca, dopai bagnata» comiongeinfiemele labbra della ferita^ le cicatn-con gran facilitàiperche ha del reftringente, & n falda il luogo ojfefo, & aiuta alla cicatrice valoro-famente, & fenga alcuna molestia. Del neruodenudato per cortellata. Gap. XLV1I1. T'v Due il neruo c denudato, itti efficcarai finga-, JLJ erofione.fi il neruo per cortellata tagliato con diuifion della cute, appaia nudo; non gli metta e euforbia,ne cofe acri, che il neruo nudato nonpotieabe tolerarle.laua la calcina,la pa>nfohge,& tutte le co fi metallice,le refine,gli ogli, il mele, e la cera quando hai a mifihiarlenei medicamenti per il neruo denudato, & diuifo : che così fono ottimi, & ({ficcano finga erofione; che tutti i medicamenti,che fi lauano perdono I' acredine,& la mordacità;&cofi farai o?-tima cofa fi fonerai fui luogo calcina ( lanata nc i C 3 giorni trattato giorni canicolari, al Sole molte volte > & in acquai falubre, & dolcijjìma , &poi ejjiccata) fe la pone*-vai fui luogo mifcbiata con molto aglio rofato, & è medicamento molto vtile quello , chef fidimi cl(Lj> ottimo in forma di empiaÙro, lo dijfoluerai nell’o-glio rofato ottimo, & fen^a file, acciò non fàccia erofione, perche non fi mette niente di acre fui neruo denudato, fe fiahuomo robuflo di natura, & che mnhabbia fuperfluitàdihumon, potraivfarecrochi fa ex polyida, di folliti in fapa calda . Vedi ffa-leno al quinto de compofitionc medicamentorum-, fe non vuoi quelli, adopra il medicamento che hoggi fi chiama diapalma : a tal ferita non s’adopra aglio, vniffime vftndo i predetti medicamenti . Et fe pur Vorrai vfare medicamenti di ogli falutiferi, & che non pofatto nuocere, intalcafo vferai l'aglio benedetto di Leonardo, ilquale conferifce fominamente alti ni. r :ii offefi, per tagliatura, o ammaccature : & è\rimediofaliitifero, che per modo ni fimo non può fare offenfione, ma l'aglio genera marcia, & è grandi fìma differenza a metter aglio fui neruo nudo, o metterlo sii la carne interpofita. La marcia fi caui con il fecillo, ouero taflo circonuoluto di lana molle, & bagnato nella fapa tepida, & poi truccato ;fe ogni cofa ti fuccede bene, potrai anco bagnare, & lauare la ferita di vino dolce,non già acre',quando la ferita è ridotta quafi alla cicatrice, potrai vfare vino bianco,&picciolo,quando il neruo denudato fara coperto, piglia vnapegg* > & difendili il medicamento atto alle ferite dirette , come dice Taolo ; cioè. che DI C I R V G I A. 5 2' che fifa di euforbie, & di fieno di colombe, qual co-f renda anco le parti fané circonuicineipercioibe ilvi no ha in fe virtù eflerfiua, & calefaciente, & mitiga alquanto il dolore, & ba del confetuatiuo: &per quefta ragione fi giudica,ehe il vino poffi giouar mol to in tali cafi. Dellacontu(iotideinemi^ Cap. XLIX. X 7 Olendo far bene vfa medicamenti cfficcanti ,& V aftringenti, majfmc quando la cute è contufa. infieme col neruo, & efulcerata ,feil neruo è contufo ferina fmile affetto della cute;vfa rìmedij cuaeuanti, & digerenti. adunque effondo contufo il neruo, fe fi ammacchi infume la cute,et fi efulceri, rfa farina di faua co ofinielle;fe maggiom èteuorraifeaare,ado- pra quella di rouiglione con fapa, & poco aceto; et po ni fui luogo : fe vuoi anco dtffeccar più ; ponigli iride illyricarn,ouero fiorentina.! moderni in tal effetto ne i principi] adoprano ogho rcfito, con chiara di ouo,et mitigato il dolore, fomentano co vino tepido la parte indi]pofia,il qual vino è di fuilan fa grafia,et alqua-to digerente. Seti dolore molcfia co la contufione,ag-giongepece liquida all’impiaftro di farina di faua, et quando bai fatta la decotttoi.edi tai cofe, metti sù il medicamelo caldo.La curatione delfumuerfo corpo è fimhe a quella della contufìon della carne. Se il neruo è contufo,e non la cute,vfa vn aglio caldo di fi uffa rio come è l’anetbmo, quel di ruta,quel di maggiorana,lo inno, & continuamente bagnaratil luogo,e lo <• c 4 /o- TRATTATO fomentar ai co lana bagnata nell'aglio, fe il neruo tut to è tagliato,nò ni è pericolo nijjttno, eccetto chet me bro rimarrà debile,mafjime fe il neruo era grande: la citrationfua è comunecoa le altre viceré : ma perciò quando nel principio della cura,fi enfi bene Inferita, et fi accomoda il membro offefo, che il neruo non fila tirato, & medicarlo con il magno licore di Leonardo, &• aglio benedetto, ana, quafi femprefi rattacca il neruo:e qucjlo èia verità, & lo approuo io,per batterlo vijlo infinite volte,con li propri occhi miei. Delle ferite nelle offa. Cap. L. T ’Ofio quando fi taglia, anco fi taglia la carne,le JL» vene , &■ altre parti fopragiacenti; & [pcjfo per tal ferita nelle offa, nafeeprofufion di fangue^, dolor vehemente, ffiafmo, fincope; onde piglianfi le indicationi. Galeno giudica , che la continuità foluta nelle parti delle ofia, giamai ne bene, neper fi fi poffa reftaurare ; muffirne nei giouanibuomi-ni-, & peggio nelli vecchi. ma l'ofio ben molle, come nei giouanetti, fipuòvnireperfe, & finga altro rimedio. Nondimeno intrauenendoui qualche giu tino, congiongonfi le offa, quanto dure, & fecihéfi fìano : i moderni chiamano quefloglutino poron far-coiden, effondo nudato l’affo, fe vi appaia erifipela,£ cofa cattiua il freddo è immiaffimo alle offa denuda-tetpercioche elle fono fìnga /angue, & di natura molto fredde, fe le ofia grandi, come qllo che chiamano os fdiutorij, gfi l’vno,&l'altro focile del tutto fian ta- gliatì,talché efce le midolla, & à cofa pericola fi : u è Subitamente, nè con gran forila fi caia da parte dèef fo tagliato, che vi fi a dentro: & così non auuenirà fi-fola,nè fpafmo,nè delirio,nè febrenat pc^ge tei fica nino al tempo fuo, & fi corrobori la natura con qualche medicamento attrattolo, come farebbe il cerato gratiadei,lo unguento aragon>‘& vngueto di litargi do, o di ccrufi cotti tdcojchefi fàccia negro-eqfUft Vano gli ungueti atti da curar e in talfortc di piaghe. ^4 curarle ferite nelle offa, farà il primo feopo, che canata la cofa ihfijjà , o potetti d’ofjb infiffi, le parti diftanti fi congiongàno : & acciò reftino constante, fi cu fi la finta nella,carne, con cufitura pro-fonda,& vaiida.ilfecondo è che rimedij atti fi truo-uìno.tergoè chela ligatura fiacondecente.il quarto è che’l viucre fi a atto, & buono a generare il porro, dot carne callo fi : pofeia cbe'l membro farà libero dalla infìàmatione.quanto al primo difopra noi hab-hiamo detto, chetai cufitnre fitte nelle parti carno-fefian’vtili : eccolo congiongono inficine le parti dif-gionte delle finte, ne pofeia le la filano spartire, & difendono la parte della fusi unga. Si lafci che la ferita fi riempia di carne, & la carne s’induri fa co medicamenti efficcato-nj , tanto che diuenghi callofa. Se yi manca qualche pa ma Ila dell’eff e,la cauità è nifi nabile, il fecondo così l’ajfeguirai* fitta la cufitura, caccia la tasta nel luogo della finta più decliuea ac-£Ìò perlai buco i peggati dell’ofe , o marcia poffano vfire, efopraponi la polirneconfcruatiua delleiufi~ iure così chiamata > quale tic 4 primi giorni la tni- fchia- TRATTATO fcbittrai con chiara di otto. Vofaa fopraponi lo apglu-tinatorio cornmme fatto di (juella polucrc, che in tal luogo s'adopra ;&■ fa che fi mi fi hit ió terbentina per fkr vn corpo ; onero ponigli qualche altro incarnatino, adunque cacciagli vna tati a onta di miele rofa-to,in cuifia lapolucreglntinatoria di mirra, chela mirra vejìele offenudatedi carne-, & perciò Leonardo Fiorauantifi feruina grandemente d'aglio di mirra in queiìi tai cafi, & fiiceu.i miracoli con efio r ma fe l'offa è denudato, coprilo con la polucre antedetta, <&con fiti.T ffciapom sài'empiafìro,o iìoppe,onero panno di lino bagnati nel vino caldo, tl tersko feopo* ointentione,quando tutto Caffo è tagliato,fiitta prima la enfi tur a,circonuolge tutto il membro con doppio panno, ma non coprir la ferita. Qt ehìipanni aìli primi giorni finn bagnati di chiara d’ouo ; & ne t foglienti, di vin caldo au£ìero,& nero,cpiglia rnafà-faa lunga, larga a confomation della parte ta- gliata . Comincia la ligatura dalla parte di fatto al male, fattala circonuolutione rerfi alta parte di fo-pra, quando fa con la ligatura appreffo lafcrita,vol gerai la • faa alla parte amterfia dellapfaga, quante volte ti parerà. Tofiaa volgerai la fifiia alla parte fiupertoredella piaga, & dipoi tu verraigiufòUgando,quando farai alla parte opp-, fica della ferita, ligct rat ancora fiupra la prima . Et vltimamente fa che’l fine della ligatura finificaiui, done e il principio di Quella : ma che la ferita non resii coperta, & tujci il fine della fa fida : Tofiia trotterai due flecche , onero tre commode alla grandetta del membro ojfefo* et & po- DI C I R V G I A. 54 L fonerai per fitf en tat ion e del luogo tagliato, &■ le li-J £ar fino che la ferita è curata bene. Ncndi-menofe vifojfe poi dolore>prurito>oinfìammatione* • rimediaremo al modo antidetto . Di fuori la ferita fi (opra di floppa* legbificon fiifaeilctjHah di cma-*' tion in curationc fi foluino : ma le fopradette fhfeìe_3 fempre ini remino; forbirai la ferita Ja ejficcarai,^ , la curerai a modo delle altre ferite. La quarta inten-tione>quando è da generar il callo* nutrifii ben il cor ' jpo de' cibi di ficco buono, & molto nutritiua, & tenace', anco per cui facciafi il callo, come diremo nelle ' fatture', e diremo della duritie , che fegue la folution di continuità: ma in quanto al cibare bene il corpo,et riempirlo di buoni fuochi; acciò la fi rita mediante^ l aiuto della natura, piti fàcilmente fi pojfii tifoluete» _ con facilità , & breuità. r Libro delle viceré di qualunque for-t te. Gap. LI. ^ Lene, & yulnus appreffo alli auttori appro-V bati fono quello irtejfo , cioè folution di ccnti-; finità nella parte carnofa, o fa nuoua , o fi a antica, quanto alla filution di continuità richiede la mede-fima fanatione, come dice Galeno nojìro : Ficus, come dijfnifiono i moderni, è la folution di continuità m fiBan^a carciofi, & molle, nellaquale confinario piti difpefitione, che impedifeono , chenoru fi faccia vnitione , onero agglutinatione : delle-^ttah dìfiofmoni fi eccita la marcia > & laputrcdi- TRATTATO n Cj & "vogliono che vulnus fui fempre femplice > cioè no compojto>&che vlcus femprefià comfojìo. ^Aui-cenajcjucifegmei chiamano vuhmsj& plagajC[ua~ do no ve anco marcia :ma vlcus qua do ella vi e: pars anco che Cornelio Celfo fia di quefta oppenione : & è Ictkterit à che per vulcus > nò fi può intendere altro* fe^ non piaga,marcia, & corrotta: &talcorrottionenÒ può cfìerefeno porta anco feco il nome de vlcus: & f quefta ragione, questo nome vlcus fempre s intende fiaghe,marcie, & corrotte,come difopra ho detto. Le caufee delle viceré,fanno che feano due,le antecedenti,o precedenti, & le continenti, cioè congion-te, le antecedenti fono quando gli humori peccano, o in qualità,oin quantità, che rodono le parti del corpo , & finalmente le corrompono. Quefiaprauitcl di humori prouiene dall’inetta ragion del vitto, o proti ieri dal vitio di tutto l corpo, o del fegato, o della rnil^a. Le cangiante fono le malitie delle complefe fioni, eccitate alle parti vulnerate dalle caufe antecedenti,oda effe vulnero, o apofteme, ouer altri hitmori preternaturali : maffme maligni aperti, & rotti, fi come dallo berpete miliare, & dall’e fedente, che fi fà dalla flaua bile,più grofa, &acre figt~ nera i'vlcera corrofeua:& così dal carboncolo vene-nofo,fi genera vlcera fordida, & dalle apofteme fifa profonda, concaua, & cauernofa : 6' questi fon tre modi d’viceré difficili, & ribelle. fi primo prouiene daineepcrie della fuggetta carne. Il fecondo fi fa “fi1 vitto del /angue cOnfiuète.jl tergo nafte dalla copiai, o quantità del [angue confluente, quale fa redondaa-i\% — tia D I C I R V G I A. yf tìa in qiidluoc(h&lì s'ingrofia; & efìendo ingroflìt* to non può correr J) le vene capillari,]} ejfer vene fot-' tìlij]ìme:ma fi ferma in tal lucco, etti fi corrompe,et jhmarcia: & quefta è la carfa della generatione di tal materia . I fegniper i quali fi cono fono le differente delle viceré Ficus vrrulentum , è quando ve-dilapiaga haucrc e vna marcia fattile, e liquida fen-tp erofone; chiamafi anco vlcusfanioi urti,che vuol dire piaga marcia,o corrotta. Vlcus corrofniurnvel arrodens, è quandoper fua malignità va rodendo la parte occupata, & generando la crofla (laqualfiec-cìtada ftgoacre, mordace)ogni di jifapiu ffa-tiofo,&grande, chcje.laf ia mulina crcfca tato,che confutili non fole le parti vlccrate, ma ancor le fine* chiamafi vlcus depafeens ; di talspetie e la Fagtde-naffaqual và ferpendo qua & là, &■ pafee & rode la carne fuperficialefolamete. vlcusfordidu, & qlla la qual’è piena di eferemento graffo, e vif ofouome dif-finifceGal. I moderni dtffinifcono cosi, è qlla che ha alcune erotte graffe,, o qualche carne molle cr affa fliper flua.vlcus putrìdu,e quella onde effira vn napore grane, o fumo fetido, &■ di corpomorto : hafempre qualcheforditie,e cahdità eflranca con humiditàfu-perflua, gir la più parte ha fibre ; vogliono ebe fi cl> differente per la fua maima, dalle fordide. Cauerno-su vlcus, c quella eh'è fi retta nella bocca, & è molto larga in profondo,&che ha molte vie, &no ha calle fità , o durerà; alcuni chiamanla Cuniculoftm * Fifìulofum vlcus, e come la predetta, ma bene ha i 'meatifinmft,&callofi,& duri, Cdcrenofum ulcHs,e TRATTATO d* veder hoTredo,fetida,con Libbra. due>gro[[e,hunn de>& ÌHucrft'.dicolormediOitra rofloi&nero,amo do di fofco, & hmdo; circa il luogo vlcerato, alcune •vene apparano lìuide,c gofiatc, piene di /angue grof-fo,&nero. vlcus dyj'cratonj feu dijl r a fiatu c quella, in cui pecca>ocaliditàimmoderata,o frigidità,obu-nuditàiO ftccità, ouerpiù di quejle infieme; chumaft propriamete vlcus cii intemperie, vlcus crui iatts,fiue dolorofum, crucia atrocemete. Pfcumatuum è quello,qual vietano gli humori flueti altronde,che non fi fimi ZJerminofum è piena di vermi, quai da putredine fi generano. Cacoethes vlcus, è quella che non fi vuol fanare, ancor che le facci ottimi rimedi]: pcrciochcLj neliaparte vlcerata v’éuna cieca malignità, etoccul taa noi, laquale fanare non potiamo; chiama/] maligna, contumace, & ribella. Trla perciò fecondo la in-tentione di Leonardo Bologne/e, vuol che fia curabile, anyi facili fìnta da curare , vfando alcuni fuoi ri-tnedij cfficacijjmi,& moltogioueuoliiin talcafo vtio le che fi teglia il cauftico, fritto daluinetii fuot Capricci medicinali, & vnger beni fimo i labbri della fc *>*«,& lafcieraiper (patio di 2 y.bore, & poi mette-rat butiro di vacca /opra con foglia di cauoli, auerte do che dette foglie fi mettano alla rmerfa: pcrciocbe duella banda èia maggior fua virtù , & così li labbri della ferita reftaranno mondificati, & atti ad incarnar fi,cicAtriyarfi con grandifmafàciiità:& è verifjimo, & certe.h' ancofum, è quando nelle parti fuperiori alcune vene eminenti, & gonfiate appaiano piene di fugo vitiofo,^ elle amminiftrano la flvf- fione DI C I R V G I A. 5ó /ione alla vlcera, & non la lafciano furiare. \sTp< jtc-maiofum vlcusj ì quella, in cui qualche hunnireč prt tern acurale, < reato da qualche humor e, come c la_j fiegmone, & la eri fi pel a , ilieftoéchiarodaft;ma fe tu prono Hi ibi delle vlceref’ulcere di lungo tempo, a quali non foprauiene cicanice: o eh’cfendo fàtta,ft rifilili (fent^a errar del Trieaico dimori rano malignità^ difficilmente fifanano.quello auuiene,oper L'in-flufode’ vitiofi humor 1,0 per la dijjnfiticnefitta c8 procejfodi tempo nel membro da gli humori, che con-flufeono in quello , oper qualche effetto dell’ojfo viti ato itti,& corrottoiogiu vlcera (pofeia eh è impila di carne la cicatrice, deuefelifhre) fefubitojì rino-ua,è pericolo, eh'dia nò degeneri in fijlula. Le viceré dure, &che negreggiano,o vcrdeggianojfono mate; percioche fignificano qualmente il calar natiuo della parte afflitta,cfìinto fi a. Le viceré fredde fl cono-feono dalla bianchenti, &■ molhtie. maffime fc pigliano giouatnento da cofe calde. Le vlieu calde declinano alla rofli godono le cofcfredde,&an cofi difeernoso col tatto: quefle, & quelle fi conofco-noper il calore, per il tatto, & per il fenfo dell'infermo; per cioch’egh ferite caldo mani fi flo, o freddo nel luogo afflitto,& godemeduameti freddi,otier caldi. Levlcerefeccbe, ed- b umide fi cono fono dal tatto, chepenltatto fi diferna in cofa dura,& asf>tra,fi-milmente la molle,c Itene,cioè non affiora.Sete viceré maligne riprif ntano celar di tutto'l corpo, come candido, morello, fvfco , citrino, & va vitto grande nel fegato, & grande nel /'angue, perdei he vi è cor- TRATTATO corruttela . Le vUere > che fuccedcno ad altri mah.* malamente c con difficoltà fi fanano per trottarli fegato , con la maggior parte del corpo malignato) & offefo, da imali bi4lrìori*& cattine indi(poftnoni>cb? la nana a noi può digerire a fino beneplacito : & pef quèfta.caufa, le viceré fon tanto fhfiidtofe da turare? per batter comntunieationeicon le pam interiori. Se li peli cadono dalle parti circonukme , & fit-? la cute manda fquame nella fitperficie, le viceré fono maligne, percioehe allhora gli tumori maligna confiutfeono alla parte vlceratdjicjuali molto rodono la vlcera>cjmndo i peli già caduti? rinafeono arca la 'ulcera, è fegno buono. Ofieruafr la ferita è fiata innanzi y o fi a nata in effo male ; fé L’infermo è per morire,la vlcera appare arida lurida, o pallida inali cq al morire. Le viceré nelle quali la marcia è loda-bile,dopai il lungo mandar fuori difanie,o uiruletia* dan buono indicio di fe : <& quardo lepiaghefenfec-che, & il ferito $ìà male, & che fca'.urìfono fangue,-quello dà vero indicio di morte-, & quello lo infigni la luga pratica delti cirugici : percioehenotafi la fov-della natura,&U obbedienza della materia« Le viceré nelle efìremità dea mofcoli del cotfo, o detle gambe,ode-ile braccia, non mancano di periglio,& molto fon pencolofe quelle, che occupano le membra interne, o perueugono a quelle. ,/llle vUer e, ntllf-quali innati^ che ajfolutamentefian forbite, fiP0*-" gon medu amenti, che producono la carne: ma la fin-per fina carne (lenirò'fi genera, alle viceré, che ottimamente,& opportunamente fono efiurgatefie appaio- DI C ! R V G I AT 'ff , fio ben fecche ; la maggior parte la carne non /opra* ! crefce,fenonfojferocontufe. Levlctrerotonde,fo-| nopejjime, & tardamente , & con gran fatica yen-! gono alla cicatrice, & trahenoin pernicie i giouani ' icirugici tagliano in modo di linea per diritto lapre 9 detta figura rotondaci adoprano il cauteno;percio~ 1 che la detta figura rotonda , e circolare, che nonvi fi truoua principio, ne fine: & per quefìa caufaè tanto fhsìidiofa da matrigne, come ben fi We_> alla giornata. Le viceré delle parti e si reme , come , inani,& piedi,eccitano flegmone,o altri umori pre-, ternaturali nelleglandule, muffirnefel corpo è ple- , iberico, che tai parti per effer imbecille, &rar<^, ' fàcilmente fon molefìate dafiuffioni. pimene per la ' "ulcera,qual'è. nelle mani,o piedi,et muffirne nelle di- ;1 ta,cbe tali glandule nelle parti inguinali, & fittole 1 a felle fi- anfano, & i infiammano, fe pigliano afe il fangue fluente alle parti eftreme,o pigliano altri hu- " mori,et per la flia laffità,e rarità gli ritengono.^An-i co nel collo,&prcfio l’orecchie le glandule fi figonfla-\ no, quando la vlcera è nata nel collo, nel capo, o in ) qualche altra vicina parte. Quado i medicamelipo-• ili fu le ferite còferifcono,o niente nubcono,fin bene i amministratitfiedan qualche noia,et rendono la vice , rapiù humida,o fecca,o calda, o freddatoti fon atti i alprefèntemale. Terciòponifiul luoco medicamelo, I cpiùdiffeccante, o più humettante,o piu caldo,o piti 1 freddo,ficèdo che nchiedc.fel' vlcera diuienpiù mol-1 le per le c vfi poste fu ponili cofe aftrittorie .fel vlce-f ta fi gode fife fi’'1 Profir‘du, poni m e te,fé ciò amie vr tip TRATTATO tic dal vitio humori aerilo dalla malignità della vice vai o dal medicamento troppo detergente, ebequetto rodendo la parte vlcerata procrea molta fanie, et re de più bumida l'vlcera molti s’mganano, che mentre chepenfano Li virulentia, & tal'humidità fuperflua prouenir da malignità della vlcera,affrentanfi di po ner fui luoco cofe, che maggiormente fon detergenti, & così fanno la vlcera piti profonda, &più ebeaua, & più calda:& alcuna fìatalaconuertonoinnatu* radiflegmone,onde l'infermofente laerofione,&la mordicationei&per tal caufa affai volte il ferito, ne uiene aflar molto male,cÒ deteriontà della ulta fua, quando non fi auuertifce a tutte le cofe necefane, & occorrenti. Il vento di meggo dì, & l'bif idità del-l'aere congionta con validità, nuocono grandemente alle viceré, <&• le fan putrefatte, che l'bumidità, e U validità cangiante putrefacciano, chi vuole più giudi cij legga i prono fichi delle ferite, che trouarà quanto in tal materia farà necefj'ario, & oportuno. Delle curationi vniuerfali delle viceré. Cap, LIJ. 1 ondevicta la curation ddl' vlcerj, ancor che Le cofe* chefedano d dolore,aduerfuno deli’ulcr ^atrend. Pu re a [cacciar la vehemcntia del dolore, Uijual più mi porta, che non fa l'vlcera. Et che fa il ve ro, ft vede che quando vna vlccranon duole , l'vlcerato non fene cura, & non ne fi ftima nijfnna, quanto fenorL» > l’hauejjè : ma quando vifente dolore, in quel cafo te-rnc affai,& ne fa grande Birna.&vi fa grandiffime ,j prouifoni di rimedi] per liberarfi dal dolore, ilqual tanto l’offende,&tormenta. A curar vlccra con humore, ogonfiatura del luogo. Gap. Lllil. C* ^Ana primati umore, che altrimente non fa-O narcsit mai la piaga . onde fi dettefchifare, che flegmone, ottef altro humore non nafea nel luogo ulcerato: che fedo non fi può vietare , fcuricoru, rimedi] dicati a qnejto : vedi il Uh. d’apoBcme , che ti darà fera notitia, del modo, che fi debbe offer-liare in tal curation delle piaghe vicerate : cofa mol-toneccffaria, a tprofeffori dell’arte. La curatione delle parti vlcerate occupate da flegmone, fi facon medicamenti, che del tutto leuano il male, & fe vi hfeiano qualche poco, doue [gene ti marcia,vi fi de-fiderà medicamento acre, che cani fuori la marcia* &fe la pelle d’intorno è fiottile, & fi vuoi liberar pretto l'infermo ; tagliala . Se la infiammaticne occupa l’viceré, o ferite fiefebe, vfa medicamenti ti 3 difz ' trattato .. 'Ribeccatimi & che fcaccian la infiammatiotje.il vi* no è laudatifiimo i & la pojca. fi Uforditie occupi con infiammatione i le jfkràvtileil lattarla con ac* qua di meletpiglia vn pomo granato}&■ cuccilo in ui no, & tritalo > & ponilo sài &■ quefto è mirabile ad ogni infiammatione.fi con l'ulcera vi farà la erifipe* lamedica come defcrìtto è nel libro primo. Et fi vor fai vn medicamentoiilquale fia digrandiffima vinu per tali effetti i ricorri alla lifeiua fatta con alarne di feccia3 bagnando fpefìe voltefopra la infiammatio-na& quello bagno ti farà ueder miracoli. & e fiere* to di Leonardo Fiorauanti Bologncfitcofi in vero da fàrfiupire il mondo iper la grande operatione> che fa in tal materia. A curar l’vlcera ammaccata. Cap. L V. Vite le viceré fi deuono cfiìccare 3 eccetto le_) ammiccate3 perciochein quelle presto è da-> muouerela marcia ) &le carni ammaccate nccef-finamente fi putrefacciano 3 acciò in nuoua carne fi generi. cPoniamo adunque medicamenti calfa-denti j elr buine [tanti 3 quando fi deue muouere Iclj marcia. Ottimo è l’emqiailro fatto di farina d’orgoj di acqua,<& oglio,o fatto dì pane,d'acqua3& aglio. Similmente fi fomenti il luozo di molta acqua calda. di c r r v g i a: to , torco > & oglio di gigli bianchi , d> conferire 1,1 àfidi più d.'ogni altra cofia, che fi a. f 1‘, A toglier via la carne fupercrefcente nello viceré. Cap. LV i. i O / v/d medicamenti c/ficcanti, come chryfocol~ r O la,cbalciti, vitriolo,i quali feh brufacrai,manco roderanno . Item fior dirame, maè più potente artigoceris. Le fiali abbrufiiati cotfiun.ano le carni flaccide,&lehquefanno, le carni già creftinte troppo, acquifiano le croste dalli trochifiu fihushani trni, &Jparfiflopra. Item da quello medicamento , Recipe calcina villa,/"caglia di rame, incenfiogrofia-tnentepeflo parti vgudli.a talpropofito fi vfii,l'vn~ guento egutiaco. Quando fi pongono fin i luogo que~ medicamenti caitflici, <£■ erodenti, kparticir-conuicine richiedono cofie refrigeranti, acciò non, corra laflujfion degli bnmori nella par te vicerata. poficia le erotte, che barai fatte /opra le viceré fi rifioluino, & Uvlcera fi fiani. eSPCa /opra tutto vaie la [ohition del htargirio d’oro, con ogliorofia-to , ana , mi fi. e, eh' fìa bemf/ìmo rimenato, fino a tanto, ehefi fàccia belliffima forma di vnguento, & quello fara rimedio ottimo, & ranffimo incafo tale, quello e vn fecreto di Leonardo Fior alianti Bo logHefe,ilqualefh miraceli molto grandi in fimili ul-cerationi. H 4 Cu-' Curationdella vicera con durezza, & decolv-ration delle Jabra. Cap.. LVll. E le labbra della feritafian decolorate, & du-O re,fi taglino finalla parte fana, o fi fcanfiibino, acciò indi e fa il fangue; & adopra le ventofe: calia-tofanguea baHan'ga,poni sii vna fpongia ftn^a hco 're alcuno : pfcia ponili amo medicamenti defecanti.fe anco bifogna vn altra fiata canard /angue, ca-Ualofimilmente; che faràmoltogioueuole: perciocbe prohibijee gli bumori, che concorrono alla ferita vl-cerataj& fi grandi/Jime dinerfione. Et per cf nettava glorie è necejfario di cattar il fangue in tal cafo: acciò fi vietano per z>ia di dinerfione, tutti quelli accidenti che poteffero fopr’ aggiùngere , & offèndere il luogo , già perturbato. A curar le varici, cioè veneingroflate,chemet tono capo nell’vlcera. Cap. L Vili, ^T"1 ~4l maniera di vicera è molto diffìcile da fiina-A re ; curerai le varici delle gambe , & d'ogni altro luogo della perfona (eccetto che ne i tetticeli) in tal modo. Taglia per diritto,&per lungo la pelle vicina alla vena ingroffata, & taglia leggiermente-^accio non tagli la vena: & denudata la vena, attrahi-iacon la vol/ìlla,& ticnla fi)ff>efa>&cacciali di fiotto via un aco con due fih;& effendo dilatata la uena ingroffata, come fi fa nella flebotomia , tagliala per fnc^o ) &caua quanto fatiglieli pare , &con vna cor- Dr C I R v G I A. tfr cordella poijigarai la vena alla parte di f>pra, & tj' IO Jcndo elcuata la gamba in alto, prani coti mano>ac-ciòbennefca il [angue, & [orbilo via; fatto ejneflo ^ iigarai la vena con cordella dall’altra parte. "Pofaia |( parte della vena, che è tra due vincoli,o ligature, „ Subitamente tagliala uia,onero lafaiala fiare,acciò fi , putrefaccia, & cada per fi. legbifi il luogo, posagli , sù vna pe^ga intinta in vino,foglio, & nengafial da curation della vlcera,&fi le ponga medicamento atto a generar la marcia,nclqualc bagnifila tafia.il te Pio fi faccia a modo di curation di viceré, lo in[tr~ tuo Pila a rtiofio , & tenga alta la gamba (perciocbe ini per la maggior parte fi fiala varice)in alto.jjcio-chefieeglilateneffea baffo, le correrebbonoglibu-Mori, colui a chi fi taglia la varice, babbia alquanto Mangiato, mafobriamente, quePìaè la miglior via, cbe tener fi pefia. Et è da fapere qualmente varice, *ion vuol dire altro,cbe tagliare vna vena attramr-fo,&con filo ligarla, chcnongettinientedi fangue, ■coeldavna banda,come dell' altra: & quefl a operazione fi fa, quando vna vena porta troppo fangnead cucuna parte, & riempie le vaie capillari, girle fa grò fi e, di modo tale, t he quel braccio,o gamba, onero altro membro, doue concorre tak maledutione,fi fa tanto groffoj& incommodo, che è vna cofa di Pìupo-re: &pcr vietarequesio inconueniente, molte volte fi fa quella ri[olutione,di tagliar le vene attrauerfo, per diuertnctal materie, tanto nociutagli buominì del mondo. A cu- A curar la vlcera verminofa.cioè piena di vermi. Gap. LiX. A Ccìò[cacci i vermi dalle viceré> [caccia la bit-' nudità,&la putredine,onde i vermi na[cono: ammalar.ti i vermi, & cauerai la putredine cotL, [ucco, & decotto di abjintbio, &di agrimonia, 9 centanno ,o marrubio, o di calamentbo, ilqual è la prima Jpeue di calumititha.Dio[conde dice,di tal[uC co fpargi speffoponilo nell’ vlccra. Laudafi quefto' medicamento. P^ccipe cernfia, & polio v°ual mi[u-ra, & vngi con pece liquida. Trla perciò il cauliico di Leonardo bagnando tutta la [enta dentro , farà nuracoiofo effetto : perciocbeammala gli vermi? <& mondtfica la vlcera da ogni putredine,che vi [offe, & per queffacaufa tal medicamento è miracolo-' fo, & raro. A curar l'vlcera rorta per fe, & complicata_r con corrutuone di offo. Gap. LX. O Ono alcune viceré, che offendo fatta loro la cica-' Cj trice,non molto tempo dopai fon molefìate da infi ammatione , & dinuouo fi rompono da fc, e fendo vitiato,ecorrotto l’offa-,molte volte la carne mene al la cicatriceitalcbe il luogo fi credeperfettamente ef-ferfano. Nondimeno per corfo valido d’bumore,dal-l'offe putrido in profóndo n afi e i rifa m ma ti onc, marcia, pertiche fi rompe lutarne. Quando l’cjfo e CQf~ DI C I R V G I ^ ^2 tOnotto,dinicngrafìa, & neroiccariofo.la cutauon flà nello ejjìccarc. farai cadereprcjtamane le fcjuam-ftie dell'offa putrefatto, [eli poni radice di peiiceda-tio trita, medicamento mirabile per far cader lc^> fquamme dell' ofìa, &per far naf crc nuoua,&buona carne, fìecipe anftolocbia,ìrws,mirra,aloe,fcor-\a della pianta del panace ( diati ferw fa il ficco opopanaco) canabil (che è vnajiccicd’vna ccrteu, terra minuta, come arena,penfo che fa l’crc trine,) adusta ,fcoria di rame, fcorsia di pino, ana, parti dognali, con miele fàcciaf empiaftro, conuien denudare l’offo vitiato, et corrotto, con tagliare,&fe’l ut tio dell’affo corrotto fa molto più largo, cbel'vke-ra; taglia via la carne, fin che fi veda l'ofìo integro. Effondo denudato l'ofìc, tutto quello, che è grafo, & corrotto, brufcialo con ferro a focato , &' bru-fialo una , & due volte, conte fi richiede : acciò fi muti in miglior flato, o ahnen fi rada, finche appaia qualche fangue , ilquale è indicio di offa non corrotto.iste fitrai altrimente quando la carie, & la nigri-tieè alla cima dell’ofo: ma allhora abbrufeia alquanto più col ferro, oradi, fe tu radi, audacemente caccia il ferro, & fa presìo ciò che vuoi fare; hai finito quando L'ofìo è bianco, o folido. Se vedi nell'ofìa la bìanches^ga il vitio della nigritie è finito. Se Vedi foto l'ufo, non vi farà carie: ma pur vegga fi vnpoco difangne. Se la carie è profondata ncll oflo fàcciafi molti buchi, <& fpefi con trincia : quali buchi tanto penetrino,quanto è l'altera della carie,epèr tai fonami fi caccino ferri a focati, finche del tutto fi ficchi TRATTATO chil’cjfo.pc fiia fi rifoluerà ccsì,ciò che è vitiato>daì i'ofo inferiore, &lacaui:à fi empirà di carne, & 'vfcirà mediocre bit more, o niente. Se vi è la negri-tie ,ofe la carie è paffuta anco all'altra parte, tagli-fi via,&tutto quello,che è vitiato,fi cani, dopai il ra dereboflb, è buono che anco adopri il cauterio , che fe la corrottella dell’ofo ha origine da bumidità fife r fu a, & eferementofa, come fi vede quaffempre: non ri è rimedio più prefente anco, ne più ficuro,che il cauterio attuale ; come chiamano ; dò dtfficca, & infuperficie, & in profondo, a modo di fuoco attuale. doppo queffa aduflione fatta con ferro affocato, f pone dentro aglio rofxto caldo,onero aglio refato mi-fchiato con chiara di otto , per i tre primi giorni : & per altri tre feguenti fi pone rofo di ouocon aglio ro-fato. dopai s’infonde il Putirò con mele rofato, e continuamente di fnpra fi pone vn mondificatiuofino al la csfoliation dell’ofo, eìr con la poluere del predetto empiajiro s’incarna,&fi cÒfolida. Tria volendo fare rimedio più efficace di tutti gli altri , che farà fenga tanti trauagli, & dolori àelpatiente,tupotraitifare il balfamo artificiato di Leon ardo,de frìtto nelh fuoi Capricci medicinali, ilquale è in virtù di catido temperamento, gir perla fua virtù viene a mitigare,con feruare, & fàrcia feparatione dell’ofo gnaflo, & parimente aiuta la natura a volerlo mandar fuori fnf altro aiuto di ferri, ne di altri artifidj, che noci ui fiano allo ammalato, ma farà l’opera con grar.dif-fma de frigga , & homi c del cirugico ; & questo c vnfcreto de’fecreti: cofa molto fupenda,& rara. DI C I R V G I A. 6i Delle viceré, che difficilmente fi riduconq a cicatrice muecchiare, &dellema-ligne. Gap. LXl. "T T vvfr/f /òso /e caufe » per lequah s’impcdifce Az_, V finità di tali vivere, le labbra callofe3 & dure dellaparte efulcerata non lafciano fanar I''pietra^: la intemperie fent^a tumore preternaturale > cbe_j, fia nelle parti vlcerate. la intemperie congiùnta con alcun tumore i vna varicefopragiacente> il vàio di milita i il vitto nel fegato: anco l'imbecillità ddlas parte inferma ( larjual'è vn intemperie ) trabe in molti meft la curation dell'vlcera. il fucco vitiofo per tutto'l corpo allungale viceré 3 & le fi contumaci: anco la troppa abbondantia d’hmori non meno conturba le viceré 1 & rendete difficili da curare, Odiai tutte caufe riducile in due , [cioè, in diiìempe-ric della fabietta carne> & dell’bumore confluente. Se,vuoi curare l’vlcera che difficilmente fi riduce a cicatrice, 0 maligna contumace, oinuecchiata : è neceflario a canate le caufe, che le hanno a generare ; pofeia verrai alla curation dell'vlcera , con tutti quelli auertimenti, rimedij, & ofleruantie,cbefono conuenienti in tal cafi: ór così la materia fi rife,lucra in bene:ma fie vuoi curare l’viceré maligne,& che difficilmente [pigliano la cicatrice,efficca validamente, ma fienai mordere. Iffieflefon differenti dall’altre viceré in quefio, che ricercano medicamenti bene effìccauti fenda mordere, & ferina erofionc , che le cofe, ebernordendo lavlcera, ór che iui eccitando ma- T R ATTATO maniftfta efajperatione fan dolore,irritanoglihumo ti influenti, & fanno infiammationin medicamenti t che Ji bdno a eleggere fi ano aflringenti, et digerenti, e così repellenti, ciò che irifl;tifce>& dtfcuticnti la co fa adherita alla parte indifpofla.così dtjjìccarai fen-%a moifo,& crofione, fle tu tnifei infume tal proprietà,ancor che il medicamento compofio di erodenti, et astringenti,necejfiriamete fa valido-, nondimeno la forditic, e la copia della bumidità di tali viceré, tolgono la rofione a firmaci valenti. Se còfdcri diligcn temente, onde nafea la forditie nella ulcera, vedrai che nafte,o per ejfer ro/iccato,e colliqucfàtta la carne -,o perche la vlccra richieda medicamento atto a canaria forditie, & quello che hai impoflo nò fia tale.V edita befiialità de' nostri cirugici,fe veggono la ulcera piàfordida, dopai che hanpoHo sà una fiata, o due,vn medicamento fuo fhbito fetidapenfarefe ciò attenga per U rofion di fàrmaco,ne pigliano vn altro fin mondificatiuo, & più acre: onde cjfendo adopra-to la ulcera diuiene molto più fo r di da,e he p ri ma; & la forditie fifa per efler colliquefatta la carne dal me dicamcnto, & così dcgcnei a in marcia vituperabile quando fi vuole adoprarvn medicamento,fi confide rife quello conuiene alla natura dell’ulcera,fefia ve-hemente, o debile, o mediocre ; 6' fipere fe quel medicamento,è veramente atto a tal cura:percioche vi fono molti rimedij che offendono, dalliquali alcuno, & per dar dolore fuperchio, et altri £ bauer odor penetrate,« fafìidiofo,alcuni che hanno virtù attratti-m,&altri riUrcttinate che lfiniirerosfi vcdemol te C I R V G I A, tc -volte>che con quelli rimedij,che vno fifma vrial-trofi Stroppia, ouer muore, &■ con quelli,che ad vno gioiuno, ad vn altra nuocono. Si che per quefio non giouafaperfare vntioni, ne vngueti,necjjèr copiofo di rimedi] : ma Julo èneiejiario alCbuomo di tal prò- teJfione,bauer buon giiiduio,efapcrlo applicare,nelle cafi opportuni,& necejfaru; feguitaremo atiuque, & qmui paneremo medicamenti fimplici, & tòpo fittici auifaremo quaifian itali duo moderati,oucr debili. iDcfiitca moderatamente la terra ligi Hat a, cli-inia,ouer catbimia.fiponi la elmia trita nell'aceto, ouer nei vino chiaro difujlantia, al Sole piu giorni quado fono i dì cani cula ri,dimene (ficcante fi anco Li triti in acetoacre,elaficchi,ela riponi!Iuccaat-to;Upotraiinjpergere conucnientemente,fu le viceré gradi.Tià vaienti fono cbalcitis onero co hot arche è ■bficcic di vitreolo, abbrufiiata c trita a modo di clizia,officiata, ty pcleei regata.Cabotar cber.o babbi a prouato il fuoco, è di tata efficacia che induce an co le croftc. Calcolar lanata mica dcffcccajibc la bru fiata, &■ è meno mordace; il verde rame,è di virtù filmile ; ma il verde rame non brufliato è troppo e fficace,come è anco la calcolar non brufiiata. Cabotar a fi ringe alquàto,ma il ebaleante a fi ringe molto più, gfi ficca vebemcntiffimamente. Mi fi & Son fin cognati di calcolar, nafi ono di vna radice ifiefia,et questi tre che fi comprendono fiotto il genere del vi-triolo, filamente fin differenti per maggiore & minore. ^Antimonio defjic ca più a fi tinge, che non fa il Sori. Defiigc è medicamento attiffimo alle viceré (he TRATTATO che per vitio di bumidità difficilmente pigliano / cicatrice,perciocbe dijfecca valentemente, ancorché fio. alquanto mordace,olirà la qualità acre,et po~ lentia acre,ba virtù ajlrittoria: ma colcotar nd brtc~ faato , & il calcbauto riprefintano forese maggiori* Ogni fine di ahimè di ficca bene,& aflringe valida* mente levlcere * e perciò alle viceré ni filino vfa quegli foli, come anco calcolar non byufiiato, & verderame. vtihfin q uè sii, & il nvf, fi bnfiiati filano " laicati lafiiano il morficare,ma fieccan meno. fine ito» c communea tutti i metallici, che fie a bb ni fidati fono,o laicati,fi doma la loro ero filone, & fene va via, Li bruficiati & laicati fi panno adoprare in giouanet-ti eunuchi,cioè caftrati,& m fieniine che filano di pelle bianca . ^Adopranfi anco neglibuomini, c bari i come ancor fe tu in~ {porgerai le viceré con polvere di feor^e di cfi righe, d’ofìa di feppie, & d'altri pefei fintili. Il vetro ab~ brufeiato disecca leggiermente , & ferina mordere, & perciò è conveniente alle viceré, che dfìcilmen-te fi fanano, galla immatura > & fiordo di pomi granati, brufiate efferate fono efficacijfme al- le viceré maligne, & che difficilmente fi congion-gonoj & a ut sic ficcano, & astringono, la fioraci delle cappe trita, & ficca è vtiliffìma, & difkcccc le vlceremalefiie, t. putride. L’anflolocbia, l'iridi, l’acoro, l’artemifia, la radice del panace,il cipero, il dragoncolo, & il gladiolo difjeecano perfettamente; maggiormente diffecca il centaurio, &il polio: di ijucsti è alquanto più debile il Canabili,cioè la terra eretria. tutto ciò è conueniente alle viceré , che difficilmente fi fanano,& a maligne, & contumis ci con i predetti vietarai la flujfon de gli humori, & diffeccarai valentemente il luogo vlcerato, & fetida rodere. In che modo fi vfino ijuejti fimphei aridi nelle viceré che difficilmente fi fanano, & maligne, vedi Galeno, & eletto, eh’alle viceré maligne, & difficili da curare cosi celebra questo unguento* fiecipe cadmia,alume, cnfocolla,an.par.S.fior di ra me,Uquale da fua polla efee del rame, verderame brufeiato parte i.gomma di apre fio, pani 4. cera, aglio rof.ouer mirtino.an. quanto bafia,fanne vugus to. Ma perche vn medicamento malamente può fa- 1 re TRATTATO -* yeti tutti j & perche fon più fìcuri i leni j che i mordii" ci, dcfcrìueremo quitti medicamenti compofni d'ogm maniera,&cominciaremo da ipiù moderati, & cere venircmo a più potenti. Et m prima panerò vn timedio,ilquale farà la corona di tutti gli altri, & fa tàfàcilijfnm,&breue,&è fecreto di Leonardo,il ri medio è quefìo. Viglia rafi grafia, cera nona gialla (ina lib,i, cenere di vite onac. 4. <& metti ogni cofa in boagQi flotta : & fa deflillarc per for^a di fuoco, & quello che vfei ri, fa rà acquay& aglio ;fepa rat v-110 dall'altro, & ferbah per fc : l’acqua farà il miracola fo rimedio per diffcccare: & curare le viceré maligne bagnandole ogni 24. bore vna volta, con detta acqua, & ancor mettendoui ffo vna pecetta bagnata m detta acqua, <£r apprejfo mofìrarò •vrìempiailrodi -.sf ndromaco, alle viceré che com, difficilità vengono a cicatrice, ma non che ftano maligne, & è approbato da Gal. I{tcipe difriges din, 14. fchtuma d'argento dw.40.cera din 5 foglio di mirto onc. 1 o.mif c,& fia fatto empiaflro,fecondo l'arte dei buoni operarfi, & quefìo adoperami. maj vn altro manfuctijfmo.P^cipepiombo lanata din.2-fjgodiodin.q.cadmictdinari.q.difriges dm 4.conte-rebintbina dinar. 6. fmilmente farai empiaflro per tal cura, & vn altro che fa venir la cicatrice , ma-> debile; talché non può fanar le viceré maligne-? • Jfecipe molibdena , cioè piombagtne dramme 2 5* difriges dramme 4. vitnolo dramme 11. &s- m*~ fy bmfato dramme 4. terebentina dramme p- cerei-, aglio di mirto an. dramme dieci ; in quelli medi- DI C I R v G I A; 6$ carienti quel che fi può liquefare , fi liquefacela , difficili da curare. l\eape pece ftcca din, 25. ruginerafia dinar. 8. rame bmfciato dinar. 5. fiquamma rojfa din.8.ladano òncietrej vino ottimo oncie fei. fucilo medicamento colimene anco alle viceré gonfiate 3 &■ concave. il luoco tengali hgato fino al quarto giorno 3 cuoci ffiuma d'argento ncll’o-U03 fin chefiano alquanto Jpcfiati) poficia aggiougilì fquamme d i rame & rugine 3 fin tanto che fi liquefa-rà> poficia aggiongehpece. quando ciò fi a refrigera-t03 aggiùngi ladano trito nel vino3 ma cautamente > acciò non fahfca fuori dal vafo. & tai cofe3 ebepo-Hc fiano a fuoco j ilqual moderato fia3 và mifuran-dole. Medicamento mediocre alle viceré moderatamente maligne.l{edpe rame bruficiat03 & rugine an. onc.i. ahimè di piuma 3 onc.me^a. ceraoncie due&‘ me^a.queiìo c! temperato difacultà.manco morderà, & diuerrà più manfiueto, fie in luoco di ahimè di piuma adopri difryge,.^ rugine brufciataife tu vuoi ((purgare le fibrditie > aggiongi megga oncia di fiquamma di rame, et quefio fi fàccia con cera grafia» & frefica. fe fia ficee a 3 & non pofia commodamen-te adoprarjtj temperala con aglio mirtino, finche ella diuengamolle 3 0 con aglio di cìdorij, 0 con terebentina 1 cJftt dicamentcrpiu valido alle viceré ma— ligmjfimc» & cQìitumaciJJìmcj. Uscipefquamma TRATTATO di rame, & rugine rafi ano. oncia ma, cera lib.ntc* ^a,terebintbina oncia vna,& tne^a, dipoi ciò com-poito fallovenir molle, & pigliai ai vnapevga Larga, & nelme^o pondi tanto di quejìo medicamento quanto tenga foto la vlccra, & d'ogni intorno pori gufi medicamento che /caccila fiegma, ogni tre gioir ni cauarai queflo dalla vlcera , & mitigarai il luogo con fomentatwni,&forbirai l’empiaslro,et lo farai molle, & nuouamentc lo penerai fu l luogo, fin che fi "vede venir la cicatrice. Medicamento vcbemcntc, & micigatorio alle viceré maligne, [{ecipe cera otti-ma graffa, & frefea dram, 8.fé no di torojterebintbi-na,piombo brufeiato an.dram.^.adopralo con tafta* mettendolo fiottile fopra la tafta, acciocbe nella ferita vicevata ,non veniffe a far qualche difordine, come attrahitione d'humnri, o relaffatione delle parti offefe, o altre firnil cofe nociue all’ammalato , lequa-li potefiero fhr nocumento : ma alle viceré differate, quali molti hanno cominciato a curare, negiamai le habbino potuto curare; empiaftro approbato da Gai* è miracolofo. Recipe fori, oneriti fino luogo fi può torre vitriolo onc.zq.ahmc di piuma,calcina viua, fiotta di pomo granato ana on. 16.ine enfio,galle non mature, ana on.n. cera, onde i zo.fieno di vitello* onero affongia di porco mafiebio vecchio,dram. i6o* Oglio vecchio, bem. i.onc.g. tritai/empiici fieccbi,&’ àdopra tamigio fottiliffvmo,et tritale vn altra fiata, i[empiici da colliquare, filiqUefhcciano,& fi cauino dal fuoco, &fi ammifiebino co le cofefieccbe, e quii do queflc cofcfian benvnite inficine aggiongerai l alug. DI C I R V G I A: 6 j fu E ) l inccìifo >foYi} & la calcina j già tYiti nel vino aslrìngentc,& lo vferai.nelfare qmjlo medicarc elo Gaì.vipo-ueaogho,e grafie di 40. anni,& fen.ptc ft nana le viceré di lungo tèpOjrnaligntJJìme,&difiera tijjime; fe nella perfona fcfiecacocbimiaj cioè tanmi humon, vfa medicamento purgante;pofaa idem alla, cura della ulcera. Volendo far queftapurgatitene darai, come faria il firoppo folutiuo di Leonardo, j. ritto nelli fuoi Capricci medicinali,ilqual purga le parti lontane,et tutti gli humori maligini del corpi ,' urga il [angue miracolofamente, & difpcnc il corpi ,& le viceré a riceuer perfetta curatiene, & apprefio questo tupotrai fare vn altro medicamento alle viceré maligne ne i corpi molli. I{ecipe cera lib. 1 .biacca on. 8.aglio roflib. 1 .fale ammoniaco on.q. fquamma di rame on.i.imifo,alume,rugine,fcor'za di pomo gra nato,cale.vma ana on. 1. liquefa ciò,cbedeui liquefare, & lafciar rajfreddarc,& mifebia con cofe aride trite nel vino,e cuocilc con fuoco lento. La quarta intcntione, effondo rettificata la dijpof tiene,che alla confolidation ripugnaua: cì foneremo a curar il luogo vlcerato. lo cmaremo crn le ifìejfe m tentioni, & modi fopradetti nella curation delle ferite coricane, tìdlequali è fatta qualche perdita della fo ilari; perche la curation delle rlcere,delle ferite,delle apo-fteme tanto ccommunc tra fe: non timarauìgliar,fe Galeno ha mifcbiatala trattatione,et la dottrina di quelle: ma perciò baffi da auertire amolte cofe nella curatione delle vicere. la prima cofa, che fi dette auuertire» è che fi ricerchi di wnjerua re Camma- TRATTATO _ lato fenati dolore ) la feconda prohilìrc alli malihtb ynoriiche non concorrino alluogoj & alterare la vi-cera altra modo:apprefìo cercare con l ordine del vivere >& con li rimedi] conferuar l'ammalato dalle fe-brì accidentali; & queste fimil cofe fono molto necef-fariein tal materia, & così offeruando lefopradetts cofe nafeerà il beneficio dell ammalato, & l bonorc, et gloria del cirugico, che vai piu che tutte le ricche^ %e del mondo iiifìeme, perche fola fama vìuit. Delle viceré più famofe, dell’vlcera virulenta, o famofa , dell’vlcera corrofìua, ouero eiedente. Cap. LX 1L *VT lAfcono da gli b umori c attlni, muffirne bilio-fi acri,&■ mordaci,iqualiper adufiione acqui-fìano malignità. Naf ono per il più dopail’berpe-tc, <& pusluleprurìcntb icqnah hanno eccitato l'bu-tnorbihofo, & acre'. Et nafeono dopai le ferite, dove fiano adoprati medicamenti mordaci, la fahatiotl vuole buona ragion di vivere: purgation del cattino ficco, & acre, & erodente, & rimedi] locali. Toniamo che vno del tutto fa fano, & per grattarf vii braccio egli babbia eccitato vna pufiula : pofia per grattarf ancora, la pullula rotta babbia eccitata-, vna vlccra di mal colore,et che roda difigualmente, & L’vie era babbia sfornato fuori in quattro, o cinque giorni. Confiderà gli accidenti ddlavlcera, &, 1 fegni apprcfntati da tutto il corpo , & così ritroverai l'bimorpeccante,, efubito adopra il medicarne^ DI c I R V G I a; <$s to purgante) come primamente femprefi dene cattar1-la caufa effettrice/fe vedi la parte cfulcerata,& ro-ficata>fopramodocfjer calda) nfrefcala con cofe fri-gide)tìittice;deficcdnti»Caua adunque tutta la vice-ra ) e tutta la parteefidcerata con acqua alutrtinofz» questa faccia gli bumori influenti) & difecca, o/ gioueraifommamente : potrai anco bagnar il luogo, con acqua di piantagine, acqua rofa> o con acqua di fucina , cioè acqua in iut i ferri affogati fi ijlingua--no. Et acciò difendi il luogo dalle flujflonuungerai le parti circondanti di vnguento di bolo ameno) & po ni nel mcTggo della vlcera, poluere dcfjiccataria) come di litargiriojpiombo brufiiatO) tutiajantimonio». rame brufciatOìffodiO) che flano lauati’ 0 pavere di feors^e di pomigt anati. Et piglierai vnatenta>ouera Vnapesgga } & la distenderai d’vnguellto bianco di. fbu/ìS)0uer deWvnguetO) che piglia lafedapane di litargiriO)0 d'lingueto diapomfoitgoSìfop» a talpolue re)0 tentapoflanella vlceraponi unpiumacciuolo a guato dipofea acquoft)&, zfa la deligatura cip> mii> tejdi cui nelle ferite babbiamo fatto mentione. Guid. fopra tali viceré) quando l’banca lanate foneua falò yna lamina di piombo perforata>in cuifofje enfi fa In virtù dell'argento viuO)Con acqua di piantaginc)& ligaua coligatura espumcntC) talché il piombo3l ac qua aluminofajet talhgatura fanano mirabilmente; la hgatura è di due mamere) & fi fa cvn vnafafaa) onero con duellò due fa così.Fai ai andare vna parte dellafafeia dalla vlcera alla parte fuperiore al male) & far ai andare l’altra parte deda fafaa alla par X 4 te TRATTATO te inferiore del membro, pofcia la farai finire allafiu-periore,fefai con vna faf'cia : quella farai terminare allapartefuperiore. altra gli altri còmodi,che fa tal ligatura,fe la vlcera per fia rotondità non pofia con-giongerfi ,ella fa chef vlcera diuien lunga,la faoglie rai fola ogni due giorni, quando lo faoglierahforbi-rai la marcia con pcsga molle, pur a, & fecca. fe le parti circonfiàtialla vlcera cominciano infiammar-fi,piglia vna pc^fa ben larga, & ponile su il medica mento pbenicmo di Gal. licè fatto di dattoh,o qualche fimi cofa ben lanata nel vino astringete, fevipo ni aglio,fia refrigerante, &afiringente,come é mirtino,& omphacmo.fe fia durezza circa le parti del-l’vlcera adopra il predetto pbenicmo, cioè empiaftro di dattoli,&fia ben macerato nell'aglio ueccbio,oue ro aglio dieberua. èc< fa molto ficuraponer alla par tefuperiore qualche medicamento liquido repellente, acciò fi vieti la influffione, & muffirne quando la ulcera è nata nella crure,&la vena difvprafia va-ricofa. fe ella è grande, & non babbi a color rojlo,ne buono,acre sì,& melanccliio; tagliela via al modo predetto: acciò fi vengbi abbrcuiare,&facilitare U curaima molto meglio farebbe il caustico di Leonardo,come in altre cure babbtamo affignato : perciocbt questo mondi fica glorufamcnte fenzga trauaglio di ferri,che fpauentanocosì grandemente li poueri ammalati, che fola a penfinii pigliano fi a fino, & altri accidenti: ma poi fe le viceréff reggino li antidetti medicamenti-, & digio rno in giorno più ere fio. la ero ftone,purga il corpo da vitiofi bumori, & la materin DI C I R V G I A- ^9 Eonglonta depafcentc> & erodente fi cani tet dijj'cci. m con cauterio attuale> & tal rimedio è piti f curo, piti aitale, più preji ante, che ogni altroio adopra medica ineriti acri,come fono trochifci di jlndronctdi Ma fa, di Taffione che habbiam fritti nel libro delle apotte-ene,o trochifci d’asfoodelo,a>uo vi f pone varialo, chiamato caujìico,v è vuhjjimofarfnuo chiamato fubhmato ha maggior forcai, mafe «e pigli poco. trat uvo le particirconuicine alla vlceraf fortifichi mv con cofe nfrefeame pe>petuamente t acciò per n-medii tanto valenti, non fi ecciti lafliffionefe l male ■acafolnon cede a tanto potenti rimedij, nefipojj.i^ quietare la erofione,necefariamentc taglierai via il membro, come vuol’Jtuicenna . -Jfrta pero quella e adira,&crudafententiai &fappiaciafcuno cheque Sìa è co fi da fuggire quanto piè fi puoiperchcjcpai d to, chefiavn membro, non fi puomaipiu >itauaiC, ne mai più vi nnafce. Etpeiò femprcin quejtì cafi di- dferati, non ti feordar d’vfitre il bal farno aitificialo di Leonardo, delqual’babbi amo detto altre volte, vhe queflo benedetto liquore ti faluarà ilmembi o, eon ventof,f arificationi,fanguifughe, epithemati,po-feia venir.li alla curatione dell'vii era,laua lafordi-tie con hidromelle, o con acqua marina , onero falru l'acqua doLe,&adoprala,potfi mondi fichi la vlcera,con unguento aposìolonm,onero vnguento égii-tiaco,onero con il caufiico di Leonardo,ouero còl'vn guento finto con precipitato, &fiìnili altri vnguen-ti.Et doppo queflo alcuni pongono sii vn altro mòdi-ficatino di ficco drdjfen^o,miel rofaio,mirra,& fri na d' or‘Zgi,& vngono le parti circonuicine alla vlce-ra,di vnguento ai bolo armeno,fe la fardi tic degenera in corrottione,H luogo fi latti di oxicrato,cioèj>o- fca acqiiofa,o d'acqua di cenerino di fapone,& s adoperi qiti-fto.cn/piajlro. Recipe dragamo rofto otU'ig calcina uiua,ahimè di rocca,forza di pomi granati? ance ^ ma on.6.incenfo,g4lla>ana one.4>cera>et aglio qua.* to baflthtupuoi anco adoprar qucfto.PyCcipe 'vitrta-1 lo parti 12. colcotar parti io.dragante parte p.cno-f tanfi in aceto, & fincia/ì empia tiro. Tila. pom d'ogni ij intorno unguento di bolo > & pomdifopra pimacci-:i noli dì Boppa bagnati nella pofea acquo fa, fc l'viceré '1 depafeenti, & putride fernpre van peggiorando, fara necefario adoprare ilfuouo>& tagliar via tutto ciò, r che è vitiato, & corrotto fino alla buona carne, che [ la conofeerai dalbuofangue,tragli altri meditameli acri, che f parano il vino dal corrotto, & in tal af-' fnto,qBo è glo riofo,a fenico, onero fublimato, egli [ fermafitbiiamente il r,iale;& catta il dolore,fe lme-dkamentononfa profitto , & che l male più accre-fa, taglia via il membro : ma pur e dura cofa a far talfeparatione,potendofi fardi manco. Della vlcera profonda, &cuniculofa, eh sa mata Sinus da’ Latini. Gap. LXUll* '' T E caufe delle viceré caìiernofe fon aposteme, o * _1 , mah pieni di marcia,tagliati troppo tal datnen-1 te, o vulnere malamente curate , la marcia ritenuta. 1 nella parte indifofla,dimen maligna,acre, & erode 1 tetperciòfa le c aliene, lequah molto difficilmente fi riempiono di carne,& fi confolidano,le differì nfc di tali viceré,fi comprendono col taBo,o con candele di etra. Toca marcia, &buona,non ni effondo il dolore o il tumore,che prima vi erano, fignifica la ulcera ca ncrnofa, riempie fida carne, & fi confolida,fe tu uedi trattato tutto il contrarioiron anco fi fa la conptlalinne>inipt roche è manifcfto fogno che il corpo fa indiffiofto>& rnalifimo preparato ; & la ragione è perche Ifhgli^ effetti in contrario di quel che doueriai & l viceré no oboediponoi medicamenti fanabili i come fogliono fare 3 quando il corpo è in buona dijpof tiene ; & pet tanto potrai far questo vero giuditio i & quella e Ict "vera dijfnitione di tal materia. A curar l’vkera cauernofa, e profonda,ma non ancora caJJola, & ribella. Cap. iX V. O Evi fa flegnionc>erifpela, gangrenama qualche O intemperie fetnplice, o compofla; prima la cura-rai jpofeia verrai alla curatione della ulcera : nella carne nuoua , iui nafee una marcia grof a da i latini chiamata fordes ; vi nafee vri altra marcia fattile^ chiamata ichor,vel fanies;dalla marcia fonile l’vlcC ra diuien hnmida,dalla graffa,l'ulcera fi fi fordida: adunque prima che fi riempa di carne l’ulcera cautt-nofa ha bifogno de medicamenti operanti; et ef erge ti: comincia adunque la funai ione dallo effurgarclt fordideggga: pofeia adopra i medicamenti conglutini* ti;poniamo che in una parte tsìcjfa uifa qualche intemperie, o flegmone, o f mile affetto, & concauita, & ulcera, & marcia: comincia a curarla flegmone, o l’intemperie , al fecondo luogo la furditie, alterco la cauità, al quarto la vlcera3&cominciando a!fleg mone lo curerai con empia ftri fitti di farina di fn greco,di ortica, di agrimonio,cotti in lifflim communi, & aggiuntovi og'lio rofaio a fi.fficientia, & ^tnZ DI C I R V G I A. 7f irò la piaga mettenti modificatine fatto co farina di I or^o, & mel comune, tormcnuna, & aglio > of.& fe ) vuoi curare la forditic deU'vlcera, è neceflano ve~ ij tiirealcaufiicodi Leonardo, il^ualmondificai vice ,i re fardi de ualorofamente,efe vuoi curare la concambi tà della vlcera, adopra vnguento incarnatino, & fa il vuoi curare, & eie at ridare la vlcera, lo farai co vn-) guanto di mia,che cicatrici beni fimo; & queflo è il modo di curare tal materia, tafanarle perfettamen te. ma poife la vlcera guarda con la bocca ingiù, no 1,1 è difficile da curare,perche vie giù la marcia,e proto. niente ella fi conglutina,no firmai linciftone ex ad-i uerfo, fe tu puoi accommodare il mebro affitto, tato r chedalUiilcerauenga lamarciaicomefel rlcerajuf a fe in vn braccio,o in vnagamba,iquali puoi acconta i dare come vuoi,fel membro afflitto nof può comma ; dare, taglialo, acciò non vi re sìa marcia che pollo | erodere leparti circoftanti ,f taglia due modi i ndio ì parte inferiore dell’ulcera, feella fa grande, £> , to’l luogo nò fìpuò tagliar ferina pericolo- ma seprc meglio tagliar tutta la cauità, che ferire ex aduerjo, pur che lo poffl fkrfenga pencolo, & e purgar ai ben il. luogo,et lo re ficcar ai, acciò finalmente la came vi fi generi, la cauità fi riempa, e del tuttofi fani a modo dede altre viceré. molta copia di marcia fi la fri ^ raccogliere nel fondo deU’vlcera innanzi che fi tagli ex aduerfo, acciò le parti deUa cauernofità divenga-no più tenui. è però meglio iljpecillo, o tablo ([opro il a naie devi far la incisone) acciò fi poffa cacciare^ nella concaiiitàfil tafto che caccierai nella vlcera fio. po- TRATTATO peli torcivi non ajpem,^ onta eli qualche co fa > accio dentro fi caccia felina molrftta. qììotoftobabbia vn buco nella parte pojicriore come hanno gli achi; acciò pofi cacciar dentro vna cordella molle, fe bai fatta la inciftone, acqueta il dolore eccitalo per qlla> & jìringifu L’impeto del fangue co chiara di otto et fimi-li.piglia vn altra cordella fe co fi ti Infogna^ & enfila a quella ebeftapofta nella vlcera, acciò comodalo eie fipoffa attrabere nella concauità. la feconda cordella fta intinta in qualche medicamento detergente* & in tal modo la attrabi nell'vlcera.fe nò puoi aprire nella parte inferiore della cÒcauità,&fe no puoi tagliare tutta la concauità fenati periglio :laua tutta la vl-cera co lauande deter ferie; & fe comprendi che vi fa marcia, pofeia adopra cofe che generano carne .dopai vfa medicamento conglutinante* vuol Gal. cbetal’ul cera filaui con melicrato* o co viti puro* alcuna fiata con vìn mulfotil melicrato*è ottimo ad efiurgar fuori la marcìa*&muffirne nell'ulcereebeguarda in giù con la bocca* & il melicrato fola farà conglutinare la J>fondita della vlccra*adopramo poi il vino mulfi ade(purgare*et corroborare* quado refii nella vlcerd qualche poco dìforditie* quando ci imagmcrcmolav carne del tutto efierpura* la quale è regincrata wc-diocremete nella vlcera; quddo cerchiamo cbglittintt tionedauaremo la ulcera co uinpmo*alquato adjhin gente perche il vino di tal forte *cbe è medio tra l dolce *& lo adflriiigete*leggiermcnte agglutina, fd ^u~ more che efee dalla edeauità fta fanguinolento*&fetido * l’ojfmel è perfetto medicamento > imperò che i mon- Dl C I R V G I A 73 mondifìca grandemente le viceré di tal forte j & l.e-[ ua alquanto il dolore £ cfier medicamento teperato* I pi rauche vi entra il mele ? qual e calido di jua n a tu-J rad’aceto è freddo,&fecco, & dipoi accompagnati i'otz il Yììcn'7o del fuoco 3 fi abbracciano diutnt ano 'I di vnamiuM virtù, &fa gran gioii amento, in tal J curami» mia pafe la cava nafta fa pu maligna, 6- più f rdidajana con U]fiua,o ai qua marmalo ahi minala,laqiialcèpflantijjima in taleeffetto. qda ef-' purga fuori potè temete La for elideva, et faccia via ? LaUione dada parte afflitta. Uudafi l vnguento < egittiaco,liquefatto con acqua & mele; co fi efurga-f i«,, & correggerai la malignila,f lo forum U vice-[ ta,vuolGd.che quddo la canna, e molto fard,_da,& h umida, detro fi fòga medicamento piu defecate,^ * detergente, che meherato cerne è il medicamento de II ebarta combutta. P^ccipe fqiutma,galla, minba ava 1 denar.% fandaracba,arf niibo,elateriojLioejucto di * dicunierofeluati co,an.dm.q incefo,din. 5 .vitiio 0, dinar. 3. carta, quanto bafi a dar colore, pig la foco di quatto medicamento , & mi fiato con olio 10-fattocopiofo, & pervn bucottretto, ouerper qualche fiftula mandalo nella, profondità della vlcera>&‘ chiudila bocca dell’vlcer.i confili dipela fotti'Ujac-ciò U medicamento non habbia a vfire ilchefi non vi ttefie lungamente, non cfucarcbbe,pcrcL cla ore-nità, del tempo, nolaf ia operare il medicamentojin quel modo che fi nel.lederla di fare : mafie l vlcercv, fia dittemperie calda , & la marcia che efcfia > offa & ùmile alauaturadi carne ammalai adì fie- feo TRATTATO fio laualo di mclicrato frefco > riclcjualcfia. cotta ItTfr* tetOi^o, rofcj & fior di forno granato faluatico; ma molto meglio farebbe C acqua reale di Leonardo feri? ta ne’ ficoi Capricci medicinali, imperoebe detta acqua bagnando la piaga fiulntOi attraheafie tuttala^ materia circonuicinaj& il filmile fia l’acquafòrte pafi fiata fiopra il precipitato, (fifa ancor bagnando lapidg ga esìrabe fitbito la materia peccante, laqual fcaturt ficc della piaga, & vien finora n era,come inchiostro $ & vfiata, che fia, fihbito allena il dolore della piaga# & lafcia l’infermo confidato: ma fie l’vlcera fia fied- da,& la marcia fia tenue,& acquofa, lauala co mt-licrato, nel qual fia cotto marrubbio, ajfien^o pimpinella, gir mirra quando baueremo bene purificata^ l’vlcera,adcpraremo medicamenti,che riempiono di carne,fie le viceré fiati concaue, dopò vfiaremo icon-glutina torij : poficia quei che inducono la cicatrice^* lAllo incarnare è mirabile l'empi altro apoStolorum# & la cent aure a, fe di quefli riempi la concauità: il fimphitofuccedea predetti, vltmamente la farina di rouighone,& altre cofe cheglutinarpoJfnio,è mot to ufiato quefi oniedu amento,il quale è mirabile a già tinar,o incarnarle viceré. epe acqua di decottiott d’or^iì ho. i. miei rrfiito on a e 3. far cocolla onciei' mirra,imenfio ana onc.i.uino odorifero 1 n.6.cuoca-fi ogni cofii fino che fia a r,fumata la terana parte. cuna volta li puoi aggiungerevnpoco dialoe,quad& bai poflo il medicamento conglutinatorio,piglia vnfi. sfon gì a nuoua,e molle,intinta nel viti mulfo>£t circ ponila-,hgarai con fajeia comincia do dal fondo 0. , quando lo infermo fia bu~ mido di natura, oper qual modo di viuere'■ effrejfa quella bumidità, i luoghi reficcati modciìarncteglu-tinanfhfe il tergo >o quarto giorno da principio j tu ue dimarcia cruda nella bocca dell viver a > fappi che l luogo non èglutinato> &fiponga cu vn medicameli to> che validamente deficca» ma non morda» ne ritiri, la cute, come il medicamento fcirrho di (faleno »vedi nel fecondo libro di Galeno per genera • vuolGuido-ne dopoi che haiimpoflo il glutinatorio » che poni fo-pra l'empiaslro diacbalciteos » cioè diapalma» onero miele cotto con paluere d’incenfo » mirra » & aloe-t* I C3~ vino fi ittico grojìo: & vuole che fi leghi »come di* ce Galeno ad Glauconem»alfiecodo libro.^Alcuni poti gono la tenta cannolata nell'vie era» acciò la marcia: continuamente efea» & pongono la ffiongia $ùla-> bocca dell’vlcera; acciòmegliofi fughi la marcia^: la Jpongia fia intenta nel vm mulfio» acciò pojfa detcr geretfia mollijfima» àccio non offenda» fia nuoua»ac* cicche anco imbibita di acquamarina meglio difiec* chi, fin qua è detto dell’vlcera profonda »flretta» & cauernofa»nongiàcallofa: bora diremo della callofa» cioèfiflola » & affignaremo belhjjime ragioni» tanto tìelli fidenti a del curare »quanto anebor nella pratti* ca, o esfcnentia di operarle» tanto in fittole» quanto in ogn altra forte di piaghe» come feguitandoft dimo ftrerà per ordine di ragione. Della D I CI R V G I A. 74 DelH fiftola, & fua qualità. Cap. LX VI. Hiamajt fiflolajpcrche è concaua a. modo dì fi-. Vj Slola> cioè canna fe la fiftola penetra a gl'intestini è molto pericolofa j la fiftola in vno chefta afi o— fa, <& habbia diucrfc vie, é quafi incurabile; fe la fiftola penetra all’ofio, alla-caiiUagine,neruoy,naftoli ,ve fica, pulmone, vulua, vene grandi,arterie,go-la, Stomaco, tborace, è molto difficile da curare , & tnaffimeconi rimedij, che vftino commmemente ordina vn viue- re attoj & confiderà le caufe della fi fiala j & purga tutto il corpo dagli bumori nemici della naturai comedi [opra ho detto di intentionedi Leonardo» &poi prepara gli bumori prima» fe cofi richiede»po-feia preparala fiftola a confolidatione»copotioni ro-bordtiiér dcficcati le parti interiori» ecco duepotio-nicòuenienti. I{ecipe agrimonia parti tre» piantagine parti due»foglie d'oliua parte unaitaglinfì minutame le» &pesUnfi>& mettanfi a cuocerein vino bianco» di' fàccia fi decottione »della quale ogni dì sù l'aurora ne darai vn bickiero» l’altra potione.I{t cipe ofmunda ('laquale è dettada Diof. felce mafebio) parti tre »ge. tiana parti due,centaurio parte vna»cuocanfiinvin biaco, et fncciafi beuanda da dare al predetto modo. quefla vitima anco è molto efficace a fcacciar fuori le offa corrotte, giudico ejjèr buono che nelle antidette decottioni, fi maceri alquanto di legno guaiaco per qualche bora : pofcialo cuoci pianamente con fuoco moderato, & della colatura fi bona , quanto piace al medico, è detto quanto appartiene al reggimelo vni-uerfale. Quanto alparticolar reggimento. Se la bocca della fi fola è troppo fi retta, allargbifi fino all’uhi tno fondo,feniet e non ti obfìa.jll fecondo luogo deui, deftruere il callo» & la fiftola. Al ter^o luogo»toho Dia il callo,forbì vi a la forditie. Al quarto fe In tftui DI C I R V G I a: jf tà fui he purificata} la ridurrai a fanità a modo dettè altre nlcere^ioè con incarnatini} & con medie amen ti che inducono cicatrice} & con quelli} che generane carne , fe bifogna} fe la fiflola non fi può tagliareti ( commodamente ine da', le il fuoco i Jela bocca fiuai a f tutta la canna, èfimplice, o moltipltcc , nefia largo. - afiav.cacciah vna tenta per allargar ben il luogo:farai la tenta di ffongia ben ritorta, <& ocn rifi rettiti infieme,falle r>n capo fiottile, l'altro grò fio, al grò fio attaccagli vn filo , acciò poi commodamente fi ca-ui, il fiottile caccialo nella fiAìolu, la tenta fi lafei dentro per bore dodici,o più,o mene, finche Infittola, fìa larga afiufficicntict, . Dilatata la fijlola , cioè tabacca, & la cauità, del tutto fi dettruifia la fittola* ciò fi fà in tre modi, ocon medicamenti molto acri* & che disfanno il callo, o cori incifon del luogo,odeto adustione, o con tagliarfenga. far aduflione,cÒ co, tiare il callo adunque fe la fiflola fìafrefea, o no molto inuecchiata , ne molto profonda , o tortilo fa, Ó'fh l infermo ricufi la incifìone, o il dar fuoco: zfia medicamenti} che tolgono il callo} che ve ne fono afiai} & maffime ilcauttico di Leonardo} del quale bauemo detto altre volte àmperoche mettendolo dentro la fi-fio la fubito disfa il callo} & la di fone alla vera,gfi perfetta curatione; ma tolto via il callo, veniamo a la curation communealle altre vlcerett calli fi tolgono,conmedicamento tale,cumcdifopra ho detto',& fe non vuoi far quefto, potrai fare li feguenti rimedif fcritti da nobehe fono quefìi}CÌoè. B^ec.rugine dram« dodici » ammoniaco dram. a. excepta in aceto indù- K 3 t raf/tur in longum &fuint tenta > qucfio e ìlpìà effe* piente rimedio • I moderni vfano tenie di trocifci d'Asfodeli» & di calcina > & faonc^ • T^jde antiche fi si ole, & molto callofe quefto gioita marauiglio-famente. fiecipeunguento egittiaco oncia metta» fo-limato on.metta, hjfia onc.4. acqua rofa vnc.x-arfenico fcropt 1 .acqua di piantagine» on.q* bollano fino alla confumationedella ter^aparte»ftillato dentro il tnedicamento,chiudafi la fittola confili»o co qualche duna altra cofa,acciò non efe a fuori, chefe nòfid den tro lungamente,non fa quaft niente,fe lafiflolaé duplice,0 moltiplice,& breue,et entro la carne gl ifief-ft medicamenti» che toglionil callo fi pagano fichi in vn calamo da fcriucre,il calamo fi ponga alla bocca della fittola,<&• dentro fifioffino,acciò i medicamenti fi mudino dètro. L'acqua forte degli atchimifii è ma rauigliofanellefifloletortuofij&amodo dilabirinto, come ben babbiamo detto d intemione di Leonardo.ilquale ha renduta bonijfima ragione di tal niedi-tameto d'acquafòrte; come tegedo fi potrà Vedere a chi defidera intederlo,per faperne dar ragione aera» & fappiate che quefia mortifica, & dirompe ogni fi-ftola.Ilficodomodo di toglier le fittole è perineifion di tutta la cauità, dopai per aduttione»laqual fi fa co medicamento cauttico» 0 con ferro affocato,le fittole nelle arterie grandi, nerui tendini grandetti, nella^ nebrana, che cinge le cofie, 0 ìparte principale,0 no le toccare, 0 ponili soma diligetia,le altre fi toccano ficuramente, piglia ilff>ecillo,o vna candela di cera, Scacciatola nella filiala, conojcerai sella è dritta* oftor- ^ d i c i r v g r a; jg O narta, le fittole J c’hanno due, o pili bocche, come ]ljft Sitano dentro l'muderai cofi. Viglia vn calamo grofi jifj &■ ponilo con vn capo in vna bocca della fittola, r?/«" l altro capo gettagli dentro qualche liquore, &■ cofi !ir federai doue paffa fuori il liquore, cioè per qual'al-fy tra bocca, onde conofccrai fi fio. vna , o molte fitto-*' le, fatta quefta prona, fi la cauità fia fretta , & -'l nella fuperficie, cacciali il tatto , & fopra quello ta-11 glia con raforo : &fà fimiltnete,fe vifiano tortuofi-'I tà,<& quefio fi fit,fie Vi fi ano più ratnicclli della fifio-11 la , quando hai tagliato fino al fine della fi fola , po-' fiigH tenie bagnate nella chiara di ouo: lequah nò la-’ ficiano chiuderei'vlcera. }lgiorno fegutnte le darai 1 il fuoco con ferro affocato,o vferai qualche medi catèto caufticojopoluere d’asfodeli, arfinico,o fimile i che fiaadurente. ^Auicenna gli pone argento vino I fiiblimato, per il che niente di corrotto, di callofo, o ■ ffetcrnaturale retta nella vlcera,cbe del tutto non fi • diffecchi, & non fi tolga via, & cÒfumi'.ma Lconar- • do e di cantra ria opinione, imperoebe il fublimato di i jua natura, cofi fien^a altra prepar atione, è fuoco eterno,et infernale, e da dolori infuportabili,che non fi può tolerare, induce varij accidenti, e ff afmi, gir infiamma fa male affai, g? per modo infuno non è cofa da vfare: maimperòfe la fifiola per diritto vi ben a dentro , profondijfimamenie quanto puoi, gir quanto ti è lecito, taglia con raforo, gir d’ogn intorno leuavia iltallo, al predetto modo, fevire-Fta parte del callo, adopra il medicamento caufiic». fernetta parte del callo vi fia refiata, ne voglia ce- K # der ' trattato der al cauHico; adopra ferro affocatoj ma fopraponi cofe refrigeranti, & reprimenti, come vnguento di piombo foluto,o di htargirio,ouero aceto: ma meglio farebbe il latte vergine di Leonardo, che è vna cofcj diuina per tali effetti: & quello lo trouarai fritto nelh Capricci medicinali, & così anco nelle parti cir conuicme, che le parti che fon circala fiftola,fempre hanno qualche infiammatione,per la gran copia d hu inori maligni, che vi concorrono , &jì ingroffano in quella parte,& dannograndiffimo danno alluocoof fef>: ma peiciòfaperaifi’l medicamento acre adurcn te haboia operato a fufficienga , quando l’vlcera fi inalga,e gonfia,onde fi ne fià così per tre giorni. Dopai la al, fi ione, & e fu catione ~vfa nei primi giorni medicamento mitigatorio, comeoglio co roffo di ouo mifcbiatojp feiapanerai sù,che rtfolua,et disfaccia le crofe,già fatte con ferrò affocato,o co medicamen to adarente, il butiro adunque farà atto, o altra cofa graffa,& vntuofa: ma non et far di vfar tal cofa,fin che le trofie non fan rifoluto , & conuertite in marcia, & fi fola fia moni ficaia allhora,quando la mar eia fi vede ben cotta, e poca,effendo Hata mangi crii da, & copiofia, & di mala digeHione,atta a non Inficiar far la cura con quella bmtità , che fi richiede-ria. yA dunque il tergo modo di guarir la fittola fifa per incifione,fenga cauterio,ne attuale,ne potentia-le: perciò fìnta la mcifiìone all' antidetto modo,fin fondo della fittola,tutto il callo fi tagli via conrafo-ro,tal che tutto il luogo refti puro, & mondo da ogf1. forditie, il che conofcerai, veduta la carne viltà W Dr C [ R V G I A, 77 la veracautìonedella fiftola. ^Adunque allargata la fittola jtzdopraremo i detergenti fe m retta farditie^c ine amanti fecondo il bifogno>&- così leuato iti a'il tal lojfc uifia fordide^aAaua il luogo di uin nìulfogo di a qua in cui fia cotto rettigliene aggiontoui del miele; citer vfa quetto medicamelo diuinijjìmo apitrgar le fittole,ma la intention di Leonardo è,che in quefto cafo fi debbano lattare con vino, che vi fia dentro poi tre re di vnberba chiamata pie di gallo, & poluere di cantarelle, '& di radice di vitii ell.i,cbe fi chiama tamaro : & quetto dice e/scr perfettijjìmo lattamento per tal fittole: ma dopai tolto il callo. Recipe trementina lanata inacqua vite onc.^.fuceo d’appio, ficco dicinoglofio an.dr.6. mieirofato colato onc. i.ernc-t^a,arifologia rotonda dram.v.farina di lupini onc. mesta, chocanfi t ftccbi, &la trementina con miele Tofato,fin che faran confurnati la meta deftcehi, mi fiia poi tutto’l retto , fe alf antidetto medicamento ajlerforio aggiogerai un poco di mirra,di fa nocella, ài radice di petteedano fiocca, & inde,a vgual mifn-r a,far ai vn incarnatino perfettijjìmo da bagnar don irò la tenta, quetto medicamento conglutina la fi foia, & la dejficca,& fortifica la parte offefu,&c mol tu buono.fecipe acqua uitc onc. due, maina fi a one,. I-micle rofato dram io.mirra, radice dipcucedanó trita, an.dram.2. forcoeolla,aloe epatico an drà, i. emcspi,tmfceA^poifa bollire ogni cofa a fuoco tvm-fcrato,&viéfowkollore, &percntterio o riddar io, fitcciaft anitre' d&k0 in fittola Medicamento alle fittole, cbe tdceanwfajlp. B^xipe fjuamma di rame. trattato r agi n e , ammoniaco, thymiamate parti eguali, conJ aceto trita et fà troafco,gir farai terne eguali all a fintola , gir dentro le caccierai, quanto ilmedicar del-l'offa corrotto , di fopraè detto. Ma perciò l e da fa-pere, che la maggior import antia, che fa in questo fhrloè ilfgrauar la natura, da quelle cofe , che la pote fero offendere,gir così effa natura efedofgraua-ta, opera in bene, & ogni forte di medicamenti appropriati giouano grandijfrnamente; & fappiattj) che quella è la diffinitione di tal materia. Del cancaroefulcerato, & fuoi effetti « Cap. L X V 111- TTJ ^Abbìam ragionato nel libro primo di quello I 1 fenoga vlcera ; bora diremo del cancro e felce-rato. In quello fi veggono vlcerc rofìcate , ineguali, fordìde per li più, con labbra gonfiata , borride_, a vederle, altra il dolore, la dnic^ga , & iltumo-re, che ficco apportano. Primamente fi purghi fi humor melanehvli co, dopoifie’l luoco lo confi. nte,etche non vi fteonofea pericolo , che pojfi efieroffenfiuo, in tal cafio il cacato del tuttofi potrà tagliar via, tal che non vhabbia refiar radice, & fi lafici vficir fuori il [angue , & con le mani premeremo te parti cir-conllanti»-acciò ben efica il fitngue graffo, & me-lancohcopojlia curaremo a modo delle altre viceré: ma perciò convnguenti benigni, & piaceuoli, d>e-a nò vengano ad alterare il luoco offefio, di più di qtte^ lo,sbei: ma perciò alcuni tagliato via il cancaro,& effireff» D I C I R V G I A. 78 'tfiirejjb di fuori il fanguc grofìo, gli dano botte di fuù co,altri tagliati via il càtaro,fi così richiede l luoco brufiiato fino alla carne viua, & vi pongono sù cari tanile trite con alume, & oglio ciprino, ah ri fi a fieri gono da tagliare, da brufiiare, & pigliano medica-mentiben rodenti, indurenti, <& estirpano dcan-taro* & lo distruggonoj quefìi medicamenti fh che Ciano valenti'.perciochetalcancaro fjretfifia le meditine manfliete, qua épreftantijjìmo, & ficuriflimo ri medio l’Mfinico fublmato,il quale nel primo giorno ammaTTa, et efitrpa il cancaro,ìllupofi ejìhiome no, oiter lo cibacelo,onero la fidcrationc,noli me tà-gerc, la fittola, & ogni peffimo male di tal maniera, il noe hi circondanti all'vivere, accio non fi infiammino > 0 fi riempiano di burnon, angele di bolo ameno, prima che adopri lo arfinko, ilqualc in che quantità debbafi vfare, te lo dirà il Tifico, quando lo arfmico babbia operato legittimamente, lo conojce-rai dalTinfiation delluoco durante per tre giorni,& mitigaraì il dolore, £ questo lo farai con lattare la f i riga di fortiffimo aceto > che fta caldo & dipoi Vt metterai fu fio butiro lauato, con fiondi di cauoli ; & quesi-omondificarà la ulcera, &li cauara ancor l dolore,che dentro vi/offe: ma circa'leader della trofia, ti reggerai al predetto modo • Quando bai am- • in affiato il cancaro perfettamente; & esìirpato fin da radice,l’vlcera,che vi reda,la curerai a modo di vlcera concaua. Il cancaro è ammaSfifiato dcltutto, quando vedi buon a & [aria la carneficn^a marcia, fen^a fetore; la curation predetta fi richiede nel cari-' caro. TRATTATO ’caro>il<]uale fui in fuperficie della carnejche talmente cruciai’ infermo jcti egli di propria voglia defidera il chirurgo, che gli ponga la mano : ilquale fia in tai parti che pofia tagliare, & bruciare infictne con / radici. Se’l cancaro è nelle parti più intrinfecbe->» chenon/i pofaj ne tagliarci ne abbruciare con le ra-dici,o segli sia in luogo vicino a i membri principali j o fc l'infermo per debolegg^a non polji tollerare tal curationejoper timidità,non ti metter’a tal curatio-ne.Se'i male è beSìialijfimo ne gli putiamo far tal cura: almeno ordinaremo vn buon viuere, & hfaremo commodo vacuationi > & procederemo con medicamenti piaceuoli, <&■ lieui, fcbifkndo i vehcmentij & acri, da' quali il cancaro s’inftigarebbe aguifa di era broni, onde egli peggio farebbe, il modo di viuere fia tenue,ebegeneribuò fuoco ,fe ilfangue fi genera craf-fi>& melàco!ico,per intemperie calda del fegato,& fecca vfarai cibi refrigeranti,eom è cremar di ptifta-na, il fiero di latte, vino pocbiffimo, & benijfmo adacquato, acciò non venghi ad alterare maggiormente il luogo offcfo:&guardafj ancor dapefeifaffa-tilheda tutte le forti d’vccelìi,eccetto palustri,mal-ina, attriplice, biete,& guccbe, vieta le cofe acri,& ogni repletione,ilfangnegraffo raccolto nelle vene,fi vacui, o con tagliar la vena fe ti fin lecito,onero medicamento purgante : alle donne prouocarai i mcn-Jìrui fe è lecito per la età, & quelito lo farai con fargli pigliare vn mefe la decottione dell’origano ■ fnt~ lo con acqua , & ^uccaro, & dopai gli darai fiotta di cajjìa fatta inpaluere, & quetto farà purga.re-> DI C I R V G I A. ten gran facilità la matrice alle donne : e fìmilmcnté Anco a gli buomini le hemorrhoidife foglion yen ir lo ro, nel luogo afflitto fi pongono rmedij^che mitigano il dolore talmente, che non vipoffa correre bumorfio-fra abbondante, & ponili cofe refrigeranti, non già mordenti, come ficco di folatmouero acqua defilila la, non potendo hauere il ficco piombo bruciato, & lanata, unguento bianco, vnguento dditargmo,& piombo brufeiato, & acqua canforata,*? anco i lue-chi menati bene in vn mortaio di piombo fono cjfica-cifjimi. Lamedi piombo poBe fopra Uvifera, fono più che miracolofe, 6' figlU vna pe^a,tfibagnala in fucco difolatro, & ponila duplicata fui ^mgo,e piglia lana molle bagnata nel detto fucco, e difendila sù U predetta pe^a, & tienla ben bagnata con detto fucco, acciò non fifeccbi,& è cofa'vtt,lij]ima,et foce otre fenza dolore, & fen^a molefiia a cancan efideerati, tra tutte le cópofitioni degli umori, ha biarno elette quefle due. T rita al folcala fànuma a ar genio,et la biacca in vn mortaio di piombo, con ogiio rofato,fino a tato, che piglia color di piÒbo,queJio al tro è perfettijfmo. fiecipepiobo brufeiato, &Jaliua-to, poni fi, ligc,ìnceìifo,an.on. 5. afkn^p on. 1 .ogiio ro fato hb.mczaicera one. vna, e me^afiiiccofii fotatro quanto bafii alla grofična, etjpefjiS^fiadelL vngnen-to quando il dolor crucia, babbi maina,& altbea liquefatta nel vin mulfo, et con vn poco di ogiio rofato fi pon%afulluogo,&è ottimo,molti mitigano la fina fraudoletia, & lupacità con vna peTga difendano, & conponerglì galline viue, tagliate per trauerfo. TRATTATO pilami lo chiamano ludo, perche in vn giorno diuo-ra vna gallina, che fc non gli ponefli la carne di gallina, mangiarehhe le carni vicine, alla medefima^, quantità,che mangia quelle di gallina, jilcuniacca-reggano quello male con ponergli poluere di flerco humano, & dianetho abbrufciati» ocon mettergli 'alcuneherbe, comeJcabiofa,trifoglio, taffo barbato, fequesli rimedij non fan quello, che vorrdli,non no-ceranno in parte alcuna. Trla queHo fi potria ancor fare concerotto gratiadei, & ponerui foprail detto cerotto vnpoco di precipitato, & estinguerlo coru, aglio di hipericon, & poi metterlo fopra la piaga,& lafciarlocosì per horevintiquattrofdipoi tenario,&“ nettarlo, o tornarlo fopra lapiaga: <&■ così vn cerot-topotràfcruire due giorni ; almeno, & quest o è vn mirabile fecreto, & di grandijjima virtù che vale affai più che tutti gli altri medicamenti i & queRo è fccreto di Leonardo: & con qucflo farò fine a queRo libro feguirò l’altro libro: nel-quale trat-taro Me fratture, o rotture delle ofia, cofa molto necejfaria nell'arte^. DI C I R V G I A. 80 LIBRO DELLE ROTTVRB, ouero fratturedel]’o/Ta_, . Cap. LX iX. guifa di legno per lungo fi può fendere , opcrtrauer-fo fi può rompere, o in obliquo, eome molte fi vede alli tempi notili, che le genti fpeffe volte fi rompono gli ojfi in vari] modi, & letai-fe delle fratture foru tutteetìerne , i fogni dell’offo rotto muffirne per tra-uerfo,&tra vn modo,<& l’altro fono queflt.pitoccare truouanftfeparate,&- varieleparti dell oflo,la figura dei membro è ineguale, menti e che con mano tnuoui ilmebro vanamente ,le ofa p < oLifone fanno alquanto ftrepito, la parte afflitta , toccata du le, il corpo no fi può appoggiare fu’lmebro fratto, fe l oflo è rotto per lungo, al toccare finti vnagroflcgga non n a turale: vi c doloregrauiffìmo, ilqualc trucia molto Tammalato,e-U dà un certo ffafmo troppo crudele, &grande,ma farai ipronoflubi. Se nella frattura fe abbattono peg^etti di affo acuti, ellipopò tagliare U carne, il neruo, il mufiolo,onde la frattura èpcjfma, U frattura con dolore,o infiammatione,ouero contu-ftondi carne,è maligna, perctccbe nò fi può refiaura re, fin eh’clic prima non fi curino, la frattura fiprail tinnita nell' oflo, fitta per contufione, cerne diffinifionoi moderni, non anco già per incifione, laquale chiamano vuhut in oflc, & ogni offa diritto a a con- S1: TRATTATO ginocchio è dijperata, che mai fi cofolida,fc la co/èia è rotta, v'è moltopericoloj impero che in quel luoga^ no vi èfeno vn ofio folu: & ilpefo deliagamba^ e dee piede vole ciofi niente mone re dife oncia, & impedifee alla confohdatione de!l' iir quejìaèla vera ragie» ne diffinitione di tal dubbio ;e che il fia il vero fi vede per ijperientia ogni giorno, ma qua do fon rotte le $ al le di fopra,nd v’è medicina, ma impero fe eolafrattu rafia congiuntala ferita,o difioca tionc; r a ri firn epa te Ji fana, ma fe vna cofa fi ripe, facilmente fi medica, non mettendomedicamento adurente sù la frati u ra confohdata con callo, quanto pili tardofei a con-giunger le offa, tanto peggio fai^ che ini gcnerafi callo,e jì nepie di humore,pertiche quando vuoi r (fa tirar vi Infogna più forte tfl enfi once?' nell’ eh Under fi forte,molte fiate auuien fpafnw.La Caluaria fi falda in trenta cinque giorni vn braccio, efr vna gamba fe bene fi curino fi edgiungono circa a quaràta dì, il cu bito pafia trenta giorni prima che fi fermi, l’offo del nafo in 12. dì fi confolìdaja colla dopò il itt.tra 14-& il .giorno fifanano la mafcdla, la gola,le .falle, l’ofio deU alcagno,il calcagno Ja mano,la pianta del piede niente fono pericolofe le ojfacbe fono medie in humens,brac hijs,fi monbus,cruribus, digitisja ffa Bura quanto è più vicina al capo fuperiore , 0 inferiore dell’ofio, è peggiore, che dà maggior dolorai» & più difficilmente/i cura, & qui fio è per eff r vicino alla parte articolare, imperocbe fetnpre nelle? pani articolari che fono giunture , vi fono off fon-gioji, cartologità, neruicellifottilijjimi, & vn rnon- DI C I R v G I a: 8f do de articoli,ìqudli riccuono tutti ojfeuftone, & per questa caufa le rotture fon'afidi più fifiidiofe, prefib allegionture,cbe quando fon difeoste: ma però vuole kAuu. che la fìat tura ne i biliofi, & nella prima yec-cbit-^a fta difficile , ne i decrepiti fa impoffibile. U costa tutta alcuna fiata fi rape,alcuna volta non tutta, cioè qua do la parte interior di quella per effier rara folo fi offende, restando integro l offo di [opra, fé tutta la tosta è rottaci c a fio è più afferò ffeguonogra ut infiàmatiomffebre,marcia>ffuto di /angue,&ffef fio la morteima la rottura del nafio è peggiore quando all'offa, o cartilagine rotta vi ftgionge vulnera della cute: mila frattura del cranco è mal indiciola membrana immobile, nera,o pallida, o di altro colore cor rotto,dementici >uomiio acre,ffdfmo,o parali/ diner uijcarnepallida,freddo nelle mafcelle, eceruice,l indino è buono,quando la membrana è mobile, e difuo colore, carne inere fé ente rafia, fncil mouimento di mafcite,et di ceruuc,il resto eh’ appartiene al formo, al difideno del cibo,alla febre,color di marcia,e falli tai e,e mortifero,come nell’ altre ferite.Ritardano la. glutinatio nelle offa, l’bauer fi òffa moli acqua calda la mutationfrequète delle cofe/proposte, il muoutv troppo prefio il mebro,il finger troppo,nò v’effet sà-guevifco/o; et anco i peliti dell''fifa, e he vi refi ara no,le offa già rotte,fono ben cangiente, quando fi vede eopofition eguale del membro rotto, e fi vede figura natur ale ,cke non vi fia dolore,et vi appaia [angue mandato per pi ouidcncpa di natm a, al luogo della rot tura,fe il tumore del mèbro rotto la prima mutatiti-. 4 «e TRATTATO ne delle cpfe3cbe (t pougono sàia frattura,appaict feti ^a. molto dolore,e fe’l tumore ft disfa, quando le parti dell’oJJ'o rotto giufiamentepian cangiante, è perfetto indiao di speme .feguita vna fententia di Leonar-doimaperciò battendo a fare quanto difoprafi cottene , cerca il rajj'ettare le offe alh proprij luoghi fuor, e neceffariacofa, che gli opcrarij di tal’arte pano buo-mim molto in frutti, &cbepano effetti nella anatomia degli ojji, & che habbiano buoniffimo difegno, acciò paffuto hauere buona,&perfetta cognitione di r affettar le offa in quel modo,che fi ricbiede:&ancora è neceffano,che pano fipei,acciò incedanola feien "fa di probibirei mah bumori, che poteffero offendere il luogo della rottura : parimente c dibifogno che l pa*lhtonifpmo cirugico,per faperfhre tutte lediffen-poni, chef'richiedono a tal' arte, & in fine poi farla bera, & perfetta confohdatione. Ma in questi no fri tempi p fa quella arte-, come copi di burla,finga batter mfiuna di quefìe cognitiom fopradetto: & così fi ~pedc, che la maggior parte degli buomini,che fi fanno tal fratture, vanno malamente-.^- quetto è la cagione, percioebe li manca la punga, & l’arte degli Valenti Medici. Methodo a curare facilmente la frattura. „ Cap. L X X» T ’OJfo be tenero,comeneigiouanetti,finga intr* 1 j uenimento di altro, fi può confohdarcin gl0tfd~ ni buomini, & Vecchi, la frattura no fi co fili da s^a qualcheglutmo.quel nutrimento, che abbòda dall of „ CIRVGI A« Sz' foi&concrefce nei Labri dall a frattura, malte-volte bo veduto,che fà conglutinare L'offa, ancor che duro,, & ficco: & quel nutrimen^ fi chiama callusda Latini, ilqualedeefintar mediocrità in craf]ìte,c tenuità, durtTgfa,mollerà, la frattura per trailer fi ffef-fi auutene,&li bifiignano quattro intention . La pri ruta, che le parti dell'ofio rotto giufi amente fi edgion-gano, cioè fecondo il naturai fito * La feconda, che le parti re/tino cangionte,et immobili.La ter%a,che m-trauenedo il callo, le parti l'habbiano a còglutinare* La quarta,che fi correggono gli accidenti,che fopra-uengono : & quefle fin le quattro parti principali op-portune,& necejfarie in tal medicamento, attenendo fimpre, che nel medicare fi adoprino bitoniffimi rime dij, che fiano atti a foluere Le materie corrotte tn tali luoghi. Ma f ciò vnolGuidone,cbe’l membro rotto co nenie temente fi rattin,quando leofia cadono dalfuo luogo,comefpeffoaulitene:et quado vn’offo fi nc vadi fipra l'altro, & che i mufiolifiano lattirati a i capi [noi. pofiia l’ofìo deprefjò s inalai, l'eleuato s’abbafji ma co me dolore,che fi può; talché ifini nell'affo frac to s accomodino in naturai fi to,l'offa rotte fi r attirino perforai, acciò vengano al fino luogo , a tirar vn dito,o vn altro membro tenero ancora,un’huomo filo bafta,trahendo co la man delira in vnaparte,nel-l altracon lafiniflra, vn membro grande ha b:fogno di due huomini, che tirino in diuerfi parti, fi ; ncruì fon gagliardi,& li tendoni, come a gli huomini robu Sii nella cofiia,ogamba, pigliarenwfiifiie, & hga-remo t capi del membro da ogni parte; & con piò bua f- i mini trattato •mini attraheremo in diuerfc partij ma il membro roi to non ft tiri già più del donerei perche maffimenei corpi durijet fecchifi crearebbono dolori vehementi» febri, fpafmi, & parahfij o anco fi romper ebbcuo le fibre de i mufcolbet nernhfa fiderei infermato falla distendere tutto col ventre in sii,e comanda a due mi mftri s che vno ponga la mano di fopra alla fratturar & l’altro di fotta j & Stringano bencic coti tirino j fe nonpoffon fati sfare così) piglia fafte jo corde je liga-ne vna di fopra alla frattura} l’altra di fotta danne vna in mano al ministro} il qual’è al capo dell infermo: L’altra a quello iilquale dai piedi} e comanda che trahino a diuerfi bande, quando il membro perforaci d allongatopiù del naturale, fi rilajfi alquanto lafa-ft ia,o corda, talché tu con la mano accommodi alfuo luogo le offa,fe più non vi d dolore,l’ofo d pošlo al fuo luogo,etècertoindicio, pofialigail rnebro,comedi remo, nel far vnir infieme le offa, fia diligente-, acciò qualche fianca dell’offa fratto non fi ropa. percioche l’ofo nonpuòfmpre raffettarfi giuf amente, e politamente, come fi raffettarebbe: perche tal’cxtantia, operetta rotto via fi fiatra le offa fratte,non ti la-fi ia congiongerle bene, fi anco tal pecetta cada alle bande delle offa fratte, ini fi marcifee, e genera marcia,oue con tempo fa putrefar tutto il membro, quan do l'offo dfratto,&moffo dal fuo luogo,fi vede deità to, e&valide, offerua quando poni le Stecche, fete parti dotte le poni fiano difguaii di carne , oconcaue; chetai concauità la riempirai di peT^e bagnate in qualche. L 3 ogho TRATTATO hgliOietccio flian le Sì ceche gì ufìamen te.lejìeccbefid* no incolte di ftoppa ì ouer di lana mediocremente. Et quando le poni sàia fratturai fa che vnafta distante dall'altra almen vn dito>&lega leggiermente confa fcia>ndponerle non lafciar che tocchino il nodo imaf fimedi dentrOiperchefàrebbonOì o vlcera>ouerinfia mationì dineruii feiuile panerai > fa che fi ano pia turtc> & più fottiliì fe non vi fta prurito> ne injiam-mationeinèefulcerationcì fofpettifiinèvifia dolore, &leoffx fiangiuSlamente congionte> & la fattura proceda bene : lafcia ferme le ìiceche, & la hgatura fino a dieci dìi o quindiciiQuer -vintiifenel mebro rot tOiCoperto oltre il polito i fi eccita dolorei o prurito )0 efulieralionC) faogli la ligatura ogni tre giorni. Bagnerai il membro con acqua temperata) & lo fomentar ai con taCacquaicosì vietaraila marcia erodete) mitigar ai il dolore>e facciami il prurito: percioche; tal'acqua ripercuote) & mitiga: & per quejìa ragione fata atta a fare tali effetti : ma perche in tal cafo> faria ancor meglio vngcrloìcon il magno licor di Leo nardo Bolognef) fritto da lui nelli firn Capricci medicinali) percioche gliè vno licore predo fiffimo) & di grandijfìma virtù per tali effetti : & alla frattura) o ferita nella carne) il fopradetto licor) farà perfetto medicamento) mettendolofimpre caldo) <&fopra po-ìtendoui poluere d’hipcricon) & mirra,ana. & certo queiio farà il vero medicamento) per fanarprefto>& cdfensar l’amalato fin^a dolore ) che farà lamigh°r cofayche fauna non gli metter già aglio rofatO) fic0 me poncrtsìbfi no vifoffe ferita>perdQcbe l ogli° &e DI C I R V G I a; s4 tierarebbe marcia ; ma fa ddle fe^e bagnate j nel i detto licore j & fonile sù il membro fratto ben liga- t tOj ji ponga nella figura del fitto naturalej & confiue-' tajinaffiime aliena dal dolore. La ter^a intemione, le ofia ancorché filano cangiente pervia delle predette cofe: nondimeno fien^a glutine non potranno concre-ficere,perciò pongafi cura in generar e il callo, quello è Dna fuftamza craffa, & terrena, che cfice dal nutrimento dell’ofio , laquale comincia a generar fi circa i dodici, onero quindeci giorni,dipoi che l'offo è rotto, quando fi genera (percioche in alcuni pretto, & in al cuni tardo generafì Jecco il fogno, il dolor che vi era prima fi acqueta , non vi è paura d’infiammatione > onero di tumore preternaturale, nel membro rotto i color nati ito , & buono. ecco il modo adunque di vivere per generare il callo. Il viuerefiapiuco^iofio * che non era in principio della frattura , & li cibi filano molto nutritila fc non di è ferita, & di buonfiuc-co; & tl detto fuoco fi a buono, ó" tenace: & genera fi il callo di humidità graffa , & fragile. Quiui e conveniente il rifio,pan di figaia, cioè il più delicato,gru no macerato in acqua,&coito tanto che diuenga come pafla;&ptcdi,ventri,e tette di animalittnaffime di capretto,e di cattrato. quettei :gue,e gli humon graffi d^l corpo,e ritiene molti hitmori, che non, generano l'infiammathne: ma fe le carni fon contufe, fan-fida la parte afflitta per febifir pericolo di gangrena, fe la gangrena , o altro putredine frpcggiante vi fi.i^, facciala. fai curationi fono nei libri difpra ,f tai mali non fono,nè molta parte d’ofio fui denudata: ch fremo, & adopr aremo medicamenti, che fi pongono sù le ferite fanguinolcnti, ma canati prima i pegget-Zi dell' offa,fi la ferita è fardi da, c,/purgala, fe epura, fonile medicamenti che venerano carne, & purgata fvlcera, & ejj'endolc già crefiuta la carne, adopr a f/l ceche nel modo fipradetto,che farà rimedio molto efficacemaf la frattura fi a con la vlccra per lun-gb'éTgga d el membro; poni /becche dall’ vna3& l'altra parte dcil'vlcera, anco in principio di un adone: ma fi la ferita è per tranfuerfo, e majjìme fe è grande, no panerai te dee che difibito. Se qualchefquamma fi ri fine dall ofio, zfiirà humor molto copufi,& molto tenue,e la carne farà lafia circa la ferita, e farà molla, & fi g&fiarà: allhora vfa ligatura mete jt retta ;ac ciò la marcia po/fa vfi ire, fi caucraila fijuàrna iò m-frumeto attoftnngi poi il mebro co ligatura itali da, per TRATTATO per tutto il tempo della curationejadopra medicarne*-, to che [cacci la infìammatione > [e qualche pecetta di ofio[a eminentej fendo retufo caccialo alfuo luogo, fendo acuto, tagliali l’acutegpQi, pofeia caccialo dent '0,0 con mano, o coninjìrumcnto,fc alcuni pe^j t^etfi di offa acuti ponganola carne, taglia la carne, poi taglierai, via l’acuta punta,il rejìo di curatio ne è a modo di vulnera, imperò coti medicamcti mae tirali che babbi ano virtù conferuatiua, & cbepojji-no difender il luogo da cancrena, da flegmoni, da rt-fipila, altrcalterationi che potejfero [accedere in tal cafo : ma fe le offa fan troppo [ceche difficilmente vi ft genera callo,dunque l’infonderai mediocremente acqua calda tre, o quattro giorni, ccfia d infonder l’acqua quando le carni fi goufano in tumor roffo , perche il furia pericolofo dtuenirc qualche altcraiio-ne maggiore, douepoil’ammalato correria maggior pericolo, & fe ihumìditi troppo abondanteirnpedi-fee la genei ation del callo, la ejjiccarai con lìgatura tenuemente,gir con t nfufon e,cio è fonie ut a t ton e d’ac qua,opoca,o copiofa,pocainfufione fi foluere,el colliquare ciò,che è da ejfedere per via di hgaturaj’in-fufion copiofa è motto commoda allafùperfìua bumi-dità,i medicamenti empi astici, & alquanto cale fidenti accrefcono il cado: come l’empi altro d t peccar perche trahono nutrimento copiofo al luogo rotso,co-me fanno anco le infu foni moderate di ac qua temperata,& le fregagioni conuenienti. Fuol Gai-che i me dteamenti digerenti mmmf ano quelli calli, quando il callo è frefio. Taolo vfi medicamenti molto aftr ingenti. DI C IR V G I 8 taglia prudentemente la carne fupetfidale» ma guardati danerui»& damufcoli» & con fcalptllo» taglia fia la continuatione delle offa» &fh diligentemente» & cangi ungi bene i capi della frattura » <& comincia, a curare alfoprafcntto modo che vedrai la cura riu-feir confelicità»& Leonardo vuole»chc in tal cafi la materia fi rifolul con (ficcanti » che habbiano virtù penetratimi cornei'vnger continuamente con l aglio di rafia » & con mettenti fufo empiasi ro fitto con cenere di oliui arbori»& con aglio di tormentina»fittO per arte di fi illatori a» & qitefìo empiaflrodice hauet fatto miracoli almondo » & io credo per cofa certrv» che la fa cof > & majfime per efier (liquefi due ingredienti» cioè eènexe»&aglio di tormentina» che fon materiali efiìccanti; disìntggono ognifiiperfiuità» gip confruanc il luogo ojfefo da ogni malignità» nuL» feguitando duo » che f per lo attrito del membro hai fossetto di cono mone di quello > prefìamente lo fa-rifichi» & curi » come habbiamo detto nella gangrena» & fphacelo, Scia frattura rimanga fenga callo t okra il tempo definito t con cofe calidempofìe ri- , dur- TRATTATO 'durremo h materia al membro fratto ; o nutriremo fiù copiofam ente ;faremo bagni} &• altre cofe che all'infermo fi an gioconde. Se l’offa rotto fi comincia a fermare-, appresogli altri fegni,lefafcie paiono fan-guinatC)fe ben non vi è vulneratil che forfè auuienC} che la fufìan^a del callo mentre fi fd, correndo per i meati caiicrtiof delle ofa, indi ifinge fuori akuneta goccie di fangue.Quefìoè detto delle fratture per tra-uerf)} le altre rare volte attuengono fimilmente c uran fi. LIBRO D ELLE DISLOCATIONI di ogni forte. Cap, LXX1. ^ X.ATIO} è quando vn articolo è caduto fuor del luogo naturale} & ha ritrouato vn nuouo , & alieno luogo: onde il moto dell’urbi trio e impedito. SubluxatiO}è quan doli membro è moffo alquanto di fuafedia: ma imperò non è in tutto fiora del luogo fio ancb or che babbi a principio di diflocatione. Le caufe efìernefono cadere} pereuffionC} efìenfon vio-lenta, & incoueniente di qualche membro}diftorfio-ne}0 peruerfione} le intrinfece fono 3 quando qualche humor flegmaticO} & muenfof accumula ne gli ticoh} o giunture che Immetta prima i ligam enti i & gli rende laffi fuor di modo : o per la troppo copiai fcaceia l offa difua fedia . Le luxationi} doue fa in-fiammationeto vulneratouer dolor grande* & ncref fono DI G I R V G I A. 87 fono difficili da curare, & non mancano di pericolai - onde molte-volte nonè ficuro ridur la parte al fuo . luogo , acciò per le lefion che farai, nondij lamortc allo infermo. Le luffatiominueccbiate,&-cbepcrffa. tio di tempo babbi ano fattoti callo, 0 mai, 0 difficile mente fi r fan ano Subitamente dunque fi ripongano le parti al luogo fuc, & l’ojfo allborà è ritornato al luogo Acquando bai vdito vn certo Crepito ne muo Utrlo per ridurlo nel luogo proprio,&quando laftgu Ta del luogo luftato è pare, & fmile alla fuapropor-tione. Si d foca facilmente il ginocchio, anco previamente ritorna al proprio luogo, il cubito e difficile da ditlocare, onde anco difficilmente fi accommoda, la Jp all a non difficilmente diflocaft, muffirne nei magni però previamente ripone ft nel fuo luogo, nun» dolendolo ritornare al luogo fuo con grandiffima facilità, farai come comanda Leonardo,parlando della, diflocatione della parte articolare, doue vuole, che L fi metta il braccio, 0 gamba diflocatafo'pravna caffè, 0 tamia, 0 pietra: pur che fa cùfiche ftia forte , &fopra Loffio di focato fi mettavna tauclctta grof-fa,etforte,&.con vn martello diferrof diayngran colpofopra, & cof Lofio con gran facilita intrarà nel luogo fuo con poco dolore delpatiente, cofa che__^ inverale mani nonio pofionogià fare con tanta facilità, & è dafirf quando occorre di far tal magi-fieno di diflocatior.i. Cu- trattato Curatiane vniuerfale delle diflocationi. Cap« LXX11. Z^\ Vandali membro è diflocato lo tralierai con* itenìentemente a diuerfeparti j finche il J]>atio tra le ofia libero fia > & l'ofio caduto dal fino luogo * glielo jpingerai co le manine questo fhcciafipiaceuol-mentcxdoè fen^a dolorerà con minor che puoi.lo tra-heraiconlemani fole, o alcuna fiata con corde, a con instrumenti deferirti da Hippocratc* al libro de luxatis, Vfrabhs: ma meglio mi pare questo ordine fopraferiteo da Leonardo per effer brieue, & facihf-fmo,& pofeia porrai dilige urta, cheli membro r acconciato xfc ne fila fodo, & fermo al fuo luogo,ferma dunque fubitamcnte > & corrobora la giuntura dei membro acconciato , fermafi ottimamente con aglio rofato ongendo la parte, pofeia ponigli sù vn panno dihno fattile, <& adoprato, bagnato nel predetto cgho x dopai piglierai stoppa, & vnapcgpg_a duplicata , & bagnata di chiara di ouo , le panerai di fa-fra via, Vhgherai il luogo con fttfeie bagnate di pofea lunghe , & larghe a proportione del membro diflocato , non stringer troppo, accionongeneri in-fiammatione.fatto queflo riponi il membro a quiete, a figur a propria,& naturale, et alienijfima dal dolo te, non lo mouere fino al fettimo, o decimo giorno (je a cafo non auuengan o alcuni accidenti,che ti sformino fcioglierloj & lafc iato cofi, non farai male,fef°~ tnentaraiil membro con acqua mediocremente caf 1 da, DI C I R V G I A. 88 dm, quando fciolto (ì a in tempo Legi timo, & predetto co fi mitigherai il dolorejfe vi [ut.& digerirai ciò che è di cattino nella parte indripoftaj dopai adoprarai l'empiajìro fitto di {brina volatile^ & di pbluere rof di chiara di otto incorporate infemcjh righerai frettamele in luogo, parimente ogni lufl'atwritnuec-cbiataj & che per {patio di tempo ha finto callo, & è indurita : non jotam e me ridiede talfonuntation_, cTacqua,laqual certo molto gioita, ma richiede anco fomentatwn fitta di decottion di malua,d’altea, & fiengreco, ma meglio [aria buonijjima acqua vitau, nellaquale fufie me {lo in fu fimi detro,cardo fantojpe ricon,legno di aloe, mirra,incenfo,ana, & in questa bagna re ptfge, & ponerkfifo il luogovffcfo , e que-I rito farà rimedio ftperiore a tutti gli altri,e la ragio-I ne perche è,che l'acqua vita conjerua ogni cojadapu trefbctione , &gh altri ingredienti fono jimplici di^ grand ijji m a vi rtù per confruare , & rifoluere ogni 1 gran contuftone, & querito èfecretodi Leonardo,mcl feguirò la nofì ra intentionc,&dirò cofi, che quando | bai fermatoli membro al luogo proprio, e l hai ripo-ì fio a quiete conuauentc : difendilo da dolore, & in-I fiammatione, vietar ai la flujjione, che altrirnenttfe- f guirebbe in fi ammaliane, & dolore,quai due cofe del tutto fi fchifino nelle fi-atture, & tu fiat ioni, però adopra roboranti, & repellenti, & ordina il viuere atto, & con con figlio del Fi fico tagliali lavena,et fe bifogna,adopra medicamento purgante per drif onere U corpo atto a fare refrile^a a tutti glibumoriio- cimenti,e cofi [caccierai la fluJ]ìoiic,fcvi fia dolore, oin- TRATTATO oinpammatione > lettali > prima che ti poni a ripa-ner il membro al luogo fuo, ibejeil membro babbi a i nji a m in anon e, dolore > & che lo vogli tra- bere* feritird sp.ifno, q altro firnile > leuarai Iclj in fiamma t io ne, & il dolore con lana fuccida > cotim hidreleo; cioè acqua* & aglio caldo * & alquanto di acero . acquetato il dolore* & totalmente finita^ lainfammatione : ilviuerefia più abbondante * Ó~ di buon ftcco , '^parcamente fi vfi Urino- ^Aljine della utranone * fe ti pare * corrobora il tuffato coru* šfurger acqua di decottion de refe* afien^o * & mufeo bianco quercino. Fattala fomcntatione poni sù il sfarad rapo * o l’oxycroceo * ouoo cerotto dirafa* ear icrmentina * cera nuoua * pegola greca* & ogim di lino*-&fia fatto cerotto fecondo l aitcx.:* onero mecteui vna pcg.ga con ■vernice da durare^ icorami d’oro *■ & infiifiiala politamente * & quella farà mirabile operatione * perche è fatta di-aglio di lino * rafa * & aloe patuo * & croco : & cofi potrai cominciare a muouereil membro pian piano* acciò cominci a fare le fue operationi * fcj> alle offa Infinte fia anco ferita* vi è pencolo grande * & anco di morte * che infiammati/} per e si enfi One i nerui* & i mufcoli vengono dolori grandi * conuulfioni * <&■ febri acute* il pericolo è anco più grane* quanto il membro fia maggiore>& inerui* & mufcoli più validi-, però nelle ffal-Icx&cofcie vèpaura di morte. In questo Hippo-crate adopra i nniedij * che fcacciono la infiatn-tnatwne* •eri mitiganti ne i pnncipfi. Quando is mem- I n T R V G T a: Sp Cembro mn hainfiammationcjo riparleremo(.incor che con vulneri’J . onintenfion mediocre , cheftnzp^ pencolo nonfi[.irebbe valida intenfione. Ogni membro mojfo dal luoco proprio ne [a flato ripofto,fi paga fecondo il voler dell’infermo j pur che non fi muo-Ua> ne fila dipendete fe aduiene luxationc con frattura,ma fen'za vlcera, eftendafi il membro ccmmune-mente,con le mani con formi fi, et s’acconci,fe au-uicneluxation co frattura, curala luxatione, pofria la frattura, fe d membro luxato, ccmmodamente no fi pi,ò ripe nere al fuo luoco, fin che la frattura , non, fra curai altura prima la frattura,et ijuàito la frattura farà fermata con callo, comincia a curar la luxa-tione,fc la luxatione fria inuecchiata, & iuinatafra ima durerà callofa : adopra il decotto di malua,& di althea,et pufeia l’vn: ucnto di alt In a, dopai [opra poni emplafirum diai hyion magnimi, et battendo bene emollito il luogo, poni il membro luxato in fuafe-dia, acciò Ji pojji confohdatc a fuo piacere, & col, maggior facilità. LIBRO DELLE APOSTEME DI Ciafchcduoa forte. Cap. L X X i 11. ^ Otto ilnomedi apofìema compìcdono ì moderni ciaf u tumore piaernaturale. ^dpprtffode’ Greci , apostema è vna Jfetie di tumore fuori di natura, chiamata da Latini aofcefrus, & exitura dall’interprete d ^ uiievna . Quando apojìtma è nome generale, cofi lo dìffinife ano. jlpòftema è vna egritudine (JfrC com- trattato compojla di tre forti di mali, accumulati in magra-tre mali fono, mala ceplejfione,mala campo fiti jne,folution di cotinuità. Quando l’buomo è trop po grafo, cbiamafi babere fe non natur ahter,ma no fi chiama babere fe pr&ter naturam:percbe non anco ha pajfato i termini di natura , nevi è anione offefa. & i tumori, che Jono nelle parti anco fine, & Jinga dolure,cbi:manfi fipra uel ultra natura, ma non già poster naturam. T umor prauer natur am,è vnaccre-fcimento , che eccede , &fupera il flato naturale del corpo , & induce lefion anione , i tumori preternaturali fon cjuelh , iquah boggidì fi chiamano gomme di mal francefe, che fono apofleme,che vengono nelle gambe,braccie;e tefla,et quelle delle braccia, etgàbe danno grà dolore allo ammalato,ma quelle che vedono nella te il a la maggior parte di efle, nò foghon 'dar dolore. Siepe quelletal tfecie fon quelle, che fi chiama tumori preternaturali, & èfententia di Leonar-do:ma da Guidone, & ajvrittori difuaetà diuidonft in apoiìema,ìnpuslula,m exitura,chiamano apatie via, il tumor maggiore in cui la materia qual creaj l apostema,pi il pecca di qualità,che di qualità,chiamali puflule, ah uni tumori più minuti, ne’ quali taf* ^antia onde nafon più moleflia il luoco,per eflergià concorfo piu humvri del folito,iquah offendono il lp° co già alterato: ma più per qualità,che per copino & tic quaa non di raro fuoleffer venenofìtà, chtatnanfi anco Botar, clnamaufi exiturei tumori detti da Greci apoflem ita,da Latini abfceflus, & da’ Spagnuoli vnus nacidos. A cu- A curar vniuerfalmente tutti i tumori preternaturali, maffime che fifannodi influffo di hutnore, chiamati vera apoiìemata, & a curar l’exuure, chiamate abfceffusda* Latini: Gap. LXXIHI. YX. Metno l’etfmpio della flegmonc fanguhmts.» per ciac he ella Pia piu eoe fpejfo auiiiene>prÌTn(C auertirai la flujjioue> & del tutto la ziietarai j aopoè miti varai il doloro et totalmete/caccierai quella oc-Cafione>per laquale la fluxione rat tira/ al luoco.Vl-timamete euacuarai tutto quell humorc> che fia f. uffa alla parte afflitta. Si diuerte la fluffioue,che ancor comincia con flebotomia fe niente non ti obfta. la re-uni flon incontrario è buon rimedio, quando lafluxio ne coifre validameie, come nelprincipio del male,& nell'augni ente, ma in fin del fiato, & in efid declina-tione, mentre che la flujfion è fermata.» &' adberitcL» al mebro, gir che tutto’l corpo è vacuato beneda va-cuation del /angue fi faccia alla parte affitta, ouera a luoco molto vicino, la feconda indicatione richiede rimedi), che acquetano il dolore, & che astringono» et vietano la fluxione, & che relafj'ano i pori natura-li,J quali il mebro indifiiofto repurgarfioleafì.La ter qaindication richiede, cbefieuacui la materia cote-nuta nel luoco,con medicamenti rifoluenti,et non repellenti, o con repcrcutienti. Cominciando adunque ogni tumore, che da n. fin fio d himeri fi crea,vfa più preflo repercutienti) che refoluent'i : eccettuando die- tJK % ci trattato 'cicaft. Il primo quando lamateria fin in ernvMoriOi Il feròdo quddo la materia venenofa crea il tumore* Ter^o quando fifa la materia molto crajfd j & inetta al moto. Q/iarto quando la marcia ben aentro e cacciata nella parte afflitta, Quinto quando il timore è critico.Sesto quando eccitato fui da catifi primi-tiua. Settimo quando il corpo cpletorico è molto pieno.Ottano quando occupa’l corpo debile. Nono quando ba fidia appreflo qualche parte principale . Decimo quan lo il dolore vebemete auuiene al tumore, ^dl Ihora adunque fi debbono "jfare mitigatorij rimedij) e non repellentipropriamete dettigli medicamenti, ripelieti, o ripeteuffiuifono l’ojficratoflqualfifh d acqua,et acetojla piatagine, il fblatro,il bolo armeno, l’afle^p,il cinnamomo, & ciò che può reperente) e la materia al prof odo. ^Adìiq; in principio d’ogni turno re,che fifa da influjfo di btmore, majjime flegmono-fo,c5ferifcono i reprimenti propriamete detti, eccettuando ipredetti cafi. Ma è perciò da auertire,che la maggior parte di quefli tumori prctternatura so cau-fati,&generati dàconottionedi malfrancefe,cbea queflaetà fi chiamano proprio gomme di malfrance-fe,et a quella tal forte di tumori,fi richiede vna cura particolare et discrete affai dalla cura degli altri tu morì in generale i perciocbe quefli tali fi curano con ■gfandifjìme,et ngorofepurgationi; & le meghorfon quelle, aoéil firopo[aiutino di Leonardo Botognefe» fcrittonelhfuoi.Capricci medicinali, & parimente l’aromatico di Leonardo, lo elettuario angelicali al tri infiniti fecreti, purferitti da liH,appropriati a ta D I € I R V G T A. ^ infermità,ma lafdatno.quetfp, ^ Seguitiamo a diri u deili refe!!enti commi! d, ejl.no > a chiara dcll’ouo, j ia maina>i aglio roJato,il camaraelino, il ntajiicino* i colla ijbianchite ciò vh- jlterddo il n.èbro lodifen~ 'f de. da riceuer fupojlwtd, quejii refi .menti communi j,,, fon conmnknti in principio d'ogni tumore flegmono-^ fo,eccettuando tre ftafi,quàda il tumore è nello emun (iorio,quando per enfi,eccitato fta, et quando fi crea i da materia venenofa . Se’l tumore già fiuto fiatai i che la materia fia fermata ì alcuna parte,adofra re-folueti,ndgià mordaci,ne molte acri,ma dome fi iti, & familiari mediocrement e caldi, & tumidi, maffi* me in quefli tre vitimi cafi,ne’ quali debbiamo aura ber la materia, et vietar il rtflufo della materia già fluffa,e congionta,il che facciamo co empiafin attrai beti, o co vetofeful luogo dolete,la onde in principio d ogni tumore,che fifa da influffa d’humore, vferaii foli,e puri reprimeti, eccettuati icafi predetti,in aug Mieto adopraraii repellenti, C?" alqudto delli difiutie ti,nel siato,opoco aitanti mifihicraii reprimenti,^ difeutienti eguaimente,nel fine del fiato, o nella dedi natione,vferai r.fr,luentie,rdafidti,cios inteda,fé il tumore ha da finire per via di refolutione. Et li rime-1 dij, che faranno atti a rifoluere i detti tumori, fa ranno quefii,o altri fimili,cioè,cerotto di pegola,rafa di fino,trementina,ceca,aria: e facciati cerotto J condo l’arte difendilo fopra vna pcìgga : e metti fopra cantare l! e po Inerì tc,en.ct! ilo fopra il tur. or ben ir fa-fi iato, e lafcialo così fi 24. hort, poileualo via,e .et ta ben il luogo, oue’l cerotto è flato,e tornali iffiefib 2 ce- TRATTA TO eerotOjgt feguita per quattro, ouer cinquegìorni:co-sìdapoifaraipeigedel medeftmo cerato, &foprcu •vi metterai precipitato, et estinguilo con aglio di bi-fericon, & con quello medicarai, che il tumore fi ri-foluerà beni fimo : & queflo è fccreto di Leonardo'-tna noifeguifaremo vn altro ordine generale da curare la exitura,chefeguirà ilfeguente ordine. Methodo vniucrfaiea curare la exitura. Gap. LXXV. O E laflegmone , o altro tumore degeneri in exitu-O ra,aprincipio adopra mitigatorij,comeiltetra-pbarmaco, ilquale confa di ugual portwuedicera > rafa ,pice cotophonia, feuo di toro, po/èia adopra i maturati,fe nifia poi cofa, chabbia digenerato fuor di natura , fi adopranoi ferri, ondecauaft la materia estranea: maffimeno fi potendo difcutere la materia in contenuta, ne rifoluere,ne fi aprendo la exitura,a tempo conciliente finga opra di mano, ta- ghfi maffune fe temi di qualche crofione, o qualcheduna altra cofa, efinecefiariofia, aprila per trauer-fo, & prontamente, & ficur amente,onde fi traha la materia p l'antidetta caufa Gal. folca fido fàrcia fit-tion grddiffima;vfaua medicameli cjjìccanti valor of amente della marcia, & delle parti corrotte, la moltitudine della marcia, & delle pani corrotte,ta-gliaua a figura di foglia di mirto>tagliafi per trailer fi non già per dritto, muffirne nell’afielle, & in bufone ; &• in altri luochi vfali lafettion femplice, ceto le offeruationi nella incifione. La prima , fi fa' DI C I R V G I a: 9i eia Vapertione done cantieri fi la materia. La fecòda* chef taglia a Inoco più a baffo del tumore, acciò la^» 'f marcia ben efea. Laterza, che fi faccia fecondo le Tughe jet procedere de’ niufcoh. La quarta che fi fchi-^ fino vene arteriejnerui. La quinta3 che non fi faccia, ^ yfur tutta la materiajmaJJime nelle apofìemegranfi dijaccioche J>la troppa,& fubita vacuatione3 & re-folutio deglijpnitija virtù no habbta a macare.La. fcfajcbe il luoco fi tocchi mafuetamete, et se'ga dolo re. La feti ima che fatto l'apertione,til luoco fi ejpur-ghi,et fi ne pia di carne jCtfi cofolidi a modo delie al-tre viceré, le cofe che detergono, & e purgano, fono ” pe^e,Hoppe,empiaflri,yngueti,ne iprimi dì bafta ’ vn rofio di ouo co la chiara in ff>eflati con alum e %uc-1 carino, dopoi pafleraial miei rofato,&al mòdifica-r tiuo di apiojvltmamentealtvnguento apoflol. anco ‘ fecofi bifogna,all'egittiaco,ponerai vno di queflivn ' gueti f,preti tumore già aperto, bafilicon,diachild, ■ diapalma.Se L infermo non fi lifeia perfuadere difof ■ ferir inafione: adoprafeme di Uno,fermento,sìerco 1 di colombo, {arai molto bene fe anco li incorpori con • faone liquido, ouero mucillagine difeme difnape,vl ; timarnete adopra il caustico o vuoi dir [{e tto riofat- • to di calcina, &faone: cura a modo a’vlcerauhe faranno tre operationi, cioè digetlione, purgai ione, ouer modificatione, & incaru,fera,& non ue rn:fiegmone veragenerafi dafitngue ottimo, ma più copiofa del douer e,fiegmone non vera,fi fa da [angue cattino, &non fecondo natura. Ilfanguc naturale è %>n humor calido,&humido,mediocre di fui tara,di color molto rofio, dolce all odore, & al f ipore man" fueto, & benigna, da queflo naturale, 6 benigno fi fà la fiegmone vera,fe la colera fi niifichia col sàgue, fi'tno pblegmonem eryfipelatoden.fie laflegmafi mi [ehi a col fan gite [affi fiegmone edematddt s,fic la me-lancolia, faffi fiegmone fi yrrbodes,dalfaHgue illaudabile,& maligno per adufhonc, corrottione del-la propria fissi a otta, per tenuità, oper groffesppa, fi generan carbùncoli,ouer cancrena,ouer ffhatelo. f p l C I R V G I A. Dichiarationedi Leonardo. f1' T ^cancrena nelle plagile è\vna cena corrottic-* JL# ne 3 eh J) genera per troppo numor J angui n co, o 6 caldo, & [ubito generata, diu.enta per [.a natura cor ’ t*fiua>& maligna, & và[erpeggianio,&corroder do U parti circomàcine, & epucSta-sal piaga fi chiama cancrena.il sfacelo è vna certa conomonc,molto differente dalla cantrenatpenioche va mortificati do la carne intorno l’ulcere, & Ufi negra,&fmygp lente:& amilof chiama sfacelo, tffnffo h moderni. Si che quefla è la differcn^cbe ù intra cacrcn.:, sfacelo: gf pertanto l’ho voluto dichiarare,accio quelli, che non intendono que fi e differente in vocabo li, pfiffunoffji ancor ferme fi diquefl opera : ma pero tu fono le caufe fogni tumor preternaturale, fitto per deflujjione. La prima è caufa efl rinfeca,comt con tvfionejferitale tali cofc.L antecedente e come aOoò- datila di [angue-: perche’ l [angue fi transfonde .(per la troppo abbòdaga) qualche parte debile,of là (fiat- fiičia del douere, « veffata da dolore. La congiontct èli [angue rat colto nella parie afflitta, ifeghi ai vera flegmone fono,tumoì jogonfiatura olua natiu a,e fi gran dolere,che’ t membro pare ebe abbrifci.dolor vehemence,e fe il membro non ba finfo difficile,cjttn fon del membro,laqualefentirai tu,et l ir,ferme.Gli accidenti catti in impedì fono la curationc, & la immutano, come dolor vebemente, che occupa la pree molto [enfi bile,il ricorfo dàlia materia ex glandi.Us, feu emunci or tjs alle pam intnnficbe, la mortificatone della parte affitta, eh’-è chiamata conuptn TRATTATO cftiomenica : durerà lapidofa chiamata fclirotiat. Allertiamo a gli accidenti} acciò remiamo alle cofe più vrgenti. A curar lapblegmone^qual è anco in ge neratione. Scacci aremo} & vietaremo quella flnffio-ne che fi fa j rìtrabcndola in contrario deflufio degli humorbcon phlebotomiaife la virtù> et la età lo con--cede,ouer adopraremo veto fé, o hgature >o frizioni * che rispondono drittamete al loco afflitto} potrai repellere con medicamenti repellenti la flr.ffione ad altro luoca, toglieremo le caufc che fan la fi ufficile alla parte afflitta > roborando la parte s'ella è debile } ajlringendota, fe é troppo laxa ; refrigerandola fe fi & troppo calda,mitigado il dolore,Je vie, vacuado tut to'L corpo con phlebotomia fe fia troppo abundate di sague^be faccia cotagion allnoco. ZJacuaremol hu more già mfin fio con medicamenti digerenti,et rifol-uenti,&anca con adsìringcntì,& refrigeranti,qua do le phlegmoni cominciano} più pretto vfarai refrigerati ,& a dfi fingenti, che digerì! ti, et tato più qua-do la cofi influente non è crafla,vfa digerenti quddo il [angue è bencacciatonella phlegmone, quando la inflammation s'inuecchiajaquale dopai la uacuatio-nc di tutto il corpo, & altra curatione, ha lafciatev» vna durerà o ni greggia nelle parti, lui vfaremo fa-crificatione. Dunquefaremo quattro intetioni,chefi offeriti vna buona inflitutto di vita, che la mfìuffione fiprobibifia,che fi vacui lo humore già ritirato nella parte afflitta,che fi correggano gli accidenti, qn^ lo alla pi ima, l'aere fia flncero, chiaro, <& alquanto freddo,il cibo fia tenue,freddo humidofil vino fi* DI C I R V G I A. picciolo, & debilefe lafebre vi fiagràde,cotne[noie '( JPc[fa> & beuaffiacqua cotta, non cffcrcitar la parte , afflitta ansfl fi stia a ripofo , majfime fendouigrande ' abodSga di fugo, fi a -mediocre tifoni mo,etla vigilia, febifh la crapula, fcl vetrc no è facile adopra clifite-rì.fuggi lo adirarti, il gridare, il còtendeee,del tutto lafcia \enere,inqudto alh clisUeri per vacuare fi potrà fhr queflo,cioè uin cotto on.4-ogiio di catnamilla ««.a. falamora d’oliue on, 5. mifcia tutte infieme,&-fallo tepido,et metti il cltHìero,et vfalo ogni giorno, ■chel giouarà affai fe no fi a purgatocon darli foluti-ui perbocca; come farla il diacatolicon, c he itnifee il corpofengaalcun fastidio, oneroelettuaviodiJuico di refe meffoui onc. 1 • trocifci aliandoli grani 6.10 la decotùonedi fiori cordiali, & quello effo ancor fa >à gr ‘iruhffmogiQuamento,,& tutte forti ai medicarne-tiflmiìi f aranno moltogicueuoli, a chi ne hauera bi-fogno; ma la feconda rntentir,ne , efl auerfìo fluxio-nis, tagli fi la vena fi la virtù,& la età lo conude,in tutte le membra la Tena fempre fi tagliaper dritto, 0 fe anco vogli rcuellere nella parte contraria , 0 vogli ateoderimre ad Ictus, fi taglia per dritto, cioè fiicigìia alta pai te delira, fi: l male fia cultt, delira, f taglia la vena della parte/mili ra,fe l male fia allajmilìra, la elettion della vena, & aue.rfio in contrarili,fi fan dalla parte afflitta,il corpo occupato da phìegmone non falò quando è pletborico,mct qua do amo la granddel male lo efforta,fenioui mediocrità di bimon, lo euacua,no,f ria diphlebo-tomiaperche il dolore, & il calar del mèbro infiammato TRATTATO tv at c ancor circi corpo fia puro da cfcremett, fon cau fa di fiujfione, & allbora fi catti fanone ma parcame te3o fieuacui > come conuicne all’inf amo > il moto la fnciioneda ligatura della parte oppojita(maj]ìmc ca nato penna il fingue) conferì fono molto a ntrahere il fangue cófluete alla parte afflitta. .A dui]; fc l’ir/fa matione é nelle mani} ejj'ercita ben le gambe > lsgale> fricalcjs’ ella è nelle gambe frie a ben le mani. Et rf-0 fi fa per farla diuerfione dell’Immore} acciò non fc-pr abbondi} eie faccia nocumento maggior di quello* che fa.Tri a la terrea intentione}Vacuafi lo bumore infili fio dalla parte indi ff osla} nò fola co digercntr.ma con ad fin ngen ti anco ra.. & refrigeranti} nell' a ug m e to a vacuar la cofi influfia} c a vietar che la materia più non conflutfca;mifcbia i reprimenti con i dige renti} talchéi reprimenti f ano lamaggiorcopia} & ■potcntia^cl stato, cioè vigore della infìammatione> nicchiali a guai pefo, & applicala mitigatori) fe vi fa gran dolore,nel fin del vigore, & nella declinar io ne, vacuerai con i foli digerenti, fe la flegmone bcu da terminare per rifolutione. Seia flegmone diuenti apostema , & non. fi poffa fare, else non s’impedì-fca la raccolta della marcia, & l’rfir di quella-, '■ adopra medicamenti, che muouono la marcia, ape-rienti,&detergenti, gliefficcanti confenfcono in fine di f!egmone,o di apoflema zebe fe vi refi a niente di bumorejo cauano del tutto, fatta la fečlione nell apo fìema maturata, ponili medicamento efficcantefen-fi rofione, come furia aglio di r a fa,di trementina ,e cera, et il balfamo di Leon ardo,il cerotto gratia dei* fo- ■fbpra la piaga,dopai che farà vnta;e queJUfono cìelli ! rimedij di Leonardo, quali fono cjjiccati,fen%a Ufo-| ne alcuna, et favno grandijfme opcrationi in tali cf-1 feui:ma perciò alle flemmoniprincipianti,poni il repellente,come officrato, cioèpofa acquofi, quefta à acqua, & aceto fi temperati, che anco fi poffon be-iierc, piglia vitaJpongia & bagnala denti o, .&ponila fulluoco; quello linimento è efficaciffimo afirlo ifteffo. Recipe fuoco di fempreuiuo lib. i. vino di graffa f istanza, & garbo, hb. me^a, farina d’orbo, q:tar. i.fcor^a di pomi granati, &- fumac polueriTfi-ti ana onc. me7n aiocanf, c faccia fi linimento.Fn al tro alle infiammationi incipienti > ilquale anco e ottimo alle ferite frefche , ouer contufoni, pigliami chiara di ouo, aglio rofato,acqua rofa,&piglia rnet ór ponila fu la parte infiammata, & lafeti^ %a]pejfo muti/i'. 7\la ancor farà buono il latte vergine con aglio di tartaro, & mifeia ; & quello fard efficacijjìmo rimedio in tal materia: &fe lo vuoi far più benigno aggiùngivi oglìo rofato, óv mifeia-lo bene infieme, che'l fi farà vn delieatijjimo unguento, ilqual farà molto appropriato , & in aug-tvento L’aglio rofato è perfetto, antfiperfeitiffìmo , quello medicamento è molto (ffitaccv . ficcipevin cotto la metà, o il terzo, quar. i • acqua rofa, aceto ana, quar. mezo, zaffi ano dr. 2. fhcctanfi bollire a fioco temperato, dopai celin fi, & lepezqLt, chtu fi intingeranno in ciuci liquore, applichinfi alla, parte infamata. } rimedij in augmeto misli di virtù repri menteì&digerente,tardamente fi muouano. In vi- TRATTATO gore/indori gran dolore tč ottima la maina con me-dalla di pane, tó aglio rof. pojla fui luoco.Medicamen to di Gal. Hct ipe niedolla di pan di fermento , librai una, marccrala per vn bora in acqua boghente, dopai (premila ; 0-fatto qjio metteui vn quarto di miei ottmo,& fanneempiajlro tenero, & molle,questo è digerete,emitiga il dolore. La declinatione e allhortt quando per lo adoprari predetti rimedij, fi digerifte l’humor corfo alla parte infiammata, & quando U tu more, & la efl enfiane fi minuifcono, & i dolori fi firn più manfieti nella declinatione fivfinoi difiu- tienti foli,0r che non eccitati dolore,come fonai vtut pafia feirtpi igranelli di dentro, con pane & '»il poco di miele,&farina d’orbo applicata con detto mule, item togli lana /uccida, il oppa, fpongia,o altra cofit firnile,ei bagnala in vin caldo,poi[frcmila,0 metti fui m ale ,/e jr malignità del ma le,e J> la copia,l’bumo re no fi nfollia: fa che t ò difcufiorij medicamenti l'bu mor raccolto fi digei ifica fi baino, fel turno re non cede a’ medicameli, nevi fi a fperne di digerire qllo che vi fia detro,&fe la métterla mira a voler fi marcire’, adopra le cofe ebe maturar,o, Gr mnowno la marcia , il tumore anchor che fia degenerato in apofle-ma fi può digerire; fé la materia, (he lo ha eccitato^ fta tenue,poca,et atta a rifoluerc,et fe fi finì luogofÓ jpfòdo,et fe la cule della parte afflitta fta rara, fi l b,{ more,fia molto, et crafio,et in profondo,fe la cuf fia dcnfa,non (perar exhalatione,o rifolutione,fi vega& medicameli maturati : come è empiaflro difor,na z fometo cotta mediocremete in acqua et oglio>fie"9 D I C I R V G I A. tirapreftamete le ir fi amin at ioni al generarla marciai Je il tumore diffialmvte s’induce a generar marcia ggli bumon craffi> &vifcofi dentro racolti ado-pra qjto empiaftro,cioè, l\ec. radice di tamar^uccha faluatica, la radice di maina vwlara, & fui cotto o-gni cofa nel latte di vacca, dipoi aggio gnu frana di feme di lino fenato di pane>graffo di porco je farai un piatirò fecòdo I' ane> & mettilo [ufo fera <& mattina, benijfimocaldo) et iffio farà opera miracolofa,et gra de.ouero farai qf’altro, cioè, Igte.forge di raduìdj mainala fio,radice di gigli,erigerete,foghe di maina cn.i. farina di forme to quar. i .farina difime di Imo onc. i.aflongia diporcofiefiaho. megacuocàf l'erbe in acqua quanto bufa, & pefìenfi con l'altre cofe in mortaio, etfacciafi empi afro rauolt a,et già fatta la marciale l'apoftcma fitta da pblegmone,nofi apra £ fi; con fcalpello, o caitterio,o medicamelo ero dente,/} vacuila marcia che non ha potuto digenrft; (male parti già fi libere da infàmatione) pofiia la vlcera fi riduca cicatrice, a modo dell altre ulcere, cioè detergedo,empièdo di carne,ioglutinando,e in-ducèdo cicatrice,fe la materia onde il tumore è creato ècraffa,è difficile da digerire,& è motto cacciata ne i meati della carne, (come fuol auemreneUt in-jìammationi lunghe mal curate) refi arido la parici craffa neimeati, già refiluta la pane deli'ijumore_j> più tenue: ficciafi fcanfcatione, ma finte quando vi fa duregga, pallidità,et negreggga,et detta Jcanfica iionefii potrà fare co il cai/uio di Lecnardo,ilquale, é una compojitione, fritta da lui ndh fuoi Capricci me- TRATTATO medicinali la quale attrabe a fc la materia corrotta* & mortifica la carne cattiua>& lapia la buona>chs no la'offende in conto alcuno:&f> qwflo il detto cau plico è tato mirabile per tali effetti. Trla la quarta in-tentione,č la correttion degli acculiti, come dolore* regrejio di materia, onde fi eccita il tumore,alle parti interiori ; putredine, dureràlapidofi iuilafciatci de’ medicamenti molto ejjìccaci, & digerc ti,fe ldolor vchcmente vega alla infìammaliane, [ubito jì as queti (perche toghe le forze, & fa fluffìonc) ma ado-■pra queplecofe,cioè o<>lio rofato,rojji di voua,molenà di pane macerata in acqua bogliète, & dopai spremi* te, c-7* mifchiate co aglio rapite, questo ancofoceorr? un pomo cotto in acqua, & mifchiato con femola, & Oglio ropito,ouer ■violato. E buono mip-hiaril t^affrà no in ogni medicamelo d’acquetare i dolori.Se l doler re,è tato grade,che co predetti medicamenti, opmili ppuffa, ne anco quetare, venìremo ad ftupefùeientià qua è ottimo lo hiopiiamo, et è approbato,i noterai le fue foghe pitto la cenere calda miphialecÒ l’afiongià frefca,&metti fulluoco, cofi acquetaraii dolonve hemèti, & truberai i tumori flegmonop a maturare* facendo questo guardati datroppa humettatione,ht-quale èjnutiofa nei principiò dalla inpàmatione, ef~ Pendoni flifjfo con dolor grade. Se vipa paura ricorfa di murena,che eccita laflegmone, a’ luoghi ìterio>':‘* et muffirne verfo le pam principali adopraretno medie amen tr abeti,o anco vetofi, chela traballo forasse da’ medicàmèti molto ejictàti, e digerì ti, temer a-riamete popi fui’infiàmamne,il refio del tumore jtm DI C I P V G I a: P7 diuenuto fcirrho : cuoci in acqua le radici di cucume-''' ro afmino, o di brionia, & li può anco aggiongerefi-' chi ftccbi.pofciamifthia farina con l'acqua, ouc ag~ e !l herbe>& di alt bea,dopò la moderata dccottione,pi- giongerat alquanto d’affongia di oca,o di gallina,& 1 fi vno tmpiašlro.f miniente le radia delle predette fate con pane,& afiungia, et pojìeful Imco,disfanne tali burno ri induratila vn altro beUiffimo rime-dionon lafciarò di dire, per effr cofa vtilij]ima,e rara in tal caf.Tigli afi cerotto fatto con ccra,tormen-tina,pegola liquida,& rafa dipino.&fi distende fo-pra vna pegja di tela vecchia, &fopra vi fi metter cantarelle fpolueri^ate, & mette/ifopra il male, per bore 24./? la fa a fare fenici toccare, & vederai l'effetto imaquà do foffettiumo,cbe i tumori flegmo-nofi,che difficilmente fi digeri/cono per balitum, non li nmtiMin furbo : mifeiaremo gli emollienti, con idigerenti validi. Se qualche parte del luogo , che fi 7tiatura,fia putrefiitta,tagliala via,ouer falle fiali-fication profonde ; & bagnala di acqua fi!fa- & gli penerai fu vno tmpiaftro di farina di fkua,o dì runi-glione, cotta nello oxmelle. & far ai il rcflo, che è nella curation della cancrena. La flegmone da influf-fion di bumori,ef endo ancora in principio,et con dolor non molto grande, la curerai così. Vacua tutto l corpo con vacuation conuemente,& muffirne con flebotomia,fi altro non ti obsta. pofiiaponii repellenti fu la parte infiammata. Tsla volendo purgare il corpo con filutiui, è neceflaria cofa auertire di bauere bo-niffima còfidemme intorno alh fin pluifolutiui in- K gre- trattato predienti nella purgai ione : pcrciocbe ve ne fono infiniti, i quali altereggiano il [angue: altri inducono putrefinione : alcuni congelano il [angue : &• alcuni lo rilafi ino, come l'oppio, la mandragora,lo u fi quia-no, vna & infinità di [e.nplici, che pigliandoli per bocca ingrofiano il [angue , & lo congelano : peni contrario l’olio di[olfitro, di trementina,di vi triolo,l’acqua vita, &• altre co[e[mili iiquefimno il fangu -.Si che per questa ragione, bi[ogna aiiertir bene alle purgationi, a tale, che non fi fùcefie poi qualche errore nel purgare l'ammalato. Ma perciò eua~ cua l’humore nel luogo afflitto, con medi carne ti efic-canti, & digerenti, Fortifi: a la virtù della parte afflitta, &■ circoflante. SeLaijicfia flegmonc è afflitta da dolor più grane , mitigarai il dolore [nga altro di ['tacere , panerai fui luoco medicamenti, che mediocremente astringono la co fi i ■ [luffa, repellenti, et vacuanti, dipoi metterai fu l luoco infiammato vna ffongia bagnata in vino garbo,o in pofca,acciò chili da fi la via aU'bumor fiuente.fe quejh giouano, & no vegga fi ancor marcia, adoprerai mpiafiri molli con tra le fluffioni,eleggerai gli cjfccann,&repellenti il [anguefluente, quale efi quod cbalcitecòsìat rofaceo refolutum, & fipraponcrai lana pura bagnata nel yino acerbo , Quando appaia la marcia in effo luoc°\ potigli [ufo empiafiro di farina d’orgo, fe la marcia e graffa, &f{pen i medicamenti : talché non vi fio-3 filemedi rcfolutione,le farai la via.quandobarm tagliato, non vi effondo dolore,ejficca la piaga & for~ bila fetida dolore, fedopai lafeditionciuSla il dolci e. DI C I R V G I A. io mitigarai confomentatione,pofiia con empiaHre* & dopai con qualche medicamento bumettante >onQ efficcantej fe Uparte anco fia infiammata^ li metterai vn’empi astro di lentcì cheeuacua, & repelle. Et "volendo fare vn rimedio di maggior efficaci ai fi potrà fare,&farà quefto, cioè, -piglia bipericon fattamente fpoluerigata onde 6. confolida maggiore onc* quattro, htargirio d’oro onde 3, cenere di r/itaonc. 5. olio di noce quanto bafìaad impaftare lefopradet-te materie, & farle in forma di empiaiiro, vf quefio mettendolo fopra il luoco offefo,ti renderà miracolo-fa <&■ stupenda cura, da far marauigltare ogrìv-no : & quefio è rimedio ilquale vftua Leonai do Fio-rauanti Bologne fe in tal cafo -, & con il rneggo di tal rimedio fatela di belliffime cure, Si che per que fio io (fono a tuttii profeffori dell'arte ad oprare il detto rimedio per honor fuo, & per beneficio dèli ammalato. Del carboncolo, cancrena,&sfacelo chiamati fanguinece puftulas» Cap. L XXV 11. T £ earbacolo ha l'origine dallo influete fangue,ne~ J[ ro, eraffoifeculento,moltocaldo,<& ferni‘te;a cui fi fiano adrnifìe alcune bumidità tenui, infupficie del la cute nafi ono alcune pusinlc, onde cbiamafi carbun culuscu pullula, et rarefiateauuienefeuga pufttda: parimente alcuna volta nafte vna pullula grandetta, ton quefio maUfaquale dirotta fi genera -ulcera con. 2^, a ere- TRATTATO trofia bora attengono molte f uftule aguifa difemedl miglio,picciolci&fpefle; qualiefiedo rotte»fimiime^ te nafce vlcera cruftaceajcome quadofifa trofia con ferri affocatijla crocia bora a color di cenere} borae nera, in tal luoco la pelle non fi può leuare>che è qua/i affiffa alla carne inferiore.la carne circonuicina viene in fomma, & feruìda infammationeAmien net a. & rijplendejvi ftgiongcvn dolorgrauejet molto ma lofio della parte afflitta} come fe con vincolo forume te fi strmgeffe ; neceffariamcnte fegue la febee > feVt fa qualche venenofità} come fuole per il più} fogne u vomito frequente} & infemeperdef l’appetito} fegue trema r del cuore, palpuatione, & frequente dif etto dell'animo. Il catboncello fegue la pesìe perla piu parte. Ogni antrace} ouero carboncello è male acutoj pericolofo} & contagiofo. Ttla ilpeggior di tutti} & più mortifero è quellO}cbe nafce negli emunfforij}& apprejfo le membra principali, che tener fi dette > che la materia venenofa3 che lo eccita nò fene vada fubi-to detto allepartiprincipali} anfi lafuaputrida cft-latione èfufficiete a fuffocar l'huomo. Se il carboccilo è circa il slomaco} cfofngO} o gola Rubilo fuffoc a il ffiritO}Come vuoi Celfo.è menpericolofo il carboiel-loprima rojfo } pofeia citrino} quello cb’è lini do} ouer n cg reggia} amma ^a quaf ogni vne,fe gli acci de che feguonotal carboncellimolto fi rimettono} vf qualche speme} fi: più crefcono fcmprcin malignità* non vi è sferne : perciocbe dinota in tal corpo efferc^> grddifjima malignità}ibe offende la naturaAimodo takahe la và anmtbìLmdo tu lutto} &per tutto: o D I C I R V G I A. pp quejìa è la diffinitione,che in tal cafo no vi /Sa jpeme, maperciò Leonardo vuole, che vi/ia{peme, & cbc_a fi a curabile, & fenTpa alcun pericolo,-vfando però alcuni medicamenti di fuainuentione, mouamentepo-fi, in luce da lui,come l'vngueto di precipitato,l'olia d'antimonio tcperato,l ogho di uitriolo,l olio del tur taro dì botte) et inquanto al corpo da purgare il firop po di efio Lconardo,contra humor melanconicoitado fa è on.^.tepido la mattina a digiuno,# piglia/bocca : & poi apprejfo di quefiofi deuepigliare dram. 4. dielettuario angclico,ma uolendocurarilcarbonco-lo [libito,di prima tagliala vena fe niente tiobfla,& fi caui[angue in abbondan^aima è diretto,cioè dalla parte iftejfa. fatta la flebotomia è buono, chefcarifi-chi il tumore conprofondarti ben con il raforo; alcuni fan lefcarificationifono nella vlceracrullea, e ha gnano le tagliature,™ acqua [alfa calda, acciò il fan guc no fi coaguli,ma efcafuoriihorapongon su alcun medicamelo erodete, come arfenico,dqual e diurno, alcuni in luogo di [carificare ,adopr ano [anguifiughe, l'infià ma tione de fiderà medicameli refrigeranti ,ma . guardati da ripelieti ualidi, che laflu/fion del carbon colo mai fi può diuertire per la crajjitie,emalitia del I' humor e, & fe vuoi diuertire,offender ai, adopra da modesto i medicamentireprimenti,e digerenti,come è impiaftro di arnogloffa quale è quefto.I{ec.arnoglof fa,lenti, pane cotto in forno ana parti eguali,cuocan fi in acqua, anco è buona medolla di auellana, 0 vecchia, 0 non vecchia per maturare, & ropere i carbon -sali,alfwi dal carboncolo pendente afeiugano fuori 3 Mh- trattato t'humormaligtiOiO adopra cucurbitule>o medicarne-* ti attrahenti. ilcbe mi piace fé fia in luogo fenga pericolai & la flujfione pigramente fi muoua. Ma la piu efpediente opcratione * che ftpojfi fare nel carboncolo è vn dargli vn taglio con punta di lancetta jfe ben^> non è maturo vfcirà almanco vn certo fanguegraffo> & corrottOiilqual probibirà lapoiìemaJò' leuara il dolorei & il medicamento da medicare dipoi tagliata farà il licor di Leonardo > parte j. aglio benedetto difua inuentiona parte t/na* precipitato parte me%- %a: & fa mejfo tutto inferno , & benijjìmo incorpo* rrato: adopra pure i reprimenti modefi taccio il dolor grande dalla fluffion valida non f ecciu nella parte offefi. Sopra la vlcera crucio fa , quando maffme il membro fi putrefàiponerai medicamento validoi & molto effe cautej cometrocbifci di Tolif dat empiajlro di firma di oroboi & oxmdite apprefio Galeno.quando la vi cera fa maligna > fi vfa vngnento egtttiaco» fe que-fti poco giouatiOiVienialle cofe adurenti: & acri' co* me radice di dragoncoloj ouer d'ariftoloi bia trita co aceto, & applicata, calcina , arfenico, & fan dar a* ca. quefli fanno afai, fe fubito rifoluano la corrotta parte dallaviua.ilcbe fhttotogli Via quello,che è cor rotto,& morto.Se la crofta fiegua medicamenti erodenti , feparata d'ogni intórno alla carne viua, cura la ferita, indi eccitata , come fi curano l’altre infera > p I Dl C I R V G I A. I0<3 Mita aditile..Alcuna fiata fumo aflretti ad eftirpare it più , che maligno carbùncolo con cauterio attuale* cioè con ferro affocato, il fine fu del dar botte di fuoco , quando da ogniparteèfenfo di dolore* pofcia U erotta fi nfolua. Se l'infermo noti voglia botte di fua co* venga vn villano * che apprenda l carbone con it tuottaccio * & lo eflirpi fin alla radice. leuato via il carbone,la piaga fi purghi* già ceffando l’infiamma-tione,pofcia vfaremoincarnatini, dopai confohdan-ti*fe’l male non è crudele molto, fi maturi*et fi apra» pattigli fichi, leuato , & fiale mifiiati. quando due» otre volte bai pofloquefio cmfiattro, il luogo fuo-le apparar nero, & aperto, allbora purgarai il luogo con manducamo di appio. & il medicamento di raffi d'voua, & fiale, più volte pofio, matura , & apre il carbùncolo, fi vfa lo empiafìro di miele, fiale, farina di fomento, & raffi d’voua , 6' è ottimo. Confehda maggior trita intra due pietre,dicono efiermiracolofa , Ufi firmarlo antbracein vn giorno, talché altro non vi refi affé non la curatione della pia gailaqual fi potrà fare, fecondo Leonardo, con lima, gno licordi fua inuentione , &fopra tnetteruipoi il cerotto negro di Gualtifreddo di 7rledi,ilqual è mira- colofo: &■ così la piaga fi fanarà con facilità, & fen- %a dolor delpatiente: fé vuoi vn altro rimedio fan tiffimo,&buono,farai qiìeflovnguento,cioè.fietipe cerufa oncia vna, incenfo ffoluerrgato oncia rneyg-t^a, licor magno di Leonardo onde due, argento vino mortificato con aceto onde ^-grafia porcino onde fai, precipitato fino onda ma, & mifda , & benif- N 4 fimo TRATTATO fimo incorpora infieme,etcon queflofolo medicar ai > tbe'l ti farà grand'honore. Trla perciò i medicamenti, che rifoluono La croHa, fono il butiro fefco,ó~ afton-gia diporcotfuefto medicamento prefo rifoluela ero fia>et mitiga il dolore eccitato da medicamenti acri, & adurenti,jr da ferro affocato, & difiolue pote temente ilficco maligno,onde eccitato è il carbone. Recipe farina diformento, e d'orbo,ina on. 3 • dcllaqtff li con decottione di maina, di viole, & di radice d a th caffi fa empia fi ro, aggiongendoui batiro,&fflon-gia di porco liquefatta, in.on.2.<& roffi d’voud,!^1^ li aggiunganuif quando lefopradette cofe fi tolgono idi dal fuoco,&ogni cofa fi mifaa con la radice,e fo gliefudette,ben pefte,&colate. Il modo di viuercco regola, acciocbe in quefto cafoilcorpo non fivcngbi ad alterare , per caffi del poco regolato viuer lo ro , ma facendo vna buona uita regolatamente,gli bumo ri non faranno tanto atti ad offender il patimte. Et perciò il viuer di quejli tali debbe effer’afciutto,qud-topiù ftapoJJìbile,mangiar carne roflo vccelh falua-tici,bifcotto,mandole,fichi ficchi, ^ altre finiti ma-tcrìe.Il bere farai queSÌa beuanda, fichi pafiulejdat-toli, verdino ana onc. q.mel commune Uh. 1. et in fon di in libre 2^. di acqua commune, & bogha tato,che torni lib. 18. & farà fatta. 'JMa ancor gli epitbemi opiati,&il reftojcbe è dedicato a fortificar il cuore, &leenacuationififono necefiarie, pertegono alfifi~ co. Vfaficommunementela theriaca alia quantità d'vnafaua con acqua di fiabbiofa , 0 efiendoui fedi e acuta,con acqua rofa,ouer di bngloffa,& diafi w~ di c r R v g r a. I0T Pe manti pasto. Trocifco di Volijda molto lodato da Gal.P^cipcfcor^a di pomo granato* on c. 6. (ta fleti a fignificavn dinaro, & qua fi pone per vna drag.) Mirnka me.S.alume feiflìle onc. j.inccnfo onc. 3.tal i'antbo on. 3. fieldi toro on.ó.can vino dolce fac elafi trocbifei. Vii altro tracifeo diVolijda. l\ccipe alu-tKcfciJfiledin.3. inc&ifo din.q.hiirra diti.vetriolo din.x. fiori dì pomi granati din. 12-fi e! di toro din.6. aloe din 6.fàccianfi trocbifei con vino auftero. Della cancrena, & sfacelo, che cofa fia. , Cap. L X X V 1 i L .Ancrena preffo a Galeno è mortifìcatione fitta \ V p grandc%%a d'infiàmatione, ma non però fitta integramele, ne già co firmata,è tato malignati he fi prefio no [occorri il mebro occupato perde ogni fen-fi^quado fi taglia, poge, et abbrufaa,cbe non vi è fin fi,e diuenta sfiteelo, 1 Latini lo chiamano fydcratto, i Moderni dicono ejìbiomeno,epigliano tal nome anco perla eàcrena. ^Luicenna chiama efUomennn,qua do alle parti cotinue pafia la corrottone,qucjlo vitio, cioè il sfacelo auiene anco alleofla,ma no già la can-crena.Tal mebro prillato di vita, tot alme te taglialo via di fnbito fino alla parte viltà, queita corratinnc (ione non è finfio alcuno cbiamafi dal volgo Fuoco di fxnf ^Antonio,ouer tacro impiagato.^uiene tal mor tification di membro da troppo freddo patito,efierrdo ieinuerno afpnffimo: operbauerc refrigerata mrno-deratamente vna infiammai ionie* onero da cali duà fi- fi)pr abbondante>etvencr:od’infìaM'ìjztinn'be ptishi Le maligne. viene anco la càcrcna>clsfacelo,quart do la una del membro fi fnjfoca:cornc auuien nelle in-fiammationigradi che alcuna fiata cbturano cosi le vene, arterie, i porri della cute, che l fpirito indi non pmeuaporare, ne può attrabere l'aere efierno , onde fi rangola fi. uien tal mortification nel mebro,quà-doiljpirito vitale dal cuore al membro non può fare il fio cor fu, o per vchemente hgatura,ouer per qualche contufione fatta nelle vie ; per lequalife ne va il (pirite,donc che fa off unfon gràdijjmia :che molte noi te l’ammala co patif e affati ma in qucflo cafo é necef-faria cofa di opelrar l'ingegno fio,&prohibire,& ri mediare a tali inconuementi, con far Vaporare l.’hu-rnor f>pr abbondante confortare il luogo offefo, che non babbi da patir troppo doloreipercke dal dolo re vehemence,alcuna volta fi induce d fpafmo;& al tre volte vna certa forte di palaia , & alcune altre volte tremori : cofe che danno infiniti impedimenti a chi tal cofe fopporta. Et perciò il rimediar con tempo è cofa molto inpropofito , & dig ran fatisfattione ai ognvno.maparlàdo più altra dico, che nella cancre na,& fderationefì eftingneil coloreflorido,chefolca effer nelle nifi ammattoni'di dolore,&■ ilpolfo dell’arteria fe nepa rtono. il membro dimen nero, tene-ro,putrido, fetente. Se incontinente non focconi alla cancrena,il mem h ro perifce,&affalifce le ideine par ti,&ammala l'bitumo: fe anco è principiante, non è cofa diffìctltjfima da cu ra re. quando è diuenuta in sfacelo,non uè rimedio. A curar la cacrena fatta da 0 grani in fi ammattoni, & ad eftirparc il sfitccUo fatti tll da cancrena, farà neccffario purgare il corpo,con ri-~ ^ tnedijcfficacìffimi, come faria l’aromatico di Leo-,‘h Marcio, onero il firoppo fo/titiuo di fina inuentionc, che ' ( purgano il corpai& ilfiangue con facilitàiet quando -, quello fata fatto, il sfacelo farà curabile'. &■ voledo--, lo fanar con preHeffa metttuifiufo il tanfi ico di Leo-f iiardo, e poi medicami c8 illicor magno nella piaga, ’&fopra metteui cerotto grana dei,ecof vedrai bel-! lijfimi fuccejji vfando tal medicametoiet e da fa per e, 1 che qua fi in altro modo non fi patria curare,che tor-nafi bene: ma feguitaiido aitanti dico, che la cancrena per generarfi da copici di [angue, richiedecopiófit “oacuatione del fiangue corrotto,circa il modo di vi ne re,il purgare, & circa il difendere il cuore paria col fifico,fie nella patte aflittafia Vena g rafia, & gonfia ta, è più comodo, che indi cani il fiangue ,o tagli tutta la cute della pane afflitta, infteme con la fin fianca fin bietta, ouer diuidela con più ficari fcationi be prò fon de fan a co acqua [alfa il luogo,acciocbe l sàgiie grofijo non fi coàgulittna efica fuori, & fopra poni medica fnento cantra la putrcfattionc,come farina di orchi, 0 di loglio,o farina difaua,co oXimelle,o firoppo ace tofiofidrà utile lanario fi arificationi due 'volte al gior tiocon acetocaldo,o Vinmulfio, quefi i per fina ficcità purgano la putredine, per fina frigidità liberano deu, putredine quello, che non anco è corrotto. Optando il feruore,o la furia del male fia rimeffa»l' ungueto egit tiaco (compatto di fior di rame, miele, aceto a vgual tnifiura,mificiate, & cotte) in fui luogo fi ponga, che TRATTATO vieta la pHtn fdttionc>& rifolueje divide il corvetto et manifcc U carne mor,ta:et lafia illuoco mòdi f ficato & netto: ma qua do adopri il bini n,mettiuifo-' pra foglie di cauoli, fino a tanto, che la carne morta fla ccfduta, & poi vfa altri medicarnemrjono alcuni '' che mponyno quefio empiafiro.fecpe micie Uh. me-* ?■(,_, rofiid’voua crude tre, o quattro, fauna di or^o } on.6. mifebia informa d’empiaftro: dopò doiouertre I oiorm per far miglior mondificatione , aggtongt al- ' fempiaftrodragm.io. di mirra perfetta, nei corpi ‘ teucri a fepararla erotta, & a purgar la forimi; ba-' fla la fama di rouighonP, con miele,o incenfo.pofetet ; adopra medicamenti, che prbducan la carne, & con-\ folidino. Come faria l’vnguento rafino,con cerotto di I diapalma,il cerotto gratiadei, cofi detto per efier det !l to cerotto proprio gratia diuina,allegrandi operatio- II ni, che efj'ofa nelle vivere. potrai ancor vfare bagni, ’ doue entri alarne di rocca, che faranno afiai tiofittc-j fi. apprefih quetto farei vfare all ammalato,il modo I delviuere,cbefia tenue, & refrigerante nella cancre-; na, & sfacelo, vfèraiflebotomia, fe niente ti obtta. Circa il purgare il fiinguc dalli diaeatboliccn , olrù, cafrìa, onero il decotto di tamarindi, di lupuli & fumaria . &pofcia darai all'ammalato la tbcriataJ, perche diffende il cuore da putredine. Et ilfirnile fa. ancor l'acqua del balfamo di Leonardo, dandone per bocca vna dramma, & con il balfamo vnger le parti cRrinficbe > & cofi vederai miracoli di tale rimedioc Della Deila ei ìfipjla, &altri tumori creati dzL» colera.,, Cap, LXXlX. T7 fyfipiU è chiamata da' latini v;nis [acerbe ilget X Mine della flujjian colerica, idfifìe circa la cute di fuori lù' circa la cutemcmbranofa,<&' tenue) che e f tre ondata alle parti intenie>aknna fiata occupa alquanto della carnefoogetta, Eryfipdas exqui/ituw* chiamali da Gjlcno,quando la colera è diffufa per U fòla cute, e niente moietta la carne mfenorefin la parte in alquanto di tumore, con infiammatione » & rojTc^yaj che mira al gì alo itd' è fenTga vlccratio-ne.vdiuccnua lo chiama fifiina, quéi do la colera troppo crafiaf tjr- troppo acre esulcerai & exco ria la cute di [oprai er alcuna fiata tal'efiulcer attorie >cen jp4 ciò di tempo ferie per mene a profondai tal che tocca la carne inferiore t chi ama fi eryfipelcts culli cxulce-r ation c,fe Ufi uxi one non è in tutto colerìcai nefan-gumeaiina fa mttta di quefia,&quellatthiamafi da Calerlo difpofitio mijia myf: pelate i & m fi ama r ion e> dfi ha il nome da quedoi l he fupcraiquando ilfangut fitper a chiama/iflegmone eryfipelato fa, quando fi-pera la colerai chtamafi enfipela phlegmonofeu» quando fon eguali chiama/ì vitto tra il fì(gmone& l erijfipilai fc molta bile fi mifchiacQ poco hurnor flt£ matico io melacbo/icoi cbiamafi crifitpelcu- cedimato-fimivdfcirrbofumi la colera è di due forti fin ndm~ rale è humor caldai et [ecco dipotejìàima difi^^'fi è tenue* uff lam* ouer raffio j che mira alla cittimld » DI C I R V G I A. 104 di fasore è molto amarci > non già acuta, ne acce. la non naturale è contraria alla predetta. Da colera ve ra » /incera , & lodabile* creafi exqitifita e ryfi pela , quale male della fola iute, dalla colera non naturale, & nufta con gli altri bumori, nafee eryfrpe-las pblegmonodcs, loyfipelasaidematodes, ery/ipc-lasfcurbodes , della bile pratcr naturam fatta per aduflione,fi generano berpvtes ehìbtomeni.i.exeden-tes.lecauf della vera enfi pela fon tremarne anco Jono della fUgmone vera la primi lina, antecedente,la congionta f La ertfipela è di color rojfo, che mira al flauo, fugge di folto dal taSio, a'ccendefi calar vebe-niete,che eccita febre maggiore, che quella,che fi accende daflcgmoncjil dolor rnor die ante', & pungente non apporta tenfione.la enfipela ajfalifce la faccialo, maggior parte,et cominci a nel najo, puf lajì spande _p tutta la faccia,è maligno accidetefe la carne circo fante, e fendo nudato l'ofh fi a occupato dalla erift-pela.la erif pela vera,&Icgitima, ha quattro tempi come hanno gli altri tumori preternaturali, l eriftpe la -vera, di rado Jì termina in generation di marcia, la maggior parte termina in transpiration infenfibi-le, o rìfolutione. itili a crt/ìpela alcuni accidenti alcuna fiuta allenendo, perucrtono , & ettari ano la^> curationc, la erifipela fegue il moto di tertiana febre-, percioche ha proportione alla materia di quello, evè alla colera.fe la crifipela fi riiwlgc dalle parti interiori alle elici ion, è bene - Teràocbe l'humore efilafuori, finga pemotodi offenfion allcparùin-tenori,fiche vfeendo fima,viene a difgraua re la ria tura. trattato turai ibe prima era aggrauata: ma mandando/nord quello, che fhofftnfione fata poi manco pencolo del corpo; il rimedio di quefta tal’infetmità,è dieta,con metter vetofe, & far bagninoli a’ acqua dolce,& coi da: & queÙo è il vero medicamento, m talmatene » 7)1 a le enjìpilecbe nafcono nel capo > fanno maggio® noia, a fenon confguifcano efficace rimedio,alcuni fiata frugolano.Se ì’enfipela fia nell'vtero della do~ na pregna te,è mortale: che fitto cofi l’c erifipela,n5 ceffanamente muore la creatura:£cbe la febreacuta Jpeffioammala ^1 curarla erifipcla, ilfifico ordini prima mete vn viuere molto conueniente ; come furici pan cotto in acqua, con latte di fme di meloni>et bere acqua cotta con ors^o fitta, & mangi marttapa-ne,& ogni forte di confitti.Dia il fecondo feopo, o lìlr tendone è, che fi diuerdfea l’humor confluente allru parte afflitta, ilchefì chiama materia antecedens. U ter^o confiRe nel vacuar l'bitmore,cbe già è influfjo» & perciò chiama]! materia congiunta. // quarto fi Veifa circa la correttion degli accidenti - Il modo dé viuere fi a quello, che fi consìituiffie alla ternana.L’aere adunque, & la camera fiafiefia, & inh umidii a* &non Infilar che molta gente lo venga a vi fi tar e > perciocbe {caldano la camera. rifrcfica il luoco cohj acqua,ouer acqua rofia.et il luoco fi a ver fio la t ramo-tana.fi febifi ogni cefi grafia, acre,et calda.fi rfil^ luca,,cucurbita,portulaca , or^o, acetofia, rifili & il resto, che incraffail fitngue, & refrigera : fi bel:S acqua di or^o. Deue/ìefienere da ogni moto immo~ derato figga la ua3cimtenti(me, & ogni moto vehe* mente , mente di animosi panni fiati mandi,guardi fi dalcoi-( to. T.eraoche e/uesìefon tutte cofe da guardare, fiche 5 fono molto nociue alla infermità, & alla vita. Trla la j feconda intenttone richiede medicamento, che ejpur-ghiper il ventre la colera, fe io affetto è grande , e l corpo abbonda di colera, (fuando la enfi pela accen~ dele febri, et vcbemetr.potrai dare l accjua de lama-rindidi fiific,&è quella. l\ecipefufini damafceni, li.tamarindi frefchionc.io. guccaro violato quar. f megp, alquale,acciò fia piti efficace, iti fi può aggiungere vn poco di reobarbaro lattato,fe'l male è picciolo bufi a vn chflere acre, ne lo erijìpelafiegmonofo de-uefi cattar fangue,fe niente tiofla, lo enfpela vero non richiede flebotomìa-, lo eriflpela edetmtofo, ouer feirrofo, richiedepurgatione, chehabbia [acuità mi-Sìe, cioèchepurghi ìa coleraflegma, omelanconia, circa la purgatiane,&in flebo lomni ffiempre ti con figlierai con il fi fico.La tei -ga intentwne,dopoi la eua-cuatione di tutto il corpo, adoprerai gli reprimenti, & ri frtfca il luogo pattentetniafjime cfjtndo fatto l o nfit eia ferina manifefta occafione, tifine di refrigerare fia la mutation del colore, tra le cofe rifrigerati ti,e repellenti è buono il ficco di fclatro,di fempreui-uo,diportulaca,di lattuca,& è molto ville vngedo il luogo di cerufa, & fe vorrai maggior refrigeratio-ne,potraimifuare alquanto di opto, o di cicuta, ouer madragora: quaiuque no deui adoperar quefii.fe non viè granneceffità. Vn altro benigno rime dio,che fio rà molto atto, & conucneuole a tale infermità, & è queflo;cioè latte vergine,et aglio onfkcino alia,e mi 0 fin T K A T T IA T O Jciainfieme molto bene, rimcnato cbefiain fornita d’vng.eco quello vngerai l’mfemioima qua do ilfer-iior di i rifìpela fra nmefio. Gal. rifolue l tumore ritti) ato nel hiocoj prima ch’appaio pailide^a per la^>.. tefrigeratione, & poni fu l Luoco empiali ro di farina di or^Ci& altre cofe dette nella flegmone,quejio medicamelo dtfolucj .^r. eiMporJiet è perfettijfrno. fc-cipelib.i .di alttea nuoua con le fondi, enofila nello idreleo,fatto questo, trita bene;aggiongturoglio-ro~ fato onc. q.fi, hi uma d’argento 1&fbieccc a, atta one. z • correganjì con ficco di coriandro , o fempreuiuo, o folatro, & a'jginngendoui motlena di pane, fi fa crn-piaflrojlo hidreleo è mìftura di acqua, & d aglio fe l Ultore, cioè palli deapggi habbia già occupato il luoco taglia La pelle ■& poni sii l’empiafiroi & lana illuoco abbodantementecò acqua calda, ch’ella digenfee spianala piaga, come già poco adietro ho detto, del rimedio dell’acqua calda. Et la qnartaantetione co rreg ge gli accidenti; &fi fncomeè detto nellafl egmo ne, quitto al dolore, & ardor vebemcnte,piglu foglia, et radice di iufquiamo, inuolgile in fi oppa, gtcuocilcfot to le bragie, pofeia mifciale con vng. populeo«, oueY con afmgià, adoprale. Se la enfi pela fa vlcerata, fonih vnguento biàco,oncr vng. di litargirlo,fe h ag giogerai vnpoco difeotia di piombo, il rimedio fard efficacìjfimo. Quando la erifpela ft fa dalle vlccre f da altre caufe eludenti, prima fianfica,pofcta pc‘nì 1 empiasi ro di farina d’orbo. Scia enfpela nonfillVe ra, ma inclini a natura di flegmonc: maffrne fin 01 corpo abbondante di fingile, vft pure la flebotomia. DI C I R V G I a: ioS u Tercioche verrà ad euacuare gradìffima copia d'bn-' mori, nel cauar del [angue,prima [[grana la natura. , da varij , & diuerji impedimenti ; & tbc[a il vero , gli antichi, come è noto a tutti, cttr aitano ogni [arte d’infèmità con la flebotomia . Folcano cofloro, che, il [angue [offe quello, che genera tutte le sfetie d'in-[emftà, quando è corrotto nelli corpi nostri : mali moderni lo purgano con rimedi [olittiui, iquali per [ua qualità purgano, il [angue guafto, come in effetto fi vede alla giornata in molti, De tumori che han focietà con erifipela,cioè diherpetemiliari, &exedenti. Gap. LXXX. y'-'i Hiamanfi da moderni, pusiule : ma le coleri-X. i re . fi [anno da colera non naturale , ne miiìtt con altri humori, checonfluifie in qualche parter * <& mi fi [erma, s'ella fia molto craffa di confìstcn-%a , & molto acre , exulcerata tutta la pèlle fino alla carne queflo è herpete exedente, &depafeente, [elacolera fiapiù tenue, & meno, acre, & caldai, nafeono puftule picciole,neila fola[uperfide della cute, a modo di [e me di miglia, onde fi chiama herpete miliare , quefle puflulette a lungo andar di tempo fi rompono, & diuengono viceré, vogliono alcuni che intalvitio alquanto di flegma fia commisi a con la bile, ondecreanfi tali pulluline, però cbiamafi anco puHulofo herpete, li moderni [otto il nome di formicai comprendono le herpete exedente&il miliare,#' 0 a pen- TRATTATO fenfanO) che mirmeciefta lo ifleffo, an^i mirrile eie fo^ novnafìyte di verruche , penfano anco che herpetd efibiomenoj <&■ erifrpela vlccrata fia il medefwioj & non fanno, che la bile, che crea lo herpete è molto pii* fot tjlt, j che non è quella» oue nafee l’erifrpela vlcera-ta»ne fanno che lo erifipela vlcerato occupa>& la CJ* te,zirla carne, & lo herpete,di cui trattiamo appre^ de la fola cute. Quelle puftule,cbe costoro chiamano Tdorbili, Hippocrate le coprendo fitto herpete. Morbilli fin fi da materia più fittile, che non fi fanno In Vanole.F,uolejluicena, cheVariole fi facciano dal fangue, & che i Morbilli fnccianfi da miflion di bile» cioè colera, & diftngue.L’è ragioncuolcofa,chc fia-no per caufa di troppo augurnen to di fangue , & che fia il nero fi vede,che morbi tali non vengono mai,fe non aUigioHani, chela natura genera in effimerità fangue , & alli vecchi che già per la vecchietta- leu ruitura li diminuifceil fangue: mai fi ne vede v/: o per miracolo, che tal morbo pacifica: e quefìoù per l'affi^ gnate ragioni. efiPta a curarlo herpete, onero altre 'itleere spontanee, che fi fin da mordente httmoreu , ‘■fiacre. La prima intentione fard che vieti la con-fiuffion dell'hunm e alla parte afflitta . La feconda, che vacui ciò che è corfo alla parte afflitta » & iuifì è-fcrmato. La ter’spa , che l’vlcerafì fini : adunque nello herpete exedente vfi medicamento, che trahe cicalerà per le parti inferiori : perdoche l’herpete fi crea da humor colerico puro , l’hitmore onde nafee-’ lo herpete è tenue : fi però bafta a fo/urr 'alquanto il 'Orpo, ouer prono can l’vrina, con cofa che ciò faccia - j 1 mz DI C I R V G I A. 107 tnodeHamente nell’altra forte di herpetc chiamata miliare, vè bifogno di medicamelo,che cu'acui la colera, e la flemma infieme. Et (uacuato il peccante hu-more, & abbondante>%fa medicamenti,che reprima no l’Immor infine te, egli reprimenti all’bora fon piti ficuri,maguardati da i reprimenti, fe vi fta ficco vi tiofo leberpete exedenti richiedono medicamenti refrigeranti, che anco molto pùf]ino eJJiccare,& quelli, che fon refrigeranti, & cjficcanti mediocremente,no baflano. ^dunque a principiò fi pongono viticcbi di vite,foglie di rouo, & rouo canino,&ornoghfic,po. feia aggiongerai lente alcuna fi ata,-miei, et farina di orw ,*& quello empi afro repelle, cioche influìfc/£j, efficca quello, che fi contiene nella parte afflitta» & corroborai membri, & paflato il principio del male; adopralo come efficace, cioè fi farà vn altro empì aflr odi feort^e di pomi granati cotti nel vino, & nel feme di furnac , & farina d or%o, & con quesìo afSeguirai la feconda intentione dicurar l herpetc^; &• la ter^a intentione è quella. Ciafcbeduna vie fra fi deficchicon medicamento non già mordente,ne an co molto irritante, eccetto quando eh ella è maligna, . & maffime con putredine: perciocbe allbòra richiede medicamento più acre, & che habbiafor^a di fuoco, comeèmifjchalciti, arfenico, calcina, fmdaracca, & altre fmil cofe, l’acqua forte dei precipitato bagnato nel luogo offefoifh mirabili effetti: & finulme te il vino,doue ui fia cotto dentro alume,uitriolo,fal gemma ,garofoli, macis : & questi tal limedij per effer di natura reti cingenti, & effucanti aiutano affi F ~ 0 3 ( andarò mostrando: maperò in quello principio bifo- j gna medicamenti terribili) come folimato> fate armo iliaco, calcina viua>&altri che abbruciano a modo di fuoco « Sono medicamenti molto efficaci alle viceré già inuecebiate> i troci/ci di T-olijda» c-babbiamo deferitti nel carbùncolo )&i troajii caltdicon, ó"' aldaron chiamati, fono molto a propojito, anco per quefta infermità: parche La natura di tal medicarne» to,c digiouare grand emerite- a q ue sì o tal morbo: ma fe le puìltflp miliari diuentano vlccra, basi and oro i medicamenti, che hanno vim glaucij. i. memithcii qua aqua diluenda funt , fe non.giouano mifaali ace* to , maggiormente giou arai feli intinger ai in ficco di folatro, o di ornoglofjo cbe farà meglio affai : per-cioche detti ficchi n[refeano molto, & diffbluono la infìammatione, & mitigano il dolore:&per questa ragione i detti rirncdij faranno maltogioueuoli a tale infermità. i -Dello edema, & tumori frigidi, flegmatici, & flatuofi. Gap. LXXXVllL ■ ' 5 / '■■ ■ V T7 Dema è vn tumore laffo, efengpt dolore)fatto da Xj humor flegmatico) influente in qualche parte-» fàjfl anco da humor flegmatico ; o da finto vaporo-fo)Corne nelle gambe, e piedi di quelli,che fono bidro-pici, o tifici, o hanno mala habitudiri e di corpo,in ta~ li difpofttioni pericolo]}) lo edema è accident£,ne ri- DI C i R V G I A. I0g ^chiede curationc; lo edema vero gcnerafj da flemma naturale* quale è [angue crudo* o mal cotto . Edema ' non.vero fajjida flegma non naturale. Flegnici naturale è buntorfrigido, & humido crudo, bianco alquanto, dolce al [apor e, cbefuoi tenere il Jìornaeo di-[concio, &■ la bocca vifroja[cntga appetito di bcre^j, &■ racqua è molto nottua a cintai nìale pati[cc : & fiegma non naturale degenera dalla predetta, [e il [angue fì.mifrbia, con fiegma, ella dmwn dolce,[e ia colera[i mifcbia , diuien/al[ay[e la tneluncòlia, di-uien pontica, cioè accidct_>. Et lecaufr cdcma[ono trc_j « Laprimitìua, come cader da alto, pererffio-ne,vmreirregolato,cioè malreggcrfì nel zincnu. L'antecedente", come abbondati^ di humor fiegtha-ticojcbe corre in.alcuna paYfr.La congionta è la fregala accumulata nel membrocoot hpato da tumor e, I fogni di edema, fono tumorelaxo, t&'niollii, che cede al dito premendo:& reila canato a triodo di [offa,[e-condu che preme Udito , non vi è dolore, olierò è picciolo, Ucalorcè poco, er di colore ira bianco, gir pallido,ball principio,!'augmento,il vigore, la de-clinatione, lo edema la maggior parti fini[eine[d-latiane , rifolutionc , di raro fo conduce a marciai quajifompre ji permuta in modi , & altre exerefienile , dette apoùeme. Lo i dima fi eccita più la incerti atti, perche la fieg mafie no regge a allbn ra,viene pii* ai vecchi, & a quelli , che ji.dilettano di crapulare* che ad altri,e qneflo viene foto,peraoibe nelli vecchi manca li'calor i U.urale, licitale amia a fare la buó-na,gg'perfetta lUgeflioné:mancando adunque queflo TRATTATO valore ferina dubbio li crapulofi verranno a patire di molte indi fpofi t ioni maligne :rn a a voler curar lo ede maj cioè gonfiatura da bum et fiegmatuoj che fe ne ■> con fi mfee in qualche parte. Quando lo edema è accidente del male tificojo idropicoiouero babito vinato nel corpomon lo cureraifinojcbenon fi cura il maki onde nafte lo edema > fe gli bifognerà curationeifrica il luogo gonfiato con aglio, & fale, o con oxirbodino perfe, onero con fale. Quefla frizione acqueta il dolore, fe vi fi a,l oxirbodino/caccia la fluffìone , l’aglio con file digenfee, &euacua ciò che è, nel tumore. Truouadacauarel'oxirbodino mifiiato con falcs, parte digerifee, & efjitca , parte restringe, 0' vis-ta lo effluffo de gli bumori. Et questo è , percioche tifale è vno elemento , il qual conferua tutte le cofe_, da putrefhttione . & cosi ilfmile farà applicandolo a tali bumori, come fon quefli. Ma a curar lo edema legittimo, quattro intentiomfi ricercano, & è molto da auertire, percioche è cofa, che molto fi mena in tal materica. Et la prima confitte nella ragion di viuere. La feconda inprepararel’bumoreflegma-tic°, &espurgarlo. La ter^a in reprimere, diftoluere & ejjiccare I’humor già infiufio. La quarta confifìe «egli accidenti,cbe fi correggono, & fi tolgono via. Quanto alla prima tntentìone,t'inclinerai alla cahdi ta,ctficatd, con qualche attcnuatione, l’aerefia ficco,^ tenue, il vino in tutto fia chiaro,& btanco,& iModettamente fi temperi con acqua, il pane fio-3 ben cotto, & ben fatto. Vfarai carni pecorine, o ficcellini di monte, onero di piano arrofhti. Lt vfa- D r C I R V G I A. lop' faibrodettijetherbetteparcamente. Ti afleneVui da. I cefc cr ude, & molto bumide,non gufi ar legumi 3for-Maggio,fruiti immaturi,ne pejiift non frano fajfati-dh & arroftiti,ouer cotti nel vino,mangia poco,e he la meno,fe il uetre,nò ti njpondc,piglia cinque fichi, ofiii, & riempili di midolla difeme di cartamo,chiamato.cnico da Dio/. & ma già li la mattina,o nel prin aiipio del de fina re, e fere ita il corpo moderatamete,fe non ti.è noia-sil fono jia breuefchifii.il bagno,& ogni cofa fia bumettante. La feconda intentione'rkhiedc preparanti, chiamati digcfliui,&■ euacuanti la mate viaflegmatica,di cui abboda l’infermo,dalli qualche cfiymel, che li tagli,&deterga la.flegma nafeofa per il corpo,preparata la materia,adopmraiil medicamento purgante , che ti darà il Medico, non fi tagli già la vena, La ter^a intentione fifa in principio, ponendo repercntienti molto efficcnnti, & digerenti^ moderatamente, in augmento adoprano digerii ti pili forti,in italo muffirne arca il fine,gir già fermatala^ floffi otte,adoprcr ai.digerenti puri, & fartifjinn,cioc rifoluerui, indechnatione adoprerai coufuntiui, &. ejficcantijfè ha da terminar,con nfol.utione,fe lo edema degenera in apoflema , adopra i maturanti, quello che fi adopra a curar Le apoUeme.J reprimenti, (/ficcanti, & digerenti,che.conuengono in principio dello edema, creato da influ/io di humore. I{cape acqua di decottiondi nitro,attero difebiuma difidni-tro,e.cenere,& aceto, quanto,bafia a fin empia ilio. & quefioè vero, & perfetto medicamento.; pert iche la virtù .de i fopradetti ingredienti, in questo cm- TRATTATO empi afìro è tal e, et tanta, che baflarchbe ancor a far maggior co/a dt ijfta: percioi.be liniero di flanatura tcfrigcrh mòlto, diffccca, il nicdefwio fa la cenere & l aceto. Siche per quejta ragione àpprouo io que-flo'medie amento efter mirabile in tali effetti ( come difopra ho ditto) ma vn’akro 'medicamento moftrér' ròjdigrandij/ìma Virtù,&éf]ìi acià>& è quefto,cioè fecipe aloe,mirrba? lido, acacia,fiefrnemhhe, cioè diglaiuioycyperiycróco orientale,bolo armeno?ance parti eguali, piiluerinfr, &ce hanno la pelle più dura. Qj,esìi fono i rimedi/', quali dopò il 'eie ore del dato fi pongono ?<& quando èformata la ftujjìone, et in dechnatione,fe lo edema téndà a rifolutione,furai quell'altro rimedio, Hquale fird niolto eccellente, & di gran virtù, & è rimedio ennueniente alla rifolutione di questa lai mct tena, ilqualeè qiu-jio, cioè. Recipealume, fulforo, mirrba?&>fale anapari eguali, nnfee ogni cofa con ogho rofaco, & aceto, & fàccia fi ottimo linimento, cioè, frape etereo di vacca on 6. libano,fi arac c,vf-nea,cioè mìfichio d'arbori, calamo aromatico,sfico, ajfewgo una on.mcga , impafia ogni cofa con aceto , &de'cotttondi caolt, ■dtfìicciafi cmpiafiro, &■ qut-fio farà mirabile, & farà grandijfimo giouamentod gli ammalate, applicandolo nel modo ,&firwa che fi richiede. Ma fe lo edema non ceda a' digefiione ? mct attenda a-generdv marcia,adòpra i maturanti,coma queg ‘ Recipe Vintila t ce di mlucipolle * cotte fotta le brotiTte^fermentOi & fanali lina ami, &• mifibiati aggionfàli itfhngia , o bùtit,afera'}em-piajìzo. Fri altroefficacijfinio. fecipc ficco di cinti i3 . di fttnbuccoidi l'4p'aèciana.cuta> diieuisiicoì & mara troiana, parti eguali} cuoci con diìiltea> miele, oglioi e batiro,&fecciafìempiaflroi efiendo maturato Capo Herhaynon affettarci dre.perfefiaprii tna fe Caper? tìone con .ferro affocato perlaquale efc.} U marci cui fecondo il modo predetto y &r'fi porgiti la fonlitie con "unguento apofloldrumi ouer mondificatino di appioi e ficco d’affengo, mèr con qiteCìovnguentOi cbemon dificaì& effurga la.marcia più grofj'aiffEc.galbatiOi ammoniaco, rafaitremetinaipecefcuo vaccinaìoglio anticoanaparti ugualiidifìoluc.lagomniaiiff acetor '& Uquefe al fuoco con l'altre caffi f&. facci fi vnguerl lo, <5- cura poi a modo delle "ulcere ffrdtdc. P n altro dinguenio rafijjimo F&itnéglio di tutti quefi altri, il quale mondif capiù in quattro dìicbe non fàgli altri unguenti in quattro fettimanc i & lena il dolore i off purga la piaga; & all'vltimo poni mede fimo migne to lacicatrigcti&fatiaiè cofa di Bupore in vedere la mirabile operationache fa queBo finto medicamento ffvngUento e quefoicioè.'Piglia rai C"unguento ma gno di Leonardo, ilqùalcè deferitto ndìifv.cì Capricci medicinali, a carte i to.Tigliùrrii adunque del det to vtiguenio on.q.magno licor ài Leonardo onc.una, precipitatofìniffimo oncia mezga, &mfebia,e fec-ciaf vnguento:&feràmirabiie.La quarta intentìo- questo empianro, ilquale.e perfetto 1 branca vrfwa, radice d’althea, radi TRATTATO ne fi affeguifcc, fecondo gli accidenti fevi fi ad dorè acquetalo con lana fuccidà bumìda, ouer con nino col tOi ouer cerotto compoHo d’aglio camcmelinoj aglio d'affen^o > aglio di ffiico , & cera fe m fa duritie la difiolucrai, & emolhrai con midolla bouinajouer cer Mna>nello cedano, diuturnojcioè dilugo tempo: Gale-noongeita il luogo di oglio, & gli poneuafpongia bagnata nella li fa al, & ligato Jìrett amente il luogo>co-sì curaualo. Et queftoin nero era medicamento fati- to,& diuino ; et muffirne nel tener frettigli bumori, che non concorrejf nò tti luogo ojfefo, & fimilmentc la lifeia è vn medicamento, ilqualeè molto giouem-le>e rifolue grandemente i tumori: e per quefic ragionilo dico che tale medie amento,è q>fetto >e mirabile. V Delleapofleme ventofe, chiamate da i Latini mflationes. Gap. LXXXli. "T Nfagiani ha no l origine da firito vetofo raccol--*■ to infeme, alcuna fiata fiotto la cute,bora fiotto le niebrane,cbe circondano le offa,o muficoli, o altro-fi raccoglie anco nel ucntricolo,e ne gli interiori, fìmil-mente neimedio fpacio di qucftì,&del peritoneo,come nella hydrope chiamata timpanias. La caufia del' le infiationipredette,è la dcbolcggo delcalor natiuo nella materia flegrnatica, che’l calar natiuo può fi fi tar napore dalla materia humida, ma no già difcut£r lo. i fogni delle infiationifono tumore, che no cede al t tatto, co vnsfledòr lucido,& a ^colerlo rende fuono setefip tutto il corpo vn veto, che quà,elà difcorre, & DI C I R V G I A. ji? '& fa dolore.llfririto flatuofo,o vaporofo,chc non ft può rifoluere> incita molti incòmodi, l halituofojcbe difcorre (juà>& là tutto il corpo co dolora et anfìc tà, è molto da temere. Tercbe ingrofiàdofi,tal'burno re flatuofo, patria fermarfi in alcuna parte del cor--po>& « onerar e altre Ifeciedi tumori afjaipitt mali-gnije più crudi poi da curare: ma il rimedio da probi hirequeftacofàifarà co purgar il corpo, & fin li vna puroatione vmuerfale di tutt0j&farlo vomitaic,et falò lo farai co l’elettuario angelico diLeonar. drag.^ aromatico di Leonardo drag.i. & mifcbia,etcosi face do ti ajjicurerai da molte indifpof/tioni maligne, & fritte» vi curar le gonfiature uetofeofierua tretn- tetioni. La prima richiede il modo di viuere. La facon da richiede ottima concottione»La ter^a richiede di-feuffione del fairito flatuofo raccolto nellaparte,cm che eflirpi la materia cògionta, come dicono i moder ni, vifi i enti da cofe craffe, vifiofe,crùde, flegni alice, flatuofe: come fono le cofe dolci, i legumi, ip utti, e rape,le caftagne, & famigliami, rfa cofe eali e, ey feccbe,cioè cofe attenuanti,&che rifoluono ifiatijCi) me pan d'or^p,douefia dentro file,&eomito,i» vino fa bianco,vfa decotto di ccce con appio boiienfat cioè petrofelino,calamita, ruta, cornino,le carni fa-no arroflite. Irla però molto meglio[ariano le coje artificiate j perche trono io che rifoluono meglio le m aterie detro, c fiora, che non fanno i rimedi] fin pii ci, i còpofìti.faerò in qfta prima intentìone fi po- trà dar l'acqua del bai fimo di Leonardo £ bocca, la do fé farà diag.q, ef potrà farli vnontione a tutto l mpQ T R A T T 'A T O corpoixan-ìl balfamo artificiato di Leonardo> & nel najo mette rui elleboro negro sf/o lue recato : & quefio farà rimethojcbe Jnràgrundiffimogioitamelo in quell a prima. intenttme. La feconda intentione> è che tu fortifichi Li virtù concocìricecon Specie aromatiche» et elleffnarf come diacmninon» diacalamintbe>aro-matua rof. ouer con queftn conféttione » chiamata-» drageta. l{ec. anift»mar atro» caruo» dauco »cornino» bacche di lauro trite» ana onc, i. radice dolce»galan-ga>xen^ero hi anco »ana on.mcga »garefali »giugiolc» feueriongoifeme di ruta»an. on.2. ani fi inzuccherà-n one. 3. zucchero onc.6.facciafipoluere»il vitriolo s i'ionga di aglio di jpica»ogho di cofio»aglio di ruta. Laterza mtentione richiede vn medicamento» che polja digerire» cuocere» & atìrìnger moderatamente »ne accrefeer dolore. Et questo fi potrà fare»co darti aromama rofato» elettuario di femecomune in ta-bellìs di zucchero confondi rofmarino»clexir vita» ogho ài 'vitriolo compofito di Leonardo» & altrefi-milcofe» che fanno il medefmo effetto. Ma fe per co-tufi one ne i membri» ne i niufcoli» & membrane» che copranole offa» attenga inflatione » m ■& bagna ta dentro lana [uccida, ponila ju l luoco, fc i nmjcoli per pt a'r a [ano infiali, & [evi è gran dolore, ponili più aglio eif vino, fenon vie dolore, onde non babbi da mitigare,adopra più lìfiiua et aceto. Scia infiauo ne èmueccbiata, adopra il medicamento di [comoro. Se’lfbinto flatuofo, [a fum(fo',cattUi0^corotto,ct ec citato da materia venenofa > ouejìagran dolore , & grane calore che difeone perle membra. Ugaja par-tefuperiore et inferiore ai luoco j. tf^Apri la ^ofi a tur4 con r aforo,ouercon ferro affocato,takÌJet[a il vele nato vapore: et la piaga [ riempia di aloe,et bolo armeno difìolui in aglio re fato, & aceto : pajjati tre o quattro giorni, la ferita [riempia di carne,^[induca a confolidatione, nelle infiation velenoje,i vi nere [a molto tenue,e deuef purgare il corpo. Sederai latberiaca,benfarai. Mamegho firiaafi.ill aro matico di Leonardo,apigÌiarnevna dragmfid‘gm ao; apprejfo acqua rofafrcfca, cioèfen^aft aldarr la,& qiiefto farà vero medicamento; & è cantra ve Leno, ór cantra jpafmo,&‘ dolore.Si che facendo tanti buoni effetti, non [aria fuor adì propofìto, vfar lo fempreintaloccorrentie. ■ 'A1 Dello apofiema acquofo, detto dai Latini tumore creato da-iudanza ferola. Gap. LXXXiil. Z™x Va do l'acquo fa flegma abbodttfdon vna par \ì ^ dd corpo, nafte, io edema, cioè gonfiatura ^ ‘ laxa. TRATTATO Lixch sferica dolorej la caufadi cicbè la virtù aiterà trkei vitiata da frigida intemperie; è anco la prauità de i cibi,che dechnano in accjuofità*?pgni,&giudi~ ci] fon quajì qlli Heffi del vero edcmo. Ma in quefio il tumore è più laxo, il tumor acquo fi nafte da gran frigidità, & nafte ne piedi, tesiicoliAiclla borfa de ite-jiicolì,nel capo,et nellegiontureipcioibe quefteparti-troppo fin locane dal calore,ilfiirito uetofi rarefici" te amene se epa bumore acquofo: cofi l'acquofi pochi fi fune volte occorre fin^i vento, inchiufi nella parte* curari' ai quo fi turno re, ecco cinque indicati^)" ni.La prima òdi viuere fra attenuante, calficicnt e,et- ejjiccante. La feconda è che fi rettifichi la concedilo-ne . La ter^a è, che fi efpurghi l'humore acquofo per il ventre, perche il corpo di cioè pieno. La quarta è> ebe questo bumore acquofo fi efpurghi per l’orina., • La quinta, che bene fi euapon, & fi efjuchi la b umidità afeofi nella parter. Le prime quattro appartengono al fi fico . &/fdunque la quinta fi fa con cofe, che rifai nano , bene ejjicchino leacquofebumi- dità , che fino al luogo indifpoflo. Tigharaivna Lpo.ngia nuoua,& bagnata nella li fila, c: ponila fui luogo .^JUa molto meglio fi,rebbe bagnarla in li fina fatta con taf) di vin bianco, abbrufito,& queiìa furia la vera Ufi. tua per feruirfenein tal indijpojìtio-ni : perche in vero fa miracoli. Ma poi fi vuoi altri nmedij, leggi nel capitolo dello edema antidetto > & acciò questo efficchi meglio,&rfilua: aggiorì&e^ dpbronitro,a!ume,&- filfàro,que]to empialiro in ot togiorni '.alcuna fiata m tre dì rifiline ogni dureffiat DI C I R V G I a: ii5 cofi noi lo fatiamo vfar e adijfoluer la durezza ac~ folfo, febiuma di mare,antologia rotonda,bdellio,ana on eia i.ammoniaco,aglio vecchio,cera,un.on.z.fe con quefio empi a Uro il luogo non fi rifolue, non v e rime diopiù eletto ne più ejf odiente, quefio vi refia,Jenon ha operato il predetto empiasìro, che con ferro tagli il luogo più a baffo, & lo effurgbi bene, &lo curi a modo di viceré fordida, l infermo fi efierciti mode~ riamente, mangi poco, & beni meno, & doma poco; & fi efierciti ffeffo ad orinare, & andar del corpo, fa che padi fi a bene, & guardi fi da cofa che generi ventofi tà. Et con quefio ordine il corpo tuttofi mantenirà in buona temperatura, di maniera che li mali humon non potranno fuperare, & offendei natur re. Delle glandule, & fcrofule, & altre apofteme*» chiamate exerefeerma flegmattco » Gap. iXXXHii. Landule afiomiglia alla ghianda, onde ha il no X_J me, è molle,mobile, z? fiparata dalle parti cir constanti j&nafca la maggior parte in emun&orijs: gfi cofi diffe Guidone.Glandule di Auìc-fono ganglirt de Greci,& nafeono nella mano, nel piede,o in altro luogo congionto con nerui, & tendoni, nafeono anco dentro alla mano, & nel fronte. è tumore fenz^a dolore, (benon cede al detto fi violentemente^» T premi TRATTATO fremi hafenfo di Hupi dica , non bei radici profonde f tnafoiofotto la cute. Scrofolenafeon nel colloafed* le,&parti inguinali, & cbiamanfi da' Latini Hruma, da i Greci cherades. Lupia come dice Guidone è molle,rotondo,nafee ne i luocbiduri, & fece hi, nelle palpebre, & luochi neruof, non è molto diuerfo da, Ganglia deGrecineifegni, & curaliane. Modus fu-tliš g rotondo, duro , viene in luoibi neruof, nodus *Auic, efi dubeleta frigida, &fk che nodus ft gerius ad featomata,meliceridas,aiberomata. ^Atheroma èfen^a dolore , ritiene humor vifcofo in membrana, alcuna fiata vi fi trottano dentro corpi lapjdoft, duri & comepe^etti difolfo : bora come paggetti di off di gallina manicati: bora capilli, gonfiatura lunga» tifi alquanto alto. Difficilmente cede al tatto,e tardi mete ritorna,comeprima era Meliceris è fenfa dolot re, &e rotonda,et ha dentro bumore a modo di miele,et è humor tenue, preHo cede al detto, & prefio ri torna come era. Steatoma è gonfiatura picchia in principio, & con tempo fi aggrandifce, & ha dentro humor fimile alfeuo,incbiufo in mebrana fìmilmete no cede alle dita. Tefludo a Guidone è vna apoflenut gr nnde,humor ale,molle, larga, in modi di tefludine, s ella nafte in capo; dicefi talparia feu talpa: fe è nel collo,cbiamafi bociu: fe è nei tefiicoli, cbiatnafi ber-ni a,et alcuna fiata ha detromarcia,o fquame, ouer0 $fiftulofit,co humor tenace, et vifcofo,cbe detro ni ab hoda: et qfio jpeededa e feria coplsffone, ziri’bumore, che pecca di malenconia,et frigidità.Et i moderni dicono che tefludo è un tumor molle, o no molto duro. D T C I R V G I A.' 114 afjai gradenti cui è materia grafia circondata da me brana, nafte fu l capo, questa s’inchina ad mdiceri-dcrn. Talpa contenedomatcria bianca,fi riferifcead atberoma, Bocium è vn gonfiamento di collo , gran-de, & rotondo, trala cute, & l’ajf era arteria^: in cui bora è carne, & bora bumore fimilc al mie~ le, & afiongia, polenta, onero adacqua, cfi borcu, peli mifcbiati con ofi'a minute. Natta, è gonfiata-, r a grande , carnofa, diuerfa di forma , &digìan-detìgga: & non fh dolore, Je forfi non fofiefig) ande, che trabendo a fe altre pani del membro, confolutio ne di continuità, niouejfe dolore alle parti circonfiatt ti, & fi riferifce ad fleatoma, 13 ubo è vnafemphcc infiamrnatione delle pani lafie,&delleglandufi,& bubo attenuto per qualche vlcera, o per alcun alt) o dolore,niente èpericolofo, ma quello che aufine nelle febn pestilenti ali,(mero alle cofcìe,alle afcelle,o alla, cerulee èpejfimo. Fugille di^iuicenna, & parotis de Greci,fongbiandelle folto le orecchie,alcuni uogltono che fugille fi a bubo, il quale fi a vna exerefeentieu infiata, radicata, la maggior parte fen^a membrana, &- dura in modo difcrofole. Guidai pigli a bubo in tal fignificaio, quando annumera bubonem fugii-linam,tra le a dpoficrneflegni alice. Le caufe di queste aposteme fono tre. La caufa fri-mitiua,come percttjjìone, cadere ini epe r alia,&cattino modo di zìiuere. La caufa antecedente è vno humorno naturale, majfrne flegmatico, et cedemati ve ri che degenerano in apofieme.Le caufe cangiente fono di variabile futtatta, e di propria materia d'ogni P $ apo- TRATTATO apoflemajtjual materia cotiefi nella parte indifpofla. Intali apnfiemef 'e no tendono humori a modo di vri~ na>o putridi,et corrottilo fago/i omualaginofbouer fimih a mide>apoleta>a fato >ouer vi fono pietre,are na copertura di oftrea,&difepic>legni> carboni} & altre cofefodeje dure apoftemej &inueccbiatc> mai fi rifotuonoila rojje^adl dolorefi’accrefcimento del calore tfignificano che leapofieme fi finiràno in gene-rat io di marcialo in fìflule,oneri cacro. fe molte fero fale occupati le parti efternej e fyeffo muta luoco, vaganti qua & là per il corpo con certa caliditàjdìrno-JiranO} che altre fcrofule fono dentro viai & crefco-no> & nelli rime dij che fi pongono di fuòri, poco 3 0 niete giouano. V uole ^Auìcenaiche le fcrofule fi moltiplichino per efier caduto, per hauerfi offefo , <&• ef-ferfi ammaccato 3 0 fitto alcuna contufilone 3 comc_a molte volte fuole auem re alli fanciulli m quello cafo; il ff allento}la colera)la alterationC} & parimente il dolore 3 ciafcaduno infieme fono atti a corrompere il fitngiie3 & fkr maggior altemione}di quello}C.hepri me era ; & le fcrofule augmentano afidi : ma in ciò vi richiedono dei medicamenti che fan purganti 3 ts- potiom che vengono a muouerla orinaelei-tuarij refìccanti; come farebbeno elettuarij maestrali da vfare per bocca} come lo elettuano perii fegato, l'elettuano difolfaro maefirale, & fimil-rnete gli elettuarij di confolida maggiore} tutti fritti nelli Capricci medicinali di Leonardo Fiorauan-tiBolognefe; elettuarij in vero, di non mediocre^ virtù, egr perche i fanciulli Ifejfo hanno fcrofule per U DI c I R V G I a; IIf la voracità loro,& intemperanza della gol a ^ rarità del corpo,ciucili che ban hrene la fronte, & fi retta, e ban le tempia compri freinfietne, & lemafrclle larghe-Jono fredditi al predetto male, peraoche la_> materia prontamentefr deriua già al collo, lefrcrofu-lefpejfro affaticano il medico perche muovono fobìe, e difficilmente fi maturano , ancor ebe fi adopn ferro, emedicamenti, nondimeno la maggior parte rifulgo no dopaiappreffo le cicatrici, a tagliar tale apofre-rne,o adoprarmcdicamenti corofrui circa l ventie,il collo,&commiffureigiiardati delk vene,artem,& nerui,et dalie interior capacità, nel tagliare le glan-dule gràdiffehifa bela vena pofla alla radice di quel le, ch’ella gli dà il nutrimento. Lefcrofulepiccicle più facilmente fi curano,che Le grandi-, & le manfue-te,pià facilmente fi curano,che le in fiammate.Le ma lignenon fipoffonofranare, chetai fcrcfulefonocan-crenofc tutte,e piene di vene: onde nel curare vi epe-ruolo , che il fangue non e fra , quando fon troppo penetratine, non f poffono tagliare, lefcrofula maligna ha radiceffieffo[oprai vaf nobili, cioè vene iugulari,& arterie carotide. Le ferofule,che fono in fu perfide, più fàcili fon da curare, die le profonde. & pofia quan do che elle fono nel collo febifùrai inerui della voce, che molti, & molti tagliando kfaofu-le,circa l’afferà canna, &bavendo tagliati infic-mei nemi vocali-, priuano lo infermo di voce per tutto il tempo delfino viuere^}. & oltre che fa ta* gliatoil nomo, effendo denudati gli iflromcnti votali* ^refrigerati nel curare-, elli perdono la prò* T | pria trattato pria vocalità.TMa quado uorrai curare,efanare qinifC(l_, atta congiùnta, cioè a quella che già crea il mal adopraremomedicamento che purgala flemmapèr flceffo, & alcuna fiata adopra temo la flebotomia^ , anco vferemo le cofe che muouono l’orina , & ri~ foluono l’bumor raccolto nel corpo > & lo digerifeo-no. Quanto a purgar perii ventre lodafl questaj polucrtc^. fiecipe turbit, gengero, &■ bucchero, partì tignali ilddvfl dram. i. appreffò che rifolue la flegma craffa, non [calda, ne rode le interiori, hiera pur a,&pillole ex agarico,et dehermoda&yhs maio res vacata, molto fono conucnienti a tali effetti. Trla più d’ogni altra cofa, gioUa dragtna 1. d'aromatico di Leonardo,facendolo pigliare ogni dieci giorni una t>r.lta:percbe quefio tal rimedio affottiglia il [angue, dìflruggel'bumor del corpo,&c attoper fefolo a fa-pare tale infermità , & diquèflo a fai prona [enei fui e; & quando vorrai tal rimedio, guarderai no i Capricci medicinali di effo Leonardo* Ma poi quan~ to al muouer dell'orina, adopr a quefle potionc. fitèi-pefcrofulariaparti tre, filipendula parti 2. pimpinella, pilofella, tanaceto, cadi ref i, rubia maggiore , an, paraq* radice dìariflolochid,fj>atula fetida , radice di ramno,anpar. mec(a,4mimacchinfi,e met-tanfi a cuocere in vin bianco, & mule fin che [udl, tòfutnàte la metà,e coli fi, ogni tre giorni la mattinai beuine tre onde ,nuifzii he la beuanda fa tepida. Di tai cofe,e delia flebotomia, chiedine co figlio al fi fico» l aglio delfolfurod'elexirvite,ilbalfamo artificiato,l acqua fra, tutte dtfcritiione di Leonardo, che in vero fono cofe moltorare, & degne di eftercj operate da tutti in fimili cafi. & per tanto noi facciamo feiindicationi. La prima, fel’apostema fleg-tnatica è molle, & picciolo, cioè Lupia chiamato dal vulgo,& Gianduia di ^iuìcenna,quando fia nel-le parti più ferme, & anco (perche allbot non é in-UCabiata ) habbia tener a cyft i ^ cioè membrana > ift tui fi cbìude:premila,fricalci, & poi difeccala.La feconda, fe lo apoftcnia è maggiore, ne molto duro, ne inuecchiato : mollifcelo, faccialo confumalo a modo di tumori edematofìpdetti. Laterza, matura,apri, & forbì la excrefcentia flegmatica marciofa , <& ttpoflematofi.La quarta,taglia,&■ caua lefcrofule, cheper via de predetti nmedtjnon fi curano,crefla-tn mobili,manfucte,e trattabili. La quinta, fel'apo-flemafia immobile infiltrato, cioè irretito detto alle itene,& arterie e cacciato ben dentro:corrodilo,c di' gerifcilo. La fetta, fe l’apottema ha tenue, & fiottile radice a cui fa attaccata,ligula,& cxtirpala. QLari to alla prima: la lupia,o gianduia di ^/luiccnna,wol-lemente,e tanto fi freghi,finche alquanto è calda, & tliuenga piu molle-, poficia prendi fermamente con ma 5® [[ luogo , & con vn peffp di legno fiolo percuote- fai tante fi atc>e tanto forte iiluogojcbe la membrana interiore, che l'inchiude, fi laceri, &fi rompaci onde habbìa a vfcire la materi nini contenuta, il che fiuto [libito fui luogo pongafi vna lamina di piombo , & fi lighifirett amente, ne fi cani fino al decimo giorno : ma ferà meglio , che lamina, fefhi un orbi-culo di piombo, alquanto grò,fletto» & lo pon i sn.& cofi dijfolucraffi la lupia,cioè gianduia, di Urne erma, & ganghon de Crea.Tv)a c meglio vfar medicamenti, emollienti» & difcutienti: &fonpiùficuri.. Vero è che la.lupia occupando il capo» & la fronte » fi-utrameneefi può curar con mano.» cioè tagliarci, o eftirpare» taglia adunque la cutefuperficiale» & fe la lupia è picctola» prendila dalla radice con la molletta » & tagliala via» fic ègrande » piglia il fen o a mode di hamo» & taccialo nello lupia» & alsgaloL, sù, & và exeoriando a cerco, &cauala. pofiicij congiongi la tagUatura»&vfa medicamento,che.fia^ adatta allefentefangumolenti. Trima lalauarai hsnijjìmo con orina., & lafciavfcir il [angue ; dipoi hauerai acqua vita fina» & buttar alla nellapiaga, &fopramedicara,i con l’aglio benedetto»&co il ma-_ gne licordi Leonardo, & quefti talrimedijfaranno falutifen , & buoni per talmcdic amento, & forfè» ibe altri autori non .hanno fcritto di queflo tal rimedio., perche in vero il fa miracoli in quefti .cafi : ma poi quanto alla feconda, ponili empiaftro di Galeno,il quale digerifee per balitum,&[caccia le fieg-moni, & catto alle faofi-le,panocchic, &parotti-dej&a mali podagrici,et gomme,& bro^edi mal fan- trattato f-ancrfe, altrefmil materie, che fanno leme-* dv.jime ojfcnfiorii che fa il fopradetto empi asì yo> & eqaefto, cioè. Recipe ogli vecchio dramme cento* jliJiumad argento dramme cinquanta* pece feccru dram,5o.laudano onc.2'<,.rUgèncrafa dr.H.galhano dr. qal litargnoi tritato fi cuoce ili aglio, & quando e predette cofe fi fono taffeffite* mettiuìdentro la* pece* & la rugine, <& dopai il galbano* & il lauda-no meffi nel niortaro fi peftano*&inteneritile Molli-* frcati* fi ferbano , apprcf 'o Guidone è defcritto à que-0 ntodo. Recipe aloe antico onc, 12. verderame dra me I4-Pecefeccd oncieó. laudano onde 3. htargiro onc, 1 z.galbano onc. 3. il medefimo fa ilDiachylon comrnu.ne> alcuni a digerir quelle apofìeme*adopra-< no sicrco di capra*con miele* & aceto fopra al fuoco mifciato infiemei<& ridótto informa d'empia Hromet lo pongono fui luogo,item empia ftro di fiengreco fame di linoi<&- di caoli con mifaillagine di radice d’ai-thea fatto;&ancofe li bifogna,matura bene L’empia flro dinp l a fi r.fcrofulas bene dìfcutit calx vna cum mele, fa che l ventre fi a facile , el cibo fi a tenue» prouocalè Mq di c r R v g r a ; ug tyejfo il vomito taccio iljiomacoftia netto,<&■ qucjlo fi fa a tale, che gli vapori maligni nonfublimano piti alle parti fuperiori, & empire de mali humori. Li te~ (la, & putrefare ilftomaco, & 11[angue,&generar tal (fette di fcrofole pejjime, & maligne. Ma imperò la -vera, & perfetta cura di tale infermità, farà come altre volte è detto,grandijfime purgai ioni, & appreso medicare il luogo offefo,con li cerotti di Qual-tifreddo di Medi,il quale tira,mondifca, rifolue, & cicatrici : cofa in vero troppo grande ; & è rimedio daefiermolto commendato, appresogli profeflori dell'arte, chedefideran fàrce feruntle degne di memoria,agpreflo il mondoima in quanto alla ter%a,fe Vuoi maturare tali apofleme, adopra empi a tiro fatto di farina d'orbo,pece, &• libano,con orina di putto incorporate. jluicenna a refi-enarla vehemenca della cali di tà gli aggiunge il decotto di co ri and re, fi Vuoi medicamento piò valido. Forcipe myrrhnparte Vita, licij parti due , & tnifee con il predetto dfeot-j to , questo medicamento matura le ferofile, òtge-nera marcia.ifeipe mìrrha dracb. f o. ammonìaco, tbimiama dracb. q.vifio quercino dracbmeS.gaiba-nodrach.4. propolidracbma vnapeftin/hpofiiatagliali luogo, ér expurgala con vnguemo apofloio-rum, <&■ queflo è molto efficace nelle fcrofole maligne, & "ulcerate, fi tal apoHcmef ano in luogo dotte è carie, corrnptcla deli'cfa , 0 qualche maligno accidente; curaamodo di vlceraiui il male più af-fomiglia, quelle fi potranfare con varie,e diuerfefor ti de -unguenti, come già fi é detto in vurij, & diuerfi lw~ TRATTATO lunghi, & aimtire, chele fcrofole ve ne fono di cati~ de,& f rigide, &in quejlo confijle ilgiudicio del medico in conofcere la natura della infermità, et fiperfi (ifpltcarcil medicamelo,atto alla folutione,della pia ga, che con bnuità fàccia l’effetto, che'l debbefarc » Trla quanto alla quarta intentionetfn che l'infermo fi difenda :n letto, c? ben fi appoggi con le gambe alla fronda,&fe gli tenga il capo fermamele, cofi tagliti la cute delia ferefula con fettione diritta,o aiquanto obliqua,non tagliar già per trauerfo per rijfetto delle vene, & nerui, nò voglio che tagli in r>n tratto ini petuofamente tutta la crajfitudine della cute'.maprocedi deliramente ,fe la fcrofula è picciola, taglia la cute con fettione femplice , cioè con femplice linea, ft la fero fida è grande , taglia la cute a figura di foglia di mirto, & pianamente, &piaceuolmente farai da parte le vene,& arterie, quando hai tagliata la cute prendila con volfdla,& difendila, & trabila da parte. & quando bai denudata la fcrofula, tralila fuori a poco apoco,&fermi poteffi in altro modo: pi glia vnago con filo doppio, & paffaloper me^gv la fcrofula, & cofi con il filo la frappami fuori feng/u altra cofatma fanapoi fubito,&pretto nel medicar la,habbi il magno liquor di Leonardo caldo, quanto^ fi può fojfrire,& quetto mitigarà il dolore,et fanarà con breuità il luogo, doue batterai canata la fero fu-lamia [eia fcrofula fife infiltrata dentro alle rene, & arterie, guardati che non facci gran preffe-ne di [angue, prendi con la volfellavn labbro fola della fettione , & cofi (ruberai > &con ilrafo ro DI C I R V G r A. Irp f andanti difpartedo, & coft farai dall'altro labbro* Quando feia nerui* & alle vene* ini appreso taglierai via lafcrofula. nellefcrofule3 che fon nelle afidi c* & parti inguinali taglierai per trauerfo per la redn-piicationdella cute, nellefcrofult/* che attengono nd collo,guardati3cbenon tocchile arterie* &nerui. fé nel tagliar toccajjì qualche vena*o arteria ■onde vfe do il /angue* non poleffifeguir l’opera* Liga quella vena con cordella di feta, 6" tal vena ejfendo picchia anco la poi tagliar tutta * felfangtteefcafèn\à 'molto impeto* ponili cofa* che ferma ilfangne* &fcgìih la l’imprefa, vedi fi vi ptffi al tra fero fida* che cf- findotih la atrareHi fimHmente.fi’l/angue no è molto *lo fermerai con {loppa* o frogia bagnata in acqua fiefia*et aceto mifcbiati* & la cfpnv, crai *&La porrai fui Inoco . fi qualche venagrande fi fa appoggiata sii la radice* o fondo della gianduia* ojcroftda o finiile excrefccntìafiegmatica* piglici fita*ouer una corda fittile di Lauto* liga la radice della firoftda direttamente * &cofi ella firrga penc olo cadérti via per fe.Cjuidone, Tediando qualche reliquia nel luogo* entro poneua chiara d’otto frruopgata di ahimè* & inffejjita. pofiia adopraua vnguento egitiaco. com-munementefi pone fuilitoco fioppa bagnata in chiara di ouo & olio re,fato,per mitigar il « olore- la quin ta intcntione è * che rompi la cute con medicamento adurete pojio fecondo la grandetta della exerefien-tia* filnfà chele altre partì circonticine non fiano tocche da medicamento adwcnte. adoprailmedica-mento di calcina ofaone. qucfli fitti l’effetto in dodici bore. T R A T T A T O / o re, fe anco più Hejfero fui luoco, non nocercbbonoj adunque rotta La cute , efuper indotta la trofia, tagliala drittamente in lungo et per metto, et ti profon darai quaft fino al vitto* in tal incifiotic pongafirn medicamento exedente, come è polucrcd’asfodeli co la tenta s'ella za bifogna, lo arfenico è diuino,comunemente adeprafnn quantità di me^fo grano di for mento ne i corpi robufli,efi-nelle parti lettane da inebri principali, adoprane minor quantità nelle nature più debili,& nei luocbi vicini alle parti principali,*? meglio adoprarnepoco & jfiefje volte , la fua operatone dura tre giorni intieri; ma però aitai cura, affai meglio farà k causiico di Leonardo, imperocbcLv in vnafol volta, che'l fi mette nella vie era la mondi fica in tutto & per tutto. Che non ha dibifogno di di’1* tra cofa $ mondificarfi come in altri luocbi habbiam detto,&■ fiato,che farà tal cauftiro zq.hore nella ferita,o piaga per dir meglio, lo lauarai con fortijfmo aceto, & acqua,ana; &poi medica con butirofino a tanto ebefia caduta la efehera,fatta, & caduta, che farà , medica nella piaga con il magno licore di Leonardo,che in breue tepo fifanarà: ma però in tal te-po vferai il viuere de febrienti, le parti tir conni cine defendile co unguento populeo ouer acqua di folatro, & aceto,pofcia quado hai da rifoluer la crofia dura, ponili sii butiro lauato,&injpefiìto con un poco di farina digrano,cadutala crofia fc vi refia qualche co-fa, tagitela via conpoluere ejfihodeli, ouer ynguento egitiaco, fe altro non vifia,confolida a modo del-Ualtrevlcere, con vngnenti benigni, che non diano dolore alpatientc? come faria vnguento va fino, vn-guento aragone martitito, & altri fimili vnguenti, che fanno li medefimi effetti. fa fetta è che Ughi con feta,aerini di calmilo radici de predetti malh et ogni giorno con vincolo nuouo,bai da flringere)naggior~ Unente finche cadano via per fei puoi anco aiutar il "vincolo, con gualche medicamentoexedentc, gir de-ficcante,U dolor fi mitighi co chiara di oito, olio roft to, vnguento populeo, cjucflo hajh ad ogni cxcrcfcen-tia flegmatica. A curar Io aBtheroma.rteatoma.&meliceride. Cap, L X X X V. S~\ Vefiiauengonafi)efjo,lafmairationcè,cbcfi X.,/ difiìompa la membranam cui fi contengono,o t'ad opri medicamelo exedete, che rodala tanica e l tumore, o il tumore fi cani per yia d ìfddione. Stcato-tna fi tura folo co f&ionc. I medicamenti atti a difi u iere et diffipare la materia, vedi nelle fcrofole,medicamento che {caccia le melicende. Bjcipo vuapafia fen^a i vinacciuoli. Uba. cornino trito minutiffirna-metc,on. 6.falnitro, on, 3. mifichia ogni cofia in morta yo,ct fhenipiafìro,fc con medicamenti exedentì vuoi confiumarl’humorenelle aposicrnc tali, prima bifio-gna rompere la cute con medicamento adurcnthr , ecco vn adurente, piglia calcina viua&Japone, & lifeia, & ponila fui luoco, quando farà caduta giù la erotta, poni lo exedente,quefto erode validamente fen^a mordere* l\ecipe fquamma di rame dram.q. TRATTATO (Vifenico roflò, dr. i. elleboro nero, dr. i.con aglio ro-fittOsžr- vftlo, lepa rti circonuianc s’ongano di ceru-f* & °gliO) fe vuoi curar per incifionej//al’humor j» finale apoleta^o a miele, o afeuo, oad altro,caua la membrana iu cui chiudifil'bumore: ma facendo que-Sìojgi/arda che la membrana no fi vulneri fruftrato-namente ,ofi dilaceri,onde l’bumore che ini fi conte-netta, ff>arfo,non babbia ad impedire l’opera tua, & lui non fi lafci parte di quello,fe vifuffe qualche reliquia, fi con fumi con medicamenti exeden ti, acciò tal 5 c^cltifi no impedifeano la cura da fare; perche mcn-tre, dìe vi è pur vnaminimafcintilla di tal tumore, no J marnai po/fibile poterlo filmare in modo cheba-uejje da re/larefino;ma imperò no efiendo ben mondi/reato, vfa rat ilprefente rimedio, cioè. Recipe vn-guento magno di Leonardo onc. 2. magnMv.ore di fua muentione oncia 1, precipitato onci^ne?^ , •& me fola bene mfieme, & con queSìo anniento medicami,che’l ti farà grandiffimo bonore, & vale all infermo , cofa in vero da fare stupire ognuno: ma però fe'l Heatomafia largo in cima, &flretts infondo ,& tenue, taglialovia tutto fin dalla radice, che l vlcerafara pkciola > & prefi amente curerà fi. De i tumori feirrhofi crea trda mclancolica . Cap. LXXXVI. (? Cirrbo veroebiamafi quello tumore, che fi gene-gradarne lane olia natur ale, la quale è feccia del fan- DI C I R V G I a: m /angue buono» & è/angue troppo crajfo» negro»aier-bo ouer acido » come fi vede ne i vomiti. Scirrbo nonvero, come piace ai moderni, creaft damelan~ 1 colia nonnaturate-, laquale degenera dalla naturale. La melancbolia è humor freddo & /ecco , generato da parte ptà crafla del chilo . Son quattro forti di me-lancolia non naturale^. La prima quando I'humor melancolico naturale > in propria Jha fuiìan%a fi ar-roftifce» & fi putrefa , questa èaccide & fyarfairu. terra, boghe come aceto, & eleua la terra & tanto ingioconda, che lemofche non lapcjfon guaftare_>. La feconda nafte per aduihon degli altri bumori conte della colera, &é tanto maligna, che rade la ter-ta,&la leua in alto, fel/angue & laflegma troppo fi /caldano ,& fi abbnfaano, fifa melancolia non naturale» detta per aduTtiontLj. La ter^a fi fa per congelatione, & induranone, quando iiediuien anda^, oamara, & erodente^,. Quattro tumori nafeort, da melancolia. il primo naj. e dalia naturale, qual di giorno in giorno fi genera nelli far/i » c q ite Sio è Vero furbo, chiamato ftfìro. prefio a Cj nei è ftir~ rbus non exaStus, il timore è molto auro, č fargcij, dolore» il fecondo fi fa a a metani < ha non naturale Kr per TRATTATO per adunixtìónc><& fi chiama bora[cirrofiegfnonofó» boraedcmatvfu, bora erifpelatodcx- Il tersko fi fa per lapidofa concretionei & fi chiama firro vero & fiuroj & in tutto fen^a fenfo; & dolore.; • 'fi tjtmr-to, da melantolia non naturale per deuflione ogni fpecie di cancro f genera i tanto vlceratoi quanto non vlcerato, L'vlcerato è vna certa maniera di piaghe maligne, chefogliono veni* quafm tutte Icj parti del corpo, & fon piaghe che cominciano coru> grandijfirna durerai,e- fonpuTgplet ti di ynapuT^ K.a tanto estrema, che non f può quaf tollerare, & fempre vi è dentro carne marcia, laquale è ncgiijj1" ma, & eletta vie era va tanto lorrodendo fendati-medio, che ammazza il corpo, che [opra la tiene, & alle donne che tale infermità panfeon quaf fempre» o almanco la maggior parte delle volte,gli fuol veni' renelle tette: per efier luocopiù atto, &per effer de~ bole, &più atto a concorrerui materie : ma quello che non è vlcerato fono alcune durezze, che vengono tanto agli huomini, quanto alle donne, & fanno la carne negra in fuperficie. e dura terribilmente, & tanto vanno ferpendo,&eradkandof,cheamma%p 'Žano chi [opra le porta. Si che o e fendo vlcerato»0 nò, fempre è mortale ; e quefta è fentenza di Leonardo : & cofi fguiterò a dire de’ quali è [cirro cancro-fo. Scirro propriamente è vn tumor duro,fcn7a ò° re: ma non in tutto fenT^a fenfo, creato da melane0 naturale, & non corrotta, come di [opra ho detto,ZP { chiarito la materia di tumori tali. Lecaufef0^0 W ^rimittua, come mala condition di viuere»c JC Se- nera. DI C I R v G I a: 122 j nera) accumula [angue era fio, & mcUncolico. jLn-j, teccdenteicome fuoco melancolico colletto nel corpo» ■ 6' male attratto dalla mil^a (l’officio di cui e'pur-I gare il fegato dafangue craffo » & ffingofo ) ne gii [cacciato fuori dal corpo» come ccnueniuco. Lecon-vtonte foni’humor melancohco cacciato neUaparte afflitta-» Ifani propri) del far, ho vero» fono gonfiature dura pertinace» & che rcfeUe al tatto» doue è Vn fenfo vroffo. Fi fon poi altri fegm che dinotano» che nel corpo è melancolia copiofau,. I tumori di fcirrho da principio fon piccioli; & co l tempo ere-[cono a poco a poco»&ffinfi maggiorai [emiro occupa bora vn membro fola» & bor lafaa quello» &ft trans ferifee ad altre membra. ilchefe auiene » cbia-jnanloferino,i tumori melancolici» la maggior parte fe bene fi trattano» finifeono in refoluttotie. alcuna fiata reftano indurato»®- non di raroin cancro ji tra -mutano. Et quefii tali fono di quelleffiecie di quelle di tiazhe maligne che danno molto da ffire a i Media » <&■ offendono agli ammalati » che [oprale portano » mafegmròin dimo firare in quanti modi fi poffi curare» &fanare: & qual rimedio fi a mcgiioie per tal cura» ancor che pochi ve nefia-no : ma per queflo non voglio già refiare di dima-firare a tutti » quanto in tal cura fi con-uicnca,, T R AT TATO A curar il fcirrho vero, & legitimo, ma non efquilìto, ben duro, & infenfibitev. Cap. LXXXVH. ' T JL prima intentione richiede il modo di vittore - 1 j- j La feconda vuole , che fi tolga via la materia-* antecedente, qual’ è pronta a far incontinente Urna-Ics. La terza vuole che vacuarne la materia > che già commette il males. Quando alla prima il vivere pa fobrhj & declini al caldo, &humido>ilpct~ nefia di buon frumento, il vino fta tenue & odorato, guardati dal orafo, & nero, vfa oua,&fot bili, & polli, caponi,galline, <&• illor brodo, permei, fa fini, & vitelli da late ,vfar pur anco ffiinaci , lattuco-j, horagine, buglofìa, er cioche rende puro il fanguc_j-fi hi fi la carne caprina, bouina, di becco, di toro, di volpe, & leporina^. febifa i pefei, & verzf, o cao-li, & legumi, formaggio vecchio, cofe arroflite, & fi'itte, & cofe acide, falate, acri, come aglio, cipolle pepe, fenape, & cioche adduce il fangaie.:. fi Biil* allegro, domarfi, ne molto fi efferciti: perciocbe l’ef-fircitio commoue il fangue, & tutti gli bumoridel corpo, & tal cofa è molto nociua in tal cafo,comeper esperienza molte rolte s'èvifìcin varij & diuerfi infermi mira quando alla ficonda,fi euacui tutto il cor po con flebotomia, & fe’l fangue ti appaia molto ne-ro,& craffo,cauane maggior copia,& dipoi purga ' lo con medicamenti, che purga la rad ani oli a , come cuffia, mirabolani indi, di afina, diacatolicon,bic>a DI C I R v G I a: lij di Ruffino j o cicche ti confi gli a Ufi fico. tifila ter-\*pérsmoUire &difcutcrcil fcirrboadopra Urne-dica-mento di Rtffis. l{ecipe bdellio* ammoniaco,gallane ana parti vguali. trita in mortaio , con aglio di ben,cioè di ghianda unguentaria, oucro con aglio di gigli, dopai piglia mmillaginc di fiengreco ,feme di Lino,&fichi, alpe/o delle predette cofe, trita ogni cofa fin tanto che s’incorporano inficine , & facciali empiaftro, & ponilo jbpra il luoco offefio: percioche il detto empiafiro, conforta mirabilmente , & ri follie grandemente tal materie , per la gran virtù delliin-gredicnti, che vi entrano', mafie il tumore voglia generar marcia, fchifh rimedio,che ficalda, o che ad altro modo irriti, perchefubito fi eccitar ebbe il cancro. Se il tumor fi apre, & la rnateria^gia fiacomerfa in marcia , adopra ildiachiloru. S egli diuenga a du^ reyga, adopra i rimedi) che fono atti a mondificareil male, & follicelo con più facilita, che fa poJjibìle_. Trta Leonardo Bolognefe , dice nellifuoi Capricci medicinali,che de i cancri ve nefiono affai che fon piaghe^ di mal francefè,che vanno cofiferpendo, & erodendo,^ che (jiiešie tal Jpecie fono curabili, <& fan abili, & che la cura fua è la iftejfa,ckcfìfii per quelli c han no piaghe puzzolenti di mal fiancefe,cioè dipoi gran de, & efquifìtepuigationi, vngerli cf ontioni di mal fiancefe fatte con argen to vino, & vngerli fino a tan to, che li venghi male alla bocca, & non più, & co fi re ftaranno fanati. ^ 3 Del TRATTATO Delfcirrho non legittimo, non efquifìto, fatto da gran refngeratione, & eflìccatione. Cip. LXXXV11I. ZJando i -JtyCedici per ignoranca refrigera-nojo aflringono troppo la flegmone, o lo enfi* pel.ij ouer adoprano medicamenti molto trabentii & digerenti per balito. allbora tutto ciò che iui erate-nue, sfottile fidiffolue>&fi diflipaquello chè vi re-fa fi congelai & effondo troppo re/ìccatOj diuien du-reKK.a lapide a_,. alcuna fiata una parte troppo s'indura per Li estenfione fatta da Ventai onero da qualche humor e acquafo, iui contenuto, bora nafie vn cioè ficcita in tutto confurnata-: » V & in fan abile jfi può vietare, che la fiat d non proceda più aitanti 1 Jcirrbi dune nafian loro 1 peli > fre-f fenfono al color del corpo, & fan grandi, & molto duri, ne fifanano, ne mai fi permutano: an^i fempre Stanno in fuo vigore* & queSlo e per lama-' la difbofltione de gli bumori corrotti * che non no luoco di follinone, & per quetta ragione mai fi s permutano. A curare il fcirrho non legitimo, & non., efqutfito. Gap. LXX X 1 X. /~X Fello preternaturale che fa nella parte, tut- ■ x/ to fi vacui, adopra emollienti, & digerenti, come è medolla di cerno, di vitello, fieno eli becco, di toro,graffo di oca, & questa tal cofa farà yna cuia-tionedi Galeno fatta in vngiouanetto, acuì (per ej-fergh sìaioinfngidato troppo vn enf-peia, O troppo afiretto) vejil vn tumor durof fin rbofo in tutta la cofeu, prima lo onfie di ogliofabmo, m luoco di cut noi adopramo il fambacino, cioè fitto di u/J mino,poi usò il fuffirnenio ammoniaco graffo mn vecchio, m z-fibtato con le predette midolle, & actitf, pef tagli onfc tutta la cof ia di ammoniaco graffìffimo aif](àuto tnaceto fortiffimo , & fece faltare ilgicuanetto con l’altra gamba, acciò più nutrimento m quella fh ne cenfenfit, ts adeprati 1 medicamenti re la fanti, che face fiero il tumore più molle, & adopracndige- J ■ 0^ 4 remi. TRATTATO rrentì> o vuoi dìrrìfcluenti, horl'vno bora l'altro moderatamente, curò ilgiouanetto. Ts(e i ligamenti & tendoni ejjendoui fcirrho,adopratai lo aceto m tal manieno,. cPiglia vn /affò ouervnpe^o di pietra da molino, & affocalo ; & affocato che fia, f/argelo d aceto fortiffirno vedrai afiendere vn caldo napore, ini panerai la parte doue hai ilfcirrho, talché il far~ rboprefo il vapore afeendente, fi diffotua, pofiia ri-fonerai fu lluoco il medicamento emolliente, ogni dì la parte indifpofla ongafi di aglio, non già aftrtngen-ie,ma di parti tenui..Alcuna fiata potrai cuocer nel-l aglio la radice di althea, di cui umero faluatico, tal curatione è prefia, & perfetta, i defecanti,, incidenti,& nf duerni gli bumori crafji non fpcfio,ne luti go tempo fi vJino,ma opportunamente,cioè ne iprin-<‘ptj del male,ep' effondo interpolo l\f0 d'emollienti tuttiifcirrhi che anco non hanno callo, fi curinocon medicamenti che commodamente digerendo emolli-fanojil ftirrho nella mil^a,& nel fegato fi rimettano alfifìcotilquale ha da uedtre La mala indiffo/itio-ne dell’ ammalato fin hofo ,& viene nel nafo> & fimìlmente nella gola. Tnala maggior parte delle volte [noi venite nelle tetta m.ijfiinamente alle donne : & quando e rottoj rende vn pudore estremo, & quafì mfoppor-tabile all odorato > & è infermità immedicabile : & quafi per modo niffuno non fi può curare > nefanare. Sicbequeftifonohfegni, & gran Stupori, che fili cancro di tal natura: ma circa la faccia,narici,orcc-chia,labbra, mammelle di donne: & majfi me che non hanno la purgation dei menfhui. Amene ancora a gì b uomini, che folcali fi purgare per le bemorroidi, quando ch’elle f/ano ristrette f f, & quandoché per quelle il finguc turbido , & crafio folca purgarf, & perciò quefio humor e fe fluì fé in vna parte , & iuiji venghi a fermare, o fìmarui, o cancro, j’c» fife ne va ada vmuerfal cute vienfìi a generare defhntia, & così fh vna conuttionegrandìfflma, che offendei, molto lo ammalato ; 6" questa flfuole fine quando il fltngue on de nafte il cancro, fa piti eraffo, <& nero,il male è tanto peggiore. il cancro, già confirmato, & inuecchiato non fi può curare fe non lo cani da radi-ce,o pe> fiettione,o per adujltane; [è ti poni a curare il cancro oeculioìiedcparti piu dentro, lo irriterai a modo,che egli ammalerà l inftrmo.il cancro e fendo nella fumma cute, cioè di fluori,^ il cancro exulcerato, & che me. le (la cofi lo infermo , che egli defi-dera la mano del chirurgo , <& il cancro in tal parte* ouepojfì tagliare, & brufciare fi.io coirle radici, rl~ chiede la fiutone , & adujlione. le radicifono le ve-nepiene difanguemetancohco* & che ad ogni parte kcir- DI C I R V G I A. jìó Circonjìantej fi cflcndono. Del cancro* non -viceré , to y fpefj'o fifa cancro vlcerato * putrefacendo/} coru, i sf>acio di tempo l'humore nafeofo nelle vene*onero offendo irritato l’affetto da' medicamenti inconnenien-ti. il cancro efulcerato* & maligno * & molto peffi-rno, ne ft può curarci < Tì baili * che i cancri nort» 'ulcerati* che occupano la fuperficie del corpo* ef]en~ do maggiori * & già inuecchiati : potiamo fare che ■> non accrefcano. Hippocrate chiama cancro occulto* etneo quello che moietta fen^a t/lceratione^j. la cali dità vehemente * & pulfittone, dinotano cftlcera-r t ione futurcu* curar il cancro non efferato * cheadeffo co-> mincia * nella fuperficie del corpo ! vi fono tre inten-tioni * con lequati il cancro fi può rimediare* & an-chorguarire * come molte volte fi è veduto in varij * & diuerfi huomini* & donne * che ne hanno riceuuto grandi fimo giouamento*&però dirò le tre in non tieni. La prima è che fi vieti la generatione di melan-colico humoren. La feconda * che fi vacui il ficco tnclancolico disferfo per tutto il corpo, La tcrpa_* che L'humore* cheoccupa il luogo indi ff otto * fi facci *o fi digerifea * & fi fortifichi la parte afflitta, La prima richiede che fi vful modo di vmer deferitto di fopra * oue trattiamo dsfdrrholegiùmo, tra le altre cofe fi vfino cibi refrigeranti * & bum citanti* chtLj generano buono fuoco *<& tenue >comeptifana non colata,pefei fa (fiat ili,tutte le forti d’vecelìi,eccetto quei delle paludi* rojfi d'voua da forbire, fe nel luogo fia_s caliditàgrande fen^afebreperò, ficuramenteli da- TRATTATO vai fiero di latte. La feconda richiede medicine > chs fiirgbino la melancolia. I{ecipe cpiibymo dram. 4. da con fiero dì latte, onera a] uà di miele , ffa qucflct ogni tre giorni, acciochc in più volte , &manfueta-mente t’bumore fteuacui. Hicradi ì\ufo, biera di eyd’uicenna, Icquali perche riceuono elleboro nero fono ottime, & non ceffi di vftr queHe,fin ebe tutto il ficco mclancolico raccolto nelle vene, non fa canato, & fin che la parte non fta liberata da turno r can-crofo, fe non ti obHacoft veruna ,farà buono prima cauar ilfangue,pofia vfar lepredette cofe: &fe fallo donneprouocarli ilmenfìruo,fe non ancopaffanO ileinquantefìmo anno, & queTto fi farà confarli pigliare decottione fatta con origano, <&■ camedrioS, forga di c affla,&^uccaro, & poi fargli piglia re del ladettafcor^a di caffia inpolueredramme duecoru vino, & cofi mediante quefti rimedij fi purgherà Ioj> maire da ogni brutterà-,. La ter^a indicatione è communea tutti i mah creati da fhiffìone, & richiede che fi [cacci, 0 digerì fica l'bumore corfo al luogo » & che fi fortifichi la parte , acciò abondantia di bu-more iui non con fluìfca, poi repellere, & fcacciarcjt I'humor influfio, nel principio del male,&quando fi purga. Quando è ben purgato tutto il corpo, allbog va vfai digerenti, fe’l corpo fa purgato a medioc'11" tà; il medicamento che adopri, fa che fia miflo dip°~ ten^a reprimente, & digerente. Tercbe la mate'to. onde fi generano i cancri, la maggior partee c>aj a> difficile da repellere, 0 rifoluere, inobediente, e partecipe di molta la malignità : baflerà (maffimc °ut D I C I R V G I A. m?. bifognarebbe adoprar ferri,) fe adopraremo cojè'tne* tallice abbrnfciate, & Lanute, con (juali vieteremo che il cancro non accrefca, & muffirne s’egli fui gran de, almenocome dice sAuicenna, liberamelo davl-teratione, dotte Galeno vfuua ficco difolatro,& vn-guento di mia, onero di calcite, chiamato diapalma da moderni, onero il cerotto di Guaiti freddo di Mcl-di, che fa miracoli. Leonardo rfaita l’aglio del mie* le , conpeo^a bagnata fopra il cancro in detto aglio di mele-,» Theodorico adopraua fvnguento chi a* muto diapompholygos. Ifeape ogho rofato cera-, bianca,ana onde 5 .ficco di grani raffifolatro onc.4. biacca lanata oncie 2.piombobrufciato>&lattato, tutta, anaonciemega. Taolo, & oiuicenna lodano cenere digamberi di fiume,et cadmi a in mi fui a egua le,ben poluerigatO fijpargohofu l luogo» l cancri invecchiati,z? grandi, non fi tocchino>ne con fcno,nè con fuoco, ma fi trattino piacevolmente, & con me--dicamenti accarreopganti, il redo che appertiene allo, curatione, vedilo nel capo del cancro cfulcerato, che ti chiarirà di tutto quello, che ti è n ec e fari 0 in tal materia; & però innanzi la piirgationc, & in efiapnr-gatione del corpo, vferai repellenti; quando il corpo integramente è purgato , adopra digerenti che fiano di poter mediocre & qualità non mordente,però ado pra ficco di folatro, onero medie ambio di tutia,ouer diapalma,&pondi fopra il luogo dolente. Se hai ardire di fanar il cancro per via di fettione,&aduf ione, prima fi a purgato il corpo dall’humor mdanco-lico, poi taglia via la parte vinata & corrotta, & TR A TT. DI GIR. lafciavfcir H[angue copiofamente, & {premi fuor, dalle parti vicine il [angue più graffo, vltimarncnte fanarai il luoco a moia delle altre vie ere,&cofi bel' iterai l'intento tuo, & qiieFlo ti farà bacante per fare tutte le [opradette curationi. Ut (osi farò fine ringratiando il Si' gnor Iddio del dono riceuuto da [ita dimna Triaeflà in jire, & comporre quefìti pre-[ente opercu i mia. IL PINE, DISCORSO DELL’ECCELLENTE DOTTORE, Et Caualiero M. Leonardo Fiora-uantj Bolognefe /opra la Cinigia^, Con la dichiarationc di molte cofcneceffarie da falere, non più ferine in modo tale. li Proemio. Cap. I. ’£' da fapcre come il Creatore > e/attor del tutto. Iddio benedetto,crea to che Irebbe il mondo, creò tutte le Ifeciedi animali,così terre/lrijco-me acquatici,& volatili: & dopoì dice la fanta Scrittura , che fece l'buomoad imagine & fmilitudinc fua, & gli dette la patella fopra tutte le cofe create, & gli in fufe Icl, gratin, & la ragione: mediante laquale fofje atto: et dominare, & haucr cognitione del tutto : mediante però il Spirito , & buono ingegno fuo ; & lo fece atto ad bauer cognition di tutte quelle cofe, a cui applicaf-fe l'ingegno, & intelletto, come alprefcntc fi vede in tra ghhuomini deimondo, che ve ne fono,che intendono vane , <& diuerfe cofe tutte ne teff arie, a color che DISCORSI cbevoglior.ovìuere al mondo con bonore>&di qne-fti vene fono che intendono l'arte della agricoltura > quale eia frimai che al mondo fi fhcefic ; perche fen-Ka di quella malamente fi potria uiuerciconiechutra-mente fi fede da gli effetti. F'e ne fono poi che intendono l arte paflorale del modo di allenare lagenera-tioni di animali 3 &majjirne quelli, che fono atth & necefarij al vitto humanoicomepecorejvaccheipor-ù >galline,fanoni,oche,canali,muh,e và dtfeorredo. *AUri ni Jono,che incedono l'arte dei namgareila-quit leeffa ancora e molto necef aria, che seTjaefa il moti do faria imperfetto, come ben dalla ejperien^a fi pi10 uedere, e alcuni altri iute dono la corno/grafia del md doiffapere caminarein diuerfeparti, efaperel’buo modoue camina. ZJ e ne fono fmilme.e,cbe intedono l arte militare , per laquale fi aiuta i prenci pi, che_j ■poffano far giunitiaUlcu incedono La afirologia,J> laquale fi può fapere il cor fa dei pianeti, et gli effetti loro.Fé ne fono che ime dono la Mathematica fafaper mifurare tutte le cofe del modo:Mitri Geometria,per faper numerare tutti i numeri del modo: Fi è eh’iute de la Mufica per faper accommodars le voci infteme con buona confonantia; Sono altri, che intendono U Medicina, per faper fanare i co rpi humani >& degli animali di varie,& diuerfe farti d'infermità.tsiltri Ve ne fono, che intendono la Cinigia, perfanare-J tutte quante le forti di piaghe, che patijcono gli ht{0~ mini viuenti ; fopra della qual cinìgia b alterno a far vn breue difeorfo, Gr'piace u oh (fimo ragionamento, ’&lafaìaremo da parte le fcientie chefano dubbio] e. DI LEON. FIOR. IJO **Hpnache non fi truoua nijìuna [dentici al mondo , perla cjtalc l'buomo fine cofa, buona fi a ^ [e con eJ[a non fi è la prat tic a > o cfpe tieni tadorne fogliata di re; la qual e iper tenti a è mai fra di tutte le 1 afe,coinè chiaro fi vede , e però faremo vedere di qucfta_» due parti) qual fa più necef'aria indetta chnugia^ per furiare chi è ferito, o impiagato, olaf iernia,o la esperienza, & dimeji randa a tutti la paura, e mera lernàtfenz* ìngàno,o fmulatione alcuna urne fan pre ho fatto lidi’ altre mie opere pofle in luce, e co fi al prefente intendo di fare, fe il Signor Iddio ùeneditto nostro Signore mi concederà gratta, &• mi illuminerà la mente in direccfe, chenon difpiaccìno allafua diuina bontà,&che fieno grate al mondo. Alli Lettori. Cap. II. T T .Attendo io propofio intra di me, voler fare fu X J_ breue trattato [opra le cofe di drugia,nelqua-le trattato fuccintarnente le materie con breuità: frinendo folamente le cofe fere,& non fi nte:&perche la verità occupa pocbifjimo luogo , come di fieli l'ilo fife, che la ferità èvna luce, ebeogni buomola (tfeonde con coprirla di varie, & diuafe abufioni, come affa volte fogliano farei poeti, che narrando alcune fine fiutole & volendo finger la verità, la ven gotto ad afeondere; e cofi dirò io alnoSìroprcpofito , che quelli, che fcriuono grandi volumi, molte volte non pojfono fare, chequefia verità non venghi offe fa, •perche le longbc uicerie non fi pojfono mai jl ri uè re_? ' u 2 felina DISCORSO fen^a}che vi entri del buono, c anco, del no tato buo-no, e per qucfto io no voglio macare di dire, quanto a ine pare efiernecejjario dichiarando,che cofa fìa chi-tugia, & in che modo fi debba vftre con tutti gli accidenti fuoi; moji randa che cofi fi ano le ferite,le apo Reme, &■ l viceré,come fi generano,&■ generate come ji curano, f folueno,difcorfo che piacerà a mcl ti per effer cofa vera, & di gran foggetto. Sappia adunque ciafcuno come la feieutia dell'arte co la effe-ricntiapare, che ftanovna cofa medefrna ; & al dì d hoggi tutti fi rendono certi, che la effencntia cefi ctella^ medicina,come della cinigia, no pojji effer buo-na,fenga la fcientia,o metodo,come uogliam dire,et io dico che l’ejperientiafen^a la faccia può effer per-fettain quefedite ani, cioè medicina ,&ci rugiav : ma lafcientiafolo non può giouare in cofa alcuna, fe nonper mojlrar la virtù ; che anco questo lo jhràil pratico che non ha latheorica, & diquefìeio n'ho trattato a bastanza nelli mìei Capricci medicinali stampati in Venetia , & che queflo ch’io dico fia il ■at-i o, lo prono, e dico, che ninno ma mai medica con Solo metodo , mafempre è neceffario , che vi entri al-cuna cofa di efferientia, opratica, pertantoadun-que quelli, che fi dilettar anno d'intendere, potran-tìoforrcre quefìa breue operetta mia, nella qualc-J trat taro cofe molto nere fa rie dafapere, & moflra-J o quanto fia fàcile il medicare in tal’arte,dichiara -no untele difficultà, cheogniuuone farà più chiaro; &appreffo mofìraròa fare molti nucui rimedi) cofi per le ferite , come ancor per le altre forte di pia- m LEON. F [OR. I?I gbej che piri non fono flati in ufo apprcffo i moderni, ne antichi ,& farò sì cheti mondo fi Stupirà vedendo le buone opere di tal rmcdij finti da noi, e? pofti in luce per fauitio ditutti, ^tppreflo poi mi affaticherò in firiuere alcuni fecreti che faranno piaccuo-liffìmi, & diletteuoli a lettori, & vtiliacbife ne Vorrà fruire per alcune fuc bfaarrie, 6' cofi per adefiofiniiò queflo mio ragionamento, &feguiterò nelfguente capitolo a dichiarare, che cofa fia cinigia, &■ poi di mano in mani) feguirò delle ferite , & altre forti di piaghe , con il modo di curarle con facilità, & breuità. Checofafiacjrugia. Cap. IIL Tf y, cirugia è faenza, & pratica, & che'lfia il JLj vero, chi vuol faperla ccmpofitione de’corpi humani,è neceffario alcuna fcicn%a,& ejfcr notomi-fla: benché quejia faenza c vna cofa, che fi può imparare per pratica, percheiobo veduto molte volte alcuni che non fanno lettere , & hanno pur intefo bc-mfimo la notami a della copofitionc de’ corpi nostri, equefli fon flatipittori,c fcoltori, a quali è molto ricce fari a per faperformar ben le lorpgme,eperò que-fla io non la battevo per feicn’ga, ma pratica , perche la faenza è filamente quella, con inquale fi tmo-uano le caufie di tutte le ffiecie d'infermità : ma que-flafiicntpa poco importa al cafio noti ro , perche la^> cinigia non medica malie caufi, ma fi ben l’affetto, dtpoi che egli è fucceflo . Et però io poflo dire, che la cirugia non fia altro, che vna pura, & mera pratica, & che tl fia filamente neceffario al cirugico K 5 fapere DISCORSI faperc ben cufire le ferite, & mondìficare l’viceré, e faperle confc mar da putrefhttione, cit' prohibire le al terationi, &non lafciar concorrere mali butnori al luogo della offenfione,e faper tutte le forti d'vnguen-ti, che fono atti a furiare tutte le forti difmte,e viceré, quali tutte cofe fi poflono imparare perpratica, e parimente ancor il modo di fabricare tutte le feerie di vnguenti neceffarij alla cinigia, e per queflo io con eludo veramente, che la nostra chini fa fia folamert te pratica,o efperientia, & quello che m’induce a crederlo è che fempre ho veduto la maggior parte dei ehirugici, che quando medicano ne i cafi di cirugia-, tionfano mai qual fa l vnguento,che ha da fanare le piaghe : ma affai volte vanno tentando, & facendo diuerfemutationi di vnguenti, fino a tanto chefe ne tritona vno che fta conueniente alle piaghe doue fi applicate questo efegno certo,cbe’l non fi sàperfienra i medicamenti da poter fanare;ma che con la effendi tia fi vanno cenando, & fe questo è; l'è fegno cbe_j quel che io dico è la pura, & fanta uerità. Et per tanto io concludo che lacbirugia fiavna pratica da fanare le piaghe fopr a i corpi Immani, & etiam d’animali,quando farà necefario. Che cofa fìanoie ferite. Cap. IIII. T E ferite fono quelle, chei Latini le chiamano vulnus,e gli volgari vulnero, & fono di due fpe~ eie cioè f mplici e compofle , le fmplici fon quelle che fono folamente nella carne, le compofite fon quelle-* done fon tagliati nerut, vene, mufcoli ,&ojfa, quefte DI LEON. FIOR. r;2 l iniperoche tenendole afeiutte, &■ nette, la natura per fe lefana fenzp alcuna forte di medicamento, ma ijitellc dotte fon offefe le vene, egli è necefSario alcuno artificio, con ilquale fi {lagna il fin gue,per modo nifiuno la ferita non fi lafci apertaima slia beniffimo cufita, a tal che la vena fipcjji falda-re : & quelle done è offifoil neruo , hanno bifognodi faldarfi con prefh'ZZ^ > acciocbe il neruo fi ritacca-, con maggior facilità infcnie, ma quelle deue è offifo lofio fono di molta importanza , imperoche l'cfiofe-parato dall'altro ncccfiariamcnte fi vuol cauar fuori inanyi,che la ferita fi poffi fialdare- Si cbeogn’vno può hauer intefio,che cofa fiano le ferite, e le lorfpc-cie, feguitai ò bora a dirui che cofa fiano l’viceré, Zr fiue fpecie , &poi di mano in mano fieguitarò il modo di curarle , & apprefio mofirarò il modo vero da fare li medicamenti atti, & conucnienti in tal cure_ ; cofa molto necefiaria ad ognvno , thè tal artevuole efiercitare-j. Dichiaratione che cofa fiano l’viceré-». Cap. V. T E viceré fono di varie, e diuerfie Jpecie, & fi ge-XtV »erano perpiù caufie,come chiaramente farò co- fi 4 no- DISCORSI aoftere a ciafamo, & prima dirò di quelle Jpccie dì vlcereje quali jì fanno delle ferite : egli é da fipere > che ogni ferita in qual fi voglia luogo della perforici aposìemataj o cancrenata, che fa muta il nome} & non e piu ferita fe ben l’origine è $1 alala ferita, & pero quando è cancrenata, fi chiama ulcera corrof-uaper andar corrodendo j &ferpendo per la carne • wa quando la ferita è apoflemataj & marciaci ihia ma vlcera putrida > aoè putrefatta, & quelito è per cfferepw^olente, & marcia, C5' quando non è cancrenata, ne manco apoflcmataima che per alcuna mala indijpofitione la ferita fa af tutta, & che in cjja gli viene mala qualità fenica alteratione-, allhora fthia ma vlcera fordida, imperò che ni è mala qualità, & non fi dimostra troppo, ma è difficile da furiare. Vi fono altre Sfecie di viceré,et quefe fi fanno di varie, & diuerfe ffecie di tumori, & le più pcffim , c maligne fon quelle, che da tumori di mal francefef generano, perche il concorre vna infinità dimah btmo ri, che alimentano l’vlcera affai più di quel che è, ■per tal caufa, queftefono della più mala Specie, chef truouano: imperochenon fpoSjhno fanate per fe > fe prima il corpo non è benijjìtno tfùrgato, & euacuato da tuttigh bumori offenjiui. 'Un’altra ffecie d’vkere fi tritona, lequal nafiono da apofieme, tanto calide, quanto frigide , (fi queflefon più benigne , Ematico ojfenftuc deli altre Specie, & fpoffono curare fhcilif-fimamente, fapendoli però applicare i medicamenti atti, &fujficienti a foluere le dette viceré, & tic fon t re jpccie d‘viceré , che communemente fi fo- t [DI LEON. FIOR. gliono patire da vanj > &■ diuerft h notti ini & donne ddmondo, per diuerje cauje, come ho detto, fi che_, yuefìefon le eanfe principali perle quali fi generano le predette jpecic d'viceré maligne. Delle apofìeme, & fuefpeae. Cap. V f. A ‘Pošlema fono una certa Jpeciedi tumori che Xxf chiamano iti diuer/i modi per venire in va-vij luoghi della perfona , come quella forte d'apode-me,che viene alle aisgonaglie,che in Vcnetia fi chiamano panocckie., in l{oma tea coni j-a.Napoli dragoncelli, in Spagna incordij, & gl’antichi.noftri dell'arte li chiamauano buboni, •& alcuni altri li chiamano in diuerf modi. Vii altra specie d’apojlemc, chefoglicn lenire in tutte le parti del corpo, che quando cominciano a venire fanno gran dolore, e poi fi.maturano, &perfcla maggior parte fi rompono, & quedea Napoli fi chiamano antraci, a I[prna cic'oolinia Veneti a vn nafitO:, in Lombardia vn bogno, tgr in Spagna vnnacido mui vigliato. Vn’altra Jpecie d’apofte rne vi fono, che fi generano di contufione, o amacca-tura di carne, e quefie fi chiamanoproprio apoflema-te per ammaccatura, fn tefta fmilmente nafeono alcune forti di piaghe, chef chiamano tedpe,ouero tapinare , le quali fono di poca import arnia , perche in breue tempo fi poffono curare & fanare, catne.br, fi vede cottidi attamente ne putti, o fantolini, thè., ufi ai volte ne fogliano patire, co fi in teda come rea-■cor nella gola,&la maggior parte delie volte a celio all’orecchie. Del,e Delle fi fìolc, & !or fpecie. Cap. VII. Pitele forti di piaghe, che non fi cicatri^ano A. pe-:fattamente ,e c hanno alcuna communica-tione con le pam intrinfiche, fi chiamano fislolciche uuol dne m no fra lìngua f ffio, o spiratolo come di-ttioftra l'efyeriengai, che ftmprc le filiale fpirano rn poco,e qnefto è un sbavino della natura, epcrtjueRo e cof pericolofa cofa j quando ima ffola penetrante nei corpo f ferra; & majjìme quelle fittole, che vengono intorno al ceffo , perche la natura itteffa le genera per fuojnbfidio, &■ aiuto, ma quelle fittole, che vengono in diuerft altri luoghi della perfona , fono ben cofa ftflntiofi: ma non cefipericolofe, c ogni piti ga, che troppo tarda admearnarfi, fi fa fittola ,& molte volte lo caufia il lungo medicamento , che fa il cirugico per caufia delle tenie, ouer latte, che fi mettono nellefiaghe, che fon caufia, che Urtatura feti callo, & Ufi a la piaga profonda, che mai più fi riempie di carne,e retta così concaua,ccme allagior nata contìnuamente fi vede in diuerfe perfione,fono altre forti di fittole inforna di piaga : & queflefioti quelle piaghe, che la maggior parte delle volte fio-gliono venire nelle gambe , ebepurgano lunghijfimo tempo, & fon così difficili da fanare iperciocbc Panando fi yna di quelle, fubitone riefice vn altra alle parti circonuicine, & quetta tal materia (pia ancora è fpecie di fìftola. Fn altra forte ve ne è che fon tanfate ila quelle piaghe , che fonfiopra l’cjjo, Icqualé DI LEON. FIOR. jJ4 per la lunghezza fua, frangono & con fumana la pelle, <& /’cjf/ò; isr cjuesie resi ano a fai tempo infistolite •' ina leuata la caufa di tale piaga , la natura ifìcfa fi preuale valer ofamen te le fatta: & di queftof ne vede ogni giorno cfpoieregn > in diuerfi impiagati : le'fiftole che vengono ne gli occhi, fi chiamano fifìole lagrimófe. Quelle ancor commutile ano conleparti interiori, & fon diffciliffime dafanaretimperoche hi-fogna leuare la caufa di dentro, & poi la natura per fele fana, fenici aiuto di medicamenti, come la effe-rietiTa ci dimofìra. Si che ejucflcfon lefiftole più note, & communi a tutti, & le caufe di dette fi flol ^j fon due: & apprejfo di me,io tengo per cofa certa, che la fìa così, e non altrimenti. La prima caufa è le ferite mal curate,che reftano inf Halite. La feconda caufa trouo io, che fon piaghe di mal franccfc. Et che’l fi a il nero, tutti quelli che hanno tal fpecie di fiftoie, aitando fi di mal fancefe fi fanano fen^a altro : cornea ogni vnopuò vedere alla giornata, potriano effer infinite altre caufe ; lequali apprejfo di menonfono ancor venute in cognitione: ma quefle due fono efficacif-fime ragioni, & da efer beni fimo confiderate dai profef ori dell’arte, che defìderano venire a qualche grado di reputatone. Et pertanto non mi efienderò più auanti in tal ragionamento,perche la fetenza, & ejpcrien^a mia non fi ftendonopiù auanti: ma fi? aiterò altri ragionamenti vtili, e neceffarij da intendete,come leggendo potrete vedere. Di Di tutte le forti di rogne, & brezze. Cap. Vili. T £(pecie di rogne, & bro^e fono infinite, ma io JLj trattari) di alcune di quelle, dellequaii io ne fon piùinftrutto,& mi forbirò mediante il mio poco ingegno, farne capace ognvno , per fallite vniuerfale. Tdcrtanto adunque io dico, che la prima špccic di rogna è quella la quale è caufata da repletione del corpo, per mangiare affai cibi digrandiffimo nutrimento, &• poi non digerirli. In qnd cafo adunque, la natur a aggr aitata, ebefi vuol ribauere, manda fuori quella bumidità, & come gionge alla cute s'ingrof-fa,&fi apojìema, &pafiàdo alla parte di fuori,già è corrotta,&fi quelle pufìole,nel modo che fi vede, & quella tal ffecie è humor grafìa, & vìfeofo con grandifima bumidità. Fri altra jpecie di rogna fi truoua, che è fempre afa atta con r offesa, & è minuta con grandiffimo fi adoreo prurito, & quefìaft caufa al parer mio dal fegato troppo valido, et d’adu flione di fangue,&fi fina con facilità.F’é poi rnal-traforte di rogna grande,che fa certe ero fi acce gran di afautte, che fi vanfgrandtndo: & qutfta ffecie è puriffiimomalfrancefe nuouo. Vn altra fpcciecheà quafi come pctiginc, che và fierpendo, & fncrofte afciutte,cbe fiotto non vi è cofa mfìuna, & qut fi a feci e ancor efìaè mal francefie inueterato , che fi1 tali effetti : Vi fono ancor'altre fede diuerfe, lequali la-fciarò dire, per non tediare chi legge , non ejjìndo di più importantia che tanto, bafia bene, che i medicamene DI LEON. FIOR. 13? nienti, che fon atti a fanarc lefopradette ftecie, jh-naranno ancov l'altre specic> eoe io noti fa tuo. Si che metto è quanto al preferite mi occorre dire in tal materia i fc bene io non ne ho trattato con quelli debiti ordini, che fi ricerca : batta bene , che quei tanto che io ho detto fa intcfo da tutti fecondo la^ intention mia, , ^ fe alcuno procederà^ fecondo quetto ordine nottro f trouard molto Jatisfatto, & contento per fempre : mediante le buoncLj cperes. Della formicola, & Cuoi effetti. Cap. IX. Velia fede di viceré, cbevolgarmentef dice Ve mal di formica, così detto per efervna specie di viceré maligne,& corrofue, che van ferpendo in fuperficic della carne, & facedo molte piaghe,die d'intorno fon nudate, & refe : &qucflefon quaf tutte tanfate di mal franccfc, com all a giornata f vede per efperienga, & tali f cete ai piaghe , fon, molto fìittidicfe da curare: perciocheviconcorre^j molti humori > iquali non fi pojfono foluere fe non ccn medicamenti intrinfei, cioè purgationi efquifte,che purificanoil fangue, & tagliano la jlrada ai mali humori, che fempre concorrerlo al Inoco delle piaghe, e fanno alteratione grande, con brufeiore . La ittejfa JJrecie di piaghe viene ancor molte volte in tettai qua do viene in tal parte la chiamano tigna.Et che qfto fa il vero,fi vede che quei medie cime ti iflef- DISCORSI fr>cbe fioiano L’ furmicotcijfanano ancor la tigna.Et [affiate per certo, che la tigna è Jpecie dì mal [ance- , fe, coine da gli effetti fi può -vedere, e/e ah uno mi \ "uoleffearguire incontrario, io li ridendo,che quefto può molto ben efìere,perche tale infermità [può portar dal corpo de Ila madre, onero [abito nato pigliarlo dalla nutrice che gli dà il latte[fiffe infetta di tal morbo. Si che adunque io concludo,che c.òpuò effere; ma fono altre infinite fpecie di tal infermità, eh io le lafciarò da part e,per non batterne veduto più che tati ta efferienticL,. Difcorfo fopra le feri te, & altre fpecie di piaghe interiori. Cap. X. "jT E ferite, che interiormente fon date, come nel A~i ftomaco,o nel ventricolo,nelli intcflm,ndla ite ftca,&nelle rene,a nelle budella, milita, fe gaio, polmone, cuor e,& altri muftoli,o articoli,che venefo-affai : confcfjò io di non fapcrne niente,& la ragione diro : perche l è dafapere ,che vna ferita quando offende m quelli interiori, che il Medico, o cirugico per dir meglio per gran notomifia, & valente che fia, non farà [efficiente a poter fapere miele parti offe fe,per eh e l’arme offer‘fiue,dipoi penetrate nel cor_ po fi pcfono voi tare, & con la punt a offender altri luochi lontani dalla ferita,& offender diuerfe particele tutte differentiate una dall’altra:ma quando in-trauiene vno di quegli cafi: ditemi di gratta voi Eccellenti cirugià,come fapre te voi dtjiernere, douefia quella DI LEON. F fO E. ija,haue-te in cefi quanto bafia, e però in ciò hfiiarò fitte a voi altri,che intendete affai più di me. doglio ancora dt-feorrere delle viceré, & ape firme intcriori, che cola filano, & come fi pofiono curare & finire, con il no-sìro artificio di medicare.Sapiate,che infinite fono le fede di viceré, & apofteme,chenelle parti intcriori fi pofiono generare : ma la cofa mi par tanto ofeura da intendere,che io per me non fapreipirne termna-tione alcuna,che fuffe vera, & la carja c quefia,che hauemo veduto infiniti medici, &cbin>gici, finali hanno vifìtato vno apofietnato,o viccralo,^ il medico nò ha potuto fapere il luogo,e la particola di tale apj fterna, o virerà, fe l'ammalato non le ha detto & moftrato,&fitto toccare con le mani proprie; & quefìo è la verità, ma fe vno non fi può rifoluere delle cofe eflcriori,cbe pofiono vedere & toccare con ma no,come fi potrà egli rifoluere, quando vno di quelli tali accidentifaràneileparti interiori, done l ammalato noniosà luiiftejfo, chepatifceil male (Ceno iohauerei de fiderio di fapere, come questi tali faranno giudiao [opra tal materie : percioche effendo apostema , onero rlcera in qualche parte del corpo; i'am- D [SCORSO f ammalato [entità ben grande offenfione>& dolore: ma però non faperà dono fi [a , ne qual particola fio; offefi, & [opra di ciò faccio giudìcio io , che non fa [apendo il paciente, manco lo faperà il tSKedico; & di queflo io n'ho fatto belhjjimo difeorfo nelli miei Cd facci medicinali. Si che per concluftone affermo io, come ho detto, vn altra volta, nonnefapcreniente: ma però quando farò al luogo fio > mi offero bene di Xarcvu difeorfo del modo di medicare, & fan are la-> maggior parte delle viceré, & apofteme : madellcLj ferite non vi prometto più che tanto; Io moftrarò bene bellijjimi rimedij di grandijjìma cjperientia, coru> liquali fi fanarà ogni ferita, purchenon fi a più che mortale, affignandom tutte le ragioniconuenienti in tal-materia..,. Deili ordini da tenere nel medicare ogni forte d infermità appartinenti al cirugico. Cap. XI. T Sferite, & tutte l'altre forti di piaghe fono dì -L_# varie,&diuerfeffecie (come di [opra ho detto) ma però il modo di medicarle non è troppo differente l’vno dall'altro: volendo parlare falò della tae-rità, & farina ab ufi otte alcuna. L’è da fapere > che la natura émaeftra di tutte le eofe create &i dici* & cerugici fono imitatori di cfa natura-*» come bene hanno affermato gli antichi nostri pr°m fefjò ri di tal’artc_j. Et fa adunque queflo è ; cbe~> accade a noi fare tanti arti ficij^ hauendo noi lana- tura» DI LEON. FIOR. 137 tura,che opera benignamente, pur che il tninìjlro, no la impedifca. Etfe vogliamo parlare delle ferite dico io che il miniftro ha da fare tre operai ioni, e non più, <& il reilo lafciarle fare alla natura,che cperarà be-ntjfimo. Le tre operationi, che il maeflro ha da fare fon queile, cioè diffendert,chc alla ferita non ri concorrano humoti, e che nonf marci fa, & tenerla net ta: & quando il mini il re hard fatto queiìo, lafiare opera re ad e fa natura , che opera rà in bene. £ tfe noi vogliamo vederfe in effetto co fi è,vedete li cani,che ogni gran ferita , che loro babbiano fopra la perfona là fimo furiare ferina medicamento alcuno , ma fola con dieta , & tenerla netta con la propria lingua, e queflocpurla re rità ; >& quellicbe medicano ferite con incanti,nongh fanno già altro, fe non tenerle net te,&cbel ferito fàccia dieta :\Eccoui adunque che U natura opera, come nelli cani. Etpertant0 adunque niffuno fi marauigli di quella autorità de i cani,fe io la approuo ancor fopra i chriftiani : ma poi dice effer bene ad aiuta re quella natura, che operi con prelie^* %a, come ancor fanno li villani agricoltori, & ortolani, tquah per fare , che la n atura operi meglio» & più preHo nel campo, li damo diuerfi forti di grafi» 0 letami: e queflo lo fimno filo per aiutare lunatura, che operi bene. Et per concluder dico, che’l meri (fino riebbe fare il cirugico, nel medicar le ferite^» Inquanto poi alle viceré d’ogni forte l'è di neccffità 'trovare la caufa : percioche figlieno venire pet spiù diuerficaufi : &come fi faràtromtala verta, eaufa, farà poi fàcile U curarle, irla perche l'viceré S ao» KI 'r ' D I SC ORSI Konpofiono venire,fe non per?ran difl-cmpmtmento dittatura netti corpi noHn,cotne faria per t roppo.c.i-lidità , o frigidità, ouerper repletione del corpo. ni-, qùclloedjo adunque'l’è neceffrt no, che la prima cwfrf (he-fif accia, fia la purgatione del corpo, pcrfgraua-rela natura già off e fa, &■ estinguer lafuperflua ca-lidità,ouer frigidità ehm etji corpi /offe concetta, & dipoi fatto (jueflo il ministro, o imitatore di naturi-, ha da far tre operationi ; la prima amarrare d ma-lè,lafeconda mondificarlo; e ia terska incarnarh,& pii da feda natura opera, in cica t ridarle, e quelle tre opere fon da vfare nell'viceré. Ma inquanto poi al-l aposteme,efe ancor poffono efrercauftteda diuerfi accidenti, & quitti Infogna ancorfaptrìnuefigar la caufa , per faper con quai medicamenti fi dee.purgar ileorpo dallifuperflm human-, & ilminifim deefiar tre cofe neceffarie, in tal ma terìa. La prima è aiutate amarcire prejio la poltema . La feconda è dopò che e marcita e rotta,mondificarla bene.& la terska c incarnarla • & queste fonie tre operationi. da fare nelle apofl ente per aiutare la natura, che operi in be-ne:& cofi fegmtando quefli ordini no sì ri,La cofa ca-ìtiinarà per la dritta Firada, Etparimente ancordi-inoflrarò a i luocbi fiioi le operaiioni da fare in tali effetti, con ordine del medicare :.&jetiam di fare lì vnguenti. Dichiarando le qualità & virtù loro, & prouarò con ragione tutte quelle cofe, dotte potefie cjp ferui dubbio alcuna ; a tale ch'ogn vno resleràfatij-$tiQjt& quieto inial materia. DI LEON. FIOR. 138 Del medicamento da fare in tutte Je fpecie di ferite efler-iori.con facilità, & bre- uaà . Cap. X l i. . v - . T" "T finendo dìcìmvctto > che co/d fiavoJe ferite^ J~7j| enprioth l’.ét/eceffària co/i dicbiar.are. ancora timo,do 1 che s/a da tcneaejncurarlej, &.{mrarlecoa quella maggior presieda, cÌH' fui/ojjiùUedi & io/ cvvnnciarò da quelle /etite jmplwt-* chefon fqléUpentc-neUa carnet fmT^à ijjerefjrfow'? .nem*. ojjì- ancor che queHa.tal fpeae dt/eritemn/ia da mainare con artificio> mavnir le farti ><& fe l fia necèffariocufìrle., Ó poi lafiiaìk medicare alla naturai liUjual con brcMitd iefanara . &fepurl artefice li vuol dare,alcuno aiuto j, deue ongèrte pirvna-s volta il giorno con ogliodi rafia di pino» fin,t.o per di-jliUqtione» ilquaìe alluocofmmcfiearòcomfi'hfL» da fare con gran facilità: ma le ferite douefion taglia te le- %>ene > hanno bifogno dt effer fioccorfie immedia-tCj <&■ con ingeniofio artificio» & efficace rirnediojper fanarle cen la maggior breuità » che fio. pójfihile: acciò le vene rotte fi poffano ritaccare » fetida offenfio-ne maggiore della ferii a-s& quchi 0 magi fieno fi fard in quefip modo» cioè. La prima cc fi farai presto ad ynir le parti infieme »& enfi rie bene ; <&■ la cufitura fia come quelle »che fi cufeno li ficchi » & non dargli ponti » conte fi vfa .commwemente ».&■ enfila che farà medicala fola di /opra con il nojlro magno licóre »'■ &con fola ps^a bagnata in detto licore : & poc S z babbi DISCORSI babbiipericon con lafcmentefecca > millefoglio * vi-ticella> vgualparte, & fame poluere, delinquale ne ffargeraifopra la ferita medicata, & dHntor-no,&- quefto medicamento aliottigha la materia * che concorre alla ferita,et la caua fuori con grandif-finta facilitàt&fen'^a dolore del ferito, & queflo è il piufaluttfero rimedio in tal cafo,cbela natura inficine con l'arte potefle mai fare :&è fiato tante volte prouato dame , per hauerne fatto io tante belle ff>e-rien^e. fi modo dt fare quello diuino licore, èfcritto dame nelìimiei Capricci medicinali, done ancor io ho fritto belUjfme materie, cofi in medicina, come in cirugia;cofe tutte degne di efier uifìe,& lette,da i profefibri dell'arte. Si che quello farà in quanto al medicamento delle feritefopradette, ma quelle feri-tedoueè effefof oflo,&i nerui,gli-puoigrande artificio: penioebe il cafo è importantiffimo, ma quando i offefofolo i nerui, bifogna cufir prefio la ferita , & come ho detto delle vene tagliate : ma però non medicarle con il noflto magno licore , ma in luogo di licore operare l'aglio benedettoti aglio di rafa, aria; perche quefii tali ogli conferifcono eSlremamente-> alli nerui incifi, & quando per forte vn neruo fof-fe punto, onero intaccato fino alla metà: in quel cafo e necefiario finirlo di tagliare al trauerfo » ac-ciò non induca tyafmo nella ferita, ma in cafo poi che l’ofiofia offefo, & che ve ne fta alcuna putte da venir fuori, è necefiario lafciar la ferita aperta, 'fino a tanto che l’ofio fe ne efebi fuori, & dipoi incarnarla : iquefio medicamento lo farai con DI LEON. FIOR; xjp il noftro balfamo artificiato, firitto da noi nelli no-ftri Capricci medicinali. queììo fìrue nella ferita, & {opra vjarui il (erotto diGualtificddo di Tnedi, il quale fana congrandiffima presieda ; & queHo è il modo , con ilquale fifanano tutte le fopraferitte forti di ferite. &il dijfenfiuo da vfare in dette ferite, farà quello, cioè acqua vita di buon vino , & dentro metter ut ipericon, mille foglio, vititeUa,betonica, &in quell'acqua di infufione bagnarai del-lepe^e, & mettilcperdijfenfiuo d'intorno alle ferite, & cofi il medico bara l’intento fino con gran fa-tisfattiene del! in fermo.le ferite di tetta fi medicano così come quelle doue è ojfenfiane dineruo: altre di-uerfe forti di feritevi fono, lequali tutte fi fanano con tali rimedi]. Del modo di curare l'rkcrc d'ogni fpccieu. Cap. XIII. T7 Sfindo l’vie ere di varie, & diuerfe fpecie,eomc i*. fono è necejjariofaperedicbcjpecie, & qualità-te fiano, per faperle curare nel modo, & formai, che fi conuiene ; & prima dirò deU’viceré corrofitte, come ferite cancrcnate,mal di fomicola,et altre fot ti d'viceré, che vanno ferpendo per la carne.La cura di quette tal fpecie è applicarli fubito il medicamento cauttico per ammalare il male, & il detto cau-ttico,fi mette in vn gotto di vetro, & con bombafo» o cottone fi bagna tutta la piaga ,& poi fi lafcia cofi feopertapenq. bore ferina infafciarla. paffuto che t r DISCORSI fiale .X4. Ijùrc, laiui la piaga con fortiJJìmodceto>& acqua j ana, eguàt parte ; & auertì che notivi retìi niente del detto cdièjìicó, &poì metteui fopra butiro lanata con foglie dicanoli) 0 uergì(carne vogtlanì di-yejfmo a tanto che la efchdfoti 0 carne morfàyfeneò cada via: dipoi babbi cerotto fatto con trementina > cera-nana,rafa di pino,pégdldlic/m/ay anài&fid di- ftefoftpra pegge di teta > e fopr a 7 detto cerotto metteui precipitato commune -, &:eftingnilo coi noflro magno licore y freon quefii cerotti fi fin ara tue ftj l vicere co r no fine,' fe n fnitro, & il detto cerotto ba-jli,treo 4. dì perciaf-imo.Oganto p&iall’vkcrefor-ide>c ho trattato al cap.fitQymed itale falò cónti no-/ ro unguento reale» il quale feny^al tri vn^uèntHc.^' fanera diuinamente> & con bremtà+7ì$a hifr^na op-#i 4. dì toccarle con l acqua forte delprecipitato , la-qual acqua tir a fuori la materia offerì fina , &le ià-feia purificate, & nette. Et in tutte l’altre forti d'viceré il balfarno artificiato,il magno licore, l'oblio di cerai fr tormcntmayil cerotto negro di Galtifredo di Diedi, il cerotto fópradetto , con il precipitato, tutti quefti medicamenti fono atti a fanare ogni forte di ylcereper cattine che fi ano. WV'Ufot'; ,fc!' ' vsv V, ' , > ;* Vf v.x'Un Delie cure, che fi fanno nell'apofteme di dnierfe forti. Cip. Xllll. O On molte diuerfe Icfpccie dcll’apofleme, che ven-vjgohgne #corpi bimani, fr fon cdnfate da v*rfj> fr diuerfi acci denti, Et per tanto bifogna curarle in di- *» Dl LEON. FLOR. I^0 diuerfì,. modi, eco varijmedicamenti-, com'èlafpecie fila : perche alcune aposteme fi fanno per contusone 1 di carne ammaccata, alcune fon certi sbornii, che la natura Ji vuol'fgrauare, & manda fuori quelle mate rie, alcune fvnper caufa fi frigidità, altre fonbu-inori melancolid, e altrejon tanfate, da corrottion di tnalfr-anccfe, &qslcfon lefreac di apofteme, che co-rnunemetcfogliò venire..Sicheadùqueio dirò il modo di curarle tutte ad vna per vna, et prima di quella forte, che fi. fa per contufone , perciocbe egli è carne ammaccata. <& perche ogni contufione b fogna che Jì putrefaccia, & fi connetta in marcia, e'nceejjàrio farli niaturatiui,e farli venire.a fupurafone, e come cpnofci, che dentro fra fatta la marcia,fubito tagliala,&• il medicarneto di qfta farà rofro di ouo,co ilno-jlro magno licore, mifce, & co quello medicarai,cosl dentro, comedifuori, che finga altro questo fiitarà ogni grd tumor e,ma l’vngueto fi vuol fare ogni dlet con oui frcfchifrlmi. In quanto poi a quelle apoFteme» che vengono per indi f (fittone della natura , <27* che fon sbonni, per liqualila natura fi vuole preualere , è neceffario di lafiiar fare il corfo fino a defi a natura fino a tanto, che per fe fole fi romperanno , & rotte-che faranno per medicarle metteui dentro quello vn-guento; cioè. Recipe aglio rofato onde 6. litargìrio d'oro bemffimo macinato onde z.jlorace liquido onde I. tormentina onde z. cera nouaoncie 3. mifccj & fallo boglire a fuoco lento, fino a tanto chelfirc negriffimo. & fcl fofie troppo duro , aggiongeli ogho rofato » & fallo in modo di vnguento. & con ■ ' ' S 4 qudfo DISCORSI queflomedicarai tal jpecie di aposteme, & vfalifo* fta il cerotto di diapalma che contai medicamento farai miracoli. Inquanto poi all' apofteme fatte per frigidità,ufarai medicamenti calidit& atl rattiui; il cerotto di oxictocij, è perfettijfimo medicamento in quefleJpecie di apoJleme.il balfamo artificiato di no-Jlra inuentionc , l acqua fua & altre ftmil cofe, che fon per lor natura di calido temperamento. Trla quelle apoficme , che hanno origine da mal francefefotL» pejfime, &maligne:perciochela caufa di tjfe èpejfi-ma><&- maligna: la cura di quejìe è in faregrandijfi-mepurgationi, & lafciar venire da fe l'apoftema^ » & quando farà per tagliarla fi vuol tagliare,& medicarla dentro con il nosi ro vnguento magno , cioè, "Unguento magno onc. 2 .magno licer oncia 1 .prccipi-tatooncia me^a, & mifiia bene infieme, & con, nuejto medicar ai l’apostema, che fanarà pretto , & bene. & fopra mettili di quel nofiro cerotto di gran Virtù; chela trouerai ferino nelli nojìri Capricci medicinali; &il detto cerotto è miracolofo, & diuino. Si che a quetio modo fanarai le dette jpecie di apofle-me. Ma è d'auertire, che in tutte le fnpradette cure, l’è necejfario volendolo curar bene che fempre il corpo fta benijfimo purgato ; & accioche li humori corotti non diano impedimento alluoco offcfo,ufdre dif fenfiuiappropriati fecondale ffecie delle apotìeme. foglio di rafa, ditrementina,di cera,di miele,acqua Vita,tutti quejliognvnodaperfefarà valorefo dif-fenfiuo, vngendo d’intorno allapojlema. Del DI LEON. Pio R. ,4^ Del modo di curar tutte le fpecie di fittole.' Cap. XV. T E filiale, carne già al capitolo fuc è detto »fondi j j diucrfe sfiecie ,■& caufateda Uiucrfi accidenti » & così Ancor hanno bifogno di diuerfi medicamenti. Et prima dirò di quelle fittole, che fon Hate piaghe toalcttrate, et chino fattoti cado,di modo tale,che U natura, non le può cicatrice,e reflano fittole. EC la cura di quefla tal specie è.a metterut rattorto, che , incitUio mortifichi il callo,&falo cadeteci poi con medicamenti incamatiui, farla incarnare, eie cuatri trace, & quefla è la vera cura da guarire quefle tal fiflole. Ma quella forte di fittole, che la natura lefk perfgrauarft da qualche accidente , fogliano Venire alle parti da baffo, circa ilfeffo : & quefle fon molte pericolofe, & nanfe li ricerca Iattura, comelefopra-dette. Ma quefla frette fi cura con purgare benijji- mo Acarpo,il ftomaco,& ancor la tetta, & inquanto alla purgatione del corpo, lo potrai fare, confarli pigliare dieci ouer dodici detli noflri/'troppi tnatftra-li fluttui, ma purgare potai flomaco, lo farai co l a-romatico di noftra inuentione»pigliandone vna drag ptaper volta a digiuno, co bcerliapprejfovn detodi vinbianco, & purgami la teflacon profumi,cioè , mrra,etcinabrio, fatte ebe/arano tutte ledette epe rationi, rettifica ilfegatoccn alcuna decot tiene, attq a far tale effetto ; come faria legno fanto , 0 [alfa pp-sidìOiOuet altre cofe fmili»chefaranno il medef.mo * effetto: D [SCO RS I effet'otc qucflo tal medu: ammtc 3fa.na anco le fittole lagì-tninjt', ,tj‘c fi glioli venire neg li occhit &ne!tc-> t>iecchic;j' & tfiingnerlo con il nofiro magno licore ; o" con rjnetto/oi cerotto j fi fanarà tutte que-ttv jfiecie,di piaghe infifiolite : paciecbc detto cerotto le mondifica oltre modo; & all'vi timo poi lecica-trinai & rettane fatiate. Fifone anco altre diucr-fic materie fimili, che la cura loro è molto fàcile fa-pendole applicarci medicamenti appropriati. Siche non mi efienderòpiù aitanti in tal materinima ficgui-*0 a ti aitar di altre materie^letfuali fon molto necefi-Jarìe a iprofejfori dell'arte. Modo di curare tutte le fpecie di rogno , & brezze. Cap. X Vi. T E fpecie della rogna s5 molte ì ecaufate da dine? A^jfe c atije,et la curafiua cparimetein diuerfi modi . quella che e caufata dalla repietion di corpo, & dafangueuigr affato,per haner mangiato gran copia di cibi digran futtantia, volendola curare,^ fanale, egli e neceffario cut are il corpo dentro > & quetto lo farai conpurgationi. ihlottro[troppo folutiuo, fiala molto a propofìto, per pur gare i corpi, che tal rogna palificano . la dofi farà onde quattro fino a onde 5 • pigliarlo al meno dodecigiorni continui. & aP~ prefio qucflo, pigliare vita dramma di aromatico di DI LEON. FIOR. 141 tiofìra inuentione.& queflo fi piglia la mattina a digiuno con beerli appreso va poco di vin negro,&.fat to ejHcfto farlo fidare con a>rtiSìcio*tre? 0 quattro voi te, & voi fido vngere, col noHro vnguent 0 magno, per due ,■ 0 tre volte farà liberato di tal fpecìedi ro-> gnacòfì fiiftidiofi da curare quellaipecicdirognaa,. Che è ìofa, & minuta, che fi gra nfcàdorC, farai d c-cottiòni dì-cubebe > che rufrefeano il fégato, &■ purificano il fingue,come boragine,bugloJfa,indiuia,ca- peluenere, bepatica, fcolopendria, eupatorio, endi-uia,cicorea, & altrefimìl ffecied’bcrhe,&purgal-lo con aloe, ficco di radice difambucco, ierapìcrn, fo lutiua, & fimil cofe, che refefeano il fegato , &■ il fingile • & poi vngaf con vagliente dtlnargi-rio, & conquefìo rimedio f fina perje ttaf/iente tutte le ifpecie di tal rogna, fenato, troppo fastidio , & q'uesìa è la vera tirada da curare quefle specie di fogne-, che tanto offendono a chi fopra ieporta. Et fono certe rogne, che fanno alcune broggaccicfu per la vita , che fon Jpecie di mal fiancefe , it'quali Jì fi-nano con farli pigliare le pilole da mal francefe di no sira inueittìone, la dof, che al medico pàrerà/ìnL, ebueniente a quel tal corpo, & le dette cof- f pigliano ogni ter^o giorno vna volta, per tre fere al mancò, &foi bijbgrìà vngerfi con ilnofì fo licore ma-gnó, & f irà fanato. V’è ancho r -pn altra jpvcie di rogna,che va ferpendo con cèrte erode ajfimigliate alle petigini, & qiicjtdè pur specie di mal francefe in-ueterato>&lacura da'jòlucr queftefarà il darli il Jì-foppo contrai’humor melancolicoiimperocbe puri fi- DISCORSI CA il [angue j & rifrefca il fegato, & disfa quello hunto r vifcofo, il qual genera quelle tal crofte, & dipoi fatto queHotpiglia vna dramma del noflro aromatico,^ poi vngafi con il noflro magno liquor maeftrale,
pr* metterui precipitato commune, & eflingucrlo con i DI LEON. FIOR. 145 nofiro magno licore 3 & vfarlofopra lefopradcttc^j piaghe» &lafciarlo ogni volta per 24. boreauanti thè l fi tocchij & poi nettarlo da vna certa vi fi ofità che tira fuori delle piaghe; & poi tornalo fiufio » & lafiurloper altre i^Jme,& fare il firn tic, & ogni 4. giorni mutare tal cerotto : &comequetU cerotti non tirano più materia > operami l’vnguento magno di noflra ÌHuentione»ilqualfialdara con breuita le fio-f radette piaghe: & quejìa è vera > & cer tifi tu a cura» & quando per taf* della mala fortuna quefto ordine non baft a fica fianare quelle talfpecie d'infermità, farà necefiario farlo vngeredi annone di mai fra-cefi, & ongerlo tate volte»chelfaccia venir male al la bocca, e quando fi haue rd quetlo fegno, leuar mano, & non onger più, chejj>uteràper 12. onero ij. giorni, & fiutato che rfutarà farai vn bagno, & lo lauarai benifJìmo,& lauafii la bocca con vino» & Jard guarito a laude di Dio, & honor del mondo* Ragionamento fopra del fare irimedij medicinali . Cap. XV1I1. T7 Da fapere qualmente la fomma, & diuina bon-n, tà di Dio benedetto, fece l'huomo ad imagine,et fimilitudine fua , <& volfiche foffefottopofto a tutte le aduerfità, & infermità; ma poi gli dette anco^ il rimedio, ilqual rimedio lo diuifi in tre parti, cioè nelle fantijjìmeparole di fua Tilaefìà, & quefto fu il primo. Secondariamente nell'herbe create da^ DISCORSI lui. ì cr^o nelle pictrejcbcfotj cioè herbejfje* getabih,, & minerali. Et pertanto adunque kauendo il Signore Iddio lafciato l infermità ; le Lafaò uccio-iljc la creatura effendo inferma fi ricordafìe di [un di mna Mac fi ai-li rimedi] li lafciò acciochc nngtatpàffi-mofua Diurna bontà. Come chiaramente fi vede ogni giorno^ cb (fcndo l’-huomo ammalato,gridailAhien-t andò fi riccorecon le preghiere a iddio benedetto >& poi fanando fi Mediante li rimedi] t rin Fratta fornìua-* melitela diuina bontà d Iddio> de i beneficij 11- 'lutti> bauendo ricuperata lafanità fua , mediante c ’ ' rz-medij medicinaIhlafcia11 dal Creatore del tutte j Iddio benedetto,& benigno‘Padre noflro,per la fallita degl infermi.Si che adunque la cofa è certa,&cbia-1 a, che tali rimedij fiano me^o perfanare li corpi bu-m ani. Et effendo co fi, io con l’aiuto del Signore; darò principio aferiuere alcuni di quefii medicamenti tan tofmplici> quanto campofiti ^narrandole, mirabili Virtù fue, & parimente il modo di applicarli alli cor pi humani per caufa di varie , & diuerfe infermità, che alla giornata fogliano venire^ cofi a gli huominìicomc alle donne, et terminare) alcune belle efpe-rien^e vedute, &pró-uate afiaiffime^} volte dame in più luoghi del mondo do-ue mi fono ri-trottato. Della DI' LEON. FIOR. * Della floppata, che fi mette fopra le ferito» quandola prima volta fi cuibnu. uv. Gap. XiX. I ^ . IV i '■ -i < jj T Jijtpppattix chefrjuol mettere [opra le ferite, fi \_j fh in questo modo, ciac Ji piglia omo, * fai &- acqua rofa beniffmo sbattuti infume , douc^ * eberffenaft cufiui la-ferita, vi fì'matefpMa, ascio-r che li fanguef ttagnb&-Ja font* rofti af tutta c he fi * po/i a medicarejen%afafiidio^&per tanto tovaglia i dire la ragione , jicbc fi adopra tal rimedio m Ila pi i-\ ma cura y-vor-faperetét he ogni fimi te .defidera Ujìto i fimlcper afiofoirfho acfompagrmfi cw luim fo-r rògU antiche noflri auteceffori profi/hn dell arte, J volfero, che fi adppcrafje nelle ferite la chiara dei-^ l'.oiìQper cfj'cr vna fiujla ntia di carne, fìtnifo all altra '' carne , &ebe’lfìa il vero lo prono con ragion natu-, ' t/ale,e dico,che dell’otto la chiara, o ilbi&co,come uo- 1 gli am dire,è quella parte, che genera la ca me, & la felle., & le penne del pollo : &.del rojfojigenerafdo lcku4clle,& alt.ri interiori dell'animale. &.per tanto feda chiara è quella, che di lei fola fi fa la carne, èfimlealìa carne, comedtfopra ho detto, ilfalepoi è vii materiale >.ilquale .conferita tutte le cofe da putredine, & che-fi* il vero., npt vediam6il]e.iiitte lev* fati di cara e,epefe-i rvccelli, &/ruti i,che fi. condì fio >iocò.nilfale,tuttc/ieonfiruano,&:per.quefoarugio-neil fide, fumefio in tcil compofitmu.pirpoiìfir.uare l'qcarue, l’acqua delle rofiè di fua natura frigida. <& fecca» & feria frigidità difende la infammatio-ne,&per Uficcità ripercuotej&mitiga. Si che fie fono le ragioni, perequali la Poppata fi mette fo' fra le ferite. &• voleffe Iddio benedetto , cbefuffe in vfò a medicare le ferite dal principio alla fine con tal rimedio , che farà fanto ,& fi fùria miracoli con tal medicamento. Del digcftiuo.col quale li medicano le ferite, dipoi la ftoppata fopradctta. Cap. XX. TX Ipoitettatala Hoppa di foprale ferite , fi fu°l JL-J medicar con vna compofitione , che fi chianti digefliuo,perche digerì fi e la ferita; ancor che quello medicamento fiatmpoco cofi fcropolofo , & contrae confaentia; &la rdgione dirò; perche é da fapere-; thè quando tl vien dato vna ferita ad vnaperfona, il luogo della ferita prima è fimo, &poitJ[e»do ferito, il vero debito nofiro è difanar tal ferita > & non di marcirla come facciamo; perche marcendola,a questo modo è pericolofa, & più difficile da fonare,come chiar amente fi vede. & quefto nijfuno me lo negard: mafeguitaremo il nofiro ragionamento,in dimofira-re,che cofa fia quefto digeftiuotilqualeè quefto,cioi, Uccipe rafia di oui numero a. treme fina lanata on. i. oglio rofato oncia mega,mifice^& fio fatto rngucto; & quefto i il digeftiuo, con il qualefi medica , fin0 * tanto che la piaga facci marcia affai, atlbora i dige-Sìa; & poififeguita a medicare con altri rimcdij af- D-I LEON. FIOR. i4? fai diuerfida quello. Ma gran cofa miparela diuerfi-là delle materie, che il detto digesti no, applicandolo alle viceré putride, fh diuerfo effetto-, percioche lefatta diurnamente. Et di più ni uoglio dire,che applica-dolo alle ferite,quando già fono incarnate,le cicatri-\amiracolofamente. Ma in vero quest e fon pur cofe grandi da fipere, & chi lepot effe intendere farebbe huomo diinno ; percioche quefto tal digcsìiuo, applicandolo alle ferite ficf he,le putrefii,& marcifce, & applicandolo a piaghe inarpie le, mondifca,&fana; ef applicandolo allefopradett'e ferite, quando già fono incarnate, le cicatnrgpgi, & fina, ma che tante_j diucrfitàfon queste da far fiupire il mondo? & quefte cofc che io ho dette fon pur U verità, & io ne ho fitto mille efferien^e bcUiLv. Dell’vnguento mondificatiuo, col quale fi medicano Je ferite, dipoi che fono digdìe per mondificarlo. Gap. XXL Vando leferi te fon venute a digeflione,et che V< pùrganoffempre fi mutano vnguenti,&fegli applica vaglienti, che habbiano virtù di mondifica-re la ferita, et lafciarla netta,accio fi poffi meglio incarnare, & il predetto vnguento, fi chiama pro-■ priomondifcatino, ilqualc è ftto di farina di or--^o, &md commiine, onero rofato , &cglio roff-to,&quefì o e' l’vngueto, ilquale mondi fica le ferite, 'tifandolo per otto, o dieci giorni : peroche fe le ferite DISCO R S I non [opero ben mànèifìcaie^ notici baflaricno inni nd incarnare. Si che f$£ló, imgiìétito è molto liète ([ario in tal operationi» ’&'th'apiìfiie entranctóuiil miVè > 'il-([naie è vn iicor cek(iiaie>& dinino. Et tViifiM uè to 3 huomo niffunonon balìa con i indegno [no a fare il mette ì ne manco racoglierlq/dòuefi triiou t .Etdi quejlo io riè ho fàttolvri'bèttìflmo Hifcotfo nell imiti Capricci medicinali? '7Ìh 'lodiamo quejlo , ty 'dico per cofa certa i che nel mU fi triiouà mirabile virtù in dinarfecofe, frnepuòfkrfiroppiì iulebi acquai, melata > tìglio, cureconditi, & mai non difconcu cofa nijjuna : & per qui ilo fi [noi dire fè come v'nct pasìa di mette ? pròkerbip digmjjìmo ; percìoehcj> anco ejfo liquore è pretiofofopra; tutti gli altri liquori , deli aglio fimilmente ne ifó fatto vn difeorfo mirabile netti detti Capricci. cJKa quando poi è artificiato con le refe, fi fap'm eccellente : per tal effetto l’orbo poi in feèd’vnà mia foli cinga, ebeti fi accomoda in diuerfì ca(ì> 'tanto in medicina^quan-to in cirugia :<& circa quesìo non mi e Benderò troppo alianti, per effer cofa nota a tutti, ma fegpìrò adirui altri rimedij opportuni, & neccffarij in tal iafo. ynguento incarnatiuo, col quale fi medicano Jc feri te, quando oro mondificate. Cap. XX U. Vando le ferite fon mondifeàte, che più noru, vi concorre troppo gran quantità di-marcia » è ne- m leon. fior: i4č è ncccjjario applicarli vnguani > che incarnano effe ferire faccio/} poffi eie atrija re più facilmente : tu il» quello vnguentOj i/quale è m commune vfo, apprefio il volgo;èlo vnguentoincarnatino,fatto di trementina, cera-,&rafa/con alquanto di oglio rofato, e> fatto in buona forma d'vngnento, &■ queiio fi chiama incarnatin.o,gU ingredienti d’fio,fan tutti di mirabile virtù, comeintendereK. La trementina è vn licore, che efeefuori dcPlance, arboregrrrdif imo > & èiicorquafi incorrombilc, & è commune a tutto il mondo,la cera poi è miracolofa. faamondo tallio la chiamò fiore di fiorì ficn fetida càùfa; per-' cioepe l’ape la racóoglionó dei fiori. Et qucftà\mco-ra è nota ad ognvno, per ejfer tanto in rfo nelle facciane, la rafia c/fa ancor a è vm materia, chi défiiBa fuori delfino,che refpira di grandì/fimó odore, & e molto efaiccante,& ha -virtù attratti uà-,<& fatra va-lorofarncnte le ferite, &di ejjàffaoltc dì grandif-fima virtù j comepiù a baffo intenderete. Si che io ho voluto narrare quefi a Infiori a, acciò tutti pefairio ef-fer cafàcidi tal materie, volendefifiruir di fimi l cofe , & anCorfaperneparlare , affignando lefopra-detti ragioni, & dichiarando le virtù delli fopradetti materiali : ?na per adcjfo mi pafiarò cofi famma-namente, & feguirò a dmòfiràrctlmodo di cicatri-%are le ferite,& poipafiarò a imedicamenti dell’viceré maligne. T 3 Delli DISCORSI Dellivnguenti , che cicatrizano le ferite . Cap. XX lìl. Li unguenti checicatri^ario le ferite} dipoi che Vj fono incarnate fmo didtucrfc fjkcic > che tutti fanno vn me de fimo effetto, di cuatn^ayco far la pel le.Ildigejuiio (come Labbia dettoci fvpra)applicandolo [opra le ferite incarnate Je cicatrici co gì a prc & il fimile fa il diachilon, e l’unguento di tu tia tgril cerotto gratin dei :■& perciò fon tutte differenti compòfitioni, che concorrono tutte ad vno effetto, & che elle fiano diuerfe compofi tieni, velo proikiro.il dtachilon fifa di litargino d'oro,& oglio 'Vecchio, mucilaginc di pfillio , mucilaginc di influiamo,di feme di lino,& di radici d’altbea,& l’vn guentodi tutta fi fa di trementina, & dir afa, cera, oglio, & tutta preparata, il cerotto gratin dei fifa di galbano,armoniaco,oppoponace,verderame>incen-fo,ariftolochia lunga,ntafUcijpegola greca,olibano, mirra, pietra calamita, pietra ematite, cera nona-,, oglio di oliua, htargirio d'oro. Si che veder fi può, quanto fiano differenti i fopr aferitti vnguenti.Et pur fi vede per ejperien^a, che tutti fan.no vnmedefimo effetto nelle cicatrici delle ferite : & queHo lo fanno, perciocbe fonovnguenti temperati, che non fono ca-lidi,ne frigidi : ma di buona qualità, & aiutano lei natura, che operi più prc fio in tali effetti ; & quegli fi addimandano vnguenti adiutori di natura-*' 7>la quelle {ferie d'unguenti, che operano poi per fi * fono f "unguento apoPìolorumfil taufiiCQ,l'tg>ttia^0i Di LEON. FIOR. 147 il rottorio , & altri fimili unguenti-, che operano con ‘violentici> & cjuefti fuperano la natura, & operano quello che lunatura, non può perfe jiefla ferrea aiuto operare. Ma tutti quelli vnguenti, che iafe non hanno violenta nijjima percàlidità, neper frigidità, tut tifono atti in tal’operationi a cicatngare leftnte_c, & ogni forte di piaghe, c befano già mondificate,& incarnate. "Unguento macerale, che Tana aflaifllme forti di piaghe. Gap. XXII 11. Z"> Ve fio vnguènto è appropriato a molte forti di X^_ piaghe ; perciocbe conforta la piaga, & Icucl, il dolore; c sir ab e la materia dalle parti da baffo,cioè del fondo della piagafiequal materie fon caufa del do lare; eprobibifie, che non f faccia mala qualità, eJ* che no vi còcorrano b umori pcjftni: ma bifogna auer tire che’l fa fatto con modo, e forma; perche fe l non fofj'c be fatto,no farebbe di tanta vinù,l’vnguènto è que^o,cioè.Viglia Ut a rg in 0 d'oro on.a.ogho rofato Uh.z. & metti a boglire in ma caldai a di rame, che fa grade,e fallo boglir tanto, che mettedout dentro ma pena,f abbruci tutta,& allhc sa farà cotto ;ag-giògiuicera motta onc.fa fi -a rf liquida onc.i .mel tommuneoncie tre, & Ufi a b lire’vnpetffo, tantoché fa bene incorporato, e p< 1 Untilo dalfucce,& aggiongiui incetìfo,mirra,precipitate comune,oglio di cera,aglio di trementina,aglio di rafia,adà onc.2. & mifikia bemjjìmo, tanto che fa incoi poro# > T 3 dipoi PI S CO R s I dipoi aggiongiui acqua vita fina oncie 4. & raifihìa taatCìcbe detta acqua vita fi incorpori bcìiifjimoj & Ja.) a fatto>&queftà è mia inucntione ;perciocbe al-tri innanzi dime, mai l hanno fatto, ne manco forfè pcnfito difare-.igr le virtù di queHe fon tante,et cofi g randi, che io non le voglio dir tutte, per non parere ’vn parabolano. Ma dirò ben vna fola cofa, laquale è Veri filma , e ni (fimo franerà che fia altramente; cioè che tal medicamento gioita a tutti, <& io vi poffio affermare,che mai l’ho applicata a nijfuno, che non gli b abbia fa tto gran gi ammonto,c con queflo ui voglio laJaare,echinon lo credefie ne faccia la pruoua, che v„ > anno Je l e cosi, 0 no, e poi allbora crederanno a rne, dimofirarò ancor nellifiguenti capitoli, il modo di comporre, e fare diuerfi cofi bierre, che faranno di grandiffima vtilita alle genti del mondo, volendotene pero firuire,fecondo l’ordine nofiro. Ricordi di molti rimedij fatti da me,&defcrit-ti nelJi miei Capricci medicinali. • Cap. XXV, T ^ de fi derio mio faria flato di firiuer inaiti rime-Jl dij di grandiffima auttorità in quefia mia aggion ta . ma per due cofi mi fono refiato, l'vna per norm, jauerc io il tempo, l’altra per hauerli fcritti, & dati in luce altre volte, in quel Libro mio intitolato i Capricci medicinali, flampato in Vene-tiaper tJW. Lodouico t^uan^o, alla infignadel-«firboro „ Se alcun finrito ingegnofo defiderafi DI LEON. FIOR. 148 fidi veder varie > &. diueific fhntafie: legga ilfo"-pradet 'to libro, dotte trotterà biolte cofe degne def-fer lette; pe re io che J’buo ino ne patria cattare gran-; dijfmo confinino , come leggendo fi potrà infent dere ampiamente ; cfiendoui fcritto .cpfe di^ medicina ? & di cinigia 1 della alchimia dell huo-mo> & della alchimia minerale, con.alcuni Capricci a rtificiofi, molto dilette noli > & tHili. I n prima ho ferino ilmodo di fare lapietrafilofofale,che gioita a tutte le fj>ecie d’infermità, ^pprcfio vié fent-to il modo di fare la no tira (juinta efientia , & Iclj> virtù fite : & qualmente ref tfata quafi i morti, miracolo di natura, & dell'arte. Vi trouareie anco il modo di far e Uh alfapio artificiato,& da chi fu ritro nato, & con il modo di comporlo, ilcptale e di tanta ctfieriiWg.1 in diuerfi cefi , che a dirlo non farebbe^} mai creduto. .Vie ancor il modo di fare Lelexir vite, che conferita la vita humana in proferita, & al-, ìegregza. Oltredi quefto vi trouarete, comenclli compofiti medicinali, non fi debbe metter yna cofit per vn altra, con vn difeorfo bellofattofopràdi ciò; & apprcjfo vi è ferino ì’aromatico nofiro,tlqual gio ita a tutte le forti d’infermità, cofa rara., & molto dégna da fap'erfi. .. Seguita poi ilmodo di fare rdet titano angelico, (fedi operarlo, & ancora ilmodo di fare la pietra vegetabile, per far cofe di marauiglia, l’acqua reale, & vna medicina di mer cor ella, frappo folutiuo, & miracolofo. Vn fin appo particolare con-tra l’himere melanconico ? &■ vnapótion di Ugno. T 4. fante . . DISCORSI fanto Tnìrntolofo. Et il vero rimedio da yfaye a chi non poteffe tener l orina, & altri rimedij bellijjìmij c re fono in tutto fefiantafii, notati vno appreso l’al-t*0f nonpiu viffa in luce , & tutti feruti netti rtoftri Capricci detti difopra. TMaoltreejueUi feltro pure a fcriuere altri rimedij raccolti da altri aut-torh&prouatidame, & corretti dotte è (lato dibi-Jogno, & lucidati > che tutti fene potranno fcndre a Juo piacere: a laude4’Iddio, a beneficio di tutto il mondo. Vn acqua di grandiflimo artificio laqualeè miracolofa , e degna m molte cofe. Cap. XXVI, T dafaPerf qualmente quelle cofe artificiate so di mirabili effettUn va rie, et diuerfe operatio-m: perao co e aiutano affai la natura, &e<ìinguono tutti quelli bumori, chea fendono e(fa naturaci modo adunque di fare quefta gloriofa acqua fard qne-ito,cioe.\ecipe^affarano,gegeuo,garofali,caneUa, noce mofeata, cubebe, legno aloe, rofrnarino, fecce, c,ardo fanto, ana oncia vita, & fiano pìflate agrofo modo, & meffe infufione nell acqua vita,& aggion-$iui one. i o.di ijiiccaro di madera, & lafcia cofi in fu /ione per vn mefe, efipot dittili a in boccia con il fu» capello, et recipiente per bagno maria, & quello che tfeira fara una acqua fanta,è dimna,la qualegi°ua ad infinite cofe j fana tutte leforti di ferite per gran- ■ di>'Cbefiano, bagnandoui fopraptTprjacon dettai DÌ LEON. FIOR. 14# aajua>vale contradcgli^ pef mal d occhi* confermi la mèmoria heuendone* &vngendof il siomaco* et ta teflaconejfa * et informa per non far,più tanta* lotica diceriojla predetta acqua gioita per tutto dona fa applicata, et maifa nocumento a nifiuiiQ*.etéfe- turijjma daffare. il modo da fare Foglio di rata femplice con alcune dichiarationi dellefue virtù. Cap. XXVII. {-p pnuoio la rafa un licore* 0gommaiiigrkntiijft-Jl ma virtù; & ferve in medicina ,etin cìrugia -, •et in varie* et diuerfi a rti diejfa* fifa di effafutno da tingere * chefin^a quello non f!pot'riaftaiìipàre*fiL,\ ne fanno ancor,cerottiiviigmnti,et,fe ne fa ogliofl-qitale fcrueper diuerfe opetàtiorihcomeio vi farène : dere, et toccar con mano. Tl modo di farcii predetto aglio è quefto, cioè, piglia vna bocciafìorta, che fa benijfmo lutata , & empila larnitadi rafa, & per ogni libra di rafa mettati onde tre di cenere com mime pajfata per feta., & detta boccia la metterai in vna pignatta, et intorno tra lapignatta,et la boccia empirai di cenere, onerò arena, et mettileu in vn fornello, et dalli fuoco, quello che primieramente diHillarà farà vn acqua, lsqualepofandòfrfi fard clnarifjimaiapprefio feguita a darli gran fuoco, che ne vfeirà vn aglio di colorii rubino,quando farà però pafiato alquati giorni, feritalo in uafo di uetm, benijfmo chiufo ; i’atqua prima cbemeè vfcitaèii mi- , DISCORSI giràbile vir-tà in 'iiuerfe operatimi : ma. vpa efttc r'ient-v wi/àC'qlofi non lafdarò dì dire per éjjere co^ fa. nefefsaria olir# modo j & è qptejìo , che gufili che hanno bugan^e, ouero crepature alle mani per iaur. Ja di freddo? la fera profumandole [opra acqua? che bo'giìa ? & poi bagnandole bene con la detta acqua? & mettendole ne guanti : fina tal nìatcria in bre-uijfimo tempo? fina parimente la legna,&la rogna? & altre materie fintili. L’aglio poi fonte in molte oper adoni ? & mattine in tutte le ferie d! infermità figide, fc le fono interiori, pigliane ogni mattina vn f ropalo per bocca ; l&fe le fono eferiori ? vngeli fo-pra ? pc.r.ogni gran ferita che fife, vngeta coru detto oglio?.& medicala fetida tenerla aperta ? nCJ> manco tcqerui t.afta.nif una , 'dr f fanerà con granat breuìtà, è> parimente.ftna contufone? vagendolafo fiffbimf]fjnaJblt4t;ÌQne? .&quefto è rimedio molto fil:utifero?f me ancor per dipintori? & verni-tatori ? & altte materie ? lequali tonon miraccordo alprefnt.e. Dejì’ògiio di cera , &fuoi effetti» Cap. XXVI1J. T Og//g di cera è'miracolofo?et diuino’-percioche l X-j firue quafì. alla maggior parte dell’infermità c &queflotai'oglio faimondoLulliol’approuòpdrun rimedio celéjìc? & diuino? & nelle ferite quefto e rimedio rarijJimo?ma non è buono per noi altri cirugi-ci. Tcrciocbequefìofanct ynaferita ? per grande^ che DI L TON. FIOR. I50 t chefoffein diedi onero dodici giorni al piùina quelle \ che fono picdolcie fina in tre giorni, ■ dMg&tdófoU-|. mente fopra la ferita, &-metten doni pc^ge bagnata in detto aglio fopra la feri: a,et per infermità e sì erto ridi dettorimediofa- miracoli/dandone lina d ragni a per bocca, con vino bianco , et per qnéUiacjuahca-fcano i capelli, et la barba, farà cofa rar a, et di gran profitto. Il modo adunque di fare il predetto aglio è quefio, cioè. Tigha vnaboccia torta, che fid-ben lutata, et dentro vi metterai quella quantità di cera, che vorrai, pur ché non pafi'a il meggcp-delia boccia, et per ogni libra di cera metthìi onde quattro di mattone cotto nella fornace, che fiapeftòfonile , et metterai detta boccia in vna pignatta, et intorno la riempirai di cenere, onero arèna ,& dipoi Umetterai al fornello, dandogli fuoco lento , fino a tanto che fia vfeito tatto l’aglio, ilquale aglio, fi congela-rà,ma non importa ; quella è la fuaperfettione, per-cioche volendolo desìillar tante volte, cbepiiìnon fi congeli, fi farà di troppa calidità, et farà troppo acuto, et non farà poi da vfa'rper bocca pè raffi un. modo . Ma cefi di prima paffuta, fi può dar per bocca, et farne vntione per tutto, dotte farà dibifo-gno', che fempre giouarà, et mai noe età in cofa.j> alcuna. Et pertanto adunque quattri aglio è da ef-fer tenuto in gran venerationeda tutte le genti del mondo. - / Del- D I S C O R S I Dell’oglio di vitrio!o,&fuaqualità. Cap, XXIX. T Ojg/zo del vitriolo è vn licore pcrfettijjittio > pef le granvinu clic ha m fan ar v,eri e j & diutvfc infermità,& ancora m amgia,quando eglièincifi-uo,ferue,per rompere apojìem, e far rottorij, e mortifica r carne crefa nte ; come quelle natte, cbèjfoglio-no venire a molu buoniini, & donne in diuerfi luoghi della perfona ; & altri e fati afiai, che io non li ico al prefente. Il modo adunque di fare il predetto oghoè quefto,cioè.Tigl,afe -una boccia fiotta di quel la grandezza, che pare all'operarlo, che vuol far t ale aglio , & fi luta di luto fapientie , che feafo ttif-femo, & buono, & ebepofi re/mere al fuoco lungamente^ come il luto farà afeiutto, metterai in detta boccia, quella quantità di vitriolo, che ti pare, & accomoda la boccia in fnfornello >ch abbia vn graffo ferro a trauerfihdcucla boccia poffiferniarfifufo> fen^apoter cadere a bafo, & non vuol toccatele^ bande del fornello1, & poi difopra coprilo al meglio > chef può,lajiiandoui alcuni jpir acoli,per poter cfittilo e il fuoco , & come fard ficco, mettifuoco al fornello,& feguita, che l difìillarà acqua chiara,laqutt le e potabile , & fe detta acqua vfecirà tutta in vrij giorno cauala via, & mettiui vn recipiente grande, & chiudi bene le commifure, che non poffi rcffnrare per modo nifi mio , & feguita il fuoco continuamente dì, e notte, grande quanto più puoi, & m temine dì fei. DI L rON. FIOR. 15 r fei,onero fette giorni icominciarà vn altra volta ,7 di ftiUare; allborafegnita il fuoco fino a tanto > che noti difìillapiùj&quellofatà'j l aglio delvitriolojiqm-le è vn licor preciofo, & diurno,che puòicome ho dato difopra , feruire adiuer/ì capricci, come farebbe nelle febriccntinuecali.de, dameper bocca per trej> vrani a pefo.con.vpa mega oncia diudebv_iolato,re- frefea rd a uel feb rii itan te, che fa rà vn a gloria, '& vfandolo a pigliar f orbace aiti finità, dtjfende molto il corpo da varie,&diucrfe infermità, '& ferite t»„, molte altre cofe, che io le Infoio didmperbremUdt tempo, ter per hauerne fimi Imeni e trattato a pieno ne’ miei Capricci medicinali, doue io ho rivelato tutti i miei fecreti, raccolti da diuerfi amori, & in diue f-fe parti del mondo in ventidueanni con fatiche continue; & quefto io l’ho fatto per vniuerfaibevefii io di tutto il mondo,accioche ogn’vno in queildetà, ^ nelle altre fe ne pofia goder a fuo piacere per J aititi zijiiuerftlc-j • Della ogli di tutte le fpecie di mezzi minerali, & lue virtù, & efpenmenti. Cap. XXX. I" I mcxji minerali fono affaiffmi, & diuerfe_y L ffecie, dellet/uali ne dirò alcune con bremtà, & moltofuccintamente. llprimodei meapgiminerali è ilfolfaro verde, che fi chiama vitriolo, dclquale ve ne fono di diuerfe fpecie ;l’vna è il rntrìolo Ibernano, quel di Cipro, quel diMemagna, la coperofa, il calcante. D 'J SVC ORSI tante> quefle fon-tutteJpccic diivìtriolo , differenti in qualità ai in.-vlnii nùniteà molta differenza •il-fecondo mezo. mimrale è ilfaLffi.ro, del quale ve uff? fono di diiterfe.ffrth-come.ilfolfftrogiallo , ilberctti-no lìLner o^ilcitxino,il giallo,che jichiìirna srprnen-t0> & di tutti i/op)adcltifoifftrifeaie può far ogkff & tuttofi fi a iz' vm modvy & di. questo fi piglia fol'. faro di qUalfiyoglia in vna.ffudella , & dentro vi fi mette fuoco , &- fiiffì abructàrc , & fopra vi fi mette %n gran capello di vetro con il fuo becco, & fi la fi a continuamente, & quel fumo fa vna lena tonica in-torff o a quel capclloi .& fatta detta tonica, comincU a distillarc i oglio delfolfàrotilquale è. acutìfJìmo:& queflo aglio ha tante virtù,che non mi baftaria Fani mo a fcriuerle,peuhe togliendolo per bocca i o.mattine continue , gioua a tutte le. forti d'infermità3 & detto oglio fi piglia coniultb, Zf acqua vita , atiaj dragmetre, deli oglio fopradetto grani quattro, con questo vederai cofe mirabili, il terzo dei mézzi minerali e il falenitro , dclquale ff fft acquafòrte dita partir l oro dall argeto, il quarto è Fallirne di rocca» effo ancorferue. per fare Faequa forte, & altre infi-nitematerie. Ilgcffo èli quinto , Uff Fio è l’antimonio, ilfcttimo la marcbefita,il lapiflazzpli, & F ottano l ematite, l argento viuo, lagelaminafl tale0* & altri infiniti, che io non me ne ricordo perhpra» che di tutte fene può fare oglio, & acque che fin<^ ranno a molte operationi, tanto in medicina, quanto in cirugiru. De DI LEON. 'FIOR. 253 De i minerali filli > & lor virtù. Cap. X X X f. >'OÌ M j L altro 1 argctoiMja 1 v ^ ?■/Mrèc, e lpiomboj qUcÌottone>&-1’<ìc'ciale',& tmMiifono i'aliidèllìqìuil.ife ticjpuòtaliare dijji'me virtìn Tilafjertfo per via di calcimtiom ^/0 nofiro intitolato Capricci medicinali, ntlter^ou-èi,ò, ila,dletrdita fola deli alchimia dfilibuonm fhe itutta mbterialminerali da dpplìcart alluorpiMu-manL Co/enon mai più ’vifta, ne vdita,laqmjeja)a idi gran profitto al màndòi&.di grandiffima ditejta- tione alliffìritiirigegnofi,pèrche co tal aiicMJi icn- iia}fì faranno grari&- bcniuoli alte perjbne.Tenio- che in vero quefla è vna'nuoua fcienìia^eiairte di medicare j & pocbijjìmilà intendono fanamente : per-fioche apprèjloidifcepqli di G aleno ig&y'luicenniv;} pare che tal cofa fi a vn a fant afta, et vnacofa ófcu ra & fienài luce, ma fidoro leggeranno (carne ho detto qui il, di foprajgii faranno parer quefta ma cofa mi-racolofia, come ella cfiet della oficurìtà fina,vi faranno veder lahce,&conoficer ^ verità del fatto. Delie Delle pietre,&come fene può feruire per medicare varie, & diiierie infermità-Gap. XXX il. 'KT ®nfìtrouakl mondo forte alcuna di pietre^che--L il non babbi*, qualche virtù in fé, & che non fer~ ua a qualche medicamelo. Etcbe'l fia il vero],!o prono per tutti quelli che hanno ferino di pi etre, cometa ~dlbcrta'Magno-,Galeno,Diof aride,tanti altri* iquali a tutte le forti'di pietre barino,affignato qualche virtù, & hanno àncoi infegnato il modo * come operar fi debbono in diuerfi medicamenti. Et perciò 'vogliono , che alcuna fi operi nel modo che fi truoua ? €> altri vogliono che con il fuoco fi calcinane. dM* in qaeflo mi perdoneranno quelli tali, che io credo > che non l’babbiano iritefa , /&■ che’! fa vero lo voglio pròiiare con èfficacijjime ragioni. Dico adunque cofi chip mài nìffuna cofa fi opera tanto per l’vfio del medicare, quanto anco per l’vfio del vito humano , fie prima non [egli fh alcuna preparatione. Et prima diro delle còjc, che fi rfano per il vitto humano : las primafufiantia dell huorno , èli fermento , &perà non fie nefiermno in quel modo , che Jlà, ma lo macinano, & fanno farina, & di quella fanno ilpane_j » quando però hanno feparatola femola, & di quel pane fi nutrifeono ,il vino nafice egli così ? certo che no,nafce prima la vua;& poi con artificio fi caua il vino: delquale le genti fi nutrifi. ono, & la carne mai fi mangia, fie prima non lo cuocono. Et cofi tutte le cofie hanno da effer prima artificiate, auanti ebes l’Im- DI LEON. FIOR. ij? l'huomofe ne ferua, et fino alla infialata no fi magia» Je prima no è artificiata>et ftmilmente ancor tintele cofe, co che fi medica gli buomini, fon prima arti fida te,fie il litargirio fi vuole adoprare, fi liquefa coti ace to et aglio,et cuocefi.&fe l'aglio fimilmenie fi vuole adoprare nelli medicamenti, cuacefi onero fi mi fiuta co altri fimplici.Et in fiamma tutte le cofe, fi trafmu-tano della fina prima qualità, cbcfie io volefifi dnle_j tutte ad vna ad vna, non finirei mai qfta diceria.Trla per tornare alpropv/ito nofiro delle pietre, io vi dico, che il volerle operare così no è cofa cóucnicatc,j> le ragioni difiopra affigliate ; &fe ancor fi vogliono calcinar co ilfuocoymàco fi còuiene, pciócbeil fuoco trafmuta ogni co fa della fina natura. Et cbc’lfia il ve ro fi vede il legno di più maniere, come l’ebano,il legno finto,il vagino,&tutte altre forti di legni,che e fendo abbrufeiati, non fanno più il fino primo effetto ima fanno aliti effetti diuerfi afiai dal primo. <& il fimile fanno le pietre, & metalliche nel modo» che fi t rouauo non feruono bene : &• questo éperha-uerein fe alcuna parte , che impedifei l’cperationì ne manco fi poffon calcinare, perche il fuoco brufeia. lafua virtù,& le trasforma della fua prima qualità in vn altra, <& fon poi molto differente, & io no par lo d'vna, ma di tutte in genere. Et cofi io bauedo mol te volte confiderato fopra tal cofa, bo trottato il modo di operare tutte le forti di pietre, tanto in tpotio-ne, quanto ancor in vnguenti »cofa forfi mai più po-. sìa in luce da niffuno» et operarle con tutta la fua vir tùi & il modo di cattare la virtù di efie pietre» & fe~ -, .............. ff fa- " DISCORSI parare quella parte, »he è inutile, & che impedifee^j alla operatioue ftrà questo, cioè: fi piglia aceto dd più forte »che trouar fi pofj'a , & fi deìiiUa per bo7C co il fuocapello, & recipiète,auertèdo chela prima,eh e venira fuori,come farebbe vna decima parte di tutta la quantità,quella non farà buona per qiiefla tal oper adone,ma ft vuol canaria via: &dtpQiilre-I o farla desìillar tutta,&che nò neghi a re fi are nel fonda pile di vno gotto di aceto , & dipoi Ideare il re-cipiente, &fcrbarc tutto audio aceto stillato, cbcj> Jara lampeggiante, & cbiariffitno, & Jimilmeu-te quando che ti metterai ali ordine di voler cauare a virtù delle pietre, per fendetene in molte & didelfe materie di medicina, & cbirugia, cofi farai : pepa quella pietra, che vuoi cattarne la virtH,etniet Ula mfu/ione in una parte di quello aceto UiUato, P un mefe almacoima ogni tre giorni rmenareil uafo, doue è de troia materia, & cofun capo del mefe quel lo aceto ftillato hard tirato a fe tutte le virtù di qlle pietre,che dètro vi metterai. Et aqueflo modo fipuò cattare la virtù di tutte le pietre ; & ancor diqiteHì metalli,che patera all operario. et ogni volta che uor fai applicare talimedi carnè li agli infermilo potrai fare se tr attaglio nifi uno- & quello è il fccreto, & vero modo, coilqual fi può cauare le virtù di tutte le forti di minerali, & megggi minerali,cofa nomai più detta da niffuno,nepofla in luce: ma f efìer io defìde-Tofo di far beneficio almondo,no ho voluto che in me refli cofa nifinna di fccreto, che io nonl’habbia linciato, & il filmile prometto di far per L’auemrc.fi iddio DI LEON. FIOR. 154 dio per fua bontà &mifericordia gli piacérà darmi alcun giorno di vita : & co fi battendo-io pigliata la.) penna in mano perJcriuere non mi flancarò mai fino alla morte di inueftigare cofi affai: & in voler ri-uelareficcreti molti) ù'fimilmcnte dichiarare affaif-fimifecreti di Galeno) & altri auttoriyche bàrio'ferie to per vtam interpret attonts , che molti gli interpretano al contrario) & io vciiirò'dimofirando la verità) come perfmpre ho fatto. Rimediò da foccorrere prefio vn ferito. Cap. XXX ili- f E ferite di vari & diuerfe forti > fon molto perila colofi della vita: maper/occorrerle coprefte%-■gayicaò Uferito nò patifea dàno, pigli arai la noflra acqua del halfimo fritta da me nclh miei Capricci medicinali) et con quella lattar beniffmo la ferita>ct ferrarla) &fopramctteruipeTge bagnate nell'aglio di rafzffatto per diftillatione:e qucjìofarà vn ottimo rimedio) con ilqualcfocccrrirai ad ogni gran ferita: io l'ho prouato vna infinità di volte >& vi fio di tal rimediograndifiime eff erientf ) ir. più varij et di~ uerfi enfi, occorrenti alia giornata. A rimediare fubito ad vna piaga di mal francefe Cap. X X X l i 11. T E piaghe di mal frac (fi) jon 'molto ccrrofiue)&‘ ,1. pu^olenti; & questo è per concorreruigràquali tìtà d’h umori cotrotth&putrefatti et fi quefià cau-fi gli fuol uenirc dolori grddiyshe offendono ajfaiychì fopra le porta. Trla volendoli rimediare conprefieff ^a3 & facilità poti ai fare il frefinte cerotto > & por F 2 tailo , „ DISCORSI tarlo [opra le piaghe, che’l ti giouarà affai: pciocbet mondiffca le piaghe» et tira fuori il male kuniore»che dentro vi/'offe, il cerotto è quefto»cioè. Recipe pegola liffuida»tormetina»rafa di pino» cera nona ana»e fi a fatto cerotto ferodo l arte» et per ogni libra di cerotto metterai oncia vna di precipitato » & mifcbiarlo ene inffeme» & di quello farne cerotti da tenirfo-pra Le piaghe» & nettarli vna volta al giorno» &ff> pi avngerlo con il magno elicor Leonardi; mal’ène-ceffano purgar fi con il noftro frappo folutino» & in uoco di purgatione farle pigliare vna dragma d’aro matico Leonardi» che purga il fornace» ir cofi fard urne iato alio ffpradette piaghe con gran facilità . Del fluffo di l'angue nelle ferite. Cap. XXXV. O F,ando neìie ferite f°fa gran fufion di fannie» il rimedio più per fetto farà cufìrle benijfmo , app re fio » gfeufite che faranno babbi fanone humano fuco j <& fatto in poluere » <&■ mettine /oprala ferita affai »gir ligula bemffimo fretta» et lafciala co fi per il meno labore; & quando lafcioglierai auer t fichi »che no fi muaua cofa ni furia» etomarai di nuo uo a metter del detto fangue fopra la piaga» & al civ con circa vuoterai con aglio di cera» &■ to rmentina, e torna adinfhfciareper altre2^.bore» &feioghédo-la L altra volta farai pianamente» & fopra la ferita medicar ai con oglio di rafa » gir cofi per modo niffu-no nonvoler metter taf a nella ferita» che vna coft t>edrai miracoiofa » dr rara. Pelli DI LEON. FIOR. i5? Delli aiuti da fare, a chi duole gli denti, per caufa d’effer guadi, ouer difcenfion di teda. Cap. XXX Vi. -T1 Sfendo i dentiguafli fempre danno grandìjjmo JC dolore, & parimente ancor fogliano dolere per caufa di difcenfion di tetta, V altri bumori/ìmih co me catarri, & enfipile. Ma fia pur per qual caufa fi voglia,io gli darò vn aiuto di molta importanza, farà breue,e fàcile,&di gran gioii amento, a chi ’lfa-rà:et il rimedio farà la nottra acqua reale,pigliando ne vn poco m bocca, & tenerla cofi vn buon pe^fp, & dipoi fiutarla fuori, &quefto fifapertregiorn continui, per vna volta il giorno. Et apprejjo poil c neceffario d'bauere l’acqua del bai fame di nottra in-uentione, & fareil fimilec bai fatto dell acqua reale,e continuare ogni giorno pervn mefe continuo, & cofi ilmal di denti jìfanarà, con molta facilita, poco trauaglio della perfidia. & queflo rimedio e nottro fecreto,ritrouato da noiperfalute del mondo, acciochetutti fene pofSano accommodare a fino beneplacito , & quetto fi può fare in tutte le fagiani dell’anno. A ("occorrere al puzzordi bocca perii irido fiato. Cap. XXXVII. t\ grpiùcaufe fuol piaggare la bocca, come chiara X mente fi uede, alcuna pu^fia per effer ulcerata. DISCORSI računa volta per battere i denti guarii > & sfiarebi di annua brutterà, & alcune volte ilpu^^ote viene dal stomaco : & quesìo non fi può tolcrarc, tanto Pli\\dJ equeflo viene per eper nel fondo materie putrefatte, & corrotte,-&■ a voler rimediar e a tutti i fo {ràdettipudori, i è ticcefario rfardiuerf rimedij. Et prima volendo /occorrere a quelli c hanno la boc-ca vlcerata, li farai pigliar vna prefa di pillole d’a-qm.one, di nofira inuentione : & apprejfo falli lattar a bocca, con la no tira acqua reale ,&co ft le viceré ]i juiaranno,e la bocca non purtrarà più.ma quando t al pudore foffe per caufi del/i denti guatti, farai il y' u>3 rfiKil ti ho infegnato nel fopraferittò capito-■Jfer dolo r de ì denti, jlqual netta rà t denti, & non fo^aranno più . 7n a quando poi il pudore venirci a .-A „ tomaco.l e neceffano d'vfare altri preparamenti3 comeja na purgare U corpo, & quello lo farà con t noti ro {troppo jolutiuo > & appreso fargli pigliare vna dramma d'aromatico Leonardi > qual tutti i n-trudij trouaraifcritti nelnoflro Libro, chiamato fa-ftua i/icdt anali. Et fatte quello piglia acqua vita» <6 acquadi.tnele fatta per dcsliUatione, &oglio di terebinto dejìillato, .ina>Mifcc. & ogni mattina rime tia bene il Va fu,e piglia dran-meq. dital compofitio & cofi il puffo re par tir affi via. & que sto e vnp rimedio molto ai.& gran dc,& può cau-fi re gr a n difji fni benefit] ai-modo-,come ben ognvno può con fi derare , & fapere quanti difordini fonofuc-tCjji almon do per tal caufa. A foC- DI LEON. FIOR. A foccorrerc chi haueffe gran toffenel ftoma-co. Cap. XXX VI IL T vf tofle viene tanto a gli huomini * quanto alle 1 donne J cioè co fi 4 mafcoli, come ancora afemi-iic, & fuol venire per più vanf^ & diuerfi cafì; ma fia pur per qual caufa fi vagita J’énecefiat io, che offenda il fiomaco, & ancor la tetta, perche ogni volta che il ttomaco patifie, l’è di neceffità , che ancor latefla patifca alcuna mala indi fio fi none, per haue-re communicantia con il'flomaco. Si che adunque dal fiomaco caufa il dolor di tetta, & per volerfoccorre-te a tal indirfofitione > l'è necejfario rimediare prima al fiomaco, & il rimedio farà vacuarlo da ogni humor pejfimo^he dentro vifofic. & questo fi potrà fitre con farli pigliare una dragai pillole d aquilone* fritte da noi nel Libro chiamato Capricci medicinali, doue fi cottene anco tanti fiupendifiimi fecreti, che trattano di diuerfi materie occulte, et marauigliofe* da far marauigliare il mondo. Si che gli farai pigliar le fopradette pillole la mattina a digiuno , lequaligli Vacueràno il ttomaco,con la maggior parte di quella tofie, & chi nonpoteffe toglier pillole, potrà pigliare yna dragma d'aromatico maefirale di nostra inuetio ne.e fatto quetto non gli efiendo fcbregli farai piglia re ogni mattina oncia vna, del nottrò elettuario mae ficaie per la toffe,&ogni fera vngerli ilficMaco,con ilnottro magno elicore >& parimente ancor vnger U tefia,enelnafocon il predetto elicore,che veder ai V_ 4 gran DISCO R ST grandijjìnia operatione>e quandoper forte li predetti nmedij per alcun cafo non fafferò [officienti a fìnar quelliy che li riceuono in quel caffoy falli leuar[angue della -vena delffegatoy & purgar/} il corpoy & quello lo farai con il nojìro frappo particolare contral’hu-tnor malenconico ; percioche queflo frappo è molto appropiiato in talma/eriey pèrche’lpurga tutte lè-o particole del corpo con granciijjlrna facilità, &fat‘f fattione di chi lo vorrà pigliare . Per foccorrere a quelli che non poflbno tener la orina. Cap. XXXIX. T L non poter tener l’orina , procede da due coffee X principali. La prima è chel calar naturale è fuf- fl^onclcorpodicoiuichetalcofapavfcey^pe/ca^ /a dì tal calore, la natura afottiglia troppo quella parte bumida,& di continuo la manda alle parti da oajjo alla veftca^. La feconda caufa è cheli meati Jon troppo ddatatiyoucr aperti,come uogliamo dire, per laquale aperitione la orina fi paffa ,fen?a efferui la mentina, &quefìefonale due caufe, perequati la orina non fi può tenere. & quello la maggior parte delle voltefuo le effere nelli putti piccioli ; percioche fon molto calidi di complejfione. 7Ha volendo rimediare a tali accidenti, lo potrai fare,con farli pigliare tredragme delle nostre pillole angeliche, la doxa è da vnadragma, fino ad vna, & mes/ff, fi pigliano a digiuno , & appreffo queflo farli u~ ~ vO-3 decottionede ifopo montano, con 'gitecaro dentro; DI LEON. FIOR. iff &la detta decottione fadaufare^ dodici giórni aì* meno>cquefta mondifìca il luogo-offefot & lo dijpone alta follinone. Mapei fatto quetto gli f mi pigliare per dieci mattine continue, mèc^à, dragmà 'clima-ftice bianco ,con un poco d’acqua dipiant‘aginc> & quejìo rimedio è calidOj>&riflringegli medfk'Mgrof fa Corina, & co fi il patientè remerà fanato dajimi-le infermità > per uird Utili tre fopradètti rimedi] : questa è la piùf.uil cura da fare, che per talmale ■nilfunopotefk fare.Ma alcuna uolta fi uiem a-patrae ■diunoflufio di orina, quafi fi mile a que®i>,>& perciò non e %ià per l’ifleffc caufe , rnaft bene per caufe, che fono molto di ferenti da quello. Tenioche qnchi tali chepatifeono tal influentia,fono tutti linomini, ouer ■dome-dietade,; &fimdmer.te trottolo, chequi-eia caufa ècaufata da -morbo gallico, che fa quejtotal fufio,e fi orina sfilale,alcuni altri il chiamanogb-morea. & il rimedio di quetìo none altro,fe non gra. •dijjìmepu ygalloni,&fu do ri, & dipoi ungerli cinque onero fei fere, con il no flro unguento magno, &farli šlar caldi nel letta,fino a tanto,che fa finito da ungere, & poi andar nella ftuffa, & farà libero dallcL, fletta pejfimninferinità, -Afoccorrere chi non potefle-orinare. Gap. XX XX. »• E caufe del no potere orinare infinite fono,ef td 1 , to le principali so trcAcllcquali l’ima è la pietra che fi genera nella ueftea, fiche sepre mai jlà a baflo nel DISCORSI vel collo della ve fica} & ottura il meato >ofor anten* che la vrina non può v/lire j & cofi fi ritiene, & per caitfa di tal ritcntione3 ilpatiente fente grandiffim0 dolore : & cjuefta è vna delle caufej l'altra è caujata da re nell a 30 dabumori vifcofij&‘ groJJìj che non pof fon paffute per li meati3et caufano la ritentione della o riuajc quefla fàgradijjimo dolore a chi tal infermità paufee, & quefla ancora lei è vna dell'altre caufi-fopradette. La terza caufa è caufata da vna oppila-tione,o rifìrentione di meati jo condottile porri jdoite pajfa l orina>e trouandofi quei meati tali} così oppila ti}€t la orina ritenta caufa grandijfmo dolore al pa-tientC}e quello come già ho detto fon le tre più efficaci caufe}del non potere onnare.THa volendo foccorre-ve alla prima caufa} quale è la pietrami rnvfioi rimedio chef a da fare, e purgar li je poi farli quel tanto ce leberrimo rimedio} ilquale ho nudato io nelli miei Capricci medicinali }flampato in Veneti a.& quando quejìo gloriofo rimcdtojvon fofe baftante di roperla pietra} che tante volte ha fatto miracoli in romperla. allhorain quelcafo farà neceffarioil taglio>& ca uarla fuori intiera ; e quejìo è inquanto al rimedio del la prima caufa : il rimediare poi alla feconda l’f rie-cejfario farli purgationi} che purgano beniffimo le rene }C farle dipoi pigliare l’aromatico di noftra inuen-tione ; <& appreffo vngerli le reneper feigiorni > vnct volta il giorno >cb fvnguento magno di nostra inuert tionC} & con quedo rimedio ftnaràperfettamente • la cura della ter^a caufa farà purgarlo con c°Jf-J «peritine }&purgato che farà» vngerlo con il nostro- bai- IH LEON. FIOR. 158 b.ilfamo artificiato Je renc>&fiotto ilwcmbro,&il 't>entre,e darli a bercpoluere di porcelette,che fiatino fiotto le pietre , & fiard guarito libero j & fiano , mediante l’aiuto del Signore fddio. A rimediare a quelli che hanno grandeabbru-fciov di orina. Cap. X L i. *'jr g brufcior fiuolzietiire da molte di u or fio caufi—* ^ X come ancor tutte, 0 almanco la maggior parte del 'l'infermità, ma io trono che per quattro cofe principale fiuol venire tale abbruficiore, l vna deUequale e la pietra nella uefi/cajtantogrojfii,quantopicchia.la fitcoda ranfia è vna cena calidità, che corrompe i luo gin. douepafia, & porta fuori alcune sfiiaccic lunghe, & questa è là feconda caufia deli abbrufciore.la tcrcgi iati fa è vna vificofiìtà gride,qual fit alpacca nel fondo dell’orinale, che noti, fi vuol fi icc are finirà fati ca, <& quella fi chiamagomorea. la quartacaufia fo-no alcuni fihijj'l a orinSkcatfiati da alcuna fibule di mal {ranceJe.Cùffle'bc^i.vede in alcuni che vanno a danne,pi; liano il male,gy fiubitogli viene questo bruficiore di orina crudehjjinto,& queVio tni dà vero indino a me mostra chiaramente,ihe que- ll« fi a vero r>.ul francefe, che da quefio tanto crudele . abbrnficiore. Trio volendo rimediare alle quattro fio-pr adette caufie, fi può fibre con facilità hauendo però fa te vera, ^-fàcili', come Jì richiede ql buon medico, Ei ir prima il rimedio difitnare, onero rimediare albrufmre, caufiato dalla pietra farà canaria fuori DISCORSI rialu vejica,come molti firmo per liberar fi dal dolo* re. It rimedio della feconda c aufa farà pur galloni, lequah fi potranno firecoml noftro firoppo folliti* uo,f ritto da noi tulli Capricci nofiri. & apprefio dipoi vfareil nostro aglio diuitriolo compofito,piglia* done ogni mattina vna preja dipefo d’vna oncia : & queFiofanaràU detto brufeiore. Et La tcr^a caufa da rimediai e,farà co pigliare ogni dieci giorni dragmet vna d aromatico Leonardi, & con quefto fol rimedio fi fanara qitefta terrei caufa.Ma il rimedio da fatiate la quarta caufa, farà a medicare tutto'l corpo con medicamenti di mal francefe,& vnverlo con unguento magno Leonardi. A foccorrerc quelli, che hanno gran dolore di gotte. Cap. X LII. T S gotte fono ma infermità corrotta,e maligna, & proprio generata da corrottione, come chiaramente fi vede a chi tal i^rbo palificano. Etcbel fia il vero la natura ne lo dimofira bene; ficiochelfi vede qua to fia grade l’altemione di tal’accidente :e per efifer queto tal humore caufato da humor fluttuo-fio>&alteratione di fia)ngue,comeper cjpcru^a fi t>e-de,credero io che tal itidifpofitione habbia origine,et cominci amento nel Fi ornato. Vercioche tutti coloro che tal male patifeono,il primo fegno a loro appa ren te',&fempre che aitanti, che fintano il dolore,finto-no il filomaco granato, & difconcio per quattro, ofiei *$iorni,epoifuccedeil dolore, con tanta vehementia, t come DI LEON. FIOR. i^p come fi vede. Si che per tal fogno facciogiudn io io che questo tal accidente non pnffì proceder da altro luocoj che del flomaco. Et affermarlo meglio> za dico che quelli,c hanno tal dolorijilpiù falcifero rime dioche fi puffi fare, è ilfàrli euacuare il stomaco da ogni bruttezza, & di quello fentovo maggior beneficio , che di coft, che pofiono fare. Et pertanto adunque volendo rimediare, & foccorrere a tale accidente. La prima cofa da fare, farli pigliare vna dragma di aromatico Leonardi, la mattina a digiuno. & dipoi appre fio fargli bere mio poco di vino buono, che fia bianco, & quefto faràgiouaminto molto mirabile, & apprefiò a questo fargli vna fomentationc, con ortiche che fumo hoglite beniffmo in vna caldara,et fìmilmente vngerlopoi con il nostro balfamo artificiato . &cofi per quella volta il detto rnalefe ne andar à, & fi ara afiaiffimo tempo a ritornarli, & questo farà vctliffimo al predetto ammalato , & gloria al Medico. A foccorrere alla pelle, che pochi morirano . Cap. X LUI. T Mi peste è vn certohumore corrotto, ilqualcau-I jCt dalla mala indisfofìtione, dilaterò, qual’è corrotto, & velenofo. et è morbo talmente contagio-fo, che in trentafei bore corrompe vn corpo humano, mediante dddioj & H medico: & U prima cofi da fare è riconciliarci con il nostro Signore Iddio, & f/ar ben con fua diuina bontà. & in quanto alli rimedi) medicina-li tre cofi fono da campare la vita a molti. La prima, cofa e la euacuationc dclfiomaco. La feconda è ilfu-aoie. LaterTpt vntionc* è ch’alia prima vjarai ogni tre giorni a toglier le pillole d’aquilone di nosi ra m-uentione, queflceuacuano il contagio, & non Infilano fare corrottione nel corpo. alta feconda fare fudoritartificiati, cheejjì ancor euàcuano vnacerta materia atta affai alla conottione . alla ter^acofa facciafi vntione per tutte le parti della per fona, con il noftro bqlfaMo artificiato. & quello conferita il corpo, 6'lo diffonde dal contagio . Si che con que-tre ripedij, gli buontini et donne fi potranno con-feruar da tal morte violenta . Et è da fapere, che^j fempreio attefto rimedi) di noftra inuentione , quelli tali rimedi) faranno fritti nel nostro Libro, intitolato Capricci medicinali, doue tmwaiil teforo dei rimedi). A foe- DI LEON. FIOR.' 160 A foccorrcre alla pelarella,che fa cader la barba, &icapellialleg*ci. Gap. XLH1I. T .A pelarclla è una certa ftecie dì infermità fan-taft uà dcllaquale noi per pr attica pappiamo la caufa j conte qualmente lauiene percaujadi andare a Ile donne corrotte di mal frane efe: & per lai fi offa pr attica , frappiamo ancora che quelli che fi pelano cadono in grande infermità di mal francefcj & fe non tutti almanco la maggior parte di quelli : nuu, poi da quìtnnan^tio non fo che co/afta la pdauii.i. eJU'ajluoler foccorrertal accidente,ftè necejjàrio purgar/ì con ti nostro fu appo fiutino >p e r ottoo duci mattine continue: & apprefjb pigliare una dramma del nostro aromatico. & fatto qucslo ungerai li luoibipelofi ogni fera con il balfanw artificiato di noilya imentione : perciocheìl fare questi i re rimedi; è forcato t’buomo reftarfrano di tal materia. per-cioebe ilfiroppo purga tutto il corpo u ni uerfalmc lite, & ì aromatico purga il ftomaco, & la tesi a, & il balfamo conforta, & diffonde il luoco pelofo, che li peli non cadono più, & quefto è un rmedio dt tanta effenen^a, che lunatura, infieme confane non fa ria baftante a farlo in migliore di quello,che è quello noftrofopraferitto : & io ne ho fatto tante belle c sfer unge, che certo fon per far Stupirai mondo. Tria ui so poi due altre fftecie di pelareila , allequali il fopradetto rimedio, non gli farebbe nullo bencjù io, che DISCORSI che fi a : &• delle duejbecie l'vna è caufata dibattere* la perfon a quale he gran paura * come ajfaijjime volte fi vede * l aiuta caufa è per bauere il mal di mat^ "pilečo* o fare corrottain tefta* come è cbiaro& noto a tutti.Sì che per quefle due caufe*molte volte le perfine jt fogliano pillare, & a quefla tal caufa io non ho mai trottato rimedio alcuno * perciò che l’è forila-* che la natura facci fuo corfo Del modo di fanare vna carnofitd nella^ verga. Gap. XLV. T carnofità* che viene nella verga*, eie impedi-fee che non f può orinare * f genera nella bocca della ve fica* & e vna certa jpccie di materia* geni i ala in quello luoco* laquale c in tutto ftmile allega maro elle* che vengono al collo dell’interino* intorno al ceffo ; & per efier materia graffa * & vlcerata* la onna paffa con difficultà * & con grande abbrufeio-n* Uqual crucia molto coloro che tal male pati fono , Irla volendo rimediare a taleinconuenientc* l’è nei e* pi. tutto infime^ , fimprt rimenando con ynbafecne, finche l fiaetn- X 1 to. DISCORSI tOiilfegna quandtfè cotto,fi conofcc mettendovi dentro vna penna,s'dia fi abbruggia l’è cotto, e fe non fi abbruggia,lafcialotàto che fi bmgiarà;et atiborafa rà cotto,leualo dal fuoco, & lafcialo vnpoco raffred dare, & poi vi metterai le gomme, e he fvluejh ire, aceto, &■ rimenalo beniffimo, & lo tornerai al fuoco, che lo veder ai al^arfì fufo con gran strepito , & però lo lafciarai boghre fino a tanto, cbe’l sita a baffo, & non falifcapiù , allbora leualo dal fuoco, & aggiongiui tutte quelle polveri, che ferbasti prima , <&• Lo rimenerai tanto che fi raffreddi ,&f faccia-) duro, & poi io far ai in paflelh, & ferbalo come vyl, tefor preciofo,cbe egli è. Ma certo chi farà quest ovn guento fecondo l'ordine nostro, vedrà di efjo cofe mirabili, & rare. Defcrittione di tutte le cofe, che entrano nel balfamoartificiato di noftra inuen-tione. Cap. X L 71 i i. T 0 voglio defcriuere quiui tutti gli ingredienti, che Jientranoafareilnofiro balfamo artificiato, ac-ciocbe ogn vno fe ne poffi feruire,con maggior contea te^a dell’animo fuo, &nonpenfi che quefiafta alcuna cofa fantaftica,& di poca auttorità,'-& an^i lo tengbi in gran veneraùone-v. Terciocbe bauendo fcdenelli rmedij, par fempre che facciano maggiori effetti in color che fe ne feruono, gli ingredienti adunque fono quefli, cioè. Il primo ingrediente e la trementina , quale è vn licore mcorrottibile> thè Di LEON. FIOR. 163 ■t Mai per iiiffun tempo ricette corrottione, & questtL:. fi per fé fola ferite in diuerfi medicameli, & è ottima, e buona. Il fecondo tngrediete, è l'aglio detto laurino, i quale cffo ancora è di tata poJfanT^a,che non fi corro-pe mai £ tepo niffuno, & la operattonefua è mirabile ; & è di natura calido, & temperato, chi gioua in molte infermità ; & è J aiuti fero rimedio in pià cofe. lltevfo ingrediente è quella gomma , che fi chiama galbano,laquale è di fua natura calida, &fecca, et è molto appropriata in diuerfi medicamenti, tanto appartinomi alla fifica,quàto alla cinigia, fi quarto in gred icnte è la gomma arabica, laquale di fua naturi è calida, & fecca, & conferifce molto all’egritudini delftomaco caufate da frigidità,e bumidità. Il quinto ingrediente è lo incenfo, ilqual mede fintamente è di fua qualità, calido, &fecco , & conferifce molto in ciafcbedunp piaga, & parimente nelle doglie^}. Il festo ingrediente è la gomma hedera, laquale di fua natura è molto efficcante, & molto conuiene nel-li dolori, in tutte le parti della perfona. Il fettimo ingrediente è il legno aloes, ilquale ancora efoè di fua natura calido temperato, et la virtù fua fono infinite, & conuiene molto in tutte le male indifofì-tioni, doue che La natur a fi truoua offefa . L'ottano. ingrediente è la galanga, laquale è calidijfma di fua natura, & di follie molto la ventofìtà in ciafche-duna parte del corpo.Il nono ingrediente è ilgaroftt-lo, il quale è di natura fua calido, & di odoremolto penetrante : & quello viene a rifoluere ajfaiffimo le ventofìtà. Il decimo ingrediente è la noce mofea- X $ ta. DISCORSI taJaquale ècalida>&bumida)& èuentofa;conferì fce molto alli nenn, che vengono a patire dolorht fri ■gldHàjiundearnoi lageduara>qnale è calida,e)ec-c.a di fua natura, &conferifcc molto a tutte l’bunii-dità,della per fona, il duodecimo è il gengevodìfua ria tura cali do, ma molto confai fce nelle materie frigi-de,et alterate.il tergi)decimo è il dittamo bianconi-qual’.è vn femplice temperato, & è cantra le materie vdcuofe,cbe vanno còtaminandolaperfona, ilquar todeeimo è il mufehio, che è difua natura caiido, e pc ■netrdte,per l’acuto odorefuo;ferue molto cantra i do lori in tutte le parti del corpo, & conferua da putredine , ilquintodecima è l'ambracano, ilquale di fua~, natura è vn materiale teperatiffimo,& l’odore filo è grato conforta molto i fenfì, et aiuta alla folutionc di tuttel’infermitàiil fesiodecimo,& vii.è l'acqua vita,laquale ifilofofi la chiamano quinta effenga: et ue rame te fi può due che que.fla fa una efietia,nuafifo-franatU3rale,come chiavamele fi vede alla giornata: pmioèbeh quinta ejfenga, p acqua vita è di rnirabi le virtù in diuerfe cof, et ferite per molte infermità, tanto ètte)ioti,quanto interiori.Si che adùqueio ap-proìto questa efferevna materia dmina. Et perciò effendi) fatto il balfamo di quefh fediti materiali di la, tìiannìumn è matauiglia che in ivi fi trouano tante, cof gran uirtù, come-in effetto ut fono. Ma il rno-ddjdi. pu re quejlo tanto pretufo licore,non lo fermo in qikile luogo, perhauerlo fctittomidi miei Capricci Medicinali,con le virtù fue, altre belle diceriefo- frtsi d i.ò, ibe faranno grate a ctafcbtduno. Pelli DI LEON. FIOR.’ itf Belli ingredienti, ch'entranonella acqua celefte. Gap. XLIX. / ’f T ’iAcqua celeste fi chiama co/hpcr batter virtù ce le sii ale, & diurna > & non bimana : ferciocbe (f questa refujcita qua fi i morti, & fana varie,et diuer V Je forti d’infermità ; conferua la vita lungamente * r &in fomma le virtù fue fono infinite, come ogni '' tino potrà vedere, quando farà confiideratione fio- I pra i fatto frittifemplici, quali fono afiai, & di gran ! r>inù. Uprimo è il legno aloes', ilqvale ha virtù di conferuar la natura in buona teparatura,per. efierle-v, gno di fua natura caiido, efecco, & la fua ffiecie è in-f corrottibile. Il fecondo fimplice èli garofoli, quali II foncaldi, & fece hi, & l’odore loro è molto acutOjó" 11 penetrante, amico del fiomaco, <& preferita mol-1 to da putredine. Il ter^o è la noce me fiat a , laqua-' le è calida , & ficca nel fecondo grado. la virtù futt è di con fonare il fiomaco, fa orinare, rifi agnati 1 corpo; et bamolte altre virtù che le tafiiaròper brs-1 vita. Il quarto fimplice è ilgengeroMquale è caiido, efecco, e la uirtù fua è,di foluer tutte le uentefità, & frigidità, doue fila applicata. Il quinto fimplice è la ereditaria,laquale è di fua natura c alida, & ficca, & fa ingrafiare aebi lamangia , ettoglie l'odore all'aglio,e ha altre infinite virtù.Ilfifio è la galaga, qua le è calida, eficca di fua natura, fanalatofie, ilca-tarro, egioua parimente alla matrice delle donneai fettimo fimplice è ilpmre lùgo,ilquale è di naturai. ' r D I S C O R S I ea ido j c [ecco,e dijìolue tutte le ventofitàje frigidità del corpo. L’ottano è il federe negro,il quale è calido etjecco di [uà naturale molto domatale, rifialda UJtomaco,etfk digerire. Il nono [empiite èli [ente di umiferi,ilquale è calido, e btmidodi,natura,con/eri Jce molto al sìomaco debite,&[ugido.Il decimo [m p ice e e [corvée di miranti le quali [on temperate di pia natura, ion[ortano il Uornatoi & con[imato In co era,ammaccano gli ■vermi, & lini[cono il corpo. L vndeemo [empiite è la[aluia , quale di [uà natura eJ»°lto temperato,con[eri[ce al cuore, & allegra, & pi digerir ùenijji mo.. Il duodecimo [empiite.è il ba/i-ico, i quale e cqjido, e bumido, &■ è di molto grado odore,e[milmete fa digerircela molte genu uicne aprouocare iL[omo.Ildecimotergo[emplìceèil rof- 'Pr er " dlfca natUra calldo>&tumido, &le virtù jue[ono infinite, [i [uol direproucrbial- tnentej ha piu virtù, che non ha il rofinarino. Il de- cimoquano [empiite è la menta, laquale di [nana-turae di calido temperamento, & è molto stomacale^ viene a disfkre la ventofità, & è molto amici[ liTrìci della natura • Il decimoquinto femplice è la ma-torana, laquale è calida, & [ceca, et di odore[uauif fimo, con[en[ce alla tetta, & alia tisìa. il decimo-[eflo[empiitec le baccare di lauro, lequah[ono ca-lide, & yntuo[e, &[ono molto aperitiue, guarifio-tto il mal dì fune o,e la toffe.ll decimo[ettimo [empli-ceepulegic berba molto odorifera , & è di[ua natura valida,et [ceca:fina tutte le frigidità del ftomaco, 0 dpi corpo, il decimoottauo[empiite è la genziana , quale DI LEON. FIOR. ióV jjlì Wide è calida >■&humiday&al gusto amarijjimaì ji' foluc i dolori del ventre,et conforta il stomaco. Il de-HI cirno nono femplice è il calarnmto, ilquale è calidijfi-j t/zcb & ha parte del folutiuo, & folue tutte le frigidi-. m tà del corpo. Il 20. femplice è le foglie del fambuco, '.f che fono frigide, & bunude difua natura, &■ foiue-,j no il corpo,esc ammazzano 1 vermi.Jl 2 i.fcrnplìce, l è le rofe bianche, et rofje, le quali fono frigide,&fec- , che, folueno il corpo, & npercuoteno, mitigano. 1 11 zj., femplice è il ftico nardo,tlquale- è caldo, er- odo rifero,conformali Jiomaco, epurgalerenc.il 2 j. femplice, è le cubebe, le quali fono fintili al peucre,&‘ fondifuanaturacalide, &feccbefoluenolavento-fità, e?' purgano ilfangue, & confortano la testa. Il 2 4. femplice,èli card atri omo,il qmleècalido,&fcc co, &di faporc molto acuto, & forte, ili1) .femplid ce,è il cmamomo, oueramentecannella , &■ quàio è vn femplice temperato,ilquale è odori fero,et cordiale, conforta il iiomaco,allegra il cuore,e conforta la tefta-Jl 2 6.femplice è il calamo aromatico,et quefto icalidiffimo, & odorato , difiecca tutte le burnì di tà del corpo,& allegra il cuore.Il 17.femplice,è Ufi ira dos,etqflo è vna femenga,o panocehia d’vna herba, laquale ha del caldo, & è molto confo rtatuio per la tefia.fl 28 femplice, è il camepiteos., ilqu'dieè difua natura teperato.il 29 femplice, è il camedrioalqua le è vna her.b&temperata, et ha fmilitudine di quer-aa,alguft-o amara,cgioita molto alla melanconia. Il 5 o.seplicéiè k.melegettc. Il 3 1 .femplice, è ilmacis, vi entra ancora l'meenfobianco, a- aloe-patito. DISCORSI liTemente d'artemifia, le foglie, & femente di maggior ana, fiche,pa fide, dattoli,pignoli,mandole,mel comune, c^uccaro, mufcbio,ambra,&acqua vita, & tutte queste cofe fiano mefeinficme, & fa fatta que šla glorio fa acqua celeste, che alcuni l'hanno chiama toelexirvite, & vuole effer fatta nel modo, che io ho defentto nelli miei Capricci medicinali, alcapito-loquarto del fecondo libro a carte JJ* doue fi vedrà vn bellijjimo modo di fabricarla con molte dichiara-tieni a chife ne vorrà feruire,cofe in vero ejfenmen-tate infinite volte da me, & da altri ancora, & vi rè torno di nuouo a dire,che le virtù di quefia acqua fono tali, & tante , che io non le faprei dire tutte • Lct prima acqua fa la carne dellafaccia, del petto,e delle mani tanto bella,cbe è cofa di marauiglia,<&- fanct le ferite,& ha altre infinite virtù, le quali trouarete fcritte nelli miei Capricci, Di alcune diuerfe infermiti. Cap. L. T lAgrandiuerfìtà dell’infermità, che patifeomr JLugli buomini, e le donne del mondo,tanto interio rì,quanto dìeriori mifanno reflarmarauigliato, & quafi meTff attonito ih vederne di tate forti Je quali perfoluerle hanno bifogno di diuerfì medicamenti, che facciano molte oper ationì, co fi nellè cofe appartenenti al fi fico, come anco al cirugtco, tfitte le ferite d ogni forte, fi pofiono fanar conquesti medicamenti , cioè balfmo, acqua di balfamo, acqua vita OglÌQ * DI LEON. FIOR. i aglio di trementina, <&• (lue[li fono i veri, & non finti medicamenti da fine alle ferite. Le viceré di ogni fiecie, rifenmndo cancri , fi curano, & fallano con it caufìico, & con il magno iicorc, & con il noflro cerotto ma e si rale , & con il noflro vngmnto magno, & cotta precipitato . L’dpofienie che fono rette fi fanano con digerì ino, gg-con diachilon, & unguento di tutia. il mal franeefe fi fina con purgaiioni, & legno finto, fai fa periglia, cina, un noni, & profumi. La pelar ella > fi fanà con laucnde, '& vn-tioni. La foltre fi cura con cacar’il [angue, freon dieta, frfiuppi>& mediane, frfiegatient. Il mal di fianco, fi cura con acque artificiate, chejr allarghino i meati, fr facciano orinatela renella.^. Il mal de gli occhi fi fan a con acque, fr 'un tieni di diuerfe fotti appi opriate in tal materie, il mal di gambe, fi medica con unguenti, fr fa rad raffi. Il dolor di corpo fi medica con afecalide. Ilàolotdi denti fi medica con acque ,l& lauatotij, la ugna fe medica con empiafìri, et cofi dìfcorrtndo pt r tutte le forti d'infermità, tutti fi medicano differentemente, ma però to Voglio dir qui un modo di medit are ccru, certi rimedij, i quali giouaranno atutie le fòrti d infermi, à ,fr mai noce fanno ad alcuno, fr il modo , fr oi dine, é qrìeflo ; tutte le volte t thè una perfori a fi a granata da alcuna forte d’infermità, la prima co fa da fare è purgar fi il corpo , fr apprefio purgaifi ilfiòmaco, lapMgation ddcorpo farà conpiglia-renouc delli no sin firoppi folutiui ogni mattina^ DISCORSI vm> e togliendo quelli non far dieta di forte alcuna? & finito che batterai di pigliar i detti [troppi? piglia-naivna dramma di aromatico di noflrainuentione? e finto questo vagiti ogni fiera tutta la perfiona con il noflro bufiamo id quejlo continualo per venti giorni almanco? & questi tre rimedi]giouaramo a tutte le indispofitiom ? chepoteffe patire vn corpo humano ? & maifitrouarà ? che.nuova a nijTuno ; Si che questo èmirabil ficreco ? & io l'ho voluto riuelare al mondo ? accioche tutti fi ne poffono feruirc ? & quello tal rimedio è di molto gran profitto in le cure di cinigia? come molte? e molte volte ho veduto io in diuerfi buo mini?& donne?cbe tal rimedio hanno vfato; &fono fanati con gran prejte^ga. Di alcune materie appartinenti alle donneper conferuare la lor bellezza perfem-pro. Cap. L I. X'T On è cofi più grata alle donne? quanto ilpoter-_L^ fi conferuare giouani? e belle ? et per piacere al mondo?& che lfia il vero?fi vidde?che fempre le don ne cercano di far fi qualche ornamento intorno?ouer pelarfilafàccia?o firfibionde? o rafie? o riffarfii capelli, o qualche altra pa^pfia ? & la bionda la fin~ no con acquafòrte? & il rojfo con filmato? cofe che generano molte infermità nella te fi a, & guastano i denti? come periferie n fi può v.edere alla giorna- ta : ma fapeudo io queste tal materie? non voglio la-filare di mfegnar i rimedi] che faranno gli effetti M LEO N. FIO R. T67 fi rili iii & Tua fiorii con i quali fi potrano coh/tnuiri 'f nella, bdlc^a ioruf'cn^a qjle poltronerie j cbeojfen-$ dono tanto U faccia , & la tefìa dellcpouenne don-/ ne^et però faranno contente tutte di lajciare tali b'd-f letti, & io voglio infegnare U vero modo da farfi vn < ' rimedio > che le. farà fi ar ftmpre belle : et il rimedio V è C7uefto,cioé; qua do lo vorrdnovfircfacviano co/r, V faccianfi vn profumo di herbe buone alia faccia, et ( ! poi vnganfi con foglio del bàlfamo artificiato dino-r fra inuentione per quaranta fere del continuo, felina !'" Mai preterire, et vngano tutti quelli luoghi,che vuoi t confemare, cioè la faccia, il petto ,et le mani, &. h mentre, che fannoqueflonon bifogna, cbeJiLaui- f no U faccia con acqua di alcuna forte, & finito di fare tale vntione, fi potranno lanate d lor piacere, e ' poi per fernpre vfìno a bagnarfi la faccia ogni mat-:f fina con l’acqua del balfamo, et queflo conferm ra da vecchietta tutte quelle perfine , che tal cojy tifar anno: ma auertendopcrò che non fi vuo, far altra cofa per modo ninno, perche impedirebbe af a: H U cofa, & quando vna fi voleffefar i capelli biondi, <’ fi potranno fare coni aglio del mele, ilquale fa tea-I pelli,come vii oro di ducato,e quefti rimedijfono mal ^ to falutiferi imperoche fanano la teflà da ogni in-lf fermità, & fono poi di va a eilremx belletti- fi I che veder fi può con quanta poca fatiict le donne fi I poffono far belle, & fetta che vi fa alcun perico-' lo: antfi con gran fallite della vita loro f& per tan-1 to adunque io efforto tutte le donne belle, che per !' conferuart la loro belle non vfmo a^tr* rimedio, che DISCORSI che (JucJtoj & credano a me > che L'ho fatto prouflYO-J iniglia>a di volte in diuerfe terre di tjusSUi no [Ira Iti Ha j o-1 e rtafi ito cti tanta perfettione j che molte Signore , ór altre matronenà fono remiate arniche per femprc > ma pero con i-jnc(io; glie necefiario d’effer Sano idi Ila qual Sanità trattavo nelli Seguenti capito-Hi dimostrando) che cofa fa effa Sanità ) & la cattfa della maggior parte dell'infermità) & apprefo di-chiarerchcojjH gli h uomini ^ donne fi poffono guardare da molte forti d'infer mnà con alcune altre ma-tene di g randijfm a fati sfai t ione a HutiiPer cfjcr cofe molto neeejiane. Qual cofe caufano lamageior parte delle infermità nell, corpi human, Cap. L 11, T a maggior parte delle infermità, che patifeo--*—* tio i corpi humani fon catifatc da due cauft principali . Laprima caufa e dalla inala} & trifla indi-ffofuione della natura , che manca in qualche parte dei corpi no il r he cefi per la ojfenfone di quella parte i corpi no fri uengono a tnfcrmarf di Vane) & diuerfe furti d infermit à j come ben fi vedein quelle-} perfontjche naturalmente generano troppe aboudan di Jangue ) che volentieri fegli fi. male allegaw-beie fmdme'ùe al nafi) &■ in tutea la facciale fietl-tnente gli vie ne la rogna. Dia per il feu vario fot quelli icbe ha no dtfua natura poco Sangue fiuafiitopofiì a fed- w DI LEON. FIOR. ič>S *freddure,cattam>bumori melanconici>febri quar-jll tanei gomme, & altre fmil materia, & quelle fona e, l’infermità atte a venire per caufa della mala in-f disfofla natura: & la feconda caufa è qneftajaqua-iff le èpotentiJfma,et è la difordinata iuta,e disfregola toviuere della gente deimondo, che mài Jì faliano ’t di mangiare va rij, & diuerfi cibi a loro inufitati, & r mangiano tanto, che il fornace non lo può digerire, « queftoh fanno igolofì, che fentono tanta dilet-• ; Catione della galla , come quelli Epicuri, che dice_> / ri fatile, che andorno molti di loro ncltepìo a pre- gar iDei, chegliconcedefjero vn collo lungo, come di cicogna, acciochc il cibo ta rdaffepiù nell’andare a baffo, &fentiferopiù lungo diletto nel mangiare^ 4 delieaticibi.. JMa fc noi penfajfmo bene, & che ! •volejfmodifcorrcr.e per molte fentture, trouarejf-#20 quanto fa dannofa quefla vitafregolata,egolo-fa,e trouarcJJimojcbe nuli’altra cofa fono i nofirifo-i Machi, che vnomattonato fracido di feccia di vì-, no, .& vn vafo d'unguento fetido >yn depofìto d’aere corrotto, vn repoftono di cucina, & vn fecreto luogo nel quale gettiamo, come in vn fiume, tutta-, ■ larobbanostra,. .Siche veder potiamo di quanta importantia fi a a gli huomini, & alle donne vi-uere regolatamente, non fi lafciare vincere-, alla galla, & alti difordinati.appettiti, i quali fono caufa di tante forti d'infermità nelli corpi nostri, come ogni giorno continuamente fi vede, che quèllhche mdgianofemprc galline, colombi,caponi, tutte le forti di faiuaticitiCj che fon tutti cibi c i gran- discorsi eryandijjimo nutrmento>& duri {finn alla digeftione? & (judli> che fi nutnfcono di tali cibi>&poi non fan no efiercitio muno, non li poffono digerire in quel mo doj che lunatura batteria dibifogno > & cofi genera-no quantità grande d’Immori molto nocini alli corpr no fi ri ji quali generano poi varici & dìuerfe infermi tà peffimeie maligne>comegotte dolori colici, cataì ~ ri, dolori artetich&fimili altre foni di malcindifpo fttioni, che aggraliano molto i corpi humani, cornea, bene ne ragionò a pieno Tlutarco in quel fuo Opujcu-lo del modo di conferuare la finità. Si che io concludo, che qucfla ter^a caufa fia la più potente di tutte ialtresì. Come gli huomini» e donne fi poflòno guardare da molte forti d’infermità volendo loro. Gap. LUI. X T Olendofifchijfare da vane, & diuerfe infermi V tàpejjirne, è neccfjano (come di fopra bo'det-to)guardarfi da infiniti difordim, che fi fogliano fare ;ddUquali il primo è il troppo mangiare» & pomo fare eferatio mfiuno;il fecondo è ilfuperchio beuere, & majjmc de vini grandi &• potenti ;il ter%o l ^fare il coito di ftperfluo; il quarto rifcaldarfì, e poi raf-fiedarfi; il quinto è il fuperchio efercitio, che fi fa di fordinatamente. Etcofidifcorrendonoi traudremo qualmente ì difordini , che fanno gli huomini, & donne fon quelli che caufa.no la maggior parte dell'infermità, comeio vi farò intender per ordine di- DI LEON. FIOR. fintamente. Et che l fiati vero, quelli che mangia-gì no di fupercbioj & non lo digerìfcono , con l’aiuto ,i;< dell’cfercitio , fi vede che fanno vn corpo grane, & jfl pefante, fegli tngrojfa ilfangue perdono Inforca, & ,1' campano poco al mondo, e questo è il frutto, che rac-h cogliono que fi tali ; quelli poi che beuenofuperchio, J <& non fanno efermio niuno;medianteilqualepoffa-f no digerire il vino, fr li genera vna moltitudine di # fanguegrojfojper caufa delqualfempre hanno fetc—-, y esr mangiano conpocqgufto , & facilmente fe UfcL, r male alle, gambe, & patifcon debilità diflerui,& co f fe tali.Quei poi ch’vfano ilfuperftuo coito, fe Udebi-|! lita le for^e,maculi la vi/la raffreddano il fornace, & vna infinità di volta pigliano il malfrancefe,del i quale.ne nceuonogran detrimento nella vita loro,co il' tne chiaramente ogni giorno fi può vedere in molti di quei tali. Ma quelli che fi rifcaldano, et poi fi raffred dano,ne fuccede, che fe gli fa vna riprenfionenelfan guejaqualgenerafebre,doglie di rene,di tefia,e ma. ìli la indtjpofittone nel fangue, nel fiomaco, & in tutto 'I' il corpo. Et quelli poi che fanno il fuperchio efercitw 'r dtfordmatamenie fegh fa vna certa contufilone,tan~ £■' to intrinficamente,quanto efrinficamente,dellaqu(t li le ne nafcono mille inconuenienti, & mille difordi-4' ni ; & fi generanò per tal caufa molte infermità gra-if' ui. Si che effendo lidifordini degli buomini, & del-He donne, queichecaufanola maggior parte delita ììinfermità: perche non cene guardiamo noi ? ejfen-i 1 do in libertà noflra di potercene guardare . Ma peg-' Sio, fe con rimdij medicinali noi cì potiamo, fcbif- D I $ CORSI fare dàtah conuenienti, & fanarci da tutte le forti d'infermità, perche non lo facciamo noi l Io per me credo, che Jolo per due cofe ftjarno di non •volerlo farei 0perchel’è volontà d’}ddio,outr perla ignoran-tiàj& o(linaiione noltra-per vna delle duè cofe con-ttieni'kefià. Si che (fendo perla prima cdufa, preghiamo Iddio che ci voglia liberare da tàleinfermi-tà.. Ma fi gli è per c alfa della ignorantia noSlra, & foco ihtelleito, apriamogli occhi, & non fliàmo più in tal errore. Et co fi in qinjlo capitolo ho dichiarato k oaftan-^a, e ibi non lo mende fio danno,forfè non lo intènder armò,perchè coffa la volontà di Iddio, ■< ' - V: VU> V V '■ V',' ' , . v V' V ;■ - ;*> ix ; • h’i - De-^ìt effetti,che debbono fare li medicamenti neih corpi humani, hauendogli a fana-reda varie, e diuerfe infermità. Gap. Lilii. T iritentione di tutti li Medici del mondo, tan- JL/ ft? antichi quanto moderni, e'fempre fiata di cu lare U maggior parte delie infermità, coti euacua-tiorie, cof per feceflo come ancor per vomito ,o per tuàùìkiione di fanguè, ouer di fudores&queftefetn-pre fon flato le quattro intetttioni principali, che* Mediči hanno oferuate . Et certo che queflo è la vera f rada , da c aminar è alla falute, come alla giornata f può vedere . Et Uprimo effetto, che noi deb-biamo fare, debbo effer quello , che ci infegnano t Medici naturali ,■ che fono gli animali, come cant s & gatti s & aitnaninuUi che la natura loro ha dt-•\ , «o- D[ LE OST. FIOR. 170 (J tooflrato il vero medic Amento, fernetfiniuLttioncj» nefintione Alcuna: per quato noi potiamo vedere que filali animali mai fanno, altro rimedio nelle loro in f fermità,eccetto il vomitole con quello fi [aitano dalle e hrinfermità > &fi cinfernano coji tutto’l tipo della r Vita loro fino alla morte. Mafc noi Stabbiamo quello ' fyeccbia dauanti a gli occhi, che quelli per intinto na~ 1 turale fi fanno medicare , perche noi dittò r non cer-i chiamo di imitarli,e feguhareJlfiiklorolpercioche 1 in verità, la prima caufa di tutte le infermità,è il jio tnacoindijpojio,e corrotto, dotte poi ne fegma la cor tottione di tutto l corpo, & per questa caufa il sa gite con tutti gli interiori vengono a 'patire, & da que-iìb poi fi generano diuerft accidenti, tifi corpi bu-xnam. £t per quefto è da fapere, che a voler liberare ! i corpi da tal'infermità, è neiefìano euacuarlì det, quelli humori corrotti , tanto per vomito quanto per fecefo. Et che l fi a il vero , fi vede ogni dì per cìpe-rieno;a, che quelle medicine che prouocano il romito, ettacuano affai ; fanne molto maggiori effetti dell'altre, per fallile dei corpi infermi. Se adunque noi vediamo di certo , la cofa è eff e* cefi, perche noncerchiamonoi di offeruare quefiaregola* tanto Vtile *& neceffaria i Et per tanto volendo fidi fare quefli quattro effetti tanto nedfarij, ilpotreTHòfaiù con grandijfma facilità : Uprimo effetto della eua-cmtione del corpo* fi fiuà fare con il noiì ro [troppo fluttuo , ilqual vacua diuinamerìte per fecefo ; laeudcuationedel iìortiaco fi può fare conti no tiro diaromatm* Uquale euacuail feomacó.congraru. 7 2 . [re- DISCORSI preji e^a ; la prouocatione del [udore fi può fare con il noftro olio difolfhro , ilqualeprouocatlfudorei & la orina dwiniflìmamente, & rende lefalute agli in~ fermi. Et quefti tre rimedi fon fcrittindli najin Capricci medicinali nel fecondo Libro * con il modo di farlij&fimilmente di operarli, con le do fi, &auer-timentuirca tal materia. Si cheogni volta cbevh corpo farà alterato >e corrotto, con quefti quattro rime ai fopr adetti, cioè euacuare.il corpo , purgar eri fiomaco, per vomito,fidare, e cauarilfangue; ogni volta che faranno fattele dette operationi» ilcorpo reftard netto,e mondificato, & libero da ogni grane infermità;e quejlafarà la vera operationeda render la falute a i pouen infermi, cbe.io concludo per cofu certa, che in tutta la medicina notivi fa altro , che quefti rimedij per la vniuerfal falute. Qual fono le medicine, che giouano, Si quali fono quelle che nuocano . Cap. L V. ■ v : : A> '■ A; ■ r , ■ ih» T Nfinitefmo le medicine, che giouano agli infer-A mi-, ma affai più fon quelle, che nuocono,&che-» molte volte fon caufa della morte, come infinitijfme volte f vede. Terciò quelle medicine , che fon gio-ueuoli a i corpi no ftri , fon quelle , che fanno grandi operationi, fecondo la qualità , ^proprietà fuiu t come verbxgr atta le medicine , che fi danno per fol- uere ilcorpo, & folueno gagliardamente, quelle fon buone, &preciofe mediente* ma quando fi danti» A . per . DI LEON. FIOR. i7r ff perfeluere t il corpo » & non lo foluenoj in quelcafo i f°n pejjìmejet moltovocine mediane :& enfi per fi m-f pt e che fi venir da dare vna medicina j ouer qualche | dun altra potione per fare vno effetto; e i he lo veni-*0 afare quella farà ottima,<&: fantiffima niedicma. Ma quando non (hìàqllo effetto > che dotterebbe farei in quel cafo hi tal rimedio farà peffinws & maligno, di maniera, che farà vn grandijjimo nocumento, a coloro , iquah la vorranno pigliare : & coftgeneralmente tutti li rimedtj, che fi faranno per fare vno effetto, & che poi non lo faranno , in quel cafo foiL, perliferi rimedi], & molto nuoceranno a i corpi no-fi ri. SicbeèdineceJJità, cheli rimedi] operino fecondo la intentione del c^Cedico, douendo fargio-namento a chi lipigliarà, & da quefìo fi può conofiere, fe le medicinegiouano, o nuoceno a gli ama-lati. Et per tanto quella èia vera prona daconoficr le medicine falutifere da quelle, che fon cattine i eia concluftone è questa : che ogni volta che vn medicamento fi dà per fare vno effetto, & non/o fa, in quel cafo quel rimedio tale farà nocino, & non gwueuo-le. Et fimilmente ancora quando vn rimedio ope-tarà bene , fecondo la intention del Medico, quii medicamento farà potentiffimo rimedio , & quefìafarà la vera prona da fare difiintione delit rimedi] quali fono buoni, & quali fon cattim perii coi fi humani . Si che quello bafia inquanto alla folutio-ne di tal materia ; & chi ha ingegno ne potrà effer capaciffmo, ferina fare altra difi mtione; penioche quefia è vna regola giudici ale , che mai non può fi, l- DISCORSI Ure > ina fentpve coninene > che fia vera > anQ veri}* f>nu,come tutte l'altre regole ordinarie,Et per. tan* 10 io la fa.irò ejiiefto ragionamento >& feguitero d dire di alcune infermità maligne > & come fi debbo* no curare per fanarle , & con (juai medicamenti* darraridoicqualità) & proprietà di talimedicameh 11 > con molte auertenge into rno alla cura di tale iti-fermitài come farÒ7>tder di puffo tn puffo. Di alcune infermità maligne,&come li debbono curare,&(anare, con molte auer-tenze. Cap.LXI. O On molte infermità > che di natura fon maligne > pvjjime > & quelle fon quelle doue è humor maligno) & corrotto', come le febri pcsltlcntta-li j che per fua mala qualità in breuiffimo tempo > corrompono l ammalato> di maniera che con gran* dìjjima difficultà fi può fanare-j. La febre quar* tana effa ancor è humor melancolico corrotto > Hqitalefa quei tali accidenti: come fi vede in quelli che tal febre patifeono. Il mal f rancefe, ancora egli è vn humor putrido) & cormtofiegotte fimilmente efieancora fono humor corrotto > & maligno) il* quale dà grandijfimo traimglìo^e dolore a ehi ne pati /ce; & trouafi vna infinita di altre infermità) del* lequalìnon ne faccio mentione alcune) pernoncjjer tediojò, madirò bene come fi debbono medicare le fopradette infermità. Et prima dirò delle febripe~ fidenti ah ; che per efier humor corrotto è necejfa* DI ^EON. FIOR. ryi ,j. rio tre cofe, per rimoucr tal corrottionc. La.prmtt èU vomito j pereuacuare ilfiomaco . La feconda è Ij, diucrtire con ventofe afiai tagliate. Laterza èfar-5* hgrandi'-euacuationi delcprfo, &■ conquefiitreri-j, tnedij l'bumor corrotto fi fanarà} & per far vomi-fj tare gli darai vnadragma del noliro aromaticQj& V per euacuare il corpo gli darai ilfrcppo fiutino di * Hofìra mnentiorie > & farai opera mirabile. Et a ri~ mediare* Cf fa icre !u fibre quartana *1 ènecefia-f fio farli purgare C humor melanconico > ó; questo fi farà con tre rimedi. Il ptrmo farà farli pigliare no~ Kefroppicontra humor melanconico * come nellino-ft ri Capricci è fritto ; & apprejfo poi farli piglia^ p re -»riaprefa di pillole di acquilone di nofira imientio-j rie. Et fatto qflo gli farai pigliare ogni mattina rna ^ dragma di acqua di balfarric,&figuriate per trenta ti mattine continue, & quo rio farà grandijjìmo nme~ dioperla fibre quartana Anquanio al malfrancefe, r fi Vuole vedere di che quali! à,oucr fpeae egli fa, & ,, in quel modo curarlo. Et la cura di detta infermità^ jj la tròuarai nelli noftro Capricci medicinali, ligattofi I’ fi aiutano filamente con farli pigliare, ogni quattro < giorni vna preja del nojho aromatico, ilqudk è con* , tr fi fanano con pòca materia} & tona grandiffima facilità . Terciocbe la natura é ejuellat che con ogni poco di aiuto le fina: levlcerefimil-Menteo fon curabili} ouerfono incurabili j fe le fono incurabili e meglio tafcidrle} che curartela fe le fon curabili, fi curano facilmente dipoi fatta la vniuer-falpurgatione di tutto il corpo, & mondificatelorp dallamala qualità, & in quel cafo filamente coti il nostro cerotto maeflralefi faneranno. Si che per le fi pradette caufe, èforga che il ragionamento fiàiiru poco breuein materie fimi li. Come la dieta, & la medicina inficino «tifano la morte a gli infermi. Cap. LV li. T vf dieta & là medicina}fino doi contrari) in t>n JL-jfiggettò} che ciafcbeduno di quelli viene ad effer bafìanteper ammagliare vn buomo per forte, e gagliardo eh egli fi fili} et cofi maggiórmente facendoli tutti doi infieme vettirebbe ad ammaggare lo infirmilo.Et che lfiati yerofiaècìafifaregràdifjima dieta àd Vno chefia fino t che vederafi a che termine s'batterà a ridurrei fmil.nete ancora dianfi cònnuame-te Medicine àdvuaffina che fiafana} che prefi arne-tela metteranno in ierraiè cofifitmlm en re 'r. cl en d o li dare medicina} & dieta infume , venti à finire più DI LEON. FI GR: 17J, preflola vita fua. Ma quando che qualcheduno farà ammalato, <& chel Medico fi rifolue divolerlo cura re,con la bomjfima regola del viucre, nanfe gli deb-be- dare foiUttui : majjimamente per eflcr opera-tione contraria alla dieta , ma quando il medico fi rifolue di darli folutiui, in quel cafo non gli debbia dar dieta niffuna, non lo volendo ammainare. Ter-cioche f come ho detto difopra ) in effetto la di et il,» &U medicina non pofiono ilare itifieme: & que-Jlo giudicio, non voglio rimetterlo a Hippocràtes, ne manco a Galena^, per Jiare.-alla fententialoro", ma lo voglio riméttere in petto di quelli Medici che.* fon fiati ammalati, che diano loro quefla fenten-, ouero mi rimetterò allaefferien^a, che fi vede di giorno in giorno, & cofi 0 il Medico'ammalato i ouero la effierien^a faranno li giudici da giudicare., fé quello, che io dico è il vero, 0 no; & a quello modo la fentenga mia farà fatta da altri, &■ con verità. Si che per quefta fenten^a ognvno fi potrà chiarire della materia propoli a. fenga andar fi troppo intrigando il cervello. ~ Et perciò io ho voluto dire quello, accioche molti vi penfimo fopra, &da che figuardino da molti errori , percio-che o la medicina ha virtù di diffoluere le infermità -, ouer nò, e fe la medicina può foluere dm infer-miràìfar la medicina,e non la dicta.,etfe ladìeta me defmamente puòfoluer Cinfermità , che accade medicina? & muffirne e fendo cotrane,comefouo. Etin qucfto cafo la diffinitione di qfto mio ragionamento , è, ebe nonfi debbi mai fare que fte due operationi in-vOah fieme. DISCO*Sir (teme, eflendo. tanto perico loft, come in effetto fi vede» che fono . Delcauar del fanguc, &fuoieffetti buoni* &cattiui. Gap. LVLll. ••.i T Lfiwgtie è l’anima noflra, il che chiaro, & in ef-X fetta fi-vede, poiché li corpi humani,tanto ritengono l anima nel corpo, quanta vi fid il /angue. £t che Ifia il vero, fi vede, chevfcendo tutto il /angue, e/cel animaancora infiemecon efiolui,& il /angue, è la forgia, & vigor noHro reame ben fi vede, cbc-j mancando il/angue, manca la virtù. Ma /e alcuno mi Troie fedireche la maggior parti delle genti, tnuoreno con tutto il /angue, <&■ pur l'anima fi parte . *4 quello io ri fiondo, che non é il corpo che confala morte, ma l’è il/angue, cheperde la virtù, & muore , & cefi il corpo refia in tutto eflinto. Et per tanto fi vede in quelli, che già fin propinqui alla, morte, che tutti fi raffreddano, & il/anguefi eftin-gue tutto, e di queHo mi faranno tesìimoni li rioto-mifti, che quando fanno notomia di Vnhuomo morto,non gli trouano fanguein luoco nifiuno, ancorché lo tagliano tutto minutamente . Ma quando è viuo non fi può tagliar la pelle in luoco alcuno , che’l non fiuturifica fanguein abbondanza, come cbiarcfive-de. Et per quefi a ragione vi prono che morendo vnc, l anima <& il/angue fiparte , or il corpo refia esìin-tofinza amma,&finga/angue. Maper tornare a dire delbcnefieio, <&• male fino del cauar del/anguS ‘ 'il». dico. Di LEON. FIOR. 174 dico > che quando il farigtc nellt corpi nojirifi itomi alterato)^- incorri timo, apit nefarfitty dare attera-troncai corpo , in quel cajo è rieccffario di cauame_j alcuna partCjper diminuirli Inforcai che non fi corrompa} c che non altereggi il corpo > & l'eficmpia di qucjio fard la pignatta piena d'acqua} chequatida comincia a bolhre>fagranftrepitcbc fiilta fuon l'acqua) ma l'accortaftruaìxbe'vedequtTlO} heeduarà "una particella > & cofi la pignatta fi quieterà ! &■ qnefio dò lo per ejfcmpio del fangne alterato } <&■ laudo affai in quel cafoil cauar del /angueg'&'diccrrf-fer molto profitto/) : ma quando poi la pignatta òca-lata troppo per il continuo bollirei la ferua gli ag-gionga acqua} & 'pi ponghi falci <&• cerchi dì farlo il piùguftofoxbe fia pojfibile > Etquefto effempro dò io del fanguei che quando in un corpo v èpocofailguei non fidò a modo num eauare magìongerne} & condirlo a tale che fi a perfettiffìmo ; & cofi potrà, fare •diUintione i quando il cattar del/angue nuoce} & quando gioita » Et per tanto chi vorrà faperequeiht differenza} la potràfapere> mediante qutftùnvfiro difeorfo} & cofi facendo mai farà errarti el cattare /angue ; pevciocheìl cauar del /angue dà la vita > lòia morte* Siche potiamo vedere quanto fi adibì/-gno/per fare quesia bella difiOitione} di tanta importanza} <& beneficio all'ammalato} et tanto hono-re } <& gloria del Tdcdico j et per qui fio /V iliceffario di aprir ben gli occhi} et caminareperla dnttajira-datdout mai nifi un la poffa fallare* CON* c o N C L V S I O N E del prefentc Trattato di Cinigia^. L gran filofofo Tubila Ttiinio } fole-uà dire nelle fui annotatione; l’è da pcnfzre & confiderare lungamente quella cofa , che vna fol voltai hai d afarei fentenga invero grane da leggere, degna dafaperft, & ntcejfariada imparar fi. Ter laquale noi vediamo chiaramente efler di molto profitto, nel penfare molti giorni le cofe, che in vna fol volta s'hanno da operare. a quefio propofno vna volta venendo ricercato il fie Diometrio, figliuole, che fu del gran Uefiinti-gono,da vnfuo capitano chiamato Tatroclo, perche egli reflafie di dare la battaglia a Tolomeo fuo ni*-mica, poi che di animo era moltopotente , & d’efer-eito maggior di lui, rijpofe Demetrio, edijfe: In tut-teqnellecofe nellequah dopò il fatto il pentirft nort, ha luoco, femprefi debbe andar pefatamente, & con molto giudicio. Et cofi dirò io al propofito no Uro offendo le cofe tanto difficili, è flato caufa di fiumi abbreuiartanto quefii miei difeorfi, per non hauer tempoda con federar le cofe importanti, ne lingua-* ■per e ff rimerie , nememoriaper ricordarmi le autorità di altriauttori,ne cartaperfcriucre,neconfcien tu per imbrattare, ne vifia per leggere,ne ripofo per quetarmifopra di ciò. Ma con gran breuilà ho cerca- DI L 8 O N. F f O R. 175 fo di effe dirmi, per non ejfer tediofo,di finire per non efferprohjjb, di concludere per non rcflar irrefoluto, di dire il vero per non efi'er imputato. Et per tanto Vanendo fatta quefta picciola fatica, per beneficio de ili humani viuenti ; ne fàccia vn prefente a quel nobile,e gentil fpirito, a cuil’bo dedicata, &poi la puhlico a tutto il mondo per beneficio vniucrfale di tutti . Confidandomi che debba efj'er accettata da tutti quelli ingegnofi jpiriti , che fi dilettano didifcorrcre t/arie, e diuerfe firitture, per intender molte cofe: & ton quefìo faccio fine.pregando il nefìro Signore li-Ho, che vi benedica^. IL FINE. LIBRI DELL’AVTTORE polli in luco « Il Capriccio Medicina lo. Il Compendio de'Secreti Ustionali. 11 Regi mento della Pedo. La Cirugia del Piorauanti. Il Difcorfo di Cirugii^. Il Specchio di Scienza vniuerfalo* 11 Tcforo delia vita humana.,/. ■ La Pitica del Piorauanti. r • % ■ . i KS f'V: (< . v ■ - ; . ■ ’ ' . . ' i , - 1 - . ' v V - :y^ i, ;• ■; W*v,u‘k> tR^awv.^-X -v5!V:y-'"i-it;-T» . ■■ v’-'vv > «i-i . - : ' - ^ . • - » ' ’ ■ ■ c ... . ■ ... > , v.; v ’. - V.. .. ■ . \v. - ■ '‘V' i'’ "1 Ì ' 'S' l * i. A «i <1 G. j yi 8 . ''ij! ai iiloq , i'j-i ■. t,- ' . : .,h: r ' . ,irg ui-,h'A ■ : - t'Rvitl 59»J h;.. i>1' - ' a : V’ i’